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NUMERO 66 - SETTEBRE/OTTOBRE 2016

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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EDITORIALE

Lavorare per vivere o vivere per lavorare? Questa è una domanda che prima o poi tutti dovremmo porci. In una società in cui il progresso e la produttività massima sono una priorità rispetto al lavoratore e al suo benessere, è necessario fermarsi a riflettere e riprendere in mano la propria vita. È statisticamente provato che i paesi dove si lavora di più sono anche quelli con la disuguaglianza economica più marcata. L’intervista al filosofo Diego Fusaro ci fa riflettere su un progresso tecnologico raggiunto, in cui le macchine sono le vere protagoniste, ma relegato al mero profitto e non ai bisogni umani. Se questo importante patrimonio fosse messo veramente a disposizione dell’umanità probabilmente vivremmo in maniera decisamente migliore tutti (nessuno escluso), ma la logica capitalista che ci gira intorno impedisce questo tipo di sviluppo arricchendo come sempre le tasche di pochi e impoverendo i molti. Rimboccarsi le maniche e agire sul proprio tempo e sulla propria vita dev’essere la priorità, perché come suggerisce Grazia Cacciola nella sua rubrica dedicata alla decrescita, “sei solo tu la soluzione”. Conclusa la lunga attesa estiva attendiamo la ripresa del dibattito sul DDL cannabis su cui vi terremo costantemente aggiornati sul nostro sito web: nonostante i presupposti siano poco allettanti ci auguriamo qualche piccolo passo avanti. Il cambio di legislazione si rende sempre più necessario viste le numerose e continue persecuzioni testimoniate in Italia a scapito di innocenti consumatori che molto spesso vengono messi al pari dei criminali. Tuttavia continuano gli studi sulle proprietà terapeutiche della cannabis con risultati sempre più accertati e promettenti, così come gli usi industriali della canapa si diffondono pian piano su tutto il nostro territorio, anche grazie ai numerosi eventi locali. Ampio spazio a riguardo nelle prossime pagine. Infine siamo lieti di annunciare l’imminente uscita di GrowerZ, nuovo gioco di carte in cui anche Dolce Vita ha un ruolo da protagonista. L’obiettivo nobile del gioco sarà quello di sensibilizzare le persone sul tema dell’autocoltivazione come modello di legalizzazione. PER UN MAGGIORE RISPETTO DELL’AMBIENTE DOLCE VITA È STAMPATO SU CARTA SCA CON CERTIFICAZIONI FSC E PEFC, CHE ATTESTANO LO SVILUPPO E LA GESTIONE SOSTENIBILE DELLE FORESTE. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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INDICE

03. 06. 07. 09. 11.

Editoriale Guardando le stelle Ivanart Buone notizie Eventi: Canapa e Salento d’amore e d’accordo; Bio-Logic tre giorni dedicati alla canapa e al biologico; Overjam Reggae Festival, un piccolo paradiso in Slovenia

Anno XI - Numero 66 SETTEMBRE/OTTOBRE 2016

68.

Psiconauta: LSD Il mio bambino difficile

71.

Psiconauta: Racconto indiano sull’origine dell’oppio

72.

Piante Innovative: Loto Asiatico, il fiore sacro e terapeutico

75.

Input: libri, film, musica

77.

Hi-tech & web: il problema sono i robot o il profitto?

78. 81. 82. 84.

Street Art

15. 19.

High Times

20. 24. 25.

Cover Story: lavorare la metà e guadagnare il doppio, si può fare

Avvocato Rulez: guida sotto effetto di sostanze, facciamo chiarezza

87.

Speciale interviste: Diego Fusaro, “Il futuro è nostro”

25.

Legalize it: nasce il coordinamento per la legalizzazione

91.

Cronache da dietro il cancello: carcere, quando il lavoro è un privilegio

28. 30.

Giardinaggio: difendere le piante con la lotta biologica

91.

ACAD: Davide Bifolco, “Due anni senza di te, due anni con te”

Speciale: il difficile matrimonio tra lavoro e tecnologia

ASCIA Corner: A presto Pierpaolo!

Shantibaba’s bag of dreams

35.

Strain & Seed Bank: perché la Blue Dream è diventata la varietà più popolare della California?

36.

Strain & Seed Bank: Sensi skunk automatic

39.

Strain & Seed Bank: è ancora tempo di autofiorenti? Ecco le migliori di tutto il catalogo Dinafem Seeds

40. 44. 49. 51. 53. 56.

Grow Report: torride estati

61.

Cannabis culture

63.

Ganja Games: GrowerZ, il primo gioco dedicato all’autocoltivazione di cannabis

65.

Canna Business: Stati Uniti, per la DEA la cannabis resta illegale

67.

Growshop Page: Qui Canapa

Cannabis Culture Cannabis Terapeutica news LapianTiamo Canapa industriale news Canapa in cucina

93. 95. 97. 97. 97. 98. 101. 102. 103. 104. 105. 106. 110. 111. 113. 114.

Reggae Vibrations Legends: Josh Homme HipHop Skillz

Oltreconfine: Polonia formato famiglia Travelcuriosity: la rivolta del ghetto di Varsavia De vino veritas Birra corner Tea Time Decrescita felice Salute: non farti stressare dal lavoro Eco-Friendly: l’autostrada delle api Animals: camminando con l’orso. La convivenza possibile e necessaria Survivalism Immaginando Pubbliredazionale Campagna abbonamenti Logout Lista distributori Info varie

ORE LAVORATE IN CIFRE

Il regno dei lavoratori pare essere la Germania, dove in media le ore di lavoro settimanali sono solamente 26,37. Subito dopo l’Olanda con 27.29 ore di lavoro medie settimanali, seguita da Norvegia con 27,38, Francia con 28,5, Lussemburgo 28,98 e infine il Belgio con 29,63 ore lavorate. In Danimarca solo il 10%, anche meno, rimane a lavoro per 8 ore al giorno con una media di 28,1 ore a settimana. L’Italia si posiziona a metà, con circa 33,17 ore di lavoro medie a settimana, ufficiali. Evidente il divario con l’est Europa e i paesi del mediterraneo dove al contrario l’orario ridotto è circoscritto ad una minoranza, meno del 10%. Oltreoceano la media sale in maniera consistente dove al primo posto si posiziona la Colombia con 48,3 il maggior numero di ore lavorate a settimane, seguita da Messico 44,7, Costa Rica 44,7 e Sud Africa 43,3.

SOME RIGHT RESERVED

Tu sei libero: di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera. Alle seguenti condizioni: > Attribuzione. Devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore. (Ovvero “Fonte: Dolce Vita, alternative lifestyle magazine - www.dolcevitaonline.it”) > Non commerciale. Non puoi usare quest’opera per fini commerciali. > Non opere derivate. Non puoi alterare o trasformare quest’opera, ne’ usarla per crearne un’altra.

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Edito da

Azienda ProdAction S.r.l.

Piazza IV Novembre n.4 - 20124 - Milano in collaborazione con ENJOINT.com Registrazione al Tribunale di Milano n.306 del 3.05.2006 Direttore responsabile: Fabrizio Rondolino Direttore editoriale: Matteo Gracis Coordinatrice: Enrica Cappello Redattore: Mario Catania Supporto legale: Avv. Carlo Alberto Zaina Collaboratori: Scott Blakey, Markab Mattossi, IvanArt, Gianluca Carf ì, Team ASCIA, Alberto Lopez, Marco Cedolin, dr. Matteo M. Melosini, Maurizio Gazzoni, Dinafem Seeds team, LapianTiamo, Piante Innovative team, Leonardo Pascale, Enrico Pirana, Sensi Seeds Team, Nicola Pirozzi, Virginia Rabito, Acirne, Humboldt Seeds Organization Team, Coordinamento nazionale per la legalizzazione della canapa, Giorgio Samorini, Mattia Coletto, Andrea Legni, Tamara Mastroiaco, ACAD Team, Carlo Peroni, Francois Le Jardiner, Daniele Bandi, Marta De Zolt, Michele Privitera, MadMan, Grazia Cacciola Impaginazione e copertina: Ernesto Corona Sito web: www.dolcevitaonline.it Email: info@dolcevitaonline.it Facebook: facebook.com/dolcevitamagazine Twitter: twitter.com/dolcevita_mag Instagram: instagram.com/dolce_vita_magazine Pubblicità: info@dolcevitaonline.it Distribuzione Negozi: Tel: 388.65.23.211 Email: distribuzione@dolcevitaonline.it Abbonamenti: Tel: 06.39745482 abbonamenti@redscoop.it Distribuzione Edicole: REDS Rete europea distribuzione e servizi, Coop a.r.l., via Bastioni Michelangelo 5/a - 00192 Roma Tel: 06.39745482 - Fax: 06.83906171 Stampato presso: Centro Stampa Delle Venezie Soc. Coop. AR.L. - Padova (PD) ATTENZIONE

La redazione di Dolce Vita e i suoi collaboratori non intendono e non vogliono in alcun modo incentivare e/o promuovere condotte vietate dalle attuali leggi vigenti nei Paesi dove la rivista è reperibile. Tutte le informazioni contenute sono da intendersi esclusivamente ai fini di una più completa cultura generale nonché sulle strategie di riduzione del danno. La redazione non si assume nessuna responsabilità per un uso improprio delle informazioni contenute in Dolce Vita e ricorda ai lettori che il possesso e la coltivazione di cannabis sono VIETATE. Dolce Vita non è responsabile dei contenuti e dei prodotti presenti sulle pubblicità della rivista.

Redazione estera Postbus 978 1000 AZ Amsterdam Olanda Azienda ProdAction è iscritta al R.O.C. Registro Operatori Comunicazione Iscrizione n.14721


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GUARDANDO LE STELLE

di Matteo Gracis *

PROPONGO UN REDDITO MASSIMO UNIVERSALE

durante tutta la vita del soggetto (definizione da Wikipedia). In molti paesi europei sono già operativi aiuti sociali di questo tipo, dal Belgio, all’Olanda, dall’Austria alla Norvegia, dalla Germania all’Inghilterra alla Francia e così via. In Italia il M5S lo propone da tempo e inevitabilmente, nel giro di qualche anno, sarà messo in atto. Personalmente ritengo che un paese evoluto e civilizzato (come quello che ci vantiamo di essere), debba prevedere un sostegno simile per consentire appunto, che tutti i suoi cittadini abbiano una vita dignitosa.

IN BREVE Non è possibile che un calciatore (mediocre, tra l’altro) guadagni 40mila euro al giorno per prendere a calci un pallone con delle scarpe prodotte da una persona che lavorando 55 ore a settimana in condizioni quasi disumane, percepisce 2mila euro l’anno. Non è possibile che lo stipendio annuale di un manager valga 225 anni di lavoro di un dipendente. Non è possibile che l’1% della popolazione sia più ricco del resto del mondo. Eppure è così. Una società così disequilibrata è una società fallita, destinata ad andare sempre peggio. È necessario ridurre la disuguaglianza, altrimenti presto o tardi il nostro sistema collasserà.

piccoli, in modo che tutti si conoscano e si accudiscano a vicenda. Oggi è l’esatto opposto: viviamo in megalopoli di milioni di abitanti dove nessuno si conosce. E la nostra è una società basata su competizione e individualismo. Negli ultimi anni si è sentito parlare spesso del reddito di cittadinanza o reddito base o reddito minimo: una erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare, distribuita a tutti coloro dotati di cittadinanza e di residenza in grado di consentire una vita minima dignitosa, indipendentemente dall’attività lavorativa effettuata, dalla nazionalità, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale ed erogato

Ma questo articolo vuole andare oltre e proporre appunto, un reddito massimo. Perché senza un limite tale, resteranno sempre irrisolti una marea di problemi dell’umanità che sono conseguenza della sempre più grande disuguaglianza tra ricchi e poveri. Non sono un economista né un politico (grazie al cielo!), quindi non saprei indicare né la cifra di questo ipotetico “tetto di guadagni”, né tanto meno come attuare questa proposta. Non è compito mio. Ciò che propongo è una follia? A me sembra molto più folle il sistema in cui viviamo e le cifre che ho riassunto a inizio articolo. A futura memoria.

* blog: matteogracis.it Giornalista e editore indipendente. Viaggiatore. Creativo. Fondatore e direttore editoriale di Dolce Vita. Amministratore di Enjoint.com

La mia proposta è un reddito massimo universale con il quale limitare le ricchezze che può possedere una singola persona. NEL DETTAGLIO
 Le disuguaglianze economiche provocano naturalmente disuguaglianze sociali. Le disuguaglianze sociali, alla lunga, fanno crollare il sistema. È un’equazione elementare. Secondo i nativi americani (che ritengo una delle civiltà più evolute mai esistite sul nostro pianeta), il modo ideale di vivere per gli esseri umani è in gruppi di pari, abbastanza

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DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


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BUONE NOTIZIE

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BELEAF®, MATERIALE ECOLOGICO RICAVATO DAL BANANO

Come fare per sapere con assoluta certezza che il mare in cui ci tufferemo non è inquinato? La risposta è WaterLab Sat System, vale a dire un sistema di biosensori collegati a boe satellitari per verificare il livello di purezza del mare. Il sistema, messo a punto dai ricercatori romani della Biosensing Technologies, si avvale dell’utilissimo ausilio dei biosensori per analisi ambientali che consentono di individuare batteri pericolosi. In sole otto ore sarà possibile verificare lo stato di salute dell’acqua attraverso un sistema di analisi veloce delle acque, le informazioni verranno poi inviate a una pagina web che consentirà di visionare i dati forniti in modo rapido e trasparente.

Dagli scarti delle piantagioni del banano nasce Beleaf®, un materiale rigorosamente biologico particolarmente resistente, adatto per costruire mobili, parquet e altri pezzi di arredo. Smaltire i tronchi inutilizzabili delle foglie di banano, diventa una necessità impellente, perché, se abbandonati nell’ambiente, producono una quantità abnorme di CO2. Un riciclo intelligente, quindi, consente di salvaguardare l’ambiente e ricavare dalla natura un materiale resistente quanto il legno senza abbattere gli alberi. Un’opportunità da sfruttare fino in fondo, per costruire un pezzo importante della storia di una civiltà operosa e rispettosa della natura.

Ogni giorno i mass media ci bombardano con notizie tragiche, cronaca nera, a volte falsi allarmi di epidemie in arrivo, altre volte imminenti guerre mondiali. La “strategia della tensione” è un metodo diffuso, un popolo che ha paura è più facile da governare. A noi piace andare controcorrente e abbiamo deciso di dedicare la nostra pagina news solo alle buone notizie. Be happy!

THE BREATH: IL TESSUTO CHE COMBATTE L’INQUINAMENTO NASCE LA SCUOLA A BASSO CONSUMO ENERGETICO

LA CARTA SUPER ECOLOGICA PRODOTTA CON LE LENTICCHIE

La scuola “Montessori” di Cascina rappresenta una vera rarità se confrontata con altri edifici della scuola italiana sicuramente ancorati al passato e inadatti a ottimizzare il consumo energetico. I bambini privilegiati che trascorrono buona parte della giornata in questa scuola non apprendono solo a leggere, a scrivere e a far di conto, ma imparano che il sole fornisce tutta l’energia che serve, grazie a funzionali pannelli solari e che l’acqua della pioggia viene riciclata per fornire acqua ai bagni. La startup Flowerssori ha realizzato gli interni della scuola ispirandosi ai principi di Maria Montessori. Le pareti sono state realizzate grazie alla tecnologia x-Iam, con materiali rigorosamente eco compatibili.

Sapevate che la carta si può ricavare anche dalle lenticchie? Una novità incredibile: Crush lenticchia è ottenuta proprio dagli scarti della lavorazione della lenticchia. La cartiera che ha realizzato questo tipo di carta non è nuova a simili esperimenti, infatti, in passato ha già utilizzato le alghe, i fagioli e, addirittura anche lo champagne. Crush lenticchia consente non solo di risparmiare il 15% della cellulosa proveniente dall’albero, ma anche di ridurre sensibilmente l’emissione di gas che amplifica l’effetto serra. Il processo up cycling permette di convertire le lenticchie non adatte a usi alimentari (perché attaccate dagli insetti o deteriorate) e altri rifiuti in prodotti pregevoli.

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

Ormai sappiamo tutti che gli ambienti in cui viviamo sono esposti a fonti di inquinamento a volte insospettabili che danneggiano la nostra salute. The Breath rappresenta una soluzione semplice ed efficace a questo problema: è un tessuto multistrato che disgrega le molecole delle sostanze nocive, purificando l’ambiente. Basta collocare The Breath sulla parete come un pannello o un quadro e si avrà una sensibile riduzione dell’inquinamento, quantificabile in una percentuale del 20% circa. Il pannello assorbe le polveri e le muffe disgregando le molecole nocive senza ricorrere a sostanze chimiche. The Breath, prodotto da Anemotech, è un tessuto versatile adatto a tutti gli ambienti. in collaborazione con:

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EVENTI

FIERE DELLA CANAPA IN EUROPA Expo Grow

Irun (Spagna) 16-17-18 Settembre 2016 www.expogrow.net

Cultiva

Vienna (Austria) 7-8-9 Ottobre 2016 www.cultiva.at

CanapaInMostra

Napoli (Italia) 14-15-16 Ottobre 2016 www.canapainmostra.com

Cannafest

Praga (Repubblica Ceca) 11-12-13 Novembre 2016 www.en.cannafest.cz

CanapaExpo

BIO-LOGIC, TRE GIORNI DEDICATI ALLA CANAPA E AL BIOLOGICO CANAPA E SALENTO D’AMORE E D’ACCORDO Giornate ricche ed intense quelle del 20 e 21 agosto presso il centro rurale del Massarone di Montesardo, Alessano (LE) per dare vita a Massarone in Canapa. La manifestazione segue le orme del “Salento in Canapa”, che oramai da 6 anni prende vita nelle estati salentine. Molti esperti hanno toccato varie sfaccettature del mondo della canapa; la visita guidata presso la Tessitura Giaquinto a Gagliano del Capo ha mostrato il volto del tessile, nei racconti dei relatori si è affrontato il discorso dell’agroalimentare, delle costruzioni in calce e canapa, degli olii essenziali, degli aspetti terapeutici e dei metodi di estrazione. Nel corso dei convegni è stato presentato il progetto di ricerca riguardante la comparazione di cinque differenti varietà di canapa coltivate in provincia di Lecce e rispettivi estratti dalle infiorescenze, in fase di realizzazione in collaborazione con l’Università del Salento. Molto interesse da parte di autoctoni e turisti, degustazioni a base di canapa, tanta musica, tanti sostenitori e gli stand hanno reso l’atmosfera vivace e colorata nella splendida cornice del paesaggio rurale. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

Dal 23 al 25 settembre presso l’ex Ludovillage, viale Enrico Mattei 16, di Gela avrà luogo Bio-Logic, una manifestazione culturale ed artistica col fine di sensibilizzare sui vari usi della canapa ed il valore di un sistema biologico e sostenibile. Bio-logic nasce dall’esigenza di creare una rete sul territorio tra tutti gli attori che si occupano o intendono impegnarsi nello sviluppo di una filiera completa della canapa in Sicilia, per dare vita a nuovi modelli di sviluppo sostenibili. È stata scelta Gela perché è la città simbolo della fine di un‘era industriale a seguito della chiusura della grande industria petrolchimica, e quindi segno possibile della nascita di un nuovo modello di sviluppo atto a bonificare e riconvertire l’intero sistema. Durante i tre giorni si susseguiranno seminari, eventi artistici e anche la proiezione di vari documentari. L’evento sarà patrocinato dall’associazione Rete Canapa Sicilia con il Comune di Gela e l’Università di Catania, le quali hanno già sottoscritto un protocollo per la sperimentazione della canapa nel territorio siciliano. Verrà inoltre lanciata una campagna di bonifiche fitodepurative tramite canapa. Per maggiori informazioni www.facebook. com/CANAPASICILIANA

Rende (Italia) 17-18 Dicembre 2016 www.canapaexposud.com

CanapaMundi

Roma (Italia) 17-18-19 Febbraio 2017 www.canapamundi.com

Spannabis

Barcellona (Spagna) 10-11-12 Marzo 2017 www.spannabis.com

Technigrow

Lione (Francia) Aprile 2017 www.technigrow-france.fr

ExpoCanamo

Siviglia (Spagna) Maggio 2017 www.expocanamo.com

IndicaSativa Trade

Bologna (Italia) Maggio 2017 www.indicasativatrade.com

Mary Jane Berlin

Berlino (Germania) Maggio 2017 www.maryjane-berlin.com

Home Grown Expo

Coventry (Inghilterra) Maggio 2017 www.homegrownexpo.co.uk

Product Heart Expo

Peterborough (Inghilterra) Giugno 2017 www.productearthexpo.com

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EVENTI

a cura di Valentina Toffoli

OVERJAM RAGGAE FESTIVAL UN PICCOLO PARADISO IN SLOVENIA Si è conclusa con successo la quinta edizione dell’Overjam Reggae Festival sulle rive del fiume Soca nel paese di Tolmin, tra i monti della Slovenia. Un evento (di cui Dolce Vita è media partner) che seguiamo fin dalla sua nascita, che ci piace e che vediamo crescere con piacere di anno in anno. Il fiume situato all’interno di un parco naturale, rende la location di questo evento un posto magico e ideale per un festival simile. Già dal primo giorno il camping si è riempito con sistemazioni di ogni tipo e nonostante i forti acquazzoni l’armonia del festival non è mai stata compromessa. Anche il bel tempo comunque non è mancato regalando sole, bagni nel fiume e luna piena. Una bella unione di culture, stili e passioni: si respirava una grande armonia e un inconfondibile profumo di ganja. Molti i workshop gratuiti di yoga, capoeira, creazione di gioielli in canapa, giocoleria, percussioni, danza e pittura che hanno avuto luogo sulle sponde del fiume. Esperienza positiva anche per i più piccoli, con uno spazio a loro dedicato per le attività ricreative. Sparsi per il festival diversi punti di ristoro come la pizzeria degli elfi, l’hemp food e l’indian food. Artisti e concerti di spessore del mondo del reggae hanno saputo rendere ogni serata speciale. Tra gli ospiti di quest’anno: Marcia Griffiths, Tarrus Riley, The Congos, Assassin aka Agent Sasco e molti altri. Presente anche uno spazio dedicato alla musica Dub con musica ad oltranza fino all’alba Da segnalare alcune iniziative volte a incentivare l’ordine, la pulizia e il rispetto dell’ambiente, che vanno però perfezionate rendendo il regolamento più semplice e intuitivo. Un vero gioiellino di Festival soprattutto per le sue dimensioni ancora abbastanza contenute (15mila partecipanti provenienti da 25 diversi Paesi) e un’area che permetteva di avere tutto a portata di mano rendendo il luogo spazioso ma non dispersivo. 6 giorni di pura spensieratezza, allegria e pace di cui si prova nostalgia quando si torna a casa.

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DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


HIGH TIMES

DDL CANNABIS: RESOCONTO DEL DIBATTITO ALLA CAMERA Si è tenuta il 25 luglio scorso la prima seduta sul progetto di legge per la legalizzazione della cannabis alla Camera dei Deputati. Il dibattito è durato oltre 4 ore, al termine delle quali si è stabilito che la discussione continuerà dopo la pausa estiva, presumibilmente in questo periodo, per consentire l’analisi degli emendamenti presentati. Assolutamente contraria al testo di legge la posizione espressa da Forza Italia, Area Popolare, Lega Nord e parte del Partito Democratico, a favore Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle, parte del Pd e esponenti sparsi del gruppo Misto. Per Forza Italia ha preso parola il parlamentare Carlo Sarro. Nel suo discorso Sarro ha motivato la contrarietà al testo del gruppo berlusconiano sostenendo che la legalizzazione non servirebbe a ridurre i guadagni delle mafie e metterebbe in pericolo la salute degli adolescenti. «Il No di Forza Italia – ha affermato – è unanime e non ideologico, così come altrettanto unanime è il nostro Sì a una nuova normativa volta a favorire il consumo della cannabis a scopi esclusivamente terapeutici». L’immancabile Paola Binetti, già firmataria della gran parte degli emendamenti proibizionistici presentati in Commissione, ha preso parola per Area Popolare. La deputata alfaniana mette nel pentolone proibizionista del suo interminabile discorso cannabis, eroina, cocaina e lsd. E per renderlo più convincente comincia a leggere racconti in prima persona di ex tossici. Un monologo di estrema disonestà intellettuale, in quanto mescola droghe differenti e riporta teorie smentite da ogni ricerca scientifica, che non merita approfonDOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

dimenti. Per quello che conta, nel merito, la Binetti ribadisce la scontata contrarietà del gruppo di Area Popolare alla proposta di legge. La Binetti ha anche presentato una pregiudiziale di costituzionalità alla presidenza della Camera, chiedendo quindi di valutare se un’eventuale legalizzazione della cannabis non vada contro i principi della carta Costituzionale. Ovviamente contraria anche la Lega Nord, in rappresentanza del cui gruppo parlamentare ha parlato il deputato Marco Rondin, il quale ha addirittura accusato i promotori della legge di voler minare alla base l’identità culturale della nazione: «Un grande progetto antropologico di sabotaggio culturale che comprende anche le unioni civili e l’immigrazione». Il Partito Democratico si è dimostrato irrimediabilmente spaccato sul tema. Con alcuni deputati, come Anna Margherita Miotto e Giovanni Burtone che hanno preso parola per rivelare la loro contrarietà al testo, ed altri, come Giuditta Pini e Andrea Romano, che sono intervenuti a favore. Nessuno di essi ha potuto parlare a nome del gruppo del Pd, ma a titolo personale, a riprova di come i Democratici si presenteranno in ordine sparso al momento del voto. Daniele Farina è intervenuto per confermare il supporto di tutto il gruppo di Sinistra Italiana alla proposta di legge per la legalizzazione, e lo stesso ha fatto Vittorio Ferraresi per il Movimento 5 Stelle, il quale ha sottolineato come la legalizzazione vada pensata come una misura urgente per liberare i tribunali da migliaia di provvedimenti inutili e liberare risorse per contrastare i veri crimini.

VICENZA: ACCUSATO DI COLTIVAZIONE E SPACCIO MA ERA CANAPA INDUSTRIALE Una nuova vicenda giudiziaria colpisce un coltivatore di canapa industriale in Italia, pratica perfettamente legale ma che non di rado finisce nel mirino di forze dell’ordine che evidentemente non conoscono adeguatamente le leggi. Un uomo di Vicenza è stato infatti accusato di coltivazione ai fini di spaccio per aver messo a coltivazione nel proprio orto delle piante di canapa certificata con limiti di THC legali per la produzione industriale. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Il Gazzettino l’uomo, di 66 anni, da alcuni mesi aveva piantato della canapa certificata nel proprio orto allo scopo di produrre dell’olio. Ma la Guardia di Finanza ha fatto irruzione nella sua abitazione, estirpando le piante e denunciando l’uomo per coltivazione di droga. Alcuni passaggi dell’articolo risultano poco chiari e se confermati lascerebbero supporre che l’uomo non abbia assolto le pratiche necessario nel modo previsto dalla legge. L’uomo ha infatti dichiarato di aver avvertito la Finanza, i Carabinieri e la Polizia della città dell’avvenuta semina via posta elettronica certificata, ma la legge prevede che la comunicazione vada effettuata tramite un apposito modulo e non in via informale. È quindi possibile che la comunicazione effettuata non fosse regolare. Tuttavia questo non toglie come negli ultimi mesi si siano ripetuti casi analoghi, con sequestri e denunce anche a coltivatori che avevano seguito tutta la prassi secondo le norme. Rimane inoltre la considerazione di come la legge continui a riempire di obblighi burocratici e impedimenti i coltivatori di canapa, contribuendo così a limitare fortemente le coltivazioni a scopo industriale in tutta Italia.

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Articoli originali a cura della redazione di Dolce Vita

HIGH TIMES

CANTONE: “SÌ ALLA LEGALIZZAZIONE PER EVITARE CONTATTI TRA GIOVANI E CRIMINALITÀ”

LA LEGALIZZAZIONE IN URUGUAY SI TROVA GIÀ A UN BINARIO MORTO? I dubbi erano già affiorati da tempo. È vero che l’ex presidente Mujica aveva fin da subito annunciato che l’intenzione del governo era quella di procedere senza fretta per non commettere errori, «stiamo aprendo una nuova strada per il mondo – aveva dichiarato – e non dobbiamo avere fretta, perché il primo obiettivo deve essere fare le cose per bene». Tuttavia due anni e mezzo per mettere in pratica una legge dovrebbero essere sufficienti. Ora arrivano le prime conferme, a rallentare il processo di legalizzazione della cannabis in Uruguay ci sono dei problemi, e non sono da poco. Secondo la legge approvata la cannabis legale, prodotta in regime di monopolio statale, dovrebbe essere venduta dalle farmacie. Ma i primi problemi sono sorti proprio nel trovare farmacie disponibili a vendere la marijuana. Sulle 1200 farmacie del paese solo in 50 hanno fatto domanda per diventare punti vendita. E se alcuni farmacisti hanno giustificato la mancata iscrizione con la contrarietà alla legalizzazione o con la paura di perdere clienti, il problema principale sembra però un altro. Secondo un articolo del Washington Post, la maggior parte dei farmacisti teme ritorsioni da parte della malavita, determinata a non cedere allo stato il proprio monopolio. Per ora il governo non ha commentato la vicenda, ma è ovvio il problema esiste ed è al vaglio. La legalizzazione della cannabis in Uruguay non è stata pensata per fare cassa, ma solo per sconfiggere i narcos che imperversano nel Paese. Secondo le previsioni non è previsto nessun ricarico sulla cannabis, che sarà venduta a circa un euro al grammo. Non è da escludere che anche questo particolare abbia scoraggiato le farmacie, preoccupate di dover far fronte alle ritorsioni della criminalità per pochi spiccioli di guadagno. Una situazione di difficile risoluzione. Anche per questo si starebbero valutando soluzioni alternative, come la vendita di cannabis attraverso distributori automatici.

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UMBERTO VERONESI: “UNA CANNA È MOLTO MEGLIO DI UNA SIGARETTA” L’oncologo Umberto Veronesi torna ad esprimere il suo parere favorevole alla legalizzazione della cannabis, e lo fa in modo netto, evidenziando come secondo la scienza esista un dato incontrovertibile: la cannabis è enormemente meno dannosa di alcol e tabacco. «Sono molto favorevole alla legalizzazione della cannabis perché i proibizionismi non funzionano – ha dichiarato in in un’intervista all’emittente Radio Cusano Campus – In Italia è proibito l’uso della cannabis e il 70% delle persone la usa o l’ha usata. Quindi è un insuccesso che va solo a vantaggio della criminalità organizzata, perché crea un mercato nero che fa vivere benissimo tutti i delinquenti».

Raffaele Cantone, magistrato da sempre in prima linea nella lotta alla camorra e presidente dell’Autorità anticorruzione, si schiera a favore della legalizzazione della cannabis. La proposta di legge che sta faticosamente facendo il suo cammino in Parlamento, trova dunque un altro sostenitore di peso, un magistrato importante che fino a poco fa, come ha ammesso, era totalmente contrario all’idea di legalizzare la cannabis. «Sarei contrario ad una legalizzazione totale», ha continuato a spiegare nell’intervista puntualizzando che «c’è questo argomento, evitare contatti di giovani con ambienti della criminalità organizzata e l’altro aspetto è che droghe leggere controllate probabilmente evitano interventi chimici che stanno portando anche alla tendenza all’assuefazione o al vizio. Questi due argomenti oggi mi fanno essere su questa proposta di legge molto più laico e per molti aspetti favorevole a una vendita controllata e in qualche modo limitata».

VINADIO: I CARABINIERI SEGNALANO 100 RAGAZZI IN UNA SERA

Il consumo di cannabis in Italia è depenalizzato dal 1993. Eppure ogni giorno leggiamo di controlli e retate tutti svolti allo stesso scopo: trovare giovani in possesso di droga, quasi sempre cannabis, da segnalare alla prefettura come consumatori. Ma quello che è successo a fine agosto a Vinadio, paesino in provincia di Cuneo, merita una riflessione. Nel paese si è tenuto l’annuale festival “Balla coi cinghiali”, una fiera che ha richiamato quasi 5000 visitatori. Una festa di paese come tante altre, in occasione del quale l’arma dei carabinieri della locale valle Stura ha ben pensato di mobilitare tutti i propri uomini per perquisire il maggior numero possibile di ragazzi. I carabinieri hanno anche chiesto ed ottenuto l’ausilio di unità specializzate antidroga del Nucleo Cinofili della vicina Volpiano. In due sere i militari hanno perquisito oltre mille ragazzi e circa cento di questi sono

stati segnalati perché trovati «in possesso di sostanze stupefacenti», nella quasi totalità dei casi cannabis, e in quantità minime. Spacciatori arrestati? Zero. Il bilancio di una sagra di paese si conclude con un centinaio di ragazzi che per due canne dovranno sorbirsi lettere a casa, eventuale colloquio al Sert ed eventuale ritiro della patente, mentre decine di carabinieri sono stati retribuiti con soldi pubblici per mettere in scena l’ennesima inutile retata. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


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A NOVEMBRE LA CALIFORNIA ANDRÀ AL VOTO PER LEGALIZZARE LA CANNABIS Il prossimo 8 novembre i cittadini della California saranno chiamati al voto per decidere se approvare o meno la legge “Proposition 64”, cioè la norma che prevede la legalizzazione di coltivazione e vendita di cannabis all’interno dello Stato. La California potrebbe così diventare il sesto stato Usa a rendere l’erba legale, aggiungendosi a Colorado, Alaska, Oregon, Washington e District of Columbia. Se la Proposition 64 verrà approvata dai cittadini ogni californiano di età superiore ai 21 anni potrà possedere un quantitativo di marijuana pari a un’oncia per un uso privato, nonché coltivare un massimo di 6 piante. La produzione ai fini di vendita sarà tassata di 9,25 dollari l’oncia, e la vendita del 15% sul prezzo di listino. Tuttavia la legge prevede che le singole città dello stato potranno decidere autonomamente se permettere o meno l’apertura di dispensari. Lo stato della California fu il primo ad autorizzare la prescrizione di cannabis a scopi terapeutici, con un referendum approvato nel 1996. Questa sarà la terza volta in cui i cittadini californiani potranno esprimersi sulla legalizzazione della cannabis a scopi ricreativi.

IN COMA PER OVERDOSE DI HASHISH: IL CORRIERE ADRIATICO PUBBLICA LA BUFALA DELL’ANNO

Tragedia al festival reggae: un giovane finisce in coma a causa di una overdose di hashish. La notizia è stata pubblicata dal Corriere Adriatico. Nell’articolo si “informano” i cittadini che in una festa svoltasi nelle colline anconetane un ragazzo è finito in coma a causa di una probabile overdose, accennando al fatto che probabilmente «aveva assunto dosi eccessive di droghe da individuare tra cui hashish», prima di svenire a causa di un arresto cardiaco e finire in coma. Naturalmente non sappiamo cosa sia successo al ragazzo e niente possiamo fare oltre ad augurarci che si riprenda al più presto. Tuttavia se overdose è stata di certo non è stata di hashish o di altri derivati della cannabis. Come possiamo saperlo? Semplice, fino ad oggi la ricerca scientifica è assolutamente concorde nel ritenere che nessun individuo sia mai deceduto a causa di abuso di cannabis.

IN CARCERE PER 1,9 GRAMMI DI HASHISH: ORA RISCHIA L’ESTRADIZIONE Arrestato dalle autorità italiane mentre si trovava in vacanza nel nostro Paese e ora detenuto in attesa di estradizione per essere stato trovato in possesso di neanche due grammi di hashish nel 2013, mentre attraversava la frontiera ungherese. Una vicenda portata alla luce dall’associazione Antigone, che vede protagonista un cittadino della Repubblica Ceca. Per l’uomo sono già state avviate le pratiche per l’estradizione in Ungheria, dove la pena prevista per possesso di droghe può arrivare a 10 anni di reclusione. «La vicenda ha qualcosa di assurdo per due ordine di questioni tra loro collegate», dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. «Da una parte c’è il fatto che la richiesta di arresto arrivi per nemmeno 2 grammi di cannabis, quantità che ci parlano di un consumo personale e non certamente di un traffico di droga. Dall’altra c’è la richiesta di estradizione proprio per questa condotta». È proprio la disparità di trattamento tra l’Italia, dove appunto il possesso di 2 grammi di sostanza si costituisce come una sanzione amministrativa, e l’Ucraina, che porta Antigone a sostenere che l’estradizione non dovrebbe essere concessa.

