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Sergio Cantoni, Giovanna Cattaneo, Giuditta Bolognesi

VALCALEPIO VALCALEPIO Il Vino dei bergamaschi

Il Vino dei bergamaschi

Sergio Cantoni Nato ad Alba (Cn) il 13 dicembre 1954. Diplomato enotecnico all’ Istituto Agrario Umberto I di Alba nel 1974, riceve il diploma di laurea in Enologia nel 1998. Lavora nel mondo del vino bergamasco dal 1977 collaborando con la Cantina Sociale Bergamasca, il Consorzio Tutela Valcalepio e assistendo come consulente numerose aziende agricole. Molto attivo nel campo della analisi sensoriale degli alimenti è socio fondatore del Centro Studi Assaggiatori di Brescia. Ideatore e direttore del Concorso Enologico Internazionale “Emozioni dal mondo Merlot e Cabernet Insieme”. Giovanna Cattaneo Dottore Agronomo Nata a Milano nel 1973, laureata in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Milano nel 1999, libera professionista referente tecnico agronomico del Consorzio Valcalepio dal 2002 e della Cantina Sociale Bergamasca, si occupa di viticoltura e di analisi sensoriale dei prodotti tipici. Dal 2007 collabora con l’Università degli Studi di Milano per il corso di viticoltura e enologia. Giuditta Bolognesi Nata a Ferrara nel 1959, risiede a Peschiera del Garda (Verona). Giornalista professionista, lavora dal 1992 per il quotidiano L’Arena. Numerose le collaborazioni con altre testate giornalistiche, anche televisive, e gli incarichi come ufficio stampa. Affianca alla professione giornalistica quella di autrice di libri tra i quali alcune favole e i volumi celebrativi del 50° anniversario della Cantina vitivinicola Zenato di Peschiera e della Antica Fiera di Cavalcaselle (Comune di Castelnuovo del Garda).

PROVINCIA DI BERGAMO


VALCALEPIO Il Vino dei bergamaschi

PROVINCIA DI BERGAMO


Coordinamento editoriale: Giulio Del Monte – Dirigente del Settore Agricoltura ed Expo Coordinamento tecnico: Giuliano Oldrati e Federica Crespi Testi: Sergio Cantoni Giuditta Bolognesi Giovanna Cattaneo Traduzioni: Sara Cantoni Foto: Anne Nosten Consorzio Tutela Valcalepio Un particolare ringraziamento al Centro Studi Assaggiatori di Brescia per la concessione dei testi inerenti all’analisi sensoriale. Ringraziamo inoltre Carlo e Celeste Zadra, Riccardo Guadalupi, Bruno Marengoni, Marco Marengoni e il Conte Bonaventura Grumelli Pedrocca per la disponibilità e la grande passione dimostrata; Marco Testi e Francesco Aiolfi per la collaborazione nella parte di ricerca l’Università degli Studi di Milano nelle persone del prof. Antonio Tirelli, del prof.Osvaldo Failla e della d.ssa Daniela Fracassetti per il supporto tecnico. Copyright © Testi, disegni e foto dei rispettivi Autori Copyright © Provincia di Bergamo - Settore Agricoltura ed Expo Progetto grafico Grafical srl - Marano di Valpolicella - VR Stampa: CPZ spa – Via Landri 37 – Costa Mezzate

Realizzato con il contributo del:

Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale: l’Europa investe nelle zone rurali PSR 2007-2013 Direzione Generale Agricoltura


Preface Bergamo Province highly values agribusiness production and, for what concerns wine production, it patronized some specific scientific publications aimed at broadcast the uniqueness of our wines from both a technological and a qualitative point of view. This volume, focused on an in-depth analysis of vine growing activities in our region, is edited in cooperation with Agricultural Cooperative Vignaioli Bergamaschi. Vine growing was one of the main sustaining activities in our region history as far as farmer population is concerned. It was this activity that brought to the cultivation of the once abandoned hillsides. This not only represented a productive enhancement, but it also contributed to the embellishment of our hilly countryside. The main focus of this volume is the analysis of the last 60 years of vine growing history in Bergamo through historical memories of the main character of the birth and development of the DOC (Certification of Controlled Origin) “Valcalepio�. We started with the past and ended the volume dealing with our contemporary situation and with a brief chapter about technical data mixed up with curiosities and peculiarities that lighten the straight scientific data report and the bibliographic material. All the data collected in this volume contribute in creating a complete image of the work at the base of the actual Bergamo vine growing and wine production situation. In this history there are great satisfactions but also failures and disappointments that have always been overcome by the intelligence and perseverance of Bergamo people. This volume aims at being a statement of the intelligence and industriousness of our farmers. We also want to underline how much work has been done and still is being done nowadays by those belonging to this productive compartment. We hope that this volume will contribute in increasing the number of those who support and consume Valcalepio that is a fundamental jewel in our province wine panorama.

Enrico Piccinelli

Ettore Pirovano

Agriculture Assessor Bergamo Province

President Bergamo Province

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Presentazione La Provincia di Bergamo è stata sempre sensibile alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari del proprio territorio e in particolare per il comparto vitivinicolo ha redatto alcune specifiche pubblicazioni, allo scopo di divulgare la conoscenza delle peculiarità dal punto di vista tecnologico e qualitativo dei nostri vini. Ora in collaborazione con la Cooperativa Agricola Vignaioli Bergamaschi è stato redatto il presente volume allo scopo di approfondire la conoscenza delle nostre “radici” su un’attività, la viticoltura, che in un determinato periodo della nostra storia ha costituito una delle principali fonti di reddito per le popolazioni contadine, favorendo la messa a coltura di pendici incolte e quindi la sistemazione ammirevole di vaste superfici, con il conseguente abbellimento del paesaggio collinare. Ci si è concentrati in particolare sugli ultimi 60 anni di storia della viticoltura bergamasca attraverso le testimonianze storiche dei principali protagonisti della nascita e lo sviluppo della DOC (denominazione di origine controllata) “Valcalepio”, per arrivare sino ai giorni nostri, con una rapida carrellata di informazioni tecniche anche minute, arricchite da “curiosità” che alleggeriscono talvolta la fredda sequenza dei dati statistici e della documentazione bibliografica. Le notizie nel loro insieme forniscono un quadro completo del lavoro svolto, non privo di soddisfazioni, ma anche di fallimenti e di delusioni, che comunque sono sempre stati superati dall’ingegno, dalla tenacia propria delle genti bergamasche. Questa iniziativa vuole dunque dare atto della laboriosità e intelligenza dei nostri agricoltori e segnalare quanto viene attuato ai giorni nostri dagli operatori del settore con la speranza di incrementare sempre più il numero di sostenitori/consumatori del “Valcalepio”, gioiello del patrimonio enogastronomico della nostra terra.

Enrico Piccinelli

Ettore Pirovano

Assessore all’Agricoltura Provincia di Bergamo

Presidente Provincia di Bergamo

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Vigneto a Scanzorosciate

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Introduzione VALCALEPIO Il Valcalepio nasce ufficialmente nel 1976 con la concessione della denominazione di origine controllata, la sua genesi, però, risale ad almeno otto anni prima con le prove di vinificazione, con la scelta dei vitigni e l’imbottigliamento delle prime bottiglie dimostrative. Come in tutte le storie, con il passare del tempo si perdono i particolari e, venendo a mancare i protagonisti, le testimonianze dei passi e delle decisioni prese. Ecco perchè è importante creare una memoria di tutto questo, per poter capire, ad anni di distanza, il perché di quello che è stato deciso e le motivazioni di determinate scelte. Questo libro, nascendo oltre 35 anni dopo, vuole raccogliere quanto più possibile materiale del passato e raccontare il presente, ponendo le basi per il futuro o, perlomeno, cercando di porre delle basi di partenza per questo. Nella prima parte di questo volume leggeremo le testimonianze di coloro i quali hanno concorso alla creazione, alla nascita ed ai primi passi del Valcalepio; poi cercheremo di vedere cosa è stato fatto da un punto di vista tecnico negli anni della crescita ed infine vedremo quello che si sta facendo oggi per migliorare ulteriormente il percorso fatto ed i risultati ottenuti. Il primo tentativo di raccogliere dati e di fare il punto della situazione della enologia a Bergamo si deve a Aldo Quinzani che, con il suo libro, raccoglie tutto quello che risulta reperibile sulla produzione e sulla messa in commercio dei vini nella Valcalepio fino alla metà degli anni 80. I primi anni di produzione sono veramente pionieristici, si deve passare da sistemi di allevamento intensivi ad altri che meglio si prestino a produzioni limitate per ceppo, si devono migliorare l’attrezzatura di cantina e le procedure di vinificazione. Il lavoro, come tutti quelli legati all’agricoltura, procede lentamente perché ad ogni prova occorre attendere la crescita e la maturazione dei vini. Dalle testimonianze che leggerete si può intuire l’intensa attività dei tecnici e il progressivo miglioramento qualitativo dei vini. Chiaramente a tutto questo si unisce il crescente interesse da parte dei bergamaschi per la produzione del vino, ne sono testimonianza il progressivo aumentare del numero delle aziende che si dedicano alla produzione del Valcalepio e, di conseguenza, il numero dei vini proposti dal mercato. 7


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Altri due libri segnano il progredire del lavoro e datano ambedue agli anni novanta. Sono opere del dottor Bruno Marengoni e del dottor Marco Marengoni che rappresentano due capisaldi per capire il progredire della vita del Valcalepio come vino e come fenomeno territoriale.

LE TERRE DELLA VITE A BERGAMO Edito nel luglio del 1992 ha impegnato il dr Bruno Marengoni per parecchi anni. È un testo rivolto agli studiosi ed ai professionisti nel quale il Marengoni crea un archivio delle rocce madri presenti nella fascia collinare bergamasca catalogandone le caratteristiche. Interessante leggere quanto scrive a pagina 9: “L’Italia ha in campo enologico un’alta tradizione. I suoi operatori hanno compiuto, specie in questi ultimi decenni, un balzo migliorativo notevole soprattutto imitando l’estero. Ma limitarsi ad imitare, sia pure presto e bene può portare tutt’al più ad un onorevole secondo posto, poiché il primato rimane ovviamente a chi crea , ricerca le immagini di mercato e non si limita a copiarle. La strada obbligata per superare questa situazione è aprire alla vitivinicoltura nazionale prospettive più avanzate, è una ricerca per tempi lunghi dimensionata agli interessi in gioco, che miri al miglioramento qualitativo nonché al recupero e adeguamento al gusto odierno dei vini tipici italiani.” Rileggendo oggi questo paragrafo e osservando il panorama enologico italiano, appare chiaro come sempre più si sia abbandonata la linea di ricerca e come invece ci si sia appiattiti su sterili tentativi di imitazione che anziché coinvolgere il consumatore, come solo prodotti originali davvero sanno fare, hanno portato ad un suo progressivo allontanamento. La ricerca del successo facile imitando il vicino non porta mai a risultati duraturi ma solamente a brevi ed effimeri exploit. L’agricoltura comporta sempre tempi lunghi, chi vuole forzarli va incontro ad un sicuro insuccesso, chi vuole i risultati subito non li può cercare in agricoltura, il vino e la vite hanno bisogno dei loro tempi. Predicare e ricercare tradizione e territorio volendo i risultati subito è contrario al DNA agricolo, la tradizione presuppone tempo e non esistono macchine ne protocolli per abbreviare questo processo. La tradizione presuppone uomini e tanto tempo, tutto il resto non lascia traccia. Tornando all’opera del Marengoni, l’autore identifica queste rocce madri nel 8


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

panorama bergamasco: Selcifero Lombardo Maiolica Marna di Bruntino Sass de luna (tipico) Sass de luna calcareo Torbiditi sottili Peliti nere superiori Peliti rosse Flysch di Pontida Arenaria di Sarnico Pietra di Credaro Flysch di Bergamo

Vigneto a Torre De Roveri

Fragipan Il Marengoni riporta poi che su ognuno dei terreni prodotti da queste rocce sono posizionate delle aziende che producono Valcalepio ed, in quegli anni, sono state condotte delle macrovinificazioni ( almeno 10 hl ) sia di Merlot che di Cabernet Sauvignon. Si è proceduto alla vinificazione in cinque aziende posizionate su cinque formazioni diverse e, dopo due anni, si è proceduto ad una degustazione dei campioni che hanno dimostrato come il terreno porti a notevoli differenziazioni sulle caratteristiche sensoriali del prodotto finito. I vini ottenuti sul selcifero lombardo presentano colore decisamente più accentuato, maturazione gustativa lenta e sono quindi vini più adatti all’invecchiamento. I vini sui fysch hanno buona colorazione ma, specialmente il merlot, caratteristiche sensoriali rivolte alla freschezza e sono quindi vini di più pronta beva. Il sass de luna porta a vini normalmente più scarichi di colore e con una minore corposità, chiaramente dotati di una maggiore eleganza e finezza. Le ricerche dopo alcuni anni si sono poi interrotte per problemi economici ma hanno fornito informazioni che sono state utilizzate per impiantare i vigneti degli anni novanta e, soprattutto, a discriminare su quali terreni coltivare i merlot e su quali i cabernet, quali terreni utilizzare per i bianchi e quali per i rossi. 9


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

VITE E VINO Edito nel febbraio 1996 ad opera del dr Marco Marengoni, rappresenta una validissima disanima sulla storia della viticoltura e della enologia nella Bergamasca. Nel libro il Marengoni prende in esame l’evolversi della viticoltura a partire dal medioevo a venire ai giorni nostri. Molto importante la ricerca sui vecchi vitigni, a partire dagli ibridi produttori diretti fino ai giorni nostri. Molto interessante sapere che negli anni cinquanta venne creato un ibrido denominato Baiardo con delle caratteristiche quanto mai allettanti, specialmente in questi anni in cui si va alla ricerca di vitigni resistenti alle crittogame. Vengono raccontate con dovizia di particolari le prime selezioni clonali e i primi impianti con materiale selezionato. Sembra di parlare di tempi lontani ma, in effetti, siamo solamente a ieri. Gli impianti di oggi sono molte volte frutto di quelle ricerche e, in molti casi, conoscere la genesi può aiutare ad evitare eccessi sicuramente non positivi. Anche in questo campo abbiamo visto che imitare gli altri senza farsi domande sulle nostre esigenze porta molte volte ad errori che, nel caso di un vigneto, si pagano con anni ed anni di produzioni non soddisfacenti. Un capitolo è dedicato alle varietà di vite coltivate nella bergamasca, una parte è anche dedicata alle vecchie varietà autoctone; tra queste ci preme ricordare gli incroci Terzi, tra cui vengono citati il n.1 e il n.2, il Moscato di Scanzo e la Merera. Su quest’ultima è iniziato un lavoro di ricerca di cui si farà cenno nei capitoli successivi che porterà a breve all’iscrizione nell’elenco delle varietà nazionali. Ricordiamo inoltre che nel 2011 la nostra provincia ha ottenuto il riconoscimento di una nuova Denominazione di Origine Controllata, il Terre del Colleoni, che vuole spingere la produzione dei monovitigni e. tra questi, soprattutto di quelli cosiddetti tradizionali, quali Franconia, Marzemino, incrocio Terzi n.1, incrocio Manzoni 6.0.13 e Schiava lombarda. Un interessante capitolo è dedicato ai vini e, leggendolo, ci si rende conto degli enormi progressi fatti sul versante della qualità negli ultimi 15 anni. Questo ci consente di essere ottimisti sugli anni a venire e sul futuro del Valcalepio e degli altri vini di Bergamo. Ma l’obiettivo di questo libro è lasciare il più possibile spazio al Valcalepio e agli attori della sua storia. Dopo questa breve panoramica delle opere già scritte in merito alla vitivinicoltura in terra bergamasca, è ora il momento di leggere le testimonianze di chi ha permesso che il Valcalepio nascesse, crescesse e diventasse ciò che è oggi: il Vino di Bergamo e dei Bergamaschi.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Introduction It was Aldo Quinzani who first attempted to collect data and wrote a full panorama of Wine Production in Bergamo with his 1982 book. In that book Quinzani collected all the available data about production and commercialization of Valcalepio wines until 1980.

VALCALEPIO Valcalepio was officially born in 1976 when the Italian Government recognized the DOC. Its origin dates back to eight years before that date with the first vinification tests, the choice of the grape and the first demonstrative bottles.

The first years were pioneering ones. The first thing needed was to change the growing method from an intensive one to a system more apt to limited production. Update of cellar instruments and improvement in vinification techniques were the following steps. As it always happens in agriculture, the process is a slow one: every experiment needs time waiting for the growing and ripening of the wine to check the validity of it. You are going to read statements about the intense activity of the technicians and the progressive improvement of the wines.

As it happens in every history, with time passing details go missing. Moreover, as the main characters of that history pass by, the reasons behind choices and decisions fade away. This is the reason why it is so important to keep memory of all these elements in order to understand, even many years later, why they took some decisions and why they chose a precise path. Since this book has its origin 35 years later, its aim is to collect as much past material as possible in order to be able to tell the story about our present and put the basis for the future to come.

In that same period, the interest of Bergamo citizenship towards wine production grew, as testified by the progressive increase of Valcalepio producers and, as a direct consequence, of the wines available on the market.

In the first section of this book we collected the memories of those who actively contributed to the creation and development of Valcalepio in the first place. We aim at understanding what has been done from a technical point of view in the development period and what is happening right now and what results were reached.

The advances in the work are collected in two more books written in the ‘90s. The authors are dr. Bruno Marengoni and dr. Marco Marengoni. These two 11


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

The pursuit of an easy success by mimicking our neighbor does not bring long lasting results but mere and evanescent exploits.

books are two milestones in the history of Valcalepio as both a wine and a territorial phenomenon.

Agriculture has a long-term timing and those who try to force these timing will face an inevitable failure. Those who search for an immediate success should not search for it in agriculture: Wine and Vines need their time. Talking about tradition and terroir while searching for immediate results is not in Agriculture DNA: tradition presumes Time and there is no such a machine or a procedure to make it any shorter. Tradition needs men and time, anything else does not leave any trace.

LE TERRE DELLA VITE A BERGAMO (VINEYARDS AND SOIL IN BERGAMO) It tooks many years to dr. Bruno Marengon to write this volume, edited in July 1992. It is a technical volume mainly addressed to professionals. Marengoni created a full archive of mother stones founded in the hillside of Bergamo region. He classified them focusing on their characteristics. At page 9 he states:

Dealing with Marengoni text, the author identifies some original stones in Bergamo region:

“Italian oenological panorama is a traditional one. In the last decades, those belonging to this field highly enhanced it thanks to the influence and inspiration they got from foreign countries. But mimicking the others will always produce a second place situation, the first place is reserved to those who invent and create something and not to those who simply copy and mimic. The only path we have to follow to bring our national vine growing and wine production activity to a top level is to support research activities. Research should be focused on a qualitative enhancement and to the rescue of traditional Italian wines.�

Selcifero Lombardo Maiolica Marna di Bruntino Sass de luna (tipico) Sass de luna calcareo Torbiditi sottili Peliti nere superiori Peliti rosse

Nowadays, when reading such statements, it is obvious how the actual Italian Wine Production panorama abandoned the research activity and preferred to lay still on sterile mimicking attempts. These attempts mainly do not actively enroll the consumer, as really unique and original products could do, but provoked a progressive estrangement of the consumer.

Flysch di Pontida Arenaria di Sarnico Pietra di Credaro Flysch di Bergamo Fragipan 12


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Dr. Marengoni analysis begins with the MiddleAges and ends in the Modern Time.

Marengoni states that on any of these soils there are firms producing Valcalepio. At that time, moreover, they used to produce both Merlot and Cabernet Sauvignon in quantity superior to 10 hl. They produced wine in five different firms located on 5 different soil types and, in two years time, they tasted the samples. They had the chance to demonstrate how much influx the soil has on the wine from a sensorial point of view.

He particularly focuses his analysis on old vines, he started with the productive hybrids and follows their path to our contemporary situation. It is really interesting to discover that in the ‘50s they created a hybrid called Baiardo, particularly interesting due to its unique characteristics, mainly in a period in which we are searching for crittogam resistant vines.

Wines produced on selcifero lombardo have a more deep color, a slow tasting ripening and are perfect to be aged.

Dr. Marengoni tells us about the first clonal selections, the first implants of the selected materials. It seems that he is talking about ancient times but it is still yesterday to us.

Wines produced on fysch have a good color but their sensorial characteristics are mainly fresh, especially when talking about merlot. These wines are perfect to serve in a short time period.

In many cases the actual implants are results of those researches and it is really important to know the origins of these decisions in order to avoid failures. In this field too, we saw many that preferred to mimic others without stating the necessary questions and this practice brought to unavoidable damages that could be seen only later on in the following vintages and productions.

Sass de luna produces less-colored and less-structured wines that still have a great elegance and fine character. Due to financial problems, these researches were stopped but they provide us with relevant information that were employed in the ‘90s when technician decided which vine should be grown in different soil region. These information helped the technician in deciding where to plant merlot, where cabernet and, most importantly, where to grow white vines and where red vines.

A full chapter is focused on vines grown in Bergamo region and a paragraph analyzes the native varieties. Among the others we want to underline and recall the Incroci Terzi (Marengoni talks about n.1 and n.2), Moscato di Scanzo and Merera. We started a research focused on this last variety and we are going to talk about the early results later on in this book and we hope we will be able to insert this vine variety into the National register soon.

VITE E VINO (VINE AND WINE) This volume, edited in 1996, was written by dr. Marco Marengoni and is a history of vine growing and wine production activities in Bergamo region.

We also want to recall that in 2011 13


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

But the main aim of this book is to leave as much space as possible to Valcalepio and to the main protagonists of its history.

Bergamo Province got a new DOC, Terre del Colleoni, that is mainly focused on monovarietal wines. Among the others there are also Franconia, Marzemino, Incrocio Terzi n.1, Incrocio Manzoni 6.0.13 and Schiava Lombarda.

We briefly talked about what has been written in the past about Bergamo vine growing and wine production. Now it is time to read the depositions of those who actively contributed to Valcalepio birth, growth and developement. Those that partecipated in making Valcalepio what it is nowadays: The Wine of Bergamo and of Bergamaschi.

An interesting chapter deals with wines and, while reading it, it is inevitabile to recognize how much work has been done when quality is concerned in the last 15 years. This permits us to feel really optimistic about the future of Valcalepio and of the Wines of Bergamo.

Vigneto a S. Paolo d’Argon

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Vigneto a Pontida

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Vigneto a Pontida

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La Storia La zona collinare tra i laghi di Como e d’Iseo: è questo il regno del “Valcalepio” cui si deve la rinascita e l’affermazione dell’enologia bergamasca. È qui, in questa terra ricca e generosa, quasi racchiusa fra l’Adda e l’Oglio, che con caparbietà e amore per il territorio alcuni uomini e donne hanno saputo costruire il successo di una Doc, sancita nel 1976 e prima in Italia ad avere ottenuto la Certificazione di prodotto, che pare confermare l’origine del nome di questa terra probabilmente derivato dal greco “Kalos-Epias” che significa “Terra buona, Terra dolce”. Una regione di grande interesse storico e culturale oltre che paesaggistico, caratterizzata proprio da queste colline accarezzate da distese di vigneti preservati dall’intensa industrializzazione dell’area e gelosamente custoditi dall’amore e la cura dei bergamaschi, consapevoli e convinti che questo sia il modo migliore di rispettare e assecondare la vocazione di un terreno fertile e di un clima mitigato dalla vicinanza dei laghi. Un lavoro assiduo, che non avrebbe potuto dare i risultati che ha dato senza l’apporto di tecnici molto preparati e il supporto delle istituzioni pubbliche. Ma come in tutte le storie che si rispettano, anche questa annovera tra i tanti protagonisti un gruppo di uomini che più di altri hanno segnato e accompagnato le tappe salienti di questo avvincente percorso. Ed é a loro che è dedicato il primo capitolo di questo straordinario percorso nel mondo del “Valcalepio”.

Intervista a: Carlo Zadra In questa storia c’è anche chi a Bergamo é approdato quasi per caso: alla Cantina Sociale Bergamasca, partita nel 1960, un anno dopo quella di Pontida, serviva un tecnico. È Bruno Marengoni a portare in terra di Lombardia l’enologo Carlo Zadra, trentino di Tres. Marengoni conosceva l’Istituto di Agraria di San Michele all’Adige e lì aveva chiesto di un enotecnico per la nuova Cantina. Zadra, ultimata la scuola, aveva lavorato per una delle Cantine sociali di Mezzocorona dando prova della propria abilità. “L’avevo fatta grossa se si pensa che avevo solo 23 anni”, ricorda con lo sguardo sottile e sornione di un tempo. “Dovevo raccogliere, vinificare e vendere 17


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30.000 quintali di uve. Ho passato mesi a lavorare 18 ore al giorno. Avrei dovuto fare un vino rosato; invece ne ho fatto uno più scuro, sfruttando anche la buccia dell’uva e i suoi profumi e aromi. In primavera ho mandato il campione di questo vino ad una mostra di vini a Trento dopo di che me ne sono dimenticato. Finché un giorno mi si presenta un signore e mi chiede se ero stato io ad inviare quel fatidico campione di vino e quante bottiglie ne avevamo. Ho risposto che ne avevo 14 quintali. “Li compro tutti” mi ha detto. Così ho chiamato il presidente della Cantina per dirgli che non solo avevamo vinto il primo premio a Trento ma che avevamo venduto tutto il vino ad un prezzo carissimo per i parametri di allora”. Una vera impresa, insomma, che era destinata a non rimanere l’unica. Ma questo Zadra, allora, non poteva saperlo. Invece aveva capito benissimo di aver infastidito non poco i colleghi più esperti che poco avevano gradito la sua “prodezza”. “Un bravo ragazzo, che ha buona volontà e ha anche già vinto un premio”. Così il giovane enologo viene descritto a Marengoni che a quel punto non ha esitazioni e gli chiede di scendere in quel di Bergamo. “Proviamo”gli propone. E trovato l’accordo sullo stipendio Zadra prende la via per la futura Valcalepio. Era il 1960. Sono anni di grandi mutamenti, con il progressivo passaggio dalla mezzadria alla conduzione diretta. Nella maggior parte delle aziende non si guardava tanto alla qualità ma venivano impiantate varietà diverse per avere una maggiore e costante produzione. C’era però qualcuno che vinificava separatamente le diverse uve per ottenere vini con precise e peculiari caratteristiche. “In quegli anni era complicato anche dividere il rosso dal bianco”, racconta Zadra. “Ma io conoscevo le tecniche di vinificazione, le avevo imparate bene alla scuola di San Michele all’Adige, e così ho programmato la diversificazione di lavorazione fra le uve ritenute comuni e quelle considerate superiori. Alla Cantina arrivavano anche alcuni carichi di uve particolarmente buone e allora, senza dire niente a nessuno, li ho tenuti da parte e controllati. E decisi di vinificarle insieme: il taglio Merlot – Cabernet Sauvignon. Al momento delle valutazioni di fine vendemmia questo “matrimonio” nato quasi per caso si presentava decisamente interessante e in botte di Rovere di Slavonia accentuava le sue caratteristiche di vino superiore. E nel momento in cui si è iniziato a parlare della Doc abbiamo insistito su questi due vini di cui ero riuscito a ritrovare le origini: in località Calvario a Grumello del Monte il vecchio vigneto fatto con le barbatelle di Cabernet Sauvignon; a Torre dei Roveri il Merlot”. Proposto in degustazioni ad esperti del settore il “nuovo” vino riscosse da subito consensi lusinghieri. “Tra questi anche quello del professor Franco Di Francesco che all’Istituto di San Michele stava studiando il taglio bordolese e l’uso delle botti di rovere di piccola capacità. Il suo giudizio positivo fu molto incoraggiante e mi convinse di 18


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

aver imboccato la strada giusta”. L’intuizione e l’abilità di questo trentino di nascita ma sempre più bergamasco di adozione avevano nuovamente fatto centro. Zadra decide così di proseguire anche l’anno successivo con la stessa vinificazione senza più lasciare nulla al caso. Nel frattempo il primo prodotto veniva imbottigliato e proposto come “Tre Valli” prima ad un circuito ristretto (bar, ristoranti, consumatori selezionati) e poi al grande pubblico. Il successo del vino finì per fare da motore ad una più ampia ristrutturazione della viticoltura con la diffusione, nelle zone vocate, delle varietà provate: il Merlot e il Cabernet Sauvignon che portarono all’ottenimento, il 13 agosto 1976, dell’agognata Denominazione di origine controllata per il rosso così come per il bianco arrivò per il vino prodotto con Pinot bianco e Pinot grigio. Un traguardo importante, anche per Zadra, che ebbe modo di contribuire a molti altri significativi cambiamenti della viticoltura bergamasca e non solo: dal cambio di sistema di allevamento della vite, triplicando il numero di piante per ettaro, all’introduzione di sistemi di lotta anti parassitaria controllata in modo da ridurre i problemi di inquinamento residuo sia sui frutti che nell’ambiente; passando attraverso l’apertura delle prime forme di punti ristoro per la vendita diretta del vino prodotto accompagnato dalla degustazione dei prodotti della zona.

