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maggio 2011

L’altra informazione a san marino

a pagina 8

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Spedizione in abbonamento postale per l’interno. Stampa periodica - autorizzazione n.1042 del 11.09.09 Direzione Generale PP.TT della Rep. di San Marino

numero 42

Il Don Chisciotte


Il Don Chisciotte

Attualità

numero 42, maggio 2011

L’editoriale

Sommario di questo numero Rubriche un indovino mi disse

Sempre più gli uomini dimenticheranno le loro anime...

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L’Ippogrifo di Angelica Bezziccari

L’autogestita Una firma per le api + devoluzione 3x1000 Pagina autogestita da Oasiverde

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Articoli Ribelli a che cosa?

La nuova guerra coloniale libica

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di Marco Canarezza Obama vs osama

La chiusura del cerchio

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di Jack Sparrow

Contro tutte le mafie

Lezione pubblica in piazza Cavour con la “iena” Pif

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di Angelica Bezziccari Un paese del... tubo

Perché San Marino è come un tubo che scarica illegalmente...

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di Matteo Zeppa

Vota qualcuno come te

Apportare un cambiamento è possibile: il primo passo...

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di Simona Dell’Aquila

Cara apatia, caro disinteresse Xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

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di Movimento Sottomarino le cose... strane di san marino di Gabriele Nicolini

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sostienici acquistando uno spazio pubblicitario sul don chisciotte L’Associazione Don Chisciotte cerca attività che vogliano acquistare spazi pubblicitari su questo mensile culturale. La spesa è irrisoria: i costi vanno dai 70 euro in su. Trattandosi di un giornale pubblicato da un’associazione senza scopi di lucro, tali cifre verranno utilizzate per autofinanziare questa pubblicazione (spese vive di stampa e di spedizione), e saranno detraibili in sede di dichiarazione dei redditi. Il giornale viene inviato a domicilio a circa 1300 sammarinesi, via e-mail a circa 300 italiani e pubblicato online sia sul sito dell’associazione che sul sito di edizioni issuu.com. Per qualsiasi informazione, o per ricevere le tariffe pubblicitarie, non esitate a contattarci telefonicamente al 338.6537340 o via e-mail all’indirizzo info@associazione donchisciotte.org.

il paese delle favole? non più Il “killer” dei cani e altre storie Sono giorni e giorni e giorni che si parla del famigerato “killer” dei cani. Giustamente. È una vicenda terribile, questa persona è un pazzo squilibrato Al di là di condanne irrazionali e forcaiole, vorrei però esaminare questo caso da un punto di vista sociologico. Ebbene, penso che questa vicenda rappresenti l’emersione della PAURA e dell’INCERTEZZA in un paese dove non ci sono mai state. San Marino è da troppo tempo un paese avvolto nella bambagia, e solo negli ultimi mesi, giorno dopo giorno, aumentano le paure: di perdere il posto di lavoro, di non riuscire a raccomandare il proprio figlio per un posto in banca, di non riuscire a pagare il mutuo. Aumentano le incertezze: andrò o non andrò in vacanza alle Maldive quest’anno? riuscirò a investire buona parte del mio stipendio nell’ultimo modello di iPhone? Ironia a parte, sono contenta che San Marino si stia risvegliando. San Marino non è il paradiso, potrebbe diventare un posto qualunque. Dove si perde il lavoro, non si riesce a pagare il mutuo, dove ci sono persone disturbate che ammazzano cani. Evidentemente serve che succeda qualcosa, perché sennò la gente non si sveglia mai. Ora stiamo andando nel panico

perché c’è il timore che San Marino fallisca, perché non sappiamo dove andremo a finire, perché vivere, come portare a spasso dei cani, comporta un rischio. Il mondo sta scoppiando, tra guerre, terremoti, e ogni genere di disastro. E noi andiamo in panico e ci trasformiamo in forcaioli perché... non siamo più dentro una favola. Finché i problemi non toccano “l’orto di casa”, il proprio cane o gatto, il proprio lavoro, TUTTO VA BENE. Ora i problemi stanno toccando un po’ tutti ed ecco il risveglio, ecco l’interessamento, quando ormai l’acqua è straripata dal vaso. Le strade sono due: o continuiamo a interessarci delle conseguenze e non delle cause, discutendone in modo sterile al bar o su Facebook, o iniziamo a pensare a modi di vita alternativi che possano salvare quello che è rimasto. Cambiare vita. Partendo dalla nostra. Iniziare a interessarsi di quello che succede fuori da San Marino, iniziare a informarsi per davvero, smettere di votare le stesse facce o il burattino di turno. Massimo Fini diceva che l’unica soluzione per il futuro è munirsi di orto e kalashnikov. Speriamo che del kalashnikov non ci sia bisogno , anche se con tanto odio e rabbia in giro c’è molto da temere… Angelica Bezziccari

L’AFORISMA DEL MESE «La rapidità con cui una notizia viene fornita dà l’illusione di vivere al centro degli avvenimenti, ma significa soltanto che siamo sottoposti a una propaganda ancora più intensa. Quando gli avvenimenti sono istantanei e

appassionanti, ci lasciamo trascinare dal loro flusso. Secondo me la superficialità, non la rapidità, incide sulla percezione del presente. Ma si fa di tutto per cancellare ogni memoria» Noam Chomsky


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il tuo 3x1000 per continuare a vigilare! di Roberto Ciavatta Anche questo mese dobbiamo registrare un attacco all’associazionismo di questo paese, proprio nell’anno del volontariato. Evidentemente che ci siano voci fuori dal coro, che pretendono di urlare ciò che pensano, non va a genio al governo. Dopo l’irrigidimento sulle procedure di tenuta dei conti delle associazioni (motivate con la necessità internazionale di stringere i controlli anche sul mondo del no-profit, senza ricordare però che altrove ci sono soglie di mobilitazione di danaro che esentano le associazioni più piccole a questo martirio ragionieristico), la novità è l’assenza di alcuna considerazione rispetto alla volontà del cittadino rispetto all’ente a cui devolvere il 3x1000 (obbligatorio) del proprio stipendio. Se non va alle associazioni a chi va? Alla chiesa e allo Stato (si veda anche l’art. di Oasiverde, a pag. 2). Dunque di cosa si tratta? Beh, di un’altra

concorso per realizzare la grafica di altrementi festival 2012 di A. C. Don Chisciotte

tassa obbligatoria rivolta a tutti i lavoratori! È una tassa nascosta. In passato un politico nostrano, Claudio Felici, fece con le mani e con i piedi per lasciare il principio del silenzio assenso sulla quota sociale degli stipendi (il famoso o,40%, nel complesso diversi milioni di euro). In tal modo assicurò al sindacato delle entrate ingenti, con l’intento onorevole di mantenere forte un organismo essenziale per i lavoratori, ma finendo col trasformare il sindacato in un ufficio ambito in cui sedersi fino alla pensione, strapagati e privi di alcun rischio. Ora è tragicomico vedere come l’attuale governo faccia il contrario: fa con le mani e con i piedi per per togliere alle associazioni l’unica forma di sostentamento su cui possono confidare, e che le mantiene libere! Non posso non vedere in questa e nelle altre

In attesa di ricevere conferma dai relatori della prossima edizione dell’AltreMenti festival (dal 16 al 18 marzo 2012 a San Marino, sul tema “DIVERSITà. Il potere della scelta”), abbiamo indetto un concorso per la realizzazione del progetto grafico di promozione del festival stesso, che per via della nostra tradizionale apertura verso ogni contributo sarà aperto a tutti. Reperite online sul sito associazionedonchisciotte. org ogni informazione necessaria e i moduli di partecipazione. Per ora è confermata la presenza di Serge Latouche! Al vincitore sarà consegnato un assegno di €500,00, a titolo di rimborso per la creazione dei materiali e dei supporti richiesti, nel corso durante l’apertura dei lavori del prossimo festival. Vi invitiamo a partecipare numerosi