LA CANNABIS? ERA GIÀ CONOSCIUTA 10MILA ANNI FA Una nuova ricerca pubblicata dalla Freie Universität Berlin è destinata a rimettere in discussione tutte le convinzioni che abbiamo sulla nascita e la diffusione della cannabis. La sua diffusione non sarebbe cominciata nell’antica Cina nel 5.000 a.C. come ritenuto fino ad oggi, ma molto prima (tra 11.500 e 10.000 anni fa) e all’incirca contemporaneamente in più aree del mondo: sicuramente in Europa Orientale ed in Giappone. A questa conclusione è giunto il team di ricercatori guidati dal paleontologo Tengwen Long, che le ha pubblicate in una ricerca intitolata “Cannabis in Eurasia: origin of human use and Bronze Age trans-continental connections”. La ricerca ipotizza che in molteplici aree del mondo si sia comincia-

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ta ad utilizzare la canapa negli stessi secoli. In Europa a scoprirne per primi l’utilizzo sarebbero stati gli Jamna, popolazione che abitava tra la Russia e l’Ucraina. Tuttavia i ricercatori non ritengono ancora possibile stabilire a quali tipi di utilizzo fosse destinata la canapa. Secondo il team di studiosi è ipotizzabile che nel 5.000 a.C. la cannabis iniziò ad essere commerciata regolarmente tra Europa e Asia, seguendo le strade della futura via della Seta. Proprio in questo periodo in Cina è dimostrato l’aumento del suo utilizzo, ed è probabile che ciò fu possibile grazie al suo trasporto all’interno delle rotte commerciali, all’interno delle quali era scambiata come accadeva per le merci di maggior pregio. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


di Marco Cedolin *

SPECIALE

IL DIFFICILE MATRIMONIO TRA LAVORO E TECNOLOGIA Se il progresso tecnologico fosse stato utilizzato dall’umanità in maniera intelligente, oggi lavoreremmo tutti meno e non esisterebbe la disoccupazione

Le “macchine” sono sempre state patrimonio dell’umanità fin dalla notte dei tempi, basti pensare agli utensili necessari per forgiare i metalli, agli aratri trainati dai buoi, ai carri, ai telai e via discorrendo. Lo scopo precipuo della “macchina” è sempre stato quello di aiutare l’uomo nello svolgimento del proprio lavoro, sgravandolo di parte della fatica e permettendogli di fare ciò che non era possibile compiere solamente con l’ausilio delle sue mani e delle proprie forze. Nel corso del XIX secolo, con la creazione della macchina a vapore e l’avvento della rivoluzione industriale le “macchine” crebbero incredibilmente di potenza e per la prima volta fu logico iniziare a porsi delle domande riguardo agli scopi del loro utilizzo. Avrebbero dovuto aiutare l’uomo a condurre una vita più serena e felice, sgravandolo di parte degli sforzi fisici che pesavano sulle sue spalle in precedenza, permettendogli una vita più agiata lavorando di meno, oppure il loro scopo sarebbe stato unicamente quello di aumentare la produttività, relegando l’uomo in un ruolo sussidiario e deprivandolo della possibilità di costruire il reddito necessario alla propria sopravvivenza? Fin dal XIX secolo fu chiaro come la risposta si manifestasse tutt’altro che scontata, come dimostrò in Inghilterra la nascita del luddismo, vera e propria sommossa popolare soffocata nel sangue, che dava voce al disagio di decine di migliaia di tessitori inglesi messi letteralmente alla fame dal “progresso” e dalla nascita della macchina a vapore. Nel XX secolo le “macchine” continuarono a crescere a ritmo vertiginoso, sia in potenza che in ambito di utilizzo, alla meccanica si affiancò l’elettronica e nel corso di un secolo dalle catene di montaggio automatizzate si è giunti fino alle stampanti 3D dei nostri giorni.

Se un progresso tecnologico di questa portata fosse stato messo a disposizione dell’umanità, oggi lavoreremmo tutti poche ore alla settimana, avremmo un reddito che consente una vita agiata, non esisterebbe la disoccupazione e potremmo fruire di una grande quantità di tempo liberato che ci permetterebbe di dedicarci alla cultura, allo svago, allo sport e agli interessi che ci sono più cari. Invece ci ritroviamo sempre più poveri, con la disoccupazione in aumento esponenziale, alla perenne ricerca di un lavoro. La maggior parte delle perDOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

L’enorme incremento dei profitti generato dall’eliminazione di milioni di salari non è stato redistribuito secondo una minima logica di equità fra i cittadini sone che lavorano fanno mestieri aberranti con turni massacranti e paghe da fame.

Qualcosa in tutta evidenza non ha funzionato, per produrre un’automobile oggi occorre un centesimo del tempo e del personale necessario un secolo fa, pur trattandosi sempre di un bene venduto al consumatore finale ad un costo elevato. Le autostrade continuano ad avere pedaggi sempre più salati, ma chi le gestisce ha sostituito migliaia di casellanti con altrettante macchine che non percepiscono alcun salario mensile. Gli ipermercati dopo avere sostituito i negozi accumulano fatturati miliardari, dando lavoro ad un numero sempre più esiguo di dipendenti, destinato a ridursi ulteriormente nel prossimo futuro con l’avvento sempre più massiccio delle casse automatiche. Nei trasporti pubblici le “macchine” hanno da decenni sostituito i bigliettai, così come nelle stazioni ferroviarie e in alcune metropolitane i convogli viaggiano senza la necessità di un autista. Gli esempi in questo senso potrebbero essere infiniti, ma in buona sostanza decine di

categorie di lavoratori sono sparite, sostituite dalle “macchine” ed altre decine sono in fase di sparizione di pari passo con il progredire della tecnologia, ma l’enorme incremento dei profitti generato dall’eliminazione di milioni di salari non è stato redistribuito secondo una minima logica di equità fra i cittadini. Dal momento che per sopravvivere occorre comunque possedere un reddito, essendo l’essere umano costretto suo malgrado a consumare il desco un paio di volte al giorno, pagare le bollette, l’affitto o il mutuo, vestirsi in maniera un minimo dignitosa e via discorrendo, dovrebbe essere chiaro a tutti che non può esistere progresso finché alle decine di milioni di lavoratori sostituiti dalle macchine ed alle altre decine di milioni che lo saranno nel prossimo futuro non sarà data la possibilità di conseguirlo. Distribuendo una piccola parte delle immense ricchezze ottenute attraverso il progresso tecnologico questo può essere reso possibile con la creazione di un reddito di cittadinanza che si basi sul proposito di “lavorare meno ma lavorare tutti”. Non si tratta, sia ben chiaro, di voli pindarici o aneliti di utopia, ma di una necessità imprescindibile che negli anni a venire si farà sempre più stringente, essendo parte integrante della nostra possibilità di avere un futuro da vivere con dignità. * Nato a Torino nel 1963 vive oggi in Val di Susa nel piccolo comune di Mompantero. Scrittore e studioso di economia, ambiente e comunicazione, gestisce il sito web il Corrosivo e collabora da anni con alcuni fra i più importanti siti web.

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SPECIALE COVER STORY

di Andrea Legni *

LAVORARE LA METÀ E GUADAGNARE IL DOPPIO: SI PUÒ FARE!

È provato che il lavorare troppo è dannoso non solo per gli individui, ma per tutta la collettività. Oggi abbiamo gli ingredienti necessari per cambiare rotta. Cosa stiamo aspettando? La Foxconn è l’azienda cinese che produce componenti elettronici per Apple, Microsoft e molte altre multinazionali del settore tecnologico. Recentemente ha ridotto il numero dei suoi operai da 110mila a 50mila, non perché colpita dalla crisi, ma semplicemente per sostituire il loro lavoro con quello dei robot. Lo stesso sta avvenendo con meno clamore in tante ditte più piccole, da tempo, anche in Italia. La sharing economy, l’intelligenza artificiale e l’internet delle cose sono i tre fattori di un cambiamento epocale in atto, potenzialmente accomunabile alla rivoluzione industriale nelle conseguenze economiche e sociali. Si stima che nei prossimi 10-20 anni il 50% delle professioni scompariranno o saranno automatizzate. Una rivoluzione che potrebbe cambiare definitivamente i concetti di lavoro e capitalismo come oggi li conosciamo. In un mondo che funziona interpreteremmo questa notizia come una grandiosa rivoluzione. Le macchine potranno lavorare al posto nostro e se per fare il lavoro di 100 persone da domani ne basteranno 50 vorrà dire che tutti potremo lavorare la metà del tempo. Liberando così buona parte della giornata per le cose che contano davvero nella vita. Per lungo tempo si è creduto che questa sarebbe stata la conseguenza della meccanicizzazione del lavoro. Nel 1930 John Keynes, probabilmente il più influente economista del secolo scorso, scriveva che nell’arco di cento anni la ricchezza disponibile sarebbe quadruplicata e allo stesso tempo la settimana lavorativa si sarebbe progressivamente ridotta fino ad arrivare 15 ore, consentendo così alle persone di avere tempo per le passioni, il tempo libero e la salute. Al 2030 manca ormai poco e se è vero che le previsioni keynesiane si sono ampiamente avverate per quanto riguarda la ricchezza complessiva degli stati occidentali, già oggi di cinque volte superiore rispetto al 1930,

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lo stesso non si può certo dire riguardo all’orario di lavoro.

nonni, ma con livelli di stress maggiori a causa della diffusione dei lavori cognitivi.

Per alcuni anni il mondo sembrò effettivamente andare nella direzione prevista da Keynes, nel 1932 il Senato Usa approvò una legge che riduceva l’orario di lavoro a 30 ore settimanali, una norma che venne giudicata sostenibile economicamente alla luce della maggiore produttività garantita dalla macchinazione del lavoro e pensata insieme per ridurre la disoccupazione e aumentare i consumi. La norma ebbe però vita breve sotto la pressione delle lobbies industriali e il nuovo presidente Roosevelt la annullò l’anno seguente.

Oggi la pressione e il lavoro eccessivo stanno diventando un vero status symbol. Spinti dalla retorica iper-produttiva che avanza e dal sogno che solo rimboccandosi le maniche ci si può realizzare aspirando a tutti gli agi che la pubblicità ci propone come bisogni, avere del tempo libero è diventato quasi uno stigma sociale, una cosa da falliti, non la scelta consapevole di chi decide di anteporre la vita al lavoro.

Nuovamente negli anni ’90 il mondo parve essere vicino a una riduzione dell’orario di lavoro. Alcuni Paesi europei, Francia in testa, sperimentarono la settimana lavorativa di 35 ore. Poi il nuovo millennio, la competizione globale, le delocalizzazioni, la crisi finanziaria: al giorno d’oggi si fanno leggi che deregolamentano le ore di straordinario, parlare di ridurre l’orario di lavoro è considerato da pazzi. Il risultato è che lavoriamo più o meno quanto i nostri

Si è inclini a credere che chi lavora meno passi il tempo oziando davanti alla tv o al computer. Ma le statistiche ci dicono che è proprio nelle nazioni dove si lavora troppo, come negli Stati Uniti, che le persone passano più tempo davanti agli schermi: 4 ore al giorno, praticamente nove anni filati nel corso della vita. Lavorare troppo prosciuga energie fisiche e mentali, e spinge a fare attività come guardare la tv, che ci permettono di rimanere completamente passivi, mentre il flusso delle immagini, tra una serie e talk show, ci mostra pubblicità incalzanti su nuovi prodotti che dobbiamo DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


E ci sono anche per approvare un vero reddito di cittadinanza. Se le macchine lavorano per noi perché non dobbiamo godere della ricchezza che producono? Anche qui la retorica che milioni di persone pagate a prescindere si perderebbero nell’ozio non regge. È fumo negli occhi per difendere un sistema razionalmente indifendibile. Diversi esperimenti condotti nel passato (negli Usa ma anche nel nord Europa) hanno evidenziato come le persone assegnatarie di un reddito incondizionato utilizzavano il tempo e la serenità derivante dal non avere l’assillo del reddito per cominciare progetti che nella maggioranza dei casi si rivelavano fruttuosi in poco tempo, che fossero imprese private o iniziative di pubblica utilità.

assolutamente riuscire ad avere. Lavorando di più per poterceli permettere, naturalmente. Un circolo vizioso che non è neppure funzionale al buon andamento del sistema. È provato come proprio lo stress e gli orari di lavoro eccessivi siano causa di tanti disastri, da quello nucleare di Chernobyl, a molti incidenti ferroviari, automobilistici o aerei. Proprio nelle ultime ore di lavoro e in quelle straordinarie secondo uno studio della Cgil si concentrano più della metà degli incidenti sul lavoro che avvengono in Italia, causando tragedie individuali e spese per il servizio sanitario. Lavorare a lungo non giova neppure alla crescita economica delle nazioni. Può sembrare un controsenso ma è così, anche se da anni cercano di convincerci che bisogna diventare più produttivi, accettare gli straordinari, deregolamentare ogni norma sul lavoro e tenere aperti gli esercizi commerciali anche la domenica. La verità è che i paesi dove si lavora di più sono anche quelli dove la disuguaglianza economica è più accentuata e dove il Pil non cresce. Non a caso in Europa la nazione dove si lavora di più è la Grecia (42 ore medie a settimana) seguita da Portogallo e Spagna, mentre quelle dove si lavora meno sono Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania.

distribuire in modo corretto questa ricchezza per permettere a tutti di avere un lavoro e far sì che esso non occupi la gran parte della vita di un essere umano. Quello che manca è un cambio di paradigma, che può avvenire solo con una nuova consapevolezza collettiva che porti a un cambiamento politico. Per prima cosa il lavoro non è solo il lavoro salariato, cioè quello destinato alla paga e al mercato, anche se hanno fatto di tutto per convincerci del contrario. Se è vero che il lavoro salariato scarseggia (e, per fortuna, scarseggerà sempre di più) di lavori da fare ce ne sono in abbondanza: edifici da rimettere a posto, argini di fiumi da rinforzare, città da ripulire e buche da sistemare, bambini svantaggiati da sostenere e anziani da assistere. Le risorse per fare tutto questo ci sono, basta toglierle dalle tasche dell’1% che si arricchisce costringendo gli altri alla fatica per la sopravvivenza.

A Göteborg, la seconda città più grande della Svezia, da due anni si sta sperimentando la settimana lavorativa di 30 ore. Un esperimento approvato da diversi economisti, che sostengono che diminuendo l’orario lavorativo i lavoratori non diminuiranno la loro produttività in quanto è provato che il rendimento di ogni lavoratore decresce ora dopo ora. Inoltre si stima che avere più ore libere aiuterà a fare girare l’economia e a migliorare la salute dei lavoratori, diminuendo così la spesa sanitaria. Un esperimento seguito con interesse dal governo nazionale pronto, se i risultati saranno confortanti, a trasformarlo in legge. Non è la svolta definitiva nel senso che auspichiamo, ma già cominciare da qui sarebbe un passo avanti.

* Giornalista professionista freelance, vive a Bologna dove lavora insieme al gruppo media indipendente SMK Videofactory. Ha scritto e realizzato video-inchieste per Il Corriere della Sera, La Repubblica, Altreconomia ed altri. Come documentarista ha realizzato il lungomentraggio Kosovo versus Kosovo.

Eppure gli strumenti per uscire da questo sistema ingiusto e inefficace, se non per i pochi che dallo sfruttamento della manodopera si arricchiscono, scaricandone sulla società i costi in termini sociali e sanitari, ci sarebbero. Come abbiamo visto la ricchezza che un’ora di lavoro genera è enormemente superiore a 100 anni fa grazie alla tecnologia. Basterebbe semplicemente DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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A PRESTO PIERPAOLO!

Pierpaolo Grilli, membro del direttivo di ASCIA, è stato arrestato lo scorso 5 agosto con l’accusa di spaccio ignorando la possibilità di rideterminare la pena dopo la caduta della Fini-Giovanardi. Ecco la sua testimonianza Il 5 agosto, i carabinieri hanno prelevato dalla sua abitazione il collaboratore e membro del direttivo ASCIA Pierpaolo Grilli, che ha redatto per conto dell’associazione anche molti articoli per Dolce Vita. Conosciamo Pierpaolo profondamente e possiamo mettere tutte e due le mani sul fuoco a prova della stima e della fiducia che riponiamo in lui. Pierpaolo non è uno spacciatore, ma come tale è stato giudicato e condannato a 5 anni di reclusione, ignorando anche la possibilità di rideterminare la pena dopo la caduta della Fini-Giovanardi e forse più che per la pericolosità sociale in quanto presunto spacciatore, Pierpaolo è stato condannato per la sua natura ribelle, cosa di cui sono portatori molti consumatori di cannabis e questo ha sempre infastidito i poteri istituzionali. Pubblichiamo un estratto della sua lettera di “arrivederci” sperando che questo possa avvenire il prima possibile. Incredibilmente, sto per rientrare in carcere! Il 13 luglio, nel pomeriggio, ho ricevuto la telefonata del mio avvocato Lorenzo Simonetti che mi comunicava la sentenza dell’ultima udienza in Cassazione della mia ultima disavventura giudiziaria per coltivazione di cannabis: sono stato condannato in via definitiva, non solo, il mio legale mi ha detto che, incredibilmente, non mi è stata rideterminata la pena di 5 anni che avevo ricevuto nel 2013, quando la Fini-Giovanardi era in vigore, credo di essere un caso unico e così mi ha detto di prepararmi immediatamente a tornare in carcere per scontare due anni e mezzo di fine pena. Sul momento è stato uno shock, la prima cosa che ho pensato è stata che la mia vita sarebbe stata ancora una volta stravolta profondamente da un’altra ingiustizia. Fui arrestato per la prima volta nel novembre del 2005, non perché spacciassi ma per puro caso, a seguito di un controllo stradale notturno un po’ troppo meticoloso, vennero a casa mia per la perquisizione e trovarono i miei raccolti, anche gli avanzi degli anni precedenti che non avevo avuto il coraggio di buttare via. Mi considerarono ingiustamente un criminale narcotrafficante. Due anni dopo, nel 2007, il mio amico Aldo Bianzino, cono-

sciuto 25 anni prima in un ashram himalayano, veniva arrestato anche lui per coltivazione di cannabis e perdeva drammaticamente la vita nella sua cella del carcere nella prima notte di detenzione. Tornato a casa nel 2012, dopo una prima condanna di 5 anni in primo grado, contattai l’Avv. Simonetti ed ASCIA, fui invitato a scrivere articoli e così iniziò il mio impegno antiproibizionista. Con l’abrogazione della Fini-Giovanardi iniziai a poter sperare che non sarei più ritornato in carcere. Invece no! Caso più unico che raro, mi trovo a dover assurdamente affrontare una pesantissima condanna definitiva, con una pena relativa ad una legge anticostituzionale abrogata da più di due anni e considero ciò una cosa illegittima e gravissima. Secondo tale condanna dovrei scontare ancora due anni e mezzo in carcere ed i successivi tre anni a casa, con “l’affidamento in prova ai servizi sociali”. Chissà cosa dovrà mai “provare” ai servizi sociali una persona come me, di 56 anni, con una pericolosità sociale pari a zero, che vive sui monti con i cavalli, come un eremita, che ha sempre fatto uso personale di cannabis dall’adolescenza e gode di perfetta salute, senza fare uso di alcoolici né di altre droghe, legali o illegali, senza essere mai stato in alcuna relazione con organizzazioni di criminali? Sembrerebbe ridicolo, se non fosse così drammaticamente ingiusto. Ma stavolta non andrò in carcere da vittima del proibizionismo, ci andrò

fieramente come redattore di ASCIA e di tutto l’universo antiproibizionista italiano, se non mi censureranno vorrei essere l’inviato speciale dentro, il testimone dal pianeta carcere. Hanno distrutto tutto quello che avevo creato con le mie sole forze ed il duro lavoro negli ultimi 30 anni, ed hanno distrutto pure la voglia di ricostruirlo. Ora l’unico impegno sarà contribuire a distruggere il proibizionismo integralista! Non mi possono togliere la consapevolezza di non essere un criminale e la certezza di non aver fatto del male a nessuno. Non mi drogo, non inquino, non distruggo l’ambiente, non faccio del male a nessuno, vivo come un eremita, aiuto chiunque posso, ma perché dobbiamo permettere ai proibizionisti di perseguitarci così? Bisognerebbe metter fuori legge loro, anziché gli estimatori e i coltivatori della canapa! Sono loro socialmente pericolosi, anzi, alla luce dei disastri sociali provocati dalla guerra alle droghe, pericolosissimi! Una vera piaga sociale. Non so quando mi porteranno via da casa, né dove, non so se potrò ancora scrivere dal pc, come non so se mi censureranno le lettere dal carcere, perché là dentro ti possono controllare e censurare a piacimento. Staremo a vedere, farò quel che posso per continuare a fare la mia parte e per comunicarvelo, ognuno faccia la sua parte nella nostra battaglia, un giorno la Storia ci darà ragione. Dall’orlo del baratro, fieramente ribelle.

LETTERE DAL CARCERE

Siamo in contatto con Pierpaolo attraverso la community di Enjoint. Ci manda regolarmente le sue lettere, che vengono pubblicate sul forum e alle quali è possibile rispondere. Stanza ASCIA ROOM su www.enjoint.info/forum

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DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


a cura dell’Avv. Carlo Alberto Zaina *

AVVOCATO RULEZ

GUIDA SOTTO EFFETTO DI SOSTANZE Un saggio dell’avvocato Zaina sulla guida sotto effetto di sostanze e relativi controlli

PARTE SECONDA (ED ULTIMA) Le considerazioni che precedono permettono di formulare due precise conclusioni: l’esame delle urine appare in grado di attestare sotto la voce “positività”, solo la circostanza che la sostanza è presente nell’organismo, senza fornire indicazioni sulla quantità assunta, né sul momento di assunzione della stessa, atteso uno spettro che può coprire anche un periodo sino a 40 giorni prima del controllo; l’esame del sangue, a propria volta, pur presentando caratteristiche di maggiore circoscrizione temporale – esso può coprire,

infatti, un periodo retroattivo massimo di 96 ore in casi di assunzione costante e di 24-48 ore in casi di assunzione episodica – non è, però, anch’esso, di per sé, concludente e significativo di uno stato di alterazione della persona sottoposta ad analisi. L’esame del sangue assume un valore probatorio concreto solo se posto in correlazione con la effettiva condizione psico-fisica dell’interessato. Ne deriva, quindi, che l’esame ematico si pone, pertanto, sotto il profilo della dimostrazione dell’illecito contenuto nella disposizione di cui all’art. 187 CdS, solamente come riscontro scientifico rispetto ad una preesistente prova percettiva di uno stato di palese alterazione: per tutte la visita medica anamnestica che la giurisprudenza cita come esempio tipico di accertamento della condizione di alterazione psico-fisica.

CFR. anche Cass. pen. Sez. IV, 12-06-2015, n. 35334 «Positivo all’analisi delle urine per assunzione di cocaina: per la Cassazione è prova

insufficiente per il reato di guida sotto l’effetto di stupefacenti. Pronunciandosi su una vicenda in cui il conducente di un’autovettura era stato condannato per il reato di cui all’art. 187, comma 1, C.d.S. (guida in stato di alterazione psico-fisica dovuta all’assunzione di cocaina), la Cassazione, - nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui erroneamente i giudici di merito avevano ritenuto sufficiente, ai fini dell’affermazione di penale responsabilità, l’esito dell’analisi chimica delle urine senza necessità di alcuna visita medica -, ha affermato il principio secondo cui ai fini del giudizio di responsabilità, è necessario provare non solo la precedente assunzione di sostanze stupefacenti ma che l’agente abbia guidato in stato d’alterazione causato da tale assunzione». In Quotidiano Giuridico, 2015 Cfr. REGIONE PIEMONTE (Società Italiana di Biochimica clinica e Biologia molecolare) 2009; REGIONE LAZIO (Dott. PICHINI e PACIFICI) pag. 10 CFR USL di MODENA SETTORE DROGHE E SOSTANZE DI ABUSO. *Avvocato penalista patrocinante in Cassazione. Componente effettivo dello staff redazionale di ALTALEX, membro permanente del comitato scientifico di DIRITTO.IT ed OVERLEX.COM

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NASCE IL COORDINAMENTO PER LA LEGALIZZAZIONE

Una nuova realtà per proporre un tema all’attenzione di tutti: l’organizzazione del mondo cannabico. Di seguito il comunicato un tema all’attenzione di tutti, quello dell’organizzazione del movimento cannabico.

Sicuramente esistono fra noi diversi punti di vista su tutto ciò che sta accadendo intorno alla canapa nel mondo e in Italia. Che sia canapa per uso personale, terapeutico o agricolo, finalmente se ne discute. Lo scopo di questa nota non è riaffrontare queste tematiche che richiedono studio e dibattito molto più approfondito, ma proporre DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

Questa nota ha lo scopo di stimolare una riflessione fra tutti coloro che intendono unirsi intorno ad un obiettivo comune, chiaro e inequivocabile: la conquista del diritto per i cittadini maggiorenni di coltivare liberamente la pianta di canapa per uso personale all’interno di un limite, in numero di piante o in superficie di terreno, stabilito per legge. In Italia esistono milioni di estimatori che vivono nell’ombra sapendo benissimo i rischi che si incontrano nel venire allo scoperto. Il proibizionismo, infatti, criminalizzando, limita la libertà democratica di esprimere la

propria opinione, limita il diritto di lottare per la propria libertà. Occorre allora innanzitutto combattere la paura e l’indifferenza che regna fra le nostre fila ma per creare la massa critica occorre anche far sì che l’obiettivo della battaglia per la regolamentazione della canapa sia non solo la ricerca di qualcosa di stupidamente ludico (come qualcuno vorrebbe) ma una battaglia di civiltà, di democrazia, di libertà con la consapevolezza di quanto le mafie ostacolino proprio questi processi in quanto le mafie hanno bisogno di sudditi e di gente fedele, di manovalanza a basso costo e non di cittadini liberi. Occorre un forte movimento nazionale, unitario, organizzato in rete e presente ovunque.

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GIARDINAGGIO

di Francois Le Jardinier

DIFENDERE LE PIANTE CON LA LOTTA BIOLOGICA

La lotta biologica consiste nell’eliminare i parassiti delle piante in maniera sana, tramite i “predatori naturali” Per coltivare delle verdure sane e delle piante in buona salute in giardino e nell’orto bisogna salvaguardarle da insetti e parassiti e naturalmente evitare prodotti chimici, che possono essere nocivi per il terreno, per l’uomo e per l’ambiente più in generale. Oltre ai vari insetticidi di origine naturale che si possono acquistare nei negozi di settore, i più famosi sono il piretro e il neem, o alle innumerevoli ricette di antiparassitari fatti in casa che si trovano in rete, è possibile combattere gli insetti o i parassiti nocivi per le nostre colture con altri insetti. Esistono, infatti, molti insetti entomofagi (cioè che mangiano altri insetti) e grazie agli antagonisti naturali è possibile combattere un’infestazione di ospiti sgraditi. Su questo si basa il lodevole sistema della lotta biologica. I predatori o gli insetti utili ad eliminare i parassiti nocivi per le piante si possono acquistare oppure si possono attirare creando un ambiente a loro ideale. Le coccinelle sono gli insetti più diffusi nella lotta biologica, in generale sono ottimi predatori naturali degli afidi, i cosiddetti pidocchi delle piante, oltre ad esse tra gli insetti entomofagi possono essere inseriti i sirfidi e gli appartenenti alle famiglie dei rincoti, ditteri, coleotteri e neurotteri. Inoltre la lotta biologica prevede anche l’utilizzo di microorganismi come il Bacillus Thuringiensis, un batterio che contrasta i lepidotteri, o di funghi entomoparassiti, che inibiscono lo sviluppo di infezioni nel terreno e nelle foglie.

creando le condizioni ideali per loro, un buon sistema certamente è avere un giardino o un orto che privilegi la biodiversità e che sia ricco di coltivazioni orticole, aromatiche, piante officinali e fiori. Inoltre è importante studiare in modo adeguato le consociazioni tra piante, in modo che una attiri i difensori di un’altra e si raggiunga un equilibro che eviti infestazioni. Ad esempio la menta piantata vicino ai pomodori protegge questi frutti dai parassiti, oppure il rosmarino e la salvia proteggono dagli insetti nocivi le carote ed i fagioli. Di seguito eccovi la lista delle principali piante, erbe aromatiche e fiori particolarmente efficaci nell’attirare gli insetti necessari per la salute del nostro orto e giardino:

Ortica: non solo è un antiparassitario naturale ma riesce anche ad attirare le coccinelle. Calendula: attira i sirfidi che vanno ghiotti dei fitofagi. Gerani: attirano gli insetti utili sia grazie ai loro colori che per il loro profumo. Fiordaliso: attira sirfidi e coccinelle. Aglio: antiparassitario naturale che è possibile piantare a file all’interno dell’orto. Coriandolo: attrae gli insetti utili e può essere inserito nelle aiuole.

Timo: attira i sirfidi. Tarassaco: è tra i fiori amati dalle coccinelle. Salvia: attira le api ed insetti utili nella lotta ai parassiti e per l’impollinazione. Potentilla: i fiori gialli attirano le coccinelle.

Come abbiamo visto esistono diversi rimedi per eliminare gli insetti scomodi e nocivi per le nostre piante e il nostro orto, ma non c’è cosa migliore che usare i rimedi che offre la natura!

Altre piante considerate utili sono la potentilla, il finocchio, l’aneto, il millefoglio, il tanaceto, l’angelica, i fiori del genere Coreopsis, la morella comune ed i fiori del genere Tagetes.

Per avere nel nostro orto e nel nostro giardino insetti utili occorre, appunto, attirarli

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SHANTIBABA’S BAG OF DREAMS

a cura di SHANTIBABA *

IL DILEMMA GLOBALE SULLA CLASSIFICAZIONE DELLA CANNABIS

La cannabis finora è stata poco studiata nel mondo della botanica, ci vuole ancora molta ricerca, tempo e soldi prima di essere certi di tutte le applicazioni che essa può avere Da sempre abbiamo suddiviso la cannabis in due grandi tipi: Cannabis Sativa e Cannabis Indica, oltre alla canapa (Cannabis Ruderalis) come sottospecie di C. Sativa. Per lungo tempo la maggior parte delle persone si riferiva alle Cannabis Indica/Sativa come agli strain “da sballo”, mentre quando parlava di Cannabis Ruderalis lo faceva riferendosi alla canapa. Questa distinzione è stata recen-

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temente rivista e aggiornata grazie all’aiuto della tecnologia, della ricerca e dello studio della composizione chimica. Questo nuovo modello di classificazione prende il nome di Chemotassonomia e comprende: analisi chimica del DNA, studio dei composti presenti nella pianta, analisi dei terpeni, aromi e oli essenziali. Ciò significa che, grazie alla conoscenza più approfondita che abbiamo

oggi della pianta, dobbiamo fare i conti con alcuni aspetti che in passato erano sconosciuti e non misurati. Per cui, quella che un tempo credevamo fosse la realtà, va radicalmente cambiata. Si direbbe che la Cannabis Sativa sia stata utilizzata maggiormente per la sua fibra e per la produzione dei semi, senza essere DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


messa in relazione all’idea di droga che può derivare dalla cannabis. Invece la Indica pare essere la famiglia di cannabis più diffusa, e che ha un grado di parentela con tutte le varietà produttive come le varietà di Korea, cinese e giapponese, così come quelle Afgane, Indiane e Tailandesi. Oggi, a differenza del passato la distinzione è meno netta, quando parliamo di strain a foglia sottile (Narrow Leaf Drug strains, NLD) ci riferiamo solitamente alla Cannabis Sativa, mentre che quando parliamo di strain a foglia larga (Broad Leaf Drug strains, BLD) ci riferiamo alla Indica. Si fa un po’ di confusione perché è stato tutto rivisto e aggiornato per far in modo che tutte le varietà di cannabis siano riclassificate sulla base dei nuovi modelli e informazioni. Il nuovo libro di Merlin e Clarke intitolato “Cannabis: Evolution and Ethnobotany”, spiega questo aspetto per tutti quelli che vogliano rivedere le proprie conoscenze e capire più in dettaglio di cosa si tratta; in altre parole il libro illustra come, in termini di classificazione, si debba mettere in dubbio tutto ciò che prima credevamo fosse vero. Solo a pensarci ci si spaventa, in special modo da quando l’industria opera in diversi Paesi senza che ci sia un quadro normativo chiaro a riguardo. Questa auspicabile legislazione dovrebbe far sì che le aziende che lavorano nei Paesi interessati, operino nei margini della legalità e con un approccio adeguato. La cannabis è stata finora studiata in maniera ridotta e parziale nel mondo della botanica e ciò, da un lato crea confusione, ma dall’altro fa anche sorgere nuovi studi e teorie. In generale le varietà di canapa vengono classificate come piante dalla bassa percentuale di THC, 3% o meno, invece altre varietà produttive si trovano oltre il 4% di THC. Ma c’è bisogno di allargare l’orizzonte perché c’è un altro cannabinoide presente nelle piante, peraltro in quantità elevata, che però non è normato in alcuna legislazione visto che la conoscenza che abbiamo di esso è piuttosto recente; si tratta di una situazione che si sta sviluppando proprio mentre leggi questo articolo. Il Cannabidiolo, anche conosciuto come CBD, è il secondo tipo di cannabinoide predominante trovato nella cannabis. Dato che le varietà di cannabis a bassa percentuale di THC (meno del 3%) hanno un’elevata concentrazione di CBD (dall’1 al 3%), i coltivatori di canapa dei paesi che tradizionalmente la producono per la sua fibra e per i semi, stanno logicamente diventando i fornitori di CBD dell’industria medica. La pianta di canapa non è stata solitamente considerata una varietà con cui produrre fiori. Ad ogni modo oggi, visto il carattere legale di questa nota canapa, ci sono grosse coltivazioni con piante a bassa concentrazione di THC – rivolte per lo più all’uso medico già dal 1996 – in cui si sta DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

procedendo all’estrazione di CBD. Il motivo per il quale l’industria si sta sviluppando in questo senso può non apparire del tutto chiaro, ma a guardare bene si tratta solo di rischiare il minimo dal punto di vista legale e ottenere il massimo dal raccolto in termini economici.

È stato appurato come il CBD sia una componente utile per il trattamento di diverse patologie, ma allo stesso tempo c’è la convinzione che si debba estrarre tutto dalla pianta. Infatti molti ricercatori e medici oncologi sostengono proprio questa tesi piuttosto che procedere solo alla sintesi di

L’agricoltura si sta occupando in misura sempre maggiore di canapa e della relativa estrazione di CBD, ma dovrebbe anche monitorare l’uso dei contaminanti, pesticidi, insetticidi e ormoni ed equipararlo alle norme presenti nella produzione di cibo, il cui processo è più sicuro e controllato; altrimenti si mette a rischio la fonte di CBD. Per far fronte a questa situazione si dovrebbe aggiungere un ulteriore test in laboratorio da realizzarsi in occasione del raccolto o nelle fasi precedenti a esso; questo sarebbe facile da attuare e determinerebbe quali raccolti hanno superato tutti i test, gli stessi che deve superare il cibo, e quali no. Quelli con un risultato positivo potrebbero essere usati per l’estrazione, mentre quelli con un risultato negativo si limiterebbero alla produzione di fibra e semi. Se si procedesse diversamente si finirebbe per danneggiare coloro che vogliamo aiutare, nonostante le buone intenzioni.

Per lungo tempo la maggior parte delle persone si riferiva alle Cannabis Indica/Sativa come agli strain “da sballo”, mentre quando parlava di Cannabis Ruderalis lo faceva riferendosi alla canapa CBD, la ragione sta nel fatto che l’estrazione delle varie componenti della pianta come terpeni, flavonoidi e oli essenziali crea un effetto positivo. Si pensa che questi piccoli e diversi componenti che la cannabis produce, aumentino l’efficienza del CBD nel trattamento delle patologie.

