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IL DON CHISCIOTTE Numero

Il Don Chisciotte - Periodico dell’Associazione Culturale Don Chisciotte Via Zanone, 3 - Autorizzazione n°1105 della Segreteria di Stato agli Affari Interni della Repubblica di San Marino del 26/03/2004 Direttore Responsabile Roberto Ciavatta Copia depositata presso il Tribunale della Repubblica di San Marino 18

Aprile 2009

La nostra serata pubblica

Grazie Beppe!

Partecipato e stimolante l’incontro con Cremagnani, tra Genova 2001 e l’Italia di oggi. Stampa e istituzioni latitanti.

a pag.

Sopra di noi niente

Sacro/pagano

Le radici storiche e culturali dei nostri riti

Vi

pag.

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Es...cogitando

Eiréne tiene Plutos Concezioni del benessere a confronto

+

Campagna di finanziamento

Appunti di psicologia

preghiamo, compilando la dichiarazione dei redditi, di finanziarci indicando come beneficiario del 3‰ (quota sociale comunque trattenuta) l’“Ass. Culturale Don Chisciotte”. Chi voglia contribuire ulteriormente può farlo contattandoci via mail, o versando la quota che desidera su apposito form nel nostro sito. Le nostre attività dipendono dai finanziamenti che ci invierete. Grazie di cuore per l’affetto!

Don Chisciotte

Platone cattivo Su democrazia, tirannia ed altre forme di governo 6/7

Oasiverde

l’assemblea dei soci La convocazione e l’ordine del giorno

Il sogno

Matrice del pensiero simbolico e figurativo pag.

L’ippogrifo

Le invasioni

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Nuo

ru

va ica

br

barbariche

Breve cenno sul film di Denys Arcand

+

Il 23 aprile

maestro?

pagg.

11

pag.

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Scritti corsari

Una “lettura” del libro di Pier Paolo Pasolini pagg.

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La pagina autogestita: articoli, foto, divulgazione... Questo mese: “Asino in croce” + “Il lupo e il cane”

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Umano errare,

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diabolico perseverare Sulla questione rifiuti... quanto ci costa?

Breve riassunto: circa un anno fa, il 26 febbraio 2008 (delibera assembbleare 158/08), il comune di Rimini stringe un accordo con la RSM: continuerà a ricevere le sue 20.300 (!) tonnellate di rifiuti speciali, a patto che entro breve (al massimo un anno) la RSM adotti un principio di omogeneità di classificazione e identificazione dei rifiuti, la tracciabilità della loro gestione dalla produzione alla raccolta, l’adozione di obiettivi

di miglioramento dei quantitativi di rifiuti destinabili all’effettivo recupero (non lo smaltimento), la possibilità di pretrattamento dei rifiuti. A fine 2008, siccome la RSM non aveva ancora fatto niente (come sempre I politici firmano poi sperano che gli altri dimentichino), da fuori confine si è fatto sapere che non avrebbero più accettato i loro rifiuti. Subito (con Decreto Delegato n.147 del 28/11/08, approvato con delibera n.37 del 23/2/09) il governo corre ai ripari… nel senso che fa una legge, poi che venga rispettata… infatti centri di pre-trattamento non ce n’è, e non è mica cosa da due giorni il prepararli! Nel frattempo, nel Decreto di Novembre, il governo chiarisce quanto ci costa trasportare i rifiuti fuori confine e conferirli all’inceneritore: Abbiamo detto 20.300 tonnelllate di rifiuti speciali all’anno. Per ogni tonnellata, si paga 0,15 euro x ogni chilometro. Poniamo che fino a Coriano ci siano 25 chilometri, viene fuori che il trasporto ci costa (0,15 x 20.300 x 25) 76.125 euro. In più c’è lo smaltimento e/o recupero: per ogni tonnellata si va da una spesa di 520€ ad una di 4160€ (in base alla qualità del trattamento… da noi inesistente). Poniamo che si spenda una media (cosa improbabile, perché data l’assenza di differenziazione il costo è quasi certamente prossimo al massimo): ci costerà (4160/2) 2080 x 20.300 tonnellate, cioè 42.224.000€, per un costo annuo complessivo di circa 42.300.125€ (115.890 al giorno). Ora, non so in che parte questa somma viene pagata dallo Stato (cioè dalle nostre bollette) e in che parte dalle aziende che devono smaltire, ma a maggior ragione è inaccettabile la presa di posizione di Emanuele Valli, (Direttore dell’AA.SS.) che in un articolo del 12 febbraio scorso diceva che siccome i prezzi delle materie prime sono scesi per via della crisi non conviene riciclare! A questo articolo abbiamo risposto assieme alle associazioni firmatarie della lettera ai Segretari contro l’incenerimento (vedi numero scorso de “Il Don Chisciotte”, e comunicato di risposta a Valli qua a fianco), e riportiamo questo mese un articolo di Roberto Cavallo sulla stessa falsariga (logicamente inerente la realtà italiana).


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Superare la crisi col porta a porta

Altro che grandi opere! Parola di Roberto Cavallo Grandi opere, ecoincentivi, permessi di costruire, condoni: molti tentativi si rincorrono per cercare vie da esplorare per vincere una crisi complessa. Vorrei provare a fornire una proposta al governo e ai decisori. Abbiamo una grande opportunità in Italia per creare posti di lavoro a costo ridotto per la società: promuovere la raccolta differenziata di tipo domiciliare. Le amministrazioni virtuose italiane che hanno già intrapreso questa via hanno dimostrato come il

cambiamento della raccolta rifiuti da stradale a domiciliare, con una raccolta differenziata integrata, necessita almeno del 50% di manodopera in più. In pratica servire i 45milioni di italiani, che ancora non lo sono, con raccolta domiciliare, significherebbe creare circa 100.000 posti di lavoro diretti. Un intervento di questo tipo ha tre considerazioni immediate: - richiede tempi di attivazioni rapidissimi, dell’ordine di mesi, come si direbbe per le grandi opere è immedia-

tamente cantierabile; - dà ordine al sistema dei rifiuti riportando le materie nei canali corretti contribuendo al contenimento della produzione complessiva, aumentando l’efficienza degli impianti di smaltimento, garantendo un maggior controllo di filiera evitando conferimenti fraudolenti; - aumenta la qualità (non solo la quantità) delle materie prime seconde, creando ulteriori posti di lavoro nel comparto del recupero, quantificabili in ulteriori 100.000 posti di lavoro. Comparto a dura prova della crisi globale, ma certamente più flessibile dell’industria classica che si basa sull’utilizzo delle risorse naturali prime, distanti e costose. Ovviamente tutto ciò ha un costo: la raccolta e il trattamento post raccolta costano mediamente il 30 – 50% in più dell’attuale costo di raccolta.

