Dono&Vita Giugno/luglio 2020

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Pubblicazione Trimestrale - Registrazione Tribunale di Treviso n.494 del 25/6/92 ANNO XLII - n.2 - giugno/aluglio 2020 - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2 NE/PD - Iscr. Reg. stampa n°06125 del 17/12/97 - Tiratura e diffusione: 100.000 copie

Inchiesta Plasma

LE MILLE SFUMATURE DI GIALLO: VIAGGIO NEL MODELLO ITALIA, NATO IN VENETO. Numero 2 - giugno/luglio 2020 Periodico trimestrale di Informazione e Promozione di Avis - Associazione Volontari Italiani Sangue - Regionale Veneto e Abvs - Associazione Bellunese Volontari Sangue. visita il nostro sito: www.donoevita.it e la nostra pagina Facebook


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DONO&VITA


Pubblicazione Trimestrale - Registrazione Tribunale di Treviso n.494 del 25/6/92 ANNO XLII - n.2 - giugno/aluglio 2020 - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2 NE/PD - Iscr. Reg. stampa n°06125 del 17/12/97 - Tiratura e diffusione: 100.000 copie

SOMMARIO Inchiesta Plasma

LE MILLE SFUMATURE DI GIALLO: VIAGGIO NEL MODELLO ITALIA, NATO IN VENETO. Numero 2 - giugno/luglio 2020 Periodico trimestrale di Informazione e Promozione di Avis - Associazione Volontari Italiani Sangue - Regionale Veneto e Abvs - Associazione Bellunese Volontari Sangue. visita il nostro sito: www.donoevita.it e la nostra pagina Facebook

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EDITORIALE

/ Giorgio Brunello /

04 Le Avis non si sono mai fermate

PAGINA DEL DIRETTORE

/ Beppe Castellano /

05 Finalmente possiamo parlarvi del vestito nuovo di Dono&Vita 08/07/20 11:11

Dono&Vita Anno XLII - n° 2 - giugno/luglio 2020 Periodico di informazione e promozione dell’Associazione Volontari Italiani Sangue e dell’Associazione Bellunese Volontari Sangue TIRATURA E DIFFUSIONE: 100.000 copie Distribuzione gratuita ai soci Avis-Abvs del Veneto e alle 3.400 sedi Avis comunali, provinciali, regionali in Italia. Editore - Segreteria - Amministrazione AVIS Regionale via Ospedale, 1 - 31100 Treviso tel. 0422 405088 - avis.veneto@avis.it REDAZIONE Via Ospedale, 1 - 31100 TREVISO - tel. 0422 252892 Cell. 335 6804120 e-mail: redazione.dono-vita@avis.it Presidente Avis Regionale Veneto Direttore Editoriale: Giorgio Brunello Direttore Responsabile: Beppe Castellano - b.castellano@avis.it Vice Direttore Esecutivo/Segreteria Redazione: Michela Rossato - m.rossato@avis.it Responsabile stampa associativa: Luigi Piva Redattori responsabili per le provinciali AVIS-ABVS BELLUNO: Barbara Iannotta, Giulia Frigimelica; PADOVA: Roberto Sartori; ROVIGO: Gianluca Munegato, Giovanni Chioldin; TREVISO: Paolo Dussin, Paolo Zanatta; VENEZIA: Giorgia Chiaro, Dario Piccolo, Manuela Fossa, Silvano Vello; VERONA: Mario Lappa, Nereo Marchi. VICENZA: Enrico Iseppi. Hanno collaborato a questo numero: Bernardino Spaliviero, Giulia Pellizzari, Asmae Bibaouen, Michela Saviane, Laura Cendron, Giovanni Lenzo, Ufficio Stampa Avis nazionale, Davide Del Negro, Vanda Pradal, Gina Bortot, Giovanni Vantin, Michela Maggiolo, Barbara Garbellini, Stefano Iezzi, Elena Galbiati, Gianni D’Ianni, Marco Brunello, Alessandra Fin, Nicola Baldin, Giuseppe Sciessere, Gino Foffano, Giorgia Stocco, Leonardo Castellano. Un ringraziamento allo staff di Kedrion Biopharma Spa. Concept copertina: Giulia Pellizzari. Foto: Leonardo Castellano Fotografie©: Archivio Beppe Castellano©, Archivio Dono&Vita©, Archivio Kedrion Spa©, Christian Sinibaldi©, Michela Rossato, Leonardo Castellano, Giulia Pellizzari. Idea Grafica: Elena Fattorellii e Luca Mirandola - Verona Impaginazione, ottimizzazione immagini: Art&Media-Castelfranco Veneto (TV) Stampa: Elcograf - Verona Diffusione Editoriale: Prontopack - Zevio (VR) Chiuso in redazione il l’8 luglio 2020. Il prossimo numero uscirà a settembre 2020. Lettere e interventi vanno inviati, firmati, a: REDAZIONE DONO&VITA, Via Ospedale, 1 31100 TREVISO - mail: redazione.dono-vita@avis.it Gli articoli delle AVIS Comunali devono passare attraverso i redattori di ogni PROVINCIALE.

ATTUALITÀ TRASFUSIONALE 06 I donatori volontari e periodici garanzia in ogni emergenza 09 Record di nuove idoneità: il 73% sono under 35

INCHIESTA PLASMA E MPD 10 15 16 18 20

Il viaggio del Plasma dall’ago del donatore all’ago del paziente Tutto ciò che si può ottenere (per ora) dal nostro “oro liquido” Il punto sul plasma anti-Covid; aziende e Immunoglobuline, situazione dei nostri quattro Accordi interregionali A picco la raccolta negli States, ma nei prossimi anni i consumi Negli anni bui dell’Aids il Veneto “inventò” il conto lavorazione

TESTIMONIANZE COVID 21 Andata e ritorno dalla terapia intensiva di un dirigente Avis

ATTUALITÀ - LE FAKE NEWS 24 Bufale ormai più letali del virus, come non cadere in trappola

MEDICINA E RICERCA 26 Anche Tes scende in campo per combattere il Coronavirus 27 Tutti i progetti in avvio o in divenire

SCUOLA, GIOVANI 28 29 30 31

Best Choice non si ferma, ma s’adatta ai tempi in cui viviamo Ma che cos’è questo Best Choice? Dal “Berna” di Mestre la bella storia di 11 studenti Progetto scuola Avis Veneto: ripartiamo da settembe Castelgomberto: il progetto s’è svolto a distanza

SERVIZIO CIVILE 32 Tutti i nostri giovani impegnati nel Servizio Civile: che forze!

FORUM 7 34 - Treviso, 35 - Belluno, 36 - Vicenza, 37 - Verona, 38 - Rovigo, 39 - Venezia, 40 - Padova.

CRONACHE ASSOCIATIVE 41 42 43 44 45

Le colombe volano più in alto del virus Dalla Caserma “Fiore” stellette al dono a Motta di Livenza E a Mestre dona la Benemerita Cima Grappa: perché il sangue si doni e non si versi Avis venete oltre il puro dono L’impegno dei nuovi cittadini I giovani volti della Provinciale di Treviso

TEMPIO DEL DONATORE 46 Partono a luglio i cantieri, inizia la ristrutturazione 46 Votalo come “luogo del cuore FAI” Quattro presidenti nazionali insieme per preservarlo


EDITORIALE

Le Avis non si sono mai fermate / Giorgio Brunello / presidente Avis regionale

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opo le tragedie dei mesi scorsi, in Italia il Coronavirus è sotto controllo, ma presente e negli ultimi giorni pare abbia rialzato la testa. Il motivo? Molti sono attenti, ma tanti irresponsabili pensano che sia tutto finito, le misure di distanziamento e le protezioni sono ritenute inutili, forse che tanti sono morti invano? Gli avisini, i donatori di sangue, i volontari veneti si sono prodigati per combattere il virus e aiutare chi si è trovato in difficoltà; molto attenti alla prevenzione e su tutti riponiamo la speranza che diano il buon esempio. Non ci sia timore a invitare chi non lo fa a usare tutte le precauzioni necessarie, non sono mai troppe. Su questo si inserisce il progetto di Avis che sta coinvolgendo tutti i giovani avisini, anche i meno giovani, per portare una testimonianza e un segno forte di responsabilità a tutti, a breve riceverete i dettagli, sostenetelo e partecipate attivamente. Il progetto intende contaminare con la solidarietà i luoghi di lavoro attraverso l’educazione alla salute e agli stili di vita sani; in tempi di Covid, usare tutte le precauzioni necessarie, vuol dire volersi bene. Stiamo riprendendo a svolgere le assemblee anche in presenza, ricordiamo che possiamo farlo ma con la massima cautela. Il confronto associativo, il dibattito, la verifica dell’andamento e gli obiettivi per i prossimi mesi, sono il fondamento della nostra vita avisina. Il dettaglio della situazione donazionale è nelle pagine successive a cura del direttore sanitario dott. Giovanni Lenzo; sottolineiamo che dopo il forte calo di donazioni all’inizio del contagio, e la successiva forte ripresa di donazioni con nuovi donatori, siamo nuovamente in una situazione di criticità dovuta al calo di donazioni di sangue intero e di plasma e al contemporaneo aumento del fabbisogno dovuto alla ripresa degli interventi. Nello scorso numero all’aumento di disponibilità scrivevamo: “Non abbassare la guardia perché gli interventi stanno riprendendo e il fabbisogno aumenterà”, puntualmente si è avverato. Per fortuna c’è un incremento significativo di nuovi donatori giovani.

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Nonostante pressioni che venivano da più parti, ci siamo sempre attenuti alle normative e alle indicazioni delle autorità competenti, Ministero, Regione e Crat, Coordinamento della Attività Trasfusionali, oltre che Avis nazionale, coerenti per un’azione più forte ed efficace. Permane però in alcune realtà, il grave ritardo con cui vengono fatte le idoneità, il contingentamento delle donazioni, le agende di prenotazione si allungano e si possono recare a donare solo un numero limitato di persone; tutto questo è inaccettabile visto che bisogna aumentare le donazioni. Insomma, noi facciamo la nostra parte al meglio, sicuramente dobbiamo migliorare ma chiediamo anche alle strutture trasfusionali di fare la loro. Solo agendo insieme riusciremo a garantire sangue, plasma e emoderivati agli ammalati. Durante il Covid abbiamo lavorato tutti insieme, Avis e sistema trasfusionale pubblico e associativo, per superare la crisi, si sono condivise comunicazione e iniziative, non abbandoniamo questa buona prassi, lavoriamo insieme coordinati e condividendo criticità e positività. Come segnale di condivisione, troverete le testimonianze, opinioni, denunce e pareri di tutte le provinciali e Abvs. Facciamo nostre le loro preoccupazioni, condividiamo e rilanciamo, soprattutto le critiche che meritano risposte precise e puntuali da chi deve darle, per esempio il numero chiuso nelle accettazioni quando serve aumentare le donazioni, la chiusura di Centri di raccolta, la non effettuazione delle idoneità, tutti segnali che non fanno ben sperare E proprio della questione plasma continuiamo a parlare e ad alimentare il dibattito. Da tempo Dono&Vita approfondisce e denuncia: “Solo chi avrà sufficiente disponibilità di “oro giallo” (plasma), nel prossimo decennio, sarà al sicuro dai “ricatti” del mercato internazionale, dalle sue oscillazioni di prezzo e da eventuali penurie di prodotti.… solo gli Stati che avranno conservato la “proprietà” e il controllo di materia prima e prodotti derivati potranno assicurare a tutti i propri cittadini il diritto inalienabile alla Salute” (Dono&Vita, n° 4 dicembre 2017). Siamo molto preoccupati per la situazione mondiale causata dal Covid, soprattutto da parte dei principali produttori, USA in testa.


PAGINA DEL DIRETTORE

Finalmente possiamo parlarvi del vestito nuovo di Dono&Vita

E

bbene sì! Abbiamo cambiato il “vestito” del vostro Dono&Vita. Suonati gli “anta” (nel 2019 il periodico ha compiuto 40 anni) era ora di sembrare più giovani. Il numero scorso, per problemi di non consegna delle Poste per l’emergenza Covid-19, abbiamo dovuto soprassedere alla stampa e spedizione. Il numero scorso lo trovate sul web. Stavolta torniamo nelle case di tutti voi. Speriamo di fare così festa insieme e speriamo anche che sia un buon auspicio perché giorni così bui per tutti non tornino più. Ma vediamo cosa cambia, rispetto a prima nella nuova impostazione grafica studiata da Elena Fattorelli e Luca Mirandola di concerto con la Redazione. Andiamo in ordine di importanza. Punto primo. I colori dei titoli e delle pagine, saranno solo due: l’azzurro e il rosso di Avis. Punto secondo. Per noi - e speriamo anche per voi lettori - ci pare importante. Parte delle pagine ex “Sette sorelle” di cronaca dalle province si trasformano in “Forum 7”, dove ogni provinciale

avrà il suo spazio per raccontare ciò che ritiene più importante. Il resto delle cronache “locali” verranno raccolte per argomenti: Scuola, giovani, eventi, cronache associative (dalla regione o dall’Italia), medicina, ricerca, sport, tempo libero, e via via elencando. Non spariranno, quindi le notizie locali, ma si troveranno “tutte insieme appassionatamente” anche per essere da spunto, confronto e emulazione-collaborazione fra le diverse realtà avisine. Punto terzo. Punteremo sempre più su approfondimenti di argomenti generali che possano interessare la maggior platea possibile di lettori. Da qui, quindi le nostre inchieste che numero dopo numero, da molti anni a questa parte sono sempre più apprezzate. Il numero web-emergency di marzo/aprile era dedicato alla “notizia perfetta” Covid-19. Questo è dedicato a tutti voi che lo donate ogni giorno: AL PLASMA. Che dirvi di più? Buona lettura, buona scoperta delle novità e non lesinate critiche costruttive e suggerimenti. La Redazione è “aperta”, sempre.

In Italia però si è stati preveggenti. Il Conto lavoro (il plasma dei donatori viene lavorato dalle industrie che ritornano i farmaci per le necessità dei cittadini veneti), nato in Veneto e ora diffuso in tutta Italia, consente di utilizzare il plasma per ottenere farmaci per gli ammalati, riducendo così la dipendenza dall’estero. Con il nostro accordo interregionale Naip, siamo vicini all’autosufficienza per molti prodotti, la storia nelle pagine a seguire. Seguite il programma della scuola di formazione interregionale che ha fatto cose straordinarie, sta formando tantissimi dirigenti, vecchi e soprattutto nuovi; ci sono state anche alcune eccellenze, al webinar sul plasma del 22 maggio, organizzato per le Avis dell’accordo plasma Naip, avevamo quasi 500 iscritti; partecipate, chiedete supporto per le vostre attività formative, date indicazioni sui fabbisogni formativi. Il Tempio internazionale del donatore si sta strutturando, fondata l’associazione, dobbiamo sostenerlo perché riapre a breve, ma mancano ancora i fondi necessari per finire il restauro, fate

raccolta fondi, organizzate da quando sarà agibile, attività in quel luogo splendido che è Pianezze insieme a Valdobbiadene. Anche la fondazione Tes va sostenuta, lo fate già in tanti, ma dobbiamo essere in tantissimi. È partita anche una importante iniziativa con Avis provinciale di Treviso per la cura del Covid, cerchiamo di sostenere la ricerca, per stare meglio e curare le malattie. Infine riprendono le assemblee, le comunali saranno finite tutte quando leggerete questo numero, forse anche alcune provinciali mentre la regionale sarà il 5 settembre e a fine ottobre quella nazionale. Molte saranno in presenza e alcune a distanza, ma sempre consentiranno scambio di idee, discussione sui temi forti associativi e così rinforzeremo i legami e le relazioni tra tutti i soci, partecipate numerosi e attivamente, sono la nostra forza. Un grandissimo grazie a tutti i donatori per ciò che continuate a fare, impegno e testimonianza di solidarietà e attenzione per chi soffre e, se andrete in vacanza, prima andate a donare!

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Dopo lo “strano”, ma corposo, numero di marzo/aprile, consultabile solo sul web, rieccoci su carta in casa di tutti voi. L’emergenza Covid-19 ci ha forse rallentati un po’, messi in difficoltà come redazione. Ma noi non molliamo mai, nell’affrontare i temi più di attualità. E stavolta con un nuovo “vestito”, l’avevamo promesso l’anno scorso in occasione del 40° del periodico. Eccoci.

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ATTUALITÀ TRASFUSIONALE

I donatori volontari e periodici garanzia in ogni emergenza di / Giovanni Lenzo / direttore sanitario Avis Veneto

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l periodo trascorso è stato molto difficile. Si è riusciti a mantenere l’equilibrio fra l’esigenza dei reparti ospedalieri e la raccolta di sangue grazie al concorso di tutti gli attori: i donatori, che si sono dimostrati come sempre disponibili a rispondere agli appelli, gli operatori sanitarie, il coordinamento regionale e le segreterie Avis provinciali e regionale. L’emergenza SarcCoV2 ha bloccato l’attività programmata, ma non le urgenze, l’oncologia e i trapianti. Colgo l’occasione per ringraziare i donatori per la loro disponibilità, il loro impegno e la grande sensibilità. La gestione di un prodotto labile come il sangue, inteso come emazie concentrate che ricordo sono utilizzabili entro massimo 45 gironi dal prelievo, ha messo a dura prova il sistema. Una gestione sempre difficile, ma in questo periodo ancora di più. Il sangue donato deve essere, infatti, utilizzato pena il rischio di doverlo eliminare per scadenza. Forte è stato il lavoro svolto di concerto fra l’Associazione e i Dipartimenti di medicina trasfusionale e il Coordinamento regionale. Mai come in questa fase i dati sono arrivati puntuali con il resoconto dei consumi e del raccolto di tutti i Dipartimenti. Avis regionale, di concerto con le Avis provinciali, ha gestito un coordinamento: ci siamo sentiti e visti in video conferenza una volta la settimana e telefonica-

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mente quasi ogni giorno. Analogamente, i rapporti fra i Dipartimenti di medicina trasfusionale e le Avis territoriali sono stati ottimi senza se e senza ma. Si andava tutti insieme, nonostante le difficoltà legate ai vari decreti, alle continue modifiche delle autocertificazioni, al mantenimento dei migliori standard di sicurezza per i donatori e per il personale sanitario e di accettazione verso il miglior utilizzo della risorsa sangue. Nonostante la buona volontà di tutti gli attori coinvolti, abbiamo lo stesso avuto delle difficoltà di comunicazione perché pervenivano messaggi, anche a livello nazionale, che non tenevano conto (cosa peraltro difficile se non quasi impossibile) delle realtà locali. Le informazioni sui media talora erano più


Raccolta SANGUE intero veloci di quanto sarebbe stato opportuno, tanto che in alcuni momenti sarebbe stato utile un po’ di riflessione e maggior concertazione. Ad un certo punto ero, lo confesso, sfiduciato. Dagli appelli alla donazione dei primi giorni di crisi, alla contingentazione dei giorni di apertura e la finestra di apertura, più volte ho detto “i donatori non sono dei rubinetti che apriamo e chiudiamo a piacimento”. Sono stato smentito, i nostri donatori hanno mostrato di essere dei professionisti, hanno donato quando è stato chiesto di farlo e non si sono lamentati per le code che hanno dovuto sopportare né per il triage a cui sono stati sottoposti, oltre ai distanziamenti con attese talora all’esterno dei Centri trasfusionali o delle Unità di raccolta. Anche quando è stato detto “rallentiamo”, non si sono lamentati, perché sanno che il dono è utile quando serve. Posso affermare che i nostri donatori si sono comportati in modo eccellente e oltre le migliori previsioni. Il sangue (inteso come globuli rossi) dura poco, si sarebbero potuti spostare i donatori dal dono del sangue intero al dono del plasma, ma qui il problema è legato alle macchine da plasmaferesi e alla programmazione dei turni di apertura; non dimentichiamoci che alcuni ospedali sono stati chiusi ed altri sono diventati centri Covid.

