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Dicembre 2009 · numero 02

Il Domani Andriese

Testata giornalistica reg. n. 13/09 – Registro stampa Tribunale di Trani del 28 settembre 2009 | direttore resp.le: Alessandro Lorizzo redazione: Via Genova 37 - Andria redazione@domaniandriese.it | editore: L&M s.n.c. sede legale: via firenze 46 - sede operativa: via genova 37 - 70031 Andria | stampa: Comunicando Pubblicità - Via XX Settembre 25 - Andria

www.domaniandriese.it | redazione@domaniandriese.it ALL’INTERNO

DENTRO LE TRADIZIONI

TORNARE E PARTIRE Storie di andriesi nel mondo

Alla scoperta del significato della festa

Il Natale delle luci e degli invisibili La festa tra apparenza e solidarietà

È

quasi Natale. Un’atmosfe­ ra insolita e struggente avvolge questa come tante altre città. È vestita a festa: luci, vetrine e addobbi ornano questi giorni di eccezionale bontà. Ma lei è sempre la stessa. La mia città è sempre la stessa: ferita nel pro­ fondo ma sana all’apparenza; na­ scosti nei suoi vicoli, scampoli di vita che sfuggono agli occhi ab­ bagliati dei più. Eppure, sapete, qui c’è ancora qualcuno che il Natale non sa cosa sia. Qualcuno che non conosce il calore di una casa, non ha mai desinato ad una tavola im­ bandita. C’è ancora qual­ cuno che può vivere, sì vivere, con la carità di qualche anima buona: ah, se ce ne sono. Più di quelli che voi possiate im­ maginare. C’è chi si vestirà a festa in un bagno pubblico, o dormirà la notte di Natale in un letto improvvisa­ to in un’automobile, ci saranno bambini a cui non serviranno ba­

locchi ma solo del latte che le loro madri non potranno com­ prare. Chiedo per loro un pensiero, un vostro semplice pensiero gratui­ to ma prezioso. E se pensate che io stia raccontando bugie per toccare il vostro animo vi sba­ gliate: girate di notte, provate ad andare nelle strade dimenticate e troverete marginalità disperate. Non chiedo carità, quella della festa, quella che ci fa sentire più buoni e in pace prima con noi stessi e poi con il mondo: questa miseria chiedo che ci colpisca in pieno volto, dia uno schiaffo alla nostra m i s e r i a umana, al nostro per­ benismo ef­ fimero e comodo. Molti di voi sapranno dell’esisten­ za di una casa di acco­ glienza qui ad Andria: Santa Maria Goretti, una scommessa con la Provvidenza, dice il responsabile don Geremia. Ogni giorno inizia con una spe­ ranza, quella di poter soddisfare

La mia città è sempre la stessa: ferita nel profondo ma sana all’apparenza

tutte le richieste di tanti dispera­ ti che bussano a quella porta, e si chiude con una preghiera, di rin­ graziamento perché anche quel giorno qualcuno ha mangiato, si è lavato ed ha riposato. State pensan­ do agli im­ migrati vero? Nel nostro immaginario, sono loro i di­ sperati per eccellenza. È vero, ma solo in parte. Ci sono molti andriesi che non possono mangiare, che vanno in casa accoglienza a ri­ tirare il pranzo, magari per con­ sumarlo a casa con i propri figli senza che i più piccoli vivano il disagio. Molto alto, troppo, il numero delle povertà cittadi­ ne che quasi non si crede: fate un salto in casa durante gli orari dei pasti e troverete conferma a quello che vi sto dicendo. Ma sappiate che ce ne sono tanti altri che non si fanno vedere, che vanno in casa accoglienza negli orari in cui nessuno può vederli, per sfuggire ai nostri facili giudizi ed alla nostra finta pietà.

V.le P.Nenni 23/25 - ANDRIA

Così come molto alto è il numero dei volontari che si alterna­ no nell’assistenza: giovanissi­ mi, adulti, d o n n e , uomini. Tutti animati da una sensi­ bilità forte che muove l’anima. Il 20 dicem­ bre don Geremia, con l’ausilio e la collabo­ razione del Comune di Andria e di tanti volontari, or­ganizza una cena di Natale con i poveri. Sarà un momento di di aggre­ gazione, di riscoperta del valore di questa festa e di condivisione del disagio con i meno fortunati. Il suo appello, che il nostro gior­ nale raccoglie, fa suo e trasmet­ te a tutta la cittadinanza, è quello di dare ciascu­no il proprio con­ tributo, a cominciare da questo momento: venite e guardate la realtà. Sarà un’occasione autenti­ ca di riscoperta del vero Natale, con l’augurio che possa durare tutto l’anno.

