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IL DON CHISCIOTTE Il Don Chisciotte - Periodico dell’Associazione Culturale Don Chisciotte - Via Ca Giannino, 24

Numero 26 Direttore Responsabile Roberto Ciavatta - Copia depositata presso il Tribunale della Repubblica di San Marino Giornale gratuito - vietata la vendita

dicembre 2009

altrementi: SI FARà, MA I FONDI SCARSEGGIANO

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Sopra di noi niente

Strenne di natale

a pag.

Es... cogitando

verso la La scarsa memoria della guerra permanente storia Una riflessione sul colonialismo europeo in Africa a pag.

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Persepolis

Esportazione di democrazia o politica al servizio del terrore?

Oasiverde

a pag.

Appunti di psicologia

L’ippogrifo

Storie di ordinaria repressione. La vita di Marjane Satrapi: dal fumetto al film

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a pag.

Questo mese: Piante e animali alieni + Oasiverde e Tuttanatura

Pagg. 6-7

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Il doppio legame o “double mind” in terapia sistemica a pag.

Spedizione in abbonamento postale per l’interno. Stampa periodica - autorizzazione n.1042 del 11.09.09 Direzione Generale PP.TT della Rep. di San Marino

spazio riservato all’indirizzo

Valentina Quadrelli

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Filosofia e società L’undici settembre 2001 entrai in un’edicola e l’edicolante, che guardava la tv, mi disse: “inizia la terza guerra mondiale”, continuando a ripetersi “chi sarà stato?” La domanda che mi posi io, una volta tornato a casa (davanti alla tv con una birra in mano), era invece: “perché?” Alla tv nessuno se lo chiedeva, erano tutti impegnati a fare ipotesi “sul colpevole”, il nemico, perché la nostra società ha sempre bisogno di un nemico contro cui fare guerra e a cui dare la colpa di ogni male: è il nostro vizio oscuro. Un nemico, tremila agnelli sacrificali, poco cambia. Chiedersi “chi” di fronte ad un atto violento implica già la vendetta, mentre chiedersi “perché” implica la volontà di risalire alle cause, per capire ed evitare di fomentare simili reazioni violente in futuro. Finché non si capirà cosa spinge alla disperazione chi è disposto ad azioni talmente estreme, non si potrà sperare di attenuare questo fenomeno. Poco dopo l’11 settembre seguii un corso di economia. Venni a sapere che tutti gli economisti, nel momento in cui Bush junior vinse le elezioni, avevano preannunciato che ci sarebbero state guerre di lì a poco. Questo perché, dissero, l’economia USA era in recessione, e la guerra è sempre stata usata dagli USA come propellente per la crescita economica. Dopotutto a usare armi si rilancia la loro produzione, e i posti di lavoro ad essa connessi! Dunque gli economisti sapevano che gli USA avrebbero guerreggiato, ma l’area Euro in quel periodo non voleva assolutamente

Il Don Chisciotte numero 26, dicembre 2009

Es... cogitando

a cura di Roberto Ciavatta

VERSO LA GUERRA PERMANENTE “Esportazione di democrazia”, apertura dei mercati e rilancio della produzione con le bombe. La politica al servizio del terrore guerre. Insomma, agli USA serviva un motivo per legittimare una guerra. È in questo contesto storico che vennero abbattute le torri gemelle, un disastro che, come quello di Pearl Harbor, se non ci fosse stato si sarebbe dovuto inventarlo.

Oggi, dopo 8 anni, dobbiamo sostituire l’emotività iniziale con l’analisi obiettiva di quanto successo dopo: non si può più accettare che chi critica le politiche militari dei governi USA venga definito “amico dei terroristi”, non si può non rendersi conto che ciò che

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accomuna tragicamente i due super alleati USA e Israele è lo status di “vittime”, che in un caso come nell’altro sta legittimando pratiche (il muro di Gaza, i bombardamenti USA in medio oriente) che sarebbero condannate internazionalmente se commesse da ogni altro paese. E allora evitiamo moralismi, evitiamo di assecondare posizioni privilegiate, cerchiamo di affondare la lama nella carne viva dell’obiettività constatando con Hobbes che quando ci sono troppe persone all’interno di uno Stato si deve fare una guerra, che selezioni i più forti smaltendo il soprannumero che lo Stato non riesce a nutrire. Secondo Bobbio tra gli Stati vi è una relazione simile a quella tra gli uomini nello stato di natura hobbesiano: cioè uno contro tutti! E come la ragione, superando l’immediatezza delle passioni, convince gli uomini – secondo Hobbes – alla convenienza del contratto (con cui lasciano tutto il potere al sovrano in cambio della sicurezza), allo stesso modo conduce gli Stati a stabilire arbitri esterni per sanare le loro diatribe (ad es. l’ONU). Ma se ci guardiamo attorno vediamo, al di là del tentativo patetico dell’ONU, una miriade di massacri e genocidi in ogni parte del mondo. Oggi in realtà patiamo l’assenza di arbitri internazionali, la sottomissione violenta non più dei territori (colonialismo) bensì dei mercati (globalizzazione) all’egemonia culturale occidentale. Ciò che ci aspetta è una guerra di una coalizione di paesi sfruttati e privati delle loro tradizioni, e una coalizione di paesi ricchi e ben armati, contro i quali l’unica for-


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ma di guerra possibile è quella terroristica, fatta di toccate e fughe… in poche parole di resistenza. Per Clausewitz “la guerra è il proseguimento della politica con altri mezzi”, per Foucault invece “la politica è il proseguimento della guerra con altri mezzi”. Denis Hollier sostiene, a questo riguardo, che la violenza è implicita nel modo di essere dello stato repubblicano. La repubblica nasce da un atto violento: il borghese uccide il re (come gli USA nascendo decapitano la madre patria Inghilterra). Nascendo da un crimine (il più grave, il regicidio – cioè l’assassinio di Dio), la democrazia si manterrà solo perpetuando crimini, ed è quindi ben lungi dall’essere “buona di per sé” o “migliore di ogni altra forma di governo”. Tornando a Hobbes, ad es., la democrazia è peggiore della tirannia, perché se nella seconda è solo uno ad arricchirsi e sfoggiare la sua violenza liberamente, nel primo caso sono in tanti. La democrazia non è, insomma, un superamento qualitativo della monarchia ma una sua conseguenza (ciclica): a un certo punto la seco-