Vigneto in Valcalepio

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“Tante tappe per arrivare al” Valcalepio” di oggi che è un patrimonio per tutto l’ambiente collinare da cui proviene”. Nelle parole di Zadra tutto l’amore e l’orgoglio per la professione di una vita e nella quale ha sempre avuto al suo fianco la moglie Celeste che con grande modestia dice “sono sempre la piccola allieva”. Un amore trasmesso ai figli che non a caso hanno deciso di seguire le sue orme. Un amore che continua ad accompagnarlo anche oggi, con lo sguardo che torna ad accendersi quando gli si chiede cosa farebbe nei prossimi 30 anni per il “Valcalepio”. “Poiché il consumo del vino é passato dall’essere una forma di alimento a un hobby, farei la zonazione: zonare le aree più idonee e vocate, legare il “Valcalepio” per quanto più possibile al territorio”, risponde senza esitazioni. Già. Perché Carlo Zadra, che ha conservato le sue radici trentine anche nei vini, come il “Carlo Zadra Brut”, ma che conosce “i muri e la terra” di una Bergamo “che mi ha dato tante soddisfazioni”; che è felice di “vedere figli di agricoltori e mezzadri che diventano finalmente periti agrari” e che sostiene che questi giovani “devono essere aiutati in questo loro percorso”; che ammira a tal punto Veronelli da ritenere “inutile, se non addirittura superfluo” parlarne, ma conserva una cartolina del regista Ermanno Olmi che lo ringraziava dei vini inviatigli; che distingue “le riunioni tra sommelier che dicono tante parole mentre a noi tecnici, che il vino lo viviamo, basta poco per capirci” le idee le ha ancora molto chiare. E pensare che la suocera Silvia di dubbi sulle sue capacità professionali ne aveva avuti molti: per il suo compleanno Carlo aveva portato una bottiglia di vino appositamente spumantizzato; ma il viaggio in motoretta e sotto il caldo non aveva reso un buon servizio così al momento di stappare tutti si sono lavati e nessuno è riuscito ad assaggiare lo spumante. “Se questo l’è bon de far el vin…” aveva commentato la suocera. Ma si sa, le suocere …

Intervista a: Bruno Marengoni Raccontare Bruno Marengoni vuol dire parlare dell’uomo che dagli anni ’60 ha gestito la viticoltura di Bergamo: è stato il primo direttore della Cantina sociale bergamasca; direttore della “Unione provinciale agricoltori”; segretario, sino al momento della pensione, del Consorzio di tutela Valcalepio costituito nel 1977 dopo che era stato redatto l’Albo dei vigneti. Ma le cariche altro non sono che la testimonianza di una presenza e un impegno tutto dedito alla creazione e valorizzazione di quel “miracolo delle Nozze di Cana” come lui stesso l’ha definito nel volume “I vini della Bergamasca” che altro non è che il “Valcalepio”. D’altra parte è lui a portare in terra lombarda l’enologo trentino Carlo Zadra, dalla cui intuizione è nato quel taglio Merlot – Cabernet Sauvignon che ha ca20


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ratterizzato l’origine della Doc riconosciuta nel 1976. Bruno Marengoni, nato in Piazza del Fieno nella Città Alta, si è laureato in Agraria a Milano. Ma la sua vera scuola è quella di San Michele all’Adige: la raggiungeva in bicicletta, facendo 220 chilometri di strada che costeggiava anche il lago di Garda e incrociando spesso un carro botte trainato da un cavallo. “All’università avevo letto tanti libri ma visto solo una foglia di vite. A me però le piante piacevano già allora. Così andavo nei vivai per poterle vedere da vicino. Ho fatto amicizia con un dipendente di un vivaista che dopo la guerra divenne proprietario del vivaio. Fu lui a parlarmi della scuola di San Michele all’Adige; me ne parlava così bene che mi fece venire la voglia di andarla a vedere. Arrivato là non ci è voluto molto per capire che le cose erano molto diverse rispetto all’università: la botanica si faceva nel prato non sui libri. Gli allievi venivano mandati a camminare sotto le pergole, prendere le foglie “malate” e poi discuterne con i docenti. E agli allievi veniva fatto fare il vino”. Bruno Marengoni ricorda bene i primi passi in quell’angolo di terra dove “esistevano solo vitigni misti, mescolati perché così se qualcosa non andava si poteva sempre ovviare”. È in quello scenario che ci si inizia a muovere con i bandi camerali e i premi per identificare e promuovere i vitigni più idonei al territorio e alle sue peculiarità. La direzione presa è quella del Cabernet Sauvignon e Merlot “e non abbiamo sbagliato. Perché fare il vino buono non è un’attività così semplice. Anzi”. E sino agli anni ‘60 nelle cantine l’unico attrezzo presente era il torchio. È la pressoché totale scomparsa della mezzadria che da quel decennio in poi costringe a rivedere l’ordinamento produttivo e la cantina. E a far si che, seppure con tempi e modalità completamente differenti, l’agricoltura si trasformasse al pari dell’industria . “La mezzadria non dava spazio all’introduzione delle innovazioni anche per le dimensioni dei campi che erano di 200 metri quadrati. Prima della posa della vigna si “scansava” a mano. Ma una volta che la mezzadria è andata scomparendo, è stato possibile aprire ad orizzonti diversi. E il merito principale dell’evoluzione che c’è stata è dei viticoltori: perché se loro non avessero voluto non si sarebbe fatto nulla”. Un passaggio per certi versi epocale che non è stato esente da errori “perché non poteva essere altrimenti. Ma poi c’è stato modo per spiegare le cose e avviare il percorso che ci ha portato sin qui”. Un percorso che è passato attraverso molte tappe. Come la scelta del nome “di cui si discuteva tanto. Doveva avere un richiamo geografico ed era difficile trovare la soluzione che stesse bene a tutti in mezzo ai molti campanilismi. A suggerire “Valcalepio”, un nome espressione del patrimonio sia storico che geografico dell’area e che nessuno stava usando dunque non poneva problemi di sorta, fu l’avvocato Gino Sartori, allora presidente del Consorzio. Già, il Consorzio. Un altro degli elementi determinanti della svolta. 21


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Vigneto a Scanzorosciate

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“Perché al Consorzio aderirono tutti, a differenza della Cantina”, ricorda Bruno Marengoni. “Tra i benefici conseguenti quello di fornire assistenza enologica anche a tutti perché c’era la necessità che tutti, a quel punto, avessero un’adeguata formazione tecnica. Il consorzio ha assicurato un’assistenza di Cantina a chiunque ne avesse bisogno. E poi era l’unico ente delegato a seguire le pratiche degli interventi Comunitari: dalle misure agroalimentari alla organizzazione comune di mercato tanto che, ad esempio, un progetto relativo al miglioramento della viticoltura portò a casa da Bruxelles a metà degli anni ’90 circa due miliardi di lire per la costituzione di nuovi vigneti”. Il quadro che emerge a quel punto è quello di una rete di collaborazione molto proficua che vedeva coinvolti, insieme al Consorzio, altre realtà istituzionali: dalla Regione alla Camera di Commercio che promuoveva bandi per la riqualificazione tecnica o professionale. Come accadde con quello relativo al rifacimento delle strade che attraversavano le vigne e che dovevano essere realizzate non con ghiaia ma inerbite: perché l’erba, la coltre vegetale “è la migliore protezione dunque il progresso in campo viticolo sfruttava i processi naturali applicando le conoscenze tecnico scientifiche e avendo ricadute positive anche dal punto di vista ambientale”. Tra gli aspetti caratterizzanti quegli anni di grande fermento c’è sicuramente quello di una grande unione. A questo contribuivano anche i viaggi che venivano organizzati per portare i soci a conoscere altre realtà vitivinicole sia in altre Regioni d’Italia che all’estero. “Si partiva con i pullman appena prima della vendemmia, a cavallo tra agosto e settembre. Una volta abbiamo finito con il dormire tutti insieme in un collegio. A volte si univano funzionari che collaboravano con la nostra filiera: era il nostro modo per ringraziarli della collaborazione e loro partecipavano a queste iniziative sempre molto volentieri. C’era un clima di grande amicizia anzi direi pressoché familiare. I Nostri contadini vedevano come si lavorava in altre zone e questo ci è servito per ritrovarci tutti a parlare prima lo stesso linguaggio. Le nostre escursioni venivano poi ricambiate e allora eravamo noi ad ospitare e aprire le porte delle nostre aziende ai colleghi anche stranieri”. Una sorta di armonia che si traduceva nell’ottimizzazione dell’impegno. “Anziché perdere tempo in beghe lo si perdeva lavorando” sorride Bruno Marengoni ritornando a quel lavoro di squadra che veniva espletato grazie al ruolo del Consorzio. “Tanto per ricordare era questo ad acquistare le reti antigrandine e poi andavo io con gli uomini a montarle. Perché gli agricoltori sono sempre i più intelligenti di tutti: abituati a parlare meno e a fare”. Impossibile ricordare il ruolo del Consorzio senza toccare il tema della comunicazione.

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“Il prodotto, per venderlo, deve avere qualità; ma se non c’è l’immagine quel prodotto non si traduce in palanche”, sintetizza Marengoni. “E il Consorzio ha curato quell’immagine senza la quale la qualità non diventa prezzo. Anche perché da noi, a differenza di altre zone di produzione, non avevamo un vino che fosse già noto. Qui c’era il cosiddetto nostrano quindi avevamo la necessità di creare un nome e di farlo conoscere”. Un motore, un traino che è servito e serve ad ogni protagonista del “Valcalepio”. Anche se non sono mancate le eccezioni. “Il problema è l’individualismo che esisteva e a volte esiste tutt’ora anche a danno dello stesso Consorzio per una concezione che la pratica dimostra essere errata. Basti pensare a quello che succede in Francia, con il Moet et Chandon che vende più champagne di tutta l’Italia ma aderisce né più e né meno alla Doc Champagne. Questo perché la Doc serve come piedistallo da cui partire non per appiattire. Dovrebbe essere chiaro per tutti”.

Intervista a: Marco Marengoni “Il quotidiano della città lo guardo per sapere cosa succede. Ma gli articoli sull’agricoltura e la viticoltura li leggo eccome. Anche perché se nascessi un’altra volta farei le stesse cose, a cominciare dalla Facoltà di Agraria”. Marco Marengoni si è trovato all’Ispettorato agrario di Bergamo nel momento in cui è stata fatta la prima vendemmia Valcalepio. “Mi dovevo occupare di tutto ma andava bene perché la viticoltura era la mia passione” dice. Anche lui è un diretto testimone dell’importanza, per il progresso della viticoltura, della presenza della “politica” intesa come collaborazione fra enti ed istituzioni. La storia professionale e personale di questo legame con il mondo dell’agricoltura e della vite in particolare prende forma dopo la laurea nel 1948. “Dopo un paio d’anni in cui sono riuscito a fare qual cosina finalmente nel 1950 sono approdato all’Istituto agrario di Brescia ed ero assistente di Agronomia del professore che era il preside. Ho iniziato allora a seguire l’attività: l’istituto aveva un vigneto dietro la scuola, in collina. E lì che ho visto i primi vigneti. All’università mi avevano insegnato più la teoria che la pratica e io invece volevo imparare le cose pratiche. Sono rimasto due anni, poi ho vinto una borsa di studio della Camera di Commercio (Cciaa) sono andato a San Michele all’Adige. Dopo varie esperienze lavorative sono tornato a Bergamo nel ’55”. 25


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Vigneto a Pontida

Lo scenario di quegli anni era variegato e complesso. “Era difficile trovare un appezzamento con un solo vitigno”, ricorda Marco Marengoni. “La prevalenza era di aziende di piccole dimensioni e condotte direttamente dagli affittuari. Vi erano anche alcune aziende di dimensioni medio – grandi che erano più avanzate nella coltivazione ma con conoscenze sempre limitate”. In questo contesto “serviva molto l’assistenza tecnica dell’Ispettorato: per la difesa delle piante dalle malattie, la potatura degli alberi da frutto o vigneti, i sistemi di coltivazione, concimazione. Dopo la guerra le aziende iniziavano a chiedere contributi per produrre non solo di più ma anche meglio e noi dovevamo visitarle. Così ci siamo trovati di fronte ad una miriade di vitigni buoni per la nostra agricoltura e si è reso necessario scegliere ciò che poteva essere meglio per le nostre colline tenendo conto delle caratteristiche climatiche e geologiche della zona. Ma quando abbiamo iniziato ad esaminare le produzioni di uva prima e di vino poi, ci siamo accorti che c’era ancora molto altro lavoro da fare: oltre alla conoscenza dei vitigni bisognava modificare e ammodernare non solo i sistemi di impianto ma anche di coltivazione vera e propria. Qui, però, si trattava di altro tipo di conoscenze e dunque ci voleva l’appoggio di qualcuno, di un ente che desse degli indirizzi”. 26


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Marco Marengoni si sofferma così sull’avvento della Cantina sociale “che con l’enologo Zadra ha contribuito a migliorare la vinificazione e convinto i soci a non portare le uve miste. Cambiamenti avvenuti un passo alla volta perché si aveva a che fare soprattutto con piccoli coltivatori che erano e sono la prevalenza”. Cantine sociali dunque determinanti per il miglioramento della viticoltura “nonostante l’adesione di poche aziende rispetto a quello che abbiamo”. Cantine affiancate dagli enti locali: Ccia, Provincia “e Ispettorato agrario, che ha sempre mantenuto rapporti amichevoli con gli agricoltori perché lo spirito era quello di aiutarli a migliorare la loro attività”. E accanto alla Cantina sociale c’è il ruolo del Consorzio “impegnato a sostenere e migliorare la produzione coordinando e dando assistenza tecnica alle aziende. Fondamentali, ad esempio, sono state e rimangono figure come quella dell’agronomo”. Quello del “Valcalepio” è dunque il risultato di un grande lavoro collettivo. “È così”, conferma. “E primi fra tutti vanno considerati i viticoltori, che si sono resi disponibili e hanno lavorato e risposto con entusiasmo alle sollecitazioni e al percorso proposto. Un contesto nel quale il merito va equamente diviso tra realtà private ed enti pubblici. Ma in primo piano gli agricoltori”, sottolinea Marco Marengoni con gli occhi che si illuminano quando ricorda la loro capacità di “ afferrare al volo, molto più di noi tecnici. le cose più importanti. Gli agricoltori hanno uno spirito acutissimo, penso che nascano con un gene particolare”. Tanti vigneti sono stati rifatti sotto la guida di questo protagonista della storia del “Valcalepio” che nel 1988 è andato in pensione dall’Ispettorato ma si è subito ritrovato con un incarico di consulente per l’assessorato all’Agricoltura della Provincia: un incarico fatto più di burocrazia che di tecnica e che è proseguito sino alla stesura dell’ultimo Disciplinare. “Ma ho sempre continuato a seguire la Valcalepio” dice ricordando la necessità che anche questa produzione “pur limitata come area geografica deve poter contare sull’apporto di tecnici per puntare sempre alla qualità. Così come è indispensabile abbinare la capacità di vendere il prodotto di qualità. Ecco perché servono ancora e serviranno sempre uomini e mezzi”. Uomini e mezzi come quelli che sono stati messi in gioco quando venne creata la Scuola di agraria di Grumello “costituita per merito del Consorzio agrario di Bergamo con la partecipazione delle famiglie nobili del territorio che per prime avevano indicato l’opportunità di una maggiore istruzione degli agricoltori. Una scuola piccola di dimensioni ma tra le prime in Italia e che ha certamente lasciato un segno. Venivano in molti qui e non solo da Bergamo”. Oggi Marco Marengoni, alla stregua del fratello Bruno e di tutti protagonisti di 27


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una storia così fortemente vissuta, continua a seguire le vicende di quel “Valcalepio” che ha contribuito a far crescere. “Quello che si poteva fare è stato fatto. Da parte di tutti. Adesso possiamo dire che il “Valcalepio” di oggi è il frutto del lavoro fatto in questi 35 anni. Da parte mia è un impegno che ho seguito sempre molto volentieri”. E all’insegna di una passione che è quella che lo ha portato a fare una grande ricerca bibliografica alla scoperta delle numerose mezzadrie di un tempo, dei rapporti tra le varie proprietà; della scoperta di disegni che riproducono una vite che si sviluppava sui gelsi o dei muri a secco fatti dagli stessi agricoltori e ritrovati nella zona di Grumello e Chiuduno. A guardarli adesso questi 35 anni sembrano tutti lì; e pare ieri quando Marco Marengoni era in Provincia e le centraline meteorologiche sono state installate a supporto della viticoltura bergamasca. Ora è il Consorzio ad aver recuperato sei di quelle otto centraline mentre la Cantina ha acquistato circa 50 pluviometri perché negli ultimi anni per fare buon vino bisogna non farsi prendere in contropiede dalle differenze di piovosità anche tra un territorio e un altro che pure sono limitrofi. Perché per “Valcalepio” è ancora una volta il tempo di una nuova fase e una nuova sfida. Le cui radici, però, sono saldamente piantate nella tradizione e negli uomini che hanno scritto sin qui la storia di questa Doc.

Intervista a: Conte Nino Bonaventura Grumelli Pedrocca “Lavoravo nell’industria, alla Siad; ma l’attività agricola è sempre stata quella cui ho tenuto di più. Mi era più congeniale”. A pensarci bene non serve dire molto di più per spiegare l’amore del conte Nino Bonaventura Grumelli Pedrocca per tutto ciò che ha significato e ancora significa il “Valcalepio”. D’altra parte “il” Conte, uomo che ricorda le atmosfere d’altri tempi ma sa guardare al futuro con lungimiranza, non ama dilungarsi in frasi e concetti. Gli bastano poche parole per centrare le questioni. Come quella relativa al rapporto con chi lavora la terra. “Bisogna saper trattare con i produttori agricoli. La gente che fa il vino è gente che ragiona di più di quelli che non lo fanno. Ora le aziende sono tutte meccanizzate. Ma una volta il contadino partiva con i legacci e si faceva tutto con le mani. Le raccolte meccaniche di oggi sono ormai indispensabili, perché solo così si riesce a produrre il vino a costi accettabili; ma hanno fatto perdere la poesia di quella parte così speciale del lavoro, quel legame che univa la terra a chi la lavorava”. 28


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La meccanizzazione come scelta ineluttabile ma che non può prescindere né, tantomeno, soverchiare “il rispetto per il terreno”. Quel terreno che significa territorio e dunque senso di appartenenza. Quel terreno che in questo angolo di Lombardia è stato salvaguardato e ora valorizzato proprio dalla viticoltura da cui è originato il “Valcalepio”. “Mettere a posto i terreni per prepararli alle coltivazioni ha voluto dire intervenire per risanarli”, sottolinea il Conte. E a conferma dell’impegno dell’operazione richiama “la differenza tra i bresciani e i bergamaschi: sono questi ultimi a fare sul serio il vino. Perché la nostra zona viticola è più attaccata al sistema alpino; i vigneti sono stati collocati in posti impensabili perché non c’era altro spazio: la pianura era già stata troppo urbanizzata e industrializzata e non rimaneva altro che la zona collinare, sicuramente più scomoda e dove non si poteva coltivare nient’altro. Questo ha condizionato la viticoltura bergamasca impedendo la nascita di una o più aziende particolarmente forti nel settore”. Un destino diverso, insomma, per due zone produttive tutto sommato molto vicine. Così come è vicina Verona dove, però, secondo il Conte giocano un ruolo determinanti anche i commercianti “mentre qui in Valcalepio il settore vitivinicolo è soprattutto in mano agli agricoltori”. Così il Conte torna a quella “gente che fa il vino” cui sente di appartenere. Gente diversa da quegli imprenditori che a un certo punto hanno deciso di investire anche in agricoltura. E lo hanno fatto pensando soprattutto al reddito. Ma i tempi dell’agricoltura sono quelli del lungo termine. Mentre gli imprenditori non sono abituati a questo e così in tanti dopo tre, quattro anni hanno lasciato tutto per stanchezza. “Quando la gente comincia a fare viticoltura senza esserci nato in mezzo crede che sia tutto facile. E può anche esserlo, in effetti. Ciò che è più difficile è rimanere, sentirsi legati a questo ambiente. Per questo ci vuole la conoscenza, la cultura di ciò che sono un tralcio di vite, un vigneto che non muoiono mai: perché quando una pianta se ne va se ne pianta subito un’altra. Il 50 per cento della mia azienda è stato piantato tutto in una volta”. Ecco perché il Conte parla di una difficoltà che è allo stesso tempo un vantaggio, una risorsa per il “Valcalepio”: quella di avere ancora molti agricoltori più che imprenditori. Ma bisogna intendersi: l’agricoltore a Bergamo è una figura che si occupa di tutte le fasi produttive ed è al tempo stesso viticoltore, vinificatore e imbottigliatore. Basti pensare che all’interno del Consorzio di tutela, nato nel 1976, la figura dell’imbottigliatore è stata inserita solo nel 2000, cioè dopo 24 anni. Segno della capacità ma anche della caparbietà dei bergamaschi. E anche, a quanto pare, “del loro essere orsi: i bergamaschi non vanno mai d’accordo con nessuno. Non si mettono mai insieme, anche a rischio di essere autodistruttivi”. Parola del Conte che, pure, in tanti anni ha evidentemente trovato il modo 29


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di mettere un po’ d’accordo questi produttori così tenaci e coriacei. Non a caso è stato per molti anni il presidente del Consorzio Tutela Valcalepio che ha lavorato sin dalla sua fondazione per unire le varie realtà produttive e rafforzare e valorizzare il Valcalepio attraverso un’intensa attività di formazione sia dal punto di vista viticolo che enologico. Un impegno, quello del Consorzio, che seguiva quello della Cantina Sociale Bergamasca, istituita ben 16 anni prima nel 1960 e che sin dall’inizio aveva raccolto l’adesione delle più importanti aziende consapevoli dell’opportunità che la Cantina poteva offrire in termini di promozione e vendita. “Agli inizi della sua attività il vino dalla nostra Cantina sociale era l’unico vino in bottiglia dei bergamaschi”, ricorda il Conte Grumelli. “La Cantina che raccoglie le uve e produce il vino rappresenta tutt’oggi il nucleo più importante della Valcalepio pur avendo di fatto aperto la strada anche ad alcuni privati. La sua presenza, e la gestione unitaria del Consorzio - cui aderiscono tutte le aziende che hanno sviluppato la viticoltura - hanno impedito lo svilupparsi di eccessive divisioni: c’è qualcuno che si è organizzato per conto proprio, ma la Cantina Sociale con le sue 600.000 bottiglie rimane il primo produttore”. A conferma che il Valcalepio rimane uno dei pochi vini nati direttamente dagli agricoltori. Supportati da Cantina e Consorzio con i loro differenti compiti e ruoli. “La Cantina è nata perché eravamo convinti di riuscire così a produrre e vendere meglio un prodotto che le singole aziende non sarebbero state in grado non solo di vendere ma anche di produrre in modo adeguato. Il suo punto di forza? La certezza che il vino che arriva proviene da qui; non ci sono autobotti che arrivano da altre parti. È da qui che sono uscite le prime Riserve. È la Cantina che ha iniziato a sdoganare il “Valcalepio”. Poi è arrivato il Consorzio, con il suo grande lavoro in termini di formazione e promozione; e che tenendo insieme i produttori ha fortemente contribuito all’incremento di produzione e all’affermazione del “Valcalepio””. Il punto di svolta nella storia di questi vini? Il Conte non ha dubbi: il nuovo disciplinare del 1994, che ha introdotto la Riserva, lo Chardonnay nel bianco e diminuito i tempi di invecchiamento. E come immagina il futuro del “Valcalepio” quest’uomo che ha saputo aggregare e rappresentare al meglio questo eterogeneo mondo e che con signorile riservatezza e pudore attribuisce il merito dei risultati raggiunti alla bravura dei collaboratori che hanno condiviso il progetto e il percorso fatto? “Nel tempo abbiamo affinato e migliorato molto il nostro prodotto. Per il futuro non credo che potremo aumentare la nostra produzione. Ma si può crescere come immagine. I nostri vini sono acquistati al 90% dai bergamaschi ma non sono ancora proposti da enoteche e ristoratori in modo ottimale. E chissà, magari ci sarà spazio anche per nuove etichette”. 30


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Intervista a: Riccardo Guadalupi L’attualità di Riccardo Guadalupi è fatta dalla “Vinservice”, l’azienda che ha fondato nel 1976 e che è diventata uno dei grandi riferimenti a livello internazionale nel settore della distribuzione delle bevande, le fatidiche “colonne” utilizzate in ogni bar e ristorante. Ma basta un giro all’interno della sede di questa realtà produttiva così all’avanguardia per capire che anche per Guadalupi il legame con il mondo vitivinicolo, e in particolare il “Valcalepio”, non si è mai interrotto. Anzi. Lo conferma lui stesso spiegando la ragione che continua ad alimentare questa passione.

Vigneto a Carrobbio degli Angeli

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“Vengo da una famiglia di produttori vinicoli: mio bisnonno era proprietario terriero a Brindisi e questo voleva dire uva e dunque vino fino a riempire tutte le sue cantine; e in famiglia si racconta che con una visione di marketing impensabile per quei tempi, siamo alla fine dell’800, avesse mandato i suoi tre figli al nord, là dove c’era mercato per questi vini. Uno di questi era ovviamente mio nonno e io sono diventato enotecnico perché c’era questa azienda di famiglia che si occupava di vini. E devo dire che questa professione mi è piaciuta moltissimo: l’ambiente vitivinicolo é bellissimo, allegro, creativo. Da enotecnici ci si innamora del proprio vino, lo si segue come un bambino portandolo dal grappolo alla bottiglia”. Guadalupi arriva negli anni ’60. Sono “gli anni più difficili, quelli della costruzione dei vigneti e della costituzione della Cantina sociale bergamasca. Anni in cui si vendeva molto in damigiana; e avevamo il “Tre Valli” con tappo corona, dal mezzo litro ai 2 litri. Abbiamo iniziato subito a fare Valcalepio bianco e rosso. Uno dei primi, una bottiglia del 1964, ha conquistato la medaglia d’oro all’Expo del 1970”. Il decennio che segue apre a scenari nuovi ed è questo il periodo che vede Guadalupi protagonista e artefice delle vicende del “Valcalepio”. Nei primi anni ’70 iniziano le Doc e prende piede il tappo in sughero. In Valcalepio, tra i tappi corona e le Riserve, si iniziano a fare vini intermedi che riscuotono un discreto successo. Parliamo di rossi, naturalmente, perché non c’era abbastanza uva per l’intermedio “bianco”. Da direttore della Cantina Guadalupi insiste per “vinificare in purezza la “Schiava”, proveniente dal Trentino e piantata in parecchi ettari: una straordinaria rivelazione, un vino con un profumo spettacolare tanto che sia la nostra Cantina che i trentini continuano a farlo. Peccato che questa etichetta, già molto moderna, non sia stata apprezzata appieno; ma questo è dovuto al fatto che tradizionalmente la Lombardia non ha grossi consumatori di rosati. Ora mi sembra che la versione spumantizzata apra la porta ad un auspicato revival”. L’ex direttore della Cantina sociale bergamasca ricorda che tra le cose più difficili di quegli anni c’era quella di far comprendere alla ristorazione locale che c’era un vino del posto che meritava di essere promosso e supportato. A quanto pare agli stessi bergamaschi pareva impossibile che dalla loro terra potesse originare una produzione vinicola di qualità. Per rimuovere questa sorta di pregiudizio bisognava approfittare di ogni occasione. “Siamo stati pionieri. Per farci conoscere andavamo a fare i concorsi enogastronomici con ristoratori, abbinando i nostri vini ai loro piatti. E poi si lavorava molto sugli associati: prima di tutto per far capire il valore sociale di quella Cantina che era la loro Cantina, alla quale dunque non dovevano portare le uve più scarse e tenere le migliori per sé. Dove ci sono Cantine sociali che 32


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funzionano come si deve si vincono anche premi e ci si fa conoscere più facilmente. Anche perché siamo enotecnici, non maghi: se mi danno un’uva media e sono bravissimo, riuscirò a fare un vino medio non dei miracoli”. Concorsi, degustazioni, le prime aperture con le partecipazioni alle Fiere: tutti passaggi determinanti per la costruzione dell’attuale realtà del “Valcalepio”. “È sicuramente stato più semplice far capire ai produttori vinicoli che bisognava investire per migliorare la qualità del prodotto piuttosto che fosse necessario spendere per la promozione. Ogni produttore, in particolare quello di vino, è sempre convinto che il suo sia il miglior prodotto al mondo e che quindi non vi sia bisogno di spendere soldi per convincere qualcuno ad acquistarlo. Abbiamo fatto vere lotte perché si comprendesse che bisognava, invece, agire diversamente”. Accanto a queste c’erano, però, anche i bracci di ferro per così dire più “tecnici”: dove l’enologo si confrontava con i fattori che governavano le tenute e che forti della loro presenza quotidiana sul campo, ovvero nel vigneto, non accettavano di buon grado l’idea che questi tecnici sapessero meglio di loro come vinificare. È successo anche con il taglio a freddo bordolese per il Merlot e Cabernet. “Molti dei nostri produttori preferivano vinificare insieme Merlot e Cabernet. Ma io ero andato in Trentino e in Francia, dove c’erano gli stessi vitigni, e confrontandomi con i colleghi mi ero convinto che il taglio a freddo bordolese fosse la strada giusta per il Valcalepio. E per due motivi: si trattava di due vitigni con diverse epoche di maturazione e per vinificarli insieme si sarebbero dovuti raccogliere uno troppo presto e l’altro troppo avanti; e nello stendere il disciplinare si era insistito affinché vi fosse una percentuale variabile dei due vitigni perché se l’annata è molto buona si può utilizzare più Cabernet che da “sostanza”; se invece lo è meno potevamo approfittare del Merlot e della sua rotondità che conferiva al nostro vino una straordinaria morbidezza. Siamo riusciti a venire a capo della diatriba solo perché il vino veniva fatto in Cantina sociale e questa ha fatto da guida al comparto”. Nel 1976, dopo il Disciplinare, arriva il Consorzio di tutela; e Guadalupi si trova ad affiancare il suo ruolo di direttore della Cantina a quello di tecnico del Consorzio: una sorta di contrapposizione visto che significava fare il consulente di concorrenti della Cantina. “Inizialmente i produttori erano più restii ad accoglierci come consulenti perché noi dalla Cantina non li vedevamo in realtà come concorrenti mentre loro si sentivano effettivamente come tali. Col tempo, però, questa specie di dualismo si è attenuato. In quegli anni iniziavano a nascere i primi supermercati: ma c’era il problema che il vino veniva venduto in bottiglie a rendere con il tappo corona per tenere basso il prezzo quindi il supermercato ha rappresentato una strada complicata. Funzionava meglio nei negozi di vicinato. Certo la 33


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grande vendita era in Cantina, che faceva anche consegne a domicilio. E poi c’erano i Consorzi agrari, molto importanti qui a Bergamo e molto frequentati dai privati che acquistavano lì il vino. Io li ho frequentati tutti molto perché la possibilità di collocare il nostro “Valcalepio” dipendeva molto dal direttore: se si appassionava al vino bergamasco e lo metteva in bella mostra il gioco era fatto”. Promozione: la sfida di ieri e, secondo Guadalupi, anche di domani. “La gente ha imparato che il vino si compra dai produttori e “Valcalepio” è un vino di ottimo livello, soprattutto il rosso; facciamo bene pure il bianco che paga, però, la ridotta quantità dato che la nostra è una zona portata più al rosso. Il problema rimane quello della commercializzazione: ogni Regione ha vini ottimi. Noi siamo in grado di offrire una gamma vastissima e di ottima qualità. Ma la sfida, come dico, è sempre quella della promozione: lo era allora, perché bisognava far conoscere il prodotto; lo è oggi perché bisogna combattere la concorrenza di altri vini di pari livello e costi”.

