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LOGOTIPO COLORI Micaela Coletti and Gino Mazzorana, who where children at the time, are the president and vice-president of the Committee for Survivors of Vajont. Their photographic exhibition - “Vajont, 50 years ... not to forget” - will attend the event displaying photos of those days, in their raw and dramatic death sequence. The Committee, through this exhibition, aims to make young people in schools of all levels, aware of the Vajont tragedy, in order to reveal the catastrophe in all its past and future issues.

Micaela Coletti e Gino Mazzorana, presidente e vicepresidente del Comitato per i Sopravvissuti del Vajont, all’epoca bambini, partecipano all’evento con la mostra fotografica “Vajont, 50 anni ... per non dimenticare” esponendo foto di quei giorni, nella loro cruda e drammatica sequenza di morte. Il Comitato si propone, con la mostra, di sensibilizzare principalmente i giovani delle scuole di ogni ordine e grado, per far conoscere la tragedia del Vajont in tutte le sue problematiche passate e future. Diego Morlin, architetto-paesaggista, da anni appassionato di arte contemporanea, si occupa principalmente di progettazione edilizia, urbanistica e paesaggistica. I suoi progetti sono carichi di “valori aggiunti” che egli estrapola dalla natura dei luoghi, dalla storia, dalla tradizione, dalle persone. Partecipa attivamente al dibattito culturale, artistico e sociale in atto, sia a livello locale che nazionale.

Diego Morlin, architect, landscape architect and contemporary art lover for years, is mainly involved in building design, urban planning and landscapes. PANTONI 1795 C His projects are rich in “added values” PANTONI that he gets from nature, places, history, PANTONI BLACK C traditions and people. He actively participates in the cultural, artistic and social debate, both locally and nationally.

Loredana Pra Baldi coltiva il canto con particolare passione, è amante del teatro ed ha fondato l’associazione culturale “Chicheaestro”. Ha pubblicato due libri di poesie ed è corrispondente del Gazzettino di Belluno.

Loredana Pra Baldi loves singing and theatre and has founded the cultural association “Chicheaestro.” She has published two books of poetry and is a “Gazzettino of Belluno” correspondent.

Promotori / Promoters: Comitato Sopravvissuti Vajont Con il Patrocinio dei Comuni di / Sponsored by the cities of: Longarone, Castellavazzo, Erto e Casso, Vajont Con la collaborazione / In collaboration with: Fondazione Vajont 9 ottobre 1963 - Onlus Ideatori e curatori / Authors and curators: Diego Morlin, Micaela Coletti, Gino Mazzorana Info: www.vajont50.it - www.fondazionevajont.org www.sopravvissutivajont.org - www.diegomorlin.com Contatti / Contacts: vajont50@gmail.com - info@sopravvissutivajont.org +39 3398195144

Con il sostegno di / Supported by:

REGIONE DEL VENETO

LONGARONE

VAJONT

CASTELLAVAZZO

ERTO E CASSO

Costruzione metalliche - Bassano (VI)

COMITATO PER I SOPRAVVISSUTI

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Il marchio Caratteristiche Marchio e logotipo nascono dall’esigenza di esprimere visivamente l’appartenena al gruppo Intesa Sanpaolo. Il marchio dell’acquedotto a 4 colori è affiancato al logotipo che è stato sviluppato partendo dal carattere tipografico Trajan Bold, elaborato in termini di proporzioni e distanza tra le lettere. GRIGIO SCURO PANTONE 431 C Il marchio non può essere in alcun modo modificato e elaborato in termini di proporzioni. Marchio e logotipo non possono essere usati separatamente l’uno dall’altro.

Palazzo Ca’ Bonvicini Sestiere Santa Croce, Venezia Apertura mostra: dal 31 maggio fino al 25 novembre 2013 orario: 10,00-18,00 chiuso il lunedì (la sede espositiva si trova in prossimità della fermata del vaporetto S.Stae)

CARTA ZUCCHERO PANTONE 5503 C

CONZATO GEROLAMO

C=15 - M=100 - Y=100 - K=00 CMYK C=00 - M=00 - Y=00 - K=100


Alle ore 22.39 del 9 ottobre 1963 circa 260 milioni di metri cubi di roccia scivolano dai pendii del Monte Toc all’interno dell’invaso artificiale del Vajont, causando un’enorme onda d’acqua che si abbatte sui sottostanti paesi di Longarone, Castellavazzo e su Erto e Casso. Una valanga d’acqua e detriti che causa distruzione e la morte di quasi duemila persone, sacrificate alla logica del profitto. Questa mostra espositiva vuole far conoscere questa brutta pagina di storia italiana che tanti avrebbero voluto dimenticare per diverse ragioni, col rischio di perdere il valore che il Vajont rappresenta come monito per le nuove generazioni. Gli spazi della mostra sono quattro e ognuno ha un suo preciso significato: Il primo è uno spazio stretto dove, sulle pareti, sono esposte delle foto che documentano cosa gli occhi dei soccorritori hanno potuto vedere i giorni seguenti il disastro. Immagini crude, forti nella loro drammaticità, che sembrano far rivivere un bombardamento aereo, sembrano non vere. Ma è stato tutto vero!

