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BOLLETTINO DIOCESANO

l’Odegitria

Anno LXXXVIII n. 3

Bollettino Diocesano

3-2012

Arcidiocesi di Bari - Bitonto • Largo S. Sabino, 7 • 70122 Bari Arcivescovado: Tel.: 080 5214166 Curia Metropolitana: Tel.: 080 5288111 Fax: 080 5244450 • 080 5288250 www.arcidiocesibaribitonto.it • e-mail: curia@odegitria.bari.it

Registrazione Tribunale di Bari n. 1272 del 26/03/1996 Spedizione in abbonamento postale comma 20/c art. 2 L. 662/96 Filiale di Bari

Maggio - Giugno 2012


BOLLETTINO DIOCESANO

l´Odegitria

Atti ufficiali e attività pastorali dell’Arcidiocesi di Bari–Bitonto


BOLLETTINO DIOCESANO

l´Odegitria Atti ufficiali e attività pastorali dell’Arcidiocesi di Bari–Bitonto Registrazione Tribunale di Bari n. 1272 del 26/03/1996 ANNO LXXXVIII – N. 3 Maggio – Giugno 2012 Redazione e amministrazione: Curia Arcivescovile Bari–Bitonto P.zza Odegitria – 70122 Bari – Tel. 080/5288211 – Fax 080/5244450 www.arcidiocesibaribitonto.it – e.mail: curia@odegitria.bari.it Direttore responsabile: Giuseppe Sferra Direttore: Gabriella Roncali Redazione: Beppe Di Cagno, Luigi Di Nardi, Angelo Latrofa, Paola Loria, Franco Mastrandrea, Bernardino Simone, Francesco Sportelli Gestione editoriale e stampa: Ecumenica Editrice scrl – 70123 Bari – Tel. 080.5797843 – Fax 080.2170009 www.ecumenicaeditrice.it – info@ecumenicaeditrice.it


SOMMARIO

XXV ANNIVERSARIO DELL’ORDINAZIONE EPISCOPALE DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI Il XXV anniversario dell’Ordinazione episcopale di S.E. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari–Bitonto

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Indirizzo di saluto del Vicario generale mons. Domenico Ciavarella

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Omelia nella S. Messa per il XXV anniversario di episcopato

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Messaggio di benedizione del Santo Padre Benedetto XVI

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“Dio ti ha avvolto nel suo Amore” di mons. Domenico Ciavarella

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DOCUMENTI DELLA CHIESA UNIVERSALE MAGISTERO PONTIFICIO Discorso all’Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana

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Discorso in occasione del 50° anniversario dell’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Policlinico “A. Gemelli”

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DOCUMENTI DELLA CHIESA ITALIANA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA LXIV Assemblea generale (Roma, 21–25 maggio 2012) Comunicato finale dei lavori

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CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE “Cristiani nel mondo. Testimoni di speranza”. Nota pastorale dopo il terzo Convegno Ecclesiale Pugliese I laici nella Chiesa e nella società pugliese, oggi

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DOCUMENTI E VITA DELLA CHIESA DI BARI BITONTO CURIA METROPOLITANA Cancelleria Sacre ordinazioni e decreti

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Ufficio per le cause dei santi Chiusura dell’istruttoria per l’eroicità delle virtù e la fama di santità della Serva di Dio Madre Teresa di Gesù (Gimma), O.C.D.

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Settore Presbiteri La Giornata di Santificazione sacerdotale: La sfida dell’educazione alla fede di Mons. Mariano Crociata (Cassano Murge, 15 giugno 2012)

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Settore Vita consacrata L’esperienza delle adorazioni eucaristiche nel Monastero S. Giuseppe in Bari

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Settore Laicato Le attività dell’Ufficio Laicato e della Consulta delle Aggregazioni Laicali nell’anno pastorale 2011–2012

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Settore Evangelizzazione. Ufficio missionario Cerimonia di premiazione del Concorso missionario “Don Franco Ricci”

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PUBBLICAZIONI

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NELLA PACE DEL SIGNORE Don Giovanni Tomasicchio

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DIARIO DELL’ARCIVESCOVO Maggio 2012 Giugno 2012

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XXV ANNIVERSARIO DI EPISCOPATO DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI

“Pro ovibus suis” 1987 – 13 giugno – 2012

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XXV ANNIVERSARIO DI EPISCOPATO DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI

Più di cinquemila fedeli si sono stretti intorno al nostro Arcivescovo S.Ecc. Mons. Francesco Cacucci, in Cattedrale, la sera del 12 giugno 2012, per la solenne concelebrazione eucaristica, animata in modo mirabile dalla Corale diretta da mons. Antonio Parisi, in occasione del XXV anniversario della sua ordinazione episcopale: erano presenti i vescovi della Toscana con S. Em. il card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze e Presidente della Conferenza Episcopale Toscana, in visita in Puglia, i vescovi pugliesi, vescovi amici, rappresentanze ecumeniche, presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici. L’indirizzo di saluto del vicario generale mons. Domenico Ciavarella si è fatto espressione del sentimento di lode al Signore e dell’affetto che era nel cuore di tutti. La lettura del messaggio di benedizione del Papa a conclusione della celebrazione ha suggellato l’evento rendendo palpabile la comunione vissuta della Chiesa locale. La concelebrazione eucaristica è stata il culmine di una serie di iniziative che l’hanno preceduta e seguita, tutte ispirate dal desiderio di esprimere la gratitudine al Signore per la presenza sollecita del ministero di mons. Cacucci nella ‘sua’ chiesa diocesana, come ha ben sottolineato mons. Ciavarella nell’articolo pubblicato sul Notiziario diocesano di giugno Dio ti ha avvolto nel suo Amore. Ricordiamo, il 13 giugno, l’incontro con i docenti e gli studenti della Facoltà teologica Pugliese di cui l’Arcivescovo è Gran Cancelliere: con loro hanno festeggiato padre Arcivescovo il Preside mons. Angelo Panzetta e il segretario p. Sandro Pagnotta, O.P., p. Luigi Orlando, O.F.M., direttore dell’Istituto Teologico di S. Fara, e don Giacomo Lorusso, direttore dell’Istituto Teologico “Regina Apuliae” di Molfetta. Era inoltre presente il priore della Basilica di S. Nicola p. Lorenzo Lorusso, O.P. Dopo la concelebrazione eucari-

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stica, nel Portico dei Pellegrini, il prof. don Jean Paul Lieggi ha tenuto una riflessione sull’ultimo documento della Commissione Teologica Internazionale sulla Teologia oggi. Il giorno 15 giugno, nel Seminario Arcivescovile, S. Ecc. l’Arcivescovo ha incontrato tutti i ministranti della diocesi, come, in preparazione alla celebrazione dell’evento, aveva già incontrato in Cattedrale negli ultimi mesi i cresimandi di ogni vicariato. Per l’occasione sono state inoltre allestite in Cattedrale una mostra a pannelli su “I pastori della Chiesa di Bari dal 1612 a oggi”, promossa dal Capitolo Metropolitano Primaziale e curata dal Museo Diocesano, con un sussidio storico–catechetico destinato ai cresimandi e ai giovani delle comunità, e, nella zona del Battistero, una mostra fotografica a cura dell’Unione Diocesana Sacristi con i momenti più significativi delle liturgie presiedute dall’Arcivescovo. Un vero avvenimento è stato poi il concerto in Cattedrale offerto dal Coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina, diretto da mons. Massimo Palombella, la sera del 15 giugno, con il patrocinio della Provincia, del Comune e del Commissario del Teatro Petruzzelli, preparato da una conferenza stampa tenuta nel foyer del Teatro dal vicario generale mons. Domenico Ciavarella e da mons. Antonio Parisi: nella Cattedrale gremita sono state eseguite opere di Perosi e Palestrina. Al cuore di ogni iniziativa e di ogni dono si colloca infine il segno della carità nell’opera della mensa di Santa Chiara, che rende visibile in modo semplice la realtà della via mistagogica la quale comporta, sempre secondo le parole del Vescovo, l’educazione alla carità ecclesiale. Di tutto ciò ha dato notizia in una bella veste grafica pensata per l’occasione l’intero Notiziario Diocesano del mese di giugno tutto dedicato all’evento, e il quotidiano “Avvenire” che, domenica 20 giugno, ha dedicato una pagina alla felice ricorrenza.


XXV ANNIVERSARIO DI EPISCOPATO DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI

Indirizzo di saluto del Vicario generale mons. Domenico Ciavarella nella Messa per il XXV anniversario di Episcopato (Cattedrale di Bari, 12 giugno 2012)

È sempre bello e suggestivo ritrovarci in questa Chiesa Madre della Diocesi, e lo è ancora di più in questa ricorrenza giubilare, in cui tutta la Chiesa locale si raccoglie attorno al proprio vescovo, testimone della fede apostolica, per celebrare il sacrificio di lode che alimenta tutta la sua vita. Saluto con intima gioia e ringrazio per la presenza S.Em. il card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, e i vescovi della Toscana in visita alla nostra terra di Puglia; saluto e ringrazio i vescovi delle diocesi pugliesi e i vescovi amici; saluto e ringrazio le autorità civili e militari che ci onorano con la loro presenza. Tutti, insieme al Pastore di questa diocesi di Bari-Bitonto, innalziamo col salmista la lode ed il ringraziamento: «Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo» (Sal 116,12–14). Padre, l’origine del suo sacerdozio, come Lei ricorda in diverse occasioni, sono nella nostra Chiesa locale; nella vita della sua famiglia, innanzitutto, frutto dell’amore della sua mamma e del suo papà; nella vita della comunità parrocchiale; nei volti di tanti sacerdoti di singolare statura interiore e di tante figure di laici generosi e audaci nel vissuto pastorale. Un tratto del cammino vocazionale poi l’ha percorso nel nostro Seminario diocesano, di cui proprio quest’anno abbiamo celebrato i 400 anni di vita. «Nel cuore della nostra diocesi questo resta un segno del grande sì di Dio all’uomo e il grande sì di tanti uomini della nostra terra all’invito fatto dal Signore: seguimi!» (come ha scritto nella sua Lettera pastorale “Cerca e troverai”). Ora, per un misterioso disegno di Dio, è il Pastore di questa stessa Chiesa. Pro ovibus suis: l’immagine del pastore, che dà la vita per le

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pecore, è la più eloquente per raccontare la vita e soprattutto il ministero di un Vescovo. Già sant’Agostino commentava: «Siamo come pastori per voi, ma sotto quel Pastore siamo con voi pecore. Siamo per voi da questo luogo come maestri, ma sotto quell’unico Maestro in questa scuola siamo con voi condiscepoli» (Discorso ai pastori, 46). Ebbene, l’immagine del pastore ha suggerito alla nostra Chiesa diocesana la scelta dei doni che, mentre testimoniano l’affetto di tutta la comunità verso il suo Vescovo, allo stesso tempo esprimono la consapevolezza di un ministero che assicura la presenza tra noi del Pastore supremo: – la mitria, per richiamare il ministero di guida affidato al Vescovo. Scriveva san Gregorio Magno: «la pietà faccia apparire ai fedeli madre colui che li guida, e la disciplina glielo mostri padre» (Regola Pastorale, 6); – la casula, con il suo immediato riferimento al ministero sacerdotale per tenere viva la consapevolezza che, come afferma la Christus Dominus, il Vescovo è il principale dispensatore dei misteri di Dio (15); – un obolo per realizzare un gesto concreto di solidarietà in favore dell’ampliamento della mensa per i poveri curata dalla parrocchia sede della Cattedra del Vescovo. «La carità, infatti, è superiore a tutte le regole», affermava san Vincenzo de’ Paoli. In questo modo, desideriamo esprimerle i voti augurali: da parte dei presbiteri diocesani e religiosi, dei diaconi, della vita consacrata e dei ministri istituiti, da parte di tutte le nostre comunità. Sono le tante persone che Lei ha incontrato nella Visita pastorale ed incontra ogni giorno; sono famiglie che Le vogliono bene e giovani entusiasti; sono fedeli che ringraziano e pregano per Lei e per questa Chiesa senza stancarsi; sono quei fedeli semplici che vivono mettendosi al servizio dei più poveri. «Caro don Franco – così si esprimeva p. Mariano Magrassi nel giorno in cui La ordinava Vescovo – Dio ti conosce da sempre, da sempre sei avvolto dal suo pensiero e dal suo amore». Dal cielo, l’indimenticabile suo predecessore certamente intercede per la sua persona e il suo ministero. La Beata Vergine Maria Odegitria, san Nicola, san Sabino e la nostra cara barese beata Elia di San Clemente, intercedano presso il Buon Pastore: Lui che conosce le gioie e le sofferenze dei suoi ministri continui a colmarla dei suoi doni per l’edificazione di questa eletta Chiesa che è in Bari-Bitonto. Auguri vivissimi e con sincero affetto. mons. Domenico Ciavarella Vicario generale


XXV ANNIVERSARIO DI EPISCOPATO DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI

Omelia nella S. Messa per il XXV anniversario di Episcopato (Cattedrale di Bari, 12 giugno 2012)

Carissimi, risuonano nella mia mente e nel mio cuore le parole che mons. Mariano Magrassi, mio padre nell’episcopato, mi rivolse nell’omelia di ordinazione in questa Cattedrale, 25 anni or sono: «Caro don Franco, Dio ti conosce da sempre, da sempre sei avvolto dal Suo pensiero e dal Suo Amore. Ti ha pensato cristiano, ti ha pensato sacerdote e ti ha pensato vescovo della Sua Chiesa. Ti ha avvolto nel Suo Amore prima che tu esistessi». Commento più bello alle parole di Geremia, che con le altre letture dopo venticinque anni vengono oggi riproposte, non poteva regalarmi. Dio mi ha chiamato, Dio ci ha chiamato, da sempre. Assicuravo a quel sant’uomo, di fronte al Signore, di essere per lui quello che Timoteo fu per Paolo. E dal cielo egli, oggi, ricorda a me e a voi di ravvivare il dono di Dio, che è in me mediante l’imposizione delle sue mani (cfr 2Tim 1,6). Ci ricorda ancora quella catena ininterrotta di imposizioni di mani che dagli apostoli si estende nella storia, fino ad oggi. La successione apostolica non è un semplice avvicendamento di uomini nei ruoli di guida nella Chiesa. Non è una banale trasmissione di poteri: è la sopravvivenza degli apostoli nei loro successori. «Ravvivare il dono di Dio». Già i Rituali liturgici dei primi secoli In natale episcoporum, nell’anniversario dell’ordinazione episcopale, riprendono quell’aureo filone di discorsi con cui pastori come sant’ Agostino e san Leone Magno rivolgevano al loro popolo proprio il giorno natale della loro ordinazione. «Ma gioia più genuina e più alta sarà per me, se non vi fermate a considerare la mia povera persona». Faccio mie queste parole di san Leone Magno, per ringraziare Dio del dono fatto alla Chiesa nella

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persona degli apostoli e dei loro successori e per implorare una sempre più abbondante benedizione. L’esultanza e la riconoscenza colmano il mio cuore e spero anche il vostro, cari fratelli. L’esultanza, come in Maria, è quella dello spirito, che in questa divina liturgia vede congiunti cielo e terra. La gratitudine e la gioia non sono però disgiunte da un certo timore; la fragilità umana è grande e il ministero episcopale comporta grandi responsabilità e oneri, e nessuno può assolverlo degnamente se non ne sarà reso capace dalla grazia di Dio. Mi unisco quindi al gemito di sant’Agostino che sente in modo struggente, da quando è stato posto sulle sue spalle il carico dell’episcopato, «sarcina episcopatus», la preoccupazione della sua dignità: «nondimeno – aggiunge – mi procura molto più turbamento riflettere su questo oneroso incarico il giorno anniversario che attualizza quella data». Se questo avvertiva il grande vescovo di Ippona, quale non deve essere il mio umano smarrimento? Eppure – lo confidavo ai miei fratelli vescovi pugliesi nell’ultimo incontro – gli intensi sentimenti di Agostino mi hanno pervaso soprattutto venticinque anni orsono, poi all’inizio del mio ministero ad Otranto e, di nuovo, a Bari, tredici anni fa. Una grazia consolante ha stemperato, nel tempo, il timore, che a tratti riaffiora – come negarlo? – nella consapevolezza sempre più vivida che tra il vescovo e il suo popolo è stabilito un legame talmente stretto che l’uno non si comprende senza l’altro, tanto da indurre san Cipriano ad esclamare: «Non c’è Chiesa senza vescovo e non c’è vescovo senza Chiesa». Ordinato vescovo in un contesto che aveva il respiro dell’Oikoumene, con la presenza delle Chiese d’Oriente e d’Occidente, imploro dal Signore per intercessione dei santi vescovi Nicola e Sabino e della nostra beata Elia di San Clemente, sotto lo sguardo amorevole della Vergine Odegitria, che la nostra Chiesa di Bari–Bitonto cresca sempre più quale limpido sacramento di unità intorno a Cristo Buon Pastore. Siete voi il termine primo o, se si vuole, ultimo del mio ministero, carissimi fratelli e sorelle. Quando san Giovanni nel Vangelo ci rivela Gesù come pastore che «dà la propria vita per le pecore», vuole adombrare l’unione del vescovo col suo popolo che coinvolge i loro destini anche oltre la


XXV ANNIVERSARIO DI EPISCOPATO DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI morte. L’essere buon pastore mi è possibile solo per la Sua grazia. Cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? E voi rendete fecondo il mio ministero perché siete il campo di Dio. E se come pastore e custode delle vostre anime invoco la misericordia di Dio per voi, anche voi continuate a pregare il Signore per me. Preghiamo insieme, carissimi fratelli, perché «il mio episcopato giovi a me e a voi» (Agostino). Se avremo pregato di continuo vicendevolmente, con perfetto slancio di carità, con l’aiuto del Signore raggiungeremo felicemente la mèta. Che si degni concederla il nostro Buon Pastore. Amen. + Francesco Cacucci Arcivescovo di Bari-Bitonto

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Messaggio di benedizione del Santo Padre Benedetto XVI

Al Venerabile Fratello FRANCESCO CACUCCI Arcivescovo Metropolita di Bari–Bitonto

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Eccoci, siamo con te nella gioia, Venerabile Fratello, e la mente Nostra, mossi dalla carità di Cristo, a te rivolgiamo in questo felice evento della tua vita; tu, infatti, il prossimo 13 giugno, memoria di sant’Antonio di Padova, per dono della grande benevolenza divina, compirai il venticinquesimo anno dalla tua ordinazione episcopale. E poiché sappiamo che nello svolgimento del tuo sacro ministero hai operato con grande zelo, desideriamo, data la circostanza, rallegrarci con te per le fatiche compiute e discorrere con te da fratello a fratello. Hai sentito da giovane di essere chiamato alla sequela del Divino Maestro e hai compiuto il corso di studi in scienze sacre presso la Pontificia Facoltà Teologica di San Luigi a Posillipo, dove hai conseguito la licenza in Teologia; hai poi preso la laurea in Teologia nella Pontificia Università Gregoriana di Roma e quella in Scienze Politiche nell’Università degli studi di Bari; ordinato sacerdote, hai operato con scienza e zelo nella tua originaria arcidiocesi di Bari. Sei stato, tra l’altro, condirettore del Seminario Minore, parroco, docente sia di religione cattolica in un Liceo della tua città che di Teologia Dogmatica nell’Istituto Superiore di Teologia per Laici e nella Facoltà di Teologia Ecumenica, membro del Consiglio presbiterale e del Collegio dei Consultori, Assistente ecclesiastico dell’Associazione di Azione Cattolica. Nel 1987 il beato Giovanni Paolo II, Nostro Predecessore di felice memoria, ti ha nominato Vescovo Ausiliare della tua originaria Sede metropolitana di Bari–Bitonto; sei stato quindi trasferito alla Sede arcivescovile di Otranto e costituito, infine, Arcivescovo Metropolita di Bari-Bitonto.


XXV ANNIVERSARIO DI EPISCOPATO DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI Nello svolgimento di così impegnativo ministero episcopale, ti sei sforzato di governare, istruire e santificare i fedeli a te affidati e di annunziare loro la perenne novità del Vangelo (cfr S. Basilio, De baptismo I,2: PG 31,1544 d.), perché essi secondo il Vangelo vivessero e lo testimoniassero con le buone opere e la santità della vita. Conosciamo inoltre le tue egregie doti di animo, di mente e di cuore, che ti hanno meritato la stima dei tuoi Confratelli della Conferenza Episcopale Pugliese, di cui sei zelante Presidente, nonché quella dei tuoi presbiteri e collaboratori; conosciamo la cura da te posta nel dare attuazione alle disposizioni del Concilio Ecumenico Vaticano II e l’opera da te con grande diligenza prestata per il positivo svolgimento del Congresso Eucaristico Nazionale, celebrato il 2005, al quale Noi stessi, da poco eletti alla Sede del beato Pietro, siamo intervenuti tra effusioni di gioia da parte del clero e del popolo tutto. Pertanto, per il giubileo d’argento del tuo Episcopato, accogli, Venerabile Fratello, i Nostri auguri unitamente alla seguente preghiera: Gesù, buon Pastore delle nostre anime, con l’aiuto della beata Madre di Dio e per l’intercessione del Santo Vescovo Nicola, custodisca te, Presule benemerito, nella sua provvidenza e clemenza e ti fortifichi e ti colmi nella sua grande benevolenza dell’abbondanza dei doni celesti. A propiziarti tutto questo e ad attestarti il nostro fraterno affetto sia l’Apostolica Benedizione che dalla Città beata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo con grande amore e grato ricordo nel Signore impartiamo a te e, per tuo tramite, a tutta la comunità ecclesiale di Bari–Bitonto, Sede Ecumenica, in particolar modo per i diletti nostri Fratelli Ortodossi. Rimanete sempre lieti nell’amore di Cristo (cfr Gv 15,9), Figli a Noi carissimi di Bari–Bitonto. Benedetto XVI Dal Vaticano, il 13 maggio dell’anno 2012, ottavo del Nostro Pontificato

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mons. Domenico Ciavarella

“Dio ti ha avvolto nel suo Amore”

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Caro don Franco, Dio ti conosce da sempre, da sempre sei avvolto dal suo pensiero e dal Suo amore. Ti ha pensato, cristiano, ti ha pensato sacerdote e ti ha pensato vescovo della Sua Chiesa. Ti ha avvolto nel Suo Amore ancora prima che tu esistessi. Ciò che ora accade, dunque, da sempre è nel pensiero e nel cuore di Dio: queste parole dell’omelia dell’indimenticabile Arcivescovo Mariano Magrassi nel giorno dell’ordinazione episcopale di mons. Francesco Cacucci, il 13 giugno 1987, suscitano, nel 25° anniversario dell’evento, ancora stupore e giubilo per l’azione amorevole del Padre, che sceglie tra i suoi figli i testimoni del Cristo Risorto. Cristiano, sacerdote, vescovo: un singolare cammino vocazionale. Provvidenzialmente, la ricorrenza del giubileo episcopale viene a coronare un anno pastorale vissuto tutto nel segno della vocazione. Nella memoria dei Quattrocento anni del Seminario Diocesano (1612 – 18 gennaio – 2012), “400 anni di vocazione”, l’Arcivescovo ha introdotto l’anno pastorale con una sua relazione sull’impegno educativo vocazionale della comunità cristiana. Ha offerto, quindi, una lettera pastorale dal titolo Cerca e troverai, con la quale ha “consegnato” il Seminario perché tutti scoprano e valorizzino questo “segno” e ha affidato alla Chiesa locale il compito di educare al progetto e alle scelte di vita, indicando come criteri e sentieri di impegno la formazione, la testimonianza e la relazione. Il dono della lettera pastorale dell’Arcivescovo e l’auspicio di Papa Benedetto XVI «ai fedeli di Bari, accompagnati dall’Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci, che ricordano il quarto centenario di fondazione del Seminario diocesano, per una feconda prosecuzione dell’opera formativa a servizio dei candidati al sacerdozio» (udienza generale del 25 aprile 2012), certamente daranno maggior slancio nel lavorare in profondità nel compito di educare al progetto e alle scelte di vita. “Ti ha avvolto nel Suo Amore”. Queste parole richiamano non solo la fiducia del Buon Pastore in chi è chiamato ad essere sua immagine sacramentale, come per ogni vescovo, ma anche la consapevolezza


XXV ANNIVERSARIO DI EPISCOPATO DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI che la comunità cristiana è sempre oggetto dell’amore da parte del Buon Pastore. Per questo, la nostra comunità diocesana rende grazie al Signore perché non ha fatto mai mancare alla sua Chiesa pastori e guide sapienti, ed in particolare per il dono provvidenziale che il Signore aveva preparato per la Chiesa di Bari–Bitonto, chiamando il vescovo Francesco ad essere pastore tra la sua gente. «So che il vostro vescovo non ha ottenuto né da se stesso né dagli uomini il ministero che esercita a servizio della comunità, né per propria ambizione, ma gli è stato affidato dall’amore di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo» (S. Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Filadelfia, cap. 2). In questo momento storico, la fausta ricorrenza è come un ulteriore segno provvidenziale all’interno del cammino unitario pastorale, ricco, in questi anni del suo ministero nella Chiesa di Bari–Bitonto, di eventi ecclesiali. Innanzitutto, l’Arcivescovo ha portato a termine nel 1999, dopo le prime tre sessioni, il Sinodo Diocesano, fino alla redazione del Libro del Sinodo, “un futuro pieno di speranza”. Come lo stesso Arcivescovo ha scritto nella lettera per la consegna del Libro del Sinodo, è stata “una indimenticabile esperienza di Chiesa, vissuta sia a livello di base che negli incontri assembleari, che ha visto il popolo di Dio attivo protagonista […] un avvenimento che è destinato a segnare un solco profondo nella coscienza e nella vita della nostra Chiesa locale”. La celebrazione del Congresso Eucaristico Nazionale, nel 2005, “una ulteriore e indimenticabile esperienza della Chiesa locale”, ha scritto l’Arcivescovo negli Atti del Congresso, “già a partire dalla fase preparatoria. Attraverso convegni, incontri, iniziative artistiche e culturali, attraverso i sussidi per la catechesi mistagogica nei tempi di Avvento–Natale e di Quaresima–Pasqua, il lavoro di preparazione (2002–2005) ha via via coinvolto la Chiesa diocesana, quella regionale, quella nazionale…. Il tema proposto “Sine dominico non possumus” veniva a inserirsi felicemente nel cammino pastorale che la nostra Chiesa locale stava e sta portando avanti, come frutto del recente Sinodo Diocesano (1997–2000)”. Questo cammino si va concretizzando nella scelta indicata dall’Arcivescovo e che ha come obiettivo la sintesi tra catechesi, liturgia e vita.

