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NO TI ZIA RIO

ANNO XXXIV

N°2 (170) - Aprile 2006

Salesiani Ispettoria Meridionale Via don Bosco, 8 - Napoli www.ime.pcn.net

Lettera dell’Ispettore

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Formazione

Per una spiritualità dell’Educatore Cristiano

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Vangelo e Famiglia intesa possibile

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Siamo venuti per Adorarlo

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Un anno di “Grazie

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Il Grande Silenzio

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Volontari con don Bosco

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Associazione Mamma Margherita

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Pastorale Giovanile

Famiglia Salesiana

Notizie - Avvenimenti

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I nostri defunti

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1 Questo numero è stato chiuso il 7 aprile 2006

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Ispettore

lettera dell’Ispettore

“ ...ALL’INIZIO DEL MIO SERVIZIO” Carissimi Confratelli, rivolgo anzitutto a voi il mio più cordiale saluto. Lo faccio utilizzando le pagine del nostro Notiziario ispettoriale. Il cambio di alcuni confratelli e il nostro iniziale inserimento ne hanno ritardato di molto la stampa. Ne chiediamo scusa a quanti sono …più abitudinari nella sua attesa e nella sua lettura. Lo faccio in questi giorni in cui stiamo celebrando il Mistero Pasquale di Gesù. Non posso non augurare a ciascuno di noi i frutti più belli della Pasqua: quelli che nei temi della nostra spiritualità giovanile abbiamo chiamati della “gioia e dell’ottimismo”. Il Risorto dia maggiormente alla nostra vita, al nostro pensare, al nostro agire, al nostro relazionarsi, al nostro guardare al presente e al futuro, quell’ottimismo che caratterizzò la vita di don Bosco. Ne abbiamo bisogno tutti in questo particolare momento di vita ispettoriale: ne abbiamo bisogno noi, ne hanno bisogno le nostre comunità religiose, ne hanno bisogno le nostre comunità educativo-pastorali. Lo faccio pensando ancora all’inizio del mio servizio di animazione ispettoriale. Un servizio che vorrò rendere con impegno e dedizione, ma la cui bontà affido tutta a quel Dio che “ha fatto forza e ha prevalso”. Molti ricorderanno come non abbia voluto ringraziare nessuno, Dio compreso, nel giorno del mio insediamento. E’ che davanti a un Dio che utilizza la forza diventa difficile prevalere. E’ che non me la sono sentita di “dire un no a don Bosco”. E’ che, come diceva don Frisoli nell’omelia della Messa di insediamento riferendosi alla Parola di Dio ascoltata, «siamo invitati a ravvivare oggi la nostra personale passione per Dio, quel sì fondamentale e sponsale che giustifica la nostra vita di consacrati e senza del quale siamo dei professionisti, degli operatori, ma non degli innamorati. …Siamo stati invitati a fare di tutta la nostra vita un sacrificio santo offerto a Dio; e delle nostre comunità spazi di profezia e di non conformità rispetto alla mentalità mondana. Siamo, infine, stati invitati ad una sequela coraggiosa di Gesù, senza individualismi o chiusure egoistiche, perché “chi vuole salvare la propria vita la perde”. Siamo sfidati dalle parole di Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me…!”. L’ accettazione anche della croce è il criterio per individuare i veri discepoli di Cristo. Questi sono, cari confratelli, “i fondamentali” della nostra vita. E’ illusorio alimentare il senso dell’attesa nei confronti dell’ homo novus e dimenticare che il futuro dell’Ispettoria Meridionale è legato alle scelte che ciascuno di voi fa ogni giorno nel suo cuore».

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La “legge della croce”. E’ quella a cui mi sono rifatto al termine della riflessione del ritiro trimestrale, come criterio a cui rifarsi per far crescere la vita fraterna delle nostre comunità. E’ il principio secondo cui il male viene trasformato in bene sull'esempio e per la forza della morte di Cristo. Un principio secondo cui siamo sempre chiamati ad operare in prima persona ogni qual volta constatiamo attorno a noi qualcosa che non è Regno di Dio e che deve diventarlo. Non importa se l’impegno nasce spontaneamente in noi o se altri lo richiedono. Non importa se le qualità ci sono tutte e se sono quelle giuste. Im-


portante è mettersi a disposizione e a lavoro credendo davvero che Dio ci chiama a vincere in e con Lui il male con il bene mediante il perdono, la pazienza, la misericordia, l’impegno, la dedizione… In questo spirito ho fatto miei gli impegni che mi venivano consegnati da don Pier Fausto in quella omelia a nome del Rettor maggiore. «Tu che hai accettato con fede la volontà di Dio, che da oggi ti metti a servizio dei tuoi confratelli, sei chiamato a vivere di fede, ad alimentare la tua fede, ad essere per i tuoi confratelli anzitutto esempio per la fede». «La seconda caratteristica … è la paternità. … Sant’Agostino nella Regola traccia questo profilo del Superiore: “Colui che vi presiede non si stimi felice perché domina col potere, ma perché serve con la carità. Davanti a voi sia tenuto in alto per l’onore, davanti a Dio si prostri per timore ai vostri piedi. Si offra a tutti come esempio di buone opere, moderi i turbolenti, incoraggi i timidi, sostenga i deboli, sia paziente con tutti. Mantenga con amore la disciplina, la imponga con rispetto; e sebbene siano necessarie entrambe tuttavia preferisca piuttosto farsi amare che temere”».

Significative anche le parole rivolte a tutti: «A voi tutti confratelli, giovani e laici, chiedo esplicitamente di collaborare lealmente tra voi e con il nuovo Ispettore. Noi non siamo né di Pietro, né di Paolo, né di Apollo, noi siamo di Cristo. Il segno più urgente che la Congregazione si attende da voi è la comunione: gareggiate nello stimarvi a vicenda, siate tra voi pazienti e misericordiosi, perdonatevi di tutto cuore e sappiate dimenticare. L’Ispettore, per quanto retto e preparato, non è un “Deus ex machina”. Solo la comunione, il dialogo paziente e il perdono fraterno costruiscono l’Ispettoria e attirano la benedizione di nuove vocazioni». Gli osservatori attenti, per non dire i soliti criticoni, diranno che ho preso farina dell’altrui sacco. Ma ho ritenuto opportuno ricordare a me e a voi tutte parole particolarmente significative dette da chi in questo momento a nome di don Bosco e a nome di Dio svolge un servizio in Congregazione.

Ispettore

«La terza attesa che ricorre trasversalmente in tutte le consultazioni è che l’Ispettore sia un uomo che promuova il dialogo e la partecipazione dei confratelli. Tu, carissimo Don Pasquale, non dovrai essere il superdirettore dell’Ispettoria, pensare a tutto, arrivare a tutto, provvedere a tutto. Hai accanto il Consiglio, i Direttori, i confratelli tutti: valorizzali, ascoltali. Non ti è chiesto di possedere la sintesi dei carismi, ma il carisma della sintesi».

E visto che ho molto saccheggiato dall’omelia di don Frisoli, con le sue stesse parole concludo: «A voi tutti, confratelli, auguro di vivere un anno sereno, volendovi bene e facendo del bene. Ve lo auguro con le parole di Sant’Agostino a conclusione della sua Regola: “Il Signore vi conceda di osservare con amore queste norme, quali innamorati della bellezza spirituale ed esalanti dalla vostra santa convivenza il buon profumo di Cristo, non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia”». Napoli, 25 aprile 2006 Sac. Pasquale Martino Ispettore

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Salesiana

formazione

PER UNA SPIRITUALITÀ DELL’EDUCATORE CRISTIANO Un servizio di carità Vita consacrata

Nell’enciclica Deus caritas est ci sono numerosi spunti in grado di dare un senso pieno alla missione dell’educatore cristiano. Ad alimentare e sostenere la sua attività infatti non è una semplice inclinazione all’insegnamento, ma l’amore. Oltre la competenza, questa infatti deve essere la forza che lo anima.

Il primo pensiero che sgorga dal cuore dopo aver letto l’enciclica Deus caritas est è di gioiosa riconoscenza: Benedetto XVI fa un grande dono alla Chiesa e all’umanità. La lettura del testo comunica grande speranza e riconcilia con la vita: è un’invitante provocazione a cogliere l’essenziale della vita cristiana; è una limpida e convincente visione organica dell’uomo e della società, che mostra come solo a partire da Cristo si può guardare alla vita con fiducia e speranza. Grande dote di questo papa, veramente “benedetto”, che ha il dono raro di saper unire profondità di pensiero e semplicità di linguaggio. Queste le prime impressioni che sgorgano spontanee dopo la lettura; dopodiché la prima cosa che sento di suggerire è semplice quanto importante: prendere in mano l’enciclica e leggerla con calma e con apertura di mente e di cuore, soffermandoci su quanto con sapienza e semplicità viene proposto, evitando quel consumismo spirituale che ci fa passare da un testo all’altro per poi assimilare poco o niente in profondità. Qui si trova cibo solido, non chiacchiere superficiali. Una volta letto il testo pontificio, ci si potrà utilmente rivolgere a qualche commento o studio specifico che certamente non mancheranno e che aiuteranno ad approfondire qualche aspetto particolare. Per parte mia, credo che l’enciclica di Benedetto XVI, che di per sé non si occupa di scuola, dica comunque qualcosa di importante anche ai cristiani impegnati a testimoniare l’amore cristiano nel campo dell’educazione. Provo a dire perché.

LA CARITÀ DELLA VERITÀ

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“La cura dell’istruzione è amore” – così si esprime la Bibbia (Sap 6,17); s. Agostino, per parte sua, parla della caritas veritatis (la carità della verità) sottolineando che essa è una delle manifestazioni più alte di amore. Come a dire che un modo di voler bene alle persone che amiamo è anche questo: aiutarle a scoprire progressivamente la verità, la quale rimane l’aspirazione più grande dell’uomo1. Chi fa scuola svolge, appunto, questo prezioso servizio; infatti, «la scuola ha per scopo fondamentale insegnare la verità e l’insegnante è più responsabile verso la verità che deve insegnare che non verso la libertà del discente. Non si tratta di insegnare a sapere la verità, facendo acquisire nozionisticamente quanto l’umanità ha conosciuto nella sua storia, come può avvenire in una scuola autoritaria e dogmatica, ma nemmeno di insegnare a cercare la verità, come capita in una

NO “Che altro desidera più ardentemente l’anima se non la verità?” (s. Agostino, In Johannis Evangelium, tract. 26,5). TI Salesiani ZIA Italia Meridionale RIO 1


scuola libertaria e agnostica, che abbandona l’individuo a se stesso, bensì si tratta di insegnare a trovare la verità, guidando il fanciullo a confrontarsi con la realtà nei suoi multiformi aspetti, per coglierne tutta la sua intelligibilità»2. Conoscere la verità significa realizzare la libertà interiore, che è il primo fondamentale fine dell’educazione (Maritain). La carità della verità sarà tanto più apprezzata se si pensa che, come ebbe a dire qualche anno fa l’attuale pontefice, «la vera sciagura dell’uomo è proprio l’essere all’oscuro della verità»3.

LE RADICI DELL’AMORE DELL’EDUCATORE CRISTIANO

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Le motivazioni che sostengono la fatica di coloro che si impegnano quotidianamente nella scuola possono essere diverse (lasciando da parte quelle meno nobili, che purtroppo a volte si riscontrano), ad esempio: una particolare e quasi innata propensione all’educare, la ricerca della promozione umana dell’alunno, una naturale simpatia per i bambini e i giovani... L’amore che alimenta e sostiene l’educatore cristiano ha una sua originalità sia nella sorgente che lo alimenta sia nella modalità in cui si manifesta: è, infatti, l’amore così come l’ha vissuto concretamente Cristo, è l’amore che viene descritto da s. Paolo nel suo inno alla carità (1 Cor 13). L’amore per l’uomo, che accomuna tutti coloro che si occupano di educazione nella scuola, è per gli educatori cristiani «un amore che si nutre dall’incontro con Cristo» (Deus caritas est 34). Da questo punto di vista, vale anche per loro il richiamo del papa: «Occorre condurli a quell’incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l’amore e apra il loro animo all’altro, così che per loro l’amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall’esterno, ma una conseguenza derivata dalla loro fede che diventa operante nell’amore (cf. Gal 5,6) (31a). Coloro che «svolgono sul piano pratico il lavoro della carità nella Chiesa... devono... farsi guidare dalla fede che nell’amore diventa operante (cf. Gal 5,6). Devono essere quindi persone mosse innanzitutto dall’amore di Cristo, persone il cui cuore Cristo ha conquistato con il suo amore, risvegliandovi l’amore per il prossimo» (33). Questa motivazione di fondo è coerente con lo scopo essenziale che si propone ogni educatore cristiano che lavora all’interno della scuola: realizzare «un vero umanesimo, che riconosce nell’uomo l’immagine di Dio e vuole aiutarlo a realizzare una vita conforme a questa dignità» (30b). L’educatore cristiano deve essere una persona professionalmente capace e ricca di umanità. Il papa sottolinea che tra «gli elementi costitutivi che formano l’essenza della carità cristiana e ecclesiale» (31) c’è anzitutto la “competenza professionale”, che significa capacità di «saper fare la cosa giusta al momento giusto» (31a). Subito dopo, però, aggiun-

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PieroViotto, Presupposti filosofico-pedagogici dell’educazione di ispirazione cristiana, in AA.VV., “Educare, ‘sfida’ quotidiana per le scuole materne fism”, Roma, FISM,1998, p. 60. 3 Joseph Ratzinger, Fede, verità, tolleranza, Siena, Cantagalli, 2003, p. 69.

