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DOSSIER 1 – maggio 2009 Europa e Mediterraneo nella crisi economica internazionale di Franco Zallio* Pur non immuni dalla crisi economica internazionale, i paesi mediterranei ne stanno subendo contraccolpi relativamente contenuti: le previsioni di crescita sono ancora positive per quasi tutta l’area e il quadro finanziario non desta gravi preoccupazioni. La sfida prospettica delle economie mediterranee è quella di sfruttare questa relativamente buona situazione per prepararsi nel migliore dei modi ai nuovi contesti competitivi che emergeranno nel dopo-crisi. Il ruolo europeo – che in questo momento si manifesta soprattutto in forma negativa, attraverso il contagio recessivo – potrà rivelarsi essenziale per questo obiettivo prospettico, conducendo ad una migliore integrazione tra Nord e Sud del Mediterraneo.

Le economie mediterranee e la crisi Si è sostenuto che a proteggere le economie mediterranee dal contagio della crisi finanziaria internazionale sia stata l’arretratezza di molti dei sistemi finanziari locali, un vizio che si sarebbe tramutato in virtù. Magra consolazione sarebbe questa tesi visto che – nel profondo della crisi come nel dopo-crisi – la capacità di mobilitare il risparmio interno e allocarlo in maniera efficiente è un elemento chiave della competizione globale. Ma, fortunatamente per le economie mediterranee, a proteggerle dal contagio della crisi non è stato il vizio bensì la virtù, ossia quelle buone politiche economiche adottate negli ultimi anni, che ne hanno rafforzato la solidità macroeconomica e migliorato il contesto produttivo. In primo luogo, va ricordata la prudenza con cui sono state utilizzate le risorse accumulate durante la congiuntura favorevole degli scorsi anni. Il ricordo delle crisi debitorie, che negli anni Ottanta e Novanta colpirono gran parte delle economie mediterranee, le ha indotte ad una estrema prudenza nella raccolta di Tabella 1 - Debito estero dei paesi mediterranei (in % del Pil) finanziamenti esteri. Come si Media 2003 2004 2005 2006 2007 2008 1998-02 vede nella tabella 1, con la unica Algeria 49,7 34,4 25,6 16,7 4,8 3,8 2,6 eccezione del Egitto 30,6 36,1 37,9 32,2 28,8 24,2 18,3 Libano, tutti i Giordania 87,2 74,5 66,1 56,6 51,9 46,3 26,8 paesi del 1 Israele 62,0 61,0 61,1 57,2 59,0 53,4 42,6 Mediterraneo Libano 134,3 174,8 187,4 188,3 196,0 197,3 193,5 hanno sensibilmente Libia 19,5 23,2 16,7 12,3 10,1 8,0 5,1 migliorato la loro Marocco 46,1 33,7 29,1 24,2 23,9 23,8 20,1 posizione Siria 91,1 77,3 73,2 23,3 19,4 16,3 15,2 debitoria; in Tunisia

61,7

71,2

69,1

62,3

59,9

57,6

50,4

Turchia

1

44,2

38,4

35,0

38,4

33,7

41,1

1

60,7

Dato 2002

Fonte: Fondo Monetario Internazionale


particolare, i due grandi paesi petroliferi del Mediterraneo (Algeria e Libia) hanno ridotto il debito estero a livelli irrisori. Parallelamente le riserve valutarie sono fortemente cresciute, anche nei paesi non petroliferi: in Marocco, ad esempio, oggi sono superiori al debito estero. Prudenza è stata esercitata anche nei confronti del ricorso al credito bancario internazionale: come si vede nella Tabella 2, l’esposizione delle banche internazionali nei confronti di gran parte dei paesi mediterranei è cresciuta meno di quella complessiva e, in particolare, nettamente meno di quella verso i paesi petroliferi del Golfo e quei paesi dell’Europa orientale che stanno oggi fronteggiando significative difficoltà finanziarie, come la Lettonia e l’Ucraina.

