Smodem 1-2009

Page 1

cinque per

mille

alla cooperativa C.RE.A. Il codice fiscale è 00985350461 - Grazie

n° 1 - anno 2009

TRIMESTRALE iscritto al n° 789 del Registro Periodici, Tribunale di Lucca - Direttore Responsabile: Vera Caruso

IL CAPANNONE

SOMMARIO >> pag. 2 Le parole della cura Operatrici RSA Casa Pucci Il mio Racconto sulla vecchiaia Rosanna Dini

>> pag. 3

Casa dei nonni a Camaiore ...

La giornata di Michela Michela Simonini La giornata della Bianca Michela Simonini

>> pag. 4 Servizi per gli anziani non autosufficienti

L’apertura della residenza “Casa dei Nonni”, attiva dallo scorso dicembre presso l’ex Ospedale San Vincenzo a Camaiore, costituisce un importante traguardo per la nostra comunità. Grazie a questa struttura, infatti, gli anziani hanno a disposizione un ambiente protetto, che fornisce loro l’assistenza e i servizi socio – sanitari necessari. Importante anche l’impostazione della vita che si svolge all’interno della struttura, improntata alla socializzazione e al mantenimento delle autonomie degli ospiti. La “Casa dei Nonni” va ad allargare e rafforzare la rete di servizi destinati agli anziani, una fascia sociale verso cui questa Amministrazione si è sempre impegnata, cercando di valorizzare le esperienze presenti e potenziando i servizi di sostegno ed assistenza. Grazie anche alla collaborazione tra istituzioni e associazioni di volontariato e cooperative che operano nel settore, abbiamo ottenuto buoni risultati ed intendiamo proseguire su questa strada. La “Casa dei Nonni” rappresenta un ulteriore passo in avanti; ringrazio dunque le Cooperativa Crea e Di Vittorio che gestiscono questa importante struttura e la USL 12 Viareggio, che l’ha convenzionata e mi auguro che questo progetto possa essere ampliato o riproposto anche in altre zone del nostro territorio. Giampaolo Bertola, Sindaco del Comune di Camaiore

... un servizio nella Comunità

La Casa dei Nonni è nata nel 1989 a Mommio Castello come casa protetta per anziani. Dopo un trasferimento presso l’ex ospedale Tabarracci di Viareggio, dal dicembre 2008 è collocata al quarto e quinto piano dell’ex ospedale S.Vincenzo di Camaiore e attualmente accoglie 18 ospiti e un Centro Diurno per quattro persone. La proprietà della struttura è della USL 12 di Viareggio che ne ha affidato la gestione a C.RE.A. in Associazione d’Impresa con la cooperativa Di Vittorio. Nelle pagine che seguono sono riportati pensieri e frammenti di racconti sul lavoro di cura, elaborati da operatrici della casa dei Nonni e della Casa Pucci di Viareggio, alla fine di un corso di aggiornamento promosso dall’Agenzia formativa Proteo. Il progetto, intitolato FormAzioni, ha dato spazio alle esperienze, alle storie degli operatori e al riconoscimento del proprio modo di lavorare in riferimento alla relazione d’aiuto con l’anziano. Un investimento nelle relazioni umane che ci proponiamo di estendere tramite iniziative di integrazione alla comunità camaiorese che ci accoglie. Roberta Carmignani, Direzione C.RE.A.

Giovanna Fontanesi Il saluto dell’Assessore Andrea Giannecchini I Candidati a Sindaco del Comune di Massarosa si confrontano sulle politiche sociali Vera Caruso Le Differenze che non fanno... la Differenza Anna Greco