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norme (oltre alla solita assenza di larghe vedute, oltre al solito vezzo di prendere soldi solo là dove è facile farlo, mai nelle tasche dei ladri, degli evasori, o degli amici di clan!) la precisa volontà di controllare le associazioni, di stremarle, di intimidirle con la minaccia di continue sanzioni per cavilli ridicoli, ma soprattutto di sottometterle. Già, perché se la Don Chisciotte, come ogni altra associazione, invece di poter confidare sulle vostre donazioni per organizzare le sue attività dovesse un domani trovarsi di fronte al dilemma di chiudere i battenti oppure cedere al ricatto di questuare finanziamenti al governante di turno, allora sì la società civile sarebbe ammutolità, umiliata, definitivamente uccisa! Allora una cosa, infine e garbatamente, mi sento di dire a chi non comprende che una società senza associazionismo è un cimitero ambulante. Questo: VAFFANCULO! Quindi ancora una volta, ed ancora di più, vi esortiamo a destinare alla Don Chisciotte il vostro 3x1000: a voi non costa nulla, per noi fa la differenza! Potrete comunicare, se non lo avete già fatto, la Don Chisciotte come beneficiario fino al 31 dicembre 2011. Grazie di cuore!

BANDO DI C ONCORSO “PROGETT OG EDIZIONE D RAFICO PER LA TERZ A I ALTREMEN TI FESTIVA L”

L’Associazion e III edizione di Culturale Don Chisciotte, Al nell’ambito de 2012, organiz treMenti Festival che si terrà a San Ma ll’organizzazione della za un concor rino dal 16 al materiale div so per la re 18 marzo alizzazione ulgativo e del progetto pubblicitario concorso è grafico del del Festiva gratuita e ap l. La parte er rappresenta ta a cip tu azione al tti. zione grafica del tema della Il progetto grafico dovrà essere la III edizione de l Festival Altre Menti: DIV

ERSITA’ [tito lo] Il potere de lla scelta [so ttotitolo] I lavori perve nuti sa

ranno es risultati del concorso sa aminati da un’apposita co ranno resi mmissione giu solstizio ch noti alle ore e si terrà dicante. I 21 durante il 25 giugn www.associa la Festa de o 2011 e zionedonchis l successivam ciotte.org ente sul sit o

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Maggiori info rmazioni, il testo integral materiali ne e del presen cessari per partecipare te bando e sul sito www. al co i associazione donchisciotte ncorso sono scaricabili .org I curatori di Al treMenti

Festival


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ribelli a che cosa? La nuova guerra coloniale libica di Marco Canarezza

Diciamolo subito: il sig. Muammar Gheddafi non è mai stato uno stinco di santo. Il 1° settembre 1969 si è fregiato del titolo di Guida della Rivoluzione, confondendo la memoria della Storia con quello che era stato in effetti un colpo di stato. Nel corso degli anni ’70 fece approvare una nuova Costituzione, da lui definita libera e democratica. Nazionalizzò (in teoria giustamente) la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere, espropriò ed espulse la comunità italiana e quella ebraica residenti nel paese, chiuse le basi militari statunitensi e britanniche. Il 21 dicembre 1988 il volo Pan Am 103 esplose su Lockerbie. 259 passeggeri morti. L’attentato fu ordinato da Gheddafi, così come recentemente confermato (febbraio 2011) da Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil, ex Ministro della Giustizia, parlando al giornale svedese Expressen. All’epoca dell’attentato furono accusati i servizi segreti libici e condannato tale Abdelbaset Ali Mohmet al-Megrahi. All’ergastolo in un carcere scozzese, al-Megrahi venne rilasciato nel 2009 per motivi di salute. Ritornato

in Libia con l’aereo personale di Gheddafi, fu accolto come un eroe nazionale. Wikileaks ha rivelato che la scarcerazione di al-Megrahi è da imputarsi alle pressioni del colonnello libico sull’amministrazione britannica. Gheddafi aveva minacciato “un’immediata cessazione di tutte le attività commerciali britanniche con la Libia”. Recentemente il Raiss è seguito da tutti i media per la repressione nel sangue della rivolta popolare, offrendo all’Europa - e ancorché alla Francia - l’opportunità politico-morale di intervenire militarmente. Vale la pena citare qualche altro dato tratto dai cablo di Wikileaks: in 42 anni di potere ha accumulato circa 32 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali depositata negli Stati Uniti. Con queste belle cifre la famiglia dei Gheddafi si è concessa concerti a domicilio tenuti da Beyoncé, Mariah Carey e altre pop star. Fino a pochi mesi fa non trapelavano crepe nel fastoso regime dei Gheddafi. Poi, dopo le rivolte in Egitto, Tunisia, ecc. anche la dittatura libica ha cominciato a scricchiolare sulla

spinta dei ribelli. Ma questi ribelli, siamo sicuri che siano semplicemente civili desiderosi di spodestare un dittatore? La prima domanda da porsi è: chi ha armato i rivoltosi? Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, si è occupato assieme al suo staff di due importanti business con la Libia: la vendita di aerei da combattimento e la costruzione di alcune centrali atomiche a Tripoli. Affari da centinaia di miliardi di euro. Sul più bello pare che il dittatore libico abbia preferito aziende russe e italiane a quelle francesi, ed ecco perché a fine novembre scorso, il presidente francese aveva cominciato una controffensiva mediatica verso Gheddafi. Oggi, a guerra iniziata, il primo obiettivo dei caccia francesi è stata la flotta aerea libica, composta da 20 aerei russi (Mig2123 e Sukhol22) e 40 elicotteri, sempre di produzione russa. Tattica militare, certo, ma anche vendetta. Le colpe e le inevitabili punizioni inflitte al Colonnello – prima dell’evidente colpasenza-punizione in merito all’attentato terroristico di Lockerbie - sembrano


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essere dovute alle mancate commissioni francesi. Ma non solo. Sfugge a molti che il Colonnello avesse in animo di ripetere il tentativo del generale De Gaulle di abbandonare l’uso del dollaro, e tornare all’oro. 
 Il pagamento senza dollari né euro sarebbe stato un colpo di genio da parte di Gheddafi. Infatti, lanciato un appello al mondo arabo per adottare una valuta unica, il dinaro d’oro, il Colonnello aveva proposto di creare uno Stato Africano Unito. L’opinione di Sarkozy sulla questione è stata: “i libici hanno attaccato la sicurezza finanziaria del genere umano”. Un’affermazione esagerata; ma proponendo il ritorno all’oro come mezzo di regolazione delle transizioni internazionali, Gheddafi ha attaccato il principale potere della democrazia: il sistema bancario internazionale. Ma non è tutto. Secondo le ultime ricerche, la Libia risulta avere una risorsa di greggio di circa 44 miliardi di barili. Inoltre la Libia, a differenza degli altri paesi africani, non è indebitata con la Banca Mondiale o con il Fondo Monetario Internazionale, quindi Gheddafi può dettare le condizioni e non subirle. 
 Dopo il conflitto si può agilmente prevedere che il petrolio della Libia finirà nelle mani della British Petroleum, della francese Total, dell’americana Chevron, dell’italiana Eni e via dicendo. Spartizioni a parte va detto che la Central Bank of Libya, ha in il 4,99% delle azioni dell’Unicredit e detiene il 2,59% di Finmeccanica di cui è il secondo azionista. Pochi sono al corrente che Finmeccanica è una delle principali aziende mondiali che si aggiudica ogni anno miliardi in commesse con i vari governi occidentali. Nel 2007 il Pentagono ha commissionato a Finmeccanica una fornitura del valore di 6 miliardi

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di dollari per la costruzione di 145 velivoli per l’esercito e l’aeronautica. Finmeccanica (attraverso Augusta Westland) si è aggiudicata il secondo quinquennio (2011-2016) di un contratto del valore di circa 570 milioni di sterline con il Ministero della Difesa Britannico. Dal 2008, dopo l’acquisizione dell’americana Drs, Finmeccanica è uno dei principali fornitori del Pentagono. Da tutto questo si deduce facilmente che non solo la Francia di Sarkò, non solo il Fondo Monetario Internazionale e non solo la Banca Centrale hanno il dente avvelenato col Colonnello, ma anche gli Stati Uniti d’America, probabilmente preoccupati per l’ingerenza libica nei loro interessi economici e militaristi. A fronte di tutto ciò, va da sé che il colonnello e i suoi piani di economia sovversiva non possono rimanere in nessun modo al potere. Sarebbe importante non farsi confondere le idee dalla propaganda del Regime mediatico: le sommosse popolari hanno una regia. Lo dimostra l’intervento guerrafondaio di Francia, Inghilterra, Usa e Italia, intervento che assai probabilmente era in programma da tempo. Il punto nodale è che non si può scardinare il sistema economicomonetario internazionale.