Intervista a: Sergio Cantoni Sguardo sottile e un viso che invita alla pacificazione e al sorriso. Ma questa pacatezza con cui pare affrontare le sfida della vita non deve trarre in inganno: Sergio Cantoni sa programmare e raggiungere gli obiettivi prefissati con pari determinazione. Senza mai dimenticare, però, il giusto risalto al “bello e positivo” che c’è in ogni situazione. È questo piemontese originario di Alba ad aver seguito il “Valcalepio” nel suo passato più recente e ad accompagnarlo verso nuovi traguardi. Traguardi che lui, un altro “non bergamasco” diplomato alla scuola enologica di Alba, ha ben chiari in mente. Cantoni approda prima alla Cantina sociale Val San Martino di Pontida: lascia la Romagna, dove ha iniziato a muovere i primi passi nella vitivinicoltura, per quel “lavoro fisso” che il suo futuro suocero mostra di gradire particolarmente. È il 1977 ed essendo a tempo pieno si occupa un po’ di tutto. Nel 1980 si trasferisce a Verona, dove apre un’attività commerciale sempre legata al mondo del vino, mantenendo al contempo la consulenza. Un anno dopo viene chiamato da Bruno Marengoni: c’erano Zadra e Guadalupi, ma aveva bisogno di un terzo consulente. “Le prime tre aziende che mi sono state affidate sono Bortolo Locatelli, Felice Locatelli, Fratelli Locatelli tutti di Chiuduno. Poi sono arrivate Federico Barcel34


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la e Camillo Lussana di Scanzorosciate”, ricorda parlando dell’ottimo rapporto che già lo legava a Zadra e Guadalupi “perché ci conoscevamo da tempo. Erano i primi anni del “Valcalepio” e c’era da fare una marea di lavoro: le aziende non avevano le attrezzature e c’erano ancora i bandi di concorso per far arrivare l’acqua potabile nelle cascine”. Cantoni non dimentica il grande lavoro fatto da Bruno Marengoni che aveva spronato la Camera di Commercio (Cciaa) a fare molti bandi per spingere le cantine ad acquistare materiali: dalle vasche in acciaio inox al posto del cemento alle pompe e pigiatrici visto che la maggioranza dei contadini vinificava nel legno e solo i più evoluti si erano convertiti al cemento. “Come Consorzio, sempre con il contributo della Cciaa, acquistavamo botti in rovere di Slavonia da sette, otto ettolitri che venivano date in comodato alle aziende in modo che iniziassero a fare l’affinamento in legno. E quanti viaggi di approfondimento, sia in Italia che all’estero, e corsi di formazione. Si cercava di insegnare soprattutto come coltivare le viti: aumentare il numero di vitigni per ettaro di allevamento per incrementarne la resa; puntare a vigneti fatti da monovitigni mentre la mentalità corrente preferiva averne di diversi anche per evitare il rischio di non fare il vino”. Nel 1987 Cantoni diventa consulente della Cantina sociale bergamasca ed è l’unico tecnico del Consorzio: Riccardo Guadalupi ha infatti deciso di lasciare per dedicarsi alla sua azienda; e Carlo Zadra è sempre più dedito al suo incarico alla Cantina del Castello. In tutta la zona della Valcalepio arrivano consulenti esterni, che portano le esperienze di altre zone come Brescia, Cremona. In quegli anni sono una trentina le aziende che iniziano a vinificare il “Valcalepio” seguendo il percorso che si sta cercando di tracciare: Cantoni per la parte enologica, Bruno Marengoni per l’aspetto tecnico dei vigneti, da come fare l’impianto a quali vitigni e sistemi di allevamento utilizzare. Negli anni ’90 la realtà produttiva è affermata e si avverte l’esigenza di fare qualcosa di più. “Il rosso faceva un anno e mezzo di invecchiamento e non era né carne né pesce. Così il Consorzio decide di modificare il disciplinare individuando due nuove strade: il Valcalepio che può essere venduto anche l’anno dopo la vendemmia; la Riserva che deve affinare tre anni di cui almeno due in botte di legno. Un altro passaggio importante è stato, nel 1993, l’allargamento della zona con l’inserimento della Val San Martino nella Valcalepio. A quel punto si può considerare conclusa la fase di crescita: il Valcalepio diventa adulto, con un disciplinare più aderente alle richieste di mercato e una base produttiva importante formata da una cinquantina di produttori imbottigliatori. Cominciamo finalmente a riscuotere un certo credito sul mercato interno. E Bergamo, che non ha mai amato molto il suo vino, inizia finalmente a proporlo”. Di pari passo anche la Cantina sociale si muove promuovendo piani di svilup35


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po triennale che consentono di cambiare tutti gli impianti di vinificazione e imbottigliamento. È un momento di grande fermento da molti punti di vista e sono molti gli industriali che decidono di acquistare aziende introducendo risorse e contribuendo a dare più forza a tutto il comparto. Sono anni significativi anche a livello di iniziative e che coincidono con la partecipazione in forma collettiva al Vinitaly. E all’alba del nuovo millennio Cantoni si ritrova a gestire Cantina e Consorzio perché Marengoni, rimasto sempre in attività, va in pensione. “Dal 2000 siamo tornati a spingere sulla formazione: corsi di gestione del vigneto, dei trattamenti, utilizzo delle nuove macchine e attrezzature. È la terza rivoluzione dal punto di vista dell’impiantistica: si reimpiantano i vigneti adattandoli alla meccanizzazione, un processo che è ancora in corso; e iniziamo ad attuare una grossa azione di tutela nei confronti del Valcalepio accanto ad un importante lavoro sulla promozione e comunicazione: anche in questo caso seguendo l’evoluzione tecnologica e passando dal giornale interno al sito internet molto funzionale, aggiornato in tempo reale, suddiviso in sezioni - vino, produttori, news, foto - e che tratta ogni tema della filiera produttiva. E poi c’é Facebook, con tre gruppi che ci seguono e che sono sempre in crescita”. In questo scenario ampio spazio è riservato alle manifestazioni: “BereBergamo”, itinerante, promossa dal Consorzio a partire dagli anni ’90 e per la quale si prospetta una sorta di restyling; “Andar per vigne” con le Cantine aperte ai visitatori; e poi il concorso internazionale “Emozioni dal mondo. Merlot e Cabernet insieme” e la partecipazione ormai decennale al Vinitaly come stand collettivo. Nel 2006 un l’altro passaggio: l’Associazione produttori della Valcalepio ha lasciato il posto alla “Cooperativa Vignaioli Bergamaschi” chiamata ad occuparsi della commercializzazione dei prodotti dei soci nella grande distribuzione locale oltre che della partecipazione alle fiere. “Attività che non possono essere svolte dal Consorzio perché non ha Partita Iva dunque identità finanziaria. La Cooperativa può invece recuperare l’Iva agevolando l’azienda associata e invogliandola a partecipare”. E volgendo lo sguardo al futuro cosa attende il “Valcalepio”? “Direi innanzitutto una nuova Doc ottenuta a Bergamo, “Terre del Colleoni”, con la prima vendemmia 2011. Una Denominazione di origine dedicata ai monovitigni con tre tipologie molto importanti: Spumante sia metodo classico che charmat, i Frizzanti e il Novello. Diamo spazio soprattutto ai vitigni “nuovi” come Doc: Incrocio Manzoni, Franconia, Schiava, Marzemino, Incrocio Terzi, insieme agli storici già presenti nel Valcalepio ovvero Merlot, Cabernet, Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay. È d’obbligo pensare a dare continuità alla promozione, puntando anche a superare le nostre frontiere, e ampliare i 36


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cosiddetti circuiti dell’ospitalità: dalla disponibilità delle Cantine ad accogliere i turisti in visita alla città a quella degli agriturismi. E stiamo lavorando ad una grossa iniziativa che definirei editoriale-promozionale: una guida enoturistica di Bergamo che sarà distribuita ai turisti e all’aeroporto - lo scorso anno sono transitati 5 milioni di passeggeri – sulla quale troveranno spazio gratuitamente quei ristoranti che hanno inserite nella loro Carta dei Vini almeno tre aziende del Consorzio”.

Vigneto a Pontida

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Vigneto a Scanzorosciate

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

The History relevant characters, the main men and women in Valcalepio creation and promotion. We chose to dedicate this chapter of the book to them and to their wonderful and passionate life stories.

Focus your attention on the hillside area in between Como and Iseo Lakes. That is the place where Valcalepio was born and were it reigns nowadays. Valcalepio can be labelled as both the Renaissance and Reaffirmation of Wine Production in Bergamo. It is a rich and lavish region that gave birth to strong and proud men and women who were never afraid of too hard a work. Thanks to their efforts and through their labours, in 1976 Bergamo obtained its DOC, the first in Italy to receive the “Certification of Product”. They say that in a name you can read someone destiny, better so in Valcalepio whose name derives from Greek “Kalos Epias” that means “Good and Sweet Soil”.

Interview to: Carlo Zadra In this story there is place also for those who came to Bergamo by chance. The Cantina Sociale Bergamasca (Vinegrower’s Cooperative), founded in 1960, was looking for an enologist.

Valcalepio and its vineyards are the Gardens of Bergamo: an hilly region strongly protected from industrialization and wild Construction Industry by proud and brave people, the people from Bergamo (Bergamaschi in Italian). Bergamaschi knew and still know how important vineyards are to maintain this rich soil nature and how to make the best use of the mitigate climate created by the two lakes.

Bruno Marengoni had many connections with the Agricultural Institute of San Michele all’Adige (northern Italy) and asked them to suggest someone among their ex students. It was Bruno Marengoni the one who brought Carlo Zadra, who was born in Tres (Trentino), to Bergamo. Zadra, once finished his school courses at San Michele all’Adige, worked for some time at Mezzocorona Vinegrower’s cooperative. He demonstrated how good he was in his job there.

It took time and hard work. The actual results could not have been obtained without the help and passion of many enthusiastic technicians and cooperative Public Institutions. As any other history, in Valcalepio history we can easily recognize some

“I was only twenty-three back then”, recalls Zadra with a smart and cunning 39


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(based on people working on the owner lands giving him part of what they produced) in order to direct cultivation system (people work their own land and keep all their production).

look in his eyes, “and already was up to no good. I had to harvest, vinify and sell 3,000 tons of grapes. I worked on it for months 18 hours a day. They told me to make a rosé wine. I made a deeper red wine, using the grape skins and emphasizing its perfumes. When spring came, I sent a sample of this wine to a Wine Contest in Trento and forgot about it.

Many vine growers did not give great importance to quality. Their main goal was keeping the quantity and production high, so they used to grown many different vine varieties.

But then a man came and asked me if I was in charge of that sample and how many bottles I had of that wine. I told him I had 1.4 tons of that red wine and he wanted to buy them all.

In some cases only, they kept the different varieties separated and produced different wines with peculiar characteristics.

So I called the Cooperative President and told him that we won the first prize at Trento Wine Contest and that we sold all the wine we had produced at a higher market rate”.

“It was a time when even dividing white grape from red one was hard work”, recalls Zadra. “I studied all the vinification techniques at S. Michele all’Adige Institute and decided to put them into practice. So I made a plan and divided the working phases of the common grapes from those of the “superior” grapes.

This was the first of many endeavours in Wine Industry for him, but young Carlo did not know it at that time. On the other hand, he knew well that his bravery daunted the “older” and expert colleagues.

During harvest time, it happened that some really good lots of grapes came and I decided to keep them apart and checked them accurately, without telling it to anybody. I tried and vinified them together: the blend was Merlot and Cabernet Sauvignon.

At that same time Marengoni was introduced to this “Good boy, full of good intentions and that already won an important prize”. Marengoni did not waste any time and asked him to come to Bergamo.

When checking time came, at the end of the harvest time, this “marriage” showed to be a good one. Slavonian oak wood improved its characteristics and when we started talking about the DOC I insisted on these two vines. I found out their origin: in Calvario, a place in Grumello del Monte, there was an old vineyard with Cabernet Sauvignon rooted cuttings while the Merlot was found in Torre dei Roveri”.

“Let us try” Marengoni offered to Zadra. They easily found an agreement and Zadra left his Trentino and come to what was going to be Valcalepio. It was 1960. It was a time of great changes and evolutions. At that time the landowners were leaving a “mezzadria” system 40


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When some expert tasted this new wine, it gained lot of good reviews.

plants per hectare, the introduction of new and checked antiparasitic systems to reduce pollution and residues on both grape and environment and, last but not least, the creation of tasting and selling places in the region.

“Among the others, Professor Franco di Francesco was a great supporter of this wine. He was teaching at S. Michele all’Adige Institute, researching about Merlot and Cabernet blends and the use of Slavonian Oak small barrels in their vinification. His positive review made me think we were on the right path”.

“These were all steps to reach the actual Valcalepio that is a rich and precious heritage for the entire hill region where it has its origins”. Chatting with Carlo Zadra you can easily feel all the love and pride for his work. A work he spent his entire life into with the fundamental presence of his wife, Celeste, who keeps defining herself as “his little student”. His sons that chose to follow their father’s path mirror his great and deep love for this work. You can feel his love even today, when asking him about Valcalepio and what would he do for it in the next 30 years.

Once again this brave young man from Trento, but actually feeling everyday more part of Bergamo, had the right intuition. Zadra decided to follow the same path next harvest but with a more strict and ruled schedule. Meanwhile, they bottled the first vintage and they put it on the market with the name of “Tre Valli”. At first it was only sold to a small part of the market (mainly bars, restaurants and some selected private consumers), but then it reached the public market too.

“Since wine consumption is not something linked to feeding but to spare time, I would search for the ideal areas for vine growing and focus the attention on them. I would link Valcalepio as strong as it is possible to terroir and create a strong connection between the product and the soil that produces it” he states without a doubt.

This wine’s success had relevant consequences on the whole vine growing and wine producing system of Bergamo. In fact, due to this success they started to grow and improve the production of Merlot and Cabernet Sauvignon. On 13th August 1976, moreover, this blend of Merlot and Cabernet Sauvignon obtained the DOC recognition. On that same date, also Valcalepio Bianco Doc was born as a blend of White and Grey Pinot.

Carlo Zadra has a strong mind and knows very well what he would do. He is a man that keeps strong links to his roots in Trento even in his wine production, as an example he produces the “Carlo Zadra Brut”. He is a man that knows the walls and soil of Bergamo, a land that “gave” him “lot of gratification”. He is a man that feels happy to see the “mezzadro” sons studying and becoming oenologists or agronomists and that thinks that these yougsters need the help of the older ones. He is a man that admires

But this was just the first of many steps on the path of wine production endeavors for Zadra. Among the many innovations he introduced we want to recall the change in vine growing system that permitted to grow three times more 41


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to create and valorize the “Canaan Wedding Miracle” that Valcalepio was, as he himself wrote in “I Vini della Bergamasca” (“The Wines of Bergamo”).

so much Veronelli and that keeps a postcard by Ermanno Olmi who wrote to thank him for the wine he got. He is a man that separates “the sommelier meetings where there are lots of words” from “us technicians, we feel the wine, we live it and we don’t need many words to understand each other”.

Bruno Marengoni was the one who brought Carlo Zadra from Trento to Bergamo, the same Zadra that first experimented the blend of MerlotCabernet Sauvignon that gave origin to Valcalepio, recognized as a DOC in 1976.

It makes us laugh thinking that his mother-in-law, Silvia, was so doubtful about his wine- making skills. She had some good reasons, though, after a disastrous birthday. On that occasion, Carlo created a special sparkling wine but after the Moto trip under the sun, it all when out of the bottle and nobody was able to try it. “Well, a good job in wine making … really a good job!” stated the mother-in-law … But, you know … She was his mother-in-law!

Bruno Marengoni was born in Piazza Mercato del Fieno, in the city centre of the historic part of Bergamo, called Bergamo Alta (Upper Bergamo). He got a degree in agriculture at Milan University but the school of his life was the Institute of S. Michele all’Adige in Trentino. He used to get there by bike, riding for 220 kilometers on a road that used to border the Garda Lake. On that road it happened to meet some barrelcart pulled by horses.

He was the first director of Cantina Sociale Bergamasca. He played the director role at “Unione Provinciale Agricoltori” and he has been the secretary and administrator of Consorzio Tutela Valcalepio until his retirement.

“During the University courses I read lots of books but never saw a vine leaf. I have always loved plants and used to go to nurseries in order to observe them. I became friend with the workers of a nursery, who, after the War, became owner of a nursery himself and he told me about the Institute in S. Michele all’Adige. He was so thrilled about that place that I decided I would go and have a look there. When I got there, I had no doubt: things there went on totally differently. Students had botanic classes in the gardens and not just reading books. They had to walk among plants and catch the “ill” leaves in order to discuss the topics with the teachers. Students used to actually make wine!”.

His career is the material evidence of his great passion and hard work

Bruno Marengoni could not forget the situation he found once he

Interview to: Bruno Marengoni The history of Bruno Marengoni is deeply linked to that of Valcalepio as a wine region. He is the man who has been managing Bergamo vine growing system since the ‘60s.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Vigneto Torre de’ Roveri

plowing was manual at that time. Once mezzadria disappeared it opened the door to technical innovation. It was the vine growers work: if they would not believe in innovation, we would have reached no goal”.

started working in his homeland. “There were many mixed vineyards in order to guarantee the harvest in any weather condition”. This was the situation when the Camera di Commercio started creating regulations and announcements to identify and promote the vines varieties that were more compatible with the soil. They decided to promote Merlot and Cabernet Sauvignon. “It was the right choice. Making a good wine is no easy task.” In the early ‘60s cellars used to own only a vertical press. A relevant historical matter, such as the abolition of mezzadria, changed everything both in the productive system and in the cellar management. Thanks to this change, agriculture started its path towards industrialization.

Obviously there had been mistakes but “we had the time to explain how it worked and to start the path that brought us here”. The history goes on step by step. First step was choosing a name. “We had lot of discussions about it. It should be geographically linked to the region but we all had different ideas and preferences. It was the President of Consorzio, Gino Sartori, who suggested Valcalepio. It is a name that expresses both historical and geographical links and it was directly connected to the soil we were working upon. And here we come to the Consorzio, a fundamental part of the turning point in Valcalepio history.

“Mezzadria system had no space for innovation. First of all the vineyards dimensions were too small to invest on mechanical innovation (mostly 200 square meters). Moreover the 43


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to thank them for their work and cooperation. There was a relaxed and friendly atmosphere. Our vine growers met other colleagues and saw how things worked in other regions or Countries. Sometimes our guests organized trips to Valcalepio too and we opened our cellars’ doors to foreigners and colleagues.”

“Everybody joined the Consorzio” recalls Bruno Marengoni. “Among the many services, we guaranteed the oenological advisory to all the members. It was an actual need: everyone needed to improve his technical and oenological skills. Moreover the Consorzio was the official authority to fulfill the european intervention. We wrote a project focused on the vine growing improvement methods and Bruxelles gave us 2 billions of Italian Lira in the ‘90s to grow new vineyards”.

This harmony helped to work better and more efficaciously. “We did not loose our time quarrelling, We used our time to work”, says Marengoni with a smile while recalling the fundamental role of Consorzio. “For example, it was the Consorzio that bought the anti-hail nets. I went with the producers to install them in the vineyards. Vine growers have always been the most clever of them all: they prefer to work instead of speaking”.

At that time there was a strong connection and partnership with other authorities working on the territory in order to fulfill the necessary improvement. Consorzio Tutela Valcalepio started working together with Regione Lombardia and Camera di Commercio. The common aim was the technical and professional requalification. For example there was a resolution aimed at the improvement of the vineyards road. They needed to be made of grass in order to “protect the soil. The progress in vine growing system employed natural processes and used the technical-scientific laws in order to obtain ecological and sustainable results”.

Talking about the Consorzio role you could not avoid the communication matter. “In order to sell the product it must be good. But if there is no branding you will not make money out of it.” Here is Marengoni summary of the communication matter. “Consorzio Tutela Valcalepio took good care of the image of the product. Without image and communication, a good product makes no money. We had to create the product image, since it was something totally new”.

One of the most striking aspect of that time was the great connection between the single parts. To create this group system they used to organize many trips in order to permit to the members to get in touch with other wine producing realities in Italy and outside our Country.

Consorzio was the heart that beating incessantly created the actual Valcalepio. “We had a great trouble with individualism. We used to have it in the past and we still have it now. But it is sufficient to see what the others

“We used to leave by bus just before harvest time, in August or early September. Sometimes official employees joined us, it was our way 44


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started practicing. At University I had only studied on books. At the Agriculture Institute they had an actual vineyard on the hills behind the school. I wanted to learn the practice, knowing the theory. I worked there for 2 years. Then I won an internship at S. Michele all’Adige thanks to the Camera di Commercio. I came back to Bergamo in 1955”.

do. Let’s just see what happens in France. Moet et Chandon alone sells more champagne than the entire Italian production but it still is inside the DOC Champagne. The Doc is the base from where to start. It is something helpful, a resource, and not a dead weight, this must be clear to everyone”.

The vineyards situation was complex and confused at that time.

Interview to: Marco Marengoni

“Finding a mono varietal vineyard was a hard job” recalls Marco Marengoni. “Most of the cellars had little vineyards and they used to rent the soil and work it. There were only few bigger cellars but the owners still had little know how”.

“I read Bergamo newspaper everyday to know what is going on in the city. But my favorite articles are those concerning agriculture and vine growing. If I had to live a second life, I would do the exact same things I did in this life. First of all I would study agriculture at University once again”.

“The Inspectorate Office Job was a urgent need. We had to teach them how to healthy grow the vines, how to avoid diseases, how to prune the vines, how to choose the best growing system, how to manure the soil and so on and so forth. After the War there was a change: the producers started asking for monetary help in order to increase the production but also the quality of their wine. As a consequence, the inspectors started to visit the cellars. We found many good vine varieties, compatible with Bergamo soil. We had to choose what we thought was better for Bergamo Wine Production industry. But we understood that this was only a little part of the task: growing systems had to be improved too. We needed the support of other authorities to reach the goal”.

Marco Marengoni used to work at Agriculture Inspectorate Office when the first Valcalepio harvest took place. “I had to take care of everything but I was happy about it: I love agriculture, it has always been a passion to me more than a work” he says. He testifies with his memories the extreme importance of political and official cooperation among the authorities in Wine Production History in Bergamo. His professional and personal legacy with agriculture and vine growing universe dated back to 1948, after his graduation. “I worked a little during the first two years after graduation but then in 1950 I started working at Agriculture Institute in Brescia. I used to be the Headmaster assistant during his classes. It was at that time that I

Marco Marengoni remembers the birth of Cantina Sociale. “Carlo Zadra had a fundamental role in renovate the vinification system improving the wine 45


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Vigneto a Trescore Balnearo

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there but Marengoni worked hard until the last regulation update.

production. He convinced the members to divide the grape when they brought it to the Cantina Sociale. It was a long path and changes happened step by step. We used to have and still have many small producers here and changes have to start from them”.

“I have been following Valcalepio history since then” and he underlines the important role played by technicians in helping this geographically limited production area to reach the quality standard it now has. “It is also important to sell a quality product. Here it is why we will always need men and machines/ money/economic support”.

The Cantina Sociale played a relevant role in the wine production improvement in Bergamo “even if only a small number of cellar chose to be part of it”. Cantina Sociale had the support of local authorities such as Camera di Commercio, Provincia and Agriculture Inspectorate Office. “Their main aim was to help producers improving their activity”.

The same elements were employed in the establishment of Agriculture School in Grumello. “We built it thanks to the Consorzio Agrario of Bergamo and the economic support of the noble families of the area. They felt the need of the vine growers to have a new and update education. It is a small school but it was one of the first established in Italy. Many came here to study, even from other cities”.

The Consorzio too played an important role. “Its main goal was to support and improve the production through an hard work of technical assistance to members. A fundamental figure, for example, is the agronomist”.

Nowadays Marco Marengoni, like his brother Bruno and all the others who played relevant role in the history we are telling you, still follows the path of Valcalepio.

Valcalepio is the result of teamwork. “First of all the vine growers that believed in it and worked enthusiastically following the path we showed them. Both private and public figures worked hard on this projects. But the main role was played by vine growers”. Marco Marengoni underlines their “ability to catch things quickly; quicker than us technicians at least. Agriculturists are smart, they have special genes”.

“We did what we could. Everyone did his best. We can proudly state that Valcalepio is the result of these last 35 years of work. I am happy to had the chance to work on this project”. Passion is the base. Thanks to his passion he started researching and discovered how mezzadria system used to work, how owners used to relate the one with the other, some paintings reproducing vines and vineyard in the region of Grumello and Chiuduno.

He contributed to replant many vineyards until his retirement in 1988. But he did not stop participating in Valcalepio history: he became an advisor for Agriculture Office in the Province of Bergamo. There was less technical and more document work

These 35 years are still there and it seems yesterday that Marco Marengoni, working in Provincia 48


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everything is mechanical. But it was not like this in the past. There was a time when the vine growers used to make everything with their own hands. Mechanical harvesting is a necessity today but we lost the poetry of that special and unique moment, we lost the relationship that used to link the soil to the person that works on it”.

of Bergamo Office, promoted the installation of weather control stations. Consorzio Tutela Valcalepio renewed 6 of those stations. Knowing the rain amount and being able to calculate the variety between an area and the other (even if they are really near) it is fundamental in modern vine growing. Valcalepio is now living a new challenging period but the basis of Valcalepio are deeply rooted in the past, in the tradition, in the memory of the men who wrote Valcalepio Doc History until now.

Mechanical evolution is a need but “it must respect the soil”. Soil means territory and, most importantly, identity. It is the territory that has been preserved and valorized by vine growing activities and that gave birth to Valcalepio. “In order to prepare the soil for vine growing, we had to work on them and we contributed to make them healthier and more productive. Our region, with respect to our neighbors in Brescia, is more linked to the Alps system. Since industries and factories already occupied the plains, we used spots of land that nobody could consider using: we cultivated the hills.

