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sparsi frammenti della

III AL raccolti dalla prof.ssa Dora Di Capua Anno scolastico 2011-2012


Francesco Petrarca (Arezzo 1304 Arquà 1374) Chi è Francesco Petrarca?

Che cos’è l’Umanesimo?

Che cosa scrive Francesco Petrarca?

Quali sono le idee di Francesco Petrarca?

Francesco Petrarca è: 1. un autore umanista 2. un ecclesiastico (= lavora nella Chiesa per avere uno stipendio sicuro) 3. un poeta europeo, perché viaggia molto in Italia e in Europa Alla fine del XIV secolo (= 1300) e all’inizio del XV secolo (= 1400) in Italia inizia un periodo nuovo per la cultura: l’Umanesimo. Gli Umanisti studiano i libri antichi, scritti da autori greci e romani, prima del Medioevo. Gli Umanisti cercano nei libri le idee degli autori antichi. Gli Umanisti non leggono più le traduzioni dei libri antichi che ha fatto la Chiesa durante il Medioevo, perché a volte la Chiesa ha cambiato un po’ i libri. Gli Umanisti pensano che l’uomo e la vita dell’uomo sulla terra siano importanti. Francesco Petrarca scrive: 1. molte opere in latino 2. un’opera in volgare (= la lingua italiana che parlavano le persone al tempo di Petrarca). Questa opera è il Canzoniere. Il Canzoniere è l’opera più importante di Francesco Petrarca Francesco Petrarca pensa che: 1. la cultura deve essere d’élite (= solo per poche persone). Per questo motivo Petrarca scrive molte opere in latino 2. l’uomo vive una guerra interiore (= dentro di lui) tra due pensieri: il pensiero cristiano-medievale si scontra con il pensiero laico-moderno. Secondo il pensiero cristianomedievale la vita dell’uomo sulla terra non è importante, perché è importante solo la vita dopo la morte (questo è il pensiero di Dante nella Divina Commedia). Secondo il pensiero laico-moderno l’uomo ha paura della morte, perché non è sicuro di quello che c’è dopo la morte. Per questo l’uomo cerca di essere felice sulla terra, con l’amore per le altre persone e le cose belle.

Il Canzoniere di Francesco Petrarca Che cosa c’è prima del Canzoniere di Francesco Petrarca?

Che cos’è il Canzoniere di Francesco Petrarca?

1. I canzonieri: sono raccolte di poesie di molti autori 2. La Vita Nuova: questa autobiografia di Dante (= libro in cui Dante parla della sua vita) è un prosimetro, cioè un testo fatto in parte in prosa (= narrativa) e in parte in rima (= poesia). La Vita Nuova è un esempio importante per Francesco Petrarca, perché anche il Canzoniere ha elementi autobiografici, però il Canzoniere è una raccolta di poesie e non ha parti in prosa 1. Una raccolta di 366 poesie 2. Un’opera rivoluzionaria (= nuova e speciale) perché: A. ha una struttura unitaria: quasi tutte le poesie parlano di un tema) B. Petrarca ha studiato molto bene l’architettura (= struttura) del Canzoniere 3. Il Canzoniere non è solo un insieme di tante poesie. Tutte le poesie


formano un romanzo moderno. Questo romanzo ha una storia, un tempo, tanti temi e guarda soprattutto all’interiorità di Petrarca, cioè a quello che Petrarca pensa e sente nel suo cuore. In quali anni Francesco Petrarca scrive il Canzoniere?

Francesco Petrarca scrive il Canzoniere tra il 1342 e il 1374. In questo lungo periodo (32 anni) Petrarca cerca di rendere il Canzoniere sempre più perfetto nel contenuto (= cosa scrive Petrarca) e soprattutto nella lingua e nello stile (= come scrive Petrarca)

Come è fatto il Canzoniere di Francesco Petrarca?

È diviso in due parti. Le poesie sono più o meno in ordine cronologico (= di tempo). Le prime poesie sono un prologo (= introduzione) al Canzoniere. Esempio: Voi ch’ascoltate…: spiega l’idea più importante di tutto il Canzoniere, cioè che quando Petrarca è giovane l’amore per Laura è molto forte, ma quando Petrarca è più vecchio si pente e si vergogna del suo amore. PRIMA PARTE (“IN VITA DI LAURA”): va dal sonetto numero 1 al sonetto numero 263. In questo periodo Laura è viva. Petrarca incontra Laura il 6 aprile 1327, cioè il Venerdì Santo (= venerdì prima di Pasqua). Questo è un giorno triste per Petrarca, perché Laura porta Petrarca lontano da Dio. Questo giorno è triste anche per tutti gli altri uomini, perché Cristo muore. SECONDA PARTE: (“IN MORTE DI LAURA”): va dal sonetto numero 264 al sonetto numero 366. Laura muore il 6 aprile 1348, cioè l’ultimo giorno di Quaresima (= periodo prima di Pasqua). Quando Laura muore finisce il periodo più difficile per Petrarca, perché Petrarca si libera dell’amore per Laura, che lo portava lontano da Dio. L’ultimo giorno di Quaresima finisce anche il periodo di penitenza (= periodo in cui non si possono fare tante cose) per tutti gli altri uomini Nella prima parte e nella seconda parte i giorni più importanti per Petrarca sono giorni molto importanti anche per tutti gli altri uomini. Per questo la storia di Petrarca ha una dimensione universale (= vale per tutti gli uomini)

Quali sono i temi del Canzoniere?

1. La natura: Petrarca ama la natura e parla con la natura 2. PRIMA PARTE (“IN VITA DI LAURA”): - Petrarca racconta il suo amore per Laura - Petrarca loda Laura - Petrarca è triste perché Laura non lo ama - Petrarca a volte pensa che l’amore sia bello, ma a volte pensa che l’amore distrugga l’uomo - Petrarca parla di politica (solo in poche poesie)


3. SECONDA PARTE: (“IN MORTE DI LAURA”): - Petrarca è triste perché Laura è morta - Petrarca ricorda Laura in modo dolce. Adesso Laura non è più un pericolo per Petrarca - Petrarca si pente del suo amore per Laura e pensa che l’amore per Dio sia più importante Chi è Petrarca nel Canzoniere?

Petrarca è:

Chi è Laura nel Canzoniere?

Laura è:

Com’è la lingua del Canzoniere?

Quali sono i metri del Canzoniere? Il successo del Canzoniere:

1. autore = scrive il Canzoniere 2. protagonista = le poesie del Canzoniere parlano di Petrarca Petrarca autore guarda la vita e l’amore per Laura di Petrarca protagonista e condanna questo amore, cioè dice che questo amore è stato un errore. L’amore per Laura ha portato Petrarca lontano dall’amore per Dio.

1. una donna bella, ma anche una donna cattiva 2. la donna che Petrarca ama, ma anche la donna che rende triste Petrarca, perché lei non lo ama 3. una nemica per Petrarca, perché lo porta lontano da Dio, ma anche una guida per Petrarca Petrarca lavora molto al Canzoniere per avere: 1. una lingua moderna 2. una lingua raffinata, cioè parole speciali e diverse dalle parole che usiamo tutti i giorni Petrarca usa metri diversi nel Canzoniere. Scrive soprattutto sonetti e canzoni

Il Canzoniere ha un grande successo perché la lingua e i temi di Petrarca sono un esempio per molti poeti europei successivi (= che vengono dopo Petrarca)

Analisi dei sonetti di Francesco Petrarca PRIMA PARTE (“IN VITA DI LAURA”): va dal sonetto numero 1 al sonetto numero 263. Petrarca incontra Laura il 6 aprile 1327, cioè il Venerdì Santo (= venerdì prima di Pasqua). SECONDA PARTE: (“IN MORTE DI LAURA”): va dal sonetto numero 264 al sonetto numero 366. Laura muore il 6 aprile 1348, l’ultimo giorno di Quaresima (= periodo prima di Pasqua).


il

racconto

ripercorre

le

varie

fasi

dell’innamoramento,

soffermandosi

lungamente sulle minime vicende di un amore infelice, che raggiunge il culmine con la morte dell’amata. La reazione del poeta dapprima è di disperazione, ma successivamente egli rielabora il suo dolore e vengono affermati la coscienza dei limiti della propria passione e il rimpianto per la sua mancata realizzazione. Finché il desiderio di segnare un distacco dai valori terreni per aderire ai valori religiosi non introduce il tema risolutivo del pentimento e della conversione: Petrarca è l’uomo del dissidio interiore, del mancato raggiungimento di una scelta definitiva.

tema della memoria e del tempo Decisivo appare nel Canzoniere il tema della memoria, forse il più innovativo del libro e il più intimamente legato al mondo di Petrarca e alla sua ricerca. Il rapporto con la donna, impossibile nella realtà, si costruisce nell’assenza e viene affidato al potere rievocativo ed elaborativi della memoria; infatti, il poeta tende sempre a ritornare sui medesimi temi, sui medesimi momenti decisivi, negando ogni possibilità di sviluppo e complicando invece gli stessi motivi. La figura femminile di Laura prende consistenza grazie al ricordo, in una dimensione a metà tra presenza e assenza, tra verità oggettiva e proiezione fantastica. In questo contesto il linguaggio poetico diventa linguaggio rievocativo, diventa come un controllo positivo della perdita e come affermazione di ciò che non c’è o che non c’è più. Nel Canzoniere il tema del tempo si ricollega alla fugacità della vita e alla vanità dei beni terreni. Il tempo scorre veloce e avvicina ogni momento che passa l’ora della morte, vanificando ogni speranza per il futuro. Il tempo conduce alla morte, che per Petrarca, dilaniato dal dissidio interiore, diventa una liberazione, perché abbrevia l’umana miseria e porta la pace tanto attesa.