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Formazione PER UNA SPIRITUALITÀ DELL’EDUCATORE CRISTIANO

ge4 che essa da sola non basta, perché «gli esseri umani necessitano sempre di qualcosa in più di una cura solo tecnicamente corretta. Hanno bisogno di umanità. Hanno bisogno dell’attenzione del cuore» (31a). La preparazione professionale, dunque, come presupposto indispensabile per chi insegna, ma oltre ad essa serve anche, e soprattutto, la “formazione del cuore”. Benedetto XVI ha una felicissima espressione, quando afferma che «il programma del cristiano – il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù è “un cuore che vede» (31b): espressione che, riferita all’educatore cristiano, richiama alla mente le parole di d. Bosco, il quale affermava: «Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi». Il servizio reso dal cristiano per la realizzazione di un vero umanesimo «non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. Non viene esercitato per raggiungere altri scopi» (31c). Applicata all’educatore cristiano, questa indicazione significa che il suo impegno all’interno della scuola rispetterà sempre la legittima autonomia che essa deve in ogni caso conservare. Ciò vale, ad esempio, quando i cristiani istituiscono le loro scuole (= le scuole cattoliche), oppure nel caso in cui la Chiesa è presente nella scuola con un suo servizio specifico che riguarda l’Insegnamento della religione cattolica, e comunque ogniqualvolta i cristiani si adoperano affinché la scuola abbia quelle caratteristiche che essi ritengono qualificanti e indispensabili. Tutto ciò significa che l’intervento dei cristiani che svolgono il loro servizio nella scuola non ha alcuna originalità rispetto all’impegno di qualsiasi altro cittadino a favore della scuola stessa? Benedetto XVI ha parole illuminanti a questo riguardo. Egli ritiene che l’azione caritativa – compresa, a mio parere, quella che si svolge a favore dell’uomo all’interno della scuola – non «debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. È in gioco sempre tutto l’uomo. Spesso è proprio l’assenza di Dio la radice più profonda della sofferenza... Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di lui e lasciare parlare solamente l’amore. Egli sa che Dio è amore (cf. 1 Gv 4,8) e si rende presente proprio nei momenti in cui nient’altro viene fatto fuorché amare» (31c). L’educatore cristiano, come pure una comunità scolastica il cui clima deve essere caratterizzato dallo «spirito evangelico di libertà e carità»5 – e ciò vale per la

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Le parole del papa si riferiscono di per sé al «servizio delle persone sofferenti » (31), ma non si fa certamente una forzatura se si estende il loro significato fino ad abbracciare ogni tipo di servizio che le persone svolgono a favore degli altri. 5 Concilio Vaticano II, Gravissimum educationis, n. 8: “Elemento caratteristico (della scuola cattolica) è (quello) di dar vita ad un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità”.

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scuola cattolica – avranno sempre questa consapevolezza, la quale poi dovrà trasparire dal loro agire, quindi il loro parlare, il loro tacere, il loro esempio.

UNA PERSONA UMILE

È necessario che, prima o poi, volendo tratteggiare gli aspetti più caratteristici dell’educatore cristiano, si parli di lui anche come di una persona che prega. Egli cerca «l’incontro con il Padre di Gesù Cristo, chiedendo che Egli sia presente con il conforto del suo Spirito in lui e nella sua opera» (37). La preghiera, intesa come un bisogno prima ancora che come un dovere, è necessaria perché permette di alimentarsi alle sorgenti profonde da cui la dedizione

UNA PERSONA CHE PREGA

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Carlo M. Martini, Dio educa il suo popolo, Milano 1987.

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L’educatore cristiano è consapevole che, offrendo il suo servizio educativo, non dà soltanto “qualcosa” all’altro (conoscenze, abilità...): egli si coinvolge come persona, sia nel senso che anzitutto educa per quello che è, sia perché partecipa se stesso, i suoi pensieri, sentimenti, capacità, limiti. A questo riguardo, è ancora il papa che offre un pensiero stimolante e profondo: «perché il dono non umili l’altro, devo dargli non soltanto qualcosa di mio, ma me stesso, devo essere presente nel dono come persona. Questo giusto modo di servire rende l’operatore umile. Egli non assume una posizione di superiorità di fronte all’altro, per quanto misera possa essere sul momento la sua situazione... Chi è in condizione di aiutare riconosce che proprio in questo modo viene aiutato anche lui; non è suo merito né titolo di vanto il fatto di poter aiutare. Questo compito è grazia... Egli riconosce di agire non in base ad una superiorità o maggior efficienza personale, ma perché il Signore gliene fa dono. A volte l’eccesso del bisogno e i limiti del proprio operare potranno esporlo alla tentazione dello scoraggiamento. Ma proprio allora gli sarà di aiuto il sapere che, in definitiva, egli non è che uno strumento nelle mani del Signore; si libererà così dalla presunzione di dover realizzare, in prima persona e da solo, il necessario miglioramento del mondo. In umiltà farà quello che gli è possibile fare e in umiltà affiderà il resto al Signore. È Dio che governa il mondo, non noi. Noi gli prestiamo il nostro servizio solo per quello che possiamo e finché Egli ce ne dà la forza» (34-35). Ancora: l’educatore cristiano sarà aiutato a svolgere in umiltà il suo servizio anche in forza di una profonda convinzione che sta alla base del suo impegno educativo: egli, infatti, in quanto persona chiamata a “guidare” gli altri si sente anzitutto lui stesso una persona “guidata”. Si sente guidato da Dio, il primo e unico educatore di ogni creatura6,colui che assicura: «Ti farò saggio, t’indicherò la via da seguire; con gli occhi su di te, ti darò consiglio» (Sal 31,8). Partire da questa profonda consapevolezza significa essere nella verità – una verità che fa umili: solo chi è guidato può guidare. Tutto ciò è rassicurante e pacificante. Sapere che Dio ci guida significa, infine, sentire il bisogno di mantenersi in contatto con lui attraverso il dialogo della preghiera. Occorre, dunque, che si parli anche della preghiera dell’educatore cristiano.

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Formazione PER UNA SPIRITUALITÀ DELL’EDUCATORE CRISTIANO

dell’educatore cristiano trae forza e sostegno (cf. quanto richiamato precedentemente); essa purifica lo sguardo sulla realtà e mantiene autentico il servizio all’altro, mantenendoci al riparo dai pericoli del narcisismo e dalla brama di potere; infine, essa sostiene nei momenti più difficili del dialogo educativo, a proposito dei quali già d. Bosco faceva questo saggio richiamo: «In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita». I santi sono coloro che hanno esercitato in modo esemplare la carità. Il pensiero va, in questo caso, alla folta e gloriosa schiera di santi e sante che si sono distinti per aver testimoniato la carità nell’ambito educativo: Filippo Neri, Angela Merici, Giuseppe Calasanzio, Giovanni Bosco, Girolamo Emiliani, Giovanni Battista de La Salle... per citare soltanto qualche nome. Ad essi l’educatore cristiano guarda come a modelli e guide, consapevole che la pedagogia cristiana prima ancora che essere codificata in principi e indicazioni concrete è stata vissuta e testimoniata dai santi, «veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore» (40). Oggi, in nessuna legge riguardante la scuola si usa il termine amore quando si vuole descrivere il compito che attende gli insegnanti: c’è il timore che sia una parola di parte, troppo legata all’ideologia, estranea ad una visione laica della professionalità docente... Noi cristiani dobbiamo avere il coraggio di recuperare questa parola ormai scomparsa dal lessico pedagogico e parafrasando le parole del papa affermare che, in definitiva, agli educatori cristiani è affidato il compito di vivere il loro impegno educativo soprattutto come amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo.

Aldo Basso

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CONVEGNI

VANGELO E FAMIGLIA INTESA POSSIBILE

«Seguendo il Cristo "venuto" al mondo "per servire" (Mt 20,28), la chiesa considera il servizio alla famiglia uno dei compiti essenziali. In tal senso sia l'uomo che la famiglia costituiscono la “via della Chiesa”» (GIOVANNI PAOLO II, Lettera alle famiglie, n. 2). L’attuale contesto ecclesiale ci chiede di cercare di approfondire tale “servizio”, lasciandoci guidare da due prospettive fondamentali: l’eucaristia, valorizzando le propositiones del Sinodo dello scorso mese di ottobre: L’eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della chiesa; la speranza, impegnati come siamo nella preparazione del convegno ecclesiale di Verona del prossimo anno: Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo. Alla luce di queste prospettive, occorre impegnarsi perché tutta la nostra azione pastorale nei riguardi del matrimonio e della famiglia faccia trasparire, in maniera più chiara e significativa, che tutto ciò che la comunità cristiana annuncia e promuove è “buona novella”, capace di aprire alla speranza. Occorre farlo senza perdere di vista le possibilità e le sfide che il contesto sociale pone dinanzi alla famiglia. Ciò che oggi è in gioco non sono tanto alcuni comportamenti familiari, ma la visione stessa di famiglia e di matrimonio. E questo a livello morale, culturale e socio-politico. Nella Traccia di riflessione in preparazione a Verona viene indicato come primo ambito della testimonianza quello della vita affettiva, aggiungendo: «proprio il mondo degli affetti subisce oggi un potente condizionamento in direzione di un superficiale emozionalismo, che ha spesso effetti disastrosi sulla verità delle relazioni. L’identità e la complementarietà sessuale, l’educazione dei sentimenti, la maternità/paternità, la famiglia e, più in generale, la dimensione affettiva delle relazioni sociali, come pure le varie forme di rappresentazione pubblica degli affetti hanno un grande bisogno di aprirsi alla speranza e quindi alla ricchezza della relazione, alla costruttività della generazione e del legame tra generazioni». Di qui alcune domande: «Come integrare in modo autentico gli affetti nell’unità dell’esperienza razionale e morale? Quale considerazione ha nella comunità cristiana l’educazione a una vita affettiva secondo lo Spirito? Come aiutare a formulare un giudizio culturale e morale sulla mentalità corrente a riguardo della vita sessuale e sentimentale? Di quali aiuti ha bisogno la famiglia per tenere desta la fedeltà alla sua vocazione?» (n. 15).

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Esperienze

Annunciamo e serviamo la buona novella Del matrimonio e della famiglia

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Convegni: VANGELO E FAMIGLIA INTESA POSSIBILE

Un annunzio significativo

L’approfondimento teologico e pastorale nei riguardi del matrimonio e della famiglia, maturato negli ultimi decenni, emerge dal semplice confronto tra il Codice di Diritto Canonico del 1983 (lib. VI: De Ecclesiae munere sanctificandi) con quello del 1917 (lib. III: De rebus):

CODICE 1983

CODICE 1917

Can. 1055 § l. Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento. § 2. Pertanto tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso sacramento.

Can 1012 § I. Cristo Signore ha elevato alla dignità di sacramento lo stesso contratto matrimoniale tra i battezzati.

Can 1056

Can 1013 § l. Fine primario dei matrimonio è la procreazione e l'educazione della prole; fine secondario il reciproco aiuto e il rimedio alla concupiscenza. § 2. Le proprietà essenziali...

Le proprietà essenziali del matrimonio sono l'unità e la indissolubilità, che nel matrimonio cristiano conseguono una peculiare stabilità in ragione del sacramento. Can. 1057 § l. L'atto che costituisce il matrimonio è il consenso delle parti manifestato legittimamente tra persone giuridicamente abili; esso non può essere supplito da nessuna potestà. § 2. Il consenso matrimoniale è l'atto della volontà con cui l'uomo e la donna, con patto irrevocabile, danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio.

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§ 2. Pertanto tra i battezzati...

Can 1081 § l. L'atto...

§ 2. Il consenso matrimoniale è l'atto della volontà con cui entrambi le parti danno e accettano il diritto sul corpo, perpetuo e esclusivo, in ordine agli atti per se capaci di generare la prole.


La pietra miliare di questo rinnovamento è stata certamente la visione del matrimonio e della famiglia di Gaudium et spes. È un testo da rileggere, per continuare a camminare nella prospettiva che ha delineato. Costituisce il primo capitolo della seconda parte delle costituzione: «Dignità del matrimonio e della famiglia e sua valorizzazione»: n. 47: Matrimonio e famiglia nel mondo d'oggi. n. 48: Santità del matrimonio e della famiglia. n. 49: L'amore coniugale. n. 50. La fecondità del matrimonio. n. 51: Accordo dell'amore coniugale col rispetto della vita. n. 52: L'impegno di tutti per il bene del matrimonio e della famiglia. Il cammino post-conciliare è stato caratterizzato da interventi magisteriali impegnativi: Humanae vitae, Familiaris consortio, Carta dei diritti della famiglia, Catechismo della Chiesa Cattolica... A livello di chiesa italiana, mi limito a richiamare Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, Comunione e comunità nella Chiesa domestica, Direttorio di pastorale familiare… Questa ricchezza di approfondimento teologico è oggi sfidata da tendenze culturali che non solo modificano gli stili di vita familiari, ma mettono in discussione la visione stessa di famiglia, ponendo sul suo stesso livello, anche a livello di normativa giuridica, altre realtà. Per poter evangelizzare in maniera significativa in questo contesto, occorre non perdere di vista l’indicazione di Novo millennio ineunte: «Per l’efficacia della testimonianza cristiana, specie in questi ambiti delicati e controversi, è importante fare un grande sforzo per spiegare adeguatamente i motivi della posizione della Chiesa, sottolineando soprattutto che non si tratta di imporre ai non credenti una prospettiva di fede, ma di interpretare e difendere i valori radicati nella natura stessa dell’essere umano. La carità si farà allora necessariamente servizio alla cultura, alla politica, all’economia, alla famiglia, perché dappertutto vengano rispettati i principi fondamentali dai quali dipende il destino dell’essere umano e il futuro della civiltà» (n. 51). Per concretizzare in maniera corretta tutto questo, l’intera comunità cristiana deve: • maturare un sincero convincimento sulla necessità non solo di ascoltare, per poter apportare in maniera significativa il suo contributo alla ricerca di tutti gli uomini di buona volontà: un contributo che viene dalla sua esperienza di umanità illuminata dalle parole dei vangelo (Paolo VI); • più che modelli precisi o soluzioni direttamente operative ai vari problemi, la chiesa sa di poter offrire alcune istanze fondamentali (critiche e propositive) che ritiene indispensabili per la ricerca e la realizzazione di soluzioni qualitativamente valide; • sa perciò di additare un cammino più impegnativo, perché più fedele a tutte le dimensioni della persona. Non esita pertanto a denunziare “scorciatoie” che, benché a volte permettano di raggiungere più prontamente dei giusti obiettivi, si svelano in prospettiva non adeguatamente al servizio della dignità di ogni uomo, di ogni famiglia, di ogni popolo; • la modalità più propria per operare tutto ciò è quella di essere lievito: di incarnarsi senza chiedere potere; di discernere tra le luci e le ombre che oggi segnano la realtà familiare; di aprire ulteriormente progetti e prospettive inserendo speranza anche lì dove i problemi sono più gravi;

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Giovanile

Mgs Italia Meridionale

SIAMO VENUTI PER ADORARLO XX Giornata Mondiale della Gioventù

XX Gmg celebrata a Colonia, in Germania dal 16 al 21 Agosto 2005

La mia prima GMG…è stato bellissimo! La cosa più bella è stata sicuramente il vedere tutte quelle persone, giovani, riunite sotto un unico ideale tutte tese a scrutare, come i re magi, la stella che illumina la nostra vita! E poi vedere tutto quell’amore, gioia e amicizia tra persone che manco si conoscono! Ci vediamo a Sidney, non posso perdere un’occasione simile a questa! Silvia - Lecce Un’esperienza a dir poco indimenticabile! E’ stata bellissima! Vedere tanta gente che camminava insieme su una stessa strada, tutti con uno stesso scopo,di incontrare il volto di Gesù Cristo! Spero di rifare la stessa esperienza! Alla prossima! Grazie ciao Mariarosa ’87 - Molfetta “L’incontro che cambia la vita” è stato l’obiettivo che durante tutto questo anno mi ha accompagnato. Spero vivamente che questa splendida esperienza non resti solo un parentesi serena nella mia vita, ma che sia la pista di decollo verso l’incontro con lui. Sono consapevole che la realizzazione del Regno, così come il Signore lo ha disegnato, è ancora lontana, ma sono certo di essermi messo in cammino dietro la stella giusta. Ilario - Molfetta