Interview to: Conte Nino Bonaventura Grumelli Pedrocca “I used to work in the industry, at Siad. But I always cared most about agriculture. It is something I have always felt more mine.”

This decision had great influxes on Bergamo wine production system, for instance there was never the opportunity to settle great and wide cellars like they did in Franciacorta”.

We do not need any other word to describe the love of Nino Bonaventura Grumelli Pedrocca for Valcalepio, what has meant and what still means to him.

This is Grumelli Pedrocca vision of the differences between two neighboring territories.

He does not like to waste too many words, he is a man who is deeply rooted in the past but who has a forward-looking mind. He just needs few words to express what he thinks. For what concerns the relationship with those who work on the soil, for example, he is brief and crystal clear.

Another neighbor here is Verona, where traders had a great relevance in wine system. “On the other hand, here in Bergamo, the wine production system was always ruled by vine growers”.

“You need to know how to relate to the producers. Those that produce wine think more than the others. Nowadays

And the memories of Grumelli Pedrocca come back to that “people that makes the wine” to whom he belongs. It is a 49


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Vigneto a Scanzorosciate

great importance played by vine growers, both a pro and a con.

group of people deeply different from the entrepreneurs that at some point in history thought it could be interesting (and valuable) to invest capitals into wine production. Time, in agriculture, is the most important factor and results do not come so easily and fast. So they lost interest in the wine production system and left after few years.

The vine grower in Bergamo is the one that plays all the productive roles: he is the one that grows the vines, the one that vinifies the wine and the one that bottles it. There is an interesting characteristic about Valcalepio, concerning this point: the bottler as a productive figure, was recognized inside Consorzio Tutela Valcalepio members only in 2004, after 24 years of life of the Consorzio.

“When people starts a vine growing activity without being born to it, they think it is easy. Well, it may be easy. What is really difficult to achieve is the feeling of belonging to it. To feel it, you need to know the history, the tradition. You need to fully understand what a vine and a vineyard represent. You need to know that a vineyard never dies: when a vine dies, another immediately substitutes it. Half of my vineyard has been planted at the same time”.

“People from Bergamo are hard workers and proud of their work but they also prefer to work on their own instead of create a group and work together”, says Grumelli Pedrocca that must have found the secret key to this characteristic of his fellow citizens.

Grumelli Pedrocca considers the peculiarity of Valcalepio Region, the

He was the President of Consorzio Tutela Valcalepio for many years and 50


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strength point was the certainty of the origin of the grape: we could assure the consumer that the grape from wich we made the wine was grown here, there were no autoclaves bringing grape or wine from elsewhere. It was the Cantina Sociale Bergamasca the first producer of Riserva wines. And most importantly it was the Cantina Sociale Bergamasca that started producing and promoting Valcalepio. Consorzio Tutela Valcalepio, with its fundamental role in education and promotion, came later on and contributed in increasing the production and stating the existence of Valcalepio as a DOC wine”.

worked hard in order to promote and protect Valcalepio. He insisted on education from both a vine growing and wine producing point of view and promoted lots of courses and meetings. This commitment was a consequence of the hard work he did at Cantina Sociale Bergamasca, founded in 1960 (16 years earlier than Consorzio Tutela Valcalepio). The biggest and most important farms were already part of the Cantina Sociale, because they understood the great importance of working together to fulfill a common aim from a promotional and commercial point of view.

Which is the turning point in this wine history? “No doubt, it was the new regulation of 1994 that introduced the Riserva, that added the Chardonnay in the white blend and that reduced the ageing period”.

“When we started producing wine at Cantina Sociale Bergamasca”, recalls Grumelli Pedrocca, “that was the only bottled wine drunk by Bergamo citizens. Cantina Sociale Bergamasca, that collects the grape and produce the wine, is the most important core of Valcalepio, even if it helped many private labels to emerge thanks to its forward looking activities in the past. Its existence and the contribution it gave to the Consorzio avoided the creation of many divisions. There are many that preferred to work on their own, but the Cantina Sociale Bergamasca, with its 300.000 bottles per year, is still the most important producer of the region”.

How does this forward looking man that found the way to put together and represent at best this complex and fragmented reality (even though, as a real gentleman, gave most of the merit to his staff for the great job done) imagine the Future of Valcalepio? “We learned how to refine our product and obtained great results with time. In the future I think we could increase our production. But we could also grow our image.

This confirms the fact that Valcalepio is one of the few wines in Italy that was born directly from vine growers that were helped in the task by both Consorzio and Cantina Sociale.

People from Bergamo buy 90% of our wines: 600.000 are sold every year at the cellar shop and here we do not have many tourists. Some restaurants and wine bars still do not offer it, tough. And who knows, may be there will be space for new labels too”.

“Cantina Sociale Bergamasca was born because we were convinced that we could produce and sell a product that the small cellars not only could not sell but also produce the way we could. Our 51


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Interview to: Riccardo Guadalupi

and we worked on the establishment of Cantina Sociale Bergamasca.

Nowadays Riccardo Guadalupi works at “Vinservice”, the firm he created in 1976. The core business of Vinservice is the distribution of wine, beer and soft drinks. You could see their drafts all around the world.

At that time most of the wine used to be sold in demijohns and we produced the “Tre Valli” line with screw caps in different sizes (from half liter to two liters). We started producing Valcalepio Bianco and Valcalepio Rosso and a bottle produced in 1964 won a gold medal at the Expo in 1970”.

But wandering along the Headquarters hallways you can feel the deep link the owner has with wine producing world and with Valcalepio, most specifically.

The following decade was a new and exciting one and Guadalupi was one of the main characters in the “Valcalepio” matters of the period.

It is a link Guadalupi himself does not try to deny during our conversation. “My family has always worked in wine industry. It all started with my greatgrandfather who owned a land in Brindisi (southern Italy). Owning land at that time meant grape production and grape production meant wine. So, my family had lot of wine and needed to sell it.

It was in the ‘70s that Valcalepio obtained its DOC recognition and that they started using corks. The core of the wine production in Valcalepio was Red Wine, mostly because white grape was not vastly spread at the time. As director of Cantina Sociale Bergamasca, Guadalupi decided to concentrate his efforts on Schiava grape that is a traditional variety from Trentino but had been planted in many vineyards in Bergamo region. He wanted to vinify it on its own and it was a revelation. He obtained a wine with an amazing perfume. “Both Cantina Sociale Bergamasca and Trentino producers still make this wine nowadays. Our label, which was very modern, did not meet the public taste. But we have to keep in mind that Lombardy does not drink many rosé wines. Maybe the sparkling variety someone is producing nowadays will create a revival for this wine”.

We are talking about the end of 1800 but I can assure you that my greatgrandfather had an effectual business and marketing plan in his head at that time. He chose to move his three sons to northern Italy in order to sell their wines up North. Among these three young men there was my grandfather. The choice of studying as an oenotechnician was an easy one for me: wine was the core business to my family. I have always loved this work. The wine-producing world is amazing, funny and creative. As an oenologist you fall in love with your wine; you take good care of it as if it was your own child from the bunch to the bottle”.

Cantina Sociale Bergamasca exdirector recalls that one of the hardest tasks of that time was to convince the restaurant owners that in Bergamo there was a good wine that deserved

Guadalupi started his work in Valcalepio in the ‘60s. “It was a hard period. We had to struggle to create the vineyards 52


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

growers. Being daily in the vineyards, vine growers could not accept any suggestion by someone who does not live among the vines. They could not believe that there was anyone who knows how to make wine better than they do. This is what happened with the blend of Merlot and Cabernet.

their support. To most Bergamo people it was impossible that their soil could produce a good wine. The producers had to take advantage of any occasion to destroy this prejudice. “We were pioneers. In order to let the other know us and our wines we took part to food&wine contests in partnership with restaurant chefs and matched our wines to their dishes. We also worked hard on our members explaining them how important and precious the Cantina Sociale was, since it was their own. It was not easy to explain to the vine growers that they should not bring to the Cantina Sociale the worst grape and keep the better one at home. If the Cantina Sociale works it is possible to gain prizes and to promote the wine easier, we have many famous examples. Moreover, we are oenologists, not magicians: if they bring me a medium quality grape and I am very good in my job, I could make a medium quality wine. I am not a miracle man”.

“Most producers used to vinify Merlot and Cabernet together. I went to Trentino and France, where they used to work those same grape varieties, and I talked with many colleagues. I was sure that the right choice for Valcalepio was to vinify the two varieties separately and then blend them. First of all it was a ripening matter: Merlot and Cabernet are very different and ripen in different periods. In order to process them together you have to harvest the first too early and the second too late. Moreover, the DOC regulation stated that the percentage of any of the two grapes could vary depending on the vintage. This way if we had a great harvest we could use the Cabernet, which is more “substantial” but if the harvest was not that good we could use the Merlot that is smoother. The only way to solve this fight was to produce the wine at Cantina Sociale: we were the pacemakers and everybody followed us”.

Competitions, tastings, and fairs: these were some of the many roads underwent by the producers to obtain the actual Valcalepio reality. “When talking to wine producers it was easier to convince them to invest money in technical improvements than in promotion. Every producer is deeply convinced that his product is the best in the world and that he does not need promotion to sell it. He does not need to spend money in order to convince people buying his wine. We fight hard to convince them that it was not that easy and that it was necessary to invest in promotion too.”

In 1976, following the DOC regulation, the Consorzio Tutela Valcalepio was born. Guadalupi was both Cantina Sociale and Consorzio director. It was not easy to explain this duplicity to the producers, who were afraid of his double role. “At first the producers were not happy of our double role. They used to saw us as competitors. But we, at Cantina Sociale, did never consider them

There were also “technical” wars between the oenologist and the vine 54


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

is a challenge nowadays, when we have to win the competition with many other wines”.

competitors. With time the situation has settled. It was the time when the first supermarkets settled in the region. But it was not easy to sell wine at supermarkets. It was easier to sell the wine to little shops. Most of the wine used to be sold directly at the cellar and we used to deliver it at home too.

Interview to: Sergio Cantoni Do not be deceived by this man’s appearances.

There were also Consorzi Agrari, which were really relevant as a reality in Bergamo since most of the people used to go there to buy wine. I worked a lot on Consorzi Agrari in order to let our Valcalepio emerge”.

He has a sharp gaze and his whole face seems to invite you to appeasement and smiling. His being so calm even through challenging period and experiences shall not mislead you.

Promotion: here is the challenge to Guadalupi. The past and the future challenge!

Sergio Cantoni know well how to plan and make schedules in order to reach the goals.

“People learnt that it is possible to buy wine from the cellars and that Valcalepio is a high quality wine. They love Valcalepio Rosso. Valcalepio Bianco is good too but this is the obvious consequence of the fact that we have a red-wine-soil and we produce a little amount of white wine. The real problem is a commercial one. Every region has good wines but we have a great quality and a complete range of products. The challenge is a promotional one. It was a challenge in the past, when we had to teach to people what was Valcalepio; and it still

He always gives great relevance to what is “good and positive” in every situation too. This is the man who has been guiding Valcalepio in its recent past and the one who is going to guide it towards future goals. Sergio Cantoni, who was born in Alba (Piemonte), is another “foreigner” like the others we talked about earlier in this book, and he knows very well which are the goals to reach. It has been a family decision that moved Cantoni from Romagna to Bergamo. His father-in-law insisted on his having a permanent job, so Cantoni got employed by Cantina Sociale Val San Martino in Pontida. It was 1977 and he took care of everything in the cellar. 55


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

drinkable water in the cellars at the time.”

In 1980 Cantoni moved to Verona, where he opened a commercial activity linked to wine production, but he kepts his consultancy role. An year later he received a phone call from Bruno Marengoni. Marengoni could count on Zadra and Guadalupi in his team, but he needed a third advisor, anyone elso in Consorzio would do the job.

Cantoni could not forget the hard work of Bruno Marengoni who suggested to the Camera di Commercio to create announcements for the improvement of mechanics in cellars. As an example many wine producers used to vinify in wooden tanks and only a few started using cement instead. The Camera di Commercio helped them improving the mechanics helping them to buy stainless steel tanks, pumps and presses.

“The first three cellars they devolved upon me were Bortolo Locatelli, Felice Locatelli and Fratelli Locatelli. They were all in Chiuduno. Then I started to work with Federico Barcella and Camillo Rossana in Scanzo Rosciate”.

“Consorzio used to work in partnership with Camera di Commercio in order to help the producers. We bought Slavonian Oak Barrels (700 – 800 liters each) and lent them to the producers in order to start the aging process of the wines in wood.

In his story telling, Cantoni recalls the good relationship he had with Zadra and Guadalupi. “We have been knowing each other since a long time. That was no easy time at all. It was the beginning of Valcalepio and there was lot of work to do. Most of the cellars did not have the machines they need and in some cases they did not have

We organized many educational tours in Italy and abroad and lots of courses.

Vigneto a Pontida

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Another relevant moment in Valcalepio history was 1993. It was in that year that the productive are a of Valcalepio got extended and started including San Martino Valley too.

We wanted to teach them how to grow vines. We suggested increasing the vines number in the vineyards and invited the producers to prefer a mono varietal system. At the time they used to grow many different varieties in order to be sure to harvest at fall”.

This marked the end of the growing history of Valcalepio. Now the regulation coincides with the productive reality and can give the right answers to the consumers’ questions. “At that time there used to be approximately fifty cellars producing Valcalepio. We started been recognized on local market. People understood that Valcalepio was a good wine and they started to promote it”.

In 1987 Cantoni got employed by Cantina Sociale Bergamasca. He became in the meantime the only advisor in Consorzio Tutela Valcalepio. Guadalupi, in fact, decided to concentrate his strength on his society and Zadra focused his attention on Tenuta Castello.

In that same period Cantina Sociale Bergamasca was promoting renewing works too in order to change the vinification and bottling systems. It was a time of changes and many industrials chose the wine production universe as investment. Many of them bought cellars and helped the productive universe to grow stronger.

It is in this period that many “foreigners” advisor started coming to Bergamo, bringing with them new experiences and ideas. They used to come from Brescia and Cremona. At the time there were only thirty cellars that produced Valcalepio. Cantoni gives advices on how to produce the wine; Bruno Marengoni regulates the technical aspect concentrating on how to grow vines.

It was also in those years that an important revolution took place. Consorzio Tutela Valcalepio started to take part to Vinitaly with a common stand that unites all the producers.

In the ‘90s the productive reality was solidy established and they wanted to do something more.

At the beginning of the new millennium, Cantoni is the only director of both Cantina Sociale Bergamasca and Consorzio Tutela Valcalepio after Marengoni retirement.

“The Red wine used to be aged a year and a half. But it used to give no satisfactory results. So the Consorzio decided to change the regulation.

“In 2000 we started again a series of educational and courses: we organized courses of vineyard management, workshops about treatments and the employment of new machines. It was the third revolution: we decided to reimplant the vines in a new way that permitted the employment of machines and mechanical tools. We are still

The new regulation states that Valcalepio can be sold one year after the harvest but it also creates a new variety: Valcalepio Rosso Riserva, the aged version of Valcalepio Rosso that has to age at least three years in wooden barrels.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

to monovarietal wines. There are three relevant varieties: spumante (champenois and charmat), sparkling wines and novello. Moreover we gave great relevance to “new” DOC varieties such as Incrocio Manzoni, Franconia, Schiava, Marzemino. We could not forget the historical varieties, those that belong to Valcalepio too, Merlot, Cabernet, Grey Pinot, White Pinot and Chardonnay.

working on this innovative system. We improved the defense role of Consorzio and we started focusing on promotion and communication. At the beginning we used to write and publish a magazine, nowadays we have a website with all relevant information (about the wines, the producers, the events, the pictures) and a Facebook account that keeps growing”. A great effort is devoted to events: “BereBergamo” that changes location every year and that dates back to the ‘90s; “Andar Per Vigne” when the cellars are open for the public to visit and taste; the International Oenological Competition “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” and Vinitaly.

It is also really important to keep focused on promotion and we aim to cross our boundaries. We also want to increase the hospitality tools. We wrote a Guide where we collected all the cellars that organize guided tours and tastings and we added all those restaurants with Wine Lists where you can find at least three wines produced by members of Consorzio Tutela Valcalepio. We distributed it at Bergamo airport, where 5 millions passengers transited last year, and in the most important touristic places of Bergamo”.

2006 was another relevant date in Valcalepio history. The “Valcalepio producers Association” became “Vignaioli Bergamaschi” that is a cooperative with commercial aims. Vignaioli Bergamaschi is the one that take care of marketing and commercial events. It also organizes both Vinitaly and “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme”. “Vignaioli Bergamaschi works where Consorzio Tutela Valcalepio cannot. Since Vignaioli Bergamaschi is a cooperative it could participate to Fairs and organize all the commercial matters the Consorzio could not take care of, since its aims are the defense and promotion of the DOC only”. What about Valcalepio future? “First of all the new DOC Terre del Colleoni. Its first harvest was the 2011. It is a DOC that gives space

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Studio sulle attitudini alla vinificazione di varietà tipiche coltivate in provincia di Bergamo [….]Se non che meraviglia ad or ad ora L’arresta quando tremolar nel campo Vede le biade, e de’ bei colli mira In sulla china le incurvate viti Cui fan sostegno gli olmi amati […] Francesco Petrarca A far corso dagli anni 2000, il consorzio Valcalepio, ha iniziato a interessarsi alle varietà tipiche della provincia di Bergamo. Le numerose accessioni di piante storiche, erano state raccolte da diversi vecchi vigneti aziendali sparsi nell’area viticola bergamasca dalla Provincia di Bergamo tra il ‘91 e il ‘94 in un campo sperimentale sito a Torre De’ Roveri. Nel 2003 viene perciò ripresa e rivista l’attività di monitoraggio dello stato sanitario e delle attitudini enologiche di una piccola selezione di uve che avevano mostrato buoni risultati analitici nel corso delle sperimentazioni degli anni 91-94. Il monitoraggio e le vinificazioni effettuate tra il 2003 e il 2005 hanno indicato alcune varietà molto interessanti, quindi all’estirpato del vigneto di Torre de’ Roveri, ove era questo archivio storico viticolo, avvenuto nel 2006, il Consorzio, decide di continuare la sperimentazione con finalità di innovazione di prodotto solo sulle varietà più interessanti. A tale scopo inizia la ricerca dei vigneti superstiti, la loro individuazione e catalogazione. Contemporaneamente la definizione della Doc “Terre del Colleoni” nel 2011, nata per valorizzare i vini mono-varietali dalle uve più tipiche dell’area bergamasca, stimola ulteriormente l’esigenza di perfezionare le tecniche enologiche più adatte alla vinificazione anche di alcune di queste varietà.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Le varietà di maggiore interesse filologico e tecnico vengono individuate in: Schiava Lombarda e Merera risultate interessanti dall’indagine sulle vecchie varietà; Incrocio Terzi n.1, Franconia e Incrocio Manzoni bianco, nell’ambito di un progetto di innovazione tecnologica. In merito a Merera, dato che questa non risultava iscritta al Registro Nazionale di Uva da Vino, emerge la necessità di iscriverla al Registro nazionale per consentirne liberamente l’utilizzo e l’impianto, ed è perciò in via di iscrizione al registro Nazionale. Verificata l’ipotesi di trovarsi realmente di fronte a una varietà, attraverso l’analisi del genotipo mediante marcatori molecolari effettuata da CIRIVE dell’Università degli Studi di Milano, si è deciso di procedere all’inserimento di tale varietà nel progetto di studio. L’obiettivo del lavoro di sperimentazione è esaltare le caratteristiche positive tipiche di queste varietà, ovviare agli handicap tecnologici impliciti nelle produzioni dei vini di tipologie non ancora ben conosciute e non ultimo di sviluppare nuovi metodi di approccio per prodotti innovativi. Con questi presupposti si è deciso di attivare una convenzione con le strutture di ricerca legate all’Università degli Studi di Milano, anche in relazione a quella che è la sottoscrizione della dichiarazione di intenti rappresentata dai DISTRETTI TECNOLOGICI LOMBARDI, infatti la sperimentazione gode del sodalizio positivo con DeFENS di Milano, Riccagioia Scpa e CIRIVE di Milano. Motivazioni alla base della scelta La vocazione del territorio bergamasco alla viticoltura, ha selezionato nel corso dei secoli fino al XX, le varietà più adatte e interessanti dal punto di vista agronomico e tecnologico; le spinte ideologiche e di mercato degli anni ‘70 e ‘80 hanno promosso la diffusione di varietà internazionali nel territorio bergamasco come cabernet e merlot o chardonnay e i pinots e queste varietà bene si sono adattate al clima orobico. Tuttavia la sempre maggior tensione da parte del consumatore (soprattutto esperto), verso la novità che sia al contempo ricca di valore intrinseco, suggerisce un approccio più filologico alla scelta della varietà intesa anche come diversità, tipicità, unicità. Quindi la riscoperta di varietà che tradizionalmente si sono adattate ed evolute in questo territorio, da un lato risponde all’esigenza di valorizzare la tipicità intesa come legame tra il prodotto e l’ambiente che lo genera, dall’altro la riscoperta dell’antico offre peculiarità interessanti dal punto di vista del mercato, in quanto oltre al fascino storico emozionale, determina quella percezione del “nuovo” tanto agognata dal consumatore di oggi. Quindi il paradosso antico-nuovo o potremmo dire eternamente nuovo, offre opportunità legate a nicchie di mercato di appassionati e, non meno importate ci pone come territorio tradizionale, in una posizione di interesse verso i paesi neo importatori di vino, come quelli emergenti, che non possiedono una vera a e propria radicata cultura del vino. 60


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Varietà 1. SCHIAVA LOMBARDA Presente sul territorio lombardo in particolare nel bergamasco, bresciano e varesotto e molto diffusa fino agli anni 50 quando compare la ben più produttiva schiava meranese. Nel tanto citato testo del Gallo “Le venti giornate dell’agricoltura e de’ piaceri della villa” (rist. anast. 1775) vengono menzionate le schiave nere come molto diffuse. Citata sempre come Schiava nera o Verdese dal Tomini Foresti nel 1783, è rintracciabile in diversi documenti sulle mostre d’uve o articoli delle Commissioni Ampelografiche Provinciali a partire dalla fine dell’800, che riportano diverse citazioni di Schiave o Margellane e delle loro attitudini enologiche. Diversi scritti di Domenico Tamaro ne parlano come varietà da collina e da esposizione che privilegia la potatura lunga e matura precocemente. Viene battezzata “Lombarda” nel corso degli anni 50 per indicare la schiava tipica di questa zona, distinguendola così dalla schiava grossa; ricordiamo che era molto diffusa ed era l’uva tipica di tutta la Lombardia, il fatto è comprovato da diversi scritti tra cui l’Apelografia di Viala in cui sempre Tamaro scrive: “La Schiava est le plus important des cépages rouges de la Lombardie. Sa production est régulière, sa vigueur moyenne; c’est un cépage assez résistant à la sécheresse, à l’échaudage et à beaucoup de maladies. Greffé sur des porte-greffes américains hâtifs, tels que le Riparia, et planté en terrains humides au printemps et secs en été comme les plaines et collines de la Lombardie), ce cépage donne des résultats splen-dides comme production et grossissement de la souche[….] La schiava lient en Lombardie la place du Nebbiolo dans le Piémont. Le vin de la Schiava est rouge clair, piquant, très agréable, et convient comme vin ordinaire de table. Il ne se garde pas et doit être bu dans l’année.” Resta tale appunto fino alla metà del ventesimo secolo all’arrivo delle schiave atesine più produttive. Questo atteggiamento tipico delle scelte economico-agrarie di quegli anni post bellici, privilegia la scelta della quantità e abbondan61


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

za invece di una produzione contenuta ma più caratteristica. Uva dai grappoli conico allungati con acini più che medi, a buccia sottile e poco pruinosa, dà un vino che è “sempre di poco colore, ma brioso e saporito se prodotto in colline soleggiate”. Alla valutazione sensoriale si presenta con colore rosato e tonalità rosse granato, buona componente di intensità olfattiva, da cui emerge soprattutto la frutta rossa e la mandorla, la mela è sostenute da note vegetali e floreali, il corpo discreto e al gusto offre una buona acidità, nota sapida e buona intensità retrolfattiva in cui prevale il fruttato.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi VARIETÀ SCHIAVA LOMBARDA Obiettivo

Vino rosato giovane Alcol potenziale 12%vol. 50 hl Raccolta dell’uva a mano in casse da 20 kg

Pigiadiraspatrice

Rulli larghi

Invio pigiato in vasca Aggiunte sul pigiato

• •

Metabisolfito k 10 g/hl 5-10 g/hl tannino di galla in base alla sanità delle uve

Contatto pellicolare

Macerazione di ALCUNE ore (da definirsi in base al colore estratto) in pressa e raffreddando con acqua10°C

Pressatura - Ciclo pressa

• •

Fino a 1,2 bar Unire tutte le frazioni

• • •

Analisi SO2 per verifica che il valore sia sui 50/60 mg/l di Totale Analisi APA per verificare eventuale carenza N2 Portare APA = 250-300

Flottazione del mosto

• • • •

Inviare mosto in serbatoio di decantazione Aggiungere enzima pectolitico di decantazione Dopo 2-3 ore Flottazione con gelatina e azoto

Decantato

• •

Travasare Eventuale correzione acidità totale/pH

Fecce di decantazione

Filtrare con sottovuoto le fecce e tenere separate

Piede

• •

Lievito commerciale dose 20g/hl ben reidratato Attivante complesso-amminoacidico 10 g/hl

Fermentazione

• • • • •

Manipolazione del mosto

Fine fermentazione

La FA deve iniziare 12 ore dopo l’aggiunta del lievito Condurre la fermentazione a 16°C macroossigenazione 2ml/L/h (per 2-3 ore) 3° giorno DAP 10 g/hl Misurare densità una volta al giorno (ideale è 1-1,5 Babo al giorno) Quando restano 1-2 gradi Babo spegnere frigo e lasciare la temperatura che raggiunga i 20° C

• • • • •

Terminata la FA (analisi zuccheri) Raffreddare a 10°C Travasare 2 volte Colmare la vasca Portare la SO2 libera a circa 30 mg/l

Refrigerazione

Chiarifica Stabilizzazione tartarica NO FML

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

2. INCROCIO TERZI n. 1 Varietà ottenuta dall’incrocio di Cabernet Franc x Barbera da Riccardo Terzi, viticoltore bergamasco a Monasterolo di Sotto il Monte (BG). Varietà diffusa nelle province di Bergamo e Brescia, con produttività costante e buona, dà vini colorati e di buona o elevata gradazione. Ha portamento vigoroso, con buona produzione di grappoli che sono piramidali e di media compattezza, necessita una forma d’allevamento che determini un ambiente arieggiato data la sensibilità del grappolo alle patologie come muffa e marciume. Con climi piovosi e umidi, a ridosso della vendemmia, tende a sgranarsi e a colare, la vendemmia è abbastanza precoce in riferimento alle varietà rosse presenti sul nostro territorio. Il vino risulta essere molto interessante, in fase di valutazione sensoriale e si presenta con colore molto intenso con tonalità rubine, olfatto intenso con fruttato di frutta rossa, note vegetali e in secondo ordine floreali; il corpo è intenso e all’analisi gustativa prevale il binomio acido-dolce con nota amara non trascurabile, tannicità importante e in fine, al retrolfatto emergono i fruttati con una buona persistenza, nel bicchiere svuotato restano note lievi di rosa e viola. E’ allo studio la possibilità di recuperare anche altri incroci Terzi un tempo diffusi, soprattutto nella zona di Pontida, l’Incrocio terzi n. 2 e il n. 4. A tale proposito si vorrebbe recuperare il vigneto originario di Riccardo Terzi a Monasterolo di Sotto Il Monte per verificare la presenza di piante superstiti e provarne le attitudini enologiche.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi VARIETÀ INCROCIO TERZI N.1 ( BARBERA X CABERNET FRANC)

Obiettivo

Vino rosso giovane 12%vol 7 hl Raccolta manuale in casse da 20 kg

Aggiunte sul pigiato

• •

MBK 10 g/hl Enzima pectolitico 3/4 g/hl

Caricamento Vinificatore Aggiunte

• • •

Tiamina 5 g/100hl Analisi APA per verificare eventuale carenza N2 Portare APA = 200-250

Piede

Lievito : ceppo commerciale 20 g/hl (reidratare e inoculare sopra il cappello)

• • •

2 rimontaggi (1/3 massa) Tnnino quercia 10 g/hl ripartito in aggiunte di 5 g/hl in corrispondenza dei 2 rimontaggi La sera inoculare il lievito reidratato sopra il cappello

2° Giorno

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C

3° Giorno

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C 1 rimontaggio all’aria (1/3 massa)

4° Giorno

• • • •

Al mattino 1 delestage 2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C Aggiunta DAP 10 g/hl poi se necessario Eventuale MCR (sotto il cappello)

5° Giorno

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C 1 rimontaggio all’aria (1/3 massa)

Durata macerazione

• •

Circa 6 giorni e comunque variabile Quando termina la fermentazione alcolica si valuterà la quantità, la qualità e il tempo dei rimontaggi.

