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T I P O L I T O G R A F I C A

Quando la stampa pensa in grande www.grafisystem.it · info@grafisystem.it Tribunale di Bari, Num. R.G. 2482/2013 del 23/09/2013 Spedizione in Postatarget aut. S1/Ba/225/2009

MENSILE PER LE POLITICHE AZIENDALI, DEL MANAGEMENT, DEL LAVORO E DEL PRODOTTO

ANNO II - NUMERO 4 - GENNAIO 2014 - E 2,00 L’EDITORIALE

Direttore responsabile MICHELE MAROLLA

il viaggio / Aziende di sub-fornitura, e non solo, che conquistano clienti e spazi a livello nazionale e internazionale

Industria e cultura a braccetto

Taranto oltre l’Ilva, imprese alla conquista del mondo

di Michele Marolla

Semat, Comes, Stoma Group, Lacaita Pietro, Iris, Sicmi Service, Eutectique, Giove, Azzurra Costruzioni, Tecnomec, Impes Service. Sono tra le più importanti imprese dell’area industriale di Taranto e del suo hinterland, da Massafra sino a Grottaglie, che costituiscono un universo composito di unità produttive di varie dimensioni, molto diversificate al loro interno per capacità realizzative, solidità finanziaria, efficienza gestionali, parco macchine impiegate e numero di collaboratori che rappresentano una realtà industriale molto interessante. Ma gli operatori dell’indotto,

ino a qualche anno fa si F discuteva del fallimento delle politiche industriali

degli anni del boom economico, perché avevano puntato su una industrializzazione monoculturale, stravolgendo territori, creando giganti con i piedi di argilla esposti alle sabbie mobili dei mercati. E si parlava di modelli di sviluppo «altri», puntati sulla valorizzazione delle diversità territoriali, su una crescita armonica, che tenesse insieme: agricoltura, turismo, cultura, industria, commercio, artigianato, tradizioni. Insomma, tutto quello che un territorio può esprimere in termini endogeni, ma anche esogeni grazie alla capacità di attrarre capitali e investimenti. Poi è arrivata l’era di internet e di una sorta di edonismo reganiano a scoppio ritardato, che ha visto e vede la Puglia al centro soprattutto di flussi turistici modaioli, benedetti e maledetti. Benedetti perché portano risorse economiche. Maledetti perché tutti sembrano invasati da questo nuovo «credo» che mette al bando tutto quello che non è in linea con questa moda. Un po’ di equilibrio no? Non potremmo proprio riuscire a riesumare quello sviluppo armonico che tiene insieme tutti i pezzi, che fa rispettare le normative ambientali alle imprese, ma che le sostiene anche (seriamente) nelle attività di internazionalizzazione, che garantisca servizi e trasporti efficaci, oltre che efficienti? Che prosegua nel trend, avviato da tanti giovani, di ritorno all’agricoltura, ma di qualità e abbinata all’ospitalità, garantendo però loro un sostegno per consentire ai loro prodotti, ai nostri prodotti, di invadere i mercati con tempestività, anche grazie a internet? E non possiamo proprio puntare sull’immenso patrimonio archeologico, artistico e culturale valorizzando quello che abbiamo, garantendo fruibilità dei siti, ma anche adeguate campagne di comunicazione per farli conoscere? Riuscendo ad entrare, perché no, nel caso dei musei, nel giro delle grandi mostre che al nord (ma anche in un posto sperduto nella campagna parmense come Mamiano di Traversetolo) attirano visitatori da tutta Italia? Sì anche dal Sud e dall’estero. Continua a pag. 2

I dati di una indagine sulla protezione della proprietà intellettuale

non solo quelli che lavorano per l’Ilva, non sono affatto «avvitatori di bulloni» o solo «venditori di manodopera». Anzi. Le aziende più qualificate si sono affacciate con successo in altri contesti territoriali. Alcune a livello nazionale come main contractor di committenti come Eni, Enel, Cementir, Lucchini. Altre all’estero, come la Comes di Vincenzo Cesareo, Presidente di Confindustria Taranto che sta lavorando in Brasile, e la Stoma Group di Massafra che ha commesse anche dall’India. Pirro a pag. 2

Un birrificio per mandare al diavolo la carriera

Scommessa di due giovani baresi, finanziata da una banca e da un investitore e garantita da un Consorzio Fidi Accarrino a pag. 5

L’associazione barese va avanti senza aiuti pubblici

L’innovazione in Puglia Mirarte coniuga deve puntare sui sistemi solidarietà e musica di Pmi e sulle eccellenze di alto livello L’innovazione in Puglia si concentra essenzialmente nelle modifiche e negli adattamenti di processi e prodotti già esistenti; stenta nella sua componente di frontiera. Nessun serio rafforzamento della capacità di produrre risultati originali della ricerca sembra essere intervenuto, nonostante le risorse europee impiegate negli scorsi anni per rafforzare la ricerca industriale della nostra regione. Esperienze internazionali hanno però dimostrato che le economie a sviluppo intermedio attraversano

una fase preliminare di rafforzamento della loro capacità di adattare/imitare/modificare prodotti e processi. Quindi possiamo trarre due importanti insegnamenti per la nostra regione: bisogna rafforzare le capacità di innovazione incrementale dei sistemi di media e piccola impresa; bisogna avere una politica industriale in grado di favorire l’emergere delle eccellenze.

A Bari c’è Mirarte, associazione culturale che organizza cartelloni musicali proponendo nomi di grande prestigio, oltre ad iniziative artistiche varie e coinvolgenti. Senza alcun finanziamento istituzionale, si sostiene sulle proprie forze, contando sull’aiuto di sponsor privati e sullo sbigliettamento di ciascun concerto. Tra gli altri, torna quest’anno David Russell, il più grande chitarrista classico del mondo. In programma anche tre concerti il cui ricavato sarà destinato a 3 associazioni di volontariato

Costarella a pag. 7

Costarella a pag. 7

Vitulano: ma chi rispetta le regole deve essere tutelato

VISTI DA nord

VISTI DA EST

David Russell a Mirarte

VISTI DA SUD

Se il Sud Budapest Indeco punta a ricerca Lo Stato su tecnologia, materiali e la cultura quasi Parigi rimane «alternata» un po’ Napoli senza voce e sui mercati esteri Luciano a pag. 2

«Indeco», società nata nel 1976, produce martelli idraulici per demolizioni e punta sin dalla nascita alla ricerca su tecnologia e materiali, oltre che sui mercati esteri. «Già mio padre guardava all’Inghilterra - racconta Michele Vitulano, seconda generazione alla guida della società - che è sempre stata molto ricettiva nei confronti dei prodotti di alto livello per cantieri, diversamente dall’Italia, dove si bada al risparmio esasperato».

LA STORIA SIAMO NOI

Napoli a pag. 3

EDILIZIA E DINTORNI

Patruno a pag. 4

ben-essere

Il cognac Sanzioni Costellazioni pecuniarie per aumentare «made in Gioia» senza A.P.E. le vendite

Accarrino a pag. 4

Pirro a pag. 5

Per la Lampara di Trani la sfida è: innovare nel solco della tradizione

Natalicchio a pag. 7

Andriani a pag. 7

Poggiolini a pag. 8

Si chiama DES, da spin off Olivita, quando l’olio extravergine di oliva è diventata un’azienda con clienti internazionali diventa un cosmetico Petrocelli a pag. 6

Paparella a pag. 6


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2 VISTI DA NORD

Lo Stato italiano e la cultura a intermittenza di Sergio Luciano come siamo conE tenti, lo Stato ha comprato Carditello. Per

11,5 milioni di euro, più molti altri che occorreranno per il restauro. Bene, dopo l’isola di Budelli torna al naturale proprietario un altro «gioiello» della nostra infinita collezione di beni artistici, monumentali, architettonici e naturali. Ma attenzione: mai come in un caso del genere bisogna fare gli «avvocati del diavolo» e ricordare a tutti noi, proprio grazie allo spunto che l’episodio napoletano fornisce, che da troppi decenni lo Stato non fa, ma disfa, in questa materia. La ricchezza dell’Italia è il suo patrimonio artistico, ambientale e culturale, ma né le istituzioni né - purtroppo - gli italiani sembrano rendersene conto. Anzi, le une e gli altri voltano le spalle all’identità nazionale. Alla cultura, complessivamente, lo Stato destina sempre meno, appena lo 0,21% del bilancio, solo 21 centesimi ogni 100 euro spesi, come se l’Italia non fosse potenzialmente, la vera «culla» del patrimonio artistico e culturale dell’umanità, grazie ai setteotto secoli di egemonia dell’antica Roma e ai quasi altrettanti secoli di fioritura artistica attorno alle grandi famiglie Rinascimentali e alla Chiesa. E mentre lo Stato – di solito – trascura ciò che ha, il sistema lo saccheggia: dilaga in tutto il Paese – come ben scrive Roberto Ippolito nel suo saggioinchiesta «Il Bel Paese maltrattato. Viaggio tra le offese ai tesori d’Italia» (380 pagg., Bompiani) - una continua, sistematica offesa a questa immensa risorsa, che ha una portata e un costo quasi incalcolabili: degrado, incuria, vandalismo, trascuratezza, saccheggi, burocrazia allontanano visitatori e turisti o non li richiamano come sarebbe possibile. Di gran lunga prima nazione al mondo per il numero di siti inclusi nella lista dell’Unesco dei patrimoni dell’umanità, l’Italia continua infatti ad andare a marcia indietro nel turismo. Nel 1970 era in testa alla classifica mondiale per turisti stranieri ospitati, via via ha perso quote di mercato: oggi è solo quinta (superata da Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina) e andrà ancora più giù. Mentre arretriamo sul fronte internazionale, non si contano gli sprechi e gli abusi che quotidianamente svalutano, o distruggono, luoghi e opere d’arte che rischiamo di non poter più ammirare in futuro. E gli errori e gli orrori di questa malsana gestione del patrimonio si riscontrano in ugual misura lungo tutto lo stivale: da Nord a Sud, tutte le ferite inferte alla bellezza di una nazione che fatica a volersi bene, indi-

gnano e fanno sorridere amaramente, se si pensa a quale straordinaria riserva di potenza - innanzitutto economico-sociale - giace racchiusa in questi scrigni all’aria aperta che nessuno accudisce. Periodicamente, sia chiaro, su alcuni dei «capitoli» più rari di questa meravigliosa raccolta di bellezze si mobilita l’opinione pubblica e qualcosa sembra accadere: è stato, poche settimane fa, il caso di Pompei, il distretto archeologico di gran lunga più importante dell’antichità classica occidentale, superiore alle stesse Piramidi di Ghiza per varietà ed emozioni di reperti. Ebbene, il 28 dicembre scorso il premier Letta ha formalizzato la nomina del generale dei carabinieri Giovanni Nistri come direttore generale di progetto per il sito archeologico di Pompei e subito dopo è esploso lo scandalo della cosiddetta «Pompei 2», ovvero la scoperta dei resti intatti di una straordinaria officina romana nel corso di lavori ordinari nell’ambito di un nuovo maxi-centrocommerciale appena sorto nella già sovraffollata cittadina vesuviana. Chiaro? Anziché puntare tutto sull’estensione dell’area archoelogica, col relativo grandissimo sviluppo dell’indotto turistico della zona, gli enti locali hanno continuato con la loro politica di saccheggio del territorio, spianando ciò che si potrebbe scoprire di ulteriormente bello e segreto… Un altro caso mai sufficientemente deprecato è quello dei Bronzi di Riace, appena ritornati alla loro «base» - Reggio Calabria - dopo l’ultimo restauro. Giusto proteggerli con la complicata procedura di «decontaminazione» cui devono sobbarcarsi i visitatori per ammirarli da vicino, attraverso l’accesso dapprima in una sala prefiltro, dove vengono proiettati per ingannare l’attesa alcuni filmati sulla storia delle due statue: poi si passa in una sala-filtro dove è attivo un flusso d’aria che consente una sorta di vera e propria depurazione e ambientamento, sempre per garantire l’integrità dei guerrieri. Ma è da sempre, e resta, un gran peccato che non sia stato possibile allestire, a contorno delle due meravigliose statue, un sistema museale che valorizzasse i tanti tesori della scultura greco-romana che giacciono imballati nei magazzini, per esempio, del Museo archeologico nazionale di Napoli, e non soltanto lì. Insomma, Carditello o non Carditello, è di tutta evidenza che la risorsa straordinaria del nostro patrimonio artistico è largamente sottoutilizzata. E non solo la politica se n’è occupata poco, ma non ha neanche fatto promesse. Nemmeno per poi tradirle…

GENNAIO 2014

Taranto non è ferma all’Ilva ecco le imprese «d’attacco»