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SHANTIBABA’S BAG OF DREAMS alta specializzazione e coltivatori in grado di sviluppare e crescere determinati composti. In sostanza, ci sono ampi margini di crescita per questa non più così giovane industria. Si tratta di un settore che è evoluto in maniera differente nelle diverse parti del mondo, per il fatto che la “guerra alle droghe” ha costretto la gente a fare i conti con le possibili conseguenze di condotte considerate illegali. Ma prima di questi 80 anni di War on Drugs, la canapa era una delle colture più diffuse in tutti i continenti, quindi, indipendentemente da come la si chiami – canapa, marijuana, fibra o semi – si tratta di una pianta che è intrinsecamente legata all’uomo. Ed è stato proprio l’uomo che negli ultimi anni, per via delle sue insicurezze e per la carenza di conoscenze sulla pianta, ha alimentato questi ingiustificati atteggiamenti negativi nei confronti della cannabis.

Quindi, anche se per confermare queste ipotesi si dovranno superare diversi processi legali ed effettuare numerose e ulteriori ricerche, coloro che già lavorano sia con i malati che con la cannabis, sanno bene che le differenze tra i prodotti a base di CBD derivano dal modo in cui l’estrazione si realizza, cosa si estrae dalla pianta e quali processi attraversa per ottenere il prodotto finale. Molti credono che i terpeni giochino un ruolo molto più importante di quanto non si pensasse in precedenza: per esempio il Beta Caryophyllene, uno dei terpeni trovati in quantità abbondanti nelle piante, pare avere effetti fortemente positivi nella cura di certe patologie quando lavora insieme al CBD, a differenza dell’azione del solo CBD.

Le basi per gestire questa fiorente industria le stanno gettando alcuni stati negli USA come il Colorado, Washington, Oregon e l’Alaska, i quali si occupano sia di coltura di canapa che di piante a fini ricreativi Per cui, se da un lato stiamo acquisendo preziose conoscenze e informazioni su come affrontare certe malattie, cosa prescrivere, ecc. dall’altro siamo ancora lontani dall’avere la sicurezza e il controllo dei fatti. Pertanto ci vuole ancora molta ricerca, tempo e soldi prima di essere certi di tutte le applicazioni che la cannabis può avere e, piuttosto che rendere illegale certe componenti della pianta, bisognerebbe dare fiducia alla popolazione adulta e raccogliere DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

informazioni in modo da progredire senza frizioni come invece è accaduto nei decenni passati. Le basi per gestire questa fiorente industria le stanno gettando alcuni Stati negli USA come il Colorado, Washington, Oregon e l’Alaska, i quali si occupano sia di coltura di canapa che di piante a fini ricreativi. Personalmente, sto portando avanti un progetto legato alla canapa che si basa su una pianta selezionata che ha concentrazioni di CBD al 16% e di THC appena allo 0,3%. Negli ultimi tempi abbiamo adeguato le caratteristiche chimiche delle nostre piante ai requisiti di Stato – anche grazie ai test in laboratorio – per ottenere le licenze di canapa e di coltivazione a scopi ricreativi. Ciò ci ha permesso di replicare la pianta madre fino a 80mila volte e abbiamo così ottenuto un raccolto specificamente dedicato all’estrazione per l’industria medica. Questo processo è stato possibile grazie all’adesione alle nuove linee guida sulla pianta, che ci hanno spinto a personalizzare e modificare le piante a seconda delle esigenze produttive riducendo così il lavoro e massimizzando la produttività e la concentrazione di alcuni composti. Si tratta di un settore in costante evoluzione, infatti man mano che nuovi cannabinoidi, oli specifici o composti vengono trovati nelle piante ci saranno raccolti ad

Sono selezionatore di sementi, ricercatore e coltivatore dagli anni ‘80, ma è solo dal 2008 che ho iniziato a fare test in laboratorio per capire finalmente cosa fosse presente nelle mie piante madri, ma anche nei maschi. L’intenzione di tutte queste osservazioni è dimostrare quanto sia importante incoraggiare la ricerca e portarla a quei livelli che avrebbe avuto se solo questa pianta non portasse con sé questi pregiudizi. Si tratta di una pianta che dovrebbe essere coltivata in lungo e in largo per avere biomassa e varietà in quantità sufficienti per studiarla adeguatamente. Dobbiamo riuscire a vederla come un qualsiasi prodotto agricolo per ridurne i costi e contrastare il mercato illegale, solo così potremo capire quali sono i composti adatti per le diverse parti di questa industria e uscire così dalla confusione e dall’ignoranza. Non ci sono segreti per questa pianta, c’è solamente bisogno di un grosso sforzo e di una ricerca seria e approfondita, sia a livello pubblico che privato, ma soprattutto serve collaborazione da parte di ogni elemento di questa industria per far sì che si progredisca al ritmo che il pubblico sta richiedendo. * Breeder della Mr Nice Seedbank tra i massimi esperti mondiali di genetiche e semi di cannabis. Padre di alcuni degli strain più famosi al mondo tra cui “White Widow” e “Super Silver Haze”

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a cura di Humboldt Seed Organization Team

STRAIN & SEEDBANK

PERCHÉ LA BLUE DREAM È DIVENTATA LA VARIETÀ PIÙ POPOLARE DELLA CALIFORNIA?

Facile da coltivare, molto resistente alle piaghe e dalle grandi capacità produttive. Queste caratteristiche, unite ad un gusto dolce e saporito che sa di mirtilli, hanno reso la Blue Dream una delle varietà femminizzate più richieste della seedbank americana Humboldt Seed Organization In poco tempo la Blue Dream è riuscita a diventare una vera leggenda. Un recente studio elaborato dall’agenzia di analisi BDS Analytics, che ha disposizione migliaia di ceppi nel suo database, ha evidenziato che è la numero 1 nel campo delle vendite sia in Colorado che sulla West Coast. Da dove viene questo ceppo? La Blue Dream è un ibrido, originario della California, precisamente nella contea di Humboldt. Nata dall’incrocio tra una Blueberry di Dj Short e una Super Silver Haze, è un ibrido molto equilibrato: si può parlare di un 50/50 dal momento che il suo effetto è sia corporale, tipico della Blueberry (Indica) che cerebrale, ereditato dalla Super Silver Haze (Sativa). Perché è così popolare? Roy Bingham, amministratore delegato e fondatore della BDS Analytics, ritiene che il successo della Blue Dream risieda nel fatto che lo stesso mercato, così come questo tipo di cannabis, sta diventando sempre più sofisticato e una genetica che racchiude tante qualità come la Blue Dream viene preferita sia dai coltivatori che dai consumatori. In base alle prove di laboratorio la percentuale di THC è tra il 16 e il 20% e ha un alto contenuto di terpeni, tra cui il mircene, il terpinolene e il cariofillacee. Ciò la rende oltre che gustosa, molto indicata per curare le patologie legate allo stress, alla depressione e gli stati d’ansia. Dall’effetto calmante e durevole è adatta per contrastare lo stress quotidiano; in un mondo frenetico come quello attuale questa genetica si è fatta largo tra le altre varietà fin da subito. Oltre ad essere richiesta per i suoi effetti terapeutici viene ricercata specialmente per essere una pianta versatile,

estremamente facile da piantare con la quale si ottengono risultati importanti. Diventata popolare sulle colline della contea di Humboldt dove l’umidità proveniente dall’oceano non permette la coltivazione di tante varietà, la Blue Dream ha conquistato rapidamente i campi di tutta la contea. In poco tempo ha poi varcato rapidamente i confini per essere molto resistente a minacce come quella dell’oidio, provocato dall’umidità. Gli esperti coltivatori di Humboldt Seed Organization consigliano l’utilizzo di gabbie, visto che la Blue Dream può arrivare a raggiungere i 4,57 metri di altezza e di larghezza (a seconda delle dimensioni dei vasi e dell’alimentazione della pianta), o di provvedere alla stabilità della pianta con reti e supporti poiché in piena fioritura sviluppa dei rami pieni di cime grosse e profumatissime di un aroma dolce che sa di mirtilli, ereditato dalla Blueberry, sua progenitrice. Non avendo bisogno di tantissima luce è adatta per la coltivazione indoor, per la quale è consigliato un sistema SOG. Oltre che alle sue caratteristiche, al successo di questo tipo di marijuana contribuisce, inoltre, la questione del marketing. Diventata subito la preferita dei rapper della scena hip hop americana, ha letteralmente invaso i dispensari e i campi di mezza America. Ad Humboldt Seed Organization sono molto orgogliosi di scommettere da anni su questa straordinaria genetica. Il catalogo offre dei semi di Blue Dream selezionati e di qualità. Per dare, a chi la sceglie, la possibilità di avere un assaggio del cuore della California senza dover necessariamente prendere l’aereo.

ATTENZIONE: QUESTA SEZIONE CONTIENE ARTICOLI PUBBLIREDAZIONALI E PROMOZIONALI. SI TRATTA DI ARTICOLI SCRITTI DIRETTAMENTE DALLE AZIENDE PRODUTTRICI O DAI NEGOZI CHE COMUNICANO LE NOVITÀ DELLA PROPRIA ATTIVITÀ. NON SONO QUINDI RECENSIONI REALIZZATE DALLA NOSTRA REDAZIONE E NESSUNO DEI PRODOTTI PROPOSTI È STATO TESTATO DAL NOSTRO STAFF. LA REDAZIONE PERTANTO NON SI ASSUME ALCUNA RESPONSABILITÀ PER UN USO SCORRETTO O PER QUALSIASI MAL FUNZIONAMENTO DEI PRODOTTI PROPOSTI. PER APPROFONDIMENTI E INFORMAZIONI A RIGUARDO FATE RIFERIMENTO DIRETTAMENTE AI CONTATTI DEL PRODUTTORE. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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STRAIN & SEEDBANK

a cura di Sensi Seeds Team

SENSI SKUNK AUTOMATIC Una delle varietà più illustri della Sensi Seeds sia per i coltivatori alle prime armi che per i più esperti

La Sensi Skunk® originale è stata sempre considerata tra le varietà più illustri della Sensi, sia dai coltivatori principianti che da quelli più esperti. E come dargli torto! Con le sue caratteristiche di forza, ampio rendimento, gran aroma e uno sballo delicato, questa pianta ha tutto ciò che si possa chiedere.

CLIMA E CONDIZIONI DI CRESCITA Le piante sono cresciute in condizione di outdoor, senza protezione e su un balcone ad Amsterdam, in un estate che è risultata essere tra le peggiori degli ultimi anni. Pioggia, vento, grandine e grosse variazioni di temperatura hanno messo le piante a dura prova.

Non c’è neanche bisogno di dire del grande interesse che, nel 2014, ha suscitato l’annuncio del lancio di una versione auto-fiorente di questa leggendaria strain. Sotto, potete leggere un breve ma esauriente cannabis grow report sulla Sensi Skunk Automatic.

NUTRIZIONE Le piante sono state messe in vasi con terra organica normale e non hanno ricevuto ulteriore nutrimento durante l’intero arco del loro ciclo di vita.

GERMINAZIONE E TRAVASO La germinazione indoor dei semi ha avuto luogo alla fine del mese di giugno. Tre semi su tre hanno germinato in appena 24 ore e sono stati messi momentaneamente in un posto protetto. Poi, una volta piantati, tutti e tre i germogli hanno reagito bene e hanno rapidamente iniziato a crescere in

Con le sue caratteristiche di forza, ampio rendimento, gran aroma e uno sballo delicato, questa pianta ha tutto ciò che si possa chiedere altezza. Presto sono stati travasati nei loro vasi definitivi da outdoor da 6 litri. Sono stati usati questi vasi, più piccoli del normale, dato che le piantine si trovavano su un balcone e quindi su una superficie limitata. SVILUPPO E FIORITURA La crescita delle piantine è iniziata in maniera lenta ma presto ha guadagnato ritmo e vigore. Tutte e tre le piante hanno mostrato i primi segni di fioritura entro 30 giorni dalla loro germinazione. Durante il periodo di fioritura le piante hanno rapidamente creato diverse cime compatte, molto resinose e con un forte odore citrico.

ALTEZZA E ASPETTO L’altezza finale di tutte e tre le piante è risultata essere uguale - circa 65 cm di altezza - così come l’aspetto, che presentava una ramificazione limitata. FIORITURA Le piante sono state tagliate dopo 7 settimane e i tricomi presentavano un aspetto a maggioranza bianco latteo. RACCOLTO In tali condizioni di cattivo tempo il risultato è stato deludente. AROMA Saporita, silvestre e con richiamo di agrumi. Se c’è una cosa che queste piante hanno dimostrato è la loro forza e resistenza per affrontare condizioni di vento forte, ondate di freddo e, più in generale, un clima sfavorevole. La resistenza, vigore e robustezza di questa varietà la rende ideale per coltivatori da outdoor in climi rigidi settentrionali. Le Sensi Skunk Automatic sono un valore aggiunto per il proprio giardino. Hanno prodotto cime aromatiche, che non generano alcun tipo di problema, in un breve lasso di tempo e sono assolutamente incline a coltivarle di nuovo. L’unica cosa che rimane da fare è sperare in un clima estivo degno del suo nome.

ATTENZIONE: QUESTA SEZIONE CONTIENE ARTICOLI PUBBLIREDAZIONALI E PROMOZIONALI. SI TRATTA DI ARTICOLI SCRITTI DIRETTAMENTE DALLE AZIENDE PRODUTTRICI O DAI NEGOZI CHE COMUNICANO LE NOVITÀ DELLA PROPRIA ATTIVITÀ. NON SONO QUINDI RECENSIONI REALIZZATE DALLA NOSTRA REDAZIONE E NESSUNO DEI PRODOTTI PROPOSTI È STATO TESTATO DAL NOSTRO STAFF. LA REDAZIONE PERTANTO NON SI ASSUME ALCUNA RESPONSABILITÀ PER UN USO SCORRETTO O PER QUALSIASI MAL FUNZIONAMENTO DEI PRODOTTI PROPOSTI. PER APPROFONDIMENTI E INFORMAZIONI A RIGUARDO FATE RIFERIMENTO DIRETTAMENTE AI CONTATTI DEL PRODUTTORE.

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Attenzione: i semi di canapa sono esclusi dalla nozione legalesono di Cannabis, ciò significa che essi sono da sostanza L.412 del 1974, art.1; comma 1,lett.B, convenzione sugli1,lett.B, stepefacenti di New unica York del 1961 e tabella del decreto Attenzione: i semi di canapa esclusi dalla nozione legale di non Cannabis, ciòconsiderarsi significa che essi nonstupefacente. sono da considerarsi sostanza stupefacente. L.412 del 1974, art.1;unica comma convenzione sugli stepefacenti di New York del 1 ministeriale 27/7/1992. In Italiaministeriale la coltivazione di Canapa vietata (artr.28 e 73didel dpr 309/90) non si èe in di apposita autorizzazione (art.17 dpr 309/90). In assenza(art.17 di autorizzazione i semi potranno essere utilizzatii esclusivamente per altri fini (zootec27/7/1992. InèItalia la coltivazione Canapa è vietatase (artr.28 73possesso del dpr 309/90) se non si è in possesso di apposita autorizzazione dpr 309/90). In assenza di autorizzazione semi potranno essere utilizzati esclusivam nico, collezionistico, etc). I seminico, vengono venduti con la riserva essi non sianocon usati terzeche parti innon conflitto legge. collezionistico, etc). I semi che vengono venduti la da riserva essi sianocon usatilada terze parti in conflitto con la legge.


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a cura di Dinafem Seeds Team

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È ANCORA TEMPO DI AUTOFIORENTI? ECCO LE MIGLIORI DI TUTTO IL CATALOGO DINAFEM SEEDS Di qui a poco arriverà la stagione autunnale e le ore di luce lentamente diminuiranno, viene ancora voglia di dedicarsi alle autofiorenti in esterno

Le autofiorenti sono varietà derivanti dall’incrocio di ceppi tradizionali con la Cannabis Ruderalis, da cui si ottiene l’indipendenza dal foto-periodo e sono originarie delle zone fredde (Russia e Siberia), dove le ore di luce in estate superano perfino le 20 ore quotidiane. Si tratta di varietà che pertanto si sviluppano in poco tempo e necessitano di un foto-periodo continuo più lungo delle varietà femminilizzate o regolari, per poter dare risultati soddisfacenti in termini di resa. Non raggiungono altezze considerevoli e per questo si adattano a chi ha bisogno di maggior discrezione. C’è chi, come Dinafem Seeds da ben 8 anni lavora sulle genetiche autofiorenti e, dopo quasi 20 generazioni e 16mila semi germinati per ogni varietà, ha sviluppato delle cultivar estremamente produttive e che mantengono le caratteristiche di ogni genetica progenitrice. Detto ciò per facilitare la scelta della genetica che più si addice ai propri gusti sono state selezionate per voi quattro tra le migliori varietà autofiorenti che Dinafem Seeds offre. Dinafem Seeds, dopo un duro lavoro di selezione è arrivata a poter offrire un’ampia gamma di semi autofiorenti per permettere di scegliere quelli che più si adattano alle proprie esigenze e ai propri gusti. E se, per via delle latitudini, non è possibile godere di una stagione calda, lunga e soleggiata, le varietà Dinafem Autofiroenti possono diventare un‘ottima opzione per chi sceglie di lavorare indoor. A voi la scelta!

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La Critical 2.0 Auto è la varietà dall’odore più speziato di tutto il catalogo. La sua particolare fragranza unita alla capacità di regalare raccolti abbondanti, la rende il seme più richiesto di tutta la proposta Dinafem. Adatta a chi cerca produzione con tempi brevi, senza essere costretto a rinunciare ai sapori di qualità.

FRUIT AUTO: LA PIÙ VELOCE

La Fruit Auto è una delle varietà più storiche di tutto il catalogo Dinafem, che incrociando il sapore della Grapefruit con la velocità di una Lowryder#1 e una Dinafem#1, è riuscita a creare una varietà dalle dimensioni contenute ma dal sapore esagerato! Facile da coltivare e con tempi di fioritura veloci, è perfetta per chi ha spazi ridotti ma non vuole rinunciare alle gradevoli note fruttate che regalano le sue cime. Effetto gentile e gradevole.

HAZE XXL AUTO: LA PIÙ POTENTE

Le analisi di laboratorio hanno rivelato che i semi di questa varietà racchiudono fino al 17% di THC, una quantità così elevata di principio attivo che la rende la più potente di tutto il catalogo delle autofiorenti. Nata dall’incrocio tra una Haze 2.0 autofiorente e un clone d’élite di Jack Herer, Haze XXL Auto possiede un effetto estremamente psicoattivo. La sua versione XXL regala cime dure e compatte dal delizioso sapore speziato. Una vera delizia per tutti gli amanti delle Haze.

MOBY DICK XXL: RACCOLTI ABBONDANTI

La versione Autofiorente della Moby Dick rispecchia fedelmente le qualità delle sue progenitrici: White Widow e Haze. Sarà per le sue cime carnose o per l’elevata produttività, ma questa splendida genetica dal sapore che ricorda le indiche più dolci ma con un effetto cerebrale molto potente, tipico delle varietà sative, è una delle più apprezzate del catalogo. Consigliata per chi è alla ricerca di un seme che regali raccolti abbondanti, caratterizzati da un gusto citrico e dall’effetto potente.

ATTENZIONE: QUESTA SEZIONE CONTIENE ARTICOLI PUBBLIREDAZIONALI E PROMOZIONALI. SI TRATTA DI ARTICOLI SCRITTI DIRETTAMENTE DALLE AZIENDE PRODUTTRICI O DAI NEGOZI CHE COMUNICANO LE NOVITÀ DELLA PROPRIA ATTIVITÀ. NON SONO QUINDI RECENSIONI REALIZZATE DALLA NOSTRA REDAZIONE E NESSUNO DEI PRODOTTI PROPOSTI È STATO TESTATO DAL NOSTRO STAFF. LA REDAZIONE PERTANTO NON SI ASSUME ALCUNA RESPONSABILITÀ PER UN USO SCORRETTO O PER QUALSIASI MAL FUNZIONAMENTO DEI PRODOTTI PROPOSTI. PER APPROFONDIMENTI E INFORMAZIONI A RIGUARDO FATE RIFERIMENTO DIRETTAMENTE AI CONTATTI DEL PRODUTTORE. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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GROW REPORT

a cura di Madman

TORRIDE ESTATI

Nel periodo estivo coltivare indoor diventa difficile poiché è complicato mantenere le condizioni di temperatura ideali a causa del caldo. Attraverso alcuni preziosi consigli è possibile superare con successo questa stagione con un buon raccolto Strain: ChocoTonic F1 Seed Bank: Noreason Genetics Un problema comune a quasi tutti i grower specializzati nell’indoor, soprattutto nell’entroterra mediterraneo, è quello dei cicli di coltivazione che coincidono con i mesi più caldi dell’anno. Nel periodo compreso tra maggio e settembre spesso diventa difficile riuscire a mantenere delle condizioni di temperatura ed umidità accettabili all’interno delle zone di coltivazione; ciò che spesso si ottiene sono fioriture molto lunghe, piante stressate dell’eccessiva traspirazione fogliare, fiori con calici piccoli e cime poco compatte. Molte volte l’unica alternativa rimane spegnere le lampade e affidarsi all’outdoor in terrazza, aspettando l’abbassamento delle temperature con l’avvio dell’autunno. Questa soluzione ovviamente può rappresentare un problema per chi coltiva a ciclo continuo durante tutto l’anno perché significa tenere inattivo l’indoor durante un paio di fioriture e quindi rinunciare a due raccolti nell’arco dei 12 mesi. Quest’anno però ho avuto la fortuna conoscere un grower esperto con cui discutere di questo aspetto e con cui sperimentare possibili soluzioni al problema dell’indoor estivo, arrivando non solo a “sopravvivere” alla stagione calda, ma anche ad ottimizzare al massimo la produzione riducendo al minimo lo stress per le piante. IL SISTEMA Quelli che vengono definiti “problemi delle temperature” in realtà sono per la maggior parte un solo grande problema che è la sofferenza dell’apparato radicale: se le radici soffrono carenze o eccessi d’acqua e di temperatura, tutta la pianta soffre. Ha poco senso iniziare a preoccuparsi per la parte aerea delle piante, magari per qualche macchia sulle foglie, se prima non si pensa a come offrire alle radici le migliori condizioni di acqua-ossigeno-temperatura per prosperare (questo vale nell’indoor come nell’outdoor in vaso). Il primo aspetto analizzato con l’amico grower è stato il tipo di substrato e di sistema che meglio avrebbe permesso di affrontare i problemi dell’estate. La terra è stata subito scartata per le caratteristiche di

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Ha poco senso iniziare a preoccuparsi per la parte aerea delle piante, magari per qualche macchia sulle foglie, se prima non si pensa a come offrire alle radici le migliori condizioni di acqua-ossigenotemperatura per prosperare drenaggio e scambio termico che genera in condizioni di calore eccessivo, mentre il cocco è stato scartato perché avrebbe necessitato di troppi controlli e attenzioni rispetto alla frequenza e all’intensità dell’irrigazione. Il rockwool è stato preso in considerazione solo per la fase di radicazione delle talee, in cui avere un substrato che trattenga molta acqua è utile, mentre per le fasi di crescita vegetativa e fioritura abbiamo valutato che la scelta migliore sarebbe stata l’utilizzo di argilla espansa, in grado di drenare velocemente l’acqua e offrire spazi più areati allo sviluppo delle radici. Il secondo aspetto discusso tra di noi è stato quindi relativo al tipo di sistema idroponico DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


Il motivo di questa scelta deriva dall’intuizione dell’amico grower sullo scambio termico e l’ossigenazione che avrebbe avuto questo sistema nelle condizioni di caldo e secco della zona in cui vivo. L’abbondante irrigazione dall’alto infatti aiuta molto a dissipare il calore dell’argilla espansa e di tutta la zona radicale, mentre la rapida fase di drenaggio permette poi alle radici di ottenere tutto l’ossigeno atmosferico che necessitano. Questo, sommato all’effetto cascata di tutto il circuito e allo scambio termico dell’acqua durante lo scorrimento su tutte le superfici esposte all’aria, fondamentalmente ci ha permesso di rinunciare sia al chiller per raffreddare il deposito della soluzione nutritiva, che alla pompa dell’aria perché fondamentalmente avrebbe immesso l’aria calda nell’acqua scaldandola ancora di più.

da utilizzare: i sistemi DWC e RDWC, con le radici completamente immerse nell’acqua, nel tempo si sono rivelati ottimi anche in climi caldi perché, mantenendo le radici sempre immerse nella soluzione nutritiva, le piante riescono a trarre beneficio anche quando la traspirazione fogliare aumenta molto a causa della temperatura ambientale. Questi però sono sistemi che come gli acquari dipendono totalmente dalla continua ossigenazione dell’acqua attraverso l’uso di pompe e pietre porose, che può diventare un problema quando arriva l’estate: quanto maggiore è la temperatura dell’acqua, minore è la concentrazione di ossigeno. Se l’acqua si scalda troppo la quantità di ossigeno disciolto diventa insufficiente a mantenere in salute il sistema, si crea un “brodo” ideale per la proliferazione di batteri anaerobici che in poco tempo uccidono le radici (il crollo del pH della soluzione nutritiva può essere un sintomo della comparsa di questi batteri). L’unica soluzione in questi casi sarebbe l’acquisto di un chiller (refrigeratore) per acquari, che raffreddi continuamente la soluzione per mantenere la temperatura costante e garantire la corretta ossigenazione del sistema. Purtroppo però, anche nelle versioni minori, si tratta di soluzioni abbastanza costose e dal consumo elettrico non troppo contenuto. Dopo una lunga valutazione abbiamo deciso di optare per un sistema a ricircolo con vassoio, simile ai sistemi NFT, caratterizzato però dall’assenza di coperture e dall’irrigazione dei vasi sempre dalla parte alta con una portata d’acqua abbondante, di almeno 30 litri ogni ora per pianta, scandita da cicli di 15 minuti di flusso e 15 minuti di drenaggio. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

Oltre a ciò, questo sistema ci ha permesso di effettuare spostamenti, modifiche e cambi con molta più facilità, potendo spostare liberamente i vasi sul vassoio e potendo intervenire sul deposito; in questo modo lo spreco d’acqua e di fertilizzante si riduce molto ad ogni cambio della soluzione nutritiva, arrivando anche ad 1/10 di quello di un sistema DWC equivalente. Un altro importante accorgimento per il controllo delle temperature è stato l’adozione di riflettori chiusi raffreddati tipo sputnik e la scelta di non preoccuparsi più della distanza delle lampade dalle piante, quanto piuttosto del fatto che l’illuminazione complessiva fosse sufficiente e il più possibile omogenea per tutte le piante, cercando di evitare la creazione di spot luminosi troppo concentrati che a volte portano alla perdita di clorofilla e allo sbiancamento delle cime. SETUP - EC meter (importantissimo) e pH meter - Growbox double 240x120x200 - 2 Ballast digitali dimmerabili Sonlight e Lumatek - Lampade HPS da 600W - 2 vassoi 100x100 per sistemi NFT - Pompa da acquario da circa 1000 L/h - 8 vasi da 6,5 litri - Fertilizzanti Canna Aqua A+B (vega e flo) - PH Down Advanced Hydroponics - Serbatoio per l’acqua - Tubi e raccordi (Ø min. 10mm) - Estrattore, tubi e ventilatori IL CICLO Per questo ciclo sperimentale abbiamo optato per uno strain già provato in altri sistemi sia idroponici che normali, in modo da avere un riscontro più oggettivo sul comportamento del sistema, con dei cloni provenienti da una madre F1 di ChocoTonic precedentemente selezionata.

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GROW REPORT

I cloni sono stati messi in cubetti di rockwool immersi prima in una soluzione nutritiva ad EC 1.0 e poi alleggeriti dall’acqua in eccesso; sono stati messi a radicare in una piccola serra per talee sotto a luci fluorescenti durante circa 10 giorni, per poi essere travasati in bicchieri di plastica trasparente riempiti di argilla espansa precedentemente lavata molto bene. Qui sono stati lasciati crescere, in un piccolo growbox dedicato solo alla fase vegetativa, con fotoperiodo di 18/6 durante circa due settimane, irrigando a mano con acqua del rubinetto e Canna Aqua A+B (vega) mantenendo sempre l’EC non superiore ad 1. Dopo due settimane le piantine sono state travasate in vasi da 6,5 litri, sempre riempiti con argilla espansa, e spostate nel growbox da fioritura, dove hanno proseguito con la crescita vegetativa con 18 ore di luce sotto lampade da 400W un’altra settimana circa. Trascorso questo periodo abbiamo effettuato il cambio di fotoperiodo, passando al 12/12 per iniziare ad indurre la fioritura della pianta. A livello di fertilizzazione in fioritura non è cambiato molto, abbiamo sostituito i fertilizzanti vega con quelli flo (sempre Canna A+B) e iniziato ad aumentare gradualmente l’EC portandolo intorno ad 1.2 e cercando di mantenere il pH tra 5.5 e 6.5. Ogni 7-10 giorni è stato fatto un cambio generale della soluzione, mentre per il rabbocco giornaliero del deposito abbiamo deciso di mantenere sempre poca acqua in ricircolo nel sistema, aggiungendo acqua

L’esperimento è sicuramente andato a buon fine, tanto da decidere di adottare questo sistema di coltivazione anche durante il resto dell’anno per la facilità estrema con cui si riesce a lavorare fredda (di frigorifero) e fertilizzanti ogni giorno, in modo che la soluzione nutritiva si rinnovasse spesso evitando così l’accumulo di sali, le formazioni di composti inaspettati, e offrire nutrienti sempre “freschi” alle radici. Quando le piante hanno iniziato a mettere prefiori abbiamo portato la potenza delle lampade a 600W, riservando il SuperLumen solo per la fine della fioritura per evitare di scaldare troppo il box; abbiamo iniziato ad aumentare ancora la fertilizzazione portando l’EC tra 1.3 e 1.5, con pH sempre più o meno a 6, e mantenendo questo regime durante tutta la fioritura. Quando le cime hanno iniziato a riempirsi di resina e ad essere troppo grandi per sostenere il proprio peso, abbiamo dovuto procedere con un paio di crop e alcune legature per evitare il collasso delle piante, ma non avendo ancora acquistato la rete elastica abbiamo dovuto adattarci con del filo di ferro trovato in casa.

Il resto della fioritura è proceduto senza grossi problemi e più o meno dopo 70 giorni dal cambio di fotoperiodo le piante hanno raggiunto la maturazione desiderata; abbiamo quindi proceduto con il taglio, con la pulizia di tutte le cime e la preparazione per la secca sulle reti. Trascorsa meno di una settimana sulle reti (grazie al clima secco) è stato messo tutto sottovuoto e riposto al buio. VALUTAZIONI L’esperimento è sicuramente andato a buon fine, tanto da decidere di adottare questo sistema di coltivazione anche durante il resto dell’anno per la facilità estrema con cui si riesce a lavorare. La qualità dello strain scelto si è rivelata spettacolare, con un forte aroma tra il diesel e il mandarino, moltissima resina, cime abbastanza compatte e maturazione abbastanza uniforme anche nei fiori più bassi. Un ottimo strain con cui continuare a sperimentare anche in futuro. Da questo ciclo ho imparato molto, condividere idee ed esperienze con altri grower credo sia fondamentale per evolvere come coltivatori. Un ringraziamento speciale al Collettivo Underground Budtenders. Sex, Drugs & Burger King Tratto dal forum

ATTENZIONE: LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO NON INTENDONO IN ALCUN MODO ISTIGARE INDURRE OD ESORTARE L’ATTUAZIONE DI CONDOTTE VIETATE DALLA LEGGE VIGENTE. RICORDIAMO AI LETTORI CHE IL POSSESSO E LA COLTIVAZIONE DI CANNABIS AD ALTO CONTENUTO DI THC SONO VIETATE, SALVO SPECIFICA AUTORIZZAZIONE. È CONSENTITA LA COLTIVAZIONE DI ALCUNE VARIETÀ DI CANNABIS SATIVA AI SENSI DEL REGOLAMENTO CE 1251/1999 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI. LE INFORMAZIONI CONTENUTE SONO DA INTENDERSI ESCLUSIVAMENTE AI FINI DI UNA PIÙ COMPLETA CULTURA GENERALE. L’AUTORE E LA REDAZIONE NON SI ASSUMONO NESSUNA RESPONSABILITÀ PER UN USO IMPROPRIO E ILLEGALE DELLE INFORMAZIONI.

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DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


CANAPAlpino BRIBANO SEDICO

il primo hempshop e growshop della provincia di Belluno www.canapalpino.it 328.2444232


CANNABIS CULTURE

a cura del Dr. Matteo M. Melosini

SEMI E OLIO DI CANAPA NUTRIZIONE E MEDICINA

Le analisi dei valori nutrizionali della varietà finlandese Finola, elaborate da PhD J.C. Callaway dell’università finlandese di Kuopio, dimostrano che l’olio di canapa è un’eccellente fonte di sostanze antiossidanti e di acidi grassi essenziali

Il seme di Cannabis sativa L. è stato una importante fonte di nutrimento nelle culture del Mondo Antico per migliaia di anni. Consumati crudi, cotti o arrostiti, questi semi sono stati utilizzati come fonte di nutrimento già in età preistorica e probabilmente anche da ominidi più antichi. In Cina l’olio di semi di canapa viene utilizzato come alimento e come rimedio da almeno 3mila anni. L’olio di semi di canapa, con circa l’80-90% di acidi grassi insaturi, rivaleggiava anticamente con l’olio semi di lino per la produzione di pitture a olio e di vernici. La peculiarità di questo seme a cui vengono attribuite proprietà curative, sta nella sua composizione ricca di acidi grassi insaturi di cui gli essenziali omega 3 e omega 6, di amminoacidi essenziali e proteine facilmente digeribili (NB. con il termine essenziali si intendono quei composti che l’organismo non può produrre da sé e che quindi devono essere assunti tramite l’alimentazione). L’uso dei semi di canapa è stato abbandonato dalla fine del

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La ricchezza dei semi di canapa sta nella loro composizione, costituiti da oltre il 30% d’olio, da circa il 25% da proteine, dal 25% da carboidrati e da considerevoli quantità di fibre, vitamine e minerali

canapa, una varietà di cannabis quasi priva di THC e quindi legalmente coltivabile, che offre le stesse proprietà nutritive, farmaceutiche e industriali dell’antica cannabis.

1930 con la proibizione della coltivazione di tutte le varietà di cannabis, iniziata negli USA nel giugno 1937 sotto il governo Roosevelt. Questo evento di fatto ha sancito per l’uomo la perdita di una eccellente risorsa, utilizzabile come alimento curativo e come materia prima per una grande varietà di prodotti. Dopo anni difficili per i coltivatori e lavoratori di cannabis è stata recentemente riscoperta e rivalutata la coltivazione della

Le principali proteine ritrovate nei semi di canapa sono l’edestina e l’albumina, entrambe di alta qualità nutritiva dato che sono facilmente digeribili e contengono notevoli quantità di aminoacidi essenziali. È stato dimostrato che alcune proteine contenute nei semi di canapa possiedono proprietà antiossidanti, e quindi protettive contro i radicali liberi, e antipertensivo, con effetti benefici sulla pressione sanguigna.

NUTRIMENTO E SALUTE La ricchezza dei semi di canapa sta nella loro composizione, costituiti da oltre il 30% d’olio, da circa il 25% da proteine, dal 25% da carboidrati e da considerevoli quantità di fibre, vitamine e minerali, questi semi sono un alimento ricco e completo.

