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NUMERO 1 | ANNO 2013

IL LAVORO A PROGETTO, VISTO DAL WELFARE Le attività Borderline a rischio conversione in lavoro dipendente

Le misure introdotte dalla recente riforma del mercato del lavoro in tema di lavoro coordinato e continuativo hanno spaventato non poco le imprese che ricorrevano abitualmente all’opera dei lavoratori a “progetto”. Le prime reazioni del mercato sono state, per alcuni versi, eccessivamente drastiche e anche drammatiche a volte (lavoratori a progetto genuini “buttati fuori” in tronco dalle aziende per via dell’innalzamento dei rischi contrattuali), per altri versi, volutamente superficiali (aziende che erano già consapevoli di essere in posizione borderline e che, per ragioni prettamente economiche, non hanno cambiato di una virgola le loro prassi interne, oppure che sono passate addirittura al lavoro in “nero”). di Paolo Rossi

(*)

Le aziende sono andate in confusione soprattutto per l’aggravarsi dell’approccio formalistico del Legislatore, il quale persevera sulla minuziosa individuazione degli elementi caratterizzanti Segue a pagina 2

sommario »» Il

lavoro a progetto, visto dal Welfare - Le attività borderline a rischio conversione in lavoro dipendente

»» Il redditometro non è uno strumento di accertamento - La recente conferma da parte della Corte di Cassazione

»» Le

utenze non provano la residenza - Corte di Cassazione, sentenza n. 271/2013

»» Imposte da Irap non dedotta - Disponibile il software per l’istanza di rimborso

»» Al via la detassazione della produttività 2013 - Firmato il Decreto che fissa i criteri 2013 per l’applicazione dello sgravio fiscale

»» Aspi, mini-Aspi, mobilità e CIG Gli importi dei trattamenti validi per il 2013

»» Accertamento bancario - Modus operandi

»» Artigiani e Commercianti -

Contributi per il 2013: l’Inps fa il punto

(*) Paolo Rossi è consulente del lavoro e giornalista pubblicista in Roma. Da anni, scrive stabilmente per editori di caratura nazionale, tra i quali Il Sole 24 Ore, Buffetti Editore, IDI Editrice, Zucchetti Editore, E-dotto. E’ laureato in Economia e laureando in Giurisprudenza. E’ stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica a soli 40 anni di età per meriti professionali. E’ titolare dell’omonimo Studio di consulenza del lavoro sito in Frascati (RM).


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Segue da pagina 1

il contratto (qualificazione stratificata del rapporto), anche a costo di mettere in discussione i principi guida dell’ordinamento. Cerchiamo dunque di capire, anche alla luce delle recenti interpretazioni del Ministero del Lavoro (circolare 29/2012), quali spazi di manovra ancora residuano per questo tipo di flessibilità “autonoma”.

LA STRUTTURA DELLA COLLABORAZIONE A PROGETTO I punti salienti su cui è intervenuto il Ministero del lavoro toccano diversi aspetti centrali del lavoro a “progetto”: 1. il “progetto” resta l’unico ed indispensabile requisito cui ricondurre i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sottoscritti successivamente al 18 luglio 2012, in ragione della soppressione delle nozioni di “programma di lavoro” e “fase di programma”; 2. è vietata la possibilità di identificare il progetto con una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente; 3. è vietato assegnare al lavoratore a progetto lo svolgimento di compiti meramente esecutivi e ripetitivi; 4. il corrispettivo concordato con il lavoratore non può essere inferiore ai minimi di retribuzione previsti dai contratti collettivi che saranno appositamente concordati per

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il lavoro coordinato a progetto, ovvero con i minimi salariali dei dipendenti professionalmente equiparabili;

»» manutentori; »» muratori e qualifiche

5. la mancata individuazione dello specifico progetto è sanzionata con la conversione automatica in rapporto di lavoro dipendente;

»» piloti e assistenti di volo; »» prestatori di manodopera

6. se le modalità di svolgimento del lavoro a progetto risultano analoghe a quelle dei lavoratori dipendenti dell’impresa, al pari, è prevista la sanzione della conversione automatica in rapporto di lavoro dipendente.

LE ATTIVITÀ BORDERLINE Queste le attività ritenute dal Ministero del Lavoro non compatibili con il nuovo “progetto”.

