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Quotidiano di Cremona

Domenica 20 marzo 2011

‘DOMENICA SPORTIVA IN DIRETTA’: OGGI SU WWW.CREMONAONLINE.IT GLI AGGIORNAMENTI DI CALCIO E BASKET

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Anno LXV, n. 78 Una copia E 1,20

IL PUNTO

Attacco. Raid dei caccia francesi e inglesi, pioggia di missili Usa

IL PASSATO CHE TORNA MORATORIA SULL’ATOMO

Fuoco sulla Libia Gheddafi minaccia: colpirò i civili

di VITTORIANO ZANOLLI

Una colonna di fuoco e fumo dopo l’esplosione, alla periferia di Bengasi, del caccia libico abbattuto dalla contraerea dei ribelli

L

a sicurezza è il presupposto per realizzare qualsiasi piano energetico. Tale presupposto, per ciò che concerne l’atomo, è saltato col disastro nucleare causato nella zona di Fukushima dal sisma e dallo tsunami che hanno devastato il Giappone. Il pericolo di fusione del nocciolo si presenta in una centrale costruita nella culla della tecnologia e dove i terremoti sono all’ordine del giorno. Sono inimmaginabili le conseguenze che avrebbero provocato scosse con una magnitudo pari a 8,9 della scala Richter in qualsiasi altro Paese, per non parlare dell’Italia. Non dimentichiamo che nel 2009 all’Aquila un terremoto molto più debole di quello della settimana scorsa distrusse la Casa dello studente, costruita con criteri antisismici, mentre ressero parzialmente alcuni edifici medioevali. Ai rischi derivanti dalla tecnologia nucleare, vecchia di trent’anni, in Italia vanno aggiunti quelli di un’edilizia sviluppatasi spesso al di fuori di ogni controllo, tra abusi e condoni. La catastrofe nipponica avrebbe dovuto scuotere una classe politica ignara del ruolo fondamentale attribuitole, che è la cura del bene collettivo, e indurla a pronunciarsi senza esitazioni a favore del blocco del programma nucleare. I ministri si sono mossi invece in ordine sparso, prima che il presidente del Consiglio imponesse una linea improntata al buon senso e al principio di precauzione. Oggi si parla saggiamente di una pausa di riflessione per l’Italia, ma la nube radioattiva non conosce barriere né confini nazionali: il mondo intero dovrebbe interrogarsi sul futuro dell’atomo. Dubitiamo che lo faccia la Francia che ricava il 76 per cento dell’energia dall’atomo. O la Svizzera con le sue cinque centrali attive sul territorio federale e vicinissime al Nord Italia. Mentre la Germania ha responsabilmente spento sette impianti imponendosi uno stop di almeno tre mesi. Gli incidenti di Chernobyl, Three Mile Island e Fukushima evidenziano come la produzione di energia nucleare e i rischi che essa comporta non dovrebbero essere di stretta competenza nazionale, ma oggetto di una valutazione globale. La questione andrebbe affidata a organismi internazionali e sottratta ai referendum. (segue a pagina 13)

TRIPOLI — Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. È scattata alle 17.45 l’operazione militare ‘Odissey Dawn’ (Odissea all’alba), cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Gheddafi, nel suo bunker, minaccia: «Colpiremo nel Mediterraneo». wServizi alle pagine 3-5

L’ITALIA

Berlusconi: ‘Tripoli non può colpirci’ Il ministro La Russa ‘I nostri aerei pronti in 15 minuti’ wServizi alle pagine 3-5

Cremona

Cremona-Caorso. Dopo la catastrofe di Fukushima riparte la battaglia

‘Viale’ Dante con le piante Il piano Perri per riqualificare tutta la zona

PattoambientalistacontrolecentralisulPo

Via lo spartitraffico, aiuole e alberi ai lati ‘Troveremo i soldi’

No all’incubo nucleare Agroenergie esposte in vetrina

CREMONA — Per il sindaco Oreste Perri «via Dante è ancora centro storico. E per questo voglio che sia funzionale al traffico ma anche attraente e accogliente». Ecco il piano: via lo spartitraffico, alberi e aiuole ai lati della strada. La protesta anti-nucleare ieri a Caorso

wCabrini a pagina 11

CREMONA — Ambientalisti, Verdi, democratici del Pd. E poi l’Idv, Sinistra ecologia e libertà, Rifondazione comunista, Arci, Acli e rete Donne, ovviamente Legambiente. Tutti uniti per dire no al nucleare e per firmare un patto ‘federalista’ per la Regione Europea del Po libera dall’energia atomica. Questo il senso della manifestazione che si è sviluppata ieri tra Cremona e Caorso.

