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ISSN 19708599 - POSTE ITALIANE SPA - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA1, DCB MILANO

Numero 42 - Settembre / Ottobre 2012

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EXTRA INTRO Per la cura di se stessi e il benessere verso il nostro essere è importante conoscere, per stimolare la riflessione, la piramide di Maslow. Nata dalla mente di uno psicologo americano, questa teoria è stata elaborata partendo dal presupposto che ogni volta che un individuo percepisce un bisogno, pone in essere gli strumenti o i mezzi più adatti a soddisfarlo. Secondo questa teoria i bisogni percepiti si distinguono in 5 livelli: alla base ci sono i bisogni fisiologici (fame, sete, riparo), questi sono i primi ad essere soddisfatti e consentono all’individuo di passare ai bisogni di 2° livello, i bisogni di sicurezza fisica, lavorativa e personale. Salendo nella piramide troviamo i bisogni sociali cioè senso di appartenenza al gruppo, bisogno di amicizia e affetto. Al 4° posto i bisogni di stima, riferiti alla stima degli altri e all’autostima. Infine in cima alla piramide ecco i bisogni di autorealizzazione, ovvero ciò che si desidera in base alla proprie capacità e aspirazioni. I bisogni sono connessi in una gerarchia di prepotenza relativa; il passaggio ad uno stadio superiore può avvenire solo dopo la soddisfazione dei bisogni di grado inferiore. La teoria di Maslow permette di porsi in una condizione di autocritica analizzando la personale capacità di soddisfare i propri bisogni e, in base a questi, di saper comprendere quelli che sono i bisogni dell’altro.

Autorealizzazione

Stima Appartenenza Sicurezza Fisiologia

moralità, creatività, spontaneità, problem solving accettazione, assenza di pregiudizi autostima, controllo, realizzazione, rispetto reciproco amicizia, affetto familiare, intimità sessuale sicurezza fisica, di occupazione, morale, familiare, di salute, di proprietà

respiro, alimentazione, sesso, sonno, omeostasi

Piramide dei bisogni di Maslow (1954)

DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

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Edito “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”, cantava il poeta latino Giovenale nel secondo secolo della nostra era (Satire, x, 356): bisogna pregare gli Dei perché ci concedano una mente e un corpo in salute. Nient’altro che questo va chiesto alla divinità: non la ricchezza, non la gloria, e neppure la fortuna. Soltanto la buona salute, proprio come dicevano, e forse ancora dicono, le nostre mamme e le nostre nonne: “Finché c’è la salute...”. Il punto essenziale, però, è un altro: per Giovenale, come per tutta la civiltà classica, mente e corpo sono una cosa sola, inscindibile, inseparabile: la salute dell’una e dell’altro vanno di pari passo perché noi siamo, contemporaneamente, un corpo e una mente. Di più: il corpo senza l’anima muore, l’anima senza il corpo si dissolve. I buddhisti indicano gli esseri senzienti CON TRO n con una sola parola composta: namarupa, cioè, appunto, B INPUT MUSICA CANNABIS “mentecorpo”. Oggi sappiamo che la mente (l’anima, il pensiero) è un processo biochimico, è una parte del corpo fisico. Gli Antichi, prima che la grande onda cristiana seppellisse la loro civiltà almeno fino al Settecento materialista e scettico, lo avevano capito benissimo. E noi? Noi cristiani d’Occidente abbiamo tradito Giovenale al punto da capovolgere il senso profondo del suo verso, trasformandolo in un proverbio da istruttore di educazione fisica. “Mens sana in corpore sano” significa, in italiano corrente, che la cura del corpo aiuta la chiarezza del pensiero, la cui sovranità è tuttavia indiscussa. Il cristianesimo ha svalutato il corpo fino a condannarlo come sede del peccato, identificato a sua volta con la carnalità, la fisicità pulsionale della vita umana; ha dipinto la nostra esistenza come una caduta, come un tonfo nell’abisso della carne da cui dobbiamo riscattarci con la penitenza, la rinuncia e l’ascesi; ha visto nel corpo, secondo le parole di san Paolo, la prigione dell’anima. E’ in questo contesto culturale che Giovenale viene riletto e reinterpretato, concedendo all’esercizio fisico la funzione ancillare e subalterna di sostegno all’attività mentale e spirituale. Intendiamoci: è vero che un po’ di attività fisica, una sana alimentazione e, in generale, la cura della salute, contribuendo al benessere generale, aiutano anche a pensare meglio. Ma questo accade precisamente perché il ragionamento è un’attività fisica e biochimica, come la digestione, e le reti neuronali che ci fanno provare emozioni, sentimenti e pensieri sono materia, non spirito. Cartesio collocava gli animali in una categoria inferiore e separata da noi perché li considerava semplici macchine. Ma anche la “materia pensante” di Cartesio è una macchina: soltanto molto più complessa e intricata da comprendere. E ogni volta che gli uomini non capiscono una cosa, ricorrono alla superstizione: è stato così con il lampo e il tuono, è stato così con la ragione e il sentimento. Pensarsi come una macchina estremamente complessa, i cui componenti sono gli stessi che formano il resto dell’universo, non significa affatto svilire la natura umana. Al contrario: per quanto ne sappiamo, siamo gli unici a renderci conto di essere una macchina, e a poterne contemplare la meraviglia. E questo non è poco. Fabrizio Rondolino frondolino@yahoo.it ISSN 19708599 - POSTE ITALIANE SPA - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA1, DCB MILANO

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Art.21 della Costituzione Italiana Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Anno VIII – Numero 42 SETTEMBRE/OTTOBRE 2012 Edito da Azienda ProdAction S.R.L. Via Monferrato 9/11, 20094 Corsico (Milano) in collaborazione con ENJOINT.com Registrazione al Tribunale di Milano n.306 del 3.05.2006

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Indice

03. Intro 04. Editoriale 06. Guardando le stelle 07. Fumetto 08. Feedback 09. News & curiosità dal mondo 11. Eventi 13. Informazione: Equilibrio tra mente e corpo 13. Informazione: Attività fisica e cura alimentare, qualche consiglio online 15. High Times 17. Legalize it 18. L’avvocato risponde 19. Enjoint news 20. Eco-Friendly: Come mangiare sano e responsabile, ce lo insegna la guida Slow Food 21. Animals 22. Giardinaggio: Ormone radicante fatto in casa 24. Shantibaba’s bag of dreams 26. From Amsterdam (Biomagno) 28. Grow report 31. Giardinaggio: L’evoluzione dell’industria idroponica 36. Cannabis Terapeutica 40. Cannabis 360°: The emperor wears no clothes

44. Psiconauta: LSD Il mio bambino difficile 47. Antipro ASCIA 48. Input: libri, film, musica 50. Reggae Vibrations 53. MyHipHop News 55. Electro Zone: Audio 55. Compilation download 56. Musica: Rototom special 59. Musica Legends: Freddie Mercury 61. Cronache da dietro il cancello 63. Voglio vivere così 63. Extra: Il punto 63. De vino veritas 63. Birra corner 65. Sud Africa, l’anima sportiva del continente nero 65. Con l’onda nell’anima 69. Avventura Tanzania 69. Hi-tech & web: Spoome, il social network che unisce i professionisti dello sport 72. Street Art 74. Immagin*ando 75. Campagna abbonamenti 76. Dolci Foto 77. Pubbliredazionale 81. Logout 82. Info varie + Lista distributori

Creative Commons SOME RIGHT RESERVED Tu sei libero: di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera. Alle seguenti condizioni: > Attribuzione. Devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore. (Ovvero “Fonte: Dolce Vita, alternative lifestyle magazine - www.dolcevitaonline.it”) > Non commerciale. Non puoi usare quest’opera per fini commerciali. > Non opere derivate. Non puoi alterare o trasformare quest’opera, ne’ usarla per crearne un’altra.

Direttore responsabile: Fabrizio Rondolino Direttore editoriale: Matteo Gracis Coordinatrice: Enrica Cappello Supporto legale: Avv. Carlo Alberto Zaina Collaboratori: Scott Blakey, Jorge Cervantes, Filimagno, Maurizio Gazzoni, Ivan Art, Gennaro Maulucci, Lorenzo Chiavetta, Maurizio Bongioanni, Giuseppe Nicosia, Anya Baglioni, Davide Sanesi, Silvia Crema, Giulia Rondoni, Team ASCIA, Robert Murphy, Gaspare Messina, Lunatik, Verderita, Francois Le Jardinier, T-Action, AcirnE, Marco Cedolin, CBG, ENjOINTeam, Junkaos aka L’Hop non è mai Trop, Bruto, Francesco “Versoescondido” Iampieri Impaginazione: Ernesto Corona Copertina: Matteo Gracis Sito web: www.dolcevitaonline.it Email: info@dolcevitaonline.it Facebook: facebook.com/dolcevitamagazine Twitter: twitter.com/dolcevita_mag Pinterest: pinterest.com/dolcevitamag Second Life: Lupulinus 240,190,31 Pubblicità: Prodaction Ltd. Email: prodactionltd@gmail.com Distribuzione e abonamenti: Tel: 366.4582650 Email: distribuzione@dolcevitaonline.it Distribuzione Edicole: REDS - Rete europea distribuzione e servizi, Coop a.r.l.,via Bastioni Michelangelo 5/a 00192 Roma Tel: 06.39745482 - Fax: 06.39762130 Stampato presso: Tipografia Milanese Srl - Corsico (MI) ATTENZIONE La redazione di Dolce Vita e i suoi collaboratori non intendono e non vogliono in alcun modo incentivare e/o promuovere condotte vietate dalle attuali leggi vigenti nei Paesi dove la rivista è reperibile. Tutte le informazioni contenute sono da intendersi esclusivamente ai fini di una più completa cultura generale nonché sulle strategie di riduzione del danno. La redazione non si assume nessuna responsabilità per un uso improprio delle informazioni contenute in Dolce Vita e ricorda ai lettori che il possesso e la coltivazione di cannabis sono VIETATE. Dolce Vita non è responsabile dei contenuti e dei prodotti presenti sulle pubblicità della rivista.

Redazione estera Postbus 978 1000 AZ Amsterdam - Olanda Azienda ProdAction è iscritta al R.O.C. Registro Operatori Comunicazione Iscrizione n.14721


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EXTRA GUARDANDO LE STELLE

IO MI SBATTEZZO! Non ho nulla contro Dio. E’ il suo fan club che mi spaventa. Non voglio far parte della Chiesa cattolica, in alcun modo. Non condivido praticamente nulla di ciò che fa la Chiesa e di come lo fa. Anzi, spesso sono inorridito e disgustato dai loro “rappresentanti” e con visioni opposte ai loro seguaci. Ecco perché da tempo avevo deciso di sbattezzarmi: è molto più semplice di quanto si possa pensare e sono sempre di più le persone che lo fanno (migliaia ogni anno solo in Italia). Per sbattezzarsi è sufficiente compilare un modulo (disponibile all’indirizzo www.uaar.it/laicita/sbattezzo) e inviarlo (preferibilmente con raccomandata), insieme alla fotocopia di un documento d’identità, alla parrocchia dove si è stati battezzati. Entro 15 giorni la parrocchia è tenuta per legge a rispondere confermando che l’operazione è avvenuta. Io mi sono sbattezzato alcune settimane fa.

OBSOLESCENZA: GUASTI PROGRAMMATI E CONSUMISMO La lampadina che vedete in questa immagine è accesa e perfettamente funzionante da 110 anni. Si trova nella stazione dei pompieri a Livermore, California. Di lampadine del genere, non ne esistono più naturalmente. Non c’hanno messo molto le aziende per capire che vendere queste lampadine sarebbe stato un suicidio. Hanno deciso quindi di ridurre la vita media delle lampadine a 1000 ore (41 giorni) in modo da costringere i consumatori a comprarne regolarmente di nuove. Sembra sia questa l’origine dell’obsolescenza programmata: una politica volta a definire il ciclo vitale (la durata) di un prodotto. In tal modo in fase di progettazione viene deliberatamente definita una vita utile limitata di un prodotto, che quindi diventerà obsoleto o non funzionante dopo un certo periodo. Ciò si può ottenere costruendo gli oggetti con materiali di qualità inferiore, o mediante l’inserimento di meccanismi anche di tipo elettronico o seguendo comunque canoni costruttivi tali da rendere impossibile o troppo costosa la loro riparazione una volta che dovessero guastarsi. Tutto chiaro? Esempio: acquisto un computer, con una regolare garanzia di 2 anni, ma l’azienda produttrice potrebbe aver inserito un chip che dopo 2 anni e 1 giorno di utilizzo, guasti il computer. E dal momento che le aziende lavorano per il profitto, perchè non dovrebbero farlo?! La soluzione? Smettere di consumare, di comprare. La soluzione si chiama decrescita felice. Per chi volesse approfondire è disponibile online un documentario completo e ben fatto sull’argomento, all’indirizzo www.vimeo.com/46803495

Matteo Gracis

NASCE LA GANESH RECORDS Insieme ad un amico musicista/compositore ho fondato la nuova etichetta discografica Ganesh Records. La label si occuperà dei generi Ambient, Chill-Out, Lounge, Meditativa, Strumentale e Sperimentale. Lo slogan dell’etichetta è “music ♫ from heart ♥ to stars ☆“. Si tratta di una label indipendente e di piccole dimensioni, che punterà a produrre pochi prodotti ma molto curati. L’obiettivo principale della Ganesh Records non è il profitto bensì la condivisione e la diffusione di musica di qualità, utile e sana per anima e corpo. A breve sarà disponibile il primo album, “Kailash music”. Tutte le info su www.ganeshrecords.com

The CHARTLIST

1. Siamo uno (Inoki) 2. Lucky (Jason Mraz) 3. In un mondo perfetto (Caneda) 4. Born to die (Lana Del Rey) 5. I treni di Tozeur (Franco Battiato) 6. Come te (Gemitaiz) 7. Could you be loved (Bob Marley) 8. She’s royal (Tarrus Riley) 9. Il giorno dopo (Videomind) 10. Faces (Shantam)

blog: matteogracis.it

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EXTRA COMICS

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MONDO FEEDBACK

.PAROLA MENS SANA IN CORPORE SANO: La locuzione latina Mens sana in corpore sano (lett. mente sana in un corpo sano) appartiene a Giovenale (Satire, X, 356). La satira decima di Giovenale è tutta volta a mostrare la vanità dei valori o dei beni (ricchezza, fama, onore…) che gli uomini cercano con ogni mezzo di ottenere. Solo il sapiente vero si rende conto che tutto ciò è effimero e, talvolta, anche dannoso. Nell’intenzione del poeta, l’uomo non dovrebbe aspirare che a due beni soltanto, la sanità dell’anima e la salute del corpo: queste dovrebbero essere le uniche richieste da rivolgere alla divinità, che, sottolinea il Poeta, più dell’uomo sa di cosa l’uomo stesso ha bisogno. Nell’uso moderno si attribuisce invece alla frase un senso diverso, intendendo che, per aver sane le facoltà dell’anima, bisogna aver sane anche quelle del corpo.

.GANJALOVE in collaborazione con facebook.com/ganjalove

.ENJOINT POINTS OF VIEW Riportiamo di seguito alcuni commenti della discussione sul forum di enjoint, “Praticare sport e mangiare sano sono importanti per il benessere psicofisico?” Simoz15 Ritengo che fare attività fisica, di qualunque genere sia fondamentale, se ti vai a fare una corsa di mezzora quando finisci sei stanco morto, ma ti senti di un bene incredibile, pieno di energia vitale!! E lo stesso vale per l’alimentazione, mangiare cibi sai, cucinati con pochi grassi e frutta e verdura (cotta il meno possibile) in abbondanza, se si è costanti ci si può anche concedere la domenica libera e mangiare a proprio piacimento e togliersi un po’ di sfizi! Jamaicaman Io penso che regolamentare la propria vita sia fondamentale, quindi anche regolamentare ciò che si mangia è importantissimo così come fare attività fisica. Da un anno faccio palestra e seguo una dieta mirata e posso confermare che tutto ciò aiuta tantissimo nella vita di tutti i giorni, ci si sente più in forma, più vivi, e si affrontano meglio le giornate calde come queste che ci sono in questo periodo! StRaM Credo che il VERO benessere psicofisico si realizzi nel momento in cui i bisogni principali siano raggiunti… Maslow insegna…

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.FOTO Rototom Sunsplash 2012 - 19° European Reggae Festival

.FATTI SENTIRE! Inviaci Lettere, Foto, Pensieri, Saluti, Critiche, Complimenti, Svarioni, Materiale utile ed inutile. via email a: staff@dolcevitaonline.it via posta a: Azienda Prodaction, casella postale 701. Piazza minghetti 4, bologna BO, Cap 40124

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MONDO NEWS & CURIOSITÀ Fonte: WORLD WIDE (WILD) WEB

STOP AI TATUAGGI NELL’ESERCITO: LA DIFESA VIETA TATTOO E PIERCING

A BROOKLYN CETRIOLI E ZUCCHINE CRESCONO SUI TETTI

Da giungla urbana a orto cittadino. La Brooklyn Grange è la più grande ‘rooftop farm’ di New York, un enorme giardino sul tetto di due edifici, coltivato come una grande fattoria sopraelevata. Il Grange della Brooklyn Navy Yard, con già una sede a Long Island dal 2010, vende verdure a molti ristoranti newyorkesi e a diversi negozi. Al momento, sui due grandi tetti verdi si producono insalata, basilico, melanzane, cetrioli, cavoli, frutta. “Non è una novità che a Brooklyn crescano gli alberi, ma ora siamo pronti a produrre anche melanzane, cetrioli, lattuga e cavoli”, ha detto in conferenza stampa il sindaco di New York, Michael Bloomberg. Il Grange utilizza un terreno speciale per terrazzi e il suo obiettivo è iniziare a produrre almeno 100 tonnellate annue di verdure.

Sono vietati i piercing in qualsiasi parte del corpo e i tatuaggi su quelle parti che non sono coperte dall’uniforme. E’ la direttiva, destinata a far discutere, predisposta dallo stato maggiore dell’esercito e inviata il 26 luglio scorso a nove comandanti dalla forza armata per una valutazione preliminare. La direttiva, che non è ancora entrata in vigore, stabilisce che “sono proibiti i tatuaggi sulle parti del corpo visibili” con le uniformi estive o quelle ginniche mentre “sono proibiti su qualsiasi parte del corpo i tatuaggi che abbiano contenuti osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, di discriminazione religiosa o che comunque possano portare discredito alle istituzioni della Repubblica Italiana e alle forze armate”. Inoltre “è vietato apporre piercing su qualsiasi parte del corpo”. Stabilire se i tatuaggi rientrino in queste categorie spetterà al comandante di corpo per il personale in servizio e a quello della commissione concorsuale in sede di selezione. All’esercito non sfugge il problema che occorre stabilire cosa fare con chi questi tatuaggi li ha già: “Allo scopo di definire la gestione della situazione pregressa all’atto dell’entrata in vigore della presente direttiva - stabilisce il provvedimento - tutto il personale dovrà provvedere a sottoscrivere obbligatoriamente una dichiarazione sulla presenza o meno di tatuaggi. Nel caso di presenza di tatuaggi la dichiarazione è integrata con una descrizione dettagliata degli stessi”. Nulla si specifica sui piercing, segno che evidentemente vanno rimossi e su questi non c’è tolleranza del pregresso.

ITALIA: PRIMO IMPIANTO AL MONDO PER IL RICICLO 100% DEI PANNOLINI

In Brasile l’ecologia avanza velocemente e continuamente nascono iniziative pubbliche e non atte a migliorare la preservazione del medio ambiente. Recentemente a Sao Paolo l’artista plastico Juan Muzzi ha ideato e brevettato una bicicletta fabbricata riutilizzando vecchie bottiglie di plastica e altri vari rifiuti sempre di questo materiale. La nuova bicicletta è stata chiamata Muzzicycle. L’inventore per produrre un telaio di bicicletta ha bisogno di 200 bottiglie ed impiega nella sua fabbrica solo 2 minuti. Il risultato sono biciclette più resistenti ed economiche, oltre ad aiutare ad affrontare i grandi problemi ambientali del riciclaggio. Inoltre la produzione utilizza materie prime del luogo e non ha quindi problemi di trasporto. Il prezzo finale di una bicicletta Muzzi è di circa la metà di una bicicletta comune, con l’ulteriore vantaggio di non arrugginire e poter essere riciclata completamente. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

I’M LOSING MY FUCKING MIND La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente. Albert Einstein

In collaborazione con www.LosingMind.it

A SAO PAULO BICICLETTE DA BOTTIGLIE RICICLATE

Dove vanno a finire i pannolini sporchi usa e getta? Prima vengono messi nel bidone del secco indifferenziato e, poi, inviati agli inceneritori oppure seppelliti nelle discariche. Ebbene, la soluzione innovativa a questo problema dall’enorme e devastante impatto ambientale nasce nel nostro paese ed è destinata a fare scuola a livello globale. Il primo impianto al mondo per il riciclo 100% dei pannolini sporchi, infatti, verrà installato a Vedelago (Treviso), presso il “Centro Riciclo Vedelago”. Il CRV è un impianto di stoccaggio e di selezione dei rifiuti all’avanguardia e conosciuto in tutto il mondo. Nata alla fine degli anni ‘90, l’impresa della famiglia Mardegan da piccola realtà locale è diventata leader internazionale nel settore della selezione e del recupero dei rifiuti, nonché nella produzione di materia prima seconda. Ma non è tutto: il CRV si appresta a compiere un ulteriore balzo in avanti, perché a giorni arriverà dagli USA il primo impianto al mondo per il trattamento dei pannolini usa e getta. L’impianto è destinato a realizzare la prima filiera completa per il recupero totale, al 100%, di pannolini, pannoloni e assorbenti. Si tratta di una tecnologia innovativa ed inedita e di un investimento da circa 5 milioni di euro, che è stato sostenuto dal CRV in partnership tecnologica con la Fater SpA, azienda italiana produttrice di pannolini usa e getta. “Fater ha scelto noi e ha scelto il Veneto”, ha dichiarato Carla Poli, fondatrice e portavoce di CRV, “perché qui esiste la punta avanzata della raccolta differenziata in Italia. L’impianto che stiamo per inaugurare è il frutto di 3 anni di ricerche e di test sul campo, alle quali ha dato un contributo determinante il Comune di Ponte nelle Alpi, nel Bellunese, dove la raccolta differenziata dei pannolini usa e getta si fa da anni”. Quando l’impianto sarà operativo la plastica potrà essere utilizzata in molteplici processi produttivi, ad esempio per realizzare arredi urbani ed altri oggetti in plastica, mentre la componente organico-cellulosica potrà dar vita a cartoni da imballaggio. Il nuovo sistema di riciclo 100% dei pannolini usa e getta sarà operativo a partire da fine 2012 e si calcola che, a regime, verranno eliminati ben 3.250 metri cubi di rifiuti destinati alla discarica e recuperate fino a 1.250 tonnellate di nuova materia prima.