»» addetti

alla distribuzione di bollette o alla consegna di giornali, riviste ed elenchi telefonici;

»» addetti alle agenzie ippiche; »» addetti alle pulizie; »» autisti e antotrasportatori; »» baristi e camerieri; »» commessi e addetti alle vendite; »» custodi e portieri; »» estetiste e parrucchieri; »» facchini; »» istruttori di autoscuola; »» letturisti di contatori; »» magazzinieri;

operaie dell’edili-

zia;

nel settore

agricolo;

»» addetti alle attività di segreteria e terminalisti;

»» addetti

alla somministrazione di cibi o bevande;

»» prestazioni rese nell’ambito di call center per servizi cosiddetti in bound.

PROFILI SANZIONATORI La mancata individuazione del progetto determina la costituzione di un rapporto di lavoro di natura subordinata a tempo indeterminato. La legge sanziona severamente la mancanza dell’elemento progettuale, e ciò in ragione della condizione di essenzialità del progetto ai fini della stessa esistenza della fattispecie contrattuale. L’intento del Legislatore della riforma è chiaramente esplicitato in una interpretazione autentica che rafforza il vincolo del progetto: la norma in questione “si interpreta nel senso che l’individuazione di uno specifico progetto costituisce elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”. Nessuna possibilità di fornire la prova contraria è data al committente.

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IL REDDITOMETRO NON È UNO STRUMENTO DI ACCERTAMENTO La recente conferma da parte della Corte di Cassazione di Luca Giannetti – Studio Associato Magno & Giannetti

La sentenza della Corte di Cassazione n. 23554/2012 considera il “redditometro” come presunzione semplice e non presunzione legale. Questa sentenza è importante perché, in contrasto con altre precedenti sentenze, per la prima volta in Italia, si ritiene il redditometro una semplice presunzione e,in sostanza, è l’Agenzia delle Entrate a provare il maggior reddito derivante da redditometro e non deve basarsi esclusivamente sulle presunzioni previste dai decreti ministeriali. In merito, si ricorda che l’accertamento sintetico rappresenta una forma di accertamento mediante il quale il reddito complessivo di un contribuente (persona fisica) viene determinato sinteticamente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute, mentre le presunzioni semplici sono quelle che la legge lascia al libero apprezzamento del giudice, a differenza di quelle legali il cui valore probatorio è riconosciuto una volta per tutte dalla legge, senza che il giudice le possa valutare liberamente in modo assoluto o relativo. L’assimilazione del redditometro ad una presunzione semplice era stato fornito nelle sentenze della Corte di Cassazione n. 13289/2011 e n. 19637/2010 in modo meno esplicito di quanto riportato nella recente sentenza n. 23554/2012. La Corte di Cassazione, con questa ultima sentenza, ribadisce che il redditometro non ha valore probatorio assoluto affermando, invece, che, da un punto di vista normativo, esso rappresenta solo una presunzione semplice sulla base della quale ricostruire il reddito del contribuente.

FATTURE 2013: LA NUOVA DISCIPLINA SULLA NUMERAZIONE

del 2013 sarà la n. 543 e così via;

L’Agenzia delle Entrate, attraverso la Risoluzione Ministeriale

partendo dalla n. 1, proseguendo la numerazione anche negli

n. 1/E del 10 gennaio 2013, ha chiarito la nuova disciplina sulla

anni successivi. Per esempio, se la prima fattura del 2013 è la

numerazione delle fatture a partire dall’anno 2013.

n.1 e l’ultima la n. 418, la prima del 2014 sarebbe la n. 419.

In merito, si ricorda che la precedente normativa stabiliva la

Modalità 3: iniziare nel 2013 con la numerazione progressiva

numerazione progressiva per anno solare.

partendo dalla n. 1, riprendendo da 1 la numerazione negli anni

Tale specifica temporale è stata eliminata dall’ultima Finan-

successivi (come applicato fino al 2012). Per esempio, se la

ziaria 2013, al fine di recepire la Direttiva UE in materia di

prima fattura del 2013 è la n.1 e l’ultima la n. 325, la prima del

fatturazione.

2014 sarebbe di nuovo la n. 1.

In tal senso, la fattura andrà numerata con un numero progres-

Modalità 4: iniziare nel 2013 una numerazione progressiva re-

sivo che la identifichi in modo univoco.

lativamente a ciascun anno, inserendo nel numero della fattura

In particolare, si elimina qualsiasi limite alla modalità di nume-

il relativo anno di emissione. Per esempio, la prima fattura del

razione progressiva delle fatture emesse a partire dal 1 gennaio

2013 sarà la n. 1/2013 (o 2013/1).