Cremona

Piazza Marconi Sarà il 18 aprile l’inaugurazione dell’autosilo CREMONA — Adesso c’è anche la data ufficiale. E appare certa al punto che sono già stati spediti gli inviti per il taglio del nastro: l’autosilo di piazza Marconi sarà inaugurato il prossimo 18 aprile. wServizio a pagina 11

wBruschi alle pagine 12 e 13

CREMONA. LETTERA IN REGIONE

Linee ferroviarie Ecco la lista nera Pendolari-Comune-Provincia wServizio a pagina 14

CREMONA — Sta per andare in archivio con un lusinghiero successo la prima edizione di BioEnergy Italy che si conclude oggi (ingresso 9-18) nel quartiere fieristico di CremonaFiere (Nell’inserto)

MONTICELLI D’ONGINA

Difende le amiche e viene accoltellato Albanese 21enne grave all’ospedale CREMONA — Accoltellato al torace da due sconosciuti mentre, a bordo strada, difende due amiche. Poi versa 4 ore in condizioni molto gravi, prima che i medici, grazie a un intervento chirurgico, riescano ad evitare il peggio. Un’alba da incubo, quella di ieri, per un 21enne albanese che risiede a Cremona. Teatro dei fatti uno spiazzo ai lati della Caorsana, nei pressi di Monticelli d’Ongina. wGuglielmone a pagina 15

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Cremonese-Reggiana per il sogno playoff wG. Barbieri a pagina 48

BASKET SERIE A

Vanoli Braga-Roma Un pranzo ‘goloso’ wF. Barbieri a pagina 55

BASKET COPPA ITALIA

Vince la Diemme Trade Oggi si gioca la finale wCoppetti a pagina 55

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Cronaca di Cremona

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La Provincia Domenica 20 marzo 2011

Il ‘patto’ contro il nucleare

La rappresentazione, anche folcloristica, del pericolo nucleare

La protesta a Caorso davanti alla Rocca, a destra anche bambini alla manifestazione sotto il ponte di Po a Cremona

No alle centrali lungo il Po Una battaglia che riparte di Giuseppe Bruschi

LE IMMAGINI

C’era Umberto Chiarini, da Viadana, storico combattente anti nucleare dell’area casalasco-viadanese; c’erano Andrea Ladina, leader dei Verdi, e Benito Fiori, del Circolo AmbienteScienze; non sono mancati i giovani del Partito democratico e poi quelli che si battono per l’acqua pubblica: Arci, Acli e Rete Donne; ed ancora Legambiente, Idv, Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione, Radicali: arrivati oltre che dalla città anche da Mantova e Viadana, si sono riuniti, come vent’anni fa (alcune di quelle bandiere, logore, sventolavano ancora) per dire ‘no al nucleare’. E per firmare un Un momento ‘patto federali- della sta’ per la Regio- manifestane Europea del zione Po libera dal nu- sotto cleare. Si sono il ponte trovati, ieri alle 15, sulla sponda cremonese del Grande Fiume, sotto il ponte ferroviario (in ferro) inaugurato nel 1882. E dopo il giovedì dell’Unità d’Italia, è stato un altro sabato di unità, stavolta nel nome delle energie rinnovabili. Questo il senso della manifestazione organizzata da un ampio cartello di antinuclearisti, della prima e dell’ultima ora, che hanno raccolto l’invito di Marco Pezzoni e che hanno deciso di far senti-

Slogan e cartelli

re la loro voce. In un momento drammatico, non solo per il disastro giapponese, ma perché il governo, hanno ricordato gli organizzatori, «ripensa concretamente al nucleare e ha tagliato pesantemente i finanziamenti per le energie rinno-

vabili». Loro ovviamente non ci stanno: citano Caorso, spiegano che bisogna dare voce ai cittadini, votando sì al referendum del 12 giugno (che si ripresenta dopo quello del 1987). Vanno oltre ricordando che «accettare il nucleare si-

gnificherebbe compromettere irreversibilmente la nostra salute». Il numero dei partecipanti aumenta. Anche qualche cittadino, incuriosito, si ferma e chiede informazioni. Marco Pezzoni, senza megafono, alza la voce, tuona contro la «follia nucleare italiana» e contro il governo che, «in cambio di una manciata di spiccioli chiamata ‘compensazione’ pensa di comperare i cittadini». Nessun eccesso, nessun incidente, solo il treno che, passando sulle teste di tutti, ‘rovi-

na’ pesantemente l’audio. Davanti al fiume, gonfio e minaccioso, parlano i rappresentanti dei partiti e dei movimenti che hanno dato vita alla manifestazione. Che comunque non si ferma a Cremona, perché alle 16 l’appuntamento è davanti alla Rocca di Caorso. Senza carovane, le macchine raggiungono il centro piacentino noto in tutto il mondo per la sua centrale chiusa, ma su cui qualcuno addensa timori di riapertura visto l’elenco dei siti potenzialmente idonei in-

dicato dal ministero. Telefonini accesi, qualcuno avvisa che la guerra contro la Libia è cominciata. Ma qui, sulle due sponde, si combatte una battaglia diversa: in difesa della salute e della possibilità che i cittadini possano scegliersi il loro futuro, senza nucleare. Non c’è l’Inno di Mameli, non ci sono bande o violini, solo il suono di qualche clacson. Alle 16,10 l’arrivo a Caorso. Dove la scena si ripete, con un numero maggiore di attori. © RIPRODUZIONE RISERVATA