1 Era il giorno ch’al sol si scoloraro (III) Si rievoca il giorno dell’innamoramento. Sono presenti elementi della tradizione stilnovistica Perché l’inizio della passione amorosa del poeta coincide con l’inizio del suo traviamento morale? Si nota nel sonetto il prevalere del campo semantico del dolore. Rintracciare ed analizzare i termini che rimandano alla negatività e al dolore Rintracciare nel sonetto gli elementi della tradizione stilnovistica utilizzati per descrivere il processo di innamoramento. Con quali testi si può collegare questo sonetto? In particolare quale poeta ricorre al motivo del dardo che attraverso gli occhi raggiunge il cuore? Analisi e confronto tra Petrarca e la tradizione stilnovistica 2 Quanto più m’avicino al giorno estremo (XXXII) In questo componimento, il tempo, che rende labile e precaria ogni cosa, diviene una dimensione tutta soggettiva, un’esperienza interiore: dalla seconda strofa, infatti, il sonetto assume la forma di un colloquio dell’io con se stesso. Rispondere alle seguenti domande 1. Quali sono le parole chiave del sonetto? 2. Quale concezione del tempo è presente? 3. Quale funzione assume il discorso diretto che inizia al v. 5? 4. Fai un confronto tra questo sonetto e il sonetto proemiale, puntando l’attenzione sui medesimi termini.

3


Padre del ciel, dopo i perduti giorni (LXII) il passato è tempo della debolezza e dell’errore e il futuro è vissuto come attesa della liberazione e del riscatto. Il presente risulta così il tempo della precarietà e dell’incertezza, che solo la fede in Dio può risolvere (cfr. la struttura del sonetto, che è quella di una preghiera). Rispondere alle seguenti domande

Che rapporto si instaura tra il giogo del poeta e la croce di Cristo? A chi si riferisce il Petrarca quando, al v. 8, scrive “il mio duro avversario se ne scorni”? Che cosa confessa il Petrarca a Dio? Quale visione ha il poeta dell’Amore? Quale dissidio attanaglia il Petrarca? Definisci l’atteggiamento psicologico di Petrarca di fronte alle sue esperienze stabilendo un confronto tra passato, presente e futuro, così come i tre tempi si articolano nel sonetto. Confrontare questo sonetto con Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono 4 Erano i capei d’oro a l’aura sparsi (XC) 1. Sottolineare tutti i termini che si riferiscono a Laura, focalizzando l’attenzione sul richiamo alle tematiche dello Stilnovo. 2. Evidenziare le differenze tra lo Stilnovo e la poesia di Petrarca: Laura è vista nel tempo, non fuori di esso, è vista invecchiare, cambiare, sfiorire, la sua bellezza non è eterna. 3. Esporre la concezione del tempo espressa nel testo. 4. Confrontare la Laura del passato e la Laura del presente. Testi in dialogo. Laura, Beatrice, Venere Per la rappresentazione di Beatrice e di Laura sia Dante sia Petrarca sono debitori dello Stilnovismo; tuttavia introducono elementi di novità e delineano due donne in parte diverse. Il confronto introduce anche un’altra figura femminile: Venere, cosi come e rappresentata nel


celebre affresco di Botticelli. Confrontare il sonetto di Petrarca, Tanto gentile…di Dante, l’affresco di Botticelli, Elaborare un testo dopo aver risposto alle seguenti domande: a. Quale atteggiamento rivelano Laura e Beatrice? Sono disponibili o ritrose? b. Quali sono gli attributi fisici di Laura? c. Sottolinea in entrambi i testi i riferimenti a una visione della donna angelicata d. In quale dei due componimenti emerge più esplicitamente la figura del poeta innamorato? e. Quali tempi verbali usano i due autori? Perchè? f. Scrivi una breve descrizione della donna rappresentata nel quadro. Essa potrebbe essere associata a uno dei due testi proposti: quale secondo te? Perchè? Sandro Botticelli, Nascita di Venere, 1483-1485. Galleria degli Uffizi, Firenze.

5 La vita fugge e non s’arresta una hora CCLXXII Il contrasto tra l'inesorabile trascorrere del tempo e l'attaccamento alle passioni terrene e materiali. Laura è morta(6 APRILE 1348)e con la morte dell'amata, le tematiche della labilità della vita e e del sentimento della morte si vanno radicalizzando Il sonetto è costruito su tre piani temporali: il presente, il passato, il futuro. Quale atteggiamento ha il poeta nei confronti di ciascuno di essi? Da quali espressioni o parole del testo lo deduci?


Da quale elemento del testo si può capire che il sonetto appartiene alla sezione del Canzoniere che raccoglie le poesie in morte di Laura? Con quale metafora il poeta rappresenta la difficoltà della sua vita presente? Individua tutti i termini in cui si articola la metafora e spiegali. Il dissidio interiore Tutta l'opera di Petrarca è caratterizzata dal dissidio interiore e dalla centralità dell’io che, cosciente di se stesso e del mondo, si riconosce limitato, debole nella volontà, fin troppo allettato dalle materialità come l'amore, la gloria e la ricchezza, iscritto in un destino di fragilità dominato fin dalla nascita dalla Morte. In tutto ciò l'uomo riconosce come "colpa" gli oggetti dei suoi desideri (la donna, la sensualità e la fama), di qui il dissidio, la disarmonia tra la moralità della sua vita e l'aspirazione al puro, al divino, il pentimento e il proposito di riscatto. 6 Pace non trovo e non ho da far guerra CXXXIV La condizione dell’amore, meglio la condizione del desiderio, determina nella interiorità del poeta una serie di violenti conflitti. Il sonetto si presenta come un gioco retorico fondato su una serie di antitesi, cioè sull’accostamento di parole o frasi che hanno significato opposto. Elenca e spiega le opposizioni, distinguendo quelle che si concretizzano in un prima e un dopo da quelle che, invece, si verificano nello stesso istante. Distingui, tra le immagini, quelle legate a sensazioni fisiche o a esperienze spirituali da quelle create attraverso metafore


Dopo aver ricostruito la sequenza delle opposizioni, elabora un breve testo per illustrare il risultato espressivo ed emotivo che l’autore raggiunge. Leggi il seguente sonetto di Francisco de Quevedo (1580-1645), Definendo l’amore E’ ghiaccio ardente ed è gelido fuoco, è ferita che duole e non si sente, è un sognato bene, un mal presente, è un breve riposo molto stanco.

E’ una leggerezza che dà pena, un codardo con nome di valente, un andar solitario tra la gente, un amar solamente essere amato. E’ una libertà incarcerata, che conduce all’estremo parossismo, infermità che cresce, se curata. Questo è il fanciullo Amor, questo l’abisso: quale amicizia potrà aver con nulla chi in tutto è contrario di se stesso? Confrontalo con il sonetto di Petrarca, mettendo in evidenza analogie e differenze sia sul piano dei concetti sia sul piano formale


Confronta il sonetto di Petrarca con la traduzione di Thomas Wyatt mettendo in evidenza le differenze e le analogie (lavoro interdisciplinare) I find no peace, and all my war is done... Traduzione in inglese del sonetto CXXXIV del Petrarca (Pace non trovo e non ò da far guerra...) ********************* I find no peace, and all my war is done; I fear and hope; I burn, and freeze like ice; I fly aloft, yet can I not arise; And nought I have, and all the world I season,

That locks nor looseth, holdeth me in prison, And holds me not, yet can I'scape no wise, Nor lets me live, nor die, at my devise, And yet of death it giveth me occasion.

Without eye, I see; without tongue, I plain: I wish to perish, yet I ask for health; I love another, and thus I hate myself; I feed me in sorrow, and laugh in all my pain. Lo, thus displeaseth me both death and life, And my delight is causer of thi strife.


7 O cameretta che già fosti un porto CCXXXIV Il rapporto del poeta con la solitudine in continua contraddizione con se stesso. Il sonetto è strutturato tra presente e passato: identifica, facendo riferimenti al testo, le due dimensioni temporali evidenziando la scelta dei tempi verbali e, facendo attenzione alle scelte lessicali,

spiega da che

cosa è caratterizzato il presente e da che cosa il passato. In questa lirica Petrarca propone un singolare capovolgimento dei suoi valori. Confronta questo sonetto con Solo et pensoso evidenziando in che modo e perché si attua il capovolgimento. 8 S'amor non è, che dunque è quel ch'io sento? CXXXII Petrarca analizza gli effetti della passione amorosa che gli si rivela in tutta la sua irriducibile contraddittorietà. Quali contrasti esprimono le domande delle due quartine? Quali figure retoriche sottolineano i paradossi dell'amor petrarchesco? Perché il verso 7 ha una funzione chiave nella struttura tematica ed espressiva del componimento? Il poeta enuncia una teoria amorosa o rappresenta una situazione emotiva? per quali ragioni? Tema dominante del sonetto è la conflittualità interiore del poeta: l’io si presenta percorso da profonde contraddizioni, mentre non è visibile un punto di vista esterno e superiore che costituisca un riferimento e consenta di superare il dissidio dell’anima. Commenta questi aspetti con riferimento ad altri testi di Petrarca a te noti; in particolare puoi attuare un confronto con il sonetto CXXXIV, “Pace non trovo e non ho da far guerra” (confronto tra gruppi di lavoro) Confronta il sonetto del Petrarca con la lirica di Pablo Neruda “Saprai che non t’amo e che t’amo” e/o con Odi et amo di Catullo


9 Passa la nave mia colma d’oblio CLXXXIX Il sonetto definisce la difficile condizione esistenziale e morale del poeta attraverso l’allegoria classica della navigazione. Rintracciare le analogie tra la nave e l’io. Perché l’amore è considerato “signore” e “nemico”? Che cosa rende infida la navigazione? In che cosa consiste l’originalità della rappresentazione petrarchesca? Ricostruire la condizione di turbamento interiore del poeta, al di là della metafora

La presenza/assenza di Laura L’amore non è presentato da Petrarca come mezzo di elevazione al divino, ma come esperienza dell'«errore», vaneggiamento, follia. È peccato, provoca senso di colpa, perché Laura è presenza fisica che turba i sensi del poeta. Francesco ammette, nel Secretum, di aver amato l'anima e il corpo. L'amore per Laura vive tutto dentro la contraddizione tra anima e corpo, tra senso di colpa e bisogno di redenzione. Un ritratto compiuto di Laura non si trova nel Canzoniere. Il poeta rappresenta solo i particolari della sua bellezza. La donna si muove nella natura e nel tempo, si anima in una varietà di stati d'animo. E anche dopo la sua morte, il fantasma del corpo di Laura continua ad attrarre il poeta. La lontananza di Laura dal poeta non è solo distanza nello spazio, ma anche distanza psicologica. La donna, infatti, è spesso caratterizzata come fredda e altera, guadagnandosi l’ epiteto di “fera”.