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


Sono stati inoltre riscontrati elevati livelli di arginina, un aminoacido essenziale per la fase di crescita dei bambini che rende il seme di canapa un alimento nutrizionalmente ideale per la dieta di tutte le età. L’olio derivato dai semi è composto per oltre l’80% da acidi grassi polinsaturi (PUFA), rendendolo una eccellente fonte di sostanze antiossidanti ed in particolare di acidi grassi essenziali (AGE) come l’acido Linoleico (omega 6) e l’acido alfa-Linolenico (omega 3). Questi due acidi grassi sono responsabili per importanti funzioni biologiche nell’organismo e vengono denominati essenziali poiché possono essere assunti solo con la dieta. La reintroduzione del consumo di semi e d’olio di canapa è cruciale principalmente per il loro contenuto in omega 3, praticamente assenti nella dieta mediterranea. Da un punto di vista biologico gli acidi grassi polinsaturi, ed in particolare gli AGE, svolgono nell’organismo una serie di funzioni fondamentali per la salute umana. Sono i precursori degli eicosanoidi, ed in particolare delle prostaglandine, mediatori chimici con molteplici funzioni che agiscono come antinfiammatori naturali del corpo. Questi composti, derivati dagli AGE, svolgono funzioni regolatore come ad esempio per la coagulazione del sangue evitando l’aggregazione delle piastrine, nel processo di guarigione/cicatrizzazione delle mucose e nella risposta immunitaria. Essi sono indispensabili per la struttura delle membrane biologiche composte dai fosfo-lipidi, che garantiscono la robustezza delle cellule nei tessuti corporei. Gli AGE regolano inoltre i flussi lipidici, agendo positivamente sul bilancio tra “colesterolo buono” (HDL) e “colesterolo cattivo” (LDL), rendendo il consumo d’olio di canapa ideale per chi presenta alti livelli di colesterolo, problemi coronarici, arteriosi e al fegato. Una dieta ricca in Omega 3 e in acidi grassi polinsaturi sostiene un metabolismo più dinamico, accelerando la combustione dei grassi e svolgendo un’azione anti-trombotica preventiva contro l’aterosclerosi. Viene

Tabella 1 - Contenuto nutrizionale tipico (%) dei semi di canapa intero, decorticato e del residuo post-spremitura (pannello greggio). Con il suo contenuto equilibrato tra olio, carboidrati, proteine e fibre il seme di Cannabis è un alimento completo.

Elemento Olio (%) Proteine Carboidrati Umidità Ceneri Energia (kJ/100g) Fibra alimentare totale (%) - Fibre digeribili - Fibre non digeribili

Seme Intero 36 25 28 6 5 2200 28 6 22

Seme Decorticato Pannello Greggio 44 11 33 34 12 43 5 5 6 7 2093 1700 7 43 6 16 1 27 inoltre aumentata la fluidità delle membrane corporee e in certi casi viene ridotta la necessità di insulina da parte dei diabetici. Gli acidi grassi polinsaturi apportano una serie di benefici anche per la pelle, specialmente per quelle più irritate e secche, migliorando la qualità dei tessuti e alleviando i sintomi di alcune patologie cutanee come ad esempio l’eczema. Infine, il rapporto tra omega 6 e omega 3 è un fattore altrettanto rilevante per la salute, è stato infatti stimato che il rapporto ottimale trai due acidi grassi essenziali sia di 3:1, che rende l’olio di canapa un prodotto ideale dato che presenta un rapporto di 2,5:1 molto simile a quello ottimale e difficilmente riscontrabile in natura.

Una dieta ricca in omega 3 e in acidi grassi polinsaturi sostiene un metabolismo più dinamico, accelerando la combustione dei grassi e svolgendo un’azione anti-trombotica preventiva contro l’aterosclerosi

L’indicatore LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti) indica un fabbisogno di 6 grammi al giorno di omega 6 per l’uomo e 4,5 per la donna, per gli omega 3 sono invece 1,5 per l’uomo e 1,0 di per la donna. Mentre gli omega 6 sono presenti in molti prodotti, gli omega 3 sono ricavabili solo da specifici alimenti che, oltre ai semi di canapa, sono il salmone, il pesce azzurro, oli di fegato di pesce, semi di lino, noci, soia e i rispettivi oli. L’abitudine di molte persone di consumare solamente olio extra-vergine d’oliva non è quindi raccomandabile per una dieta completa, poiché esso non

Tabella 2 - Profilo degli acidi grassi (%) tipico dell’olio di semi di canapa e di altri oli di semi. PUFA: Polyunsaturated fatty acid (acidi grassi polinsaturi). Simbologia 18 (n° carboni): 3 (n° insaturazioni). *Acidi grassi essenziali. Dal confronto con altri tipici oli di semi tipici della dieta mediterranea si evidenzia l’unicità e la ricchezza dell’olio di semi di cannabis in acidi grassi insaturi, soprattutto in ω3 e ω6.

ω6 ω3

%PUFA

2

2.5

84

<1

0

>100

63

5

5

<1

10

56

60

0

1

0

60

60

76

8

0

<1

0

>100

8

23

55

0

8

0

7

63

ω-Linolenω-Linolen- Stearidonico* 18:4 (ω3) ico* 18:3 (ω6) ico* 18:3 (ω3)

Acido Grasso

Palmitico 16:0

Stearico 18:0

Oleico 18:1 (ω9)

Linoleico* 18:2 (ω6)

Canapa

5

2

9

56

4

22

Girasole

5

11

22

63

0

Grano

3

17

24

46

Mais

12

2

25

Oliva

15

0

Soia

10

4

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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CANNABIS CULTURE

Tabella 3 - Contenuto proteico tipico (%) di ciascun alimento e rispettiva composizione di amminoacidi in g/100 g di prodotto. *Amminoacidi essenziali. §Amminoacido essenziale durante la fase di crescita. Si evidenzia l’alto contenuto in proteine rispetto ad altre colture tipiche della dieta mediterranea ed in particolare la ricchezza in amminoacidi essenziali, paragonabile solo ai fagioli.

Patata

Grano

Mais

Riso

Fagiolo

Seme di Canapa

2%

14%

11%

9%

25%

23%

Alanina

0.09

0.50

0.72

0.56

1.28

1.05

Arginina§

0.10

0.61

0.40

0.62

3.10

1.49

Acido Aspartico

0.34

0.69

0.60

0.86

2.78

1.82

Acido Glutammico

0.37

4.00

1.80

1.68

4.57

4.41

Cistina§

0.02

0.28

0.15

0.10

0.41

0.39

Fenilalanina*

0.08

0.63

0.46

0.43

1.17

1.05

Glicina

0.10

0. 71

0.35

0.47

1.14

1.28

Isoleucina*

0.08

0.53

0.35

0.35

0.98

1.00

Istidina*

0.03

0.27

0.26

0.19

0.71

0.72

Leucina*

0.11

0.90

1.19

0.71

1.72

1.80

Lisina*

0.10

0.37

0.33

0.31

1.03

1.49

Metionina*

0.02

0.22

0.18

0.17

0.58

0.46

Proteine % Aminoacido

Prolina

0.09

1.53

0.85

0.40

1.15

1.59

Serina

0.08

0.70

0.47

0.48

1.27

1.10

Treonina*

0.07

0.42

0.34

0.34

0.88

1.13

Triptofano*

0.02

0.51

0.04

0.09

0.20

0.31

Tirosina§

0.06

0.40

0.36

0.33

0.86

0.69

Valina*

0.10

0.61

0.46

0.51

1.28

1.26

contiene una quantità significativa di AGE e quelli della serie omega 3 sono praticamente assenti. LE ANALISI Per avere un quadro più dettagliato dei valori nutrizionali dei semi e dell’olio di canapa sono state riportate le analisi relative alla varietà finlandese Finola. I dati sono stati elaborati da PhD J.C. Callaway dell’università finlandese di Kuopio, nell’articolo Hempseed as a nutritional resource: An overview. Finola è la denominazione ufficiale per una varietà dioica finlandese di canapa particolarmente adatta per la produzione di sementi nei climi nordici, con rese per oltre 2mila kg di seme per ettaro in buone condizioni agronomiche. Rispetto ad altre varietà di canapa, Finola è relativamente bassa, tollerante al gelo durante tutte le fasi della crescita (fino a -5 °C) e resistente alla siccità. A differenza di altre varietà di canapa, la fibra è quasi interamente composta di fibre lunghe e primarie, simile in finezza al lino. Questa varietà presenta un contenuto proteico e oleico molto simile alle altre varietà di canapa, permettendo l’inserimento di questi dati in un discorso generale sulla pianta. Anche il profilo degli DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

amminoacidi e degli acidi grassi non è significativamente differente alle altre varietà, a parte i valori notevolmente superiori per gli acidi grassi gamma-Linolenico e Stearidonico che rendono questa varietà molto ricca in omega 3 e omega 6. Infine, sia dalle analisi scientifiche che dai test clinici come dall’antica cultura orientale si evidenzia come i semi di canapa e l’olio derivatone siano eccellenti fonti di nutrimento con spiccate qualità curative. Questo è dovuto principalmente alla composizione unica di questo seme, ricco di acidi grassi e amminoacidi essenziali, di acidi grassi insaturi e di proteine facilmente digeribili. La perdita di questo prodotto durante l’ultimo secolo ha avuto un prezzo per l’uomo e per la sua salute, infatti, con la proibizione della cannabis sono stati messi al bando anche gli omega 3 in essa contenuti, elementi essenziali per la salute e rari nella dieta mediterranea, la cui carenza ha ripercussioni negative per tutto l’organismo. È giunto il momento di superare i preconcetti infondati e gli interessi economici speculativi che spesso hanno afflitto la cannabis per tornare a produrre un alimento naturale, coltivato in maniera sostenibile, con importanti proprietà curative e che per secoli è appartenuto alla tradizione italiana.

Tabella 4 - Valori nutrizionali medi (mg/100 g) per le vitamine e minerali contenute nei semi di canapa. È rilevante il contenuto in vitamine del gruppo B ed E, quest’ultima ripartita in alfa- e gamma-tocoferolo, e in minerali tra cui principalmente fosforo, potassio, manganese e calcio.

Nutrienti

mg / 100g

Vitamina E

90.0

alfa-tocopherol

5

gamma-tocopherol

85

Tiamina (Vit. B1)

0.4

Riboflavina (Vit. B2)

0.1

Fosforo (P)

1160

Potassio (K)

859

Magnesio (Mg)

483

Calcio (Ca)

145

Ferro (Fe)

14

Sodio (Na)

12

Manganese (Mn)

7

Zinco (Zn)

7

Rame (Cu)

2

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DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


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CANNABIS TERAPEUTICA

CANNABIS CONTRO IL MIELOMA 1 MILIONE DI EURO PER UNO STUDIO CLINICO I ricercatori dell’Università australiana di Canberra insieme all’azienda Cann Pharmaceutical testeranno i farmaci a base di cannabis prodotti direttamente sui pazienti

Un finanziamento da un milione di euro per uno studio clinico volto ad indagare le potenzialità della cannabis nel trattamento del cancro della pelle. Lo hanno annunciato i ricercatori dell’Università australiana di Canberra per un progetto che verrà portato avanti insieme all’azienda Cann Pharmaceutical in cui saranno testati i farmaci a base di cannabis prodotti direttamente su pazienti. «Gli australiani hanno il più alto tasso di melanoma nel mondo, con stime di più di 13mila nuovi casi diagnosticati solo nel 2016», ha spiegato Sudha Rao, professore di Biologia Molecolare e Cellulare dell’Università di Canberra. «Se si considera che il melanoma è il terzo tumore più comune in Australia e Nuova Zelanda, e quasi 1.800 persone moriranno a causa di questo cancro quest’anno, abbiamo bisogno di lavorare di più per trovare trattamenti efficaci». Secondo l’università: «A partire dal prossimo anno, i pazienti avranno prodotti farmaceutici sotto forma di interi estratti vegetali di varietà di cannabis specifiche che affiancheranno la loro attuale cura per il melanoma. Circa 55mila australiani soffrono di cancro maligno della pelle, che può essere causato da danni del sole al DNA delle cellule della pelle. Meno del dieci DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

percento dei pazienti sopravvive al cancro della pelle che si è diffuso sotto la superficie della pelle». In ambito scientifico sono stati realizzati diversi studi, in vitro e su cavie animali, sulle potenzialità anti-tumorali di diversi cannabinoidi. Per quello che riguarda invece gli studi clinici, e quindi eseguiti su pazienti, un primo studio pilota è stato effettuato nel 2006 sotto la guida del dottor Manuel Guzman nel quale nove pazienti terminali con glioblastoma multiforme sono stati trattati con iniezioni intracraniche e intratumorali di una soluzione contente THC al 96,5% più altri isomeri. Come ci ha raccontato il dottor Luigi Romano, «i risultati sono stati strabilianti: miglioramento di tutti i sintomi clinici quali disfasia, ipertensione craniale, emiparesi, cefalea e allucinazioni, deficit motori migliorati. Aspettativa di vita: la media dopo l’operazione è stata di 24 settimane, 2 dei pazienti sopravvissero per circa 1 anno, solo 1 paziente sembra non aver risposto al THC almeno sotto il profilo dell’aspettativa di vita. Fantascienza? No realtà, realtà che si può implementare solo con la ricerca». Sono in corso altri due studi clinici condotti dalla GW Pharmaceuticals sul Sativex, il farmaco prodotto dall’azienda a base di THC e CBD in rapporto 1:1, come trattamento aggiuntivo all’agente chemioterapico

chiamato temozolomide, perché la ricerca pre-clinica dell’azienda suggerisce che i cannabinoidi possano migliorare la capacità anti-cancro di questo agente. Diversi cannabinoidi agiscono inibendo la progressione tumorale a vari livelli: per apoptosi (forma di morte cellulare programmata), arresto del ciclo cellulare o autofagia, processo che ha il ruolo di liberare la cellula dalle proteine intracellulari mal impiegate o troppo vecchie, superflue o danneggiate, e dai microrganismi invasori, dando risposta per fornire nutrienti ed energia dopo l’esposizione a stress e sollecitazioni, oltre all’inibizione dell’angiogenesi, e cioè la formazione di vasi sanguigni che fanno crescere la massa tumorale. «Secondo molti studiosi», spiega la società che parteciperà al progetto, «gli effetti di tutte le sostanze contenute nella cannabis come i cannabinoidi, i terpeni, gli acidi grassi e i flavonoidi, lavorano in sinergia per dare il massimo dell’efficacia ed il minimo effetto collaterale e sarà molto diverso dall’effetto di qualsiasi molecola isolata che “lavora” da sola, che è il motivo per cui i cannabinoidi sintetici derivati da una sola mescola nella maggior parte degli studi su pazienti non hanno l’efficacia medica che ha tutta la pianta».

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CANNABIS TERAPEUTICA

ALZHEIMER: I CANNABINOIDI POSSONO COMBATTERE L’INSORGENZA DELLA MALATTIA? I cannabinoidi combattono e aiutano ad eliminare la proteina tossica beta amiloide, che causa l’Alzheimer. Lo sostiene uno studio i cui risultati preliminari sono stati pubblicati sulla rivista Aging and Mechanisms of the Disease, partner della celebre rivista scientifica Nature, dai ricercatori del Salk Institute in California. Si è visto infatti che il THC e altri composti della cannabis possono rimuovere la proteina beta amiloide, che si accumula nelle cellule nervose. «L’infiammazione al cervello è uno dei principali danni associati alla malattia – spiega il ricercatore Antonio Currais – ma finora si era sempre pensato che questa reazione fosse dovuta alle cellule simili a quelle immunitarie presenti nel cervello, non alle cellule nervose stesse». Alti livelli di beta amiloide sono associati all’infiammazione delle cellule e ad un alto tasso di morte dei neuroni. Usando il THC sulle cellule, si è ridotto il livello di proteina tossica ed eliminata la risposta infiammatoria delle cellule nervose innescata dalla proteina, consentendo così ai neuroni di sopravvivere. «Una volta che abbiamo identificato la base molecolare della reazione infiammatoria della proteina beta amiloide – continua – è diventato chiaro che composti simili al THC, prodotti dalle stesse cellule nervose, possono essere implicati nel proteggere le cellule dalla morte». Anche se già altri studi avevano dimostrato che i cannabinoidi possono avere un effetto neuroprotettivo contro i sintomi dell’Alzheimer, aggiunge David Schubert, coordinatore dello studio, «il nostro è il primo a dimostrare che hanno effetto sia sull’infiammazione che sull’accumulo di beta amiloide nei neuroni». Lo studio è stato condotto su neuroni coltivati in laboratorio e potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove armi terapeutiche contro la malattia: ad ogni modo i ricercatori invitano alla cautela, sottolineando che i cannabinoidi dovranno essere testati all’interno di trial clinici.

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IN CANADA I PAZIENTI POSSONO COLTIVARE CANNABIS IN CASA Il governo del Canada ha annunciato che permetterà ai pazienti registrati che fanno uso di cannabis terapeutica, di coltivare a casa le proprie piante a partire dal 24 di agosto. L’annuncio arriva a distanza di sei mesi dalla pronuncia di un tribunale federale che aveva annullato il divieto di coltivazione per i pazienti introdotto con le nuove norme che disciplinavano la coltivazione e la vendita di cannabis terapeutica tramite aziende selezionate dallo stesso governo. Con la nuova legge i pazienti sono autorizzati a coltivare due piante all’aperto, o fino a cinque piante al chiuso. Mentre quelli già registrati potranno continuare a coltivare il numero di piante per il quale erano già stati autorizzati in precedenza. Inoltre i pazienti che non possono provvedere da soli alla coltivazione, potranno designare qualcun altro che lo faccia al posto loro, a patto che la persona in questione non sia stata condannata per un reato di droga negli ultimi 10 anni e non stia coltivando per più di due persone, inclusi se stessi. Rimane comunque l’opzione di acquistare la cannabis prodotta dalle 34 aziende autorizzate dal ministero della Salute, secondo il quale le nuove regole prevedono «una soluzione immediata» per rispetto della sentenza di febbraio che dà mandato al governo di rendere la cannabis accessibile per chi ne ha bisogno.

CANNABIS IN EMILIA-ROMAGNA MENTRE IN LOMBARDIA PARTE LA SPERIMENTAZIONE Sono passati due anni da quando in Emilia-Romagna è stata approvata una legge regionale che regola la prescrizione dei farmaci a base di cannabis ed ora, con la delibera firmata ad inizio agosto, prende il via la nuova legge. La Regione ha stanziato 1 milione di euro per coprire i costi dei farmaci e l’erogazione a carico del servizio sanitario regionale è prevista a partire dall’uno settembre ma solo per la riduzione del dolore in favore di pazienti affetti da sclerosi multipla e del dolore neuropatico cronico in pazienti con resistenza ai trattamenti convenzionali. Tutti gli altri casi saranno a carico del cittadino. In Lombardia invece la cannabis sarà al centro di una sperimentazione per SLA e sclerosi multipla finanziata dalla Regione. Il risultato è una buona notizia per i pazienti lombardi, in attesa che venga finalmente discussa la legge regionale di iniziativa popolare, corredata da oltre 6mila firme, presentata dai Radicali grazie alle firme raccolte dall’associazione milanese Enzo Tortora lo scorso 28 gennaio. I lavori erano poi stati interrotti a causa dell’arresto a febbraio di Fabio Rizzi, ex senatore e presidente della commissione sanità in Regione Lombardia.

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a cura dell’associazione LapianTiamo

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“SCUSI FARMACIA?” “SCUSI LEI, SIAMO IN FERIE”

Abituarsi a vivere accompagnati dai disturbi di una malattia è già di per sé uno sforzo sovrumano, figuriamoci quindi cosa sta avvenendo in questo periodo dove, ad ogni richiesta d’informazione la risposta è quella che, ahinoi, dà il titolo a questo articolo. Accade annualmente, infatti, che gli approvvigionamenti di cannabis nelle farmacie italiane durante l’estate siano praticamente bloccati. Non sappiamo se questo avvenga perché fa troppo caldo e, “giustamente”. si ha tutti il diritto di andare al mare. Non crediamo nemmeno siano le alte temperature a impedire a linee telefoniche o reti internet di far sì che le farmacie ricevano informazioni certe sulle consegne. Eppure da fine giugno in tutta Italia si segnalano ritardi e impedimenti accompagnati da scuse legate alle ferie estive di tutti. Quanto non accade però al nostro Segretario a Foggia accade ad esempio alla nostra Presidente giù nella provincia di Lecce dove, insieme a tanti altri pazienti, si ritrova mensilmente a elemosinare il farmaco per la propria salute. Ci si ricorda del diritto alla vacanza e senza nemmeno usare alternative si preferisce rimandare a domani le necessità primarie di centinaia di malati e anche qui “nell’isola felice Puglia” i ritardi stanno impedendo di fatto la continuità terapeutica già a decine e decine di pazienti quasi tutti oncologici o con patologie neurodegenerative. Trovassero almeno una soluzione per mettere in stand-by anche la malattia... E a proposito di isola felice, ferie e malati... Chissà come si sentirà in questi giorni il nostro caro amico Fabrizio Pellegrini scarcerato dopo 54 giorni di detenzione e con un arresto avvenuto proprio lo scorso 8 giugno a inizio estate. Fabrizio sconta ancora oggi sulla sua pelle un reato senza alcuna vittima e legato unicamente ad un bisogno vitale, alla cosa più scontata del mondo per ogni essere vivente: la sopravvivenza e la possibilità di resistere ai dolori provocati da un male, qualsiasi sia il suo nome: fibromialgia, sclerosi multipla, epilessia. E di Fabrizio ovviamente bisogna apprezzarne la forza e la tenacia. La sua consapevolezza di andare contro una legge ingiusta compiendo un atto d’amore DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

Fabrizio Pellegrini insieme a Marco Pannella, Rita Bernardini e Andrea e Lucia di LapianTiamo

nei suoi confronti è una cosa che accomuna tanti di noi. Noi che amiamo questa pianta perché ci aiuta. Noi che inorridiamo mentre la Regione Abruzzo ha una legge che porta il nome di Maurizio Acerbo e che garantisce a Fabrizio, così come a tutti i malati una cura con cannabis. Di fatto, tale legge resta ferma in qualche ufficio regionale abruzzese in attesa di altri Fabrizio Pellegrini!

decidere era e resta uno Stato estraneo? È giusto che lotti e chieda quasi pietà chi dalla vita ha ricevuto tra le tante bellezze anche un problema di salute?

Anche lo sciopero del farmaco (il Bedrocan) è stato necessario per far sentire la voce di chi chiede il diritto alla cura e sono stati tanti i messaggi di vicinanza da parte di persone che hanno manifestato al nostro fianco, come lo stesso Roberto Saviano che in più di un’occasione è intervenuto anche sul tema della legalizzazione in Italia. Quello che ci si aspetta da uno Stato, appunto, è la legalità. Per questo chiediamo pubblicamente: da quando la tortura è legale?

È vile ancora di più quando è lo Stato a colpirti, nelle vesti di una giustizia ingiusta fatta di leggi mal scritte.

È illogico doversi confrontare quotidianamente con la dissociazione degli altri, quasi fossero problemi che non appartengono a nessun altro se non al portatore stesso.

Stato, quest’entità composta da mani che hanno il “potere della penna”. Le stesse mani che stringono altre mani in affari che vedono nella malattia dell’uomo solo imperi da costruire.

Chi si rifiuta ancora oggi di ammettere che vi sono persone ingiustamente incriminate e condannate per l’uso di cannabis? E chi si assume ora le colpe di aver costretto Fabrizio Pellegrini a dormire ogni notte disteso sul pavimento in cerca di sollievo mentre di lui a

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ENEA: CON LA CANAPA COME ISOLANTE ADDIO AD AFA E BOLLETTE COSTOSE Secondo un recente studio dell’ENEA la canapa è un ottimo materiale isolante da usare in edilizia per renderla più sostenibile

L’ENEA è l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Secondo il centro ricerche ENEA di Brindisi, che ha portato avanti il progetto EFFEDIL, la canapa come isolante «migliora l’isolamento termico del laterizio, attenuando di circa il 30% il flusso termico e diminuendo del 20% la trasmittanza termica». Il punto da cui partire è che costruire e riqualificare in modo sostenibile potrebbe far risparmiare il 50% di energia che oggi viene sprecata. In questo contesto gli edifici svolgono un ruolo chiave in quanto sono responsabili di buona parte del consumo energetico nazionale: secondo studi ENEA, infatti, i consumi energetici nelle abitazioni in Italia sono responsabili del 45% delle emissioni di CO2. In particolare nelle aree del Mediterraneo a clima caldo temperato, secondo l’ENEA anche grazie alla canapa è oggi possibile costruire edifici sostenibili ed efficienti, riducendo i consumi degli impianti di climatizzazione. Per questo motivo il centro ricerche ENEA di Brindisi nell’ambito del progetto DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

EFFEDIL ha realizzato test su pareti “imbottite” di canapa che hanno dimostrato un miglioramento delle prestazioni energetiche rispetto a pareti di solo laterizio senza isolante. «Con questo studio – spiega la dottoressa Patrizia Aversa dell’ENEA – abbiamo potuto verificare che la canapa migliora l’isolamento termico del laterizio, attenuando di circa il 30% il flusso termico, ossia la quantità di calore che passa attraverso un materiale in un dato momento, e diminuendo del 20% la trasmittanza termica, vale a dire la facilità con cui un materiale si lascia attraversare dal calore. Inoltre la canapa ha una buona permeabilità al vapore acqueo, permettendo così di evitare la formazione di condensa». Secondo la dottoressa Vincenza Luprano, sempre dell’ENEA: «Grazie al progetto Effedil oggi sappiamo che la canapa è un ottimo materiale per il suo potenziale di isolamento termico e per costruire edifici sempre più sostenibili in un’ottica di economia circolare, anche per l’ampia disponibilità sul territorio pugliese e per l’impatto sull’ambiente del ciclo

produzione-utilizzo-dismissione». «Credo che la ricerca», ha raccontato la dottoressa Luprano a Canapaindustriale.it, «si debba spingere sempre di più nel cercare di rendere i cicli produttivi, anche nel settore edile, più sostenibili. Inoltre è quanto mai importante procedere con la riqualificazione edilizia dei nostri edifici anni 50-60 che sono dei veri e proprio colabrodo dal punto di vista energetico. Non abbiamo alternative se vogliamo preservare il nostro pianeta da un eccessivo inquinamento. Sicuramente l’uso di materiali vegetali in edilizia può aiutare molto questo processo nell’intero ciclo di vita di un prodotto, dalla culla alla dismissione». E, mentre la la canapa cresce rigogliosa dal nord al sud del nostro Paese, che, come ricordiamo spesso, è stato fino agli anni ’50 il secondo produttore al mondo di canapa, l’ENEA si pone l’obiettivo di «creare una rete tra istituzioni, università, piccole e medie imprese locali e agricoltori, per aumentare il numero di occupati nella nostra terra e per migliorare la qualità della vita in maniera sostenibile». Mario Catania

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LA CANAPA TORNA A CRESCERE IN GRECIA

Sono passati più di 60 anni dall’ultimo campo coltivato a canapa in Grecia; oggi questa pianta torna a fare bella mostra di sé introducendo nuove prospettive di sviluppo e di crescita Dopo più di 60 anni di imperante proibizionismo, la canapa è tornata a crescere rigogliosa sotto il sole della Grecia. Il governo ha infatti deciso ad aprile di rendere legale la coltivazione e la trasformazione della canapa, mettendo fine al bando insensato di questa pianta dalle mille virtù.

di canapa coltivati a livello nazionale, nonché a fornire competenze, networking e diverse opportunità per i partner locali e per gli agricoltori. Inoltre supervisionerà la produzione di prodotti biologici di canapa e l’estrazione dell’olio, la produzione di integratori alimentari, prodotti alimentari, per il settore della cosmetica e della bioedilizia in canapa. La coltivazione sperimentale è di circa un ettaro, come parte di un progetto pilota a Psachna, sull’isola Eubea e a Chania, sull’isola di Creta. Il gruppo spera di lavorare con gli agricoltori per arrivare a coltivare 25 ettari entro il 2017.

Subito dopo l’emanazione della legge, sono nati i primi campi coltivati a canapa. La cooperativa sociale Kannabio ha immediatamente seminato canapa su due piccoli appezzamenti e e sta mettendo a punto i primi piccoli impianti di trasformazione. La cooperativa vuole introdurre nuove opportunità e costruire mercati in un paese che sta ancora cercando di rimettersi in piedi dopo la devastante crisi finanziaria; la risposta arriverà proprio dalla canapa e dal ritorno all’agricoltura?

organizzato nel paese la Global Marijuana March a partire dal 2005.

Superare l’isteria anti-cannabis non è mai facile, per nessun Paese che ha vissuto le insensate campagne proibizioniste per oltre 80 anni. Ma in Grecia, come racconta Leafly, «questa pianta sta trovando sostegno sia dall’alto verso il basso che dal basso verso l’alto».

Uno dei risultati è stato, oltre al ritorno della coltivazione di canapa industriale, quello di avere delle aperture anche sulla cannabis dal punto di vista medico, tanto che la Grecia potrebbe essere il prossimo Paese europeo a renderla legale.

Il primo ministro Alexis Tsipras e il suo partito Syriza (Coalizione della Sinistra Radicale) hanno opinioni favorevoli sulla cannabis e hanno sostenuto un approccio pragmatico. Il loro lavoro è stato supportato da una pressione costante sui politici da parte di diversi attivisti greci e dalla rete Iliosporoi, che ha

Ad ogni modo la Grecia è un Paese che, proprio per la sua conformazione climatica e territoriale, ha nell’agricoltura e nell’allevamento due dei settori economici principali. La cooperativa sociale Kannabio, tra i primi 5 produttori autorizzati a coltivare canapa in Grecia, mira a produrre prodotti biologici

«La canapa greca può diventare uno standard internazionale di qualità attraverso la coltivazione e la trasformazione», ha sottolineato Michalis Theodoropoulos, presidente di Kannabio, spiegando che: «Con la creazione di un mercato sano di prodotti di canapa, Kannabio promuoverà pratiche agricole sostenibili e l’economia sociale». Un’altra proposta della cooperativa è quella di creare un museo dedicato alla canapa greca e lanciare un museo itinerante (sul modello dei gemelli Bernardini, che evidentemente hanno fatto scuola) che dovrebbe viaggiare per tutto il Paese. L’obiettivo è quello di reintrodurre la canapa in tutto il popolo greco e aiutarli a riscoprire questa incredibile risorsa dopo 60 anni di divieto.

LA CANAPA È CARBURANTE NUOVO STUDIO

Un campo sperimentale di canapa per studiarne le doti come combustibile naturale: accade in America presso il centro di ricerca Conn sulle energie rinnovabili dell’Università di Louisville. L’annuncio è stato dato proprio dall’università che testerà le potenzialità della canapa come carburante e l’utilizzo in una possibile produzione industriale. Il Dipartimento per l’Agricoltura e l’Università del Kentucky sono partner dello studio situato che avrà luogo vicino alla sede centrale del Campus. I terreni limitrofi, già seminati a DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

canapa, vedranno credere nei prossimi mesi anche verga e kenaf, altri due vegetali che hanno un potenziale simile alla canapa come combustibile. «La canapa è un combustibile più pulito e più economico da produrre rispetto a carbone, petrolio ed altre risorse», ha spiegato Mahendra Sunkara, professore di ingegneria chimica e direttore del centro di Conn. «Si potrebbero risolvere molti dei futuri bisogni energetici della nazione, fornendo una nuova coltivazione redditizia per gli agricoltori del Kentucky».

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CANAPA INDUSTRIALE

LAZIO: PRONTI 600MILA EURO IN ATTESA DELLA LEGGE

CANAPA IN CUCINA

RICOTTA ALLA CANAPA!

Vi avevamo già parlato del latte di canapa, ma quello che non vi avevamo detto è che a partire da questo elemento è possibile preparare alternative sane, gustose e consapevoli anche dei suoi derivati. Ecco come preparare un’ottima ricotta alla canapa. Ingredienti (per una ricotta di 150 grammi circa): 250 grammi di semi di canapa interi e 1 litro di acqua calda. Preparazione: lavare bene i semi sotto l’acqua corrente e poi metterli in un contenitore con acqua ben calda (non bollente) e lasciarli in ammollo almeno un paio d’ore, meglio una notte intera. Terminato l’ammollo scolare i semi in un colino e conservare l’acqua. Mettere i semi nel frullatore con qualche cucchiaio di acqua dell’ammollo e frullare aumentando piano piano la velocità. Aggiungere poi poco per volta tutta l’acqua di ammollo. Filtrare il latte ottenuto aiutandosi con un colapasta rivestito da un telo, una volta che tutto il liquido è stato filtrato, avvitare il telo su sé stesso e strizzare bene per far uscire tutta l’acqua. A questo punto mettere il latte di canapa ottenuto in una pentola per portarlo ad ebollizione.

A SCUOLA DI CANAPICOLTURA È proprio vero che nella vita non si finisce mai di imparare. Soprattutto se l’argomento in questione è la canapa e la sua crescita, perché una buona pianta può nascere solo da una profonda conoscenza dei vari aspetti tecnici legati alla coltivazione. Mentre CanaPuglia torna ad organizzare i propri corsi a partire da settembre, anche in Toscana chi è interessato ad approfondire i diversi aspetti della professione di canapicoltore, sarà a disposizione questo corso molto dettagliato. «Il percorso di formazione promosso», spiegano gli organizzatori, «intende essere il primo passo di un piano formativo organico ed attuale, che tende a strutturare, solidificare e rinforzare le conoscenze nel campo della canapa». La “Scuola della Canapa” si svolgerà a partire dal mese di ottobre, il programma prevede un totale di 20 ore di insegnamento teorico, oltre ad una giornata pratica ed al test finale di autocandidatura. Le lezioni spazieranno da nozioni tecniche sulla creazione delle nuove imprese start-up, a nozioni teoriche sulla chemiurgia e sulla storia della canapa, agli aspetti legislativi, alle tecniche agronomiche, alle tecniche di trasformazione, agli aspetti terapeutici ed ai corsi di cucina.

«La proposta di legge sulla canapa, come risorsa per uso industriale ed alimentare, ha definitivamente concluso il suo iter di approvazione nelle commissioni regionali, con un investimento di 600mila euro, tra conto capitale e spesa corrente, per il biennio 20172018. Ora manca solo il passaggio in aula». A darne notizia sono i consiglieri di Sinistra Italiana-Sel Gino De Paolis, capogruppo e primo firmatario di una delle due leggi presentate e poi divenute testo unificato e Marta Bonafoni, Consigliera Si-Sel. «Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto fin ora» hanno spiegato sottolineando che «la coltivazione e la lavorazione della canapa si inseriscono nell’ambito di un nuovo modello di sviluppo e della sua rinconversione ecologica. Un provvedimento di visione, quindi, che ha un chiaro impianto innovativo e che ha, come abbiamo più volte sostenuto e anche dimostrato con il supporto di analisi e sperimentazione, un grande potenziale in termini occupazionali e di sviluppo». Riguardo alle tempistiche con le quali la legge sarà discussa in aula i consiglieri si sono detti «fiduciosi nella pronta calendarizzazione della proposta di legge in aula, da parte della Conferenza dei Capigruppo, al fine di fornire la Regione Lazio di una norma che è un’opportunità per il settore agricolo, alimentare, edilizio, cosmetico, tessile, energetico, farmaceutico, nel pieno rispetto dell’ambiente e della qualità della vita dei cittadini del Lazio. Un lavoro coerente con quanto anche il Parlamento sta facendo, con la proposta di legge in esame al Senato».

Man mano che la temperatura aumenta il latte comincerà a cagliare. Far bollire per 5 minuti, poi versare tutto in un colapasta rivestito da un telo per filtrare il latte, recuperare la ricotta vegetale ottenuta e pressarlo in uno stampo. Far riposare in frigorifero per 12 ore e avrete una ricottina di circa 150 grammi.

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COFFEE SHOP VS CANNABIS SOCIAL CLUB: MODELLI DI LEGALIZZAZIONE A CONFRONTO

Spagna e Olanda sono i due unici stati europei dove è legale acquistare e consumare cannabis. Due modelli profondamente diversi, accomunati dal fatto di muoversi in una cornice legale non troppo definita. In Olanda i coffee shop sono sotto attacco da tempo, sono diminuiti di numero, ma continuano a funzionare e a vendere cannabis a turisti di tutto il mondo, in Spagna i Social Club sono una realtà ancora in via di consolidamento e divisa tra quelli fedeli allo spirito originario (senza alcuno scopo commerciale e attenti alla qualità del prodotto e alla socialità dell’esperienza) e quelli pubblicizzati con i volantini sulle Ramblas, dove non vi sono problemi ad acquistare qualche grammo anche per chi è appena arrivato in città dall’estero.

ai minorenni; nessuna pubblicità; massimo 500 grammi presenti nel negozio.

Anno 1976, mentre in tutto il mondo le politiche sulle droghe si irrigidiscono e la Convenzione Onu definisce l’uso di tutte le sostanze come un flagello sociale da eliminare, in Olanda si sceglie una clamorosa strada controcorrente: nascono i Coffee Shop.