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Alcuni siti da cui sono state tratte le notizie di questo articolo: agoravox.it blitzquotidiano.it comedonchisciotte.org disinformazione.it giornalettismo.com I banchieri internazionali guadagnano miliardi di dollari da guerre, carestie, disastri naturali e artificiali, attentati, terremoti. Al di là del fatto certo che Muammar Gheddafi è un dittatore, quello che emerge dal mondo occidentale e democratico, è la paura della libertà e dell’autodeterminazione. Quando nel 1968 al largo delle coste riminesi l’Isola delle Rose dichiarò la sua indipendenza, il governo italiano decise a distanza di 55 giorni di occupare militarmente tale territorio, minarlo e colarlo a picco sul fondale. Viene da chiedersi quando imploderà questo metodo imperialista e quando si affermerà una qualche forma di ribellione, fermo restando che sarebbe intelligente agire ora, per presa di coscienza e non per ordine ricevuto.


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Attualità

obama Vs osama La chiusura del cerchio di Jack Sparrow La famiglia Bin Laden è in affari con gli USA dagli inizi degli anni Ottanta. In particolare i Bin Laden hanno avuto un rapporto privilegiato con la Harken, società di estrazione petrolifera di Gorge W. Bush. 1979-1989 - Durante la guerra antisovietica in Afghanistan, Osama Bin Laden guida la resistenza dei mujahidin contro gli invasori con la stella rossa. I taliban comprendono il gioco dell’imperialismo americano e quando la guerra finisce la CIA pretende senza riuscirci la restituzione delle armi, specialmente degli FIM-92 Stinger, missili terra aria spalleggiabili. Un uomo con questa arma può abbattere un elicottero. Perso il controllo di Osama Bin Laden la CIA paventa possibili attentati internazionali. La “pecora nera” della famiglia Bin Laden, Osama, diventa la mente

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occulta del terrorismo e firma qualche attentato contro obiettivi americani qua e là per il mondo. George W. Bush comincia la sua marcia verso la Casa Bianca. Gli affari sono affari e un ex compagno di business, che è ora un traditore e un terrorista, può essere usato ora come un capro espiatorio. 11 Settembre 2001- Ore 8.48: un aereo colpisce in pieno una delle due Torri gemelle del World Trade Center a New York. Ore 9.03: mentre dozzine di telecamere inquadrano l’incendio che si sviluppa sulla prima torre, un secondo aereo si avvicina al World Trade Center e si schianta contro la seconda torre. In alcune immagini della BBC l’aereo in questione appare troppo piccolo, molto simile ad un missile da crociera ALBM; ma sono solo supposizioni, fantasie, diranno gli esperti. Ore 9.38: American Airlines, Volo 77. Un Boeing 757 di 80 tonnellate vola contro il Pentagono. Sono più di ottanta le telecamere di sicurezza che inquadrano la zona interessata del Pentagono. Nonostante questo, il governo americano non è ancora riuscito a mostrare un solo fotogramma in cui si veda chiaramente l’aereo che colpisce l’edificio. Crollano le Twin Towers colpite dagli aerei. Crolla anche la torre numero 7 che non è stata colpita da nessun aereo. La caduta di quest’ultima è in

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perfetta verticale, così come cadono i palazzi demoliti con esplosioni controllate. Ma è tutto regolare: i media martellano il ferro caldo dell’attentato di matrice islamica. Tre giorni dopo si comincia a scoprire che alcuni dei terroristi erano stati a scuola di volo nelle basi americane. Uno di questi, un incapace secondo il suo istruttore, avrebbe fatto volare a 650 km all’ora, a bassa quota, uno dei 747 dirottati, infrangendo alcune leggi dell’aerodinamica. Tra le rovine e i rottami polverizzati vengono trovati i passaporti quasi intatti dei dirottatori arabi e di nessun altro. È naturale a questo punto che i rapporti della CIA indichino la mente comune dietro l’attentato: Osama Bin Laden. È naturale pur in assenza di una rivendicazione. Formalmente non ci sarà mai un’esatta prova di colpa di Bin Laden, non in merito all’attentato alle torri gemelle, però molti condividono l’idea che non può che essere lui il colpevole. Opinioni utili. 2 maggio 2011 - Nascosto alle porte di Islamabad attorno a una scuola militare, si manifesta il livello di connivenza di Osama Bin Laden con i servizi segreti pakistani. I contractor americani fanno irruzione e con un’azione da manuale ammazzano il bersaglio della loro decennale missione, anzi no, forse si è suicidato, anzi no lo hanno sfigurato al punto che


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ci vuole la prova del DNA sui resti. Tra venti anni sapremo come sono andate le cose. Se Julian Assange ha molto da rivelare attraverso i cable pubblicati su Wikileaks, chissà cosa avrebbe avuto da dire Osama Bin Laden in un’aula di tribunale? Meglio evitarsi l’imbarazzo di certe rivelazioni. Le varie e inconcludenti versioni che ci propineranno i media diranno che l’importante è che sia stato tolto di mezzo un pericoloso terrorista. Questo non cambia la scomoda posizione del suo attuale avversario, Barack Hussein Obama, 44° presidente degli USA. Se della versione dei fatti dellí11 settembre non erano e non sono tutt’oggi soddisfatti i parenti delle oltre 3000 vittime delle Twin Tower, sfugge perché Barack H. Obama non abbia mai preso in considerazione una delle migliaia di istanze di revisione che sono state avanzate. Al di là delle evidenti colpe di Bin Laden in merito agli attentati che aveva attribuito a sé stesso, viene da chiedersi perché l’idea di rivedere certe strane circostanze avvallate da Gorge W. Bush, non sfiorino l’interesse di Barack Obama; avrebbe tolto dall’imbarazzo almeno lui, il presidente del rinnovamento, il premio Nobel per la pace sulla fiducia. Comunque Osama è morto e il mondo sarà migliore, dicono i giornalisti a reti unificate. Poi qualcuno corregge il tiro: ci si aspetta qualche ritorsione,

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qualche vendetta, qualche nuovo attentato. Il mondo, forse, non cambierà per niente. L’esercito più potente del mondo è stanziato in Arabia Saudita a garanzia di protezione degli oltre 10.000 emiri. La popolazione araba, la gente comune della Saudi Arabia, vive con poco, pochissimo, nella miseria. È il petrolio che dona potere agli emiri, ed è il petrolio che muove l’esercito americano. È il petrolio che mettiamo nel serbatoio delle nostre automobili, ed è il petrolio che manda i trattori della nostra agricoltura. È il petrolio che si trasforma in concime, ed è il

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concime che fa crescere i frutti che mangiamo ogni giorno a casa o al centro commerciale. Petrolio, soldi, armi, cibo. Un affare grosso, troppo grosso per chiunque, Barack Obama compreso. La versione dei fatti quindi, quella versione che venne preparata per giustificare l’invasione americana dell’Iraq e per il bombardamento dell’Afghanistan in risposta ad un attacco avvenuto sul territorio americano, non può essere smentita o rivista in nessuna misura, nemmeno limata con un qualche mea culpa. Tutto regolare.