14 NO Un gruppo di giovani che hanno partecipato alla GMG TI Salesiani Italia ZIA Meridionale RIO


E’ grazie a tutti voi che quest’esperienza è stata davvero speciale. Grazie a Colonia ho capito ciò che per me è davvero importante e ho riscoperto quanta gioia di vivere ho dentro. Spero di cambiare le cose lasciate a Molfetta in virtù di quest’incontro diretto con il Signore. Che dirvi di più, sono felice e…scusate la scrittura ma non so scrivere in pulman. Annalisa D. R. - Molfetta ( Ba) Vorrei fermare il tempo per rivivere intensamente alcuni momenti… Non certo quei momenti snervanti trascorsi nei tram, ma quelli che grazie alla vostra amicizia e alla vostra gioia sono stati indimenticabili!!! Grazie alla condivisione del pane terreno: viaggio, risate, divertimenti, momenti intensi di spiritualità,… questa esperienza è stata davvero unica. Giovanna Paola M. - Molfetta (BA)

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Questa esperienza di GMG - dico giusto qualche parola - è stata davvero coinvolgente e ci ha visto protagonisti indiscussi nel bene e nel male. E’, come molti dicono, un’esperienza da vivere con i suoi pregi e i suoi difetti, prenderò ciò che c’è di buono e imparando da ciò che c’è di cattivo. Da ricordare sarà senza dubbio l’ottima compagnia di tutti voi e lo splendido clima di collaborazione fra noi ragazzi che si è venuto a creare giorno dopo giorno. Meraviglioso è stato anche conoscere gente di altra nazionalità, di altre culture, tutti accomunati da un’unica, grande fede in nostro Signore. Di cose negative ce ne sarebbero da raccontare, ma penso che ciò che è successo (i dissapori, il nervosismo, ecc.) ci aiuterà a crescere e a migliorare noi stessi. L’organizzazione è stata un po’ carente si sa ma guardiamo la cosa in senso positivo: poteva andarci peggio, no? Anche il cibo è stato sgradevole ma in fondo siamo sopravvissuti! Anche questo fa parte della GMG! Di certo abbiamo imparato ad apprezzare ciò che abbiamo a casa ogni giorno, come ad esempio la cucina italiana, un letto su cui dormire e soprattutto le persone a cui teniamo di più, quelle che ci vogliono bene e a cui noi vogliamo bene. Forse abbiamo sentito la mancanza di quelle persone con cui di solito litighiamo. Beh, ce ne sono di cose su cui riflettere! E’ stato un piacere e un onore condividere la GMG con voi. Forse mi sono dilungata un po’ troppo! Ok ora passo questo diario se no mi ammazzano! Grazie a tutti. Alla Prossima! Simona P. - Molfetta

Il grande dono dell’amicizia che ho ricevuto in questo periodo ha allargato i miei orizzonti verso un’amicizia più grande: quella verso Dio. Ringrazio Dio per aver messo sul cammino della mia vita questa persona! Panatelo M. - Molfetta (Ba) Questa esperienza per me è stata molto particolare, a far parte di ciò, c’era un salesiano che non conoscevo, fuori dai soliti canoni, ma spiritoso e allo stesso tempo introspettivo: Don Gaetano!!! Grazie Angela S. - Molfetta (Ba) Ho fame, sonno e devo andare in bagno…Però sono contenta e mi sento rafforzata dalla splendida settimana trascorsa insieme. Vi voglio bene. Marileda - Lecce

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E’ vero che il Signore prende la mano di chi gliela porge…ma è altrettanto vero che Lui ci tende la Sua… con insistenza…finché tu non la riponi nella Sua! E’ la mia esperienza di questa GMG. Fosse stato per me…non mi sarei mai imbarcato in un’esperienza simile…ormai cinquantenne e …dopo un’estate di fuoco… Ma chi accompagna i giovani? Domanda a cui c’era una sola risposta…già dal versamento della prima parte della quota! Anche se in cuor mio speravo che qualcuno mi rimpiazzasse… Magari all’ultimo momento! Era destino: la Sua Mano è sempre rimasta tesa! A niente è valso far finta di non vederla o illudermi che qualcun altro riponesse la sua al mio posto. Si parte! L’accettare nonostante tutto, Signore, di porgerTi la mia mano ha segnato tutti i momenti che hanno scandito la mia presenza a Colonia! Sentivo che a volte mi trascinavi, mi spingevi…ma qualche volta ho tirato anch’io…e “insieme” abbiamo accompagnato i nostri giovani in questo cammino Non poteva mancare, però, anche un Tuo “presente”…insomma il tuo regalo: sentire…riconoscere…, dal vivo, il respiro cosmico di Cristo nei giovani!Grazie! Chi dimenticherà Marienfeld, Tor Vergata, Parigi, Toronto, Denver? Grazie per avermi aiutato a riconoscere anche il respiro di Cristo nei “nostri” giovani…quelli che Tu mi affidi, per mezzo di Don Bosco, da sempre! Grazie, perché mi hai fatto sentire non solo il’ “don” dei miei…mi han voluto bene tutti! Donga ’57 - Lecce Sono partita con non molto entusiasmo perché non sapevo esattamente ciò che mi aspettava. Questo va anche contro la mia indole, io sempre ansiosa di sapere tutto di progettare ogni cosa. Forse è stato questo il bello di questa GMG, mi ha aiutato a conoscere meglio me stessa i miei limiti, mi ha dato una grande scossa a livello spirituale. Non posso che ringraziare il Signore e chi mi ha permesso questa esperienza. Donatella - Brindisi ...da oggi amo più Dio e il mio prossimo, ho avvertito la sua presenza ed ora la voglio comunicare a tutti coloro che mi stanno accanto, a partire dalla mia famiglia e all’oratorio!!! Seguirò sempre la stella che si è accesa nel mio cuore! Daniela U. - Brindisi

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...sono felice di aver partecipato a questa bellissima esperienza: ho rafforzato la mia fede in Dio e i rapporti con alcune persone instaurandone di nuovi. Se mi fosse data la possibilità di ripetere l’esperienza, la ripeterei senza esitazioni. Sono felice di aver condiviso quest’esperienza con tutte le persone cordiali e simpatiche che ho conosciuto solo nel pullman… Grazie a tutti. Teo - Brindisi

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Ed eccoci arrivati alla fine di questo lungo cammino che abbiamo condiviso insieme (mitico pullman 1): a volte ho creduto di non potercela fare…le difficoltà erano troppe e la salute ha dato spesso segni di cedimento. Se sono arrivata alla fine intatta e serena è stato solo grazie a voi… alla vostra generosità… al vostro sostegno. Questa esperienza non ha solo accresciuto la mia fede ma anche la mia voglia di migliorare come persona ed animatrice… grazie! Angelica – Molfetta (BA) La GMG, un’esperienza fantastica ed indimenticabile, nonostante tutti i disagi, le scomodità e soprattutto la stanchezza. Incontrare giovani da ogni parte del mondo ma uniti intorno a Lui, il solo che ci ama e che amiamo, è stata un’emozione che durerà per sempre. È bello sapere che tutti noi abbiamo una stella che ci guida, il Signore… ed è proprio questa stella che mi ha fatto un dono: vivere una così grande gioia. Valentina R. - Lecce

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Siamo venuti per adorarlo… questo è stato il tema portante di questa GMG. E questa è stata la frase che ha reso unica e speciale questa esperienza. Ero partito per Colonia poco convinto. Ora torno a Brindisi molto ricco di fede e d’amore da donare al prossimo. Non vedo l’ora di raccontare tutto a tutti e prepararmi con loro a Sydney…sono già pronto. Con affetto Francesco R. - Brindisi

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Io sto già a Sydney! È inutile soffermarsi sugli infiniti problemi che si sono posti sul nostro cammino, rimarranno solo racconti di viaggio - fine a se stesso - che magari il tempo cancellerà. Vivere a Colonia è stato come accogliere e comprendere il respiro del mondo, di un mondo che molti vedono già morto, ma che in questa GMG sembra aver trovato nuovo senso e nuova linfa… il volto di quelle centinaia di migliaia di giovani era il volto di Gesù! Come non si potrebbe guardare con entusiasmo al futuro! La sfida più magica è stata quella di fare silenzio dentro di me nella caoticità di ogni istante, di trovare e scoprire ad ogni passo la presenza al proprio fianco di un compagno di viaggio unico che ci sosteneva nei momenti più difficili! La sfida vera inizia ora, fare ritorno ognuno su diverse strade e testimoniare la luce della stella che abbiamo visto brillare e abbiamo adorato, missionari di un mondo nuovo! Ringrazio tutto il pullman 1, specialmente Molfetta e quel prete padovano! Giuseppe R. - Lecce Inutile negare che all’inizio le difficoltà stavano per farci perdere anche il senso di ciò che siamo venuti a fare a Colonia… ma poi grazie al sorriso di chi non si è lasciato andare, alla gentilezza e alla disponibilità di persone che ho scoperto accanto a me “provvidenziali”, grazie ai momenti di comunione e alla condivisione di ogni momento della giornata, grazie al Signore che comunque è in mezzo a noi… siamo riusciti a vivere al meglio queste giornate. Credo di aver sperimentato soprattutto l’amore gratuito di chi mi sta vicino nelle difficoltà e per questo ringrazio il Signore. Faby Fabiana T. - Lecce In un’esperienza cosmopolita come è la GMG è facile lasciarsi inebriare dal fascino del diverso e del lontano; Voglio ringraziare il Signore perché mi ha dato la possibilità di affacciarmi alla “finestra sul mondo” e, soprattutto, perché mi ha permesso di ridare nuova linfa a rapporti dati troppo per scontati. Aspetto tutti alla prossima! Angela C. - Lecce

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È appena sceso il gruppo di Molfetta tra sorrisi e lacrime di gioia, tra sguardi che hanno condiviso lo stesso cammino per adorarti, sguardi complici di chi ha qualcosa in comune, o meglio, Qualcuno: Te. Ti abbiamo incontrato in mille sguardi dove si scorge un barlume di speranza e in alcuni volti, si è potuta scorgere disseminata nel mondo una profonda fede da cui poter prendere esempio. Quei volti, quegli abbracci gratuiti e spontanei di fratelli da tutte le parti del mondo hanno dato senso alle difficoltà e alla stanchezza di questi giorni. Ecco allora che possiamo vedere più di tutto il lato positivo di quest’evento, se il cuore è buono trasforma tutto in positivo! Spero che questo messaggio che ho scorto tra le mille voci di questi giorni, lo riesca a testimoniare concretamente nella mia vita, a tradurlo in fatti senza avere paura di non farcela perché so che ho un amico ac-


canto a me, che, come disse Giovanni Paolo II e ha ribadito Papa Benedetto XVI, non toglie niente e dona tutto! Un grazie a tutti quelli che mi hanno affiancato in questa avventura e che mi hanno dato qualcosa di sè… Valentina L. - Lecce Grazie!! Lasciate a Dio il diritto di parlarvi!!! Andreina S. - Brindisi

Se ne andarono tristi… Tornarono giubilanti… Alle volte bisogna sperimentare la caduta per apprezzare di più la gioia… e così le difficoltà di questi giorni hanno solo aumentato l’allegria, la comunione e lo spirito di gruppo. Ringrazio il Signore per avermi fatto conoscere tante nuove persone, le loro storie, i loro sogni e le loro speranze. Grazie per avermi dato una prima visione della santità del Tuo Progetto e avermi ricordato che la mia “missione” è in realtà una scelta che si porta avanti in più di 150 paesi. Che questi giorni siano per me monito di conforto e supporto ora e nei giorni futuri, che il ricordo non mi abbandoni, né sia motivo di tristezza ma piuttosto una ricchezza con cui andare, finalmente, avanti. “il Signore ci vuole in viaggio” e che questo viaggio continui allora! Massimo – Lecce

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Caro Donga Che esperienza… Ricordi? All’inizio ero triste non mi sentivo coinvolta… ho riflettuto tanto e ho capito che avevo completamente perso di vista l’obbiettivo. Mi aspettavo chissà che cosa quando invece per essere felice mi doveva bastare anche solo il fatto che il Signore mi avesse chiamata e avesse fatto in modo che io venissi. Ho fatto tante belle amicizie… e sono contenta… la fatica è stata tanta… forse troppa per me, ma alla fine ce l’ho fatta…il risultato di questa GMG è dipeso solo da me e non da un programma inesistente o da un treno perso, o da un “diluvio universale”. Forse devo ancora “maturare” nel mio cuore questa esperienza per comprenderla bene. Ma sono in fin dei conti soddisfatta perché penso che la porterò per sempre nel mio cuore e che tra un po’ di giorni non ci sarà più niente di negativo che mi ritornerà alla mente. Federica V. - Lecce

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Vita di movimento

UN ANNO DI “GRAZIE” UN MOVIMENTO “EUCARISTICO” MGS Italia Meridionale

Si è chiuso l’anno speciale dell’Eucaristia: l’ulteriore opportunità, l’ultima del suo pontificato, che Giovanni Paolo II ha regalato alla Chiesa tutta. La pastorale Giovanile della nostra Ispettoria nei suoi vari appuntamenti non ha mancato di accogliere le indicazioni e i suggerimenti che il Papa aveva dato per vivere al meglio “lo stupore Eucaristico” che doveva caratterizzare l’atteggiamento della Chiesa in quest’anno di “sintesi” come lo aveva definito. La cura della Celebrazione Eucaristica costituiva già una caratteristica delle varie convocazioni giovanili del MGS e dei momenti formativi per gli animatori, si è continuato a fare della Messa il cuore e l’apice di ogni evento ma si è privilegiata anche la contemplazione del mistero eucaristico attraverso l’Adorazione del Sacramento. Proprio agli inizi dell’anno in occasione dello stage degli animatori si è proposta l’Adorazione eucaristica che aveva al centro, ovviamente, l’ostensione del Pane Eucaristico ma era sostenuta anche da linguaggi giovanili che aiutassero i partecipanti a riconoscere la presenza del Signore Gesù sotto le umili apparenze del pane.

