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www.giroditaliagiovinazzo.it


PSR PUGLIA 2007-2013 / MIS. 421 PROGETTO DI COOPERAZIONE INTERTERRITORIALE “CORTO CIRCUITO DEI CONTADINI” FILIERA CORTA PRODOTTI AGROALIMENTARI


ANNO II - SUPPLEMENTO MAGGIO 2014

SPECIALE GIRO D’ITALIA

COPIA OMAGGIO

Benvenuto Giro d’Italia

Michele Marolla

I

l Giro torna in Puglia, un rapporto consolidato nel tempo e che si rinnova negli ultimi anni, dopo un periodo di assenza. Un amore ritrovato e rinnovato. Un legame forte con l’affetto che verso la corsa rosa hanno sempre mostrato le persone di Puglia e del Barese in particolare. Quattro anni fa un arrivo trionfale a Bitonto, dopo passaggi tra folle esultanti. Quest’anno la partenza da Giovinazzo con una tappa breve che coinvolge anche Molfetta, Bitonto e Bari, dove il Giro arriverà e dove si metterà in mostra in un circuito cittadino. Questo 2014, però, non è semplicemente caratterizzato dalla partenza giovinazzese. è qualcosa di più, di molto di più. è come se il Giro cominciasse da Giovinazzo, è come se il vero inizio fosse dalla Puglia. A voler esagerare si può dire che l’Italia parte da Giovinazzo. Sì, perché le prime tre tappe sono in terra straniera, nell’Irlanda del nord, la corsa rosa torna in Italia, anzi arriva in Italia, e parte da qui. Un inizio simbolico, da una terra che, nonostante le tante difficoltà, la crisi, ha da tempo mostrato di volercela e potercela fare. Anzi, di rappresentare una felice anomalia, capace di attrarre turismo di qualità e di quantità, di possedere un tessuto industriale e produttivo forte, con radici ben piantate, in grado di resistere alle intemperie dei mercati. Di possedere bellezze incomparabili, che vanno tutelate ancor più, e che rappresentano uno dei motori principali dello sviluppo. Bene, il Giro comincia da qui, in una sorta di rinascita sportiva, umana, sociale che metterà in bella vista tutto quanto di bello possediamo e potremo mostrare al mondo. Questo è il punto fondamentale. Il Giro d’Italia è una grande

occasione di promozione del territorio. Anzi, un’occasione imperdibile. Le cifre sono impressionanti, oltre mille giornalisti al seguito, un miliardo e duecentomilioni di spettatori sparsi nel

mondo. Un evento planetario. Entrare in questo evento può essere decisivo per le sorti di un luogo. Ma per far questo bisogna entrarci utilizzando una comunicazione efficace. Altrimenti

si rischia addirittura un effetto negativo. Giovinazzo, gli altri tre Comuni toccati dalla tappa e la Puglia hanno molto da mostrare, da comunicare, da far conoscere. E l’insieme delle iniziative va

Giovinazzo, la grande bellezza

nella direzione giusta di promozione del territorio all’esterno, senza dimenticare chi qui vive tutto l’anno. continua a pagina 10

Depalma

Una grande festa per tutti e un esempio di collaborazione a pagina 3

Tutti gli eventi

Il programma completo degli eventi collaterali aspettando la partenza a pagina 17

L’uomo e il campione

Una grande mostra con i ricordi e i trofei di Franco Ballerini alle pagine 39,41,43

a pagina 19


Nuova GLA. La vita è un viaggio che cambia in corsa. Vieni a provarla. Veloce e sportiva in autostrada, agile in città e pronta per la montagna. A due, ma anche quattro ruote motrici. Il primo crossover che cambia come cambi tu. E sa rendere ogni svolta emozionante come la prima.

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GIRO D’ITALIA

SPECIALE

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“Il Giro, una grande festa per tutti”

Il sindaco Depalma: fenomeno di sport, storia e cultura con ritorni eccezionali

Tommaso Depalma

C

ari concittadini, eccoci qui. Il 13 maggio è alle porte, una giornata particolare: mai la nostra città ha avuto una ribalta internazionale come quella che ci apprestiamo a vivere con il Giro d’Italia. Circa 540 TV acquistano le immagini del Giro, 1.200.000.000,00 di persone che guardano corridori e territori attraversati dalla corsa, oltre 1.000 giornalisti accreditati da tutto il mondo al seguito della corsa e poi tanta, ma tanta gente che assale le città di partenza e di arrivo, che si fa trovare puntuale sul ciglio della strada al passaggio dei “girini” e che non dimentica di incitare anche l’ultimo del gruppo. Questo è il Giro, fenomeno di sport, di storia e di cultura del nostro paese. Anche mamma Rai l’ha compreso a fondo, visto che da quest’anno oltre ai servizi di Rai Sport, avremo anche un format preparato da Rai Storia che “dimenticandosi” volutamente della vicenda sportiva, parlerà esclusivamente dei luoghi, dei profumi e della storia delle città attraversate dalla corsa. E in tutto questo Giovinazzo sarà protagonista e non comprimaria. Non ci servirà molto per far capire quanto sia bella e speciale la nostra città. Lo si intuisce subito dallo slogan che ha accompagnato le attività promozionali della tappa: Giovinazzo città dell’olio, del mare, del sole, del cibo e dell’arte, il tutto accompagnato dall’immagine riflessa dell’ulivo nello specchio d’acqua del nostro porticciolo. La nostra è una cartolina speciale, lasciamoci avvolgere dal colore e dal calore che la carovana rosa ha portato in giro per l’Italia (e da qualche anno anche in Europa) da oltre cent’anni.

Non tocca a me tirare somme che conosco già a memoria, toccherà a voi rendervi conto di quanto il Giro porterà in città. Hotel strapieni da settimane, e tanta altra economia ricadrà sul territorio. Del ritorno di immagine e della promozione mondiale ho già detto, ma non sottovalutiamo anche tutti coloro che verranno dal circondario e dalla regioni limitrofe. Il Giro da sempre attira tifosi ma anche semplici cittadini che

Michele Emiliano

amano il “clima” della festa pur non essendo esperti della materia. Il ciclismo è sport di strada, è uno stadio all’aperto dove tutti hanno un posto in tribuna senza bisogno di pagare un biglietto. Senza differenze, senza distanze e senza distinzioni. È una grande famiglia dove i figli prediletti sono i corridori che si daranno battaglia, fra salite e discese, fra mari e monti, fra sole e pioggia. Alla fine vincerà il

questo lo valuterete voi, ma posso solo dirvi che potrebbe essere un momento irripetibile per ognuno di noi nell’essere un tassello di un grande puzzle. Un puzzle senza un pezzo è un’opera incompiuta e per fare una grande opera, serviranno tutti i pezzi al proprio posto e non vorrei che fossi proprio tu caro lettore il pezzo mancante. Per questo ti aspetto. Sindaco di Giovinazzo

“Sono felice per il gioco di squadra dei Comuni” Il sindaco di Bari: biglietto da visita del territorio È

“Saremo pronti e orgogliosi di accogliere i campioni in bici”

migliore, ma tutti saranno attori di un grande spettacolo e gli applausi saranno uguali per tutti, per ogni eroe che avrà fatto oltre 3.000 chilometri. Chilometri che di giorno in giorno si inebriano della bellezza delle città e dei territori attraversati, chilometri che ci porteranno fino a Trieste attraversando tutto il bello del bel Paese. Io non ho la pretesa di convincervi che i 36.200,00 euro spesi siano un ottimo investimento,

un grande onore per me chiudere questi dieci anni di amministrazione della città con un evento di così grande prestigio. Non solo per le straordinarie immagini che inevitabilmente l’appuntamento rievoca, ma per la portata di una manifestazione sportiva unica nel suo genere, che ospiterà oltre 200 atleti provenienti da tutto il mondo e vedrà centinaia di media impegnati a raccontarne emozioni ed imprese. Per la Città di Bari questo è un risultato eccezionale, frutto di un lavoro di squadra, direi quasi realizzato “a tappe”, grazie all’efficienza e all’instancabile attività dei Comuni dell’area metropolitana, che anche in questa occasione hanno superato ogni schieramento e agito unicamente per il bene e lo sviluppo della nostra terra. Quindi, una medaglia da appuntare al petto di tutti, con la consapevolezza che nessuno di noi può

sopravvivere e crescere senza l’altro. Dunque ci faremo trovare pronti, orgogliosi di accogliere i campioni del Giro d’Italia. Il 13 maggio daremo vita a una vera e propria celebrazione della corsa sulle due ruote: i ciclisti infatti percorreranno più volte il circuito cittadino, proprio come accade a Milano o a Parigi in occasione del Tour de France. A completare il quadro le bellezze del nostro territorio, il calore tipico dei cittadini baresi e il folclore dei festeggiamenti della sagra di San Nicola. Sono certo che la quarta tappa del Giro, la prima di fatto sul territorio italiano, rappresenterà una grande festa dello sport e sarà un ottimo biglietto da visita per tutto il Paese. Buon Giro a tutti! Sindaco di Bari


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GIRO D’ITALIA

SPECIALE

“Riscopriamo amicizia e spirito di squadra”

Il presidente Vendola: promozione per la Puglia con i riflettori accesi sulla sua bellezza Nichi Vendola

A

mici carissimi, in occasione della 97^ edizione del Giro d’Italia, 4^ Tappa Giovinazzo-Bari, voglio rivolgere a voi tutti il mio saluto più cordiale. Si tratta di un appuntamento fortemente significativo per la promozione del nostro territorio, seguito in tutto il mondo da milioni di appassionati. Un evento, che ancora una volta accenderà i riflettori su una Puglia che ha deciso di scommettere sulla sua bellezza, sui suoi monumenti, sul suo paesaggio tratteggiato da ulivi secolari e mare cristallino. Sono sicuro che questa importante manifestazione, che vedrà la partecipazione di tantissimi atleti, sarà una festa dello sport, un’occasione per ravvivare

quei valori tipici da sempre legati al Giro d’Italia quali l’amicizia, lo spirito di squadra, la competizione vissuta con onestà e rispetto dell’avversario. Con particolare gratitudine, intendo sottolineare il lavoro delle istituzioni locali, degli organizzatori, degli sponsor, dei cittadini e di quanti si stanno prodigando in termini di organizzazione e di accoglienza per la buona riuscita dell’evento, interpretando in pieno lo spirito dei pugliesi. Un modo intelligente di esprimere una cultura dello sport che costruisca cittadinanza e partecipazione e che contribuisca alla promozione culturale, turistica ed economica del territorio. Presidente Regione Puglia

Paola Natalicchio

Michele Abbaticchio

Molfetta entra nel Giro per mettere due ruote Bitonto e gli altri Comuni sulla strada della mobilità sostenibile esempio di collaborazione M

olfetta entra nel Giro per non vederlo solo attraversare le sue strade. Molfetta entra nel Giro perché la bicicletta non sia protagonista il solo giorno della manifestazione sportiva. Molfetta entra nel Giro perché vuole mettere due ruote sulla strada della mobilità sostenibile. Abbiamo con l’assessorato allo sport e le associazioni predisposto un calendario di iniziative collaterali al passaggio della “corsa rosa” il 13 maggio. Cominciando dalle scuole. I bambini che affascinati si riversano in strada per salutare il passaggio del Giro d’Italia, infatti, sono i primi destinatari del messaggio sportivo e culturale della manifestazione. Dietro ogni successo sportivo c’è, infatti, preparazione, allenamento, fatica, perseveranza. Il ciclismo deve allontanare da se’ le ombre che si sono allungate sulla sua storia in passato, recuperare la sua anima popolare e il suo messaggio positivo di raccordo virtuoso tra l’uomo e l’ambiente.  La bicicletta porta con sé un messaggio potente di sostenibilità, in

cui crediamo molto. È il simbolo di uno stile di vita responsabile che dobbiamo sempre più promuovere. L’abbiamo raccontato allora nelle scuole attraverso il progetto “Molfetta a Pedali” dell’Unione Nazionale Consumatori. E dobbiamo crederci sempre di più, anche proiettando e realizzando nuove piste ciclabili in città, la prima delle quali, appena finanziata dalla Regione, che collegherà la stazione con tutte le scuole superiori della città. Dobbiamo avere il coraggio di immaginare una Molfetta in bicicletta. Perché sia un diritto di

tutti quello di andare in bicicletta pedalando sicuri. Dalla sella di una bicicletta lo sguardo è diverso. È più attento. Ci si muove in modo lento e rispettoso di ciò che c’è intorno a noi. Per promuovere questo sguardo ospiteremo una cicloturistica amatoriale sulle strade del giro e una ciclo pedalata cittadina con i bambini e le loro famiglie. Ed è più bella anche la città che si muove in bicicletta. Come dimostrerà la prestigiosa mostra del Museo Parigino a Roma che ospiteremo a Molfetta. Le cartoline e le foto della Parigi che agli inizi del novecento, anche attorno al Tour de France e al mito della bicicletta ha costruito la sua immagine romantica. E poi ci saranno le giornate del 12 e del 13 maggio con le squadre, i corridori che si alleneranno  sulle nostre strade. Molfetta a loro non farà mancare l’accoglienza e il calore della sana passione sportiva che include, diverte, rigenera. Sindaco di Molfetta

I

l Giro d’Italia sia la porta di accesso privilegiato alla Puglia migliore, terra di enogastronomia e di storia vissuta nello splendore delle risorse naturali ed architettoniche che il Mondo ci invidia. La bicicletta, simbolo di un nuovo modo di concepire le Città del fututo, accompagnerà, Bitonto è anche questo con senza dubbio, un nuovo modo di progettare il turismo dei Co- Giovinazzo, Molfetta e Bari. muni che sanno collaborare per Sindaco di Bitonto grandi obiettivi.