La foto di Bin Laden taroccata circolata in questi giorni


Dalla prima

contro tutte le mafie Lezione pubblica in piazza Cavour con la “iena” Pif di Angelica Bezziccari

ll Gruppo Anti Mafia Pio La Torre nasce dall’incontro delle esperienze dei giovani volontari riminesi nel progetto LiberArci dalle Spine sui terreni confiscati alle mafie, nei campi di Corleone e Canicattì. Partiti in tre nel 2008 e nel 2009, l’estate 2010 vede ben dieci tra ragazzi e ragazze riminesi scendere in Sicilia per lavorare due settimane assieme ad altri volontari da tutta Italia e alla Cooperativa “Lavoro e non solo”. Tornati a casa, maturati dall’esperienza significativa, durante l’autunno e l’inverno 2009 i ragazzi si mobilitano per impedire di ridurre le due settimane in Sicilia a mero volontariato ed esperienza a sè stante, cercando di coinvolgere la cittadinanza riminese

Cos’è il GAP

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Pomeriggio nuvoloso a piazza Cavour, Rimini. Sono seduta sulle gradinate della piazza, in occasione dell’incontro pubblico realizzato dal Gruppo Antimafia Pio La Torre (GAP). È una lezione pubblica di antimafia sociale, alla quale per l’occasione partecipa Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, la iena di Italia Uno conduttore del programma ‘il Testimone’ su MTV. Pif, palermitano doc, tra una battuta e l’altra ha spiegato le diverse percezioni e consapevolezze della portata del fenomeno mafioso in Italia, senza tralasciare le ragioni che l’hanno portato a parlare di criminalità organizzata, e di come contrastarla, dando voce ne “il Testimone” ai volti meno noti della promozione della cultura antimafia,ammettendo però che “è più facile parlare di mafia stando a Milano”. Quando Pif inizia a rispondere alle domande dei ragazzi del GAP, attira l’attenzione di molte persone che passeggiano lì per caso. Racconta di come, bambino palermitano, al tempo non si fosse reso conto di vivere in mezzo alla mafia: “il vicino di casa è Totò Riina e tu non lo sai”. In certe città del Sud la mafia è culturalmente accettata e anzi, quelli che la rifiutano, che magari non pagano il pizzo o denunciano, sono i

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cosiddetti “spaccaminchia”, fastidiosi, irritanti soggetti che si rifiutano di essere omertosi. Pif ci parla di uno spaccaminchia in particolare, Pino Maniàci. Imprenditore edile, è proprietario dell’emittente tv Telejato. Questa emittente si caratterizza per la sua opera di informazione e denuncia orientata alle notizie relative alla criminalità organizzata, e ha un bacino d’utenza caratterizzato storicamente dalla forte presenza mafiosa: Alcamo, Partinico, Castellammare del Golfo, San Giuseppe Jato, Corleone, Cinisi, Montelepre. Altri temi trattati sono quelli relativi alla gestione amministrativa, alla questione ambientale, economia, degrado del clima politico, speculazioni sul territorio. Telejato è di fatto il punto di riferimento per redazioni e giornali di diffusione nazionale che ricercano notizie nell’area di operatività dell’emittente. Non solo; Pif dice che persino la BBC contatta Pino per avere notizie e immagini che riguardano ad esempio la cattura dei boss, e lui gliele fornisce gratis, perché “non ci vuole guadagnare su queste cose”. Insomma, la libertà di informare come diritto che deve essere garantito a tutti. Viene da chiedersi se questa tv è davvero in Italia. Tra i collaboratori dell’emittente vi

organizzando la prima Cena della Legalità al centro sociale Grottarossa di Rimini, serata grazie alla quale vengono raccolti 2000 euro, utili a sostenere i progetti della Cooperativa Lavoro e non solo e l’acquisto di uno scaffale per i prodotti, proprio in Casa Caponnetto, bene sequestrato ai nipoti di Totò Riina nel centro di Corleone. In dicembre le attività continuano con la vendita dei cesti natalizi contenenti i prodotti dei terreni confiscati. Da quest’anno il G.A.P. può contare su una quindicina di volontari, tutti ragazzi e ragazze, impegnati nella diffusione di una cultura di legalità ed anti-mafia sociale su un territorio che soffre sempre più con maggiore intensità le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle amministrazioni locali e nell’economia. Il contatto con la cittadinanza, la sensibilizzazione nelle scuole e nei con-


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I ragazzi del GAP e Pif in piazza Cavour, Rimini è anche Salvo Vitale, già conduttore con Peppino Impastato di Radio Aut. I ragazzi del GAP sottolineano come il fenomeno malavitoso sia ben presente e radicato anche nel riminese, e anche “in quel piccolo stato che ha il nome di un santo”. È questo il fatto più importante: la mafia non è solo coppola, oggi è più che mai mascherata da politici e uomini d’affari, banchieri e immobiliaristi, e anche loro sono nostri vicini

di casa. Spesso, a differenza del bambino Pif, lo sappiamo ma facciamo finta di niente. Un esempio? Nei primi tre mesi del 2011 i sequestri di denaro per sospetto riciclaggio a San Marino hanno totalizzato già 826.000 euro per indagini interne e un milione e mezzo per rogatoria. Lo ha detto il commissario della legge Rita Vannucci, al Vertice internazionale antimafia dal titolo ‘Uniti nella diversità contro la mafia globale’. Nel

2009, ha spiegato il magistrato, sono stati sequestrati tre milioni , nel 2010 6,5 milioni in seguito a rogatorie internazionali e due milioni per indagini interne” (fonte ANSA). Possiamo dire che è una cosa che non ci riguarda? Credo proprio di no. “La mafia è una montagna di merda” come disse Peppino Impastato, sotto qualsiasi forma si esprima, che sia la coppola o i colletti bianchi. Pino Maniaci non ha mai ri-

fronti dei giovani, la promozione di iniziative, “Ragazzi godetevi la incontri su legalità ed antimafia, presentazione vita, innamoratevi, dei campi di lavoro sui terreni confiscati sono siate felici ma gli obiettivi prossimi e futuri, per non tenere mai diventate partigiani di abbassata la guardia.

questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la Contatti: gap.rimini@gmail.com; resistenza degli ideali. Sito Web: http://gaprimini.blogspot.com/ Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare Sabato 14 maggio, in Piazza Cavour, il giore di agire da nalista David Oddone e diversi esponenti di associazioni che promuovono la legalità in Emilia uomini liberi e Romagna daranno voce all’evento “L’ABC della consapevoli” Antonio Caponnetto camorra: Affari, Banche, Cocaina”.

chiesto l’iscrizione nell’albo dei giornalisti. Il 30 marzo 2009 è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista, nonostante il 10 luglio 2008 fosse già stato assolto con formula piena in un altro processo per la stessa accusa, perché il fatto non sussisteva. D’altronde, come si disse al nostro AltreMenti Festival, per fare il giornalista “non serve il tesserino, servono le palle”.