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La Visita Pastorale in questa Chiesa particolare, indetta l’8 settembre 2006, festa della Natività di Maria Santissima, la prima del suo ministero episcopale e ancora in corso; una visita che dà fiducia e coraggio a quanti lavorano nelle comunità parrocchiali, nelle associazioni, nelle scuole. Esemplarmente fedele al Suo motto episcopale “Pro ovibus suis”(Gv 10,11), il vescovo vive questa sua azione apostolica ed evento di grazia come un richiamo incessante nel suo essere discepolo e Pastore allo stesso tempo, un pastore che guida ma che si mette in ascolto. «Vi custodiamo, scriveva sant’Agostino, per compito del ministero sacro, ma vogliamo essere custoditi con voi. Siamo come pastori per voi, ma sotto quel Pastore siamo con voi pecore. Siamo per voi da questo luogo come maestri, ma sotto quell’unico Maestro in questa scuola siamo con voi condiscepoli» (Discorso sui Pastori, 46). «Rendete fruttuoso il nostro ministero […] Aiutateci con la vostra preghiera e la vostra obbedienza, perché troviamo la nostra gioia non tanto nell’essere vostri capi, quanto nell’esservi utili servitori» (S. Agostino Discorsi, 340). Il prossimo 12 giugno, la Chiesa di Bari–Bitonto, nell’ascolto della Parola e nel rendimento di grazie, esprimerà questi comuni sentimenti. Lode e ringraziamento al Signore per il dono del Vescovo Francesco, successore degli Apostoli e maestro nella fede, che ha saputo dare priorità pastorali a quelle scelte indicate dal magistero della Chiesa e in particolare dal Concilio Vaticano II. Supplica fiduciosa, invocando coralmente su di lui la protezione e l’intercessione dei Santi Patroni della Chiesa locale: la Vergine Odegitria, san Nicola, ponte tra le Chiese di Occidente e Oriente (presente attraverso i fratelli ortodossi anche alla sua ordinazione episcopale), san Sabino, vescovo intrepido delle Chiese di Puglia e la prima beata della terra di Bari: suor Elia di San Clemente, piccola ostia per amore (encomiabile l’impegno profuso da parte dell’Arcivescovo per la sua beatificazione, avvenuta il 18 marzo 2006: «la ricchezza della vicenda umana e spirituale di questa giovane carmelitana la riscontro con crescente evidenza anche nell’esperienza di sacerdoti, consacrati e di tanti laici, affascinati dalla vita della giovane barese»). Solidarietà verso i fratelli indigenti, sostenendo il progetto, voluto dall’Arcivescovo e avviato dalla parrocchia sede della Cattedra del Vescovo, di una nuova mensa per i poveri, da realizzare accanto alla chiesa di Santa Chiara nei pressi del Porto.


XXV ANNIVERSARIO DI EPISCOPATO DI S.E. MONS. FRANCESCO CACUCCI Dalle pagine del Notiziario Diocesano, giungano a Lei, caro Padre e Pastore di questa eletta Diocesi di Bari–Bitonto, a nome mio e di tutta la comunità, i voti augurali affinché il Signore continui a ricompensarla come solo Lui sa fare e a colmarla dei suoi doni. Invito, infine, fervidamente sacerdoti, religiosi, consacrati e comunità tutte della Diocesi a vivere “una cum Episcopo” questa fausta ricorrenza giubilare. mons. Domenico Ciavarella Vicario generale

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D OCUMENTI

DELLA

C HIESA U NIVERSALE

MAGISTERO PONTIFICIO Discorso del Santo Padre Benedetto XVI all’assemblea della Conferenza Episcopale Italiana

Venerati e cari fratelli,

è un momento di grazia questo vostro annuale convenire in assemblea, in cui vivete una profonda esperienza di confronto, di condivisione e di discernimento per il comune cammino, animato dallo Spirito del Signore Risorto; è un momento di grazia che manifesta la natura della Chiesa. Ringrazio il cardinale Angelo Bagnasco per le cordiali parole con cui mi ha accolto, facendosi interprete dei vostri sentimenti: a Lei, Eminenza, rivolgo i migliori auguri per la riconferma alla guida della Conferenza Episcopale Italiana. L’affetto collegiale che vi anima nutra sempre più la vostra collaborazione a servizio della comunione ecclesiale e del bene comune della Nazione italiana, nell’interlocuzione fruttuosa con le sue istituzioni civili. In questo nuovo quinquennio proseguite insieme il rinnovamento ecclesiale che ci è stato affidato dal Concilio Ecumenico Vaticano II; il 50° anniversario del suo inizio, che celebreremo in autunno, sia motivo per approfondirne i testi, condizione di una recezione dinamica e fedele. «Quel che più di tutto interessa il Concilio è che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace», affermava il beato papa Giovanni XXIII nel discorso d’apertura. E vale la pena meditare e leggere queste parole. Il papa impegnava i Padri ad approfondire e a presentare tale perenne dottrina in continuità con la tradizione millenaria della Chiesa, «trasmettere pura ed integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti», ma in modo nuovo,

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«secondo quanto è richiesto dai nostri tempi» (Discorso di solenne apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, 11 ottobre 1962). Con questa chiave di lettura e di applicazione, nell’ottica non certo di un’inaccettabile ermeneutica della discontinuità e della rottura, ma di un’ermeneutica della continuità e della riforma, ascoltare il Concilio e farne nostre le autorevoli indicazioni, costituisce la strada per individuare le modalità con cui la Chiesa può offrire una risposta significativa alle grandi trasformazioni sociali e culturali del nostro tempo, che hanno conseguenze visibili anche sulla dimensione religiosa. La razionalità scientifica e la cultura tecnica, infatti, non soltanto tendono ad uniformare il mondo, ma spesso travalicano i rispettivi ambiti specifici, nella pretesa di delineare il perimetro delle certezze di ragione unicamente con il criterio empirico delle proprie conquiste. Così il potere delle capacità umane finisce per ritenersi la misura dell’agire, svincolato da ogni norma morale. Proprio in tale contesto non manca di riemergere, a volte in maniera confusa, una singolare e crescente domanda di spiritualità e di soprannaturale, segno di un’inquietudine che alberga nel cuore dell’uomo che non si apre all’orizzonte trascendente di Dio. Questa situazione di secolarismo caratterizza soprattutto le società di antica tradizione cristiana ed erode quel tessuto culturale che, fino a un recente passato, era un riferimento unificante, capace di abbracciare l’intera esistenza umana e di scandirne i momenti più significativi, dalla nascita al passaggio alla vita eterna. Il patrimonio spirituale e morale in cui l’Occidente affonda le sue radici e che costituisce la sua linfa vitale, oggi non è più compreso nel suo valore profondo, al punto che più non se ne coglie l’istanza di verità. Anche una terra feconda rischia così di diventare deserto inospitale e il buon seme di venire soffocato, calpestato e perduto. Ne è un segno la diminuzione della pratica religiosa, visibile nella partecipazione alla Liturgia eucaristica e, ancora di più, al sacramento della Penitenza. Tanti battezzati hanno smarrito identità e appartenenza: non conoscono i contenuti essenziali della fede o pensano di poterla coltivare prescindendo dalla mediazione ecclesiale. E mentre molti guardano dubbiosi alle verità insegnate dalla Chiesa, altri riducono il regno di Dio ad alcuni grandi valori, che hanno certamente a che vedere con il Vangelo, ma che non riguar-


MAGISTERO PONTIFICIO dano ancora il nucleo centrale della fede cristiana. Il regno di Dio è dono che ci trascende. Come affermava il beato Giovanni Paolo II, «il regno non è un concetto, una dottrina, un programma soggetto a libera elaborazione, ma è innanzi tutto una persona che ha il volto e il nome di Gesù di Nazareth, immagine del Dio invisibile» (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio [7 dicembre 1990], 18). Purtroppo, è proprio Dio a restare escluso dall’orizzonte di tante persone; e quando non incontra indifferenza, chiusura o rifiuto, il discorso su Dio lo si vuole comunque relegato nell’ambito soggettivo, ridotto a un fatto intimo e privato, marginalizzato dalla coscienza pubblica. Passa da questo abbandono, da questa mancata apertura al trascendente, il cuore della crisi che ferisce l’Europa, che è crisi spirituale e morale: l’uomo pretende di avere un’identità compiuta semplicemente in se stesso. In questo contesto, come possiamo corrispondere alla responsabilità che ci è stata affidata dal Signore? Come possiamo seminare con fiducia la Parola di Dio, perché ognuno possa trovare la verità di se stesso, la propria autenticità e speranza? Siamo consapevoli che non bastano nuovi metodi di annuncio evangelico o di azione pastorale a far sì che la proposta cristiana possa incontrare maggiore accoglienza e condivisione. Nella preparazione del Vaticano II, l’interrogativo prevalente e a cui l’assise conciliare intendeva dare risposta era: «Chiesa, che dici di te stessa?». Approfondendo tale domanda, i Padri conciliari furono, per così dire, ricondotti al cuore della risposta: si trattava di ripartire da Dio, celebrato, professato e testimoniato. Esteriormente a caso, ma fondamentalmente non a caso, infatti, la prima Costituzione approvata fu quella sulla Sacra Liturgia: il culto divino orienta l’uomo verso la Città futura e restituisce a Dio il suo primato, plasma la Chiesa, incessantemente convocata dalla Parola, e mostra al mondo la fecondità dell’incontro con Dio. A nostra volta, mentre dobbiamo coltivare uno sguardo riconoscente per la crescita del grano buono anche in un terreno che si presenta spesso arido, avvertiamo che la nostra situazione richiede un rinnovato impulso, che punti a ciò che è essenziale della fede e della vita cristiana. In un tempo nel quale Dio è diventato per

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molti il grande Sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato, non ci sarà rilancio dell’azione missionaria senza il rinnovamento della qualità della nostra fede e della nostra preghiera; non saremo in grado di offrire risposte adeguate senza una nuova accoglienza del dono della Grazia; non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo se non tornando noi stessi per primi a una profonda esperienza di Dio. Cari fratelli, il nostro primo, vero e unico compito rimane quello di impegnare la vita per ciò che vale e permane, per ciò che è realmente affidabile, necessario e ultimo. Gli uomini vivono di Dio, di Colui che spesso inconsapevolmente o solo a tentoni ricercano per dare pieno significato all’esistenza: noi abbiamo il compito di annunciarlo, di mostrarlo, di guidare all’incontro con Lui. Ma è sempre importante ricordarci che la prima condizione per parlare di Dio è parlare con Dio, diventare sempre più uomini di Dio, nutriti da un’intensa vita di preghiera e plasmati dalla sua Grazia. Sant’Agostino, dopo un cammino di affannosa, ma sincera ricerca della Verità era finalmente giunto a trovarla in Dio. Allora si rese conto di un aspetto singolare che riempì di stupore e di gioia il suo cuore: capì che lungo tutto il suo cammino era la Verità che lo stava cercando e che l’aveva trovato. Vorrei dire a ciascuno: lasciamoci trovare e afferrare da Dio, per aiutare ogni persona che incontriamo ad essere raggiunta dalla Verità. E’ dalla relazione con Lui che nasce la nostra comunione e viene generata la comunità ecclesiale, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi per costituire l’unico Popolo di Dio. Per questo ho voluto indire un Anno della fede, che inizierà l’11 ottobre prossimo, per riscoprire e riaccogliere questo dono prezioso che è la fede, per conoscere in modo più profondo le verità che sono la linfa della nostra vita, per condurre l’uomo d’oggi, spesso distratto, ad un rinnovato incontro con Gesù Cristo «via, vita e verità». In mezzo a trasformazioni che interessavano ampi strati dell’umanità, il servo di Dio Paolo VI indicava chiaramente quale compito della Chiesa quello di «raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e col disegno della salvezza» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi [8 dicembre 1975], 19). Vorrei qui ricordare come, in occasione della prima visita da pon-


MAGISTERO PONTIFICIO tefice nella sua terra natale, il beato Giovanni Paolo II visitò un quartiere industriale di Cracovia concepito come una sorta di «città senza Dio». Solo l’ostinazione degli operai aveva portato a erigervi prima una croce, poi una chiesa. In quei segni, il Papa riconobbe l’inizio di quella che egli, per la prima volta, definì «nuova evangelizzazione», spiegando che «l’evangelizzazione del nuovo millennio deve riferirsi alla dottrina del Concilio Vaticano II. Deve essere, come insegna questo Concilio, opera comune dei vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici, opera dei genitori e dei giovani». E concluse: «Avete costruito la chiesa; edificate la vostra vita col Vangelo!» (Omelia nel Santuario della Santa Croce, Mogila, 9 giugno 1979). Cari confratelli, la missione antica e nuova che ci sta innanzi è quella di introdurre gli uomini e le donne del nostro tempo alla relazione con Dio, aiutarli ad aprire la mente e il cuore a quel Dio che li cerca e vuole farsi loro vicino, guidarli a comprendere che compiere la sua volontà non è un limite alla libertà, ma è essere veramente liberi, realizzare il vero bene della vita. Dio è il garante, non il concorrente, della nostra felicità, e dove entra il Vangelo – e quindi l’amicizia di Cristo – l’uomo sperimenta di essere oggetto di un amore che purifica, riscalda e rinnova, e rende capaci di amare e di servire l’uomo con amore divino. Come evidenzia opportunamente il tema principale di questa vostra Assemblea, la nuova evangelizzazione necessita di adulti che siano «maturi nella fede e testimoni di umanità». L’attenzione al mondo degli adulti manifesta la vostra consapevolezza del ruolo decisivo di quanti sono chiamati, nei diversi ambiti di vita, ad assumere una responsabilità educativa nei confronti delle nuove generazioni. Vegliate e operate perché la comunità cristiana sappia formare persone adulte nella fede perché hanno incontrato Gesù Cristo, che è diventato il riferimento fondamentale della loro vita; persone che lo conoscono perché lo amano e lo amano perché l’hanno conosciuto; persone capaci di offrire ragioni solide e credibili di vita. In questo cammino formativo è particolarmente importante – a vent’anni dalla sua pubblicazione – il Catechismo della Chiesa Cattolica, sussidio prezioso per una conoscenza organica e

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completa dei contenuti della fede e per guidare all’incontro con Cristo. Anche grazie a questo strumento possa l’assenso di fede diventare criterio di intelligenza e di azione che coinvolge tutta l’esistenza. Trovandoci nella novena di Pentecoste, vorrei concludere queste riflessioni con una preghiera allo Spirito Santo: Spirito di Vita, che in principio aleggiavi sull’abisso, aiuta l’umanità del nostro tempo a comprendere che l’esclusione di Dio la porta a smarrirsi nel deserto del mondo, e che solo dove entra la fede fioriscono la dignità e la libertà e la società tutta si edifica nella giustizia. Spirito di Pentecoste, che fai della Chiesa un solo Corpo, restituisci noi battezzati a un’autentica esperienza di comunione; rendici segno vivo della presenza del Risorto nel mondo, comunità di santi che vive nel servizio della carità. Spirito Santo, che abiliti alla missione, donaci di riconoscere che, anche nel nostro tempo, tante persone sono in ricerca della verità sulla loro esistenza e sul mondo. Rendici collaboratori della loro gioia con l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, chicco del frumento di Dio, che rende buono il terreno della vita e assicura l’abbondanza del raccolto. Amen.

Benedetto XVI Roma, Aula del Sinodo, giovedì 24 maggio 2012 316


D OCUMENTI

DELLA

C HIESA U NIVERSALE

MAGISTERO PONTIFICIO Discorso in occasione del 50° anniversario dell’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Policlinico “Agostino Gemelli”

Signori cardinali, venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, onorevole signor Presidente della Camera e signori Ministri, illustre Pro–Rettore, distinte autorità, docenti, medici, distinto personale sanitario e universitario, cari studenti e cari pazienti!

Con particolare gioia vi incontro oggi per celebrare i 50 anni di fondazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Policlinico “Agostino Gemelli”. Ringrazio il Presidente dell’Istituto Toniolo, cardinale Angelo Scola, e il Pro–Rettore, prof. Franco Anelli, per le cortesi parole che mi hanno rivolto. Saluto il signor Presidente della Camera, onorevole Gianfranco Fini, i signori Ministri, onorevoli Lorenzo Ornaghi e Renato Balduzzi, le numerose autorità, come pure i docenti, i medici, il personale e gli studenti del Policlinico e dell’Università Cattolica. Un pensiero speciale a voi, cari pazienti. In questa circostanza vorrei offrire qualche riflessione. Il nostro è un tempo in cui le scienze sperimentali hanno trasformato la visione del mondo e la stessa autocomprensione dell’uomo. Le molteplici scoperte, le tecnologie innovative che si susseguono a ritmo incalzante, sono ragione di motivato orgoglio, ma spesso non sono prive di inquietanti risvolti. Sullo sfondo, infatti, del diffuso otti-

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mismo del sapere scientifico si protende l’ombra di una crisi del pensiero. Ricco di mezzi, ma non altrettanto di fini, l’uomo del nostro tempo vive spesso condizionato da riduzionismo e relativismo, che conducono a smarrire il significato delle cose; quasi abbagliato dall’efficacia tecnica, dimentica l’orizzonte fondamentale della domanda di senso, relegando così all’irrilevanza la dimensione trascendente. Su questo sfondo, il pensiero diventa debole e acquista terreno anche un impoverimento etico, che annebbia i riferimenti normativi di valore. Quella che è stata la feconda radice europea di cultura e di progresso sembra dimenticata. In essa, la ricerca dell’assoluto – il quaerere Deum – comprendeva l’esigenza di approfondire le scienze profane, l’intero mondo del sapere (cfr Discorso al Collège des Bernardins di Parigi, 12 settembre 2008). La ricerca scientifica e la domanda di senso, infatti, pur nella specifica fisionomia epistemologica e metodologica, zampillano da un’unica sorgente, quel Logos che presiede all’opera della creazione e guida l’intelligenza della storia. Una mentalità fondamentalmente tecnopratica genera un rischioso squilibrio tra ciò che è possibile tecnicamente e ciò che è moralmente buono, con imprevedibili conseguenze. È importante allora che la cultura riscopra il vigore del significato e il dinamismo della trascendenza, in una parola, apra con decisione l’orizzonte del quaerere Deum. Viene in mente la celebre frase agostiniana: «Ci hai creati per te [Signore], e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te» (Le Confessioni, I, 1). Si può dire che lo stesso impulso alla ricerca scientifica scaturisce dalla nostalgia di Dio che abita il cuore umano: in fondo, l’uomo di scienza tende, anche inconsciamente, a raggiungere quella verità che può dare senso alla vita. Ma per quanto sia appassionata e tenace la ricerca umana, essa non è capace con le proprie forze di approdo sicuro, perché «l’uomo non è in grado di chiarire completamente la strana penombra che grava sulla questione delle realtà eterne... Dio deve prendere l’iniziativa di venire incontro e di rivolgersi all’uomo» (J. Ratzinger, L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, Cantagalli, Roma 2005, p.124). Per restituire alla ragione la sua nativa, integrale dimensione bisogna allora riscoprire il luogo sorgivo che la ricerca scientifica condivide con la ricerca di fede, fides quaerens intellectum, secondo l’intuizione anselmiana. Scienza e fede hanno una reciprocità feconda, quasi una complementare esigenza dell’intelligenza del reale. Ma, para-


MAGISTERO PONTIFICIO dossalmente, proprio la cultura positivista, escludendo la domanda su Dio dal dibattito scientifico, determina il declino del pensiero e l’indebolimento della capacità di intelligenza del reale. Ma il quaerere Deum dell’uomo si perderebbe in un groviglio di strade se non gli venisse incontro una via di illuminazione e di sicuro orientamento, che è quella di Dio stesso che si fa vicino all’uomo con immenso amore: «In Gesù Cristo Dio non solo parla all’uomo, ma lo cerca.... È una ricerca che nasce nell’intimo di Dio e ha il suo punto culminante nell’incarnazione del Verbo» (Giovanni Paolo II, Tertio Millennio Adveniente, 7). Religione del Logos, il cristianesimo non relega la fede nell’ambito dell’irrazionale, ma attribuisce l’origine e il senso della realtà alla Ragione creatrice, che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore e che invita a percorrere la strada del quaerere Deum: «Io sono la via, la verità, la vita». Commenta qui san Tommaso d’Aquino: «Il punto di arrivo di questa via infatti è il fine del desiderio umano. Ora l’uomo desidera due cose principalmente: in primo luogo quella conoscenza della verità che è propria della sua natura. In secondo luogo la permanenza nell’essere, proprietà questa comune a tutte le cose. In Cristo si trova l’una e l’altra... Se dunque cerchi per dove passare, accogli Cristo perché egli è la via» (Esposizioni su Giovanni, cap. 14, lectio 2). Il Vangelo della vita illumina allora il cammino arduo dell’uomo, e davanti alla tentazione dell’autonomia assoluta, ricorda che «la vita dell’uomo proviene da Dio, è suo dono, sua immagine e impronta, partecipazione del suo soffio vitale» (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, 39). Ed è proprio percorrendo il sentiero della fede che l’uomo è messo in grado di scorgere nelle stesse realtà di sofferenza e di morte, che attraversano la sua esistenza, una possibilità autentica di bene e di vita. Nella Croce di Cristo riconosce l’Albero della vita, rivelazione dell’amore appassionato di Dio per l’uomo. La cura di coloro che soffrono è allora incontro quotidiano con il volto di Cristo, e la dedizione dell’intelligenza e del cuore si fa segno della misericordia di Dio e della sua vittoria sulla morte. Vissuta nella sua integralità, la ricerca è illuminata da scienza e

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fede, e da queste due «ali» trae impulso e slancio, senza mai perdere la giusta umiltà, il senso del proprio limite. In tal modo la ricerca di Dio diventa feconda per l’intelligenza, fermento di cultura, promotrice di vero umanesimo, ricerca che non si arresta alla superficie. Cari amici, lasciatevi sempre guidare dalla sapienza che viene dall’alto, da un sapere illuminato dalla fede, ricordando che la sapienza esige la passione e la fatica della ricerca. Si inserisce qui il compito insostituibile dell’Università Cattolica, luogo in cui la relazione educativa è posta a servizio della persona nella costruzione di una qualificata competenza scientifica, radicata in un patrimonio di saperi che il volgere delle generazioni ha distillato in sapienza di vita; luogo in cui la relazione di cura non è mestiere, ma missione; dove la carità del Buon Samaritano è la prima cattedra e il volto dell’uomo sofferente il Volto stesso di Cristo: «l’avete fatto a me» (Mt 25, 40). L’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel lavoro quotidiano di ricerca, di insegnamento e di studio, vive in questa traditio che esprime il proprio potenziale di innovazione: nessun progresso, tantomeno sul piano culturale, si nutre di mera ripetizione, ma esige un sempre nuovo inizio. Richiede inoltre quella disponibilità al confronto e al dialogo che apre l’intelligenza e testimonia la ricca fecondità del patrimonio della fede. Si dà forma così a una solida struttura di personalità, dove l’identità cristiana penetra il vissuto quotidiano e si esprime dall’interno di una professionalità eccellente. L’Università Cattolica, che ha con la sede di Pietro un particolare rapporto, è chiamata oggi ad essere istituzione esemplare che non restringe l’apprendimento alla funzionalità di un esito economico, ma allarga il respiro su progettualità in cui il dono dell’intelligenza investiga e sviluppa i doni del mondo creato, superando una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza, perché «l’essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza» (Caritas in veritate, 34). Proprio questa coniugazione di ricerca scientifica e servizio incondizionato alla vita delinea la fisionomia cattolica della Facoltà di Medicina e Chirurgia «Agostino Gemelli», perché la prospettiva della fede è interiore – non sovrapposta, né giustapposta – alla ricerca acuta e tenace del sapere. Una Facoltà cattolica di Medicina è luogo dove l’umanesimo trascendente non è slogan retorico, ma regola vissuta della dedizione


MAGISTERO PONTIFICIO quotidiana. Sognando una Facoltà di Medicina e Chirurgia autenticamente cattolica, padre Gemelli – e con lui tanti altri, come il prof. Brasca –, riportava al centro dell’attenzione la persona umana nella sua fragilità e nella sua grandezza, nelle sempre nuove risorse di una ricerca appassionata e nella non minore consapevolezza del limite e del mistero della vita. Per questo avete voluto istituire un nuovo Centro di Ateneo per la vita, che sostenga altre realtà già esistenti quali, ad esempio, l’Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI. Incoraggio, quindi, l’attenzione alla vita in tutte le sue fasi. Vorrei rivolgermi ora, in particolare, a tutti i pazienti presenti qui al «Gemelli», assicurare loro la mia preghiera e il mio affetto e dire loro che qui saranno sempre seguiti con amore, perché nel loro volto si riflette quello del Cristo sofferente. È proprio l’amore di Dio, che risplende in Cristo, a rendere acuto e penetrante lo sguardo della ricerca e a cogliere ciò che nessuna indagine è in grado di cogliere. L’aveva ben presente il beato Giuseppe Toniolo, che affermava come è della natura dell’uomo leggere negli altri l’immagine di Dio amore e nel creato la sua impronta. Senza amore, anche la scienza perde la sua nobiltà. Solo l’amore garantisce l’umanità della ricerca. Grazie per l’attenzione. Benedetto XVI Roma, giovedì 3 maggio 2012 321


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C HIESA I TALIANA

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA LXIV Assemblea generale

Comunicato finale dei lavori (Roma, 21–25 maggio 2012)

1. Per un ripensamento culturale collettivo Angustia per una condizione sociale di crisi assai più ampia di ogni previsione e volontà di farsi prossimo con parole non scontate di incoraggiamento e di sostegno. Il cardinale Presidente, con una lettura apprezzata per coraggio e prospettiva, ha costruito la sua prolusione assumendo come filo conduttore il cuore del pastore che avverte la responsabilità di farsi voce ad un tempo realistica ed equilibrata di quanto vive fra il suo popolo. I vescovi ne hanno condiviso l’impianto, riprendendolo e approfondendolo ulteriormente, convinti che le sfide del tempo presente non possono essere affrontate con risposte semplicistiche. Al riguardo, tra le priorità rimarcate c’è l’obiettivo dell’accesso al lavoro e, quindi, di segnali che consentano soprattutto ai giovani di andare oltre l’attuale precarietà. Nel contempo, l’Assemblea ha evidenziato che, prima ancora del pur reale bisogno di riforme economiche, c’è quello di un autentico ripensamento culturale collettivo: «ad una crisi epocale si deve rispondere con un cambiamento altrettanto epocale», innanzitutto di mentalità. L’episcopato ha sottolineato come questo comporti il superamento della cifra dell’individualismo e della logica dell’utilitarismo: se un ciclo si è definitivamente interrotto, «il nuovo sarà comunque diverso» e richiederà «idee, progetti e comportamenti adeguati alla nuova condizione».