Tabella 2 – Esposizione delle banche internazionali (milioni $; saggio di variazione percentuale)

Algeria Egitto Giordania Israele Libano Libia Marocco Siria Tunisia Turchia per memoria: Mondo Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti Qatar Lettonia Ucraina

dicembre 2005 4.052 10.718 1.379 12.598 4.579 345 6.049 494 3.833 75.589

settembre 2008 2.383 20.598 2.878 12.794 5.889 1.118 8.740 716 5.111 152.637

sdv % -41,2 92,2 108,7 1,6 28,6 224,1 44,5 44,9 33,3 101,9

Un netto aumento del ricorso al credito bancario internazionale si è 21.125.290 33.334.894 57,8 registrato soltanto in Turchia – che 29.765 78.004 162,1 32.617 110.821 239,8 anche per questa ragione è oggi il 9.343 35.668 281,8 paese mediterraneo in più grave 5.736 23.379 307,6 recessione – in Egitto e in 8.501 38.199 349,3 Giordania, ma questi ultimi due stati detengono attività nei confronti Fonte: Banca per i Regolamenti Internazionali delle banche internazionali nettamente superiori alle loro passività e si trovano dunque in una posizione finanziaria assai meno problematica di quella turca. La Libia costituisce un caso a sé in quanto l’aumento – elevato in termini percentuali ma modesto in valori assoluti – è legato alla “riabilitazione” del paese che ha permesso l’eliminazione delle sanzioni. In questo quadro di ridotta dipendenza dai finanziamenti bancari internazionali, le economie mediterranee non hanno subito gravi contraccolpi quando i flussi di credito verso i mercati emergenti si sono drasticamente ridotti a seguito della crisi. I paesi mediterranei hanno potuto fare un ricorso relativamente limitato ai finanziamenti bancari grazie anche alla forte crescita degli investimenti diretti esteri affluiti negli ultimi anni: 173 miliardi $ nel 2006-2008 contro i 37 miliardi $ del 2002-2004 (Tabella 3). Gli IDE sono diventati una delle maggiori entrate valutarie dei paesi Tabella 3 – Investimenti diretti esteri (milioni $) mediterranei, 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 superando le entrate Algeria 1.065 634 882 1.081 1.795 1.665 7.651 del turismo e le Egitto 647 237 2.157 5.376 10.043 11.578 10.900 rimesse. Il Giordania 122 443 816 1.774 3.219 1.835 2.400 principale destinatario degli Israele 1.651 3.901 2.002 4.881 14.729 9.998 4.708 IDE è il settore Libano 1.336 2.977 1.993 2.791 2.739 2.845 2.200 delle costruzioni Libia 145 143 357 1.038 2.013 2.541 4.501 (33% del totale nel Marocco 481 2.314 895 1.653 2.450 2.577 2.400 2008), dove Siria 115 180 275 500 600 885 1.563 affluiscono i grandi investimenti nella Tunisia 2.278 1.283 1.540 728 3.312 1.618 1.740 edilizia Turchia 1.133 1.751 2.785 10.031 19.989 22.029 16.400 Totale

8.973

13.863

13.702

29.853

60.889

57.571

Fonte: per il 2002-2007: UNCTAD; per il 2008: Autorità nazionali, ANIMA, UNCTAD.