Sangue intero 2019 vs 2020 25000

20000

15000 ANNO 2019

10000

ANNO 2020

5000

0

Plasmaferesi Plasmaferesi gennaio-maggio 2020

5000 4500

4000 3500 3000 2500 2000

ANNO 2019

1500

ANNO 2020

1000 500 0

I numeri Su numeri decisamente più bassi abbiamo un incremento dal 2019 del numero di piastrine da aferesi da 654 a 732 +78 e di multicomponent da 315 a 441 +126. L’obiettivo per il 2020, previsto prima dell’emergenza, era di raccogliere

poco più di 252mila unità di sangue intero e, considerato l’utilizzo interno, di poter dare per l’autosufficienza nazionale un contributo di 4160 unità di globuli rossi alla regione Sardegna. Per il plasma l’obiettivo era di conferire all’industria

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A Z I E N D avviene in tuttoA il Veneto ad opera delle aziende sanitarie, mentre noi come associazione collaboriamo con le informazioni ai nostri soci senza però arruolare, raccogliendo e promuovendo il dono del plasma nei soggetti che rispondano ai requisiti del decreto sulla tutela dei donatori e la sicurezza dei riceventi, che abbiano contratto il virus. I soggetti che, pur avendo contratto il virus, non abbiano sviluppato anticorpi con titolo >= a 1/160 possono donare il plasma sia per gli usi a cui siamo abituati, quanto se stoccato, per l’eventuale produzione di immunoglobuline specifiche attualmente non disponibili, ma che potrebbero essere il futuro prossimo per una terapia specifica.

ATTUALITÀ TRASFUSIONALE

CESSIONI CSL Cessioni a CSL 5+6+7+8 30000 25000 20000 15000

ANNO 2019 ANNO 2020

10000 5000 0

farmaceutica per la plasma derivazione 90500 Kg di plasma. Entrambi gli obiettivi, con l’impegno di tutti e seppure con un grande sforzo, sono alla nostra portata.

Il plasma iperimmune Il Veneto, con il Dipartimento di Padova come capofila, ha attuato un protocollo per l’utilizzo del plasma iperimmune di soggetti guariti per SarsCoV2. Il protocollo di Padova è differente rispetto a quello di Pavia e Mantova, sia per la selezione dei soggetti guariti che per l’utilizzo terapeutico del plasma. I soggetti selezionati devono avere un titolo anticorpale elevato >= a

1/160 l’obiettivo è di arrivare a produrre 1200 unità terapeutiche. Il dato aggiornato l’8 giugno è di 864, ne sono già state utilizzate, alla stessa data, 107. La selezione dei soggetti già donatori o meno

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DONO&VITA

Aspiranti donatori

Un discorsoZa sé meritano gli aspiranti donatori. Dopo gli Eappelli televisivi della Protezione R del Governatore del Veneto e civile nazionale, i messaggi associativi Avis sui social nazionali, O 5 molte persone si sono dette disponibili alla donazione. Parecchie di queste non erano idonee per età, attuali o pregresse patologie o altri motivi. I centralini delle nostre Avis per più giorni stati presi d’assalto da persone emotivamente coinvolte che, però, non potevano donare subito, causando una difficoltà nel contattare e programmare le donazioni dei donatori attivi. Certamente, molti potenziali donatori si sono fatti avanti, ma con i posti contingentati e il personale impiegato in altre attività, i tempi per l’idoneità si sono dilatati. Molti hanno potuto fare l’iter di idoneità, molti ancora no. Sono tutti potenziali donatori che vanno recuperati e indirizzati al più presto verso la prima donazione che sarà oltremodo utile ora con la ripresa di tutte le attività sanitarie e l’estate. È bene ricordare che sono in riprogrammazione tutte le attività che erano state sospese da marzo in poi e che saranno inserite fra quelle già in programma nei prossimi mesi. Ci aspettiamo nell’immediato futuro che il fabbisogno di sangue cresca in modo significativo in un periodo in cui normalmente si assiste ad un calo delle donazioni, per via delle ferie estive (sempre che a qualcuno siano rimaste ferie da fare) e del caldo che talora induce a non donare.


ATTUALITÀ

In tre mesi di nuove idoneità è record: il 73% sono under 35 di / Manuela Fossa /

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ia come numeri assoluti, sia come percentuali, per quanto riguarda i nuovi donatori, lo tsunami Covid-19 ha portato anche buone notizie. Certo il periodo ha significato smart working anche per chi lavora per Avis. Nel rispetto delle norme di sicurezza volontari e dipendenti hanno potuto così lavorare a tempo pieno, forse anche più che in altri periodi. Ci sono stati giorni o fine settimana nei quali, durante una telefonata, già una seconda era in attesa. La deviazione di chiamata iniziale dagli uffici su telefoni fissi di casa a volte non è stata una buona idea... Per fortuna i donatori sanno essere spiritosi e farti sorridere. Come quando, a sera inoltrata, rispondi e la prima cosa che senti è: “Ma che bravi a rispondere alle dieci di sera, non so chi ve lo faccia fare! Ma io ci ho provato!” Molti i donatori abituali che si informavano sull’apertura regolare dei centri raccolta e trasfusionali, sulle indicazioni per i dispositivi di sicurezza o sulla disponibilità di tamponi e test sierologici. Ma innumerevoli telefonate sono arrivate da chi, dopo aver letto o ascoltato i messaggi Avis per una possibile carenza di sangue, ha voluto cogliere il momento per diventare donatore. Da marzo a maggio, in piena emergenza Coronavirus, sono stati ben 937 gli aspiranti donatori che hanno effettuato la visita di idoneità nella provincia di Venezia. Sono un centinaio abbondante in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ancor più confortante è il fatto che ben il 73% sono giovani fra i 18 e i 35 anni! La grande differenza rispetto al solito è la modalità con la quale la maggioranza di questi aspiranti è stata accolta e gestita. Le visite giornaliere sono proseguite regolarmente sia al centro raccolta dell’ospedale dell’Angelo a Mestre sia in quasi tutti gli altri centri trasfusionali. Molte visite di idoneità, invece, sono state raggruppate in mattinate dedicate, al centro o nelle sedi di raccolta esterne delle Avis di Maerne Olmo, Marcon, Eraclea e San Stino, con la presenza di medici dedicati esclusivamente a questi aspiranti donatori e una refertazione puntuale e veloce.

Ciò ha consentito di fidelizzare da subito la maggior parte dei futuri donatori, alcuni dei quali hanno già effettuato o prenotato la loro prima donazione. Il 30% in più rispetto al solito è già arrivato quindi a donare. È un risultato incoraggiante che indica la strada giusta da percorrere. Il dato degli ultimi anni sulle visite di idoneità che non giungono a donazione era infatti davvero preoccupante. Grossa parte di questa proficua attività con i nuovi donatori si è svolta nell’ambito di un progetto che Admo Venezia sta portando avanti con la collaborazione di Avis SRC Provinciale Venezia e alcune Avis Comunali del territorio, progetto economicamente sostenuto da fondi della Regione Veneto. Questo inizio anno è stato difficile anche per le iscrizioni al Registro dei donatori di midollo, con la sospensione di quasi tutte le attività nelle scuole e l’annullamento di tutti gli eventi outdoor. Per fortuna questo progetto, gestito interamente dai volontari Admo accanto agli instancabili volontari di alcune Avis, ha portato un po’ di ossigeno: molti tra gli aspiranti donatori di sangue, nel giusto range di età, hanno effettuato anche la tipizzazione. Adesso cerchiamo di fare in modo tutti insieme che il Covid-19 non ritorni… e che i donatori invece restino!

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Impennata di nuove idoneità in provincia di Venezia. L’effetto Covid-19 convince moltissimi giovani a diventare donatori di sangue e plasma e anche sangue midollare. Un patrimonio da non disperdere. 09


INCHIESTA PLASMA E PLASMADERIVATI

Il viaggio del plasma, dall’ago del donatore all’ago del paziente di / Beppe Castellano e Giulia Pellizzari /

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egli ultimi mesi sono state molte le attività che hanno dovuto fare i conti con l’emergenza sanitaria COVID-19 e molte di queste, purtroppo, sono state costrette ad arrestarsi. A non fermarsi sono stati in pochi, tra questi migliaia di medici e infermieri e operatori sanitari che ogni giorno lavoravano, e lavorano tutt’ora, per risolvere al meglio l’emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio l’intero Paese. Ciò che non si è mai fermato è il gesto spontaneo, responsabile, gratuito e periodico degli oltre 8000 donatori di sangue (e plasma) che giornalmente si recano a donare in Italia, di questi poco meno di 800 soltanto in Veneto.

Un gesto importantissimo, lo sappiamo, una ricchezza che mantiene stabile l’autosufficienza di emazie e che contribuisce a circa il 70% del fabbisogno nazionale di MPD (medicinali plasmaderivati). Un settore, quest’ultimo, che si prospetta ancora più “strategico” a livello mondiale, alla luce delle recenti ricerche sul plasma iperimmune e, in prospettiva, sulle immunoglobuline specifiche anti Covid-19. Quando si dona si sa che il proprio sangue servirà per una persona che ne ha bisogno, si sa che il proprio gesto potrà salvare una vita o migliorarla in caso di malattie croniche. E così è sempre.

Ma poi la sacca dove va? Ciò che però non conosciamo abbastanza è il percorso che il proprio sangue/plasma fa una volta che la sacca viene chiusa e presa in carico dal personale sanitario del Centro dove è stato raccolto. Oggi, grazie alla disponibilità del personale del Centro Trasfusionale di Castelfranco Veneto (Ulss2-TV), centro di lavorazione provinciale del DIMT (Dipartimento Interaziendale di Medicina Trasfusionale), abbiamo seguito quelle sacche e vi racconteremo il loro viaggio. Negli ultimi mesi qualche grande “scienziato mediatico” ha pontificato di plasma iperimmune anti-Covid-19, senza mai essere stato in un Centro trasfusionale. Speriamo che, leggendoci, chi ha parlato di plasma e donazioni un tantinello a sproposito...

Qui comincia l’avventura... Ogni volontario Avis, dopo aver prenotato la donazione, si reca in Centro Trasfusionale all’ingresso del quale viene misurata la temperatura corporea. Si procede poi con la compilazione del questionario personale al quale segue l’accettazione. Infine si passa alla visita medica, durante la quale vengono anche misurate pressione ed emocromo. Solo allora - dopo essersi registrati in segreteria come “abili e arruolati” con firma del medico che ci ha pure “confessati” su even-

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DONO&VITA


TITOLO

tuali comportamenti a rischio - si accede alla sala prelievi e può avere inizio la donazione. In questo periodo rigorosamente tutti muniti di mascherina! Che si tratti di sangue o plasma ogni sacca è accompagnata fedelmente da sei provette (7 nel caso degli esami annuali di check up) raccolte prima della donazione. Serviranno per i numerosi controlli di laboratorio che incontrerà man mano nel suo percorso. Una volta riempita la sacca, il cui contenuto standard è monitorato dalla bilancia elettronica per il sangue intero e dalla macchina di plasmaferesi per il plasma, questa viene sigillata e depositata su un carrello. Alcune sacche di plasma hanno la dicitura “per uso clinico”, sono destinate - dopo inattivazione virale - ad eventuali, ma rari, bisogni di plasma “intero”. Da lì in poi il donatore non la vedrà più. Vedrà la sala ristoro, dopo aver premuto per qualche minuto sulla vena usata per donare. Ultimo passo prima di tornarsene a casa, contento.

Ciao, sangue del mio sangue! Noi invece andiamo a vedere dove vanno le sacche appena donate. Per ora seguiremo quella di sangue intero, la cui parte corpuscolata verrà separata dalla parte plasmatica. Sia la “gialla”, sia la “rossa” raggiungono subito i laboratori adiacenti alla sala prelievi. segue

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INCHIESTA PLASMA

La separazione

Ieri e oggi: Sopra, una centrifuga e la sacca che ne esce; sotto una moderna macchina ““spremitrice” e l’attrezzo manuale che si usava una volta. Occorrevano una particolare sensibilità manuale ed esperienza.

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La sacca viene inserita in una particolare centrifuga che, girando a circa 4000 giri al minuto, permette una prima separazione dei liquidi. In alto (perché più leggero, è acqua ricca di proteine!) si troverà il plasma, mentre sul fondo si depositerà la parte corpuscolata, i globuli rossi (emazie) più pesanti. Le due componenti saranno separate da un leggerissimo strato chiamato “buffy coat”, composto da piastrine e globuli bianchi. Questi ultimi, tramite filtraggio, verranno eliminati, mentre le piastrine verranno conservate. La separazione fisica vera e propria avviene grazie ad una macchina computerizzata che divide in sacche diverse i componenti. Ma noi, mentre le sacche di globuli rossi vanno in frigo a +4°, continuiamo a seguire il plasma. Se ne ricavano circa 280g con una donazione di circa 450g di sangue (+ o – 10%). Per la donazione in aferesi (700 ml), una volta raccolta la sacca questa non ha bisogno di separazione e viene subito inserita in abbattitori a -80° per circa 40/50 minuti. Ciò permette la sua conservazione e l’annientamento di eventuali

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batteri. Una volta lavorate anche le sacche di sangue più piccole faranno al stessa fine.

Categorie di plasma e controlli Il plasma da aferesi è definito di “categoria A”. È più ricco di fattori della coagulazione (in particolare fattori VIII e IX, fondamentali nella cura delle emofilie) rispetto al plasma “B” ottenuto dalla separazione del sangue intero entro 6 ore. Dal plasma del sangue lavorato dopo 18 ore e inviato alla trasformazione, “categoria C”, si potranno ricavare soltanto albumina e immunoglobuline. È il caso delle raccolte esterne Avis domenicali. Il sangue arriva in poche ore al Centro trasfusionale, ma viene separato il lunedì. Nel frattempo, presso i laboratori di biologia e sierologia molecolare vengono esaminate le provette raccolte alla donazione per trovare, tramite la NAT-PCR anche infinitesime tracce di virus (HIV-HCV-HBV e, quando scatta l’allarme estivo, West Nile Virus). Ogni singola donazione viene sottoposta anche a esami di sierologia molecolare per la ricerca di eventuali anticorpi non solo per i già citati virus, ma anche per la sifilide e altre eventuali infezioni silenti. Anche un minimo sospetto causa quarantena o eliminazione della sacca. Per salvare una o più vite doniamo una parte di noi, ma tutto deve essere attentamente monitorato e controllato ad ogni passo. Ricordiamo sempre che il nostro dono deve essere perfetto, prima di entrare nell’organismo di un’altra persona. Ogni sacca e ogni campione sono etichettati con specifici codici a barre che indicano: Paese di origine, la Regione, il Centro trasfusionale, la data e soprattutto il CMD (codice mondiale donazione) che identifica ogni singolo donatore e donazione univoca. Infine il plasma viene nuovamente controllato, etichettato in lotti, inscatolato, rimesso a


Curiosità a colori: Il nostro plasma può assumere molteplici colorazioni. Dipendono dall’alimentazione di ognuno nei giorni precedenti e/o eventuali farmaci (di quelli permessi) assunti. Ancora una volta scopriamo di essere unici, pur essendo “uguali”.

35° sottozero ed è quindi pronto per il ritiro da parte della casa farmaceutica convenzionata. Nel caso in questione si tratta della CSLBehring che è stata scelta con regolare gara dal Naip (Nuovo accordo interregionale plasma) di cui è capofila il Veneto (vedi pagine seguenti). In ogni caso, specifichiamolo ancora. Le unità di plasma, sia da separazione, sia da plasmaferesi, i semilavorati (pasta di crio) e i prodotti finiti rimangono sempre di proprietà delle singole Regioni/Accordi interregionali. Viene conferito alle aziende farmaceutiche autorizzate che lo lavorano in cicli “dedicati” per ottenere farmaci per l’autosufficienza regionale e nazionale che vengono infine restituiti alle Regioni conferenti in base ai propri bisogni.

Il percorso in azienda Per toccare con mano l’ulteriore percorso del nostro plasma ci siamo recati in una delle quattro aziende autorizzate dal Ministero a lavorare il plasma nazionale. Per ragioni logistiche (distanze) e anche per il fatto che tutto il ciclo di lavorazione avviene nello stesso luogo, abbiamo chiesto alla Kedrion Biopharma di Barga (Lucca) di aprirci le porte. Li ringraziamo per la disponibilità. Ma vediamo passo passo, una volta ritirato il plasma, che cosa succede dopo nell’azienda di trasformazione. Raggiunta la nuova sede, sempre in ambiente a -30/35 protetto, vengono effettuati ulteriori controlli grazie alle provette “testimoni” che seguono sempre le sacche congelate. Si verifica quindi la conformità della documentazione legata ad ogni singola unità di plasma. Le sacche inviate all’industria, già analizzate come abbiamo visto presso i Centri trasfusionali per i marker virali relativi a Anticorpi (Ab) anti Treponema pallidum (Sifilide), HIV Ab 1-2, HIV Ag, HBsAg, HCV Ab, HCV-RNA, HIV-RNA e HBV-DNA mediante PCR sono al centro di

ulteriori controlli da parte dell’azienda cui vengono conferiti. Le sacche conformi al controllo documentale, fisico e di laboratorio sono avviate alla lavorazione in pool da 3000 chili in su; Il plasma pool che deriva dall’unione delle donazioni viene ulteriormente analizzato (ed è la terza volta) mediante tecniche PCR per HCV-RNA, HIV-RNA, HBV-DNA, HAV-RNA e B19V-DNA e mediante test per la ricerca di Anticorpi anti-HIV 1/2 e per HBsAg. Per la produzione di Plasma S/D viene analizzato mediante PCR anche per HEV-RNA.

Nell’azienda di lavorazione: In alto le provette “testimoni” sottoposte alla NAT-PCR una seconda volta per tutti i controlli virali. In basso: il plasma viene lavorato in enormi contenitori d’acciaio, minimo 3000 kg per ricavare i vari tipi di medicinali plasmaderivati.

L’inattivazione virale Sono imposte dalle linee guida relative alla sicurezza virale dei prodotti plasma-derivati. I processi di produzione includono quindi

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INCHIESTA PLASMA E PLASMADERIVATI

dalla singola boccettina del singolo lotto di medicinale si può risalire in ogni momento alla donazione originaria.

Ultimi passaggi e restituzione

Nell’azienda di lavorazione: In alto: l’nfialamento del nedicinale. In basso: ogni boccetta, il cui contenuto è stato ripetutamente controllato, viene sottoposta anche al controllo visivo per escludere le eventuali tracce di qualsiasi tipo di impurità

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numerosi passaggi in grado di inattivare e rimuovere eventuali patogeni contaminanti. Tali step comprendono sia procedure specifiche per inattivazione/rimozione virale sia procedure di frazionamento/purificazione che pure non essendo specifiche per la inattivazione o rimozione dei patogeni, contribuiscono anche in maniera significativa, alla sicurezza virale. Ciascuno step, compresi i controlli che precedono la trasformazione vera e propria, contribuisce alla massima sicurezza del prodotto. Tutte le informazioni su ogni passo del ciascun processo produttivo sono infine depositate nel relativo Dossier di registrazione autorizzato dall’Autorità Regolatoria. In questo modo,

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Ultimi passaggi - sempre sotto attentissimi controlli computerizzati, ma anche visivi - l’inflaconamento, il confezionamento, lo stoccaggio in magazzino e la restituzione, tramite mezzi refrigerati e protetti, alle rispettive regioni di provenienza della “materia prima” secondo i bisogni dei rispettivi servizi sanitari regionali. E, soprattutto, dei pazienti. Il viaggio finisce in un’altra vena. Un lungo filo giallo unisce quella del donatore a quella del paziente quando avrà bisogno di qualcuno dei medicinali plasma-derivati (MPD) descritti nella pagina accanto. Gli ulteriori step “finanziari” (fatturazione del c/lavorazione, ecc.) non li abbiamo approfonditi, non ci interessano. Abbiamo però calcolato che i medicinali plasmaderivati così ottenuti, grazie al “modello italiano” non sono solo “etici”, ma costano anche circa il 50% in meno di quelli che dovremmo acquistare sul mercato mondiale. È anche, ma non solo, attraverso questa lunga storia, che parte della donazione di un donatore o una donatrice arriva nella vita di qualcun’altro che ha bisogno. Ed è grazie a tutto questo complesso, ma affascinante meccanismo, che ogni giorno ogni donatore volontario che si “buca”, può salvare non una sola vita, ma molte di più.


I FARMACI

Tutto ciò che si può ottenere (per ora) dal nostro “oro liquido” di / Beppe Castellano e Bernardino Spaliviero /

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’elenco dei medicinali plasmaderivati (MPD) è ormai nutritissimo. Si arricchisce via via di nuovi farmaci, a dimostrazione che il plasma è una materia prima grezza di grande valore strategico. I medicinali “driver” che condizionano il volume complessivo del plasma da raccogliere sono due.