Il nostro futuro su un’isola di spazzatura

Pacific trash vortex

Ecco dove ci conduce il modello di consumo che non tiene conto del riuso e del riciclo Che cos’è il “Pacific trash vortex”? È un’isola, che ha iniziato a formarsi negli anni ‘50 nell’Oceano Pacifico, attualmente profonda 30 metri, dal diametro di 2.500 chilometri (circa la metà dell’ Europa) e dal peso di 3,5 milioni di tonnellate (se ne può leggere qualcosa online, a partire dalla pagina “Ecolandia” del nostro sito). È formata per l’ 80% da plastica e per la restante parte di rifiuti e detriti di ogni genere, provenienti dalla terraferma e da navi private e commerciali che transitano sull’Oceano. Questa singolare isola di spazzatura, purtroppo poco conosciuta, si è formata a causa della “North Pacific Subtropical Gyre”

(“Vortice Subtropicale del Nord Pacifico”), una corrente alimentata da 4 correnti oceaniche ad alta pressione: tale Vortice, dotato di un lento movimento a spirale, fa sì che i rifiuti

convergano al suo centro, accumulandosi e compattandosi. Dei circa 100 miliardi di chilogrammi di plastica prodotti in un anno, il 10% sistematicamente finisce

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È altresì vero che in questo modo diminuiscono i costi alla collettività dello smaltimento finale (discariche in particolare) e il modello nell’arco di 3 anni può raggiungere un nuovo equilibrio. Si tratta di sottrarre risorse dallo smaltimento per investirle nelle raccolte. In termini ancor più visivi si tratta di smetterla di buttare biglietti da 100 euro sotto terra e darli alle persone. Se poi il governo decidesse di investire per contenere l’aumento di costi dello start up l’intera operazione il costo complessivo potrebbe aggirarsi attorno ai 900 milioni di euro. Roberto Cavallo Presidente Ass. per la Comunicazione Ambientale, Membro direttivo Association Cities and Regions for Recycling and Sustainable Management of Resources. (Articolo reperiro su rifiutiebonifiche.it) nelle acque superficiali; il 70% di tale plastica tenderà a depositarsi nel fondale degli oceani e la restante parte continuerà a galleggiare per centinaia di anni, creando immensi squilibri nell’ecosistema oceanico. Con una tale quantità di rifiuti scarsamente biodegradabili (la plastica richiede centinaia di anni per biodegradarsi, e dato che è stata scoperta nel 1907, tutta la plastica che è stata prodotta dall’uomo fino ad oggi è ancora in circolazione, come rifiuto o sotto forma di gas Serra nel caso di incenerimento - perché come insegna Lavoisier “Nula si crea e nela si distrugge, ma tutto si trasforma”), la vita degli animali marini è seriamente minacciata, in quanto le piccole particelle dei materiali vengono accidentalmente ingerite dalla maggior parte di loro provocandone morte certa e come conseguenza si è verificata una diminuzione drammatica della biodiversità. ACDC


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L’ippogrifo: Rubrica a cura di Angelica Bezziccari La musica, i film, i libri e altri mezzi d’espressione fanno parte della cosiddetta industria culturale, che produce e vende come ogni altra industria i suoi oggetti; essi sono destinati a essere fruiti da un consumatore e la loro vera o presunta utilità è esaurita nell’atto del consumo. Negli ultimi decenni si è assistito a un’enorme creazione di ‘prodotti culturali’ (non a caso sono nati neologismi quali best-seller, blockbuster, hit) il cui principale scopo è quello di intrattenere, far dimenticare all’uomo la sua quotidianità. Vi continuano però ad essere forme e contenuti dell’espressione la cui funzione comprende anche il pensare, il riflettere. E’ su di loro che qui si andrà a concentrare l’attenzione... su libri e film di un passato prossimo troppo in fretta cancellato. E come l’ippogrifo portò Astolfo a recuperare sulla luna il senno perduto di Orlando, così qui ci si propone di ripescare opere che dai più sembrano essere state perdute e in fretta dimenticate.

Le invasioni barbariche Eutanasia: dal greco εὖ, Bene, e θάνατος, Morte. Morte tranquilla e naturale Di eutanasia ultimamente si è tanto, troppo discusso, soprattutto a sproposito e da chi crede di avere la verità in mano riguardo a dove finisca la vita e inizi la morte; questo film invece ne parla in modo discreto, senza mai nominare l’abusata parola. E’ stato girato tra Canada e Francia nel 2003 e diretto da Denys Arcand, ideale proseguimento del film “Il declino dell’impero americano” e padre de “L’età barbarica”, sempre dello stesso regista; viene narrata la vicenda di Rémy, un professore cinquantenne malato terminale, che invece di chiudersi in se stesso e compiangere ciò che va perdendo, ricorda e celebra ciò che ha avuto e continua ad avere: la vita. Si avvia così una ‘rimpatriata di ricordi’, oltre che di vecchi amici che tornano, o che forse sono sempre stati lì, senza farsi accorgere. Nel corso del film c’è un ribaltamento degli stati delle cose, dove ciò che è immorale diventa giusto e salvifico, dove il vero amore non è solo quello coniugale, anzi forse cessa di esserlo proprio nel momento della sua legittimazione. E’ chiaro che per Rémy – che si definisce un “socialista voluttuoso” – la vita è stata prima di tutto un ‘sentire’, cioè usare appieno i sensi: il gusto per sorseggiare un buon vino, la vista per leggere libri come “storia e utopia” di Cioran, il tatto per apprezzare la bellezza femminile e questi insieme agli altri per amare pienamente l’esistenza guardando con sospetto ogni eccessiva razionalità e virtualità tipiche dell’uomo contemporaneo, incarnate queste nel figlio di Remy, Sébastien. E’ un giovane uomo con le solite certezze (famiglia, sicurezza economica, lavoro) che presto andranno a naufragare. E’ proprio quando si è più vicini alla morte che a volte paradossalmente la vita si fa sentire, ma certo qui non la si intende come un insieme di funzioni biologiche che non possono più sopperire al loro scopo, ma come un continuo flusso di azioni e pensieri che vanno vissuti usando non solo la mente ma anche e soprattutto il corpo. E Rémy con ironia e realismo sembra volerci dire proprio questo.

Il Don Chisciotte numero 18, aprile 2009

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Illustrazione dell’Orlando furioso di Gustav Dorè

Scritti

corsari

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“L’allegria è sempre esagerata, ostentata, aggressiva, offensiva. La tristezza fisica di cui parlo è profondamente nevrotica. Essa dipende da una frustrazione sociale. Ora che il modello da realizzare non è più quello della propria classe, ma imposto dal potere, molti non sono appunto in grado di realizzarlo”. Pier Paolo Pasolini

Quando si nomina la parola ‘profezia’ si pensa a un fatto che qualche mago o indovino ha predetto per un futuro lontano, ma che di solito non avviene, perché frutto di un vago e mistico sentire, di un’irrazionalità. La precisa e accurata analisi di Pier Paolo Pasolini dà invece luogo a predizioni di avvenimenti della società contemporanea che si sono in effetti realizzate. ‘Scritti corsari’ non è solo un’analisi sociologica dell’Italia di ieri e di oggi, non è solo una raccolta di scritti giornalistici, ma più di un insieme di queste parti. Pasolini parla di costume, politica, religione, cultura, e le sue parole sembrano non essere frutto di un’epoca lontana, ma scritte per i nostri giorni. Il declino della Chiesa, la fusione di destra e sinistra, la previsione della globalizzazione a causa della ‘civiltà dei consumi’ sono solo alcuni degli aspetti che prende in considerazione nei suoi scritti. Parla anche dell’impoverimento dell’espressività della lingua, del sesso divenuto obbligo, della tv come mezzo del potere... Due temi paiono molto attuali: il primo è la smania dello sviluppo che caratterizza ormai tutto il mondo. Nessuno pare ascoltare i teorici più accorti quando sostengono che l’unico modo per sopravvivere è una “decrescita sostenibile’’, nonostante le terribili conseguenze che gli stessi ci profilano davanti. Il secondo è il ‘nuovo potere’ che secondo lui si va delineando. Ora possiamo vedere che questo potere non è più nuovo, e sta diventando extra-politico, perché frutto di entità astratte: la virtualità tecnologico-finanziaria si stacca dalla materialità umana che l’ha originata e quindi ha vita a sé stante, che come si percepisce in quest’epoca di crisi proprio per questo difficilmente può essere gestita; basti pensare ai mercati finanziari on-line, e a tutto ciò che ne deriva. Tuttavia qualcosa si può rimproverare a Pasolini, ovvero il suo essere ‘disperatamente pessimista’ come egli stesso si è definito. Il pessimismo comporta una rassegnazione di cui si deve fare a meno se si vuole provare a sconfiggere quei mostri che così tanto lucidamente vengono qui portati alla luce.

