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Spedizione in abbonamento postale per l’interno. Stampa periodica - autorizzazione n.1042 del 11.09.09 Direzione Generale PP.TT della Rep. di San Marino

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giugno 2012

L’altra informazione a San Marino

numero 54

Il Don Chisciotte


Attualità e Cultura L’editoriale

troppo grandi U

n mensile come “Il Don Chisciotte” a San Marino serve. Ne è certo chi ogni mese ci lavora gratuitamente, anche per via dei continui apprezzamenti, delle nuove richieste di abbonamento che si susseguono da anni, delle minacce di querela da parte di sedicenti “potenti”. Una voce libera che non teme di proporre rubriche e articoli a volte scomodi, spesso non “vendibili”, di nicchia, inusuali… ma non perciò meno interessanti per lettori attenti. Questo mensile ha otto anni di storia, periodo considerevole per una pubblicazione che non confida su finanziamenti ma deve reggersi grazie al volontariato. Inizialmente era poco più di un esperimento partorito dal sottoscritto e da Luca Lazzari: qualche centinaio di copie e poco più. Ora è un mensile seguito, letto e divulgato capillarmente a circa 1400 famiglie sammarinesi, pubblicato su tre piattaforme editoriali online, distribuito oltre confine. Eppure proprio a causa della crescita continua, la gestione di questo mensile è divenuta sempre più complessa. L’associazione Don Chisciotte è diventata troppo grande! Le attività dell’associazione sono ormai divenute eventi che richiedono professionalità e molto tempo per la loro realizzazione. AltreMenti festival, il maggior festival culturale della Romagna, la festa del Solstizio, unica forma di finanziamento nel mare magnum di spese sostenute annualmente, sono eventi difficilmente sostenibili per poche persone che per il resto, nella loro vita, hanno molti altri impegni. Un’associazione di queste dimensioni richiede un ampio numero di collaboratori sotto ogni

profilo: finanziario, tecnico, amministrativo, culturale, manuale, organizzativo. Purtroppo, se mi sento di aver svolto un buon lavoro in questi anni per l’aumento di autorevolezza dell’associazione e delle sue attività, ho invece fallito riguardo alla capacità di coinvolgere nuovi attivisti. Non sono riuscito a trasmettere a chi avrebbe potuto nutrire interesse ad entrare in Don Chisciotte una questione centrale, ovvero che un’associazione, per crescere, deve poter contare su un numero sufficiente di volontari che ne seguano le attività e gli obblighi formali; prima ancora di crescere, però, un’associazione deve sopravvivere. Per farla sopravvivere in tutti questi anni, dovendo fronteggiare la carenza di attivisti, mi sono fatto in quattro improvvisandomi webmaster, impaginatore, facchino, commercialista, imparando a creare database, facendo il barista, il piadinaro ecc. Mi pareva importante garantire continuità all’associazione, in attesa che

Il Don Chisciotte

numero 54, giugno 2012

arrivassero nuovi volontari e finanziatori. Ma proprio in questo ho fallito. Don Chisciotte annovera un nutrito gruppo di collaboratori che chiamerei “dell’ingegno” (articolisti, collaboratori -tanti nuovi per l’edizione 2013- di AltreMenti festival), ma non è mai riuscita a trovare i volontari senza cui un’associazione muore: quelli “tecnici” (ragionieri, aiuti manuali, gestori della burocrazia ecc.). Fino ad oggi ho tentato di fronteggiare questa carenza di nuovi volontari personalmente. Ora, dato l’aumentato impegno di AltreMenti festival, devo alzare bandiera bianca. Dunque questo mensile potrebbe chiudere i battenti, e in ogni caso non potrà più garantire uscite mensili puntuali. Ringrazio chi in questi anni ha contribuito alla realizzazione di questa avventura editoriale, pregandoli di continuare ad inviarci articoli ed osservazioni per le pubblicazioni future, come ringrazio i lettori e i sostenitori

L’AFORISMA DEL MESE Oggi l’Europa ha solo l’adesione di élite e classi medie prospere. Si fonda su banca, commercio, turismo e sull’interesse geoeconomico. Ci sono altre due classi in Europa: gli ex garantiti dal welfare state fordista, la classe operaia e il ceto piccolo-borghese, che nella Grande Recessione si stanno dando in pasto sempre più a ideologie nativiste e xenofobe. Questa classe è ancorata allo stato-nazione da cui riceve protezioni e garanzie; mentre borghesia e classe media stanno diventando sempre più cosmopolite, operai, impiegati, artigiani, commercianti diventano sempre più diffidenti verso l’Europa e ostili alla popolazione immigrata. La quarta classe è il soggetto potenzialmente antagonista: giovani, donne, precari, seconda generazione, sana papiers. Lo stato-nazione non fa nulla per loro: anzi reprime, discrimina, esclude i non garantiti. Precari e immigrati sono gli outsider dell’economia sociale di mercato Alex Foti, “Anarky in the EU”

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che anche economicamente ci hanno supportato. Mi auguro che per evitare questo ridimensionamento nuovi volontari si prendano in carico il mensile, curandone l’impaginazione, l’etichettatura, l’invio, la messa online e le disposizioni burocratiche. Le soddisfazioni ci sono, e con un briciolo di tempo anche i finanziamenti per rendere il mensile autonomo si reperirebbero. Come mi auguro che si verifichi un avvicendamento nella direzione del mensile, mi auguro anche (me lo auguro da anni) che ci possa essere un avvicendamento nella presidenza dell’associazione: per via della mia età, la mia carenza di tempo, e per mantenere un’indipendenza dell’associazione dalle scelte politiche che con il movimento RETE ho deciso di intraprendere. Continuerò a dare il mio contributo per l’organizzazione di AltreMenti festival. Ringrazio ancora una volta tutti, lettori e collaboratori, e spero davvero che questo esempio di libertà di stampa possa continuare con menti e mani nuove, giovani, volenterose. Rc

Il primo Donchi. 04/2004

entro fine giugno di presentazione d don chisciotte o beneficiario d


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parcheggiare i nostri figli tra una pausa di lavoro ed è per questo che occorre affidarsi a professionisti motivati e messi in grado di operare nelle condizioni più ottimali, premessa che contrasta con una condizione precaria. Perseverando, infatti, a mantenerli, in una sorta di limbo occupazionale, viene disconosciuto il loro ruolo, le loro qualifiche.

sostegno ai precari della scuola di genitori della scuola dell’infanzia di Faetano “Il tappeto volante”

L

e recenti immagini apparse sul Tg di San Marino RTV, relative alla manifestazione dei precari della pubblica amministrazione, svoltasi sul Pianello, hanno indotto noi genitori dei bambini che frequentano la scuola dell’infanzia “il tappeto volante” di Faetano a prendere una posizione contro l’indifferenza verso

o scade il periodo dell’IGR. scegli la oasiverde quale del tuo 3x1000

un fenomeno ormai costante del nostro tempo ma dietro al quale, tendiamo a dimenticarlo, vi sono persone alle quali affidiamo i nostri figli. “temporaneo, incerto, provvisorio”, questa la definizione di PRECARIO, secondo lo Zingarelli. Che cosa ne discende? Che costoro sono costrette a condurre la propria vita su basi alquanto instabili ed insicure, e nonostante ciò, esse continuano a garantire il corretto e completo svolgimento dell’anno scolastico. Anche le loro minacce di boicottare attività

quali per esempio, uscite e gite rimangono provocazioni, consapevoli del fatto che a pagare sarebbero comunque solo i bambini. Tutti noi ci sentiamo responsabili per il loro stato di precarietà, e tale responsabilità è ancor più importante per quei genitori di figli disabili che sono aiutati da insegnanti di sostegno. Risulta destabilizzante, sia per i genitori che per l’insegnante stesso, conoscere solo pochi giorni prima di inizio della scuola la riconferma di assegnazione al bambino con disabilità. Noi non consideriamo le scuole, istituti ove