Nel secondo spazio è collocata la prima delle due installazioni ideate dall’architetto Diego Morlin, professionista eclettico e visionario che riporta i visitatori alla follia del Vajont dal titolo “gioventù violata”. Sul pavimento, all’interno di un cordolo di protezione, è steso un riquadro creato con terra, sassi, ciottoli di fiume, sabbia, argille, foglie, (1,5x1,5m) del fiume Piave prelevati nelle vicinanze di Longarone. In questo fazzoletto di detriti, sono posizionati degli oggetti e giocattoli di bambini: una bambola, dei soldatini, una sveglia, un quaderno. Tra le 2000 vittime molti sono stati i bambini, pochi si sono salvati rimanendo però traumatizzati per tutta la vita. Hanno subito una “gioventù violata”, un atto di violenza che soltanto grazie alla loro forza di volontà sono riusciti a superare nell’intento di trovare una vita “normale”. Il terzo spazio si colloca in sequenza, e al suo interno vi è un’altra installazione articolata in due momenti. Il primo: sulle tre pareti vi sono le gigantografie di alcuni quotidiani del tempo, che puntano l’attenzione sulle sentenze e sulle perizie effettuate per individuare i colpevoli del disastro.

Il secondo prevede delle corde a forma di cappio, che scendono dal soffitto. Una richiesta silenziosa, mai appagata, di giustizia verso i colpevoli che le vittime ed i loro familiari ancora attendono. ll titolo di questa installazione è “giustizia negata”, infatti mai i colpevoli del disastro hanno ricevuto la giusta condanna, segno tangibile di una giustizia lenta e farraginosa “impastata” dalla burocrazia e a volte dagli interessi di pochi a scapito dei molti. La “carta menzoniera” ha nascosto la verità tramandandone ai posteri una visione distorta, falsata. Il quarto ed ultimo spazio propone il Comune di Longarone con immagini attuali, nella ricerca di una vita normale, improntata nel lavoro di ricostruzione, nell’impegno sociale, culturale ed economico. Grandi foto a colori stanno a testimoniare la volontà degli abitanti della zona di vincere sui drammi, sulle catastrofi e di saper superare i momenti di estrema difficoltà. Questo per dare un messaggio positivo al visitatore che conscio dell’orrore e della follia dell’agire scriteriato dell’uomo, alla fine di tutto vede, nel sentimento della speranza, un bagliore di luce.

“Vajont the awakening of consciences”

photojobin.com – dozarte.com

“Vajont il risveglio delle coscienze”

On 9th October 1963 at 10.39 p.m. about 260 million cubic metres of rock slid down the slopes of Mount Toc within the artificial Vajont dam, causing a huge wave of water that crashed on the underlying villages of Longarone, Castellavazzo, Erto and Casso. An avalanche of water and debris that caused the destruction and the death of nearly 2000 people, sacrificed to profit mindset. This exhibition wants to draw people’s attention to this terrible page of Italian history. Many would like to forget it for several reasons, risking losing the value that the Vajont means as a warning to future generations. The exhibition is divided into four spaces, each one having its own meaning: The first space is narrow and there are some photos displayed on the walls; they show us what the eyes of the rescuers saw the days following the disaster. Ruthless and dramatic images, which seem to revive an air raid. They might seem to be untrue. But it was real!

In the second space is placed the first of two installations designed by Diego Morlin, eclectic and visionary professional. It’s entitled “Violated youth” and it will bring visitors the madness of Vajont. A frame will be laid on the floor inside a protective band (1,5x1,5m). It will contain earth, stones, river pebbles, sand, clay and leaves taken from river Piave, near Longarone. In this tiny piece of debris some objects and children’s toys will be placed: a doll, toy soldiers, an alarm clock, a book. Many of the 2000 victims were children, few of them were saved but remained traumatized for life. They suffered a “violated youth”, an act of violence that, thanks to their willpower, they were able to overcome in order to find a “normal” life. The third space is placed in sequence, and another installation, divided into two parts, will be placed inside of it. The first part is set on three walls where there are the enlargements of some newspapers of the time. They focus attention on the judgments and assessments made on in order to identify

the convicts of the disaster. The second part involves some nooses hanging from the ceiling. They are a silent and unsatisfied request made by the victims and their families in order to bring the convicts to justice. Its title is “Justice denied” since the convicts of this disaster have never been fairly sentenced. This is a clear sign of a slow and muddled justice slowed by bureaucracy and by the interests of the few at the expense of the many. The “lying paper” hid the truth, handing down a distorted and falsified image to posterity. The fourth and final space shows current pictures of Longarone, searching for a normal life, through a reconstruction work and its social, cultural and economic commitment. Large colour photos witness inhabitants’ will to win over drama, catastrophes and extremely hard moments. This gives an optimistic message to the visitor, who is aware of the horror and madness of the reckless man acting, and who can finally see a hopeful glimmer of light.

Vajont 50 by Diego Morlin  
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