I plasmaderivati “Driver” L’albumina, proteina prodotta dalle cellule del fegato, che costituisce circa il 60% di tutte le proteine plasmatiche. È responsabile del bilancio idrico e della pressione oncotica, mantenendo adeguato il volume del sangue circolante e quindi la pressione arteriosa. Trasporta diverse componenti del sangue e sostanze nutritive. L’ipoalbuminemia (insufficiente quantità di albumina nel sangue) nella maggior parte dei casi è dovuta a una ridotta produzione di albumina a causa di malattie croniche gravi del fegato. Le immunoglobuline polivalenti (IG). Sono gli Anticorpi prodotti dal Sistema Immunitario per la difesa dalle aggressioni (virus-batteri). Sono utilizzate nella terapia sostitutiva delle immunodeficienze e nel trattamento di patologie autoimmuni o di processi infiammatori sistemici. Rappresentano il prodotto più “critico” per via del costante aumento della loro domanda a livello mondiale. Sono disponibili IG solubili per infusione sottocutanea/intramuscolare (SC/IM) oltre quelle per uso endovenoso (IntraVenous, IV).

Oltre ai farmaci Driver... Ve ne sono molti altri altri che vengono prodotti a seconda delle esigenze terapeutiche degli ammalati; i principali sono: Fattori della coagulazione. Indispensabili per evitare emorragie o per prevenire trombosi. FVIII e FIX per la cura dell’Emofilia A e B. FVII; FXIII; Antitrombina III, Complesso protrombinico; Colla di fibrina; Fibrinogeno. Plasma di grado farmaceutico o Plasma S/D (Solvente/Detergente) si tratta di un plasma fresco congelato (PFC) sottoposto a trattamento con solvente/detergente (S/D) per distruggere o rendere inattivi eventuali agenti patogeni. Plasminogeno per una rara malattia congenita dell’occhio.

Le immunoglobuline specifiche Discorso a parte sono le Immunoglobuline specifiche contro un particolare agente patogeno, che sono presenti nel plasma di donatori sensibilizzati e possono essere ottenute in dipendenza della disponibilità di plasma iperimmune, cioè plasma proveniente da un donatore con un alto titolo anticorpale specifico. Per esempio: immunoglobuline anti Epatite B, antiTetano, anti-D. E ora, forse, anche anti COVID-19. Ma questa è una storia in divenire.

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Pronti per il paziente: A sinistra: confezioni di albumina, pronte per essere usate in ospedale. Sotto: il farmaco (in questo caso Fattore VIII) ricostituito - viene fornito in confecione con principio attivo liofilizzato e solvente e pronto per essere iniettato anche dal paziente stesso.

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INCHIESTA PLASMA E PLASMADERIVATI

Il punto sul Plasma anti-Covid e gli accordi interregionali plasma di / Beppe Castellano /

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el numero di “emergenza” di marzo/ aprile, che potete trovare solo online (https://issuu.com/donoevita/docs/dono_ vita_13_4) titolavamo così. Certo, c’era un punto di domanda, ma a quanto pare siamo stati profetici. Il plasma da convalescenti Covid-19 funziona nella maggior parte dei casi.

Le banche del plasma-Covid Praticamente tutte le regioni d’Italia si stanno attrezzando per raccogliere e stoccare plasma da persone che hanno contratto il virus e ne abbiano ancora gli anticorpi. L’obiettivo del Veneto, per esempio, è quello di raggiungere 1200 sacche, pronte per un’eventuale recrudescenza autunnale dell pandemia. La “regia”, a livello veneto, è del Dimt di Padova diretto dalla dottoressa Giustina De Silvestro. Padova, fin dall’inizio, ha collaborato con gli “apripista” di Pavia e Mantova. Tutti i Centri (finora 56 di 12 regioni) ora collaborano insieme con un unico protocollo, nell’ambito del Progetto Tsunami del Ministero della Salute, affidato all’Università di Pisa e a quella di Pavia. Le armi, quindi, per combattere un’eventuale seconda ondata di pandemia saranno pronte e affilate. Ma c’è di più. Il “bancaggio” del plasma con anticorpi specifici, potrà essere usato anche in un progetto nazionale sovraregionale - per in prospettiva produrre le immunoglobuline specifiche. E c’è parecchio che si muove, soprattutto oltreoceano.

Immunoglobuline anti Covid-19 In questi tre mesi sul plasma “miracoloso” se ne sono dette, è proprio il caso di dirlo, di tutti i colori. Altro che “mille sfumature di giallo”, in alcuni casi si è sfiorato il “giallo cacca”. Sorvoliamo su “canidi” (Jene) televisivi che hanno cavalcato la questione raccontando, mischiandole con alcune verità, anche un sacco di disinformate notizie o di totali balle. Sorvoliamo su grandi virologi, sempre “televisivi”, o consulenti spallanzaniani del Ministero della Salute che si son perfino permessi di dire che “il plasma e le eventuali immunoglobuline costerebbero troppo” oppure “I cittadini donano il sangue e lo Stato si ricompra il sangue più volte.”. E sorvoliamo su chi, politicamente, ha cavalcato l’onda della polemica senza capo ne coda. Tutti erano pronti a parlare di plasma e plasmaderivati senza manco sapere come funziona il sistema (lo confessiamo: è uno dei motivi per cui è nata questa inchiesta). Ma veniamo ai fatti, attuali, lasciando perdere le chiacchiere da bar.

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Sul plasma iperimmune di pazienti convalescenti COVID-19 attualmente lavorano alacremente ovviamente le Aziende, per giungere a ottenere le Ig specifiche anti SARS-CoV-2. Sono loro, dopotutto, che hanno la tecnologia. Vediamo la situazione. L’italiana Kedrion ha stipulato un accordo con l’israeliana Kamada per giungere quanto prima a produrre questo farmaco. La Kamada, in verità, lo ha già prodotto a metà giugno da un piccolo lotto di plasma avendo una tecnologia produttiva molto “elastica” che può lavorare anche piccoli pool di plasma. Ma anche le altre industrie sono attive, in particolare dove la pandemia è ancora perticolarmente estesa e virulenta: gli Stati Uniti. Già il 25 marzo la spagnola Grifols aveva annunciato di aver stretto un accordo con la FDA per produrre in Carolina del Nord le immunoglobuline iperimmuni anti COVID-19. Del 6 aprile, invece, è l’annuncio di un “cartel-


lo” fra sei multinazionali “Leader mondiali di plasmaderivati... per accellerare lo sviluppo di una terapia iperimmune contro la COVID-19”. All’allenza fra la tedesca CSL Behring e la nipponica Takeda, si sono unite la BPL (Gran Bretagna); la Biotest (Germania) la LFB (Francia) e la Octapharma (Svizzera) e, successivamente, la ADMA Biologics (USA), BioPharma (Ucraina), GC Pharma (Corea del Sud) e Sanquin (Paesi Bassi). Una potenza di fuoco impressionante. Sono supportati nella ricerca dalla Bill & Melinda Gates Foundation e anche per questo, come ha dichiarato Learco Mottola della CSL Behing al periodico nazionane AVIS SOS: “Il valore umanitario dell’alleanza è ulteriormente rafforzato dal fatto che il farmaco sarà messo a disposizione senza denominazione commerciale al solo costo di produzione”. Nel mentre, però, oltre ai Gates che finanziano in parte, tutta l’operazione è coordinata dall’NIH (Istituto Nazionale Salute) che gestisce qualcosa come 27 miliardi di dollari del Governo federale nel campo della ricerca biomedica. Qualche dubbio sorge però spontaneo: 1) il plasma raccolto negli USA, si sa, è a pagamento. E parliamo di quello “normale”. Figurarsi l’ancor più prezioso iperimmune ricavabile dall’ormai amplissimo parco di donatori-convalescenti americani. Già il 15 maggio scorso, in un articolo su “Quotidiano Sanità”, il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno, denunciava come il “prezzo” del plasma dei convalescenti si aggirasse ormai sui 50 dollari a donazione con punte di 400 dollari per gli infettati all’epoca già “sicuri”. 2) Finanzia in gran parte il Governo degli Stati Uniti, tutto il plasma sarà di cittadini statunitensi (ma in ogni caso proprietà di aziende di raccolta plasma che operano anche ai confini col Messico)... Siamo sicuri che il ripetuto mantra “America First” del presidente Trump non si ripercuoterà anche sulla disponibilità - fuori USA - delle potenziali, preziosissime immunoglobuline specifiche anti-Covid? A novembre ci sono le elezioni presidenziali, in autunno molti prevedono un “risveglio” del virus, ma anche la sperimentazione clinica delle prime immunoglobuline specifiche. Donald vorrà rischiare ancor più la poltrona per fare il filantropo per tutto il mondo, come vorrebbe Bill Gates? In questo periodo, ne abbiamo visti troppi di “sovranisti” accapparramenti. Vediamo comunque a che punto le nostre quattro “divisioni” che, collaborando, ci potrebbero portare definitivamente fuori da ogni “mercato del plasma”.

I quattro Accordi fra le Regioni per il C/lavorazione Ecco gli Accordi interregionali per la plasmaderivazione. Gli obiettivi: autosufficienza nazionale “non frazionabile” produrre un ampio ventaglio di plasmaderivati - in base alle capacità produttive delle singole Imprese autorizzate - senza sprecare una sola goccia di plasma o di semilavorati. Ecco la “fotografia” della situazione attuale. Gli scambi di prodotti fra Regioni sono automatici all’interno dello stesso Accordo secondo il bisogno, dovrà essere necessariamente normato l’interscambio anche di semilavorati fra Accordi diversi.

Accordo Capofila Lombardia, aderenti: Piemonte e Sardegna. Sta concludendo in questi mesi la gara, diventerà operativo nel corso del 2021. Prosegue intanto con il vecchio contratto Kedrion.

Naip Capofila il Veneto. aderenti: Prov. autonome Trentino e Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Val D’Aosta, Liguria, Umbria, Abruzzo, Basilicata. Già operativo con CSLBehring, stabilimento a Berna.

Ripp Capofila Emilia-Romagna. Regioni aderenti: Puglia, Calabria, Sicilia. inizierà il conferimento del plasma al consorzio d’imprese Kedrion-Grifols dall’inizio del 2021.

Planet Capofila Toscana. Regioni aderenti: Marche, Lazio, Molise, Campania, Ispettorato della Sanità Militare (la stelletta). Inizia il conferimento del plasma a Takeda, stabilimento a Rieti, da settembre 2020.

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INCHIESTA PLASMA/ I DATI ITALIANI E MONDIALI

A picco la raccolta negli States, in 5 anni consumi alle stelle di / Bernardino Spaliviero e Beppe Castellano /

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ta per concludersi il Piano Plasma Nazionale 2016-2020 e siamo al 70-75% dell’autosufficienza. Il primo Piano Nazionale Plasma e Plasmaderivati (PNPP), decreto ministeriale del 2.12.2016, GURI n.9 del 12.01.2017, riguarda il quinquennio 2016-2020. Obiettivo del PNPP è l’incremento dell’11% del plasma conferito in conto lavoro alle industrie della plasmaderivazione: da 777.706 kg del 2015, a 860.733 kg previsti nel 2020 (SARSCoV-2 permettendo). La lavorazione del plasma in conto lavoro, lo leggiamo nelle pagine successive, è nata nel 1986 in Veneto. Il plasma, da noi, non si vende. I farmaci plasmaderivati non si comprano. Le industrie sono retribuite per il lavoro della plasmaderivazione. Punto! Per arrivare al primo PNPP ci sono voluti trent’anni dall’iniziativa veneta, nata in un furibondo confronto fra Avis Veneto e la Giunta

Regionale dell’epoca che stava per vendere il nostro plasma a un’industria austriaca. Fino al COVID-19 gli obiettivi del PNPP sono stati raggiunti e tutto fa pensare che i quattro Accordi Interregionali Plasma che si sono costituiti in Italia diveranno tutti pienamente operativi entro il

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2021. Anche il volume del plasma conferito sarà quello previsto o... lì vicino tenendo conto dei danni del COVID-19. L’Italia si avvicina quindi al 75% dell’autosufficienza in Medicinali Plasmaderivati (MPD).

Un’occhiata agli sviluppi futuri I farmaci MPD sono sempre più “salvavita” e la materia prima “PLASMA” è ormai considerata “strategica” in tutto il mondo. Autorevoli studi internazionali prevedono un incremento nel prossimo quinquennio della domanda mondiale di circa il 30-40%. Una cifra enorme, da paura, in particolare per le Immunoglobuline. Circa il 60% del plasma mondiale viene “prodotto” negli USA, prelevato a pagamento soprattutto da poveri che lo vendono per mantenere se stessi e le loro famiglie, un moderno e mai cessato “vampirismo del più forte sul più debole”. La pandemia COVID-19 sta dimezzando questa “produzione”. Negli ultimi 3-4 mesi, ci dicono fonti “certificate”, i centri di raccolta plasma degli Stati Uniti hanno registrato un calo della raccolta intorno al 50%. Si può ben capire il rischio che corrono gli ammalati che dipendono da queste forniture discutibili (eticamente parlando!). Presto questi farmaci non basteranno per tutti e, in una logica di mercato, il loro prezzo salirà di parecchio. Il problema potrebbe iniziare a concretizzarsi già dal prossimo anno. Solo i Paesi ricchi potranno acquistarli, in misura comunque limitata dalle rispettive disponibilità economiche. La nostra Italia, con il debito pubblico che si ritrova, come potrebbe fare se dipendesse totalmente dal mercato? L’autosufficienza plasmatica nazionale è quindi irrinunciabile per garantire a tutti gli ammalati le cure, il più delle volte salvavita. Bisogna quindi “guardare oltre” e ragionare su quali saranno le necessità nazionali future, tenendo conto dei cambiamenti epocali delle malattie (e il COVID-19 potrebbe essere solo una delle prime novità) e delle possibilità terapeutiche più promettenti e innovative che possono richiedere la disponibilità di MPD.


Immunoglobuline e Albumina Questi due farmaci cosiddetti “driver” rappresentano circa il 70% del fatturato internazionale dei MPD, poco più del 50% sono Immunoglobuline “polivalenti” o “specifiche”. Le Ig specifiche si ottengono da plasma iperimmune (di questi tempi se ne parla molto per il COVID-19). È qui la vera sfida che dobbiamo saper accettare e vincere, ma non possiamo farcela da soli!

Aumentare le Plasmaferesi Sono tre le categorie del plasma, come spiegato nelle pagine precedenti: A, B e C. Il plasma di categoria B e C è ottenuto per separazione dal sangue intero. Non può aumentare oltre perché tutto il sangue intero in Italia viene già separato e il plasma inviato alla lavorazione industriale. L’autosufficienza plasmatica si raggiunge SOLO se aumentiamo il plasma di categoria A, da plasmaferesi. Non basta però solo aumenta-

re i Donatori: bisogna aumentare i separatori, il numero di procedure per separatore e il personale (medici e infermieri professionali). Questo non dipende da scelte Avis, bensì da scelte di Regioni e Aziende sanitarie. È qui che il cammino per l’autosufficienza trova ostacoli; ed è qui che Avis deve aprire un serio e sereno confronto con Regioni, Assessori e Presidenti regionali, e con i Direttori generali delle ULSS, in collaborazione con medici e infermieri dei Servizi Trasfusionali. Come sempre tre sono le tutele di Avis: Ammalati-Donatori-Dono. Si sta alzando l’asticella e noi ci adeguiamo, sempre e comunque dalla parte di ammalati e donatori; ma devono attivarsi e fare la propria parte pure gli altri!

E alla Conferenza Stato-Regioni c’è già il Programma 2020-2015 La notizia è arrivata in chiusura di numero. Riportiamo il comunicato stampa di Avis Nazionale. I Governatori, se leggono la stampa avisina, sono informati... Aumentare la raccolta di globuli rossi e fornire un’accelerazione nella produzione di medicinali plasmaderivati. Sono solo alcuni degli obiettivi per il periodo 2020-2025 contenuti nello schema di decreto “Programma nazionale di autosufficienza nazionale del sangue e dei suoi prodotti” che, in settimana, sarà sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni. Dai fabbisogni ai livelli di raccolta necessari, il documento stabilisce le linee guida da seguire per monitorare l’autosufficienza e coordinare al meglio la compensazione interregionale. In particolare, per quanto riguarda la produzione di farmaci plasmaderivati, l’obiettivo è quello di fornire uno sforzo in più per incrementare il conferimento di plasma all’industria in quelle regioni che hanno segnato il passo rispetto a quanto prefissato. Inoltre, il Programma nazionale punta all’azzeramento delle unità di plasma eliminate per iperdatazione. Necessarie, per il raggiungimento degli obiettivi, compatibilmente con le difficoltà generate dall’emergenza Covid-19, saranno da parte delle Regioni l’implementazione e la concentrazione delle attività trasfusionali, anche aumentando le procedure di raccolta del plasma in aferesi e ampliando gli accessi dei donatori in collaborazione con le associazioni stesse. In dieci anni, la raccolta di globuli rossi si è stabilizzata su numeri che soddisfano il fabbisogno nazionale, un traguardo raggiunto grazie alla capacità produttiva di territori come Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e provincia di Trento che, oltre a coprire le proprie necessità, ha permesso di supportare altre regioni con maggiori carenze. Stesso discorso per quanto riguarda il plasma da frazionamento, grazie al quale la produzione di farmaci è aumentata del 5,5%.

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INCHIESTA PLASMA/LA STORIA

Negli anni bui dell’Hiv, il Veneto “inventò” il Conto lavorazione

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ale la pena di chiudere con un po’ di storia del “modello italiano” per la produzione di medicinali plasmaderivati. Anche perché è nato proprio qui, nel nostro Veneto, per intuizione di medici “eroici”. Fu anche per la fermezza che dimostrò l’Avis regionale nell’opporsi alla cessione del plasma (il contratto era già quasi firmato dalla Regione) alla più influente multinazionale del plasma di allora. Correva l’anno 1985... Ma raccontiamo prima un po’ di antefatti. Gli Stati Uniti avevano già sperimentato e iniziato a sfruttare commercialmente, il frazionamento e la trasformazione industriale dei plasmaderivati fra la metà e la fine degli anni ‘60. In particolare invasero il mercato mondiale con i fattori della coagulazione per combattere l’emofilia. In Italia arrivarono i “concentrati antiemofilici” fra il 1969 e 1970. Era ricavato da donatori, allora come oggi, “mercenari” e raccolto (decine di atti di processi internazionali lo certificano) nelle parti più misere degli stessi USA e del Terzo mondo. In Italia, invece, si raccoglieva ancora il sangue intero in flaconi di vetro. Quando serviva plasma o siero per i primi rari “usi clinici”, si usava un siringone per estrarre la parte liquida. Vi lasciamo immaginare con quale sicurezza in quanto a batteri. Il plasma in eccesso, invece, andava

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nella migliore delle ipotesi buttato via, nella peggiore... Passavano a ritirare i “bottiglioni” non ben identificabili addetti. In Italia le prime sacche doppie, poi triple, per permettere la separazione degli emocomponenti fra cui il plasma e il crioprecipitato (ricco di fattori della coagulazione) furono sperimentate in rarii Centri trasfusionali “apripista”. All’epoca erano perfino osteggiati dalla quasi totalità della comunità scientifica. Fra questi centri - anni ‘70 - c’era anche la Banca del sangue di Torino, diretta dal dottor Francesco Peyretti. Per inciso fu uno dei fondatori della Società scientifica dei trasfusionisti, oggi Simti, nata nel 1954 come AICT (Associazione italiana centri trasfusionali). Poi si segnalarono anche Lodi, Tradate (VA) e Pavia. Dalla seconda metà degli anni ‘60, prima a Modena, poi a Castelfranco Emilia, infine dal 1973 a Castelfranco Veneto (TV) anche un ematologo-trasfusionista, il prof. Agostino Traldi, aveva già iniziato con pochi mezzi e molti nemici sul “mercato” a curare l’emofilia con metodi alternativi ai concentrati d’importazione. Furono prima il plasma, separato con sacche “fuorilegge” poi i crioprecipitati ricavati da donatori volontari e non remunerati Avis. Forse non tutti lo ricordano, ma fino all’avvento della Legge 107 del 1990, la dazione a pagamento, pur se minoritaria, era ancora “legale” anche in Italia. Comunque Traldi,


1981 al 1986 da Franco Vettoretti. Salvo che... Ciò che accadde ce lo siamo fatti raccontare direttamente dallo stesso Vettoretti. “Già da tempo ci eravamo convinti della bontà delle tesi di Traldi e anche del suo collega di Verona Canali. Puntavano tra l’altro a “a far fruttare” al massimo in ogni sua parte il dono del sangue... E poi negli anni in cui emergeva l’Aids

allievo del Prof. Storti di Pavia dove nacque negli anni ‘50 la moderna Immunoematologia, trovò anche il modo di ridurre quasi a zero le emorragie più frequenti nei suoi pazienti, quelle nelle articolazioni, con interventi chirungici di sinoviectomia. Ciò riduceva al massimo le infusioni di derivati del plasma - in particolare i liofilizzati commerciali importati dagli Stati Uniti - dei quali aveva capito con qualche decennio d’anticipo la pericolosità virale. Insomma se li produceva da solo, grazie ai controllatissimi “suoi” donatori Avis. In quegli anni la possibilità di farli produrre industrialmente con plasma di donatori italiani era nulla. A dirla tutta un altro luminare (solo in seguito) della cura dell’emofilia, Piermannuccio Mannucci a Milano, aveva iniziato a curare gli emofilici con i crioprecipitati che riuscivano a fornirgli i pochi centri che li isolavano dal plasma. Fra questi anche l’Avis di Milano che, vedi box, con questa esperienza si vide assegnare il Centro regionale di plasmaderivati. Nel box la breve storia. Il Mannucci, però, preferì virare proprio un paio di anni prima sui prodotti del mercato, più comodi da usare. Nel frattempo, in Veneto, Traldi cominciava a veder sorgere in alcuni suoi pazienti - trattati nelle proprie regioni di provenienza con i liofilizzati - strani sintomi di una malattia ancora sconosciuta, ma letale. Le fu dato un nome nel 1981 (Aids) e individuato il virus (HIV) nel 1983. Inutile dire che il clinico-ematologo-trasfusionista accellerò su un progetto che gli stava a cuore e che stava partendo “in piccolo”, solo dal suo ospedale. Grazie a una convenzione in c/lavorazione con l’unica azienda italiana, la Farma Biagini voleva produrre i fattori della coagulazione per gli emofilici. Un progetto che entrò presto anche nelle corde di Avis Veneto presieduta dal

le “grida” di avvertimento di Traldi contribuivano a far crescere la cultura donazionale. Più volte anche col periodico chiedemmo alla Regione un Piano sangue e plasma serio”. E invece? “Invece un giorno mi chiamò l’allora Assessore alla Sanità Bogoni, era stato appena eletto nel 1985. Tutto contento mi mostrò la bozza di un contratto già pronto sul suo tavolo. Era un accordo di cessione del plasma “separato” dal sangue dei donatori veneti a una industria di Vienna. Mi disse che così si sarebbe dato più “valore” al dono dei veneti. Tra l’altro il plasma avrebbe potuto essere raccolto tramite speciali macchine che l’industria proponente avrebbe “donato” al servizio trasfusionale regionale. Mi disse che il Friuli era già sulla stessa linea”. La risposta del presidente Vettoretti, e dell’Avis tutta, non si fece attendere troppo. Fu un tantinello ruvida, forse, ma a quanto pare efficace. Avis Veneto, compatta come non mai, minacciò di scendere nelle piazze di ogni Comune - se fosse stato firmato quel contratto - per raccogliere centinaia di migliaia di firme contro il provvedimento.