IMPRESA METROPOLITANA Mensile per le politiche aziendali, del management, del lavoro e del prodotto www.impresametropolitana.it · redazione@impresametropolitana.it Anno II - Supplemento speciale al N. 8 - Maggio 2014 Registrazione Tribunale di Bari Num. R.G. 2482/2013 del 23/09/2013 Direttore Responsabile: Michele Marolla Editore: Domenico Di Marsico (GrafiSystem) Hanno collaborato a questo numero:

Gaetano Campione Gianni Spinelli Pasquale D’Arcangelo Sergio Pisani Agostino Picicco

Organizzazione RUN EVENTI di Dario Aspromonte info@runeventi.it - www. runeventi.it Comunicazione BEHAVE ADV info@behaveadv.it - www. behaveadv.it THE FACTORY www.thefactorygroup.it

Stampa MARTANO EDITRICE Via delle Magnolie Modugno (BA) T. 080 5383820 - 080 5380277 Stampato in 30.000 copie


GIRO D’ITALIA

SPECIALE

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“Impariamo dallo sport la sua lezione” Il presidente Schittulli: si vince e si perde, importante è saper amministrare con equilibrio sconfitte e vittorie Francesco Schittulli

S

ono lieto di porgere il saluto cordiale ed affettuoso della Provincia di Bari a tutti gli atleti e partecipanti alla IV Tappa del Giro d’Italia, la corsa ciclistica più importante del nostro Paese e la più affascinante del mondo, che anche quest’anno abbiamo l’onore di ospitare nella nostra Terra di Bari. Non è la prima volta e mi auguro che questo appuntamento possa ripetersi con cadenza più ravvicinata perché il passaggio del Giro, oltre a essere un momento di grande promozione per i territori che attraversa, rappresenta un evento unico per la partecipazione delle nostre popolazioni, che hanno sempre mostrato una grande empatia per la carovana rosa, anche quando si tratta di vedere sfrecciare per pochi minuti campioni e beniamini. L’entusiasmo delle popolazioni del Barese accompagna ogni volta il Giro d’Italia, riconoscendogli una grandissima valenza, sia sotto il profilo sportivo che umano. La tappa “Giovinazzo – Bari”, che si disputerà il 13 maggio 2014, sono sicuro ci regalerà un evento spettacolare sotto ogni aspetto che ci farà rivivere una delle più belle pagine di sport che vanta oltre 100 anni di storia fatta di eroi, imprese leggendarie e paesaggi mozzafiato. Un vero privilegio per il territorio barese, non soltanto perché la corsa rosa riparte da Giovinazzo, dopo aver toccato tre tappe europee, ma soprattutto perché attraverserà, nel suo percorso, Molfetta, Bitonto e Bari, città che con Giovinazzo rappresentano un pezzo importante della Provincia di Bari, per affinità storiche, arte, tradizione culturale, sociale e sportiva. Un’occasione unica per il nostro territorio che consentirà di sfruttare al meglio l’attenzione degli appassionati di 120 Paesi

di tutto il mondo che seguiranno la manifestazione sugli schermi televisivi. Vi è tanta attesa nelle nostre città, perché esiste la consapevolezza che il 13 maggio può essere un grande giorno per testare la nostra capacità di programmare e comunicare le nostre bellezze, dalla costa alle cattedrali, dagli ulivi al cibo, ma anche la capacità di continuare, con convinzione, lungo un percorso, già intrapreso, verso una cultura ecosostenibile ad ogni livello, a partire dal turismo, per proseguire con la tutela dell’ambiente, dalle produzioni industria-

li rispettose dell’uomo e delle sue esigenze, al rispetto delle regole e dell’ambiente urbano come cittadini. Dobbiamo mostrare il meglio di noi stessi, ma non come semplice immagine pubblicitaria, bensì come società civile convinta di difendere e saper migliorare l’ambiente in cui viviamo. Il passaggio del Giro d’Italia farà veicolare immagini di un territorio che si contraddistingue nel mondo, nel suo genere, per bellezze paesaggistiche naturali ed architettoniche ancora tutte da scoprire. Ma nello stesso tempo

risalterà i valori più nobili dello sport che avvicinano le persone a comprendere i principi della convivenza sociale e civile, in un mondo che ci propone, giorno dopo giorno, episodi e situazioni che ledono la dignità della persona umana. Lo sport è vita in tutti i sensi. Ed è per questo che dobbiamo affermarlo in ogni modo e luogo per ispirarci ad una vita umanamente degna di essere vissuta, orientata ai principi di lealtà, correttezza, rispetto delle regole e del prossimo: è questa la grande ricchezza di valori che porterà questo evento.

In questo momento particolarmente difficile, abbiamo estremo bisogno di ancorarci ad antichi e buoni sentimenti, di apprezzarli, di coltivarli, di farli vivere, per proporli soprattutto alle nuove generazioni, per costruire, insieme a loro e per loro, un domani che sia davvero migliore. Ed abbiamo anche bisogno di recuperare il valore che ha una sconfitta sportiva: nello sport, come nella vita, si perde e si vince, l’importante è saper amministrare bene e con equilibrio le sconfitte e le vittorie. Presidente Provincia di Bari

† don Gino

“Nella vita sono fondamentali sacrificio e impegno”

Il vescovo, don Gino: questa opportunità diventi iniezione di fiducia e di speranza per la nostra terra

U

n giro d’Italia particolare, quest’anno! Pur iniziando oltre i confini nazionali, lo sentiamo “più vicino”, grazie al fatto che il nostro territorio ospiterà la carovana. In genere, il sud viene marginalmente interessato da questo evento annuale di grande rilevanza; invece, quest’anno, arriva proprio in “casa nostra”. Giovinazzo, da dove partirà la quarta tappa, il 13 maggio prossimo, si sente orgogliosamente al centro dell’attenzione degli appassionati di ciclismo, ma anche Molfetta, sulle cui strade il giro transiterà per arrivare, poi, a Bari, attraverso un percorso che è stato bene tracciato. È una festa dello sport, uno dei più amati dagli italiani, dopo il campionato di calcio. Per certi aspetti, il più avvincente. Vedere i corridori, ognuno con la propria bicicletta, compiere imprese che richiedono una straordinaria tenuta fisica, e in più, avere

concentrazione psicologica, oltre che obbedire alla strategia di squadra e intuire i piani dei concorrenti, suscita una grande ammirazione. I corridori, a quel livello, sono autentici campioni, ma per ottenere certi risultati, oltre ad avere doti naturali proprie, devono costantemente sottoporsi ad allenamenti molto

impegnativi. Queste sono considerazioni che non sfuggono alle persone sensibili e attente. Attraverso tali pensieri si deduce un grande insegnamento di carattere più generale: senza sacrificio e impegno non si può andare avanti nella vita. Ma non manca, in una manifestazione come questa, l’aspetto della festa popolare. Sarà, sicuramente, quell’evento, un momento di gioia, di sana euforia, di aggregazione, di entusiasmo generale. Ci sentiamo anche noi un anello di una catena che unisce tutta l’Italia, attraverso regioni con caratteristiche e tradizioni diverse, nel segno dello sport. Chissà che, questa opportunità, non diventi davvero una iniezione di fiducia e di speranza per il futuro della nostra terra! Vescovo


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GIRO D’ITALIA

SPECIALE

“è lo sport popolare per eccellenza” Sannicandro, presidente del Coni Puglia, è sicuro: sarà una giornata memorabile che porterà le immagini di Bari nel mondo Elio Sannicandro

D

opo quasi cento anni il Giro d’Italia continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci di promozione dello sport popolare, accessibile a tutti, visibile e comprensibile per tutti, semplice, faticoso, mitico. La bicicletta, un mezzo di uso quotidiano, il primo strumento di mobilità per tutti i bambini del mondo che dopo aver imparato a camminare cominciano a pedalare e cominciano a sognare una bicicletta nuova che cresce insieme ai ragazzi fino a diventare uno strumento cult, il primo mezzo che ti rende indipendente, libero di allontanarti dal nido familiare. Insomma, la bicicletta è un mito per tutti i bambini e anche da adulti i campioni di ciclismo

che corrono, sudano e sfrecciano sulle strade, ci fanno sognare e ci emozionano.  Il “Giro” è uno degli eventi televisivi più seguiti al mondo e il ciclismo resta uno degli sport più praticati. Le immagini del gruppo di ciclisti è nell’immaginario collettivo e la speranza di un uomo in fuga che stacca tutti resta uno degli atti eroici del nostro tempo. Soltanto immaginare il Giro che passa dalla nostra città ci rende orgogliosi e l’attrazione di assistere al passaggio dei corridori  è talmente forte da prevedere un lungomare affollato di baresi e tifosi provenienti da ogni parte della Puglia. Per una partenza del Giro da Bari dobbiamo risalire ad oltre 20 anni fa, lo scorso anno il Giro ha soltanto

attraversato la nostra città mentre quest’anno avremo la possibilità di ammirare i ciclisti che percorreranno per ben 9 volte il circuito urbano che percorrerà il lungomare e attraverserà le parti più belle e storiche di Bari. Un’occasione fantastica per diffondere le immagini spettacolari e suggestive della città vecchia con san Nicola ed il castello in evidenza, il porto, il borgo Murattiano e gli edifici più importanti e riconoscibili della città. Insomma un saluto a tutti i baresi nel mondo e un invito a milioni di telespettatori di venire a visitare la nostra fantastica città con il suo carico di storia e di accoglienza secolare, di bellezza e di cultura, di gastronomia e di valori identitari inconfondibili. 

L’organizzazione che abbiamo approntato si basa su esperienza e competenza sportiva consolidata e cercherà di unire alla promozione del territorio una buona capacità di coinvolgimento della popolazione al fine di assicurare un grande spettacolo e garantire la sicurezza e l’efficienza della complessa macchina organizzativa. Bisognerà accogliere migliaia di spettatori e turisti e consentire loro di assistere allo spettacolo sportivo trasformando le parti centrali della città in una grande

area pedonale, libera da automobili e pedonalizzata per un giorno, ma assicurando trasporti pubblici dalle aree periferiche e misure di sicurezza per rispondere ad eventuali emergenze e criticità. Sarà una giornata memorabile che porterà Bari nel mondo con un grande spettacolo sportivo e una dimostrazione di efficienza organizzativa di una città antica che guarda al futuro con fiducia e speranza. Presidente CONI Puglia

Pasquale de Palma

“La Puglia è sempre più terra di ciclismo” A

Il presidente FCI pugliese: in aumento tesserati, società e manifestazioni. Pronti progetti e lavori per numerose piste ciclabili

nche quest’anno la Puglia ospiterà la carovana del Giro d’Italia con due tappe di cui la prima, interamente sviluppata sul territorio della provincia di Bari, partirà da Giovinazzo e, dopo aver attraversato le città di Molfetta e Bitonto, si tufferà in uno spettacolare circuito da ripetere diverse volte nel centro Murattiano di Bari. Sembra di vivere un dolce incantesimo che perdura da cinque anni, a partire dal 2009, per cui la Puglia, terra votata al ciclismo, ed in particolare questo territorio, si erge a spettacolare protagonista di manifestazioni ciclistiche che rappresentano il top degli eventi in Italia, quali per l’appunto il Giro d’Italia ed il Giro Rosa donne, unica ed esclusiva gara a tappe nel mondo. Ho la fortuna di potermi definire testimone interessato di questo stato di grazia che, in virtù della lungimirante visione degli amministratori delle città, delle province e della regione, ha fatto sì che nel 2009 si ospitò una tappa del giro donne che, partendo da Andria, arrivava al Castel del Monte, attraversando l’Alta

Murgia della nascente provincia BAT; nel 2010, provenendo dall’Irpinia, dopo aver attraversato diversi centri delle province BAT e Bari, il Giro uomini si concludeva nella città di Bitonto, per poi ripartire il giorno dopo da Lucera; lo scorso anno la spettacolare tappa del Giro uomini Mola di Bari-Margherita di Savoia, prodroma alla tappa del Giro Donne con partenza da Giovinazzo. In tutte queste circostanze gli uomini che con costanza e caparbietà hanno voluto le elencate manifestazioni, hanno intuito l’importanza dell’evento, che oltrepassa il confine dello sport, rappresentando invece un veicolo per promuovere il territorio ed in alcuni casi migliorarlo, fungendo da benefico pretesto per una piccola rivoluzione culturale, sul modo di concepire una mobilità sostenibile per le nostre città. Infatti, seppur consapevole dell’effetto volano che manifestazioni di tale caratura producono sul movimento ciclistico, per cui in occasione di questi eventi si sviluppa un interesse maggiore per questo sport, i cui benefici sono

riscontrabili nel tempo, per cui oggi posso dire che in concerto con le politiche adottate dal Comitato Regionale che rappresento, anche i vari passaggi del Giro hanno consentito un aumento di società affiliate, tesserati e manifestazioni, pur tuttavia, in questa sede mi piace sottolineare che, come già accaduto lo scorso anno, anche quest’anno l’effervescenza di entusiasmi prodotta dalla presenza dell’evento, ha fatto sì che le città interessate dal Giro abbiano approntato un piano già in fase di progettazione ed esecuzione di diverse piste ciclabili. La capacità di cogliere l’opportunità, oltre l’evento sportivo, è un aspetto positivo, di cui la comunità tutta deve essere grata a chi l’amministra. E non può non evidenziarsi la passione e l’entusiasmo di un popolo, quale quello pugliese, che vivendo con gioia questi momenti, mostra tutto l’amore per un sport popolare come il ciclismo. Presidente FCI Puglia


GIRO D’ITALIA

SPECIALE

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Tra Giro, filiera corta e Km 0

EDITORIALE

“Corsa rosa” e Giovinazzo un matrimonio Di Benedetto (GAL Terre perfetto di Murgia): puntare sulla dalla prima

I

bilanci si tireranno soltanto dopo, ma l’impressione è che possa venirne fuori il matrimonio perfetto. Un evento di questa portata può e deve essere utilizzato non soltanto per far conoscere, ma anche per conoscere, per imparare, per capire. Occorre attivare la capacità di ascolto: bisognerà ascoltare gli ospiti, imparare a capire come andare incontro alle loro esigenze, diventare delle grandi spugne per assorbire tutti i segnali, gli input, le richieste che arriveranno, per poter poi calibrare l’offerta, i metodi e i contenuti della promozione stessa. è in realtà la grande, imperdibile opportunità, per uno scambio culturale, comunicativo, turistico, culturale, sportivo, ambientalista...e chi più ne ha più ne metta. è la nostra enorme occasione. Nostra nel senso di giovinazzesi, baresi, pugliesi che hanno voglia di crescere, di diventare grandi, adulti. Possiamo e dobbiamo consolidare con scelte adeguate, calibrate alle esigenze del mercato, il nostro sviluppo. Il nostro sguardo al futuro comincia oggi con tutte le iniziative messe in campo per il 13 maggio. Tocca a noi farlo diventare uno sguardo davvero lungimirante, a partire dal 14 maggio. La stessa sinergia messa in campo dalle quattro città coinvolte nella tappa, deve avere una prospettiva, partendo da piani e progetti comuni, ad esempio, per la mobilità urbana e intraurbana, per l’attrazione di un turismo ecosostenibile, fondato anche sugli appassionati delle due ruote, dalla bici alle moto, con percorsi dedicati nei quali abbinare enogastronomia, cultura, storia e tradizione. è soltanto un piccolo esempio, ma può essere trainante per iniziative comuni a livello imprenditoriale, con giovani pronti a scommettere sul proprio futuro costruendoselo, utilizzando quello che già abbiamo a disposizione, sfruttando l’esperienza e la vetrina del Giro d’Italia. Perché il futuro è oggi. Michele Marolla

valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti Vito di Benedetto

La valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti passa anche attraverso il Giro d’Italia. Il nostro ruolo è soprattutto quello di puntare su “Filiera Corta” e “Km 0”, termini divenuti comuni nel linguaggio quotidiano e vengono intesi, molto spesso, con lo stesso significato. In realtà, essi stanno ad indicare due cose diverse: per filiera corta è da intendersi il mercato caratterizzato dal minor numero possibile di intermediari mentre per km 0 si vuole significare il consumo di beni prodotti in ambito locale. Si pensi al caso della vendita diretta di prodotti agroalimentari via internet (filiera corta), che consente il consumo degli stessi anche in mercati molto distanti, ovvero, dal lato opposto, si pensi alla vendita ed alla promozione di prodotti locali (negozi o mercati Km 0, menù Km 0) in molti casi con la presenza di almeno un livello di intermediazione. Al di là di questi tecnicismi, è innegabile che la questione della Filiera Corta e del Km 0 è all’attenzione del decisore pubblico e del cittadino perché vengono individuati come strumenti di promozione e valorizzazione della produzione eno-gastronomica a scala locale ed entrambi esaltano il valore nutrizionale dei prodotti tipici e locali. Elemento altrettanto importante è che, detti strumenti, nelle loro molteplici forme e declinazioni, riescono a far acquisire ai produttori agricoli più ampi margini di profitto erosi dalla negoziazione e dalle condizioni di commercializzazione presenti nelle filiere agroalimentari tradizionali rappresentando un forte danno per l’economia primaria. A questo si aggiunge la possibilità che, la filiera corta ed il Km 0, hanno di rassicurare in concreto il consumatore sull’origine dei prodotti, garantendone così la tracciabilità

e, creando un legame forte tra produttore e consumatore. Il Progetto “Corto Circuito dei Contadini”, che vede come partner 10 GAL Pugliesi ed un GAL Calabrese e finanziato a valere dei rispettivi Piani di Sviluppo Regionale della programmazione 2007 – 2013, si pone l’obiettivo di approfondire le potenzialità della Filiera Corta e del Km 0 nei territori di riferimento e di fare sistema tra operatori privati e soggetti delegati all’attuazione di politiche di sviluppo locale. Il progetto, che vede il GAL Terre di Murgia come capofila di una numerosa partnership, prevede tutta una seria di attività che, a

