Page 1

IL MOVIMENTO NELLA PITTURA 1 Edgar Degas: Ricerca di dinamismo: Degas, nelle sue opere, voleva dare risalto allo spazio ed alle solidità delle forme viste dalle più diverse angolazioni: per questo i suoi soggetti provengono dall'ambito del ballo. I suoi quadri non raccontano una storia: Degas guardava le ballerine con la stessa oggettività con cui i pittori impressionisti guardavano natura e paesaggio da rappresentare nelle loro opere. Ciò che interessava a Degas era il gioco di luci e di ombre sul corpo umano, e la possibilità di rappresentare dinamismo e spazio. Interpreta il tema della ballerina anche in scultura (generalmente da lui eseguita in argilla e cera) e, dato che per lui la ballerina altro non è che una figura snodabile, si dedica a studiarne il movimento. Stile e tecnica: Edgar Degas partecipò a sette delle otto grandi mostre impressioniste, ma, nonostante il ruolo centrale che gli viene attribuito, solo per alcuni aspetti può essere assimilato al movimento. Infatti, egli non aveva particolare interesse per il paesaggio né per i sottili giochi di luce e inoltre, contrariamente ad altri artisti, ad esempio Claude Monet, la sua arte si fondava essenzialmente sul disegno. Ciò che accomunava Degas agli impressionisti era il gusto innovativo e informale di dipingere la realtà, e in effetti nessun altro pittore dell'epoca riuscì a ritrarre una tale varietà di temi del mondo cittadino dell'Ottocento. Può sembrare ironico che proprio nell'ultimo decennio del secolo, quando il gruppo si era ormai sciolto, la pittura di Degas si avvicinasse in modo tanto evidente al gusto impressionista. Ma le forme indefinite e i colori pieni erano probabilmente una conseguenza del calo della vista più che un tentativo di trasmettere il senso di spontaneità e di movimento. Degas riteneva anzi che la spontaneità gli fosse estranea: "La mia arte", diceva, "è il risultato di meditazione e studio dei grandi maestri; non so nulla d'ispirazione, spontaneità, temperamento". Senza dubbio dava grande importanza al lavoro preliminare, ricorrendo spesso, per le opere più importanti, a un certo numero di studi preparatori, e negli ultimi anni rielaborò più volte le immagini predilette, ricalcando in alcune occasioni su carta lucida vecchi disegni per ricavare un primo abbozzo della nuova opera. Questi metodi appaiono frutto di calcolo più che di libertà espressiva, ma rappresentano soltanto una sfaccettatura della poliedrica personalità artistica di Edgar Degas, che rimane fra i pittori più originali e innovativi della sua epoca, sempre incline a sperimentare nuove soluzioni tecniche. Agli inizi utilizzò con grande maestria la tecnica tradizionale dell'olio su tela, ma in seguito sperimentò un'ampia varietà di materiali e di combinazioni assolutamente fuori del comune. Spesso dipinse su cartone invece che su tela, utilizzando per lo stesso quadro tecniche miste,per esempio olio e pastello. E’ possibile che queste scelte fossero in parte dettate dai problemi di vista che gli rendevano difficoltosa la pittura a olio, ma senza dubbio riflettevano anche un gusto autentico per la sperimentazione (a proposito della mostra del 1879, un critico sottolineò l'"incessante ricerca di nuove tecniche" da parte dell'artista). E del resto anche nelle stampe e nella scultura dimostrò uno spirito altrettanto innovativo.