Molti andriesi in difficoltà vanno in casa accoglienza a ritirare il pranzo

Marilena Pastore

IL RACCONTO

La barba, la birra, il lavoro, la Vigilia

I

n un’osteria di un centro storico un vecchio si la­ mentava della schiena che gli faceva male, dei denti che erano un ricordo, e di un cane che era scappato. Beveva da grandi boccali una birra schiu­ mosa a buon prezzo, ogni tanto si asciugava i baffi e la barba, e si lamentava che quel cane fosse scappato senza un voltar­ si indietro, senza nemmeno una piccola riconoscenza. Accanto a lui c’era un altro vecchio rossiccio, con la barba anche lui lunga e malcurata, che rispondeva al lamento del vecchio semplicemente an­ nuendo, e ogni tanto dicendo un “Eh si”, che dal suo punto di vista doveva evidentemen­ te raccogliere un giudizio defi­ nitivo sulle cose del mondo. “E’ andata così”, diceva il vecchio bianco, “e ormai non ci posso fare più niente”. “Eh si”, gli faceva eco quell’al­ tro. Ordinarono altre due birre, da due boccali grandi. Stavano così, con i gomiti appoggiati al bancone. Fuori, dalla strada, veniva un silenzio pesante, come di festa finita, come se le

persone stessero tutte da un’al­ tra parte, per un accordo preso in precedenza. Non si sentiva passare anima viva, e fu in quel silenzio che il proprietario dell’osteria disse di far presto, che anche lui doveva andare via, disse che ormai si era fatto tardi, e che bisognava bere in fretta quei due boccali di birra. Il vecchio bianco si voltò perché gli parve di aver sentito un guaito, e ogni volta che gli ar­ rivava alle orecchie un rumore confuso, lui si voltava per vedere se magari il cane, preso da qualche senso di colpa, si fosse ricordato e fosse tornato. Ma niente. Nemmeno stasera cani intorno. Ad ogni rigirar la testa per lui era come avere addosso il sapore di un’altra occasione lasciata andare, di un’illusione creata sbaglian­ do, di un altro momento doloro­ so, sottile, lancinante, il piccolo dolore di aver coscienza di quante sono le cose perdute. Bevve velocemente la birra, uscì per strada, salì su un carro trainato da renne, e nonostan­ te tutto andò a fare il suo lavoro. Michele Santeramo


Il Domani Andriese / Dicembre 2009 · numero 02

TORNARE E PARTIRE A NATALE

Dalla metropoli al calore di casa

N

iente più terre promesse, le opportunità che offre la globalizzazione rap­ presentano una ghiotta occasio­ ne per i figli di Skipe, Facebook e internet di liberare il proprio Dna. Città del Messico, città in cui vivo e nota con questo nome a los “aficcionados” di tutto il mondo per i due mondiali di calcio, l’olimpiade del ‘68 e, per i più colti, per la sua storia millena­ ria che parla di Aztechi e Maya, è una megalopoli con più di 20 milioni di abitanti. Include due stati - il Distri­ to Federal e l’Estado de Mexico e dall’oblò di un volo intercon­ tinentale non sembra tanto più piccola della Puglia. Polanco non è la mia Andria ma è la colonia da cui vi scrivo, a cui mi sto persino affezionando. In una città cosi grande non esisto­ no più i quartieri, meglio parlare di terre conquistate e poi “spar­ tite” ad libitum dai coloni; quelli più ricchi ovviamente e tutto senza lotte di classe, a comanda­ re è sempre il vile “dinero”. Nel sapore multietnico delle me­ galopoli e tra tutte di quella mes­ sicana, ho scoperto aromi fami­ liari. Al mattino l’immancabile de­ sayuno al caffè Illy mi ricorda vagamente quello del Bar Moderno, il mio preferito, il bar sotto casa dove spesso andavo a far colazione prima di andare al lavoro. Ai panifici si sostituisco­ no dei piccoli laboratori dove si producono le tortillas ovvero il pane messicano. All’alba le strade del “Monstruo” (cosi chia­ mano la propria città i capitoli­ ni) sono ancora fiumi in secca, non vedi i contadini aspettare il

proprio turno, per raggiunge­ re i campi, ma senti l’odore del latte che diventerà queso: moz­ zarella, panela e manchego. Che lontani i tempi dell’acquasale e del pane condito, dei calzoni fritti e al forno. Mi piace cenare al Quebracho dove l’entrada (il nostro antipa­ sto) è l’empanada, versione ol­ treoceano del nostro panzerotto. M’hanno raccontato i gestori ar­ gentini che la tradizione del pan­ zerotto (poi empanada) fu espor­ tata dai nostri nonni emigrati in Sud America nel primo e nel secondo dopoguerra, tra gli anni ‘20 e ‘50. Non solo sapori e odori; la soma­ tica dei messicani può ricordare a volte quella andriese, tranese o barlettana. E se hai tempo, se non hai la solita fretta addosso, se ascolti, parli e intuisci, conosci i Covelli, i Cannone e tra un po’ anche i Catino, figli dei nostri avi, venuti a cercare l’oro o semplice­ mente una nuova ragione di vita. Dopo la colazione, passando per Arquimedes, Homero e Galileo (chissà perchè tutti filosofi) rag­ giungo Av. Presidente Masaryk, il viale più glamour della città. Le boutique scintillano di luci rosse e mi ricordano l’arrivo del Natale. Le migliaia di chilometri di distanza tra Andria e Città del Messico, così belle e importanti, non bastano a marcare le diffe­ renze, anche se i rumori e le voci degli amici, dei tuoi concittadini, le musicalità del nostro dialetto. del nostro dialetto, quello posso solo immaginarlo. La mia avven­ tura oltreoceano, è una riscoper­ ta continua di valori e tradizioni perse o dimenticate nella fretta. Giancarlo Quacquarelli

