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N. 2 - Marzo-Aprile 2014 - Anno LXXXV - Bimestrale - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. I, comma 2, DCB VERONA. In caso di mancato recapito restituire all’ufficio C.M.P. VR,detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.


Bambini nell’ombra TUTTO DA SOLE... NASCERE E VIVERE IN 24 ORE

Nell’Africa Subsahariana, il 51% dei parti non è assistito e nell’Asia sudorientale la percentuale è del 41%. Questo è causa di molti decessi. Infatti l’assistenza specializzata durante il travaglio e il parto e la tempestiva gestione delle complicazioni, da sola, potrebbe prevenire circa il 50% della mortalità neonatale. In Etiopia, solo il 10% delle nascite avvengono in presenza di personale specializzato, mentre in alcune aree rurali dell’Afghanistan c’è solo 1 ostetrica per 10.000 persone. In India, mentre il tasso di mortalità neonatale riferito al 20% più abbiente della popolazione è di 26 neonati morti ogni 1.000 nati, quello riferito ai più poveri è di 56 su 1.000. In paesi come la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana le madri devono pagare per le cure di emergenza legate al parto, che spesso hanno lo stesso costo del cibo per un mese. In alcuni casi, alcune madri sono state trattenute fino a quando non sono state in grado di pagare per il loro taglio cesareo urgente.

Dei 6,6 milioni di bambini che ogni anno muoiono prima di aver compiuto 5 anni, quasi la metà – 2,9 milioni – sono quelli che hanno perso la vita nel periodo neonatale, entro cioè i primi 28 giorni dalla nascita. Tra questi, 1 milione di bambini muore nel primo giorno di vita, spesso il più pericoloso, a causa di nascite premature e complicazioni durante il parto – come ad esempio travaglio prolungato, pre-eclampsia ed infezioni – e spesso perché le loro madri (ben 40 milioni ogni anno) partoriscono senza aiuto qualificato. 2 milioni di donne sono completamente sole quando danno alla luce il loro bambino. Fonte: Save the children

Fonte: Save the children

PRIMATI ALLA ROVESCIA

IN BREVE L’insufficiente assistenza durante la gravidanza e durante il parto è una delle cause maggiormente responsabili delle circa 300mila morti materne che si registrano ogni anno, e di circa 3 milioni di decessi neonatali nel primo mese di vita. (Fonte: Unicef) Nel mondo 230 milioni di bambini sotto i cinque anni – 1 su 3 – non sono mai stati registrati anagraficamente. Ufficialmente, sono bambini che non esistono. A livello globale, nel 2012, soltanto il 60% di tutti i neonati è stato registrato alla nascita. (Fonte: Unicef) Fonte: FAO

10 paesi con i più alti tassi di mortalità tra 0 e 5 anni (numero di decessi avvenuti per ogni mille nati vivi), dati 2012: - Sierra Leone: 182 - Angola: 164 - Ciad: 150 - Somalia: 147 - Repubblica Democratica del Congo: 146 - Repubblica Centrafricana: 129 - Guinea Bissau: 129 - Mali: 128 - Nigeria: 124 - Niger: 114 L’Italia ha un tasso di mortalità di 4 per mille, e si posiziona al 174° posto nella graduatoria globale, a pari merito con altri 14 Stati industrializzati. Fonte: Unicef


La via della povertà LA PAROLA DEL PAPA

Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9).

Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr. Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio.

La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza.

Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo. Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza.

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Sommario

«Questa è l’ora della pratica, o miei cari». (SAN GIOVANNI CALABRIA)

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SPECIALE

Il Capitolo alle porte

Editoriale

5 Apostolica Vivendi Forma Verso il Capitolo 6 Il Capitolo alle porte La Provvidenza all’Opera 8

KENYA

Il mondo alla rovescia 10

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KENYA

Il mondo alla rovescia

BRASILE

Filo diretto con Marituba 11

POVERE SERVE

Ritorno in Mato Grosso do Sul 12

PALERMO

Nuovo centro di prima accoglienza 13

NEGRAR

Da ricovero a Cittadella della Carità 14

TESTIMONIANZE

Una famiglia coraggiosa

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Fratel Gastón Flores

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FRATEL VITTORINO

Economia a servizio dei giovani Famiglia Calabriana 22

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Padre Roberto Bessa

EX ALLIEVI

Ricordi di Ronco e Roncà 24 ASSOCIAZIONE FR. PEREZ Il volontario buon samaritano 25 SPARIO FIORITO MARIANO Incontri nella Casa di San Mauro di Saline Ricordando 28 Fratel Gastón Flores 30 Padre Roberto Bessa Tempi e luoghi della memoria 34 I bambini del Sacro Cuore

Direzione - Amministrazione: VIA SAN ZENO IN MONTE, 23 - 37129 VERONA TEL. 045.80.52.932 - C.C.P. 18543371 Redazione: CENTRO CULTURALE CALABRIANO - tel. 045.80.52.955 Sito Internet: http://www.lamico.it • E-mail: ccsc@doncalabria.it Direttore Responsabile: dr. MATTEO CAVEJARI Redattori: dr. MASSIMO CUNICO; fr. CARLO TONINELLO Layout e copertina: dr. MASSIMO CUNICO Impaginazione: DAVIDE BELLINI • Archivio fotografico: ALFREDO MALESANI Realizzazione grafica: Tipolitografia don Calabria - Verona Via San Zeno in Monte, 23 - 37129 VERONA Tel. 045.80.52.996 - 045.80.52.991 - Fax 045.80.52.963 tipografia@doncalabria.it - prestampa@doncalabria.it Stampa: UNIDEA srl Piazzale Olimpia, 28 - 37128 VERONA - tel. 045.81.03.611 - fax 045.045.57.26.98 Collaboratori. La collaborazione è aperta a tutti gli amici dell’Opera. Indirizzare gli articoli al direttore. Non contiene pubblicità. Autorizzazione Tribunale Verona n. 19/93 del 15.1.1993.

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L’AMICO non ha quota di abbonamento ma vive delle offerte spontanee dei nostri lettori, fidandosi della Provvidenza. L’AMICO N. 2 - MARZO-APRILE 2014 NUMERO CHIUSO IN REDAZIONE IL 3 GENNAIO 2014

Questo periodico è associato all’UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA


Apostolica Vivendi Forma Editoriale

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C

arissimi fratelli e sorelle tutti della Famiglia Calabriana, siamo ormai alle porte dell’XI Capitolo generale della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza con il tema: “Apostolica Vivendi Forma” - Va’... sulla strada deserta - Stile e annuncio della radicalità calabriana. Il Capitolo generale è un momento dello Spirito Santo e di grazia particolare non solo per quelli che sono stati scelti a partecipare, ma per tutta l’Opera. Ci siamo messi in “movimento” dai quattro Continenti, dove la Congregazione è presente, con un cammino intenso di preparazione spirituale e di condivisione fraterna nelle comunità religiose e nelle Delegazioni. C’è stato anche un grande coinvolgimento delle Sorelle Povere Serve, delle Missionarie dei Poveri e dei Laici collaboratori e appartenenti ai vari gruppi della Famiglia calabriana. Ora arriva il momento decisivo della celebrazione del Capitolo che aprirà nuove strade nella Congregazione e in tutta l’Opera tanto amata e voluta dal nostro don Calabria e vista “grande” nel progetto misterioso di Dio Padre. Pensando e pregando su quest’avvenimento importante, invito tutti a intensificare la preghiera, unendoci perché lo Spirito Santo ci aiuti a vivere questo momento di grazia particolare e di “riforma” della nostra vita e dell’Opera, per assumere uno stile di vita e una capacità di annuncio della radicalità calabriana ed evangelica. La parola “riforma”, che mi viene spesso in mente pensando all’immi-

esprimere il mio nente Capitolo generale, ha una di“Grazie” a Dio mensione di grande spessore e valore per avere guidaper i tempi attuali che viviamo. Si parto l’Opera in la di nuova primavera della Chiesa o questo sessendi riforma della Chiesa con l’arrivo di nio nonostante i miei limiti e piccolezPapa Francesco. Una riforma che ha za davanti ad una missione così grancome focus lo stile e annuncio di un de. “Grazie” a tutti voi per il sostegno messaggio evangelico che è sempre nelle vostre preghiere. nuovo, ma che deve essere annunciato V’invito ancora una volta a rivolcon atteggiamenti diversi per essere gere lo sguardo al Signore, Padrone credibile. assoluto dell’Opera, perché la guidi, In questo senso vedo provvidenziale la sostenga e l’accompagni in questo tutto ciò che accade a livello di Chiesa momento storico. Che il Capitolo geper camminare in sintonia per una vera nerale possa veramente proporre un “riforma” all’interno dell’Opera, così percorso di rinnovamento e di “riforda vivere la radicalità evangelica e anma” tanto desiderata nei tempi attuali. dare verso le nuove periferie geografiSeguendo l’esempio di radicalità che e umane dove si trovano i più poevangelica tracciato da san Giovanni veri e abbandonati. Abbiamo bisogno Calabria, affidiamo tutto all’intercesdi una “riforma” di mentalità e di sione della Beata Vergine Maria Immastrutture che ci rendano più autentici e colata affinchè ci aiuti a vivere e ci rensemplici nello stile di vita e nell’anda disponibili alla volontà del Padre. nuncio del messaggio evangelico, Ringrazio tutti di cuore e vi ricordo sull’esempio di ciò che hanno fatto gli nelle mie preghiere. Apostoli e i primi Cristiani. Uniamoci veramente con tutta la P. Miguel Tofful forza e la fede nella preghiera che recitiamo ogni giorno chiedendo questo dono e grazia per tutti noi, perché il «L’Opera è grande!» Carisma sia vissuto «È una grande Opera la Casa e testimoniato in tutBuoni Fanciulli! È un’Opera to il mondo: “O Spitutta speciale e particolare, l’ha rito Santo riforma il nostro stile di vita, voluta direttamente Dio. È rendilo calabriano e un’Opera tutta propria dei radicalmente apotempi presenti. Iddio ha su di stolico”. essa dei disegni tutti speciali. Il Signore stesso è In questo numero alla poppa di questa mistica nave e la conduce della rivista «L’AmiEgli stesso a porto sicuro... Voi, o figlioli, siete le co» prima del Capisentinelle di questa mistica rocca». tolo generale, vorrei (SAN G. CALABRIA, Pensieri Massime * 4147/O 18-4-1928).

La ParoLa deL Padre

In occasione dell’imminente XI Capitolo generale dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, in programma nel mese di maggio 2014, il Casante p. Miguel Tofful ha scritto un editoriale nel quale si rivolge a tutti i lettori de «L’Amico», chiedendo loro di unirsi ai capitolari nel pensiero e nella preghiera per l’Opera...


Il Capitolo alle porte 6

VERSO IL CAPITOLO

Famiglia calabriana Si conclude il viaggio de «L’Amico» in preparazione all’XI Capitolo dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. In questo numero riportiamo nuovi stralci degli interventi fatti dai religiosi sul forum Internet in preparazione al Capitolo.

E

xodus è un movimento di laici, fortemente impegnati in campo rieducativo, educativo e preventivo ispirato al Vangelo e al carisma calabriano, con una cinquantina di sedi in Italia e nel mondo. Riconosciamo nell’Opera le nostre origini e radici. Chiediamo di essere accolti dentro l’Opera come gruppo autonomo, ma desiderosi di essere considerati a tutti gli effetti una realtà calabriana per lo spirito che orienta l’intera nostra attività soprattutto rivolta ai poveri. Nel Carisma del Fondatore ci sono aperture nuove e interessanti che permettono a collaboratori laici di aggregarsi a fianco dei religiosi per condividere le esperienze pedagogiche e pastorali ispirate al “Vangelo puro e genuino”. Lo stesso concetto di Opera lascia spazi ad esperienze innovative che altre congregazioni religiose non offrono. C’è una straordinaria frase-programma che sintetizza e fotografa questa folata di spirito “Impizzar fogheti”. I campi apostolici dell’Opera sono partiti dai “fanciulli abbandonati” per poi abbracciare esperienze molto innovative e di larghissime vedute. Il mondo che vediamo adesso è nulla confronto a quello che sarà in avvenire, a patto che tutti siamo un cuor solo e un’anima sola “more apostolorum”: sacerdoti, fratelli, fratelli esterni, sorelle, laici

L’Opera è un grande campo con tante sementi in mano al Divino agricoltore, sementi che Egli spargerà. Queste sementi nasceranno e diventeranno tante piante diverse e ciascuna darà grandi frutti. Noi ci sentiamo una delle sementi diventata pianta disseminata nel mondo come segno del domani che sta crescendo e che don Calabria aveva anticipato e profeticamente prescelto. Chiediamo: • È possibile che un gruppo di laici possa vivere accanto ad una Congregazione religiosa dando vita ad una nuova forma di scelta cristiana intensa, autentica, rispettosa delle diversità e delle complementarietà, mettendo al centro il “cercate prioritariamente”? Non è forse venuto il tempo per un’esperienza di questo tipo? • È possibile, che i laici entrino, secondo regolamenti previsti e condivisi, a far parte del Capitolo Generale con voce passiva? • È possibile una presenza nel Consiglio Generale? • È possibile una manifestazione generale itinerante annuale (di due o tre giorni) con mete e temi legati alla formazione permanente, alla radicalità evangelica e a luoghi significativi? Quali: Assisi, Santiago de Compostela, Bose, Terra Santa, Sotto il Monte, ecc... Ringraziamo per l’ascolto e siamo molto fiduciosi che alcune risposte possano pervenirci positive. Il Tavolo: don Antonio Mazzi, Franco Taverna, Giovanni Mazzi, Fortunato Pogna, Barbara Invernizzi, Mazza Cristina, Luigi Maccaro.


O

ra siamo invitati a preparare il Capitolo generale. Parlando di Apostolica Vivendi Forma, mi sembra che stiamo accentuando molto la missione, e per la particolare situazione debitoria della Congregazione, l’aspetto economico. Questo tema dovrà essere trattato con urgenza e profondità, ma credo che il Capitolo dovrà approfondire due aspetti che per vari motivi sono venuti meno oppure non sono sufficientemente chiari nella vita consacrata oggi: mi riferisco al singolo religioso e alla centralità della comunità in vista della missione. Cominciamo dal primo. Senza individui maturi non si costruiscono vere comunità e non si fa nessuna missione. l’individuo deve sempre di nuovo trovar motivazioni forti per rimanere nella vita consacrata, e la comunità non deve temere di sfidare l’individuo su cose veramente essenziali. Non avere paura di perdere un candidato nel chiedergli un anno di esperienza esterna se non è stato promosso alla tappa seguente; non fare sconti su la vita spirituale: momenti di preghiera, direzione spirituale, confessione regolare, insomma, vivere quello che stabiliscono nelle nostre Costituzioni. Si alla formazione tecnica, in qualsiasi campo, perché bisogna prepararci ad affrontare il nostro complicato mondo, ma rimanga chiaro che non il tecnico, ma solo i santi hanno ancora qualcosa da dire al mondo di oggi. Infatti bisogna parlare al cuore della gente oppure, è meglio tacere. [...] Le comunità devono vivere una comunione gioiosa, pur nei conflitti, nel pluralismo di idee, di culture e di

stili di vita. In questo senso l’Apostolica Vivendi Forma è sempre punto di riferimento. In Atti 2,42 si cita i momenti forti della comunità, che vivendoli, portava alla condivisione sicché non vi erano bisognosi fra di loro. E questa fu il loro primo annuncio, cioè vedendo il loro stile di vita i pagani esclamavano: “vedi come si amano” e la comunità cresceva giorno dopo giorno. È vero, c’è il pericolo della chiusura su se stessi. Infatti la persecuzione in Gerusalemme, alla fin fine, è stata un’occasione, perché dovendo fuggire, dove i cristiani si rifugiavano cominciavano ad annunciare il Vangelo sicché la diaspora risultò nella nascita di nuove fiorenti comunità. A mio avviso non si tratta di inventare niente ma di mettere in pratica quelle semplici cose che fanno la vita comunitaria; porsi, sopra ogni altra cosa, come comunità orante, avere riunioni periodiche dove in “camera caritatis”si discute di tutto quello che riguarda la vita e la missione della comunità. Mi azzardo ad affermare che forse una delle cause della crisi, non solo economica, è la presa di decisioni (fate da singoli) senza la partecipazione della comunità e alle volte della stessa Congregazione. Ricordiamocelo, lo Spirito può parlare ancora attraverso “l’ultimo” della comunità. Don Waldemar Longo

Programma del Capitolo 22-23-24 aprile: arrivo dei capitolari e sistemazione in Abazia 24-30 aprile: esercizi spirituali predicati da p. Gabriele Ferrari (saveriani) 1 maggio nella sala capitolare i capitolari incontrano il consiglio generale delle Povere Serve e la Moderatrice generale delle missionarie dei poveri mentre in altre due sale i laici collaboratori e i laici appartenenti ai gruppi si incontrano tra di loro. 2 maggio nella mattinata in sala capitolare incontro dei capitolari con la rappresentanza dei laici appartenenti ai gruppi laicali; nel pomeriggio in sala capitolare incontro dei capitolari con rappresentanza dei laici collaboratori. 3 maggio giornata formativa con il dott. Gianni La Bella della comunità sant’Egidio. 4 maggio trasferimento a san Zeno in Monte e santa Messa alle 10.30 con la Famiglia Calabriana. Alle ore 16.00 a Maguzzano intronizzazione della Parola di Dio e inizio ufficiale del XI Capitolo generale. I lavori proseguiranno nei giorni successivi, per due settimane. Il Capitolo si concluderà domenica 18 maggio con la S. Messa solenne alle ore 10.30.