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Il prossimo muro che abbatteremo: quello di Gaza larizzazione, la corruzione degli aristocratici, la criminalità arrivano al culmine e spingono alla “decapitazione del re”. Successivamente, come osserva Derrida, saranno le democrazie a sprofondare in forme di tirannia, quando un “uomo forte” abbindolerà la maggioranza su tematiche emotivamente sensibili ma irreali, accentrando in sé il potere come unico fine. Così per Pierre Prevost ogni fascismo è “ciò che è militare per semplice reazione all’impotenza delle democrazie”, ma tuttavia

“un corpo sociale che riconosce un posto preponderante all’apparato bellico è votato alla rovina”. La democrazia, quindi, non essendo buona di per sé, non è un qualcosa che si possa “esportare” con la forza. Noi occidentali, non abbiamo nessuna “missione civilizzatrice” (che nel passato è già stata fonte di tanti mali). Georges Bataille, per finire, ci ricorda che se un tempo il Sovrano ridistribuiva ai sudditi il surplus produttivo sotto forma di opere, feste o doni, oggi la

Esempi di esportazione di democrazia ad Abu Ghraib

parsimonia del borghese reinveste lo stesso surplus per accrescere ulteriormente la produzione: più si produce più si deve riuscire a produrre per mantenere in piedi il sistema economico. Questo implica che debba esserci un numero sempre crescente di acquirenti, che fuori dal sistema ci siano acquirenti accaparrabili… anche in forme violente, acquisendo i loro mercati bombardandoli, esportando una democrazia ignobile e facendo perno sul proprio status di vittima. Il sistema produttivo, ci dice Bataille, ha bisogno di garantire ai suoi prodotti nuovi mercati “sotto forma di paesi arretrati”, non può accettare l’uso e la produzione di prodotti non suoi (si veda, ad es., le brevettazioni dei semi di cui ha spesso parlato Oasiverde). Il capitalismo, insomma, “ha bisogno di lasciar morire gli uomini in modo discreto, rigoroso: non poteva fornire loro i prodotti disponibili senza rinunciare al proprio fine” . Questa mi pare un ottima risposta a qualche annoso “perché”.


Cinema e letteratura

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“L’ironia è la forma più alta di arte e intelligenza” - Marjane Satrapi

L’ippogrifo

a cura di Angelica Bezziccari

persepolis

Storie di ordinaria repressione. La vita di Marjane Satrapi: dal fumetto al film “Credo che il vero nemico della democrazia sia il sistema patriarcale che è alla base di quasi tutte le religioni, compresa quella islamica” Marjane Satrapi Iran, 1979. Il regime repressivo dello scià Reza Pahlavi cade, e la rivoluzione islamica porta al potere l’ayatollah Komeini. Gli iraniani più progressisti credevano che fosse un passo avanti, ma come la storia del Potere insegna, era solo una dittatura che ne sostituiva un’altra. La nuova repressione era di tipo teocratico, basata sulla legge islamica: al potere politico tradizionale, cui furono riservati compiti puramente gestionali,

si affiancava quello di ispirazione religiosa, che riconosceva nell’Islam e non nelle istituzioni il vertice dello Stato. La vita da difficile divenne impossibile, specialmente per le donne e gli omosessuali. Nel 1980 scoppiò la guerra contro l’Iraq che per 8 anni distrusse il paese da ogni punto di vista. È in questo contesto storico che cresce e vive Marjane Satrapi, illustratrice iraniana che ha trasposto la

sua vita in un fumetto autobiografico, Persepolis. Il fumetto è uscito in 4 volumi tra il 2002 e il 2003, e visto l’enorme successo di pubblico, nel 2007 ne è stato fatto anche un film d’animazione (Satrapi ha collaborato con Vincent Paronnaud, famoso fumettista indipendente francese). Il film, come il fumetto, ripercorre la vita di Satrapi: nata nel 1969 in una famiglia dagli ideali progressisti, cresce ispirata dai racconti dei prigionieri politici, come suo nonno e suo zio, e dalla madre, che cerca di educarla secondo ideali femministi. Marjane frequenta una scuola mista bilingue, dove impara anche il francese; con l’avvento del regime teocratico le scuole straniere vengono chiuse e le classi miste abolite. Nel frattempo il controllo sulla vita privata da parte del nuovo regime aumenta, e anche le

repressioni. Marjane si scontra più volte con le sue insegnanti, attente a proibire alle loro allieve di truccarsi o indossare gioielli. I genitori iniziano a preoccuparsi per l’incolumità della figlia e la spingono a trasferirsi in Europa, in Austria, lontana dal regime. Qui ha molta più libertà, ma avrà anche modo di sperimentare la solitudine e il nichilismo estremi dell’Occidente. La storia di Marjane non finisce qui: tornerà in Iran finché deciderà di trasferirsi definitivamente a Parigi, dove tuttora vive. La forza di quest’opera sta in diversi aspetti: il realismo stilizzato dei disegni (pochissimi interventi in computer grafica), l’ironia che pervade tutto il film e il ritmo incalzante della narrazione, e la sceneggiatura che rispecchia i problemi non solo dell’Iran, bensì quelli di una Storia universale.


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È anche l’intento didattico, il contesto storicizzato che fanno di Persepolis qualcosa di più di un fumetto o un film d’animazione: romanzo di formazione, libro politico, satira, saga familiare ma soprattutto amore per la verità. Infine, è importante il punto di vista femminile che oltre a dare risalto anche agli aspetti emotivi (l’amore, la famiglia, gli amici) permea tutto il film di un’aura delicata che riesce a far dimenticare gli orrori, e a ispirare un senso di rinascita e fiducia verso la vita. In Iran in film non è stato distribuito, per ovvi motivi di censura. È stata recapitata persino una lettera di protesta del Dipartimento cinematografico iraniano all’Ambasciata francese a Teheran. Marjane

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ha dichiarato più volte che un suo ritorno in Iran -per quanto le manchi il suo paese- è improbabile: “l’Iran si pone apertamente come regime repressivo e vivendo lì fin dall’infanzia ho imparato a diffidare di tutto quanto mi veniva insegnato o propinato come verità. Paradossalmente si può essere meno consapevoli all’interno di una democrazia in cui si ha l’illusione di essere liberi e di poter accedere a una corretta informazione, quando in realtà questa è costantemente manipolata, confezionata. […] Mi considero un’umanista. L’umanesimo è il sostrato di ogni vera democrazia. Credo che la libertà sia la consapevolezza dell’importanza di ogni singolo essere umano”.

