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THE CONTEMPORARY ART MAGAZINE BASED ON INTEGRITY AND VISIONS

BILINGUAL ITALIAN / ENGLISH TRIMESTRALE/QUARTERLY AUTUNNO/AUTUMN MMX

N.18 - INFANZIA / CHILDHOOD 9,00 € IVA assolta dall’editore ai sensi dell’art. 74 del DPR 633/72

JONATHAN MEESE / LORENZO MATTOTTI / NEDKO SOLAKOV / FRP2 RICCI/FORTE / MARIE HENDRIKS / ANDREA AYALA / LINO DIVAS GOKSIN SIPAHIOGLU / STEFAN CONSTANTINESCU / ROBIN RHODE


...::: PRÉLUDE :::...

Liesje Reyskens, Rani II, The girl with white hair, 2010, photography, courtesy of the artist

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...::: PRÉLUDE :::... I bambini non si stupiscono mai di nulla. Se Bosse incontrasse un uomo coi capelli verdi, gli occhi rosa e tre gambe, non ci troverebbe niente di tanto strano. Martin Beck assentì.* Nothing astonishes children. If Bosse met a man with green hair, pink eyes and three legs, he wouldn’t find it strange at all. Martin Beck nodded.*

WILL I GO TO HELL FOR THIS? Sotto il cielo da cui scrivo, le nascite si festeggiano con ogni supporto sociale ed economico possibile, mentre alle mostre rischi di ritrovarti in dono anche un catalogo/libro-gioco per bambini. E non da oggi, a Par(ad)is (dei bimbi). Nel frattempo, aldilà delle Alpi, l’Italia si avvia a diventare l’arzilla società anziana preconizzata dai sociologi. Tutto questo mentre si succedono i crolli di Pompei, assurti a simbolo di un degrado ordinario, e dunque invisibile, dello stratosferico patrimonio culturale del Bel Paese, che convoglia nomine e risorse per valorizzare mediaticamente, ciò che non tutela fattivamente. Ogni traccia significativa che racconta di noi, se trascurata o maltrattata, è come un figlio di cui non ci si sa curare: bisogna affidarlo, e di corsa, ad un tutore migliore. E l’Europa sta a guardare. A voi l’infanzia, dunque, eterna e cangiante condizione esistenziale dell’uomo, spazio delle possibilità, luogo simbolico in cui tutto può divenire, arena in cui i valori si negoziano per la formazione (o deformazione) delle personalità. Sfilano e si annodano in queste pagine ispirate, testi-manifesti, poesie travestite da risposte, dichiarazioni d’intenti e fiabe senza età, a firma di adulti mirabolanti che stanno segnando la produzione artistica contemporanea e che ci ricordano che il bambino, la parte migliore dell’umanità, sia troppo spesso visto come un adulto in fieri: una proiezione (orba) dei grandi e delle loro dogmatiche norme e aspettative sociali. Al contempo, emerge anche la sovrana importanza di lasciar respirare le tracce vive dell’infante in noi (superati i trent’anni, scatta la rivalutazione di Giovanni Pascoli, sappiatelo). Perché, se è vero che il travolgente flusso comunicativo di oggi non ci fa mai smettere di crescere, nell’adeguamento ad una realtà che richiede un apprendimento costante, è anche vero che sovente perdiamo per strada quella impertinente curiosità infantile che tutto mette in questione, al fine di capire e forse di non adattarci ad un mondo già preconfezionato.

Under the sky of the place where I am writing from, births are celebrated with any possible social and economic support, while at art exhibitions you may even receive as a gift a children’s catalogue or a Choose-YourOwn-Adventure book. And it’s not a today’s initiative, at (children’s) Par(ad)is. Meanwhile, beyond the Alps, Italy is doomed to become the lively elderly society as foretold by sociologists. Pompei archaeological site is slowly collapsing, symbol of a regular decay, and therefore invisible, of the massive artistic legacy of the Bel Paese, which directs appointments and resources in order to exploit mediatically what it isn’t able to safeguard effectively. Any meaningful trace of our history, if neglected or mistreated, is like a son of which we cannot take care: we must grant its custody to a better tutor, and without wasting any more time. And Europe looks down. To you we dedicate childhood, then, the eternal and iridescent human condition, the space of the many possibilities, the symbolic place where everything can occur, the arena where values are negotiated for the education (or mis-education) of our personalities. Manifesto-articles, poems disguised as answers, statements of intent and timeless fairy tales overlap and run through these inspired pages, signed by outstanding grownups, who are leaving a mark on the contemporary artistic production and who remind us that the child, the best side of humankind, is too often considered an evolving adult: a (blind) projection of the grown-ups and of their dogmatic regulations and social expectations. At the same time, the supreme importance of letting our inner child live is also emphasized (please take note, after you turn thirty, you will also start revaluating the poet Giovanni Pascoli). If, on the one hand, it is true that the overwhelming current communication flow enables us to grow, to adjust ourselves to a world that requires a lifelong learning, on the other hand, it is also true that we frequently lose sight of that impertinent children’s curiosity which leads them to put into question and challenge everything, in order to understand and maybe not to conform with a readymade world.

E, infine, una nota molto personale, soavemente coerente con il tema del numero - ancora una volta! Ho appena scoperto che il nuovo anno mi porterà il-mio-primo-nipote: mi toccherà dunque osare il leggero. Ma da dove si comincia? Una risposta polifonica proviene dalle pagine composte per voi, conducendomi a ciò che per Nietzsche (Ecce Homo) è la maturità: ritrovare la serietà che da bambini si metteva nel gioco. Seri come fanciullini, voilà.

And, finally, on a personal note, sweetly consistent with the topic of this issue - again! I have just learned that the new year will bring me myfirst-nephew/niece. Therefore, I will have to try my light side: but, where should I start? A polyphonic answer arises from the pages composed for you, leading me to what for Nietzsche (Ecce Homo) represents maturity: rediscovering the seriousness that, as children, we used to put in our games. As serious as the eternal child, voilà.

Rosanna Gangemi

Rosanna Gangemi

*Maj Sjöwall, Per Wahlöö, L’uomo al balcone (The Man on the Balcony - TN) - romanzo su un crimine (Sellerio, 2009, p. 554) 13


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Liesje Reyskens, Rani I, 2010, photography, courtesy of the artist

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Liesje Reyskens, Tessa, 2010, photography, courtesy of the artist

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JeongMee Yoon, Lola and Her Yellow Things, 2006, photography, courtesy of the artist

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JeongMee Yoon, Steve and His Red Things, 2006, photography, courtesy of the artist

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Julie Blackmon, American Gothic, 2008, photography, courtesy of the artist

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Julie Blackmon,Tinkertoys, 2010, photography, courtesy of the artist

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Jacqueline Roberts, Lea, 2009, photography, courtesy of the artist

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Jacqueline Roberts, Mother, 2009, photography, courtesy of the artist

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INFANZIA // CHILDHOOD by Silvano Manganaro

R

icordo ancora con commozione la dedica che la mia professoressa di educazione artistica delle scuole medie scrisse sulla prima pagina di un libro che mi regalò: “Conquistati le cose che più ami, ma non perdere mai la capacità di guardare il mondo con gli occhi di un bambino!”. Allo stesso tempo, però, mi rimbombano nella testa, con molta minore nostalgia, le accuse di infantilismo rivoltemi dalle ragazze (non tutte, per fortuna!) che ho incontrato negli anni successivi. Mi chiedo allora se la fanciullezza sia un valore positivo o negativo, e se il giudizio su quest’ultima abbia a che fare o no con il grado di senilità. Magari tutto dipende dalle dosi o, meglio, dagli ambiti in cui questa si manifesta. Ecco, sì, forse è questa la risposta giusta! Fatto sta che il rapporto tra infanzia ed età adulta, bisogna ammetterlo, è ambiguo e contraddittorio. Rimanendo in tema, mi viene in mente che un’artista come Louise Bourgeois, morta quasi centenaria nel Maggio di quest’anno, abbia conosciuto fama e onore solo in tardissima età, “raccontando”, certo in modo non idilliaco, la sua infanzia. Dopotutto, ce lo aveva già detto Freud (grosso modo proprio negli anni in cui nasceva la nostra artista) che l’età della fanciullezza è segnata da inquietudini, istinti sessuali, traumi rimossi, ecc. (vedetevi il bel libro su Leonardo, uscito quest’anno per SKIRA). Insomma, non proprio l’immagine rosea, paffutella e spensierata alla Norman Rockwell o altri. Ed è proprio questa ambiguità che turba, allora come oggi. In fondo, non dobbiamo nascondercelo, il mondo dei bambini un po’ ci terrorizza. Non a caso tra i film dell’orrore più riusciti ci sono proprio quelli che usano i bambini come figure inquietanti: da Regan de L’esorcista alle gemelline di Shining, da Damien de Il presagio a Cole Sear de Il sesto senso, ai bambini biondissimi de Il villaggio dei dannati a Emily di Nascosto nel buio. Sarà forse per questo senso di inquietudine, che la contemporaneità si è così tanto impegnata (magari non proprio volontariamente) ad accorciare sempre di più, fino a farla quasi sparire, l’età infantile? Nel passato, il mondo dei bambini era senza tempo (l’infanzia era qualcosa a sé), era staccato da quello degli adulti e seguiva riti, giochi e immaginari sempre identici (fiabe tramandate da generazioni, paure

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I’m always touched when I think about the dedication my middle school art teacher wrote on the first page of a book she gave to me: “Conquer the things you love the most, but don’t lose the ability to look at the world through the eyes of a child!”. But at the same time, in my mind still echo, with much less nostalgia, the voices of the girls (fortunately, not all of them!) that I met in the following years, accusing me of being childish. Therefore I ask myself whether childhood is a positive or a negative valour, and whether the way we judge it is linked (or not) with our degree of senility. Maybe everything depends on the quantity, or actually on the fields in which it reveals itself. Yes, maybe this is the right answer! The fact remains that the relationship between childhood and adult age, we have to admit that, is still ambiguous and contradictory. In order not to stray from the topic, it comes to my mind that Louise Bourgeois, deceased when she was almost a hundred years old, only became famous and honoured very late in life, “recounting”, not in an idyllic way, her childhood. After all, Freud had already said (more or less in the years when our artist was born) that the age of childhood is marked by anxieties, sexual instincts, repressed traumas, and so on (have a look at the beautiful book about Leonardo, published this year by SKIRA). Well, this isn’t actually the rosy, chubby and lighthearted representation painted by Norman Rockwell or others. And is exactly this ambiguity that upsets us, today as well as yesterday. After all, we cannot hide it, the world of the children slightly scares us. It’s not by chance that some of the most successful horror movies are those where children play disturbing creatures: from Regan in The Exorcist to the twin sisters in The Shining, from Damien in The Omen to Cole Sear in The Sixth Sense, from the blonde-haired children in The Village of the Damned to Emily in Hide And Seek. Is it maybe because of this disquietude that contemporaneity committed itself to (maybe not voluntarily) shorten more and more the young


illustration by Georgia Galanti for DROME magazine

ataviche, codici linguistici propri…). Era l’età dei pantaloni corti, e questo bastava. Un’età mitica, lunga e immutabile. Ora i bambini sono entrati nel mondo della moda e, quindi, sono diventati soggetti al tempo, legati dunque all’obsolescenza o, peggio, all’oblio. L’identità infantile si è certamente globalizzata, ma si è anche accorciata temporalmente, perché il mercato deve sempre produrre cose nuove. Ma quest’ultime non sono “cose” secondarie, è ciò che oggi serve a fare comunità, a creare “l’immaginario infantile”: pensate ai cartoni animati, alle loro sigle, all’abbigliamento, alle consolle di gioco, ecc. Basta parlare con un gruppo di coetanei di queste cose per innescare un senso di fratellanza, condivisione e nostalgia incredibile. Se però in questo gruppo c’è una persona di soli 5, 6 o 7 anni più piccola, questa magia si blocca, svanisce. Se parlo ad un individuo poco più giovane di me dei “Quindici”, di Bim Bum Bam, del Commodore 64 o della paura dei drogati che ti aspettavano fuori la scuola per iniettarti con la siringa - e contro la tua volontà - sostanze “drogose” (gratis, tra l’altro!), so che non mi capisce. Non scatta empatia, quindi affiatamento e comunione. Insomma, so che la mia infanzia non è la sua infanzia. Siamo passati dalle figure secolari dell’orco e del lupo a quelle cronachistiche del drogato e poi del pedofilo, dal gioco con la corda a quelli inventati dai progettisti dell’Atari e poi della Sony. E chissà cosa attende i ragazzini del futuro… Ma mentre scrivo mi accorgo che queste sono solo congetture da adulto, mentre dovrei guardare il mondo con “gli occhi di un bambino”… ma, in fondo, siamo sicuri di ricordarci davvero quello che pensavamo o sentivamo da bambini?