2013, come specificatamente chiarito dalla R.M. 1/E/2013 , ed

I chiarimenti forniti si ispirano a criteri di semplificazione degli

è ritenuto ammissibile adottare una delle seguenti modalità di

adempimenti fiscali e hanno riflessi positivi sul piano degli one-

numerazione:

ri amministrativi, non richiedendo l’adeguamento dei software

Modalità 1: proseguire nel 2013 con la numerazione del 2012.

gestionali alla nuova disciplina in materia di numerazione delle

Per esempio, se l’ultima fattura del 2012 è la n. 542, la prima

fatture.

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Modalità 2: iniziare nel 2013 con la numerazione progressiva

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LE UTENZE NON PROVANO LA RESIDENZA Corte di Cassazione, sentenza n. 271/2013 Francesco Raco – Studio Associato Magno & Giannetti

La Corte di Cassazione, con la sentenza 271 ha stabilito che la presenza di un’utenza (nella fattispecie, una bolletta per l’elettricità), non garantisce l’accesso alle agevolazioni per la prima casa, non configurando necessariamente il trasferimento della residenza nell’immobile oggetto dell’agevolazione.

»» non deve avere le caratteristiche di lus-

Infatti, la bolletta in questione non si riferiva alla fornitura di corrente per un’abitazione civile, ma era esclusivamente funzionale alle opere di ristrutturazione dell’unità immobiliare, nella quale il nucleo familiare non abitava.

»» se

Il requisito della residenza, necessario per usufruire delle agevolazioni “prima casa”, era già stato in passato considerato in maniera restrittiva da parte della Cassazione; in merito, si ricorda la Sentenza 1792 del 12 ottobre 2012, con la quale aveva escluso lo sgravio fiscale a una famiglia che abitava effettivamente abitava nell’immobile, ma non era riuscita a trasferire la residenza entro i termini previsti dei 18 mesi e la Sentenza 2109 del 2009, in cui sottolineava che il requisito della residenza nel comune in cui è sito l’immobile è riferito alla famiglia, così, in caso di comunione legale tra i coniugi è necessario che la casa sia destinata a residenza familiare. Per completezza, di seguito si riportano i requisiti necessari per fruire delle agevolazioni e una tabella riepilogativa delle medesime.

so , mentre non è rilevante la categoria catastale;

»» deve impegnarsi a stabilire la residenza, entro 18 mesi dall’acquisto, nel territorio del Comune dove è situato l’immobile da acquistare, qualora già non vi risieda.

»» deve

essere ubicata nel Comune dove l’acquirente ha la propria residenza o in cui intende stabilirla entro 18 mesi dall’ acquisto, oppure nel Comune in cui l’acquirente svolge la propria attività; l’acquirente si è trasferito all’estero per lavoro, l’immobile deve essere situato nel Comune ove ha sede o esercita l’attività l’azienda da cui dipende;

»» l’immobile

può essere ubicato in qualsiasi Comune del territorio italiano se l’acquirente è cittadino italiano residente all’estero.

REQUISITI ACQUIRENTE:

L’ACQUIRENTE DECADE DALLE AGEVOLAZIONI PRIMA CASA QUANDO:

»» le

dichiarazioni previste dalla legge nell’atto di acquisto sono false;

»» non trasferisce entro 18 mesi la residenza nel Comune in cui è situato l’immobile oggetto dell’acquisto;

»» vende o dona l’abitazione prima che sia

decorso il termine di 5 anni dalla data di acquisto, a meno che entro un anno non proceda al riacquisto di un altro immobile da adibire a propria abitazione principale.

»» non deve essere titolare esclusivo (proprietario al 100%) o in comunione con il coniuge (la comproprietà con un soggetto diverso dal coniuge non è ostativa) di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di un’altra casa di abitazione nel territorio del Comune dove sorge l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato;

»» non

deve essere titolare, neppure

REQUISITI ABITAZIONE:

IMPOSTE DA IRAP NON DEDOTTA Disponibile il software per l’istanza di rimborso Francesco Raco – Studio Associato Magno & Giannetti

Sono in corso i termini per la richiesta di rimborso dell’Ires e dell’Irpef versate in più a causa della mancata deduzione dell’Irap relativa alle spese per il personale dipendente e assimilata. L’istanza deve essere inviata esclusivamente attraverso il canale informatico, dai contri-

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per quote o in comunione legale con il coniuge, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà o nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione su altra casa di abitazione acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni fiscali prima casa;

buenti abilitati ai servizi telematici Entratel o Fisconline oppure tramite gli intermediari incaricati. Si evidenzia che la trasmissione telematica andrà effettuata in base all’area geografica di appartenenza stabilita facendo riferimento al domicilio fiscale indicato nell’ultima di-

chiarazione dei redditi presentata; l’Agenzia delle Entrate, in merito, ha predisposto un calendario per l’invio delle Istanze differenziato su base regionale (“Click Day”). Nell’ipotesi di periodo di imposta coincidente con l’anno solare, si possono chiedere a rimborso le imposte pagate per gli anni dal 2007 al 2011, mentre, per l’anno 2012, il recupero sarà operato nella prossima dichiarazione dei redditi. Si ricorda che possono usufruire del rimborso i soggetti che abbiano sostenuto oneri finanziari e costi del personale.