Inoltre è un dato di fatto che da 40 anni il sistema dei Coffee Shop finanzi di fatto le strutture criminali, visto che la produzione rimane illegale e si continua nel paradosso che la cannabis diviene legale solo nel momento in cui oltrepassa la porta del magazzino del Coffee Shop. Una problematica ampiamente conosciuta come il “backdoor problem” e che rimane il più grande paradosso del modello olandese.

Locali dove chiunque può entrare, acquistare e consumare alcune droghe (innanzitutto marijuana ma anche altre sostanze come i funghetti allucinogeni). Una scelta nata come tentativo di combattere la diffusione dell’eroina che in quegli anni stava colpendo Amsterdam così come tutte le città europee. La cannabis non è tecnicamente legalizzata. La produzione rimase – e rimane ancora oggi – illegale ed anche la vendita rimane tecnicamente un reato. Ma ai Comuni viene appunto data possibilità di concedere l’apertura di Coffee Shop sul proprio territorio, con alcune regole: massimo 5 grammi a persona; divieto

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A queste prescrizioni si è aggiunto negli ultimi anni in moltissimi Comuni il divieto alla presenza di Coffee Shop entro i 250 metri di distanza dalle scuole. Il risultato è stata una drastica diminuzione del numero di Coffee Shop, ad Amsterdam oggi sono circa 160, la metà di una decade fa. Una diminuzione che ha portato alcune conseguenze negative, misurabili nel sovraffollamento degli shop rimasti, nell’aumento dei prezzi e spesso nella diminuzione della qualità della cannabis venduta. La mancanza di regole sulla produzione inoltre rende incontrollabili alcuni criteri, come la presenza o meno di pesticidi e nega l’approvazione di standard qualitativi.

La genesi dei Cannabis social club (CSC) spagnoli è stata molto diversa. Innanzitutto non sono nati come esperimento da parte del governo, ma sono nati dal basso, in aperta sfida alle leggi nazionali e sfruttandone i punti deboli. La legge spagnola infatti non punisce la coltivazione di cannabis a scopo personale e vieta il consumo di cannabis in pubblico, ma non

quello in luoghi privati. Da qui l’intuizione: se un gruppo di consumatori si associano e fondano un club dove l’ingresso è consentito solo ai soci stessi significa che la coltivazione rimane a uso personale (ogni pianta è per un membro) e il club rimane un luogo privato dove il consumo non è perseguibile. I primi esperimenti in questo senso sono ormai di oltre dieci anni fa, e nacquero con criteri di autoregolamentazione rigorosi: nessun scopo di lucro; club da intendere come luoghi dove fare cultura e informazione e non solo consumo; prezzi al minimo e qualità al massimo possibile. La svolta pochi anni fa: in tanti iniziano a fiutare il business e a partire da Barcellona (ma non solo) i club iniziano a nascere come funghi, rimangono non-profit solo sulla carta, mentre in realtà distribuiscono volantini pubblicitari ai turisti, arrivano ad avere anche 5mila soci ognuno. Nel 2014 si contano circa 400 club nella sola Catalogna, e si stimano mezzo milione di iscritti nel Paese. Una situazione che ha spinto il governo catalano prima a bloccare l’apertura di nuovi club per un anno e poi ad approvare un regolamento definitivo che ne regolamenta l’attività. Una modificazione genetica del fenomeno che ha finito per fare assomigliare molto i due modelli, seppur nati sotto auspici opposti. La differenza rimane nel fatto che la in Spagna anche la coltivazione è di fatto legale, e gestita dai club anziché da organizzazioni illegali, e la qualità è in parte più sicura. Anche se spesso l’accesso non è semplice, e per farsi accettare da un club (o anche solo per trovare un club) possono essere necessarie molte peripezie.

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GANJA GAMES

GROWERZ: IL PRIMO GIOCO DEDICATO ALL’AUTOCOLTIVAZIONE DI CANNABIS Semplice e divertente, veloce e coinvolgente, GrowerZ stimola le abilità strategiche e matematiche sensibilizzando sulla necessità sociale di un nuovo modello di legalizzazione

Arriva il 10 ottobre nei migliori growshop d’Italia GrowerZ The Cardgame, il primo gioco dedicato all’autocoltivazione di cannabis. Da un’idea di Alberto Barbieri, la giovane casa editrice genovese Demoelà propone un’interessante novità che sicuramente farà parlare di sé e non solo nel mondo della canapa italiana. Il gioco, tecnicamente parlando, è un DRAFT da 2 a 6 giocatori: si scelgono individualmente delle carte: ogni giocatore dovrà selezionare una carta per sé e passare le restanti all’avversario. In GrowerZ si interpreta un personaggio (l’Hippie, l’Avvocato, lo Sportivo, il Chimico, i Coinquilini o l’Artista) e si dovranno coltivare delle piante di cannabis per ottenere punti. L’obiettivo però non è produrre più “erba” degli altri ma coltivarne la quantità giusta a seconda del proprio personaggio. Inoltre si dovrà rispettare il parametro della qualità e quello dell’impegno: ciascun giocatore infatti non potrà permettersi uno “sbattimento” troppo alto. Dolce Vita ha subito creduto nell’iniziativa; non solo per la serietà degli autori e la genuinità del progetto ma soprattutto per l’obiettivo dichiarato di supportare l’autocoltivazione e la legalizzazione della cannabis sottolineando la necessità di avvicinare le

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ni. In GrowerZ si possono coltivare da un minimo di 2 ad un massimo di 5 piante e si ricevono dei punti bonus se da coltivatori attenti e sensibili si riesce a combinare il giusto “Strain”, ovvero la caratteristica in termini di effetto di ciascuna pianta, con gli eventi che si potranno scegliere (Concerto, Campeggio, Hobbying, Insonnia, etc). A quale modello di legalizzazione ci si ispira? Il gioco pone questa domanda e stimola i giocatori a riflettere sulla possibile soluzione al problema tanto attuale, non solo in Italia, su quali siano i modelli di legalizzazione della cannabis che si sono rivelati più efficaci.

persone con un gioco che sia in grado di spiegare a tutti i benefici sociali che ne deriverebbero. Inoltre ci saranno delle novità che annunceremo nei prossimi numeri. In GrowerZ si possono scegliere tra carte quali strumenti (ventilatori, aspiratori, lampade, etc) oppure accessori (fertilizzanti) o ancora tecniche di coltivazione e aiuti ester-

In GrowerZ si immaginano situazioni ambientate in un contesto di legalizzazione; l’atmosfera proposta è quella di un ipotetico vicinato in cui diversi personaggi amici tra loro coltivano e si scambiano consigli, strumenti e semenze. Con GrowerZ si viene proiettati in un mondo fino a pochi anni fa ancora difficilissimo da immaginare, ma che oggi possiamo invece realizzare e per cui con questo gioco si intende sensibilizzare, coinvolgere e motivare per sostenere una proposta di legalizzazione che ponga come primo e imprescindibile punto il diritto ad autocoltivare, con opportune limitazioni, ciascuno secondo il proprio gusto, bisogno e necessità.

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GANJA GAMES Raccontaci un po’ di te e di come ti è venuta quest’idea. Ho 32 anni, vivo a Genova e sono da sempre appassionato di tutto ciò che riguarda la storia e il mondo della canapa. Sono anche un grande appassionato di giochi, che mi diverto non solo a giocare ma anche a creare. L’idea è venuta insieme ai miei soci Luigi e Pietro: volevamo un gioco che potesse toccare il tema della legalizzazione della cannabis in maniera leggera ma allo stesso tempo consapevole. GrowerZ è un gioco semplice ma molto profondo.

Immaginiamo una partita a 3 nell’ambientazione del gioco: avremo un aitante ex sessantottino (l’Hippie) amante del biologico e della coltivazione naturale, gran fumatore e appassionato di diversi strain; lo sfiderà una giovane professionista (l’Avvocato) che potendo dedicare poco tempo all’attività di coltivazione non ha bisogno di grandi quantità ma pretende la massima qualità dalle proprie profumate; il terzo giocatore, di professione insegnante (il Chimico) appassionato di accessori tecnologici, cercherà di coltivare la giusta quantità e qualità senza superare il limite nell’impegno per la cura delle cime che stagione dopo stagione andrà a coltivare. Si giocano 4 stagioni (Inverno – Primavera – Estate – Autunno) e i giocatori si passeranno le carte e pianteranno gli strain a disposizione, alla fine di ciascuna stagione si contano i punti per ogni pianta coltivata, alla fine della quarta stagione si aggiungono i punti bonus e grazie anche alla comoda application segna-punti scaricabile su Android si può procedere al conteggio finale e alla classifica. Chi sarà il grower più capace? Un’idea innovativa e geniale, in cui l’ironia e il talento di Ivan Art, illustratore di tutto il progetto, contribuiscono a rendere il gioco leggero e appassionante. GrowerZ verrà presentato in anteprima a Canapa in Mostra a Napoli (e poi al Lucca Comics) e sarà in vendita in tutti i negozi Indoorline in Italia da ottobre.

Come mai un gioco sull’Autocoltivazione? Il gioco è uno strumento potente di sensibilizzazione, informazione e coinvolgimento. La nostra casa editrice Demoelà propone il momento del gioco come un’occasione importantissima di apprendimento e partecipazione; nel gioco ci si immedesima, ci si diverte, si stimola la fantasia ma allo stesso tempo si devono applicare delle regole ben precise. Ho lavorato perché GrowerZ fosse un gioco che potesse regalare innanzitutto divertimento, ma che potesse anche raccontare delle storie e portare all’attenzione di un pubblico ampio e diverso la necessità di trovare un modello di legalizzazione efficace, che parta dalla possibilità per chiunque di autocoltivare. È la prima volta che provate a fare una cosa del genere? No, GrowerZ è il nostro secondo gioco. L’anno scorso è uscito Zena 1814, dedicato alla storia della città di Genova; in contemporanea con GrowerZ pubblicheremo quindi MyBrother, un gioco collaborativo molto carino dedicato alle famiglie e agli equilibri

che genitori e figli devono gestire. Abbiamo tante altre idee: cercheremo di proseguire in questo impegno perché il mondo dei giochi rappresenta un’enorme opportunità per creare proposte ludiche di informazione attraverso il divertimento. Quante partite avete fatto a GrowerZ, quanto ci avete messo per svilupparlo? Un numero incalcolabile! Abbiamo lavorato oltre un anno per lo sviluppo del gioco e davvero non so dire quante partite avremo fatto, centinaia e con profili di giocatori diversi (appassionati e profani, coltivatori e persone completamente estranee al mondo della cannabis). Lo sviluppo di un gioco richiede molto tempo, soprattutto se come in GrowerZ si vuole abbinare ad una precisa meccanica di gioco un messaggio sociale complesso. Che tipo di ricerche avete svolto? Abbiamo organizzato un Focus Group analizzando i feedback e i commenti dei giocatori sulle meccaniche e i messaggi del gioco. Abbiamo quindi proposto un sondaggio online che ci ha dato moltissime informazioni interessanti e che conferma l’intuizione che avevamo, quella cioè di creare un gioco su questo tema con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere anche e soprattutto le nuove generazioni in un impegno civico e sociale per la legalizzazione. Per maggiori informazioni visita il sito www.growerzcardgame.com.

Per saperne di più abbiamo fatto qualche domanda ad Alberto Barbieri, il creatore del gioco.

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DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


CANNA BUSINESS

STATI UNITI: PER LA DEA LA CANNABIS RESTA ILLEGALE

Sono stati mesi complicati per il mercato della cannabis statunitense e cioè quello che si sta affermando come il più grande del mondo a livello legale. In agosto la DEA ha deciso che la cannabis in America resta nella tabella I delle sostanze sotto controllo, quella a cui appartengono droghe come l’eroina «che non hanno valore medico ed hanno un alto rischio di abuso». La decisione del DEA arriva dopo che circa la metà degli Stati americani hanno legalizzato la cannabis per uso medicinale e 5 Stati anche per l’uso ricreativo. La risposta del DEA alla petizione del Congresso era l’occasione per riunire l’attuale divario nella politica americana tra il governo federale e molti governi statali, ma non è stato così. In realtà la classificazione della cannabis sembra non avere alcun impatto sul settore. «La classificazione è una parte davvero fraintesa della politica sulle droghe», ha dichiarato John Hudak, senior fellow alla Brookings Institution ed esperto di politiche sulla cannabis. «La classificazione cambia semplicemente le regole con cui i ricercatori federali, o ricercatori

che conducono studi federali approvate, avrebbero dovuto rispettare. Non ha alcun impatto sul mercato della cannabis legale».

ArcView, che si occupa di analizzare i numeri del settore, ha recentemente rivelato che le vendite di cannabis legale raggiungeranno i 6,7 miliardi di dollari nel 2016, per arrivare a 22 miliardi di dollari nel 2020. Per aumentare il numero di ricerche scientifiche disponibili la DEA ha annunciato nei giorni seguenti che permetterà entità in accordo con la DEA e l’FDA di coltivare e distribuire cannabis a scopo di ricerca scientifica. Secondo alcuni esperti, eliminando il monopolio sulla ricerca (che dal 1968 era affidata esclusivamente all’Università del

Mississippi), l’agenzia sta tacitamente spianando la strada per una più ampia accettazione della cannabis da parte del governo federale. Lo spostamento del centro della cannabis dall’Europa agli Stati Uniti è sempre più una possibilità concreta e gli ultimi investimenti da parte di attori come Microsoft garantiscono che è una tendenza che non finirà molto presto.


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PSICONAUTA HOFMANN BOOK

LSD IL MIO BAMBINO DIFFICILE

“LSD Il Mio Bambino Difficile” è un libro del 1979 scritto da Albert Hofmann, famoso scienziato, comunemente conosciuto come il “padre dell’LSD”, psiconauta per eccellenza, deceduto nel 2008 all’età di 102 anni. Fu il primo a sintetizzare e sperimentare l’LSD scoprendone gli effetti psichedelici e studiandone i potenziali utilizzi medici e scientifici. Pubblichiamo i capitoli più interessanti in questa nuova rubrica. È possibile scaricare il libro completo dal nostro sito internet (www.dolcevitaonline.it - sezione download) VENTOTTESIMA PARTE Poiché non avevamo alcuna indicazione circa le proprietà chimiche del principio attivo che cercavamo, i tentativi di isolamento dovevano essere compiuti in base all’azione degli estratti. Purtroppo nessuno di essi manifestò un effetto inequivocabile (sia nel topo che nel cane), che avrebbe potuto indicare la presenza di componenti allucinogene. A questo punto ci venne persino il sospetto che i funghi coltivati ed essiccati a Parigi non fossero più attivi. L’unico modo per accertarsene era la loro sperimentazione su soggetti umani. Come nel caso dell’LSD, mi sottoposi personalmente a questo esperimento, non essendo opportuno per un ricercatore chiedere ad altri di compiere autoesperimenti che ritiene necessari per le proprie indagini, in special modo quando essi comportano un certo rischio, come in questo caso.

dio, secondo i rapporti di Wasson e Heim, impiegato dai curanderos. I funghi rivelarono un forte effetto psichico, come evidenzia il seguente passaggio tratto dal rapporto su quell’esperimento:

Trentadue esemplari essiccati di Psilocibe mexicana, corrispondenti a 2,4 grammi, furono la dose che assunsi per questo test. La quantità corrispondeva al dosaggio me-

Un’insolita trasformazione del mondo esterno fu il primo segnale che si manifestò dopo 30 minuti dall’ingestione dei funghi. Ogni cosa cominciò ad assumere un’impronta messicana.

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Dal momento che le analisi sui soggetti umani costituivano gli unici test a nostra disposizione per la scoperta degli estratti attivi, non avevamo altra scelta che quella di eseguire le prove su noi stessi

Poiché ero consapevole che l’origine geografica dei funghi mi avrebbe sollecitato a immaginare solo scenari messicani, mi proposi di osservare la realtà esterna nella sua configurazione abituale. Nondimeno, tutti gli sforzi volontari tendenti a inquadrare le cose nella loro forma familiare si mostrarono inefficaci. Sia che i miei occhi fossero chiusi o aperti, potevo scorgere soltanto motivi e colori messicani. Il medico che controllava l’esperimento si chinò su di me per rilevare la pressione sanguigna, e in quel momento vidi un sacerdote azteco, e non mi sarei sorpreso affatto se avesse tirato fuori un coltello di ossidiana. Nonostante la gravità della situazione, mi divertii a osservare come il volto germanico del mio collega avesse assunto un’espressione tipicamente indiana. All’apogeo dell’inebriamento - un’ora mezza circa dall’ingestione dei funghi - l’affollamento delle immagini interiori, perlopiù motivi astratti in continua modificazione strutturale e cromatica, raggiunse un livello così allarmante che temetti di precipitare dentro questa spirale di forme e colori e infine dissolvermi. Dopo circa 6 ore lo stato onirico giunse a conclusione. Non avevo idea quanto fosse durato. Notai soltanto DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


che il ritorno alla realtà quotidiana significava un felice ritorno a casa da un mondo strano, fantastico ma anche abbastanza reale. Ancora una volta questo esperimento dimostrava come gli esseri umani reagiscano in maniera più sensibile degli animali alle sostanze psicoattive. Le stesse conclusioni erano state raggiunte in seguito ai test sugli animali con l’LSD - come già esaminato in un precedente capitolo del libro. Non si trattava quindi dell’inefficacia dei funghi, bensì di una mancante capacità di reazione delle cavie animali a tale principio attivo; per questo motivo i nostri prodotti di estrazione erano risultati inefficaci nel topo e nel cane. Dal momento che le analisi sui soggetti umani costituivano gli unici test a nostra disposizione per la scoperta degli estratti attivi, non avevamo altra scelta che quella di eseguire le prove su noi stessi. Era il solo modo per continuare il lavoro e ricavarne un buon esito. Nel mio esperimento erano stati necessari 2,4 gr di funghi essiccati per provocare un’intensa reazione della durata di diverse ore. In seguito usammo perciò una quantità pari a un terzo di quella dose, cioè 0,8 gr di funghi essiccati. Nel caso i campioni avessero contenuto il principio attivo, essi avrebbero manifestato soltanto un leggero effetto, tale da ostacolare la capacità lavorativa solo per breve tempo. Tuttavia ciò sarebbe bastato a separare gli estratti con una distinta azione allucinogena, anche se leggera, da quelli inattivi. Alcuni assistenti e collaboratori si prestarono a fare da cavie per questa serie di prove. PSILOCIBINA E PSILOCINA Con l’aiuto di questi affidabili test, riuscimmo a isolare il principio attivo, per poi concentrarlo e trasformarlo in forma chimica pura, grazie anche ai nuovissimi metodi di separazione. Furono ottenute due nuove sostanze sotto forma di cristalli incolori, che chiamai psilocibina e psilocina.
I risultati vennero pubblicati nel marzo del 1958 sulla rivista Experientia, in collaborazione con il professor Heim e i miei colleghi dottor A. Brack e dottor H. Kobel, i quali erano riusciti a procurarmi una grossa quantità di funghi in seguito ai miglioramenti apportati alle tecniche di coltivazione in laboratorio. I miei collaboratori A.J. Frey, H. Ott, T. Petrzilka e F. Troxler presero parte al successivo stadio dell’indagine – la determinazione della struttura chimica della psilocibina e della psilocina – nonché alla sintesi di questi composti, i cui risultati furono pubblicati nel numero di novembre del 1958 di Experientia. La struttura chimica di queste sostanze merita una particolare attenzione sotto molti aspetti. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

La psilocibina e la psilocina appartengono, come l’LSD, ai composti indolici, una classe biologicamente importante di sostanze presenti nel regno vegetale e animale. Inoltre, sia i due estratti del fungo, sia l’LSD, condividono particolari caratteristiche chimico-strutturali e manifestano un’azione psichica molto simile. La psilocibina è l’estere dell’acido fosforico della psilocina e, in quanto tale, rappresenta il primo e unico composto indolico contenente acido fosforico finora scoperto in natura. Il residuo acido fosforico non ha alcuna attività, visto che la psilocina – priva di acido fosforico – esercita la stessa azione dell’altro composto; tuttavia esso rende la molecola più stabile. Non a caso la psilocina viene decomposta facilmente dall’ossigeno, mentre la psilocibina è una sostanza durevole. Un’altra caratteristica della struttura chimica dei due estratti del fungo è la sua somiglianza con quella del fattore cerebrale serotonina. Come già avevo accennato nel capitolo “L’LSD negli esperimenti sugli animali e nella ricerca biologica”, il neurormone serotonina svolge un ruolo importante nella chimica delle funzioni cerebrali. Esperimenti farmacologici con la psilocibina e la psilocina hanno evidenziato un’azione inibitrice, pari a quella dell’LSD, degli effetti della serotonina su diversi organi. Sono state infine rilevate

altre proprietà farmacologiche comuni ai tre composti allucinogeni. La loro sostanziale differenza, osservata negli esperimenti con gli animali e con soggetti umani, risiede invece nell’attività quantitativa: la dose efficace di psilocibina e psilocina corrisponde a 10 mg (0,01 g), di conseguenza, queste due sostanze sono 100 volte meno attive dell’LSD, la cui dose media ammonta a 0,1 mg. Inoltre la durata degli effetti dei composti estratti dal fungo oscilla tra le quattro e le sei ore, mentre l’azione dell’LSD si protrae per otto, dodici ore. La sintesi totale di psilocibina e psilocina e la loro produzione artificiale (senza il ricorso ai funghi), può essere compiuta in virtù di un procedimento tecnico, che facilita la loro fabbricazione su larga scala e ha il vantaggio di essere più razionale ed economica dell’estrazione dei composti dal fungo. Con l’isolamento e la sintesi dei principi attivi, i funghi magici furono demistificati. La struttura chimica dei composti, i cui effetti miracolosi avevano convinto per millenni gli indiani che un dio dimorava nei funghi, era stata chiarita e poteva essere prodotta artificialmente in matracci. Continua sul prossimo numero…

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di Giorgio Samorini *

PSICONAUTA

RACCONTO INDIANO SULL’ORIGINE DELL’OPPIO

Un racconto della popolazione dravidica dell’India centrale, i Gond, ci parla della somministrazione dell’oppio ai bambini nonostante questa pratica fosse conosciuta principalmente nelle zone del Mediterraneo Questo racconto è stato raccolto fra i Gond, una popolazione dravidica dell’India centrale. L’origine del papavero da oppio è posta in relazione con il problema delle urla di una bambina, che viene risolto propinandole l’oppio, mediante il quale viene assopita. In realtà alla bambina viene dato il fegato del cobra, dal cui sangue caduto a terra nasce la pianta del papavero, e v’è una evidente identificazione del fegato con l’oppio, inclusa un’associazione semantica fra oppio e veleno, dato che il cobra è un serpente velenoso. La somministrazione dell’oppio ai bambini affinché smettano di piangere e si addormentino è un comportamento noto nel Mediterraneo. Nel XX secolo era ancora diffuso nell’Italia meridionale la pratica, in caso di insonnia e irrequietezza dei bambini, di dare loro un succhiotto di pezza imbevuto di succo di papavero (papagna), oppure di lattuga selvatica (lattuchiedde) (Guerci, 1990, p. 261; Santeramo, 1931, p. 35), e Scipione Mercuri, che scriveva agli inizi del 1600, sottolineava l’efficacia sonnifera dell’applicazione sulle tempie di questi rimedi (Camporesi, 1981, p. 71). Nel 1999 anche Grassano riportava tale pratica, in via di estinzione, nella provincia di Taranto. Pure nell’antico DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

stai solo seduta tutto il giorno con la tua bimba nel tuo grembo». Come risultato dei morsi la moglie crebbe sottile come un palo di bambù. Un giorno, dopo che fu morsa, la madre si arrabbiò con la bimba e pensò nella sua mente: «É per causa di questa bambina che devo soffrire. Voglio prendere un veleno e ucciderla».

Egitto era diffusa la pratica di addormentare il bambino mediante il succo simil-oppiaceo della lattuga selvatica (Samorini, 2006, p. 50). É quindi sorprendente ritrovare questa pratica nell’India centrale, in base a questo mito Gond. La figlia bambina di Mahato Dewar e di sua moglie gridava sempre. La Dewarin non era in grado di fare alcun lavoro a causa della bimba, e suo marito era solito morderla urlando. «Tu non lavori e

Così la madre si recò nella giungla per trovare qualche foglia velenosa. Per strada incontrò Basuk Nag, il cobra, e gli raccontò la storia. Basuk Nag prese il suo fegato e lo diede a lei dicendole: «taglia questo in pezzi e mescolali con dell’acqua. Se lo dai alla tua bimba, dormirà tranquillamente». Quando estrasse il suo fegato, alcune gocce di sangue caddero al suolo e da queste germogliò la pianta dell’oppio. La Dewarin portò il fegato a casa e ne diede un poco alla sua bambina. Da allora la bimba dormì sempre quietamente e la madre fu in grado di lavorare (Elwin, 1940, p. 230). * Noto ricercatore attivo nel campo dell’etnobotanica e dell’etnomicologia da oltre 30 anni. Conosciuto in tutto il mondo per aver studiato le relazioni di vari popoli con le droghe facendo notevoli scoperte. Il suo libro più famoso è “Animali che si drogano”. Aggiornamenti e novità su www.samorini.it.

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PIANTE INNOVATIVE

a cura di pianteinnovative.it

LOTO ASIATICO IL FIORE SACRO E TERAPEUTICO

Il Loto asiatico, altrimenti detto Giglio sacro o Fagiolo dell’India, è una pianta acquatica usata da circa 1500 anni in Oriente come erba medicinale. È inoltre considerato un fiore sacro con una forte valenza spirituale Specie: Nelumbo nucifera Famiglia: Nelumbonaceae Origine: Asia e Australia Habitat: stagni e paludi

consistenza croccante; le foglie più giovani si mangiano cotte o crude; gli steli, sbucciati e cotti, hanno un sapore simile a quello delle barbabietole, ma si possono usare anche per aromatizzare il tè; i semi, possono esser mangiati secchi, cucinati come pop-corn o ridotti in polvere e aggiunti ad impasti. I petali dei fiori si possono aggiungere alle zuppe o utilizzare come guarnizioni.

Caratteristiche: pianta acquatica a crescita rapidissima in stagni e piccoli laghi; ha foglie grandi che emergono fino a un metro dall’acqua e fiori altrettanto grandi e molto ornamentali. Coltivazione: ama fondali ricchi, fino a 2,5 m di profondità, ma si consiglia coltivazioni in acque poco profonde nei climi più freddi (ma non meno di 30 cm). La temperatura ottimale dell’acqua durante la fase di crescita è di 23°-27°. Per facilitare la germinazione del seme, è opportuno scarificarlo, e metterlo in ammollo in acqua tiepida fino allo sviluppo del germoglio, che avviene, a circa 25°, entro 3 settimane (cambiare l’acqua quando è torbida). Travasare poi la piantina in un substrato fangoso e aggiungere acqua man mano che cresce. Quando la pianta sarà ben formata porla a dimora, tenendo conto che le radici non amano spostamenti e trapianti. Esporre in pieno sole. Valore terapeutico 3/5: il loto è usato in Oriente come erba medicinale da oltre 1500 anni. La pianta viene utilizzata in tutte le sue parti, come astringente, stomachico, tonico, febbrifugo, ipotensivo, vasodilatatore. Il succo delle foglie viene usato in caso di diarrea, mentre il decotto dei fiori si raccomanda nel trattamento di crampi addominali; il gambo del fiore è considerato emostatico e si usa nella cura di ulcere gastriche, me-

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Curiosità: il Loto è considerato un fiore sacro sia per l’Induismo che per il Buddismo, ed è il fiore nazionale dell’India e del Vietnam. Il Nelumbo nucifera, nella tradizione orientale, è simbolo di purezza ed ha un forte significato spirituale; esso infatti affonda le radici

struazioni eccessive, emorragie post-parto; gli stami sono utilizzati in caso di eiaculazione precoce, frequenza urinaria, emolisi, epitasi e sanguinamento uterino. Il decotto del frutto si assume in caso di agitazione, febbre, problemi cardiaci; il seme, che contiene alcaloidi e flavonoidi, è ipotensivo, sedativo e vasodilatatore ed è consigliato per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue. È usato anche per trattare casi di cattiva digestione, enterite, diarrea cronica, spermatorrea, insonnia, palpitazioni ecc. Anche le radici raccolte e seccate si usano in caso di sanguinamenti nasali, emorragie, emottisi, mestruazioni eccessive. Edibilità 4/5: la radice, cotta da sola o con altre verdure, è molto apprezzata nella cucina cinese per il suo sapore delicato e

Il Loto è considerato un fiore sacro sia per l’Induismo che per il Buddismo, ed è il fiore nazionale dell’India e del Vietnam nel fango, distende le foglie sulla superficie di acque stagnanti ed esce immacolato e grandioso: è la rappresentazione di colui che vive nel mondo senza esserne contaminato. Per i buddisti il Loto simboleggia, infatti, il più alto livello di coscienza, l’illuminazione, la rinascita, il Buddha. Nell’Induismo il loto rappresenta il centro dell’universo: la leggenda narra che Lakshmi, dea della fortuna, della bellezza e prosperità nacque proprio da questa pianta sbocciata sulla fronte del dio Vishnu. Ma il loto è presente anche nella storia della creazione in Egitto: Ra, il dio del sole, apparve per la prima volta innalzandosi dai petali di un fiore di loto. Ed è proprio in Egitto che pare siano stati rinvenuti, in epoca moderna, alcuni semi di loto di età faraonica che ancora conservavano la loro germinabilità.

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


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LIBRI

L’ABOLIZIONE DEL LAVORO BOB BLACK Lo stile e i riferimenti sono quelli del grande pensiero utopico di ascendenza anarchica, attraverso i quali Bob Black, avvocato e scrittore statunitense, immagina e rende plausibile un mondo rivoluzionato e libero dalla naturale alienazione data dal lavoro. Egli considera il lavoro come principale fattore di sfruttamento dell’uomo sull’uomo poiché esso impedisce la reale libertà delle persone svolgendo una funzione di controllo sociale e costringendo le stesse a vivere per la produzione, il lavoro e il consumo. Nel testo sono diversi i riferimenti ad altri grandi pensatori anarchici, come Goodman o Fourier. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1985 e tradotto in italiano nel 1992, questo breve opuscolo si configura come un caposaldo del pensiero no-work.

FILM

LA FINE DEL LAVORO JEREMY RIFKIN

LA LEGGE DEL MERCATO STÉPHANE BRIZÉ

Questo testo del 2005 di Jeremy Rifkin offre una ampia ed approfondita riflessione sull’impatto e sugli sconvolgimenti che la rivoluzione informatica e tecnologica ha apportato e apporta al mondo del lavoro, caratterizzato sempre più dalla progressiva scomparsa dei “vecchi mestieri” e dalla dirompente obsolescenza delle competenze e delle abilità acquisite dai lavoratori delle generazione più in là con l’età. Ci apprestiamo ad entrare nell’epoca della “fine del lavoro” dove computer e robot sostituiscono l’uomo in un numero crescente di mansioni lavorative e settori produttivi. Un libro carico di intelligenti provocazioni ma che illustra allo stesso tempo quali potenzialità della tecnologia possiamo sfruttare per evitare il collasso.

Questa pellicola francese, diretta e co-sceneggiata da Stéphane Brizé, ha come protagonista il cinquantenne Thierry, personaggio interpretato da Vincent Lindon che gli è valso la palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes. All’età di 51 anni e dopo quasi due anni di disoccupazione affronta lo sforzo titanico di “rimettersi in gioco” in un mercato del lavoro spersonalizzante e senza scrupoli. Alla base del film vi sono alcuni episodi di cronaca reale accaduti in Francia che Brizè incornicia con uno stile semi-documentaristico nel quale il protagonista è filmato sempre da vicino e con la camera a mano che si muove continuamente facendolo entrare ed uscire dal campo. Un ulteriore tocco di autenticità sta nella scelta di affiancare a Lindon interpreti non professionisti.

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

INPUT

MUSICA

DUE GIORNI IN UNA NOTTE FRATELLI DARDENNE

FREEDOM JAZZ DANCE, THE BOOTLEG SERIES VOL.5 MILES DAVIS QUINTET

Scritto, diretto e prodotto dai fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne “Due giorni e una notte” ha partecipato in concorso alla 67esima edizione del Festival di Cannes del 2014 dove ha ottenuto la Nomination per la Palma d’oro. La trama ci racconta la storia di Sandra, interpretata nel film da Marion Cotillard, che cerca di riappropriarsi del proprio posto di lavoro dopo un periodo di assenza durante il quale ha curato la sua depressione. La sua azienda induce così una votazione per il reintegro della ragazza, che ha a disposizione due giorni ed una notte per convincere gli ex colleghi a votare a suo favore. In un intreccio di piccole solidarietà ed infimi egoismi si muove il percorso di riscatto di Sandra.

Oltre due ore di materiale inedito: il pieno svolgersi del processo creativo, le false partenze, il parlato in studio oltre naturalmente ai brani più noti come Footprints. Tutto ciò lo ritroverete nel cofanetto di 3 cd in uscita ad ottobre “Freedom Jazz Dance – The Bootleg series vol.5” dell’indimenticabile Miles Davis Quintet. Sulla cresta dell’onda creativa, tra il 1966 ed il 1968, Miles Davis alla tromba, Wayne Shorter al sax tenore, Herbie Hancock al pianoforte, Ron Carter al basso e Tony Williams alla batteria davano vita alle registrazioni presenti in questo cofanetto, capaci di fare riassaporare agli ascoltatori l’amore, lo studio e la passione per la musica di alcuni tra i più leggendari protagonisti di quell’epoca.

ELLIPSIS BIFFY CLYRO Dopo il travolgente successo ottenuto con il loro precedente doppio concept album del 2013, che è valso loro il primato nelle classifiche britanniche e una serie di ingaggi come headliner in tutto il mondo, torna l’alternative rock band di Kilmarnock con un nuovo album uscito ad agosto ed intitolato “Ellipsis”. L’idea iniziale, spiegano i componenti della band scozzese, era quella di «farlo suonare nel modo più strano ed incasinato possibile»; e possiamo confermare che questa intenzione della band e perfettamente percepibile nel disco: una creatura ibrida che rifiuta una impalcatura strutturata e contamina con elettronica, hip-hop-country, indie-pop, reggae, funk e quant’altro una base arena rock e pop rock melodica e facilmente assimilabile.

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di Carlo Peroni *

HI-TECH & WEB

IL PROBLEMA SONO I ROBOT O IL PROFITTO?

