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ISSN 19708599 - POSTE ITALIANE SPA - SPED. IN ABB. POST. - D. L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1 - DCB MILANO

NUMERO 48 - Settembre/Ottobre 2013

10 BUONI MOTIVI PER LEGALIZZARE SUBITO LA MARIJUANA GIORGIO SAMORINI IL “DROGOLOGO” CONTEMPORANEO O O VIVERE È CONDIVIDERE (MA NON LE FOTO SUI SOCIAL NETWORK) LA NUOVA FRONTIERA DELLO SFRUTTAMENTO 2.0 .RIVER RIVER ROCK ROCK: COME FUNZIONA UNO DEI PIÙ GRANDI DISPENSARI IN USA .LE STUPEFACENTI QUALITÀ DEL SEME DI CANAPA .INTERVISTA ESCLUSIVA ALLA DOTTORESSA CHA HA CAMBIATO IDEA .UN AIUTO CONCRETO AL PRIMO CANNABIS SOCIAL CLUB ITALIANO


the best taste on earth. [Il miglior sapore al mondo.]

pass it on!

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EDITORIALE

Benvenuti sul nuovo Dolce Vita! Nuovo in tutti i sensi perché le novità sono tante: più pagine (ormai siamo a ridosso delle 100) per renderlo ancora più completo, riuscendo nel difficile impegno che avevamo preso di non far, come di solito conseguentemente accade, alzare il prezzo. Più spazio e più approfondimenti alle nostre rubriche, con contenuti più curati e redattori sempre più selezionati. Alcuni ritocchi grafici per agevolare a lettura e stare al passo coi tempi. Altra importante novità è che da oggi la rivista viene stampata su carta FSC (Forest Stewardship Council), un sistema di certificazione forestale riconosciuto a livello internazionale creato dall’omonima ONG senza scopo di lucro. Il logo di FSC garantisce che il prodotto è stato realizzato con materie prime derivanti da foreste correttamente gestite. Siamo inoltre contenti di comunicarvi la nascita di due nuovi portali d’informazione, curanti dal nostro team più nuovi collaboratori: il primo dedicato esclusivamente alla cannabis come farmaco e quindi agli studi scientifici, alle novità in tema di legislazione nazionale ed internazionale e alle storie dei pazienti (www.cannabisterapeutica.info) e il secondo invece al mondo della canapa industriale e a tutte le applicazioni che ne derivano (www.canapaindustriale.it). Vi aspettiamo online per sapere cosa ne pensate e avere i vostri suggerimenti. Si tratta di progetti work in progress che vogliono evolversi col tempo e anche con il vostro contributo. Stiamo lavorando sodo per portare avanti le idee in cui crediamo e per poterle condividere con voi. Vogliamo rimanere una voce indipendente e fuori dal coro e vogliamo farlo con quanta più professionalità e serietà possibili. Con la testa sempre alta, china solo quando le dita battono frenetiche sui tasti del pc e i caratteri neri riempiono di vita il foglio bianco. Vogliamo continuare a scrivere pagine e pagine di sogni, di lotte e di idee. Senza paure e inchini reverenziali, ma con un gran rispetto per Voi, cari Lettori, ultimi destinatari di tutti i nostri sforzi e ponti di passaggio di tutti i nostri spunti, scritti e deliri. Grazie e avanti tutta! La redazione


INDICE

Anno VIII - Numero 48 SETTEMBRE/OTTOBRE 2013 Edito da

Azienda ProdAction S.r.l. Via Monferrato 9/11, 20094 Corsico (Milano)

03. 06. 07. 09. 11. 12. 12. 13. 14. 16. 17. 18. 18. 21. 22. 24. 27. 30. 33. 36. 38. 41. 43. 44. 45. 48. 51. 55. 57. 58. 61. 62. 63. 66. 69. 71. 72. 72. 73. 74. 74. 75. 75. 76. 79. 81. 83. 85. 89. 90.

Editoriale Guardando le stelle Ivanart Buone notizie Eventi: Rototom Sunsplash, Porretta Soul Festival, Gusto Dopa al Sole Speciale: Lettera ad un aspirante suicida Speciale: Uomo a vapore Speciale: Vivere è condividere (ma non le foto sui social network) High Times Enjoint news ASCIA Corner: CSC Spagnoli, una realtà che sembra una favola! Legalize it: Tutto può cambiare in poco tempo Avvocato Corner: La vendita di semi di cannabis non costituisce reato Eco-Friendly: Aromaterapia, 10 straordinari benefici per la salute Animals: Perché mangiare carne non è un semplice atto alimentare Giardinaggio: Convertire un acquario in sistema idroponico Shantibaba’s bag of dreams Strain & Seed Bank: Electric Lemon G elettrizzante in ogni aspetto Grow report: Autofiorenti multistrain in cocco Smokers Lounge: Il MicROORganism di Martin Birzle Cannabis Terapeutica news Cannabis Terapeutica Speciale: River Rock Colorado Cannabis Terapeutica: Da “contro” a utilizzatrice di olio di semi di canapa Cannabis Terapeutica: LaPiantiamo Salute; Quale terrorismo psicologico subiscono i genitori che non vogliono vaccinare i figli? Canapa Industriale: CanaPuglia, Canapa Lifestyle, Sicilcanapa Jack Herer book Growshop Page: Happy Life Psiconauta: LSD Il mio bambino difficile Psiconauta: Giorgio Samorini, il “drogologo” contemporaneo Input: libri, film, musica Hi-tech & web: La nuova frontiera dello sfruttamento 2.0 Street Art: Unghie lunghe e bombolette, l’affermazione della street art al femminile Musica: Tricky, il quinto elemento della musica presenta False Idols Reggae Vibrations HipHop Skillz Electro Zone: Metalheadz, il teschio con le cuffie Compilation download Legends: Joan Jett Voglio vivere così: Da Rimini al Brasile passando per New York Survivalism De vino veritas Birra corner Oltreconfine: L’elettricità che fa girare il mondo Cronache da dietro il cancello: Carceri senza dignità Immagin*ando Campagna abbonamenti Pubbliredazionale Logout Info varie + Lista distributori

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in collaborazione con ENJOINT.com Registrazione al Tribunale di Milano n.306 del 3.05.2006 Direttore responsabile: Fabrizio Rondolino Direttore editoriale: Matteo Gracis Coordinatrice: Enrica Cappello Supporto legale: Avv. Carlo Alberto Zaina Collaboratori: Scott Blakey, Maurizio Gazzoni, Ivan Art, Gennaro Maulucci, Mario Catania, Maurizio Bongioanni, Francesco Lanza, Giuseppe Nicosia, Giulia Rondoni, Team ASCIA, Robert Murphy, Gaspare Messina, Artevox Musica, Francois Le Jardinier, T-Action, AcirnE, La PianTiamo, Marco Cedolin, Francesco Cristiano, BlessIsSviha, CBG, Sicilcanapa, ENjOINTeam, Junkaos aka L’Hop non è mai Trop, Associazione Sesto Sole, Canapalifestyle, Canapuglia, MadMan Impaginazione e copertina: Ernesto Corona Sito web: www.dolcevitaonline.it Email: info@dolcevitaonline.it Facebook: facebook.com/dolcevitamagazine Twitter: twitter.com/dolcevita_mag Pubblicità: Prodaction Ltd. Email: prodactionltd@gmail.com Distribuzione Negozi: Tel: 366.4582650 Email: distribuzione@dolcevitaonline.it Abbonamenti: Tel: 06.39745482 Email: abbonamenti@redscoop.it Distribuzione Edicole: REDS Rete europea distribuzione e servizi, Coop a.r.l., via Bastioni Michelangelo 5/a 00192 Roma Tel: 06.39745482 - Fax: 06.83906171 Stampato presso: Vela Web Srl - Binasco (MI) ATTENZIONE La redazione di Dolce Vita e i suoi collaboratori non intendono e non vogliono in alcun modo incentivare e/o promuovere condotte vietate dalle attuali leggi vigenti nei Paesi dove la rivista è reperibile. Tutte le informazioni contenute sono da intendersi esclusivamente ai fini di una più completa cultura generale nonché sulle strategie di riduzione del danno. La redazione non si assume nessuna responsabilità per un uso improprio delle informazioni contenute in Dolce Vita e ricorda ai lettori che il possesso e la coltivazione di cannabis sono VIETATE. Dolce Vita non è responsabile dei contenuti e dei prodotti presenti sulle pubblicità della rivista.

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Basta aggiungere acqua e sole


GUARDANDO LE STELLE

QUELLA FRASE NON E’ DI PERTINI «Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre.» Una frase d’effetto, forte e sempre attuale nella nostra povera Italia. Anche condivisibile sotto certi aspetti, soprattutto se a dirla è stato un Presidente della Repubblica, forse il più amato dagli italiani, Sandro Pertini.

TOSSICODIPENDENTI DELLA CRESCITA “Siamo diventati dei tossicodipendenti della crescita, un meccanismo che tende a produrre infelicità perché si basa sulla continua creazione di desiderio. E il desiderio, a differenza del bisogno, non conosce sazietà.” - Serge Latouche Esiste un’alternativa a tutto ciò e si chiama decrescita felice: sul web si trovano molte informazioni a riguardo, cercatele. Noi le abbiamo dedicato un intero numero, il 40. Disponibile in free download su www.dolcevitaonline.it

E’ così che regolarmente, specie negli ultimi tempi travagliati, questa frase viene sbandierata a destra e sinistra, immortalata in migliaia di diari Facebook, riportata da blog, siti web, addirittura giornali e radio, diventando virale. Peccato che Pertini, quella frase, non l’abbia mai pronunciata. Durante una ricerca per un articolo mi sono imbattuto nella famosa citazione e ho voluto verificarne la fonte, che ho scoperto non esistere. Così ho scritto alla Fondazione Sandro Pertini di Firenze ed ecco la loro gentile risposta: Non ci risulta che Sandro Pertini abbia pronunciato tale espressione. Certo è che l’idea di democrazia coltivata da Sandro Pertini era strettamente legata al concetto di governo a servizio del popolo per il bene suo e della Nazione. Cordiali saluti Il Vice-Presidente Pietro Pierri Il grande Sandro Pertini manca a tutti noi, ora più che mai, ma non è questo un buon motivo per mettergli in bocca parole non sue.

THE CHARTLIST 1. A real hero (College feat Electric Youth) 2. 3 foot tall (Classified) 3. Capolinea (Rancore & Dj Mike) 4. We found love (Lindsey Stirling rmx) 5. My house (Purple Disco Machine) 6. Emily (Mika) 7. Quando sorridi (Neffa) 8. La canzone dell’amore perduto (De Andrè) 9. Gap (The Kooks) 10. Dante’s Prayer (Loreena McKennitt)

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PAROLE DA ADOTTARE E DA BUTTARE Che parola vuoi adottare? Malinconia. Perché? “La malinconia è la gioia di sentirsi tristi”, diceva Hugo. Voglio adottarla perché è la mia condizione naturale. Quando io sono triste, stranamente, riesco a dare il meglio di me. E certe volte apprezzo più una triste allegria che un’allegria triste. Che parola vuoi buttare? Ansietà. Perché? Perché il tormento d’animo non porta a niente, ti oscura la vista, ti fa vedere quello che non c’è, ti fa vivere male ogni situazione. Una zavorra inutile da buttar via. (tratta dal web, anonimo)

Matteo Gracis blog: matteogracis.it DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


IVANART

DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


BUONE NOTIZIE

LA PIU’ LUNGA PISTA CICLABILE DEL SUD EUROPA E’ UN PROGETTO TUTTO ITALIANO E COLLEGA TORINO A VENEZIA Si chiama VENTO ed in un certo senso, esiste già. Bisogna solo completarla. E’ la più lunga pista ciclabile del sud Europa e un 15% della sua lunghezza è già percorribile su piste sicure e utilizzate. Non c’è nulla da fare, solo prendere la bici e pedalare. 102 km percorribili con un unico limite: non sono continuativi. Il 42% di VENTO è infatti una situazione piuttosto paradossale. La ciclabile c’è, è pronta ma non è ancora utilizzabile. Perché? Perché le regole di utilizzo degli argini, sostanzialmente, sono ferme all’idea che il transito deve essere interdetto, che non è sicuro, che deve essere lasciato solo ai mezzi agricoli o a quelli della polizia fluviale. Basterebbe la volontà di una firma e il coraggio di stabilire che gli argini sono solo ciclabili e utilizzabili dai frontisti, basterebbe siglare un accordo tra le quattro regioni e gli enti fluviali, alcune centinaia di migliaia di euro per rimuovere le sbarre e gli sbarramenti e fare alcune sistemazioni banali. VENTO è un progetto del Politecnico di Milano che punta alla realizzazione della più lunga ciclovia italiana e tra le più lunghe d’Europa. Il team di ricercatori quantifica l’investimento in circa tre anni e 80 milioni di euro per avere una delle ciclabili più lunghe d’Europa e creare migliaia di posti di lavoro. Venezia e Torino non si sono mai viste così vicine, grazie ad un progetto che, snodandosi lungo il fiume Po, per un percorso di 679 chilometri, attraverserebbe ben quattro regioni italiane: Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte, valorizzando non solo territorio, ma anche il paesaggio e ovviamente l’ecoturismo.

ATTO DI GENEROSITÁ INNESCA UNA INCREDIBILE REAZIONE A CATENA Un semplice atto di gentilezza da parte di un cliente ha scatenato una reazione di generosità a catena in un negozio del Massachussetts. E’ successo in un negozio drive-in di ciambelle di Amesbury. Era un venerdì ed Eileen Taylor si era fermata per acquistare delle bevande. Ma, arrivata con l‘auto alla cassa, è successa una cosa assolutamente imprevedibile: l‘autista in fila davanti a lei, le aveva già pagato il conto. “C’era una donna davanti a me”, ha raccontato Eileen alla stampa locale, “e mi ha pagato le bevande. Ho pensato che era una cosa incredibile, davvero un bel gesto. E del tutto inaspettato”. Quando il giorno dopo Eileen è ritornata nello stesso negozio, nonostante fosse per lei un momento di difficoltà economica, ha deciso di fare la stessa cosa pagando il conto dell’auto che la seguiva. Ma non avrebbe mai potuto immaginare che il suo gesto, apparentemente così insignificante, avrebbe contagiato i presenti e dato vita ad un piccolo miracolo. I dipendenti del negozio, abituati a vedere questi atti generosi solo una volta ogni tanto, sono rimasti senza parole di fronte alla volontà dei clienti di imitare il gesto di Eileen. “Spero che accada ogni weekend, perché ha messo tutti di buon umore“, ha dichiarato Wendy Clemente, direttrice del negozio. “La cosa è andata avanti così per ben 55 auto consecutive. E’ stato incredibile” ha detto Eileen. La media dei conti da pagare oscillava tra i 5 e i 20 dollari e la catena si è spezzata solo quando l’autista della 55esima vettura non aveva con sé abbastanza denaro. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

Ogni giorno i mass media ci bombardano con notizie tragiche, cronaca nera, a volte falsi allarmi di epidemie in arrivo, altre volte imminenti guerre mondiali. La “strategia della tensione” è un metodo diffuso, un popolo che ha paura è più facile da governare. A noi piace andare controcorrente e abbiamo deciso di dedicare la nostra pagina news solo alle buone notizie. Be happy!

EX SENZATETTO COSTRUISCE E REGALA MINI CASE PORTATILI La storia di Gary Pickering, pensionato 73enne dello Utah, è piuttosto singolare. Alla fine degli anni ’80, infatti, a causa di un divorzio, Gary ha dovuto lasciare l’abitazione alla moglie e ai loro sette figli e, di punto in bianco, si è ritrovato senza casa ed ha vissuto all’interno della sua carrozzeria. Inutile dire che questa esperienza lo ha segnato profondamente e, dal momento che il suo negozio si trovava in zona industriale, ha avuto modo di conoscere molti senzatetto che dormivano in auto o in magazzini abbandonati ed ha cominciato ad aiutarli. Queste persone, ricorda Gary, non avevano più un posto dove vivere, ma non volevano nemmeno andare nei dormitori, perché lì i cani non erano ammessi o perché di notte si rubavano le scarpe o altro, e preferivano cercare ripari di fortuna. “Per un certo periodo”, ha raccontato alla stampa locale, “c‘erano fino a 4 persone che vivevano davanti al mio negozio. Era il 1988, che è stato un anno particolarmente rigido, e hanno vissuto nel mio furgone per tutto l’inverno”. Ma per Gary la vera svolta è arrivata nel 2009 quando, mentre guidava l’automobile, ha visto un senzatetto che girovagava in cerca di un luogo per dormire ed ha iniziato a chiedersi cosa avrebbe potuto fare per aiutarlo. Gli venne l’idea di realizzare un riparo appositamente per lui ed ebbe l’intuizione di una “micro-casa” leggera e trasportabile, ma anche abbastanza resistente da proteggerlo dalle intemperie. Arrivato a casa, si mise subito al lavoro e costruì una specie di “bozzolo” in compensato, largo 60 cm e lungo poco meno di 2 metri. “Ma quando sono tornato a cercare quell’uomo per regalarglielo, non sono più riuscito a trovarlo“, ha detto sconsolato. Ma la strada ormai era tracciata. Gary ha continuato a perfezionare le micro-case portatili, che oggi ha ribattezzato “survival pods” (cioè “gusci di sopravvivenza”). E dopo alcuni anni di tentativi ed errori, ha messo a punto il “riparo perfetto”: è un guscio largo 1,2 metri e lungo 2 metri e mezzo, realizzato in fogli di legno pressato, con un telaio di legno e un tetto in morbida plastica ondulata. Nella micro-casa ci sono anche le prese d’aria, un sacco a pelo, una lampada e persino una toilette portatile, anche questa progettata da Gary. Ma c’è di più: è dotata sia di una spina elettrica per essere riscaldata d’inverno, sia di ruote, per essere trasportata e collocata ovunque. Attualmente Gary possiede 5 mini-case, pagate di tasca sua e il cui costo finale è di circa 500 dollari l’una. Una di queste è stata prenotata da un uomo che vuole comprarla e tenerla “in caso di necessità”, anche se, in realtà, i “survival pods” nascono per essere regalati direttamente ai senzatetto o ad associazioni benefiche. “Non lo faccio come business e non voglio farlo”, ha concluso, “voglio solo ispirare altre persone a fare la stessa cosa”. Per questo ha realizzato un DVD per insegnare, a chi abbia soldi e tempo, come costruire i suoi “survival pods”. fonte: WORLD WIDE (WILD) WEB

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EVENTI

ROTOTOM SUNSPLASH LOVE EDITION Probabilmente i pochi amici che 20 anni fa hanno iniziato l’avventura del Rototom Sunplash, mai avrebbero pensato di diventare un punto di riferimento per la reggae music, non solo in Europa, ma ormai in tutto il mondo. Ebbene sì, sono passati 20 anni e lo staff del Rototom non si è certo fatto trovare impreparato: questa edizione è stata a dir poco fantastica a partire dalla line up, ricca di big artist. Quasi impossibile dormire in questi 8 giorni di festival con tutte le attività che il Rototom offre: Social Forum, reggae University, African Village, Vivere l’energia, Area no profit, Magicomundo, Rototom Circus, Simposio d’arte, Canameria. Sicuramente il momento più atteso da tutti è quello delle esibizioni live del main stage: Third World, Protoje, U-Roy, Gyptian, Israel Vibration, Mr Vegas, Sakatalites, Alborosie, ce’Cile, Richie Spice, Sud Sound System, Busy Signal, Horace Andy, John Holt e Damian “Jr Gong” Marley, sono solo alcuni dei nomi che hanno infuocato la massive che solo al Rototom può godere di uno spettacolo di questa portata! Ci teniamo a sottolineare alcuni aspetti: Il Rototom Sunsplash è un festival che per servizi, concerti live e atmosfera offre un ottimo rapporto qualità-prezzo! Oltre a questo i servizi di streaming, Rototom tv e Rototom radio, si sono dimostrati funzionali, gratuiti e ottimi, dando la possibilità a tanti italiani, e non, di sentirsi a casa anche se lontani dal festival... Un altro mondo è possibile, grazie Rototom Sunsplash! Alekeno - Reggae Unito

www.facebook.com/ReggaeUnito

NEXT HEMP EVENTZ ExpoCannabis - Madrid (Spagna) 27 - 29 Settembre 2013 www.expocannabis.com Cultiva - Vienna (Austria) 18 - 20 Ottobre 2013 - www.cultiva.at Cannafest - Praga (Repubblica Ceca) 8 - 11 Novembre 2013 www.cannafest.cz 26th High Times Cannabis Cup Amsterdam (Olanda) 24 - 28 Novembre 2013 www.cannabiscup.com DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

IL GUSTO DOPA AL SOLE E’ GIUNTO ALLA XIV EDIZIONE

PORRETTA SOUL FESTIVAL 2013: SI RICONFERMA IL SUCCESSO ASSOLUTO PER LA 26ESIMA EDIZIONE!

La quattordicesima edizione del Gusto Dopa al Sole - Salento Reggae Urban Festival (S.U.R.F), che si è tenuta a Gallipoli nelle serate del 12 e 14 Agosto sembra mettere da parte le sue origini provenienti dalla street culture, centri sociali, underground e raggamuffin per assomigliare sempre di più ad un festival internazionale che, forse fa sentire un po’ la mancanza dello spirito delle Posse e della «rimpatriata dell’underground salentino». Così come l’artista di punta della serata di apertura, Snoop Dogg (o meglio Snoop Lion), anche lo storico festival salentino sembra quindi essersi “Reincarnated” scegliendo il parco Gondar di Gallipoli come cornice e riducendo le serate a due, anziché tre. Per l’unica data italiana del tour europeo Snoop Lion ha scelto il Salento e il pubblico l’ha ripagato con circa 8.000 presenze. A riscaldare il numeroso pubblico Clementino insieme a dj Tayone, Lion D, Jah Sun e Bizzarri Sound, e altri artisti italiani tra cui Don Rico dei Sud Sound System. Il parco Gondar è bollente e Snoop Lion sale sul palco e graffia il pubblico con l’esperienza di chi ha venduto 12 milioni di copie, e regalando verso la fine del concerto un momento indimenticabile per la cultura hip hop: una dedica al “rap bianco” con una cover di “Jump around” degli House of Pain perfettamente eseguita! Il palco del festival, per la seconda serata del 14 Agosto, ha ospitato come artista principale Alborosie, il rappresentante italiano della musica reggae nel mondo che quest’anno festeggia i suoi vent’anni di carriera, accompagnato dallo Shenghen Clan. Puppa Albo ha presentato il suo nuovo disco “Sound the System” e la serata ha inoltre visto alternarsi sul palco gli Après la Classe e Dj Gruff come ospite d’onore e storico personaggio del festival che ha riportato lo spirito delle origini. Tanti i complimenti per la location anche se non mancano le critiche ad alcuni aspetti dell’organizzazione che dovranno essere prese in considerazione per le prossime edizioni, il Gusto Dopa al Sole continua a rimanere il punto di riferimento italiano per quanto riguarda l’hip hop e il reggae.

La novità di quest’anno è stato il giapponese Osaka Monaurai che ha incantato il pubblico con le sue peripezie di fiati e contorsioni sonore magistralmente coordinate. Inoltre, ad arricchire la line-up, artisti di fama mondiale e voci d’eccellenza quali Bobby Rush, Mitty Collier, Latimore, David Hudson, Toni Green e Charles Walker oltre alle numerose band italiane di rythm & blues che hanno proposto quattro giorni di musica di altissimo livello. Dei tre palchi allestiti per l’occasione, uno è stato dedicato al vintage e in particolare agli anni ’60 e ‘70, con strumenti d’epoca (Hammond e chitarre elettriche in particolare) che sono stati messi a disposizione degli artisti durante le esibizioni. Un’ulteriore novità particolarmente apprezzata per questa edizione è stato il ritorno dei workshop diretti da Charlie Wood songwriter e chitarrista «mago dell’Hammond» nonché autore della storica sigla del Porretta Festival. Oltre alla musica sono stati gli stand gastronomici e la Street Food allestita nel centro di Porretta Terme, con prodotti tipici dell’appennino bolognese, a tenere compagnia tra un concerto e l’altro. «Al Porretta Festival gli artisti americani si sentono a casa», ha affermato il direttore artistico Graziano Uliani, che si ritiene più che soddisfatto dell’esito e sta già cominciando a pensare alla prossima edizione che si terrà dal 17 al 20 luglio 2014.

G.R.

G.R.

Si riconferma anche per la 26esima edizione il successo accordato al Porretta Soul Festival, festival soul più rinomato in Europa, che si è tenuto al Rufus Thomas Park di Porretta Terme, dal 18 al 21 Luglio e quest’anno dedicato a Otis Redding. L’edizione 2013 del festival, ha visto alternarsi sui tre palchi a disposizione più di 200 artisti internazionali e circa 8000 persone si sono ritrovate nella città emiliana per seguire i concerti dal vivo, mentre più di mille spettatori hanno seguito l’evento in streaming.

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SPECIALE

LETTERA AD UN ASPIRANTE SUICIDA Ti rinchiuderanno nell’oscurità di un trafiletto sulla cronaca del giornale locale. Poche righe buttate giù in maniera asettica, ad intercalare il sottopassaggio allagatosi durante il temporale della scorsa notte e l’inaugurazione del nuovo McDonald’s. «Imprenditore di 47 anni si è tolto la vita, impiccandosi all’interno del proprio garage. L’uomo, stando alle parole dei conoscenti sembrava depresso da quando, sommerso dai debiti era stato costretto a chiudere la propria attività. Lascia la moglie e due figli, di 12 e 7 anni». Un trafiletto che ti si stringerà al collo, peggio di quanto non abbia fatto la corda consunta attraverso la quale hai cercato una via d’uscita dalla tua disperazione. Una manciata di parole senz’anima, del tutto inadeguate a rappresentare il tuo dramma, che incontreranno una manciata di lettori distratti e fra loro forse qualcuno che mormorerà “poveraccio”, mentre racconterà l’accaduto a sua moglie durante la cena. Già, un poveraccio, uno fra il migliaio di “sfigati” e “perdenti” che durante gli ultimi dodici mesi hanno scelto di togliersi la vita, dopo essere stati strangolati dal fisco, da una crisi economica costruita a tavolino e da un sistema bancario predatorio e senza scrupoli, o fra le svariate migliaia di disgraziati che negli anni a venire percorreranno la medesima strada.

Assassinato da un sistema che dispensa illusioni gratuite e perline colorate, nell’attesa di fagocitare la tua anima e la tua vita, immolandole sull’altare della competitività, del progresso e di un’altra mezza dozzina di falsi dogmi, costruiti con l’unico scopo di farti sentire colpevole di quanto ti sta accadendo. In realtà non è colpa tua, se l’attività che gestivi da 30 anni con soddisfazione oggi non rende più nulla e ti ritrovi strozzato dai debiti, senza sapere come fare per mantenere la tua famiglia. Se ti hanno licenziato e da mesi (o anni) stai cercando inutilmente un lavoro adeguatamente retribuito, senza trovare altro che impieghi precari, corredati da salari da fame che non sarebbero sufficienti neppure per pagare le bollette. Se le cartelle di Equitalia, relative ai versamenti per una pensione che non vedrai mai, ti hanno portato via la casa in cui vivevi con i tuoi figli e oggi ti ritrovi in mezzo ad una strada. Se non hai più i soldi per pagare il mutuo, o far fronte alle rate del riscaldamento, o dare lo stipendio ai tuoi dipendenti. Non sei tu a essere un fallito, ma si tratta di un gioco truccato, all’interno del quale il banco vince sempre e lo fa sulle spalle delle “brave persone” come te, derubandole di tutto ciò che hanno e perfino della loro vita, dopo averne annientato la dignità attraverso sensi di colpa e false responsabilità prive di qualsiasi fondamento. Un consiglio, uno solo, che mi auguro possa suonare come un auspicio. Quando ti troverai davanti al bivio, manifesta lo stesso coraggio che ha sorretto i martiri relegati nella cronaca locale, ma usalo per lottare contro coloro che ti hanno condotto fin qui. Non sei tu a essere un perdente, sono loro che stanno cercando di rubarti la vita. Marco Cedolin

UOMO A VAPORE Ho fumato per vent’anni, ma non per darmi un tono. Ho fumato per vent’anni, ma non per nervosismo o per noia. Ho fumato perché amavo la sensazione del fumo caldo e denso nei polmoni, amavo ogni secondo di vita che mi dicevano togliesse alla mia esistenza. Amavo scrivere e fumare, le uniche due cose che mi riuscissero bene nella vita. Ho fumato di tutto, dappertutto. Mi sono fatto venire una bronchite all’anno. Ogni bronchite l’ho curata a forza di altre sigarette.Ho buttato via pacchetti interi, quando sono stato veramente male, calpestando centinaia di ultime sigarette. Annusando poi con gli occhi chiusi qualsiasi sigaretta fumata da altri, perché oramai il fumo, anche se avevo spergiurato a me stesso di aver smesso, era oramai una consuetudine troppo piacevole. Da quasi un anno sono un uomo a vapore. Ho deciso di provare la sigaretta elettronica non per smettere di fumare, ma per ridurre, visto che sulla mia pelle, nel mio respiro, nelle gambe, sperimentavo come ogni mattina dopo i trentacinque anni riuscissi a smaltire sempre meno l’eccesso di sigarette. Mi sono detto: per una settimana sperimento solo il vapore, cerco l’aroma che mi piace di più, poi comincerò a fare un po’ e un po’. Ho girato tutti i negozi, ho letto tutto quello che potevo leggere, una sigaretta elettronica l’ho addirittura distrutta e smontata per capirne il funzionamento, che è fin troppo semplice: una piastrina scaldata da una batteria, che scalda a sua volta una resistenza avvolta da un tampone che si imbeve di liquido, che si vaporizza. Niente di strano. Una cosa a metà tra un narghilè e un mini-aerosol. Dopo la settimana di sperimentazione ho fumato una sigaretta e per la prima volta in vita mia ho sentito quella cosa che solo i non

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fumatori mi hanno raccontato: il sapore di bruciato. E’ stato uno schiaffo. Ho provato con un’altra sigaretta, mi sono detto: “Questa marca non mi è mai piaciuta” (anche se ogni volta che sono stato anche solo tre giorni, senza fumare, pure la carta di giornale mi sarebbe sembrata buona). Niente, stesso sapore. Da allora non ho più toccato sigarette. Senza sforzo, trovando un piacere nuovo, diverso. Ho tanti amici ex fumatori che hanno smesso con la loro lodevole forza di volontà, che li rende dei talebani del non-fumo, dei paladini del sacrificio. Alcuni guardano con fastidio il fatto che io fumi solo vapore aromatizzato, e non capisco perché. Alcuni deridono. Altri mi dicono “ho letto che fa male”, e lo dicono dopo aver mangiato panini al fast-food o dopo aver passato una giornata in giro per Milano a respirare aria evidentemente buona. Forse il fatto che io abbia reciso la mia dipendenza dal tabacco senza avere alcuna sofferenza da raccontare, è uno smacco troppo grosso, non lo so. L’ennesimo club del quale non posso far parte. Paradossalmente, i più curiosi e soddisfatti sono stati i non fumatori, perché in fin dei conti per loro il vantaggio è evidente: niente fumo passivo, nessun odore molesto. Non chiede altro, chi non ha mai fumato. So che molti ex-fumatori mi raccontano di sognare ancora, di tanto in tanto, di stare fumando. Sogni che non ho mai fatto, in questo ultimo anno. Ho passato intere giornate con la pipetta senza batteria e non ho mai avuto la tentazione di entrare in una tabaccheria. Quindi funziona. Funziona perché mi ha fatto conoscere un piacere diverso, che ha reso obsoleto quello di una volta. Sarà un palliativo, ma immagino che se il medico mi dicesse che non posso più bere caffeina, cercherei il decaffeinato che mi piace di più. Di sicuro, saprei che nessun ex-bevitore di caff è se ne verrebbe a vantarsi con me che lui sia riuscito a smettere senza passare dai decaffeinati. Poi, se aspirare vapore freddo mi farà male, credo che sarà comunque meno rispetto alle centinaia di sostanze tossiche che arrivano dalla combustione di carta e tabacco. Sicuramente meno di una passeggiata in centro a Milano. O di cinque minuti nella stessa stanza con un ex-fumatore cintura nera di volontà. Francesco Lanza DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


VIVERE E’ CONDIVIDERE

(MA NON LE FOTO SUI SOCIAL NETWORK) Da una rapida occhiata ai social network, negli ultimi tempi sembra che un sacco di persone non facciano le cose per il gusto di farle, ma per il piacere malato di poterle fotografare con il proprio smartphone, e poter dire a tutti, senza possibilità di essere smentiti: “Io c’ero”. Persone sole in ambienti freddi che condividono foto di cibi, persone al ristorante in due al tavolino ben vestiti, che non si scambiano una parola, gustano a malapena le portate, ma le fotografano tutte, ognuno con il suo telefonino. Dove nasce l’esigenza di fotografarlo e postarlo su Twitter o Fb? (Facendo nel frattempo raffreddare la portata, ma, chi se ne frega, in foto importa solo che sia bella). Secondo me da un’infinita solitudine e dall’incapacità di saper godere delle cose unite ad una buona dose di esibizionismo alla ricerca di quei 10 secondi di notorietà che fino a qualche tempo fa erano un miracolo esclusivamente televisivo. Insieme all’idea malsana che per godere di una cosa si debba per forza sbatterla in faccia ad un sacco di gente. In tutto questo continuo postare attimi della propria vita inerenti al cibo è stato recentemente svolto uno studio dalla dottoressa Valerie Taylor, psichiatra presso l’Università di Toronto, che afferma che fotografare ossessivamente i pasti potrebbe rivelarsi il segnale di un disturbo serio tutt’altro che sottovalutabile. E se per la dottoressa l’ostentazione di questo tipo di immagini potrebbe indicare una malsana votazione al cibo, altri studiosi hanno collegato il foodstagramming (da food = cibo + Instagram, la famosa applicazione che permette di scattare foto e condividerle con gli altri utenti) all’incremento dell’obesità nel Paese. Persino il quotidiano britannico The Guardian, ha pubblicato una statistica su cosa viene maggiormente fotografato e condiviso nei social media: il 25% delle foto ritrae ciò che mangiamo quotidianamente, il 22% immortala i nostri esperimenti culinari, il 12% è dedicato alla food art e l’8% riguarda foto atte a descrivere ristoranti e locali vari, solo il restante 33% viene impiegato per descrivere occasioni speciali che non includano necessariamente gli alimenti. Le statistiche parlano chiaro, il cibo sta avendo la meglio su di noi, e se alcuni ristoranti all’estero hanno categoricamente vietato ai clienti di fotografare i loro pasti, altre persone hanno fatto della food art il loro business, organizzando corsi di food photography. Per quello che riguarda l’Italia, una recente ricerca europea realizzata da OnePoll per Samsung ci dice che da noi ogni 60 secondi vengono scattate e condivise 3.572 foto, per un totale DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

di 5 milioni al giorno, delle quali 1 su 5 è creata appositamente per essere condivisa in digitale con gli amici. Una vera e propria mania in costante aumento nel nostro Paese che in Europa è superata solo dalla Spagna per velocità di scatto e condivisione: postano in meno di un minuto 1 cittadino spagnolo su 4, 1 italiano su 5 e a seguire 1 su 10 in Gran Bretagna, Francia e Polonia. Per il 73% il canale social preferito è Facebook, seguito da Twitter (11%), Instagram (9%), Flickr (4%) e Pinterest (1,6). Siamo dei veri campioni di condivisione di immagini on line non solo per quantità – mediamente 3,3 miliardi di foto ogni mese – sia per velocità, visto che il 64% del campione le carica on line entro una settimana dallo scatto.