CREA soc. coop. sociale

Via Virgilio 222,

55049 Viareggio

Tel. 0584 384077

Fax 0584 397773 info@coopcrea.it www.coopcrea.it


2

Le parole della cura

oltre la definizione, il senso di un lavoro CURA s.f. 1a interessamento premuroso e sollecito 1b impegno, diligenza 1c attività, occupazione | incarico, compito | pensiero, preoccupazione 1d riguardo; spec. al pl., premura 2 insieme dei rimedi usati per guarire da una malattia; terapia Lavoro di cura Molte di noi hanno iniziato questo lavoro non per vocazione ma per un bisogno economico (almeno per me è così). Diciamo sempre di migliorare la qualità del servizio, ma quanto ci mettiamo di nostro per migliorarla? Rifare un letto, cambiare un pannolone, fare l’igiene, servire ai tavoli, sono azioni che rientrano nel piano di lavoro... ma non siamo robot con movimenti schematizzati, noi non prestiamo servizio in una fabbrica ma siamo a contatto con delle persone, persone diverse con esigenze differenti. Lavorando abbiamo imparato a relazionarci con gli anziani, a diventare operatori perchè queste sono cose che nessun corso può insegnarti; i corsi ti insegnano il lato tecnico ma è il contatto, giorno dopo giorno, che ti insegna a diventare un buon operatore. Bisogna valutare quanto ci piace il nostro lavoro e quanto valore diamo a quello che facciamo. L’assistenza a mia mamma mi ha cambiata perchè ho potuto vedere quanto ha sofferto ed ho imparato il valore della lentezza, della pazienza. Morte s.f. 1 cessazione della vita nell’uomo, negli animali e in ogni altro organismo vivente | spec. con iniz. maiusc., come personificazione rappresentata nella tradizione iconografica in figura di scheletro con in mano la falce 2 pena capitale 3 fig., stato di grande angoscia e afflizione 4 fig., cessazione, termine, fine

Sigaretta prima di cominciare il lavoro e poi tour de force. In più oggi è morta Sofia e si trova nella stanza palestra adibita a camera mortuaria fino alle 15, che ci sarà il funerale. Oggi si lavora con un’aria non certo leggera. Stamani non posso nemmeno portare un po’ di musica per fare stare allegri gli ospiti perchè non è il caso. Con il passare del tempo sono riuscita a mantenere un certo distacco nei confronti delle persone decedute. Non so se oggi riuscirò ad andare al funerale, mi piacerebbe, anche perché penso e sento che sia giusto; è l’ultimo saluto e credo che ci andrò. Gli ospiti sono tristi, secondo me ognuno di loro pensa «Il prossimo sarò io?». Non so se è giusto fare qualcosa per tiragli su il morale oppure mantenere un certo comportamento nel rispettare i loro pensieri. Ora gli porto un pezzetto di focaccia a tutti, quando mangiano stanno meglio. Chissà se Chiara ha capito che la Sofia è morta, fino a qualche tempo fa credeva fosse la sua bimba. La morte fa paura a tutte. La paura che muoia un ospite, soprattutto se capita durante il turno di notte, è qualcosa a cui non ti abitui mai. Durante il turno di notte siamo solo in due operatori e hai sempre paura di non essere abbastanza vigile, di trovare una persona ormai fredda. Devi svolgere un iter, chiamare il 118, i parenti. Gestire questa cosa mentre gli anziani dormono. Dal punto di vista dell’anziano vedi che è un processo naturale; la sofferenza che conduce alla morte e la preannuncia. Sembra che la persona si stacchi con naturalezza dalla vita: piano piano smette di mangiare, poi di bere...come se accettasse la morte. La morte mette a disagio. Vivere un decesso all’ospedale è diverso che viverlo in una residenza perché c’è il discorso dell’attaccamento nei confronti degli anziani e anche dei parenti. Si crea un contatto con i parenti degli ospiti, alcuni ti vedono come un punto di riferimento, ti chiedono qualsiasi cosa «Oggi la mamma come sta? Che dici? È contenta?», l’operatrice diventa la parola che magari non ha più l’anziana.

È un lavoro di responsabilità, hai molte responsabilità verso molti soggetti: i problemi degli anziani, delle famiglie, della cooperativa diventano i tuoi. Il problema è che in struttura gli ospiti sono in teoria tutti uguali ma in realtà diversi. Anche in rapporto alle operatrici gli anziani sono diversi. In genere quando un anziano entra in una struttura si attacca all’operatrice che lo ha accolto. Per molto tempo si ricorda solo il suo nome e continua a fare riferimento a quella operatrice lì. Se tu, operatrice, non cogli questi aspetti, rischi di far diventare la casa di riposo una corsia di ospedale. La differenza è che in ospedale gli anziani ci stanno poco qui invece passano il resto della loro vita. Responsabilità verso i familiari. Io la sento molto la questione dei familiari perché vedi che ci sono sempre delle situazioni problematiche nelle famiglie. I familiari vorrebbero tenerli a casa i loro vecchi ma c’è sempre qualcosa che non glielo permette. Quando arrivano in struttura alcuni familiari puntano il dito su quello che non va, ma nella maggioranza dei casi è un segnale della loro sofferenza, è una richiesta di aiuto. È un segnale di disagio che riversano su di noi operatori. I familiari, quando vengono a trovare gli anziani, si portano dietro dei grossi sensi di colpa. Tu, operatore, da un lato devi cercare di prenderti cura dell’anziano non facendolo sentire solo, dall’altro cerchi di aiutare i familiari ad accettare questa situazione, rassicurandoli. Operatrici RSA Casa dei Nonni