Questo tema è al centro del ciclo dei sonetti dello specchio: la donna contempla la propria bellezza riflessa, si chiude in sé e si sottrae all’ amore del poeta. 10 L’oro et le perle e i fior’ vermigli e i bianchi XLVI Laura, ammirandosi nello specchio diventa sempre più orgogliosa e insensibile all’ amore, al punto da dimenticare del tutto l'innamorato per trovare nella contemplazione di se stessa ogni piacere. Illustrare il significato del tema dello specchio. Qual è il rapporto tra tale tema e la struttura del sonetto? In questo sonetto Laura ha un atteggiamento narcisistico che oggi sembra sempre più diffuso. Dialogo intertestuale. La donna-Narciso La donna allo specchio rappresenta un amore narcisistico, rivolto verso se stesso anziché verso l’altro. Su questo tema facciamo dialogare testi e immagini di epoche diverse: dal sonetto petrarchesco ≪L’oro et le perle e i fior’ vermigli e i bianchi≫ (cfr. T7, p. 277) si passa a una critica del narcisismo e dell’ossessione del corpo pronunciata da Umberto Galimberti su ≪la Repubblica≫ 14 novembre 2006). Anche le figure risalgono a tempi molto distanti tra loro: da una xilografia del XV secolo a una recente pubblicità.  B. U. Galimberti, Narcisisti e schizzati, così trionfa l’apparenza, «la Repubblica»,14 novembre 2006 Oggi non “abitiamo” più il nostro corpo, ma, al pari degli schizofrenici, lo percepiamo come altro da noi, come qualcosa che dobbiamo “costruire” per renderlo il più possibile corrispondente ai canoni di salute, forza, bellezza che la nostra cultura diffonde perché si possa essere accettati e per autoaccettarsi. Non più il corpo come “veicolo”, ma come “ostacolo” per essere al mondo, se non corrisponde ai criteri fissati dalla moda per essere guardati, appetiti e desiderati.  C. Xilografia, sec. XV Di una donna nobile e di come stava davanti allo specchio adornandosi, e vide nello specchio il diavolo che le mostrava il sedere, xilografia, sec. XV.


Pagina pubblicitaria della casa di moda “Blumarine”, 2006.

LABORATORIO

11

Elaborare un testo argomentativo facendo riferimento al sonetto di Petrarca e dopo aver risposto alle seguenti domande: a. Qual è la vicenda di Narciso nella mitologia greca? b. Testi e immagini sopra riportati criticano o addirittura condannano il narcisismo. Tranne in un caso: quale?


c. Nella cultura cristiana, Narciso diventa un emblema dell’errore e del peccato: quali testi e immagini sono riconducibili a questa visione? d. Condividi l’opinione di Galimberti? Spiega brevemente le ragioni della tua risposta. e. Scegli un titolo per l’ultima immagine proposta

11 Se lamentar augelli , o verdi fronde (CCLXXIX) Nel pensiero del poeta Laura morta è ancora presente. Il sonetto rappresenta una pausa dal dolore. Elencare tutti gli elementi della natura che fanno da cornice alla visione di Laura Istituire un confronto tra la prima stanza di Chiare, fresche…e il sonetto in esame, mettendo in evidenza il tono diverso tra i due componimenti Confrontare l’immagine di Laura viva e Laura morta. Come appare? Confrontare questo sonetto con Gli occhi di ch’io parlai si caldamente (lavoro di intergruppo) mettendo in evidenza i seguenti punti: 1. la figura e il ruolo di Laura 2. lo stato d’animo del poeta 3. l’atteggiamento del poeta nei confronti della morte 12 Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena CCCX. Il sonetto si regge sull'antitesi del ritorno alla primavera (stagione della vita e della gioia ) che porta con sé serenità ed amore, che pervadono tutta la natura e l'isolamento mesto e doloroso del poeta Il dissidio interiore viene ancora una volta rappresentato attraverso il rapporto natura/io. Riassumere gli aspetti principali di queste contrapposizioni. Confrontare il modo in cui Petrarca tratta il tema della morte di Laura in questo sonetto e in Se lamentar augelli, o verdi fronde CCLXXIX procedendo in questo modo:  riassumere i temi dell’uno e dell’altro ed evidenziare analogie e differenze  chiarire se nei sonetti c’è contrapposizione tra lo stato d’animo del poeta e ciò che lo circonda, oppure se in uno dei due sonetti il paesaggio è eco del dolore  confrontare l’atteggiamento di Laura nelle due liriche sottolineando se la donna appare diversa e in che cosa


13 Tutta la mia fiorita et verde etade. CCCXV Con la morte di laura il poeta rimpiange di aver perduto la possibilità di stabilire con lei un rapporto d’amore sereno. Il sonetto è dominato da immagini di contrasto. Individuare le opposizioni più evidenti ed indicare a quali momenti della vita e a quali modi di intendere l’amore si riferiscono. Sottolineare il significato di “cara nemica” (v 6) e “ nemico armato” (v 14). Indicare il conflitto che appare nell’ultima terzina. Confrontare la riflessione petrarchesca sul passato e sul presente di questo sonetto col sonetto proemiale. 14 I' vo piangendo i miei passati tempi CCCLXV Presenti in questo sonetto il senso di stanchezza e il bisogno di conversione. Si preannuncia il tema religioso che conclude l’opera con il rinnegamento finale della tematica amorosa. In questo sonetto Petrarca traccia una vera e propria analisi interiore. Analizzare che cosa rende faticosa la ricerca della pace, quale sia la “guerra” vissuta dal poeta, perché egli giudica “vana” la vita passata. Esaminare il rapporto tra passato e presente facendo riferimento al sonetto proemiale e per il tema del “pentimento” al sonetto Padre del ciel, dopo i perduti giorni (LXII) Per tutti l Canzoniere

non contiene poesie d’amore

Facendo riferimento ai testi letti, argomenta in una pagina la tesi del poeta novecentesco Saba che, a proposito del Canzoniere, dice


…l’amore intero […] vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro. Così non c’è in tutto il lungo Canzoniere, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d’amore; molte cose ci sono, ma non La bocca mi basciò tutto tremante [si tratta del verso di Dante, Inferno, V, 136], il più bel verso d’amore che sia stato scritto.


S’amor non è, che dunque è quel ch’io sento? Francesco Petrarca.

Luisana Supino Mariarachele Santarpia


Analisi Metrica. • Contenuto quartine e terzine; • Allitterazioni (“m”/ “n”; “r” / “s”; “se”); • Paronomasie; • Enjambement; • Ossimoro; • Iperbole; • Metafore.


Commento. • • • • •

Tematica #1: contrasto interiore; “Che cos’è l’amore?”; Paradossi; Verso 7; Tematica #2: situazione emotiva del poeta.


Confronto tra autori. • Amore: fonte di bene o male? • Catullo, “Odi et Amo”; • Gli interrogativi che si pone Petrarca; • Neruda e la sua “filosofia” sull’amore. – Il mistero della vita; – L’amore per la sua donna.


Confronto con “Pace non trovo e non ò far da guerra”. • Collegamenti tra i due sonetti; • Espressione in comune; • Contraddizioni vissute da Petrarca; • Effetto a “catena”; • Voglia di vivere, desiderio di morire.


Quanto pi첫 m'avicino al giorno extremo.

32째 componimento tratto dal Canzoniere. Autore: Francesco Petrarca (13041374)


Quanto più m’avicino al giorno extremo. Quanto più m’avicino al giorno extremo che l’umana miseria suol far breve più veggio il tempo andar veloce et leve, e ‘l mio di lui sperar fallace et scemo. l’ dico a’ miei pensier’: Non molto andremo d’amor parlando ormai, ché ‘l duro et greve terreno incarco come frescha neve si va distruggendo; onde noi pace avremo: perché co ‘llui cadrà quella speranza che ne fe’ vaneggiar sì lungamente, e ‘l riso e ‘l pianto, et la paura et l’ira; sì vedrem chiaro poi come sovente per le cose dubbiose altri s’avanza et come spesso indamo si sospira.


Dati “anagrafici” della poesia. 

Autore: Francesco Petrarca.

Anno di composizione: 1334. (giovinezza del poeta)

Opera in cui “risiede”: Canzoniere.


Struttura metrica  

Sonetto. Rime:

Quanto più m’avicino al giorno extremo A che l’umana miseria suol far breve B più veggio il tempo andar veloce et leve, B e ‘l mio di lui sperar fallace et scemo. A l’ dico a’ miei pensier’: Non molto andremo

A

d’amor parlando ormai, ché ‘l duro et greve

B

si va distruggendo; onde noi pace avremo:

A

perché co ‘llui cadrà quella speranza C che ne fe’ vaneggiar sì lungamente, D e ‘l riso e ‘l pianto, et la paura et l’ira; E sì vedrem chiaro poi come sovente D per le cose dubbiose altri s’avanza C et come spesso indamo si sospira.

E


Figure retoriche Quanto più m’avicino al giorno extremo PERIFRASI che l’umana miseria suol far breve più veggio il tempo andar veloce et leve, ENJAMBEMENT

e ‘l mio di lui sperar fallace et scemo. l’ dico a’ miei pensier’: Non molto andremo d’amor parlando ormai, ché ‘l duro et greve ENJAMBEMENT terreno incarco come frescha neve SIMILITUDINE si va distruggendo; onde noi pace avremo: ENJAMBEMENT perché co ‘llui cadrà quella speranza ENJAMBEMENT

che ne fe’ vaneggiar sì lungamente, e ‘l riso e ‘l pianto, et la paura et l’ira; ANTITESI sì vedrem chiaro poi come sovente per le cose dubbiose altri s’avanza et come spesso indamo si sospira.


Sul piano lessicale.. ď‚—

I termini riferenti alla morte esprimono tranquillitĂ .