age, making it almost inexistent? In the past the world of children was timeless (childhood was something of its own), was separated by the adult world and it followed rites, games and always identical imaginaries (fairytales handed down from one generation to the next, atavic fears, peculiar linguistic codes…). Those were the days of shorts, and that was enough. An ideal age, long and immutable. Now children entered the world of fashion and, therefore, they became mutable, linked to obsolescence, or worse, to oblivion. Children’s identity has become, with no doubt, global, but has also shortened, temporally, because the market always needs to produce new things. But these aren’t secondary “things”, they are what we need today to make up a community, to create “children’s imaginary”: just think about cartoons and their theme songs, clothes, games console, etc. If you simply talk with a group of people of your age about these things, it suddenly outcrops a strong sense of brotherhood, sharing and deep nostalgia. But if in this group there is just one person 5, 6 o 7 years younger, this magic stops, vanishes. If I talked to someone a bit younger than me, about the “Quindici”, Bim Bum Bam or the Commodore 64 or about the fear of drugged who were waiting for you outside of school to inject you – against your will - some drugs (for free!) with a syringe, I know he wouldn’t understand me. There is no empathy, and therefore no understanding and communion. In other words, I know that my childhood isn’t his/her childhood. We passed from age-old figures as ogres and wolves, to the chronicles ones as the drugged or the pedophile, from the rope games to those invented by the designers of Atari and Sony. And we don’t even know what to expect next. But while I’m writing I realize that these are only some adult’s conjectures, whereas I should look at the world “through the eyes of a child”… but, after all, do we really remember what we used to think or feel when we were children?

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Jonathan Meese, photography Jan Bauer.net, courtesy Jonathan Meese.com


J O N AT H A N M E E S E Siamo tutti Giocattoli nelle mani dell’Arte We are all Toys in the hands of Art by Micòl Di Veroli

Visioni reali e realtà visionarie si fondono all’interno di dipinti, installazioni ed altre manifestazioni scellerate, all’insegna della potenza creativa di Jonathan Meese, la cui unica disciplina è dettata dall’Arte. Di seguito un’esclusiva intervista-fiume che promette di trascinarvi controcorrente

Real visions and visionary realities blend inside paintings, installations and other irreverent performances, characterized by Jonathan Meese’s creative power, whose only rules is imposed by Art. Below is our exclusive interview that will lead you against the mainstream

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ricci / forte Screenwriters. Playwriters. Poets. Artists. synusi@: e. mounier ci dice che l’infanzia non ha tempo: man mano che gli anni passano, bisogna conservarla e conquistarla, nonostante l’età. esiste un segreto per questo? ricci/forte: La radice etimologica latina, INFANS, dalla quale deriva la parola infanzia, significa “muto, che non può parlare”. E’ quindi lo sguardo, aperto a 360°, la caratteristica principale di un periodo vitale nel quale ci è precluso l’uso della parola. Lo sviluppo di un senso a scapito degli altri cinque. Crediamo che se esista un arcano per mantenersi integri, o perlomeno poco ammaccati nella carrozzeria che ci viene fornita in dotazione dalla bella età dell’oro, questo recondito debba collocarsi nella profonda attenzione (audace indiscrezione) verso il mondo e nella preservazione degli ideali deontologici (suscettibili di assestamento verso una maggior definizione), che troppo spesso svendiamo al mercato dell’apparenza. Probabilmente, cominciamo a crescere quando abdichiamo a noi stessi, quando ci facciamo bastare i prodotti che ci vengono esposti sul catalogo, senza provare a guardare cosa c’è dietro… diventando noi stessi campioni con data immediata di scadenza. Robinson Crusoe urbani, turbatori della quiete: questa è la password per restare abbottonati ai primordi. s: un bambino non smette mai di essere curioso, di avere certezze, ma anche infiniti dubbi e fragilità: è l’artista - sospeso tra arte e vita - una sorta di “bambino prodigio”? r/f: L’artista si muove in un diastema, quello spazio scisso, anormale, che si crea tra due denti; camera d’aria irrisolta che ci divide dagli altri, grazie alla concezione personale di una vita possibile. Da adulto, chi prova a balbettare arte per comporre un alfabeto morse di comunicazione, dovrebbe sempre tener presente il bambino che è stato e conservare in vita la compagna di giochi più fedele, Fata Curiosità, una signora prodigiosa che spiana le rughe coi suoi punti di domanda verso il mondo. Scalato un crinale per vedere più da vicino il sole, ce n’è sempre un altro, ancora più appetibile per il suo privilegiato punto di vista. Il rischio è di arrivare al tramonto, perdendo il sentiero alle spalle… ma di fronte al calore autentico ravvicinato, non c’è strada di ritorno che tenga. Il buio, furioso come il suono di una Mauser, ci spinge ad arrampicarci oltre. A schivare senza tentennamenti le cronache esplicite di infelicità. 32

synusi@: e. mounier says that infancy is timeless: as years go by, we constantly need to preserve it and conquer it, despite our age. is there a secrete to do that? ricci/forte: The Latin etymological root, INFANS, from where the word infancy is derived, means “mute, incapable of speech”. Therefore, the 360° look is the main feature of a vital period of time where we are precluded to use speech. The development of a sense to the detriment of the other five senses. We believe that if there is an arcanum in order to keep ourselves fit, or at least with a dentless body which we have been provided with since the beautiful golden age, some deep attention (bold impudence) should be paid to such mystery, especially to the world and the preservation of the deontological ideals (open to be adjusted in order to be better defined), which too often we sell off at the appearances market. Perhaps, we start growing up when we abdicate ourselves, when we are satisfied with the products displayed on the catalogue, without trying to understand what’s behind… and we ourselves become samples close to an expiration date. Urban Robinson Crusoes, disturbers of the peace: this is the password in order to be stuck to our origins. s: a child is always curious, he never stops having certainties, but also innumerable doubts and weaknesses: is the artist - suspended between art and life - a kind of ‘wunderkind’? r/f: The artist lives and works in a diastema, the abnormal space between two teeth; an unresolved gap that keeps us divided from the others, thanks to the individual concept of a possible life. As adult, those who try to stammer art in order to create a Morse alphabet, should always keep in mind the child they used to be and keep their most faithful playmate alive - Fairy Curiosity, a prodigious lady who smoothes wrinkles through her question marks launched to the world. Once you have climbed up a


ricci / forte photographed by Claudia Pajewski for DROME magazine

s: siete immersi in questa fiaba crudele che è una delle vostre ultime fatiche: macadamia nut brittle. quali personaggi scegliete di essere? r/f: Ognuno di loro è un prisma, un diamante che riflette le intemperanze emotive che siamo, provando ad abbacinare il cuore dello spettatore. Anche noi, come Macadamia, Nut, Brittle o Wonder Woman, i quattro foreveryoung perduti nella foresta dell’età adulta, proviamo ad autoriscaldarci, a gonfiare un materassino di gomma che ci sospenda sul moto ondoso della violenza, della sopraffazione, della delusione e dei rancori, nostri iceberg contro i quali righiamo la chiglia fino a sfiorare, talvolta, il cuore, stiva motori di un’imbarcazione alla deriva. Probabilmente ci riconosciamo in ognuno di loro per la bianchità della pupilla, anche nel momento in cui cade, sull’osso del collo, la lama triangolare zavorrata. s: ad un certo punto, l’incontro con l’amico coniglio - cosa gli sussurrate in un orecchio? r/f: “Aiuto, portami via…”, proveremmo a soffiare simultaneamente nelle longilinee orecchie rosate. Via verso le ore lunghissime, i pomeriggi infiniti sottovuoto spinto, in assenza di responsabilità. A volte, quella tonnellata di detriti che trasciniamo con noi, diventa troppo pesante. E’ proprio allora che torneremmo volentieri al sostegno di quelle fisionomie da racconto pop-up, nei quali, soffiando via la pagina, si articolano panorami tridimensionali dove rifugiarsi dalla piattezza perimetrale. s: a. sigman, psicologo della royal society of medicine, sostiene che per i bambini prima dei 9 anni, la comprensione del reale deve avvenire prima attraverso il mondo che li circonda, afferrando, toccando, assaggiando gli oggetti, preferendo quindi un approccio “naturale” con una zona technology free. cosa ne pensate? r/f: Sigman preconizza gli effetti tecnologici sulla generazione adolescenziale, pasciuta a web e biberon, pronta ad accantonare gli ormeggi reali per un viaggio virtuale orrorifico

ridge in order to see the sun much closer, there is always another ridge, even more tempting for its privileged viewpoint. The risk however is the sunset, and to lose one’s way… but no comeback route compares to the authentic nearest warmth. Darkness, violent as the shot of a Mauser gun, urges us to climb up further on. To avoid without hesitation stories about unhappiness. s: you are plunged in this cruel fairy tale which is also one of your latest labours: macadamia nut brittle. what characters would you like to be? r/f: each one of them is a prism, a diamond that reflects our emotional intemperance, trying to dazzle the viewer’s heart. We too, like Macadamia, Nut, Brittle or Wonder Woman, the four foreveryoung lost in the forest of the adult age, try to warm ourselves, to pump up a rubber airbed that keeps us suspended on the undulatory motion of violence, of overpowering, of disappointment and of resentment, our icebergs against which we scratch the keel until, sometimes, we skim over our heart, the engine hold of a boat going adrift. Perhaps, we identify ourselves with each one of them because of the pupil’s whiteness, even when the ballasted tri-edged blade falls down our neck. s: at some point, the encounter with your rabbit friend - what do you whisper in his ear? r/f: ‘Help me, take me away…’, we would like to try to whisper simultaneously in his long-limbed rosy ears. Away towards longest hours, neverending vacuum-packed afternoons, without any kind of responsibility. Sometimes, the burden of dregs we drag about with us gets too heavy. That’s the moment when we would like to get back to the comfort of those pop-up tales where, by blowing away the pages, 3D views come up, where we can find a shelter away from the perimetric flatness. s: a. sigman, psychologist and a fellow of the royal society of medicine, says that for children under 9 years old, the comprehension of reality should occur first through the surrounding world, grabbing, touching, tasting the objects, therefore choosing a natural ‘approach’ with a technology-free zone. what do you think about that?