360 gradi, intendono promuovere e sviluppare un sistema di mercato che ha come obiettivo un percorso virtuoso di sviluppo sostenibile e concentrato su: la promozione di sistemi anche innovativi di offerta e domanda (vendita diretta in ambito aziendale, farmer’s market, e-commerce, la vendita diretta organizzata, i distributori automatici in sede fissa, i Gruppi di Acquisto Solidale, ecc.); l’attenzione su alcuni elementi sostanziali (la qualità dei prodotti, la freschezza, la stagionalità per il fresco e la tracciabilità); l’evocazione del significato culturale ed identitario del patrimonio agroalimentare; la sensibilizzazione verso il valore

nutrizionale della produzione enogastronomica locale. Con “Corto Circuito”, i GAL finiscono per assumere quel ruolo strategico proprio delle Agenzie di Sviluppo che, su scala locale, hanno il compito di approfondire e incentivare nuovi modelli di imprenditorialità, oltre che promuovere nuovi modelli di sviluppo rurale, in questo caso, basati su: un basso livello di intermediazione; una distanza fisica limitata tra i luoghi di produzione e di consumo; una valutazione della sostenibilità del processo di lavorazione e trasformazione. Presidente GAL Terre di Murgia

Giro d’Italia 2014, Comitato di Tappa Giovinazzo PRESIDENTE ASSESSORATO PUBBLICA ISTRUZIONE, LEGALITA’ E SPORT ASSESSORATO ATTIVITA’ PRODUTTIVE ASSESSORATO TURISMO, CULTURA E POLITICHE GIOVANILI VICE PRESIDENTI RESPONSABILE POLIZIA LOCALE COORDINATORE ORGANIZZAZIONE GENERALE DELEGATO STAMPA REFERENTE SCUOLE REFERENTE RCS DELEGATI ALLA PARTENZA REFERENTE COMUNICAZIONE REFERENTE MEDICO SEGRETERIA RAPPORTI CON AMMINISTRAZIONE COMUNALE RAPPRESENTANTI COMITATO UNICO CITTA’ DI TAPPA REFERENTE COMITATI DI QUARTIERE E PARROCCHIE REFERENTE LOGISTICA REFERENTE COMMERCIANTI REFERENTE RISTORATORI REFERENTE CONFARTIGIANATO

DEPALMA Tommaso SOLLECITO Michele STALLONE Salvatore POSCA Vincenzo CARLUCCI Antonella - SOLLECITO Michele Comandante CAMPOREALE Filomeno MAROLLA Francesco CARLUCCI Antonella MAROLLA Michele CARLUCCI Antonella COVIELLO Lino DACONTO Nicola - DEPERGOLA Giuseppe - LORIA Luigi DI CHIANO Vincenzo - PARATO Giovanni - BALTIERI Gianmarco RUN di Dario ASPROMONTE Bologna Vincenzo DE GIROLAMO Giuseppe MESSERE Antonio FUSARO Enzo - CACCAVO Antonio - LABOMBARDA Paolo MARZELLA Michele FUSARO Enzo DE MUSSO Giuseppe PUGLIESE Francesco SPADAVECCHIA Claudio


GIRO D’ITALIA

SPECIALE

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I luoghi e il percorso del Giro LA PARTENZA DA GIOVINAZZO

LEGENDA

Hospitality 1 P

P

Hospitality 2

P P

Tenda singola villaggio open 4x4 m Tenda doppia villaggio open 8x4 m P

P

Tenda bar 4x4 m Area staff

TV

Tenda 4x4 m Chiosco 4x4 m Gazzetta Store Totem partenza

P

P

PQT

Mezzi Estathè Bus Balocco

P

QT P

Mezzo Multipower

P

Bus VIttoria

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NORD SCALA 1:1000

Aggiornamento: 15/11/2013

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Bus Polizia TV

Mezzi produzione televisiva Direzione corsa

IL PERCORSO

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parcheggio accrediti/quartier tappa

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TV

Ambulanza Magazzino Transenne basse Transenne alte Gruppi elettrogeni Bagni chimici


GIRO D’ITALIA

SPECIALE

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Abbiamo la grande opportunità di trasmettere il più lontano possibile il volto migliore di questo spicchio di Puglia

La Puglia deve puntare sui grandi eventi

Il binomio sport-turismo muove in tutto il mondo milioni di persone

Gaetano Campione

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grandi eventi sportivi hanno un impatto fondamentale sulla crescita economica e sociale di un territorio. L’obiettivo delle città ospitanti è quello di approfittare di una occasione più unica che rara di marketing territoriale, per rilanciarne la visibilità. Di solito, infatti, i grandi eventi generano un’immagine positiva e attraente. Il Giro d’Italia, in questo senso, rappresenta una conferma di quanto appena scritto. Ci saranno oltre 150 reti televisive pronte a trasmettere il più lontano possibile il volto migliore di questo spicchio di Puglia. Senza dimenticare le centinaia di giornalisti che seguiranno la quarta tappa della corsa in Rosa, il numeroso seguito della carovana ciclistica, i 7mila turisti che sbarcheranno dalle due navi da crociera, appassionati e curiosi. Insomma, non mancano tutti gli ingredienti per un megaspot che rilanci i profumi e i colori della nostra Regione. I quattro Comuni coinvolti (Bari, Giovinazzo, Molfetta e Bitonto) lo hanno capito e hanno dato vita ad una interessante sinergia istituzionale per pedalare insieme. Come? Con una serie di iniziative collaterali, a loro volta generatrici di sviluppo. Basti pensare ai legami con la mobilità sostenibile, la rigenerazione urbana, la sicurezza stradale, il rispetto dell’ambiente. Anche l’impatto sull’economica locale, durante l’evento, pone basi destinate ad avere effetti più duraturi: già oggi, per le date del Giro non c’è un albergo libero da Mola a Trani. Non serve un mago per capire come lavoreranno a mille anche i ristoranti. E l’attenzione sulle città fornirà inevitabilmente impulso al turismo.

La Regione abbandoni l’atteggiamento di freddezza verso il settore sportivo, dandogli pari dignità con quello culturale Se si investirà bene le luci accese sul territorio non si spegneranno subito. Anche perché dopo il Giro d’Italia, dietro l’angolo, ci saranno i Mondiali femminili di pallavolo - una delle discipline sportive più praticate al mondo nel capoluogo pugliese. Ma il circuito virtuoso dei quattro Comuni rischia di vanificare i risultati perché la Regione è sempre fredda, apatica e distaccata quando si parla di sport. Che sia praticato o organizzato. Si continua a considerare il binomio sport-turismo marginale o poco rilevante, ad esempio, se confrontato con la cultura:

il Bifest rastrella una quantità incredibile di finanziamenti regionali, rispetto alla tappa del Giro. Le ricadute di marketing territoriale, però, sembrano inversamente proporzionali ai contributi elargiti. Eppure per Giacomo Catano, ex amministratore delegato di Rcs, la società che organizza il Giro d’Italia, il giro d’affari in una città-tappa della corsa arriva a 110 milioni di euro, di cui 34 milioni nell’immediato. Gli Emirati Arabi, con l’incoming legato allo sport del grande evento, guadagnano milioni di dollari. Per visitare New York, sempre più spesso il prete-

sto è partecipare alla maratona della Grande Mela. Poca gente pratica gli sport, ma tantissima gente li segue: il turismo è diventato veicolo per fare o veder fare sport. In Puglia, però, manca in maniera continuata il supporto economico regionale che incentivi il grande evento sportivo connesso al turismo. Ritorniamo un attimo al ciclismo, questa volta alle ricadute sulla pratica amatoriale. Non è richiesta un’impiantistica complessa. Non servono infrastrutture pesanti. Basterebbe semplicemente la capacità organizzativa.

Le soluzioni potrebbero essere due: organizzazione di eventi in bassa stagione senza grandi investimenti infrastrutturali che rischierebbero poi di non generare il ritorno economico desiderato e promozione di pacchetti dedicati ai turisti sportivi attivi, mirati soprattutto ad attrarre i cosiddetti turisti di prossimità, quei pugliesi cioè che non si concedono periodi lunghi di vacanza lontano da casa. Non si tratta di una missione impossibile. In attesa di una nuova sensibilità istituzionale regionale, godiamoci le tappe del Giro d’Italia e dei Mondiali di volley femminile.


GIRO D’ITALIA

SPECIALE

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Con Pasolina spazio a bici, sole, olio e mare La mascotte e la sua storia

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i chiama “Pasolina” ed è la mascotte ufficiale della quarta tappa del Giro d’Italia, ma non solo. è anche l’immagine ufficiale di una grande occasione per far conoscere e promuovere il nostro territorio. è questo, in estrema sintesi, l’obiettivo che si pone Giovinazzo ospitando la partenza della quarta tappa del Giro d’Italia, in programma martedì 13 maggio 2014. A ribadirlo è stato il sindaco Tommaso Depalma durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento, tenuta già a fine gennaio, alla quale hanno partecipato anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, città di arrivo, Gianni Bugno, campione di ciclismo vincitore del Giro d’Italia 1990 e campione del mondo su strada nel 1991 e 1992, e la nota attrice giovinazzese Antonella Bavaro (Distretto di Polizia e numerosi film, tra i quali alcuni di Pupi Avati). “La quarta tappa – ha ricordato Depalma – ha una valenza e importanza particolari, perché è la prima tappa che si svolge in Italia, infatti dopo le prime tre all’estero, tra Irlanda del Nord e Irlanda, il Giro torna nel nostro Paese e parte da Giovinazzo. Una scelta che ha anche una grande valenza simbolica, perché il Giro riparte da Sud, dalla Puglia, da Giovinazzo. E non solo. L’intera tappa si svolge in territorio barese, partendo da Giovinazzo, toccando Molfetta e Bitonto, arrivando a Bari dove effettuerà otto giri di un circuito cittadino lungo 9,6 km”. “Il Giro in Italia è dunque Giovinazzo e Bari - ha prosegui-

to Depalma -. è fondamentale non farsi sfuggire questa occasione per promuovere il nostro territorio, la nostra capacità di accoglienza, le bellezze naturali e architettoniche, i nostri prodotti. Al seguito del Giro ci sono migliaia di persone, un dato che porterà ricadute immediate in termini di presenze, ma che dobbiamo assolutamente utilizzare in prospettiva. Le riprese televisive, i mezzi di informazione radiofonica, della carta stampata e del web parleranno di noi, della nostra splendida terra e dei suoi uomini e donne. Occorre sfruttare questa occasione per un lancio turistico delle nostre realtà a livello internazionale”.

“Per questo abbiamo ritenuto di coinvolgere un po’ tutti in questa avventura, con un comitato di tappa ampio, affidando ai nostri bambini la realizzazione della mascotte e organizzando una serie di eventi che si terranno prima e dopo la tappa in vari punti della città. In questa squadra siamo tutti gregari, il capitano è il territorio. E così come il Giro parte da Giovinazzo, vogliamo che sia per la nostra città un punto di partenza per un progetto articolato che punti sulla valorizzazione di prodotti, tradizioni, bellezze artistiche e architettoniche, artigianato e turismo ecosostenibile. La nostra è una città a dimensione d’uomo e

di bicicletta, siamo pronti a cogliere la sfida di un turismo che si muove senz’auto, in bici o a piedi, facendo rete con le altre città del territorio, che ha molto da offrire, realizzando piani integrati di mobilità turistica ecosostenibile”. Gianni Bugno e Antonella Bavaro hanno premiato i bambini che hanno realizzato i disegni dai quali è nata la mascotte:

Sara Caputo che ha realizzato il disegno, Francesco Maria Gagliardi, che ha inventato il nome. Alessandro Depalma è stato premiato per l’originalità del messaggio contenuto nel suo disegno, mentre Samuele Misurelli e Vitantonio Dagostino per la creatività. E così “Pasolina” è diventata la mascotte ufficiale della quarta tappa, ma anche di tutto il progetto, annunciato dal sindaco Depalma, che ruota intorno alla bicicletta.


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SPECIALE

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Aspettando il Giro d’Italia

Il ricco programma degli eventi: turismo, eno-gastronomia, cultura e musica

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l gran finale sarà lunedì 12 maggio con la “Notte rosa”. Un vero e proprio happening che che coinvolgerà tutte le quattro città toccate dalla quarta tappa: Giovinazzo, Molfetta, Bitonto e Bari, che convergeranno nella nostra cittadina. Sarà una enorme vetrina del nostro territorio. Il centro storico, piazza porto, la piazza Vittorio Emanuele e tutte le strade che convergono verso la centralissima piazza saranno animate da una serie di eventi. In piazza porto ci saranno gli stand degli undici Gal aderenti al progetto “Corto circuito” e del Gac “Terre di Mare”. È previsto l’arrivo della Fanfara dei Bersaglieri. Radio Idea animerà l’intera notte con musica dal vivo e spettacoli danzanti. Nelle strade che confluiscono in piazza Vittorio Emanuele e nel centro storico si snoderà un vero e proprio percorso eno-gastronomico con le specialità tipiche del nostro territorio, proposte da ristoranti, bar, pasticcerie, oleifici, panifici, caseifici. Non solo, saranno presenti anche artigiani, commercianti, produttori. Insomma tutto quello che le quattro città di tappa esprimono in termini di produzione, di arte, di turismo e di tipicità. Una importante iniziativa turistica sarà tenuta dalla Pro Loco e dalla Touring Juvenatium. Ci saranno punti di informazione turistica, ma c’è anche la possibilità di prenotare per partecipare a visite guidate alla scoperta dello splendido centro storico di Giovinazzo. I contatti per la Pro Loco sono: 0803941052, ore 8-12 e 17-21, email: prolocodigiovinazzo@ live.it. Touring Juvenatium: 3477714103, email: touring. juvenatium@libero.it. Inoltre, per tutto il periodo, dal 3 al 13 maggio, gli associati all’A.R.A.C. (associazione ristoratori albergatori commercianti) di Giovinazzo, saranno presenti nella villa comunale con uno stand e proporanno il

“Menu Rosa”, che avrà portate e prezzi uguali per ogni tipologia di attività. Vediamo il dettaglio del ricco programma di eventi collaterali, predisposto dall’Amministrazione comunale e dal Comitato di tappa, a partire dal 3 maggio.