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MONDO EVENTI

SummerJam 2012 - Together As One A darci il benvenuto un gruppo di percussionisti che suonano su una piattaforma mobile nel lago del parco naturale Fuhlinger See (Colonia), splendida location dove dal 06 al 08 luglio 2012 si è svolta la 27° edizione del SUMMERJAM una delle rassegne reggae più importanti d’Europa. Un impatto emozionante, ricco di colori e profumi diversi, gente arrivata da diverse parti dell’Europa e non solo. Ovunque ci muoviamo è il reggae in tutte le sue sfumature che scandisce il passare delle ore. Tutti i live si sono svolti in perfetto orario, con grande partecipazione della massive (circa 25000 persone) che sfidando persino la pioggia, ha continuato a cantare e danzare in un clima di pace, fratellanza e rispetto reciproco che solo la musica reggae può regalare. Sorpresa dal giovane giamaicano Protoje che accompagnato dalla Dub Akom Band e dalle diverse incursioni del suo amico nonché produttore Don Corleon, regala uno show ricco di energia! Incantata da Nneka e dalla sua splendida voce soul, la cantautrice tedesca-nigeriana è amatissima e seguitissima, la sua esibizione è impeccabile nonostante il sole cocente. Il sole cala quando arrivano sul palco i californiani Groundation, un gruppo musicale roots reggae di fama internazionale caratterizzato da un’evidente influenza jazz, il pubblico raddoppia davanti il red stage. Harrison Stafford e la sua band ci regala più di un ora di vera musica, uno stile particolare ricercato che passa si dalla musica roots classica ma con varie sfumature. Splendidi assoli di fiati si alternano a chitarra e tastiere creando sonorità uniche e di grande coinvolgimento. Ma è lui il leggendario artista jamaicano Burning Spear, vincitore più volte del Reggae Grammy Award ad essere il più atteso almeno da me personalmente. Dopo una breve intro della band eccolo comparire sopra il palco, saluta il pubblico con un abbraccio simbolico che viene ricambiato subito da un forte applauso, subito ci delizia con alcuni dei brani più famosi della sua carriera come Slavery Days, Jah No Dead. Un concerto che difficilmente verrà dimenticato dai presenti! La domenica si inizia all’insegna della pioggia che si protrae sino all’ora di pranzo, causando un po’ di problemi ai campeggianti. Tra i vari artisti della domenica J Boog e Million Stylez, Dub à la Pub il tedesco Sebastian Sturn, un giovane artista davvero promettente. A chiudere questa 27° edizione del Summerjam sono i live di Alborosie e Stephen Marley, un finale in grande stile, soprattutto quando tutta la massive viene emozionata dal ricordo delle canzoni del re del reggae BOB. Non posso non concludere dicendo che è stata un’esperienza umanamente indimenticabile, dove abbiamo avuto l’occasione di parlare e confrontarci con tanta gente, personalmente ho arricchito il mio bagaglio culturale musicale conoscendo nuovi artisti ma soprattutto ho avuto l’occasione di realizzare uno degli obiettivi di quest’anno, riuscire a vedere il grande Burning. Verderita

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Etienne de Crecy al Sicily Music Village E’ solo alla seconda edizione è già conta dei numeri da capogiro il Sicily Music Village, tenutosi dal 12 al 16 agosto, attualmente si afferma come il più grande festival della Sicilia orientale. La location, Valle ventura (Scicli), è altamente suggestiva se si considera che ci si trova circondati solo dalla natura e da piccoli ruscelli. 5 giorni di musica in cui si sono alternati generi quanto mai differenti (Afterhours, T.O.K., Henrik Schwarz, Dirtyphonics, Foreign Beggars, Aphrodite e molti altri) ed è forse proprio questo che lo rende particolare. Tra i tanti artisti in programma giorno 14 si è esibito Etienne de Crecy, un dj producer francese! La sua musica è principalmente house ed elettronica, ma la vera particolarità di Etienne sta nello show che risalta per la particolare presenza scenica. Il caro francese infatti è conosciuto per i suoi spettacolari show Beats’n’Cube, ovvero nel palco viene montata un’impalcatura a forma di cubo, 6 metri per lato, animato da un video mapping 3D che fa da scenografia al live. Il dj suona proprio al centro del cubo, e durante il dj set la squadra del mitico francese intrattiene e stupisce il pubblico con delle proiezioni davvero eccezionali, ovviamente a ritmo di musica. Un live di circa un’ora e mezza ma che assolutamente è uno show imperdibile anche per chi non ama il genere. Enrica Cappello

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Equilibrio tra mente e corpo

INFORMAZIONE IN COPERTINA

Attività fisica e corretta alimentazione per un’anima equilibrata spesso, ci limitiamo a guardare la televisione, sederci in poltrona o Mai come ora sento mia questa massima latina “mens sana in coraddirittura andare a dormire. Spesso nel nostro cammino ci lasciamo prendere dal pessimismo ed inevitabilmente subentra uno pore sano”. Sarà che sono reduce da una settimana di antibiotici e stato di malinconia, afflizione, abbattimento, che può portare ad un decadimento fisico e mentale accompagnato da abitudini antiinfiammatori, sarà che lo stress di vita non sane quali: tabagismo, alcool, alimentazione non corretdi questi ultimi mesi mi ha donato due belle occhiaie e un sedere scolta, sedentarietà, nonché a vere e proprie patologie come l’ansia, la depressione, malattie cardiovascolari, ipertensione, ipercolesteropito dalla sedentarietà, sarà… sarà che se mi guardo allo specchio non lemia, obesità, osteoporosi e cosi via. E’ importante notare come ciò che avviene nella nostra mente riflette quello che avviene nel posso fare a meno di chiedermi nostro corpo e viceversa. Il corpo funziona come una valvola di come sto. Ma come sto io dentro, prima che fuori. Oggi più che mai non posso fare a sfogo: stati emotivi negativi, non gestiti e spesso meno di pensare quel famoso proverbio al contraIl corpo funziona come repressi, assumono la forma di sintomi, di disturbi rio, ossia che una mente poco serena predispone una valvola di sfogo: stati fisici, fino a degenerare in vere e proprie patologie. Perciò, se è vero che uno stato emotivo negativo ad avere un corpo non del tutto sano. In altre emotivi negativi, non può essere l’origine di una malattia fisica, è altresì parole, a non avere un equilibrio. Poi ripenso a tutte le volte che mi sono sentita così, gestiti e spesso repressi, vero che l’insorgere di uno stato emotivo positivo inadatta e come mi sono riscoperta dopo essermi può portare alla guarigione. Per vivere bene è neassumono la forma di sancire un equilibrio tra mente e corpo. regalata una giornata in un centro benessere, una sintomi, di disturbi fisici, cessario E’ necessario stabilire un filo conduttore tra stile di vacanza tra il mare cristallino della Sardegna, una passeggiata tra i miei bellissimi colli euganei, un fino a degenerarein vere vita, alimentazione equilibrata ed attività fisica. In fondo ognuno di noi sa cosa è meglio per sé e cosa pasto consumato con tranquillità, una serata a lege proprie patologie. dovrebbe fare per vivere in salute, tuttavia spesso gere un libro o a guardare le stelle. Purificandomi non ascolta i segnali che il corpo e la mente gli inviano. Eppure, solo dalle tossine emotive e fisiche sono sempre riuscita a sperimentare costruendo una base solida potremo ottenere il benessere psicola vera salute, la libertà emotiva e l’equilibrio. fisico, per poi affrontare con più serenità e rinnovato ottimismo, le Purtroppo la nostra vita è caratterizzata da impegni, obblighi, oneri, tappe, di quel percorso grandioso chiamato “vita.” distribuiti equamente tutti i giorni. A fine giornata ormai la nostra Silvia Crema capacità di pensare, considerare ed esaminare è esaurita ed invece di dedicare un po’ di tempo a noi stessi, alla nostra famiglia, agli amici,

Attività fisica e cura alimentare: qualche consiglio online Gli internauti lo sanno bene: fare proteggere la memoria. Come? La risposta arriva dal portale Staisport aiuta la mente, sotto molbene.it: “Innescando la rigenerazione delle cellule cerebrali che si teplici punti di vista. Il sito Inforperdono con l’età, a causa di lesioni o per il morbo d’Alzheimer”. masalus, ad esempio, ci ricorda Poi è evidente che ci siano persone volte a praticare lo sport solo che l’esercizio fisico, specie nei più per una questione estetica, magari in vista della prova costume, ma giovani, migliora notevolmente le in tanti lo fanno anche per poter dar sfogo ai propri nervi, come eviperformance cognitive, e sottolinea denzia BlogEstetico. L’importante è non eccedere. Secondo il sito che “rispetto ai bambini pigri, quelli Viveremeglio.it bastano 30 minuti di attività fisica per almeno 5 giorpiù attivi hanno maggiori occasioni ni la settimana. È importante, poi, correlare il tutto a una corretta di scambi sociali con adulti e coealimentazione, anche per salvaguardare la mente. La vitamina C e la tanei e si intrattengono in ambienti vitamina E, ad esempio, aiutano a curare depressione e disturbi del che presentano stimoli diversi dai comportamento, così come la famosa “dieta mediterranea” (come soliti”. Tesi che, come viene evidenziato su salute.pourfemme.it, fa il riportato sul forum online di Kefir). Ma per vivere bene, in realtà, paio con lo studio pubblicato dal prof. bisogna partire da un presupposto, William McCarthy dell’Università di “L’uomo è ammalato nel corpo perché è che spiega al meglio Libero Manco Los Angeles, in cui si dimostra come Universalismo.it: corpo, anima e ammalata la sua mente e la sua mente è su “i ragazzi più abili nelle discipline sporspirito sono gli elementi inseparabitive, siano anche più reattivi sui banchi ammalata perché è ammalata la sua anima. li che compongono l’entità umana, di scuola”. Non bisognerebbe fare alcun tentativo di e “si influenzano reciprocamente Ma l’attività fisica produce in noi al punto che se una sola di queste curare il corpo disgiunto dall’anima, anche una situazione di benessere. sta male ne soffrono anche le altre e per ottenere la salute della stessa e del due”. A noi, quindi, il compito di salDietro tutto ciò, troviamo una spiegazione scientifica. Si pensi alla corsa: vaguardarle tutte, senza esclusioni. corpo è necessario curare la mente”. “Quando corriamo, il nostro corpo In fondo, lo diceva già Platone: “L’uoproduce endorfine. Le conseguenze della loro azione sono paramo è ammalato nel corpo perché è ammalata la sua mente e la sua gonabili a quelle della morfina, con cambiamento di umore durante mente è ammalata perché è ammalata la sua anima. Non bisognee dopo la corsa, nonché un aumento della capacità di sopportarebbe fare alcun tentativo di curare il corpo disgiunto dall’anima, e zione del dolore”. E non è finita. “Durante l’attività fisica aumenta per ottenere la salute della stessa e del corpo è necessario curare la concentrazione sanguigna delle catecolammine, composti chimici la mente”. prodotti in varie parti del nostro organismo utili per combattere Lorenzo Chiavetta lo stress” (www.vaol.it). Inoltre, il movimento del corpo aiuta a lorenzochiavetta@yahoo.it DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

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IL WIETPAS NON FUNZIONA Un’indagine dell’Università di Tilburg non lascia dubbi: le città del sud invase dallo spaccio, mentre il turismo dei consumatori si trasforma nel pendolarismo degli spacciatori. Intanto i partiti, in vista del voto di settembre, si contendono il voto dei consumatori sul no al wietpas. Massimiliano Sfregola per le cronache settimanali dal nuovo fronte occidentale. Il wietpas non funziona: lo dicono da settimane le cronache olandesi e lo dice un’indagine, la prima realizzata dall’introduzione della controversa misura, realizzata da studiosi dell’università di Tillburg. I risultati non lasciano spazio ad interpretazioni; le città del sud sono state invase da spacciatori, soprattutto giovanissimi. Molti addirittura i “pendolari”, cittadini belgi e francesi che varcano quotidianamente le frontiere per andare a coprire le “piazze”. I fumatori-residenti nei Paesi Bassi, dal canto loro, stanno apprezzando un inaspettato risvolto positivo della politica dei pass: chi non vuole saperne di farsi “schedare” può godere, infatti, del vantaggio derivato dall’acquisto dal mercato clandestino: la stessa “merce” del coffeeshop si può acquistare da spacciatori ad un prezzo inferiore del 25% e comodamente “recapitata a domicilio” dai numerosi runner che hanno rapidamente occupato il mercato (forzatamente) abbandonato dai coffeeshop. Non solo: la legge Opstelten, introdotta in piena recessione, secondo i legali dei coffeeshop ha già polverizzato circa 600 posti di lavoro nell’industria della cannabis, di cui 360 (sui 400 lavoratori del settore) solo a Maastricht. Una vera e propria catastrofe politica e sociale che preannuncia, qualora la misura non venisse ritirata dal governo che si insedierà a settembre, di mettere in ginocchio il resto dell’Olanda. Ma il governo dimissionario sembra tutt’altro che preoccupato: il VVD, il partito liberale del premier Mark Rutte, parla dei risultati del giro di vite in termini trionfalistici e nel programma elettorale, da poco presentato alla stampa, riconferma il provvedimento e annuncia -in caso di vittoria- l’introduzione dell’obbligo di pagamento della cannabis con la carta bancomat. In Olanda è già possibile, in gran parte dei coffeeshop del paese, effettuare acquisti con il “pin”, un sistema di pagamento elettronico, ma l’abbandono del contante e l’obbligo di tracciabilità, suona come un’ulteriore stretta repressiva capace di mettere in fuga anche i pochi residenti che hanno accettato fino ad oggi di registrarsi. Ma sul fronte degli oppositori arriva finalmente una notizia positiva: l’SP, la sinistra radicale olandese, nei sondaggi primo partito del paese, ha rotto gli indugi e si è ufficialmente messo alla guida dello schieramento antiproibizionista. Fino ad oggi, la linea pro-cannabis era passata per la conciliante, ma sostanzialmente compromissoria posizione del partito laburista che nelle varie esperienze di governo affrontate negli ultimi 30 anni non aveva mai voluto affrontare il nodo della legalizzazione. Oggi che il fronte progressista è guidato dal radicalismo dei socialisti dell’SP, la legalizzazione della produzione entra in agenda e diventa un impegno ufficiale. “ I coffeeshop non sono il problema ma la soluzione al problema” ha sostenuto senza indugi, Harry Van Bommel, parlamentare e pezzo da 90 dell’SP, parlando di fronte ad una platea di imprenditori della cannabis riuniti la scorsa settimana ad Amsterdam per discutere le mosse da intraprendere, in vista dell’imminente appuntamento elettorale. Unanime il sostegno ai socialisti dei molti gestori di coffeeshop intervenuti: un evento, questo, che segna anche la fine dell’embedding di lungo corso ai verdi del Groenlinks, per anni interlocutori privilegiati della “lobby della cannabis”. “La partita è vincere o chiudere” ha sostenuto senza mezzi termini Werbard Bruining, fondatore nel 1967 del Mellow Yellow, il primo coffeeshop di Amsterdam. “ I fumatori in Olanda sono quasi un milione, giusto? Bastano 60mila preferenze per un seggio. Diamoci da fare” ha concluso Bruining. fonte: fuoriluogo.it DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

PSICOATTIVO HIGH TIMES

SALVARE LA SICILIA? CON LA CANNABIS

La Sicilia è in bancarotta, notizia che non stupisce, per le spese pazze che la regione autonoma si è concessa alle spalle dei cittadini, non solo Siciliani. Il mal governo, deviato dalla malavita organizzata, è responsabile davanti ai cittadini, per i posti di lavoro che si perderanno e l’economia dell’isola a rischio paralisi. In una condizione analoga, in California, è stato votato un referendum sulla legalizzazione della cannabis; questo provvedimento avrebbe ridotto l’influenza dei narcos messicani sullo Stato, rimpinguato lautamente le casse dello stato e previsto numerosi risparmi per la gestione della sicurezza pubblica, poiché gli arresti per detenzione, uso e produzione di cannabis non sarebbero più stati perseguiti. Paese che vai, esperienza che trovi. Recentemente anche la Spagna ha trovato nella cittadina di Rasquera, una popolazione colpita dalla crisi economica che vuole superare i propri problemi concedendo spazio a coltivazioni di cannabis per uso terapeutico. Gli obiettivi di questo provvedimento sono la creazione di nuovi posti di lavoro affinché i giovani, specialmente, non abbandonino la terra e possano trarre vantaggio da una nuova industria farmaceutica. La Sicilia può fare propria l’esperienza californiana e spagnola; la crisi del debito che sta colpendo questa regione potrebbe essere la più grande opportunità che la Sicilia abbia avuto in tempi moderni. L’autonomia della regione e la possibilità di un dialogo diretto con i Ministeri al fine di risolvere la crisi in tempi brevi, rendono la Sicilia la regione ideale per lanciare una politica di ampio respiro. Con le recenti approvazioni di leggi sulla cannabis terapeutica e i dibattiti apertisi nelle regioni che ancora non hanno adottato una politica sanitaria coerente con la gestione dei problemi legati all’utilizzo di cannabis, la Sicilia potrebbe trovarsi favorita nel dialogo diretto con le istituzioni nazionali per vedersi approvare velocemente licenze per la coltivazione di cannabis medica per le forniture dei Servizi Sanitari Regionali Italiani. E’ un’opportunità unica per la Regione Sicilia: nuovi posti di lavoro, un mercato nel quale si può creare un “campione nazionale” a livello industriale, sostituendosi alle industrie importatrici e un mercato nazionale vasto da potere fornire. Una simile politica è anche sostenuta da modelli economici dove il guadagno collettivo dell’ingresso di un produttore nazionale a sostituzione di un importatore per un dato prodotto aumenta il benessere della società nel suo complesso (modello di Odagiri). La via per l’uscita dalla crisi economica può essere solo di tipo economico. Sicilia, sveglia. fonte: aduc.it

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IN ITALIA CONSUMO DI CANNABIS DA RECORD In Italia la cannabis tira. E almeno un tiro di canna nel 2011, secondo l’ultimo report delle Nazioni Unite sul consumo di droghe, è stato fatto da circa il 14,6% dei cittadini del nostro Paese, nella fascia di età compresa tra i 15 e i 65 anni. Secondo le statistiche che ha pubblicato l’Onu nel giugno 2012, la passione per la marijuana non è solo italiana: l’Europa è il continente dove il consumo di droghe leggere è più ampio. IN NUOVA ZELANDA SI FUMA COME IN ITALIA. Tra i Paesi occidentali è stata soltanto la Nuova Zelanda a tenere il passo e proprio con l’Italia (14,6%) mentre in Nigeria la percentuale di persone che, tra i 15 e i 65 anni, hanno provato a fumare una canna si è attestata sul 14,1. Per quanto riguarda invece il consumo di altre droghe, le cifre sono meno alte ma non per questo meno preoccupanti per il nostro Paese: più dell’1% della popolazione italiana ha fatto uso di cocaina nel 2011 e lo 0,5% ha acquistato oppiacei e anfetamine. PALAU, 20 MILA ABITANTI E IL 25% USA LA CANNABIS. Spostando lo sguardo dall’altra parte del mondo, fra i dati che hanno diffuso le Nazioni Unite spiccano quelli di Palau, una piccola isola nel Pacifico. Tra i suoi circa 20 mila abitanti i consumi di cannabis e birra hanno raggiunto livelli impressionanti: il 25% delle persone di età compresa tra i 15 e i 26 anni ha fatto uso della droga e l’8,8% ha dichiarato di consumare abitualmente birra. IL GOVERNO DELL’ISOLA HA SMENTITO. Non appena si è diffusa la notizia del report, i governanti dell’isola hanno però replicato: «Se l’uso di cannabis fosse così alto come denuncia l’Onu, si

dovrebbero vedere ovunque persone che fumano hashish. Ma questo non accade. È davvero inconcepibile pensare che un quarto della nostra popolazione usi droghe leggere» ha dichiarato Emery Wenty del ministero dell’Educazione. Ma il rapporto è stato chiaro. E Palau è già stata ribattezzata come «il paradiso dello sballo». fonte: lettera43.it


Guerra contro la droga: un fallimento! I coffeshop olandesi stanno per chiudere, e Dimitri Breeuwer dell’associazione “We Smoke” vuole convertirli in patrimonio culturale dell’umanità. In un’intervista spiega perché. L’idea: Quel che è consentito è noioso - come per i bambini. Partendo da questo presupposto, nel 1976 l’Olanda ha liberalizzato le sue leggi sulle droghe. Da allora ci sono i coffeshop, divenuti il simbolo della tolleranza del Paese. Ma dal primo maggio di quest’anno in tre province meridionali vige il divieto d’accesso per stranieri, i coffeshop sono divenuti dei club per un massimo di 2000 cittadini olandesi; i turisti devono restare fuori, gli affari vanno a picco. Poiché su gran parte di questi locali pende il rischio chiusura, l’associazione dei consumatori di cannabis We Smoke vuole metterli sotto la protezione dell’Unesco. Perché i coffeshop dovrebbero essere dichiarati patrimonio culturale dell’umanità? Perché sia riconosciuto il valore della cultura olandese della cannabis e dei coffeshop. Tutto il mondo ci guarda e impara dalla nostra visione obiettiva sul tema. I coffeshop sono un fenomeno nazionale apprezzato in tutto il mondo. Ma perché i coffeshop sono una cosa fantastica?

Quarant’anni fa sono state liberalizzate le leggi per risolvere i problemi delle droghe. Ora questa nuova politica ne butta via i frutti: l’Olanda è uno dei Paesi con il più basso livello di tossicodipendenza tra gli adolescenti. E’ questo il valore vero dei coffeshop. Rischiano di sparire? Sono minacciati seriamente. Le regole si fanno sempre più rigide: nessun straniero, al massimo 2000 soci olandesi, divieto totale per l’hashish. A ciò si aggiungono dozzine di altre richieste. Questo comporta che la maggioranza dei 662 coffeshop dovranno chiudere. E’ in atto una politica della rottamazione. Bisogna impedirlo - nell’interesse della società. Cosa cambierebbe se i coffeshop fossero dichiarati patrimonio culturale dell’umanità? Ci sarebbe la garanzia che la loro funzione sociale e sanitaria fosse riconosciuta e salvaguardata. Inoltre, il nostro appello deve servire a far sì che l’Olanda conservi il suo ruolo di modello nel mondo. Chi appoggia la candidatura? Siamo in contatto con molti ex politici di rango e risoluti, che all’epoca si sono battuti per la liberalizzazione. Qui da noi, ma anche all’estero, cresce l’interesse per la nostra cultura della cannabis e l’approccio seguito finora. E anche il punto di vista. Per quale motivo altri Stati dovrebbero adottare il modello olandese? Di recente, i capi di Stato dell’America del Sud hanno dichiarato che la lotta mondiale alle droghe è fallita. Gente come Kofi Annan e Barack Obama dicono che il proibizionismo non porta a nulla e che dovrebbero essere introdotte norme più liberali. Regolarmente si cita come esempio l’Olanda. E’ una cosa che deve restare. fonte: aduc.it

INFORMAZIONE LEGALIZE IT

IL PROIBIZIONISMO CAUSA DISASTRI Nel giugno 1998, l’ONU annunciò una strategia di 10 anni per ottenere “risultati misurabili” nella lotta contro le droghe, compresa una “riduzione significativa” della coltivazione di cannabis, coca e papavero da oppio per l’anno 2008. Nel 2008 molte furono le proteste delle associazioni che mettevano in evidenza il totale fallimento della strategia. Dopo 14 anni la situazione è immobile nonostante gli evidenti fallimenti, chi decide non riesce a mettere a fuoco la realtà con l’aiuto delle lobby interessate agli enormi guadagni della macchina proibizionista.
Negli ultimi 40 anni, la guerra alle droghe ha fallito. Il consumo di droghe può causare problemi, ma il proibizionismo causa disastri. Milioni di persone sono criminalizzate, miliardi di euro sono spesi in una guerra inefficace e improduttiva. Gli sforzi di riduzione del danno e di promozione di un uso responsabile delle droghe sono attivamente ostacolati dai governi e dalle lobby del proibizionismo. Nel frattempo, il mercato delle droghe rimane nelle mani della criminalità organizzata, i cui enormi guadagni distorcono l’economia globale e generano corruzione diffusa.
Le politiche sulle droghe dovrebbero essere una questione di sanità pubblica, non di sicurezza. L’ONU dovrebbe stabilire il diritto di ogni cittadino adulto del mondo di coltivare e possedere piante naturali per uso personale e scopi non commerciali, usando tutta l’attrezzatura tecnica disponibile per questo. Allo stesso tempo, singoli paesi potrebbero consentire esperimenti con politiche sulle droghe non basate sulla proibizione, come sta avvenendo in

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Uruguay.
In sintesi quello che chiede l’European Coalition for Just and Effective Drug Policies (ENCOD), un network pan-europeo che attualmente conta più di 200 organizzazioni e singoli esperti impegnati quotidianamente sulla questione delle droghe.
Il sistema della proibizione globale delle droghe sta perdendo credibilità. La causa principale è il fatto che la produzione, il commercio e l’uso illegale delle droghe sono aumentati ovunque invece di diminuire. La guerra alla droga non può essere vinta. E’ un’impresa che si auto-perpetua e che provoca danni enormi su una scala globale. Queste critiche vengono esposte da anni da molte organizzazioni e singoli cittadini, e sono sostanzialmente inascoltate, qualcosa si muove a livello europeo e extra-europeo, soprattutto per iniziative di singoli Paesi che tra mille difficoltà tentano un approccio più scientifico al problema. Gennaro Maulucci

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INFORMAZIONE AVVOCATO RULEZ

Commento sentenza in materia di ingente quantità Prima applicazione concreta del principio introdotto con la pronunzia resa dalle SS.UU. della Corte di Cassazione lo scorso 24 Maggio, da parte della Seconda Sezione Penale della Corte di Appello di Roma. Come si ricorderà il Supremo Collegio fu chiamato a derimere una annosa controversia interpretativa, insorta da tempo fra la Quarta e la Sesta Sezione della Corte, le quali avevano assunto posizioni del tutto opposte tra loro in relazione ai criteri di applicabilità della circostanza aggravante di cui all’art. 80 comma 2° dpr 309/90. Da un lato, la Quarta Sezione reiteratamente ha sostenuto – anche in pendenza del giudizio deferito alle SS.UU. – che il canone ermeneutico da seguire fosse quello della capacità diffusiva della sostanza, vale a dire l’attitudine della stessa a soddisfare la necessità di una indeterminata pluralità di tossicodipendenti in un contesto geografico stabilito.

valore soglia dato dalla quantità massima detenibile, ferma la possibilità di una valutazione discrezionale quale deroga a tale limite, ove esso venga superato. La sentenza della Corte di Appello di Roma che si allega, dunque, certamente tra le prime in Italia, essendo stata pronunziata solo quattro giorni dopo la decisione delle SS.UU. (il 28 Maggio 2012) recepisce, pertanto, in modo assolutamente coerente e fedele l’insegnamento delle stesse. Viene, infatti, operata, così, una significativa riduzione della sanzione inflitta in primo grado, previa esclusione della circostanza di cui all’art. 80 comma 2° dpr 309/90, che, invece, il GUP aveva ritenuto applicabile in concreto. Avv. Carlo Alberto Zaina Patrocinante in Cassazione e Magistrature Superiori, Laureato a Bologna, iscritto al foro di Rimini

Dall’altro, la Sesta Sezione, invece, opponeva una valutazione improntata alla individuazione di un criterio aritmetico di confine, sostenendo che si dovesse ritenere l’operatività dell’aggravante solo se il peso lordo dello stupefacente superasse i kg. 2 per le droghe pesanti (eroina, cocaina etc.) ed i kg. 50 per quelle leggere (hashish, marijuana e cannabinoidi in genere). Le SS.UU. hanno manifestato il loro favore – pur operando un significativo distinguo sul piano strettamente metodologico - per la seconda opzione. Vale a dire che, pur apprezzando lo sforzo di adottare parametri matematici sufficientemente certi, i giudici di legittimità hanno: 1. Individuato come elementi determinante il principio attivo e non già la sostanza lorda; 2. Stabilito che uno dei paradigmi delibativi non sia la dose media giornaliera, bensì la quantità massima detenibile di sostanza stupefacente, (canone che si deriva moltiplicando la dose media giornaliera per un moltiplicatore, indicato nelle tabelle allegate al dpr 309/90 e previste dall’art. 14, che varia a seconda della sostanza in esame); 3. Indicato come limite non superabile quello pari a 2000 volte il

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I migliori articoli di Enjoint

CANAPA MEDICA

SANITA’, CANNABIS A FINI TERAPEUTICI: ANCHE GLI OCULISTI POTRANNO PRESCRIVERLA In questi giorni abbiamo visto con quanta solerzia il capo del dipartimento antidroga Giovanni Serpelloni intervenga quando si inizia a trattare l’argomento ‘legalizzazione della cannabis’, dibattito (ri)aperto in queste ultime settimane dall’oncologo Umberto Veronesi, dai magistrati Deidda e Ingroia, e da Saviano. Non risultando ormai credibile come unica voce contraria, il capo del dipartimento politiche antidroga Serpelloni è andato infatti alla ricerca dell’aiuto e delle firme di 18 presidenti di “alcune” società scientifiche italiane, “alcune” perchè le Società scientifiche italiane sono centinaia, di cui solo 176 iscritte alla Fism… www.enjoint.info/?p=7261

CANNABIS WORLD

LA CATALOGNA VUOLE REGOLARE L’AUTOCONSMO DI CANNABIS La Generalitat de Catalunya ha incaricato una commissione di studiare la possibilità di regolarizzare le piantagioni di cannabis destinate all’autoconsumo per fronteggiare il” buco” legale sul tema. Joan Clom, vicedirettore generale delle Tossicodipendenze della Agenzia della Salute Pubblica catalana, ha dichiarato che si sta studiando l’introduzione “di nuove misure per proteggere la salute nel modo più corretto e minimizzare i rischi dovuti al consumo di marijuana“ www.enjoint.info/?p=7267 DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

WAR ON DRUGS

PUNK E POLITICA: IL PRETESTO DELLE PUSSY RIOT A marzo di quest’anno, tre ragazze del collettivo punk rock russo Pussy Riot, sono state arrestate con l’accusa di comportamenti violenti e oltraggiosi per aver messo in scena, nella Cattedrale di Cristo Salvatore (a Mosca), un’esibizione non autorizzata contro Putin. Le tre donne, Maria Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e Ekaterina Samutsevich, sostengono che la loro azione non avesse lo scopo di mettere in ridicolo la chiesa cattolica o di deridere i credenti, bensì volevano attirare l’attenzione sulla repressione politica che esiste sotto la presidenza russa di Vladimir Putin… www.enjoint.info/?p=7333

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NATURA ECO-FRIENDLY

Come mangiare sano ed eco responsabile: ce lo insegna la guida Slow Food Slow Food è un’associazione impegnata nella diffusione dei valori di un’agricoltura sostenibile e di una biodiversità alimentare, partendo dal presupposto che ciò che mangiamo influenza l’intera catena alimentare ed ha pesanti ripercussioni sull’ambiente. Per produrre il cibo si consumano molte risorse e favorendo l’acquisto di prodotti locali o sfusi, con imballaggi minimi, si dà una mano all’economia locale e si riduce l’inquinamento. Vediamo insieme quali sono gli accorgimenti che dovremmo mettere in atto per contribuire a tenere a bada gli sprechi. Innanzitutto bisognerebbe ridurre il consumo spropositato di carne, tipico del mondo occidentale. Gli allevamenti intensivi sottopongono gli animali a stress elevato e li costringono a vivere in condizioni estreme, senza considerare che per produrre 1 kg di carne sono necessari 15.500 litri di acqua. Come ovviare a tutto questo? Si potrebbero preferire tagli di carne meno nota e animali alternativi, come selvaggina e ovini e sostituire alla carne i legumi; se il prezzo è troppo basso allora è indice di allevamenti basati sull’eccessivo sfruttamento del bestiame; infine si potrebbe preferire la carne prodotta da consorzi e associazioni impegnate a livello sostenibile e in grado di tracciare la provenienza dei loro pezzi. Le uova: dal 1° gennaio 2012 sono state abolite le vecchie gabbie da batteria per le galline, troppo strette e invivibili, e sono state sostituite da gabbie più spaziose. L’Italia, insieme ad altri Paesi, non si è ancora adeguata ai nuovi standard ma noi consumatori possiamo scegliere di acquistare uova provenienti da galline allevate all’aperto. Un’altra scelta importante dovrebbe essere quella di rispettare il ritmo naturale delle stagioni: consumare frutta e verdura locali e di stagione vuol dire ridurre i costi energetici!