In una società, ed ancor prima, in una comunità, che si reputi ispirata nella propria condotta ai principi cristiani, non possono non tornare alla mente le parole di un sacerdote come Don Luigi Ciotti, secondo il quale “i giovani non sono il nostro futuro, bensì il nostro presente”. In tale ottica, gli insegnanti assurgono ad un ruolo fondamentale in quanto investiti di una vera e propria missione: quella di educare gli uomini di domani. Dunque, uno stato lungimirante dovrebbe compiere il suo miglior e più importante investimento su tali figure. Queste brevi righe, vogliono essere un attestato di solidarietà nei confronti della lotta per conseguire i proprio diritti da parte dei precari ed al tempo stesso, una forma di gratitudine per il loro impegno quotidiano, almeno ai nostri occhi, alquanto VISIBILE. Noi genitori grazie al lavoro di TUTTI gli insegnanti abbiamo compreso che se è vero che ogni bambino rappresenta un mondo a sé, è pure certo come nell’universo non si sia soli: vi sono tantissimi altri pianeti con i quali imparare, fin dalla scuola dell’infanzia, a giocare assieme, condicio sine qua non di una futura convivenza all’insegna del rispetto e della tolleranza.


Società

banca mondiale Nuova presidenza, nuove prospettive per il mondo? di Pietro Masiello

Il Don Chisciotte

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Q

uasi tutti la conosciamo come Banca Mondiale, ma il suo nome esatto è BIRS (Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo). A sedere sul gradino più alto di questa istituzione internazionale è stato chiamato dagli USA il medico coreano Jim Yong Kim, prendendo il posto di Robert Zoellick nominato da George Bush nel 2007. Degno di interesse è il fatto che questa nomina non provenga come accaduto nel passato, dal mondo della politica o della finanza, ma dal mondo della salute quasi a voler pronosticare un massiccio impegno nel settore sanitario e di accesso alle cure sanitarie.

Il nuovo presidente della banca mondiale Jim Yong Kim

Ma a questa istituzione finanziaria nata nel 1944, che ogni anno eroga prestiti per 25 -30 miliardi di Dollari ai paesi più poveri, per un totale di 260 miliardi di Dollari di portafoglio prestiti, si chiede soprattutto di cambiare approccio nelle sue politiche di intervento a carattere marcatamente neoliberiste, infatti


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i prestiti vengono concessi previa definizione dei cosiddetti “Aggiustamenti Strutturali”, ossia impegni da parte dei paesi che ricevono i finanziamenti ad attuare politiche di riduzione della spesa pubblica, estese privatizzazioni, e aumentando flessibilità e precarietà del lavoro, spesso con esiti devastanti sulle economie interessate. Al nuovo presidente coreano il primo dopo 11 presidenti americani, si chiede inoltre di non curare l’orticello di interessi economici degli Stati Uniti e di occuparsi del pianeta globale, ne sono testimonianza gli ingenti investimenti concesse nel passato a multinazionali come Shell, BP o Agip in progetti legati allo sfruttamento dei carburanti fossili o risorse minerarie, oltre alla grande corruzione che quasi sempre questi investimenti producono, nei paesi con scarsa democrazia. Ma ad essere assolutamente carente nei programmi della Banca Mondiale sono i programmi di investimento in energie rinnovabili, per non citare i

disastri ambientali (e sociali) come l’inquinamento delle risorse idriche in Ciad, o le fuoriuscite di cianuro in Perù a seguiti di interventi finanziati dalla Birs, o la dannosa pratica del Land Crabbing ossia le politiche volte a favorire il latifondismo agrario nei paesi del Sud del pianeta dove si parla di 230 milioni di ettari di terreni, (s)venduti a cifre veramente basse, a volte simboliche, politiche alla quale i governi dei paesi interessati non si oppongono, anzi sono favorevoli anche per le promesse degli investitori di realizzare infrastrutture, introdurre nuove tecnologie e impiegare molta manodopera. Tutto questo per avviare coltivazioni da destinare spesso alla produzione di agro combustili, da vendere sui mercati internazionali. Questo fenomeno in atto, che possiamo definire come “il furto globale della terra”; che in Africa specie in Sudan Etiopia e Senegal è già una infausta realtà.

Quindi la speranza è che il nuovo presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim all’interno di una geografia della povertà completamente cambiata, con paesi poveri diventate potenze economiche emergenti (Cina, India, Brasile) modifichi, attraverso i suoi 9000 economisti il modus operandi della Banca, e anziché avallare e finanziare il cd. “Imperialismo Agricolo” e lo sfruttamento su larga scala di combustibili e risorse minerarie, attui la mission fondativa dell’Istituto cioè combattere la povertà, creando servizi sanitari, educativi, programmi agricoli e ambientali e le infrastrutture necessarie, prevenendo l’esaurimento delle ricchezze naturali. Se cosi non sarà è molto probabile nel futuro una lunga stagione di instabilità politica, con conflitti per le risorse come sta già accadendo in numerose aree planetarie per il controllo dell’acqua, carestie e diffusa distruzione ambientale.

http://darkangel38.blog.kataweb.it


Il Don Chisciotte

L’Ippogrifo

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... e il silenzio è uguale a morte Io sono uno che non nasconde le sue idee, questo è vero, perchè non mi piacciono quelli che vogliono andar d’accordo con tutti e che cambiano ogni volta bandiera per tirare a campare Luigi Tenco

di Angelica Bezziccari

M

i fa specie sentire che i giovani non vogliono cercare un lavoro perché non c’è. Se guardano bene in giro c’è, anche se non collima con il proprio curriculum. Occorre voglia, umiltà e fantasia. Ragazzi svegliatevi”. Queste, per chi non le avesse lette, sono le parole pronunciate dal consigliere Angela Venturini durante una seduta consiliare, e pubblicate sui quotidiani a partire dalla scorsa domenica, il 27 maggio. A seguito di queste dichiarazioni, decine sono state le lettere di giovani e meno giovani inviate ai giornali, lettere infuocate e arrabbiate, sovente di laureati che, non trovando impieghi consoni al loro percorso di studi, se ne sono andati all’estero, svolgono mansioni umilissime e via dicendo. Ragazzi tutt’altro che pigri, insomma. Le repliche alla sig.ra Angela Venturini sono state legittime e giuste, tuttavia credo che il problema stia anche nella definizione del concetto di lavoro, ormai diversa per ogni persona. C’è chi il lavoro lo intende come mera vendita di tempo in cambio di soldi, per sopravvivere. Chi lo intende come vendita di tempo in cambio di soldi non per sopravvivere ma per comprarsi vestiti, viaggi e quant’altro (a cibo, bollette, casa, ecc pensano mamma e