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E RO I S M I E L O R D U R E N E L L E L E T T U R E E NELLE SCRITTURE BAMBINE Heroism and Repugnant Visions in Children’s Books by Rebecca Rossi

Premure e patteggiamenti narrativi sono cautele didattiche operate dai “grandi” per creare mondi che poi, inevitabilmente, risultano falsi. I bambini, invece, hanno bisogno di cose vere, perché discendere agli inferi aiuta a crescere e la rappresentazione degli orrori, come l’esplorazione delle possibili sconfitte, favorisce l’elaborazione delle paure Thoughtfulness and narrative negotiations are educational precautions carried out by “adults” in order to create worlds that, inevitably, are untrue. Children, on the contrary, need true things, because a descent to the Underworld gives them the opportunity to grow up, and the representation of horrible scenes - as well as the exploration of a potential failure - encourages the elaboration of their fears

Premessa: gli eroismi che affascinano i bambini sono intrisi di lordure. La casa che Hänsel e Gretel scovano nella foresta ha le pareti di fragrante pfefferkuchen e i vetri di dolcissimo zucchero candito, ma chi la abita è una vecchia mentalmente disturbata e addirittura cannibale. È una musica incantevole ad attirare i bambini del villaggio di Hamelin, ma è il loro rapimento irrisolto e il sospetto di uno sterminio di massa ad avvincere i lettori di ogni età, paese e secolo. E che dire dei cacciatori, spesso comprimari salvifici e solidali con i protagonisti delle fiabe? Il cacciatore di Biancaneve inizialmente accetta il compito di uccidere una bambina e asportarle il cuore, mentre il suo collega in Cappuccetto Rosso si guadagna l’ammirazione collettiva sventrando un lupo. Del resto, fa parte del loro mestiere cruento. I bambini non sono buonisti. Così li preferiscono gli adulti. I bambini sanno anche essere spontaneamente, e non ipocritamente, mostri, per esempio giocando con le bambole e infliggendo loro le più gustose sevizie. E ogni volta che si è tentato di edulcorare le fiabe (nella recente fiction Rai ispirata a Pinocchio, è stata omessa la scena altamente simbolica dell’impiccagione del burattino, perché ritenuta troppo dura per un pubblico di minori), o quando si è tentato di riscriverle in chiave più progressista (come negli anni Settanta, stravolte da intenti ecologisti con lupi fidati e pacifici, o proponendo eroine capaci di cavarsela da sole), sono state rifiutate dai lettori più piccoli. 36

A preliminary remark: children are intrigued by heroic acts full of repugnant aspects. Hänsel and Gretel find in the wood a house whose walls are made of delicious pfefferkuchen and windows of sweet candied sugar, but the landlady is an old, mentally disturbed woman, who is also a cannibal. An enchanting music attracts children from Hamelin village, but what fascinates readers of every age, country and century, is a mysterious kidnapping and the suspicion of a children’s mass murder. And what about hunters, who are often positive collaborators of the heroes of fairy tales? The hunter in Snow White accepts the task of killing a girl and cut her heart out, while his colleague in Red Riding Hood becomes a highly praised hero when he disembowels a wolf. After all, this is part of their cruel job. Children are not tender hearted, although adults wish they were that way. Children can also be monsters, in a spontaneous and not hypocritical way – for instance, when they play with dolls and torture them. In the past, someone has tried to soften fairy tales (as it recently happened during a Rai TV drama based on Pinocchio: the highly symbolic scene in which the wooden puppet is hanged has been suppressed because


L’incredibile storia di Lavinia di Bianca Pitzorno è stata aspramente criticata da molti genitori, ma amatissima dai bambini, perché è una “storia di cacca”. E tralasciando Harry Potter, ragazzino maltrattato dalla famiglia adottiva e costantemente minacciato di morte dal nemico, che già l’ha reso orfano, un altro best-seller del mondo editoriale dedicato all’infanzia è Gli Sporcelli di Roal Dahl, incentrato su una famiglia di “schifosi” e prodigo di descrizioni particolareggiate di sporcizia, sia materiale sia morale, metafora di violenze raccapriccianti. Perfino i testi delle ninnananne minacciano terribili abbandoni e presagiscono difficoltà. Il protagonismo delle lordure nel sistema fantastico infantile è confermato anche dalla letteratura dell’infanzia, ovvero dagli scritti di autori bambini. A dodici anni, l’aretino Jacopo Rossi ha scritto Brividi di fanciullo, un romanzo horror di 226 pagine che, in un crescendo di scoperte e acute considerazioni sulla psiche dei vari personaggi, svelerà la natura di assassino di un vecchietto solitario e apparentemente innocuo. A sedici anni, la genovese Sara Boero ha pubblicato L’estate del non ritorno, romanzo perturbante suddiviso in quattro parti, un’introduzione e tre giornate, che inizia come una ordinaria cronaca estiva in prima persona, ma prosegue in un tempo altro, in cui si perviene all’epilogo: la protagonista muore, avvelenata dall’amica. Ma questi sono solo due esempi. I bambini che scrivono sono autori più orgogliosi e consapevoli. Le stesse case editrici dedicano loro una crescente attenzione. Nell’archivio diaristico di Pieve Santo Stefano sono conservati anche gli scritti autobiografici infantili, mentre a Rezzato, in provincia di Brescia, è nato il PInAC, Pinacoteca internazionale dell’età evolutiva: un museo che cataloga e studia l’incontenibile creatività artistico-figurativa dei bambini di tutto il mondo. Coccole sì, preferibilmente tante. Ma anche cacca e sangue. Nelle giuste dosi, per un lieto finale di giornata, cullati da una fiaba della buonanotte.

considered as too upsetting for children) or even rewrite them in a more contemporary version (as it happened in the 1970s, when fairy tales were distorted by ecologist tendencies that made the big bad wolf become trustworthy and nonviolent, o became full of heroines able to cope with troubles), but they were all rejected by young readers. The novel L’incredibile storia di Lavinia by Bianca Pitzorno was harshly condemned by parents, but much appreciated by children, because it was a “story about poo”. Not to mention Harry Potter, a boy ill-treated by his adoptive family and constantly threatened by his enemy who already made him an orphan; another best seller in children’s books is Roald Dahl’s The Twits, a revolting tale about a family of ugly and smelly people: this book is full of detailed descriptions of filthiness - both physical and moral - as metaphor of a horrifying violence. Even sweet lullabies often threaten children with the menace of being abandoned and foretell hard times. Books written by children and adolescents confirm their passion for disgusting and terrifying stories. At the age of 12, Jacopo Rossi from Arezzo wrote Brividi di fanciullo, a 226-page long horror novel that, in a series of dramatic turns of events and sharp reflections on the psychological insights of the characters, will eventually unveil the murderer: a lonely and apparently harmless old man. Sara Boero from Genoa, aged 16, is the author of L’estate del non ritorno, an uncanny novel divided into four parts - an introduction and three days -, that begins as a commonplace diary of a summer period, but then continues with a different kind of time perspective that leads to the conclusion: the central character dies, poisoned by her friend. But these are just two examples. Young writers are proud and self-conscious authors, and publishing houses are more and more interested in their books. In the National Diaristic Archive of Pieve Santo Stefano, Arezzo, there is a collection of autobiographical writings of children, while in Rezzato, Brescia, the new born museum PInAC, Pinacoteca internazionale dell’età evolutiva (International art gallery of developmental age, TN) collects and studies the overwhelming creativity of children from all over the world. Hugs: yes, as many as possible; but poo and blood, too, in the right quantity, for a happy end of the day, cuddled by a goodnight fairy tale.

MOSCERINI DI FRANCIA

In francese, le petit mouck significa moscerino, ed è questo il nome che Gérard Pourret ha voluto dare alla sua casa editrice, per una letteratura da moscerini, appunto, che si ispira al contempo anche al Petit Mouck di Wilhelm Hauff. Nate nel 2007, le Editions Mouck pubblicano racconti scritti da bambini come, ad esempio, Mon cochon va à l’école, di Opal Witheley, una “moscerina” di 6 anni, oppure Les Félées, ossia le matte, ispirato alle Fate di Perrault, a firma di Juliette, che di anni ne ha 9. Per il Salon du Livre et de la presse jeunesse di Montreuil (1-6 Dicembre 2010), l’editrice lancia Nils et la prophétie, racconto di Kwathar (14 anni), illustrato dalla talentuosa Aurore Petit. Infine, va anche detto che l’idea di porre il bambino al centro della creazione letteraria, porta Mr Pourret a valorizzare i testi di gioventù dei grandi della letteratura francese (collana Juvenilia), perché “in genere gli adulti non prendono sul serio i bambini”, e lui invece sì. Tra le pubblicazioni, le lettere di Flaubert scritte ad un amico di scuola sotto forma di album illustrati, oppure la versione originale del poema Les Effarés, composta da un Rimbaud sedicenne. (t.r.h.)

THE FRENCH MIDGES In French, le petit mouck means midge, and this is the name that Gérard Pourret gave to its publishing house, dedicated to a midge literature, taking inspiration from the Petit Mouck by Wilhelm Hauff. Founded in 2007, the Editions Mouck publish tales written by children, such as Mon cochon va à l’école, by Opal Witheley, a 6-year-old ‘midge’, or Les Félées, that is the crazy ones, inspired by Perrault’s Fairies, signed by Juliette, who is only 9 years old. For the Salon du Livre et de la presse jeunesse in Montreuil (1-6 December 2010), the publishing house launched Nils et la prophétie, a tale by Kwathar (14 years old), illustrated by the talented illustrator Aurore Petit. Finally, we should also underline that the idea of putting the child at the centre of the literary creation leads Mr Pourret to bring out the books written by the greatest masters of French prose in the days of their youth (Juvenilia collection), because “usually, grown-ups do not take children too seriously”, but he does. Among the other publications, we find the letters that Flaubert wrote to a school friend in the form of illustrated books, or the original version of the poem Les Effarés, composed by a 16-year-old Rimbaud. (t.r.h.)

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FRP2 F ilippo P iantanida / / Roberto Prosdocimo Portfolio I Bambini // Children

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“L’uso dei bambini come nostri soggetti prediletti nasce dal fatto che per età, fisicità, sessualità, sono apparentemente “puri”. Non comunicano alcun tipo di storia, di vissuto, di segni del tempo. Non hanno espressività apparente e riescono ad interpretare il nostro soggetto senza comunicare al fruitore concetti che possono distogliere l’attenzione dal significato principale dell’opera. Un adulto, per quanto lo si spogli di emozioni, ha per vita un rapporto diretto con le caratteristiche somatiche che lo compongono, i bambini no. I bambini così rappresentati riescono a dare all’azione che compiono un significato più preciso.Tolgono finalità al gesto, lo sospendono e lo rendono fenomenologicamente puro. La staticità e la forza dello sguardo dei nostri bambini permette loro di acquisire una consapevolezza degli ambienti, della realtà rappresentata all’interno dell’immagine, delle azioni e, soprattutto, nei confronti del fruitore dell’opera.”