Da Barcellona al caffè e ai dolci della nonna

S

crivo da quest’ultimo mese, in cui ci si raccoglie. Si affronta il freddo a mani strette nel fondo della giacca, si strizzano gli occhi ad un sole che scalda ancora mentre il vento spettina i capelli e le palme del lungomare e la salsedine si rap­ prende sulla nostalgia. Ormai vivo di partenze, e anche se da anni sono grata ospite della bella capitale catalana, per me “tornare a casa” non significa nient’altro che tornare in Puglia. A dicembre si parte con quasi solo i regali in valigia immagi­ nando le possibilità di spazio che, consegnati, lasceranno al ritorno: perché anche se la nostra corta memoria storica ci ha fatto dimenticare i tempi in cui gli an­ driesi emigravano con le valigie di cartone stracolme di ogni vet­ tovaglia, a portarsi via un po’ dei sapori della propria terra non c’é generazione che possa rinuncia­ re. Contando i giorni che mi se­ parano dalla data impressa sul biglietto aereo con cui atterrerò a Bari e ordinerò il primo buon caffè dopo mesi, occupo il tempo che il lavoro mi lascia, ad osser­ vare la metamorfosi natalizia di Barcellona, a riempirmi gli occhi di luci colorate che ridisegna­ no le fisionomie di edifici ormai noti e che attraversano le strade sospese sulle teste dei passan­ ti. Quest’anno curiosamente, il Comune ha deciso di adornare i punti strategici della città con l’installazione di Galets giganti e i turisti, che i catalani chiamano giris malcelando in quest’epiteto una punta di disprezzo, vi si affol­ lano intorno con cellulari e mac­ chine fotografiche come se con­ corressero gli uni con gli altri a scattare la foto più stupida. I catalani aspettando il 13 di­

cembre, data della Fira de Santa Llùcia - cuore dei festeggiamenti natalizi - che si snoda nelle stra­ dine del Barrio Gotico dal 1786, si accalcano intorno alle banca­ relle dell’Avinguda de la Cate­ dral a fare incetta di dolci, rega­ lini e decorazioni artigianali per il Presepe e l’albero. Avrei voglia di fermarmi a com­ prare il tradizionale caganer per i miei genitori, ma dubito che mia madre troverebbe di buon gusto aggiungere alle proprie statuine, quella di un pastorel­ lo nell’atto di defecare nel suo presepe. Nemmeno se la convin­ co che a Barcellona dicono che porti fortuna. I nonni catalani comprano dolci ai nipoti arrampicati ai cappot­

ti e io mi regalo una miniatura del Roscòn de Reyes, uno dei dolci più antichi delle festività natalizie: una ciambella a base di fichi, datteri, miele e frutta secca; lo mangio con attenzio­ ne per evitare di inghiottire inav­ vertitamente il regalo che si na­ sconde al suo interno. Come ogni anno il suo sapore mi delude, non perché non sia buono, ma perché per me nessun dolce di Natale sarà mai buono quanto le rose al miele e vincotto che la nonna Nunzia preparava per me pizzi­ cando con mani veloci le sottili strisce di pasta per poi avvol­ gerle su se stesse a creare la forma del fiore da cui prendono il nome. Io e mio padre ci affan­ navamo a mangiarne una dietro

l’altra con le mani appiccicose, e mentre mia madre mi intimava di smetterla, la nonna trovava il modo di passarmene altre di na­ scosto. Uso il passato, ma questa scena si ripeterà anche quest’anno. E tanto basta a riempire l’attesa di tornare a casa dopo essere stata via tutto l’anno per recupera­ re il tempo perso, risalire le vie del sangue, ripercorre le genera­ zioni, riannodare la mia storia a quella della mia famiglia, adesso che questo sangue si incontra ancora su questa terra di ulivi e campanili, prima che scorra e si ramifichi di nuovo e ovunque, in­ crociando altri destini. Marina Paradiso

