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N. 3 - Maggio-Giugno 2014 - Anno LXXXV - Bimestrale - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. I, comma 2, DCB VERONA. In caso di mancato recapito restituire all’ufficio C.M.P. VR,detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.


Bambini nell’ombra POVERTÀ EDUCATIVA IN ITALIA È la Campania, seguita da Calabria, Puglia e Sicilia, la regione con la maggiore “povertà educativa” - cioè dove più scarsa e inadeguata è l’offerta di servizi e opportunità educative e formative per bambini e adolescenti: largamente insufficienti gli asili e le scuole a tempo pieno, pochissimi i libri, lo sport, l’arte e perfino internet, alto e allarmante il tasso di dispersione scolastica. Una deprivazione educativa che si somma alla povertà economica che colpisce più duramente proprio i bambini del Sud e riguarda ormai oltre 1 milione di minori in tutta Italia, mentre 3 milioni e 500 mila sono a rischio di povertà ed esclusione. Al polo opposto della classifica è il Friuli Venezia Giulia, seguito da Lombardia ed Emilia Romagna, le regioni italiane più “ricche” di servizi e opportunità educative per bambini e adolescenti. Una “ricchezza” che perde però di smalto al confronto con l’Europa: nessuna regione italiana è in linea con alcuni obiettivi europei quali, per esempio, la copertura degli asili nido che dovrebbe essere del 33% (nella fascia di età 0-2 anni), ma arriva a stento al 26,5% con l’Emilia Romagna, mentre la Calabria, con il 2,5%, dista quasi 31 punti percentuali dal target europeo. Fonte: Save the children, rapporto La lampada di Aladino, 2014

SCUOLA, MA NON PER TUTTI Il tempo pieno a scuola è garantito solo nel 6,5% delle scuole primarie della Campania e nel 15,3% di quelle secondarie di primo grado; situazione molto critica anche in Puglia (11,7% e 12,3%), Sicilia (7,1% e 22%) e in Molise, fanalino di coda (5,4% e 5,1%). Si segnalano invece per migliori “performance” la Basilicata, con il 43,4% e 40,5% di tempo pieno alle elementari e medie e la Sardegna (31,3% e 36,3%). In generale è la Lombardia che fa registrare le percentuali più alte di tempo pieno alle elementari (47%), tuttavia non si raggiunge in nessuna regione italiana la soglia del 50%. Rimanendo nell’ambito scuola, la Campania si segnala ancora per una bassa presenza del servizio mensa nei principali istituti (la hanno il 49% circa di essi a fronte del 73% in Lombardia), per l’inferiore numero di scuole con collegamento internet (52,6% a fronte del 77, 5% in Basilicata e del 75,7% nelle Marche). Fonte: Save the children, rapporto La lampada di Aladino, 2014

IN BREVE Un problema irrisolto del sistema educativo italiano è la dispersione scolastica. Infatti nessuna regione raggiunge l’obiettivo europeo di avere un tasso di dispersione inferiore al 10%. Invece ci sono regioni dove la dispersione è tuttora altissima: Sicilia (25,8%), Sardegna (24,7%), Campania (22%), Valle d’Aosta (19,1%). La deprivazione educativa non si limita solo alla scuola e riguarda anche gli altri ambiti di vita dei minori. Ad esempio meno di 1/4 dei bambini e adolescenti in Campania fa sport continuativamente, il 31,2% in Puglia, il 32% circa in Calabria e Sicilia, a fronte del 61,6% in Valle d’Aosta. Tra le regioni italiane, il Friuli Venezia Giulia si segnala in positivo per numero di bambini che legge (il 75,7% ha letto almeno un libro nell’ultimo anno), che fa sport (il 56%, poco meno della Valle d’Aosta), per livelli di dispersione scolastica (11,4%) vicini alla soglia della media Ue, edifici scolastici mediamente in buone condizioni (il 73,2% delle scuole ha certificato di agibilità). Fonte: Save the children, rapporto La lampada di Aladino, 2014


Il coraggio di due santi

Al centro di questa domenica che conclude l’Ottava di Pasqua, e che san Giovanni Paolo II ha voluto intitolare alla Divina Misericordia, ci sono le piaghe gloriose di Gesù risorto. Le piaghe di Gesù sono scandalo per la fede, ma sono anche la verifica della fede. Per questo nel corpo di Cristo risorto le piaghe non scompaiono, rimangono, perché quelle piaghe sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi, e sono indispensabili per credere in Dio. Non per credere che Dio esiste, ma per credere che Dio è amore, misericordia, fedeltà. San Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo II hanno avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù, di toccare le sue mani piagate e il suo costato trafitto. Non hanno avuto vergogna della carne di Cristo, non si sono scandalizzati di Lui, della sua croce; non hanno avuto vergogna della carne del fratello (cfr Is 58,7), perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù. Sono stati due uomini coraggiosi. Sono stati sacerdoti, e vescovi e papi del XX secolo. Ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era Dio; più forte era la fede in Gesù Cristo Redentore dell’uomo e Signore della storia; più forte in loro era la misericordia di Dio che si manifesta in queste cinque piaghe; più forte era la vicinanza materna di Maria. In questi due uomini contemplativi delle piaghe di Cristo e testimoni della sua misericordia dimorava «una speranza viva»,

insieme con una «gioia indicibile e gloriosa» (1 Pt 1,3.8). La speranza e la gioia che Cristo risorto dà ai suoi discepoli, e delle quali nulla e nessuno può privarli. Queste sono la speranza e la gioia che i due santi Papi hanno ricevuto in dono dal Signore risorto e a loro volta hanno donato in abbondanza al Popolo di Dio, ricevendone eterna riconoscenza. Che entrambi questi nuovi santi Pastori del Popolo di Dio intercedano per la Chiesa affinché, durante questi due anni di cammino sinodale, sia docile allo Spirito Santo nel servizio pastorale alla famiglia. Che entrambi ci insegnino a non scandalizzarci delle piaghe di Cristo, ad addentrarci nel mistero della misericordia divina che sempre spera, sempre perdona, perché sempre ama. (Brani tratti dall’omelia di papa Francesco in Piazza San Pietro il 27 aprile 2014, durante la S. Messa in cui sono stati canonizzati i papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II)

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Sommario

Quello che mi scandalizza non sono i ricchi e i poveri: è lo spreco. (MADRE TERESA DI CALCUTTA)

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SPECIALE CAPITOLO

Editoriale

Testimoni in tutta la Terra!

Speciale Capitolo

5 “Testimoni in tutta la Terra!” 6 Testimoni in tutta la Terra! 10 Il nuovo Consiglio generale 11 Tanti cari saluti La Provvidenza all’Opera

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INDIA

La scuola di Thana

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NAPOLI

Un laboratorio di Famiglia Calabriana 14

FONDAZIONE SAN GIOVANNI CALABRIA

Durante noi, Dopo noi 16

SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

Le fondamenta del futuro 18

INDIA

La scuola di Thana 19

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DELEGAZIONE EUROPEA

I laici in moto

BRASILE

Padre Luigi è vivo! 20

DIARIO DI VIAGGIO

Ecco che cosa hanno visto i miei occhi! Famiglia Calabriana 22

VOLONTARIATO

Assemblea in famiglia 23 FERRARA

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Mons. Bovelli e la Città del Ragazzo

DELEGAZIONE EUROPEA

I laici in moto 24

EX ALLIEVI

Nuovo direttivo a San Zeno in Monte 26

MAGUZZANO

Una famiglia “ecumenica” 28

POVERE SERVE

40 anni in missione Tempi e luoghi della memoria 30 Direzione - Amministrazione: VIA SAN ZENO IN MONTE, 23 - 37129 VERONA TEL. 045.80.52.932 - C.C.P. 18543371 Redazione: CENTRO CULTURALE CALABRIANO - tel. 045.80.52.955 Sito Internet: http://www.lamico.it • E-mail: ccsc@doncalabria.it Direttore Responsabile: dr. MATTEO CAVEJARI Redattori: dr. MASSIMO CUNICO; fr. CARLO TONINELLO Layout e copertina: dr. MASSIMO CUNICO Impaginazione: DAVIDE BELLINI • Archivio fotografico: ALFREDO MALESANI Realizzazione grafica: Tipolitografia don Calabria - Verona Via San Zeno in Monte, 23 - 37129 VERONA Tel. 045.80.52.996 - 045.80.52.991 - Fax 045.80.52.963 tipografia@doncalabria.it - prestampa@doncalabria.it

FERRARA

Mons. Bovelli e la Città del Ragazzo Ricordando 32 Fratel Virginio Ceolato Altri articoli 2 3 34 38 40

Bambini nell’ombra La parola del Papa Notizie Amici a colloquio Appuntamenti

Stampa: UNIDEA srl Piazzale Olimpia, 28 - 37128 VERONA - tel. 045.81.03.611 - fax 045.045.57.26.98 Collaboratori. La collaborazione è aperta a tutti gli amici dell’Opera. Indirizzare gli articoli al direttore. Non contiene pubblicità. Autorizzazione Tribunale Verona n. 19/93 del 15.1.1993. L’AMICO non ha quota di abbonamento ma vive delle offerte spontanee dei nostri lettori, fidandosi della Provvidenza. L’AMICO N. 3 - MAGGIO-GIUGNO 2014 NUMERO CHIUSO IN REDAZIONE IL 9 MAGGIO 2014

Questo periodico è associato all’UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA


“Testimoni in tutta la Terra!” discepoli-fratelli-missionari

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L’editoriale di questo numero de «L’Amico» è dedicato al messaggio finale che i capitolari hanno inviato a tutta l’Opera al termine dell’XI Capitolo dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, celebrato dal 4 al 18 maggio 2014. Nei lavori capitolari abbiamo preso in considerazione i contributi di tutti i fratelli e l’invito costante che lo Spirito di Dio faceva risuonare nei nostri cuori, di vivere «conforme allo stile di vita apostolica». I segni di questi nostri tempi hanno toccato la nostra vita e missione e sono stati un invito ad accogliere il «nuovo», che lo Spirito fa germinare  nella storia. Il «nuovo», come grande appello di Dio Padre Provvidente, a ognuno di noi. L’imperativo biblico «Alzati e và... sulle strade deserte» (At 8,26), per noi, discepoli missionari Poveri Servi, è un appello a rinnovare radicalmente la vita personale, comunitaria e di Congregazione, annunciando, in modo traboccante di gratitudine e di gioia, il dono dell’incontro con GESÙ CRISTO. Questo incontro con Gesù ci offre la certezza che siamo figli di un Padre Provvidente e misericordioso.

Tutto il mondo è campo di Dio

In questo contesto, ci sentiamo interpellati a proporre un programma, che nella Congregazione sviluppi processi dinamici e creativi, di riqualificazione della nostra vita, fondata e radicata in Gesù Cristo, «cammino, verità e vita». Con «lo sguardo fisso su Gesù» (Eb 12, 2), ancorati nella forza vivificante del carisma calabriano, accogliendo la ricchezza della diversità e inseriti in mezzo ai poveri, a cui il Signore ci invia, con audacia e speranza, assumiamo questo progetto, come seme della Buona Novella del Regno di Dio ed espressione della nostra testimonianza profetica ed evangelizzatrice. Ringraziamo tutti voi per come ci avete accompagnati e vi invitiamo a proseguire insieme a noi nella gioiosa avventura di essere “testimoni in tutta la terra” dell’amore Provvidente del Padre. I fratelli Capitolari

«Beato Lei e beati tutti che lavorano nel campo di Dio. Non scoraggiamoci mai, lo scoraggiamento è l’arma più efficace del nemico nel campo del bene». (1949)

«Lavorate, dunque, miei cari; lavorate con cuore largo, spaziando al di fuori della cerchia ristretta, abbracciando col cuore e col desiderio il mondo intero, campo di Dio nel quale siete chiamati a lavorare. E siete chiamati nella prima ora! fortunati voi, che potrete raccogliere una messe ricca e acquistarvi tanti meriti per il momento della mercede eterna. Amate Gesù: coltivate in voi il suo amore. Cercate di fare contento Gesù, facendo vostri i suoi gusti, i suoi ideali, i suoi esempi...». (Lettera ai chierici, 1950)

«Lontani, ma vicinissimi, siamo tutti nel grande campo di Dio e con la sua grazia lavoriamo per la sua gloria e per il bene delle anime». (Lettera a don Desenzani, 1921)

«Il solo importante è conoscere e fare la volontà del Signore, tutto il mondo è il campo del Signore e ovunque con la Divina grazia si può fare del bene». (1931)

La ParoLa deL Padre

Carissimi fratelli e sorelle dell’Opera, animati dalla luce del Signore Risorto e con la forza trasformatrice dello Spirito Santo, noi fratelli capitolari ci siamo riuniti a Maguzzano per celebrare l’XI Capitolo Generale della nostra Congregazione. Il Capitolo è stato un kairos, un tempo di grazia all’interno del quale abbiamo cercato di capire «dove siamo» come Congregazione e «dove il Signore ci invita ad andare». In questo tempo speciale del nostro cammino, ci siamo sentiti accompagnati e sostenuti dalla preghiera di tanti fratelli e sorelle della Famiglia Calabriana. Nella comunione dei Santi, abbiamo sentito la presenza di tutti i fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nella casa del Padre, in modo particolare San Giovanni Calabria, nostro Padre Fondatore, e che sono per noi invito a rimanere fedeli nel cammino (cfr. Lc 24,13-35).


Testimoni in tutta la Terra!

In queste pagine riportiamo l’omelia del Casante pronunciata durante la messa di chiusura dell’XI Capitolo Generale San Zeno in Monte, 18 maggio 2014 Carissimi fratelli e sorelle nel Signore Gesù, con grande gioia e commozione celebriamo questa eucaristia di ringraziamento al Signore nella conclusione della celebrazione dell’XI Capitolo Generale della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. In questi giorni di Capitolo ci siamo sentiti accompagnati e sostenuti dalla vostra preghiera e dalla preghiera di tanti fratelli e sorelle della Famiglia Calabriana di tutto il mondo. Grazie di cuore. Siete stati molto vicini e vi sentiamo vicini in questa celebrazione con la vostra presenza e partecipazione. Abbiamo vissuto un tempo speciale, un Kairòs. Abbiamo cercato di metterci in ascolto per capire dove siamo come Congregazione e dove il Signore ci invita ad andare. Lo Spirito Santo ci ha guidato e accompagnato in ogni momento. Non è che abbiamo scoperto cose nuove e straordinarie. La novità e la straordinarietà avverrà nel vivere nel quotidiano la radicalità del Vangelo e del nostro carisma mediante un appropriato stile di vita. Come il Capitolo anteriore ci ha fatto l’invito di tornare in Galilea, oggi sentiamo l’urgenza di essere inviati come: “Testimoni in tutta la terra”; discepoli-fratellimissionari. Proponiamo un programma semplice, che nella Congregazione e nell’Opera sviluppi processi di riqualificazione della nostra vita, fondata e radicata in Gesù Cristo, cammino, verità e vita. Con «lo sguardo fisso su Gesù» (Eb 12, 2), ancorati nella forza vivificante del carisma calabriano, accogliendo la ricchezza della diversità e inseriti in mezzo ai poveri, a cui il Signore ci invia, con audacia e speranza, ci impegnamo nuovamente a portare la Buona Novella del Regno di Dio con una nuova profezia.

Momenti della S. Messa di inaugurazione del Capitolo a San Zeno in Monte (4 maggio)

I capitolari hanno incontrato una delegazione di laici pochi giorni prima dell’inizio del Capitolo (2 maggio)


Santa Messa con il vescovo di Verona mons. Giuseppe Zenti (7 maggio)

SPECIALE CAPITOLO

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Mons. Eugenio dal Corso, vescovo di Benguela (Angola), ha visitato i capitolari il 6 maggio

I lavori nella sala capitolare

Lavori di gruppo

Vorrei centrare la mia riflessione su due spunti che ci vengono dal vangelo che abbiamo ascoltato. Il primo: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. In un mondo complesso, alla ricerca del senso della vita, come smarriti per la perdita di punti forti di riferimento e immersi in una società sempre più fluida, Gesù dice: “Non sia turbato il vostro cuore: credete in Dio e credete in me”. Chi vive in Cristo e nel Padre non può vivere il turbamento. “Abbiate fede”: ecco il punto forte per non essere turbati. Nelle mani del Padre viviamo la forza interiore del rinnovamento. Quanti turbamenti appesantiscono la nostra vita! Quante ansie, quanta frenesia, quante paure. Il rancore per le cose di ieri, l’affanno dell’oggi, il fantasma del domani: sembra che tutta la vita si ammassi sulle spalle di ognuno di noi, in particolare dei giovani; e questo genera inquietudine. Credere in Lui significa entrare in una relazione di Amore filiale, vivere con Lui la vita nuova accolta dal Padre, per compiere già adesso, nella storia, opere di Amore (è Lui stesso che lo dice!) più grandi di quelle compiute da Lui. L’altro spunto lo prendo dalle parole di Filippo che chiede a Gesù: “Signore, Mostraci il Padre e ci basta”. Gesù risponde: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Tante persone ci chiedono oggi: “Mostrateci Dio, mostrateci il Padre...”. Vedere Dio è il desiderio ardente dell’uomo. Il desiderio di vedere Dio manifesta e rivela la volontà dell’uomo di trascendersi, elevarsi, andare oltre la materialità della sua umana esistenza, elevarsi fino alla contemplazione di Dio che ricolma il cuore di pace e di gioia.