“The use of children as our favourite subjects started from the fact that, because of age, physicalness, sexuality, they are apparently “pure”. They don’t communicate any kind of history, background, time marks. They don’t have evident expressiveness and can interpret our topic without sending concepts to the user that may divert the attention from the main meaning of the work. An adult, however hard we try to strip him of his emotions, has as life a direct relation to the somatic features composing him, meanwhile children don’t. Children, so represented, can give a more precise meaning to the action they are performing. They take the purpose out of the gesture, suspending it and making it phenomenologically pure. The immobility and strength inside our children’s gaze allow them to acquire consciousness of the environments, of the reality represented inside the image, of the actions and, most of all, towards the audience.”

FRP2 nasce nell’Ottobre del 2007 dall’unione delle ricerche personali di Roberto Prosdocimo e Filippo Pintanida.

FRP2 started in October 2007 from the combination of Roberto Prosdocimo and Filippo Pintanida’s personal pursuits.


FRP2 - Filippo Roberto Piantanida Prosdocimo, Privacy #2, 2009, courtesy of the artists

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Robin Rhode photographed by Albrecht Noack for DROME magazine

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RO B I N R H O D E Il Gioco infantile dell’Arte Art child’s Play by Silvano Manganaro

Dalle strade di Città del Capo ai più importanti musei del mondo, riuscendo a fondere fluidamente street art, film, fotografia, happening e disegno, per dar vita all’illusorio e all’impossibile. Benvenuti nel mondo di Robin Rhode

From the streets of Cape Town to the most important museums in the world, the artist has made a name for himself by fluidly blending street art, video works, photography, happening and drawing, in order to bring to life the unreal and the impossible. Welcome to the world of Robin Rhode

I giochi più semplici sono anche i più belli: regole facili, strumenti essenziali e un po’ di fantasia per completare il tutto. I bambini in questo sono campioni imbattibili: bastano un’ombra sul muro, una nuvola nel cielo, pochi oggetti quotidiani assemblati fra loro per dar vita a straordinari mondi immaginari. Molti artisti hanno inseguito questa prodigiosa capacità infantile; da Kandinskij a Mirò, da Klee a Picasso, è stato un tentativo continuo di imitazione, non tanto (o non solo) sul piano estetico e formale, ma soprattutto su quello emotivo e mentale. Ed è proprio questa semplicità creativa e immaginativa che riesce a raggiungere magistralmente Robin Rhode, facendoci assistere ad uno spettacolo che ha tutte le carte in regola per ricordarci i giochi fatti dai bambini disegnando con il gessetto sull’asfalto nero. Ma le sue video-animazioni (cer-

The easiest games are also the most beautiful: simple rules, basic tools, and a little bit of fantasy to crown it all. Children are definitely unbeatable champions in this: a shadow on the wall, a cloud in the sky, few everyday objects assembled together in order to give life to new extraordinary worlds. Many artists have pursued such amazing children’s ability; from Kandinskij to Mirò, from Klee to Picasso, all of them constantly tried to imitate them, not so much (or not only) from an aesthetic and formal point of view, but most of all from the emotional and mental standpoint.

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S T E FA N C O N S TA N T I N E S C U Anni d’Oro in Romania Golden Age in Romania by Marianna Liosi

Lo abbiamo scoperto con due video alla scorsa Biennale di Venezia; l’abbiamo ritrovato quest’anno alla fiera diVienna, dove è stato il suo pop-up book a rapirci. Con la sua opera-libro, Stefan Constantinescu racchiude in un unico oggetto, accattivante e ludico, una riflessione profonda sul senso e l’essenza della Storia e sull’identità privata e collettiva. Da maneggiare con cura We discovered him thanks to the two videos at the last Venice Biennale; we found him this year at the Vienna Fair, where his pop-up book has ravished us all. With his work-book, Stefan Constantinescu encloses in one single object, with a beguiling and playful look, a deep reflection on the sense and the essence of History and on both private and collective identity. To handle with care

E’ un diario, un documento storico e un pop-up book, mentre l’ironia del formato veicola una riflessione critica sulle fonti storiche. Il coinvolgimento esercitato da The Golden Age for Children (2008) è il mezzo attraverso il quale mantenere viva la memoria e fare luce sul difficile percorso politico attraversato dalla Romania. Stefan Constantinescu, nato a Bucarest nel 1968, ma migrato come molti altri compatrioti con la famiglia in Svezia, racconta con questo libro per bambini le vicende che hanno interessato la Romania dal 1968 al 1989, decenni durante i quali imperava la dittatura di Nicolae Ceausescu. La data di inizio della narrazione - in inglese, rumeno e svedese -, oltre a coincidere con il periodo di progressiva ascesa del totalitarismo socialista e della cosiddetta “Età dell’Oro” (citata nel titolo del libro), collima con quella della nascita dell’artista, il quale procede affiancando ai cenni storici le vicende familiari, le fotografie, i ricordi che costituiscono il suo reportage privato.

It’s a diary, a historical document and a pop-up book, while the irony of the format conveys a critic reflection on historical sources. The involvement carried out by The Golden Age for Children (2008), is the means through which we can keep memory alive and shed light on the difficult political changes Romania has gone through. Stefan Constantinescu, born in Bucharest in 1968, but later emigrated in Sweden with the family, as many others compatriots did, recounts with this children book the major events that happened in Romania from 1968 until 1989, decades during which Nicolae Causescu’s dictatorship reigned. The begin of the book - written in English, Rumanian and Swedish - coincides not only with the period of the steady upward of the socialist totalitarianism and the so-called ‘Golden Age’ (mentioned in the title of the book), but also with the birth of the artist, who proceeds putting beside the historical hints, some family events, pictures and memories that make up his private story.

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Stefan Constantinescu, The Golden Age for Children, courtesy of Waterside Project Space, London

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Nedko Solakov, The Passage (a commissioned art work’s story), 2010, installation view at Villa Borghese, Roma

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N E D KO S O L A KOV Nel paese delle meraviglie il re è nudo In Wonderland the king is naked by Costanza Baldini

Libertà concettuale e tecnica, una fertile immaginazione e una grande capacità di racconto sono alcune delle caratteristiche di Nedko Solakov, uno tra i più interessanti artisti bulgari a livello internazionale. Il suo lavoro combina giocosa ironia e autoironia, enfatizzate dal senso dell’assurdo e da una sorprendente capacità grafica e pittorica. Ed è difficile uscire da una delle sue mostre senza sorridere Conceptual and technical freedom, a vivid imagination and a great narrative ability are some of Nedko Solakov’s characteristics, one of the most interesting Bulgarian artists at an international level. His works combine a playful sarcasm and self irony, emphasized by a sense of absurdity and a surprising graphic and pictorial ability. And you can hardly leave one of his shows without smiling

Nedko Solakov compone installazioni di carattere narrativo utilizzando spesso il disegno e la scrittura, inventando storie, personaggi immaginari e figure antropomorfe, che popolano fogli di carta, si nascondono nelle crepe e ai bordi di muri o si mimetizzano su carte da parati. Nato a Tcherven Briag (Bulgaria) nel 1957, Solakov vive e lavora a Sofia. L’artista si esprime attraverso l’uso della più vasta gamma di tecniche, media ed ambiti linguistici: dal disegno al video, dalla manipolazione di oggetti trovati alla performance, nonché alla creazione di racconti prettamente letterari. Le sue opere si offrono come rappresentazione in un mondo contemporaneo sempre più frammentato ed inafferrabile, nel quale una rappresentazione ed un’interpretazione unica e lineare della realtà risulta impossibile. Anche nella sua ultima mostra in Italia,“A Riffraff ” (letteralmente “gentaglia”, “feccia”), presso la Galleria Continua di San Gimignano, con uno stile ironico, metaforico e poli-semantico, Solakov analizza il ruolo e le contraddizioni insite nel sistema dell’arte contemporanea, nei suoi meccanismi di comunicazione e nel suo schizofrenico rapporto con la società reale e la geopolitica culturale. Brevi narrazioni, afo-

Nedko Solakov creates narrative installations often using drawings and writing, inventing stories, imaginary characters and anthropomorphic figures that animate sheets of paper, hide in a crack or along wall borders or camouflage themselves on wallpaper. Born in Tcherven Briag, Bulgaria, in 1957, the artist lives and works in Sofia. He employs a very disparate range of techniques, media and idioms, ranging from drawing to video, and from the manipulation of found objects to performance pieces and even the creation of more strictly literary tales. His works offer themselves as representation in an increasingly fragmentary and ungraspable contemporary world, in which a single and unique representation and interpretation is impossible.

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Marie Hendriks, from the serie Western Spaghetti, dry pastel drawing, 110 cm x 75 cm, courtesy of the artist

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MARIE HENDRIKS Il tempo d’una Sartiglia Just the time of a Sartiglia by Patrice Maniglier + Barbara Polla

Dai suoi ricordi privati alle culture comuni, Marie Hendriks rappresenta storie, memorie, miti e leggende in ambientazioni al contempo barocche e anacronistiche. Le sue foto, i video e le installazioni sono caratterizzati da una sofisticata messa in scena, in cui gli ornamenti sono sublimi vettori di significati fortemente simbolici, che abbondano di allegorie e metafore. Pensieri sull’arte di un astro nascente From her souvenirs to the common cultures, Marie Hendriks stages stories, memories, myths and legends in settings that are at once baroque and anachronistic. Her photographs, videos and installations are characterised by a sophisticated mise en scène, where ornaments are sublime vectors of strong symbolic significations, full of allegories and metaphors. Thoughts on the art of a rising star

La bambina? Una maga, sempre. La magia presuppone tanta scienza: la bambina lo sa. Sa del corpo, della vita, del mondo; sa del tempo che viene, quello della donna; sa che prima di questo tempo ce n’è un altro, immateriale, quello detto dell’infanzia, durante il quale lei può fare come se non sapesse; può giocare - mettere in gioco il suo sapere, “giocando con le bambole” (giocare, di fatto, alla donna, alla madre, rappresentare il di là a venire); può stregare gli altri, il mondo e se stessa, e giocare a fare la grande senza paura: è piccola. È fuori dalla società. Questo tempo anzitempo è raramente rappresentato dalle fanciulle, quelle ancor prossime di questa misteriosa falsa assenza. Marie Hendriks (nata nel 1981) è una di loro, una che si veste ancora da bambina, parla con una voce da bambina, include nei suoi giochi d’artista suo padre, sua madre, la sua famiglia tutta e veste le bambine che mette in scena - che mette in gioco -, come se stessa. In un rifiuto netto, quasi imbronciato, di una realtà che avrebbe rinunciato alla meraviglia dell’infanzia. Hendriks si inspira all’Olanda in cui è nata - di cui riprende le materie, le tessiture, i broccati, le scie di sangue e le essenze di bosco -, e mette in immagine un mondo che lontano

The little girl? A sorceress, always. The art of magic implies much science, and the little girl knows it. She knows about bodies, about life and about the world; she knows about the time to come, the one of women; she knows that before this time there is another, immaterial time, the time called of childhood, during which she can pretend she doesn’t know; she can play – she can put at stake her knowledge, “playing with dolls” (actually playing pretending she’s a woman, a mother, representing what is still to come); she enchants the others, the world and herself, and plays pretending to be an adult without fears: she’s little. She’s out of society. This time before time is rarely represented by girls, by those girls that belong to this mysterious false absence. Marie Hendriks (born in 1981) is one of them, someone that still dresses like a little girl, who speaks with a little girl’s voice, who includes her father, her mother and the whole family in her artistic games, and who enjoys dressing up the girls she puts on stage - and with which she plays -, like herself. In a neat, almost sulky denial of a reality that would have renounced to the wonders of childhood.

