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Redazione e amm.: Via dei Gladioli, 6 - 70026 - Modugno tel. 080.5375408 - redazione@impresametropolitana.it

IMPRESA METROPOLITANA www.impresametropolitana.it

www.arte54.it · info@arte54.it Tribunale di Bari, Num. R.G. 2482/2013 del 23/09/2013 Spedizione in Postatarget aut. S1/Ba/225/2009

MENSILE PER LE POLITICHE AZIENDALI, DEL MANAGEMENT, DEL LAVORO E DEL PRODOTTO

Direttore responsabile MICHELE MAROLLA

ANNO I - NUMERO 1 L’EDITORIALE

In fuga verso il futuro di Michele Marolla

igliaia di piccoli imprenM ditori, artigiani, commercianti chiudono le attività. I sal-

di fra natalità e mortalità delle imprese sono sempre più negativi. Un solo dato è in crescita e riguarda gli ambulanti, soprattutto in provincia in Bari, un fenomeno spiegabile con le difficoltà dei negozi a reggere il calo delle vendite, la riscoperta dei mercati come forma di spesa al risparmio e la regolarizzazione di numerosi venditori extracomunitari.

OTTOBRE 2013 - E 1,00

Intervista / Parla l’a.d. di Thermocold, Giuseppe Giovanni Renna

STORIA E IMPRESE

INFORMATICA

Thermocold è un’azienda barese leader nel campo della climatizzazione, che punta decisamente sui mercati esteri, un centinaio di dipendenti e un fatturato tra 6 e 30 milioni di euro. Giuseppe Giovanni Renna spiega: “gli investimenti onerosi richiedono pagamenti certi e riconoscimento della qualità dei prodotti, all’estero è più facile avere riscontri positivi sulle nuove tecnologie, in Italia tra burocrazia e gioco al ribasso delle gare pubbliche gli effetti sono sconfortanti”.

Quanti sanno o ricordano che la provincia di Bari sin dalla seconda metà dell’Ottocento è stata un territorio fertile di iniziative protoindustriali che si sono venute affiancando alle più antiche attività mercantili? In realtà, una provincia come Bari vanta figure imprenditoriali cui deve riconoscersi il merito di aver avviato o consolidato attività manifatturiere che o sono tuttora in esercizio, o sono comunque rimaste a lungo nel panorama della nostra economia e in alcuni casi di quella nazionale.

Il Garante della Privacy sancisce che è “Illecito spiare il contenuto della navigazione in internet del dipendente”, ma una azienda ha la necessità di tutelare e monitorare il sistema informativo aziendale. Il problema di fondo, in realtà, è la tutela del sistema informativo aziendale da qualche semplice e sporadica connessione ai social network o a qualche sito (per esempio i siti di scommesse on line) sino alla “internet dipendenza” che rischiano mettere a repentaglio la sicurezza.

Accarrino a pag. 2

Pirro a pag. 2

Buzzanca a pag. 3

Internet Bari “I mercati veri Ai pionieri e sicurezza sono all’estero” dell’800 aziendale

Si chiama back-shoring è il “ritorno al futuro”

La storia di successo del Nuovo Teatro Abeliano

Vito Signorile da attore-regista Mobili, abbigliamento e calzature di nuovo in Italia a imprenditore Un crescente numero di aziende europee sta interrompendo le attività di produzione in Cina, indicando come motivazione la scarsa qualità, l’aumento dei costi dell’energia, le normative ambientali più severe, l’eliminazione di molti incentivi fiscali, la mancanza di lavoratori competenti, il furto della proprietà intellettuale causato dallo scarso controllo governativo, i lunghi tempi di consegna Ma che fine fanno gli imprenditori che chiudono? Rinunciano davvero a svolgere quell’attività che per loro è stata la vita? Come fanno a dimenticare il piacere di progettare, di creare, di rischiare? Cosa li ha piegati? La crisi? Le amministrazioni pubbliche che non pagano? La criminalità sempre più aggressiva? L’incapacità di adeguare il proprio modo di fare impresa alle mutate condizioni del mercato? La scarsa propensione all’innovazione, non solo del prodotto, ma dell’intero ciclo? Il complicato, farraginoso, spesso conflittuale rapporto con gli enti pubblici e le loro politiche che sembrano più di intralcio che di incentivo al fare impresa? È un fenomeno che non può essere semplicemente registrato dalle statistiche di osservatorii, Bankitalia o Istat, bisogna capire cosa succede realmente, perché la realtà è in movimento e molti di questi imprenditori sono vivi, a volte più vivi che mai. Ad esempio, nella sola area tra Bitonto, Modugno e Palo sono decine le micro imprese che hanno chiuso per trasferirsi in Moldavia, dove grazie a vecchi capannoni concessi dallo Stato in uso gratuito, rimessi in piedi, continuano a produrre le stesse cose che producevano qui da noi. Continua a pag. 4

e la crescente forza dello yuan. Le imprese tornano a produrre nel territorio d’origine. È il back-shoring (rilocalizzazione) e riguarda soprattutto i settori dell’abbigliamento, delle calzature e del mobile, vedi il caso Ikea, che ha permesso a Natuzzi di ricollocare in Puglia e Basilicata produzioni dell’impianto in Romania.

«Non è un caso se la sede del Nuovo Teatro Abeliano si trovi su un terreno di proprietà della Chiesa della Resurrezione. Una Chiesa con questo nome è perfetta per chi, come noi, è risorto». Così Vito Signorile spiega la sua avventura imprenditoriale.

Marinuzzi a pag. 3

Costarella a pag. 4

Il “Nuovo Teatro Abeliano” - foto Egidio Magnani

Qualità della vita Quando le multinazionali e lavoro insieme si può danno scacco matto chiusure minacciate e territorio

È frutto della collaborazione tra parti datoriali e sindacali, il format di contratto di lavoro integrativo di secondo livello aziendale realizzato per la concilia z ione dei tempi vita-lavoro, insieme al Codice sociale, a conclusione del progetto Contrattazione & Qualità Vita – lavoro (Patti di Genere), sulla base di un’indagine conoscitiva sulle imprese della zona ASI di Bari - Modugno, aziende concilianti partner di progetto per i Patti Sociali di Genere che ha avuto come capofila la CNA di Bari.