La condivisione sui social network è l’esatto contrario di quello che la parola significa in realtà. In tutto questo un altro campanello d’allarme è lo stravolgimento del significato della parola condivisione, che letteralmente dovrebbe indicare il “dividere con” (gli amici presenti fisicamente). La condivisione sui social network è l’esatto contrario di quello che la parola significa in realtà. Invece che stare insieme alle persone condividendo con loro il tempo e le emozioni, si fa una foto e la si carica in internet: in questo modo si elimina l’esperienza soggettiva e tutto quello che dovrebbe essere vissuto è sostituito da una foto che cristallizza l’attimo. Rischiando di trasformare noi e quello che ci circonda in una serie di belle pose per i posteri. In più se si posta una foto durante una cena tra amici, per forza di cose ci si isola fissando lo schermo del telefono, e la “condivisione” virtuale ha ancora una volta la meglio su quella reale. Secondo Erich Fromm: «Se credo di aver incorporato un’immagine di un dio, di un padre, di un animale, essa non può né essermi portata via, né eliminata, inghiotto simbolicamente l’oggetto e credo di averlo incorporato dentro di me». Ma non si può sostituire la realtà quotidiana con delle immagini che la rappresentano. Il consiglio dello studioso è quello di «essere davvero presenti nei luoghi in cui vi trovate». Vivete la vita invece di condividere le foto. C’è la stessa differenza che passa tra la gioia di dare e condividere e l’avidità di chi accumula cose, col rischio di diventare ciò che si possiede, o, ancora peggio, ciò che si “posta”. Mario Catania

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HIGH TIMES

CANNABIS SOCIAL CLUB VERSO LA DISSOLUZIONE? I cannabis Social Club (CSC), gruppi di persone che producono cannabis per il proprio consumo personale, nati all’inizio dell’anno in alcune città della Francia, stanno per sparire, essendo molti di loro sciolti dalle autorità giudiziarie. Così fanno sapere fonti del movimento. Dopo che sei CSC si sono autodenunciati in Prefettura, tre di questi si sono già dissolti e un quarto sta per esserlo, così come ha dichiarato all’agenzia France Press (AFP) Jean-Francois Sarrazin, ex-membro di uno di questi club. I CSC sono gruppi di maggiorenni che coltivano insieme della cannabis per il proprio consumo personale in modo da distaccarsi dal mercato nero, visto che produzione, vendita e consumo di cannabis sono illegali in Francia. Francia che, però, nel contempo, in un decreto dello scorso giugno, ha aperto la strada alla vendita di farmaci contenenti cannabis. Il movimento dei CSC è nato in Francia ufficialmente a marzo, con la dichiarazione alla Prefettura di Indre-et-Loire (centro) della Fédération des Cannabis Social Clubs. In seguito, il fondatore del movimento, Dominique Broc, ha stimolato tutti i gruppi già esistenti a farsi riconoscere legalmente in Prefettura. Secondo lui, diverse centinaia di CSC esistono ufficiosamente in Francia. Sei di loro hanno fatto il passo della dichiarazione ma diversi procuratori si sono occupati del caso, sentenziando la dissoluzione della federazione e di diversi CSC, tanto che Broc è stato condannato lo scorso 18 aprile a otto mesi di prigione con la sospensiva e 2.500,00 euro di ammenda per detenzione e uso di droga, nonché rifiuto di farsi prelevare il DNA. Sarrazin ha fatto sapere che i CSC faranno appello contro le sentenze che li hanno sciolti. “In seguito andremo in Cassazione, e poi davanti alla Corte europea dei diritti dell’Uomo”, ha detto Farid Ghehiouèche, ex-membro della Federazione che ha rilevato “l’assenza di coraggio da parte dei responsabili politici a fare evolvere la legge per offrire un quadro normativo sperimentale per questa iniziativa dei CSC”. fonte: aduc.it

GIOVANARDI: SI ALLA PIANTINA IN CASA Carlo Giovanardi apre alla depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis ma lancia un monito alla Camera a non “toccare” la sua legge per quanto riguarda la distinzione tra droghe leggere e pesanti per quanto riguarda le pene. L’ex ministro viene interpellato dalla agenzia Dire a proposito della proposta di legge di Sel, a prima firma Daniele Farina, di cui si avvia oggi l’esame in commissione Giustizia, per cancellare l’omologazione delle sostanze stupefacenti e per impostare la non punibilità della coltivazione della cannabis per uso personale (e per la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato salvo che si tratti di minori).“Sulla piantina, non sulla coltivazione nel senso della piantagione dice il senatore del Pdl - sono assolutamente d’accordo, cioè, per la piantina che uno si tiene in balcone si può discutere sulla depenalizzazione. Sull’altro punto, inviterei la Camera a chiamare i tossicologi che spiegheranno ai deputati che i principi attivi contenuti oggi nella cannabis e derivati sono totalmente diversi da quelli di 30 anni fa e hanno effetti tossici devastanti su chi ne fa uso. Quindi - continua Giovanardi- l’idea di diversificare le pene per chi spaccia cocaina, eroina o ecstasy, diversa da chi spaccia la cannabis è completamente fuori dalla realtà proprio per gli effetti devastanti che comporta l’uso della cannabis, basta chiederlo ai parenti delle vittime degli incidenti stradali provocati da chi ha travolto e ucciso sotto l’effetto della cannabis”. La proposta Farina mira a cambiare il testo unico sulla droga nella parte modificata dalla Fini-Giovanardi per quanto riguarda le pene.

RAPPORTO DROGHE UNODC Diminuisce l’uso di stupefacenti come l’eroina e la cocaina ed aumenta vertiginosamente l’assunzione di droghe psicoattive, che in tre anni è salita del 50%. E’ quanto emerge dal rapporto 2013 sulla droga dell’Unodc, presentato a Vienna in occasione della ‘Giornata mondiale dell’Onu contro la Droga’. Secondo il direttore esecutivo dell’agenzia, Yury Fedotov, dai 166 tipi classificati nl 2009 si è arrivati a ben 251 ‘NPS’ rilevate nel 2012. L’acronimo sta per ‘nuove sostanze psicoattive’. Non sono considerate tutte illegali e, in molti casi, sono invece liberamente vendute su Internet. Al contempo, il quadro globale circa l’assunzione delle tradizionali droghe mostra una chiara stabilità, salvo in Europa, dove l’uso di eroina sembra essere in declino, mentre il mercato della cocaina vive una fase di espansione soprattutto in Sud America e nei Paesi emergenti dell’Asia. L’uso di oppiacei nel mondo interessa circa 16 milioni di persone, pari allo 0,4% della popolazione tra i 15 e i 64 anni, e un’elevata prevalenza di consumo di oppiacei è stata registrata prosegue l’Undoc - nel sud-ovest asiatico, nell’Europa sud-orientale e nel nord America. L’Africa sembrerebbe essere il nuovo obiettivo dei trafficanti di droga e nuove misure internazionali sono suggerite da Fedotov per prevenire lo sviluppo di questa nuova piazza internazionale per lo smercio. Nuovi dati mostrano inoltre una diminuzione del numero delle persone che si iniettano droga endovena e affette da Hiv. Le prime sarebbero diminuite del 12% dal 2008, attestandosi a 14 milioni. I malati infetti dal virus dell’immunodeficienza si sarebbero persino dimezzati negli ultimi cinque anni (-46%), per un totale di 1,6 milioni di persone nel mondo. In termini di produzione, l’Afghanistan mantiene il primato tra i Paesi coltivatori di oppio, rappresentando il 75% della produzione globale di oppio illecito nel 2012. La superficie mondiale coltivata con papavero da oppio è di 236.320 ettari, aumentata del 14% rispetto al 2011. Le stime delle quantità di cocaina prodotta variano da 776 a 1.051 tonnellate nel 2011, sostanzialmente invariate rispetto all’anno precedente. Maxi-sequestri continuano ad essere segnalati in Colombia (200 tonnellate) e Stati Uniti (94 tonnellate), che resta il più grande mercato della polvere bianca. L’uso di stimolanti come anfetamine, escludendo l’ecstasy, rimane diffuso a livello globale e sembra essere in aumento: nel 2011 si stima che lo 0,7% della popolazione mondiale di età compresa tra 15 e i 64 anni, ovvero 33,8 milioni di persone, ha usato anfetamine (ATS). La cannabis resta la sostanza illecita più utilizzata, anche se l’uso è chiaramente diminuito tra i giovani in Europa negli ultimi dieci anni. fonte: fuoriluogo.it

fonte: audc.it

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10 BUONI MOTIVI PER LEGALIZZARE SUBITO LA MARIJUANA “Incoraggiare i governi a sperimentare modelli di regolamentazione della droga per minare il potere del crimine organizzato e salvaguardare la salute e la sicurezza dei loro cittadini. Questa raccomandazione vale soprattutto per la Cannabis, ma incoraggiamo anche altri esperimenti di depenalizzazione e regolamentazione legale, che possano raggiungere questi obiettivi e fornire modelli per altri”; “Arrestare e imprigionare decine di milioni di queste persone, negli ultimi decenni, ha riempito le prigioni e distrutto vite e famiglie senza ridurre la disponibilità di droghe illecite o il potere delle organizzazioni criminali. Le risorse per il controllo della droga possono esser meglio dirette altrove”. Non è l’invettiva di un anarco-insurrezionalista, ma un consiglio della Global Commission on drugs creata dall’Onu. Un’altra istantanea molto utile per capire l’attuale situazione grazie all’aiuto dei numeri, è fornita dal seminario di Forum Droghe. L’analisi degli ultimi 5 anni, quanti ne sono passati dal decreto legge Fini-Giovanardi che ha reintrodotto l’equiparazione tra droghe, cioè comprendendo la Cannabis nella stessa categoria di morfina o anfetamine, è davvero significativa. I dati ufficiali ci dicono come all’autorità giudiziaria siano state segnalate oltre 178mila persone per droga tra il 2005 e il 2010, e in 61.292 casi la sostanza in questione era la Cannabis. Ogni anno circa 40mila consumatori sono stati segnalati alle prefetture per uso personale: oltre il 70% per sostanze contenenti cannabinoidi. Più del 40% delle denunce (16.030) riguardava la canapa (8.102 per hashish, 6.5556 per marijuana, 1.372 per coltivazione). Ciò che dovrebbe spaventarci è il narcotraffico, non la Cannabis. E dovremmo cominciare a pretendere che i miliardi che vengono spesi da anni per la “lotta alla droga” che in realtà e sempre più diffusa, siano spesi per le scuole, i servizi, la sanità. E se questo discorso non vi bastasse, ecco 10 validi motivi per i quali la Cannabis andrebbe legalizzata. Subito. 10 - La canapa e i suoi mille benefici ci vengono costantemente negati. Può diventare carta, legno, plastica, tessuto per indumenti e migliaia di altri prodotti utili. Senza pensare al settore alimentare: dai semi di questa pianta si ottiene sia la farina, base per produrre decine di cibi e, dalla spremitura a freddo, l’olio ottimo sia come base alimentare che cosmetica. Cresce senza diserbanti, nutre il suolo, matura rapidamente e offre alti rendimenti: da la più alta resa di biomassa nel mondo – dieci tonnellate per acro – in quattro mesi ed è adatta per produrre biocombustibili. La canapa, considerata l’equivalente vegetale del maiale perché anche di essa si suol dire che “non si butta via niente” potrebbe essere una miniera d’oro per gli agricoltori riducendo inoltre la nostra dipendenza dai combustibili fossili. 9 - Il proibizionismo sottrae risorse a persone e settori che ne hanno sicuramente più bisogno. In un periodo di crisi che sembra non passare mai, con la disoccupazione, in particolare quella giovanile, alle stelle, i tagli a scuola, sanità e pubblica amministrazione e il costanO!

V UO

te aumento delle tasse, i miliardi risparmiati potrebbero essere usati per ben altri scopi. 8 - Il proibizionismo è chiaramente controproducente perché garantisce altissimi profitti a chiunque sia in grado di produrre e consegnare droga senza riuscire ad arginare il fenomeno, ed essendo la causa del fatto che altra droga verrà prodotta e consegnata illegalmente. 7 - Fumare Cannabis è un reato per il quale non esiste un colpevole. Anche se per reato nel nostro codice penale si intende qualsiasi azione che prevede una pena, e basta quindi una legge per avere una legittimazione giuridica, non è sempre detto che legale sia sinonimo di giusto o illegale di sbagliato. Specialmente quando ci sono in ballo miliardi di euro, multinazionali del petrolio, dell’energia e del settore farmaceutico. 6 - Consumare marijuana non significa degradare l’essere umano. Culture diverse fra loro in tutto il mondo, dalla preistoria ad oggi, hanno utilizzato e utilizzano sostanze per trarre benefici psicofisici. I moderni esempi “legalizzati” sono i milioni di consumatori di alcool, nicotina e farmaci che danno dipendenza. Demonizzarne alcuni e legalizzarne altri senza un criterio razionale, oltre che arbitrario è ingannevole. Alla semplice domanda “perché alcool e tabacco sì, e marijuana no?”, nessun rappresentante delle istituzioni ha mai risposto dicendo la verità. 5 - La Cannabis è un farmaco. Non si contano gli studi che dimostrano scientificamente il valore di sostanze contenute nella Cannabis nell’aiutare a curare innumerevoli patologie. Spesso viene detto che le medicine ci sono già: è vero e sono molto spesso più dannose della Cannabis. 4 - La ricerca medica sui possibili utilizzi del farmaco è costantemente contrastata. Questo nonostante sia stato scoperto come nel nostro corpo gli oltre 60 tipi di cannabinoidi identificati nella pianta stimolino in modo naturale i recettori presenti oltre che nel nostro cervello, anche nel sistema immunitario, endocrino e riproduttivo. 3 - Miliardi di euro di potenziali proventi dalla tassazione vanno invece alla criminalità organizzata. Il nostro Stato disastrato rinuncia così a ingenti proventi che si potrebbero ottenere tassando la marijuana come l’alcool o il tabacco. 2 - Nel mondo ogni anno si verificano migliaia di omicidi direttamente legati al persistere del proibizionismo. In Messico, considerato il più grande esportatore di marijuana al mondo, è stato calcolato che dal 2006 siano state uccise 24mila persone per traffici legati al proibizionismo. 1 - E’ un divieto che ci nega di esercitare un diritto basilare, e cioè quello di avere il diritto di sovranità sul nostro corpo, che viene delegato al governo. Cosa possiamo ragionevolmente chiedere a chi ci governa, se non abbiamo nemmeno la sovranità sui noi stessi? La conclusione della sintesi della Commissione Globale per le politiche sulla droga è lapidaria, e ci trova perfettamente concordi: “Ora è il tempo di agire”. fonte: enjoint.com

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QUALCHE REGOLA PER DIFENDERSI IN MATERIA DI COLTIVAZIONE Poiché vi è molta attenzione sul tema della coltivazione di piante di cannabis da cui derivare sostanze stupefacenti o psicotrope, mi permetto di svolgere alcune osservazioni di pura natura processuale. Ciò che desidero fornirvi, sono informazioni giuridiche utili a difendersi correttamente e senza sotterfugi. Premettendo che, allo stato attuale e, nonostante qualche sentenza di esito favorevole, l’attività coltivativa rimane tassativamente una condotta sanzionata penalmente dall’art. 73 comma 1 dpr 309/90, credo che chi incappi nelle maglie della giustizia debba avere qualche indicazione di carattere difensivo… www.enjoint.info/?p=9098?p=8869 WAR ON DRUGS

UN CAPOLAVORO DI MISTIFICAZIONE: CANNABIS E USO TERAPEUTICO (BY LOSAI? E CO.) L’articolo che è stato rilanciato recentemente dal sito LoSai? spiega molto sul loro modo di fare contro-informazione: “A proposito di: le canne non fanno male e uso terapeutico”. La penna originale è di Lorenza Perfori, autrice di pubblicazioni come “Scegliere la vita” (edito da “Fede e cultura”) e collaboratrice del mensile “Notizie ProVita”. Qual è la missione di questa pubblicazione? «L’iniziativa Prolife News vuole coinvolgere tutti coloro che concordano sul fatto che l’aborto è il più ignobile degli omicidi, perché perpetrato contro una persona inerme, incapace di difendersi». Bene… www.enjoint.info/?p=9055

ATTUALITA’

VITA DA CANI Probabilmente è perché ci sono stati forti tagli nel bilancio sui fondi destinati alla pubblica sicurezza, o forse le caserme delle forze dell’ordine hanno un “rating” da raggiungere per non vedersi tagliare soldi e personale, ma una cosa è certa: in nessun’altra parte del mondo dove esistono delle emergenze legate alla criminalità, come in Italia, si impiegano così tanti euro e così tanti agenti per perseguitare, acciuffare e mettere nei guai ragazzi e ragazze, “presunti criminali”, colpevoli di avere modiche quantità di pericolose sostanze droganti negli zaini o in tasca... www.enjoint.info/?p=9124

I migliori articoli di Enjoint ---------------------------> PERCHE’ LA CANAPA E’ STATA PROIBITA L’importanza della pianta, gli interessi commerciali, la proibizione… > LA VERA STORIA DELLA MARIJUANA (documentario) Un documentario ben fatto e completo che riassume la storia della canapa a 360° > CANNABIS: LIBRI E MANUALI ONLINE Raccolta di pubblicazioni sulla cannabis, tutte leggibili online > SPECIALE OUTDOOR GROW Le 10 regole d’oro sulla coltivazione outdoor di Shantibaba > CAPITOLO 1: ORTICOLTURA DELLA MARIJUANA Il capitolo introduttivo della Bibbia della Marijuana, di Jorge Cervantes > INDOOR VS OUTDOOR: QUAL’E’ IL MIGLIOR TIPO DI COLTIVAZIONE PER LA CANNABIS? Un articolo chiaro e semplice di Franco Casalone (Il Canapaio) > COME OTTENERE I FARMACI CANNABINOIDI Un articolo completo di procedure, moduli fac-simili e info varie > I 10 MAGGIORI BENEFICI DELLA MARIJUANA SULLA SALUTE Articolo e grafico completo di informazioni scientifiche e fonti attendibili > REAL DRUGS: GUIDA ESSENZIALE SULLE DROGHE Informazione prima di tutto: info scientifiche, effetti, rischi, precauzioni > IL SOMMELIER DEGLI DEI: OMAGGIO AD ALBERT HOFMANN La storia dell’inventore dell’LSD > TIMOTHY LEARY: LA VITA, GLI STUDI, LE ESPERIENZA, L’LSD La storia di uno dei precursori della psichedelia

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CORNER AVVOCATO Su Enjoint è attivo il CORNER AVVOCATO, una nuova importante sezione del forum di Enjoint dedicata a domande, risposte, commenti legali e approfondimenti a cura del nostro legale di fiducia, l’avv. Carlo Alberto Zaina, massimo esperto in materia. Da anni collaboriamo con l’avvocato cercando di divulgare informazioni utili e di aiutare i cittadini a tutelarsi e difendersi. Ora, con questa nuova stanza del forum, ci sarà la possibilità di interagire direttamente con lui. Questo prezioso servizio è assolutamente gratuito e offerto in esclusiva per i nostri utenti, dall’avvocato stesso e da Enjoint/Dolce Vita. Per tanto sottolineiamo, che l’avvocato Zaina risponderà alle domande tempo e impegni permettendo. Per porre una domanda è sufficiente registrarsi al forum (registrazione gratuita, automatica e anonima) e aprire un nuovo topic per ogni domanda o questione da discutere. No messaggi privati. www.enjoint.info/?p=8212

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ASCIA CORNER

CSC SPAGNOLI UNA REALTA’ CHE SEMBRA UNA FAVOLA! Una delle tante fantastiche piazze che costeggiano la Rambla, un vicoletto nello storico Barrio Gótico, un portoncino anonimo ed eccoci in un Cannabis Social Club di Barcellona, il “Mariland”, gestito da tre ragazzi italiani e di cui si è anche parlato in TV in un servizio delle Iene sulla realtà spagnola dei CSC. L’esperienza dei CSC è relativamente recente in Spagna e nell’ultimo periodo ha registrato un’impennata considerevole e nella sola città di Barcellona se ne contano più di 100, 70 nel solo centro storico. Entriamo accompagnati da un socio del club che ci presenta, ma quando si viene a sapere che siamo di ASCIA, la presentazione risulta superflua, quasi come fossimo ospiti ad honorem. Riempiamo comunque la domanda di ammissione e la prima cosa che ci salta agli occhi è la richiesta di dichiarazione se si usa cannabis per uso ludico o terapeutico. Per loro che stanno vivendo un momento storico per i consumatori di cannabis, è un piacere offrirci un sogno e per noi che viviamo nel perenne timore di dover affrontare un processo per una piantina o per pochi grammi di erba, proprio un sogno sembra essere quello che ci troviamo davanti agli occhi. All’interno un potente aspiratore mantiene l’aria pulita, c’è aria condizionata d’estate e riscaldamento d’inverno, l’ambiente è oscurato (purtroppo) per non avere visibilità dall’esterno, ma ugualmente gradevole con divanetti e tavolini attrezzati per il rollaggio, musica a volume discreto, un maxi schermo, wc pulitissimi, acqua gratis, bevande e snack a prezzi di case del popolo. Ci vengono mostrate alcune qualità di cannabis, ci viene spiegata la tipologia e la percentuale di THC contenuta nelle varie specie e, dato che nella legalità anche i prezzi diventano ragionevoli, per 10 euro acquistiamo un paio di grammi di un’ottima sativa dal profumo veramente gradevole, ci sediamo poi su un divanetto condividendo il tavolino con due ragazze che si stanno rollando un joint. Anche loro sono italiane, ma vivono da anni a Barcellona, una di loro ci racconta la sua incredibile storia, è tra i pochi fruitori che utilizzano la cannabis del CSC per scopi terapeutici e la patologia che accusa (sensibilità

chimica multipla alle sostanze usate nei farmaci, nell’alimentazione, nel vestiario, nell’arredamento domestico e in centinaia di altre cose) non è riconosciuta nel nostro Paese e tanto meno le viene riconosciuta l’unica terapia che potrebbe alleviare la sua condizione e che chiaramente è a base di cannabis. A Barcellona invece ha sostenuto visite mediche ed esami e alla fine gli è stato riconosciuto lo stato patologico con un certificato ufficiale e le è stata consentita la cura a base di cannabis che lei si procura al CSC in base alla qualità, alla quantità e alla tipologia che ha concordato con il medico. Sembra un capitolo di “Alice nel Paese delle Meraviglie” o di vivere nell’ambientazione della Mela d’Oro, dove i “fumatori di marijuana” avevano dei club esclusivi che molto somigliavano all’Agorà greca, dove, aiutati dal potere introspettivo della cannabis si discuteva di cose profonde anche se con un’apparente leggerezza! E invece non siamo né in una favola, né in un romanzo, ma solo a poche centinaia di chilometri dall’Italia, dove invece, mentre si celebrano migliaia di feste in onore del vino e si tollera simpaticamente chi ne abusa, si depreca e disapprova qualsiasi tentativo di confronto sul tema della cannabis e sui diritti dei suoi consumatori. Ora ci sarebbe da chiedersi: se la legge, in Italia come in Spagna, consente il consumo, ma impedisce di fatto una lecita reperibilità della sostanza, non istituendo punti di vendita e impedendo l’autoproduzione, non è questo un motivo palese per creare una falla legislativa e tentare l’esperienza spagnola? Com’è possibile consumare se non esistono siti dove reperire la sostanza se non dal mercato criminale? E indubbiamente i CSC potrebbero essere quell’anello mancante, nella legge sugli stupefacenti, per un’attività legale e controllata, per una buona integrazione del fenomeno nella società, per la sicurezza e la salute dei consumatori che reperirebbero un prodotto di ottima qualità e toglierebbero oltretutto l’erba dal menù delle droghe spacciate dalle organizzazioni criminali. C’è da lavorarci sopra, ma va a finire che se vogliamo risolvere il problema dovremmo iniziare realmente a considerare la cosa! Giancarlo Cecconi

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LEGALIZE IT

TUTTO PUÒ CAMBIARE IN POCO TEMPO Sempre più categorie di cittadini sperano che questo sia un autunno caldo e non parliamo di meteo, ma di politica, di economia, di scelte importanti per il futuro del Paese e nulla lascia ben sperare alla luce di un governo sbiadito e in balia delle vicende giudiziarie del signor B. e più in generale dei poteri forti. Come ogni estate va in scena la pantomima dei media che ci inondano di notizie ancor più effimere e superficiali di quando non facciano nel resto dell’anno, l’obiettivo primario è distogliere lo sguardo delle persone dai problemi importanti. A partire dai grandi temi di attualità, come le condizioni pietose in cui sono imprigionati i migranti nei CPT, la Tav e le centrali a carbone, e non ultimo il delirante progetto che vorrebbe far passare un enorme gasdotto proprio a San Foca, in Salento. Nel cuore pulsante della crescita turistica di una macroregione che ha saputo sfruttare le proprie caratteristiche culturali e naturalistiche per attrarre sempre più turisti sul proprio territorio. In un momento di crisi come quello attuale, il governo decide di far arrivare un gasdotto nel nostro Paese. Niente in contrario, ma dove farlo passare? Proprio nel Salento, punta della crescita turistica in Italia. Un autolesionismo che sinceramente non so spiegarmi. I cittadini salentini ovviamente non ci stanno e si sono organizzati in comitati NO TAP (Tap dal nome della società che vorrebbe costruire il gasdotto). Ma il Salento e la Puglia sono protagonisti anche di una rinascita della canapa, tramite associazioni e singoli cittadini che si occupano dei più svariati aspetti per reintrodurre la Pianta nel quotidiano. Citiamo tra le tante iniziative la seconda

edizione di Salento in canapa 2.0 organizzato dall’associazione EcoRevolution. Tre giorni di dibattiti, convegni, aperitivi e musica a tema canapa, in pieno agosto nei pressi di Porto Selvaggio, uno dei parchi naturali più belli del Salento. Ci auguriamo che la prossima edizione possa essere ancora più ricca e partecipata. In agosto purtroppo abbondano anche cattive notizie, in questo caso gli effetti collaterali dell’attuale legge sulle droghe, infatti sono centinaia gli arresti in giro per l’Italia per pochi grammi di hashish o marijuana, siamo di fronte ad una catastrofe sociale che contribuisce notevolmente al degrado culturale ed economico del nostro paese. Siamo in ostaggio di leggi che passano sopra ogni diritto personale, di politici che non conoscono quello di cui parlano, non pagano mai le conseguenze dei loro reati, ma si ergono a giustizieri quando ad essere colpiti dalla legge sono semplici cittadini e consumatori, che si vogliono criminalizzare ad ogni costo con l’obiettivo di lucrare sulla repressione e aumentare il controllo… Non ci si rende conto delle conseguenze personali e collettive che può avere la galera per un ragazzo che non ha niente a che fare con la criminalità. Non ci si rende conto che in Paesi confinanti e civili, la detenzione di una o più piantine non è considerato reato e le nostre forze dell’ordine, impegnate a reprimere un fenomeno di massa diffuso e culturalmente accettato dalla società, potrebbero fare meglio il proprio lavoro e rendere le nostre città più civili e vivibili dedicando il loro prezioso tempo alla vera criminalità. Qualcuno tempo fa mi ha chiesto cosa accadrebbe se tutti i consumatori di ganja facessero outing, quasi in contemporanea e ovunque: in famiglia, con il vicino, con il barista, il commercialista, il medico e il meccanico. La risposta è stata più semplice di quello che potrebbe apparire: “Scopriremmo di essere molti di più di quello che pensiamo e cambierebbe tutto prima che ce ne accorgessimo”. a cura di Gennaro Maulcci

AVVOCATO RULEZ

LA VENDITA DI SEMI DI CANNABIS NON COSTITUISCE REATO Il principio statuito dalla sentenza delle SSUU dello scorso 18 ottobre 2012 (n. 47604), che ha escluso che la vendita di semi di cannabis integri gli estremi del delitto di cui all’art. 82 dpr 309/90, trova puntuale e corretta applicazione nella decisione del GUP presso il Tribunale di Roma, del 7 febbraio - 7 aprile 2013, che ha assolto quattro commercianti di semi di cannabis, accusati di violazione proprio della citata disposizione di legge. Si è così posta fine ad un’odissea giudiziaria durante oltre quattro anni. La rilevanza della pronunzia, che si commenta, consiste, certamente, nella felice intuizione giuridica del giudice di prime cure, il quale colloca la condotta di vendita di semi di cannabis, attribuita al commerciante - ed oggetto della specifica contestazione di reato nel segmento degli atti preparatori non punibili. Ad avviso del giudicante, infatti, non sarebbe ravvisabile il requisito dell’idoneità “in modo inequivoco alla consumazione di un determinato reato”, atteso che “non è dato dedurre la effettiva destinazione dei semi”, una volta che essi siano stati venduti.

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E’ evidente che tali affermazioni si coniugano in maniera armonica con l’osservazione: 1. che sia sempre stato obbiettivamente impossibile - per il giudicante - acquisire la prova positiva della volontà genetica ed univoca del commerciante di istigare, tramite la vendita di semi di cannabis, gli acquirenti all’uso di sostanze stupefacenti, attesa la molteplicità di ipotetici motivi che potevano sottostare all’acquisto; 2. che, una volta perfezionata la vendita, la destinazione finale e l’eventuale utilizzo modale dei semi - entrati negozialmente nella sfera di esclusiva disponibilità dell’acquirente - sfugge a qualsiasi forma di verifica da parte del commerciante. Costui non ha alcun obbligo di verificare l’uso successivo degli stessi. Ulteriore profilo di interesse si rinviene, poi, nella disamina della condotta degli imputati, che induce il giudice ad escludere la configurabilità dell’art. 414 c.p. in relazione all’art. 73 dpr 309/90 (ipotesi di reato di istigazione alla coltivazione illecita, che le SSUU hanno ritenuto come unica formulabile in teoria in situazioni del genere). La sola inserzione pubblicitaria, che raffigura semi e contiene indicazioni sulla loro provenienza e descrizione, non presenta - ad avviso del GUP - il carattere di fungere da spinta determinativa specificatamente indirizzata nei confronti degli acquirenti al fine di indurre costoro ad acquistare per coltivare. Avv. Carlo Alberto Zaina DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


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AROMATERAPIA: 10 STRAORDINARI BENEFICI PER LA SALUTE L’aromaterapia è una forma di trattamento naturale a base di oli essenziali utile per risolvere problemi e disturbi a livello sia fisico che psicologico. Accanto agli oli essenziali, vengono utilizzati altri elementi naturali che servono da vettori alle sostanze presenti nelle essenze, come sale e oli vegetali. Per diffondere gli oli essenziali nell’ambiente esistono strumenti specifici adatti sia alla casa che all’ufficio. L’aromaterapia garantisce effetti positivi contro i sintomi della sindrome premestruale, dello stress, dell’influenza e non solo. Scopriamo insieme dieci tra i suoi più noti benefici. 1. TOSSE E RAFFREDDORE L’aromaterapia è particolarmente efficace nella cura di tosse e raffreddore. Sono numerosi i prodotti erboristici spray per liberare il naso, calmare la tosse o alleviare il mal di gola formulati a base di oli essenziali. L’impiego più semplice dell’aromaterapia in caso di tosse o raffreddore consiste in suffumigi con acqua bollente e olio essenziale di eucalipto o di timo. 2. STRESS L’aromaterapia riduce lo stress. Si tratta del beneficio per la salute più noto per quanto riguarda questa terapia naturale. Sottoporsi ad un trattamento di aromaterapia allevia i sintomi dello stress. Alcuni oli essenziali, come l’olio essenziale di basilico, sono noti per il loro effetto antistress e antidepressivo. Gli oli essenziali dal potere calmante per eccellenza sono estratti dai fiori di lavanda e di camomilla. 3. COMPORTAMENTO Gli oli essenziali impiegati in aromaterapia influenzano il nostro comportamento. L’olio essenziale di legno di sandalo può portare a calmare la mente ed i nervi, conducendoci a compiere le nostre azioni con maggiore tranquillità. Altri oli essenziali possono invece donarci nuove energie e portarci ad agire più prontamente, come l’olio essenziale di timo o di limone. 4. SONNO L’aromaterapia è efficace contro l’insonnia e contribuisce a migliorare la qualità del sonno. Gli effetti più evidenti in proposito sono stati associati all’olio essenziale di lavanda e al semplice aroma di questo fiore. Un suggerimento utile in proposito consiste nel vaporizzare sul cuscino prima di andare a dormire dell’acqua di fiori di lavanda naturale, nota anche come idrolato di lavanda.

state considerate adatte a risvegliare gli stimoli sessuali e a migliorare la circolazione nella zona degli organi genitali maschili. Tra gli aromi più efficaci vengono indicati lavanda, liquirizia, vaniglia e spezie. 8. MEMORIA L’aroma di rosmarino può migliorare la memoria. Gli esperti hanno verificato gli effetti positivi dell’olio essenziale di rosmarino sulla nostra capacità di ricordare e di completare le attività previste per determinati momenti del futuro. L’olio essenziale di rosmarino è stato giudicato utile per migliorare le funzioni cognitive negli adulti. 5. PARTO La depressione post-partum è un disturbo che affligge sempre più donne dopo la gravidanza e che non deve essere sottovalutato. Un alleato da utilizzare contro la depressione post-partum, secondo uno studio scientifico condotto su 365 donne, prevede l’impiego di olio essenziale di lavanda per effettuare dei massaggi nell’area del perineo. Inoltre, gli oli essenziali vengono impiegati per attenuare i dolori del parto e del travaglio. Gli esperti britannici suggeriscono la pratica di un massaggio aromatico a base di oli essenziali di bergamotto, salvia, gelsomino, lavanda, menta, incenso e pompelmo. 6. INFLUENZA I sintomi dell’influenza possono essere alleviati grazie all’aromaterapia. Se le vie respiratorie sono congestionate, è possibile ricorrere a dell’olio essenziale di eucalipto o di timo da massaggiare sul petto in piccole quantità, per favorire l’eliminazione del catarro e dei germi che possono essere la causa del malessere. 7. SESSO L’aromaterapia migliora la risposta sessuale maschile. Alcune essenze aromatiche sono

9. LAVORO Spesso negli ambienti di lavoro si respira un eccessivo nervosismo e regna l’agitazione. Con il trascorrere del tempo ciò può portare alla nascita di situazioni di disagio che possono comprendere disturbi sia fisici che psicologici. Per allentare la tensione in ufficio, e per purificare l’aria dell’ambiente di lavoro, è possibile diffondere una miscela costituita da olio essenziale di lavanda e di pompelmo in parti uguali (4-6 gocce ciascuno). 10. SINDROME PREMESTRUALE La sindrome premestruale può cogliere le donne a pochi giorni di distanza dall’arrivo del ciclo, causando problemi fisici e sbalzi d’umore. Dolore, tensione e gonfiore possono essere accompagnati da tristezza, irritabilità e leggera depressione. Un prezioso aiuto può giungere dall’aromaterapia. Gli oli essenziali possono essere diffusi nell’ambiente o utilizzati per fare dei massaggi. L’Istituto Di Medicina Naturale suggerisce di impiegare olio essenziale di rosa e salvia sclarea contro pianto e depressione, e olio essenziale di bergamotto e geranio contro irritabilità e tensione. Marta Albè www.greenme.it

PASSAPAROLA

ONE SEA ALLIANCE One Sea Alliance è un’organizzazione di volontariato che si occupa della salvaguardia degli ecosistemi marini e dei loro organismi. Nasce per iniziativa di un gruppo formato da dottori in scienze ambientali, biologi marini, subacquei e appassionati ambientalisti uniti per la salvaguardia dell’ambiente. Molte iniziative sono state già avviate per migliorare la situazione attuale di degrado ambientale e molte altre saranno avviate prossimamente. Scopri come fare una DONAZIONE su www.onesealliance.org. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