Si può definire il profilo artistico di Degas come il prodotto di varie influenze. Venerava Ingres, per esempio, e si considerava parte della grande tradizione del disegno rappresentata dal maestro, come risulta evidente dalle forme nettamente delineate delle prime opere. Al pari di altri pittori dell'epoca rimase influenzato dalle stampe giapponesi, come dimostrano le insolite visuali che si ritrovano nelle sue opere e che sono tipiche dell'arte nipponica. Anche il grande interesse per la fotografia regalò freschezza e originalità alle sue composizioni, che talvolta sembrano avere l'impatto di un'istantanea, anche se curata in ogni dettaglio. Degas amava soprattutto basarsi sull'attenta osservazione della realtà: è stato descritto come un osservatore freddo e compassato, in particolare nei ritratti femminili, ma secondo una delle più importanti artiste dell'epoca, Berthe Morisot, Degas nutriva una "straordinaria ammirazione per l'intensa umanità delle giovani donne del popolo". Pochi altri artisti hanno saputo scrutare il corpo umano con occhio altrettanto acuto; sembra che le sue modelle, già esauste per i lunghissimi tempi di posa, si lamentassero talvolta per i graffi che il pittore involontariamente infliggeva loro mentre, con precisione quasi maniacale, ne misurava i corpi con il compasso. Renoir osservò che "se Degas fosse morto a cinquant'anni, sarebbe stato ricordato semplicemente come un grande pittore, mentre dopo i cinquant'anni la sua arte acquista maggior respiro ed egli diventa realmente Degas". Può sembrare un'esagerazione, perché a trent'anni Degas aveva già dipinto quadri che rimangono fra i capolavori del suo tempo, ma Renoir aveva ragione: è nelle opere della maturità che l'artista mostra la sua vera personalità ed è proprio il "maggior respiro" dello stile il fattore che distingue il primo Degas da quello dell'età matura. Per lui il disegno veniva prima di tutto, tuttavia non gli stava a cuore tanto la bellezza del tratto quanto l'ampiezza della forma e la ricchezza del colore. Il maggior respiro del suo stile coincise in larga misura con la crescente preferenza per il pastello. Nei dipinti a olio non aveva mai adottato le brevi pennellate e i tocchi di colore giustapposti, tipici degli impressionisti, preferendo una superficie pittorica più morbida e uniforme. Nelle opere a pastello, comunque, scelse un approccio più coraggioso usando i colori con la stessa libertà con cui adoperava gesso o carboncino. Il pastello, in effetti, si può dire che segni il confine tra disegno e pittura, e si capisce quindi la definizione di "colorista lineare" che Degas diede di se stesso. Il pastello, che si ricava da un pigmento in polvere mescolato a una piccola quantità di colla (solitamente arabica) e pressato in forma di matita colorata, permette di ottenere effetti di grande suggestione, ma rende la superficie molto fragile. Questo problema può essere risolto spruzzando una sostanza fissante, che però tende a smorzare la brillantezza dei colori. I pastelli vennero usati per la prima volta alla fine del XV secolo e furono in gran voga nel XVIII secolo, essenzialmente per i ritratti. Dopo un periodo di oblio, seguì un risveglio d'interesse nella seconda metà dell'Ottocento. Molti impressionisti furono maestri nella tecnica del pastello, particolarmente indicata all'immediatezza dell'osservazione e alla velocità d'esecuzione, entrambe caratteristiche essenziali, ma nessuno riuscì a eguagliare Edgar Degas per forza e inventiva. Egli dipingeva con straordinaria libertà, con tratti decisi e insistiti, talvolta lasciando addirittura trasparire il colore della carta o aggiungendo qualche tocco a olio o acquarello. Fra le sue idee più innovative vi fu quella di ammorbidire il pastello con il vapore e poi di applicarlo con il pennello o con le dita. Oltre a introdurre innovazioni tecniche tuttora insuperate, Degas amava dipingere quadri più grandi rispetto a quelli di molti colleghi, unendo a volte vari fogli di carta per ottenere il formato desiderato. Negli ultimi lavori, eseguiti con molta difficoltà a causa della vista precaria, le forme imponenti sembrano dissolversi in un'esplosione di colore. Come scrisse