In viaggio verso l’Africa:destinazione Etiopia

M

ancano pochi giorni al Natale ma anche alla partenza. Il 23 dicem­ bre 2009, con alcuni rappresen­ tanti dell’associazione Insieme per l’Africa, partiremo per l’Etio­ pia. Con me anche Pietro Zito e Michele Giannotti. Un’esperien­ za forte, da vivere, perché è forte ciò che ci ha spinto cinque anni fa a far nascere la nostra asso­ ciazione che opera con impegno incessante anche con il sosten­ go di tanti generosi concittadi­ ni. Nessuno di loro aveva mai im­

maginato che l’Africa li avrebbe catturati con la sua inimmagina­ bile bellezza e povertà, elementi che poi avrebbero fatto nascere in loro un contagioso entusia­ smo e un crescente ottimismo. Questa non sarà una vacanza al sole, non sarà una visita guidata in questo sterminato e affasci­ nante continente. Sarà, piuttosto, un “tour de force”, fatto di con­ tinui trasferimenti tra i drammi di un mondo troppo spesso di­ menticato. È vero: lasceranno le nostre famiglie nella festa più

sentita dell’anno, in cui è forte e particolarmente sentita l’esigen­ za di stingersi intorno al focola­ re domestico. Ma ogni partenza la affrontiamo con la convinzione e la certezza di fare qualcosa di importante per gli altri. Quando si conosce la realtà dell’Africa è impossibile rimanere indifferen­ ti: ritorneranno tra la miseria, tra i missionari, tra i volontari che lavorano in maniera indefessa, tra i bambini di strada. Ma c’è spazio anche per l’ottimismo in una terra colpita da tanti flagelli e che ha tanta voglia di guarda­ re al futuro: rivedranno le opere realizzate in questi cinque anni grazie al sostegno e alla solida­ rietà della gente, anche degli andriesi. In vista del viaggio in Etiopia fervono i preparativi. Infatti, si sta raccogliendo tutto quello che può servire a dare so­ stegno alla gente che incontre­ remo: medicinali, scarpe e ve­ stiario da portare nelle missioni. Niente comfort: non allogge­ ranno in lussuosi hotel a cinque stelle. Dormiremo in baracche di lamiere, capanni tra centi­

naia di bambini che con il loro sorriso scolpito sul volto faranno toccare con mano il vero senso del Santo Natale: dare, donare a tutti. Anche poco, ma donare. Sarà dunque un Natale diverso, lontano dalle via affollate della nostra città, lontano dalle lumi­ narie, dagli addobbi, dagli abeti. Sarà un Natale di sensazioni inte­ riori. E di emozioni indimentica­ bili. Questo è il nostro mal d’Afri­ ca. L’augurio che rivolgo come presidente dell’associazio­ ne “Insieme per l’Africa” è che questo seme che è germoglia­ to nel cuore, possa nascere in quello di tanti altri, per scuotere le coscienze creando catene di solidarietà. Non è un caso che il mese scorso è nata una succur­ sale della nostra associazione a Cassano Murge grazie alla sen­ sibilità del ristoratore Giampie­ ro Laterza. E da tutta l’associazione “Insieme per l’Africa” arrivano i più sinceri auguri per un buonissimo Natale di solidarietà e amore. Emanuele Mastropasqua


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DENTRO LE TRADIZIONI

Frutta e verdura i colori della festa

P

anettone? Pandoro? Dolci di pasta di mandorle? Nella tradizione culinaria natilizia andriese non c’è posto solo per le prelibatezze a base di zucchero, ma anche la scelta di pesce, frutta e verdura è un rito imprescindibile per la quasi tota­ lità delle famiglie andriesi. Come dimenticare le lunghe tavola­ te della vigilia di Natale imbasti­ te di frutti di mare? E le imman­ cabili cime di rape, cucinate con la pasta (orecchiette o spaghetti) oppure lesse con olio extra-ver­ gine d’oliva crudo, oppure con l’aglio sfritto e le acciughe? Dietro la preparazione di questi banchetti tradizionali, c’è pure la tradizionale preparazione al Santo Natale di pescherie e frut­ tivendoli, ovvero coloro i quali sono i veri artefici del “colore” delle nostre tavole. Per questo motivo siamo andati in giro per la città a chiedere ai commercian­ ti di pesce, frutta e verdura come si è evoluta nel corso degli anni la tradizione nell’avvicinamento alle feste natalizie. “Vent’anni fa già dal giorno 22 si stava aperti giorno e notte e si esponeva tutto in lunghi banconi esterni. Ora non è più necessario, perché la gente non spende più grosse cifre per preparare pranzi e cene di Natale e perché la legge non ci permet­ te di tenere la merce esposta all’esterno del negozio” ci dice Mario, fruttivendolo dell’estra­ murale di via Canosa. “La piazza del pesce era aperta ad ogni ora e quindi la gente girava anche di notte per comprare anche frutta e verdura, oltre al pesce. Ora invece sembra un sabato qual­ siasi, l’esposizione della merce avviene dalle 6:30 del mattino; prima si cominciava a spende­ re per il Natale già da una setti­ mana prima, ora al massimo si fa la spesa nel giorno della vigilia. Negli ultimi tre o quattro anni la tradizione si è completamente persa: resistono solo le cime di rapa e lenticchie che si vendono in grandi quantità sopratutto per la vigilia di Capodanno per ab­ binarle allo zampone o al co­ techino. Chi ha un po’ più di di­ sponibilità economica compra la frutta esotica (mango, papaya, frutto della passione), ma di solito è solo per abbellire la tavola; la frutta secca mista e i datteri si vendono bene, mentre alla frutta di stagione (mele, pere, manda­ rini) qualcuno aggiunge meloni, gialli e verdi, oltre ad ananas e uva”. Discorso simile quello che ci fa il signor Di Palma, tito­ lare dell’omonima pescheria di corso Cavour: “Prima si stava più in tempo in famiglia, ora molti scelgono di andare al veglio­ ne. Inoltre sono aumentate le pe­ scherie e la merce non si può più esporre nei pittoreschi banconi