Sono i robot a “rubare” i lavoro a noi umani, oppure il problema è il sistema economico che vuole ridurre al minimo i costi e massimizzare i profitti? Fabbrica, ufficio, agenzia, cooperativa, corporation: il modo di lavorare è sempre quello. Solo l’ambiente si fa più competitivo, le circostanze esterne sempre più avverse. Internet, diciamolo, non sembra aver mantenuto le sue promesse per imporre una democrazia digitale trasparente che si rifletta anche nel mondo del lavoro. I lavori perduti da prima della rivoluzione digitale e della concomitante globalizzazione della produzione di beni, non sono ancora stati sostituiti da un reale cambio di prospettiva sul problema fornito magicamente da un algoritmo. Alla provocatoria domanda «Ma i robot ci rubano il lavoro?», la risposta breve non può che essere: «Sì, ci rubano il lavoro». Quella lunga invece si può sintetizzare con: è una questione complicata. Ne abbiamo già discusso in queste pagine: ogni cambiamento portato dalla tecnologia ha conseguenze dirette e indirette. Le seconde sono difficili da prevedere e hanno a che con l’impatto sociale e individuale che caratterizza ciascuna tecnologia. Dopo il carbone, il vapore e i metalli della rivoluzione industriale, le sale di controllo delle nostre società sono state occupate da macchine e computer. Non solo la manifattura, ma anche industrie come l’editoria e il giornalismo sono state completamente rivoluzionate dall’adozione massiva delle tecnologie digitali. Per non parlare dell’intero sistema finanziario. Molti lavori sono stati sostituiti dai computer. Buona parte del lavoro manuale, d’altra parte, è stata “esternalizzata” in Paesi dove il costo è minore. L’automazione sembra schiacciare tutti i lavori verso il basso, tagliare la classe media di lavoro intellettuale e specializzato. Parlare di lavoro, con cifre sulle industrie, dati e percentuali di disoccupazione rende il discorso astratto. Lavoro, per la maggior parte della gente, significa il modo in cui pagare l’affitto, le spese e il cibo e quel poco che rimane in vizi, intrattenimento e svaghi

più o meno leciti. Niente di troppo sofisticato o cool. Il modo in cui tutto questo viene regolamentato è in base alle leggi dello stato o del mercato. La tecnologia digitale dipende ancora da un sistema capitalistico industriale che ha più risorse per piegare a proprio vantaggio eventuali benefici. La decentralizzazione in teoria resa possibile dalla rete non ha ancora dato i suoi frutti. Anche i modelli collaborativi decentralizzati promossi dal sistema rete (economia del dono, creative commons, un certo spirito della pirateria informatica) sono stati in un certo senso riassorbiti da sistemi con le carte in regola come i servizi di streaming e introiettati in servizi multimiliardari come Uber o Airbnb. La sharing economy ha già fallito? Nelle sue sbiadite sfumature questo modello è nato morto? Un feticcio da millennial, una moda passeggera? Il mondo digitale si è centralizzato attorno a 5 aziende (Microsoft, Apple, Google, Facebook e Amazon) senza lasciare molti margini di guadagno ai piccoli. Per l’Italia, in particolare, l’effetto alla lunga non è stato positivo. Forse a qualcuno va meglio, a qualcuno peggio. Dipende molto dalla capacità di adattarsi. Purtroppo la realtà italiana è fatta per l’80% da un tessuto in sofferenza di piccole e medie imprese che, nella bruta realtà, non hanno le risorse per adattarsi, né dal

punto di vista economico né da quello del know how. Stiamo fallendo nell’accompagnare questa rete di piccole realtà verso un livello sostenibile di sviluppo economico. Per una generazione che fa fatica a trovare il proprio posto nella società i vari modelli di crowdfunding come Kickstarter sono un’irrealistica sirena più che una reale opportunità. La promessa di un benessere economico condiviso non è di quest’era di automazione e opaco controllo delle masse? Gli strumenti ci sarebbero anche. Ma la burocrazia non segue. La vera sfida – e si tratta al 100% di una sfida di creatività – è quella di creare modelli economici sostenibili e alternativi. Il problema è che siamo come paralizzati per mancanza di risorse e non sappiamo bene in che direzione guardare. È facile criticare a prescindere l’innovazione. Più difficile è trovare un nuovo modello di innovazione che rispetti i presunti alti standard etici di chi muove la critica. Non sono i robot a rubarci il lavoro. Si tratta invece di un modello economico che vuole ridurre al massimo i costi e massimizzare i profitti, nel breve termine, e dall’altra parte una dimensione politica smarrita che non sa da che parte girarsi per progettare una visione di società a lungo termine. Da una parte il fallimento del nostro sistema è anche dovuto alla nostra incapacità di immaginarci un futuro, di fare progetti che vadano al di là dell’immediato. Mentre i robot possono sostituire il nostro lavoro, non possono tuttavia sostituire la nostra peculiare capacità di immaginare un mondo diverso. Che è tutto quello che ci rimane, e non è poi così poco. *Consulente web, si interessa dell’interazione tra tecnologia e immaginario. Twitter: @freakycharlie

La vera sfida, e si tratta al 100% di una sfida di creatività, è quella di creare modelli economici sostenibili e alternativi DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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STREETART

a cura di Enrico Pirana

L’ARTISTA CHE RENDE LEGGIBILI LE TAG

Di origine francese, l’artista Mathieu Tremblin, armato di pennello, riscrive in modo chiaro e leggibile le firme dei writer Navigando sul web vi sarete sicuramente imbattuti in una piccola area, spesso posizionata nella parte bassa o nella sidebar di un sito, con tante parole colorate di diversa dimensione. Queste parole sono dette tag (ossia etichetta, marcatore, identificatore) ed indicano un termine associato a un’informazione, che descrive l’oggetto rendendo possibile la classificazione e la ricerca di informazioni basata su parole chiave. L’insieme di queste parole viene definito Tag Cloud. L’artista francese di Arles Mathieu Tremblin ha proposto una nuova visione interpretativa per le firme dei writers, anch’esse chiamate tag, che si trovano in tutte le strade cittadine: cancellando le tag realizzate a spray, le riporta nella stessa posizione prive di stile con font lineare e chiaramente leggibile, ispirandosi proprio al servizio di Tag Cloud che evidenzia le keywords più cliccate sul web. L’obiettivo di Mathieu è quello di riportare l’arte di strada al suo aspetto più istintivo

e renderla comprensibile a tutti: «A volte gli artisti scelgono nickname senza senso, altre volte, invece, sono molto poetici». La realizzazione di questo progetto, intitolato proprio Tag Clouds, avviene utilizzando pittura e

hemp shop: abbigliamento borse cosmetica alimentari grow shop: semi e accessori per biogiardinaggio

head shop: articoli canapa medica e ludica

inoltre libri gadget e molto altro...

pennello o alle volte spray e stencil, cercando sempre però di rispecchiare la grandezza della firma o la fama dell’autore, riportandola nel “cloud” con grandezza maggiore rispetto alle altre.


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di Leonardo Pascale

REGGAE VIBRATIONS

VIAGGIO NELLA VISUAL ART GIAMAICANA

Tributo a Michael Thompson, famoso visual artist di origini giamaicane, scomparso lo scorso 15 agosto a causa di un infarto A circa un mese dalla tragica scomparsa di Michael Thompson aka Freestylee, cogliamo l’occasione per pagargli il giusto tributo e fare un breve excursus sulla visual art giamaicana. Freestylee, venuto a mancare esattamente il 15 agosto a causa di un infarto, ci lascia in eredità un tesoro artistico e umano non indifferente. Forse ad alcuni di voi il suo nome suonerà familiare, in quanto in qualche numero fa di Dolce Vita avevamo parlato della rassegna Reggae Poster Contest, contest mondiale che vede centinaia di artisti impegnati a dare la loro lettura alle emozioni che suscita il Reggae. La storia di Thompson parte da lontano e affonda le sue radici nella tradizione della visual art legata al movimento Reggae e Rastafari e si allarga a nuovi orizzonti guardando all’arte orientale e araba. Studente della famosa “Alpha Boys’ School”, scuola che ha sfornato molti dei musicisti che hanno fatto la storia della musica giamaicana, continua i suoi studi virando verso la visual art. Studia graphic design alla “Jamaica School of Art” nei primi anni ‘80 e da lì inizia un percorso che lo vedrà impegnato in vari progetti che, pur avendo la Giamaica e il Reggae come filo conduttore, hanno viaggiato sempre di pari passo con l’impegno civile e l’attenzione verso i più deboli. Ricordiamo ad esempio i suoi poster a favore di Cuba o della causa palestinese, fino ad arrivare ai due progetti legati alla Giamaica e cioè il già citato Reggae Poster Contest e l’istituzione di una Reggae Hall Of Fame Vision, dove raccogliere tutto il patrimonio dell’arte visiva legata al Reggae che è davvero molto vasto. L’idea di Thompson che speriamo venga realizzata con l’aiuto del governo giamaicano che spesso e volentieri sembra dimenticare i suoi patrimoni artistici, è quella di raccogliere in un’esposizione permanente i lavori più significativi che hanno tradotto la musica in immagini, cover di LP, poster e illustrazioni. Lo stile di Freestylee è la naturale evoluzione dei fantastici cartoons di Wilfred Limonious, di Tony McDermott o Jamaal Pete, giusto per citare alcuni tra i nomi più hot di qualche decade fa; come da tradizione i colori sono accesi e nei volti degli artisti disegnati da Thompson troviamo sempre una scintilla che ci ricorda che il Reggae è musica ma anche rivoluzione. Le opere di Freestylee hanno DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

fatto il giro del mondo e naturalmente sono state usate per illustrare riviste, siti web, copertine di album; avere l’artwork dell’artista giamaicano voleva dire impreziosire tutto il resto.

MICHAEL THOMPSON

FREESTYLEE

TAJ TENFOLD

Wilfred Limonious è sicuramente l’illustratore e realizzatore di cover album più conosciuto tra gli appassionati di Reggae e Dancehall e, come si suol dire in Giamaica, il suo stile rivoluzionò letteralmente il modo di concepire l’artwork di un LP dalla fine degli anni ‘70. I suoi cartoons hanno accompagnato e dato “forma” a due decadi di musica, le due decadi cruciali per l’evoluzione del suono giamaicano, cartoons dai colori accesi e dal tratto spesso marcato che forse volevano riportare un po’ alla “durezza” della vita sull’isola in un’epoca di transizione non certo facile. Nelle sue cover Limonious non ha mai fatto mancare l’impegno e la denuncia: anche se a un primo e superficiale sguardo possono sembrare semplici cartoon, qua e là troviamo disseminati particolari che riportano a fatti di cronaca o di eventi legati al mondo musicale e l’esempio forse più conosciuto è l’illustrazione del riddim album Stalag. La copertina ci mostra il cortile di un carcere dove è montato un sound system e tutti, carcerati e carcerieri si abbracciano e ballano; ballano anche due topi che forse sono lì per denunciare lo stato di abbandono e le difficoltà della vita in carcere, mentre nel retro vediamo una vignetta in cui un plotone di esecuzione pronto a sparare viene fermato dal comandante che dice di aspettare fino a che il prigioniero smetta di ballare. Questo è solo un esempio delle opere di Limonious e vi invito sia a cercare e comprare i dischi a cui ha prestato il suo talento sia a comprare il libro “In Fine Style: The Dancehall Art Of Wilfred Limonious” edito dalla One Love Books, casa editrice che paga il giusto tributo a questo artista di cui, a parte le sue opere, si conosce davvero poco. Il libro è il frutto di un’esposizione che ha toccato varie città tra cui Londra, Berlino e New York e all’interno troviamo i capolavori più conosciuti ma anche molti lavori eseguiti per artisti minori o altre opere non legate al mondo della musica. L’opera di Limonious ha ispirato molti altri artisti tra cui il progetto Major Lazer, che

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REGGAE VIBRATIONS sicuramente tutti conoscerete, il quale ha preso più di uno spunto grafico per creare il “personaggio” usato per le grafiche e i video e ha fatto uscire dalla nicchia del Reggae lo stile cartoons tanto caro ai giamaicani. Guardando ai giorni nostri, invece, uno dei giovani artisti più interessanti e promettenti è Taj Tenfold, artista molto vicino all’ambiente del cosiddetto “Revival Roots” che ha illustrato la musica di artisti come Protoje e Chronixx.

LEGENDS

Il suo stile a tratti ricorda quello di Freestylee a riprova del peso che ha avuto nell’ambiente. Taj, a differenza dei suoi colleghi, oltrepassa i confini dell’illustrazione e si esprime anche su altre superfici che non siano la carta: molte sue opere si trovano in giro sugli edifici giamaicani e in Nord America o su tavole da surf e skateboard. Rest In Power Micheal! LIMONIOUS

di Alberto Lopez *

JOSH HOMME

Frontman dei Queens of the Stone Age, è stato il fondatore dello Stoner Rock, sottogenere della musica heavy metal Nome e cognome: Joshua Michael Homme Nazionalità: americana Gruppi: Kyuss, Queens of the Stone Age, Them Crooked Vultures Singolo di maggior successo: Songs for the Deaf Josh Homme è nato nel 1973 a Joshua Tree, in California, una comunità di poche migliaia di abitanti. Crebbe però a Palm Desert, sempre California, nel mezzo della Coachella Valley. In entrambi i posti la realtà quotidiana era il deserto, che lo ha circondato per tutta la sua infanzia ed adolescenza. Iniziò la sua carriera da chitarrista rock ancora minorenne con la band Kyuss, formatasi a Palm Desert, e con la quale definirà lo stile di quel genere che chiamiamo Stoner Rock. La band diede vita al culto dei Generator Parties, ovvero concerti nel deserto, in mezzo al nulla, alimentati da generatori. Il deserto infatti divenne una zona franca per un’intera generazione di ragazzi della scena musicale di Palm Desert, fra cui Josh. Un luogo desolato in cui poter dare sfogo alla voglia di volumi massimi e di libertà, uno spazio di sperimentazione musicale che ispirerà tutta la musica di Joshua fino ad ora. Molte delle Jam eseguite in quei luoghi, sono state pubblicate sotto forma di raccolte col nome di Desert Sessions. Il primo lavoro dei Kyuss è Wretch (Dali, 1991), caratterizzato da distorsioni di chitarra mai sentite prima e plasmate ad hoc per suonare bene nel vuoto del deserto, un chiasso chitarristico spinto a livelli ossessivi,

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Deaf (Interscope, 2002), un concept album che è una lunga reminiscenza degli scomodi viaggi e pensieri nel deserto ai tempi dei Kyuss, con Dave Grohl alla batteria e Mark Lanegan alla voce.

una batteria potente, una voce urlata e sinistra. Elementi che alimentano la progressione verso una sonorità deliberatamente rozza, verso il “rumore”. Dopo Blues for the Red Sun e Welcome to Sky Valley, nel 1995 i Kyuss rilasciano il loro ultimo disco, ...And the Circus Leaves the Town, segue il loro scioglimento, ma hanno ormai creato un nuovo sound: lo stoner rock. La carriera di Josh continua con la formazione, nel 1997, della band che lo porterà al successo planetario, i Queens of The Stone Age, nel cui primo ed omonimo disco, Homme sarà per la prima volta nella sua carriera il cantante solista, ruolo che non abbandonerà più. Tutti e sei i dischi incisi dalla band (i primi rigorosamente su nastro), hanno ricevuto ottime recensioni e vendite, fino al loro ultimo lavoro Like Clockwork (Matador, 2013), inciso in collaborazione con artisti del calibro di Elthon John, Trent Reznor (NiN), Alex Turner (Arctic Monkeys) e la moglie di Josh, Brody Dalle (Distillers). Tuttavia il loro marchio di fabbrica rimane Songs for the

Joshua è sempre stato un instancabile animale da sala di registrazione, non ha mai smesso di ritrovarsi con artisti di Palm Desert per improvvisare assieme nello storico Rancho de la Luna, uno studio in mezzo al deserto, e dare vita al collettivo Desert Sessions, una serie di jam registrate di cui sono già uscite dieci raccolte. Nel 2009 venne rivelato che Josh era in studio con nientemeno che John Paul Jones (bassista dei Led Zeppelin) e Dave Grohl, per un progetto chiamato Them Crooked Vultures, il cui omonimo disco venne rilasciato lo stesso anno. A sorpresa, quest’anno Homme annuncia che un disco inciso assieme ad Iggy Pop è già pronto per essere rilasciato, e poco dopo fa la sua comparsa Post Pop Depression. La sua passione per il suonare fine a sé stesso lo ha portato a cercare sempre nuovi musicisti con cui improvvisare, conducendolo ad essere un mecenate dell’Hard Rock, sempre in cerca di nuovi artisti talentuosi da far conoscere, produrre, e con cui incidere. *Appassionato di musica. Mi piace argomentare, approfondire e ricercare; in generale, assorbire. Fra un allenamento di parkour e l’altro mi dedico all’antropologia, per vocazione e per deformazione educativa, alla scrittura ed all’insegnamento dell’italiano ai profughi richiedenti asilo che arrivano in Italia.

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


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HIPHOP SKILLZ

di Nicola Pirozzi *

I NUOVI LAVORATORI DEL RAP

Grazie al successo, il genere si è dotato di strutture sempre più professionali e ha abbandonato lo spirito fieramente underground di un tempo Il rap è stato il grande protagonista dell’estate 2016. Buona parte delle hit estive di quest’anno sono state scandite dalla semplice struttura “strofa rap leggera – ritornello accattivante – ritmo pop”, che ha inondato spiagge, radio, jingle pubblicitari e concerti di piazza. Dai più noti e mainstream J-Ax e Fedez, praticamente dovunque con la loro “Vorrei ma non posto”, passando per chi ci ha provato con risultati più o meno soddisfacenti: Gue Pequeno e Marracash, Jake la Furia, Rocco Hunt, Emis Killa, Baby K e Danti con Gabry Ponte hanno tentato tutti la strada del tormentone estivo, con un rap che si è sempre più annacquato nel pop e nel reggaeton. Il rap è stato protagonista anche nei concerti all’aperto, tra feste e sagre di paese, dove l’afflusso non è mai mancato, anzi, ma ha sempre riempito le piazze adibite. Inoltre, gran parte dei rapper citati hanno performato il proprio brano estivo al Coca Cola Summer Festival, praticamente la riproposizione moderna del Festivalbar. Non solo le tv, ma anche le riviste

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generaliste hanno parlato del rap come del genere più in voga: grossi numeri, sold out ed un seguito sempre più ampio – seppure volubile come quello giovanile – necessitano di una struttura solida alle spalle degli artisti. Che siano quelli mainstream da numeroni, oppure quelli più underground in uscita con il disco in free download, i rapper non fanno più da sé.

I tempi sono rapidamente cambiati e ora, tra gli addetti ai lavori nel mondo Hip Hop, si conta un notevole aumento quantitativo, nonché di specializzazione professionale Qualche anno fa, e non si parla di ere geologiche, ogni rapper badava a tutti gli aspetti

extra-musicali che lo riguardavano: teneva lui i contatti per organizzare articoli e interviste, così come le partecipazioni a concerti e jam. Non esistevano ancora comunicati stampa che promuovevano la pubblicazione del disco, tanto meno gli instore/firmacopie: si puntava molto sul passaparola – nelle jam, nei forum e sulle fanzine – e spesso gli stessi artisti allestivano banchetti o provvedevano da soli a vendere le copie dei propri dischi. In pochissimi puntavano anche sul merchandising, ritenuto probabilmente un superfluo surplus: insomma, l’approccio era fieramente underground e in quanto tale snello e amatoriale, se chiaramente rapportato ai canoni di mercato moderni. Il rap è diventato il genere di punta della musica alternativa in Italia ed era inevitabile si dotasse di strutture più professionali per la produzione, la distribuzione, il management, la comunicazione, il marketing, il merchandising ed infine il booking. Se negli ambiti della major, tutti questi aspetti sono gestiti DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


in collaborazione con www.myhiphop.it

all’interno della label stessa, capita anche che ci si debba riferire ad agenzie private o a lavoratori freelance, specie nel campo della comunicazione. Negli ultimi anni si è infatti riscontrato un notevole aumento di uffici stampa, di cui si sono serviti moltissimi rapper, anche mediamente sconosciuti: si tratta in particolare della comunicazione più o meno tradizionale, mentre sul web marketing e sui social media sembra valga ancora il “fai da te”, senza il ricorso a professionisti del settore. Anche una crew che ha fatto della comunicazione uno straordinario volano per la propria musica, la Machete, conta oggi su una struttura ben definita, con professionisti specifici nei settori dell’ufficio stampa, del booking, nella produzione di video, di grafiche e nel merchandising. I nuovi “lavoratori” nel rap italiano sono vecchie conoscenze del mondo Hip Hop, che hanno continuato nel

proprio lavoro oppure si sono specializzati in altri ambiti: è il caso di Paola Zukar, cofondatrice della prima rivista sul rap in Italia, Aelle, ora manager di Big Picture, l’agenzia più conosciuta in ambito di management che ha nel proprio roster Fabri Fibra, Marracash e Clementino, tra gli altri, con l’obiettivo di «amplificare e lavorare progetti musicali e di comunicazione a 360°». Oppure quello di Chief, ex rapper della old school nella formazione Chief e soci, ora manager di Rocco Hunt e fondatore di un’agenzia di servizi di consulenza e organizzazione eventi musicali; e di Jimmy Spinelli, anch’egli storico rapper nella crew bolognese PMC, e oggi fondatore del riconoscibile brand di street wear, 5tate of Mind. Coi tempi che corrono, è però probabile ritrovarsi anche nuovi lavoratori che mai prima d’ora hanno avuto contatti col mondo Hip Hop italiano e che ora si disimpegnano

come promoter di eventi, manager personali, uffici stampa e così via. In alcuni casi si fa addirittura ricorso a figure che un tempo erano difficilmente accostabili al rap, come quella del bodyguard e dell’accompagnatore. I tempi sono rapidamente cambiati e ora, tra gli addetti ai lavori nel mondo Hip Hop, si conta un notevole aumento quantitativo, nonché di specializzazione professionale. Un risultato che mai ci saremmo aspettati, qualche anno fa, ma con cui bisogna sempre più fare i conti, sperando che l’aumento di persone che guadagnano da ciò non vada ad inficiare lo spirito di aggregazione del movimento e i valori fondanti dell’Hip Hop. *Caporedattore di myHipHop.it. Ha recensito più di 300 dischi di rap italiano e ora vuole candidarsi al premio Pulitzer.


P]HUHY[UL[࠮^^^^O`^O`UV[UL[ Hemp seeds contain all the essential amino acids and essential fatty acids necessary to maintain healthy human life. No other single plant source provides complete protein in such as easily digestible form. Cannabis leaves and flowers in raw form are rich in a non-psychoactive, antioxidant, anti-inflammatory, and anti-cancer nutrient compound known as cannabidiol (CBD) capable of preventing and reversing many chronic illnesses.

WHY NOT A VEGETABLE BASED CULTURE?

The livestock industry contributes on a “massive scale” to air and water pollution, land degradation, climate change, and loss of biodiversity. Producing animal-based food requires enormous inputs of water and energy. It is much less efficient than the harvesting of grains, vegetables, legumes, seeds and fruits for direct human consumption.

WHY A MEAT BASED CULTURE?

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calavera mexicana

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mexicana The livestock industry contributes oncalavera a “massive scale” to air and water pollution, land degradation, climate change, and loss of biodiversity. Producing animal-based food requires enormous inputs of water and energy. It is much less efficient than the harvesting of grains, vegetables, legumes, seeds and fruits for direct human consumption.

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Mexican skull is a representation of human skull made from either sugar or clay, which is used in the Mexican celebration of the Day of the Dead and the All Souls Day.

Una calavera es una representación de cráneo humano hecha de azúcar o de barro, que se utiliza en la celebración mexicana del Día de los Muertos y la festividad de Todos los Santos Día.

Mexican skull is a representation of human skull made from either sugar or clay, which is used in the Mexican celebration of the Day of the Dead and the All Souls Day.

Una calavera es una representación de cráneo humano hecha de azúcar o de barro, que se utiliza en la celebración mexicana del Día de los Muertos y la festividad de Todos los Santos Día.

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Una calavera es una representación de cráneo humano hecha de azúcar o de barro, que se utiliza en la celebración mexicana del Día de los Muertos y la festividad de Todos los Santos Día.

Mexican skull is a representation of human skull made from either sugar or clay, which is used in the Mexican celebration of the Day of the Dead and the All Souls Day.

Una calavera es una representación de cráneo humano hecha de azúcar o de barro, que se utiliza en la celebración mexicana del Día de los Muertos y la festividad de Todos los Santos Día.

destino destiny

www.snail.si

pasión passion

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di Mario Catania *

SPECIALE INTERVISTA

DIEGO FUSARO: “IL FUTURO È NOSTRO” Secondo il giovane filosofo che si definisce allievo di Marx ed Hegel, “la lotta di classe sta continuando ma è ormai univocamente condotta dai dominanti”

A soli 33 anni Diego Fusaro è un filosofo affermato che insegna all’Università, pubblica libri con editori prestigiosi, dirige una collana di testi filosofici, partecipa a convegni e viene spesso invitato in televisione per discutere di argomenti di attualità e capire come il giovane filosofo pensa il mondo in cui vive. Il punto di partenza, per Diego Fusaro, è che la filosofia non sia solo lo studio dei grandi pensatori del passato, ma che possa essere la via per crearsi i propri strumenti per capire il mondo in cui viviamo ed agire su di esso, per cambiarlo in meglio. «I filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo, mentre adesso è ora di cambiarlo», scriveva il Marx delle “Tesi su Feuerbach” in un pensiero che Fusaro sembra aver fatto proprio nel libro “Il futuro è nostro, filosofia dell’azione”. Lui che si definisce allievo indipendente di Hegel e di Marx, insieme alla notorietà ed al crescente successo mediatico ha ricevuto anche molte critiche, ad esempio per le sue posizioni sull’Europa, sulla famiglia, sul superamento di destra e sinistra come categorie politiche e sul fatto che in generale a molti pensatori appaia molto abile nel distruggere il modello attuale, senza dare però una risposta altrettanto forte riguardo alle alternative possibili. Noi, in questo numero dedicato al lavoro, abbiamo pensato che l’opinione di un giovane filosofo italiano, potesse essere importante e costruttiva per tutti. Ecco cosa ci ha raccontato oggi Fusaro, annoverato nel 2013 da Maurizio Ferraris su La Repubblica tra i più promettenti giovani filosofi d’Europa.

Marx oggi direbbe che la lotta di classe non è sparita ma sta vincendo la classe dominante senza che nemmeno la classe dominata sia in grado di resistere o di fare una contro-offensiva DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

Cosa direbbe Marx oggi del fatto che per “aiutare” i lavoratori si smantellano diritti acquisiti come successo ad esempio con l’articolo 18? Più che altro non si stanno aiutando i lavoratori, evidentemente si sta andando nella direzione opposta e si sta agevolando la parte del capitale, quella dei dominanti. Marx oggi direbbe che la lotta di classe non è sparita ma sta vincendo la classe dominante senza che nemmeno la classe dominata sia in grado di resistere o di fare una contro-offensiva. Stanno subendo in silenzio e ci stanno portando via tutto. E quindi direbbe questo: che la lotta di classe sta continuando ma è ormai univocamente condotta dai dominanti. E i sindacati che ruolo hanno in questo momento storico? Sono impotenti e irrilevanti. Il sindacato ave-

va una sua forza di contrattazione quando c’era l’Unione Sovietica e quindi dietro al sindacato c’era l’ombra del colosso sovietico; dopo il 1989 il sindacato viene deriso e sbeffeggiato perché non ha più alcuna capacità rivendicativa, tant’è che oggi non si fanno più grandi scioperi per bloccare le produzioni, ma si fanno risibili scioperi dei mezzi di trasporto pubblici che non toccano in nessun modo la produzione e creano solo rabbia tra gli ultimi. E cosa si potrebbe fare per invertire la tendenza? Ad esempio si potrebbero fare scioperi generali per mettere in ginocchio la produzione su scala nazionale ed internazionale. Lo sciopero nasce come strumento di rottura della continuità lavorativa, se tu fai uno sciopero a settimana già non è più rottura,

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SPECIALE INTERVISTA concludeva che, dato che possono, allora c’è bisogno di schiavi. Oggi possiamo dire che effettivamente le macchine possono svolgere molti lavori: il problema è che vengono utilizzate in nome del profitto e non dei bisogni umani, quindi la contraddizione resta quella classica capitalistica.

ma parte dell’ordine delle cose e poi deve essere continuativo e colpire gli interessi dei dominanti. E non è quello che accade con gli scioperi dei mezzi pubblici perché mica vai a colpire Marchionne o Davide Serra, vai a colpire l’altro operaio o addirittura il disoccupato. Di recente ti sei scagliato contro Starace, l’ad di Enel, che in una conferenza stampa aveva sottolineato la necessità di terrorizzare i dipendenti... L’episodio di Starace è uno dei tanti, pensiamo al sottosegretario Barracciu quando aveva detto che scioperare è reato. Questo di Starace è interessante perché rappresenta la violenza di classe dispiegata pienamente da parte della classe dominante che minaccia addirittura di terrorizzare i lavoratori. In altri tempi non si sarebbe nemmeno potuta dire una cosa del genere senza che si sollevassero proteste o moti di piazza e magari anche un uso certo condannabile della violenza. Oggi invece possono permettersi di dire quello che vogliono, anche con affermazioni volgari ed oscene come quelle di questo Starace, il cui nome suona inquietante in quanto tale (il riferimento è ad Achille Starace, segretario del partito nazionale fascista per 8 anni, ndr). Parlando di robotizzazione del lavoro: può essere un vantaggio per tutti perché si possono produrre le stessi merci lavorando meno, o produrrà dei conflitti sociali perché le grandi aziende se ne approfitteranno semplicemente risparmiando sui dipendenti? Io temo che si andrà nella seconda direzione. Basta vederlo su micro-scala quando andiamo al supermercato e ci sono le casse automatiche e vedi che hanno ridotto il personale, mica aumentato: hanno lasciato a casa dei lavoratori, è quella la contraddizione

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capitalistica. Il punto è che se si arriverà al fatto che si utilizzeranno solo le macchine, da dove lo tiri fuori il plusvalore? Il plusvalore lo ottieni sfruttando il lavoro vivo, non i macchinari.

Oggi possiamo dire che effettivamente le macchine possono svolgere molti lavori: il problema è che vengono utilizzate in nome del profitto e non dei bisogni umani, quindi la contraddizione resta quella classica capitalistica Ma in un mondo ideale uno potrebbe pensare che se il lavoro viene svolto dalle macchine, la ricchezza rimane invariata e se distribuita nel modo giusto ognuno può dedicarsi alle proprie passioni… È il vecchio argomento che aveva sollevato per primo Aristotele che diceva che se le statue potessero svolgere loro il lavoro, allora non ci sarebbe bisogno di schiavi e

E cosa intendi tu per il superamento delle categorie di destra e sinistra? E quali nuovi termini potremmo usare per definire la politica di oggi? Io intendo il fatto che la dicotomia destra e sinistra va bene fino a che la contrapposizione è tra capitale e lavoro, diciamo così. Nel momento in cui destra e sinistra dicono la medesima cosa e accettano entrambe la parte del capitale contro il lavoro io credo che si debba abbandonare questa finta dicotomia e creare una nuova dicotomia che poi non è molto nuova in verità: capitale e lavoro, servo o signore, la puoi chiamare come vuoi, il problema è che oggi destra e sinistra ripetono le stesse cose: sovranità assoluta del mercato liberista, subalternità assoluta del mondo intero alla potenza americana, e quindi non ha senso mantenere viva una contrapposizione se le due parti contrapposte dicono il medesimo messaggio e creano solo una finta contrapposizione. Io credo che si debba ricategorizzare la realtà e ricreare la vecchia dicotomia alto/basso, se vogliamo dire così: difensori dell’ordine mondiale capitalistico e nemici dell’ordine mondiale capitalistico. È la stessa dinamica che si sta creando tra i fautori di un’Europa tecnocratica che non rappresenta i cittadini che governa e quelli che invece vagheggiavano degli Stati Uniti d’Europa completamente diversi da quelli di oggi? Esattamente, tra l’altro io a questa mia argomentazione su destra e sinistra non ho mai sentito alcuna replica argomentata che non fosse l’accusa di fascismo o di essere di destra. Se dici di essere al di là di destra e sinistra, secondo alcuni, sei un fascista. È un insulto che è l’equivalente del buttare la palla in tribuna invece che giocare la partita. Sull’Europa sono dell’opinione che sosteneva Lenin nel 1912 quando diceva che era contrario agli Stati Uniti d’Europa perché creandoli in regime capitalistico sarebbe stata l’unione dei capitali europei contro le classi lavoratrici dei popoli europei, che è esattamente quello che è si è creato da Maastricht ad oggi. Ma quindi il tweet che avevi scritto dicendo che serviva un fronte nazionale italiano per salvare l’Italia dalla dittatura europea, è stato uno scivolone o una cosa che rivendichi? No, perché uno scivolone? Il fronte nazionale è una cosa nobilissima che ci fu ai tempi della liberazione nazionale con il Comitato DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


di Liberazione Nazionale, la parola nazionale non è una parolaccia, la usa anche Gramsci. Sì ma forse oggi se uno legge l’espressione “fronte nazionale” lo associa più ad un concetto di destra… Ma perché c’è l’uso che ne fanno certe parti politiche. Allora usiamo Comitato di Liberazione Nazionale, se preferisci, conta il concetto, non la parola. Il concetto però è uno solo: oggi è evidente a tutti che democrazia fa rima con stato nazionale, non con internazionalismo e globalizzazione, c’è poco da fare. La vicenda della Grecia di Tsipras o il referendum in Gran Bretagna ne sono la prova: il popolo esiste democraticamente nello stato sovrano nazionale e non nello spazio globalizzato delle multinazionali o del TTIP e di entità che nessuno ha mai nemmeno visto e figuriamoci se ha eletto. E qui arriviamo ad altre critiche che ti vengono mosse sulle tue posizioni considerate destrorse per il concetto di famiglia e quello di identità… Certo, io sono destrorso e fascista come Tommaso D’Aquino, come Aristotele e come Gramsci e me ne vanto. Dire identità, non significa essere fascisti e dire famiglia non significa essere destrorsi è una stupidaggine clamorosa questa forma di non pensiero e di neo lingua con cui appena pronunci una parola vieni classificato. La famiglia è un concetto filosofico, non ha senso essere pro o contro, la famiglia esiste e il genere umano si riproduce attraverso il dimorfismo sessuale che è naturale e biologico e non c’è nulla di fascista a riconoscere questa ovvietà. È come il 2 più 2 che bisogna negare che faccia 4 nel romanzo di Orwell “1984”. L’identità significa avere delle radici, una cultura, una DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

storia, come ogni popola ha. Non è fascista dire questo, magari è fascista dire che sulla base della propria identità bisogna annientare le altre ma io sono per il rispetto della pluralità delle identità e penso che l’Occidente capitalistico sia inguaribile nella misura in cui non accetta le alterità e le identità altrui e nemmeno più la propria. Dire identità significa dire radici e futuro, passato e prospettiva, mica manganello o carrarmato. Bisogna indicare qual è in nemico principale, la “contraddizione principale” – come diceva il presidente Mao – e non la troviamo nelle identità dei popoli ma nella forza scatenata della globalizzazione che uccide le identità, le comunità democratiche ed impone il dominio assoluto del mercato e dell’economia deregolamentata.

Io provo nel mio piccolo a riportare la filosofia alla sua dimensione hegeliana di pensiero pensante del proprio mondo storico

Tu sei un filosofo ormai affermato a livello internazionale però fai parte di quella generazioni di trentenni che sono stati insultati un po’ da tutti; che consiglio ti senti di dare ad un tuo coetaneo? Da dove possiamo ripartire?

Io consiglierei ai giovani di ripartire dallo studio dei classici e per classici intendo Platone, Tommaso D’Aquino, Macchiavelli, Aristotele, Hegel. Perché dobbiamo riappropriarci della nostra cultura e della nostra identità e soprattutto non dobbiamo curarci delle generazioni passate che hanno ipotecato il nostro futuro, in particolare la sciagurata generazione del ’68 che ha fallito e vuole trasformare il proprio fallimento anche nel nostro. Bisogna invece affrancarci da questi falliti che occupano oggi i principali posti di potere nella politica, nella cultura e nello spettacolo. Hai scritto libri, insegni, animi da tempo un sito internet… Qual è stata la molla che ti ha fatto iniziare quest’opera divulgativa? La vera filosofia si occupa della realtà e non di altra filosofia e quindi come diceva Hegel “la filosofia è il proprio tempo appreso nei concetti” quindi significa che la vera filosofia pensa alla realtà come si viene svolgendo e quindi è impossibile per un filosofo non occuparsi criticamente del proprio mondo storico; questo dovrebbe fare la filosofia anche se mi rendo conto che spesso viene anestetizzata e trasformata in una disciplina innocua in cui si studia cosa hanno detto i filosofi del passato e mai si prende in esame la realtà presente. Io provo nel mio piccolo a riportare la filosofia alla sua dimensione hegeliana di pensiero pensante del proprio mondo storico.

*Giornalista professionista freelance e praticante di arti marziali; fa a pugni con le parole e usa la dialettica (inutilmente) quando volano calci e ginocchiate.