papà). C’è chi lo intende come attività svolta per realizzare le proprie passioni e interessi, non per forza in cambio di denaro. C’è il lavoro di chi vanga i campi e gestisce un’abitazione e una famiglia, di solito svolto da pensionati e non considerato un lavoro. C’è chi intende lavoro i tirocini e gli stage di formazione, che spesso non sono lavoro ma semplice sfruttamento. C’è il lavoro delle colf e delle badanti, che ancora viene considerato (forse ancora per poco tempo?) un’esclusiva da lasciar svolgere a signore russe e romene. Di quale tipo di lavoro si parla allora? Bisogna specificare, e ci potrebbero essere più verità, non solo una. I giovani pigri? Forse saranno una minoranza, e fanno montare la rabbia le parole di certi politici sprovveduti. Eppure io so di ragazzi che, cercando lavori stagionali, non li trovano perché è richiesto di lavorare il sabato, la domenica e i festivi. E non si può accettare, perché il sabato sera e ferragosto si deve uscire. So di ragazzi che fanno lavori umili e faticosi, come il muratore, ma usano tutto lo stipendio per macchine, vestiti e altri beni di lusso, rifuggendo l’indipendenza economica e l’autonomia finché c’è la famigliola alle spalle. So di genitori che accompagnano

i figli a trovare lavoro… attività evidentemente che non hanno mai fatto da soli o che non sanno fare (di nuovo, forse per mancanza di bisogno?). Forse sono pochi, ma ci sono. Oltre, tutti gli altri che si adeguano ai lavori più disparati, alle condizioni di lavoro più dure. Ma è giusto? È legittimo piegarsi al mercato? Io non credo. Non credo perché, se seguiamo la logica della concorrenza e del libero mercato, dobbiamo anche noi vedere erosi i nostri diritti civili e sociali, come in tante altre parti del mondo? Il lavoro manca anche perché c’è una decentralizzazione della produzione, per cui la cosa che facevamo noi prima a 1000 euro al mese la fa un cinese a 100 euro o meno lavorando il doppio delle ore. In queste situazioni, cosa deve fare una persona? Direi che adattarsi alle nuove condizioni di lavoro non è sempre il caso. Non si può. Bisogna chiamare le cose con il loro nome. Per cui, io mi rifiuto di dire che “faccio uno stage” quando invece “lavoro gratis”. Mi rifiuto di accettare una paga irrisoria per un lavoro di 9 ore giornaliere. Mi rifiuto di fare “tirocini” di due anni rinunciando a una vita, a uno stipendio, eccetera eccetera…in camio di niente, se non la cosiddetta “esperienza”. Mi rifiuto di svolgere mansioni umilianti e/o degradanti, non confacenti alla mia etica personale (già, signora Venturini, non tutti i lavori offerti sono onesti e in regola, sa?). E queste persone come le vogliamo chiamare, pigre o con un senso della dignità e di rispetto per sé stessi? Inoltre, qualsiasi riflessione sul lavoro, non può non essere accompagnata da una riflessione sulla società, sul momento storico, sulle condizioni sociali. Non si può parlare a vanvera in nessun senso. Il lavoro non è un’isola a sé, ma si interfaccia con altre e numerose variabili sociali che vanno

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tenute in considerazione, e che vanno comprese e studiate. I posti di lavoro che esistono in questo momento molto spesso fanno rima con erosione di diritti, condizioni al limite dello sfruttamento, discriminazione anagrafica e sessuale (per chi ha più di 30 anni ed è donna soprattutto) a volte anche di nazionalità. C’è poi un’altra categoria di persone, ovvero quelle disposte a mettersi a pecorina e ad inchinarsi, pur di avere un posto o migliorare di livello. C’è chi lecca culi dalla mattina alla sera; chi fa il rivoluzionario intellettuale e poi prende la busta paga del politico di turno; c’è chi se ne sta zitto e muto anche se vede le peggio cose, perché poi perderebbe il posto; c’è chi, pur di aumentare il suo stipendio, traffica con mafiosi e ‘ndranghetisti. C’è chi è pronto a vendere il proprio corpo, la propria mente, la propria dignità, per mangiare o peggio, avendo i soldi per mangiare, per concedersi una vacanza all’anno o il macchinone. Finché ci sarà un discreto numero di questi soggetti, sarà impossibile lottare tutti insieme per pretendere ed esigere più diritti. L’esempio che faccio sempre è quello degli stage: finché ci saranno ragazzi disposti a lavorare gratis - senza esigere nemmeno un rimborso spese o dei buoni pasto - pur di entrare in un’azienda (anche se poi verranno mandati via dopo qualche mese senza garanzia di assunzione) e senza nemmeno rendere pubbliche le condizioni alle quali stanno, non si riuscirà mai ad ottenere qualcosa in questo senso. Ci sarà qualcun altro che sarà pronto a immolarsi alla “causa” nella speranza di una futura assunzione. E così certe aziende e certi imprenditori avranno il coltello sempre dalla parte del manico. In mezzo a tutti loro, e non sono pochi, ci sono i tanti ragazzi che vanno avanti fa-


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cendo enormi sacrifici a livello di vita personale e di realizzazione lavorativa e famigliare. Secondo me sono un numero discreto, ma purtroppo vivono nell’ombra. Dopo le recenti lettere ai giornali contro il capro espiatorio di turno, la sig.ra Angela Venturini, cosa faremo ragazzi? Ognuno torna alla propria vita e agli affari suoi, come usa qui a San Marino, o lo prendiamo come motivo per incazzarci seriamente? Molti non hanno voglia di sbattersi, riunirsi per dire tutti insieme “NO” e opporsi a ciò che non è giusto. La signora in questione è solo la punta dell’iceberg, la parte visibile di ciò che di più insensato ci ha governato fino ad ora, e chi più, chi meno, sono persone che hanno permesso alla criminalità organizzata di entrare a San Marino, che hanno permesso di svendere e stuprare sempre più parti della nostra piccola e meravigliosa terra, che hanno permesso che andassero avanti da sempre i figli dei politici, degli imprenditori, dei leccaculo, di chi ha saputo inchinarsi meglio a 90°. Però ragazzi, quando è ora di fare qualcosa, quando è ora di agire, diciamoci la verità… ognuno si fa i ca..i suoi! Io ho partecipato a diverse riunioni, a diverse associazioni, movimenti, iniziative e quant’altro… ho partecipato a svariate manifestazioni e quanto di più diverso e disparato ci possa essere a San Marino per combinare qualcosa di concreto. Ci sono sempre i soliti. Ragazzi…dove siete tutti? Le poche persone (se raffrontate al numero totale della popolazione giovanile) che hanno scritto ai giornali sono le stesse che hanno come me provato a fare qualcosa… e gli altri migliaia di giovani che in teoria, qualcuno dice, anche loro la pensano così, dove sono? È questo silenzio, questa omertà che uccide… perché ci vogliono divisi, e separati, e ci voglio-