Vinaccioli

Eliminarli al più presto se VERDI

Controlli

Temperatura e Babo una volta al giorno (ideale 1,5-3 al dì)

Svinatura Pressatura

• •

Svinare La vinaccia va portata in pressa nel modo più soffice possibile.

Travasi dopo svinatura

Travasare bene ogni 3 giorni per 2-3 volte

• •

Aggiunta di batteri e attivante appena si termina la fermentazione alcolica previa analisi degli zuccheri Temperatura 20°C

Aggiunta di SO2 per avere una libera di 18/20 mg/l

Macerazione 1° Giorno Estrazione in fase acquosa

FML? Conservazione

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

3. INCROCIO MANZONI BIANCO 6.0.13 Ottenuto dall’incrocio tra Riesling renano e Pinot bianco, diffuso nel Trevigiano ad opera del Prof. Luigi Manzoni della scuola enologica di Conegliano Veneto. Dagli anni ‘70 è diffuso anche in area bergamasca. Offre grappoli piccoli (la produzione è da media a contenuta) con acini piccoli sferoidali dal colore verdognolo con ombelico persistente e buccia molto pruinosa e consistente. La pianta è ben resistente alle principali patologie crittogamiche della vite. Nella nostra area viticola fornisce una produzione di ottima costanza produttiva e resa contenuta, che porta ad avere vini interessanti, strutturati, salini, minerali e fruttati nel contempo; la gradazione risulta sempre importante e il vino si discosta assai dal punto di vista organolettico dagli altri bianchi del territorio. Alla valutazione sensoriale si riscontra la presenza di colorazione molto intensa inizialmente con riflessi verdolini, che evolvono sul dorato con il passare del tempo, note olfattive minerali, vegetali e fruttati di frutta estiva matura e tropicale, buona acidità e salinità, corpo elevato, il retrolfatto molto intenso e persistente, ha note di fiori, frutta e vegetale secco.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi VARIETÀ INCROCIO MANZONI BIANCO 6.0.13 Obiettivo Raccolta dell’uva a mano in casse da 20 kg

Vino bianco giovane Alcol potenziale max 12,5-13%vol. 50 hl Carico uva intera in tramoggia e trasferimento in pressa con pompa volumetrica a oliva

Pressatura soffice fino a 1,2 Bar (CICLO PRESSA DA DEFINIRE) Resa di pressatura max 60%

Aggiunte in pressa

2cc/hl enzima pectolitico di decantazione

Aggiunte sul pigiato

• •

Metabisolfito di k 10 g/hl Acido ascorbico 8 g/hl Tannino di galla 5-10 g/q in base alla sanità dell’uva

Inviare il mosto in serbatoio di decantazione mantenendo la T a10°C Analisi SO2 per verifica che il valore sia sui 50-60 mg/l di Totale Eventuale correzione acidità/pH

Ciclo pressa

Decantazione statica del mosto oppure flottazione

Decantato

• NTU 100 ca Travasare

Fecce di decantazione

Filtrare con sottovuoto le fecce e tenere separato

Piede

• •

Lievito commerciale (neutro) 20g/hl ben reidratato Attivante amminoacidico 10 g/hl

• •

Condurre la fermentazione a 16-17 °C 2° giorno macroossigenazione 2ml/L/h (per 2-3 ore) oppure pompa in retro 3° giorno DAP 20 g/hl Giorni successivi DAP se necessario Misurare densità una volta al giorno (ideale è 1-1,5 Babo al giorno) Quando restano 1-2 gradi Babo spegnere frigo e lasciare la temperatura che raggiunga i 18° C

Cinetica di fermentazione

• • • •

Fine fermentazione

• • • • • •

Terminata la FA (analisi degli zuccheri) Raffreddare a 10-12°C Attendere 4-5 gg Travasare senza arieggiare Colmare la vasca Portare la SO2 libera a circa 30 mg/l

Maturazione sulle fecce

Rimontare con N2 per un periodo da definire.

Refrigerazione

Chiarifica Stabilizzazione tartarica NO FML

67


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

4. FRANCONIA Varietà di presunta origine germanico - austriaca, diffusa in provincia di Bergamo nell’ara collinare orientale della provincia bergamasca. Il grappolo è piuttosto lungo e piramidale, con acino nero ricco di pruina che gli conferisce un colore blu. La varietà, chiamata qui anche Imberghem probabilmente dal germanico Limberger, è citata nel monumentale trattato ampelografico Viala - Vermorel (III vol.), del 1910, con i nomi di Limberger, Blau-Fränkische – Portugais Leroux, Orna Frankovca o Moravka. Conosciuta e apprezzata dagli anni ’30 per la buona produzione e per la sua rusticità (resistenza al freddo e alle principali patologie), dà un vino di corpo discreto, tipicamente fruttato con note di frutta rossa come mora e ciliegia a cui si associano note più vegetali, al retrolfatto presenta note di composta e frutta cotta, mediamente persistente.

68


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi VARIETÀ FRANCONIA Obiettivo

Vino rosso giovane Alcol potenziale 12,5-13% vol 10-20 hl Raccolta manuale in casse da 20 kg Pigiadiraspatura

Aggiunte sul pigiato

• •

MBK 10 g/hl Enzima pectolitico 3/4 g/hl (no emicellulasi)

Caricamento Vinificatore Aggiunte

• • •

Tiamina 5 g/100hl Analisi APA per verificare eventuale carenza N2 Portare APA = 200-250

Piede

Lievito: ceppo commerciale 20 g/hl (reidratare e inoculare sopra il cappello)

1° Giorno Estrazione in fase acquosa

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) La sera inoculare il lievito reidratato sopra il cappello

2° Giorno

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C

3° Giorno

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C 1 rimontaggio all’aria (1/3 massa)

4° Giorno

• • •

Al mattino 1 delestage 2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C Aggiunta DAP 10 g/hl poi se necessario

5° Giorno

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C 1 rimontaggio all’aria (1/3 massa)

Durata macerazione

• •

Circa 5/6 giorni e comunque variabile Quando termina la fermentazione alcolica si valuterà la quantità, la qualità e il tempo dei rimontaggi.

Vinaccioli

Eliminarli al più presto se VERDI

Controlli

Temperatura e Babo una volta al giorno (ideale 1,5-3 al dì)

Svinatura Pressatura

• •

Svinare La vinaccia va portata in pressa nel modo più soffice possibile.

Travasi dopo svinatura

Travasare bene ogni 3 giorni per 2-3 volte

• •

Aggiunta di batteri e attivante appena si termina la fermentazione alcolica previa analisi degli zuccheri Temperatura 20°C

Aggiunta di SO2 per avere una libera di 18/20 mg/l

Macerazione

FML? Conservazione

69


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

5. MERERA Questa varietà era diffusa in provincia di Bergamo sicuramente a partire dal XVIII sec, difatti è rintracciabile già negli scritti del Tomini Foresti. Citata nel tomo VII, nel “dizionario” del Trattato di ampelografia di Viala, da J. de Rovasenda, è indicata come varietà tipica delle colline bergamasche. Varietà tardiva e resistente alle malattie, con grappolo piccolo e conico, acini pruinosi e scuri, tralci e raspi rossicci, foglia molto lobata e piccola. Apparentemente diffusa solo nell’area bergamasca. Portamento semieretto, mediamente vigoroso, con buona produzione, dà grappolo media di forma conica, con grappolo da spargolo a mediamente compatto, con acino medio, con buccia consistente e pruinosa, la foglia davvero molto caratteristica con 4 lobi da profondi a molto profondi. La varietà è molto resistente alle fitopatie e in particolare a muffa e ai marciumi del grappolo, il che è davvero interessante dato che si tratta di una varietà mediamente tardiva. Le caratteristiche del vino, osservate nelle vinificazioni condotte in questi anni, sono interessantissime, offre infatti un’ottima intensità di colore con tonalità dal violetto al porpora, note olfattive inizialmente floreali come rosa e viola, poi di frutta rossa, grande è l’equilibrio gustativo tattile con buon corpo, buona tannicità, al retrolfatto emergono con buona persistenza, note di frutta cotta, frutta rossa, tabacco, sottobosco e caramella.

70


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi VARIETÀ MERERA

Obiettivo

Vino rosso giovane 12%vol 2 hl Raccolta manuale in casse da 20 kg

Aggiunte sul pigiato

• •

MBK 15 g/hl Enzima pectolitico 3/4 g/hl (no emicellulasi)

Caricamento Vinificatore Aggiunte

• • •

Tiamina 5 g/100hl Analisi APA per verificare eventuale carenza N2 Portare APA = 200-250 (con 1/3 attivante complesso amminoacidico e 2/3 DAP)

Lievito : ceppo commerciale 20 g/hl (reidratare e inoculare sopra il cappello)

1° Giorno Estrazione in fase acquosa

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) o follature manuali La sera inoculare il lievito reidratato sopra il cappello

2° Giorno

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C

3° Giorno

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C 1 rimontaggio all’aria (1/3 massa)

4° Giorno

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C Aggiunta DAP 10 g/hl poi se necessario

5° Giorno

• •

2 rimontaggi (1/3 massa) Temp 24° 26°C 1 rimontaggio all’aria (1/3 massa)

6° Giorno

2 rimontaggi (1/3 massa)

Durata macerazione

Circa 5-6 giorni e comunque variabile

Vinaccioli

Eliminarli al più presto se VERDI

Controlli

Temperatura e Babo una volta al giorno (ideale 1,5-3 al dì)

Svinatura Pressatura

• •

Svinare La vinaccia va portata in pressa nel modo più soffice possibile.

Travasi dopo svinatura

Travasare bene ogni 3 giorni per 2-3 volte

• •

Aggiunta di batteri e attivante appena si termina la fermentazione alcolica previa analisi degli zuccheri Temperatura 20°C

Aggiunta di SO2 per avere una libera di 18/20 mg/l

Piede Macerazione

FML Conservazione

71


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Genotipizzazione della varietà Merera Il DNA genomico della varietà Merera è stato estratto da giovani germogli utilizzando un kit commerciale di estrazione del DNA ed analizzato mediante marcatori SSR (Simple Sequence Repeats), amplificando 9 loci (numero minimo di loci da utilizzare per identificazione varietale). In Tabella 1 è riportato il profilo allelico delle varietà per i 9 loci in esame. Al fine di confermare l’unicità di questa varietà, il profilo allelico della Merera è stato confrontato con i dati reperiti nel database privato del Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali – Sez. Coltivazioni arboree della Facoltà di Agraria di Milano (contenente i profili allelici di accessioni provenienti dalla Lombardia), con i profili SSR presenti nell’International Vitis Database (http://www.eu-vitis.de/index.php) e quelli reperiti da varie pubblicazioni. Dal confronto è emerso che non c’è corrispondenza tra il profilo genetico della varietà Merera e i dati attualmente pubblicati. Questo risultato prova che non si è a conoscenza di sinonimi e/o omonimi di questa varietà e che nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite non c’è una varietà che condivide il profilo genetico della Merera. Tabella 1. Profilo allelico di 9 loci SSR della varietà Merera. Genotipo

VVS2

VrZag62

VrZag79 VVMD27 VVMD7

VVMD5 VVMD28 VVMD21 VVMD24

Merera

139-153

191-203

252-252

225-225

182-182

251-251

261-261

249-249

210-216

Pianificazione del lavoro di sperimentazione ATTIVITÀ 2012 n.

ATTIVITà

1

Individuazione dei vigneti, calibro produttivo, organizzazione logistiche di cantina per le vinificazioni

2

Definizione del protocollo di ricerca 2.1 protocolli di vinificazione su base bibliografica per le attitudini alla vinificazione delle varietà in oggetto 2.2 calendario analisi delle uve durante la maturazione fenolica e a maturazione enologica per definire i protocolli di vinificazione degli anni successivi al primo 2.3 operazioni agronomiche e tempistiche 2.4 operazioni di cantina e tempistiche 2.5 organizzazione persone e strutture coinvolte 2.6 vinificazione e controlli 2.7 interpretazione dati 2.8 analisi sensoriale pianificazione e analisi statistica vini in sperimentazione

3

Coinvolgimento del settore Fitosanitario regionale per certificazione di marze di merera

4

Panel degustazione annata 2012 Pianificazione e analisi statistica dei dati

72


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

ATTIVITA’ 2013 n.

ATTIVITĂ

1

Individuazione dei vigneti, calibro produttivo, organizzazione logistiche di cantina per le vinificazioni

2

Definizione del protocollo di ricerca ad hoc per le singole varietĂ in base ai parametri analitico-sensoriali delle vinificazioni del 2012-13 2.1 calendario analisi delle uve durante la maturazione fenolica e a maturazione enologica per definire i protocolli di vinificazione degli anni successivi al primo 2.2 operazioni agronomiche e tempistiche 2.3 operazioni di cantina e tempistiche 2.4 organizzazione persone e strutture coinvolte 2.5 vinificazione e controlli 2.6 interpretazione dati 2.7 analisi sensoriale pianificazione e analisi statistica vini in sperimentazione

3

Panel degustazione annata 2013 Pianificazione e analisi statistica dei dati

4

Controllo campo di Merera per prelievo marze 2014

5

Individuazione di aree vocate in bergamasca per la collocazione di nuovi vigneti

73


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

I Vigneti INCROCIO MANZONI: COMUNE DI CASTELLI CALEPIO ANNO IMPIANTO

2005

STATO SANITARIO

Buono

FORMA ALLEVAMENTO

Cordone speronato

SHIAVA: COMUNE DI TORRE DE ROVERI ANNO IMPIANTO

NP

STATO SANITARIO

Buono

FORMA ALLEVAMENTO

Guyot

INCROCIO TERZI: COMUNE DI CASTELLI CALEPIO ANNO IMPIANTO

1980

STATO SANITARIO

discreto

FORMA ALLEVAMENTO

Pergola

FRANCONIA: COMUNE DI CHIUDUNO ANNO IMPIANTO

1974

STATO SANITARIO

buono

FORMA ALLEVAMENTO

Casarsa

MERERA: COMUNE DI CASTELLI CALEPIO ANNO IMPIANTO

1972

STATO SANITARIO

Buono

FORMA ALLEVAMENTO

CASARSA

MERERA: COMUNE TORRE DE’ ROVERI ANNO IMPIANTO

NP

STATO SANITARIO

Buono

FORMA ALLEVAMENTO

GUYOT

74


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

METODI ANALITICI – valutazione della maturità fenolica Maturità fenolica delle uve e calendario campionamento e analisi delle uve durante la maturazione per definire i protocolli di vinificazione degli anni successivi al primo Le analisi sulle caratteristiche fenoliche delle uve sono state realizzate su tutte le varietà ad esclusione dell’Incrocio Manzoni. I prelievi sono iniziati a circa 25 giorni dalla presunta maturità enologica comunque ad invaiatura avvenuta, ogni 7 giorni circa facendo in modo di avere circa 300-500 bacche, ottenute tramite prelievo di racimoli da grappoli posizionati esternamente ed internamente agli strati fogliari, sulle due pareti della controspalliera e nelle diverse posizioni del grappolo (punta, ala, in mezzo, lato esterno e lato interno). B1.Estrazione della totalità dei polifenoli dalle bucce. Le bucce di 100 acini vengono separate dalla polpa e dai semi e poste in 250 mL di tampone tartarico a pH = 3,2 (ottenuto aggiungendo nell’ordine: 5 g di acido tartarico, 22 mL di NaOH 1N, 500 mL di acqua distillata, 2 g di metabisolfito di sodio, 120 mL di etanolo 95%, acqua q.b. a 1 L). In pratica si taglia l’acino in due parti, si separano i semi staccandoli dalla polpa con lo stesso attrezzo utilizzato per tagliare l’acino (coltellino o bisturi), si raschia delicatamente la polpa, che poi si lascia cadere in un bicchiere in cui sono posti 500 mg di sodio metabisolfito, mentre la buccia è posta in una beuta contenente 250 mL del tampone suddetto. Dopo alcune ore (4, ad es.) a temperatura ambiente, le bucce nel tampone vengono omogeneizzate congelate e inviate a Milano al DeFence Sulla fase liquida isolata per centrifugazione dell’omogenato si effettuano le determinazioni degli antociani totali e dei flavonoidi totali. V1.Estrazione della totalità dei polifenoli dai semi. I semi dei 100 acini isolati come sopra descritto, sono contati e posti in 250 ml di tampone tartarico a pH = 3,2 contenente 12% di etanolo 1 g/L di SO2. Dopo alcune ore a temperatura ambiente congelate e inviate a Milano al DeFence si omogeneizza, si centrifuga e sull’estratto così ottenuto si effettua la determinazione dei flavonoidi totali. B2. Polifenoli estraibili dalle bucce in vinificazione Si opera su un campione di 100 acini. Si taglia in due parti ogni acino, si asportano i semi, si raccoglie a parte la polpa, e la buccia viene posta in una beuta contenente un volume di tampone a pH = 3,2 recentemente preparato (5 g di acido tartarico + 22 mL di NaOH 1N + 40 mg di sodio metabisolfito + 50 mg di NaN3 + 500 mL di acqua + 120 mL di etanolo 95%, a 1 L con acqua), pari a P X 0,8 mL, dove P è il peso dei 100 acini. Si tappa, si pone in termostato a 30°C e si lascia in queste condizioni per 48 ore. 75


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Al termine, si separa la fase liquida per decantazione e si effettua la determinazione degli antociani totali e dei flavonoidi totali. V2.Polifenoli estraibili dai semi in vinificazione. I semi prelevati dai 100 acini utilizzati per la determinazione dei polifenoli estraibili dalle bucce sono posti in una beuta contenente un volume di tampone tartarico a pH = 3,2 recentemente preparato (5 g di acido tartarico + 22 mL di NaOH 1N + 40 mg di sodio metabisolfito + 50 mg di NaN3 + 500 mL di acqua + 125 mL di etanolo 95% a 1 L con acqua), pari a P X 0,8 mL, dove P è il peso dei 100 acini. Si tappa, si pone in termostato a 30°C e si lascia in queste condizioni per 48 ore. T. Analisi di routine Preparare un sacchetto con 100 acini circa da inviare la laboratorio per le analisi di routine

RISULTATI Dati analitici Uve 2012-2013 INCROCIO MANZONI 6.0.13 vendemmia 3/09/2012

U.M.

17/08/2012 21/08/2012 28/08/2012

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

9,75

9,75

6,75

pH

3,15

2,95

3,18

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

18,89

19,91

22,34

%vol

11,33

11,95

13,4

°BABO

17,7

18,08

19,8

ACIDO TARTARICO

g/l

8,81

8,65

8,01

ACIDO L-MALICO

g/l

4,3

3,52

1,34

mg/l

294

226

155

mg/l

1779

1202

1550

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE POTASSIO PIOGGE (mm)

17 mm

76


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

INCROCIO MANZONI 6.0.13 vendemmia 16/09/2013

U.M. 20/08/2013 29/08/2013 03/09/2013 10/09/2013

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

19,65

14,6

9,7

7,95

pH

2,5

2,79

3,07

3

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

12,12

15,79

18,55

13

%vol

7,27

9,48

11,13

°BABO

12,43

14,92

16,76

18,36

ACIDO TARTARICO

g/l

9,43

7,94

7,67

7

ACIDO L-MALICO

g/l

10,89

7,43

3,77

2

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE

mg/l

182

183

188

131

POTASSIO

mg/l

1275

1362

1560

1390

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

mm pioggia

32mm

47mm

inizio invaiatura 13/08 invaiato il 20/08 SCHIAVA LOMBARDA Vendemmia 07/09/2012

U.M.

21/08/2012

28/08/2012

06/09/2012

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

8,75

6,25

6,03

pH

2,97

3,24

3,29

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

15,44

19,3

17,91

%vol

9,26

11,58

10,75

°BABO

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

14,54

17,3

16,28

ACIDO TARTARICO

g/l

9,47

7,91

7,78

ACIDO L-MALICO

g/l

1,82

1,16

1,49

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE

mg/l

138

130

147

POTASSIO

mg/l

1388

1625

1660

N (n°acini)

400

400

400

P (peso tot acini)

g

632

710

804

ANTOCIANI Totali

mg/Kg

77,25

190,36

199,13

ANTOCIANI Estraibili

mg/Kg 

42,18

24,51

60,96

FLAVONOIDI Totali

mg/Kg

3930

3232,5

2024,2

FLAVONOIDI Estraibili

mg/Kg

1077,8

2241,3

1412,5

PIOGGE (mm)

56mm

77


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

SCHIAVA LOMBARDA vendemmia 19/09/2013

U.M.

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

29/08/2013 03/09/2013 10/09/2013

g/l

13,4

10

8,40

pH

2,81

3,04

3,13

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

12,12

14,75

17,61

%vol

7,27

8,85

10,57

12,24

13,83

15,91

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE °BABO ACIDO TARTARICO

g/l

8,24

7,74

6,82

ACIDO L-MALICO

g/l

6,34

3,66

3,16

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE

mg/l

135

141

122,00

POTASSIO

mg/l

1367

1455

1515,00

N (n°acini)

300

300

300

P (peso tot acini)

g

1025

1062

1139

6 mm

17 mm

mm pioggia

32 mm

47 mm

inizio invaiatura 13/08 invaiato il 20/08

INCROCIO TERZI N.1 vendemmia 8/09/2012

U.M.

21/08/2012 28/08/2012 06/09/2012

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

8,75

6,9

6,32

pH

3,09

3,2

3,25

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

18,44

21,23

19,95

%vol

11,06

12,74

11,97

°BABO

17,05

19,07

17,8

ACIDO TARTARICO

g/l

8,77

10,07

8,49

ACIDO L-MALICO

g/l

2,36

0,88

1,22

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE

mg/l

104

100

129

POTASSIO

mg/l

1692

1845

1719

N (n°acini)

400

400

400

P (peso tot acini)

g

859

891

931

ANTOCIANI Totali

mg/Kg

783,4

938,9

970,8

ANTOCIANI Estraibili

mg/Kg 

590

596,88

727,04

FLAVONOIDI Totali

mg/Kg

3453,59

3999,49

6171,76

FLAVONOIDI Estraibili

mg/Kg

2587,36

3502

3877,95

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

PIOGGE (mm)

56mm

78


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

INCROCIO TERZI N.1 vendemmia 23/09/2013

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

U.M. g/l

29/08/2013 03/09/2013 10/09/2013 17/09/2013 15,06

11,60

11,25

10,05

pH

2,78

2,98

2,99

3,10

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

13,04

16,53

18,12

18,36

%vol

7,82

9,92

10,87

11,02

°BABO

12,97

15,31

16,57

16,81

ACIDO TARTARICO

g/l

8,09

8,33

8,88

8,30

ACIDO L-MALICO

g/l

8,17

5,20

4,86

4,24

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE

mg/l

234

220

221,00

194,00

POTASSIO

mg/l

1276

1535

1560,00

1695,00

N (n°acini)

300

300

300

300

P (peso tot acini)

g

741

882

1010

1076

6mm

17mm

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

mm pioggia

47mm

inizio invaiatura 13/08

invaiato il 20/08

FRANCONIA vendemmia 24/09/2012

U.M.

21/08/2012 28/08/2012 06/09/2012 11/09/2012 18/09/2012

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

11,30

9,65

7,82

7,8

8,00

pH

2,77

3,04

3,13

3,02

3,08

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

18,49

21,86

17,84

17,43

18,99

%vol

11,09

13,11

10,7

10,46

11,39

°BABO

16,86

19,68

16,52

16,09

16,90

ACIDO TARTARICO

g/l

11,07

13,3

10,8

10,94

8,83

ACIDO L-MALICO

g/l

2,77

1,73

1,22

0,65

0,88

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE

mg/l

103

225

150

1,55

180,00

POTASSIO

mg/l

1355

1790

1828

1560

1560

N (n°acini)

400

400

400

400

400

P (peso tot acini)

g

547

613

630

627

625

ANTOCIANI Totali

mg/Kg

413,1

540,1

1051,7

1078,5

1337,3

ANTOCIANI Estraibili

mg/Kg 

371,1

334,6

420,6

649,4

619,5

FLAVONOIDI Totali

mg/Kg

2125,92 2241,28   3337,2

4140,6

5356

FLAVONOIDI Estraibili

mg/Kg

1916

2400,9

2930,4

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

mm pioggia

79

1257,9 15mm

1072,2

56mm

13 mm


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

FRANCONIA vendemmia 23/09/2013

U.M.

29/08/2013 03/09/2013 10/09/2013 17/09/2013

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

13,18

9,7

8,40

8,05

pH

2,94

3,06

3,20

3,22

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

13,73

15,72

18,72

18,37

%vol

8,24

9,43

11,23

11,02

°BABO

13,41

14,64

16,86

16,58

ACIDO TARTARICO

g/l

6,24

7,96

6,41

6,99

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

ACIDO L-MALICO

g/l

7,28

3,65

3,58

3,23

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE

mg/l

147

150

131,00

126,00

POTASSIO

mg/l

1611

1720

1810,00

1805,00

N (n°acini)

300

300

300

P (peso tot acini)

g

1043

1060

mm pioggia

898

47mm

6mm

17mm

inizio invaiatura 13/08

invaiato il 20/08

MERERA vendemmia 5-10-2012 ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

U.M.

28/08/2012 06/09/2012 11/09/2012 18/09/2012 25/09/2012

g/l

10,05

7,39

7,56

7,50

6,9

3,03

3,19

3,11

3,15

3,25

%

14,21

14,16

14,77

16,51

18

%vol

8,52

8,5

8,86

9,91

10,8

°BABO

13,82

13,53

14

15,09

16,55

ACIDO TARTARICO

g/l

9,08

6,64

8,49

7,26

9,25

ACIDO L-MALICO

g/l

3,36

2,45

1,68

1,62

1,2

mg/l

230

178

175

185

180

mg/l

1540

1539

1565

1550

1740

N (n°acini)

400

400

400

400

400

P (peso tot acini)

g

580

653

709

830

817

mg/Kg

589,1

732,8

930,6

683,6

1088

420,6

467,4

491,2

485,7

581,9

pH

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE POTASSIO

ANTOCIANI Totali ANTOCIANI Estraibili

mg/ Kg 

FLAVONOIDI Totali

mg/Kg

3914

3475,2

4047,9

2187,1

2568,82

FLAVONOIDI Estraibili

mg/Kg

2973,6

2337,1

2445,2

1735,9

1158,4

mm pioggia

58 mm

56mm

80

13mm

48mm


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

MERERA vendemmia 9/10/2013

U.M.

03/09/2013 10/09/2013 17/09/2013 24/09/2013

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

12,50

11,05

9,90

8,85

pH

2,97

3,08

3,14

3,22

ZUCCHERI RIDUTTORI IN VOLUME

%

16,78

17,58

18,35

19,90

%vol

10,07

10,55

11,01

11,94

°BABO

15,43

16,04

16,63

17,75

ACIDO TARTARICO

g/l

7,51

6,55

6,61

7,10

TITOLO ALCOLOMETRICO POTENZIALE

g/l

6,36

5,60

4,74

3,75

AZOTO PRONTAMENTE ASSIMILABILE

ACIDO L-MALICO

mg/l

146

129,00

141

121

POTASSIO

mg/l

1650

1690,00

1670

1890

N (n°acini)

300

300

300

300

P (peso tot acini)

g

827

931

954

982

6mm 80mm

mm pioggia

INCROCIO MANZONI 6.0.13 - 2012

17mm

U.M.

13/02/13

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

5,70

pH

3,34

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

g/l

0,30

ANIDRIDE SOLFOROSA TOTALE

mg/l

79

ANIDRIDE SOLFOROSA libera

mg/l

19

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO

%vol

12,65

g/l

0,51

ACIDO L-MALICO ACIDO L-LATTICO

g/l

0,56

ACIDO TARTARICO

g/l

2,26

Incrocio Manzoni - 2013

U.M.

01/10/13

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

8,65

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

g/l

0.33

%vol

13,20

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO

81


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Schiava lombarda - 2012

U.M.

13/02/13

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

4,9

pH

3,23

g/l

0,18

ANIDRIDE SOLFOROSA TOTALE

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

mg/l

57

ANIDRIDE SOLFOROSA libera

mg/l

9

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO

%vol

11,98

ACIDO L-MALICO

g/l

1,2

ACIDO L-LATTICO

g/l

0,15

ACIDO TARTARICO

g/l

2,53

Schiava - 2013

U.M.

21/10/2013

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

4,95

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

g/l

0,30

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO

%vol

11,66

I Terzi – 2012

U.M.

12/07/2013

g/l

5,25

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

0,36

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

%vol

13.29

Franconia 9/10/13

U.M.

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

ACIDITA’ VOLATILE - SO2 TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO Incrocio Terzi – 2013 ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO ACIDITA’ VOLATILE - SO2 TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO Franconia – 2012

6,85

g/l

0,21

%vol

13,29

U.M.