che occupavano tutto il marcia­ piede; non si respira più l’aria di festa e la situazione si è normaliz­ zata: non c’è più il vecchio afflus­ so di gente, quel via-vai che ca­ ratterizzava le festività natalizie. Prima bisognava fare il carico di triglie e merluzzi già da una set­ timana prima di Natale perchè quotidianamente se ne vende­ vano davvero tante. Normalmen­ te il 22 e il 23 dicembre si va al mercato del pesce per prende­ re le scorte del pesce fresco che si può conservare nei congelato­ ri come spigole, orate, merluzzi, aragoste, triglie e pesce spada; il 24 invece si prendono cicale, frutti di mare, gamberetti, cala­ mari, polipi e seppie, tutta merce che non si può conservare e che va consumata freschissima. Di­ scorso diverso per i capitoni, che vanno ordinati prima al fornito­ re. Si ritirano il giorno prima per poi riporli negli appositi depura­ tori di acqua dolce. In pescheria si cerca di non far mancare mai nulla, percui nei giorni preceden­ ti al Natale vi è un contatto fre­ quente col mercato del pesce. Se c’è brutto tempo il pesce fresco va cercato solo al mercato; altri­ menti si può andare direttamente alle barche che rientrano intorno alle 3:00 e si fanno delle aste per aggiudicarsi la merce appena pescata. I frutti di mare invece si trovano solo nei magazzini del mercato”. Le noci bianche si vendono sopratutto a Natale, così come le ostriche: sono questi due tipi di frutti di mare che danno colore e rendono pregia­ te le nostre tavole natalizie. Ma la gente compra meno per colpa della crisi economica? Forse sono semplicemente cambiate le abi­ tudini: anziché spendere molti soldi per comprare direttamente il cibo da cucinare a casa, la gente sempre più preferisce andare ai veglioni organizzati. Comunque si spendono tanti soldi, ma non si perde troppo tempo per pre­ parare e per pulire tutto; il tutto a discapito della “Tradizione”, l’unica a sembrare davvero in crisi, che vedeva interi nuclei fa­ miliari approfittare dell’occasio­ ne data dai giorni di festa per ri­ unirsi e passare un gioioso Natale coi propri cari. Francesco Sellitri

I dolci, sapore di cultura contadina

L

a tradizione è generalmen­ te definita come l’insieme degli usi e costumi che le generazioni si tramandano non prima di averle apprese, conser­ vate e modificate rispetto alle precedenti. Tendenzialmente, si è portati a trasferire i segreti e le usanze per valorizzare le antiche origini che comprendono non solo l’arte po­ polare e l’artigianato ma anche le feste tradizionali come il Natale. In passato, la cultura classi­ ca italiana, si è sempre espres­ sa contro le tradizioni popola­ ri. Oggi, invece, la nuova cultura antropologica, va alla riscoperta di quella civiltà contadina che la società industriale ha tentato di soppiantare. Ed ecco perchè le nuove gene­ razioni recuperano attraverso i racconti dei nonni, brandelli di passato. Assistiamo così ad un in­ treccio di tradizioni che persisto­ no e di altre che si impongono. L’approssimarsi della festa dell’Immacolata metteva in fer­ mento la città di Andria. Nelle case si preparavano per l’occa­ sione le pettole, frittelle di pasta cresciuta, la cui ricetta, fortu­ natamente, ancora si traman­ da. Subito dopo l’Immacolata, fino a qualche decennio fa, era doveroso onorare Santa Lucia i cui festeggiamenti non si limi­ tavano solo in chiesa, ma anche nella zona antistante dove si ac­