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LPU Una partita informale (o della fonte dell’eterna giovinezza) An informal game (or, the source of eternal youth) by Lorenzo Imbesi

Calle de diversión © Manuel Serpe / Pasquale Passannante / Rafael Machado

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Con armi leggere, vernice e pennello, il duo LPU ha costruito una vera e propria “strada del divertimento” per la periferia di Caracas, che per un pomeriggio è stata dipinta con le regole del gioco di chi spesso non trova riconoscibilità. Lo smart urban stage di Roma, che li ha incensati del primo premio, ce li ha fatti scoprire. L’Europa, e l’Italia in particolare, i prossimi spazi pubblici che promettono di riconquistare With light weapons, paint and brush, the duo LPU has created a real “road of fun” in the outskirts of Caracas that, for this occasion, have been painted with the game rules of those who often cannot find a recognizability. We have discovered them thanks to the smart urban stage of Rome, that has awarded them the first prize. The next public spaces they want to seduce are Europe and, particularly, Italy

Nel mettere insieme metropoli, improvvisazione e attitudine ludica, Calle de diversión si presenta come azione sinceramente situazionista, in cui ribaltare, nell’intervallo effimero di un evento, significati, ruoli, regole. Ogni intervento si pone come pratica locale, che si inserisce in uno specifico spazio e tempo e altrettanto ne rielabora i prodotti culturali, a loro volta risultato ibrido di appropriazione locale di fenomeni di massa provenienti dall’esterno. Non a caso, il duo italo-venezuelano adotta per il suo campionato di periferia alcuni giochi della tradizione sudamericana, come il beisbol de chapitas, oppure la pelotica e’ goma, che a loro volta sono il risultato della naturalizzazione sudamericana di noti giochi statunitensi. Esattamente come avviene nei tanti fenomeni di indigenizzazione della Coca-Cola, quando viene mescolata con altre bevande, come nel caso del Cuba Libre nei Caraibi… LPU - Liga de la Partida Urbana, ossia l’architetto Rafel Machado e il sociologo Pasquale Passannante, riconosce che le metropoli sono il grande teatro della società. La loro dimensione, sia spaziale che demografica, ha assunto proporzioni tali da concentrare contraddizioni: le disparità sociali ed economiche, come le crisi ecologiche ed ambientali, l’accesso alle reti della comunicazione e gli scambi finanziari, ma anche i territori disconnessi delle favelas e gli slums. La metropoli è insieme centro e periferia. In questi aggregati di carne e asfalto, alla presenza di una città “formale”, fatta di strutture urbane, muri, costruzioni, ma anche di codici e regole urbanistiche, si rileva un’altra città “informale”, che compare e scompare nei vicoli delle periferie. Esattamente come il gioco, la città informale ha regole “altre”, costruite direttamente dai comportamenti sociali e da bisogni e urgenze istantanee, e si fa genuina interprete di un reale bisogno di costruzione sociale. Qui, i giochi dei bambini mettono in scena il concetto civile di piazza pubblica.

While putting together metropolis, improvisation and a joyful attitude, Calle de diversión shows itself as a sincerely Situationist action, trying to invert - during the ephemeral time of an event - meanings, roles and rules. Each intervention is a sort of local practice, that enters into a specific time and space and re-elaborates its cultural products, that in turn are the hybrid outcome of the local appropriation of a mass phenomenon coming from outside. It is not a coincidence that the ItalianVenezuelan duo adopts for its suburb championship some traditional South American games, such as beisbol de chapitas, or pelotica e’ goma, that are the result of a South American naturalization of popular North American games. This is exactly what happens in several cases of “indigenization” of Coca-Cola when it is mixed to other drinks, such as Cuba Libre in the Caribbean.… LPU - Liga de la Partida Urbana - the architect Rafel Machado and the sociologist Pasquale Passannante - say that metropolitan areas are the great theatre of society. Their dimension, from the point of view of both space and demography, has become so enormous that contradictions emerge: social and economic differences, ecological and environmental crisis, the access to communication networks and financial exchanges, but also the poverty of favelas and slums. A metropolis is made of, at the same time, city centre and the outskirts. In these aggregations of flesh and asphalt, before a “formal” city, made of urban structures, walls, constructions, but also urban codes and rules, we can see another “informal” city, that appears and disappears in the small streets of the outskirts. Just like in a game, the informal city has rules that are “different”, created by social behaviours and by immediate needs, and it becomes the genuine representative of a real need of social construction. Here, children’s games put on stage the civil concept of a public square. By inserting itself in this margin, LPU expresses the theme of participation in the city in terms of direct action of re-appropriation of the public space.

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Lino Divas, Cosmonauta presentador, 2009, pencil on paper, courtesy of the artist

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L I N O D I VA S Man on Mars by Luca Arnaudo

L’arte, pare che l’appunto si debba a Goethe, è un gioco maledettamente serio: nel caso di Lino Divas (Buenos Aires, 1981), si tratta di un gioco che non perde mai la felice leggerezza dell’infanzia. Quattro domande a un artista vulcanico e inclassificabile, prima che parta per Marte

Art – as far as we know, the remark is ascribed to Goethe – is a terribly serious game: in the case of Lino Divas (Buenos Aires, 1981), it is a game that has never lost the joyfulness of childhood. Four questions to a highly creative and unclassifiable artist, before he leaves for Mars

DROME: Il tuo immaginario sembra quello di un asilo nido underground: l’ispirazione proviene dalla tua infanzia o cerchi piuttosto di ricrearne una nuova attraverso l’arte? LINO DIVAS: L’infantile delle mie immagini ha a che fare con un umorismo vagamente assurdo, ingenuità e ottimismo, ma non deriva dall’infanzia: lavoro con materiali che provengono da diversi mezzi di comunicazione e che trasformo per risignificarli. Al momento, i temi che mi interessano sono: la terraformattazione di Marte, la posta spam, l’estetica low-fi, i videogiochi, gli egoshot e il formato gif. D: Lavori in bassa fedeltà, dai disegni a pennarello ai video realizzati con software obsoleti: quanto, secondo te, i mezzi condizionano i risultati? LD: Penso che l’utilizzo di certi strumenti informatici determini il risultato finale: tracci un orizzonte di possibilità stabilito dagli sviluppatori dei programmi. Nelle produzioni digitali correnti lo si nota spesso, e la cosa mi annoia. Il mio interesse per l’estetica low-fi dipende dalla volontà di recuperare quell’artigianalità e antiretoricità proprie dell’arte tradizionale, insieme a un po’ di romanticismo e nostalgia per un’epoca che sta tramontando. Il fatto è che la mia generazione è stata l’ultima ad aver vissuto in un mondo analogico e si sta adattando a quello digitale, mentre i bambini che nascono ora sono interamente parte di quest’ultimo.

DROME: Your imagery looks like that of an underground crèche: do you draw your inspiration from your childhood or rather you try to recreate a new one through art? LINO DIVAS: The childish element in my drawings deals with a kind of slightly absurd humour, as well as with naivety and optimism, though it does not come from childhood: I work with materials taken from different means of communication and which I transform in order to give them a brand new meaning. At the moment, the issues that mostly appeal to me are: the terraforming of Mars, email spamming, lo-fi aesthetic, videogames, ego-shots and the gif format. D: For your works you use low-fidelity materials, from the felt tip pen drawings to the videos developed by means of out-of-date software: in your opinion, to what extent do means influence our results? LD: I do think that the employment of some IT tools determines the final result: you outline a horizon of possibilities established by the software developers. We can often notice it in the current digital works, and that annoys me. My interest in the lo-fi aesthetic depends on the will to recover that craftsmanship and anti-rhetoric proper of the traditional art, along with a little romanticism and nostalgia for an era that is fading away. The fact is that my generation has been the last to have lived in

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Simen Johan, Untitled #137, from the series Until the Kingdom Comes, 2006, courtesy of the artist

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SIMEN JOHAN L’impenetrabile mistero dell’infanzia The impenetrable mystery of childhood

by Costanza Baldini

Tra volpi in lacrime e alci che si scontrano in esperienze primordiali modellate dai nostri desideri e dalle nostre paure, Simen Johan ci chiama ad una seconda infanzia tratteggiandocene l’universo. Di seguito la chiave d’accesso…

Foxes in tears and moose that fight showing primal experiences that are shaped by our desires and fears: Simen Johan beckons us to a second childhood by depicting its universe. Here is the access key…

L’antropologo russo Vladimir Propp nel suo fondamentale saggio Morfologia della fiaba, del 1928, aveva intuito che le fiabe affondano le loro origini storiche nei riti di iniziazione dell’età tribale e presentano elementi simili e individuabili in culture molto diverse. Simen Johan (nato in Norvegia e cresciuto in Svezia, al momento vive a New York) sembra aver fatto sue le teorie di Propp, rendendole visibili nelle sue opere. Sin dal 1994, i bambini sono entrati di prepotenza nei suoi lavori, ma non agiscono come tali. Nella prima serie da lui realizzata, And Nothing Was to Be Trusted (1994 -1999), e nella successiva Evidence of Things Unseen (20002003), i bambini sono spesso protagonisti di un mondo sospeso tra fantasia e incubo. Johan confonde i confini tra il reale e l’irreale, re-immaginando mondi che, molto simili al nostro, sono in realtà la visualizzazione dell’ignoto. Nelle sue immagini, i bambini sono creatori di un mondo enigmatico, fantasy, bizzarro, allo stesso tempo sinistro e innocente. Sembrano assolutamente determinati nei loro giochi, come in una missione nota solo a loro. Nella monografia Room to Play (Twin Palms Press, 2003), Lyle Rexer scrive: “I bambini di Johan... vanno dove gli adulti non possono seguirli, nel regno della fantasia, delle pratiche magiche e delle invocazioni soprannaturali... Johan ci chiama a una seconda infanzia, quella che dobbiamo recuperare, l’infanzia dell’immaginazione”. La tecnica usata per realizzare questi inquietanti tableaux non è casuale. L’artista unisce la fotografia tradizionale con il digitale, ognuna delle sue immagini, infatti, proviene di solito da un centinaio di negativi. Proprio come avviene nel sogno o nel ricordo, le foto di Johan sono il risultato di una

In 1928, the Russian anthropologist Vladimir Propp remarked, in his fundamental essay Morphology of the Folktale, that folktales have their historical roots in tribal initiation rites and show similar aspects that can be found in very different cultures. Simen Johan (born in Norway and grown up in Sweden, now he lives in New York) seems to have incorporated Propp’s theories in his works. Since 1994, children have powerfully entered into his works, yet they do not act as such. In his first series - And Nothing Was to Be Trusted (1994-1999) - as well as in the following one - Evidence of Things Unseen (2000-2003) -, children are often the protagonists of a world suspended between fantasy and nightmare. Johan blurs the boundaries between real and unreal, and recreates worlds that, although similar to our world, are a visualization of the unknown. In his images, children are the creators of an enigmatic, fantastic and bizarre world, that is at the same time sinister and innocent. Children appear singularly determined in their play, as if on a mission known only to them.