Il mondo alla rovescia 8

KENYA

La Provvidenza all’Opera Barbara e Giovanni sono due volontari che da alcuni mesi svolgono il servizio volontario europeo a Nakuru, in Kenya, nell’ambito del progetto “Welcome to the family” dell’Opera Don Calabria. Il servizio, iniziato nel maggio 2013, finirà alla fine di aprile 2014. Abbiamo intervistato Barbara durante una sua recente visita a San Zeno in Monte, per capire un po’ meglio cosa fanno laggiù e cosa li ha spinti ad una scelta così fuori dagli schemi...

Qual è il vostro compito a Nakuru? Siamo di supporto agli educatori che lavorano nei centri dell’Opera Don Calabria. Di quali centri si tratta? Si tratta di tre attività collegate tra loro. Anzitutto c’è un centro diurno di accoglienza per ragazzi di strada (drop in center). Poi c’è il “Boy’s ranch”, cioè delle ca-

se-famiglia dove sono inseriti i ragazzi che vogliono abbandonare la strada. Infine lavoriamo al Calabrian Shelter, un centro che accoglie ragazzine vittime di abusi e maltrattamenti. Quanti educatori ci sono? Nelle attività sono impegnati 10 educatori kenyani, una segretaria, un assistente sociale e un collaboratore che vende l’acqua del nostro pozzo. Poi ci sono due educatori italiani, Silvio e Lara, che coordinano gli altri educatori. Che tipo di supporto fate voi volontari? Siamo a disposizione per i mille servizi di cui c’è bisogno ogni giorno. Ad esempio aiutiamo i ragazzi a fare i compiti, facciamo animazione e giochiamo con loro, prepariamo da mangiare... E poi partecipiamo a qualche attività più strutturata, per esempio in carcere. Cosa andate a fare in carcere? Una volta a settimana andiamo con gli insegnanti nel carcere minorile di Nakuru, dove facciamo attività di animazione e un percorso spirituale per i ragazzi. È strano, perché capita spesso di trovare qualcuno dei “nostri” ragazzi di strada momentaneamente dietro le sbarre. Inoltre, spesso in questi incontri gli insegnanti si rendono conto se ci sono nuovi casi di violenza che potrebbero essere assegnati alle case dell’Opera. Dove abitate tu e Giovanni? Abbiamo due stanze nella casa dell’Opera a Nakuru, che è stata ampliata di recente. Viviamo insieme alla comunità religiosa. Perché hai deciso di fare questa esperienza in Kenya? Io sono laureata in scienze politiche con laurea specialistica in diritti umani. Da tempo volevo fare un’esperienza sul campo in un paese in via di sviluppo. Avevo un lavoro ma non mi sentivo molto soddisfatta.


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Barbara

Poi ho conosciuto l’Opera Don Calabria e si è presentata l’occasione di questo progetto a Nakuru. È stato difficile integrarsi nella nuova realtà? No, non è stato difficile. Però c’è voluto un bel po’ di tempo. E adesso che mi sento bene integrata, è quasi ora di tornare in Italia. Come avete fatto a superare lo scoglio della lingua? In Kenya si parla inglese, quindi non è proprio un grosso problema. Però abbiamo dovuto fare anche un corso si swahili, perché alcuni dei nostri bambini parlano solo il dialetto locale. E la comunità del villaggio come vi ha accolto? Devo dire che ci siamo sentiti davvero accolti. In questi mesi ci siamo resi conto che la cultura tribale, qui, è importantissima, così come importantissimo è il senso della comunità che si respira all’interno dei villaggi. Nel caso delle attività dell’Opera, il villaggio di riferimento è quello di Pakawa. Ecco, per noi la comunità di Pakawa è stata davvero come una famiglia. Con loro, così come con gli educatori e i bambini, si è creato un rapporto vero e umano. In questi mesi avrai conosciuto molte storie di sofferenza. Come sei riuscita a non farti travolgere? Dopo un po’ che sei qua, ti accorgi che le storie difficili fanno parte della quotidianità e le affronti un passo alla volta senza farti travolgere. Almeno per me è stato così. C’è qualche storia che ti è rimasta particolarmente nel cuore? Più di una, naturalmente. Forse quella che mi ha coinvolto di più è la storia di una ragazzina del Calabrian Shelter. Era da noi dopo aver subito una serie di abusi e mentre era qui gli è stata diagnosticata una malformazione alla colonna vertebrale, con gravi problemi nella deambulazione e di incontinenza. Ora sembra che ci siano delle cure per migliorare la sua situazione, ma lei si è lasciata un po’ andare e non coglie questa opportunità, nonostante sia una bambina solare e allegra. Spero tanto che trovi un qualcosa di positivo a cui appigliarsi per reagire.

Giovanni

Finora è stata un’esperienza all’altezza delle tue aspettative? NAKURU Sì. Questa esperienza è un dono, ti dà l’opportunità di stare dentro una realtà molto diversa ma che ti aiuta a renderti conto della nostra realtà. È un’esperienza in salita, ma ti dà modo di ridimensionare un po’ i tuoi problemi, togliendo i fronzoli per andare all’essenziale. Parti per fare del bene, ma in realtà non sei tu a far del bene, bensì è l’esperienza che ti forma e ti fa del bene ed è bello condividere questo con i missionari della comunità, perché questo ci mette in comunione e in condivisione. Hai imparato qualcosa di “calabriano” in questi mesi? Ho visto che la missione lavora molto sullo spirito di Provvidenza. Sul campo ti rendi proprio conto di quanto in realtà la Provvidenza esista. Lì si vive di offerte, anche per il mangiare quotidiano. Ci credono molto gli operatori che lavorano per il centro e anche i bambini imparano a sperimentare la Provvidenza. È una cosa che ti porti poi dietro. D’altronde, a Nakuru è tutta la comunità locale che vive di Provvidenza, basti pensare all’importanza di ogni singolo raccolto nei campi. Matteo Cavejari

In Kenya, l’Opera è presente a Nairobi e Nakuru. In particolare a Nakuru ai religiosi calabriani è affidata la parrocchia di san Giovanni Evangelista. Inoltre la comunità dell’Opera fin dal 2007 porta avanti un progetto di aiuto ai fanciulli in difficoltà, denominato “Welcome to the family”. Questo progetto si compone di tre attività distinte: 1) drop in centre, che è un centro diurno di prima assistenza per una ventina di bambini di strada; 2) boy’s ranch, che è un sistema di case famiglia per circa 20 bambini che fanno un percorso per uscire dalla strada; 3) calabrian shelter, che è un rifugio per 20 bambine vittime di abusi e violenza.


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Filo diretto con Marituba

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fine novembre mi sono recato a Marituba, in Brasile, insieme ad altre sei persone. Nel gruppo eravamo tutti legati per lavoro o per passione all’Opera Don Calabria. Obiettivo del viaggio: condividere le nostre esperienze lavorative con i colleghi dell’ospedale calabriano Divina Providência di Marituba. Chi eravamo, dunque? Il “capo spedizione” dottor Claudio Bianconi, primario della neurologia a Negrar; suo figlio Francesco, medico specializzando urologo a Borgo Roma; il dottor Davide Tonon, tecnico di neurofisiopatologia a Negrar; il dottor Ivan Daroui, anestesista a Negrar; la dottoressa Martina Speri, responsabile dell’ufficio formazione a Negrar e nostra altra “capo spedizione”; l’ing. Daniele Vinco, ex insegnante a San Marco ed ora collaboratore dell’Opera; e infine il sottoscritto, Enrico Mantovani, anestesista a Borgo Roma. Il dott. Bianconi senior e il dott. Tonon hanno tenuto un corso di formazione per tecnici di neurofisiopatologia (l’elettroencefalogramma) a numerose infermiere. Il nostro primario poi ha posto le basi per l’inizio di un centro di riferimento per l’epilessia diretto dalla dott.ssa Helena Feio. Noi anestesisti abbiamo iniziato un programma di reciproca collaborazione coi colleghi del Divina Providência. Devo dire che l’esperienza è stata entusiasmante anche grazie all’empatia dei nostri due traduttori: il dott. Apollonio, dermatologo esperto di lebbra, che lavora nel centro dermatologico adiacente al Divina Providência e l’ineguagliabile Arlindo, vera roccia dell’ospedale, ostetrico e tra i

responsabili della formazione del personale. L’interesse mostratoci dalla dott.ssa Jenyse Ribeiro e dal dott. Marco Tullio, i nostri due medici anestesisti di riferimento a Marituba, ci ha gratificato e consentito di poter gettare le basi per un progetto futuro continuativo. Il dr. Bianconi junior si è dedicato all’attività chirurgica urologica... L’ingegner Vinco e la dottoressa Martina Speri hanno invece supervisionato con discrezione le condizioni di sicurezza lavorativa. Che dire poi del dott. Avelar Feitosa, ginecologo e direttore sanitario, che ci ha trattato come fratelli? E della sua dolcissima moglie dott.ssa Creuza Pereira? E del dott. Victor Matheus, direttore amministrativo, che ci ha accolto e benvoluto come se ci conoscesse da sempre? E della discreta presenza al suo fianco della moglie Fatima? E del dottor Max Danielton, direttore tecnico e responsabile della nefrodialisi, che ci ha ospitati in casa sua al mare durante un weekend? E della simpaticissima Elisa, tra i responsabili della formazione con cui abbiamo condiviso diverse... canzoni tradizionali brasiliane. Se c’è una virtù che s’impone all’attenzione a Marituba, nelle strutture dell’Opera, è senza dubbio la virtù dell’amicizia. Come ci ha detto fr. Noivar, presidente del Divina Providência: se ci si sente tutti fratelli è perché abbiamo un unico Padre. La vita in casa dai fratelli è stata davvero libera e segnata dall’accoglienza allegra e benvolente di tutti: don Itacir, don Gustavo, don Jaime, padre Leone di sant’Anna d’Alfaedo (ce lo ha ripetuto in continuazione nei suoi splendidi 90 anni di vita a servizio dell’Opera), fr. Gedovar e fr. Aires. E la grande nostra amica Maria, sorella di fr. Noivar, che ha provveduto al nostro sostentamento essendo un’ottima cuoca con la quale c’intendevamo, più che con tutti, con il veronese! Ci ha voluto fare da mamma, in puro stile calabriano. Enrico Mantovani


11 NOVA ANDRADINA

Ritorno in Mato Grosso do Sul Il 16 febbraio, durante la celebrazione eucaristica, il parroco don Angelo Gaio insieme alla delegata per il Sud America sor. Marcia Faé ha presentato alla comunità parrocchiale la nuova comunità delle Povere Serve che iniziano il loro servizio pastorale a fianco dei Poveri Servi nella parrocchia/santuario di Nova Andradina (MS). Ecco la lettera-racconto di sor. Marcia sul ritorno delle Povere Serve in Mato Grosso do Sul...

C

arissime Sorelle, vi scrivo da Nova Andradina, in questo momento di grazia che è il nostro ritorno nel Mato Grosso do Sul. Insieme a sor. Anesia e sor. Giselle e con le pre-postulanti Tatiane (di Marituba) e Silvia (di Ciudad del Este-Paraguay), che faranno parte della comunità, siamo rimaste meravigliate, perfino senza parole, nel vedere come la Provvidenza che ci ha precedute in questa apertura, ha camminato avanti a noi, ha preparato un clima di vera fraternità (sia con i nostri Fratelli Poveri Servi, sia con i laici della comunità parrocchiale), pensando anche nei dettagli questo inizio. La nostra intenzione era di affittare una piccola casa vicino alla Parrocchia, visto che la comunità si dedicherà soprattutto alla pastorale, iniziando in maniera semplice, poco a poco. Con Sor. Anesia ci siamo messe d’accordo di procurare da gennaio fino ad ora, l’essenziale perché potessero avere un minimo di organizzazione nella casa. Intanto la Provvidenza, che è la generosità di Dio, aveva già pensato a noi, andando avanti: un signore, proprietario di una piccola casa, a sei isolati di distanza dalla Parrocchia, ci ha ceduto la casa (all’inizio per un anno), senza nessun costo. E a poco a poco, dopo la casa, sono arrivate tante cose, a tal punto che ora abbiamo un ambiente già pronto, completo anche nei dettagli, tutto pensato dalla comunità locale, frutto della generosità dei laici che si sono mobilitati, dell’impegno del Consiglio Pastorale parrocchiale e della fraternità dei nostri Fratelli. Il sentimento che nasce spontaneo nel nostro cuore è prima di tutto la gratitudine, perché mai smetteremo di ringraziare Dio per tutti i Suoi benefici che noi non meritiamo. E nasce dentro di noi anche il desiderio di rispondere all’Amore amando, alla generosità ricevuta

essendo generose nella missione e nel servizio che faremo insieme alla comunità. Accogliendo il suggerimento delle sorelle che sono figlie di questa terra, dedicheremo la nuova comunità alla Madonna del Carmelo, in omaggio a sor. Carmela, che ha segnato profondamente la vita delle sorelle che si considerano “sue figlie” e del popolo che lei ha amato e servito. Per un disegno della Provvidenza, la Messa in cui abbiamo affidato al Signore e alla protezione di Maria la nuova comunità è avvenuta proprio nel giorno 16 di febbraio, anniversario di morte di sor. Carmela. Proprio sor. Carmela fu tra le prime sorelle ad arrivare qui in Mato Grosso do Sul, insieme a Anna Martini, Gemma Consolaro e Maria Sponda. Ringraziamo anche la comunità di Ciudad del Este (Paraguay), che si è fatta presente in questi giorni attraverso Sor. Joseane Sobral, che è venuta ad accompagnare la pre-postulante Silvia e ha partecipato con noi a questo momento. E ringraziamo anche tutte le sorelle e le comunità che si sono fatte presenti in questo tempo con molti segni e gesti di affetto e fraternità. Ir. Marcia Faè


Nuovo centro di prima accoglienza 12

PALERMO

La Provvidenza all’Opera

Da sinistra: Giuseppe Mattina, Agnese Ciulla, Giorgio Serio, fr. Matteo Rinaldi, Francesco Passantino ed Eugenio Ceglia.