Momenti della cerimonia conclusiva a San Zeno in Monte (18 maggio)

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Oggi questo desiderio di vedere il Padre è diminuito nei cuori e nelle menti. Allora è proprio qui che vediamo l’attualità del Carisma di don Calabria di mostrare al mondo il volto di Dio Padre. Oggi è l’era della materia e basta. L’uomo vive di solo corpo, sola carne, sola materia, sola fisicità. È questa la povertà più triste, dolorosa. Da persona chiamata alla trascendenza e all’incontro con il Signore, ora è divenuta persona che ha annullato lo spirito ed è tutto corpo e per il corpo, materia e per la materia. La mondanità, il materialismo e il consumismo prevalgono sui valori del Regno. È proprio il cristiano che oggi manca di questo desiderio di eternità e contemplazione di Dio. È il cristiano che è venuto meno alla sua missione. Ma qual è esattamente la missione cristiana? Essa è questa, solo questa: essere nel mondo la visibilità di Cristo, che è a sua volta la visibilità del Padre. Come il Cristo ha mostrato ai suoi contemporanei il volto del Padre, che è verità, misericordia, pietà, compassione, giustizia eterna, santità, così anche il discepolo deve mostrare il volto di Cristo, che è amore sino alla fine, consumazione e olocausto per la redenzione dell’umanità. Ecco dunque che siamo chiamati ad essere testimoni in tutto il mondo con la forza del nostro carisma. È una missione che dobbiamo riprendere, la dobbiamo rimettere sulle nostre spalle, ognuno deve fare la sua parte, deve mostrare il volto di Cristo, perché è lui oggi il volto santo di Gesù attraverso il quale si vede il volto del Padre e nasce nei cuori il desiderio di conoscerlo, vederlo, incontrarsi con Lui, sostare e abitare con Lui per sempre.

Padre Rey Olan è stato il primo Povero Servo filippino a partecipare ad un Capitolo generale della Congregazione


Foto di gruppo davanti alla Madonnina al termine dei lavori capitolari

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Momenti di vita comunitaria

Il mondo non ha alcun’altra possibilità di conoscere il vero Dio se non attraverso il vero discepolo di Gesù. Don Calabria l’ha mostrato con la sua vita, oggi tocca a noi. Tante persone oggi ci chiedono: mostrateci il Padre, il suo amore, la sua tenerezza, la sua misericordia. Per questo Dio ha suscitato l’Opera. Allora fratelli e sorelle, fede radicata per essere testimoni dell’amore del Padre nel mondo con gli occhi fissi in Gesù essendo testimoni in tutto il mondo come discepoli-fratelli-missionari, perché il mondo creda. Con la forza dello Spirito Santo, noi prima di tutto come capitolari, vogliamo vivere con radicalità ciò che abbiamo ricevuto come indicazione dello Spirito per portarlo ai nostri fratelli e sorelle nel mondo. Concludendo vorrei ringraziare i fratelli del consiglio precedente, don Primo, don Paolo, fr. Lairton e fr. Carlo. Affido nelle mani del Padre i fratelli del nuovo consiglio: don Luciano, don Abraham, fr. Gedovar e fr. Matteo. Quanto alla mia povera persona, Casante dell’Opera, chiedo sempre la carità e il sostegno della vostra preghiera. Sento in questo momento, come già avevo espresso subito dopo l’elezione, che non è una semplice continuità, ma un nuovo inizio. Come diceva don Calabria: oggi comincio di nuovo. Con voi e insieme a voi sono disposto a donare totalmente la mia vita fino alla fine nel servizio all’Opera, alla Chiesa, ai fratelli e sorelle, ai poveri con lo sguardo fisso in Gesù per trasmettere e testimoniare al mondo il volto del Padre. Grazie e pregate per me. P. Miguel Tofful


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SPECIALE CAPITOLO

Il nuovo Consiglio generale Mercoledì 14 maggio i capitolari hanno eletto il nuovo Casante e il nuovo Consiglio generale della Congregazione. Come Casante per il prossimo sessennio è stato confermato padre Miguel Tofful, già Superiore generale nel sessennio appena concluso. I consiglieri generali eletti sono stati: don Luciano Squizzato (vicario generale), don Abraham Odalany, fratel Gedovar Nazzari e fratel Matteo Rinaldi. Per tutti loro si tratta del primo mandato in Consiglio. PADRE MIGUEL TOFFUL. Il Casante è nato il 25 febbraio 1966 a Santa Fè in Argentina. Ordinato sacerdote il 9 settembre 1995, fino al 1999 è stato parroco nella parrocchia Divino Espirito di Montevideo (Uruguay). Poi fino al 2004 è stato superiore nella comunità calabriana di Gonzales Catan (Argentina). Dal 2004 al 2008 è stato il responsabile delle missioni dell’Opera nelle Filippine. Nel 2008, durante il X Capitolo dei Poveri Servi, è stato eletto Casante dell’Opera. Nel 2014 è stato riconfermato durante l’XI Capitolo. DON LUCIANO SQUIZZATO. È nato il 3 marzo 1961 a Castelfranco Veneto (Treviso). Ha fatto la prima professione nei Poveri Servi nel 1983. Ordinato sacerdote nel 1988. Dopo una prima esperienza di obbedienza in Brasile (Feira de Santana), è stato alcuni anni in Italia, tra Nazareth, Roma e Negrar. Poi nel 1996 la partenza per le Filippine (Manila e Cagayan de Oro) e infine la missione in Kenya, a Nakuru, dal 2005 al 2012. Nell’ultimo periodo era in Italia presso l’oasi san Giacomo di Vago. Ora sarà vicario generale nel sessennio 2014-2020. DON ABRAHAM ODALANY. È nato l’8 marzo 1951 in Kerala (India). È sacerdote dal 1981. La sua prima professione nell’Opera risale al 1993. Dopo la professione, per un breve periodo era stato in Italia, a Roma, e quindi nelle Filip-

pine. Dal 1994 ha svolto il suo servizio nella missione indiana dell’Opera: prima a Nagpur, poi a Mananthavadi, quindi ancora a Nagpur e a Bangalore. Dal 2010 si trovava nella nuova missione di Guwahati, nel nord-est del Paese. Nel sessennio 2002-2008 era stato inoltre responsabile della missione indiana, nonché primo Delegato quando era stata istituita la Delegazione. FRATEL GEDOVAR NAZZARI. È nato il 25 settembre 1956 a São Valentim, in Brasile. Ha fatto la prima professione nell’Opera nel 1980. I primi anni da religioso li ha svolti a Restinga, quindi presso l’ospedale di Anaurilandia e poi, dal 1991 al 2002, a Marituba. Dal 2003 è stato al Centro di Porto Alegre fino al 2012, anno in cui è passato per un breve periodo a São Luis do Maranhão e Marituba. È stato per molti anni economo della Delegazione brasiliana dell’Opera. FRATEL MATTEO RINALDI. È nato il 5 marzo 1969 a San Bonifacio (Verona). La prima professione nell’Opera risale al 1992. Dopo una prima obbedienza a Nazareth, è stato per molti anni nella comunità di San Benedetto, come assistente e poi direttore (dal 1993 al 2005). Dopo un’altra parentesi a Nazareth, dal 2007 era presso la comunità calabriana di via San Marco (accorpata dal 2009 a quella di San Benedetto).


Il documento finale SPECIALE CAPITOLO

Famiglia calabriana

Per ogni ambito nel documento sono indicati alcuni obiettivi e mezzi per realizzarli. Per una comprensione dettagliata degli argomenti trattati, rimandiamo alla lettura integrale del documento. In questa pagina riportiamo una breve sintesi che aiuti a capire meglio il senso delle scelte fatte... Testimonianza della radicalità evangelica calabriana Questo ambito del documento finale è centrato su un principio fondamentale: la radicalità evangelica calabriana parte dall’incontro con Gesù. Solo da questo incontro è possibile, per i Poveri Servi, trasformarsi in segni credibili della paternità di Dio, producendo frutti e diventando discepoli-fratelli-missionari. Su questa strada, i capitolari hanno indicato quattro aspetti sui quali la Congregazione è chiamata a impegnarsi nel prossimo sessennio: la radicalità calabriana (nello stile di vita personale), la vita comunitaria, la formazione e lo spirito di famiglia. Profezia ed evangelizzazione Dal Capitolo emerge con forza che la Congregazione intende andare sulle strade deserte con un rinnovato slancio profetico e missionario, partendo dalla certezza di don Calabria che “tutto il mondo è di Dio”. Nel docu-

mento finale si leggono, tra l’altro, queste parole: «Riconosciamo che per una “nuova evangelizzazione” dobbiamo ritornare al Vangelo e a uno stile di vita più semplice, austero e solidale, centrato in Gesù Cristo, concentrato nei valori del Regno e decentrato da noi stessi; uno stile di vita fedele alla carità, che traduca la nostra “passione per Dio e per l’umanità”». Gli ambiti di riflessione indicati dai capitolari, in questo campo, sono i seguenti: fiducia e abbandono alla divina provvidenza, le periferie a cui siamo inviati, il progetto pastorale delle nostre attività, la metodologia di gestione delle attività stesse. Famiglia calabriana Vivere come una famiglia nei tempi attuali è una grande sfida e allo stesso tempo diventa una grande profezia e uno strumento pratico di annuncio del vangelo. Per questo nel documento finale del Capitolo si sottolinea che siamo chiamati a valorizzare l’intuizione di don Calabria che vedeva l’Opera come una famiglia, in cui tutti sono uniti dall’essere figli dell’unico Dio Padre. In tal senso i capitolari invitano a cercare “nuove forme” che traducano il desiderio di maggiore comunione e accoglienza reciproca tra fratelli, sorelle e laici dell’albero calabriano. Anche in questo campo sono quattro gli ambiti di riflessione individuati nel documento finale: la famiglia calabriana, il rapporto con le Sorelle, i laici collaboratori, la cultura vocazionale. ■

FOTO FELICI

I

l documento finale dell’XI Capitolo dei Poveri Servi si apre con un’esortazione a riscoprire uno stile di vita pienamente apostolico e missionario. In particolare si fa riferimento ad una frase degli Atti degli Apostoli (At 8,26) nella quale lo Spirito Santo dice a Filippo: «Alzati e va’... sulle strade deserte». «Questo imperativo – si legge nel documento finale del Capitolo – per noi, discepoli missionari poveri servi, è un appello a rinnovare radicalmente la vita personale, comunitaria e di congregazione, annunciando, in modo traboccante di gratitudine e di gioia, il dono dell’incontro con Gesù Cristo. Questo incontro con Gesù ci offre la certezza che siamo figli di un Padre provvidente e misericordioso». Partendo dalla centralità dell’incontro con Gesù, nel documento i capitolari hanno individuato tre ambiti sui quali la Congregazione dei Poveri Servi imposterà il programma del prossimo sessennio. I tre ambiti sono i seguenti: 1. Testimonianza della radicalità evangelica calabriana 2. Profezia ed evangelizzazione 3. Famiglia calabriana

Il 21 maggio, al termine del Capitolo, molti capitolari sono andati a Roma per partecipare all’udienza di papa Francesco. Nella foto, il Papa benedice il Casante.

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NAPOLI

Un laboratorio di Famiglia Calabriana

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ell’ultimo periodo, oltre alle attività consolidate, il cuore dell’Opera Don Calabria in Campania pulsa verso due nuove importanti realtà: il centro di aggregazione giovanile di Afragola “You&Me”, frutto di un progetto della Comunità San Benedetto di Verona, e il servizio di tutoraggio in tre comuni dell’hinterland napoletano (Casoria, Casavatore, Arzano). Si tratta di un’area segnata da atroci problemi legati alla devianza minorile, in un territorio che oltretutto si trova nel mezzo della cosiddetta Terra dei Fuochi! Quando si parla di “TERRA DEI FUOCHI” ci si riferisce ad una grande area che si trova tra le province di Napoli e Caserta, caratterizzata dalla presenza di rifiuti scaricati illegalmente. Si tratta di rifiuti tossici e non, lasciati nelle campagne o ai margini delle strade e poi incendiati diffondendo ovunque sostanze tossiche.

You&Me Il centro aggregativo di Afragola “You&Me” è stato definito dalle autorità del posto come un’oasi in un deserto, poiché è ubicato all’interno del rione Salicelle ad Afragola. Il Centro ha aperto al quartiere nel maggio 2013 e a tutt’oggi vede coinvolti circa 65 minori che frequentano dal lunedì al venerdì. Per i giovani utenti sono stati attivati vari laboratori: cinema, lettura e scrittura creativa, musica, arte, danza e movimento. Fondamentale per la mission del centro, al

di là dell’equipe di coordinamento, è il ruolo dei giovani “Peer Educators”: sono ragazzi dello stesso quartiere, i quali dopo essere stati formati tramite un corso specifico sono divenuti parte integrante del Centro, esempi concreti di una generazione che vuole un riscatto dalla miseria in cui vive, trascinatori dei più piccoli e punti di forza per i loro stessi coetanei. Sin dal primo giorno di attività hanno partecipato anche volontari che hanno sposato appieno la causa e che oggi rientrano nella grande famiglia del Volontariato calabriano facente parte dell’Associazione “Francesco Perez-Campania”. Tutoraggio Il servizio di tutoraggio si svolge nei comuni di Casoria, Casavatore, Arzano ed è finalizzato a sostenere i minori in condizione di disagio psico/sociale all’interno del proprio nucleo familiare, attraverso una figura di riferimento denominata “tutor educativo”. Il tutor aiuta il minore nella gestione della quotidianità, cercando di fargli superare alcune difficoltà ed evitando provvedimenti estremi come l’allontanamento dal nucleo familiare. Si mira in particolar modo a prevenire l’insuccesso scolastico, a recuperare i minori a rischio di dispersione e contrastare il disagio sociale, migliorando l’interazione sistemica tra gli attori del territorio (scuole, famiglie, operatori


Il volontariato in Campania

sociali), mediante l’attivazione di percorsi individualizzati ed interventi di gruppo. Altri obiettivi sono quelli di sviluppare nei giovani una percezione del sistema educativo e della realtà socio-familiare, promuovere relazioni di gruppo attraverso la realizzazione di attività laboratoriali ludico-ricreative e di aggregazione sociale.

È cresciuta ancora la famiglia del Volontariato calabriano a Napoli. I volontari che prendono parte alle attività del centro appartengono tutti alla giovane associazione di volontariato “Francesco PerezCampania”. Per motivi tecnicoburocratici, tale associazione non può appartenere direttamente all’Associazione Nazionale di Volontariato calabriano, pur avendo le sue stesse finalità. Proprio a causa di questa impossibilità, il volontariato “Francesco PerezCampania” si è recentemente costituito in associazione autonoma, con parere favorevole del Casante e del Delegato. Ciò per permettere il riconoscimento regionale. Il gruppo di volontariato, negli ultimi tempi, si è arricchito anche di giovani volontari che assieme a quelli di vecchia data si dedicano con amore ed entusiasmo a sostenere le attività della casa calabriana partenopea. Gli incontri dell’associazione si svolgono ogni due mesi, con momenti di preghiera, condivisione e cena tutti insieme.