ď‚—

I termini riferenti alla vita esprimono conflitti interiori.


Quanto più m’avicino al giorno extremo che ( 1) l’umana miseria suol far breve più veggio il tempo andar veloce et leve, e ‘l mio di lui sperar fallace et scemo. l’ dico a’ miei pensier’: Non molto andremo d’amor parlando ormai, ché ‘l duro et greve terreno incarco come frescha neve si va distruggendo; onde noi (2)pace avremo: perché co ‘llui cadrà quella speranza che ne fe’ vaneggiar sì lungamente, e ‘l riso e ‘l pianto, et la paura et l’ira; sì vedrem chiaro poi come sovente per le cose dubbiose altri s’avanza et come spesso indamo si sospira. 1. 2.

Termini di riferimento alla vita. Termini di riferimento alla morte.


Monolinguismo Petrarchesco Con “Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono” (vv. 2-12 “sospiri-vaneggiar”  Con “Chiare fresche e dolci acque” (vv. 5-34-61 “pacesospirar”) 


I temi presenti nel componimento .. 

Fugacità della vita

Vanità dei beni terreni

La morte


Petrarca tra Dante e Foscolo 

Anche Foscolo, come Petrarca intende la morte uno strumento di acquietamento dell’anima.

In Dante la condizione di squilibrio psicologico è presentata nel V canto dell’inferno con l’immagine della “bufera infernal”


Realizzato da: Helena Angellotti & Francesca del Vasto.


SE LAMENTAR AUGELLI, O

VERDI

FRONDE [CANZONIERE, 292]

Se lamentar augelli, o verdi fronde mover soavemente a l’aura estiva, o roco mormorar di lucide onde s’ode d’una fiorita et fresca riva, là ’v’io seggia d’amor pensoso et scriva, lei che ’l ciel ne mostrò, terra n’asconde, veggio, et odo, et intendo ch’anchor viva di sí lontano a’ sospir’ miei risponde. "Deh, perché inanzi ’l tempo ti consume? mi dice con pietate - a che pur versi degli occhi tristi un doloroso fiume? dí fersi lume,

Di me non pianger tu, ché’ miei morendo eterni, et ne l’interno

quando mostrai de chiuder, gli occhi apersi".


STRUTTURA  In

una prima parte del componimento viene espressa la certezza del poeta che Laura sia ancora viva (vv. 6-7);  Mentre nella seconda ella gli si rivolge direttamente (anche se ora gli si presenta non più come la “fiera”, ma come “donna angelicata” (vv.6-1013).


TEMA: MEMORIA DI LAURA  <<Trasfigurazione

di Laura>>  Laura riappare nel cuore di Petrarca in una natura che asseconda i sentimenti  Trasfigurazione di Laura che sembra avere pietà  Gli occhi di Laura sono chiusi solo apparentemente


FIGURE RETORICHE, DI SIGNIFICATO & DI SUONO Apostrofe: "o verdi fronde", "o roco mormorar“  Polisindeto: "veggio, et odo, et intendo“  Iperbato: "là ’v’io seggia d’amor pensoso et scriva“  Sinestesia: "doloroso fiume", "lucide onde“  Anastrofe: "Di me non pianger tu”  Allitterazione: “fiorita et fresca”  Presenza di enjambements 


COMMENTO Il sonetto n 279 è parte della raccolta di “Rime in morte di Laura”, che nel pensiero del poeta però è ancora viva e presente. Il sonetto rappresenta una pausa dal dolore. Il messaggio espresso dal poeta è di conforto e speranza. L’ immagine descritta è infatti quella di una Laura angelicata, beata nei Cieli, che ha raggiunto la pace.


DOMANDE: Il Canzoniere non contiene poesie d’ amore … L’intera raccolta del Canzoniere è evidentemente dedicata a “Madonna Laura”, tuttavia non si deve dimenticare, quale sia il tema, il soggetto centrale del Canzoniere: l’Io di Petrarca è, infatti, il vero protagonista di tutte le sue opere. 


 Elencare

tutti gli elementi della natura che fanno da cornice alla visione di Laura Un ruscello dalle acque trasparenti e la riva ombreggiata e in fiore; il canto degli uccelli, le fronde verdi degli alberi, la brezza estiva.  Confrontare

l’immagine di Laura viva e Laura morta. Come appare? Dopo la morte ella gli si presenta non più come la “fiera”, ma come “donna angelicata”


Istituire un confronto tra la prima stanza di Chiare, fresche…e il sonetto in esame, mettendo in evidenza il tono diverso tra i due componimenti 

In “Chiare, fresche et dolci acque” la visione del poeta di Laura è terrena, l’intera stanza è infatti una descrizione fisica della donna, attorniata da elementi naturali simili a quelli che ritroviamo in “Se lamentar augelli o verdi fronde” . In questo sonetto, però, non è più il corpo di Laura l’argomento descritto; ma la conversazione immaginaria che il poeta ha con la donna, morta, tuttavia ancora viva e presente nella sua mente.


GLI OCCHI DI CH’IO PARLAI SÍ CALDAMENTE [CANZONIERE, 292]

Gli occhi di ch’io parlai sí caldamente, et le braccia et le mani et i piedi e ’l viso, che m’avean sí da me stesso diviso, et fatto singular da l’altra gente; le crespe chiome d’òr puro lucente e ’l lampeggiar de l’angelico riso, che solean fare in terra un paradiso, poca polvere son, che nulla sente. Et io pur vivo, onde mi doglio et sdegno, rimaso senza ’l lume ch’amai tanto, in gran fortuna e ’n disarmato legno.

Or sia qui fine al mio amoroso canto: secca è la vena de l’usato ingegno, et la cetera mia rivolta in pianto.


CONFRONTO La figura e il ruolo di Laura Nel sonetto “Gli occhi di ch’io parlai sí caldamente”, il Petrarca esprime la sua definitiva accettazione della morte dell’amata. 

Lo stato d’animo del poeta Egli prova solitudine, dolore e rabbia (vv. 12-13) 

L’atteggiamento del poeta nei confronti della morte Il Petrarca vede la morte come liberazione dal dolore della solitudine Daniela Di Girolamo-Anna Cascone


Petrarca

Zephiro torna e 'l bel tempo rimena


Francesco Petrarca Epistolario 500 lettere in latino in 5 raccolte

Lettera ai posteri

Secretum La più importante opera in prosa

L‟amore per Laura sotto accusa

Entrambi sono la fonte più attendibile per conoscere l‟interiorità del poeta


Opera più importante: Canzoniere Rime in “vita” -Prima della morte di Laura

Rime in “morte” -Dopo la morte di Laura

Diverse tematiche

Il linguaggio della lirica: perfezione ed eleganza stilistica


Zephiro torna, e â&#x20AC;&#x17E;l bel tempo rimena Tematiche

Natura: -Zefiro -fiori -erbe..

Tristezza: -lasso -gravi sospiri -deserto..

Dopo la morte di Laura Nonostante il clima di gioia iniziale Petrarca si trova in uno stato depressivo.


Sonetto 2 Quartine Analisi del testo

2 Terzine

-Polisindeto (ripetizione “e”)

Analisi del testo

-Enjambements(v.9-

-Allitterazione (v.

v.10, v.10-v.11,v.13-v.14)

-Allitterazione

1 “t”. v.3 “r”)

(consonante “s”)

-Consonanza

-Rime: CDC DCD

(ripetizione “ma”)

(incatenate)

-Rime: ABAB (alternate)

Antitesi -Primavera (simbolo di gioia) Con il deserto (simbolo di desolazione)


Zephiro torna, e „l bel tempo rimena..

Se lamentar augelli, o verdi fronde..

Paragone tra..

Assenza di Laura

differenza Presenza di Laura illusoria

Tristezza dovuta all‟assenza di Laura

differenza

Laura consola il poeta e di conseguenza la tristezza è minore.

Descrizione della natura

analogia

Descrizione della natura

Il paesaggio non è eco del dolore del poeta

differenza

Il paesaggio è eco del dolore del poeta


Atteggiamento di Laura

In “Zephiro torna, e „l bel tempo rimena” Laura non ha alcun atteggiamento nei confronti di Petrarca poiché la sua figura è assente, tuttavia tale assenza provoca dolore nel poeta.

In”Se lamentar augelli, o verdi fronde” Laura si comporta da amica nei confronti di Petrarca e non più da oggetto di amore terreno.


Realizzato da.. Pasquale Giuseppe Mandara & Rosa Girace


I’ vo piangendo i miei passati tempi i quai posi in amar cosa mortale, senza levarmi a volo, abbiend’ io l’ale, per dar forse di me non bassi exempi. Tu che vedi i miei mali indegni et empi, Re del cielo invisibile immortale, soccorri a l’alma disvïata et frale, e ’l suo defecto di tua gratia adempi: sí che, s’io vissi in guerra et in tempesta, mora in pace et in porto; et se la stanza fu vana, almen sia la partita honesta. A quel poco di viver che m’avanza et al morir, degni esser Tua man presta: Tu sai ben che ’n altrui non ò speranza.


Tratta dal “Canzoniere”, una raccolta ordinata di 366 componimenti poetici:  317 Sonetti  29 Canzoni  7 Ballate  4 Madrigali

organizzata


Questo è il penultimo sonetto del Canzoniere, ma lâ&#x20AC;&#x2122;ultimo in cui Petrarca cita lâ&#x20AC;&#x2122;amore e la passione provati per Madonna Laura; Amore che viene paragonato ad un grande impedimento verso la conquista della pace.


Ma chi è Laura? 

Laura de Noves (1310 – 6 Aprile 1348) è, come sappiamo, colei che ha ispirato il Petrarca per le sue opere.

Ella era una nobildonna, moglie del marchese Ugo di Sade e morì a causa della peste.  Incrociò il cammino del Petrarca solo una volta nella Chiesa di S. Chiara e da allora è divenuta simbolo del distacco da Dio ma anche dell’attaccamento dei beni terrestri del poeta. 


