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LE OPERE E I GIORNI DI MARIO VESPASIANI

Ritratto di un artista poliedrico che ama la materia quanto le nuvole di Rosita Spinozzi Un’onda anomala che dipinge e fa risplendere ogni cosa. L’artista visivo Mario Vespasiani può ‘abitare’ serenamente in questa definizione perché, a dispetto dei suoi 36 anni, ha alle spalle non solo tanta determinazione ed esperienza, ma anche un luminoso percorso in controtendenza rispetto al modus operandi del panorama artistico generale. Vespasiani, infatti, ha iniziato a dipingere quando andavano di moda le installazioni e le provocazioni, parla di spiritualità dell’opera nel momento in cui sono le relazioni e il mercato a decretarne il valore, espone in luoghi che pochi altri avrebbero preso in considerazione. Poi nel 2008 ha dato il via al progetto ‘La quarta dimensione’ in cui, nell’arco di quattro anni, le sue opere hanno ‘dialogato’ con i capolavori di alcuni grandi maestri dell’arte italiana come Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto. Studia fotografia con Ferdinando Scianna e cinema con Lech Majewski. Ma è anche autore di un libro di fotografie ispirate a una Musa, proprio quando la società esalta un prototipo di bellezza tanto effimera quanto artefatta. Infine ha preferito aprire uno studio nel paese natìo di Ripatransone, anziché assecondare l’esodo verso le grandi città. Perché Mario Vespasiani è nato nel Piceno e desidera mantenere salde le sue radici, portando vitalità di incontri e iniziative in una Regione che, nonostante le pochissime opportunità che offre ai giovani, ha sempre considerato fonte di ispirazione per i colori e le sfumature appartenenti al dna della tradizione pittorica italiana. Non a caso considera i suoi cataloghi strumenti di ricerca per approfondire la conoscenza delle opere, e di un intero racconto tematico che accoglie anche voci estranee al mondo artistico per affrontare l’argomento in diversi campi di studio. Il più recente, presentato alla Libreria Rinascita di Ascoli Piceno, si intitola ‘Mara as Muse’ e contiene le foto che l'artista nel corso del 201 4 ha scattato a Mara, sua splendida consorte: un pregevole lavoro in bianco e nero in cui vengono raccolte oltre ottanta immagini nelle quali, in una sorta di eleganza d’altri tempi, emergono la limpida bellezza di Mara e il suo essere Musa. Scatti in cui l’artista focalizza l’attenzione sull’essenza del fascino femminile, assai lontano dalla concezione attuale dei media che tendono a sacrificare la donna sull’altare della vanità, svilendola così a involucro seducente spesso a margine di un prodotto. Mara, irradiata dall’amore di Mario e vista attraverso il suo obiettivo, è un'altra cosa. Arriva a noi come una dea, velata di grazia e stile. La sua immagine trova riscontro nelle atmosfere, talvolta oniriche, che si fondono con l’ambiente circostante e soprattutto nello sguardo esterno e complice dell’artista che, oltre ad accogliere la bellezza senza appropriarsene, descrive una fioritura estranea ad ogni costrizione iconografica. Nell’intero percorso artistico di Vespasiani, infatti, affiora un delicato equilibro tra l’esterno e l’interno, tra i modi e le parole. Vespasiani attraversa le varie tecniche e le rinnova perché dipinge facendo poesia, presenta carte geografiche dando vita a racconti di storie lontane, realizza splendidi arazzi su purissima seta, trasforma semplici borse in contenitori che fondono arte, architettura e design; ama ritrarre la gente che lo circonda evocando un respiro monumentale. L’arte di Vespasiani non parla a se stessa ma si apre alle contaminazioni, pur mantenendo un riferimento al sacro inteso come componente intrinseco della creazione. Le sue opere adottano un linguaggio simbolico, e la sua pittura parla di un più complesso itinerario dell’anima, incentrandosi sul profondo mistero della creazione e sulla trasmissione del linguaggio dello spirito. Singolare la scelta di fotografare, nel 201 2, corpi nudi di modelle per compiere uno studio sulla calligrafia come origine del linguaggio. Nei corpi femminili, infatti, Vespasiani trova i tratti essenziali, gli ideogrammi di un unico alfabeto che reputa fondamentale nell’evoluzione umana, globale e relazionale. Poliedrico il ‘viaggio pittorico’ di Vespasiani, che ha esposto giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma dove ha presentato la mostra ‘Gemine Muse’, per poi vincere a 27 anni il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, mentre nel 201 1 è stato invitato al Padiglione Italia della 45° Biennale di Venezia. Dal 1 998 ad oggi ha realizzato circa trenta personali, documentate con volumi prodotti in serie limitata, a cui fanno da corollario testi critici, interviste e testimonianze trasversali.