La missione dell’Opera in Campania Nel contesto napoletano, l’Opera Don Calabria è un tronco che continua a crescere, con tanti rami fiorenti che sono volti a dare sempre nuove prospettive, opportunità di vita e possibilità. La crescita di questi rami è fondata sempre e comunque sui principi cardine calabriani, tra i quali la mission di “preparare buoni cristiani perché siano buoni cittadini”. Le attività dell’Opera a Napoli rappresentano oggi un importante laboratorio di formazione per un’autentica partecipazione ad una vita di fede e alla testimonianza del carisma calabriano di accoglienza dei poveri in spiscorso di ringraziamento per come la presenza delrito di famiglia. Tutte le attività, inoltre, vedono la prel’Opera abbia costruito forti legami territoriali, il Cardisenza forte dei volontari che partecipano con entusianale ha visitato la struttura e ha incontrato i responsabili smo, costanza e competenza ai progetti e alla programpastorali delle parrocchie. La giornata si è conclusa con mazione. la pizza preparata dai nostri giovani della “Scuola di I servizi, con il contributo del volontariato, si prefigPizza”. gono di cambiare la dimensione del quartiere, cercando Davide Pisano di coinvolgere tutti e puntando ad essere compagni di viaggio. Piano piano si vedono anche dei risultati in Le attività dell’Opera a Napoli tal senso, ad esempio con la partecipazione attiva e Tante sono le attività portate avanti negli ultimi anni dall’Opera Don Calabria a Napoli con costante delle famiglie, acl’obiettivo di aiutare i minori disagiati. Anzitutto c’è il Centro IAMME, centro diurno per minori canto ai volontari, nelle ata rischio di devianza che ospita 100 ragazzi del quartiere S. Lorenzo di Napoli, i quali tratività e laboratori proposti. scorrono l’intero pomeriggio dividendosi tra le diverse attività in programma, quali calcio, In questo viaggio di danza, arte, musica e speranza per le città cam“Scuola di Pizza”. Da due pane dilaniate da una comanni, inoltre, l’Opera parplessità di problemi, ci è tecipa al progetto “Frecaro compagno anche il quenza200” della FondaCardinale della Diocesi di zione Intervita onlus. Infine Napoli Crescenzio Sepe, con le parrocchie calache lo scorso marzo ha fatbriane presenti nel quartieto visita al Centro re continua il Grest interI.A.M.M.E. gestito dalparrocchiale, con una parl’Opera. Il cardinale è stato actecipazione di 100 ragazcolto dai bambini che hanzi tutti animati dall’equipe no cantato e festeggiato di animatori, operatori e per lui. Dopo un breve divolontari appartenenti all’Associazione di volontariato “Francesco PerezCampania”.


Durante noi, Dopo noi 14

FONDAZIONE SAN GIOVANNI CALABRIA

La Provvidenza all’Opera

I

l pensiero che dilania il cuore di un genitore che ha un figlio disabile è: che ne sarà di mio figlio quando io non ci sarò più? Il futuro, il domani, il... dopo di noi. La paura del domani è sempre presente. Allora si comincia a cercare delle soluzioni, delle risposte più consone al grande sogno di tutti: trovare persone che sappiano “sostituire” appieno le famiglie e sappiano dare assistenza, ma anche e soprattutto “Amore”. Il Dopo di Noi deve necessariamente essere preparato dal Durante Noi. Anzi, il Durante Noi è spesso più importante del Dopo di Noi. Volendo fare una similitudine, il Durante Noi ha la stessa importanza delle fondamenta di una casa. Senza fondamenta, la casa rischia il crollo. Se le fondamenta sono solide, la casa dura a lungo. Siamo convinti che non bisogna aspettare gli ultimi istanti della vita per fare questo passo, ma è necessario farlo quando si è maturi a questa scelta e ancora in grado di “accompagnare” il figlio nella vita.

Il Casante, lo scorso 12 aprile, ha partecipato all’incontro con le famiglie della Fondazione Dopo di Noi.

Noi famiglie amiche della Fondazione “San Giovanni Calabria”, nel lontano 2006 ci siamo affidate a don Calabria perché convinte che qui possiamo trovare le risposte giuste alle nostre necessità. Sul nostro territorio ci sono varie possibilità di risposte ad esigenze di questo tipo, ma... c’è un particolare che fa la differenza nell’Opera: il senso di famiglia, l’amore verso i più deboli, l’accoglienza che qui si trova e che è nel carisma calabriano. In base alla nostra esperienza, qui esiste un’etica di comportamento che abbiamo battezzato la “regola delle tre c”: 1) Avere competenze e preparazione professionale; 2) Avere cervello e quindi essere persone intelligenti che sanno adattare le regole alla necessità del momento e del caso specifico; 3) Avere cuore, cioè mettere in tutto ciò che si fa quel qualcosa in più che si chiama Amore. Spesso più di un farmaco cura una parola buona, una carezza, il fare con gentilezza, dedicare del tempo a una persona che chiede attenzione. Come in una famiglia. In una famiglia ci si aiuta, i più grandi aiutano i più piccoli, i più forti aiutano i più deboli. In una famiglia circola Amore, l’Amore che viene da Dio per questi Suoi figli prediletti. È questo che noi famiglie cerchiamo e che sentiamo di aver trovato. Qui al Don Calabria questo “fare con Amore” lo si vede e lo si sente in molte occasioni. I nostri figli sono spaventati dall’idea di essere abbandonati o lasciati soli ma... quando sono qui sono felici. Felici perché si sentono bene, si sentono a casa e si sentono “inclusi”. E noi famiglie, quando vediamo i nostri figli felici... siamo un po’ meno angosciate. Ma non bisogna pensare che tutto questo sia un cammino facile. Ognuno ha i suoi tempi. Anche tra i genito-


Una Fondazione nata nel 2004 ri, c’è chi arriva prima e chi dopo. È giusto rispettare i tempi di tutti. Ciascuno deve supeLa Fondazione rare tante difficoltà e più il figlio è grave più San Giovanni queste difficoltà sono grandi. Calabria - DoEd è altrettanto giusto e doveroso, da parte po di Noi, fondi chi può, aiutare la famiglia a fare questo data nel 2004 percorso di maturazione. Nessuno ha facoltà dalla Congregazione “Poveri Servi di sindacare il comportamento di un familiare della Divina Provvidenza”, ha che non è pronto a staccarsi dal proprio conl’obiettivo di essere un punto di rigiunto. Le critiche o le forzature non servono, ferimento per le persone adulte mentre a volte, nel lungo percorso di smarcacon disabilità e le loro famiglie nel mento, può essere utile un supporto psicoloprogettare e realizzare il percorso di vita nell’età adulta, con pargico. ticolare attenzione all’aspetto della residenzialità. Bisogna immedesimarsi nella famiglia e Secondo lo Statuto, la Fondazione opera nel rispetto del carisma avere rispetto per il dolore dilaniante che l’acdi san Giovanni Calabria al fine di perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale e di promozione dei valori della persocompagna per tutta la vita. A tal fine sono stana, con particolare attenzione alle necessità delle persone più ti molto importanti e fruttuosi i momenti di svantaggiate da un punto di vista economico. distanziamento dei figli, iniziati negli anni La Fondazione si impegna a individuare con le famiglie le miscorsi, per dare da un lato sollievo alla famigliori soluzioni che possano garantire alla persona con disabilità glia e dall’altro un’opportunità di vita diversa un “Progetto di vita” che si realizzi in contesti abitativi accoglienal ragazzo. ti e familiari e intende rivestire un “ruolo di rappresentanza geniQuest’anno noi famiglie della Fondazione toriale” soprattutto quando vengono meno le figure paterna e abbiamo chiesto di proseguire con tali espematerna. rienze di distanziamento e questo sarà possibile grazie all’aiuto di tante persone disponibili, professionisti e giovani volontari. È imporDon Calabria affinchè nessuno rimanga indietro o tantissimo mantenere questo tipo di attività, essenescluso. Il più debole venga aiutato. Chi non ce la fa do una parte essenziale del Durante Noi, anche per venga soccorso. Chi si sente solo venga rallegrato non rischiare di perdere i benefici e i traguardi ottedalla partecipazione degli altri. Siamo sicuri che san nuti. Quindi anche nel 2014 ci saranno “Gli amici delGiovanni Calabria è in mezzo a noi quando ci trola Casa” che vivranno giornate in allegria lontane viamo periodicamente, perché come diceva lui, dalle proprie famiglie. nulla succede per caso ma tutto è voluto dalla In questi anni molti sogni delle famiglie sono diProvvidenza. ventati realtà. I progetti sulle carte sono diventati La Provvidenza ha guidato i nostri passi qui, signiuna struttura reale in cui persone con problemi vivofica che è qui che troveremo la “soluzione” dei nostri no e sono felici. Una casa, “La nostra Casa”, è stata problemi e la casa per i nostri figli. San Giovanni Carealizzata. Chissà se ne nascerà una seconda?! Noi labria da lassù ci guarda e, ci sembra di vederlo, diasiamo fiduciosi nella Provvidenza. loga con Gesù per perorare la nostra causa, benediAlla Fondazione Don Calabria si respira aria di facendoci tutti. miglia. Per carità, i problemi ci sono ma c’è anche la volontà di affrontarli. Noi famiglie vogliamo creaLe famiglie del “Dopo di Noi” re una grande famiglia assieme a tutti i membri del

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Un’immagine del Centro Don Calabria di via San Marco, sede della Fondazione, dove si trova anche “La nostra Casa” citata nell’articolo.


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Le fondamenta del futuro

«L

ascia il mondo un po’ migliore di come l’hai trovato». Questa frase di Robert Baden-Powell ha concluso la settimana di Formazione Generale sul Servizio Civile, svoltasi dal 17 al 21 marzo presso i locali della Comunità San Benedetto di Verona. In questa frase è contenuto anche il messaggio che meglio rappresenta lo spirito di questa esperienza. È stata una settimana molto intensa, sia dal punto di vista “fisico” (si iniziava presto la mattina e si finiva quando il sole stava già calando) sia dal lato emotivo e dei contenuti. Sono 20 i volontari che quest’anno hanno preso parte ai due progetti di Servizio Civile dell’Opera Don Calabria: “I nostri miliardi” e “Collaboriamo insieme per uno stile di vita sano”. Il primo è rivolto all’assistenza ai minori, mentre il secondo alla cura di anziani e disabili.

Una mattina per conoscersi La prima giornata ha offerto la possibilità di conoscersi e di conoscere le storie di ognuno dei volontari, punto di partenza indispensabile per creare quell’identità e senso di appartenenza in un gruppo di giovani che hanno scelto di dedicare un anno della propria vita al servizio della Patria e degli altri. Non è mai cosa facile raccontarsi, spesso si ha il timore di non risultare interessanti alle orecchie dei presenti, o si ha paura di scoprire le proprie fragilità. Ad ogni modo la mattinata è trascorsa veloce tra aneddoti,

sorrisi e qualche lacrima. Ognuno ha portato la sua storia, unica ed irripetibile, il proprio essere e soprattutto le motivazioni che lo hanno spinto a fare la scelta del servizio civile. Il tratto comune che accomuna ogni individualità è che la sofferenza, grande o piccola che sia, resta parte imprescindibile dell’esperienza umana e se ben metabolizzata spinge a voler creare un miglioramento sia per noi stessi che per gli altri. Ecco allora la motivazione forte di 20 ragazze/i nel voler contribuire al benessere di un Paese come il nostro, spesso arenato sulla spiaggia dell’indifferenza. Le motivazioni di una scelta Certo le motivazioni di oggi sono un po’ diverse da quelle che nei decenni scorsi spingevano giovani in “odore” di leva militare obbligatoria a rifiutare l’uso delle armi e scegliere l’Obiezione di Coscienza. Tuttavia anche le motivazioni di oggi traggono origine da quelle dei giovani di allora. Non a caso, un altro tema portante del programma di formazione è stata la storia del Servizio Civile Nazionale, dalla prima legge sull’Obiezione di Coscienza del 1972 alla legge che istituisce il servizio civile su base volontaria del 2001. Si è fatto un excursus storico non solo composto di date, ma anche di contenuti, per capire com’è cambiata l’Italia attraverso un istituto della Repubblica che ha come principale interesse la difesa non armata della Patria con attività in diversi ambiti:


SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

La Provvidenza all’Opera dall’area sociale alla conservazione del patrimonio naturalistico e culturale ecc. Sulle orme di don Calabria Forniti gli strumenti per comprendere appieno la scelta fatta, i volontari sono stati poi introdotti a quella che è la cosiddetta Mission dell’Ente presso il quale hanno deciso di prestare il proprio servizio. E quale cosa migliore per farlo se non ripercorrere anche fisicamente i luoghi della vita di san Giovanni Calabria? Scarpe comode ai piedi, accompagnati da sor. Graciela, i giovani volontari hanno visitato tutti i luoghi che hanno segnato la vita e l’opera di don Calabria, dalla casa natale di vicolo Disciplina fino a san Zeno in Monte dove sono custodite le sue spoglie. La riflessione, al termine della terza giornata di formazione, è dunque stata su san Giovanni Calabria, figura grandissima che appartiene al patrimonio di Verona e dell’umanità intera, che ha insegnato con la sua opera quotidiana quanto sia necessario volgere lo sguardo agli ultimi, a coloro che la frenesia moderna tende ad emarginare, prendendosi cura di loro e accogliendoli nella casa che è luogo e simbolo di calore e familiarità. Storia della “Non violenza” Un altro momento fondamentale della formazione è stata la proiezione del film-documentario “Una forza più potente” di Steve York che narra la nascita dei movimenti non violenti, da Gandhi ai movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti degli anni ’60, fino alla lotta contro l’apartheid sudafricana. Da queste storie abbiamo imparato come la “Non violenza” sia prima di tutto una disciplina alla quale occorre educarsi e attraverso cui è possibile ribaltare in positivo anche le situazioni più deleterie della condizione umana. Nel nostro quotidiano possiamo fare la differenza; attraverso un’azione pacifica possiamo cambiare in meglio le sorti della nostra società, con l’impegno a coltivare quello che non è solo il nostro giardino, ma il giardino di tutti, ovvero il bene comune. Queste sono le fondamenta del servizio civile, che possono diventare le fondamenta del futuro, attraverso un’educazione all’impegno e al rispetto.

Volontari “europei” Ultimo momento da ricordare è l’incontro con i volontari tedeschi che prestano il loro servizio all’interno dell’Opera Don Calabria. Il perché è presto detto: è stato un momento di condivisione di un’esperienza simile, ma diversa, soprattutto nelle modalità di accesso al servizio civile, che in Germania ha un forte contributo economico anche privato. Questi incontri danno la possibilità di scoprirsi finalmente europei, non solo sulla carta, ma anche nella sostanza: un’inclusione culturale verso la quale è necessario andare se si vuole dare corpo e sostanza a un’identità che non resti meramente economica. 20 ragazze e ragazzi, a conclusione della settimana di formazione, sono usciti con nuove conoscenze e nuove consapevolezze del proprio posto nel mondo, con negli occhi la gratitudine per aver avuto una possibilità di crescita veramente valida e con la voglia di contribuire davvero a lasciare traccia di sé per migliorare il mondo in cui vivono, forse con un pizzico di utopia, ma senza dubbio con tutta l’onestà richiesta dall’impegnarsi a che ciò avvenga. Silvia Gallizia Volontaria SCN

I venti volontari che attualmente stanno svolgendo il Servizio Civile nelle case dell’Opera hanno iniziato il loro anno di volontariato lo scorso 7 gennaio 2014. La fine dei loro progetti è prevista per il 6 gennaio SERVIZIO CIVILE 2015. Otto volontari stanno svolgendo il servizio alla Cittadella NAZIONALE della Carità di Negrar, supportando gli educatori di Casa Perez, Casa Nogarè e Casa Clero. Gli altri 12 sono impegnati nelle varie attività e case della comunità San Benedetto. Nelle prossime settimane uscirà il nuovo bando del servizio civile nazionale, al quale prenderà parte anche l’Opera. Per chi fosse interessato, invitiamo ad aggiornarsi sul sito www.serviziociviledoncalabria.it.