Tessuto vitale e dinamico che conquista spazi anche all’estero di Federico Pirro* Nella vivace polemica che periodicamente riaffiora nel dibattito locale fra ambientalisti da un lato e Confindustria e Sindacati dall’altro sulle problematiche connesse non solo alle attività produttive dell’Ilva e al suo risanamento ambientale - alla luce delle nuove norme che lo impongono - ma anche a quelle della Raffineria dell’Eni, ove giunge con un oleodotto il petrolio estratto nella Val d’Agri in Basilicata, qualche esponente dei movimenti ecologisti esprime valutazioni a nostro avviso molto riduttive sulle aziende degli «indotti» diversificati presenti in zona, non solo non considerate quali vere trasformatrici di acciaio o fornitrici di servizi impiantistici avan- semblaggio e montaggio per inzati, ma quasi fossero una sot- terventi molte volte di grande tospecie di imprese, neppure complessità, senza i quali andegne di essere prese in consi- che le grandi fabbriche non poderazione da chicchessia. trebbero produrre. E nelle varie In primo luogo bisogna rile- officine delle società di subforvare che sono tuttora molto nu- nitura, spesso ospitate in vasti merose - nonostante la crisi de- capannoni localizzati a Tarangli ultimi anni - le società di to nella sua zona industriale o subfornitura di varia tipologia in Comuni dell’entroterra - ma delle grandi fabbriche siderur- a volte con cantieri anche all’ingiche, petrolchimiche, cemen- terno dei grandi impianti comtiere, cantieristiche ed aeronau- mittenti - il visitatore potrebbe tiche, localizzate sia pure con vedere al lavoro varie macchivaria densità territoriale nell’a- ne a controllo numerico, granrea industriale del capoluogo e di pressopiegatrici, saldatrici e nel suo hinterland, da Massa- tutto quanto serve anche a lavofra sino a Grottaglie. Fra di esse rare l’acciaio e altri materiali in spiccano la Semat, la Comes, grandi volumi. Stoma Group, la Lacaita Pietro, Pertanto un numero crescenla Iris, la Sicmi Service, la Eu- te di aziende dei vari segmenti tectique, la Giodell’indotto preve, la Azzurra Cosenti su TaranDalla Comes in to si è dovuto atstruzioni, la Tecnomec, la Impes Brasile alla Stoma trezzare con ufService - che cofici tecnici, tecGroup in India nologie e risorse stituiscono in realtà un universo e le commesse di umane adeguate composito di unialle richieste delgrandi gruppi tà produttive di la committenza, varie dimensioni, sostenendo comolto diversificate al loro inter- sti a volte molto elevati a causa no per capacità realizzative, so- di onerose esposizioni nei conlidità finanziaria, efficienza ge- fronti del mondo bancario. Ed stionali, parco macchine impie- è opportuno ricordare, peralgate e numero di collaboratori tro, che a operai, tecnici e diriche non possono in alcun modo genti e alle loro famiglie quegli essere assimilate in una valuta- imprenditori devono assicurazione negativa, o anche solo ri- re la dovuta retribuzione menduttiva del loro operato. sile, ancor prima che la remuRicordato inoltre che alcu- nerazione dei capitali investiti ne delle società di cui scrivia- nell’azienda; spesso infatti si lamo fanno capo a imprendito- vora con margini ridottissimi di ri esterni alla provincia, ma lo- guadagno, pur di conservare il calizzati a Taranto da anni, è grande cliente e il rapporto fiopportuno sottolineare che, in duciario con lo stesso. realtà, sia chi occupa centinaInsomma, gli operatori ia di addetti qualificati, come dell’indotto, e non solo quelad esempio la Semat, e sia chi li che lavorano per l’Ilva, non ne impiega solo qualche deci- sono affatto «avvitatori di bulna, è chiamato ad operare ogni loni» o solo «venditori di manogiorno a vario titolo su impianti di processo fra i maggiori e L’EDITORIALE più complessi a livello internazionale - come altiforni, acciaierie e laminatoi nell’Ilva, unità per hydrocracking nella raffineria dell’Eni e forni e linee di macinazione nella Cementir - sui quali, peraltro, non tutte le aziende che lo volessero dalla prima potrebbero intervenire, perché vengono richieste dalla granasta farsi un giro al ride committenza precise qualifiaperto «Marta», museo che, consolidate referenze di lavori già compiuti, notevoli espe- archeologico di Taranto, per rienze operative, personale ad- capire quale tesoro poco conodestrato, tecnologie avanzate e sciuto ha una città «bollata» inprezzi altamente competitivi. delebilmente su tutti i mezzi di Bisogna ricordare poi l’esisten- comunicazione italiani e straza di un altro gruppo numeri- nieri dalla vicenda dell’Ilva. camente più contenuto di im- Reperti splendidi, esposti in prese dell’indotto nel compar- maniera magistrale (anche se to navalmeccanico, legato sto- un po’ ammassati a causa delricamente ai lavori nell’Arsena- lo spazio ancora insufficiente) le della Marina che, per quan- e chissà quanti altri negli scanto fortemente ridotti nell’ultimo tinati. Bisogna far conoscere al triennio, esigono sempre qualifiche e certificazioni legate an- mondo quanto è bella Taranto, che a norme di segretezza mi- con il suo museo e con lo splendido castello Aragonese. Serlitare. Inoltre, sono ricercate sem- ve far conoscere al mondo che pre più spesso nelle impre- in Puglia ci sono tesori inestise locali capacità di progetta- mabili, da Castel del Monte ai zione anche di dettaglio di im- dolmen, dalla Pinacoteca delpianti nuovi o in fase di revam- la Provincia di Bari a Palazzo ping, così come capacità di as- della Marra di Barletta, dalle

In alto l’interno della Stoma Group; accanto, il presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo dopera» come dicono a volte i cultori dell’antindustrialismo in servizio permanente effettivo: chi lo pensasse dimostrerebbe semplicemente la propria colpevole ignoranza e di non conoscere in alcun modo una realtà molto complessa, nel cui ambito le aziende più qualificate - forti proprio dell’esperienza acquisita nelle grandi fabbriche locali - si sono poi affacciate con successo in altri contesti territoriali. Infatti alcune imprese impiantistiche - volendo diversificare la propria clientela in una fase in cui le commesse delle grandi industrie dell’area hanno subito forti flessioni in valore o nei margini ottenibili - si sono spostate su altri mercati, affermandosi in qualche caso anche a livello nazionale come main contractor di committenti come Eni, Enel, Cementir, Lucchini. Qualche altra società, dopo aver acquistato aziende nel Nord Italia, ha anche affrontato i mercati

Industria e cultura insieme a braccetto B

aree archeologiche del Foggiano a quella di Egnazia, proseguendo per le altre del brindisino e finendo al barocco leccese, senza dimenticare il cibo, la campagna, il mare, etc... Ma senza dimenticare che in questo territorio ci sono anche imprese di eccellenza, poli industriali e di ricerca che vivono e sono conosciuti in tutto il mondo, anche a dispetto di aree industriali che definire tali è un eufemismo. E che crescono nonostante tutto, nel rispetto delle regole. Il tutto in un processo di sviluppo armonico che deve essere valorizzato, facendolo conoscere, comunicandolo al mondo. Cultura e industria possono e devono andare a braccetto. A partire dalla Puglia. Michele Marolla

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esteri - come ad esempio la Comes di Vincenzo Cesareo, Presidente della locale Confindustria che sta lavorando in Brasile, e Stoma Group di Massafra che ha ricevuto commesse anche dall’India - mentre qualche altra ancora, come la Tecnomec, è tornata a costruire a Taranto, sia pure su scala ridotta, moduli per piattaforme offshore, costruiti su grande scala sino al 2000 solo dalla Belleli che, com’è noto, aveva fatto del capoluogo ionico un polo del comparto di livello mondiale. Si ricorda infine che alcune imprese impiantistiche hanno iniziato a collaborare con l’Università di Lecce, il Politecnico di Bari e i suoi corsi di laurea in Ingegneria localizzati a Taranto, ma anche con altri centri come il Cetma di Mesagne, prestigioso Consorzio pubblico/ privato di ricerca applicata partecipata dall’Enea, insediato a Brindisi sulla statale 7, al confine con il vicino Comune di Mesagne. Per questo insieme di ragioni credo che si debba portare più rispetto, o almeno qualificata attenzione a queste aziende. E agli antindustrialisti bisogna anche ricordare che esse non si sentono seconde a nessuno nel propugnare e operare quotidianamente per uno sviluppo sempre più ecosostenibile che, tuttavia, deve continuare a trovare nell’industria di ogni dimensione la sua forza motrice. Per tale ragione è opportuno ricordare che anche quegli imprenditori e i loro addetti esigono con forza la piena e rapida attuazione di tutti gli interventi previsti nell’Aia per il Siderurgico, così come l’immediato avvio degli interventi di bonifica delle aree esterne al grande impianto, finanziati a suo tempo con legge nazionale: e ciò non solo per difendere l’ambiente e la salute dei cittadini, ma anche il lavoro di tutti gli occupati nelle Pmi di subfornitura e il futuro dei giovani locali che potrebbero essere occupati in quelle aziende, senza dover emigrare. *Università di Bari


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GENNAIO 2014

L’innovazione in Puglia punta su quello che c’è Bisogna incentivare i sistemi di Pmi e le eccellenze di Michele Capriati * Nell’ultima conferenza stampa di fine anno, il Presidente della Regione Puglia ha molto insistito sull’innovazione come risorsa strategica per la nostra regione e ha tracciato una prospettiva futura «Verso Smart Puglia 2020». «La Puglia che vogliamo – ha spiegato Vendola - è una regione più attrattiva per imprese esterne, più competitiva proprio grazie all’innovazione tecnologica, più inclusiva verso i soggetti più deboli».

zione e presumibilmente i soggetti proprietari sono piccole e medie imprese e singoli inventori. Cominciamo con i Brevetti tutelati a livello europeo. La Puglia nel 2012 aveva inoltrato 38 richieste di brevetto all’Istituto europeo (EPO), l’anno precedente erano 41. Queste rappresentavano l’1% delle 4.000 domande italiane. Come si può vedere dal grafico 1, questa proporzione resta sostanzialmente invariata per tutto il periodo considerato 1995-2012. Per quanto riguarda il Mezzogiorno nel suo complesso, a

Grafico 1 – Brevetti europei (EPO). Puglia e Mezzogiorno. ITA=100 Dal 2005 la Regione Puglia, grazie alle risorse dei fondi europei, ha avviato politiche che hanno avuto nell’innovazione il loro asse portante. Ma quali effetti hanno avuto questi interventi? La posizione della Puglia è realmente migliorata rispetto al passato? Gli operatori economici hanno effettivamente colto le occasioni offerte da questi interventi? Una parziale risposta ai precedenti quesiti possiamo ottenerla analizzando i dati relativi alla protezione della proprietà intellettuale (PPI) di: invenzioni tutelate a livello europeo; invenzioni tutelate a livello nazionale; modelli d’utilità (modifiche di funzionalità) e disegni industriali (modifiche esteriori). Le informazioni che provengono dalle forme di protezione della proprietà intellettuale su elencate rappresentano solo una parte del processo di innovazione ampiamente inteso, ma costituiscono una forma certa di misurazione di tali processi e permettono un confronto tra territori e paesi. (Per un approfondimento di questi temi, mi sia consentito rimandare ad un mio intervento sulla rivista «L’Industria», n.1/2013). A beneficio di una più corretta interpretazione dei dati che saranno esposti, è bene tenere presente che: 1) brevetti europei e nazionali sono il risultato più diretto delle attività di ricerca svolte da laboratori pubblici e privati ed introducono prodotti e

Grafico 2 – Brevetti nazionali. Puglia e Mezzogiorno. ITA=100 partire dal 2004 si verifica una certa tendenza alla crescita. Tendenze non dissimili si possono rilevare per i brevetti nazionali delle invenzioni. Nel 2012 questi erano in Puglia 122, l’1,3% dei 9200 brevetti nazionali. Anche in questo

caso, le tendenze di lungo periodo di questa forma di PPI non evidenziano cambiamenti significativi, con percentuali che oscillano in tutto il periodo intorno all’1% (grafico 2). Nel caso di modelli di utilità e disegni le tendenze sono diffferenti. Nel 2012, i modelli di utilità registrati in Puglia sono stati 136, pari al 5% dei 2700 registrati in Italia. Dopo essere stata costantemente al di sotto

Grafico 3 – Modelli di utilità. Puglia e Mezzogiorno. ITA=100 processi originali; 2) modelli d’utilità e disegni sono invece il risultato di attività di modifica e adattamento di prodotti e processi già esistenti; 3) i brevetti europei proteggono le invenzione su più mercati e hanno un costo più elevato, pertanto i soggetti proprietari sono più strutturati (grandi imprese, grandi laboratori di ricerca); 4) i brevetti nazionali hanno un minore costo di registra-