Gli appuntamenti imperdibili del mese di dicembre

Dal 1 dicembre al 6 gennaio “Natale delle meraviglie”, centro storico di San Marino

Misto”. Curato da “Compagnia del Serraglio”.

Dal 1 al 20 dicembre “Biblioterapia: come curarsi (o ammalarsi) coi libri”,sale antiche della biblioteca Gambalunga, RN

an-

Venerdì 4 dicembre “Francesco Guccini - Live”, Palalivorno, Livorno Dal 5 al 13 dicembre “Motor Show”, a Bologna Dal 6 dicembre al 6 gennaio “Castello di Natale”, centro storico di Gradara Domenica 6 dicembre Per Ammazziamo la Domenica, teatro Malatesta, Montefiore: “Scritto

Giovedì 10 dicembre “Paolo Rossi: Sulla strada cora”, teatro Moruzzi, Parma

Venerdì 11 dicembre “Tomas Kubinek”, spettacolo clownistico e improvvisazioni teatrali, teatro Titano (RSM) Domenica 13 dicembre - Per Ammazziamo la Domenica, teatro Malatesta, Montefiore: “Ciarpame” (prima nazionale). Lunedì 14 dicembre “PFM canta De André”, teatro Europa auditorium, Bologna Dal 15 al 16 dicembre “Jesus Christ Superstar”, teatro

Tutti gli con i ap progr relativi linpuntamen a sono d mmi e k a pagin ti, e, locan “new isponibil di motivs” del nosi nella paginne, più pui tecnici ntro sito. P a e o bblica ti sul n ver rannor gior na le

Europa auditorium, Bologna Dal 18 al 20 dicembre “La tempesta”, di William Shakespare. Teatro Bonci, Cesena Martedì 22 dicembre “Il silenzio di Dio”, spettacolo di Dostoevskij, teatro Novelli, Rimini Imperdibili al cinema “A Christmas Carol”, R.Zemeckis. Dal 3 dicembre

di

“Il mio amico Eric”, di Ken Loach. Dal 4 dicembre “Artur e la vendetta di Maltazar”, di L.Besson. Dal 30 dicembre


Pagina autogestita

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La pagina di Oasiverde piante e animali alieni Gli alloctoni: il pericolo di introdurre animali e piante in abitat diversi da quelli di provenienza

Pesce siluro

Se pensate ai classici mostri dei film di fantascienza, vi sbagliate: si tratta di piante ed animali insospettabili. Ricordate le simpatiche (ma letali) tartarughine dalle orecchie rosse che si vincevano al luna park? Esse non fanno parte della fauna europea e ciò le rende pericolose per l’ecosistema animale già compromesso dai meccanismi evolutivi e di espansione dell’uomo. L’introduzione in un ambiente di un animale alloctono (di provenienza geografica differente) può rappresentare una delle maggiori minacce alla biodiversità dell’ambiente stesso; questo può avvenire per migrazione o per trasporto accidentale o volontario da parte dell’uomo. Un organismo inserito in un habitat differente ha tre possibili destini: 1) non riesce a sopravvivere e riprodursi, o lo fa solo in condizioni controllate 2) si adatta all’ambiente. 3) trova condizioni favorevoli (cibo abbondante, assenza di predatori e parassiti) e la sua popolazione si espande in modo incontrollato. I mass media danno risalto ai problemi connessi alla presenza di organismi “di importazione” con titoli senzaziona-

listici : “squalo d’acqua dolce”, “tartaruga killer”. In realtà questi fenomeni hanno origini antiche, legate alla diffusione dell’uomo sul pianeta. Molti animali e piante che consideriamo “originarie” sono in realtà alloctone integrate da tempo. Il castagno si è diffuso in Italia con la colonizzazione umana, pur essendo di origine asiatica. Il gelso è stato introdotto nel XII secolo perché utile come alimento per il baco da seta. Quando la bachicoltura andò in crisi, ad inizio ‘900, si tentò di allevare un’altra specie di farfalla, il Bombice dell’Ailanto. L’esperimento fallì, ma tanto la farfalla quanto la pianta ospite, l’Ailanto, sfuggirono all’allevamento e si aggiunsero all’elenco delle specie italiane. La buddleia o “albero delle farfalle”, ha origine cinese. Il fagiano è anch’esso asiatico (introdotto dagli antichi greci), così come la carpa (importata dai romani che l’allevavano a scopo alimentare). Ancora più affascinante è il caso del coniglio: estintosi in Europa durante l’ultima glaciazione con la sola eccezione della Spagna, fu qui trovato verso il 1100 a.C. dai navigatori fenici i quali chiamarono la regione “isola dei conigli”, ma furono i romani ad iniziarne l’allevamento diffondendolo nuovamente. Nel 1859 furono liberati 13 conigli in Australia (fino a quel momento sprovvista): dopo 50 anni erano già più di 500 milioni; un flagello tale da giustificare l’erezione della “rabbit proof fence”, una barriera di rete di 3000 chilometri, che tuttora taglia in due il territorio della West Australia. Furono effettuati anche tentativi di controllo biologico con predatori (volpi) che però preferirono cacciare fauna au-