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Nella consapevolezza che «ci vuole intelligenza, coraggio e perseveranza per proporre strade concrete, efficaci e percorribili», i pastori della Chiesa che vive in Italia hanno rinnovato l’impegno a fare fino in fondo la loro parte. È parte essenziale di questo impegno la tutela e la promozione della famiglia: ogni “distrazione” su questo fronte ferisce l’intera società, che «indebolisce il suo più rilevante cespite di vitalità, di coesione e di futuro» e rischia di perdere quella «bussola irrinunciabile che orienta ogni dimensione del vivere comune». Di qui il forte appello dei vescovi a liberare la domenica dal lavoro, a tutela della dignità delle persone – della donna, soprattutto – e dei tempi della famiglia. Rientrano in questo compito anche il sostegno formativo, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, di quanti si impegnano in politica, nonché, più in generale, l’opera educativa, attenta a far gustare come la gioia del servizio non ammetta confronti «con il gusto acre dell’avere a scapito del prossimo».

2. Quella speranza che nasce dalla fede

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L’ampia analisi del cardinale Presidente è stata apprezzata perché riconosciuta innervata da quella speranza che nasce dalla fede e che, anche nelle difficoltà del presente, sa far emergere le risorse e la vita buona dei credenti. Tale ricchezza è stata unanimemente riconosciuta nel valore della pastorale ordinaria, che fa della parrocchia «il miracolo di Dio dispiegato sul territorio». Ripartire da questa esperienza significa affrontare con «la compagnia buona degli altri» quella solitudine che è «la madre di tutte le crisi». Più ancora, significa lavorare per superare quella crisi di fede, che non tocca soltanto i lontani: oggi la stessa Chiesa, infatti, – è stato evidenziato in Assemblea – non è segnata da un deficit organizzativo, ma da una preoccupante crisi di fede. Per affrontarla i vescovi hanno sottolineato la necessità di favorire la formazione, valorizzando i contenuti del Catechismo della Chiesa Cattolica, quale via per riprendere con forza anche l’insegnamento conciliare. Fa parte di questa priorità anche l’indicazione di rimettere al centro della vita ecclesiale il Magistero pontificio, facendone uno strumento essenziale per ricostruire un’identità nel popolo cristiano.


CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA 3. Atteggiamenti, contenuti e scelte di maturità La maturità della vita di fede – ossia vivere l’esperienza di Dio nella sequela di Gesù Cristo e nell’appartenenza ecclesiale – è ciò che fa passare da una religiosità puramente ereditata a una convinzione acquisita in maniera personale. Oltre ogni mediocrità, questa prospettiva richiede, secondo i vescovi, di saper assumere e proporre un orizzonte di santità. Nel decennio che la Conferenza Episcopale Italiana dedica al primato dell’educazione, la missione più alta consiste così nel formare coscienze attente ad ascoltare la chiamata divina e a scoprire in essa la propria identità, la via per diventare testimoni di umanità compiuta fra gli uomini di oggi. Attorno a questo orizzonte – che nella scansione degli Orientamenti pastorali declina il tema dell’anno in corso – si è sviluppato un ampio confronto tra i vescovi, approfondito anche nei lavori di gruppo. Le stesse parole del Santo Padre, nell’intervento di giovedì 24 maggio in Assemblea, sono andate in questa direzione: Benedetto XVI ha esortato l’episcopato a «vegliare e operare perché la comunità cristiana sappia formare persone adulte nella fede perché hanno incontrato Gesù Cristo, che è diventato il riferimento fondamentale della loro vita; persone che lo conoscono perché lo amano e lo amano perché l’hanno conosciuto; persone capaci di offrire ragioni solide e credibili di vita». Muovendo dalla consapevolezza di come oggi la maturità umana e credente sia tutt’altro che scontata o acquisita una volta per tutte, i vescovi si sono interrogati su come favorire la formazione, tanto a livello di atteggiamenti, che di contenuti e di scelte. Tra gli atteggiamenti, che una Chiesa orante e accogliente può sviluppare, hanno indicato il servizio, la comunione, la coerenza tra fede e vita; atteggiamenti da promuovere anche aiutando a riscoprire il valore del silenzio, la meraviglia verso i doni ricevuti, la libertà dalle diverse forme di dipendenza, la sobrietà. Quanto ai contenuti di una formazione adeguata agli adulti, la centralità riporta a Gesù Cristo e alla realtà ecclesiale, in un impegno che porti a superare il diffuso analfabetismo dottrinale, con la proposta anche di

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figure e di esperienza vive, esigenti, fraterne. Solo a queste condivisioni l’adulto sarà in grado di assumere quelle scelte che traducono la libertà in opzioni di fondo e in decisioni precise, rendendolo autenticamente uomo.

4. Una Chiesa esperta in umanità

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La quaestio fidei, posta nell’attuale cultura, ha caratterizzato l’apprezzato intervento del segretario generale e l’ampio dibattito che ne è seguito, attorno alla scelta del tema e delle modalità di preparazione del Convegno ecclesiale nazionale del 2015. Dopo aver riconosciuto come proprio la fede cristiana oggi rischi di diventare evanescente, i vescovi hanno condiviso la necessità di trovare le forme con cui testimoniare che l’essere credenti crea le condizioni migliori di una vita piena e riuscita, nonché integrata in una prospettiva elevante ed eterna. Qui si radica la ricchezza della vocazione battesimale di ogni credente – è stato rimarcato – come delle vocazioni di speciale consacrazione. La fede, dunque, come risposta che ricrea l’umano, capace di fondare un nuovo umanesimo, una nuova umanità, aperta alla bellezza, all’arte, a uno sguardo che sa riconoscere i segni del Regno già presenti e operanti nella storia. Del resto, la Chiesa è esperta in umanità (Paolo VI), proprio perché vive in relazione con Dio; l’icona evangelica in cui si specchia è l’incontro al pozzo di Gesù con la donna samaritana (Gv 4), da cui nascono la conversione e la gioia dell’intera città. Sono tornate puntuali le parole rivolte ai vescovi da Benedetto XVI: «Gli uomini vivono di Dio, di Colui che spesso inconsapevolmente o solo a tentoni ricercano per dare pieno significato all’esistenza». Il Papa ha quindi aggiunto: «La missione antica e nuova che ci sta innanzi è quella di introdurre gli uomini e le donne del nostro tempo alla relazione con Dio, aiutarli ad aprire la mente e il cuore a quel Dio che li cerca e vuole farsi loro vicino, guidarli a comprendere che compiere la sua volontà non è un limite alla libertà, ma è essere veramente liberi, realizzare il vero bene della vita». La ricchezza degli interventi in Assemblea sarà ripresa dal Consiglio Episcopale Permanente del prossimo settembre, chiamato a eleggere il comitato preparatorio del Convegno e a definire anche una


CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA proposta di titolo che sarà infine sottoposta all’Assemblea generale del 2013.

5. Messale Romano, la parola alla Santa Sede L’Assemblea generale ha approvato pressoché all’unanimità sia i testi propri dell’edizione italiana, concernenti il corpus delle collette poste in appendice del Messale Romano, sia la terza edizione italiana dello stesso nel suo insieme. È giunto così a conclusione l’iter per la sua approvazione definitiva da parte della Conferenza Episcopale Italiana, dopo che la prima parte era stata esaminata e approvata dalla 62a Assemblea generale (Assisi, novembre 2010) e una seconda parte nel corso della 63a Assemblea generale (Roma, maggio 2011). Il materiale complessivo può essere ora presentato alla Santa Sede per la necessaria recognitio, i cui esiti saranno vincolanti.

6. Abusi sessuali, le Linee guida In Assemblea sono state presentate le Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici. Il testo – sollecitato a ogni Conferenza Episcopale dalla “Lettera circolare” della Congregazione per la Dottrina della Fede (maggio 2011) e approvato dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione del scorso 23–26 gennaio 2012 – è finalizzato a facilitare la retta applicazione delle norme circa i delicta graviora in questo ambito, alla luce anche della legislazione italiana. La protezione dei minori e la premura verso le vittime degli abusi rimangono la priorità assoluta; ad essa si accompagna la cura per la formazione di sacerdoti e religiosi. Le Linee guida si articolano in una Premessa e in tre successivi paragrafi, dedicati rispettivamente a delineare Profili canonistici, Profili penalistici e rapporti con l’autorità civile, nonché Il servizio della Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

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7. Adempimenti in materia giuridico–amministrativa Come ogni anno, i vescovi hanno provveduto ad alcuni adempimenti di carattere giuridico–amministrativo. È così stato presentato e approvato il bilancio consuntivo della CEI per l’anno 2011, sono stati definiti e approvati i criteri per la ripartizione delle somme derivanti dall’otto per mille per l’anno 2012 ed è stato illustrato il bilancio consuntivo dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero per l’anno 2011.

8. Comunicazioni e informazioni

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Ai vescovi è stato presentato il nuovo statuto della Fondazione Migrantes – che recepisce le nuove indicazioni normative della Santa Sede e della CEI – e l’attenzione pastorale nel mondo delle migrazioni e della mobilità umana, profondamente mutato negli ultimi decenni anche in Italia. Una comunicazione è stata dedicata all’imminente Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno 2012), dedicato al tema “La famiglia: il lavoro e la festa” e impreziosito dalla presenza del Santo Padre. È stata presentata in Assemblea una riflessione volta a condividere alcune linee operative per migliorare la qualità comunicativa e quindi l’immagine della Chiesa veicolata dai media. Si sono forniti, inoltre, ragguagli sul Seminario di studio per i vescovi nell’Anno della fede (Roma, 12–14 novembre 2012). Altre informazioni hanno riguardato la Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro (23–28 luglio 2013) e la Giornata per la carità del Papa (24 giugno 2012), appuntamento annuale che esprime il profondo vincolo che unisce le Chiese in Italia con il successore di Pietro: ne è segno il fatto che, pur nel perdurare degli effetti della crisi economica, i dati relativi al 2011 attestano un ulteriore incremento (+ 1,2%). Infine, è stato presentato e approvato il calendario delle attività della CEI per l’anno pastorale 2012–2013.


CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA 9. Nomine Nel corso dei lavori, l’Assemblea generale ha eletto vice Presidente della CEI per l’area Sud S.E. Mons. Angelo SPINILLO, vescovo di Aversa. Il Consiglio Episcopale Permanente, nella sessione del 23 maggio, ha provveduto alle seguenti nomine: – Presidente del Comitato per i Congressi Eucaristici Nazionali: S.Em. card. Angelo BAGNASCO (arcivescovo di Genova). – Delegato della CEI presso la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE): S.E. mons. Gianni AMBROSIO (vescovo di Piacenza–Bobbio), per un ulteriore triennio. – Assistente ecclesiastico della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia: S.E. mons. Mauro PARMEGGIANI (vescovo di Tivoli), per un quinquennio. – Coordinatore nazionale della pastorale per le comunità cattoliche malgasce in Italia: padre Pierre Emile RAKOTOARISOA, SJ, per un quinquennio. – Coordinatore nazionale della pastorale per le comunità cattoliche romene di rito latino in Italia: mons. Anton LUCACI (Iasi – Romania), per un ulteriore quinquennio. – Presidente Nazionale Maschile della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI): sig. Stefano NANNINI, per un biennio. Infine, ha fissato la data della prossima Settimana sociale dei cattolici Italiani (Torino, 12–15 settembre 2013). Roma, 25 maggio 2012

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D OCUMENTI

DELLA

C HIESA I TALIANA

CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE Cristiani nel mondo. Testimoni di speranza Nota Pastorale dopo il terzo Convegno Ecclesiale Pugliese “I laici nella Chiesa e nella società pugliese, oggi”

Premessa

Le Chiese di Puglia si interrogano «Quel che conta soprattutto è il ‘senso’ che ha per il cristiano ogni attività, il suo costruire dovunque e comunque per l’eterno […] contribuire con la carità e la verità a quei mutamenti di struttura sociale che solo il cristiano può produrre con strumenti di pacifico progresso». (Aldo Moro)

Per un rinnovato impegno sociale ed ecclesiale Nuove domande 1. La Puglia! Di fronte ad una crisi diffusa, che tutti riconoscono essere non solo economica, ma anche morale, ci si chiede: qual è, oggi, il ruolo della Puglia? Come è vista dallo straniero che approda sulle nostre coste o dal cronista del nord che pare cucire addosso a questo territorio abiti di maniera, logori e magari interessati? È

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ancora terra abitata da un popolo di formiche o è diventata davvero terra leader di nuovi processi di sviluppo? È lembo residuo di memorie ancestrali utili per attirare divi dello spettacolo globale o avamposto di civiltà che ha vinto l’antica lamentela e la fatalistica rassegnazione? Divenuta sempre più terra di immigrati – senza smettere di essere terra di migranti –, si presenta come tessuto sociale ed economico promettente o terra di espansione del crimine organizzato? Le difficili e incerte tessiture politiche e amministrative sapranno approdare a un dialogo costruttivo tra soffocanti solitudini e grandi risorse della nostra cultura e del nostro territorio? 2. Di fronte a tutto ciò è doveroso domandarsi: i pugliesi di oggi e i responsabili delle varie istituzioni quale realtà sociale e culturale, economica e morale stanno consegnando alle nuove generazioni? Quale etica muove i nostri professionisti? Quali prospettive ideali vengono elaborate nelle università e nelle scuole, nelle imprese e nei laboratori, nel dibattito politico e nelle aule dei tribunali? È possibile educare alla legalità senza educare alla moralità? Quanti si sono defilati, delusi, dalla vita pubblica? Quanti stanno abbandonando il campo agli speculatori di ogni tipo, lasciando cadere la passione per il bene comune? Di quale luce nuova ha bisogno lo spazio pubblico per essere motivo di felicità per tutti, specie per i più poveri, per i giovani e le donne, gli immigrati e le persone sole? Nuovi compiti

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3. Una tale verifica porta con sé altri interrogativi rivolti al mondo ecclesiale: quali nuovi compiti educativi devono affrontare le Chiese di Puglia? Quale contributo al rinnovamento portano alla società pugliese? Quale tipo di formazione offrono ai cristiani laici? Con chi collaborano nell’affrontare i problemi e nel cercare le risorse e le risposte? Quali modelli laicali del passato sono ancora oggi presenti nell’immaginario collettivo del popolo di Dio? La vita delle comunità cristiane si ispira a un’autentica corresponsabilità pastorale, a una concreta attenzione ad ogni situazione di fragilità, a una testimonianza evangelica dal forte spessore educativo?


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE

Introduzione

Una viva esperienza pasquale per una rinnovata missione laicale «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo ed un’anima sola […]. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù». (At 4, 32–33)

In compagnia di cristiani laici, testimoni di fede e di speranza 4. Il desiderio di compiere questa verifica ci ha portati a risalire alle sorgenti delle nostre risorse umane e spirituali con un’esperienza ecclesiale particolarmente significativa, vissuta a San Giovanni Rotondo nei giorni 27-30 aprile 2011, alla vigilia della beatificazione del Papa Giovanni Paolo II. La città nota al mondo perché luogo dove “riposa” san Pio da Pietrelcina, è stata non solo la sede, ma anche il luogo simbolico, che ha offerto una chiave di lettura all’intero convegno: da lì si potevano intravedere i sentieri di santità e di civiltà che la forza trasformante della fede ha aperto nella storia pugliese, specie nei momenti difficili. Certo, come insegna Benedetto XVI, siamo consapevoli che il nostro tempo è attraversato da una pervasiva «crisi di fede»1; tuttavia ci sentiamo sostenuti dalla grata certezza che il bene seminato da tanti laici pugliesi nel nostro territorio continua ad alimentare quell’umanesimo cristiano che è capace di portare vera speranza a tutti.

1

BENEDETTO XVI, Lettera apostolica Porta fidei, 11 ottobre 2011, n. 2.

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Il bene non fa notizia 5. Ammaestrati dalla Lettera agli Ebrei, sappiamo che anche nel nostro tempo siamo «circondati da un gran numero di testimoni» (Eb 12,1) di Cristo Risorto in tutte le nostre diocesi. Per tutti ricordiamo Aldo Moro e Giovanni Modugno. Per fede, infatti, l’on. Moro (1916–1978) ha saputo compiere un’armonica sintesi tra i suoi doveri di padre e di marito all’interno del nucleo familiare, la sua appassionata ricerca accademica e la capacità educativa verso le nuove generazioni durante gli anni del suo insegnamento universitario e il delicatissimo ruolo ricoperto a livello politico e istituzionale; una testimonianza, la sua, esemplare ed eroica fino al dono della vita per il bene dell’intera nazione italiana. Tra i tanti suoi insegnamenti, vale la pena di ricordare quanto egli scriveva in un articolo del 1977, durante “gli anni di piombo”, un anno e mezzo prima della sua tragica morte: «Penso all’immensa trama d’amore che unisce il mondo, ad esperienze religiose autentiche, a famiglie ordinate, a slanci generosi di giovani, a forme di operosa solidarietà con gli emarginati ed il Terzo Mondo, a comunità sociali, al commovente attaccamento di operai al loro lavoro. […] Certo il bene non fa notizia. Quello che è al suo posto, quello che è vero, quello che favorisce l’armonia è molto meno suscettibile di esser notato e rivelato, [ma] il bene, anche restando come sbiadito nello sfondo, è più consistente del male che lo contraddice. La vita si svolge in quanto il male risulta in effetti marginale e lascia intatta la straordinaria ricchezza di valori di accettazione, di tolleranza, di senso del dovere, di dedizione, di simpatia, di solidarietà, di consenso che reggono il mondo, bilanciando vittoriosamente le spinte distruttive di ingiuste contestazioni»2. 334 Innamorati di Cristo 6. Per fede il prof. Modugno (1880–1957) ebbe il coraggio di opporsi in modo non violento al regime fascista, rinunziando a tutti i riconoscimenti accademici e alle offerte di incarichi politici e isti-

2

A. MORO, Il bene non fa notizia ma c’è, «Il Giorno», 20 gennaio 1977.


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE tuzionali, per dedicare le sue energie di mente e di cuore a quella che egli riteneva essere la sua vera vocazione di educatore delle nuove generazioni e di valente studioso di pedagogia. Dopo l’incontro con Cristo, egli comprese che il compito più urgente della Chiesa era quello di “cristianizzare” il mondo; espressione, questa, che sembra contenere un’anticipazione dell’attuale impegno per la nuova evangelizzazione. Non si comprende appieno la sua figura di educatore e testimone se non si considera che tutto era motivato dall’incontro con Cristo. Così egli si rivolgeva agli operai: «Quanto vi sento più vicini al mio cuore ora che la mia anima è illuminata da Cristo!»3. E, alla fine della seconda guerra mondiale, lanciava a tutti messaggi di speranza: «Ripeto alle anime assetate di libertà, di giustizia e di pace, che solo in una profonda, sincera e coerente rinascita cristiana è posta la possibilità di realizzare questi ideali, ai quali incoercibilmente aspirano i popoli, che sono stati oppressi dalla tirannia e straziati dalla guerra»4. Per fede molte donne e uomini del nostro tempo, sovente anche giovani, hanno dato prova del loro amore a Cristo consacrando la loro esistenza a servizio di tutti nella quotidianità della loro vita laicale. Parafrasando un’omelia del vescovo don Tonino Bello, possiamo dire che questi e altri cristiani impegnati nella vita sociale hanno «amato il mondo, gli hanno fatto compagnia e si sono adoperati perché la cronaca di perdizione diventi storia di salvezza»5. Questo compito lo hanno realizzato lungo i secoli molti santi che popolano la nostra Puglia dal Gargano al Salento. Noi continuiamo questo cammino di grazia in cui la fede ha trasformato la vita, è diventata carità solidale ed è stata fonte di speranza per tutti.

3

M. MODUGNO, Appunti per una biografia, in M. PERRINI (a cura di), Pedagogia e vita di Giovanni Modugno, Ed. La Scuola, Brescia 1961, p. 179. 4 G. MODUGNO, Prefazione alla seconda edizione del volume F. W. Förster e la crisi dell’anima contemporanea, Editori Laterza, Bari 2005 (ristampa della seconda edizione del 1946. La prima edizione era del 1931), p. XXII. 5 A. BELLO, Omelia per la messa crismale del 1989, in Omelie e scritti quaresimali, Mezzina, Molfetta 2005 (Scritti di Mons. Antonio Bello, 2), p. 66.

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Il terzo convegno ecclesiale regionale: un evento dello Spirito 7. Il Convegno, che ha avuto per tema I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi, è stata una grande iniziativa ecclesiale, sollecitata dalla Consulta regionale per il laicato e promossa dalla Conferenza Episcopale Pugliese. Di tutte le 19 diocesi, sono stati chiamati a raccolta alcuni rappresentanti – laici, presbiteri e membri di vita consacrata – per riflettere insieme sui cristiani laici in vista di un loro rinnovato impegno nella Chiesa e nel territorio pugliese oggi6, nella consapevolezza che questa è “l’ora dei laici”7. Approfondire il Concilio Le motivazioni che hanno indotto a scegliere questo tema vanno cercate senza dubbio nel fatto che i laici, per il dono del Battesimo, sono parte attiva della vita e della missione della Chiesa. Alla luce della ricca letteratura teologica e della diffusa prassi pastorale provocate dal Concilio Vaticano II, come Pastori delle Chiese di Puglia abbiamo pensato di sollecitare le nostre comunità a rivisitare e fare oggetto di ulteriore approfondimento i documenti conciliari e post–conciliari sul laicato per riscoprirne l’originaria modalità di presenza e di azione dei fedeli laici nella Chiesa e nella società e così favorire l’esperienza di una più completa ecclesiologia di comunione.

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8. I rappresentanti delle Chiese di Puglia non sono giunti al convegno impreparati. L’Istituto Pastorale Pugliese, su mandato della Conferenza Episcopale, ha coinvolto nella riflessione e nella progettazione tutte le diocesi e tutte le componenti ecclesiali. L’elaborazione di due sussidi ha favorito la preparazione personale e comunitaria prima e durante il Convegno8. Sono stati realizzati nella regione tre seminari di studio – a Otranto, Molfetta e San Severo – che hanno consentito un ampio dibat6 In precedenza si sono tenuti due Convegni ecclesiali regionali: il primo a Bari nel 1993 sul tema: Crescere insieme in Puglia; il secondo nel 1998 a Taranto e Martina Franca sul tema: La vita consacrata in Puglia. 7 Cfr S. RAMIREZ (a cura di), L’ora dei laici in Puglia. Prospettive teologico–pastorali, III Quaderno dell’Istituto Pastorale Pugliese, Vivere In, Monopoli 2011. Per un approfondimento vedi A. CAPUTO, Essere laici, oggi, Edizioni CVS, Roma 2011. 8 CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE – ISTITUTO PASTORALE PUGLIESE, I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi. Sussidio a schede per la preparazione personale e comunitaria al Terzo Convegno


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE tito su alcune tematiche significative: la necessità di un’alleanza educativa tra famiglia, parrocchia, società e scuola; la valorizzazione di organismi di partecipazione come luoghi che favoriscono la crescita comune di clero, laici e persone consacrate nella corresponsabilità; l’impegno di testimonianza dei cristiani laici, nel vasto campo della cultura, della vita sociale e dell’impegno politico. Alcune coordinate fondamentali 9. La celebrazione del Convegno è stata da tutti ritenuta un dono di Dio, un evento dello Spirito, un’autentica esperienza pasquale. L’incontro, collocato nell’ottava di Pasqua, con le celebrazioni eucaristiche e la liturgia delle Ore, ha fatto sentire ai 400 partecipanti la presenza viva del Signore Risorto, quale sorgente di gioia, vincolo di comunione e fondamento di speranza. La partecipazione dei delegati di altre confessioni cristiane e dei rappresentanti delle comunità islamiche ha richiamato la vocazione della Puglia al dialogo ecumenico e al confronto culturale con le religioni non cristiane presenti nella nostra regione. Dopo avere ascoltato i convegnisti e accolto il lodevole sforzo di sintesi dei lavori consegnato a noi nelle Proposizioni finali 9, con questa Nota pastorale desideriamo offrire alcune coordinate fondamentali, da noi tutti condivise, senza presumere di fare una sintesi dei lavori e lasciando alle singole diocesi la libertà di modulare il loro impegno secondo i ritmi pastorali di ciascuna. È nostro vivo intendimento ribadire la prospettiva di speranza che ci muove in terra di Puglia a partire dalla fede in Gesù risorto. Auspichiamo che questo testo sia favorevolmente accolto da tutto il popolo di Dio, ma anche da quanti, pur non essendo cristiani, operano per la giustizia e la pace e interpellano i credenti, specialmente in tempi di crisi. Ci rivolgiamo ai cercatori della verità e a tutti gli uomini di buona volontà, ai quali guardiamo con rispetto e stima. Ecclesiale Regionale, Vivere In, Monopoli 2010; ID., I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi. Sussidio per i gruppi di approfondimento e di ricerca, Vivere In, Monopoli 2011. 9 Cfr www.istitutopastoralepugliese.org.