Un trend simile al precedente si riscontra per i disegni industriali. In Puglia negli anni Novanta questa forma di PPI era praticamente inutilizzata (vedi grafico 4) mantenendosi al di sotto dell’1% del totale italiano (grafico 4). Dal 2000 in poi la quota di disegni industriali registrati in Puglia cresce e raggiunge il 4,7%, nell’anno precedente era 6,5%. Una tendenza alla crescita si ha anche nell’intero Mezzogiorno, ma ben più consistente: dal 2% del 2000 al 16% del 2012. In questo caso il contributo della Puglia alla cresci-

ta dell’importanza relativa dell’intero Mezzogiorno è più contenuto rispetto a quello che si è verificato per i modelli industriali: circa 4-5 punti percentuali su 14. Nel 2012 i disegni registrati erano 63 su un totale italiano di 1340. Riassumendo: l’innovazione in Puglia si concentra essenzialmente nelle modifiche e negli adattamenti di processi e prodotti già esistenti; stenta nella sua componente di frontiera. Nessun serio rafforzamento della capacità di produrre risultati originali della ricerca sembra essere intervenuto, nonostante le risorse europee impiegate negli scorsi anni per rafforzare la ricerca industriale della nostra regione. Questo non è necessariamente un male. Esperienze internazionali, su tutte quella della Corea del Nord, hanno dimostrato che le economie a sviluppo intermedio attraversano una fase preliminare di rafforzamento della loro capacità di adattare/imitare/modificare prodotti e processi. Il motore di questa fase sono in prevalenza le medie e piccole imprese. Al culmine di questa fase di diffusione delle capacità di innovazione (e grazie ad una sapiente politica industriale dei governi) emergono le grandi imprese e i grandi laboratori pubblici e privati in grado di produrre innovazione di frontiera e di competere con i sistemi economici leader. Le eccellenze non nascono dal nulla (nel deserto, come si diceva una volta) ma da un sistema che cresce.

Grafico 4 – Disegni industriali. Puglia e Mezzogiorno. ITA=100

del 2%, la quota di questa forma di PPI a partire dal 2005 cresce passando, appunto da 2 al 5% in sette anni (vedi grafico 3). Nello stesso periodo, l’intero Mezzogiorno segue la stessa tendenza passando dal 10 al 14%. Pertanto si può affermare che i ¾ dell’incremento della quota del Mezzogiorno sul totale nazionale di modelli di utilità si è ottenuto grazie alla Puglia.

Quindi possiamo trarre due importanti insegnamenti per la nostra regione: 1) bisogna rafforzare le capacità di innovazione incrementale dei sistemi di media e piccola impresa 2) bisogna avere una politica industriale in grado di favorire l’emergere delle eccellenze. * Docente di Politica economica dell’Università di Bari

3 VISTI DA EST

Budapest, o cara! Una sorpresa a ogni angolo di strada di Alessandro Napoli arà un caso, ma tutte le volte S che viaggio da Budapest a Bari o viceversa i voli sono sempre

pieni. Giovanotti in cerca di compagnie femminili a pagamento che ci vanno o ci tornano, caduti invece come polli nella rete di qualche konzumlany. Industrialotti della provincia vestiti firmati dalla testa ai piedi che vanno e vengono da appuntamenti con il loro rappresentante ungherese. Qualche coppia «mista». Qualche coppia di innamorati che non resistono più di cinque minuti senza come minimo stringersi per mano. Gruppi di famiglie con figli al seguito che in attesa di ripartire per Bari si lamentano dei prezzi alti di questo o quel ristorante. Con questi ultimi mi diverto a smontare tutta l’immagine che si erano fatti della città. Il fatto è che hanno sbagliato tutto, a cominciare dal passare serate in quei posti rétro dove orchestrine tzigane suonano per comitive cinesi, giapponesi o americane ... e italiane. Vi racconto dunque, in breve, di Budapest, città dove per lavoro ho vissuto quattro anni e dove torno sistematicamente. Ma di storie d’Ungheria mi riprometto di parlare altre volte su queste pagine. Storie di chi è stato tradito dalla storia e di chi dalla storia è stato premiato. Prendete queste mie righe di oggi come un’introduzione a una città che toglie il fiato, ma solo a chi lo ha. Molti di voi non ci arriveranno in aereo ma in macchina, dall’autostrada che viene da Vienna. è il modo migliore per avvicinarsi alla città. Così capitò a me la prima volta. Così è capitato a me tante volte in seguito anche se più tardi si trattava solo di tornare a quella che temporaneamente era la mia casa. Appena in città seguite l’indicazione per Erzsebet Hid (Ponte Elisabetta). Sarete ad un semaforo, lì girate a destra. Siete a Buda e a qualche centinaio di metri da quel semaforo potrà mancarvi il respiro: sotto di voi, a sinistra, vedrete il Danubio, i ponti, oltre il fiume i palazzi liberty di Pest (qui il liberty è chiamato «Secessione»). Se siete sensibili, e se è sera e le luci della città sono tutte accese, per sostenere questo spettacolo emotivamente forte non fareste male a prendere un calmante. L’ingresso a Pest, dopo il ponte, è impressionante. Penso che architetture come quelle dei due palazzi Christina, uno a destra l’altro a sinistra del viale che state imboccando, le potrete trovare solo a Parigi o a Buenos Aires. Ora siete a Pest, prototipo della città europea più moderna fino alla prima guerra mondiale. Pest, città costruita con i quattrini dei ricchi borghesi della belle époque e con il lavoro di scalpellini e muratori. Il primo incrocio importante è con il Kis Korut, la circonvallazione interna. Potreste girare a sinistra e trovarvi sulla destra la Sinagoga grande, la più grande del mondo dopo quella di New York, ma la svolta a sinistra è vietata. Girate a destra. Dopo pochi metri vedrete il museo nazionale. E via fino in fondo, dove c’è Kalvin ter (piazza Calvino) e poi sulla sinistra il mercato centrale. Non lo descrivo, ma andateci. Oggi in tutto il mondo abbiamo i mall; il mercato centrale, sostenuto da una struttura in ferro all’avanguardia, è un mall ante litteram. Se andate avanti vi ritroverete

ad attraversare di nuovo il Danubio, questa volta sul ponte di ferro Szabadsag Hid per poi trovarvi in zona Buda, davanti all’Hotel Gellert, dove sono le terme. Se alle terme non ci passate una giornata allora vuol dire che non vi volete abbastanza bene. Potrei portarvi per mano in ogni punto di questa città. Non posso farlo perché sto scrivendo per un giornale e dello spazio non posso abusare più di tanto. Di questa città duale io amo Pest molto più di Buda. Pest ha la più antica metropolitana d’Europa, o almeno dell’Europa Continentale. Era illuminata con la luce elettrica quando altre metropoli neanche sognavano di esserlo. Potrei portarvi a vedere palazzi stupendi feriti dalla guerra e poi dai colpi dei carrarmati sovietici durante l’insurrezione del 1956. Potrei portarvi all’opera: spettacoli eccezionali a prezzi da saldo. Potrei portarvi a passeggiare sul viale Andrassy. Dovrei portarvi lungo il Danubio, magari di sera, magari in piazza Szecheny (ex piazza Roosvelt, in Ungheria a ogni cambio di regime anzi di maggioranza parlamentare cambia la toponomastica), di fronte al ponte delle catene, illuminato e con vista sulla collina del centro storico di Buda. I turisti amano Vaci utca, una Montenapoleone budapestina. Piaceva anche a Gorbaciov quando ci passeggiò negli anni della Perestrojka. A me non piace. Preferisco il Nagy Korut, la circonvallazione grande, dove i negozi sono autentici come lo erano ai tempi dell’ammiraglio Horthy. I giovani invece amano i centri commerciali all’americana come Mamut o come il West End. Piazza Ferenc Liszt (Liszt Ferenc ter) è l’epicentro della vita notturna. è vicina all’Ottagono, epicentro della vita notturna negli anni trenta quando Budapest stava alla Mitteleuropa come Parigi all’Europa Occidentale. Reday utca è l’altro epicentro della vita notturna ai tempi d’oggi. Vorrei portarvi sull’isola Margherita o alla ferrovia dei pionieri (così si chiamava): aria di famiglia e semplicità che ricorda ancora i tempi del primo miracolo economico ungherese, quello dei tempi del socialismo al gulash, immancabili piscine all’aperto e bellezze in semicastigati bikini. Se in stagione, anche al Sziget Fesztival: Woodstock si può replicare anche nel ventunesimo secolo perché il rock ha una capacità di attrarre gente da tutto il mondo come nessun altro genere è capace di fare. A ogni angolo, Budapest è una sorpresa: ora monumentale ora diroccata, moderna e fanée, giovani rampanti e tanti (troppi) senza tetto che si riscaldano nelle stazioni della metropolitana o rovistano nei bidoni dei rifiuti, vecchie signore che indossano ancora i vestiti che la mamma indossava ai tempi della Reggenza e giovani professionisti dall’aria alternativa come ne puoi incontrare al Village. Budapest è molto Parigi e un po’ Napoli, ma secondo me assomiglia soprattutto a Buenos Aires: se rivedete Evita con Madonna e Antonio Banderas e se avete occhio vi accorgerete che le scene in esterno furono girate in questa città attraversata dal Danubio non in quella in riva al Rio de la Plata.


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GENNAIO 2014

Indeco, come ti demolisco Il Mezzogiorno il mondo partendo da Bari è rimasto VISTI DA SUD

Vitulano: basta aiuti a imprese improvvisate, si tuteli chi rispetta le regole Per un’azienda attiva nel settore edilizio, con quarant’anni di esperienza sul campo e diverse filiali operative all’estero, la globalizzazione alla quale siamo da non molto abituati potrebbe essere un deja vu. Oppure, dal punto di vista interno di chi conduce personalmente gli affari senza mire di delocalizzazione, un groppo in gola difficile da smuovere. «Indeco» nasce nel 1976 per volere di Mauro Vitulano e Luigi Santoro, e già nel 1980 propone un modello autoprodotto di martello idraulico per demolizioni. Da quel momento, riservando cospicue risorse alla ricerca su tecnologia e materiali, l’ascesa è stata costante. «I produttori di acciaio realizzano una lega particolare su nostra specifica esigenza – afferma Michele Vitulano, seconda generazione alla guida della società – e per ottenere la massima qualità finale scaviamo cilindri pieni, blocchi privi di saldature e quindi uniformi nella resistenza alle sollecitazioni». L’intuizione iniziale dei fon-