«Il denaro ha una tendenza a “oltrepassare i confini”, a voler acquistare cose che non dovrebbero essere in vendita, come l’esenzione dal servizio militare, l’amore e l’amicizia, le cariche politiche (visto il costo esorbitante delle campagne di propaganda). La difficoltà di porre dei limiti al potere della ricchezza fa capire che è la ricchezza stessa a dover essere limitata. Quando il denaro parla, tutti sono costretti ad ascoltare. Per questo una società democratica non può permettere un’accumulazione illimitata» Christopher Lasch, 1994


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Es...cogitando: Rubrica a cura di Roberto Ciavatta

Eiréne tiene Plutos Concezioni del benessere a confronto

Nel 474 ac gli ateniesi commissionarono ad uno scultore una statua dedicata ad Eiréne, la pace. Per Atene si trattava di un periodo storico in cui, dopo numerose guerre (la guerra del Peloponneso finita nel 404, quella di Corinto nel 386), vi era la richiesta di una pace duratura che potesse garantire lo sviluppo e il benessere, cosa che le guerre appena concluse, enormemente dispendiose in termini di uomini e risorse, non permettevano. Così la statua di Eiréne è raffigurata nell’atto di tenere in braccio un bambino. Quel bambino è Plutos, la ricchezza! Contemporaneamente in Atene nacquero scuole, a fianco del ginnasio, che non puntavano più ad addestrare buoni opliti (i soldati greci antichi: fanti con armatura) attraverso l’esercizio fisico, ma perseguivano scopi intellettuali: a partire dagli insegnamenti sofistici, fino ad arrivare alle scuole fondate dai seguaci di Socrate (il Cinosarge di Antistene attorno al 390, l’Accademia di Platone attorno al 388 e, successivamente, attorno al 335, il Liceo di Aristotele). Si intravede così un mutamento culturale prima ancora che sociale, segno che solo una diversa sensibilità di fronte ai problemi fondamentali della convivenza nelle società può individuare svolte radicali che altrimenti non verranno intraprese. Oggi, ci sono sempre meno intellettuali, meno filosofi, meno saggi abituati a pensare ai problemi per individuare virtuosamente delle soluzioni. E quei pochi che ci sono tendono a chiudersi in un intellettualismo non molto dissimile da quello di Antistene, secondo cui non può esserci comunicazione intersoggettiva, e “di un cavalo posso dire solo che è un cavallo”. Oggi, dicevo, la divergenza prospettica ha fatto sì che Plutos, il benessere, sia inteso spesso come la capacità di uno Stato bene armato di fomentare guerre tingendole di nobili (quanto false) motivazioni, perché solo il rilancio dell’industria pesante, della ricerca, della compravendita di armi e ostaggi può rinverdire un mercato mondiale asfittico e piegato sulle proprie contraddizioni. Addirittura secondo un istituto di ricerca di economia del Massachusetts un miliardo di dollari investito nella difesa crea 8.555 posti di lavoro… per fortuna dice anche che la stessa cifra investita nella sanità ne offrirebbe 12.883, e nella formazione 17.687. Allora, oltre ad una carenza culturale deve esserci anche una precisa volontà di chi governa il potere politico di dirigere gli stanziamenti in armi e non altrove… oggi, Eiréne non tiene più in braccio Plutos… lo fa Ares!

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Platone

Su democrazia, In Platone lo Stato perfetto è quello in cui governano i “re filosofi”, ovvero chi attraverso l’educazione civica si sia dimostrato più “naturalmente disposto” nell’arte di applicare alla società il concetto (lui avrebbe detto l’Idea) di bene pubblico. È una forma di governo aristocratica (è una parte a governare) che non si fonda su principi di casta, razza o nobiltà (anzi, i bambini dovrebbero essere sottratti alle famiglie e venir educati assieme, di modo che nessuno possa sapere chi è suo figlio o fratello, rendendo possibile che ognuno si relazioni all’altro come ad un figlio o ad un fratello, evitando la pratica del nepotismo), quanto su principi razionali di attitudine al buon governo. Questa forma di governo “ideale” va incontro ad una prima degenerazione quando l’ambizione di giungere al potere prevale sulle qualità razionali. Si ha allora la “Timocrazia”. Una seconda degenerazione la si ha quando l’ambizione Timocratica diventa bramosia dei beni e ricchezze altrui: si ha allora l’“Oligarchia”. La società oligarchica crea una società dei consumi, cosicché la gente comune venga spogliata


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cattivo maestro? tirannia e altre forme di governo

S.Dalì - “Premonizione della guerra civile” - 1936 dei suoi beni di cui si impossessa chi governa. Nasce però in tal modo un dislivello, che condurrà ad un’altra degenerazione: siccome ci sono sempre più poveri e meno ricchi (singolarmente enormemente arricchiti), si avrà una rivolta delle masse povere che instaurerà la “Democrazia”. Ma essa è il “regno dell’opinione”, contrapposto al regno della verità iniziale. In Democrazia è infatti un’opinione, se si riesce a farla accettare da una maggioranza (con capacità retoriche, propagandistiche, mediatiche o con l’inganno poco interessa), a determinare l’indirizzo del governo. Ma infine, un’opinione prevarrà su ogni altra, e sempre da una Democrazia si ingenererà la “Tirannide”, in cui un solo individuo detiene il potere e per poterlo legittimare ha bisogno di impegnare il proprio paese in continue guerre con l’esterno, per distogliere l’attenzione dalle ingiustizie interne che perpetra. Ad ognuno decidere a che

punto siamo noi oggi, a me preme solo ricordare che Jacques Derrida ha sostenuto, in linea con ciò, che le democrazie incorrono in ricorrenti “suicidi autoimmunitari”, che cioè la democrazia degenera in tirannie o totalitarismi in base ad una sua contraddizione interna, che è quella di fondarsi sulle opinioni e non su principi di verità ed equità. Ma le opinioni, come diceva Gaber, sono come i coglioni: ognuno ha i suoi![1] Ora, sostenere oggi che la Democrazia non va più bene, soprattutto quando degenera in “guerre umanitarie” o in “condanna a

Il Don Chisciotte numero 18, aprile 2009 morte per fame per i due terzi della popolazione mondiale”, equivale a dire una bestemmia. Eppure è evidente che l’opinione al potere conduce ad un mare di contraddizioni: diventa lotta fratricida di una parte contro l’altra, leggi imposte oggi e cancellate domani, continue variazione di scopo, auto-referenzialità delle élite al potere ecc. Per Platone, chi governa la città (ma si dovrebbe sempre trattare di ambiti ristretti, non di mega-stati in cui può governare solo il più ricco) non dovrebbe avere compensi, ma vivere umilmente senza alcun bene per evitare il rischio di cedere alla tentazione di favorire se stesso attraverso il proprio governo! Quanta saggezza perduta… Ora, se è la democrazia a creare al suo interno, ciclicamente, governi tirannici/ totalitari, per evitare questi ultimi si deve oltrepassare la democrazia stessa! In questo contesto un governo dei migliori, inteso come il governo platonico dei più saggi, sarebbe una risposta. Ma come salvare la libertà? Secondo Karl Popper (“La società aperta e i suoi nemici”), Platone sarebbe un cattivo maestro perché anti-democratico. Ciò è un pregiudizio ideologico che sbaglia Karl Popper bersaglio. Non la diffidenza di Platone verso la democrazia, ma la democrazia stessa genera i totalitarismi. La maggiore libertà non la si ha nello stato in cui governa il più ricco (che può permettersi la campagna elettorale più sontuosa), in quello in cui governa il più affascinante (per via della sua capacità retorica di convincimento e della

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sua proprietà mediatici), o in quello in cui governa il principio meritocratico (che non è altro che nepotismo gestito dalle élite propagandato in base al merito). La maggiore libertà la si ha in uno Stato in cui il governo è delegato a chi, per via delle sue attitudini, garantisce a tutta la città leggi giuste ed imparziali privandosi di ogni bene per questo scopo, in un panorama globale in cui regola prima deve essere l’internazionalismo! Finché ci sarà un solo uomo al mondo che morirà per indigenza, nessun governo potrà dirsi civile. Finché persone prive di scrupoli potranno venire elette da persone interessate, non vi sarà mai libertà. E noi rimarremo nient’altro che i coglioni descritti da Gaber! [1]non a caso Gaber non amava la democrazia nella sua degenerazione “rappresentativa”.