cendevano falò e si allestivano bancarelle su cui facevano bella mostra tarallucci dolci e pagnot­ te. La devozione a Santa Lucia era molto forte per i cittadini andrie­ si, tanto che gli uomini si recava­ no ad ascoltare la messa prima di andare in campagna: iniziava alle quattro del mattino e dopo avere assolto alle esigenze spiritua­ li, un pezzo di pane caldo preso dalle bancarelle era ben accetto. Tutto era diverso, anche il modo di trascorrere il tempo. Gli uomini erano soliti riunirsi attorno ad un tavolo per giocare a carte o a tombola, mentre le donne trascorrevano il tempo raccolte attorno ad un bracie­ re a discutere di argomenti vari. Il profumo dei dolci inebriava le strade del nostro centro antico. Le nonne preparavano per il periodo natalizio le “ndroich”, cioè un impasto di ceci rossi ar­ rostiti, tritati, insaporiti con il vin­ cotto. Solo più tardi a questi dolci si aggiunsero le rose ed i calzon­ celli ed altri che noi conosciamo. Qualcuno di noi ha ancora la fortuna di avere accanto a sé i propri nonni e può assaggiare questi dolci così gustosi. Ma le mamme odierne, spesso impe­ gnate e prese dalla vita frenetica, hanno poco tempo per dedicar­ si a confezionare rose o mostac­ ciuoli, anche perché la loro pre­ parazione è particolarmente laboriosa. Spesso si è costretti ad

acquistarli da panettieri e pastic­ ceri che da qualche anno ormai hanno ripreso l’abitudine di pre­ parare questi dolci del passato e i momenti in cui la famiglia si rac­ coglieva in casa per preparare i dolci sembrano ormai lontani. Prima, in prossimità del 25 di­ cembre, dall’Abruzzo giungeva­ no gli zampognari che suonavano canzoni natalizie. La letteratura romantica li ha definiti musici di piazza, metà pastori e metà men­ dicanti, ribadendo che lo zampo­ gnaro è figlio di una cultura po­ polare precisa che ha espresso, e ancora esprime, i suoi sentimenti attraverso una musica, a torto, ri­ tenuta minore. Anche le parrocchie vivevano di­ versamente la festa. Il sacerdote sceglieva il bambino più povero e la mattina della vigilia, prima della messa avveniva la vestizio­

ne per proteggerlo dal freddo. Al braccio gli si metteva un grosso tarallo, una busta di dolci e anche qualche soldino. Oggi questa vestizione è rimasta solo un ricordo dei più anziani, gli stessi che salutavano il nuovo anno con un bicchiere di vino au­ gurandosi di stare bene e pren­ devano consapevolezza che un altro anno della loro vita era tra­ scorso. E noi? Noi siamo talmente abituati a vivere il Natale ed il Capodan­ no come un evento consumistico, fatto di spese, regali anche inutili, grandi abbuffate e divertimento e, qualche volta, dimentichiamo tutta la sacralità che queste feste meritano e il significato autentico di questo momento. Stefania Molfetta

Un piccolo scorcio di Terra Santa

U

no scorcio di Terra Santa alle porte di Andria. Lo si può ammirare nella lama di S. Margherita a ridosso della Basilica della Madonna dei Mira­ coli con il presepe che ogni anno viene allestito in questo singola­ re contesto. La vera particolarità di questa ri­ evocazione della Natività è che il visitatore non è un semplice spettatore ma percorre un sen­ tiero che si snoda trasversalmen­ te all’antico letto di fiume per giungere alla grotta che ospita la Sacra Famiglia e che, come vuole la tradizione, si trova sotto la lu­ minosa stella cometa che indica il cammino. Quest’area, caratterizzata dalla

presenza di un antico alveo flu­ viale, è ricca di numerose cavità o grotte scavate nei banchi tufacei, dislocate su diversi piani altimetrici, alcune oggi celate da una fitta ed intricata vegeta­ zione. Queste cavità, alcune na­ turali, altre scavate dall’uomo, costituivano l’antico villaggio ru­ pestre tra cui spiccava la grotta recante la miracolosa immagi­ ne della Madonna con Bambino, rinvenuta quasi per caso quel lontano 10 marzo 1576, testimo­ nianza di una viva religiosità. La valle via via venne abbandonata per diventare così rifugio di bri­ ganti e malfattori, tanto da riceve­ re l’appellativo di “valle indemo­ niata”. Oggi, quasi come se fosse

stata redenta dalla presenza del Signore, fa da cornice ad uno dei presepi più suggestivi della città. Appena giunti in Piazza Pio X, var­ cando il cancello vicino alla fac­ ciata della basilica, ci si immette in una stradina che voltando a si­ nistra introduce il visitatore nel piccolo piazzale che domina dall’alto lo scenario del presepe. Dei faretti illuminano il percor­ so che dapprima scende il fianco est fin quasi sul fondo della lama attraverso le finte botteghe di ar­ tigiani: il fornaio, il venditore di stoffe, il fruttivendolo, per poi ri­ salire lungo il fianco opposto fino a raggiungere la grotta che ospita le statue della Sacra Famiglia su un giaciglio di paglia. Accanto a