senza voce

voce al Sud? Tutto come prima: nessuno. icono che il Sud Il ministero dell’insta sempre a laterno comunica le cifre mentarsi: sarà. Ciò che sui delitti in Italia nel è certo è che non può 2012: mai così pochi distrarsi un po’. Nel caos dall’Unità in poi. Alleluia. di fine anno, con le tasse Aggiunge però che al sulla casa che compariNord sono risolti sette vano e scomparivano, col casi su dieci, mentre la salva-Roma che non salmaggior parte dei delitti vava tanto Roma quanto impuniti si concentrano gli abusi di tre quarti del al Sud. Ma non aggiunge Paese, con le Province che in testa alla classifica abolite sì abolite no, con i delle città più colpite non 150 euro al mese dati agli ci sono solo le previste insegnanti e poi sfuggiti Napoli e Reggio Calabria, a un tentativo di scippo, ma anche Milano, Roma, nessuno si è accorto Torino. Né si preoccupa dell’ultimo furto con di spiegare come il Sud destrezza ai danni del soffra di una presenza inSud. Riuscito. E di cui si è sufficiente di inquirenti e accorto, a onor del vero, magistrati rispetto al resolo quell’anima buona sto del Paese. Lasciando dell’on. Rocco Palese, il ovviamente intendere che più inesperto di trucchetti se al Sud va così, è perparlamentari in quanto ché il Sud è omertoso (se esordiente, ma il più non mafioso). Chi alza la scafato in conti visto il voce al Sud? Tutto come passato al bilancio della prima: nessuno. Puglia. Epperò rischiamo di Il governo decide essere noiosi (o patetici) dunque di ridurre dall’85 se ricordiamo quanto già all’80 per cento la quota sottolineato su questo pedi fondi Fas da destinare riodico. Nel discorso per al Mezzogiorno. Come si la fiducia in Parlamento, sa, solo quelli per le aree il primo ministro Letta ha in ritardo di sviluppo. dedicato al Sud solo 204 Gli stessi, per capirci, in delle 47 mila battute compassato soffiati al Sud plessive: una didascalia. come un bancomat per Poco più ne concesse destinarli, esempio, al nell’intervento per la pripagamento delle multe ma fiducia. E quanto al all’Unione beneamato europea da presidente parte dei lat- Ad esempio, la quota Napolitano, tieri padani dei fondi Fas ridotta solo un cenno di dieci difesi dalla del 5%, inascoltata secondi al Lega Nord. Sud nei venti Chissà a la denuncia del minuti del quale intesolitario on. Palese suo mesresse nordico saggio di sarà destinaCapodanno, to ora quel 5 per cento. Ciò che è certo, e per dire che è bene che i fondi europei vengano e che non solo nessuno sottratti alla gestione del dei rappresentanti del Sud perché siano spesi Sud si è svegliato dal suo meglio. Reazioni del Sud? torpore, ma non si è neanche unito alla denuncia Non pervenute. Il tutto fa il paio con di Palese. Ma non è l’unica con- Renzi che viene a Bari per la campagna elettoraferma che il Sud non esiste. Anzi non esiste la sua le pre-primarie e in un’ora di discorso non trova il cosiddetta classe dirigente. La multinazionale del- modo di pronunciare una volta la parola «Sud» (e la pasta Barilla firma un nemmeno Mezzogiorno). accordo in base al quale Difeso poi dal sindaco d’ora in poi si rifornirà di Emiliano, il quale parla di grano duro, di frumento distrazione. E aggiunge e di zucchero solo da che sarà lui (Emiliano) a produttori emiliani, in rappresentare il Sud nella particolare di Bologna e nuova direzione del parParma. La Barilla che ha tito. Non solo è completauno stabilimento in Pumente ignorato, ma non glia. E che vende buona c’è un settore dedicato al parte del suo prodotto al Sud (o almeno alla mitica Sud. Chi alza la voce al coesione territoriale) fra Sud? Tutto come prima: quelli decisi da Renzi per nessuno. governare il Pd. Chi alza Gli insegnanti, come la voce al Sud? Ancora sopra detto, si consernessuno. vano in busta paga i 150 Fatto è che non solo euro di scatti che per il blocco degli adeguamenti il Pd, ma tutti i principali partiti sono a trazione agli statali non dovevano nordista. Lo è Forza Itaavere ma che avevano lia, lo è Scelta Civica. E’ avuto dallo stesso minimeridionale Alfano (ma stero dell’economia che solo in seguito a una scispoi voleva toglierglieli. sione), è meridionale VenIn Italia ci mancava il dola (ma con un partito ministro Saccomanni minore). è meridionale ribattezzato Saccodanni. Napolitano, ma ovviaFatto sta che, al di là del mente fa tanto l’italiano diritto della categoria da non essere più meripiù vilipesa d’Italia, il dionale. Conclusione: non conto lo pagheranno gli solo nessuno al Sud alza studenti: i 500 milioni la voce, ma il Sud non ha saranno tagliati dai fondi voce neanche altrove. La per l’offerta formativa, sua classe dirigente pare come dire quella che fa candidata a «Chi l’ha funzionare le scuole. Con visto?». Le conseguenze conseguenze peggiori si vedono, e non possono per quali? Per quelle più che essere quelle di cui povere, insomma quelle sopra. meridionali. Chi alza la

di Lino Patruno

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Un particolare di un martello idraulico per demolizioni della Indeco; sotto, Michele Vitulano datori, che ancora oggi costituisce la rotta di Indeco, è stata quella di intrecciare da subito legami commerciali fuori dai confini nazionali: «Mio padre guardava all’Inghilterra, che è sempre stata molto ricettiva nei confronti dei prodotti di alto livello per cantieri, di-

Nuovi bandi della Camera di Commercio di Bari

Quasi 5 milioni di euro per agganciare la ripresa Quasi 5 milioni di euro per aiutare le imprese e il territorio barese ad agganciare la ripresa nel 2014. Li mette a disposizione la Camera di Commercio di Bari attraverso nuovi bandi e dando continuità a progetti ed iniziative avviati nel 2013. Dal credito all’internazionalizzazione, dalla certificazione Halal alle start up, dalle reti di impresa alla sicurezza:. Partiranno nei prossimi giorni e verranno annunciati anche sul sito dell’ente www.ba.camcom.it «Sostegno ad un a maggiore presenza sui mercati esteri, credito, qualità, formazione, aggregazione aziendale e tutela della legalità i settori interessati dagli interventi», ha precisato il presidente dell’ente Alessandro Ambrosi, che ha illustrato le iniziative insieme al vice presidente Giuseppe Riccardi e al segretario generale Angela Patrizia Partipilo, alla presenza di alcuni consiglieri camerali, imprenditori e del presidente dell’Organismo indipendente di valutazione delle performance dell’ente, Giovanni Girone. «Il nostro impegno comune – ha aggiunto Ambrosi - deve essere indirizzato anche ad ottimizzare le azioni in termini di risultato. E’ una bella sfida. Una bella prospettiva, una bella visione per una nuova cultura delle relazioni istituzionali e quindi di un nuovo linguaggio del partecipare, condividendo gli obiettivi raggiunti con la collettività. Il nostro ente ha utilizzato nell’anno che si sta concludendo il 99% delle risorse del bilancio preventivo 2013 destinato alle attività promozionali. Ed inoltre è al quarto posto fra le Camere di Commercio italiane per aver restituito al territorio più di un terzo delle proprie entrate costituite dai diritti camerali».

versamente dall’Italia, dove si bada al risparmio esasperato; i nostri martelli hanno immediatamente riscosso successo Oltremanica e, gradatamente negli anni, in tutti i continenti attraverso le filiali aperte», continua Vitulano. L’asino però casca, e lo fa all’ombra dei nuovi giganti dell’economia internazionalizzata: Cina e Corea del Sud. «È complicato poter rimanere competitivi se la Cina offre i medesimi strumenti al 30% del prezzo, la Corea del Sud sfrutta gli incentivi governativi sulla lavorazione dell’acciaio e il Giappone si avvantaggia del differenziale tra Euro e Yen», tantopiù considerando i pressanti obblighi fiscali e burocratici che Italia ed Europa impongono alle aziende, senza però tutelarle nemmeno sul mercato interno. «Ci dedichiamo alla qualità dei prodotti investendo denaro, rispettando leggi e accumulando certificazioni di eccellenza. A cosa vale questa estenuante trafila se l’UE spalanca le porte alla concorrenza sleale? Per fornirle un esempio, le nostre cabine di verniciatura devono rispettare determinati standard di sicurezza per garantire la salubrità dell’ambiente di lavoro. Ciò comporta una spesa costante, continua ricezione delle normative e aggiornamenti verso tecnologie più efficienti. Crede che in Cina o in Corea si preoccupino di non intossicare gli operai?», domanda retoricamente Vitulano. E la fotografia prosegue con l’amara situazione dell’industria di settore nel Bel Paese: «Deve sapere che l’Italia ha storicamente ricoperto un ruolo di primo piano tra i produttori di macchine da costruzione. Ora ci siamo ridotti ad essere il quarto o quinto mercato d’Europa, con una domanda a corto raggio praticamente nulla. Da noi le opere pubbliche restano congelate. Sono consigliere dell’UNACEA (Unione Nazionale italiana Aziende Construction Equipment & Attachments, n.d.r), e conosco

le difficoltà che gli imprenditori sono costretti ad affrontare». Stringendo invece sulla Puglia, il quadro si fa ancora più critico: «Siamo logisticamente sprovvisti di risorse. Se un pezzo di ricambio da Bari deve raggiungere il Sud Africa, impiega il doppio del tempo rispetto ad un pacco partito da Londra. L’assurdo è dover interpretare come “aiuti alle imprese” i denari europei che spesso finanziano aziende improvvisate, destinate all’oblio, quando sarebbe molto più lungimirante potenziare i collegamenti e prevedere un sostegno per l’internazionalizzazione». Chiosando sulla ferma volontà di resistere, non delocalizzare e proseguire nella gestione di Indeco come realtà mantenuta florida e sana soprattutto dal capitale umano, Vitulano esprime il suo pensiero circa «il grande equivoco» della Cina. «Nei trent’anni precedenti si è sempre creduto che il Sol Levante rappresentasse una ghiotta opportunità per gli imprenditori occidentali; ora ci troviamo a constatare che la preda è diventata cacciatore, e ci ha ormai catturati. Siamo partiti alla volta dell’Estremo Oriente credendo di arricchirci con la manodopera a basso costo, non consci del fatto che stavamo trasferendo conoscenza e competenze a quelle persone; le stesse che ora, forti della formazione ricevuta, diventano capaci di lanciarsi nella concorrenza più disonesta, aiutate dall’assenza di qualsiasi tutela rivolta ai lavoratori. L’errore è stato quello di non capire che la ricchezza si distribuisce anche attraverso il primo anello della catena: perciò spero che la lezione sia chiara e si torni indietro. Esiste il caso di un colosso come “Caterpillar”, che sta ricollocando gli impianti produttivi dov’erano un tempo, negli Stati Uniti. Prima verrà recepito questo concetto, più velocemente scioglieremo i nodi della crisi». Angela Accarrino

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Mensile per le politiche aziendali, del management, del lavoro e del prodotto www.impresametropolitana.it · redazione@impresametropolitana.it Anno II - N.4 - Gennaio 2014 Registrazione Tribunale di Bari Num. R.G. 2482/2013 del 23/09/2013 Direttore Responsabile: Michele Marolla Editore: Domenico Di Marsico (GrafiSystem) Hanno collaborato a questo numero: Angela Accarrino, Rolando Andriani, Stefania Chionna, Livio Costarella, Sergio Luciano, Alessandro Napoli, Annamaria Natalicchio, Antonella Paparella, Lino Patruno, Leonardo Petrocelli, Federico Pirro, Daniela Poggiolini.

Per la pubblicità: GrafiSystem snc Modugno (Ba) · info@grafisystem.it Impaginazione e stampa: GrafiSystem snc - Modugno (Ba) Tel. 080.5375408 - Fax 080.5308771 www.grafisystem.it info@grafisystem.it Stampato su carta riciclata


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«Alla carriera preferiamo vita sociale e affetti» Così nasce «Bilabì», birrificio finanziato da banca e un investitore Il futuro non è per tutti. Vale nunciare ad affetti e vita sociale in tare con i prestiti Invitalia, ci siacome amara constatazione della virtù della carriera non è un’opzio- mo mossi contemporaneamente su tre fronti: abbiamo sottoposto il nopenuria di prospettive in tempi di ne che mi interessa». Quindi avete unito le forze a stro business plan a dei potenziacrisi, certo, ma capita che certe frasi fatte si vestano da sprone per co- caccia di progetti alternativi. L’i- li investitori privati, abbiamo conloro i quali sono disposti ad osa- dea del birrificio è di paternità tattato diversi istituti di credito e re. Predare e agguantare la realiz- condivisa? fatto richiesta presso un consorzio zazione oltre un mero guadagno: L.: «È nata, come nella miglio- fidi affinché garantisse parte del fiecco come leggere tra le righe una re tradizione romanzata, tutto per nanziamento. Sostanzialmente, un caso ma non a caso. Il desiderio ci investitore ha apportato capitale banalità qualunque. Lo hanno capito due giovani ba- frullava in testa da un po’, ma vo- nella nostra società, una banca ci resi, Nicolò Scoditti e Lucio Bello- levamo che prendesse corpo come ha finanziato con un rapporto demo, che partiti dall’invidiabile con- centro aggregativo per iniziative bito/capitale del 70/30%, e un condizione di stipendiati fissi hanno culturali oltre la sua funzione di sorzio fidi ha emesso una garanmesso a frutto coraggio e immagi- birrificio. La nostra creatura sarà zia liquida nei confronti dell’istitunazione, reinvento di credito per tandosi assieme l’80% della somma. Quest’ultisulla scorta dell’amicizia. mo fattore è stato determinanIl progetto si te per portare a chiama «Bilabì» termine l’operaed è un birrificio zione, congiunartigianale con cucina e tanti posti a tamente alle stime ottimistisedere di prossima apertura in via che che riguardano il settore Omodeo 12, nei Food&Beverage pressi della zona nei prossimi universitaria del anni e hanno Campus di Bari. u lter ior mente Non avete neanche trent’anni a spinto la banca testa, e alle vostre finanziatrice a spalle c’è già un Nicolò Scoditti e Lucio Bellomo del birrificio «Bilabì» credere in noi». vissuto che molti Il tratto dipresto un locale di 415 mq. con 100 stintivo della vostra attività ruobramerebbero... Nicolò: «Dal punto di vista mo- coperti, un ampio palco destinato ta intorno alla birra. In che modo netario, forse. Vivevo a Milano la- agli eventi e una capacità produtti- avete organizzato la produzione? vorando come analista finanzia- va di circa 50.000 litri annui di birL.: «Abbiamo lavorato molto rio in una banca d’affari svizze- ra». per selezionare le migliori matera. Passavo in ufficio almeno dodiPer l’appunto. Visitando la vo- rie prime, optando alla fine per ci ore, e quando tornavo a casa mi stra sede, è difficile non rimane- malti e lieviti locali e una selezioaddormentavo in giacca e cravat- re impressionati dalla dimensione ne internazionale di luppoli. Negli ta sul divano, davanti alla Tv. Un degli impianti. Reperire i finan- ultimi 18 mesi lo studio del progiorno ho riflettuto, proiettandomi ziamenti necessari è stato compli- dotto ci ha portato in Germania, Belgio, Danimarca, Stati Uniti e di vent’anni in avanti, e ho deciso cato? N.: «Mentirei se dicessi che è sta- Giappone. Siamo entrati in conche non avrei continuato con quella routine per niente al mondo. Il de- to facile. Il tempo impiegato a cer- tatto con moltissimi mastri birrai, naro non ripaga gli anni perduti». care qualcuno che ci finanzias- e da ognuno abbiamo ricevuto utiLucio: «Io e Nicolò siamo grandi se è stato maggiore di quello utile li consigli su lavorazioni e ingreamici dai tempi del liceo, e mentre a ristrutturare l’immobile e dotar- dienti. La nostra personale strada lui si trovava in Lombardia io sono ci delle attrezzature. Per fortuna la è stata imboccata sperimentansempre rimasto a Bari. Mi occu- mia esperienza in campo economi- do le ricette su un impianto pilopo di logistica e servizio clienti in co ha trovato un terreno d’applica- ta, e saremo presto pronti ad offrire le migliori alla clientela del una multinazionale, ma raggiunge- zione ideale». re un dignitoso livello di retribuzioOvvero? In concreto, come ave- “Bilabì”». ne significa subire continui trasfe- te agito? rimenti per almeno dieci anni. RiAngela Accarrino N.: «Dopo un tentativo fallimen-