Veniamo al pesce: il consumismo ci porta ad acquistare sempre lo stesso tipo di pesce, come il salmone, i gamberi o il tonno, specie che stanno lentamente scomparendo dai nostri mari. Anche per questo alimento vale dunque la stessa regola: preferire pesci meno “famosi”, come il sugarello o la ricciola, e pesci dei nostri mari e infine tener conto della disponibilità in base alla stagione. Passiamo infine a due aspetti legati al confezionamento: l’etichetta e il packaging. Le etichette dovrebbero essere chiare e riportare nel dettaglio tutte le informazioni legate agli ingredienti e alla provenienza. Spesso però il consumatore si trova di fronte a codici e sigle enigmatiche! Slow Food ha proposto pertanto un metodo di etichettatura che riporta anche la storia personale del prodotto, in modo da rendere il consumatore soggetto attivo e consapevole delle sue scelte. Per quanto riguarda il packaging, cioè l’imballaggio, scopriamo insieme quali azioni saranno maggiormente sostenibili: acquistiamo frutta e verdura sfusi, evitiamo la plastica e il tetrapack e gli imballaggi a più strati, come le confezioni di merendine. Quindi, per mangiare in modo sano mantenendo un occhio di riguardo per il nostro ambiente, ricordiamoci queste semplici regole: - scegliamo prodotti locali e di stagione; - evitiamo etichette incomprensibili e stiamo alla larga dagli additivi; - facciamo attenzione al packaging e se possibile acquistiamo prodotti sfusi; - compriamo solo quanto è strettamente necessario per evitare di gettare gli avanzi nella pattumiera. Alessia Fistola www.tuttogreen.it

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Al posto loro! L’uomo riesce sempre a trovare un modo per sfruttare gli animali per guadagno, per divertimento e per sport, ma possibile che nessuno si pone la domanda... ma se fossimo al loro posto... ci piacerebbe??? Io sono convinto di NO! Ai cavalli non piace portare sulla schiena 60/70 kg, anche se voi potrete dire di amare i cavalli, di curarli e di non fargli mancare nulla!!! Gli animali amano vivere in natura, anche il nostro amato cane vorrebbe vivere in natura, e credetemi quando vi dico che anche i cani non avrebbero bisogno dell’uomo per vivere. Quindi smettiamola di fare la parte di Madre Natura, ma sopratutto smettiamo di sfruttare gli animali!!! Se i bambini vogliono vedere gli animali, portateli in un parco e fategli vedere gli animali che vivono liberi, e assolutamente evitate di portarli allo zoo, per vedere animali in gabbia, o peggio al circo! Non è affatto naturale un elefante che sta su due zampe, o un leone che cavalca un cavallo. Per preparare questi spettacoli gli animali vengono torturati, maltrattati, sottoposti a lunghi periodi di digiuno, fin quando faranno quello che loro vorranno! Il Palio invece, o le giostre, sarebbero molto più spettacolari senza utilizzare gli animali. Ogni anno si contano le vittime!!! Cavalli zoppi, cavalli morti, non è accettabile! Si sono inventati anche la giostrina con i cavalli veri, perché quella normale con le sagome degli animali non era la stessa cosa? Questi poveri cavalli costretti a sopportare tutto ciò, legati con delle sbarre di ferro, è assurdo come l’uomo possa essere cosi crudele con gli animali. Eppure basta cosi poco per divertirsi e far divertire… Pasky73

NATURA ANIMALS Sleddog - slitta trainata dai cani, un vero sport per gli umani, ma per i cani?

Palio, giostre e corset di cavalli Tradizione, divertimento, competizione scommesse... ma per i cavalli?

La giostrina con cavalli veri divertimento, forse... ma per i cavalli?

In collaborazione con

Corsa di cani - una corsa per il mondo delle scommesse, divertente... ma per i cani ?

Circo e zoo - divertimento... ma per gli animali?


GIARDINAGGIO TIPS & TRICKS

Ormone radicante fatto in casa In moltissimi abbiamo ammirato qualche volta un bell’albero di Salice. Il Salice è un albero dalla crescita molto veloce, con foglie decidue, tipico dell’emisfero nord e amante dei terreni umidi. Uno dei più noti appartenenti alla famiglia dei Salici è il Salice Piangente, bellissima pianta dai tipici rami cascanti, con foglie allungate che spesso presentano una faccia inferiore setosa o bianca. La popolarità di questo albero è in buona parte dovuta alla sua versatilità: la corteccia è usata in medicina per il contenuto di salicina (da cui l’acido acetilsalicilico, ovvero il principio attivo dell’Aspirina) antinfiammatorio e analgesico. Il legno viene utilizzato per la costruzione di mobili, utensili ed impiallacciature, la fibra utilizzata per produrre cordami e carta; i rami vengono intrecciati per costruire cesti, nasse e vari oggetti (vimini). Questo albero si produce facilmente da talea e sviluppandosi molto in fretta è ideale per la produzione di biomassa, scopo per cui è già largamente coltivato. Ma quello che ci interessa principalmente è l’ormone presente nella corteccia, un naturale, biologico e validissimo aiuto per la radicazione di talee. Questo ormone è responsabile della incredibile capacità del Salice di mettere radici in quasi qualunque condizione. Anche pezzi di tronco in terreni umidi o rami semplicemente lasciati in ammollo radicano con facilità. Come possiamo utilizzare il Salice per produrre un ormone radicante fai da te per le nostre talee? Sfruttando la presenza di acido indolbutirrico e acido salicilico e preparando un bel ‘the di Salice’. Per prima cosa ovviamente bisogna individuare un bell’albero sano, appartenente alla famiglia dei Salici e recidere poi qualche ramo scegliendolo fra quelli in fase di crescita. Si riconoscono oltre che per la misura e la consistenza per il colore verde o giallo, a differenza dei vecchi rami marroni o grigi. Eliminate le foglie (che costituiscono tra l’altro ottimo materiale da compostaggio) e tagliate i rami in pezzetti di un paio di centimetri di lunghezza.

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A questo punto potete scegliere la via veloce e ricoprire il legno con acqua bollente da far riposare 12/24 ore, oppure scegliere la via lenta e utilizzare acqua fredda lasciando poi riposare per circa una settimana. A questo punto il liquido va filtrato, versato in un bel barattolo a chiusura ermetica e riposto in frigo dove potrà essere conservato fino a due mesi. A questo proposito è utile apporre un’etichetta con la data tanto per essere sicuri di non sbagliare. Per aiutare la radicazione delle talee potete usare l’acqua di Salice in diversi modi: utilizzandola per annaffiare le talee direttamente nel loro medium (un paio di volte dovrebbero essere sufficienti) oppure mettendo le talee in ammollo per qualche ora (meglio durante la notte) come fareste con dei fiori recisi in un vaso. L’acido salicilico aiuterà ad evitare che i gambi marciscano (da qui l’uso di molti di mettere Aspirina nell’acqua dei fiori recisi per farli durare più a lungo). Questa è una ricetta semplicissima e piuttosto valida, gratuita e biologica, che chiunque può utilizzare: non ha la stessa efficienza degli ormoni chimici ma vale la pena di tentare. Potete utilizzare l’acqua di Salice anche per irrigare le piantine giovani, come additivo per aiutare la radicazione. a cura di Francois Le Jardinier

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CANNABIS SHANTIBABA’S BAG OF DREAMS

Healthy Body, Healthy Mind! É evidente a tutti coloro che vogliono ascoltare che fare le cose che presti particolare attenzione alla dieta. Come regola con moderazione è giusto sia per l’anima che per il corpo. Ma generale è meglio mangiare meno che troppo e questo principio come si può definire la moderazione! Quello che per alcuni potrebbe essere preso come indice costante per stabilire ciò che può essere moderato per altri può essere non abbastanza o è necessario per il corpo e ciò che è bene per la mente. troppo estremo. Quindi sembra che la moderazione sia definita in maniera differente da ciascuno di noi. Anche questo elemento è una questione individuale, come il È una questione individuale che deve essere regolata metabolismo, la quantità di calorie bruciate e la costituzione. personalmente. È facile trascurare, e ancora più facile Dovremmo moderare l’assunzione di cibo in base all’energia confondere un’azione routinaria giornaliera, per qualcosa che prodotta per aiutare il corpo in maniera positiva. Gli alimenti non può essere regolato dal momento che appunto è quotidiana. freschi sono più nutrienti rispetto a quelli lavorati e per fare bene L’aspetto più importante quindi per mantenere una mente al proprio corpo bisognerebbe cercare di utilizzarne sempre. sana in un corpo sano è quello di definire ciò E poi c’è l’esercizio fisico... fondamentale che ci che è moderato per l’individuo in questione La capacità di trovare piaccia o meno. Il fisico non può, e non è fatto basandosi su cosa lo fa sentire bene, in salute per eseguire la stessa attività tutto il giorno. un equilibrio nella Questo influisce negativamente sulla salute e e felice. Alcune persone non hanno un corpo sano fin routine quotidiana spesso i problemi di artrite nascono proprio a dalla nascita e quindi si impegnano con più enfasi causa della ripetitività dei movimenti. della vita per mantenere la salute mentale. Mantenere un Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di corpo sano significa non sovraccaricarlo di sforzi mantenere un equilibrio, facendo esercizio per è la battaglia ulteriori a quelli che normalmente si farebbero, allenare i polmoni e favorire la circolazione in più dura da affrontare modo da poter fumare tutti i giorni. rispettare una dieta equilibrata ed eseguire esercizio fisico. La salute mentale gioca un Quando si raggiungono i 40 anni ci si rende con se stessi. ruolo fondamentale e per questo meriterebbe conto che è necessario fare di più per sentirsi la stessa attenzione di quella fisica per essere ancora come quando si era più giovani. davvero felici. Ad esempio, se lavori fuori, puoi fumare per mezz’ora e questo Come fumatore di cannabis da più di 30 anni, mi trovo ad avere corrisponde ad un’ora di esercizio fisico per compensare. a che fare con questa questione e realizzo che nulla si raggiunge Il fallimento di questo bilanciamento porta a delle conseguenze senza sacrifici. di cui non ci si può lamentare se si pensava che fosse troppo L’ho sempre vista più o meno simile a un’automobile o a presto per preoccuparsene! Quindi, ricordalo quando fai il una moto… dopo aver letto quel libro “Lo Zen e l’arte della prossimo tiro, fai qualcosa di attivo e non sederti davanti al manutenzione della moto” da molto giovane, dato che ha lasciato computer. Se le persone fossero moderate, le misure estreme un’impressione così forte su di me aiutandomi a mantenere un non servirebbero, ma per la maggior parte, non lo siamo! mio equilibrio. Per prima cosa, una persona non può lavorare Per quanto riguarda il consumo di cannabis, quando siamo a bene se o gli effetti o il consumo quotidiano indeboliscono proprio agio con ciò che abbiamo introdotto e ciò che abbiamo qualsiasi altro sistema del corpo. espulso (e con il metodo che abbiamo utilizzato) allora le cose Gli errori e le prove su me stesso mi hanno insegnato a capire sono più o meno complementari. Atto di corpo, anima e mente cos’è moderazione e cosa abuso. in uno stato privo di attrito. Alcuni giorni un tiro dal vaporizzatore basta per due ore, altri Quando si esagera con la Cannabis, il corpo se ne ricorda e si ne serve uno ogni mezz’ora. Chi fuma, e tutti sappiamo che in manifesterà in modo da destabilizzare il corpo o la mente. grandi quantità non fa bene per il fisico, allora sarà importante Farlo costantemente e non essere consapevoli delle

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Mantenere un corpo sano significa non sovraccaricarlo di sforzi ulteriori a quelli che normalmente si farebbero, rispettare una dieta equilibrata ed eseguire esercizio fisico. conseguenze, porterà a gravi problemi, come capita con le cose che si tendono ad amare troppo: il caffè, il cioccolato, le torte... quindi fatelo in maniera consapevole! Non c’è niente di peggiore dell’ascoltare una persona che incolpa i propri nemici o situazioni esterne, per i propri mali, quando in realtà i primi responsabili del nostro fisico siamo noi stessi, dalla nascita fino alla morte. Lo stress cronico, fisico ed emotivo, dalla nascita fino alla morte, porta alla depressione e può diventare un grave problema. La capacità di trovare un equilibrio nella routine quotidiana della vita è la battaglia più dura da affrontare con se stessi. Questi continui cambiamenti di umore ci rendono umani. Non c’è bisogno di uscirne sconfitti, risolverli è un imperativo. Abbiamo imparato molto durante la nostra vita, ma non vuol dire che si capisca tutto alla perfezione e questo è l’aspetto complicato della negoziazione, tutti abbiamo bisogno di non dimenticare. Si tratta di un impegno quotidiano, quello di mantenere la nostra persona nel corpo e nella mente. Non importa quanti anni hai ci sono sempre i metodi per aiutarsi. Sento che la cannabis mi aiuta e mi fa stare bene ma l’esercizio fisico per arginare i danni, è una questione alla quale mi sono dovuto abituare. Potrei avere problemi che avranno bisogno di più o meno impegno, e ritengo che prestare attenzione a ciò che si fa per se

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stessi sia il modo migliore per bilanciare le cose. La consapevolezza non è sempre facile o divertente, ma se si vuole essere onesti con se stessi e non farsi trascinare in paragoni stupidi e futili esempi di come non vivere, è meglio crearsi una conoscenza quotidiana e assumersi la responsabilità di tutte le parti della vita che si ritengono importanti. Questo ci aiuterà a comprendere quali sono le decisioni giuste per la nostra vita per mantenere una mente sana in un corpo sano. È tutto ciò che abbiamo quindi scegliete voi come vivere, fatelo per voi stessi! a cura di SHANTIBABA

breeder della Mr Nice Seedbank tra i massimi esperti mondiali di genetiche e semi di cannabis. Padre di alcuni degli strain più famosi al mondo tra cui “White Widow” e “Super Silver Haze”

ATTENZIONE: LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO NON INTENDONO IN ALCUN MODO ISTIGARE INDURRE OD ESORTARE L’ATTUAZIONE DI CONDOTTE VIETATE DALLA LEGGE VIGENTE. RICORDIAMO AI LETTORI CHE IL POSSESSO E LA COLTIVAZIONE DI CANNABIS AD ALTO CONTENUTO DI THC SONO VIETATE, SALVO SPECIFICA AUTORIZZAZIONE. E’CONSENTITA LA COLTIVAZIONE DI ALCUNE VARIETA’ DI CANNABIS SATIVA AI SENSI DEL REGOLAMENTO CE 1251/1999 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI. LE INFORMAZIONI CONTENUTE SONO DA INTENDERSI ESCLUSIVAMENTE AI FINI DI UNA PIU’ COMPLETA CULTURA GENERALE. L’AUTORE E LA REDAZIONE NON SI ASSUMONO NESSUNA RESPONSABILITA’ PER UN USO IMPROPRIO E ILLEGALE DELLE INFORMAZIONI.

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CANNABIS FROM AMSTERDAM

Maledetti ragnetti SECONDA PARTE Ciao a tutti e ben ritrovati, la scorsa volta avevo descritto i metodi per prevenire e combattere i ragnetti seguendo dei criteri naturali. Come avevo ben specificato alcune volte si rende però necessario intervenire con dei prodotti chimici quando l’infestazione diventa massiccia e fuori controllo, questo avviene perlopiù quando non si riesce a tenere sotto controllo le temperature e l’irrorazione per mezzo spray di ogni singola pianta e/o punto della stanza di coltivazione. Tutti sappiamo che quando l’ambiente è saturo di piante diventa veramente difficile raggiungere manualmente ogni singola pianta anche con l’ausilio di una lancia per irrorazione, specialmente quando la rete per il sostegno delle medesime è montata e/o fissata ai lati della stanza. In questi casi specifici serve quindi un prodotto chimico sistemico che agisca da metà fioritura fino alla fine e che ci garantisca la totale scomparsa e contenimento potenziale rispetto all’attacco del parassita in tutti gli stadi di vita (dall’uovo all’adulto). Altro aspetto fondamentale che dobbiamo tenere in considerazione è la rotazione dei prodotti da utilizzare, in quanto i ragnetti manifestano un “adattamento” chiamato resistenza ai singoli principi attivi utilizzati come antiparassitario. Dovremmo quindi alternare i prodotti in modo da non scatenare questa resistenza nei confronti di un singolo prodotto, il quale una volta “digerito” dai ragnetti non sarà più efficace su quella popolazione specifica e diventerà quindi inutile al 100%. NOTA BENE: Una grossa raccomandazione che mi sento di fare è quella di utilizzare i prodotti che vi elencherò sempre muniti di guanti, una maschera respiratoria che copra tutto il viso con cartucce professionali intercambiabili ed una tuta impermeabile! Tutti gli ambienti circostanti la camera di coltivazione e/o della casa devo essere areatissimi, sgombri da persone o animali per due ore almeno. Non scherzate con questi prodotti sono cancerogeni. MI RACCOMANDO! Inizialmente quando le piante sono piccole è buona abitudine bagnarle direttamente immergendole in una soluzione che può essere composta inizialmente da silicato di sodio e piretrine come blanda difesa iniziale (in un litro 4ml di silicato e quanto indicato in confezione per le piretrine visto che differiscono per concentrazione e origine talvolta). Durante la fase vegetativa, ossia dopo il travaso nel vaso definitivo, attueremo il primo vero trattamento con il prodotto per le uova e quello per gli adulti distanziati fra loro ogni 3 o 4 giorni per impedire la proliferazione dopo la schiusa. Ecco perché si rende necessario l’utilizzo anche di un prodotto che uccida le uova. Alcuni prodotti di nuova generazione che uccidono il ragnetto in tutti gli stadi necessitano invece di almeno 30 giorni fra un intervento e l’altro, proprio per questo prima di utilizzarli bisogna sempre confrontarsi col sito del produttore prima di agire sconsideratamente. Per esempio nel caso di un nuovo prodotto che sto provando, e di cui ancora non conosco il nome purtroppo, si utilizza appunto distanziato

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di un mese fra i due interventi ma è attivo da solo contro tutti gli stadi del ragnetto e quindi non si rende più necessario intervenire dopo 3/4 giorni per la schiusa delle uova. Detto ciò è facile capire che ogni prodotto ha la sua strategia, ma quella che vi propongo è valida per i prodotti che elencherò di seguito. Nella pratica durante il periodo di crescita faccio due trattamenti distanziati di 3/4 gg come segue: Acaricida per larve e adulti 1ml (Vertimec – Floramite Oberon) Acaricida per uova 1ml (Nissorun 1ml per litro) Tensioattivante 10ml (Noburn Bionova) Al momento di operare dovete avere già indossato tutte le precauzioni (maschera tuta e guanti). Spruzzate bene le piante partendo dalla parte sotto delle foglie, una volta terminato dal basso potete fare la parte superiore. Grazie al tensioattivante noterete che la soluzione viene perfettamente distesa su tutta la superficie della foglia senza che si formino goccioline che poi dilavano senza produrre l’effetto desiderato. Una volta che avete messo in fioritura intorno al 20° giorno prima che compaiano i veri fiori si fanno l’ultimo paio di trattamenti procedendo esattamente come sopra, e a questo punto potete applicare e fissare la rete di sostegno senza l’ansia che poi ci possa essere un ulteriore attacco e/o proliferazione. Ad ogni ciclo sarà buona abitudine pulire molto bene l’ambiente di coltivazione, eliminare il terriccio vecchio e procedere ad una sterilizzazione con varecchina o clorati. Rispetto alle norme di prevenzione sono le medesime che abbiamo affrontato nel numero precedente: - No umidità bassa - No alte temperature Riguardo ai prodotti citati in questo articolo i riferimenti li potete trovare nei seguenti link: NISSORUN, www.certiseurope.it/prodotti/linea-insetticidi.html FLORAMITE, www.certiseurope.it/prodotti/linea-insetticidi.html VERTIMEC, www3.syngenta.com/country/it/it/prodotti/ insetticidi/Pagine/vertimec_ec.aspx OBERON, www.crop.bayercropscience.it Buon cultivo a tutti... Magno! Filimagno aka Porcino di Bosco ATTENZIONE: LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO NON INTENDONO IN ALCUN MODO ISTIGARE INDURRE OD ESORTARE L’ATTUAZIONE DI CONDOTTE VIETATE DALLA LEGGE VIGENTE. RICORDIAMO AI LETTORI CHE IL POSSESSO E LA COLTIVAZIONE DI CANNABIS AD ALTO CONTENUTO DI THC SONO VIETATE, SALVO SPECIFICA AUTORIZZAZIONE. E’CONSENTITA LA COLTIVAZIONE DI ALCUNE VARIETA’ DI CANNABIS SATIVA AI SENSI DEL REGOLAMENTO CE 1251/1999 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI. LE INFORMAZIONI CONTENUTE SONO DA INTENDERSI ESCLUSIVAMENTE AI FINI DI UNA PIU’ COMPLETA CULTURA GENERALE. L’AUTORE E LA REDAZIONE NON SI ASSUMONO NESSUNA RESPONSABILITA’ PER UN USO IMPROPRIO E ILLEGALE DELLE INFORMAZIONI. Settembre - Ottobre 2012 | DOLCE VITA


CANNABIS GROW REPORT

Kalashnikowa Autofiorente

Green House

Seed bank: Green House Autofiorente femminizzata Genetica: Kalashnikowa – Green o Matic Ho voluto provare, penso per la prima e ultima volta, delle automatiche ed ho scelto questo strain di Green House totalmente nuovo. Ho sentito parlare molto bene della Kalashnikowa regolare per produttività abbondante e squisitezza di aromi e quindi mi sono lasciato tentare. Inizio questo ciclo mettendo due semi in ammollo in acqua tiepida ed al buio per 12 ore e procedo con la semina direttamente in vasi definitivi da 15 litri, utilizzando il terriccio Janeko light mix di Atami. Dopo 5 giorni dall’interramento le mie Kalashnikowa germinano e iniziano a godersi il sole di maggio.

che ho sottoposto a legatura sembra meno produttiva rispetto all’altra. Cosa prevedibile dal fatto che una ha subito uno stress in più rispetto alla naturale.