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Pionieri del plasma: a sinistra: Franco Vettoretti con la copia del periodico AvisVenetoAbvs (1981) che annuncia la sua elezione a Presidente regionale

Qua sopra: il prof Agostino Traldi con uno dei suoi “ragazzi”: per inciso il primo emofilico operato di sinoviectomia da Traldi nel 1966 a Modena. Oggi Paolo è due volte nonno. L’occasione dell’incontro fu un convegno organizzato da Avis regionale Veneto, Avis Castelfranco e Lagev (Associazione emofilici) nel novembre 2013. Fu l’ultima volta che l’inventore del c/lavorazione venne in Veneto, da Lucca dove si era trasferito. Erano presenti più di 300 persone, fra cui una buona metà “ex ragazzi” confluiti da tutta Italia per l’occasione. (Foto, Barbara Iannotta)

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INCHIESTA PLASMA/LA STORIA

”E se ciò non fosse bastato - aveva proposto anche una parte più movimentista di Avis - avremmo anche potuto “invadere” Venezia e Palazzo Balbi (sede della Giunta, ndr) con centinaia di labari e migliaia di donatori”. Il neo-malcapitato assessore, vista l’aria di tempesta che si preparava, fece pian piano dietro front. Ebbe forse la fortuna di confrontarsi con un altro trasfusionista illuminato, il dottor Canali da Verona, che aveva la stessa linea del collega modenese-trevigiano. Naturalmente una “spintarella” la diede pure la stampa veneta che prima dell’assemblea ragionale ‘86 titolava fra l’altro: “Le multinazionali del sangue tentano di accapararrsi il Veneto”. Fu proprio il dottor Guglielmo Canali uno dei due che “scortò” l’Assessore alla fatidica Assemblea regionale Avis, Rovigo 1986. Entrò durante la relazione iniziale di Vettoretti, a camminò nel cinema fra le due ali di delegati seduti nel gelo e nel silenzio più totale. ”Naturalmente mi interuppi e lo invitai a pren-

dere la parola”, ci dice Vettoretti”. Leggiamo come Antonio Bogoni “ha considerato “doverosa” la sua partecipazione (anche se breve, aggiunge l’articolista di Avis-Abvs) non solo per il saluto della Regione, ma anche per assicurare l’impegno del suo assessorato a portare a compimento il Piano Sangue, dato il pressante invito di Avis per risolvere i problemi trasfusionali”. Parlò pochi minuti, ma la sostanza fu che “si era sbagliato” e che il sistema proposto da Avis e da Traldi sarebbe nato. Così nacque il Conto lavorazione del plasma prima veneto - dove i primi plasmaderivati DOC iniziarono ad arrivare l’anno successivo - poi italiano. Nel 1998 nacque il primo Accordo interregionale plasma (AIP). Ora sono quattro, gli Accordi che porteranno forse definitivamente fuori l’Italia dal mercato. Ma questa è una storia che continua... Quella del testardo “visionario”, Agostino Traldi, si è conclusa all’alba del 14 giugno 2017. Era la Giornata mondiale del Donatore di sangue. Un caso.

Un presidente gentiluomo e un Consorzio nato... morto Il “gran rifiuto”: L’indimenticabile prof. Mario Zorzi, presidente di Avis nazionale dal 1979 al 1987. Quest’anno avrebbe compiuto 100 anni, proprio nell’anno in cui la Giornata mondiale del donatore avrebbe dovuto svolgersi in Italia. È scomparso a maggio 2019, alla vigilia dell’ultima Assemblea nazionale a Riccione

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Nel febbraio del 1980 l’Avis di Milano fu autorizzata dal Ministero a “produrre albumina umana... essendo già autorizzata a far funzionare nei propri locali un Centro di produzione di plasmaderivati”. La firma dell’autorizzazione porta la firma di un certo Duilio Poggiolini. Nacque così, su spinta Avis, il CREL (Consorzio regionale emoderivati Lombardia) che avrebbe potuto rappresentare una vera spina nel fianco per il mercato che, proprio in quel periodo, faceva affari d’oro con i concentrati plasmatici liofilizzati, in particolare anti emofilici. Il CREL, nonostante tutta la buona volontà degli avisini, nacque praticamente “moribondo”. Scrive l’ematologo ed ex Sindaco di Pavia Elio Veltri nel suo libro “Non è un Paese per onesti” in cui è dedicato un ampio capitolo alla storia del plasma infetto e “pulito”: “Il CREL fu poco utilizzato per responsabilità delle giunte regionali che si sono succedute, nonostante le proteste continue degli amministratori dell’Ente e dell’Avis... finanziamenti esigui e pochissimo personale, per cui l’Ente era stato costretto alla totale inattività. Evidentemente le sirene delle industrie e dei medici avevano avuto la meglio”. Infatti in poco tempo il CREL defunse del tutto, proprio negli anni in cui centinaia di emofilici venivano falciati da AIDS di “importazione”. Nel frattempo le case farmaceutiche erano davvero potenti “sirene” a caccia di plasma “pulito”. Cercavano di tentare non solo i politici (riuscendoci quasi), ma anche i vertici associativi perché cedessero il plasma italiano, occupandosi come Avis solo della raccolta di sangue intero. È noto, ormai, l’episodio del 1985 raccontatoci dal grande presidente nazionale di quegli anni, Mario Zorzi, e custodito in video: “vennero nel mio studio i dirigenti di una nota casa farmaceutica austriaca proponendomi, come presidente Avis nazionale, di inviare i nostri donatori nei loro Centri di plasmaferesi che sarebbero sorti anche in Italia. E anche di cedere loro il plasma non utilizzato negli ospedali. Naturalmente in cambio avrebbero finanziato l’associazione (che in quel periodo era in cattive acque) e poi anche per il presidente...”. Da quel gentiluomo che era Zorzi, li invitò a leggere l’acronimo sulla sua scrivania e a tradurlo (Associazione VOLONTARI Italiani Sangue). Poi, fin troppo gentilmente, li invitò ad aprire la porta del suo ufficio, a varcarla e a non farsi più vedere.

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Andata e ritorno dalla terapia intensiva di un dirigente Avis Intervista di / Beppe Castellano /

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rima di chiudere questo numero gli abbiamo fatto l’ultima telefonata: “Per fortuna è un paio di settimane che sono tornato al lavoro - ci dice - pur con tutte le precauzioni del caso...”. Francesco Magarotto, 57 anni, da Due Carrare (PD), vice presidente dell’Avis regionale Veneto per due mandati, per i due mandati precedenti tesoriere, 4 anni da consigliere nazionale. Di mesi - prima d’inferno, poi di purgatorio - Francesco ne ha passati quasi quattro, per il Covid-19. E ci sono pure “negazionisti” che: “Il coronavirus? Un bluff con cui la finanza vuole indebolire gli Stati... E le mascherine? “Dannose!”. E “balle” di questo tenore. Vale la pena sempre di far raccontare in da chi l’ha vissuto, se è il caso o meno di continuare con le dovute precauzioni. L’intervista è dell’8 giugno, naturalmente al telefono. Come è iniziato, Francesco? Avevamo fatto un viaggio in Centro Italia, due tre giorni, quando ancora non c’erano le chiusure. Siamo rientrati l’8-9 marzo. Il 12 è iniziata una febbricola, qualche linea, senza tosse. Nessun altro sintomo. Ho lavorato da casa, ma nel frattempo ho fatto il tampone. È arrivata la sentenza. Il 16 mi hanno ricoverato nel reparto infettivi di Schiavonia. Ero così velocemente peggiorato che il 17 marzo ero in terapia intensiva. Intubato, non riuscivo più a respirare. Ma hai idea di come l’hai preso? E tua moglie Rosanna che era con te? Probabilmente fermandoci in autogrill, non c’erano ancora le misure di sicurezza e c’era folla sempre. Mia moglie non ne è stata colpita, per fortuna. Era questa la mia più grave preoccupazione, mentre lottavo per sopravvivere. Non avevo notizie, non potevo vedere lei e le figlie... Quanti giorni in terapia intensiva? Prima di essere dimesso sono passati 45 giorni, sempre a letto, molti intubato. Non ricordo neppure quanti, so solo che hanno usato tutti i farmaci disponibili. Fino all’antivirale Revistivir che, dal primo aprile, ha iniziato a fare effetto. Immaginiamo sia stata davvero dura... Durissima. Sono dimagrito di 11 chili, ma mia moglie Rosanna perfino di tre, per la preoccu-

pazione di non vedermi mai più. Poi il mix di farmaci - per una settimana mi hanno dato anche oppiacei - per giorni e giorni mi ha mandato fuori di testa. Sentivo le voci di mia moglie, della mia famiglia provenire dal corridoio. Una notte sono caduto dal letto, nel tentativo di alzarmi e di uscire a vederle. Amorevolmente le infermiere, i medici, mi spiergavano che non era possibile. Nessuno poteva entrare in quell’ospedale. Poi ci sono ancora tutti gli effetti collaterali di malattie e cure: l’emoglobina sottozero, la debolezza cronica, la muscolatura che scompare, le flebiti, i dolori ai reni e dappertutto, il fiato che manca. Ma sono vivo, questo conta. Ero sempre stato bene, avevo perfino fatto l’ultima donazione a dicembre, a marzo sarei dovuto tornare a farla. Ecco i medici, il personale, li hanno chiamati “eroi”, ora invece... Guai a chi dimentica quelle persone! Chiamarli eroi è poco. Mai vista una tale dedizione. Sono stati angeli, con chiunque. Dal primario all’ultima delle Oss, dispensavano a tutti non solo le cure, ma una carezza, una parola buona. Ogni giorno, ogni momento. Ci facevano coraggio, mentre negli scarsi momenti di lucidità di quei giorni mi rendevo conto che anche loro erano disperati nel veder morire la gente. Ricordo quando mi hanno tolto l’ossigeno (eravamo in stanze da due) mi son potuto girare. Ho visto che lo mettevano al mio vicino di letto: 94 anni, nessuna speranza. Ma gli parlavano, fino all’ultimo. Non dimentichiamoli, questi angeli. Che diresti a chi non ne è stato colpito, a chi nega perfino... Ai cretini non farmi rispondere. Per tutti gli altri dico che non dobbiamo rilassarci e usare ogni precauzione. Manteniamo ancora le distanze, usiamo le mascherine... Ti è arrivata la lettera di invito a donare plasma iperimmune? Sì. E avrei voluto farlo fra i primi. Ma i medici me l’hanno proibito. Ho le piastrine bassissime, dopo le cure. Ci vediamo presto? Certamente, con la mascherina!

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Francesco Magarotto: Sopra: “beccato” nel letto, dopo essersi ripreso un pò. La fonte della foto non la riveleremo mai neanche a lui... In basso: il giorno in cui, scaduti i 14 giorni di “quarantena casalinga” dopo la dimissione, è potuto tornare nel suo soggiorno e riabbracciare dopo mesi moglie e figlie.

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ATTUALITÀ - LE FAKE NEWS

Bufale quasi più letali del virus: come non cadere in trappola di / Beppe Castellano /

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ai come al tempo del Coronavirus fin troppa gente idiota, ignorante o manovrata per oscuri fini, si diverte a spargere in giro notizie inattendibili, imprecise o del tutto false. Per non parlare dei “complottisti” che negano perfino che virus e malattia esistano. Purtroppo, come diceva il grande Umberto Eco: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar sport dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». In un periodo di paura e di emergenza mondiale come questo non si possono chiamare solo imbecilli, ma in alcuni casi anche criminali. Sul Coronavirus sono state inventate, messe in rete e, ciò che è peggio, condivise senza alcun controllo delle fonti - da “dita più veloci del cervello”, le cose più assurde. Tante e tali sono le assurde fake news che la Corte dei conti europea (European court of auditors, Eca) ha aperto un’inchiesta per combatterle per i danni che causano alla salute pubblica https://www.corrierecomunicazioni.it/media/troppe-fake-news-sul-coronavirus-la-corte-dei-conti-ue-apre-unindagine/.

Ma anche le “notizie” volutamente incomplete e acchiappaclick creano allarme sociale, soprattutto in periodi come quello che stiamo attraversando. Pur non costituendo reato (non esistendo il reato di opinione... molti ne approfittano), possono essere più letali dello stesso virus. Basti pensare alle “medicine miracolose” e non scientificamente testate che girano ogni giorno sui nostri smartphone con messaggi dal “cuggino” esperto o in rete, zeppi di “mi piace”. O anche a titoli “forti” e provocatori di certi giornali “liberi”, ma causa di deferimento al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti da cui il direttore editoriale (tra l’altro in pensione da 20 anni) si dimette prima d’esser buttato fuori.

Occhio al reato... Da segnalare che, anche in Italia, sono state denunciate molte persone che inventavano o condividevano notizie false. Esiste infatti il reato di “procurato allarme” con arresto fino a 6 mesi e ammenda fino a 516 euro per “chi procurando un allarme falso o sproporzionato, può provocare un danno alla collettività”. Quindi occhio al ditino, può valere anche per chi le CONDIVIDE

Le “balle” pseudogiornalistiche. Ricordare sempre che ogni fake news fa leva sul sensazionalismo, sulla falsa esclusiva della notizia e su titoli “civetta” che spingono a cliccar sopra (e magari a beccarsi pure un virus informatico). Come ci difendiamo, in questa giungla? Ovvio, controllando la fonte che la scrive. Banale? No! Se la news arriva dalle pagine (anche social) di una testata online registrata in tribunale

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E ai bimbi “leucemici” senza sangue A proposito di “balle spaziali”, tornando in Avis, risuscitano periodicamente come zombie messaggi e catene di sant’Antonio su “bambini con gravi malattie” che avrebbero bisogno urgente di sangue del “gruppo X”. Sono bufale che girano da almeno un ventennio, da quando gli sms hanno iniziato a costar meno. I bimbetti protagonisti, seppur a volte autentici a suo tempo (non per l’urgenza), sono guariti grazie ai donatori che già c’erano. Oggi potrebbero essere già laureati, qualcuno perfino in procinto di sposarsi. Ovviamente NON CONDIVIDETELE. Ovunque in Italia il sangue arriva a chi ne ha bisogno, sempre, dovunque e subito, grazie a VOI donatori volontari, periodici e... prenotanti. Su questo numero, di nuovo su carta, ripubblichiamo un agile vademecum per difenderci, TUTTI INSIEME, contro la virulenza delle bugie. Sono un pericolo reale che può fare danni seri.


(salvo casi già citati...), dal blog di un giornalista noto (molti si spacciano per tali, ma non lo sono), da un’agenzia di stampa (Ansa, Agi, Adnkronos, ecc.) si può stare abbastanza tranquilli. Noi giornalisti abbiamo l’obbligo (deontologico, ma anche penale) di verificare le fonti di ciò che pubblichiamo. Se al contrario la notizia non arriva da un organo di informazione, ma da un sito o blog generico senza indicazioni di contatti, meglio diffidare e ri-controllare. Come? In due modi semplici: 1) Dalla news risalire alla fonte originaria. Esempio terra terra: se la notizia parla di un’azienda di solito si trova anche sul sito ufficiale della stessa azienda o del committente. Se parla di un provvedimento di un’Istituzione pubblica, DEVE poter essere reperito anche sui canali ufficiali dell’ente. Se non si trova, puzza... Tanto. 2) La stessa notizia è riportata da più fonti attendibili? Se la notizia è vera... immediatamente verrà riportata da tutte le suddette agenzie di stampa e dagli altri media. Se il presunto “scoop” si trova solo su un sito generico... puzza. Tanto. “Balle” da social, come difendersi Una notizia “clamorosa” la trovate invece sui social o ve la gira amico o “cuggino” via whatsapp? Controllo immediato, magari con il “cuggino” postante, se chi l’ha generata è persona reale con nome, cognome e... “faccia”. Trucchetto 1: da quanto tempo esiste il profilo di quella persona? Quanti post ha pubblicato? Poco e pochi? Puzza. Tanto. Metterci faccia e foto. Se non ne vedete almeno tre o quattro della persona è un altro motivo per dubitare. I fake hanno di solito una foto sola (a volte presa da internet) o nessuna. Oppure micetti, cagnolini, fiorellini e frasi fatte. È molto raro trovare profili di persone reali senza una

propria foto. Della serie: “chi ha qualcosa di serio da dire non ha nulla da nascondere”. Trucchetto 2: su facebook possiamo scoprire se il “profilo”, pur verosimile, fa parte di gruppi e, sempre se non ha nulla da nascondere, quali sono i suoi “amici”. È utile per capire se chi diffonde la notizia può essere affidabile. IMPORTANTE: siete convinti che la “balla” proviene da un profilo falso? Segnalatelo! Sarà un aiuto per tutti i “naviganti” a non essere fregati a loro volta. E un servizio alla “comunità”. Per concludere, pillole di cyber-saggezza • Mai condividere subito una notizia, un video, un messaggio, un audio se non siete ultra-sicuri della sua attendibilità. • Mai mettere like se non siete sicuri della fonte. • Mai aver fretta d’essere i primi a condividere una notizia-scoop (positiva/negativa). Chi “spaccia” fake news conta sulle vostre emozioni, per diffonderle in modo “virale”. • Mai fidarsi se vengono citati “noti scienziati”. Cercate prima su Google i loro nomi, ciò che hanno studiato, le loro pubblicazioni scientifiche certificate. • Sempre attingere, soprattutto di questi tempi, a fonti ufficiali. Per l’emergenza Coronavirus (nonché pianeta sangue e plasma) qua sotto indichiamo alcuni siti affidabili. Non condivido il suo essere stato sterminatore di bufali, ma se ci trasformassimo un po’ tutti in moderni William Cody, meglio conosciuto come “Buffalo Bill”, sicuramente potremmo dare un notevole contributo alla Società civile e a tutti i nostri concittadini.