Sabato 3 maggio Sono ben tre le iniziative in programma. In serata, in piazza Vittorio Emanuele II e nel centro storico, Mimmo Arcieri, patron della sala ricevimenti Villa Arcieri, organizza “I rosa di Puglia”, una manifestazione dedicata agli splendidi vini rosati della nostra regione, che prevede degustazioni e piccoli spettacoli. Nel pomeriggio, presso la scuola elementare San Giovanni Bosco, sarà inaugurata la mo-

stra dedicata a Franco Ballerini, con un ospite d’eccezione, il campione del mondo Paolo Bettini. In serata ci sarà anche l’inaugurazione del Villaggio che animerà le dieci serate che prenderanno la partenza del Giro martedì 13 maggio. Ogni sera nel Villaggio, che avrà stand di tutti i tipi, saranno proiettati film che hanno per tema il Giro d’Italia e film dedicati a campioni ciclistici,  a seguire le serate saranno concluse da concerti musicali. Il 3 maggio la serata sarà soltanto musicale il maestro Enzo Camporeale e, a seguire, del gruppo musicale “I nati stanchi”.

Domenica 4 maggio Il 4 maggio è in programma la manifestazione cicloturistica

“XXVI  CICLOSPORTIVA  DEL  BERSAGLIERE” - Sulle tracce del Giro d’Italia  - Memorial Bers. Col. Carlo Maria Tangorra - Premio “Esercito Italiano”, prova valida per il Campionato regionale e quale prova libera del Campionato italiano. Prevede il passaggio e la sosta in villa comunale, con la cerimonia dell’alzabandiera. La serata nel Villaggio sarà dedicata agli anni Cinquanta, con un film su un campione di quegli anni e il concerto dei “Swingbeaters”.

Venerdì 9 maggio Anche il 9 maggio la serata sarà soltanto cinematografica.

Sabato 10 maggio Il 10 maggio spazio alla cultura con l’inaugurazione, presso l’Atelier K2 in via Cattedrale 14, di una mostra di pittura contemporanea dal titolo “La volata”. In serata, i decenni musicali si concludono con gli anni Duemila e la serata musicale con il gruppo D-Rock.At.

Lunedì 5 maggio

Domenica 11 maggio

Il 5 maggio per le serate del villaggio sarà la volta degli anni Sessanta, dopo il film toccherà al gruppo musicale “R.E.G.”.

Il 7 maggio serata anni Ottanta, con un film e la musica del gruppo “Quelli del giovedì”.

L’11 maggio, in mattinata, due le iniziative in programma. La parata di moto Harley Davidson per le vie della città conclusa nel giardino comunale, organizzata dal Gruppo Harley Davidson Bari e Hog Bari Chapter Italy. Le Ecclesiadi, le olimpiadi delle parrocchie della Diocesi MolfettaRuvo-Terlizzi-Giovinazzo, che si terranno nell’area mercatale. La serata musicale al Villaggio del giardino comunale ha in programma il gran finale, con il concerto di Paula Mitrache aka Haiducii, insieme con i giovani dj giovinazzesi.

Giovedì 8 maggio

Lunedì 12 maggio

L’8 maggio la serta del Villaggio sarà soltanto cinematografica. Toccherà agli anni Novanta, con la proiezione del film.

Il 12 maggio “La Notte Rosa”, la vigilia della partenza del Giro d’Italia sarà animata da mille iniziative tutte da scoprire e da gustare.

Martedì 6 maggio Il 6 maggio film e musica degli anni Settanta, il gruppo musicale sarà quello degli “Snamers”.

Mercoledì 7 maggio


SPECIALE

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Franco Ballerini, il grande campione

Una mostra dal 3 maggio per ricordare le sue gesta di sportivo e di uomo S

arà inaugurata il pomeriggio del 3 maggio la mostra dedicata a Franco Ballerini, campione e grande uomo di sport. I cimelii, dalle maglie ai trofei, dalle biciclette alle foto saranno in mostra presso la scuola elementare San Giovanni Bosco. Alla cerimonia inaugurale interverrà, insieme con il sindaco Tommaso Depalma, il campione del mondo Paolo Bettini, che è stato il simbolo delle nazionali di ciclismo guidate da Franco Ballerini. Ma anche il suo fraterno amico, con cui condividere vittorie e sconfitte, gioie e amarezze. Tra le foto di questa pagina, vi segnaliamo proprio Bettini, con Depalma, a Giovinazzo in occasione del “Franco Ballerini day” e Franco Ballerini in una immagine scatta nel 2003 nel giardino comunale di Giovinazzo, con in braccio Chiara Marolla, in una giornata indimenticabile per la bambina e i suoi genitori.


P.O. FEP 2007-2013 ASSE IV – MISURA 4.1 “Sviluppo Sostenibile delle zone di pesca” PIANO DI SVILUPPO COSTIERO “TERRE DI MARE” 2012 - 2015

INVESTIAMO PER LO SVILUPPO SOSTENBILE DEL SETTORE DELLA PESCA E DEL NOSTRO TERRITORIO Il GAC Terre di Mare è una società consortile a responsabilità limitata composta da soggetti pubblici e privati rappresentativi del tessuto socio economico del territorio, che ha come finalità lo sviluppo sostenibile della zona di pesca. Il GAC Terre di Mare è riconosciuto dall'Unione Europea, dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e dalla Regione Puglia con l'iniziativa comunitaria "Sviluppo sostenibile delle zone di pesca" - ASSE IV art. 43-45 del Regolamento (CE) n. 1198/2006 Fondo Europeo per la pesca (FEP) 2007-2013. Il GAC Terre di Mare si interfaccia come Agenzia di Sviluppo del territorio con il compito di informare e attuare le azioni previste nel Piano di Sviluppo Costiero (PSC). La strategia per l'attuazione degli obiettivi del GAC Terre di Mare consiste nella valorizzazione del potenziale locale umano, delle risorse e dei territori interessati. Le azioni sostenute dal GAC Terre di Mare si concentrano su soluzioni innovative, mirate alla sostenibilità economica, ambientale e sociale del settore della pesca e del territorio.

L'obiettivo è di permettere alle nostre comunità che vivono di pesca di creare nuove e integrative fonti di reddito e di migliorare la qualità di vita del territorio, nonché valorizzarlo e rilanciarlo in tutti i suoi aspetti positivi: turistici, enogastronomici e produttivi. Il GAC Terre di Mare oltre a svolgere la sua funzione di attuazione del Piano di Sviluppo Costiero, si configura altresì come Agenzia di Sviluppo del territorio e svolge un ruolo di supporto tecnico al tessuto produttivo esistente, agli Enti pubblici territoriali, ai promotori di nuove imprese e a tutti gli attori locali, per sviluppare idee, coordinare scelte e comportamenti, recepire flussi economici sociali provenienti dai diversi programmi comunitari, assistenza a progetti di cooperazione anche transnazionale, stimolare le iniziative e facilitare l'accesso alle informazioni e ai servizi. Essere GAC significa in sostanza agire insieme, sul posto: elaborare strategie di sviluppo, attuare piani di intervento, creare una rete di soggetti, promuovere partenariati tra diversi settori socio economici per mettere in comune progetti ed iniziative!!!

GAC TERRE DI MARE s.c.ar.l. Via San Domenico n. 36 - 70056 Molfetta (BA) - Tel. 080/2146387 Fax 080/2142470 E-mail: gacterredimare@libero.it - segreteria@gacterredimare.net - PEC: gacterredimare@pec.it www.gacterredimare.net


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SPECIALE

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Spazio alla musica da Enzo Camporeale ad Haiducii N

ove giorni a tutta musica, tra ricordi e attualità. Gran finle con Haiducii, ma anche l’inizio è decisamente scoppiettante con il maestro Enzo Camporeale e i Nati Stanchi. Sul palco del villaggio nel giardino comunale si comincia il 3 maggio e si prosegue fino al 10 con nove serate musicali che abbracceranno tutti i generi, rimettendo insieme musicisti giovinazzesi, e non solo, gruppi storici e nuove formazioni. Insomma, un tuffo nel passato, ma anche nel presente musicale della città.

Sabato 3 maggio Enzo Camporeale

Comincia il maestro Enzo Camporeale, 48 anni, diplomato in pianoforte, strumentazione per banda, composizione e direzione d’orchestra presso i Conservatori Tito Schipa (Le), Niccolò Piccinini (Ba) e Umberto Giordano (Fg). Una carriera ricca di impegni e di successi, a cominciare da quando aveva sei anni si piazzò secondo allo Zecchino d’Oro. Varie presenze in trasmissioni televisive come “Partita Doppia” con Pippo Baudo e “Porta a Porta”. Autore di colonne sonore e di un cd intitolato “Vietato farsi trainareAttualmente lavora presso I’Accademia Nazionale di Danza di Roma come Pianista Accompagnatore.

I Nati Stanchi

Il gruppo musicale nasce nei primi anni 70, a Giovinazzo, ed è composto da amici che si frequentavano oltre la musica. Nato per divertimento, il gruppo cominciò a guadagnare qualche liretta suonando ai ricevimenti per matrimoni. Così per diversi anni. Dopo varie alternanze nella formazione, dovute a motivi diversi, attualmente è composto da: Lino Molinini, chitarra e voce; Pino Mastropasqua, Tastiera e voce; Cosimo Marcotrigiano, chitarra basso; Sergio Belgiovine alla batteria e Paolo Scivetti alla chitarra acustica.

Domenica 4 maggio The Swingbeaters

“It don’t mean a thing if it ain’t got that swing” (Non significa nulla se non si ha quello swing). Con questa frase tratta dal celebre brano di Duke Ellington, i “The Swingbeaters” hanno dato inizio a un progetto musicale e di intrattenimento.Sono quattro ragazzi che hanno in comune la passione per il jazz e lo swing e insieme, partiti con una accurata selezione di brani, il risultato è stato un mix perfetto tra i grandi classici del jazz e le hit dei più grandi artisti di sempre riarrangiate in chiave rigorosamente swing e con quel tocco un po’ d’antan. Componenti: Davide de Gioia, voce; Luca de Leonardis, piano; Alessandro Grasso, contrabasso; Vincenzo Depalma, batteria.

Lunedì 5 maggio R. E. G.

La band giovinazzese, si è esibita in vari concerti prima con il nome di “Amici del Lisco”, da settembre 2010, il gruppo prende il nome di R.E.G. (Revival Entertaiment Group). All’esperienza dell’intramontabile Matteo Schino come voce solista, si uniscono Gino Spera, batteria; Giuseppe Casaburi, chitarra ritmica; Michele Paparella, tastiere; Michele Giangregorio, chitarra basso; Raffaele Vacca, chitarra solista; Cosmo Marzo, pianoforte.

Nove serate a tutto ritmo, partendo dagli anni Cinquanta e fino a oggi Mertedì 6 maggio Snamers

Dalla fusione di tre Gruppi storici giovinazzesi degli anni ’70, “Sistema”, “Betapersei” e “L’esagono”, nasce la “Snamers” band, nome creato fondendo due parole: Snake = serpente e Chamers= incantatori, da cui “incantatori di serpenti”. L’organico è costituito da 5: Gerry Gadaleta, chitarra; Marcello Cervone, tastiera; Michele Stufano, basso; Nicola Palmiotto, voce; Nino De Gaetano, batteria.

Mercoledì 7 maggio Quelli del Giovedì

Forse non tutti sanno che… .”Quelli”, è stato il primo nome di una formazione che avrebbe poi fatto la storia della musica pop in Italia: la Premiata Forneria Marconi. E’ possibile che sia questo uno dei motivi per cui “Quelli del giovedì” abbiano scelto di chiamarsi proprio così. Un altro motivo è – stavolta non ci sono dubbi – che

questo gruppo di amici con la passione della musica, s’incontra abitualmente dalle nove di sera ogni giovedì (in questi ultimi tempi il martedì), a Giovinazzo, in un caratteristico “basso” situato in uno degli edifici storici al centro della città. Nel loro repertorio s’incontra un po’ di tutto, ma credo che si esprimano al meglio nei brani POP anni 80-90 di artisti italiani ed internazionali: cover di Zucchero, degli “Stadio” dei “Genesis”, insomma il meglio della produzione di quegli anni, non disdegnando brani recentissimi.

Sabato 10 maggio D-Rock.At

Tre amici chitarristi si ritrovano in sala prove dopo anni di inattività e di altre esperienze musicali. Provando varie soluzioni di set up, in sala riaffiorano suoni e melodie di gioventù; rafforzata da una una voce dolce e graffiante, la band da vita ad un repertorio rock, dagli anni 60..... ad oggi, senza disdegnare Police, U2, Nirvana, Pearl Jam, A.Morissette, Beatles, Hendrix... La formazione: Luigi Digiaro, drum; Daniele Schino, bass; Tommy Colamaria, guitar; Claudia Depalo, vocal.

Domenica 11 maggio Haiducii

Paula Mitrache aka Haiducii è nata a Bucarest ed è cantante, attrice e conduttrice televisiva. Parla correntemente rumeno,

italiano, inglese e russo. Nel 2004 ha raggiunto il successo mondiale come cantante con il nome d’arte Haiducii e con la canzone “Dragostea din tei”. Gli altri suoi successi sono: “I need a boyfriend”, “More ‘n’ more (I love you)”; “Boom boom”. Da anni Paula Mitrache è impegnata anche nel sociale, in qualità di presidente della associazione “Dacia Nicolaiana”, che ha fondato nel 2004 per seguire da vicino le problematiche relative all’immigrazione dei rumeni in Italia. “Il grande Einstein diceva che la vita è come andare in bicicletta “per mantenere l’equilibrio devi muoverti” - dichiara Haiducii - ed io che nella vita, oltre ad amare i percorsi in bici e i viaggi che allargano la mente e gli orizzonti, ho scelto di fare l’artista – cantare, recitare, condurre – so bene cosa sia il movimento. La vita però è fatta anche di punti fermi, ossia di luoghi persone cose a cui tornare per ricaricarsi e poi, magari, ripartire per un nuovo entusiasmante viaggio”. “Fra i miei tanti punti fermi c’è senza dubbio la splendida città di Giovinazzo, luogo in cui ormai da tanti anni ho scelto di avere la mia casa, precisamente da poco tempo dopo il mio arrivo in Italia dalla Romania, l’altro mio grande punto fermo. Da allora ogni mia scelta è stata orientata ad armonizzare queste mie due “anime”, che dal 2009 sono diventate anche le mie due cittadinanze, quella romena e quella italiana”.