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Goksin Sipahioglu,Sok Chan, Phnom Penh, Cambodge, Mai 1970, courtesy of Basia Embiricos Gallery, Paris

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G Ö K Ş I N S I PA H I O Ğ L U Fotografare il sentire Shooting feelings by Elena Abbiatici

“My secret? I have always chosen subjects that people want to see: children, women and old people rather than men”

Il suo nome è sinonimo di maestria nel fotogiornalismo, scandito da una carriera intensissima: Göksin Sipahioglu (Izmir, Turchia, 1929), ossia il fotografo, giornalista, caporedattore del quotidiano “Instanbul express”, corrispondente in Francia del quotidiano “Hurriyet”, colui che nel 1969, a Parigi, fonda con il giornalista americano Phyllis Springer la Sipa Press – negli anni ’90, la più grande agenzia privata di foto-giornalismo in Francia. Eletto nel 2004 Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministero francese della Cultura e della Comunicazione, Sipahioglu viene investito nel 2006 del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Légion d’Honneur. La nostra conversazione con lui prende avvio grazie a “Passions”, la mostra vista alcuni mesi fa alla Galleria Basia Embiricos di Parigi. DROME: Le sue foto sono divenute icone. Ha interpretato fatti storici sorprendenti con immagini emotivamente coinvolgenti. Un po’ come quando si chiama un grande scrittore a commentare una realtà o a condurre un’inchiesta. Considera le sue foto testimonianze fedeli dell’atmosfera vissuta in quei momenti? GÖKŞIN SIPAHIOĞLU: Ho visto molti fatti che non ho potuto fotografare…, come il trasporto su camion militari di missili nucleari russi a Cuba, ad esempio. Molto più che rischioso.

Göksin Sipahioglu (Izmir, Turkey, 1929), or rather a great old man: master of photojournalism, editor in chief of the newspaper “Instanbul express”, reporter in France for “Hurriyet” newspaper. He is the one who, in 1969, in Paris, founded with the American journalist Phyllis Springer, Sipa Press - the biggest private agency of photojournalism in France during the nineties. Appointed in 2004 Officer of Frances Order of Arts and Letters by the French Government’s Ministry of Culture and Communication, in 2006 he received a medal of Légion d’Honneur. “Passions”, the personal exhibition that some months ago was dedicated to him by the Parisian gallery Basia Embiricos, is the starting point for our conversation with him.

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GEORGIA GALANTI ...inspired by DROME

Sul ciglio della strada asfaltato di cemento, abbaglianti di fari di luna mi spingono a cadere. Lacrimo, tentenno, sporgo la mano invano, scorgo sassi e senza pensare riposo, una lumaca come cuscino, un fiore spontaneo come imprevisto risveglio imposto. La mia infanzia. On the roadside paved with cement, dazzling moon beams make me fall. I weep, I hesitate, I stretch out my hand in vain, I see stones and unthinking I rest, a snail for pillow, a spontaneous flower as unexpected, obliged wakening. My childhood. Georgia Galanti

Georgia Galanti disegna, assembla, disfa, compone, crea. Il suo lavoro è sempre rivolto al refrattario, all’inconsistente, al silenzio sottratto, al procedere dell’attuarsi. I suoi libri sono pubblicati in Italia da Nuages (Milano) e in Francia da Lettr’ange (Parigi). Suoi disegni compaiono su cioccolato, vini, borse, oggetti d’arredo. Sua è l’immagine del festival Santarcangelo dei teatri 2008. Tra esposizioni in Italia e all’estero, ha realizzato L’albero dei ciucci, per il parco Oltremare, e la scultura La mia timidezza non è solo un capriccio, per il Parco Mariposa.

Georgia Galanti draws, assembles, unravels, arranges, creates. Her work always aims to the refractory, the inconsistent, the stolen silence, the progress of fulfillment. Her books are published in Italy by Nuages (Milan) and in France by Lettr’ange (Paris). Her drawings appear on chocolates, wines, bags, furnishings. She made the image for the International Theatre Festival Santarcangelo 2008. Among exhibitions in Italy and abroad, she realized L’albero dei ciucci (The donkeys tree, TN), for the Oltremare theme park, and the sculpture La mia timidezza non è solo un capriccio (My shyness isn’t just a whim, TN), for the Mariposa Park.

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Georgia Galanti inspired by DROME, 2010

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EUGEN “GUNEE” LAITENBERGER Portfolio Family Album (2008)

“La mia opera affronta il tema dell’infanzia. Tutti abbiamo un passato diverso - potremmo essere venuti da un paese diverso o essere cresciuti in un posto diverso, che ci riporta ai ricordi di quel tempo. In queste foto di un album di famiglia, i ricordi d’infanzia sono stati conservati, anche se questo periodo d’innocenza è trascorso da molto tempo.” Eugen “Gunee” Laitenberger è nato nel 1987 a Poltawa, in Ucraina. Vive e lavora in Germania dove, all’Università delle Scienze e delle Arti Applicate di Dortmund, ha conseguito la Laurea in Fotografia. Le sue opere sono state pubblicate anche su “H Magazine” e nel libro di illustrazioni Zeixs. 92

“My work is dealing with the topic of childhood. Everyone of us has a different background - we might come from a different country or were brought up in a different place that recalls certain memories from that time. In these pictures from a family album, the memories of the childhood have been preserved, although this innocent time is long gone.” Eugen “Gunee” Laitenberger was born in 1987, in Poltawa, Ukraine. He lives and works in Germany, where, at the University of Applied Sciences and Arts in Dortmund, he got a Bachelor of Photography. His artworks were also published in “H Magazine” and in the illustration book Zeixs.


Eugen Laitenberger, from the series Family Album, 2008

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D O L L PA RT S Perturbanti visioni dell’Infanzia contemporanea Uncanny visions of contemporary Childhood

by Luiza S. Kainowska

Un bambino su dieci fra i sette e gli otto anni sente le voci. Studio dell’University Medical Centre, Groningen, Olanda 1 in 10 seven- to eight-year-old child hears voices which aren’t really there. According to a Study by the University Medical Centre, Groningen, The Netherlands Jeliza Rose, otto anni, ha un papà che sogna della terra dei Vichinghi e una mamma uguale a Courtney Love, e li aiuta entrambi ad iniettarsi eroina. Mamma ad un certo punto decolla verso il regno delle infinite barrette di cioccolata e delle scarpe col tacco più belle, e papà la segue, partendo per una vacanza senza ritorno. Jeliza Rose rimane da sola, in una casa in mezzo a distese di grano, in compagnia di quattro teste di bambola che prima o poi dovranno smettere di parlare. Streghe necrofile che si credono Gesù Cristo, freak idrocefali che si trasformano in principi grazie al bacio d’amore, happy families con un morto imbalsamato a capotavola: lo spaventoso e struggente mondo di Tideland, regia di Terry Gilliam (2005), illustra alla perfezione gli estremismi e i magici poteri dell’infanzia, l’epoca in cui lo slash che divide realtà e finzione è altamente instabile. Il bambino vive un universo prelogico, espanso in tutte le dimensioni, ricco di significati nascosti.Tutto nella sua percezione è talmente amplificato da sfociare in sincrono sia nella distorsione che nella rivelazione. I codici comunicativi del bambino procedono per simboli, e l’infanzia è il tempo dei divini archetipi. Il re, la regina, la principessa, la strega cattiva, l’orfano, il cercatore, il mèntore, il mutaforme, l’ombra, quelle stesse figure che, dal profondo, tireranno i fili della psiche del futuro adulto. Il primo e il più fulgido impero degli archetipi sono le fiabe. Esse raccontano sempre di quei rituali di passaggio e di trasformazione che si sviluppano a partire da una crisi. Al di là della superficiale polarizzazione in buoni e cattivi, la fiaba non è mai manichea: bene e male sono necessari uno all’altro. E il male è sempre seducente. La logica classica è bandita dal sistema conoscitivo del bambino, per lui il principio di non contraddizione è approssimazione dozzinale, pura grossolanità. Quello che conta è l’intuito, la Forza di Guerre Stellari, il sacro distacco dall’orrore. Il bambino vede tutto, anche le cose che non ci sono. Può permettersi tutti gli eccessi, è padrone del gioco e ha ancora la liceità della follia. Quindi le modalità di esistenza del bambino sono molto vicine a quelle del fare arte.

Jeliza Rose, an eight-year-old girl, has got a father who dreams of the Vikings’ land and a mother who looks like Courtney Love, and she helps them both to shoot up heroin. At a certain point, Mum lifts off to her world made of endless chocolate bars and of the most gorgeous highheeled shoes, and Dad soon follows her, going on a no-return vacation. Jeliza Rose is left alone, in a house surrounded by wheat fields, in company with four doll heads which sooner or later should stop talking. Necrophiliac witches thinking they are Jesus Christ, hydrocephalic freaks turning into princes thanks to the kiss of love, happy families with a stuffed corpse sitting at head of the table: the creepy and harrowing world of Tideland, directed by Terry Gilliam (2005), shows perfectly the extremisms and the magic powers of childhood, the period when the slash which separates reality from fiction is highly unstable. A child lives in a pre-logical universe, expanded into all dimensions, rich with hidden meanings. In the child’s perception, everything is so amplified that it synchronically flows into distortion and revelation. The child’s communication codes proceed by symbols, and childhood is the age of the divine archetypes. The king, the queen, the princess, the wicked witch, the orphan, the seeker, the mentor, the shape-shifter, the shadow: those same figures which, from the very depths, will pull the strings of the future adult’s psyche. Fairy tales are the first and most dazzling empire of archetypes. They always tell about those rituals of passage and transformation which develop out of a crisis. Beyond the superficial polarization between the bad and the good ones, the fairy tale is never Manichaean: good and evil need each other. And evil is always seductive. Classical logic is banished from the child’s cognitive system, for him/her the principle of non-contradiction is ordinary approximation, mere grossness. What really counts is the insight, the Force of Star Wars, the sacred aloofness from the horror. Children see everything, even the things which don’t exist. They can allow themselves any excess, they are the master of the game and they still have lawfulness to insanity. Therefore, the child’s modalities of existence are pretty close to those of art-making.