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La pagina di Oasiverde La favola pasquale sull’animale con cui Gesù entrò a Gerusalemme

Asino in croce Storia di un onesto quadrupede ingiustamente assunto a simbolo di idiozia È innegabile come nel mondo del cristianesimo il ruolo dell’asino sia ricco di valenze positive, sia in considerazione delle sue doti di pazienza e di umiltà, sia in quanto animale presente insieme con il bue presso la mangiatoia in Betlemme, quindi come cavalcatura di Maria durante la fuga in Egitto. Ce lo ricorda Fabrizio De André nel suo album “La buona novella” (1971), tratto dai vangeli apocrifi, dove descrive il ritorno di Giuseppe dall’Egitto con queste parole: “Un asino dai passi uguali / compagno del tuo ritorno / scandisce la distanza / lungo il morire del giorno..” Infine in tutti e quattro i Vangeli Canonici si parla di un asinello che trasportò Gesù nel suo ingresso trionfale a Gerusalemme. Secondo una leggenda medievale, infatti, è proprio in ricordo e ringraziamento di questo suo servizio reso nella Domenica delle Palme che l’asino avrebbe derivato la traccia cruciforme di pelo nero che gli segna la schiena, associandolo al Cristo dileggiato e sofferente che, al pari dell’asino, porta sulle spalle la croce sulla quale sarà sacrificato. Si potrebbe pensare che l’ingresso di Cristo a dor-

so d’asino significasse un atto di umiltà, visto che ovunque oggi l’asino viene considerato come “il cavallo dei poveri”, ma probabilmente, come afferma lo storico Franco Cardini, è vero proprio il contrario. Perché gli ebrei, prima del regno di re Davide, sembra cavalcassero esclusivamente degli asini confinando il cavallo a compiti più servili, come trainare i carri o portare delle some. Il consumo della carne d’asino era proibito. Insomma, Gesù, nella sua entrata a Gerusalemme, aveva scelto la cavalcatura più nobile, quella dei Patriarchi e degli uomini di prima del regno di Davide. Ma se in passato l’asino ha goduto di ben altra fama di adesso, come mai è diventato, presso di noi, una metafora della stupidità, usato come esempio di tutto ciò che è ignorante, lento, tardo nell’apprendere al punto che si dà dell’“asino” o del “somaro” a quegli scolari che battono la fiacca? Anche nella celebre favola di Collodi, Pinocchio e Lucignolo vengono trasformati proprio in asinelli quando decidono di smettere di andare a scuola. Forse la diagnosi di scarsa intelligenza, che colpisce l’asino in un ingiusto stereotipo, deriva dal confronto

con un parente prossimo, il cavallo, che l’uomo considera una creatura nobile per eccellenza, destinata nella storia a portare i suoi mercanti in giro per il mondo e i suoi eroi in battaglia alla conquista della gloria. Tra gli equini, ahimé, l’asino assume la parte di Cenerentola, ma non c’è scarpina, anzi ferro di maniscalco, disposto a redimerlo dalla sua condizione. Il nitrito del cavallo è armonioso, il raglio dell’asino è cacofonico, sgradevole o addirittura ridicolo. Inoltre, mentre il cavallo ha una postura monumentale e di una plastica bellezza, il povero ciuco si muove con le zampe a presa diretta col suolo, evocando in noi, se non un giudizio di goffaggine, per lo meno di gretta funzionalità. Ancora, mentre il cavallo galoppa, per l’asino l’andatura abituale è la marcia terra-terra. Oppone alla poesia del Pegaso alato la sua prosa del “chi va piano va sano e lontano”. Insomma, forse la nostra visione del cavallo ha screditato l’asino nella moderna concezione? Ma allora, asini, in senso metaforico, si nasce o si diventa? Beh, dal canto nostro possiamo dimostrare che la stupidità dell’asino sia soltanto una fantasticheria dell’uomo. A noi basta pensare alle varie esperienze vissute in compagnia dei nostri amati compagni d’Oasi, e a voi lettori basti questo breve

ma illuminante episodio. Sistemando le golose granaglie in una piccola parte isolata della stalla, con una porta affacciata all’esterno, ci capitò in diverse occasioni di ritrovare il giorno successivo l a

Parti co


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Associazione Oasiverde www.oasiverdersm.org info@oasiverdersm.org porta spalancata, con i bidoni delle granaglie sapientemente aperti e tutti gli animali (capre, maiali e ovviamente, asini) allegramente festanti e a pancia piena del loro ricco bottino. Solo dopo varie perplessità capimmo c h e

olare

di cr oce a

sinin

a

uno dei nostri amiconi aveva imparato ad aprire la porta. L’animale aveva visto come faceva il suo padrone, aveva capito, e memorizzato il significato dei suoi gesti, ed eureka: la porta veniva aperta con perspicacia e vai con la festa! Un asino mica tanto asino, voi che ne dite? Chiunque giunga all’Oasi potrà rivivere la nostra esperienza se nell’entrare nella stanzetta delle meraviglie baderà bene di non richiudersi alle spalle con una leva interna la porta… È vero, il cavallo impara…quello che gli viene comandato. L’asino, se non vuole fare ciò che gli viene chiesto, si impunta, si rifiuta, viene ritenuto stupido! Ma a noi spaventa vivere in una società in cui l’intelligenza si misura in base al grado di obbedienza e al servilismo, perciò gridiamo evviva l’asino, il cui spirito autonomo ed intraprendente mette alla prova la NOSTRA intelligenza! Denigrando l’asino, si dimenticano millenni di fatica spesa per farla risparmiare all’uomo… Un po’ di giustizia e riconoscenza viene invece dal proverbio romagnolo secondo cui: “L’êsan, dov ch’l’è caschê una völta, u n’ chesca pió”, nel quale viene messa in evidenza una delle sue doti migliori: la memoria, spesso scambiata per testardaggine.