Servizio a pag. 2

Edilizia, bene i prezzi e le compravendite “vedono” la ripresa Servizio a pag. 3

La vicenda della Bridgestone è emblematica di come le multinazionali, e le grandi imprese in generale, si rapportano al nostro territorio. Quando un impianto non è più redditizio si chiude. O meglio si minaccia di chiudere. Poco importante che l’obsolescenza è dovuta ai mancati investimenti da parte della stessa azienda, poco importa che i lavoratori e la collettività abbiano già pagato un prezzo tra cassa integrazione e contratti di solidarietà. Si chiude. Ovviamente scatta l’allarme e tutti: istituzioni locali, nazionali e sindacati cercano di salvare il salvabile, mettendo sul piatto decine di milioni di euro, in varie forme: dalle risorse messe a disposizione dal ministero dello Sviluppo economico, al piano formativo pluriennale della Regione, agli esodi incentivati di quasi 400 dipendenti (il 40% della forza lavoro). Tutto questo a fronte di investimenti annunciati per 30 milioni di euro. Ma sappiamo come vanno queste cose… Anche perché si passerà dalle produzioni di alta gamma (che richiedono investimenti serii negli impianti e nella ricerca) a produzioni “general use” (pneumatici da battaglia, tradotto volgarmente) che non richiedono reali investimenti, né ricerca. Non solo, la produzione sarà quasi dimezzata. Certo, hanno festeggiato governo regionale, amministrazione comunale e sindacati per aver mantenuto la produzione a Bari e aver salvato i posti di lavoro, anche se in realtà per ora è salvo il 60% dei posti di lavoro, mentre gli altri dovranno andarsene a casa in qualche modo. In realtà, dunque, la partita a scacchi l’ha vinta la Bridgestone, con uno scacco matto soltanto rinviato. È la solita storia: vince chi è forte, chi ha dalla sua parte i numeri del ricatto occupazionale. Chi se ne importa delle centinaia di imprese con 7, 10, 15 o 20 addetti che hanno chiuso e stanno chiudendo? Non fanno notizia, muoiono in silenzio, vengono assorbite dalle cifre generali, rientrano in quella casella statistica che continua a dare il calo dell’occupazione e vede incrementare i numeri di chi, rassegnato, il lavoro non lo cerca più, né se lo inventa. m. mar.

Che si tratti di demolitori, di cesoie, di frantumatori fissi o rotanti, di multifunzione, di compattatori, di pinze selezionatrici o di bracci posizionatori, chi sceglie Indeco sceglie la garanzia del vero “Made in Italy”. E questo per noi significa: esecuzione diretta di ogni fase del processo produttivo; perfetto mix tra tecnologia industriale e processo artigianale; progettazione, ingegnerizzazione e realizzazione di soluzioni che rispondono a specifiche esigenze degli utilizzatori; impiego di materiali speciali prodotti in esclusiva su nostri brevetti; massima attenzione al collaudo e all’assistenza post vendita. Perché le cose, alla Indeco, ci piace farle bene. Anzi, meglio.

Ben-Essere

Lo stress può diventare successo Diventare/essere imprenditore significa scommettere su se stessi e sulla propria capacità di decidere, di organizzare, di convincere. Le risorse necessarie e gli atteggiamenti indispensabili per poter avviare un lavoro in proprio sono diversi: porsi in una posizione in cui ci si sente “imprenditori di se stessi”, giocando una carta importante, quella di “mettersi in gioco fino in fondo” oltre le barriere logiche. Ma decidere di avviare un’attività autonoma non significa che questa attività avrà successo subito e/o per sempre. E a volte lo sconforto e la stanchezza derivata da tutto quanto detto sopra, e da poco riposo, sono barriere che appaiono insormontabili. Ci sono, i periodi di intenso lavoro in cui l’imprenditore deve restare a risolvere o a ideare cambiamenti che lo portano fuori dal tempo. Se le cose non vanno per il verso giusto, tutto si trasforma in STRESS.

Poggiolini a pag. 4


IMPRESA METROPOLITANA

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Il successo? All’estero Qui la burocrazia uccide Thermocold, parla l’a.d. Giuseppe Giovanni Renna Il ciclo dei prodotti non supera i due anni, serve innovazione, ricerca e strategie di posizionamento sui mercati internazionali. Thermocold è un’azienda leader nel campo della climatizzazione con sede a Bari, che esporta in Francia, Regno Unito, Spagna. Una S.R.L. con un centinaio di dipendenti, un capitale sociale di 2milioni 236mila euro e un range di fatturato compreso mediamente tra i 6 e i 30 milioni di euro. Una storia di successo che parte dalla Puglia e varca i confini nazionali, ma che ha proprio nella nostra regione il fanalino di coda nell’ambito dei mercati. Raccontiamo l’azienda e il momento economico insieme con Giuseppe Giovanni Renna, amministratore delegato della Thermocold. Renna, che ruolo ha la tecnologia nel vostro lavoro? Sviluppo e ricerca sono davvero sempre più cruciali per reggere la concorrenza sui mercati? «Sì, basta pensare che fino agli anni ‘90 il ciclo di vita medio dei prodotti toccava i dieci anni. Oggi, nel migliore dei casi, non arriva a due. È debilitante, e questo indica chiaramente come gli sforzi profusi nell’innovazione debbano essere impressionanti. Per quanto ci riguarda, dedichiamo molte risorse alla ricerca, ed è riconosciuto persino dai diretti concorrenti. C’è una nota impresa del Nord che opera nello stesso settore, i cui dipendenti visitano spesso il nostro sito internet per cogliere elementi di novità». Quale rapporto esiste tra la Thermocold e il territorio pugliese? «Detto francamente, è il tipico rapporto del “nemo propheta in patria”. Siamo un’azienda che esporta moltissimo e lavora costantemente col Nord Italia; i guadagni più bassi li realizziamo proprio in Puglia». Ritiene che in parte ciò dipenda dal tessuto amministrativo e dalle istituzioni? «Non mi sembra corretto ritenere le istituzioni responsabili di questa scollatura, nel solco del libero mercato un ragionamento simile è privo di fondamento. È vero però che l’esterofilia pugliese inibisce la comunicazione tra enti e imprese locali. Recentemente abbiamo appreso di una realizzazione pubblica definita “particolarmente brillante” in termini energetici, che in realtà si basa su tecnologia obsoleta. Non sarebbe stata una cattiva idea rivolgersi alla Thermocold, a due passi da casa, invece d’incaricare le aziende che hanno poi realizzato il progetto. Pazienza, continueremo a lavorare a Parigi. Gli imprenditori francesi suppongo si lamenteranno allo stesso modo». Parigi appunto, ma anche Londra e la Spagna. Come siete riusciti ad affermarvi all’estero? «Abbiamo sempre avvertito la spinta verso i mercati esteri per via del mio curriculum fortemente vocato. Inoltre, dovendo ammortizzare onerosi investimenti, sapevamo che l’Italia non avrebbe offerto alcuna garanzia di guadagno adeguato, col suo intricato sistema burocratico d’incassi e pagamenti. Altrove si cerca la qualità, c’è gratificazione, è più facile ottenere riscontri positivi sulle nuove tecnologie. In Italia tutti tirano sul prezzo, la filiera resta troppo complessa e il gioco al ribasso delle gare pubbliche ha effetti sconfortanti». Per capire meglio e conoscere i passaggi, ci racconta come è nata Thermocold? «La società attuale nacque nel 1994, a seguito dell’acquisizione da parte di un gruppo di imprenditori veneti di cui facevo parte.

