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FACOLTÀ TEOLOGICA DI SICILIA

STUDIO TEOLOGICO S. PAOLO - CATANIA -

IGNAZIO COCO GIUSEPPE AGATINO SCRIVANO VINCENZO VACCARINO

UTILIZZO DELLE ALLEGORIE NEL COMMENTO ORIGENIANO DELLA «LETTERA AI ROMANI» _______ ELABORATO DEL SEMINARIO DI RICERCA: ORIGINE DELL'ESEGESI ALLEGORICA NEI PADRI

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Chiar.mo Prof. ROSARIO GISANA

Anno Accademico 2002 / 2003


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Introduzione - Cosa è una allegoria La radice etimologica del termine allegoria deriva dal greco = altro, e agoréuein = parlare, letteralmente significa dire altro. È un procedimento retorico ed esegetico attraverso cui un testo, o un'immagine, esprime un concetto o un senso riposto, non immediatamente intelligibile e diverso dal significato letterale. Agostino di Danimarca, riassume i sensi scritturistici dei "quattro sensi" nel modo seguente: «Littera gesta docet, quid credas allegoria, moralis quid agas, quo tendas anagogia»1. - La lettera ai Romani Questa lettera viene solitamente trattata insieme alla lettera ai Galati perché si riferisce allo stesso problema2. La lettera ai Galati è stata scritta durate il terzo viaggio di Paolo da Efeso o dalla Macedonia intor1

M. HÉLIN, Litt. Latine, moyen âge, 72. Sull'interpretazione data a questo distico, v. anche MILBURN, Early Christian Interpretationof History, 51. Nelle opere dei Padri della chiesa dei primi secoli, in particolare presso gli autori della scuola teologica di Alessandria, l'allegoria diventa un procedimento esegetico che permette al cristiano di comprendere il significato spirituale della Sacra Scrittura. Lo stesso problema fondamentale di conciliare il Nuovo e l'Antico Testamento viene risolto con l'allegoria: nelle narrazioni veterotestamentarie si individuano significati che prefigurano quelli richiamati dai testi neotestamentari e consentono di tracciare una visione unitaria della storia della salvezza. Su questa linea si muovono le teorizzazioni medievali dei "quattro sensi" della Scrittura, dove il senso allegorico è inserito in un sistema esegetico insieme col senso letterale (o della carne), tropologico (o morale) e anagogico (o escatologico). 2 Nella lettera affronta il problema intorno al giudaismo e al cristianesimo, da una soluzione analoga a quella della lettera ai Galati, ma in modo più ordinato. Alcuni giudaizzanti sono arrivati a dire ai fedeli che non si potevano salvare senza praticare la circoncisione, collocandosi così sotto il giogo della legge. Paolo si oppone con forza a questo ritorno a ritroso che renderebbe vana l'opera del Cristo. Senza negare il valore dell'economia antica, Paolo le assegna i giusti limiti di tappa provvisoria nell'insieme del piano della salvezza. Queste sono le grandi prospettive che, abbozzate in Gal, vengono ampliate in Rm. La lettera ai Romani rappresenta così una delle sintesi più belle della dottrina paolina.


3 no all'anno 57; la lettera ai Romani è stata scritta successivamente, intorno all'inverno del 57-58, in procinto di partire per Gerusalemme. La lettera si sviluppa sul passato peccaminoso di tutta l'umanità3 e la lotta interiore in ogni uomo4, la gratuità della salvezza5, l'efficacia della morte e della resurrezione del Cristo6 partecipate mediante la fede e il battesimo7, la chiamata di tutti gli uomini a diventare figli di Dio8, l'amore infinitamente sapiente di Dio giusto e fedele che dirige tutto il piano della salvezza, con le sue diverse tappe9. Permangono le prospettive escatologiche: noi siamo salvati nella speranza10. Ma, come nelle lettere ai Corinzi, l'accento viene messo sulla realtà della salvezza già incominciata: lo Spirito della promessa è già posseduto a titolo di primizia11, già fin d'ora il cristiano vive nel Cristo12 e il Cristo vive in lui13. - Il commento di Origene alla Lettera ai Romani Origene sembra sia il primo autore cristiano a essersi occupato della lettera di San Paolo ai Romani con un commento completo e dettagliato che scrive a Cesarea intorno al 243 d.C. Ciò che emerge notevolmente nel commento sono i maggiori temi della lettera in questione: la spiccata presenza del libero arbitrio nell'uomo, e la presenza misericordiosa di un amore costante in Dio. Questo commento di Origene è particolarmente individualizzabile nel suo contesto storico viste le continue polemiche contro le varie correnti gnostiche e 3