Osservo molto queste piante. In principal modo perché è uno strain totalmente nuovo e ne osservo le eventuali instabilità genetiche. Inizialmente la pianta piegata cresceva molto più velocemente rispetto all’altra e la sua fioritura è iniziata con due giorni in anticipo. Ho voluto sperimentare sulla mia pelle la differenza tra piegata e non, anche per rendermi conto se una rispetto all’altra sarà migliore in produttività. E metto nel mio “bagaglio” da grower!

Il 16° giorno do una somministrazione di fertilizzante di Booster Atami mixato con Bloei Atami a metà della dose consigliata (ossia, 0,5 ml su litro d’acqua a pH regolato). Pare proprio che abbiano gradito visto lo sviluppo in soli 5 giorni. Qui le piante al 16° giorno e la metamorfosi in soli 5 giorni quando partono prepotentemente in fioritura. Come vedete, godono di ottima salute. Da qui, e dal fatto che i cicli delle autofiorenti non danno spazio alla creatività del grower, decido di differenziare il tipo di coltivazione di una rispetto all’altra, effettuando delle piegature su una sola e lasciando la seconda nelle mani di madre… NATURA!!! Al 33° giorno di vita le mie KALA (perché nel frattempo mi ci sono appassionato) si presentano sempre in salute ma la pianta

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Riprendo a dare una botta di fertilizzante (sempre a metà dose consigliata), passando al biomagno 100% biofioritura che somministro a 1 ml ogni due litri d’acqua. Al 47° giorno iniziano notevolmente ad ingrossare le cime e, calcolando che prendono 8 ore di sole diretto al giorno, posso ritenermi più che soddisfatto per dimensioni e compattezza delle cime. Mi accorgo che con i tempi ci vado un po’ stretto rispetto alla data di partenza delle mie vacanze e quindi opto per fertilizzare ad ogni irrigazione col biomagno biofioritura. Mi scoccia un po’ dover dar loro una marcia in più a causa della mia partenza ma

non riuscirei ad abbandonarle a se stesse. Eccole al 54° giorno. Ormai hanno le ore contate. Procedo quindi con un abbondante flush radicale e l’inchiodatura alla base dello stelo principale. Avessi avuto dell’ulteriore tempo ed un’escursione termica tra giorno e notte un po’ più rilevante, credo che queste Kalashnikowa mi avrebbero dato delle grandi soddisfazioni. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

Sono costretto a chiudere il ciclo al 62° giorno comprensivo di flush e chiodatura. Dopo averle appese a testa in giù il risultato finale lo reputo più che soddisfacente per le tempistiche di raccolta. La pianta legata, che inizialmente credevo fosse quella più produttiva, ha prodotto 13 gr. mentre l’altra lasciata naturale ha prodotto 22 gr. Non oso immaginare a ciò che ne sarebbe uscito con le tempistiche ottimali. Ho allargato il mio orizzonte coltivando le autofiorenti, che consiglio solo per chi ha poco tempo in fatto di termini ristretti alla conclusione del ciclo. Ora proverò a settembre a rifarle indoor per vedere la differenza dando loro il tempo necessario per una buona riuscita.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno consigliato e che hanno partecipato a questo ciclo. Bruto (dal forum di enjoint.com)

ATTENZIONE: REPORT INSERITO ORIGINALMENTE SU FORUM ESTERO. LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO NON INTENDONO IN ALCUN MODO ISTIGARE INDURRE OD ESORTARE L’ATTUAZIONE DI CONDOTTE VIETATE DALLA LEGGE VIGENTE IN ITALIA.

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GIARDINAGGIO IDROPONICA

L’evoluzione dell’industria idroponica Nella metà degli anni ‘70 la parola idroponica compariva solo sui libri. Le cose sono cambiate con l’introduzione di sistemi idroponici in un mercato neonato. Ho introdotto “Acqua Farm” nel 1976 dal mio laboratorio di Berkeley. “Acqua Farm” è un vaso di fiori elettricamente sovralimentato: l’ideale modulo idroponico personale. Berkeley è il luogo dove la parola Idroponico ha avuto origine, nel 1929 con il Prof. Gericke della Berkeley University. Egli è lo scienziato che per primo ha dimostrato l’uso dell’idroponica con un pomodoro di 10 metri alimentato da una soluzione elementare di nutrienti. Mi sono laureato a Berkeley nel 1974 e ho ottenuto un lavoro nel Dipartimento di Ingegneria Meccanica: il Lawrence Berkely Lab. Il nostro obiettivo era costruire macchine che vincessero il premio nobel per la Fisica. Nel 1976 il Premio Nobel è stato vinto a Stanford con uno dei nostri rivelatori di particelle, era un momento propizio. Nonostante il mio lavoro al laboratorio fosse abbastanza divertente, era chiaro che un lavoro statale non era certo la chiave del successo finanziario. Ho aperto la General Hydroponics nel 1976, nel garage di casa mia, insieme ad un gruppo di giovani amici tutti scienziati e tecnici al Lawrence Berkeley Lab. Ci servivano i nutrienti per il nostro Acqua Farm. Non esisteva niente di soddisfacente così ho cercato le formule e gli ingredienti. Inoltre alla Uc Berkeley tenevano un corso sulla coltivazione idroponica, così i miei amici ed io ci siamo iscritti e abbiamo imparato molte cose. Questa classe è diventata il gruppo fondatore della HSA o Hydroponic Society of America, nel 1977 o giù di lì. L’HSA diventò un’associazione internazionale e durò fino al 1999. Il nostro professore aveva un’azienda che produceva nutrienti per idroponica, era in pensione dalla Nasa e aveva un’ottima conoscenza di tutte le formule e gli ingredienti. Dopo circa un anno, insieme abbiamo sviluppato una linea di nutrienti per la General Hydroponics in vendita con i nostri impianti. I risultati sono stati: A - Growing Formula, B - Flowering Formula, e C - Micro Nutrient. Mescolate insieme per una forte crescita, A+C per combinazioni intermedie, A+B+C per fiori forti oppure B+C. A e B erano concentrati asciutti di sali minerali purificati, C era un liquido concentrato per essere certi che il rapporto elementare rimanesse al giusto livello. Questo era l’originale sistema “a blocchi” di nutrienti a cui i coltivatori potevano adattare le loro miscele. Il mio team ha sviluppato e rilasciato questo prodotto insieme all’“Acqua Farm” attraverso il nostro piccolo gruppo di distributori e negozi di giardinaggio. Oggi produciamo il MaxiGro e il MaxiBloom, nei quali il nutriente Micro è miscelato accuratamente. Queste sono miscele nutrizionali complete, altamente purificate di sali minerali, secche e solubili: il miglior acquisto in tutto il mondo per la crescita e la fioritura. Non siamo stati solo fondatori della tecnologia idroponica, ma anche i fondatori di un piccolo mercato di giardinieri moderni dedicati ed eccentrici. Berkeley era il posto perfetto per lanciare la General Hydroponics grazie al mio accesso alla scienza e alla tecnologia, inoltre c’erano i primi utilizzatori in California che hanno acquistato i nostri prodotti e questo ci ha consentito di trasformare i nostri sogni in realtà. Guardandomi indietro di 36 anni, l’immagine è incredibile, non avremmo mai potuto immaginare i cambiamenti che ci sono stati in materia di coltura idroponica e giardinaggio personale. Il 1985 è stato un altro momento magico: il DANSCO garden center sulla University Avenue a Berkeley ci aveva offerto l’HPS, lampade a ioduri più alcuni prodotti per l’idroponica. Mettiamo i prodotti General Hydroponics sugli scaffali ed entrambe le società decollano, era ventisette anni fa. Il mercato piccolo per il quale agli inizi avevaDOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

mo lottato, era in rapida crescita in un mercato internazionale dove idroponica non era più solo una parola. Morivo dalla voglia di fare una linea più nutriente. Sapevo dai giorni del LBL che la chiave è trovare nuovi talenti. La fortuna e il destino hanno portato il Dott. Cal Herrmann sulla mia strada. Cal è stato un altro scienziato “profugo” da UC Berkeley, con una lunga esperienza come ricercatore specializzato in Chimica. Dopo molti anni presso il Centro Water Technology nello sviluppo di tecnologie di filtrazione per intere città il bilancio è stato tagliato, l’acqua pulita non era più una priorità, almeno per l’amministrazione Reagan. Cal andò a lavorare alla NASA per la progettazione di una tecnologia per la filtrazione dell’acqua per il volo spaziale dalla Terra a Marte. Allo stesso tempo, Cal ed io avviammo il progetto che ha portato allo sviluppo della linea Flora Nutrient Series, FloraGro, FloraBloom e FloraMicro. La mia, era un’affermata casa produttrice di nutrienti per oltre dieci anni ed è stata sempre correttamente registrata con lo Stato. Gli ingredienti disponibili erano sempre i migliori. Mi ero guadagnato l’accesso e il potere d’acquisto per gli ingredienti ed eravamo sempre esigenti in fatto di qualità. Con molti degli ingredienti è meglio comprare quelli per uso alimentare e farmaceutico, costano di più, ma sono molto più puri. Ricordate che ciò che conta non è solo ciò che è nella sostanza nutritiva, ma anche ciò che si trova nei nutrienti. Le radici delle piante trascorrono tutta la vita nelle nostre soluzioni nutritive, quindi devono essere perfette. La purezza è tutto. Abbiamo rilasciato la prima linea di Flora Series intorno al 1986, continuando sempre a fare piccoli aggiustamenti per migliorare la linea. Inoltre avevo ampliato la scelta di sistemi idroponici come l’AeroFlo e la linea Rainforest. In una conferenza a San Francisco intorno al 1987 ho portato tutti questi nuovi prodotti. L’oratore principale, il dottor Hillel Soffer dopo aver esaminato la mia AeroFlo e sistemi Rainforest mi ha informato che il suo gruppo aveva brevetti internazionali in corso sui disegni. Mi ha spiazzato, non ne avevo idea. Così ho suggerito una collaborazione per migliorare la tecnologia e continuare a produrre e vendere i sistemi. Ha accettato e siamo diventati buoni amici. Dopo un anno o giù di lì, Hillel è stato in visita alla UC Davis, dove aveva ricevuto il suo dottorato di ricerca, lui ed io abbiamo lavorato ad un sistema di distillazione solare dell’acqua. Hillel ha collaborato con Cal per aiutarci a migliorare la nostra linea della serie Flora. Cal ha avuto l’idea di aggiungere un additivo pH, un tampone per il nutriente. E’ stato un po’ complicato, ma con l’aiuto di Hillel più il contributo di alcuni dei migliori scienziati di nutrienti in Olanda, che erano amici di Hillel, abbiamo sviluppato la linea moderna della serie Flora Series Nutrients. La chiave è la squadra, ero riuscito a costruire una squadra per spingere la tecnologia un po’ più lontano. Da oltre venti anni FloraGro, FloraBloom e FloraMicro hanno tenuto una posizione dominante sui mercati mondiali. Registrato correttamente e ampiamente distribuito dal centro Russia al Giappone, oltre che in Europa e America. Flora Series è scelto dalle stazioni di ricerca antartiche alle navi da ricerca in prossimità del polo nord. Abbiamo sviluppato il prodotto di punta a livello mondiale per quanto riguarda i nutrienti per idroponica e le quantità che produciamo nei nostri tre stabilimenti, uno nella costa orientale, uno nella costa occidentale dell’America e in Francia superano di gran lunga il nostro più vicino concorrente. La nostra missione è di sviluppare e produrre prodotti che offriranno un miglioramento, invece di essere semplici imitazioni. Flora Series è la linea di nutrienti per idroponica più disponibile nel mondo, è anche la più imitata. Nel corso degli anni molte aziende si sono lanciate con imitazioni del nostro sistema a tre “blocchi” di nutrienti. Se sono

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Grow, Bloom e Micro, sono imitazioni. Alcuni sono migliori degli altri, ma è una questione di qualità degli ingredienti, la formulazione, la pulizia e coerenza nella produzione e nell’imbottigliamento. Il controllo di qualità richiede anni per perfezionarsi ed è costoso. Collaborando con i coltivatori commerciali, università e laboratori scientifici di tutto il mondo, abbiamo accumulato una vasta collezione di dati e foto. Abbiamo gestito la parte commerciale proprio come fanno le aziende biologiche che producono ortaggi e fiori in California e nella Francia meridionale. Nel tempo abbiamo imparato ad ottimizzare i nutrienti, l’ambiente, la varietà e il metodo idroponico per ottenere un sapore migliore e maggior nutrimento. I test hanno dimostrato che come l’aroma di una coltura migliora, così anche il nutrimento fornito. Il vostro gusto dice cosa è meglio. Prodotti freschi coltivati correttamente sono la cosa migliore. Le colture idroponiche possono raggiungere la qualità dei più raffinati raccolti “biologici”, se la varietà è coltivata alla perfezione. Abbiamo mantenuto uno stretto rapporto di collaborazione con il team di scienziati della UC Davis il cui dipartimento di Plant Science è leader mondiale nelle strutture, didattica e ricerca. Siamo stati in grado di sostenere diversi progetti ed ho imparato molto sull’ossigeno nella zona radicale, l’assorbimento dei nutrienti nel corso del tempo, la colonizzazione delle radici con funghi e batteri benefici, l’utilizzo di vari integratori nutrizionali per l’efficacia e impianti idroponici alimentati ad energia solare. Abbiamo collaborato con i migliori ricercatori da ogni paese per saperne di più sulle colture idroponiche, nutrienti, fattori di crescita delle piante e ambiente. L’obiettivo di diffondere la tecnologia alimentare in crescita in tutto il mondo è meglio supportato con dati universitari provati e una precisa metodologia. Test e prove, prove e dimostrazioni, cioè la scienza in azione: ciò per cui vivo. Vorrei consigliare un libro per quelli di voi che vogliono conoscere questo mondo... “Soilless Culture – Theory and Practice”, di M. Ravif e H. Lieth. Questo è il lavoro più importante pubblicato sulla cultura idroponica negli ultimi venti anni. Gli autori collettivamente costituiscono il gruppo di amici a cui possiamo rivolgerci per consigli su ogni aspetto della coltura idroponica, sulla fisiologia delle piante, patologie, ecc. Il settore è cresciuto molto nel corso dei decenni. Vorrei concludere con alcuni consigli per i coltivatori che utilizzano tutti i nutrienti che esistono nelle coltivazioni idroponiche... Utilizzatene meno! Stiamo scoprendo una fornitura più mite dei prodotti che assicura un’ottima crescita delle piante e fornisce un tampone contro lo stress in caso di perdita di acqua. Usando meno nutrienti si riduce lo stress e questo dona beneficio alla microbiologia. Livelli più alti di nutrienti sono utili solo quando ogni anello della catena è forte e di solito si ottiene un raccolto migliore con meno nutrienti. Questo diventa ancora più importante se si sceglie di utilizzare integratori di crescita delle piante. Ci sono una vasta gamma di prodotti speciali concepiti per aumentare le radici, la struttura e la crescita dei fiori e dei frutti, con l’aggiunta di questi prodotti per la miscela è necessario tenere basso il valore dei nutrienti considerando i valori totali della stessa. Il mondo reale della cultura ‘organica’ è di organismi simbiotici che stabiliscono relazioni con una pianta ospite. Potrebbero essere un beneficio come le spore nel Sub Culture, oppure potrebbero essere una malattia, come la muffa grigia e l’oidio, che vivono all’interno della pianta. Si tratta di un sistema vivente di cui stiamo ancora studiando molto. Se colonizzate il vostro raccolto con organismi utili, si troveranno a combattere per difendere la pianta contro l’attacco da organismi di malattia. I recenti test alla UCD con il Sub Culture dimostrano l’efficacia sorprendente nel rafforzare e aumentare la dimensione e il vigore delle radici delle piante. SubCulture fornisce ai microrganismi benefici per colonizzare la zona principale. Questi aiutano a proteggere la pianta e stimolare le radici che diventano più grandi, più robuste e più efficaci nell’assorbire i nutrienti. La linea si compone di due Sub Culture: SubCulture prodotti - M (per i funghi benefici) dovrebbe essere usato prima con giovani piante, piantine e talee. SubCulture - B (per Bacillus o batteri benefici) può essere utilizzata una o due settimane dopo SubCulture - M per fornire una popolazione di stimolatori della crescita delle piante e di protettori. L’idroponica si fonde con metodi biologici e filosofie per avere ulteriori informazioni sui materiali e complessi sistemi organici. La scienza può essere lenta perché deve essere meticolosa. Stiamo entrando in un nuovo mondo in cui la tecnologia idroponica ed i materiali organici e metodi si fondono per consentire una nuova generazione di coltivazione delle piante con tecnologie e impianti di produzione

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che offrono di più con un minore impatto ambientale. Le definizioni di ‘organico’ sono in continuo mutamento e variano dallo Stato e dal paese, non esiste una definizione scientifica vera e propria al momento. Tuttavia, l’obiettivo della produzione naturale, la sostenibilità e la tutela ambientale sono onnipresenti tra le definizioni di ‘biologico’. Ho sempre pensato che, poiché il produttore vuole il raccolto più grande e il migliore possibile, raggiungere questo obiettivo è il mio lavoro come designer di tecnologia. Come fondatore della General Hydroponics le esigenze dei clienti e delle mie piante sono la mia preoccupazione principale, le altre questioni si riflettono a compimento di questa missione. La progettazione di prodotti, distribuzione, marketing e campagne di vendita è il modo con cui raggiungere il nostro obiettivo di coltivare le piante e far crescere un settore. L’integrità delle idee è il fondamento su cui è costruita la General Hydroponics. In questo momento abbiamo due brevetti internazionali in corso per la prossima generazione di fertilizzanti per piante. I prodotti che saranno rilasciati entro la fine dell’anno e inizierà una nuova generazione nella tecnologia della fabbricazione di fertilizzanti. Lawrence Brooke fondatore della General Hydroponics Settembre - Ottobre 2012 | DOLCE VITA


DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

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Attenzione: i semi di canapa sono esclusi dalla nozione legale di Cannabis, ciò signiďŹ ca che essi non sono da considerarsi sostanza stupefacente. L.412 del 1974, art.1; comma 1,lett.B, convenzione unica sugli stepefacenti di New York del 1961 e tabella del decreto ministeriale 27/7/1992. In Italia la coltivazione di Canapa è vietata (artr.28 e 73 del dpr 309/90) se non si è in possesso di apposita autorizzazione (art.17 dpr 309/90)


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CANNABIS TERAPEUTICA (THC power)

Canapa: i poteri del seme Il seme di canapa è l’alimento vegetale con il più alto valore nutrizionale al mondo: ha un contenuto di proteine pari al 20-25% e tali proteine contengono tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione unica tra i vegetali; fornendo così al nostro corpo la base su cui creare altre proteine come le immunoglobuline: anticorpi che respingono le infezioni prima ancora che arrivino i primi sintomi percepibili. I semi contengono: vitamine del complesso B (in particolare vitamina B1 e B2, con l’esclusione della B12), le vitamine A, E, PP, C; nonché calcio, magnesio, e ferro.
L’olio di canapa contiene una percentuale insolitamente alta di acidi grassi polinsaturi (circa il 90%), che hanno un’importanza fondamentale per l’alimentazione umana. In particolare gli essenziali acidi linoleici (50-70%) ed alfa linolenici sono particolarmente rilevanti. Da 10 fino a 20 grammi di olio di canapa sono sufficienti per coprire il fabbisogno giornaliero di questi acidi grassi di un organismo umano. I semi di canapa e l’olio di canapa rappresentano con questi componenti un alimento particolarmente prezioso dal punto di vista fisiologicoalimentare.
Il consumo regolare di semi di canapa, e olio di semi di canapa, garantisce una costituzione sana ed una lunga vita.
Secondo il medico nutrizionista Udo Erasmus, quello di canapa è l’olio vegetale più bilanciato, grazie all’elevato contenuto ed al rapporto ottimale dei due acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6.
La maggior parte degli olii vegetali infatti non contiene il rapporto ottimale di Omega6 e di Omega3 e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi.
L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato e non promuove accumulo di prodotti metabolici.
L’olio di canapa contiene anche la famiglia dei tocoferoli (vitamina E) che sono antiossidanti naturali, nonché i fitosteroli e alcuni componenti la famiglia dei cannabinoidi, come il Cannabidiolo (CBD), che non ha alcun effetto psicoattivo, ma agisce sul sistema delle anandamidi prodotte dal nostro corpo (cannabinoidi endogeni) e che modulano le risposte dell’organismo, sia nel sistema immunitario che agevolando le funzionalità cognitive e mentali attraverso l’attivazione dei recettori specifici.
L’olio di canapa rappresenta un rimedio basilare per ottimizzare la risposta del sistema immunitario come prevenzione ma anche nella cura di patologie e disturbi che dipendono da squilibri nella omeostasi metabolica ed alterazioni funzionali del sistema immunitario. L’olio di canapa può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che, ha tutti gli effetti di un alimento protettivo introducendolo quotidianamente nella dieta. L’olio di canapa ha un odore ed un sapore gradevole e può essere utilizzato per condire l’insalata, la pasta, il pesce.
Un cucchiaio di olio di semi di canapa (ovvero 10 grammi circa) apporta all’organismo 1,7 grammi di Omega Negli ultimi anni l’uso terapeutico dei derivati della cannabis sta vivendo un globale processo di rivalutazione. Lo sviluppo delle conoscenze sul sistema dei cannabinoidi endogeni progredisce di pari passo all’individuazione di nuovi potenziali campi di utilizzo terapeutico. L’Italia è purtroppo su questo terreno molto indietro rispetto agli USA e alla gran parte dei paesi europei. Da queste premesse sono nate 2 associazioni, spazi comuni a pazienti, medici e a tutti i cittadini che vogliano impegnarsi per colmare il ritardo del nostro Paese in quest’ambito o che abbiamo bisogno di informazioni riguardo gli utilizzi terapeutici della cannabis. > A.C.T. - Associazione Cannabis Terapeutica (medicalcannabis.it) > P.I.C. - Pazienti Impazienti Cannabis (pazienticannabis.org)

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3, arrivando a coprire l’intero fabbisogno di un individuo adulto; inoltre al pari degli altri oli, ogni grammo di olio di canapa fornisce solo 9 calorie. 

 L’olio di semi di canapa biologico, spremuto a freddo, viene utilizzato sia come integratore alimentare che ad uso terapeutico, per una infinita gamma di patologie tra cui:
 • Eczema atopico, herpes, dermatiti, acne • Artrosi • Malfibricistica seno • Tutte le patologie dell’apparato respiratorio (asma, rinite, faringite, tracheite, otite, sinusite, allergie respiratorie) • Malattie degenerative del sistema immunitario; epilessia e crisi convulsive • Nel trattamento della chemioterapia e nella terapia anti-aids
 L’uso quotidiano di olio di canapa (circa 4/5 cucchiaini al giorno) fa diminuire rapidamente gli eccessivi livelli nel sangue di colesterolo LDL (quello “cattivo”) e di colesterolo totale, riducendo così anche il rischio di trombosi e abbassa, inoltre, i livelli di trigliceridi nel sangue.
L’assunzione dell’olio di canapa, in sostituzione di altri oli, aiuta a prevenire e a ridurre l’arteriosclerosi ed altre malattie cardiovascolari perché mantiene più elastiche le pareti dei vasi sanguigni ed evita l’accumulo di grasso nelle arterie.
Viene usato anche per la prevenzione e per la cura dell’artrosi e dell’artrite reumatoide e di altre malattie infiammatorie come l’infezione cronica della vescica, la colite ulcerativa, il trattamento del colon irritabile e del morbo di Crohn.
Utilissimo per la sindrome premestruale e nella menopausa; combatte l’osteoporosi e viene impiegato per curare problemi di apprendimento, deficit della memoria, difficoltà di concentrazione e mancanza di attenzione, depressione cronica e depressione post-parto. Per la pelle:
data la sua potentissima azione antinfiammatoria, quest’olio è ottimo per molti problemi della pelle come: psoriasi, vitiligine, eczemi, micosi, irritazioni da allergie, dermatiti secche e per tutte le infiammazioni o irritazioni localizzate. Può inoltre migliorare le condizioni della pelle affetta da acne.
Oltre che all’assunzione per bocca, si applica anche direttamente sulla zona da trattare per ridurre i pruriti e le infiammazioni. Efficace anche per la cura dei funghi alle unghie (onicomicosi).
Dosi per uso terapeutico:
in genere per gli individui sani (quindi per la prevenzione) è consigliabile prendere un cucchiaino da tè al mattino a digiuno per tutto l’anno (o per sei mesi l’anno), mentre per i soggetti affetti da patologie 1 cucchiaio al giorno per tutto l’anno, fino ad arrivare a 3 cucchiai come terapia di attacco. Giuseppe Nicosia L’ Associazione Internazionale per la Cannabis come Medicina (IACM) è stata fondata nel marzo del 2000. E’ una società scientifica che si batte per il miglioramento della situazione legale per quanto riguarda l’utilizzo della pianta della canapa (Cannabis sativa L.) e dei suoi componenti farmacologici più importanti, i cannabinoidi, per le applicazioni terapeutiche tramite la promozione della ricerca e la distribuzione della informazione. La IACM dichiara che è un diritto dei medici poter discutere l’uso medico della Cannabis con i loro pazienti. Sito web: www.cannabis-med.org

Settembre - Ottobre 2012 | DOLCE VITA


La Liguria segue l’esempio della Toscana!