OTTOBRE 2013

LA STORIA SIAMO NOI

I pionieri baresi una finestra aperta sul mondo di Federico Pirro *

Buzzi Unicem. Nel settore della meccanica, fra i primi operatori uanti sanno o ricordano della provincia sono da ricorche la nostra provindare Guglielmo Lindemann cia sin dalla seconda metà proveniente dalla Campania, dell’Ottocento è stata un e forse di origini tedesche territorio fertile di iniziative dalla seconda metà dell’Ottoprotoindustriali che si sono cento costruttore in un vasto venute affiancando alle più opificio in città di macchiantiche attività mercantili? nari di notevoli dimensioni In realtà, una provincia per vari usi - e Francesco come quella di Bari vanta fiDe Blasio che nel primo gure imprenditoriali cui deve trentennio del Novecento riconoscersi il merito di aver svolse anch’egli la sua attività avviato o consolidato attività manifatturiera, producendo manifatturiere che o sono apparecchiature destinate a tuttora in esercizio, o sono molteplici funzioni. comunque rimaste a lungo Nel 1923, invece, a Gionel panorama della nostra vinazzo, alle porte del capoeconomia e in alcuni casi di luogo, Giovanni Scianatico quella nazionale. con Domenico Maldarelli e Una rapida carrellata un ingegnere tedesco aveva sulle figure dei pionieri che fondato le Acciaierie Ferriere hanno lasciato tracce nella Pugliesi, il primo grande imstoria economica locale - e pianto siderurgico della propur nella consapevolezza delvincia, colpito le colpevoli dopo una lunga omissioni fase di crescita in cui si è che l’aveva porincorsi scetato ad essere gliendo i la maggiore nomi che si fabbrica metalricorderanmeccanica del no - deve Barese per nupartire da mero di addetti Saverio De - dalla pesante Bellis, imristrutturazioprenditore ne del comtessile di parto a livello Castellana nazionale ed nel Sud-Est europeo, all’inbarese, che domani della operò fra prima grave la seconcrisi siderurda metà dell’OtCartolina pubblicitaria degli anni gica scoppiata nella seconda tocento e Venti, dal libro della Camera di metà degli anni il primo Commercio di Bari “120 anni, Settanta del quindila storia antica di un’istituzione ’900. cennio del moderna” Singolare ’900, e da per la sua attività e molto Cesare Contegiacomo, indunoto localmente è anche Gustriale dell’abbigliamento di glielmo Murari, produttore Putignano, anch’essa nella di rinomate carte da gioco, zona sudorientale della proun operatore settentrionale vincia, fondatore nel 1905 trapiantato a Bari, la cui fabdi un’azienda divenuta poi in brica - che arrivò ad occupaItalia fra le più note del setre anche più di 200 persone tore, ma chiusa nella prima - chiuse i battenti all’inizio metà degli anni Ottanta del degli anni Trenta del secolo secolo scorso. scorso. Ad essi si associa quella Altro pioniere dell’indudi Giovanni Serio, imprendistria locale è stato Giuseppe tore del comparto tessile di Laterza, fondatore nel magPutignano e già dipendente gio del 1901 della famosa della stessa Contegiacocasa editrice, tuttora fra mo, fondatore nel 1926 di le più prestigiose di quelle un’altra fabbrica anch’essa operanti in Italia, i cui titoli dismessa nella seconda metà vengono molto spesso tradotdegli anni Settanta del Noti anche all’estero. vecento. Un altro nome di spicco Nel comparto agroalinel Paese della meccanica mentare, che è stato a lungo locale è stato per sessant’anquello trainante nell’econoni quello di Giuseppe Camia provinciale, spiccano labrese, fondatore nel 1939 i nomi di Paolo Cassano delle Officine che presero il - fondatore all’inizio del sesuo nome, e poi ideatore e colo scorso di una nota casa produttore di carrozzerie per vitivinicola a Gioia del Colle autoveicoli industriali, fra sulla Murgia Barese, produtcui il famoso ‘ribaltabile’, e tore ed esportatore fra l’altro di veicoli ecologici, esportati del cognac Fides, una marca dagli anni Sessanta del ’900 allora affermatasi di superalsui mercati nordafricani e colico - e di Antonio Larocmediorientali. Giunta - dopo ca, dalla fine dell’Ottocento aver acquistato noti marchi fra i maggiori imprenditori nazionali di veicoli industriaconservieri del Sud e fra i li come la Viberti di Torino e primi presidenti della Fiera l’Adige di Verona - a costitudel Levante. ire un Gruppo fra i maggiori Sempre nell’industria in Italia con 2.000 addetti, agroalimentare è da ricordala società scomparve con il re la figura di Francesco Difondatore alla fine degli anni vella, fondatore nel 1890 di Novanta, lasciando però nel un molino e nel 1905 a Rutiterritorio un diffuso knowgliano nel Sud-Est barese del how, grazie al quale sono nati pastificio omonimo, divenuto molti imitatori che ne hanno oggi, grazie al lavoro dei suoi ripreso produzioni e presenze discendenti, uno dei brand su alcuni mercati internaziopiù rinomati in Italia e all’enali. Nello stesso comparto stero. Altra figura meritevole svolse attività rilevanti anche di menzione è quella di Luigi Stefano Romanazzi, erede Scuro, fondatore nel 1912 con i fratelli delle omonime con altri soci locali della Officine per veicoli industriaCementeria di Barletta che, li, fondate negli anni Trenta con costanti innovazioni di dal padre Pietro. processo e dopo numerosi passaggi di proprietà, è oggi * Università di Bari parte del grande Gruppo