Rm 1,18-3,20 Rm 7,14-25 5 Rm 3,24 6 Rm 4,24s; 5,6-11 7 Gal 3,26s; Rm 6,3-11 8 Gal 4,1-7; Rm 8,14-17 9 Rm 3,21-26; 8,31-39 10 Rm 5,1-11; 8,24 11 Rm 8,23 12 Rm 6,11 13 Gal 2,20 4


4 marcioniste. La sua idea era soprattutto quella di confutare alcuni eretici, che si pensa, abbiano per primi, illegittimamente e impropriamente14 commentato la lettera paolina in oggetto. È l'unico libro scritturistico, tra quelli commentati da Origene, di cui possediamo l'interpretazione completa e sistematica anche se nella traduzione latina di Rufino e in una forma volutamente abbreviata: Rufino infatti lamenta di non aver trovato alcuni dei 15 volumi di cui era costituito il Commentario e di aver dovuto ridurre l'opera a 10 libri (Cfr. Commento alla lettera ai Romani, Praefatio). Del testo greco restano estratti da tre fonti: il papiro di Tura, le catene e la Philocalia. I più ampi frammenti greci, ritrovati nei papiri di Tura, restituiscono, anche se per estratti, il commento che va da Rm 3,5 a Rm 5,7 e sono stati editi da J. Schérer il quale, servendosi anche di frammenti catenici per colmare le lacune presenti nel testo papiraceo, ha tentato la ricostruzione quasi integrale di tale sezione dell'opera. A questi frammenti catenici vanno aggiunti altri due lunghi frammenti presenti nella Philocalia, la raccolta di testi origeniani fatta da Basilio di Cesarea e Gregorio Nazianzeno. Rufino avrebbe ridotto o eliminato le argomentazioni dottrinalmente pericolose motivando così l'effettiva sinteticità della sezione. Il rinvio dal «Commento alla lettera ai Romani» al «Commento al Vangelo di Matteo» (17, 32 per Rm 7, 1-3), consentono di datare l'opera in un periodo precedente al 248-249: Rufino l'avrebbe tradotta tra il 405-406, riscontrandovi ampia materia argomentativa sul problema del libero arbitrio che proprio in quegli anni si stava dibattendo. Condividendo il giudizio della tradizione che riteneva la lettera ai Romani la più difficile tra le epistole paoline, Origene nella prefazione del Commento alla lettera ai Romani ne individua le cause nella oscurità del modo di esprimersi di Paolo e nella molteplicità dei temi trattati, tra i quali evidenzia quelli sul-

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per impropriamente intendiamo il metodo esegetico per cui l'allegoria diviene allegoresi.


5 la cui base gli eretici erano soliti sostenere la diversità di nature e negare la libertà di arbitrio. Scorrendo il testo si trovano ripetutamente espressioni di questo genere: «Nelle lettere dell'apostolo non vi è nulla di superfluo». Queste affermazioni, comportano da parte di Origene, l'esigenza di trovare un significato approfondendo il testo, non accontentandosi di quanto si possa leggere a una prima lettura. Origene ricerca un senso «interiore», in ogni versetto ricerca tutte le sfumature che possono essere nascoste dietro particolari apparentemente insignificanti. Da un senso letterale, attraverso un "concatenamento logico delle parole", passa alla interpretazione «spirituale o allegorica». Il nostro compito è stato quello di individuare le allegorie presenti per distinguere nel testo il senso spirituale da quello letterale. Per individuare le allegorie presenti nel testo ci siamo avvalsi di vari metodi e strumenti. Le allegorie possono essere esplicite o implicite, possono essere individuate mediante il cambiamento improvviso del tempo di un verbo o di un vocabolo, oppure attraverso la mancanza di una particella di raccordo con la frase precedente o successiva. Spesso ci troveremo di fronte ad un particolare metodo esegetico utilizzato anche negli ambienti rabbinici, noto sotto il nome di Midrash. Naturalmente non analizzeremo tutte le allegorie presenti nel testo, sia perché non siamo in possesso di tutti gli strumenti per poterle individuare, e sia perché soltanto con un una di queste allegorie si potrebbe redigere un notevole lavoro di ricerca scientifica. Il testo da noi utilizzato è il seguente: ORIGENE, Commento alla lettera ai Romani, voll.2 (a cura di Francesca Cocchini), Marietti, Genova 1986.