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ANIMALS

PERCHÉ MANGIARE CARNE NON É UN SEMPLICE ATTO ALIMENTARE Chi mangia carne si nutre di un animale. Quest’aspetto sembrerebbe banale ma è una verità spesso dimenticata da chi consuma carne. Chi invece non la dimentica e continua a nutrirsi di carne dovrebbe riflettere sul perché non mangia anche cani o gatti. Forse esiste una vera e propria gerarchia sociale animale che dà il diritto alla vita e alla protezione degli animali posti nelle posizioni superiori? Se è così, dovremo un po’ paragonare gli animali che si mangiano agli schiavi del passato che non godevano di nessun diritto, non avevano la libertà, venivano sfruttati e considerati come delle cose. Chi mangia carne si nutre di un animale che non ha più la parvenza di un animale. Forse è questo il meccanismo con cui la società ci ha aiutato a considerare la carne che mangiamo come una cosa o un prodotto commerciale. Se prendiamo in considerazione per esempio il pollo ci rendiamo conto che: lui vive per nutrire l’uomo, lui vive due identità distinte (è il gallo o la gallina in natura ma diventa pollo per sfamarci), essendo oggetto l’uomo non s’interessa del suo stato di salute a meno che questo non influenzi ciò che diventerà da morto, ovvero cibo umano. Tutti gli animali che mangiamo sono oggetti, non riconosciamo in loro alcun tipo di vita. Chi mangia carne, il più delle volte, non ha mai avuto esperienza di come vengono allevati e macellati questi animali. L’esperienza diretta con questi allevamenti o solamente un’informazione approfondita sul tema farebbe comprendere un dato di realtà banale ma celato, dimenticato, annullato perché per noi troppo sconveniente: anche l’animale soffre! E soffre perché l’uomo si prende gioco di lui, lo aggredisce, lo violenta, lo uccide. Anche l’animale si lamenta, urla, si dimena, si agita e questa come può essere definita se non sofferenza e dolore? La sofferenza appartiene anche all’animale. Chi mangia carne lo fa perché probabilmente è convinto che sia la cosa più naturale del mondo. L’uomo, contrariamente a quanto si pensa, è un animale frugivoro (frugivoro è colui che si nutre di frutta e semi). Il corso della storia lo

ha portato a cacciare e a nutrirsi di carne a causa di cambiamenti ambientali, ma le nostre origini non sono quelle di uomini carnivori od onnivori. Queste affermazioni possono trovare conferma nelle caratteristiche del nostro corpo, più simili se non identiche, ai frugivori (struttura fisica non offensiva, pollice della mano opponibile adatto a raccogliere semi e frutti, canini poco sviluppati, denti adatti a triturare cibi duri, lingua liscia.) che ai carnivori (struttura fisica predatoria, saliva e urina acida, lingua ruvida, mascelle per lacerare e mordere, intestino corto tre volte il proprio tronco per eliminare la carne velocemente, stomaco semplice.) o agli onnivori (4 zampe, coda, incisivi sviluppati, saliva ed urina acida, intestino lungo 8 volte il tronco.). Chi mangia carne lo fa perché è sicuro dell’adeguatezza della propria dieta e di ciò che mangia. In realtà è da molto appurato che la carne non è un cibo adatto all’uomo, soprattutto a causa delle caratteristiche corporee umane non adatte all’assunzione di carne descritte in precedenza. Inoltre la carne che viene servita sulle nostre tavole attualmente è sconsigliabile anche per gli estrogeni, i sali di zinco, i vaccini che vengono somministrati agli animali e, che quindi, di conseguenza sono assunti anche dall’uomo. La dieta vegetariana risulta essere una dieta ottimale e, contrariamente a quanto si pensa, rappresenta una valida prevenzione per molte malattie. Chi mangia carne lo fa perché è una caratteristica naturale dell’uomo. Naturale, secondo il mio parere, non è far uccidere a qualcun altro un animale, renderlo il meno possibile uguale ad una parvenza di animale e chiudere gli occhi di fronte all’allevamento e al macello. Se ci pensiamo bene, solo in questi termini, riusciamo a mangiare carne. Chi mangia carne lo fa perché considera gli animali da allevamento (e non solo) delle specie inferiori. Ed è proprio per questo motivo che recentemente si assiste ad un dibattito sulla veridicità o meno delle teorie di Darwin: quest’ultimo, infatti, ha ipotizzato l’evoluzione dell’uomo dai primati affermando così che l’uomo non è superiore all’animale ma è un suo parente. Forse le teorie di Darwin vengono ora criticate perché pongono l’uomo sullo stesso piano di tutti gli altri esseri viventi. Chi mangia carne lo fa perché non ci vede nulla di male. Tralasciando la sofferenza degli animali è possibile affermare che la dieta basata sulla

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carne porta con sé diverse conseguenze a livello mondiale. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in occasione del sessantesimo anniversario della FAO (Fondazione della Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione), ha pronunciato queste parole: “La coscienza non può ribellarsi di fronte a questa strage silenziosa, l’Italia deve continuare il suo impegno per la lotta alla fame”. Ma cosa c’entra questa importante disgrazia e sfortuna con il mangiare carne? La sofferenza e la fame delle popolazioni più povere non sono accadimenti sfortunati e dettati dalla casualità o dal fatto che purtroppo non si può fare nulla, sono realtà causate anche da noi. La fame dei più poveri è causata dall’incolmabile sazietà e dall’obesità dei più ricchi. Il 70% delle risorse mondiali vengono consumate dall’11% della popolazione mondiale ricca (Fonte: www.vegetariani.it). Chi mangia carne lo fa perché mette in atto delle difese inconsce. L’aggressività sugli animali, infatti, è ritenuto indice di patologia mentale. Ma come fa questo dato di fatto integrarsi con la crudeltà legale subita quotidianamente dagli animali di allevamento e non solo? Chi mangia carne lo fa perché gli piace. Io penso che se una persona venisse a conoscenza di cosa veramente sta al di là del semplice atto alimentare proverebbe in automatico un senso di disprezzo nei confronti della carne. E se ciò non accadesse penso che il sacrificio di un semplice piacere culinario possa valere una scelta così importante e corretta nei confronti dell’altrodiverso (l’animale) e uguale a me (la persona che muore di fame). Chi mangia carne lo fa perché, eliminandola, tanto non cambierebbe nulla. Posso rispondere a quest’affermazione con una frase di Gandhi che dice: Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo. In collaborazione con

Gaspare Messina

DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


GIARDINAGGIO

CONVERTIRE UN ACQUARIO IN SISTEMA IDROPONICO Un sistema idroponico casalingo semplice e d’effetto che permette di apprezzare la vista delle radici, spesso realizzato come progetto scolastico per il suo valore educativo. Facile da progettare e da portare a termine, richiede pochissimo impegno e dà l’occasione di riciclare adeguatamente una vasca da acquario. Variando un po’ i materiali di questo schema pilota si può ottenere anche un validissimo effetto decorativo. Per una prova andranno benissimo un po’ di polistirolo e un acquario dismesso, in vetro o plexiglass. La trasparenza delle pareti è quello che consentirà di osservare le radici, ma queste ultime non apprezzeranno la luce; a tal proposito quindi sarà bene procurarsi qualcosa (cartoncino, carta da pacchi, foglio di plastica, quello che preferite) di opaco con cui rivestire la vasca. Avendo cura di lasciare un lato rimovibile si potrà in qualunque momento godere della vista dell’apparato radicale. Impiegando un contenitore opaco, o oscurando tutta la vasca, si otterrà comunque un efficace idrosistema (deep water system) fai da te, ideale per crescere talee e piccole piante, paragonabile ad un floating system in miniatura. Bene, vediamo dunque cos’altro ci serve per realizzare il nostro sistema idroponico riciclato. Innanzitutto del polistirolo, spesso abbastanza perché galleggi. Ne servirà un pezzo grande circa quanto la superficie della vasca. In questo polistirolo andranno praticati dei buchi dove inseriremo, a seconda dello spazio a disposizione, dei bicchieri di plastica

a cui avremo forellato il fondo. In alternativa con pochi centesimi potete acquistare dei vasi di rete da idroponica. All’interno dei bicchieri/vasetti inseriremo un medium di coltivazione, come perlite o vermiculite. Ne basterà qualche manciata. Oltre a questo, serviranno una pompa per ossigenazione (probabilmente già presente nell’acquario), un misuratore del pH (anche questo spesso compreso nel set originario) e dei nutrienti specifici per idroponica. Come procedere nella costruzione del mio idrosistema deep water? Dunque per iniziare rifiliamo con un cutter o un coltello affilato il polistirolo perché sia della misura giusta per coprire la superficie dell’acquario. Poi prendiamo un bicchiere di plastica e utilizziamolo per tracciare dei cerchi sul polistirolo con un pennarello in corrispondenza dei buchi che sosterranno i nostri vasetti. Ora con la taglierina pratichiamo i fori, avendo cura di restare qualche millimetro all’interno della linea della circonferenza. Questo ci garantisce che i bicchieri saranno ben sorretti. Con un ferro da calze o un grosso ago facciamo dei forellini sul fondo dei bicchieri facendo attenzione a non romperli. La tecnica migliore è appoggiare il bicchiere su una superficie morbida ed utilizzare uno strumento molto appuntito. Ora bisogna sistemare nell’acquario la pietra porosa che si trova alla fine del tubicino dell’ossigenatore. Attenzione: l’ossigenatore, o pompa ad aria, deve stare all’esterno della vasca, lontano dall’acqua. Bene, adesso si può aggiungere l’acqua coi nutrienti per idroponica, seguendo le dosi

TIPICA CULTURA IDROPONICA FOGLIO RIGIDO TUBO ARIA

PIANTA

POMPA ARIA

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PIETRA POROSA

SOLUZIONE NUTRIENTE

indicate in etichetta. In questa fase è meglio andare cauti con le dosi e non esagerare. Il sovradosaggio è decisamente più pericoloso di una temporanea deficienza di fertilizzante. E’ importante assicurarsi che la soluzione sia ben miscelata prima di misurare il pH ed eventualmente correggerlo. Attaccato l’ossigenatore alla corrente si potrà verificare il flusso di ossigeno nell’acqua: questo aiuterà le radici a crescere sane e ad assorbire adeguatamente i nutrimenti. Ok, ora siamo in dirittura di arrivo: posizioniamo il polistirolo sulla superficie dell’acqua e i bicchieri nei fori. Un po’ di perlite nei bicchieri costituirà un ottimo substrato. Se dovesse sfuggire dai forellini praticati nei vasetti di plastica, potete mettere sul fondo un pezzetto di tessuto, meglio se un pezzo di collant o similare. Per quel che concerne la sostituzione della soluzione nutritiva potreste ovviamente monitorare l’EC, ma una volendo mantenere la manutenzione al minimo e il sistema il più semplice possibile potete adottare questa regola: quando metà dell’acqua è consumata sostituitela con acqua fresca, senza nutrienti. Quando ne manca di nuovo metà sostituitela tutta, con l’aggiunta questa volta dei fertilizzanti. E ora godetevi il vostro sistema idroponico fatto in casa e sbizzarritevi con le vostre piantine: una volta ben radicate le potrete trapiantare in terra o in un altro idrosistema, ottenendo talee o giovani piante sane tutto l’anno a costi contenutissimi.

a cura di Francois Le Jardinier DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


SHANTIBABA’S BAG OF DREAMS

DIFFERENTI TECNICHE DI ESTRAZIONE DELLA CANNABIS PER PRINCIPIANTI Ciò che fino ad oggi, abbiamo capito della cannabis è, nelle migliori delle ipotesi, che si tratta di una scienza imprecisa! Tuttavia, le ricerche e i dati raccolti aumentano di giorno in giorno permettendo alla cannabis di raggiungere livelli di legittimità mai vissuti prima. La comunità di coltivatori e consumatori di cannabis si è imposta poco a poco contro le leggi proibitive in materia e gli studi per la cura di differenti malattie su adulti e bambini mostrano, in molti casi, risultati postivi. Le prove però, non sono ancora sufficienti per sostenere tutte le teorie, anche se sono molti coloro che stanno cambiando radicalmente opinione ammettendo che si sbagliavano e che le prove scientifiche lo dimostrano. Procedendo un passo per volta è stato possibile finora creare delle basi solide per questa sub-cultura, ma ora stiamo osservando una crescita esponenziale in questo settore e i giornalisti di tutto il mondo stanno cercando di smascherare le bugie che sono state raccontate per alimentare la “guerra alla droga”. I genitori che un decennio fa avevano votato contro la legalizzazione della cannabis pensando di proteggere i loro figli, dopo aver visto con i propri occhi i benefici medici per i propri cari, oggi votano a favore della cannabis medica. I medici e gli infermieri raccomandano la cannabis, quando fino a poco tempo fa erano solo gli hippy e i coltivatori biologici che ne vedevano il potenziale. Tutto questo è stato realizzato un passo dopo l’altro imparando dagli errori del passato e utilizzando la scienza come guida. Non importa cosa succederà in futuro, la cannabis è una pianta che può essere coltivata facilmente e in quantità anche da chi non l’ha mai fatto! Tenendo in considerazione che finora la cultura della cannabis si è sempre sviluppata per vie alternative - e in qualche modo continua a farlo - sono i pazienti e i consumatori stessi i maggiori esperti di estrazioni, dosaggi ed effetti benefici.

Tenendo in considerazione che finora la cultura della cannabis si è sempre sviluppata per vie alternative - e in qualche modo continua a farlo sono i pazienti ed i consumatori stessi i maggiori esperti di estrazioni, dosaggi e effetti benefici. Lo stesso Rick Simpson, che ha combattuto un cancro alla pelle, è stato l’ideatore di una tecnica di estrazione basata sulle sue esperienze personali, che ora viene sfruttata anche da molti altri meno esperti nonostante non sia stata ufficialmente brevettata. I risultati però, si vedono in termini di vite salvate e ogni parola proferita dalla bocca di una persona salvata da una malattia vale più di ogni altra prova o brevetto! I produttori di olii ed estratti di cannabis si basano su tecniche che si sono evolute nel tempo e che si sono sviluppate utilizzando strumenti rudimentali disponibili nelle zone in cui si coltivava cannabis. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

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SHANTIBABA’S BAG OF DREAMS

Le cose sono cambiate radicalmente negli ultimi 3 decenni e le informazioni sono a portata di click, su internet e sui social media. È sufficiente guardare le innumerevoli dimostrazioni presenti su YouTube su come preparare olii, prodotti alimentari, effettuare estrazioni a secco, con ghiaccio, con butano oppure utilizzando le Bubble Bags, per fare in modo che i principianti diventino professionisti. Inoltre i pazienti stessi hanno fatto in modo che la comunità medica aprisse gli occhi di fronte ai risultati che stanno diventando di dominio pubblico. Negli ultimi 25 anni, ho fatto estrazioni provando l’una o l’altra tecnica e l’unico vero fattore limitante nel fare ogni tipo di estratto è la quantità di prodotto grezzo necessaria in partenza. Normalmente, le piante contengono piccole quantità di elementi essenziali e il rapporto tra la materia prima necessaria e il prodotto estratto è di circa 10 a 1 (ma questa è una stima approssimativa per scopi generali).

Le estrazioni dalle piante esistono da anni. Lo scopo principale, come nella distillazione di olii essenziali, è quello di ottenere una quantità pura di molecole essenziali dal prodotto grezzo senza alterarne o comprometterne l’integrità ESTRAZIONI A SECCO CON SETACCIO Per produrre questo tipo di hashish è sufficiente setacciare piccole quantità di fiori secchi attraverso un telaio con schermo a maglia fine per un paio di volte, raccogliendo la resina prodotta dai tricomi. Dopo aver avvolto la resina prima in un cellophane, poi nella carta di giornale, viene scaldata in una padella facendo pressione per renderla compatta. Questo procedimento ha reso alcune tra le qualità di hashish più aromatiche che abbia mai assaggiato, per non parlare degli effetti sensazionali. La resa media è compresa tra 6-12% del peso totale del prodotto di partenza, variabile secondo il ceppo di cannabis utilizzato. Questo estratto polveroso è composto da una miscela di terpeni (elementi primari per gli olii essenziali), cannabinoidi (molecole attive della pianta che attivano i recettori delle cellule) e piccole quantità di materia vegetale. Senza analizzare il prodotto in un laboratorio professionale, si

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possono solo avanzare ipotesi sul contenuto specifico, considerando che tutti i semi, anche se provenienti dalla stessa generazione di piante madri, variano leggermente in termini di fenotipo ma non di genotipo. Ogni pianta produce risultati leggermente diversi e di conseguenza, la quantità di terpeni e di cannabinoidi è variabile. I modi migliori per ottenere un prodotto costante e standardizzato sono: mettere tutte le piante insieme facendo una media tra le piante utilizzate, oppure utilizzare un solo clone per tutta la coltivazione, così la stessa sarà creata a partire da una sola pianta e non dai semi. Per me l’unico modo per ottenere un prodotto coerente e affidabile è quello di utilizzare i cloni mantenendo in camere separate le piante madri. ESTRAZIONE TRAMITE GHIACCIO Dopo aver setacciato le cime una volta e aver eliminato il 10% del peso totale, si passa all’utilizzo delle Bubble Bags (stesso principio del setaccio ma in sacchetti multistrato). Il primo passaggio corrisponde a mettere il materiale vegetale nel primo sacchetto e immergerlo nell’acqua con ghiaccio alla temperatura di 2°C agitandolo per 10 minuti. In seguito bisogna farlo riposare per altri 30 minuti, poi rimuovere e scolare il sacchetto contenente il materiale vegetale. Setacciare la resina e posizionare le ghiandole di resina bagnate su un foglio di alluminio lasciandole asciugare per qualche giorno. Questa tecnica estrae le ultime ghiandole di resina presenti nella materia vegetale e la quantità ottenuta è compresa tra 2-5% del peso totale di partenza. Mescolare i prodotti ottenuti con la setacciatura a freddo e a secco, in quantità variabili, produrrà un hashish forte e aromatizzato, facilmente realizzabile e senza sostanze chimiche aggiunte. La miscela dei due prodotti è indicata anche per tinture, olii e in cucina senza dover usare il verde e la clorofilla della pianta. Queste polveri sono migliori da utilizzare in cucina, perché con i fiori, i valori possono variare notevolmente da una pianta all’altra e da una cima all’altra a causa della posizione del sole e molti altri fattori. Ecco perché consiglio alle persone di imparare queste due tecniche: per produrre estratti di polvere concentrati e conoscerne i dosaggi e gli utilizzi. ESTRAZIONI TRAMITE SOLVENTI In questi ultimi tempi mi sono dedicato anche alle estrazioni mediante l’utilizzo di diversi solventi, quali etanolo, alcool, acetone, etere e kerosene (tecnica utilizzata da Rick Simpson). In sostanza il processo è il seguente: DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


1. Rompere le cime in parti più piccole per fare in modo che il solvente possa penetrare su una superficie maggiore sciogliendo tutte le ghiandole di resina nel solvente. 2. Immergere il materiale vegetale nel solvente e mescolare per circa 10 minuti o più. 3. Rimuovere il materiale vegetale e lasciare scolare il solvente. 4. Mettere il liquido restante in una pentola per il riso (o a bagnomaria) per fare in modo che il solvente evapori (fare molta attenzione in questa fase del processo). 5. L’estratto viscoso che si ottiene una volta che il solvente è evaporato (che io chiamo miele o ambra) è la forma di resina più pulita che si possa ottenere e contiene tutte le molecole attive della materia vegetale. Questo processo inoltre, purifica la cannabis da tutte le impurità e i batteri e vista l’esposizione prolungata al calore, l’estratto è abbastanza sicuro da usare così come si presenta! 6. Il dosaggio è probabilmente l’elemento più importante da prendere in considerazione una volta che l’estrazione oleosa è fatta. Questo dev’essere regolato per tentativi partendo da basse dosi iniziali ed è quindi la parte più difficile di tutto il processo ma probabilmente anche la più importante e da fare seriamente se si vogliono ottenere effetti positivi. 7. Secondo Rick Simpson si ottengono tra i 60 e i 75 grammi di prodotto finale partendo da mezzo chilo di fiori secchi e questa quantità è sufficiente per un ciclo di cure. L’estrazione col butano risulta leggermente diversa in quanto non si tratta di un fluido sotto pressione normale ma di un’estrazione con gas o più precisamente con un fluido supercritico. Questa tecnica produce ottimo miele di qualità ed estratti oleosi dal sapore pieno, ma il risultato dipende anche dal tipo di butano utilizzato e da com’è stato eseguito il processo di estrazione. ESTRAZIONI CON OLIO D’OLIVA Secondo uno studio fatto da Hazekamp e Romano sull’automedicazione casalinga da parte dei pazienti tramite estratti ottenuti con vari solventi, la conclusione è stata che il migliore solvente per le produzioni casalinghe è l’olio d’oliva. In questo studio vengono messe a confronto e discusse le estrazioni eseguite utilizzando nafta, etanolo, etere e olio d’oliva come

solventi. In conclusione sembra che l’estrazione con olio d’oliva sia di gran lunga la tecnica che i professionisti consigliano, per ragioni di sicurezza, di minore quantità di residui dannosi lasciati nell’estratto concentrato e per facilità d’uso e di dosaggio, ai principianti che vogliano produrre farmaci fatti in casa. È sufficiente mescolare cannabis sminuzzata con olio d’oliva e mantenere la cottura a bassa temperatura per un’ora mescolando ogni 5 minuti. Si dovrà poi filtrare il materiale organico con un panno da cucina o un filtro da caff è raccogliendone l’olio. L’olio permette di essere dosato facilmente e può essere integrato alla dieta come si farebbe con il normale olio d’oliva. Le estrazioni dalle piante esistono da anni. Lo scopo principale, come nella distillazione di olii essenziali, è quello di ottenere una quantità pura di molecole essenziali dal prodotto grezzo senza alterarne o comprometterne l’integrità. La cannabis ha almeno 85 diversi cannabinoidi come molecole attive che la rendono unica oltre ai terpeni (aromi) in diversa misura. I terpeni rappresentano un fattore di estrema importanza per il valore medicinale della cannabis, infatti, se vogliamo misurare sia l’aspetto quantitativo sia qualitativo, non è consigliabile sottoporre i prodotti grezzi a temperature estremamente elevate perché ucciderebbero o farebbero evaporare le essenze. Attraverso le estrazioni è possibile ridurre le piante grezze in molecole attive, che sono più facili da controllare e dosare. La scienza si basa su dosaggi misurati e lo stesso deve essere per i farmaci a base di cannabis. E’ quindi necessario essere in grado di testare i principi attivi del concentrato o dell’olio che viene prodotto. Una volta testato l’estratto di cannabinoidi e terpeni, è possibile cominciare a creare dei dosaggi specifici a seconda delle necessità dei pazienti. È solo una questione di tentativi ed errori, per questo consiglio di cominciare con dosaggi bassi. La soddisfazione di crescere e produrre la propria medicina e farsi carico della propria vita non ha paragoni! Tutto nella vita è solo una questione di scelte! a cura di SHANTIBABA breeder della Mr Nice Seedbank tra i massimi esperti mondiali di genetiche e semi di cannabis. Padre di alcuni degli strain più famosi al mondo tra cui “White Widow” e “Super Silver Haze”

ATTENZIONE: LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO NON INTENDONO IN ALCUN MODO ISTIGARE INDURRE OD ESORTARE L’ATTUAZIONE DI CONDOTTE VIETATE DALLA LEGGE VIGENTE. RICORDIAMO AI LETTORI CHE IL POSSESSO E LA COLTIVAZIONE DI CANNABIS AD ALTO CONTENUTO DI THC SONO VIETATE, SALVO SPECIFICA AUTORIZZAZIONE. E’CONSENTITA LA COLTIVAZIONE DI ALCUNE VARIETA’ DI CANNABIS SATIVA AI SENSI DEL REGOLAMENTO CE 1251/1999 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI. LE INFORMAZIONI CONTENUTE SONO DA INTENDERSI ESCLUSIVAMENTE AI FINI DI UNA PIU’ COMPLETA CULTURA GENERALE. L’AUTORE E LA REDAZIONE NON SI ASSUMONO NESSUNA RESPONSABILITA’ PER UN USO IMPROPRIO E ILLEGALE DELLE INFORMAZIONI. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

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STRAIN & SEED BANK

ELECTRIC LEMON G ELETTRIZZANTE IN OGNI ASPETTO! È stata una grande soddisfazione quando l’ultima qualità rilasciata da TH Seeds, la Electric Lemon G, ha conquistato il podio con il primo e secondo posto per la categoria Sativa all’High Time Cannabis Cup 2011. Sia il nome, sia le qualità della pianta sembravano proprio aver elettrizzato i giudici… Originariamente, la Lemon G proviene da un clone prelevato in Ohio di Lemony Sativa maschio, incrociato con la mitica G13. Si dice che questa qualità di Afghana e sia stata sviluppata negli anni ‘70 dall’Università del Mississippi per conto del governo degli Stati Uniti e illegalmente trasmessa da un assistente di ricerca a Neville Schoenmakers, proprietario della famosissima The Seed Bank, che l’ha poi diffuso in tutto il mondo grazie al suo servizio di vendita semi per corrispondenza sviluppato nella seconda metà degli anni ‘80. Ma TH Seeds, il corrispondente americano di The Seed Bank, ha deciso di migliorare ulteriormente la Lemon G incrociandola con una speciale NL-5 maschio per ridurre il tempo di fioritura e aumentarne i già soddisfacenti rendimenti. Hanno chiamato questo ibrido “Electric” Lemon G, perché l’odore e il sapore elettrico si uniscono ad un forte aroma di limone: «Il sapore acido del limone si sente fino all’ultimo tiro, lasciando inoltre un forte retrogusto terroso e di agrumi sul palato», afferma TH Seeds. Il ceppo è descritto come una “pianta rustica” che produce grandi cime lunghe di sativa con un tempo di fioritura di 63-70 giorni. Inoltre la sua natura sativa si manifesta nell’altezza, che in genere raggiunge i 120140 cm. Per quanto riguarda l’effetto, secondo TH Seeds è «molto rigenerante, con qualità antidepressive che la rendono piacevole da fumare durante il giorno, e non sicuramente per rilassati sul divano». In questo momento, la Electric Lemon G è disponibile solo in semi regolari, ma TH Seeds riferisce che presto inizieranno i lavori per quelli femminizzati. Growolf si è immediatamente eccitato quando ha sentito parlare della Electric Lemon G e della sua storia, così ha deciso di eseguire un test piantando un pacchetto da cinque semi regolari. Dopo circa tre giorni nella sua mini serra riscaldata, la germinazione era veloce ma non più del solito, le giovani piantine si presentavano bene e, una volta messe sotto due lampade ad alta efficienza CFL da 75 watt, installate in una grow room di 1mq, hanno ben presto mostrato una crescita molto compatta. Dopo un paio di giorni, Growolf ha spostato le piantine in contenitori da 11 litri con terra di cocco. Due settimane dopo è arrivato il momento di spostare le cinque piante nella stanza di crescita definitiva, dove hanno ricevuto abbondante luce grazie a 4 lampade da 600 watt (2x HPS, MH 2x), +450 W/m2. Le cinque piante di Electric Lemon G

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hanno apprezzato queste condizioni di luce abbondante producendo molti rami laterali forti con un sacco di stretti internodi già dieci giorni dopo, quando Growolf ha indotto la fioritura, riducendo il ciclo di luce quotidiano da 18/6 a 12/12. In questa fase, le piante misuravano solo 3041 cm di altezza e ciò mi ha un po’ sorpreso, considerando l’altezza finale stimata sui 120-140 cm. Il ramo principale di tre delle cinque piante si è suddiviso naturalmente in due diramazioni, un fenomeno che Growolf non aveva mai osservato prima. Le foglie appaiono di colore verde scuro (stile indica) e la forma piuttosto slanciata (sativa), ciò dimostra l’influenza di entrambi gli aspetti genetici. Circa una settimana dopo aver cambiato il ciclo di luce, le 5 piante di Electric Lemon G hanno rivelato il loro genere: tre femmine e due maschi. La possente crescita dei fiori è stata accompagnata dalla comparsa molto precoce di resina, dopo un paio di settimane soltanto, infatti, tutti i germogli luccicavano gradevolmente e Growolf ha riscontrato un primo lieve aroma di limone. Due piante hanno rivelato uno stile di fioritura fondamentalmente indico, con stretti boccioli tondeggianti e un rapporto abbastanza alto calice-foglia derivato dall’influenza sativa. I germogli della terza pianta erano più caratteristici di una sativa, con forma affusolata e un rapporto molto alto calice-foglia, ma allo stesso tempo incredibilmente densi e stretti, grazie ad una certa influenza indica. Tutte le gemme però avevano in comune abbondanti tricomi, che trasudavano resina di colore bianco argenteo. Dopo rispettivamente 66, 69 e 71 giorni di fioritura, quel delizioso profumo di limone era chiaramente riscontrabile su due delle piante, ma piuttosto dolce e delicato e non così pungente come su altri ceppi di Lemon che Growolf aveva coltivato prima. Alla fine, le piante misuravano 78 e 83 cm circa, altezza molto inferiore al previsto. Growolf le avrebbe tenute un po’ di più in fase di vegetativa se lo avesse saputo, ma ha anche riscontrato che questo formato è piuttosto pratico. Dopo il processo di essiccazione, i fiori avevano fortunatamente conservato il loro odore agrumato che si ritrova anche nel sapore, con un retrogusto leggermente terroso: un vero piacere da fumare per Growolf. Lo sballo di Electric Lemon G arriva davvero come uno shock elettrico ad alta tensione, un sacco di energia vibrante sativa scatenata nella testa e nel corpo, facendoti sentire veramente elettrizzato! «Electric Lemon G merita a pieno il suo nome, è una forte sativa possente ed elettrizzante». GBI - Green Born Identity

DATI DI COLTIVAZIONE Genetica

Electric Lemon G (Lemon G x NL-5)

Fase vegetativa

3 settimane e mezzo

Fioritura

66, 69 e 71 giorni, 63-70 in generale

Substrato

Coco CoGr (Vasi da 11 litri)

pH

5.6 - 6.4

EC

1.2 – 1.9 mS

Illuminazione

Prime due settimane: 2x 75 W Secret Jardin CFL, poi 2x 600 W HPS + 2x 600 W MH, e 4x 600 W HPS durante la fioritura

Temperatura

23 - 28°C

Umidità dell’aria

40 - 60%

Irrigazione

A mano

Fertilizzanti

Hesi TNT Complex, Hesi Blüte Coco

Additivi/Stimolanti

Plagron Vitarace, Hesi PK 13-14, Canna Cure, Agrom Medical Boost

Altezza

2x 78 cm, 1x 83 cm

ATTENZIONE: REPORT INSERITO ORIGINALMENTE SU FORUM ESTERO. LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO NON INTENDONO IN ALCUN MODO ISTIGARE INDURRE OD ESORTARE L’ATTUAZIONE DI CONDOTTE VIETATE DALLA LEGGE VIGENTE IN ITALIA. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


GROW REPORT

AUTOFIORENTI MULTISTRAIN IN COCCO Strain: Think Different, Cream Mandarine, Red Poison & Magnum Seeds Bank: Dutch Passion, Sweet Seeds e Buddha Seeds Ciao a tutti! Dopo i cicli dello scorso inverno pensavo di fermarmi fino a settembre, ma la fine delle mie scorte personali mi ha spinto ad iniziare a marzo un ultimo ciclo prima dell’arrivo del caldo estivo. Dato che il tempo stringe, ho deciso di optare per un ciclo di autofiorenti abbastanza veloci: Think Different (Dutch Passion), Cream Mandarine (Sweets Seeds) e Red Poison (Sweet Seeds), a cui ho successivamente aggiunto una Magnum (Buddha Seeds). Il setup si compone di una growbox da 120x120x200cm, equipaggiata con un estrattore da 320 m3/h a cui ne ho affiancato uno da 190 m3/h per l’immissione di aria, umidificatore ad ultrasuoni e una lampada HPS Agro da 400W montata sotto un riflettore Adjust-A-Wing. Come substrato ho scelto la fibra di cocco in vasi da 11 litri, fertilizzando con Coco A & B di Canna.

e tenuta a circa 40cm di distanza durante i primi giorni di vita; mantenendo sempre un fotoperiodo di 24/0 (portandolo a 20/4 alla comparsa dei primi prefiori). CRESCITA VEGETATIVA Dopo tre giorni ho deciso di iniziare a fertilizzare, spruzzando 1,5 ml di Canna A & B diluito in 1 litro d’acqua (soluzione con pH 6.0 ed EC 0.8). Notando un allungamento iniziale ho anche avvicinato maggiormente la lampada alle piante in cerca di luce. Nel frattempo ho deciso anche di insonorizzare l’estrattore, rivestendo l’interno di uno scatolone con della lana di roccia, forandolo su un lato ed infilandoci l’estrattore. Molto semplice, il rumore si è ridotto notevolmente.

GERMINAZIONE E SEMINA Per 32 ore ho lasciato i semi immersi in acqua (75% demineralizzata e 25% rubinetto decantata, pH 6.5 EC 0.3), seminandoli poi dentro ad alcuni bicchierini di plastica riempiti con un substrato di cocco senza perlite, il tutto posto all’interno di una mini-serra artigianale, composta da un secchio tappato con della pellicola trasparente. Malgrado i dubbi iniziali, questo metodo si è rivelato efficace durante la fase d’emergenza per via della condensa che si forma all’interno del secchio e che aiuta a mantenere alta l’umidità. Le piante sono emerse tutte senza problemi, tranne una i cui cotiledoni non sono riusciti a rompere la membrana protettiva; ho proceduto quindi a rimuoverla io delicatamente utilizzando l’ago di una siringa. Durante questi primi giorni ho utilizzato solamente acqua a pH 6.0/6.5 ed EC 0.4/0.5. Dopo 24 ore dall’emergenza dei primi germogli ho deciso di mettere i contenitori direttamente sotto ad una HPS Agro da 400W, montata su un riflettore Adjust-AWing (equipaggiato con il Super Spreader) DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

le, inizialmente ho dovuto ricorrere a metodi “caserecci” quali il classico straccio ammollo in una bacinella d’acqua, optando successivamente per un vaso riempito con fibra di cocco ed 1 litro d’acqua che, evaporando, ha aumentato notevolmente l’umidità della serra dal 26% al 53% (con temperatura di 27.3 °C ). Ho poi acquistato un umidificatore ad ultrasuoni per mantenere un tasso d’umidità circa del 70%, riducendo anche la temperatura nella growbox. Purtroppo una mattina ho trovato un paio di piante morte per cause ignote, ho provveduto quindi a seminare altre Red Poison e una Magnum della Buddha Seeds. Per la Magnum ho deciso di utilizzare vasi da 14 litri anziché da 11 litri, questo perché dovrebbe trattarsi di uno strain autofiorente con un notevole sviluppo radicale e aereo. Avendo notato anche alcune macchie sulle foglie e credendo che la causa fosse un overfert, ho deciso di proseguire la fertilizzazione abbassando le dosi a 0,5 ml di prodotto per litro d’acqua. Successivamente ho provato anche diverse combinazioni di fertilizzante, acqua demineralizzata, acqua del rubinetto e acidi per riuscire a tenere basso l’EC, ma senza riuscire ad abbassarlo a meno di 0.6/0.7. In realtà i problemi delle piante erano derivati dagli stress iniziali e dal fatto che ho tardato un po’ prima di capire come si comporta il cocco a livello di assorbimento e drenaggio dell’acqua. Ad ogni modo la colonizzazione delle radici è stata velocissima, richiedendo un travaso (nei vasi definitivi) già dopo una decina di giorni. Dopo il travaso ho iniziato ad aumentare gradualmente il fertilizzante portandolo prima a 1.2 ml/L e nelle settimane successive a 1.8 (con pH 5.8 ed EC 1.1), mantenendo sempre costanti i valori di temperatura e umidità; le piante hanno apprezzato mostrando nuove foglie in salute e i primi prefiori. Con l’arrivo di aprile, dopo circa un mese dall’emersione, ho aumentato la fertilizzazione a 2,0 ml di Coco A & B per litro d’acqua, riuscendo però questa volta ad abbassare l’EC fino a 0.8. Ho mantenuto la temperatura fra 23.0 e 26.5 °C (alzata di proposito per far asciugare prima l’acqua del substrato) e l’umidità tra il 50% e 65%. In queste condizioni la crescita è proseguita bene, permettendomi di avvicinare il riflettore fino a 20cm dalla cima più alta della Think Different.