GLI INTERVENTI

‘Un passato da dimenticare’ Uniti per il sì al referendum Partitiemovimenticriticano‘timidezzadelgovernoefalsoambientalismo’ Il più duro è stato Umberto Chiarini, voce dei Comitati Antinucleari della bassa: se l’è presa con la «timidezza» del ministro Prestigiacomo e con il «finto ambientalismo di Chicco Testa». Per Chiarini, critico pure con Umberto Veronesi, definito «schierato», non esiste il nucleare sicuro, «esiste solo il nucleare che è una calamità per le zone dove ci sono e ci saranno le centrali». Ecco perché «bisogna dire no, votare sì al referendum, non ammainare le bandiere». Sulla stessa linea anche il verde Andrea Ladina, che ha insistito sulla «pericolosità, dimostrata in Giappone, del nucleare che non risolve i problemi dell’approvvigionamento ener-

Umberto Chiarini

Andrea Ladina

getico del nostro Paese». Meglio il sole, per Ladina, «che c’è sempre, scalda e non costa». Ma la battaglia non deve fermarsi al nucleare, infatti «c’è

Striscione di dissenso contro l’energia nucleare

Francesca Berardi

anche quella per l’acqua pubblica con due referendum», ha aggiunto Francesca Berardi, referente provinciale del Comitato. In primavera ci saranno i refe-

Lapo Pasquetti

Giacomo Bazzani

rendum ed anche qui serviranno due sì per non privatizzare il bene acqua. Il 26 marzo manifestazione a Roma, con partenze pure da Cremona. Secco no al

Il comitato antinuclearista proveniente dal Casalasco

Matteo Ceni

nucleare da Lapo Pasquetti, Sinistra Ecologia e Libertà, da Giacomo Bazzani, di Rifondazione e da Carla Bellani, vicepresidente delle Acli provinciali. I giovani erano ieri in prima linea, compatti nel chiedere che non si torni indietro. Come ha fatto, appunto, Matteo Ceni, esponente del Pd al quale ha fatto seguito, confermando le sue parole, Luigi Iengo, di Legambiente. Non si è sottratto al dibattito Ezio Corradi, che esibiva uno striscione che riportava l’eloquente titolo della Stampa sulle vicende giapponesi. Interventi che hanno dimostrato come lo slogan scelto per la manifestazione, ossia ‘Il nucleare divide, l’energia rinnovabile unisce’ sia più che mai indovinato. E l’unità tra cremonesi e piacentini, almeno quelli di Caorso, si è più che mai cementata. Come avvenuto nel 1987, anno della precedente manifestazione davanti alla centrale. (g. br.)


Cronaca di Cremona

La Provincia Domenica 20 marzo 2011

Ieri la manifestazione di protesta iniziata a Cremona con gruppi piacentini, mantovani e viadanesi Poi il trasferimento a Caorso per il convegno: timori

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Il disastro del Giappone esempio dell’incubo Tolti dalla naftalina gli striscioni e le bandiere che avevano segnato la lotta di vent’anni fa LA STORIA DI ‘ARTURO’

Costruito negli anni ‘70 con tecnologie di seconda generazione

‘Volete vivere così?’: l’interrogativo inquietante

La centrale nucleare di Caorso: ha iniziato a produrre nel 1981 e nell’ottobre del 1986 ha smesso la propria attività per il referendum abrogativo

La centrale nucleare di Caorso è stata progettata e realizzata nei primi anni ‘70 da Enel e Ansaldo Meccanica Nucleare. L’impianto appartiene alla seconda generazione e la centrale è stata la più grande in Italia con una potenza di produzione elettrica di 870 mega watt. Il collegamento con la rete elettrica nazionale è avvenuto nel maggio del 1978 e ha iniziato la produzione di energia elettrica nel dicembre 1981. Nell’ottobre 1986, l’impianto è stato fermato per la periodica ricarica del combustibile e, a seguito dell’esito del referendum sul nucleare del 1987, non è più stato riavviato. Nel 1990, è stato deciso di fermare definitivamente l’esercizio commerciale e nel 1999 Sogin è divenuta proprietaria della centrale iniziando la dismissione. I timori per un futuro segnato dal nucleare si traducono in maschere e tute protettive

(fotoservizio Muchetti)

