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IL TITANO DEMOLITO

A Montalbo calpestato il diritto all’ambiente

Spedizione in abbonamento postale per l’interno. Stampa periodica - autorizzazione n. 1042 del 11. 09. 09 Direzione Generale PP. TT della Rep. di San Marino (Associazione Culturale Don Chisciotte Via Ca' Giannino, 24 - 47895 - Domagnano)


SOMMARIO

NUMERO 33

Rubriche PIERRE SANSOT Sul buon gusto della lentezza L’IPPOGRIFO di Angelica Bezziccari

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12 ARTE, INCONSCIO E PSICOPATOLOGIA Come le opere d’arte mettono a nudo la nostra interiorità APPUNTI DI PSICOLOGIA di Davide Tagliasacchi AUTUNNO CALDO I GAS a Teano GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE di Stefano Palagiano

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L’autogestita ANTIDEPRESSIVI Gli effetti collaterali nascosti PAGINA AUTOGESTITA da Oasiverde

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Articoli GAME OVER L’eclissi dei diritti alla Love Parade di Duisburg di Dott. Pietro Masiello

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QUALCHE CALCIO IN CULO Quando l’indignazione, la disobbedienza e la denuncia del malaffare diventano via privilegiata dell’affermazione democratica di Roberto Ciavatta

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IIL VOLTO OSCURO DELL’EUROPA Quello che i mass media non dicono di Angelica Bezziccari

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IL TITANO DEMOLITO A Montalbo calpestato il diritto all’ambiente di Sara Rossini

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POTERE O POTENZA 14 Ritrovare una coscienza con meno di 15000 volts di Marco Canarezza

Ritagli AFORISMA: Maurizio Pallante

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Ad Altamura, comune in provincia di Bari, campeggiano alcuni strani (ma reali – e condivisibili) cartelli ai bordi delle strade. Sono stati messi lì dal comune per contrastare l’abbandono dei rifiuti. Chi abbandona i rifiuti, dicono i cartelli, è tre volte coglione! Come non condividere l’analisi sviscerata nei punti successivi? In altri cartelli, invece, viene fatto l’identikit di chi abbandona i rifiuti definendolo

– giustamente – una persona in “precarie condizioni di salute mentale” che non deve più “rompere i coglioni a noi che siamo puntualmente costretti a pulire la sua MERDA!”. C’è scritto proprio così, questa notizia impazza sul web. Che dire: linguaggio colorito, ma innovativo e condivisibile che forse si dovrebbe sperare di veder comparire anche sulle nostre strade!

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Redazione DIRETTORE RESPONSABILE: Roberto Ciavatta CAPOREDATTORE: Angelica Bezziccari ART DIRECTOR: Luca Zonzini (LoStiloso@live.it) GRAPHIC DESIGN: Luca Zonzini (LoStiloso@live.it) TEL: 0549. 878270 MAIL: ass.donchisciotte@omniway.sm WEB: associazionedonchisciotte.org COLLABORATORI : Angelica Bezziccari, Marco Canarezza, Pietro Masiello, Oasiverde, Stefano Palagiano, Davide Tagliasacchi. Copia depositata presso il tribunale della Repubblica di San Marino

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LUGLIO 2010


NUMERO 34

IPPOGRIFO

PIERRE SANSOT

Sul buon uso della lentezza di Angelica Bezziccari Oggi viviamo tutti di corsa. Frase ricorrente nei discorsi è “non ho tempo”, accompagnata da scuse, che rivelano il nostro senso di colpa verso qualcosa che in realtà possiamo controllare e decidere come impiegare, al contrario della bugia che raccontiamo a noi stessi. È proprio per metterci faccia a faccia con questa bugia che il filosofo francese Pierre Sansot ha scritto questo saggio. Racconta di come riappropriarci del nostro tempo, e non di come farci dire dagli altri come dobbiamo impiegarlo, soprattutto nel lavoro, e si sa, uno più velocemente lavora, più guadagna. Più veloce è il ritmo di qualcosa, più si potrà accumulare tempo, il cosiddetto tempo libero - è già preoccupante che ci sia una divisione tra tempo libero e tempo non-libero, è un’implicita ammissione che nel tempo non-libero evidentemente non siamo liberi. E cosa facciamo in questo tempo libero? Corriamo nuovamente. Da un posto all’altro con un aereo low-cost, mangiando in un fast-food, sempre più di corsa. Come il personaggio del film di

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Moretti “Ecce Bombo”: giro, vedo gente, faccio cose. E anche se una specie di virus impone a tutti di fare così, pare che ciò non renda felici. Perché? Perché la vita è, come dice Sansot “come un’onda lenta, come apertura, come una pioggerellina piuttosto che un tornado o un fiume impetuoso. Una luce più che una forza”. E come si può andare contro un modo di essere della vita? Cosa succede facendolo? In primis, accade di perdere un sacco di dettagli, e la vita è fatta di dettagli. Si perdono suoni, odori, sensazioni. Tutto ciò viene inghiottito dall’ansia, dalla fretta di arrivare, di primeggiare, di guadagnare tempo. E allora in questo libro, scritto certamente con lentezza, e quindi con cura e amore - tant’è che ogni pagina è quasi una poesia e non assomiglia di certo a uno dei tanti manuali sulla vita per gente che non ha tempo - Sansot ci fornisce consigli pratici su come riappropriarci del nostro tempo e fare cose “inutili” (ci hanno purtroppo insegnato che le cose inutili sono quelle che non fanno guadagnare denaro).

Andare a spasso calmi e senza meta e osservare la città è uno dei modi migliori per esercitarsi alla lentezza: si noteranno cose mai viste, la mente si assopirà e si lascerà guidare dagli stimoli circostanti per smettere di pensare sempre in termini autoreferenziali. Si riuscirà a salutare qualcuno guardandolo in faccia e a scambiarci due parole e, perché no, a fare nuovi incontri, scoprire nuovi lati di sé. Sansot ci parla anche dell’arte di ascoltare, di aspettare. Quante volte capita che mentre parliamo con qualcuno sembra che non facciamo altro che attendere il nostro turno invece di ascoltarlo veramente? I discorsi lunghi e complessi sembrano pesanti e noiosi, così come certi libri e film. Quante volte si è usato l’aggettivo “lento” in senso dispregiativo nei confronti di un film? Come se la vita e tutto ciò che la riguarda prevedesse solo l’azione, e non anche il pensiero, l’osservazione, la contemplazione. Lentezza significa anche attenzione e precisione, ovvero cura di quello che si sta facendo, senza pensare al

futuro. Significa essere nel momento presente e concentrarsi sulla vita proprio mentre essa accade, per accoglierla in tutta la sua interezza. Significa non dimenticarci di noi stessi. Se cerchi suggerimenti sull’arte della lentezza visita il sito www.vivereconlentezza.it “Il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio.” Milan Kundera, La lentezza Il libro di Pierre Sansot