IL MIO RACCONTO SULLA VECCHIAIA Le persone con il passare degli anni diventano più soggette alle patologie, ma forse consapevoli degli anni che sono passati le accettano di più, come se fossero inevitabili. “La vecchiaia viene con tutti i difetti”. Oggi ci vedo di meno, domani mi fa male una gamba, ho bisogno del bastone…l’importante è che non capiti “quello per cui non c’è rimedio”.

Responsabilità s.f. 1 l’essere responsabile, condizione di chi è responsabile | consapevolezza delle proprie azioni e delle loro conseguenze, capacità di comportarsi responsabilmente | compito, impegno che deriva da tale consapevolezza 2 colpa 3 TS dir., situazione giuridica, in cui un soggetto deve rispondere di un obbligo inadempiuto o di un atto illecito 4 TS filos., possibilità di prevedere, scegliere e correggere il proprio comportamento

da un figlio…non c’è più il “continuamento” dei familiari e anche la società sta isolando le persone anziane. Si vive di consumismo e chi non produce viene messo da parte. E se penso al mio futuro non so cosa succederà, anch’io ho un solo figlio.

Si dice che da vecchi si torna bambini. Capricciosi, golosi, dispettosi. Secondo me in vecchiaia viene Il vecchio secondo me è colui che ha vinto. Anche fuori realmente chi sei. se sono ridotte le capacità di accudire se stesso, la Mi viene in mente la Rosa che si arrabbia molto casa, ha una vita sociale più ristretta, ma è sempre un quando non la capiamo. Parla male, si fa fatica a vincente. Può dare molto, è una fonte a cui attingere capire quello che dice. E’ stata molto sottomessa in passato e ora si arrabbia subito. Non nasconde più esperienza e consigli. Almeno dovrebbe essere. Io sono nata in una grande famiglia, mio padre era nulla. [...] il quindicesimo, il più piccolo tra i fratelli. Tanti zii e venti cugini. Io mi ricordo i nonni sempre tra noi Io la vecchiaia la stimo e ne ho paura. Paura per me nipoti, al caminetto, a fare la maglia, raccontare il stessa. Non c’è più la grande famiglia, la società ci passato e le favole. Ma poi mi chiedo se è ancora vorrà? possibile. Ora le famiglie sono composte per la maggior parte Rosanna Dini – operatrice RSA Casa dei Nonni


3

La giornata di

MICHELA [...] Oggi è domenica, dopo la solita messa mattutina, preparo pranzo, cena e pranzo anche per lunedì perché oggi lavoro. Mangio e mi affretto a lavare i piatti perché all’una e trenta voglio essere pronta a partire: l’orario di entrata è alle due ma voglio arrivare quindici minuti prima per fare due chiacchiere con le colleghe che smontano e farmi passare le consegne. Non mi pesa lavorare di domenica perché questo è il mio lavoro e lo so, si lavora anche i festivi. Finché non varco la soglia della struttura non mi pongo il problema del lavoro, ma quando ci sono voglio fare del mio meglio: vorrei saper leggere sui volti degli ospiti i loro bisogni per poterli soddisfare, vorrei accendere un sorriso, perché sono così tristi...e ci aspettano per offrire loro un po’ del nostro mondo che è fuori da quelle mura. Che loro credono sia fatto di felicità e colori. Poi inizia il lavoro, quello duro, fatto di fatiche fisiche e di responsabilità. Li accompagniamo in bagno, li laviamo e cambiamo i pannoloni, alziamo quelli che sono stati messi sul letto dopo pranzo per il riposino sempre seguendo le consegne dell’infermiere, chi prima di merenda, chi dopo, chi va lasciato a letto. Sono le tre. Si dà merenda con i biscotti. Controlliamo che abbiano l’acqua e il bicchiere sul comodino, il borotalco e la crema anti decubito in ogni stanza. L’acqua la prepariamo per averla pronta perché la diamo alle dieci e alle sei, loro non la chiedono mai. Più di una volta mi è accaduto che un utente morisse.