Si punti sulle energie rinnovabili È stata siglata l’intesa per una Regione europea ad economia verde Caorso imbandierata, naturalmente per l’Unità d’Italia. Gente nelle vie e nelle piazze ma tanti anche davanti alla Rocca dove, a partire dalle 16 abbondanti, si apre la seconda parte della manifestazione. Colpo d’occhio davvero insolito, con gente in tuta bianca e mascherina che offre liquirizia. Un cartello spiega l’arcano: ‘Ciuccia le scorie’. E chi, assetato, aveva già preso la liquirizia, la restituisce. Striscioni ovunque, dei Comitati e dei gruppi; parata di politici emiliani: da Gian Luigi Boiardi, ex presidente della Provincia di Piacenza ed ex sindaco di Monticelli, a Giancarlo Muzzarelli, assessore regionale alle Attività Produttive e al Piano Energetico. Arriva il senatore dell’Italia dei Valori, Luigi Li Gotti, con Daniele Nastrucci, ex sindaco di Caorso del Pd; poi Marcello Petrini, dei giovani democratici; Paolo Lega, di Legambiente; Giampaolo Bardini, del coordinamento No Nuke di Piacenza. Nella sala diventata davvero troppo stretta, spiegano le ragioni dell’incontro e si concentrano sul referendum del 12 giugno, a cui si deve rispondere ‘sì’. Tocca a Boiardi rifare la storia di questi anni: sostiene che le compensazioni, vale a dire i milioni arrivati a Caorso e spesi in opere pubbliche, «non devono far dimenticare quello che la cittadina ha già dato e rischiato: 1032 barre di uranio partite per la Francia solo due anni fa e rimaste per oltre 20 anni nelle piscine di decadimento. Ora serve la massima sicurezza, se si vuole ripartire». Il senatore Li Gotti insiste anche sul referendum per l’acqua pubblica e l’assessore regionale Muzzarelli si sofferma sul piano energetico. Poi tutti firmano il ‘patto delle comunità del Po’ proposto da Marco Pezzoni: un ‘patto federalista per la Regione europea del Po libera da nucleare’. Il

Tra scorie maschere e slogan pacifici e colorati

I relatori dell’incontro nella Rocca di Caorso: da sinistra Giampaolo Bardini Luigi Li Gotti Gabriella Meo Giancarlo Muzzarelli Gian Luigi Boiardi Marco Pezzoni e Daniele Nastrucci

La sala della Rocca di Caorso durante il convegno

primo punto dice che ‘il bacino del Po è un sistema interregionale che richiede una governance unitaria’. Il secondo afferma che ‘il Nucleare uccide il Federalismo. Con la legge 99 del 2009 i ter-

ritori sono trattati come cavie e le autonomie locali estromesse da un vero potere di codecisione’. Il terzo ribadisce che l’alternativa possibile esiste: una Pianura Padana a economia verde come le re-

Davanti alla Rocca molta gente che poi ha partecipato al confronto Boiardi: «Abbiamo già dato». Pezzoni: ‘Una follia in cambio di spiccioli’ Il territorio non vuol fare da cavia, voce ai cittadini prima di ogni scelta futura gioni più avanzate della Germania. Il quarto chiede ‘convenzioni programmatiche locali, regionali, interregionali e nazionale per un Green New Deal basato su efficienza energetica e fonti rinnova-

bili’. Il quinto sollecita un ‘piano energetico nazionale che dimostri che il nucleare non solo è pericoloso ma anche superfluo e inutile per l’Italia’. Il sesto è per un ‘patto di mutuo soccorso tra città,

province e regioni del Po’ perché il fiume non sia un confine che divide, ma una risorsa che unisce’. Anche contro un futuro segnato dal ritorno del nucleare. (g.br). © RIPRODUZIONE RISERVATA

IL PUNTO

IL PASSATO CHE TORNA. È TEMPO DI UNA MORATORIA SULL’ATOMO segue dalla prima

A

ppare all’improvviso assurda e tragicamente anacronistica la contrapposizione tra nuclearisti e antinuclearisti, come se la questione atomica fosse una sfida calcistica. Il guaio è che anche i politici si schierano acriticamente dall’una o dall’altra parte, senza competenze e conoscenze. Ora più che mai serve un approccio razionale, non viziato dall’ideolo-

gia e dalle strumentalizzazioni. Un approccio che solo la scienza può garantire. Ormai è superato il problema della creazione del consenso della popolazione necessario per realizzare i reattori. Oggi bisogna capire se la tecnologia nucleare è realmente affidabile. E lo deve dire l’Aiea, l’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica. Del tanto deprecato ritardo italiano, oggi dispiace solo che si sia perso tempo prezioso senza svilup-

pare la ricerca sulla fusione fredda, giudicata la più sicura da Letizia Moratti quand’era ministro della Ricerca. È il momento di puntare con maggiore convinzione sulle energie da fonti rinnovabili, rilanciate in questi giorni con successo a CremonaFiere da Bioenergy. La catastrofe giapponese ha portato il nucleare al centro dell’agenda politica del Governo e ha riportato in piazza alcuni dei protagonisti

storici della battaglia contro la centrale di Caorso, invecchiati, imbolsiti ma più combattivi di allora. Tentarono di impedirne la costruzione, all’inizio degli anni ’70 con l’appoggio del giornale La Provincia. Fummo sconfitti, non ci arrendemmo e ci schierammo di nuovo contro il nucleare nella consultazione referendaria del 1987. Poi abbiamo rivisto la nostra posizione, al pari di molti antinuclearisti convinti, come Chic-

co Testa, che oggi invocano una pausa di riflessione, e come Umberto Veronesi che chiede una moratoria pur non rinnegando l’atomo. Così facciamo noi. Non bisogna prendere decisioni sulla scia della paura generata dai giapponesi con i volti coperti dalle mascherine, ripresi dalle telecamere mentre abbandonano le zone contaminate. Ma sarebbe da irresponsabili ignorare quelle immagini. Vittoriano Zanolli