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ATTUALITA’

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GAME OVER

L’eclissi dei diritti alla Love Parade di Duisburg di Dott. Pietro Masiello La Love Parade, questo gigantesco raduno che si svolge in Germania composto da ragazzi che si sballano, fanno sesso, danzano sfrenatamente al suono di musica techno ad altissimo volume, non si farà più. Game Over. Devo dire che ha stupito molto negativamente in Germania lo spettacolo mediatico fornito, con lo scaricabarile istituzionale tra polizia, sindaco di Duisburg e organizzatori dell’evento, ma l’indagine è in corso e ne vedremo l’esito. Anche qui come in altre manifestazioni di massa si è scatenata la roulette dei numeri dei partecipanti: pare che l’evento fosse stato autorizzato per 250.00 partecipanti ma ne fossero presenti 1.500.000. Da profano mi chiedo: ma come fanno a contarli? Danno il numerino progressivo come al banco macelleria, e poi ai partecipanti in sovrannumero

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Il palco e la sagoma di un corpo alla Love Parade attribuiscono il cartellino rosso e poi li si manda via? A parte queste provocazioni che non vogliono essere irrispettose per i ragazzi deceduti, si vuole solo mettere in evidenza il paradosso delle dichiarazioni rese ai media. Oltre a questo, la vicenda tragica di Duisburg evidenzia come anche i politici della Vecchia Europa, per inseguire le emergenze e mettere a tacere le pesanti critiche, cancellino o limitino fondamentali diritti civili, come quello di partecipare ad un evento musicale collettivo di massa. Tutto questo per adorare il moderno totem della “sicurezza sociale”, implicitamente ammettendo un vero e proprio fallimento nell’organizzare eventi di questo tipo. Va ricordato che la Love Parade non è una festa di morte, dato che nelle edizioni precedenti tutto era andato per il verso giusto: non sono avvenuti

né incidenti né violenza. L’Europa è divisa in due: in alto l’Europa formale dei magnifici trattati faticosamente ratificati dai paesi membri, in basso l’Europa sostanziale con la sua deriva autoritaria e liberticida acuita dalla pesante crisi economica. Sembra che ci si avvii verso quello che un noto giurista come il Prof. Stefano Rodotà ha definito il “buio dei diritti”. A completare questo quadro a tinte fosche interviene l’apocalittico Andreas Laun, vescovo ausiliario di Salisburgo, che sul portale cattolico Kath.net nella rubrica da lui curata (“Klartext”, tradotto: parlare chiaro) ha scritto: “La Love Parade e la partecipazione ad essa a prescindere dalla sua immagine ripugnante, costituiscono una sorta di ribellione contro la Creazione e contro l’ordine divino, sono un peccato e un invito al peccato”. Subito dopo il vescovo continua con un terribile affondo,

spiegando che “ci si rifiuta di ammettere che la Love Parade, a prescindere dal suo aspetto patologico, potrebbe anche avere a che fare con il peccato e per questo, di conseguenza, anche con un Dio che giudica e punisce”. Al di là dello stile espressivo del vescovo che ricorda la punizione del vizio di Sodoma e Gomorra, chiederei se la vendetta non è un sentimento umano da lui applicato a Dio,e poi perché proprio quei ventuno ragazzi e non gli tutti gli altri ? è forse la riproposizione religiosa del “colpirne uno per educarne cento”? Per completezza di informazione sarebbe utile sapere se il vescovo Laun applica queste suo credo anche a chi uccide, a chi stupra o ai pedofili che numerosi si celano tra le file della chiesa, o a costoro si applicano l’amore ed il perdono? Attendiamo dal vescovo di Salisburgo ulteriori e farneticanti chiarimenti.

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NUMERO 34

ATTUALITA’

QUALCHE CALCIO IN CULO!

Quando l’indignazione, la disobbedienza e la denuncia del malaffare diventano via privilegiata dell’affermazione democratica di Roberto Ciavatta Con tutto quello che sta succedendo in questo paese, negli ultimi tempi, ci sarebbe da aspettarsi una rivolta di massa, e invece poco o niente. Uno si aspetterebbe che quando la gente incontra per strada un politico, uno di quei politici che chiedono ai banchieri di versare surplus di denaro (tangenti?) in banche o società del Lussemburgo, tipo Gabriele Gatti o Antonella Mularoni… beh, uno si aspetterebbe che la gente gli versi addosso secchiate di merda, oppure gli lanci monetine come ai tempi di tangentopoli a qualche Craxi d’oltreconfine. Soprattutto se si legge su giornali italiani che ci sono società lussemburghesi riconducibili a imprenditori e politici sammarinesi (verificheremo le fonti, poi ne scriveremo, statene certi!). E invece no: e giù a ingoiare che quello stesso Gabriele Gatti che “consiglia” bonifici non chiari e superiori al valore reale (… forse illeciti?) all’allora amministratore di Cassa di Risparmio Mario Fantini - e anche lui non

sarà poi un grande stinco di santo - venga indicato dal governo come potenziale dirigente maximo della stessa banca. Come se non ci fosse gente più titolata in giro! Come se uscire dal numero ristretto dei nominati a vita da questa politica asfittica metta a rischio lo status quo. E dire che fin quando si tratta di minimizzare delle voci… Qui c’è una registrazione audio di due Segretari di Stato che consigliano a un banchiere come dirigere una banca e dove versare somme stratosferiche! Se questa non fosse una società civile anestetizzata ci sarebbe di che indignarsi. Non solo: ci sarebbe di che spingere fuori da quel palazzo a pedate nel culo i due segretari in questione, non tanto per il reato che sarà un tribunale a decidere se è stato o meno commesso, quanto per la furfantesca ingerenza delle cariche istituzionali in affari privati di imprese sammarinesi, che fin quando dura il sistema liberista vigente fanno bene quel cavolo che gli pare.