no prendere per la gola con un posto in banca o nella PA, o con un favore personale: ragazzi non facciamoci comprare!! Se la generazione che ci ha cresciuto è vissuta (non tutti, ma diversi sì) a forza di scambi di voti, di favoritismi e via dicendo, noi dobbiamo avere la forza e il coraggio di dire NO! Dire no a costo di rinunciare a un po’ del benessere estremo che ha fino ad oggi avuto San Marino. E, per favore, non accomodatevi nei vecchi partiti politici… chiunque c’è entrato con buone intenzioni ne è uscito deluso. Chi rimane, lo fa a forza di compromessi, o per altro interesse. Chi ci governa, cioè un bel gruppetto di persone (non tutte specifichiamo…ma buona parte) sono assolutamente inadatte a ricoprire i ruoli che ricoprono, che non hanno mai letto un libro di diritto, di economia, di filosofia…materie fondamentali per fare politica! In base a cosa lo posso dire? Ciò si evince ascoltandoli quando parlano, sentendo cosa dicono e osservando quello che fanno, qui e all’estero. Ragazzi, la democrazia come ce la raccontano è una chimera! Non è vero che il panettiere sotto casa o la casalinga di Voghera, oggigiorno, si possono improvvisare consiglieri o capi di Stato… è pura follia! In un mondo estremamente complesso, articolato come il nostro, dove innumerevoli sono le abilità e capacità richieste anche per svolgere semplici mansioni, è impensabile che a gestire un Paese ci sia gente che non sa nemmeno parlare l’italiano in modo appropriato! Che dire poi delle varie definizioni tipo “destra” e “sinistra”? Non è proprio vero che non esistono più, ma esistono i loro fantocci. La destra, è quella di chi se ne strafotte di tutti e tutto per badare solo al proprio arricchimento personale danneggiando la comunità, il welfare e tutto ciò che è pub-

blico, spesso servendosi di un altro bel fantoccio, la religione cattolica in particolare i vertici delle sue organizzazioni, che presta il fianco a simili personaggi, e continua a dogmatizzare e manipolare i credenti in buona fede. Il fantoccio della sinistra è ancora peggio, perché nascondendosi dietro a un finto buonismo e populismo a favore dei più deboli, dando un colpo al cerchio, uno alla botte, e uno al portafoglio, ha completamente perso di vista i valori originari e fondanti che la crearono, e ora, -in procinto di affondare miseramente- cerca di raffazzonare qua e là nascenti movimenti, partitucoli, imprenditori, operai e quant’altro, completamente preso dalla disperazione di un’imminente fine. Dopo tutto ciò, tocca anche sentire le perle di saggezza di chi afferma che la proposta di referendum riguardo al fissare un limite massimo di quindici anni per il ruolo parlamentare è incostituzionale… be’ cari miei signori (in particolare quelli che hanno per slogan “cambiare si può”. Sic.) per quanto mi riguarda inconstituzionale è il fatto che diversi loschi figuri abbiano governato e derubato per più di un trentennio a San Marino, senza che nessuno li toccasse! Questo secondo voi è costituzionale? È legittimo?? Se si dovesse rispondere di qualcosa, molti di coloro che aprono bocca a sproposito e che con i loro gesti scellerati hanno portato un paese con immense potenzialità alla ROVINA, dovrebbero essere presi e condannati per vilipendio alla nazione, altroché incostituzionalità! Cara classe dirigente, non basterà qualche assestamento al programma politico sulla carta, qualche ‘repulisti’ qua e là, per farci dimenticare tutto. A volte si è silenti, ma silenziosamente vediamo. Sentiamo. Siamo qui. E siamo prima di tutto pronti a NON votarvi. E

attenzione mi rivolgo anche a voi, alcuni dei giovani “vecchi” rampanti che frequentate partiti e organizzazioni verticistiche in attesa di scalate al Potere. Io non credo nella bontà della gioventù a prescindere. Noi vi osserviamo. Sappiamo quello che fate e dove andate. Siamo silenti, spesso, ma in giro non ci facciamo prendere. C’è gente che preferirebbe morire di fame -come la sottoscritta - piuttosto che andare a leccare culi o a elemosinare o avere che fare con certa gente… e questa è una delle più grandi forze, che tanti (giovani e vecchi) a San Marino non hanno mai conosciuto, non sanno nemmeno cos’è: sto parlando della dignità, dell’etica, del coraggio. A me non interessa proprio per niente prendermela con una singola persona o stare dietro alle “corbellerie” - tra l’altro mal scritte - che ogni santo giorno leggo su giornali e social network da personaggi di ogni genere. No… perché dopo ogni boutade, dopo ogni vicenda, ce ne sarà un’altra.. un’altra dichiarazione offensiva, un’altra spesa a bilancio di troppo… e intanto, mentre il popolo è occupato a star dietro a tutto ciò, c’è chi in silenzio continua a lavorare nell’ombra. Magari è più furbo, meno sprovveduto, e non si metterà a dire che i giovani sono pigri: anzi! Un giovane=un futuro voto. Dirà “bravi giovani, bene giovani, voi siete il futuro!” e nel mentre ce lo metterà in quel posto. No, questa volta non sarà così: “la pagherete tutta, la pagherete cara”, come ha scritto il caro amico Luca Zonzini. PS. Vorrei comunque ringraziare il consigliere Angela Venturini… ha avuto il merito, con le sue infelici parole, di svegliare e far levare qualche nuova voce dal silenzio, perché non dimentichiamo “che sempre l’ ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte”. (F. Guccini).


Appunti di psicologia

Il Don Chisciotte

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Hans Selye

stress Una delle principali cause di malattia di Davide Tagliasacchi

I

l termine stress significa “pressione” e venne introdotto in medicina per analogia con la metallurgia, dove indica la pressione che viene applicata ad un metallo per metterne a prova le doti di resistenza sotto sforzo. Chiarezza lessicale vuole che si distingua tra “stress”, termine che descrive la reazione da parte dell’organismo, e “stressor” (o evento stressante o fattore stressante), con il quale vengono descritti i fattori di stimolo che causano la reazione suddetta da parte dell’organismo. I fattori stressanti possono essere considerati come gravi (per esempio la morte di una persona cara, una grave menomazione), fattori acuti (un incidente), fattori cronici (ad esempio un ambiente di lavoro competitivo e ostile). Il primo studioso del settore fu Hans Selye, il quale nel 1936, introdusse per la prima volta la nozione di “sindorme generale di adattamento” (vedi schema in alto a destra), per descrivere il modo con il quale l’organismo fa fronte ad eventi stressanti; egli distinse tre fasi successive: fase di allarme, nella quale il sistema nervoso autonomo si attiva a fronte di eventi stressanti intensi fase di resistenza,in cui l’organismo si adatta allo stress e, se questo risulta troppo intenso, si presentano tipiche manifestazioni transitorie come l’ingrossamento

delle ghiandole surrenali o ulcere gastrointestinali fase di esaurimento: se il fattore di stress permane oppure l’organismo non è in grado di mettere in atto risposte adeguate, si può andare incontro a danni irreversibili. Secondo Selye la reazione da stress ha un carattere fondamentalmente adattivo, che consente all’organismo di far fronte a nuove e più impegnative sollecitazioni ambientali: non è una condizione patologica dell’individuo, anche se può produrre patologia in determinate condizioni, soprattutto se protratto. Il concetto di evento stressante sfugge però ad una precisa definizione. Un primo problema che si pose agli studiosi fu l’identificazione degli avvenimenti esistenziali stressanti che potessero avere un rapporto con la malattia fisica. Fu merito di R.S.Lazarus essere riuscito ad integrare il modello di Seyle con gli aspetti cognitivi connessi all’elaborazione soggettiva operata dalla persona circa gli specifici fattori stressanti. Infatti, un medesimo evento può avere significato diverso per diversi individui. Soprattutto nel caso di fattori non gravi, le differenze individuali legate alle caratteristiche psicologiche della persona saranno cruciali nel rendere stressante