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Incontrammo gli allora proprietari della Thermocold e ci fu subito unità d’intenti, così ci accordammo. Tutto questo è buffo se si pensa al momento in cui accadde, quando dal Nord iniziavano a diffondersi spinte secessionistiche rispetto alla nazione. Immagini: in aperta controtendenza alcuni veneti sbarcavano in Puglia per investire, innamorandosi della vostra regione». I risultati commerciali furono immediati? «Il successo fu abbastanza immediato, anche grazie a indubbie professionalità a nostra disposizione. Raggiungemmo subito livelli di fatturato importanti, naturalmente a fronte di grossi investimenti: ricordo che siamo stati i primi in Italia ad utilizzare postazioni di collaudo tecnologicamente avanzate nel nostro settore». Come proseguì la strategia imprenditoriale, dopo i primi successi? «Il passo seguente fu quello di voler allargare il bacino d’a-

zione. L’apertura di un filone che si occupasse di nuovi orizzonti professionali culminò nella ricerca di sistemi climatizzanti per carrozze ferroviarie, e tutt’ora siamo uno dei principali fornitori di Trenitalia sui convogli regionali». Sulla scorta dell’esperienza maturata e alla luce del momento economico che stiamo vivendo, come visualizza il futuro dell’azienda da qui a dieci anni? «È un esercizio complicato. Il futuro non può prescindere da contesti sempre più ampi: il vecchio sogno delle PMI italiane che crescono floride come negli anni ‘60 è pura utopia, la lotta si è fatta durissima. Cina e India premono inesorabili, bisogna che gli imprenditori capiscano che compiere un salto di mentalità è l’unica soluzione per restare competitivi. Non ci si può più illudere che basti comandare nel proprio orticello».

Angela Accarrino

Giuseppe Giovanni Renna, a.d. di Thermocold e, sopra, un’immagine dell’azienda barese

Acquedotto Qualità della vita il direttore e lavoro generale connubio possibile sarà interno Indagine sulle imprese della zona ASI

È frutto della collaborazio- accordi interaziendali per l’adone tra parti datoriali e sindaca- zione di strumenti collettivi di li, il format di contratto di la- welfare contrattuale finalizzavoro integrativo di secondo li- ti all’erogazione di servizi all’invello aziendale realizzato per la fanzia (nidi e asili interaziendaconciliazione dei tempi vita-la- li, centri ricreativi interaziendavoro, insieme al Codice socia- li, ecc.); maggior sostegno alle le, a conclusione del progetto famiglie nell’acquisizione di serContrattazione & Qualità Vita vizi socio-assistenziali (voucher, – lavoro (Patti di Genere), sul- buoni, ecc.); sostegno alle imla base di un’indagine conosciti- prese nella stipula di convenziova sulle imprese della zona ASI ni con servizi privati di supporto di Bari - Modugno, aziende con- alla conciliazione vita lavoro dei cilianti partner di progetto per i lavoratori (servizi di car pooling, Patti Sociali di Genere che ha taxi collettivi, asili nido). avuto come capofila la CNA di Dall’indagine eseguita nelBari. la zona ASI di Bari - Modugno Il modello di contratto inte- emerge, infatti, la necessità di grativo mette a introdurre in quefuoco alcune listi contesti spanee guida fondaContrattazione zi ricreativi, aree mentali per poverdi, attrezzatuintegrativa ter garantire un re sportive e, più insieme CNA giusto raccordo in generale, tuttra mantenimente quelle dotazioCisl e Uil to del proprio poni che favoriscono sto di lavoro e la la collettività. vita personale di donne e uomiAnche nel Codice sociale ni, soprattutto genitori; indica- sono presenti riferimenti a tezioni che qualunque azienda po- matiche imprescindibili dal pertrebbe seguire. corso di costruzione della parità Il format focalizza i diversi di genere nel rispetto delle sinpunti, concordati con i dipen- gole diversità, come la tutela e denti delle aziende e le rappre- sostegno della maternità, della sentanze sindacali di Cisl e Uil paternità, degli impegni di cura insieme alla CNA di Bari, e tra personale e familiare e delle siquesti spiccano: le politiche per tuazioni di grave difficoltà; insele pari opportunità ed il rispet- rimento disabili e portatori di sito delle diversità di genere; mes- tuazioni di disagio sociale; prosa in rete di tutte le “best practi- mozione della parità, lotta alle ces” in tema di conciliazione nel discriminazioni e ai comportacomparto delle aziende manifat- menti lesivi della dignità della turiere e artigiane; sostegno alla persona; diritto allo studio, fornascita di servizi all’infanzia e mazione permanente e promosocio-assistenziali; sostegno agli zione culturale.

Il nuovo direttore generale dell’Acquedotto Pugliese sarà un dirigente interno e guadagnerà 150mila euro lordi all’anno. L’ha deciso l’assemblea degli azionisti, che ha preso atto delle dimissioni del d.g. Massimiliano Bianco e ha deciso di avviare una selezione interna riservata ai dirigenti. Una scelta che permetterà di avere un direttore generale in tempi brevi, scegliendo una persona che già conosce la macchina organizzativa dell’Aqp. Sarà una società specializzata nella ricerca e selezione di top manager ad effettuare la preventiva valutazione e comparazione delle candidature pervenute. A conclusione dell’attività di screening e di assessment, verrà trasmessa alla Regione una lista ristretta di candidati. Nella medesima ottica di massima trasparenza della scelta, la Regione Puglia a sua volta sottoporrà la lista dei candidati al parere di una commissione di tre esperti (nominati tra dirigenti regionali e docenti universitari), la quale sarà chiamata a proporre il nominativo ritenuto più idoneo a ricoprire l’incarico. Al momento tre sembrano i candidati più probabili per ricoprire il ruolo di direttore generale: Pietro Scrimieri, ex capo del personale dell’Aqp e da sei anni in aspettativa perché è direttore generale della Lupiae Lecce, azienda di servizi comunali, Maurizio Cianci, direttore del settore appalti di Aqp, e Giorgio Martellino, capo dell’ufficio legale di Aqp.