La giornata della

BIANCA [...] Ho bisogno di andare in bagno, sono già tutta bagnata. Chiamo Gianna, una, due, tre volte… Mi risponde una voce sconosciuta, si affaccia sulla porta, la riconosco, non so il suo nome ma ...già, sono qui…non sono a casa e la Gianna? Ma qui è una casa? È un ospedale? Sono tutte vestite di bianco come un ospedale. Poi arriva quella che mi aiuta a vestire quasi ogni mattina. È di poche parole, ma è gentile. Le ho chiesto che giorno è, ha detto «domenica» . E che differenza fa? Forse vengono le mie ragazze? Ci sono dei giorni che è un continuo suonare il campanello; se le ragazze non lo sentono le chiamo. Hanno suonato e mi affaccio a vedere chi entra ma non li conosco… non sono qui per me, ma come mai le mie figliole non vengono? E mio marito? Eppure un marito ce l’ho perché se ho le figliole…! Che confusione…non ci capisco più nulla! Ma mi tocca star sempre qui dentro...se venisse qualcuno che mi porta un po’ fuori… Allora cerco “quella ragazza” se telefona alla mia figliola, ma quando è tardi, quando il telefono è rotto, «ora non si può»… Glielo richiedo più tardi ma è sempre la solita storia, non sono arrabbiata con loro, hanno tanto da fare con quei vecchi lì che non stanno mai zitti. Ma io? Sono sola, agli altri qualcuno viene a trovarli. Allora piango. Viene una ragazza, mi abbraccia, sì, lo so, loro mi vogliono bene, mi dicono tante cose buone e belle, ma io voglio la mia Gianna e quell’altra figliola… come si chiama? Oddio! Non mi viene il nome…ma ho davanti agli occhi il suo viso, quello del mio nipote…e piango e singhiozzo e quella ragazza mi abbraccia più forte. È già l’ora di andare a mangiare, dice che ho il diabete alto, sicchè poca minestra. Va bene, va bene. Quello che

Se ci accorgiamo o sappiamo che è vicino a morire rimaniamo a turno vicino a lui... e questo non è facile. Il lavoro deve continuare, noi siamo sempre in due, il peso psicologico e affettivo è sempre grande perché loro, gli anziani, sono “dei nostri”. In più dobbiamo chiamare il 118, i parenti e occuparci di tutte le pratiche per la sistemazione della salma.

utente ad una visita specialistica o un loro bisogno, si riesce comunque a fare tutto, ma alla fine del turno la stanchezza è tanta, ma se sono stata in grado di rispondere ai loro bisogni sono anche soddisfatta e questo mi ricarica [...] Michela Simonini - operatrice RSA Casa dei Nonni