La canapa efficace contro diabete e colesterolo Washington - La cannabis potrebbe essere usata in nuovi trattamenti per i pazienti affetti da obesità, a rischio di diabete e malattie cardiovascolari. Gli scienziati della University of Buckingham hanno infatti scoperto che due composti presenti nelle foglie della pianta possono aumentare la quantità di energia che il corpo brucia. I test condotti negli animali hanno già mostrato che queste sostanze aiutano a trattare due tipi di diabete e riducono il colesterolo nel sangue e il grasso in organi chiave come il fegato. Secondo gli scienziati, si potrebbero trattare pazienti che soffrono di sindrome metabolica in cui diabete, ipertensione e obesità si combinano e incrementano il rischio di malattie cardiache e ictus. I ricercatori hanno provato che la Thcv (tetraidrocannabivarina) e il cannabidiolo hanno un effetto di soppressione sull’appetito e un impatto sul livello di grasso nel corpo e della sua risposta all’insulina (ormone che controlla lo zucchero nel sangue). Inoltre, test nei topi hanno mostrato che aumenta la velocità del metabolismo, il che porta a un abbassamento del grasso nel fegato e a una riduzione del colesterolo nel sangue. Gli scienziati sperano che, a partire da queste due sostanze, si possano presto sviluppare farmaci per il trattamento di malattie legate all’obesità e al diabete di tipo 2. fonte: salute.agi.it

Nel precedente numero di Dolce Vita (n°41 – Luglio/Agosto 2012) vi ho raccontato dell’approvazione in Toscana della prima legge regionale in grado di facilitare l’accesso concreto dei malati ai farmaci derivati dalla cannabis. Altre 8 regioni hanno presentato una proposta di legge uguale. A meno di due mesi di distanza anche in Liguria, il 26 luglio scorso, la III Commissione consiliare della Regione, ha approvato all’unanimità la proposta di legge sull’uso dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi a fini terapeutici, proposta l’anno scorso da Sel e Fds, e l’emendamento migliorativo portato dai consiglieri Matteo Rossi (Sinistra Ecologia e Libertà), Alessandro Benzi e Giacomo Conti (Federazione della Sinistra), Stefano Quaini (presidente della commissione Sanità) e Nicolo Scailfa (Italia dei Valori). La proposta dovrà essere discussa definitivamente nel mese di agosto in Consiglio regionale. Stefano Quaini dichiara: “Si tratta di un notevole passo in avanti per la nostra Regione”. Matteo Rossi aggiunge: “Con questa legge si daranno importanti risposte sia dal punto di vista della salute dei malati, perché la cura è all’avanguardia, sia dal punto di vista economico perché riduciamo le spese ai pazienti”. L’emendamento migliorativo prevede che i farmaci a base di cannabis possano essere prescritti da medici di medicina generale previa prescrizione di specialisti in oncologia, anestesia, rianimazione, neurologia e medici in attività di centri e servizi di cure palliative, restando a carico del servizio sanitario regionale. “La legge, grazie a questo emendamento – dice Rossi – sarà molto più funzionale e accessibile a tutti i possibili fruitori di tali farmaci”. “E’ stato condotto un ciclo di audizioni esaustivo e molto utile che ha dato la possibilità ai commissari di essere edotti al meglio sulla materia, peraltro molto complessa e non priva di tecnicismi. – aggiunge Quaini – La Liguria sarebbe la seconda regione italiana, dopo la Toscana, a dotarsi di una legge ad hoc su un tema così spinoso e spesso trattato in maniera superficiale e pregiudiziale, mentre i consiglieri della nostra Regione hanno dimostrato una notevole maturità e l’interesse fattivo nel voler offrire risposte concrete a malati sofferenti di patologie croniche molto insidiose”. Facendo riferimento alla legge n.38/2010, che disciplina le cure palliative e la cura del dolore in Italia, Quaini ha proposto alcuni emendamenti che sono stati recepiti e che danno la possibilità di prescrizione ai medici specialisti di anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia, oltre ai medici operanti nei centri e servizi di cure palliative, tenendo fermo il principio secondo cui l’approvvigionamento del farmaco in questione debba effettuarsi presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, mentre ad oggi l’unica possibilità era quella di fare riferimento a livello sovranazionale. “La strada è senz’altro ancora lunga e tortuosa, ma un passo fondamentale è stato compiuto e, da medico terapista del dolore, esprimo viva soddisfazione per un risultato così importante” conclude Quaini. Rimane solo il dilemma del perché la cannabis deve essere prescritta da medici di medicina generale “previa” prescrizione di specialisti in oncologia, anestesia, rianimazione, neurologia e medici in attività di centri e servizi di cure palliative, mentre oppiacei e psicofarmaci (molto più pericolosi) possono essere prescritti da medici generici senza autorizzazione di specialisti?! Giuseppe Nicosia

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Rinata grazie alla cannabis: testimonianza su sindrome fibromialgica Mi chiamo Elisa, ho 34 anni. Sono affetta da sindrome fibromialgica. Le mie difficoltà iniziarono pressappoco quattro anni fa quando iniziai ad accusare un dolore molto intenso simile ad una pugnalata che partiva dal centro della colonna vertebrale e saliva lungo il collo provocandomi attacchi molto intensi di nausea, era un dolore fortissimo che però inizialmente si attenuava da solo. Al dolore a centro schiena piano piano si aggiunsero altri disturbi, iniziai ad avere una notevole debolezza alle gambe e alla mano sinistra era come se non avessi più forza, il tutto accompagnato da ipersensibilità accentuata all’acqua fredda. Non sapendo cosa fare andai dal mio medico di base che mi disse per diverse volte che si poteva trattare di stress e che lui non ravvisava nulla di inerente a danni neurologici o simili. Mi prescrisse comunque una visita neurologica, la neurologa mi prescrisse una serie di esami bioumorali che lei riteneva avrebbero comunque dato esiti negativi e detto ciò mi disse che la mia altro non era che una conversione psichiatrica da stress. Mi consigliò di assumere del sirdalud, un miorilassante, e uno sciroppo fitoterapico che avrebbe dovuto mitigare il mio stress. Iniziai ad assumere il sirdalud, dopo un mese circa di trattamento dovetti interromperlo perché oltre ad avere ancora tutti i disturbi ad essi si erano aggiunte le controindicazioni del farmaco che erano insonnia e gambe che non mi reggevano, camminavo come se fossi ubriaca. Dopo la visita neurologica non sapevo più che pesci prendere, così chiesi al medico di effettuare una visita immunologica, prenotai la prima visita e fui seguita da una dottoressa splendida umanamente e professionalmente. Mi prescrisse una serie innumerevole di esami per escludere ogni possibile patologia rara ascrivibile ai miei sintomi facendomi anche fare una mappatura del DNA. Intanto giunse l’estate (2011) e la sintomatologia aumentò. I dolori divennero così forti da rendermi difficoltoso poter svolgere le mie attività quotidiane: avevo dolori lancinanti a schiena, braccia e collo, bruciori muscolari, rigidità al risveglio, faticavo a farmi la doccia perché non sopportavo l’acqua sulla pelle, avevo contrazioni muscolari molto intense che mi provocavano un dolore paralizzante, contrazione alla vescica, il dolore mi era entrato nella testa in uno strano circolo vizioso, la sera mi addormentavo non per sonno ma per sfinimento. Mi è capitato più di una volta di andare a letto sperando di non svegliarmi più al mattino, sperando che nella notte magicamente tutti questi sintomi sparissero ma erano sempre lì. I mesi passarono e a ottobre 2011 terminati tutti gli accertamenti dal centro in cui ero in cura mi demandarono ad un altro ospedale da un altro reumatologo dicendomi che lui avrebbe potuto confermare o meno la loro ipotesi di sindrome fibromialgica. Presi appuntamento e mi venne fissata la visita per dicembre: mancavano tre mesi circa, non potevo più sopportare. Allora iniziai ad informarmi tramite il web, lessi della cannabis, scrissi ad una persona che in seguito divenne un mio grandissimo amico e lui mi disse che poteva funzionare, consultai pubblicazioni online e poi decisi che dovevo fare qualcosa. Provai la canapa prima fumando grazie ad un mio amico: il dolore si attenuava, migliorava, proseguendo con l’assunzione sembrava che le cose andassero meglio, a volte potevo stare senza dolore per 5/6 ore. Leggendo e informandomi ulteriormente e scoprendo che i principi attivi della canapa si degradano se subisco temperature troppo alte e anche per evitare di assumere fumo iniziai a cucinarla, l’effetto era decisamente migliore e più fisico che non mentale come nel caso del fumo: era ciò che cercavo. Avevo la soluzione a portata di mano in pochissimo tempo gran parte dei sintomi migliorarono, avevo voglia di vivere, ogni giorno stavo meglio, non pensavo più al dolore, la mente libera, ero tornata ad essere creativa. Un pieno di energie e non zero capogiri, il mio circolo vizioso dei pensieri si stava modificando, niente più fitte dolorose lancinanti… in poche parole SONO RINATA! Il 23 dicembre mi recai dal reumatologo, mi fece la diagnosi di fibromialgia 14 punti su 18, avevo ancora punti dolenti ovviamente ma solo al tatto, io stavo benissimo, dissi al reumatologo che assumevo canapa da un mese e lui mi disse che credeva nell’efficacia del farmaco, così gli chiesi se me lo avesse potuto prescrivere. Purtroppo alla mia richiesta di prescrizione il reumatologo mi disse che l’unica strada sarebbe stata quella di

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passare attraverso il centro per il controllo del dolore dell’ospedale, lui avrebbe parlato con il collega dell’efficacia del farmaco. La canapa sembrava essere la mia unica speranza per poter stare meglio. Prenotai la visita al cento per il controllo del dolore. Ad ora ogni disturbo è scomparso: lavoro, guido, mi faccio la spesa, porto pesi. Assumo canapa da 8 mesi con una dose minima e in 8 mesi ho avuto solo quattro contrazioni muscolari molto forti che si sono riassorbite aumentando il numero di assunzioni del farmaco. Se devo essere sincera mi ritengo una miracolata dalla canapa per aver risposto in modo così sorprendente alla terapia. Il 23 marzo mi sono recata alla visita presso il centro controllo del dolore, il medico algologo mi consiglia la terapia con cannabinoidi facendomi uscire dal reparto con uno stampato che apporta la sua firma ma non me la prescrive dicendomi di continuare a procurarmi la sostanza come ho fatto sino a quel momento. Attualmente sto portando avanti la battaglia per la canapa terapeutica in Piemonte con altre ammalate. Mi sono iscritta all’Associazione Canapa Terapeutica, sto aiutando altri ammalati portando loro la mia testimonianza e spiegando come poter intraprendere l’iter per la prescrizione del farmaco, informo i medici quando vado ad effettuare qualche visita portando documenti o inviando mail. E’ una battaglia dura e difficoltosa ma ne vale la pena. Il dolore ti toglie tutto… ti uccide e non è legittimo sopportarlo, chi ti dice che il dolore si può sopportare lo fa perché non lo ha mai provato, ed il dolore che si sopporta meglio, come ama dire un mio carissimo amico, è sempre quello altrui. Una parte rilevante nella mia storia clinica è legata al fatto di essere, come molti soggetti fibromialgici, resistente a gran parte dei farmaci provati. In questi mesi passati a informarmi, leggere e prendere contatti sono riuscita portando avanti questa battaglia a mettermi in contatto tramite amici con alcuni ricercatori californiani, stano stabilizzando nuove genetiche di canapa medica ad alto contenuto di CBD, una di queste porterà il mio nome: ELISA B. Inutile sottolineare che per me è un vero onore che il mio nome sia stato dato ad una nuova genetica di questo meraviglioso dono della natura. Elisa B.

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CANNABIS 360°

THE EMPEROR WEARS NO CLOTHES CAPITOLO DIECI

PARTE SECONDA

“MENTE NATURALE” Gli studi della St. Louis Medical University voluti dal Governo degli Stati Uniti nel 1989 e l’Istituto Nazionale di Igiene Mentale nel 1990 condussero la ricerca sulla cannabis a nuovi orizzonti confermando che il cervello umano possiede dei recettori per il THC e per i suoi cugini naturali, che non si legano a nessun altro composto chimico attualmente conosciuto. Affinché un agente chimico possa agire sul cervello deve legarsi ad un recettore in grado di riceverlo. (Omni, Agosto 1989; Washington Post, 9 Ago. 1990)

Benché la morfina si adatti grezzamente ai recettori della betaendorfina, e le anfetamine corrispondano in modo approssimativo alla dopamina queste droghe, come le droghe tricicliche che alterano l’umore, presentano gravi rischi per il sottile equilibrio dei fluidi vitali nervosi. Omni e il Washington Post non citano pericoli fisici presenti nella cannabis. Uno dei motivi per cui la cannabis è così sicura è che non interessa nessuno dei muscoli involontari della respirazione e del supporto vitale. Invece interessa specifici recettori per il movimento (strategia motoria) e la memoria (strategie mentali). A livello molecolare il TCH si adatta ai recettori di un’area superiore del cervello che sembra disegnata esclusivamente per ospitare il THC. Questo testimonia una antica simbiosi tra la pianta e la gente. Forse questi percorsi neuronali sono il prodotto di una relazione pre-culturale tra gli umani e la cannabis. Per Carl Sagan una prova consisteva nel fatto che i Boscimani Africani indicassero la canapa come la prima pianta che avessero mai coltivato, ai tempi in cui l’uomo era cacciatore/raccoglitore. Alcuni scienziati ritengono che questi recettori non siano evoluti allo scopo di “sballare”; “Deve esistere qualche tipo di circuito neuronale del cervello che si è sviluppato, che ci fossero piante di cannabis o meno,” speculava il mistificato professore di Farmacologia Allyn Howlett della St. Louis University nel 1989. Ma, forse, no. Nel suo libro Intoxication: Life in Pursuit of Artificial Paradise (Lett. “Intossicazione: una vita alla ricerca del paradiso artificiale”, N.d.t.), il Dott. Ronald K. Siegel, psico-farmacista della UCLA afferma che ciò che spinge al raggiungimento degli stati di alterazione della coscienza o degli umori è un impulso affine alla fame, alla sete e al sesso. E gli umani non sono i soli a sballare. Siegel riporta numerose testimonianze di animali che si sono intossicati intenzionalmente durante i suoi esperimenti. La canapa fa parte della nostra eredità culturale, spirituale e psicologica, ed è stata la spina dorsale delle culture più stabili e longeve. Perciò, se volete scoprire gli effetti a lungo termine della marijuana, guardatevi allo specchio!

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THE EMPEROR WEARS NO CLOTHES JACK HERER “The Emperor wears no clothes” è un libro del 1985 scritto da Jack Herer, famoso attivista Americano, un vecchio combattente da sempre in prima linea nella guerra per la depenalizzazione della cannabis, deceduto il 15 aprile 2010. Si tratta di uno dei più importanti documenti mai scritti a riguardo, ora disponibile in italiano. Pubblichiamo l’intero libro in questa rubrica, un capitolo ogni numero. E’ possibile scaricare il libro completo dal nostro sito internet (www.dolcevitaonline.it - sezione downloads)

AMMANTATA DAL SEGRETO L’alba o il fondamento delle credenze religiose in tutte le razze e i popoli - Giapponesi, Cinesi, Indiani, Egiziani, Persiani, Babilonesi, Greci, Dori, Germani e altre tribù europee, così come le tribù Africane, Nord, Sud e Centro-Americane, sorgono come risultato di scoperte accidentali. Ci furono esperienze di “ritorno dalla morte” (near-death experiences), deprivazione - carestia, digiuni, controllo respiratorio, sete, febbre e fantasie incontrollate dovute alla fermentazione accidentale di vino, birra, psilocybe e Amanita, vino di cannabis (bhang) e altri agenti psicoattivi i quali produssero esperienze inesplicabili ed elevate (a confronto con le normali, brutali esperienze). I prodotti chimici in queste erbe e piante sacre provocarono visioni inaspettate, incredibili, e viaggi nei più remoti meandri della coscienza e, talvolta, ad un sentimento di fratellanza universale. La comprensione di queste esperienze indotte dalla droga e delle sue qualità medicamentose divenne infine la conoscenza spirituale più straordinaria, desiderabile e necessaria per ogni tribù. Guarigione! Con quale estratto? In quale dose? Mantenere la conoscenza mistica tribale per le future generazioni era un compito impagabile. Sapere quale pianta induceva quali esperienze, in quali dosi, o in che misture, chi possedeva una tale saggezza possedeva il potere! Così queste “scorte sacre” di conoscenza furono conservate gelosamente dai dottori/preti, e codificate cripticamente nelle tradizioni orali e scritte e nei miti. Le piante con poteri psicoattivi furono instillate di attributi umani o animali, come ad es. l’anello della Amanita Muscaria era rappresentato dalle fate. Per mantenere il loro potere politico, i preti, gli stregoni e gli uomini-medicina negavano deliberatamente queste tradizioni ai “comuni” membri della tribù (e a tutte le altre tribù). Questo preveniva anche il pericoloso “peccato” di ingestioni accidentali, miscugli o esperimenti dei bambini; né i membri tribali catturati avrebbero mai potuto rivelare la conoscenza segreta ai loro nemici. Queste religioni e rituali “dei tempi andati” con esperienze psichedeliche ed extra-corporee, risalenti alla preistoria, furono chiamate “Religioni Misteriche Orientali” dai tempi di Cesare in avanti. LA LINEA GIUDAICA Quella della canapa era una grande industria, in tempi biblici. Come in altre culture in tutto il Medio Oriente, la tradizione mistica Ebraica (ad es. la Cabala) era consapevole di - e coinvolta nel - uso da parte delle sette regionali di intossicanti naturali durante i loro riti. Come al solito, essi nascosero la loro conoscenza dietro rituali, simbologie e codici segreti per proteggere i sacramenti

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naturali come i “funghi sacri ” e le erbe che elevano la mente, compresa la cannabis. J.M. Allegro; Sacred Mushroom & the Cross, Doubleday Co., 1970.

COSA DICE LA BIBBIA? Scoprire i riferimenti alla cannabis e ad altre droghe così codificati è reso ancor più difficile dalla mancanza di nomi botanici, dalle discrepanze nelle traduzioni, uso di “libri” differenti per denominazioni differenti, commenti aggiunti al testo originale, e la purgatura clericale periodica di materiale ritenuto inappropriato.

dogma copiato dal “Mitraismo,” tra le altre religioni: “Sangue di Stirpe Reale” o il “Diritto Divino di Dominare gli Altri Umani.” L’ambizioso Costantino vide che nel frattempo, nell’ombra, la chiesa si era sviluppata in una gerarchia intollerante, dalle file serrate; una rete ben organizzata che era seconda per influenza soltanto alla sua propria. Combinando chiesa e stato, ognuno sarebbe stato in grado di duplicare il suo potere e scacciare i crimini/ peccati di tutti i rivali politici e i nemici con il pieno appoggio/ benedizione dell’altro. Columbia History of the World, Harper & Row, NY, 1981.

Vediamo comunque come l’uso della cannabis non è mai proibito e nemmeno scoraggiato dalla Bibbia. Qualche passaggio si riferisce direttamente alla piacevolezza dell’uso di erbe come la cannabis e arriva anche a predirne la proibizione. “La terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.” Genesi: Cap. 1, Versetto 12

Presto Costantino si convertì al Cristianesimo e istituì una religione compulsiva, monistica, sostenuta dallo stato: La Chiesa Romana Cattolica; letteralmente, la Chiesa Romana Universale (“cattolico” è il Latino “universale”). Era questa adesso la religione assoluta e ufficiale dell’Impero. In un sol colpo, tutte le società segrete che potevano minacciare il suo mandato per governare il mondo conosciuto, come aveva fatto Roma nei 400 anni precedenti, furono messe al bando.

“Il Signore ha creato i medicamenti dalla terra, l’uomo assennato non li disprezza.” Siracide, 38:4

ARISTOCRAZIA CLERICALE E STATALE Dopo essere sfuggiti alla polizia dell’Impero Romano per quasi 300 anni, i preti Cristiani Ortodossi ne erano diventati i capi. A partire dal IV, V e VI secolo le religioni pagane e tutte le chiese, i vangeli, le dottrine, le sette, o i sistemi religiosi che non erano cristiani, come gli Esseni, gli Gnostici e i Merovingi (i Franchi) vennero assorbiti o censurati dalla dottrina e dalla gerarchia ufficiale.

“Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo.” Matteo, 15:11. “Negli ultimi tempi, alcuni... sedotti dall’ipocrisia di impostori... imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità” Lettera di Paolo a Timoteo, 4:1 NOTA del traduttore: i versetti biblici corrispondenti a quelli citati dall’Autore sono

Infine, con una serie di concili, tutti i dogmi contrari (ad es., che la Terra fosse rotonda, e che il Sole e le stelle fossero a una distanza maggiore di 17 miglia) furono sommariamente criminalizzati e sospinti nelle tenebre dell’Evo Oscuro, dal 400 fin oltre il 1000 A.D.

tratti dalla Sacra Bibbia in italiano (Cei-Ueci 1977)

Entro la metà del Medio Evo, all’inizio del XI Secolo d.C., più o meno tutto il potere era nelle mani della Chiesa e del Papa: prima dei conquistatori Germanici, poi di re Spagnoli e Francesi e potenti mercanti e nobili Italiani (i Borgia, i Medici e La canapa fa parte della nostra altri megalomani) probabilmente per proteggere i loro affari segreti, le loro eredità culturale, spirituale e psicologica, ed è stata la spina dorsale alleanze e le loro fonti di profitto. Tutti i popoli Europei furono obbligati delle culture più stabili e longeve. ad accettare la politica del “Sacro” Romano Impero: tolleranza zero da parte Perciò, se volete scoprire gli effetti di una chiesa/polizia/stato che credeva a lungo termine della marijuana, Roma considerava il Cristianesimo ciecamente in una sola, indubitabile guardatevi allo specchio! semplicemente come un altro noioso versione di come adorare l’infallibilità culto Misterico Orientale, come quelli di Dio... e del Papa. di Mitra e di Iside, che allora erano i più I politicanti aiutarono e incoraggiarono popolari nell’Impero. la Chiesa in questa frode, da che il loro potere dipendeva ora soltanto dal nuovo dogma Cristiano, il paIL SACRO ROMANO IMPERO triarcale “Diritto Divino” di dominare. Di fronte a un impero in rovina, alla corruzione politica e dopo Essi vararono leggi con punizioni fantasticamente viziose, per la una serie di guerre rovinose con i barbari, i Romani erano sull’orlo benché minima infrazione o eresia.* Gli eretici furono perseguitati del disastro. I contorcimenti religiosi in cui era impegnata la classe da inquisitori sadici e fanatici, che usavano torture perverse per dominante Romana per mantenere il suo potere terreno spinsero strappare confessioni o punire. i politici a stroncare la sana diversità delle scelte individuali dei culti *Il Webster’s Dictionary definisce “Eresia” come 1: una credenza religiosa che si e delle religioni. oppone al dogma ecclesiastico. 2: ogni opinione (in filosofia, politica, etc.) opposta Per salvare sé stesso, il governo dapprima panteistico (tollerante alle dottrine e all’opinione ufficiali o istituite nelle diversità religiose) dell’Impero cambiò la sua politica. I PRIMI CRISTIANI Storici, antiche opere d’arte, Bibbie, manoscritti, i Rotoli del Mar Morto, i Vangeli Gnostici, le lettere dei primi padri della chiesa, etc., rivelano che per i primi 3-400 anni d.C. molti Cristiani erano gentili e amabili. Era una religione solitamente aperta, tollerante e non strutturata; una religione dei poveri o degli schiavi.