6 - Generi letterari in Origene: Commentari, Scolii, Omelie I lavori di Origene sulle Scritture si dividono tuttavia in diversi generi letterari. Girolamo, nella Prefazione alla traduzione delle Omelie da Ezechiele, ne distingue tre: «Primum eius opus excerpta sunt, quae graece

nuncupantur... Secundum homileticum genus... Tertium

quasi ipse inscripsit

, nos volumina possumus nuncupare...». Al-

trove lo stesso Girolamo indica con altre espressioni gli scoli: commaticum interpretationis genus, e

. Si tratta di note su passi sparsi

e difficili delle Scritture (di qui la traduzione latina: excerpta). Secondo Nautin, gli scoli erano destinati a coprire alcune lacune nella produzione origeniana: Origene li avrebbe composti quando non aveva dedicato commenti sistematici ad alcuni libri biblici: Esodo, Levitico, Numeri, Ecclesiaste, forse il Deuteronomio, oppure a titolo di note supplementari quando non aveva potuto completare i tomi su Genesi, Isaia, Giovanni e sui Salmi. Gli studi dedicati alla forma letteraria del Commento sistematico hanno messo in rilievo la relazione di questo sia con i lavori dei grammatici antichi, sia con la pratica esegetica dei filosofi. Le condizioni concrete della lettura del testo biblico in chiesa, il tempo liturgico, la predicazione davanti al popolo determinano la struttura delle omelie. Le omelie si distinguono dal commento sistematico sia in quanto non associano il pubblico al lavoro dell'esegeta sia per l'intento edificante delle interpretazioni. Se l'insegnamento è limitato dal principio di utilità, nondimeno Origene si sforza di orientare gli uditori capaci di comprendere verso le dottrine più profonde. Quanto alle omelie, una tradizione riferita da Eusebio15 affermava che solo dopo i sessant'anni Origene aveva fatto registrare le sue omelie da tachigrafi. Saremmo così rimandati a dopo il 245; ma alcuni studiosi (Nautin) hanno messo in discussione questa data cercando di dimostrare 15

Cfr. Hist. Eccl. 6,36,1


7 che i tre cicli di letture concernenti rispettivamente l'Antico Testamento, i Vangeli, e il resto del Nuovo Testamento si svolgevano in parallelo per una durata di tre anni in modo sistematico per i catecumeni. Ritenendo poco probabile che Origene commenti le Scritture contemporaneamente in commentari e omelie, Nautin data le omelie agli anni 238-242, perché la maggior parte dei commenti su Paolo devono essere del 243, e quelli sui profeti del 244-245. Origene omileta svolge una lettura continua dell'Antico Testamento, affrontando i libri sapienziali, i profetici e di seguito i libri Storici - come si desume da richiami interni alle omelie stesse -, segnando un cammino innovante rispetto alla prassi sinagogale e della prima Chiesa, orientata a una spiegazione liturgica più selettiva dei testi biblici. Nelle 16 omelie - a noi pervenute nella traduzione latina redatta da Rufino fra il 400 e il 404 - l'orizzonte delle problematiche origeniane traspare attraverso la sollecitudine di far fluire nella comunità liturgica l'integralità del messaggio biblico: i percorsi esegetici postulano come fondamento di fede ed ermeneutica di base nell'approccio ai Libri sacri l'unità della Scrittura.


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Capitolo I TITOLATURA DELLE ALLEGORIE 1.1. Come si individua una allegoria Origene per passare dal senso letterale o della carne al senso spirituale introduce l'allegoria. In alcuni casi cita esplicitamente il termine "

", in altri casi utilizza perifrasi come ad esempio: "questo

è il senso spirituale"; "introduciamo ora il significato più profondo", ecc. Nel paragrafo successivo sono indicate le titolature che Origene da' alle allegorie per introdurle. 1.2. Analisi delle titolature 1.2.1. Titolature di tipo esplicito - «a noi tuttavia sembra piuttosto che queste cose vadano interpretate secondo il senso spirituale o allegorico16». - «Cercheremo di rendere più chiara e accessibile l'idea di tale discorso, qualora sembri ancora oscuro, con la seguente, per così dire, immagine17». - «Allo stesso modo anche la giustizia respingerà l'ingiustizia, e la sapienza la stoltezza, e la sobrietà metterà in fuga la lussuria; e così l'anima,…18».