54.463


residenziale, in quella turistica e nei parchi a tema provenienti dai paesi del Golfo. Oltre al prevedibile ruolo del settore energetico (25% nel 2008), di rilievo anche l’industria pesante (cemento, fertilizzanti, ecc.; 11%), la distribuzione (6%) e il settore finanziario (5%). Tra i paesi investitori, la UE ha riconquistato la prima posizione nel 2008, dopo che nel 2007 era stata superata dai paesi del Golfo. La posizione italiana è stata piuttosto debole nel 2008 (783 milioni €) ma con 7,1 miliardi € nel complesso degli ultimi 6 anni (2003-2008) l’Italia è il terzo investitore europeo dopo la Francia e il Regno Unito e davanti a Spagna, Germania e Grecia – e il settimo investitore mondiale (preceduta anche da Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita). Tra i paesi beneficiari primeggiano Turchia, Israele ed Egitto, a evidenza dei significativi fattori di attrattività che queste economie presentano, ma in termini pro capite sono significativi anche gli IDE ricevuti da Giordania, Libano, Libia e Tunisia. La crescente attrattività di molte economie mediterranee deriva dall’intenso programma di riforme economiche che esse hanno attuato negli ultimi anni. Proprio il miglioramento dell’ambiente economico dovrebbe consentire ai paesi mediterranei di contenere i danni prodotti dalla crisi internazionale, anche nella fase attuale quando dalla crisi del settore finanziario si è passati alla crisi dell’economia reale, alla recessione. Per il contagio proveniente dalla recessione nei paesi occidentali non esistono protezioni finanziarie e i settori dei paesi mediterranei più legati all’economia europea (tessile, forniture automobilistiche, ecc.) stanno già patendo forti cali di domanda, con un impatto notevole sull’occupazione. Si temono inoltre consistenti riduzioni dei flussi turistici e degli afflussi di rimesse, anche in questo caso provenienti soprattutto dai paesi europei. Nel turismo, almeno in quello di massa, l’impatto potrebbe essere notevole in termini sia di prezzi che di volumi; per le rimesse le previsioni sono più incerte: le risorse a disposizione degli emigrati in Europa diminuiranno ma la crisi potrebbe indurli a rimpatriare una quota maggiore dei loro redditi. Le previsioni sono negative anche per gli investimenti diretti esteri. Già si sta manifestando un brusco freno di quelli provenienti dalla UE e in genere dai paesi occidentali: l’esempio più clamoroso è l’uscita di Nissan dal grande progetto automobilistico previsto a Tanger-Med, che sarà ora attuato su scala ridotta dalla sola Renault. Più incerto l’andamento degli investimenti provenienti dai paesi del Golfo: alcuni grandi progetti nelle costruzioni sono stati sospesi o cancellati (soprattutto quelli promossi da società di Dubai, che attraversano serie difficoltà finanziarie) mentre in altri settori continuano ad affluire grandi investimenti: a marzo, ad esempio, la kuwaitiana Zain ha annunciato l’acquisizione del 31% di Wana (il terzo operatore telefonico del Marocco) per un controvalore di 324 milioni $. Un ulteriore impatto della recessione nei paesi occidentali si è manifestato sui mercati delle materie prime, le cui quotazioni internazionali hanno subito un drastico declino: il prezzo del petrolio è oggi un terzo circa del livello record raggiunto nell’estate 2008, ma anche molte altre materie prime hanno subito forti ribassi. Decisamente negativo per i grandi produttori (Algeria e Libia per il petrolio, Marocco per i fosfati, ecc.), l’impatto sarà più ambivalente nel resto dell’area: da una parte, il declino delle entrate dei paesi petroliferi riduce il potenziale spillover in termini di investimenti, rimesse e flussi turistici ma, dall’altra, la caduta dei prezzi delle materie prime permette una positiva frenata dell’inflazione, che in diversi paesi mediterranei aveva raggiunto nel 2008 livelli elevati, con pesanti ricadute sociali oltre che sul bilancio pubblico (aumento dei sussidi a beni di prima necessità).

L’andamento economico del 2009 In questo quadro complesso, le buone politiche economiche degli anni passati possono venire in soccorso, in primo luogo per i paesi esportatori di idrocarburi (Algeria e Libia), che hanno risparmiato una parte consistente delle eccezionali entrate petrolifere del 2003-2008 e sono quindi in grado di attuare politiche fortemente espansionistiche; ne potranno beneficiare indirettamente