A cosa è dovuta la scelta del Petrarca per il nome Laura? La donna è la personificazione di Dafne, la ninfa che era stata amata e inseguita da Apollo, il dio Sole, e che era stata trasformata in pianta d’alloro in tempo per sfuggirgli;  l’aura è il vento che spira da lei e che conduce al poeta il ricordo della donna;  l’auro è l’oro dei capelli biondi di lei come simbolo di bellezza sempreviva.  Il Petrarca potrebbe aver fatto riferimento anche al sostantivo “laurea” (cioè la corona poetica ), la quale gli fu assegnata nel 1340 da Parigi e da Roma. 


Parafrasi 

Io vado piangendo i miei tempi passati che ho perduto nell’amare una cosa mortale, senza riuscire ad elevarmi dall’amore a una vita più degna, pur avendo io strumenti per poter offrire prove non basse. Tu, re del cielo, invisibile e immortale che vedi le mie colpe indegne e malvagie, soccorri la mia anima che ha smarrito il retto cammino ed è fragile, e supplisci con la tua Grazia alla sua incapacità di perfezione. Sì che io vissi in guerra e in tempesta, fra l’ingovernabile affollarsi delle passioni, possa morire in pace e in porto (nella grazia di Dio); e se la mia permanenza nel mondo fu inutile, almeno la partenza da esso sia virtuosa. Al quel poco po’ di vita che mi resta da vivere, la tua mano si degni di prestare soccorso. Tu sai bene che non ho altra speranza.


Tematiche e parole chiave Il tema di questo sonetto è rivolto all’ambito religioso, ed al pentimento, insieme ad una rinnegazione finale dell’amore.  Parole chiave: 

      

« indegni et empi » (v.5) « invisibile immortale » (v.6) « disviata e frale » (v.7) « in guerra ed in tempesta » (v.9) « in pace e in porto » (v.10) « a volo » (v.3) / « non bassi » (v.4) « mortale » (v.1) / « immortale » (v.6)


Il sonetto può essere paragonato a â&#x20AC;&#x153;Padre del cielâ&#x20AC;?, il quale presenta la stessa forma di preghiera dove sono presenti il pentimento e la richiesta di aiuto da parte di Dio per svincolarsi dalle colpe.


Maria Di Martino Federica Pepe


LA DONNA NARCISO: IL PENSIERO DI PETRARCA E QUELLO MODERNO

Martina Abagnale-Martina Buono


L’ORO

ET LE PERLE E I FIOR’

VERMIGLI E I BIANCHI 

L’oro et le perle e i fior’ vermigli e i bianchi è un sonetto di Petrarca. Mostra Laura come la donnanarciso che concentra l’amore su se stessa. Laura è paragonata a Narciso, emblema del peccato, che amò se stesso più degli altri.


Oggi però il narcisismo è considerato un atteggiamento normale. Il narcisista “costruisce” il suo corpo sui canoni della società in cui vive e non lo “abita”.


Apparire


“LA VITA

FUGGE,ET NON S’ARRESTA UNA

HORA”

Francesco Petrarca

Mario Coda, Arianna Longobardi Serena Moccia


Il sonetto,composto tra il 1348 e il 1356-57, è uno dei più celebri del Canzoniere e fa parte della sezione delle rime “in morte di Madonna Laura”.


ANALISI 

Sonetto: versi endecasillabi e settenari

Due quartine:rime incrociate(ABBA)

Due terzine:rime incatenate(CDE)


Due parti separate da pausa v.8

Prima parte:ritmo vigoroso

Seconda parte:ritmo lento e inesorabile


TEMI Fugacità

del tempo

Inevitabile

fine di tutte le cose mortali


FIGURE RETORICHE Polisindeto (ripetizione “et”)  Metafore: v.2 (a gran giornate),v.4 (mi danno guerra) v.11 (il mio navigar) v.12 (fortuna) v.13 (nocchier)  Iperbato v.14 


Anafora vv.11-12  Antitesi vv. 3-4,v.6  Perifrasi v.8  Enjambement vv.2-3,8-9,10-11,1213  Anastrofe v.7-8 


Petrarca,autore classico per eccellenza presenta comunque importanti legami con autori precedenti o successivi. Per il tema della memoria va evidenziato il legame con lâ&#x20AC;&#x2122;infinito di Leopardi,che emerge soprattutto a livello lessicale. Per quanto riguarda il tema dello scorrere inarrestabile del tempo si potrebbe attuare un confronto con Orazio,il poeta del carpe diem. Infine, il topos dell'allegoria della nave in tempesta, comporta il riferimento ad Alceo,Dante,Leopardi e all'Ulisse di Saba.


Padre del ciel, dopo i perduti giorni

Lavoro svolto da Langella Aniello Nizzardelli Sonia


Padre del cielo, dopo i giorni sprecati, dopo le notti trascorse in pensieri fuorvianti, tormentato da quel desiderio spietato che divampò nel mio cuore contemplando i gesti di lei, tanto affascinanti per mia sventura, fa’ sì che ormai, aiutato dalla Tua grazia, io mi rivolga a una vita più degna e ad azioni più dignitose, in modo che il demonio, mio inesorabile avversario, dopo aver cercato senza successo di irretirmi, fallisca nel suo intento.Signore mio, ora si compie l’undicesimo anno da quando sono stato sottomesso all’opprimente passione d’amore, che infierisce con più crudeltà su chi è più arrendevole. Abbi pietà del mio travaglio vergognoso; riconduci a destinazione più alta i pensieri sviati dal vero bene; ricorda loro che oggi ricorre il giorno della Tua crocifissione.


Analisi • Il testo si finge scritto nel giorno di venerdì santo 1338, undicesimo anniversario dell’incontro tra il Petrarca e Laura. • Fa parte delle rime “in vita di Madonna Laura” • Strutturata come una preghiera rivolta al Signore • Nel sonetto vi è la rievocazione del passato, la consapevolezza del presente e la speranza nel futuro.


Che rapporto si instaura tra il giogo del poeta e la croce di Cristo? • Sia il giogo del poeta (Amore per Laura ) e la Croce di Cristo (Passione) sono due aspetti del dolore: l’una profana e effimera, l’altra sacra e divina. Entrambe umane nella diversa sofferenza.


A chi si riferisce il Petrarca quando, al v. 8, scrive “il mio duro avversario se ne scorni”? • Al verso 8 vi è l’allusione al “duro avversario” che può simboleggiare o il demonio o l’Amore, anche se la prima ipotesi è la più accreditata in quanto il nemico è associato al verbo scornarsi che significa “perdere le armi, la potenza”. D’altronde Amore (lussuria) e corruzione diabolica in questo componimento si sovrappongono per via logica


Che cosa confessa il Petrarca a Dio?

â&#x20AC;˘ Il Petrarca confessa di essersi lasciato andare ai piaceri mondani quali lâ&#x20AC;&#x2122;amore e la passione per Laura, distogliendo la sua mente dal pensiero costante di Dio.


Quale visione ha il poeta dell’Amore? • L’Amore è un “dispietato giogo”: vale a dire un circolo vizioso che lo allontana da Dio perché gli occupa il cuore e la mente, notte e giorno, inducendolo al peccato.


Quale dissidio attanaglia il Petrarca? • Petrarca si sente fortemente oppresso da quello che i critici hanno definito "dissidio petrarchesco". Il poeta è combattuto tra il suo desiderio di innalzare la propria vita ad una condizione più elevata, più religiosamente corretta, e la sua bramosia di fama.


FRANCESCO PETRARCA •Figlio

di Eletta Canigiani e ser Petracco; •Nasce ad Arezzo nel 1304; •6 aprile 1327: incontro fatale con Laura; •8 aprile 1341: incoronazione poetica, Roma; •Muore ad Arquà, sui colli Euganei nel 1374.

Noemi Longobardi-Antonietta Sorrentino


IL CANZONIERE “FRAMMENTI DI COMPONIMENTI IN VOLGARE DI

FRANCESCO

PETRARCA, POETA CORONATO D'ALLORO”. Composto tra il 1366 e il 1374;  366 componimenti ;  Si divide in “rime in vita” e “rime in morte” di Laura; 


PASSA LA NAVE MIA COLMA D'OBLIO Passa la nave mia colma d'oblio per aspro mare, a mezza notte, il verno, enfra Scilla e Cariddi; ed al governo siede'l signore, anzi'l nimico mio; a ciascun remo un penser pronto e rio che la tempesta e'l fin par ch'abbi a scherno; la vela rompe un vento umido, eterno di sospir', di speranze e di desio; pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni bagna e rallenta le già stanche sarte, che son d'error con ignoranza attorto. Celansi i duo mei dolci usati segni; morta fra l'onde è la ragion e l'arte: tal ch'incomincio a desperar del porto.


TEMA In questo componimento si fa una riflessione sulla difficile condizione esistenziale e morale del poeta attraverso l’allegoria della vita paragonata ad un viaggio per mare. Al timone della nave vi è l’amore personificato che fa soffrire e che quindi è il nemico di Petrarca.


•RINTRACCIARE LE ANALOGIE TRA LA NAVE E L’IO. Il poeta paragona il suo essere ad una nave che attraversa il mare in tempesta nello stretto di Messina, luogo in cui, secondo leggende, vivevano due mostri che impersonificano delle forze distruttrici del mare. Ciò rende il senso di sconforto e sofferenza dell’autore, che si sente divorato da questo male che lo tormenta.


•PERCHÉ L’AMORE È CONSIDERATO “SIGNORE” E “NEMICO”? La sua nave, carica di dimenticanze, attraversa un mare tempestoso, nel cuore della notte e durante l’inverno, in un luogo infido come lo stretto di Messina: al timone della nave c’è “Amore”, suo signore, poiché è padrone della sua vita, e allo stesso tempo suo nemico in quanto è la causa del suo sconforto.


•CHE COSA RENDE INFIDA LA NAVIGAZIONE? Il Petrarca definisce molto travagliato il suo stato morale e mentale: egli si sente in una condizione di spirito disperata, in completa balia della passione amorosa, che non solo annulla la sua volontà, ma lo porta all’autodistruzione, attraverso ogni sorta di pensieri negativi: questo il motivo che rende la navigazione infida.