qualcosa che per altri potrebbe essere indifferente. In secondo luogo, a fronte di fattori inequivocabilmente stressanti, persone diverse reagiscono con stili e modalità differenti. Lazarus distingue due tipi fondamentali di strategie di reazione: strategie focalizzate sul problema, con le quali l’individuo intraprende azioni dirette alla soluzione del problema oppure ricerca informazioni che ne facilitino la soluzione strategie focalizzate sull’emozione, nelle quali la persona si sforza di ridurre le reazioni emotive negative come per esempio distogliere la mente e distrarsi, cercare conforto in altri, sviluppare attività che inducano forti emozioni positive o assumere sostanze che contrastino le emozioni negative. Naturalmente un adattamento ottimale richiede che le strategie di reazione siano molteplici e calibrate sulla specificità degli eventi stressanti in gioco. Le ultime ricerche in merito alla correlazione tra stress e malattia, hanno portato alla formulazione di tre ipotesi, considerate attualmente come le più credibili. La teoria della debolezza somatica sostiene che lo stress esercita il suo effetto sull’organismo dove esso è costituzionalmente più debole, a causa di fattori genetici La teoria della reazione specifica

afferma l’esistenza di differenze individuali nella reazione del sistema nervoso autonomo:un individuo può presentare un’intensa risposta cardiovascolare, mentre un altro potrebbe reagire con forte sudorazione. Nell’eziopatogenesi di un disturbo si troverebbe la specificità della risposta individuale allo stress e non quindi la debolezza di un sistema d’organo. Le teorie psicoanalitiche ritengono che nell’eziologia dei disturbi psicofisiologici si ritrovino conflitti psicologici, i quali sarebbero in specifico rapporto simbolico con la natura del disturbo. Franz Alexander elaborò la teoria della rabbia trattenuta, sulla base delle sue osservazioni nel trattamento psicoanalitico di pazienti ipertesi: gli impulsi ostili non espressi creano uno stato emozionale di attivazione cronica che sarebbe responsabile dell’ipertensione. Infine, vi sarebbe una quarta teoria che respinge l’idea di un rapporto diretto tra stress e malattia, ma ne suggerisce uno di natura indiretta: in pratica l’associazione tra stress e malattia sarebbe mediata dallo stile di vita e da modificazioni nello stesso prodotte dallo stress: basti pensare all’insorgere di un periodo particolarmente stressante, in concomitanza con l’abuso di sostanze come caffè, alcolici e fumo.


Lettere alla redazione

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I

l babbo aprii la porta dello studio e salutandoci disse: “cosa volete fare figlioli?”, e noi in coro “ci avevi promesso di leggerci altre poesie” – “va bene se state buoni e attenti lo farò”. Ritornò dal suo studio con un libricino in mano. Noi (6 bimbi) avevamo gia preso posto, chi seduto sul tappeto, chi sulla poltrona io in braccio alla mamma, il più piccolo, Fernando, non aveva ancora trovato posto e visto il babbo andò a sedersi sulle sue ginocchia. Con voce seria e diversa dal solito disse “vi leggerò una poesia che viene da molto lontano, sia come spazio che come tempo”. Più tardi capii il perché di quella voce cosi diversa dal solito, in quell’ anno si incominciava già a sentire che nell’ aria c’erano sentori di guerra, di strani movimenti di truppe in Germania e la gente aveva paura. Forse il babbo con quella poesia scritta da un tedesco che parlava di pace voleva allontanare da noi quel timore che c’era in tutti, anche nei più piccoli. Riprese infatti dicendo “è una poesia che viene dalla Germania”. Forse non tutti i Sammarinesi sanno che il celebre poeta Augusto Von Platen, morto nel 1835 a Siracusa, dopo una visita alla nostra bella Repubblica, cantò in pochi ma nobilissimi versi la suggestiva bellezza che si può godere dalla vetta del nostro Titano, e il rito sempre commovente e nello stesso tempo maestoso, nella sua romana semplicità, della elezione dei nostri Consoli. Una sola inesattezza, disse il babbo, che per altro nulla toglie alla grazia della poesia: l’elezione cioè avverrebbe ogni anno, invece che ogni semestre. Due sono i traduttori di questa poesia, disse il babbo, uno il Prof. Carlo Quaranta ed il nostro amico Prof. Umberto De Biasi, incaricato di letteratura tedesca presso la Regia Università (allora) di Padova. Io preferisco leggere quest’ ultima. La sua voce era tornata ad essere calda e suadente ed incominciò a leggere le due poesie riportate nei riquadri di questa pagina. Terminata la lettura la faccia del babbo si rannuvolò, e con voce quasi tremante mi sembra di ricordare ci disse: “vedete cari bambini, quelli che amano la pace vanno lodati e quelli che la odiano non vanno provocati. Questa sera prima di coricarvi pregate Gesù per la pace fra gli uomini.

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la sera... ricordando Secondo capitolo dei “ricordi” di Gabriele Nicolini. 10 maggio 1939 di Gabriele Nicolini

Ritratto del poeta August Von Platen

SAN MARINO Su inaccessibili rupi, ove l’avida brama non giunge, Semplice vivo e a leggi antiche obbedisco. Via lontano oltre il mare, fino alle dalmate sponde, Oltre i monti lontani, ove scende il Marecchia, Per selve di quercie, valli ridenti e verdi pianure Spazia il tuo sguardo, dell’aquila stando sul nido. ELEZIONE DEI CONSOLI Quando entrai nella chiesa, i Consoli appunto dell’anno Tratti venivano a sorte, secondo il costume: Eran soltanto due figli dei campi, non Cesare e Cato, Ma di nuovo promisero al popolo un anno di pace.


Il Don Chisciotte

L’autogestita: Oasiverde

numero 54, giugno 2012

il riccio europeo I

l porcospino è un animale davvero particolare: pensate che esiste già da 20 milioni di anni ed in tutto questo tempo è cambiato pochissimo! Potersi “chiudere a riccio” in caso di pericolo deve essere stata una strategia molto efficace. Il Riccio Europeo (Erinaceus europaeus) appartiene alla Famiglia degli Erinaceidi. E’ un animale crepuscolare e notturno:mentre i sensi dell’udito e olfatto sono molto sviluppati, può invece rinunciare ad una vista acuta perché va in giro quasi solo di notte. L’alimentazione è di tipo onnivoro, quindi possono mangiare di tutto, ma la loro dieta consiste prevalentemente di invertebrati tra cui lombrichi, limacce, lumache e in qualche caso anche uova o piccoli mammiferi (topolini ad esempio), ma anche frutta e bacche. Gli aculei sono peli trasformati tramite la forte presenza di cheratina: un riccio adulto possiede circa 8000 aculei! Quando sono messi in allarme (anche solo da un odore) cominciano a “stendere “la corazza di aculei e saltellare, se solo vengono avvicinati “soffiano minacciosi” . Se il pericolo diventa una minaccia (oppure in caso di caduta), si avvolgono fino a toccare con il naso la coda