PALAZZO BUONACCORSI A MACERATA Laforzasimpatica dell’operad’arte di Eleonora Crucianelli

Non c’è metodo migliore per testare l’accessibilità di un luogo di andarci personalmente, magari accompagnati da un campione particolare di quelle persone per cui il luogo è stato concepito. Scriveva Rapisardi: “In ogni opera d'arte c'è sempre una parte tecnica che non può essere gustata che dagli iniziati almeno, e da coloro che ne hanno fatto uno studio speciale. Ma quest'opera d'arte (…) mette in moto tali passioni, suscita tali immagini, che il popolo comprende, e con le quali il popolo si sente in comunione spirituale. È appunto questa forza simpatica (…) che costituisce la popolarità dell'opera d'arte”. Dunque, ammesso che l’arte sia di tutti e che a tutti la si voglia restituire, è soprattutto l’attenzione con cui la si riporge che fa la differenza. Ad accompagnarci in questa visita sono stati prima di tutto mamma Chiara e il suo neonato Giovanni che, nonostante il loro mezzo a quattro ruote e l’esigenza di assecondare la fame oraria, hanno potuto esplorare la collezione per intero: dal Museo della Carrozza al piano seminterrato a quello di Arte Antica al piano primo fino ai tesori di Arte Moderna al secondo livello, con unica tappa presso l’attrezzato baby pit-stop del book shop al piano terra. Sul posto l’incontro con altri compagni di viaggio sconosciuti: essenziali estimatori del moderno e dei futuristi talenti nazionali e nostrani; anziani occhialuti; mariti trascinati; bambini divertiti dall’opportunità di un viaggio virtuale in carrozza e perfino passanti spilorci mossi a entrare da un prezzo d’ingresso che più che politico potremmo definire simbolico. È questo il senso di restituire democraticamente l’arte. In senso concreto e figurato. D’ora in poi il pubblico potrà godere materialmente delle tre esposizioni comunali nell’unico storico Palazzo Buonaccorsi, gioiello dell’architettura cittadina restaurato a partire dal 2002 da Comune e Regione su progetto di Paolo Marconi e Michele Zampilli. Una recentissima operazione di accorpamento delle collezioni (ultima inaugurazione del piano Arte Moderna, Dicembre 201 4), fino a qualche anno fa dislocate altrove, facilita ulteriormente l’accesso diretto alle opere e permette nel contempo di godere appieno degli spazi interni di questo edificio settecentesco che raggiunge il suo climax nel Salone dell’Eneide, laddove potrete intrattenervi nell’estasi stupita sui volti dei visitatori al vostro fianco. Vera essenza di questa democratizzazione artistica il piano primo in cui gioielli dell’Arte Antica si sposano armoniosamente con i tesori decorativi del Palazzo settecentesco. Un connubio perfetto: elementi architettonici barocchi e rococò fanno da cornice a opere pittoriche coeve e antecedenti capolavori dell’arte sacra. Ogni livello è curato in nome di una perfetta coerenza con le opere esposte. Il paramento tessile originale delle sale al primo piano inquadra drammaticamente i volti ritratti mentre il bianco delle pareti del secondo dissimula il contesto architettonico restituendolo con tutta la sua forza nel corridoio d’affaccio sul cortile e sul paesaggio marchigiano. L’attenzione per il visitatore è palese nella cura del dettaglio. Gli strumenti interattivi di approfondimento, lontani dal risultare fuori contesto, si integrano con le opere esposte come nel caso dello schermo orizzontale al piano primo che, attirando lo sguardo verso i testi a comparsa, redime il visitatore distratto attraverso il riflesso in superficie di un imperdibile soffitto cassettonato. Dalla buia tempera del Crivelli all’aeropittura del gruppo “Boccioni”, dalla vettura sportiva Spider Phaeton agli originali arredi delle case dell’architetto Pannaggi, seppur coscienti della inestimabile forza dell’arte si ha la reale percezione di essere parte in prima persona di una narrazione universale che è ancor prima di tutto storia personale di ognuno di noi. 13

Life Marche Magazine - febbraio 2015  
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