•IN CHE COSA CONSISTE L’ORIGINALITÀ DELLA RAPPRESENTAZIONE PETRARCHESCA?

Nella lirica petrarchesca torna il motivo della lode dell'amata, tipico del Dolce Stil Novo, che però ora è rivolto alla bellezza fisica più che alle doti morali. All' immagine della donna-angelo anch'essa di origine stilnovista, si è sostituita quella di una creatura bella e desiderabile per la quale il poeta prova un amore tutto terreno anche se inappagato.


•RICOSTRUIRE LA CONDIZIONE DI TURBAMENTO INTERIORE DEL POETA, AL DI LÀ DELLA METAFORA

Il poeta comincia a prendere coscienza dell’inutilità del suo amore e dell’impossibilità di realizzare un rapporto con Laura, la quale vista gli è negata: è così che egli si rende conto di non essere in grado di dirigere la propria vita, tanto che ormai non spera quasi più di poter recuperare serenità e pace.


Petrarca â&#x20AC;&#x201C; Il Canzoniere Sonetto CXXXIV Pace non trovo e non ho da far guerra Martina Cascone Manuela Raffone


Pace non trovo e non ho da far guerra Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio. Tal m'à in pregion, che non m'apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m'ancide Amore, et non mi sferra, né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio. Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.»


Parafrasi Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio. Tal m'à in pregion, che non m'apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m'ancide Amore, et non mi sferra, né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio.

Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.»

Non trovo Pace, e non ho mezzi per fare guerra (o non ci sono guerre da combattere); e temo (ho timore) e spero; e brucio, e sono (un pezzo di) ghiaccio; e volo su (sopra) in cielo, e giaccio (non riesco a volare) in terra; e non possiedo nulla (et nulla stringo) e abbraccio tutto il mondo. Una persona (tal) *: Laura+ mi tiene (m’a = mi ha) in una prigione che non mi apre e non (né) [mi] chiude (serra), e non mi prende (né … mi riten) come (per) suo [prigioniero] e non mi apre (scioglie) i vincoli (il laccio); e Amore non mi uccide (non m’ancide), e non mi libera (non mi sferra = ‘non mi toglie dai ferri *della prigionia+’), e non mi vuole vivo, e non mi toglie (né mi trae) dalla sofferenza (d’impaccio) *: con la morte+. Vedo (veggio) senza [avere gli] occhi, e grido [anche se] non ho lingua; e desidero (bramo di) morire, e chiedo (cheggio) aiuto; e odio (ò in odio) me stesso, e amo un’altra (altrui) *: Laura+. Mi nutro (pascomi) di dolore, rido mentre piango (piangendo); la morte e la vita mi dispiacciono (mi spiace; al singolare) nello stesso modo (egualmente): [o] donna [: Laura], io sono in questo stato per causa vostra (per voi).


Il Tema del Componimento Descrivere un forte contrasto interiore e la sofferenza che ne deriva

Il Poeta è combattuto dall'amore che prova per Laura che lo allontana da Dio e questo per lui è sintomo di sofferenza.

Lo esprime attraverso la figura retorica

ANTITESI

Accostamento di frasi o concetti in contrapposizione tra loro


Analisi del Componimento: La struttura Metrica: Sonetto •14 versi suddivisi in: •2 Quartine •2 Terzine

Endecasillabi con rima schema: ABAB ABAB CDE CDE


Analisi del testo: Figure Retoriche Prima Quartina

Antitesi

Pace non trovo, et non ò da far guerra;

Pace – Guerra

e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;

Temo – Spero Ardo - Ghiaccio

et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra;

Volo – Giaccio in terra

et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio.

Nulla stringo – Abbraccio tutto il mondo

Disposte strutturalmente in parallelo


Analisi del testo: Figure Retoriche Prima Quartina Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio. Metafora Chiasmo secondo verso poiché: la paura (temo) riempie l’animo di freddezza e la speranza (spero) la riscalda (ardo)

Il volo del secondo verso rappresenta la voglia e l’idea di liberarsi, dello staccarsi da terra


Analisi del Testo: Figure Retoriche • La seconda quartina Tal m'à in pregion, che non m'apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m'ancide Amore, et non mi sferra, né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio.

Antitesi strutturate in parallelo •Non m’apre – né serra •Né per suo mi rietien né scioglie il laccio •non m'ancide Amore, et non mi sferra •né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio.

Chiasmo: •Tal m’à in pregion – né scioglie il laccio •Non m’apre né serra – né per suo mi riten

Laccio inteso come legatura da prigionia (metafora)


Analisi del Testo: Figure Retoriche • La prima terzina Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui

Paradosso

Antitesi strutturate in parallelo •Et non ò lingua - et grido •Et bramo di perir – et cheggio aita; •Et ò in odio me stesso, et amo altrui

Metafore: •Il poeta ha perso la vista a causa della passione, e continua a vedere con la sola forza dell’irrazionalità, senza vedere in senso razionale; • grida di dolore ma è incapace di parlare, perché è come se non avesse la lingua


Analisi del Testo: Figure Retoriche • La seconda terzina Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.»

Antitesi strutturate in parallelo •Piangendo - rido •Morte et vita;


Analisi del Testo: Dal punto di vista fonico - ritmico: . Parole ricche di consonanti e doppie (contrariamente alle solite abitudini del poeta) che rendono la lettura molto aspra

Espressione di rabbia interiore


Analisi del Testo • Ancora dal punto di vista fonico – ritmico PRESENZA DELLA CONGIUNZIONE ET IN POSIZIONE ANAFORICA

Rende il ritmo di lettura molto rapido, come se il poeta non volesse le pause alla fine dei versi fino alla fine

Dove troviamo l’apostrofe “donna” utilizzato appositamente per fermare


Analisi del testo Dal punto di vista espressivo, leggendo il sonetto si vivono esattamente tutte le sensazioni che chi ha provato almeno una volta la gioia dell’innamoramento incerto può comprendere.

Il Poeta è perso in balia di Laura che non gli fa capire chiaramente quali sono i suoi sentimenti e lo costringe a vivere nell’indecisione. La rabbia interiore viene espressa dal ritmo sostenuto e dalla durezza sonora delle parole che sembrano scelte appositamente. In alcuni punti le scelte del poeta sono evidenti per fare in modo che il suo stato d’animo venga espresso nel miglior modo possibile. Ad esempio, nella prima strofa il soggetto è lui stesso, in quanto l’io, seppure mai esplicitato, è il soggetto di tutti i verbi. Nella seconda strofa, Petrarca diventa la parte passiva. Subisce l’azione dell’amata (chiamata Tal forse per banalizzarne la figura – un po’ come oggi nel nostro linguaggio comune usiamo il termine: tizia)


Analisi del Testo Subisce, inoltre, l’azione di Amore, utilizzato con la lettera maiuscola quasi a renderlo persona. Il Poeta non ha più il controllo delle sue azioni. Ecco che la congiunzione e, usata nella prima quartina qui viene negata e sostituita con “non” e “né”. Lo stato d’animo provato lo rende pessimista. A farla da padrona su tutto resta comunque la figura retorica dell’antitesi che si incarica di rappresentare tutti i conflitti interiori del poeta attraverso una successione descrittiva di tipo prevaletemente metaforico. Questo stesso stile sarà molto usato negli anni successivi nella poesia amorosa.


De Quevedo: Definendo l’Amore E’ ghiaccio ardente ed è gelido fuoco, è ferita che duole e non si sente, è un sognato bene, un mal presente, è un breve riposo molto stanco. E’ una leggerezza che dà pena, un codardo con nome di valente, un andar solitario tra la gente, un amar solamente essere amato. E’ una libertà incarcerata, che conduce all’estremo parossismo, infermità che cresce, se curata. Questo è il fanciullo Amor, questo l’abisso: quale amicizia potrà aver con nulla chi in tutto è contrario di se stesso?

Metrica: Sonetto 14 Versi divisi in:

2 Quartine 2 Terzine Endecasillabi


De Quevedo: Definendo l’Amore Analisi del Testo

Figure retoriche utilizzate: Antitesi/Ossimori/Metafore

Prima Quartina

E’ ghiaccio ardente ed è gelido fuoco, è ferita che duole e non si sente, è un sognato bene, un mal presente, è un breve riposo molto stanco.

Ossimori: Ghiaccio Ardente Gelido Fuoco

Antitesi Parallele: Ghiaccio Ardente e Gelido Fuoco Ferita che duole e non si sente Bene e male Riposo - Stanco


De Quevedo: Definendo l’Amore Analisi del Testo

Seconda Quartina E’ una leggerezza che dà pena, un codardo con nome di valente, un andar solitario tra la gente, un amar solamente essere amato. Antitesi Parallele: Leggerezza che da pena Vigliacco/Coraggioso Solo/tra gli altri Amar – essere amato


De Quevedo: Definendo l’Amore Analisi del Testo

Prima Terzina

E’ una libertà incarcerata, che conduce all’estremo parossismo, infermità che cresce, se curata. Ossimoro: Libertà/Incarcerata

Paradosso Infermità che cresce se curata


De Quevedo: Definendo l’Amore Analisi del Testo

Seconda Terzina

Questo è il fanciullo Amor, questo l’abisso: quale amicizia potrà aver con nulla chi in tutto è contrario di se stesso? Domanda retorica: Quale amicizia potrà avere …..

Epifonema Forse tutta la strofa potrebbe essere considerata tale

Antitesi Parallela: Questo il fanciullo Amor, / questo l’abisso


De Quevedo: Definendo lâ&#x20AC;&#x2122;Amore Dal punto di vista fonico - ritmico: . Suoni dolci, e ritmi lenti

Espressione di osservazione distaccata/rassegnata


De Quevedo: Definendo l’Amore Analisi del Testo – Considerazioni Il Poeta tenta di definire l’amore attraverso le mille contraddizioni che lo distinguono, utilizzando figure retoriche come l’ossimoro e le antitesi. Le immagini sono tutte interiori. La sensazione che trasmette è quella di non trovare risposta alla sua domanda: “Cosa è l’amore?”. Essendo l’amore tutto, e il contrario di tutto come è possibile trovare una risposta? E ci lascia con questa interrogativa retorica che tutto sommato potrebbe starci bene come risposta. Anche perché, d’accordo con la sensazione che il poeta ha trasmesso: Siamo sicuri che non sia così che ci piaccia?