contraendo la sviluppatissima muscolatura cutanea come il legaccio di un sacco; formano così una palla completamente ricoperta da aculei eretti. Chi si trova a doverli “farli aprire” per necessità (ad esempio una visita in seguito ad un incidente, oppure per la necessità di dare loro un farmaco per bocca) ha un’idea chiara dell’incredibile forza che oppongono tramite questi muscoli che impediscono a chiunque di “svolgere la palla”. In verità questa super protezione viene vinta da alcuni nemici naturali dei ricci (come i cani, volpi, gufi) che riescono a mordere il riccio fino a farlo cedere. Questi spinosi amici sono estremamente solitari e silenziosi, ma diventano chiassosi quando celebrano il “matrimonio”. L’incontro tra maschio e femmina è piuttosto vivace e “la parata nuziale” consiste in un testa a testa con aculei ben eretti. Alla fine l’accoppiamento è ripetuto e il maschio può ritrovarsi con alcune lesioni da “sesso” sulle zampe e sul muso. La femmina gravida cerca poi un luogo adatta a crearsi un nido e dopo circa 60 gg partorisce i “riccetti”. Nascono con le spine “morbide” e all’apparenza sono nudi. La realtà è che i tessuti della cute sono edematosi ( pieni di liquidi

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quindi rigonfi) e questo consente di passare nel canale del parto senza intoppi. Ventiquattro ore dopo è possibile vedere gli aculei che ergono dalla pelle. La mamma allatta in posizione sdraiata su un lato (esattamente come i cani e i gatti) e i cuccioli emettono “gridolini” (simili ai fischi degli uccelli) per informare la madre della loro posizione. Il riccio comune durante l’inverno entra in letargo, dopo essersi costruiti in ottobre un nido di foglie e strame al riparo dal gelo. Alcuni animali omeotermi per far fronte alle condizioni ambientali sfavorevoli riducono l’attività del metabolismo al minimo entrando in una fase di torpore. In generale nessun animale sopporta temperature corporee superiori a 40/42 gradi centigradi poiché una parte delle nostre proteine corporee andrebbe incontro a degenerazione e coagulazione, mentre ipotermia (moderata ) è tollerata negli animali che hanno sviluppato il letargo come adattamento. Si riduce il metabolismo e di conseguenza le attività (tra cui la nutrizione) tramite l’abbassamento di un paio di gradi della propria temperatura corporea. In quel periodo l’animale cade in un sonno profondo che gli consente di non avere la necessità di andare in giro a procurarsi il cibo. Nei ricci questo periodo non dura più di qualche mese e inoltre può accadere spesso che l’animale si svegli a tratti. Nei giovani ricci il controllo della temperatura è imperfetto e

Oasiverde cerca persone con doti artistiche dispo-

ste ad aiutarci a creare la cartellonistica in legno da posizionare all’interno dei percorsi nel bosco.

Puoi contattarci al 335.5719652 Elena

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questo causa la morte di giovani animali che arrivano alle porte dell’inverno ancora impreparati al letargo e comunque inadatti ad affrontare le condizioni avverse, con le rigide temperature a la scarsità di cibo, che insieme all’aumento di peso ( accumulo di risorse) sembrano essere i fattori scatenanti del letargo. Durante la respirazione e il battito cardiaco diminuiscono e perfino la composizione del sangue si modifica (si riducono gli zuccheri a aumenta il magnesio). Il parametro generale che si usa per determinare se saranno o no in grado di entrare in letargo è il peso corporeo: se un riccio pesa meno di 500 gr intorno ad ottobre, significa che non sarà in grado di entrare in letargo, quindi va tenuto al caldo (in un ambiente che non scenda sotto zero) ed è necessario fornire cibo (croccantini per gatti, tarme della crusca e un po’ di frutta e verdura) per tutto l’inverno. Ovviamente il riccio comune è un animale selvatico, quindi le condizioni offerte in questo caso sono di “cattività temporanea “ finalizzate al reintegro alla vita selvatica perciò occorre ridurre al minimo le interazioni affinchè l’animale non perda il suo naturale comportamento, solitamente piuttosto diffidente, nei confronti dell’uomo. Ma spesso a rendere difficile la vita del riccio resta l’uomo, che con le sue automobili e gli interventi sul loro habitat, è il nemico numero uno di questi mammiferi. Se il vostro giardino confina con la strada ad esempio, potete mettere una rete metallica alta 40-50 cm. Altra questione è l’utilizzo di agenti chimici. In tanti negli orti utilizzano lumachicidi a base di Metaldeide, altamente tossici e pericolosi non solo per le malcapitate lumachine, ma anche per altri animali, grandi e piccoli: talpe, uccellini, galline, topolini e…ricci!

Vi siete mai chiesti in che modo agiscano questi lumachicidi? Il gasteropode ne assorbe le sostanze tossiche e comincia a secernere una gran quantità di muco e in breve tempo si disidrata completamente, morendo fra atroci sofferenze. La Metaldeide è tossica anche per gli insetti “buoni” (come per esempio le coccinelle) e per i pesci. Il riccio europeo in natura si nutre anche di lumache e chiocciole, pertanto accade spesso che avvenga un’intossicazione da Metaldeide indirettamente, ingerendo gasteropodi contaminati. Purtroppo non esiste antidoto. Si dice che il riccio sia il migliore amico del giardiniere perchè libera giardini e orti da numerosi insetti dannosi per le colture (cavallette, larve, scarafaggi...), scaccia i topi, non scava buchi nel terreno come le talpe, non danneggia le piante e tiene lontani i serpenti. Purtroppo ci è capitato da poco di assistere praticamente impotenti alla morte di un riccio a causa di avvelenamento da lumachicida e tutti i tentativi di rimetterlo in sesto sono risultati vani. Proprio la sua morte tra atroci sofferenze ci spinge a dire ancora più forte: stop ai lumachicidi! I ricci inoltre possono essere facilmente naturalizzati nei giardini, fornendo loro dei ripari nei quali riposare durante il giorno. Scegliete una zona tranquilla possibilmente a ridosso di un muro o una siepe. Si possono usare pietre o mattoni su una superficie livellata ove non si creino ristagni di acqua e un tetto impermeabile (tavola di legno magari coperta con carta catramata). Lo spazio interno deve essere circa di 30 x 30 cm e l’ingresso a livello del suolo non inferiore di 10 cm e rivolto sul lato più riparato dalle intemperie (di solito sud-est). Il tutto deve essere ricoperto con zolle di erba e “mimetizzato”.