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SPECIALE

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“Cara Puglia, l’Italia inizia da te”

Il messaggio del Giro. Uno spot per ricominciare a vivere, studiando la storia Gianni Spinelli

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l Giro è un vecchio signore nato nel 1909. Un ultracentenario che ha conservato muscoli e cuore, incredibilmente bello come quello apparso all’epoca sulla copertina della “Domenica del Corriere”, disegnata da Achille Beltrame. Giovinazzo, Bari, Taranto, la Puglia, lo accoglieranno inchinandosi, prima, e abbracciandolo forte, dopo. Perché il signor Giro 2014 ha fatto una scelta meridionalistica: Giovinazzo, vera partenza, dopo le prime tre tappe, tra Irlanda del Nord e Irlanda. Una scelta significativa. Un’investitura: «Cara Puglia, l’Italia comincia da te». La Puglia, terra di pianure, di mare, di strade che sbucano fra gli ulivi e le viti, è un teatro giocoso per i ciclisti. Possono correre, guardando a destra e a sinistra. E giocarsi la vittoria in volata. La Puglia non è terra di salite. Non ha lo Stelvio o il Pordoi, su cui gli atleti devono votarsi l’anima a tutti i santi per arrivare in vetta. Salite, discese, pianure, caldo, neve, il Giro ha dato vita a pagine stupende, specie quando era leggenda e raccontava imprese e fatiche. Ascoltate: «Bitonto ci ha accolto con la sirena di una schiacciasassi aperta a tutto vapore e il macchinista che saltava sulla grossa ruota per la gioia». Così scriveva lo scrittore fiorentino Vasco Pratolini. Era il giugno del 1947 e il trentesimo Giro d’Italia passava da Bitonto. Quello era il Giro che celebrava l’epos dei poveri. Diverso da quello che ritornò a Bitonto 63 anni dopo, nel 2010, bici superleggere e supertecnologiche, corridori preparati con le tabelle compilate al computer. Ma fu festa lo stesso: il Sud ama sempre e ha il culto dell’ospitalità. Il Giro fa parte della storia d’Italia e, nel rivisitarlo, come ho scritto in un mio libro, “I figli di Mamma Palla”, si incontrano leggende, miti, personaggi, campioni, gregari, raccontati da Emilio Colombo, Orio Vergani, Bruno Roghi, Indro Montanelli, Giorgio Fattori, Dino Buzzati, Gianni Brera, Attilio Camoriano, Carlin, Giuseppe Ambrosini, Emilio De Martino, Alfonso Gatto, Giovanni Mosca, Ciro Verratti, Bruno Raschi, Luigi Gianoli.

Leggere le pagine sul Giro, di giornalisti, scrittori e poeti di tale caratura, è un’esercitazione culturale, da proporre a tutti. Orio Vergani, a proposito di Coppi: «… era laggiù come un agnellino dipinto di verde e di rosso». Bruno Roghi: «Bartali ha ucciso il mostro, ma Coppi ha udito il canto dell’uccellino sul tiglio della foresta fatata». Dino Buzzati: «Bartali come Ettore, Coppi come Achille». Le corse erano un’avventura su strade dissestate e i ciclisti le affrontavano con la più grande incoscienza, da proletari. Con la bici che era ancora l’anticavallo di Gianni Brera. C’erano le rivalità: Girardengo e Binda (l’omino e il trombettiere), Bartali e Coppi (il primo piaceva ai democristiani, il secondo a tutti gli altri), Merckx e Gimondi (il cannibale belga e il caprone bergamasco)… Poi vennero l’era moderna e una parola tragica: doping. Che forse c’era già negli anni che furono: i massaggiatori parlavano di “bombe”. Ma lascio perdere le brutture e le tristezze. Mi piace il Giro che ha trascinato le folle, con l’uomo solo al comando della cor-

sa: l’ultimo è stato Marco Pantani, il “Pirata”, entrato in una spirale terribile. Senza favole, il ciclismo non è ciclismo. Giovinazzo e la Puglia possono tingere di rosa il futuro, magari sfogliando la voluminosa antologia su due ruote, scoprendo Alfonsina Strada, l’unica donna che ha partecipato alla corsa (1924) o Charly Gaul che perse, 1957, per essersi fermato a fare la pipì.

Alfonsina, Riolo di Castelfranco Emilia, classe 1891, famiglia numerosa, ebbe una bici, sgangherata, a dieci anni. Da quel momento, non la lasciò più. Fu il primo e unico suo giocattolo. Correva con i maschi. E, piccola, muscolosa, paffutella, cominciò a fare le gare. Nel 1917, il 2 novembre, nove giorni dopo la disfatta di Caporetto, partecipò addirittura al Giro di Lombardia, con Girardengo, Belloni e Pellissier. Arrivò al traguardo

con 90 minuti di ritardo. Ultima. Andò meglio l’anno seguente: penultima. Ma la tipa non era una schiappa. Tanto che, nel 1924, era al nastro di partenza del Giro d’Italia. Nascosta. Le truccarono il nome, da femminile a maschile: Alfonsin Strada (Strada era il cognome del primo marito, lei si chiamava Alfonsa Rosa Maria Morini). Quell’Alfonsin divenne Alfonsino, quindi Alfonsina, di nuovo donna. Fu un disastro. Fuori tempo massimo, riammessa, non in classifica. Alfonsina non smise: raggiunse buoni risultati, fra cui il record femminile dell’ora. Pedalò anche sotto il tendone di un circo, in Francia Rimase vedova due volte, mise su un’officina in via Varesina a Milano, dove andavano a trovarla Coppi, Bartali e Magni. Una vita fuori dal comune, narrata in un libro di Paolo Facchinetti e rinfrescata dai Têtes de Bois in una canzone (“Alfonsina e la bici”), con bellissimo video, protagonista Margherita Hack. Charly Gaul, lussemburghese, l’angelo della montagna. In una tappa eroica, tra neve e freddo da cani, Learco Guerra lo fermò in Valsugana, lo mise in una

tinozza di acqua calda per impedire che diventasse ghiaccio. L’angelo ripartì e vinse. Campione, ma ingenuo. Nel 1957, in maglia rosa, nella tappa Como-Trento, la tappa del Bondone (la montagna del suo trionfo tra la neve), si fermò fra gli uliveti della Gardesana per fare pipì. Nencini, Bobet e Baldini, avvoltoi, volarono via a tutta birra. E Charly Gaul perse il Giro. Bruno Roghi descrisse la scena con sofferti voli pindarici per evitare di scrivere la parola “pipì”. A quei tempi, il termine era volgare. E non era consentito usarlo neppure agli urologi. Il passato, anche nel ciclismo, dà spessore al presente e al futuro. Non è inutile letteratura scaduta. I bambini di Giovinazzo che hanno partecipato al concorso per la mascotte ufficiale della tappa, “Pasolina”, possono studiare Coppi e Bartali per capire la guerra e la pace. La bici è bella: oggi può tirarci fuori dalla pigrizia e dallo smog. Le piste ciclabili sono una realtà pure in Puglia, per fortuna. Il Giro è uno spot per ricominciare a vivere bene, nel rispetto dell’ecologia. È inoltre uno spot per il turismo: il centro storico di Giovinazzo, suggestivo e curatissimo, lo conosceranno pure a Canicattì. ----Nelle foto: il passaggio di Bartali in maglia tricolore da Giovinazzo (concessa da “La Piazza”) e la festa sul palco a Bitonto nel 2010


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Grande pubblico per tutti gli eventi già realizzati T

utto è cominciato l’1 febbraio con la conferenza stampa di presentazione della quarta tappa Giovinazzo-Bari, alla presenza ddei due sindaci delle città di partenza e arrivo, Tommaso Depalma e Michele Emiliano, del campione del mondo e vincitore del Giro, Gianni Bugno, e dell’attrice giovinazzese, Antonella Bavaro, che tanto successo riscuote in tv, in teatro e al cinema. Ma il lavoro era cominciato da tempo, ad esempio con le scuole elementari con il concorso per la mascotte. Comunque dal’1 febbraio è stato come aprire il vaso di Pandora, dal quale sono venuti fuori “Pasolina”, due esposizioni canine, una serata sul porto con sfilata di moda, musica e arte, le telecamere di Rai Storia sono venute per raccontare la nostra città, la conferenza stampa al comune di Bari, dove Pasolina l’ha fatta da padrona. Insomma, una serie di eventi che sono serviti a tenere caldi i motori in vista del rush finale. Vediamoli nell’ordine in cui si sono tenuti. Tutti presenti alla conferenza stampa, i rappresentanti delle città coinvolte nella tappa, sorpresi e affascinati dal grande pubblico e dal calore dei bambini accorsi per scoprire il disegno vincitore del concorso per la mascotte. Una giornata volata via sul filo dell’informalità e del

Giovinazzo al centro di conferenze stampa, moda, arte, musica, esposizione canina, telecamere della Rai coinvolgimento di tutti. Giusto il tempo di mettere a punto la macchina organizzativa e domenica 30 marzo il palazzetto dello sport viene invaso da pubblico e cani per l’esposizione regionale canina organizzata dal Kennel Club di Bari - Delegazione Enci. Un grande successo, sia per la presenza di un pubblico appassionato, amnate degli amici a quattro zampe, e costante nell’arco di tutta la giornata, sia per il gran numero e la qualità dei partecipanti: 150

soggetti suddivisi tra le classi baby, giovani, juniore, libera e ve terani, tutti naturalmente in

dalla cattedrale, dalla piazza e dal porticciolo. Le riprese si sono concluse nelle ex Afp con l’intervista a Gianni Massari, guida dell’Afp sportiva dei tempi d’oro. Martedì 15 aprile, nella sala giunta del Comune di Bari, i 4 sindaci

possesso di pedigree e iscrizione all’anagrafe canina. Martedì 1 aprile, mattinata giovinazzese per le telecamere di Rai Storia e Rai Sport, durante la quale il conduttore della trasmissione “Viaggio nell’Italia del Giro”, Edoardo Camussi, il produttore e il regista sono rimasti affascinati dal centro storico, dagli angoli suggestivi,

hanno presentato le iniziative in programma “Aspettando il Giro”, che prevedono corse ciclistiche amatoriali, mostre, spettacoli, animazione, eno-gastronomia, concorsi fotografici e altro ancora. Star della presentazione la mascotte “Pasolina”, entrata in tutte le foto e protagonista di un caloroso abbraccio con il sindaco di Bari, Michele Emiliano.

Domenica 27 aprile dovevano essere di nuovo di scena di nuovo i cani, questa volta con la terza edizione della “Giornata a sei zampe”, organizzata dalla sezione giovinazzese della Lega Nazionale Difesa del Cane, soprattutto con l’obiettivo di far passare il messaggio della lotta al randagismo e dell’adozione dei cani abbandonati, ma il maltempo ha costretto gli organizzatori a rinviare la manifestazione, che dovrebbe tenersi domenica 18 maggio. Mercoledì 30 aprile sono andate in scena al porto l’eleganza della moda, il fascino dell’arte e della musica con la serata “Notte di luna al porto”, organizzata da Carmen Martorana Eventi. Un insieme di modelle, musicisti, pittori, declamatori di poesie, attori, cantanti, ballerini, che ha deliziato il numeroso pubblico e ha lasciato un’impronta di grande suggestione, consegnando il testimone agli appuntamenti di maggio, a ridosso della partenza della tappa.


GIRO D’ITALIA

SPECIALE

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Giro d’Italia, eccoli i protagonisti I favori del pronostico vanno al colombiano Quintana e allo spagnolo Rodriguez. Tra gli italiani, spiccano Scarponi, Basso, Cunego e Santaromita

V

enerdì 9 maggio è ormai alle porte e gli attesi protagonisti del Giro d’Italia (partenza da Belfast e arrivo il 1° giugno a Trieste) sono pronti, con i motori-gambe già belli caldi. La cronosquadre di apertura della Corsa Rosa vedrà al via 22 squadre composte da 9 corridori ciascuna, per un totale di 198 partecipanti. Tra gli iscritti al Giro d’Italia 2014, per quanto riguarda la lotta per la vittoria finale primeggiano su tutti il colombiano Nairo Quintana e lo spagnolo Joaquin Rodriguez. Daranno certamente battaglia anche l’australiano Cadel Evans, l’altro colombiano Rigoberto Uran e i cugini irlandesi Nicholas Roche e Daniel Martin. Al via anche i vincitori di passate edizioni della Corsa Rosa: Michele Scarponi (che partirà con il dorsale numero 1 in quanto compagno di squadra del vincitore dello scorso anno), Ivan Basso, Damiano Cunego e il canadese Ryder Hesjedal. Il faro delle volate sarà il tedesco Marcel Kittel, lo sprinter più in forma del momento, che dovrà vedersela con il francese Nacer Bouhanni, l’australiano Michael Matthews, il britannico Ben Swift, lo statunitense Tyler Farrar e gli italiani Alessandro Petacchi, Elia Viviani, Giacomo Nizzolo, Davide Appollonio e Francesco Chicchi. Per quanto riguarda i cacciatori di tappe, sono da tenere d’occhio: lo spagnolo campione olimpico Samuel Sanchez, il norvegese Edvald Boasson Hagen, il francese Pierre Rolland, lo spagnolo Igor Anton, il belga Thomas De Gendt, e gli italiani: il campione nazionale Ivan Santaromita, Luca Paolini, Diego Ulissi, Mauro Finetto, Filippo Pozzato, Moreno Moser, Enrico Battaglin e Domenico Pozzovivo.

IL GIRO IN PILLOLE

Le squadre e i ciclisti più importanti ASTANA PRO TEAM AG2R LA MONDIALE ANDRONI GIOCATTOLI BARDIANI CSF BELKIN PRO CYCLING TEAM BMC RACING TEAM CANNONDALE COLOMBIA FDJ.FR GARMIN SHARP LAMPRE - MERIDA LOTTO BELISOL MOVISTAR TEAM NERI SOTTOLI OMEGA PHARMA - QUICK-STEP ORICA GREENEDGE TEAM EUROPCAR TEAM GIANT - SHIMANO TEAM KATUSHA TEAM SKY TINKOFF SAXO TREK FACTORY RACING

(Michele SCARPONI, Fabio ARU) (Domenico POZZOVIVO, Davide APPOLLONIO) (Franco PELLIZZOTTI, Johnny HOOGERLAND) (Enrico BATTAGLIN, Sonny COLBRELLI) (Steven KRUIJSWIJK, Maarten TJALLINGII) (Cadel EVANS, Samuel SANCHEZ) (Ivan BASSO, Moreno MOSER) (Fabio DUARTE, Jarlinson PANTANO) (Nacer BOUHANNI, Murilo FISCHER) (Ryder HESJEDAL, Daniel MARTIN) (Damiano CUNEGO, Diego ULISSI) (Lars BAK, Adam HANSEN) (Nairo QUINTANA, Adriano MALORI) (Mauro FINETTO, Matteo RABOTTINI) (Rigoberto URAN, Alessandro PETACCHI) (Michael MATTHEWS, Ivan SANTAROMITA) (Yukiya ARASHIRO, Pierre ROLLAND) (Marcel KITTEL, Simon GESCHKE) (Joaquin RODRIGUEZ, Luca PAOLINI) (Edvald BOASSON HAGEN, Peter KENNAUGH) (Nicholas ROCHE, Rafal MAJKA) (Robert KISERLOVSKI, Giacomo NIZZOLO)


GIRO D’ITALIA

SPECIALE

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Abbiamo fatto 30 e ora facciamo 31 Tutti i passaggi del Giro d’Italia nella nostra città. Il primo è stato nel 1911, l’ultimo 4 anni fa

Foto storica. Il giro attraversa la piazza. È l’anno 1935, Tappa Lanciano-Bari di 308 km vinta da Guerra, foto concessa da “La Piazza”

Sergio Pisani

O

rio Vergani lo definì «la festa di Maggio». Una festa sacra che non ammette alcuna profanazione. Vivere il ciclismo significa inevitabilmente nutrirsi di ricordi, immergersi nell’anedottica, recuperare gli episodi suggestivi, riesumare imprese leggendarie. Cercheremo di fare anche noi il «fanalino di coda» in casa nostra chiedendo scusa subito alla penna immaginifica di Orio Vergani. Lo faremo nel ruolo mediocre di informatori attraverso la lettura dei 30 passaggi a Giovinazzo del Giro, dal 1909 quando prese il via in una lontanissima primavera in cui trionfò l’ex muratore varesino Luigi Ganna, alla maglia rosa Paolini che attraversò la nostra piazza ammantata di rosa il 9 maggio scorso. Dal 1909 il Giro ha preso corpo, ha aumentato il numero dei suoi sostenitori e l’estensione del suo percorso. è diventato un vero e proprio viaggio lungo tutto lo Stivale.