lo storico dell'arte americano George Heard Hamilton: "I suoi colori sono l'ultimo e più grande dono consegnato all'arte moderna. Una volta calato il velo della cecità, la sua tavolozza passò ai Fauves". Opera: La classe di danza (1871-1874) Degas si recava spesso all'Opéra di Parigi non soltanto in veste di spettatore, ma intrufolandosi anche dietro le quinte, nel foyer di danza, dove era stato introdotto da un suo amico musicista d'orchestra. Si trattava ancora dell'edificio che sorgeva in Rue Le Peletier e non del celebre teatro ideato da Garnier e che, di lì a poco, sarà inaugurato. Sin dagli inizi degli anni settanta del XIX secolo e fino alla morte dell'artista, le ballerine raffigurate alla sbarra, alle prove o a riposo diventano il soggetto preferito di Degas, ripreso con una quantità incredibile di varianti nei gesti e nelle posture, in molte sue tele. Più che dal fuoco sacro dell'arte e dalle luci della ribalta, il suo interesse è catturato dal lungo lavoro di preparazione che sta alla base di ogni rappresentazione. In questa opera Degas raffigura la conclusione di una lezione: le allieve, del tutto esauste, si riposano: alcune si stiracchiano, altre si piegano per grattarsi la schiena o per sistemarsi l'acconciatura, il costume da ballo, un orecchino, un nastro, prestando poca attenzione all'inflessibile insegnante, che, in questo quadro, assume le sembianze di Jules Perrot, un vero maestro di ballo. Degas ha osservato con attenzione i gesti più spontanei, naturali e abituali dei momenti di pausa in cui la concentrazione si allenta ed il corpo si rilassa, dopo lo sforzo di una estenuante lezione condotta con ferrea disciplina. Come di consueto, Degas sceglie un angolo decentrato per inquadrare la scena e il forte scorcio è accentuato dalle linee oblique delle tavole del parquet. A tal proposito, Paul Valéry ha scritto: "Degas è uno dei pochi pittori che abbiano riconosciuto al suolo l'importanza che esso merita. Alcuni pavimenti da lui raffigurati, rivestono grande importanza nella composizione". Questa affermazione è particolarmente vera se riferita alle ballerine per le quali il parquet, che rappresenta il loro principale strumento di lavoro, viene frequentemente pulito con un panno per scongiurare scivoloni e cadute. Si tratta dello stesso parquet sul quale il maestro picchia ilbastone per dare il tempo. Edgar Degas , La classe di danza, 1871-1874-Olio su tela-cm 85 x 75 Parigi, Museo d'Orsay. Opera: L’esame di danza, 1879. Raggiunse straordinari livelli di maestria nella tecnica del pastello. Proprio per le continue e ossessive sperimentazioni di metodi per “umidificare” e “fissare” i pastelli su speciali cartoncini che lui stesso preparava con vernici e colle particolari, si può affermare che Degas abbia inventato quella tecnica e che sia stato il più grande pastellista della pittura moderna.. Degas fruiva di questi pastelli molto compatti malgrado la materia fragile del gesso colorato. Provo a specificare che cosa sono i pastelli. Si tratta di piccoli cilindri arrotondati, dei veri e propri gessetti con centinaia di toni e colori diversi: dal bianco al nero, le “terre” bruciate e naturali, i grigi, le ocre, il verde smeraldo e veronese, il blu indaco e oltremare. Degas dipingeva con i pastelli a gesso, premendoli con le dita sul cartoncino e sfumandoli con la mano o con una morbida pezzuola. Con questa tecnica otteneva esiti pittorici stupefacenti, specialmente quando ritraeva l’incarnato delle modelle nude (si guardino la Giovane donna nella tinozza o che si asciuga i capelli).


Edgar Degas L’esame di danza, 1879 Pastello e carboncino su carta velina, cm 63,4 x 48,2 Denver, CO, Denver Art Museum Collection 2 Marcel Duchamp Ricerca sul dinamismo: "La pittura non dovrebbe essere soltanto retinica o visiva; dovrebbe avere a che fare con la materia grigia del nostro intelletto, invece di essere puramente visiva". (Marcel Duchamp) probabilmente uno degli artisti più importanti del nostro secolo,è sicuramente uno dei più problematici e influenti per le generazioni che lo seguirono. Gli esordi di Marcel Duchamp sono vicini all'Impressionismo, con particolare riferimento a Cezanne, ma ben presto l'artista se ne discosta per avvicinarsi, seppure con atteggiamento spesso conflittuale, al Cubismo e alla dissociazione della forma, punto chiave della sintassi cubista, con influenze di tipo futurista per ciò che riguarda la rappresentazione del movimento Opera: Nudo che discende la scala n. 2, 1912. Nel Nudo che scende le scale n. 2" sono sinteticamente riassunte tutte queste caratteristiche della pittura di Duchamp, che fanno di questo quadro un'opera particolarmente rappresentativa del percorso di un artista che ha continuamente stupito, definendo un concetto totalmente nuovo di arte, ispiratore dei diversi movimenti di impronta concettuale sorti nel periodo postbellico. Il quadro venne rifiutato nel 1912 alla mostra del "Salon des Indépendants" perchè di troppo forte impronta futurista nell'ambito di una esposizione cubista, soprattutto per le proteste del pittore Albert Gleizes, e proprio questo episodio determinò l'allontanamento di Duchamp dal movimento cubista. L'opera fu tuttavia inserita tra quelle che, l’anno successivo, furono inviate in America e lì, era il 1913, all' "Armory Show" di New York. "Nu descendant l'escalier nº2" s icaratterizza come l'opera che suscita maggior scandalo, salutata dalla critica come "luce al fondo di un tunnel".


