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cinque per

mille

alla cooperativa C.RE.A. Il codice fiscale è 00985350461 - Grazie

TRIMESTRALE iscritto al n° 789 del Registro Periodici, Tribunale di Lucca - Direttore Responsabile: Vera Caruso

n° 1 anno 2012

“tutto a posto niente in ordine” I lavoratori CREA nel vortice della crisi

ognuno di loro le motivazioni e le competenze per essere, saper essere e saper fare. E’ stata riservata un’attenzione particolare al rapporto con il territorio, con le comunità nelle quali si realizzano i servizi, con le famiglie, le associazioni, le istituzioni. E’ dallo scambio con questi interlocutori privilegiati che si sono sviluppate nel tempo nuove progettualità.

C.RE.A. è una cooperativa sociale che gestisce servizi alla persona attraverso l’opera di personale qualificato. Questo numero di Smodem si sofferma sui lavoratori, ovvero quella “popolazione” di uomini e donne che ogni giorno professionalmente impiega il proprio tempo nella relazione di cura. Cosa vuol dire lavorare nel sociale, in una cooperativa ed in particolare in C.RE.A. nel 2012? Lavorare nel sociale: stare vicino a persone che solitamente si trovano in una situazione di bisogno, per le quali l’operatore è un punto di riferimento (per prestazioni assistenziali, interventi educativi, attività aggregative e di socializzazione). Questo è comune a tutti i servizi gestiti da CREA: nella comunità alloggio per minori come nelle residenze per anziani o per disabili, negli asili nido come nei servizi di assistenza domiciliare e scolastica, nei servizi di aggregazione giovanile come in quelli di mediazione linguistico culturale. E’ vero quando si lavora con anziani, con persone disabili, con minori o con cittadini stranieri. Stare professionalmente in una relazione d’aiuto comporta farsi carico dell’altro senza essere assorbito dall’altro. Tutto questo è possibile tramite un percorso di elaborazione personale e di gruppo che necessita di

un supporto organizzativo, di un aggiornamento e di una formazione permanente del personale impiegato nei servizi. “Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi; […]” (art. 1 Legge 8 novembre 1991, n. 381). Dopo il forte sviluppo delle cooperative di questi anni si assiste alla necessità di riaffermare il valore della cooperazione sociale. CREA nasce nel 1982, nello statuto all’art. 1 è evidenziato che “i soci della cooperativa, tramite la gestione in forma associativa della azienda alla quale prestano la loro attività di lavoro intendono ottenere continuità di occupazione lavorativa e le migliori condizioni economiche, sociali, professionali possibile in ordine al necessario per vivere e all’indispensabile per una coscienza di dignità umana”. Negli anni la cooperativa è cresciuta, attualmente sono 200 le persone che, con percorsi formativi e inquadramenti professionali diversi lavorano in CREA. Alcuni sono in cooperativa da tanti anni, altri tra cui molti giovani hanno iniziato a lavorare nei sevizi più recentemente. C.RE.A è ……tante cose, tra queste è, l’organizzazione del lavoro di queste 200 persone. Molto è stato fatto negli anni per qualificare gli operatori e mantenere vive in

Nelle storie raccolte che troverete in questo Smodem emerge la preoccupazione espressa dagli operatori intervistati di poter continuare a lavorare nel sociale ricevendo lo stipendio a fine mese. La retribuzione non è un dato secondario anche per chi ha scelto di lavorare nel sociale, è il mezzo di sussistenza per sé e per la propria famiglia. L’incertezza che negli ultimi tempi accomuna molti lavoratori del nostro Paese, ha riguardato nel 2012 anche gli operatori della cooperativa C.RE.A. Come continuare e affrontare il tempo futuro che molti annunciano ancora più difficile del passato? Questi alcuni punti su cui i soci lavoratori della cooperativa C.RE.A. continuano a scommettere: impegno per assicurare lo stipendio continuando ad applicare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle cooperative sociali; organizzare e gestire servizi con efficienza ed economicità rimanendo fortemente radicati al territorio; alimentare le relazioni antiche e sviluppandone delle nuove. Questo nella convinzione che i bisogni restano, anzi nei periodi di crisi aumentano, e in un momento di carenza di risorse disponibili una struttura organizzativa che dispone di mezzi, sedi e soprattutto di risorse umane che con passione e professionalità continuano a prendersi cura dell’altro rappresenta un bene comune a servizio della collettività. Roberta Carmignani- coordinatrice ufficio direzione