Oasiverde ringrazia di cuore la ditta Scarponi Vernici per la donazione della vernice per i tavoli didattici della serra, Tutta Natura e il Mattarello per il cibo per gli animali, Monica e Gibo, Roberta Moreno e Gaby, Stefano Pazzi e Marco, Filippo del ghetto di Piandavello (sempre disponibile per le emergenze!) e tutti coloro che lasciano del cibo nel contenitore all’ingresso dell’Oasi. Grazie anche ai ragazzi che ci hanno aiutato a sistemare i percorsi nel bosco dopo i danni della neve.

associazione oasiverde Sede legale: Strada Genghe di Atto, 122/b 47892 - Acquaviva (Rep. San Marino) Telefono: 335.7340580 Fax: 0549.944242 mail: info@oasiverdersm.org web: www.oasiverdersm.org IBAN: SM 22X03 26209 80000 00003 04885 COE: SM21783

Esistono molti rimedi naturali contro le lumache, altrettanto efficaci e sicuramente meno pericolosi. Ecco un elenco di strategie anti-lumaca che non mettono a repentaglio la vita delle lumache stesse, nè quella di altri animali. Partiamo dalle più semplici: 1) Innanzitutto è buona abitudine eliminare le foglie a terra di insalata, lattuga, cavoli, ecc. che finiscono inevitabilmente per attirare ospiti indesiderati. Recintate il perimetro dell’orto con apposite lamiere sagomate a “punto di domanda” (la sezione è fatta proprio così ?) alte circa 30 cm. In questo modo le lumache quando si arrampicano arrivano alla curva in alto cadono. 2) Creare attorno alle piante strisce di cenere (o segatura) larghe 6-7 cm e alte almeno 2 cm scoraggia gli attacchi delle lumache. La cenere è anche un ottimo fertilizzante naturale. Un altro buon sistema sono le spine. Circondate le piante con ricci di castagne, rametti potati delle rose o gusci d’uovo tritati: per non pungersi, le lumache si terranno alla larga. Per i più esperti: 1) Il macerato di Felce aquilina (Pteridium aquilinum) è un buon alleato nella lotta alle lumache. Per prepararlo occorrono 1 Kg di foglie fresche o 100 g di foglie secche di Felce aquilina e 10 litri d’acqua. Lasciate macerare le foglie nell’acqua per un po’, poi filtrate il liquido ottenuto e distribuitelo sulle piante. La Felce aquilina si trova facilmente nei boschi e nelle radure a tutte le altitudini ed è efficace anche come repellente contro gli afidi. 2)Anche la polvere di peperoncino ha un alto potere deterrente nei confronti di lumache e afidi. E’ sufficiente sciogliere 2 g di polvere in 1 l di acqua e annaffiare le piante 1 volta a settimana in caso di tempo asciutto e 2-3 volte a settimana in caso di pioggia. 3) Ottima alternativa: si può ricorrere ad un preparato a base di Neem (Azadirachta indica) che si ottiene miscelando 500 g di polvere di Neem in 10 l di acqua; lasciare riposare il tutto per almeno 6 ore, poi filtrare e utilizzare, non diluito, direttamente sulla pianta con scadenza settimanale oppure ogni 10-15 giorni. La polvere di Neem è innocua nei confronti degli insetti utili, degli uccelli e degli animali a sangue caldo e si acquista in erboristeria, nelle farmacie più fornite oppure online.

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Il Don Chisciotte

Stili di vita

numero 54, giugno 2012

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antispecismo: una filosofia sulla diversità animale Intervista a Simone del gruppo antispecista “EssereAnimali” di Simona Dell’Aquila

n Italia e nei paesi occidentalizzati si sta diffondendo sempre più negli ultimi anni una certa sensibilità verso gli animali come soggetti portatori di diritti. Basti pensare ad esempio alla recente direttiva europea volta a migliorare le condizioni di “vita” delle galline ovaiole negli allevamenti con gabbie di batteria, o ai martellanti servizi televisivi di trasmissioni come Striscia la Notizia che con le loro inchieste spettacolarizzate denunciano maltrattamenti e irregolarità nei canili lager. Spesso però l’indignazione pubblica così sollevata si ferma a un mero discorso legalitario (ad esempio, concedere gabbie di qualche cm più grandi), oppure è rivolta solo a certe specie animali considerate d’affezione come cani e gatti senza che si metta davvero in discussione il nostro rapporto con la diversità animale, parte integrante del dibattito sul

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rapporto uomo-ambiente. Abbiamo chiesto perciò a Simone del gruppo antispecista romagnolo essereAnimali di chiarire alcuni concetti che stanno alla base della loro idea di animalismo. Nel vostro sito vi definite un gruppo eco-animalista: che cosa si intende? La società in cui viviamo e lo stile di vita della maggior parte della popolazione mondiale sono fondamentalmente basati sullo sfruttamento di milioni di individui animali, esseri viventi che percepiscono il dolore e la sofferenza, costretti negli allevamenti intensivi a condizioni di vita terrificanti, trattati alla stregua di cose, oggetti, merci che soddisferanno appetiti e altri presunti bisogni che ancora in molti credono sia lecito avere, dal mangiar carne, pesce, latte e uova al vestirsi con pelle, lana e pellicce.


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Il trattamento che riserviamo loro segue l’ideologia antropocentrica per cui l‘essere umano è l’essere supremo, tutto il resto è risorsa. Anche la Terra su cui viviamo è considerata solo un recipiente inerte da cui poter attingere ciò che serve agli smisurati consumi di una parte privilegiata di mondo che ha imposto la propria cultura scellerata su tutti e tutto. Una critica radicale non può non tener conto di questi aspetti profondamente interconnessi fra loro. essereAnimali non è altro che un gruppo di persone che nella vita di tutti i giorni si impegna, con le proprie scelte e le proprie azioni, per cercare di far conoscere il più possibile questa situazione drammatica. Non abbiamo la soluzione a tutti questi problemi ma non vogliamo rassegnarci e non fare nulla. Quindi l’animalismo non ha solo a che fare con la compassione verso gli animali ma riguarda più in generale anche lo sfruttamento della Terra. Potresti spiegarci che cos’è l’antispecismo? Il rapporto esseri umani – altri animali è sicuramente molto complesso. Non da sempre siamo gli acerrimi nemici della Terra e degli suoi abitanti. Con questo non vogliamo insinuare che sia esistito un tempo un mondo perfetto in cui la nostra specie abbia convissuto in maniera pacifica con tutte le altre, ma oggigiorno la tortura e la morte di moltissimi esseri coscienti è programmata e sistematica e ha raggiunto livelli di sofferenza e morte senza paragoni. Gli animali non sono più singoli individui ma pezzi di carne, fabbriche di uova, cavie. Per giustificare questa oppressione la cultura umana ha assunto un implicito: gli animali sono esseri inferiori. Questo è lo specismo; come il razzismo discrimina secondo la razza, e il sessismo secondo il genere e gli orientamenti sessuali, lo specismo lo fa in base all’appartenenza

di specie. Essere antispecisti significa quindi rispettare tutti gli animali, non solo quelli che già godono di particolari privilegi perché definiti egoisticamente ‘da compagnia’, ma avere la consapevolezza che ogni essere vivente vorrebbe poter vivere libero, e che allevarlo e ucciderlo è un atto contro la sua volontà. Ognuno di loro, come l’essere umano, tenta di sfuggire al dolore e alla morte, allo stress e alle privazioni e cerca di condurre una vita libera e corrispondente ai propri istinti naturali. L’antispecismo cambia profondamente la percezione che il genere umano ha di sé, non più il centro dell’universo, ma un altro animale in rapporto simbiotico con il proprio habitat. Nella pratica di tutti i giorni, quali comportamenti adotta un antispecista? Essere veramente coerente e rispettare la Terra e tutti gli animali è al giorno d’oggi veramente molto difficile. Anche indirettamente il nostro stile di vita si scontra con le esigenze delle altre specie. Pensiamo all’automobile, per quanto criticata in pochi vi rinunciano e sicuramente chi ne possiede una contribuisce anche non volutamente alle sofferenze di tanti piccoli animali. Certo che la mancanza di una coerenza completa non deve giustificare una totale indifferenza, ma piuttosto invitarci a migliorare e riflettere sulle nostre abitudini. Scegliere uno stile di vita vegan significa opporsi al pregiudizio che gli animali esistano per gli esseri umani. Alimentadosi con ingredienti di sola origine vegetale, escludendo quindi carne, pesce ma anche i derivati come latte, uova e miele, gli si restituisce quella libertà di cui hanno tutto il diritto e che quotidianamente gli viene sottratta. Vegan a tavola, ma non solo. Nella nostra quotidianità utilizziamo molteplici prodotti (per l’igiene, l’abbigliamneto, la pulizia...) che