L’incarico è per tre anni rinnovabili con un compenso lordo di 150mila euro, più incentivi

Acquedotto Pugliese, nominato il direttore generale: è Nicola Di Donna Dal 27 dicembre scorso è Nicola Di Donna il Direttore Generale di Acquedotto Pugliese SpA. L’incarico è stato ufficializzato nel corso dell’assemblea totalitaria degli azionisti, alla presenza del Vice Presidente della Regione Puglia, Prof.ssa Angela Barbanente e dell’Amministratore Unico, Ing. Gioacchino Maselli. Ha partecipato altresì all’assemblea l’intero Collegio Sindacale in persona del Presidente dott. Giovanni Rapanà e dei Sindaci effettivi dott. Luigi Cataldo e dott. Angelo Colangelo. Nicola Di Donna rimarrà in carica per un triennio solare (e comunque fino ad approvazione del bilancio 2016), rinnovabile e gli sarà corrisposto un compenso annuo lordo - sostitutivo di quello percepito quale dirigente di AQP - di euro 150 mila oltre incentivo per raggiungimento obiettivi fino ad un massimo di 45 mila euro lordi. Il compenso è stato quantificato nella misura necessaria a far sì che la retribuzione annua complessivamente corrisposta fosse pari a cinque volte la media dei compensi omnicomprensivi tempo per tempo corrisposti ai dipendenti AQP di 3° livello equivalente. Alla nomina si è giunti, come stabilito nel corso della precedente sssemblea tenutasi il 4 ottobre scorso, attraverso un procedimento di selezione trasparente e rispettoso delle procedure di selezione aziendali. Al fine di rafforzare l’efficienza e l’imparzialità della scelta, la preventiva valuta-

zione e comparazione delle candidature è stata affidata ad una società specializzata. A conclusione dell’attività di screening, alla Regione è stata trasmessa una lista ristretta di candidati, accompagnata da una relazione di sintesi. La Regione Puglia a sua volta ha sottoposto la lista dei candidati al parere di una commissione di tre esperti guidata dal Prof. Nicola Costantino, già Magnifico Rettore del Politecnico di Bari, che ha proposto il nominativo ritenuto più idoneo a ricoprire l’incarico. L’ing. Maselli ha quindi preso atto con soddisfazione della scelta operata dall’azionista e si è detto convinto che «Nicola Di Donna saprà sovrintendere al funzionamento della Società ed a tutte le operazioni relative con l’equilibrio, la lealtà e la competenza che lo contraddistinguono». Nel corso dell’assemblea è stato anche fornito un aggiornamento sullo stato di attuazione dei progetti finanziati con delibere CIPE e sullo stato di avanzamento dell’attività di redazione del Piano Industriale relativo al settore Depurazione richiesto dall’assemblea straordinaria degli azionisti del 25 giugno 2013. L’Amministratore Unico di Acquedotto Pugliese, con riferimento agli interventi finanziati con le deliberazioni CIPE (trattasi di 66 progetti per un importo di 286,7 milioni di euro) ha riferito che: la verifica da parte del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e

del Mare, finalizzata all’adozione delle migliori tecniche disponibili nonché alla valutazione dell’efficienza e dell’efficacia in funzione del superamento del contenzioso comunitario, è stata completata con esito positivo per 56 progetti per un importo complessivo di 216,6 milioni di euro (di cui 45 relativi all’adeguamento ed al potenziamento di impianti di depurazione). Dei restanti 10 interventi tutt’ora in corso di istruttoria, ammontanti complessivamente a 70,1 milioni di euro, 9 (per un importo di 67,1 milioni di euro) riguardano il comparto depurativo; per i 56 interventi per i quali si è acquisito il parere favorevole del MATT, l’ulteriore iter procedurale registra il seguente avanzamento: 17 interventi, per l’importo di 74,4 milioni di euro, sono stati appaltati o sono in fase di aggiudicazione; 21 interventi, per l’importo di 74,2 milioni di euro, sono stati sottoposti a verifica di assoggettabilità a VIA e, 18 di questi registrano l’avvenuta scadenza dei termini di pubblicazione; 12 interventi, per l’importo di 49,3 milioni di euro, sono stati sottoposti a procedura VIA e, per 6 di questi, sono scaduti i termini di pubblicazione; 1 intervento dell’importo di 1,6 milioni di euro possono essere attivate le procedure di gara;  per i restanti 5 interventi, del valore complessivo di 17,2 milioni di euro, sono in corso di approntamento gli atti necessari alla sottoposizione a procedura VIA.

5 la storia siamo noi

Gioia del Colle, patria di un famoso cognac inventato da Cassano di Federico Pirro* Sanno o ricordano ancora i contemporanei che a Gioia del Colle, in provincia di Bari ai confini con la Murgia, si produceva dall’ultimo decennio dell’Ottocento un cognac, poi divenuto famoso dal 1905 con il marchio Fides, rinomato anche all’estero sui mercati del Nord America, della Francia - ove era in competizione con il tuttora famoso Martell - della Germania, di Londra e persino della lontana Argentina ove conseguì altri riconoscimenti per la sua qualità ? Nella cittadina murgiana - in un contesto agronomico vocato a produzioni viticole e a quella del celebre «vino primitivo», prima affermatosi sul mercato della Francia e poi colpito duramente dalla guerra doganale con la stessa a partire dal 1888 - aveva iniziato a produrre distillati sin dal 1891 Paolo Cassano che, dopo aver impiantato nei possedimenti familiari vigneti qualificati, vedendone colpite le esportazioni dalla chiusura del mercato transalpino e imitando così altri produttori locali, aveva allestito un piccolo impianto per distillarvi le ingenti quantità di vino rimaste invendute. In questo stabilimento, opportunamente localizzato in prossimità di una falda acquifera e della stazione ferroviaria, furono montati alcuni macchinari, mentre ci si assicurò, per poter commercializzare al meglio la bevanda alcolica, l’appoggio di due importanti aziende milanesi, la Ditta Ermenegildo Castiglione e le Distillerie italiane, grazie alle quali il cognac venduto dalla Paolo Cassano conseguì due riconoscimenti di rilievo, l’uno a Milano nel 1893 e l’altro a Chicago nel 1892. Il successo arriso alle iniziative sino ad allora intraprese - con apprezzabile lungimiranza, se è vero che ci si era alleati con aziende del Nord per la vendita sui mercati italiani ed esteri - indusse l’imprenditore gioiese a potenziare il suo opificio, ampliandone la superficie con l’acquisto di un molino dismesso, attiguo alla prima distilleria, e soprattutto sostituendo il macchinario in dotazione con nuove e più efficienti attrezzature, probabilmente acquistate da un’altra ditta di Milano, la Fratelli Mussi, o dalla Agenzia Enologica italiana. Queste nuove macchine erano azionate a vapore e il loro costo di esercizio risultava abbastanza basso, potendo impiegare come combustibile le vinacce non utilizzate per la produzione dei distillati. Già dal 1912, però, tutti gli impianti della società sarebbero stati alimentati da energia elettrica. La forte crescita sul mercato dei prodotti aziendali indusse peraltro Paolo Cassano nel 1905 ad acquistare un nuovo stabilimento di 3.400 metri quadrati e a produrre quella che poi sarebbe stata la bevanda alcolica più nota della sua casa, quel cognac Fides, prima ricordato, che grazie anche ad abili campagne promozionali - oggi le definiremmo molto aggressive - e alla collaborazione professionale dell’Ing. Domenico Cappetta, cognato dell’impren-

ditore, venne conosciuto ed apprezzato non solo in Italia, affermandosi alle Fiere di Roma e di Torino, ma anche su vari mercati europei ed anche in Turchia e in Africa del Nord. L’incessante espansione della produzione finì con l’imporre una profonda modifica della struttura societaria, rimasta a lungo una ditta individuale, e nel 1908 nacque la SAVI, Società Anonima Italiana Paolo Cassano & C, il cui atto costitutivo fu sottoscritto da nove soci azionisti fra i quali, insieme allo stesso Cassano, alcuni facoltosi professionisti locali. La trasformazione in società collettiva, grazie all’incremento delle sue risorse finanziarie, pose le premesse per un’ulteriore espansione delle strutture aziendali. Sono quelli gli anni d’oro della società che, allo stabilimento di Gioia del Colle, aggiunse un nuovo opificio a Bari, esteso su 15mila metri quadrati e localizzato nei pressi dell’attuale via Amendola, un altro a Locorotondo, mentre un grande magazzino venne attrezzato a Milano, adibito alla conservazione della merce destinata ai Paesi del Nord Europa. Ma c’è di più: facevano parte del complesso della distilleria di Gioia del Colle anche le abitazioni, ove risiedevano suoi operai e impiegati, e la cui costruzione cambiò il volto urbanistico della zona nord-occidentale della cittadina. Le produzioni e i marchi dell’azienda vennero ampliati e diversificati, evidenziando in tal modo nell’imprenditore e nei suoi più stretti collaboratori apprezzabili intuizioni delle potenzialità commerciali dei prodotti immessi sul mercato: e così al cognac Fides si affiancarono il vermut Paolo Cassano, il Superior Old Brandy, il Rhum Jamaïca e il liquore Igea. Proprio all’apice del suo successo - che nei primi tre anni della nuova compagine societaria aveva portato ad un utile netto complessivo di 450mila lire - l’azienda, al pari di molte altre legate alla distillazione delle uve da vino, venne colpita nel 1914 dall’epidemia della fillossera, che dopo essersi abbattuta sulla Francia, devastò anche i vigneti pugliesi, facendo venir meno gran parte della materia prima, mentre già due anni prima di quel funesto evento naturale era aumentata la tassazione sui prodotti con l’eliminazione degli sconti fiscali inizialmente concessi dal Governo per chi produceva cognac dal vino. A seguito di tali eventi, pertanto, non essendo più conveniente la prosecuzione dell’attività, sul finire del 1914 la società venne messa in liquidazione e sciolta definitivamente nel dicembre del 1915, anche se Paolo Cassano, nella sola fabbrica di Gioia del Colle, avrebbe proseguito ancora per molti anni una piccola produzione di alcol. Oggi la distilleria è di proprietà dell’Amministrazione comunale di Gioia e, restaurata come prezioso reperto di archeologia industriale, sarà adibita ad un Museo del vino. *Università di Bari