Il primo insegnamento che devono trarre i sammarinesi è fondamentale: per favorire l’instaurarsi di una democrazia, superando l’oligarchia attuale, devono imparare a essere contro, a prendere a pedate in culo questi signori! Come scrive Antonio Negri: “La disobbedienza all’autorità è uno degli atti più naturali e salutari… L’essere contro diviene la chiave di qualsiasi posizione politica attiva nel mondo e di qualsiasi desiderio che voglia essere efficace – e, forse, della stessa democrazia”. In un paese come il nostro, così arretrato e arroccato a posizioni di rendita e favore, quasi feudale, c’è più che mai bisogno di impegnarsi a insegnare il culto della disobbedienza, della critica al potente di turno, della pretesa di spazi di libertà e trasparenza. Certo, la critica e la disobbedienza verso il potere costituito non sono sufficienti di per sé a cambiare la situazione. Non sono sufficienti, ma necessarie; sono un primo gradino

a cui chiamiamo ogni cittadino di questo paese che abbia a cuore il suo destino, che voglia lasciare qualche cosa di cui non vergognarsi ai propri figli, oppure che voglia guardarsi allo specchio sapendo di aver fatto di tutto per evitare il peggio. Una volta che si sarà imparato a prendere a calci in culo il potente di turno, allora come dice Spinoza prenderà il via un nuovo step: “Se ci limitiamo a separare la testa del tiranno dal corpo sociale ci ritroveremo tra le braccia il cadavere mutilato della società. Abbiamo bisogno di creare un nuovo corpo sociale, un progetto che vada ben al di là del rifiuto. Le nostre linee di fuga devono creare alternative reali… una nuova comunità”. In fondo, terminando ancora con Negri, “il controimpero deve anche essere una visione globale, una nuova forma di vita nel mondo”. C’è chi, al controimpero, ci sta già lavorando. Non rimane che cercarli e fare gruppo!

AFORISMA «Un sistema economico che pretende di accrescere indefinitamente la produzione di merci mentre le risorse sono limitate ed è limitata la capacità dell’ecosistema terrestre di assorbire le scorie della produzione, non ha potenzialità di futuro: (…) si sta già scontrando con i limiti del pianeta. Solo un sistema

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economico finalizzato a ridurre al minimo il consumo di risorse e la produzione di rifiuti, che riduce gli sprechi, ricicla, utilizza le innovazioni tecnologiche per attenuare al minimo l’impatto ambientale dei processi produttivi e non per aumentare la produttività, sviluppa al massimo l’autoproduzione, gli scambi non mercantili…

solo un’economia della decrescita ha un potenziale di futuro in grado di invertire la tendenza autodistruttiva insita nell’attuale uso della razionalità per un fine irrazionale.»

Maurizio Pallante, “La decrescita felice

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ATTUALITA’

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IL VOLTO OSCURO DELL’EUROPA Quello che i mass media non dicono di Angelica Bezziccari

“Le loro decisioni vengono prese in segreto. Le persone che le dirigono vengono nominate a porte chiuse. In realtà nessuno sa nulla di loro, della loro politica, delle loro idee, delle loro intenzioni. Nessuno li ha eletti. Nessuno ha detto che potevano prendere decisioni in nostro nome. Un mondo guidato da una manciata di avidi banchieri e da amministratori delegati che nessuno ha eletto non può durare”. Arundhati Roy, Guida all’impero per la gente comune A San Marino si parla di Europa. Negli ultimi tempi qui come altrove viene intessuto un acritico elogio dell’organismo sovranazionale che ha nome Unione Europea. Ma sappiamo veramente cos’è l’Unione Europea? L’interesse economico non è l’interesse sociale. È impossibile spiegare in poche righe il perché e il come la UE sia stata

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Van Rompuy, presidente della UE

fondata, ma sicuramente l’interesse economico e geopolitico, come dall’alba dei tempi è avvenuto per qualsiasi fondazione degli stati-impero, gioca una grossa parte. Ad esempio, la Romania dopo l’adesione alla UE ha ricevuto circa 20 miliardi di euro in prestito, ovvero la moneta che è molto più forte del dollaro, fino a poco tempo fa dominante. L’euro quindi rimpiazza la valuta Usa come moneta di riferimento per il leu romeno. L’euro ormai è una moneta talmente forte che se la compravendita del petrolio iniziasse a essere fatta in euro (come si dice voglia fare l’Iran) per la moneta americana sarebbe un vero e proprio tracollo. L’unico che ha provato a vendere il petrolio iracheno in euro è stato Saddam Hussein e come sappiamo ha fatto una brutta fine. Ma perché Mamma Ue avrebbe interesse a “regalare”

soldi a un altro stato in deficit? In realtà non si tratta di un altro stato, perché aderendo all’Unione lo stato-nazione non esiste praticamente più. Sostanzialmente la UE è una grande potenza economica che sembra garantire ai sotto-stati più sicurezza economica. In cambio di cosa? Altra questione: la UE non si occupa di salari e di retribuzioni, né ha una definita idea sociale. Nessuno sembra preoccuparsi di un’eventuale saturazione del mercato, nessuno mette in dubbio che il lavoratore con più probabilità di essere assunto sarà quello che si venderà a minor prezzo (un rumeno?un italiano?). Nella UE l’occupazione cresce, ma è quella precaria. Gli schiavi aumentano e qualcuno ci guadagna. La UE ha tutta l’aria di voler costruire un serbatoio di risorse materiali e umane a disposizione

dei paesi forti, e come ha fatto il NAFTA per l’America, sembra voler aumentare il profitto di una precisa classe di industriali. Sicurezza in cambio di libertà. Come nella più vecchia delle favole, io ti dò ricchezza se tu fai quello che voglio io. È questo che sta facendo la UE e pochi se ne stanno accorgendo. Uno dei progetti più palesi è quello di rendere il più omogeneo possibile il sistema di alimentazione degli europei a vantaggio delle imprese multinazionali. Come ci si può fidare di chi spinge a produrre il cioccolato infilandoci tutto tranne che il cacao, di chi boccia la norma nazionale che obbliga ad indicare nell’etichetta la provenienza delle materie prime (nessuno ha mai visto la scritta “made in si mettano le polveri di caseina? L’adesione al Codex Alimentare prevede proprio questo, cioè decide

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cosa farci mangiare. Che dire della decisione di raddoppiare il contenuto massimo ammissibile di aflatossine tossiche nella frutta secca in commercio nella UE? Che dire della recente proposta della Commissione Europea che promette agli Stati membri il diritto di vietare gli OGM sul proprio territorio, a patto che acconsentano all’autorizzazione di nuovi OGM? Ai primi di settembre inoltre la UE voterà la nuova Direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. È una legge a misura di vivisettore, che NON OBBLIGA a utilizzare i metodi sostitutivi ai test con gli animali neppure laddove esistono. In sostanza la UE in cambio di presunta sicurezza economica decide per noi cosa farci mangiare, cosa farci comprare, come farci vivere. Oligarchia al potere. Si può definire democratico