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Associazione Oasiverde www.oasiverdersm.org info@oasiverdersm.org Tel. 335.7347787 toctona, diventando anch’esse un problema. Si finì così per diffondere artificialmente il virus della mixomatosi, che per un certo tempo decimò i conigli, ma poi si svilupparono razze resistenti o immuni. Il problema resta aperto! La nutria, roditore sudamericano di grossa taglia spesso ucciso per la sua pelliccia (il famoso “castorino”), fu allevata per la prima volta ad Alessandria nel 1921. Seguirono numerosi allevamenti finché la richiesta di pelli divenne scarsa, e molti allevatori rilasciarono gli animali nell’ambiente per evitare l’onere dell’abbattimento. Ora la nutria, diffusa su gran parte d’Italia, compromette la stabilità degli argini traforandoli con le sue tane. Un altro alloctono adattatosi è il siluro, un enorme pesce gatto originario del Danubio forse approdato nelle nostre acque per errore, frammisto al pesce gatto usato per ripopolamento. La sua capacità di adattamento si è manifestata a partire dagli anni ’80 ed interessa ormai tutto il bacino padano. Per arginare la sua presenza è stato irresponsabilmente immesso nel Po l’aspio, che in teoria avrebbe dovuto predarne le uova, ma ha finito per aggiungersi alle specie alloctone presenti senza contrastare l’aumento dei siluri, orientandosi verso altre prede. Nelle acque dolci della sola Lombardia vi sono almeno 20 specie di pesci, una di molluschi, due di crostacei fra cui il famigerato gambero “killer” della Louisiana, una di anfibi e una di rettili: la tartaruga dalle

orecchie rosse, importata per anni in milioni di esemplari come animale da compagnia. Molti esemplari di tartarughina morivano entro pochi mesi e quelli superstiti, aumentando rapidamente di dimensioni, divenivano poco compatibili con una gestione domestica, così molti di essi sono stati abbandonati in ambienti dove, pur non riproducendosi, si sono adattati entrando in competizione alimentare con la tartaruga acquatica autoctona, meno resistente alle malattie, la cui sopravvivenza è in pericolo anche per l’inquinamento. Il ratto delle chiaviche è giunto in Europa dall’Asia alla fine del Medio Evo, ma ha cominciato a moltiplicarsi solo verso il XVIII secolo, spodestando il preesistente ratto nero (o dei tetti) rispetto cui è più grande e aggressivo. Un fenomeno analogo sta portando alla sostituzione dello scoiattolo rosso autoctono da parte dello scoiattolo grigio di origine nordamericana: da pochi esemplari liberati in Piemonte, Liguria e Lombardia nel 1948 si è sviluppata una popolazione numerosa, che si espande ogni anno. La specie nordamericana è di dimensioni maggiori e più aggressiva di quella europea, e può provocare danni in ambito agrario e forestale. L’Oasiverde sta tentando di ripopolare lo scoiattolo europeo in collaborazione con un consulente di Roma (trovate una petizione nella pagina di facebook dell’oasi). Si tende a pensare che i problemi causati da esseri alloctoni siano limitati al

Scoiattolo nordamericano mondo animale, ma la realtà è diversa. Una fonte di problemi recenti è rappresentata dall’Ambrosia, pianta erbacea di origine nordamericana comparsa in Italia ed Europa negli anni ’60. Ogni individuo di questa specie, che predilige i terreni marginali o incolti fino a 500 metri di quota, può liberare nell’ambiente fino a un miliardo di granuli di polline con elevata attività allergenica, come ben sa chi soffre di febbre da fieno. Considerando che il periodo di fioritura dura da luglio a ottobre e che è ormai diffusa in buona parte del territorio padano, ci si fa un’idea della rilevanza del fenomeno in termini di salute pubblica. Insomma, ogni immissione di una specie nuova in un ambiente è un vaso di Pandora

Nutria

che, una volta aperto, difficilmente potrà essere nuovamente sigillato. L’eradicazione di una specie alloctona in fase di diffusione è arduo, quando non impossibile. Tale operazione è ancor più difficile con gli animali, che si spostano liberamente sul territorio. Questo non deve però condurre ad un’accettazione rassegnata dei fenomeni, quanto evidenziare la necessità di evitare (nel limite del possibile) l’introduzione di nuove specie, e di vigilare continuamente sulla salvaguardia del nostro ambiente. Qualsiasi situazione ambientale è un processo dinamico e mutevole, dove la comparsa o l’estinzione di una specie è un fenomeno ricorrente. Noi dobbiamo limitarci a non romperne l’equilibrio naturale.


Terzo mondo e PVS

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santanché versus islam La “signora nera” sferra un nuovo attacco al mondo musulmano dimostrando nuovamente la sua ignoranza “Maometto per noi era poligamo e pedofilo, perché aveva 9 mogli e l’ultima di 9 anni”. Ecco in che modo ha esordito Daniela Santanchè l’8 novembre in una trasmissione su Canale 5. Mi domando: perché le persone non parlano con cognizione di causa? Perché i discorsi sull’Islam sono spesso dominati dal pressapochismo? Le fonti islamiche raccontano che A’isha (chiamata la “sposa bambina”) venne promessa a Maometto all’età di sei anni, nel 619 d.C. Benché oggi la

sua tenera età ci appaia scioccante, sembra che le ragioni per cui i due si sposarono siano state di natura politica. Il padre di A’isha, Abu Bakr, affrettò infatti il matrimonio per rafforzare la sua posizione di capo all’interno della nascente comunità islamica. A’isha e Maometto si sposarono quando lei compì 9 anni ma il matrimonio venne consumato circa cinque anni dopo, come prescritto dal rituale stabilito dallo stesso Profeta. La Santanchè si sbaglia anche su un altro punto: la “sposa bambina” non fu la nona e ultima mo-

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La Santanché in una posa abituale glie di Maometto ma la terza di 14 mogli. A quel tempo il matrimonio con il Profeta, oltre a cementificare i rapporti politici tra le diverse comunità islamiche, rappresentava l’unica salvezza per le vedove. Queste, infatti, una volta perso il marito rischiavano di essere emarginate dalla Umma (la comunità dei credenti) a meno che non trovassero qualcuno disposto a risposarle. Maometto accolse nel suo Harim (ovvero la parte della casa dove risiedono le consorti) molte vedove e i loro figli. Il Profeta ed A’isha, se-

condo gran parte delle fonti, si adoravano. L’animo guerriero di A’isha, il suo carattere fiero e sfrontato, la sua saggezza (nonostante l’età) indussero Maometto ad eleggerla sua consigliera politica. Al contrario delle altre donne, la giovane sposa non si limitava a trasportare acqua e bende durante le battaglie ma vi prendeva parte grazie alla sua straordinaria abilità con la spada. Ben presto il suo soprannome venne cambiato in “sposa guerriera”. Secondo molte fonti, Maometto troverà rifugio tra le sue braccia dopo le visioni di Allah e sarà tra le sue braccia che attenderà la morte, all’età di 62 anni. Sarà A’isha ad unire gli Hedith (detti e fatti del profeta) diventando la più grande tramandatrice della tradizione islamica. A 19 anni, raccogliendo