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ORIGENE, Commento alla lettera ai Romani (a cura di Francesca Cocchini), Marietti, Genova 1986, I, 5, 851 B, pag.23/I.; in questo caso come in molti altri casi espliciti Origene accosta due aggettivi contrapponendoli all'interpretazione definita "letterale". 17 ORIGENE, Commento…, op. cit, I, 18, 867 A-C, pag.45/I 18 ORIGENE, Commento…, op. cit, II, 1, 873 B, pag. 53/I


9 - «Ma esaminiamo ora ciò che si riferisce al significato più pro19

fondo ». - «E perché divenga ancora più chiara l'esposizione di questi concetti siano aggiunti anche i seguenti esempi:…20». - «Ora invece passiamo finalmente a ricercare quale sia in queste espressioni il significato che corrisponde alla dignità dell'apostolo21». - «In tal senso ritengo che anche qui l'apostolo dica che nessuno ha fatto il bene, cioè che da nessuno il bene è stato portato a termine in modo completo e perfetto22». - «Ora invece, come è nostro solito, indaghiamo che cosa contenga il senso interiore del discorso apostolico…23». - «A meno che, come naturale in passi così angusti, non vogliamo rivolgerci all'ampiezza dell'interpretazione allegorica, in base alla quale si può interpretare il "padre secondo la carne" come colui che ha trasmesso i primi rudimenti della dottrina carnale, cioè della legge secondo la lettera, ed è risultato maestro dei primi insegnamenti sulla legge divina24». - «Vediamo ora quale sia anche il senso interiore25». - «E a questa legge siamo certo morti anche noi e siamo diventati estranei alla sottomissione ad essa «nella quale eravamo trattenuti» cosicché ormai, dopo ciò, «serviamo non nella vetustà della lettera» come prima, ma «nella novità dello spirito», quello spirito che abbiamo ricevuto dal nostro sposo quale pegno nuziale,…26». - «Ora, gemere insieme per soffrire insieme significa gemere e soffrire con un altro che soffre e geme, che qualcuno cioè pur non avendo 19

ORIGENE, Commento…, op. cit, II, 5, 880 B, pag. 63/I ORIGENE, Commento…, op. cit, II, 6,884 B, pag. 68/I 21 ORIGENE, Commento…, op. cit, III, 1, 924 A, pag. 122/I, in questo caso il secondo senso contrapposto a quello letterale è definito come più corrispondente alla "dignità dell'apostolo". 22 ORIGENE, Commento…, op. cit, III, 3, 934 B, pag. 136/I 23 ORIGENE, Commento…, op. cit, III, 8, 946 C, pag. 155/I 24 ORIGENE, Commento…, op. cit, IV, I, 962 A, pag. 177/I 25 ORIGENE, Commento…, op. cit, V, 1, 1007 C, pag. 237/I 26 ORIGENE, Commento…, op. cit, VI, 7, 1070 C, pag. 323/I 20


10 motivo di gemere e soffrire, tuttavia geme per chi invece ha motivo sia di gemere sia di soffrire27». - «Dobbiamo sapere anche questo: una cosa è che in uno vi sia potenzialità, altra che vi sia atto o attuazione, quella che i greci chiamano e

. Per esempio: un bimbo appena nato è un uomo ragio-

nevole in potenza; infatti può essere ragionevole se cresce»28. - «Così da comprendere il modo intelligibile quanto è stato loro apparecchiato. Infatti non in modo visibile, ma in modo intelligibile, cioè spirituale, fu profetizzato che Cristo avrebbe compiuto tali cose»29. - «Abbiamo detto prima che, in base al concatenamento logico della lettera dell'apostolo, sembra che questi passi trattino dell'astenersi dai cibi oppure dalla libertà di usarne:…30». - « […] si può scoprire in un interpretazione spirituale il pensiero dell'apostolo più profondo di quello che racchiude la ragione relativa ai cibi carnali, […] Infatti in senso vero e proprio è «giorno» quello che illumina la mente, che mette in fuga le tenebre dell'ignoranza, che ha in sé Cristo che è il sole di giustizia»31. - «Siano queste le considerazioni fatte in base al senso comune della lettera, ricerchiamo però l'abituale magnificenza insita nel linguaggio di Paolo32». Queste titolature delle allegorie sopracitate sono di tipo esplicito, il che vuol dire che il passaggio dal senso letterale al senso spirituale è reso palese.