I mezzi non mancano, pur senza essere professionisti della notizia. Bastano a volte pochi clic, e altrettanta poca pigrizia, per testare una sospetta “bufala”. La prima cosa deve però sempre essere il dubbio. È la prima virtù di chi “sa di non sapere”, ma che proprio per questo... si informa da fonti certe e attendibili! S’inizia con il Covid-19, ma gli altri link sono utilissimi pure in “tempi normali”: www.facebook.com/coronavirus_info/; www.salute.gov.it/nuovocoronavirus; www.iss.it; www.issalute.it/index.php/falsi-miti); www.epicentro.iss.it; https://dottoremaeveroche.it/; www.centronazionalesangue.it; www.avis.it; www.avisveneto.it, www.donoevita.it. Siti specializzati (e affidabili) come CACCIATORI DI BUFALE: www.bufale.net; www.butac.it; www.giornalettismo.com/fact-checking/,

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MEDICINA E RICERCA

Anche Tes scende in campo per combattere il Coronavirus a cura di / Michela Saviane e Michela Rossato /

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erché alcune persone sono più o meno predisposte a combattere il virus? Da che cosa dipende la risposta del sistema immunitario al Covid-19? Perché c’è chi si ammala in modo letale, grave, leggero o asintomatico? Molti studiosi suggeriscono che un fattore determinante sia la cosiddetta “memoria immunologica innata”, cioé la capacità di difesa naturale di ogni individuo. Conoscere questo meccanismo nel caso del Covid-19 permetterebbe di migliorare le capacità prognostiche sul decorso di ogni malato e curare tempestivamente i soggetti più a rischio, ovvero affrontare con maggior preparazione i prossimi mesi e la recrudescenza dell’infezione che molti studiosi prevedono per il prossimo autunno. Con queste finalità è partito all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso un nuovo progetto di ricerca che vede la collaborazione tra Fondazione Tes, Università di Padova, Ulss 2 Marca trevigiana e Avis provinciale Treviso. Il progetto è finalizzato allo studio di alcune popolazioni di monociti e linfociti NK che, garantendo una protezione aspecifica nei confronti dell’infezione Covid-19, possono essere utili indicatori per identificare una condizione soggettiva di maggiore o minore suscettibilità al virus SarsCoV-2. Per permettere la ricerca, Fondazione Tes, partner di Avis da anni, ha acquistato un innovativo strumento, il “BD Raphsody™ System”, Avis provinciale Treviso si è impegnata a finanziare i materiali di consumo (reagenti) e l’Ulss 2 una borsa di studio. Nella pratica, attraverso poche gocce di sangue di pazienti ex covid, di individui negativi ai test covid e di campioni di sangue cordonale conservati a scopo di ricerca), questo straordinario macchinario è in grado di riconoscere l’impronta lasciata dal virus nelle cellule. “I dati ottenuti da questo studio multiparame-

Ricerca Covid-19

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trico saranno condivisi con la comunità scientifica per la definizione di nuove strategie di controllo dell’epidemia di Covid-19” - spiega la prof. ssa Rosa Di Liddo del Dipartimento di Scienze del farmaco. Assieme a lei sul progetto il prof. Andrea Porzionato e il prof. Raffaele De Caro del Dipartimento di Neuroscienze-Anatomia Umana Normale dell’Università di Padova. “L’utilizzo di Rhapsody™ System ci permette di analizzare campioni biologici “ad hoc” di una popolazione cellulare responsabile dell’immunità naturale innata - sottolinea la dott.ssa Arianna Veronesi, direttore di Medicina trasfusionale Treviso- Ulss 2 - anche su campioni di individui esposti al virus e successivamente guariti”. Le informazioni che ne deriveranno saranno preziose per capire meglio questa pandemia ed essere pronti nel caso di un suo ritorno. Potrebbe essere un altro frutto di una ormai lunga collaborazione: “Dal 2006 Tes collabora con Università di Padova, Avis e le strutture sanitarie regionali ed extra-regionali, per progetti di ricerca che continuano a raccogliere importanti riscontri dalla comunità scientifica internazionale - commenta il prof. Pierpaolo Parnigotto, direttore scientifico di Tes. “Ricerca e sperimentazione sono il vero investimento di una società - dice Vanda Pradal, presidente dell’Avis provinciale trevigiana - sostenendo questo studio, la nostra associazione esprime con un gesto concreto solidarietà e vicinanza alle comunità”. Il nuovo progetto, con il plauso anche di Avis nazionale, si aggiunge ai tanti che la Fondazione Tes, grazie al generoso impegno di sostenitori e volontari Avis, riesce a sostenere. “Il gioco di squadra vince” commenta Giorgio Brunello, presidente di Avis regionale Veneto. Avis Veneto fin dall’inizio sostiene Tes con varie iniziative: la campagna dell’olio, il 5 per mille, recapito telefonico e sede legale della Fondazione, le pagine dedicate su “Dono&Vita”, lo spazio sui social. Dal 2013 Avis Veneto partecipa alla Venicemarathon come partner a sostegno di Tes, cui va il ricavato della raccolta fondi promossa dei runner Avis. Tes e Avis regionale collaborano anche con Ape-Avis per il progresso ematologico.


Tutti i progetti in avvio o in divenire

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es, Fondazione per la Biologia e la Medicina della Rigenerazione, studia le cellule staminali e i meccanismi che ne regolano la produzione e il funzionamento. Le applicazioni dei risultati di queste ricerche possono essere utilizzati in tutte le branche della medicina fino all’ingegneria dei tessuti.

Progetti in corso 1) Fase applicativa di un progetto per lo studio e la realizzazione di un materiale sintetico per la ricostruzione dei tessuti danneggiati permettendo l’applicazione di cellule staminali. Depositato un brevetto presso l’Università di Padova; i dati sperimentali sono stati pubblicati in una prestigiosa rivista scientifica. 2 e 3) Con l’università di Padova e il Centro per l’emofilia dell’ospedale di Castelfranco Veneto (Ulss 2) due progetti. Nel primo si sta studiando studiando l’utilizzo di cellule isolate dalla cartilagine di pazienti emofilici per costruire delle protesi autologhe utili per ripararne i danni. I dati sperimentali sono già stati pubblicati in una rivista scientifica. Il secondo prevede lo studio di una terapia con cellule staminali come alternativa alle strategie attuali per il trattamento dell’emofilia, che è una grave malattia emorragica ereditaria. 4) Con l’Università di Padova e il Servizio Trasfusionale dell’Ulss 1 di Belluno, studio su un materiale prodotto dalla separazione del sangue dello stesso ammalato: le membrane leuco-fibrino-piastriniche. I risultati sono già stati presentati ad un congresso internazionale a Dublino. Le membrane sono già utilizzate in ortopedia. 5) Con l’Istituto di Anatomia Umana e con la Chirurgia pediatrica dell’Università di Padova, partecipiamo alla ricerca per la realizzazione di un sostituto tessutale potenzialmente utile nel trattamento della sindrome dell’intestino corto, una forma di malassorbimento. A breve sarà possibile avviare la sperimentazione sugli animali; 6) Con l’Istituto di Anatomia umana dell’Università di Padova, sono state realizzate delle protesi ingegnerizzate per la rigenerazione di nervi periferici lesionati a causa di patologie o traumi. La ricerca è in via di conclusione con la prospettiva di brevettare le protesi realizzate. 7) Continua la ricerca per caratterizzare e tro-

vare nel sangue periferico delle popolazioni di cellule staminali multipotenti. I nostri ricercatori dell’Università di Padova hanno già pubblicato sulla prestigiosa rivista Nanomedicine uno studio sulla possibilità di ottenere cellule nervose mature a partire da cellule staminali circolanti nel sangue periferico umano. Un dato non scontato raggiunto dopo 13 anni dalla prima intuizione.

Progetti in fase di avvio 1) Si avvierà a breve una ricerca su modello animale (topi) per il trattamento della emofilia A tramite il trapianto nel fegato del malato di cellule staminali, isolate da sangue periferico e da preparati ematici. La ricerca si svolgerà presso l’Università di Padova e il Sit di Castelfranco Veneto. 2) Studiare strategie terapeutiche per rimpiazzare le cellule del cuore morte a causa di ischemia con cellule staminali in grado di rigenerare il tessuto cardiaco: la ricerca si svolgerà presso l’Istituto di Anatomia generale e la Clinica cardiologica dell’Università di Padova; 3) Sviluppare il design e la produzione in laboratorio di una innovativa bioprotesi “intelligente” per la riparazione di danni cartilaginei focali (i più comuni al ginocchio): la ricerca si svolgerà in collaborazione con il Sit di Belluno; 4) Mettere a punto un confronto tra cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale (CSC) che hanno superato i 18 anni di crioconservazione e cellule staminali circolanti (CSP) provenienti dallo stesso donatore adulto: la ricerca si svolgerà presso il Servizio trasfusionale e la Banca del sangue cordonale di Treviso per una durata prevista di 5 anni. 5) Ricerca sulla Malattia Minima Residua (MMR) in pazienti che sono stati sottoposti ad autotrapianto per malattie tumorali del sangue. Si baserà su una modalità innovativa: l’approccio multiomico. Verrà realizzata al Servizio trasfusionale di Treviso, durata prevista 3 anni. Puoi sostenere il 5X1000 a Tes, che vedete pubblicato nella seconda di copertina Altre informazioni sul sito www.fondazionetes.it, pagina Facebook https://www.facebook. com/fondazioneTES/ ed email info@fondazionetes.it mentre il recapito telefonico è presso la sede di Avis regionale Veneto a Treviso: 0422 405088.

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TreCuori, una Ricerca. Sosteniamo i progetti con i nostri acquisti di ogni giorno Migliaia di negozi, supermercati, ristoranti, distributori di benzina ed esercizi in tutta Italia hanno aderito a Trecuori, che permette di fare una donazione alla no-profit preferita dal proprio cliente, per ogni acquisto superiore a un certo valore. Fondazione Tes è iscritta a TreCuori e in moltissimi esercizi, tra cui alcuni supermercati molto noti, puoi quindi fare una donazione a Tes senza spendere nulla in più del tuo acquisto. Come? Scarica sul tuo smartphone l’App gratuita TreCuori (la trovi su App Store e Google Play), iscriviti una volta sola attraverso l’App, individua sull’App gli esercizi convenzionati più vicini e al momento dell’acquisto nel negozio convenzionato, richiedi al negoziante il buono TreCuori (un voucher cartaceo con un codice corrispondente all’importo da poter donare). Entro 15 giorni, tramite l’App, registri il voucher, scegliendo di destinarlo a Fondazione Tes. Se non vuoi scaricare l’App, puoi anche farlo attraverso il sito www.trecuori.org/family! Segui questo QRCode e registrati direttamente

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SCUOLA - GIOVANI

Best Choice non si ferma, ma s’adatta ai tempi che viviamo / Stefano Iezzi / coordinatore Best Choice

Best Choice si occupa di istruire e formare. È possibile farlo in questo particolare momento?

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est come aggettivo è il superlativo di “buono” (good) e si traduce con “migliore”. Come avverbio invece è la declinazione superlativa di “bene”(well) in italiano “meglio”. Questa breve introduzione didattica dimostra quanto ragionamento ci sia stato nel costruire ciò che l’acronimo di questo ambizioso progetto racchiude in sè: Benessere, Educazione e Salute nei Territori. Se qualcuno avesse sussurrato, a chi seduto intorno ad un tavolo si scervellava nella scelta di un titolo efficace per le azioni progettuali che si andavano definendo, che ci saremmo trovati nel bel mezzo di una pandemia durante lo svolgimento delle attività… Perché mai come oggi i temi trattati dal network formatosi tra associazioni di volontariato, si scontrano con l’attualità della difficile situazione che stiamo vivendo a causa del Covid-19. Il benessere, l’educazione e la salute ci hanno accompagnato durante tutto il lockdown costringendoci, il più delle volte, a interrogarci su quanto davamo per scontato. E allora ci siamo fermati. Non è forse vero, però, che dietro una necessità c’è sempre una richiesta di approfondimento, un’indagine, un desiderio di scoperta o di curiosità? Stare fermi non ci ha fermato! Anche se è stato difficile immaginare una condivisone di idee a distanza, progettare una formazione fatta di auricolari, webcam, didattica in smartworking. È dispiaciuto non poter portare avanti il programma temporale che prevedeva l’impiego di molti operatori profes-

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sionisti e fare i conti con l’impossibilità di entrare nelle scuole, considerando inoltre lo smarrimento del target: i ragazzi. Il progetto Best Choice è rivolto alle classi seconde e terze degli Istituti Scolastici del territorio nazionale che hanno scelto di aderire. Il lockdown ci ha interrotto proprio sul più bello. Quando un duro e complesso lavoro di indagine, attraverso questionari d’interesse sottoposti ai ragazzi, era pronto a tradursi in azione. Interrogativi senza risposte, susseguirsi di settimane e mesi in attesa che un segnale favorevole ci indicasse la rotta. È stata dura attendere! Poi però quel segnale è arrivato. Siamo ripartiti! È bastato un coordinamento per dare fuoco a delle polveri che potevano sembrare bagnate. Il progetto Best Choice riparte e si adatta. Le difficoltà c’erano prima e saranno maggiori ora, d’altra parte la sfida era ambiziosa prima, come non potrebbe esserlo ora? Quelle necessità, però, attendono ancora delle risposte, che ci siamo impegnati a dare. Grazie al lavoro coordinato di tutti gli attori presenti nell’Ats (Associazione temporanea di scopo) e con tutti mi riferisco davvero a tutti, anche e soprattutto a quegli operatori che non avevano garanzia di continuare e a quei volontari che non ponderano un centesimo per il loro sforzo. È stata inoltrata formale richiesta di proroga al Ministero del Lavoro, documento indispensabile per poterci presentare nelle scuole con la disponibilità di non intralciare quella che sarà una ripresa complessa e piena di incognite. Quello che tutti ci auguriamo è di continuare a dare il meglio. Commettendo errori, inciampando, ma rialzandoci e continuando ad aver come obiettivo il meglio, per chi di quel risultato dovrà beneficiarne direttamente e per chi, invece, ne farà studio e approfondimento per trarne delle conclusioni tecniche o politiche. Auspicando che, in caso di imprevisti, la solidità della rete regga, la collaborazione tra partner non si indebolisca, per poter continuare a credere che sia proprio questa la nostra “best choice”, la “scelta migliore”.


Ma che cos’è questo Best Choice?

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l progetto “Best Choice: Benessere, educazione e Salute nel Territorio”, è la grande iniziativa firmata Avis e finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Partito a febbraio, avrebbe coinvolto 10mila studenti in 12 regioni, 70 scuole (10 in Veneto) e un certo numero di volontari ed esperti della salute. Finalità: parlare di tutela del benessere e della salute, di volontariato e altruismo partendo dai temi “suggeriti” dagli stessi ragazzi attraverso un’indagine preliminare. Vale a dire corretti stili di vita, comportamenti sessuali a rischio, bullismo e cyberbullismo, rapporto con il cibo e con il proprio corpo, abuso di alcool, fumo e droghe. Agli incontri formativi sarebbe seguito un contest in cui gli studenti potevano cimentarsi nell’elaborazione di vere e proprie campagne di sensibilizzazione, con loro stessi portavoce di tutela della salute”. Due giurie (una tecnica e una popolare) avrebbe decretato l’idea progettuale più valida e significativa, che sarebbe diventata una campagna di comunicazione a diffusione nazionale. 12 le Avis regionali coinvolte, con l’Avis regionale Veneto

capofila: Avis Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana, Trentino, Umbria, Valle d’Aosta. Partner Avis nazionale, Aido di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Piemonte, Admo Liguria e Medici per la Pace. Collaborano, inoltre, Aido e Admo Marche, Regione Veneto (assessorato alle politiche sanitarie e ai servizi sociali), Università di Genova, Segretariato Italiano Studenti Medicina, Centro Servizi Volontariato di Genova, Savona e Imperia, Azienda Sanitaria Liguria, Azienda Sanitaria 4 Veneto Orientale, Ufficio Scolastico Liguria, Anci (Associazione nazionale Comuni Italiani) Veneto, Simti (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) e Cittadinanzattiva. In Veneto, l’iniziativa Best si affianca al progetto scuola di Avis regionale che da 12 anni con operatori professionisti entra nelle scuole di ogni grado e ordine per promuovere la salute, l’altruismo e la donazione del sangue, con un coinvolgimento ogni anno di migliaia di ragazzi. A costo zero per le scuole. Per ulteriori approfondimenti e informazioni, il sito del progetto è www.best-choice.it.

Dal “Berna” di Mestre, la bella storia di 11 studenti

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ndici studenti del Centro di Formazione professionale Endofap di Mestre, istituto Berna, accompagnati da due dei loro formatori, Stefano e Claudia, hanno fatto la prima donazione durante l’apertura straordinaria domenicale del 24 maggio del Centro raccolta dell’ospedale dell’Angelo a Mestre. Una prima donazione avvenuta in un momento cruciale, quello in cui serviva una raccolta più corposa delle precedenti settimane, per far fronte alla ripresa delle attività ospedaliere. Hanno risposto all’appello di Avis organizzandosi di domenica, per non perdere le lezioni scolastiche e rispettando in maniera corretta e puntuale tutte le norme di sicurezza del periodo, con entusiasmo e coinvolgimento. Una bella storia, quella “scritta” dagli 11 giovani, come è stata ospitata anche nel sito dell’Istituto. Sembra realizzare proprio le parole che Don Orione scrisse a una mamma: per aiutare i giovani a crescere bisogna “far loro del bene, fare

del bene davanti a loro, far fare loro del bene”. Speriamo sia una collaborazione che, ripresa più forte e concreta di prima, possa continuare nel tempo. Manuela Fossa

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SCUOLA - GIOVANI

Progetto Scuola Avis Veneto: ripartiamo da settembre / Elena Galbiati, responsabile Progetto Scuola Avis regionale /

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l progetto Scuola di Avis regionale Veneto aveva iniziato l’anno scolastico 2019/2020 con particolare entusiasmo: da settembre alle vacanze di Carnevale (22 febbraio 2020) gli operatori scuola e i volontari delle Avis locali avevano incontrato più di 16 mila studenti per un totale di 696 classi, ben 209 in più rispetto all’anno precedente (487). La maggior parte delle scuole coinvolte sono state quelle delle province di Venezia (289 pari al 42,8%) e di Treviso (244 pari al 35,1%), mentre nelle altre province la partenza, come avvenuto anche in passato, è stata più lenta e per lo più programmata per le attività in classe nei mesi di marzo, aprile e maggio del 2020. A livello regionale, le attività del progetto si sono svolte nei diversi ordini di scuola con una maggior tendenza a partecipare delle scuole secondarie di primo grado (medie).

A destra grafico 1: percentuale di classi per ordine e grado Veneto Sotto grafico 2: numero di classi per ordine e grado nelle diverse province

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DONO&VITA

Se andiamo, invece, ad osservare i dati nelle diverse province, vediamo come vi siano state delle tendenze diverse. Questi dati ci permettono però di avere una fotografia parziale di quella che sarebbe stata la tipologia e il numero di classi incontrate. Una fotografia che immortala la realtà ferma al 23 febbraio 2020 con il primo Decreto-legge recante “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”, quando sembrava che si trattasse solo di dover contattare un po’ di scuole per rimandare gli incontri a fine maggio/inizio giugno. Poi è arrivato il secondo Decreto, e poi il terzo, e poi il momento in cui ci siamo resi conto che non saremmo più tornati a scuola! Un momento difficile per Avis che ha interrotto il contatto con i giovani e il mondo della scuola, e per i nostri 18 operatori professionisti che si sono trovati improvvisamente senza lavoro. Alcuni di loro hanno avuto la possibilità di continuare con altre attività, altri, impegnati quasi esclusivamente in Avis e progetti con i ragazzi e nel mondo dell’educazione, sono rimasti fermi. Per loro che da anni con dedizione e professionalità lavorano con la nostra associazione è stata dura. Avis regionale ha cercato, per quanto possibile, di essere d’aiuto anche a loro in questa fase, coinvolgendoli in microprogetti finalizzati alla creazione di strumenti multimediali di formazione/promozione/informazione capaci di raggiungere anche a distanza le scuole, i luoghi di lavoro e la comunità in generale. Attualmente i dirigenti di Avis e i tecnici che lavorano per il Progetto Scuola Avis Veneto stanno lavorando alla riprogettazione degli interventi nelle scuole. Tutto il lavoro impostato fino a febbraio va rimodulato e riorganizzato con nuove attività in funzione dei diversi scenari che potremo incontrare a settembre 2020. Una cosa è certa: Avis troverà il modo per essere sempre presente nelle scuole della nostra regione appena riapriranno e tra i giovani, soprattutto in questo momenti in cui la promozione della salute, la cura di sé e degli altri e la donazione risultano sempre di più fondamentali.


Testimonianze

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bbiamo chiesto a due operatori del Progetto Scuola Avis Veneto, Gianni D’Ianni e Marco Brunello, di raccontarci il loro punto di vista in questo particolare momento. Iniziamo con Gianni.