Avendo un ambiente di crescita con un’umidità troppo bassa per delle piante così picco-

FIORITURA Dopo 3-5 settimane dall’emergenza e con lo sviluppo del quinto internodo, le piante sono entrate quasi tutte in fioritura.

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GROW REPORT Ero un po’ preoccupato per la dimensione ridotta delle piante, colpa anche dei molti stress subiti durante l’emergenza e la crescita, ma entrando in fioritura hanno subito aumentato il proprio volume, senza tuttavia “esplodere” come avevo previsto. Ancora una volta si sono fatti sentire i diversi problemi incontrati dalle piante durante lo sviluppo vegetativo. Con l’inizio della fioritura ho aumentato la fertilizzazione portandola a 2.5 ml di prodotto per litro d’acqua, irrigando ogni pianta con circa 400 ml di soluzione a pH 5.8 ed EC 0.9 (più alto rispetto ai precedenti valori perché ho dovuto usare una percentuale maggiore di acqua del rubinetto, non avendo a disposizione sufficiente acqua demineralizzata).

Durante la prima settimana di fioritura la temperatura si è stabilizzata tra i 24° e i 26°C con alcuni picchi di 28°C, ho allora deciso di aumentare la quantità d’acqua fino a mezzo litro per pianta, con l’eccezione della Magnum alla quale ho dato 650ml per via del vaso più capiente (da 14 litri). Poi ho aumentato ancora la dose dei fertilizzanti portandola a 2.8 ml per litro. Con il riflettore posto a circa 30cm dalle cime più alte, le piante hanno iniziato finalmente a mostrare lo sviluppo tipico della fase di fioritura (chi più e chi meno: la Magnum ha continuato a vegetare ancora, essendo stata seminata dopo le prime).

A fine aprile ho dovuto riorganizzare gli spazi di coltivazione perché la germinazione e l’emergenza distribuita su un arco di 11 giorni mi ha portato ad avere in fioritura piante con altezze molto diverse tra loro. Ho quindi cercato di alzare tutte le piante alla stessa distanza dalla lampada. Con i valori di temperatura sempre stabili e l’umidità al 60%, la fioritura è proseguita bene, anche se la Red Poison si è dimostrata una genetica poco stabile: sapevo che essendo nuova non poteva esserlo più di tanto,

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ma non pensavo lo fosse così poco. Ognuna delle tre Red Poison è cresciuta come una pianta diversa dalle altre.

alla terra ma permette di capire meglio i bioritmi della pianta. CONSIDERAZIONI Red Poison: Non mi ha colpito come speravo. Non è stata particolarmente veloce, né produttiva, né buona. Allora qual è la sua utilità? Beh, tre piante su tre con bellissimi colori viola, purpurei e una volta seccata, alcune cime assumono tonalità quasi nere, con pistilli di colore arancione in contrasto. Ho voluto coltivare questo strain perché non avevo mai visto una cima viola, ma non penso che la riprenderò in considerazione.

La Think Different si è invece riempita di prefiori per tutta l’altezza e la Magnum, anche se in ritardo rispetto alle altre, ha colonizzato completamente il vaso. In questa fase ho aumentato ulteriormente la dose di Coco A & B prima a 3 ml/L e poi fino a 3.5 ml/L, prestando sempre attenzione a segni di possibile overfert. Dopo un mese e mezzo dall’emersione delle prime piante, ho finalmente cambiato il fotoperiodo portandolo a 20/4. L’idea iniziale era di farlo fin dalla comparsa dei primi prefiori, ma avendo seminato strain con tempistiche diverse e in giorni diversi, mi sono ritrovato con alcune piante che hanno tardato maggiormente a entrare in fase di fioritura. Il cambio di fotoperiodo e il costante aumento di fertilizzante (fino ad un massimo di 4 ml/L) hanno portato la Magnum a crescere molto e a creare qualche problema per la distribuzione delle piante nell’ambiente di coltivazione. Ma a parte questo e qualche carenza di Calcio, la fioritura è proseguita più o meno regolarmente. I problemi iniziali, come mi aspettavo, alla fine hanno minato la produttività di questo ciclo. Ma non tutto è andato perso, in fioritura avanzata alcune piante hanno messo lo sprint. Le Red Poison non mi hanno sorpreso come speravo, ma due piante su tre sono diventate belle rosse, solo una era rimasta verde. E’ bastato qualche giorno di fresco in balcone per farla colorare di bellissime tonalità viola, tuttavia il sapore non mi ha entusiasmato. Dei problemi iniziali ne hanno risentito anche le Think Different e le Mandarine Cream, mentre la Magnum ha continuato a crescere indisturbata. Comunque il cocco mi ha colpito molto come substrato, richiede più attenzione rispetto

Mandarine Cream: Bella pianta, cresce compatta e con un bel ritmo. Purtroppo non ho potuto ottenere il massimo per via dei problemi iniziali. Sono però rimasto contento e sicuramente riproverò a coltivarla. Purtroppo sia la Cream piccola, sia la grande, sono state attaccate dalla botrite, facendomi perdere 2 apicali. Think Different: Secondo la mia esperienza si tratta di una pianta che cresce compatta, fino a inizio fioritura tutta su un apicale, poi arresta la crescita in altezza e promuove la crescita laterale. Nel mio caso i rami laterali avevano superato l’apicale. Magnum: Questa per me è stata la pianta più sorprendente. Fortunatamente ho deciso di darle subito un bel vaso da 14 litri piuttosto che da 11 litri come alle altre. Due settimane prima di entrare in fioritura l’aveva già colonizzato tutto e uscivano le radici dai buchi ed è sempre cresciuta con ritmi vertiginosi. L’unica nota stonata riguarda i tempi di questo strain, che sono davvero lunghi: quasi 120 giorni dall’emersione dei primi germogli. Attesa ripagata però dalla produzione finale e dall’aroma che sprigiona. the.pitbull (dal forum di enjoint.com) ATTENZIONE: REPORT INSERITO ORIGINALMENTE SU FORUM ESTERO. LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO NON INTENDONO IN ALCUN MODO ISTIGARE INDURRE OD ESORTARE L’ATTUAZIONE DI CONDOTTE VIETATE DALLA LEGGE VIGENTE IN ITALIA. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


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Circa l’80% degli individui di questa varietå aquisisce tonalitå violacee, porpora o rossicce durante la fioritura, in alcuni casi anche nelle foglie. I fiori, una volta raccolti e seccati, acquisiscono un tono violaceo molto scuro, quasi nero.

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IL MICROORGANISM DI MARTIN BIRZLE Se siete dei lettori affezionati di Dolce Vita, sicuramente non sarà la prima volta che vi imbattete nel marchio Roor e nei suoi innumerevoli prodotti di eccellenza, ma conoscete l’artista che rende possibili le vostre migliori “glass smoking experience”? Ecco a voi l’intervista a Martin Birzle, fondatore della Roor, che ci racconta qualcosa di più sull’azienda e sui suoi straordinari prodotti. L’ultima trovata sono i “Phuncky” Filter Tips che si discostano dai classici bong per dedicarsi agli amanti dei joint, che scopriranno un nuovo modo fresco e igienico di fumare! Come e quando è nata la tua passione per il vetro? Cosa ti ha colpito principalmente di questo materiale? È cominciato tutto intorno al 1980, quando, vedendo un amico che soffiava il vetro, mi sono incuriosito e ho iniziato ad apprendere quest’arte manuale. Ero affascinato da questo materiale trasparente e meraviglioso e da come fosse possibile modellarlo mentre era caldo e fluido.

collaborazioni tra musica e vetro. Credo che se un giorno ci sarà un inno ai bong, quello sarà “Hey man come along, take a hit from this bong...” by Cypress Hill.

Quando pensiamo ad accessori in vetro per fumare, la prima cosa che ci viene in mente è Roor. Cosa vi rende unici e che valore aggiunto offrite ai vostri clienti? Produciamo pensando ai nostri clienti quindi prendiamo molto seriamente i loro bisogni e desideri. Negli ultimi 18 anni abbiamo sviluppato l’intera linea insieme a loro ed è per questo che abbiamo così tanti modelli e tecniche differenti. Cerchiamo di soddisfare ogni possibile richiesta tecnica tenendo sempre bene in mente l’estetica legata al lavoro artigianale.

“Phuncky” Filters Tips VS filtri comuni… Questa è una questione di gusto e di preferenze personali. I “Phuncky” Filters Tips sono un prodotto di culto. Sono molto più igienici rispetto a quelli comuni, si puliscono facilmente e si possono riutilizzare per sempre… e sono anche stilosi! Quindi penso che i filtri di carta e i nostri in vetro siano partner perfetti e che per essere preparati bisognerebbe averli entrambi.

Com’è nata la collaborazione con B-Real e i Cypress Hill? I “Phuncky” Filters Tips sono una loro idea? La collaborazione è iniziata grazie al mio amico Eric di LA che mi ha dato il contatto. Noi della Roor pensavamo che una band come i Cypress Hill meritasse un pezzo d’arte di alto livello per le sue esibizioni live. Così è nata l’idea del mitico “Roor Excalibur”, che gli abbiamo consegnato personalmente in occasione di un concerto ad Amburgo nel 2010. Loro continuano ad usarlo in autobus e durante i loro tour negli Stati Uniti e lo trattano con massimo rispetto. È un pezzo alto 2,20 metri e di soli 9mm di spessore, si può dividere in 4 parti per assicurarne il trasporto. E’ stato inoltre il prodotto vincitore della High Times Cannabis Cup 2010 di Amsterdam. Per i filtri abbiamo seguito un’idea di B-Real e li produciamo con lo stesso orgoglio e passione del grande Excalibur. Che rapporto c’è tra Roor e Cypress Hill? Si tratta di una relazione di fiducia in cui entrambe le parti si sostengono a vicenda in modo meraviglioso. Li ho appunto incontrati poco tempo fa a Los Angeles perché stiamo progettando una linea di bong Dr. Greentumb firmata Roor! Ciò che ci unisce è il modo sofisticato di svolgere il nostro lavoro, condizione fondamentale per tutte le

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A che tipo di consumatori avete pensato per i “Phuncky” Filters Tips? Chiunque ami rollare e sentire il vetro sulle labbra al posto della carta. Inoltre è il regalo perfetto, provatelo.

Qual è il prodotto più costoso che hai realizzato? E’ stato il “Ray machine # 1”, realizzato in collaborazione con Bernd Weinmayer e vincitore dell’High Times Cannabis Cup di Amsterdam nel 2011. E’ stato venduto per 100mila euro. Il bong che troneggia nell’homepage del sito è un’opera d’arte stupefacente, di cosa si tratta nel dettaglio? Si tratta di una combinazione tra uno scheletro umano e un martello pneumatico, il suo nome è “Bill Drill”. Con questo prodotto, Roor ha vinto l’High Times Cannabis Cup nel 2012 (per la 4° volta di fila). “Bill Drill” è la logica continuazione della serie “Human”. L’obiettivo è quello di creare pezzi unici composti da parti umane e meccaniche, aggiungendo all’aspetto bizzarro un’ottima smoking experience caratteristica dei bong Roor. Qual è, secondo te, la tua migliore creazione? Il nome Roor che nasce dalla parola “micROORganism”. Per quanto riguarda il vetro è davvero difficile da stabilire perché ci sono state molte “migliori creazioni” a mio avviso nel corso degli ultimi 18 anni e quindi vi prego di perdonarmi, ma sono un po’ di parte. Sei un fumatore? Preferisci erba o fumo? Questo è privato... per ovvie ragioni. Penso

che si possano comunque immaginare le preferenze di un ragazzo old school come me. Lascia un messaggio per i lettori… E’ meraviglioso sapere quanti fan abbiamo reso felici in tutti questi anni e vorrei ringraziare direttamente tutti per l’affetto. Vorrei anche ringraziare il mio team che mi sostiene in questo progetto. a cura di Enrica Cappello e Giulia Rondoni DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


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CANNABIS TERAPEUTICA

STUDI SCIENTIFICI PROVANO CHE IN VENETO VIA LIBERA ALLA I CANNABINOIDI POSSONO ESSERE CANNABIS A SCOPO TERAPEUTICO La legge regionale n. 38 del 2012, che autoD’AIUTO CONTRO LA SCHIZOFRENIA rizzava l’uso della cannabis terapeutica, aveContrariamente alla propaganda proibizionista, un nuovo studio finanziato dal governo e pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology ha dimostrato che la cannabis potrebbe combattere i sintomi della schizofrenia, stimolando i recettori dei cannabinoidi presenti nel nostro corpo. I ricercatori hanno analizzato le reazioni di topi affetti da schizofrenia trattati con cannabinoidi di sintesi, che sono composti presenti nella cannabis e prodotti naturalmente dal nostro corpo. I ricercatori hanno scoperto che i cannabinoidi avevano il potere di invertire il ritiro sociale nei ratti. Il ritiro sociale è uno dei sintomi principali della schizofrenia, gli schizofrenici infatti hanno difficoltà a fare e mantenere delle amicizie o conoscenze e possono avere poche relazioni intime. I rapporti con gli altri possono essere brevi e superficiali. Nei casi estremi, chi è affetto da schizofrenia può evitare in maniera attiva tutti i rapporti sociali. Lo studio, finanziato dalla Brain & Behavior Research Foundation e dal National Institute of Mental Health, conclude che questi risultati indicano che l’attivazione dei recettori CB1 è fondamentale per l’interazione sociale e che il trattamento con i cannabinoidi induce risultati positivi contro il ritiro sociale in tutti quei soggetti in cui il sistema endocannabinoide è carente. fonte: theweedblog.com

va suscitato molte polemiche e, da Roma, l’allora Governo Monti, spinto dalle dichiarazioni di Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio (DPA), aveva presentato ricorso perché la nuova legge non diventasse operativa. Serpelloni aveva definito la norma addirittura “pericolosa” e il ricorso era stato basato sulla presunta “incostituzionalità” della legge, in quanto i luoghi di produzione dei farmaci (il Centro per la Ricerca per le Colture Industriali di Rovigo e lo Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze) erano privi delle necessarie autorizzazioni ministeriali e di quelle dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). La Corte Costituzionale ha però respinto il ricorso e il Veneto diventa così la quarta regione, dopo la Toscana, le Marche e la Liguria, in cui i malati possono ricorre a cure a base di cannabinoidi. Il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto Matteo Toscani, ha espresso soddisfazione per la sentenza della Corte Costituzionale: «Sono contento – ha affermato il consigliere della Lega Nord – per la pronuncia della Corte Costituzionale, che, certificando il corretto operato del Consiglio Regionale, conferma la validità della legge che ho personalmente sottoscritto e sostenuto e che consente la distribuzione negli ospedali e nelle farmacie di farmaci e preparati galenici a base di cannabinoidi. Vista l’arretratezza culturale con cui operano spesso gli organi dello Stato – ha concluso Toscani – non c’era alcuna certezza sull’esito del ricorso presentato dal governo Monti, che fortunatamente è stato respinto. Spiace per i molti mesi persi a causa dell’esecutivo dei professori che, in questa come in altre occasioni, si è dimostrato “allergico” alle autonomie locali». G.N.

L’URUGUAY IMPEGNATO IN UNA SCELTA CORAGGIOSA L’Uruguay sarà il primo Paese al mondo a produrre e commercializzare legalmente la marijuana, anche per i consumatori adulti di cannabis a scopo ricreativo, e senza ricetta medica. La Camera dei deputati ha votato la legge a favore della legalizzazione con 50 voti favorevoli e 43 contrari, dopo quasi 13 ore di dibattito in aula, grazie ai voti del Frente Amplio (coalizione governativa di sinistra). Manca adesso l’approvazione da parte del Senato, che sembra cosa “già fatta”, dato che il Frente Amplio detiene la maggioranza anche in questa seconda assemblea del Parlamento. La legalizzazione della cannabis ha un obiettivo: sottrarre alla criminalità organizzata il monopolio della marijuana. La coraggiosa decisione arriva dopo anni di dibattiti mondiali, in cui si è assistito persino alla riunione della Global Commission on Drug Policy che, già nel 2011, aveva dichiarato il fallimento delle politiche proibizioniste e la necessità di cambiare strategia. La legalizzazione della cannabis sembra essere ormai l’unico mezzo per sconfiggere le narcomafie che, sino ad oggi, giovano della mancanza di leggi che regolamentino il mercato delle droghe, lasciato al predominio di criminali sempre più ricchi e potenti. L’ONU, incaricato di sorvegliare il rispetto dei trattati internazionali sulla droga, ha però espresso preoccupazione per l’approvazione della Camera dei Deputati dell’Uruguay di questa legge che legalizzerebbe la produzione e la distribuzione di marijuana. L’INCB (International Narcotics Control Board), ha dichiarato che la legge, anche se approvata dal Senato, sarebbe in completa violazione con le disposizioni dei trattati internazionali, a cui l’Uruguay ha aderi-

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to. L’INCB sottolinea che ha sempre mirato a mantenere un dialogo con le autorità uruguaiane su questo argomento e si rammarica del fatto che il governo dell’Uruguay abbia rifiutato un confronto, prima di presentare il disegno di legge alla Camera per il dibattito. Secondo i membri dell’INCB, se venisse approvata questa legge, si potrebbero avere gravi conseguenze per la salute e il benessere della popolazione e non sarebbe più garantita la prevenzione e l’abuso di cannabis tra i giovani. Per questo ha sollecitato le autorità uruguaiane affinché venga rispettato il diritto internazionale per limitare l’uso delle droghe, compresa la cannabis, esclusivamente a scopo medico e scientifico. Ma il governo uruguaiano sembra rimanere fermo sulla sua decisione, anche perché le attuali politiche repressive non hanno né evitato l’uso delle droghe ai giovani, né impedito al mercato illegale delle droghe di espandersi a dismisura. Secondo il disegno di legge, il governo dovrebbe concedere le licenze per produzione e vendita e poi creare registri riservati dei consumatori, permettendo alle persone di acquistare circa 40 grammi al mese. La vendita senza autorizzazione, potrebbe comunque essere punita con il carcere. «La proposta di legge deve essere migliorata. Bisogna affrontare il problema educativo, soprattutto la questione che riguarda il divieto di guidare sotto gli effetti della cannabis», ha detto il deputato Sebastian Sabini, che ha precisato: «Sarà possibile acquistare la marijuana nelle farmacie, ma la produzione in serie sarà affidata ad aziende private». In programma c’è anche la realizzazione di un istituto per la regolamentazione e il controllo di cannabis che deciderà a chi concedere le licenze. Dall’Italia seguiamo questa vicenda con attenzione, dato che siamo tra i Paesi più proibizionisti d’Europa, ma anche il primo per consumo di cannabis, soprattutto tra i giovani. Il nostro Stato è l’esempio che, vietare e non regolamentare, non ostacola il commercio e il consumo delle droghe. G.N DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


LE “STUPEFACENTI” QUALITA’ DEL SEME DI CANAPA La rubrica “Cannabis Terapeutica” è finalizzata a sottolineare la valenza terapeutica delle infiorescenze della canapa, con articoli dedicati a studi scientifici e prove mediche. Questa volta però desidero spostare l’attenzione su uno dei derivati della canapa, assolutamente legale e con importantissime funzioni nutrizionali, coadiuvante nel trattamento di svariate patologie: il seme di canapa. Partiamo col dire che, nonostante sia meno terapeutico rispetto le infiorescenze femminili ancora praticamente illegali in Italia, il seme di canapa ha un elevato contento di acidi grassi polinsaturi, nello specifico i famosi Omega3 e Omega6. L’essenzialità di questi nutrienti è legata all’incapacità dell’organismo umano di sintetizzarli a partire da altre sostanze lipidiche. Essi giocano un ruolo fondamentale in diversi tessuti ed entrano nella costituzione di tutte le membrane cellulari. Inoltre possono dar luogo alla formazione di un gruppo di sostanze, dette eicosanoidi, capaci di modulare numerose reazioni cellulari. Gli acidi grassi della serie Omega6 riducono la concentrazione di colesterolo nel sangue, e riducono i livelli plasmatici di trigliceridi. Anche gli acidi grassi della serie Omega3 abbassano i livelli plasmatici di trigliceridi, e aumentano la concentrazione di colesterolo HDL, definito “buono” in quanto ha azione antiaterogena, antinfiammatoria, antiossidante, antitrombotica, aumenta la fluidità ematica e riduce significativamente il rischio di malattie coronariche. Gli acidi grassi polinsaturi essenziali sono dunque fondamentali per la dieta umana e per la lotta alle patologie cardiovascolari. La carenza di acidi grassi polinsaturi essenziali, diffusissima nei folli regimi nutrizionali del mondo occidentale, può condurre a disfunzioni neurologiche e visive, ipertensione, sbilanciamento ormonale, difficoltà di rimarginare le ferite e nella crescita delle cellule, artrite e sindrome premestruale. E’ stato confermato che l’assunzione di acidi grassi polinsaturi Omega3 e Omega6, è decisamente più semplice per il nostro metabolismo se provengono da fonti vegetali piuttosto che dal pesce. Il seme di canapa è l’unico alimento al mondo che contiene Omega3 e Omega6 in rapporto di 3:1, ossia “perfetto” per essere assimilato dall’uomo. Dal seme di canapa si ricava, per spremitura a freddo, un olio che è un concentrato di acidi grassi polinsaturi. Non possiamo inoltre non menzionare la percentuale proteica del seme di canapa, che è di oltre il 20%. Nonostante ci siano vegetali a più elevata percentuale proteica, nessuno può vantare una qualità migliore di quelle contenute nel seme di canapa: il 65% delle proteine sono globuline Negli ultimi anni l’uso terapeutico dei derivati della cannabis sta vivendo un globale processo di rivalutazione. Lo sviluppo delle conoscenze sul sistema dei cannabinoidi endogeni progredisce di pari passo all’individuazione di nuovi potenziali campi di utilizzo terapeutico. L’Italia è purtroppo su questo terreno molto indietro rispetto agli USA e alla gran parte dei paesi europei. Da queste premesse sono nate varie associazioni, spazi comuni a pazienti, medici e a tutti i cittadini che vogliano impegnarsi per colmare il ritardo del nostro Paese in quest’ambito o che abbiano bisogno di informazioni riguardo gli utilizzi terapeutici della cannabis. > C.S.C. LaPiantiamo (lapiantiamo.it) > P.I.C. - Pazienti Impazienti Cannabis (pazienticannabis.org) DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

edestine che, combinate con l’albumina (altra proteina globulare presente sempre nel seme), rende immediatamente disponibili tutti gli amminoacidi, in una proporzione perfetta, per assicurare al nostro corpo i mattoni necessari alla costruzione delle immunoglobuline il cui compito è di respingere le infezioni prima che si presentino i sintomi di una malattia (anticorpi). Il seme di canapa contiene tutti i 20 amminoacidi, inclusi gli 8 amminoacidi essenziali ossia quegli amminoacidi che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare da sé in quantità sufficiente, ma che deve assumere con l’alimentazione. Una fonte superiore di proteine vegetale, facilmente digeribili che rafforzano le difese immunitarie e contrastano le tossine assunte con altri alimenti o per l’inquinamento. Mangiare i semi di canapa, in qualsiasi forma, aiuta le persone che soffrono di malattie da immunodeficienza. Questa conclusione è supportata dal fatto che i semi di canapa sono stati utilizzati per il trattamento nutrizionale delle carenze causate da tubercolosi, ed oggi potrebbero essere impiegati ovunque, specie in quei Paesi in cui le carenze proteiche portano alla morte di migliaia di bambini. Queste notizie sono importanti, non solo per chi ha scelto di condurre uno stile di vita vegetariano o vegano, ma anche per chi consuma regolarmente carne e pesce, dato che l’assimilazione di proteine vegetali permette di diminuire quelle animali, mantenendone costante l’apporto. Inserire nella propria alimentazione i semi di canapa porta a diversi risultati positivi: oltre a depurare e nutrire il nostro organismo, potrebbe essere la soluzione per attenuare l’impatto ambientale dato dalla pesca intensiva, minaccia per le specie marine selvatiche, e dai grandi allevamenti di bestiame che sprecano enormi quantità di acqua e inquinano i terreni e l’atmosfera. Giuseppe Nicosia L’ Associazione Internazionale per la Cannabis come Medicina (IACM) è stata fondata nel marzo del 2000. E’ una società scientifica che si batte per il miglioramento della situazione legale per quanto riguarda l’utilizzo della pianta della canapa (Cannabis sativa L.) e dei suoi componenti farmacologici più importanti, i cannabinoidi, per le applicazioni terapeutiche tramite la promozione della ricerca e la distribuzione della informazione. La IACM dichiara che è un diritto dei medici poter discutere l’uso medico della Cannabis con i loro pazienti. Sito web: www.cannabis-med.org

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CANNABIS TERAPEUTICA SPECIALE

RIVER ROCK COLORADO COME FUNZIONA UNO DEI PIU’ GRANDI DISPENSARI DI MARIJUANA MEDICINALE DEGLI STATI UNITI “I nostri non sono clienti ma pazienti” Ciò che accade nello stato del Colorado è una forte presa di coscienza da parte dei cittadini e del governo per quanto riguarda l’enorme potenziale relativo alla coltivazione e vendita della cannabis. L’“onda verde del Colorado” è iniziata nel 2000, quando i cittadini hanno votato un emendamento per legalizzare la marijuana per scopi terapeutici. Nel 2008 il numero di red card consegnate ai pazienti che vivono negli Stati Uniti è stato di circa 2.000. Nel 2011, secondo il Colorado Medical Marijuana Register il numero è salito a più di 127.000 ed è attualmente in crescita. Colorado e Washington sono stati i primi due stati, inoltre, ad aver legalizzato la marijuana per uso ricreativo durante le elezioni dello scorso novembre. Per capire come funziona il business della marijuana medica, abbiamo avuto un colloquio con Tony Verzura da River Rock Colorado, uno dei più grandi dispensari medici di marijuana in Colorado. L’azienda, nata nel 2009, ha due sedi: una nella zona est e una nella zona ovest della città di Denver. Chi sono le persone che compongono lo staff e che tipo di lavoro fanno? Abbiamo oltre 70 dipendenti che adempiono le mansioni di consulenza legale, coltivazione, rifilatura, trattamento, imballaggio, monitoraggio delle scorte, gestione dei punti vendita e della vendita al dettaglio, commercializzazione, assistenza sanitaria e sul benessere fisico, e altro ancora. Potete stilare un profilo dei vostri clienti? Innanzitutto noi non chiamiamo i nostri “pazienti” “clienti”. Il paziente medio è di circa 55 anni maschio o femmina, e in generale in cerca di aiuto, perché i medici tradizionali hanno abbandonato la causa. Cerchiamo di aiutare i pazienti sviluppando programmi di trattamento efficaci per far fronte a condizioni come cancro, sclerosi multipla, fibromialgia, lupus, Crohn, malattia degenerativa delle ossa, disturbi del sistema immunitario, neuropatia, lesioni del ginocchio, chirurgia spinale, artrite, gotta, nausea e condizioni di dolore cronico. Tali trattamenti sono documentati attraverso studi sui pazienti e si cerca di lavorare in rapporto con i medici dei pazienti per monitorare i progressi. Uno dei casi più recenti, riguarda una donna che non aveva mai provato la cannabis in tutta la sua vita, e che aveva subìto, senza successo, dei cicli di chemio per sconfiggere un cancro al pancreas. Quando è arrivata il suo cancro era alla fase 4 con una conta di 248 cellule cancerose. Solo 32 giorni dopo l’inizio del nostro programma, di 90 giorni in totale, i medici le hanno riferito un calo delle cellule cancerose da 248 a 138! Noi incoraggiamo i nostri pazienti a cambiare il loro stile di vita seguendo una dieta anti-infiammatoria con un livello equilibrato di PH ed alimenti sani. Questo riduce notevolmente il rischio di diffusione delle malattie nel corpo e aiuta a controllare l’infiammazione in generale in modo che i trattamenti a base di cannabis abbiano maggiore impatto. Avete un punto informazioni dove i clienti possono conoscere i prodotti e le modalità di produzione? Attualmente utilizziamo il nostro sito web www.riverrockcolorado. com, e nei negozi si possono trovare diverse brochure. Abbiamo una pagina Facebook, un account Twitter, e utilizziamo i link di YouTube proposti sul nostro sito web per indirizzare l’utente attraverso i diversi livelli di informazione. Inoltre quest’anno abbiamo lanciato il nostro canale di YouTube chiamato RiverRockTV, ed è in costruzione un canale informativo “Come fare per” particolarmente dedicato ai pazienti in cerca di informazioni iniziali sui trattamenti e i prodotti.

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CANNABIS TERAPEUTICA SPECIALE

Che tipo di prodotti possiamo trovare sul menu? Produciamo di tutto, dai semi ai diversi prodotti in vendita in modo da offrire una delle più ampie scelte al mondo. Al momento coltiviamo oltre 180 qualità e abbiamo il nostro reparto di genetica di fama mondiale gestito dal genetista Scott Reach di Rare Darkness. Nei nostri centri, al giorno d’oggi, si possono trovare circa 70 ceppi disponibili. Abbiamo attualmente oltre 10 qualità con un alto livello di CBD (Cannabidiol) che seguono un costante programma di coltivazione al fine di sviluppare qualità nelle quali il CBD sia dominante. Fabbrichiamo 20-30 prodotti commestibili, preparati a base del nostro pluripremiato olio contenente estratti di sativa, indica, ibrida, CBD, e OG, con prezzi che variano da $ 5/100mg a $10/200mg. Oltre alle piante e ai prodotti commestibili, produciamo anche una linea di estratti a base di foglie fresche/germogli delle piante. Produciamo inoltre tè agli estratti di CBD/THC, pomate e tinture all’estratto organico di CBD/THC e un bagnoschiuma a base di THC. L’hashish e i suoi derivati, invece, sono una grande risorsa per i pazienti che cercano di trattare disturbi nervosi o condizioni di dolore cronico. I pazienti spesso si rivolgono alla cannabis come ultima risorsa, e in genere pesantemente segnati dai trattamenti medici all’ossicodone, morfina, o gli altri assassini del dolore in generale. Usiamo alti livelli di THC per provare effettivamente a liberare i pazienti da quei farmaci sostituendoli con prodotti a base di cannabis. Bisogna infatti ricordare che il rapporto di sicurezza per questi farmaci è di 1/10, mentre per il THC è di 1/10,000. Offriamo ai nostri pazienti hashish pressato, hashish a fusione completa, resina, e un prodotto che chiamiamo RockBudder. RockBudder è prodotto medico ottenuto attraverso il metodo BHO (Butane Honey Oil) che si presenta come un composto cristallino con un eccipiente residuo 0,01-0,03 ppm. Un accendino, ad esempio è 5 ppm. Forniamo più di 30 qualità di hashish e concentrati e, recentemente abbiamo creato il primo concentrato estratto attraverso il metodo BHO: Priva. E’ una pillola che offre ai pazienti un metodo sicuro per il consumo di cannabinoidi attivi specifici per controllare l’infiammazione, il dolore cronico, e la condizione nervosa, sfruttando un amminoacido naturale per l’assorbimento. Alla fine dell’estate 2013 lanceremo, inoltre, il nostro primo nutraceutico. Cosa si deve fare per poter accedere ai vostri servizi? Innanzitutto è il medico curante a dover raccomandare l’uso di cannabis per un paziente. Affinché il paziente possa acquistare da un centro deve registrarsi secondo le regole statali e pagare una piccola tassa. Una volta che il paziente è in possesso di una red card rilasciata dallo stato del Colorado è concesso il permesso di acquistare da qualsiasi centro autorizzato. I pazienti che arrivano in uno dei nostri centri devono quindi esibire un documento e la red card. Il paziente dovrà compilare alcuni incartamenti di base prima di poter accedere alla medical zone. Se non si forniscono i documenti richiesti, invitiamo semplicemente a lasciare la struttura. L’ingresso è infatti separato in

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modo che il pubblico inizialmente non possa vedere la medicina o i prodotti. Questo ci permette di controllare l’accesso del paziente alla medicina senza rischiare interferenze con il pubblico. Una volta che il paziente è in grado di accedere alla zona medicinale, viene accolto da un nostro dipendente che presenta i prodotti. Se un paziente si trova in una condizione terminale richiedo un incontro faccia a faccia per analizzare la condizione in maniera approfondita. Questi pazienti li chiamiamo “pazienti sponsorizzati” e sviluppiamo con loro programmi adattati che provvedano ad un migliore stile di vita. Una volta effettuato l’acquisto si riceve una fattura, e la medicina è correttamente etichettata secondo gli standard statali. Qual è il rapporto con la concorrenza? Due anni fa, al momento della fioritura di questo settore si contavano oltre 1000 centri in tutto lo stato, principalmente concentrati in tre aree di cui una è quella di Denver. Oggi, si contano poco meno di 400 centri e la maggior parte si trovano a Denver: ce ne sono cinque solo nel nostro quartiere! La differenza tra la nostra filosofia e quella di altri centri è la nostra passione per la cura del paziente e la nostra capacità di fornire i mezzi di accesso sicuro ai trattamenti terapeutici. Siamo orgogliosi di aiutare i pazienti e di permettergli, attraverso i nostri trattamenti, di vivere una vita migliore. La maggior parte dei centri si sta dedicando piuttosto al lato “ricreativo”, mettendo da parte il lato terapeutico della cannabis. L’uso ricreativo e quello medico corrispondono a due target completamente diversi. Noi ci dedichiamo ai pazienti, non ai clienti. In termini di business, cosa guadagna lo stato del Colorado e quanto ci perde il governo federale? Quello del Colorado è un modello basato sul profitto e per questo si distingue da tutti gli altri stati. Il Colorado, attualmente, guadagna il 7,62% (sotto forma di tasse) su tutta la cannabis venduta nei centri medici. Questo settore ha fornito per oltre 10.000 posti di lavoro e continuerà a crescere. Il governo federale raccoglie le imposte sui salari, redditi e capitale, e al momento non prevede alcuna tassa aggiuntiva sulla cannabis terapeutica. Bisogna inoltre tenere a mente che è illegale tassare un farmaco per i pazienti, ma in questo settore a causa dell’attuale situazione tra stato e governo federale questo risulta essere l’unico modo per mantenere in vita il programma. Il mercato della cannabis illegale è stimato oltre 100 miliardi solo negli Stati Uniti e il governo federale potrebbe guadagnare migliaia di miliardi di dollari dalle tasse se consentisse a tutti gli stati di fornire un accesso legale alla cannabis. La quantità di posti di lavoro in tutta la nazione sarebbe enorme. Fornire posti di lavoro nel settore agricolo, in questo paese, ci permetterebbe di espanderci economicamente all’interno invece di dipendere costantemente da altri Paesiw. a cura di Giulia Rondoni

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CANNABIS TERAPEUTICA

DA “CONTRO” A UTILIZZATRICE DI OLIO DI SEMI DI CANAPA PER SÉ, LA SUA FAMIGLIA E I SUOI PAZIENTI: IL RACCONTO DELLA DOTTORESSA CHIECHI

All’inizio la posizione era quella di chi è contrario per partito preso. Poi la dottoressa Antonella Chiechi, medico chirurgo specialista in endocrinologia, anche grazie alle pressioni di un amico, ha iniziato a documentarsi sui valori nutrizionali dei semi di canapa e dell’olio in particolare e la diffidenza ha lasciato il posto prima alla curiosità e poi alla voglia di raccontare a tutti le “stupefacenti” proprietà di questo prodotto naturale.