09/10/13

g/l

8,20

g/l

0,30

%vol

12,86

U.M.

13/02/2013

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

5,15

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

g/l

0,25

%vol

12,95

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO

82


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Franconia – 2013

U.M.

9/10/2013

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

6,85

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

g/l

0,30

%vol

11,45

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO Merera - 2012

U.M.

13/02/1013

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

6,10

pH

3,20

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

g/l

0,15

%vol

11,70

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO Merera

U.M.

21/10/13

ACIDITA’ TOTALE IN ACIDO TARTARICO

g/l

7,45

ACIDITA’ VOLATILE - SO2

g/l

0,13

%vol

11,05

TITOLO ALCOLOMETRICO EFFETTIVO

DATI SENSORIALI 2012 Campioni in assaggio c01 c02 c03 c04 c05

INCROCIO MANZONI 6.0.13 SCHIAVA LOMBARDA INCROCIO TERZI FRANCONIA MERERA

Ambiente Il test di analisi sensoriale è avvenuto presso il locale di degustazione della Cantina Sociale Bergamasca a San Paolo d’Argon (BG), in una sala ben illuminata, tranquilla ed esente da odori estranei, con un livello di umidità relativa attorno al 60% e una temperatura di circa 22°C.

83


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Scheda La scheda utilizzata è riportata di seguito, si tratta di una scheda di valutazione per test descrittivo quantitativo con scala discreta. Descrittori in scheda Sensazione Sensazioni visive

Descrittore LIMPIDEZZA INTENSITA’ COLORE INTENSITA’ OLFATTIVA

Sensazioni olfattive

FRUTTATO VEGETALE FLOREALE CORPO DOLCE

Sensazioni gustativo tattili

ACIDO SALATO AMARO ASTRINGEZA INTENSITA’ RETROLFATTIVA

Sensazioni retrolfattive

FRUTTATO VEGETALE FLOREALE PERSISTENZA -R

84

Significato Indica l’assenza di sospensioni all’interno del liquido Intensità di percezione del colore rosso rubini saturazione Misura del volume della percezione olfattiva complessiva indipendentemente dalla qualità della percezione. Misura dell’intensità di percezione olfattiva di Legno, barrique. Misura dell’intensità di percezione olfattiva della nota di frutta rossa quali amarena, ciliegia, frutti di bosco Misura la percezione olfattiva dell’impatto alcolico per via olfattiva Misura dell’intensità di percezione dello scorrimento del liquido nel cavo orale volume del liquido inteso sia come viscosità che come struttura Misura dell’intensità di percezione della sensazione dolce Misura dell’intensità di percezione della sensazione acida Misura dell’intensità di percezione della sensazione salata Misura dell’intensità di percezione della sensazione amara Misura dell’intensità di percezione della sensazione astringente tipica dei frutti immaturi sin. Tannnicità Misura del volume della percezione retrolfattiva complessiva indipendentemente dalla qualità della percezione Misura dell’intensità di percezione della nota tipica della frutta matura. Misura dell’intensità di percezione tipica dei vegetali freschi e secchi sin.nota verde. Misura dell’intensità della percezione di fiori freschi e passiti Misura dell’intensità e della durata delle percezioni retrolfattive


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Dato che si è scelto di valutare contemporaneamente vini diversi sono stati scelti più descrittori caratterizzanti, differenti e specifici per questi vini. La valutazione quantitativa dei descrittori per ciascun campione è avvenuta impiegando una scala discontinua da 1 a 9. Per verificare la ripetibilità dei giudici è stata introdotta una replica. Ciascun giudice ha valutato pertanto 6 campioni, secondo un piano di assaggio randomizzato. Conduzione della sessione di analisi sensoriale I campioni, in ragione di ml 10, sono stati somministrati ai giudici in calici di vetro cristallino. La sessione di analisi é stata preceduta da un’introduzione con spiegazioni in merito all’esecuzione del test. I giudici sono stati invitati a far intercorrere tra un assaggio e l’altro un opportuno intervallo di tempo per il riposo dei recettori sensoriali e a risciacquare la cavità orale con acqua minerale non gassata. Al termine si é proceduto al ritiro delle schede, non prima di aver richiesto ai giudici un ulteriore controllo della completa compilazione delle stesse, procedendo immediatamente dopo il ritiro a un’ulteriore verifica della corretta compilazione, prima di iniziare l’inserimento dei dati a computer per la successiva elaborazione. Il piano di assaggio Il piano di assaggio è stato redatto dal panel leader per ciascuna sessione di assaggio e quindi utilizzato per la registrazione dei risultati. I giudici Per il test sono stati utilizzati giudici ADDESTRATI tra tecnici e assaggiatori qualificati Valutazione dei giudici È stata verificata l’attendibilità dei singoli giudici per considerarne un’eventuale esclusione dal panel. I parametro considerato è stato solo quello della replicabilità, dato che i vini erano davvero molto diversi tra loro e che la finalità del test non era quella di individuare differenze statisticamente significativa per l’intensità di ogni descrittore, ma più che altro caratterizzare i singoli vini. Con replicabilità si intende la capacità del giudice di riconoscere i campioni uguali (C03 e C03R). L’indice percentuale replicabilità è riportato nel grafico che segue. I giudici con attendibilità percentuale inferiore al 70% vengono eventualmente eliminati dal panel e i dati rielaborati. Come si può vedere dal grafico tutti i giudici risultano sufficienti.

85


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi Replicabilità percentuale giudici 100

96

95

98 90

90

85

84 80

80 70 60 50 40 30 20 10 0 A

B

C

D

E

F

G

Coefficiente di variazione robusta o Attendibilità del test È stata inoltre effettuata una valutazione dell’attendibilità del test prendendo in considerazione la deviazione standard dei giudizi per ogni singolo descrittore e campione e un Coefficiente di Variazione percentuale da essa dipendente che mette in relazione la deviazione standard con la deviazione standard massima ottenibile dal panel con quel numero di giudici e campioni, cioè quella di un panel in cui i giudizi fossero completamente discordi. Per ogni vino sarò indicato il grafico con i valori del Coefficiente di Variazione e di seguito il grafico a ragnatela con i descrittori risultati attendibili. Non risultano attendibili i descrittori con CVR superiore al 40%.

86


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Incrocio manzoni CVR 0

10

20

30

40

50

60

70

80

LIMPIDEZZA LIMPIDEZA INT COLORE INT OLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE CORPO DOLCE ACIDO SALATO AMARO ASTRINGENTE INT RETROLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE PERSISTENZA Incrocio Manzoni 2012

LIMPIDEZZA LIMPIDEZA 9 PERSISTENZA

8

INT COLORE

7 FLOREALE

INT OLF

6 5 4 3

VEGETALE

VEGETALE

2 1

FRUTTATO

CORPO

INT RETROLF

ACIDO

ASTRINGENTE

SALATO AMARO

Profilo Semantico Descrittori segnalati dai giudici per Incrocio Manzoni Frutta tropicale Mela Camomilla Minerale

87

90

100


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Schiava Lombarda CVR 0

10

20

30

40

50

60

70

80

LIMPIDEZA LIMPIDEZZA INT COLORE INT OLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE CORPO DOLCE ACIDO SALATO AMARO ASTRINGENTE INT RETROLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE PERSISTENZA

Schiava lombarda

LIMPIDEZZA LIMPIDEZA 9 PERSISTENZA

8

INT COLORE

7 FLOREALE

INT OLF

6 5 4 3

VEGETALE

FRUTTATO

2 1

FRUTTATO

VEGETALE

INT RETROLF

CORPO

AMARO

ACIDO SALATO

Profilo Semantico Descrittori segnalati dai giudici per schiava Lombarda Lampone Mandorla Frutti di bosco Mela 88

90

100


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

0

10

20

Incrocio Terzi CVR 30 40 50

60

70

80

LIMPIDEZA LIMPIDEZZA INT COLORE INT OLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE CORPO DOLCE ACIDO SALATO AMARO ASTRINGENTE INT RETROLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE PERSISTENZA Incrocio Terzi

LIMPIDEZZA LIMPIDEZA 9 PERSISTENZA

8

INT COLORE

7 FLOREALE

INT OLF

6 5 4 3

FRUTTATO

FRUTTATO

2 1

INT RETROLF

VEGETALE

FLOREALE

ASTRINGENTE

CORPO

SALATO ACIDO

Profilo Semantico Descrittori segnalati dai giudici per Incrocio Terzi Frutta rossa Ciliegia Amarena Rosa passita Mora Prugna 89

90

100


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

0

10

Franconia 30 40 50

20

60

70

80

LIMPIDEZA LIMPIDEZZA INT COLORE INT OLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE CORPO DOLCE ACIDO SALATO AMARO ASTRINGENT INT RETROLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE PERSISTENZA

Franconia

LIMPIDEZA LIMPIDEZZA 9 PERSISTENZA

INT COLORE

8 7 6

FRUTTATO

INT OLF

5 4 3 2

INT RETROLF

FRUTTATO

1

ASTRINGENTE

VEGETALE

AMARO

FLOREALE

SALATO

CORPO

Profilo Semantico Descrittori segnalati dai giudici per Franconia Balsamico Ciliegia 90

90

100


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Merera CVR 0

10

20

30

40

50

60

70

80

LIMPIDEZZA LIMPIDEZA INT COLORE INT OLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE CORPO DOLCE ACIDO SALATO AMARO ASTRINGENTE INT RETROLF FRUTTATO VEGETALE FLOREALE PERSISTENZA Merera

PERSISTENZA

LIMPIDEZZA LIMPIDEZA 9

INT COLORE

8 7

FLOREALE

INT OLF

6 5 VEGETALE

FRUTTATO

4 3 2 1

FRUTTATO

VEGETALE

INT RETROLF

FLOREALE

ASTRINGENTE

CORPO AMARO

ACIDO SALATO

Profilo Semantico Descrittori segnalati dai giudici per Merera Lampone frutta cotta Tabacco Sottobosco Caramella

91

90

100


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

92


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Traditional Bergamo Vine Varieties and Wine Production Methods: A Case [….]Se non che meraviglia ad or ad ora L’arresta quando tremolar nel campo Vede le biade, e de’ bei colli mira In sulla china le incurvate viti Cui fan sostegno gli olmi amati […] Francesco Petrarca

Consorzio Tutela Valcalepio started its study on traditional vine varieties in Bergamo in the early 2000s. Many historical vines found in different vineyards all across Bergamo Province wine production area among ’91 and ’94 were collected in an experimental vineyard in Torre De’ Roveri. In 2003 Consorzio Tutela Valcalepio restarted the monitoring activity on this vine selection. The chosen vine varieties showed the best results during the early stage of experimentation in ’91-’94.

interesting varieties as far as product innovation was concerned. It started a work of research and cataloguing of the surviving vineyards.

In 2003-2005 Consorzio Tutela Valcalepio continued its monitoring and wine making activities and found some really interesting vine varieties. When the vineyard in Torre De’ Roveri got uprooted in 2006, the experimentation focused on the most

The most interesting vine varieties from a philological and technical point of view are: Schiava Lombarda and Merera, as far as the old variety research activity is concerned; Incrocio Terzi n. 1, Franconia and Incrocio Manzoni Bianco, for what concern the

In 2011, moreover, the new DOC of Bergamo “Terre del Colleoni” was recognized. It comprehends 14 mono varietal wines. This recognition gave new life to the researching and cataloguing activities aimed at improving these varieties wine production.

93


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

as Merlot, Cabernet and Pinot were introduced. These varieties all found a suitable soil in Bergamo and developed.

technological innovation researches. Since Merera was not included into the Wine Productive Grape National Archive, Consorzio Tutela Valcalepio is working on the documents to permit its inclusion in it, in order to rule the actual vineyards situation and have the chance to conduct researches and start producing the wine. The first step was to verify the effective existence of this grape as an independent variety. The genotypic analysis with molecular data was conducted by CIRIVE in Milano University. After this first recognition, it was possible to start the inclusion of this variety into the research program.

Nowadays the consumer (mainly the more expert one) searches for historically valuable news. It is so necessary to follow a more philological approach to the variety choice and to consider variety as an element deeply linked to diversity, tipicity and uniqueness. The rediscover of traditional varieties has two pros: first of all permits to valorize tradition as the link between the product and the productive region; on the other hand it gives the consumer some interesting emotions and feeling linked to the charm of the past and satisfy the consumer’s search of something “new”.

The aim of the experimental research program is to find the best way of express the most positive characteristics of these traditional varieties, to avoid the technical handicaps that could arise when vinifing a poorly known vine variety and the development of new and innovative methods of wine processing these same varieties.

The antics-modern paradox or, better to say the paradox of the eternally new, permits to approach some market niches of enthusiasts. Moreover it gives the region a traditional area label that can be strategically developed when confronting some new producers countries that do not possess a Wine

Consorzio Tutela Valcalepio obtained the partnership to some relevant and professional research structures linked to Milano University such as DeFENS in Milano, Riccagioia Scpa and CIRIVE in Milano Reasons behind the choice. The natural predisposition of Bergamo soil to vine growing permitted in the past centuries the selection of the most interesting and suitable varieties from an agronomic and technological point of view. In ’70s and ‘80s, following the market streams and the ideological policies of the time, international varieties such 94


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Culture and a Wine Past. VARIETIES

1. SCHIAVA LOMBARDA This vine variety was widely grown in the past in Lombardy and more specifically in the areas of Bergamo, Brescia and Varese. In the 1950s it was introduced a new and more productive variety, Schiava Meranese, and the Lombarda stopped being grown. In his “Le venti giornate dell’agricoltura e de’ piaceri della villa” (rist. Anast. 1775), Gallo mentioned black Schiava as widely spread. This black variety, also called Verdese by Tomini Foresti in 1783, can be found in many documents linked to grape exhibition and in the Ampelographic Researches brought about by the Province at the end of ‘800. In these documents it is called both Schiava or Margellana and its wine productive characteristics are widely described. Domenico Tamaro in his papers considers it as a hilly variety, a grape that is perfect for exhibition and that prefers a long pruning and that ripens quickly.

l›échaudage et à beaucoup de maladies. Greffé sur des porte-greffes américains hâtifs, tels que le Riparia, et planté en terrains humides au printemps et secs en été comme les plaines et collines de la Lombardie), ce cépage donne des résultats splen-dides comme production et grossissement de la souche[….] La schiava lient en Lombardie la place du Nebbiolo dans le Piémont. Le vin de la Schiava est rouge clair, piquant, très agréable, et convient comme vin ordinaire de table. Il ne se garde pas et doit être bu dans l’année”.

It was called “Lombarda” in the ’50s. They chose this name in order to emphasis the tradition of growing it in this area and they used the definition lombarda to distinguish it from the schiava grossa. At that time it was widely grown and it used to be Lombardy traditional grape. This is testified by many ampelographic papers by Viala where Tamaro wrote: “La Schiava est le plus important des cépages rouges de la Lombardie. Sa production est régulière, sa vigueur moyenne; c’est un cépage assez résistant à la sécheresse, à

This situation did not change until the meraner varieties, which were more productive, arrived. The post-war policy of producers prefered a more productive variety to a more traditional one. 95


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

harvest time comes. Its harvest time is earlier than that of the other red varieties grown in our region.

Its cluster has a conic shape with medium grapes. The skins are thin and not much pruinous. The wine is “often not much colored but tasty when produced on sunny hills�.

The wine is very interesting from a sensorial point of view. Its color is really intense with ruby shades. Its perfume is intense with red fruit, vegetal and floral tones. Its body is intense and the sour-sweet note is prevalent when tasting. You can also feel a bitter note in it, a relevant tannic

At a sensorial tasting it presents a rosĂŠ color with some granate nuances. Its olfactory intensity is quite good and the prevalent perfumes are red fruit and almond. Also apple, floral and green notes can be smelled. It has a good body and when tasted offers a good acidity with some sapidity and a good retrolfactive intensity. The most prevalent note is a fruity one.

2. INCROCIO TERZI n. 1 This is a vine variety created by Riccardo Terzi, a vine grower of Monasterolo di Sotto il Monte (Bergamo), through the crossbreeding of Cabernet Franc and Merlot. This variety is grown in Bergamo and Brescia. It has a constant and good productivity and produces colorful wines with a good or high gradation. It has a vigorous structure and produces a good amount of grapes. The clusters are pyramidal and medium compact. It needs a growing method that determines an airy environment since the grape is fragile to illness such as mold and rot.

element and some really persistent retro-olfactive fruity tunes. In the empty glass the wine leaves light pink and purple shades. Consorzio Tutela Valcalepio is trying to find other crossbreed by Terzi that were widely grown in the past

If the weather is rainy and damp it tends to crumble and melt when 96


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

especially in Pontida Area. The one the researchers are focusing on are n.2 and n.4. The project also aims at recovering the original Riccardo Terzi vineyard in Monasterolo di Sotto il Monte in order to search for the surviving vines and test their wine production attitudes.

3. INCROCIO MANZONI BIANCO 6.0.13 Luigi Manzoni, professor at the Oenological School of Conegliano Veneto, created this variety. It is a crossbreeding of Renan Riesling and White Pinot and was mostly grown in Treviso area. In the 1970’s it started being grown in Bergamo area too. perfume is mineral, vegetal and fruity (summer and tropical ripen fruit more specifically). It has a good acidity and salty element. Its retro-olfactive profile is really intense and long lasting. It has notes of flowers, fruit and dried grass.

Its clusters are small with a medium to low production rate. The grapes are small, greenyish and round with a pruinous and consistent skin. The vine is quite resistant to the most diffuse cryptogamic illness. In our region this variety produces quite constantly and with a little yield. The wines are really interesting products: structured, salty, mineral and fruity at the same time. Its gradation is quite high and the wine is really different from the other produced in our region.

4. FRANCONIA This variety is told to have its origin in Osterreich or in Germany. It is nowadays quite widely grown in the eastern hills of Bergamo.

Its color is really intense and shows greenish nuances that with time passing become slightly golden. Its 97


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

5. MERERA This variety was already grown in Bergamo region back in the XVIII century, as testified by the papers by Tomini Foresti. In the VII volume of the “dictionary” Trattato di Ampelografia di Viala by J. de Rovasenda this variety is defined as “typical of Bergamo hills”. It is a tardive variety with a good resistance to illnesses. Its clusters are small and conic. Its grapes are pruinous and dark. The shoots and grape-stalks are slightly red and its leaf is small and lobed. It seems to be grown only in Bergamo region.

Its cluster is quite long and pyramidal. Its grapes are black and own lot of bloom that gives it a blue color. In Bergamo this variety is also called Imberghem. This name probably derives from the Germanic Limberger. It is quoted in the ampelografic paper Viala – Vermorel (III vol.) from 1910 with the names Limberger, Blau-Fränkische – Portugais Leroux, Orna Frankova and Moravka. This variety was known and appreciated back in the 1930’s due to its good production and its resistance to cold weather and the most spread illnesses. It produces a well-structured wine with fruity perfumes (mostly red fruit such as blackberries and cherry) matched with more vegetal tunes. Its retro-olfactive profile is composed of cooked fruit and jam quite persistent notes.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Its standing is semierect, medium vigorously and its yield is quite good.

The wine characteristics, as observed in the last years’ experimental wine productions, are extremely interesting. The wine has an intense color with violet and purple shades. Its perfume is flowery (rose and violet) and then fruity (red fruit).

The clusters are medium and conic, medium compact with a medium grape with a consistent and pruinous skin. The most typical element is the leaf that has 4 deep lobes.

It has a good gustative balance, it is well structured and shows a good tannic element.

It is a strong variety that resists very good to mold and rot, which is a really interesting element being a tardive variety.

From a retro-olfactive point of view you can feel the cooked fruit, red fruit, tobacco, under wood and candy notes.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Vigneto a Pontida

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Valcalepio: dall’emozione alla certificazione C’è in ognuno di noi la tastiera di uno strumento non ancora esplorato dalla scienza, uno strumento capace di creare emozioni sublimi e inenarrabili. La tastiera si attiva a una velocità molto superiore a quella della luce, al tocco di una miriade di molecole che giungono a contatto con la mucosa olfattiva e originano veri lampi che arrivano al sistema limbico, la parte del nostro cervello preposta al governo della vita emotiva, archivio segreto persino a noi stessi delle paure e degli aggetti, delle gioie e delle tristezze. Qui ogni stimolo assume una connotazione che travalica quella rappresentata dal percepito a sua volta derivato da quella piccola frazione di segnale dirottato dall’ipotalamo alla corteccia cerebrale che ci dà la possibilità di dire “sento la mela, la banana e persino i frutti di bosco”. Il miracolo della trasformazione dello stimolo in emozione si consuma all’interno del sistema limbico, dove i segnali che giungono dall’epitelio olfattivo sono in grado di scoperchiare le urne dei nostri sogni reconditi e inconfessabili, di aprire le porte verso nuove speranze di benessere, di guidarci in percorsi che vanno oltre la sfera delle coscienza e della razionalità. E se oggi all’olfatto viene attribuita persino la responsabilità della scelta del partner, nel mondo enologico è da sempre presente la convinzione che ogni vino sia portatore di messaggi sublimali – che non si estrinsecano solamente attraverso l’olfatto, ma anche mediante la vista e il gusto – non decifrabili con il solo ausilio delle tecniche analitiche strumentali pur incredibilmente progredite e sofisticate. Per anni nel settore enologico si è perpetrato l’errore storico di voler cogliere l’anima dell’uomo attraverso lo studio della sua anatomia, sezionandolo fino a livelli molecolari. Ma, come nessuno ha mai trovato l’anima di un uomo durante l’autopsia, così in alcun laboratorio chimico si è mai giunti a descrivere compitamente un vino e a dargli il giusto valore attraverso l’analisi strumentale. Eppure da secoli il vino racconta storie straordinarie che sono state capaci di attirare verso di lui, in ogni epoca, l’attenzione di papi e teste coronate, di poeti e musicisti, di capi di stato e pittori.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Nel vino c’è insomma una produzione di senso la cui misurazione sfugge ai metodi classici che sono stati messi a punto per garantire l’igienicità di un bene edibile e, di conseguenza, il suo livello di qualità si può solamente determinare attraverso le emozioni che genera nel suo fruitore.

Vigneto a Chiuduno

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Il Dubbio: Gli opinionisti, i tecnici o la scienza? Con questa convinzione, nel 1997 il Valcalepio affrontò, primo in Italia tra tutti i vini a denominazione di origine, il problema di garantire al consumatore la vera qualità, quella percepita attraverso gli organi di senso. Ma come determinarla? Il quesito non era cosa da poco: rivolgersi ai cantori del vino che con il ricco vocabolario a loro disposizione sanno originare emozioni non di rado avulse dal vino che degustano o agli enologici capaci di scrutare con il naso gli arcani che collegano le sensazioni alla filiera produttiva? Formare un gruppo di superdotati che riescono a determinare la nota del trifoglio lodigiano di secondo taglio o sottoporsi all’aleatorio giudizio delle guide enologiche? La scelta cadde su un’ipotesi di primo acchito lapalissiana: se si deve determinare la vera qualità, quella che soddisfa il consumatore fino a farlo innamorare di un prodotto, si vada a interrogare l’utente finale. E così fu. Durante Bere Bergamo, una riuscita manifestazione a cadenza annuale organizzata per far conoscere i vini della provincia, si mise a punto un grande test sui consumatori. In un ambiente elegante e tranquillo tutti i vini furono disposti in parata e registrati su un catalogo che veniva messo a disposizione del folto pubblico di operatori e di consumatori attenti giunti dalla Lombardia e da altre regioni per fare la conoscenza con il Valcalepio e i suoi fratelli. Ogni partecipante veniva fatto accomodare su comode sedie disposte intorno a tavoli ordinati e, attraverso il catalogo, poteva liberamente scegliere i vini da assaggiare che gli venivano serviti in bicchieri da degustazione disposti su mappe numerate. Nell’intervallo intercorrente tra l’ordinazione e il servizio, il giudice supremo (così definito in quanto rappresentante dei consumatori) compilava una scheda in cui dichiarava provenienza, sesso, età, professione, posizione sociale e abitudini del consumo del vino (quantità, momenti di maggior utilizzo, luogo e 103


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

motivazioni di acquisto, preferenze ecc.). Sopportata questa fatica, giungeva il momento del piacere: il giudice poteva finalmente assaggiare i campioni scelti registrando i propri giudizi relativi all’aspetto, alle sensazioni olfattive e alle sensazioni gustative e retrolfattive secondo una scala a intervalli. Migliaia di assaggi così eseguiti su 83 vini e codificati su scheda furono poi sottoposti a sofisticati procedimenti di elaborazione statistica per: - determinare le caratteristiche del campione di popolazione che ha emesso i giudizi alfine di verificare l’attendibilità del test; - valutare il grado di attraenza di diversi prodotti in base alla frequenza di scelta tra gli 83 campioni disponibili. Essa è direttamente correlata all’immagine di marca determinata dal nome del produttore e della tipologia, nonché dall’eleganza della confezione; - determinare il grado di preferenza del consumatore per ogni prodotto e, quindi, verificare quali prodotti piacciono di più e, se necessario, se vi sono prodotti più adatti ad un target anziché a un altro; - creare mappe manageriali per gestire commercialmente l’esistente; - correlare le preferenze del consumatore con i profili sensoriali determinati da un gruppo di esperti per innovare tecnologicamente i vini nella giusta direzione.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

La creazione dei profili dei Valcalepio vincenti

Questo grande test raggiunse pienamente l’obiettivo e consentì di identificare con notevole precisione i vini capaci di suscitare amore nel consumatore, ma i risultati ottenuti non permettevano di assicurare al fruitore del Valcalepio di ritrovare costantemente la qualità attesa a ogni suo acquisto. Per terminare il progetto occorreva infatti trovare una metodologia in grado di descrivere oggettivamente i vini capaci di suscitare emozioni fortemente positive per verificare se a ogni cambio di produttore, di vendemmia e persino di partita si è in presenza o meno di un vino capace di assicurare la qualità al consumatore. Per ottenere tale risultato non rimaneva che affidarsi alle regole dell’analisi sensoriale. E così fu fatto: si reclutarono i giudici scegliendoli di varia umanità (sommelier, tecnici, produttori, giornalisti, consumatori attenti), si verificarono le loro capacità sensoriali, si addestrarono e si mise a punto una metodologia di descrizione dei vini fortemente innovativa e decisamente affidabile nei risultati. Poi si cominciò a testare gli stessi vini che aveva giudicato il consumatore fino a definire in modo attendibile i requisiti dei migliori attraverso i profili di conformità. E, per finire, il metodo fu depositato presso un garante, un ente terzo operante secondo le norme Iso che controlla che solamente i vini con le specificate caratteristiche possano appartenere alla blasonata categoria del Valcalepio Doc Certificato. Un’attestazione importante che non prescinde da due precedenti test di qualità: l’ottenimento della denominazione di origine controllata e la positiva valutazione tecnica-edonica dell’esigente Commissione del Consorzio Tutela Valcalepio. Ma andiamo con ordine e vediamo come si è giunti a questo. 105


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Il reclutamento dei giudici e la loro formazione L’analisi sensoriale, dovendo valutare la percezione relativa a un prodotto, utilizza, come strumenti, le persone. Il primo passo compiuto per l’istituzione di un sistema di analisi sensoriale ha quindi riguardato il reperimento di uomini e donne in grado di svolgere, dopo opportuno addestramento, la valutazione organolettica dei vini. Il reclutamento dei giudici del panel Valcalepio è avvenuto per chiamata di persone particolarmente motivate verso l’analisi sensoriale e, in parte, già a conoscenza dei metodi di valutazione organolettica degli alimenti. I giudici sono stati sottoposti a un ciclo di formazione di cinque giorni con i seguenti obiettivi: - verificare la loro idoneità fisica e psichica all’analisi sensoriale: - migliorare le loro prestazioni attraverso l’aumento delle conoscenze sul funzionamento degli organi di senso e dell’elaborazione degli stimoli; - renderli idonei al compito insegnando loro un metodo di lavoro. Al termine del corso di formazione i giudici hanno sostenuto un esame che, unitamente ai risultati conseguiti nelle prove pratiche, ha consentito il rilascio della relativa abilitazione.

L’identificazione e la formazione dei Panel Leader Un sistema di analisi sensoriale, per poter funzionare adeguatamente, necessita di persone che sanno guidare i giudici, stilare i piani di assaggio, elaborare e interpretare i dati. Sono questi i panel leader che, nel caso del Valcalepio, sono stati individuati all’interno del gruppo dei diciotto giudici in addestramento. A loro è stata dedicata una formazione particolare che ha riguardato i seguenti argomenti: - psicologia della guida dei gruppi; - autorevolezza e leadership; - piani di assaggio e test sensoriali: - tecnica di caricamento dei dati; - principi di statistica e tecniche di elaborazione dei dati; 106


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

- interpretazione e validazione dei risultati; - redazione dei report. La preparazione dei panel leader è stata verificata attraverso un esame e un congruo numero di prove pratiche.