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l’eredità del Profeta, si mette al comando della fazione che si oppone ad Alì, nipote di Maometto, per stabilire le regole dell’Islam ortodosso (da questa divisione deriva la scissione dell’Islam tra sauditi – guidati da A’isha e dai califfi – e sciiti – guidati da Alì). Sinceramente, credo che la storia dell’Islam – così come quella di tutte le grandi religioni - non possa essere affrontata in maniera ideologica, astraendola dal contesto culturale in cui si è prodotta. Quanti apparenti paradossi esistono anche nella religione cristiana? La verità è che dopo l’11 settembre 2001, ci sentiamo un po’ tutti autorizzati ad esprimere pareri su una religione che fino a qualche tempo fa neppure consideravamo. Forse, prima di emettere giudizi, dovremmo come minimo, tentare di conoscere a fondo ciò che intendiamo criticare. Personalmente, ritengo che sia abominevole ridurre la vicenda di A’isha e il suo matrimonio con Maometto ad un’analisi qualunquista come quella fatta dalla Santanchè. Perché, invece di lanciare stupide crociate ideologiche, non partiamo proprio da questa bellissima storia per aprire un dibattito con l’Islam sulla situazione della donna oggi? Valentina Quadrelli

oasiverde e tuttanatura Una bella collaborazione

Si e’ stretta in questi giorni una nuova proficua amicizia tra due realtà della Nostra Repubblica. Da una parte la famiglia Berti, conosciuta in Repubblica soprattutto per l’attività commerciale TUTTANATURA, situata a Dogana di fronte al Centro Commerciale Atlante, che non ci ha pensato 2 volte a buttarsi anima e cuore ad aiutare

nei modi più disparati ma con interventi ben mirati l’Oasiverde, l’altra realtà coinvolta nella storia. Piccoli interventi che tendono comunque a portare a conoscenza delle persone l’iniziativa di questi giovani nostrani,OASIVERDE appunto, mirata a coinvolgere bambini, disabili, e perche’ no.. qualche adulto, in un

La nostra indagine! ACDC contro i mulini

il “caso discarica”: risposta deludente dall’interpellanza Continua la nostra indagine sulla discarica di Torraccia, sul terreno dei Lonfernini, denunciata due mesi orsono su questo giornale e che ha condotto nel mese scorso ad un’interpellanza parlamentare bipartisan di due esponenti politici di opposizione e maggioranza. La risposta all’interpellanza, che pubblicheremo a breve nel nostro sito, è a dir poco deludente.

Si può dire che non fa altro che eludere il problema... che c’è, eccome. Si spieghi in base a che accordo, e a che titolo, una discarica di “inerti” priva di controlli in repubblica accolga materiali provenienti da fuori confine! Inoltre, le analisi che abbiamo fatto fare alle acque del laghetto sito alla base della discarica, denunciano la presenza di ogni tipo di so-

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incontro coinvolgente con la nostra natura, floreale e faunistica. Gli interventi hanno spaziato dal cedere marmellate di produzione artigianale, prodotte dalle splendide donne dell’associazione, dal diventare punto di raccolta iscrizione e distribuzione tessere, finanche una donazione di ferri chirurgici, data sia all’associazione stessa che presso vari enti i quali hanno poi acconsentito ad effettuare una donazione in contanti all’OASIVERDE. Collaborazione questa che nasce sotto tutti i buoni auspici, vista anche la uguaglianza di principi che contraddistinguono le 2 parti, la difesa della natura e degli animali. Ricordiamocelo … entrambi non possono parlare da soli … diamogli voce noi, attraverso queste iniziative, sperando di scrivere articoli del genere sempre più spesso. Emiliano Pazzaglia stanza metallica, in quantità inferiori ai livelli di guardia, ma con una concentrazione insolita, che a parere di chi ha condotto le analisi “fa pensare che ci siano sversamenti di materiali che lì non dovrebbero esserci”. Andremo avanti, perché la tutela del nostro ambiente non può essere barattata con incassi privati! Chiederemo nel corso del prossimo mese di venire in possesso delle bollette di ogni camion che sversa materiale nella discarica, per capire chi e che cosa venga buttato in un terreno sensibile, circondato da campi con piantagioni... che poi siamo noi a mangiare!


Psicologia

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Appunti di psicologia

a cura di Davide Tagliasacchi

il doppio legame o “double mind” in terapia SISTEMICA Schizofrenia come reazione ad una situazione familiare patogena Il concetto cardine di doppio legame, venne esposto nel saggio di Bateson, Jackson, Haley e Weakland “Towards a Theory of Schizophrenia” pubblicato nel 1956. Basandosi sull’ipotesi per cui lo schizofrenico “debba vivere in un universo in cui le sequenze di eventi sono tali che le sue abitudini di comunicazione non convenzionali in

qualche modo saranno appropriate”, gli autori avanzano una teoria relativa all’eziologia della schizofrenia che individua nella comunicazione la matrice sociale che genera questa forma di psicosi, descrivendo le sequenze di esperienze interpersonali che provocherebbero il comportamento atto a giustificare la diagnosi di schizofrenia. In primis, deve essere

presente un forte legame umano di rapporti vitali, ovvero due o più persone coinvolte in una relazione intensa che ha un alto valore di sopravvivenza fisica e/o psicologica per una di esse, o per tutte, come la relazione genitori-figli. In un contesto simile, accade che venga dato un messaggio paradossale strutturato in modo tale per cui chi asserisce qualcosa,