Non so se esista un modo per prepararsi ad un evento che comporti così tanti cambiamenti, ancor più se si pensa alla scuola, un luogo che trabocca vitalità, movimento, scambi. Per i ragazzi e per chi, come noi, tutti i giorni la frequenta è stato un improvviso blackout, come se qualcuno avesse chiuso all’improvviso la porta della dispensa mentre eravamo lì a immaginare chissà quale fantastico piatto da preparare: avere tutti gli ingredienti pronti, a disposizione, ma isolati completamente dalla vita reale! Non solo, con la grande preoccupazione sul come avremmo mai potuto riprendere quelle attività che tanto si fondano sulla vicinanza (non solo fisica), sulla partecipazione, sul coinvolgimento. Una perdita improvvisa (ahimè anche economica) che trova consolazione nella speranza di riaprire al più presto quella porta e ritrovare lo sguardo entusiasta e curioso dei ragazzi.

E continuiamo con Marco. Per noi operatori, i mesi del secondo quadrimestre scolastico valgono un campionato. Sono i più fitti di incontri e solitamente, si ritrovano i ragazzi incontrati l’anno precedente. Con alcune classi si instaura un rapporto speciale, perché noi operatori siamo testimoni dei passaggi di crescita dei ragazzi, avendoli incontrati per i tre anni delle medie e, alcuni di loro, già alle elementari. La continuità del progetto Avis Scuola da un anno scolastico all’altro è un investimento sull’efficacia degli interventi. Questa specie di filo invisibile che lega un anno all’altro è evidente ogni volta che siamo accolti dai sorrisi e gli sguardi gioiosi dei ragazzi, percependo come la classe sia immediatamente predisposta all’ascolto, impaziente di partecipare alla nuova avventura. La sospensione delle attività nel secondo quadrimestre del 2020 ha sospeso anche il nostro filo. Come operatore, ho perso i saluti e le battute reciproche di quei ragazzi, spesso i più irrequieti del gruppo, che durante l’attività passano dallo scetticismo iniziale al divertimento e che, all’intervento successivo, saranno tra i primi nel dimostrare la felicità di rincontraci. Un piccolo passo di crescita sia per loro sia per me, oltre a rappresentare, ogni volta, un’importante iniezione di entusiasmo e di fiducia per il futuro del progetto.

Gianni D’Ianni Marco Brunello

Castelgomberto: il progetto Avis s’è svolto a distanza

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a ormai 10 anni Avis Castelgomberto-Trissino e Brogliano (Vi) svolgono l’attività Avis Scuola proposta dal Regionale Veneto con le classi terze delle medie locali. A queste si aggiunge un concorso: ispirati dai contenuti dal tema delle attività e guidati dagli insegnanti di educazione artistica, i ragazzi possono realizzare un disegno, un dipinto, un fumetto, una scultura… Negli anni precedenti, hanno realizzato un albero tridimensionale che rappresentava talenti personali e sogni. Il lavoro svolto in classe, con il supporto dell’insegnante di arte, era stato portato all’esame di terza media come elaborato. Quest’anno abbiamo proposto “Giocavis”, con i tanti suoi spunti, ma è scoppiata la pandemia con la chiusura delle scuole. La coordinatrice del progetto, prof.ssa Elisa Freato, ha voluto comunque portare a termine il concorso, invitando i ragazzi a realizzare le proprie opere a casa, in autonomia. Volontariato, dono e cittadi-

nanza attiva sono stati i tre temi sui quali lavorare, e la proposta è stata di creare un disegno con tecnica a scelta, prendendo spunto e rielaborando tecniche di artisti del ‘900. Avis è così entrata nelle case degli studenti, non lasciandoli soli durante la quarantena. Alessandra Fin

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Disegno di Andrea Dotti, primo classificato

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SERVIZIO CIVILE

Tutti i nostri giovani impegnati nel Servizio civile: che forze! a cura di / Asmae Bibaouen /

Uno per uno tutti i ragazzi del Veneto che si stanno impegnando nel Servizio civile Avis. Entrati a febbraio, sono stati praticamente subito “bloccati” a casa, da dove hanno ugualmente continuato a collaborare.

A

smae Bibaouen, 28 anni, ve l’abbiamo già presentata sul numero scorso, non stampato ma sul web. Le abbiamo dato l’incarico di raccogliere e scrivere notizie sui giovani del Servizio civile nelle Avis del Veneto, ve la ripresentiamo. E lei poi vi presenterà tutt i suoi “colleghi”. Tutti insieme e nella loro unicità, quest’anno sono davvero una Forza! Regionale - Asmae è diplomata in scienze sociali, studentessa in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio (studia anche la lingua dei segni, Lis) all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Vive nel trevigiano ed è in Italia da 17 anni. Ha scelto il servizio civile in Avis per il ruolo e la funzione importante che l’associazione e i donatori hanno nel territorio e per la bellezza del gesto del dono, che va oltre le differenze. In sede a Treviso, dov’è seguita dall’Olp Laura Cendron, ha modo di avere una visione d’insieme di come Avis si muove sul territorio veneto e di collaborare al nostro periodico “Dono&Vita”, data la sua passione per il giornalismo. Avis provinciale di Padova - Abbiamo tre ragazze, accolte le prime due a febbraio e la terza ad aprile dall’Olp Orietta Novello e dalla segreteria tutta. Linda Zorzi, ha 29 anni ed è di Padova. Diplomata ad un istituto tecnico ad indirizzo linguistico, ha scelto di svolgere il servizio civile presso Avis perché crede molto nel concetto di donazione in tutte le sue sfumature. Nella sua famiglia, purtroppo, negli ultimi anni hanno avuto spesso bisogno di trasfusioni di sangue e lei vuole ricambiare donando il suo tempo ad Avis, le è sembrata una conseguenza naturale. Irene Boato ha 19 anni, diplomata all’istituto tecni-

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DONO&VITA

co turistico nel 2019. Ha scelto il servizio civile per fare un’esperienza formativa sia in campo umanistico, relazionandosi così con la gente e con il lavorare in gruppo, sia in campo amministrativo entrando così, piano piano, nel mondo del lavoro. Simona Bracchi, 23 anni, studia scienze psicologiche cognitive e psicobiologiche all’Università di Padova. Conosceva Avis già prima della selezione e ha avuto modo di saperne di più grazie alla volontaria che poi è diventata la sua Olp, Orietta. Spiega che ha scelto di fare servizio civile in Avis per avvicinarsi di più all’associazione sia come volontaria, sia poi come donatrice, dato che fino ad ora non è mai riuscita a diventarlo. Avis comunale di Rovigo - Qui c’è Maiga Ali Soumalia ha 24 anni. Viene dal Niger, studia alle superiori all’Itis di Rovigo. Maiga Alì é in Italia da quasi tre anni e ha cominciato il servizio civile a marzo 2020 nella sede di Rovigo, accolto dall’Olp Lisa Cavallaro e da Francesco. Il motivo per cui ha scelto Avis è dovuto ai suoi amici che hanno già fatto il servizio e ne hanno parlato molto bene. Ha deciso di partecipare per fare nuove esperienze, conoscere nuova gente… In Avis provinciale Rovigo è arrivato Alessandro Paganini, 22 anni, di Rovigo. Ha studiato presso il Liceo Linguistico della sua città ottenendo il diploma


nel 2017 e oggi frequenta il secondo anno del corso “Batteria e percussioni jazz” al Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo. Ha iniziato a fare servizio civile a febbraio con l’Olp Alessia Altieri che gli ha spiegato con chiarezza le sue mansioni in ufficio. Alessandro ha deciso di intraprendere questa esperienza grazie a un amico che, avendo già prestato servizio civile l’anno prima, l’ha consigliata con entusiasmo. Inoltre, ha sempre ammirato i donatori di sangue e poter contribuire a diffondere l’importanza di questo gesto e aiutare i meno fortunati lo fa sentire una persona migliore. All’Avis provinciale di Venezia ci sono due ragazze. Micol Rossi ha 28 anni ed è di Venezia. Per motivi di salute, Micol (che frequentava il liceo classico) non è riuscita a terminare gli studi. Ha iniziato il suo percorso di servizio civile accolta dalla Olp Giovanna Gobbo. Micol ha scelto di fare servizio civile in Avis “perché è grazie ad Avis e alle donazioni se sono ancora qui”. Non è, quindi, una donatrice, ma una ricevente. È conosciuta sui social per il suo “Diario di una Crohniana” dove parla delle sue patologie e delle sue lotte. Il suo obiettivo sarebbe quello di educare soprattutto i più piccoli e avvicinarli al mondo della donazione. Micol è conosciuta anche per la sua impresa folle (come l’ha definita) di volare dal campanile di San Marco durante l’apertura del Carnevale di Venezia del 2019, in onore di tutte le persone malate. Giuliana Marinaro, 29 anni, è laureata in scultura all’Accademia delle Belle arti nel 2015. Ha scelto il servizio civile in Avis perché fa già parte della grande famiglia avisina

come donatrice. L’obiettivo di Giuliana è di vivere questo mondo dall’interno, in particolare seguendo il progetto scuola, che le interessa molto, entrando in contatto con i ragazzi e sensibilizzandoli sull’importanza del dono. Nella Comunale Avis Chioggia presta servizio Nicolò Boscolo, 20 anni. Ha frequentato il Liceo scientifico G. Veronese di Chioggia e ha iniziato il suo anno di servizio civile il 22 febbraio, accolto da Claudia Rossi e Nevio Boscolo Cappon, addetta all’accoglienza e segretario della sede comunale. Nicolò spiega “Ho scelto il progetto con Avis perché, oltre alla vicinanza a casa, quando ho donato mi sono sempre sentito bene e benvoluto e sentivo che il mio gesto era decisamente apprezzato, quindi ho deciso di ricambiare la stessa sensazione”. In Avis comunale Verona ci sono due giovani. Sofia Lai, 22 anni, studentessa al terzo anno della facoltà di Beni culturali a Verona, ha iniziato il servizio civile a metà aprile, accolta dalla segretaria e Olp Emanuela Bighellini e dalla presidente Paola Silvestri. In realtà la sua prima scelta, studiando beni culturali, era di svolgere servizio civile nei musei, ma non essendo ancora laureata, non ha potuto. Perciò, avendo comunque un’indole altruista e il padre donatore, ha scelto di entrare nel mondo di Avis. Hind Yassam, 24 anni, nata in Marocco, vive in Italia da quando aveva due anni. Hind frequenta la Facoltà di Medicina a Verona ed ha iniziato servizio civile il 18 febbraio. Con questo anno di impegno vuole acquisire nuove conoscenze e competenze in un campo molto affine alla sua formazione. Chiudiamo con Avis del Trentino dove presta servizio John Beker Macor, 23 anni. Viene da Haiti ed è in Italia da ben 14 anni. John frequenta il primo anno di università al corso di Lingue Moderne all’Università di Trento. In Avis è seguito dall’Olp Franco Anesi. Essendo uno studente fuorisede, ha visto nel servizio civile un modo per essere un po’ indipendente, fare esperienza nel campo lavorativo e aiutare i suoi genitori ad affrontare le spese dei suoi studi. Ha scelto Avis perché è anche già donatore... Fidas.

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FORUM 7 - TREVISO/BELLUNO

Quarantena, ma per l’egoismo! di / Vanda Pradal / presidente Avis Provinciale Treviso

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reviso. Il virus che arriva da lontano, e per certi versi ancora sconosciuto, ha portato alla luce aspetti che parevano appartenere alle sole analisi sociologiche e talora sullo sfondo anche di queste. Prima di tutto il contagio dilagante dell’insicurezza e dell’ansia. Singolare osservare come i comportamenti collettivi finiscano con l’essere guidati più dall’affidamento alle emozioni che alla ragione. Le scelte dettate più dalla paura che dalla conoscenza scientifica. E la paura alla fine genera aridità: una preoccupazione esagerata per sé, protezione per sé, accaparramento per sé, indifferenza per la sorte dell’altro. Mentre le paure portano alla luce l’individualismo, la stessa diffusione del virus costringe a constatare la realtà dell’interconnessione: non esiste più il vicino e il lontano. Ciò che succede in Cina succede anche da noi. Apparteniamo in una società globale in cui il contagio non è qualcosa di accidentale ma è la cifra del vivere sociale: il contagio delle comunicazioni, delle mode, delle informazioni, delle idee, delle relazioni. Il contagio è inevitabile. Siamo interconnessi costantemente. Un tempo bastava un fossato, un ponte levatoio, una catena montuosa, un confine fisico. Ora dobbiamo arrenderci ad un’evidenza: nessuna città è un’isola. E ad uno sguardo più in profondità possiamo dire citando John Donne che la nostra condizione originaria è sempre stata quella per la quale: “nessun uomo è un’isola”. Nessuno può permettersi di pensare di bastare a se stesso o che qualcun altro debba bastare a se stesso. Nessuno può permettersi di pensare di non essere parte dell’umanità o che qualcun altro non faccia parte dell’umanità. Sono destituiti di senso i tentativi di mettere confini, di porre distanze tra città e città, tra paese e paese, tra uomo e uomo, siamo parte di una casa comune: l’umanità. Emblematica e paradossale questa esperienza del contagio da virus: non solo ci fa sentire parte di un tutto universale ma in questo tutto ci

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fa sperimentare ruoli che pensavamo fossero di altri. Ci fa sentire fragili e vulnerabili, attaccabili dalle malattie nonostante le conoscenze scientifiche ed il progresso tecnologico. E più ancora ci costringe a vestire i panni ed a sperimentare la condizione degli indesiderati ed indesiderabili. Respinti alle frontiere. Forestieri nel nostro stesso Paese. Produce il rovesciamento del nord e del sud del Paese, del nord e del sud del mondo. Sovrani con sovranità limitata. Esperienza difficile quella che stiamo passando, ma anche esperienza di realismo. E poi del resto come è per le esperienze umane più significative, opportunità di reperire proprio dentro alla difficoltà gli anticorpi che la trasformano in una vicenda positiva. E sono gli stessi anticorpi di cui il volontariato ha bisogno e di cui deve farsi portatore. Ed allora vedere da vicino l’instabilità prodotta dall’emotività ci fa ritrovare il desiderio di rivalutare la virtù della ragionevolezza, di cercare legami stabili, di riconsiderare l’importanza degli impegni duraturi, la capacità di tenere duro. La constatazione dell’aridità prodotta dalle paure finisce col generare la lotta per il suo contrario. Per un vivere sostenuto da patti di solidarietà, abitato dall’attenzione effettiva ai bisogni dell’altro, dalla rinuncia ai personalismi, dalla condivisione delle conoscenze, dalla capacità di trasformare i conflitti in opportunità di confronto, da progetti fondati sull’etica del dono e della responsabilità. Sperimentare il deserto delle relazioni fa percepire il richiamo profondo e la nostalgia per i legami autenticamente umani. Mai come ora sentiamo necessario il senso di responsabilità per le nostre comunità. Mai come ora diventa una virtù da praticare anche nella nostra Associazione. Lo spirito di servizio, la capacità di mettersi a disposizione della comunità, l’attitudine a far vincere la squadra e a rinunciare ai personalismi, la competenza per le cose associative. La vocazione a far propri i valori su cui si fonda il nostro servizio. Ecco la sfida per il prossimo futuro: mettere in quarantena l’aridità e gli egoismi e non permettere alle nostre paure di vincere sulle speranze e sul coraggio di guardare avanti e di guardare in alto.


Noi non molliamo mai, ma le istituzioni non ci ignorino! di / Gina Bortot / presidente ABVS provinciale Belluno

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elluno. Non abbiamo mai mollato! Sin dall’inizio e nel corso della pandemia, anche nei momenti più difficili, tra chiusure forzate e notizie confuse, l’Abvs provinciale ha sempre lavorato. Nel seguire e riorganizzare la raccolta, seguire i donatori, garantire la sicurezza. I dipendenti, che ringrazio, sono sempre stati presenti. I dirigenti e i volontari tutti, dopo le prime comprensibili incertezze, sempre impegnati a far fronte all’emergenza Covid. All’inizio il problema (scattata la quarantena e i continui solleciti dalla Regione a stare a casa), è stato far capire ai donatori che loro potevano, invece, uscire per venire a donare. Avevano paura e non so quante ore abbiamo passato tutti al telefono, a spiegare che accedere ai centri di raccolta non era accedere all’ospedale, che venivano rispettate tutte le norme di sicurezza dettate da Crat e Centro nazionale sangue, che misurazione della temperatura, distanziamento e altri dispositivi erano per garantire la massima tutela. Abbiamo fatto del nostro meglio per tranquillizzarli. Tant’è che subito dopo, partiti gli appelli al dono da ogni dove, c’è stato anche da noi il boom di affluenza. Si sono fatti avanti così tanti donatori e aspiranti da rimanere sbalorditi. In altre, lunghe telefonate abbiamo cercato di spiegare che troppo sangue tutto insieme, visto anche il rallentamento di molti interventi chirurgici negli ospedali, avrebbe significato eccedenza e che sarebbe stato un bene spalmare le donazioni nelle settimane e nei mesi successivi. I donatori, con molta pazienza e molta intelligenza, hanno capito e ci hanno seguito. Loro sono stati grandiosi, noi abbiamo fatto tutto quello che era umanamente e professionalmente possibile fare, ma le istituzioni? Non bastassero le gravi carenze di personale che attanagliano i nostri centri, ad oggi (al momento di andare in stampa, n.d.r.) rimangono chiusi due centri preziosi per l’Abvs. In una lettera pubblicata sui quotidiani bellunesi e inviata a Ulss1, Regione, Crat, Provincia, Conferenza dei sindaci e Prefetto, scriviamo:

“In seguito alla pandemia del Covid-19 le strutture di Agordo e Pieve di Cadore sono state chiuse e le donazioni (per quanto riguarda l’Abvs) possono essere effettuati solo a Belluno. Un iniziale messaggio, non coordinato e male finalizzato alla donazione di sangue, lanciato da ogni oratore a ogni finestra, ha provocato notevoli disagi che hanno determinato grande esubero di sangue a rischio scadenza. I donatori Abvs sono stati invitati a non donare per non aggravare la situazione. Ora la situazione ospedaliera sta riprendendo e con essa la richiesta di sangue. Ma Agordo e Pieve di Cadore non riaprono, perché? Ci è stato risposto che non ci sono medici. Abbiamo, però, il sospetto che non sia solo un problema di personale, ma anche di altro che non viene detto. Ciò che è certo, è che i 24/26 donatori convocati per seduta di prelievo che potrebbero donare ad Agordo una volta ogni 15 giorni e a Pieve di Cadore 1 volta la settimana, non possono farlo. Qualcuno di loro farà 60 oppure 120 chilometri (tra andata e ritorno), pari a 2 ore e mezza di tempo in strada, per andare a donare a Belluno. Vorremmo che chi di competenza desse una risposta chiara agli 844 donatori dell’Agordino e ai 1.137 donatori del Cadore che desiderano fare la loro donazione nei locali ospedali, dotati di spazi a norma di legge e che hanno superato tutte le ispezioni previste. Nel caso di un’altra emergenza o quando saranno di nuovo operative al 100% le sale operatorie, ci saranno ancora i nostri donatori? Come possiamo pretendere di poter contare su di loro, se non viene consentito di continuare a donare periodicamente e nei punti di prelievo di riferimento del loro territorio?” A queste domande esigiamo delle risposte chiare!

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FORUM 7 - VICENZA/VERONA

Molti aspiranti donatori, però... di / Giovanni Vantin / presidente Avis provinciale Vicenza

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icenza. Il periodo dell’emergenza da Covid 19 l’abbiamo vissuto nel vicentino come in qualsiasi altra parte del Veneto: con incredulità, disorientamento, blocco di tutte le iniziative di sensibilizzazione al dono. Da subito, con la “chiusura” dell’intera regione, ci siamo confrontati all’interno del Dipartimento e tra associazioni per seguire l’evoluzione della situazione, capire che fare, come muoverci. Le nostre Comunali erano disorientate, i donatori ci chiedevano se potevano andare a donare o no, se la donazione era contemplata dalle autocertificazioni. Incertezze che non hanno mai spaventato i donatori, che anzi si sono fatti avanti più numerosi del solito, in particolare dopo gli appelli. Molti anche gli aspiranti donatori: cittadini di tutte le età, ma in prevalenza giovani, si sono resi disponibili per dare una mano. Purtroppo, per decisione del Dimt, le idoneità a un certo

punto sono state bloccate per lasciar spazio ai già donatori e solo a inizio giugno sono riprese. La decisione non mi ha trovato del tutto d’accordo, perché gli aspiranti donatori sono una risorsa fondamentale per le nostre associazioni e rinviare la loro idoneità di settimane e mesi è sempre un rischio. Significa soffocare entusiasmo e motivazione, e rinviare tante prime donazioni che invece sarebbero utili nel periodo estivo, che sappiamo essere critico. Speriamo di recuperarli tutti, anche grazie alle domeniche dedicate alle idoneità (come al Centro trasfusionale di Montecchio) e al grande lavoro delle nostre sedi. A questo proposito, desidero ringraziare tutte le Avis comunali, i dirigenti e i volontari della provincia di Vicenza che non si sono risparmiati, dimostrando ancora una volta, anche in un’emergenza così imprevedibile e strana, la grande forza del volontariato del sangue.