La curiosità

Il lupo e il cane

Chi dei due è più intelligente alla luce di una nuova ricerca “Si è sempre pensato che il cane fosse più intelligente del lupo. Ma adesso una nuova ricerca ribalta quest’ipotesi. I lupi cresciuti con gli uomini  sono più intelligenti dei cani”. (Federica Ceccherini, 28 ottobre 2008). Nel 2004 Brian Hare, un ricercatore dell’università di Harvard, per dimostrare che i cani erano più intelligenti dei lupi fece un esperimento. Alcuni cani e lupi, vennero messi di fronte a due ciotole rovesciate, una delle quali nascondeva del cibo. Un volontario aiutava l’animale di turno cercando di indirizzarlo con alcuni gesti verso la ciotola giusta. Il risultato fu che i cani trovarono in poco tempo la ciotola di cibo, interpretando correttamente il linguaggio non verbale dell’uomo, mentre i lupi scelsero la ciotola giusta solo casualmente e in rarissimi casi. Le conclusioni furono che il cane ha

sviluppato un’intelligenza maggiore rispetto al suo antenato, il lupo, grazie alla vicinanza con l’uomo. Ma si può confrontare l’intelligenza di due animali cresciuti in modo così diverso, uno a contatto con l’uomo e l’altro no? È quello che si è chiesta Monique Udell, ricercatrice all’università della Florida, che ha deciso di ritentare l’esperimento  invertendo però la tipologia di animali. Ha sottoposto le due ciotole a un gruppo di cani, che avevano avuto pochi rapporti con l’uomo e a un gruppo di lupi cresciuti, viceversa, con gli uomini. Sorprendentemente i lupi sono stati molto più bravi non solo dei cani “non domestici” ma anche dei cani addomesticati dell’esperimento del 2004, interpretando alla perfezione i gesti del volontario otto volte su dieci. E dimostrando che, a parità di condizione, i lupi sono più “svegli” dei cani.


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Sopra di noi niente Rubrica a cura di Andrea Mina

Sacro/pagano Le radici storiche e culturali dei nostri riti

I recenti fuochi di San Giuseppe mi hanno fatto notare che i sammarinesi sono ancora molto devoti, probabilmente senza rendersene conto, alle ricorrenze pagane travestite di cattolicesimo ancora presenti. La festività di San Giuseppe presenta molti elementi tipici delle antiche credenze basate essenzialmente sui cicli del sole e delle coltivazioni infatti ricorre in prossimità dell’equinozio di primavera e, secondo l’antica mitologia, il falò sarebbe un modo per salutare il risveglio della natura. La tradizione vuole inoltre che, in questa occasione, le ragazze mangino i cascioni con le erbe di campo che avrebbero dovuto garantire il corretto sviluppo del seno. Il nostro calendario è pieno di festività più antiche del cristianesimo che sono state riadattate alla liturgia del dio imperante. Tra le ricorrenze di chiara origine pagana possiamo ricordare: l’Epifania, il Carnevale, San Giuseppe, la Pasqua, il Corpus Domini, il Ferragosto, i Morti, San Martino, il Natale e le altre tradizioni presenti solo in alcuni borghi o paesi. Ognuna di queste è caratterizzata da particolari simbologie che nulla hanno a che vedere con il cristianesimo: la Befana, l’uovo pasquale, l’albero di Natale, la celebrazione dei morti, lo scherno dei becchi ecc. In queste festività sono presenti le tradizioni dell’impero romano e delle popolazioni anticamente presenti in queste aree. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio la lettura di “La Sacra Tavola” di Eraldo Baldini, un saggio in cui si analizzano le tradizioni romagnole sotto la lente delle usanze culinarie. Rendendosi conto della molteplicità delle usanze che ci caratterizzano sembra molto strano quando si sente parlare di radici cristiane. Non sto dicendo che queste non esistono, sto affermando piuttosto che tutti noi siamo il condensato di migliaia di anni di storia e che abbiamo radici mesopotamiche, egiziane, ebraiche, celtiche, greche, cristiane, illuministe, darwiniane, comuniste, capitaliste, nazionaliste, razionaliste, relativiste ecc. Ognuna di queste concorre nel bene e nel male a formare la visione del mondo di ognuno di noi e trovo arrogante, oltre che antistorico, attribuire ad una sola di queste componenti (quella cristiana) un valore superiore, volendola per esempio introdurre nella costituzione di un continente (l’Europa). Sancire nella costituzione europea che questo continente si basa su radici cristiane, significherebbe declassare le altre religioni da sempre presenti, quelle degli immigrati ed il credo di chi non crede che si rifà ai pensatori più brillanti del mondo, che, guarda caso, sono per la maggior parte nati e vissuti in Europa: Giordano Bruno, Galileo Galilei, Charles Darwin, Heisenberg, Schopenhauer, Godel, Einstein solo per citarne alcuni. Credo che noi tutti dovremmo iniziare a ripensare al modo con cui intendiamo convivere. Proposte di questo genere sono intrinsecamente competitive in quanto mettono in concorrenza le diverse visioni del mondo ma John Nash ci ha dimostrato che la competizione può migliorare il nostro stato fino ad un dato livello dopo il quale si deve iniziare a collaborare. Andrea Mina

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Serata dedicata al G8 di Genova 2001

Grazie Beppe!

Partecipata e stimolante la nostra serata con Beppe Cremagnani, tra analisi dei fatti di Genova 2001 e dell’Italia di oggi Il 26 marzo si è tenuta la nostra serata con Beppe Cremagnani, dedicata ai fatti del G8 di Genova 2001 (Nella “Galleria Eventi” del nostro sito trovate un breve intervento filmato di Beppe). Dopo una breve introduzione si è proceduti alla proiezione del docu/film “G8/2001: fare un gope e farla franca”, che Beppe ha pubblicato per la Luben Production (www.lubenproduction.com/) assieme ad Enrico Deaglio. è seguito un lungo dibattito molto partecipato, con testimonianze di persone che all’epoca dei fatti si trovavano a Genova (come il consigliere Alessandro Rossi e Riccardo Balestrieri, dell’ANPI - Ass. Nazionale Partigiani Italiani - di Genova, che non potendo partecipare ha chiesto a Daniele Baldisserri, presidente dell’ANPI di San Marino, di leggere le sue memorie dei fatti). Beppe Cremagnani, persona squisita e disponibile, ha risposto puntualmente ad ogni domanda posta dal pubblico, anticipando con i suoi interventi l’uscita del prossimo lavoro che sta preparando sempre assieme a Deaglio, una sorta di continuazione del documentario sul G8, che racconterà degli esiti a cui, dopo anni, i fatti del 2001 stanno conducendo, lentamente ma in apparenza inesorabilmente, l’Italia. In un vortice di autoritarismo, le violenze perpetrate durante il G8 di Genova non sono altro che un preludio ai duri anni che viviamo, una specie di “banco di prova” di dove si potesse giungere contando su una buona copertura mediatica, e sulla “stanchezza partecipativa” di una popolazione che sembra non comprendere la gravità della sua situazione. “Stanchezza partecipativa” che rende gli italiani ciechi di fronte alle contraddizioni e alla spirale di violenza che avvolge sempe più il paese in un “tutti contro tutti, ma nessun ocontro il governo”, e che dall’estero viene osservata con grande preoccupazione. Alla base di questa difficoltà di rispondere alle contraddizioni che, con una pianificazzione certosina, stanno conducendo il bel paese verso una nuova stagione protofascista, sta l’assenza di opposizioni a questo modello, e la troppa facilità con cui si tende a considereare legittime situazioni che non lo sono affatto (il ritorno delle ronde squadriste, il vecchio e mai risolto conflitto d’interessi, la facilità con cui alcuni leader dell’opposizione pubblicano - finanziandolo - con editori in mano a quello che dovrebbe essere il “nemico”, il considerare ogni proposta contraria alla costituzione come “legittima” perché proposta da una persona regolarmente eletta dal popolo - come dimenticando che anche Hitler e Mussolini lo furono, ma ad un certo punto li si sarebbe dovuti fermare). Bene, quello che ci si è chiesti è quando, dove, come e per che motivo ci si deciderà a fermare questa nuova ondata antidemocratica manifestata dalla gestione politica di oggi. Alla serata erano stati invitati tutti i partiti, le istituzioni e gli organi di stampa sammarinesi. Nessuno ha partecipato (se non qualche consigliere di SU) e nessuno ha pensato fosse il caso di motivare la propria assenza (a parte Carlo Filippini de “l’Informazione”). Anche questo è un segnale: di certe cose, insomma, non si dovrebbe parlare. Per fortuna il nostro giornale continua ad esserci, e voi volete continuare a sapere!

