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CROWNE PLAZA STABIAE SORRENTO COAST: UN’ EREDITA’ STORICA L’area sulla quale è stato realizzato l’albergo Crowne Plaza Stabiae Sorrento Coast ha origini storiche che vanno molto al di là della preesistente fabbrica di cemento che ogni cittadino Stabiese oggi ancora ricorda. Infatti, esisteva fin dall’anno 1635 in questo luogo una struttura militare, una Torre (conosciuta come Torre di Portocarello) costruita a difesa dagli assalti dei pirati via mare ed anche a sorveglianza delle nuove vie interne di collegamento. La date precisa di questa costruzione è stata rinvenuta in una iscrizione su pietra (oggi all’Antiquarium Stabiano) sulla quale sono riportate le motivazioni della costruzione ed il nome del Viceré spagnolo che ne aveva consentito la realizzazione.

PATEFACTA AD IUGUM COLLIS VIA NUPERA A PIRATARUM INCURSIONE DUPLICI TUTATUS MUNIMENTO EST EMMANUEL FONSECA ET ZUNICA COMES MONTIS REGIS PROREX AN. SAL. HUM. MDCXXXV

La Torre vive così la sua storia di guerra e di pace fino alla sua demolizione avvenuta nel 1930 per dar spazio ad una nuova costruzione industriale. Infatti fin dal 1898 si ha notizia certa (dalla documentazione dell’Archivio storico del Comune di Castellammare di Stabia) dell’ apertura di cave retrostanti all’area per lavorare la pietra calcarea (Cava di Portocarello) da parte dei Signori Maresca e Buonocunto. Tale attività produce interesse nel 1930 per chi contava di sfruttare questa lavorazione per la produzione industriale di calce e cemento.


Il nome di Portocarello sembra derivare da una descrizione catastale del 1753 che individuava tale zona come “Perticarello” cioè Piccola Pertica, dalla presenza probabilmente in tale zona di sottili alberi idonei ad essere utilizzati come pertiche per svariati usi agricolo - montani. Ancora oggi, infatti, alcune zone montane del circondario di Castellammare di Stabia usano tale tipo di legname. Dell’esistenza di questa Torre (per anni erroneamente indicata da molti studiosi come originaria del periodo aragonese ed individuata come “Torre Alfonsina”) ci restano oggi vari accenni in opere letterarie come ad esempio nel “Viaggio da Napoli a Castellammare” di Francesco Alvino del 1845 o nel “Cenno storico descrittivo della città di Castellammare di Stabia” di Catello Parisi del 1842 o nel “Il castello Medioevale e le antiche fortificazioni di Castellammare di Stabia” di Catello Longobardi del 1929 od ancora nel “i Luoghi della memoria” di Giuseppe d’Angelo del 1990. Oltre a questi accenni letterari restano anche dei pregevoli quadri della zona ad opera soprattutto di Errico Gaeta – pittore nato nel 1841 a Castellammare – che ci ha tramandato questa costruzione militare come in una bella fotografia a colori.


Questa testimonianza così precisa e fedele si è voluta riproporre oggi su vetro, con tecniche di riproduzione molto sofisticate, dopo aver fotografato per gentile concessione del Proprietario i quadri originali. Queste riproduzioni si fanno ammirare nella hall dell’albergo unitamente alla riproduzione di un affresco di epoca romana (I° secolo D.C.) raffigurante una “villa marittima” e rinvenuto in occasione degli scavi archeologici di Villa S.Marco di Varano di Castellammare di Stabia. E ancora: una fotografia della fine dell’800 fissa la Torre in tutta la sua monoliticità mentre negli anni 50’ un altro pittore (Asruri) ha voluto riprodurla in un dipinto personalizzato e databile prima del 1930. Dopo la demolizione della Torre del 1930 viene costruita nel 1935 la nuova fabbrica per la produzione di calce e cemento ad opera di un importante Gruppo Industriale italiano: la B.P.D. (Bomprini – Parodi – Delfino) che nelle sue varie diversificazioni di mercato aveva creato sin dal 1921 la Società Calci e Cementi di Segni per la produzione e la commercializzazione del cemento. Questa Società costruisce quindi la fabbrica, sfrutta la cava retrostante, utilizza un vicino frantoio per la frantumazione della pietra ed aumenta la sua importanza industriale assieme alle altre Cementerie del Gruppo, sparse in giro per l’Italia e soprattutto dal Lazio in giù (Colleferro, ViboValentia, Ragusa, Savignano, Scafa San Valentino, ecc). La sua importanza locale continua a crescere fino ad occupare nel sito industriale così operoso fino a più di 200 persone, poi entra in un lento declino che porta la cementerai nel 1973 ad essere ceduta al gruppo Italcementi di Bergamo (gruppo Pesenti). Dopo tale acquisizione la nuova Proprietà non procede in migliorie tecniche per un suo rilancio commerciale ma decide poco dopo di chiudere definitivamente la fabbrica, suscitando così molte proteste e polemiche in sede locale. Da questa data, da ubicare intorno al 1974, la fabbrica viene praticamente abbandonata a se stessa ed agli elementi atmosferici. Rapidamente svuotata e resa inoperante resta in tale stato, lasciata al suo triste destino di auto degrado, fino al 1999 (anno della sua demolizione per la costruzione dell’albergo). Di tutto ciò restano le fotografie del 1947 e del 1990 che ritraggono la fabbrica nella sua completa attività e nel suo completo abbandono.