CREA soc. coop. sociale Via Virgilio 222

55049 Viareggio

Tel. 0584 384077

Fax 0584 397773 info@coopcrea.it www.coopcrea.it


2 Occupati: composizione per età fino a 30 anni: 28 pari al 15,21% da 31 a 40 anni: 65 pari al 35,32% da 41 a 50 anni: 60 pari al 32,26% oltre 51 anni: 31 pari al 16,67%

Hai preoccupazioni per i tempo di cris

Lo stipendio fino ad adesso è arrivato, ma senza conv lavora senza produrre ricchezza per la cooperativa. Chi loro famiglie che ci fa

Ci chiedi quanto crediamo in quello che facciamo? Ci merende per i ragazzi si va al supermer La tranquillità di base viene dal

Formazione e sostegno dei lavoratori 120 lavoratori hanno partecipato nel 2011 ad attività di formazione e aggiornamento. 40 persone hanno svolto tirocini o stages per 9259 ore complessive.

La preoccupazione è alta! Come faccio a progettare il fu nel quadro nazionale ma in giro la situazione è mol

Sono molto preoccupata per la situazione ma

C’è disattenzione da parte della politica, ci mandano ava muovono an

In Italia il sociale è uno schifo, tagliano tutto! Le altre co siamo f

Non sono mai stata troppo preoccupata perchè sono co e del valore de

Quando dici che lavoro fai, la gente capisce? C’è il giusto riconoscimento? Quando mi dicono “Ci vuole coraggio a fare il tuo lavoro!” non capisco bene cosa intendono... C’è chi ci ammira per il lavoro che facciamo ma c’è anche ancora chi non comprende la parola “disabili” e pensa si tratti di mutilati. Magari qualcuno pensa che sia una forma di volontariato: retaggio di chi non conosce l’ambiente e non sa che siamo persone preparate per fare quello che facciamo. Molti sono quasi “sospettosi”, non capiscono bene di cosa si tratta. Nel complesso, però, c’è la giusta considerazione. Le persone non capiscono del tutto, credono sia solo sorveglianza. Spesso non comprendono che non è un ripiego ma è un lavoro vero, che richiede passione e professionalità. La gente ci ammira per il lavoro che facciamo; gli enti e le istituzioni, invece, sono più distanti. Il nostro è un lavoro, noi produciamo ricchezza in modo diverso da una fabbrica ma sembrano non capire che “produciamo benessere”, qualità della vita. Ci omologano al volontariato. Qui dentro ci sono sensibilità e coinvolgimento emotivo ma anche professionalità. Siamo inseriti molto bene perchè conoscono gli operatori, noi siamo “quelli del centro”. Le persone dicono: “Fai un bel lavoro, è una bella missione”. Certo devi essere portato, c’è una sensibilità di fondo ma è una professione, ho studiato per fare questo lavoro. C’è riconoscimento ma non al 100%. A Viareggio se dici che lavori per la CREA la gente capisce perchè c’è una certa dimestichezza. In questa fase di crisi gli enti si approfittano del fatto che tanto “non possiamo” interrompere un servizio così importante. C’è un po’ di confusione perchè forse non si immagina bene la progettazione che c’è dietro il nostro lavoro. La gente sa bene cosa facciamo. Qui siamo in mezzo alle case, la gente ci vede. Il nostro è visto come un lavoro di assistenza ma forse è poca la professionalità riconosciuta. C’è chi dice che siamo degli angeli.

I LAVORAT

alcune domande

>> 41 anni, maturità magistrale, in CREA dal 1995 magistrale, animatore di comunità, in CREA dal 1 scienze della formazione, in CREA dal 2004 - lav terza superiore, assistente di base - in CREA dal dal 1996 - lavoro nel sociale da 26 anni. >> 43 ann terapista della rieducazione - in CREA dal 1995. >> >> 32 anni, maturità artistica, educatore di comuni corso assistenza ospedaliera - in CREA dal 2001. > 2003 - lavoro nel sociale da 15 anni. >> 4


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il tuo lavoro in questo si generale?