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ATTUALITA’

un Potere concentrato nelle mani di 27 persone non elette dal popolo, cioè i membri della Commissione Europea, che dovrebbero governare 495 milioni di individui? Qualcuno ricorda il referendum della costituzione europea bocciato dal popolo in Francia e Olanda? Ebbene, lo hanno fatto entrare in vigore comunque sottoforma di Trattato di Lisbona, il quale contiene molti punti critici che purtroppo qui non c’è lo spazio di esaminare. Ne parla al Parlamento Europeo Nigel Farage, parlamentare britannico dell’UK Independence Party (vedi box). Il leader maximo Van Rompuy, il Presidente del Consiglio Europeo, quindi colui che comanda la UE. Chi è? Nessun europeo ha scelto la sua presidenza. Secondo il quotidiano belga De Tijd la decisione di candidare Van Rompuy è stata presa in una cena a porte

chiuse nel Castello di Val Duchesse, alle porte di Bruxelles. A organizzare la cena, cui ha partecipato lo stesso Van Rompuy, il famoso Gruppo Bilderberg (è una lobby che si riunisce in incontri segreti di circa 130 partecipanti, di cui fanno parte capi di stato e personalità influenti in campo economico, politico e bancario). La violazione dei diritti umani. A marzo a Barcellona, si è tenuta la prima sessione del Tribunale Russell sulla Palestina (RTP). Nel mirino, questa volta, c’era la UE. Dopo due giorni – e dopo 21 testimonianze peritali – il RTP ha giudicato colpevole la UE di perduranti violazioni e di condotte riprovevoli sia rispetto al diritto internazionale che al diritto interno della UE. Forse in questo contesto le parole del diplomatico Javier Solana (ex Segretario generale della NATO e attuale Alto Rappresentante

della UE) non dovrebbero suscitare sorprese, come invece è avvenuto: “Israele è un membro dell’Unione europea, senza essere un membro delle sue istituzioni”. Queste piccole notizie non vogliono fornire risposte, ma innescare ancora più domande, nella speranza di spezzare sempre di più quel meccanismo del cervello umano che va in cerca di soluzioni preconfezionate, per scambiare ancora una volta una manciata di sicurezza con una manciata di libertà. “Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire” George Orwell Cerca su www.youtube.com “Nigel Farage e il Trattato di Lisbona”). Cerca sul web cos’è il Codex Alimentare

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ATTUALITA’

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IL TITANO DEMOLITO

Il Sacello e le aree che saranno interessate dagli interventi

A Montalbo calpestato il diritto all’ambiente di Sara Rossini Ogni volta che passo sotto la Rupe di Montalbo alzo gli occhi e ho paura di vedere che sono iniziati i lavori per il nuovo blocco del cimitero. Prima abbatteranno tutti gli alberi che ora in particolare sono folti e rendono quel luogo un piccolo esempio di come un’architettura sapiente si integri con la natura. Una volta disboscato cominceranno a scavare la roccia; no scusate: “i terreni costituiti da depositi detritici accumulatisi nel

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corso degli anni” come dichiarato dai progettisti. Il “corso degli anni” parte da circa 7-8 milioni di anni fa! Il fatto che si chiami Formazione di Acquaviva poi dovrebbe far pensare al valore stesso di questi luoghi. Gli scavi continueranno per approfondire il livello su cui ora si trova il camposanto fino a 10 metri e in larghezza saranno estesi di circa 60 metri, con due ascensori e una rampa sotto il livello del prato il tutto

“senza alterare il declivio naturale del versante”; altra dichiarazione chiaramente non realistica, progetto alla mano. Del resto nei capitolati ci sono spese per sbancare circa 4000 mc di roccia, quindi forse un po’ il versante viene alterato! Come questo possa avvenire senza sbancamento è un mistero, che rimarrà tale visto che anche in sede di ricorso amministrativo il giudice non è sceso nel merito, approfondendo le dichiarazioni dei proget-

tisti e del dirigente dell’Urbanistica e si è limitato a dire che chi faceva il ricorso non aveva interesse. Del resto che interesse può avere un’associazione per l’ambiente a tutelare il proprio paese dalle decisioni di politici così sempre attenti all’ambiente, al paesaggio, alla necessità di contenere gli sprechi, a fare una politica giusta per tutti?! Allora la domanda al dirigente pubblico, al politico, all’Avvocatura, al giudice è:

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Cosa è per voi la TUTELA del territorio? Cosa si vuole TUTELARE quando si parla di ambiente? Chi è preposto alla TUTELA? Che senso ha usare le norme relative alla tutela in modo restrittivo? A che servono le leggi e gli accordi firmati in ambiti internazionali e tanto sbandierati? Cosa significa ottenere un’occasione di miglioramento dello stato originario del contesto? Sarebbe ora di avere una risposta! Questi attori della scena sammarinese dovrebbero in qualche occasione finalmente rendere conto delle loro decisioni politiche e professionali, perché i risultati non sono entusiasmanti sul fronte del miglioramento! Quale tutela esprime l’apparato amministrativo quando approva progetti che rasentano il lecito fino a farci credere che una fioriera sia uguale ad un

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ATTUALITA’

interrato? Non approfondisce le competenze dei progettisti che incarica? Non si fa domande sulle reali necessità di costruire, sullo spreco di territorio, sulle modalità, sulla sostenibilità? La scusa è sempre che ha deciso la politica, ma la politica non ha le competenze tecniche per decidere come realizzare i progetti. L’ultimo Piano Particolareggiato della zona produttiva di Gualdicciolo sfiora il ridicolo per come è stato gestito, nessuna informazione alle Giunte competenti, pochi incontri per spiegare alla gente le finalità più che il progetto. Il progetto della Villa Manzoni presentato dagli Uffici all’esame della CCM senza il progetto del giardino, che per ovvi motivi è parte del valore storico della Villa. Vado avanti? L’altro giorno sul giornale un cittadino di Borgo si lamentava del monumento