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Il cammino del Movimento era tutto diretto verso Colonia dove ben Quattrocento giovani delle nostre comunità sognavano di poter dare testimonianza della centralità dell’Eucaristia nella loro esistenza ma lungo l’anno in tutte le Opere non sono mancati i momenti di adorazione, facendo riscoprire questa formula di preghiera che ha sorpreso, per l’intensità con cui veniva vissuta, innanzitutto i salesiani stessi. Gli esercizi spirituali di Quaresimaviva hanno costituito un’occasione privilegiata per un incontro “cuore a cuore” tra i nostri giovani e il “Pane di vita”. Tutto era mirato a che i ragazzi potessero sperimentare l’ardore della Parola nei loro cuori e riconoscere il Risorto nello “spezzare del pane”. La Celebrazione Eucaristica e l’Adorazione sono stati momenti di vera intimità spirituale. Feste e Confronti sono stati occasioni per comprendere qualche aspetto particolare della più grande tesoro che la Chiesa possiede. Il 17 aprile a Soverato in occasione delle feste preadolescenti e adolescenti si è potuto assistere ad una vera e propria festa dell’Eucaristia! I preadolescenti impegnati a realizzare un pranzo che poi hanno allegramente consumato hanno sperimentato la dimensione conviviale della Cena del Signore. Gli adolescenti hanno approfondito attraverso una serie di laboratori cosa significa l’attiva partecipazione alla celebrazione del Sacrificio di Gesù. La giornata si è conclusa con una splendida testimonianza di fede: attraversando le vie della città al seguito di Cristo-Eucaristia i Giovani del MGS hanno dichiarato in compagnia di chi vogliono camminare lungo la via dell’esistenza. Statio privilegiata dell’anno dell’Eucaristia è stata la celebrazione del Confronto Giovani in concomitanza con le manifestazioni conclusive del Congresso Eucaristico Nazionale a Bari il 28 maggio, ben 800 erano i giovani provenienti dalle case dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Si sono fatti sentire! Hanno proclamato con la loro presenza il desiderio di essere Chiesa attorno a Pietro. I confratelli non potevano rimanere al di fuori di questo largo “movimento eucaristico” e hanno privilegiato anche in occasione di ritiri e di esercizi spirituali i momenti di celebrazione e di adorazione. Ma è stato in occasione della verifica di fine anno che Gesù Eucaristia ha potuto “vedere” tutta l’Ispettoria Meridionale inginocchiata ai suoi piedi. Prima di confrontarsi con obiettivi e attività realizzate, i confratelli si sono ritrovati prostrati ai piedi di colui che è l’ultimo vero obiettivo della loro esistenza, mentre un numero di grani d’incenso pari a quello dei confratelli dell’ispettoria si consumava alla sua presenza; palpabile testimonianza di cento e cento vite che si consumano in sacrifico di soave odore nella esistenza di ogni giorno delle nostre comunità. L’estate non ha visto diminuire l’entusiasmo per la riscoperta della centralità dell’Eucaristia: in tutti i campiscuola e momenti di riflessione non è mancato il giusto posto alla celebrazione, all’adorazione e alla contemplazione del Sacramento dell’altare. Eccezionale è stata l’adorazione svoltasi in occasione della Festa dell’estate degli oratori della Calabria. Nella splendida Cattedrale di Gerace guidati da quel grande mistagogo che è Padre Gian Carlo Maria Bregantini più di 600 ragazzi hanno piegato le ginocchia davanti alla Bianca Ostia. Stupiti essi stessi dal

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silenzio che li avvolgeva meravigliavano i loro animatori nello scoprire la verità della parola del Maestro: “lasciate che i piccoli vengano a me”. Ed ecco Colonia. Con un milione di giovani “magi”, questa volta non provenienti solo dall’oriente ma da ogni angolo della terra, i giovani delle nostre case hanno vissuto giorni meravigliosi in cui stanchezza e gioia, disagi e preghiera ardente si sono amalgamati nel pane fragrante della comunione. Giovanni Paolo dal Cielo e Benedetto dalla collina di Marienfeld sorridevano e benedicevano coloro che sono le “sentinelle del nuovo millennio”. Anche l’inizio del nuovo anno, coincidendo ancora con la parte terminale dell’Anno dell’Eucaristia, è stato caratterizzato dalla centralità dell’Eucaristia. La spiaggia di Cetraro, che ha ospitato l’Assemblea Territoriale del Movimento Giovanile Salesiano è stata il teatro dell’Adorazione notturna che ha proclamato la volontà dei giovani del nostro movimento di voler conservare lo Spirito di famiglia, cuore della strenna di quest’anno educativo e pastorale, attingendo alla linfa del mistero di comunione che è l’Eucaristia dove Dio convoca a tavola i suoi figli. Al termine di questi dodici mesi di stupore quale parola si può porre a suggello se non ευχαριστω: Grazie! Grazie al Santo Padre Giovanni Paolo II che ci ha donato questo anno così necessario alla Chiesa! Grazie al Santo Padre Benedetto XVI che ha riverberato, da profondo teologo e guida dei credenti, le ricchezze insondabili del Tesoro più prezioso della Chiesa! Grazie a i confratelli che si sono impegnati per rinnovare e promuovere il culto eucaristico nel loro lavoro quotidiano! Ma soprattutto… Grazie ai nostri giovani che ci hanno fatto riscoprire la capacità attrattiva del Pane del Cielo già sperimentata da Domenico!!! Torniamo a Gerusalemme: al nostro quotidiano e facciamo nostro l’ardore e lo stupore di Cleopa e del suo anonimo compagno al quale siamo chiamati a prestare volto e voce. “lo abbiamo riconosciuto, Egli è vivo!!!”

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Carlo Cassatella


cinema

IL GRANDE SILENZIO Philip Gröning Comunicazioni Sociali

TITOLO: IL GRANDE SILENZIO Titolo originale: DIE GRÖSSE STILLE Regia: Philip Gröning Durata: h 2.44 Nazionalità: Germania 2004 Genere: documentario Dopo i pinguini ora i Monaci. Un altro documentario diventa campione di incassi e conquista il pubblico. E' il caso di IL GRANDE SILENZIO (Die Grosse Stille) di Philip Groning, presentato alla Mostra di Venezia. La pellicola racconta dei sei mesi trascorsi dal regista nel silenzio quasi fantastico, lontano dal mondo e dalla sua confusione, del chiostro della Grande Chartreuse, nelle Alpi francesi, per documentare la vita dei Monaci Certosini e la loro regola suprema, quella del distacco più assoluto dal mondo. La pioggia cade sui pannelli di vetro e le campane suonano richiamando alla preghiera risuonando nei cortili innevati del convento della Grande Chartreuse. Questo è l'inizio di Verso il grande silenzio, film di Philip Groning dedicato allo studio della vita monastica nel suo aspetto di contemplazione e di preghiera. Groning si era già recato nel 1984 presso i monaci francesi chiedendo loro il permesso di effettuare le riprese per il suo progetto. Allora il permesso di illustrare la vita all'interno del convento gli fu negato, ed i religiosi motivarono la loro decisione dicendo semplicemente che i tempi non erano ancora maturi. Ma un bel giorno a Groning è stata concessa la possibilità di realizzare il suo progetto, e così ha potuto trascorrere un lungo periodo di sei mesi, tra l'estate del 2002 e l'inverno del 2003, in mezzo ai frati della Grande Chartreuse, filmando la loro quotidianità, fatta di piccoli gesti di devozione silenziosa in ogni momento della giornata, nel lavoro come nella preghiera. Il risultato è il presente film, di durata certamente ragguardevole (più di due ore e mezza), in cui il silenzio è la caratteristica prevalente. Il regista sceglie di non fare un documentario verità scandagliando ad esempio le motivazioni o le personalità dei monaci che sono stati ripresi, ma preferisce mostrare la loro semplicità ed i loro visi luminosi e quasi stupiti di fronte ad una macchina da presa.

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al cinema nel Marzo 2006

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cinema IL GRANDE SILENZIO

Non li sentiamo quasi mai parlare, se non per cantare e l'unico ad avere la parola è un anziano monaco non vedente che mette a parte il regista di alcune sue riflessioni molto brevi come: "Non bisogna avere paura della morte. Più ci si avvicina a Dio, più si è felici". Per il resto possiamo sentire solo i suoni che illustrano l'operosa attività del convento, le forbici che tagliano la lana, la pala che scava nella neve friabile ed i passi dei monaci nel chiostro cavernoso. Talvolta il regista mostra anche il lato giocoso dei frati, ad esempio riprendendoli mentre si divertono a discendere lungo un dirupo innevato. Si tratta di un film che si potrebbe definire "meditativo", e senza dubbio è necessario trovarsi in un particolare stato di ricettività spirituale per poter apprezzare il grande silenzio, ma senza dubbio le serene immagini di Groning riescono a dare un senso di pace a chi vive ritmi più frenetici e meno legati al misticismo dei monaci della Grande Chartreuse. Una dimensione cinematografica quindi difficile da raggiungere, come testimoniano i due anni necessari per il montaggio: "Non esistono regole drammaturgiche per realizzare un film silenzioso. E' stata come una grande sinfonia nella quale era necessario trovare la giusta armonia"

Intervista al regista ed ai protagonisti. Per ora il film esce il 31 marzo con 45 copie, ma la produzione ha avuto già richieste per 100. Alcune televisioni si sono già dimostrate interessate ad acquistare la pellicola per la messa in onda, ma la distribuzione è disponibile alla trasmissione televisiva a condizione che sia ininterrotta. Apparentemente impensabile per il mercato tv in Italia, ma non si può mai dire. Il Grande Silenzio è uscito in Germania lo scorso 10 novembre ed è stato il miglior film per rapporto tra spettatori e numero di copie per tre settimane, per essere poi scalzato durante il periodo prenatalizio per una sola settimana da Harry Potter. È ancora in programmazione in 25 città ed è stato visto da oltre 160.000 spettatori. Non male -afferma Groning - per un film che a detta del produttore avrebbe realizzato al massimo 25.000 spettatori. In realtà il produttore del Grande Silenzio aveva definito il film come un capolavoro, sottolineando

24 I Monaci Certosini in un momento di condivisione

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In realtà Groning non si dice sorpreso del successo riscosso in Germania, anche perché i film sulla spiritualità, spesso di matrice orientale, sono molto apprezzati pur se lontani dalle radici culturali dell'occidente. L'approccio verso la spiritualità di noi occidentali, continua il regista, è spesso molto negativo in quanto vogliamo cercare di raggiungere la parte più profonda di noi stessi per mettere in moto un cambiamento radicale, in grado di renderci molto diversi da quello che siamo. Questo in parte è dovuto al fatto che comunque abbiamo un atteggiamento conflittuale con la nostra religione. Mentre ad esempio non ho contrasti con lo sciamanesimo e per questo non alcuna difficoltà ad accettare quello che viene proposto sullo schermo. Ma è importante rapportarsi con il sistema entro il quale si viene allevati. Per Groning vivere con i monaci durante i sei mesi di riprese è stato particolarmente importante perché ha avuto il modo di vedere persone radiose, felici, libere dalla schiavitù della paura perché sanno che tutto quello che accade non può essere male in quanto proviene da Dio, e che non si può sprecare la propria vita perché non è così che funziona. Il film ruota intorno a due massime "Dio, tu mi ha sedotto ed io mi sono lasciato sedurre" e "Chi non lascia i propri averi non può essere mio discepolo". Queste due massime sono il campo di tensione all'interno del quale ruota non solo l'universo monastico ma anche la nostra vita. Una vita fatta di responsabilità e di impegno, ma anche di seduzione e di abbandono alla vita stessa. Eccedere in un senso o nell'altro è sempre sbagliato. La cosa più divertente è che durante le riprese è che i monaci non erano minimamente impressionati dalla macchina da presa, anzi non lo consideravano un oggetto importante, non erano né agitati né nervosi di fronte ad essa. Inoltre non erano preoccupati di dover rappresentare dei monaci di bell'aspetto! C'erano due monaci che non volevano essere ripresi, ed il regista li informava quotidianamente di dove avrebbe girato, in modo da permettere loro di evitare la troupe. Quando i monaci hanno visto il film per la prima volta si sono divertiti

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però che sarebbe stato adatto al massimo per il pubblico dei cineclub. Mai poi il film ha iniziato a circolare nell'apprezzamento generale, ed il regista ha detto al proprio produttore "Se i tuoi gusti sono così lontani dal pubblico forse dovresti cercare di cambiare mestiere". Allora quest'ultimo ha preso la decisione di distrubuire il film, e non di cambiare lavoro. Il film non è stato a basso costo, come potrebbe sembrare a prima vista, perché Groning voleva raggiungere un livello superiore di qualità tecnica. Avrebbe potuto girare con un'equipaggiamento standard, ma il regista tedesco ha scelto la High Definition quando l'unico ad usarla era George Lucas. E così tra l'affitto della macchina da presa e le conseguenti sedute di mixaggio sonoro per il riversamento in 35mm sono stati spesi oltre 700.000 euro. "Ricordo - continua il cineasta - che la nostra era la macchina della Sony numero nove. Considerando che tre o quattro macchine stavano nei loro laboratori direi che forse era la quarta macchina da presa ad essere usata in quell'epoca".

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cinema IL GRANDE SILENZIO

molto, hanno persino riso. E poi hanno notato piccole cose su se stessi, sull'osservanza delle regole e di come si possano violare innocentemente, magari parlando con un gatto durante il voto di silenzio, oppure affrettandosi a suonare una campana perché si è in ritardo. Il regista dichiara di non essere un cattolico particolarmente ardente, e che nella Germania degli anni '60 la sua generazione è cresciuta all'ombra di una struttura ecclesiastica tesa ad enfatizzare il ruolo del peccato e della colpa nella vita dell'uomo. E che solo nel monastero della Grande Chartreuse Groning ha avuto esperienza del concetto di Grazia, fino a quel momento a lui estraneo. Ma questo film-esperienza, come lo definisce egli stesso, non è solo per credenti ma anzi è un invito per gli atei e per gli agnostici, perché attraverso la quotidianità dei monaci si riesce a scorgere qualcosa che va al di là delle facoltà cognitive umane. Ed inoltre ogni essere umano ha una relazione con il tempo. "Certo, ammette Groning, ci sono spettatori che lasciano la sala dopo 45 secondi o 2 minuti dopo l'inizio, e questo lo apprezzo, se un film non piace conviene andarsene subito, perché se passano cinque minuti poi diventa sempre più difficile andarsene. E questo è un film fortemente dichiarativo fin dalle prime sequenze, si capisce subito dove vuole andare. Vuole dare allo spettatore la possibilità di vagare all'interno di se stesso, invitandolo allo stesso tempo a mettersi nelle mani del regista per le prossime tre ore, con la promessa che si può fidare di lui". "La cosa che mi è piaciuta di più - dice il regista - è vedere i voltli rilassati degli spettatori all'uscita delle sale. Nel film il lavoro non è il valore centrale mentre nella società di oggi e specialmente in Germania c'è una specie di situazione di panico perché si comprende che non ci sarà lavoro per tutti in futuro. E questo è il frutto coerente di un progresso tecnologico che ricerca la massimizzazione della produzione e la riduzione dei costi e delle risorse necessari a raggiungere questo scopo. Ma il lavoro non è sempre stato il valore fondante della civiltà occidentale, in quanto ha questa valenza solo da due, trecento anni. Ha quasi la valenza di una moda. Cinquecento anni fa non era molto alla moda portare i pantaloni ad esempio". Groning è leggermente restio a parlare del suo prossimo progetto, che è in fase ancora embrionale. Si tratta di una fiction sul filosofo tedesco Martin Heidegger (1889-1976), che il regista preannuncia come "aggressiva". Quindi sembra proseguire sulla riflessione sulla natura del tempo anche se Groning sottolinea "L'essenza dell'arte cinematografica è proprio il tempo, e dopo questo film (Il Grande Silenzio) non credo di poter raggiungere una purezza simile, ed ogni mio nuovo lavoro sarà da questo punto di vista un passo indietro. La cosa migliore sarà fare qualcosa di completamente diverso".