Anzianità associativa

venzione è tutto in “forse”. Siamo forza lavoro ma si iudere sarebbe un grosso colpo per gli utenti e per le anno affidamento.

da 4 a 6 anni: 24 pari al 16,67%

crediamo al punto che se come oggi non ci sono le rcato e si compra la merenda per tutti! fatto che Viareggio è CREA!

uturo? A prendere un mutuo? Troppe incertezze anche lto più grave della nostra, in fondo sono positiva.

da 0 a 3 anni: 47 pari al 32,64%

da 7 a 10 anni: 27 pari al 18,75%

Suddivisione per sesso

oltre 10 anni: 46 pari al 31,94%

27 maschi 117 femmine

a CREA non ci ha mai fatto mancare nulla.

anti da soli e poi..semmai..in un secondo momento si nche loro..

Tipologia di rapporto contrattuale

ooperative sono anni che sono in crisi, noi per fortuna forti.

Al 31/12/2011 erano attivi 148 rapporti di lavoro a tempo indeterminato e 36 a tempo determinato per un totale di 184 lavoratori.

onvinta delle capacità imprenditoriali della cooperativa elle persone.

Nell’anno sono stati trasformati a tempo indeterminato n. 2 contratti e sono stati assunti a tempo indeterminato n. 1 lavoratore.

TORI CREA

e alcune risposte

- lavoro nel sociale da 22 anni. >> 49 anni, maturità 1991 - Comunità Alloggio. >> 35 anni, laurea in voro nel sociale da 12 anni. >> 33 anni, qualifica 1998. >> 58 anni, istituto professionale, in CREA ni, diploma di ragioniere, educatore professionale, > 29 anni, diploma magistrale - in CREA dal 2007. ità - in CREA dal 2006. >> 40 anni, licenza media, >> 36 anni, educatrice professionale, in CREA dal 40 anni, corso OSS - in CREA dal 2010.

La cooperativa limita fortemente il ricorso a forme di lavoro atipiche e applica il Contratto Nazionale di Lavoro per le Cooperative Sociali.

... e se la CREA chiudesse del tutto? Chiudere i centri? Io li porterei tutti al Comune gli utenti e poi si vede... A 58 anni sarebbe difficilissimo trovare un lavoro. A questa età non mi prende nessuno. Se si perde il lavoro non si mangia, semplice... Io in questo lavoro c’ho creduto, c’ho messo venti anni per entrare e questo è il mio mestiere. Due figli, due stipendi: la preoccupazione di perdere lavoro è alta. Senza si può andare avanti qualche mese ma poi? Questo è il lavoro su cui ho investito, io lo voglio fare l’educatore! E anche se domani per necessità andassi a fare il contadino lo penserei sempre come una fattoria sociale, per dire... Senza dubbio vorrei fare lo stesso lavoro! Non mi riuscirebbe neanche farne un altro! Il sogno è aprire un’azienda agricola per disabili; rimarrei nel sociale perchè è il mio lavoro, lo sento. Anche il mio ragazzo lavora in CREA, senza stipendio sarebbe un problema. Se la CREA chiudesse sarebbe un problema e un dolore. Un po’ per l’età, a 41 anni non è che ti reinventi tanto facilmente, e poi faccio questo lavoro perchè mi piace! Se c’è bisogno si fa qualsiasi lavoro, per carità, ma certo.. Non ci si può reinventare: la crisi è in tutti i settori! Il problema non è solo della nostra cooperativa, anzi CREA è sana e ben radicata. E’ impensabile che si chiudano questi servizi. Sarebbe un problema! Ho una bimba di 4 anni; in casa ci sono due sono due stipendi ma servono entrambe le entrate per arrivare a fine mese.