Roberto Ciavatta e Beppe Cremagnani

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Chi è Beppe? Giuseppe Cremagnani (per tutti Beppe), è nato a Milano nel 1951, è laureato in Giurisprudenza, è giornalista e autore televisivo, ha lavorato a «Repubblica» e all’«Unità» ed è stato autore di numerose trasmissioni televisive: «Milano, Italia»; «Il laureato»; «Inviato speciale»; «La nostra Storia»; «Ragazzi del ‘99»; «Vento del Nord»; «L’elmo di Scipio». è stato consulente della trasmissione «Che tempo che fa» e collabora con «Diario». Assieme ad Enrico Deaglio e alla «Luben Production» ha pubblicato diversi docu/film tra cui: «Gli imbroglioni», «Uccidete la democrazia» e «Quando c’era Silvio». Ultimamente ha prodotto l’inchiesta «L’ultima Crociata» sul movimento per la memoria in Spagna.


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Appunti di psicologia Rubrica di Davide Tagliasacchi

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Il sogno

Matrice del pensiero simbolico e figurativo Il pensiero figurativo è in tità. La relazione simbolica particolare proprio dei po- veniva vista da lui come un poli primitivi. Levi Bruhel residuo di una più profonda (1966) riferisce come gli identità arcaica. Siffatte ipoabitanti della Tanzania «non tesi sono difficilmente conavevano parole per espri- fermabili dal punto di vista mere le idee astratte. Non storico, mentre dal punto di potevano esprimere qualità vista psicologico esse non come rotondo, alto, basso. sono né testabili né falsifiPer esprimere “duro” dice- cabili. Noi non potremmo vano “simile ad una pietra”, mai conoscere per bocca per “rotondo” “simile alla dell’infante cosa ci sia nelluna”, sempre accompa- la psiche umana, al di là di gnando le parole con ge- quella “rimozione primaria” sti intesi a mettere dinanzi (Lacan) che ha scisso alle agli occhi dell’interlocutore origini la mente fra oggetto l’oggetto descritto. Quando e soggetto, fra il cosiddetto avviene “una transazione a “reale” (Lacan) e il simbolo; tipi mentali superiori”, que- l’esperienza “globale” equisto linguaggio deve essere vale, nel senso della non abbandonato; concetti logi- conoscibilità, al “noumeno” co-astratti, generali, privi di di Kant. Ipotesi psicologiche immagini, ne sostituiscono non verificabili hanno solo i “concetti-immagine”, vivi- la funzione (significativa) di di, ricchi di particolari sen- costruire modelli della vita soriali». psichica su cui organizzare Come spesso ritenuto, le esperienze della psicopare che nel sogno si con- terapia. Certo è che il pentinui quest’epoca arcaica siero figurativo, sia immagidella mente umana, e che nario che simbolico, rimane il sogno rapproprio del presenti una sogno come regressione nel sogno si pensa di nessun’aldel passato per immagini, e tra forma di i n d i v i d u a l e proprio la riduzione attività menanche più dell’esperienza tale. Rimane lontano, sia assodato, anche a quel- all’immagine le comunque, lo archetipico conferisce una che in situad e l l ’ u m a n i - drammaticità zioni particotà. Il filosofo espressiva altrimenti lari del penNietzsche siero umano, riteneva che impossibile come la connel sogno “si templazione perpetua un’epoca primitiva religiosa, estetica, meditadell’uomo, che non potrem- tiva, l’Immaginario e il Simmo più raggiungere per via bolico strutturano largadiretta”. mente lo stato mentale; ed Riflessioni simili si trovano è altresì vero che neanche il anche in Freud, il quale ri- pensiero astratto può fare a teneva che ciò che oggi meno di elementi simbolici. viene legato simbolicamen- Ma dove, come nel sogno, te doveva un tempo lonta- tutto è immagine e simbono rappresentare un’iden- lo? La psichiatria conosce

particol a r i alterazioni della coscienza, dette “oniroidi”, ove la mente pensa solo per immagini. Ma proprio la qualifica di “oniroide” documenta la loro vicinanza al sogno, nei sui aspetti peculiarmente intrinseci della simbolizzazione. è proprio in codesto aspetto che consiste il fulcro della funzione psicodinamica del sogno, il quale si distingue dallo stato di veglia nel fatto che quasi tutto in esso è simbolo; tanto che si potrebbe senza remore azzardare l’ipotesi di come il sogno possa essere l’organizzatore fondamentale del pensiero simbolico nell’uomo. L’aspetto peculiare consiste innanzitutto nella grande capacità sintetica del simbolo onirico, come possibilità di ricostruire eventi passati in immagini del presente. Evento assai comune vuole che nei sogni ci si possa trovare in un presente indefinito ove tuttavia si attuano grandi problemi del passato. Spesso questa situazione viene definita come un’attualizzazione potenzialmente trasmutativa, perché nella ripetizione simbolica si apre un’area di possibile nuova decisionalità entro un evento a suo tempo definito da parametri del passato. Ed ecco che si apre la possibilità (tipica

dell’inconscio, non della volontà) di reagire nuovamente e diversamente da prima rispetto a qualcosa che in realtà ci ha già determinati. Tale possibilità viene raccolta quando il soggetto fa nel sogno qualcosa che non ha potuto fare mai nel suo passato e che gli permette, in un’area di dipendenza da aspetti coercitivi dell’esistenza, un vissuto di liberazione e quindi anche una nuova autonomia psichica. In codesto significato della simbolizzazione, può rientrare il celebre concetto freudiano della soddisfazione del desiderio proibito. Freud ha considerato il desiderio soprattutto dal punto di vista istintuale, e la proibizione come censura morale del Super-io. Il sogno, che permette la soddisfazione del desiderio nelle vesti del simbolo, ossia in modo nascosto, evita perciò il conflitto con quello stesso Super-io, “guardiano del sonno”. Pur accettando il modello di Freud, suffragato da un’imponente casistica clinica di anni di ricerca psicanalitica, e considerata come la fautrice di concetti considerati fondamentali per la psicologia dinamica per quanto concerne lo studio dei sogni e dell’inconscio, desidero


www.associazionedonchisciotte.org ass.donchisciotte@omniway.sm puntualizzarla con nuove teorie di psichiatria fenomenologica, le quali sostengono che la soddisfazione del desiderio rientrerebbe nella mera realizzazione del sé, e di conseguenza non il solo principio di piacere, bensì la spinta ad un’autonomia della psiche in un’esistenza che la limiterebbe, e per questo trasformata nel sogno. Il simbolo onirico traveste il desiderio proibito perché esso è il risultato di processi psichici difensivi quali la considerazione di immagini diverse, la contaminazione di un’immagine con altre, l’uso della “pars pro toto”, la negazione dell’intensità nascosta, definita come la “tecnica inconscia dell’occultamento” simbolico, così ben anticipata da Freud. Ma la costruzione del simbolo onirico resta ambigua: il simbolo non solo occulta, ma anche, all’opposto rivela, e ciò attraverso un processo, definito come “la sensorializzazione della

esperienza”. Separato dal diurno fino al pensiero archetipico, tutto appare nel sogno sotto forma di immagini visive. E poiché si comincia a pensare non razionalmente, ma per immagini, allora proprio la riduzione dell’esperienza all’immagine conferisce ad essa una drammaticità espressiva ed un’evidenza di pensiero altrimenti impossibile. Talora il desiderio onirico non è affatto proibito ed ha bisogno del sogno solo per divenire trasparente a se stesso, indimenticabile e certo, attraverso la radicalizzazione dell’immagine. Il sogno di una donna che immagina di partorire un bimbo può esprimere da un canto un desiderio di maternità, o anche il simbolo della nascita di un nuovo Sé verso una forma più alta di autorealizzazione, nella dicotomia di interpretazione soggetto-oggetto, citata già da Carl Gustav Jung.