San Marino - l’inchiesta

Il tubo incriminato Filmati, foto e mail si possono direttamente vedere nel sito di Sottomarino: www.s8marino.org nella sezione “home” oppure cercando la parola chiave “ca’ martino” usando la funzione “cerca” in alto a destra

di Matteo Zeppa

un paese del... tubo

L’acqua piena di bolle di schiuma

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Ci si sorprende sempre del proprio Paese, a volte positivamente. Lo si è fatto il 27 marzo alle ore 20.30 allorquando uscirono i risultati del referendum sull’Alienazione dei Beni dello Stato, con tutto il bailamme e l’ostracismo perpetrati da una fazione politica ben imperante sul Territorio. In quel caso mi stupii dei miei connazionali, poco avvezzi solitamente nel recepire l’importanza di uno strumento di Democrazia Diretta (e la storia dei Referendum e la loro non riuscita, sono lì a testimoniarlo), ma per una volta con la parola PRESENTE sul Certificato Elettorale. Altre volte, anzi molte altre volte ci si sorprende negativamente: vi racconto l’ultimo episodio in ordine cronologico. Un bel dì di vacanza, il Sabato pre_Pasquale mi recai assieme ad un conoscente presso la zona industriale di Ca’ Martino, esattamente nella selva che la circonda. Appena mettemmo piede fuori dall’asfalto, si sentì uno strano odore. Ma che sarà? Generalmente ciò che si immagina non arriva nemmeno lontanamente ad assomigliare a ciò che è la realtà. Nel senso: sono un runner, e adoro andare a correre nei boschi vergini di San Marino, e di cose ne vedo, ma mai così spudoratamente oscene. Seguimmo come due segugi il tanfo, per arrivare alla fonte dalla quale provenne quell’odore. E lui è lì; un tubo bianco che fuoriesce dalla terra, e che riversa in maniera copiosa materiale inquinante... perché dico inquinante non avendo le famose “prove provate” di una analisi di laboratorio ancora in mano? Perché è del tutto evidente che si tratta di una cosa VOLUTA NONCHE’ NOCIVA. Da chi? Mah... Ebbene durante le riprese documentate, questo schifo dalla colorazione grigiastra (tinta molto in voga a San Marino) cominciò a irritarmi gola, occhi e naso. Balza immediatamente anche all’occhio di un profano che non si tratta di una cosa molto salutare! Da voci metropolitane (da soppesare attentamente ovviamente)

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si recepisce che quel tubo è un problema atavico della zona. Si narra di prelievi fatti un anno addietro, alla presenza di persone qualificate, smoccolanti anch’esse per l’enorme puzzo. Di quei prelievi pare che non si sappia nulla. La mattina di Pasqua mi recai assieme ad un amico a raccogliere campioni direttamente dal tubo. Voi direte: “beh essendo Pasqua, con tutta la zona industriale chiusa per ferie, da quel tubo non sarebbe dovuto fuoriuscire nulla” ...e invece no! Stessa portata. Ora è inutile soffermarsi in machiavellici pensieri e mettendo al bando le ciance: quel tubo e il suo liquido sono la dimostrazione di come in Repubblica il rispetto verso la Natura sia pari a zero. Non bastassero le colate di cemento sparse in 61 km quadrati; non bastassero gli abbattimenti ad “uso cazzo” di piante, piuttosto che “scorticamenti” della roccia del Monte per fare posto a delle rotatorie; non bastassero i cartelli con su scritto “territorio adibito alla caccia al cinghiale” poste a due metri da abitazioni civili; non bastassero gli innumerevoli richiami che ci pone il vicino italiano sulle acque reflue e sull’inquinamento dei fiumiciattoli che inevitabilmente arrivano nella loro terra e che non ci fanno vedere di buon occhio (chissà perché). Tutto questo non ci smuove a livello di presa di coscienza del Territorio che viviamo. Siamo passivi e lasciamo che gli eventi prendano il sopravvento sulla prevenzione, che è sempre e comunque meglio della cura. Quel tubo e la sua fuoriuscita è il simbolo di cosa è oggi San Marino, ovvero la ricerca farlocca di una scappatoia alternativa ai normali canoni di trasparenza, pensando d’essere sempre i più furbi del mondo. In maniera del tutto subdola, si cerca di arrabattarsi alla giornata, in balia del vento che spira. Quel tubo qualcuno lo ha messo lì volutamente, senza cercare di regolamentare il fenomeno delle acque reflue, andando contro il pudore e contro le leggi (ma qui è la norma, purtroppo, anzi la saggez-


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za popolare afferma che se non lo fai sei quasi un patacca) sapendo di riversare nel Fosso del Re materiale liquido più o meno tossico. È ora che chi è artefice di questo ed altri atti poco consoni, sia a livello naturalistico o faunistico o sociale, paghi il fio delle proprie azioni. È ora di una giustizia che sia davvero tale! È ora che organi di competenza facciano il loro mestiere e la smettano di guardare a priori a chi dovranno mai schiacciare i piedi, o domandare il permesso di farlo a chi è più in alto nella scala gerarchica. Ad onor del vero, le ampolle raccolte da me sono già in mano a chi di dovere, cioè un tecnico super partes. È stato avvertito il SIA (Servizio Igiene Ambientale) e anche la Segreteria al Territorio attraverso una mail presso i loro indirizzi. Ad oggi 29 Aprile nessuna risposta. Nel caso codesti enti si prodigheranno per una raccolta ed un’ analisi a loro volta, sarebbe davvero curioso incrociare i dati, altrimenti ci saranno solo i nostri, ma si sa... siamo un poco faziosi! Davvero brutto non capire un emerito...TUBO! Buona vita

Tiziano Terzani “Raggiunti in aereo, tutti i posti diventano simili: il confine è un poliziotto davanti allo schermo di un pc, l’impatto con il nuovo è quello con il nastro che distribuisce i bagagli, la commozione di un addio viene distratta dalla bramosia del passaggio obbligato attraverso il free duty shop […] le stazioni invece no, sono vere, sono specchi delle città nel cui cuore sono piantate. Le stazioni stanno vicino alle cattedrali, alle moschee, alle pagode o ai mausolei. Una volta arrivati lì, si è arrivati davvero”

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Terzani in Tibet

un indovino mi disse Sempre più gli uomini dimenticheranno le loro anime e si cureranno solo dei corpi...

P

enso che tutti conoscano Tiziano Terzani. In caso contrario, è d’obbligo vedere il film “La fine è il mio inizio” (tratto dall’omonimo libro) che descrive, per quanto sia umanamente possibile, l’anima di questo giornalista anticonvenziale e di quest’uomo spirituale. Non dedisero qui parlare del film, ma di un altro suo libro, “Un indovino mi disse”. Forse non il migliore (ma le classifiche dei best-seller hanno un senso?) forse non il più profondo, ma sicuramente ottimo per iniziare a conoscere Tiziano. Il libro portò le opere e la figura di Tiziano all’attenzione del grande pubblico, al punto che l’editore Longanesi pensò di ripubblicare nel volume “In Asia” una sua collezione di reportage in parte già editi negli anni precedenti. L’incipit narrativo è semplice ma molto forte. Nel 1976, ad Hong Kong, un indovino cinese predice a Terzani che il 1993 sarà un anno in cui rischierà la vita se prenderà l’aereo. Giunto alla fine del 1992, Terzani si ricorda della profezia e decide di tenerne conto: passerà tutto l’anno senza utilizzare mai aerei ed elicotteri, ottenendo dal quotidiano “Der Spiegel” il permesso di vivere un anno muovendosi solo per terra e per mare. Così, dopo aver festeggiato il capodanno in Laos, Tiziano inizia a viaggiare in treno e in nave attraversando tutta l’Asia: dal Laos alla Thailandia, dalla Birmania alla Cina, da Singapore alle isole Malesi, facendo anche 20.000 km di treno per rientrare a Firenze in estate a trovare la madre (attraverso Indocina, Cina, Mongolia, Russia in Transiberiana) ed uno straordinario viaggio in nave, dalla Spezia a Singapore per tornare sul luogo di lavoro. Cos’ha di speciale questo libro oltre ad assere un diario di viaggio? Non è solo il resoconto di qualche avventura. È il resoconto di un viaggio che Tiziano fa dentro sé stesso, cercando in ogni città di parlare con un indovino o un cartomante che, tra strampalate profezie e