CASALMAGGIORE

L’8 APRILE INCONTRO A TEATRO CON IL PRESIDENTE DELLA CAMERA GIANFRANCO FINI a pagina 24

LA

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Anno XVIII n° 78

Edizione di CREMONA

STEFANO GUINDANI, DA CREMONA A FOTOGRAFO DELLE CELEBRITA’. UNA SPLENDIDA MOSTRA A NEW YORK PER I BIMBI DI HAITI a pagina 31

alle pagine 4-5

foto Leoni

SABATO E DOMENICA CON IL FAI A CASTELPONZONE NEL “MONDO DEGLI ULTIMI”

NUCLEARE, L’APPELLO: “CAMBIARE ROTTA” CREMONA

Lezione di Sergio Romano: il Risorgimento ci ha dato la cittadinanza e ci ha portato in Europa alle pagine 20-21

a pagina 30


La Cronaca di Cremona 4

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IL RADUNO DEGLI ANTINUCLEARISTI

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i sono dati appuntamento sotto il ponte in ferro, simbolo dell’Italia unita che le centrali nucleari finiranno col dividere, creando rivalità tra i territori. Erano una sessantina, tra aderenti ai partiti (Pd, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della sinistra) e mondo dell’associazionismo, a dare avvio alla giornata di mobilitazione contro il nucleare denominata “Il nucleare divide, le energie rinnovabili uniscono”, un’iniziativa nata dal coordinamento di CreaFuturo di Marco Pezzoni e dell’associazione piacentina Cà Boiardi, che fa riferimento all’ex presidente della Provincia. Il Ponte in ferro è stato assunto come elemento simbolo di questa unione: inaugurato nel 1892, fu la prima opera che portò a Cremona un elemento tangibile del concetto di unità d’Italia dichiarata trent’anni prima. Quello che fu granducato di Parma e e Piacenza ed estrema propaggine del Lombardo- Veneto oggi sono accomunati dalla paura del ritorno al nucleare, combattuto e vinto trent’anni fa e ritornato in auge in seguito all’ambiguo accordo Italia Francia, che porterebbe molto probabilmente sui vecchi siti individuati dall’Enea già negli anni Settanta, le prime quattro mega centrali nucleari. In pole position tra queste localizzazioni c’è l’asta del Po, che ha “già dato” ai vecchi tempi con Caorso e che oggi potrebbe “dare” con Viadana: da qui proveniva il gruppo storico degli antinuclearisti della Bassa, coordinato da Umberto Chiarini, il primo a parlare, ieri pomeriggio al raduno della carovana sotto il ponte: “Sono trent’anni che ci opponiamo, non da oggi. Non abbiamo aspettato che accadessero disastri per cambiare rotta. Mi vergogno per i ministri che abbiamo in Italia, come Prestigiacomo che dice che è meglio soprassedere col nucleare per biechi interessi elettorali, siamo di fronte ad una bassa cucina politica. Mi vergogno per la presenza di Veronesi all’Agenzia per la sicurezza nucleare, un soggetto che dovrebbe essere terzo e che invece ha al suo vertice due persone dichiaratamente a favore. Dovrebbero dimettersi ad avere quindi la possibilità di agire in libertà a favore del nucleare partecipando ad esempio al Forum insieme a Chicco Testa”. Un intervento appassionato ed indignato, a cui ha fatto seguito quello di Francesca Berardi, del Comitato referendario cremonese “Due sì per l’acqua pubblica”, l’altro referendum per cui si andrà a votare in giugno, insieme all’abrograzione del nucleare. La rappresentante del Comitato per l’acqua pubblica ha puntato sul concetto di beni comuni da salvaguardare e sulla necessità che la gente abbia la possibilità di scegliere del proprio futuro, nell’autodeterminazione di quello che è bene e male. Esattamente il contrario di quanto sta accadendo con il nucleare, imposto dall’autorità centrale dopo la sonora bocciatura popolare del 1987, e perdipiù imposto a dispetto della volontà dei territori. Berardi ha poi lanciato un appello alla partecipazione alla manifestazione per i beni comuni in programma a Roma il 26 marzo prossimo. “Sappiamo fare politica - ha concluso - lo dimostrano il milione e mezzo di firme raccolte per i quesiti referendari; questa è la nostra battaglia, per una politica che parta dal basso”. Lapo Pasquetti, a nome di SEL, ha accennato alle “menzogne” che la classe politica sta raccontando sull’utilità, la necessità e la convenienza economica del nucleare, snocciolando dati non realistici. La realtà è che “il nucleare è un affare solo per gli imprenditori che partecipano alla realizzazione delle centrali, al contrario delle energie rinnovabili la cui produzione consente di dare lavoro a molte più professionalità e persone”. Andrea Ladina, segretario provinciale dei Verdi, ha spiegato come gli incidenti nella storia della produzione energetica nucleare debbano pur servire a qualcosa, a mettere in guardia l’uomo rispetto alla potenzia soverchiante della natura. Anche nei casi in cui la scienza è in rado di prevedere gli eventi più catastrofici: e