comportano la sofferenza degli animali. Informarsi su quello che si consuma e scegliere cosa comperare è importante. Ma diventare vegan è solo un inizio, necessario e semplice, per non contribuire alla società dello sfruttamento. Ogni merce che proviene dal sistema industriale, anche se non provoca direttamente l’uccisione di esseri viventi, comporta lo sfruttamento della Terra, l’inquinamento, l’allontanamento dalla natura e dai suoi ritmi, provoca un impatto sugli ecosistemi e sugli esseri viventi. Consumare meno, eliminare il superfluo, autoprodurre quanto si può, prediligere l’acquisto delle materie prime e trasformarle da noi, coltivare un orto, acquistare direttamente da chi produce, scegliere prodotti locali e di stagione, riusare e riciclare quanto di solito viene scartato… sono molti i piccoli passi possibili per riuscire a vivere rispettando il pianeta e tutte le specie che lo popolano. L’attivismo diventa, in seguito, una scelta per far sì che il veganesimo non si riduca unicamente ad una questione individuale e domestica. Quali motivazioni possono portare a scegliere una dieta vegan? La dieta vegan, se correttamente bilanciata, è oltre che semplice e gustosa anche valida sotto il profilo nutrizionale. Molte persone la adottano per trarne benefici per la propria salute. Inoltre è risaputo che gli allevamenti in cui sono imprigionati gli animali sono altamente inquinanti a causa della concentrazione delle deiezioni e che per far fronte a nuovi pascoli destinati a nutrire gli animali allevati si disboscano ampie porzioni di foreste ogni anno. E potremmo dire ancora che se coltivassimo diversamente quelle terre potremmo nutrire molti più esseri umani. Tutto vero. Tutti questi però sono argomenti indiretti a favore degli animali, in-

diretti perché sposano un cambiamento a favore degli animali ma solo perché questo coincide con un’utilità per gli esseri umani. A nostro avviso dobbiamo invece capire che anche gli animali, come noi, hanno esigenze che non dobbiamo calpestare. In cosa consiste il vostro attivismo? Quali sono le prossime iniziative? Diffondiamo materiali visivi e testi, organizziamo banchetti informativi, proteste e azioni dimostrative in strade e piazze. Propagandiamo lo stile di vita vegan e la cultura antispecista con cene, corsi di cucina e conferenze pubbliche. Documentiamo ciò che accade quotidianamente nel nostro territorio a quegli animali considerati “da reddito”, imprigionati e uccisi a migliaia di nascosto, ma sotto gli occhi di tutti. In particolare negli scorsi mesi abbiamo organizzato iniziative contro le pellicce e per la diffusione dello stile di vita vegan, portando in piazza i cadaveri di alcuni animali provenienti dalle celle frigorifere degli allevamenti intensivi a testimonianza di questi orrori. Recentemente abbiamo presentato un’investigazione sulla realtà delle galline chiamate tristemente ‘ovaiole’, cioè destinate a produrre uova, per cercare di rendere pubblico quello che quotidianamente questi animali devono sopportare per soddisfare un consumo che a molti può sembrare privo di sfruttamento. Siamo entrati in 27 allevamenti, il 10% circa di quelli presenti in Emilia Romagna, per fotografare e filmare le loro condizioni, che si sono rivelate ovunque, anche negli allevamenti biologici, terribili. Vi invitiamo a visitare il nostro sito internet per essere informati sulle prossime iniziative. essereanimali.org info@essereanimali.org vimeo.com/essereAnimali flickr.com/essereAnimali


6째 Festa del Solstizio

Il Don Chisciotte

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VI festa del solstizio: 2 interi giorni a montecerreto! Il programma completo delle attività della festa più attesa dell’anno di ACDC VENERDì 22 GIUGNO Dalle 18.00 Anarchist Free Trade, mercatino autogestito di artigiani, artisti e associazioni (per partecipare scrivi a info@associazionedonchisciotte.org) Dalle 18.00 “La mangiatorìa”, stand gastronomico. Menù a base di piadine (allo strutto e all’olio per vegetariani), cous-cous, orzotto, torte salate e dolci Dalle 21.00 musica live. 21.00: LOCUSTACUSTICA youtube.com/user/Locustacustica 22.00: THE GADGET /www.youtube.com/user/ThePuttanavacca 23.00: PR1MALINEA myspace.com/pr1malinea 24.00 Dj set a rotazione a cura di ALT ERNATIVE e CUP of TEA

SABATO 23 GIUGNO

Servizio bar e stand gastronomico attivi dalle 10 in poi. Ore 10.00 colazione nel parco con caffè e toscano alla nutella o alla marmellata Ore 13.00 pranzo nel parco con penne all’arrabbiata (molto arrabbiata) Dalle 13.00 Anarchist Free Trade Ore 16.00 gara di briscola. Iscrizione €11,00 a testa. 1° premio: 2 prosciutti 2° premio: 2 salami milano 3° premio: 2 pecorini (la gara sarà organizzata solo se si troveranno 16 coppie) Dalle 21.00 musica live. 21.00: THE OUTLAW myspace.com/theoutlawrsm 22.00: WEBORN facebook.com/WeBorn 21.00: OUT MIN RICH myspace.com/outminrich 24.00 Dj set a rotazione a cura di ALT ERNATIVE, CUP of TEA e M.Guidi

UNA BIRRA GRATIS A TUTTI GLI ISCRITTI DON CHISCIOTTE CHE ARRIVANO PRIMA DELLE 21 E CENANO NEL PARCO!


Il Don Chisciotte

Dal 2004 contro i mulini a vento

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Redazione DIRETTORE: Roberto Ciavatta editing: Angelica Bezziccari INDIRIZZO: Via Ca’ Giannino 24 - 47895 - Domagnano (RSM) TEL: 0549. 878270 / MAIL: info@associazionedonchisciotte.org SITO WEB: www.associazionedonchisciotte.org COLLABORATORI: Daniele Baldisserri, Davide De Biagi, Simona Dell’Aquila, Pietro Masiello, Gabriele Nicolini, Oasiverde, Davide Tagliasacchi, Elena Tonnini

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A cura di Alessandro Simoncini. Riflessioni di Roberto Esposito, Sandro Mezzadra, Massimiliano Tomba, Franco Bifo Berardi, Anselm Jappe, Riccardo Bellofiore, Alex Foti, Aldo Pardi e Damiano Palano.


Don Chisciotte 54, giugno 2012