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La diagnostica strutturale la DES e i big dell’industria Da spin off a impresa ambiziosa e apprezzata, in soli tre anni di vita «In oltre vent’anni di ricerca, sempre orientati ad una forte collaborazione con il mondo imprenditoriale, mi sono reso conto dell’esistenza di un ritardo nello sviluppo industriale della diagnostica strutturale, soprattutto in riferimento all’utilizzo di tecniche non invasive e con particolare attenzione alla termografia agli infrarossi. Di fatto, fino a poco tempo fa, eravamo 10-15 anni indietro». Riavvolge il nastro della storia Umberto Galietti, docente del Politecnico di Bari presso il Dipartimento di Meccanica Matematica e Management, per raccontare la genesi di Diagnostic Engineering Solutions srl (DES), lo spin off universitario nato nel 2010 proprio da una sua intuizione. «Quell’ampia fetta di mercato non esplorata - riprende - e la constatazione di non poter offrire ai nostri giovani più brillanti un futuro universitario nella fase post dottorale, mi convinsero a tentare questo passo». Tecnicamente, uno spin off, prassi ampiamente esperita all’estero ma ancora marginale in Italia, è una attività imprenditoriale sorta su iniziativa di soggetti che operano in ambito accademico e votata alla commercializzazione dei risultati della ricerca. Una impresa vera e propria, dunque, che accoglie nel proprio consiglio di amministrazione l’Università come socio, ma che, per il resto, è tenuta a confrontarsi con il mercato come chiunque altro. È questo lo schema cui la DES si conforma in toto (nel suo Cda siedono Galietti come presidente, l’imprenditore Sergio Ferrara e il ricercatore Leonardo Soria per il Poliba ma con una particolarità nei contenuti: «Noi guardiamo ad un modello di spin off anglosassone più che tedesco – spiega Galietti - cioè non forniamo semplicemente servizi, ma ci concentriamo sulla realizzazione di prodotti. In particolare, vendiamo sistemi che consentono di capire se i componenti in esame siano sani oppure no, sia nella fase di produzione che in quella di manu-

Autocertificazioni è obbligatorio lo stop ai certificati di Stefania Chionna*

Umberto Galietti docente del Politecnico di Bari tenzione». I settori di riferimento sono fra i più diversi - dall’automobile all’aeronautica, passando per le energie rinnovabili così come dimostra la nutrita lista di clienti della DES: Università del Salento, ENEA, Vestas, Alenia Aermacchi, Automobili Lamborghini, Atitech. «In realtà - osserva - noi li consideriamo come dei veri e propri partner poiché il nostro approccio flessibile, modulabile e customizzato ci permette di affiancare i settori di ricerca e sviluppo delle aziende che collaborano con noi. E, a proposito di partnership strutturate, è indispensabile segnalare quella con la FLIR, multinazionale leader nella produzione di camere a infrarossi, che seleziona, in alcune nazioni europee, una società cui affiancarsi: per l’Italia siamo noi. Inoltre consideriamo partner anche ARTI Puglia, avendo usufruito di importanti servizi specialistici (voucher Spin off) per lo sviluppo di una cultura d’impresa innovativa». Naturalmente, tutto questo non elude il discorso squisitamente economico: «Di fatto – afferma Galietti - ci siamo attestati su una fascia di clienti molto alta e questo ci ha permesso di aumentare sensibilmente il nostro fatturato, portandolo dai circa10mi-

la euro del primo anno ai circa 450mila del 2013. E anche le previsioni per il primo trimestre del 2014 inducono all’ottimismo. Possiamo affermare di essere una vera e propria realtà industriale». L’obiettivo a cifra tonda è quello del milione di euro di fatturato per quest’anno, traguardo che consentirebbe un ulteriore passo in avanti nella stabilizzazione dei dipendenti e una progressiva espansione delle «esternalità» aziendali, cioè delle ricadute positive sul territorio. È quest’ultimo un segmento già attivato, come dimostra la collaborazione con ENEA e CNR ITC che ha portato, nel 2013, ad un progetto di monitoraggio energetico ed ergonomico in scuole del Comune di Bari ed, in particolare, ad una lezione pratica rivolta agli studenti dell’Istituto Comprensivo Massari-Galilei. Da cui l’elaborazione di un pacchetto Educational rivolto proprio alle scuole e pronto ad essere promosso con l’auspicabile ausilio della Regione Puglia. Ragionare a cose fatte, però, non deve interdire una riflessione attenta sulle difficoltà incontrate nel lungo percorso di realizzazione. «Nonostante il nostro sia il secondo paese manifatturiero d’Europa - argomenta Galietti - in

Italia non esiste una cultura d’impresa innovativa. Per avviare una attività ci vogliono realmente una passione incalcolabile e una dose non irrilevante di follia. I problemi sono arcinoti e vanno dalle lungaggini burocratiche, alla pressione fiscale, alla complessità della legislazione lavoristica. Senza un consulente esterno, che sappia districarsi fra le norme, è impossibile assumere qualcuno». Ma c’è dell’altro. «Negli altri paesi – conclude - gli spin off sono visti come un potente mezzo di elevazione della qualità del tessuto imprenditoriale e dunque godono di facilitazioni notevoli. Qui le cose funzionano in modo molto diverso perché si tratta di uno strumento sconosciuto ai più. E, ironia della sorte, le altre imprese ci guardavano inizialmente con sospetto, ritenendo che avessimo chissà quali agevolazioni dovute alla presenza del Politecnico nel Cda. Posso assicurare che non è mai stato così. Se oggi possiamo guardare al futuro con moderato ottimismo lo dobbiamo soprattutto alla passione e all’impegno dei nostri ragazzi. Senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile». Leonardo Petrocelli

Regola generale è che «l’autocertificazione» (dichiarazione sostitutiva di certificazione o atto di notorietà) ha sostituito i certificati rilasciati dalla P.A. nei rapporti con i gestori di pubblici servizi e con gli uffici pubblici. Per rendere forte questo principio le Amministrazioni sono tenute a non richiedere né accettare certificati dai cittadini. Non è una novità, ma è senz’altro utile far luce su alcuni dettagli per essere certi della validità della propria autocertificazione. È così dal 1° gennaio 2012 per perseguire l’obiettivo della de-certificazione del rapporto tra Pubblica amministrazione e cittadini. Ma prima di passare alle modalità per una valida autocertificazione è opportuno ricordare che i certificati che Pubblica amministrazione rilascia relativamente a stati, qualità personali e fatti conservano la loro validità nei rapporti tra privati, a condizione che riportino a pena di nullità la frase: «il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi». Le norme del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (DPR 445 del 28.12.2000) hanno introdotto anche altri obblighi a tutela dei diritti dei cittadini. In particolare le amministrazioni sono tenute: a rispondere alle richieste di certificati entro trenta giorni, individuare un ufficio responsabile per la gestione e la verifica della trasmissione dei dati o l’accesso diretto agli stessi da parte delle amministrazioni e pubblicare sul sito internet istituzionale tutte le misure organizzative adottate. L’omissione di risposta entro trenta giorni e la mancata individuazione di un ufficio responsabile costituiscono violazioni dei doveri d’ufficio e rappresentano elementi oggetto di valutazione della performance individuale dei responsabili dell’omissione. Il cittadino che desidera avvalersi dell’autocertificazione

può sostituire i certificati più comuni (nascita, matrimonio, residenza, stato di famiglia, titolo di studio, iscrizione al registro delle imprese, ecc.) con una «dichiarazione sostitutiva dell’atto di certificazione». Per tutte le situazioni non comprese nell’elenco individuato dall’art. 46 del Testo unico della documentazione amministrativa può effettuare una «dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà», secondo schemi e modelli disponibili nel web. L’autocertificazione non può sostituire le certificazioni sanitarie, di marchi e di brevetti. Ci sono poi tre casi particolari: le certificazioni che l’autorità giudiziaria può richiedere nell’ambito dei procedimenti giurisdizionali, l’acquisizione d’ufficio effettiva dal 1° luglio 2013 della documentazione per i certificati per l’immigrazione e l’acquisizione d’ufficio dalla pubblica amministrazione e dai gestori di servizi pubblici del DURC (documento unico di regolarità contributiva) e delle certificazioni antimafia. Questi tre «casi particolari» meritano un approfondimento per l’ampia evoluzione della materia negli ultimi anni. La validità dipende dal rispetto delle modalità di presentazione alla Pubblica amministrazione. L’autocertificazione, infatti, è valida se sottoscritta davanti al dipendente addetto, firmata e trasmessa per posta o email con documento d’identità (anche scanner), sottoscritta con firma digitale, inviata per PEC o per via telematica (se la persona interessata è stata identificata al momento del rilascio della PEC o se la persona che l’ha firmata è identificata con la carta di identità elettronica e la carta dei servizi). L’autocertificazione va usata sempre in modo responsabile, perché in caso di dichiarazione falsa rilevata a seguito di controllo, oltre alle sanzioni penali, decadono anche i benefici per i quali è stata resa la dichiarazione. A buon intenditor… * Dottore Commercialista Consulente marketing, comunicazione e organizzazione aziendale

Impresa al femminile mette insieme 3 generazioni di frantoiani, la ricetta della nonna e innovazione

Olivita, da Andria nel mondo i cosmetici a base di olio extravegine di oliva Talmente buono che si potrebbe spalmare sul pane. Parliamo di olio, ma in una forma insolita. E tale è proprio la richiesta che Maria Gina Cassetta, imprenditrice andriese del settore cosmetico, si è sentita rivolgere nel corso di una fiera a Hong Kong. Eh sì, si trattava proprio di un cosmetico, uno scrub a base di olio di oliva, uno dei prodotti di punta di Olivita Cosmetics, nata un anno fa come costola della ditta olivicola di Andria (Bat) «Giovanni Troiano», attiva da tre generazioni e leader nel settore della produzione, trasformazione e commercializzazione di olio extravergine d’oliva. Tradizione e innovazione si fondono nel marchio di cosmetici Olivita, versione moderna e ben studiata del più classico rimedio della nonna, qualche goccia di olio d’oliva sulla pelle prima di andare a dormire: «L’intuizione è nata proprio dalle parole di mia nonna, che mi raccontava di questo suo antico rimedio – spiega Cassetta – così ho pensato di trasformare questo piccolo segreto in una vera e propria attività imprenditoriale, coniugando le tradizioni e i buoni prodotti della nostra terra con una dose di creatività e sperimentazione. Il risultato è più che soddisfacente: in

un anno abbiamo già partecipato a diverse fiere in Europa e in Asia, con grande successo, perché sono posti in cui la cultura dell’olio d’oliva non è così diffusa e quindi si riscontra un enorme interesse per tutto ciò che lo contiene». La prova del successo dei cosmetici a base di «oro verde»? La creazione di nuove linee nel giro di pochi mesi: dalle iniziali quattro, si è passati a ben nove, tutte rigorosamente biologiche, senza ingredienti chimici e testati senza l’impiego di animali nei laboratori dell’Università di Ferrara e, sta qui la novità, vendute attraverso l’ecommerce e in poche selezionate farmacie. L’innovazione, insomma, passa anche attraverso il metodo di vendita: puoi comprare in qualsiasi momento e in qualunque parte del mondo, comodamente da casa con l’assistenza di un numero verde 24 ore su 24. Una formula, quella commerciale di Olivita, valutata positivamente anche dalla Camera di Commercio di Bari, durante l’iniziativa «Donna crea Impresa – L’innovazione veste rosa» tenutasi lo scorso dicembre. Ma qual è il target di pubblico interessato a questo genere di prodotti? «Decisamente eterogeneo – sottoli-

nea Cassetta – si va dalla ragazza propensa all’acquisto di prodotti naturali, alla mamma in cerca di prodotti delicati adatti ai bambini: insomma, possiamo soddisfare qualsiasi tipo di esigenza». Le prospettive, dunque, appaiono positive, un raggio di sole in questi tempi bui di crisi e un’ulteriore dimostrazione che, per uscirne, è necessario puntare sul nostro petrolio, quello verde e inesauribile della terra e delle tradizioni: «Credo molto in questo progetto – racconta l’imprenditrice – mio padre è un frantoiano e le mie radici sono queste: la valorizzazione dei prodotti della nostra terra in ottica contemporanea. Non è sempre facile perché nel settore della cosmesi c’è molta concorrenza e tante persone preferiscono badare più al prezzo che alla qualità, ma noi andiamo avanti e abbiamo tanti progetti di espansione, molto particolari: ad esempio stiamo lanciando un nuovo prodotto, un olio biologico specifico per bambini, BimboBio, che è già stato premiato dal mensile “La Cucina Italiana” come prodotto di qualità per i più piccoli e che sarà venduto anche in farmacia». E, a proposito di difficoltà, spesso si dice che le donne siano incapaci di

Alcuni dei prodotti a base di olio di oliva della Olivita Cosmetics fare gruppo e che, addirittura, si facciano la guerra tra loro. Maria Gina Cassetta smentisce: «Non riscontro difficoltà nell’essere un’imprenditrice donna, non più di quelle dei miei colleghi uomini nella società italiana; in più, mai ho avuto problemi con le colleghe, anzi – conclude Cassetta - proprio in occasione dell’evento “Donna

crea Impresa” ci siamo confrontate e scambiate idee e consigli per crescere come imprenditrici e, soprattutto, come donne». Insomma, i luoghi comuni scivolano su una bella macchia d’olio extravergine pugliese. Antonella Paparella