Alcune immagini della manifestazione; a destra, Marco Pezzoni; al centro, Andrea Ladina

“Nucleare, una vergogna” Si leva l’appello dal territorio Circa sessanta attivisti,tra associazioni e partiti,hanno aderito alla mobilitazione iniziata ieri al ponte sul Po L’INIZIATIVA

Unire le due sponde un altro modo per ricordare il 150° “Uniremo le due sponde del fiume, in omaggio ai 150 anni dell'Unità d'Italia, con un asse ideale, una carovana che partirà da Viadana (Mantova) e raggiungerà Caorso” aveva spiegato Marco Pezzoninel presentare l’iniziativa di ieri. Nello stesso tempo, vista la tragica situazione che sta investendo il Giappone in questi giorni, il coordinamento No Nuke di Piacenza ha organizzato un sit in di fronte al Comune di Caorso, in attesa dell'arrivo della carovana dall'altra sponda del Po. Un evento che, per la prima volta, vede unite le asssociazioni, i movimenti e i partiti. Hanno aderito infatti Legambiente, Partito Democratico, Italia dei Valori (impegnata nella sensibilizzazione del referendum voluto proprio dal segretario Di Pietro), Sinistra, Ecologia e Libertà. Federazione della Sinistra-Rifondazione, Federazione dei Verdi, Ecologisti Democratici. l’esperienza del Giappone in questo caso è illuminante. “Von la radioattività non si può giocare, questi sono concetti di destra e sinistra come di destra e sinistra sono i governi che in tutto il mondo di volta in volta si sono lasciati tentare dalla sirena del nucleare”. Matteo Ceni, in rappresentanza dei giovani del Partito Democratico, ha fatto un preciso riferimento generazionale: “Noi siamo nati negli anni in cui appariva chiaro che il nucleare era una risorsa di cui si poteva anche morire. Diciamo un no netto alle scelte che mortificano la nostra capacità di discernimento e se addirittura occorre l’esercito per consentire la costruzione delle centrali... Il futuro è nelle rinnovabili e nella ricerca attorno alle stesse”. Condivisione piena anche da parte della Federazione della Sinistra, con Giacomo Bazzani, che ha aggiunto

soddisfazione per “questa unità di intenti sui contenuti, che è quello su cui dobbiamo puntare”. Per le associazioni sono intervenuti Carla Bellani, presidente provinciale delle Acli, che ha parlato della necessità di denuclearizzare anche le coscienze, oltre che la terra, puntando su un modello di sviluppo alternativo che consenta la convivenza pacifica. Tra le associazioni presenti, anche Legambiente, Wwf, Arci, Lipu e il coordinamento dei Comitati Ambientalisti della Lombardia di Ezio Corradi: che invece della bandiera aveva portato la gigantografia di due pagine dedicate a Fukushima della “Stampa” e del “Corriere” che più di ogni altro discorso illustrano le imprevedibili e sconcertanti vendette della natura sulle opere dell’uomo.


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La Cronaca di Cremona

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«Nucleare, cambiare rotta» Oltre 300 persone a Caorso per dire «no» all’atomo (votando «sì» al referendum) Alla mobilitazione CreaFuturo e l’associazione piacentina Cà Boiardi