A partire dal 249 A.D., vari imperatori diedero vita a una serie di persecuzioni sanguinose, che coinvolsero i problematici Cristiani. Nel 306 A.D., era ormai chiaro che questo sistema non stava funzionando. L’Imperatore Costantino arrestò le esecuzioni e iniziò a patrocinare il clero Cristiano, il quale adottò prontamente un

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Questo sistema mantenne la maggior parte degli abitanti del mondo Occidentale in uno stato di terrore costante, non solo per la loro incolumità fisica e la loro libertà, ma anche per il loro spirito eterno, con l’“Inferno” che aspettava qualche centimetro sotto terra tutti gli scomunicati dalla chiesa. Continua sul prossimo numero…

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CULTURA PSICHEDELICA PSICONAUTA

LSD

IL MIO BAMBINO DIFFICILE QUARTA PARTE

“LSD Il Mio Bambino Difficile” è un libro del 1979 scritto da Albert Hofmann, famoso scienziato, comunemente conosciuto come il “padre dell’LSD”, psiconauta per eccellenza, deceduto nel 2008 all’età di 102 anni. Fu il primo a sintetizzare e sperimentare l’LSD scoprendone gli effetti psichedelici e studiandone i potenziali utilizzi medici e scientifici. Pubblichiamo i capitoli più interessanti in questa nuova rubrica. E’ possibile scaricare il libro completo dal nostro sito internet: (www.dolcevitaonline.it - sezione downloads) Ergot Può essere utile qui dare alcune informazioni sull’ergot. Esso è prodotto da un fungo inferiore (Claviceps purpurea) che cresce come parassita sulla segale e, in misura minore, su altre specie di cereali e su erbe selvatiche. I semi infestati da questo fungo si trasformano in protuberanze ricurve (sclerozi), che si propagano dalla pellicola al posto dei normali chicchi, con gradazione di colore che va dal marrone chiaro al marrone violetto. Dal punto di vista botanico l’ergot è definito sclerozio, la forma che assume in inverno. L’ergot della segale è la varietà impiegata come medicinale. Esso ha una storia affascinante, più di qualsiasi altro farmaco, nel corso della quale il suo ruolo e significato sono stati invertiti: una volta temuto come veleno, si è trasformato con il tempo in una ricca miniera di preziose panacee. L’ergot apparve per la prima volta sullo scenario della storia nel primo medioevo, responsabile di avvelenamenti di massa. La malattia, la cui causa rimase oscura per lungo tempo, si presentava sotto due forme caratteristiche, una cancrenosa (Ergotismus gangrenosus) e l’altra convulsiva (Ergotismus convulsivus). I nomi popolari per l’ergotismo, mal des ardents; ignis sacer, heiliges Feuer, fuoco di Sant’Antonio, si riferiscono alla forma cancrenosa del morbo. Il santo patrono delle vittime dell’affezione era Sant’Antonio, e fu soprattutto l’Ordine degli Antoniani a curare questi malati. Fino a poco tempo fa, insorgenze epidemiche di avvelenamento da ergot furono registrate nella maggior parte dei paesi europei, comprese alcune regioni della Russia. Con i progressi in agricoltura, e dopo il riconoscimento, nel XVII secolo, che il pane contenente questo fungo ne era la causa, la frequenza e l’estensione della diffusione dell’ergotismo diminuirono notevolmente. L’ultima grande epidemia avvenne in alcune zone della Russia meridionale negli anni 1926/27. Il primo accenno di uso medicinale dell’ergot, in funzione di ecbolico, si trova nell’erbario del medico di Francoforte, Adam Lonitzer, nell’anno 1582. Come si legge in questo documento, esso veniva impiegato dalle levatrici sin dai tempi remoti; ma solo nel 1808 il farmaco ottenne l’ingresso nella medicina ufficiale, grazie all’opera del medico americano John Stearns intitolata Account of the pulvis parturiens, a remedy for quickening childbirth. Tuttavia l’uso dell’ergot come ecbolico non durò a lungo. I medici si accorsero infatti del pericolo a cui andava incontro il nascituro, dovuto soprattutto alla aleatorietà del dosaggio, che se troppo alto provocava spasmi uterini. Da quel momento il suo impiego in ostetricia fu limitato ad arrestare l’emorragia postparto. Solo dopo il suo riconoscimento nelle varie farmacopee, avvenuto nella prima metà del diciannovesimo secolo, furono intrapresi i

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primi passi verso l’isolamento dei principi attivi della sostanza. Tuttavia, tra coloro che analizzarono questo problema nel corso dei primi cento anni, nessuno riuscì a identificare le sostanze responsabili dell’azione terapeutica. Nel 1907, gli inglesi G. Barger e F.H. Carr furono i primi a isolare un preparato alcaloide attivo che chiamarono érgotossina, perché dell’ergot manteneva le proprietà più tossiche che terapeutiche (questo preparato non era omogeneo, ma piuttosto una combinazione di vari alcaloidi). Il farmacologo H.H. Dale scoprì tuttavia che l’ergotossina, oltre a esercitare un effetto di contrazione sull’utero, svolgeva anche un’attività antagonista all’adrenalina nel sistema neurovegetativo, una scoperta che poteva condurre all’utilizzazione terapeutica degli alcaloidi della segale cornuta. Solo però con l’isolamento dell’ergotamina, di cui accennavo prima, a opera di A. Stoll si ebbe la prima utilizzazione terapeutica di un alcaloide dell’ergot. All’inizio degli anni Trenta si aprì una nuova era nella ricerca sulla segale cornuta, a iniziare, come ricordato, dalla determinazione della struttura chimica dei suoi alcaloidi nei laboratori inglesi e americani. Tramite scissione chimica, W.A. Jacobs e L.C. Craig dell’Istituto Rockefeller di New York riuscirono a isolare e definire la struttura di base comune a tutti gli alcaloidi dell’ergot. La chiamarono acido lisergico. Successivamente, si ebbe uno sviluppo importante, sia per la chimica che per la medicina: la separazione del principio ecbolico ed emostatico dell’ergot. La notizia fu pubblicata contemporaneamente e in modo del tutto indipendente da quattro istituti, compresi i laboratori della Sandoz. La sostanza, un alcaloide di struttura relativamente semplice, fu denominata ergobasina da A. Stoll e E. Burckhardt. Attraverso la sua degradazione chimica, W.A. Jacobs e L.C. Craig ottennero come prodotti di scissione acido lisergico e l’amino alcol propanolamina. Mi prefissi come primo obiettivo del mio lavoro la preparazione sintetica di questo alcaloide, mediante il collegamento chimico dei suoi due componenti, acido lisergico e propanolamina. L’acido lisergico necessario per questi studi doveva essere ottenuto dalla scissione di qualche altro alcaloide dell’ergot. Scelsi l’ergotamina come materiale di partenza per il mio lavoro, poiché era l’unica disponibile sotto forma di alcaloide puro e veniva già prodotta in quantità di chilogrammi nel dipartimento di produzione farmaceutica. Me ne volevo procurare 0,5 grammi e quando inviai al professor Stoll il modulo per la richiesta perché me lo controfirmasse, si presentò nel mio laboratorio e assai adirato mi rimproverò: «Se vuole lavorare con gli alcaloidi dell’ergot, dovrà familiarizzarsi con le tecniche della microchimica. Non posso permetterle di consumare per i suoi esperimenti una così elevata quantità della mia costosa ergotamina». Il dipartimento per la produzione dell’ergot, oltre a usare segale cornuta di origine svizzera Settembre - Ottobre 2012 | DOLCE VITA


per ottenere ergotamina, impiegava anche la qualità portoghese. Questa produceva un preparato alcaloide amorfo, corrispondente all’ergotossina isolata, come ho già accennato, da Barger e Carr. Decisi di utilizzare questa sostanza meno costosa per la preparazione di acido lisergico. L’alcaloide procurato dal dipartimento di produzione doveva essere ulteriormente purificato, affinché fosse possibile separare questo acido. Le osservazioni compiute durante il processo di purificazione mi indussero a pensare che l’ergotossina potesse essere una combinazione di più alcaloidi, invece che un alcaloide omogeneo. Parlerò in seguito delle conseguenze di vasta portata legate a queste osservazioni. Vorrei aprire ora una breve parentesi per descrivere le condizioni di lavoro e le tecniche di allora. Può darsi che queste note interessino l’attuale generazione di ricercatori chimici impiegati nell’industria, abituati a condizioni assai migliori. Eravamo molto parsimoniosi. I laboratori personali erano considerati una rara stravaganza. Durante i primi sei anni del mio lavoro presso la Sandoz, dividevo un laboratorio con due colleghi. Tre chimici, più un assistente ciascuno, lavoravano nella stessa stanza in tre settori diversi: Il dottor Kreis sui glucosidi cardioattivi; il dottor Wiedermann, che si unì alla Sandoz all’incirca nello stesso mio periodo, sulla clorofilla: e infine io sugli alcaloidi dell’ergot. Il laboratorio era provvisto di due «coppelle» (scompartimenti provvisti di prese d’aria) che fornivano tramite fiamma a gas, un’aspirazione inadeguata. Quando richiedemmo che queste venissero dotate di ventilatori, il nostro capo si rifiutò, dicendo che la ventilazione a mezzo di fiamma a gas era stata più che sufficiente nel laboratorio di Willstàtter. Negli ultimi anni della prima guerra mondiale, Stoll era stato assistente a Berlino e Monaco del famoso chimico premio Nobel Richard Willstàtter; con lui aveva condotto le ricerche fondamentali sulla

clorofilla e sull’assimilazione dell’acido carbonico. Raramente avveniva una discussione scientifica con il professor Stoll in cui egli non citasse la figura dello stimato insegnante e il lavoro nel suo laboratorio. A quel tempo, le tecniche d’indagine nel campo della chimica organica a disposizione dei ricercatori erano essenzialmente quelle usate un secolo prima da Justus von Liebig. Il progresso più importante conseguito da allora fu l’introduzione della microanalisi da parte di B. Pregl, che permise di stabilire la composizione elementare di un composto con appena qualche milligrammo di esemplare, mentre prima ce ne voleva qualche decigrammo. Delle altre tecniche fisico-chimiche a disposizione oggi del ricercatore - tecniche che hanno trasformato il suo modo di lavorare, rendendolo più veloce ed efficace e che hanno creato nuove possibilità, soprattutto per la chiarificazione della struttura - non vi era traccia a quei tempi. Utilizzavo ancora per le ricerche sui glucosidi della scilla e per i primi studi sull’ergot i vecchi procedimenti di separazione e di purificazione del periodo di Liebig: separazione frazionata, precipitazione frazionata, cristallizzazione frazionata, eccetera. L’introduzione della cromatografia, primo passo decisivo verso la moderna tecnica di laboratorio, mi fu di grande utilità solo in indagini successive. Per la determinazione della struttura, che oggi può essere ottenuta in modo rapido ed elegante con l’aiuto dei metodi spettroscopici e della cristallografia a raggi x, dovevamo affidarci alle vecchie tecniche laboriose della degradazione e della variazione chimica. Albert Hofmann Continua sul prossimo numero… LE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO NON INTENDONO IN ALCUN MODO ISTIGARE INDURRE OD ESORTARE L’ATTUAZIONE DI CONDOTTE VIETATE DALLA LEGGE VIGENTE IN ITALIA.

La tecnologia dei battiti binaurali Spesso si fa una certa confusione quando si parla di droghe “cibernetiche”, “digitali”, “sonore”. In realtà queste non sono altro che un’applicazione della tecnologia dei battiti binaurali (binaural beat). Fu il tedesco Heinrich Wilhelm Dove nel 1839 a scoprire che quando suoni di frequenza differente vengono percepiti separatamente da ciascun orecchio, nella mente umana si crea la percezione di “battiti”, un terzo suono che non esiste in quanto tale ma si crea autonomamente come percezione all’interno del sistema acustico. In parole semplici: se l’orecchio sinistro percepisce un suono di 200 Hz (Hertz) e l’orecchio destro contemporaneamente un suono di 205 Hz, allora le onde cerebrali vengono incanalate in una frequenza di 5 Hz. Ma andiamo con ordine. Il cervello umano è composto da miliardi e miliardi di neuroni che comunicano fra loro tramite l’elettricità. Questa enorme attività può essere rilevata sotto forma di onde. Queste onde, chiamate cerebrali, vengono misurate in Hertz (Hz) e sono state suddivise in 4 tipologie di base; ad ogni tipologia corrisponde una determinata attività mentale. Beta (frequenza tra 40.0–13.0 Hz) Questa è la frequenza più veloce, corrisponde allo stato di normale coscienza ed è associata all’attenzione, allo stato di veglia, alla concentrazione e all’attività fisica e manuale. Nella fascia alta di questa categoria (sopra 30 Hz ed anche oltre 40 Hz) possiamo trovare stati di disagio, stress, ansia, nevrosi, ecc. Alpha (frequenza tra 12.9-8.0 Hz) Le onde cerebrali in questa categoria sono quelle che accompagnano stati di rilassamento e profonda concentrazione. Nella fascia alta di questa categoria troviamo stati di concentrazione mentre nella fascia bassa troviamo stati di rilassamento come i momenti precedenti il sonno, la meditazione leggera, l’introspezione, ecc. In una fascia ancora più bassa ci sono condizioni mentali associate alla pace e alla soddisfazione interiore. Theta (frequenza tra 7.9–4.0 Hz) Le onde cerebrali in questa categoria sono quelle del sonno REM (lo stadio del sonno in cui sogniamo) che sono associate con stati di altissima creatività, guarigione, intuizione, profonda comprensione, sogni lucidi. Abitualmente, questa categoria si raggiunge in stato di veglia solo con la meditazione profonda. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

Delta (frequenza tra 3.9–0.1 Hz) La frequenza più bassa delle onde cerebrali, che di solito si raggiunge solo nello stadio del sonno profondo e senza sogni oppure nella trance; la mente in questo stato non è attiva. Naturalmente, queste categorie sono una semplificazione e non tengono conto delle differenze anche notevoli che ci sono all’interno di una stessa categoria. Comunque, indirizzare le nostre onde cerebrali verso una o un’altra di queste categorie provoca non solo un mutamento del nostro stato di consapevolezza ma anche dello stato fisico, dal momento che all’attività cerebrale corrisponde un’attività ormonale: ad esempio, è stato rilevato che alla frequenza di 10 Hz abbiamo rilascio di serotonina (ormone che favorisce il sonno e diminuisce lo stress). E questo indirizzamento delle onde cerebrali che porta mutamenti controllati nello stato mentale di una persona può avvenire appunto con la tecnologia dei battiti binaurali. I battiti binaurali tuttavia non sono l’unica tecnologia in grado di modificare gli stati mentali, ci sono anche pratiche specifiche di meditazione, di respirazione, di yoga e altro ancora. E poi naturalmente ci sono le droghe vere e proprie, sia quelle illegali che quelle che si comprano in farmacia. Remo Badoer www.musica-spirito.it

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Quando mi è stato commissionato questo articolo ho fatto un salto di gioia, finalmente posso parlare di quello che per oltre 34 anni è stato il mio oggetto di studio, di sperimentazione e di crescita: LA NATURA UMANA. In famiglia avevo a che fare con persone che erano l‘immagine della salute: mio nonno è stato campione di sci, mio padre è stato nella nazionale di atletica, insegnante di educazione fisica ed allenatore e mia madre fu miss coca-cola nel 1960; per cui ho ben presente cos’è la prestanza fisica e la salubrità di un organismo ben allenato. Nonno e papà sono morti rispettivamente a 64 e a 67 anni per infarto, non basta sembrare sani, ci vuole uno stile di vita sano: la loro dieta era troppo ricca di calorie e grassi. Mio nonno non ha avuto altri problemi di salute nel corso della sua breve vita, mentre mio papà ebbe un esaurimento nervoso, che lo portò alla depressione, che degenerò in ciclotimia bipolare e che ne condizionò pesantemente l’esistenza. Mia madre è viva, ed è perfettamente lucida, ma provate a viverci insieme... queste non sono eccezioni alla regola e secondo la mia esperienza non è assolutamente correlazionabile un fisico sano con la cosiddetta “salute mentale”. Posso affermare che nel nostro sistema educativo (famiglia, scuola, società sportive, ecc.) il talento naturale non viene coltivato perché raramente abbiamo la sensibilità e la capacità di capirlo e assecondarlo, viceversa il bambino viene educato e indottrinato psicofisicamente, costretto per ore nei banchi e limitato dalla ginnastica a movimenti meccanici non naturali, a mangiare negli orari convenzionali dei pasti e così via, finché il bambino rinuncerà alla sua natura per soddisfare il bisogno di affetto e di approvazione. Partendo dal presupposto che noi siamo il prodotto del nostro ambiente, ho risolto il problema sulla salubrità della mente in questo modo: LA MALATTIA MENTALE E’ LA RISPOSTA DI UN ORGANISMO SANO AD UN AMBIENTE MALATO. Si è scoperto che la malattia mentale nella maggior parte dei casi non è una malattia, ma una “risposta” scaturita da fattori che possono essere compensati o risolti con opportune strategie non farmacologiche. Gregory Bateson parlò di ECOLOGIA DELLA MENTE già negli anni ‘60, per descrivere la situazione mentale in cui si vive

meglio, si risolvono i problemi, i paradossi e le contraddizioni che possono esser causa del nostro disagio e s’instaurano rapporti umani e ambientali costruttivi e liberi. Io, l’ecologia della mente, l’ho attuata con un utilizzo intenso della cannabis, perché sentivo che faceva molto bene al mio cervellino traumatizzato non solo da vicende familiari drammatiche, ma anche dalla strategia della tensione (terrorismo, mafia, conflitti sociali, austerity, catastrofi, ecc.). Nel 1980 avevo 15 anni e gli studi di approfondimento e i risultati di certe ricerche erano introvabili in Italia, per cui dovevo fidarmi del mio istinto e della poca controinformazione. I sostenitori dicevano che LA MARIJUANA E L’HASHISH hanno una tossicità relativa al confronto con molte sostanze spacciate legalmente, che non danno assuefazione e dipendenza e le mie numerosissime e attente osservazioni dirette su chi ne faceva uso non potevano che confermare queste affermazioni, MENS SANE IN CORPORI SANI: non vedevo drogati, ma solo gente sana, felice e in grado di trovare il coraggio per realizzarsi nella vita… Dopo 10 anni di uso massiccio quotidiano di cannabis di ottima qualità sono arrivato 2° su 220 atleti al concorso ISEF, ho sempre avuto i migliori indici di recupero cardio-respiratorio nei test e i migliori risultati in assoluto nelle prove di resistenza e nei test psico-attitudinali. Oggi posso solo dirvi che sono stati anni di grandissima paranoia, perché oltre alla repressione poliziesca, l’allarmismo creato dai proibizionisti riusciva e riesce a far dubitare anche delle pubblicazioni scientifiche più affidabili, creando un clima d’incertezza in cui le paure proliferano, e cosa ancora più grave è che fa dubitare delle proprie percezioni, delle proprie sensazioni e intuizioni, mentre è invece fondamentale poterle gestire con serenità per autoregolarsi ed essere in grado di interagire positivamente col proprio corpo. Emblematica la storia della melanconia che nel 1700 diventa una malattia: la depressione! Una malattia creata ad hoc dai medici inglesi e adesso nell’immaginario collettivo questo stato psico-fisico è stato somatizzato, trasfigurando il suo ruolo fondamentale: quello di stabilire un momento di raccoglimento di energie e di rielaborazione per auspicare ad un cambiamento personale. Il dolore per la nostra condizione o per lo stato del mondo non è necessariamente patologico, ma forse è piuttosto un segno di VERA salute mentale: ci si accorge che qualcosa non va, che qualcosa non è a posto, che c’è un buon motivo per essere tristi in questo mondo governato dalla boria dei potenti e dall’insicurezza dei popoli. Tutto questo per dire che oltre a CORPORE SANO, si può affermare anche MENS SANA IN MARIJUANA! Non fatevi rovinare il benefico effetto da niente e da nessuno, perché è parte fondamentale dell’approccio terapeutico… forse quella risolutiva, perché aiuta ad essere più logici, più aperti, più creativi, predisposti alla risoluzione dei problemi, che siano personali e non. Riccardo Risari

TESSERAMENTO ASCIA

L’ASCIA è un’Associazione nata nel 2010 per iniziativa di un gruppo di persone rese criminali dalla legge in vigore e disposte a lottare per rivendicare la propria libertà di scelte, il proprio stile di vita e la propria dignità. Tesserarsi significa: - Unirci contro chi ci vuole dipingere come criminali - Avere la forza per difendere la nostra libertà e la nostra dignità - Organizzarci per far sentire la voce dell’indignazione - Sostenerci nelle inevitabili spese di gestione e di promozione dell’associazione - Darci la possibilità di avere un notevole riscontro mediatico e credibilità politica www.legalizziamolacanapa.org - ascia@legalizziamolacanapa.org

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MEDIA INPUT

LIBRI

FILM

SUGAR BLUES WILLIAM DUFTY

IL GAMBERO EQUO UMBERTO DE MARIA

FOOD, INC ROBERT KENNER

Quanto sappiamo realmente del cibo che arriva sulla nostra tavola? Poco. Robert Kenner ci accompagna in questo documentario per gettare una luce sull’industria alimentare globale (in particolare quella statunitense). Negli ultimi cinquant’anni il nostro modo di nutrirci è cambiato più di quanto è avvenuto in diecimila anni, eppure per vendere i prodotti alimentari ci si serve ancora di immagini di un mondo rurale e agreste anche se con quel mondo il prodotto alimentare non ha più nulla a che fare. Un film-inchiesta che denuncia ferocemente il sistema del profitto ai danni della salute. Il tentativo è quello di svelare ciò che avviene nelle grandi industrie alimentari e che ci viene deliberatamente nascosto con il consenso delle istituzioni. Dopo averlo visto, cambierete modo di guardare il cibo.

SUPER SIZE ME MORGAN SPURLOCK

Per girare un documentario, mangia per trenta giorni solo da McDonald’s. È un pazzo o un genio? Super Size Me è sicuramente uno dei documentari più interessanti e inerenti alla corretta alimentazione. Morgan Spurlock ha cercato di dare una risposta all’obesità, una malattia a tutti gli effetti che colpisce migliaia di persone in Usa, intervistando esperti in materia ma soprattutto cibandosi unicamente dal McDonald’s tre volte al giorno per un mese intero. Un esperimento atroce che rischia di far rimettere il fegato al coraggioso regista. La multinazionale più famosa al mondo si è offesa dopo la visione di questo lavoro però ha abolito le razioni Super Size: e d’altronde, come si chiede Morgan, “perché mai dovremmo bere 2 litri di Coca Cola a pasto?

Gli ingredienti di questo libro sono unici. È infatti la prima guida che raccoglie i “ristoranti con l’anima” in Italia: locali che hanno scelto di far entrare in cucina prodotti biologici, dell’orto, di produzione locale, a filiera corta, di commercio equo e solidale, vegetariani e vegani, artigianali, legati alla biodiversità o a Presìdi Slow food, “resistenti” alla mafia o frutto del lavoro di cooperative sociali. I loro piatti sono capolavori del gusto e del giusto: solari come un abbinamento tra una pasta di grano Senatore Cappelli e il vino Centopassi di Libera. Dal cappello del cuoco compare per magia la dignità del lavoro di persone disabili, il rispetto dell’ambiente e dei viventi, il valore della tradizione, l’uso di energie rinnovabili, il rifiuto di ogni spreco, la partecipazione alla rete dell’economia solidale, la corretta alimentazione. Umberto Di Maria è un abile cuoco e viaggiatore a piede libero, di professione giornalista.

Un libro sconvolgente che ti insegna a eliminare la “Dipendenza da Zucchero” e a riscoprirti più sano e più snello. Se siete grassi, se soffrite di emicranie, di ipoglicemie o di acne, il flagello Sugarblues vi ha colpiti. Proprio come l’oppio, la morfina e l’eroina, lo zucchero è una droga distruttiva, che dà assuefazione, dal momento che ne consumiamo ogni giorno in tutto - dal pane alle sigarette - tanto che in base agli studi medici tutta la società è prediabetica: “Il diabete è senza dubbio la malattia più diffusa in Italia, avendo raggiunto una prevalenza superiore al 3% con una netta tendenza verso un progressivo incremento nel tempo”. Questo libro autobiografico, che ripercorre la storia personale dell’autore e quella dell’uomo nei secoli, è l’aiuto che cercavate per superare la tossicodipendenza da zucchero e ritrovare la salute e la gioia di vivere senza malesseri continui (in particolare emicranie). E’ un forte atto di accusa alla congiura economica e sociale che si è andata formando nel tempo a nostro danno.

MUSICA IL BARBIERE DI SIVIGLIA GIOACCHINO ROSSINI

È stato sia uno dei più importanti creatori del bel canto italiano (oltre trenta opere), sia un devoto appassionato di cucina. “Non conosco un’occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente. L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni” diceva Gioacchino Rossini. Sono state scritte fior di biografie di Rossini, per metà fatti reali e per metà leggenda, piene di aneddoti gastronomici. Da ragazzo, scrivono i biografi, a Rossini piaceva molto gustare il vino servito a Messa. Viene riportato inoltre che, alla “Prima” del Barbiere di Siviglia, Rossini elaborò una lunga e dettagliata descrizione per una nuova ricetta di un’insalata che, naturalmente, fu denominata “insalata alla Rossini”. Quel che è certo che a noi rimangono oggi le sue magnifiche opere, un omaggio all’Italia e al suo patrimonio gastronomico. Come il Barbiere di Siviglia che raccoglie intorno alla sua creazione numerosi aneddoti sul cibo.

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PLAT DU JOUR MATTHEW HERBERT

Un prodotto decisamente concettuale, intelligente e raffinato. Più o meno ispirato alla lettura di “Fast Food Nation”, questo album del 2005 esplora alcuni dei topoi più imbarazzanti dell’odierno mondo alimentare, come la vita dei polli allevati in batteria, lo zucchero nascosto nei cibi (“Hidden sugar”), la sanità alimentare (“An apple a day”), le barrette dietetiche, ma si spinge oltre, giungendo alla critica della pena di morte (con la collaborazione di Heston Blumenthal che ha ricostruito l’ultimo pasto di Stacey Lawton, un innocente condannato a morte nel 2001) e alla guerra in Iraq. Dopo una ricerca con il fido registratore attraverso tutto il Regno Unito durata due anni (al fianco di esperti e autorità) e dopo sei mesi di lavoro in studio, Mr. Herbert ci svela i segreti del cibo, o meglio, i segreti delle grandi corporation dell’industria alimentare attraverso la minimal techno. a cura di Maurizio Bongioanni Settembre - Ottobre 2012 | DOLCE VITA


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MUSICA REGGAE VIBRATIONS JAMAICA HISTORY, I GIORNI DELLA VIOLENZA Nel ricordare una data importante come quella del 6 agosto del 1962, è giusto anche riportare in superficie le pagine nere dell’ancora breve storia della Jamaica in questi primi 50 anni da paese indipendente. Lo faccio riproponendo un documentario che la BBC fece uscire dieci anni fa proprio in occasione del quarantennale dell’indipendenza dell’isola. E’ un modo per conoscere più da vicino fatti ed episodi che molti, seppure appassionati di reggae e dancehall, ignorano o conoscono poco. Eppure per capire la musica di un paese e di un popolo, �� necessario conoscerne almeno sommariamente la storia perché, in caso contrario, non si riuscirà mai a capire fino in fondo cosa quelle canzoni e quelle parole vogliono esprimere. Il documentario della BBC si chiama “Blood And Fire” ed è curato da Robert Backford. Certo la cosa ideale sarebbe visionarlo con i sottotitoli in italiano, ma anche nella sua versione originale, la pellicola riesce a restituirci alcuni episodi centrali, prima e dopo l’indipendenza. Quello che “Blood And Fire” vuole dimostrare è che quell’evento così centrale nella storia della Jamaica è stato sin da subito, come è successo in altri paesi, solo un atto formale concesso dagli inglesi solo perché già sapevano come il controllo e il comando comunque non lo avrebbero mai perso, complici i politici locali. La Jamaica diventa così vittima del neocolonialismo, quello che si esercita con il potere economico e tenendo costantemente in condizioni destabilizzanti il paese che si vuole controllare. Passano solo 15 anni da quel giorno di festa e la politica jamaicana è già profondamente divisa in due fazioni, entrambe legate a delle zone di Kingston nelle quali si creano pericolosi legami con i “don” e con le loro attività criminali. Una escalation progressiva che raggiunge il suo apice nel 1976 quando oltre mille persone perdono la vita nelle strade di Kingston a causa degli scontri armati tra le fazioni del PNP (People National Party) e JLP (Jamaica Labour Party). Se la Jamaica non cresce economicamente e socialmente è soprattutto a causa di questa costante condizione di instabilità, alimentata a partire dagli anni ’70 in particolar modo dagli Stati Uniti, impegnati affinché la Jamaica non diventasse la nuova Cuba. Il documentario passa attraverso tutte queste fasi con suggestive immagini di repertorio e ci ricorda a noi e a tutti i jamaicani, che la parola indipendenza è un termine vuoto per le direttrici che la storia ha preso a partire da quel 6 agosto del 1962.