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La sfida della Lampara di Trani «Innovare nella tradizione» Nuovo modo di fare discoteca: tecnologia, natura e contenitore culturale Continua il nostro viaggio nell’industria dell’intrattenimento dopo un quadro complessivo non proprio roseo del settore in Puglia tratteggiato da Nicola Pertuso, manager di locali della provincia di Bari e della BAT, nonché presidente provinciale e regionale del Silb-Confcommercio, dirigente nazionale della FipeSilb Confcommercio, (Silb sindacato italiano locali da ballo ndr), (vedi Impresa Metropolitana di novembre 2013). Il comparto pugliese, composto da 80 locali tra estivi ed invernali, 50 estivi e dei rimanenti 30 la maggior parte sono nel barese e nel nord-barese, con una capienza che varia dalle 400 alle 3.000 persone, impiega circa 1.000 lavoratori, tra diretti e lavoratori dell’indotto (fra food & beverage, luci, audio, impianti, PR ecc…). I locali pugliesi contano circa 2.000.000 di frequentatori l’anno. Ma entriamo nel vivo della nostra indagine conoscitiva sullo stato di salute dell’entertainment e delle discoteche e club pugliesi, guardando in particolare a macroaree a vocazione «discotecara», cioè territori su cui insistono più locali notturni. Il nostro viaggio inizia dal nord-barese, in cui ci sono sicuramente i club con più tradizione dell’intera Puglia. Non si può prescindere da un luogo che assurge a case history, La Lampara di Trani, non foss’altro che per la sua longevità. La Lampara di Trani, il case history. Di certo La Lampara di Trani è uno dei club più conosciuti e celebrati in Italia. Sorto nel 1954 e nato come locale da ballo con orchestra, il cosiddetto dancing. Divenne presto il più importante sulla costa Adriatica a sud, concorrendo a far divenire Trani una delle perle dell’Adriatico. Il Piper del Sud, per intenderci, un locale che ha ospitato tutti i grandi nomi della canzone: da Mina a Gino Paoli, da Fred Buongusto a Batti-

sti, solo per citarne alcuni. Sicuramente uno dei primi locali da ballo della regione. Nato nell’area turistica che comprendeva anche la spiaggia del Lido Colonna, pensato e concepito dall’idea innovativa del senatore Mongelli, per divenire il sito per le attività spettacolistiche, La Lampara vede la sua ascesa e la sua affermazione negli anni d’oro della «pietra di Trani», siamo in pieno boom economico. Di qui è passato tut-

oggi. «Negli anni ’90 i locali erano caratterizzati da grandi piste da ballo, dal 2000 in poi, le stesse sono state ridimensionate a favore di grandi aree privè adibite a sedute e salotti per le consumazioni ai tavoli. Sicuramente La Lampara, distintasi sempre per essere un locale cult, cioè frequentato dal jet set e dall’elitè, imprenditori e artisti, dagli anni 2000 ha visto un cambiamento negli avventori,

to il jet set dell’epoca: imprenditori, artisti, attori, cantanti, politici, tutti, proprio tutti. Lo testimonia la parete stracolma di foto che accoglie l’avventore appena varca l’ingresso de La Lampara, icona di stile e della «dolce vita» tranese. Di proprietà comunale, gestita da Antonio Di Lollo, La Lampara ha una capienza di 900-1000 persone, consta di un’area estiva e una invernale con ristorante al servizio della pista da ballo. Il locale è stato completamente rinnovato, innovandolo anche con un tetto di cristallo fonoassorbente. Chiediamo al signor Di Lollo quale sia stata secondo la sua percezione l’evoluzione dei locali da ballo dagli anni ’90 ad

che in tutti i locali sono diventati più di massa». I grandi contenitori pensati secondo vecchie logiche di divertimento, non «tirano» più, c’è un’inversione di tendenza tra i giovani, sta ritornando la dimensione del club, anche musicalmente parlando. Voi cosa state pensando di fare a tal proposito? «L’idea di questa gestione è “innovare nella tradizione”. Cioè appena si entra nella Lampara, si comprende che il club ha una storia, una tradizione, lo si percepisce anche dall’architettura che è degli anni ’50, ma abbiamo dato una svolta, e anche la nostra comunicazione è indirizzata a questo, La Lampara è “naturalmente tecno-

logica”. Naturalmente perché è la prima volta che in un club ci sono degli alberi visibili dalla pista, come un giardino d’inverno, oltre a materiali a basso impatto; e tecnologica perché c’è un nuovo impianto audio, il Funktion one, che gli addetti ai lavori conoscono benissimo, non più tanti effetti luce, ma un ledwall che pulsa e fa vivere il locale con luci ed immagini, gestito da un vee jay. Un nuovo modo di concepire la discoteca, pensata non solo come locale per le serate del sabato sera, ma come contenitore culturale a 360 gradi. Quest’inverno la programmazione prevederà musica jazz, eventi enogastronomici, musica dal vivo, festival di libri d’autore: Tea 4 Trani. Cerchiamo insomma di differenziare tantissimo l’offerta, che può essere anche un’ottima controffensiva alla crisi». Nell’estate scorsa c’è stata l’esplosione dei club salentini, anche non senza qualche polemica, un trend positivo che dura già da cinque anni, come state contrastando, se lo state facendo, l’ascesa dei club salentini? «Non li contrastiamo, siamo colleghi, e La Lampara è in partnership con La Praja, una delle discoteche di Gallipoli». Sono passati pochi giorni dal Capodanno, la domanda è d’obbligo: come è andata? «Abbiamo fatto sold out, abbiamo migliorato le performance rispetto all’anno scorso inserendo nelle nostre proposte per l’ultimo dell’anno anche una cena in piedi (60 euro) oltre a quella classica servita al tavolo. I costi variavano da 25 euro (solo ingresso) a 120 euro. Abbiamo offerto un prodotto di qualità e quest’ultima premia sempre. Avevamo anche delle convenzioni con alcuni alberghi della zona, consapevoli che la formula legata all’intrattenimento notturno crei più appeal ad una località turistica come può essere Trani». annamaria Natalicchio 2. continua

La Master di Conversano (prima impresa privata) partecipa all’iniziativa del ministero dell’Ambiente

Serramenti, azienda pugliese aderisce al progetto per la valutazione e la riduzione delle emissioni Avviare un’attività di analisi della filiera produttiva e ridurre l’impatto ambientale dei prodotti nel settore degli accessori per serramenti. è questo l’obiettivo alla base dell’accordo volontario siglato fra Corrado Clini, Direttore Generale della Direzione per lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia del ministero dell’Ambiente, e Maria Luigia Lacatena, amministratore unico della Master srl di Conversano, azienda leader nel settore degli accessori per serramenti. Il progetto è finalizzato alla valutazione dell’impatto sul clima lungo il ciclo di vita dei più rappresentativi prodotti dell’azienda per calcolare la «carbon footprint» degli stessi, cioè l’ammontare totale dei gas a effetto serra emessi, con l’obiettivo di ridurlo. Nell’ambito della collaborazione si valuteranno tutte le possibili misure di ri-

duzione e di compensazione dell’impronta di carbonio; in particolare, entro i primi mesi del 2014, saranno proposti al Ministero i risultati della valutazione e gli interventi più sostenibili ed efficienti per migliorare i processi produttivi e ridurre le emissioni, dall’utilizzo di tecnologie a più basso impatto ambientale a best practice nella scelta dei fornitori. Master è la prima impresa privata pugliese (oltre che la prima azienda nel settore dei serramenti) che aderisce volontariamente all’accordo, avviando un processo che, negli auspici del Ministero, dovrebbe divenire una best practice da imitare per tutte le imprese del comparto. Difatti il progetto «Impronta ambientale» del ministero dell’Ambiente vede coinvolti tutti i principali settori produttivi italiani con l’obiettivo di

ottimizzare le differenti metodologie di misurazione delle prestazioni ambientali, armonizzarle e renderle replicabili. Accanto a Master numerose sono le aziende di eccellenza del made in Italy che hanno di recente firmato l’accordo con il Ministero dell’Ambiente, da Gucci a Brunello Cucinelli, da Lamborghini a Benetton. «Siamo orgogliosi di avere stretto questo accordo con il ministero dell’Ambiente - commenta Maria Luigia Lacatena, amministratore unico della Master - un ulteriore passo avanti all’interno del nostro percorso di miglioramento continuo verso una produzione sempre più sostenibile. Edilizia, innovazione e responsabilità sociale sono gli elementi portanti del nostro DNA, una combinazione unica che ci rende competitivi in 50 Paesi di tutto il mondo».

EDILIZIA E DINTORNI

Se manca l’A.P.E. ora arrivano sanzioni pecunarie di Rolando Andriani* partire dal 24 dicemA bre scorso, non presentare l’Attestazione di Presta-

zione Energetica degli edifici nei trasferimenti o nelle locazioni non costituisce più motivo di nullità dell’atto ma comporterà una sanzione pecuniaria. Lo ha stabilito il DL 23 dicembre 2013 n. 145 (Decreto Italia) che prevede una sanzione da 3.000 sino a 18.000 euro per i trasferimenti e da 1.000 a 4.000 per le locazioni. Ma che cos’è l’attestato di prestazione energetica? Così come per gli elettrodomestici si parla di classe energetica, anche per gli edifici è stata definita una procedura che li classifica da un punto di vista di consumo energetico. La classificazione energetica di un edificio o di una singola unità immobiliare è atto propedeutico nelle transazioni di compravendita di immobili e nelle locazioni. L’attestazione trova la sua origine già dal 2005 quando il 19 agosto il decreto legislativo n. 192 recependo gli indirizzi comunitari ne imponeva la sua definizione. Una prima normazione risale al 2007 quando il Governo di allora, entrando nel merito dell’adempimento, ne individuò le caratteristiche ed obbligo l’utenza finale all’allegazione del certificato negli atti di compravendita. Il procedimento subì una sospensione nel 2008 ma la messa in infrazione dell’Italia da parte dell’Europa impose il suo reinserimento e nel giugno del 2013 l’obbligo venne ripristinato con il D.L. 4 giugno 2013 n. 63 poi convertito in Legge 3 agosto 2013 n. 90. Il D.L n. 63 aggiunse all’articolo 6 del D.Lvo 19 agosto 2005 n. 192 il comma «3bis» che prevedeva l’obbligo di allegare l’attestazione energetica non più solo per i trasferimenti degli immobili ma anche per le locazioni e la mancanza dell’allegazione determinava la nullità degli atti stessi. Sei mesi dopo il Governo con il DL, definito Destinazione Italia, del 23 dicembre 2013 n. 145 sostituisce il concetto della nullità degli atti previsto con un nuovo capitolo quello della sanzione pecuniaria qualora non venisse allegato l’APE. Il decreto Italia, infatti, intervenendo nuovamente sui comma 3 e 3bis dell’articolo 6 del D.Lvo 19 agosto 2005 n. 192 li abroga e li unifica in un unico comma 3 dell’articolo 6. La modifica dettata dal nuovo comma 3 dell’articolo 6 del D.Lvo 19 agosto 2005 n. 192 recita: «nei contratti di compravendita immobiliare, negli atti di trasferimento di immobili a titolo oneroso e nei nuovi contratti di locazione di edifici o di singole unità immobiliari soggetti a registrazione è inserita apposita clausola con la quale l’acquirente o il conduttore dichia-

rano di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell’attestato, in ordine all’attestazione di prestazione energetica degli edifici; copia dell’attestato di prestazione energetica dev’essere altresì allegata al contratto, tranne che nei casi di locazione di singole unità immobiliari, In caso di omessa dichiarazione o allegazione, se dovuta, le parti sono soggette al pagamento, in solido ed in parti uguali, della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 3.000 a euro 18.000; la sanzione è da euro 1.000 a euro 4.000 per i contratti di locazione di singole unità immobiliari e, se la durata della locazione non eccede i tre anni, essa è ridotta alla metà. L’accertamento e la contestazione della violazione sono svolti dalla Guardia di Finanza o, all’atto della registrazione di uno dei contratti previsti dal presente comma, dall’Agenzia delle Entrate, ai fini dell’ulteriore corso del procedimento sanzionatorio ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981 n. 689.». Successivamente lo stesso Governo con la legge di stabilità per il 2014 – Legge 27 dicembre 2013 n. 147interviene ancora una volta in materia con una ulteriore modifica che richiama il comma 3bis dell’art. 6 del D.Lvo 19 agosto 2005 n. 192, dettando la nuova regola, che a partire dal 1 gennaio 2014 ad integrazione del già abolito comma 3bis, le Attestazioni di Prestazione Energetica devono essere allegate obbligatoriamente non solo ai trasferimenti ma anche alle locazioni e ciò per tutte le unità immobiliari. Appare evidente la contraddizione indotta dall’abrogazione prima del comma 3bis e dalla sua successiva riesumazione con la legge di stabilità. Ancora più incomprensibile la norma del decreto mille proroghe D.L. 30 dicembre 2013 n. 151, che posticipa l’allegazione dell’APE ad un momento successivo, senza dettare norme o indicazioni per quanto in contrasto con il Destinazione Italia. E’ ovvio che comunque e fino alla data di validità del DL destinazione Italia, 60 giorni dalla data di pubblicazione quindi dal 24 dicembre 2013, l’allegazione dell’APE sarà soggetta alle indicazioni dell’articolo 3 cosi come ridefinito dal Decreto Italia. Ricordiamo infine che la redazione dell’APE è in un regime di transizione in quanto è previsto che nel 2014 vengano reintrodotte nuove istruzioni tecniche che andranno a sostituire quanto dettato con il vecchio DM 26 giugno 2009. Restano comunque salvi gli attestati di certificazione energetica e gli attestati di prestazione energetica già rilasciati e che conservano la loro validità per i dieci anni dalla loro data di emissione. * ingegnere