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ORIGENE, Commento…, op. cit, VII, 4, 1110 A, pag. 369/I ORIGENE, Commento…, op. cit, VIII, 2, 1162 C, pag. 37/II; in questo caso Rufino fa una citazione direttamente dal greco di Origene: = potenza, e = forza in azione, efficacia. 29 ORIGENE, Commento…, op. cit, VIII, 8, 1183 A, pag. 63/II 30 ORIGENE, Commento…, op. cit, IX, 38, 1237 C, pag. 139/II 31 ORIGENE, Commento…, op. cit, IX, 38, 1238 A, pag. 140/II 32 ORIGENE, Commento…, op. cit, X, 14, 1273 C, pag. 186/II 28


11 1.2.2. Titolature di tipo implicito - «Consideriamo dunque attentamente quell'oracolo che viene annunziato ad Abrahamo, mediante il quale gli fu comandato di osservare i patti relativi alla circoncisione: "Tu - dice - osserverai il mio patto e tutti i tuoi discendenti dopo di te nel corso delle loro generazioni. E questo è il patto che ho disposto tra me e te ed essi, che si circoncida ogni loro maschio e circoncidano la carne del proprio prepuzio, affinché sia come segno del patto tra me e loro, ed ogni maschio sia circonciso nell'ottavo giorno"33»34. - «Ora, seppure quei tali avranno voluto intendere la circoncisione in modo allegorico così da dire che l'apostolo ha indicato con il termine "circoncisione" tutti quelli che sono santi e spirituali, troveranno subito un ostacolo nel passo che segue35. Se infatti Paolo ha chiamato «circoncisione» i santi, o, come essi li definiscono, gli spirituali, ne consegue che avrebbe chiamato "incirconcisione" i peccatori che essi chiamano animali»36. In questi ultimi due casi il metodo seguito è quello di ricercare altri testi scritturistici affini a quello in questione, è la Scrittura spiegata con la Scrittura, anche se solo con la presenza di un termine: in questo caso specifico il termine in questione è circoncisione e incirconcisione. Grazie all'accostamento è possibile ampliare o trasformare il senso da dare a tutta la frase. Con il termine «circoncisione» si vuole dimostrare «senza far uso di alcuna allegoria in maniera esplicita» come i testi stessi che ne trattano se analizzati in ogni loro particolare non obblighino alla stessa circoncisione gli adepti, sia che siano giudei che greci.

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Gn 17, 9-12 ORIGENE, Commento…, op. cit, II, 13, 903 B, pag. 93/I 35 Con questa espressione Origene fa polemica con gli gnostici valentiniani 36 ORIGENE, Commento…, op. cit, III, 10, 955 B, pag. 166/I 34


12 - «Ogni disciplina è costituita da elementi favorevoli e elementi avversi o contrari. Per esempio, la medicina rivela una conoscenza non solo della salute, ma anche della malattia: e sebbene si occupi dello studio della salute, tuttavia non può ignorare ciò che si riferisce alla malattia. In modo simile anche la prudenza sussiste per mezzo della conoscenza del bene e del male; e la temperanza conosce quali cose siano da scegliere e quali da scartare; e la fortezza non ignora ciò che concerne il timore. Così anche la giustizia: se vogliamo sapere che cosa sia la giustizia, è necessario sapere che cosa sia l'ingiustizia; quando poi ci saremo fatti un esatto concetto dell'ingiustizia, da essa comprenderemo quale sia anche la giustizia: quando infatti diverrà chiaro cosa sia ingiusto, apparirà di conseguenza cosa sia giusto»37. In questo caso ci troviamo di fronte a quel particolare metodo esegetico in uso anche negli ambienti rabbinici, noto sotto il nome di Midrash. Questo metodo esegetico serve ad introdurre delle allegorie; ricava da un testo associazioni e applicazioni che vanno oltre il significato letterale. È caratterizzato dal fatto che sono riscontrabili delle realtà non presenti nel testo biblico da cui parte il commento. Origene, in questo caso, paragona la «medicina» alla «prudenza» e la «conoscenza dello stato di salute e della malattia» alla «conoscenza del bene e del male». Abbiamo riscontrato nel testo altri casi analoghi col metodo esegetico dei Midrashim dove viene ripresentata dal Nostro la figura del «medico», della «salute e malattia», dei «medicinali», ecc… per risalire al famigerato senso spirituale del testo38.

37 38

ORIGENE, Commento…, op. cit, III, 1, 924 B, pag. 122/I Cfr. ORIGENE, Commento…, op. cit, III, 6, 941 B pag. 147/I; III, 7, 942 C pag. 149/I; VII, 6, 1118 C 380/I.


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Capitolo II

ALLEGORIA COME METODO DI INTERPRETAZIONE DEI «PASSI OSCURI» 2.1. Origene utilizza le allegorie per interpretare i passi oscuri Per «passo oscuro» si intende una espressione dal testo sacro che si creda contenga delle apparenti contraddizioni. Lungo il corso della storia sino ai nostri giorni diversi teologi e studiosi hanno provato a dare varie interpretazioni a questi passi. I primi a cimentarsi alla interpretazione di questi passi detti anche «ostici» furono i padri della Chiesa, i quali, utilizzarono l'allegoria per dispiegare il testo e per interpretare il senso spirituale. La necessità di armonizzare le eventuali contraddizioni presenti nel testo biblico è tra le più sentite nell'esegesi origeniana. Nel paragrafo successivo prenderemo un passo oscuro e il corrispettivo commento origeniano per analizzare il metodo esegetico allegorico del Nostro. 2.2. Un «passo oscuro»: Rm 3, 21-24 39

«Ma ora senza legge si è manifestata la giustizia di Dio, testimo40 niata dalla legge e dai profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo 41 Gesù» .