Il lunedì mattina, alle sei, quando mi alzo, mio marito è già avvilito perché comincia una nuova settimana e non riesce a capire come io possa essere così tranquilla e dinamica visto che la mia settimana non è neanche finita, perché ho lavorato anche il giorno prima. Preparo per la colazione e il pranzo per mio marito e mia figlia e lascio tutto pronto da mangiare. Il turno inizia alle sette. Prendo il caffè con le colleghe che smontano e ci raccontano come è andata la notte. La mattina dopo aver alzato, lavato e vestito tutti gli utenti, ci si alterna tra l’assistenza, lavare le tazze, rifare i letti, riordinare le stanze, accorciare loro le unghie delle mani quando c’è bisogno, rasare la barba, offrirgli da bere. Si arriva a mezzogiorno che di tempo per parlare con loro non ce n’è stato...o comunque molto poco. E io mi struggo per rientrare con i tempi ma penso che quello è il tempo che “spetta” loro, perché ora siamo lì solo e proprio per loro, come poi non riusciamo ad esserlo più nel corso della giornata. Arriva l’ora di pranzo, tutti vanno accompagnati a tavola, spostati dalle poltrone alle carrozze. Sono rigidi e pesanti che lo dobbiamo fare in due, la maggior parte di loro deve essere imboccata, poi rimessi in poltrona o a letto per il riposino. Tutto sembra cronometrato. Se c’è da accompagnare un mi danno, mangio. Hanno già sparecchiato tutto e io sono sempre al mio posto con il bavaglio davanti, la ragazza viene e me lo leva e mi dice se voglio andare sulla mia poltrona, mi aiuta ad alzarmi…oddio…le mie gambe… Ma i miei? Forse dopo vengono…E ritorna un’altra ragazza, mi vuole portare in bagno anche lei. Io gliel’ho detto che non mi scappa, ma farà come le pare. E ha ragione perché questa volta c’ho anche la gonna bagnata… È il campanello…oddio, è la mi’ Gianna! Che felicità quando la vedo, se poi vengono insieme tutte e due, ma guarda!! C’è anche Clemente, come sono contenta. Mi mettono una giacca, prendono la carrozza e si esce fuori. Com’è bella l’aria! Si va al bar, si prende qualcosa..come sono belle le mie figliole. Mi chiedono di ieri quando è venuto quel dottore che mi faceva mille domande: con me c’era una delle ragazze che mi sorrideva come per dirmi di stare tranquilla e mi ha detto che quel signore era lì per farmi avere l’interdizione (in realtà la pensione). Lui faceva tante domande ma io tutte non me le ricordo. Tipo come mi chiamo? Quando sono nata?….quelle si, ma quanti anni ho non lo so, quante figlie, due o tre…la Gianna, un’altra e forse ancora un’altra. I nipoti.. Mah? Mi sembra uno. Quant’è che sto qui in questa casa…?!! E tante altre domande complicate… Si torna dentro, mi salutano, baci e abbracci e già se ne vanno. Mi rimetto sulla mia poltrona…c’è quel vecchietto lì che piange…vuole andare nello spazio…ma falla finita! Non vedo l’ora che vadano tutti a letto. Un po’ alla volta vanno via, quando sono quasi sola mi chiedono se voglio andare a letto, ma sì, tanto che ci sto a fare qui? La tv non mi garba e non la sento… La ragazza mi prende a braccetto, si va in bagno e..guarda là…risono bagnata. Sono lì che mi sembra di essere a casa con la mia Gianna, faccio la pomarola in cucina, che disordine «Oh Gianna,

mi aiuti a ripulire? Sono stanca!» e chi è che accende la luce? Ho sonno, voglio stare lì con la mia Gianna…e quella ragazza con la siringa che non sa neanche fare…ma l’hai mai fatta?! Poi lasciami in pace che ho sonno!! Come? Il pannolone? Un’altra volta?? E anche sono in due! Girati di qua, girati di là, alza il culo…uffa!! Ora basta! Si scusano sì, ma in tanto mi hanno svegliato! Mi giro e dormo. Sono lì in cucina…ma la Gianna? La chiamo: “Gianna, Gianna!” Accende la luce…ma chi è? Dov’è la Gianna? Sono ancora quelle due ragazze. Ma la mia Gianna? E la pomarola è pronta? Mi aiutate a mettere a posto in cucina? Dicono di sì, ma fanno come vogliono. La mia Gianna? Ho sonno e sono arrabbiata perché inventano mille scuse, ma non vedo la Gianna. Ho sonno…così sonno… [...] Michela Simonini – operatrice RSA Casa dei Nonni


4

Servizi per gli anziani non autosufficienti Le strutture residenziali e i centri diurni La rete di servizi per anziani non autosufficienti che abbiamo creato, grazie alle numerose esperienze di integrazione e collaborazione a vari livelli, seppur ancora quantitativamente insufficiente rispetto ai bisogni, è molto articolata e consente ai servizi territoriali di predisporre dei ‘pacchetti assistenziali’ che prevedano, se necessario, anche l’erogazione di vari servizi, fra loro complementari, alla stessa persona/famiglia. Questa rete comprende: - l’assistenza domiciliare, sociale e sanitaria, - le strutture residenziali, articolate in moduli ‘base’ e specialistici, per rispondere ai bisogni di diverse tipologie di non autosufficienza, - i centri diurni, - servizi sperimentali ed innovativi, realizzati con progetti mirati, e precisamente: il sostegno economico integrato (già assegno di cura) ed i servizi in urgenza per la continuità assistenziale fra ospedale e territorio e per le emergenze. In particolare per quanto riguarda i servizi residenziali (r.s.a.), l’accesso avviene tramite una lista d’attesa, in quanto i posti disponibili, seppur incrementati nell’ultimo biennio, sono ancora insufficienti rispetto ai bisogni: infatti, il rapporto fra posti convenzionati e popolazione ultrasessantacinquenne è dello 0,95%, rispetto all’1,6% indicato storicamente come standard dall’Organizzazione Mondiale di Sanità e recepito dalla Regione Toscana.La riorganizzazione delle strutture in moduli assistenziali (per la non autosufficienza stabilizzata, per i disturbi comportamentali connessi a malattie cronicodegenerative, per la disabilità motoria e per gli stati vegetativi persistenti) è frutto di una ricognizione e programmazione da parte di un gruppo di lavoro socio-sanitario costituito dall’ASL con questo scopo. Diversamente dalle r.s.a., i centri diurni sono distribuiti abbastanza omogeneamente nel territorio; però, data la specificità del servizio, non possono accogliere tutte le tipologie di non autosufficienza, ma solo quelle che presentano una residua autonomia motoria tale da consentire