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fini della concreta accessibilità ai contratti di apprendistato professionalizzante o di mestiere, ritiene che il datore di lavoro, nello specifico caso di carenza di disciplina collettiva qualificata, possa anche far riferimento, per l’individuazione dei profili normativi ed economici dell’istituto, ad una regolamentazione contrattuale di settore affine.

LA FALSA ATTESTAZIONE DI REGOLARITÀ CONTRIBUTIVA PORTA AL CODICE PENALE

PILLOLE LAVORO DETRAZIONI PER FIGLI A CARICO - NUOVE MISURE DAL 2013 La legge di stabilità 2013, ha elevato la detrazione per figli a carico ad euro 950 per ciascun figlio, compresi quelli naturali riconosciuti, adottivi o affidati. Si considerano a carico i figli che non hanno percepito nel corso dell’anno un reddito superiore ad euro 2.840,51, al lordo degli oneri deducibili, tenendo presente che nell’individuazione del reddito rilevante deve necessariamente essere valutato anche il reddito dell’abitazione principale e delle sue pertinenze. Tale detrazione passa ad euro 1.220 per ciascun figlio di età inferiore a 3 anni e a euro 400 per ogni figlio portatore di handicap. Inoltre la detrazione teorica è aumentata di un importo pari ad euro 200 per ciascun figlio a partire dal primo, per i contribuenti con più di 3 figli a carico.

APPRENDISTATO ANCHE IN ASSENZA DI CONTRATTO COLLETTIVO Anche in assenza di un contratto collettivo proprio del settore di appartenenza o nel caso in cui il datore di lavoro applichi un contratto collettivo che non abbia disciplinato l’apprendistato, è possibile attivare un contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere. E’ quando sostiene il Ministero del lavoro in risposta ad un interpello presentato dall’Ordine dei consulenti del Lavoro. Il Ministero, pur premettendo che Testo Unico in materia di apprendistato, per come formulato, sembri imporre un intervento della contrattazione collettiva ai

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Risponde di falso in atto pubblico chi attesa con autocertificazione il falso versamento dei contributi Inps Un imprenditore che aveva reso una falsa dichiarazione sostitutiva con la quale attestava di essere in regola con la posizione contributiva dei suoi operai, per potere avere libero accesso ad una gara d’appalto, era stato condannato per falso in atto pubblico sia dal Tribunale che dalla Corte d’appello. La Cassazione riconferma la condanna dell’imprenditore che deve rispondere di falso in atto pubblico se nella dichiarazione sostitutiva dice slealmente di essere in regola con i versamenti contributivi Inps (Sentenza n. 6221 del 7 febbraio 2013). La suprema Corte motivando la sua decisione sulla base dell’articolo 483 del codice penale, che punisce la violazione dell’obbligo giuridico dell’imprenditore di esporre la verità in un atto destinato a provare la realtà dei fatti attestati e a cui siano ricollegati specifici effetti (ammissione alla gara d’appalto), ritiene che l’imprenditore sia ugualmente punibile anche se non ha falsificato materialmente il Durc. La responsabilità penale scatta ugualmente indipendentemente dal fatto che il documento falsificato fosse pubblico o privato, come nel caso di specie l’autocertificazione.

PILLOLE FISCO PER IL LICENZIAMENTO DELLA COLF NON SI PAGA L’ASPI Il Ministero del lavoro chiarisce che il contributo di licenziamento (41% del massimale mensile Aspi per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni) introdotto dalla legge Fornero non riguar-

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da i datori di lavoro che assumono baby sitter, colf e badanti. I tecnici del Ministero specificano che il contributo è dovuto solo dalle imprese che licenziano, escludendo le famiglie dal versamento dell’indennità di disoccupazione in caso di licenziamento delle collaboratrici domestiche.