Intanto, come a Schio, le Avis non “dormono” Avis attiva sul territorio: Due volontarie Avis a Schio, all’entrata della Casa della Salute per mettere a disposizione dei cittadini i DPI per il Coronavirus. Intanto crescono le donazioni di plasma

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chio. Durante il coronavirus, volontari e donatori dell’Avis Schio Alto Vicentino hanno risposto ancora una volta “presente”. A fine aprile la richiesta di sangue è diminuita per la sospensione di molti interventi chirurgici e di terapie non urgenti ma, da metà maggio, la raccolta è proseguita regolarmente anche grazie al collaudato sistema organizzativo e gestionale scledense. In tanti hanno risposto ai numerosi appelli di donazione di plasma che è stata incentivata con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati. Tra loro anche tanti cittadini che hanno scelto di diventare

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nuovi donatori per dare una mano. Ma il grande impegno profuso dall’Avis durante l’emergenza non si è limitato alla sola raccolta di sangue e plasma. Diversi volontari si sono resi disponibili a presidiare l’entrata della Casa della Salute di Schio misurando la temperatura, controllando la posizione della mascherina, invitando ad igienizzare le mani e fornendo indicazioni utili. Altri hanno assicurato il ristoro dopo la donazione. La nostra Avis ha, inoltre, deciso di sostenere con un contributo economico la Croce Rossa, impegnata su diversi fronti a fronteggiare l’emergenza. Un altro contributo economico è stato dato al Comune di Santorso per la sistemazione di alcune stanze di Villa Miari, dove sono stati alloggiati medici ed infermieri dell’ospedale Alto Vicentino, alcuni dei quali costretti a dormire in auto, che avevano deciso di non rientrare in casa per non correre il rischio di contagiare i propri familiari. “Sono fiero dei nostri donatori la cui generosità supera ogni confine e non conosce ostacoli – commenta il presidente Giulio Fabbri - nemmeno di fronte ad un’emergenza come quella che stiamo vivendo!”.


Covid-19, una spinta a crescere di / Michela Maggiolo / presidente Avis provinciale Verona

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erona. Il 2020 era iniziato con tanti buoni propositi, progetti, riapertura, anche se ridotta, di alcuni centri di raccolta chiusi nel 2019. A febbraio si era tornati ad avere il segno positivo delle donazioni raccolte, poi, all’improvviso, verso fine mese, ecco presentarsi un’emergenza a cui nessuno era pronto. Vengono sospese le attività associative (comprese le ultime assemblee delle Avis comunali), mentre continuano le donazioni e ci si ritrova a dover gestire donatori e dirigenti associativi in un turbinio di notizie e informazioni in continua evoluzione. All’inizio di marzo, inevitabile, assistiamo al calo delle donazioni, per la paura dei donatori a recarsi negli ospedali e nei centri di raccolta, per la mancanza di informazioni certe e per i provvedimenti restrittivi che non permettevano di uscire di casa, se non per motivi di necessità. A metà marzo, a seguito degli appelli e delle rassicurazioni del Centro nazionale sangue e alla precisazione che le donazioni sono livelli essenziali di assistenza per il nostro sistema sanitario, si inverte la tendenza e parte l’assalto all’Ufficio di prenotazione interassociativo da parte dei donatori veronesi e aspiranti tali, con telefonate (per alcuni giorni quasi triplicate rispetto all’andamento normale), mail e messaggi. Tutti pronti a tendere il braccio. Le donazioni nella seconda metà di marzo hanno permesso di raggiungere un livello ottimale di scorte di tutti i gruppi sanguigni. Contemporaneamente, inizia la diminuzione dei consumi per la riduzione di alcune attività ordinarie e differibili. Per regolare quanto raccolto e quanto consumato, si concorda a livello dipartimentale, tra Associazioni/Federazioni di donatori di sangue e medici trasfusionisti, una riduzione delle donazioni di sangue intero per le settimane successive. Obiettivo: modulare le donazioni per evitare un’elevata iper datazione delle emazie nel mese di aprile e una possibile carenza tra maggio e luglio. Nella seconda metà di aprile, con la riduzione progressiva dell’eccesso delle scorte e con un lento, ma progressivo aumento dei consumi, si è reso necessario prevedere un aumento progressivo della raccolta nel nostro Dipartimento. Maggio si è concluso con dei segnali di ripresa.

Nei primi giorni e nelle prime settimane di emergenza Coronavirus, non è stato semplice comunicare con tempestività quanto stava accadendo ai donatori e ai dirigenti associativi. Era fondamentale far arrivare notizie corrette, in tempi talvolta molto stretti, a volte tra notizie contrastanti o non ufficiali. Ci siamo ritrovati a gestire non solo l’emergenza legata alla donazione, ma anche questioni burocratiche contingenti. Da un lato c’era chi chiedeva delucidazioni di vario tipo e dall’altra non c’erano indicazioni certe, come ad esempio come e quando si sarebbero svolte le assemblee delle Avis comunali e quelle delle sovraordinate che erano state sospese. Seguendo le normative ministeriali e regionali, a luglio si concluderà con le assemblee comunali e provinciali e lo si farà diversamente da come si era abituati, limitando le presenze, mantenendo le distanze e adottando tutte le precauzioni sanitarie imposte e/o suggerite per evitare nuovamente il diffondersi del Coronavirus. Tra le attività inizialmente sospese c’erano anche le riunioni, i consigli direttivi, che si è cominciato a svolgere a distanza, in videoconferenza, per noi un modo nuovo di lavorare, ma che ci permette di proseguire in parte con l’attività associativa. Sono state sospese le feste del donatore, solitamente concentrate in primavera e autunno e tutte le partecipazioni a eventi e manifestazioni a livello locale o provinciale per promuovere il dono del sangue. Non si sono potuti fare molti incontri già calendarizzati o in fase di programmazione nelle scuole e nei centri estivi. Anche per la scuola probabilmente bisognerà pensare a nuove modalità di incontro.

Verona: ripensare a nuove modalità di incontro e promozione, anche nelle scuole di ogni ordine e grado.

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FORUM 7 - ROVIGO/VENEZIA

Donare ai tempi del Covid-19 colloquio con / Barbara Garbellini / presidente Avis provinciale Rovigo

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ovigo. Avis ai tempi del coronavirus. Intervista alla presidente di Avis provinciale, Barbara Garbellini. a cura della nostra redazione rodigina. La diffusione del Covid-19 è stato un fulmine a ciel sereno. È stato istituito il lockdown, ma che non ha coinvolto la necessità di sangue. Come si è organizzata Avis? È stato un momento difficile per tutti e che ci ha colti di sorpresa. Come Avis provinciale Rovigo, di concerto con il Dipartimento di medicina trasfusionale dell’Ulss5 Polesana, abbiamo cercato di dare tempestive e corrette informazioni sia ai dirigenti associativi del nostro territorio che ai donatori. In un primo momento, in ottemperanza all’ordinanza di febbraio 2020 emessa dal Ministro della Salute di intesa con il presidente della Regione Veneto, in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, e viste le circolari delle nostre Avis sovraordinate, si è provveduto a sospendere le attività associative quali assemblee, feste, iniziative promozionali. Le donazioni presso i tre Centri trasfusionali (Ct) polesani, invece, sono continuate regolarmente seguendo le misure di sicurezza trasmesse dal Coordinamento attività trasfusionale regionale e dal Centro nazionale sangue e informando i donatori in tal senso. Successivamente, protraendosi il periodo di lockdown ed essendo state bloccate le attività sanitarie considerate non urgenti, come le attività chirurgiche programmate differibili, c’è stato un calo dei consumi clinici di sangue. Si è reso necessario, quindi, programmare le donazioni in modo da evitare gli assembramenti nei luoghi di visita e raccolta e trasfusione, e da garantire la distanza di sicurezza, per non vedere vanificati gli sforzi e la generosità dei donatori avisini. Come ha funzionato l’Ufficio unico di chiamata? Ritengo che in questo periodo di emergenza epidemiologica, l’Ufficio unico di chiamata donatori della Provincia di Rovigo abbia svolto un ruolo importante sia di coordinamento che informativo. Gli impiegati del nostro ufficio, di concerto con

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il personale del Dimt, costantemente aggiornati in materia di prevenzione e sicurezza Covid-19 da trasmettere ai donatori e/o aspiranti donatori, hanno permesso di gestire al meglio la prenotazione e programmazione delle donazioni, anche durante la chiusura del Centro trasfusionale di Trecenta, in quanto l’ospedale era stato destinato a Covid. L’ufficio ha assunto il massimo significato della sua ragion d’essere al fine di non vedere vanificate le generose donazioni. Importante, inoltre, è risultata la programmazione donazionale, evitando l’iper afflusso ai Ct. Come hanno risposto i donatori? I donatori polesani hanno risposto numerosi e tempestivamente agli appelli “Donate”, andando oltre ai timori di un virus sconosciuto, con la garanzia di Centri trasfusionali in massima sicurezza e tutela. A mio avviso, i donatori hanno intelligentemente capito che questo periodo di emergenza imprevisto, particolare e che si protrae, non ha solo rivoluzionato gli stili di vita e le abitudini di tutti, ma ha anche determinato una riorganizzazione del sistema donazione. Sistema che, oltre alla prenotazione con programmazione, ha visto l’aggiunta di controlli in merito allo stato di salute, nonché gli accessi contingentati. Le linee guida adottate per la sicurezza sia del donatore che del ricevente hanno creato difficoltà? In un primo momento sono stati una novità, ma a mio parere tutti noi donatori ci siamo adeguati velocemente e senza particolari problemi. Di sicuro, tali misure adottate non hanno fermato la voglia di donare. Come hanno affrontato i donatori dell’Alto Polesine la chiusura del Ct di Trecenta? La chiusura del Trasfusionale di Trecenta ha determinato un’ulteriore riorganizzazione del sistema donazionale. I donatori dell’alto Polesine, grazie anche alla collaborazione dei dirigenti delle Avis comunali, hanno in ogni caso capito le esigenze del periodo e molti sono andati anche a donare al Ct di Rovigo. Che considerazioni finali si sente di fare? Ripensando al lungo periodo, mi chiedo cosa


si potesse fare di più e se si poteva fare meglio. Nell’immediatezza mi viene da rispondere che ci sono sempre margini per migliorare, ma che di sicuro abbiamo cercato, come Avis, di fare del nostro meglio, ponendo costante attenzione all’evolversi delle disposizioni in materia Covid e cercando di dare informazioni precise ed esau-

stive sia ai dirigenti associativi che ai donatori e/o aspiranti donatori. Mi piace pensare, in ogni caso, che tutti noi donatori siamo andati oltre ad eventuali carenze e/o disagi del periodo, consapevoli che il nostro gesto d’amore è necessario per salvare una vita: “non so per chi, ma so perché!”. Un grazie di cuore a tutti!

Venezia tiene nonostante tutto di / Silvano Vello / segretario Avis Provinciale Venezia

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enezia. Auspicando che il peggio sia ormai alle nostre spalle, vorrei tirare le somme di questo periodo di emergenza sanitaria che va dalla fine di febbraio ai primi di giugno del 2020. Possiamo, innanzitutto, dire che la sede del Provinciale è sempre rimasta aperta al mattino dalle 8.30 alle 12.30 dal lunedì al sabato, grazie alla presenza di una nostra dipendente Avis. Un altro nostro collaboratore avisino ha lavorato in smart working per tre mattinate (martedì, mercoledì e venerdì, con orario 8.30-14.30). I due volontari del servizio civile, obbligatoriamente, lavoravano da casa. Poche persone sono comunque giunte fisicamente in sede. L’accoglienza nei Centri trasfusionali con personale Avis è proseguita a Chioggia, Dolo, Mestre, Mirano e a Portogruaro. In altri centri, ove operano volontari o dipendenti delle Comunali, il servizio è continuato regolarmente come a Jesolo, Noale e Venezia. A San Donà di Piave, invece, è stato temporaneamente sospeso il servizio di accoglienza. Per ciò che concerne la raccolta associativa di Src, alcune sedi non hanno purtroppo ottenuto l’accesso ai locali dell’Asl (distretti) per la normale raccolta associativa e altri locali non hanno avuto l’autorizzazione per poter svolgere il medesimo servizio per motivi normativi. Fra questi sono compresi i locali utilizzati dall’Avis dello scrivente ad Annone Veneto. Nel primo caso, invece, rientrano i punti di raccolta di Cavallino, Favaro Veneto, Noventa di Piave, Quarto D’Altino e Scorzè. Le altre 13 sedi sono rimaste aperte con le prescrizioni del caso (accesso con mascherina, guanti, misura della temperatura e uso del gel disinfettante), usate da tutti. La prenotazione è ormai diffusa in quasi tuti i Centri trasfusionali. Fra quelli in cui non è ancora attiva ricordiamo il Centro trasfusionale dell’ospedale Civile di Venezia.

Le assemblee di Avis comunali che si dovevano svolgere a fine febbraio, bloccate per il covid-19, sono andate tutte in porto. fra queste: Fossalta di Portogruaro, di Marcon, Scorzè, Torre di Mosto e Vigonovo.

L’assemblea Avis provinciale di Venezia si terrà il 25 luglio a Pramaggiore, in presenza, invece del 14 marzo a Portogruaro come previsto ante Covid-19. Ringrazio quindi la disponibilità della comunale di Pramaggiore per poter svolgere l’assemblea provinciale nel suo territorio, sperando, in un prossimo futuro, di poterla nuovamente organizzare a Portogruaro. Per quanto riguarda la Banca del plasma, di cui molto si è parlato in queste settimane di emergenza, in giugno sono state raccolte nove sacche di plasma iperimmune in varie realtà della Città Metropolitana . Da segnalare il cortometraggio della Provinciale, opera di Eleonora e Giuliana, del Provinciale, diffuso via social per la Giornata mondiale del donatore di sangue che ha coinvolto varie persone con brevi video poi uniti in uno unico, volto alla promozione della donazione.

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FORUM 7 - PADOVA

Mesi difficili nella provincia Euganea, ma la ripresa... c’è di / Roberto Sartori /

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adova. La raccolta nel Dimt (Dipartimento interaziendale di medicina trasfusionale) di Padova, analizzando i dati aggiornati al 30 maggio 2020, evidenzia una perdita totale di circa 3000 sacche di sangue intero, mentre la raccolta di plasma si mantiene in linea con i primi mesi dell’anno precedente. A registrare il calo più consistente è stato il Centro di raccolta dell’ospedale di Schiavonia. Sin dall’inizio del mese di marzo, il centro è stato completamente chiuso essendo la struttura adibita a “ospedale Covid-19”. Un calo drastico, senza che ci fosse la possibilità di indirizzare i donatori presso strutture limitrofe. Non solo. Oltre a quello di Schiavonia, è stato chiuso il punto prelievi di Montagnana, successivamente riaperto dal mese di aprile. La raccolta associativa ha visto alla fine di maggio un calo di circa 459 unità di sangue intero. Durante il periodo di isolamento forzato, l’associazione ha tenuto chiusi gran parte dei punti esterni di raccolta. Gli accessi dei relativi donatori sono stati organizzati presso le sede principale, in via Trasea a Padova, al fine di garantire lo svolgimento dell’attività in sicurezza per i donatori e per il personale sanitario.

Schiavonia: Il moderno ospedale, trasformato in Hub-Covi il cui Centro trasfusionale è rimasto forzatamente chiuso da marzo a giugno.

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Tutte le norme di sicurezza emanate dal Crat (coordinamento regionale attività trasfusionale) e dal Centro nazionale sangue sono state applicate e seguite alla lettera. Ora, con il riavvio delle attività esterne, negli undici punti prelievo la situazione si è normalizzata. L’obiettivo rimane quello di garantire il trend di crescita degli ultimi anni, che ci ha permesso di ridurre notevolmente lo storico gap negativo nel rapporto raccolta-trasfuso. I centri che hanno registrato una maggiore decrescita sono stati: Schiavonia -1763 al 31 maggio 2020 a causa della chiusura completa dell’attività di raccolta, l’ospedale dei Colli con -505 sacche di sangue intero e Cittadella con -317 sacche di sangue intero. In aggiunta alla perdita della raccolta associativa in convenzione con un -459, arriviamo alle tremila sacche mancanti. È diminuito ovviamente anche l’uso del sangue nel periodo di chiusura dovuto ad una drastica riduzione dell’attività chirurgica, ma grazie all’organizzazione di chiamata e prenotazione messa in campo, ci auguriamo di riuscire a coprire le necessità del Dipartimento nei prossimi mesi di ripresa delle attività.


CRONACHE ASSOCIATIVE

Le colombe volano più in alto del virus di / Nicola Baldin /

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erona. Perdere prematuramente un figlio, un parente o un amico di leucemia, lascia nel cuore un vuoto che appare subito incolmabile. La sensazione è che nulla al mondo possa consolare il grande dolore che soffoca il cuore di chi resta. Il trascorrere del tempo, però, mostra la continuità della vita con il suo immenso valore per la quale vale sempre la pena di reagire e impegnare al meglio le risorse. Ad inizio marzo sono arrivate ad Albaredo le Colombe per la campagna dell’Admor “Con una Colomba doni la Vita” per sensibilizzare sul dono di midollo osseo e cellule staminali. Da moltissimi anni Avis Albaredo d’Adige scende in piazza collaborando con l’Associazione Donatori Midollo Osseo di Verona, allestendo banchetti e punti d’informazione nei giorni prima della Pasqua. Quest’anno, vista la particolare e delicata emergenza sanitaria che ha impedito di allestire gazebo all’aperto e di muoversi liberamente, temevamo che andasse tutto all’aria. Quindi, ci siamo organizzati in altro modo, anche per dare un segnale di vicinanza e speranza alla sanità veronese così duramente impegnata dal punto di vista umano ed economico. Tramite passaparola, telefonate, prenotazioni, consegne “segrete” al volo, con la preziosa collaborazione del Gruppo Podistico Avis Albaredo siamo riusciti a recapitare a domicilio le colombe e a farle diventare splendidi gesti di solidarietà. Un ringraziamento a tutti per la splendida generosità dimostrata e per la preziosa collaborazione di tanti amici, su tutti Lino Marchetto, Vittorio Scaion e Donatella Marchi. Dalla vendita di tutte le 234 colombe a disposizione, Avis Albaredo d’Adige ha raccolto 2.057,60 euro, interamente devoluti ad Admor per contribuire al finanziamento di borse di studio a giovani medici, biologi e ricercatori degli ospedali di Verona, oltre all’acquisto di apparecchiature elettromedicali utili alla cura degli ammalati oncoematologici. Admor promuove anche la cultura del dono durante le mattinate informative presso le scuole superiori, con la collaborazione e il patrocinio dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, il Provveditorato agli studi Miur, e l’Assessorato ai servizi sociali e famiglia del Comune di Verona. I requisiti per diventare

potenziali donatori di midollo osseo sono: avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, pesare più di 50 kg, essere in buona salute; è necessario un colloquio informativo con il medico del Centro trasfusionale, compilare il modulo per il consenso informato e aderire al Registro italiano donatori di midollo osseo (Ibmdr). A Verona e provincia il servizio informativo viene svolto presso tutti i Centri trasfusionali. “Donare aiuta chi soffre e da’ gioia a chi dona”.

A proposito, riceviamo... Sono Mariangela e sono qui a scrivervi e a ringraziarvi perché mio figlio, che quest’anno compie 30 anni, l’anno scorso in questo periodo ha scoperto di avere un linfoma. Dopo un anno di chemioterapia e un autotrapianto di cellule staminali a marzo 2020, ha avuto bisogno di trasfusioni ogni tre giorni. Proprio in questa circostanza, mi sento di ringraziare di cuore tutti quelli che hanno donato il sangue e che continuano a farlo. Vorrei dire a tutti loro, a ognuno di loro, “Grazie” perché avete salvato la vita a mio figlio. Con riconoscenza e stima.