Confronto Formale: Similitudini

Stessa metrica Ricorso a stesse figure retoriche: Antitesi/Paradossi

Differenze

Schema rime diverso (almeno quello della traduzione) Maggiore presenza di ossimori

ABAB Fonico: Pi첫 dolce il de Quevedo ABAB CDE Ritmo: Molto pi첫 sostenuto il CDE Petrarca


Confronto Concettuale: Similitudini

Entrambi hanno come soggetto l’Amore che per entrambi viene impersonificato come un susseguirsi di contraddizioni Entrambi evocano immagini di sensazioni interiori come il gelo (ghiaccio) e la prigionia.

Differenze

Petrarca rende lo stato d’animo relativo all’incertezza e si avverte tutto il dolore relativo alle contraddizioni interiori.

ABAB ABAB De Quevedo si limita ad osservarlo CDE (per ricavarne una possibile definizione) ed CDE accettarlo così come è.


Thomas Wyatt: I find no peace, and all my war is done… Testo Originale

Traduzione

I find no peace, and all my war is done; I fear and hope; I burn, and freeze like ice; I fly aloft, yet can I not arise; And nought I have, and all the world I season,

Non trovo pace, e ho finito (combattuto) tutte le mie guerre; Ho paura e spero; Mi riscaldo, e gelo come il ghiaccio; Volo in alto, ma non riesco a sollevarmi; E non posseggo niente, e afferro tutto il mondo,

That locks nor looseth, holdeth me in prison, And holds me not, yet can I’scape no wise, Nor lets me live, nor die, at my devise, And yet of death it giveth me occasion.

Quelle catene né mi liberano né mi imprigionano, Non mi tengono, eppure non posso fuggire in nessun modo Non mi permettono né di vivere, né di morire, come progetto di fare, Eppure non danno alcuna occasione di morte.

Without eye, I see; without tongue, I plain: I wish to perish, yet I ask for health; I love another, and thus I hate myself; I feed me in sorrow, and laugh in all my pain. Lo thus displeaseth me both death and life, And my delight is causer of thi strife.

Vedo senza occhi; mi lamento senza lingua: Voglio morire,eppure chiedo aiuto; Amo un altro, ed allo stesso modo odio me stesso; Mi nutro di dolore, e rido nella mia sofferenza. Allo stesso modo disprezzo la vita e la morte, E la mia delizia è la causa di questa sofferenza.


Thomas Wyatt: I find no peace, and all my war is doneâ&#x20AC;Ś Metrica: Sonetto 14 Versi divisi in: 3 Quartine 1 Strofa finale di 2 versi (Stile inglese) Endecasillabi in rima: ABBA ABBA CDDC EE


Thomas Wyatt: I find no peace, and all my war is doneâ&#x20AC;Ś Analisi del Testo: Figure Retoriche

Prima Quartina I find no peace, and all my war is done; I fear and hope; I burn, and freeze like ice; I fly aloft, yet can I not arise; And nought I have, and all the world I season Antitesi Parallele: No Peace/All wars is done Fear/Hope â&#x20AC;&#x201C; Burn and Freeze Fly/cannot arise Nought I Have/ All the world I season


Thomas Wyatt: I find no peace, and all my war is doneâ&#x20AC;Ś Analisi del Testo: Figure Retoriche

Prima Quartina I find no peace, and all my war is done; I fear and hope; I burn, and freeze like ice; I fly aloft, yet can I not arise; And nought I have, and all the world I season Metafora

Similitudine: Presenza di Like= Come

Il volo del secondo verso rappresenta la voglia e lâ&#x20AC;&#x2122;idea di liberarsi, dello staccarsi da terra

Chiasmo secondo verso poichĂŠ: la paura (fear) gela (freeze) e la speranza (hope) riscalda (burn)


Analisi del Testo: Figure Retoriche •ThatLa seconda quartina locks nor looseth, holdeth me in prison, And holds me not, yet can I’scape no wise, Nor lets me live, nor die, at my devise, And yet of death it giveth me occasion.

Antitesi strutturate in parallelo •Nor loseth / holdeth me in prison •Holds me not / can escape no wise •Nor let me live / nor die


Analisi del Testo: Figure Retoriche • La terza quartina Without eye, I see; without tongue, I plain: I wish to perish, yet I ask for health; I love another, and thus I hate myself; I feed me in sorrow, and laugh in all my pain. Paradosso

Antitesi strutturate in parallelo •without tongue, I plain •I wish to perish, yet I ask for health; •I love another, and thus I hate myself; • laugh in all my pain.

Metafore: •Il poeta ha perso la vista a causa della passione, e continua a vedere con la sola forza dell’irrazionalità, senza vedere in senso razionale; • grida di dolore ma è incapace di parlare, perché è come se non avesse la lingua


Analisi del Testo: Figure Retoriche â&#x20AC;˘ La seconda terzina Lo thus displeaseth me both death and life, And my delight is causer of thi strife.

Antitesi strutturate in parallelo â&#x20AC;˘Morte et vita;


Thomas Wyatt: I find no peace, and all my war is doneâ&#x20AC;Ś Analisi Fonetica e Ritmica

Le considerazioni fatte per il testo del Petrarca qui potrebbero essere non valide. Non possiamo fare appello al suono delle parole che risultano dure proprio perchĂŠ è lâ&#x20AC;&#x2122;inglese ad avere un suono. Non risultano evidenti particolari costrutti che consentano di stabilire se il Poeta volesse imprimere un ritmo diverso da quello che invece il Petrarca sembra voleva assegnare al suo. Ci baseremo, quindi, sul fatto che le troppe analogie, sia nella forme espressive che nei contenuti, siano sufficienti per garantire che anche nella versione inglese il ritmo debba essere sostenuto.


«ERANO I CAPEI D’ORO A L’AURA SPARSI» di FRANCESCO PETRARCA


TESTO Erano i capei d'oro a l'aura sparsi che 'n mille dolci nodi gli avolgea, e 'l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi ch'or ne son sĂŹ scarsi; e 'l viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea: i' che l'esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di subito arsi? Non era l'andar suo cosa mortale ma d'angelica forma, e le parole sonavan altro che pur voce umana; uno spirto celeste, un vivo sole fu quel ch'i' vidi, e se non fosse or tale, piaga per allentar d'arco non sana.


PARAFRASI I suoi capelli biondi erano sparsi all’aria, la quale li avvolgeva in mille dolci nodi, e la luce ammaliante dei suoi begli occhi, che ora è diminuita, splendeva in modo straordinario; e mi sembrava, non so se fosse realtà o illusione, che il suo viso si atteggiasse a pietà: io che ero pronto all'amore, c'è da meravigliarsi se m'innamorai subito? Il suo portamento non era cosa mortale, ma aspetto d'angelo, e le parole suonavano diversamente da voce umana; uno spirito celeste, un vivo sole fu quel che vidi, e anche se ora non fosse tale, una ferita non si rimargina tendendo di meno l'arco.


IL TESTO DAL PUNTO DI VISTA METRICO E FONETICO

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Formato da endecasillabi piani Rime incrociate nelle quartine e inverse nelle terzine Allitterazione della –rs nelle quartine e della –an nelle terzine


IL TESTO DAL PUNTO DI VISTA RITMICO

Nelle quartine il ritmo è molto lento e spezzato dalla punteggiatura Nelle terzine è più scorrevole


FIGURE RETORICHE

Metafora= capei d’oro (v.1)

Sinestesia= dolci nodi (v.2)

Iperbole= che mille dolci novi gli avolgea (v.2)

Anafora= e’l (v.3 e v.5)

Metafora= per allentar d’arco (v.14)

Enjambement= v.3 e v.10


IL TESTO DAL PUNTO DI VISTA SINTATTICO E LESSICALE

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Intreccio dei tempi verbali Il poeta utilizza tre forme verbali: imperfetto, passato remoto e presente L’imperfetto descrive l’aspetto fisico della giovane Laura del passato Il passato remoto descrive l’incontro tra Petrarca e Laura Il presente descrive la decaduta bellezza della sua amata e l’amore per lei che non svanisce Petrarca paragona Laura all’aria usando il sehnal “l’aura”


LIVELLO TEMATICO DELLA POESIA

Amore per Laura

Io lirico del poeta

Collocazione della donna nella natura

Tema della memoria

Tema della fuga del tempo


PAROLE RICHIAMANTI LO STIL NOVO

Capelli d’oro (v.1)

Dolci nodi (v.2)

Subito arsi (v.8)

Angelica forma (v.10)


LAURA Francesco Petrarca incontrò la sua amata Laura all’alba del 6 aprile 1327 nella chiesa di Santa Chiara: da quel giorno la sua vita cambiò, nonostante ella non ricambiasse il suo amore.


Petrarca descrive l’aspetto fisico di Laura: i capelli biondi intrecciati dall’aria in numerosi boccoli, occhi splendenti che perdono la loro luminosità, viso pallido, portamento angelico e voce divina. Dal sonetto si percepisce un certo imbarazzo e compiacimento di Laura nei confronti dell'amore che Petrarca prova per lei, in più la bellezza della donna è terrena, quindi destinata a scomparire con la vecchiaia.

Marianna Simoncini Lucia Cascone


«O cameretta che già fosti un porto»

di Francesco Petrarca


O cameretta che già fosti un porto a le gravi tempeste mie diürne, fonte se' or di lagrime nocturne, che 'l dí celate per vergogna porto.

A B B A

O letticciuol che requie eri et conforto in tanti affanni, di che dogliose urne ti bagna Amor, con quelle mani eburne, solo ver 'me crudeli a sí gran torto!

A B B A

Né pur il mio secreto e 'l mio riposo fuggo, ma piú me stesso e 'l mio pensero, che, seguendol, talor levommi a volo; e 'l vulgo a me nemico et odïoso (ch 'l pensò mai?) per mio refugio chero: tal paura ò di ritrovarmi solo.