La ricerca cinetica di Duchamp, conflittuale con la risoluzione cubista di un’immagine frammentata e fermata in successivi momenti statici, non ha tuttavia alcuna relazione con la ricerca dei futuristi: mentre questi vogliono esprimere il movimento inserendolo nelle loro opere quale tema centrale, Duchamp persegue la rappresentazione astratta del movimento a livello puramente concettuale, attraverso le posizioni di una figura che scende le scale, collegate in un complesso ritmo sovrapposto, dinamico e simultaneo, ottenuto empiricamente sovrapponendo le immagini e simulando l'effetto del fotomontaggio di più scatti fotografici. E' chiaro il riferimento alle invenzioni dadaiste nel campo filmico, alla quale Duchamp quale guarda con attenzione sperimentalista, come faranno i futuristi e poi i surrealisti. Il cinema anemico di Marcel Duchamp è un eccellente esempio di anticipazione utopica e ludica delle nuove tecnologie; nel film Anémic Cinéma, 1925-26 Duchamp è riuscito a tracciare l’immagine simbolo dell’era elettronica, il flusso d’energia della nuova civiltà: dei dischi con spirali di differente spessore che ruotando generano una simulazione di profondità spaziale dinamica, anticipando le tecniche 3D e le forme autogenerate della computer art.

M. Duchamp, Nudo che discende la scala n.2, 1912. 3 Umberto Boccioni Ricerca sul dinamismo: dinamismo è la concezione lirica delle forme interpretate nell'infinito manifestarsi della relatività tra moto assoluto e moto relativo, tra ambiente ed oggetto, fino a formare l'apparizione di un tutto: ambiente + oggetto. È la creazione di una nuova forma, insomma è la vita stessa afferrata nella forma che la vita crea nel suo infinito succedersi. Questo succedersi non lo afferriamo con la ripetizione di gambe, di braccia , di figure, ma vi giungiamo attraverso la ricerca intuitiva della forma unica che dia la continuità dello spazio. Essa è la forma-tipo che fa vivere l'oggetto nell'universale. Noi possiamo affermare e creare plasticamente le vibrazioni, le emanazioni, le densità, i moti, l'alone invisibile tra l'oggetto e la sua azione. Le ultime ipotesi scientifiche, le incommensurabili possibilità offerteci dalla chimica, dalla fisica, dalla biologia e da tutte le scoperte della scienza, la vita dell'infinitamente piccolo, l'unità fondamentale dell'energia che ci dà la vita, tutto ci spinge a creare delle analogie nella sensibilità plastica con queste nuove e meravigliose concezioni naturali" (U.Boccioni, Gli scritti editi ed inediti, a cura di Z. Birolli, Milano,1971).