L’estrazione dei descrittori Per ottenere profili sensoriali oggettivi e riproducibili è necessario identificare delle etichette semantiche comprese nella giusta accezione dall’interno gruppo di valutatori. Nel caso del Valcalepio i giudici hanno quindi compiuto diverse tavole rotonde proponendo, secondo la tecnica specifica dell’analisi sensoriale, i descrittori che meglio identificano le sensazioni percepite. L’accorpamento dei sinonimi, l’analisi delle frequenze e la successiva controprova della robustezza dei descrittori individuati hanno poi consentito di formulare tre schede, una per il Valcalepio rosso, una per il Valcalepio bianco e una per il Valcalepio moscato passito. La differenza ottenibile con questo metodo rispetto alle normali descrizioni riportate dai disciplinari è enorme: non solo si tratta di etichette semantiche specifiche e caratterizzate da alto riconoscimento anche da parte del consumatore ma, attraverso tecniche opportune, si ha modo di misurare l’intensità delle diverse sensazioni giungendo così a creare vere mappe sensoriali dei vini in oggetto.

La costruzione e la validazione delle schede I descrittori estratti dai giudici sono quindi stati posti in schede a scala discreta con intervalli numerici da 1 a 9 in cui 1 identifica l’assenza della percezione e 9 il massimo dello stimolo. Attraverso prove eseguite su decine di Valcalepio bianco, rosso e moscato passito si è potuta operare una nuova selezione dei descrittori eliminando quelli che non avevano potere discriminante, altri che non venivano correttamente misurati e, infine, quelli ridondanti (portatori della medesima informazione). Il gruppo di analisi sensoriale è così giunto alla costruzione di tre schede, una per ogni tipologia di vino e, con questi strumenti, ha proceduto alla valutazione di un gran numero dei prodotti che erano stati giudicati dal consumatore a Berebergamo definendone con estrema precisione il profilo sensoriale. 107


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

La creazione e la validazione dei profili di conformità Da questo lavoro si è creato uno storico capace di individuare: - le caratteristiche specifiche dei Valcalepio maggiormente preferiti dal consumatore e, per ognuna, il loro intervallo di variazione; - i coefficienti di variazione del panel accettabili per la validazione del test; - il numero minimo dei giudizi validi per ogni test al fine di concedere la certificazione al vino richiedente.

Come sono i Valcalepio certificati Hanno le caratteristiche sensoriali idonee per ottenere la certificazione i Vini Valcalepio Doc che, sottoposti ad analisi sensoriale secondo il metodo codificato, evidenziano i profili caratteristici riportati nelle figure 1, 2 e 3. Il prodotto è idoneo alla certificazione quando il suo profilo, tenuto conto dell’intervallo di confidenza al 95%, non differisce dal profilo di conformità (o di riferimento) per almeno 7 descrittori nel caso del Valcalepio bianco e per almeno 8 descrittori per il Valcalepio rosso e moscato passito. Naturalmente viene valutata l’attendibilità di ogni giudizio descrittore per descrittore: il test viene validato solo se il coefficiente di variazione del 70% dei parametri considerati è minore del coefficiente massimo ammissibile e il vino ottiene la possibilità di certificazione unicamente se si hanno almeno 5 giudizi corretti.

Esecuzione del test sensoriale di conformità L’esecuzione dei test per verificare la conformità del profilo dei Valcalepio è cosa particolarmente delicata che deve soggiacere a norme rigorose, pena la non validità del test medesimo.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Operatività del panel Ecco, di seguito, le norme che regolano l’esecuzione del test sensoriale di conformità dei Valcalepio doc: - il panel leader riunisce un panel dando avviso ai giudici con congruo anticipo (almeno una settimana); - il panel leader compila il piano di assaggio che viene controllato dal responsabile del sistema qualità certificato; - il panel leader prepara la sala di assaggio opportunamente, sistemando per ogni postazione operativa tutto il materiale occorrente: un bicchiere per l’acqua, porta calici numerato (mappa d’assaggio), schede di profilo per la tipologia specifica riunite in blocchetti pinzati, penna, blocco appunti; - la scheda di profilo è determinata dai descrittori indicati nelle tabelle, con una scala di giudizio da 1 (assenza di percezione) a 9 (massima intensità possibile di percezione); - il panel leader prepara i campioni alla temperatura di analisi convenuta e i vassoi con i calici ISO puliti disposti sulle mappe di assaggio; - i campioni vanno versati molto attentamente nei calici seguendo il piano di assaggio che prevede una precisa sequenza dei campioni, diversa per ogni giudice; - il panel leader trascrive sui piani d’assaggio i nomi dei giudici presenti alla prova. Effettuati i preparativi, i giudici vengono riuniti nella sala di assaggio. - Ciascun giudice possiede un’area di assaggio numerata, di ampiezza adeguata; - il giudice compila integralmente tutte le parti della scheda di profilo con nome, cognome, codice identificativo, codice campione, data e ora; - i campioni vengono portati su vassoi codificati, in maniera anonima, negli appositi calici ISO; - il panel leader, prima di ogni sessione di analisi, conduce una prova sensoriale di taratura con discussione collettiva su un campione rappresentativo. La scelta del campione di taratura viene effettuata in funzione degli obiettivi del test e delle caratteristiche sensoriali degli altri campioni opportunamente stimate dal panel leader in precedenza; - il numero dei campioni consegnato a ogni giudice non deve superare le sei 109


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

referenze per sessione di prova; - i giudici effettuano la valutazione sensoriale in perfetto silenzio e concentrazione; - il panel leader ritira le schede allegandole al piano di assaggio e procede all’inserimento dei dati nel tabellone elettronico; - dopo ogni prova il panel leader si assicura che non manchino schede di analisi sensoriale, che queste siano compilate in ogni loro parte e che il piano sia stato rispettato; - il panel leader compila e timbra il libretto professionale di ogni giudice prima del commiato; - i giudizi sensoriali vengono successivamente elaborati per la determinazione dei profili. Valcalepio rosso Doc - Profilo di conformitĂ

* Intervallo di confidenza al 95% sulla medialna, quando non fine scala

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Valcalepio bianco Doc - Profilo di conformitĂ

* Intervallo di confidenza al 95% sulla medialna, quando non fine scala

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Valcalepio Moscato passito Doc - Profilo di conformitĂ

* Intervallo di confidenza al 95% sulla medialna, quando non fine scala

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

How Valcalepio got from Emotional to Certified We all own a hidden keyboard in our bodies. From a scientific point of view, it is a totally unknown instrument capable of creating unpredictable and sublime emotions. It activates really quickly reacting to the contact of myriads molecules with the olfactive mucous. These molecules give origin to flashes that get to the limbic system that is the brain focus of our emotional life, the secret archives of our fears and loves, of our happiness and sadness. Every stimulus changes its connotation here, it becomes something really different from what we originally perceived and it permits us to say, “I feel the apple, the banana and even the red fruits here�. The transformation of a stimulus into an emotion is actually a miracle that takes place inside the limbic system where the signals that get to the olfactive epithelium could open hidden doors and guide us through unexpected paths beyond conscious and rational thought. Nowadays we could state that olfaction influences our choice of partner.

In the wine universe we are convinced that every wine brings subliminal messages that are expressed not only through olfaction but also through sight and taste. All these messages could not be fully decoded with the most sophisticated and advanced instrumental and analytical techniques. For a long time we would search for the wine soul through an anatomical study that brought us up to a molecular analysis. But, just as in human sciences it never was possible to find the human soul with an autopsy, any chemical laboratories could fully describe a wine and give it its right value using only an instrumental analysis. Even so, wine is the main character of many histories that involves popes and kings, poets and musicians, head of states and painters. Wine expresses meanings that escape traditional analysis that has been employed to guarantee healthiness to an edible good. Therefore the wine quality could only be determined through the emotions it generates in the consumer.

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Vigneto a Costa di Mezzate


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

The doubt: Opinion Leaders, Technicians or Science? in an elegant and relaxed space and all the wines where displayed and catalogued on a list available to the public. The guests were consumers and operators from Lombardy and northern Italy and they all came to Bergamo in order to know something more about Valcalepio and its wines.

Being convinced of the above mentioned observations, in 1997 Valcalepio was the first DOC wine in Italy to confront the problem of guaranting to consumers real quality, the one perceived through sensorial organs. The problem arises about how to determine it. It was not an easy question. What shall we do? Ask to the poets of wine world with their rich vocabulary that could generate emotions not necessary linked to the wine they taste? Question the oenologists that are capable of discovering the most hidden productive secrets of a wine only using their olfaction? Create a team of super experts that could spot the perfume of a Lodi Clover in a wine or submit to the chancy judgment of the oenological guides?

Every guest was invited to have a seat around a pleasantly organized table and to chose from the catalogue the wines he wanted to taste. Sommeliers were to bring him the chosen wines. While the sommeliers prepared the wines and served them, the supreme judge (so called due to its consumer representative role) filled in a paper stating his sex, age, job, social status and wine consumption habits (how often did he consume wine? Where does he usually buy it? Which kind of wine does he usually consume?).

Valcalepio chose the most obvious: if you want to determine the quality perceived by the consumer, the one that let him love a product, just ask him.

Then he could enjoy the tasting and fill in a tasting scheme expressing a note about the olfactive, tasting and retrolfactive sensations he perceived.

During Berebergamo, an annual event organized with the aim of promoting the province wines, they prepared a consumer test. The event took place

83 were the catalogued wines, thousands the filled in schemes.

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

These data were then elaborated through a complex system in order to:

producer, the product variety and the elegance of the packaging;

- Determine the characteristics of the tasters to verify the reliability of the test;

- Create managerial maps in order to commercially manage the results;

- Evaluate the appeal of the different products analyzing the frequency of choice of the consumer. This element could be influenced by the brand image, the name of the

- Link the consumer preferences to the sensorial profiles created by a team of experts in order to technologically innovate the wine following the consumer taste.

Vigneto a Costa di Mezzate

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

The creation of Valcalepio Profiles This first test reached a very important aim: it clearly identified the wines loved by the consumer. But the obtained results could not assure to the consumer that same quality at every purchase. A method that could precisely and objectively describes the wines that could evoke positive emotions was to be found. This method was the only way to verify the quality searched for by the consumer in wines of different vintages, producers and lots. Employing Sensorial Analysis was the only path to cross. Judges were recruited among different social areas (sommeliers, technicians, producers, journalists and consumers). They were tested as far as their sensorial capacities were concerned. A preparation session was organized and they contributed in creating a descriptive method that would fit the wine world and could assure reliable results. The tests then started and in a first moment the panel tasted the wines already tasted by the consumer in order to clearly define the peculiarities of the best ones through conformity profiles.

In the end the method was put under copyright and guaranteed by a third organization that follows Iso certifications method, whose main aim is to check the wines that have that peculiar characteristics owned by Valcalepio Doc Certified Wines. This last label can only be assigned to wines that already had passed two other tests: the DOC one and the technique-hedonic evaluation by the strict Consorzio Tutela Valcalepio Panel. Let’s know see how we got to this situation step by step.

Judges’ recruitment and their training Sensorial Analysis uses people as instruments in order to evaluate the perception of a single product. The first task in order to create a Sensorial Analysis system is to recruit men and women that have the apt characteristics, once trained, to give organoleptic evaluations of wines. As far as the Valcalepio Panel is concerned the first choice was to 117


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

- Tasting Plans Structure and Sensorial Tests;

recruit already trained people who already knew and were interested into Sensorial Analysis.

- Data Loading Systems;

The main aims of the five days training program were:

- Statistics and Data Elaboration Systems;

- Verify that the judges were physically and psychically apt;

- Interpretation and Validation of the results;

- Improve their performances through a training linked to the knowledge of senses functionality and stimulus elaboration processes; - Teach them a working method.

- Report Writing Methods. Judges though trained had to pass an exam and a series of practical tests to obtain the certificate of Panel Leaders.

At the end of the training the judges went through an exam. The good result of the exam plus the results of practical tests permitted the certification as judges.

Panel Leader Identification and Training Any good-working Sensorial Analysis System needs someone who can guide the judges, prepare the tasting plans, elaborate and give an interpretation to the results obtained. This person is the Panel Leader. As far as Valcalepio Panel is concerned, the Panel Leaders were selected among the eighteen trained judges. They were specially trained on peculiar topics such as: - The Psychology of Guiding a Group; - Authority and Leadership;

The descriptors Identification In order to obtain repeatable sensorial profiles it is necessary to identify semantic tags common to all the judges. Talking about Valcalepio, the judges met many times and, as Sensorial Analysis Techniques suggest, confronted in order to identify the descriptors that best suit their perceptions. Unifying the synonyms, analyzing the frequency of some characters and trying the effectiveness of the descriptors were the following phases in the identification of the descriptors that were inserted into the three schemes: one for Valcalepio Rosso, one for Valcalepio Bianco and the last for Valcalepio Moscato Passito. These labels are deeply different from those employed in the official rules and regulation: these are not only specific semantic tags but are also easily and commonly recognized by the consumer. If correctly used, these

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VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

tags permit to measure the different sensations and to create sensorial analysis of the wines tasted.

- The minimum number of judgments necessary to validate the test and certificate the wine.

The scheme creation and validation

The certification of Valcalepio Wines

The descriptors defined by the judges were inserted into the schemes with a grading scale going from 1 to 9 (1 meaning no perception at all, 9 meaning maximum perception).

Only Valcalepio Doc Wines that fit in the profile 1,2,3 below could obtain the certification.

Valcalepio Bianco, Rosso and Moscato Passito went through a series of tests. At the end of these tests the descriptors were selected again in order to delete the nondiscriminant ones or the unrecognized ones or those with redundant meaning (kind of synonyms).

The wine is considered apt to obtain the certification only when its profile, having considered the confidence interval of 95%, does not differ from the conformity profile by at least 7 descriptors as far as Valcalepio Bianco is concerned and at least 8 descriptors as far as Valcalepio Rosso and Valcalepio Moscato Passito are concerned. The judgment reliability is tested descriptor by descriptor and the test is validated only if the variation range of the 70% of the parameters is minor to the maximum allowable coefficient. The wine obtains the certification only with 5 correct judgments.

At the end of this last phase, the Sensorial Analysis Team created three complete schemes, one for each wine variety, and proceeded to the evaluation of the wines already tasted and judged by the consumers during BereBergamo in order to fully define their sensorial profile.

Conformity Sensorial Test Execution

The conformity profiles creations and validation Thanks to this work it was possible to create a database apt to identify: - The specific characteristics of Valcalepio mostly preferred by consumers and their variation range;

The test apt to verify the conformity of Valcalepio profile is a delicate process that undergoes strict rules. If failed, the same test would not be considered valid.

- The variation range that could be accepted by the panel in the validation test; 119


VALCALEPIO. Il Vino dei bergamaschi

Panel Working Procedures

- Every Judge has his own tasting desk marked by a number and of apt dimension;

Here are the rules followed in the Valcalepio Doc Conformity Sensorial Test Execution:

- The judge fulfills the scheme in all its parts writing his name, surname, identification code, sample code, date and hour;

- The panel leader gathers the panel and informs the judges at least a week ahead of the test;

- The samples are served in codified trays, anonymously and in the ISO glasses;

- The panel leader prepares the tasting plan that is checked by a responsible of the Certificate Quality System Unit; - The panel leader prepares the tasting room and creates personal place for every judge with all the necessary materials: a glass for water, tasting map with numbers for the glasses, profile schemes for the specific wine, pen and notebook; - The profile scheme is determined by the descriptors inserted into the charts with a grading scale going from 1 (no perception) to 9 (maximum of perception); - The panel leader prepares the samples at the correct temperature and a tray with the clean ISO glasses already on the tasting maps;

- The panel leader, before any analysis session, brings on a mise en bouche confronting with the judges on a representative sample. The mise en buche sample is chosen depending on the aim of the test and on the sensorial characteristics of the samples the panel leader already identified in the other samples; - Every judge must taste no more than 6 samples for every tasting session; - The panel leader collects the schemes and attaches them to the tasting plan, he/she then proceed in loading the tasting data in the electronic chart; - At the end of any tasting session, the panel leader checks that all the tasting schemes have been collected, that they are fully fulfilled in all their parts and that the tasting plan was respected;

- The samples should be poured carefully and following the tasting plan that follows a precise order for the samples that is different for any judge; - The panel leader writes the name of the judges on the tasting plans. Now the judges are allowed into the tasting room.

- The panel leader fulfills and stamps the professional booklets of the judges before they leave; - The sensorial judgments are elaborated and the profiles are determined. 120


Bibliografia - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

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VALCALEPIO D.O.C. D.D. 12/APRILE/2002 Art 1 La denominazione di origine controllata “Valcalepio”, è riservata ai vini: Rosso Bianco Moscato passito Che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione. Art 2 La denominazione di origine controllata “Valcalepio” è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: “Valcalepio rosso” Cabernet Sauvignon dal 25 al 60% Merlot dal 40 al 75% “Valcalepio bianco” Pinot bianco e Chardonnay, congiuntamente dal 55 all’80% Pinot grigio dal 20 al 45% “Valcalepio Moscato passito” Moscato di Scanzo e/o Moscato al 100%. Art 3 Le uve destinate alla produzione dei vini a d.o.c. “Valcalepio” devono essere prodotte nell’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Villongo Credaro Gandosso Cenate Sotto Carobbio degli Angeli San Paolo d’Argon Torre de’ Roveri Villa di Serio Ranica Entratico E parte del territorio amministrativo dei seguenti comuni: Predore Sarnico Viadanica Adrara San Martino Adrara San Rocco Foresto Sparso Castelli Calepio Grumello del Monte Telgate Bolgare Chiuduno Gorlago Zandobbio Trescore Balneario Luzzana Cenate Sopra Costa Mezzate Montello Bagnatica Brusaporto Seriate Albano Sant’Alessandro Scanzorosciate Nembro Alzano Lombardo Torre Boldone Bergamo Ponteranica Sorisole Villa d’Almé Paladina Valbrembo Mozzo Curno Palazzago Pontida Barzana Mapello Villa d’Adda Carvico Sotto il Monte Giovanni XXIII Tutti in provincia di Bergamo Tale zona è così delimitata:


partendo dalla foce del Torrente Rino sul Lago d’Iseo, in comune di Predore, la linea di delimitazione risale il torrente stesso sino ad incontrare la mulattiera per I Vasti, che segue in direzione ovest, sino alla valle Duago, toccando successivamente le quote 340, 504 e 501. Prosegue quindi per il sentiero a mezzacosta, sino ad incontrare il confine amministrativo dei comuni di Sarnico e Predore. Prosegue su detto sentiero sino alla Valle della Canola e poi, dopo aver risalito per breve tratto la valle stessa sino alla curva di livello di quota 225, segue la curva stessa sino ad incontrare il sentiero per La Forcella in vicinanza del villaggio Holiday. Da questo punto la linea di delimitazione segue il sentiero per La Forcella sino a quota 398, indi si identifica con la carreggiabile comunale che, superando il confine amministrativo tra i comuni di Sarnico e Viadanica, raggiunge quota 360. Da questo punto prosegue in direzione nord, sino alla Valle Maggiore a quota 333. Piega quindi in direzione sud – est seguendo la carreggiabile per le frazioni Scotti, Riva, Case Rasetti e prosegue quindi fino ad incontrare il Torrente Guerna in prossimità di quota 308, risale poi il corso del Torrente Guerna e passando dalle località Ambrogi, Forno e Dumengoni raggiunge la località Segrone Basso. Da questo punto segue il sentiero in direzione ovest sino ad incontrare a quota 500 il tornante della strada per i Colli di San Fermo, strada che segue in direzione sud – ovest sino a quota 548, indi segue la carrareccia che, passando per quota 576, località Costa e quota 604, raggiunge Rio Valle Fienile Biboli. Da questo punto la linea di delimitazione segue la mulattiera in direzione Mascherpigna, fino al Col Croce, a quota 669, incontra il confine amministrativo tra i comuni di Foresto Sparso e Berzo San Fermo. Segue detto confine sino a Campo Alto, indi prosegue lungo il confine amministrativo tra i comuni di Entratico e Berzo San Fermo e poi tra Entratico e Borgo di Terzo sino al Fiume Cherio. Discende lungo detto fiume sino alla confluenza con il Torrente Bragazzo. Risale tale torrente sino alla frazione Costa ed imbocca quindi il sentiero a mezzacosta sopra Redonina, che attraversando il confine amministrativo tra i comuni di Luzzana e Trescore Balneario prosegue fino alla Madonna del Mirabile passando per quota 482 e la sorgente La Piazzola a quota 412. Dalla Madonna del Mirabile la linea di delimitazione segue la curva di livello a quota 400 sino alla Val di Carpan, prosegue in direzione ovest sul sentiero per Sant’Ambrogio e, oltrepassando il confine amministrativo tra il comune di Trescore Balneario e quello di Cenate Sopra, si congiunge con la carrareccia per Cascina Zagni. Da qui segue in direzione nord il sentiero che raggiunge la sorgente Cop, indi per quota 620, quota 508, località Plasso e Foppa arriva al fondovalle della val Calchera. Prosegue quindi per il sentiero che, passando per la località Locanda, quota 398 e 454, raggiunge Ca’ Pessina (quota 537). Da qui percorre il sentiero che, passando per Pian Bianchet, quota 583 e quota 686, attraversa il confine amministrativo tra i comuni di Cenate Sopra e Scanzorosciate e raggiunge quota 502. Da questo punto imbocca in direzione ovest la mulattiera esistente, che percorre attraversando il confine amministrativo tra i comuni di Scanzorosciate e Nembro sino a raggiungere quota 633. Imbocca in direzione nord – ovest il sentiero sino al ponte sul Fiume Serio che segue per tutto il tratto che si identifica con il confine amministrativo tra i comuni di Nembro e Villa al Serio fino ad incontrare il confine amministrativo tra i comuni di Nembro ed Alzano Lombardo. Confine che segue in direzione nord sino a quota 378, indi in direzione ovest sino a quota 698, indi in direzione sud fino ad incontrare la Cascina Frontale.


Da questo punto la linea di delimitazione segue la carreggiabile Alzano – Lonno in direzione Mottarello e quindi la strada per Brumano, che segue in direzione nord, fino a quota 559. Segue quindi la mulattiera che, partendo da quota 559, attraversa la Valle del Nese ed arriva a quota 551. Segue quindi la strada rotabile di nuova costruzione per il Monte di Nese fino al bivio per Olera. Da qui prosegue, fino alla località Stocchi, sulla rotabile Olera – Busa. In prossimità della località Stocchi devia lungo il confine amministrativo tra Ponteranica e Alzano Lombardo e prosegue lungo il confine tra Ponteranica e Ranica e quindi lungo il confine tra Ponteranica e Torre Boldone, fino a quota 657, dove imbocca la carreggiabile che porta a Ca’ della Maresana. Da questa località segue la mulattiera che, passando per le quote 486 e 437 raggiunge il Torrente Morla. Risale detto torrente sino in prossimità di quota 558 (Buso della Porta), prosegue lungo il sentiero esistente sino al Castello della Moretta, ove prosegue in direzione nord – est sulla carrareccia per Ca’ del Latte. Segue quindi il tracciato che, passando per Roccolo ed attraversando il confine tra Ponteranica e Sorisole a quota 760, raggiunge successivamente quota 644, località Comunelli Catene Val di Bareden e poi prosegue lungo la strada della valle fino a via Botta a quota 524. Da quota 524 la linea di delimitazione prosegue lungo il sentiero che, passando per Monti della Calchera, raggiunge la carrareccia di Colle Barbino, che segue fino a quota 432. Da questa quota segue per breve tratto la curva di livello a quota 432 sino al confine amministrativo tra i comuni di Sorisole e Villa d’Almé, ove incontra e segue il sentiero che, passando per le località Foresto Secondo, Piazzola e Cascina Belvedere arriva a Bruntino Alto. Da qui segue il tracciato che raggiunge a quota 368 l’acquedotto di Algua. Si identifica con detto acquedotto fino alla località Ventolosa, ove imbocca per breve tratto la strada di Valle Brembana fino al bivio per Valle Imagna. Prosegue per detta strada fino ad incontrare il Fiume Brembo ed il confine amministrativo tra Almenno San Salvatore e Villa d’Almé. Segue detto confine risalendo il Fiume Brembo sino alla confluenza con il Torrente Imagna, ove incontra il confine tra Almenno San Salvatore ed Ubiale Clanezzo, confine che segue fino ad incontrare quello tra Strozza ed Ubiale Clanezzo. Prosegue quindi lungo il confine amministrativo tra Strozza ed Almenno San Salvatore fino ad incontrare e seguire la mulattiera esistente per Ca’ Madonnina, attraversa il confine tra Almenno San Salvatore ed Almenno San Bartolomeo e passa successivamente per le località Ca’ Puricchio, Albelasco, Cageroli e Camutaglio sino ad incontrare il confine amministrativo tra Almenno San Bartolomeo e Palazzago. Prosegue quindi su detto confine in direzione sud fino al ponte sul Torrente Borgogna, risale il torrente stesso sino al ponte a valle della parrocchiale di Palazzago sulla strada per la frazione Brocchione, indi il tratto del torrente stesso a monte, sino alla mulattiera che a ponente del Monte Brocchione raggiunge il sentiero dalla frazione omonima al Monte Valmora. Segue il sentiero suddetto sino al confine amministrativo tra i comuni di Palazzago e Pontida, indi il confine tra i suddetti comuni sino al confine con il comune di Caprino Bergamasco. Da qui segue il confine fra il suddetto comune e Pontida sino alla strada statale Bergamo – Lecco, indi la suddetta strada verso est sino al Monastero di Pontida, poi la strada che dal monastero porta alla frazione Canto e poi la mulattiera da detta frazione verso la Cascina


Porcile sino al confine amministrativo tra Pontida e Sotto il Monte Giovanni XXIII e poi detto confine sino a quello di Carvico. Segue poi il confine tra Carvico e Pontida sino al confine amministrativo di Villa d’Adda, indi il confine tra Villa d’Adda e Pontida sino alla strada Odiago – Villa d’Adda. Segue detta strada sino a Villa d’Adda – Carvico – Brusicco – Gerole Catolari e poi il sentiero che da detta strada porta sino alla frazione Piana. Successivamente segue la strada da tale frazione a Camaitone sino alla strada Villa Gromo – Camozzaglio e poi tale strada sino alla deviazione per la Ca’ Rossa. Indi devia per la Ca’ Rossa e poi per il sentiero e la carrareccia sino a Mapello. Segue poi la strada Mapello – Ambivere sino al confine con il comune di Palazzago, indi il confine tra Palazzago e Ambivere sino alla strada Val San Martino. La linea di delimitazione prosegue poi sulla strada per Brughiera e Gromlongo sino alla deviazione per la località Baracche. Quindi devia per detta località e segue la strada per San Sosimo – Barzana – Palazzago sino al confine tra Palazzago e Barzana. Segue detto confine sino al confine con il comune di Almenno San Bartolomeo e poi lungo il Torrente Lesina sino alla strada comunale Barzana – Almenno San Bartolomeo. Segue detta strada sino alla località Quadrivio e da detta località la carrareccia che, passando a valle del cimitero di Almenno San Bartolomeo, raggiunge il Torrente Tornago, che segue sino ad incontrare il Fiume Brembo. Prosegue quindi lungo il confine amministrativo dei comuni di Almé e Paladina, sino ad incontrare il Torrente Guisa a quota 281. Da qui prosegue lungo la strada che attraversando Sombreno e passando per quote 277 e 275 e Cascina Merleta, arriva a Cascina Morlani in prossimità di quota 287. Da qui segue in direzione ovest il confine amministrativo tra i comuni di Valbrembo e Mozzo sino a quota 257. Da questo punto prosegue in direzione sud lungo la strada, che passando per quota 254, attraversando il centro di Mozzo e passando per quota 251, arriva alla ferrovia Bergamo – Ponte San Pietro. Prosegue in direzione ovest lungo detta ferrovia sino alla stazione di Bergamo a quota 248. Prosegue quindi in direzione nord – est lungo la sede ferroviaria in disarmo (segnata con lineette nere) della ferrovia Valle Seriana che, passando per quote 261, 269 e 278 raggiunge il confine amministrativo tra i comuni di Torre Boldone e Ranica. Da qui prosegue lungo detto confine fino ad incontrare la Roggia Guidana da dove prosegue lungo il confine tra i comuni di Ranica e Gorle sino ad incontrare il Fiume Serio. Prosegue quindi in direzione nord – est lungo la nuova strada per Scanzorosciate, sino ad incontrare la Roggia Borgogna, che segue in direzione sud – est passando per quote 247 e 250. Raggiunge la strada di circonvallazione sino alla strada statale n. 42 del Tonale e della Mendola. Da questo punto la linea di delimitazione segue la strada statale n. 42 in direzione ovest sino ad incontrare il confine amministrativo tra i comuni di Albano Sant’Alessandro e Pedrengo. Segue quindi per breve tratto detto confine in direzione sud, sino ad incontrare la ferrovia Bergamo – Brescia, prosegue lungo detta ferrovia in direzione ovest sino ad incontrare la strada di Comonte. Da questo punto la linea di delimitazione prosegue lungo la suddetta strada in direzione sud passando per quota 246 e località Comonte. Arriva ad incontrare la strada per Brusaporto e Bagnatica all’altezza del km. 7,000 Prosegue in direzione sud – est lungo detta strada passando per quota 232, Brusaporto, quota 223 e Bagnatica sino ad incontrare a quota 217 la strada per Montello.