C D E C D E


Parafrasi: O cameretta che in passato sei stata un rifugio per le mie gravi angosce giornaliere, ora sei fonte di lacrime notturne dato che le nascondo, per vergogna, di giorno. O lettino che eri riposo e conforto in tanta sofferenza di quali dolorosi occhi pieni di lacrime ti bagna Amore (= Laura), con quelle mani bianche Crudeli solo verso di me a così gran torto! Non evito solamente il mio rifugio e il mio riposo, ma evito più me stesso e il mio pensiero, che, seguendolo, mi elevò talvolta alle altezze d’amore; e la gente, (una volta) a me nemica e odiosa ricerco ora come mio rifugio (chi l’avrebbe mai detto?) tanta paura ho di ritrovarmi da solo.


La struttura di questo sonetto si basa sull’

alternanza - quartine -

Passato • Cameretta: v.1 «fosti» • Letticciuol: v.5 «eri» • Poeta: v.11 «levòmmi» v.13 «pensò»

Presente • Cameretta: vv. 3 e 4 «se’» e «porto» • Letticciuol: v.7 «bagna» •terzinePoeta:

v.10 «fuggo» v.13 «chero»


Conflitto interiore Vengono accostate parole ed espressioni di significato opposto • Presente « porto » • Giorno « diurne » • Pianto « lagrime » • Conforto « conforto » • Solitudine « fuggo »

• Passato « fosti » • Notte « nocturne» • Vergogna di piangere « celate per vergogna » • Angoscia « affanni » • Ricerca di compagnia « per mio rifugio chero »


Il sonetto presenta una situazione opposta rispetto a

ÂŤ Solo et pensoso i piĂš deserti campi Âť


temi «O cameretta che già fosti un porto» • La solitudine • La camera come teatro di dolore • La paura di essere solo • La minaccia dell’angoscia

«Solo et pensoso i più deserti campi» • La solitudine • L’isolamento sociale • Il rapporto privilegiato con il paesaggio • Il dialogo interiore con i propri sentimenti


«O cameretta che già fosti un porto»

«Solo et pensoso i più deserti campi»

Evita la solitudine, ha paura di ritrovarsi solo e cerca rifugio ‘ (chi ‘l pensò mai?) per mio refugio chero: tal paura ò di ritrovarmi solo’

Ricerca la solitudine e disprezza la compagnia delle persone ‘ et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human la rena stampi’


Petrarca esprime il suo stato dâ&#x20AC;&#x2122;animo, molto turbato; mette a nudo il suo essere insicuro e lacerato da dubbi e incertezze.

Liberata Dâ&#x20AC;&#x2122;OrianoStefania Isernia


Petrarca 1304-1374

scrive

è

Bilinguismo

Nuovo tipo di intellettuale

Individualismo

Latino

Volgare

Secretum

Canzoniere

Umanista

Propria interiorità

Dall’innamoramento Fino a dopo la morte di Laura

Amore per Laura


“Era il giorno ch’al sol si scoloraro” Canzoniere (Rerum volgari fragmenta) [ III ]

• • • • •

Metro: Sonetto endecasillabo Luogo: Chiesa Avignonese Tempo: 6 Aprile 1327 (Venerdì Santo) Stesura: dopo la morte di Laura Temi Amore

{ Innamoramento

(personificato)

Effetti che provoca sull’animo

Modi e situazioni in cui colpisce


• • • •

Prima quartina Rime incrociate ABBA Insistenza R vibrante • Primi due versi: giorno dell’ incontro • Ultimi due versi: risalto del mezzo • Temi: Dolore sacro, amore che ferisce, sguardo, uomo indifeso

“ERa il giorno ch’al sol si scoloRaRo per la pietà del suo factoRe i Rai, quando i’ fui pReso, et non me ne guaRdai, ché i be’ vostR’occhi, donna, mi legaRo. “


• Seconda quartina • Rime incrociate ABBA • Primi due versi: personificazione Amore • Ultimi due versi: parallelismo turbamento sacro e profano • Temi: amore che ferisce, ferisce, Dolore Dolore sacro, sacro, uomo indifeso

Tempo non mi parea da far riparo contra colpi d’Amor: però m’andai secur, senza sospetto; onde i miei guai nel commune dolor s’incominciaro.


• Prima terzina • Rime ripetute CDE • Temi: amore che ferisce, uomo indifeso, sguardo

Trovommi Amor del tutto disarmato et aperta la via per gli occhi al core, che di lagrime son fatti uscio et varco:


• Seconda terzina • Rime ripetute CDE • Temi: amore che ferisce, uomo indifeso, vigliaccheria dell’Amore

però, al mio parer, non li fu honore ferir me de saetta in quello stato, a voi armata non mostrar pur l’arco.


Tòpoi

Poesia cortese

Lirica Provenzale

Bernart de Ventadorn

Personificazione dellâ&#x20AC;&#x2122;Amore, amore tormentato


Tòpoi

Guinizelli

Amore come avversario da combattere, Provoca resa degli occhi e del cuore “.. che tu m’assali Amore, e mi combatti.” “ .. Dice lo core agli occhi: per voi moro.”

Poesia stilnovista

Cavalcanti

Amore fisicamente devastante, Amore personificato

Voi che per li occhi mi passaste ’l core

Dante

Amore che spezza ogni Barriera, Amore personificato

“.. Non trovo scudo ch’ella non spezzi.”


“Voi che per li occhi mi passaste ’l core” “Era il giorno ch’al sol si scoloraro”

“.. La vita distrugge Amore” ”.. Ven tagliando” “.. Un dardo mi gittò”

• Sonetto • Elementi bellici • Dardo • Sguardo come mezzo dell’ Amore • Amore personificato • Amore come tribolazione fisica e morale


Se lamentar augelli, o verdi fronde [Canzoniere, 292] Se lamentar augelli, o verdi fronde mover soavemente a l’aura estiva, o roco mormorar di lucide onde s’ode d’una fiorita et fresca riva, là ’v’io seggia d’amor pensoso et scriva, lei che ’l ciel ne mostrò, terra n’asconde, veggio, et odo, et intendo ch’anchor viva di sí lontano a’ sospir’ miei risponde. "Deh, perché inanzi ’l tempo ti consume? mi dice con pietate - a che pur versi degli occhi tristi un doloroso fiume? Di me non pianger tu, ché’ miei dí fersi morendo eterni, et ne l’interno lume, quando mostrai de chiuder, gli occhi apersi".

Il Petrarca è ancora in una fase di “elaborazione” del lutto, dove l’idea della morte di Laura non è ancora stata accettata completamente. L’ ambiente è visto attraverso un velo di tristezza, così che la natura appare sconsolata nei suoi particolari: gli uccelli si “lamentano” (v. 1), lo scorrere delle onde suona “roco” (v.3). Oltre questo, è possibile individuare altre espressioni che riflettano lo stato d’animo del poeta, come ad esempio nell’ iperbato del v. 5, dove si legge: “là v’io seggia d’amor pensoso et scriva”. O anche, nella sinestesia del v. 11, dove le copiose lacrime di perdita diventano un “fiume doloroso”. Si nota poi la presenza di numerosi enjambements, che donano fluenza al testo combinandosi con l’allitterazione del v. 4 (fiorita et fresca), e il polisindeto del v. 7 (veggio, et odo, et intendo). Nella seconda parte del sonetto compare poi Laura, già diversa da quella descritta nelle “Rime in vita”: una Laura angelicata, commossa davanti alle lacrime del poeta. Questa sua “maternità”, così lontana dal suo essere la “fiera”, rappresenta uno dei temi centrali della seconda parte del Canzoniere, ossia la <<trasfigurazione di Laura>>. Qui la donna si riavvicina al poeta per consolarlo, e per rassicurarlo sulle sue condizioni: con la fine della sua vita terrena, infatti, è cominciata per lei una nuova esistenza eterna nella beatitudine divina. Tuttavia non si deve dimenticare, quale sia il tema, il soggetto centrale del Canzoniere: l’Io di Petrarca è, infatti, il vero protagonista di questo sonetto così come di tutte le sue opere. Per questo motivo, il poeta novecentesco U. Saba dirà, parlando del Canzoniere: “che in realtà non c’è in tutto il lungo Canzoniere, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d’amore”.


Francesco Petrarca Illustre scrittore e poeta italiano. Nasce ad Arezzo nel 1304 e muore ad ArquĂ  nel 1374


â&#x20AC;˘ Vive durante il declino della societĂ  medievale. Ă&#x2C6;, pertanto, considerato portatore di idee innovative: il pre-umanista per eccellenza.


• Tra le sue opere più importanti troviamo il Canzoniere, una tra le poche in volgare. • È composta da 366 componimenti poetici: 317 sonetti, 29 canzoni, 7 ballate e 4 madrigali.


â&#x20AC;˘ Il sonetto CCCXV del Canzoniere si intitola

Tutta la mia fiorita et verde etade (1351-1352)


Tutta la mia fiorita et verde etade A passava, e ’ntepidir sentia già ’l foco B ch’arse il mio core, et era giunto al loco B ove scende la vita ch’al fin cade. A Già incomminciava a prender securtade A la mia cara nemica a poco a poco B de’ suoi sospetti, et rivolgeva in gioco B mie pene acerbe sua dolce honestade. A

Presso era ’l tempo dove Amor si scontra C con Castitate, et agli amanti è dato D sedersi inseme, et dir che lor incontra. C Morte ebbe invidia al mio felice stato, D anzi a la speme; et feglisi a l’incontra C a mezza via come nemico armato. D


Tema principale • Contrapposizione tra l’ amore passionale della giovinezza (vv 1-4) e l’amore casto dell’età matura (vv 9-11)

Rimpianto del poeta


Figure retoriche di rilievo • “cara nemica” (v 6), ossimoro • “nemico armato” (v 14), metafora della morte • “Tutta la mia fiorita e verde etade / a mezza via, come nemico armato”, forte antitesi tra il primo e l’ultimo verso


Confronto con il sonetto proemiale

In “ Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono” il pensiero di Petrarca è diverso: l’amore è visto come un errore.


FINE Miriam Filosa Antonietta Tortorizio


Sparsi Frammenti