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Volontari Con Don Bosco (CDB): verso la III Assemblea Famiglia Salesiana

“Un solo corpo, un solo Spirito”: questo lo slogan che farà da filo conduttore ai lavori della Terza Assemblea Internazionale che i Volontari Con Don Bosco (CDB) celebreranno dal 27 dicembre 2005 al 4 gennaio 2006. L’Assemblea si svolgerà presso la Casa Generalizia dei Salesiani in Roma e sarà aperta dalla Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rettor Maggiore, don Pascual Chavez, alla presenza dei rappresentanti dei diversi Gruppi della Famiglia Salesiana.

Si approderà, infatti, all’approvazione del nuovo testo delle Costituzioni nonché del Progetto Formativo generale. Sarà, inoltre, l’occasione per avviare l’iter che porterà al riconoscimento dell’attuale Associazione Pubblica di Fedeli Laici a Istituto Secolare che si prevede di Diritto Pontificio. L’Assemblea sarà anche chiamata all’elezione del nuovo Responsabile Centrale e del suo Consiglio. I Volontari Con Don Bosco (CDB) hanno da poco concluso l’anno di celebrazione del decennale dalla fondazione (1994 – 2004), anno ricco di nuovi ingressi e della Professione Perpetua di diversi membri.

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Di fondamentale importanza per la vita ed il futuro dell’Associazione i temi che verranno trattati a conclusione di un percorso di riflessione, formazione e studio che, a partire dai membri del Consiglio Centrale, ha coinvolto tutti i membri delle varie parti del mondo.

Ad oggi i CDB sono presenti oltre che nell’Ispettoria Meridionale anche in 20 nazioni di 4 continenti. Questa nuova vocazione all’interno della Famiglia Salesiana, nella misura in cui viene conosciuta affascina molti giovani che, spinti dal desiderio di seguire Cristo “nel mondo”, si impegnano a vivere le Beatitudini evangeliche professando i voti di povertà, castità ed obbedienza. Per eventuali informazioni visita il sito alla pagina www.volontaricondonbosco.org e contattaci all’indirizzo comunicazione@volontaricondonbosco.org

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associazione Mamma Margherita

UN INCONTRO DI FAMIGLIA 150° anniversario della morte di mamma Margherita AMM

Come di consueto, anche quest'anno abbiamo avuto l'opportunità e la gioia di partecipare all'incontro dei genitori dei Salesiani di don Bosco, che ha avuto luogo presso l'istituto di Santeramo la prima domenica d'avvento. Malgrado il lungo tragitto che alcuni hanno dovuto precorrere, data la vastità della nostra ispettoria, e l'inclemenza del tempo, un folto gruppo di genitori era presente. Dopo essere stati accolti affettuosamente dall'Ispettore, il quale poco dopo è stato costretto ad allontanarsi per un impegno sopraggiunto, e dal direttore della casa don Ciro Solofra, il nostro referente ispettoriale don Fernando Lamparelli ha curato le presentazioni ed ha illustrato, soprattutto per coloro che partecipavano per la prima volta a questo tipo di incontro, alcuni punti dello statuto dell'associazione. Poi ha sottolineato l'importanza delle riunioni periodiche che hanno lo scopo di rinsaldare le conoscenze e di arricchirci, per stare "vicini", nel modo giusto, al nostro figlio sacerdote il quale « ... nell'adorazione, nella predicazione della Parola, nell'offerta del Sacrificio Eucaristico e nell'amministrazione degli altri sacramenti, partecipa alla stessa funzione degli apostoli». (decreto conciliare "Il ministero e la vita sacerdotale" del 07/12/1965). Grande rilievo è stato dato al fatto che il prossimo anno ricorre il 150° anniversario della morte di mamma Margherita della quale è in corso il processo di beatificazione. La mamma di don Bosco è un esempio luminoso per tutti gli educatori, ma soprattutto per i genitori dei salesiani. E' stata sempre una guida sicura e salda per il figlio Giovanni. Per questo motivo siamo invitati a riflettere sulla sua vita e sui suoi insegnamenti.

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Il vicario ispettoriale, don Guido Errico, rileggendo alcuni brani di una biografia di mamma Margherita scritta da don Fantozzi, ha evidenziato i valori ai quali ella ha ispirato la sua vita e la sua opera educativa ed ha richiamato la nostra attenzione sulla perenne attualità di tali valori. Numerosi sono stati gli elementi sui quali siamo invitati a riflettere, anche nella mutata realtà sociale odierna. Per esempio: 1. Il significato di famiglia "aperta": ai figli, anche a quelli non propri, ai parenti, al prossimo, soprattutto se bisognoso; 2. Il valore della preghiera in famiglia, la giornata scandita da momenti di preghiera;


3. Il valore della libertà connesso alla verità; 4. Il diritto-dovere dei genitori di educare i figli, di guidarli nella loro realizzazione e maturazione umana e cristiana; 5. La gratitudine verso Dio, sempre, per tutto, per la vita e per ciò che essa ci offre ogni giorno (gioie e dolori). Se siamo grati a Dio, siamo anche capaci di gratuità ed educhiamo alla gratuità, senza star lì sempre, a fare i "conti" del dare e dell'avere.

Giovanna Errico

Salesiana

Numerosi ancora sono gli insegnamenti che mamma Margherita ci offre, per esempio: il senso cristiano del lavoro, il valore dell'istruzione, ancora più luminoso se veniva colto persino da una donna analfabeta, ed infine, ma non ultima, la capacità di staccarsi dalla persona amata per il bene dell'altro. La capacità di ricavare il meglio dai nostri ragazzi o dai nostri figli e di non "accontentarsi del 6-" ciò che potremmo definire "amore esigente" ha suscitato vari interventi che hanno condotto la riflessione sul piano della fedeltà agli impegni assunti; argomento sul quale abbiamo dialogato anche mentre uscivamo dalla sala riunioni. È seguita la celebrazione eucaristica cui hanno partecipato 3 gruppi: quello dei tirocinanti che erano a Santeramo già dal sabato pomeriggio, quello dei responsabili della P.G.S. e quello dell'associazione mamma Margherita. Il pranzo si è svolto in un clima gioioso e familiare. Alla fine don Lamparelli ha consegnato a ciascuna famiglia il libro della biografia di mamma Margherita scritto da don Fantozzi ed ha raccomandato a tutti i presenti di partecipare al pellegrinaggio nei luoghi salesiani che si prevede avrà luogo il prossimo maggio ed agli esercizi spirituali nel prossimo giugno a Pacognano. Tra saluti calorosi e arrivederci abbiamo lasciato Santeramo diretti alle nostre case, ma, sono certa, con il cuore colmo di gratitudine per il dono che Dio ha voluto farci di un figlio Salesiano.

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Cisternino

Un fragno che fiorisce davvero Inizia alla grande il trentennale della morte di Padre Francesco Convertini

Il prossimo 11 febbraio ricorrerà il trentennale della morte di Padre Francesco Convertini, questo nostro confratello missionario in India, nativo di Locorotondo e vissuto a Marinelli, contrada di Cisternino. Diverse iniziative sono in cantiere, ma l’opera salesiana, l’Unione Ex-Allievi/e e l’Associazione pro Marinelli hanno già voluto iniziare alla grande l’anno. Nei giorni scorsi, infatti, si è svolto un importante evento che ha coinvolto non solo l’opera salesiana, ma tutta la cittadinanza di Cisternino. Cuore delle giornate è stata la visita nei luoghi di Padre Convertini di don Luciano Colussi sdb, vicepostulatore e vicario generale della diocesi di Krishnagaar, e di don Enrico dal Covolo sdb, postulatore generale della Congregazione Salesiana. Don Luciano si trovava in Italia proprio perché all’inizio del mese di ottobre ha consegnato alla Congregazione per le cause dei Santi gli atti del processo diocesano, che passa ora agli esami del Vaticano. Sabato 8 i giovani della parrocchia di Casalini, altra contrada di Cisternino, hanno messo in scena nel Palaconvertini il musical “Forza venite gente” che ci ha introdotti nella riflessione sulla santità. Domenica 9 è stata ricca di eventi importanti. Al mattino, sempre nel Pala, si è svolto l’annuale convegno degli ex-allievi, nel quale don Luciano e don Enrico hanno presentato la figura di Padre Convertini. A questo momento è seguita la Messa solenne presieduta da don Luciano e il pranzo fraterno insieme, con la tradizionale foto di rito. Nel pomeriggio c’è stato invece l’incontro con le comunità di Marinelli e di Locorotondo. Si sarebbe dovuto svolgere nella piazza di Marinelli, all’ombra del fragno e nei pressi della statua dedicata a Padre Francesco. Purtroppo però la pioggia ci ha costretti a ripiegare ancora una volta nel Palaconvertini. Tuttavia, l’incontro è stato molto interessante e partecipato e ha visto anche la presenza del nostro Ispettore don Pasquale Martino. La banda “Fiati giovani” di Cisternino ha aperto il momento celebrativo. È seguita la Messa presieduta da don Enrico. Quindi, i discorsi ufficiali dei sindaci di Cisternino e di Locorotondo, dell’Ispettore, di don Luciano e don Enrico. Il direttore don Cristiano ha poi tirato le somme della manifestazione. Un lauto buffet di prodotti tipici della zona ha poi concluso il tutto. Infine, lunedì 11 don Luciano ha incontrato, sempre nel Pala, alcuni allievi delle scuole elementari, medie e del liceo polivalente.

Legenda:

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Novità Editoriali Articoli, cronache e varie inviati dalle case

Articoli tratti dai quotidiani e dalla stampa Lettere


Certamente al termine di giornate spiritualmente così intense rimane nel cuore la gioia di essersi accostati a un gigante della santità quale Padre Francesco era. Con la sua semplicità ha saputo testimoniare una misura alta di vita cristiana ordinaria. Davvero una figura da riscoprire quella di Padre Francesco, alla cui biografia invitiamo tutti ad accostarsi per scoprire il mistero di amore che lo ha reso realmente “tutto a tutti”, con gioia, nel nome di don Bosco. “…Il fragno! Una pianta, un popolo, un uomo fiorito in santità” (Da Anche il fragno fiorisce di don Nicola Palmisano)

Foggia

CAMPO SCUOLA

Il gruppo Giovani Ministranti della Parrocchia “Sacro Cuore” di Foggia ha vissuto il terzo campo scuola annuale che ha avuto luogo a Roca Vecchia di Melendugno (Le) dal 1° al 5 settembre 2005. I partecipanti sono stati 14 ragazzi, con una età compresa tra i 14 e i 18 anni, il direttore del campo e la guida spirituale è stata don Pino Ruppi, gli animatori sono stati Giancarlo D’Ercole e don Francesco Preite. Il Campo ha avuto come tema il seguente: “Liturgia: azione sacra per eccellenza in cui Dio e l’uomo rinnovano il loro reciproco patto di amore”. La proposta di questa esperienza ha inteso offrire ai ministranti un sentiero per far scoprire e gustare, attraverso la ricerca personale e di gruppo, la vita piena e abbondante che Dio dona loro in Gesù suo Figlio proprio attraverso la celebrazione liturgica, in modo particolare quella eucaristica. La domanda che ci ha guidati nel corso del campo è stata la seguente: “Che cosa celebra la liturgia?”, e la risposta è già presente in un certo qual modo nell’obiettivo generale del campo: “Riconoscere la Santa Liturgia come l’evento in cui io divento protagonista della storia della salvezza, in quanto, partecipando al mistero pasquale di Cristo, vivo sempre più in comunione con Dio e con i fratelli”. Gli ingredienti fondamentali per cercare di raggiungere quest’obiettivo sono stati: la Santa Messa, la

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GIOVANI MINISTRANTI 2005

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Lectio divina, il Seminario-Studio sulla liturgia, il Laboratorio di formazione liturgica, il Laboratorio di formazione affettiva, la sana allegria ed alcune ore mattutine trascorse sulla spiaggia dello splendido mare salentino. Al termine del campo i ragazzi hanno effettuato una prova orale per verificare la loro consapevolezza circa i temi di liturgia trattati. Il filo rosso che ha attraversato tutte le attività del campo è stato il far riflettere e far prendere coscienza della dignità del servizio all’altare, che deve essere vissuto unicamente come risposta a Dio che chiama a conformarci a Cristo attraverso la strada del servizio. Il fare il ministrante deve diventare atteggiamento di vita, deve incarnarsi nell’essere che traduce la fede nell’azione caritatevole. L’essere ministrante, quindi, comporta una vita impegnata nella comunità parrocchiale e negli ambienti in cui ci si ritrova, testimoniando il proprio credo senza ambiguità e compromessi, vivendo con i fatti il mistero pasquale che si incontra e si celebra nella santa eucaristia. La partecipazione alla Pasqua di Cristo ogni domenica deve incarnarsi in scelte e comportamenti che dicono la propria sequela Christi e siano risposte luminose alle provocazioni che oggi il relativismo culturale ci pone. Il campo ha condensato, in forma germinale, itinerari di formazione spirituale, liturgica e affettiva, che dovranno essere ripresi e continuati in modo approfondito e sistematico durante l’anno pastorale al fine di aiutare i ragazzi a sviluppare in modo integrale e armonico la loro personalità alla luce del messaggio evangelico. Saranno propri gli obiettivi della umanizzazione e della comunione (cfr. Strenna del Rettor Maggiore 2006; obiettivo 2006 dell’IME) a motivare il nostro cammino formativo 2005-2006. Riproporre Cristo come uomo perfetto, che ha realizzato il suo progetto di vita in atteggiamento di obbedienza e spirito di servizio al Padre. Rievangelizzare i ragazzi proponendo loro la personalità di Cristo, in modo realistico e educativo, come riferimento fondamentale per costruire la propria personalità. Aiutarli, attraverso anche la direzione spirituale, a comprendere la storia, giudicarla e agire in essa come Cristo, vivendo in lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. Da tutto questo scaturisce che il campo scuola non è un riempitivo né una parentesi, ma un’esperienza profonda di formazione e al contempo di programmazione che dovrà proseguire in modo più fluido, ma costante, durante l’anno. Giancarlo D’Ercole Animatore gruppo Giovani Ministranti