Come ha cambiato idea? Dopo essermi documentata in merito, ma soprattutto dopo averlo utilizzato su di me e sui miei familiari. E cosa ha scoperto? Che l’olio di canapa da molti benefici rispetto a qualsiasi olio comunemente utilizzato in cucina, anche rispetto all’olio extravergine di oliva. Se assunto con continuità migliora il metabolismo basale, aiuta a rafforzare il sistema immunitario e indirettamente (in quanto non è un farmaco) a combattere alcune patologie infiammatorie del sistema respiratorio: in generale fortifica contro gli stimoli aggressivi che possono arrivare dall’esterno. Nel mio lavoro lo consiglio ai pazienti che hanno problemi con il colesterolo alto. Nei casi lievi, dove non ci sono particolari patologie associate, il

colesterolo si abbassa dopo alcuni mesi di somministrazione. Inoltre può essere usato anche localmente come un unguento antinfiammatorio in caso di arrossamenti cutanei, basta applicarlo localmente e massaggiare la parte interessata. Insomma è un vero prodigio? E’ stato dimostrato che la somministrazione quotidiana di olio di canapa abbassa i livelli nel sangue di colesterolo e trigliceridi, oltre ad avere un’importante funzione protettiva sul cuore dopo un danno, ad esempio un infarto. A chi lo consiglia? A tutti. Per tutte le sue proprietà, come la proporzione ideale di grassi Omega-3 e Omega-6 presenti, può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che ha

tutti i benefici di un alimento protettivo se inserito nella dieta quotidiana. Come va assunto? L’ideale è un cucchiaino al giorno, assunto la mattina, a stomaco vuoto. Se si deve “aggredire” un problema come ad esempio il colesterolo alto, o rafforzare il sistema immunitario, per un mese si può prenderne un cucchiaio grande per poi tornare al cucchiaino. Si può consumare comunque anche sul pane o per condire gli alimenti: il sapore nocciolato lo rende delicato e gradevole al palato. Se la dottoressa è stata convinta da un amico, ricorda che quell’amico, per una persona che ignora i benefici di olio e semi di canapa, potresti essere tu. Mario Catania


LAPIANTIAMO

UN AIUTO CONCRETO AL PRIMO CANNABIS SOCIAL CLUB ITALIANO

DOLCE VITA ED ENJOINT DONANO 4.000 EURO A LAPIANTIAMO Il 5 agosto 2013 a Racale (LE) c’è stata la consegna dell’assegno di 4.000 euro da parte di Dolce Vita ed Enjoint.com, a favore dell’associazione no-profit LapianTiamo. Si tratta di una cifra importante nel nostro bilancio, un impegno notevole, che abbiamo voluto sostenere per aiutare in modo concreto chi sta portando avanti una battaglia fondamentale e rivoluzionaria per i diritti dei malati, battaglia che condividiamo da sempre. Il 50% della somma arriva da parte della nostra rivista e l’altro 50% dal portale web Enjoint (progetto no-profit attivo da 10 anni). Questi soldi, aggiunti ad altre donazioni e al tesseramento soci, permetteranno di acquistare un terreno agricolo di 5.800 mq, dove l’associazione realizzerà le iniziative in programma. Lucia Spiri e Andrea Trisciuoglio, portano avanti il progetto LapianTiamo, con una determinazione contagiosa e un coraggio infinito: nel giro di pochissimo tempo sono riusciti a mettere in moto una “macchina” che ora sembra inarrestabile e alla quale sempre più realtà di uniscono. Combattono per il diritto alla cura, per lenire le sofferenze quotidiane (con i benefici che solo la Cannabis può dare), per i malati che si vedono piombare addosso lo spettro di una malattia senza cure reali. Da oggi combatteremo insieme al loro fianco e di questo ne siamo onorati. “A futura memoria, la libertà che abbiamo ce la siamo presa!” Andrea Trisciuoglio, Lucia Spiri e Matteo Gracis sul nuovo terreno dell’associazione

La Redazione

LUNGA VITA A DOLCE VITA… E lunga vita ad Enjoint per la donazione al nostro Cannabis Social Club. Non c’è stato bisogno che aspettassimo la caduta delle stelle durante la notte di San Lorenzo per esprimere un desiderio, perché, con la loro donazione, hanno dato a LapianTiamo un aiuto economico indispensabile per concludere l’acquisto del terreno che ci permetterà di portare avanti il nostro progetto. In questi mesi ci sono arrivate molte proposte di capannoni, serre, terreni che venivano offerti anche a titolo gratuito ma “dura lex, sed lex”: chiunque mette a disposizione un luogo per la nostra finalità sarebbe criminalizzato dalla FiniGiovanardi. Vorremmo che si sapesse che senza questa inaspettata donazione finale si sarebbe aggiunto un enorme peso a chi già ne vive tanti. Tolto questo macigno, abbiamo incontrato in questi giorni dirigenti ospedalieri dell’Asl Regione Puglia, ai quali abbiamo esposto le difficoltà riscontrate dai pazienti in cura e in attesa di Bedrocan (infiorescenze di canapa) importato dalla “vicina” Olanda, abbiamo altresì sottoposto alla loro attenzione il complicato iter burocratico che un paziente è costretto ad affrontare, gli assurdi costi del farmaco stesso, dei soldi che risparmierebbero gli SSR se solo avessero la possibilità di dispensare canapa prodotta da LapianTiamo. L’attenzione che suscita nei “piani alti” il tema e il progetto da noi

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sottoposto ci spinge a pensare che presto verrà fatta chiarezza sui tanti lati oscuri che riguardano gli “assurdi blocchi” da parte del ministero sulle sopra citate importazioni di Bedrocan che hanno colpito addirittura alcuni pazienti che sono certi sia garantita loro la continuità terapeutica della cura che già seguono da anni. Alcuni medici ancora tentano di usare con noi la strategia dello scarica barili, ma durante le numerose telefonate e i “caldi” incontri tra noi del Cannabis Social Club e le istituzioni (composte in gran parte da neurologi, farmacie ospedaliere e dirigenti ospedalieri) siamo riusciti anche a contattare il Ministero della Sanità e in particolare l’AIFA per chiedere personalmente immediate spiegazioni. Le risposte che abbiamo ottenuto le abbiamo immediatamente girate a chi avrà il dovere, ora, di iniziare le pratiche di importazione con molta più facilità. N.B.: Quando Andrea e Lucia si sono presentati il 31 luglio dal neurologo per chiedergli di ripetere ciò che da anni mensilmente fa (la prescrizione del Bedrocan), veniva interrotta loro la prosecuzione della terapia giustificando l’evento con un fantomatico STOP da parte del Ministero, che è stato prontamente contattato da LapianTiamo per conoscerne la veridicità. A tutti noi viene un dubbio: per caso l’immissione in commercio del farmaco Sativex (spray sublinguale con soltanto due principi attivi cannabinoidi, il THC e il CBD) è spinta dall’immancabile DPA (Dipartimento Politiche Antidroga) nella persona di Giovanni Serpelloni? Diciamo questo perché quando si parla di canapa avvengono in Italia eventi strani (vd. Focus di agosto e i TG sui media nazionali). Comunque dopo la telefonata con una dirigente del Ministero della Sanità abbiamo avuto conferma che NON ESISTE NESSUN BLOCCO. Il Direttivo LapianTiamo DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


SALUTE

QUALE TERRORISMO PSICOLOGICO SUBISCONO I GENITORI CHE NON VOGLIONO VACCINARE I LORO FIGLI? In questi giorni ho ricevuto questa lettera da una giovane mamma che mi ha veramente scandalizzato! «Buongiorno dottore, sono la mamma di un bambino nato nel maggio di quest’anno. Le scrivo dopo aver fatto la seconda visita pediatrica di controllo a mio figlio. Nel secondo mese di vita è aumentato di 1,3 kg e di 6 cm di lunghezza, siamo quindi a 63 cm per 5,9 kg, quindi il bilancio generale di salute è ottimo sotto tutti gli aspetti. Il problema però è iniziato nel momento in cui la sua pediatra mi ha chiesto quando avrei fatto i vaccini. Dicendole che non abbiamo intenzione di somministrare alcun vaccino al bambino finché è così piccolo (teniamo una porta aperta nel futuro al vaccino contro il tetano) si è scatenato il terrorismo. Personalmente sono uscita dallo studio piangendo e molto scossa. In sintesi ci ha elencato una serie di vaccini di “serie A” che non vanno assolutamente evitati: anti-difterico, anti-tetanico, anti-pertossico, anti-Haemophilus influenzae B, anti-pneumococcico, anti-meningococcico. La lista è stata accompagnata da una serie di realtà che lei stessa dice di aver visto, durante gli anni di specializzazione, in cui bambini entro i 2 anni di vita sono morti a causa di una di queste malattie. Ha calcato moltissimo la mano sull’anti-Haemophilus dicendo che l’emofilo è un germe molto diffuso e non è raro che i bambini muoiano nell’arco di pochissime ore a causa di epiglottite causata dal germe. A tali parole l’allarmismo da mamma mi ha fatto sussultare e ho tentato di concludere il discorso dicendo che ci avrei pensato, ma che comunque se ne sarebbe parlato più avanti, quando il sistema immunitario del bambino sarebbe stato maggiormente pronto. Qui è nato il secondo problema, che essendo però un dato oggettivo ho la necessità di comprenderne la vera risposta. Le parole della pediatra sono state: «Il sistema immunitario di suo figlio è più forte adesso (a 2 mesi di vita) che non fra un anno». Attenendomi a quanto detto da lei (durante le sue conferenze e nei suoi libri), caro dottore, mi pare di ricordare che invece i bambini sono maggiormente in grado di sopportare lo stress da vaccino dopo alcuni anni dalla nascita. Le due teorie sono opposte! Da mamma ignorante in materia vorrei sapere a chi devo credere. Il mio bambino rischia davvero la morte quasi certa nei prossimi anni di vita se decido di non effettuare i vaccini?» Io posso sforzarmi per cercare di capire che un medico sia a favore delle vaccinazioni pediatriche perché gli sono rimaste in memoria alcune morti pediatriche che erano più frequenti 50 anni fa (e non certo solo perché non c’erano i vaccini odierni!), ma non accetto assolutamente che un medico traumatizzi il suo paziente e in particolare che un pediatra faccia piangere una giovane mamma, che ovviamente cerca solo la strada più sicura per il bene del suo piccolo! Noi medici possiamo anche essere non aggiornati su tutti i campi della Medicina o sulle problematiche di “confine”, cioè che sono ancora discusse dalla comunità medica, ma non possiamo mai essere sprovvisti di una quantità minima di umanità, buon senso, comprensione degli affanni e delle ansie del paziente

(anche se fossero immotivate) e specialmente quando sappiamo che il paziente, o in questo caso la giovane mamma di un piccolo paziente, è combattuto da una scelta che deve prendere e non ha gli strumenti per decidere. Questo non è “informare” e non è neppure “dare una scarsa informazione”, ma è esercitare il proprio potere professionale per terrorizzare! Questo non ha nulla a che vedere con l’etica della medicina moderna, anzi, questa non è Medicina, ma è addirittura un modo per traumatizzare una giovane mamma e mettere in lei le premesse per stressarla e, nel caso abbia in sé un terreno favorevole, per crearle uno stato patologico che poi a sua volta può trasmettersi anche al bambino. Forse sto un po’ estremizzando il discorso, d’accordo, ma ricordo dei casi in cui situazioni stressanti simili a questa hanno inciso moltissimo nel vissuto della persona che li ha subiti e sono esperienze che poi si riflettono anche sulla famiglia e obbligatoriamente sui figli. Quella giovane mamma potrebbe reagire o allontanandosi da questa pediatra non portandole più il bambino a visitare, oppure potrebbe allontanarsi dalla medicina ufficiale, oppure potrebbe avere così tanta paura da ipermedicalizzare eccessivamente il suo bambino e se stessa. In tutti questi casi otterrebbe solo conseguenze negative e la colpa non sarebbe sua. Se fosse vero che i bambini non vaccinati muoiono come mosche, palesemente ce ne accorgeremmo. All’incirca negli ultimi 20-30 anni il nostro Ministero della Salute non ha registrato un solo caso di tetano, difterite e polio in Italia e meno ancora si sono avuti casi mortali! Comunque, se c’è ogni tanto qualche bambino che muore di meningite, questo accade quasi esclusivamente in bambini immunodepressi per patologie o per farmaci (vaccini compresi). L’affermazione poi che un bambino di 2-3 mesi sia immunologicamente più forte di uno più grande è ancora più assurda e, se fosse un’affermazione documentata, significherebbe che il medico che l’ha fatta è privo delle più elementari nozioni di fisiopatologia del sistema immunitario neonatale. In ogni caso, a queste problematiche io sono solito rispondere come ho risposto alla mamma della lettera suddetta: «Cara Signora, oltre a scrivere e documentare nei miei libri le mie affermazioni con la letteratura scientifica, io non desidero dirle altro per non crearle altro stress e aggravarle l’attuale disorientamento. Le aggiungo solo questo invito: faccia quello che sente nel suo cuore di mamma, perché una mamma “sente” quello che deve fare per ognuno dei suoi figli! Si ricordi però di non avere mai paura, specialmente di coloro che usano linguaggi che incutono paura. Un caro saluto». Roberto Gava www.informasalus.it

Le informazioni contenute in questo articolo sono puramente divulgative. Tutte le eventuali terapie, trattamenti o interventi energetici di qualsiasi natura che qui dovessero essere citati devono essere sottoposti al diretto giudizio di un medico. Niente di ciò che viene descritto in questo articolo deve essere utilizzato dal lettore o da chiunque altro a scopo diagnostico o terapeutico per qualsiasi malattia o condizione fisica. L’Autore e l’Editore non si assumono la responsabilità per eventuali effetti negativi causati dall’uso o dal cattivo uso delle informazioni qui contenute. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

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CANAPA INDUSTRIALE

I CAMPI DI CANAPA IN PUGLIA Da Cerignola al Salento, la coltivazione della Canapa sta volgendo al termine. Da circa 60 anni non si vedeva una semina capillare come questa che rappresenta il primo step per la reintroduzione di una filiera agricola. Infatti, prima di poter partire con investimenti e proiezioni, era necessario valutare come la pianta reagisce nei vari territori considerato che da decenni non si avevano dati come questi. Ad Ottobre, dunque, è in cantiere un incontro dedicato agli agricoltori per comunicare i risultati e le esigenze della pianta riscontrate dopo questa prima sperimentazione. Se credi che l’azione di CanaPuglia sta contribuendo ad un cambiamento concreto, sostieni le attività con una donazione libera. Visita il portale canapuglia.it per conoscere chi siamo, cosa facciamo e perché siamo convinti che la coltivazione della Canapa è in grado di rigenerare Uomo, Ambiente ed Economia. Notizie dal territorio: - Grazie a Ikaros Power, azienda pugliese che ha investito sulla Canapa, è stata recuperata un’antica varietà di Canapa meridionale: l’Eletta Campana - Pedone Working costruisce in Puglia 60 appartamenti in calce e canapa - Il Network di CanaPuglia conta 220 tra singoli sostenitori, aziende, associazioni e punti vendita sparsi in tutta Italia - A Taranto, nei pressi dell’Ilva, sorgerà uno sportello di CanaPuglia per stimolare ottimismo e prospettive. La Redazione www.CanaPuglia.it

#THEXPERIMENT2013: E’ NATO IL PRIMO CANAPA LIFESTYLE SUMMER TOUR Partito come un esperimento, il tentativo di ‘fusion’ fra più arti, quella della cucina, della musica e della salute, si sta rivelando sempre più un successo, oltre che un continuum rigorosamente in progress! Dopo le tappe siciliane del Nebrodi Art Festival (1-4 Agosto) e del Mirto Rock (4-5 Agosto), entrambi andati in scena nella splendida cornice dei monti Nebrodi vicino Messina, il Tour si è spostato nella magica terra del Salento: il Live Food&Music Showcooking infatti è stato ospite del più innovativo dei Circoli Arci del brindisino: l’Arci Iabba di San Donaci, gestito da giovani che non si trovano oggi in giro tanto facilmente. Breve conferenza introduttiva tenuta da Omar Vins, fondatore di Canapa Lifestyle con ospiti super-speciali: Lucia Spiri e William Verardi, fondatori del primo Cannabis Social Club italiano LaPianTIAMO di Racale in provincia di Lecce, e Alfredo Polito, Resp. Arci per l’intera provincia di Brindisi. In pochi minuti è stato chiaramente illustrato l’infinito potenziale della Canapa nei suoi molteplici utilizzi: dal settore alimentare con il suo innovativo potere nutraceutico, gli utilizzi nella bioedilizia, il tessile e l’abbigliamento, l’agricoltura e l’energia pulita e per la prima volta anche Canapa Lifestyle decide in prima persona di affrontare il delicato tema THC e del valore curativo e farmaceutico della Canapa. E lo fa, facendo parlare chi vive questa situazione in prima persona da anni, ogni giorno. Combattendo la propria lotta. “Dopo attimi di commozione e sorrisi combinati ad hoc, il pubblico era finalmente nello stato ideale per il momento evocativo della performance - commenta Omar Vins - ancora in fase sperimentale. Stiamo riscontrando un ottimo interesse e una grande curiosità, oltre che stupore durante i primi minuti di performance e poi nel degustare i piatti dello Chef!” New entry il duo bolognese “ReCycledum” formato dai musicisti Nico Panna e Luigi Russo: durante la performance infatti, insieme allo Chef e Food-designer di Canapa Lifestyle, i due musicisti suonano

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dal vivo strumenti e attrezzi da cucina, sapientemente mixati e messi a tempo. Il risultato è un’esperienza multisensoriale che lascia lo spettatore attonito ed incuriosito, oltre che piacevolmente appagato. Il segreto di oggi: essere Multitasking, proprio come la Canapa! Alla prossima puntata con Canapa Lifestyle: Connettiti con il Futuro. Per info e contatti redazionali: press@canapalifestyle.com Grazie e buon Settembre a tutti i ns lettori.

Omar Vins

Canapa Lifestyle www.canapalifestyle.com

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CANAPA DA FIBRA, UNA COLTURA INNOVATIVA PER UNO SVILUPPO ECO-SOSTENIBILE Giorno 20 luglio 2013, si è tenuta ad Ispica (RG) la prima giornata informativa sulla canapa industriale dal titolo “Canapa da fibra, una coltura innovativa per uno sviluppo eco-sostenibile”. Grazie al contributo dell’Assessorato alle Risorse Agricole ed Alimentari della regione Siciliana, noi della Sicilcanapa abbiamo iniziato questo percorso di informazione, a seguito delle numerose richieste di collaborazione e di informazione riguardanti la filiera della canapa. Abbiamo affrontato i vari temi legati alla coltivazione della canapa: dall’aspetto legale, ai conti economici, dalle informazioni relative alla valenza nutrizionale dei prodotti alimentari della canapa, all’aspetto legato all’agricoltura, alla botanica e alle tecniche di coltivazione e ai materiali che con la canapa industriale è possibile realizzare. Lo scopo delle giornate informative è quello di parlare di fatti, di cose concrete. Scambiare informazioni pratiche, sentire le aziende che potrebbero impiegare la canapa nei loro processi di produzione, concentrare azioni che investano l’Opinione Pubblica e gli Enti Locali, per diffondere la coltivazione della canapa in Sicilia e far crescere la cultura del sostenibile e del naturale. Sicilcanapa, come Assocanapa, Canapuglia, Lucanapa e tante altre realtà regionali, lavora con i prodotti derivati di canapa, alimentari e industriali, la cui domanda sul mercato è sempre maggiore ed in continua crescita, ma con una disponibilità di materia prima insufficiente. Riteniamo che sia dunque possibile rilanciare l’economia Siciliana a partire dalla coltivazione della canapa, dallo sviluppo delle ricerche sui diversi possibili impieghi, fino alla costruzione di filiere di trasformazione. Il proibizionismo contro una pianta capace di avere 5.000 applicazioni, nota ai più solo per il suo uso ludico-ricreativo, aveva

soppresso anche tutti gli altri utilizzi che di essa si possono fare. La canapa permette di migliorare i terreni in cui viene coltivata, e quindi è perfetta per essere inserita in rotazione agricola, tra le coltivazioni di cereali. Non necessità di pesticidi ne di concimi chimici. La coltivazione della canapa non ha risvolti positivi solo nell’ambito agricolo: grazie ai numerosi derivati della canapa si potrebbe creare un indotto lavorativo a partire dalla trasformazione di questo vegetale dal quale si ricavano materiali edili, tessuti, materiali ecologici sostitutivi della plastica; oltre che a derivati alimentari il cui valore nutrizionale è riconosciuto dal Ministero della Salute con circolare del 22 maggio 2009. Dott.ssa Stefania Martorina Amministratore Unico www.sicilcanapa.it

CANAPA INDUSTRIALE SPECIALE

UNA STORIA NELL’ERBA: QUANDO LA CULTURA INCROCIA LA COLTURA DELLA PIANTA PIU’ CHIACCHIERATA Un libro diviso in due parti per raccontare le assurdità che circondano quella che è probabilmente la pianta più discussa degli ultimi 50 anni. Si comincia con la storia di Nagid, un racconto romanzato ma verosimile sul libero arbitrio e sulla facoltà di scegliere, prima che sull’erba in senso stretto. Perché non sempre legale è sinonimo di giusto e molto spesso le strade nuove vengono aperte da chi ha semplicemente il coraggio di farlo. Mentre nella seconda parte si analizzano, stato per stato, le legislazioni vigenti in fatto di cannabis in tutto il mondo, sia ad uso terapeutico, sia ricreativo, sia di canapa a livello industriale. Antonino Chiaramonte, l’autore capace di dire cose importanti in modo semplice ed efficace, ci ha raccontato di come sia rimasto sorpreso da tutta la curiosità che il libro ha suscitato. Pubblicato a ridosso della fiera internazionale sulla canapa di Fermo di quest’anno, è stato poi riproposto durante vari eventi estivi, diventando occasione di dibattito e di discussione dovunque sia stato presentato, segno che l’interesse scientifico e culturale intorno a questo argomento cresce sempre di più. “Juana, una storia nell’erba” è dunque innanzitutto un libro che pone una serie di domande e di problemi che aspettano una risposta. E nella ricerca di queste risposte Antonino ci ha spiegato di come abbia deciso di inviare una copia di questo libro al Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri e di aver ricevuto una gradita risposta con le congratulazioni per il lavoro svolto, scoprendo poi che lo stesso Ministro, in un’intervista rilasciata a Radio Rai, ha DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

espresso parere favorevole a rivedere la legge Fini-Giovanardi, sottolineando il fatto che ci sono diversi gruppi di studio al lavoro su questo argomento. Verità scientifiche inconfutabili e i progressi che in questa battaglia stanno facendo numerosi stati in tutto il mondo, sono sotto gli occhi di tutti. Di recente un famoso neurologo americano che anche un giornalista scientifico della CNN, ha pubblicamente confessato di essersi sbagliato per anni su quello che la cannabis terapeutica può rappresentare, scrivendo un editoriale in cui chiede scusa per essere stato tra coloro che sull’argomento ha dato opinioni fuorvianti e concludendo che l’utilizzo terapeutico della pianta è doveroso e legittimo. Chissà quanto tempo ancora servirà alla nostra classe politica per accorgersene, sempre che il problema sia questo e non il fatto che sia molto più comodo fare finta di niente. Inoltre, contrariamente a ciò che sostenne nel maggio 2011 l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti con la triste frase: «La Cultura, notoriamente, non dà da mangiare neanche un panino», siamo convinti che la cultura sia un mezzo indispensabile per creare ricchezza, oltre che le migliori condizioni di sviluppo di una nazione. Per fare questo, niente di meglio che unire la cultura dello sviluppo ecosostenibile, alla coltura della pianta che potrebbe fisicamente aiutare un’economia compromessa come la nostra. Chiudiamo con una citazione di una sentenza argentina riportata dall’autore sulla quarta di copertina del libro: «Ogni adulto è libero di decidere per la sua vita senza l’intervento dello Stato. Lo Stato non può decidere cosa è morale e cosa non lo è». La Corte – spiega Antonino – con una sentenza molto “liberal”, ha stabilito che è incostituzionale perseguire chi faccia un uso privato di marijuana. Alcuni Nazioni hanno fatto una scelta, altre continuano a non scegliere. Mario Catania

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JACK HERER BOOK

THE EMPEROR WEARS NO CLOTHES CAPITOLO QUATTORDICI

PARTE SECONDA

Jack Herer “The Emperor wears no clothes” è un libro del 1985 scritto da Jack Herer, famoso attivista Americano, un vecchio combattente da sempre in prima linea nella guerra per la depenalizzazione della cannabis, deceduto il 15 aprile 2010. Si tratta di uno dei più importanti documenti mai scritti a riguardo, ora disponibile in italiano. Pubblichiamo l’intero libro in questa rubrica, un capitolo ogni numero. E’ possibile scaricare il libro completo dal nostro sito internet (www.dolcevitaonline.it - sezione downloads) DIVIDERE LE COMUNITA’… E FARE A PEZZI LE FAMIGLIE “Aiuta un amico, mandalo in galera” dice un cartellone a Ventura, in California. Questo è un esempio della campagna “tolleranza zero” e della tattica di spionaggio del vicino usata per il supporto delle leggi contro il crimine senza vittime che è fumare cannabis. Ecco un altro esempio in TV: “Se siete a conoscenza di un reato potete guadagnare fino a mille dollari. Il vostro nome non verrà fatto e non vi sarà chiesto di apparire in tribunale”.* Un uomo in galera riceve una cartolina che dice “Il nostro informatore ha ricevuto $600 per metterti dentro. Firmato Crimestoppers”. *(Crimestoppers, Ventura, California)

SORVEGLIANZA E SEQUESTRO Nella California rurale, dove il raccolto di cannabis sosteneva intere comunità, le forze ben armate del CAMP entrano in una densa foresta scoprendo rigogliose, robuste piante di otto mesi, alte 15 piedi (m. 4.50 ca.). Le piante vengono abbattute, ammucchiate e cosparse di benzine e copertoni. Senza nessuno a curarle, bruceranno lentamente. Altrove, il pilota di un elicottero vola in cerchio sopra le vicinanze, scrutando in una telecamera sensibile al calore puntata su una casa; “cerchiamo il sole indoor” spiega. “Cerchiamo solo oggetti specifici”, case dove c’è una lampada da crescita o qualche altra base tangibile per sospettare “la produzione di una sostanza controllata”; un reato. “Guardate, c’è una lampada in quella casa”. Lo schermo termografico mostra del calore che fuoriesce da sotto la grondaia della casa. Sito confermato. Essi ottengono quindi un mandato di perquisizione, irrompono nella proprietà, sequestrano la casa con un procedimento civile e condannano i suoi abitanti con un procedimento penale. (“48 Hrs.”, programma della CBS, “Coltivazione della Marijuana in California”, 12.10.1989)

POLITICA ANTI-AMERICANA ED ESTORSIONE POLITICA Richard Nixon ordinò illegalmente all’ FBI di sorvegliare John Lennon 24 ore al giorno per 6 mesi pieni nel 1971, dopo che Lennon aveva tenuto un concerto nel Michigan per la liberazione di uno studente (John Sinclair), condannato a cinque anni di prigione per il possesso di due joint. (L.A. Times, Agosto 1983.)

Le grandi industrie di farmaci, carta, liquori e birra vogliono che l’erba resti illegale per sempre, non importa di chi siano i diritti che calpestano, o quanti anni dobbiamo passare in galera per assicurare loro i profitti. I politici liberali sono controllati e, crediamo, sono obbligati a tener chiusa la bocca su questo e altri argomenti, con il rischio di vedere pubblicate indiscrezioni su di loro, o sui loro familiari, magari per faccende sessuali o relative alla droga. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

POLIZIA, SEGRETI & RICATTI Qualche anno fa, l’allora Capo della Polizia di Los Angeles Daryl Gates (1978–1992) ordinò la sorveglianza del Consigliere cittadino Zev Yarslovsky, del Procuratore John Van DeKamp e del Sindaco Tom Bradley, tra gli altri. Ha monitorato le loro vite private e sessuali per oltre un anno. “Qualcuno ha parlato e sono entrato in un sogno.” (SIC) Un cantante a favore della legalizzazione della marijuana, McCartney, è stato ripetutamente arrestato e imprigionato per dieci giorni durante un concerto in Giappone. Il governo cancellò la sua tournée e gli proibì di suonare in quel Paese, cosa che gli costò milioni di dollari. Dal canto suo, egli ha continuato a parlare in favore dei fumatori d’erba. (Los Angeles Times, August, 1983.)

J. Edgar Hoover, come Direttore dell’FBI, fece questo per cinque anni a Martin Luther King Jr. e, nella situazione più “malata”, spinse deliberatamente l’attrice Jean Seburg al suicidio con terribili lettere federali e informando i tabloid sulle sue gravidanze e sui suoi incontri privati con dei neri. Infatti, usando l’FBI, Hoover perseguitò dei bersagli selezionati a causa del loro impegno civile per 20 anni. L’ex direttore dell’FBI e supervisore diretto della DEA, William Webster, nel 1985 giustificò lo sperpero del 50% ($500 milioni) dei fondi del federal drug enforcement contro la cannabis così: “Oh, la marijuana è una droga estremamente pericolosa e la prova [riferendosi agli studi poi completamente screditati di Heath e Nahas] sta per arrivare”. Webster continuò a chiedere sempre più soldi e poteri illimitati per fermare l’erba. (“Nightwatch”, CBS, 1.1.1985.) E sempre più soldi sono stati chiesti da ogni suo successore alla DEA fino ai giorni nostri, nel 2007. Nel 2006, il budget della DEA era di quasi 2.5 miliardi di dollari, in continua crescita. UMILIAZIONE PUBBLICA Gli artisti trovati con della cannabis hanno dovuto fare un’abiura “in stile Galileo” per poter stare fuori di galera o salvare i loro contratti con la televisione, con i nightclub, etc. Alcuni di loro hanno dovuto andare in televisione a denunciare la marijuana per non essere imprigionati (ad es. Peter Yarrow di Peter, Paul and Mary, David Crosby, e l’attrice Linda Carter). Le nostre corti e i nostri legislatori hanno venduto la nostra Carta dei Diritti, scritta sulla cannabis, per assicurarsi un mondo senza cannabis. “Non sospettare del tuo vicino, denuncialo”. Ogni diceria dev’essere denunciata. Quello che ci disgustava da bambini, e cioè lo spettro del Nazismo e del Comunismo che chiedevano a tutti di spiarsi a vicenda; la polizia segreta di Stalin che andava a prendere la gente in casa, di notte, per somministrare stupefacenti ed estorcere

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JACK HERER BOOK

informazioni; un governo che semina menzogne e che crea uno stato di polizia, è divenuta oggi la nostra realtà Amerikana. (SIC) E quelli che osano sfidare apertamente l’ondata di oppressione devono affrontare la prospettiva della rovina finanziaria. CONFISCA: UNA LEGGE FEUDALE Quando il governo federale confisca auto, barche, soldi, beni immobili e altre proprietà personali, i processi vengono avviati su leggi scaturite dalla superstizione medievale. La legge inglese del Medioevo decretava la perdita di ogni oggetto che avesse causato la morte di un uomo. Conosciuto come “deodando”, l’oggetto, che poteva essere un’arma come un carro di buoi sfuggiti al controllo, era personificato, dichiarato corrotto o maledetto e confiscato dal re. I procedimenti di confisca in rem (contro le cose piuttosto che contro le persone) odierni sono processi contro la proprietà stessa*. Per analogia con il deodando, una “personificazione fittizia” legale accusa la proprietà. Essa viene trovata colpevole e condannata, come se avesse una personalità - e la colpevolezza o l’innocenza del proprietario fosse irrilevante. *In Italia, la Actio In Rem - azione contro la cosa - indica «le così dette azioni reali, cioè le azioni che, a differenza di quelle personali le quali possono essere indirizzate contro “una determinata persona” sono dirette contro “chiunque” e che, pertanto, hanno come legittimato passivo il soggetto che lede un diritto reale» Fonte: “Massime, enunciazioni e formule giuridiche latine” di Umberto Albanese (Hoepli, 1993) - N.d.t.

Corte Suprema degli Stati Uniti ritenne che se l’atto era un esercizio dei poteri bellici del governo ed era applicabile solo ai nemici, allora era costituzionalmente consentito per assicurare una rapida fine della guerra. Con l’applicazione di questi procedimenti penali di confisca, il governo Oggi, la passione per la “guerra alla droga” ha portato di nuovo il può aggirare quasi tutte le protezioni che la Costituzione garantisce Congresso a infliggere punizioni con procedimenti in rem, senza la all’individuo. Non esiste la garanzia del diritto all’assistenza legale del seccatura della tutela Costituzionale e della Carta dei Diritti. “DobSesto Emendamento. L’innocenza fino alla prova di colpevolezza è biamo salvare la nostra Costituzione”, disse Vickie Linker, il cui marito ribaltata. Ogni violazione di un diritto costituzionale viene usata come aveva passato due anni in prigione a causa della cannabis. “Sappiamo la base per la distruzione di un altro diritto. verità.” La violazione dell’“innocenza fino alla colADESCAMENTO, INTOLLERANZA pevolezza provata” attraverso un regolare E IGNORANZA Gli artisti trovati processo è usata per distruggere la proibizioQuando sembrano non esserci abbastanza ne del double jeopardy*. Anche una sentenza persone che commettono crimini, la DEA e con della cannabis hanno di proscioglimento per i crimini sui quali si i dipartimenti di polizia spesso si avvalgono dovuto fare un’abiura basa la confisca, non previene il ripetersi degli dell’adescamento per rendere criminali degli stessi atti, poiché anche se il governo non individui ignari e altrimenti non criminali. Gli “in stile galileo” ha potuto provare che è stato commesso agenti del governo sono stati scoperti più per poter stare fuori un crimine, al secondo processo l’imputato volte coinvolti nel traffico e nella vendita di dovrà produrre una prova di innocenza. droga.* di galera o salvare *Per legge gli Americani non possono essere accusati una seconda volta del medesimo crimine, dopo che una corte li ha dichiarati innocenti, N.d.t.

i loro contratti con la televisione, con i nightclub, etc.