in mezzo alla rotonda, di L. Bianco, diceva “ridateci i fiori”. Bene quell’opera, per molti aspetti inutile, è stata selezionata fra almeno altre dieci. Allora perché quando si dà un incarico per ristrutturare un edificio importante, un edificio storico, una Chiesa o progettare un luogo che condizionerà il paesaggio e la vita sociale delle prossime generazioni, non si fa altrettanto? Perchè non si fanno i concorsi in cui possano confrontarsi idee e pareri diversi con un aumento di professionalità per tutti? Perché non si valutano i curricola e le pubblicazioni dei professionisti incaricati? Non è che tutti i laureati in architettura possono aspirare a restaurare il Colosseo, no? “...l’ascensore architettura monumentale imponente simboleggia un luogo di contemplazione... ” Che senso ha? Tutto diventa estremamente banale sen-

za approfondimento. Il progetto di ristrutturazione dell’Istituto Musicale è uscito da un concorso. È un buon esempio in cui uno sguardo allargato apre a una maggiore sensibilità, a un’informazione preziosa per i cittadini. E invece con l’ipocrisia dell’urgenza, si arriva ad approvare di tutto, i dirigenti pubblici dicono di seguire solo gli ordini del loro superiore, ma hanno un superiore al decimo livello? E l’autonomia? Tutti, anche quelli senza i lotti, hanno il diritto sacrosanto di respirare ambiente, di vedere il verde, di lasciare intatti gli ultimi scorci di natura che ancora ci sollevano lo spirito dal vomito di case che esce dalle falde del Titano e che ha ormai un odore nauseabondo.

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LA PAGINA DI OASIVERDE

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ANTI DEPRESSIVI

Gli effetti collaterali nascosti

“Psicofarmaci ai ragazzi, è come l’elettroshock... autorizzare la vendita del metilfenidato per i bimbi è come sottoporli a una tortura fisica. Considero grave culturalmente introdurre nel nostro Paese un farmaco specifico per una sindrome dei bambini, così poco identificabile... Se anche è vero che c’è un 3% dei piccoli che ne ha bisogno preferisco che sia curato con metodi alternativi”. Quelli più classici sono detti “triciclici”. Possono provocare secchezza della bocca, sudorazione, stanchezza, disturbi visivi, tachicardia, palpitazioni, cefalea, sonnolenza, vertigini. A dosi più elevate possono dare tremori e anche crisi convulsive, eccitazione, stati confusionali, allucinazioni, ansia, insonnia e manifestazioni psicotiche. A questi si aggiungono una serie molteplice di “disturbi” vari, riscontrati con minore frequenza, che possono andare da problemi epatici o intestinali, alla caduta dei capelli, sino all’infarto e all’ictus. Il 29 dicembre 1987 è stato introdotto sul mercato internazionale e poi su

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quello italiano un nuovo farmaco antidepressivo: la fluoxetina, commercializzato in Italia sotto il nome di Prozac o Fluoxeren. E’ stato reclamizzato come il farmaco miracoloso del XX Secolo e sono comparsi molti articoli, con una ben orchestrata campagna stampa, che lo propagandavano come “la pillola della felicità”. Dopo i primi entusiasmi sono iniziate ad arrivare le segnalazioni degli effetti collaterali: estremamente allarmanti. Non si tratta infatti della comparsa di eritemi o allergie al prodotto, quanto al fatto che l’assunzione del Prozac indurrebbe a commettere suicidio, in alcuni casi all’omicidio. E’ evidente che la possibilità di commettere suicidio è alta nei pazienti depressi, ma è altrettanto vero che molti depressi restano tali senza mai pensare neanche lontanamente di suicidarsi. Nel febbraio del 1990 l’American Journal of Psychiatry usciva con un articolo scientifico dal titolo “Emergence of Intense Suicidal Preoccupation During Fluoxetine Treatmen”; in questo studio si eviden-

ziava che l’assunzione di Prozac può indurre pensieri e tentativi suicidi anche in coloro che non avevano mai avuto tali ideazioni ed intenzioni. Questi pensieri spariscono a distanza di due o tre mesi dalla sospensione della terapia. L’identico fenomeno veniva descritto dal Journal of the American Accademy of Child and Adolescent Psychiatry, in un articolo intitolato “Emergence of Self Destructive Phenomena in Children and Adolescent During Fluoxetine Treatment” del marzo 1991. La correlazione tra assunzione di Prozac e comparsa di idee suicide particolarmente intense e violente, così come descritta negli articoli scientifici citati, in persone che mai prima avevano avuto tali pensieri; la scomparsa di tali ideazioni dopo la sospensione del trattamento con Prozac (in un periodo di due-tre mesi dalla sospensione); le affermazioni fatte dagli stessi pazienti in terapia... non lasciano adito a dubbi. Alcuni pazienti hanno affermato, e cito ancora una volta l’American Journal of Psychiatry: “la fluoxetina

(Prozac) mi aveva reso capace di commettere il suicidio con successo”, “la fluoxetina è un farmaco mortale”. Da notare che le persone coinvolte nello studio scientifico citato non solo svilupparono idee di suicidio, ma in diversi casi tentarono di commetterlo con modalità tali da cercare di evitare ogni tentativo di salvarli. Alcuni acquistarono o si procurarono armi da fuoco. Altri si sono dichiarati perseguitati da idee suicide così intense e violente che togliersi la vita sembrava essere l’unico modo di farle cessare. Gli effetti descritti si manifesterebbero in una percentuale di pazienti che assumono Prozac che può variare dal 1,3 al 7,5 %. Se rapportiamo questo numero alla popolazione che fa oggi uso di questo farmaco otteniamo cifre impressionanti. Negli Usa vi sono dai 6 ai 10 milioni di persone che assumono il Prozac. In Europa e in Italia il loro numero è in costante crescita. Nell’arco di sei anni il Prozac ha accumulato ben 26.623 casi riportati (solo negli USA) di reazioni

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NUMERO 34 collaterali e 1.885 casi di tentativo di suicidio, numeri superiori a qualsiasi altro prodotto in commercio da decenni. A seguito dei tentativi di suicidi e dei suicidi avvenuti negli USA vi sono attualmente 170 cause civili e penali intentate contro l’industria produttrice del Prozac, la Eli Lilly , per i decessi o per i gravi effetti collaterali provocati dalla assunzione di Prozac. Il numero di persone colpite è tale che si sono riuniti in una associazione spontanea di consumatori denominata “Gruppo di supporto dei sopravvissuti del Prozac”. Nel rapporto annuale del 31 dicembre 1992 della Eli Lilly ai propri azionisti (item 3 parte 1), la compagnia farmaceutica afferma che non vi è motivo alcuno di preoccupazione poiché qualsiasi sia il risultato delle azioni penali nei suoi confronti “queste non provocheranno alcun pericolo che possa avere effetto sulla nostra consolidata posizione finanziaria”. Oltre ai casi di suicidio vi sono anche diversi casi di suicidio-omicidio-strage. Nel settembre del 1988 J. Wesbecker, un tranquillo lavoratore che soffriva di depressione, durante