anche i paesi non petroliferi. Inoltre, risorse molto ingenti sono state risparmiate dalle monarchie del Golfo e, dopo le forti minusvalenze subite da molti investimenti effettuati dai loro fondi sovrani sulle piazze finanziarie occidentali, queste risorse stanno prendendo in misura crescente la direzione di altri mercati emergenti. Si stima che le monarchie del Golfo abbiano investito nel 2003-2008 circa 120 miliardi $ (13% del totale) nel resto dell’area MENA, soprattutto nei paesi mediterranei, e questo trend dovrebbe ora rafforzarsi. Il mix di spesa pubblica espansionistica e investimenti diretti non occidentali potrà in qualche misura compensare la recessione importata dall’Europa e in genere dai paesi avanzati. A questi fattori positivi se ne aggiungono Tabella 4 – Crescita del Pil reale (%) altri, più occasionali. Ad esempio, nei paesi maghrebini dove 2007 2008 2009 2010 l’agricoltura ha un peso consistente Algeria 3,0 3,0 2,1 3,9 nell’economia (Marocco e 7,1 7,2 3,6 3,0 Tunisia), l’andamento favorevole Egitto 6,6 6,0 3,0 4,0 delle condizioni meteorologiche ha Giordania 5,4 3,9 –1,7 0,3 consentito una buona irrigazione e Israele quindi promette raccolti in Libano 7,5 8,5 3,0 4,0 sensibile progresso, esercitando Libia 6,8 6,7 1,1 2,8 non soltanto uno stimolo alla Marocco 2,7 5,4 4,4 4,4 crescita ma anche un freno 4,5 5,2 3,0 2,8 all’aumento della povertà, la più Siria 6,3 4,5 3,3 3,8 temuta ricaduta sui paesi in via di Tunisia sviluppo della crisi economica Turchia 4,7 1,1 –5,1 1,5 internazionale. per memoria: L’effetto complessivo dovrebbe Mondo 5.2 3.2 –1.3 1.9 essere un rallentamento notevole Stati Uniti 2.0 1.1 –2.8 0.0 della crescita economica che però UE - 27 3.1 1.1 –4.0 –0.3 rimarrebbe positiva. O almeno 13.0 9.0 6.5 7.5 questo è quanto oggi indicano gli Cina 9.3 7.3 4.5 5.6 organismi finanziari internazionali, India 8.1 5.6 –6.0 0.5 che per dovere istituzionale non si Russia possono sottrarre al compito oggi Fonte: FMI, World Economic Outlook, aprile 2009 ingrato di effettuare previsioni macroeconomiche: si vedano in tabella 4 le stime del Fondo Monetario Internazionale rese note in occasione della Assemblea di fine aprile. Secondo queste previsioni solo i due paesi mediterranei più integrati nell’economia internazionale (Israele e Turchia) dovrebbero registrare una recessione nel 2009, seguita da una timida ripresa nel 2010; negli altri paesi mediterranei la crescita dovrebbe essere moderatamente positiva, con l’eccezione della Libia. Senza volerci avventurare a nostra volta in previsioni, si ha comunque l’impressione che le stime del FMI sottovalutino l’effetto espansionistico della spesa pubblica nei grandi paesi petroliferi, che dovrebbe più che compensare l’impatto recessivo dei tagli alla produzione effettuati per sostenere il prezzo del petrolio, permettendo tassi di crescita del Pil più elevati rispetto alle previsioni del Fondo. D’altro canto, il FMI sembra sottovalutare l’impatto negativo della recessione europea: ad esempio, soprattutto a seguito del calo delle esportazioni verso la UE, la crescita del Pil marocchino (agricoltura esclusa) è scesa all’1,9% nel primo trimestre 2009 e realizzare la crescita del 4,4% prevista dal Fondo potrà essere difficile, anche tenendo conto dei buoni raccolti. In ogni caso tutti i paesi della regione, inclusa la stessa Turchia che da tempo sta negoziando un nuovo credito del FMI, presentano un quadro macroeconomico, e segnatamente finanziario, non preoccupante e assai migliore di quello di molti paesi dell’Europa centro-orientale.