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ambiare rotta. Non guardare da dove si proviene, ma guardare al futuro. Ognuno con la propria storia, la propria appartenenza anche politica, la propria unicità. Ma insieme per «portare i cittadini a votare il 12 giugno e dire No al nucleare. Votando SI’». E, come ha affermato il senatore Idv Li Gotti “impegnandoci a regalare anche quella mezz’ora di democrazia che i nostri concittadini italiani a volte disprezzano senza pensare che stiamo pensando al futuro anche dei loro figli”. Sono oltre trecento le persone che si sono ritrovate ieri a Caorso per dire no al ritorno al nucleare. Dal coordinamento No nuke piacentino a tutti i partiti del Centrosinistra, ai rappresentanti della Regione Emilia Romagna, ai rappresentanti di quindici associazioni antunlucelariste dell’oltre Po. Tra gli amministratori, l’assessore regionale all’Ambiente Sabr ina Freda, alla Protezione Civile Paola Gazzolo, all’Energia Giancarlo Muzzarelli. Tra i politici, il senatore dell’Italia dei Valor i Luig i Li Gotti. Un minuto di silenzio, per ricordare le vittime e il dramma del Giappone. Poi, ad aprire i lavori Gianluigi Boiardi, consigliere provinciale del Nuovo Ulivo e presidente dell’associazione CaBoiardi, che ha organizzato l’evento con l’associazione Creafuturo di Cremona (con Marco Pezzoni, onorevole Pd) e i Giovani Democratici di Piacenza. Gianluigi Boiardi ha introdotto la giornata: “E’ un’emozione profonda vedere Comitati, organizzazioni, coordinamenti, partiti e amministratori tutti insieme a Caorso luogo simbolo di un nucleare vissuto, una storia che l’Italia ha purtroppo dimenticato. E’ proprio per questo che con l’annuncio due anni fa dell’allora ministro Scajola che voleva usare le maniere forti, anzi fortissime, per ripartire con il nucleare, si è scatenata la reazione immediata da parte delle popolazioni. Non è stato il Giappone a creare questa mobilitazione. Qui non trovate nessuno sciacallo. Domani a Cortemaggiore è previsto l’arrivo del sottosegretario Saglia. Viste le sue dichiarazioni di non oltre 48ore fa, in cui specificava che nessuna centrale sarà installata nelle Regioni che si dichiarano contrarie, mi auguro che davanti alla popolazione abbia il coraggio di confermare che né Caorso né altri territori della nostra Regione saranno sedi di Centrali nucleari”. Marco Pezzoni, moderatore del convegno, ha puntualizzato: “Oggi è il punto di arrivo di una serie di carovane che vengno da Viadana, da Casalmaggiore, da Piadena, da Cremona. Il Po deve unire e non dividere. Il nucleare divide, l’energia rinnovabile unisce”. Daniele Nastr ucci, sindaco di Caorso nel periodo del funzionamento della Centrale di Caorso: “La proposta della fase del nucleare mi fa tornare in mente gli stessi problemi che abbiamo avuto negli anni ’70. Tutto, anche la modalità di procedere. In tempi lunghissimi si è arrivati alla costruzione di Arturo e con la prima prova di funzionamento erano emersi già tre problemi seri: non c’era il deposito nazionale delle scorie; non c’era un piano di emergenza; non era stata prevista un’indagine epidemiologica che avrebbe dovuto monitorare la salute dei cittadini. Da allora non è mai stato fatto nulla. E non solo i problemi non si sono risolti, ma sono peggiorati. Che senso ha

riprendere in mano il nucleare, quando oggi le alternative ecologiche e sicure ci sono? Il nucleare non è l’unica tecnologia a favorire lo sviluppo di competenze e professionalità avanzate, così come non è l’unica a generare un indotto ricco di valore aggiunto e di occupazione. Se il nucleare fosse una fonte così ghiotta perché non si offrono soldi ai Comuni che lo accettanno sul loro territorio? Quello accaduto in questi giorni in Giappone ci dice che il nostro reattore – se fosse ancora in funzione – oggi sarebbe da buttare” Giampaolo Bardini, coordinamento Non Nuke Piacenza: “In che mani siamo? Abbiamo il ministro Prestigiacomo che, prima si permette di fare affermazioni al limite della decenza e poi, per paura di perdere il referendum e le amministrative, si rimangia tutto. Abbiamo il ministro Romani

che ha superato il limite, affermando che siamo degli sciacalli e dei poveretti che si fanno abbindolare dalle emozioni. Abbiamo alla presidenza dell’Agenzia per la Sicurezza del nucleare Veronesi che, solo dopo quanto accaduto in Giappone , si permette di riflettere più attentamente. E prima? Non aveva riflettuto? Non possiamo restare a guardare. Dobbiamo informare i cittadini e portarli tutti a votare il 12 giugno.” Marcello Petrini (presidente Giovani Democratici): “Di fronte al nucleare si possono avere due approcci: uno che valuti oggettivamente la questione in campo avvalendosi di esperti; oppure demagogico che si basa da una parte agli interessi delle lobby e poi volta faccia in base ai risultati dei sondaggi. Iniziative come quella di oggi vanno nella direzione di contrastare un Governo ondivago. Perché siamo contrari al nucleare? Perché ci sono gravi problemi di sicurezza, modeste ricadute sul fabbisogno elettrico italiano, non abbiamo più know how sulla tecnologia che dovremmo importare dall’estero, oltre ovviamente al problema delle scorie. L’impatto sulla salute è però l’aspetto più importante. Basti pensare che, dove si ha avuto il coraggio di fare lo studio epidemiologico (sedici centrali nucleari tedesche), si è visto l’aumento di incidenza di forme tumorali nei bambini. Per non parlare delle ricadute occupazionali. Il centrodestra in Italia tramite il decreto Romani ha tagliato sulle rinnovabili che hanno dimostrato di essere la sfida del futuro. Ed è impegnato a progettare le grandi opere. Forse l’impatto mediatico dello stretto di Messina è più importante rispetto a quello dei posti di lavoro. Non vorremmo che, passata l’emotività per la tragedia giapponese, il Governo riparta a testa bassa sulla scelta del nucleare. Dobbiamo quindi impegnarci al massimo per andare a votare il 12 giugno contro il ritorno del nucleare. Speriamo che il 2011 sia ricordato non solo come l’anno del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia , ma anche come quello in cui gli italiani hanno detto per la seconda volta no al nucleare. E per dimostrare che teniamo alla nostra salute, al nostro ambiente”. Laura Chiappa (Legambiente): “Un Governo schizofrenico e un momento delicatissimo quello che stiamo affrontando. Come Legambiente