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La scuola di Thana 18

INDIA

La Provvidenza all’Opera Da molti anni l’Opera Don Calabria è presente nel villaggio di Thana, in India, con una parrocchia e alcune attività assistenziali. Da circa 6 anni, inoltre, l’Opera gestisce a Thana una scuola frequentata da molte centinaia di bambini di età compresa fra 4 e 12 anni (ma presto arriveranno fino a 16 anni). Nelle scorse settimane è stato a San Zeno in Monte il direttore della scuola, fratel Sebastian Paraparagath. Ecco cosa ci ha raccontato... Carissimo fr. Sebastian potresti parlare della nostra scuola? La scuola della Divina Providenza è un sogno diventato realtà per i popoli rurali della regione di Butibori-Umrer. È la prima scuola aperta in questa regione per offrire un’educazione di qualità a un costo accessibile anche per i poveri. Quando è iniziata l’attività? La scuola è attiva dall’anno accademico 2008-09. Essa è situata a Padri Thana, vicino al centro medico di St. Joseph, sulle colline del Cross Mount. È una località libera dall’inquinamento e fuori dai centri urbani affollati e rumorosi. Quanti sono gli alunni e gli insegnanti? Ad oggi ci sono 475 studenti, 20 insegnanti, 3 persone non insegnanti. In tutto le classi sono 17. Il 70% degli studenti vengono da Butibori, da Thana e dai villaggi vicini. La maggior parte di loro provengono da famiglie dove i genitori lavorano come operai nelle fabbriche della zona, in particolare verso la vicina città di Nagpur.

anche quella di creare un’atmosfera che aiuti gli studenti a diventare brave persone, dando loro un’opportunità per studiare e sviluppare le proprie capacità. Qual è la storia di Thana? Circa 175 anni fa qui scoppiò un’epidemia che devastò villaggi e piccole città dell’India centrale. Al tempo, l’India era ancora una colonia britannica. Moltissimi bambini rimasero orfani. Fu allora che arrivarono alcuni missionari, i quali aiutarono la gente poverissima del luogo. La vita nel villaggio era davvero povera e dal governo non arrivavano né cure né aiuti di alcun tipo. Proprio a causa di questa povertà, molti missionari hanno lavorato in questo villaggio storico. Quali sono gli obiettivi dell’Opera qui? I principali obiettivi sono in ambito pastorale, medico e formativo. Solo attraverso la qualità dell’educazione, il villaggio di Thana può essere trasformato in un luogo d’amore e di pace. È la strategia dell’Opera che ha portato a questa completa trasformazione. Gli abitanti di Thana conoscono la figura di don Calabria? Si, lo conoscono. Ogni anno viene celebrata la novena di don Calabria per la festa dell’8 ottobre e le persone partecipano attivamente. Fr. Martin Kuzikhandathil

Quali sono gli obiettivi e la missione della scuola? L’obiettivo più importante è scoprire il meglio in ogni bambino. Cerchiamo di sviluppare il pieno potenziale delle qualità e dei talenti degli studenti. Speriamo così di aiutarli a costruirsi una personalità e, in futuro, una famiglia, una società, una nazione e un mondo migliore. Attraverso la scuola abbiamo il sogno di rendere l’India un posto migliore per chi verrà dopo di noi, provvedendo alla costruzione di una società umana ideale... In questo senso la missione della nostra scuola è


Padre Luigi è vivo! 19

BRASILE

La Provvidenza all’Opera

L

imoeiro. Piccola città del nordest del Brasile, a 80 chilometri dalla capitale dello Stato del Pernambuco, Recife. I suoi abitanti la chiamano affettuosamente “Princesa do Capibaribe”, Principessa del Capibaribe, che è il fiume che la attraversa. I pochi turisti che ci vanno, più che dall’aspetto estetico e paesaggistico, sono colpiti dalla gente, dal suo frenetico muoversi di continuo, dal quasi incessante sottofondo di musica ad alto volume che sfocia dalle auto, ormai troppe per una città con strade strette. Per trovare un po’ di silenzio occorre andare sulla serra, le colline che attorniano la città. A Limoeiro giunse nel 1969 don Luigi Cecchin, sacerdote “fidei donum” della diocesi di Treviso. Nei 40 anni di servizio laggiù, si è “incarnato” radicalmente tra i poveri e gli indifesi. La sua missione – diceva – era “annunciare Gesù Cristo”. Per farlo, certo, convocava la gente nella chiesa per la Parola, la preghiera, l’Eucaristia. Ma prima era lui ad uscire dalla chiesa per andare a saggiare nel concreto la fatica degli “ultimi”, a condividerla con atti concreti di giustizia sociale e di carità evangelica. Le periferie umane furono il suo luogo privilegiato. L’Opera più evidente – non l’unica – di don Luigi è il “Centro di Formazione dei Minori”, ove sono accolti bambini e adolescenti a centinaia, provenienti da situazioni di povertà e disagio sociale. Essi sono sostenuti dall’Italia, attraverso le adozioni a distanza, dai padrini e madrine dell’Associazione “AVATeM onlus” (www.avatem.it). Ora sono i Poveri Servi della Divina Provvidenza che, oltre a gestire un’attività pastorale in una vasta e nuova area della città, continuano l’Opera di don Luigi dopo la sua morte, avvenuta il 26 marzo 2010. Il 26 marzo scorso ricorreva il 4° anniversario della morte del sacerdote trevigiano. A nome dei padrini e madrine di AVATeM, Angelo e Teresa, fratello e cognata di don Luigi, hanno vissuto laggiù con i bambini e la gente questa ricorrenza. Li hanno accompagnati Beniamino Fantinato e Maria Iavazzo, ragazza di Pederobba (TV), la quale ha dedicato le sue due settimane di ferie al servizio dei bambini del Centro di Formazione.

Limoeiro

La ricorrenza è stata preparata con diverse celebrazioni già nei quattro giorni precedenti. Anche i bambini e i giovani del Centro di Formazione si sono ritrovati per “rivivere” la figura del loro “Padre Luis”. Il 26 marzo nella chiesa parrocchiale di San Sebastiano, ove è sepolto don Luigi, si sono celebrate tre Ss. Messe, tutte partecipate da una moltitudine di gente. In particolare alla sera c’è stata la S. Messa solenne celebrata dal Vescovo della locale diocesi, Nazaré, Dom Severino Batista de França e concelebrata da diversi sacerdoti. Il Vescovo ha confermato dal microfono della chiesa che nel 2015, “se Dio vuole”, inizierà lì in diocesi la causa di beatificazione di questo santo missionario. Al termine della Messa, il Vescovo ha presentato alla gente il volume “Quem fostes ver no sertão?”, traduzione in portoghese del Profilo biografico di don Luigi “Chi siete andati a vedere nel sertão?”, scritto da don Franco Marton, sacerdote di Treviso. Dalla “Gráfica Calábria” di Porto Alegre, ne sono state stampate 2.500 copie. Già al terzo giorno ne erano state vendute più di 1.300. L’11 dicembre 2013 questo stesso volume era stato presentato di persona a papa Francesco. Beniamino Fantinato


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Ecco che cosa hanno visto i miei occhi!

DIARIO DI VIAGGIO

La Provvidenza all’Opera Nel dicembre 2013 un collaboratore del “Collegino” di Roma ha accompagnato fratel Giuseppe Brunelli in visita alle comunità calabriane di Uruguay e Brasile. Ecco la sua toccante ed entusiasmante testimonianza...

nestamente non ritengo che questo viaggio mi abbia dato una approfondita conoscenza dei due Paesi. Quello che ho potuto capire mi è venuto, oltre che dai racconti di fr. Brunelli, dagli incontri con le splendide persone, quali sono i Poveri Servi e le Povere Serve dell’Opera don Calabria, che vivono in quei luoghi, dedicando la loro esistenza all’azione pastorale e alla promozione di una vita migliore delle comunità in cui vivono.

O

Le distese verdi dell’Uruguay Ho visto un Uruguay dalle enormi distese verdi, rari agglomerati, pascoli con pecore e bovini. Il popolo dell’Uruguay (3,8 milioni di persone) frequenta poco la chiesa. È molto forte il senso di laicità assunto dallo Stato. Non fanno molti figli e il concetto di famiglia, tradizionalmente intesa, non esiste più. Mi raccontano che sono molto diffusi: rassegnazione, fatalismo, superstizione e un fortissimo consumo di droghe.

Fausto Giancaterina e fratel Giuseppe Bruenelli

Sia a Montevideo che a Salto, i religiosi e le religiose calabriane svolgono un lavoro prezioso di testimonianza in piena sintonia con la mission profetica dell’Opera, con un’infaticabile azione pastorale su un territorio vastissimo. A Pueblo Lavalleja è parroco padre Vittorio, mitico prete itinerante che percorre 500 km la settimana per portare l’Eucaristia in piccole comunità. Lo incontriamo presso una delle tante cappelle sparse per la vasta zona pastorale a lui assegnata: solo quattro donne a partecipare alla Messa! Un Brasile impetuoso La realtà brasiliana per alcuni aspetti negativi (droga, superstizione, corruzione e diffusione di sette religiose), è un po’ simile all’Uruguay. Tuttavia il Brasile, diversamente dall’Uruguay, è un Paese in forte espansione demografica ed economica. Ho visto un ovest e sud pieni di corsi d’acqua, di vegetazione e di grandi coltivazioni di soia, mais, grano e miglio. Per non parlare del magnifico parco con le cascate di Iguazu! Ci si muove quasi esclusivamente su strada o in aereo e non esiste una rete ferroviaria. Resta comunque una nazione piena di disuguaglianze, tra pochi ceti molto ricchi e vaste popolazioni segnate dalla povertà, specie nelle grandi città. Mi sono sembrate molto simili alle città europee, le grandi città brasiliane come Porto Alegre, Pato Branco, São Luis, São Paulo, Recife. Olinda (antica capitale dello stato di Pernambuco) è rimasta una piccola città a vocazione artistica. In cattedrale sono andato a rendere omaggio alla tomba del grande difensore dei poveri Dom Camara. Al di là delle bellezze naturali e delle criticità e, ancor più, delle contraddittorie situazioni sociali, quello che realmente mi ha stupito (e allo stesso tempo commosso) è stato vedere al lavoro i Poveri Servi e le Povere Serve di san Giovanni Calabria. Attraverso questo rapido viaggio ho ammirato il grande centro di Porto Alegre dove, ogni giorno, trovano importanti aiuti e possibilità formative diverse centinaia di ragazzi e di giovani. Ho toccato con mano la multiforme e magnifica presenza nella ex favela di Restinga,


dove l’azione pastorale in parrocchia si ramifica su cinque centri di attività per bambini e giovani e dove ci sarà l’apertura di un centro per il recupero di tossicodipendenti. Visitando Marituba, nel nord-est, ho visto un polo ospedaliero efficientissimo. A São Luis, nel Centro de Educaçao Profissional São Josè Operario, dove a breve aprirà anche un centro diurno per disabili, abbiamo avuto modo di scambiare alcune idee con gli operatori su come affrontare il complesso mondo della disabilità. E infine siamo stati nel critico e arido territorio di Limoeiro, dove l’azione pastorale e le attività scolastiche e professionali verso i giovani sono fortunatamente in grande espansione... Una testimonianza profetica Ecco che cosa hanno visto i miei occhi! Non l’Uruguay e il Brasile delle cartoline turistiche, ma due Paesi reali, attraverso gli occhi e il lavoro di tanti religiosi dell’Opera don Calabria. In ogni posto che ho visitato ho sempre colto tensione ideale e sintonia di intenti di tutti i Fratelli e Sorelle che lavorano nella pastorale e/o nell’emancipazione sociale di zone segnate da povertà materiale e morale. La loro è un’autentica testimonianza profetica, resa giorno dopo giorno con semplicità, determinazione e intelligenza. In ognuna delle Opere ho visto uno stile e una organizzazione che si ripete ovunque quasi integralmente: si parte sempre costruendo attività educative per i più piccoli fino ad arrivare all’organizzazione di lungimiranti programmi di formazione per un onesto lavoro, sempre supportati da una pastorale religiosa che spesso abbraccia territori vastissimi. L’obiettivo, quindi, è sempre lo stesso: mettersi a servizio delle persone per fare quello che veramente serve per la comunità e non per far sopravvivere l’Opera o per espanderla! Un alto senso di servizio, una testimonianza di sobrietà di vita l’ho colta in ogni attività. Ad esempio mi ha molto impressionato vedere come il pranzo di alcuni religiosi, a Montevideo, a volte dipenda da ciò che resta del pasto dei bambini della scuola, o vedere il direttore del centro di Porto Alegre che lava i piatti con i ragazzi dell’aspirandato. Ma la cosa che più mi ha commosso è stato vedere la gioiosa, esuberante, affettuosa accoglienza che ci hanno riservata i 10 bambini ospiti di una delle 22 case famiglie per bambini e giovani a rischio di Porto Alegre. La conduzione di queste case famiglia è affidata ad una vera e stabile famiglia convivente, con una valorizzazione forte della componente educativa e affettiva, importante per tutti, ma soprattutto per i bambini piccoli. Le case famiglia hanno un centro di coordinamento che, attraverso un’equipe multi/professionale e la direzione di un religioso, svolge la selezione, il

DIARIO DI VIAGGIO

La Provvidenza all’Opera sostegno psicologico e il continuo monitoraggio delle famiglie conduttrici. Non potrò, infine, dimenticare alcune bellissime celebrazioni, a cominciare dalla Messa per il 25° anno di Sacerdozio di padre Jailton (delegato) e la felice coincidenza di festeggiare lo stesso giorno anche il compleanno di fr. Brunelli. Una festa con 250 persone, indimenticabile! Non so se in futuro avrò la fortuna di rincontrare i religiosi e le religiose che ho conosciuto in questo viaggio. Certamente vorrei con tutto il cuore in qualche modo poterli ringraziare tutti. Tutti! Perché mi hanno fatto capire – con il loro esempio – che c’è ancora un modo intelligente e sereno di dedizione alle persone, con uno stile sincero e non ostentato di trovarsi poveri tra i poveri, di cogliere ed usare bene la forza dirompente ed entusiasta dell’emotività ed affettività tutta sudamericana delle persone. Fausto Giancaterina Consulente dell’Opera don Calabria di Roma

Il centro calabriano di Montevideo (Uruguay)

Una bambina delle case famiglia di Porto Alegre

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Assemblea in famiglia VOLONTARIATO PEREZ

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D

omenica 9 marzo, a San Zeno in Monte, si è tenuta l’Assemblea ordinaria degli associati dell’associazione di Volontariato calabriano “Francesco Perez”. L’assemblea è stata sufficientemente partecipata, nonostante qualche involontario disguido, da volontari di ogni regione dove è presente ed opera l’associazione stessa. Assenti giustificati gli amici della Sicilia, che non hanno potuto essere presenti per concomitanti impegni nelle loro realtà. Dopo la preghiera guidata da fratel Agostino, ci sono stati i saluti del Casante p. Miguel e del Superiore don Noicir. Quindi sono iniziati i lavori assembleari con la guida del presidente Bruno Borin. Il tesoriere nazionale Luigi Fidesser ha illustrato le varie voci di entrata e di spesa del bilancio consuntivo 2013, relazionando e commentando con sapiente metodica e grande precisione, anche negli ambiti contabili di ogni regione. Ha poi esposto i complessivi contabili di entrata e di spesa del bilancio di previsione per il 2014. A seguire c’è stata la relazione positiva del Collegio dei Revisori dei Conti. Quindi gli associati, con voto espresso per alzata di mano, hanno approvato all’unanimità il consuntivo 2013 e il preventivo 2014. Ma l’assemblea non è stata solamente un appuntamento burocratico. Essa è stata anche un’occasione di condivisione, di crescita spirituale, di rinvigorimento dello spirito di famiglia. Nel loro intervento i responsabili delle regioni, infatti, hanno riferito le esperienze, le attività, i progetti ed anche le difficoltà dei loro gruppi. Ecco una breve sintesi in tal senso:

Veneto È stato sottolineato l’impegno di partecipazione alle commissioni preparatorie del Capitolo generale; in cor-

Seminario 2014 Il presidente Borin ha riferito sul seminario di formazione annuale, ricordando che lo stesso già da alcuni anni si è svolto nelle diverse regioni dove è presente l’Opera. Fino ad ora tutte le regioni hanno ospitato tale evento tranne la Calabria. Nel 2014, quindi, sarà la Calabria (Lamezia Terme) che ci ospiterà nei giorni dal 19 al 22 settembre.

so anche la revisione e l’aggiornamento degli elenchi dei volontari iscritti, nonchè il ripristino del libro dei soci benemeriti nel quale vengono iscritti i volontari ultraottantenni. Calabria Gli impegni principali sono per la raccolta di medicinali, per l’assistenza nel dopo scuola dei ragazzi della parrocchia, per le attività teatrali dei bambini più piccoli. Inoltre la sezione seguirà la preparazione dell’ospitalità del prossimo seminario. Emilia Romagna I volontari sono impegnati nel supporto alle problematiche della disabilità. Aiutano inoltre nella formazione professionale per ragazzi in difficoltà e collaborano con la Comunità Educativa della Casa nell’accoglienza di ragazzi in situazioni di disagio, devianza sociale o soggetti a misure penali alternative... Lazio I volontari aiutano nella mensa per i poveri, nella distribuzione di cibo a domicilio, nella raccolta e distribuzione di indumenti; c’è inoltre un nuovo progetto per un servizio di docce e lavatrici per persone bisognose; prossima anche l’apertura di un servizio volontario di parrucchieri, barbieri, manicure e pedicure sempre a favore di fratelli bisognosi. Tutti servizi svolti con la preziosa collaborazione delle sorelle Povere Serve. Dall’insieme degli interventi è emerso come tutti i gruppi mettano tanto impegno nella formazione spirituale, promuovendola in modo costante. Questo è stato ed è motivo di tanta soddisfazione per tutti. A coronamento della giornata, nella S. Messa abbiamo condiviso la Parola, abilmente commentata con la nota bravura da don Giacomo, e l’Eucarestia. A seguire un buon pranzo in amicizia e serenità. La Presidenza