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Capitolo primo

Amate la nostra terra «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse». (Gn 2,15)

Europei del Mediterraneo 10. A voi, Chiese di Puglia, e in particolare a voi, cristiani laici, nostri fratelli nella fede, la prima parola che vogliamo dire è la seguente: amate la nostra terra! Amatela con tutta la forza della ragione e tutta la passione della nostra fede in Cristo morto e risorto. Amate il luogo dove viviamo e lavoriamo, così come esso è, con la sua storia e la pluriforme tradizione culturale e religiosa, con l’identità culturale che ci ritroviamo, con le risorse che possediamo, con le problematiche umane e sociali che siamo chiamati ad affrontare. Amate la nostra terra soprattutto in questo momento di crisi economica e sociale, che ci provoca a ricercare nuovi stili di vita e nuovi modelli di sviluppo per il nostro futuro.

Un ruolo centrale

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Dal Gargano a Santa Maria di Leuca, la nostra è una terra bellissima, “santuario della luce e del silenzio”, con il suo mare, le sue colline, il suo tavoliere, i suoi castelli, le sue masserie, le sue cattedrali. Finestra aperta sul mare, la Puglia è una terra di antica civiltà, la cui storia culturale e religiosa ha plasmato l’identità delle nostre popolazioni attuali: siamo europei del Mediterraneo. Siamo europei e vogliamo restare tali, senza perdere la nostra appartenenza a un contesto culturale che ci induce a operare perché la vita dell’Unione Europea non avvenga soltanto lungo l’asse Est– Ovest, ma anche lungo quello Nord–Sud. Operare perché essa non resti chiusa egoisticamente nella ricca fortezza del Nord Europa, ma si apra a una cultura di scambio di doni con i popoli del Medi-


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE terraneo, compresi quelli delle nazioni del Nord Africa che si affacciano sullo stesso mare10. Amate, perciò, la nostra regione Puglia, impregnata come è di cultura greco–romana e giudaico–cristiana e con la sua radicata vocazione ecumenica. Amate e stimolate il suo prezioso contributo allo sviluppo delle altre regioni europee e alla promozione della pace nel bacino del Mediterraneo. Amate la nostra terra benedetta da Dio, che ha ricevuto l’annuncio della fede cristiana sin dai primordi e che sembra proiettare le nostre Chiese del Sud11 verso un ruolo significativo nel cristianesimo che verrà12.

Coltivate e custodite la nostra terra 11. Come cristiani laici, avete una ragione in più per amare la nostra terra, ove non abitiamo per caso, per un gioco fortuito di un anonimo processo evolutivo, ma per un dono di Dio a cui è strettamente legato un duplice compito: «coltivare e custodire la terra» (cfr Gn 2,15) e riconoscere nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione un’espressione della stessa benevolenza di Dio (cfr Gv 3,16) nei confronti dell’umanità, delle creature infraumane, delle realtà terrestri e del cosmo intero. In quanto fedeli laici, siete tenuti ad amare il mondo, perché in esso e attraverso di esso rispondete alla vocazione di cercare il Regno di 339 10

Il «comune denominatore del Mediterraneo […] accentua la centralità del Mezzogiorno per la movimentazione delle persone e delle merci provenienti dal Medio Oriente e dagli altri Paesi asiatici […]. Possiamo pertanto considerare quella del Mediterraneo una vera e propria opzione strategica per il Mezzogiorno e per tutto il Paese, inserito nel cammino europeo e aperto al mondo globalizzato», in CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, 21 febbraio 2010, n. 7. 11 Cfr A. RUSSO (a cura di), Chiesa nel Sud Chiese del Sud. Nel futuro da credenti responsabili, EDB, Bologna 2009. 12 Lo sviluppo delle Chiese cristiane nel Sud del mondo sembra candidarle a diventare nel medio–lungo termine centro di gravità statistico del cristianesimo; cfr P. JENKINS, Verso Sud. Uno sguardo al cristianesimo che verrà, in «La rivista del clero italiano», 4/2008, pp. 269–282.


Dio trattando le cose temporali (cfr LG 31). Amate la nostra terra da ragazzi e da giovani, da adulti e da anziani. Amatela in sintonia con tutti i pugliesi di ieri e di oggi costretti a vivere lontano da essa, per motivi di lavoro o di studio, senza mai confondere tale amore con un vago sentimentalismo, né tantomeno con un fatuo localismo: il vostro sia, piuttosto, un amore intelligente, solidale, operoso e riconoscente.

Il quadruplice volto dell’amore Amore intelligente 12. Amate la nostra terra con un amore intelligente! Non vi accada di essere passivi spettatori di movimenti di pensiero, di fenomeni culturali e di cambiamenti sociali che avvengono nel territorio senza il vostro apporto. Da cittadini e ancor più da cristiani sentitevi operatori attivi, protagonisti di quella elaborazione culturale che normalmente precede l’impegno sociale. Investite i talenti ricevuti da Dio nello studio e nella ricerca scientifica in tutti gli ambiti del sapere umano. L’amore vero è illuminato dalla verità, che la ragione umana può conoscere e cercare con passione e perseveranza. Siate vigili sentinelle presenti nel territorio e amate il mondo secondo «il pensiero di Cristo» (cfr 1Cor 2,16). Siate attenti a individuare e cogliere quei dinamismi culturali sotterranei che sono alla base delle trasformazioni sociali e politiche del territorio, con un sapiente discernimento delle linee di pensiero condivisibili e conciliabili con la visione cristiana della vita. solidale 340

13. Manifestate un amore solidale verso gli uomini e le donne del nostro tempo. Amate i poveri e tutti coloro che si trovano in difficoltà, soprattutto in un momento di crisi come questo, nel quale il divario tra i ricchi e i poveri si fa sempre più marcato. Come il buon samaritano, sprigionate la «fantasia della carità»13 e fate sentire la prossimità della Chiesa in ogni situazione di fragilità. Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno della mente, del cuore e delle 13

Cfr GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte, 6 gennaio 2001, n. 50.


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE mani dei laici che vivono a contatto diretto con tutte le tipologie di povertà presenti nella società. Alimentate la speranza! La storia insegna che la politica non è in grado di risolvere tutti i problemi della convivenza umana: la società ha bisogno di quelle espressioni di gratuità che hanno un sapore squisitamente evangelico. L’amore solidale non resti circoscritto al vostro ambiente di vita, ma si apra a tutti, ben oltre i confini della nostra regione. operoso 14. Il vostro sia un amore operoso, attento al bene comune di tutta la regione e promotore del suo autentico sviluppo. A questo proposito ci piace segnalare un aspetto di grande attualità: il rapporto con l’ambiente. Amate la natura! La relazione dell’uomo con l’ambiente è parte costitutiva della sua identità umana: una tale relazione è il risultato di una più profonda relazione dell’uomo con Dio. La natura ci è stata data ed è a nostra disposizione «non come un cumulo di rifiuti sparsi a caso»14, ma come un dono che il Creatore ha affidato all’uomo perché «lo coltivasse e lo custodisse» (Gn 2,15). Coltivate, cioè dominate il mondo infraumano (cfr Gn 1,28): trasformate l’ambiente senza devastarlo per il profitto di pochi. Custodite la terra in quanto essa è destinata al sostentamento di tutti gli esseri viventi. Esercitate la vostra regalità sul mondo sempre sotto la regalità di Dio. I disastri ecologici e le devastazioni ambientali, prima di essere un problema sociale, sono un problema etico15. Il vostro amore sia esteso alle persone e all’ambiente. Il degrado ambientale influisce sul degrado morale, come pure il degrado morale genera il degrado ambientale. Questa verità è a fondamento di ogni progetto educativo che voglia insegnare alle nuove generazioni ad amare l’ambiente come la propria casa16. 14

Citazione di un frammento di Eraclito in BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Caritas in veritate, 29 giugno 2009, n. 48; Cfr i nn. 48–52. 15 Cfr Proposizione n. 10. 16 Cfr Proposizione n. 11.

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riconoscente 15. Abbiate un amore riconoscente verso Dio, che ha lasciato una traccia di sé nell’uomo e nel mondo. Nel solco del Concilio Vaticano II esercitate la vostra funzione regale «riconoscendo la natura intima di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio» (LG 36). Insieme a Francesco d’Assisi, erede dei canti di lode della Bibbia, anche voi lodate Dio per tutte le creature presenti nel cosmo. Con uguale gioia ed esultanza, ringraziate Dio per «sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori ed herba»17. Conoscerete lo stupore e l’estasi di chi contempla nel cosmo «l’opera delle sue mani»: il creato come messaggero divino, che «giorno e notte» annuncia la gloria di Dio (cfr Sal 19,1–7); sperimenterete la gioia dell’abbandono fiducioso al Padre celeste, che «nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo» (Mt 6,26.29).

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17

Il Cantico delle creature, 9: FF 263.


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE

Capitolo secondo

Rimanete uniti al Signore Gesù «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla». (Gv 15, 5)

Una relazione vitale con Cristo Identità cristiana 16. Noi Vescovi abbiamo soprattutto a cuore che vi apriate ad un rapporto vivo con il Signore Gesù e restiate sempre uniti al suo amore. La relazione del cristiano con Cristo – a differenza di quanto può accadere in altre esperienze religiose – non è di tipo giuridico e neppure soltanto dottrinale o etico, ma è una relazione vitale. Con la fede e il Battesimo avete ricevuto in dono lo stesso Spirito di Gesù risorto, che vi rende «nuova creatura» (2Cor 5,17), partecipi della vita divina, chiamati a modellare la vostra esistenza sulla sua persona. Questa identità cristiana è dono di Dio, ma è anche una scelta fatta nella libertà. Essa va riscoperta, deve diventare oggetto di una consapevolezza riflessa, essere vissuta con gioia e testimoniata con fedeltà e coraggio nell’attuale contesto socio–culturale. La vostra sia una fede robusta, amica dell’intelligenza, che evita le possibili patologie della religione (intolleranza, fideismo, violenza), e sa illustrare in maniera positiva la ragionevolezza delle verità rivelate e il notevole contributo che la fede dona allo sviluppo integrale dell’uomo. In tal modo saprete dare risposte «a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15).

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Siate santi Come buon seme 17. Vorremmo che la vostra santità fosse maggiormente apprezzata da voi stessi e presa in considerazione dalle altre componenti della comunità cristiana. L’universale vocazione alla santità trova una molteplice modalità di applicazioni concrete secondo il disegno divino unico su ogni persona umana. Vi esortiamo, pertanto, a camminare verso la santità stando nel mondo e avendo a che fare con le realtà temporali: incarnati nel territorio, ma con il cuore legato a Dio! Si illudono quei cristiani laici che pensano di poter essere più vicini a Dio trascurando i propri doveri professionali. Il Concilio Vaticano II, infatti, avverte che «il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna» (GS 43). Dio vi ha posto nel “campo” del mondo come buon seme (cfr Mt 13,38): in forza del Battesimo e della Cresima, corroborati dall’Eucaristia, siete chiamati a vivere la novità radicale portata da Cristo proprio all’interno delle comuni condizioni di vita18. E dal momento che la gran parte di voi ha formato o pensa di formare una famiglia, cercherete di non perdere mai di vista che il matrimonio è la «nuova via della vostra santificazione»19.

Attingete alle sorgenti della vita spirituale

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18. Stare nel mondo, trattare e ordinare le cose temporali secondo Dio (cfr LG 31), è possibile soltanto ad una condizione: che voi laici facciate ricorso alle sorgenti della vita spirituale. La prima e necessaria fonte di santificazione, da cui «attingere uno spirito veramente cristiano» (SC 14), è la liturgia e, in particolare, la celebrazione eucaristica. Essa «edifica la Chiesa» e porta alla perfezione (cfr AG 39). L’altro mezzo di santificazione è la lettura della Scrittura, fatta al 18

BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 79. 19 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Rito del matrimonio, LEV, Roma 2008, n. 56; cfr anche LG 41.


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE di fuori della celebrazione liturgica, da soli o in gruppo. La Scrittura non è un libro di storia, ma «sorgente pura e perenne di vita spirituale» (DV 21) Tra i modi con cui accostarvi alla Scrittura, imparate a praticare sempre meglio la Lectio Divina, perché apre “il tesoro” della Parola di Dio e «crea l’incontro con Cristo, Parola divina vivente»20. Esortiamo voi, cristiani laici, a cercare con fiducia l’aiuto della direzione spirituale e della grazia del sacramento della Riconciliazione. L’esperienza della fragilità umana ci insegna che la via della santità esige vigilanza e lotta al peccato: il cuore ha bisogno di una continua purificazione. Il perdono offerto da Dio nella celebrazione del sacramento ci fa uscire dal tunnel dell’oscurità e della paralisi spirituale, dandoci luce e speranza. In una parola ci fa tornare «a passeggiare con Dio in paradiso» (VD 87).

In dialogo con Dio 19. Non rassegnatevi, pertanto, al clima superficiale che si respira nel nostro tempo. Coltivate il rapporto con la natura e vivete un’intensa esperienza di silenzio e di contemplazione della bellezza del creato. Concedetevi sistematiche giornate di preghiera e corsi annuali di esercizi spirituali. Cercate Dio, ben sapendo che egli conosce meglio di tutti la verità della nostra vita e ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Non abbiate paura di dialogare con Lui. Quanto più siete impegnati nelle complicate questioni della vita sociale, culturale e politica, tanto più avete bisogno di silenzio, di riflessione e condivisione, di comunione con Colui che, essendo Luce e Amore (1Gv 1,5; 4,8), è in grado di far luce sulla vita delle persone e sulla società. Dal suo Spirito proviene ogni vera ispirazione, capace di rinnovare culture e politiche per costruire nel mondo la civiltà dell’amore21. 20

BENEDETTO XVI, Esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini, 30 settembre 2010, n. 87. Di seguito citata VD. 21 Cfr Proposizione n. 12.

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Capitolo terzo

Siate pietre vive della Chiesa nel mondo «Avvicinandovi a Lui, pietra viva, […] quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, […] per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio». (1Pt 2,4–5)

Costruttori di comunità

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20. Il Convegno di San Giovanni Rotondo ci ha offerto un’esperienza viva ed eloquente del nostro essere Chiesa. Ci ha aiutato a risalire alla sorgente dell’identità e della missione dei laici, passando attraverso l’approfondimento della comunione ecclesiale. Un battezzato non è mai una persona sola: la comunione con Cristo fonda la relazione con gli altri fratelli di fede. Rigenerati dalle acque del Battesimo, vi esortiamo ad accogliere l’invito di Pietro a mantenere viva l’adesione a Cristo, “Pietra viva”: è Lui che ci trasforma in “pietre vive” per formare l’edificio spirituale e offrire un sacrificio gradito a Dio (cfr 1Pt 2,4–5). Sì, la Chiesa è mistero di comunione! Per questo i carismi, se sono veramente tali, cioè doni dello Spirito Santo, non possono mai entrare in conflitto gli uni con gli altri. Essi devono essere vissuti senza un atteggiamento di superiorità o un complesso di inferiorità. Ogni stato di vita ha qualcosa da imparare e qualcosa da insegnare alle altre figure vocazionali. Con un sapiente intreccio di relazioni umane, la comunità cristiana potrà risplendere in tutta la sua bellezza e proporsi al mondo come sacramento credibile di Cristo, salvatore del mondo. Ne parla con insistenza san Paolo, nelle sue numerose esortazioni a vivere la carità (cfr Fil 2,1–4; 4,2–4; 1Cor 13; Ef 4,1–6) e la reciprocità dell’amore (cfr 1Cor 12,26). La frequenza della formula «gli uni gli altri»22 manifesta l’imperativo fondamentale della vita cristiana e

22

Ecco alcune citazioni dall’epistolario paolino: «Confortatevi a vicenda e siate di aiuto


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE richiama la responsabilità di tutti a condividere la passione per la Chiesa, famiglia di Dio e corpo di Cristo. Siano, pertanto, valorizzate le esperienze associative che, in comunione con i pastori, hanno come obiettivo la santificazione dei fedeli laici, la loro testimonianza di carità e la presenza solidale nel mondo.

Corresponsabili e missionari 21. Sin dall’inizio del cammino di preparazione e durante la celebrazione del Convegno, il tema del rapporto tra laici e presbiteri è stato a cuore di tutti i partecipanti. Per questo raccomandiamo fiduciosi lo sviluppo e la cura di una tale equilibrata relazione sia negli anni di formazione nei nostri Seminari, sia nella prassi pastorale parrocchiale e associativa. Cresca nelle nostre comunità ecclesiali la corresponsabilità che si esprime tanto nelle forme istituzionali previste dalla Chiesa universale con gli organismi di partecipazione, quanto in quelle carismatiche antiche e nuove suscitate dallo Spirito: pensiamo ai terz’Ordini e alle aggregazioni storiche, ma anche ai movimenti e alle nuove comunità. Fiorisca, inoltre, la corresponsabilità di laici, religiosi e presbiteri nel discernimento comunitario e nei percorsi di formazione condivisa, nella pastorale ordinaria e nella missione ad gentes 23. Raccomandiamo a tutti di respingere la tentazione di mortificare la bellezza della comunione ecclesiale con forme inaccettabili di autoreferenzialità e di contrapposizione, di clericalizzazione dei laici e di laicizzazione dei preti24. gli uni agli altri; vivete in pace tra voi» (1Ts 5,11.13); «Quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri; […] Nel corpo non vi siano divisioni, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre» (1Cor 11,33; 12,25); «Mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri; […] Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 5,13; 6,2); «Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,10). 23 Cfr Proposizioni nn. 4 e 5. 24 Cfr Proposizione n. 7.

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Negli organismi di partecipazione, si promuova uno spirito e uno stile di comunione: il dialogo consapevole e libero faccia riscoprire e sviluppare il volto missionario delle nostre parrocchie, aiutando i singoli battezzati e i gruppi ecclesiali ad assumersi le proprie responsabilità25.

Nel solco del Convegno di Verona 22. Come Pastori esprimiamo il nostro sincero apprezzamento e il vivo incoraggiamento alle migliaia e migliaia di persone impegnate in un apostolato di stretta collaborazione con la gerarchia nell’ambito della catechesi, della liturgia, delle caritas e di tutte le associazioni ecclesiali, movimenti e gruppi. Vivete la partecipazione alla vita pastorale della Chiesa come una grazia che arricchisce la vostra esistenza e diventa fondamento di un servizio da esercitare con competenza e amore. Nel solco del Convegno ecclesiale nazionale di Verona (16–20 ottobre 2006), tenete presente le parole che formano la «triade indivisibile: comunione, corresponsabilità, collaborazione. Esse delineano il volto di comunità cristiane che procedono insieme, con uno stile che valorizza ogni risorsa e ogni sensibilità, in un clima di fraternità e di dialogo, di franchezza nello scambio e di mitezza nella ricerca di ciò che corrisponde al bene della comunità intera»26. In un contesto sociale frammentato e disperso, occorre generare stili di incontro e di comunicazione attraverso relazioni interpersonali attente a ogni persona, senza sacrificare la qualità dei rapporti all’efficienza dei programmi. 348

Cristiani competenti 23. Sentitevi partecipi della missione della Chiesa e continuate a fare del mondo il luogo privilegiato e prioritario del vostro impe-

25

Cfr Proposizioni nn. 6 e 7. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, «Rigenerati per una speranza viva» (1 Pt 1,3): Testimoni del grande ‘sì’ di Dio all’uomo. Nota pastorale dopo il 4° Convegno ecclesiale nazionale, 29 giugno 2007, n. 23.

26


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE gno apostolico, annunciando e testimoniando il contenuto stesso della missione di Gesù: la regalità di Dio sull’uomo e sul mondo (cfr Mc 1,14). Siate cristiani competenti nel campo scientifico, filosofico e teologico, perché le sfide da affrontare sono davvero ardue27. Nell’areopago della cultura moderna, siete chiamati a tenere alto il confronto sui grandi temi della verità e della carità, proponendo con franchezza la forza liberante del messaggio evangelico. La vostra parola e la vostra vita narrino a tutti che Dio non è nemico dell’uomo, ma suo primo alleato, anzi suo Creatore e Padre; il riconoscimento della sua presenza nel mondo non è una ipotesi inutile per l’ordinamento della società moderna perché è Dio che rende possibile una vita veramente umana; questa non è frutto di ingegneria genetica, ma dono di Dio; l’intelligenza dell’uomo non è un prodotto del caso, ma partecipazione della sapienza di Dio; la libertà umana non si identifica con il capriccio, ma nasce dalla verità e si esercita nella carità; la tecnica e i capitali economici sono importanti per lo sviluppo dell’uomo, ma accanto ad essi è necessaria l’educazione a una crescita spirituale oltre che materiale; lo Stato, al quale è doveroso pagare le tasse e i cui rappresentanti vanno rispettati, non è fonte dell’etica umana, perché prima ci sono la persona e la famiglia, i cui diritti lo Stato deve riconoscere e non fondare, perché essi sono radicati nella natura dell’uomo.

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27

Cfr Proposizioni nn. 9 e 12.


Capitolo quarto

Osate la speranza «Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo». (Rm 15,13)

La Puglia, arcobaleno e ponte

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24. La Puglia, di solito, viene descritta con due metafore: il ponte e l’arcobaleno. La figura dell’arcobaleno sottolinea l’identità plurale della nostra regione; un’identità che traspare perfino dal suo nome, declinabile al singolare (Puglia) o al plurale (Puglie). Ciò vuol dire la diversità di colori che formano un solo fascio di luce; e la diversità dei territori (Capitanata, Terra di Bari, Murge, Arco jonico, Piana dei Messapi, Salento), delle tradizioni culturali e linguistiche si fondono in un comune senso di appartenenza. L’immagine dell’arcobaleno, inoltre, si riferisce alla capacità della gente pugliese di aprirsi alla speranza anche quando sopraggiungono situazioni di grandi difficoltà e di gravi problemi sociali ed economici. L’immagine del ponte, inscritta nella sua conformazione geografica e nella sua storia, indica la sua collocazione tra Nord e Sud, tra Est e Ovest, e richiama la sua naturale vocazione a proporsi non come periferia, ma come terra di approdo e di passaggio, di confine e di frontiera. Da sempre, gli scambi culturali e commerciali con i Paesi posti sull’altra sponda dell’Adriatico e con quelli del Nord Africa hanno caratterizzato la sua composizione sociale e il suo sviluppo. La sua posizione centrale nel mar Mediterraneo ne ha fatto, in questi anni, la porta dei flussi migratori che dalle regioni del Sud del mondo si sono diretti verso il Nord Europa.


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE Il ponte teologico ed ecumenico 25. Ancor prima, però, la metafora del ponte indica la condizione originale, teologica, dei cristiani, che sono nel mondo, ma non sono del mondo (cfr Gv 17,9–19), chiamati ad essere cittadini della città terrena e, insieme, della città del cielo. Alimentate, dunque, la sete di ancoraggio della nostra storia alla dimora eterna del Padre: cosa che non distoglie dall’impegno terreno, anzi lo motiva ed esalta. Osate proporre la speranza cristiana a tutte le ideologie orizzontali, che si rivelano miopi e riduttive nel riconoscimento delle grandi attese del cuore umano e del senso pieno della vita. La suprema “arcata” che collega terra e cielo è ricordata nella risposta che Gesù dà a Natanaele: «Vedrai cose più grandi di queste» (cfr Gv 1,50). La testimonianza di questi primi incontri con il Messia, raccontati nel quarto Vangelo, vi confermi nella certezza che – nella Chiesa e nella società – è possibile vedere in anticipo “le cose più grandi” del cielo. Ecumenismo di base 26. L’unità visibile dei cristiani di Oriente e di Occidente appartiene alle cose più grandi promesse da Gesù alla sua Chiesa. La compresenza del mondo bizantino e di quello latino ha profondamente segnato la nostra storia; il nostro passato, con le sue istanze e le sue speranze, continua a vivere nelle tracce indelebili segnate nell’anima pugliese, ancora più che nei pure splendidi monumenti. Pertanto, in questa terra, che è crocevia di culture e civiltà, coltivate la vocazione al dialogo, iscritta nelle mille forme, nei mille volti di questa regione “al plurale”. Rinvigorite in modo capillare l’ecumenismo di base e valorizzate la Facoltà Teologica Pugliese, in particolare il suo Istituto Ecumenico, per conoscere la teologia dei Padri e i tesori della tradizione orientale e occidentale, in modo da arricchire di “nuovi ponti” culturali e spirituali il nostro futuro28. 28

Cfr Proposizione n. 4.

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Accoglienza e dialogo Aiutate la società civile pugliese a risalire alle motivazioni genuine e profonde di un’autentica cultura dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati, portatori anch’essi di valori, di esperienze e di risorse umane, che possono arricchire la nostra regione. Siate artefici di un attento dialogo culturale con le diverse espressioni religiose non cristiane presenti in Puglia, nel rispetto più sincero di tutte le tradizioni degli immigrati, ma senza dimenticare la vostra identità cristiana: nella bellezza del volto di Cristo crocifisso e risorto, Figlio di Dio e Redentore di tutti gli uomini, trovate quel senso pieno che siete tenuti a irradiare su ogni sincera ricerca di Dio (cfr LG 16).