Pablo Picasso - “Il sogno”

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Lunedì 6 - 20 e 27 aprile: Per la rassegna “Rimini al cinema”, “Retrospettiva Stanley kubrick”. Rispettivamente “Shining”, “Full metal jacket” e “Eyes wide shut”. Cineteca del comune di Rimini, palazzo Gambalunga, ore 21 Lunedì 6 e martedì 7 aprile: “Valzer con Bashir”, di Ari Forman, per la rassegna “Riccione Cinema d’Autore”. Il film Israeliano che denuncia la disumanizzazione del soldato in combattimento. Al Multicinema Planet di Riccione, ore 21.15. Replica venerdì 10 aprile al Supercinema di Santarcangelo Martedì 7 aprile: “Franco Battiato - live”, Teatro Regio di Parma Mercoledì 8 aprile: “Chi ha ucciso x??”, della compagnia teatrale “Atti Matti”. Al teatro Titano Giovedì 9 aprile: “Vuneny - live”, Thermos club, Ancona. Per chi non li avesse mai visti dal vivo vale davvero la pena. Sabato 11 aprile: “Modena city ramblers - live”, Vidia Rock Club, Cesena Sabato 18 aprile: - Per il ciclo d’incontri “Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo”: Emilio Quadrelli in “Autonomia operaia. Scienza della politica e arte della guerra dal ‘68 ai movimenti globali”. Libreria Interno 4, Via di Duccio, 26, Rimini. Organizzato dal “Collettivo Krìsis” - “Pornoriviste - live” Vidia Rock club, Cesena. La anarco-punk band italiana - “Pestilence - live”, Rock Planet di Pinarella di Cervia. La death metal band al ritorno dopo 14 anni Venerdì 24 aprile: “Max Cosmico e i suoi alieni - live”, all’Ex-Macello di Gambettola. Il bluesman della generazione dei mille euro al mese Domenica 26 aprile: “Propagandhi - live”, Estragon di Bologna. Una delle più amate band Punk-hardcore Mercoledì 29 aprile: - “Corrado Guzzanti - live”, al Nuovo Teatro Carisport di Cesena. Ticketone - “Arturo Brachetti - Gran varietà”, 105 Stadium di Rimini. Ticketone Giovedì 30 aprile: “Giorgio Canali - live”, Incoerenze Sonore, a Pieve di Cento (BO) Imperdibili al cinema: “Che - l’argentino”, di S.Soderbergh. Un efficace ritratto di Ernesto “Che” Guevara. Dal 10 aprile “Nemico pubblico n.1”, di J.F.Richet. la vera storia del criminale francese Jacques Mesrine. Dal 17 aprile “Che - Guerrilla”, di S.Soderbergh. la seconda parte del ritratto del Che. Dal 1 maggio


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Assemblea

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dei soci

Aperta a tutti gli iscritti: siete invitati Giovedì 23 aprile 2009 terremo la nostra riunione annuale presso la sala della Consulta delle Associazioni, in Via Ca’ dei Lunghi 132 a Cailungo. Per chi volesse partecipare, l’ordine del giorno è quello che riportiamo a fianco. Oltre all’obbligo statutario di discutere e approvare i bilanci, si tratta anche di un’occasione per fare due chiacchiere insieme e decidere sulle prossime attività, calibrandole sullle nostre forze e capacità organizzative. Chiunque abbia idee o volontà di collaborare è il benvenuto! Discuteremo (tempo permettendo) anche dell’organizzazione della prossima “Festa del Solstizio”, che si terrà come sempre (e come è ovvio, dato il nome) il 20-21 giugno. Come vedete a fianco, alcune cariche sociali devono essere sostituite perché non riescono a seguire i lavori dell’associazione: se qualcuno è interessato a collaborare in maniera attiva all’organizzazione degli eventi si faccia avanti! Per ogni ulteriore informazione non dovete fare altro che contattarci tramite mail all’indirizzo: info@associazionedonchisciotte.org

Istanze respinte in blocco Il governo in campagna elettorale sfoggiava intenti ambientalisti, ora boccia le istanze a tutela dell’ambiente Bocciate tutte dieci le istanze della Don Chisciotte inerenti tematiche ambientali! Nonostante il governo, in campagna elettorale abbia fatto una specie di inno al verde e alla tutela dell’ambiente (pur annoverando tra le sue fila i peggiori palazzinari del paese, che ora già stanno chiedendo dazio), ora la stessa gente, poveracci e servi dei servi, riesce a bocciare delle istanze

che ogni persona dotata di intelligenza media considererebbe non solo legittime, ma anche convenienti, lungimiranti, propizie. Per che motivo decidere di non comperare, nel momento in cui ce ne sarà bisogno, automobili alimentate a GPL o metano piuttosto che a benzina? Si sarebbe risparmiato qualcosa di quei 370.000 euro che nel 2009 il governo ha previsto (mol-

to per difetto) di spendere per i carburanti della PA (delibera n.4 del 26/01/09). Perché non riconoscere a chi decide di mettersi sul tetto un pannello fotovoltaico un contributo sull’acquisto come avviene in Italia (dopotutto, i soldi che lo Stato darebbe al singolo cittadino non verrebbero più spesi per importare l’energia equivalente dall’Italia… e quanto ci costa?).

Perché se abbiamo, soprattutto in un periodo di crisi come questo, dei ragazzi disoccupati, laureati, con i titoli richiesti, non dobbiamo ricorrere a loro per eventuali ruoli di consulenza spicciola in PA (c’è chi ha contratti di consulenza che consistono solo in un controllo dei bilanci… un lavoro da ragioniere), e invece dobbiamo dare soldi a chi già percepisce altri stipendi o pensioni oltre confine? Perché lo stato, che ci chiede impegni continui (a parole e chiacchiere) non vuole dare mai un buon esempio, e ad esempio blocca l’istanza che chiedeva semplicemente di sostituire le caldaie a gasolio in uso (e sono molte) nella PA con caldaie più moderne? Perché, infine, non dovrebbe applicare la norma europea della certificazione edilizia sui consumi?


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Associazione equestre A.S.A.E. Il Branco

Le attività del2009

L’Associazione Equestre “A.S.A.E. Il Branco” informa i lettori delle iniziative che promuoverà nel 2009, e che ha proposto nell’ultima assemblea della Federazione Ippica Sammarinese (FIS) a cui è affiliata. Corso avanzato di “Pareggio naturale del cavallo domestico” Sulla scia del successo ottenuto con il corso base di Pareggio Naturale, abbiamo deciso di organizzare un corso avanzato nei giorni 19/20/ 21 giugno 2009. Con i termini “Cavallo scalzo” o “Barefoot” si intende quella teoria che consiglia di togliere i ferri ai cavalli poiché portano a posture scorrette e dolorose, ritenendo quindi che i cavalli scalzi e pareggiati correttamente possano vivere meglio. Pensate solo ad un paio di scarpe troppo strette o troppo larghe e di non poterle mai togliere! Scopo del corso è insegnare ai proprietari a gestire cor-

rettamente gli zoccoli scalzi dei propri cavalli. I requisiti necessari sono aver già frequentato un corso base di questo tipo o quanto meno avere già una buona conoscenza del tema trattato. Corso base livello 1 di Addestramento Naturale “Parelli Natural Horsemanship” Il 6/7 giugno 2009 organizziamo per la prima volta a San Marino un corso di Addestramento Naturale con l’istruttrice Angelika Schneider che segue le teorie di Pat Parelli. Chi pratica l’equitazione sa che il cavallo non può essere considerato alla stregua di un attrezzo sportivo ma che si tratta di un essere vivente che va rispettato, con le sue emozioni ed i suoi bisogni. Questo sistema prende in considerazione la psicologia del cavallo e le dinamiche dei suoi vari ruoli nel branco, sfruttando queste conoscenze nel rapporto tra cavallo e

cavaliere, privo di violenza e dure costrizioni: non più il cavallo sottomesso al volere del cavaliere, ma un animale contento di collaborare con l’uomo, che considera il proprio capobranco. Veterinaria Grazie all’aiuto di due veterinari della nostra associazione, nel corsi di quest’anno sono previsti due appuntamenti gratuiti (il primo a maggio ed il secondo a settembre) in cui verranno affrontati diversi argomenti di utilità comune e di facile comprensione che riguarderanno temi base quali primo soccorso, malattie comuni, apparato gastro-intestinale del cavallo, ecc.