La prima volta Il Giro ha fatto però la sua prima apparizione a Giovinazzo nel 1911, dopo due edizioni. è il 2 giugno 1911, è la data da ricordare negli archivi del nostro sport. è la prima volta del Giro d’Italia a Giovinazzo. La Sulmona-Bari, pensate, di 363 Km. La 10ma tappa fu vinta da Galetti, “lo scoiattolo dei Navigli” già in maglia rosa, (la conserverà fino alla fine del Giro) alla media di 24,98 km/h. Due anni dopo, il 16 maggio 1913 fu la volta di Girardengo che vinse la Bari-Campobasso sesta tappa di 256 Km. Già, il Girardengo che ispirò la canzone “Il bandito e il campione” a Francesco De Gregori perché protagonista di una storia connessa alla sua presunta amicizia con il noto bandito del tempo Sante

Pollastri, novese, grande tifoso del campione. Il 3 giugno 1914 Lucotti vinse la Bari-L’Aquila prima di un lungo digiuno per gli eventi a causa del 1° conflitto bellico. La Grande Guerra è finita da poco quando il 26 maggio 1925 Binda passa solitario in Piazza Vittorio Emanuele II e si aggiudica la Napoli-Bari di 314 Km. Ogni corsa ha i suoi uomini, i suoi volti, i suoi miti. Una tra i primi è Alfredo Binda che vincerà il Giro nel 1927, nel 1928, nel 1929 e nel 1933. Cinque vittorie. Manifesta superiorità, tanto che nel 1930 furono proprio gli organizzatori a pagarlo affinché rinunciasse al Giro.

è record. Nessuno lo batterà, solamente Eddy Merckx (1968, 1970, 1972, 1973 e 1974) e Fausto Coppi (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953) riusciranno ad eguagliarlo.

MEDIA 24,98 27,379 22,123 24,056 25,175 25,953 21,621 28,719 29,565 29,08 27,827 28,628 28,821 29,184 32,2 34,323 29,885 34,893 35,962 32,892 34,62 35,021 32,896 34,476 35,62 39,503 37,373 39,403 39,515 42,957

DATA 02/06/1911 16/05/1913 03/06/14 26/05/25 28/05/25 26/05/27 27/05/27 23/05/29 27/05/34 29/05/34 26/05/35 28/05/35 24/05/36 26/05/36 01/06/47 03/06/47 23/05/48 25/05/48 26/05/54 21/05/63 22/05/74 21/05/75 28/05/76 29/05/80 20/05/81 25/05/85 01/06/87 18/05/95 18/05/10 09/05/13

TAPPA Sulmona-Bari 10t Bari-Campobasso 6t Bari-L’aquila 6t Napoli-Bari 6t Bari-Benevento 7t Avellino-Bari 8t Bari-Campobasso 9t Foggia-Lece 3t Napoli-Bari 7t Bari-Campobasso 8t Lanciano-Bari 8t Bari-Napoli 9t Napoli-Bari 7t Bari-Campobasso 8t Napoli-Bari 9t Bari-Foggia 10t Pescara-Bari 8t Bari-Napoli 9t Bari-Napoli Bari-Campobasso 3t Taranto-Foggia 6t Campobasso-Bari 5t S.Di Fasano-L. Laceno8t Lecce-Barletta Rodi G.-Bari 6t Foggia-Matera 8tb Bari-Termoli 10t Trani-Taranto 6t Avellino-Bitonto 10t Mola-Margherita 6t

Km 363 256 428 314 234 271 243 282 339 245 308 333 283 243 288 129 347 306 279 252 206 224 256 220 225 167 210 165 230 169

Curiosità in tabella La tappa più lunga in assoluto si è corsa il 3 giugno 1914: BariL’Aquila (vincitore Lucotti) di 428 Km. La più corta - Bari-Foggia (Ricci) - il 3 giugno 1947. La tappa più lenta - Bari-Campobasso - il 27 maggio 1927 (vincitore Binda) alla media di 21,621 km/h. La tappa più veloce? La Mola- Margherita il 9 maggio 2013 (Cavendish) alla media di 42,957 km/h.

PRIMO Galetti Girardengo Lucotti Binda Girardengo Binda Binda Binda Vignoli Verwaecke Feli. Guerra Di Paco Di Paco Bizzi Bertocchi Ricci Leoni Logli V. Steenbergen Alomar Jaime Bitossi Van Linden De Vlaeminck Saronni Saronni Da Silva Acacio Rosola Minali Farrar Cavendish

Naz Ita Ita Ita Ita Ita Ita Ita Ita Ita Bel Ita Ita Ita Ita Ita Ita Ita Ita Bel Spa Ita Bel Bel Ita Ita Por Ita Ita Usa Eng

stesso anno (1925, 1927, 1934, 1935, 1936, 1947, 1948). Naturalmente l’emozione per il doppio passaggio era irrefrenabile perché vedere i corridori sfilare due volte in due giorni era non solo una festa, ma anche il segnale di una realtà che non ti volterà le spalle, che renderà partecipe di epiche sfide da tramandare ai nipoti. «I paesi - scriveva Pratolini ci attendevano al loro solito con la popolazione bella e schierata, da Modugno a Ruvo, da Molfetta a Giovinazzo, ciascuno con un traguardo a premio, ciascuno col suo bambino e il suo cane che traversano la strada all’ultimo istante, ciascuno con le sue scritte e i suoi festoni». Così è stato per Giovinazzo negli anni Cinquanta, del boom italiano, Settanta ed oltre, attraverROSA sata più volte da tale manifestazioGaletti ne, accolta sempre con un caloroso Pavesi abbraccio: nelle strade gremite Calzolari sempre gran trepidazione per Binda scorgere, in quell’attimo fuggente, Binda la maglia rosa ed il campione del Binda cuore, per ammirare autentiche Binda figure leggendarie. Belloni

Le medie delle corse lievitano, i celebrati campioni d’antan non si sognavano neppure simili velocità. Invece. Il Giro d’Italia ha attraversato Giovinazzo in ben 30 edizioni su 96 (quasi una tappa ogni tre anni). Il perché? Presto detto. Non c’erano grandi arterie stradali all’epoca, c’era però la Statale 16 Adriatica che collegava Giovinazzo con i maggiori centri della costa adriatica. Strano ma vero, gli organizzatori allora non avevano grandi soluzioni sulla mappa stradale. E succedeva che optavano per le stesse strade nello stesso anno. Così successe fino al periodo post-bellico: Giovinazzo sarà attraversata ben due volte nello

SECONDO Beni Azzini “18’59”” Durando” Girardengo Belloni Ferrato Brunero Belloni “10’42”” Meini” Giacobbe Binda Martano Bizzi Olmo Conte Servadei Conte Magni Gismondi Bono Rottiers Sercu Merckx Bertin Kehl Hoste Freuler Cipollini M Sabatini Viviani

TERZO Pavesi Oriani Calzolari Belloni Brunero Robotti Bresciani Piemontesi Rogora Mara Olmo Guerra Olmo Guerra Fazio Peverelli Corrieri Cecchi Woorting Battistini Avogadri Basso Gimondi Martinelli Rosola Gavazzi Boffo Svorada Dean Goss

Guerra Olmo Bergamaschi Sembrava che il Giro ci avesBergamaschi se abbandonato per sempre. Un Olmo digiuno durato 15 anni. Dal 1995 Olmo al 2010 quando Cipollini, la «maBartali glia rosa» Rominger e gli altri Bartali s’immersero in un caldo bagno Cottur di folla tra le vie cittadine. Da Ortelli quel momento Giovinazzo non Woorting è stata più toccata: 15 anni sono Adorni parecchi, più che una buona pauFuente sa. Il Giro toccò Giovinazzo il 18 Galdos maggio 2010 in occasione della Gimondi 10ma tappa Avellino-Bitonto. Visentini Abbiamo fatto 30 e ora facSaronni ciamo 31. Il 13 maggio 2014 sarà Visentini non più un semplice passaggio Roche ma un «compendio di gloria», Rominger per dirla alla Gianni Brera. Vinokourov Da Giovinazzo partirà il Giro Paolini d’Italia.

Il lungo digiuno


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SPECIALE

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I ciclisti pugliesi dagli onori del podio ai disonori della cronaca Dal foggiano Mario Beccia, che ha portato a termine 10 Giri d’Italia, al brindisino Elio Aggiano, alla parabola di Leonardo Piepoli Pasquale D’Arcangelo

L

eonardo Piepoli, detto il “trullo volante” è stato l’ultimo pugliese che ha saputo regalare emozioni al Giro d’Italia, riuscendo a contrastare anche i grandi campioni sulle salite alpine e dolomitiche, prima di incappare nella squalifica del doping, dopo aver vinto per la prima volta una tappa al Tour ad Haucatan, licenziato in tronco da Mauro Gianetti assieme al giovanissimo Riccò, che avrebbe dovuto aiutare a crescere per la sua esperienza, maturata in 13 anni di professionismo, passate vincendo numerose corse in Spagna per l’abilità in salita. La fedeltà a Gilberto Simoni, che portò al successo allo Zoncolan, ne fece un modello per l’emergente Riccò, da tenere lontano dalle tentazioni del doping. Del resto, Piepoli era un uomo schivo ai riflettori ed era nel pieno della maturità: l’allora 37enne scalatore di Alberobello aveva vinto tre tappe della corsa rosa, a La Thuille e al Passo Furcia due anni prima e al Santuario di Nostra Signora della Guardia l’anno precedente, quando vinse la classifica degli scalatori e il premio combattività sempre protagonista. Di Giri d’Italia, dopo aver vinto quello Dilettanti nel 1994, a 23 anni, quel figlio di emigrati alberobellesi in Svizzera ne ha fatti ben dieci, portandone a conclusione la metà e chiudendo solo una volta nella top-ten: decimo nel 2000; ma ottenendo altri quattro dignitosi piazzamenti in dieci anni che l’hanno visto anche sei volte al Tour, completandone quattro, e sette alla Vuelta, non riuscendo a completare soltanto l’ultima, con due vittorie di tappa in Spagna, in una terra dove aveva imparato a scalare le montagne

e si era affermato, tanto da far sperare i suoi sostenitori di poterlo vedere contrastare Pantani, in quegli anni difficili per il ciclismo, che ha avuto la forza più di ogni altro sport di eliminare con severità le cosiddette “pecore zoppe”, per frenare un fenomeno insopportabile ma soprattutto pericoloso per la vita degli stessi ciclisti, talvolta costretti a far uso di sostanze dopanti per misurarsi con chi barava per vincere, scoraggiando gli sponsor a sostenere un mondo che invece sa regalare emozioni vere e sane. Tre volte al Giro d’Italia il brindisino Elio Aggiano, passista, che i pugliesi hanno visto sfrecciare alla Targa Crocifisso di Polignano, vinta a 20 anni, cinque anni prima di diventare professionista e di aver fatto un Tour de France che nel 1999 riuscì a portare a termine, unico italiano nella squadra spagnola del campione del mondo Freire, cogliendo anche un piazzamento tra i primi dieci in una tappa a Laval. Aggiano, unico italiano con gli spagnoli, ha saputo mettersi in luce provando a partire da lontano con coraggio, ma ha ottenuto un quinto posto a Maddaloni nel primo Giro che portò a termine nel 2000, un’altra oppor-

tunità l’ha avuta tre anni dopo, con la squadra di Jimenez, quando la corsa partì da Lecce ma dopo 11 tappe fu costretto a mollare. L’ultima sette anni fa quando a Milano arrivo 138mo nella multinazionale dei russi con Commesso. Ha avuto meno fortuna l’andriese Giuseppe Muraglia che al Giro d’Italia è riuscito a partecipare due volte nel 2003, con Aggiano che ha dovuto mollare dopo 18 tappe, e nel 2004, che ha portato a termine nella squadra del colombiano Jimenez, finendo 57esimo.

Due Giri d’Italia anche per il barese Antonio Fanelli, che ha concluso la carriera in una squadra colombiana: un quinto posto il miglior piazzamento, e per il tarantino Michele Laddomada di Crispiano, agile scalatore che ha ottenuto due piazzamenti in altrettante tappe sugli Appennini. Bisogna tornare indietro nel tempo per trovare un pugliese che ha legato al Giro d’Italia i suoi successi. Mario Beccia di Troia che nell’ormai lontanissimo 1977 conquistò la maglia bianca quale

miglior giovane, mettendosi in luce con una vittoria di tappa a Spoleto, quando aveva la maglia rosa Moser che dovette accontentarsi della piazza d’onore davanti a Baronchelli facendosi soffiare il Giro da Pollentier; lo scalatore foggiano chiuse nono in quel suo primo Giro a 22 anni. Ne ha fatti ben 10 Giri d’Italia, Mario Beccia e li ha portati tutti a termine, piazzandosi 6 volte tra i primi dieci, con un quarto posto dietro Saronni, Visentini e lo spagnolo Blanco. Stiamo parlando di 30 anni fa, nel 1983, quando riuscì a vincere l’ultima tappa, in Val Gardena, che dopo Spoleto appunto, Perugia e Lanciano, gli ha permesso, con quattro successi di essere ancora il pugliese che ha fatto meglio di tutti al Giro d’Italia. In quegli anni, c’era anche Vito Di Tano di Fasano, che è stato campione del mondo di ciclocross nel 1979 e, ripetendosi dopo 7 anni, nel 1986. Ma è un’altra storia. Come lo è quella di Antonio Ricci di Martina Franca che una maglia iridata su due ruote l’ha vinta cogliendo nel 1992 l’istituzione del titolo di cicloturismo, il mondiali per amatori che sono l’anima del grande ciclismo, che i pugliesi hanno saputo raggiungere negli anni dei mondiali a Ostuni e agli albori del Giro di Puglia. ----Nelle foto, qui accanto Elio Aggiano; in alto a sinistra Leonardo Piepoli e a destra Mario Beccia


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Don Tonino: “La vita, una palestra in cui si sperimentano i valori” La sua passione per la bici: “Sì sono un patito della bicicletta e ogni sera sento il bisogno prepotente di curvarmi e di correre per le strade solitarie di campagna o verso il paese” Agostino Picicco