Il ponte fede–vita Valori fondamentali

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27. Con realismo e fiducia vi esortiamo a rinnovare la prassi pastorale delle nostre comunità ecclesiali, perché diventino sempre più capaci di generare cristiani adulti nella fede, sostenuti da una «spiritualità creativa, sapienziale e comunionale»29. Tutti coloro che abitano e abiteranno la nostra terra domandano una nuova generazione di uomini e donne per il servizio della polis, umanamente disponibili e cristianamente motivati nel costruire una convivenza sociale solidale, ordinata secondo il principio della sussidiarietà. Persone capaci di realizzare “ponti nuovi” tra liturgia e vita, tra dimensione spirituale e impegno pubblico in campo politico e sociale, con lo stile della “coerenza eucaristica” (cfr 1Cor 11,27–29), richiamata da Benedetto XVI: «Il culto gradito a Dio non è mai atto meramente privato, senza conseguenze sulle nostre relazioni sociali: esso richiede la pubblica testimonianza della propria fede. Ciò vale ovviamente per tutti i battezzati, ma si impone con particolare urgenza nei confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori 29

G. LAZZATI, Tre note per una nuova spiritualità laicale, in «Segno sette», 4 giugno 1985, in L. CAIMI (a cura di), Giuseppe Lazzati. Laici secondo il Vangelo, AVE, Roma 2007, pp. 285–288.


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili. Pertanto, i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana»30.

Globalizzare la solidarietà 28. È sotto gli occhi di tutti che la crisi attuale non è solo economica, ma anche etica e antropologica. La globalizzazione dei mercati domanda un impegno ancora più grande e concreto per globalizzare la solidarietà. I beni della terra sono dati dal Creatore a tutti gli uomini: su tale principio si fonda la tessitura di un legame profondo tra economia ed etica. Un “ponte nuovo”, che non si limita ad inserire settori o segmenti etici nella prassi economico–finanziaria attuale, ma cerca nella dottrina sociale della Chiesa le dimensioni indispensabili, le “esigenze intrinseche” per passare dalla denuncia alla costruzione di una “casa comune”. I “beni relazionali” ed i “beni finanziari” devono essere collegati al principio del primato della persona sull’economia. Papa Benedetto XVI chiede di elaborare un’etica «amica della persona»31. In questo campo osiamo pensare e sperare che il Sud possa rivelarsi un nuovo “laboratorio”, capace di fornire orientamenti ed esperienze utili al resto del Paese, dell’Europa e del mondo32. 30

BENEDETTO XVI, Sacramentum caritatis, n. 83. BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 45. 32 Cfr Proposizione n. 11. A tal proposito, i vescovi italiani hanno scritto: «Il Mezzogiorno può divenire un laboratorio in cui esercitare un modo di pensare diverso rispetto ai modelli che i processi di modernizzazione hanno prodotto: […] (pensare) al gratuito e persino al grazioso, e non solo all’utile e a ciò che conviene; al bello e persino al meraviglioso, 31

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Nuovo investimento educativo 29. Con lo sguardo rivolto all’avvenire, esortiamo tutti a costruire ponti tra le generazioni. In una situazione di emergenza e di difficoltà a trasmettere la fede alle nuove generazioni, occorre promuovere un rinnovato protagonismo in campo educativo. Ci riferiamo alle famiglie, alla rete delle parrocchie, all’azione preziosa degli istituti religiosi e delle aggregazioni ecclesiali, all’impegno profuso nella scuola dagli insegnanti di religione cattolica, all’opera qualificata delle scuole cattoliche e delle altre istituzioni educative e culturali. Oggi è necessario «un investimento educativo capace di rinnovare gli itinerari formativi, per renderli più adatti al tempo presente e significativi per la vita delle persone, con una nuova attenzione per gli adulti. La formazione, a partire dalla famiglia, deve essere in grado di dare significato alle esperienze quotidiane, interpretando la domanda di senso che alberga nella coscienza di molti»33 e stimolando la diffusione e maturazione di una catechesi sempre più performativa34, modellata sulla “grazia che insegna”35. Siate, pertanto, promotori di una formazione della persona favorendo la sua crescita integrale mediante sagge alleanze educative tra famiglia e parrocchia, scuola e istituzioni. A voi genitori ed educatori rivolgiamo l’invito a guardare con attenzione e a proporre con convinzione Gesù, maestro e modello di umanità pienamente realizzata. Egli è l’uomo nuovo, che chiama tutti a diventare simili a lui, a conformare la nostra vita alla sua, con l’aiuto della sua grazia e con l’esercizio della nostra libertà e responsabilità36.

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e non solo al gusto e a ciò che piace; alla giustizia e persino alla santità, e non solo alla convenienza e all’opportunità», in CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Per un Paese solidale, n. 17. 33 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, “Rigenerati per una speranza viva”, n. 17. 34 La catechesi «non può limitarsi a essere scuola di dottrina, ma deve diventare occasione di incontro con la persona di Cristo e laboratorio in cui si fa esperienza del mistero ecclesiale, dove Dio trasforma le nostre relazioni e ci forma alla testimonianza evangelica di fronte e in mezzo al mondo. Da essa dipende non soltanto la corretta ed efficace trasmissione della fede alle nuove generazioni, ma anche lo stimolo a curare e maturare una qualità alta della vita credente negli adolescenti e nei giovani», in CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Per un Paese solidale, n. 17. 35 «È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna (paidèúousa) a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,11–12). 36 Cfr Proposizioni nn. 1 e 2.


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE Giovani protagonisti Costruire sulla Roccia 30. La domanda di Gesù ai due discepoli di Giovanni Battista – “Che cosa cercate?” (Gv 1,38) – coglie nel vivo anche voi, giovani della Chiesa e della società pugliese di oggi, assetati di sicurezze e di attenzioni, di novità e di felicità. Vivete immersi in cose che invecchiano presto, in momenti felici che non durano; le crisi personali e sociali sembrano rincorrersi continuamente. Eppure non smettete di cercare e desiderare. Cosa cercate? Forse non sempre lo sapete. Spesso vi disperdete dietro a curiosità varie, a luoghi nuovi, a segmenti slegati tra loro. A volte le vostre storie sembrano pagine imprevedibili di un “libro di sabbia”, che non ha inizio né fine. Un libro incomprensibile. Eppure non vi rassegnate, attendete e cercate, finché alcuni incontri vi provocano a ripensare non solo la quotidianità, ma anche la direzione e la compagnia della vostra vita. Sì, come il popolo di Israele, anche voi cercate un «futuro pieno di speranza» (Ger 29,11). Voi, giovani, siete il futuro di queste Chiese e di questa società. Condividiamo la vostra ricerca sofferta! Uniamo la nostra voce alla vostra: esortiamo le nostre comunità ad aprirsi di più alla vostra presenza negli organismi di partecipazione e in tutta la vita ecclesiale; chiediamo che possiate sperimentare attenzione e amore effettivi da parte della nostra società. Scoprite pienamente la vostra vocazione umana e cristiana: costruite sulla roccia della Parola di Dio e non sulla sabbia! Siate docili all’azione dello Spirito di Gesù: create ponti nuovi tra arte e fede, benessere fisico e benessere spirituale, impegno nello studio e volontariato.

Servire la pace 31. Consapevoli delle responsabilità che abbiamo nella promozione della pace, intendiamo fare delle Chiese di Puglia delle comunità che educano alla pace.

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A tutti voi, uomini e donne della Puglia, e soprattutto a voi, giovani, vogliamo dare una consegna che riempia di senso la vita: essere protagonisti di una cultura della pace, non solo nel proprio ambiente, ma anche tra popolazioni appartenenti a etnie diverse, a territori geograficamente distanti, a popolazioni che professano religioni differenti. Le tre grandi religioni monoteistiche che hanno segnato con alterne vicende, positive e negative, la storia dei popoli del Mediterraneo, hanno nella comune fede in Dio Padre misericordioso, il fondamento religioso oggettivo per la promozione di una cultura imperniata sulla “convivialità delle differenze” (mons. Antonio Bello). È questo l’apporto più significativo che le religioni possono offrire alla causa della pace. Si tratta di una comune e paziente opera educativa che aiuti le persone a sapersi accettare reciprocamente, ad aiutarsi benevolmente nella convinzione che le differenze, lungi dall’essere sinonimo di divisione e fonte di conflittualità, possono essere opportunità preziose per l’arricchimento del proprio orizzonte culturale e della propria vita. Non ci illudiamo che il cammino della pace sia facile. Esso è ostacolato dall’integralismo, dal proselitismo, dalla violenza che impone agli uomini determinate convinzioni religiose o che impedisce loro di esprimerle, ma anche dal facile irenismo che tende a livellare le differenze sbiadendone i contenuti o mortificandone la manifestazione. Ma nonostante sia un cammino irto di difficoltà, esso deve essere perseguito con perseveranza. Servire la pace, infatti, significa umanizzare il mondo e in ultima analisi glorificare Dio, perché Pace è il suo Nome.

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CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE

Conclusione

Una nuova primavera «Venite e vedrete». (Gv 1,39)

Pietre di scarto, splendenti di luce 32. Concludiamo la presente nota rievocando il logo del Convegno, che raffigurava l’icona dei discepoli di Giovanni (cfr Gv 1,35–51). In quei due “cercatori di Dio” e del suo Messia, riconosciamo i cristiani di tutti tempi, e in particolare i fedeli laici che camminano sulle strade della nostra terra. Vi invitiamo ad “andare e vedere” chi è Colui che può dire una parola che illumina la mente e riscalda il cuore, che infonde speranza e conduce alla vita piena. È la Parola che Gesù continua a rivolgere a chi lo segue sinceramente, oggi come ieri. Lui solo è capace di togliere i sigilli della storia di ogni uomo, leggerla e guidarla al bene. Ed è lo stesso Signore risorto che ogni domenica ci dà appuntamento nella celebrazione della Santa Eucaristia: lì non solo ci parla, ma si dona completamente a noi per farci entrare in comunione profonda con Lui. Vi esortiamo: cercate e trovate in Lui la gioia piena della vita e della missione laicale nella Chiesa e nella società. 357 Il mosaico e le tessere 33. Vi accompagni il ricordo gioioso dei mosaici nella cripta della chiesa di San Pio. Alzate lo sguardo alle migliaia di piccole tessere ben allineate che creano una armonia di colori. Pietre diverse, nessuna più importante dell’altra, ognuna con la sua bellezza e collocata al giusto posto, ma tutte necessarie alla realizzazione del progetto dell’artista: creare un disegno capace di riflettere la bellezza della santità. Non è


difficile scoprire su quelle tessere la nostra identità di “pietre vive” scolpite dallo Spirito di Dio, ciascuna con una sua bellezza e con una vocazione specifica, tutte importanti nel progetto di Dio per formare il volto radioso della Chiesa. Vivete come pietre splendenti di luce, tutte insieme impegnate ad esprimere la bellezza della gloria di Dio che si riflette sulla terra. Vivete sostenuti dall’esempio di san Pio, “pietra di scarto”, uomo buono, che nel Libro dell’amore ha trovato la forza per vincere ogni forma di “inverno”. Con l’intercessione sua e di tutti i santi, sotto lo sguardo luminoso di Maria, Regina Apuliae, possiamo passare – nella forza della Pasqua – a una “nuova primavera” della società e della vita cristiana in Puglia. Pasqua di Risurrezione, 8 aprile 2012

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+ FRANCESCO CACUCCI Arcivescovo Metropolita di Bari–Bitonto

+ DOMENICO CALIANDRO Vescovo di Nardò–Gallipoli

+ DOMENICO UMBERTO D’AMBROSIO Arcivescovo Metropolita di Lecce

+ DOMENICO CORNACCHIA Vescovo di Lucera–Troia

+ FILIPPO SANTORO Arcivescovo Metropolita di Taranto

+ FELICE DI MOLFETTA Vescovo di Cerignola–Ascoli Satriano

+ FRANCESCO PIO TAMBURRINO Arcivescovo Metropolita d Foggia–Bovino

+ PIETRO MARIA FRAGNELLI Vescovo di Castellaneta

+ MICHELE CASTORO Arcivescovo di Manfredonia–Vieste– S. Giovanni Rotondo

+ LUIGI MARTELLA Vescovo di Molfetta–Ruvo–Giovinazzo–Terlizzi

+ DONATO NEGRO Arcivescovo di Otranto

+ MARIO PACIELLO Vescovo di Altamura–Gravina–Acquaviva delle Fonti

+ GIOVANNI BATTISTA PICHIERRI Arcivescovo di Trani–Barletta–Bisceglie + ROCCO TALUCCI Arcivescovo di Brindisi–Ostuni + VITO ANGIULI Vescovo di Ugento–Santa Maria di Leuca + RAFFAELE CALABRO Vescovo di Andria

+ DOMENICO PADOVANO Vescovo di Conversano–Monopoli + VINCENZO PISANELLO Vescovo di Oria + LUCIO RENNA Vescovo di San Severo


CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE Vergine coraggiosa, ispiraci forza d’animo e fiducia in Dio, perché sappiamo superare tutti gli ostacoli che incontriamo nel compimento della nostra missione. Insegnaci a trattare le realtà del mondo con vivo senso di responsabilità cristiana e nella gioiosa speranza della venuta del Regno di Dio, dei cieli nuovi e della terra nuova. Tu che insieme agli Apostoli in preghiera sei stata nel Cenacolo in attesa della venuta dello Spirito di Pentecoste, invoca la sua rinnovata effusione su tutti i fedeli laici, uomini e donne, perché corrispondano pienamente alla loro vocazione e missione, come tralci della vera vite, chiamati a portare molto frutto per la vita del mondo. Vergine Madre guidaci e sostienici perché viviamo sempre come autentici figli e figlie della Chiesa di tuo Figlio e possiamo contribuire a stabilire sulla terra la civiltà della verità e dell’amore, secondo il desiderio di Dio e per la sua gloria. Amen Giovanni Paolo II in Christifideles Laici, 64

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D OCUMENTI

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V ITA

DELLA

C HIESA

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B ARI -B ITONTO

CURIA METROPOLITANA Cancelleria

1. Sacre ordinazioni, ammissioni, ministeri istituiti - La sera del 17 giugno 2012, XI domenica del Tempo Ordinario, nella chiesa parrocchiale di S. Vito in Gioia del Colle, mons. Domenico Ciavarella, vicario generale, delegato dall’Arcivescovo di Bari-Bitonto, ha istituito accolito il sig. Angelo Angelillo; - la mattina di domenica 24 giugno 2012, Solennità della Natività di S. Giovanni Battista, nella Cattedrale di Bari, durante una concelebrazione eucaristica da lui presieduta, S.E. mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, ha istituito accoliti i seguenti candidati al diaconato permanente: Alessandro Amato, Graziano Bernardi, Carmelo Cassano, Tommaso Cozzi, Liberato De Caro, Giuseppe De Serio, Carlo Benito Errico, Luigi Fanelli, Donato Lippolis; nonché i ministri laici: Costantino Cacucciolo, Francesco Epifani, Michele Guerra, Luigi Laguaragnella, Nunzio Lassandro, Elio Lorusso, Oronzo Losacco, Vito Nicola Masciopinto, Gaetano Milella, Claudio Nocco, Adriano Paduano, Massimo Perrelli; - la sera di domenica 24 giugno 2012, Solennità della Natività di S. Giovanni Battista, nella chiesa parrocchiale del SS. Sacramento in Bitonto, S.E. mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di BariBitonto, durante una concelebrazione eucaristica da lui presieduta, ha ordinato diacono il seminarista Nicola Flavio Santulli, incardinandolo nel clero diocesano; - la sera di venerdì 29 giugno 2012, Solennità dei SS. Apostoli Pietro

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e Paolo, nella Cattedrale di Bari, S. E. mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, durante una concelebrazione eucaristica da lui presieduta, ha ordinato presbitero il diacono Francesco Micunco, del clero diocesano.

2. Decreti arcivescovili S. E. l’Arcivescovo, con decreto arcivescovile del - 1 giugno 2012 (Prot. n. 21/12/D.A.G.), ha rinnovato il Consiglio Pastorale diocesano per la durata di cinque anni, nominando contestualmente segretario del medesimo Consiglio il signor Antonio Nicola Colagrande, vice presidente dell’Azione Cattolica diocesana.

3. Nomine e decreti singolari A) S. Eccellenza l’Arcivescovo ha nominato, in data: - 1 giugno 2012 (Prot. n. 20/12/D.A.S.-N), don Michele Camastra all’ufficio di assistente spirituale della Confraternita di S. Giuseppe in Triggiano; - 24 giugno 2012 (Prot. n. 48/12/D.A.S.-N), il sig. Patrizio Tarantino all’ufficio di difensore del vincolo del Tribunale diocesano.

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B) S. E. l’Arcivescovo ha trasferito, in data - 12 giugno 2012 (Prot. n. 22/12/D.A.S.-T.), il diacono permanente Giovanni Caradonna dall’ufficio di collaboratore della parrocchia S. Marcello in Bari all’ufficio di collaboratore della parrocchia S. Carlo Borromeo in Bari; - 12 giugno 2012 (Prot. n. 23/12/D.A.S.-T.), il diacono permanente Cosmo Gadaleta dall’ufficio di collaboratore della parrocchia Cattedrale in Bari all’ufficio di collaboratore della parrocchia S. Ferdinando in Bari; - 12 giugno 2012 (Prot. n. 24/12/D.A.S.-T.), il diacono permanente Raffaele Carofiglio dall’ufficio di collaboratore della parrocchia S. Maria Veterana in Triggiano all’ufficio di collaboratore della parrocchia SS. Crocifisso in Triggiano.


D OCUMENTI

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V ITA

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C HIESA

DI

B ARI -B ITONTO

CURIA METROPOLITANA Ufficio Cause dei santi

Chiusura del processo diocesano di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Teresa di Gesù (Gimma), o.c.d., Fondatrice del Monastero di S. Teresa Nuova in Bari

Il 6 giugno 2012, alle ore 17.30, presso la chiesa del Monastero di S. Teresa Nuova in via Amendola in Bari, si è celebrata la cerimonia di chiusura della fase diocesana del processo canonico sulle virtù eroiche e la fama di santità della Serva di Dio Teresa di Gesù (Gimma), carmelitana scalza e fondatrice del Monastero stesso. La cerimonia è stata presieduta dall’Arcivescovo di Bari-Bitonto S.E. mons. Francesco Cacucci, con la partecipazione del Postulatore della causa S.E. mons. Vito Angiuli Vescovo di Ugento-S.Maria di Leuca, del Vicepostulatore mons. Angelo Latrofa, del Provinciale della Provincia Napoletana dei Carmelitani scalzi p. Luigi Gaetani, del Cancelliere Arcivescovile mons. Paolo Bux. Erano presenti i membri del Tribunale, mons. Ignazio Fraccalvieri, Giudice delegato, don Ubaldo Aruanno, Promotore di giustizia, e la dott.ssa Gabriella Roncali, Notaio attuario; e inoltre il Delegato diocesano per la cause dei santi mons. Vito Bitetto e il suo collaboratore prof. Giuseppe Micunco. Dopo l’invocazione dello Spirito Santo col canto del Veni Creator intonato dalle monache del Monastero, dopo una lettura dagli scritti di Madre Gimma e la preghiera d’intercessione, il Postulatore mons. Angiuli ha spiegato il significato e i momenti della cerimonia di chiusura del processo, soffermandosi sulla bellezza della figura della Serva di Dio e sulla preziosità dei suoi scritti spirituali

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da poco pubblicati. Il Provinciale p. Luigi Gaetani ha aggiunto delle considerazioni sulla spiritualità carmelitana e in specifico su quella di Madre Gimma, mettendo in rilievo il valore che tale spiritualità può e deve avere per tutto il popolo di Dio. Si è proceduto quindi alle operazioni di chiusura del processo, con la consegna dei documenti e con la stesura dello ‘strumento di chiusura’. Il notaio della causa, dott.ssa Roncali, ha quindi dato lettura del verbale che è stato sottoscritto dai membri del Tribunale e dall’Arcivescovo; il Vicepostulatore mons. Latrofa è stato ufficialmente incaricato del compito di portare a Roma presso la Congregazione delle cause dei santi due copie autentiche del Processo con la relativa documentazione. Mons. Bitetto ha brevemente illustrato l’iter che ora a Roma il processo dovrà avere. Espletate le procedure giuridiche, l’Arcivescovo Mons. Cacucci ha preso la parola, esprimendo il suo rallegramento per questa nuova figura di santità che va ad arricchire ulteriormente la storia di un momento particolarmente felice per la nostra Chiesa diocesana, quello della prima metà del Novecento, che ha visto fiorire quasi contemporaneamente, e in alcuni casi insieme, altri testimoni di santità, espressioni di vocazioni diverse, ma tutte in qualche modo debitrici alla spiritualità carmelitana. La Beata Elia, prima beata della Chiesa di Bari, è vissuta nel Carmelo di via De Rossi; il Servo di Dio mons. Carmine De Palma, sacerdote barese, è stato per qualche tempo suo confessore e direttore spirituale; mons. De Palma ha accompagnato anche un altro Servo di Dio della diocesi di Bari-Bitonto, un laico, il prof. Giovanni Modugno, bitontino, ma che a Bari ha insegnato e svolto la sua opera di educatore nella società e nella comunità cristiana; e alla spiritualità carmelitana è stata legata anche un’altra splendida figura della Bari di quegli anni, la Serva di Dio Bina Morfini, una catechista, una laica, che ha fondato a Bari il Terz’ordine carmelitano. Madre Teresa di Gesù Gimma appartiene lei pure a questi anni di grazia per la nostra Chiesa, e la sua opera educatrice e spirituale, così ben attestata dagli scritti che ci ha lasciato, ha senz’altro contribuito alla crescita umana e cristiana della nostra città e della nostra Chiesa. La solenne cerimonia di chiusura del processo si è conclusa con il canto del Magnificat. prof. Giuseppe Micunco


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CURIA METROPOLITANA Settore Presbiteri La Giornata di santificazione sacerdotale Mons. Mariano Crociata

La sfida dell’educazione alla fede (Cassano Murge, 15 giugno 2012)

Dobbiamo essere grati al Santo Padre Benedetto XVI per avere indetto un Anno della fede, non solo a motivo della grazia che esso comunque rappresenta per ogni credente, comunità o Chiesa particolare, ma anche per il contributo specifico che apporta al cammino della Chiesa in Italia. I vescovi italiani, infatti, hanno messo al centro dell’impegno pastorale del decennio l’educazione, con una attenzione specifica – in conformità alla loro propria missione pastorale – alla educazione alla fede. L’Anno della fede, con il richiamo alle due ricorrenze che lo hanno suggerito, offre al compito educativo due riferimenti fondamentali nel Concilio Vaticano II e nel Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr Benedetto XVI, Lettera Apostolica Porta fidei, n. 4). Su questo sfondo vorrei rileggere con voi gli Orientamenti pastorali. Una rilettura che intende puntare su alcune questioni nodali più che su una pedissequa esposizione di un documento che ben conoscete. Il motivo di questa scelta è presto detto. Penso che uno dei modi migliori di celebrare un Anno della fede sia proprio quello di far crescere la vita di fede di noi presbiteri e delle nostre comunità *

Relazione tenuta da S.E. mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, alla Giornata di santificazione sacerdotale presso l’Oasi S. Maria in Cassano Murge il 15 giugno 2012.

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dentro il cammino ordinario di vita. Senza trascurare le iniziative straordinarie che dovranno essere intraprese o accolte, la ricchezza di questa indizione sta tutta nella sua capacità di far riflettere e risvegliare l’interesse per la fede nei nostri fedeli e attorno a noi. Il Papa definisce la finalità di questo Anno come un «riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo» (Porta fidei, n. 2). E, a partire da tale esperienza, indica il duplice indivisibile compito di «riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede» (cfr Porta fidei, n.7), e quello che cerca di unire «riflessione» sulla fede e «confessione di fede», per «conoscere meglio» e «trasmettere» la fede stessa (cfr Porta fidei, n. 8).