I laici in moto

23 Famiglia calabriana

l 29 marzo 2014 è a suo modo una data storica per l’Opera Don Calabria. Quel giorno, infatti, si è svolta a San Zeno in Monte la prima assemblea aperta a tutti i laici collaboratori calabriani d’Italia. Lo scopo era quello di confrontarsi sul contributo dei laici collaboratori da consegnare ai religiosi capitolari in vista dell’XI Capitolo generale dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, in programma ai primi di maggio. L’assemblea ha visto la partecipazione di oltre 230 laici, provenienti dalle varie case italiane dell’Opera: San Zeno in Monte, San Benedetto, via San Marco, Negrar, Ferrara, Roma, Napoli, Termini Imerese. All’evento erano presenti il Casante e il Consiglio generale, oltre ad una delegazione rappresentativa dei gruppi della Famiglia calabriana (Ex allievi, Fratelli Esterni, Exodus, Ummi, Spazio Fiorito Mariano, Volontariato...). Nella prima parte della mattinata i laici hanno ascoltato due interventi formativi di Giuseppe Perazzolo, storico dell’Opera, e di Michele Righetti, della Caritas diocesana di Verona. A seguire i presenti hanno iniziato a lavorare sul contributo da portare al Capitolo. In realtà i laici avevano cominciato a lavorare sul contributo già da alcuni mesi nelle rispettive case di appartenenza, seguendo un percorso proposto da un’apposita commissione preparatoria. I risultati di questo percorso sono stati presentati all’assemblea subito dopo i due interventi formativi. In particolare nella sintesi dei contributi delle case sono emersi sei ambiti di riflessione: 1) La sfida della radicalità; 2) Chiarezza nella responsabilità; 3) Sulla strada deserta: tra appartenenza e profezia; 4) Formazione prima, durante e dopo; 5) Il lavoro che parla: evangelizzare con le opere calabrianamente buone; 6) Condivisione nella diversità. Dopo la presentazione del percorso fatto, i laici sono stati divisi in sei gruppi, uno per ogni ambito di riflessione. Durante i lavori di gruppo si è discusso di quali strumenti proporre ai capitolari per mettere in pratica le riflessioni fatte dai collaboratori. Infine i sei gruppi si sono ritrovati in auditorium e hanno presentato le proprie proposte all’assemblea e al Casante. L’assemblea si è conclusa con la celebrazione della S. Messa nella chiesa della Casa Madre. Nei giorni successivi, i lavori assembleari sono stati ripresi dalla commissione “laici per il capitolo” che ha formulato così il contributo definitivo dei laici. Tale documento, integrato con le proposte dei laici collaboratori brasiliani, è stato presentato ai capitolari il 2 maggio, vale a dire due giorni prima dell’inizio del Capitolo. Tornando all’assemblea del 29 marzo, è da sottolineare ancora una volta che si è trattato di un evento molto significativo per l’Opera. Era la prima volta che tutti i laici collaboratori di tutte le case erano invitati ad incontrarsi. E la risposta è stata davvero positiva, non solo per il gran numero di presenze ma anche per la passione con cui i laici hanno partecipato ai lavori. È stato bello e “calabriano” vedere tante persone, anche con professionalità molto diverse, lavorare fianco a fianco per dare un contributo unitario e condiviso ai capitolari. Ed è bello guardare all’assemblea del 29 marzo come ad un nuovo inizio di un percorso nel quale i laici possano essere pienamente “Opera” al fianco dei religiosi.

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Matteo Cavejari


Nuovo direttivo a San Zeno in Monte 24

EX ALLIEVI

Famiglia calabriana

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l Convegno straordinario degli Ex allievi di san Zeno in Monte, che si è svolto domenica 6 aprile presso la Casa Madre, ha eletto il nuovo Consiglio direttivo che resterà in carica tre anni. È stata proposta all’assemblea una lista di candidati, che ha ottenuto l’unanimità dei consensi espressi per alzata di mano. Sono risultati eletti i consiglieri: Belloni Massimiliano, Zantedeschi Pietro, Canteri Renzo, Codognola Giuliano, Mazzasette Benvenuto, Righetti Girolamo Bruno, Ronca Giovanni Ladir, Zanin Antonio, Zenaro Francesco, Danieli Giuseppe, Magagna Eugenio, Sandrini Gianpaolo. Il Consiglio direttivo ha poi eletto presidente Zenaro Francesco, vice presidente Righetti Girolamo Bruno, segretario Danieli Giuseppe e cassiere Canteri Renzo. Particolarmente gradita è stata la presenza di fr. Dalla Brea e di fr. Corrà, già educatori di alcuni nuovi consiglieri. Il nuovo Consiglio direttivo promuoverà iniziative per stimolare la partecipazione alla vita associativa e si attiverà per mantenere vivo lo spirito di appartenenza, cercando contatti con il maggior numero di Ex allievi, anche attraverso i

mezzi telematici (sito internet, posta elettronica). Le proposte formulate dal Consiglio saranno inviate prossimamente a tutti gli Ex allievi, che potranno eventualmente integrarle con altre iniziative. Un nostro ringraziamento ai membri del precedente Direttivo e ai Superiori che con semplicità e chiarezza hanno motivato questo Convegno straordinario. Un ringraziamento particolare ai partecipanti, che hanno permesso di eleggere il nuovo Direttivo e di rilanciare quindi l’associazione. Termino porgendo a tutti gli Ex allievi un cordiale saluto e un arrivederci a presto. Francesco Zenaro (zenarof@gmail.com)

I motivi del Convegno straordinario Al Convegno annuale degli Ex allievi di San Zeno in Monte, svoltosi il 5 ottobre 2013, era in programma il rinnovo del Consiglio direttivo. Tuttavia nell’occasione non era stato possibile procedere alla composizione della lista dei candidati per l’elezione dei nuovi consiglieri. Con un successivo intervento dei Superiori responsabili è stata così decisa la nomina di un commissario che accompagnasse il futuro della sezione. A metà novembre mi è stato affidato, dal Delegato, l’incarico temporaneo di guidare questa associazione, traghettandola verso la scelta del nuovo Consiglio. L’obiettivo era di ritrovare accordo e, possibilmente, Ex allievi disponibili per formare il nuovo gruppo direttivo. La prima domenica di dicembre a San Zeno in Monte, alla S. Messa per gli Ex allievi, ho avuto un provvidenziale incontro con Ex allievi di questa sezione, usciti dalla Casa negli anni 1963-1965. Si erano riuniti quel giorno dopo cinquant’anni per organizzare una rimpatriata nella Casa del Padre.


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Convegno Patronato - Roveggia - San Marco

Una Domenica speciale Domenica 9 marzo ho partecipando con vivo interesse al 62° Convegno annuale Ex allievi della Sezione Patronato-Roveggia-San Marco, coinvolgendo anche un carissimo amico Ex allievo di Ferrara, “scoperto” da poco, validissimo tipografo con l’hobby della fotografia. Al nostro arrivo, in un clima di A questo incontro ne sono seguiti altri accoglienza decisamente e, successivamente, sono iniziati dei familiare e con una splendida giornata primaverile, abbiamo colloqui con alcuni Ex allievi del notato la presenza indaffarata ma composta degli Ex allievi dei primi tempi, uniti ad altri vecchio Consiglio al fine di costituire più giovani, tra abbracci e saluti di numerosi ex compagni di scuola. Tante erano in quel un nuovo Direttivo, indispensabile per momento le piacevoli conversazioni, nelle quali si ripercorreva con il pensiero quella strada il funzionamento della sezione. È così maestra che conduce a lieti ricordi. Le apprezzate fotografie esposte, risalenti a precedenti iniziato un percorso che ha portato i incontri, hanno incuriosito i tanti Ex allievi e i familiari intervenuti. nuovi arrivati a dare con entusiasmo Sorprendente, inaspettato ed oltremodo gradito è stato l’arrivo tra i convenuti del Casante il proprio contributo all’associazione, p. Miguel Tofful e della Superiora Madre Maria Chiara Grigolini. Nelle loro puntuali accettando di candidarsi al Direttivo. relazioni, precedute dal saluto cordiale di benvenuto del giovane Presidente Salvagno, del Ecco dunque che si è giunti al Presidente nazionale Mion, e del superiore del Centro fr. Matteo Rinaldi, è stata evidenziata Convegno straordinario, svoltosi l’importanza del Capitolo generale della Congregazione. In particolare è stato sottolineato positivamente il 6 aprile scorso. l’impegno a vivere secondo lo spirito dell’Opera voluta dal nostro Padre san Giovanni In conclusione, vorrei ringraziare i Calabria, in una prospettiva evangelica, dando pieno significato alla solidarietà e Superiori per la fiducia dimostrata. all’accoglienza, ponendo sempre al centro dell’azione i poveri, con una apertura alle Rivolgo inoltre un grazie per la “periferie” non solo geografiche ma anche esistenziali. collaborazione ai membri del ConToccanti le parole del carissimo don Primo, il quale ha ricordato, con commovente semplicità, siglio eletti, in partiil non facile percorso legato alla sua malattia, sottolineando che, anche nei colare ai tre provemomenti di dolore e di sconforto, il Signore manda importanti segnali nienti dal precedente positivi che bisogna saper cogliere: “Niente succede per caso”. Prezioso il contributo del coro “San Giovanni Calabria” durante la S. Messa Direttivo (Gianpaolo, presieduta dal Casante. Dopo l’assegnazione dei numerosi premi Giuseppe e Eugenio) sorteggiati, in lieta allegria è stato consumato un succoso pranzo per la generosa dimagistralmente confezionato dagli esperti cuochi della nostra “cooperativa sponibilità; e infine sociale Centro di lavoro San Giovanni Calabria”, per poi concludere con un grazie a tutti gli i tradizionali saluti e arrivederci. Ex allievi che con spiPer me, ed alcuni altri amici al seguito, questa domenica veramente rito calabriano sono speciale si è conclusa nella Casa Madre di san Zeno in Monte con una intervenuti al Convepreghiera particolare rivolta al nostro patrono san Giovanni Calabria, gno. come richiesta di aiuto e protezione. Arnaldo Pavarin

Giancarlo Miglioranzi (giancarlo.vr@alice.it)


Una famiglia “ecumenica” Famiglia calabriana In queste pagine riportiamo un bel dialogo tra un religioso Povero Servo e una volontaria dell’abbazia di Maguzzano che racconta la sua toccante esperienza di “ecumenismo vissuto in famiglia”. La conosco da più di tre anni. È seduta di fronte a me al tavolo del mio studio e parla sottovoce. “Non vorrei parlare di me”, dice Laura: “Non si tratta di far conoscere la mia storia personale, ma di trasmettere le esperienze che ho avuto occasione di fare, avendo avuto un percorso di vita non molto comune, e che potrebbero essere utili ad altri”.

pratici. Alla nascita dei nostri figli è venuto lui per i battesimi. Per fortuna, perché il mio parroco in Germania aveva un atteggiamento più chiuso, e alla domanda sui padrini di battesimo aveva taciuto il fatto che si potevano avere padrini luterani, anche se solo a condizione che ci fossero due padrini, di cui uno cattolico.

So che è nata a Milano, dove è cresciuta all’Istituto Giulia, la scuola delle suore tedesche di via Boscovich. Un’esperienza che l’ha segnata profondamente. Come potrei caratterizzare quell’esperienza? Due anni di asilo infantile, tredici anni di scuola fino alla maturità, poi alcuni anni di lavoro come segretaria personale della direttrice. Tanti anni in un ambiente familiare, aperto, colto. Lì, ho conosciuto un cattolicesimo non condiscendente, ma accogliente. Un cattolicesimo tanto aperto da scegliere sempre un insegnante qualificato per l’insegnamento di religione di confessione luterana per le compagne di tale confessione. Tanto aperto da accogliere anche allieve non cristiane, se di lingua tedesca o con particolari situazioni familiari che avrebbero reso difficile la frequenza di una scuola pubblica. Negli anni delle medie e del liceo eravamo noi ragazze a fare le chierichette durante la Messa settimanale. E tutto questo anche prima e durante il Concilio.

Quindi hai vissuto in Germania... Sì, cioè in un Paese dove l’ecumenismo non è un gioco intellettuale o un interessante problema per teologi. In una realtà come quella tedesca se ne coglie subito la necessità. Basti pensare che circa metà dei matrimoni celebrati in chiesa sono biconfessionali.

Poi ti sei sposata... Sì, ho sposato un giovane luterano tedesco, di nome Henning. Allora ci voleva la dispensa del vescovo, e ce l’ha procurata il parroco della comunità milanese cattolica di lingua tedesca. Una persona splendida, con esperienza in campo internazionale e in campo ecumenico. Senza di lui avremmo avuto molti problemi

Tu e tuo marito siete insieme da più di 40 anni! Certo. Ma i problemi veri sono nati con i figli. Mio marito sapeva che la Chiesa cattolica richiede ai suoi fedeli anche nei matrimoni biconfessionali di crescere i figli nella fede cattolica. E aveva accettato la cosa fin dall’inizio. Ma non si rendeva conto, non ci rendevamo conto dei problemi che ugualmente si sarebbero creati, ci sarebbero stati creati. Per i battesimi era venuto, come dicevo, il sacerdote che ci aveva sposati. Ma per la prima comunione la situazione era diversa. Si faceva in parrocchia, tutti insieme, con i compagni di scuola. Il mio parroco era una persona intelligente, ma... c’era un ma: quando gli ho chiesto se almeno in quella occasione mio marito non si sarebbe potuto comunicare insieme a noi, si è rifiutato, per paura che qualcuno dei parrocchiani si lamentasse. Non è stato un momento facile, quando tutta la chiesa si è alzata in piedi e si è messa in fila per ricevere l’eucarestia, tolto mio marito; e me, che sono rimasta accanto a lui nel banco per non lasciarlo da solo.


MAGUZZANO

Famiglia calabriana Ha gli occhi lucidi ancora oggi, al solo ripensarci, la piccola signora coi capelli grigi davanti a me. Taccio un momento. Dopo poco lei procede: È stata un’esperienza decisamente brutta quella di sentirsi esclusi, non capiti e non accettati in quanto coppia ecumenica. Poi per noi le cose sono andate diversamente, in quanto in seguito a un suo personale percorso interiore mio marito è diventato cattolico. Con la famiglia di lui ci sono state delle incomprensioni su questo, ma poteva andare molto peggio. Altri sono stati meno fortunati di noi. Come la nostra amica Elke: lei luterana, lui cattolico, due figlie, e due famiglie in feroce lotta dietro di loro. Hanno divorziato. Ne conosciamo tante su in Germania. Statisticamente il numero di divorzi fra coppie biconfessionali è assai più alto che in coppie di una stessa confessione. E chi ci va di mezzo sono i figli... Già, i figli... Nel gruppo guidato da un padre salesiano e da un pastore luterano per coppie biconfessionali che abbiamo frequentato per diverso tempo, le soluzioni per i figli erano diverse, e in parte molto curiose. Più di una coppia aveva fatto battezzare le figlie femmine nella confessione della madre, i figli maschi in quella del padre. Dove andassero alla Messa a Natale e Pasqua non te lo so dire... Quando siete venuti in Italia? Dopo il pensionamento di mio marito. È stato lui a desiderare di lasciare completamente la sua attività di insegnante universitario e di lasciare definitivamente la Germania. E così siamo venuti a Desenzano, dove abbiamo trovato casa col giardino, dove il clima è bello, dove volevamo fare solo i pensionati. E invece vi hanno portati a Maguzzano, e ti ho chiesto di dare una mano col lavoro ecumenico in abbazia... Beh, a dire il vero il primo pensiero era stato: «Ho già dato, ora voglio solo stare tranquilla». Ma poi mi è sembrato giusto portare avanti questo impegno. Non è stato un percorso facile, ma il Signore mi ha aiutata. Un impegno piccolo, tanto più che non so-

no preparata dal punto di vista teologico, posso portare essenzialmente la mia esperienza e la sensibilità ecumenica sviluppata negli anni, anche attraverso l’impegno nella Consulta per gli stranieri del Comune tedesco in cui vivevo, dove ho incontrato persone di tantissimi Paesi e di tantissime fedi diverse. Eppure un impegno che in certi momenti è stato gravoso. Gli anni a Maguzzano, l’approfondimento in campo ecumenico – che portiamo avanti insieme – si stanno rivelando molto importanti per me e mio marito. E di riflesso per tutta la nostra famiglia: figli, nipoti, nuora ecc. Famiglia che rimane complicata dal punto di vista confessionale... Allora il tuo impegno ecumenico rimane? Sì, ora con più consapevolezza. Don Calabria ha avuto percezione dell’importanza dell’unità della Chiesa in tempi in cui in Italia era ben poco visibile quanto dannose siano le divisioni. Ha perfino voluto Maguzzano proprio come luogo ecumenico. Vorrei che arrivassimo a sviluppare un ecumenismo nello spirito calabriano, che, come sai, ho scoperto qui, ma ho fin dall’inizio sentito come molto vicino allo spirito nel quale sono cresciuta e nel quale ho sempre desiderato portare avanti la mia vita. Spero che il Signore ci condurrà su questa via tanto importante per il bene di tanti fedeli nel mondo intero. Ogni piccolo passo conta... E finalmente sorride. Don Aleardo Pisani

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POVERE SERVE

40 anni in missione

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hiunque comprende il valore che la storia riveste nella vita di ogni persona e di ogni popolo e anche nella vita di una Congregazione. È riscoprendo le nostre radici che possiamo intraprendere il cammino del futuro, aprendo vie inesplorate, orientate dal carisma originario, che è un dono non solo per la Congregazione, ma per la Chiesa intera. Per questo noi, Sorelle Povere Serve, nel celebrare la memoria dell’apertura missionaria, abbiamo voluto ritornare agli eventi e alle vicende provvidenziali che hanno dato vita a quel passo fatto nella fede 40 anni fa, con coraggio e lungimiranza.