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l’asserisce comunque sulla propria stessa asserzione, e queste due proposizioni arriverebbero ad escludersi vicendevolmente. Vi sono quindi due ordini di messaggi, uno dei quali nega l’altro. L’esempio tipico di paradosso è l’ingiunzione “sii spontaneo”: vi sarebbe da parte del ricevente del messaggio l’incapacità di uscir fuori dallo schema stabilito, meta-comunicando solo su questo (effetto paralizzante del paradosso). I doppi legami, infatti, sono caratterizzati dall’assenza di scelta. Mentre di fronte a un’ingiunzione contraddittoria vi è la possibilità di compiere una scelta logica, e sciegliendo un’alternativa si perde, o si patisce, nel caso dell’ingiunzione paradossale del doppio legame, a fallire è la scelta stessa. Nulla, nessun vaglio, nessuna via d’uscita appar possibile. Weakland e Jackson parlano al riguardo di illusione di alternative. Per la vittima di un doppio vincolo, in una situazione insostenibile è pertanto meglio cambiare e diventare un altro, o spostarsi e sostenere di essere altrove. In questo modo il doppio vincolo non può più agire su essa, dal momento che è riuscita a crearsi un altro luogo o addirittura un’altra persona, ricorrendo ad un ordine metaforico di messaggi, e riuscendo a confondere il letterale e il metaforico nel proprio comunicare. Mentre nell’hic et nunc si coglie il


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messaggio paradossale, nella continuità del tempo, per effetto della reiterazione, esso diventa un double bind, configurandosi come modello predominante e continuativo di comunicazione. Riguardo alla schizofrenia, nel caso del contesto familiare specifico, gli autori hanno notato come solitamente la madre, a livello verbale esprimerebbe affetto e amore verso il bambino, mentre a livello metacomunicativo (non verbale) paleserebbe una condotta ostile, ampliata quando vi sarebbe il rischio di un contatto intimo con il bimbo stesso. L’infante viene quindi esposto a contraddizioni comunicative, e se vuole mantenere le relazioni con la madre, non può discriminare tra i due ordini di messaggi. Se infatti interpretasse correttamente i segnali metacomunicativi, dovrebbe fare i conti col fatto che ella non desidera realmente averlo vicino e che lo sta ingannando dimostrandosi affettuosa. Tuttavia, se accettasse il comportamento affettuoso della madre (trattandolo come reale e non simulato), le si dovrebbe avvicinare, provocando ostilità e ritiro dalla relazione: perciò Il bambino è punito sia se discrimina correttamente i messaggi materni, sia se li discrimina erroneamente, trovandosi prigioniero in un doppio vincolo da cui non ha possibilità di uscire; è situazione che provoca un profondo senso di angoscia, frustrazione e

depersonalizzazione. Di fronte a tale continuo modello comunicativo, lo schizofrenico ha di fronte a sé tre alternative: potrebbe ritenere che ogni messaggio contenga un significato nascosto, pericoloso per il proprio benessere, può quindi diventare paranoico. Oppure potrebbe scegliere l’alternativa opposta e prendere alla lettera tutti i messaggi che gli vengono rivolti, diverrebbe, in questo caso, ebefrenico. Infine potrebbe scegliere di ignorare i messaggi dell’ambiente, e fare il possibile per evitare una risposta da parte dello stesso, divenendo chiuso e silenzioso, assumendo così un atteg giamento catatonico. La schizofrenia, nelle diverse forme che assume, può, dunque, essere considerata una risposta “normale” ad una situazione familiare patogena; essa non è un problema individuale ma di gruppo; il doppio legame, secondo la teoria sistemica, sarebbe quindi uno dei motivi cardine a causare tale patologia. Quello che è opportuno considerare riguarda l’attenzione diagnostica, la quale viene sovente limitata all’individuo più manifestamente disturbato, cercando di verificare come il comportamento di questo possa soddisfare i criteri diagnostici “canonici”. In questo senso quindi, occorre invece riuscir a passare da una diagnosi di “schizofrenia come misteriosa malattia della mente individuale” alla “schizofrenia come modello specifico di comunicazione”.

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L’angolo del Castelli

a cura di Riccardo Castelli Ringraziamo Riccardo, che dal mese scorso collabora al nostro mensile con le sue vignette ispirate all’attualità tragicomica di San Marino e dintorni. V’invitiamo a visitarlo su www.riccardocastelli.it


Laicità e uguaglianza Piergiorgio Odifreddi

Sopra di noi niente a cura di Andrea Mina

Strenne di natale

In occasione delle feste natalizie, perché non comperare un buon libro? Ecco alcuni consigli “insoliti” di Andrea Mina, con cui la scomunica è assicurata! Josè Saramago

Il Don Chisciotte numero 26, dicembre 2009 Sicuramente i fedeli lettori si immaginavano che Sopra di Noi Niente di dicembre avrebbe parlato della questione dell’esposizione del crocifisso. Avrei potuto parlare della vacuità e contraddittorietà delle argomentazioni dei vari politici che, come i più scaltri animali spazzino, hanno raschiato il fondo del consenso cattolico; avrei potuto parlare della pochezza delle argomentazioni dei vari prelati che, abituati ormai a fare i politici, hanno trascurato totalmente l’aspetto religioso della questione oppure avrei potuto aggiungere il mio punto di vista che, per quanto razionale, avrebbe contribuito ben poco ad una questione senza via di uscita. Avrei potuto scrivere di tutto questo ma, come tutti saprete, ogni anno, a dicembre, c’è un’emergenza globale: il Natale. Il Natale, la riedizione cristiana dei vecchi culti solari come il Sol Invictus dei romani è una festa molto amata dai bambini e dai grandi che in questo periodo amano particolarmente essere coccolati dai propri simili, dai cibi e da vari oggetti. Per questo mi asterrò dagli sterili appelli tipici del clero contro il consumismo e vi darò qualche consiglio su dove portare quei cinquanta euro che vi sentite di troppo: porterete a casa meravigliose strenne natalizie! I soldi che meno mi pesa spendere sono quelli investiti nei libri e per questo vi consiglierò alcuni scritti che, essendo in tema con

