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LIFTING A VENT’ANNI ?

Tra dieci minuti dovrò visitare Natasha, una ragazza russa di 22 anni. Da quanto ha riferito alla mia assistente, recentemente è stata operata di lifting facciale e viene da me per un parere sull’intervento. Mi domando come mai si sia sottoposta a un lifting alla sua età. Chissà, forse ha sofferto di un tumore al volto e quindi l’intervento è stato necessario per nascondere la cicatrice rimasta dopo l’asportazione. Vedremo. Scarpe, calze, gonna e maglietta griffate, esile, alta circa un metro e settantacinque, lineamenti del volto e capelli tipicamente dell’Europa dell’Est, la ragazza che si presenta nel mio studio è una delle tante aspiranti modelle che gravitano su Milano alla ricerca della scrittura importante nel mondo della moda. « Dottore, il mio problema è molto semplice e, credo, dovrebbe essere altrettanto semplice la sua soluzione. Perciò mi auguro che lei non mi faccia pagare la visita, dopotutto ho bisogno solo di un suo parere. » Ecco un altro aspetto della mia professione, non frequente ma imbarazzante e poco chiaro quando si presenta. In una visita lunga e impegnativa o, al contrario, breve e sintetica ciò che conta è la valutazione espressa dal professionista serio e onesto, perché è, comunque, il frutto degli studi, delle conoscenze e dell’esperienza che 46

ha acquisito nel corso degli anni, oltre che, naturalmente, delle sue doti naturali ; e alla fine è importante che egli esprima una diagnosi esatta con un’indicazione terapeutica altrettanto precisa. Invece, tante persone non si rendono conto che un parere rapido ma centrato è una garanzia per il paziente, il quale può uscire dallo studio del professionista sereno e rinfrancato, senza dover cominciare una deprimente ed estenuante via crucis altrove, a caccia di giudizi piú o meno qualificati, con il rischio, alla fine, di sottoporsi a un intervento inutile o addirittura sbagliato. In ogni modo, Natasha ispira tenerezza. Si sente indifesa in un Paese che non è il suo, ma ha in sé la forza della sua bellezza e della giovane età. Insomma, è convinta che tutto le sia dovuto. « Signorina, mi dispiace, ma se lei desidera il mio parere, io dovrò visitarla e solo dopo un’attenta valutazione clinica potrò darle una risposta esauriente riguardo al suo problema. Tutto questo, però, comporta il pagamento del mio onorario. Altrimenti, se preferisce, può chiedere senza alcun impegno una stima gratuita alla mia assistente... » « Beh, devo dire che lei è molto diverso da altri suoi colleghi… che mi hanno visitata gratis... » Fa una pausa. Riflette. « Ma accetto le sue condizioni, e le spiego. Un anno fa mi sono sottoposta a un intervento di lifting facciale che, oltre a non essermi servito a nulla, mi ha causato queste due cicatrici. Guardi, per quanto siano nascoste dai capelli... » Me le mostra scoprendo le lunghe chiome biondo platino : le scendono sul viso nella zona davanti alle orecchie. Mi rendo conto di essere di fronte a un caso particolare che richiede una spiegazione all’origine. Le domando la motivazione dell’intervento subíto. « Sinceramente non mi ero mai accorta di avere un difet47


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to al viso. Fu un fotografo, durante un provino, a farmelo notare : “ Peccato ! Sei davvero bellissima e potresti essere scelta per questa pubblicità, ma purtroppo... vedi, le tue pieghe nasolabiali sono accentuate, sono troppo evidenti, fidati, penso che difficilmente potrai ottenere il lavoro. Vuoi un consiglio ? Se hai intenzione di continuare su questa strada e fare carriera, dovrai assolutamente correggere codesta imperfezione. Ti dò io l’indirizzo di un mio amico chirurgo... ”. E mi allungò un biglietto da visita. Da quel momento, fui presa dall’ossessione di questo mio difetto. Continuavo a esaminare le pieghe e piú le osservavo piú mi convincevo che erano veramente brutte. Mi soffermavo per strada a guardarmi nelle vetrine ; a casa passavo ore a guardarmi nello specchio, e spesso accendevo una candela per illuminarmi la faccia di lato e dare maggiore risalto alle pieghe. Pieghe da vecchia, mi dicevo, devo assolutamente rimediare ! Allora decisi di consultare il chirurgo che il fotografo mi aveva suggerito. E mi feci operare. Ma dopo l’intervento non sono affatto migliorata, anzi, le vede ? sono ancora qui, esattamente come prima, e in piú mi ritrovo queste orribili cicatrici. » Devo dirlo : quando mi imbatto in “opere” di questo genere mi vergogno di appartenere alla categoria dei chirurghi estetici. Non riesco a capire perché certi professionisti debbano comportarsi in maniera cosí ipocrita e meschina, approfittando dell’ignoranza altrui e sfruttando il proprio sapere a fin di male. In questo caso, infatti, mi rifiuto di credere che un medico, anche non specialista, abbia potuto dare in buona fede un’indicazione del tutto sbagliata, falsata e forzata all’eccesso. Ritengo che lo scopo sia stato unicamente economico. Quel chirurgo si è limitato a togliere uno spicchio di mezzo centimetro di pelle