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trategie di recupero personalizzate, supporto umano e un ambiente sereno in cui ritrovare stimoli per riprendere il filo della propria vita. È la ricetta del nuovo centro di prima accoglienza per il contrasto alle tossicodipendenze e alle patologie connesse inaugurato il 28 febbraio a Palermo dall’Istituto Don Calabria. «Un segno dell’impegno che la Congregazione porta avanti per dare una mano a chi è in difficoltà e promuovere il valore della persona, con l’aiuto della Divina Provvidenza», ha sottolineato fratel Matteo Rinaldi, presidente del Centro polifunzionale Don Calabria di Verona e presente a Palermo in rappresentanza della congregazione religiosa. L’Istituto gestisce la struttura in collaborazione con il consorzio Sol.Co e l’associazione Euro, in virtù dell’affidamento triennale ottenuto attraverso un bando del comune. Il monitoraggio medico-sanitario si affianca al sostegno psico-motivazionale, vera spina dorsale del piano di disintossicazione. La valutazione preliminare del disagio personale, infatti, indirizza verso un ricovero breve (servizio residenziale) mirato alla graduale riduzione dell’assunzione di sostanze o di metadone oppure verso un trattamento day-care o semplicemente ambulatoriale, oppure ancora verso l’invio a una comunità terapeutica. Molto si punta sul fare rete con le realtà del privato sociale (tra queste San Patrignano) e con i Servizi per le tossicodipendenze (Ser.T.) della sanità pubblica. Proprio

con i Ser.T. dell’Asp Palermo è stato avviato un piano di prevenzione delle malattie infettive più spesso associate alle tossicodipendenze, in primis sindrome da Hiv ed epatiti. Previsto anche il cosiddetto “aggancio in strada”: il tossicodipendente viene “intercettato” nei suoi luoghi di frequentazione abituale. Un modo per migliorare le chance di recupero, visto che di regola trascorrono 4-5 anni tra l’inizio della tossicodipendenza e una spontanea richiesta di aiuto. Nell’offerta pure laboratori e consulenza legale. I servizi sono gratuiti. «È un’impostazione che va oltre la semplice assistenza – ha spiegato Ettore Cutrona, direttore del centro – perché qui si mette al centro la persona e si cerca di motivarla al cambiamento». Sul campo un’equipe multidisciplinare di 21 operatori. La struttura, attiva H24, è dotata di nove posti letto, servizi igienici con doccia, sale per colloqui e riunioni, cucina, sala da pranzo, lavanderia, ambulatorio medico, sala con Tv e giochi. Allestita in un immobile di 600 metri quadrati rimesso a nuovo, ha ricevuto la benedizione da padre Luigi Bortolazzi. Tra i molti presenti all’apertura, l’assessore comunale alla Cittadinanza sociale, Agnese Ciulla, secondo cui «il nuovo centro ha colmato un vuoto nel capoluogo siciliano», Giorgio Serio, direttore del dipartimento Dipendenze patologiche dell’Asp Palermo, e i ragazzi della comunità Sant’Onofrio, gestita dall’Opera Don Calabria a Trabia (Palermo). Due di loro, Francesco e Fabrizio, un percorso di disintossicazione già alle spalle, hanno anche voluto partecipare ai lavori per il restyling dei locali e portare la propria storia personale come testimonianza. Dario Lo Verde


Da ricovero a Cittadella della Carità NEGRAR

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La Provvidenza all’Opera

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abato 21 dicembre 2013 è stato presentato il libro L’ospedale di Negrar da ricovero a “cittadella della carità”, curato dal prof. Gecchele, docente di Storia dell’Educazione e della Pedagogia dell’Università di Verona. Si tratta dell’ultimo volume pubblicato della collana curata dal prof. Giuseppe Perazzolo, dedicata alla “Storia dell’Opera don Calabria”. L’ospedale di Negrar è un punto di riferimento per i veronesi, ma anche per numerose persone provenienti da fuori regione, che lo riconoscono come centro di eccellenza in ambito medico-sanitario. Il servizio prese avvio nei primi decenni del secolo scorso, ad opera di San Giovanni Calabria e oggi conta, dunque, più di novant’anni di attività. Il volume considera la storia dei primi trentadue, cioè dal 1922 al 1954, quando muore don Calabria. Dopo una prima panoramica storica sull’impegno caritativo della Chiesa, soprattutto nell’assistenza ai malati, l’autore delinea le iniziative in campo sanitario promosse nel veronese a partire dagli anni intorno al Mille. Ed è a partire dal novembre del 1922 che prende avvio l’ospizio per anziani denominato “Casa del Sacro Cuore”, grazie al parroco di Negrar, don Angelo Sempreboni. Dopo la sua morte, nel 1933 don Calabria accoglie l’invito a proseguire quest’opera assistenziale, che progressivamente nel corso di circa un decennio, si trasforma in ospedale. Il riconoscimento civile arriva nel febbraio 1946, mentre negli anni immediatamente successivi si susseguono i lavori di ampliamento e di costruzione di nuovi padiglioni, in particolare di quello geriatrico. Completa il libro, la sezione che illustra l’attenzione manifestata nei confronti dei malati da san Giovanni

Calabria fin da quando prestava servizio presso l’ospedale militare. Dal testo e dalle illustrazioni, inoltre, traspare l’altissima considerazione che don Calabria aveva della professione medica, vista come una vera e propria vocazione, tanto da considerare in una prospettiva di fede, la sofferenza come la moneta per comperare grazie per se stessi e gli altri. Vengono riportate alcune riflessioni di San Calabria sulla struttura ospedaliera, che considera una vera e propria cittadella della carità. I principi ispiratori dell’ospedale di Negrar sono raccolti nella “Carta fondamentale”, stesa nel 1979 e riconfermata nel 1991. Il testo non trascura la nascita dell’Associazione Religiosa degli ospedali religiosi (Aris), organismo di coordinamento tra le varie case di cura religiose e dell’Unione Medico Missionaria Italiana (UMMI), fondata nel 1933. Si tratta di un organismo non governativo, cristianamente ispirato, di volontariato internazionale. Il libro pubblicato costituisce la prima parte del lavoro svolto dal prof. Gecchele che comprende anche un secondo volume, con la storia dell’ospedale dal 1954 ai giorni nostri, non ancora dato alle stampe. Paola Dal Toso (ricercatrice di storia della pedagogia presso l’Università di Verona)

M. GECCHELE, L’ospedale di Negrar da ricovero a “cittadella della carità”, Edizioni CCSC, Verona, 2013


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TESTIMONIANZE

Una famiglia coraggiosa

La Provvidenza all’Opera Quella di Laura e della sua famiglia è una storia che mostra come la malattia, per quanto grave e improvvisa, possa essere affrontata con coraggio e speranza. Laura è da alcuni anni una utente del Sao (Servizio Assistenziale Occupazionale) di San Zeno in Monte e a raccontarci la sua storia è Carlo, suo marito.

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iao a tutti, mi chiamo Carlo, ho 45 anni, e sono il marito di Laura; abbiamo tre figli. Siamo uno accanto all’altra dall’età di 16 anni e siamo sposati da 25. Laura era una ragazza riflessiva, introspettiva, giudiziosa, di poche parole ma chiare e precise. Per educazione molto riservata e forse a volte un pochino rigida. Un carattere mite e tranquillo, predisposto soprattutto all’ascolto e all’aiuto. Amava moltissimo il suo lavoro di “Fisiochinesiterapista della riabilitazione funzionale” (Laura tiene che sia detto così per esteso; guai ad abbreviare per carità!).

Appena terminata la scuola, iniziò subito a lavorare presso il centro medico del Don Calabria dove si prendeva cura dei bimbi più piccoli. Più che un lavoro, per lei era una missione, vista la passione e l’amore che ci metteva. Due anni dopo esserci sposati nacque Elia, poi Noemi e infine 4 anni dopo la nascita di Elia arrivò anche Miriam. Avevamo 26 anni, ed eravamo già felicemente in 5. Furono ovviamente anni intensi, ma eravamo molto felici. Ci aiutò molto anche il Don Calabria che diede sempre la possibilità a Laura di calibrare l’orario di lavoro con le crescenti esigenze di mamma. Anche il suo essere mamma era motivo per me di ammirazione e gioia perché giorno dopo giorno vedevo emergere aspetti positivi di lei prima sconosciuti.

La sera dell’11 ottobre 1998, qualche giorno dopo il suo trentesimo compleanno, mentre stavamo mettendo a letto i bambini, Laura ebbe un arresto cardiaco che causò anche gravi danni neurologici per la mancanza di ossigeno al cervello. Non capii subito quello che era davvero successo, intuivo qualcosa di serio ma non avevo capito quanto grave fosse. Non potevo fare altro che pregare. Nonostante la drammaticità della situazione, ero sereno e la mia preghiera incessante era di poter fare la Sua volontà qualsiasi essa fosse. Con questo stato d’animo sereno i mesi successivi passarono tra ospedali, operazioni, momenti di ripresa e momenti difficilissimi in cui Laura è stata più volte appesa ad un filo tra la vita e la morte. Mesi in cui è saltato tutto e nulla era più come prima. Non si poteva far altro che vivere giorno per giorno chiedendo di essere sostenuti da lassù. Lentamente le cose si stabilizzarono e fu nel momento in cui l’emergenza lasciò il posto alla routine che iniziai ad andare in crisi e a perdere il senso di ciò che era accaduto, a pormi domande cui non trovavo risposta e a sentirmi terribilmente solo nell’affrontare quella montagna enorme che mi trovavo di fronte. Mi mancava tutto quello che era prima, il condividere gioie, preoccupazioni, trovare insieme le soluzioni ai problemi, il discutere sulle scelte migliori da prendere con i bambini. Mi mancavano terribilmente quei momenti di semplice feli-


cità in cui a cena, con Elia e Noemi sulle mie ginocchia e Miriam nel seggiolone, ascoltavo Laura e i bambini mentre mi raccontavano della giornata appena trascorsa. Mi piaceva da morire quel momento e mi mancava più di qualsiasi altro...

Mi arrabbiai anche con Dio e mi allontanai da lui perché non sentivo più il suo sostegno. Con la mia crisi interiore iniziò un lunghissimo tempo di dolore e di momenti di grande fatica in cui stremato, avrei voluto molte volte restare lì a terra. Non potevo. Laura aveva bisogno di tutto e i miei bambini erano così strettamente collegati a me e ai miei stati d’animo che appena iniziavo a scivolare nell’abbattimento, anche in loro si manifestava immediatamente il malessere. Allora in quel momento mi davo una scrollata e saltavano fuori riserve di energie, che nemmeno sapevo di avere, che mi permettevano di rialzarmi e di continuare a prendermi cura di loro. Uno dopo l’altro, nel bene e nel male, vedevo passare gli anni, e quei momenti di crisi si fecero sempre più profondi e dolorosi, finché nel 2009, durante quello che fu il momento più difficile, lentamente iniziai a capire che il problema non era tanto nella malattia cronica degenerativa di Laura, nei problemi, nella solitudine, nelle difficoltà che vivevo, bensì il vero problema era dentro di me, nel modo in cui affrontavo tutto ciò che mi accadeva. Non sono le situazioni, i fatti, le persone, che possono dare gioia, felicità, o al contrario, tristezza e dolore. Ciò che fa davvero la differenza è il modo in cui IO affronto e vivo le situazioni, i fatti, le persone che arrivano nella mia vita. Capito questo iniziai a desiderare fortemente che in me cambiasse qualcosa, ma da solo non sapevo cosa fare. L’aiuto giunse molto velocemente e nella mia vita arrivarono “dal nulla” una serie di persone Speciali che, ognuna con un ruolo ben preciso, mi diedero conoscenze e strumenti che mi permisero di scavare dentro di me e fare quei passaggi necessari perché si realizzasse il cambiamento interiore che desideravo urgentemente compiere.

Il passaggio che reputo più importante fu quello di passare dal sentirmi “Vittima”, all’essere invece “Protagonista”. Questo apparentemente semplice passaggio aprì la strada ad una nuova vita. E fu davvero una rivelazione. È difficile esprimere e spiegare con le parole ciò che succede dentro di te in situazioni come queste, ma molto semplicemente la nostra vita, da grigia e cupa, tornò ad essere vivida e colorata. Nella pratica di tutti i giorni non era cambiato nulla, anzi forse le cose si sono ulteriormente complicate per la salute di Laura che è peggiorata, per i problemi logistici di organizzazione, per i tagli negli aiuti istituzionali che stanno avvenendo anche in questi giorni, etc. Il vero cambiamento invece sta avvenendo dentro di me, si è riaccesa una Luce e questa Luce si irradia tutto intorno permettendomi di vedere

ciò che prima avevo smesso di vedere. Permettendomi di riconciliarmi con ? Dio e di vedere che ero io ad essermi allontanato, che tutto ha avuto un senso e uno scopo ben preciso, che siamo stati protetti e benedetti. Che a fronte di un seppur elevato costo in termini di fatica e dolore, stiamo ricevendo inestimabili doni interiori di saggezza e consapevolezza. L’idea di essere una famiglia “sfortunata” non esiste più, mentre è sempre più forte invece la sensazione di privilegio e di gratitudine per quanto attraverso Laura stiamo ricevendo. Nell’ultimo anno prima che stesse male, Laura aveva probabilmente fatto un suo passaggio spirituale molto importante. In particolare mi colpì e consolò molto quando un’amica di Laura si avvicinò e mi raccontò di una conversazione avuta un paio di mesi prima che stesse male, in cui Laura, quasi avesse avuto un presagio, in riferimento al futuro le diceva che come mamma era molto serena perché se per un qualsiasi motivo le fosse accaduto qualcosa, sapeva che Dio avrebbe provveduto con amore ai suoi figli. Oggi osservo i nostri figli e da piccoli germogli che potevano essere spezzati e facilmente sradicati, li sto vedendo diventare giorno dopo giorno grandi alberi maestosi e possenti. Laura sapeva che non sarebbe stata delusa. A lei e a Dio la nostra Gratitudine e il nostro Amore. Carlo Segala * articolo tratto da “Carpe Diem”, rivista trimestrale del Sao (Servizio Assistenziale Occupazionale)

Noemi, figlia di Laura, fresca vincitrice agli Europei di Belgrado di un oro a squadre ed un bronzo individuale in Karate.


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Economia a servizio dei giovani

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anno 2013 appena trascorso è stato un anno difficile, ma anche provvidenziale per capire in quale direzione dirigere i nostri sforzi per realizzare un’economia dal volto umano. L’Associazione Etica ed Economia Fratel Vittorino si è orientata a “interpretare” le esigenze dei giovani che stanno vivendo un momento travagliato e carico di incertezze sia per la mancanza di lavoro, sia per la mancanza di valori. Sono stati interpellati i giovani dello Spazio Fiorito Mariano, movimento giovanile dell’Opera don Calabria, chiedendo loro di illustrare le aspettative, le preoccupazioni e le speranze. Il giorno 21 giugno 2013 è stato organizzato all’Oasi di S. Giacomo di Vago (VR), un incontro dal titolo “INCERTEZZA NEI GIOVANI: COME TROVARE VIE D’USCITA”, dove sono state presentate ai giovani provocazioni e proposte di vita e lavoro (si veda in proposito il video all’indirizzo Internet http://youtu.be/d60Cpb8_rWo). È stato invitato P. Gianluigi Pasquale, docente presso la Pontificia Università Lateranense, ad approfondire l’argomento; egli ha fatto un’analisi dello scenario attuale, illustrando che l’Etica del lavoro poggia su un triplice fondamento:

- la ricerca di Dio - l’amore al prossimo - il rispetto del creato. La via d’uscita suggerita per i giovani è la “buona notizia cristiana”: - Cercare Dio attraverso la preghiera che impregni l’esistenza di ciascuno. - Restare nel “grembo della chiesa”, dalla quale attingere i valori più profondi. - Favorire le relazioni con gli altri e “tagliare” la noia del vivere, mettendosi in atteggiamento di servizio. La presenza del Superiore Generale dell’Opera Don Calabria P. Miguel Tofful è stata particolarmente apprezzata e gradita; egli infatti ha affermato che l’Opera ha dato sempre fiducia ai giovani e ai loro bisogni. Don Calabria li chiamava “buoni fanciulli” e desiderava per loro una crescita e una formazione forte per farli diventare veri uomini. A questo proposito è bene illustrare come Giulio Pedrollo, neo presidente di CONFINDUSTRIA VERONA, intende concentrare le proprie energie sui giovani e sulla fiducia. Infatti nel suo programma di insediamento afferma: «Fiducia non è solo condizione indispensabile per intraprendere, ma è esattamente ciò che manca oggi all’Italia, agli italiani. L’Italia non ha materie prime, salvo una: la materia grigia dei nostri cer-


La Provvidenza all’Opera velli. Diamo a questa le condizioni per lavorare al meglio e sarà più facile costruire un futuro migliore. Occorre il coraggio di fare, che scaturisce dalla fiducia di un futuro propositivo; l’innovazione, cioè la capacità di guardare con occhi nuovi il cambiamento, associato ad una formazione che l’aiuti a prendere forma; un substrato valoriale che dia il giusto senso al nostro agire». Alla domanda quali valori ci aiuteranno a cambiare rotta, Giulio Pedrollo risponde: «Cominciamo dal rovescio della medaglia: non c’è più posto per gli scandali, i pettegolezzi e le bassezze a cui abbiamo assistito e che non rappresentano l’Italia e gli italiani. Lavorare ha un fortissimo senso etico, se c’è il giusto equilibrio tra meritocrazia, dignità, responsabilità e capacità di agire assieme agli altri. La fiducia può ricrescere se saprà battere lo scoramento, la paura, l’inerzia. È per questo che credo molto ai giovani: sono loro il futuro, sono loro che lo devono sfidare e non subire». Ermes Bampa

Meno disuguaglianze, più differenze Molti componenti dell’Associazione Etica ed Economia Fratel Vittorino hanno partecipato attivamente al 3° festival della dottrina sociale della chiesa, intitolato “Meno disuguaglianze, più differenze”, svoltosi a Verona dal 21 al 24 novembre 2013. All’inaugurazione del Festival è stato proiettato un videomessaggio di Papa Francesco del quale riportiamo alcuni passaggi significativi: “Meno disuguaglianze, più differenze” è un titolo che evidenzia la plurale ricchezza delle persone come espressione dei talenti personali e prende le distanze dalla omologazione che mortifica e paradossalmente aumenta le disuguaglianze. Vorrei tradurre il titolo in un’immagine: la sfera e il poliedro. La sfera può rappresentare l’omologazione, come una specie di globalizzazione: è liscia, senza sfaccettature, uguale a se stessa in tutte le parti. Il poliedro ha una forma simile alla sfera, ma è composta da molte facce. Mi piace immaginare l’umanità come un poliedro, nel quale le forme molteplici, esprimendosi, costituiscono gli elementi che compongono, nella pluralità, l’unica famiglia umana. E questa sì è una vera globalizzazione. L’altra globalizzazione – quella della sfera – è una omologazione. Un secondo pensiero è rivolto ai giovani e agli anziani: il riconoscimento delle differenze valorizza le persone, a differenza dell’omologazione, che ha il rischio di scartarle. Oggi, i giovani e i vecchi vengono considerati scarti, perché non rispondono alle logiche produttive in una visione funzionalista della società, non rispondono ad alcun criterio utile di investimento. Si dice sono “passivi”, non producono, nell’economia del mercato non sono soggetti di produzione. Non dobbiamo dimenticare, però, che i giovani ed i vecchi portano ciascuno una loro grande ricchezza: ambedue sono il futuro di un popolo. I giovani sono la forza per andare avanti; i vecchi sono la memoria del popolo, la saggezza. Non ci può essere sviluppo autentico, né crescita armonica di una società se viene negata la forza dei giovani e la memoria dei vecchi. Un popolo che non ha cura dei giovani e dei vecchi non ha futuro. È per questo che dobbiamo fare tutto quanto è possibile per evitare che la nostra società produca uno scarto sociale e dobbiamo impegnarci tutti per tenere viva la memoria, con lo sguardo rivolto al futuro. [...] Chi opera nell’economia e nella finanza è sicuramente attratto dal profitto e se non sta attento, si mette a servire il profitto stesso, così diventa schiavo del denaro. La Dottrina Sociale contiene un patrimonio di riflessioni e di speranza che è in grado anche oggi di orientare le persone e di conservarle libere. Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato, guidati da una coscienza che mette al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro.