IMPRESA METROPOLITANA

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Imprese, ritorno a casa un fenomeno mondiale

Il back-shoring soprattutto per abbigliamento e calzature È convinzione diffusa che la competizione globale imponga l’abbattimento dei costi di produzione, tra i quali figura in maniera rilevante il costo del lavoro. E se mercati del lavoro protetti, come quelli delle economie avanzate, implicano salari relativamente alti, negli scorsi decenni molte aziende hanno delocalizzato parte del processo produttivo verso i cosiddetti paesi emergenti, dove la legislazione a tutela dei lavoratori è spesso carente, i sindacati deboli o inesistenti, e si ottiene manodopera a costi molto bassi. La Cina è stata in questo senso una delle mète preferite. Mentre i salari dei lavoratori low-skill nelle economie emergenti crescono più rapidamente di quelli nelle economie avanzate, molti si rendono conto che il costo del lavoro è solo uno dei tanti costi e profili di rischio che un’impresa affronta quando decide di spostare all’estero la produzione. Così, delocalizzare inizia ad apparire meno conveniente di quanto non fosse in passato e numerose aziende statunitensi hanno già iniziato a rimpatriare la produzione. Un numero sempre più crescente di produttori, tra cui aziende importanti come General Electric, Boeing, NCR e Caterpillar, sembrano invertire la tendenza, riportando in patria parte della produzione delocalizzata nelle aree a basso costo. Tra le aziende che hanno deciso di “rimpatriare” anche Ikea Italia, che ha deciso di spostare alcune produzioni di mobili dall’Asia in Italia, nella zona del Piemonte, dove nuovi partner italiani hanno preso il posto di fornitori asiatici, grazie alla propria competenza, all’impegno e alla capacità di produrre articoli caratterizzati da una qualità migliore e a prezzi più bassi dei concorrenti asiatici. La scelta di Ikea riguarda anche un grande gruppo come Natuzzi, che ha riportato negli stabilimenti pugliesi e lucani produzioni finora realizzate in Romania proprio per il colosso svedese. Un crescente numero di aziende europee sta interrompendo le attività di produzione in Cina, indicando come motivi di tale decisione la scarsa qualità, l’aumento dei costi dell’energia, le normative ambientali più severe, l’eliminazione di molti incentivi fiscali, la mancanza di lavoratori competenti, il furto della proprietà intellettuale causato dallo scarso controllo governativo, i lunghi tempi di consegna e la crescente forza dello yuan. Le imprese, dunque, tornano a produrre nel territorio d’origine. Si tratta di un fenomeno globale, un trend di back-shoring (rilocalizzazione) a livello globale che vede l’Italia protagonista. In Europa, infatti, l’Italia rappresenta il 60% di tutte le rilocalizzazioni, secondo lo studio diffuso in questi giorni dal gruppo di ricerca Uni-CLUB, che ha elaborato un vero e proprio database (Uni-CLUB MoRe Back-shoring), con 304 casi di operazioni di back-shoring. La ricerca ha evidenziato che dal 2007 al 2012 in Europa c’è stata una crescita esponenziale, dai 44 ritorni del 2009 ai 68 dello scorso anno. Delle 304 operazioni di back-shoring analizzate, la maggior parte riguardano aziende appartenenti al settore del vestiario e delle calzature, seguite da quelle del settore meccanico, elettronico e delle forniture. La ragione principale del ritorno per il 42% degli imprenditori italiani è risultato l’effetto positivo che ha il made in Italy sul consumatore, associato a prodotti di buona manifattura;

BREVIARIO INFORMATICO

Social network e sicurezza delle aziende di Armando Buzzanca *

l Garante della Privacy Ispiare sancisce che è “Illecito il contenuto della navi-

il 24%, invece, è rientrato per lo scarso livello di qualità della produzione off-shored; per il 21% delle imprese italiane rimpatriate, la ragione sta nella necessità di un’attenzione maggiore verso i bisogni del clienti mentre per il 18% la pressione sociale nel paese di origine; per il 16% il fatto che ci sia un più elevato livello di competenze nel Paese d’origine; per il 13% la disponibilità di capacità produttiva a seguito della crisi economica nel Paese di origine e la riduzione del divario del costo del lavoro; infine, per l’11%, minor costi logistici nel Paese d’origine. Per dimostrare, dati alla mano, che delocalizzare non conviene il governo francese si è affidato a Colbert 2.0,

un software online capace di analizzare i dati delle aziende ed indicare il “potenziale” di riuscita del ritorno in Francia, preparando anche un potenziale programma di azione, società per società. Ricominciare a produrre in Francia, è l’obiettivo del ministro dell’Economia Arnaud Montebourg, fautore del progetto (che prevede anche la nomina di 22 funzionari locali che possano aiutare le aziende a semplificare le procedure burocratiche, regione per regione) e convinto sostenitore del valore del made in France. Certamente non basta un software per far sì che un’azienda decida di produrre in un Paese piuttosto che in un altro. I fattori in gioco sono molto di-

versi e vanno oltre il semplice risparmio economico. Occorre il giusto contesto per favorire ed accogliere la rilocalizzazione delle nostre imprese. Non tutti i paesi, però, risultano pronti a intercettare questo trend di ritorno: il caso italiano è tra i più emblematici. Se Oltralpe si punta sui prodotti al 100% francesi, mentre in Giappone, il governo del premier ShinzoAbe prepara un taglio alla corporate tax per agevolare le imprese, in Italia invece ci si concentra sull’internazionalizzazione, per fare in modo che le aziende crescano, anche se parte della crescita è legata allo sviluppo all’estero. Niente ritorno in Italia a tutti i costi, insomma.

Gisella Marinuzzi

Edilizia, giù i prezzi e vendite in ripresa

Il mercato immobiliare a Bari lancia segnali contradditori. Nel secondo trimestre dell’anno, insieme con Bologna e Napoli, le compravendite sono in controtendenza rispetto al resto del Pese (-9,3%) e fanno segnare un + 12%. Ma ci sono due indagini che testimoniano anche un’altra realtà: quella di Confartigianato ha rilevato il crollo dei mutui per l’acquisto di una casa (-41,8%) e quella di Tecnocasa che sottolinea nel primo semestre del 2013, nei capoluoghi pugliesi, un calo dei prezzi della abitazioni intorno al 5%, che si somma ai cali del 10,8% del 2011 e del 13,7% del 2012. In particolare, questo il dettaglio dei ribassi nelle principali città pugliesi: Bari

ha chiuso con un ribasso dei prezzi del -4,8%, a seguire Trani con -5,9%, Lecce -5,7% e Andria -5,5%. Taranto ha avuto una riduzione del 4,5%, Barletta del 3,6%, Foggia del -3,2% e Brindisi del -2,2%. In dettaglio, a Bari, l’area più colpita dal calo dei prezzi è quella compresa tra via Quintino Sella e via Manzoni, dove il ribasso è stato mediamente del 13,8%. Le zone del Borgo antico e Murat hanno fatto registrare un -5%, nella macroarea lungomare Perotti-Polivalente-Japigia il calo è stato del 6,8%, mentre nella zona Carrassi-Poggiofranco-Policlinico il dato è un -2,8%.