STEPHEN MARLEY Il secondogenito di Bob Marley, Stephen Marley, ha toccato Roma ed altre città italiane nel corso del suo tour europeo, dopo aver trionfato a pieno titolo, ancora una volta, agli ultimi Grammy Awards, con il suo ultimo album Revelation Part 1 - The roots of life. Con il tuo ultimo album hai conquistato di nuovo un prestigioso premio come il Grammy. Sei soddisfatto per questo riconoscimento del tuo lavoro? Sono più che soddisfatto! E sono molto grato a chi ha premiato il mio lavoro. E’ bello fare musica e cantare canzoni positive, soprattutto in un mondo di oggi così distruttivo e pieno di negatività. Sono felice di essere qui a condividere tutto questo con voi, che avete risposto in maniera eccellente! Stai lavorando ad un nuovo disco, seguito del fortunato Revelation part 1-The root of life. Sarà una versione acustica del precedente o troveremo nuove tracce e nuove sonorità? Il nuovo disco non sarà acustico, il concetto di base è il roots, ma sarà anche un mix di hip hop, rock, conscious music. Andremo a ricercare le fondamenta dell’hip hop, è un album diverso e uscirà molto presto. Insieme a te sul palco abbiamo visto esibirsi tuo figlio Jo Mersa, cosa ti aspetti da lui? Jo fa parte del futuro, quello che spero è che sotto la protezione di Dio sappia sempre cosa sta facendo e dove sta andando, e conservi la sua integrità. Non presso mio figlio, non sono stato io a dirgli di fare musica, è stata una sua scelta. Ha 21 anni, cosa posso fare se non cercare di supportarlo e amarlo? Francesco “Versoescondido” Iampieri

fonte: misterbigga.wordpress.com

L’uomo più veloce del mondo si allena tra cocci di vetro, cartacce di patatine e bucce d’arancia lasciate a terra da un vecchio rasta che, per 20 dollari giamaicani al pezzo (circa 15 centesimi di euro), vende frutta agli atleti assetati. Si allena nel frastuono della musica dancehall (una versione più dura e veloce del reggae) sparata da una baracca lì vicino, tra sciami di bambini che prendono la rincorsa scalzi e, accompagnati dallo sguardo liquido e caraibico degli allenatori, si lanciano nella piscina di sabbia del salto in lungo atterrando tra insidiosi tappi di latta. Fine giugno, Stadium East di Kingston, Giamaica, terra da 800 morti ammazzati l’anno e incubatrice di una linea genetica capace di modellare le creature più saettanti della storia: Asafa Powell,

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Veronica Campbell e, adesso, Usain Bolt. Gigante di 6 piedi e 5 pollici (più di 1 metro e 98 centimetri), Bolt lo scorso maggio a New York, vestito in canotta e pantaloncini neanche fosse appena tornato dalla spiaggia di Negril («le tutine tecniche proprio non le sopporto»), ha strappato al connazionale Powell il record mondiale dei 100 metri: 9 secondi e 72 centesimi. (…) E pensare che il suo allenatore Glenn Mills, un giamaicano di 56 anni con la testa pelata e la pancia enorme che osserva gli allenamenti stravaccato su una panca con le gambe appoggiate sulla ruota di un camion, non lo voleva neppure far correre: «Diceva che in partenza ero troppo lento, e che per valorizzare l’allungo avrei avuto bisogno almeno di 200 metri», racconta Usain, mentre trasporta due pesanti pedane di ferro che utilizzerà per provare e riprovare le partenze, tutto il santo pomeriggio. (…) fonte: max.gazzetta.it

Settembre - Ottobre 2012 | DOLCE VITA

a cura di T-Action

HAMBURGER, BIRRA GUINNESS E REGGAE: I SEGRETI DI USAIN BOLT


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NEWS FUCK TO THE FAKE

Tre, quattro stages e si pretende d’insegnare un passo che viene visto solo come tale, solo un gesto puramente tecnico e non la storica ripetizione di quanto un b-boy dall’altra parte del mondo ha eseguito esattamente uguale anni prima cercando un modo per comunicare attraverso il suo corpo un’emozione che gli stava scoppiando nel cuore. Adoro i miei ragazzi, allievi volenterosi che ad ogni backspin mi regalano una gioia profonda, che ad ogni toprock vissuto con stile, che trasmette il flow di cui sono capaci, aggiungono un gradino alla scala che li condurrà al loro sogno di partecipare, e perché no vincere, un contest. http://www.myhiphop.it/2012/ 07/17/fuck-to-the-fake/

EYEWRITER

Benvenuti a questo nostro terzo appuntamento con il WRITING. Nella speranza che i due precedenti servizi vi siano piaciuti, oggi vorrei trattare la storia di un writer della Old School losangelina, il suo vero nome è Tony Quan meglio conosciuto come TEMPT ONE. Tempt iniziò a «scrivere» nei primi anni ’80. Ha saputo fondere la scrittura tradizionale «cholo» con lo stile di New York per così creare un unico stile di Los Angeles. http://www.myhiphop.it2012/06/03/ 04/24/eyewriter/

SNOOP DOGG SI DÀ AL REGGAE. E CAMBIA NOME

Un’illuminazione misticostupefacente per il rapper: ‘Mi sento Bob Marley reincarnato’. “Troppa marijuana” è il commento dei più perfidi ora che Snoop Dogg ha annunciato un cambiamento di carriera, e di nome, abbastanza radicale anche per la sua carriera, fin qui costellata di decisioni e apparentamenti spesso difficili da seguire. Per nulla turbato dalla decisione della Norvegia di respingerlo alla frontiera, il quarantenne rapper californiano ha annunciato una svolta nella propria vita artistica: da adesso chiamatelo Snoop Lion, non più Dogg. http://www.myhiphop.it/2012/ 08/01/snoop-dogg-si-da-alreggae-e-cambia-nome/

STOKKA & MADBUDDY: OGNI STOP È SOLO UN ALTRO START

Ogni stop è solo un altro start. Lo cantavano i Casino Royale in The Future, lo riprendono tributandoli Stokka & MadBuddy in… The Future. E qui possiamo riassumere il periodo passato tra Blocknotes e #Bypass, un intertempo lungo sette anni. Di crescita, evoluzione continua. Dalle urla giovanili alle parole mature: questo il cambiamento più evidente; ma la qualità e l’attitudine della loro musica non ha avuto soluzione di continuità. http://www.myhiphop.it/2012/ 07/10/stokka-madbuddy-ognistop-e-solo-un-altro-start/ DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

MUSICA MYHIPHOP.IT NEWS

DA FIRENZE CON FURORE… OMAR RASHID Incontriamo oggi sulle pagine di MyHipHop.it Omar Rashid, ovvero Mr. Gold. Gold, già: un brand streetwear tutto italiano, con base a Firenze… lo avete visto sulle maglie di importanti rappers italiani e in numerosi eventi; un marchio strettamente underground ma non per questo meno efficace di altri… Cerchiamo di conoscere più a fondo allora il suo creatore… Omar, benvenuto tra le nostre pagine. Allora, parliamo un po’ di te: designer, imprenditore, writer, creativo… e qualcosa forse lo sto anche dimenticando… come ti descrivi? Ciao! Grazie dell’ospitalità. Sicuramente la definizione che preferisco è quella di designer in quanto il mio obiettivo da sempre è quello di realizzare una linea di abbigliamento street. Nel mondo dell’imprenditoria ci sono finito un po’ per caso o meglio mi è “toccato” diventare imprenditore per poter realizzare il mio scopo. Invece writer purtroppo non lo sono più da anni. Diciamo che sono uno che continua ad osservare la scena. Gold ormai è davvero molto conosciuta in Italia, anche grazie a collaborazioni importanti. Mi viene in mente subito quella con i Colle Der Fomento e le mitiche maglie “Ghetto Chic” (mi pare che tu e Masito abbiate collaborando anche oltre al progetto Colle, giusto?). Quanto è importante la visibilità nell’ambito musicale? E con chi ti piacerebbe instaurare qualche collaborazione? Per il Colle ho fatto le prime maglie con la catena di Anima e Ghiaccio e poi successivamente la t-shirt Ghetto Chic che è andata benissimo. In seguito abbiamo anche realizzato il vinile in edizione limitata di Balla coi lupi. Con Masito in realtà non abbiamo fatto niente al di fuori del Colle più che altro per pigrizia, ma sono certo che presto faremo qualcosa soprattutto perché Massimo si è messo seriamente a fare grafica ed è un mostro. La visibilità nella musica è fondamentale. Il mio pubblico è quello che ascolta la musica e se vede il proprio beniamino vestito in certo modo sicuramente ne viene influenzato. Per ciò che riguarda le collaborazioni devo dire che il mio massimo l’ho raggiunto nel momento in cui ho iniziato a collaborare con Elio e le Storie Tese (si lo so che non sono hip hop, ma sono il gruppo che apprezzo di più al mondo), quindi mi resta difficile dirti qualcun altro. Fortunatamente sono riuscito a collaborare con i più grandi nomi della scena italiana e mi piacerebbe continuare anche con le nuove leve. 2012: crisi, spread, ancora crisi, e un paese che in generale fatica a promuovere nuove forme imprenditoriali e soprattutto nuovi sistemi di comunicazione. Difficile essere imprenditori in questo momento? Fottutamente difficile. Ma come ho detto prima la crisi può essere un opportunità per cercare nuovi stimoli e creare qualcosa di nuovo. Continua: www.myhiphop.it/2012/ 07/03/da-firenze-confurore…omar-rashid/ Giovanni “Zethone” Zaccaria

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MUSICA ELECTRO ZONE Compilation Download Nuova rubrica musicale che nasce dalla collaborazione tra Dolce Vita e Lunatik. Il meglio della scena indipendente italiana in un’unica compilation in FREE DOWNLOAD su www.dolcevitaonline.it/musica

Audio Audio incontra la musica drum and bass negli anni ‘90, principalmente nella veste di dj, successivamente, seguendo la naturale evoluzione ed essendo sempre più interessato alla musica, inizia a produrre e si afferma come miglior produttore neuro funk del momento. Attualmente sta girando l’Europa ed è dj resident alle famose “teraphy session” di tutto il mondo. Come sei entrato in contatto con la cultura bass? Con la musica bass in generale? Ho cominciato intorno all’età di 15 anni, e quest’anno ne compio 34, quindi parecchio tempo fa, ne sono stato immediatamente preso, e dopo 15 anni eccomi qui! 15 anni, e non ho rimpianti. 

 Come hai iniziato a fare il Dj? Ho risparmiato un pochino, avevo un lavoretto, e sono riuscito a comprarmi dei BELT DRIVE DECKS, non potevo permettermi Technics perché ero solo un ragazzino, e ho cominciato così, e da lì mi sono appassionato. Sapevo che dovevo procurarmi dei Technics; pensa che mi sono fatto prestare i soldi da mio padre per comprarli... Così ho iniziato. Parlaci del tuo primo release su Virus Records…
 Il mio album Genesis Device? E’ stato un onore, era il mio secondo album, ho sempre voluto lavorare con questa label, e il mio sogno si è avverato. Era come se mi avesse offerto un contratto una squadra di serie A, questa è l’importanza che aveva per me. E’ l’unico modo in cui riesco a spiegarlo, hanno scelto me tra tutti gli altri, ed era una conferma che stavo facendo la cosa giusta.

 Che programmi usi per produrre i tuoi pezzi?

 Uso un programma chiamato Presonus Studio 1; ogni volta che lo dico alla gente mi guarda perplessa perché non ne hanno mai sentito parlare. È un sequencer abbastanza nuovo, non è né Logic né Cubase, è un misto di tutto, ed è eccezionale. Preferisci la produzione digitale o l’analogica? Per adesso uso il digitale. Quando ho cominciato avevo un set-up analogico, con un grande mixer, perché ho cominciato prima che si digitalizzasse tutto. Adesso il mio studio consiste in un laptop. Però sto pensando di ritornare all’impostazione analogica, perché ti dà un qualcosa in più, che adesso mi manca un poco. Raccontaci dei tuoi progetti futuri.

 Ho parecchie cose in preparazione; un disco su Renegade Hardware tra un paio di mesi, un 12” su Virus, ho cominciato a lavorare sul nuovo album per Virus... Tra 6 mesi aspettiamo un bambino, quindi vorrei finire tutto prima, perché poi sarò molto impegnato. Non uscirà tra 6 mesi ma ci sto provando. Sto cercando di produrlo al livello di Genesis Device, se non meglio.

 A cura di Anya Baglioni & Davide Sanesi (Suoni Alternativi) www.clokontv.com

DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

LUX Album: “MENOMALE” Singolo: “Volentieri” Etichetta: Seahorse Recordings Dopo aver battuto palchi di spessore e suonato con artisti di caratura internazionale, ci presentano una miscela alchemica di Rock, Folk e Psichedelia: tra atmosfere acustiche, input elettronici, archi maestosi, tracce scarne di pianoforte... DEGRINPIPOL Album: “EARWORMS” Singolo: “Feed the music” Etichetta: Seahorse Recordings Si muovono tra new wave, punk pop, ballads venate di pop e psichedelia... nel 2010, con il disco precedente, hanno ottenuto ottimi consensi anche all’estero. Ora ci riprovano con l’aiuto di Paolo Messere (Blessed Child Orchestra, Ulan Bator). IL MARCHESE Album: “CARNIVORO” Singolo: “Vivi veloce” Etichetta: Live Club/Libra Stoner rock potentissimo con fascinazioni che spaziano da Bukowsky a Francisco Goya... al terzo disco, schietti e diretti, impastano di violenza e carezze fondendo insoddisfazione, desiderio, rock ‘n’ roll. LE CARTE Album: “100” Singolo: “Il tempo che non vivo” Etichetta: La Rivolta Records Rock ben costruito, con riff irresistibili e linee vocali accattivanti, tra pop indie e rock classico italiano. Ascoltare il sostanzioso groove di “100” e il pop elettrizzante di “il tempo che non vivo” per credere. THIN WIRE UNLACED Album: “ALONG THE WAY INSIDE “ Singolo: “Resurrection” Etichetta: Moonbase Records Una band guidata da una fame musicale davvero sorprendente: metal, psichedelia, post-grunge... Energia, atmosfere introspettive e un sound avvolgente, per canzoni di grande impatto emotivo... SETTORE GIADA Album: “PER ELISA” Singolo: “Martire” Etichetta: Seahorse Recordings Nonostante siano un duo, Settore Giada sembrano una band a tutti gli effetti. Tra ballate e ritmi sincopati, dream pop e post rock, un disco lento, cinematico, dark, visionario, che penetra pian piano ad ogni ascolto.

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“L’aria che si respira è davvero indescrivibile, la musica è il filo conduttore di una serie di relazioni e stati d’animo che difficilmente trovi nella quotidianità.”

MUSICA ROTOTOM SPECIAL

Il Rototom Sunsplash festeggia i 50 anni d’indipendenza della Giamaica e le origini della musica reggae Nella splendida cornice spagnola di Benicassim, una graziosa località di mare nella costa est della spagna, si è svolta la 19° edizione del Rototom Sunsplash, qui per la sua 3° edizione. Purtroppo in Italia ci hanno privato anche di questo fantastico evento, ma fortunatamente la spagna ha deciso di adottarlo e il festival continua a vivere… L’aria che si respira è davvero indescrivibile, la musica è il filo conduttore di una serie di relazioni e stati d’animo che difficilmente trovi nella quotidianità. La gente, arrivata al Sunsplash da ogni parte del mondo, è talmente in sintonia e disponibile al dialogo ed al confronto che sembra quasi che le differenze linguistiche e culturali siano nulle. Ad aprire la settimana di concerti è Derrick Morgan, nonostante qualche acciacco ha sostenuto uno spettacolo di circa un’ora e mezza con una vitalità non indifferente. Tra i vari brani come I found a queen, In my heart, It’s true my Darling, The conquer l’artista ricorda con grande entusiasmo l’anniversario dei 50 anni di reggae music lasciandosi scappare qualche passo di danza. A seguire il mitico Beres Hammond ha continuato ad infuocare il palco del Rototom per lasciare il posto alla famosa famiglia giamaicana, Morgan Heritage, che è riuscita a creare un’atmosfera davvero unica di pace e armonia. Un’ottima serata per iniziare il festival… Durante la giornata le attività in programma sono tante e varie, insomma il rischio di annoiarsi non è proprio messo in conto! Si possono seguire i corsi dell’African Village sulla cucina, danza, musica e cultura Africana; o seguire le attività dell’area Vivere l’Energia suddivise secondo un programma settimanale che copre quasi tutta la giornata, tra le tante: yoga, meditazione, terapia olistica e naturale, risoterapia etc. Altra zona altamente frequentata è il Rototom Circus, ovvero lo spazio dedicato alla giocoleria con artisti di tutti i tipi. Accanto il Magico Mundo, la zona per i bambini, in cui diverse sono le attività in programma per far divertire i piccoli che non si sono lasciati mancare niente. Un ottimo modo per dare la possibilità alle famiglie, che si sono presentate numerose, di raggiungere il festival e di poterlo vivere appieno. Tra le tante attività organizzate, la musica, gli stand, i dibattiti e le conferenze, presso la Reggae University o il Foro Social, e le persone, che rendono speciale il festival, i giorni sono letteralmente volati!! Tra i vari servizi offerti dal festival anche la navetta che lo collega alla Sunbeach, spiaggia in cui è allestita una consolle e dove è possibile partecipare ad altre attività tra un tuffo e un sorso di birra. Al calar del sole l’appuntamento è nel Main Stage, e a seguire, nell’area Dancehall dove diversi artisti di alto spessore si sono susseguiti tra cui Giuliano Palma & the Bluebeaters, Etana, Jah Mason, Bass Odisssey, Barrington Levy, Steel Pulse, RDX, Ricky

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Settembre - Ottobre 2012 | DOLCE VITA


Alcune piccole testimonianze dal Rototom Sunsplash… Yurim, è una 25enne coreana, in viaggio per l’Europa... Ciao Yurim, come stanno andando questi giorni al Sunsplash? Molto bene! La gente è molto carica e ho conosciuto tante persone... poi il concerto di ieri degli Steel Pulse è stato sorprendente!! E’ la prima volta che vieni a questo festival? Si, sto facendo un giro dell’Europa... La prima tappa è stata il Rototom, imperdibile! Andrò a fare un giro in Italia e dopo visiterò qualche altro paese europeo. Sapevi che il Rototom, fino a 3 anni fa, era un festival italiano, poi a causa di svariati motivi, tra cui l’inasprimento delle leggi sulle droghe, è stato spostato a Benicassim? No, non lo sapevo! So che in Italia la legge sulle droghe è molto rigida ma non credevo si arrivasse a tanto... Mi dispiace non aver visitato il festival in Italia. Ultimi giorni di Rototom, l’aria di festa continua... Claudio è un ragazzo italiano, venuto in Spagna, direttamente a Benicassim, per vivere l’esperienza del festival più grande d’Europa... Siamo agli sgoccioli del Rototom Sunsplash... Come è andato finora il festival? Alla grande! Ieri sono stato a Benicassim per visitare il paese e fare un bagno a mare… il resto dei giorni sono rimasto dentro il festival e ho usufruito delle attività organizzate: yoga e lezione di djembe nell’African Village. Approfitterò degli ultimi giorni per fare qualche altra attività. Sei stato a qualche edizione italiana del festival? No! Purtroppo il periodo in cui si svolgeva in Italia, prima settimana di Luglio, era sempre sfavorevole per poter partire… Purtroppo e finalmente riesco a combaciare gli impegni ed essere qui!!

Trooper, Black Chiney, Tanya Sthepens, Alpha Blondy, Zion train, Marcia Griffiths con Andrew Tosh & Ky-maney Marley, la queen of reggae con i due noti figli d’arte, spettacolo! In gran forma e con un vestito dai colori jamaicani apre il live con la magica “Get up, stand up!”, continua con canzoni che ci portano indietro nel tempo, agli albori della reggae music come Natural mistic, Fell like jumping… A metà live ecco comparire Andrew Tosh che ci delizia con la canzone del padre, Legalize it. Dulcis in fundo è Ky-Mani Marley a salire sul palco portando con sé good vibes che infuocano la folla. Immancabile “Get up, Stand up” cantata da questi tre artisti in combination… Un momento magico che ha unito le seconde generazioni della musica reggae con le prime per creare così una perfetta sintonia e regalarci uno show mozzafiato. La zona dub è stata una delle aree preferite durante la notte, anche qui artisti di grande spessore si sono esibiti per concludere nel migliore dei modi con gli Iration Steppas.

Qual è il concerto più bello che hai visto finora? Marcia Griffiths feat. Andrew Tosh & Ky-Maney Marley, vere leggende della reggae music!

Posso dire che l’organizzazione è stata impeccabile e che grazie all’ampio programma, non solo musicale, la partecipazione al Rototom è stata molto più intensa e sicuramente emozionante. Una settimana in questo piccolo mondo è indubbiamente un’esperienza da aggiungere al proprio bagaglio culturale, il clima che si respira è unico, l’armonia e il rispetto per altri rende il Sunsplash un piccolo paradiso tinto di rosso, verde e giallo… Enrica Cappello DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

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Freddie Mercury

MUSICA LEGENDS

Farrokh Bulsara nato il 5 settembre 1946 a Zanzibar è diventato Clone”. I queen vissero forse anche per questi aspetti estremi mito grazie alla sua voce, ricordato da tutti come Freddie Mercury della personalità di Mercury un periodo di crisi decidendo di il Frontman dei Queen. Nasce in India da una famiglia di etnia sciogliersi. Nel 1983 il gruppo si riunisce sfornando l’Album The Parsi, presto i genitori si trasferirono in Africa per via del lavoro Works seguito dall’omonimo tour. Il 13 luglio 1985 presero parte del padre, un funzionario governativo e lui rimase con la zia e al Live Aid per raccogliere fondi per la popolazione etiope, con la nonna nel protettorato britannico. Inizia a prendere lezioni un’esibizione sfolgorante che lo consegnerà alla storia come di musica a sette anni, aveva la curiosa capacità di riuscire a il più grande Frontman della storia del Rock. La sua arte trova riprodurre con il pianoforte quello che ascoltava alla radio, a compimento nella stesura di brani come: Bohemian Rhapsody, scuola amava seguire sport come il ping pong ed era un buon Seven Seas of Rhye, Killer Queen, Somebody to Love, Good velocista e un abile pugile, adorava disegnare ma la sua grande Old-Fashioned Lover Boy, We Are the Champions, Bicycle passione era la musica. Durante l’adolescenza ascoltava per lo più Race, Non Stop Me Now, Crazy Little Thing Called Love e musica indiana soprattutto di Lata Mangeshkar, successivamente Play the Game scrivendo di suo pugno dieci delle diciassette si avvicinò alle note di Aretha Franklin, The Who, Jim Croce, canzoni del Greatest Hits dei Queen; tendendo spesso a scrivere Elvis Presley, Led Zeppelin, The Rolling Stones, Jimi Hendrix materiale musicalmente complesso come “Bohemian Rhapsody” e John Lennon. All’età di 17 anni si trasferisce che è aciclico nella struttura e comprende decine di con la sua famiglia a Londra per via della difficile Mercury con capelli accordi. Oltre ai suoi impegni con i Queen, Mercury situazione politica dell’isola di Zanzibar, e si iscrive ha creato due album solisti e diversi singoli spesso lunghi e unghie al politecnico di Isleworth per studiare arte. I suoi in collaborazione con il produttore e compositore smaltate eccentrico italiano Giorgio Moroder, tuttavia il suo impegno primi gruppi gli Ibex e i Sour Milk Sea si sciolsero velocemente. Durante i corsi di studio a Ealing animale da palcoscenico da solista non ebbe il successo commerciale conosce Tim Staffel, cantante e bassista degli Smile paragonabile a quello raggiunto con i Queen. trasformava le band di cui facevano parte anche il chitarrista Brian performance dei Queen Mercury si ammala negli anni ottanta decidendo May e il batterista Roger Tylor, cercò di unirsi al di mantenere il massimo riserbo sulla sua malattia in spettacoli teatrali, fino all’ultimo periodo di vita. Nel 1989 decise gruppo come seconda voce ma non vi riuscì per stringendo l’opposizione dello stesso Staffel che tuttavia dopo di sottoporsi ad analisi più approfondite e venne con il pubblico un il flop di Earth/Step On Me abbandonò i due a conoscenza di aver contratto il virus dell’HIV e compagni che incoraggiati da Bulsara decisero di dopo qualche tempo l’AIDS, abbandonando cosi lo profondo legame… andare avanti e cambiare nome, nascono cosi i spettacolo e ritirandosi a vita privata; di se stesso Queen, Freddie disse: “Ho pensato al nome “Queen”. È solo disse: Ho vissuto per il sesso. Sorprendentemente, ora vivo nella un nome, ma è molto regale ovviamente, e suona benissimo. maniera opposta. L’AIDS ha cambiato la mia vita. Ho smesso È un nome forte, molto universale e immediato. Ha molte di uscire, sono diventato quasi una suora. Ero estremamente potenziali visuali ed è aperto a tutti i tipi di interpretazioni”. promiscuo, ma ho smesso. Quello che è più importante è che Il 27 giugno 1970, i tre più il bassista Mike Grose che verrà poi non mi manca quel tipo di vita. Chiunque sia stato promiscuo sostituito definitivamente con John Deacon, si esibirono per dovrebbe fare un test per l’AIDS. Fece la sua ultima apparizione la prima volta in pubblico in un concerto di beneficenza per la televisiva durante i BRIT Awards nel 1990, l’ultimo video musicale Croce Rossa. Nel 1972 cominciarono a lavorare per il loro primo fu These Are the Days of Our Lives, in cui appare dimagrito e album e nel 1973 firmarono il loro primo contratto con la EMI debilitato. Il funerale fu per pochi intimi nel cimitero di Kensal per il mercato europeo e con la Elektra Records per il mercato Green Cemetery celebrato da un sacerdote zoroastriano, lasciò americano e giapponese. Nei primi anni settanta Mercury prende buona parte dell’eredità alla sua compagna e grande amica Mary consapevolezza del suo orientamento sessuale espresso nel 1974 Austin, inoltre furono lasciate consistenti somme ai suoi più stretti alla rivista New Musical Express con la simpatica affermazione di collaboratori ed amici e ad un fondo per combattere l’AIDS che essere “gay come una giunchiglia”. Mercury con capelli lunghi e lo aveva ucciso. Considerato tra i più influenti artisti della storia unghie smaltate eccentrico animale da palcoscenico trasformava del rock viene classificato da Rolling Stones al 18esimo posto tra le performance dei Queen in spettacoli teatrali, stringendo con il i migliori 100 cantanti di sempre ma questo è un vistoso errore pubblico un profondo legame, negli anni ottanta si fece crescere i della rivista americana. baffi e tagliò i capelli ricordando il look ipermascolino del “Castro Robert Murphy DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