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C’è in particolare un movimento artistico nato in America negli anni ‘70, da mani spurie provenienti dal mondo dei fumetti, dei cartoni animati e della grafica, e sdoganato mondialmente negli anni ‘90. Questa corrente è la Lowbrow Art o Pop Surrealism. In essa c’è un’esplicita dimensione di perpetua infanzia: gli stilemi figurativi dei cartoons, delle fiabe e dei gadget per bambini si coniugano con contenuti perturbanti. E finalmente lo fanno alla luce del sole. Il Surrealismo Pop mette in scena il Giardino delle Delizie consumistiche, concepito da e per quella generazione di bambini abituati a chiedere cose e a sentirsi dire sempre di sì. Tutti i low-browers sono feticisti, nel senso che collezionano oggetti: dagherrotipi, strumenti medici, animali impagliati, bambole brutte, fumetti underground, feticci pirateschi, decorazioni vintage per Halloween, teschi di ominidi. Le merci non ti dicono mai di no, soddisfano qualsiasi desiderio, basta comprarle. Difatti, il consumismo parte da una pulsione infantile: il capriccio da soddisfare. Tutti i protagonisti del Surrealismo Pop concordano nel dimostrare come l’infanzia sia l’età per eccellenza altra, e come questa sua dimensione di alterità funga in realtà da specchio per ciò che veramente siamo. I bambini sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso: la prima età sembra congiunta con Dio, come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando. (Maria Montessori)

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There is a particular art movement, born in America in the Seventies, from spurious hands belonging to the world of comics, cartoons and graphics. It spread worldwide in the Nineties. This movement is known as Lowbrow Art or Pop Surrealism. There is an explicit dimension of everlasting childhood in it: the style-manners of cartoons, of fairy tales and of the gadgets for children combine with uncanny contents. And, finally, they do it by the light of the sun. Pop Surrealism stages the Garden of Consumeristic Delights, conceived by and for that generation of children accustomed to ask for things and to be always satisfied. All the low-browers are fetishist, they collect objects: daguerreotypes, medical tools, animals stuffed with straw, ugly dolls, underground comics, piratical fetishes, vintage decorations for Halloween, skulls of hominids. Goods never say no, they satisfy any wish, you just have to buy them. Indeed, consumerism originates from a childish impulse, the whim to be satisfied. All the main artists of Pop Surrealism agree on demonstrate how childhood is the other age par excellence, and how such dimension of alterity functions as a mirror, to reflect what we really are. Children are so able to distinguish between natural and supernatural things that their intuition leads us to think about a sensitive religious period: the first period of life seems linked with God, as physical development of the body is strictly dependent on the laws of nature which are transforming it. (Maria Montessori)

Mark Ryden mischia carne, giocattoli e simboli sacri, perché la sfera religiosa è tangente alla sfera del magico, tipica dell’infanzia. Tutti i protagonisti delle sue tele sono bambini, i più vecchi sono giusto sul crinale dell’adolescenza. Con loro ci sono giocattolini pastellati, giraffe a pois, palloncini sorridenti, coniglietti rosa di peluche, mischiati ad orecchie mozzate, echinodermi preistorici, teschi, feti, simboli massonici e statuine di Gesù Cristo che prendono vita. I giocattoli si confondono con lacerti di corpo, con cose morte e divelte, da vendere su banchi di macelleria. Ryden dipinge i criptici rituali che conducono all’età adulta, quando la brama di giocattoli si trasformerà in brama di carne, da sbranare per voracità predatoria o appetito sessuale. Marion Peck, sua consorte, accomuna le due categorie di alterità di bambini e animali, spesso ritraendoli insieme. In entrambi i casi, Peck esaspera i lineamenti tondeggianti dei cuccioli, ovvero le caratteristiche che dovrebbero ispirare ai membri adulti del branco tenerezza e istinto di protezione, fino ad ottenere caricature repellenti e tristi.

Mark Ryden mixes meat and flesh, toys and religious emblems, because the religious sphere is tangent to the magical sphere, typical of childhood. All the protagonists of his paintings are children, the oldest ones are just at the edge of adolescence. With them there are little pastel toys, polka-dot giraffes, smiling balloons, pink plush bunnies, all mixed with cut-off ear lobes, prehistoric echinoderms, skulls, foetuses, Masonic symbols and statuettes of Jesus Christ which come to life. Tiny toys jumble up with fragments of bodies, with dead and torn off things, ready to be sold on the butcher’s counter. Ryden paints the cryptic rituals which lead to adulthood, when the craving for toys will change into the craving for flesh and pieces of meat, to torn to pieces for predatory voraciousness or sexual appetite. Marion Peck, his partner, associates two categories of alterity, children and animals, often depicting them together. In both cases, Peck exaggerates the roundish features of puppies, that are the characteristics which should inspire tenderness and protection instinct in the adult members of the pack. She over-emphasizes these features until she gets repulsive and gloomy caricatures.

Da piccolo ero il tipo di bambino con il quale mia madre mi diceva di non giocare mai. (Leopold Fechtner)

I used to be the kind of child whom my mother told me never to play with. (Leopold Fechtner)


L O R E N Z O M AT T O T T I Paura del Buio Fear of the Dark by Tea Romanello-Hillereau

Lorenzo Mattotti photographed by Emilie Moysson for DROME magazine

Maestro indiscusso della narrazione visiva, ha un talento piĂš che speciale nel descrivere la paura, perchĂŠ lui, il mondo, lo analizza in maniera intuitiva e sensuale. Lorenzo Mattotti apre a DROME le porte del suo atelier, a Parigi Undisputed master of visual narration, he has a more than special talent for describing fear, because he analyses the world in an intuitive and sensual way. Lorenzo Mattotti opens to DROME the doors of his atelier, in Paris

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Lorenzo Mattotti, from Pinocchio, 1990, courtesy of the artist

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L’ A I RO N E N O T T U R N O DA L L A C O RO N A N E R A The Black-Crowned Night Heron text by Sada Ranis, illustrations by Zaelia Bishop

I

n un autunno lontano nel tempo, in un villaggio troppo piccolo per avere un nome, un giorno smise di piovere. Dopo tre settimane di pioggia continua, le strade erano così infangate che si confondevano con i campi di colza. “Ahhh!”, sospirarono di sollievo. Mentre le nuvole facevano spazio alle ultime ore di sole pomeridiano, arrivò in paese un uccello mai visto prima. Sorvolò tutto il villaggio con un fiato solo, e andò a posarsi sulla scala esterna, arrugginita e pericolante, di un teatrino fatto a cilindro e chiuso da sempre. Questo strano airone era colorato in modo singolare: sembrava avere il panciotto bianco, un mantello nero e la corona nera. Sulla schiena, una piuma lunga e bianca riluceva nervosa e regale. L’uccello stava tutto il dì appollaiato su quelle scale, e se ne andava in giro nelle paludi vicine solo la notte, quando tutto era a dormire. Da quella posizione, egli poteva vedere tutto. Ogni giorno, per mesi e mesi, l’uccello seguì con lo sguardo la vita del paese: le martellate provenienti dal negozio del fabbro; i bicchieri sbattuti sul bancone dell’unico bar; gli arrivi e le partenze dei carri provenienti dalle città lontane

In an autumn faraway in the past, in a village too small to be named, one day it stopped raining. After three weeks of ceaseless rain, the streets were so muddy that they merged into the oil-seed rape fields. “Haaah!”, they sighed relieved. While the clouds were making room for the last hours of afternoon sun, a bird that had never been seen before arrived in town. He flew over the whole village in one deep breath and alighted over a rusted and precarious exterior staircase of a cylinder-shaped theatre that had always been sealed. This strange heron was oddly coloured: it seemed to have a white vest, a black cloak and a black crown. On its back, a long white feather sparkled nervously and royally. The bird would perch on those stairs all day, and he would go around the nearby wetlands only at night, when everyone was asleep. On top of that theatre, he could see everything.

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A TRIBUTE TO

H.C. ANDERSEN Photographer: Kimberley Ross Stylist: Silvia Perrotta Coordination: Sabrina Nucci Make-up & Hair: Valeria Orlando Model: Michela Marcanio Child model: Sofia Forte Sestini Special thanks: Luigia Felli, Silvano Manganaro, Annamaria Morgante, Cecilia Perrotta, Giampiero Ranalletta, Tiziana Sestini With the kind support of BREAD & BUTTER Shot in Celano (L’Aquila)

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fur coat vintage, dress Pincopallino

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Il Brutto Anatroccolo - The Ugly Duckling 124


fur coat Pincopallino

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A P P R E N D E R E L A M O DA LEARNING FASHION Fenomenologia di una scoppiettante induzione al consumo Phenomenology of a cracking induction to consumption by Mirella Longo

Tendenze, stili e comunicazione appositamente studiati per l’infanzia, miscela di creatività e concretezza commerciale e numeri in crescita sul mercato internazionale. Gioco e narrazione nelle analisi delle numerose aziende di abbigliamento, che corrispondono spesso alle griffe più blasonate anche per gli adulti, per trasmettere ai più piccini il concetto di moda e la sua utilità sociale

Trends, styles and communication that are expressly made for children, a mix of creativity and commercial concreteness and growing numbers within the international market. Play and narration in the analysis of many clothing factories, which often coincide with the most blazoned brands, even for adults, in order to convey to the youngest the concept of fashion and its social utility

An ghin go - tre modelli sul comò… Modelli adeguati ad un pubblico di bambini, ma alla moda, certo! Ci si cimenta nella condivisione del loro universo e nell’impiego dei codici di comunicazione in sintonia con il loro immaginario. L’intento è trasformarli in felici ed informati consumatori di moda. Un esercito di animaletti, fate, guerrieri, bratz dolls, winx e simili attirano l’attenzione, divertono e agiscono con i loro superpoteri per applicare l’etichetta di “transtoying” a quei prodotti che, pur rispondendo ad una specifica funzione come vestirsi, vengono decodificati dal bambino come oggetti con cui giocare. Affascinanti in tal senso le proposte di Agatha Ruiz de la Prada, Kidorable con i suoi ombrelli, impermeabili e stivaletti “animati” da rane, api e coccinelle, fate e pompieri. E poi Chicco, Ciquito, Giesswein, Mikihouse, …

Eeny, meeny, miny, moe, catch a baby by the shoe… Shoes and dresses suitable for children, but fashionable of course! We compete with sharing their universe and using codes of communications in tune with their imaginary. The aim is to turn them into happy and informed fashion consumers. An army of little animals, fairies, warriors, bratz dolls, winx and similar things that draw their attention, entertain them and act with their superpowers to apply the label “transtoying” to those products that, even fulfilling a specific function as dressing, are decoded by the child as objects he can play with.

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Kids Camp at Bread & Butter Tradeshow in Berlin, June 2010, © Bread & Butter GmbH

PITTI BIMBO è tra i più importanti appuntamenti internazionali in fatto di ultime tendenze dell’abbigliamento per bambini. Dedicato all’Autunno/Inverno 2011-12, il Salone presenterà anche la prima edizione del Concorso WHO IS ON NEXT? BIMBO. Rivolto ai nuovi talenti della moda bimbo, è promosso e organizzato da Pitti Immagine, in collaborazione con “Vogue Bambini” e AltaRoma. In estate, invece, il Kids Camp passerà il testimone a BREAD & BUTTER YOUNGSTARS. Il nuovo progetto fieristico riunirà i migliori marchi internazionali nella location dello storico aeroporto Berlin-Tempelhof, una settimana dopo l’appuntamento dedicato alle tendenze dei grandi.