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DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


di Maurizio Gazzoni *

CRONACHE DA DIETRO IL CANCELLO

CARCERE: QUANDO IL LAVORO È UN PRIVILEGIO Una panoramica dei lavori abituali che i detenuti possono svolgere in un carcere con paghe misere e poche prospettive

QUI DENTRO SI MUORE Suicidi in carcere: quando la “conservazione del principio di legalità” è venuta meno. ANNI

SUICIDI

TOTALE MORTI

2013

49

153

2014

44

132

2015

42

120

2016 *

23

56

Totale

910

2.550

* Aggiornamento al 18 agosto 2016

In galera i detenuti lavorano; non tutti di solito si tratta di una stretta minoranza a rotazione. Iniziamo da un elenco: lavorante di cucina, MOF (servizio di piccola manutenzione interna), scopino, bibliotecario, portavitto e scrivano. Questi sono i principali lavori che l’amministrazione penitenziaria permette di svolgere all’interno delle carceri avvalendosi della prestazione d’opera dei reclusi. Non ho idea di quanto sia l’attuale paga, comunque molto, molto, molto inferiore a quelle, già miserabili, che si percepiscono all’esterno. Tuttavia, poiché la maggior parte di quelli che ci finiscono e soprattutto che ci restano sono poveri, il poter contare su 100 euro fa la differenza, oltre che permettere di impiegare il tempo in modo più umano che restare in un’inedia che spesso affoga nelle benzodiazepine. Se tutti i “lavoranti” che prestano opera nelle carceri smettessero di svolgere il loro

compito, tutti assieme ed in tutte le galere, il sistema imploderebbe. Ovviamente non succederà, perché nessuno è disposto a rinunciare alla propria misera condizione di “privilegiato”, perché quando si è tenuti sotto ricatti vitali non ci è permesso scegliere, ma questo vale anche fuori e per un numero sempre maggiore di persone. Il progetto del carcere globale senza sbarre è ormai una realtà, una società che scarica anche le proprie responsabilità di tutela nei confronti dei propri membri grazie alla sempre maggiore domanda di un posto da schiavo, a fronte di una produzione stabile perché governata a monte. Nessuno più sfugge e se lo fa è solo una questione di tempo. *jazzon@libero.it Libero e professionista, scrive su Dolcevita dal numero 0, ha pubblicato articoli su Soft Secrets e tradotto per l’Italia il romanzo “Los Contrabandistas de l’Estrecho” di Rafaèl Rossellò Cuervas Mons.

a cura di ACAD Team

ABUSI POLIZIA

DAVIDE BIFOLCO: “DUE ANNI SENZA DI TE, DUE ANNI CON TE” Ascanio Celestini ricorda Davide Bifolco

Nella notte fra il 4 ed il 5 settembre 2014 nel Rione Traiano, Davide Bifolco, 16 anni, perdeva la vita, colpito da un proiettile sparato da un carabiniere in servizio. A distanza di due anni tutto il quartiere lo ha ricordato con una due giorni andata in scena proprio il 4 e 5 settembre. Innanzitutto lo spettacolo teatrale per raccontare il suo omicidio che a distanza di due anni si trascina dietro non solo il dolore, ma anche parecchi dubbi. A portare sulla scena la vicenda è Ascanio Celestini, il celebre attore teatrale, scrittore e drammaturgo che torna a parlare dell’omicidio incomprensibile (lo spettacolo era stato già messo in scena l’anno scorso). “Due DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

anni senza di te, due anni con te”, questo il titolo della manifestazione, è poi proseguita la domenica con attività per i bambini animate dalle persone del quartiere e con un corteo in ricordo del ragazzo. Intanto lo scorso 5 agosto il Tribunale di Napoli ha reso pubbliche le motivazioni della sentenza con la quale l’appuntato dei carabinieri Giovanni Macchiarolo è stato condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione per l’omicidio colposo di Davide. Il giudice Ludovica Mancini non ha accolto la richiesta della difesa della famiglia Bifolco, assunta dall’avvocato Fabio Anselmo, di trasmettere gli atti al pm per l’omicidio volontario con dolo eventuale, perché ha ritenuto inattendibili le testimonianze di chi aveva visto l’omicidio di Davide a causa di alcune contraddizioni, perché la scena del

delitto era stata irrimediabilmente alterata e per le «concrete difficoltà a ricostruire l’iter e l’esito del processo decisionale dell’agente». Sulla scorta delle considerazioni del perito dell’accusa, Carmine Baiano, per il giudice «al momento dello sparo, pur senza puntare senza cioè assumere una posizione volta ad una ponderata collimazione di un bersaglio, (Macchiarolo, ndr) aveva certamente il dito sul grilletto della pistola. Tuttavia l’imputato non voleva sparare cagionando la morte di Davide Bifolco, né cagionandone una mera lesione, né invero voleva sparare in assoluto». Prima di premere il grilletto, però, il carabiniere era sceso dall’auto e aveva caricato la pistola, senza sicura. Per il giudice è credibile l’ipotesi di un inciampo con il dito sul grilletto.

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di Mattia Coletto *

OLTRECONFINE

DANZICA

POLONIA IN FORMATO FAMIGLIA

Un camper di seconda mano per attraversare l’Europa ed arrivare in Polonia, tra Danzica, Varsavia, i grandi laghi e le miniere di sale Nel 2010 mio padre andò in pensione e decise di comprare un camper di seconda mano. Dopo averlo sistemato e ripulito da uno spesso strato di peli del cane dei vecchi proprietari, ci diede l’annuncio tanto temuto: saremmo partiti con tutta la famiglia per un viaggio, destinazione: Polonia. Non saprei esattamente dire per quale motivo abbia deciso proprio la Polonia ma credo che sui forum per camperisti dell’epoca il “Cristo delle nazioni” – così il mio professore di storia contemporanea definì la Polonia una volta – andasse molto forte. Ad ogni modo, in una calda mattina di fine luglio lasciammo l’Italia in direzione dei valichi svizzeri e dopo quasi 20 ore di viaggio con alcune soste in Germania arrivammo alla prima tappa del tour, la città polacca di Danzica, nell’estremo nord del Paese. L’idea di mio padre era quella di attraversare il pa-

DANZICA DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

ese da nord a sud per poi ridiscendere con meno chilometri da fare verso l’Italia. Danzica fu una sorpresa. Mi aspettavo un posto grigio e un po’ triste affacciato sul Mar Baltico e invece mi sono trovato in una specie di Amsterdam piena di colori e antichi edifici. Imponente la Basilica di Santa Maria, una chiesa in stile tardo gotico completamente costruita in mattoni. Molto belli anche il municipio della città ed il Mercato lungo. Incredibilmente anche il cibo era ottimo: il bigos di carne, una specie di stufato si accompagna meravigliosamente con la birra di cui si trovano diverse marche locali dai nomi impronunciabili. La Polonia partiva bene, la vita in camper invece un po’ meno. Un problema con lo scarico ci impediva di usare regolarmente il bagno e quindi di tanto in tanto ci toccava “squottare” nei bagni dei bar. La tappa successiva fu il castello di Marienburg, costruito nel tredicesimo secolo. L’edificio è davvero imponente e serve quasi tutta una giornata per esplorarlo. Si dice che le prime fortificazioni

Capitale: Varsavia Moneta: Zloty polacco Clima: Continentale - temperato Popolazione: Oltre 38 milioni di abitanti Specialità gastronomiche: Zuppa di barszcz, zurek (altra zuppa), bigos di carne, i ravioloni pierogi e gli involtini golabki. Cannabis: Illegale

Danzica fu una sorpresa. Mi aspettavo un posto grigio e un po’ triste affacciato sul Mar Baltico e invece mi sono trovato in una specie di Amsterdam piena di colori e antichi edifici

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OLTRECONFINE sorte da queste parti avvennero per ordine dei Cavalieri Teutonici e forse non è un caso che i nazisti organizzarono qui uno dei loro centri più importanti della Gioventù Hitleriana. Questa storia del legame tra i nazi e l’ordine teutonico colpì molto mia madre che nei giorni successivi volle sapere di più sull’Ordine dei Cavalieri Teutonici. Sprovvisti di materiale storico adeguato una sera in un internet caffè a Varsavia capitò su un sito complottista e per giorni fu convinta che la trama di Assasin’s Creed fosse roba vera. Nel frattempo raggiungemmo la zona dei grandi laghi polacchi, un’area molto estesa di parchi naturali dove effettuare escursioni e trekking. Il distretto è ampio quasi 50mila chilometri quadrati e si trova ad est della Vistola, il più importante fiume Polacco. Qui la cosa migliore è piazzarsi in un campeggio che metta a disposizione kayak o piccole imbarcazioni per esplorare la zona; alternativamente si può noleggiare una barca per 4/5 persone e fare una piccola crociera sul lago ma attenzione ai costi che possono lievitare durante il periodo estivo.

Varsavia è il centro politico, culturale ed economico del Paese con una vitalità da fare invidia alle grandi capitale dell’Europa occidentale e con dei prezzi assolutamente abbordabili Lasciti i grandi laghi della Mansura la tappa successiva fu Varsavia, la capitale del Paese. Lungo la strada mio padre ebbe la malaugurata idea di comprare delle musicassette (eh sì) di una specie di folk-pop locale, ho ancora gli incubi al riguardo.

CRACOVIA

VARSAVIA

VARSAVIA

CASTELLO DI MARIENBURG

Per visitare Varsavia decidemmo di parcheggiare il camper che nel frattempo mia madre aveva ribattezzato “Fruttolo”, a causa dell’odore che proveniva dal frigo simile al terribile prodotto caseario. Fuori città trovammo un piccolo campeggio popolato di giovani tedeschi e qualche ungherese. Il proprietario era uno zingaro sovrappeso di cui mio padre non si fidava e ci costringeva a portarci dietro tutti beni di qualche valore. Ad ogni modo la visita di Varsavia valse tutti gli sbattimenti. La città, un misto di grattacieli, palazzoni sovietici e antichità medioevali si adagia sulle azzurre acque delle Vistola. È il centro politico, culturale ed economico del Paese con una vitalità da fare invidia alle grandi capitali dell’Europa occidentale e con dei prezzi assolutamente abbordabili. La città può essere visitata par-

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CRACOVIA tendo dalla zona centrale più antica, la Città Vecchia. Qui in un misto di strade e vie che si accalcano sulla piazza della Città Vecchia si possono ammirare edifici gotici, rinascimentali e barocchi, tutti molto ben conservati. Sul lato nord della piazza c’è il Museo Storico di Varsavia, un ottimo punto da cui partire

per studiare la storia della città. Più avanti troviamo la Pizza del Castello dove si affaccia la Cattedrale di San Giovanni, splendido esempio del gotico della scuola tedesca. La piazza è chiamata così perché si affaccia sul Castello Reale uno dei più bei castelli europei. Iniziato nel tredicesimo secolo, raggiunse il suo massimo splendore nel Settecento, quando divenne uno dei più bei esempi di barocco tedesco. Fu residenza degli zar e quando la Polonia ottenne l’indipendenza divenne la residenza del presidente. Tra i posti migliori dove mangiare c’è il Portretowa che offre cucina tipica polacca, quindi molta carne, tra cui anche cacciagione e interessanti proposte come la birra calda. Su pub e locali si va forte, da quelli classici nella città vecchia a quelli molto cool nella città nuova, come l’Hoza. Lasciato il campeggio del gitano abbiamo proseguito verso sud alla volta di Cracovia, l’antica capitale polacca per più di cinquecento anni. Tesoro di gioielli del periodo gotico e del rinascimento, la città sorge intorno al Castello di Wawel che possiamo considerare come il simbolo del paese. Fino al 1700 infatti il Castello di Wawel era la residenza di re e principi polacchi. Iniziato intorno al 1100 venne terminato solo trecento anni dopo con l’aiuto di architetti italiani. Il castello mescola uno stile tardo gotico con quello rinascimentale che si vede nella maestosa Sala Reale, dove avvenivano gli incontri diplomatici più importanti. Stupendi anche gli appartamenti reali dove si svolgeva la vita privata dei nobili polacchi. Un altro luogo assolutamente da visitare è il Museo della Farmacia, dove si può scoprire alcuni degli intrugli più strani che venivano utilizzati anticamente come medicine. Infine, non meno importante, il Museo di Copernico dove si possono vedere alcuni dei manoscritti originali e i modellini in legno che utilizzò il grande scienziato per sviluppare la teoria che rivoluzionò la concezione scientifica, filosofica e religiosa del mondo. Lasciata Cracovia ci siamo diretti verso le miniere di sale di Wieliczka, un posto davvero incredibile: costruite su quattro livelli permettevano l’estrazione del sale per il regno di Polonia. Da qui abbiamo proseguito ancora verso sud per qualche giorno di riposo al Parco Nazionale di Tatra per poi riprendere la marcia verso casa. Arrivati in Svizzera mio padre ebbe la bella idea di fare benzina al self-service e pensando che il colore delle pompe sia universale fece un bel pieno di benzina anziché diesel: al povero Fruttolo tutto questo non piacque e dopo un centinaio di chilometri si fermò. È stata l’ultima volta che l’ho visto. * Viaggiatore appassionato nasce nel secolo sbagliato. Avrebbe voluto fare l’esploratore DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


LA RIVOLTA DEL GHETTO DI VARSAVIA

Tra il 19 aprile ed il 16 maggio del 1943 la popolazione ebraica del Ghetto di Varsavia si oppose all’occupante tedesco, tenendo in scacco l’esercito nazista per quasi un mese Tra il 19 aprile ed il 16 maggio del 1943 la popolazione ebraica del Ghetto di Varsavia, stremata e praticamente ridotta in fin di vita, si oppose all’occupante tedesco, tenendo in scacco l’esercito nazista per quasi un mese. Dall’inizio del 1940, i nazisti cominciarono a concentrare in Polonia oltre 3 milioni di ebrei in ghetti dislocati in varie città polacche; nel più grande di questi, quello di Varsavia, dall’estate dello stesso anno furono stipate, in uno spazio di circa 3,4 chilometri quadrati, circa 400mila persone, che arrivarono, nel 1942, a circa 500mila. Nei tre anni e mezzo che seguirono le già difficili condizioni di vita andarono sempre peggiorando, al punto che, all’inizio del 1941, la frequenza di mortalità per fame o per malattie raggiungeva la cifra di circa 2mila

persone al mese; in totale quell’anno morirono 44.360 ebrei. Nel gennaio del 1942 venne decisa e pianificata la soluzione finale della questione ebraica: vennero attivati i campi di sterminio di Bełżec, Sobibór e Treblinka ed iniziarono i “trasferimenti” anche dal ghetto di Varsavia, riducendone progressivamente la popolazione. L’insurrezione ebbe inizio alle 06.00 del 19 aprile, nel periodo della Pasqua ebraica, quando, all’interno del ghetto, una colonna di soldati tedeschi venne fatta bersaglio di colpi di arma da fuoco, bottiglie incendiarie e granate provenienti dalle finestre. Il giorno seguente truppe tedesche entrarono nel ghetto con carri armati e artiglieria leggera, fu un inferno. Gli insorti avevano un sistema di gallerie con le quali attaccavano alle spalle i soldati

tedeschi e li derubavano delle armi. Nei giorni successivi vennero fatte saltare le fogne e tutti i condotti che potevano essere utilizzati, vennero usati gas asfissianti e lanciafiamme. Nonostante questo gli scontri andarono avanti fino al primo di maggio, quando gruppi di comunisti si unirono alla popolazione del ghetto per continuare a combattere. Gli insorti cadevano a migliaia ma tra le file della ZOB, le unità di resistenza ebraica del ghetto, venne dato l’ordine di resistere o morire. Il 16 maggio non rimaneva in piedi quasi più nulla e lo stesso Himmler venne informato che il quartiere ebraico aveva cessato di esistere. La rivolta del ghetto di Varsavia ad oggi resta uno dei più importati episodi di ribellione dell’occupazione nazifascista.


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DE VINO VERITAS di Daniele Bandi *

BIRRA CORNER di Michele Privitera *

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SFURSAT DI VALTELLINA DOCG “CARLO NEGRI” Il vitigno nebbiolo è presente in Valtellina (unica zona fuori dal Piemonte) grazie alla dominazione svizzera di questa valle lombarda: furono i Grigioni a imporlo, durante i secoli della loro dominazione. Ecco quindi spiegata l’adozione del nebbiolo, nella sua variante locale chiavennasca, che ha raggiunto risultati eccelsi in un territorio da sempre vocato nonostante una conformazione morfologica difficile. Infatti con poca pianura e montagne che salgono subito aspre ai lati della valle, la vite è coltivata su piccoli terrazzamenti sostenuti da muretti a secco e la meccanizzazione è molto difficile: l’acqua è regimata in apposite canalette e la raccolta avviene quasi completamente a mano. Il risultato è davvero unico e affascinante: chilometri di vigne che corrono a strapiombo, in precario equilibrio su pochi centimetri di terra rubati con fatica e pazienza da secoli di lavoro manuale. Il prodotto più nobile è lo Sforzato o Sfursat: vino passito ottenuto con l’appassimento dei grappoli dopo la raccolta, in soffitte areate denominate fruttai, dove restano diversi mesi fino ad ottenere la massima concentrazione di zuccheri. A questo punto inizia una lunga attesa, prima in acciaio, poi in botti di rovere per 24 mesi, infine in bottiglia. Abbiamo assaggiato lo Sfursat Carlo Negri DOCG 2011, di Nino Negri. Il risultato è straordinario soprattutto nell’olfatto, con una gamma straordinaria di profumi che spaziano dalle confetture di more e frutti di bosco al legno, dal tabacco al cuoio, dal tostato alle spezie. In bocca è corposo, un tannino presente ma non aggressivo, caldo grazie al grado alcoolico (15,5%), intenso e persistente; per questo necessita abbinamenti importanti: selvaggina, formaggi stagionati, ma soprattutto i grandi classici della cucina valtellinese: pizzoccheri, sciatt e bresaola carpacciata. * Ha appeso da tempo sia la laurea in storia sia gli scarpini da calcio. È entrato nel mondo del vino per passione. Di professione giocatore di fantacalcio e indefesso burocrate; ama leggere e cucinare, possibilmente non contemporaneamente. DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

LEGGE ARTIGIANALE Ancora una volta divago dallo specifico argomento della pianta del luppolo, ma i tempi sono maturi per un altro tema. E ancora una volta i due mondi – canapa e birra artigianale – si intersecano come in una danza, ahimè, con esiti ben differenti. Il giorno 6 luglio è stato approvato all’interno del cosiddetto “collegato agricoltura” una prima definizione di birra artigianale, che va a sostituire la precedente legge del 1962, e che invito tutti a leggere online. Viene definita tale, in poche parole, la birra prodotta da birrifici indipendenti che non producano più di 200 mila ettolitri l’anno. Inoltre, e questo è molto importante, si intende per artigianale una birra non pastorizzata e microfiltrata. Naturalmente questa è solo una prima bozza e si sono levate molte voci contrarie. Credo che nessuna legge possa nascere definitiva al primo tentativo, ma intanto nessuno potrà scrivere “artigianale” su di un prodotto che non lo è, truffando di fatto il consumatore. Una piccola vittoria per un mondo che sta cercando il suo spazio nella nostra cultura. Cheers! *Titolare de "Il Pretesto Beershop" di Bologna

ORIENTAL BEAUTY: QUANDO UN INSETTO FA LA DIFFERENZA La coltivazione dell’Oolong Oriental Beauty, proveniente dall’isola di Taiwan, risale alla fine del XIX secolo e fu proprio la regina Elisabetta II a chiamare questo tè Oriental Beauty. La sua particolarità è di essere il risultato dell’intervento di un piccolo insetto chiamato jassid, senza di esso, infatti, queste foglie non produrrebbero il distintivo infuso dal dolce sapore mielato. Quando arriva l’estate ed il caldo si fa sentire, l’insetto inizia a mordicchiare le foglie dei cespugli inducendo un processo di ossidazione che solitamente avviene dopo la raccolta del tè: in questo caso invece l’ossidazione avviene con le foglie ancora attaccate all’albero. Nessun tè è più biologico dell’Oriental Beauty: senza l’intervento degli insetti non esisterebbe e quindi non vengono utilizzati pesticidi. Al consumatore il tè si presenta con foglie grandi e attorcigliate di color marrone ed una volta infuso regala un liquore ambrato dalle note fruttate, si consiglia la preparazione con il metodo orientale per assaporane tutte le sfumature. * La passione per il tè l'accompagna sin dall'infanzia. Laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, come libera professionista si occupa di promozione ed organizzazione di eventi d'arte e turismo.

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DECRESCITA

di Grazia Cacciola *

HO DECISO DI LAVORARE MENO E L’HO FATTO

In un mondo in cui l’interesse delle aziende viene sempre prima del benessere del lavoratore, la soluzione migliore può essere quella di agire sulla propria vita e sul proprio mondo, per tagliare tutto il superfluo e diventare i datori di lavoro di se stessi Durante i miei primi anni da lavoratrice dipendente, ho continuato anch’io a parlare del mito di alcuni paesi del nord con 25 ore lavorative settimanali, mentre intraprendevo la mia carriera da 40-50 ore, più fine settimana a studiare e aggiornarsi. Era la norma. Arrivata a 28 anni ero già vittima della stanchezza cronica. Una volta mi sono svegliata in un albergo continuando a chiedermi in che città fossi e cosa dovessi fare lì. Non è un modo di dire, mi è successo davvero: è spaventoso. Non ti viene in mente che sia fatica cronica, pensi che ti abbiano drogato un aperitivo o che sia una forma di demenza precoce. Mi sono alzata, mi sono aggirata per la stanza cercando indizi con indifferenza, non volendo ammettere nemmeno con me stessa che dovessi aprire il portatile per ricordare. Mi salvò la carta intestata dell’hotel. Il nome della città. Non ho pensato di aver bisogno di riposo, ma di un integratore di vitamine in dosi massicce, una delle stampelle aleatorie dei trentenni in carriera. In quella bolla che al tempo si chiamava net

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economy, il pensiero condiviso era questo: se non lavori almeno fino alle 21, non sei nessuno. Dall’ufficio uscivi solo per trasferte o per l’happy hour in cui incontravi altri come te. Schiavi postmoderni convinti di essere in corsa per una fantastica carriera, come se lavorassero nella sede di Google invece che in un palazzo annerito di smog a Sesto San Giovanni. Le “silicon valley” italiane sono più deprimenti di Scampia, lavorare in quel grigiore è la morte della creatività. A 29 anni non mi ero ancora fermata, ero stanchissima ma continuavo con questi ritmi e tutto l’orgoglio di essere una donna che avanza in un mondo prevalentemente maschile, come se la soddisfazione di qualche progetto potesse ripagarmi di tutto il tempo di vita volatilizzato. Ho una foto di una vacanza in un posto esotico bellissimo, mentre passo il primo giorno dormendo sulla sdraio. Un’altra volta ho risposto a una chiamata di lavoro mentre cominciavo la salita del Kilimanjaro con addosso gli occhi del resto della compagnia, sconcertati.

Ci crescono nell’idea che chi è molto impegnato e ricercato sia vincente mentre chi ha molto tempo libero sia uno scansafatiche, un disimpegnato fannullone che poteva fare ma è stato troppo pigro per. Non mi sono liberata di questa mentalità calvinista per molto tempo, poi qualcosa è cambiato. Una sensazione di assurdità per le ore passate nel traffico, il pendolarismo casa-ufficio, le attese negli aeroporti, le trasferte inutili. Ripensandoci, riesco ancora a sentire la stanchezza palpabile e il senso di vuoto profondo. Ho provato a cambiare azienda, a passare da un ruolo di progettazione a qualcosa di più creativo ma le ore non accennavano a diminuire, anzi. Più avanzavo, più il carico aumentava, più la pressione era costante, l’orario di uscita la mattina erano le 6 e quello di rientro dalle 21 in poi. Mi ripetevano che «i sacrifici sono necessari», un discorso che non mi convinceva più. Un giorno, per consegnare in tempo un grosso progetto per un colosso delle telecomunicazioni, chiesi al DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


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mio team di restare oltre l’orario. Alle 3 del mattino finivamo i test ed esultavamo per la consegna, quanto eravamo bravi. Erano le 3 del mattino ed eravamo tutti al lavoro, tutte ore che non avremmo mai recuperato, ma eravamo soddisfatti. La soddisfazione, non quella di vivere, di essere, ma quella di lavorare: è il perno su cui gira lo schiavismo moderno dei creativi. Qualcosa si è rotto in quel momento, il giorno dopo ho dato il preavviso per licenziarmi, non ricordo quanto mi abbiano offerto per restare, ero troppo stanca per ascoltare. Quindici giorni dopo ero a casa con una partita iva. Non sono mai tornata indietro. È giusto lottare per avere tutti 20 ore a settimana di lavoro, ma non posso cambiare da sola il mondo. Posso cambiarne un pezzetto, il mio pezzetto di mondo. Io ho deciso di non aspettare che cambino le leggi, non credo che succederà. Ho deciso di farmelo da sola un lavoro con i miei ritmi, senza pendolarismo, senza riunioni inutili. Tagliando tutto il superfluo, oggi ho una web company che ha come sede il piano di sopra di casa mia. Internet dà la possibilità di lavorare senza grandi strutture fisiche, senza grandi uffici, ognuno da casa propria. Diamo lavoro a programmatori, grafici, copywriter e illustratori che lavorano dal loro studio, sentirci in videoconferenza o di persona è identico. C’è chi lavora dalla spiaggia o dal bar davanti all’asilo del figlio mentre aspetta che esca. Io per esempio lavoro dalle 6.00 alle 14.00, sono 8 ore e mi lasciano mezza giornata libera per fare quello che voglio. A volte sconfino oltre le 14, altre volte mi prendo la giornata libera. Dipende dal lavoro che c’è. Non ho lo stipendio da favola di una volta, ma nemmeno ho quelle spese folli: sto molto meglio con meno. Mi servirebbero probabilmente tutte le pagine della rivista per elencare le cose che

ho potuto fare in questi anni senza l’obbligo di stare seduta in un ufficio in orari decisi da altri. Ho scritto molto, anche dei libri, pubblicati. Ho studiato parecchie materie che mi interessavano e mi hanno fatta progredire più di tutti gli studi universitari precedenti. Ho potuto aiutare tante persone e questo è stato un dono, un onore e una grande soddisfazione, vera. Ho ripreso a dipingere. Ho deciso di vivere in un posto magnifico invece di andarci in vacanza. Ho deciso di non lavorare per comprare tutto, ma di farmi gran parte di quel che ho bisogno da sola. Compro solo il necessario e destino il mio tempo, ovvero i miei guadagni, a viaggi, libri, divertimenti, cause in cui credo. E se ci svincolassimo tutti da questi modelli preconfezionati da altri? Questione di forme mentali. Oggi mi capita di fare colloqui a ragazzi giovani che sono fissati con lo stipendio a tempo indeterminato, come se fosse l’unica fonte possibile di benessere. È solo un falso mito, per arrivare alla situazione di lavorare

tutti e meno è anche necessario cambiare forma mentale. Sono libertà di cui ci si deve riappropriare perché i grandi sistemi sono più interessati ad avere soldatini ubbidienti da dopare con il falso mito dello stipendio sicuro, con apparenti sicurezze e tanta teledipendenza. Bisogna eliminare questo falso mito dello stipendio. Siamo così abituati a chiamare lo stipendio “guadagno” che abbiamo perso di vista il valore reale delle nostre competenze. Gli stipendi non sono altro che parti infinitesimali del guadagno che ottengono le aziende attraverso la vendita del nostro lavoro. Questo sistema ha contribuito su vasta scala alla fine della valorizzazione dell’individuo la globalizzazione ha mostrato come sia semplice, in assenza di valorizzazione del lavoratore, spostare la produzione all’estero con lavoratori di analogo valore ma inferiore costo. L’unico fine è incrementare il margine di guadagno dell’azienda, su prodotti che finirà per acquistare il lavoratore svalorizzato. Per uscire da questa macchina di svalorizzazione dell’individuo e iper-produzione delle merci, molti hanno scelto di lavorare per sé stessi. Si può fare. È necessario cambiare radicalmente la propria mentalità nei confronti del denaro e del lavoro. Aspettare che lo facciano altri per noi, secondo me, è utopistico e ci condanna solo a vivere male. Vuoi lavorare solo 20 ore la settimana? Fallo. Non ci sono altre soluzioni. Sei solo tu la tua soluzione.

* Autrice di saggi e manuali sugli stili di vita sostenibili, l’alimentazione etica e la coltivazione naturale. Ne parla anche in tv e radio nazionali, indignando gli sponsor. Lasciata molti anni fa Milano, vive in mezzo a un bosco sull’appennino Tosco-emiliano, dove coltiva un orto e una vita di alta qualità. Blog: erbaviola.com DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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SALUTE

NON FARTI STRESSARE DAL LAVORO

Pressione, agitazione e ansia da lavoro: ecco alcuni rimedi naturali per migliorare la situazione Il lavoro ti stressa? Tieni presente che molto probabilmente il problema non sei tu e che ci sono molte soluzioni diverse per riprendere in mano le redini della tua vita. In Europa questa condizione sembra interessare almeno un lavoratore su quattro e una delle conseguenze più negative per le aziende è l’assenteismo. Ma il vero e grande problema sono le persone con stress da lavoro correlato che stanno male sia a livello fisico che a livello psichico, tenendo presente che lo stress cronico è stato associato ad un maggiore rischio di infarto e può portare molti altri problemi come obesità e depressione. Molto spesso preferiscono ricorrere a negazione o psicofarmaci pur di non ammettere che il problema va affrontato e risolto. A partire da gennaio 2011 è obbligatorio per le aziende italiane effettuare la valutazione dello Stress Lavoro Correlato. Bisogna però fare attenzione e ricordare che sono spesso sintomi dovuti a condizioni lavorative mal gestite. Persone sotto stress da lavoro correlato arrivano a pensare di essere inadeguate e di dover lasciare il lavoro perché inabili con conseguenze nell’ambito lavorativo, in quello psicologico ed anche in quello psicosomatico con manifestazioni fisiche dei disturbi.

ra la nostra attenzione permettendoci però allo stesso tempo di riflettere.

Ecco 10 rimedi naturali per combattere ansia e stress.

5. Assumi potassio: mangia una banana (o una patata) Il potassio aiuta a regolare la pressione che aumenta nei momenti di stress. Così per alcune persone mangiare una banana può essere un rimedio naturale per recuperare energie e rimettersi in moto. Secondo le ricerche, poi, aiuta a combattere gli effetti dello stress come l’infarto. Lo suggerisce anche l’American Psychological Association.

1. Cammina Passeggiare di per sé aiuta a schiarire i pensieri e aiuta l’endorfina (che riduce gli ormoni dello stress). Se poi si può farlo in un parco e in uno spazio verde si può ottenere l’effetto dell’”attenzione involontaria” un meccanismo durante il quale qualcosa cattu-

2. Regalati una pianta Secondo i ricercatori la sola vicinanza alle piante ci può indurre a rilassarci. Uno studio dell’Università di Washington ha scoperto che facendo entrare un certo numero di persone stressate in una stanza piena di piante si otteneva una diminuzione della pressione di 4 punti. 3. Bacia Baciare è un potente rimedio contro lo stress perché aiuta il cervello a rilasciare endorfina. Laura Berman, ricercatrice della Northwestern University, ha scoperto che su 2mila coppie, quelle che si concedevano baci solo durante i rapporti sessuali erano 8 volte più predisposte a soffrire lo stress o cadere in depressione 4. Ridi Non c’è niente di meglio di una bella risata per combattere l’ansia. «Ridere fa aumentare la quantità di aria ricca di ossigeno che si respira, stimola il cuore, i polmoni e i muscoli e aumenta l’endorfina che rilascia il cervello» spiega la Clinica Mayo.

Plum e Star of Bethelhem). La sua assunzione può avvenire in dosi minime, per tenere sotto controllo lo stress, o in dosi maggiori, per calmare gli attacchi di panico acuti. 8. Respirazione La respirazione permette di rilassare la mente e il corpo, di normalizzare il respiro e di allontanare le emozioni negative, soprattutto in caso di stress, ansia o panico. Agisce su tutte le zone del corpo in cui possono accumularsi le tensioni della giornata; respirare profondamente concentrandosi sulle varie parti del corpo e portandole a rilassarle. 9. Fai una pausa Al lavoro gli impegni non finiscono mai: una cosa utile può essere quella di fare 3 pause durante la giornata di almeno 5/10 minuti. Mangia qualcosa, fai meditazione o passa un po’ di tempo sui social network. Nei momenti davvero pesanti invece prenditi 20 secondi di pausa dal momento di stress e ricordati che tutto è sotto controllo: ascolta cosa succede intorno a te o concentrati sul tuo respiro oppure guarda una foto della tua famiglia, del tuo cane o di una bella vacanza. 10. Alimentazione in generale Alcuni alimenti possono peggiorare uno stato di ansia e di agitazione già presente, come gli alcolici, il caffè e tutte le bevande ricche di caffeina in generale. Dovrebbero essere sostituiti da semplice acqua o tisane. A peggiorare uno stato d’ansia potrebbe contribuire anche una carenza di vitamine del gruppo B, vitamina E, calcio e magnesio, di cui sarebbe dunque opportuno controllare l’apporto attraverso la dieta.

6. Passiflora La passiflora viene utilizzata in erboristeria per la preparazione di rimedi naturali per la cura dell’ansia, dell’angoscia e dell’insonnia. Della pianta vengono utilizzate la parti aeree, come foglie e fiori. L’effetto è rilassante e sedativo nei confronti del sistema nervoso centrale. Altre piante calmanti sono tiglio, camomilla, valeriana e iperico. 7. Rescue remedy Rescue Remedy è probabilmente il più noto tra i rimedi ideati dal dottor Bach ed è composto dalla sinergia di cinque Fiori di Bach (Clematis, Impatiens, Rock Rose, Cherry DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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ECO-FRIENDLY

di Enrica Cappello *

ORTICA

LA NATURA CHE TI CURA

ANEMIA

L’AUTOSTRADA DELLE API

Biodiversità: ad Oslo nasce un percorso realizzato per sfamare le api che attraversano la città Il nord Europa è da sempre luogo di buoni esempi di sostenibilità ambientale e di un’economia orientata al sociale, e proprio per questo è considerato uno dei luoghi più vivibili del nostro continente. Ad Oslo, capitale della Norvegia, sulla scia della sostenibilità ambientale e dello sviluppo sostenibile per sopperire al rischio di estinzione di circa 200 specie di api selvatiche autoctone, è stata creata la prima autostrada delle api. Il progetto è stato inaugurato l’anno scorso e sta prendendo forma grazie al gruppo ambientalista ByBi che lo ha ideato. Scuole, aziende e singoli cittadini sono chiamati a partecipare tramite la creazione di un habitat che attiri le api e ne favorisca lo sviluppo e di conseguenza l’impollinazione. Ad esempio tramite la coltivazione di fiori che attirano le api e la creazione di tetti verdi, a circa 250 metri di distanza l’uno dall’altro con la funzione principale di “sosta di ristorazione” per gli insetti impollinatori così da favorirne la prolificazione e l’impollinazione. Il gruppo ambientalista che porta avanti il progetto ha persino creato un sito, www. pollinatorpassasjen.no, con la mappa di Oslo dove è possibile individuare le aree grigie della città, ossia quelle zone che non attirano le api perché per lunghi tratti non è disponibile alcuna fonte di cibo, e rimediare con le creazioni di punti di “sosta di ristorazione”. Tramite il sito web di riferimento è possibile consultare anche le rotte che le api prediligono per muoversi e

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segnalare dove si pianteranno i fiori. Un’idea brillante e innovativa che può essere replicata in maniera similare anche in altre zone e che si sta diffondendo ovunque, anche in Italia. Infatti lo scorso maggio proprio in Umbria, esattamente a Panicale (PG), è stata inaugurata la prima autostrada delle api. L’obiettivo principale è sempre quello di sensibilizzare le persone sulle buone pratiche e sull’importanza degli insetti nell’ecosistema, tutelando ovviamente la biodiversità sempre più compromessa. Il progetto è in fase iniziale ma pare sia prevista la creazione di un’applicazione o di un sito web che aiuti i singoli a sostenere la causa. È fondamentale sapere che le api sono responsabili di almeno il 35% della produzione agricola mondiale grazie all’impollinazione e quindi fondamentali per preservare gli ecosistemi e la vegetazione autoctona. Una delle cause principali dell’emergenza api è soprattutto l’utilizzo di molti pesticidi nocivi nelle colture e di conseguenza la distruzione di habitat naturali di cui la natura ha bisogno. Senza le api viene meno la biodiversità e tutto quello che ne consegue, insomma un mondo senza api è un mondo senza futuro. * Giornalista di origini siciliane e viaggiatrice estemporanea. Laureata in Scienze della Comunicazione ha lavorato nell’ambito della pubblicità. Attualmente è caporedattrice di Dolce Vita.