La ricostruzione dell’albergo sul sedime di quanto demolito (avvenuta dal Novembre 1999 al luglio 2004), è stata resa possibile con alcune precise prescrizioni da parte della Soprintendenza di Napoli: o Restaurare le torri ritenendole il simbolo della comunità strutturale o Riproporre il sedime simile al precedente con la realizzazione di più edifici accostati di varia altezza o Riproporre il contenitore dei silos di cemento (ricostruito come era e dov’era) come secondo elemento qualificante del costruito o Non attuare volumi eccedenti degli esistenti o Dare un taglio architettonico che, nei limiti del nuovo utilizzo turistico alberghiero, ricordasse il precedente sito industriale o Usare per quanto possibile materiali locali per gli esterni


Il progetto ha visto realizzare nell’arco di 4 anni e mezzo, oltre che le strutture dell’albergo, anche altri molteplici interventi di contorno come il consolidamento e la protezione dalla caduta massi della parete rocciosa soprastante il nuovo garage da realizzare, l’allargamento della S.S. Sorrentina 145 in prossimità dell’entrata, il consolidamento del piede della strada statale nei punti di maggiore approfondimento della costruzione, la realizzazione di una scogliera a mare di sufficiente spessore a difesa delle violente mareggiate che la zona produce da nordest, la realizzazione del parcheggio nell’area di cava con nuova macchia mediterranea al di sopra della copertura come integrazione della nuova costruzione nel paesaggio circostante. E quindi la costruzione dell’albergo è stata così realizzata con: o o o o o o o o o o

16.200 Mc di calcestruzzo 1.600.000 Kg di armature di acciaio 29.000 tonnellate di massi per le difese a mare 14.500 Mc di roccia bonificata 2.000 Mc di calcestruzzi demoliti in sotterraneo 28.000 Mc di reti di imbrigliamento delle pareti rocciose 62.000 Mc di terreno scavato 36.700 Mc di cavi elettrici installati 27.200 Ml di tubazioni varie per impianti 3.000 Mq di canalizzazioni

Tutto ciò ha consentito di realizzare 150 camere in sette fabbricati e relative parti comuni, 300 posti per convegni e riunioni, 1.000 Mq di centro benessere, una spiaggia a mare di 1.300 Mq, una piscina esterna, 350 ml. di passeggiata a mare ed un garage coperto di 8.000 Mq. Le foto che seguono danno la visione del presente realizzato e cioè della struttura alberghiera che ha sostituito la Fabbrica antica. Con questa dimensione e su questi ricordi del passato è stato realizzato così l’albergo. Posizionato anch’esso di fronte al Vesuvio come la Torre e la Fabbrica, destinato ovviamente oggi ad un uso diverso dai precedenti ma sempre strumento a favore della Città. Anticamente contro l’invasione poi a vantaggio di una nascente stagione industriale, oggi per un rilancio della Città di Castellammare di Stabia a sito di vacanza ed ospitalità turistica di alto livello, anche sopranazionale.


Cenni Storici Crowne Plaza Stabiae Sorrento Coast