Prosegue in direzione nord – est lungo la strada per Montello e, passando per quota 222, arriva ad incrociare la ferrovia Bergamo – Brescia. Segue detta ferrovia in direzione sud – est passando per quota 228 e 227 sino ad incontrare il Fiume Cherio (quota 226). Prosegue in direzione sud lungo il Fiume Cherio fino ad incontrare l’autostrada Bergamo – Brescia. Prosegue quindi lungo detta autostrada in direzione sud – est fino ad incontrare la ferrovia Bergamo – Brescia all’altezza di quota 201. Da qui la linea di delimitazione prosegue in direzione sud – est lungo la linea ferroviaria Bergamo – Brescia sino ad incontrare il confine tra le province di Bergamo e di Brescia. Da questo punto prosegue in direzione nord lungo il suddetto confine sino al ponte sul Fiume Oglio nel comune di Sarnico in prossimità di quota 188. Da qui segue in direzione est la riva bergamasca del Lago di Iseo, sino ad arrivare alla foce del Torrente Rino in comune di Predore da dove la delimitazione ha avuto inizio. Dall’area sopra citata sono escluse le seguenti due zone: 1) dal cimitero di Palazzago si segue la strada per la frazione Brocchione proseguendo sino al ponte da cui si diparte la mulattiera per il Monte Picco che si percorre sino a detto monte, si imbocca quindi il sentiero sino alla Cascina Posvolta, quindi la mulattiera sino alla frazione Montebello, il tratto verso valle del Torrente Borgogna sino al confine tra Barzana e Palazzago che si segue sino a quello con Almenno San Bartolomeo, poi a monte si segue il Torrente Lesina sino alla frazione Carosso ed al cimitero di Palazzago. 2) Dal confine tra i comuni di Mapello e Ambivere si segue la strada che collega i due detti centri abitati sino al confine tra Ambivere e Palazzago, quindi il confine di detti comuni fino alla località Baracchino, indi la strada per Brughiera – Gromlongo – Cerchiera e quella della Valle San Martino sino al Monastero di Pontida; si imbocca la strada per la frazione Canto sino a quota 357, poi il sentiero e la carrareccia sulla dorsale tra la Valle San Martino e la Val di Gerra sino alla strada per la frazione Canto; successivamente si percorre la strada medesima sino a detta frazione e poi la mulattiera dalla frazione Canto verso Cascina Porcile, poi si segue il confine amministrativo tra i comuni di Pontida e Sotto il Monte Giovanni XXIII prima e tra quello di Mapello e Ambivere poi sino alla strada Mapello – Ambivere.

Art 4 Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a DOC “Valcalepio” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e ai vini derivati le loro specifiche caratteristiche di qualità. Sono pertanto considerati idonei i terreni pedecollinari e collinari di buona esposizione, di natura preminentemente silicio – argillosa. Sono esclusi i terreni esposti a nord, i fondo valle, quelli umidi, nonché quelli a quote superiori ai 500 metri s.l.m. per le uve di Merlot e di Cabernet Sauvignon ed ai metri 600 s.l.m. per le uve Chardonnay, Pinot bianco e Pinot grigio. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati e, specie per i nuovi impianti, quelli suggeriti dagli organi tecnici competenti o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini. E’ vietata ogni pratica di forzatura. La resa massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata non deve essere superiore a: “Valcalepio bianco” 9,00 tonn/ettaro “Valcalepio rosso” 10,00 tonn/ettaro


“Valcalepio Moscato passito” 6,50 tonn/ettaro A detti limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso un’accurata cernita delle uve, purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi. La regione Lombardia può modificare dette rese ai sensi della Legge 10/02/1992, n. 164. Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di: “Valcalepio bianco” 11,00% vol. “Valcalepio rosso” 11,00% vol. “Valcalepio rosso riserva” 12,00% vol. Le uve destinate alla vinificazione delle tipologie: “Moscato passito” devono assicurare, prima dell’appassimento, un titolo alcolometrico volumico naturale minimo, rispettivamente di: “Valcalepio Moscato passito 11,50% vol. Ai fini della vinificazione le stesse uve devono essere sottoposte ad appassimento sulla pianta o dopo la raccolta, con sistemi tradizionali in ambienti adatti. Il periodo di appassimento delle uve non può essere inferiore a: 21 giorni e comunque, anche oltre tale limite, il periodo deve essere protratto sino ad assicurare al vino un titolo alcolometrico volumico totale minimo di: 17,00% vol. Ai fini della vinificazione della tipologia del vino a DOC “Valcalepio Moscato passito” integrato con il nome di uno dei comuni di cui al successivo art. 7, comma 7, le relative uve devono essere oggetto di specifica denuncia annuale e sui relativi registri di cantina deve essere espressamente indicata la destinazione delle uve medesime. Art 5 Le operazioni di vinificazione ed invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate nel territorio amministrativo dei comuni anche se solo parzialmente compresi nella zona di produzione delle uve delimitata nel precedente art.3. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche tradizionali, leali e costanti, o comunque atte a conferire ali vini le loro peculiari caratteristiche. La resa massima delle uve in vino finito non deve essere superiore al: “Valcalepio rosso” 70% “Valcalepio bianco” 70% “Valcalepio Moscato passito” 40% Il vino a d.o.c. “Valcalepio rosso” prima dell’immissione al consumo deve subire un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno Un anno di cui almeno tre mesi in botti di legno A decorrere dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve Il vino a DOC “Valcalepio rosso” sottoposto ad un invecchiamento minimo di: tre anni di cui almeno uno in botti di rovere a partire dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve può portare in etichetta la menzione “riserva” Il vino a DOC “Valcalepio Moscato passito” non possono essere immessi al consumo prima del: 12 maggio del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve. Art 6 I vini a DOC “Valcalepio”, all’atto dell’immissione al consumo, devono rispondere alle seguenti caratteristiche: “Valcalepio rosso”


12 maggio del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve. Art 6 I vini a DOC “Valcalepio”, all’atto dell’immissione al consumo, devono rispondere alle seguenti caratteristiche: “Valcalepio rosso” colore: rosso rubino più o meno carico; profumo: intenso, gradevole, caratteristico; sapore: asciutto, pieno, armonico, persistente; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.; acidità totale minima: 5,00 g/l; estratto secco netto minimo: 22,00 g/l; “Valcalepio rosso riserva” colore: rosso rubino più o meno carico, tendente al granata; profumo: etereo, intenso, caratteristico; sapore: asciutto, di corpo, vellutato, armonico, persistente; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.; acidità totale minima: 5,00 g/l; estratto secco netto minimo: 22,00 g/l; “Valcalepio bianco” colore: giallo paglierino più o meno intenso; profumo: delicato, caratteristico; sapore: secco, armonico, caratteristico; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.; acidità totale minima: 4,50 g/l; estratto secco netto minimo: 18,00 g/l; “Valcalepio Moscato passito” colore: rosso rubino più o meno carico che può tendere al cerasuolo con riflessi granata; profumo: delicato, aromatico, intenso, caratteristico; sapore: dolce, gradevole, armonico, con leggero retrogusto di mandorla; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 17,00% vol.; titolo alcolometrico volumico svolto minimo: 15,00% vol.; residuo zuccherino minimo: 30,00 g/l; residuo zuccherino massimo: 80,00 g/l; acidità totale minima: 5,50 g/l; estratto secco netto minimo: 22,00 g/l; E’ facoltà del Ministero per le politiche agricole e forestali – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto. Art 7 Nella designazione e presentazione dei vini a DOC “Valcalepio” è vietata qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, superiore, selezionato e similari. E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente. Le indicazioni tendenti a specificare l’attività agricola dell’imbottigliatore quali: viticoltore, fattoria, tenuta, cascina, podere ed altri termini similari sono consentite inosservanza delle disposizioni comunitarie e nazionali in materia. Per i vini a DOC “Valcalepio rosso e rosso riserva” e “Valcalepio bianco” è consentito l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento ad


unità amministrative, frazioni, arre, zone e località dalle quali effettivamente provengono le uve di cui il vino così qualificato è stato ottenuto, alle condizioni previste dai decreti ministeriali del 22/04/1992. Per indicare il vino a d.o.c. “Valcalepio Moscato passito” ottenuto da uve provenienti dalla restante zona di produzione della d.o.c. “Valcalepio” dovrà essere utilizzata in etichetta esclusivamente la dizione “Moscato passito”. La d.o.c. “Valcalepio Moscato passito” può essere integrata dai nomi dei seguenti comuni: Gandosso Grumello del Monte Cenate Sotto Torre de’ Roveri Albano Sant’Alessandro Carobbio degli Angeli Solo per indicare i vini della stessa tipologia ottenuti con uve ivi prodotte. Nella designazione e presentazione dei vini a d.o.c. “Valcalepio” deve sempre figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve. Art 8 I contenitori di capacità non superiore a litri 5,000 contenenti i vini a DOC “Valcalepio” di cui al presente disciplinare di produzione debbono essere, per quanto riguarda l’abbigliamento, consoni ai tradizionali caratteri dei vini di pregio, pertanto, dovranno essere di vetro, chiusi con tappo di sughero e le bottiglie dovranno essere di tipo bordolese o borgognona per il vino rosso e di tipo bordolese o renana per il vino bianco. Tali disposizioni non si applicano, tuttavia, per capacità non superiori ai 0,250 litri. Per il tipo Moscato passito sono obbligatorie bottiglie di vetro scuro di capacità non superiore ai 0,750 litri. Art 9 Chiunque produce, vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo con la denominazione di origine controllata “Valcalepio”, vini che non rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione è punito a norma degli articoli 28, 29, 30 e 31 della Legge 10/02/1992, n. 164.


DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA DEI VINI “TERRE DEL COLLEONI” O “COLLEONI” Articolo 1 (Denominazione) La denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed a i requisiti del presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie: “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Pinot Bianco (anche nelle versioni Spumante e Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Pinot Grigio (anche nelle versioni Spumante e Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Chardonnay (anche nelle versioni Spumante e Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Incrocio Manzoni (anche nelle versioni Spumante e Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Moscato Giallo (anche nella versione Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Moscato Giallo Passito; “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Schiava (da Schiava Nera) (anche nella versione Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Merlot (anche nella versione Novello e Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Marzemino (anche nella versione Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Cabernet (da Cabernet Sauvignon) (anche nella versione Novello e Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Franconia (anche nella versione Novello e Frizzante); “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Incrocio Terzi (anche nella versione Novello e frizzante); Articolo 2 (Vitigni ammessi) [1] I vini a denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni” devono essere ottenuti esclusivamente mediante la vinificazione delle uve prodotte da vigneti situati nella zona indicata nel successivo art. 3 e che, nell’ambito aziendale presentino la seguente composizione ampelografica: - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Pinot Bianco Pinot bianco per almeno ‘85% ; altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, fino ad un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Chardonnay Chardonnay per almeno ‘85% ; altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, fino ad un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Incrocio Manzoni Incrocio Manzoni per almeno ‘85% ; altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, fino ad un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Moscato Giallo Moscato Giallo per almeno ‘85% ; altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, fino ad un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Pinot Grigio Pinot Grigio per almeno ‘85% ; altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, fino ad un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni”Schiava Schiava per almeno 85%; altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni”Merlot Merlot per almeno 85%; altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni”Cabernet Sauvignon Cabernet Sauvignon per almeno 85%; altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15%. 1


- “Terre del Colleoni” o “Colleoni”Franconia Franconia per almeno 85%; altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni”Incrocio Terzi Incrocio Terzi per almeno 85%; altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15%. - “Terre del Colleoni” o “Colleoni”Marzemino Marzemino per almeno 85%; altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione per la Regione Lombardia, presenti nei vigneti fino a un massimo del 15%. [2] La denominazione di origine controllata “Terre dei Colleoni” o “Colleoni” tipologia Spumante è riservata i vini ottenuti dalle uve dei vitigni Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero e/o Incrocio Manzoni e/o Pinot Grigio. [3] I vini ottenuti dalle uve dei vigneti iscritti allo schedario viticolo “Terre del Colleoni” Moscato Giallo o “Colleoni” Moscato Giallo possono essere elaborati nella versione passito. [4] La denominazione di origine controllata “Terre dei Colleoni” o “Colleoni” tipologia novello è riservata i vini ottenuti dalle uve dei vitigni a bacca rossa ad esclusione dei vitigni Schiava e Marzemino   . Articolo 3 (Zona di produzione delle uve) [1] La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni” di cui all’articolo 2 comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Predore, Sarnico, Viadanica, Adrara S.Rocco, Adrara S. Martino, Foresto Sparso, Villongo, Gandosso, Credaro, Castelli Calepio, Grumello del Monte, Chiuduno, Carobbio degli Angeli, Zandobbio, Trescore Balneario, Luzzana, Entratico, Vigano S. Martino, Borgo di Terzo, Berzo San Fermo, Pradalunga, Cenate Sopra, Cenate Sotto, S. Paolo D’argon, Seriate, Brusaporto, Bagnatica, Montello, Costa Mezzate, Bolgare, Telgate, Gorle e Pedrengo Gorlago, Albano S. Alessandro, Torre De’ Roveri, Scanzorosciate, Villa di Serio, Nembro, Alzano Lombardo, Ranica, Torre Boldone, Bergamo, Ponteranica, Sorisole, Villa D’Almè, Almenno S. Salvatore, Almenno S. Bartolomeo, Palazzago, Caprino Bergamasco, Cisano Bergamasco, Pontida, Villa D’Adda, Calusco D’Adda, Terno D’Isola, Chignolo D’Isola, Bonate Sotto, Bonate Sopra, Ponte San Pietro, Presezzo, Brembate Sopra, Mapello, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Carvico, Ambivere, Barzana, Paladina, Valbrembo, Almè, Mozzo, Curno, in provincia di Bergamo. Articolo 4 (Viticoltura) [1] Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini “Terre del Colleoni o “Colleoni”devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità. E’ consentita l’irrigazione di soccorso. [2] I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura debbono essere quelli generalmente usati e comunque non atti a modificare le caratteristiche delle uve e del vino. [3] Sono da considerare idonei i terreni pedecollinari e collinari con buona esposizione e ben drenati localizzati ad una quota non superiore ai 600 m s.l.m. [4] E’ esclusa ogni pratica di forzatura 2


[5] La resa massima per ettaro ammessa e gradazione minima naturale delle uve atte a produrre vino DOC “Terre del Colleoni” o “Colleoni” sono le seguenti: - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Pinot Bianco – produzione max: 12 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 9,5%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Pinot Grigio produzione max: 12 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 9,5%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Chardonnay– produzione max: 12 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 9,5%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Incrocio Manzoni – produzione max: 12 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 9,5%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Moscato Giallo – produzione max: 12 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 9,5%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Moscato Giallo Passito – produzione max: 12 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 9,5%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Schiava – produzione max: 13 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 10%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Merlot– produzione max: 13 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 10%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Marzemino – produzione max: 13 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 10%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Cabernet – produzione max: 13 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 10%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Franconia – produzione max: 13 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 10%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Incrocio Terzi – produzione max: 13 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 10%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Novello – produzione max: 13 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 10%vol; - “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Spumante – produzione max: 12 t/ha, Titolo Alcool. Volumico: 9,5 %vol; [6] Nelle annate con stagione particolarmente favorevole, quantitativi di uva ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni”, devono essere riportati nei limiti di cui sopra, purchè la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti di resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi all’art. 5. [7] “E' consentito un esubero di produzione fino al 20% di uva per ha che non può essere destinato alla produzione della DO mentre può essere destinato alla produzione di vini a IGT Bergamasca”. Articolo 5 (vinificazione ed elaborazione) [1] Le operazioni di vinificazione dei vini a denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni” devono essere effettuate all’interno del territorio amministrativo della provincia di Bergamo [2] Nella vinificazione dei vini a denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni” sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche. [3] La resa massima delle uve in vino, con esclusione della tipologia moscato giallo passito, non deve essere superiore al 70%. Qualora superi detto limite, ma non oltre il 75%, l’eccedenza non ha 3


diritto alla denominazione di origine; oltre il 75% decade il diritto alla denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni” per tutto il prodotto. [4] I vini ottenuti dalle uve dei vigneti iscritti allo schedario viticolo “Terre del Colleoni” Moscato Giallo o “Colleoni” Moscato Giallo possono essere elaborati nella versione passito, utilizzando le uve sottoposte ad appassimento all’interno del territorio di cui al paragrafo 1, in ambiente naturale o condizionato della durata non inferiore a 45 giorni. [5] Per la tipologia “Moscato Giallo Passito” la resa uva/vino non deve essere superiore al 40%. Qualora superi detto limite, ma non oltre il 45%, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine; oltre il 45% decade il diritto alla denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni” per tutto il prodotto [6] I vini ottenuti dai vigneti iscritti allo schedario viticolo “Terre del Colleoni” Franconia o “Colleoni” Franconia, “Terre del Colleoni” Merlot o “Colleoni” Merlot, “Terre del Colleoni” Cabernet o “Colleoni” Cabernet, “Terre del Colleoni” Incrocio Terzi o “Colleoni” Incrocio Terzi, possono essere elaborati nella versione Novello all’interno del territorio della provincia di Bergamo, esclusivamente attraverso il procedimento di macerazione carbonica. [7] Permanenza sulle fecce. Il vino destinato alla tipologia spumante metodo Classico, deve subire, prima dell’immissione al consumo, un periodo minimo di permanenza sulle fecce di quindici mesi; per il Millesimato, il periodo minimo è di ventiquattro mesi. Tale periodo decorre dalla data di imbottigliamento e comunque non prima del 1° gennaio successivo alla raccolta delle uve”. Articolo 6 (Caratteristiche dei vini al consumo) [1] I vini a denominazione di origine “Terre del Colleoni” o “Colleoni” nell’atto dell’immissione al consumo devono possedere le seguenti caratteristiche: “Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Pinot Bianco Giallo Paglierino Intenso, fruttato, floreale Secco, equilibrato, fresco. 11,00% vol 4,5 g/l 15 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Pinot Grigio Giallo Paglierino Intenso, sentori di frutta Fresco, asciutto 11,00% vol 4,5 g/l 15 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo

Chardonnay Giallo paglierino Fruttato con sentori di mela, Secco e Fresco 11,00 %vol 4


Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

4,5 g/l 15 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Incrocio Manzoni Giallo paglierino con riflessi verdognoli Intenso,talvolta di frutta esotica e floreale Fresco, secco con buona acidità 11,00% vol 4,5 g/l 15 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Moscato Giallo Giallo dorato - paglierino Intenso di frutta fresca, secca e passita, erbe officinali e miele. Secco di media acidità, caratteristico. 11,00% vol 4,5 g/l 15 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Residuo Zuccherino minimo Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Moscato Giallo Passito Giallo dal paglierino al dorato, riflessi dorati Intenso fruttato, floreale Corposo, dolce, caratteristico. 50 g/l 16,00% vol, di cui almeno 9,00%vol svolti 5,0 g/l 18 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Schiava Dal rosa tenue al cerasuolo Delicato fruttato con note di frutta rossa Secco, fresco e gradevole con nota amarognola 11,00% vol 4,5 g/l 16 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Merlot Rosso rubino Ampio e intenso bouquet fruttato Asciutto, armonico 11,00% vol 4,5 g/l 16 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore

Marzemino Rosso rubino Ampio e fresco bouquet fruttato Asciutto, armonico 5


Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

11,00% vol 4,5 g/l 16 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Cabernet Rosso rubino Intenso fruttato ed erbaceo Caratteristico e asciutto 11,00% vol 4,5 g/l 16 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Franconia Rosso rubino Vinoso e fruttato Asciutto e caratteristico 11,00% vol 4,5 g/l 16 g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Incrocio Terzi Rosso rubino vinoso Secco, intenso, caratteristico 11,00% vol 4,5 g/l 16g/l

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo Zuccheri riduttori

Novello Rosso rubino Fruttato Armonico fresco 11,00% vol 4,5 g7l 16 g/l 10 g/l massimo.

“Terre del Colleoni” o “Colleoni” Colore Odore Sapore Spuma Titolo alcolometrico volumico totale minimo Acidità totale minima Estratto non riduttore minimo

Spumante Giallo Paglierino Fruttato e floreale Da Extra brut a secco, armonico ed equilibrato Fine e persistente 11,00%vol 5,5 g/l 15 g/l

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Articolo 7 (etichettatura) [1] Alla denominazione di origine controllata “Terre del Colleoni” o “Colleoni” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato, superiore e similari. [2] E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, e marchi privati, purchè non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il consumatore. [3] Recipienti e Tappatura. Per la tappatura della Tipologia Spumante, è obbligatorio il tappo di sughero a fungo, con tradizionale ancoraggio a “gabbietta” . [4] Annata. Nell’etichettatura del vino destinato alla tipologia Spumante, l’indicazione dell’annata di produzione è facoltativa. Soltanto in presenza dell’indicazione dell’annata della vendemmia si può utilizzare la dicitura “Millesimato”.

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DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEL VINO A INDICAZIONE GEOGRAFICA TIPICA “BERGAMASCA” Approvato con DM 18.11.1995 G.U. 285 - 06.12.1995 Modificato con DM 20.07.2009 G.U. 179 - 04.08.2009 Modificato con DM 30.12.2009 G.U. 24 - 30.01.2010 Articolo 1 Denominazione La indicazione geografica tipica “Bergamasca”, accompagnata o meno dalle specificazioni previste dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti e ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti in appresso indicati. Articolo 2 Tipologia vini e relativa base ampelografia L’indicazione geografica tipica “ Bergamasca “ è riservata ai seguenti vini: Bergamasca bianco Bergamasca rosso Bergamasca rosso novello Bergamasca moscato rosso Bergamasca rosato 1] I vini ad IGT “Bergamasca” bianchi, rossi e rosati devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare. I vini ad IGT “Bergamasca” ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, per almeno l’85% dai corrispettivi vitigni, possono essere accompagnati dalla specificazione di uno dei vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia. Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia fino ad un massimo del 15%. La specificazione di uno dei vitigni di cui al presente articolo, non è prevista per la tipologia novello. Articolo 3 Zona di produzione delle uve [1] La zona di produzione delle Uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la indicazione geografica tipica “Bergamasca” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Rogno, Costa Volpino, Bossico, Lovere, Sovere, Endine Gaiano, Pianico, Castro, Solto Collina, Riva di solto, Fonteno, Parzanica, Vigolo, Tavernola Bergamasca, Monasterolo, Grone, Berzo San Fermo, Casazza, Predore, Sarnico, Viadanica, Adrara S.Rocco, Adrara S. Martino, Foresto Sparso, Villongo, Gandosso, Credaro, Castelli Calepio, Grumello del Monte, Chiuduno, Carobbio degli Angeli, Zandobbio, Trescore Balneario, Luzzana, Entratico, Vigano S. Martino, Borgo di Terzo, Pradalunga, Cenate Sopra, Cenate Sotto, S. Paolo D’argon, Gorlago, Albano S. Alessandro, Torre De’ Roveri, Scanzorosciate, Villa di Serio, Pradalunga, Nembro, Alzano Lombardo, Ranica, Torre Boldone, Bergamo, Ponteranica, Sorisole, Villa D’Almè, Almenno S. Salvatore, Almenno S. Bartolomeo, Palazzago, Caprino Bergamasco, Cisano Bergamasco, Pontida, Villa D’Adda, Carvico, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Mapello, Ambivere, Barzana, Paladina, ValbremboAlmè, Brembate Sopra, Ponte S. Pietro, Presezzo, Bonate Sopra, Terno D’Isola, Calusco


D’Adda, Mozzo, Seriate, Brusaporto, Bagnatica, Montello, Costa Mezzate, Bolgare, Telgate, Curno, Gorle e Pedrengo in provincia di Bergamo.

Articolo 4 Viticoltura

[1] Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all’articolo 2 devono essere quelle tradizionali della zona. [2] La produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, per i vini ad IGT “Bergamasca” non deve essere superiore a: Bergamasca vitigni bianchi 16,00 tonnellate/ettaro Bergamasca vitigni rossi 17,00 tonnellate/ettaro Bergamasca Schiava 18,00 tonnellate/ettaro Bergamasca Moscato di Scanzo 11,00 tonnellate/ettaro [3] Le uve destinate alla produzione dei vini ad IGT “Bergamasca” devono assicurare ai vini un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di: Bergamasca bianchi 9,50% vol.; Bergamasca rossi 10,00% vol. Bergamasca rosati 10,00% vol. Bergamasca Schiava 9,50% vol. Nel caso di annate particolarmente sfavorevoli, detti valori possono essere ridotti dello 0,50% vol.

Articolo 5 Norme per la vinificazione

[1]. Nella vinificazione sono ammesse soltanto pratiche atte a conferire ai vini le proprie peculiari caratteristiche. [2]. La resa massima dell’uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore all’80%, per tutti i tipi di vino. [3]. Le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione dei vini ad Indicazione Geografica Tipica “Bergamasca” devono essere effettuate all’interno della zona di produzione delle uve di cui all’articolo 3. Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni siano effettuate anche nel territorio amministrativo della Regione Lombardia.

Articolo 6 Caratteristiche dei vini al consumo

[1] I vini ad indicazione geografica tipica “Bergamasca”, anche con la specificazione del nome del vitigno di colore analogo, all’atto dell’immissione al consumo devono avere le seguenti caratteristiche: “Bergamasca” bianco: colore: giallo paglierino; odore: intenso ,fruttato e floreale; sapore: secco e sapido; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00%vol acidità totale minima: 4,5 g/l estratto non riduttore minimo: 15 g/l “Bergamasca” rosso: colore: rosso rubino; odore: ampio e intenso; sapore:asciutto e armonico;


titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol acidità totale minima: 4,5% g/l estratto non riduttore minimo:16,00g/l “Bergamasca” rosato: colore: rosato cerasuolo; odore: delicato e fruttato; sapore:asciutto e armonico; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol acidità totale minima : 4,5% g/l estratto non riduttore minimo:16,00g/l “Bergamasca” novello: colore: rosso rubino; odore: intenso e fruttato; sapore:asciutto e armonico; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol acidità totale minima : 4,5% g/l estratto non riduttore minimo:16,00g/l “Bergamasca” rosato Schiava: 10,00% vol. colore: rosato cerasuolo; odore: intenso e fruttato; sapore:asciutto e armonico con leggero retrogusto amarognolo; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,00% vol acidità totale minima : 4,5% g/l estratto non riduttore minimo:16,00g/l [2] La indicazione geografica tipica “Bergamasca” Moscato potrà essere prodotta anche nella tipologia amabile con un contenuto massimo di zuccheri riduttori non superiore a 20,00 g/l [3] I vini ad indicazione geografica tipica “Bergamasca” con la specificazione del nome di vitigno all’atto dell’immissione al consumo, oltre alle caratteristiche sopra specificate per i vini del corrispondente colore, devono presentare le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno.

Articolo 7 Etichettatura designazione e presentazione

[1] Alla IGT “Bergamasca” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, superiore, riserva, selezionato e similari. [2] E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l’acquirente. [3] Ai sensi della normativa vigente, l’IGT “Bergamasca” può essere utilizzata come ricaduta per i vini ottenuti da uve prodotte da vigneti, coltivati nell’ambito del territorio delimitato nel precedente articolo 3, ed iscritti negli schedari viticoli dei vigneti dei vini a DOC, a condizione che i vini per i quali si intende utilizzare la IGT di cui trattasi, abbiano i requisiti previsti per una o più delle tipologie di cui al presente disciplinare.


Indice Introduzione pag. 7 Introduction pag. 11 La storia pag. 17 The History pag. 39 Studio sulle attitudini alla vinificazione di varietà tipiche coltivate in provincia di Bergamo

pag. 59

Traditional Bergamo Vine Varieties and Wine Production Methods: A Case

pag. 93

Valcalepio: dall’emozione alla certificazione

pag. 101

Il Dubbio: Gli opinionisti, i tecnici o la scienza?

pag. 103

La creazione dei profili dei Valcalepio vincenti

pag. 105

How Valcalepio got from Emotional to Certified

pag. 113

The doubt: Opinion Leaders, Technicians or Science? pag. 115 The creation of Valcalepio Profiles

pag. 117

Disciplinari – Valcalepio doc

pag. 122

– Terre del Colleoni doc

pag. 130

– Bergamasca igt

pag. 138


Finito di stampare: Dicembre 2013


Valcalepio : Il vino dei bergamaschi  

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