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la mia rubrica, come potete immaginare, vi costeranno la scomunica latae sententiae. Non potendo scrivere delle vere e proprie recensioni, nelle battute che Il Don Chisciotte mi concede per ovvi motivi di coesistenza con gli altri autori, dovrete accontentarvi della descrizione sintetica che affiancherò ad ogni titolo. “Sopra di noi niente” di Karlheinz Deschner

Il volume dal quale ho tratto il titolo della rubrica, è stato scritto da quello che viene ritenuto il più preparato storico critico del cristianesimo e del cattolicesimo. Deschner raccoglie in questo volume alcuni articoli, interviste e brani raccolti in vari anni. L’approccio è storiografico con numerosi riferimenti bibliografici. I libri di Deschner non si leggono, si studiano e possono alle volte risultare molto impegnativi, questo volume è ottimo per approcciarsi a questo prolifico autore. Il libro è praticamente introvabile nella grande distribuzione; vi consiglio quindi di cercarlo presso i pochi librai seriamente preparati ancora esistenti.


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“Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)” di Piergiorgio Odifreddi

Da logico com’è, l’autore si concentra sulla contraddittorietà del cattolicesimo confutando la corrente di pensiero secondo la quale essere cristiani è razionale. Odifreddi passa in rassegna la Bibbia, il Vangelo e la storia del cristianesimo con particolare attenzione a quello cattolico rilevando le contraddizioni e le incongruenze di un sistema che con le chiavi del trascendente ha tentato e tenta di controllare l’immanente.

leggere tutto d’un fiato, estremamente crudo ed essenziale riassume la storia del cristianesimo cattolico ripercorrendone il lato oscuro, quello criminale e particolarmente cruento dei papi imperatori, degli inquisitori e dei sovrani cattolici. Vero terrore, brivido e raccapriccio.

“L’illusione di dio” di Richard Dawkins

“Il vangelo secondo Gesù Cristo” di Josè Saramago

“Il libro nero del cristianesimo” di Jacopo Fo.

Saggio breve da

vicenda. Come in Jesus Christ Super Star la figura di Giuda risulta molto più interessante e complessa di quella tramandata dalla tradizione.

Questo è un romanzo storico. Il Nobel per la letteratura, basandosi sui testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, ricostruisce la storia di Gesù ripulendo dalla iconografia classica i suoi rapporti con Dio, con il Diavolo, con Maddalena, con Maria e con gli altri protagonisti della

Non capisco perché il titolo italiano riporta illusione: nel titolo originale si parlava di delusion. In ogni caso consiglio la lettura di questo saggio le cui numerose vendite hanno innervosito non poco le gerarchie ecclesiastiche. Le ragioni di questo successo sono nell’estrema semplicità con la quale il biologo evoluzionista Dawkins argomenta l’irrazionalità delle fedi. Il suo è un approccio scientifico, a tratti etologico, al fenomeno fede. Lo stesso autore riassume il libro in quattro punti:

1) gli atei possono essere felici, appagati e moralmente retti; 2) l’ipotesi di un creatore genera altre domande ancora più complesse e non risolve affatto il problema della vita nell’universo; 3) attribuire un’appartenenza religiosa ai bambini è una cosa scorretta così come è scorretto attribuirgli un’appartenenza politica; 4) l’ateismo è indice di una mente brillante e pertanto i non credenti devono esserne orgogliosi. Quest’ultimo punto non mi trova particolarmente d’accordo, ma va riconosciuto che in alcuni paesi come gli Stati Uniti la parola ateo ha assunto negli anni una connotazione negativa e denigrante. Facendovi i miei migliori auguri per le imminenti feste natalizie vi ricordo che la consapevolezza è un valore per i credenti e per i non credenti e buone letture possono favorirne il consolidamento. Quindi, carissimi fedeli e non, divertitevi, mangiate e godete più che potete e, nei momenti di recupero tra un’orgia di cibo e l’altra, riposatevi con una sana lettura. Andrea Mina


Società

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«Quest’opera di “civilizzazione” è un’immane e continua strage» Dal dibattito nel Parlamento Belga - Luglio 1903 Il libro “Soliloquio di re Leopoldo” è stato scritto da Mark Twain, è edito dalla Casa Editrice Ibis e fa parte della collezione “sud-nord:altri mondi”, numero di pagine 74, prezzo 7 euro

LA SCARSA MEMORIA DELLA STORIA

Il “Soliloquio di re Leopoldo”: una riflessione sul colonialismo europeo in Africa a cura di Valentina Quadrelli

Mark Twain

Alcune opere letterarie, per quanto apparentemente specifiche ed anacronistiche, hanno la caratteristica di gettare luce su quei coni d’ombra che si propagano lungo la linea del tempo e che spesso ci impediscono di comprendere pienamente alcuni fenomeni perfettamente attuali. È questo il caso dell’opera “Soliloquio di Re Leopoldo” scritta da Mark Twain nel lontano 1905 per perorare la causa dei nativi congolesi, e tornata, a mio parere, di straordinaria attualità. Re Leopoldo è certamente uno dei personaggi più controversi ed odiati della storia coloniale europea: il Congo gli venne riconosciuto come

possedimento personale ed esclusivo e questo suo delirio di “onnipotenza” provocò atroci sofferenze alle popolazioni indigene. Il libro apparentemente sembra costituire l’autodifesa del sovrano, il quale tenta di sminuire le prove portate dai missionari per testimoniare le nefandezze perpetrate dal suo esercito. Proprio grazie a questa arringa, Twain riesce invece a mettere in evidenza la meschinità e la cupidigia del re. Raccontando la storia di Leopoldo, Twain ci parla di un colonizzatore che riassume in sé tutta la tragedia di un’epoca che l’Europa fatica ancora oggi a digerire: quella dell’uomo bianco che aveva come “missione” la civilizzazione della selvaggia Africa e che in nome di tale obiettivo primario era disposto a perpetrare i peggiori crimini, non ultimo quello di cancellare la storia e la cultura di un intero continente. Lo scrittore più celebre dell’imperialismo britannico trionfante, Rudyard Kipling, chiamò quella “missione” il fardello dell’uomo bianco proprio per indicare come “le società sviluppate” fossero state investite di tale mandato direttamente dal Divino. Le parole di Twain continuano ad essere attuali e, a mio avviso, dovrebbero farci riflettere su due questioni principali. La prima è il paternalismo con