Una Congregazione sensibile agli appelli Gli anni 60-70 hanno visto un discreto sviluppo della Congregazione in Italia, che si apre anche ad una nuova presenza, insieme ai Fratelli Poveri Servi, nella diocesi di Lamezia Terme, in Calabria. Intanto i Fratelli Poveri Servi dalle Missioni (aperte nel 1958) continuano a chiedere che le Sorelle si uniscano a loro, per completare una presenza di Opera, in Uruguay e in Brasile, ma la risposta è sempre negativa: il numero delle sorelle è esiguo, molte sono anziane, le poche giovani devono sostenere le attività importanti in Italia... Ma nel febbraio 1973, in una circolare indirizzata alle Sorelle, Madre Gemma Tibaldo enuncia il percorso di discernimento che la Congregazione sta compiendo in vista dell’apertura missionaria: accenna al Capitolo Speciale, al Carisma, al Concilio appena conclusosi, alla Parola del Fondatore e alla responsabilità di ciascuna sorella di rispondere con slancio all’appello missionario della Chiesa. Così scrive:

La partenza nel maggio 1974

«Con notevoli sacrifici, cogliendo i segni della Provvidenza, siamo scese nel Meridione d’Italia, ... ma sembra che il Signore voglia offrirci un rischio più grande: una vera fondazione missionaria... Voi capite, care Sorelle, che queste prospettive sono tali da far tremare. Dove trovare i soggetti? Sono preparati? Difficoltà di lingua, di mentalità, ecc. Eppure, ci sembra che il Signore ci spinga davvero in questo senso. Sembra proprio che il Signore ci dica: Vi professate Povere Serve, siete figlie di Don Calabria. Ne avete lo spirito. Ma dove sono le opere? Le vostre attività sono veramente rivolte ai più poveri?». A tutto ciò bisogna aggiungere lo stimolo del Concilio, che nel Decreto “Ad Gentes” richiama istituti di vita attiva a domandarsi “dinanzi a Dio se sono in grado di estendere la propria azione al fine di espandere il regno di Dio tra le nazioni ...” Che fare?... una proposta! Nella Circolare del ’73 sor. Gemma indica anche una possibilità di risposta e di attuazione. Scrive: «Ci è parso bene di confidarci con il Superiore dei Poveri Servi, quale Casante dell’Opera.... È emersa una proposta, abbozzata molto vagamente: lavorare a fianco dei Poveri Servi in una fondazione del Brasile, in qualche località del Mato Grosso, dove l’opera delle Sorelle sarebbe utilissima e benedetta...». D’ora in poi non solo le cucine, i guardaroba, le lavanderie o le aule degli asili... saranno i luoghi dell’evangelizzazione e della santificazione delle nostre Sorelle, ma le strade, i quartieri, le case, le parrocchie, tra i poveri, i bambini, gli anziani, i fanciulli e i giovani.


Durante il viaggio per il Brasile

Febbraio 1979, le prime sorelle brasiliane

Sorelle e religiose unite al lavoro dei Sacerdoti Poveri Servi e dei Fratelli e, là dove sono presenti, anche con le Missionarie dei Poveri, come un’unica Famiglia, per manifestare in una vera fraternità che Dio è Padre, che ha cura di tutti, che ci ama. Ora servono cuori pronti per accogliere il cambiamento e disponibili ad assumere un nuovo ruolo e una nuova presenza in seno all’Opera. La Madre Gemma con tanta semplicità espone nella sua circolare:

lo, ma che riguarda tutta la nostra Famiglia religiosa... Penso che il frutto dell’apostolato missionario delle nostre Sorelle molto dipenda dalla collaborazione e dall’unione di tutte noi che siamo rimaste qui, nell’umile disimpegno dei nostri doveri quotidiani, ma tutte protese all’unico ideale: portare il Regno di Dio, fino agli ultimi confini della terra» (Circolare 2 giugno 1974).

«Invito tutte le Sorelle che si sentono disposte alla chiamata di Dio a scrivermi personalmente, in modo che noi, nel Signore possiamo scegliere le prime tre-quattro fortunate a dare inizio a questo ardito nuovo compito...».

Il 1° dicembre 1974 la Madre esprime un piccolo bilancio sull’evento delle missioni:

Tutte le Sorelle rispondono all’invito della Madre, molte con una risposta aperta alla partenza, ma tutte comunque donando la loro disponibilità ad essere “missionarie” con la preghiera e l’offerta della vita. Appena sei mesi dopo, ancora sor. Gemma scrive alle Sorelle, dando la lieta notizia: «Sorelle care... per l’inizio dell’attività missionaria della nostra Congregazione, si è pensato a quattro Sorelle, data la grande lontananza e le prevedibili difficoltà. Questi i nomi: Sor. Carmela Perlini, sor. Gemma Consolaro, Sor. Anna Martini, sor. Maria Sponda» (Circolare 21 giugno 1973). La partenza per il Brasile: vero dono di Dio! Dopo il viaggio via mare di circa due settimane, le sorelle arrivano a destinazione e sor. Gemma nuovamente ricorda alla Congregazione quell’itinerario appena percorso: «Tutte le Comunità dovettero sostenere gravi sacrifici, perché alle missioni bisognava dare soggetti sani, capaci, vigorosi. Ciò significava chiudere case e indebolire le forze di varie comunità, rinunciando ad attività pur belle e meritorie qui in Italia. Ci vuole una grande fede per fare tutto questo. E posso dire che tutte le Sorelle sono state all’altezza di questa chiamata missionaria, che non è solo delle quattro fortunate che hanno preso il vo-

«Quanto più passa il tempo tanto più m’accorgo che la partenza delle nostre sorelle per il Brasile è stata un vero dono di Dio. Le nostre quattro consorelle stanno bene. Sono felici. Lavorano alacremente per l’evangelizzazione e la promozione umana di tanta povera gente.... Siamo diventate un po’ tutte missionarie: noi alla maniera di Santa Teresa di Gesù Bambino e loro alla maniera di San Francesco Saverio. Siamo tutte membra dello stesso corpo. E il Signore alcune membra di questo corpo le usa in Brasile ed altre in Italia, e tutte lavoriamo per lo stesso Signore e nel medesimo suo Regno, perché “tutto il mondo è di Dio”, come ci ripeteva il nostro venerato Padre Don Calabria». ■

Veniamo ai nostri giorni L’espansione missionaria è un processo sempre in divenire, dettato dai segni dei tempi, dal desiderio di portare la gioia del Vangelo e dalla voce dei poveri che chiede di essere ascoltata, dalla necessità di dare concretezza alla parola del Fondatore di andare ai più bisognosi, non come “benefattrici” ma come Sorelle che vivono accanto, che si fanno compagne di viaggio, che si immergono nella storia sofferta e carente, per condividere innanzitutto il loro essere “povere serve della Divina Provvidenza”, figlie di Dio che è Padre, offrendo a tutti la Parola del Vangelo, portando Gesù e il suo messaggio di speranza e di salvezza. Questo è quello che ci spinge ancor oggi ad aprirci a nuove terre, a nuovi popoli, rispondendo con il nostro “SÌ, eccoci”, alla domanda costante di vicinanza che ci viene posta dai nostri Fratelli Poveri Servi e innalzata da quelle realtà dove essi sono presenti, ma dove l’Opera ancora non è completa.


Mons Bovelli verifica la situazione dei lavori per la C.d.R.

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Mons. Bovelli e la Città del Ragazzo Il 9 giugno 1954, esattamente 60 anni fa, moriva mons. Ruggero Bovelli, vescovo di Ferrara. Mons. Bovelli, insieme a don Giovanni Calabria, aveva fortemente voluto la “Città del Ragazzo”, ancora oggi gestita dall’Opera Don Calabria. Gli Ex allievi di Ferrara lo ricordano con riconoscenza in queste pagine, attraverso un capitolo del libro di mons. Mario Melandri, intitolato “Pastore et Defensor”...

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ell’anno 1927 Mons. Rossi, Arcivescovo di Ferrara, individuata la gravità della situazione civile e morale della gioventù si rivolgeva a don Calabria per avere dei suoi religiosi allo scopo di aprire una istituzione a loro favore, ma la richiesta non ebbe esito positivo in quanto don Calabria non aveva personale sufficiente e preparato, tuttavia lasciava una porta aperta per il futuro. Passarono gli anni. Anche Ferrara venne colpita dalla guerra. A Mons. Rossi subentrò Mons. Bovelli. La condizione sociale peggiorava ed a risentirne maggiormente erano i giovani della città ed in particolare quelli della provincia. A fronte della nuova situazione creatasi, Mons. Bovelli riprese con coraggio la richiesta di Mons. Rossi. Era l’aprile 1949 quando il vescovo inviò la richiesta di aiuto a don Calabria, ma dovette attendere fino al 15 agosto 1950, festa dell’Assunta, per ricevere la lettera ufficiale con cui don Calabria accettava l’impegno di aprire l’Istituto. Mons. Bovelli rispondeva immediatamente: «La tanto attesa comunicazione mi riempie di gioia. Il primo ringraziamento a Gesù, poi un commosso e grande ringraziamento a Lei, venerabile Padre».

La Città del Ragazzo Mons. Bovelli era spinto dall’assillo di vedere sorgere in breve tempo e con adeguata attrezzatura la sognata “Città”, per cui costituì un Comitato esecutivo, affiancato da un Comitato d’Onore, formato dalle maggiori autorità cittadine, di cui Egli stesso assunse la presidenza. Si andò intessendo tutta una fitta rete di propaganda, dalla stampa

ai cinema, fino alla distribuzione di calendari e opuscoli illustrativi. Certe cose però non piacquero troppo a don Calabria e ne fece una delicata ma ferma protesta e allora, pur con tutti i riguardi, il Comitato proseguì la sua fatica con minore «réclame», ma con maggiore realismo. Don Calabria il 28 giugno 1951 venne a Ferrara per visitare la casa, avvicinare i membri del Comitato ma soprattutto per incontrare l’Arcivescovo. Le loro lettere, le loro parole sarebbero argomento di uno studio particolare: erano due anime veramente colme dello spirito di Dio e di altissima edificazione per tutti. Il giorno seguente, il primo direttore riceveva dall’Arcivescovo le chiavi. Il 12 agosto 1951 entravano i primi ragazzi. Don Calabria inviò la sua benedizione e 10.000 lire al direttore per le prime spese. I santi sanno anche scherzare! Così iniziava la «Casa dei Buoni Fanciulli» e tutti da subito la chiamarono “Città del Ragazzo”. Le visite di mons. Bovelli ai “suoi” ragazzi Mons. Bovelli si recava nella “Città” almeno una volta la settimana; arrivava in tutte le ore: era di casa! Preferiva vedere i ragazzi nei laboratori, entrava dimesso, in punta di piedi; osservava quei giovani nelle loro tute macchiate, con le mani impiastricciate di olio, di colla, d’inchiostro. Era felice di stare con loro: ne ammirava i lavoretti e fece restaurare a loro una parte del coro della Cattedrale. “Fatto dai miei ragazzi”, ripeteva a chi ammirava il rifacimento degli intarsi; ai tipografi offrì un titolo, un premio, chiamando la loro officina: “Tipografia Arcivescovile”.


FERRARA

Tempi e luoghi della memoria Dei suoi ragazzi ne parlava bene con tutti. A un tale che si meravigliava di come potesse rimanere tanto volentieri fra quei giovani, rispose: «Credo che abbiate un’opinione sbagliata dei miei figlioli, dovete sapere che, dove c’è generosità non può esserci cattiveria... e questi ragazzi sono proprio tanto generosi». Quando nel laborioso inizio ebbe a trovarsi in forti difficoltà, anche economiche, aveva convocato il direttore di una banca cittadina che si diceva ben disposto a tutto purché vi fossero delle solide garanzie. Egli non ebbe un attimo di esitazione: si tolse la Croce pettorale e l’anello episcopale, posandoli sul tavolo, senza proferire parola. La decisione era ferma, più del valore intrinseco e affettivo di quei sacri preziosi, Egli era pronto a giocarsi anche la dignità Vescovile. E l’uomo cedette. L’amore ai giovani è sempre fecondo! Costruiti i capannoni, occorrevano le macchine. Mons. Bovelli si mise all’opera ancora. Sollecitò Ministeri ed Enti Pubblici. Le macchine arrivarono. I vari laboratori divennero, in fatto di attrezzatura, fra i più moderni e ricchi. Lo stesso don Calabria, insieme all’arcivescovo, esprimeva la sua gratitudine ai vari comitati: «Beati voi che avete compreso la nobiltà di quest’apostolato di bene, che l’Opera si studia a compiere e vi siete fatti strumento di quella Provvidenza, che non lascia senza premio, nemmeno un bicchiere d’acqua dato al prossimo». Mons. Bovelli parlava di valori e don Calabria con le sue metodologie semplici e profonde, vere e umane, mirava a formare l’uomo integrale, come Dio lo volle. Giungevano alla Città del Ragazzo dei ragazzi provenienti da una genesi dolorosa, da ambienti negati apparentemente da ogni pedagogia e moralità, che attraverso un inspiegabile mistero, immediatamente si trasformavano, diventavano diversi, docili, con l’occhio limpido e sereno, fiduciosi del loro futuro di uomini. Infatti quei giovani, superati i diciotto anni, erano immessi con un titolo di studio e una qualifica professionale nella società attiva, ricercati da datori di lavoro in Italia e all’estero. La disordinata suggestione degli anni infelici dell’infanzia era cancellata. Mons. Bovelli moriva il 9 giugno 1954 e in quei giorni alla Città del Ragazzo, che accoglieva i più poveri tra i poveri, erano presenti circa 300 ragazzi.

Nella Lettera Pastorale del 1950 inviata alla Diocesi, mons. Bovelli avvertiva i sacerdoti, i fedeli delle rovine morali che devastavano la gioventù, indicando come mezzo di salvezza l’istituzione che stava realizzando e faceva appello alla generosità di tutti i ferraresi, perché la voleva come monumento dell’Anno Santo. Scriveva: «Non posso terminare questa lettera senza richiamare ancora alla vostra considerazione la proposta che forma il voto ardente del nostro cuore e corrisponde a una necessità di Ferrara: La Città del Ragazzo! Quest’opera è in via di attuazione e ha bisogno dell’aiuto di tutti. Non è sufficiente essere persuasi dell’importanza e dell’immediatezza dell’opera, urge aiutarla. Lo scopo che si prefigge è urgente. Mentre noi stendiamo la mano e chiediamo quegli aiuti che Ferrara nostra mai ci ha negato, ringraziamo quanti risponderanno al nostro appello».

Benedizione delle macchine

E oggi? Lasciamo alla Provvidenza la prossima puntata. A cura di fr. Raffaello Corrà e Presidenza Ex allievi di Ferrara

Comunioni e Cresime alla Città del Ragazzo

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Fratel Virginio Ceolato 32 Ricordando Lo scorso 21 aprile è tornato alla Casa del Padre il Povero Servo fratel Virginio Ceolato. Aveva quasi 91 anni. Ecco l’omelia di p. Miguel, pronunciata in occasione dei funerali del fratello che si sono svolti a San Zeno in Monte il 24 aprile...