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INTERVISTE

L’economia tra ecumenismo, fede e giustizia

Prosegue la riflessione de «L’Amico» sui temi economici e il loro rapporto con la religione. In queste pagine abbiamo intervistato il prof. Paolo Ricca, teologo e pastore della chiesa valdese, al quale abbiamo chiesto di affrontare l’argomento soprattutto nella prospettiva dell’ecumenismo...

Esiste un approccio ecumenico al tema del capitale e dell’economia, o l’ecumenismo riguarda solo gli aspetti teologici? Se per “approccio ecumenico” intendiamo un approccio da parte di diverse chiese cristiane che si riuniscono per trattare questo argomento, direi che la risposta è no. Certamente si può dire che il consiglio ecumenico delle chiese abbia comunque dedicato attenzione al problema economico del mondo, con particolare riferimento al grande tema della povertà. Le chiese protestanti si sono occupate di questi temi? Senza dubbio sì. L’alleanza riformata mondiale, cioè l’organismo che riunisce tutte le chiese riformate, ovvero di derivazione calvinista nel mondo, ha elaborato diversi testi molto circostanziati sul tema dell’economia in generale e in particolare del rapporto ricchezza-povertà e di come la povertà dei poveri sia spesso una povertà creata dai ricchi. Non trova che le chiese, anche nel dialogo ecumenico, dovrebbero essere più incisive e chiare nei confronti dei credenti sui temi economici? Il problema di fondo è di natura storica, perché in passato spesso le chiese hanno scelto di occuparsi dell’anima tralasciando il corpo, quasi fosse un elemento impuro. Purtroppo questa deformazione culturale, che in alcuni casi perdura ancora oggi, ha fatto sì che non si sia guardato con sufficiente chiarezza al rapporto tra ricchezza e povertà. E questo quali conseguenze ha avuto? La principale conseguenza è che le chiese non hanno riflettuto abbastanza sul fatto che la povertà non è semplicemente una condizione di natura, ma è

frutto di un determinato sistema di rapporti in cui il potere dei Paesi ricchi domina su quello dei Paesi più poveri. Questo significa che ci troviamo davanti ad una povertà creata artificialmente e proprio per questo non può essere affrontata se non alla luce del valore della giustizia. C’è qualche documento in comune tra cattolici e protestanti che sia rilevante sul tema economico? Più che sul tema dell’economia in senso stretto, cattolici e protestanti hanno lavorato insieme sul tema della giustizia, che è una condizione indispensabile, come dicevo prima, per affrontare l’argomento del rapporto tra ricchezza e povertà. In ogni caso già dagli anni Settanta il Consiglio Ecumenico delle chiese, che riunisce a Ginevra 350 chiese ortodosse e protestanti del mondo, ha avviato dei programmi di azione su giustizia ed economia. Può fare un esempio? Negli anni Settanta il Consiglio ecumenico delle chiese ha avviato un programma intitolato “Giustizia, pace e salvaguardia del creato”. Questo programma, che prosegue tuttora, ha coinvolto tutte le chiese, anche quella valdese alla quale appartengo, e vi hanno partecipato anche molti cattolici. Ci sono state delle assemblee mondiali e sono stati prodotti dei documenti. Questo programma collega da un lato la giustizia e la pace l’una con l’altra, perchè non c’è pace senza giustizia. E ha collegato questi due temi all’integrità del creato, perché il problema ecologico è fondamentale affinchè la giustizia non venga realizzata a scapito della salvaguardia dell’ambiente nel quale tutti viviamo e dal quale traiamo tutte le risorse per il prosieguo dell’umanità.


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Più che denunciare le storture dell’economia, non sarebbe più produttivo che le varie chiese si mettessero d’accordo sulla vera vocazione dell’uomo? Il fatto è che definire la vocazione dell’uomo non è facile. Ma in estrema sintesi, da un punto di vista cristiano, potremmo dire che Gesù ha riassunto tutta la sua visione del mondo e dell’uomo con il doppio comandamento dell’amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze e amare il prossimo come se stessi. La vocazione dell’uomo, dunque, è l’amore. Come si coniuga questa vocazione all’amore con l’economia? Per rispondere torno sul tema della giustizia. Infatti io credo che la prima e fondamentale espressione dell’amore sia la creazione di un sistema di giustizia e in particolare di giustizia sociale. Questo vale sia da un punto di vista religioso che laico. Penso ad esempio al capitolo 5 del profeta Amos o al capitolo 2 del profeta Isaia, dove si vede con chiarezza quanto Dio ami la giustizia più delle liturgie e dei vari culti. E così a livello laico, se la vocazione dell’uomo è la prospettiva dell’amore, in concreto la sua applicazione sarà quella di vedere come questo amore genera la giustizia. In questa vocazione all’amore e alla giustizia, secondo lei il settore del “sociale” occupa un posto di preminenza? Fare delle gerarchie è sempre rischioso, però senza dubbio quella del sociale è una componente molto importante della giustizia. Quello che affermerei è che la giustizia è costitutiva della vocazione umana, specie se viene intesa nei termini di educazione all’amore. Qual è il livello di cooperazione sulle tematiche sociali in Italia tra chiesa cattolica e valdesi? Putroppo non c’è cooperazione in tal senso, o meglio c’è cooperazione solo sulla politica dell’immigrazione. Ad esempio la chiesa valdese italiana, grazie all’8 per mille, finanzia un ufficio dedicato ai te-

Paolo Ricca, 78 anni, dal 1976 al 2002 ha insegnato Storia della Chiesa e, per alcuni anni, Teologia Pratica presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma. Insegna tuttora, come professore ospite, presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. È stato per 15 anni membro della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese con sede a Ginevra. Ha lavorato in diversi organismi ecumenici. In Italia collabora regolarmente al lavoro Segretariato Attività Ecumeniche (SAE). È stato per due mandati presidente della Società Biblica in Italia. Nel febbraio del 1999 ha ricevuto un dottorato honoris causa in teologia dall’Università di Heidelberg. Dirige, per la casa editrice Claudiana di Torino la collana «Lutero. Opere scelte».

mi dell’immigrazione (con l’8 per mille) e anche la Caritas collabora con esso. Come pastore valdese, ha fiducia in questo momento storico nell’uomo come strumento di valori non solo economici ma anche spirituali? A dir la verità mi sento un po’ scoraggiato. La fiducia nell’uomo la si deve sempre affermare, ma non si può affermarla senza prima aver messo in evidenza tutte le contraddizioni immense nelle quali l’umanità si trova. Possibile che ancora siamo così lontani dalla pace e dalla giustizia, possibile che ancora non riusciamo a tener fede alle speranze di un mondo pacifico e più giusto? Luciano Stefano Tajoli


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Lo stormo di Florian RACCONTO

Capitolo 15 Durante la notte, nella foresta ci fu un terribile temporale. Florian non fu in grado di chiudere occhio. Troppo rumore: l’ululato del vento, lo scrosciare impetuoso dell’acqua, lo scuotersi dei rami e delle fronde, il rombo dei tuoni... tutto questo non gli permetteva di prendere sonno. A dire il vero, anche senza il temporale non avrebbe dormito: era troppo curioso di sapere se qualcuno sarebbe venuto all’appuntamento il giorno dopo. In quel caso, Florian si chiedeva ansiosamente chi sarebbe stato e come sarebbe stato e che cosa si sarebbero detti e come si sarebbero comportati... e... e... e... Tutti questi pensieri si aggrovigliavano nella sua mente come spaghetti al pomodoro troppo cotti e si sovrapponevano all’ansia causata dal temporale (chi non ha un po’ paura del temporale, in fondo?). Quindi, in sostanza, anche solo appisolarsi diventò un’impresa impossibile. Florian restò lì, con due occhi spalancati come due fanali, ad aspettare che il tempo scorresse, fin troppo lento, per i suoi gusti. Quando le prime luci dell’alba brillarono attraverso il fogliame degli alberi, Florian volò, pieno di aspettative, alla targa dove aveva scritto l’invito. Era ancora lì, resa ancor più brillante dall’umidità della pioggia e dal sole splendido che brillava nel cielo dopo la tempesta notturna. Si guardò attorno alla ricerca di qualcuno, ma non vide nessuno. Aguzzò meglio lo sguardo e lo fece scorrere su ogni foglia di ogni albero e di ogni cespuglio lì intorno: nessunissimo. Fece un giro svolazzando intorno e salendo dalle radici, in alto, fin su sulle cime... proprio niente nulla. Zero. Ecco: la peggiore delle sue ipotesi si era realizzata. Lui era lì, ma era solo e solo era destinato a rimanere. Deluso, si accovacciò tra il fogliame, si mise comodo e, visto che quella notte non era riuscito a dormire, in men che non si dica scivolò in un sonno profondo. Florian sognava beatamente, quand’ecco che, con fare guardingo e circospetto, da un sentiero lì vicino sbucò Benni, l’uccello mignon, cioè il piccolino... beh, insomma: il mini-uccello. «Sì, sì, il posto mi sembra proprio questo – borbottava tra sé e sé – vediamo un po’...» Il piccoletto era preoccupato di non ritrovare il pezzo di corteccia con l’invito.

Con un sospiro di sollievo, però, concluse: «Sì, sono proprio nel posto giusto!» Fece un altro passo e, senza volerlo, quasi inciampò in Florian che, fermo fermo, ronfava di gusto come chi se la sta dormendo della grossa e senza alcun rimorso o cattiva digestione o incubo a turbare i suoi sonni. «Ehi! – esclamò Benni, allontanandosi appena un poco – e questo chi è?» Poi osservò lo sconosciuto con più attenzione ed un po’ di sana prudenza: «Oh, guarda guarda! Qualcuno è arrivato prima di me e s’è anche addormentato!» Benni era sinceramente timoroso. Non sapeva bene cosa fare. Avrebbe voluto restare, per via dell’appuntamento, ma nello stesso tempo cominciava a provare una certa apprensione, per quello che sarebbe potuto succedere. Temeva, infatti, che si trattasse di un tranello, visto che nessuno lo aveva accolto. E, in fondo, non era nemmeno certo che lo scopo dell’invito fosse del tutto innocente. Poi, ad un tratto, ebbe come un’illuminazione: «Ma quanto sei piccolo anche tu! – esclamò con entusiasmo – Addirittura più piccolo di me! Allora potremo diventare amici!» Sicuramente avrete già capito che Florian gli era apparso piccolo piccolo, poiché si era rannicchiato per dormire, ma in realtà... «Ahh, uhh, ihh... che dormita! – sussurrò Florian, alzandosi e stiracchiandosi in tutta la sua statura– Oh, ciao, e tu chi sei?» aggiunse non appena si accorse della presenza di Benni. Quest’ultimo, dopo un primo, infinito attimo di smarrimento, iniziò a gridare con la sua vocina acuta e taglientissima: «Ahhhhh, ma non sei piccolo. No, no, proprio per niente, anzi! Sei grandissimo!» «Grandissimo? – fece Florian stupito – Beh, no, dai, non esageriamo...» Ma Benni insisteva, gridando: «No, no, sei grande, molto grande. Prima sembravi piccolo, ora invece...». Preso dal panico, Benni già non ragionava più. Gridava e gridava e ancora gridava a pieni polmoni. Quella sua vocina, penetrante come la punta di un trapano a percussione, squarciava senza pietà il silenzio del mattino. Proprio allora arrivò, col suo passo lento e solenne, Pavonio. A passi misurati si avvicinò ai due, ma Benni gli dava le spalle e subito non lo vide. L’uccello-mago iniziò a parlare con la sua voce nobile, calma e pacata:


«Scusate, è qui che si terrà la riunione per tutti...» A quel punto fu come se, in quella piccola radura della foresta, fosse scoppiato un allarme antincendio: Benni s’era voltato e aveva visto Pavonio... che a lui era sembrato altissimo! «Ahhhhhhhhhh... – iniziò a gridare ancora più forte – un altro grandissimissimo pennuto! Grande! Grande! Grande! Aiutooooooo!!!!» e sulle ultime, acutissime note di quel grido cominciò a svolazzare tutt’intorno, senza riuscire a prendere una direzione precisa ed anzi, senza nemmeno riuscire veramente a governare il proprio volo. Era puro e semplice panico! Sbatteva contro Pavonio, poi contro Florian, poi contro un albero, poi contro un altro, poi ancora contro Pavonio e poi contro Florian: sembrava una pallina impazzita all’interno di un flipper. Nel frattempo continuava a gridare a squarciagola: «Aiuto! Aiuto! Lasciatemi andare! Aiuto! Sono circondato! Aiuto! Aiuto!» Florian e Pavonio cercavano di calmarlo e, soprattutto, di fermarlo e farlo tacere: «No, calmati! Calmati!» Ma Benni: «Aiuto! Aiuto! Lasciatemi andare! Aiuto! Sono circondato! Aiuto! Aiuto!» «Perché gridi? Calmati!» Però Benni: «Aiuto! Aiuto! Lasciatemi andare! Aiuto! Sono circondato! Aiuto! Aiuto!» «Fermati, fermati!» E ancora Benni: «Aiuto! Aiuto! Lasciatemi andare! Aiuto! Sono circondato! Aiuto! Aiuto!» «Smettila di gridare, ti prego!» «Aiuto! Aiuto! Lasciatemi andare! Aiuto! Sono circondato! Aiuto! Aiuto!» «Calmati! Fermati! Stai zitto, per favore!» «Aiuto! Aiuto! Lasciatemi andare! Aiuto! Sono circondato! Aiuto! Aiuto!» «Ci stai forando i timpani! Smettila, ti prego!» Ma Benni urlava più forte che mai: «Aiuto! Aiuto! Lasciatemi andare! Aiuto! Sono circondato! Aiuto! Aiuto!» «Fermati, ti prego! ... Non vogliamo farti del male!» A quelle ultime parole, il mini-uccello si fermò, come fulminato, e sussurrò incredulo, con un tono di voce completamente inaspettato, per chi lo aveva sentito poco prima urlare tanto forte, da svegliare tutti quelli che erano nel raggio di almeno un chilometro: «No?!?!? Davvero?» «Ma no, certo!» lo rassicurò Pavonio, guardandolo negli occhi con grande calma. «Perché mai dovremmo farti del male?» chiese Florian, leggermente scocciato per questa assurda tiritera. A quella domanda inattesa, Benni non seppe rispondere e iniziò a balbettare senza troppa convinzione: «Beh, non so... è che siete così grandi... molto grandi... e quindi potreste essere cattivi... forse... non saprei... in effetti...» E più continuava, più si metteva tranquillo. Finalmente! Mariacristina Filippin

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Ricordi di Ronco e Roncà 22

EX ALLIEVI

Famiglia calabriana

L

e case calabriane di Ronco all’Adige e Roncà sono sorte per ospitare negli anni successivi alla seconda guerra mondiale ragazzi orfani o in difficoltà. Nella prima, che ospitava una sessantina di adolescenti, si svolgeva un corso di studi della media inferiore, alla fine reso pubblico con un esame di stato presso una scuola statale; nella seconda invece i fanciulli, più piccoli, frequentavano all’interno della Casa le cinque classi elementari per poi affrontare, come per la scuola media, l’esame statale. Gli insegnanti erano gli stessi religiosi delle due Case. Da aggiungere che a Roncà funzionava il noviziato per i futuri religiosi (sacerdoti o fratelli). Anche loro, all’occorrenza, operavano come insegnanti. Nella Casa di Ronco, qualche volta e sotto forma di volontariato, si ricorreva a persone laiche. Soprattutto a Ronco, dato il momento dell’immediato dopoguerra, si usufruiva di testi scolastici di fortuna, se non obsoleti, dai quali con il ciclostile si ricavavano composizioni idonee per gli alunni. Da non sottovalutare la generosità di quelle popolazioni che si prodigavano a recare qualcosa di utile per “i fioi di Don Calabria” (i figli di don Calabria, ndr); e, accanto alla gente del luogo, c’era pure la generosità dei parroci. Gli Ex allievi anziani ricordano ancora bene i superiori dell’epoca: a Roncà don Pietro Murari, poi sostituito da don Enrico Beccherini, originario della Toscana; invece a Ronco ha lasciato tanta fa-