questa grotta più grande per di­ mensioni, in una più piccola si ammira il pastore con alcune pecore che dopo tanta strada vengono ad adorare Gesù. La scelta di questa location dalla fitta vegetazione e dai fianchi brulli della lama rappresenta un elemento tipico del paesaggio del nostro territorio ma offre al visitatore l’impressione di essere entrato in un vero villaggio del Medio Oriente, catapultandolo indietro nel tempo, a 2000 anni fa. Quello alla lama di S. Margheri­ ta non è che uno dei tanti presepi che si realizzano in diverse par­ rocchie della città. Arriva il mese di dicembre e un po’ dappertut­ to si vive questo momento, tra i più sentiti nella liturgia cristia­ na, con la rievocazione della Na­ tività. Non solo consumi, occasio­ ni per spendere soldi in acquisti di costosi regali, di feste orga­ nizzate in ristoranti lussuosi, di tavole imbandite all’inverosi­ mile per ostentare il benesse­ re e la ricchezza, di vacanze. C’è ancora chi crede fortemente nel presepe, simbolo per eccellen­ za del Natale, nonostante si vada diffondendo l’utilizzo dell’albe­ ro addobbato da palline, fettucci­ ne e luccichii vari per celebrare questa festa. Giusy Matera


Il Domani Andriese / Dicembre 2009 · numero 02

Regalo di Natale alla città: ad Andria torna il cinema

Q

uesto Natale regalerà ad Andria il ritorno dei ‘sogni di celluloide’. E’ prevista, infatti, la riapertura del multisala in contrada Barbadan­ gelo, durante queste festività na­ talizie. Una buona notizia, questa, per i cinefili più accaniti e per la città intera, che potrà di nuovo contare su una grande struttura e arric­ chire le sue possibilità di frui­ zione culturale, come in questi mesi ha continuato a fare l’altro cinema di Andria, la “Sala Roma”, nel centro storico. Dopo quattro mesi dalla chiusu­ ra della vecchia gestione, l’ini­ ziativa degli stessi proprietari ha permesso di non lasciare inutiliz­ zato lo stabile concepito esclusi­ vamente come centro di sale per proiezione cinematografica. La possibilità di non poter avere più un multiplex, unico nel suo genere nel territorio della Bat, aveva scosso lo scorso luglio l’opinione pubblica, richiaman­ do anche un discreto numero di appelli su Facebook, il social network più in voga. La mobi­ litazione si era rivolta anche all’amministrazione comunale e provinciale per prendere prov­ vedimenti di ‘concertazione’ sul rischio di vedere licenziati i venti ragazzi dipendenti della società. Dopo aver cambiato due gestioni nel giro di cinque anni, il multisa­

la passa quindi ad essere guidato dal Gruppo Marseglia. Con la nuova gestione, il ‘Cine­ mars’ parte con delle novità strut­ turali e ‘tecnologiche’, pensate per offrire al pubblico un ser­ vizio più accattivante e in linea con le moderne caratteristiche dei multiplex. Una delle sale sarà infatti adibita a proiezioni in 3D, un tipo di fruizione questa diven­ tata quasi indispensabile, viste le recenti uscite di produzioni pensate proprio con questo tipo di visualizzazione. Altre variazioni sono previste durante il proseguo delle attività

del cinema, con l’idea di rendere il multisala un luogo idoneo ad ospitare attività culturali di vario genere, per rendere la struttura un ‘polo pluriculturale’. Dopo la scorsa estate, la minac­ ciata assenza di un importante centro di proiezione, importante sia per una città come Andria che per tutto il territorio, aveva pro­ babilmente risvegliato nella po­ polazione un assopito bisogno e desiderio di cinema. Il cinema è infatti un canale pri­ vilegiato di diffusione cultura­ le: può soddisfare ogni esigenza di pubblico, dall’intrattenimento

leggero ad un approfondimento più impegnato. Sembra più che opportuno, in queste circostanze, ricorda­ re Godard, importante e storico autore cinematografico del secolo scorso: “Il cinema do­ vrebbe essere ovunque. Se non è nelle fabbriche, bisogna portar­ lo nelle fabbriche, se non è nelle università, bisogna portarlo nelle università”. Così come è accaduto per l’inte­ ro Paese, anche ad Andria la pre­ senza del cinema ha accompa­ gnato il corso storico di questa città, fin dalle primissime proie­

zioni senza sonoro. Negli ultimi anni, inoltre, l’apertura del mul­ tisala aveva suggellato una sorta di ‘patto’ tra la città e il pubblico, completando, con un inedito polo di proiezione per il territorio, un ventaglio di offerta culturale già da tempo in espansione, attraver­ so manifestazioni, festival, con­ certi (basti pensare al “Festival dei Mondi”). In un simile contesto in crescita della città, l’assenza di un multi­ plex avrebbe sicuramente fatto più rumore di qualsiasi manife­ stazione di disappunto. E’ una felice coincidenza che la

riapertura del cinema venga inaugurata a ridosso nel Natale, periodo sempre ricco di novità cinematografiche e simbolica­ mente catalizzatore di masse di pubblico che affolano le sale nei giorni di festa.. “Il Domani Andriese” fa i mi­ gliori auguri a tutto il team del Cinemars, con l’auspicio che quest’evento faccia tornare pre­ potente la voglia di cinema e riporti Andria tra le città più vive dal punto di vista culturale in tutta la nuova provincia. Marco Milano

Tra stelle comete e presepi, la festa è anche in strada La città si tinge dei colori del Natale e la festa arriva anche per le strade. Tanti eventi, tante ma­ nifestazioni e occasioni per con­ dividere in città una ricorrenza che vuol dire solidarietà, vicinan­ za al prossimo, ma anche stare insieme. Il Domani Andriese propone, per i suoi lettori, alcuni degli eventi in programma nel ricco “Gran Natale” della nostra città, tra presepi, concerti e spettaco­ li. Con la speranza che questa possa essere davvero la festa di tutti i cittadini andriesi.