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Lecce

Era un giorno qualsiasi, un giorno come tanti, nell’Oratorio salesiano “San Domenico Savio” di Lecce. Anzi, il giorno era già passato; una giornata piena di discussioni, di chiacchiere, di ripensamenti. Ma alla fine tutto andò per il verso giusto. Il progetto era finalmente andato in porto ed ora si poteva svilupparlo al meglio. Eh già, nacque proprio così la community, l’Oratorio virtuale dove chiunque può esprimersi, può dire la sua, può sentirsi libero di comunicare… tutto, senza dimenticare l’importanza del dialogo reale! Ma andiamo con ordine. Il forum è stato allestito da due ragazzi che frequentano l’Oratorio, classe 89 ed 88: sicuramente molto giovani, ma con tanta voglia di fare e di aiutare a far crescere e conoscere le possibilità di Internet collegate ad un Oratorio salesiano. Appena creato, il forum fu associato al sito ufficiale dei Salesiani di Lecce ed ebbe subito un grande successo, in barba alle più rosee aspettative. Gli utenti vedevano il forum come un posto accogliente e creato a misura di oratoriano e si è subito creata una comunità grande, aperta ed in continuo mutamento. La struttura del forum è semplice, ma efficace ed abbraccia a 360 gradi tutte le più grandi tematiche del mondo attuale: si spazia dalle tematiche religiose a quelle culturali, dall’attualità alle ultime notizie del forum e del sito. Dato l’interesse che questo forum ha suscitato, si sono dovuti fare dei cambiamenti, cambiamenti essenziali affinché la community potesse sopravvivere. E’ stato creato un redirect, www.oratoriolecce.135.it, per rendere più facilmente accessibile il forum a chiunque, senza doversi ricordare indirizzi lunghi e scomodi; è stato nominato uno staff di moderatori e supermoderatori, chiamati “animatori-moderatori” per garantire sul forum la sicurezza ed il rispetto delle regole, ed è stato stilato un regolamento completo. Si hanno numerosi progetti per il futuro, per far crescere sempre di più questa community e per permetterne l’utilizzo a un numero sempre più ampio di utenti: ristrutturazione completa dell’home page, creando un portale interattivo per far sì che l’utente possa far completamente parte della comunità salesiana, cambio di dominio per poter trasferire il forum dall’hosting di forumgratis sul nostro spazio web e molto ancora. Penso di aver già parlato abbastanza: d’altronde queste cose si capiscono meglio andando su Internet! Visitate www.salesianilecce.it e www.oratoriolecce.135.it … e magari iscrivetevi al forum! Stay tuned!!!

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UN ORATORIO VIRTUALE PER TUTTI!!!

Gianluca Sabato

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Caserta

“Tutti là siamo nati” (salmo 87,4) Pellegrini in Terra Santa da Caserta

Un gruppo di 35 pellegrini – in gran parte alunni del seminario di ebraico o genitori degli alunni della scuola salesiana – ha avuto la possibilità, il privilegio di vivere un’occasione straordinaria di incontro con i Luoghi Santi di Dio tra gli uomini e con le radici della nostra fede e della nostra cultura occidentale. Con il supporto dell’Opera Napoletana Pellegrinaggi, che si è mostrata lodevole al di là di ogni aspettativa, per l’aspetto logistico e la cura spirituale, i 35 pellegrini, dal 21 al 27 luglio hanno, potuto vivere un’esperienza molto forte, coinvolgente, indimenticabile. Sono stati di grande aiuto gli organizzatori salesiani don franco Galeone, don Pasquale D’Angelo e Mons. Antonio Pasquariello, vicario generale della Diocesi. Preziosa e discreta è stata anche la presenza del Sig. Piergiorgio Ricca, che ha preso in consegna il gruppo dall’aeroporto di Napoli giorno 21 luglio, e lo ha seguito nelle difficoltà logistiche e doganali. Grande simpatia ha riscosso anche il biblista salesiano polacco don Enrico, apprezzato da tutti per la sua profonda cultura e la sua forte spiritualità. I 35 pellegrini hanno trascorso 3 giorni in Galilea e 3 giorni in Giudea. Ricordare tutte le emozionanti esperienze … ed avventure è impossibile. Voglio qui ricordare solo le più significative: il Monte Carmelo, Nazaret, Cafarnao, Tabga, Tabor, Tiberiade, Giordano, Gerico, Qumran, Gerusalemme dai mille volti … Momenti molto suggestivi sono stati il rinnovo delle promesse di battesimo al fiume Giordano, delle promesse di matrimonio a Cana, della fedeltà al papa a Tabga, la Via Crucis tra i vicoli dello “shuq” arabo… Unico momento critico: l’avaria al sistema frenante dell’aereo Alitalia, che ci ha costretti a trascorrere un’altra notte a Tell Aviv; tutto sommato l’incidente si è rivelato provvidenziale, perché il ritorno è avvenuto in maniera molto più confortevole su un jumbo 777 della El Al, compagnia di bandiera israeliana. Nel gruppo, giorno dopo giorno, sono cresciute simpatia, conoscenza, condivisione, fede, preghiera. Cosa augurarci allora? “Il prossimo anno a Gerusalemme … Le-shanàh a-baàh be-Ierushalàim”. Franco Galeone

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Bova Marina

UN CARNEVALE «da POLLI»

Enza Cavallaro

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Musica, maschere e carri per un "carnevale degli dei" Il Carnevale, periodo di festa e di licenza, d'allegria, gioia ma anche occasione di crescita soc iale e culturale, opportunità di vivere il territorio, di porre sotto le luci della ribalta il contesto sociale e culturale di un'area. Bova Marina, Condofuri e San Lorenzo Marina, un momento adatto per realizzare una collaborazione efficace e proficua; è stata l'occasione di dimostrare che in sinergia si può e si deve operare. Il carnevale "degli dei" si è concluso Bova Marina con il corteo dei carri, il ballo in maschera e la premiazione del carro più bello andato all'Oratorio Salesiano di Bova Marina. Il carro allegorico rappresentava un enorme pollo, costruito con maestria da Carmelenzo e Vittoria Labate, Claudia Iiriti, Alessandro,Annalisa e Bruna Vadalà, Maria Olimpia Squillaci,Giuseppe Autelitano Senior e Giuseppe Autelitano junior. L’attualità ha stabilito come tematica affrontata dal carnevale dell’oratorio salesiano l'”Influenza aviaria” . Argomento di attualità con un pizzico di sarcasmo che non manca mai tra gli ideatori e soprattutto personaggi di fantasia le cui peripezie appassionano una moltitudine di ragazzi.I ragazzi e le ragazze dell’Oratorio Salesiano “Don Bosco”di Bova Marina sono ormai diventati dei veri maestri della cartapesta e hanno lavorato a pieno ritmo fiduciosi del fatto che l’opera di quest’anno superava di gran lunga la bellezza di quella della sfilata 2005. Al rientro dalla sfilata sono state distribuite tante dolci “chiacchere” nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo.

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Molfetta

ALLENIAMO A CRESCERE! “…x un anno fruttuoso all’insegna della collaborazione. Buon lavoro, dunque, e ricordate: i ragazzi prima di tutto!” Sono queste le emblematiche parole con cui il presidente della PGS congeda i membri del consiglio direttivo e tutti gli allenatori al termine dell’incontro. E proprio questo augurio conclusivo sintetizza le basi della PGS, gli obiettivi verso cui ci si muoverà , le strategie adottate e gli impegni stabiliti. Analizzarne separatamente contenuti, metodologie, finalità, ecc, non è semplice perché necessariamente tutto è in funzione di tutto. Lo spirito con cui ci accingiamo ad affrontare i nostri allenamenti con i ragazzi è quello di proporre la competizione sportiva tramite uno sport che rispetti i valori fondamentali di amicizia,solidarietà, fair play,,,,Siamo convinti della necessità di iniziative sportive che abbiano obiettivi e finalità non solo sportive, ma anche e soprattutto educative, formative, culturali, assistenziali, seguendo l’esempio di don Bosco che, puntando proprio alla persona del giovane, voleva il suo inserimento nella società, per fare di lui un”onesto cittadino”. Ed è proprio quello a cui puntiamo noi alleducatori : far vivere al ragazzo un’esperienza di gruppo che lo aiuti nella ricerca e nella costruzione della propria identità, mediando tra l’altro l’esperienza di chiesa (“buoni cristiani”), aspetto decisivo secondo quello che è il nostro stile di vita. Fondamentale allora ci sembra l’ importanza del gruppo, dell’esperienza comunitaria, come in una grande famiglia. Il che ci pare ancor più proficuo dato il tema di quest’anno formativo: “una famiglia chiamata oratorio”. Da qui l’impegno a fare del nostro cortile, o comunque, dei nostri campi d’allenamento, il luogo privilegiato in cui coltivare una grande rete di rapporti. Tutto questo perché crediamo fermamente nelle potenzialità positive dello sport. Sappiamo che esso non è una realtà assoluta, essenziale alla vita del uomo, tuttavia vogliamo concentrare la nostra attenzione su quegli aspetti dell’attività sportiva che diventano fondamentali per la formazione del ragazzo nel suo modo di

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Valentina de Tullio

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esprimersi e relazionarsi con gli altri e per la sua crescita integrale. Lo sport è scontatamente legato alla dinamica del gioco. Ma nei nostri ambienti il gioco non ha carattere produttivo. Il bello, la soddisfazione stanno nell’essersi espressi al meglio. Certo vincere è gratificante, ma ha la sua parte di fatica e attesa, perché ciascuno ha i suoi limiti. Non puntiamo troppo in alto, piuttosto lo scopo è che ogni ragazzo possa dire “ho fatto del mio meglio”. E se poi si raggiunge il traguardo ambito, allora dobbiamo far capire che è esaltante celebrare non la vittoria, ma la gioia di avercela fatta, perché imparino a provare ancora, a non arrendersi,a voler ripetere l’esperienza. E’ il segreto della gioia che ci ha lasciato don Bosco come dono:”Siate allegri – diceva – non lasciatevi andare a malinconie. […]Saltate, giocate, divertitevi.” E’ lo sport che noi vogliamo per loro, per i nostri ragazzi: un momento di festa che esprime e regala la voglia di vivere, e di vivere insieme. Cito a proposito le parole di Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo internazionale degli sportivi:” Lo sport è gioia di vivere, gioco, festa, e come tale va valorizzato e forse riscattato, oggi, dagli eccessi e dal tecnicismo e del professionismo mediante il recupero della sua gratuità,della sua capacità di stringere vincoli d’amicizia, di favorire il dialogo e l’apertura gli uni verso gli altri…”. I ragazzi hanno voglia e bisogno di gioia e di festa, di creatività e fantasia, di incontro con gli altri. Abbiamo pertanto ritenuto auspicabile “allargare gli orizzonti” inserendoci e collaborando con altri gruppi o associazioni sportive al di fuori del nostro ambiente salesiano. Non fosse altro per il fatto che la PGS( seguendo appunto l’esempio di don Bosco) prima che una struttura e un’associazione, è anche un’opera in dialogo con famiglie e territorio, e suo scopo è quindi anche quello di promuovere lo sport come partecipazione alla vita del territorio. Da tali attività ci aspettiamo proprio questo: che lo sport per i ragazzi abbia principalmente il significato di un’ occasione di incontro…anche quando non si ha un fisico particolare e doti eccezionali. D’altronde la PGS vuole e deve operare per uno sport per tutti. Guardando come vanno le cose, invece, ci si rende conto che il “protagonismo” assoluto spesso sembra inguaribile. E vicino a noi vediamo troppe volte ragazzi che vogliono prevalere. O ancora, quelli che dicono:”che noia, chi me lo fa fare…adesso non mi va!”. Ma siamo pronti a scommettere che nel loro cuore c’è voglia di fare il pieno, di fare centro. Don Bosco, pure lui, li aveva incontrati così i suoi ragazzi:discoli, un po’ ladri, sfaccendati per forza. Li aveva messi insieme e aveva scommesso che il tempo e il passatempo erano una strada per farli incontrare con le possibilità nascoste nel cuore. E noi? Qual è la nostra scommessa? Allenare, formare dei ragazzi che sappiano attrezzarsi in campo per giocare la partita più difficile, che è quella della vita. E’ il servizio più prezioso che possiamo e vogliamo rendere ai nostri ragazzi: che imparino a saper affrontare con coraggio la partita della vita! È la nostra scommessa. Da verificare tutti i giorni, un po’ per volta.

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Bova Marina

Oratorio: centro propulsore per nuove attività sociali e culturali L’Oratorio Salesiano di Bova Marina è un attivo centro propulsore e ancor più fervido punto di incontro di nuove attività apostoliche sociali e culturali. Occupando una vasta zona di Bova Marina l’Oratorio accoglie ragazzi e giovani offrendo campetti di calcio, basket, pallavolo, videoteche, biblioteche, sale riunioni, sala multimediale, teatro ed un ventaglio di attività in un territorio privo di altri centri ricreativi ed educativi . Domenica per fare memoria di Don Bosco e del suo Oratorio i ragazzi i giovani dopo la celebrazione eucaristica delle 9.30 hanno giocato per l’intera mattinata e poi insieme ai loro genitori hanno consumato il pranzo. Fare memoria di Don Bosco e del suo Oratorio significa pensare innanzi tutto a un ambiente educativo, cioè a una realtà identificabile come istituzione e organizzazione che ha un suo progetto: un edificio, sale, cortile, palestra, cinema-teatro, cappella, un gruppo animatore, orari, attività molteplici, risorse di vario genere. E poi si fa subito riferimento a un clima comunitario e a una metodologia educativa che hanno nel sistema preventivo la principale fonte di ispirazione. Questo il luogo di riferimento, il punto di approdo e di partenza, il “ponte tra la chiesa e la strada” come recita uno slogan ben conosciuto. Ma l’oratorio salesiano è soprattutto uno spazio di incontro e di prossimità relazionale. Si cita talvolta l’espressione cuore oratoriano per ricordare che c’è oratorio dove c’è un educatore appassionato, desideroso di testimoniare l’amore per la vita e il senso che giunge dalla fede. Questa realtà fa sì che l’azione educatrice e propositrice vada oltre l’istituzione oratoriana, e fa divenire l’ oratorio di Don Bosco un criterio educativo, oltre che un ambiente. L’oratorio è una palestra per la vita: ci si allena per essere buoni cristiani e onesti cittadini, anzi buoni cristiani perché onesti cittadini. Allenamenti particolari: l’onestà e la fortezza d’animo nel gioco, la immediatezza e il superamento dei timori nel fare teatro, l’accoglienza per chi è nuovo e forse anche straniero, la generosità e solidarietà fraterna per chi ha bisogno di un sostegno, una robusta coscienza morale che si ispira al Vangelo. Enza Cavallaro, Il Quotidiano della Calabria - 28 gennaio 2006