I CANDIDATI A SINDACO del COMUNE DI MASSAROSA SI CONFRONTANO SULLE POLITICHE SOCIALI “Ha attirato l’interesse di molte persone l’incontro che si è tenuto venerdì sera al Centro Diurno di Stiava, tra i candidati a sindaco del Comune di Massarosa e la Cooperativa CREA. Davanti a una folta rappresentanza di soci lavoratori, familiari dei ragazzi disabili e amici della Cooperativa, la presidente, Vera Caruso, ha chiesto ai candidati Guglielmo Da Prato, Lorenzo Ghiara, Claudio Marlia e Franco Mungai di esporre la proprie

il trasporto con il pulmino. Ma i servizi più innovativi sono i ‘servizi in urgenza’ che, nella forma dell’assistenza domiciliare, del centro diurno o dell’assistenza residenziale, sono finalizzati a garantire la continuità assistenziale fra ospedale e territorio e la presa in carico tempestiva in caso di emergenze socio-sanitarie (improvvisa perdita dell’autonomia, malattia del familiare, ecc.), in modo da consentire ai servizi territoriali di formulare un progetto assistenziale a medio-lungo termine. Progettati nei primi anni 2000 da un gruppo di lavoro ASL-Comuni della Versilia nell’ambito del Piano Zonale di Assistenza Sociale, sono servizi caratterizzati da: tempestività di attivazione, temporaneità di erogazione, gratuità per il cittadino. La sperimentazione fu avviata nel 2002 con il Servizio di Assistenza Domiciliare in Urgenza (S.A.D.U.), progettato e realizzato in collaborazione con le cooperative sociali Di Vittorio, Compass, L’Arcobaleno e C.RE.A. associate, con quest’ultima capofila. Nel 2003 è stata introdotta la forma residenziale, con il Ricovero Temporaneo in Urgenza (Ri.T.U.), anch’esso realizzato grazie alla disponibilità e flessibilità dei nostri interlocutori territoriali. Nel 2008, con la sperimentazione prima, e poi con la vera e propria istituzione del Fondo per la non autosufficienza da parte della Regione Toscana, i servizi in urgenza sono stati implementati ed estesi anche all’assistenza in centro diurno: attivando il Centro Diurno in Urgenza (C.D.U.), servizio rivolto a coloro che rifiutano l’inserimento, seppur temporaneo, in r.s.a. e servizio volto alla promozione e diffusione del centro diurno, come possibile alternativa al ricovero. Attualmente le rr.ss.aa. coinvolte nel progetto sono cinque ed i centri diurni sono tutti gli otto esistenti. Dove rivolgersi: con l’istituzione del Fondo per la non autosufficienza la Regione Toscana ha creato i ‘Punti Insieme’ nei presidi distrettuali di ogni ambito comunale; nei Punti Insieme il cittadino può trovare indicazioni utili per affrontare la situazione nel modo più adeguato, informazioni dettagliate sui servizi sopra descritti ed avviare le procedure per la formulazione di un piano assistenziale condiviso fra utente e servizi.