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La Provincia a fianco dei lavoratori CREA... ma non solo Di fronte agli sviluppi delle tante crisi aziendali che, purtroppo, interessano anche il territorio lucchese da qualche anno, la Provincia non ha mai abbassato la guardia e lavora a fianco dei lavoratori, dei sindacati e degli enti locali per ricercare possibili soluzioni. C’è stato un consiglio provinciale dedicato a questi temi, le Commissioni consiliari sono attive e Palazzo Ducale ospita continuamente incontri e tavoli di discussione in occasione di quali raccogliamo richieste e proposte e incontriamo uomini e donne seriamente preoccupati per il loro futuro. Grazie anche al ruolo svolto dalla Provincia vi sono state crisi aziendali che si sono risolte positivamente garantendo il subentro di nuovi imprenditori e una continuità produttiva, situazioni che siamo riusciti a gestire in modo non traumatico anche attraverso l’uso degli ammortizzatori sociali. Certo vi sono anche situazioni per le quali, nonostante l’impegno, non e’ stato possibile assicurare uno sbocco positivo, e siamo in presenza ad una situazione che registra un

peggioramento legato alla fase recessiva che stiamo continueremo a monitorare la situazione per verificare che i Comuni operino per saldare i debiti passando. residui. In questo quadro, nel giugno scorso abbiamo iniziato Francesco Bambini a seguire più da vicino anche la vicenda che ha assessore provinciale allo Sviluppo economico e interessato la cooperativa CREA messa in difficoltà alle Vertenze sindacali a causa del mancato rinnovo delle convenzioni con la Asl 12 di Viareggio e dei ritardi nei pagamenti di Mario Regoli alcune amministrazioni comunali versiliesi. assessore provinciale alle Politiche del lavoro Per cercare di sciogliere almeno una parte del “nodo” che stava soffocando una delle realtà lavorative e sociali più importanti della nostra provincia, è stato convocato un tavolo di confronto fra Asl, Provincia di Lucca e Comuni che usufruiscono dei servizi di CREA per cercare una soluzione alla vicenda e nel giro di qualche settimana, non senza difficoltà e timori, qualcosa si è mosso: la convenzione con la Asl è stata firmata e questo ha permesso alla Cooperativa di accedere nuovamente al credito bancario, e i comuni si sono impegnati a saldare il debito residuo relativo al 2011. Nelle prossime settimane, in accordo con Crea,

Per un welfare della promozione umana Da tempo si parla di lavoro solo a proposito di fabbriche che chiudono, cassa integrazione, disoccupazione giovanile e femminile. Si parla di un lavoro che non c’è o che sta per “sparire”. Eppure siamo in molti a non vivere di finanza; anche se i tassi giornalieri di cambio, lo spread, le trimestrali sembrano ormai governare i paesi e le nostre vite. Le esperienze della cooperazione sociale, e quella di Crea in maniera particolarmente significativa, sono sempre state orientate ad affermare il ruolo ed il valore non solo economico, ma di emancipazione e inclusione sociale del lavoro. In Italia abbiamo “inventato” la cooperazione sociale di tipo B finalizzata all’inclusione lavorativa convinti che un vero lavoro contribuisse a dare dignità, autonomia e affermazione sociale anche a persone in situazione di svantaggio. Ci siamo battuti per il riconoscimento della professionalità degli interventi in ambito socio-assistenziale ed educativo, nonché per la dignità professionale degli operatori. Figli di una cultura e di un welfare familista e caritatevole abbiamo faticato per evolverci dal ruolo di assistenti volenterosi e per superare la cultura tradizionale che vede affidati alle donne ruoli di cura da esercitare gratuitamente. La sottoscrizione e adozione del primo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro nel 1992, ad un anno dalla legittimazione normativa della specificità della cooperazione sociale, ha rappresentato un traguardo significativo nel riconoscimento delle cooperative sociali quali soggetti che operano impiegando operatori qualificati secondo le regole del lavoro ancorché soci della cooperativa medesima. Un traguardo per i lavoratori delle cooperative sociali ma anche per l’affermazione di corrette regole di comportamento interne e di mercato. Tutto ciò ha contribuito, ad esempio fra le cooperative sociali aderenti a Legacoop Toscana, a costruire un sistema che rispetta, promuove e valorizza il lavoro. Su quasi 8000 occupati, alla fine del 2010, il 78,6% ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato, il 18% a tempo determinato e solo il 3,4% sono contratti altri. Un insieme di lavoratori in cui