siamo estremamente preeoccupati dal passo indietro del Governo che è più una questione elettorale che altro. Dobbiamo perciò portare avanti coesi la nostra informazione sui territori. C’è bisogno di far capire ai cittadini cosa sta accadendo e l’importanza del referendum del 12 giugno. Ricordo quando Foti e Polledri dichiararono che una centrale a Caorso sarebbe stata un’opportunità. C’è una mancanza di responsabilità da parte delle forze politiche e amministratrive che ci preoccupa molto. Dobbiamo riuscire a spiegare agli italiani cosa sta accadendo e che il nucleare è la risposta sbagliata. Dobbiamo spiegare che non abbiamo bisogno di creare nuova energia. E soprattutto spiegare che dobbiamo fare energia in modo diverso: efficienza e risparmio ener-

non è sciacallaggio. E’ la verità. Non si può far finta di non sapere che un disastro nucleare come quello giapponese lascia sul territorio segni per migliaia di anni. Oggi il Governo tentenna perché guarda i sondaggi. I sondaggi sono la conseguenza di una linea che si intende tenere. Quello che dovrebbe fare invece è davvero fare un piano energetico nazionale. Perché prima di tutto ho bisogno di sapere se questa energia davvero mi serve o se è solamente un grande business per pochi. E il nostro sistema energetico, la tiene l’energia che produciamo? L’università di Ingegneria di Parma ha fatto uno studio per calcolare cosa si potrebbe fare di alternativo con i soldi che sarebbero investiti per il ritorno al nucleare. Sarebbero sufficienti a coibentare tutte le

cidere (quando mai ci capita?) il nostro futuro quantomeno per i prossimi cinquant’anni. Noi, non i nostri delegati. Noi cittadini possiamo decidere qualcosa che riguarda il nostro futuro per oltre 50 anni. Una decisione così importante che la mobilitazpne è necessaria. Ci dicono che vorremmo tornare al Medioevo. Noi saremmo nostalgici di una economia contadina e indifferenti anzi nemici del progresso. I moderni non ci dicono come mai la loro modernità tutta mirata a stabilire un numero infinitesimale di generazioni di centrali, lascia insoluto il problema delle scorie. Ho avuto il privilegio di seguire per diversi anni la battaglia persa di Carlo Rubbia che diceva che stiamo disseminando nel Paese delle bombe atomiche. Prima o dopo scoppieran-

abitazioni del Paese e quindi a risparmiare energia. Si andrà a votare di nuovo sul tema del nucleare. Credo che di fronte a questa occasione, dobbiamo trovare il coraggio di andare insieme verso il raggiungimento dell’obiettivo. E questo per Caorso ma anche per l’Italia”. Luigi Li Gotti (senatore Italia dei Valori): “Gli avvenimenti drammatici di questi ultimi giorni hanno rivitalizzato il dibattito attorno ad un tema che rischiava davanti alle scelte squallide del Governo di indevbolire l’opzione democratica, la scelta. Oggi rinasce l’interesse, purtroppo su una vicenda drammatica, ma lo suqallore della scelta di cercarre di condizionare il raggiungimentro di un quorum, è un’operazione non democratica. Noi abbiamo la possibilità oggi di de-

no. Per 18 anni gli Stati Uniti hanno tentato di creare nel Nevada un grande sito per le scorie e lo hanno abbandonato. Le scorie sono un problema serio. Tornare al Medioevo? No, noi siamo quelli che guardiamo al futuro. Gli antichi sono loro. Cosa differenzia il nucleare dal solare? Lo dice Rubbia in modo semplicissimo: il solare non si paga, perché il sole è di tutti. Il nucleare è business. Quindi se noi moderni riusciamo a catturare l’energia del sole e a trasformarla per i nostri usi, ci siamo affrancati dai pescecani del business, da quelli che fanno affari sul nostro futuro. Noi guardiamo a come sfruttare ciò che la natura ci dà per trasformarla in benessere. Loro ci avvelenano solo la vita».

La centrale di Caorso e la partecipata mobilitazione che si è tenuta ieri pomeriggio a Caorso per dire «no» al nucleare

getico devono diventare la nostra parola d’ordine. Abbiamo molti terreni di lotta su cui lavorare insieme, costruendo un grande movimento che spinga verso una partecipazione democratica”. Gabriella Meo (Consigliere regionale SeL –Verdi): “Se non vale più il referendum, che è l’unica occasione che i cittadini hanno di esprimere la propria opinione, allora il vero problema non è il nucleare ma la crisi della democrazia. Il referendum che ha portato nel nostro Paese la Repubblica ha lo stesso valore di quello in cui ci siamo espressi vent’anni fa. Oggi abbiamo una tragedia che non è solo quella dello tsunami, ma quella dei morti che verranno. Perché chi oggi è impegnato a spegnere gli incendi è destinato a morire. E questo

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Il nucleare divide, le energie rinnovabili uniscono. Cartella stampa: cremona

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