La carenza di ferro è probabilmente l’alterazione nutritiva più diffusa nel mondo. Benché l’incidenza dell’anemia sideropenia sia superiore nei Paesi in via di sviluppo, questa forma di anemia è comune anche in quelli industrializzati, soprattutto nei bambini piccoli, nelle adolescenti e nelle donne in età riproduttiva. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il concetto di anemia come un valore di emoglobina inferiore ai 14 g/dl nell’uomo, ai 12 g/dl nella donna e agli 11 g/dl nella donna gravida. Le carenze alimentari rappresentano una rara causa di anemia nei Paesi industrializzati che dispongono di abbondanti fonti di approvvigionamento, per cui circa i due terzi del ferro della dieta sono sotto forma di gruppi eme (molecola contenente atomi di ferro, ndr) prontamente assorbibili. Quindi un diminuito apporto senza che vi siano problemi di assorbimento o di fabbisogno è evento raro. Alquanto diversa è la situazione nei Paesi in via di sviluppo, nei quali il cibo è meno abbondante e la dieta, prevalentemente vegetariana, contiene ferro inorganico (non legato all’eme), poco assorbibile. È consigliato mangiare albicocche, bietole cotte e ciliegie. Decotto di equiseto: preparare un decotto facendo bollire 50 grammi di equiseto per qualche minuto in un litro di acqua. Bevetene due tazze al dì per una ventina di giorni. Decotto di ortica: dopo aver tritato fusti e foglie secche, bollitene 50 grammi in un litro di acqua per cinque minuti. Lasciate in infusione per un quarto d’ora e assumetene due tazze al giorno. Virginia Rabito DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


ECO FIENDLY

© Pietro Santucci

di Tamara Mastroiaco*

© Richard Bartz

GLI ANIMALI SELVATICI NEL MIRINO DELLA COLDIRETTI

Ad agosto la Coldiretti ha presentato il dossier relativo ai danni causati dalla fauna selvatica nel 2015, chiedendo al governo di recuperare vecchi testi normativi per consentire agli agricoltori di sparare agli animali a prescindere dal periodo di caccia e dalle regole vigenti sulla tutela della fauna. Enpa, LAV, Legambiente, LIPU e WWF Italia, preoccupate per il crescente allarmismo lanciato dall’organizzazione che va a alimentare il bracconaggio ancora diffuso in Italia, intervengono a difesa di animali e cittadini. «Con questa “chiamata alle armi” la Coldiretti sbaglia bersaglio: non sono certo i lupi o i cinghiali a uccidere la vita e l’agricoltura ma i pesticidi», dichiarano le associazioni, chiedendo agli organi competenti di «attivare efficienti controlli per la gestione faunistica, la cui inadeguatezza trova conferma nel numero di procedure d’infrazione e di nuovi casi Pilot avviati dalla Commissione europea in relazione all’applicazione in Italia delle direttive europee a tutela degli animali selvatici». DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

CAMMINANDO CON L’ORSO. LA CONVIVENZA POSSIBILE E NECESSARIA Il prossimo 22 ottobre a Rovereto (TN) si terrà un convegno in cui si affronterà il tema della convivenza tra uomo e Orso bruno, specie ormai a rischio estinzione

FederTrek Escursionismo e Ambiente e Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) - Trentino Alto Adige/Südtirol lanciano il convegno “Camminando con l’orso. La convivenza possibile e necessaria”, in programma il 22 ottobre a Rovereto (TN), per parlare della convivenza tra uomo e Orso bruno, una specie ormai a rischio estinzione. Se da un lato questa condizione è conseguenza dell’alterazione e della riduzione degli ambienti boschivi montani, non vi è dubbio che la più grande minaccia per questa specie sia stata legata in passato come oggi alla problematica convivenza con l’uomo. Basti pensare che fino al primo ventennio del ‘900 era ancora viva la consuetudine per le autorità locali di sostenere economicamente i “cacciatori di orsi”. E nonostante siano passati circa 80 anni dalla prima norma a tutela dell’orso, con divieto sia di cattura che di uccisione, la questione non sembra risolta. Lo dicono non solo le morti accidentali dovuti a incidenti stradali, ma soprattutto gli episodi di bracconaggio, avvelenamento e abbattimento che continuamente mettono in discussione l’esistenza della specie.

Certo oggi il quadro normativo internazionale e nazionale è molto cambiato e prevede anche la tutela del loro habitat e l’obbligo, per le Regioni e le Province Autonome, di garantire il monitoraggio dello stato di conservazione della specie. Il Consiglio d’Europa chiede ai Paesi membri di elaborare specifici “piani d’azione” per la salvaguardia delle specie a rischio estinzione. Questi piani sono stati redatti e adottati sia per l’Orso bruno marsicano (PATOM), sottospecie endemica dell’Appennino Centrale, che per quello dell’Arco Alpino (PACOBACE), ma la loro attuazione è quanto meno controversa. La sopravvivenza di questo animale dipende anche dal nostro dissenso verso scelte gestionali e politiche talvolta insensate, ma soprattutto dalla nostra volontà di saperlo semplicemente vivo lì, sulle montagne dove ha sempre vissuto. C’è ancora molto da fare per proteggere questo animale, ma non prendiamoci troppo tempo, potrebbe non essercene a sufficienza. * Cura il suo blog su Il Fatto Quotidiano e la sua rubrica La voce dell’Astice su Italia Che Cambia. Autrice/speaker: Lucciole per Lanterne su Radio Verde. Autrice/ conduttrice: Big Yellow Taxi su RoxyBarTv di Red Ronnie e Teleambiente.

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SURVAIVALISM

a cura di Acirne

FUROSHIKI, L’ARTE DI TRASFORMARE UN FOULARD IN BORSA

Il fukoshiki è un’antica arte giapponese che consente di realizzare da un foulard, ma anche da una sciarpa o da un pezzo di stoffa qualsiasi, delle borse di varie dimensioni o di confezionare dei regali in maniera originale. Questo modo di utilizzare sciarpe, teli e stoffe per trasportare oggetti è molto apprezzato sia per il lato estetico sia per il minore impatto ambientale che produce sul mondo rispetto all’utilizzo di borse di plastica usa e getta. Inoltre, una volta utilizzata, è possibile trasformare di nuovo la borsa nell’oggetto originario. Per realizzare una borsa non occorrono ago e filo ma sono necessari dei semplici nodi. Prendere la stoffa, piegarla in diagonale con il dritto verso l’interno. Fare un nodo a metà del lato del triangolo, ripetere sull’altro angolo. Capovolgere ed ecco la nostra borsa fai da te. Oppure potete prendere spunto dall’infografica qui accanto. Esistono vari tipi di nodi per trasformare il foulard in borsa, la cosa fondamentale è quella di comprendere le regole di base a cui poi possono essere aggiunte delle varianti, in base alla propria creatività.


IMMAGINANDO

in collaborazione con:

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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SEA OF GREEN, IL PRIMO NEGOZIO DELLA CANAPA IN ALTO ADIGE A Merano nasce il primo hemp shop, Sea of Green. Il nuovo punto di riferimento per le persone che si vogliano informare sugli usi e le proprietà della canapa, oltre alla mera vendita di articoli per la coltivazione ed il giardinaggio. L’obiettivo principale è quello di far conoscere alla gente tutte le possibilità d’uso della canapa, che possono aiutarci a vivere in modo sano e sostenibile. Sea of green offre alimentari e cosmetica a base di canapa, abbigliamento di tessuto di canapa, oli di canapa ed inoltre soluzioni di coltivazione domestiche a coloro che vogliono fare delle coltivazioni di antiche varietà di spezie, frutta e di verdura, che però non hanno un giardino o un balcone dove poter seguire la loro passione. Inoltre oltre ai semi da collezione di piante di canapa troverete semenze di varietà antiche di spezie, frutta e di verdura che hanno una genetica pura e non appartengono a multinazionali bensì prodotti da piccoli contadini nell’alpino che si scambiano le varietà fra di loro. Il negozio è anche un punto di riferimento per informare le persone sull’utilità della canapa per il corpo e nell’ambito medicinale, grazie al supporto di vari dottori che ne promuovono l’uso medicinale. Daremo voce e spazio, tramite seminari, a questi professionisti per poter presentare le sue opinioni e le sue applicazioni. Lavoriamo con realtà che possono dimostrare la loro eco sostenibilità e sono nelle nostre vicinanze per poter risparmiare il massimo di emissione CO². Passate parola e venite a trovarci numerosi per scoprire i nostri prodotti e tutte le novità del momento. Verdi saluti! Per maggiori informazioni www.seaofgreen.it.

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ESTRATTORI PER RESINE “LINEA 9” Estrarre resine ed oli vegetali tramite l’utilizzo del gas BHO o Dexso, è una pratica sempre più diffusa nella cultura cannabica, talvolta da gente esperta e coscienziosa, ma spesso da giovani alle prime armi. Infatti, questa pratica, se pur relativamente facile, può risultare assai pericolosa se non adempiuta in modo corretto. Cercheremo di suggerire alcune regole base per evitare problemi nella fase di estrazione. Innanzitutto è di vitale importanza, praticare l’estrazione di resine ed oli essenziali rigorosamente all’aperto; ciò permette al gas di disperdersi nell’aria e non venire a contatto con possibili fonti di incendio. Controllare sempre che i tubi usati siano compatibili con il tipo di gas che si adopera. Controllare che la filettatura dei tappi non sia danneggiata e sia ben chiusa. Tritare minuziosamente il materiale vegetale. Non riempire il tubo troppo e soprattutto non pressare troppo. Infine, se pur esistono apparecchi autocostruiti efficienti, ne sconsigliamo l’uso anche ai più esperti. A questo proposito è con piacere che vi presentiamo il nuovo estrattore BHO e Dexso per resine della “Linea 9”. Gli estrattori per resine e oli essenziali della “Linea 9“, sono fatti in 100% borosilicato pirex duran, 5mm di spessore, lavorati a mano con le tecniche degli antichi maestri vetrai di Murano. Questo tubo per estrazione di resine, può essere utilizzato sia con gas BHO e Dexso. L’estrattore “Linea 9”, è equipaggiato con tappo in polietilene resistente ai solventi chimici appositamente usata per lavorazioni da laboratorio. Molto innovativo è certamente il filtro, costituito in “borosilicato setto poroso” appositamente usato nei laboratori per estrazioni di liquidi e gas. Oltre ad avere un filtraggio eccellente questo filtro è pressoché eterno, se usato con le dovute accortezze. Per maggiori informazioni visita www.grow-shop-italia.com.

TORNA IN ONDA LA TRASMISSIONE RADIOFONICA NON SOLO SKUNK La seconda stagione sta per cominciare! Tutti i mercoledì pomeriggio, dal 5 ottobre, sulla pagina Facebook Non Solo Skunk, sarà possibile seguire la diretta della trasmissione radiofonica della cannabis e della legalizzazione più stupefacente del panorama radiofonico italiano. A condurla sarà come sempre Luca Marola, già autore dei volumi “Marijuana in salotto” e “Legalizzare con successo”, accompagnato dai numerosi ospiti del mondo della politica, dello spettacolo e dell’informazione che verranno intervistati settimanalmente. Notizie dall’Italia e dal resto del mondo, approfondimenti sulla cannabis legale made in USA, eventi antiproibizionisti, cannabis terapeutica, sentenze sugli stupefacenti, la canapa alimentare, le principali novità commerciali e sulla coltivazione saranno gli ingredienti di Non Solo Skunk. Per restare aggiornato su quanto avviene intorno alla cannabis, ascolta Non Solo Skunk tutti i mercoledì in diretta dalla pagina www.facebook.com/nonsoloskunk oppure in podcast www.spreaker.com/ user/nonsoloskunk.

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QUESTA RUBRICA CONTIENE ARTICOLI PUBBLI-REDAZIONALI E PROMOZIONALI. SI TRATTA DI ARTICOLI SCRITTI DIRETTAMENTE DALLE AZIENDE PRODUTTRICI O DAI NEGOZI CHE COMUNICANO LE NOVITÀ DELLA PROPRIA ATTIVITÀ. NON SONO QUINDI RECENSIONI REALIZZATE DALLA NOSTRA REDAZIONE E NESSUNO DEI PRODOTTI PROPOSTI È STATO TESTATO DAL NOSTRO STAFF. LA REDAZIONE PER TANTO NON SI ASSUME ALCUNA RESPONSABILITÀ PER UN USO SCORRETTO O PER QUALSIASI MAL FUNZIONAMENTO DEI PRODOTTI PROPOSTI. PER APPROFONDIMENTI E INFORMAZIONI A RIGUARDO FATE RIFERIMENTO DIRETTAMENTE AI CONTATTI DEL PRODUTTORE.


PUBBLIREDAZIONALE

CAMPO DI CANAPA GROW-HEMP-SEEDS-HEAD A Firenze sorge un piccolo fantasioso canapaio storico chiamato "CAMPO" di che? "di canapa"! Siamo in presenza di uno dei più antichi e floridi canapai; nonostante la sua età non è poi così mal ridotto, anzi, sembra che la dura esperienza maturata nel campo (appunto!) abbia alla lunga dato i suoi frutti, in particolare per la qualità e l'efficienza dei prodotti. Grande attenzione è stata posta nella scelta degli articoli offerti, selezione frutto non solo dell'esperienza ma anche di una costante attenzione alle novità che hanno permesso un aggiornamento continuo dei prodotti validi sia nella qualità che nel prezzo. Il negozio offre un interminabile scelta di sementi da collezione di cannabis e una vastissima scelta di articoli da giardinaggio per la coltivazione indoor e outdoor, ma non è tutto... Anche borse, abbigliamento in canapa, alimenti, libri, cosmetici! Vieni a visitarci o ordina sul nostro sito: www.campodicanapa.it. Via G. Leopardi 4r, CAP 50121 Firenze, tel. 0552260104

LA TUA NOTIZIA DEL GIORNO SUL MONDO DELLA CANNABIS

PIANTE DI CANAPA PER PURIFICARE GLI AMBIENTI INQUINATI DA SOSTANZE TOSSICHE

ANCHE GLI ANTICHI EBREI FACEVANO USO DI CANNABIS

IN AMERICA SEMPRE PIÙ PAZIENTI SCELGONO DI CURARSI CON LA MARIJUANA

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

BURRO ALLA CANNABIS: LA RICETTA

GOMME DA MASTICARE A BASE DI CANNABIS

IL BOOM DEL THC-A CRYSTALLINE

SI POSSONO FUMARE LE FOGLIE DI MARIJUANA?

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PERCHÉ ALCUNE PERSONE SONO ALLERGICHE ALLA MARIJUANA

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REGALATI O REGALA UN ABBONAMENTO A DOLCE VITA! E’ UN REGALO ECONOMICO, ORIGINALE E ALTERNATIVO, CHE DURA TUTTO L’ANNO! Un abbonato Dolce Vita : • Riceve la rivista comodamente a casa, senza perdersi un numero. • Gode di massima discrezione: spedizioni sempre in buste bianche o colorate. • Sostiene una realtà editoriale indipendente, non filtrata e alternativa come la nostra! CEDOLA PER ABBONAMENTO (6 NUMERI DI DOLCE VITA) N°66 SETTEMBRE OTTOBRE 2016

Si, sottoscrivo l’abbonamento annuale a Dolce Vita al prezzo di 15€. Si, regalo un abbonamento annuale a Dolce Vita al prezzo di 15€. Si, mi abbono e regalo un abbonamento a Dolce Vita al prezzo di 30€. FORME DI PAGAMENTO - Ho versato l’importo : Sul C/C postale n° n.76450048 intestato a “Reds rete europea distribuzione”. indicando nella causale oltre ai dati di spedizione la dicitura “Abbonamento Dolce Vita”. Con bonifico bancario: iban IT20 V031 2403 2100 0000 0202 614, intestato a “Reds rete europea distribuzione” indicando nella causale oltre ai dati di spedizione la dicitura “Abbonamento Dolce Vita”. Tramite assegno non trasferibile intestato a: Reds Area Abbonati V.le Bastioni di Michelangelo 5 / a - 00192 Roma. COMPILA E INVIA CON COPIA DEL VERSAMENTO TRAMITE fax 06.83.90.61.71 o email abbonamenti@redscoop.it NOME

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ARTICOLO 23 1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dellâ&#x20AC;&#x2122;impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. 2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. 3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignitĂ umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. 4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi. Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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LISTA DISTRIBUTORI

FRIULI VENEZA GIULIA

• CITY JUNGLE, VIA 30 OTTOBRE 11, 33100, UDINE • IL PUNTO G GROWSHOP, VIA DEL BROLETTO 22/B, 34144, TRIESTE • SENSIMILLA GROWSHOP, VIA MONTE NERO 23, 33017, TARCENTO (UD)

TRENTINO ALTO ADIGE • CHACRUNA, CORSO 3 NOVEMBRE 72/2, 38100, TRENTO

• CHACRUNA, VIA CAVOUR 3, 39100, BOLZANO • SEA OF GREEN, VIA GOETHE 99-101, 39012, MERANO (BZ)

VENETO • BIO BAR BOTTEGA, VIA C. CIPOLLA 3, 37039, TREGNAGO (VR)

• BOOMALEK, VIA EUGANEA 78, 35141, PADOVA • CASA DEI BENI COMUNI, VIA VITTORIO VENETO 71, 32100, BELLUNO • CAMELOT, CORSO VITTORIO EMANUELE – ANG. VIA DEI RONCONI 7°, 45011, ADRIA • CANAPALPINO, PIAZZA IV NOVEMBRE, 32036, BRIBANO (BL) • DEJAVU, VIA TRIESTE 16, 37135, VERONA • DR. GREEN THUMB, PIAZZA MUNICIPIO 26, 30020 MARCON (VE) • FIOR DI CANAPA, VIA CRESCINI 98/34, SANT’AMBROGIO DI VALPOLICELLA 37015 (VR) • GREEN LEMON GROWSHOP, VIA GORIZIA 19/A, 45014, PORTO VIRO (RO) • GROWSHOP MANALI, VIA B. LORENZI N°40, 37131, VERONA • HAPPY LIFE, VIA VARLIERO 1B, 45026, LENDINARA • HEMPORIUM, S.S. 11 PADANA SUPERIORE 279, 36100, VICENZA • HEMPTOWN, VIA CASTELLI 5, 30175, MARGHERA (VE) • IDROPONICA GROWSHOP, VIA DON FEDERICO TOSATTO 19, 30174, MESTRE (VE) • ITALY SHOP, VIA SUMMANO 50, TRESOLE DI CALDOGNO, (VI) • IN & OUT, CORSO CESARE BATTISTI, 48, 37058, SANGUINETTO (VR) • NUOVA DIMENSIONE, VIA ROMA 13, 36045, LONIGO • PENSAVERDE, VIA GIULIO PASTORE 4, 31038, POSTIOMA (TV)

LOMBARDIA • BIO GROWSHOP, VIA GARIBALDI 26, 46043, CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (MN)

• BOTANICA URBANA, VIA ENRICO FOLLI 6, MILANO • CAMPACAVALLO, VIA RIMEMBRANZE 18, 20039, VAREDO • EFFETTO SERRA GROW & HEAD SHOP, VIA ANDREA GOSA 34, 25085, GAVARDO • GANESH SHOP BRESCIA, VIA PIETRO DEL MONTE 22, ZONA OSP CIVILE, 25123, BRESCIA • GHIRIGORI FAMILY, VIA VALERIANA 155, 23015, DUBINO • GHIRIGORI FAMILY, PIAZZA GARIBALDI 7, 23848, OGGIONO • GREEN CORNER, VIA BELFORTE 178, 21100, VARESE • GREEN COUNTRY, VIA CAVOUR 7, 20010, VITTUONE (MI) • GREEN TOWN, VIA ROSOLINO PILO 14, 20129, MILANO • GROW TIME, VIA LECCO 79, 24035, CURNO (BG) • HYDROROBIC, VIA NELSON MANDELA N.30, (EX VIA TRENTO), 24048, TREVIOLO (BG) • IDROPONICA GROWSHOP, VIA ERCOLE RICOTTI 3, 20158, MILANO • KARKADE, VIA MONTE CENGIO 17, 25128, BRESCIA • EDEN GROW, VIA PADRE LUIGI SAMPIETRO 57, 21047 – SARONNO (VA) • LA BOTTEGA DEL ROSSO, OGNI SABATO FIERA DI SINIGAGLIA, 20150, MILANO • MB GROW, VIA FELICE CAVALLOTTI 23, 21016, LUINO (VA) • MY GREEN HOUSE, VIA SAN PAOLO 27 ANGOLO VIA FERRINI, 27100, PAVIA • MY GRASS, VIA TORRICELLI 26, 20136, MILANO • NON SOLO ERBA, VIA MAGENTA 26, 23900, LECCO • NPK, VIA A. GRANDI 25, 20068, PESCHIERA BORROMEO • PIANETA VERDE GROWSHOP, VIA MARCONI, 38, 20098, SAN GIULIANO MILANESE (MI) • ROOTS TEAM SNC, VIA BAIONI 5/E, 24122, BERGAMO • SECRET GARDEN, VIA ANTONIO VIVALDI 21, 24125 BERGAMO • SEMI MATTI, VIA DELLA ROCCA 8, 21030, ORINO (VA) • VIRGOZ’ STUDIO, VIA VOLVINIO 31,20141 MILANO • SIR CANAPA, VIALE UMBRIA 41, 20135, MILANO • THE JUNGLE, VIA SAN FRANCESCO D’ASSISI

PIEMONTE • ALTER ECO, VIA OZANAM 10, 10153, TORINO

• BAHIA GROWSHOP – INDOORLINE POINT, VIA CASTELGOMBERTO 143/A, 10136 TORINO • CAVANESE GROWSHOP, VIA GIACOMO BUFFA 12/B, 10081, CASTELLAMONTE (TO) • CRAZIEST’09, VIA CORTE D’APPELLO 7 BIS, 10122, TORINO • EASY GREEN, VIA TORINO 19/A, 10075, MATHI (TO) • ECOLTURE, VIA REGIO PARCO 100A, 10036, SETTIMO TORINESE (TO) • GREENWORLD, VIA S. FRANCESCO DI SALES 52/5, 10022, CARMAGNOLA (TO) • H20 GREEN SHOP, LARGO VOLTURNO 1/E, 10098, RIVOLI (TO) • INDOORLINE, REGIONE ARTIGIANALE CONTI 15, 10060, GARZIGLIANA • NEW BIOGROUP, VIA SOLERO ANG. VIA GORIZIA, 15100, ALESSANDRIA • PANORAMIX WIPEOUT GROWSHOP, VIA FRANCESCO BELLEZIA 15, 10100 TORINO

LIGURIA • INDOORLINE PONENTE, PIAZZA LOMBARDIA 20, 17012, ALBISSOLA MARINA (SV) • INDOORLINE STORE, VIA SANT’AGNESE 12 ROSSO, 16124, GENOVA • HEMPATIA, VIA SAN DONATO 39 ROSSO, 16123, GENOVA • HEMPLINE, VIA SAN LUCA 76/78 ROSSO, 16124, GENOVA

EMILIA ROMAGNA • BOTANICA URBANA PIACENZA, VIA TORTONA 59 – ANG. M.TE PENICE, 29121, PIACENZA • BOTTEGA DEL VERDE, VIA DI ROMA 82, 48121, RAVENNA • BOTTEGA DELLA CANAPA, VIA MARSALA 31/A, 40126, BO • BOTTEGA DELLA CANAPA, VIA CERVESE 1303, 4752, CESENA • CANAPAIO DUCALE, PIAZZA GUIDO PICELLI, 11, 43100 PARMA • CANAPAJO’, VIA PASCOLI 60, 47841, CATTOLICA • CANAPAJO’ CITY, VIA DARIO CAMPANA 57/E, 47922, RIMINI • CANAPERIA, VIALE DELL’APPENNINO 117, 47121, FORLI’ • DEEP GREEN, VIA GALILEO GALILEI 43, 48124, RAVENNA • DELTA 9, VIA DEI SARTI 13/b, 41013, CASTELFRANCO EMILIA • FOGLIE D’ERBA, VIA BRUGNOLI 17, 40122, BOLOGNA • GREEN PASSION, VIALE MEDAGLIE D’ORO 21, 41124, MODENA • GROWSHOP, VIA JACOPO DA MANDRA 30A, 40122, REGGIO EMILIA

• GROWSHOP REGGIO, VIA CESARE COSTA 29, 41123, MODENA • GROWSHOP REGGIO, VIA VALENTI 4, 43122, PARMA • IDROGROW, VIA LOMBARDIA 10, 41012, CARPI (MO) • ORA LEGALE, VIA MARCHE 2/E, 40139, BOLOGNA • MALERBA, CORSO ISONZO 107/D, 44121 FERRARA • NATURAL MYSTIC, VIA VIGNOLESE 1230 (SAN DAMASO), 41125, MODENA • NATURAL MYSTIC, VIA SANTA CHIARA 7, 41012, CARPI (MO) • QUI CANAPA, VIA GUIDO ZUCCHINI 9/M. 40126, BOLOGNA • SECRET GARDEN, VIA MATTEOTTI 61, 41049, SASSUOLO • DEEP ROOTS, VIA CESARE COSTA 89, 41123 MODENA (MO)

TOSCANA

• CAMPO DI CANAPA, VIA LEOPARDI 4/R, 50121, FIRENZE • CANALIFE14, VIA SAN BERNARDO 53, 56125, PISA • IDROPONICA GROWSHOP DI AREZZO/SIENA/PERUGIA, VIA FARNIOLE 23, 52045, FOIANO • DELLA CHIANA (AR) • IDROPONICA GROWSHOP FIRENZE, VIA BRONZINO 34D, 50142, FIRENZE • MADE IN CANAPA, VIA A. NARDINI 17/19, 57125, LIVORNO • MCK BIOGARDENING, VIA PADRE NICOLA MAGRI 118, 57121, LIVORNO • SANTA PLANTA, VIA ARETINA 273 C/D/E, 50136, FIRENZE • TOSCANAPA, ASS. CULTURALE, VIA DON MINZONI 100, 56048 VOLTERRA

MARCHE • GUERILLA GARDEN, VIA GIOVANNI PERGOLESI 2, 62012, CIVITANOVA MARCHE (MC)

• LU VARÁ, VIALE XX SETTEMBRE 33/C, 62010, MOGLIANO (MC) • NATURAL STORE AGROLINE, VIA CHERUBINI 6, 63074 S.BENEDETTO DEL TRONTO (AP) • ZONAUFO, VIA PASSERI 155, 61121, PERSARO

UMBRIA-ABRUZZO • MYSTICANZA, VIA SAN FRANCESCO 9, 06100, PERUGIA

• ASSOCIAZIONE CANABRUZZO, CONTRADA S. SILVESTRO, 27, 64037 CERMIGNANO (TE) • IDROPONICA GROWSHOP, VIA PIETRO DE SANTI, 64100, SAN NICOLO’ A TORDINO (TE)

MOLISE • ESSENZE DI CANAPA, VIA MONS. BOLOGNA 16/C, 86100, CAMPOBASSO LAZIO • ALIEN SEEDS, VICOLO DEI MONTI DI SAN PAOLO 51, 00126, ROMA

• AREA 51, VIA CORRADO GRECO 32, 00121, OSTIA • BUON CULTIVO, VIA DEI CRISTOFORI 16, 00168, ROMA • C.I.O.P. COLTIVAZIONE INDOOR OUTDOOR PARAFERNALIA, LARGO F. CAVALLI 6 INT.2 “NASCOSA”, 04100 LATINA • COLTIVAZIONE INDOOR GROW SHOP, VIA G.BASILE 12/14, 00166, ROMA CASALOTTI • ESCAPE, VIA G. MARCONI 16, 04011, APRILIA (LT) • EXODUS, VIA CLELIA 42, 00181 ROMA • FILO D’ERBA, VIA R. GRAZIOLI LANTE 46, 00195, ROMA (GSI) • FILO D’ERBA, VIA VAL DI CHIENTI 19, 00141, ROMA (GSI) • FILO D’ERBA, VIA IPPOCRATE 61, 00161, ROMA • GREEN PASSION, VIA LUIGI MANFREDINI 20C, 00133, ROMA • GROWERLINE POMEZIA, VIALE MANZONI 33, 00040, POMEZIA • HEMPORIUM GARBATELLA, VIA GIOVANNI ANDREA BADOERO 50, 00154, ROMA • HORTUM DEUS, VIA RAFFAELE DE COSA 9, 00122, OSTIA LIDO • IDROPONICA GROWSHOP, VIA BOLOGNOLA 30, 00138, ROMA • IDROPONICA GROWSHOP (ROMA BOCCEA), VIA DI BOCCEA 541Bbis, 00166, ROMA • L’HEMPIRICO, VIA LUCA VALERIO 14, 00146, ROMA • LIFE SECRET GARDENING, VIA DEL PESCE PERSICO 3, 00054, FIUMICINO (RM) • PROFESSIONAL GROWING, VIA SORRENTO 3, 00045, GENZANO DI ROMA (RM) • PIANTA GRANE, VIA DON BOSCO 17, 00044, FRASCATI (RM) • THE FARMER, VIA NETTUNENSE 104, 00042, ANZIO (RM)

CAMPANIA • FUMERO’, VIA SEDILE DEL PORTO 60, 80134, NAPOLI

• GREEN DREAMS, VIALE DELLA RESISTENZA 127, 80012, CALVIZZANO (NA)

PUGLIA E MOLISE • ASSOCIAZIONE LA PIANTIAMO! – CANNABIS SOCIAL CLUB RACALE

• ASSOCIAZIONE CULTURALE CANAPUGLIA, VIA ADUA 33, 70014, CONVERSANO • A.S.C.I.A. ASSOCIAZIONE PER LA SENSIBILIZZAZIONE DELLA CANAPA AUTOPRODOTTA • BHANG SHOP, VIA F. QUARTA 65C, 73055, RACALE (LE) • DEVIDA SRLS, VIA DEI MILLE 105, 70126, BARI • GREEN ZONE GROWSHOP, VIA P. D’URSO 23, 73049, RUFFANO (LE)

SICILIA • BIO_GROW46, VIA GORIZIA 65, 95129, CATANIA

• GROW GO, VIA EMPEDOCLE RESTIVO 116/B, 90144, PALERMO • HANFIBIO, VIA TRENTO 58, 98051, BARCELLONA P.G. (ME) • HEMPATIA, VIA LASCARIS 381n.8, 98100, MESSINA • KALÌ, VIA CAVOUR 31, 90133, PALERMO • NATURAL INDOOR, VIA RISORGIMENTO 188, 97015, MODICA (RG) • ROCK BAZAR GROWSHOP, VIA ROMA 13, 91026, MAZARA DEL VALLO (TP) • SICILCANAPA TRADE S.R.L., VIA OLIVO SOZZI 12, 97014, ISPICA (RG) • SKUNKATANIA, VIA VITTORIO EMANUELE 251, 95124, CATANIA • SKUNKATANIA, VIA ROMA 92, 96100, ORTIGIA, SIRACUSA • SKUNKATANIA, VIA MARCHESA TEDESCHI 33/35, 97015, MODICA (RG) • SUPER NATURAL, VIA CROCIFERI 68, 95120, CATANIA • THE OTHER PLANT, VIA FRANCESCO BATTIATO 13, 95124, CATANIA • VUDU PALERMO, VIA PIGNATELLI ARAGONA 15, 90141, PALERMO

SARDEGNA • CVLTVS GROW SHOP, VIA PONCHIELLI 54, 07026, OLBIA

• ORTO BIOLOGICO SHOP, VIA TIGELLIO 60, 09123, CAGLIARI

SVIZZERA • COLTURA BOTANICA, VIA BORGHETTO 8, 6512 GIUBIASCO, TICINO

Non sei nella nostra lista ma distribuisci già Dolce Vita? Oppure vuoi diventare un distributore? Contattaci tramite email a distribuzione@dolcevitaonline.it DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016

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INFO VARIE

• Divulgare Dolce Vita significa SUPPORTARE l’antiproibizionismo, la contro-informazione, la cultura della canapa, la libertà in tutte le sue forme (di parola, pensiero, espressione, comunicazione, stili di vita, ecc) e in generale, qualsiasi realtà italiana del settore. • E’ ora possibile distribuire Dolce Vita anche nelle edicole. Invita il tuo edicolante di fiducia a contattarci per richiedere la distribuzione della nostra rivista.

INFO DISTRIBUZIONE

NEW - Tel. 388.65.23.211 - NEW distribuzione@dolcevitaonline.it

INFO ABBONAMENTI Tel. 06.39.74.54.82 abbonamenti@redscoop.it

114

85 43

BIOMAGNO

83

BOOMALEK

60

BOTANICA URBANA

52

BOTTEGA DELLA CANAPA

54

BULK SEEDS

73

CAMPO DI CANAPA

32

CANAPALPINO

43

CANAPAIO DUCALE

60

CANNA

12-13

CANAPA IN MOSTRA

104

CHACRUNA

17

CITY JUNGLE

60

COLTIVAZIONE INDOOR

54

DINAFEM SEEDS

22-23

EXOTIC SEEDS

70

FILTER-IT

74

GANESH GROWSHOP

54

GHE

5

GHIRIGORI

74

GREENWORLD

54

GREEN PASSION

92

GROWERLINE

34

GROW SHOP ITALIA

10

HEMPATIA

62

HEMPTRADING

48-90-112

HEMP PASSION

46-108

HUMBOLDT SEEDS

76

IDROGROW

8

IDROPONICA

80

INDOORLINE

58-59

I-GROW

38

KARKADÈ

32

MCK BIOGARDENING

65

MICROGENETICA

17

MINISTRY OF CANNABIS

52

MR. NICE SEEDBANK

107

NEAR DARK

43

NON SOLO ERBA

43

NPK

34-74

PANORAMIX

66

PARADISE SEEDS

116

PENSA VERDE

43

PHILOSOPHER SEEDS

52

PIANETA VERDE

50

PLAGRON

2

QUI CANAPA

17

ROYAL QUEEN SEEDS

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ROLLIAMO.COM

70

ROOR

100

SECRET’S GARDEN

73

SENSI SEEDS

26-27

GROWSHOP CONTEST Growshop contest è il concorso fotografico che premia i growshop distributori o sponsor di Dolce Vita. Per partecipare è necessario inviare 5 foto ad alta risoluzione del vostro negozio all’indirizzo growshopcontest@gmail.com ed i dati dell’attività commerciale. In palio una pagina di pubblicità gratuita su Dolce Vita Magazine

shop.dolcevitaonline.it

#arretrati #abbonamenti #libri #cd #gadgets

VO

AZARIUS BAHIA GROWSHOP

UO

92

official shop online

N

• Dolce Vita NON è un progetto riservato ad un pubblico di nicchia; puntiamo infatti a NORMALIZZARE determinati argomenti che ad oggi, nel mondo e soprattutto in Italia, sono ingiustamente considerati “scomodi” e “pericolosi”. Invitiamo quindi a distribuire la rivista in QUALSIASI negozio o luogo (edicole, negozi di sport, di musica, di vestiti, associazioni, eventi, ecc).

96

AGROLINE

VO

• Abbiamo mantenuto un prezzo ridotto, perchè il nostro obbiettivo è quello di far girare la rivista il più possibile; con queste cifre, un negozio può anche utilizzarla come OMAGGIO per i suoi clienti nel caso di qualche acquisto. Sarà un pensiero apprezzato e contribuirete a divulgare la rivista.

29

ATAMI

UO

SIETE UN NEGOZIO, UN CENTRO SOCIALE, UN’ASSOCIAZIONE O SEMPLICEMENTE UN GRUPPO DI AMICI E VOLETE DISTRIBUIRE DOLCE VITA? CONTATTATECI E VI FORNIREMO I DETTAGLI. SPEDIZIONE A CARICO NOSTRO. ORDINE MINIMO 25 COPIE.

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DISTRIBUZIONE

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92

BARI

BELLUNO

BOLOGNA

SKUNKATANIA

74

SNAIL

86

BERGAMO

CAGLIARI

FIRENZE

SWEET SEEDS

37

LA SPEZIA

LECCE

MILANO

TH SEEDS

66

PERUGIA

PESCARA

PORDENONE

RIMINI

ROMA

TORINO

TRENTO

TREVISO

UDINE

VAPO SHOP

85

VISION SEEDS

57

ZIGGI

95

DOLCE VITA | settembre - ottobre 2016


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