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elle prime ore del lunedì di Pasqua, il nostro fratel Virginio era accolto nelle braccia del Padre per cantare eternamente la Pasqua del Signore risorto. Proprio nel momento in cui la Chiesa iniziava a pregare l’inno delle lodi: “Sfolgora il sole di Pasqua, risuona il cielo di canti, esulta di gioia la terra. Dagli abissi della morte Cristo ascende vittorioso insieme agli antichi padri”. È in questo clima pasquale che vogliamo celebrare l’eucaristia per dare l’ultimo addio al nostro fratello e consegnarlo alla Misericordia del Padre e di Cristo risorto. L’eucaristia è il memoriale della Pasqua del Signore, è il passo dalla morte alla vita. Questa celebrazione eucaristica del funerale di fr. Virginio è celebrata nel giorno stesso che inizieremo

gli esercizi spirituali in preparazione alla celebrazione dell’XI Capitolo generale della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Rappresentanti di tutto il mondo dove l’Opera è presente sono qui oggi e così siamo uniti in preghiera. Abbiamo voluto mantenere la liturgia del giorno nell’ottava di Pasqua per celebrare il funerale del nostro fr. Virginio che ha vissuto sempre con la gioia del risorto nel cuore e lo manifestava con il suo sorriso. La sua testimonianza di vita è oggi per noi motivo di ringraziamento al Padre e vogliamo ricordarlo nella riconoscenza della sua vita donata e consegnata a Dio e agli altri come Religioso Povero Servo. Prendendo spunto dal brano del vangelo che abbiamo ascoltato, vediamo che la risurrezione di Gesù è un evento concreto, non una teoria! Gesù è vivo e risorto in mezzo a noi. “Pace a voi” è il messaggio di Cristo risorto agli Apostoli dopo la sua risurrezione dai morti. “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!”. Gesù ci comunica il dono della pace perché possiamo vivere una relazione profonda con Lui, ci fa superare ogni dubbio e paura con la certezza della sua presenza. Noi non possiamo vivere la nostra fede in Gesù Cristo se non a partire da questa esperienza di relazione con una persona viva e concreta: “Sono proprio io!”. “Di questo voi siete testimoni”, sono le parole conclusive del vangelo di oggi. Ma di cosa siamo testimoni? Che cosa ci viene chiesto di testimoniare? Gesù non ci chiede di fare grandi cose o grandi miracoli. Quello che ci chiede è la testimonianza del quotidiano. Tornando a fratel Virginio, possiamo dire che egli è stato davvero testimone della risurrezione di Gesù


33 Ricordando nella quotidianità. Con la sua parola sempre pronta e incoraggiante; con l’umiltà vissuta nei servizi più semplici della casa; con il suo sorriso sempre comunicativo e la serenità del suo volto; con la dedizione ai più poveri e abbandonati; con il suo esempio di fede e preghiera. Grazie, fr. Virginio, per la testimonianza della tua vita. Grazie perché oggi ci ricordi che è possibile vivere la vita gioiosa nel servizio al Signore e ai fratelli anche in mezzo alle difficoltà e sofferenze. Grazie perché anche tu con il tuo modo di essere sei stato un grande strumento di Provvidenza per tante persone, principalmente ragazzi e giovani, mostrando loro la Paternità di Dio. Grazie perché come tanti altri fratelli che ci hanno preceduti hai vissuto lo spirito puro e genuino dell’Opera. Grazie per la tua gioia e il tuo sorriso che sono stati espressioni della tenerezza e del sorriso di Dio. Questi sono stati segni visibili del Cristo risorto tra noi. Mentre con i fratelli capitolari accompagnamo la tua salma a Maguzzano, tu dal cielo insieme ai nostri fratelli e sorelle, in compagnia della Madonna e di san Giovanni Calabria, prega per noi perché possiamo vivere una vera riforma della nostra vita e dell’Opera in un’autentica Apostolica Vivendi Forma. Accompagnaci con il tuo sorriso. Servo buono e fedele, entra a fare parte del Regno del tuo Signore. P. Miguel Tofful

Don Calabria aveva scritto a fr. Virginio nel 1946: «Mio caro fr. Ceolato, la grazia, la pace del Signore siano sempre con te. Ti ricordo, ti benedico e guarda di farti santo. Quante grazie e doni il Signore ti ha fatto ricevendoti nella sua Opera, ma il dono più grande fu quello di chiamarti per essere suo Povero Servo. Per amor di Dio, ti raccomando di corrispondere vivendo sempre con lo spirito puro e genuino dell’Opera. Te beato! L’Opera ti sarà un giorno la porta che ti farà entrare in Paradiso. Prega per me. Ti benedico e ti raccomando l’osservanza delle regole in tutto. In C. J. Sac. J. Calabria» (11-05-1946). Queste parole di don Calabria sono sempre rimaste nel suo cuore e si sono realizzate nella sua vita.

Fratel Virginio Ceolato è nato a Caselle di Verona il 28 aprile 1923. Fu battezzato il primo maggio 1923 e cresimato il 18 settembre 1932. Era figlio di una povera famiglia contadina. Entrò in casa ad appena 6 anni, essendo accolto a Madonna di Campagna il 10 settembre 1929. Ha ricevuto la formazione scolastica nella casa dell’Opera, insieme alle sorelle Povere Serve che allora erano a Madonna di Campagna. Crescendo, si è innamorato dello spirito dell’Opera e così ha iniziato il noviziato il 4 ottobre 1944 a Roncà. Ha fatto la sua prima professione religiosa il 7 ottobre 1945 a san Zeno in Monte e la professione triennale quattro anni dopo, sempre nella Casa Madre. Nella Casa ha fatto la specializzazione in falegnameria, ufficio che ha svolto sempre con molto impegno e professionalità trasmettendo la sua conoscenza a tanti allievi. Subito dopo la prima professione religiosa, venne inviato come insegnante di falegnameria alla casa di Costozza. Tanti sono gli Ex allievi che hanno ricevuto un’istruzione professionale e umana da questo nostro confratello nelle case di Costozza, Ferrara, Primavalle, san Zeno in Monte. Per vari anni fu presenza efficace e significativa dal punto di vista spirituale e umano nelle comunità di Calcarelli e Termini Imerese in Sicilia. Dal 1996 passò a far parte della comunità di Negrar, svolgendo per anni il ruolo di economo della comunità e poi di Fratello anziano dedito alla preghiera e all’accoglienza calorosa e allegra dei fratelli che passavano da là. Spesso lo si vedeva camminare con la corona in mano, immerso nella preghiera alla Madonna. Da un po’ di tempo era sulla sedia a rotelle e le sue forze cominciavano a diminuire. Si è spento nelle prime ore del lunedì di Pasqua, 21 aprile 2014.


Mons. Damião Antonio Franklin

NOTIZIE

Lo scorso 28 aprile è morto l’arcivescovo di Luanda mons. Damião Antonio Franklin. Aveva 64 anni. Mons. Franklin conosceva bene l’Opera ed era stimato e apprezzato dai nostri confratelli angolani. Era arcivescovo di Luanda dal 2001, quando era succeduto al cardinale Alexandre do Nascimento. Dal 2003 al 2009 è stato presidente della Conferenza episcopale angolana e di San Tomé. Il 14 febbraio 2009 papa Benedetto XVI lo ha nominato segretario speciale della Seconda assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Aveva ricevuto lo stesso papa Benedetto XVI durante il suo viaggio in Angola e Camerun.

Romania

Voti triennali

Il 25 marzo a Racaciuni, sor. Valerica Boglaru ha emesso la sua prima professione triennale. Alla cerimonia erano presenti anche il vescovo locale, il Casante e la Madre generale. Subito dopo, sempre a Racaciuni, ha avuto luogo l’inaugurazione della nuova casa delle Sorelle in Romania “Comunità dell’Annunciazione”.

Nuovo busto per don Calabria

Il 23 marzo scorso, presso la chiesa dei Santi Apostoli a Verona, è stato benedetto un busto raffigurante san Giovanni Calabria. Si tratta di una scultura bronzea del maestro Sergio Pasetto, realizzata per commemorare il 140° anniversario del battesimo di don Calabria, che avvenne proprio ai Santi Apostoli il 1° novembre 1873. “Don Calabria è un santo molto caro ai veronesi e non solo, perciò ci sembrava giusto valorizzare il suo passaggio nella nostra chiesa”, dice mons. Ezio Falavegna, parroco dei Santi Apostoli. Nella chiesa, oltre al busto, è conservato ancora oggi il fonte battesimale dove fu battezzato don Calabria e, prima di lui, anche santa Maddalena di Canossa.

Piazzola sul Brenta

Inaugurato il “Passaggio San Giovanni Calabria” La gratitudine e la devozione per il padre don Calabria hanno ispirato al gruppo di Ex allievi di Piazzola Sul Brenta (Padova), il desiderio di dedicare alla Sua memoria una via del paese. Grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale e del Sindaco dott. Renato Marcon, questa intenzione è diventata realtà domenica 19 gennaio, quando nella frazione di Presina è stato inaugurato il “Passaggio San Giovanni Calabria”. La giornata tanto attesa e preparata da noi Ex allievi, in collaborazione con il Comitato Festeggiamenti di Presina, era minacciata dal brutto tempo… Si è incominciato con la celebrazione della S. Messa, molto partecipata, nella chiesa parrocchiale, presieduta da don Paulo Salvi, con alcuni Fratelli dell’Opera. Poi, con grande sorpresa, la presenza di san Giovanni si è fatta visibile con l’insperato arrivo del sole che ha permesso lo svolgimento della cerimonia d’inaugurazione all’aperto, allietata dalla banda cittadina. La festa è proseguita con la condivisione di un allegro pranzo e con l’immancabile lotteria di beneficenza in favore dell’Opera. Questa iniziativa, per noi Ex allievi, è stata un modo per dimostrare il nostro essere grati di tutto il bene ricevuto durante la nostra giovinezza nelle Case dei Buoni Fanciulli di Costozza, Verona e Maguzzano ed è stata una via per far conoscere sempre di più gli insegnamenti del Padre e lo Spirito dell’Opera della Divina Provvidenza! Gruppo Ex allievi Piazzola Sul Brenta

Festival di San Zeno Dal 22 al 24 aprile si è svolta la settima edizione del Festival di San Zeno, manifestazione canora organizzata dai Sao (Servizio Assistenziale Occupazionale) di via San Marco e di San Zeno in Monte. Il titolo, “Mai stà come st’anno!”, è indicativo di un festival che quest’anno si è profondamente rinnovato rispetto agli anni scorsi: non perché gli altri anni ci fosse qualcosa che non andava, ma per il gusto di mettersi in gioco e lanciare nuove sfide educati-


Centro di Cultura e Spiritualità Calabriana

Eventi formativi

Milano

Convivenza pasquale della Famiglia calabriana Sabato 29 marzo, presso la Cascina dell’Associazione Le Vele, a Rugacesio di Segrate (Milano), si sono dati convegno in un incontro di preparazione alla Pasqua, l’Associazione Ex allievi Don Calabria, che ha tenuto il proprio Convegno annuale, l’Associazione SOS Giovani, l’Associazione Il Ponte di Don Calabria. Nel corso della giornata ogni associazione ha potuto esporre brevemente il proprio programma. Gli Ex allievi sono impegnati nella riforma dello Statuto e nell’aiuto alle Missioni Calabriane; l’Associazione Il Ponte ha lanciato per il secondo anno consecutivo l’iniziativa “Siamo laboratorio di speranza?” a Maguzzano dal 30 maggio al 1° giugno; SOS Giovani ha parlato del pellegrinaggio a Lourdes dal 1° al 5 maggio. Ma gli spunti più importanti sono arrivati dalle organizzazioni impegnate nell’accoglienza “ai più deboli”. Così abbiamo appreso che l’Associazione Le Vele, fondata nel 1992 da alcuni soci guidati da don Sandro Varalta, oggi accoglie nelle proprie strutture 51 ragazzi in formazione-lavoro, con 7 educatori e 99 volontari; e SOS Giovani, fondata nel 1989 da fr. Lora e Giorgio Picelli, nelle tre case-famiglia aperte nel frattempo, accoglie 25 ragazzi anch’essi in formazione-lavoro, con 8 educatori, 28 volontari e 30 soci. Ferdy Scala

La Città del Ragazzo in un libro

“Voci e sguardi in cammino”

NOTIZIE

ve. Per tre giorni, dunque, San Zeno in Monte è stata teatro di piccoli concerti, stand e spettacoli allestiti da numerosi Ceod che hanno partecipato all’evento. La chiusura si è svolta nel teatro, con il consueto clima di grande allegria e partecipazione. Quest’anno c’è stato inoltre un gran finale con lo spettacolo di Gek Tessaro, artista veronese di fama nazionale.

Nei mesi di marzo e aprile a san Zeno in Monte si sono svolte le ultime due giornate di studio calabriane dell’anno accademico 2013/14, dedicato al tema della felicità. Il 27 marzo il neurologo Mauro Ceroni, dell’Università di Pavia, ha fatto un intervento dal titolo “Cosa ci può rivelare la scienza sul desiderio di felicità che accomuna tutti gli esseri umani?”. Il 4 aprile il prof. Giangiorgio Pasqualotto, dell’università di Padova, è invece intervenuto su “Il Buddhismo e il sentiero della felicità”.

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La giornalista Camilla Ghedini racconta la missione e l’evoluzione della Città del Ragazzo di Ferrara attraverso la testimonianza di chi ci ha vissuto, dagli allievi della prima ora, ai docenti, ai giovani ex studenti ed agli ospiti del centro riabilitativo Perez. Il volume pubblicato da Este Edition, è stato presentato nella sala Zanotti della residenza municipale alla presenza di un folto numero di relatori. All’incontro, oltre all’autrice, hanno partecipato il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, l’assessore provinciale alle Politiche e Servizi per il lavoro Caterina Ferri, l’arcivescovo di Ferrara e Comacchio Luigi Negri, il direttore della Città del Ragazzo Giuseppe Sarti, il responsabile della comunità religiosa Corrà fr. Raffaello e Giancarlo Vicentini, uno dei primi allievi. Il testo – scrive Ghedini nell’introduzione – nasce dallo stupore e dalla voglia di fare sapere ai nostri concittadini che a poca distanza da noi esiste “una casa” in cui si guarda al futuro rimanendo al passo dei tempi, in cui l’individuo è al centro di tutto, in cui il valore dell’accoglienza è un bene da ricevere. Ma sempre e comunque, soprattutto da restituire.


Giulio Pasoli

Valter Fior

NOTIZIE

Il giorno 22 febbraio 2014 il Signore ha chiamato a Sé il nostro carissimo Fratello Esterno Giulio Pasoli. Aveva 77 anni. Per molto tempo abbiamo apprezzato le sue doti umane e spirituali nei vari momenti di incontro e nei momenti in cui dedicava la sua preziosa collaborazione alla segreteria dei Fratelli Esterni. Ci ha donato la sua competenza e una grande disponibilità d’animo. Siamo vicini a tutti i suoi familiari con la preghiera.

Battista Zanè Il 25 marzo è mancato all’affetto dei suoi cari l’Ex allievo Battista Zanè, di Portese del Garda. Aveva 101 anni ed era stato presente nel 2011 e nel 2012 al convegno annuale Ex allievi di San Zeno in Monte, dove aveva ricevuto anche una targa ricordo. Ricordiamo il caro Battista nella preghiera, sicuri che ora ci guarda dal Cielo vicino a san Giovanni Calabria che lui ebbe modo di conoscere negli anni della gioventù.

Il giorno 16 marzo è mancato all’affetto dei suoi cari Valter Fior, Ex allievo del Patronato e di via Roveggia. Riportiamo qui qualche passaggio preso dal ricordo di un suo carissimo amico: «Quando si perde un amico, si perde una parte di sé e lascia un vuoto che sembra incolmabile, ma quando se ne va un amico come Valter, la ricchezza dell’eredità che ci consegna colma ogni vuoto e non lascia spazio allo scoraggiamento… L’aver fatto esperienza come scout per lui era una garanzia fuori da ogni dubbio, sicuro di ricevere una risposta affermativa e convinto che le sue aspettative non sarebbero state deluse… Se volessimo racchiudere in poche parole il suo carattere diremmo che era una persona positiva, entusiasta della vita, fiducioso nella Provvidenza, virtù maturata alla scuola del maestro della Provvidenza don Giovanni Calabria. Provvidenza non come attesa passiva, ma come fiducia in un Dio che non abbandona chi opera per il bene, risvegliando nelle persone sentimenti di solidarietà e di condivisione a volte insospettabili». Grazie Valter, un caro ricordo da tutti gli Ex allievi del Patronato-Roveggia-San Marco.