I

l ricordo del 21mo anniversario della scomparsa di don Tonino quest’anno coincide con i preparativi del grande evento di rilievo nazionale costituito della partenza del Giro d’Italia proprio da Giovinazzo. Quale occasione migliore, quindi, per ricordare il vescovo come atleta, cultore dei valori dello sport e… amante della bicicletta! Grazie al suo fisico prestante, don Tonino praticava personalmente e con passione l’attività sportiva: calcio, nuoto, pallavolo e ciclismo per tenere in esercizio il corpo. Come educatore, poi, lo considerava un mezzo di formazione e maturazione dei ragazzi. Don Tonino amava lo sport e sosteneva che la vita è una palestra in cui si sperimentano i valori umani, e lo considerava elemento di aggregazione, esercizio dello spirito di sacrificio, di solidarietà, di lealtà, di umiltà, del coraggio di misurarsi, fattore di divertimento senza l’ansia della vittoria ad ogni costo. La passione per il calcio fece sì che sostenesse e superasse gli esami per il patentino di arbitro, come racconta il suo biografo Claudio Ragaini. Un monsignore arbitro poteva suscitare qualche perplessità negli ambienti curiali ma, visto il fine educativo, la cosa venne consentita. Inoltre,

da parroco a Tricase, fece suonare le campane a festa quando l’Italia diventò campione del mondo nel 1982. Era tifoso e quando poteva seguiva qualche partita in tv, o direttamente in campo. Le partite di calcio che organizzava brillavano per grinta ed entusiasmo, trasmettendo carica umana e sviluppando spirito di appartenenza. Soleva dire che a una squadra di campioni preferiva una squadra di amici disposti a sacrificarsi per il bene di tutti. L’altra grande passione sportiva di don Tonino era il nuoto. Impratichitosi nel mare di Leuca, vicino alla città natale di Alessano, e in quello di Tricase Porto, sede estiva del seminario, aveva trascorso con i seminaristi lunghe ore nelle acque cristalline tra le grotte che abbelliscono quella marina, insegnando a nuotare a tanti giovani. Si era cimentato anche con la pallavolo e negli anni Settanta la squadra da lui allenata aveva raggiunto livelli di eccellenza nelle classifiche nazionali. Anche Aldo Moro a Roma aveva assistito ad una partita importante della squadra salentina. Sulla passione per il ciclismo in don Tonino negli anni giovanili ne scrive con dovizia di particolari un suo ex studente,

Antonio Scarascia, nel volume “La vita è bella. Don Tonino educatore (1958-1976)”, Ed. Insieme 2010. Sappiamo così che nel ciclismo si entusiasmava per le vittorie di Ercole Baldini e Felice Gimondi, e in estate se ne andava in giro in bicicletta attraverso le strade di campagna per ascoltare il frinire delle cicale ed ammirare il paesaggio dei campi in fiore. Sul giornale del seminario del periodo estivo, quando era vice-rettore, firmando con uno pseudonimo, scriveva così.

Era un grande sportivo, aveva il patentino da arbitro e praticava anche nuoto e pallavolo «…sì, io sono un patito della bicicletta, e ogni sera, quando le ombre degli alberi si disegnano più lunghe sull’asfalto, sento il bisogno prepotente di curvarmi sul manubrio e di correre per le strade solitarie di campagna o verso il paese vicino a trovare qualche compagno di seminario. E’ una delle soddisfazione più belle di tutta la giornata e la sera, quando ritorno in chiesa per il rosario, mi sento più lieto». Queste espressioni danno

atto delle gite in bici che don Tonino organizzava con i seminaristi, magari iniziando la giornata con una colazione a casa sua offerta da mamma Maria, per proseguire verso l’avventura tra i piccoli paesi del Salento, fermandosi per un pic-nic tra gli scogli con il pranzo a sacco. Sempre sotto la guida del “capitano” che spronava i suoi “prodi” a vivere, secondo le dizioni usate dallo stesso don Tonino. Nel 1987 la rivista Stadium intervistò don Tonino già vescovo e presidente di Pax Christi e, tra le varie domande, gli chiese in che modo lo sport potesse contribuire alla crescita personale e al miglioramento della società. Don Tonino, nella sua articolata risposta, disse che lo sport più che essere veicolo di trasmissione di valori è già un valore in sé, che aiuta a gestire la conflittualità con gli altri, che rappresenta una “icona espressiva” del vivere, che costituisce un efficace allenamento nel gioco più impegnativo della vita. E ancora:«Chi pratica lo sport si abitua all’accoglienza, al rispetto, al giusto riconoscimento del valore altrui». Espressioni pronunciate da vescovo che danno atto del lungo periodo in cui le ha praticate quale educatore ed allenatore di tanti giovani.

Da vescovo don Tonino, pur non avendo più tempo per allenare i giovani, non disdegnava qualche volta di giocare a calcio con i seminaristi del seminario vescovile e di guardare con loro qualche partita in televisione oppure, se si recava per impegni di ministero presso il Seminario Regionale, si fermava qualche minuto a guardare i palleggi dei “giocatori della domenica” che affittavano il campo. Inoltre presenziava volentieri a manifestazioni di carattere sportivo esaltando l’impegno degli atleti, tanto che oggi alcuni eventi sportivi, anche di carattere cicloturistico, vengono a lui intitolati. A Giovinazzo abbiamo una testimonianza fotografica grazie ad Antonio Dangelico nella quale si vede don Tonino che celebra una messa al Palazzetto dello Sport, accanto al Crocifisso, circondato da pattinatrici che volteggiano in una bella coreografia. In quella circostanza don Tonino ebbe a dire: «Questa è la vita: Cristo al centro e noi che danziamo attorno». Una grande e sempre valida lezione di vita che speriamo di ricambiare in parte magari intitolando a don Tonino Bello il palasport della zona 167 come già da diversi anni auspicato dagli ambienti sportivi della città.


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SPECIALE

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Quando il ciclismo era “Giro di Puglia”

Una storia di 26 anni scritta dagli “sprinter”. Su tutti “Re Leone” Cipollini

Pasquale D’Arcangelo

C

hi è il re di Puglia in bicicletta? Beppe Saronni, Mario Cipollini o Gianni Bugno? Un trio di campioni che hanno dato spettacolo lungo le strade del mare sulle coste adriatiche e joniche, costellate di ulivi secolari, ma anche nei saliscendi della Murgia, battuti per 28 anni in lungo e in largo tra i vigneti segnati dai muri a secco tipici della Valle d’Itria, quella dei trulli definita “ottava meraviglia del mondo” all’esordio televisivo nell’ormai lontanissimo 1972, quando Adriano De Zan ed Enzo Foglianese raccontarono la prima avventura del “Giro di Puglia”. Una corsa coraggiosa, ideata dal compianto Vincenzo Fumarola, che ebbe l’intuito di puntare sul binomio turismo-ciclismo per promuovere la baricentrica Martina Franca, agli albori della Regione, e tramite Vincenzo Di Noi chiamò il vulcanico Franco Mealli, organizzatore romano di grandi corse che seppe cogliere il rapporto con le nasciture istituzioni facendo sedere la Puglia su due ruote, ai tavoli delle grandi corse, prima della Sardegna, la Sicilia, la Campania, l’Umbria e la stessa Emilia Romagna. Cogliendo l’entusiasmo lungo i percorsi mozzafiato del Gargano, dall’Appennino dauno scoprendo la scalata a Monte Sambuco fino alla spettacolare Foresta Umbra che si affaccia a granai e saline prima di specchiarsi nel golfo dello sperone, in quello stesso mare Adriatico che si unisce allo Jonio dall’altro capo, scendendo da Otranto a Leuca per assumere nuovi colori, Franco Mealli è riuscito in breve a far crescere il Giro di Puglia al tavolo di Giro del Lazio, della Toscana, del Trentino e di Lombardia, che hanno tradizioni secolari, indebolite tuttavia da logiche federaliste, che non hanno spento la passione per il ciclismo, pur minato dal doping, che meriterebbe un altro tipo di approfondimento rispetto al giustizialismo gratuito, assimi-

Dall’archivio fotografico di Luca Turi, due immagini del “Giro di Puglia”, datate 1983

labile al calcioscommesse. Il Giro di Puglia, con le strade piatte del Tavoliere, quelle ventilate del Salento e quelle nervose della Valle d’Itria e della Murgia, non appartiene al ciclismo epico di Coppi e Bartali, nè tantomeno di Binda e delle cronache di “un uomo solo al comando”. Ma ha una storia, che è quella delle grandi carovane colorate che ha saputo esaltare per un quarto di secolo i migliori velocisti al mondo, ancor più delle cosiddette “tappe piane” dei grandi giri. Hanno voluto segnarlo sul nascere i grandi campioni, italiani e stranieri a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, prim’ancora degli sprinter. Fu Felice Gimondi a vincere e segnare la prima corsa a tappe, dopo Franco Bitossi, che aveva vinto la prima corsa in linea dal lungomare di  Taranto a Martina dopo aver domato un cavallo nel tuffo nel Salento, a Campi Salentini, che il prode speaker Proserpio aveva impaurito lanciandolo inconsapevolmente contro il gruppo compatto, e battezzò come finisseur di grande prestigio il circuito della Valle d’Itria, imitato poi da gente come Gianni Motta, il francese Fignon che regalò la prima pagina dell’Equipe per l’impresa fra i trulli dopo un infortunio, Moreno Argentin. E a Monte Sant’Angelo fu Battaglin a consolidare l’interesse per una corsa dominata dai velocisti negli anni successivi al prestigioso 1976, quando France-

sco Moser iniziò con una vittoria a Noci, l’anno dei mondiali a Ostuni, beffato sul traguardo dal belga Maertens, ma si rifece conquistando l’iride di inseguimento sulla pista di Monteroni in quella stessa Puglia, che poi è diventata terra di conquista del suo rivale Beppe Saronni, per tre volte vincitore del Giro. Ma soprattutto primo sui traguardi di Vieste Pizzomunno, nella cronoscalata Fasano-Selva, al circuito del Barsento, due volte consecutive a Campi Salentina, tre volte al circuito della Valle d’Itria di Martina, e ancora a Ostuni, a Lucera Ma Rutigliano, Taranto, Martina (2 volte), Bitonto, Tricase, Bari, San Paolo Civitate, Crispiano, e al Giro d’Italia, Ostuni, Taranto e Lecce hanno consacrato negli ultimi anni del secolo scorso, quel Mario Ci-

pollini, come re degli sprinter, incoraggiato nella prima volata imperiosa nella terra dei fischietti di terracotta. Precedentemente all’arrivo vincente sul lungomare di Bari da parte di Gianni Bugno, che conquistò la prima maglia rosa nel primo giorno del Giro d’Italia e la indossò quotidianamente fino a Milano, portando il segno della passione dei pugliesi per tutta la penisola. Pagine di ricordi che diventano pagine di storia del ciclismo. Da Bitossi a Martina e Gimondi a Lecce, tanti campioni hanno scandito di successi quella corsa a tappe iniziata nel 1972 e tramontata nel 1998, per i problemi cardiaci di Franco Mealli, che non ha saputo trovare un erede, e una Regione che in una fase di transizione verso la cosiddetta “seconda repubblica” ha perso

un patrimonio di valorizzazione territoriale di non poco conto, dopo un’incredibile sospensione di due anni. Ma ognuno ha legato il proprio nome a una città e i ventitre vincitori (Saronni tre volte, Bontempi due) diventano sessanta campioni su un percorso di oltre 20mila chilometri. Sercu a Trani e a Palese; De Vlaeminck a Monte Sant’Angelo, a Manfredonia, a Martina, Barletta, Ostuni, Gallipoli; Poggiali, Ritter, Battaglin a Monte Sant’Angelo, Campagnari, Santambrogio, Crepaldi, Barone, Polini, Argentin, Baffi, Fignon, Zanini, Lombardi, Barbero e Magnusson a Martina, con Fabbri, Baronchelli e Contini (i vincitori del Giro senza successi di tappa), Bergamo a Ostuni, De Faveri ad Altamura, ancora Bitossi a Mesagne, Conti a Corato, Moser a Noci, Van Linden a Francavilla e a Locorotondo, Gavazzi a Ceglie, Andria e Martina, Marino Basso a Vieste nell’anno che diventò campione del mondo, Mantovani a Lucera, a Lecce, a Putignano, a Martina, a Polignano, Parecchini e Baronchelli a Castellana Grotte, Torelli a Putignano, Knudsen a Torre Canne-Selva di Fasano (crono), Segersall a Ostuni e Canosa, Bontempi a Maglie, Ostuni, Rodi, Cerignola e Manfredonia, Caroli a Bitonto, Freuler a Montemesola e a Monopoli, Pagnin ad Alberobello, Chioccioli a Martina e Ostuni, Jurco a Lucera, Allocchio a Cerignola, Joho a Santeramo, Lecchi a Foggia, Moro a Ginosa, Sierra Sulpeveda a Putignano, Fontanelli e Arnoud a Monte Sambuco, Kummer e Perini a Crispiano, Lelli e Petito a Locorotondo, Calcaterra ad Alberona, Leoni a Molfetta, Guidi e Martinello a Lecce, Casagrande a Martina e a Cisternino, Museew e Donati ad Alberobello, Kirsipu a Molfetta, Cerignola e Castro, Minali a Maruggio, Cipollini a Rutigliano, Taranto, Martina (2 volte), Bitonto, Tricase, Bari, San Paolo Civitate, Crispiano.


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Giovinazzo, una storia millenaria

La città ha vissuto tre periodi: quello romano, il medievale e il moderno

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olto si è discusso sulle sue origini, ma è certo che tracce di insediamenti abitativi nel territorio di Giovinazzo risalgono al II millennio a.C., come testimoniato dalla presenza del Dolmen di S. Silvestro, antico monumento funerario megalitico eretto per dare sepoltura (collettiva) a personaggi illustri, scoperto nel 1961 lungo la strada provinciale che collega Giovinazzo con Terlizzi. Recentemente, la conferma è venuta dall’identificazione di un abitato del XVI – XIV sec. A.C. in corrispondenza dell’attuale centro abitato. Giovinazzo, oltre il periodo preistorico, ha vissuto sostanzialmente tre vite: quella romana, la medievale e la moderna,  a partire dalla fine del 1700. Tre i nomi che caratterizzano i tre periodi storici: Natiolum, Juvenatium e Giovinazzo.

Romana La romana Natiolum nacque verso la fine del periodo Repubblicano, ad opera di un gruppo di famiglie in fuga da Canosa, ultimo baluardo contro l’espansione dei Romani. In ricordo del luogo di provenienza “In finibus Nitii” (nel territorio di Nizio, forse un veterano di guerra) fu dato il nome Natiolum, un diminutivo

che dava l’idea delle dimenzioni minuscole della città, poche centinaia di abitanti. Nel VI secolo d.C., la posizione strategica e l’accresciuta dimensione abitativa la fecero diventare Diocesi. L’ultima citazione del nome Natiolum è del VII secolo d.C.