Don Calabria in visita ai buoni fanciulli a Roncà

ma di sé don Attilio Rossi, esperto di matematica e di fisica, il quale nei primissimi tempi del dopoguerra, assieme alle forze dell’ordine, ha liberato i terreni dagli ordigni bellici sparsi qua e là durante il conflitto. Più tardi, chiamato a fare da segretario al Padre don Giovanni, fu sostituito da don Aldo Pescetta e più avanti da don Dellai. In quelle Case sono vissuti altri religiosi e sacerdoti: a Roncà, quale aggregato all’Opera, trascorse alcuni anni mons. Venanzio Bini, originario di Mantova, ove da giovane incontrò mons. Sarto, il futuro Pio X, oggi santo. Mons. Bini, data la sua versatilità di linguaggio orale e nello scritto, collaborò parecchio con il Padre, S. Giovanni Calabria, nello stendere i suoi scritti e memorie. A Ronco rimase per alcuni anni don Pio Zaccarini, professore di matematica. Da non dimenticare fratel Gnesotto, insegnante di latino, oltre che di musica. Molti alunni usciti da tali esperienze formative hanno raggiunto mete di prestigio nel settore culturale e in quello amministrativo e professionale, non escluso quello ecclesiastico. E tutto ciò secondo il disegno della Provvidenza, fatto proprio dall’Opera, voluta e sognata da S. Giovanni Calabria. Francesco Favalli

Don Calabria in visita alla casa di Ronco


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EX ALLIEVI

Famiglia calabriana

Politica e carità Quando nel settembre 2013 papa Francesco disse ai cattolici “Immischiatevi in politica, date il meglio”, qualcuno può essere rimasto sorpreso nel sentire parole così precise e dirette, ma egli intendeva proprio ciò che ha detto: “I cittadini non possono disinteressarsi della politica”. Dico questo perché ritengo sia arrivato il momento di riscrivere lo Statuto degli Ex allievi, soprattutto modificando l’art. 7, che afferma: «L’Associazione è estranea alla politica...». Sarebbe più corretto, a mio avviso, affermare che «l’Associazione è estranea alle competizioni partitiche, di classe, e a ogni attività di indole strettamente finanziaria e lucrativa...»; ma è un grave errore affermare che “è estranea alla politica”. Analogamente credo che sia maturo il momento in cui gli Ex allievi debbano riprendere quella attività sociale e politica, sia come singoli sia come associazione, che qualche sezione effettivamente ha svolto in passato, ma che ora sembra un po’ dimenticata. A supporto di quanto detto, ricordo alcuni passaggi storici del Magistero e dell’Opera Don Calabria. “La politica è la più alta forma di carità” Tutti conoscono la famosa frase pronunciata da papa Paolo VI, che scaturiva dai documenti conciliari come la Gaudium et Spes: «La Chiesa stima degna di lode e di considerazione l’opera di coloro che per servire gli uomini si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilità... Tutti i cristiani devono prendere coscienza della loro speciale vocazione nella comunità politica; essi devono essere di esempio, sviluppando in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al bene comune» (GS, 75, 1573-77). Indicazioni che poi presero forma sistematica nella sua lettera Octogesima Adveniens, dove la politica viene definita una “forma esigente di carità” (46). Il concetto di “politica come forma di carità a favore dell’uomo” è stato continuamente riproposto anche dai successori di Paolo VI, sia da Giovanni Paolo II che da Benedetto XVI. Infine papa Francesco il 16 settembre 2013, durante la consueta omelia a Santa Marta, ha richiamato la dottrina sociale della Chiesa affermando: «Un buon cattolico si

immischia in politica, offrendo il meglio di sé, perché il governante possa governare». Tutti i cittadini, dunque, hanno il dovere di partecipare alla vita politica per il bene comune: «Nessuno di noi può dire “ma io non c’entro in questo, loro governano...”. No, io sono responsabile del loro governo e devo fare il meglio perché loro governino bene e devo fare il meglio partecipando nella politica come posso. La politica è una delle forme più alte della carità, perché è servire il bene comune. Io non posso lavarmi le mani, tutti dobbiamo dare qualcosa». Don Calabria e Francesco Perez Più volte don Calabria aveva incoraggiato l’avvocato Francesco Perez a perseverare nella sua promozione del “bene pubblico”, impegnato com’era nella San Vincenzo di Verona, consigliere comunale di Zevio, vicepretore di Verona, considerando le cariche non come esercizio di potere, ma come servizio rivolto soprattutto ai più poveri. Sulla sequela del fondatore, oggi l’Associazione Francesco Perez persegue l’impegno quotidiano di volontariato. E l’Associazione Ex allievi? Direi che gli Ex allievi, ricordandosi della propria formazione sui bancali dei laboratori professionali, debbano spendersi per nuove cause dedicate al lavoro, soprattutto in favore della leva giovanile disoccupata e allo sbando. Questo significa occuparsi della politica in prima persona, nelle sedi delle sezioni locali, interpellando le istituzioni e tenendo vivo il tema del lavoro come “dignità della persona umana”. E occuparsi della politica a partire dalla riscrittura del proprio Statuto, concretizzando nella fase attuale l’impegno che fu già di don Calabria, il quale, come ricorda il prof. Perazzolo (cfr. Storia della Sede Camerale, Verona 2003, pag. 49) «si adoperò, con la parola e con gli scritti, per sollecitare il contributo diretto del laicato cattolico alla ricostruzione di una società più umana e cristiana; questo in special modo dal secondo dopoguerra fino alla fine della sua vita». Ferdy Scala


Il volontario buon samaritano 24

ASSOCIAZIONE FR. PEREZ

Famiglia calabriana Il 28 e 29 settembre 2013, a Ferrara, si è svolto l’annuale seminario di formazione dell’associazione di volontariato calabriano “Francesco Perez”. È stato un seminario speciale, durante il quale l’associazione ha festeggiato i 20 anni di attività. Nonostante siano passati alcuni mesi, in redazione continuano ad arrivare contributi che parlano dell’avvenimento, a testimonianza di quanto sia stato vissuto intensamente da tutti i volontari. In questa pagina pubblichiamo una sintesi della relazione fatta al seminario da don Giacomo Cordioli...

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el suo intervento al seminario di Ferrara, don Giacomo ha parlato del volontariato alla luce della parabola evangelica del buon samaritano. Sono stati molti gli spunti interessanti e molti anche i riferimenti a episodi della vita di don Calabria. Don Giacomo ha detto che la figura dell’uomo bastonato dai briganti rappresenta ognuno di noi quando ci allontaniamo da Dio, ovvero quando ci troviamo in situazioni di difficoltà. Il samaritano che aiuta l’uomo bastonato rappresenta Gesù che viene in nostro soccorso. Il levita e il sacerdote che tirano dritto senza soccorrere il ferito, invece, sono persone che osservano formalmente la legge ma restano indifferenti davanti ai fratelli che soffrono e trovano delle scuse per non aiutarli sul serio. “Noi volontari calabriani – ha detto don Giacomo – dobbiamo guardare ai nostri fratelli con gli occhi del cuore e non solo con quelli della legge. Senza paura di sporcarci le mani. Non dimentichiamo che Gesù va prima di tutto da coloro che sono bastonati, cioè va nelle periferie del mondo per sollevare chi soffre”. Tornando alla parabola, don Giacomo ha sottolineato che il buon samaritano fa un sacco di azioni in favore

dell’uomo bastonato: lo vide, ne ebbe compassione, si fece vicino, gli fasciò le ferite, versò olio e vino, lo caricò sul suo asino, lo portò in un albergo, si prese cura di lui... Cosa ci dice tutto questo? Ci dice che Gesù viene in nostro soccorso e si prodiga in tutti i modi per aiutare chi è in difficoltà. Proprio come fanno i volontari. “Ma per essere come il buon samaritano – ha detto don Giacomo – bisogna prima sperimentare la condizione dell’uomo bastonato. Solo se facciamo esperienza di Cristo che ci aiuta, allora possiamo noi stessi aiutare gli altri”. Il relatore si è poi soffermato sul ruolo della locanda dove il samaritano porta il ferito per curarlo. Tale locanda rappresenta la Chiesa. Essa è il luogo dove l’uomo verrà curato anche quando il samaritano, cioè Gesù, sarà partito. E la locanda è un luogo dove possono entrare e ristorarsi tutti, perchè le sue porte sono sempre aperte. Proprio nella locanda, inoltre, si trova la figura dell’albergatore. “L’albergatore ha un compito molto importante – ha detto don Giacomo – Infatti il samaritano chiede a lui di occuparsi dell’uomo ferito. Io credo che noi volontari, per essere buoni samaritani, dobbiamo saper essere dei buoni albergatori”. Cos’hanno in comune il volontario e l’albergatore? Al volontario è dato il compito di prendersi cura delle persone a lui affidate, in modo gratuito e senza nessun compenso immediato. Proprio come l’albergatore della parabola, al quale viene chiesto di anticipare dei soldi che poi verranno restituiti dal samaritano al suo ritorno. “Non dobbiamo aver paura di investire le nostre energie nel volontariato perché la ricompensa arriverà e sarà Gesù stesso a portarcela. Gesù oggi con questa parabola ci dice proprio questo: va’ e ama senza limiti, senza stupide graduatorie umane. Va’ e abbi cura dei tuoi fratelli come Gesù ha cura di te e di noi tutti!”, ha concluso don Giacomo. ■


E S TAT E 2014

Incontri nella Casa di San Mauro di Saline Ragazzi II-III elementare (anni 2006-2005) da martedì 10 a domenica 15 giugno 2014

Ragazzi IV-V elementare (anni 2004-2003) da martedì 17 a domenica 22 giugno 2014

Ragazzi I-II media (anni 2002-2001) da martedì 24 a domenica 29 giugno 2014

Ragazzi III media (anno 2000) da martedì 15 a domenica 20 luglio 2014

Ragazzi I-II superiore (anni 1999-1998) da mercoledì 23 a domenica 27 luglio 2014

Una nuova esperienza per imparare a mettersi in gioco...

EsERcIzI spIRItualI pER famIglIE con fRatEllI E soREllE EstERnI da giovedì 31 luglio a domenica 3 agosto 2014 da giovedì 7 a domenica 10 agosto 2014 I figli saranno seguiti da un’equipe animatori durante la giornata, negli orari in cui i genitori saranno impegnati nel loro percorso.

Le iscrizioni ai vari incontri saranno aperte dal 24 marzo 2014 ma saranno inizialmente riservate a chi ha partecipato agli incontri durante l’anno.

I posti ancora disponibili saranno prenotabili per tutti gli altri dal 22 aprile 2014 Tutte le informazioni sul sito www.spaziofioritomariano.com

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L’allegoria e la fede 26

C.S. LEWIS

I

l 22 novembre 2013 cadeva il 50° anniversario della morte di Clive Staples Lewis, grande scrittore inglese e grande amico di don Giovanni Calabria, anche se i due si incontrarono solo per lettera, e mai di persona, durante la loro vita. Per ricordare l’avvenimento, l’associazione Romano Guardini, in collaborazione con il Comune di Verona e con l’Opera, ha organizzato a San Zeno in Monte un convegno, realizzato lo scorso 22 novembre, nel quale si è celebrata la figura di Lewis e la sua amicizia con don Calabria. L’incontro, intitolato “L’allegoria e la fede: C.S. Lewis” ha visto una discreta partecipazione di pubblico, con l’intervento di quattro relatori davvero di grande interesse. Il primo a intervenire è stato il Povero Servo don Luciano Squizzato, il quale ha approfondito il rapporto tra Lewis e don Calabria; quindi hanno dato il loro contributo Paolo Gulisano, primo biografo italiano dello scrittore inglese; la prof.ssa Nancy Antonazzo, anglista; la dott.ssa Roberta Tosi, esperta di letteratura fantasy. Clive Staples Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia, capolavoro della Letteratura Fantasy di tutti i tempi, fu anche uno dei più singolari intellettuali dell’Inghilterra del suo tempo, lasciandoci opere di critica letteraria,

saggi, romanzi che svariarono dall’allegoria alla fantascienza. Nato a Belfast, in Irlanda, nel 1898, morì in Inghilterra il 22 novembre del 1963, lo stesso giorno dell’assassinio del Presidente John Kennedy. Era stato un personaggio complesso, poliedrico, vivo e appassionato: teologia, letteratura fantasy e fantascienza, saggi, romanzi scivolano negli occhi del lettore fin dentro l’anima che si diletta davanti alle sottili considerazioni e ai dettagliati paesaggi che egli descrive e racÈ disponibile conta. Scrisse inoltre opela video-registrazione re storiche e libri in difesa del Cristianesimo in un del convegno. mondo che vedeva scivoPer info: lare inesorabilmente ver045.8052958 so l’indifferentismo religioso. (CENTRO DI CULTURA Lewis aveva compreso E SPIRITUALITÀ che fra i cristiani, e in CALABRIANA) fondo ci�� vale per tutti gli essere umani, sono molte di più le cose in comune che quelle che ci dividono. Occorreva aumentare le relazioni, le occasioni di incontro, sentire l’incontro con chi è diverso come un arricchimento. Occorreva costruire ponti. La speranza di Lewis si incontrò con quella di un altro uomo, il sacerdote veronese don Giovanni Calabria, che aveva letto uno dei suoi libri di maggior successo, Le lettere di Berlicche, e che gli aveva scritto per manifestargli il suo stupore e la sua ammirazione per quel piccolo libro che con intelligenza e umorismo parlava del mistero del male Il libro “Una gioia insolita”, che agisce nel mondo. disponibile anche a San Ne nacque una lunga Zeno in Monte, riporta in amicizia epistolare che traduzione italiana il carteggio delle lettere unì, in un filo spirituale scambiate tra don Calabria ideale ma allo stesso e C.S. Lewis (che tra loro si tempo concretissimo, scrivevano in latino). Verona e Oxford. Il libro, edito da Jaca Book ■

nel 1995, è curato da don Luciano Squizzato.


Tempi e volti dell’amore RECENSIONI

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empi e volti dell’amore. È questo il titolo del nuovo libro (Edizioni Bonaccorso) che l’amico Idalgo Carrara, saggista ed esperto in psicanalisi, assiduo collaboratore del nostro periodico «L’Amico», ha dato alle stampe recentemente. Avverto però i lettori che questo libro, non è un libro per tutti, ma... “per gli addetti ai lavori”. Vittorio Castagna, nella Postfazione, dice anche perché. Ecco le sue parole: “Nel libro vengono passate in rassegna le varie concezioni dell’amore, soprattutto attraverso i maggiori esponenti della letteratura universale, quasi mediante un caleidoscopio”. Quindi – aggiungo io – se uno non è a conoscenza di tutto questo, certamente il libro non è cibo per i suoi denti. Giuseppe Chiecchi, nel preparare la Prefazione a questo libro di Carrara, confessa di essersi trovato “in una strana situazione”. Ecco le sue parole: “Non posso dire, come vorrei e come si dovrebbe fare in una prefazione che si rispetti, che il libro di Carrara sia un libro nuovo: un libro che parla di amore non può essere nuovo. Un libro d’amore non ha neppure un suo tempo”. Io mi dichiaro profano in questo tipo di letteratura su “l’amore” e mi sento di accettare tout-court il giudizio di Giuseppe Chiecchi: Però a quel giudizio farei una piccola aggiunta: Un libro d’amore non può essere un libro nuovo e non può avere un suo tempo perché l’amore è sempre esistito, non ha mai cominciato ad esistere, perché... “Dio è amore” e Dio non ha mai cominciato ad esistere, ma è sempre esistito, “Dio è eterno”. Però... con la nascita di Gesù, col primo Natale della storia, noi poveri mortali abbiamo potuto conoscere e sperimentare l’Amore di Dio in una maniera molto diversa, direi nuova. Per cui comprendo la “strana situazione” in cui è venuto a trovarsi Chiecchi, e... non

per spezzare una lancia in favore del mio amico Idalgo, ma... mi sembra di poter affermare che c’è modo e modo e tempo e tempo di parlare dell’amore. Lo affermo incoraggiato, addirittura, dalla Lettera agli Ebrei che i biblisti attribuiscono a san Paolo (cap. 1, vs. 1-2). Penso che anche Paolo si sia trovato “in una strana situazione”. Ecco il testo: «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio». Praticamente qui si dice che Dio “aveva già parlato”, ma “ultimamente, in questi giorni, ha parlato” in modo diverso. Tornando al libro in oggetto, a pagina 93 Carrara parla dell’estasi mistica di san Giovanni della Croce riportando una sua poesia scritta nel 1577 “che esprime in forma perfetta come il corpo possa divenire il tramite dell’esperienza mistica riconciliando carne e spirito”. Ai lettori de L’AMICO offriamo, a questo proposito, la meravigliosa scultura “La Transverberazione di santa Teresa d’Avila” (1647-1652). È una scultura in marmo e bronzo dorato posta nella chiesa di Santa Maria della Vittoria in Roma (Cappella Cornaro). È unanimemente considerata dalla critica come uno dei capolavori scultorei, se non il massimo, di Gian Lorenzo Bernini. Concludendo, il protagonista del libro di Idalgo è l’amore. Io termino allora questa mia presentazione del suo libro ai lettori del nostro periodico «L’Amico» con l’augurio che per ognuno di noi si realizzi il sogno di don Calabria, scritto all’inizio dell’Opera il 23 settembre 1908 nelle “Sante norme”: “Prima di tutto riguardarsi come fratelli e come tali amarsi scambievolmente l’uno l’altro e aiutarsi specialmente nella vita spirituale”. Don Luigi Piovan

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Fratel Gastón Flores 28 Ricordando Lo scorso 30 gennaio a Salto (Uruguay) è tornato alla Casa del Padre il Povero Servo fratel Gastón Flores. Aveva solo 34 anni. Nell’esprimere una particolare vicinanza da parte de «L’Amico» e di tutti i suoi lettori alla comunità calabriana dell’America Latina, riportiamo in queste pagine l’omelia pronunciata ai funerali di fr. Gastón e un messaggio del Casante p. Miguel Tofful.