La Corte Suprema ritiene che sia costituzionale confiscare in rem la proprietà di una persona completamente innocente, e non negligente nell’uso della proprietà stessa. Le corti inferiori accettano le argomentazioni delle accuse secondo le quali, se è permesso confiscare proprietà di gente completamente innocente, la tutela costituzionale non è applicabile a nessuno che sia colpevole anche del minimo reato relativo alla droga. A differenza dei procedimenti civili tra individui, il governo è immune al countersuit (V.* N.d.t. prec. sul double jeopardy). Il governo può utilizzare le sue risorse illimitate per riavviare ripetutamente un processo, nella mera speranza di convincere un giurato che l’imputato non abbia prodotte le prove preponderanti della sua innocenza. I sequestri imposti dalla Corona inglese hanno spinto i fondatori della nostra nazione a proibire i disegni di legge che prevedevano la perdita di beni e diritti civili (sequestro conseguente a colpevolezza) nel primo articolo della Costituzione americana. Il corpo principale della Costituzione proibisce anche la confisca di beni per il reato di tradimento. Il primo Congresso promosse lo statuto, che è ancora legge, il quale dichiara che “Nessuna condanna o giudizio faranno corruzione del sangue o di ogni confisca di beni”. Malgrado ciò, i primi americani incorporarono queste procedure in rem (causa legale contro una cosa) nell’ammiragliato e nelle leggi marittime, per sequestrare le navi nemiche e costringerle al pagamento delle tasse doganali. Fu soltanto ai tempi dello scoppio della guerra civile che queste procedure doganali furono cambiate radicalmente. Il Confiscation Act del 17 Luglio 1862, dichiarava che tutte le proprietà appartenenti agli ufficiali Confederati o a chi aveva aiutato i ribelli fossero confiscabili in rem. La

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*High Witness News department, rivista High Times; “Inside the DEA”, Dale Geiringer, rivista Reason del Dicembre 1986; Processo del Christic Institute “La Penca”; Testimonianze processuali e verdetto di innocenza nella causa DeLorean per cocaina; rivista Playboy, etc.

Questo continuo sbandieramento pubblico della paura della marijuana si trasforma nella richiesta di più soldi per una “guerra alla droga” (un eufemismo per guerra a certe persone che scelgono liberamente di usare determinate sostanze) e nelle pressioni politiche per l’uso di metodi anticostituzionali a sostegno di leggi sempre più rigide. Nell’ottobre 1989, a Louisville, nel Kentucky, rivolto ai capi della polizia di quello stato, l’allora “Zar della anti-droga” e dipendente da nicotina William Bennett* annunciò che fumare marijuana rende la gente stupida. *Questo è lo stesso uomo che ha collaborato allo sviluppo del progetto da $2.9 milioni perché la Texas National Guard facesse travestire i suoi agenti da cactus per sorvegliare il confine Messicano. E questa fu l’unità della Guardia Nazionale che poi sparò e uccise un giovane pastore Messicano nato in America, prendendolo per un immigrante illegale.

Non fornì alcuna prova, e benché il crack non fosse un problema rilevante, nel Kentucky stabilì che era necessario più denaro per la guerra alla droga, a causa di questo nuovo pericolo insito nella marijuana: la stupidità! Bennett fu visto abbracciare dei gin and tonic in tarda mattinata, nel dicembre dell’1989, mentre cercava di inculcare un simile messaggio anti marijuana ai rappresentanti delle industrie televisive e cinematografiche di Beverly Hills, in California. (High Times, Feb. 1990. V., Booze Brunch in Appendice.)

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PSICONAUTA “LSD Il Mio Bambino Difficile” è un libro del 1979 scritto da Albert Hofmann, famoso scienziato, comunemente conosciuto come il “padre dell’LSD”, psiconauta per eccellenza, deceduto nel 2008 all’età di 102 anni. Fu il primo a sintetizzare e sperimentare l’LSD scoprendone gli effetti psichedelici e studiandone i potenziali utilizzi medici e scientifici. Pubblichiamo i capitoli più interessanti in questa nuova rubrica. E’ possibile scaricare il libro completo dal nostro sito internet (www.dolcevitaonline.it - sezione downloads)

LSD IL MIO BAMBINO DIFFICILE DECIMA PARTE GLI EFFETTI PSICHICI DELL’LSD La descrizione degli effetti dell’LSD, ricavata da queste prime indagini, non era nuova alla scienza. Essa corrispondeva in gran parte a quella degli effetti della mescalina, un alcaloide già esaminato all’inizio del secolo. La mescalina è il costituente psicoattivo del cactus messicano Lophophora williamsii (Anhalonium lewinia). Sin dai tempi precolombiani, i nativi americani hanno mangiato questo cactus, e ancora oggi esso è utilizzato come pianta sacra nelle cerimonie religiose. Nella monografia Phantastica (Verlag Georg Stilke, Berlino, 1924), L. Lewin ha offerto un’ampia descrizione della storia di questa droga, che gli Aztechi chiamavano péyotl. L’alcaloide mescalina fu estratto dal cactus da A. Heff ter nel 1896; nel 1919 venne poi chiarita la sua struttura chimica e prodotto sinteticamente da E. Spath. Fu il primo allucinogeno o «fantastico» (come lo definì Lewin), disponibile in forma pura, a essere impiegato nelle indagini sulle modificazioni delle percezioni sensoriali, sulle illusioni mentali (allucinazioni) e sulle alterazioni di coscienza. Negli anni Venti furono condotti vasti esperimenti con la mescalina su animali e soggetti umani, riferiti concisamente da K. Beringer nel libro DerMeskalinrausch (Verlag Julius Springer, Berlino, 1927). Questi studi non riuscirono tuttavia a indicare le sue possibili applicazioni in medicina; ne derivò un calo d’interesse per la sostanza.

DELYSID (LSD 25) T Compresse da 0,025 mg (25 mcg) Fiale da 0,1 mg (100 mcg) per uso orale. La soluzione può essere anche iniettata per via s.c. o i.v. l’azione è identica a quella per via orale ma sopraggiunge più rapidamente.

Con la scoperta dell’LSD, la ricerca sugli allucinogeni ricevette un nuovo incentivo. La novità di questo composto rispetto alla mescalina consisteva nella sua azione elevata, collocata in un diverso ordine di grandezza. La dose efficace di mescalina, compresa tra 0,2 e 0,5 g, è equivalente a una quantità di LSD variabile tra 0,00002 e 0,0001 g; in altre parole, l’LSD è dalle 5000 alle 10.000 volte più attivo della mescalina. La peculiare posizione dell’LSD all’interno dei farmaci psicoattivi non è dovuta soltanto alla sua elevata attività in senso quantitativo; la sostanza riveste anche un significato qualitativo: essa manifesta un’azione mirata specificamente alla psiche umana. Si può assumere, perciò, che l’LSD influenzi i più importanti centri di controllo delle funzioni psichiche e intellettuali. L’azione mentale di questa sostanza, prodotta da infinitesimali quantità di composto, è così significativa e multiforme che risulta difficile commentarla attraverso alterazioni tossiche della funzione cerebrale. Se l’LSD agisse sul cervello come tossico, il genere di esperienza che ne conseguirebbe non avrebbe altro che un valore patologico, senza nessun interesse psichiatrico o terapeutico. È molto probabile invece che la modificazione della conduttività nervosa e l’azione sulle connessioni nervose (sinapsi), provocate dall’LSD e dimostrate sperimentalmente, siano alla base di questi fenomeni psichici. In questo modo, si verrebbe a determinare un effetto sul complesso sistema di interconnessioni e di sinapsi tra i molti miliardi di cellule cerebrali, un sistema da cui dipendono le più elevate funzioni intellettuali e spirituali. È sicuramente in questa direzione che si deve ricercare la causa dell’azione profonda della dietilamide dell’acido lisergico. Le caratteristiche peculiari dell’LSD aprivano a questo farmaco numerose possibilità d’impiego psichiatrico, come già dimostrava lo studio fondamentale di W.A. Stoll. La Sandoz decise perciò di metterlo a disposizione degli istituti di ricerca e dei medici come farmaco sperimentale, dandogli il nome commerciale che io avevo proposto, Delysid (D-Lysergsaure-diathylamid). Il foglio illustrativo che qui ho riportato descrive alcune indicazioni d’uso e sottolinea le necessarie precauzioni.

Indicazioni e posologia In psicoterapia analitica, per indurre stati di rilassamento psichico, particolarmente in presenza di ansia e di nevrosi ossessive. La dose iniziale corrisponde a 25 mcg (1/4 di fiala o 1 compressa). Questa dose viene aumentata a ogni seduta di 25 mcg fino a raggiungere il livello ottimale (di solito tra i 50 e i 200 mcg). I trattamenti con Delysid avvengono per lo più a intervalli di una settimana. Negli studi sperimentali sulla natura delle psicosi: sperimentando il Delysid su se stesso, lo psichiatra è in grado di gettare uno sguardo sul mondo delle idee e delle sensazioni dei suoi pazienti. Il Delysid può essere usato anche per indurre stati psicotici di breve durata in soggetti normali, facilitando in tal modo le ricerche sulla patogenesi della malattia mentale. In soggetti normali sono sufficienti dosi di 25-75 mcg per produrre una psicosi allucinatoria (una media di 1 mcg/kg). In alcune forme psicotiche e nei casi di alcolismo cronico sono necessarie dosi più elevate (2-4 mcg/kg).

DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

Proprietà La somministrazione di dosi molto basse di Delysid (1/2-2 mcg/kg) provoca stati transitori di eccitazione, allucinazioni, depersonalizzazione, liberazione di ricordi rimossi e lievi sintomi neurovegetativi. L’effetto sopraggiunge dopo 30-90 minuti e di solito dura 5-12 ore. Intermittenti stati di eccitazione possono tuttavia persistere per diversi giorni. Modalità di somministrazione Per via orale, il contenuto di 1 fiala di Delysid viene diluito in acqua distillata e in una soluzione di acido tartarico all’1%. Il processo d’assimilazione della soluzione è più rapido e più efficace di quello delle compresse. Se custodite sigillate e protette dalla luce in un luogo fresco, le fiale hanno una durata illimitata. Se aperte o diluite in soluzione, e conservate in frigorifero, mantengono la loro efficacia per 1-2 giorni.

Precauzioni Stati mentali patologici possono essere intensificati dal Delysid. Si richiede una particolare cautela nei casi di soggetti con tendenze suicide o dove si sospetti un’imminente insorgenza psicotica. Una certa instabilità psico-emotiva e la tendenza a compiere atti impulsivi può occasionalmente verificarsi per alcuni giorni. Il Delysid dovrebbe essere somministrato solamente sotto stretto controllo medico. Il controllo non dovrebbe venire sospeso fino a che l’effetto del farmaco non sia del tutto svanito. Antidoto L’azione psichica del Delysíd può essere interrotta attraverso somministrazione i.m. di 50 mg di clorpromazina. Continua sul prossimo numero...

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PSICONAUTA

GIORGIO SAMORINI IL “DROGOLOGO” CONTEMPORANEO Giorgio Samorini, famoso e attivo ricercatore nel campo dell’etnobotanica e dell’etnomicologia, è conosciuto in tutto il mondo per aver studiato le relazioni di vari popoli con le droghe facendo delle scoperte a dir poco illuminanti. “Animali che si drogano” è uno dei suoi libri più conosciuti e apprezzati, pubblicato recentemente in edizione aggiornata dopo 13 anni. Ho avuto l’onore di approfondire il lavoro di Samorini, maggiore esponente della 3° generazione di studiosi del settore, che vanta dei predecessori di tutto rispetto come Mantegazza e Hofmann. Come e quando ti sei avvicinato al mondo dell’etnobotanica? Qual è la cosa che ti ha colpito maggiormente di questo mondo? Alcune esperienze giovanili con gli “psichedelici” - parlo di 35 anni fa - mi sorpresero molto, poiché i loro effetti non rientravano nel concetto di droga che avevo a quei tempi e che si identificava con i luoghi comuni mass-mediatici. “Questa non è droga!”, continuavo a ripetermi, i livelli di autoanalisi e di consapevolizzazione offerti dai loro effetti erano ben altra cosa da ciò che la società diceva sulla droga. E ne dedussi anche che l’uomo ha vissuto queste esperienze da sempre o almeno da un certo sempre; rimasi affascinato da questa mia “scoperta” personale e iniziai ad avvicinarmi, attraverso gli studi etnobotanici, antropologici e archeologici, all’utilizzo delle droghe presso le popolazioni tribali o del passato. Rifiutando il modello interpretativo mass-mediatico occidentale, avendone riscontrato limitazioni ideologiche e moralismi, volevo cercare altri modelli interpretativi sulle droghe. E iniziai anche a viaggiare, recandomi fra tribù messicane, amazzoniche, africane, con lo scopo di osservare i loro utilizzi delle droghe, i contesti - quasi sempre ritualizzati -, le relazioni sociali durante l’effetto, le motivazioni che avvicinavano quegli uomini alle droghe. Mano a mano mi resi conto che l’uso delle droghe, lungi dall’essere unicamente un problema di natura patologica, è una costante comportamentale umana, che andava studiata seguendo un approccio obiettivo e libero dai pregiudizi ampiamente diffusi anche nell’ambiente scientifico. Chi è lo studioso che ti ha influenzato di più e di cui apprezzi maggiormente il lavoro svolto? Direi il caro Albert, che ho incontrato diverse volte - Hofmann intendo - in giro per i congressi e anche a casa sua, a Rittimatte, in Svizzera. Di Hofmann mi piaceva la sua serietà, avevo bisogno di serietà, in mezzo a un mare di dicerie e di studi sulle droghe forzati dalle ideologie e dai moralismi. Ho una formazione scientifica e ho sempre utilizzato nei miei studi un approccio metodologico scientifico. Non mi consideravo uno dei suoi fan, lo trattavo come un collega ricercatore, e a questo Hofmann piaceva. Una volta, a un congresso a Barcellona, quando lui era già ultraottantenne e aveva bisogno di continui riposi, dato che disponevo di un’auto mi chiese di fargli da assistente in quei giorni nelle frequenti trasferte fra la sede del congresso e il suo hotel, perdendoci più di una volta nel traffico barcellonese. Ciò aumentò il livello di confidenza con questo moderno “padre” della ricerca sulle droghe, a cui in certi momenti al congresso di Barcellona dovetti fare anche da guardia del corpo per proteggerlo dalle moltitudini di suoi fans. Quando una volta ironicamente lo chiamai “papà”, lui mi rispose ancor più ironicamente “chiamami nonno”, dove per questo “papà” e “nonno” intendevamo entrambi relazioni più culturali che familiari. E in effetti, a partire dalla prima generazione dei moderni ricercatori sulle droghe - quella di Hofmann, Schultes, Heim, Wasson, ecc. -, mi considero appartenere a una terza generazione di studiosi “drogologi”. Hai fatto varie esperienze in giro per il mondo… Quale tra le tante ti ricordi maggiormente o reputi sia stata una delle più particolari?

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Direi l’esperienza di iniziazione nel culto del Buiti, fra i Fang del Gabon. Un incontro visionario molto profondo, quasi ancestrale, in un contesto un po’ estremo, sia come pratiche che come quantità di sostanza visionaria assunte. Nel mondo tradizionale, tribale, non v’è il concetto di uso “moderato” delle droghe, non v’è spazio per le mezze misure nelle vie di conoscenza (poiché le droghe vengono usate per scopi di conoscenza); dosi forti e tempi lunghi sono richiesti dalle visioni tribali, ed è diffuso il concetto che più le visioni sono sofferte, più sono profonde e cariche di significato. Ma al contempo, nel mondo tribale non si è sviluppato un “problemadroga” come nella società occidentale moderna. Anzi, il concetto occidentale di droga non è riconosciuto: per un Fang del Gabon o per un Jivaro dell’Ecuador le droghe sono quelle portate dagli occidentali, alcol e sigaretta in primis, mentre le sostanze visionarie da loro assunte fanno parte della categoria degli alimenti per l’anima o dei cibi divini, categorie alimentari non contemplate dalla nostra cultura. Il tuo libro Animali che si drogano è uscito da poco in edizione aggiornata, com’è nata l’idea di questo libro? Che riscontri hai avuto? L’uscita della prima edizione di questo libro, 13 anni fa, fece un certo scalpore fra i media; l’argomento degli animali che si drogano è alquanto appetibile per giornalisti in cerca di curiosità e stramberie. Non ho mai ricevuto critiche serie a questa mia ricerca, ma non ritengo ciò un pregio, bensì frutto dell’indifferenza nell’ambito scientifico a questo tipo di argomento. Un po’ come è il caso dell’omosessualità animale, un comportamento ormai ben accertato in natura, ma che i medesimi etologi tendono a ignorare. Omosessualità e droghe sono argomenti di difficile accettazione in un ambiente di ricercatori la cui visione obiettiva è limitata da personali omofobie e pregiudizi. E il fatto che anche fra gli animali sia diffuso il comportamento di drogarsi rafforza la necessità di una visione fenomenologica di questo fenomeno. E’ per questo che ho voluto riproporre l’argomento in questa nuova edizione dove, oltre all’aggiornamento dei dati, ho esteso l’aspetto teorico, proponendo ipotesi, azzardate o inaccettabili ai più, ma che hanno il pregio di essere ipotesi scientifiche libere da pregiudizi e moralismi. Immagino che i tuoi studi e le tue ricerche dimostrino quanto sia insulso ed ingiustificato il proibizionismo in Italia… Più che in Italia, ovunque. Culturalmente sono di formazione antiproibizionista, sebbene già da molto tempo mi stiano stretti la dicotomia proibizionismo-antiproibizionsimo e gli aspetti ideologici associati al moderno uso delle droghe. Il mio unico contributo agli aspetti ideologici della questione droga desidero che stia nella seguente considerazione: le droghe, che le vogliamo permettere o che le vogliamo proibire, le dobbiamo comunque studiare. Lascia un messaggio per i lettori… Quando si vola, non si devono tenere i piedi per terra, perché servono per atterrare. a cura di Enrica Cappello DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


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MUSICA HONEYBIRD & THE BIRDIES YOU SHOULD REPRODUCE Honeybird & the birdies è uno dei gruppi più unici e immaginifici attivi in Italia. Tre colorati musicisti, eccentrici come tre uccellini e dolci come il miele, miele psichedelico. Los Angeles, Catania e Torino sono le loro città di provenienza. Charango, batteria e basso i loro strumenti. Cantano in diverse lingue e dialetti e ballano in coreografie selvatiche e divertenti. La loro world music si fonde con l’armonia del folk, la giocosità dell’antifolk con l’angoscia del punk, la tropicalia brasiliana con l’entusiasmo dell’indie-rock, tutto in un’elettrica, innovativa sonorità. Il loro ultimo album, il secondo di una discografia ancora giovane ma promettente, è stato realizzato nel 2012 con la Trovarobato Records, prodotto da Enrico Gabrielli e supportato dalla campagna di produzioni dal basso Kickstarter, prima esperienza del genere in Italia.

FILM

GIURADEI - ETTORE GIURADEI

IN UTERO SREBRENICA GIUSEPPE CARRIERI ITALIAN MOVIES MATTEO PELLEGRINI Una notte, negli studi televisivi in cui si produce una famosa telenovela, durante il turno di lavoro delle pulizie degli uffici, un gruppo di immigrati scopre la porta blindata del deposito delle telecamere aperta. Ad uno di loro viene in mente che un suo amico si sposa e che sarebbe un bellissimo regalo di nozze fargli il filmino della cerimonia. In breve tempo questo divertimento si trasforma in una vera e propria attività parallela che coinvolge, uno dopo l’altro, tutti i compagni di lavoro, portandoli ad osare sempre di più… “Italian Movies” è stato presentato nella sezione Prospettive Italia all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma. Multiculturalismo contro precariato: «Siamo partiti nel 2003 e 10 anni dopo c’è il film, insieme al primo ministro di colore in Italia, la Kyenge: è il segno focale della società che cambia”, ha detto il regista Matteo Pellegrini. Frase che si può tranquillamente sottoscrivere».

Nel buio della notte Munira scava in silenzio alla ricerca delle ossa del figlio ucciso nel genocidio di Srebrenica. A volte, ancora oggi, in mezzo a un campo di patate, queste vengono fuori come oggetti misteriosi a cui ogni madre si lega per trovare finalmente pace, nell’orrore infinito di una guerra che, per quanto finita, continua nei cuori e negli occhi dei sopravvissuti. Aida è stata stuprata e non può più diventare madre, Hajra, sfidando le mine, ha ritrovato un teschio e crede che appartenga al figlio. Queste sono solo alcune delle rughe di Srebrenica che compongono il forte panorama umano della maternità di un posto martoriato, in cui oltre i vincoli della scienza e della medicina, madri anziane e ferite si mettono continuamente in cammino con la speranza che anche un minimo frammento di ciò che hanno creato possa ridare loro il senso della vita. “In utero Srebrenica” è un documentario in bianco e nero di Giuseppe Carrieri, vincitore del Bellaria Film Festival 2012. a cura di Maurizio Bongioanni

DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

Il nuovo album di Ettore Giuradei è un lavoro a quattro mani scritto insieme al fratello polistrumentista Marco. L’album è uscito a febbraio per Picicca Dischi e vanta la collaborazione del Jairo “Depedro” Zavala, chitarrista dei Calexico. E il suo lavoro folk lancia occhiate sia ai Calexico che a Capossela, a Battiato e a De Andrè. Dentro ci sono delle belle storie, raccontate bene. Ettore Giuradei è un cantautore di razza nel panorama musicale italiano. Rock.it scrive di lui: «L’ostinata coerenza nel percorso scelto e la sua credibilità autorale lo hanno calamitato all’attenzione della critica specializzata, regalandogli in questi anni un pubblico in costante crescita».

LIBRI DOPPIO LIVELLO - STEFANIA LIMITI L’Italia è un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro paese. Il doppio livello è un progetto di potere, chiaro e organizzatissimo, il cui esito finale è sempre stato quello di camuffare e coprire con “false bandiere” il reale corso degli avvenimenti. In questo libro si trovano i nomi e le biografie di chi è coinvolto nella destabilizzazione che ha segnato il nostro paese, da Portella della Ginestra fino ai delitti eccellenti di Falcone e Borsellino passando per piazza Fontana, l’Italicus, piazza della Loggia, la P2, Gladio. Un lavoro di ricostruzione durato anni che, senza dietrologie, collega piste disseminate in decine e decine di procedimenti giudiziari. Stefania Limiti è una giornalista romana e ha collaborato con varie testate sui temi di attualità politica.

FRATTURE MASSIMILIANO NUZZOLO Tra realtà e sogno, una strana storia d’amore: un ragazzo, una ragazza e un telefono. Diversi ma pronti a compenetrarsi in una ricerca inesausta, per un’analisi dolorosa, profonda e divertente del Mondo. Un testo letterario e “filosofico”, in cui ironia, drammaticità degli eventi e personaggi si susseguono in una parade evidenziando l’assurdo di ciò che chiamiamo vivere, ma pure uno spirito combattivo, la forza e la volontà di rinascere ogni giorno, superando le Crisi. Prendendo spunto dai grandi romanzi epistolari del XVIII secolo, con l’utilizzo di un mezzo “diverso”, il telefono, Nuzzolo come un nuovo Fitzgerald analizza in modo profondo, divertente, doloroso, un’intera generazione, i suoi sogni, le sue paure e le sue domande in questi tempi di “crisi”. Con un occhio di riguardo ad Albert Camus e alla filosofia esistenzialista e un’apertura neoumanista, indirizzando la lezione postmoderna verso nuovi lidi, nasce questo romanzo di Voci.

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HI-TECH & WEB

LA NUOVA FRONTIERA DELLO SFRUTTAMENTO 2.0

Lo sfruttamento della manodopera a basso costo nei Paesi in via di sviluppo non è più esclusivamente circoscritto al settore manifatturiero ma, come in molti settori, si sta evolvendo verso il web. Molti di voi saranno a conoscenza del nuovo fenomeno in cui è possibile acquistare le visualizzazioni su YouTube, falsi follower su Twitter fino ai like di Facebook… Ma vi siete mai chiesti cosa c’è dietro questo fenomeno? Forse non vi stupirete nel sapere che ci sono realtà specializzate nel fornire falsi like, follower e visualizzazioni alle aziende a prezzi modici (1000 follower costano circa 11 dollari). Tra le tante realtà in questione quella che emerge è shareyt. com, un sito web che ha base in Bangladesh. La scoperta arriva da un programma d’inchiesta giornalistica inglese, Dispatches, che ha mandato degli inviati in veste di clienti per scoprire qualcosa di più sul lavoro di quest’azienda. Quello che ne emerge è l’ennesima denuncia di sfruttamento, una situazione frequente in cui l’uomo è paragonato ad una macchina. Lavoratori pagati 12 dollari al mese, o per chi preferisce incassare in base alla produttività 1 dollaro ogni 1000 click, i turni, come purtroppo ormai è prassi, sono insostenibili (i lavoratori si alternano in tre turni giornalieri 24 ore su 24), per non parlare delle norme di sicurezza e delle regole igieniche che non vengono mai rispettate. Il rappresentante dell’azienda, che ha sede a Dakha, afferma in sua difesa: «Il nostro lavoro è legale. Semmai è immorale che un cliente commissioni questi tipi di servizi». Questa è solo una delle tante realtà che si sono consolidate negli ultimi anni nei Paesi disagiati del mondo come, appunto, il Bangladesh ma anche l’India e il Pakistan. Considerando la legalità di questo fenomeno e l’immoralità delle parole del rappresentante di shareyt.com molti addetti ai lavori sono preoccupati che tutto ciò possa generare una bolla speculativa, anche morale. Insomma continuando su questa strada anche una pagina di ventilatori in Alaska potrebbe diventare una miniera d’oro. E.C.

STREET CHARGE: A NEW YORK IL CELLULARE SI RICARICA PER STRADA CON IL SOLE New York, mai più con gli smartphone scarichi. Basterà il sole a dare nuova vita ai cellulari. Al via la nuova iniziativa di AT&T che, in collaborazione con GoalZero, permetterà di ricaricarli gratuitamente avvicinandosi alle stazioni apposite situate all’interno dei parchi e lungo le principali vie della Grande Mela: è Street charge. L’iniziativa pilota che ha già preso il via prevede l’installazione di 25 stazioni solari di ricarica dei dispositivi mobili in tutti i cinque i distretti della città. Qui, gratuitamente, si potranno ricaricare smartphone, tablet e altri dispositivi elettronici. Pensata inizialmente per i residenti di Brooklyn, Street charge è poi uscita fuori dal quartiere allargandosi alla città. Così, entro la fine dell’estate il gigante della telefonica americana AT&T implementerà circa 25 punti di ricarica solare, oltre a quelle già presenti. «Siamo sempre alla ricerca di modi nuovi e significativi per migliorare la vita quotidiana degli abitanti di New York attraverso una maggiore accessibilità alla tecnologia mobile», ha dichiarato Marissa Shorenstein, Presidente di AT&T. Come ricaricarsi? Basta appoggiare lo smartphone, il tablet e quant’altro su una delle piccole basi e collegarlo attraverso l’apposita presa. Nelle stazioni newyorkesi vi sono sei tipi di connettori adatti per iPhone, iPad, dispositivi Android e Windows Phone. www.greenme.it

LIVELY, L’APP PER SCARICARE I LIVE DEI CONCERTI Lively è un’applicazione, ideata dall’imprenditore Dean Graziano (disponibile sia per iPhone che per Android), creata per risolvere il problema della massiccia presenza di smartphone e tablet agli eventi di musica live. Anziché puntare sullo streaming, le registrazioni dei concerti diventano disponibili solo dopo la fine dell’evento, a pagamento. I file audio mp3 costano poco meno di 4 euro, mentre i video (disponibili in 24 ore) sono in vendita a 7,50 euro: e non è così poco per chi ha già pagato il prezzo del biglietto. Ma, attenzione, solo chi è presente al concerto può acquistare le registrazioni, infatti, l’ordinazione deve essere fatta in loco, da un dispositivo in grado di inviare la propria posizione GPS. Lo scopo è quello di mantenere comunque la cornice di un’esperienza personale, anche se c’è il rischio che il prodotto abbia l’impronta della produzione industriale.

SITO

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DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


STREET ART

UNGHIE LUNGHE E BOMBOLETTE L’AFFERMAZIONE DELLA STREET ART AL FEMMINILE Forse per il luogo comune che vede i writer esclusivamente come semi delinquenti col passamontagna intenti a vandalizzare le città, è nato un altro luogo comune che vuole che a dipingere i muri delle nostre città siano solo artisti maschi. Probabilmente più agili nell’eventualità di dover scappare da una volante, ma non per forza più bravi o talentuosi delle colleghe, visto che la creatività, almeno quella, non ha sesso. Negli ultimi anni, sia a livello internazionale, sia in Italia, il mondo della urban art si è aperto alle donne, riconoscendone i meriti mettendoli letteralmente in mostra. E’ successo prima a Londra, nel 2004, con l’esposizione “Something Else”, che vantava installazioni di grandi dimensioni create da artiste di caratura internazionale come Che Jen, Nuria, Sasu e Swoon, ed è stata una sorta di tributo all’arte di strada al femminile. Sempre nel 2004 il festival di graffiti francese Kosmopolite è stato dedicato alle writer al femminile con ospiti come Klor, Fafi, ACB e Zori4. Oggi dalla nota eroina francese Miss Van, passando dalla brasiliana Nina, fino alla giapponese Sasu, la messicana Peste e le americane Lady Pink e Swoon, la street art al femminile sta urlando a gran voce la sua presenza. In Egitto, forse anche per risposta alle azioni del nuovo governo conservatore egiziano, sono nati alcuni collettivi di street art al femminile. I due gruppi più famosi sono Noon El Neswa e le Mona Lisa Brigades. Di recente si sta facendo strada anche il gruppo Women on Walls, nato lo scorso dicembre da Angie Balata e dalla giornalista svedese Mia Grondahl, che oggi conta sessanta artisti, tra cui una decina di donne. L’idea che ha portato alla formazione di WOW è l’esigenza di utilizzare lo spazio pubblico, di lasciarvi un segno per denunciare la violenza contro le donne (più dell’80% delle donne egiziane è stata molestata sessualmente in strada, secondo il Centro egiziano per i Diritti della Donna) e rivendicare il processo di emancipazione femminile in corso.

NURIA

ALICE

SWOON

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NURIA

Per quello che riguarda l’Italia uno dei primi segnali è stata la mostra promossa da Urban painting negli spazi di via forcella a Milano, che ha dato la possibilità di veder riunite più di 15 artiste, nazionali ed internazionali, che parlano il linguaggio dell’arte di strada. «La strada l’unico luogo in cui tutti sono uguali», ha sottolineato Lydia Emily (una delle ladies in mostra), dove non importa se sei quotato o amato dai galleristi, dove dovresti emergere se hai talento, dove è la collettività, e quindi il senso comune, a decidere se vali davvero. Durante il mese di marzo di quest’anno le opere di Alice Pasquini sono state esposte in un luogo inconsueto per l’artista che solitamente realizza i suoi lavori sulla strada, a beneficio di chiunque passi: la mostra di Alice Pasquini “Into the Great Wild Open” è stata allestita alla Tri-Mission Art Gallery presso l’ambasciata degli Stati Uniti d’America di Roma, mentre nello stesso periodo la galleria di Roma Wunderkammer ha esposto le opere di una delle “signore” della street art, la francese Miss.Tic, che dal 1985 “contamina” Parigi con le sue provocanti pinup e le sue frasi pungenti e ironiche. A maggio invece nell’ambito della terza edizione del Festival dell’innovazione il collettivo “Femminile plurale” ha dato il via al progetto “TocCare” (la parola gioca con il verbo inglese to care, prendersi cura) per “rimarginare le ferite del degrado urbano” – hanno spiegato – in un’iniziativa che ha coinvolto alcuni luoghi caratteristici della città come il murattiano o il borgo antico. Mario Catania

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MUSICA

TRICKY: IL QUINTO ELEMENTO DELLA MUSICA PRESENTA FALSE IDOLS Tricky, l’artista inglese che contro la sua volontà è stato rinominato l’icona della comunità afro in Inghilterra e padre del genere trip-hop, è giunto quest’anno al suo decimo album dal titolo False Idols. Quest’album si aggiunge a una carriera che lo vede presente anche al cinema, sia come produttore di diverse colonne sonore per fi lm e serie tv sia con un ruolo da attore nel fi lm “Il Quinto Elemento” di Luc Besson. Con le sue divagazioni sonore e la sua aggressività, Tricky rimane una voce fuori dal coro nel settore della musica. In quest’album torna a sentirsi se stesso, mescolando suoni classici del passato ed esperimenti sonori oltre a molte collaborazioni con diversi cantanti. La sua voce compare sporadicamente e lascia spazio ai cantanti per dedicarsi i suoni, le influenze musicali come sempre sono moltissime: a partire da ritmi tribali e orientali ma anche musica elettronica, hip hop e rock accompagnati da un sottofondo gotico e dark. In questa intervista Tricky racconta la sua esperienza controversa con la Domino Records e spiega com’è nato il suo nuovo disco. Hai mosso diverse critiche ai tuoi due ultimi album usciti sotto l’etichetta Domino Records, come mai? Non eri soddisfatto? Penso che quegli album provengano da una buonissima etichetta, ma non per me. Adesso, se voglio fare un video o un disco, non ho bisogno di sottoporre la demo a nessuno, faccio semplicemente come preferisco, mentre quando ero con Domino Records dovevo creare il demo e farlo ascoltare a qualcuno che mi diceva se era pronto o meno per essere mixato, sono io però che ho fatto uscire 10 dischi, non lui. C’erano troppe discussioni a proposito di ogni disco e tutto quello che producevo era pensato per la Domino Records e non mi rifletteva completamente a livello artistico. Sono io ad aver fatto un errore, pensavo che la Domino fosse un’etichetta indipendente.