AGEVOLAZIONE PRIMA CASA E CESSIONE PRIMA DEL QUINQUENNIO Il contribuente che cede l’abitazione acquistata con i benefici “prima casa” prima del quinquennio dall’acquisto e non intende acquistare un nuovo immobile entro 1 anno dalla vendita può richiedere all’Ufficio la riliquidazione dell’imposta assolta in sede di registrazione. In tal caso l’Ufficio notifica un avviso di liquidazione dell’imposta dovuta e degli interessi calcolati a decorrere dalla data di stipula dell’atto di acquisto dell’immobile oggetto di agevolazione, senza applicare la sanzione del 30%. (Risoluzione 112/E/2012)

Agenzia

Entrate

n.

ASSEGNO UNA TANTUM ALL’EX CONIUGE L’importo corrisposto dall’ex coniuge in sede di divorzio tramite assegno una tantum:

»» non è imponibile per il percipiente; »» non è deducibile per il coniuge erogante.

(Sentenza CTR Lazio 19.11.2012, n. 528/01/12)

MANCANZA CONTABILITÀ MAGAZZINO

DI

La mancata tenuta delle scritture ausiliarie di magazzino legittima l’accertamento induttivo del reddito d’impresa fondato sulla sola percentuale di ricarico dei beni venduti. Omessa risposta a questionario - Sentenza Corte Cassazione 10.1.2013, n. 455 In sede di accertamento gli atti e documenti non trasmessi all’Ufficio in risposta ad un questionario possono essere comunque tenuti in considerazione qualora il contribuente non sia stato informato delle conseguenze della mancata risposta. (Sentenza Corte Cassazione 14.12.2012, n. 23096)

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AL VIA LA DETASSAZIONE DELLA PRODUTTIVITÀ 2013 Firmato il Decreto che fissa i criteri 2013 per l’applicazione dello sgravio fiscale di Paolo Rossi

950 milioni di euro per il 2013 e 400 milioni di euro per il 2014: sono i fondi stanziati dall’ultima legge di stabilità che renderanno meno gravoso il cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti.

tribuzione premiale della distribuzione flessibile dei periodi feriali per la parte eccedente le due settimane di ferie che la legge impone di godere entro l’anno di maturazione (D.lgs. 66/2003);

»» potrà RETRIBUZIONI DETASSATE: LE NOVITÀ PER IL 2013 Si tratta degli incentivi fiscali (imposta sostitutiva pari al 10%) agganciati alla retribuzione premiante negoziata in sede di contrattazione collettiva di secondo livello ossia quella corrisposta in esecuzione di contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale, riferiti a indicatori che rilevino un aumento di produttività, redditività, qualità, efficienza, innovazione o legati ad altri parametri specificati nel DPCM in argomento. Sul punto, il DPCM del 22 gennaio introduce alcune novità:

»» oltre alle voci retributive che fanno spe-

cifico riferimento a indicatori di produttività, redditività e competitività, potranno essere detassate le voci che vanno a premiare misure volte a disciplinare l’organizzazione dell’orario intesa a migliorare l’utilizzo degli impianti e, più, in generale la flessibilità della produzione;

»» potrà

essere inclusa nel plafond la re-

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beneficiare della minor tassazione la retribuzione destinata ad attivare l’adozione di strumenti informatici indispensabili per lo svolgimento dell’attività;

»» potrà accedere al beneficio la retribuzio-

ne destinata al miglioramento della fungibilità delle mansioni e di integrazione delle competenze lavorative (intercambiabilità dei lavoratori, lavoro in team, ecc.).

Il Decreto, per come formulato, sembrerebbe tener fuori dall’agevolazione alcune delle voci retributive di maggior interesse ossia gli straordinari, il lavoro supplementare, il notturno e il festivo, che come prassi sono regolamentate dalla contrattazione collettiva nazionale e non da quella di secondo livello. Su questo punto, tuttavia, si auspica un chiarimento in tempi rapidi del Ministero delle finanze, per evitare che lo strumento agevolativo assuma i contorni della “burocrazia impossibile” e dunque, di fatto, impedisca ai meno strutturati (significativamente le micro imprese) di accedere all’incentivo.

TETTI RETRIBUTIVI La norma resta destinata ai soli lavoratori del settore privato che nel 2012 abbiano prodotto un reddito da lavoro dipendente inferiore ai 40mila euro, al lordo delle somme assoggettate alla stessa agevolazione nel corso dell’anno 2012. Inoltre, la somma massima di retribuzione 2013 che può godere dell’imposta sostitutiva del 10% viene fissata a 2.500 euro, sulla quale, dunque, non si pagheranno né l’Irpef ordinaria né le addizionali regionali e comunali.