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gazione in internet del dipendente” con la sua pronuncia doc. web n. 1229854, ma una azienda ha la necessità di tutelare e monitorare Il sistema informativo aziendale secondo quanto prescritto dagli adempimenti del D.lgs. 196/2003, meglio noto come Legge sulla Privacy. Il problema di fondo, in realtà, è la tutela del sistema informativo aziendale da qualche semplice e sporadica connessione ai social network o a qualche sito (per esempio i siti di scommesse on line) sino alla “internet dipendenza” o come citato dall’Associazione Americana degli Psichiatri (American Psychiatric Association) nel suo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders DSM), da portare il “paziente” a mettere a repentaglio il sistema informativo stesso tramite operazioni non del tutto lecite o trasparenti. La soluzione migliore potrebbe essere quella di porsi delle domande a cui val la pena dare delle risposte, tenuto conto che molte aziende, dalle piccole alle grandi dimensioni, storcono il naso quando sentono parlare di sicurezza informatica, in quanto per loro è un costo e non una necessità al fine di tutelare i loro dati. Molto spesso ci si trova davanti ad una catastrofe senza precedenti perché non sono state eseguite attività fondamentali tipo aggiornamento del sistema operativo, aggiornamento del software antivirus e attività di backup anche per problemi legati alla originalità delle licenze d’uso. Un sistema informativo moderno consta di una serie di personal computer collegati fra loro in rete, molto spesso con un accesso internet comune disponibile sia per postazioni fisse che per postazioni mobili tramite il servizio Wi-Fi (noto anche come wireless). Alcune delle problematiche da tener presenti quando si utilizza una postazione in un ambiente di lavoro sono virus, cavalli di Troia e phishing a cui si può rispondere adottando le seguenti tutele:

• Il sistema operativo del computer utilizzato deve essere aggiornato costantemente e eventuali richieste di aggiornamento devono essere sempre eseguite quando richieste. Una patch (toppa – cerotto) è la soluzione ad un problema di sicurezza scoperto dal produttore del sistema operativo o da un ente indipendente che se non riparato potrebbe causare un attacco informatico; • Il sistema antivirus consente di proteggere il computer dalle minacce presenti in internet, ma non dimentichiamo che se abbiamo dei computer collegati fra di loro in rete, il sistema antivirus deve essere in grado di rilevare l’injection (inserimento) di un elemento infetto nelle connessioni di rete; • Altro principale problema è il phishing (pescare - abboccare) che è un tentativo, da parte di persone senza scrupoli, di far inserire i propri dati delle utenze bancarie o delle carte di credito o di siti di commercio elettronico i propri dati al fine di prelevare le cifre di denaro presenti all’interno. I browser nelle loro ultime versioni avvisano anche l’utente che il sito a cui ci si vuole collegare non è sicuro e lo invita a non andare avanti ma ad abbandonare il tentativo di navigazione verso quel sito. Non meno importante è la sicurezza del collegamento Wi-Fi essendo non più sufficiente inserire una password in quanto esistono tecniche, non legali in quanto violazione del domicilio informatico, per poterne ricavare l’accesso specie con le potenze di calcolo degli smartphone in commercio. La protezione degli accessi Wi-Fi diventa quindi una attività da non rimandare. In conclusione giova precisare che è necessario che le policy aziendali vadano decise con i dipendenti non solo per metterli al corrente delle scelte effettuate ma anche delle necessità di tutela del sistema informativo aziendale. Investire in normativa in materia di tutela del software, in sicurezza informatica è la metodologia migliore per lasciare il dipendente libero di navigare in rete ma conscio dei pericoli che potrebbe incontrare. * Docente a contratto di Fondamenti di informatica Università di Bari

IMPRESA METROPOLITANA

Mensile per le politiche aziendali, del management, del lavoro e del prodotto www.impresametropolitana.it · redazione@impresametropolitana.it Anno I - N.1 - Ottobre 2013 Registrazione Tribunale di Bari Num. R.G. 2482/2013 del 23/09/2013 Direttore Responsabile: Michele Marolla Editore: Domenico Di Marsico (GrafiSystem) Hanno collaborato: Angela Accarrino, Armando Buzzanca, Livio Costarella, Gisella Marinuzzi, Federico Pirro, Daniela Poggiolini

Via Capruzzi 326 - 70124 Bari - Italia Camere / Gruppi: +39.080.5575265 • prenotazioni@villaromanazzi.com Congressi: +39.080.5566720 • congressi@villaromanazzi.com

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IMPRESA METROPOLITANA

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OTTOBRE 2013

Signorile, da attore-regista a imprenditore di se stesso

Il caso del Nuovo Teatro Abeliano, “risorto” a nuova vita «Non è un caso se la sede del Nuovo Teatro Abeliano si trovi su un terreno di proprietà della Chiesa della Resurrezione. Una Chiesa con questo nome è perfetta per chi, come noi, è risorto. Speriamo per l’ultima volta». I tempi difficili e le tribolazioni finanziarie non hanno minato l’incrollabile fiducia nel proprio lavoro, oltre alla passione con cui portare avanti un progetto di 46 anni di vita gloriosa: Vito Signorile aveva appena 22 anni, quando nel 1969 fondò la storica cooperativa Gruppo Abeliano, a Bari, iniziando la propria attività in un seminterrato di Piazza Garibaldi. Da allora ne ha fatta di strada, con una carriera artistica e professionale contraddistinta da un’intensa attività di attore e regista, ricercatore di canti e racconti della tradizione popolare, cantante, sceneggiatore radiotelevisivo e scrittore. Cambiando “casa”, con il suo gruppo, altre tre volte: nel 1971 in via Giovanni XXIII, ancora nelle viscere di un seminterrato, per poi risalire alla luce nel 1977, nella sede di via Della Costituente che ha visto crescere definitivamente il nome del Teatro Abeliano, fino allo sfratto del 2009; qualche anno di nomadismo artistico in città e la ricerca di una nuova sede ha avuto la sua definitiva inaugurazione agli inizi del 2012, in via Padre Kolbe, con il progetto innovativo dell’architetto e set designer Luca Ruzza, specializzato in ambito teatrale. «Questa nuova casa – spiega Signorile – è stata motivo di grande gioia e orgoglio, con l’uscita definitiva dal girovagare artistico. Ma non posso nascondere il cruccio legato alle diffi-