inquietanti verità, lo porta a interrogarsi e a scrivere sul senso della vita, del progresso, e soprattutto sulla magia che, a dispetto dell’epoca iperrazionale in cui viviamo, continua a governare la nostra vita. Da una parte guarda e descrive la bellezza scompigliata delle città asiatiche, dall’altra osserva con tristezza l’occidentalizzazione alla quale, in nome del denaro, si stanno vendendo i paesi dell’Asia, perdendo così la propria storica e affascinante identità: “non è disperante vedere come ora le varie culture vengono erose e sopraffatte da una mistura di mode, idee e banalità altrui?” Con i treni e le navi Tiziano inizia a riassaporare il gusto della lentezza, cosa necessaria per apprezzare i particolari e i dettagli, per vivere direi. Ormai a furia di prendere aerei siamo in poche ore da una parte al’altra del globo in posti che sono tutti uguali, gli aeroporti, con gli stessi negozi e le stesse città. L’altro punto focale del libro è l’interrogarsi su concetti quali destino, magia, predestinazione… una volta la gente, soprattutto i popoli antichi, davano molta importanza all’aspetto spirituale. Ora la materialità ci ha fatto dimenticare tutto ciò, gli antichi saperi, l’intuito, le potenzialità del nostro cervello: “gli aborigeni dell’Australia debbono aver conservato alcune di queste primitivissime capacità. Come farebbero altrimenti a mettersi in cammino per esser puntuali al funerale di un capo giorni e giorni prima che quello muoia?” Così una pagina dopo l’altra, anche noi iniziamo a viaggiare assieme a lui, ed è proprio questa la magia delle storie: trasportarci in luoghi lontani, molto più lontani di uno degli identici villaggi turistici sparsi per il globo. PS. Il 20 marzo 1993 un elicottero delle Nazioni Unite in Cambogia è caduto con 15 giornalisti a bordo. Tra di loro c’era il collega tedesco di Der Spiegel che aveva preso il posto di Terzani. Angelica Bezziccari


L’autogestita: Oasiverde

una firma per le api In silenzio, miliardi di api stanno morendo e la nostra intera catena alimentare è in pericolo. Le api non solo producono il miele, ma sono una gigantesca forza lavoro, perché impollinano ben il 90% delle piante che coltiviamo e che rappresentano la base del nostro cibo. Nel 2008 in Italia gli apicoltori lanciarono

l’allarme: la popolazione degli alveari si era ridotta del 40%, con ovvio calo sulla produzione del miele; in particolare il millefiori primaverile ebbe un tracollo del 70%. Inizialmente gli studi si concentrarono sulla possibilità di malattie o perdita di habitat. Poi prese sempre più corpo l’ipotesi che il fattore chiave fosse il crescente uso di pesticidi e in particolare dei nuovi insetticidi neonicotinoidi (derivati dalla nicotina), neurotossici capaci di permeare piante e ambiente comportando gravi effetti tossici sulle api come su altri esseri viventi. Essi sono ampiamente usati in America dal 2003 per la “protezione” dei semi del mais, la più importante coltura degli

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Stati Uniti, 88 milioni ettari, ma anche su colza, soia, barbabietole da zucchero, girasole e grano. Due sono gli indiziati maggiori: il Gaucho della Bayer e Actara della Syngenta. Questi prodotti agiscono sul sistema nervoso dei preziosi insetti, determinandone la morte. Poi il mercato si allargò fino all’Europa. Secondo il presidente dell’Unione nazionale delle associazioni degli apicoltori italiani “la verità è che i metodi usati per dare le autorizzazioni di commercializzazione e di utilizzo dei prodotti fitosanitari è vetusto e inadeguato […] non ci si può basare sull’effetto immediato di dosi letali ma occorre tenere conto dei pericolosi e subdoli effetti a lungo termine che questi principi attivi

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spesso provocano sull’ambiente”. Una volta scoperta la causa, il 2009 rappresentò per l’Italia un anno di successi grazie al divieto di utilizzo che si estese anche in Francia, Slovenia e Germania: per salvare le api c’è stata una vera e propria mobilitazione che ha coinvolto istituti di ricerca, produttori, consumatori che hanno saputo tener testa ai potenti interessi privati della lobby dei produttori e venditori di chimica, ottenendo da parte della Commissione Fitofarmaci il rinnovo della sospensione dei concianti neurotossici per il mais anche nel 2010. E gli effetti si sono potuti registrare fin da subito: nel 2010 non si sono verificati quei fenomeni devastanti di spopolamento e moria degli alveari degli anni precedenti, gli allevamenti apistici italiani si sono in buona parte ricostituiti; ma oggi di nuovo le industrie chimiche stanno facendo pressioni enormi per continuare a vendere questo veleno. Puoi firmare una petizione in internet per spingere gli Stati Uniti e l’Unione Europea a unirsi nella messa al bando in tutto il mondo di questi prodotti, andando sul sito: www.avaaz.org/it/ save_the_bees Oasiverde è particolarmente sensibile a questo tema in quanto già dalla primavera prossima instaureremo nell’area delle arnie sia a scopo didattico (le api sono degli animali sociali da cui potremmo imparare


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molto, dotati di una capacità organizzativa e comunicativa strabiliante) ma anche perché facenti parte di quel ciclo naturale di cui l’impollinazione gioca un ruolo fondamentale. Per questo abbiamo già realizzato un giardino di piante aromatiche di particolare predilezione per questi insetti, proprio vicino alla zona dell’arboreto formato di frutti e viti antiche, che entreranno a far parte così del meraviglioso ciclo che porta alla trasformazione del fiore in frutto.

dichiarazione telematica? insisti per devolvere il 3x1000 ad oasiverde In tutta Europa l’Anno Internazionale del Volontariato viene festeggiato attraverso metodi di valorizzazione e sostegno delle attività non a scopo di lucro, a dimostrazione dell’alto livello di attenzione per i volontari e per il loro fondamentale contributo alla società, mentre a San Marino bisogna ammettere che avviene l’esatto contrario: si presenta difatti così, proprio in occasione

di questo 10° anniversario, il pacco regalo che i nostri governanti hanno “devoluto” alle Associazioni. Con non poca sorpresa, sono gli stessi cittadini ad avvertire della loro incapacità, quest’anno, di devolvere il proprio 3x1000: il sostegno al volontariato attraverso un metodo libero e democratico quale quello della devoluzione del 3x1000, che al cittadino non costa nulla poichè

ugualmente detratto al momento della dichiarazione dei redditi, rappresenta un vero e proprio ossigeno per molte Associazioni di volontari che mettono quotidianamente a disposizione della comunità il proprio tempo e le proprie energie (ad esempio al servizio dei cittadini, dei più deboli, degli animali, della tutela del territorio, senza dimenticare il contributo che queste persone hanno donato per

NON DEMORDERE, MA CHIEDI ALL’UFFICIO TRIBUTARIO IL MODO MIGLIORE PER EFFETTUARE LA TUA DEVOLUZIONE ALL’OASIVERDE! Il tuo aiuto è fondamentale per portare avanti il nostro progetto!

attivita’ convenzionate

associazione oasiverde Sede legale: Strada Genghe di Atto, 122/b 47892 - Acquaviva (Rep. San Marino) Telefono: 335.7340580 Fax: 0549.944242 mail: info@oasiverdersm.org web: www.oasiverdersm.org IBAN: SM 22X03 26209 80000 00003 04885 COE: SM21783

lo sviluppo di Leggi che garantiscono importanti diritti). Infatti, con questo nuovo metodo telematico, gran parte dei lavoratori dipendenti verranno sostituiti nella dichiarazione dal proprio datore di lavoro e verranno quindi esclusi dalla possibilità di esprimere la propria preferenza che andrà automaticamente allo Stato e alla Chiesa. Bello scherzetto!