Origene evidenzia il problema della «legge»42 (

) che, in

primo luogo, viene ritenuta inutile per la manifestazione della «giustizia 39

Origene interpreta questa prima legge come «legge naturale» Origene interpreta questa seconda legge come «legge mosaica» 41 Rm 3, 21-24 42 Origene ritiene tema principale di Rm quello concernente la «legge» vista nel suo rapporto con la fede. È infatti nello sconvolgente annuncio di Rm 3, 27-28 (la giustificazione è per la fede, senza le opere della legge) che Origene individua il nucleo tematico 40


14 di Dio» e, in secondo luogo, invece, come testimonianza di essa. In altri termini, la questione che solleva Origene è stabilire se per Paolo la «legge» è utile o inutile per testimoniare la giustizia di Dio. Origene, rispondendo alla questione, mostra come il termine legge ha un significato nel primo caso e un significato nel secondo caso. Infatti l'apostolo in questa lettera fa menzione di molte leggi, in modo tale che il passaggio dall'una all'altra a mala pena «può essere colto, se non da un lettore sufficientemente attento»43. Nel primo caso, legge è in riferimento alla legge naturale e nel secondo alla legge mosaica. Pertanto, per Origene, la testimonianza alla «giustizia di Dio» non viene resa dalla legge naturale, ma dalla legge mosaica e dai profeti «nei cui testi lo Spirito Santo, mediante figure e simboli, aveva scritto molto sulla giustizia di Dio»44. Non deve destare meraviglia che lo stesso termine presente due volte nel medesimo passo significhi realtà diverse: per Origene, ciò è abituale nella Scrittura. Ad esempio in Gv 4,35, la parola mietitura, in un primo senso, indica la mietitura corporale e in secondo senso la mietitura spirituale. Analogamente nell'incontro di Gesù con la Samaritana45, Origene fa notare che nel sacro testo per ben due volte è stato detto: «dammi da bere», la prima volta il Nostro intende l'acqua in modo carnale, la sedella Lettera, ripreso da Paolo a Rm 7, con cui forma una inclusione, dopo la digressione costituita da Rm 4-6 (Commento alla lettera ai Romani 6, 7): in Rm 4, Paolo ha dovuto confermare con l'autorevolezza della Scrittura quanto aveva dichiarato (Commento alla lettera ai Romani 4,1); in Rm 5 ha voluto istruire coloro che sono giustificati dalla fede e non dalle opere (Commento alla lettera ai Romani 4, 7); avendo poi di nuovo sconvolto i lettori con la dichiarazione di Rm 5, 20, in Rm 6 ha dovuto chiarire i problemi da essa suscitati (Commento alla lettera ai Romani 5, 7), per poter quindi, a Rm 7, proseguire la tematica interrotta. Evidenzia i numerosi casi di pluralità di significato («morte»: Rm 6, 8-10; «spirito»: Rm 8, 9-11; «mondo»: Rm 1, 8 e 11, 12), soffermandosi sul termine «legge» di cui privilegia, contro gnostici e marcioniti, il riferimento alla «legge naturale» piuttosto che a quella «mosaica»; a tale «legge naturale» ritiene siano sottomesse tutte le creature razionali, angeli compresi, esclusi i bambini in quanto ancora privi di discernimento (Commento alla lettera ai Romani 5, 1). 43 ORIGENE, Commento…, op. cit, III, 7, 942 B, pag. 149/I 44 ORIGENE, Commento…, op. cit, III, 7, 943 B, pag. 150/I 45 Cfr. Gv 4,7.10


15 conda volta in modo spirituale. Anche nella parabola del cieco nato Origene da una interpretazione dove il «non vedere» si riferisce prima al senso carnale e poi a quello spirituale: «Io sono venuto in questo mondo per un giudizio, affinché quanti non vedono, vedano, e quanti vedono, divengano ciechi»46. Inoltre, Origene asserisce che la «giustizia di Dio» viene manifestata da Gesù Cristo, «il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione»47. Ora la giustizia di Dio, che è Cristo, si può manifestare senza la legge naturale ma non senza la legge mosaica o senza i profeti. Infatti, è la legge che rende testimonianza, come dice Gesù nell'evangelista Giovanni: «scrutate le Scritture, sono esse che mi rendono testimonianza»48. Pertanto - conclude Origene - la giustizia di Dio non può non essere stata manifestata senza la legge mosaica e senza i profeti. Un altro passo oscuro analogo a questo dove il Nostro interpreta la «diversità delle leggi»49 è Rm 7,14.