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ratel Gastón Flores nacque a Buenos Aires il 28 agosto 1979. I suoi genitori erano Roberto Flores Orellana e Maria Gloria Rosales. Aveva 5 fratelli. Fin dalla tenera età, Gastón partecipava alla pastorale nella cappella Nuestra Señora de Luján, appartenente alla parrocchia calabriana di Nuestra Señora de la Paz (a Laferrere). Dopo vari incontri e giornate vocazionali fatte in parrocchia, Gastón con il permesso dei genitori chiese di entrare a Casa Nazaret, in Reconquista. Fece il suo ingresso nella casa il 10 febbraio 1994. Là egli intraprese un percorso di discernimento e di orientamento vocazionale, continuando i suoi studi. Terminata la scuola, svolse un periodo di postulandato a Buenos Aires. Nel 2002 fece il noviziato a Salto (Uruguay). Suo padre maestro era don Firmino Gamberini. Gastón fece la prima professione il 2 febbraio 2003 nella parrocchia di Nuestra Señora de la Paz a Laferrere, mentre la prima professione triennale, sempre a Laferrere, fu il 2 febbraio 2006. Nel corso della sua vita religiosa, fr. Gastón ha fatto parte di varie comunità nella delegazione Inmaculada. I suoi primi due anni li ha trascorsi all’Hogar Santa Teresa, a Ciudad del Este (Paraguay), dove lavorava con bambini e bambine in situazione di rischio. Dal 2005 al 2007 è stato a Casa Nazaret (Reconquista), dove si è occupato di formazione, accompagnando i ragazzi del COV. Da lì è passato alla comunità di Montevideo dove ha proseguito gli studi di

teologia. Nel 2011, al ritorno dei Poveri Servi a Salto, anche lui faceva parte della comunità che vi si stabilì; poi nel 2012 è passato alla comunità della Casa Sagrado Corazon di Gonzáles Catán (Argentina), dove svolgeva l’incarico di economo. Dopo il Capitolo, fr. Gaston avrebbe dovuto passare alla Delegazione Italiana, però il Signore lo ha chiamato per un altro viaggio e così il 30 gennaio è partito per la Casa del Padre, a causa di una pancreatite acuta che si era manifestata, improvvisamente, 15 giorni prima. La morte di fr. Gastón, avvenuta dopo una vita corta e feconda, ci invita a pensare e ci dà alcuni insegnamenti preziosi. Il mistero della morte è sempre fonte di tristezza per la separazione che porta con sé. La morte di fr. Gastón è un’occasione per confrontarci con questa dura realtà, guardandola in faccia, e affrontandola con la luce della fede che è capace di trasformare questo avvenimento doloroso nel preludio di una nuova vita. L’apostolo san Giovanni ci insegna che “siamo passati dalla morte alla vita”. Questo è il prodigio della fede, trasformare la morte in vita, trasformare il dolore in gioiosa serenità, perché “la vita di chi crede in te, Signore, non termina, ma si trasforma, e al compimento della nostra vita terrena, acquisiamo una mansione eterna nel cielo”. Celebriamo questa S. Messa oggi in suffragio di una persona consacrata: un religioso Povero Servo della Divina Provvidenza. Il religioso, con la sua vita terrena è chiamato ad anticipare la vittoria sulla morte già nei giorni della sua esistenza, poiché, animato dalla forza e dalla grazia dello Spirito Santo, deve vivere quaggiù anticipando ciò che sarà la vita celeste. La vita consacrata è la realizzazione di questo deside-


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“Tutto possiamo in Cristo” Ecco il messaggio del Casante, p. Miguel Tofful, ai confratelli della Delegazione Inmaculada dopo la morte di fr. Gastón...

rio di stare con Cristo in una unione che si prepara e si vive in questa terra e si realizza eternamente e perfettamente in cielo. In un mondo che è alla perenne ricerca della felicità, la vita consacrata ci mostra il cammino per ottenerla in una forma piena e totale. [...] Oggi con la nostra presenza qui vogliamo dire grazie a fr. Gastón per la testimonianza che ha dato, grazie perché il pensiero della vita eterna non gli ha impedito di occuparsi anche delle cose terrene, anzi le cose terrene sono state per lui un incentivo a far tutto per amore a Dio e per tenere fede ai propri voti. Sta a noi, adesso, fare in modo che l’esempio di fr. Gastón produca i suoi frutti. In che modo? Camminando in modo da non perdere di vista la nostra meta, il luogo al quale ci dirigiamo, un luogo che non è solo per coloro che hanno scelto il cammino esigente e gioioso della vita consacrata. Tutti i cristiani sono chiamati a vivere come pellegrini che si dirigono al Cielo. Tutti i cristiani sono chiamati a dire no a ciò che allontana dal fine ultimo e vivere con lo sguardo fisso al cielo per orientare i propri pensieri, i propri desideri e le proprie azioni. Questo è il pensiero che scaturisce per noi dalla morte di fr. Gastón, che così tanto ha voluto essere un nostro amico e che adesso potrà intercedere per noi al Cielo. P. Daniel Masin (Delegato Inmaculada)

Caro p. Daniel, cari fratelli della Delegazione Maria Inmaculada, familiari di fr. Gastón, fratelli e sorelle tutti, pochi giorni fa sono partito da Salto sperando di ricevere nei giorni successivi buone notizie riguardo la salute del nostro fr. Gastón. Ogni giorno pregavo per affidare tutto nelle mani del Signore e attendevo con ansia gli aggiornamenti che mi mandavate. Poco fa, quando mi è stata comunicata la notizia della morte di fr. Gastón, mi sono sentito impotente e mi ha colpito un dolore molto profondo come credo sia accaduto a molti di voi. Ho pregato tanto, come anche voi. Non eravamo prepararti per una cosa del genere ed è naturale e umano che ci sentiamo così tristi. Però immediatamente mi sono venute alla mente e al cuore le parole di san Paolo ai Filippesi: “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica”. È la parola di Dio che deve rafforzarci. Non ci sono parole umane per esprimere la commozione e ciò che sente il nostro cuore davanti alla morte di un fratello tanto giovane e pieno di vita. Solo la parola di Dio e la fede possono confortarci e darci la giusta prospettiva di quanto stiamo vivendo in questo momento particolare. Tutto possiamo in Cristo che ci fortifica nel momento del dolore e della sofferenza più profonda. Solo Lui, nel mistero della passione, morte e risurrezione, ci può confortare. Solo Lui è nostra forza e nostra speranza. Solo Lui può darci la pace interiore. Fissiamo su di Lui il nostro sguardo, nel mistero della croce. Fratelli, uniamoci nella preghiera per il riposo eterno del nostro fratello Gastón e confortiamoci a vicenda con le parole della fede. Affidiamo al Signore la vita del nostro fratello e tutto il nostro dolore e sofferenza. Viviamo la fede e l’abbandono in Dio Padre Provvidente, specialmente in questo momento. Uniamo le nostre mani e i nostri cuori per rafforzarci nella fede attraverso la preghiera e il sostegno spirituale. Che il nostro fratello Gastón sia accolto in Cielo e sollevato alla presenza del nostro Signore e della Vergine Maria in compagnia del nostro fondatore, san Giovanni Calabria, di fr. Francesco Perez e di tutti i nostri fratelli e sorelle defunti che ci hanno preceduto. Sono vicino a ognuno di voi, specialmente alla sua mamma, al suo papà e ai suoi fratelli. Abbraccio tutti fraternamente, P. Miguel Tofful


Padre Roberto Bessa Ricordando Il 10 febbraio 2014, a causa di un incidente stradale, è morto in Brasile il Povero Servo pe. Roberto Bessa. Aveva 32 anni. Era andato a far visita ai propri familiari, nel nord-est del Paese, prendendosi un breve periodo di vacanza dal suo incarico di economo al Centro Educativo di Marituba. La notizia della morte ha sconvolto tutti i confratelli e gli amici dell’Opera, soprattutto in Brasile dove pe. Roberto era molto amato e apprezzato. Ecco alcuni ricordi dei confratelli, tratti da un’edizione speciale del notiziario della Delegazione brasiliana dell’Opera...

S

iamo profondamente costernati per la morte del nostro caro e amato fratello pe. Roberto Bessa. Ora scriviamo queste righe con molto dolore e tristezza, ma anche con molta speranza e fede. “Signore, sono qui per fare la tua volontà”: era questa la frase scelta da pe. Roberto per la sua ordinazione sacerdotale. Egli, lo posso testimoniare, ha cercato di fare la volontà del suo e nostro Signore con grande dedizione, entusiasmo e impegno. Pe. Roberto, aiutaci in questo momento ad accogliere nella fede la volontà del Padre! La morte è una realtà molto dolorosa, difficile da essere accolta e compresa. La fede di pe. Roberto possa venire in nostro soccorso aiutandoci a sopportare il dolore e la sofferenza. Tutta la nostra Delegazione ha sofferto e soffre questo momento. Pe. Roberto era una persona di grande fraternità. Calmo, sereno, impegnato,

Roberto Bessa Santos nasceva il 28 maggio 1981 a Santo Estevão (Bahia). Era figlio di Nelson do Amor Divino Santos e Nelza Bessa Santos. Entrò in Congregazione il 21 febbraio 2001 nel COV di Feira de Santana. Alla fine del 2006 fece il suo ingresso nel Noviziato di Nostra Signora di Caravaggio a Farroupilha e un anno dopo, il 1° gennaio 2008, sempre a Farroupilha, fece la prima professione religiosa. Tre anni dopo, l’1 gennaio 2011, emise la prima professione triennale. L’anno 2012 fu molto significativo per pe. Roberto, che venne ordinato diacono e poi sacerdote. Nell’esercizio del suo apostolato, pe. Roberto è stato a São Luis, nella comunità del CESJO dal 2008 al 2011, e questa fu la sua prima obbedienza come religioso Povero Servo. Nel 2012 la Congregazione gli affidò una nuova missione: lavorare al CESM di Marituba, di cui l’anno scorso diventò direttore amministrativo.

concentrato su quello in cui credeva, uomo di preghiera. Era entusiasta della vita religiosa e del sacerdozio. Resteranno nel nostro ricordo le sue lacrime versate pochi giorni prima di morire durante l’ordinazione sacerdotale del suo confratello pe. Jardel. Il giorno dopo quella celebrazione, mentre facevamo due passi insieme, egli mi parlava delle sue sfide e dei progetti che aveva nella missione di Marituba dove svolgeva l’incarico di economo al CESM (Centro Educativo e Scolare). Mi parlava delle sue difficoltà, della Messa che avrebbe dovuto celebrare per l’anniversario della morte di suo padre nella sua comunità di origine, del Capitolo generale... Nella celebrazione della prima Messa di pe. Jardel ero seduto alla sua destra e al momento dell’abbraccio della pace gli ho fatto gli auguri di buone vacanze e lui mi ha risposto: “Sicuramente saranno buone, padre”. In nome di tutta la nostra Delegazione voglio ringraziare di cuore la comunità di Marituba che ha accolto questo nostro fratello negli ultimi tempi e anche tutti i dipendenti del CESM per il lavoro fatto in equipe e per l’appoggio dato a pe. Roberto. Voglio ringraziare mons. Itamar Vian, arcivescovo di Feira de Santana, per la presenza fraterna e paterna in questo momento di dolore. Mons. Itamar ha presieduto l’eucarestia delle esequie. Un grazie poi ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e amici che si sono fatti presenti nel funerale o che ci hanno inviato dei messaggi di condoglianze. Dio vi ricompensi per questa fraternità. La nostra gratitudine maggiore va a Dio che ci ha dato un amico, un fratello, un sacerdote così qualificato e impegnato. E un caro


Messaggio del Casante ai confratelli brasiliani

Ricordando

Carissimo pe. Jailton, fratelli della Delegazione Nossa Senhora Aparecida, familiari di pe. Roberto, sorelle e fratelli tutti della Famiglia calabriana, con profondo dolore ho ricevuto la notizia della morte tragica del nostro fratello pe. Roberto Bessa. Umanamente non possiamo comprendere e spiegare questo avvenimento. La forza della fede in Dio Padre Provvidente, della sua parola viva e l’unità fraterna possano in questo momento rinforzarci e darci coraggio. Pe. Roberto, nella sua giovane età, nel pieno vigore delle forze e del suo ministero sacerdotale ci ha dato un esempio straordinario di umiltà, semplicità, pazienza, amore e zelo per quanto faceva nel servizio ai poveri e ai bisognosi. Il suo sorriso, la sua serenità e bontà resteranno impresse nei nostri cuori. Oggi tutta l’Opera si unisce al dolore dei familiari, dei confratelli della comunità di pe. Roberto e di tutta la Delegazione Aparecida. Manifesto a tutti voi la mia profonda comunione con la preghiera e la celebrazione dell’Eucarestia per il riposo eterno del nostro fratello. Le parole non servono per esprimere ciò che ognuno sente dentro in questo momento. Solo le nostre lacrime e una profonda comunione di fede e abbandono nelle mani provvidenti di Dio Padre possono darci la serenità e la certezza che la vita è un dono prezioso di Dio e che Egli ne dispone in qualsiasi momento. [...] P. Miguel Tofful

pensiero lo dedichiamo anche ai familiari per il loro figlio e fratello tanto amato, così come un grazie lo rivolgiamo alla comunità del Paiaià per la tenerezza, collaborazione e vera ammirazione che aveva per pe. Roberto. Mi dicevano: “È l’orgoglio della nostra comunità”. E infine a te pe. Roberto vanno la nostra gratitudine e un abbraccio fraterno. Ti amiamo. Vai in pace e sii nostro intercessore presso il Padre, ora che Lo contempli nella gloria. Un giorno speriamo di trovarti e vivere con te la festa, la fraternità, la comunione che in Cielo è per sempre. Questo momento ci aiuti a vivere gesti di fraternità, di tenerezza, di cura e attenzione per i confratelli, che possa servire per crescere ancora di più nello spirito di famiglia e nell’amore reciproco. Che la fede e la speranza che Gesù è il cammino, la verità e la vita ci sostenga. Con lacrime della perdita ma con molta speranza e amore nel cuore. Pe. Jailton de Oliveira Lino

In memoria di pe. Roberto Non abbiamo parole per esprimere ciò che sentiamo in questo momento di dolore. Il nostro cuore è in silenzio e stretto nel petto. E ci chiediamo: perché ci hai lasciato? Non comprendiamo ciò che Dio ha voluto dirci quando ti ha chiamato a sé così presto. Ma lo ringraziamo perché ti ha donato a noi come amico, fratello, consigliere. Oggi nei prati eterni riposi nelle braccia del grande Pastore che ti ha chiamato per servirlo. E tu non hai mai esitato. Il cielo che si sarà rallegrato quando ti ha visto nascere, oggi, con allegria ancor più grande, si apre per accoglierti. Noi lodiamo Dio perché ci ha dato l’opportunità di vivere insieme a te. Adesso rimangono la nostalgia e il dolce ricordo di tutto quello che è stato bello. La tua vita è stata servizio generoso da vero Povero Servo, nostro fratello. Sacerdote umile, semplice, esemplare lasci un segno che non si cancellerà. Festa più grande ci sarà là in cielo quando tutti ci incontreremo. Riposa in pace nostro fratello, intercedi per noi, per l’Opera calabriana, Perché siamo fedeli e perseveranti e mai ci scoraggiamo nel nostro percorso. O Dio Padre provvidente, noi ti lodiamo per la vita condivisa di questo tuo servo. Aiutaci a comprendere sempre che la vita è un dono, è un servizio per costruire il tuo Regno eterno. Pe. Hermes José Novakoski

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Via Don Calabria a Milano

Amici a colloquio

Milano, 16 gennaio 2014

Cosa ci chiede don Calabria? Verona, dicembre 2013 Caro «Amico», il Capitolo della Congregazione sta ormai per iniziare e a me vengono in mente tanti quesiti. Uno di questi è: “Cosa vuole veramente da noi Ex allievi san Giovanni Calabria?”. Sono anni che frequento l’Opera. Già da bambino andavo alle medie a San Zeno in Monte, dove ho vissuto gli anni più belli della mia vita, trascorrendo giornate meravigliose. Ma la cosa più bella è il ricordo dell’amore, del rispetto e della gentilezza che ci hanno donato tanti religiosi. Penso a fr. Gino Salgarolo che tutte le mattine ci aspettava per riceverci davanti al portone con un grande sorriso, oppure fr. Farina con quel suo attaccamento alla coroncina che aveva sempre in mano, fr. Grigolini con il suo amore sempre discreto, fr. Agostino gran parlatore che ti legge anche il cuore, don Domenico che è stato uomo di carità infinita, don Enrico Beccherini gran pensatore e poi fr. Fausto prof. di francese, fr. Matteo Ponteggia esperto di verbi... Tanti non ci sono più, altri sono ancora tra noi. Ci vorrebbe un libro per descrivere il loro gioioso amore per noi Buoni Fanciulli. Ora che siamo grandi, non abbiamo più la loro protezione come un tempo. Ma allora torno alla domanda da cui ero partito: cosa vuole da noi don Calabria? Ecco, credo che proprio perché abbiamo ricevuto tanto dall’Opera, ora dobbiamo donare al mondo l’amore ricevuto per costruire una società basata sull’amore e sulla carità. Gratuitamente! Io penso che chi vuole il bene dell’associazione Ex allievi debba sempre sedersi all’ultimo posto, dove nessuno vorrebbe sedersi, in silenzio e meditazione, con la disponibilità a fare un servizio umile e nascosto. Senza badare alle apparenze o ai titoli, ma solo cercando di ricambiare il bene ricevuto con tanto amore.