ALIQUOTA BASSA MA NON SEMPRE CONVENIENTE L’aliquota ridotta del 10% è generalmente più vantaggiosa della tassazione ordinaria. Tuttavia, non è escluso che si possano presentare dei casi in cui potrebbe risultare più conveniente mantenere la tassazione normale. Per questo motivo la norma di riferimento prevede che il lavoratore, anche nei casi in cui il sostituto sia direttamente tenuto all’applicazione della imposta sostitutiva, possa rinunciare al regime agevolato facendone richiesta per iscritto al proprio datore di lavoro. E’ il caso, per esempio, dei lavoratori a basso reddito e famiglia a carico, che rispetto all’aliquota Irpef “media” scontano una percentuale di tassazione minore del 10%. A seguito della rinuncia del lavoratore, l’intero ammontare della retribuzione agevolata concorre alla formazione del reddito complessivo ed è assoggettata a tassazione ordinaria. La rinuncia all’imposizione sostitutiva da parte del lavoratore può avvenire – oltre che durante l’anno – anche in sede di dichiarazione dei redditi (modello 730 o Unico).

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ASPI, MINI-ASPI, MOBILITÀ E CIG

tra la retribuzione mensile e il predetto importo.

Gli importi dei trattamenti validi per il 2013

Da notare che nelle ipotesi di pagamento dell’indennità relativa a frazione di mese, il valore giornaliero dell’indennità è determinato dividendo l’importo così ottenuto per il divisore 30.

di Paolo Rossi

L’Inps comunica i “tetti” dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, indennità di disoccupazione ASpI e Mini ASpI e dell’assegno per attività socialmente utili, validi a partire dal 1° gennaio 2013 (circolare n. 14 del 30 gennaio 2013).

ti massimi sono incrementati nella misura ulteriore del 20 per cento per i trattamenti di integrazione salariale concessi in favore delle imprese del settore edile e lapideo per intemperie stagionali.

Come ogni anno, dunque, l’Istituto rivaluta gli importi massimi dei trattamenti sulla base del 100% della variazione annuale dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

ASPI

I valori comunicati si riferiscono, in particolare, agli importi mensili massimi dei trattamenti e alla retribuzione mensile, comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, da prendere a riferimento quale soglia per l’applicazione del massimale più alto.

IL MECCANISMO DEL DOPPIO MASSIMALE Nei casi di intervento straordinario della Cassa integrazione guadagni agli impiegati sospesi dal lavoro è corrisposta una integrazione salariale pari all’80% della retribuzione che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate tra le zero e le quaranta settimanali (o minor orario contrattualmente adottato in azienda). Tuttavia, l’indennità percepita a titolo di integrazione salariale non può eccedere un limite convenzionale (massimale o “tetto”) fissato dal legislatore e rivalutato di anno in anno, come già detto, in base alla variazione Istat. Il limite convenzionale è diverso a seconda della retribuzione mensile del lavoratore sottoposto a tutela. Fino ad un primo livello di retribuzione si applica un massimale cosiddetto “basso”, oltre tale soglia di retribuzione si applica un secondo massimale cosiddetto “alto”.

Esordisce quest’anno, come ormai ben noto, l’Assicurazione Sociale per l’Impiego. L’indennità è rapportata ad una nuova base di calcolo determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta in Uni-Emens), divisa per il totale delle settimane di contribuzione e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33. Ai fini di detto calcolo sono considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite (in Uni-Emens settimane di tipo “X” o “2”). L’indennità mensile è rapportata alla retribuzione media mensile, così determinata, ed è pari al 75 per cento nei casi in cui quest’ultima sia pari o inferiore per il 2013 all’importo di 1.180 euro mensili (anche qui annualmente rivalutato), intercorsa nell’anno precedente; nei casi in cui sia superiore al predetto importo, l’indennità è pari al 75 per cento di 1.180 euro incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale

E’ utile ricordare, poi, che l’indennità mensile non può in ogni caso superare l’importo mensile massimo previsto per la cassa integrazione (articolo unico, secondo comma, lettera b), legge 13 agosto 1980, n. 427). All’indennità si applica una riduzione del 15 per cento dopo i primi sei mesi di fruizione e di un ulteriore 15 per cento dopo il dodicesimo mese di fruizione.

LA RIDUZIONE PARI AL CONTRIBUTO APPRENDISTI L’Inps, nella circolare in esame, fornisce una serie di tabelle distinguendo sempre tra tetto “lordo” e tetto “netto”, ossia tra l’importo depurato della riduzione ex lege 41/1986, attualmente pari al 5,84%, e l’importo al lordo della stessa; chiaramente, laddove applicabile. La riduzione in parola non incide, infatti, sul trattamento ASpI e mini-ASpI2012 né sulle attività socialmente utili.