Bene, le mie risposte sono poche e semplici: perché questo governo è il coacervo dei peggiori conservatori in circolazione, perché questa gente ha il terrore di poter essere all’avanguardia, preferisce stare indietro, inseguire, coprirsi dietro le spalle di qualcuno… perché si tratta dei più indecenti voltagabbana della storia, gente che ha cavalcato fino a pochi mesi fa l’entusiasmo delle richieste della collettività e ora fa esattamente il contrario, al servizio di palazzinari, dame di corte e yes man messi al palazzo apposta per non fare storie. Gente che fino a qualche mese fa combatteva contro le antenne ed ora rilascia licenze per triplicare il traffico, gente che, addirittura, prima delle elezioni presenta istanze che poi si boccia da sola, come lo spazio gio-

vani promosso dai giovani di AP, sacrificato sull’altare degli interessi contrapposti di chi vede gli interessi del paese come il peggior ostacolo al perseguimento dei propri interessi personali e parassitari. Insomma, non cambia mai niente, e a fronte degli impegni “ambientalisti a chiacchiere” presi da questo governo in campagna elettorale con la cittadinanza, ora il governo toglie il vincolo dei 2/3 per la (s)vendita dei terreni pubblici… a chi? Eh, questo non sta a me dirvelo. Tutti voi lo sapete, tutti i sammarinesi lo sanno, anche i bambini delle elementari… eppure ancora diverse migliaia di persone votano proprio per chi si sa che vorrà solo devastare il territorio con palazzine, cemento e antenne… auguri!

E’ un paese l’Italia che governano loro lo diceva mio padre che c’aveva un lavoro e credeva nei preti che chiedevano i voti... anche a Dio...

Se siete interessati a partecipare, anche solo come uditori, ad uno o più di questi corsi siete i benvenuti e vi invitiamo a contattarci. Saremo felici di darvi maggiori informazioni. Per contatti: info@asae-ilbranco.com oppure 335.7342012. Inoltre consigliamo agli appassionati o curiosi di cavalli di seguire le altre iniziative del 2009 sul nostro sito www. asae-ilbranco.com. La nostra associazione promuove infatti il turismo equestre, la monta western, e soprattutto il rispetto e la conoscenza del cavallo per una cultura equina nuova e attuale.

La canzone del mese L’Italia (Marco Masini) E’ un paese l’Italia dove tutto va male lo diceva mio nonno che era meridionale lo pensavano in tanti comunisti presunti... e no...

E’ un paese l’Italia dove un muro divide a metà la ricchezza più assurda dalla solita merda coppie gay dalle coppie normali è un paese l’Italia che rimane fra i pali... come Zoff... E’ un paese l’Italia di ragazze stuprate dalle carezze di un branco cresciuto dentro gabbie dorate perchè è un paese l’Italia dove tutto finisce così nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno per le mani bucate dei partiti del giorno che hanno dato all’Italia per volare nel cielo d’Europa una misera scopa. E’ un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà nelle notti estasiate, nelle vite svuotate dalla fame dei nuovi padroni è un paese l’Italia che c’ha rotto i coglioni! Ma è un paese l’Italia che si tuffa nel mare è una vecchia canzone che vogliamo tornare a cantare perchè se l’ignoranza non è madre di niente e ogni cosa rimane com’è nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore di un’Italia che aspetta la sua storia d’amore.


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Due poesie

una speranza PRIM AVE RA Potre i dire che è prim aver a se gli uom ini strin gess ero la man o e i loro cuor i si ricon osce ssero . Tanti anni fa era prim aver a, pote vamo tene rci per man o. Il volto amic o era un volto amic o.. Oggi la prim aver a è mort a. È mort a con noi. Si risve glier à solo il giorn o che senti remo germ oglia re in noi la Vita, l’Am ore, la Gius tizia: Il giorn o in cui gene rerem o la Vita. Allor a, solo allor a, torne rà la prim aver a.

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LA ST RA DA DE L PA DR E Un do lor e mu to si sp rig ion a da l tuo es se re uo mo . Il do lor e di ch i no n co no sc e più la str ad a de l Pa dre . Fe rm ati , as co lta il su on o do lci ss im o de lla tua an im a. Fa vib rar e le co rde de lla ch ita rra , ca nta l’in no de ll’a dd io al pa ss ato . Tu tto in te gri da vit a, ma tu og ni gio rno sp eg ni la luc ern a. Om bre , ten eb re, om bre , i fan tas mi inv ad on o la tua me nte . E tu viv i, pe r es si, ne ga nd o a te ste ss o la vit a. BIOGRAFIA. Bruna Rossi Nicolini è nata a Marradi (FI) il 25 luglio 1939 e vive a San Marino. Il suo incontro consoIatorio can la scrittura risale agli anni ‘80. “Viaggio verso la luce” è la sua prima raccolta di poesie che, singolarmente pubblicate dal 1993 al 2005, fanno parte delle seguenti Antologie: • dal ‘93 al ‘96 (“Zarathustra”, “Camminavamo”, “Nostalgia”) in “Poeti Padovani”, del Gruppo Letterario “Formica Nera” • 1994 (“Mamma”, “Ancora una volta”, “Per Francesca Ferrini”, “Ali spezzate”, “La ricerca”, “La pace”, “Per Daniela”, “Zarathustra”) Accademia della “Terza età” • 2005 (“Zarathustra”; si veda www.la-tavolozza.it/ poeti/nicolinibruna.htm) in “La tavolozza Sanremo”, città di Sanremo Ha conseguito il Primo Premio al Concorso Letterario “Festa della terza età” del Quartiere 3 Arcella nell’estate 1992 con “Visione” ed il Terzo posto nello stesso concorso nel 1994. Sono state pubblicate: - “Camminavamo” su “Cursillos di Cristianità” - “Per i miei figli” e “l neuroni” su “Carta & Paglia” n.5 del dicembre 2005. Ha ricevuto apprezzamenti scritti dall’Ambasciata della Repubblica di San Marino presso la Santa Sede e dal Sacerdote Ulderigo Nuvoli, insegnante di Lettere e Arciprete della Parrocchia di Marradi con riferimento alla poesia “Per tutti i Sacerdoti”. Da oltre 8 mesi, in seguito ad una caduta accidentale, Bruna versa in stato di alterazione psicofisica. Il 16 gennaio scorso la poesia “Primavera” (pubblicata in questa pagina) ha ottenuto la decima posizione al Premio Editoria per le Arti Letterarie - “Sanremo Arte 2000”. Al concorso partecipavano più di 190 poeti.

Don Chisciotte 18, aprile 2009  

Il mensile culturale dell'Associazione Don Chisciotte di San Marino. Dal 2004 l'associazione è attiva "contro i nuovi mostri". In questo num...

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