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Se ascolti ora i tuoi due vecchi dischi, che percezione hai? Molta chitarra, visto che Domino è un’etichetta particolarmente dedicata alla chitarra, che non è propriamente la mia specialità. Sono buoni dischi a livello musicale ma non riflettono completamente me stesso, riflettono me attraverso la Domino. Quando sono arrivato a produrre il secondo disco, infatti, mi sembrava di svolgere solo un lavoro come un altro per pagare le bollette. Mi ritrovavo in giro a fare promozione, marketing, firmare autografi e non mi sentivo completamente libero, mentre ora mi sento di poter fare come preferisco, senza nessuna restrizione. Quando ho registrato questo disco, non ho dovuto pensare, mi è venuto naturale. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


Quando hai cominciato a produrre l’ultimo disco? Circa 5 o 6 mesi fa, è stato un processo molto veloce. Sicuramente uscirà un singolo a novembre e un disco a gennaio. Non ho restrizioni, posso fare ciò che voglio e continuare a registrare. Il titolo del nuovo album è False Idols, ti senti un idolo? No, sono davvero lontano dall’essere un idolo e non cerco di esserlo perché non penso di essere un buon esempio. Non sono una pop star, la gente o ama la mia musica o no, io non sono felice di essere ricco o famoso, il successo e la fama non hanno niente a che vedere con il lato artistico, spesso le uniche ambizioni sono di essere famosi e non di essere apprezzati per ciò che si fa. Non è importante il mio personaggio, quindi non mi sento un idolo. La fama è creata dai media, siamo bombardati dalle immagini e dalle icone e pensiamo che sia fondamentale farsi riconoscere come personaggi e non per le doti che abbiamo, ritengo che sia molto più importante che le aspirazioni della gente debbano essere di diventare bravi in qualcosa, qualunque essa sia, senza seguire ad occhi chiusi un idolo. Quindi False Idols è dedicato a questi nuovi idoli? Diciamo che la mia idea di idoli è quella creata da personaggi come Bob Marley e John Lennon, anche se non apprezzo particolarmente la loro musica, riconosco la loro forza come icone in quanto entrambi parlavano di cosa stava succedendo, davano voce a chi non ne aveva, parlando della guerra in Vietnam e di argomenti scomodi che li hanno spesso portati a trovarsi in situazioni pericolose. Ora gli idoli parlano di droga o di violenza, quando spesso non l’hanno vissuta, non si avvicinano ad argomenti di attualità, sono giovani che non hanno storie da raccontare e si riuniscono spinti dalle mode e non degli ideali. In che modo paragoni questo ultimo album ai due precedenti? I primi due album è come se fossero il primo libro della saga e con questo nuovo album si apre il secondo episodio, il secondo libro. È il mio decimo album, ma è come se tutto il mio passato fosse messo da parte in questo progetto. Da quando ho prodotto quest’album è come se quelli precedenti non avessero più niente a che vedere con me, questo album è come una rinascita. Perché questa sensazione? Non so da dove provenga, forse perché mi sento bene nella situazione discografica in cui mi trovo ora. Mi sento di nuovo libero di poter produrre quello che voglio e trovare il mio posto nella musica, in passato ho avuto buone e cattive relazioni nel mondo della musica, non so perché ma voglio dimenticare tutto questo e fare come se questo fosse l’inizio della mia carriera. Sei più felice ora? Sì ora molto di più che in passato, mi accorgo adesso che faccio questo da molto tempo che non sono i soldi, la fama e il successo a renderti felice. Ho incontrato un sacco di persone nel corso della mia carriera. Una storia che mi ha molto colpito è quella di due genitori americani che mi hanno raccontato di fare ascoltare la mia musica al loro figlio in coma e io sono rimasto senza parole, non sapevo davvero cosa dire. Cose come queste sono quelle che mi fanno superare i periodi difficili della mia vita. Solo ora mi rendo conto di quanto sono importanti queste cose nella mia vita. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

Nella canzone “Nothing Changed” in una strofa dici «it still hear the same pane», è autobiografica? Sì, è un riferimento al successo e si parla delle mie sofferenze per il suicidio di mia madre. «I still feel the same pane» si riferisce al discorso per cui anche se ho fatto successo, soldi, e ho girato il mondo sento ancora lo stesso identico dolore. Anche se adesso appaio in tv e in radio e si pensa che le cose vadano bene, non è così, la sofferenza è sempre presente, sono come qualsiasi altro essere vivente. La gente dovrebbe riuscire a scindere tra l’artista e la persona in quanto tale, che vive gli stessi identici sentimenti delle persone comuni. Quali sono i ricordi di tua madre? Non posso ricordarmela. Ho solo sentito racconti a proposito di mia madre, quindi l’unica cosa che mi piacerebbe davvero sarebbe potermi sedere a un tavolo con lei per un’ora e avere una conversazione. E’ una cosa molto frustrante, lei non ha mai conosciuto suo figlio, e le mie figlie non conosceranno mai la loro nonna e questa cosa mi rende triste perché ho un ricordo molto felice. Lei era epilettica ed era spaventata dal non poter prendersi cura di me e di mia sorella, in molti dicono che la causa del suo suicidio fosse attribuita anche a mio padre e alla sua attitudine da sciupafemmine ma penso che il motivo maggiore fosse la sua malattia. Tuo padre invece è ancora in vita? Sì, ma è molto più un amico che un padre, è una persona molto infantile, assomiglia più a mio fratello più piccolo. La tua famiglia ti ha influenzato a livello musicale? Mia madre scriveva poesie, versi e suonava e anche mio nonno, erano un po’ una “gipsy family”. 15 tracce, perché così tante per te? Perché non potevo scegliere, ognuna a suo modo era necessaria insieme alle altre, cercavo di tagliare canzoni ma non riuscivo mi sembrava una pazzia. Il disco aveva bisogno di tutti i pezzi. Nel tuo disco ci sono molte collaborazioni con diversi cantanti, come mai hai fatto questa scelta? Francesca Belmont ha 25 anni ma suona molto old school, è capace di fare soul music senza sembrare qualcun’altro, tutti sono influenzati alla musica americana, ma lei è riuscita a creare uno stile suo ispirandosi alle sue influenze. È una vera cantante soul con un’influenza orientale. È arrivata in Inghilterra dalla Cina quando aveva 10 anni e si sente dalla sua voce. Nneka è una ragazza tedesca di origini nigeriane, con una voce bellissima, un’artista completa che non ha bisogno di vendere il suo corpo per raggiungere i suoi obiettivi. È giusto essere sexy ma lei non sta vendendo questo, è naturale senza sessioni di 5 ore di trucco e ha una voce che riflette la sua naturalezza. Se mia figlia dovesse scegliere, vorrei che ascoltasse qualcuno come Nneka e non come Rihanna.

libera traduzione a cura di Dolce Vita Staff Fonte: faceculture.com

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SUPERHEROES IL NUOVO ALBUM MAXI PRIEST DEI BOOMDABASH E IL SUO INEGUAGLIABILE E’ uscito il nuovo lavoro discografico dei salentini TOCCO LOVERS Boomdabash. La crew di Mesagne ha sfornato il terzo disco della propria carriera, prodotto da Soulmatical come il precedente “Mad(e) in Italy” e distribuito da Self. Il titolo di questa nuova fatica a marchio Boomdabash è “Superheroes”, che, per altro, ha già debuttato alla prima posizione dei dischi reggae più venduti su iTunes, mentre il singolo “Sunshine Reggae” è stabile in vetta alla classifica dei singoli reggae. “Superheroes” è un lavoro multiforme, che spazia e strizza l’occhiolino a tantissime sonorità diverse, sapientemente intrecciate da Blazon e compagni. Un disco composto dandogli un respiro internazionale, con alcune produzioni decisamente flirtanti con il mood estivo-commerciale, di cui uno come Sean Paul, per esempio, è uno dei maestri. Il singolo “Sunshine Reggae”, “Somebody to love” e “Nice” sono delle ballads in puro stile californiano, della serie, chitarrina, spiaggia e biondone un po’ finte. La bravura dei Boomdabash però è notevole, poiché, nonostante il disco abbia queste sonorità un po’ inaspettate, il lavoro risulta assolutamente credibile e ben fatto, un ottimo risultato rispetto ad altri artisti del bel paese che hanno provato a fare una svolta di questo tipo. Payà, a mio parere, è il singer migliore della penisola e riesce ad essere incisivo su qualsiasi base e con qualsiasi lirica, liriche che, per altro sono sempre davvero dirette e sentite. “Rich One Day”, esplosione di sintetizzatori e suoni elettronici, è uno dei capitoli migliori del disco nonostante una produzione non prettamente reggae, grazie alla lirica di Payà e Biggie Bash (da pelle d’oca) ed una base davvero ben fatta. “Born in the Ghetto” sembra l’ultimo pezzo di un disco rap, dall’atmosfera molto newyorkese. Molte e varie le collaborazioni all’interno del disco, che spaziano dai corregionali e amici Sud Sound System in “Reality Show”, a due nomi blasonati dell’Hip Hop italiano come Clementino e Dj Double S, rispettivamente in “Troppo Strano” e “The Message”, fino ad arrivare a Bobby Chin di BlackChiney, storico sound system di chino-giamaicani con base a Miami, in “Grime” e i Ward 21, che in “Sensi” collaborano alla tune migliore del disco. In “XXX” riesplodono synth ed elettronica, per l’originale “punany song” del disco, “Rudeboy Swag” è invece più vicina alle sonorità più amate dai reggae fanatics mentre “Original Badman”, su un ritmo oriental-elettronico davvero particolare, che ricorda un po’ Neffa e MamaMarjas di qualche anno fa, regala il testo più corrosivo di “Superheroes”. Nel complesso questo “Superheroes” è un disco che vale sicuramente la pena avere, un disco ben fatto, un disco diverso rispetto a quello che siamo abituati a sentire da queste parti. Molti puristi probabilmente storceranno il naso per questo disco, che si discosta un po’ da quello che è la reggae music per creare delle sonorità ibride molto interessanti. Consigliatissimo per entrare nel mood estivo. fonte: www.morevibes.wordpress.com DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

Per Maxi Priest c’è ancora tanta voglia di dare amore e vibrazioni positive. D’altronde nel passato il suo successo è stato per certi aspetti straordinario, rendendolo così uno degli artisti reggae più amati e seguiti, oltre che esponente di spicco della scena lovers inglese. Un’ascesa così inarrestabile che lo ha reso nel 1990 una delle due realtà reggae, insieme agli UB40, ad arrivare in vetta alla Billboard generale, il che potete immaginare cosa significa in termini di copie vendute. Il singer è sempre stato protagonista di un reggae pop molto leggero e solare, linee melodiche semplici e testi quasi sempre di impronta romantica, lo hanno consacrato come un protagonista indiscusso degli anni ’90. Una deriva commerciale che non è sempre piaciuta ai fans più militanti come conferma la tiepida accoglienza riservata a “Refused”, album uscito nel 2007 e che al momento risulta essere l’ultimo disco del singer. Nel 2011 Maxi Priest ha dato segni di convinto ritorno grazie in particolare alla collaborazione con il produttore jamaicano Kemar “Flava” McGregor. Sulla base Cool and Deadly, infatti l’artista inglese ha registrato un’ottima “Fly High”, che è stata davvero molto apprezzata da chi da tempo aspettava una sua nuova produzione. Lo scorso anno invece con la collaborazione di Michael Freisenbruch e Tony Brannon, Maxi Priest si immergeva nella magia della pop music inglese, la cui nascita come tutti noi sappiamo è dovuta ad un gruppo mitico come i Beatles. Nasceva così “All My Loving”, che è appunto un classico del repertorio dei Beatles. Ora è invece il momento di “Easy To Love”, che utilizza la consolidata e amata base di “In My Arms” di Beres Hammond, il che già conferisce tanto al nuovo brano. Il singer ci mette il suo proverbiale stile dolce e romantico, così che basta ascoltarla una volta per cominciarla già a canticchiare, grazie anche ad un video particolarmente adatto alle atmosfere estive. Presto Maxi Priest darà alle stampe anche il suo nuovo album, in collaborazione con la VP Records.

SHAGGY TORNA IN ITALIA CON SLY&ROBBIE: UNICA DATA 16 OTTOBRE ALL’ALCATRAZ Il 16 ottobre Shaggy tornerà in Italia, dopo 4 anni, sul palco dell’Alcatraz, unica data del suo“Out of many, one music tour”. Prevista anche l’esibizione di SLY&ROBBIE, il duo più prolifico della storia del reggae. Conosciuto in Italia 20 anni fa, quando la sua prima hit “Boombastic” divenne il jingle del celebre spot Levi’s, Shaggy ha avuto da allora successi su successi, aiutando il reggae a diventare globale in un’ottica più pop. Il prossimo disco “Out of many, one music” uscirà il 24 settembre e vedrà la partecipazione di Cocoa Tea, Damian Marley, Jimmy Cozier, Ne-Yo, Konshens e altri. a cura di T-Action

10 TOP CHART REGGAE/DANCEHALL 1. Dreadsquad feat. Perfect Giddimani - Do You Remember 2. Alborosie - Rock The Dancehall 3. Sisyphos, The Alpine Reggae System - Travel Wide 4. Luciano - I Do Adore Jah 5. Sizzla - Lovers Paradise 6. Konshens feat. Romain Virgo - We No Worry Bout Them 7. Alpha Blondy feat. Tiken Jah Fakoly - Reconciliation 8. Jah Cure feat. Bounty Killer - A Murdah 9. Owen Wonder feat. Acsel - Going Home 10. Eljai - For You

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HIP HOP SKILLZ

NEWS LE LEGGI DEL SUCCESSO: ECCO LA GUIDA PER LANCIARE LA PROPRIA CARRIERA NELL’HIP HOP

LA MISTIFICAZIONE DI ROLLING STONE SUL RAP ITALIANO Non vorremmo passare per i paladini del giornalismo hip hop più puro, qualche settimana dopo aver ribattuto agli articoli di Wad Caporosso. Riteniamo doveroso però puntare nuovamente l’attenzione sulla stampa non-settoriale e sul suo rinnovato interesse sul rap italiano. Ora ci riferiamo in particolare all’articolo pubblicato nell’ultima edizione di Rolling Stone, autorevole magazine musicale che ha spiattellato nella copertina del numero di agosto il titanico scontro tra Rock vs Rap, con le 100 best song dei due generi. Insomma, il rap innalzato a contraltare del rock su un giornale storico ed influente come RS: ribadiamo quanto tutto questo possa fare bene al nostro movimento. C’è da approfittare per volgere a proprio favore la mainstreamizzazione dell’hip hop italiano, a patto che si mantenga un certo profilo di coerenza. All’interno di questa sfida tra Rap e Rock, RS ha stilato le 10 migliori canzoni dei due generi: i 10 inni “Stadium Rock” nostrani davvero insuperabili vs i 10 classici necessari per capire il fenomeno “rap italiano”. Con curiosità mista al timore di leggere qualche baggianata, ci siamo apprestati a sfogliare la top ten dei brani hip hop più rappresentativi di sempre. Dovendo comunque precisare la difficoltà di riassumere in dieci i pezzi più intensi della nostra storia, abbiamo nuovamente fatto fronte all’opera di mistificazione del giornalismo mainstream italiano. Perché di questo si tratta: una vera e propria falsificazione da parte di chi ha la presunzione di affrontare un pubblico talmente vasto propinando una visione completamente distorta della storia di questa cultura. Per intenderci, il podio dei migliori brani mai partoriti in quattro quarti è composto da “Fight da faida” di Frankie Hi-NRG al primo posto, seguito a ruota da “Tranne te” di Fabri Fibra e da “Serenata rap” di Jovanotti. Vi starete chiedendo se questo possa essere uno scherzo di cattivo gusto della redazione di Rolling Stones, ma nemmeno nelle restanti sette, a parte qualche rara eccezione (Cani Sciolti al settimo posto?!?), si può trovare un barlume di serietà, una parvenza di fitta conoscenza del rap italiano. Niente di niente… Continua su: www.myhiphop.it/2013/08/07/la-mistificazione-dirolling-stone-sul-rap-italiano DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

Continua la lotta tra underground e mainstream, a colpi di commenti, di like, di hater e di classifiche sui pezzi storici del sempre più vario rap nostrano. De gustibus non disputandum est, ci mancherebbe. La base riguardante questo discorso è puramente soggettiva e generazionale e anche se ci siamo schierati più volte (e continueremo a farlo) dalla parte più scolastica dell’Hip Hop, dichiarare il vincitore finale del duello è impossibile. Ciò non toglie che questo sia un periodo dorato e proprio in questo momento forte del nostro genere preferito sono in tanti, tantissimi a provarci. Quanti demo, quanti video su Youtube, quante pagine Facebook e quanti tentativi che, ahimè, inevitabilmente finiscono nel cestino ridacchiante del LOL Rap… Continua su: www.myhiphop.it/2013/08/08/le-leggi-del-successo-ecco-la-guida-per-lanciare-lapropria-carriera-nellhip-hop/

BLU DIPINGE L’EX CASERMA OCCUPATA: UN ATTO POLITICO IN UN MARE DI STREET ARTIST Nel mare Blu della street art contemporanea, c’è ancora chi usa il proprio talento per lanciare messaggi. Blu, come una scheggia impazzita in un sistema che non riesce a contenerlo, non fa pezzi, non fa murales né graffi ti, non dipinge e non fa proclami. Crea barricate artistiche per proteggere chi non ha niente se non una battaglia da portare avanti. E’ successo a Bologna al centro sociale XM24 dove in un incontro pubblico i Wu Ming hanno spiegato l’affresco come un gesto di guerriglia artistica che ha posto un serio problema all’amministrazione comunale che voleva demolirne una parte del centro sociale per fare una rotonda. E’ successo a Roma a casa Alexis, un edificio abbandonato degli anni ‘20 di recente occupato da un gruppo di studenti, ed è risuccesso a Roma, all’ex caserma dell’aeronautica, occupata dal 2003: 200 famiglie per un totale di circa 500 invisibili che abitano quello che fino a ieri era un palazzone anonimo bisognoso di essere ristrutturato… Continua su: www.myhiphop.it/2013/07/11/blu-dipinge-lex-caserma-occupata-un-atto-politico-in-un-mare-di-street-artist

LA STROFA DI KENDRICK RISOLLEVA L’HIP HOP La strofa di Kendrick Lamar non è un dissing. Non è antagonismo. E’ una chiamata alle armi. La strofa di Kendrick in “Control” assume un’importanza clamorosa per un semplice motivo: le risposte. Questo ragazzo di Compton con alle spalle (solo) il miglior album del 2012 butta fuori un megapezzo e tutti gli appartenenti del panorama Hip Hop internazionale reagiscono all’unisono, mossi dalla stessa motivazione. Praticamente ogni emcee con un telefono o con un accesso a internet ha rilasciato una dichiarazione, un insulto, un’opinione o delle rime che rispondessero di petto… Continua su: www.myhiphop.it/2013/08/17/la-strofa-di-kendrick-risolleva-lhip-hop

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ELECTRO ZONE

METALHEADZ IL TESCHIO CON LE CUFFIE veri e propri dj e producer, destinati a diventare pezzi di storia della drum’n’bass: Andy C, Dillinja, Adam F, Photek, Commix, Ed Rush e molti altri ancora. Con quasi venti anni di attività all’attivo, la Metalheadz, è una delle etichette indipendenti, assieme a poche altre, che ricopre un ruolo chiave per il mercato, distinguendosi sempre per produzioni, originalità sonora e rapporto con gli artisti; dietro il contratto, il fatto di non avere nessuna forma di esclusività come con le major, la fa somigliare più che altro a una grande e unita famiglia.

Se i pirati delle radio hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi il nucleo vitale per la cultura jungle/drum’n’bass, le etichette indipendenti, nate spesso nello sgabuzzino di un appartamento, sono una vera e propria forma indispensabile, un po’ come in natura la materia prima. La strada più faticosa ma che darà i frutti migliori, naturalmente è in salita, l’informale inizia a formalizzarsi, lo sgabuzzino diventa un vero e proprio ufficio, un artista decide poi di fondare un’etichetta per massimizzare il proprio lavoro e creare un tessuto coeso, un’alleanza per saltare gli ostacoli della vita con più facilità; vere e proprie regole di vita e di sopravvivenza, guidate dalla passione, più che strategia di marketing. La storia della Metalheadz, l’etichetta fondata nel 1994, capitanata da Goldie e dietro il quale ci sono personaggi di fondamentale importanza per la faccenda, come Doc Scott e il duo femminile Kemistry & Storm, inizia per il ragionamento di cui sopra, un po’ per gioco e un po’ per indipendenza da tutto il resto. Goldie, infatti, nel 1994 aveva prodotto qualcosa per la Reinforced e nonostante avesse firmato già per un’altra label, volle a tutti i costi imbarcarsi in questa nuova avventura. Dal catalogo Metalheadz, sono passati

In ultimo, la fortuna, oltre che una forte propensione verso il suono giusto, è caratterizzata da quel logo che, sin dagli esordi, ha dato un’immagine accattivante ma allo stesso tempo acida e con significati aleatori alla Metalheadz: il teschio con le cuffie. Mentre alcuni hanno addirittura deviato il significato verso allusioni demoniache, altri pensano che sia la sintesi del pensiero di Mister Goldie: «Morirò con le mie cuffie addosso». E’ molto difficile, nello sterminato catalogo dell’etichetta (che a sua volte ha visto nascere altre sorelline come la Metalheadz Platinum, Platinum Breakz, Razors Edge e Rufige), consigliare qualcosa per essere battezzati dal particolare drum’n’bass sound, anche se vale la pena tentare. Fra le primissime cose stampate dalla label, vale la pena ascoltare l’ep Natural Born Killa di Photek, The Angels Fell del junglist Dillinja o qualcosa di Ed Rush, per saggiare del sound analogico e propriamente old school; se poi avete voglia di una scorpacciata, consigliatissimo è l’ascolto della VA Metal Box Set, un doppio lavoro stampato nel 1998, con la maggior parte dei producer e delle tracce più esplosive. Una label però che, nonostante gli anni e nonostante il fatto che potrebbe vivere quasi di rendita, ristampando le cose gloriose del passato, non si ferma e fa sempre quello che ha fatto: esplorare, mantenere vivo il proprio cammino. Fra le ultime cose da consigliare e da tenere d’occhio sicuramente le ultime release di Ulterior Motive. Per tutto il resto, basta dirigersi a vele spiegate verso i lidi de www. metalheadz.co.uk e di rimbalzo sui canali facebook e youtube. Buon Viaggio.

Francesco Cristiano www.ciroma.org

COMPILATION DOWNLOAD Rubrica musicale che nasce dalla collaborazione tra Dolce Vita e Nextpress. Il meglio della musica italiana in un’unica compilation in STREAMING su www.dolcevitaonline.it/musica (B)ANANARTISTA Album: Il Tronista Singolo: Scusa se ti parlo Omonimo disco d’esordio dell’istrionico ed eccentrico (b) ananartista. Cd composto di quindici brani che miscelano diversi generi musicali dal twist all’art-rock, dall’electro al punk rock. GIULIANO DOTTORI Album: Inedito Singolo: Le vite degli altri Chitarrista degli Amor Fou e cantautore dal 2007, Giuliano Dottori pubblica “Le vite degli altri”, brano inedito registrato e prodotto in collaborazione con Marco Ferrara al basso e Mauro Sansone alla batteria. EMAN Album: Inedito Singolo: Insane Il giovane Emanuele Aceto parte quindicenne strimpellando una chitarra. Oggi calca centinaia di palchi proponendo la sua personalissima interpretazione del cantautorato reggae.

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SOLTANTO Album: Le chiavi di casa mia Singolo: Montpellier Nel 2010 lascia famiglia e lavoro per girare l’Europa in autostop con uno zaino, una tenda e una chitarra. Tornato in Italia nel 2012, pubblica nel 2013 l’album d’esordio “Le chiavi di casa mia”. BÉBÉ DONGE Album: Inedito Singolo: Sono sola Dare voce e musica alla protagonista di un romanzo di Georges Simenon. Questa è la sfida dei Bébé Donge, collettivo romano che sta realizzando un concept album con sonorità rock’n’roll e canzoni italiane Anni ’60. in collaborazione con

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LEGENDS

JOAN JETT Nome e cognome: Joan Jett - Nazionalità: Statunitense - Strumenti: Chitarra, basso Gruppi: Runaways, The Blackhearts - Singolo di maggior successo: Bad Reputation Joan Larkin nasce nel 1958 a Philadelphia, è una delle prime donne Rock che ottenne l’ingresso nella Top Ten statunitense, diventando disco della storia e musa ispiratrice del movimento femminile del genere. di platino. La fama avuta con brani come “I Hate Myself For Loving All’età di 15 anni, nel 1975, entra a far parte della band punk-pop The You” e “Bad Reputation” le regalarono fama mondiale, tuttavia la sua Runaways all’interno di un progetto musicale di Alice Cooper di cui carriera toccato il punto più alto cominciò a scemare; intraprese negli fa parte un’altra icona anni ‘80 come Lita Ford. La band non ebbe mai anni ‘80 la carriera di attrice accanto a Micheal J. Fox nel film “Luce fama mondiale ma generò una nuova era per il rock femminile che del giorno”, che non riscosse grande successo. Nel 1988 riprende il esplose definitivamente negli anni ‘80. Nel 1979 dopo il boicottaggio di volo con l’album “Up Your Alley” con due brani di grande successo sponsor, stampa e case discografiche contrarie alla formazione di band “I Hate Myself for Loving You” e “Little Liar”. Nel 1990 pubblica adolescenziali che trattavano argomenti tabù la raccolta di cover “The Hit List” con La band non ebbe mai quali sesso e droga, Joan Jett abbandonò il all’interno anche brani degli AC/DC. Inserita gruppo e nello stesso anno le Runaways si nella lista dei migliori cento chitarristi di fama mondiale ma generò sciolsero. Da questo momento intraprende sempre, ambientalista e vegetariana è attiva la carriera solista trasferendosi per un una nuova era per il rock femminile attraverso Farm Sanctuary nella protezione periodo in Inghilterra dove collabora anche degli animali. A breve è attesa l’uscita del suo che esplose definitivamente con gli ex Sex Pistols, Paul Cook e Steven 14esimo album in studio “Unvarnished” negli anni ‘80. Jones. Torna in America ma suoi lavori accompagnata dalla storica band The vengono rigettati da decine di case discografiche, decide cosi di creare Blackhearts, la copertina ricorda molto quelle degli esordi quasi una sua etichetta la Blackheart Records, nel 1980 diventa la prima come se gli anni ottanta non fossero mai passati. L’album tratterà donna a capo di una casa discografica anche grazie alla collaborazione del compulsivo bisogno moderno di condividere la propria vita sui dei The Who che misero a disposizione le proprie strutture di Social Network e dei disastri che hanno investito gli Stati Uniti registrazione. Nasce “Bad Reputation” che ottenne la 51esima negli ultimi anni con uno special guest d’eccezione come Dave Grohl. posizione nelle classifiche statunitensi. Dopo questa esperienza fonda una nuova band Blackhearts sfornando l’album “I Love Rock’n Roll” Robert Murphy

MUSICURIOSITY

METALLICA, IL METAL DAL CUORE TENERO La loro musica non sprizza di certo tenerezza ma nel 1988 i Metallica si recarono a Los Angeles per incassare i guadagni del loro album “… And justice for all” – che vendette più 14 milioni di copie rendendoli miliardari. Nella notte decisero di fare un giro per la città: presero la metropolitana e arrivati in centro, camminando per le strade vennero riconosciuti anche da alcuni senzatetto soliti dormire nelle gallerie, i Metallica decisero di portare quelle persone in un luogo più accogliente. Ai barboni venne pagata una settimana di vitto e alloggio in un hotel di Los Angeles, inoltre ognuno di loro ricevette un regalo di 5000 dollari. Della vicenda rimane una documentazione video, infatti Kirk Hammett aveva con sé una telecamera e da buon appassionato di cinema immortalò alcuni passaggi della serata. Alcune immagini di questa storia sono contenute nel videoclip della celebre “Nothing else matter”. Una trovata pubblicitaria o un gesto del tutto spassionato? Di certo i senzatetto ne avranno conservato a lungo un piacevole ricordo. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

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VOGLIO VIVERE COSÌ

DA RIMINI AL BRASILE PASSANDO PER NEW YORK “Rio de Janeiro mi ha rapito!” Così Marco Baldacci, quattro anni fa ha lasciato la sua Rimini per andare a New York, anche se a conquistarlo è stata Rio De Janeiro, dove lavora come controller fi nanziario in una multinazionale italiana ed ha trovato un nuovo amore grazie al couchsurfi ng. Ecco cosa mi ha raccontato. La decisione di lasciare l’Italia è stata dettata da qualche motivo particolare? Innanzitutto ti dico che i miei trasferimenti sono stati due, il primo dall’Italia agli States e il secondo verso il Brasile. La prima partenza risale al 2009. A 41 anni ho preso i soldi della liquidazione, ho lasciato il buon lavoro che avevo e sono andato a vivere 1 anno a New York. Il motivo della decisione e stata la separazione dalla mia ex moglie che avevo vissuto un anno prima. Non avendo figli e avendo risolto tutti i disequilibri accumulati nel corso dei miei primi 40 anni, mi sono domandato cosa volessi per il mio futuro. La risposta fu, andare avanti, non avere paura, e scoprire il mondo. Hai pianificato tutto prima della partenza? Oppure dall’oggi al domani hai fatto i bagagli e sei partito? Nel momento in cui mi sono dato la possibilità di scegliere si è presentata un’occasione per andare a Mosca che ho convertito in un’opzione per NY. Ho fatto un soggiorno di 1 mese nel 2008, esplorando la città e stringendo alcune amicizie, poi sono ritornato in Italia, ho sistemato le cose del lavoro, ho convinto i miei familiari e amici della mia decisione, ho svolto a Firenze le attività burocratiche del Visto e infine sono partito. Lati belli e brutti di vivere a Rio de Janeiro? Gli aspetti più belli sono legati al connubio clima-festa-natura-allegria, nel centro di Rio c’è un luogo ad esempio in cui ogni venerdì sera un gruppo di dieci amici suona un samba de raiz, centinaia di ragazzi si incontrano alla Pedra do sal, punto di arrivo dei carichi di sale che gli schiavi trasportavano, e alzano le mani cantando ad una voce sola antiche storie di amori e di passioni. Il clima è magico, i sorrisi meravigliosi, gli occhi si chiudono e il samba ti culla e ti cura fino a farti dimenticare le tensioni della vita. Dall’altro lato, invece, cammini per le strade dando sempre un’occhiatina intorno a te per fermare eventuali malintenzionati, come in qualsiasi metropoli del mondo. Cerchi di non ostentare gioielli e cose di valore che possono attirare attenzione dei vari pivettes che si trovano in strada Ci racconti qualche curiosità del posto? Rio è ricca di curiosità. Ad esempio un appuntamento tipico dei carioca è il tramonto all’Arpoador, all’inizio di Ipanema c’è un promontorio e in estate tutti aspettano seduti il por do sol finendo con un applauso che percorre tutta la spiaggia. Emozionante. Un’altra tradizione è il capodanno a Copacabana. Un milione di persone vestite di bianco ammirano i fuochi di artificio mozzafiato e, dopo la mezzanotte saltano 7 volte le onde dell’oceano in omaggio a Imaja la regina del mare. Il Brasile, inoltre, è il secondo consumatore di birra del pianeta e l’Oktoberfest di Blumenal raccoglie 2 milioni di persone ogni anno. Piatti tipici? Il piatto nazionale è la feijoada, cioè fagioli misti con carne di maiale, riso, foglie di cavolo verde lessate e tagliate a striscioni e sottili, faròfa cioè farina di manioca uovo e burro cotti insieme, e fettine di aran-

cia. Poi ci sono la picanha ossia carne alla griglia, il famoso bacalhao di origine portoghese, il sushi di origine giapponese e lo strogonoff, carne sfilacciata cotta nel latte condensato. Abbiamo vari piatti con pollo, altri con gamberetti molto comuni in Brasile, quindi una decina di tipi di pesce dell’Atlantico, con condimenti misti, tipo olio e frutta maracuja. Le aragoste e i granchi non mancano mai. Poi abbiamo i frutti tropicali. Deliziosi! Io al mattino mangio papaia, melone, banana, ananas, mango e anguria, ma c’è ne sono altre mille che in Italia non conosciamo come graviolà, goiaba, tepereba, acai, acerola, fruta do conde, maracuja. Solo per diurne alcune. Più al sud si mangia molta polenta, poi S. Paolo è nota per la migliore pizza del mondo, e invece più al nord abbiamo cacciagione e pesci dell’Amazzonia. Oltre a ciò si trovano tutte le cucine europee, per cui tutti i tipi di pasta, che qui si chiama massa, i piatti tipici tedeschi, quelli portoghesi e spagnoli, ed anche una ricca offerta di piatti arabi. Infine, purtroppo, molto McDonald’s. Cosa c’è di speciale in Brasile che ti ha conquistato? La gente. Il Brasile è una mistura meravigliosa di razze, colori e tradizioni. Nel sud sono biondi con gli occhi azzurri di origini tedesche oppure tipici italiani, al nord sono di origini indiane, africane o olandesi. A Rio de Janeiro c’è un mix perfetto di bianchi, neri, asiatici, arabi. Ti confesso che i brasiliani sono un popolo molto bello e profumato. Ti racconto un aneddoto, qui tutte le persone si fanno la doccia tre volte al giorno o di più. Il Brasile è il secondo paese, dopo gli Usa, per consumo di prodotti cosmetici. Le donne si fanno le unghie di mani e piedi tutte le settimane sia che vivano in favela sia che siano patrizinhe della zona sud (I fighetti si chiamano maurizinho e le fighette si chiamano patrizinhe). Gli amici e le amiche di Rio mi dicono che sono stupefatti quando arrivano in Europa perché c’è un terribile odore di sudore, cosa che qui non esiste, anche se ci sono 40 gradi. Ma soprattutto i brasiliani hanno un cuore d’oro. Questo è quello che conta alla fine. Cosa ne pensi della tua nuova vita a Rio de Janeiro? Sono felice, amo molto questa città e tutto quello che rappresenta per la mia vita: affetti, lavoro, amicizie. a cura di Natascia Lorusso www.lifejournalistblog.com

SURVIVALISM

RICICLO DEI PALLET: LA RASTRELLIERA PORTABICICLETTE La rastrelliera portabiciclette è un’idea semplice e originale per riciclare i pallet. Con soli due bancali è possibile realizzare una singolare e solida rastrelliera per le biciclette.

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DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


DE VINO VERITAS

SANTIMEDICI ROSATO CASTEL DI SALVE Vino rosato IGT Salento, da uve 100% Negramaro. Continuiamo il nostro tour dei rosati salentini, tra i migliori al mondo. Alla visiva risulta di colore rosso rubino chiarissimo e brillante. All’olfattiva troviamo una prevalenza di frutta matura. All’esame gustativo un vino armonico, fresco e con una sapidità evidente, ottimo servito fresco. Per quanto riguarda gli accostamenti è ottimo con antipasti (non insaccati), minestre e primi piatti non da forno, va bene anche con il pesce e in generale con i piatti tipici della vera cucina mediterranea, quindi verdure crude e cotte e un po’ di pesce. Ricordiamo un consiglio sui rosati, sceglieteli sempre con una gradazione alcolica superiore ai 13%. Gennaro Maulucci erbavino@gmail.com

BIRRA CORNER

BIRRIFICIO EMELISSE La voglia di scoprire qualcosa di nuovo, ci spinge questa volta verso una delle nostre destinazioni preferite, Olanda, precisamente Kamperland ultima lingua di terra immersa nel Mare del Nord, dove ha sede il Birrificio Emelisse che sin dal 1998 produce birre artigianali in continua evoluzione, al momento si contano circa una cinquantina di birre prodotte, alcune davvero interessanti. La prima birra si chiama Emelisse Earl Grey Ipa, nata dalla collaborazione con il birrificio Marble di Manchester UK dove è stata prodotta, in quanto birra “one-shot”. Il tè Earl Grey ha sostituito in parte il luppolo, infatti la birra trasmette sensazioni olfattive straordinarie di frutta esotica, pompelmo, menta e resina di pino, e alla fine profuma come un buon tè caldo marocchino. Ma il bicchiere suda, la birra è fresca, la schiuma bianca e persistente, il colore è ambrato caldo, sembra quasi di masticarla questa birra, mediamente alcolica 6,8%, è come un frutto maturo tipo mango, pesca, ananas ma scivola con quella buona dose di oli-essenziali che lasciano la bocca fresca e appena amaricata... ne vuoi subito un altro sorso… straordinaria! La seconda birra che conosceremo è la Emelisse Tipa che sta per triple Ipa. La Tipa è una birra di 10% alc. di quelle che pensi che potrebbe metterti al tappetto e invece no, il bicchiere è di color arancio carico con schiuma dello stesso colore e molto compatta a formare un vero cappello persistente. Siamo in presenza di una luppolatura americana in dosi massicce di Chinook, Simcoe, Cascade e Amarillo che esaltano gli agrumi e l’uva, il caramello e la resina di pino. Birra molto bilanciata e raffinata…CHEERSMATE!! Junkaos aka L’Hop non è mai Trop www.beershopbari.it

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OLTRECONFINE

L’ELETTRICITA’ CHE FA GIRARE IL MONDO LA PRIMA AVVENTURA IN BICICLETTA ELETTRICA ALLA SCOPERTA DELL’ITALIA E DEL MONDO! Finora non era ancora venuto in mente a nessuno, ma non si deve essere per forza degli atleti per approfittare delle sensazioni provocate da un viaggio in bicicletta! Marco, ventiseienne che da 7 anni gestisce un’agenzia di comunicazione a Milano, sceglie di prendersi una pausa dalla vita di sempre e di dedicarsi a un tour dell’Italia prima, e del Mondo poi, in sella alla bicicletta elettrica. In questa intervista potrete scoprire di più su com’è nato il progetto e perché no, farvi venire un’idea alternativa per programmare il prossimo viaggio. Al momento della nostra chiacchierata su Skype, Marco si trova a Napoli dopo 9 giorni di viaggio, iniziati da Milano, durante i quali ha percorso la costa occidentale dell’Italia. È la prima volta che ti lanci in un’avventura di questo genere? No, ho sempre avuto il pallino dell’avventura, mi ha sempre affascinato, però non avevo mai pensato a una cosa così ambiziosa. Tempo fa, avevo la passione per la mountain bike e il cross country e per sfizio ho comprato una bicicletta da corsa, e così mi sono reso conto delle potenzialità della bicicletta e di quanto sarei potuto andare lontano con poca fatica e spesa. Solo qualche settimana dopo l’acquisto della bicicletta, senza organizzare nulla, sono partito diretto verso Barcellona. Durante questo viaggio avevo prestabilito di pedalare finché me la sentivo fermandomi a dormire nei campeggi sulla strada. Quest’esperienza mi ha motivato molto perché mi ha permesso di conoscere moltissime persone e nel giro di una settimana ho raggiunto Barcellona. L’anno successivo, reduce da quest’esperienza estremamente positiva ho deciso di intraprendere un’avventura più impegnativa alla volta di Oslo. Questa volta ho cercato di rendere la cosa più ufficiale e permettere ai miei amici e agli interessati di seguirmi attraverso un sito internet che aggiornavo costantemente e che mi ha permesso di avere anche qualche piccolo sponsor. Il viaggio verso Oslo è durato venti giorni e in questo caso per l’alloggio mi sono affidato al couch surfing che mi ha permesso di ampliare notevolmente le mie conoscenze. Dopo l’avventura di Oslo pensavo di essere soddisfatto e non avevo pianificato nessun’altra avventura ma la voglia di viaggiare e la fantasia non si sono fermate e così mi è venuta l’idea per questo nuovo progetto. Ho inviato immediatamente 10 mail a diversi sponsor e il giorno dopo avevo già tre risposte positive. Perché bicicletta elettrica? L’idea della bicicletta elettrica mi sembrava una buona idea per incentivare gli sponsor, vista sia la novità del prodotto, sia l’esclusività del progetto che nessuno prima d’ora aveva mai intrapreso. Mi è sembrato un ottimo mezzo per promuovere la cultura dei trasporti alternativi e allo stesso tempo un’opportunità personale per testare questo mezzo di trasporto. Perché hai scelto di cominciare dal tour dell’Italia? Premettendo che non sono un ciclista e che pratico questo sport per passione, ho scelto di cominciare con un tour italiano per rodare la bicicletta in un territorio morfologicamente articolato che può rendere l’idea dei pericoli e mettermi in guardia dagli inconvenienti che potrei trovarmi ad affrontare durante il tour intercontinentale. Inoltre per il tour mondiale saranno necessari molti più sponsor e risorse e il giro dell’Italia mi permetterà di conoscere e di farmi conoscere da diverse realtà che potrebbero interessarsi al mio progetto. In che modo hai preparato il viaggio in Italia? A livello fisico non sono particolarmente allenato, pratico ciclismo per hobby e per avventure come questa! Per quanto riguarda l’organizzazione tecnica invece, sono riuscito a mettere in piedi il viaggio in un mese. L’importante quindi è essere pronti all’avventura! Insieme allo sponsor siamo stati appoggiati dal comune di Mandello del Lario nel quale abbiamo organizzato un evento precedente la partenza per promuovere l’iniziativa. Durante gli spostamenti ti servi continuamente della pedalata assistita?