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Gv 9,39 1Cor 1,30 48 Gv 5,39 49 ORIGENE, Commento…, op. cit, VI, 9, 1085 A, pag. 338/I 47


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Capitolo III I SENSI DELLA SCRITTURA NELL'ESEGESI ORIGENIANA 3.1. Il criterio ermenutico-esegetico origeniano Il metodo esegetico per l'interpretazione della Sacra Scrittura utilizzato nel periodo che va dai padri della chiesa fino all'inizio della riforma protestante viene denominato, da Agostino di Danimarca e dai suoi posteri, dei quattro sensi, o «quadruplice interpretazione biblica»50. Naturalmente essendo una suddivisione elaborata a posteriori i Padri della Chiesa sconoscono questa suddivisione sistematizzata solo nel medioevo , ma di fatto, anche se liberamente, la applicano non di rado. Nella maggiore dei casi, in Origene il livello tropologico e quello anagogico coincidono al senso spirituale, quindi le allegorie origeniane sono quasi sempre a tre livelli. Origene illustra i suoi criteri ermeneutici nel quarto libro della sua opera

- I Principi, di cui a noi

giunge la traduzione latina di Rufino. Origene dimostra secondo il criterio ermeneutico della «dimensione verticale» che nell'Antico Testamento c'è già l'annuncio di Cristo, nel Nuovo Testamento c'è il compimento dell'antico, e che lo stesso Nuovo Testamento è la prefigurazione del «Vangelo Eterno»51 che è il compimento dell'economia salvifica.

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Il primo è il senso letterale o "carne del testo"; si ricerca il senso storico letterale che è il presupposto per la conoscenza del senso spirituale, è il fondamento di ogni ulteriore spiegazione della Scrittura. Il secondo senso scritturistico è l'allegoria. Si tratta di una interpretazione non solo di parole, ma anche di eventi e di fatti. Gli eventi della nuova alleanza sono prefigurati in quelli dell'antica; non sono soltanto parole di profezia ma anche fatti successi. Può anche essere chiamata interpretazione teologica-dogmatica. Al terzo livello di questa esegesi troviamo la tropologia. Se l'allegoria serve all'edificazione della fede, la tropologia promuoverà i costumi e la morale, in semplici parole è l'applicazione della fede nella vita. Il quarto passo è rappresentato dalla anagogia che dal greco significa salita, ascensione. L'anagogia conduce il nostro spirito dalla conoscenza delle cose visibili alle cose invisibili che si attendono e in cui si spera; in altri termini è una interpretazione escatologica. 51 Cfr. ORIGENE, Commento…, op. cit, I, 4, 847 B, pag. 18/I


17 Questa triplice interpretazione viene così giustificata da Origene: «come l'uomo è formato da spirito, anima e corpo, così dobbiamo pensare della Scrittura, che Dio ha stabilito di dare per la salvezza degli uomini». L'interpretazione origeniana è definita "aperta" perché il Nostro non esclude la possibilità di più interpretazioni cumulabili l'una sull'altra mediante la penetrazione del testo (

- letteralmente eserci-

zio ginnico) consentita solamente all'interprete «degno». Nel paragrafo che segue tenteremo di individuare le dimensioni scritturistiche da una parte del testo del commento della lettera ai romani di Origene. 3.2. Un esempio di esegesi origeniana «[…] la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere di bene cercano gloria, onore e incorruttibilità; sdegno ed ira contro coloro che per ribellione resistono alla verità e obbediscono all'ingiustizia. Tribolazione e angoscia per ogni uomo che opera il male, per il Giudeo prima e poi per il Greco; gloria invece, onore e pace per chi opera il bene, per il Giudeo prima e poi per il Greco, perché presso Dio non c'è parziali52 tà» .