Ho letto su L’Amico, n. 6 di dicembre 2013, le fortunate peripezie dell’Ex allievo Bruno Calabresi a Milano in via Don Calabria, e la sua meraviglia nel trovarsi in una strada dedicata al nostro fondatore: “Ma voi sapevate che a Milano esiste la via Don Calabria?”. Caro amico Bruno, a Milano è stata fondata la Casa Buoni Fanciulli fin dal 1950, in via Pusiano, nel quartiere di Cimiano, che poi, dopo la morte del fondatore, si chiamò Opera Don Calabria (ora purtroppo ha chiuso i battenti, dopo essersi trasferita per 20 anni nel quartiere di via Missaglia). L’opera, progettata e costruita dall’arch. Carlo De Carli, era costituita di laboratori, scuole elementari e avviamento professionale, cui si aggiunsero le scuole delle Suore Orsoline e la chiesa parrocchiale inaugurata il 19 dicembre 1965 dal card. Colombo e dal parroco don Pietro Murari. Fu proprio il parroco successivo, don Elvio Damoli, a chiedere al Comune di Milano di dedicare la strada dove sorgeva la nuova chiesa di San Gerolamo Emiliani al nome di don Calabria, che nel 1949 aveva accettato l’invito del card. Schuster ad aprire anche a Milano una delle sue case a favore dei giovani orfani e bisognosi. Caro Bruno, se tu hai la curiosità di saperne di più, è disponibile un libro sulla “Storia di Cimiano”, curata dal sottoscritto nel 2007, e troverai il seguente testo nel capitolo VI, pagg. 195-196: «[...] La dedicazione della via Don Giovanni Calabria viene ufficializzata il 2 dicembre 1967 nella chiesa parrocchiale, nel corso della solenne cerimonia per il 60° anniversario di fondazione dell’Opera, alla presenza del Padre don Pedrollo, di tre vescovi e del prosindaco dott. Lino Montagna, che per l’occasione tiene una magistrale commemorazione sulla figura e l’impegno sociale di don Calabria». Tra gli edifici scolastici che sorgono lungo la via Don Calabria, tutti dedicati all’insegnamento superiore di ordine tecnico, c’è anche quello dove la tua figliola ha sostenuto e superato brillantemente gli esami per l’insegnamento nella scuola primaria. Don Calabria è sempre operativo in questa che è la zona affidatagli dalla Provvidenza. Noi Ex allievi ne siamo convinti.

Andrea Ciet



Ferdy Scala pres. Ex-allievi di Milano (ferdyscala@alice.it)




Volontariato scuola di vita Verona, 27 febbraio 2014 Caro «Amico», vorrei dare una breve testimonianza di un’esperienza che mi ha particolarmente colpito, cioè il seminario del volontariato calabriano tenutosi a Ferrara il 28 e 29 settembre 2013. Siamo partiti da Verona la mattina del sabato col gruppo di volontari e ben presto ci siamo ritrovati al Lido degli Estensi. Lì c’è stato l’incontro tra tutti i gruppi di volontari dell’Opera, provenienti dal Veneto, da Milano, Sicilia, Roma e Calabria. Ci siamo trasferiti nell’hotel che ci ha conquistati tutti per la cortesia e il servizio del personale. Ad attenderci c’erano naturalmente i “padroni di casa”, cioè i volontari calabriani di Ferrara. È seguito l’incontro formativo, curato dal Delegato don Giacomo Cordioli. Poi tutti in spiaggia... Al pomeriggio c’è stata la visita all’abbazia di Pomposa, con la sua lunga e interessante storia. La sera di nuovo sul mare. Poi al risveglio, ecco l’odore della pioggia che ci avrebbe accompagnato per tutto il giorno. Piano piano ci conoscevamo meglio, apprezzandoci sempre di più tra volontari provenienti dalle varie zone. La fraternizzazione in un clima di famiglia è stato uno degli aspetti che mi ha colpito di più in questo seminario. La domenica mattina il gruppo si è trasferito alla Città del Ragazzo di Ferrara, dove si è svolta l’assemblea con la commemorazione dei 20 anni dell’associazione. Momento molto intenso è stato quello della S. Messa, animata magnificamente da un gruppo di ragazzi disabili ospiti della casa. È stata molto interessante anche la visita alla Città del Ragazzo, dove in passato e ancora oggi tanti ragazzi in difficoltà sono stati accolti e avviati al mondo del lavoro. Tirando un po’ le somme di questa esperienza, devo dire che il volontariato calabriano è una scuola di vita. Mi ha portato a scoprire tanti doni che Dio ci ha dato e sono felice di aver portato con me, in questo seminario, mio marito e i miei figli. Paola Burro



L’impossibile è possibile Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa interessante riflessione di Daniela, figlia dell’ex allievo di San Zeno in Monte Giovanni Ronca. Distolgo lo sguardo dal manuale di scienze che sto studiando. Non ho voglia di studiare. So perfettamente che domani non ricorderò tutte queste strane formule e non riuscirò a superare la verifica. Arrivare alla sufficienza è impossibile. Sono tremendamente simile al mondo. È impossibile... ma cosa dico? Se c’è qualcosa che ho imparato è che le molecole si scontrano e si spostano all’infinito, seguono le leggi che le governano, ma non si fermano e si combinano sempre diversamente, senza un limite di variazioni. Per questo motivo l’impossibile non esiste. Non c’è situazione che non si possa verificare, perché nulla può impedire alla materia di prendere una determinata forma. L’unica vera condizione è il tempo. Il tempo, così tranquillo e mansueto, così dolce e difficile, così veloce e così lento. Solo questo può rallentare le possibilità, ma non bloccarle. Come un uomo, chiuso in una stanza, senza chiave per aprire la porta, con a disposizione solo un piccolo scalpello. Può iniziare ad aprirsi un pertugio nel muro o più facilmente nel legno della porta. Uscire è difficile, richiede tempo, ma non è impossibile. L’impossibile è frutto dello svogliato subconscio, che gran poca voglia ha di impegnarsi per raggiungere un obiettivo troppo lontano. La giustificazione ci giunge facile di fronte ad un orizzonte, un traguardo lontano: è impossibile. Se guardiamo bene la realtà, però, vediamo che c’è anche un altro errore che noi uomini facciamo riguardo all’impossibile. Nel mondo di oggi, infatti, tanti sembrano inseguire l’impossibile solo per compiacersi del fatto di oltrepassare i confini e calpestare le regole. È una specie di illusione con cui si inganna la propria anima, facendole credere di aver sconfitto tutti i limiti. Io credo, invece, che se ognuno prefissasse i proprio limiti più lontano, se ognuno si scoprisse più forte, se ci impegnassimo ad avere coraggio, a non arrenderci, i confini del complesso si allargherebbero e l’impossibile scomparirebbe dal nostro vivere. Nulla è impossibile. L’impossibile è il nulla. «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile», diceva San Francesco d’Assisi. Ronca Daniela

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Tempi e luoghi della memoria

I bambini del Sacro Cuore

C’

è un’opera, di cui ricorre il 65mo anniversario, che forse non molti conoscono. Si tratta di un’umile e preziosa “missione”, iniziata nel 1949 a Negrar, che mi sembra meritevole di essere ricordata, perché è stata grande nella sua umiltà e nel suo nascondimento. Nel 1948, la Previdenza sociale del Veneto chiese al direttore dell’ospedale “Sacro Cuore” di Negrar di accogliere, curare e seguire con amore una quarantina di bambini, dai 3 ai 12 anni, affetti da forme linfo ghiandolari e adenopatie ilari. Affrontando una spesa considerevole per allestire locali e reperire la mobilia, il direttore dott. Consolaro sistemò questi bambini nel IV piano dell’ospedale Sacro Cuore. Come assistente dei ragazzi, don Calabria mandò fratel Mario Sometti che era in procinto di iniziare la teologia per diventare sacerdote. Don Calabria lo chiamò e gli chiese se sarebbe stato disposto a troncare gli studi per assistere questi bambini. Lui, nella sua grande generosità e semplicità ubbidì, conscio che ogni attività è “grande nella Casa di Dio”. Fratel Sometti, in questo servizio, fu coadiuvato da fratel Dall’Ora, sempre pronto con le sue filmine animate dalla sua ricca fantasia di narratore. Anche l’economo di Negrar, fratel Pietro Nogaré, cercò di ritagliarsi brevi spazi di tempo per stare con questi bambini, aiutarli a giocare, guardarli in faccia per scrutare i malinconici o i malaticci, inventare passatempi, occuparsi per provvedere che nulla mancasse a quelle creature. La giornata di questi bambini era ritmata dalle cure, presta-

Gita sulle colline della Valpolicella

Gruppo dei bambini e ragazzi a Negrar

te da dott. Dario Salgari, da passeggiate all’aria aperta e da elioterapia sulla terrazza. I bambini provenivano da varie città del Nord: Verona, Cremona, Ferrara, Udine, Trieste, Padova, Rovigo, Vicenza, Treviso. Il 27 settembre 1952, don Calabria si recò a Negrar. Spesso si rifugiava in questa casa tanto amata per isolarsi e riposarsi. Quel giorno, al suo arrivo, gli corsero incontro i bambini del preventorio per salutarlo e fargli festa. Don Calabria restò spiazzato. Non aveva niente da offrire. Il giorno dopo scrisse questa bella lettera, indirizzata al “Caro fratel Sometti”: La grazia e la pace di Gesù siano sempre con noi. Nella breve visita che ho fatto ieri nella cara casa del Sacro Cuore, una fuggevole visita, i primi a venirmi incontro sono stati i tuoi ragazzi da te accompagnati, ai quali io ho dato di cuore la Santa benedizione. Ti confermo che ho sentito ieri una cosa che non avevo mai sentito, cioè quanto queste anime sono care al Signore. Esse sono delle tenere pianticelle nel giardino del Signore, che hanno bisogno della mano sicura di un giardiniere che le curi secondo i desideri del Cuore di Gesù. E il giardiniere sei proprio tu, chiamato dalla Divina Provvidenza a lavorare queste tenere pianticelle perché portino frutti abbondanti. Quale grande grazia è la tua d’essere stato scelto a questo alto e meritevole ufficio! Cerca di corrispondere e il Signore benedirà abbondantemente te e tutti i cari ragazzi a te affidati. [...] Gli insegnamenti che ora ricevono, anche se nel momento sembra che non portino effetto, certamente porteranno frutto in un domani. Ricorda che si può essere apostoli, preti anche se non si ha la Sacra Ordinazione, perché non tutti i preti sono santi, ma tutti i santi sono preti. Prego il Signore che con te vengano degli altri a compiere la missione che già tu compi, che è una missione divina. [...] Prega per me. Sac. J. Calabria Don Mario Gadili


Lo scorso 8 febbraio a São Luis do Maranhão (Brasile) è stato ordinato sacerdote il Povero Servo Jardel Rodrigues de Oliveira.

Nuova parrocchia in Brasile Lo scorso sabato 1 marzo, nella cittadina di Ponta Porã in Mato Grosso del Sud, ai confini con il Paraguay, una nuova comunità di Poveri Servi ha assunto la parrocchia di San Vincenzo de Paoli. I componenti la comunità sono: Padre Edmilson José Da Silva, Padre Dalvir Zanatta e fratel Ricardo Ferreira.

Arcivescovo di Montevideo Il Santo Padre Francesco ha nominato arcivescovo di Montevideo, in Uguruay, il salesiano mons. Daniel Fernando Sturla. Mons. Sturla, 54 anni, ha preso possesso dell’arcidiocesi lo scorso 9 marzo. Conosce bene l’Opera Don Calabria in Uruguay e Argentina ed è stato spesso ospite delle nostre case. L’Opera esprime la sua gioia per questa importante nomina e augura un buon lavoro al nuovo vescovo.

Vescovo di Erexim Alla fine di febbraio ha soggiornato a san Zeno in Monte mons. Josè Gislon, vescovo di Erexim (diocesi nel nord del Rio Grande do Sul, in Brasile). Il vescovo ha fatto visita a don Gianni Menegazzi, già parroco nella sua diocesi e attualmente a Negrar.

Parrocchia di Restinga Sabato 8 marzo, durante una celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Porto Alegre S.E. Mons. Jaime Spengler, il Povero Servo don Gilson Bertamoni ha iniziato il suo ministero di parroco nella parrocchia di Restinga (Brasile).

Il Casante e i giovani

NOTIZIE

Padre Jardel

Il 16 marzo il Casante p. Miguel Tofful ha incontrato a san Zeno in Monte una folta rappresentanza dei giovani dello Spazio Fiorito Mariano, nell’ambito della preparazione all’XI Capitolo generale. Analogamente, l’1 e il 2 marzo a Roma p. Miguel aveva incontrato i giovani provenienti dalle realtà calabriane del centro-sud Italia.

Ex allievi

Festa di carnevale

Dopo la festa di Santa Lucia siamo giunti, in un battibaleno, ad un altro immancabile appuntamento organizzato dagli Ex allievi di san Zeno in Monte: la festa di carnevale! Tutte le comunità erano presenti, con ragazzi ed educatori. Molti erano mascherati, alcuni avevano solo i visi colorati, ma tutti erano spinti da una gran voglia di trascorrere un po’ di tempo insieme, all’insegna di una sana e semplice allegria. Fr. Matteo e sor. Graciela hanno iniziato la serata con un momento di riflessione dedicato ai nostri ragazzi. Partendo dalla visione di un pezzo del film L’attimo fuggente, hanno aiutato i ragazzi a pensare al proprio futuro... a pensare che ognuno può, se si impegna, avere


una buona vita! Hanno raccontato che anche don Giovanni Calabria ha faticato tanto, ma poi... lui aveva un sogno! E anche oggi questo sogno vive nelle sue case! Ognuno di noi può realizzare il suo sogno! Dopo la riflessione... tutti a tavola: con fantastici gnocchi! E panini farciti! E poi sono iniziati i canti, i balli, i salti, gli scherzi, senza lesinare il lancio di coriandoli e stelle filanti, cercando di non perdere mai di vista il tavolo dei galani. Nonostante lo spostamento in massa dei ragazzi, verso le caramelle lanciate da un simpatico clown, la struttura di san Zeno in Monte ha retto bene anche stavolta... Ed è ancora lassù... in attesa della prossima festa! Orazio ed Elisa

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Volontariato Calabriano

Assemblea annuale L’associazione di Volontariato Calabriano “Francesco Perez” ha tenuto la sua assemblea annuale a san Zeno in Monte domenica 9 marzo.

CCSC

Eventi formativi

In gennaio e febbraio si sono svolti diversi incontri formativi nell’auditorium di san Zeno in Monte. Il 24 gennaio la nota scrittrice Maria Pia Veladiano è intervenuta in occasione della 64ma giornata di studi calabriani sul tema: “Si può essere felici nei libri?”. Il 28 gennaio è stata la volta di don Alessandro Manenti, intervenuto nell’ambito di un incontro organizzato dalle sorelle Povere Serve sul tema “Comprendere e accompagnare la persona in formazione”. Infine il 21 febbraio la prof.ssa Antonella Delle Fave, psicologa, è stata la protagonista della 65ma giornata di studi calabriani, intitolata “Malattia come opportunità. Sviluppo di risorse e costruzione di benessere nella psicologia positiva”.

Don Luigi Pedrollo Lo scorso 16 febbraio a san Zeno in Monte con una solenne celebrazione è stato ricordato l’anniversario della nascita al Cielo di don Luigi Pedrollo, primo successore di don Calabria.