Lo stesso meccanismo è applicabile alla mobilità: gli importi mensili da applicare alla misura iniziale dell’indennità di mobilità spettante per i primi dodici mesi, da liquidare in relazione ai licenziamenti successivi al 30 dicembre 2012, nonché la retribuzione mensile di riferimento oltre la quale è possibile attribuire il massimale più alto, sono dunque i medesimi che operano sulla CIGS. Analogamente per i lavoratori che hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia (articolo 11, commi 2 e 3, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e articolo 3, comma 3, della legge 19 luglio 1994, n. 451). Da notare, sul punto, che gli impor-

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ACCERTAMENTO BANCARIO Modus operandi Francesco Raco – Studio Associato Magno & Giannetti

Il c.d. “accertamento bancario” non è, in senso tecnico, un accertamento vero e proprio, bensì una particolare procedura che consente ai verificatori di reperire dati utili alla stesura dell’avviso di rettifica. In merito, si ricorda che l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza possono procedere ad indagini di tipo bancario e finanziario nei confronti dei contribuenti. Infatti:

»» gli uffici possono avvalersi di controlli con

riferimento alla generalità delle tipologie di rapporti e operazioni finanziarie posti in essere dai contribuenti, formulando apposite richieste agli intermediari finanziari;

»» gli

intermediari finanziari sono tenuti a comunicare all’Anagrafe tributaria gli estremi identificativi di ciascun cliente, nonché la tipologia di rapporto con esso intrattenuto.

L’esame dei conti correnti bancari del contribuente consente il rinvenimento di movimentazioni non trovanti riscontro nella contabilità dell’impresa o del professionista. I prelevamenti ed i versamenti non giustificati, infatti, danno luogo ad una presunzione legale relativa, in forza della quale le somme prelevate o versate si presumono compensi/ricavi non dichiarati. L’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza della Cassazione, nonostante la mancanza di un’espressa normativa in proposito, sono favorevoli all’estendibilità delle indagini ai conti dei “terzi”, non interessati direttamente dall’attività di controllo. 1. Nell’ipotesi di conto cointestato, è stato

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affermato che “nel caso in cui il contribuente scelga soluzioni di contitolarità per il suo conto corrente, si carica dell’onere di procurarsi tempestivamente le prove documentali della distinzione tra le operazioni al fine di consentire la determinazione della loro imputazione soggettiva”. Ne consegue che sarà onere del contribuente fornire la prova di quali siano le operazioni bancarie di pertinenza del terzo; 2. Nell’ipotesi di conto intestato ad un terzo, è stato affermato che l’Amministrazione Finanziaria è legittimata all’acquisizione di quei conti che sono potenzialmente riferibili e/o riconducibili al contribuente sottoposto a controllo, ovvero di cui lo stesso ha avuto la concreta ed effettiva disponibilità, indipendentemente dalla formale intestazione (ad esempio il contribuente che ha la possibilità di operare su un conto a lui non intestato in virtù di un’apposita delega rilasciatagli dal titolare del conto); 3. È stata, altresì, riconosciuta la legittimità degli accertamenti bancari effettuati in capo al coniuge del contribuente, per il solo fatto dell’esistenza tra i due soggetti di tale vincolo di natura personale. Ad ogni modo, la presunzione non si applica se i prelevamenti sono:

»» occasionali; »» esigui; »» coerenti con il volume di affari dichiarato dal contribuente.

Infine, si ricorda che anche si può essere soggetti all’accertamento bancario anche se non si è titolari di partita IVA e, in tal caso, rileva-

no, oltre ai versamenti, anche i prelevamenti non documentati. Tali versamenti e prelevamenti saranno, poi, ricondotti nell’idonea categoria reddituale in corso di azione accertativa, con la possibilità che, laddove venga accertata una sostanziale attività d’impresa o professionale svolta formalmente in assenza di partita Iva, tali versamenti/prelevamenti possono essere considerati rilevanti ai fini Iva e Irap. I dati che saranno trasmessi all’Agenzia dell’Entrate sono i saldi dei conti correnti e gli importi totali degli accrediti e addebiti; l’Agenzia dell’Entrate, in caso di anomalia o incongruenza con l’incrocio di altri dati, può chiedere i dati analitici dei movimenti bancari. Si evidenzia che, al momento attuale, lo stato di avanzamento del progetto sia ancora lontano dalla sua effettiva operatività. Infatti, dopo il via libera da parte del Garante della privacy (e la relativa bocciatura di “Entratel” come strumento di comunicazione dei dati), l’Agenzia delle Entrate sta ancora potenziando la sicurezza dell’infrastruttura digitale su cui viaggeranno le informazioni, SID (Sistema di Interscambio Dati) e deve avviare, inoltre, le consultazioni con le associazioni di categoria degli operatori finanziari per la relativa attuazione della “Super-anagrafe”.