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Caserta

In occasione della festa del Beato Michele Rua, sabato 29 ottobre, l’Opera salesiana di Caserta ha aperto ufficialmente il nuovo anno comunitario. Come di consueto per questa ricorrenza, al primo successore di Don Bosco viene tributato un evento particolarmente significativo, durante il quale viene consegnato il “mandato” per la missione educativa dell’incipiente anno pastorale a tutti coloro che, a vario titolo, promuovono e partecipano alla missione salesiana. Ciò come segno di riconoscenza verso colui che ha il merito di avere fondato l’Opera di Caserta, solida istituzione formativa che ormai da più di cento anni forgia ed ispira allievi ed oratoriani provenienti da tutta la provincia. Alla giornata hanno preso parte centinaia di operatori appartenenti alle varie componenti della Comunità Educativa Pastorale salesiana, dando testimonianza di impegno e responsabilità per la formazione integrale dei giovani, attraverso le varie espressioni associative presenti nella Casa e in stretta relazione con il tessuto socio-culturale della città. Durante la celebrazione eucaristica, il Direttore, Don Emidio Laterza, ha sottolineato infatti la contestualizzazione territoriale del Progetto Educativo Pastorale che la Comunità salesiana intende sviluppare nei prossimi anni (il “PEPS”) ed è tornato sugli obiettivi sfidanti che esso si pone nell’ambito della cultura, del disagio giovanile e della comunità educativa autentica. Ciò è espresso anche nel mandato consegnato alla comunità riunita nel giorno di Don Rua: <<Chiamati ad attuare il PEPS, ci impegniamo ad essere comunità educativa autentica, per diventare “luogo profetico” di educazione all’amore e di promozione della cultura cristiana della famiglia e della vita>>. Ricevere questo mandato non rappresenta un riconoscimento per il lavoro svolto né un’attestazione di essere nel giusto: è piuttosto un fermo proposito, nella fedeltà all’insegnamento di Don Bosco, per l’anno comunitario che è appena iniziato. Alla Messa, che si è svolta nella sala “Mamma Margherita”, di recente costruzione, ha fatto seguito un momento di convivialità, che ha accresciuto ulteriormente il clima di festa e di famiglia. Matteo Caracciolo

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Festa di Don Rua 2005

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Foggia Parrocchia

Grazie Dio per il dono della vocazione: il 25° di professione religiosa di don Giuseppe Ruppi. La comunità del Sacro Cuore di Gesù di Foggia è in festa per il 25° di professione religiosa del suo direttore-parroco don Pino Ruppi. Due sono stati gli appuntamenti principali della festa. Il primo e più importante appuntamento, si è svolto Martedì 12 settembre data dell’anniversario. Nel giubileo di questo giorno, la comunità si è riunita intorno all’altare per rendere con lui grazie al Signore, per la Sua fedeltà, vissuta da don Pino nel servizio alla Chiesa sull’esempio di San Giovanni Bosco. All’inizio della celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Francesco Pio Tamburrino Arcivescovo Metropolita di Foggia Bovino, alla presenza del primo cittadino di Foggia - Orazio Ciliberti, l’intera comunità, nella persona del segretario pastorale ha ringraziato il Signore per aver donato, al cammino umano e cristiano della comunità del Sacro Cuore di Gesù, la presenza di Don Pino; che attraverso la dedizione alla parrocchia, la fedeltà al ministero sacerdotale, l’impegno profuso per dare vita al sogno del nuovo oratorio a Foggia, ogni giorno, dà concretezza alle parole del Padre e Maestro della gioventù - “basta che siate giovani perché io vi ami assai”. Don Pino visibilmente commosso ha ringraziato il Signore per questi anni di fede, vissuti pienamente grazie al sostegno ricevuto dalla famiglia, dei suoi formatori, dalla comunità SdB e dai fedeli, ed ha salutato i presenti

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invitando i parrocchiani a superare le difficoltà e le divisioni per camminare insieme in un cuor solo un’anima sola. La festa è proseguita in oratorio dove in un clima di festa e di allegria gli è stata consegnata una targa ricordo raffigurante don Bosco e Maria Ausiliatrice. I festeggiamenti sono poi continuati con le catechesi, tenute da don Pino Vivilecchia, salesiano e vice-parroco del “Sacro Cuore”, sulla vita religiosa che si sono tenute nel mese di ottobre nei giorni: giovedì 13 “l’Eucarestia e Don Bosco” venerdì 14 “l’Eucarestia e la vita religiosa” sabato 15 “la vita religiosa salesiana” una tre giorni che ha visto la partecipazione di molti parrocchiani in prevalenza giovani. I festeggiamenti si sono conclusi domenica 16 ottobre con la seconda edizione della manifestazione Oratorio Day; dove in un clima di familiarità e di allegria, alla presenza dell’ispettore dei salesiani dell’Italia Meridionale don Pasquale Martino, si è dato inizio al nuovo anno pastorale. Un intera giornata dedicata all’Oratorio, iniziata con la S. Messa alle ore 9.30, e terminata alle 21.00 con uno spettacolo realizzato, durante la giornata, dai ragazzi che hanno partecipato alla manifestazione. “È stata una giornata – a detta del salesiano Francesco Preite - nella quale i ragazzi hanno fatto esperienza dell’oratorio, espressione massima del carisma salesiano di San Giovanni Bosco”. Dopo la S. Messa nel cortile dell’oratorio, sono stati organizzati dagli animatori del Movimento Giovanile Salesiano dell’Oratorio, giochi a stand per i ragazzi delle scuole elementari e tornei per i ragazzi delle medie e superiori. Alle 12.15 tutti a cimentarsi nei vari laboratori di clownerie, traforo, Art Attack, canto, musica, teatro, giornalismo, mamma Margherita. Alle 13.30 il pranzo a sacco. Nel pomeriggio i ragazzi sono stati riuniti per gruppi (elementari, medie, biennio superiori, triennio e giovani); ed ogni gruppo ha preparato un piccolo numero per la serata. Subito dopo ancora giochi ed infine la serata di festa e di spettacolo. Il tutto si è concluso, come da tradizione salesiana, con le tre Ave Maria e il pensiero della buonanotte del direttore della casa salesiana, don Pino Ruppi. Una festa in cui tutti, bambini, ragazzi, famiglie, hanno dato vita a momenti di gioco, di formazione, di laboratori, di teatro; promuovendo nel quartiere “lo straordinario” quotidiano dei cortili salesiani. Le iscrizioni all’oratorio con tutte le sue attività sono ancora aperte… Venite e vedrete!

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Il segretario Pastorale del Consiglio C.E.P.

Massimo Rosario Marino


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Foggia Emmaus

IL VILLAGGIO DON BOSCO IN DIRITTURA D'ARRIVO Vorremmo aggiornarvi sulla situazione di questo grande progetto di accoglienza che don Bosco sta faticosamente realizzando in terra di Capitanata. L'impresa che costruisce il Villaggio D. Bosco dovrà consegnare la struttura entro il 31 dicembre 2005. Gli edifici sono completati: 24 appartamenti; il grande auditorium di 450 posti; l'edificio polifunzionale con aule, laboratori e biblioteca; la foresteria. Ma la sistemazione esterna è solo parziale. Manca del tutto il mobilio e le attrezzature. La consegna anticipata dello stabile, richiesta dal Ministero, ci ha obbligati ad accelerare l'iter di preparazione, che da tre anni stiamo realizzando con un gruppo di famiglie e singoli. Domenica 9 ottobre si è svolta a Emmaus un'importante riunione, nella quale si sono definiti due gruppi: 1. II gruppo di chi è disposto ad iniziare la sua permanenza nel Villaggio già dalla prossima primavera 2006: sono sei famiglie, che inizieranno a incontrarsi con frequenza e a preparare un proprio "documento sul da farsi concreto". 2. Il gruppo che accompagna e dà la sua disponibilità per un sostegno esterno: sono 15 famiglie e 9 singoli Tutti si sono impegnati ad una attiva partecipazione in precisi ambiti d'intervento: • La formazione su problemi dell'adolescenza e progetto educativo di D. Bosco

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• L'informazione capillare, sui servizi che offrirà il Villaggio attraverso tutti gli

strumenti a disposizione, che raggiunga pubbliche amministrazioni e chiesa locale. • La campagna finanziamento mobilio contattando Banche, Fondazioni, Imprese, Associazioni, Privati ecc… Speriamo che questa notizia, arrivando a tutte le componenti della grande Famiglia Salesiana, susciti preghiere, collaborazione, gioia e...perché no?, anche vocazioni a consacrarsi al servizio dei minori, in questo grande progetto, che vorrà dare, nel nome di don Bosco, risposte educative a ragazzi stranieri, diversamente abili, vittime di maltrattamenti o abusi sessuali, con disturbi psichici, o abbandonati in genere; e offrire ad alcune famiglie l'esperienza concreta del "benessere" che si prova, aprendo le porte dei proprio cuore all'accoglienza di qualche fanciullo. All'ingresso dei Villaggio c'è il grande Cristo, con le braccia aperte e la scritta: "Chi accoglie un fanciullo nel mio nome, accoglie Me"

Bova Marina

Parlano Tony Cercola e Don Natalino Carandente ideatori del Cd "Inventa un'altra musica" i cui proventi saranno devoluti per la ricostruzione in Madagascar "Gli animi eletti si fortificano e migliorano nella estrinsecazione dell'arte quando questa viene degnamente applicata, poichè può essere il conforto, di soddisfazione o di ammonimento specialmente quando si esplica in manifestazioni atte ad elevare lo spirito dei sentimenti". E' così che ancora una volta Tony Cercola miscela cuore e fantasia in un percorso ultradecennale che vede il nostro percussautore, impegnato in un progetto di solidarietà (11 Pioppo, Nisida, "Insieme per l'Africa"). Oggi Tony Cercola ci regala la direzione artistica, gli arrangiamenti e l'esecuzione (è anche coautore di 2 brani) del Cd "Inventa un'altra musica", 15 canzoni dal profilo rock e blues, ma con i tocchi classici dell'Oratorio, realizzato dai ragazzi del Centro Giovanile Salesiano di Bova Marina (Re). Il cd (10 curo) è in vendita a Napoli presso la Libreria Lcd di via Duomo e on line sul sito www.inventaunaltramusica.it

Notizie

QUANDO IL TAMBURO BATTE E IL CUORE SEGNA IL TEMPO

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Notizie

Gli utili saranno documentatamente devoluti alle Missioni Salesiane del Madagascar: "Pensa che una capanna lì costa appena 100 Euro, accoratamente riferisce Padre Natalino Carandente, educatore dei fanciulli dell'Oratorio di Bova Marina, curatore del progetto e autore dei testi e delle musiche del cd. "Vorremmo tanto contribuire alla ricostruzione, dopo la tremenda alluvione dell'anno scorso che ha messo il Madagascar in ginocchio". "Ogni rapporto lascia dentro qualcosa di importante e Don Natalino, che è di Marano di Napoli, ti graffia l'anima per la sua semplicità e per l'opera che quotidianamente svolge in favore del disagio sociale", continua Tony Cercola. "In questo cd ho rielaborato il sentimento che provo, trasformandolo in un bel ricordo e certe visioni, certi scritti, certa musica, possono ben considerarsi utili, preferibili e benemeriti". L'artista che ad ottobre ritirerà il Premio Piedigrottissima, è da 20 anni sulla scena musicale nazionale. Collaborazioni con grossi nomi tra i quali: Pino Daniele, Eduardo Bennato, Antonello Venditti, Enzo Gragnaniello, Roberto Murolo, Mia Martini, Don Cherry hanno caratterizzato il suo personalissimo sound, un viaggio senza frontiere tra suoni e voci. Tony nasce a Cercola, a due passi dalla Madonna dell'Arco, fa le sue "tammurriate le fronne, i canti a figliole, la musica del Vesuvio , dove il ritmo diventa rito amalgamandolo alLa musica del mondo e all'onda sonora metropolitana. Incide da solista: Sud “Brigamo” (1987), Tony Cercola (1990), Et Viola (1991), C'o sole e c'o l'acqua (2000), Nomade del Vesuvio (2004). Partecipa con successo al Festivalbar del 1990, scalando le classifiche europee con il 45 giri "Babbasone". Realizza per Rai 2 la sigla di Ghibli "Casbah". Per contatti: Salesiani di Bova Marina tel 0965.761128.

Bruno Aymone , Il Quotidiano, NAPOLI 13 settembre 2005

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Lecce

La poesia di Carlo Blagho

Notizie

Caro Blagho, se il libro è resistito per quasi un anno sul mio tavolo senza che mai m'abbia sfiorato il pensiero di trasferirlo nella biblioteca dove oramai sono raccolte le prove dei poeti del mio tempo, significa che c'era qualcosa che m'impediva di sgombrare il tavolo. E questo qualcosa era la semplicità dell'amore che la sua opera trasmetteva ad ogni fugace occhiata. Cioè quei versi meritavano attenzione, erano degni d'una lettura. Oggi, [...], mi sono riposato in una lettura che si è rivelata subito ricostituente per me e obbiettivamente ricca di pensieri. La poesia aveva compiuto ancora una volta il miracolo. Questo significa che la sua poesia non è un semplice esercizio di sillabe più o meno coerenti e armonizzate, ma anzitutto un trasmettitore di energie spirituali che consolano l'animo e lo mettono in pace con se stesso e con l'umanità. Ciò significa che al suo posto c'è un valore che in un primo momento si identifica con la fede. E questa, a sua volta, non è astratta, intellettualistica, ma è concreta, esercitata, cioè, sulle gioie e sui dolori dell'umanità, alimentata dalla solidarietà di tutto ciò che ci circonda e che non ci è nemico, ma ha bisogno dei nostro amore. Queste cose sono espresse in un linguaggio tenue, affabile, luminoso, assai lontano dalle capriole virtuali alle quali ci ha abituato la poesia contemporanea. E' bello leggere e avvertire che ci è trasmessa una esperienza dello spirito, assai lontana dalla comunicazione mediatica che è sempre tecnica, esteriore, inquietante, irritante. S'anima, attraverso le sue parole, si arricchisce e trova l'oasi della pace cercata. Non è solo conquistata dalla bellezza del verso, ma dalla sua bontà perchè ci racconta della vita e di Dio, punti fissi del nostro desiderio e della nostra attesa. Grazie per questo dono. (testo tratto dall'originale lettera autografa) Donato Valli

Napoli Vomero

In marcia per difendere i diritti della famiglia e del nucleo sociale Sono stati oltre mille gli studenti dell'Istituto Salesiano "Sacro Cuore" di via Scarlatti, che ieri. mattina hanno sfilato per le strade del Vomero, allo scopo di trasmettere ai cittadini un messaggio in positivo. Un grande striscione intitolata "Famiglia è..." ha aperto il corteo, che alle 9:30 è partito dall'Istituto per raggiungere le strade principali del quartiere, dove i cittadini sono rimasti sorpresi nel dover .assistere ad una marcia non di protesta, come di solito accade nella no-