LA PAGINA DI OASIVERDE la terapia instaurata con Prozac, dopo essersi impossessato di un’arma ha ucciso otto colleghi di lavoro e ne ha feriti altri dodici, prima di togliersi la vita. Nel corso del 1992 le proteste dei cittadini hanno fatto sì che la FDA (Food and Drug Administration: l’ente governativo americano che controlla i prodotti farmaceutici) accettasse di fare una seduta supplementare e di ascoltare le testimonianze delle vittime del Prozac attraverso un consiglio di revisione composto da una dozzina di esperti. Nonostante la drammaticità dei casi e le testimonianze raccolte i membri di quella commissione stabilirono che il Prozac era abbastanza sicuro e rinnovarono la sua autorizzazione al commercio. Una successiva indagine ha permesso di appurare che almeno 8 di quegli esperti sono nel libro paga della Eli Lilly (l’industria che produce il Prozac), e che ricevono centinaia di milioni l’anno a testa da quell’industria farmaceutica, per i loro “progetti di ricerca”. Grazie alla legge sulla libertà d’informazione che vige negli USA, il Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo ha ottenuto recentemente

dalla FDA copia integrale dei documenti relativi alla fase di ricerca sperimentale sul Prozac. Sulla base di questi documenti si evidenzia che: a) durante la fase sperimentale condotta sul Prozac, le procedure scientifiche sono state ripetutamente violate; b) le linee guida dei test sperimentali sono state impostate così che qualsiasi caso di ideazione suicida non venisse riportato, così come qualsiasi sintomo di depressione; c) la Eli Lilly non ha rivelato, sempre durante la fase sperimentale, la comparsa di una serie di episodi di effetti psicotici (52 episodi). In questo modo gli effetti collaterali dovuti a farmaco sono risultati molto inferiori a quanto siano nella realtà. d) la Eli Lilly ha chiesto e ottenuto che gli sperimentatori non registrassero e segnalassero molti effetti collaterali e che questi venissero ignorati e classificati come sintomi della depressione di cui gli individui sottoposti agli esperimenti soffrivano; e) lo studio originario della FDA sul Prozac concludeva affermando che tale farmaco non era più efficace del placebo. E’ stata allora introdotta una variazione

dei parametri statistici di riferimento e lo studio è stato ricontrollato, utilizzando solo quei soggetti che prendevano anche altri antidepressivi, mostrando così l’efficacia del Prozac. I responsabili della Eli Lilly dichiarano che questa è una mera campagna denigratoria e che il Prozac o Fluoxetina è un medicinale sicuro. Alcuni anni or sono la Eli Lilly aveva prodotto e venduto il Des, un farmaco che provocava il cancro; nel 1985 non denunciarono la morte di quattro persone che avevano assunto l’Oraflex, un altro loro prodotto farmaceutico. La Eli Lilly ha prodotto in passato anche il metadone, commercializzato con il nome di Dolophine in onore di Adolf Hitler, l’elisir di eroina contro la tosse (negli anni ‘30) e ha condotto per anni ricerche per conto della CIA, su come produrre industrialmente grandi quantitativi di LSD. Sinceramente non sono in alcun modo interessato ai profitti della Eli Lilly, ma vorrei ricordare che altri farmaci sono stati banditi dal mercato per motivi molto meno gravi. fonte: Dott. Roberto Cestari - tratto da “L’inganno psichiatrico”

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APPUNTI DI PSICOLOGIA

NUMERO 34

ARTE, INCONSCIO E PSICOPATOLOGIA Gli aspetti difficili di un periodo complicato, e fondamentale di Davide Tagliasacchi La fantasia, nel senso psicanalitico, è composta da desideri rimossi o da pulsioni aggressive che non affiorano alla coscienza, ma costituiscono il cosiddetto “inconscio primario del fanciullo”. Queste fantasie detengono il potere di esercitare un influsso sull’io consapevole dell’adulto, in una forma deviata, originando motivazioni ed espressioni tra le quali le opere d’arte rappresentano una forma di linguaggio di codesto inconscio secondario. L’io consapevole è aperto all’influsso delle percezioni esterne così come a quelle dell’inconscio. L’oggetto materiale, o lo spettacolo della natura, può presentare qualità estetiche intrinseche e stimolare la creatività artistica; se però

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Autoritratto di Vincent Van Gogh è trasformato in modo tale da investire le forze dell’inconscio primario, può dar vita ad una composizione parzialmente immaginativa, di cui la percezione esterna è soltanto il nucleo: diviene unicamente un veicolo dell’inconscio, un oggetto “transazionale”. Il campo d’osservazione delle concezioni dell’arte, collegate con la teoria freudiana dell’inconscio, si estende all’arte prodotta dai soggetti tanto normali quanto patologici. È un metodo d’interpretazione dei contenuti dell’immagine più che delle strutture della personalità. Alla teoria dell’inconscio si può ricollegare quindi un’eziologia della creazione artistica, la quale ricerchi le possibili relazioni tra atteggiamenti inconsci, contenuto e stile.

L’inconscio produce allora non già immagini mascherate dalla censura, bensì modi di essere, attuantisi mediante un modo di dipingere o di scrivere. Gli esempi esemplificativi nella storia della letteratura non mancano. Ad esempio, attraverso l’analisi delle opere, si è rilevato come in Dostoevskij e in Flaubert vi siano state pulsioni omosessuali sublimate, ma di diverso grado d’intuizione. Nello scrittore russo il grado di coscienza era maggiore, la sua opera è una confessione continua d’indegnità: scrive per esprimere la propria consapevolezza. Minore è invece il grado di cognizione di Flaubert: il suo stile severo e virile è un prodotto della sua strategia repressiva inconscia.