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ARTIGIANI E COMMERCIANTI I contributi per il 2013: l’Inps fa il punto di Paolo Rossi

E’ pari al 21,75% la nuova aliquota contributiva per artigiani e commercianti da applicare nel 2013. Dopo l’incremento di 1,3 punti percentuali per il 2012, è scattato il primo aumento di 0,45 punti percentuali stabilito dal Dl “Salvaitalia”, che si ripeterà annualmente fino a raggiungere quota 24 %. Nulla di nuovo per lo sconto del 50% riservato agli esercenti con più di 65 anni di età, già pensionati presso le gestioni dell’Istituto, e per quello del 9% previsto per i più giovani e cioè per i coadiuvanti e coadiutori con meno di 21 anni, regime di favore che scade al compimento di tale età. Confermata, per gli iscritti alla gestione degli esercenti attività commerciali, la maggiorazione dello 0,09% a titolo di aliquota aggiuntiva ai fini dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. Sempre dovuto, inoltre, sia da artigiani che commercianti, il contributo di 0,62 euro mensili per le prestazioni di maternità.

MINIMALE DI REDDITO Innanzitutto, per il 2013, il reddito minimale su cui è calcolato l’importo da versare è pari a 15.357 euro, cifra ottenuta moltiplicando per 312 la retribuzione minima giornaliera (47,07 euro) in vigore dall’1 gennaio 2013, aumentata di 671,39 euro. Ecco, dunque, le aliquote base di quest’anno e gli importi dovuti, suddivisi per comparto ed età: Artigianato

»» 21,75 % per i titolari e i coadiuvanti/coadiutori con più di 21 anni (3.347,59 euro)

»» 18,75%

per coadiuvanti/coadiutori che non superano i 21 anni di età (2.886,88 euro)

Commercio

»» 21,84% per i titolari e i coadiuvanti/coadiutori con più di 21 anni (3.361,41 euro)

»» 18,84%

per coadiuvanti/coadiutori che non superano i 21 anni di età (2.900,70 euro)

In caso di versamenti dovuti per periodi inferiori all’anno solare, il contributo sul minimale va rapportato a mese.

SUPERATO IL TETTO Le percentuali viste sono applicabili fino a un

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reddito d’impresa 2012 pari a 45.530 euro; superata tale soglia, all’eccedenza va applicata l’aliquota maggiorata di un punto di percentuale, sia nei casi ordinari sia per i lavoratori “più giovani”. Tale importo, denominato “contributo a conguaglio”, sommato a quanto dovuto per il minimale, va considerato come acconto per il totale del reddito d’impresa prodotto nel 2013 e va versato secondo i tempi e le modalità previste per la dichiarazione dei redditi.

IL MASSIMALE Stabilito anche il reddito massimo entro il quale sono dovuti i contributi Ivs 2013: la soglia è fissata a 75.883 euro, limite da riferire a ogni singolo lavoratore e frazionabile per mese. Quest’importo, però, è valido soltanto per gli iscritti alla “Gestione” prima dell’1 gennaio 1996 o che possono far valere tale anzianità contributiva; per gli altri, il massimale individuale 2013 è uguale a 99.034 euro e non è frazionabile per mese.

MODALITÀ E TEMPI DI VERSAMENTO Pagamento in quattro tempi per quanto concerne i contributi dovuti sul minimale di reddito. Le date da ricordare sono: 16 maggio, 20 agosto, 18 novembre 2013 e 17 febbraio 2014. Per i contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, le scadenze sono le stesse previste per i pagamenti Irpef derivanti dalla dichiarazione dei redditi (saldo 2012, primo e secondo acconto 2013). Il canale da utilizzare è quello telematico, tramite il modello unico di versamento F24. L’Inps infine ricorda che, avendo ormai privilegiato il canale telematico come sistema di “dialogo” con il contribuente, di recente ha attivato il “Cassetto previdenziale artigiani e commercianti”, accessibile, tramite Pin, dal sito internet dell’Istituto. Per questo motivo, dal 2013 non saranno più inviate al contribuente le comunicazioni con gli importi da pagare, perché tutte le informazioni saranno facilmente consultabili e prelevabili scegliendo l’opzione “Dati del mod. F24” contenuta nel “Cassetto”.

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