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cui troppo spesso ci si approccia ai Paesi in Via di Sviluppo; un atteggiamento sempre ammantato di buoni propositi e ottime intenzioni che tende però a rappresentare questi luoghi e le popolazioni che li abitano attraverso riferimenti culturali mistici, ancestrali, immobili. Ecco allora che i Paesi del Terzo Mondo diventano aree disgraziate da salvare attraverso la “modernizzazione forzata” o lasciandoli a loro stessi, affinché possano ritrovare il loro equilibrio naturale. La seconda questione che emerge è la difficoltà con cui ancora oggi l’Europa affronta il suo passato; come se il colonialismo possa essere ricondotto a radici che non sono le nostre. Uno degli argomenti più utilizzati dal Presidente francese Sarkozy per osteggiare la possibile entrata della Turchia nell’Unione Europea è che questo paese non ha ancora riconosciuto la veridicità storica del genocidio degli armeni. Ma Sarkozy dimentica di dire che la Francia non ha mai aperto un dibattito sugli stermini perpetrati dall’esercito di Parigi durante l’occupazione dell’Algeria: in ogni dibattito pubblico quelli sono chiamati “fatti” e non crimini. In Italia, il governo Berlusconi ha riaperto il confronto con la Libia sul periodo coloniale ma questo cambio di rotta sembra dettato da interessi economici e geo-strategici piuttosto che da una reale

volontà di accertare le responsabilità. Chi è che determina ciò che può essere considerato abominevole? Perché la memoria di certi genocidi è protetta –giustamenteda leggi e da dibattiti continui mentre in altri casi si tenta di nascondere la realtà, sottraendosi alle proprie responsabilità? Mark Twain, attraverso questa opera scritta quasi 105 anni fa, ci regala un’altra prospettiva con cui pensare alla nostra storia. Non è con la rimozione di eventi tragici che possiamo creare la nostra identità culturale ma è affrontando i fatti criticamente, ammettendo gli sbagli e, forse, imparando anche un poco di umiltà.

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Vignetta su Re Leopoldo

«Mi rifiuto – quando scrivo un libro – di prendere una posizione profetica. Dico (solo) ecco come mi sembra che siano andate le cose, ma le descrivoin modo tale che le vie di attacco possibili sono delineate. Poi… personalmente, se voglio (faccio) un certo numero di azioni; ma l’azione politica appartiene a un tipo d’intervento del tutto diverso da questi interventi scritti e libreschi, è un problema di gruppi, d’impegno personale e fisico; non si è radicali perché si è pronunciata qualche parola, no, la radicalità è fisica, la radicalità è quella dell’esistenza.» Michel Foucault - “Poteri e Strategie”


L’evento

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altrementi: SI FARà, MA I FONDI SCARSEGGIANO

Alla ricerca di sponsor e sostegno popolare. Parte la campagna di finanziamento! Altrementi festival è un evento organizzato autonomamente dalla nostra associazione. La nostra associazione, come sapete, presta i suoi servizi (come questo giornale) e svolge le sue attività (come la Festa del Solstizio) in maniera gratuita, senza richiedere alcun contributo né versamento associativo. In questa occasione, data l’entità del preventivo di spesa per un festival di queste dimensioni, abbiamo la necessità di reperire fondi. Stiamo cercando sponsor, collaborazioni e patrocini, ma è davvero difficile riuscire a reperire i fondi necessari: tutti sono entusiasti a parole, poi al momento di impegnarsi economicamente il silenzio è totale: ad oggi

solo la Segreteria di Stato per l’Istruzione (onore al merito) lo ha fatto. Il festival si farà comunque, e siamo certi che gli enti che a rigor di logica dovrebbero essere interessati a veder portato a termine con successo un evento di questa portata a San Marino si faranno vivi e contribuiranno, ognuno come potrà. Ci piace però pensare che anche molti di voi lettori, iscritti all’associazione e amanti della cultura, vogliate contribuire per rendere questo festival, il primo di una lunga serie, un evento imperdibile. Se volete farlo (con carta di credito o paypal), potete inviarci un contributo cliccando nel tasto “Donazioni” che trovate nella pagina

Venerdì 22 gennaio 15,30 Sandro Mezzadra Nella crisi del lessico politico moderno 17,00 Giulietto Chiesa Fine della corsa. Questo sistema è condannato 20,30 Oliviero Beha Le parole della crisi, la crisi della critica Sabato 14,30 16,00 17,30 21,00

23 gennaio Anselm Jappe Crisi finanziaria, crisi economica o crisi del capitalismo? Federico Pulselli La soglia della sostenibilità, l’ISEW e la crisi del benessere Paolo Coluccia Oltre la crisi, un modello di comunità. L’esperienza dei sistemi di scambio locale non monetari e delle banche del tempo Massimo Fini Occidente, democrazia, immigrazioni

Domenica 24 gennaio 14,00 Alex Foti La Grande Recessione, la Grande Biforcazione 15,30 Pier Paolo Dal Monte Il mito della crescita. La crisi delle “magnifiche sorti progressive” 17,00 Roberto Esposito La crisi immunitaria della società globale

del sito dedicata al festival: se ogni iscritto versasse 10 euro, a mo’ d’iscrizione annuale 2010, racimoleremmo una somma che ci farebbe respirare un po’! Se volete contribuire in altri modi, oppure se avete un’attività e volete sponsorizzarci facendo risaltare il vostro logo sul materiale

pubblicitario, contattateci con e-mail all’indirizzo: ass. donchisciotte@omniway. sm o per telefono ai numeri: 335.7337133, 338.6537340 o 335.7337375. Noi non molliamo, da buoni Don Chisciotte. Questa volta, però, vi chiediamo di finanziare i nostri sforzi! I curatori

Don Chisciotte 26, dicembre 2009  

Il mensile culturale dell'Associazione Don Chisciotte di San Marino. Dal 2004 l'associazione è attiva "contro i nuovi mostri". In questo Num...