Vito Signorile nel “Nuovo Abeliano” - foto Egidio Magnani coltà continue di questi ultimi anni: siamo stati sfrattati da via della Costituente nel momento peggiore della vita economica moderna, con la crisi che tutti conosciamo. Ciò ha reso molto difficile non solo la realizzazione della nuova sede, fiore all’occhiello per una città come Bari, dove i teatri soffrono spesso e volentieri: ma ha prodotto un mutuo importante con le banche (che non abbiamo potuto spalmare oltre gli otto anni), intervenendo con le fidejussioni sul capitale sociale della Cooperativa Abeliano e sulle finanze del sottoscritto». Quella dell’Abeliano, insomma, è un’impresa a tutti gli effetti, eroica per molti versi e condotta ancora con grande coraggio, specie in un settore come quello della cultura e dello spettacolo, bersagliato in Italia da frequenti tagli istituzionali. I numeri parlano chiaro, in quanto a coraggio imprenditoriale per l’Abeliano: a fronte di

un contratto attuale di locazione di 22 anni, il Ministero elargisce oggi un contributo di 130mila euro l’anno, di cui 112mila vengono restituiti tra tasse ed Enpals; quello della Regione è attestato su 160mila euro, mentre il Comune partecipa con 90mila euro. Cifre sicuramente importanti, ma che non bastano a coprire tutti i costi di gestione e la programmazione artistica, che con Signorile ha sempre mantenuto un’elevata qualità della proposta teatrale, tra grandi classici, ricerca autoriale, valorizzazione delle giovani compagnie del territorio e creazione di nuovi format spettacolari, dedicati anche alla famiglia e ai loro bambini, il pubblico del futuro. «Abbiamo diversi primati e di questo ne andiamo fieri – dice orgoglioso Signorile -: tra i tanti l’essere stata la prima cooperativa teatrale pugliese ad essersi formata, in tempi in cui le uniche esistenti, alla fine degli anni ’60 erano quelle edili,

L’EDITORIALE

Le imprese in fuga verso il futuro dalla prima

i dirà: la solita storia della S delocalizzazione alla ricerca di manodopera a basso costo per

prodotti di scarsa qualità buoni per i mercatini. E a proposito di delocalizzazione, come riferiamo in altra parte di Impresa Metropolitana, incomincia il fenomeno del back-shoring, il rientro alla base di quelle attività manifatturiere che erano andate all’estero. Il fenomeno per ora riguarda le imprese medie e grandi e soprattutto gli insediamenti in Cina, ma è sicuramente interessante per l’avvio di una inversione di tendenza. Intanto, però, i piccoli fuggono, forse perché disperati e convinti che sia l’unica strada per la sopravvivenza. Certo, non è questa l’internazionalizzazione che ci piace. Preferiamo gli imprenditori che continuano a lottare e a cercare di trovare spazi ai loro prodotti, continuando anche a prendere la valigia e a girare il mondo. Una riflessione sulle politiche regionali di incentivazio-

ne all’impresa però si impone. L’impressione è che siano molto orientate, forse troppo, più alla creatività e alla creazione di impresa, che al sostegno delle imprese esistenti. E’ chiaro che in un periodo di vacche magre bisogna decidere su cosa puntare, viste le poche risorse. Va bene l’attenzione alla creatività e alla creazione d’impresa, ma non si possono dimenticare le imprese

Non chiedono risorse ma servizi e burocrazia efficiente già esistenti e caso mai rincorrere quelle medio grandi, insediatesi grazie a incentivi che i piccoli possono solo sognare, e che a un certo punto minacciano di chiudere e di trasferire le produzioni. C’è qualcosa che non funziona. Il tessuto imprenditoriale della nostra regione per oltre il 90% è fatto da micro, piccole e

medie imprese, che garantiscono oltre il 60% dell’occupazione. Nei convegni e nelle situazioni rituali tutti ne parlano, tutti ammettono “l’importanza strategica”, la “spina dorsale del sistema economico”. E poi in cosa si traducono questi apprezzamenti? Non si chiedono soldi, ma servizi reali, connessione tra gli enti, burocrazia che non sia nemica, evitare le perdite di tempo o leggi punitive, in cui le inadempienze degli enti pubblici si scaricano sulle imprese. Impresa Metropolitana darà voce a questi imprenditori, cercherà di essere il punto di contatto con le istituzioni, guarderà verso i mercati internazionali e da questi si farà raccontare la visione della Puglia e di Bari in particolare. Racconterà la storia dell’industria barese e interagirà con il mondo della ricerca e della cultura. Perché il lavoro rimane uno dei valori fondamentali per la realizzazione e lo sviluppo della persona e della società.

Michele Marolla

di contadini o pescatori. Oggi, dopo oltre 40 anni, patiamo ancora un grosso divario strutturale tra Nord e Sud Italia, una piaga quasi insanabile: strutture identiche alla nostra, con 300 posti a sedere, prendono il doppio, se non il triplo dei finanziamenti ministeriali. L’uniformità contributiva, in questo Paese, sembra una chimera irraggiungibile». Tuttavia Signorile, da uomo di teatro navigato qual è, non si è mai perso d’animo: ha anzi sempre guardato al futuro con rinnovato vigore e una “felicità” d’animo insita nella tempra di condottiero, con alle spalle tante battaglie. Non a caso anche per la prossima seconda stagione 2013-2014 del Nuovo Teatro Abeliano, «Happy New Theatre» è il titolo di un cartellone ricchissimo, con ben cinque rassegne, premiate da 350 abbonati. Sul sito ufficiale www. nuovoteatroabeliano.com, inoltre, è sempre attiva la campagna «Adotta il Nuovo Teatro Abeliano», collegata a una Fondazione creata ad hoc per sostenere l’impresa di Signorile e soci. «Quando circa tre anni fa, abbiamo dovuto cercare una nuova casa – conclude – non abbiamo messo in conto i problemi che la crisi mondiale ci avrebbe creato: quest’anno abbiamo anche ridotto i prezzi, per venire incontro alle esigenze di tutti, con l’ennesimo grande sforzo. Ma continuiamo a lavorare con grande passione, dando lavoro a tante persone. E a crederci sempre, con la speranza che anche la città sappia apprezzare sempre di più il nostro impegno».