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IMPRESA METROPOLITANA

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Mirarte, la musica cammina senza i soldi pubblici

GENNAIO 2014

IL BEN-ESSERE

Un piccolo miracolo, un grande programma e anche solidarietà

Il caso «costellazioni» per incentivare anche le vendite

Tutti i sensi della creatività passano inevitabilmente attraverso la grande musica internazionale e a Bari c’è una piccola associazione culturale che da quattro anni partecipa e contribuisce attivamente alla vita culturale del territorio, proponendo nomi di grande prestigio, oltre ad iniziative artistiche varie e coinvolgenti: si tratta di Mirarte (www.mirarte.it), gestita con encomiabile passione dal presidente Domenico Del Giudice e dal direttore artistico Marina Addante. L’obiettivo era quello di diventare un punto di riferimento nel panorama artistico cittadino e i risultati sono evidenti. Peraltro quella di Mirarte è un’operazione dedita al mecenatismo puro: è una realtà associativa senza alcun finanziamento istituzionale e si sostiene sulle proprie forze, contando sull’aiuto dei sempre più necessari sponsor privati e sullo sbigliettamento di ciascun concerto. Un piccolo miracolo economico, se si pensa alle enormi difficoltà organizzative che bisogna affrontare in Italia per proporre stagioni concertistiche di un certo livello e riempire – com’è accaduto nei primi quattro anni di vita – tutti gli eventi organizzati all’auditorium Vallisa: d’altra parte i nomi proposti spaziano dalla classica al jazz, sino alle contaminazioni e ai progetti più ricercati. E sono autentici numeri uno nei rispettivi strumenti: tra i tanti che si sono esibiti per Mirarte citeremo David Bellugi (flauto dolce), Benedetto Lupo (pianoforte), Ivano Battiston (fisarmonica), Felix Ayo, Tomasz Tomaszewski (violino), Francesco Pepicelli, Nicola Fiorino (violoncello), Javier Girotto (sax), Gianni Iorio (bandoneon), Gabriele Mirabassi (clarinetto), Amelia Felle (canto), gli ensemble «Quintetto Guernica» e «I Solisti Dauni» e i jazzisti Enrico Pieranunzi e Francesco Villani. «Nel 2014 Mirarte – spiegano Del Giudice e Addante - proporrà ancora una volta un crossover di generi legati sempre alla musica acustica e di altissima qualità, spaziando dalla classica solistica e cameristica, per poi abbracciare il jazz d’autore, la ritmica avvolgente della musica brasiliana, la seduzione argentina del tango». Ma nella stagione 2014 (infotel 345.949.54.23), che si terrà all’auditorium di Santa Teresa dei Maschi (nella città vecchia), ci sarà soprattutto il grande chitarrista scozzese David Russell che inaugurerà il ciclo con un concerto esclusivo venerdì 24 gennaio, nel quale eseguirà in prima assoluta italiana «Semley Sequences», opera per chitarra del compositore inglese Michael Nyman. Russell è certamente il numero uno della chitarra classica, riconosciuto all’unanimità come il più grande chitarrista vivente: la sua presenza sul palco ha qualcosa di magnetico, grazie al genio musicale ispirato a una grande eleganza, nobiltà di fraseggio e tecnica strumentale. Il 24 gennaio eseguirà un programma accattivante, con le personali trascrizioni per chitarra della Partita n. 1 BWV 1002 di Johann Sebastian Bach e dei «Valses Poeticos» di Enrique Granados, ai quali seguirà la prima assoluta di Nyman. Il 7 febbraio toccherà alla musica da camera del Trio Stradiva-

persone del gruppo. Hellinger ha suggerito in quell’occasione che, in qualche spae Costellazioni Sistemiche sono davvero un dono per il zio di quel luogo doveva essere onorata la Fiat, ed infatti è bastata una nostro tempo che, spesso, non tronuova inaugurazione, dando vava risposte trasformative positive lore alla piccola succursale della da quella logica che, illusoriamencasa più importante in Italia perché, te, sembra essere padrona assoludall’oggi al domani, ricominciasseta delle nostre scelte. Hellinger con ro in pieno le attività del salone con i suoi studi e le sue sperimentaziotanto di picco improvviso del fattuni sulle storie delle famiglie, sugli avi e sugli studi del campo morfoge- rato. E questa è storia documentanetico, ha reso al mondo della siste- bile anche se mi rendo conto della mica funzionale un grande servizio. difficoltà che si incontra a credere a cose simili. Facendosi portavoce di nuovi spazi Ma se osserviamo i gruppi funmai indagati fino a quarant’anni fa, zionali (le famiglie felici, le organizha aperto uno spiraglio interessanzazioni di successo molto efficaci, i tissimo che permette di comprende- gruppi coesi), possiamo notare che re anche ciò che succede nell’area nella cultura del sistema e nei suoi lavorativa, imprenditoriale, aziencomponenti è presente un «ingredale quando le cose non vanno diente essenziale», una competenza come vorremmo. o una forma di intelligenza che nei Ma chi è questo personaggio ul- gruppi disfunzionali non c’è. In bretraottantenne che tiene banco a pla- ve, potremmo definire questo ingretee con oltre settecento persone? diente segreto: intelligenza sistemiAnton Bert Hellinger nasce il 16 Di- ca emotiva. Essa è quella particolacembre 1925 a Leimen, nella Gerre sensibilità che permette alle permania meridionale. I suoi studi prisone di comprendere – istintivamenmari in psicanalisi a Vienna, a Mote o consapevolmente – quali siano naco e infine negli Stati Uniti, lo gli atteggiamenti interioportano a contatto ri, i comportamenti, le con i più significativi modalità relazionali funmodelli di psicoterazionali alla vita dell’intepia; la Programmaro sistema. A Bari da olzione Neuro Linguitre otto anni, da quanstica e l’ipnosi, fondo mi sono specializzata ti meravigliose (anin questa fantastica forche per me che da ma di psicoterapia del sempre seguo quefuturo, conduco con molsti modelli terapeuta passione Costellazioni tici collegati alla fiSistemiche, al mio attivo gura mitica di Milton ne ho più di seicento e le Erickson), saranno risposte che mi tornano, la base su cui strutnumerose più che mai, turerà le sue «CostelBert Hellinger sono positive e molto aplazioni Sistemiche» paganti per me che anper la famiglia, per l’azienda, per le cora so meravigliarmi di ciò che acpersone che hanno bisogno di aiucade. Tanti sono gli imprenditori to. Oltre trenta i libri da lui scritche grazie al «vedere rappresentati che descrivono la teoria e il monto il proprio sistema aziendale», con do delle Costellazioni Familiari Siqualche passo liberatorio, comprenstemiche, e le numerose esperienze dono quali sono i moti fondamentae intuizioni ricavate da anni di con- li per «aggiustare» le cose in modo sulti e lavori di gruppo. Hellinger, in che tutto possa tornare a funzionauno dei suoi numerosi meeting, ha re con armonia. raccontato di un suo intervento fatGià, perché pochi sanno che per to in un’azienda multinazionale pre- raggiungere il successo e/o per trostigiosa, nel settore automobilistivare, più semplicemente, lavoro è co. Improvvisamente un inspiegabi- importante la nostra relazione con le calo delle vendite aveva allertato il padre. Durante le costellazioni è tutti, stava mettendo a repentaglio possibile recuperare ciò che semil posto di lavoro di tante persone. Il brava perduto, onorare il padre, rinmanager, che aveva avuto modo di graziarlo, riconoscere il suo valore conoscere Hellinger, oltre ogni ana- di persona che ha generato la vita, lisi aziendale, lo ha voluto per una più precisamente la nostra, e queconsulenza fuori dalle righe ed Hel- sto è il primo passo per avere da linger ha «messo in scena» l’azienda lui (anche se non è più in vita), uno e i componenti del gruppo con la so- sguardo benevolo, diverso, una belita naturale maestria che gli comnedizione, il permesso di essere appete. Con meraviglia di tutti, il nodo pagati economicamente ed essere energetico bloccante è venuto alla felici per ciò che facciamo. luce quasi subito. Da poco la granQuando nella nostra vita e nelde azienda straniera aveva ingloba- le nostre relazioni si verificavano to una piccola filiale della Fiat, que- avvenimenti e situazioni per i quasta cosa passata quasi inosservata li violiamo, consciamente o inconera la vera causa del calo delle vensciamente, le leggi ataviche precodite. Strano pensare quanto può un stituite, allora nessun successo per mancato riconoscimento! In quelnoi è possibile e a volte nemmeno la operazione non si era tenuto con- un lavoro sappiamo/possiamo tenerto del marchio Fiat, leader in Italia ci o trovare. Qui, sta la saggezza del nel campo automobilistico e per gli successo, rimettere le cose a posto ordini del successo, chi è più grande entrando con umiltà e cuore aper(nel senso di riconoscimenti dovuti ) to nelle relazioni soffocate o dimenmai può passare inosservato rispet- ticate. Ringraziando chi (migliaia e to a chi è arrivato dopo in un cermigliaia di persone) si è amato per to luogo. Indispensabile dare valore far sì che la nostra nascita potesse per sciogliere i nodi che bloccano il diventare una realtà. corretto fluire dell’energia positiva, Un libro utile? «Gli ordini del quella creativa, e quella che prevede successo» di Bert Hellinger ed. Tecbusiness. Solo il rispetto, unito all’o- niche nuove. Per altre notizie in menorare chi è più grande, aiuta a rierito: www.ikosageform.it quilibrare le cose; tutto questo è indispensabile per far riemergere un * Psicologa, Coach successo trattenuto, e l’amore tra le Presidente IKOS Ageform

di Daniela Poggiolini*

L

Il più grande chitarrista del mondo, David Russel, inaugurerà la stagione di Mirarte; in basso, Domenico Del Giudice e Marina Addante ri, con Schubert e Ravel. Il 21 febbraio sarà di scena Rita Marcotulli, tra le pianiste più intense ed esperte del panorama jazzistico contemporaneo. L’8 marzo tornerà a Bari uno dei musicisti più sensibili e capaci in circolazione, il sassofonista Javier Girotto con il suo quartetto;

il progetto musicale si intitola «Alrededores de la Ausencia» e spazierà nell’ambiente musicale del jazz, ma anche in quello della musica argentina e del tango. Il 21 marzo si tornerà nel mondo della classica con il pianista polacco Marian Sobula, con musiche di Chopin, Rachmaninov, Liszt. Il 4 aprile un duo cameristico d’eccezione formato dai fratel-

li Eduardo e Roberto Taufic segnerà un passaggio obbligato nella musica brasiliana d’autore, con il progetto «BateRebate». Chiusura l’11 aprile, con il duo formato da Linda Hedlund (violino) e Roberto Issoglio (pianoforte), in musiche di Beethoven e Franck. Tra le novità di quest’anno ci saranno altri tre concerti inseriti nel ciclo «Mirarte per la solidarietà», organizzati in collaborazione con Amopuglia onlus (Associazione Malati Oncologici Puglia), AIRC, La Culla di Spago onlus: si terranno sempre all’auditorium di S. Teresa dei Maschi il 19 gennaio con il pianista Maurizio Moretti, il 14 febbraio con la pianista Joanna Trzeciak e il duo oboe-pianoforte Gordana Josifova e Elena Atanasovska, e il 14 marzo con il duo violino-pianoforte Michael Süssmann e Signe Bakke. Livio Costarella

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Impresa Metropolitana n.4  

Il numero di Gennaio 2014 di Impresa Metropolitana

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