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Bisogna considerare che la mia bicicletta elettrica carica pesa circa 50kg e non è possibile accendere e spegnere il motore durante la marcia, quindi la batteria resta continuamente accesa e in base a quello che posso dare io fisicamente, diminuisco la potenza del motore in modo da salvaguardare la durata della batteria. Come ti sei organizzato per gli alloggi? Anche in Italia sto sfruttando il couch surfing, diversamente ho trascorso qualche notte in B&B che mi hanno offerto l’alloggio in cambio della visibilità per la loro attività all’interno del progetto. Il tuo blog è costantemente aggiornato con le tipicità culinarie delle terre che attraversi, una passione personale? Ho ritenuto necessario trovare un tema di base che mi accompagnasse durante questo tour e considerata l’unicità delle tradizioni culinarie nostrane, mi sembra d’obbligo abbinare ad ogni tappa i prodotti tipici della zona in cui mi trovo. Nessun paese al mondo presenta tanti sapori diversi e caratteristici a distanza di DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


quanto ci sono ancora cose, soprattutto per quanto riguarda il percorso, che devono essere definite. In linea generale cercherò di toccare tutti i continenti a parte l’Africa, a causa delle difficoltà che incontrerei per ricaricare la bicicletta, cercando di attraversare anche i paesi a rischio come Iraq, Palestina. Quanto coraggio ci vuole ad abbandonare l’agenzia di comunicazione che hai aperto da 7 anni per intraprendere un’avventura di questo genere? Sarei matto forse a non approfittare di quest’opportunità e di questo progetto per fare il giro del Mondo, è un’occasione che non ricapiterà facilmente, quindi mi sento di doverla cogliere al volo. Penso che sia il momento giusto della mia vita e in ogni caso la mia agenzia rimarrà attiva grazie ai miei collaboratori che ritroverò al mio ritorno.

pochi chilometri tra loro. Questo tour dei sapori sarà poi l’elemento d’interesse del tour Mondiale, infatti, l’obiettivo sarà appunto di esportare la nostra cultura culinaria in giro per i continenti e di potermi confrontare con quella altrui»

Lascia un messaggio ai nostri lettori… Se vi è già passato per la mente di intraprendere un’avventura simile, vi consiglio di prendere coraggio e provare a metterla in pratica perché è un’esperienza che merita di essere vissuta… e sono solo all’inizio del tour! Per seguire il tour di Marco: www.ebikeworldtour.com

Parlaci del giro del Mondo e dell’itinerario, hai già in mente un programma preciso? C’è già un’idea generale ma per i dettagli serve ancora tempo in

G.R.

TRAVELCURIOSITY

ALLA SCOPERTA DELLE CIVILTA’ SOMMERSE DELLA FORESTA AMAZZONICA: IL SITO ARCHEOLOGICO DI KUELAP, IL MACHU PICCHU DEL NORD A circa un’ora di distanza dalla citta di Chachapoyas, nella parte settentrionale del Perù, a metà strada tra la foresta amazzonica e l’oceano Pacifico, si trova la cittadella di Kuélap, antica culla della cultura Chachapoyas che ha dato il nome alla città. Il “popolo delle nuvole” ha dominato gli altopiani del Perù nord-orientale per diversi secoli e la storia di questa civiltà racconta un susseguirsi di guerre per il territorio e per l’appartenenza all’Impero che può essere raccontata solo attraverso i reperti archeologici, i sarcofagi, le incisioni e le costruzioni che hanno resistito alle devastazioni del XVIII secolo. Ciò che resta, nella maggior parte dei casi rimane inaccessibile e coperto di vegetazione per un totale di circa 500 reperti archeologici tra tombe, rocche, pitture rupestri, ceramiche o tessuti, spesso molto deteriorati. Ma grazie agli archeologi alcuni di questi tesori sono stati riportati alla luce e ora possono essere visitati da coloro che sono interessati alle culture indigene e misteriose. Kuélap, uno dei maggiori centri abitativi anticamente appartenuti alla cultura Chachapoyas, è arroccato a 2.900 m di altitudine ed è delimitato su due lati da burroni. Le pareti che lo proteggevano sono alte dai venti ai trenta metri e la posizione è strategica per controllare le vette circostanti e favorevole grazie ai corsi d’acqua Marañón e Huallag che scorrono poco lontano. Per raggiungere Kuélap bisogna percorrere un ripido sentiero lungo 8 km, con un dislivello di 1.000 m per la durata di circa tre ore di camminata. L’interno della cittadella è stato progettato su tre livelli, corrispondenti probabilmente alla stratificazione sociale: il primo livello, di gran lunga il più esteso era occupato dal popolo e dai leader militari. Le 420 case, per lo più circolari, sono state costruite per semplice sovrapposizione di blocchi di granito rosa e potevano fungere anche da depositi alimentari negli anni di carestia. Tre edifici si distinguono tra altri a Kuélap: El Tintero, letteralmente calamaio, si distingue per la sua particolare forma a cono rovesciato che sfida le leggi di gravità, la torretta di La Atalaya collocata nel lato nord, e El Castillo che è anche il luogo più emblematico di Kuélap, probabilmente appartenente ai massimi esponenti. Le caratteristiche architettoniche insolite di Kuélap hanno sollevato diverse questioni non risolte circa la sua vera natura e tuttora ci DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

si chiede se si trattasse di un enorme granaio, di un santuario sacrificale, di una città o di un luogo di rifugio per le persone in caso di emergenza. Kuélap è stata probabilmente un po’ di tutto questo e sicuramente era sede di importanti funzioni spirituali, strategiche o difensive vista la sua posizione e l’altezza delle pareti che la proteggevano. Un altro sito archeologico molto importante e poco conosciuto è Gran Pajatén che si trova nel Parco Nazionale del fiume Río Abiseo. Grande Pajatén arrampica su una collina e comprende una serie di circa 26 strutture di pietra circolari, unite da terrazze e scalinate, e le rovine coprono una superficie di circa 20.000 m2. Per gli appassionati delle culture antiche del Sudamerica e dell’archeologia, il sito di Kuélap anche soprannominato il “Machu Picchu del nord”, rappresenta uno dei siti archeologici più importanti e meglio conservati del Perù e anche se non è così turistico e conosciuto come il Machu Picchu, è una meta affascinante alla scoperta delle culture antiche e della foresta amazzonica e lontano dal turismo di massa. G.R.

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CRONACHE DA DIETRO IL CANCELLO

CARCERI SENZA DIGNITÀ Ogni anno in agosto mi viene voglia di scrivere le stesse cose se devo parlare di galera! Se penso a quelli che in galera ci stanno mi incazzo; colloqui ridotti perché i parenti sono in ferie, caldo atroce perché chi ha progettato e costruito le patrie galere meriterebbe di passarci un po’ di tempo cosi imparerebbe che l’esposizione al sole andrebbe calcolata, soprattutto quando le strutture sono di cemento armato con i ferri alle finestre che trasformano le celle in un forno; personale scazzato ed incazzato; acqua che soprattutto al sud manca due volte su tre; giudici in ferie, magistrati di sorveglianza pure, istanze inevase e dimenticate, etc. Ma quest’anno c’è qualcosa di diverso, la galera si è avvicinata alla politica come non mai, anche se sperare di vederci rinchiuso Berlusconi è mera utopia e nemmeno credo sia la panacea dei nostri mali. Tuttavia le mietiture che la magistratura ha fatto nell’emiciclo hanno probabilmente sensibilizzato chi si dovrebbe occupare della condizione dei prigionieri e non l’ha mai fatto perché troppo presuntuoso ed impegnato a riempirsi pancia e tasche. Sentirli parlare adesso di diritti lesi, di presunzione d’innocenza e di libertà in pericolo mi fa vomitare. Né i politici né i magistrati mi sono nel cuore, i primi sono solo i camerieri dei banchieri ed i secondi sono stati condannati dalla storia e dalla letteratura da molto tempo e possono fare gli eroi nei talk show e nella cronaca spicciola, anche se come sempre generalizzare è sbagliato e qualche fiore cresce pure sui terreni aridi. Chissà se quando pubblicheranno queste due righe si saranno già messi d’accordo, poiché sono solo due facce della stessa poliedrica realtà ed ognuna delle parti si preoccupa in primis di mantenere i propri privilegi, nascondendosi dietro parole che non dovrebbero avere nemmeno il coraggio di pronunciare perché la loro statura morale non lo consente. Se già si saranno messi d’accordo, le condizioni dei nostri prigionieri forse si avvicineranno ad uno standard civile, cosa che dovrebbe derivare da altro che non sia un accordo di sottobanco. Fatto sta che le speranze di veder trattati i prigionieri dignitosamente sono legate a dinamiche come quelle descritte sopra. Personalmente ed a ragion veduta, sostengo da sempre che è la base del sistema punitivo a dover essere modificata, poiché l’attuale non ha certamente risolto il problema della criminalità e men che meno quello del reinserimento, principio sancito dalla nostra Costituzione. Non mi sono mai aspettato che i pittoreschi personaggi che occupano il nostro parlamento si potessero sensibilizzare al tema, fin quando non tornasse loro utile per fini che nulla hanno a che vedere con la morale, la ragione e la civiltà. Se non vorremo continuare a nasconder la testa nella sabbia ed usare i carceri come se fossero un cassonetto nel quale rinchiudere tutto ciò che non vogliamo vedere, come chi spazza la casa e nasconde la polvere sotto i tappeti, dovremo trovare il coraggio di muoverci nella direzione opposta, che se non potrà essere nell’immediato abolizionista, dovrà quanto meno cercare di avvicinarvisi, istituendo per chi non rispetta le regole del consorzio civile strutture, o addirittura piccole città, nelle quali possano convincersi dell’utilità e della correttezza di un sistema che contrastano perché non li soddisfa e non capiscono. Strutture dove tutti, ripeto TUTTI, possano lavorare anziché starsene a marcire in cella 20 ore su 24. Un sistema che inizi dalla ricerca di un’autosufficienza sulla produzione dei generi di consumo primari come pane e verdure, anche se le aziende che attualmente gestiscono gli appalti non ne trarranno più profitto, un sistema che sia autorevole anziché autoritario, un sistema che anche nei confronti di chi sbaglia non generi perdite umane e crei ancor più nemici sempre più arrabbiati. Finché questo coraggio non verrà trovato e messo in campo Fratelli, rassegniamoci a leggere il bollettino di guerra che l’allegata tabella palesa, mostrando il numero di quei morti che non hanno voce ma che dovrebbero far urlare BASTA alle nostre coscienze.

QUI DENTRO SI MUORE Suicidi in carcere: quando la “conservazione del principio di legalità” è venuta meno. ANNI

SUICIDI

TOTALE MORTI

2000

61

165

2001

69

177

2002

52

160

2003

56

157

2004

52

156

2005

57

172

2006

50

134

2007

45

123

2008

46

142

2009

72

177

2010

66

184

2011

66

186

2012

60

154

2013*

35

103

Totale

787

2.190

* Aggiornamento al 17 agosto 2013

Maurizio Gazzoni jazzon@libero.it DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

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IMMAGINANDO

In collaborazione con www.LosingMind.it

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LA CE MODIFICA I REGOLAMENTI E BIONOVA LE FORMULE

AUTOPOT: ORA E’ DISPONIBILE IN ITALIA I sistemi di coltivazione AutoPot sono adatti a tutti i coltivatori, dall’hobbista all’orticoltore commerciale. I sistemi AutoPot sono unici in quanto sono i soli sistemi di coltivazione che permettono alla pianta di controllare autonomamente i propri fabbisogni e funzionano per mezzo della forza di gravità, senza elettricità. AutoPot ha dimostrato d’essere uno dei sistemi di coltivazione più efficaci al mondo. Ecco perché: - È espandibile... Potete coltivare da una a mille piante semplicemente aggiungendo altri moduli. - È modulare... AutoPot si adatta ad ogni ambiente di coltivazione sia indoor che in serra. Si possono così ottimizzare gli spazi e spostarle facilmente i vasi dall’ambiente di crescita a quella di fioritura. - Riduce il vostro carico di lavoro... Niente manutenzione alle pompe o timer da settare. L’AQUAvalve mantiene le piante irrigate per lunghi periodi, garantendo cicli di asciutto e bagnato del substrato. - È un sistema privo di ricircolo... le vostre piante ricevono sempre una fertirrigazione bilanciata, così crescono più sane e senza deficienze nutritive. In più, dovrete regolare il pH e l’EC della soluzione solo una volta quando riempite il serbatoio. - E’ versatile… Permette di coltivare in svariati substrati, 50% terra e 50% perlite, 50% cocco e 50% perlite, 50% terra e 50% argilla espansa, 50% cocco e 50% argilla espansa, 50% lana di roccia in fiochi e 50% argilla espansa. Per maggiori informazioni www.autopot.co.uk. La gamma AutoPot è distribuita in Italia da Indoorline SRL, www.indoorline.com, ed è disponibile nei migliori growshop. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

A causa dei controlli più intensivi che hanno portato la CE ha modificare i regolamenti in maniera di fertilizzanti, Bio Nova ha modificato le formulazioni della serie SuperMix al fine di essere compatibile con le nuove normative vigenti. Questi cambiamenti hanno a che fare con la percentuale totale di NPK e la maniera con la quale questa viene indicata sull’etichetta. In pratica, questo significa che i SuperMix Soil, Hydro, Haze, NFT, Aqua e Auto Flowering, contengono una quantità concentrata superiore a quella precedente. Questo sarà evidente quando si confrontano i tassi di NPK sulle vecchie e nuove etichette. Questo cambiamento ha richiesto un grande sforzo e la risoluzione di numerosi problemi al fine di ottenere le stesse miscele con un concentrato ancora più elevato e con gli stessi ingredienti, mantenendo allo stesso tempo la qualità premium dei nostri prodotti. A causa della loro complessità, le concentrazioni sono ormai al limite del possibile e può capitare che conservandoli in magazzino sotto i 6° C, si possa creare un deposito sabbioso. Temperatura e saturazione sono strettamente collegate (pensate alla differenza tra sciogliere lo zucchero in una bevanda calda o fredda). Questo, però, non influenza la qualità del prodotto. Significa semplicemente è stata raggiunta la temperatura di saturazione. Se lo si conserva a temperatura ambiente o lo si agita prima dell’utilizzo, il deposito si scioglie. Per l’utente finale, concentrazioni più elevate significano dosaggi più bassi e meno prodotti da portare in giro. Il dosaggio deve essere ridotto del 25-30%. Per esempio: ± 250-350ml/100l anziché 400500 ml/100l. I prodotti rinnovati saranno presto disponibili sul mercato. Sempre a causa delle normative CE, anche le formule di Nutri Nova e Nova Coco saranno presto modificate. I dosaggi da utilizzare saranno molto più bassi e, di conseguenza, sarà necessaria una quantità minore di prodotto per ottenere gli stessi risultati. Per fare chiarezza i nomi dei prodotti saranno cambiati in Nutri Nova Forte e Coco Nova Forte così da evitare incomprensioni. Per quanto riguarda i fertilizzanti monocomponenti l’unica cosa che verrà cambiata è l’etichettatura. Ulteriori informazioni possono essere fornite dal vostro rivenditore locale.

GREEN SENSATION DELLA PLAGRON Rafforza le tue gemme grazie ai composti organici fosforo e potassio presenti nel Green Sensation. Green Sensation contiene quattro prodotti diversi in un’unica bottiglia. Con Green Sensation tutte le altre aggiunte, quali per esempio il PK 13-14 e gli enzimi, diventano superflue. Inoltre, a seconda del tipo di substrato, è possibile risparmiare fino al 50% del fertilizzante di base per fioritura. Provalo anche tu e sperimenta i benefici di Green Sensation! Green Sensation è un booster potente in grado di garantire una resa più alta. Questo stimolatore è stato sviluppato appositamente per le ultime quattro-sei settimane della fase di fioritura. Grazie alla combinazione ingegnosa Green Sensation fornisce alla pianta tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno. Assicura una fioritura abbondante e l’infruttescenza, una struttura cellulare dura e un sapore migliore. Vantaggi di Green Sensation: - Gemme più grandi e forti. - Esalta il sapore del prodotto grazie alla maggiore concentrazione di zuccheri. - Può essere utilizzato con tutti i tipi di substrato. - Adatto per tutti i sistemi di irrigazione. Per informazioni aggiuntive relative a Green Sensation e agli altri prodotti, www.plagron.com.

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PUBBLIREDAZIONALE

RED POISON E DARK DEVIL COMPLETANO LA “RED FAMILY” DI SWEET SEEDS

CO2BOOST CO2BOOST è una miscela di microorganismi in grado di generare in modo naturale e organico la CO2 necessaria per aumentare la fotosintesi delle piante in serra. Si tratta di un generatore di CO2 completamente naturale e organico che, se opportunamente gestito dal temporizzatore del sistema di illuminazione, è in grado di generare anidride carbonica per 90 giorni. Al contrario di alcuni prodotti simili in commercio CO2BOOST produce l’anidride carbonica esclusivamente durante le ore di luce iperstimolando i processi di fotosintesi clorofilliana e permettendo di sopportare meglio gli eccessi di calore. Passati i 90 giorni il grower dovrà sostituire solamente il recipiente e trasferire il sistema composto dalla pompa e dal tubo direttamente nel nuovo recipiente. CO2BOOST è un prodotto distribuito in Italia da Indoorline srl, www.indoorline.com.

Oltre alla Black Cream (che avevamo presentato nello scorso numero), per completare la “Red Family”, Sweet Seeds aggiunge al suo catalogo due ulteriori varietà: Red Poison È una varietà 100% autofiorente che nasce dall’ibridazione di una delle varietà più apprezzate del catalogo, la Green Poison, con una genetica esotica auto-fiorente dai fiori violacei e geni di Kush Pakistana. La Red Poison si sviluppa con un aspetto Indico-sativo, dimostrando un grande vigore fin dalle prime fasi della crescita. Le piante, sviluppano un gambo centrale forte e rami laterali lunghi e flessibili che producono grandi fiori compatti carichi di resina profumata. L’aroma e il sapore sono gradevoli e intensi, dolci e fruttati con un delicato retrogusto di Skunk. Raccolta indoor/outdoor: 8 settimane dalla germinazione. Altezza: 60-120 cm. Dark Devil È una varietà 100% autofiorente, risultato dell’ibridazione tra una delle nostre genetiche autofiorenti più apprezzate, la Big Devil XL e una genetica esotica autofiorente dai fiori viola sviluppata in collaborazione con il dipartimento di Ricerca e Sviluppo del banco di semi femminizzati Buddha Seeds. Il peculiare carattere violaceo è stato ereditato dai suoi antenati della zona di Chitral, nell’Hindu Kush pachistano, vicino alla frontiera con l’Afghanistan. La genetica porpora apporta rapidità nella fioritura, aroma dolce e colori violacei alla nostra Big Devil XL. La Dark Devil manifesta già dalla germinazione uno spiccato vigore ibrido. La pianta cresce con un aspetto indico-sativo, con gambo forte e numerosi rami laterali, un grande fiore centrale e molteplici fiori di dimensioni più ridotte sui rami laterali. La produzione di resina è esuberante sia nei fiori sia nelle foglie adiacenti. L’aroma è dolce e fruttato con toni incensati e agrumati. Raccolta indoor/outdoor: 8 settimane e mezzo dalla germinazione. Altezza: 80-130cm

GROWSHOP CONTEST

Growshop contest è il nuovo concorso fotografico che premia i growshop. Per partecipare è necessario inviare 5 foto ad alta risoluzione del vostro negozio all’indirizzo growshopcontest@gmail.com ed i dati dell’attività commerciale. In palio una pagina di pubblicità gratuita su Dolce Vita.

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DUTCH PASSION ANNUNCIA L’ARRIVO DI AUTO FRISIAN DEW La comunità dei coltivatori outdoor sarà felice di sapere che Dutch Passion ha introdotto sul mercato la Auto Frisian Dew. La Frisian Dew originale è stata una delle varietà di maggior successo per le colture outdoor negli ultimi anni, quindi la versione automatica sarà altrettanto popolare sia tra i coltivatori outdoor sia tra quelli in serra. L’Auto Frisian Dew impiega dalle 10 alle 11 settimane dalla semina alla raccolta e sfrutta le genetiche originali della Frisian Dew di Dutch Passion per quanto riguarda la forza e la resistenza alle muffe. Le piante raggiungono circa 1 metro di altezza, con una fioritura esplosiva e un sacco di cannabis di qualità. AutoFrisian Dew è descritta come una varietà forte e resistente, un’automatica pensata appositamente per il coltivatore outdoor. Nei paesi dell’Europa Meridionale può essere piantata outdoor già a partire dal mese di aprile, mentre nei paesi più settentrionali come l’Inghilterra e la Scandinavia, è necessario aspettare fino a maggio per piantare outdoor o in serra. Dutch Passion descrive la sua Auto Frsian Dew come «la nostra automatica preferita per i coltivatori outdoor… e anche la più forte e resistente». Sono stati necessari due anni di lavoro di selezione e allevamento nei nostri laboratori olandesi per creare l’AutoFrisian Dew. «E’ una di quelle varietà che ci hanno richiesto per diversi anni e finalmente siamo soddisfatti del risultato! AutoFrisian è un varietà affidabile per un raccolto outdoor di inizio stagione», ha affermato Dutch Passion. Per maggiori informazioni visita il sito www.dutch-passion.nl. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


LOGOUT

Perché a volte ci vuole il CORAGGIO di essere davvero FELICI, di raccogliere un momento ordinario e trasformarlo in epico. Ci vuol coraggio a ridere di gusto di fronte a questa vita, ci vuole forza per scartare il negativo e portar dentro solo il meglio, conservare solo l’essenza della gioia. [...] E quel coraggio ce l’abbiamo dentro, è tutta una questione di SCELTA! Anton Vanligt

DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013

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INFO VARIE

DISTRIBUZIONE DISTRIBUTORI UNDERGROUND SIETE UN NEGOZIO, UN CENTRO SOCIALE, UN’ASSOCIAZIONE O SEMPLICEMENTE UN GRUPPO DI AMICI E VOLETE DISTRIBUIRE DOLCE VITA? CONTATTATECI E VI FORNIREMO I DETTAGLI. SPEDIZIONE A CARICO NOSTRO. ORDINE MINIMO 25 COPIE. • Abbiamo mantenuto un prezzo ridotto, perchè il nostro obbiettivo è quello di far girare la rivista il più possibile; con queste cifre, un negozio può anche utilizzarla come OMAGGIO per i suoi clienti nel caso di qualche acquisto. Sarà un pensiero apprezzato e contribuirete a divulgare la rivista. • Dolce Vita NON è un progetto riservato ad un pubblico di nicchia; puntiamo infatti a NORMALIZZARE determinati argomenti che ad oggi, nel mondo e soprattutto in Italia, sono ingiustamente considerati “scomodi” e “pericolosi”. Invitiamo quindi a distribuire la rivista in QUALSIASI negozio o luogo (edicole, negozi di sport, di musica, di vestiti, associazioni, eventi, ecc). • Divulgare Dolce Vita signifi ca SUPPORTARE l’antiproibizionismo, la contro-informazione, la cultura della canapa, la libertà in tutte le sue forme (di parola, pensiero, espressione, comunicazione, stili di vita, ecc) e in generale, qualsiasi realtà italiana del settore. • E’ ora possibile distribuire Dolce Vita anche nelle edicole. Invita il tuo edicolante di fi ducia a contattarci per richiedere la distribuzione della nostra rivista.

PROSSIME USCITE N.49 - 15 Novembre 2013 N.50 - 15 Gennaio 2014 N.51 - 15 Marzo 2014

NELLE PRINCIPALE EDICOLE DI ANCONA AVELLINO BARI BELLUNO BERGAMO BOLOGNA BOLZANO BRESCIA BRINDISI CAGLIARI CATANIA COMO COSENZA FIRENZE

FOGGIA FORLI’ GENOVA GORIZIA LA SPEZIA LECCE LIVORNO MACERATA MANTOVA MILANO MODENA NAPOLI NOVARA PADOVA

PALERMO PARMA PAVIA PERUGIA PESARO PESCARA PIACENZA PISA RAGUSA RAVENNA REGGIO EMILIA ROMA SALERNO SASSARI

TARANTO TERNI TORINO TRENTO TREVISO TRIESTE UDINE VARESE VENEZIA MESTRE VERONA VICENZA

INFO DISTRIBUZIONE E ARRETRATI distribuzione@dolcevitaonline.it

INFO ABBONAMENTI Tel. 06.39745482 abbonamenti@redscoop.it

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FRIULI VENEZA GIULIA

• CITY JUNGLE, VIA 30 OTTOBRE 11, 33100, UDINE • OPEN MIND, VIA CRISPI 41/C, 34125, TRIESTE • EL CANTON DELA CANAPA, VIA SVEVO 22/1, 34144, TRIESTE

TRENTINO ALTO ADIGE

• CHACRUNA, CORSO 3 NOVEMBRE 72/2, 38100, TRENTO

VENETO

• BOOMALEK, VIA EUGANEA 78, 35141, PADOVA • GRACE, VIA SALVORE 3-5, 30170, MESTRE (VE) • HEMPORIUM, S.S. 11 PADANA SUPERIORE 279, 36100, VICENZA • IL GIARDINO IDROPONICO, VIA TRESIEVOLI 63, 30034 BORBIAGO (VE) • MANALI, VIA B. LORENZI N°40, 37131, VERONA • NUOVA DIMENSIONE, VIA ROMA 13, 36045, LONIGO (VI) • HAPPY LIFE, VIA VARLIERO 1B, 45026, LENDINARA, (RO)

LOMBARDIA

• ROOTS TEAM SNC, VIA BAIONI 5/E, 24122, BERGAMO • CAMPACAVALLO, VIA UMBERTO I° 142, VAREDO (MB) • CANAPALIFESTYLE, VIA ISONZO 25/F, 20090, BUCCINASCO (MI) • GANESH SHOP BRESCIA, VIA PIETRO DEL MONTE 22, ZONA OSP CIVILE, 25123, BRESCIA • GHIRIGORI FAMILY, VIA VALERIANA 155, 23015, DUBINO (SO) • GHIRIGORI FAMILY, PIAZZA GARIBALDI 7, 23848, OGGIONO (LC) • GREEN TOWN, VIA ROSOLINO PILO 14, 20129, MILANO • KARKADE’, VIA MONTE CENGIO 17, 25128, BRESCIA • LA BOTTEGA DELL’IGNOTO, VIA REZIA 26, 27100, PAVIA • MY GREEN HOUSE, VIA SAN PAOLO 27 ANGOLO VIA FERRINI, 27100, PAVIA • MY GRASS, VIA TORRICELLI 26, 20136, MILANO • NON SOLO ERBA, VIA MAGENTA 26, 23900, LECCO • NPK, VIA A. GRANDI 25, 20068, PESCHIERA BORROMEO (MI) • LA BOTTEGA DEL ROSSO , OGNI SABATO FIERA DI SINIGAGLIA, 20150, MILANO • SHIVA ART’S TATOO, VIA STAZIONE 66/68, 26013, CREMA • VIRGOZ’ STUDIO, VIA VOLVINIO 31,20141 MILANO

PIEMONTE

• ALTER ECO, VIA OZANAM 10, 10153, TORINO • CRAZIEST’09, VIA CORTE D’APPELLO 7 BIS, 10122, TORINO • INDOORLINE, REGIONE ARTIGIANALE CONTI 15, 10060, GARZIGLIANA (TO) • NEW BIOGROUP, VIA SOLERO ANG. VIA GORIZIA, 15100, ALESSANDRIA

EMILIA ROMAGNA

• ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE GREEN RIOT, VIA BONESI 3, 41059, VIGNOLA (MO) • BOTTEGA DEL VERDE, VIA DI ROMA 82, 48121, RAVENNA • BOTTEGA DELLA CANAPA, VIA MARSALA 31/A, 40126, BO • LOGNA • BOTTEGA DELLA CANAPA, VIA CERVESE 1303, 4752, CESENA • CANAPAJO’, VIA PASCOLI 60, 47841, CATTOLICA • CANAPERIA, VIALE DELL’APPENNINO 117, 47121, FORLI’ • DELTA 9, VIA PARENTI 53,41013, CASTELFRANCO EMILIA (MO) • DEVIL’S WEED, VIA CAIROLI 241, 47522 CESENA (FC) • FOGLIE D’ERBA, VIA DE MARCHI 29/A, 40123, BOLOGNA • HIERBA DEL DIABLO, VIA MONTE GRAPPA 27/C, 40121, REGGIO EMILIA • IDROGROW, VIA LOMBARDIA 10, 41012, CARPI, (MO) • ORA LEGALE, VIA MARCHE 2/E, 40139, BOLOGNA • SECRET GARDEN, VIA MATTEOTTI 61, 41049, SASSUOLO (MO) • GROWSHOP REGGIO, VIA JACOPO DA MANDRA 30/A, 42120, REGGIO EMILIA

LIGURIA

• HEMPATIA IT GROW, VIA SAN DONATO 32-34/R, 16123, GENOVA • INDOORLINE STORE, VIA SANT’AGNESE 12/R, 16126, GENOVA

TOSCANA

• ALTRA CAMPAGNA, VIA CARLO PIAGGIA 29/D, 55012, TASSIGNANO (LU) • CAMPO DI CANAPA, VIA LEOPARDI 4/R, 50121, FIRENZE • FIORI DI CAMPO , VIA SALVAGNOLI 81, 50053, EMPOLI

MARCHE

• ZONAUFO, VIA PASSERI 155, 61121, PERSARO

UMBRIA

• MYSTICANZA, VIA SAN FRANCESCO 9, 06100, PERUGIA

LAZIO

• GROWERLINE POMEZIA, VIALE MANZONI 33, 00040, POMEZIA • AREA 51, VIA CORRADO GRECO 32, 00121, OSTIA • EXODUS, VIA CLELIA 42, 00181 ROMA • FILO D’ERBA, VIA R. GRAZIOLI LANTE 46, 00195, ROMA • HORTUM DEUS, VIA RAFFAELE DE COSA 9, 00122, OSTIA LIDO • HEMPORIUM, VIA DEI CAMPANI 33/35, 00185, ROMA • I-GROW, VIA ODERISI DA GUBBIO 234, 00146, ROMA • I-GROW, VIA TOR SAN GIOVANNI 140, 00139, ROMA • I-GROW, VIALE GIULIO CESARE 102, 00193, ROMA

CAMPANIA

• FUMERO’, VIA SEDILE DEL PORTO 60, 80134, NAPOLI

BASILICATA

• ASSOCIAZIONE “GAP” IDEE IN MOVIMENTO, PIAZZA 23 NOVEMBRE, 85020, ATELLA, POTENZA

PUGLIA

• ASSOCIAZIONE LA PIANTIAMO! - CANNABIS SOCIAL CLUB RACALE (LE) • ASSOCIAZIONE CULTURALE CANAPUGLIA, VIA ADUA 33, 70014, CONVERSANO (BA) • A.S.C.I.A. ASSOCIAZIONE PER LA SENSIBILIZZAZIONE DELLA CANAPA AUTOPRODOTTA

SICILIA

• HEMPATIA, VIA LASCARIS 381n.8, 98100, MESSINA • IL CANAPAIO, VIA TORREARSA 6, 91100, TRAPANI • KALI’, VIA CAVOUR 31, 90133, PALERMO • SKUNKATANIA, VIA VITTORIO EMANUELE 229, 95124, CATANIA • SKUNKATANIA, VIA ROMA 92, 96100, ORTIGIA, SIRACUSA • SUPER NATURAL, VIA CROCIFERI 68, 95120, CATANIA • THE OTHER PLANT, VIA FRANCESCO BATTIATO 13, 95124, CATANIA • VUDU PALERMO, VIA PIGNATELLI ARAGONA 15, 90141, PALERMO • SICILCANAPA TRADE S.R.L., VIA OLIVO SOZZI 12, 97014, ISPICA -RAGUSA (RG)

SARDEGNA

• ORTO BIOLOGICO SHOP, VIA TIGELLIO 60, 09123, CAGLIARI DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2013


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PARADISE SEEDS STORE, GRAVENSTRAAT 12, AMSTERDAM. PARADISE SEEDS SHOP: 020 7371599 PARADISE SEEDS OFFICE: 020 6795422 FAX: +31 342461027 INFO@PARADISE-SEEDS.COM WWW.PARADISE-SEEDS.COM PO BOX 377 - 1000 AJ AMSTERDAM. HOLLAND


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