Nelle opere di Kafka, si rivela come il suo stato schizoide accentuato abbia contrassegnato tutta la sua letteratura. Nei lavori come Il processo, Diario, La metamorfosi, egli esprime il timore di essere radiato dalla società, di disumanizzarsi, di subire un deterioramento delle sue funzioni psicologiche. Un aspetto nevrotico di Kafka è il sentimento acuto di colpevolezza, che egli farebbe risalire ai continui rimproveri mossi dai genitori, la quale però si radica e si generalizza, così da sfociare in una consapevolezza irragionevole, vissuta in uno stato d’angoscia permanente. La consapevolezza della sua insensibilità appare in numerose formulazioni del Diario: “spesso mi coglie

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APPUNTI DI PSICOLOGIA

La Notte stellata di Van Gogh uno stupore triste ma tranquillo, allorché rilevo la mia insensiblità”. L’arte psicopatologica, come settore d’indagine, viene suddivisa in due aspetti differenti: l’espressione dei contenuti va da un simbolismo quasi diafano ad elaborazioni sempre più mascherate. Persone con allucinazioni si possono rappresentare atterrite in presenza di apparizioni: mostri con più teste o con occhi enormi. Gli ipocondriaci disegnano spesso uomini dall’espressione miserevole, ecc. Risulta frequente il simbolismo dei colori. I depressi scelgono sovente toni cupi (il nero è sempre presente, combinato con bianchi, o rossi foschi). I temi e le scene maggiormente ricorrenti sono paesaggi

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desolati, atti sessuali, mistici o di mutilazione. L’espressione degli atteggiamenti è spesso frammista a quella dei contenuti che perseguitano il malato. La pittura degli schizofrenici, risulta sia la traduzione simbolica d’un mondo sia quella d’uno stile di comportamento. La rappresentazione del mondo è talora vuota e disumana: paesaggi deserti, freddi, senza vegetazione né personaggi, piatti e desolati; un mondo in cui regnano un ordine rigido, la rarefazione, l’amorfia. Talvolta, al contrario, è sovraccarica, riempita, farcita di particolari aggiuntivi, presenta zone di concentrazione. I temi accumulano cataclismi, le rovine, simboli della loro angoscia; i paesaggi sono spesso circondati

da una o più delimitazioni protettive isolanti il quadro. La disumanizzazione si esprime pure con la trasformazione dell’uomo in animale o in vegetale. La traduzione degli atteggiamenti e del comportamento si può esperire nella frequenza delle iterazioni: moltiplicazione dei tratti ripetuti, o dei punteggiati. Anche le stereotipie sono ugualmente ripetizioni, però di un motivo identico o anche del quadro nel suo insieme. Nel campo della pittura l’esempio più eclatante è rappresentato da Vincent Van Gogh. Dall’analisi dei suoi lavori si è riusciti a desumere una diagnosi di schizofrenia con umore ciclotimico. Le forme turbinose sarebbero in netto rapporto con le sue

allucinazioni, la cui frequenza aumentò nel corso della malattia. Le superfici regolarmente tratteggiate richiamano le iterazioni schizofreniche, esempi chiari del suo simbolismo inconscio, nel quale la presenza di una rottura ne marcherà inevitabilmente tutta l’esistenza.

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ATTUALITA’

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POTERE O POTENZA

Ritrovare una coscienza con meno di 15000 volts di Marco Canarezza

Quando si parla di Potere si parla dell’uso del Potere sulla Potenza. Un essere umano che nasce ha Potenza, e attraverso la sua vita esprimerà Potenza. Le varie forme di Potere – quello dello Stato in primis, poi la cultura, la religione, le leggi, il danaro, il lavoro – opprimono questa Potenza, impediscono che si manifesti. Quando la società “evoluta” si barrica dietro le conquiste democratiche attua un esercizio di Potere. La democrazia pur rimanendo la migliore delle forme di coesistenza sociale organizzata, per sua natura ignora o emargina le minoranze etniche, politiche, religiose o di libero pensiero, impedendo loro di esprimersi. Appartenere a una qualsiasi minoranza implica la fatica di sopportare il peso numerico della maggioranza: questo significa che qualsiasi evoluzione deve passare attraverso una struttura rigida di regole che ne impediscono o ritardano lo sviluppo, rinviando

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di decenni o secoli la sua manifestazione (ad es. il sistema eliocentrico galileiano è stato accettato dalla Chiesa Cattolica dopo 500 anni). In questo periodo si parla spesso di Crisi e di Ripresa, le quali sono forme di Potere. Poiché il Potere esiste in quanto costruito da chi desidera esercitarlo, va da sé che la Crisi e la Ripresa sono delle convenzioni logicomatematiche. Se si analizza in cosa consistono sia la Crisi che la Ripresa economica, si può comprendere che sono metafisica pura e non hanno nulla a che fare con i bisogni fondamentali dell’essere umano. Facendo un esempio paradossale se domani i tg e i media in genere cominciassero a dire che dovremmo lavorare tutti e solo quattro ore a testa per sconfiggere la Crisi, tanti accetterebbero la nuova formula e comincerebbero a farlo senza porsi tante domande. L’esempio è un pamphlet metaforico, tuttavia lontano dall’essere realizzabile.

Negli anni ’60 di fronte a problemi sociali e psicologici nuovi, la bravissima scienza ufficiale studiava la mente. Lo faceva esaminando il cervello umano come un etto di mortadella sulla bilancia. Applicavano elettrodi e facevano l’elettroshock nel tentativo di affondare le reazioni emotive dannose in qualche angolo del cervello affinché non si manifestassero più. Eppure, come per qualsiasi altra malattia, quando essa si manifesta significa che una causa generatrice c’è, e non ha alcun senso reprimere il sintomo con una scarica da 15.000 volts. Negli anni ’60 vennero condotti altri interessanti esperimenti, uno dei quali prevedeva che un volontario attaccato a dei fili elettrici dovesse rispondere a domande formulate da un secondo volontario presente in un’altra stanza. In caso di risposta errata colui che interrogava doveva somministrare una scossa elettrica all’interrogato. Il tutto avveniva sotto la supervisione di un

dottore in camice bianco che prendeva appunti. Va detto che colui che prendeva la scossa in realtà non era parte attiva dell’esperimento, ovvero era un attore, quindi il soggetto dell’esperimento era unicamente il volontario che interrogava e che pigiava un pulsante per dare la scossa. Accadde dunque che ad un certo punto l’interrogato stesse sbagliando tutte le risposte e l’interrogante, consapevole dei lamenti di dolore della sua vittima, faticava a continuare a somministrare le scariche elettriche. Ad un certo punto, visibilmente turbato dall’esperimento, il medico in camice bianco domandò: - Perché continua a dargli la scossa se la cosa la disturba? -Perché me lo detto lei, dottore. -E mi dica, c’è qualcosa che posso dire per convincerla a desistere? La persona ci pensò sù e rispose con tono ovvio: Quando me lo ordinerà, smetterò. Non servono spiegazioni. Chi esercita il

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ATTUALITA’