Origene spiega il significato letterale, cioè che il giudizio di Dio è giusto e imparziale verso tutti sia che siano Giudei sia che siano Greci. Poi introduce l'allegoria con la seguente titolatura: «esaminiamo ora ciò che si riferisce al significato più profondo»53. Quindi passa al senso spirituale che come abbiamo visto chiama in questo caso "significato più profondo". Così si sforza a spiegare cosa intende Paolo per "perseveranza nelle opere buone" utilizzando altri passi della Sacra Scrittura per spiegare la Sacra Scrittura. I passi citati sono: (Ef 6,12) dove specifica che la lotta non è contro la carne, ma contro i dominatori del mondo perciò è necessaria la perseveranza; (Lc 21,19) "con la vostra perseveranza gua52 53

Rm 2, 7-11 ORIGENE, Commento…, op. cit, II, 5, 880 B, pag. 63/I


18 dagnerete le vostre anime". Quando spiega il senso spirituale di "opera buona" da un senso tropologico al testo perché cita il passo dell'evangelista Matteo dove una donna sparse l'unguento profumato a Gesù54. Origene stesso dice che ognuno di noi sparge unguento sulla Parola di Dio, che è Gesù stesso, quando adorna questa Parola con le opere e le azioni. Questa è una indicazione di tipo morale. Poi spiega cosa intende Paolo per "cercare la gloria e l'incorruttibilità"; prima cita l'Esodo dove fu glorificato il volto di Mosè scendendo dal monte55 successivamente utilizza un passo paolino56 per specificare che secondo l'apostolo c'è una gloria "passeggera" che è quella di Mosè, cioè quella della legge che non può essere glorificata, e vi è anche un'altra gloria che permane ed è glorificata in Cristo. Per fare questa allegoria cita il brano della Trasfigurazione del Signore57 nel quale fa notare che la gloria della legge e dei profeti apparve quando Cristo fu trasfigurato o "trasformato in gloria" cosicché, scrive Origene: le profezie e la legge dell'AT "possano essere intese nello spirito, tolto il velo della lettera". Con questa interpretazione che da della «gloria», Origene applica la tipologia: il typoi è Mosè, l'anti-typoi è Gesù. Con questa tipologia Origene applica una delle innumerevoli immagini che rimandano a Cristo. Tant'è vero che lui stesso scrive «Con ciò si dimostra che la gloria della legge e dei profeti apparve allora quando Cristo fu trasformato nella gloria, cosicché la profezia e la legge illuminate mediante la sua gloria possano essere intese nello spirito, tolto il velo della lettera»58. Successivamente da anche il senso anagogico-escatologico alla interpretazione esegetica sottolineando che «chi ricerca questa gloria e onore e incorruttibilità, consegue la vita eterna per la perseveranza nelle opere buone».

54

Mt 26,10 Es 34,29 56 2Cor 3,7-9.18 57 Mt 17,1-3 58 ORIGENE, Commento…, op. cit, II, 5, 881 B, pag. 64/I 55


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Bibliografia

FONTI -

ORIGENE, Commento alla lettera ai Romani, voll.2, (a cura di Francesca Cocchini), Marietti, Genova 1986;

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La Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 199916;

-

ORIGENE, I Principi, (a cura di M. Simonetti), Utet, Torino 1979;

-

Enciclopedia Garzanti di filosofia, Garzanti, Milano 1993.

STUDI -

M. SIMONETTI, Lettera e/o allegoria, un contributo alla storia dell'esegesi patristica, Roma 1985;

-

W. KERN - F. J. NIEMANN, Gnoseologia teologica, Queriniana, Brescia 19902;

-

H. DE LUBAC, Esegesi Medievale, i quattro sensi della Scrittura, edizioni Paoline;


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Indice Introduzione

pag. 02

- Cosa è una allegoria

pag. 02

- La lettera ai Romani

pag. 02

- Il commento di Origene alla Lettera ai Romani

pag. 03

- Generi letterari in Origene: Commentari, Scolii, Omelie

pag. 06

Capitolo I TITOLATURA DELLE ALLEGORIE

pag. 08

1.1. Come si individua una allegoria

pag. 08

1.2. Analisi delle titolature

pag. 08

1.2.1. Titolature di tipo esplicito

pag. 08

1.2.2. Titolature di tipo implicito

pag. 11

Capitolo II ALLEGORIA COME METODO DI INTERPRETAZIONE DEI «PASSI OSCURI»

pag. 13

2.1. Origene utilizza le allegorie per interpretare i passi oscuri pag. 13 2.2. Un «passo oscuro»: Rm 3, 21-24

pag. 13

Capitolo III I SENSI DELLA SCRITTURA NELL'ESEGESI ORIGENIANA

pag. 16

3.1. Il criterio ermenutico-esegetico origeniano

pag. 16

3.2. Un esempio di esegesi origeniana

pag. 17

Bibliografia

pag. 19

Indice

pag. 20


Allegorie in Origene