Ex allievi - San Marco

Incontro per la Pasqua Il 12 aprile, vigilia della domenica delle Palme, Ex allievi con famigliari e amici si sono radunati al Centro Polifunzionale don Calabria di Via San Marco, per l’incontro di preparazione alla Santa Pasqua. La cerimonia si è svolta con un momento di riflessione guidato da sor. Graciela Ramseyer, con una meditazione incentrata sulla parabola del Buon Samaritano e con la presentazione della “Evangelii Gaudium”, esortazione apostolica di Papa Francesco. Tale documento è stato consegnato ai presenti unitamente agli auguri proposti con una copia della cartolina inviata da don Calabria e don Pedrollo, agli allievi del Patronato, il 7 aprile 1949. L’incontro è proseguito con le confessioni, poi la benedizione delle Palme e la Santa Messa, presieduta da don Primo Ferrari. In conclusione c’è stata la cena e lo scambio degli auguri. GiEmme (Ex allievi Patronato, Roveggia, San Marco)


Tornati al Padre

❖ Sabato 17 maggio 2014, nella cappellina della Casa Madre di San Zeno in Monte, circondati affettuosamente dai figli, nipoti, familiari e amici Ex allievi, hanno ricordato il loro cinquantesimo di matrimonio i signori Romano Corolaita e Ancilla Dal Forno. Romano è uno dei primi Ex allievi del Patronato negli anni 1948/53. La S. Messa è stata celebrata da suo fratello, sacerdote salesiano. Dagli amici Ex allievi giungano agli sposi i più calorosi auguri!

◆ A Verona il 20 marzo 2014 è tornata alla casa del padre Maria Luisa Baldiotti, in Amadori, di anni 70. Il marito Piero è Ex allievo del Patronato. I funerali si sono svolti nella chiesa della Croce Bianca con molta partecipazione, in particolare delle comunità neocatecumenali di Verona. Preghiamo per Maria Luisa e per la sua famiglia.

Hogar Santa Teresa / 1

Pasqua con i ragazzi

◆ Il 26 marzo a Calbayog (Filippine) è morta la signora Tarcela Cabrera, di 62 anni, mamma del nostro confratello Efren Diaz. Siamo vicini ad Efrem con il pensiero e con la preghiera. ◆ Il 2 aprile 2014 a Candela, in provincia di Foggia, si è spenta la signora Orsolina, di anni 99. Era mamma di Melina D’Acci, nostra collaboratrice nella portineria di San Zeno in Monte. Siamo vicini a Melina in questo momento di dolore.

◆ Il 14 aprile 2014 ad Appignano, dov’era parroco, è deceduto don Giorgio Soave, di anni 71. Era Ex allievo di Nazareth. Aiutava con gioia le nostre missioni. I funerali si sono svolti nella basilica di Madonna di Campagna a Verona. Ricordiamo don Giorgio con affetto nella preghiera. ◆ Il 14 aprile 2014 è deceduto don Sergio Fratucello, di anni 85, Ex allievo di Maguzzano e Nazareth. È sempre stato unito all’Opera Don Calabria e per molti anni è stato parroco di Pacengo (Vr). ◆ Nel mese di marzo è deceduta dopo lunga malattia la signora Maria Pia Savoia in Tessari Giuseppe, Ex allievo di Maguzzano e di Nazareth. I funerali si sono svolti a Quinto di Valpantena. Preghiere e condoglianze.

Durante la settimana santa, in un clima di grande partecipazione e allegria, i ragazzi dell’Hogar Santa Teresa (Paraguay) hanno svolto numerose attività per preparare la Pasqua...

◆ All’inizio di maggio a Roma è deceduto l’amico ed Ex allievo Cavalletti Sergio. I funerali si sono svolti il 12 maggio presso la parrocchia Gesù Divin Maestro, alla Pineta Sacchetti. Ricordiamo nella preghiera il caro Sergio e la sua famiglia.

Hogar Santa Teresa / 2

Ciao, Danilo Danilo Javier Martinez Cuevas è morto il 1° aprile 2014 nella casa dello zio, dove viveva. Danilo aveva solo 8 anni e da tanto tempo frequentava le attività dell’Hogar Santa Teresa, casa gestita dall’Opera Don Calabria a Ciudad del Este (Paraguay). La notizia ha davvero gettato un grande dolore in tutto il personale, religioso e laico, dell’Hogar. Danilo è morto fulminato mentre armeggiava con il televisore di casa. Ricordiamolo nella preghiera, nella convinzione che ora c’è un angelo in Cielo che veglia sull’Opera e sui bambini poveri del Paraguay.

Aparecida

Incontro delle attività sociali

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NOTIZIE

Felicitazioni

Lo scorso 13 maggio si è svolto in Brasile l’incontro dei rappresentanti delle attività sociali gestite dai Poveri Servi della Divina Provvidenza nel Sud del Paese. Erano presenti i gestori del Centro di promozione dell’infanzia e della gioventù di Restinga, del Centro di Educazione Professionale san Giovanni Calabria di Porto Alegre, della parrocchia Nostra Signora della Misericordia, del Seminario apostolico di Farroupilha, dell’aspirantato São Josè, dell’asilo Casa Nazarè, unitamente a religiosi Poveri Servi e una delegazione di religiose Povere Serve.


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Amici a colloquio

Diario di bordo di un’avventura “extraospedaliera” Verona, 25 marzo 2014

na Bonvicini, Michela Sona, Ana Paula Paludo, Cristina Brunelli, Luciana Brunelli, Renzo Accordini. E sopratutto grazie alla Direzione e al nostro coordinatore Novello Guardini che ci hanno permesso di vivere questa bellissima esperienza.

Caro «Amico», faccio parte del Gruppo Pulizie dell’ospedale Sacro Cuore di Negrar e vorrei raccontare una “avventura extraospedaliera” che abbiamo vissuto nei mesi scorsi. Insieme ad alcuni operatori volontari, capitanati dal nostro referente Guardini Novello, il giorno 3 marzo ci siamo recati presso l’abbazia di Maguzzano per svolgere un servizio in preparazione al Capitolo dei Poveri Servi, che si sarebbe svolto lì due mesi dopo. Nessuno di noi, ad esser sinceri, ne aveva una gran voglia, soprattutto perchè consapevoli del fatto che per almeno 3 settimane la maggior parte della nostra giornata l’avremmo passata a lavorare in un luogo a noi “sconosciuto”. Il nostro compito era di riportare alla luce il più possibile la bellezza di questa Abbazia. I primi a darci il benvenuto furono don Aleardo Pisani e fratel Mario Grigolini. Cominciammo così i lavori, e a mano a mano che il tempo passava, il nostro umore e la nostra voglia di fare crescevano a dismisura, tanto da ritrovarci giorno dopo giorno a non veder l’ora di tornare in questo luogo “magico”. Sì, proprio un luogo magico, dove la pace la faceva da padrona, dove lo Spirito Calabriano ti avvolgeva e ti spronava gioiosamente a vivere la giornata al meglio e dando il meglio... con preghiere, canti, risate, scherzi e con la costante e simpatica compagnia di fratel Piccolo e del suo pappagallo Leo. In quei giorni ho... e abbiamo percepito la presenza e il calore di una comunità attiva, sperimentando condivisione, dignità e umiltà. Ognuno di noi ha lasciato in dono qualcosa di proprio (le fatiche), rigenerandosi a sua volta di una nuova energia e vitalità. Da tutti noi giunga il nostro grazie particolare alla comunità di Maguzzano e allo Spirito Calabriano che ancor oggi è vivo e fiorente nelle mura di questa splendida Abbazia. Un grazie anche al meraviglioso gruppo di lavoro formato da: Monica Borchia, Giuseppe Fiorato, Claudio Castagna, Vittorio Priante, Loretta Lavarini, Sabi-

Michela Sona

 Un poeta per amore della Chiesa Verona, 6 maggio 2013 Pubblichiamo una lettera giunta in redazione a commento di un libro di poesie scritte da don Mario Sometti e rivolte a vari sacerdoti e religiosi della Chiesa veronese e non. Il libro è stato pubblicato l’anno scorso dal Centro di Cultura e Spiritualità Calabriana...

!

Caro don Mario, ho ricevuto il gradito omaggio del tuo... cuore. Ho apprezzato non solo o non tanto il fatto di essermi trovato citato, con grande sorpresa, dalla tua generosità. Certo anche quello, ma ciò che mi ha maggiormente colpito è stata la tua grandezza d’animo nell’andare a scandagliare il percorso di vita di tanti confratelli, per cogliere la bellezza di un servizio, là dove tanti sguardi meno ricchi di cuore avrebbero potuto vedere la fragilità umana, che si nasconde in ognuno di noi. Credimi, caro don Mario, il tuo lavoro, prima ancora del contenuto delle tue composizioni, è un inno alla Chiesa e un atto di amore verso di essa. Te ne ringrazio di cuore e ne prendo esempio, edificato dalla tua grandezza d’animo. Ti faccio tanti auguri cari e sinceri. Ti ricordo e vi ricordo con affetto e simpatia. Grazie ancora ed una preghiera ad invicem, Don Bruno Fasani


Amici a colloquio

Il prete che mi fece piangere San Martino B.A. (Vr), dicembre 2013 Ero un giovinetto di appena undici anni e avevo da poco terminate le scuole elementari. A detta dei maestri avevo le capacità di continuare gli studi, ma come fare? Le alternative erano poche e difficilmente attuabili. Di prendere la corriera tutti i giorni alle 6 di mattina per arrivare fino a Verona e ritornare alle 4 del pomeriggio, oltretutto con 3 km da fare a piedi, non sembrava una cosa fattibile. E allora? O in seminario oppure cercare di entrare nei Buoni Fanciulli di don Calabria. Vicino a casa esisteva la colonia estiva di Camposilvano, di proprietà dell’Opera e così, con il determinante interessamento del parroco, dopo il dovuto periodo di prova, eccomi arruolato. La mia destinazione: Roncà. Il periodo di prova, a poche centinaia di metri da casa, era sembrato una specie di vacanza ma adesso dovevo partire per una località che non conoscevo. Mi sentivo oltremodo impaurito, come un pulcino invitato a scivolare fuori dal nido famigliare. Ma tant’è, in un modo o nell’altro dovevo partire e così, seguendo il percorso che mi era stato tracciato, mi ritrovo sulla corriera per Verona, trenino per San Bonifacio, altra corriera sino al bivio per Terrossa, qualche centinaio di metri a piedi e finalmente ecco la casa di Roncà. Cala la sera, la mamma è già ripartita e mi trovo, come tanti altri, rannicchiato nel mio letto a pensare, a pregare e a nascondere le mie paure. Però a farmi coraggio c’era lui, quel giovane prete che sembrava don Bosco, e dal quale aveva preso la veste con la mantellina e il tricorno come copricapo. Ecco l’ala sotto cui ripararmi, ecco la mia nuova sicurezza. Quel pulcino ancora bagnato si sentiva al sicuro. E quindi via a vendemmiare, ossia a raccogliere i grani da terra, dal momento che ero uno dei più piccoli. E poi con il motocarro a raccogliere i ciottoli nell’Alpone, per fare la massicciata al campo sportivo, il tutto senza togliere troppo tempo allo studio e alla ricreazione. Mitiche le partite a “palla avvelena-

ta” e allo “s-cianco” dove naturalmente il don si distingueva per abilità e coraggio. Insomma, una colonna per tutta la casa. Tutto andava per il meglio sino a quel giorno, quel terribile giorno almeno per me. Quel giovane prete veniva trasferito nientemeno che in Uruguay. Quella notte, e quelle successive, mi trovai a piangere, cosa che non avevo fatto neanche la prima notte. Che cosa avranno di speciale, mi chiedevo, i bambini uruguayani per meritarsi il nostro prete? Da quel giorno sono passati tanti anni, quasi cinquantacinque, e delle attività di quel prete mi sono sempre tenuto informato. Ho saputo del suo trasferimento in Brasile, della sua elezione a Casante, della sua nomina a Vescovo, carica che tuttora gli permette di continuare ad evangelizzare e ad insegnare in quel di Quixadà (Brasile). Tutto questo senza mai incontrarlo. Ma si sa, quando le cose devono succedere, succedono. Torno a casa da un breve periodo di vacanza e sul foglio-notizie della parrocchia trovo scritto che domenica 7 luglio 2013 a Marcellise la Messa sarebbe stata celebrata da S.E. Mons. Adelio Tomasin. Non posso mancare, cerco tra le cose del passato e trovo alcune foto che il tempo ha sbiadito, ma non ha sbiadito il ricordo. Finita la Messa, mi precipito in sacrestia e me lo trovo lì davanti. L’incontro è stato molto commovente. Mi avrà personalmente individuato tra le migliaia dei suoi Ex allievi? Penso proprio di sì. Per me è stato l’abbraccio di quel bambino che cinquantacinque anni fa aveva creduto di averlo perso. Per don Adelio – come ho continuato confidenzialmente a chiamarlo –, sicuramente la prova che quando si semina il bene, i ricordi e i sentimenti non muoiono mai. Roberto Corradi

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Appuntamenti EX ALLIEVI PATRONATO - ROVEGGIA SAN MARCO Sabato 13 settembre 2014 Tradizionale pellegrinaggio alla Madonna della Corona. La partenza è venerdì 12 per chi parte a piedi da San Zeno in Monte.

Sabato 25 ottobre 2014 Pellegrinaggio-visita ai nostri religiosi defunti al cimitero di Maguzzano.

Venerdì 7 novembre 2014 Tradizionale castagnata presso il Centro Polifunzionale don Calabria.

Sabato 20 dicembre 2014 Ritiro di preparazione al Santo Natale presso il Centro Polifunzionale don Calabria.

Sabato 31 gennaio 2015 Santa Messa a suffragio dei religiosi defunti, in particolare: don Giuseppe Favarin e don Gabriele Cordioli, presso il Centro Polifunzionale don Calabria.

Domenica 8 marzo 2015 63° Convegno annuale al Centro Polifunzionale don Calabria.

I programmi dettagliati e altre informazioni verranno pubblicate su L’Amico e sul sito www.doncalabria.org/ fam.calab/ex allievi/ sez. Patronato, Roveggia... Info: 348.49.04.511 - 045.57.60.62 - 339.43.05.525 348.88.22.266 E-mail: exallievi.roveggia@doncalabria.it

EX ALLIEVI FERRARA Domenica 8 giugno 2014 SANTA MESSA PER MONS. BOVELLI La S. Messa si svolgerà in Cattedrale a Ferrara con inizio alle ore 9.30. Saranno ricordati i 60 anni dalla morte del nostro amato arcivescovo mons. Ruggero Bovelli. Appuntamento sul lato destro dell’altare centrale, presso il monumentale sarcofago bianco. Sono invitati Ex allievi, familiari, Fratelli Esterni, collaboratori, amici dell’Opera.

Domenica 12 ottobre 2014 CONVEGNO ANNUALE L’invito per il convegno sarà pubblicato su L’Amico e inviato anche per e-mail. N.B.: Desideriamo ricevere la vostra e-mail o un’altra dove poter inviare le comunicazioni. Per informazioni: Sede Ex allievi tel. 0532.74.79.50 e-mail exallievi@cittadelragazzo.it centralino Città del Ragazzo 0532.74.15.15

EX ALLIEVI RONCO - RONCÀ Domenica 28 settembre 2014 CONVEGNO ANNUALE Ore 9.00 ritrovo presso la bella casa di Nazareth con rinfresco e scambio di ricordi. Ore 10.00 Don Giacomo Cordioli ci parlerà di quanto emerso nell’ultimo Capitolo Generale. Ore 11.00 S. Messa. Ore 13.00 pranzo presso la medesima casa. Ricordiamo che per risparmiare sulle spese non verranno spediti inviti personali; pertanto collaboriamo tutti insieme con il passa parola affinché il Convegno abbia un ottimo riscontro.

Domenica 16 novembre 2014 PELLEGRINAGGIO A MAGUZZANO Ritrovo ore 9.00 a Maguzzano per una visita e una preghiera ai religiosi dell’Opera che qui riposano. Sarà inoltre l’occasione per commemorare fr. Matteo Ponteggia. Ricordiamo anche tutti gli ex allievi che ci hanno preceduto. Per informazioni: Raffaele Zanini (045.78.08.542), Adolfo Cunico (340.15.61.082), Achille Coltro (340.23.12.386).


Lamico 3 2014