Ex allievi di Milano

Ricordo di Dino Gattini L’Associazione Ex allievi di Milano è venuta a conoscenza di recente che Dino Gattini è morto. È deceduto a Sala Comacina (Co) l’8 maggio 2013. Aveva 92 anni, essendo nato a Sermide (Mn) il 16 febbraio 1921. Dino Gattini fino a qualche anno fa era stato una colonna dell’Associazione Ex allievi di Milano. Ne era stato uno dei fondatori; faceva parte della Presidenza, ed è stato protagonista non solo di tutti i convegni fino agli anni ’90, ma ha accompagnato anche i momenti più importanti dell’Opera Don Calabria a Milano. Nella foto lo vediamo, infatti, con altri Ex allievi, accanto a don Mazzi sostenendolo nella creazione di Exodus dentro la Cascina Torrette al Parco Lambro nei primi anni ’80. Ma ugualmente fu presente all’avvio della nuova sede dell’Opera al Centro Vismara di via dei Missaglia. È rimasto in contatto con l’Associazione fin che ha potuto. Ogni tanto il nostro collega Gianni Sommavilla gli telefonava, oppure andava a trovarlo a Triuggio, dove abitava. Ultimamente s’era ammalato gravemente e si muoveva in carrozzella. Ci raccogliamo per una preghiera a suffragio dell’amico Dino Gattini, uno dei grandi protagonisti della storia degli Ex allievi. F.S.


Associazione Il ponte di don Calabria

Norma Mozzanini A Milano, all’età di 91 anni, il 30 gennaio tornava alla Casa del Padre la sig.ra NORMA MOZZANINI. Persona molto conosciuta, attiva ed apprezzata collaboratrice, fin dal suo inizio, della parrocchia di Cimiano. Per lei la parrocchia, come per tanti altri, era parte della propria famiglia. Sempre presente nelle svariate iniziative, ha avuto un vissuto di servizio pastorale e di carità: l’oratorio e i giovani, le associazioni, i malati e le famiglie, la nuova chiesa, i soggiorni in montagna... con don Giuseppe Bistaffa prima, poi con don Pietro Murari... e via via con i parroci e sacerdoti dell’Opera che si sono susseguiti. Affezionata lettrice de “L’AMICO”, ha sempre seguito con passione lo sviluppo e la vita dell’Opera, soprattutto dei religiosi/e da lei conosciuti, in Italia e nel mondo. E attraverso L’AMICO l’Opera Don Calabria si unisce nel dolore e nella preghiera di suffragio alla figlia Franca col marito Giovanni Scurati e il nipote Samuele, nonché alla nuora Mariarosa col figlio Claudio Mozzanini. Don Elvio Damoli

Caritas tra carità e profezia

Si svolgerà a Maguzzano dal 30 maggio al 1° giugno la convivenza di spiritualità organizzata dall’associazione “Il ponte di don Calabria”. L’iscrizione è aperta a tutti. Questo il programma. Venerdì 30 maggio 16.30: arrivo e accoglienza. A seguire: incontro di conoscenza e cena 21.00: Marco Campedelli: “Teatro mondo piccino” Sabato 31 maggio 09.30: preghiera guidata da Mariolina Cornoldi 10.00: Vito Mancuso: “Speranza, ragione, follia”. 12.30: Pranzo con grigliata brasiliana 15.00: Mons. Carlo Molari: “Aspetto filosofico e teologico della speranza” A seguire momento di preghiera e cena 21.00: Marco Campedelli: “Teatro mondo piccino”

NOTIZIE

Siamo laboratorio di speranza!?

Domenica 1 giugno 09.30: Vito Mancuso: “Speranza religiosa e virtù civili” 11.30: S. Messa 12.30: Pranzo 15.00 Mons. Carlo Molari: “Cosa significa sperare in ordine alla vita futura” 17.00: Conclusione e proposte

Per info e iscrizioni Don Sandro Varalta 339.1339591 / donsandro.varalta@tiscali.it Lucia Rotta 335.5309095 / e-mail luciarotta@hotmail.com. Quota iscrizione: 30,00 € • Pensione completa: 100,00 €

È disponibile nelle librerie un dvd che ripercorre la storia dei 30 anni della Caritas italiana. In particolare in esso venFesta della famiglia gono presentate le figure dei tre diretQuest’anno la tradizionale festa della Famiglia si terrà domenica 1 giugno 2014 nella tori che in Casa Madre di San Zeno in Monte. Questo il programma: 9.00 accoglienza (possibilità questo trendi confessarsi); 10.30 S. Messa sotto il tendone (sarà presente il Casante); 12.30 pranzo tennio si so(offerta libera); 14.30 attività di intrattenimento; 16.30 merenda. no succeduti alla guida della CaDurante la giornata ci sarà la possibilità di accedere alla visita guidata nella casa di don ritas, tra cui il Povero Servo don Calabria, inoltre si potranno conoscere le varie realtà calabriane di oggi. Per chi Elvio Damoli (gli altri sono don desidera, si può partecipare con delle torte che verranno poi premiate. Giovanni Nervo e don Giuseppe PARCHEGGIO: per parcheggiare l’auto si prega di usare il parcheggio presso casa San B. Pasini). Il dvd è intitolato Giuseppe in via Caroto, 5 (con passaggio pedonale per San Zeno in Monte). “Memoria e profezia per testiL’invito è aperto a tutti! moniare la carità”. Per esigenze organizzative si prega gentilmente di comunicare la prenotazione del pranzo entro il 20 maggio 2014 all’e-mail exallievisanben@doncalabria.it oppure telefonando a fr. Piccolo (030.9130182), Monica (329.3123916), Flavio (348.8822266), Salvagno (348.4904511).


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Felicitazioni

Tornati al Padre

â?– La signora Luciana Pomari si congratula con Fernando Brutti e famiglia per i due nipotini nati recentemente. Luciana e Fernando sono stati bambini insieme a Camposilvano.

◆ A Civitavecchia ha destato cordoglio e commozione l’improvvisa scomparsa di mons. Sandro Sartori, direttore della Caritas diocesana ed Ex allievo della Casa di Nazareth. Aveva 73 anni ed era stato per molti anni parroco di Montalto di Castro e a Civitavecchia. La morte è avvenutail 29 gennaio 2014. Attualmente era anche assistente all’arciconfraternita del gonfalone di Maria Santissima delle Grazie. Ha partecipato alle esequie l’amico e compagno di Nazareth Mario Gasparini, in rappresentanza della Famiglia calabriana.

NOTIZIE

â?– Lo scorso 26 dicembre Maria Zaira, figlia di Luigi Bussinelli e Annamaria Ferrero, ha festeggiato insieme al marito Flavio i 10 anni di matrimonio. Congratulazioni dalla Famiglia calabriana agli sposi e ai loro bambini!

AO

  

         

            

◆ Il giorno 8 febbraio 2014 è mancato il sig. Luis Carlos Bassotto, papà del nostro confratello padre Ivan. Siamo vicini a padre Ivan e alla sua famiglia con il ricordo e con la preghiera.

organizza con grande gioia il

7° festival di san zeno

“Mai stĂ  come st’anno!â€?

SAO

festival di san... zeno

22-23-24 APRILE 2014 SAN ZENO IN MONTE

Area Riabilitativa

SAO San ZENO Via San Zeno in Monte, 23 - 37121 VERONA Tel. e Fax 045.80.52.949 Cell. 349.86.23.928 E-mail: sao@centrodoncalabria.it

Tipolitografia don Calabria - VERONA

Proprio nell’imminenza del XI Capitolo generale, il SAO (Servizio Assistenziale Occupazionale) di san Zeno in Le esibizioni si svolgeranno Monte organizza il VII FESTIVAL DI SAN... ZENO, evento dalle ore 10.00 alle ore 12.30 musicale dedicato ai Ceod e ai centri che svolgono attiviCentro Polifunzionale Don Calabria tĂ  nel campo della disabilitĂ . E dunque ancor piĂš degli INGRESSO LIBERO E GRATUITO scorsi anni sarĂ  bello e significativo vedere san Zeno in Monte invasa di tante persone unite dal desiderio di dar voce a chi di solito non ha spazi nè modi per mostrare le proprie capacitĂ  artistiche ed espressive. La grande novitĂ  dell’edizione 2014 sarĂ  la distribuzione del Festival in tre giorni (22, 23 e 24 aprile, dalle 10 alle 12.30), per dar modo di lasciare ancora piĂš tempo e organizzazione alle esibizioni. Oltre agli spettacoli, a san Zeno sarĂ  allestita una mostra in cui come in una piccola fiera si potranno conoscere le tante realtĂ  della disabilitĂ  del territorio veronese. Il tema, “MAI STĂ COME ST’ANNOâ€?, è una articolazione del tema del Capitolo generale e vuole essere un suggerimento a trovare il coraggio di intraprendere nuove strade (deserte) magari rischiando un po’: solo cambiando si possono scoprire nuove situazioni e incontrare nuove realtĂ .

Anche l’ufficio del Servizio Civile dell’Opera Don Calabria aderisce alla manifestazione che si svolgerà in Arena, a Verona, il 25 aprile per sensibilizzare ai temi della pace e del disarmo. All’evento, organizzato da una foltissima rete di associazioni, parteciperanno tra gli altri Alex Zanotelli, Luigi Ciotti, Cecilia Strada, Gad Lerner e molti altri tra cui numerosi artisti e musicisti. Per maggiori informazioni: www.arenapacedisarmo.org.


Appuntamenti EX ALLIEVI PATRONATO - ROVEGGIA SAN MARCO Sabato 12 aprile 2014 Ritiro di preparazione alla Santa Pasqua presso il Centro Polifunzionale don Calabria.

Sabato 13 settembre 2014 Tradizionale pellegrinaggio alla Madonna della Corona (venerdì 12 per chi parte a piedi da San Zeno in Monte).

EX ALLIEVI NAZARETH Lunedì 2 giugno 2014 CONVEGNO ANNUALE Come già annunciato in precedenza, il convegno degli Ex allievi di Nazareth si svolgerà lunedì 2 giugno (anziché la data tradizionale del 25 aprile).

SANTA MESSA PER FR. GUIDORIZZI Domenica 8 giugno 2014 La celebrazione, in occasione del quinto anniversario del ritorno al Signore di fratel Francesco, avverrà a Maguzzano alle ore 11.00. Alle ore 12.30 per chi lo desidera ci sarà il pranzo (si prega di prenotare entro mercoledì 4 giugno al numero 030.91.30.182).

Sabato 25 ottobre 2014

ABBAZIA DI MAGUZZANO

Pellegrinaggio-visita ai nostri religiosi defunti al cimitero di Maguzzano. I programmi dettagliati e altre informazioni verranno pubblicate su L’Amico e sul sito www.doncalabria.org/ fam.calab/ex allievi/ sez. Patronato, Roveggia...

Prosegue il cammino di incontri ecumenici presso l’abbazia, iniziati nel novembre 2013. Questi i prossimi appuntamenti:

EX ALLIEVI ROMA

Cenni alla storia della Chiesa. Gli scismi e i tentativi di riconciliazione. Relatore: CARDINI FRANCO, esperto sulla storia della Chiesa.

LABORATORIO DI ECUMENISMO Martedì 13 maggio 2014 - ore 17.30-19.00

Domenica 4 maggio 2014 CONVEGNO ANNUALE

Martedì 10 giugno 2014 - ore 17.30-19.00

Il convegno si svolgerà presso il Collegino di Primavalle. Questo il programma: 8.30 accoglienza e registrazione; 9.00 saluti e riflessione sul tema “La famiglia oggi”; a seguire la relazione del presidente di sezione e il rinnovo del direttivo per il prossimo triennio; 12.00 S. Messa. A seguire, pranzo sociale. Saranno presenti gli amici della presidenza nazionale e i superiori dell’Opera.

5 PER MILLE

Mercoledì 11 giugno 2014 UDIENZA DA PAPA FRANCESCO Mercoledì 11 giugno parteciperemo, in gruppo, all’Udienza Generale con Papa Francesco. L’iniziativa, promossa dagli Ex allievi di Roma, è aperta a tutti gli Ex allievi delle altre case e sezioni! Ai fini dell’organizzazione, al momento siamo in grado di comunicare soltanto la data; in seguito, a tutti coloro che avranno notificata la propria adesione, verranno date informazioni più precise, compresi i biglietti per la partecipazione. Ci auguriamo di formare un gruppo numeroso, come Ex allievi dell’Opera don Calabria. Per adesioni e informazioni: Mario Capobianco (338.25.98.699); Renzo Strocati (334.14.87.933); Gustavo Striolo (340.27.78.750); Enio Malaspina (enio-malaspina@gmail.com).

EX ALLIEVI FERRARA Sabato 24 maggio 2014 Pellegrinaggio all’abbazia di Maguzzano sulle tombe dei Religiosi.

Domenica 8 giugno 2014 Alle 9.30 si svolge un incontro formativo sulla spiritualità calabriana. A seguire ci sarà la S. Messa in onore e ricordo di mons. Ruggero Bovelli. N.B.: Desideriamo ricevere la vostra e-mail o un’altra dove poter inviare le comunicazioni. Per informazioni: Sede Ex allievi tel. 0532.74.79.50 e-mail exallievi@cittadelragazzo.it centralino Città del Ragazzo 0532.74.15.15

L’ecumenismo oggi e le prospettive per il futuro. Interviene la Presidente Nazionale del SAE, prof. MARIA ANITA MONTRESOR.

Anche quest’anno nella denuncia dei redditi delle persone fisiche sarà possibile destinare il 5X1000 dell’IRPEF ad associazioni Onlus riconosciute dallo Stato. Chi volesse destinare il suo 5X1000 a qualcuna delle associazioni Onlus legate all’Opera, lo può fare apponendo la firma nell’apposito riquadro e riportando il numero di codice fiscale di una delle seguenti associazioni: • Associazione Don Calabria Missioni Sostegno Sanità Onlus, cod. fisc. 93147750231 • Associazione di Volontariato Calabriano “Francesco Perez”, cod. fisc. 93058980231 • Fondazione Exodus Onlus, cod. fisc. 97181590155 • UMMI - Unione Medico Missionaria Italiana, cod. fisc. 80009460231

Poesia di Pasqua Ho visto uccidere il mio unico figlio. Son come secco greto d’un fiume, cieco sguardo senza orizzonte. Perso il mio nome di Madre di me che rimane? Mentre la notte alla luce s’arrende nell’alba mi manca il respiro. Il vento mi porta la voce dell’Uomo che ha vinto la Croce.

La redazione de «L’Amico» augura a tutti i lettori una santa Pasqua di Risurrezione.


Gesù, don Calabria e la croce D

i che morte è morto Gesù? La risposta può darla anche un bambino che si prepara per la prima comunione: “Gesù è morto in croce!”. Sì, è vero! Gesù è morto in croce come i due ladroni crocifissi con Lui. Dice infatti Matteo nel suo Vangelo: «Insieme a Gesù vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra» (Mt 27,18). Ma... è facile capire di quale morte morirono i due ladroni crocifissi con Gesù! Morirono certamente per soffocamento perché i soldati spezzarono loro le gambe. Leggiamo infatti nel Vangelo di Giovanni: «Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato, – chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con Gesù» (Gv 19, 31-32). Di quale morte, invece, sia morto Gesù... è un po’ più difficile capirlo. L’evangelista Giovanni che, assieme a Maria madre di Gesù, era presente alla scena della crocifissione, continua il suo racconto con queste parole: «Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19, 33-34). Se Gesù, quando vennero i soldati, era già morto, di quale morte morì? E... perché permise che gli squarciassero il costato con una lancia che gli ferì proprio il cuore dal quale “uscì sangue e acqua”? Deve aver fatto molta impressione anche a don Calabria questo fatto se, giovane sacerdote, curato a Santo Stefano, si è sentito ispirato di dire ai suoi giovani queste parole non moralistiche, ma profondamente teologiche: «Giovani cari, Gesù benedetto, quando comparve alla vergine Margherita [Maria Alacoque], disse: “Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini e che è così poco amato”. Giovani, riflettiamo a questa parola “tanto”. Certamente Gesù ha amato gli uomini, poiché Egli è morto per tutti e non vi è uno solo che non possa dire: Ha amato me, è morto per me. Oh sì, è grande, grandissimo l’amo-

re di Gesù per gli uomini! Mi par di vederlo, Gesù, come apparve alla vergine Margherita Maria Alacoque. Contemplate quel Cuore: di sopra s’innalza una croce a guisa di trono, ma è trono di amore. Attorno a quel cuore vi è una corona di spine, ma è corona di umiliazioni, di patimenti, di affanni. Vi son delle fiamme, ma fiamme d’amore; vi è una ferita, ma è ferita che denota l’eccesso dell’amore...». Facciamo risuonare ancora una volta nel nostro cuore la domanda: “Di che morte è morto Gesù?”. Il mio cuore ha già percepito la risposta: Gesù – che era già morto quando vennero i soldati – ha permesso che il suo cuore venisse squarciato per farci capire che Lui... era morto di crepacuore “perché – come ha rivelato a Margherita Maria Alacoque – è così poco amato”. Don Calabria terminava quella sua omelia ai giovani dell’oratorio con queste parole: “Ah, caro mio Gesù, quanto sono grandi le vostre misericordie, il vostro amore per me; se fino a questo punto non vi ho amato, ora vi amerò davvero”. Don Luigi Piovan


L amico 2 2014