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1. Ci troveremmo in errore e sprecheremmo una opportunità se pensassimo che, alla fin fine, quella del Papa sia una iniziativa dettata da circostanze estrinseche e fortuite; essa invece risponde ad una esigenza che scaturisce da un discernimento della situazione culturale e religiosa in cui ci troviamo. Scrive il Papa al n. 2 di Porta fidei: «Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato. Mentre nel passato era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone». La preoccupazione per la profonda crisi di fede in atto non cancella quella fiducia più volte manifestata nel potere che ha l’esperienza della gioia dell’incontro con Cristo e l’entusiasmo per la sua trasmissione; ma se solo la forza di questa gioia e di questo entusiasmo può vincere ogni difficoltà, nondimeno i motivi di preoccupazione sono ben fondati e gravi. Lo fa rilevare ancora il Papa in due interventi relativamente recenti. Nel Discorso alla Curia Romana del 22 dicembre scorso, diceva: «Con preoccupazione, non soltanto fedeli credenti, ma anche estranei osservano come le persone che vanno regolarmente in chiesa diventino sempre più anziane e il loro


CURIA METROPOLITANA numero diminuisca continuamente; come ci sia una stagnazione nelle vocazioni al sacerdozio; come crescano scetticismo e incredulità». E proseguiva: «Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci» . E pochi giorni dopo, alla Omelia dei Vespri del 31 dicembre 2011, aggiungeva: «La quaestio fidei è la sfida pastorale prioritaria […]. I discepoli di Cristo sono chiamati a far rinascere in se stessi e negli altri la nostalgia di Dio e la gioia di viverlo e di testimoniarlo, a partire dalla domanda sempre molto personale: perché credo? Occorre dare il primato alla verità, accreditare l’alleanza tra fede e ragione […]; rendere fecondo il dialogo tra cristianesimo e cultura moderna; far riscoprire la bellezza e l’attualità della fede […] come orientamento costante, anche delle scelte più semplici, che conduce all’unità profonda della persona rendendola giusta, operosa, benefica, buona. Si tratta di ravvivare una fede che fondi un nuovo umanesimo capace di generare cultura e impegno sociale». Non vorrei sembrare troppo concordista se affermo che la scelta dei vescovi italiani è caduta sul tema educativo sulla base di un discernimento analogo a quello che abbiamo ascoltato dalle parole citate del Papa, il quale peraltro con il suo magistero è pure all’origine di una specifica attenzione nei confronti dell’educazione. Proprio tale accostamento, tra quaestio fidei ed educazione, permette di affermare che umano e cristiano non si possono dissociare. Se dobbiamo rilevare una crisi di fede, non possiamo fare a meno di constatare una contestuale crisi dell’umano. Se è diventato un problema educare alla fede, non è meno problematico semplicemente educare; e un recupero della fede non può che portare con sé uno sviluppo dell’umano1. 1

Gli Orientamenti CEI lo ricordano così: «La fede, infatti, è radice di pienezza umana, amica della libertà, dell’intelligenza e dell’amore. Caratterizzata dalla fiducia nella ragione, l’educazione cristiana contribuisce alla crescita del corpo sociale e si offre come patrimonio per tutti, finalizzato al perseguimento del bene comune» (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 15).

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2. Questa connessione appare con singolare evidenza in un ambito che trova spunto già nel primo capitolo degli Orientamenti, dove si dice che i «giovani si trovano spesso a confronto con figure adulte demotivate e poco autorevoli, incapaci di testimoniare ragioni di vita che suscitino amore e dedizione» (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 12). Riflettendo quest’anno nell’assemblea dei vescovi sulla formazione degli adulti, abbiamo potuto verificare la complessità e la fatica della maturità umana. Dobbiamo distinguere accuratamente, senza separarle, tra condizione dell’adulto o dell’età adulta e maturità umana e credente (c’è infatti una maturità proporzionata ad ogni età). Il problema è innanzitutto quello della maturità degli adulti, anche se non è meno difficile incontrare altre età della vita assunte in maniera adeguata alle rispettive caratteristiche. Senza dubbio, però, la condizione dell’adulto svolge una funzione decisiva, perché rappresenta il paradigma, una sorta di parametro di riferimento per tutte le altre età della vita. Senza pretendere di fissare una stagione della vita in uno stato inalterabile e raggiunto una volta per tutte, dobbiamo riconoscere che un carattere distintivo e decisivo dell’adulto maturo è la capacità di decentrarsi e di dedicarsi ad altri e ad altro. L’adulto maturo è l’opposto dell’adolescente, il quale si percepisce e si manifesta come totalmente auto-centrato, così da pensare solo a se stesso, alla sua immagine, ai suoi desideri e alle sue passioni. Il problema di oggi è che l’adolescente ha preso il posto dell’adulto maturo, e – in un certo senso – lo ha sostituito come paradigma antropologico2. Si è persa così l’evidenza fondamentale secondo cui a dare gusto e pienezza alla vita è generare nuove creature, dedicarsi a farle crescere, creare qualcosa per loro e per il loro futuro, dare corpo a progetti

2 Già Romano Guardini, nel 1957, scriveva di nutrire «la strana impressione, oggi così frequente, che l’esistenza umana, pur con tutto il suo sapere sterminato, con tutta l’enorme potenza ed esattezza della tecnica, sia in definitiva governata da persone immature. E da questa percezione nasce la profonda preoccupazione che porta a chiedersi se simili uomini, che con tanta difficoltà arrivano a mettere radici in se stessi, riusciranno a padroneggiare la propria potenza, o se soccomberanno ad essa» (R. Guardini, Le età della vita, Vita e Pensiero, Milano 1986, p. 66).


CURIA METROPOLITANA per il bene degli altri e della società intera realizzando qualcosa di buono anche a costo di sacrifici. Il mito dell’autorealizzazione a tutti i costi (individualistica, privata e direi quasi solipsistica) è un principio di consunzione che si è incistato nella mente collettiva. Così finisce, infatti, la cura dell’altro. E senza la cura dell’altro non c’è generazione, non c’è educazione, non c’è progetto condiviso, non c’è futuro comune. Siamo tornati a parlare di educazione perché è venuto meno il presupposto su cui si basava la vita sociale, prima che la stessa vita cristiana, ovvero una sana antropologia della dedizione e della cura dell’altro e della comunità nel suo insieme. L’educazione è diventata un problema perché non è più ovvio che stare al mondo come umani abbraccia come compito fondamentale la trasmissione della vita (in senso completo, dalla procreazione alla maturazione della persona). In questo modo vediamo, infatti, il legame intimo che sussiste tra il tema della formazione degli adulti e quello che riguarda gli educatori (per richiamare i due temi all’attenzione della Conferenza episcopale tra quest’anno e l’anno prossimo). Perché se non ci sono adulti maturi, non c’è nemmeno più educazione. E se si vuole aiutare qualcuno a crescere, ci vuole bene chi lo sappia fare proponendosi come modello e dedicandovisi. «Ogni adulto – leggiamo negli Orientamenti pastorali – è chiamato a prendersi cura delle nuove generazioni, e diventa educatore quando ne assume i compiti relativi con la dovuta preparazione e con senso di responsabilità» (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 29). Non siamo lontani, così dicendo, dal compito dell’educazione cristiana, anzi vi siamo nel bel centro; poiché se un buon cristiano non percepisce questa sua prima responsabilità nei confronti degli altri e della vita come collaborazione con il Creatore, nella chiamata a farsi strumento della nascita di nuovi figli di Dio, non ci sono teorie pedagogiche e programmi pastorali che tengano3. Il cristiano porta a compimento l’umano non nel senso che lo scopo dell’an3

Ancora un riferimento a Romano Guardini, che soleva affermare: «L’uomo è per l’uomo la via verso Dio» (R. Guardini, Persona e libertà, Editrice La Scuola, Brescia 1987, p. 223).

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nuncio della fede sia semplicemente una buona riuscita umana, ma nel senso che nella fede si scopre come la persona umana ritrova la verità di se stessa nell’atto in cui incontra Cristo nella Chiesa e a lui si vota con tutto se stesso insieme alla comunità dei fratelli.

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3. Le considerazioni problematiche sull’adulto oggi e sulla sua precaria maturità non devono portarci ad uno sguardo pessimistico sull’uomo di oggi, per poi concludere un po’ semplicisticamente che viene il Cristo a risolvere ogni problema e a dare ogni risposta. Non siamo chiamati a condannare né assolvere un’epoca, una cultura, una condizione sociale. Si tratta piuttosto di capire come possa avvenire l’incontro con Cristo nelle condizioni di questo tempo. Anche in questo ambito vale ciò che la teologia sempre ci ricorda, e cioè che creazione e redenzione sono momenti e dimensioni imprescindibili dell’unico disegno di Dio. Il Dio che vuole farsi incontrare in Cristo è lo stesso che ci ha fatti per sé in questo mondo verso un destino eterno. Ciò che è inscritto nella nostra natura ha già il presentimento di Cristo, senza per questo potere mai immaginare o adeguare l’assoluta novità e divina gratuità di Cristo stesso. In questo senso, l’educazione ha una dinamica umana fondamentale già inscritta nella struttura dell’essere umano, nella quale il dono della fede si inserisce con la sua irriducibile originalità e gratuità. Per questo dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione la generazione come esperienza originaria dell’umano e paradigma dell’educazione. Lo ricorda il nostro documento nel capitolo terzo, quando scrive: «Esiste un nesso stretto tra educare e generare: la relazione educativa s’innesta nell’atto generativo e nell’esperienza di essere figli. L’uomo non si dà la vita, ma la riceve» (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 27). Il paradigma generativo fa capire quali sono gli elementi decisivi che ruotano attorno all’educazione: il superamento della falsa idea di autonomia e dell’educazione come autosviluppo (cfr Educare alla vita buona del Vangelo, n. 9), il senso della interrelazione e del profondo legame con gli altri, il bisogno dell’autorità, il significato della testimonianza, il processo di crescita nell’articolazione di educazione e formazione (usati non solo nel documento come equivalenti ma etimologicamente riferibili a due dimensioni simultanee e distinte del processo di maturazione


CURIA METROPOLITANA umana e credente, l’una espressiva dell’originalità della persona, l’altra produttiva di indirizzo e orientamento della persona stessa). Se volessimo riprendere questi elementi, dovremmo evidenziare che l’esperienza fondamentale della persona rivela, insieme alla sua originalità, la sua non autosufficienza. Nessuno basta a se stesso, perché nessuno viene da se stesso, è origine a se stesso. La relazione con gli altri è costitutiva; la singolarità e l’originalità inconfondibile di ciascuno non possono cancellare il bisogno degli altri e l’irriducibile socialità4. Questo dato radicale della condizione umana è capace da solo di rivelare la verità essenziale sull’essere umano e la sua costitutiva apertura oltre se stesso. Umano e credente, a questo livello radicale, si congiungono almeno come potenzialità reali per il percorso esistenziale di ogni persona. Questo congiungimento di umano e credente può essere schematizzato in alcuni binomi in cui condensare la correlazione tra il dato oggettivo e l’esperienza soggettiva. Il primo binomio è quello di figliolanza e dipendenza: l’essere figlio dice con assoluta immediatezza la mia dipendenza originaria. Originariamente io dipendo da qualcuno e posso elaborare la verità della mia esperienza solo a partire dalla coscienza di tale dipendenza. In un certo senso il primo atto educativo si connette con la capacità di ascoltare, per così dire, questa esperienza originaria. In essa si vede subito come l’origine ultima – che noi chiamiamo Dio – si colloca intuitivamente sul prolungamento di tale dipendenza e la sua percezione sull’approfondimento della coscienza di essa. Il secondo binomio compone autorità e obbedienza. Ci vuole infatti qualcuno che mi indichi con sicurezza il senso del mondo e il mio

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Lo affermava autorevolmente Benedetto XVI il 27 maggio 2010 incontrando i vescovi italiani: «è essenziale per la persona umana il fatto che diventa se stessa solo dall’altro, l’ ‘io’ diventa se stesso solo dal ‘tu’ e dal ‘noi’, è creato per il dialogo, per la comunione sincronica e diacronica. E solo l’incontro con il ‘tu’ e con il ‘noi’ apre l’ ‘io’ a se stesso. Perciò la cosiddetta educazione antiautoritaria non è educazione, ma rinuncia all’educazione: così non viene dato quanto noi siamo debitori di dare agli altri, cioè questo ‘tu’ e ‘noi’ nel quale si apre l’ ‘io’ a se stesso».

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posto in esso. L’autorità ha questa funzione di collocazione nell’orizzonte sociale e mondano. Senza l’autorità l’essere al mondo non si dispiega, ma rimane involuto e racchiuso in se stesso. Questa dimensione si coglie ancora più chiaramente nella distinzione tra materno e paterno, tra accoglienza e connotazione affettiva, e senso dell’ordine che regola le relazioni e il mondo tutto. All’autorità si risponde con l’obbedienza che si lascia guidare e condurre verso la vita, in un atteggiamento di adesione che abilita ad acquistare senso di sé, sicurezza e autonomia personale nel quadro delle relazioni con gli altri e con il mondo. Non si cresce se non c’è qualcuno che ti introduce e ti conduce, e se non ti rendi in qualche modo docile verso chi è in grado di indicarti la strada della vita. Il terzo binomio lo indicherei con i termini di testimonianza e affidamento. Qui si coglie lo stretto legame con quello precedente, poiché proprio il cammino di crescita porta ad una personalizzazione che attende sempre più chiaramente il manifestarsi del significato personale credibile dell’autorità come autorevolezza e, soprattutto, come testimonianza, cioè consegna di sé a quella causa più grande che tutti supera, e cioè la vita. Testimoni della vita, i genitori per primi (ma non solo loro: cfr Educare alla vita buona del Vangelo, n. 29) ne attestano il significato, i valori, l’orientamento5. Se questa presenza accade, l’obbedienza si trasforma, anzi – meglio – si sostanzia di affidamento. L’ultimo binomio è quello di tradizione e temporalità. Il ragazzo, il giovane che cresce si percepisce sempre più inserito in un contesto sociale e culturale di cui coglie il valore complessivo perché ne vede tramandato un patrimonio di valori e di senso di cui si nutre l’esistenza personale nell’intreccio delle relazioni e del tessuto sociale. Qui si inserisce l’assunzione del senso del tempo e la necessità della durata (cfr Educare alla vita buona del Vangelo, nn. 31-32). La vita si presenta come una costruzione che richiede dedizione, pazienza, 5

Proprio pochi giorni fa, l’11 giugno 2012, intervenendo al Convegno pastorale della diocesi di Roma, Benedetto XVI evidenziava così come il dono della vita da parte dei genitori affermi un orientamento essenziale di fronte alla vita stessa: «Si può realmente anticipare la vita, dare la vita senza che il soggetto abbia avuto la possibilità di decidere? Io direi: è possibile ed è giusto soltanto se, con la vita, possiamo dare anche la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mondo, sia buona, che sia bene vivere, che ci sia una garanzia che questa vita sia buona, sia protetta da Dio e che sia un vero dono».


CURIA METROPOLITANA tempo, elaborazione di coscienza, di conoscenza, di competenza, di capacità di decisione e di scelta. Il contesto della nostra epoca, così debole sul piano ideale ed etico, può suscitare sentimenti di incertezza e sollevare qualche dubbio sulla capacità di incidenza di queste indicazioni; e tuttavia nessuna difficoltà ci legittima a diffidare dell’umano che ci è stato consegnato. La nostra stessa fede ci attesta che la bontà radicale dell’opera creatrice di Dio non è stata cancellata; e in ogni caso la certezza della sua redimibilità è parte integrante della sostanza del nostro credere. Tale visione dell’umano educativo è affidabile e costituisce l’ambiente – se non proprio il supporto – antropologico in cui la fede si inserisce per fecondare con il suo dono il terreno della vita. 4. L’incontro con Cristo, Figlio di Dio e figlio dell’uomo, è la sostanza personale della fede. Il capitolo secondo degli Orientamenti pastorali dispiega il senso di tale incontro integrandolo in una visione trinitaria in cui si evidenzia il protagonismo dello Spirito, e collocandolo nell’orizzonte vasto della storia della salvezza confluente a sua volta sul tempo della Chiesa. La Chiesa è ora il luogo comunitario nel quale Cristo Gesù può essere riconosciuto attraverso una testimonianza molteplice di credenti e di segni di una presenza personale viva e inconfondibile. Due semplici elementi devo sottolineare, nel quadro di una comprensione trinitaria della fede. L’incontro con Cristo dà risposta e consistenza al bisogno di ancorare la vita in Dio per darle fondamento. La sostanza della fede è infatti relazione personale con Dio in un gesto di affidamento e di adesione incondizionata. E in tale relazione, umano e cristiano si integrano a somiglianza di quanto è avvenuto in Cristo, vero Dio e vero uomo. Come per lui, anche per il credente la relazione con Dio non diminuisce ma potenzia e porta a compimento la sua umanità. Diventare figli di Dio per il dono della fede rende pienamente umani; e nulla di veramente umano viene perduto nella relazione filiale con Dio in Cristo (cfr Ef 4,8). Il secondo elemento che deve essere colto riguarda l’opera dello Spirito, che è il vero protagonista di ogni storia di fede. La sua azio-

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ne predispone e sollecita ad una accoglienza attiva della grazia divina, che rende il dono della fede veramente personale, perché fa il credente capace di una risposta che coinvolge la coscienza e la libertà in adesione a Dio. La grazia dello Spirito Santo risveglia e mobilita la dimensione più profondamente personale del credente, e cioè appunto la sua libertà. In contrasto con ogni apparenza ingannevole, è proprio l’iniziativa di Dio tramite il suo Spirito ad attivare tutto il potenziale di libertà che è nel cuore dell’uomo. Al suo cospetto, la possibilità – anzi la pretesa – di fare ciò che si vuole si palesa come arbitrio insensato, cioè privo di orientamento, che è il contrario della libertà e alla fine negazione della persona. Il credente è il soggetto ideale di una libertà che dà modo alla persona umana di mettere tutta se stessa nell’orientare le sue decisioni e le sue scelte con integra volontà e matura consapevolezza. Ma tutto questo non è un risultato raggiunto una volta per tutte, bensì un cammino mai terminato di maturazione personale nella comunità ecclesiale, in cui si alimenta la relazione con Dio come comunione trinitaria.

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5. Ed è proprio in questo punto che bisogna toccare la questione conclusiva, almeno in questa sede. Il quarto capitolo degli Orientamenti pastorali ha un chiaro intendimento teologico-pastorale, con le sue attenzioni al ruolo educativo della famiglia, della parrocchia, della scuola, della società intera con il suo ambiente comunicativo digitale. Una nota specifica che lo caratterizza è la proposta di alleanze educative, le quali, prima di essere formule di organizzazione pastorale, ispirano un clima di attiva collaborazione e di impegno comunitario nella missione educativa. Come a dire che l’educazione non può essere opera di un singolo, di un individuo isolato, al limite nemmeno solo della famiglia, ma di un tessuto interpersonale, comunitario, sociale, perché educare è introdurre nella vita, accompagnare a entrare nel mondo per imparare a starci umanamente. Ciò risalta con tutta evidenza nell’orizzonte della fede quando consideriamo che la fede personale è sempre anche ecclesiale. Di qui può dispiegarsi tutta l’azione pastorale della Chiesa. Prima di dire una parola su questo punto, però, bisogna quanto meno porre la questione forse più difficile di ogni azione pastorale:


CURIA METROPOLITANA è possibile educare alla fede? La fede è una realtà educabile? La risposta la cercherei sulla linea di una analogia con l’educazione in generale e che formulerei come accompagnamento autorevole, che unisce secondo un equilibrio evolutivo direttività e attesa, indicazione-orientamento-motivazione e accoglienza della spontaneità e della espressività della persona. La circolarità tra educazione e formazione, intese nel loro significato etimologico, aiuta a cercare l’equilibrio tra la proposta di una forma (di pensiero, di atteggiamenti, di stile di vita) e la sollecitazione di una espansione autonoma dell’interiorità della persona, come accompagnamento adeguato alla maturazione della persona. Nell’ambito della fede la teologia ci aiuta a tradurre tale circolarità ed equilibrio nella esplicitazione di quella triangolazione sempre necessaria nel rapporto tra educatore ed educando, là dove il terzo invisibile è il termine di riferimento di una pienezza umana che si profila sullo sfondo dell’umanità e del mondo. Il credente che tende alla maturità della fede e alla pienezza che essa conferisce alla sua personalità sa fin dall’inizio di stare in relazione con Dio Trinità. E tuttavia, come dice san Paolo, non potrebbe prendere coscienza e avviare alcun percorso di crescita nella fede senza la parola dell’annunciatore, la testimonianza degli altri credenti, la vita della comunità (Ef 10,10). Questa considerazione conduce spontaneamente il nostro discorso sulla responsabilità pastorale della comunità ecclesiale, che proprio l’Anno della fede invita a rinnovare sulla scia del Concilio e con il sostegno del Catechismo della Chiesa Cattolica. In termini forse troppo essenziali, si potrebbe suggerire che la rivisitazione delle costituzioni conciliari consentirebbe, insieme alla approfondita conoscenza dei contenuti, il riallineamento dell’impianto pastorale attorno al soggetto primo che è la Chiesa nelle sue comunità, la quale si alimenta alle fonti della liturgia e della Parola di Dio e si pone in relazione con il mondo della vita delle persone incontrate nella loro concreta situazione (per condurle alla piena comunione tra loro e con Dio). Senza dimenticare come punto di riferimento il quadro sicuro di intelligenza dei contenuti della fede

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rappresentato dal Catechismo della Chiesa Cattolica che ha nel nostro Catechismo degli adulti, La Verità vi farà liberi, una delle prime e autorevoli mediazioni nazionali. In chiusura vorrei accennare alla domanda che serpeggia dietro il mio discorso, ovvero che cosa si debba fare per confrontarsi efficacemente con la situazione di crisi richiamata all’inizio. Tendenzialmente sono portato a diffidare di facili ricette. Trovo in tal senso un motivo di incoraggiamento nella Lettera del Papa Porta fidei, là dove afferma che i «credenti, attesta sant’Agostino, “si fortificano credendo” […]. Solo credendo, quindi, la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio» (n. 7). Il segreto della vita di fede, come di ogni impegno pastorale, è star dentro, rimanere fedeli, lasciarsi plasmare. Qualcosa di simile può essere detto dell’educazione alla fede e della formazione di adulti educatori. L’importante è accendere il cammino e perseguirlo con perseveranza. L’esperienza pastorale della vostra Chiesa incentrata sulla mistagogia è una proposta esemplare in tal senso. Bisogna avere fiducia che la serietà della proposta e la fedeltà al cammino porteranno i loro frutti. + Mariano Crociata Segretario generale CEI

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CURIA METROPOLITANA Settore Vita consacrata Monastero San Giuseppe (Bari)

L’esperienza delle adorazioni eucaristiche

Quando suor Elia di S. Clemente venne solennemente beatificate in Cattedrale, il 18 marzo 2006, la Chiesa di Bari-Bitonto si raccolse in festa per contemplare l’umile ma luminosissima stella che la Provvidenza divina aveva voluto accendere nel nostro cielo. La gioia del popolo di Dio era palpabile, e non solo durante la cerimonia così solenne e suggestiva della beatificazione, ma anche in tutti gli eventi liturgici e culturali che l’avevano preceduta e preparata. La beata Elia era la figlia prediletta, tanto attesa: e l’urna contenente le sue spoglie, esposta alla venerazione della gente in Cattedrale in un trionfo di fiori e di lampade accese, seppe meravigliosamente riunire in un solo cuore la grande famiglia diocesana. Ecco allora sorgere spontanea un’idea: perché non continuare a incontrarsi, non solo per rinnovare la gioia di una bella festa, ma soprattutto per approfondire insieme la ricchezza spirituale di questa creatura così semplice e straordinaria e per continuare a “sentirsi famiglia” attorno a lei? Perché non riunirsi periodicamente, per meditare quei suoi testi così limpidi e accessibili, qualche volta anche non perfetti sul piano espressivo, ma spesso impressionanti per la profondità nascosta che solo con la preghiera – più che con lo studio – si può comprendere? Cogliendo prontamente i segni dello Spirito, il vice postulatore mons. Alberto D’Urso organizzava nel settembre 2006 un incontro

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di preghiera presso la parrocchia Santa Croce, coinvolgendo naturalmente le consorelle della beata Elia, le Carmelitane del monastero S. Giuseppe. Prostrata in adorazione davanti al SS. mo Sacramento solennemente esposto, una piccola comunità di fedeli ringraziava il Signore per il grande dono ricevuto e insieme rifletteva su un aspetto della vita di Gesù che così bene l’umile suora aveva saputo fare proprio: “Salì sul monte, solo, a pregare”; questo era il tema attorno al quale si svilupparono la preghiera e la meditazione. L’iniziativa ebbe successo, tanto che un mese dopo venne ripetuta, proponendo questa volta il tema della riconoscenza: “Ringrazia di tutto cuore il Signore e la Vergine Santa”. Fu subito chiaro che la novella beata sapeva calamitare i cuori: le adorazioni si susseguirono ininterrottamente con cadenza mensile e sempre con grande partecipazione. Cambiò solo la sede, la chiesa del Monastero nella quale suor Elia aveva trascorso ore e ore di preghiera, dove aveva maturato in cuore i pensieri e i santi propositi che ora venivano offerti alla meditazione di tutti: la chiesa dove riposano le sue spoglie in una nicchia dalla quale un suo bellissimo ritratto sorride dolcemente a tutti. Da allora sono passati alcuni anni, ma la “festa di famiglia” continua a radunare alla fine di ogni mese fedeli in numero sempre crescente, al punto che la chiesa spesso risulta troppo piccola: quando è possibile si sceglie proprio il giorno 29 del mese, per ricordare quel 29 maggio che la Chiesa ha assegnato alla memoria liturgica della nostra beata. La pausa estiva di luglio e agosto, anziché raffreddare gli entusiasmi, sembra riaccenderli: quando si avvicina l’appuntamento di settembre si moltiplicano le telefonate e le richieste di persone (spesso si tratta di sconosciuti) che si informano sulle date programmate, nel timore di restare escluse. Il programma con il tempo ha assunto una fisionomia definita: i temi degli incontri sono sempre diversi, ma tutti ispirati ai punti fondamentali della spiritualità della beata. Non solo: se è possibile, si individua per l’intero anno un vero e proprio itinerario che, da settembre a giugno, sviluppa un unico tema di fondo. Così, per fare degli esempi, nell’anno 2009-2010 si è pregato e meditato sugli articoli del Credo; e nel 2011-2012 abbiamo accompagnato suor Elia nelle varie fasi della sua crescita spirituale, dai primi slanci infantili fino alla totale consumazione di sé per amore.