Il saluto dell’Assessore In qualità di Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Camaiore saluto con molto piacere questa nuova residenza sanitaria assistenziale per anziani, la “Casa dei Nonni”. L’utilità sociale di questo progetto è indubbia: va a rispondere in modo concreto alle esigenze, sempre più numerose visto il progressivo aumento della popolazione anziana, di coloro che si trovano in situazioni di isolamento e di difficoltà a restare autonomi presso la propria residenza. A questo servizio si aggiungerà presto anche il Centro Diurno, che verrà aperto negli stessi locali, dove gli anziani potranno trascorrere la giornata in un ambiente familiare, partecipando alle varie attività proposte. Ritengo che anche questa sia un’iniziativa significativa, dal momento che la possibilità di frequentare persone, socializzare e confrontarsi è un aspetto da non sottovalutare, soprattutto in una fase d’età avanzata, quando è facile sentirsi inutili, isolati o tagliati fuori dal mondo. Si tratta di due progetti molto importanti, che vanno ad inglobarsi con quelli già presenti nel Comune di Camaiore e che ci permettono di offrire risposte e soluzioni articolate alle esigenze di supporto, di integrazione e di socializzazione della popolazione anziana. Andrea Giannecchini, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Camaiore

Giovanna Fontanesi, responsabile U.F. Strutture di Assistenza Sociale ASL 12 di Viareggio

>> Il cinque per mille non è un versamento aggiuntivo e non determina maggiori imposte da pagare

idee e i propri progetti in merito alle problematiche sociali, con particolare riguardo ad anziani, disabili, giovani e minori. Sono state anche affrontati i temi relativi alla cooperazione sociale e al “Dopo di Noi”. Tutti i candidati si sono dichiarati disponibili, ad elezioni concluse, nel nuovo ruolo di Sindaco e di Consiglieri di maggioranza o di opposizione, ad approfondire con la cooperativa CREA e con i genitori dei ragazzi disabili i difficili temi trattati.”

>> Nei modelli della dichiarazione, sia CUD

Vera Caruso, cooperativa sociale C.RE.A.

“LE DIFFERENZE CHE NON FANNO… LA varie sfaccettature del mondo della disabilità anche un nuovo approccio all’argomento. Aderire per poi DIFFERENZA” farsi promotori di un progetto di sensibilizzazione di diventare volontari Si è concluso lo scorso 24 aprile, dopo 8 incontri attraverso la possibilità d’aula e 12 ore di tirocinio individuale, il corso “formati”, quindi con strumenti e conoscenze tali da “LE DIFFERENZE CHE NON FANNO… LA escludere approcci sbagliati, falsi pietismi o esagerati DIFFERENZA” destinato a volontari impegnati o entusiasmi che spesso rischiano togliere al volontariato desiderosi di impegnarsi nel campo della disabilità la connotazione di risorsa veramente spendibile nella e finanziato dal Cesvot all’associazione ARCA: una realtà delle situazioni. Molti dei partecipanti hanno auspicato la riproposizione casa per l’handicap. Con grande soddisfazione di tutti su 25 iscritti hanno di corsi con finalità affini ed hanno chiesto di poter proseguire l’esperienza come volontari presso i Centri ritirato l’attestato di frequenza 22 partecipanti. che li hanno ospitati durante il tirocinio. La partecipazione e l’interesse è stata costante e A questo proposito per chi fosse interessato a svolgere volontariato presso i servizi crea è necessario contatto motivata. Il clima d’aula sempre molto positivo. L’impressione è che al di là delle ragioni e delle con i coordinatori dei servizi presso i quali si desidera aspettative individuali, la finalità principale del corso svolgere attività di volontariato o direttamente con la sia stata colta nella sua interezza come opportunità direzione di C.re.a presso gli uffici di via Virgilio, 222 di partecipazione ad un momento culturale nel quale a Viareggio. si voleva trasmettere oltre alla conoscenza delle Anna, Greco, tutor del corso

che 730 o Modello Unico, è p revista una sezione per scegliere l a destinazione d ella quota del cinque per mille. Basta apporre l a propria f irma a f ianco dell’opzione “sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale,...” e riportare:

il codice fiscale d ella cooperativa C.RE.A.:

00985350461

Redazione: Barbara Argentieri, Cristiano Barducci, Vera Caruso, Duri Cuonz, Serena Del Cima, Patrizia Farnocchia, Anna Greco, Andrea Peruzzi, Margherita Romani, Luigi Sonnenfeld, Andrea Vagli Hanno partecipato a questo numero: Giampaolo Bertola, Roberta Carmignani, Vera Caruso, Michela Simonini, Rosanna Dini, le operatrici RSA Casa Pucci, Giovanna Fontanesi, Andrea Giannecchini, Anna Greco. Grafica e impaginazione: Duri Cuonz - Cooperativa C.RE.A Consulente per la comunicazione: Barbara Argentieri Smodem è consultabile su www.coopcrea.it Stampa Artigrafiche Pezzini, Viareggio