è supportata da

Agrizoo - Allianz/Lloyd Adriatico Artemisia - Babette - Babylab - Blu notte - Ciquadro - Cobafer - Estetique Michelle - Fior di Verbena - Food & Science Legatoria Incipit - Harmoniæ - India World - La rondine - Lavanderia Magic - Layak - Legno Design - Phisicol - Piletas Salmoiraghi & Viganò - San Marino Vernici - Scrigno delle Fate - Titan Gomme - Tutta Natura - Vivaio Zanotti - Zaffbike


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Politica In questi tempi di devozione a San Precario capita di rispondere ai più improbabili annunci di lavoro. Così, con grande spirito di rassegnazione, dal 12 al 23 aprile sono finita ad impiegare il mio tempo e le mie energie come promoter per le importantissime elezioni dei rappresentanti dei soci della Coop Adriatica. Nell’universoStato Coop, ogni tre anni i soci (quelli con la tesserina) hanno il diritto e il dovere di votare i consiglieri di Zona e di Distretto, ossia altri soci come loro (lo slogan di quest’anno recitava appunto: “Vota qualcuno come te!”) che si sono candidati per rappresentare le richieste dei consumatori e per avanzare nuove proposte durante le assemblee con i grandi capi della Coop. Il mio lavoro consisteva nell’esortare le persone a votare, fermandole e attirandole con il tipico sorriso da promoter per poi guidarle nelle operazioni di voto. Nelle lentissime ore trascorse nei seggi allestiti all’interno dei supermercati, ho avuto perciò modo di incontrare ed osservare vaste tipologie di cittadini, di consumatori, di votanti. Inutile dire che la maggior parte delle persone sfrecciava davanti al seggio facendo finta di non vederlo, e se incalzata rispondeva (quando rispondeva) di andare di fretta per i più svariati motivi. Una discreta percentuale aveva l’accortezza di rallentare il passo ma, una volta venuta a conoscenza della materia in oggetto, se ne andava dicendo di non essere interessata, sfoggiando strane espressioni nel volto... Un’altra buona percentuale di persone si fermava e più o meno dispiaciutamente mi confessava di non voler votare perché non conosceva i candidati, mentre la maggior parte dei votanti esprimeva una preferenza a caso, a seconda dell’età, del sesso, della foto, del nome, del luogo di residenza. Rari i casi di voti dati

numero 42, maggio 2011 i mai le Non cambiera o la nd cose combatte er .P te realtà esisten cosa, cambiare qual modello costruisci un nda la nuovo che re realtà obsoleta ller Richard B. Fu

in modo convinto e ponderato, e comunque quasi sempre per motivi futili (il mio vicino di casa, la mia vecchia compagna di scuola). In fondo si tratta di eleggere i rappresentanti dei soci Coop, mi dicevo, mica il presidente del consiglio. È normale un pò di menefreghismo... ma siamo sicuri che sia proprio così? Fare la spesa è un gesto politico. Se ci pensiamo bene, quello che compriamo, il posto in cui lo compriamo hanno un peso. Soprattutto se lo facciamo tutti i giorni, addirittura più volte al giorno. Se non possiamo autoprodurre tutto quello di cui abbiamo bisogno, o acquistarlo attraverso reti di acquisto solidali, conoscere e migliorare la linea politica del proprio supermercato di

fiducia potrebbe essere un buon compromesso. Potremmo pretendere il boicottaggio dei prodotti israeliani ad esempio, o pretendere maggiori controlli per garantire cibi non geneticamente modificati, prodotti non testati su animali ecc. Dovrebbe rientrare nel nostro interesse tanto quanto un’elezione politica, anzi, forse di più, perchè ci interessa in maniera più diretta, dato che il risultato del nostro voto finisce ogni giorno sui nostri piatti e nel nostro stomaco. E allora cos’è che non funziona, mi sono chiesta? Siamo talmente abituati al meccanismo della delega, del voto, che ci sembra impossibile pensare a delle alternative. La democrazia rappresentativa mostra sempre più la sua

vota qualcuno come te (purtroppo) Apportare un cambiamento è possibile: il primo passo è iniziare dalle nostre azioni quotidiane di Simona Dell’Aquila

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inefficacia, destra e sinistra sono solo degli specchietti per le allodole, posizionati al meglio per dividere l’opinione pubblica e intanto continuare a governare secondo gli interessi economico-finanziari dei soliti gruppi di potere; eppure fatichiamo a riconoscere la demagogia insita nell’attuale sistema e finiamo per battere sempre gli stessi sentieri. Il referendum del prossimo 12-13 giugno è un altro esempio dell’inefficacia (Carmelo Bene parlava di “invivibilità della vita”) di questo sistema democratico, persino nel caso in questione di uno strumento di democrazia diretta: perciò eccoci tutti intenti a concentrare le nostre energie nel far mettere le crocette su quattro Sì che tra qualche anno non varranno più, invece di applicarci per creare davvero delle alternative e così non dover più subìre i ricatti di chi è al comando... capendo, ad esempio, che la soluzione al nucleare è nella decrescita e nell’autoproduzione energetica semplicemente perché non abbiamo bisogno di tutta quella energia, che servirebbe soltanto per mantenere in piedi un sistema industriale che non vogliamo più in quanto non rispondente a quei criteri etici e di ecosostenibilità nei quali ci riconosciamo. E quindi mi chiedo: quanti di noi che voteranno Sì contro il nucleare, nonostante il coup de theatre della moratoria di un anno (altro splendido prodotto della nostra democrazia), andrebbero anche ad occupare i binari su cui deve passare un treno carico di scorie? Quanti andrebbero a sabotare i cantieri di costruzione delle centrali nucleari? Quanti rinuncerebbero a questo stile di vita e di consumi? Allora mi viene il sospetto che il meccanismo della delega, qualora funzionasse, sarebbe comunque un modo per lavarsi la coscienza, senza voler cambiare davvero le cose...


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cara apatia, caro disinteresse di Movimento Sottomarino Cara apatia, caro disinteresse, vi scriviamo poche righe per informarvi che lo scoglio al quale vi siete attaccati come cozze, si sta sgretolando e presto sarete privi di appiglio negli animi dei sammarinesi. È diventata, oramai, una lotta tra noi e voi. Sappiate però che abbiamo tutta l’intenzione di vincere questa battaglia: abbiamo voce per gridare sopra il vostro amato silenzio omertoso e affrontiamo con coraggio il vostro sguardo denso d’odio quando scendiamo in strada contando “cento passi” per raggiungere la fresca trasparenza che tanto desideriamo. Certo, abbiamo capito che secondo voi il sistema in cui viviamo segue le dialettiche delle mafie e che dovremmo piegarci alle logiche di potere del “boss” di turno, senza avere visione del giusto e dell’ingiusto, fregandocene dell’etica morale, ma le nostre ginocchia non si piegano più secondo il vostro volere.  Difatti abbiamo capito che è il pensiero critico che ci permette di restare in piedi, che ci permette di camminare a testa alta, senza timore di essere giudicati “poveri sfigati” che passano il tempo libero ad organizzare manifestazioni, a discutere, a dare “Pugni” e ad infilare frutta negli spiedini per attirare gente, la domenica pomeriggio, ad un tavolo che vuol trasmettere un pensiero pesante in una giornata di Sole e di divertimento. Iniziare a ragionare, non avere paura di raccontare le storie dal proprio punto di vista, non accettare compromessi, questa è l’unica arma che abbiamo per combattere il sistema di omertà che avete costruito nella no-

stra amata Repubblica: violare il sistema di connivenza che ci state imponendo da troppo tempo significa mettere le basi per costruire una società che ritrova la forza di creare ricchezza culturale e voglia di uscire dal “puzzo dei compromessi” di una ricchezza materiale. Vi informiamo che in noi, un gruppo di giovani di San Marino, è nata la volontà di conoscere i tratti che delineano il fenomeno delle infiltrazioni malavitose sul nostro territorio, la cui presenza è stata più volte confermata dai giornali e dai tribunali ma ancor di più dalla storia stessa del nostro Paese: denunciare che la nostra terra è stata colpita ed è interessata dalle mafie non è il frutto della nostra immaginazione ma l’affermazione di una verità storica.  Vogliamo spezzare anni di silenzio che vi hanno permesso di proliferare e creare “adepti”: un fenomeno che esige il contributo di tutti per essere contrastato. Sappiamo che non sarà facile “scrollarvi” dall’animo di una comunità che sembra non volersi risvegliare in questa Primavera che avanza.  Ma i giovani, i giovani hanno già aperto gli occhi grazie all’informazione alla quale, ora, è più facile accedere.  Siamo certi che lo sapete, ma vogliamo ribadirlo: la conoscenza rende liberi, conoscere può spezzare le catene di quella maledetta ignoranza che troppe volte sottomette, soffocando, le idee e la nostra voglia di vivere. Noi, loro, la comunità, saremo un’onda che non potrete fermare nemmeno alzando le barriere politiche