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Dalla Caserma “Fiore” Stellette al dono a Motta di Livenza

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reviso. Ad aprile ha preso il via il programma di donazioni di sangue dei militari del Multinational Cimic Group, reparto ospitato nella caserma “Mario Fiore” di Motta di Livenza (Tv) che conta 400 effettivi. Il progetto, coordinato dall’Avis di Motta di Livenza, proseguirà anche nei prossimi mesi. “L’iniziativa sta crescendo un poco per volta, inserendo gli uomini e le donne del reggimento spiega il presidente Avis Rinaldo Polesello - Stiamo procedendo con le visite di idoneità e poi si partirà con le donazioni una volta ricevuto il via libera. Ringraziamo davvero tutti per la grande disponibilità, si è creata una bella collaborazione”. Il Comandante, Colonnello Luca Vitali, spiega che in un periodo con un’emergenza sanitaria senza precedenti, l’Esercito Italiano è stato chiamato a dare il proprio contributo in termini non solo logistici, ma anche operativi. In tale contesto, non è mancato il supporto del Multinational Cimic Group, che si è adoperato già dai primi momenti dell’emergenza, predisponendo assetti logistici pronti a muovere con brevissimo preavviso e contribuendo con mezzi e materiali. “Faccio alcuni esempi: il supporto dato al Reparto Covid di Medicina interna dell’ospedale di Saluzzo (Cuneo), attraverso l’invio di un Ufficiale medico e quello fornito alla Protezione civile tramite la disponibilità di mezzi e materiali per qualsiasi esigenza di trasporto. Per dei soldati come

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noi, però, questo non poteva bastare - spiega Vitali - Per questo, in maniera del tutto spontanea e partecipativa, ho recepito la proposta di una parte del mio personale, estendendola a tutti. Ho invitato i miei uomini e le mie donne a donare sangue, a fare un atto umano, semplice ma esemplare in un periodo di emergenza da pandemia. Questo gesto rappresenta i valori insiti nel giuramento prestato alla Repubblica Italiana. I valori di solidarietà, amore per il prossimo ed esempio sociale hanno spinto i miei operatori a dare seguito a questa lodevole iniziativa”. Quali valori e quale significato racchiude l’adesione alla donazione di sangue? “Ritengo che donare il sangue sia uno dei più alti e nobili atti che esista. È un gesto concreto di solidarietà ed altruismo. Significa fare e non guardare, significa donare una parte di sé e della propria energia vitale a qualcuno che sta soffrendo, a qualcuno che ne ha un reale e urgente bisogno, significa preoccuparsi e agire per il bene della comunità e per la salvaguardia della vita”. Superata l’emergenza, il Multinational Cimic Group continuerà a supportare e ad incoraggiare la donazione del sangue tra i suoi dipendenti. Con la speranza che questa collaborazione continui in futuro sotto forma di scambio di esperienze in ambito addestrativo, di accrescimento culturale e di sensibilizzazione verso le rispettive realtà.


E a Mestre dona la Benemerita di / Manuela Fossa /

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estre. Ci piace l’idea di iniziare questo articolo con chi la vita, in questi mesi, l’ha donata due volte. Prima diventando papà del piccolo Alessandro, nato quattro giorni fa e oggi martedì 30 giugno, facendo la sua prima donazione di sangue, nonostante la nottata in bianco! Gianfranco è uno dei 42 carabinieri della Caserma di Mestre che nelle settimane scorse hanno fatto la visita di idoneità per diventare donatori al centro raccolta dell’ospedale dell’Angelo. Una parte di loro, insieme al Capitano Andrea Miggiano e il Maresciallo Massimo Demarin che ha coordinato la proposta del Capitano stesso, ha fatto la prima donazione di sangue o plasma. Una mattinata quasi interamente dedicata all’Arma. Alcuni di loro, risultati idonei alla visita preventiva, hanno già donato. Altri hanno programmato la loro donazione nei giorni successivi, non potendo ovviamente lasciare sguarniti turni e caserma presentandosi tutti in massa. Tra i più giovani, nel giusto range di età, anche adesioni al registro dei donatori di midollo. Anche questa collaborazione rientra tra le attività organizzate da Admo Venezia, in collaborazione con Avis SRC Provinciale e alcune Avis Comunali del territorio veneziano, all’interno del bando di progetto realizzato con fondi della Regione Veneto. Per Admo è importante essere riusciti a proseguire l’attività in questi mesi così particolari. È fondamentale ora ripartire con nuo-

ve energie, per i quasi 1800 malati che, solo in Italia, attendono di trovare un donatore compatibile per sconfiggere la malattia. “L’intenzione mia e dell’Arma è quella di dare il primo input ed esempio - ha detto il Capitano Miggiano - ma questi numeri ci rendono orgogliosi perché la scelta è fatta come privati cittadini, liberi dal servizio. Tutti proseguiranno poi l’attività di donatori in maniera autonoma”. Anche per Avis, come confermano medici e dirigenti associativi, è importante avere nuovi iscritti che donano regolarmente, per affrontare l’emergenza che non è più solo estiva ma si prolunga purtroppo per quasi tutto l’anno. Si potrà contare quindi sui “vecchi” e generosi donatori regolari, affiancati da queste nuove forze.

Cima Grappa: perché il “sangue si doni e non si versi”

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ima Grappa. Con l’opportuno distanziamento si è svolta domenica 5 Luglio la consueta Giornata del Donatore di sangue a Cima Grappa. Non erano presenti autorità, né pubblico per evitare assembramenti. Presenti i Capigruppo RDS, l’Aido Bassano, il Labaro della Sezione Fanti, quello dell’Areonautica e labari delle Avis di Teolo (PD), Borso del Grappa (TV), Borgo Valsugana (TN), Provinciale di Vicenza e Bassano del Grappa. Il Parroco di Cismon del Grappa ha celebrato la S. Messa al Sacello della Madonna del Grappa. La Cerimonia è stata seguita a debita distanza da numerosi accompagnatori e turisti di passaggio.

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Le Avis del Veneto non sono state “ferme”, durante l’emergenza Covid. Oltre a far donare regolarmente, pur fra mille difficoltà, si sono attivate in ogni modo e con ogni mezzo per aiutare i cittadini e le istituzioni locali. Ecco solo alcuni esempi, fra i tantissimi, di cui abbiamo avuto notizia

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Avis venete oltre il puro dono di / Asmae Bibaouen e Michela Rossato /

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nche durante l’emergenza Covid-19 l’Avis ha continuato a garantire l’autosufficienza: lanciando appelli ai donatori e ai cittadini attraverso tutti mezzi possibili, dalle chiamate ai post sulle varie pagine e gruppi di facebook e altri social, spiegando che la donazione è una necessità e tranquillizzando i donatori sulla sicurezza dei Centri trasfusionali e dei centri di raccolta. Le Avis del Veneto, però, non si sono limitate a questo, impegnandosi molto anche in altre iniziative solidali dettate dal momento critico della pandemia. Hanno collaborato con Comuni, altre associazioni, attività commerciali, Pro loco, Protezione civile… per distribuire mascherine, pacchi alimentari o donare somme di denaro alle Amministrazioni comunali, termo scanner, kit di sicurezza… Ecco alcune iniziative, segnalateci durante i mesi della quarantena. A Villorba (Tv) alpini e avisini, con il Comune, hanno distribuito mascherine a 7.500 nuclei familiari, così come a Vedelago, sempre nel trevigiano. A Lendinara (Ro) Avis si è attivata per collaborare al reperimento e consegna di un migliaio di mascherine, kit di sicurezza, pacchi alimentari a medici e sanitari, protezione civile, alle forze dell’ordine, alle famiglie bisognose e agli anziani. Sempre a Lendinara l’Avis comunale ha donato dei termo scanner alla polizia locale, ai carabinieri e agli scout. A Oppeano (Vr), Avis ha donato disinfettanti per medici, enti e associazioni. L’Avis provinciale di Verona ha festeggiato la Giornata mondiale del donatore distribuendo kit di sicurezza (composti da mascherine, guanti e gel personalizzati) ad associazioni di diversi comuni. Alla Caritas di San Bonifacio che li ha distribuiti attraverso la Casa della Giovane, a Legnago tramite l’emporio della solidarietà San Martino, all’associazione Betania che ha 12 strutture di accoglienza. Nella zona del Garda e dintorni, invece, la scelta è ricaduta sull’associazione Amo - “Miki de Beni” Assistenza malato oncologico terminale. L’Avis di Castelfranco Veneto (Tv) ha donato 2.500 euro al Comune per incentivare i buoni pasto alle famiglie in difficoltà, come anche l’Avis

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di Resana (Tv) che ha donato 1000 euro alla Protezione civile e al Comune. Avis di Paderno del Grappa, in collaborazione con Avis di Crespano del Grappa (Tv), ha donato mascherine ai volontari dei servizi sociali. Avis Malo e Monte di Malo (Vi) ha devoluto i fondi che avrebbe utilizzato per la consueta gita primaverile alla Fondazione di Comunità Vicentina per la Qualità della Vita per aiutare gli ospedali. Nel veronese, Avis Montecchia di Crosara, in collaborazione con Avis San Giovanni Ilarione-Vestenanova, ha donato 900 mascherine e 200 tute all’ospedale Fracastoro di San Bonifacio. Abvs, sezione di Mas (Bl) e dintorni ha consegnato 200 mascherine alla casa di riposo, mentre Avis di Fratta Polesine (Ro) ha donato materiale per la sanificazione alla Sacra Casa Famiglia. Solo alcuni esempi del cuore grande degli avisini, che in tutto sono stati sempre in prima linea.


L’impegno dei nuovi cittadini

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urante l’emergenza anche le comunità straniere hanno dimostrato il loro impegno solidale per aiutare l’Italia a superare il difficile periodo. La loro preoccupazione era ed è doppia. Oltre a essere preoccupati per la situazione in Italia, paese dove risiedono con le famiglie, il pensiero è anche ai propri cari nei paesi d’origine. Se in Italia tutti aspettavano il bolletino della giornata, i nuovi cittadini ne aspettavano sempre due. Da qui l’impegno solidale sia per il Paese ospitante, sia per quello d’origine. Numerose le iniziative solidali in Italia compiute da molte nazionalità. Alcune sono partite da singoli, altre da gruppi organizzati. C’è chi si è impegnato a fare la spesa ai propri vicini italiani anziani, chi (in particolare molti giovani nati e/o cresciuti in Italia) si è messo a disposizione della Croce Rossa o di altre Associazioni di volontariato. Molte associazioni di varie nazio-

nalità hanno cercato di collaborare acquistando distribuendo i pacchi alimentari alle famiglie bisognose. Altre hanno raccolto somme cospicue - è il caso di molte comunità islamiche - per consegnarle ad amministrazioni comunali e ospedali. In alcune città le comunità islamiche hanno raccolto l’appello di Avis, donando il loro sangue. Come per esempio nella nostra Riviera del Brenta. Un gesto “simbolo” che ha commosso molti è stato quello di Sameh, un fruttivendolo egiziano nel Bergamasco, che ha messo a disposizione la frutta e verdura del suo negozio a chi ne aveva più bisogno. Molti altri esempi si sono succeduti da parte di comunità straniere presenti in Italia, dimostrando a tutti quanto sia importante stringersi l’uno all’altro, senza distinzioni, in un periodo che nessuno di noi potrà dimenticare. A.B.

I giovani volti della Provinciale di Treviso

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reviso. Sono Laura Coldebella, 20 anni di Vedelago, e Nicola Rizzi 32 anni di Preganziol, i vincitori del concorso “I volti del dono” promosso dall’Avis provinciale di Treviso con l’obiettivo di promuovere la donazione attraverso l’impegno di giovani testimonial capaci di raccontare la loro esperienza in Avis, valorizzandola sul territorio e facendola conoscere in particolare tra i coetanei. Laura, donatrice dal 2019, commessa: “Mi sono avvicinata al dono grazie a un fortunato incontro con il referente dell’Avis di Vedelago Simone Tommasini che mi ha proposto di partecipare al progetto avisino, mi ha raccontato di questa realtà, della sua valenza e dell’opportunità di fare qualcosa di utile tenendosi in salute. Non ci ho pensato due volte, e così sono entrata in Avis. Ai giovani dico di avvicinarsi al dono perché è una cosa buona, aiutare gli altri è una bella tattica per sentirsi bene anche con se stessi”. Nicola, donatore Avis dal 2015, è dipendente pubblico: “Ho iniziato a donare a 18 anni, grazie a mio padre, e fin da subito ho capito che si trattava di una cosa bella. Da quel momento non ho più smesso e cerco di fare il passaparola tra

amici e conoscenti. Sono felice di essere un Volto del dono per l’Avis e ai ragazzi e alle ragazze della mia età dico che è giusto dare una mano. La donazione del sangue è un bel modo per fare qualcosa per gli altri, per mettersi in gioco con generosità e altruismo. È un gesto semplice, non costa nulla, e fa bene a tutta la comunità”. I due giovani saranno testimonial della Provinciale fino a marzo del 2021. Alla prossima edizione del concorso online si può già partecipare: basta fotografare il volto del donatore-candidato in 3 momenti differenti: prima, durante e dopo la donazione. Gli scatti andranno inviati accompagnati da nome, cognome, indicazione dell’Avis comunale di appartenenza e luogo della foto all’indirizzo e-mail: ivoltideldono@avisprovincialetreviso.it. Nei primi mesi del 2020 la partecipazione giovanile all’interno dell’Avis provinciale si è ulteriormente consolidata: sul totale di 31.082 donatori effettivi, 11.869 hanno tra i 18 e i 38 anni, di cui 678 hanno 26 anni, 652 ne hanno 23 e 650 ne hanno 21. La Provinciale ha anche il suo Gruppo Giovani che si può contattare tramite la pagina Facebook Avis Giovani provinciale Treviso.

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TEMPIO DEL DONATORE

Partono a luglio i cantieri, inizia la ristrutturazione del Tempio a cura di / Michela Rossato /

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luglio partono i primi lavori di ristrutturazione del Tempio internazionale del donatore, bisognoso di profonde opere strutturali di risanamento e restauro. A quasi tre anni dalla chiusura forzata, grazie ai fondi raccolti fin qui tramite associazioni e privati, può partire il primo stralcio di lavori. “Un’emozione grande per tutti – commenta il presidente dell’Odv Gino Foffano – perché cominciamo a ridar vita al luogo simbolo del dono. È il primo tassello di un mosaico che ci auguriamo, tra raccolta fondi, raccolta voti Fai e altre iniziative, di completare in tempi brevi”. Il Tempio sorse nel 1962 a Pianezze di Valdobbiadene (Tv) per volontà di alcuni donatori di sangue che volevano cancellare lo sdegno del sangue inutilmente versato durante le guerre da molti giovani, italiani e non, nel territorio delle Prealpi venete. L’idea era di costruire una struttura, un Tem-

pio, dedicato al dono del sangue, anonimo e gratuito. Un simbolo di pace, fratellanza e amore per il prossimo che per oltre cinquant’anni è stato meta di raduni, feste, gite e incontri di do-

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natori di tutte le sigle, e non solo. Nel 2017, però, a causa dei gravi problemi strutturali, la sofferta decisione di chiuderlo. Per questo motivo un anno fa, nell’aprile 2019, è nata l’Odv Tempio internazionale del donatore, guidata dall’avisino (ed ex presidente di Avis regionale) Gino Foffano, a sostituzione del vecchio comitato di gestione del Tempio. Quattro le associazioni fondatrici: Avis, Fidas, Fratres e Aido. Dopo mesi di adempimenti burocratici e ricerca dei fondi necessari al risanamento del Tempio, è stata indetta una gara per l’individuazione della ditta che si occuperà dei primi lavori. Il 20 dicembre 2019, presso lo studio dell’architetto Mauro Gugel a Valdobbiadene, si è riunita una commissione esaminatrice per la valutazione delle offerte pervenute. I componenti della commissione sono stati nominati dai livelli nazionali dalle associazioni socie dell’Odv Tempio, più un componente nominato dall’Odv stessa. Sono l’ing. Marco Fioravante incaricato per Avis nazionale, l’avv. Giovanni Musso per Fidas, l’ing. Daniele Merico per Fratres, la dott.ssa Flavia Petrin per Aido e il geometra Stefano Pontello incaricato da Odv. Erano presenti all’apertura delle buste contenenti le offerte, anche i componenti del Consiglio Direttivo dell’Odv Tempio, a titolo di uditori. Dopo aver esaminato le offerte, è stato deciso a quale ditta affidare i lavori. “Ditta con la quale si è firmato a fine giugno e che ora parte con i primi lavori - continua Foffano - Tutto è avvenuto e avviene nella massima trasparenza e ve ne rendiamo conto a mano a mano che procediamo”. La pandemia ha rallentato l’iter e fatto slittare l’assemblea dell’Odv Tempio da marzo a giugno, ma non l’attività di sensibilizzazione che si è svolta per lo più sui social, tramite il sito www. tempiodonatore.it e la seguitissima pagina Facebook Odv Tempio internazionale del donatore, oltre che tramite i canali informativi e di comunicazione di Avis, Fidas, Fratres e Aido. La raccolta fondi intanto continua. Per dare un vostro contributo IBAN IT96 Z030 6962 1561 0000 0006851.


Votalo come “luogo del cuore”

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l Tempio del donatore partecipa quest’anno all’iniziativa “I luoghi del cuore”, l’annuale censimento del Fai (Fondo Ambiente Italiano) per la salvaguardia dei tesori d’arte, storia, cultura e tradizioni d’Italia. Una notizia accolta con grande speranza dalle quattro associazioni nazionali che compongono l’Odv Tempio e dai donatori, messisi subito in moto per diffondere le modalità di raccolta voti. La campagna Fai, infatti, oltre a far conoscere attraverso i suoi canali e social le bellezze del nostro Paese, permette ai siti più votati di accedere a contributi economici per il loro restauro, grazie alla collaborazione di Intesa San Paolo. Occasione imperdibile per il nostro Tempio, attualmente inagibile, che necessita proprio di importanti interventi strutturali per riaprire. Lanciata sul sito ufficiale e sulla pagina Facebook dell’Odv Tempio, ripresa dai canali ufficiali e social di Avis, Fidas, Fratres e Aido, a poche settimane dalla candidatura, il Tempio aveva raggiunto la 150ª posizione con oltre 470 voti. Un primo passo significativo, ma che va accelerato perché di voti ne servono a migliaia alla scadenza della raccolta, il prossimo 15 dicembre. La raccolta voti è sia online, previa semplice

registrazione al sito del Fai www.iluoghidelcuore. it o direttamente su bit.ly/tempiodonatore (a costo zero, senza alcun obbligo per chi si iscrive), sia cartacea. In questo secondo caso, le firme vanno raccolte sull’apposito modulo scaricabile dal sito Fai che va compilato in ogni suo campo, a cui va allegata un’apposita scheda di accompagnamento firmata dal promotore della raccolta firme. I moduli andranno poi trasmessi alla segreteria di Avis regionale Veneto (tel. 0422 405088 ed email avis.veneto@avis.it) per l’inserimento nel portale del Fai e il conteggio. Chiediamo alle Avis, ai donatori, ai cittadini tutti, alle altre associazioni, enti, parrocchie...di darci una mano.

Quattro presidenti nazionali insieme lanciano l’appello per preservarlo Il 5 giugno scorso si è riunita a Treviso l’assemblea dell’Odv Tempio. Nell’occasione sono stati realizzati quattro video in cui altrettanti presidenti nazionali di Avis, Fidas, Fratres e Aido invitano a sostenere il Tempio e che sono stati diffusi sui rispettivi siti e pagine social. Ecco un estratto. Gianpietro Briola, Avis: “Conoscere e valorizzare la propria storia e i propri valori è importante per noi e per chi verrà. Il Tempio è un momento fondamentale di questa storia, perché è stato costruito sulle pietre di una guerra a ricordare che il sangue si dona e non si versa”. Giovanni Musso, Fidas: “Il Tempio ha svolto negli anni la funzione di sensibilizzazione alla donazione del sangue e con Aido anche degli organi e dei tessuti. L’invito è a votare questo luogo così prezioso”. Vincenzo Manzo, Fratres: “Pur non essendo capillarmente presente nel

territorio, la Fratres è vicina con il cuore al Tempio per ciò che esso rappresenta anche per i propri donatori. Ci siamo sempre stati, ieri con il dono dell’affresco retrostante l’altare ed i pellegrinaggi, oggi come cofondatori della nuova Odv per questa ripartenza”. Flavia Petrin, Aido: “Il Tempio è già bello di suo perché rappresenta chi dona parte di sé a beneficio di chi ha bisogno, ora lo è ancora di più perché mette assieme tutte le associazioni di volontariato impegnate perché quel dono, di sangue, plasma, organi o tessuti, si compia ogni giorno.”

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red be yellow be good! I colori dell’estate? Rosso come il sangue, giallo come il plasma! Due elementi preziosi e insostituibili per salvare e migliorare la vita di molte persone, ogni giorno.

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