CURIA METROPOLITANA Si è anche giunti molto presto, già dai primissimi incontri, a una organizzazione “condivisa”: singole comunità parrocchiali o gruppi ecclesiali animano a turno le adorazioni, interpretando liberamente e con grande creatività il tema che viene loro affidato. Abbiamo visto avvicendarsi numerose parrocchie della diocesi (della città ma anche, in gran numero, della provincia), i diaconi, l’Azione Cattolica, le Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, il gruppo “Piccole sorelle di S. Teresina”, la comunità “Nazareth” di Bitonto, il Terz’Ordine carmelitano (ocds), che ci ha portato anche la voce delle nostre care consorelle del monastero S. Teresa Nuova di Bari. Non mancano mai ai nostri incontri i familiari della beata Elia e, soprattutto, tantissimi fedeli che spontaneamente e per iniziativa personale si affacciano e poi molto spesso ritornano, con ammirevole assiduità. Insomma: una famiglia, che sente il bisogno di riunirsi attorno all’Unico nel quale possiamo dire di essere veramente un cuore solo e un’anima sola. Questo ci ha permesso di verificare quanto è viva la nostra Chiesa locale, nei suoi ministri e nei suoi fedeli laici: questi ultimi ci commuovono, offrendoci l’esempio di una preghiera autentica e raccolta, fatta non solo di buoni pensieri e bellissimi canti ma anche di lunghi silenzi adoranti, atteggiamenti che con tutta evidenza non sono improvvisati, ma nascono dalla consuetudine e da una buona formazione. Infine, uno sguardo al futuro. Per l’anno 2012-2013 è stata la Chiesa stessa a fornirci la traccia per le meditazioni: fedeli al richiamo del Santo Padre che ha indetto l’Anno della Fede, le comunità animatrici degli incontri ci inviteranno ad arricchire la nostra fede meditando con noi alcuni testi di santi carmelitani. Avremo dunque, come compagni di cammino, non solo la beata Elia (le cui “perle” vengono sempre offerte in ogni incontro) ma anche i suoi maestri e fratelli, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce, santa Teresa di Gesù Bambino, santa Teresa Benedetta della Croce, la beata Elisabetta della Trinità e gli altri grandi del Carmelo; la spiritualità carmelitana, così meravigliosamente incarnata da grandi santi, è tutta incentrata su una vita di fede, una fede che è totale e incondizionato abbandono al Signore, nello spogliamento di ogni

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cosa che «non è Lui» e nella delega totale, in bianco, a Colui «dal quale sappiamo di essere amati» (santa Teresa d’Avila). Rifletteremo su questo e su tutto quanto lo Spirito Santo ispirerà a questo proposito: come titolo della serie degli incontri dell’anno abbiamo scelto questa eloquente espressione di san Giovanni della Croce: “Se l’anima cerca Dio, molto più Dio cerca lei”. Ci diamo dunque appuntamento per il 28 settembre 2012 a Bari, presso il monastero S. Giuseppe in via Beata Elia (De Rossi) 245, alle ore 20: ci guiderà un testo di santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) su questa traccia: “La fede è la via che attraversa la notte per condurre al traguardo dell’unione con Dio”. L’incontro sarà guidato dal parroco della parrocchia S. Ottavio (Modugno) e dalla sua comunità di fedeli. Le monache carmelitane del monastero di S. Giuseppe in Bari

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CURIA METROPOLITANA Settore Laicato Ufficio Laicato e Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali

Le attività dell’Ufficio Laicato e della Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali nell’anno pastorale 2011-2012

All’indomani del Convegno di San Giovanni Rotondo (28-30 aprile 2011), che ha riproposto come primaria per l’impegno dei laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi la ‘sfida educativa’, l’Ufficio Laicato e la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali hanno voluto riprendere il documento dei vescovi italiani, che costituisce il programma pastorale per il decennio 2010-2020: Educare alla vita buona del Vangelo. Il Vangelo dà la risposta al desiderio di senso e di felicità dell’uomo (cfr n. 8). Viene richiesto a noi, alle nostre comunità, alle nostre Aggregazioni laicali, un prezioso e improrogabile lavoro educativo, capace di suscitare nuove vocazioni religiose e laicali, nella Chiesa e nella società, tutte intese al servizio di Dio e dei fratelli. Negli incontri di quest’anno (2011-2012) abbiamo voluto far crescere la nostra attenzione verso alcuni settori dell’educazione ordinariamente trascurati dalla scuola, dalla famiglia, dalle nostre comunità cristiane: la musica e il canto, le arti figurative, la poesia e la filosofia. Sono settori trascurati non tanto e soltanto per lo scarso tempo loro dedicato, quanto per la scarsa o nulla valorizzazione dal punto di vista sociale, civile e culturale, oltre che religioso, in vista di una formazione integrale della persona.

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Si sono tenuti, nell’Aula sinodale “Mariano Magrassi”, i seguenti incontri, ai quali sono stati invitati tutti i laici, sia delle Aggregazioni laicali che delle comunità parrocchiali: Sabato 19 novembre 2011: Dopo il Convegno di San Giovanni Rotondo. Dall’educazione alla vocazione: la musica e il canto nella Chiesa e nella società. Introduzione del prof. Giuseppe Micunco, Direttore Ufficio Laicato. Relatori: mons. Antonio Parisi, sacerdote e musicista; prof. Nicola Scardicchio, docente al Conservatorio; prof. Grazia Albergo, docente di religione. Giovedì 23 febbraio 2012: Dopo il Convegno di San Giovanni Rotondo. Dall’educazione alla vocazione: le arti figurative nella Chiesa e nella società. Introduzione del prof. Giuseppe Micunco, Direttore dell’Ufficio Laicato. Relatori: dott.ssa Annalisa Caputo, docente di filosofia presso l’Università di Bari; p. Franco Annichiarico, gesuita, studioso e autore di icone. Giovedì 24 maggio 2012: Dopo il Convegno di San Giovanni Rotondo. Dall’educazione alla vocazione: filosofia e poesia nella Chiesa e nella società. Introduzione del prof. Giuseppe Micunco, Direttore dell’Ufficio Laicato. Relatori: prof. Costantino Esposito, docente di filosofia presso l’Università di Bari; prof. don Jean Paul Lieggi, docente di teologia presso la Facoltà Teologica Pugliese. Gli incontri hanno anche tenuto conto della lettera pastorale Cerca e troverai proposta (gennaio 2012) dal nostro Vescovo a tutta la Chiesa diocesana in occasione dei 400 anni del Seminario Arcivescovile di Bari, lettera alla quale è stato dedicato uno specifico incontro della Consulta delle aggregazioni laicali il 12 marzo: il documento è stato commentato capitolo per capitolo dai responsabili delle diverse aggregazioni presenti; nella circostanza si sono anche eletti i membri rappresentanti della CDAL per il nuovo Consiglio Pastorale Diocesano. Un nuovo incontro della Consulta si è tenuto l’11 giugno, per commentare la nota pastorale dei vescovi di Puglia dopo il terzo Convegno Ecclesiale Pugliese, I laici nella Chiesa e nella società pugliese, oggi, celebrato nell’aprile 2011 a San Giovanni Rotondo. Hanno proposto le loro riflessioni sulle diverse parti del documento i componenti del comitato dei presidenti della CDAL: Michela Boezio,


CURIA METROPOLITANA Lucy Scattarelli, Filippo Boscia, Leonardo e Filomena Dambra, Vincenzo Mascello, Sebastiano Barbone, Pino Piscopo, Maria Luisa Logiacco, Massimo Tamma, Rossella Cinquepalmi. Un momento particolarmente ricco per le Aggregazioni laicali è stato l’incontro che si è tenuto presso il Politecnico di Bari in concomitanza con il terzo grande evento “Insieme per l’Europa”, celebrato a Bruxelles il 12 maggio 2012: dopo le tre tappe precedenti, 2004, 2007 a Stoccarda e nel 2009 con eventi nazionali, si è continuato a parlare agli europei – dai politici ai comuni cittadini – delle «necessità dell’Europa di riscoprire le proprie radici cristiane», facendolo con un linguaggio di politica umana, attraverso un messaggio di cultura e di spiritualità. “Insieme per l’Europa” non è un movimento: è una comunione profonda tra credenti, che pur provenendo da esperienze molto diverse, lavorano per un obiettivo comune. Alla manifestazione del 12 maggio a Bari, sono state proposte varie riflessioni a cura di rappresentanti di varie aggregazioni, da diverse angolazioni, politiche, religiose, culturali, ecumeniche; i canti eseguiti dalle corali del Rinnovamento nello Spirito Santo, dei Focolari, dalla corale ecumenica, hanno favorito la gioia e la comunione. E’ stato presente l’Arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci, che ha avuto parole di apprezzamento, non solo per i contenuti proposti, ma anche e soprattutto per il clima di festa e di condivisione vissuto dal laicato diocesano. Va dato atto, infine, al prezioso lavoro portato avanti, insieme all’Ufficio Laicato, dal comitato dei presidenti della CDAL e dal suo segretario Leonardo Dambra: più e prima che un organo di lavoro, è un affiatato gruppo di amici, che si incontrano mensilmente e che, pur responsabili di esperienze laicali diverse, mettono in comune, all’insegna della fraternità e della stima reciproca, risorse concrete e interiori al servizio dell’utilità comune, ecclesiale e sociale, in consonanza con le indicazioni pastorali della Chiesa locale. prof. Giuseppe Micunco direttore Ufficio Laicato

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CURIA METROPOLITANA Ufficio missionario

Cerimonia di premiazione Concorso missionario “Don Franco Ricci” XI edizione 2012

Giovedì 24 maggio 2012, alle ore 17.00, nell’auditorium della scuola secondaria di I grado “Tommaso Fiore” in via Martin Luther King, 38 – Bari, si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso missionario “Don Franco Ricci” – XI edizione 2012, bandito dall’Ufficio/Centro missionario sul tema “Con gli altri come fratelli”, nel ventesimo anniversario dell’uccisione in Etiopia del sacerdote barese. Dodici le scuole partecipanti, di cui 1 scuola primaria, 7 scuole secondarie di 1° grado e 4 scuole secondarie di 2° grado, con la partecipazione di 240 studenti, di cui 2 come singoli. Vi hanno partecipato anche 4 gruppi parrocchiali. Da segnalare la partecipazione di una studentessa come singola appartenente alla diocesi di Trani. Ciò ci entusiasma e ci suggerisce, per le successive edizioni del concorso, di allargarne la partecipazione anche a scuole e gruppi appartenenti ad altro territorio diocesano. 385

Premi Scuole primarie 1° PREMIO - Lorusso Martina - Classe IV-B -VIII C.D. “Giovanni Paolo II” - Bari Carbonara 2° PREMIO - Fonderico Antonella - Classe V-A -VIII C.D. “Giovanni Paolo II” - Bari Carbonara 3° PREMIO - Allegrezza Daniele – Caringella Adriana - Lacedra


Claudia - Lollino Maria - Portincasa Annamaria - Classe IV-B -VIII C.D. “Giovanni Paolo II”- Bari Carbonara Scuole medie 1° PREMIO - Terrevoli Daniele - Classe II-F Scuola secondaria I grado “Tommaso Fiore” - Bari 2° PREMIO - Simmi Mariailenia – Sassanelli Silvia - Classe II-G Scuola secondaria I grado “Amedeo d’Aosta” - Bari 3° PREMIO - Santantonio Onofrio - Classe III-E Scuola secondaria I grado “S. Giovanni Bosco” - Toritto Scuole superiori 1° PREMIO - Berardi Roberta - Classe IV – L. G. “Margherita” - Bari 2° PREMIO - Ranieri Giovanni - Classe I-A I.T.G. “Pitagora” - Bari 3° PREMIO - Porcella Ruggiero - Classe I-G I.T. AER - I.I.S. “Euclide” - Bari

Menzione speciale della giuria Parrocchia Buon Pastore - Bari - Gruppi Joseph e Noè

Segnalazioni della giuria

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Scuole elementari Stragapede Silvia - Classe V-B -VIII C.D. “Giovanni Paolo II” - Bari Carbonara Di Candia Ivan Giacomo - Classe V-B -VIII C.D. “Giovanni Paolo II” - Bari Carbonara Accettura Mariano - Partipilo Gianrocco - Classe V-A -VIII C.D. “Giovanni Paolo II” - Bari Carbonara Classe II– C - VIII C.D. “Giovanni Paolo II”- Bari Carbonara Scuole medie Fanelli Luca - Classe III-F Scuola secondaria I grado “Tommaso Fiore” - Bari Massari Greta - Classe II-F Scuola secondaria I grado “Tommaso Fiore” - Bari


CURIA METROPOLITANA Moscatello Mariachiara - Classe III-F Scuola secondaria I grado “Tommaso Fiore” - Bari Rafaschieri Vincenzo Alessio – Nitti Alessandro - Veronico Giuseppe - Hajdari Annalisa - Classe III-H Scuola secondaria I grado “Amedeo d’Aosta” - Bari Pepe Antonio – Sardaro Piero - Classe I-C Scuola secondaria I grado “Amedeo d’Aosta” - Bari Novembre Noemi - Classe II-C Scuola secondaria I grado “M.R. Imbriani - Balilla” - Bari Sabato Lutonia Sofia - Danza Giuseppe - Classe III-C Scuola secondaria I grado “Amedeo d’Aosta” - Bari Melpignano Giulia - Classe II-E Scuola secondaria I grado “Michelangelo” - Bari Tortorelli Valentina - Classe III-A Scuola secondaria I grado “Capozzi-Galilei”- Valenzano Tanzi Vincenza - Classe II-F Scuola secondaria I grado “S. Giovanni Bosco” - Toritto Ziccolella Michele - Classe II-E Scuola secondaria I grado “S. Giovanni Bosco” - Toritto Di Biase Antonio – Classe I Media – Istituto Comprensivo “N. Ronchi” - Cellamare Scuole superiori Monterisi Roberta - Classe IV – L. G. “Margherita” - Bari

Parrocchie Parrocchia S. Ferdinando - Bari Parrocchia SS. Apostoli - Modugno Parrocchia S. Giuseppe Moscati in San Lorenzo - Triggiano

Singoli Barbone Magdala - Corato Cornacchia Lobelia - Bari Mario Conforti Centro Missionario Diocesano Bari-Bitonto

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PUBBLICAZIONI Marco Pesola

Il profumo di Dio Prefazione di mons. Francesco Cacucci a Il profumo di Dio. I frutti del sacrificio di don Franco Ricci continuano a fiorire nel germoglio profumato della Chiesa che è in Soddu Abala (Etiopia) di Marco Pesola Stilo Editrice, Bari 2012 Indice: Prefazione di Mons. Francesco Cacucci - Presentazione Una Vita, un dono – Nota introduttiva di Giuseppe Micunco Morto per amore – When the saints go marching in… - Qualche dato sull’Etiopia. La Missione: Paradiso sì, ma per arrivarci! – Il profumo di Dio – La Cappella di Cigga: fede e democrazia nella foresta – Abbaleo, Abbaleo… catechismo e non solo – Alta tecnologia – La Scuola - Acqua, luce e internet - Investigazioni con Padre Brown – Visita a varie capanne – Invito a pranzo – Emergency – Gioia - … e tristezza – Una giornata particolare – Ordinazione di Abba Tseggay – Volti della Foresta. Ricordi e testimonianze: L’ultima lettera alla mamma signora Rita Gabriella Ricci – Mons. Francesco Colucci – Lena Lopriore – Lucia e Biagio Cipriani – Mons. Antonio Talacci – Francesco De Cecco – Gigi Fanelli e Raffaele Giordano – Associazione “Un Ponte per l’Etiopia” – Maria Clementina Caputo – Eloisa Valenzano – Dal Ponte di liane al ponte di ferro.

“Bisogna saper fiorire là dove Dio ci ha seminati”. La bella espressione della nostra Beata Elia di San Clemente pienamente si addice alla testimonianza di don Franco Ricci, seme caduto nella terra d’Etiopia, fiorito in una numerosa comunità cristiana, germoglio che continua ancora e sempre più a spandere il suo profumo di san-

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tità e di amore. Il sangue versato da don Franco è stato ed è davvero il “buon profumo di Cristo” di cui parla san Paolo (2 Cor 2, 15). Con delicatezza e passione il prof. Marco Pesola, preside della scuola media Amedeo d’Aosta in Bari, sempre attento, come ha dimostrato già in altri lavori, alle cose belle della Chiesa e del mondo, questo profumo l’ha per così dire raccolto in questo volume, attraverso immagini, corredate di brevi e sapienti didascalie, che sono come dei fiori poetici e spirituali della terra di Etiopia, di quella comunità cristiana di Soddu Abala fondata da don Franco e ora guidata da don Leonardo D’Alessandro, il sacerdote fidei donum della nostra Chiesa diocesana che ne ha raccolto l’eredità, continuando in un impegno missionario voluto e sostenuto, già prima di me, da Mons. Ballestrero e da Mons. Magrassi. Marco Pesola è stato di recente per diversi giorni nella missione di Soddu Abala, per consegnare a don Leonardo una generosa offerta messa insieme dai ragazzi della sua scuola, e ha potuto, e voluto, così partecipare alla vita della comunità, alle sue liturgie, ai momenti di preghiera e di catechesi, di formazione scolastica, entrando nelle case, conoscendo e condividendo la semplice e povera vita delle famiglie, ma anche la loro ricca esperienza di umanità, di freschezza, di fiducia nella divina provvidenza. Fotografo di provata abilità ed esperienza, ha quasi naturalmente, in modo quindi non artificioso, fissato, nelle foto che ci propone, sequenze vive e toccanti di quella realtà africana in cui la memoria di don Franco Ricci si fa continuamente presente, non solo in luoghi e opere che ne ricordano l’impegno, ma anche nello spirito di fede e di amore, nella passione per la verità e per la giustizia che hanno contrassegnato il suo ministero in quella terra e in quella Chiesa che ha amato “fino alla fine” (Gv 13,1), fino al pieno compimento di un mistero pasquale, che egli ha celebrato nel suo corpo e nel suo sangue dando “la vita per i propri amici” (Gv 15,17). È un mistero di morte e di risurrezione che don Franco ha sempre vissuto, sin dagli anni della giovinezza, coltivando la sua vocazione al sacerdozio, praticando la carità verso i poveri e gli ammalati, decidendo di partire per la missione, fino al dono totale. Anche tutto questo si ripercorre nel presente volume. Attraverso le diverse testimonianze e le immagini, che diventano per tutti un monito e un invito a vivere, anche noi, fino in fondo, la nostra vocazione.


PUBBLICAZIONI Evitiamo così il rischio, proprio del nostro tempo, «della rassegnazione, del fatalismo pessimistico, del vuoto interiore», un rischio che ho denunciato nella mia Lettera alla Chiesa locale nel IV centenario del Seminario diocesano: Cerca e troverai: «Non solo i laici cristiani, ma anche i vescovi, i presbiteri, le religiose e i religiosi (la cui vita dovrebbe essere più che mai ‘progettuale’) cadono in questa trappola esistenziale, quando dimenticano di essere ‘uomini e donne della chiamata’» (n. 12). Sono passati vent’anni dal sacrificio di don Franco Ricci e quel seme caduto in terra d’Etiopia continua a germogliare, a dare i suoi fiori, i suoi frutti, a spandere il suo profumo, di una «vera primavera della Chiesa», come la chiama l’autore nella Presentazione (p. 3), per la sua spontaneità, per la sua freschezza. È la primavera di una Chiesa giovane, ma che può e deve contagiare anche noi, la nostra Chiesa, che porta il peso dei secoli perché è una primavera che la celebrazione della Pasqua rinnova per noi in ogni anno liturgico. Sono davvero profondamente grato al prof. Pesola per il dono che fa, con questo suo appassionato lavoro, attraverso il linguaggio fotografico, alla chiesa di Soddu Abala, alla memoria dell’indimenticabile e mai dimenticato don Franco Ricci, alla nostra Chiesa di Bari-Bitonto, e auspico perciò che sia degnamente accolto e diffuso nelle nostre comunità. Sono convinto che i tanti, bellissimi volti della comunità cristiana etiopica che ci guardano e ci sorridono da queste immagini, volti così pieni di umanità e di fede, ci potranno accompagnare e sostenere con gioia, per il dono dello Spirito, nella nostra testimonianza cristiana nella Chiesa e nel mondo. + Francesco Cacucci Arcivescovo di Bari-Bitonto

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In cammino verso un nuovo modello d’iniziazione cristiana a cura di Carlo Lavermicocca Introduzione di mons. Vito Angiuli a In cammino verso un nuovo modello d’iniziazione cristiana. Prospettive comuni per un rinnovamento nelle Chiese di Puglia a cura di Carlo Lavermicocca Prefazione di Mons. Pietro M. Fragnelli “Quaderni dell’ Istituto Pastorale Pugliese”, n. 4 Ed. Viverein, Monopoli 2012

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Indice: PREFAZIONE di Mons. Pietro M. Fragnelli INTRODUZIONE di Mons. Vito Angiuli Forum I COSA VUOL DIRE FARE INIZIAZIONE CRISTIANA OGGI IN ITALIA E NELLE CHIESE DI PUGLIA Cosa vuol dire fare iniziazione cristiana oggi inItalia. Le ragioni del cambio, l’identità, i compiti (Carlo Lavermicocca) – Effathà. Orientamenti per l’iniziazione cristiana nell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni (Angelo Ciccarese–Giacomo Giannocaro) – Convegno Diocesi di Trani “La Chiesa madre genera i suoi figli e rigenera se stessa” (Vito Sardaro) – Domenica e iniziazione cristiana (Mons. Vito Angiuli) – Esperienze di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi oggi in Puglia. Panorama critico e insegnamenti per la prassi (Pio Zuppa-Francesco Zaccaria) – Quali catechisti per una iniziazione cristiana “rinnovata”? (Giuseppe Cito) – Sintesi Forum II NUOVE ESPERIENZE DI IC DEI RAGAZZI OGGI NELLA CHIESE DI PUGLIA. INFORMAZIONI, INDICAZIONI OPERATIVE, PROPOSTE DI ESPERIENZE Nuove esperienze di iniziazione cristiana in Italia. Le varie sperimentazioni (Carlo Lavermicocca) – Parrocchia “S. M. Carmine” – Noicattaro (Ba) (Donato Lucariello) – Parrocchia “S. M. Assunta”- Polignano (Ba) (Vito Benedetti) – Parrocchia “S. Giuseppe” – Corato (Ba) (Stefania Stefanachi) – Parrocchia Cattedrale – Foggia (Antonio Sacco) – Progetto Diocesano per genitori – Taranto (Francesco Nigro) - Sintesi CONCLUSIONE di Mons. Vincenzo Identi ; APPENDICI; BIBLIOGRAFIA

Gli orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il decennio 20102020, Educare alla vita buona del Vangelo, ripropongono con forza il tema della iniziazione cristiana non come uno dei tanti impegni


PUBBLICAZIONI pastorali della comunità cristiana, ma come «l’attività che qualifica l’esprimersi proprio della Chiesa nel suo essere inviata a generare alla fede e realizzare se stessa come madre» (n. 40). In questa prospettiva, non possiamo dimenticare che la pratica ecclesiale dell’iniziazione cristiana fa parte del cammino di recezione del Concilio Vaticano II; un cammino, in atto ormai da 50 anni, che ha segnato il vissuto delle comunità cristiane. Anche la ripresa dell’espressione “iniziazione cristiana” si deve al Concilio. Alla fine del XIX secolo – scrive MarieJosée Poiré - «la riflessione teologica sul concetto di iniziazione cristiana ha particolarmente occupato i liturgisti, specialmente gli specialisti di storia della liturgia. La diffusione delle loro scoperte ha contribuito al successo del concetto e alla sua introduzione nei documenti del Concilio Vaticano II (ad esempio Sacrosanctum Concilium 71; Ad Gentes 14; Presbyterorum Ordinis 2)». La pubblicazione dell’ Ordo initiationis christianae adultorum nel 1972, tradotto in italiano nel 1978 col titolo Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti (RICA), ha riportato in auge un’espressione fino ad allora quasi del tutto dimenticata. In precedenza, la locuzione “iniziazione cristiana” la si riscontrava soltanto nei testi di storia della Chiesa e della liturgia. La prassi pastorale ordinaria, infatti, non avvertiva alcun bisogno di ricorrere a questa espressione: semplicemente si amministrava il battesimo ai bambini appena nati e gli altri sacramenti ai fanciulli e ragazzi che avevano frequentato la catechesi preparatoria. Il RICA, invece, non regola soltanto la celebrazione dei sacramenti del battesimo, cresima ed eucaristia agli adulti, ma disciplina anche il cammino catechistico e rituale precedente e seguente attraverso le tappe del precatecumenato, catecumenato e mistagogia. Ognuna di esse prevede un certo tipo di annuncio e di catechesi, determinate figure ministeriali e celebrazioni appropriate. Ecco perché, negli anni ’80 e ’90 in Italia, l’espressione “iniziazione cristiana” è diventata quasi una parola d’ordine per ricondurre all’unità le indicazioni degli anni ’70 concernenti il percorso col quale si diventa cristiani. All’interno di questo processo di riappropriazione c’è chi ha anche invitato alla prudenza di fronte al rischio di una “inflazione” del termine. “Iniziazione

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cristiana” – è stato evidenziato – è un’espressione ripresa ed utilizzata da specialisti di diverse discipline, ma corre il rischio che il suo uso non sia accompagnato con una vigilanza metodologica appropriata. Come è noto, si tratta di una parola che non ha origine biblica e non appartiene ai primi secoli cristiani. Inscritta nel linguaggio cristiano a partire dal IV-V secolo, proviene verosimilmente dalle religioni misteriche. È vero, però, che i documenti magisteriali sulla catechesi utilizzano sempre di più il vocabolario dell’iniziazione. Il Direttorio generale per la catechesi (1997) stabilisce che «la catechesi è un elemento fondamentale dell’iniziazione cristiana». In questo senso, si parla di iniziazione cristiana per richiamare la catechesi di preparazione ai sacramenti. Talvolta, l’espressione è assunta secondo un’accezione più tecnica: la si ritrova in una sequenza che l’associa e la distingue da quella di educazione e di istruzione. In questo modo la utilizzano i Direttori generali del 1971 (n. 31) e del 1997 (n. 68). C’è anche chi pensa al cammino neocatecumenale. A partire da decreto sull’attività missionaria Ad Gentes fino alla promulgazione del RICA, le due parole sono sistematicamente legate, a tal punto che nel linguaggio corrente si parla volentieri dell’iniziazione come del cammino quale viene proposto dal catecumenato. Il Direttorio catechistico generale del 1971, ad esempio, identifica la catechesi dell’iniziazione e il catecumenato (n. 96). A ben vedere, la dimensione dinamica del divenire cristiani non è sconosciuta al Nuovo Testamento. Non è difficile, infatti, scoprire negli scritti neotestamentari il richiamo al carattere graduale dell’esperienza di fede. In essi si parla di «catecumeni» (Gal 6,6), di «illuminati» (Eb 6,4;10,32), di cristiani «perfetti» o «maturi» (1Cor 2,6;14,20). In Ef 4, 13-14, i «fanciulli battuti dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina» sono contrapposti allo «stato di uomo perfetto nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo». In Eb 5,12-14, si oppone la situazione di chi ha bisogno che qualcuno gli insegni i «primi elementi degli oracoli di Dio» a quella di coloro che dovrebbero «essere ormai maestri»; la condizione di coloro che sono «bisognosi di latte» a quella di colui per cui è invece adatto il «nutrimento solido», che ha «le facoltà esercitate a distinguere il buono dal cattivo». Le preghiere che Paolo fa per le comunità lasciano intravedere un itinerario che va verso «una conoscenza piena» della volontà di Dio, «con ogni sapienza e intelligenza spirituale» (Col 1,9), «crescendo sulla conoscenza di Dio» (Col 1, 10).