Associazione Shalom: “Betlem­ me”, il presepe artistico, dal 24 dicembre 2009 al 2 gennaio a Santa Barbara, contrada Cocuzzo, dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 16 alle 20.

I PRESEPI

Parrocchia San Nicola di Myra: “I presepi nell’antico quartie­

Convento Santa Maria Vetere: visita al presepe artistico dal 25 al 27 dicembre 2009 e dal 3 al 6 gennaio 2010 – Chiesa di Santa Maria Vetere. Piazza Catuma: a cura della as­ sociazione Don Milani e dell’Or­ dine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme: dal 20 dicem­ bre 2009 al 6 gennaio 2010, dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 20 nel cortile del Palazzo vescovile di piazza Catuma. Parrocchia San Riccardo e centro di aggregazione San Valentino: presepe all’aperto, adia­ cente alla chiesa, dal 18 dicem­ bre 2009 al 15 gennaio 2010.

Associazione turistica Pro Loco: “Presepe in piazza” - un­ dicesima edizione con concor­ so a premi, dal 24 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010. Inoltre è previ­ sta anche “La grotticella di Gurgo illumina di presepe” dal 18 al 21 dicembre 2009 alla dolina carsica vicino il santuario del Santissimo Salvatore.

re delle Grotte” nei giorni 19, 20, 26, 27 dicembre 2009 e dal 2 al 6 gennaio 2010, dalle 19:30 alle 21:30 al quartiere San Nicola. Settimo circolo “Cotugno”: presepe artistico, dal 18 dicem­ bre 2009 al 5 gennaio 2010 dalle 8:30 alle 13 in tutti i giorni feriali in viale Gramsci, 44. Giuseppe Moschetta: “Presepi artistici ecologici” di Giusep­ pe Moschetta, dal 18 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010 al Santua­ rio della Madonna dei Miracoli, in tutti i giorni feriali dalle 17 alle 20:30 e nei festivi anche dalle 9:30 alle 13:30.

Parrocchia Sacro Cuore di Gesù: “Presepe artistico” dal 18 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010, nei giorni feriali dalle 18:30 alle 20:30 e nei festivi anche dalle 10:30 alle 13:00 in via Ponchiel­ li, 4.

cembre 2009 e il 2, 3 e 6 gennaio 2010 dalle 19:00 nei sotterranei della chiesa del Carmine, in via San Vito 26.

concerto di musica leggera in tema natalizio, ore 20:30 in via Regina Margherita.

I C O N C E RT I E GLI SPETTACOLI

Associazione Madonna dei Miracoli: “Presepe vivente nella valle Santa Margherita”, il 26 e 27 dicembre e il 2, 3, 6 gennaio 2010. Orario visite alle 17:45, alle 18:30, alle 19:15, alla lama Santa Margherita (40 persone per visita).

22 dicembre Associazione culturale “Asincrono”: concerto di Natale con Vito Leone Quartet e il vocalist Savio Vurchio alla Basilica Santa Maria dei Miracoli, ore 19. Zenga Entertainment: “Andria in festa a Natale e alla Befana” dalle 17 alle 19 in viale Crispi.

24 dicembre Dance Scratch: concerto di musica blues, soul, pop, funky in viale Crispi alle 15.

Parrocchia Santuario Maria Santissima dell’Altomare: “Presepe vivente” il 26 e 27 di­

23 dicembre Gruppo musicale Get Band:

Zampognari itineranti: a cura di Grandi feste eventi per tutto il centro cittadino e il borgo antico dalle 11 alle 16:30. “Compagnia dei girovaghi e ciarlatani”: a cura della New Sound Produzioni, con spettaco­ lo di circo e teatro itinerante con acrobati, giocolieri e clown nel centro cittadino dalle 10:30 alle 16:30. 25 dicembre Post Office Band: concerto di musica pop-rock in viale Crispi a partire dalle 11:30. 26 dicembre Fantasyland: trenino itinerante con Babbo band e Babbo girls a cura dell’agenzia Notte di Note dalle 10:30 alle 13:30. Urban Noise Crew: concerto di musica rap dal messaggio positi­ vo, in viale Crispi dalle 11:30. Spettacolo di marionette “Arcabalena”: a cura dell’associa­ zione Tablinum al parco del Mo­ numento ai Caduti alle 11:00.


Il Domani Andriese - Dicembre 09 n. 02