davanti alle orecchie e a ricucire ; si è trattato, insomma, di un intervento di lifting simulato, per il quale, se non altro, non c’è motivo di attendersi complicanze in fase operatoria oppure una convalescenza lunga e problematica. Con la paziente preferirei non fare commenti sul lifting e parlare solo della brutta cicatrice residuata. « Vede, signorina, una delle due cicatrici... » Natasha mi interrompe : « La prego, dottore, mi dia un giudizio sul mio lifting ! ». « Secondo me, a distanza di un anno non ha piú senso parlare del passato, è meglio valutare ciò che esiste nel presente. Complicanze secondarie all’intervento fortunatamente non ce ne sono ; restano solo due cicatrici inevitabili che tendono a stabilizzarsi e non piú a modificarsi... » « Cosa vuol dire, che resteranno cosí per sempre ? » « L’evoluzione e la guarigione di una ferita dipendono soprattutto dall’individuo. Nel suo caso, lei ha una cicatrice ipertrofica a destra e una regolare a sinistra, eppure il chirurgo che l’ha operata ha usato la stessa tecnica. Ciò che adesso vede, dopo un anno, è l’aspetto della cicatrice che le resterà per tutta la vita. » « Scusi, non potrebbe togliermela e rifarmi la sutura? » « Cosí facendo, lei subirebbe un nuovo intervento, sborserebbe altri soldi e alla fine si ritroverebbe con lo stesso risultato. Purtroppo è probabile che il fenomeno di guarigione abnorme di una ferita sia destinato a ripresentarsi. Sa che cosa le consiglio, invece ? Alcune infiltrazioni di cortisone e una pomata che servirà ad ammorbidire la cicatrice. Ma sappia, signorina, che quando deciderà di sottoporsi a un secondo lifting – mi raccomando non prima dei quarant’anni – e questa cicatrice le verrà asportata, se ne riformerà un’altra... mi auguro piú bella, dato che il

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G. BRUNO - I SEGRETI DELLA CHIRURGIA ESTETICA

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rischio che si formino cicatrici antiestetiche si riduce col trascorrere dell’età. » « Quando potrebbe farmi la prima infiltrazione ? » « Se lei è convinta, possiamo cominciare anche subito. È un trattamento rapido e poco doloroso. » « Sí, voglio farlo subito. » Una volta sdraiata sul lettino da visita, procedo a disinfettare la cicatrice sulla guancia destra e poi pratico piccoli ponfi di kenacort con un ago sottile. « Non fa male. Sento solo un po’ di bruciore, che però è del tutto sopportabile. » Natasha si alza dal lettino rinfrancata. « Grazie, dottore, arrivederci al prossimo appuntamento. È stato gentile… grazie. » Stringe forte la mia mano con la sua sottile mano.

Quindici giorni dopo, quando rivedo Natasha per la seconda infiltrazione, si presenta la circostanza per parlare di un’attività – un’arte – senza dubbio “estetica” e nient’affatto trascurabile. Alla ragazza, un suo amico – piuttosto macho, da quanto capisco – ha consigliato, visto che sarà impossibile cancellare la cicatrice incriminata, e si può solo cercare di migliorarla, di rivolgersi a un tatuatore per ingentilirla sovrapponendole un disegno. Il caso vuole che io conosca il tatuatore cui è stata indirizzata. Queequeg Tattoo – al secolo Gianmaurizio – è uno dei pochi maestri italiani riconosciuti a livello internazionale. Di recente ci siamo incontrati nel suo nuovo studio, sempre nel quartiere milanese di Brera, dove ha trovato lo spazio per dilatare il suo personalissimo museo, dove si può ammirare ogni cosa che riguardi il tatuaggio. « La prima motivazione che spinge le donne a rivolgersi a

subíte in incidenti stradali » mi spiegava qualche tempo fa Queequeg. « A una signora con una cicatrice che andava dalle costole fino alla bocca dello stomaco abbiamo tatuato un bellissimo roseto. Era stata consigliata dal suo chirurgo plastico e non aveva mai pensato di farsi tatuare. Un altro caso piuttosto frequente è il camuffamento della cicatrice da parto cesareo. Ci sono lavori molto specifici sul capezzolo : si può ripigmentare, ossia colorare ; ridisegnarlo completamente dopo un’operazione di mastectomia o cambiarne la forma nel caso di “asportazione” e ricucitura nel caso sia rimasto ovale o quadrotto dopo un aumento o una diminuzione del seno. Sulle cicatrici (cheloidi) è piú difficile fare assorbire il colore, in quanto ha compattezza e elasticità diverse da quelle della pelle. Bisogna usare aghi molto sottili e avere una “pazienza pedestre” che spesso ci toglie il gusto e il divertimento che noi abbiamo nel disegnare. Alcuni di questi interventi vengono fatti per puro spirito umanitario. Sulle smagliature – come in altri casi – si opera anche utilizzando una vecchia tecnica quasi in disuso, cioè mescolando all’inchiostro olio di paraffina per ottenere piú consistenza e un colore piú compatto ; questo materiale, non venendo assorbito produce un “effetto rigonfiamento” che rende bene l’aspetto della pelle, soprattutto sul capezzolo. Per le cicatrici vicino alle orecchie o sulle tempie si fanno disegni quali ramages, trecce di roselline, fiorellini unici, talvolta piccoli fregi tribali. Per le cicatrici sugli addomi, dei roseti, come ho già accennato, ma anche tralci di vite o di edera. Ho notato che le donne che prediligono il Liberty di solito sono le piú determinate nelle scelte, hanno le idee ben chiare. Non c’è dubbio che ci siano sentieri paralleli tra la chirurgia estetica e il tatuaggio. Te lo dice Queequeg ! Del resto, che cosa c’è di piú “estetico” di un disegno artistico su un corpo vivente ? »

noi tatuatori è che non riescono a convivere con cicatrici 50

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