PUBBLICAZIONI Si fa strada così l’ipotesi, avanzata da qualche esegeta e ribadita più volte dal card. Martini, secondo cui anche i “quattro vangeli” potrebbero essere considerati come tappe e momenti successivi della maturazione cristiana: iniziazione catecumenale, introduzione alla vita comunitaria, l’avviamento all’evangelizzazione, la maturità contemplativa. Ciascuna tappa pone in luce i fondamenti della fede, percepiti in modo sempre più pieno a mano a mano che l’esperienza cristiana si compie e si fa più matura. Non si tratta quindi di una presentazione astratta, ma di una iniziazione concreta che guida insieme alla realtà da credere e ai motivi di credibilità, chiarificati nello svolgersi dell’esperienza. Se però si limita la riflessione al campo più specificamente catechistico, si deve osservare che il Concilio Vaticano II è all’origine di quel cammino di riforma della catechesi e dei percorsi di educazione alla fede che tanto hanno segnato il cammino della Chiesa italiana: dal famoso documento base del 1970, il Rinnovamento della catechesi, alle conseguenze generate da questo strumento (nuovi itinerari di catechesi, nuovi strumenti, un modo nuovo di immaginare la trasmissione e di pensare la figura dei catechisti e degli educatori), e al cammino di trasformazione che ha saputo innescare nella Chiesa italiana, fino alle tre note CEI sulla iniziazione cristiana (1997, 1999, 2003). Negli anni postconciliari, la crescente difficoltà della prassi pastorale di stampo tridentino nel riuscire a formare i cristiani del XX secolo è venuta sempre più a galla e ha richiesto dei cambiamenti che l’episcopato italiano ha promosso rimarcando con vigore la centralità della comunicazione e dell’educazione alla fede e ribadendo alcune scelte significative: l’impegno per il rinnovamento liturgico, la sottolineatura della comunità quale soggetto dell’evangelizzazione, il segno della carità come aspetto qualificante la missione cristiana. Il rinnovamento della catechesi è stato inserito nel contesto dell’evangelizzazione sulla base di alcune opzioni fondamentali: la priorità della catechesi agli adulti e ai giovani; il ricentramento cristologico dell’annuncio e della catechesi; la finalità tendente a formare una mentalità di fede più che a dare una pura e semplice istruzione; il richiamo alla dimensione esperienziale e non solo a un sapere teorico. Prendendo in considerazione la situazione attuale, non si può non

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rilevare che siamo in un contesto di sperimentazione prolungata e non del tutto compiuta; tentativi di cambiamento proposti ormai da più di quarant’anni cercano di correggere errori e ingenuità e si propongono di condividere guadagni e certezze acquisite. Questo lungo travaglio è costellato da segni di maturazione e, allo stesso tempo, di difficoltà: da una parte, infatti, sono state messe in atto lodevoli esperienze di superamento della frammentazione e della dispersione; dall’altra si evidenzia la problematicità di passare da un idealismo progettuale alla pratica di un’azione pastorale che tenga conto delle reali risorse e degli effettivi strumenti disponibili. Al di là dei singoli elementi analitici, rimane tuttavia un forte e diffuso clima di insoddisfazione che si esprime anche nell’ipotesi, avanzata da qualche catecheta, di abbandonare lo stesso progetto catechistico elaborato a partire dal Documento Base del 1970. In questa prospettiva, non si può non dare ragione a don Luca Bressan quando sostiene che i diversi tentativi di sperimentazione «sono lo specchio di una Chiesa che non ha ancora sufficientemente e in modo consapevole elaborato e fissato i tratti fondamentali dell’identità cristiana odierna, la figura del cristianesimo da vivere in questo nostro presente storico. Anche perché al primo shock, al primo fattore di aggiornamento, tutto endogeno (il Vaticano II come evento chiede al nostro cristianesimo l’assunzione di uno stile più qualitativo, maggiormente capace di incidere nel presente attraverso la forma della testimonianza), si è aggiunto un secondo shock, un secondo fattore di trasformazione e di crisi: la crisi culturale del maggio ’68, che in un attimo ha reso obsoleti linguaggi, riti, strumenti pedagogici sui quali contavamo di poter appoggiare il nostro lavoro di riforma e di ricostruzione degli itinerari di generazione alla fede». Non si deve però cadere in una sorta di pessimismo sulle reali capacità della comunità ecclesiale di realizzare un profondo cambiamento strutturale della prassi iniziatica. Sono evidenti alcuni segnali del cambiamento della mentalità che si è realizzato in questi anni anche grazie allo sforzo di sperimentazione compiuto in molte Chiese particolari. Gli stessi Orientamenti della Chiesa italiana per gli anni 2010-2020 rilevano che, pur in presenza di un clima indifferente se non addirittura ostile al messaggio del Vangelo, la Chiesa ha riscoperto il linguaggio originario dell’annuncio caratterizzato dalla dimensione del dono e dell’appello alla


PUBBLICAZIONI continua conversione e, conseguentemente, l’iniziazione cristiana «ha gradualmente assunto un’ispirazione catecumenale, che conduce le persone a una progressiva consapevolezza della fede, mediante itinerari differenziati di catechesi e di esperienza di vita cristiana. La celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, seguita da un’adeguata mistagogia, rappresenta il compimento di questo cammino verso la piena maturità cristiana» (EVBV 40). È in questa linea che si colloca il presente volume che raccoglie gli Atti dei due forum realizzati in Puglia dalla Commissione Catechi-stica Regionale per la catechesi (15-16 febbraio 2010 e 7-8 marzo 2011) col preciso scopo di offrire informazioni utili agli operatori del settore catechistico, ascoltando gli approfondimenti degli esperti e analizzando alcune esperienze in atto, per dare corso a una riflessione comune da parte delle Chiese di Puglia e per giungere alla proposta di alcune indicazioni operative, al fine di accompagnare la sperimentazione nel contesto propriamente “pugliese”. L’esperienza dei due forum è stata intesa come una sorta di “laboratorio”, come ne esistono altri nella Chiesa italiana, per convogliare le risorse presenti nel territorio in modo da affrontare le sfide che vengono dall’attuale scenario sociale e culturale e riprogettare la prassi ordinaria dell’iniziazione cristiana, senza la pretesa di arrivare in fretta a un nuovo modello, ma con l’umiltà di preparare le condizioni mettendo in campo gli elementi fondamentali di un rinnovato progetto ecclesiale. La raccolta, pubblicata in occasione del Convegno Catechistico Regionale di Ostuni (22-24 giugno 2012), è il frutto del comune impegno messo in atto dagli Uffici Catechistici diocesani. Si tratta di una lodevole iniziativa editoriale non solo perché esalta la dimensione comunionale e progettuale delle Chiese pugliesi, ma anche perché si inserisce in modo proficuo nel cammino di ricognizione disegnato dalla Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi e promosso dall’Ufficio Catechistico Nazionale per rivisitare la prassi iniziatica e ridefinire gli orientamenti comuni validi per tutta la Chiesa italiana. + Vito Angiuli vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca

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Le opere di san Vincenzo de’ Paoli a Bitonto (1852-2012)

Presentazione di Mons. Francesco Cacucci a Le opere di San Vincenzo de’ Paoli a Bitonto (1852-2012) a cura del Volontariato Vincenziano e di Michele Muschitiello e Marino Pagano SECOP Edizioni, Corato 2012 INDICE: Presentazione di mons. Francesco Cacucci; Un testimone tra gli altri… di mons. Cristoforo Palmieri; Introduzione di p. Michele Natuzzi; Il Volontariato Vincenziano oggi a Bitonto di Piera Rutigliani Carbone. San Vincenzo de Paoli e le sue opere – Le Dame di Carità - Le Figlie della Carità all’Ospedale di Bitonto – Le Figlie della Carità all’Istituto Maria Cristina – Pia Associazione Immacolata Concezione – La Farmacia di Beneficienza Comunale – Le Figlie della Carità e la Gioventù Mariana – Conferenza maschile Laica di San Vincenzo – Canonico Nicola Fano – Mons. Cristofo Palmieri: Vescovo vincenziano – Suore Figlie della Carità native di Bitonto.

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Sono lieto di presentare quest’opuscolo scritto, come si dice nel titolo, dopo 160 anni della presenza vincenziana a Bitonto, prendendo come punto di riferimento l’arrivo delle Figlie della Carità all’Istituto Maria Cristina di Savoia nel 1852. Nel 1884 sorsero le Dame di Carità, oggi “Gruppi di Volontariato Vincenziano”, nel 1922 le “Figlie di Maria”, cioè l’Associazione mariana che oggi si chiama “Gioventù Mariana Vincenziana”, negli anni 1930 la Società di S. Vincenzo de’ Paoli. Ma, come scrive la presidente Piera Rutigliani Carbone, è ben da oltre 150 anni che l’opera di san Vincenzo de’ Paoli viene attuata a Bitonto, se pensiamo, ad esempio, alla presenza dei missionari vincenziani che in Puglia sono arrivati 60 anni dopo la morte di san Vincenzo (1660), a Oria, a Lecce,


PUBBLICAZIONI a Bari, evangelizzando con le missioni popolari tutta la regione; nel loro Registro delle missioni è annotata per esempio la famosa missione che essi svolsero a Bitonto nella Quaresima del 1762. Sono lieto, perché così posso esprimere la gratitudine e l’apprezzamento della nostra Arcidiocesi oggi, anche a nome di tanti Vescovi miei predecessori. Molto opportunamente, non poche pagine sono dedicate innanzitutto al Fondatore, S. Vincenzo de’ Paoli, descrivendone la biografia, il carisma, le intuizioni geniali e le numerose opere. Non per nulla il papa Leone XIII lo proclamò, nel 1885, patrono di tutte le opere di carità. Poi vengono passate in rassegna le opere che in questo secolo e mezzo sono state realizzate a Bitonto dalla Famiglia Vincenziana. Certo è un elenco che non può ritenersi completo, chi potrà contare le innumerevoli iniziative compiute nel silenzio e nel segreto? Proprio nello spirito del Vangelo: «non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,3). È solo la punta di un iceberg, quindi, l’elenco qui riportato, ed è riportato perché ne conserviamo memoria, e sia di esempio a tutti noi: «vedano le vostre opere buone, e rendano gloria al Padre» (Mt 5,16). I tempi cambiano. Quella che era l’opera sostitutiva dell’odierno welfare, oggi rischierebbe di diventare assistenzialismo. Ma non possiamo dimenticare l’insostituibile valore del volontariato e della testimonianza cristiana nella società contemporanea. Ed è qui lo stile caratteristico del volontariato vincenziano, che potremmo definire, prendendo il discorso A Diogneto, «paradossale» (V,4). «L’amore è inventivo all’infinito», diceva san Vincenzo. Che questo amore inventivo ci porti a inventare sempre nuove strade per raggiungere tanti nostri fratelli e nostre sorelle poveri. + Francesco Cacucci Arcivescovo di Bari-Bitonto

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NELLA PACE DEL SIGNORE Mons. Giovanni Tomasicchio

Don Giovanni, secondo di nove figli, nacque a Lecce il 1° ottobre 1916 da padre macchinista delle Ferrovie dello Stato e madre casalinga. A circa 11 anni, entrò nella Scuola Apostolica dei Lazzaristi (Missionari di S. Vincenzo de’ Paoli) ubicata di fronte all’abitazione della famiglia e, terminate le scuole medie, passò a Napoli presso la Casa dei Vergini per frequentare il ginnasio. Durante l’adolescenza, dovette due volte interrompere gli studi per malferma salute. Dopo il ginnasio, la famiglia si trasferì a Bari e il papà non voleva che continuasse a frequentare il Seminario. Giovanni insistette e così potè accedere al Seminario Regionale di Molfetta. Il 29 giugno 1942, avendo completati gli studi, fu ordinato sacerdote e assegnato come vice parroco della parrocchia Santa Croce, dove era parroco mons. Michele D’Alba. Dopo 14 anni, nel 1956, fu nominato parroco di Santa Cecilia che allora aveva sede in via Principe Amedeo e che si era resa vacante per la rinuncia di mons. Michele Cassano, andato in pensione. La chiesa di Santa Cecilia era molto piccola e priva di qualsiasi possibilità pastorale. Don Giovanni cominciò subito a impegnarsi nella costruzione di una chiesa più grande; questo fu possibile grazie ad un suolo appartenente al Capitolo Metropolitano (in via Dante angolo via Ravanas) e donato a tale scopo alla parrocchia. Così don Giovanni, nel 1967, poté dare inizio ai lavori di costruzio-

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ne della nuova chiesa godendo della collaborazione del fratello Ugo, ingegnere al Ministero dei Lavori pubblici, e del concorso entusiasta dei parrocchiani. La chiesa fu inaugurata l’anno successivo. Il 23 settembre 1989 fu nominato canonico del Capitolo Metro-politano Primaziale di Bari e lasciò la parrocchia. Da canonico, ha dato la sua preziosa collaborazione alla parrocchia Maria SS. del Rosario in S. Francesco da Paola, specialmente col ministero della riconciliazione, con una presenza veramente costante. In seguito, gli fu affidata l’assistenza diocesana U.N.I.T.A.L.S.I. e durante quegli anni fu nominato dal vescovo di Lourdes cappellano della Grotta. Nel 1991, dopo la liberazione dell’Albania dal regime comunista, fu esortato dall’Arcivescovo mons. Mariano Magrassi a recarsi in quella nazione per prestare opera di aiuto. A Durazzo ha collaborato alla ricostruzione della Cattedrale e in seguito ha costruito ex novo una chiesa a Mollas, sorretto anche dai parrocchiani della parrocchia Maria SS. del Rosario e sempre da suo fratello Ugo. Oltre alla collaborazione per le costruzioni, don Giovanni ha curato la preparazione al sacerdozio presso il Pontificio Seminario di Molfetta di un giovane albanese, che ora svolge il suo ministero presso la Cattedrale di Tirana. Don Giovanni ha continuato finché ha potuto a visitare l’Albania portando offerte per le sante Messe e altri aiuti. Nell’ultimo periodo della sua vita, è stato ospite dell’Opera don Guanella ed ha chiuso la sua vita il 27 maggio 2012, domenica di Pentecoste. Dalla battuta sempre pronta, don Giovanni si è distinto per il suo spirito gioviale, l’assiduità e la prontezza nell’attendere alle confessioni e l’apertura missionaria verso la Chiesa dell’Albania.

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– Al mattino, presso la masseria “Odegitria” in Cassano delle Murge, celebra la S. Messa per la festa della comunità parrocchiale della Resurrezione in Bari e accoglie le promesse dei ragazzi dei gruppi “Scout” e Shalom”. 2 – Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi dell’XI vicariato. – Alla sera, presso la parrocchia S. Francesco di Paola in Bari, guida la lettura del film “Terraferma” di Emanuele Crialese con gli “Amici del SERMIG”. 3–6 – Visita pastorale alla parrocchia S. Rocco in Valenzano. 8 – Al mattino, presso il molo S. Nicola, celebra la S. Messa e assiste all’imbarco della statua del Santo Patrono. 9 – Alla sera, nella Basilica di S. Nicola, celebra la S. Messa e partecipa al prelievo della santa manna. 10–11 – Presso il Santuario della Madonna di Montevergine (Av), con il Consiglio di amministrazione della Biblioteca “G. Ricchetti” incontra la comunità monastica e visita l’abbazia. 12 – Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi del IX vicariato. – Alla sera, presso l’aula magna “Attilio Alto” del Politecnico di Bari, partecipa all’incontro “Insieme per l’Europa”, organizzato dall’Azione cattolica, la Comunità di S. Egidio, il Movimento dei Focolari e il Rinnovamento nello Spirito Santo. 13 – Al mattino, presso il monastero di S. Scolastica in Bari, celebra la S. Messa per l’insediamento della Badessa. – Alla sera, presso la parrocchia S. Ottavio in Modugno, celebra la S. Messa per il 30° anniversario della istituzione della parrocchia. 14 – Al pomeriggio, presso l’Oasi S. Maria in Cassano delle Murge,

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partecipa con i Frati minori, le monache Clarisse di Puglia e i consigli regionali O.F.S. e Gi.Fra, alla Giornata di celebrazione dell’VIII centenario della consacrazione di santa Chiara d’Assisi. Alla sera, presso la parrocchia Maria SS. del Rosario in S. Francesco di Paola in Bari, tiene la catechesi sulla Lettera pastorale “Cerca e troverai”. Al mattino, presso la Casa del clero, presiede la riunione del Consiglio Presbiterale diocesano. Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi del vicariato episcopale territoriale Bitonto–Palo del Colle. Alla sera, presso la parrocchia S. Croce in Bari, presiede l’incontro organizzato dal Centro culturale “D. Marin” sull’Anno della fede. Al pomeriggio, presso il Pontificio Seminario Regionale Pugliese ”Pio XI” in Molfetta, incontra i seminaristi teologi. Visita pastorale alla parrocchia S. Francesco di Paola in Capurso. Alla sera, presso il Santuario della Madonna del Pozzo in Capurso, partecipa alla Veglia di Pentecoste con i giovani. A Roma, partecipa ai lavori della LXIV Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. Al mattino, presso il Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI” in Molfetta, presiede la S. Messa per gli anniversari delle ordinazioni presbiterali dei sacerdoti della Regione Puglia. Alla sera, in Cattedrale, inaugura la mostra “I Pastori della Chiesa di Bari dal 1612 a oggi”, organizzata dal Museo diocesano. Al mattino, a Gioia del Colle, benedice la sede della Libreria S. Paolo. Successivamente, presso la parrocchia S. Maria Maggiore, celebra la S. Messa per la festa di san Filippo Neri, patrono della città. Alla sera, presso la parrocchia S. Cataldo in Bari, celebra la S. Messa e amministra le cresime. Al mattino, presso la parrocchia S. Gabriele dell’Addolorata in Bari, celebra la S. Messa e amministra le cresime. Alla sera, presso la parrocchia Stella Maris in Bari-Palese, celebra la S. Messa e amministra le cresime. Al pomeriggio, in Cattedrale, celebra le esequie di mons. Giovanni Tomasicchio.


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– Al pomeriggio, presso il monastero S. Giuseppe in Bari, celebra la S. Messa per la memoria liturgica della Beata Elia di San Clemente. – Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi del V vicariato. – Al mattino, presso la scuola di Parchitello (Noicattaro), partecipa alla cerimonia di inaugurazione del laboratorio linguistico. – Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi del X vicariato. – Alla sera, presso la parrocchia S. Vito in Palo del Colle, tiene la catechesi comunitaria sulla Lettera pastorale.

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– Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi del III vicariato. – Al mattino, presso l’Ospedale Consorziale Policlinico in Bari, celebra la S. Messa per l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi (AIDO). – Al pomeriggio, presso il monastero S. Giuseppe in Bari, celebra la S. Messa e presiede la professione solenne di suor Maria Rosaria del Cuore di Gesù e di suor Teodora dell’Eucaristia, O.C.D. – Alla sera, in Cattedrale, inaugura la mostra fotografica “Il Vescovo nella sua Cattedrale”, realizzata dall’Unione diocesana Sacristi. – Al mattino, presso la Casa Osanna in Noci, celebra la S. Messa e incontra la comunità parrocchiale di S. Marcello. – Alla sera, presso la parrocchia S. Maria del Campo e della Pietà in Bari–Ceglie del Campo, celebra la S. Messa e benedice la statua della Madonna nella piazza del paese. – Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi del VI e XII vicariato. – Al mattino, presso il Seminario arcivescovile, incontra l’équipe educativa.

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– Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi del II vicariato. – Al mattino, a Turi, presiede i lavori della Conferenza Episcopale Pugliese. – Al pomeriggio, nel monastero di S. Teresa Nuova in Bari, presiede la cerimonia di chiusura del processo informativo diocesano sull’eroicità delle virtù e la fama di santità della Serva di Dio madre Teresa di Gesù (Gimma), O.C.D. – Al pomeriggio, in Cattedrale, incontra i cresimandi del IV vicariato. – Alla sera, presso la chiesa del Gesù in Bariù, presenta la Lettera pastorale “Cerca e troverai” all’Associazione Commercialisti Cattolici. – Alla sera, presso la chiesa S. Domenico in Palo del Colle, partecipa alla presentazione delle tele restaurate. – Al mattino, presso la parrocchia SS. Sacramento in Bari, celebra la S. Messa e amministra i Battesimi. – Alla sera, in Cattedrale, celebra la S. Messa nella Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo e partecipa alla processione per le vie della città sino a Piazza del Ferrarese, dove imparte la benedizione eucaristica. – Alla sera, nella Basilica di San Nicola, partecipa alla concelebrazione eucaristica presieduta da S.Em. il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Conferenza Episcopale Toscana. – Alla sera, in Cattedrale, presiede la solenne concelebrazione eucaristica per il XXV anniversario della sua ordinazione episcopale. – Al mattino, nella Basilica di S. Nicola, celebra la S. Messa e incontra docenti e studenti della Facoltà Teologica Pugliese. – Al mattino, in Episcopio, incontra i vicari episcopali. – Al pomeriggio, presso il Seminario arcivescovile, incontra i ministranti della diocesi. – Al mattino, presso l’Oasi S. Maria in Cassano delle Murge, partecipa alla Giornata di santificazione sacerdotale, relatore S.E. mons. Mariano Crociata, segretario generale della CEI. – Al pomeriggio, presso l’Hotel Parco dei Principi in Bari–Palese, saluta i partecipanti al convegno nazionale del Serra Club. – Alla sera, in Cattedrale, assiste al concerto eseguito dalla Cappella musicale pontificia Sistina, diretta dal maestro mons. Massimo Palombella.


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– Al mattino, a S. Giovanni Rotondo, concelebra la S. Messa presieduta da S.Em. il card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, nel decimo anniversario della canonizzazione di S. Pio da Pietrelcina. 17 – Al mattino, nella Basilica di S. Nicola, concelebra la S. Messa presieduta da S.Em. il card. Zenon Grocholewski. – Alla sera, presso la parrocchia S. Marcello in Bari, celebra la S. Messa per il XX anniversario della morte di don Franco Ricci e partecipa alla presentazione del libro Il profumo di Dio sulla chiesa di Soddu Abala in Etiopia, del prof. Marco Pesola. 18–23– Partecipa al viaggio con i preti giovani a Berlino. 24 – Al mattino, in Cattedrale, celebra la S. Messa per la istituzione dei nuovi accoliti. – Alla sera, nella parrocchia SS. Sacramento in Bitonto, celebra la S. Messa per l’ordinazione diaconale di Nicola Flavio Santulli. 25 – Alla sera, in Cattedrale, celebra la S. Messa per la memoria liturgica di san Josemaria Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. - Successivamente, presso l’Istituto delle Suore Francescane Alcantarine in Bari-Palese, incontra i membri della Fondazione “Frammenti di luce” e il coro. 26 – Alla sera, presso la parrocchia Maria SS. del Carmine in Sannicandro di Bari, celebra la S. Messa per il 170° anniversario della Confraternita. 27 – Al mattino, presso il Monastero di S. Chiara in Mola di Bari, ascolta le monache clarisse per l’elezione della Badessa. 28 – Alla sera, presso la parrocchia S. Nicola in Bari-Catino, celebra la S. Messa per il 20° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del parroco don Luciano Cassano. 29 – Alla sera, in Cattedrale, celebra la S. Messa per l’ordinazione presbiterale del diacono Francesco Micunco. 30 – Al mattino, presso l’Istituto “Annibale Maria di Francia” in Bari, celebra la S. Messa e incontra i ragazzi e i genitori. – Alla sera, presso la parrocchia S. Maria Assunta in Grumo Appula, celebra la S. Messa per il 40° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del parroco don Michele Delle Foglie.

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BOLLETTINO DIOCESANO

l’Odegitria

Anno LXXXVIII n. 3

Bollettino Diocesano

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Arcidiocesi di Bari - Bitonto • Largo S. Sabino, 7 • 70122 Bari Arcivescovado: Tel.: 080 5214166 Curia Metropolitana: Tel.: 080 5288111 Fax: 080 5244450 • 080 5288250 www.arcidiocesibaribitonto.it • e-mail: curia@odegitria.bari.it

Registrazione Tribunale di Bari n. 1272 del 26/03/1996 Spedizione in abbonamento postale comma 20/c art. 2 L. 662/96 Filiale di Bari

Maggio - Giugno 2012

Bollettino Diocesano Maggio-Giugno 2012  

Atti ufficiali e attività pastorali dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto

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