prevale la presenza di giovani e donne, 86,7% donne, il 52,8% ha meno di 40 anni, categorie i cui tassi di disoccupazione e inoccupazione raggiungono, in Italia, livelli allarmanti. A ciò si aggiungono numerose ricerche che rilevano l’alto tasso di motivazione e appartenenza dei lavoratori che operano nelle cooperative sociali, ma certo non si può sacrificare alla dimensione espressiva e valoriale la dimensione pratica ed economica del lavoro anche se questo costituisce un valore aggiunto a garanzia della qualità delle organizzazioni e degli interventi; per questo il lavoro deve essere tutelato e valorizzato sotto tutti gli aspetti. Ma cosa accade oggi a questo nostro lavoro che abbiamo affermato e difeso, che abbiamo contribuito a migliorare attraverso sempre più evoluti percorsi formativi e di aggiornamento, che rispetta le regole della sicurezza e della correttezza delle relazioni? La cooperazione sociale toscana che aveva retto all’onda lunga della crisi finanziaria scoppiata nel 2008 con dati anche in controtendenza, dal 2011, a causa della ricaduta sulla spesa pubblica dei pesanti tagli ai fondi nazionali e delle operazioni legate alla cosiddetta Spending Review, ha iniziato a utilizzare gli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione in deroga e i contratti di solidarietà e i dati del primo semestre del 2012 sono preoccupanti. Dalle incertezze legate alla crisi del 2008 si è passati alle attuali paure sostenute anche dai dati sulla disoccupazione sempre più allarmanti. La drastica riduzione delle risorse destinate al welfare e soprattutto alle componenti sociali educative e sanitarie della spesa, oltre a determinare disgregazione dei legami sociali innesca una spirale recessiva anche dal punto di vista economico e mette a repentaglio l’esigibilità del diritto alla salute e dei diritti sociali costituzionalmente tutelati. La spesa pubblica per il welfare costituisce un investimento non solo per il benessere delle persone e la coesione sociale, ma anche per l’occupazione e lo stesso PIL. Si tratta di un fattore moltiplicatore significativo per la ripresa economica di cui questo paese ha estremamente bisogno.

Il tema delle risorse, senza dubbio esiste e sicuramente ci sono spazi di risparmio e miglioramento: nella direzione dell’efficienza, dell’appropriatezza ed anche della produttività, ma non si realizzano attraverso l’applicazione di tagli lineari. Occorre piuttosto ridefinire le componenti della spesa pubblica, integrare le risorse in quello che alcuni autori definiscono «secondo welfare» che accompagna e integra il sistema pubblico e che rappresenta uno degli ambiti più significativi di sviluppo occupazionale come dimostrato dalle esperienze di alcuni paesi europei. Non rassegnarsi in attesa che l’economia riparta, ma riscoprire le risorse che abbiamo, di cui fanno parte anche gli orizzonti di valore che contraddistinguono la nostra cultura e il nostro agire, per affrontare le sfide che abbiamo davanti. Il lavoro è un nodo problematico ma sicuramente una risorsa da cui ripartire anche recuperando la dimensione emancipativa, sociale e cooperativa per un welfare della “promozione umana” fondato sulla centralità e sul protagonismo delle persone e sulla partecipazione, anche attraverso le proprie reti di relazioni, di cittadini consapevoli. Eleonora Vanni Responsabile Regionale cooperative sociali Redazione: Barbara Argentieri, Cristiano Barducci, Vera Caruso, Duri Cuonz, Serena Del Cima, Anna Greco, Andrea Peruzzi, Luigi Sonnenfeld Hanno partecipato a questo numero: Roberta Carmignani, Barbara Argentieri, “Lavoratori CREA”, Francesco Bambini, Mario Regoli, Eleonora Vanni Grafica e impaginazione: Duri Cuonz - Cooperativa C.RE.A Consulente per la comunicazione: Barbara Argentieri Smodem è consultabile su www.coopcrea.it

“tutto a posto niente in ordine”  

I lavoratori CREA nel vortice della crisi

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