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stra città. La manifestazione è proseguita con canti; slogan sulla famiglia, e con la consegna ai passanti di alcuni volantini, sui quali gli studenti avevano scritto il messaggio sulla famiglia da loro ideato, dopo un confronto fra genitori e figli avvenuto lunedì pomeriggio nell'Auditorium "Salvo d'Acquisto" di via Morghen. Durante questo evento, sono state numerose le domande degli allievi rivolte a Maria Rosaria Lupo sul diritto della famiglia, ed in particolare è stato chiesto se i figli possono intervenire in maniera concreta a livello giuridico, per aiutare i propri genitori a risolvere le liti familiari. «La famiglia dovrebbe essere un gruppo di persone che si stima, si rispetta e supera ogni giorno le difficoltà della vita, curando la formazione del singolo individuo. - hanno dichiarato un gruppo di studenti - Noi giovani, a differenza di quanto indicano le statistiche, crediamo in un modello di famiglia tradizionale, dove sono importanti i valori come il rispetto, la fiducia; la comprensione». La marcia per la famiglia si è conclusa con la celebrazione della Messa nella chiesa dei Fiorentini in piazza degli Artisti, in vista dei festeggiamenti per celebrare San Giovanni Bosco, uno dei più grandi educatori. Dora Sorrentino, Roma Quotidiano d’Informazione 1 Febbraio 2006

Portici

I giovani e il futuro: dalla minaccia alla speranza di Tonino Palmese ...testo tratto dalla prefazione del Libro di Luigi o Cascio

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…Continuamente si parla, in questo densissimo libro, di camminare, di correre insieme, di percorrere strade. E molto caro è sicuramente a Tonino è l'esempio di Don Bosco. In questo senso, ogni intelaiatura concettuale rischia di mostrarsi attraversata da crepe e da abbondanti falle se non è a sua volta fondata sull'incontro concreto col volto dell'altro. L'educazione è una questione di cuore e deve contare su tre valori fondamentali, l'affettività, la partecipazione, la compassione. A non separare il politico dal religioso, a non scindere il pensare dall'agire, a tutto questo ci esorta Tonino. E la risolutezza con cui può permettersi di indicare un rimedio all'appiattimento dei giovani sul presente gli deriva dalla continua valutazione dei rilievi concettuali alla prova della strada. E lì che Tonino calibra i suoi strumenti diagnostici ed affina le indicazioni terapeutiche. Tonino, nel chiedermi di scrivere questa introduzione, è come se avesse voluto innalzarmi al livello morale dei personaggi che ho interpretato. E di questo non posso che ringraziarlo. Ma devo confessare che negli attori la relazione tra volto e maschera è misterioso e spesso contraddittorio. All'attore, nello spazio della finzione, spetta l'ecce persona più che l'ecce homo. L'attore, autenticando i tratti della maschera, rivela allo sguardo del pubblico il


volto dell'altro. La maschera, lungi dall'ingannare, è una forma definita, un volto delineato a partire dalla vera consistenza del personaggio da rappresentare. Mentre la fisionomia della maschera è certa, nella sua decisa frontalità, il viso dell'attore è spesso opaco. Nitida si mostra invece la consistenza del volto di Tonino, e senza strati. Un volto orientato verso gli altri, un volto che si moltiplica in fattezze sempre autentiche. Un volto che non si sottrae. Un volto che invita ad un'interna e profonda rivolta. Vorrei chiudere con gli ultimi versi della raccolta di poesie di Pasolini che ha per titolo 'La nuova gioventù': "e io camminerò leggero, andando avanti, scegliendo per sempre la vita, la gioventù". Con questo spirito Tonino avanza per le strade, col sorriso aperto in uno sguardo acceso, con la fermezza e la costanza del suo volto concreto. Luigi Lo Cascio attore interprete dei films “I cento passi” e “La meglio gioventù”

Caserta

Cultura ebraica Il già ampio curriculum editoriale del salesiano don Franco Galeone, Preside del Liceo classico e scientifico paritario di Caserta, si arricchisce di altre quattro opere di prossima pubblicazione. Ne parliamo direttamente con l'Autore. - Il primo libro riguarda le omelie dell'anno B, che così chiude il ciclo omiletico liturgico insieme all'anno A e C. Il secondo è una sorta di "santorale laico", e presenta riflessioni su giornate, ricorrenze, feste, personalità fortemente significative per il loro messaggio educativo. Ambedue questi libri sono pubblicati dalle Dehoniane di Bologna. Con la casa editrice Spring, poi, pubblica i primi due volumi di "Cultura ebraica"; i volumi in cantiere sono otto in tutto.

Di cosa tratta il primo e il secondo volume di questa Collana ebraica? - Il primo comprende cinquanta domande su ebrei ed ebrai-smo, domande che ricevono una risposta ricorrendo alla tecnica del collage di fonti disparate; il secondo presenta elementi di cultura ebraica in generale, descritti in ordine alfabetico, una sorta di dizionario dell'ebraismo. Brevemente ci può presentare il contenuto degli altri sei libri di questa Collana ebraica? - Il terzo: personaggi e località importanti dell'ebraismo, con apparato iconografi-

Notizie

di Franco Galeone

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co. Il quarto: pagine famose di spiritualità ebraica, tratte dal chassidismo, dai martiri della Shoah, dalle feste ebraiche. Il quinto: breve storia del dialogo ebraicocristiano, le associazioni che portano avanti questo dialogo, i documenti magisteriali del Vaticano Il e degli ultimi due Pontefici. Il sesto: notizie sullo Stato d'Israele, oggi, sul sistema scolastico, sulla cultura, musica, letteratura. Il settimo: riflessioni e documenti sull'antigiudaismo e sull'antisemitismo, con maggiore attenzione all'affaire Dreyfus, i Protocolli dei savi di Sion, le leggi razziali, la Shoàh, il nazionalismo arabo. L'ottavo, infine, presenta interessanti e ... gustose ricette della cucina ebraica. Qual è la novità maggiore che riguarda i due libri pubblicati dalle Dehoniane di Bologna? - Le omelie, meglio, gli spunti omeletici dell'anno B, si succedono con libertà, e aiutano il credente impegnato, il giovane inquieto, il semplice lettore, a decifrare la presenza di Dio nel vivere quotidiano. Lo stile è agile, giovanile, graffiante a volte; certe vecchie forme di predicazione non trasmettono più la "rivoluzionaria rivelazione" del Vangelo; come si augurava Bonhoeffer, una "sana laicità" del linguaggio religioso non nuoce, anzi, facilita la riflessione della fede. Volutamente è stata evitata l'omelia "monotematica"; proprio per offrire maggiori stimoli alla riflessione, chi trovasse poco interessante la prima meditazione, passa alla seconda e così via, i brani non sono logicamente collegati né organicamente sviluppati; sono stati seminati, come racconta la parabola, molti semi; qualche seme troverà un buon terreno e porterà frutti. Il "Santorale laico"; si presenta come una silloge di tanti articoli, naturalmente diversi per stile, ampiezza, valore, ma da tutti è possibile ricavare un messaggio positivo per la mente e il cuore. Prendendo spunto dalle diverse occasioni della vita, io cerco di accendere una piccola luce, di suscitare una qualche speranza, di lanciare un buon seme. Il libro è dedicato soprattutto ai giovani, che hanno visto nascere il terzo millennio. l giovani, pur impegnati nella costruzione del loro futuro, avvertono un senso di smarrimento, a causa delle tante contraddizioni, dei tanti persuasori più o meno occulti. Pseudo-operatori culturali manipolano la nostra vita, e ci rovesciano addosso una cultura senza vita. Questi "idéologues" stanno deresponsabilizzando l'uomo. L'io: uno, nessuno, centomila. Grazie a queste pagine, lo spero, sarà possibile orientarsi nella giungla dei messaggi e delle ideologie. Il libro non va letto tutto d'un fiato, ma centellinato come l'acqua della borraccia, nel faticoso esodo esistenziale. Perché questo suo "amore" per l'ebraismo? - Sono stato a studiare teologia in Terra d'Israele, e in quegli anni ho scoperto le radici ebraiche del mio essere cristiano; sono stato confortato in questo mio "viaggio nella ebraicità" dalla testimonianza anche di Papa Giovanni, di Giovanni Paolo Il e dal magistero del Vaticano II. In quegli anni ho maturato la scelta di sfatare i luoghi comuni dell'ignoranza e dell'incomprensione (l'ebreo avaro, deicida, errante). Il mio atteggiamento potrebbe essere racchiuso in tre parole: "rinunciare" al nostro dogmatismo intollerante, "denunciare" i nostri errori storici, "annunciare" le ricchezze presenti nei nostri 'Fratelli maggiori': Devo qui ringraziare gli amici dell'Ambasciata d'Israele in Italia per l'abbondante materiale da consultare, messo a mia disposizione. In questo lavoro di riscoperta della dimensione ebraica - necessaria per ogni cristiano - si sente solo? - Non siamo in molti, devo riconoscerlo: è ancora diffuso, anche negli ambienti


religiosi, un antigiudaismo morbido, difficile da comprendere dopo i tanti interventi degli ultimi Pontefici e i documenti del Vaticano II. E’ facile abbandonare un giudizio, ma è quasi impossibile liberarsi da un pregiudizio!

Tirana

Il primo giorno nel Centro Don Bosko ti lascia esterrefatto. L’impressione è di essere per la prima volta in un vero centro, dove lo studio e la serietà, coniugato ad uno strano senso di famiglia ti fanno essere subito a tuo agio. Tutto quello che ti circonda è molto diverso da quello che abitualmente si vede nelle scuole statali. Appena arrivati nella grande hall del centro, siamo stati accolti nella sala del “Buongiorno” dal Direttore della Scuola Professionale Don Marek Gryn, dove dopo una breve presentazione ci ha illustrato il progetto del centro, presentando il regolamento della scuola e lo staff pedagogico formato dagli insegnanti. Dopo il saluto del direttore della casa don Domenik è stata la volta di un invitato davvero speciale, Monsignor Rrok Mirdita, Metropolita di Tirana - Durazzo il quale ha augurato a tutto lo staff pedagogico e gli alunni un buon inizio del nuovo anno scolastico. Quest’anno il Centro Professionale Don Bosko ha dato il benvenuto ai 250 giovani nei corsi di: Animatori Sociali, Segretarie, Elettricisti, Idraulici, Impiantisti, Sarte, quasi 230 giovani nei corsi di qualificazione nel pomeriggio e 300 giovani che frequentano la scuola media Don Bosko. La qualificazione professionale di questi giovani si fa da uno staff pedagogico molto qualificato. Un ringraziamento speciale va verso queste istituzioni per la loro collaborazione e il sostegno che hanno dato nella realizzazione dei progetti del centro Don Bosko e allo scopo che questo centro ha per l’educazione dei giovani per fare di loro: buoni cristiani e onesti cittadini per integrarsi degnamente nella società del futuro. Bruna Nicka

Notizie

Un giorno al centro don Bosko

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memoria

NEL RICORDO DEI NOSTRI DEFUNTI Don Catello Donnarumma Don Catello Donnarumma nasce a Castellammare di Stabia (Na) il 10 febbraio 1920 da Salvatore e Sabato Santo Camilla. L’esperienza oratoriana avviata sin da piccolo lo portò in Noviziato a Portici e il 16 agosto 1940 emise i primi voti. Frequentò il Biennio Postnoviziato a Lanuvio e visse la sua esperienza di tirocinio a Venosa con dedizione e simpatia. Dopo aver condotto gli studi di teologia a Bagnolo (To) e Torre Annunziata fu ordinato sacerdote da mons. Emmanuel l’8 aprile 1950. Esercitò il servizio di Consigliere e Catechista a Torre Annunzuata, a Caserta, Soverato e a Brindisi; fu Direttore dal ‘67 per 6 anni a Torre Annunziata e Insegnante, Vicario e Confessore a Napoli Vomero. La sua vita è spesa tutta al servizio dei giovani nella scuola. Le Lettere classiche avevano influito sul suo carattere: delicato, accogliente, salesianamente giovane.

Don Giuseppe Rossi Don Giuseppe Rossi nasce a Mombarcaro (Cn) il 1 dicembre 1908 da Luigi e da Panero Caterina. Entrato in Noviziato a Chieri all’età di 19 anni professa il 13 settembre 1928. Seguono gli anni di tirocinio a Collaretto e Valsalice e la formazione teologica a Torino.

defunti

Don Catello muore il 18 ottobre 2005 nella casa di Napoli Vomero dove ormai risiedeva dal 1973 all’età di 85 anni.

Viene ordinato sacerdote dal Card. Fossati il 18 dicembre 1937. Abilitatosi nell’insegnamento, fin da subito si mise a servizio dei ragazzi di Lombriasco e Monterosa. Una vita salesiana che lo ha visto dai primi anni dell’Aspirantato fino al secondo anno di Sacerdozio nella ICP. Dal 1939 fino alla sua morte don Rossi è stato membro attivo dell’Ispettoria Salesiana Meridionale come Inse-

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defunti

gnate nella casa di Cisternino, Bari e dal 1950 come confessore ricercato ed amato a Vibo Valentia. Coltivò una spiccata passione per la musica: accompagnava i canti della liturgia o realizzava le tradizionali «operette» ed «Accademie» salesiane. Visse sempre la fraternità, stemperando anche situazioni un po’ difficili. Muore il 25 novembre 2005 a Castellammare di Stabia all’età di 97 anni.

Ci uniamo in preghiera al dolore della famiglia di: D. DeMartino Benito per la morte della mamma Genovina, 5 agosto 2005 D. Tobia Carotenuto per la morte della mamma Elvira, 5 settembre 2005 D. Pasquale Cristiani per la morte della mamma Concetta, 26 settembre 2005 D. Nicola Pecoraro per la morte del papà Bernardino, 27 settembre 2005 S. Michele Matera per la morte della mamma Rosaria, 18 novembre 2005 D. Salvatore Giuseppe per la morte del fratello Gaetano, 23 dicembre 2005 D. Laocca Felice per la morte del fratello Giorgio, 5 febbraio 2006 D. Cataldo Ferrarese per la morte della mamma Felicia Maria, 8 febbraio 2006 D. Dino Petruzzi per la morte della mamma Graziella, 24 febbraio 2006

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“La fede nel Cristo Risorto sostiene la nostra speranza e mantiene viva la comunione con i fratelli che riposano nella pace di Cristo. Uniti in uno scambio di beni spirituali offriamo con riconoscenza per loro i suffragi prescritti” (Cost. 95)


Notiziario Ispettoriale Aprile 2006