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che il sistema complice vi ha permesso di costruire: sarete alla deriva presto. Nessun salvagente di nessuna fazione partitica sarà gettato verso di voi, sarete soli ed in balia di un nuovo e ritrovato orgoglio dell’intera Repubblica. Per troppo tempo siete stati come una piaga che si propaga, una malattia che è dilagata a macchia d’olio: una malattia che ancora non ha imbrattato le strade di sangue ma che ci ha reso fragili e poveri. Abbiamo trovato l’antidoto alle vostre menzogne e al vostro agire: è la voglia di elevarsi dal baratro verso il quale, coscientemente o meno, ci state facendo cadere, è la voglia di riappropriarsi di una democrazia svenduta al miglior offerente ed è la voglia di sporcarsi i vestiti di marca, poiché difficilmente potremmo dichiararli “puliti”.  Il rimedio a voi è dunque il continuare a credere in noi stessi, nei giovani sammarinesi e in chi ancora crede nei valori di giustizia e di solidarietà senza lasciarsi castrare dai modelli egoistici, corporativi e magari mafiosi degli anni delle vacche grasse. Forse in pochi ci seguiranno lungo questa strada che a noi pare chiara e ben delineata; forse non tutti reputano la trasparenza un atto dovuto, un’emersione dal fango in cui questo sistema ci ha costretti a vivere o forse qualcuno preferirà combattere per conto proprio o con altri e non al nostro fianco, ma qualsiasi sia la decisione, voi sarete sconfitti. Questo è l’importante: la vostra storia è finita. Vorremmo infine rivolgere alcune parole a chi, per caso, leggerà questa lettera: che tu sia adulto o giovane, che tu sia di sinistra o di destra, che tu sia sammarinese o italiano, ricorda di non essere né apatico né disinteressato a questa tematica. Le mafie non sono solo delle associazioni di criminali dedite al traffico di droga, al riciclaggio di denaro e alle altre innumerevoli attività illegali che assicurano loro copiose ricchezze: sono soprattutto un modo di pensare e di agire, caratterizzato dall’omertà, dalla ricerca di vie brevi, prepotenti e violente, per raggiungere i propri obiettivi che non collimano mai con l’utilità pubblica.  Concludiamo dunque con una speranza: la speranza, mia cara Apatia e mio caro Disinteresse, di non incrociarvi più lungo le strade sammarinesi e negli occhi dei nostri concittadini, ma di riconoscere in quegli stessi sguardi il desiderio di chiarezza e giustizia sociale. Distinti saluti. www.s8marino.org


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Dal 2004 contro i mulini a vento!

Una vita senza ricerca non mette conto di essere vissuta - Platone Ci trovi anche su Facebook!

Redazione

DIRETTORE: Roberto Ciavatta editing: Angelica Bezziccari INDIRIZZO: Via Ca’ Giannino 24 - 47895 - Domagnano (RSM) TEL: 0549. 878270 / MAIL: info@associazionedonchisciotte.org SITO WEB: www.associazionedonchisciotte.org COLLABORATORI: Marco Canarezza, Simona Dell’Aquila, Gabriele Nicolini, Oasiverde, S8Marino, Jack Sparrow, Matteo Zeppa

le cose... strane di san marino

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“L’unico mio rimpianto è che sono stato a volte troppo dolce con tutte le istituzioni, con tutti i poteri.” Don Andrea Gallo prete di strada

di Gabriele Nicolini

è da giorni che sui tre principali quotidiani della Repubblica si parla apertamente della presenza della mafia a San Marino, anche la relazione del magistrato Pier Felici ne conferma la presenza e se non ho capito male a qualche malavitoso sarebbero stati confiscati milioni di beni. Mi sembra però che su tutto questo ci sia un gran silenzio: non mi pare di aver letto nulla di tutto ciò sui nostri quotidiani. Anche il Segretario Casali parla di mafia dicendo “siamo palesemente impreparati”. Ecco il solito ritornello, noi su tutto o quasi tutto siamo indietro di quindici o venti anni; tuttavia, se ai primi sentori visibili, Segretario, ci fossimo mossi, certamente le cose sarebbero andate diversamente. Avremmo potuto incominciare a fare i primi passi, a fare qualche legge che arginasse il fenomeno o almeno a avremmo potuto iniziare a parlarne, mettere i cittadini sul chi va là. L’Associazione Caponnetto poi, che è venuta in repubblica più volte, certamente ci avrebbe potuto dare una mano e di conseguenza non ci saremmo trovati del tutto impreparati. Si dice però - e tutti lo dicono - che la presenza della mafia risale agli anni Novanta, certamente qualcuno deve aver dato una mano a questa “brava gente”. A quel tempo cosa facevano i nostri bravi politici, i nostri bravi magistrati, le nostre brave forze dell’ordine? Tutti ripeto

tutti parlavano e in qualche modo confermavano la presenza di questo grave fenomeno. Quello che è successo dagli anni Novanta e forse anche prima è grave, gravissimo, perché nessuno si è mosso, nessuno ha fatto nulla. Tutta la classe politica ha la sua immensa responsabilità perché ha fatto finta di non vedere, di non sentire ed ha miseramente taciuto. Per molti certamente questo fenomeno andava a pallino per poter muoversi e fare i propri sporchi affari, opportunamente nascosti da ombre inquietanti. Qualcuno oggi, anche di alto rango, ha il coraggio di prendersela con Tremonti e indicare lui come il solo nostro peggior nemico, incitando le folle ad andare a Roma e scioperare davanti al Parlamento Italiano. Io spero invece che i sammarinesi finalmente prendano coraggio e coscienza di sé stessi e si facciano sentire ad alta voce perché gli imbelli se ne vadano, diano le dimissioni e lascino libero il campo. È necessaria una mobilitazione generale! Chi ama veramente questo paese e ha le mani pulite si riunisca in un sol popolo e dia vita a un nuovo Arengo dove tutti i capi famiglia veramente sammarinesi possano scacciare il novello Alberoni o meglio i novelli Alberoni che vorrebbero assoggettare San Marino alla corruzione, alla malavita e agli affari più sporchi. Siamo veramente stanchi e indignati di una situazione che,

assieme ad altri fattori, ormai non è più sostenibile e tollerabile. Una risorsa forse c’è: ricorrere ancora una volta al nostro Santo Protettore Marino, che ci ha lasciati liberi dall’Uno e dall’Altro. Non si dimentichi che ci ha lasciati soprattutto uomini liberi! Sammarinesi, tutto dipende da noi: prendiamo coraggio e facciamo sentire le nostre voci che non potranno che essere voci di perdono per chi ha sbagliato ma

non di rassegnazione o di sconfitta, ma saranno voci di chi vuole che questa Repubblica non muoia, perché non deve e non può morire. Che San Marino ci aiuti in questa nostra santa battaglia per la libertà, per la giustizia e innanzitutto per l’onestà e rettitudine dell’operare in tutti i settori della vita civile, incominciando dalla politica. EVVIVA SAN MARINO E LA SUA REPUBBLICA.

P.Batoni (1740), San Marino risolleva la Repubblica


Don Chisciotte 42, maggio 2011  

In questo numero - Angelica Bezziccari: "Il paese delle favole? Non più" + “Contro tutte le mafie” + “Un indovino mi disse”; Roberto Ciavatt...

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