PITTI BIMBO is one of the most important international appointments in the panorama of the latest kid’s trends. Dedicated to the Fall/Winter 2011-12, the Italian trade fair will also present the first edition of the contest WHO IS ON NEXT? BIMBO. Conceived for the new talents in children’s fashion, it is sponsored and organized by Pitti Immagine, in cooperation with “Vogue Bambini” and AltaRoma. In Summer, the Kids Camp will pass the baton to BREAD & BUTTER YOUNGSTARS. The new fair project will bring together the best international brands at the historic Berlin-Tempelhof airport, a week after the appointment dedicated to the trends for the big.

PITTI IMMAGINE BIMBO 72 Autunno/Inverno 2011-12 web: www.pittimmagine.com

PITTI IMMAGINE BIMBO 72 Fall/Winter 2011-12 web: www.pittimmagine.com

Firenze, Italia, 20-22.01.2011

Florence, Italy, 20-22.01.2011

BREAD & BUTTER YOUNGSTARS Primavera/Estate 2012 web: www.breadandbutter.com

BREAD & BUTTER YOUNGSTARS Spring/Summer 2012 web: www.breadandbutter.com

Berlino, Germania, 15-17.07.2011

Berlin, Germany, 15-17.07.2011

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F RO N T Una domanda all’impudente gruppo di design svedese A question to the cheeky Swedish design group by Valeria Corti

Un vaso è soffiato via, un tavolo somiglia a uno schizzo, la sedia chainsaw sembra arrivare direttamente dalla casa della famiglia Flintstones; e poi ci sono specchi che paiono volersi aprire verso una immaginaria stanza accanto e tappeti illuminati che sembrano magici, mentre estrosi topini creano carte da parati dai motivi nuovi. Freud diceva che il sogno costituisce la realizzazione di un desiderio. I lavori delle FRONT sembrano sogni realizzati di bambini

A vase is blown away, a table resembles a sketch, a chainsaw chair seems to arrive directly from the Flintstones family; mirrors that seem to lead to an imaginary adjoining room, and lightened up carpets that look like magic, while flighty rats work for new wallpaper patterns. Freud said that dreams are the achievement of a desire. FRONT’s works give the impression of being dreams made by children

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Sofia Lagerkvist and Anna Lindgren from FRONT, photographed by Alberto Cibin for DROME magazine during the Salone del Mobile 2010. Charlotte von der Lancken’s absence was due to the eruption of the Iceland’s Eyjafjöll volcano. In front of them, their Mirror Table for Porro.

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D SIGN Sonni rassicuranti Reassuring sleeps by Valeria Corti

Sarà perché continuiamo a ossessionarci con crisi economica e politica, riforme, tagli, sprechi e spazzatura in ogni dove. Sarà perché di questi tempi anche una bella dormita può essere un lusso. Sarà perché il cuore bimbo di ognuno di noi palpita ancora a sentire le belle fiabe che tanto abbiamo amato da piccoli. Sarà perché sono semplicemente belli. Ma il connubio tra zona notte e favole sembra azzeccato come le fragole con il cioccolato e le famose pere del contadino con il pecorino Ecco la nostra scelta.

Maybe it’s because we’re still haunted by the economic and political crisis, amendments, funding cuts, wastes and rubbish everywhere. Maybe it’s because in these days even a good sleep could be a luxury. Maybe it’s because the baby-heart in each of one of us still throbs when listening to good fables that we loved so much when we were young. Maybe it’s because they are simply beautiful. But the union between night time and fables seems to get along as well as strawberries and chocolate, or as the famous farmer’s pears and the ‘Pecorino’ cheese So this is our choice.

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© Missoni

Angela Missoni si è invece ispirata alla Principessa sul Pisello per il suo letto-installazione commissionato da Hästens, nel quale sul materasso si alternano morbidi piumoni e soffici cuscini, tanti, ma non sufficienti a nascondere il piccolo seme di baccello alla vera principessa che vi si adagerà sopra. While Angela Missoni, in order to realize the bed commissioned by Hästens, has taken inspiration from The Princess and the Pea. A bed-installation where, on the mattress, soft quilt alternate with soft pillows, a lot of them, but not enough to hide the little pea seed to the real princess who will lie on it.

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M A I M I YA K E ...inspired by DROME

Mai Miyake photographed by Tomoko Sengoku

Mai Miyake è nata ad Yokohama (Giappone) e vive a Tokyo. Ha organizzato workshop ed esposto le sue opere site-specific presso musei pubblici, quali la Galleria di Arte Contemporanea dell’Art Tower Mito, il Setagaya Art Museum, lo Shanghai Dolan Museum of Modern Art, e in numerosi spazi privati. Ha, inoltre, realizzato un art project per la Maison Hermès di Tokyo, che nel 2009 le è valso una borsa di studio presso l’École Nationale Supérieure des Beaux Arts. Il suo talento artistico non si limita solo alla pittura e all’installazione.Tra gli ultimi progetti c’è anche un romanzo, edito da Kodansha, in uscita a Gennaio 2011. L’opera realizzata ad hoc per DROME è un Acchiappasogni per le camerette dei Bambini che, però, non ha nulla a che fare con quello dei nativi americani - secondo la tradizione giapponese, infatti, il dream catcher non acchiappa i brutti sogni, bensì invita i sogni buoni e le persone a noi care a raggiungerci. Anche i rotoli di pergamena sono una via per farli volare via in un altro mondo, perché “i bambini sono eterni viaggiatori al costante inseguimento di storie avventurose”.

Mai Miyake was born in Yokohama (Japan) and lives in Tokyo. She has organised workshops and site-specific artworks at public institutions, such as the Contemporary Art Gallery at Art Tower Mito, Setagaya Art Museum, Shanghai Dolan Museum of Modern Art, in Shanghai, and in several private museums. She has also exhibited contracted works for the window display of Maison Hermès in Ginza, which in 2009 won her a scholarship to study at the École Nationale Supérieure des Beaux Arts in 2009. Her creativity is not limited to painting and installation. Her newly released novel is going to be published by Kodansha in January 2011. The artwork she conceived for DROME is a Dream catcher for Children’s rooms, but not like the Native American Indian Dream catchers - following the Japanese tradition, it does not catch bad dreams, but it invites good dreams and friends from all over the world to come. Also the scrolls are a gateway for them to fly away to another world, as “children are permanent travellers of adventurous days”.

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Mai Miyake inspired by DROME, 2010, photography by Tomoko Sengoku

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una conver sazione con / a conver sation with

A N D R E A AYA L A Divertirsi come un bambino Enjoying Like a Child by Dobrila Denegri Il lavoro di Andrea Ayala Closa si colloca là dove arte e moda si incontrano e, fondendosi, danno vita a un mondo in cui regnano immaginazione e creatività. Non a caso lei si definisce una “garment thinker”: le sue creazioni nascono da un’acuta riflessione sul simbolismo e la semantica del vestire; non sono fatte semplicemente per avvolgere il corpo, ma per ridisegnare i lineamenti, azzerare le differenze sessuali e, soprattutto, far emergere i lati più intimi e nascosti della persona. Sono anche reminiscenze di tanti mondi che questa giovane artista/stilista spagnola porta dentro di sé: mondi favolistici della sua infanzia trascorsa in campagna e in sintonia con la natura, e altri, sempre affascinanti, pur molto più complessi, che sono scaturiti dalla sua curiosità verso alcune esperienze artistiche sia storiche che contemporanee e, soprattutto, dalla sua formazione alla rinomata Royal Academy di Anversa, diretta da Walter Van Beirendonck, in cui si intrecciano conoscenza del mestiere e sperimentazione, tradizione e voglia di nuovo. DROME: “Se porti con te la tua infanzia, non invecchierai mai”. Sento che questa citazione del drammaturgo Tom Stoppard può essere un buon inizio per questa conversazione… Innanzitutto, perché è possibile notare nel tuo lavoro molti aspetti generalmente associati all’infanzia, aspetti come la fantasia, il gioco e anche una certa inquietudine, soprattutto nei tuoi disegni… Poi perché le tue opere ci trasportano in quel mondo complesso chiamato moda, che si identifica con un continuo cambiamento e una costante ricerca di novità e giovinezza… Come è stata la tua infanzia e quanto dei tuoi primi ricordi riemerge in questo mondo immaginario che costruisci con colori e stoffa? ANDREA AYALA: Ho vissuto un’infanzia molto bella, e credo che questo dipenda dal fatto che vivevo in un paese molto piccolo, Arenys de Munt, piuttosto lontano dal centro e dalla civilizzazione. Avevamo 3 vicini, e la nostra casa era circondata dal bosco, con molti alberi e sentieri tutti da scoprire… e passeggiare nel verde era la cosa che preferivo. In mezzo alla natura mi sentivo libera. Anche la scuola che ho frequentato fino all’età di 10 anni aveva la stessa filosofia: c’erano animali da accudire, piante da coltivare, seguivamo molte lezioni di musica e ballavamo danze catalane. La scuola finiva alle 8, e avevamo tempo per lo studio, ma anche per esplorare altre discipline. Nelle mie opere c’è senz’altro qualcosa di questo periodo felice del passato. Poi è difficile crescere… Forse è per questo che ho sempre dei bei ricordi di questo passato. In seguito molte altre cose mi hanno influenzato nel mio lavoro… 5 anni trascorsi ad Anversa, in un’altra cultura, molto diversa da quella spagnola, mi hanno fatto scoprire alcuni aspetti della mia personalità… là ho sviluppato un approccio più mentale e concettuale alla mia opera. 154

The works of Andrea Ayala Closa can be situated where art and fashion meet and, merging, create a world full of imagination and creativity. It is not a chance that she defines herself as a “garment thinker”: her creations are born from a deep meditation on symbolism and on fashion semantics; they are not made just to dress the body, rather, they intend to redefine tracts, eliminate sexual difference and, above all, let the hidden and private aspects of a person emerge. Her creations are memories of the several worlds that this young Spanish artist/fashion designer carries with her: fairy tale worlds of her childhood, when she used to live in the countryside, in harmony with nature, but other worlds too, fascinating but much more complex, arising out of her curiosity for historical and contemporary artistic experiences and, above all, out of her education at the renowned Royal Academy of Antwerp, directed by Walter Van Beirendonck, where know-how and innovation, tradition and originality are combined.

DROME: “If you carry your childhood with you, you never become older”. I feel that this quote of the playwright Tom Stoppard could be a good beginning for this conversation… Firstly because one can perceive in your work many aspects commonly associated with childhood, aspects like fantasy, playfulness, and even certain inquietude, especially in your drawings… Secondly because your work brings us in that complex universe called fashion, that identify itself with constant change and permanent pursuit of novelty and youthfulness… How was your childhood and how much of your early memories reemerge in this imaginary world that you are constructing with colours and cloths?


Sharon Lockhart, still from Goshogaoka, 1997, 16 mm film, duration 63 min, courtesy of neugerriemschneider, Berlin

Andrea Ayala, collection ‘07, courtesy of the artist

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CARNIVĂ€LE Photographer: Stefan Giftthaler Stylist: Luca Termine Make-up: Seiko Nishigori @ Green Apple Hair: Giorgia Trezzi @ Green Apple Model: Alina Zaharia @ Women Shot in Milan

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top Francesca Liberatore

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dress Sara Lanzi, bustier A-lab Milano, pantyhose Lipstick Vintage, shoes Daniele Michetti

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DROME 18 || Childhood