Andando oltre i fattori congiunturali, la sfida che si presenta oggi alle economie mediterranee è quella di sfruttare la relativamente buona posizione attuale per prepararsi nel migliore dei modi ai nuovi contesti competitivi che emergeranno nel dopo-crisi. E’ in questa sfida prospettica che i paesi europei potranno svolgere un ruolo particolarmente significativo.

Il ruolo dell’Europa In quanto si è detto finora l’Europa costituisce prevalentemente un fattore negativo per le economie mediterranee: la recessione europea esercita infatti pesanti effetti negativi sulle esportazioni mediterranee, sugli afflussi di rimesse e investimenti esteri, sui flussi turistici. Al di là di questa evoluzione congiunturale, tuttavia, il ruolo europeo di ancoraggio dei processi di riforma economica nei paesi mediterranei continua ad espandersi, seppur a passo lento, così come si rafforza l’interesse per i paesi mediterranei degli operatori economici europei. Questi fattori potranno svolgere un ruolo centrale nello sviluppo economico dei paesi mediterranei nel dopo-crisi. Sul piano istituzionale, se esuliamo dalla Turchia - coinvolta da tempo in un lungo processo negoziale per l’eventuale adesione - la UE dispone di un duplice quadro per la cooperazione con i paesi del Mediterraneo: il Processo di Barcellona - Unione per il Mediterraneo (UPM) e la Politica europea di vicinato (PEV). Data la sua forte valenza politica l’UPM, lanciata nel summit di Parigi del luglio 2008, ha patito i contraccolpi della guerra di Gaza (dicembre 2008-gennaio 2009) che ne ha bloccato gli sviluppi istituzionali e progettuali. Tuttavia, l’impasse si è conclusa nei giorni scorsi (il 23 aprile i rappresentanti dei 43 stati membri si sono riuniti per la prima volta dopo la guerra di Gaza) e il processo istituzionale e progettuale dovrebbe ora essere rilanciato. Nel frattempo il volet dedicato ai paesi mediterranei della Politica europea di vicinato sta facendo progressi significativi. Rimandando per i dettagli ai numerosi documenti pubblicati in questi giorni dalla Commissione europea (la Comunicazione sull’Attuazione nel 2008 della PEV del 23 aprile e i relativi Staff Working Document e Memo), vanno segnalati almeno due importanti progressi realizzati nel 2008. Il primo è l’adozione ad ottobre della Advanced Status Road Map con il Marocco che prelude a rapporti istituzionali più intensi con la UE e che ha già stimolato altri paesi mediterranei (Egitto, Israele, Tunisia) a proporre un analogo approfondimento delle relazioni. E’ uno sviluppo promettente che intensifica l’adeguamento normativo in molti campi, facilitando una maggiore integrazione economica e che, in prospettiva, potrebbe incoraggiare quella riforma sociale e politica che è oggi l’aspetto più arretrato della cooperazione euro-mediterranea. Il secondo progresso è costituito dalla conclusione dei negoziati per la graduale liberalizzazione del commercio di prodotti agricoli e della pesca con Egitto e Israele (sono inoltre stati avviati analoghi negoziati con Marocco e Tunisia) e dall’avvio dei negoziati per la graduale liberalizzazione dei servizi e il diritto di stabilimento con Egitto, Israele, Marocco, Tunisia; con la Tunisia inoltre è stato concordato un meccanismo per la soluzione delle controversie commerciali. Insieme ai grandi progetti infrastrutturali, energetici ed economico-finanziari previsti dall’UPM, i progressi nell’adeguamento normativo e nella liberalizzazione commerciale stimoleranno l’integrazione economica tra Nord e Sud del Mediterraneo. Una maggiore integrazione faciliterebbe lo sviluppo dei paesi mediterranei e costituirebbe anche un’opportunità importante per l’Europa nel nuovo quadro economico internazionale che si delineerà dopo la crisi. *Franco Zallio: esperto in Economia internazionale

Analisi realizzata con il sostegno di


Il Mediterraneo e la crisi