4 Giacomo Balla (1871 – 1958) Ricerca sul dinamismo: Legato alla raffigurazione del dinamismo e della simultaneità è Giacomo Balla (1871-1958). Sin dagli esordi egli mostra un grande amore per la natura, che lo porterà ad approfondire lo studio delle apparenze esteriori con un'analiticità tale che gli verrà criticata anche da uno dei suoi allievi, Umberto Boccioni (è comunque attraverso quest'ultimo che firmerà il Manifesto dei pittori nel 1910). Inoltre ha mostrato un grande interesse per il linguaggio fotografico (è forse l'artista italiano d'inizio Novecento più avvertito riguardo a questo campo): egli mostra una propensione per i tagli "fotografici" dell'immagine, poiché, secondo lui, questi liberano la composizione dagli schemi tradizionali proponendo così un approccio molto ardito del soggetto. Balla effettua una riflessione sul tema del movimento, come era stato interpretato da Muybridge e Marey e dalle attuali ricerche svolte da A. G. Bragaglia. Opera: Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912. Nel quadro Dinamismo di un cane al guinzaglio lo sdoppiamento delle immagini dipende dall'immagine fotografica sia per l'inquadratura, che taglia la scena all'altezza delle caviglie della padrona del cane, sia per l'effetto "dinamico", il quale altro non è che lo studio analitico dei movimenti delle gambe della signora, delle zampe e della coda del cane. Balla è interessato al moto lineare dei corpi; le sue creazioni e il suo nuovo stile futurista derivano da serissimi studi analitici del movimento e da profonde ricerche leonardesche delle successioni dinamiche culminanti nella linea andamentale. A testimonianza di tutto possiamo osservare l'opera intitolata Volo di rondini: uno stormo di rondini passa turbinando fuori dalla finestra e Balla ne ha colto la velocità e il movimento collocandole in una sequenza precisa una dietro l'altra. Sembra che abbia incluso la rigidità dell'imposta per contrastare con l'immobilità il continuo movimento degli uccelli; tuttavia non viene solo introdotta l'idea del movimento ma è contraddetta anche la fissità e l'unicità di un unico punto di vista, propri della pittura tradizionale. L'osservatore si muove assieme a ciò che sta osservando spaziando coi propri movimenti e la propria fantasia, il pittore si identifica con la libertà della rondine: è questo il pensiero poetico di Balla.

Giacomo Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912, olio su tela, New York, The Museum of Modern Art . Egli poi porta in primo piano le traiettorie degli uccelli con strisce luminose (le linee andamentali), le quali corrispondono al moto che il pittore compie nel suo studio, passeggiando avanti e indietro davanti alla finestra (sul cui fondo si staglia una grondaia e un pezzo di cielo):


le linee dei suoi passi si confondono con le rondini che il pittore vede passare. Il tutto – effetti di luce e movimento - è ridotto alla purezza di forme geometriche (i triangoli), che si incastrano le une nelle altre e si compenetrano. Anche quest'opera è un ottimo esempio del futurismo italiano poiché, come questo, esalta il movimento e il dinamismo come massima espressione del mondo moderno. Una cosa importante da considerare è che Balla parte dalla realizzazione del movimento come sequenza e ripetizione dell'immagine, e per questo si rivela più vicino al lavoro di Anton Giulio Bragaglia (1890-1960) nel campo della fotodinamica che non a quello degli altri futuristi. Ed, infatti, l'interesse per la fotografia lo porterà a sviluppare tagli prospettici in scorcio. Lo stesso vale per Le mani del violinista: l'inquadratura si ferma alla spalla del violinista mentre l'effetto dinamico consiste nella rappresentazione dei movimenti delle mani del violinista. La conclusione di tutto ciò è che l'immagine appare come una sequenza di fotogrammi sovrapposti e leggermente sfalsati.

Giacomo Balla, Le mani del violinista, 1912. Il movimento, si capisce, è analizzato soltanto in rapporto all'oggetto -i particolari veristici rimangono sempre riconoscibili- e non coinvolgono l'ambiente circostante nella boccioniana "continuità dello spazio". Ma l'analisi del movimento è resa nel cagnolino e nella mano del violinista con una delicatezza di tocco e con un lirismo tale che va al di là del carattere sperimentale dei dipinti e che rivela l'intenzione di Balla di spiritualizzare il corpo liberandolo dal peso della materia (dopotutto per lui sia il moto sia la luce distruggono la materialità dei corpi). Col passare del tempo però anche Balla, come già Boccioni, nel 1931 abbandona le iniziali prove futuriste improntate al principio "cronofotografico" della riproduzione del moto per avvicinarsi ad una nuova espressività molto più figurativa e gioiosa.

01_PITTURA  

lo storico dell'arte americano George Heard Hamilton: "I suoi colori sono l'ultimo e più grande dono consegnato all'arte moderna. Una volta...