Medievale La medievale Juvenatium (Juvene-Natiolum) compare per la prima volta in via ufficiale in un documento del 938. Nell’arco degli undici secoli intercorsi

tra il VII e il XVIII, hanno visto Giovinazzo splendere e cadere nella miseria, in un’altalena tipica della storia della nostra Italia. Il fulgorefu nei periodi normanno e svevo che videro, ad esempio, uno dei primi cronisti in volgare, Matteo Spinelli autore dei Diurnali, ma anche il frate Guglielmo di Alnwick, protagonista del romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco, che fu vescovo di Giovinazzo dal 1329 al 1332. Seguirono  secoli bui fatti di scorribande e ruberie a nome di Angioini, Aragonesi e Borboni.  Il Medio-

evo è il periodo in cui si disegna grosso modo l’attuale morfologia topografica del centro storico. Si costruiscono la maggior parte delle chiese e dei palazzi nobiliari, ma è soprattutto nei sec. XI-XII con la penetrazione dell’elemento normanno nel tessuto sociale e religioso che l’arte e l’architettura della città vengono notevolmente influenzate.

Moderna La moderna Giovinazzo, con questa denominazione su carte

geografiche e documenti, spunta alla fine del XVIII secolo un po’ per caso. La città è stremata e con pochi abitanti, appena 4.500. Nel 1704 i Domenicani cominciano a costruire un rande convento fuori le mura della città, al bordo dell’ampia insenatura portuale. E’ l’attuale Istituto Vittorio Emanuele II, che si affaccia sull’omonima piazza, un complesso che comprende anche la chiesa di S. Domenico. Un azzardo, all’epoca alle scorrerie di chiunque, perché indifeso ed esposto fuori le mura. Ma nel 1797 Ferdinando IV e Maria Carolina, re e regina di Napoli, diretti in Salento decidono di visitare la Cattedrale di Giovinazzo. La cittadinanza per festeggiare l’evento e rendono più facile l’accesso alla città arroccata sugli scogli, decide di colmare l’insenatura portuale, antistante il convento domenicano, di spianarla e ricavare un ampio piazzale chiamato Borgo, più grande dell’attuale piazza centrale, intorno al quale dai decenni successivi inizia l’espansione edilizia, le famiglie nobili e quelle dell’alta borghesia cominciano a costruire i palazzi che faranno e fanno da contorno alla piazza. Da lì partì l’espansione a ventaglio che caratterizza l’attuale impianto urbanistico di Giovinazzo.


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Fra tradizione e devozione

Ad agosto gli attesi appuntamenti con le numerose iniziative sacre e folkloristiche per la festa patronale della Madonna di Corsignano Il corteo storico

È

ormai diventato un appuntamento al quale non vogliono mancare nè i giovinazzesi nè i numerosi forestieri che ogni anno assistono, sempre più numerosi, a questo grande evento rievocativo: il Corteo Storico (prima edizione datata 1966). Il Corteo si tiene nelle ore serali del terzo sabato di agosto, prima della processione solenne della domenica in onore della Madonna di Corsignano, patrona di Giovinazzo. Il corteo storico recante la copia della Santa Icona, si compie il sabato sera con un lungo percorso per le vie della città. E’ stato definito storico perché, rivivono avvenimenti del passato che risalgono al Medioevo.

La leggenda

La leggenda narra che tra i cristiani in fuga per sottrarsi all’ira del feroce Saladino, che sbaragliò le armate crociate il 2 ottobre 1187, ci fosse il capitano francese Geretéo che, fuggendo, aveva portato con sé un dipinto della Madonna. Dopo un viaggio con mille peripezie, Geretéo si fermò al Casale di Corsignano presso il lazzaretto che vi sorgeva per farsi curare. Per ricambiare chi lo aveva curato, il crociato donò al parroco del Casale il dipinto della Madonna.

La storia Per molti secoli il dipinto, detto appunto Madonna di Corsignano, fu esposto e venerato nella chiesa del Casale, richiamando molti fedeli per i miracoli che operava. Il culto e la venerazione per la Madonna di Corsignano crebbe così tanto che, nella terza domenica dell’agosto 1388, il Vescovo Nicola proclamò solennemente la Madonna di Corsignano Patrona di Giovinazzo. La divisione in due parti La prima parte ricorda quando nel 1677, il dipinto fu traslato dal

La madonna di Corsignano È

Casale di Corsignano alla Cattedrale, per ordine del Vescovo di Giovinazzo, Agnello Alfieri. L’episodio, avvenuto durante la dominazione spagnola, si ricorda nelle vesti dei figuranti, policrome di stile barocco. Danno inizio alla sfilata gli araldi con le loro lunghe trombe. Al loro squillo, segue il rullare dei tamburi. Gli Araldi e i Tammuristi, annunziano l’arrivo dell’Alfiere a cavallo, che regge in mano il gonfalone dell’antica Juvenatium. Seguono i rappresentanti di alcune famiglie nobiliari. Successivamente sfilano le vallette con i colori dell’Universitas, A ruota le congregazioni religiose con i rispettivi coloratissimi gonfaloni. Dopo segue il vescovo Agnello Alfieri con il suo stemma,, poi la bandiera di Terra di Bari e i colori del Capitano del Popolo. Infine l’insegna aralkdica del feudatario Niccolò Giudice, figlio di Domenico Giudica, Principe di Cellamare e per decreto di Re Filippo IV, Duca di Giovinazzo. Scortano le insegne gli Alabrdieri, che  annunciano il corteo ducale, con le dame, che indossano ricchi costumi, il Duca, Domenico Giudice, con la moglie Costanza Pappacoda. Si chiude così la prima parte della sfilata. Nella seconda parte del corteo storico, gli abiti non sono più

quelli ricchi e multicolori che ricordano l’episodio del 1677, ma diventano poveri e semplici perché rievocano la processione penitenziale dell’8 maggio 1188, quando il popolo chiese e ottenne dalla Madonna il miracolo della pioggia che mise fine a una terribile siccità. Nel corteo sfilano i figuranti dei nobili cittadini medioevali: col saio da penitente e con le insegne  delle loro potenti casate. Seguono i dignitari dell’epoca: il Giudice, il Protontino, il Signatur, il Catapano, il Baglivo, il rullatore dei tamburi, che ac-

compagna il passo degli arcieri e degli alabardieri. Si accodano il sacerdote, che impersona il parroco del casale di Corsignano, e il famoso crociato francese, il crociato Geretéo. Seguono i paggetti e un gruppo di fanciulle, con candidi sai e cesti di fiori, apre la strada al quadro della Vergine, che, portato a spalla da rappresentanti dei vari ceti popolari ed è rischiarata appena dai tedofori, ritorna ancora una volta in Cattedrale a proteggere il suo popolo che tanti secoli fa l’elesse Patrona. Conclude il corteo il popolo.

senza dubbio la più sentita ed importante festa per i giovinazzesi. I solenni festeggiamenti in onore della Madonna di Corsignano, Patrona di Giovinazzo, si svolgono la terza prima domenica dopo il 15 agosto. I festeggiamenti iniziano già alcuni giorni prima e raggiungono l’apice la sera della domenica con la solenne processione della edicola in argento che racchiude l’icona bizantina. Dopo un breve giro nel centro storico e in piazza Vittorio Emanuele II il quadro della Vergine, seguito devotamente da una moltitudine di fedeli, ritorna in Cattedrale. Musica in piazza e fuochi pirotecnici concludono festosamente la serata. Il titolo di Corsignano, la Madonna lo avrebbe preso dal Casale in cui originariamente fu venerata l’icona con la sua effigie. La tradizione, che si tramanda dal secolo XVII, vuole che il quadro sia giunto a Giovinazzo nel periodo delle crociate. Si narra, infatti, che fosse stato portato in Giovinazzo da un crociato di nome Gereteo, di ritorno appunto dalla Terra Santa. Vari studiosi, critici d’arte poi hanno ascritto l’icona al sec. XIII. Una testimonianza certa della devozione alla Madonna di Corsignano è negli atti della Visita Pastorale compiuta nel 1553 dal vescovo di Giovinazzo monsignor Brizianos de la Ribera, nei quali si legge che esisteva in Cattedrale, in cornu evangelii, un altare a Lei dedicato, privo però di immagine. L’icona, infatti, continuava a permanere ancora nella chiesetta rurale, quando nel 1639 il Vescovo Carlo Maranta nel suo Sinodo diocesano disponeva quando e come si dovesse tenere la processione in onore della patrona. Il popolo di Giovinazzo era solito invocare la Madonna di Corsignano anche in diverse circostanze, soprattutto durante i periodi di siccità, portandone in processione l’icona.


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A spasso nello splendido centro storico Un percorso che comincia in piazza Vittorio Emanuele e che porta il visitatore a “tuffarsi” nel Medioevo e nel Rimnascimento

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rrivare a Giovinazzo significa essere in piazza Vittorio Emanuele, un enorme trapezio con un lato cortissimo, contornato su un lato dalla mole imponente dell’Istituto Vittorio Emanuele II, con annessa la Chiesa di San Domenico, all’interno della quale si può ammirare uno splendido dipinto di Lorenzo Lotto: San Felice vescovo, in cattedra. L’istituto è un ex convento eretto dai domenicani a partire dal 1704, che conta oltre duecento ambienti, adibito per molti decenni a ospizio per giovani di famiglie povere. Sugli altri lati i palazzi costruiti dalla borghesia e dalle famiglie nobili giovinazzesi a partire dai primi anni dell’800, quando cominciò l’espansione edilizia oltre le mura grazie alla colmata dell’insenatura del porto e alla creazione del cosiddetto Borgo, cioè proprio l’enorme piazza. Tra i palazzi si segnala, verso la punta estrema il raffinato palazzo Siciliani di Rende, con la facciata in stile neoclassico, nel quale fa parte una piccola cappella in stile neopalatino, la cui cupoletta è visibile dalla piazza sulla destra della facciata. Al centro della piazza la fontana datata 1933, che sostituì il baldacchino dove la domenica e alle feste comandate suonava la banda. Una fontana monumentale con tritoni e delfini, opera dello scultore giovinazzese Tommaso Piscitelli. Una pausa in uno dei tanti bar che si affacciano sull’assolata piazza E poi via alla visita nel centro storico, infilando lo spazio alla destra del brutto palazzo, per sbucare subito nella piazzetta Umberto I con sulla destra il palazzo del Capitano del Popolo e di fronte l’arco di Traiano

caratterizzato dalle quattro colonne miliari. Superato l’arco si sbuca in piazza Costantinopoli, che era il centro cittadino fino all’800, a sinistra la cinquecentesca chiesa della Madonna di Costantinopoli un monumentale San Cristoforo e all’interno un dipinto raffigurante S. Michele di Carlo Rosa. Sulla piazza una statua di S. Michele. Proseguendo per via Cattedrale, sulla destra una piccola corte nella quale sapienti restauri dei palazzi hanno portato alla luce splendide strutture trecentesche. Continuando, all’angolo che precede la chiesetta del Carmine un bassorilievo con un angelo che poggia la mano sulla testa di un bambino,  un ex voto realizzato in occasione di una epidemia di peste. Superato un altro arco appare la Cattedrale in stile romanico pugliese, dedicata all’Assunta, che ha uno splendido portale che però è un anomalo ingresso laterale. La Catte-

drale fu iniziata a costruire nel 1165 e ci vollero cento anni per portarla a termine. La sottostante cripta, iniziata nel 1113 e terminata nel 1150, conserva un fascino intimo e particolare anche perché ai piedi del suo altare si soffermò più volte a pregare frate Guglielmo di Alnwick, vescovo di Giovinazzo dal 1329 al 1333, che compare nel romanzo di Umberto Eco “Il nome della rosa”. La Cattedrale ha subìto numerosi rimaneggiamenti, soprattutto all’interno, tra il ‘500 e il ‘700. Di notevole interesse i mosaici rinvenuti sotto l’altare maggiore, l’icona bizantina della Madonna di Corsignano, patrona della città, conservata in una teca di argento e pietre preziose, la pietra tombale del conte Zurlo, cavaliere morto durante una battuta di caccia, figlio di Francesco Zurlo, giudice della Disfida di Barletta del 1480, alla destra dell’altare maggiore un Crocifisso ligneo del ‘400, sulla porta che dà verso il mare notevole

è l’organo, recentemente restaurato, datato 1789. All’esterno, alzando lo sguardo, su una delle colonne accanto all’ingresso, un piccolo bassorilievo di un crociato, i due campanili, il più alto 42 metri, gli archi in stile arabeggiante e il rosone che raffigura un soldato che lo sostiene e leoni che rappresentano la forza della Chiesa. Costeggiando la Cattedrale e il palazzo vescovile, una viuzza porta ad un balcone che si affaccia sul porto, con una vista da non perdere. Tornando indietro, girando a sinistra piazza Duomo, sulla quale si affaccia il grande Palazzo Ducale, commissionato da Nicolò Giudice nel 1639, per contrapporre il potere politico e civile a quello religioso, dotato di un’ampia corte. Quasi di fronte, pochi scalini portano a piazza Meschino, imboccando a sinistra via Lecce, sulla destra una piccolissima corte dà su un nucleo di palazzi medievali che erano il cuore delle attività artigiane, come si evince da un’epigrafe visibile alzando lo sguardo lungo una delle pareti a destra. Di fronte si può imboccare vico del Soccorso, una stradina larga meno di mezzo metro che prende il nome da una edicola che raffigura la Madonna del Soccorso, e che è denominato anche vico delle cortesie, perché se si incrociano due persone, uno dei due dovrà farsi indietro. Superato vico del Soccorso si sbuca in piazza Zurlo, con l’omonimo bel palazzo, sulla sinistra la chiesa di San Giovanni Battista, sul cui campanile c’è la più antica campana presente oggi in città, fusa ad Adria nel 1403,  annesso c’è l’ex monastero delle Benedettine.

 In via S. Giacomo, a sinistra prima del sagrato, il bel palazzo Lupis, rinascimentale, al cui interno ci sono putti con la chitarra. Risalendo e lasciando sulla sinistra la chiesa, bisogna svoltare a destra per incontrare la chiesa dello Spirito Santo, che risale al 1397, con tre cupole a base ottagonale che terminano con cupole che somigliano ai trulli, un campanile a vela doppia e sulla facciata lo stemma di papa Bonifacio IX. Passando sotto un arco si incontra la chiesetta di S. Lorenzo con sulla facciata un bassorilievo che riporta il martirio del santo. Svoltando a sinistra su via Gelso, a destra compare la Corte De Ritiis, una suggestiva corte nobiliare che merita una sosta: fregi artistici, colonne, scalinata ampia, un’incisione su architrave raffigurante il sole e i bassorilievi di re Filippo IV e dell’imperatore Ferdinando II. Riprendendo via Gelso si incontra palazzo Saraceno, stupendo edificio di forme rinascimentali del XV secolo con un bel bugnato, originali portali catalani con stemmi e maestose finestre. Proseguendo ecco palazzo Paglia, casa natale del beato Nicola Paglia. Dopo l’arco si sbuca in vista delle mura normanne che difendevano la città dagli invasori, svoltando a destra e risalendo per via S. Maria degli Angeli si incontra l’omonima chiesa (edificata nel XIII sec. e riedificata nel XVII. Accanto la casa-torre Spinelli, risalente al XIII sec. con una finestra con bella bifora, l’alta torre e uno splendido giardino pensile. Proseguendo si ritorna in piazza Vittorio Emanuele II.



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