Rappresentazione grafica di un cervello Potere sa che le persone sono portate a eseguire gli ordini, qualunque essi siano e a credere che ci sia un senso in quelle azioni: l’importante è che l’Autorità, cioè chi rappresenta il Potere, fornisca un motivo e un ordine esecutivo. D’altra parte, se una canaglia come Gorge W. Bush ha pretestuosamente o (usando termini giuridici) preterintenzionalmente usato la menzogna per attaccare l’Iraq allo scopo di accattivarsi l’opinione pubblica e rubare legittimamente del petrolio, Yes We Can Oba-

ma, che cosa sta facendo di diverso in Afghanistan? A pochi interessa sapere quanto Obama sia migliore o peggiore di Bush, eppure dovrebbe interessare la certezza matematica che tutti i politici del mondo usano il Potere contro la Potenza, dove la Potenza è quella della nascita, della vita, della libertà, della capacità di amare, di aggregarsi, di giocare, la capacità di godere del mondo, del tempo libero, della poesia, dell’arte. Il Potere vi priva delle vostre potenzialità e questo furto viene perpetrato gior-

no dopo giorno a vostra insaputa… o meglio, con la vostra condiscendenza. La democratica maggioranza è abituata a pensare che questo modo di vivere è l’unico modo di vivere, e cacciano indietro ogni dubbio al riguardo con una nemmeno tanto allegorica scarica di 15.000 volts! Il giorno in cui vi sentirete derubati dal lavorare otto ore al giorno per ottenere uno stipendio tutto sommato ridicolo; il giorno in cui vi renderete conto che quel lavorare, per il PIL, per la Crisi o la Ripresa, o per uno Stato

fatto di Leggi opprimenti, privandovi della capacità di godere della vita e facendo di voi stessi operatori di furto, ebbene quello sarà il giorno in cui la Potenza avrà cominciato a distruggere il Potere.Tuttavia questa Rivoluzione non avrà un leader che vi darà un motivo per cui combattere, perché per sua natura, essendo ognuno di noi leader di sé stesso, inizierà proprio a partire dal più profondo di ogni individuo… e non saranno 15.000 volts, o 15.000 stupide regole a cacciarla indietro.

LA MENTE AL LAVORO

Dal 17 al 19 settembre, a Modena, Carpi e Sassuolo si terrà il consueto Festival di filosofia, quest’anno incentrato sul titolo “Fantasia”. Ci saranno ospiti illustri, come la nostra conoscenza di Altrementi festival Roberto Esposito, poi Zygmunt Bauman, Marc Augé, Massimo Cacciari, Emanuele Severino, Jean-Luc Nancy “Tra gli ospiti serali di contorno al festival filosofico ci saranno tra gli altri Paolo Rossi e Paolo Hendel in spettacolo, ma anche concerti, feste, discoteche e spettacoli teatrali, in tre giorni dedicati interamente alla cultura e al divertimento intelligente.

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Il grande successo di questo festival è confermato dai numeri: oltre 25.000 avventori all’edizione dello scorso anno per il più grande festival italiano. Per informazioni visitate il sito www.festivalfilosofia.it

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GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE

NUMERO 34

AUTUNNO CALDO I GAS a Teano di Stefano Palagiano

Il 26 ottobre prossimo, a Teano (CE), avrà luogo un incontro che intende richiamarsi, al celebre evento che vide protagonisti nello stesso luogo Garibaldi e Vittorio Emanuele II, 150 anni prima. Quel passaggio cruciale verrà rievocato, discusso e rinnovato attraverso una serie di iniziative che mirano a coinvolgere una pluralità di soggetti, fra cui anche i Gruppi di Acquisto Solidale. L’apporto dei GAS a questa operazione di ricostruzione del tessuto sociale e culturale nazionale italiano può essere notevole: si tratta di perfezionare un cammino intrapreso a partire dal convegno dei GAS tenutosi in Sicilia nel 2009, un cammino non facile ma prezioso che mostra come questi Gruppi possano contribuire anche all’abbattimento di steccati. L’incontro di Teano può essere spunto per tornare a rilanciare il ruolo dei GAS in una prospettiva di azione sul territorio, promuovendo, attraverso la lente del consumo critico e della solidarietà, una

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lettura dei processi economici e sociali in corso, di quelli possibili e migliori. Sempre più tendono a emergere le forze che provano a fare proposte sociali coraggiose. Di simili istanze sono e dovrebbero farsi portatori i GAS, chiamati a una nuova coscienza di sé e del proprio ruolo locale e globale. La consapevolezza va maturata anche sul piano territoriale e geografico, con un occhio attento alle realtà vicine e lontane. Per conseguire questi obiettivi, bisogna partecipare a un intero movimento, costantemente e secondo una vera condivisione: più conoscenza diretta dei territori, partecipazione a iniziative di livello nazionale e internazionale, conoscenza diretta delle realtà e delle condizioni sociali e di lavoro, più informazione e contatti con realtà esterne. Bisognerebbe fare a meno di carità di circostanza, approccio semplicistico ai problemi, sordità nei confronti di tutto quello che si muove intorno: meno superficialità. La direzione

del movimento verso un maggiore coordinamento Nord/Sud sembra definitivamente imboccata; è un fenomeno che segue la fase storica “settentrionale” dei GAS. Ora la realtà del movimento assume anche al Sud una fisionomia più definita, originale, ricca. L’auspicio è che i GAS sappiano sempre di più riconoscere e valorizzare una dimensione aperta, larga, internazionale fatta soprattutto di conoscenza, il più possibile diretta e scevra di pregiudizi. Le aree tematiche dell’evento di Teano sono legate ad importanti temi: dalla sovranità alimentare all’energia, dai beni comuni alla mobilità alla cooperazione. L’incontro di Teano sta raccogliendo numerose adesioni da parte di vari soggetti, associazioni, enti, giornali, istituzioni, persone. L’adesione di rappresentanti degli enti locali può contribuire in modo decisivo a creare e rafforzare una comunità di persone e realtà che sono capaci di coniugare in modo efficace la dimensione locale e quella globale, fornendo una

possibilità di risposta dal basso anche nei confronti della crisi sociale e morale del Paese. Un rinnovato rapporto con il territorio, la restituzione di senso alla politica, la ricerca di un nuovo terreno culturale, la valorizzazione di proposte e realtà alternative, un approccio dal basso ai problemi sono alcuni degli elementi che caratterizzano il percorso verso e da Teano. In questo i vari movimenti, e in particolare quello dei Gruppi di Acquisto Solidali, possono apportare un contributo notevole.

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Don Chisciotte 34, settembre 2010