Livio Costarella

Sanità integrativa

Grafici-Editoria al via il fondo di assistenza “Salute Sempre” È attivo il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa SALUTE SEMPRE per i dipendenti del settore grafico-editoriale: sul sito www.salutesempre.it si può consultare il Piano Sanitario e scaricare la modulistica. L’iscrizione è obbligatoria per i primi dodici mesi con il versamento a carico dell’azienda, successivamente l’adesione sarà su base volontaria e la quota (120,00 euro all’anno) sarà suddivisa tra azienda e lavoratore nella misura del 70% - 30%. “È un fatto di grande civiltà - commenta il Presidente del Fondo Piero Capodieci - che si riconduce alla volontà delle parti contrattuali di prestare attenzione alla sostanza, alle vere necessità dei lavoratori, andando oltre al semplice aumento contrattuale che di solito è previsto dalla negoziazione a livello nazionale”. Per informazioni: Salute Sempre Tel/Fax 06-37527028 - Tel 0637350433 - info@salutesempre.it. Numero Verde UniSalute: 800-009-605.

IL BEN-ESSERE

Gestire lo stress è strategico per il successo di Daniela Poggiolini*

l segreto per andare “I avanti è iniziare” (Sally Berger, imprenditrice), e

ogni inizio si porta appresso passione, entusiasmo, energia e spesso, per gli imprenditori veri, un po’ di follia. Già perché diventare/essere imprenditore significa scommettere su se stessi e sulla propria capacità di decidere, di organizzare, di convincere. Le risorse necessarie e gli atteggiamenti indispensabili per poter avviare un lavoro in proprio sono diversi: porsi in una posizione in cui ci si sente “imprenditori di se stessi”, giocando una carta importante, quella di “mettersi in gioco fino in fondo” oltre le barriere logiche. Naturalmente la volontà e la capacità organizzativa sono le basi, e i pilastri portanti sono la caparbietà, insieme alla consapevolezza dei numerosi fattori di rischio che ogni idea imprenditoriale porta con sé. Ma decidere di avviare un’attività autonoma non significa che questa attività avrà successo subito e/o per sempre. E a volte lo sconforto e la stanchezza derivata da tutto quanto detto sopra, e da poco riposo, sono barriere che appaiono insormontabili. Ci sono, i periodi di intenso lavoro in cui l’imprenditore deve restare a risolvere o a ideare cambiamenti che lo portano fuori dal tempo; si lavora anche di sera, di sabato e di domenica, e presto, se le cose non vanno per il verso giusto, tutto si trasformano in STRESS. Questa parola, “stress” (sindrome di adattamento a eventi o pensieri stressogeni), che è usata e abusata da grandi e piccoli, per l’imprenditore è una cosa davvero seria. Si comincia con l’insonnia, con poca concentrazione e presenza a ciò che ne richiede tanta. Può avere anche dei risvolti patologici, cronici, che ricadono nel campo della psicosomatica e che lo porta a chiudersi in sé, somatizzando. Spesso chi ne soffre evita di parlarne anche con i propri cari; la solitudine dell’imprenditore è un problema grave che può avere conseguenze pesanti sull’equilibrio psicofisico. L’idea del fallimento e della precarietà sfociano spesso nella depressione; come fosse una barca in mezzo al mare che va alla deriva, l’imprenditore perde i suoi punti di riferimento e le scelte diventano molto difficili e complesse. Manca una bussola! E allora è a questo punto che occorre intervenire, magari anche un po’ pri-

ma che le cose precipitino. Un aiuto, una guida è indispensabile ma, nonostante ciò che è luogo comune, non sempre il sostegno deve arrivare da un professionista della psiche, a volte basta un coach, un trainer che sappia come allenare nuovamente il corpo e la mente trovando anche nutrimento per l’anima. Già, uno che sappia come intervenire alla maniera dei grandi manager orientali: ri-motivazione, potenziamento, lavoro sull’autostima sono le parole chiave. Non è certo un farmaco antidepressivo che salva la situazione e la persona, c’è altro da poter fare. Se il corpo manda messaggi che noi tutti abbiamo imparato a chiamare STRESS, allora occorre ascoltare questa voce pressante e muta allo stesso tempo, che ci invita a fermarci per un po’, a ritornare a contatto con noi stessi. Lo STRESS a volte ci salva la vita! Già perché ci ammonisce avvisandoci che siamo arrivati al massimo del “sopportabile”, oltre il quale può esserci un black-out molto pericoloso. Certamente non è facile per chi ha mille responsabilità da gestire tutte insieme, ma se si pensa che questo è un modo eccellente per ritrovarsi, rallentare, star meglio, allora vale la pena! Anche un buon corso di “Gestione del tempo”, dove si apprendono metodi molto efficaci per far sì che “basti il tempo che abbiamo a disposizione”, senza strafare, con il senso della misura attivato. Ma più di tutto occorre imparare a respirare lentamente lasciando fluire i pensieri negativi, accompagnandoli lontano da sé per un po’, apprendendo come rilassarsi. Mai sottovalutare la meditazione, magica maniera per allentare lo stress, o il gioco del golf. Ma anche due, tre volte la settimana in piscina, con l’acqua ad una temperatura di 25 - 30 gradi, può essere un ottimo metodo naturale per uscire da ansie ricorrenti e scaricare lo stress accumulato, e una sauna settimanale per buttar fuori tossine … un’ottima soluzione che da subito rende più leggeri. L’avventura di buttarsi con foga nella realizzazione di un sogno va sempre vissuta, oltre ogni paura, ed è importante ricordare le parole di George Bernard Shaw: “Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: perché? Io sogno cose mai esistite e dico: perché no?” * Psicologa,Coach Presidente IKOS Ageform

non affidarti a uno qualunque la carta è un bene prezioso non sprecarla per una comunicazione senza valore Via dei Gladioli, 6 - A/3 • 70026 Modugno (Bari) • Tel. 080.5375408 - 080.5375476 • Fax 080.5308771 • www.grafisystem.it • info@grafisystem.it


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