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VITE CRONACHE DA DIETRO IL CANCELLO

Allenamento in carcere Il tema di questo numero è ghiotto Fratelli e la saggezza dei proverbi latini non è ancora stata smentita nei 2mila e passa anni che sono seguiti… Se una corretta alimentazione ed un minimo di attività fisica nella vita di tutti i giorni contribuiscono in maniera determinante a mantenerci sani, “Dietro il cancello” allenarsi è VITALE. Molti carcerati raggiungono livelli di forma fisica da fare invidia agli atleti professionisti ed oltre a preservarli da un decadimento fisico che dietro le sbarre corre velocissimo a causa delle condizioni DISUMANE in cui lo Stato mantiene i propri cittadini imprigionati (anche quelli non ancora giudicati!!!) spesso è proprio quello che li salva dalla pazzia, o meglio, entrano in altre forme di pazzia meno pericolose e più compatibili con il loro domani, quando saranno di nuovo liberi. Questo non significa che sia sempre sufficiente allenarsi ed alimentarsi correttamente (per quanto possibile e soprattutto avendo denaro, altrimenti si è costretti a mangiare il poco e pessimo cibo che l’Amministrazione Penitenziaria somministra attraverso ditte appaltatrici di cui ho ampiamente parlato in precedenza proprio su queste pagine). Alcuni raggiungono livelli di vera e propria disciplina maniacale, contando, dosando e calibrando proteine e carboidrati, sperimentando su se stessi e sui compagni con cui condividono passione e prigionia, schede ginniche e menu adeguati, comprando la carne nei giorni “di palestra” (uno o due a settimana), facendo incetta di uova, delle quali consumano soltanto l’albume per l’altissimo contenuto proteico ed arrivando a contare 22 “pennete”... o fusilli, per non eccedere nei carboidrati, condendole con mezzo cucchiaio di olio crudo, per non alimentarsi di grassi saturi... V’è un altro aspetto che definirei teneramente ingegnoso, riguardo alla “ginnastica” in carcere ed è quello dell’uso di ciò che si ha a disposizione per poter fare gli esercizi, così è un continuo fare e disfare attrezzi di fortuna ricavati dalle

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confezioni dell’ammorbidente, piuttosto che dalle bottiglie d’acqua, riempiendoli di sale e legandole con pezzi di lenzuolo per ottenere un peso sufficiente a farli diventare le estremità di un bilanciere di fortuna, la cui sbarra si ricava dai manici di scopa, oppure inventandosi posizioni improponibili tra brande e sgabelli per tricipiti e quant’altro (tutto ciò è chiaramente vietato e viene in parte fatto di nascosto, in parte tollerato dal personale di Polizia penitenziaria, spesso più comprensivo ed elastico dei regolamenti che deve far rispettare). Nelle sovraffollatissime carceri italiane, dove nel mese di luglio 2012 si sono SUICIDATE 13 PERSONE, 10 detenuti e tre agenti di Polizia Penitenziaria, tra cui un graduato di livello (fonte: La Stampa) si è rinchiusi 20 e più ore su 24 in spazi che anche per allevare i maiali sarebbero fuori legge e non è una battuta, l’alternativa all’attività fisica sono le benzodiazepine, i sonniferi, gli psicofarmaci, che riducono le persone a larve, a zombie di cui chi è responsabile dovrebbe vergognarsi ed essere forse rinchiuso nelle stesse condizioni (solo per poter capire, personalmente sono ABOLIZIONISTA). Gli stessi Agenti fanno uso di farmaci a causa dei turni massacranti a cui vengono sottoposti per supplire alle carenze di organico e che a lungo andare compromettono l’architettura del sonno, ma a differenza dei reclusi che non possono in qualche caso le associano all’alcool, il che è DELETERIO perché fa perdere a volte la rotta, a volte il controllo. Trovo che tutto questo sia una sproporzionata ed esasperata proiezione di quanto succede anche nella società al di là del muro... qualcuno ce la fa... qualcun altro si perde per sempre o abbandona il gioco... direi piuttosto triste se pensiamo a tutto quello che il dono della vita e la nostra dotazione di base ci permetterebbe di fare... detto questo, vi abbraccio Fratelli e per cercare di somigliare a ciò che dico, vado a fami una ventina di vasche a nuoto. Maurizio Gazzoni - jazzon@libero.it

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EXTRA IL PUNTO Il nostro corpo e la nostra mente sono le uniche vere ricchezze che ci appartengono Nella società del “progresso” che ama cibarsi di stress, di competizione e di sogni venduti un tanto al chilo al mercato delle illusioni, il concetto di salute è un qualcosa di molto relativo i cui contorni spesso sono destinati a perdersi nell’imponderabile. Quando si parla di salute, generalmente lo si fa sotto forma di business, in funzione della presenza di una malattia che necessita di essere curata tramite la terapia farmacologica o quella chirurgica. Nel mondo del mercato anche la salute trasmuta allo stato di merce, con annesso codice a barre che ne identifica il prezzo. Una merce di fatto molto rara che i nostri ritmi di vita e le nostre abitudini contribuiscono in maniera significativa ad annientare. Viviamo costantemente immersi in una cacofonia di stimoli indotti che minano in profondità il nostro equilibrio nervoso, producendo ansia, paura di non farcela e tensioni emotive di varia natura esacerbate all’inverosimile. Spesso all’interno di agglomerati urbani dove impazza il traffico automobilistico, l’aria è irrespirabile e tanto l’asfalto quanto il cemento risultano presenze immanenti che ci avvolgono fra le proprie spire. Mangiamo cibo spazzatura, profondamente artefatto e di derivazione industriale e spesso pranziamo in maniera disordinata, nel corso di pause faticosamente ritagliate all’interno delle nostre giornate. Molte volte in piedi, in maniera automatica, senza alcun

entusiasmo e alcun piacere. La sedentarietà è diventata la nostra compagna più fedele. Seduti in macchina per andare al lavoro, seduti al pc durante la giornata lavorativa, seduti davanti alla TV la sera e poi ancora seduti in auto durante il weekend, per andare al centro commerciale a fare shopping, al mare a coricarci in spiaggia, o semplicemente a fare un giro in macchina. Generalmente non troviamo il tempo per fare sport, ma quando accade il contrario anche lo sport viene troppo spesso interpretato in maniera distorta, rivelandosi molto più funzionale al business piuttosto che non alla nostra salute. Pratichiamo lo sport come si trattasse di un dovere più che di un piacere, spesso con l’unico scopo di perdere i chili di troppo e molte volte lo facciamo al termine d’intense giornate lavorative, quando il nostro corpo è troppo stanco. Da quando suona la sveglia al mattino a quando la notte ci corichiamo, non facciamo altro che calpestare la nostra salute psicofisica, nonostante essa costituisca il bene più caro di cui disponiamo. Per preservarla o recuperarne l’integrità è necessario innanzitutto cambiare noi stessi. La salute non è una merce che si può acquistare al supermercato, ma la parte più preziosa di noi che resterà tale solamente se sceglieremo di portarle rispetto. Quel rispetto che implica uno stile di vita profondamente differente da quello imposto dalla società del “progresso”, applicando il quale potremmo avere la grande sorpresa di ritrovare, oltre alla salute, anche quella gioia di vivere ormai da troppo tempo dimenticata.

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Marco Cedolin

VITE DE VINO VERITAS

Vitigno quasi sconosciuto fino a pochi anni fa e ora famosissimo, apprezzato per la sua intensità, oggi ne degustiamo una versione in purezza. All’analisi visiva, troviamo un bel colore rosso rubino, gli “archi” formati dagli alcoli non sono molto ampi nonostante la sua gradazione alcolica. All’esame olfattivo troviamo profumi pronunciati, in primo piano un sentore etereo, un po’ oltre si avvertono gli aromi floreali, violetta, ma anche frutti rossi come il ribes e per finire nei toni speziati di liquirizia e menta. All’esame gustativo un vino secco, caldo, morbido e poco fresco, abbastanza tannico, con tannini vellutati e piacevoli. Per quanto riguarda gli accostamenti il Negramaro 100% è abbinabile con carni rosse al forno, selvaggina da piuma, ma anche con dei primi complessi come le lasagne. Ma se volete apprezzarne le qualità abbinatelo ad una degustazione di piatti tipici salentini, trionfo della cucina mediterranea. Gennaro Maulucci erbavino@gmail.com

Ipa del Birrificio del Ducato I fiori di luppolo sono ricchi di alfa-acidi sostanze che contribuiscono nel rilasciare quel sapore amaro alla birra, a questa famiglia appartengono il Challenger, il Saaz, il Simcoe, e sono definiti luppoli amaricanti. I luppoli aromatizzanti sono ricchi di olii essenziali e vengono utilizzati alla fine della preparazione della birra (dryhop) per completare il bouquet, a questa famiglia appartengono, il Centennial, il Citra, il Brambling Cross. Per avvertire i profumi del luppolo basta sfregare un fiore tra le dita e annusare. Tutti i luppoli si possono utilizzare per entrambi gli scopi ma è l’arte del birraio a trovare la perfetta combinazione, negli ultimi tempi molti sono i birrifici che producono birre monoluppolo. IBU (International Bittering Unit) è l’unità di misura dell’amaro che nel caso di birre Lager, Stout o Porter è un valore basso, che sale con le Ale inglesi e sopratutto con le India Pale Ale sopratutto americane che talvolta possono arrivare a numeri a tre cifre, caratteristica che per i devoti del luppolo questo è sicuramente un valore aggiunto. IPA del Birrificio del Ducato è una birra ispirata alle americane della West Coast, color arancia dalla schiuma bianca e molto persistente, profuma di resina di pino, agrumi e frutta tropicale, birra elegante. In bocca sa di malto e miele, albicocca secca e frutta esotica matura, l’amaro si fa attendere, è intenso ma pulito e bilanciato. Non estrema, piacevole e di facile beva. Una gran bella IPA italiana. Cheersmate!!! Alla prossima... Junkaos aka L’Hop non è mai Trop www.beershopbari.it DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

VITE BIRRA CORNER

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Sud Africa: l’anima sportiva del Continente Nero Quando una squadra del Sud Africa vince una competizione, una cacofonia di clacson, applausi e fuochi d’artificio rimbombano per le strade delle più grandi città. L’adrenalina nazionale aumenta e forse anche il PIL sale. Il Sud Africa vive per lo sport e spesso, il lunedì mattina le facce dei sudafricani riflettono il weekend sportivo appena trascorso. Lo sport, più di ogni altra istituzione nazionale, è stato in grado di guarire vecchie ferite a livello politico ed economico. Rimane nella storia la vittoria da parte degli Springboks della Coppa del Mondo di Rugby, in casa nel 1995, quando Nelson Mandela indossò la maglia numero 6 del capitano della squadra - Francois Pienaar, un Afrikaner bianco – e i due si abbracciarono in un gesto spontaneo di riconciliazione razziale che toccò i cuori di tutto il paese. Durante il periodo dell’apartheid, lo sport era una questione prettamente razziale, ne fu un esempio il giocatore di cricket di Città del Capo Basil D’Oliviera: un talento mondiale punito perché aveva il colore “sbagliato” della pelle. Squalificato dalla squadra di Città del Capo, D’Oliviera andò a vivere in Inghilterra nel 1960, diventando una delle stelle della squadra inglese. Quando, nel 1968 fu selezionato per un tour dell’Africa, il governo del Sud Africa lo bandì e questo atto offese anche i britannici più conservatori che pian piano trasformarono il Sud Africa nella patria dello sport internazionale. Questo è stato uno dei primi momenti sportivi che ha aiutato a guarire la spaccatura razziale del paese. Fu quindi nel 1992 che il paese tornò alle Olimpiadi per la prima volta, dopo essere stato escluso 32 anni prima. Nella finale femminile dei 10.000 metri di Barcellona, due ragazze dominarono il campo, correndo spalla a spalla, giro dopo giro: una era la sudafricana Elana Meyer, l’altra era l’etiope Derartu Tulu. Quest’ultima fu la prima donna africana a vincere un titolo olimpico, ma il momento memorabile fu quando la Tulu e la Meyer si abbracciarono correndo il giro d’onore insieme, ciascuna avvolta nella bandiera nazionale del proprio paese: una Afrikaner bianca e una nera africana insieme! I principali sport in cui eccelle il Sud Africa sono i giochi aristocratici inglesi del rugby e del cricket e per oltre un secolo le squadre Sud Africane hanno tenuto testa a molti dei loro acerrimi nemici come Inghilterra, Australia, Nuova Zelanda. Ma è il calcio, o come viene chiamato in Sud Africa, il soccer, a conquistare i cuori della maggioranza sudafricana, il Sud Africa non è un gigante del calcio a livello mondiale ma è seguito intensamente e la qualità del gioco locale continua a migliorare, come dimostra il crescente numero di giocatori sudafricani che si spostano per giocare nei club europei più prestigiosi. Ma il Sud Africa non è solo rugby, cricket e soccer, questo territorio africano ha allenato molti campioni del mondo tra i quali nuotatori, atleti, surfisti, golfisti e giocatori di tennis. Inoltre, è la patria mondiale delle strutture sportive d’eccellenza in grado di ospitare decine di migliaia di spettatori in tutta comodità, ne è un esempio il Newlands Stadium, situato ai piedi delle montagne di Città del Capo o i meravigliosi campi da cricket Wanderers di Johannesburg. Ma se si preferisce praticare sport per sé stessi e non solo guardare i grandi gareggiare, il Sud Africa è una destinazione mozzafiato e sarà difficile effettuare una scelta. Per gli amanti del golf, il Sud Africa è un vero paradiso: solo a Città del Capo ci sono 10 campi da golf ben tenuti e accessibili. Vicino alla città di George sulla Garden Route si trovano i famosi campi da golf di Fancourt e Pinaccle Point considerati i migliori al mondo. Inoltre in tutti i campi offrono il servizio di ristorazione e di pernottamento. Per gli amanti del surf la costa occidentale, a sole due ore di macchina della città, offre una delle onde sinistre più belle al mondo, in una spiaggia incontaminata spesso visitata da foche, delfini e balene. Un altro tesoro del Sud Africa, la Jeffrey’s Bay sulla costa sud-orientale, ospita ogni inverno uno dei campionati mondiali più importanti del Mondo. Per la sua particolare posizione sulla punta meridionale dell’Africa, Città del Capo è un luogo molto ventilato sia in estate sia in inverno. Il famoso “Cape Doctor”, vento da sud-est costante da ottobre a marzo, oltre a ripulire l’aria delle città dall’afa, dallo smog e dalle nuvole, garantisce agli appassionati di windsurf e kitesurf un divertimento assicurato. Anche qui le condizioni variano da acqua piatta a lunghe onde oceaniche parallele alla spiaggia alte fino a 4 metri. Per gli appassionati del climbing, la catena montuosa che si sporge lungo la penisola di Città del Capo e prosegue verso est e ovest fino alle DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

VIAGGI OLTRECONFINE

Drankensberg Mountains nel Lesotho, è uno dei posti più rinomati a livello mondiale per l’arrampicata sportiva. Molte zone sono attrezzate e curate, altre però sono ancora naturali e sono più adatte per il climbing tradizionale. Anche il ciclismo e la Mountain Bike sono molto praticate e non mancano strutture attrezzate e percorsi organizzati, nel mese di Marzo, inoltre, si svolge la gara ciclistica di Cape Argus, famosa per avere il maggior numero di partecipanti al mondo. Una delle esperienze più emozionanti al mondo è sicuramente l’incontro con il grande squalo bianco della costa del Capo: nel centro della False Bay, la baia sull’oceano indiano di Città del Capo, si trova la colonia di otarie di Seal Island e intorno all’isola si è sviluppata la più grande concentrazione di squali bianchi al mondo. Questa esperienza adrenalinica attira visitatori da tutto il mondo e l’avvistamento è assicurato dal lavoro di organizzatissime compagnie locali. Oltre a quelle elencate, le possibilità di fare sport offerte dal Sud Africa sono molte altre: dalla pesca sportiva alle immersioni subacquee, dallo snowboard sulle dune (sand boarding) al paracadutismo, dal parapendio all’equitazione, dal trekking al rafting ed altri ancora... Giulia Rondoni

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VIAGGI OLTRECONFINE

Con l’onda nell’anima

Si chiama Valerio, per gli amici Bruto, ha 32 anni di cui 29 passati su di una tavola. Ha iniziato con lo skate, per poi passare al surf, che ormai è parte integrante del suo modo di essere. Surfa prevalentemente sulla costa laziale. Si ritene fortunato, perché vive vicino ad uno dei posti migliori per il surf italiano anche se, pur avendo questa passione da tantissimo tempo, ha iniziato solo all’età di 18 anni. “Ero a San Sebastian, ed un local del posto, alla 5° volta che mi vedeva passare l’intera giornata ad osservare, uscì dal mare chiedondomi il perché ero sempre lì. Dissi appunto che era una cosa che mi trascinava dentro, e di tutta risposta mi regalò la sua tavola che ho ancora appesa sopra il mio letto.” Qual’è a tuo avviso il miglior spot italiano? Capu Mannu, Sardegna, il migliore in assoluto. E il tuo spot preferito a livello mondiale? Uluwatu (Indonesia). Chi è il tuo campione di surf preferito e perché? Rob Machado perché ha uno stile unico, e dopo anni di professionismo ha cercato la sua via interiore facendo free surf. Uno spot al quale aspiri da sempre e che ancora non hai mai surfato? Pipeline ( Hawaii ). La tua miglior onda ? Con Mahalo ad Off, uno spot vicino banzai, un bel Nose Riding su una sinistra di due metri. Cosa ne pensi di Leonardo Fioravanti? Penso potrà essere, se già non lo è, l’orgoglio della scena Italiana.

Bruto, noi di Dolce Vita ti riteniamo amico, possiamo chiamarti così? Assolutamente si, è un piacere! Dove surfi e che stile prediligi? Surfo prevalentemente sulla costa laziale, ho questa fortuna, però non so definirti il mio stile, ma posso dirti che prediligo il surf anni ‘70.

Puoi descriverci l’emozione che si prova a surfare? Per me il surf è la realtà parallela di ciò che vivo tutti i giorni, ho conosciuto là il mio miglior amico Michele, e là sono realmente in sintonia con tutto ciò che mi ruota intorno, sono nell’acqua trovo me stesso, ed ogni volta che faccio del surf sono davvero felice e tutto ciò che ho intorno scompare. Grazie Bruto per questa intervista e... buone onde da Dolce Vita! Favolantica

Com’è il rapporto con i locals? Se permetti vorrei sfatare questo mito o meglio spiegarlo correttamente, i locals non sono altro che coloro i quali sono sempre ubicati da molti anni nello stesso spot ogni qualvolta il mare lo permette, in estate c’è sempre il boom dei fantomatici surfisti estivi, secondo me, non hanno lo stesso diritto di stare con chi il surf lo vive come unico scopo, e ti assicuro che chi entra per la prima volta in un posto viene trattato con rispetto, ma il più delle volte non hanno l’umiltà di rispettare le regole per la sicurezza in mare diventando pericolosi per loro e per gli altri, con il mare non si gioca. Quando pratichi? Ogni volta che il mare lo desideri. E se non ci sono onde? In depressione più totale pratico skate, per la precisione il Carver, uno skate molto simile al surf ed è quindi un buon allenamento, scrivo, leggo e prego che arrivi la prossima mareggiata. Che tavola usi? Ora uso un Fish Retro 6,5 quad, fatta in California, tavola di difficoltà media buonissima ed ottima per tutte le condizioni, con onde grandi preferisco il 6,2 RNFQ della Lost è una tavola più fina rispetto alla precedente, e mi permette di controllare meglio le manovre ma non disdegno qualche bella session con il longboard, uso un 9,0 piedi, in Italia è sempre una tavola che si dovrebbe avere, e siccome lo stile è molto diverso dalle classiche shortboard è un buon allenamento per variare. Qual’è lo spot italiano che preferisci? Sono di parte in questo, penso Banzai, ma è diventato sempre più impraticabile per via dell’affollamento, quindi mi sposto sempre in compagnia del mio amico Michele, detto Mahalo, negli spot limitrofi che lavorano altrettanto bene, se non meglio.

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VIAGGI AVVENTURA TANZANIA

TREKKING SUL KILIMANJARO + WILD SAFARI L’Africa mi toccò l’animo già durante il volo: da lassù pareva un antico letto d’umanità. E a 4000 metri di altezza, seduto sulle nubi, mi pareva d’essere un seme portato dal vento. (Saul Bellow) Questa è la storia di un trekking sulla montagna più alta dell’Africa e uno dei vulcani più alti del mondo: il Kilimanjaro, che con i suoi 5.895 metri svetta incontrastato sulla Tanzania. E’ la storia di un safari, nel cuore della madre terra, terra di Masai, dove i leoni vagano in libertà e la natura è ancora incontaminata. Nessun altro paese in Africa può competere con la Tanzania in termini di ricchezza, conservazione delle specie, della flora e della fauna: parchi e riserve si estendono su una superficie totale di 22 milioni di ettari e rappresentano il 23% del territorio nazionale. Le magnifiche coste affacciate sull’Oceano Indiano, l’arcipelago di Zanzibar con i suoi atolli e le sue spiagge ineguagliabili. La Tanzania è un susseguirsi di habitat straordinari e paesaggi mozzafiato… e soprattutto, è la meta del nostro viaggio. Un viaggio eco-sostenibile e responsabile L’impatto del turismo purtroppo è inevitabile ma esistono aziende e operatori che promuovono le culture e le tradizioni locali, che sostengono l’economia delle comunità ospitanti e che proteggono e valorizzano le risorse ambientali. Viaggiare significa conoscere altre culture, amarle per ciò che offrono e imparare a rispettarle. Una vero viaggiatore segue questo “codice comportamentale”, chi non lo fa è meglio che resti a casa! Per questa avventura in Africa, noi abbiamo scelto la Aquila Expedizione Responsabile Tour e Safari (AQERTOS), una società senza fini di lucro che opera in tutta la Tanzania nel rispetto delle regole del turismo responsabile. Secondo AQUERTOS il ruolo del viaggiatore nello sviluppo di un turismo consapevole in Tanzania è molto importante. Il turismo deve passare anche attraverso lo scambio di conoscenze e prospettive con le comunità ospitanti, di condivisione di idee in termini di ricchezze economiche e sociali, di rispetto e apprezzamento del meraviglioso patrimonio culturale e ambientale Tanzaniano, che appartiene a tutte le persone del mondo. Molti itinerari proposti dall’agenzia prevedono delle visite nelle province, in modo tale che intere aree geografiche beneficino delle spese turistiche e non solo le singole città. L’agenzia consiglia ai suoi clienti di non acquistare mobili in legno duro provenienti da legname tagliato illegalmente o manufatti costruiti con legname di origine sconosciuta. La deforestazione non controllata sta distruggendo vaste aree del territorio e causando gravi conseguenze sociali, economiche e ambientali oltre ad una pericolosa accelerazione del riscaldamento globale. Consiglia inoltre di non comprare conchiglie, coralli o parti di animali (zanne di elefante rinoceronte e/o leone, pelle di leopardo/artigli). Essi vengono ottenuti e venduti illegalmente. E’ consigliato invece quando possibile, l’acquisto nei negozi di artigianato che sostengono gruppi e comunità locali, come progetti di donne, gruppi di disabili o simili. Personalmente ho intenzione di fare una piccola ricerca una volta in Tanzania, per conoscere iniziative umanitarie da sostenere, a livello economico e mediatico. Viaggiare in modo eco-sostenibile e responsabile non è difficile, basta volerlo, e senza alcun dubbio aggiungere valore a esperienze del genere. M.G. Continua sul prossimo numero… DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

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HIGH TECH NEWS

Spoome, il social network che unisce i professionisti dello sport Spoome è il professional network che riunisce tutte le figure del mondo sportivo: atleta, giornalista, manager e fan. L’idea è nata intercettando i problemi tipici dello sport che impediscono ai professionisti del settore di essere informati e di interagire nella rete di contatti importanti. Abbiamo parlato con il ceo, Massimo Bilancia, che ci ha raccontato come l’e-solution di Spoome realizza l’innovazione più importante nello sport professionale, risolvendo i suoi limiti di sempre. “ Il problema principale è che i canali di comunicazione sono tradizionalmente filtrati e bisognava trovare un modo per sbloccare l’accesso alle opportunità. Molti, troppi atleti non sanno come gestire le loro risorse, ma con Spoome diamo una risposta, cioè un’occasione. Il suo ingrediente segreto contiene passione e interazione, valori in cui crediamo e che vogliamo trasmettere quando entriamo in contatto con i nostri professionisti. I primi risultati raccolti ci stanno dando ragione: è questo il cambiamento in atto nel mondo sportivo”. Spoome infatti ha individuato, da un lato, un forte gap tecnologico, perché oggi l’interazione tra altleti e giornalisti sportivi, per esempio, ancora avviene con mezzi obsoleti e non garantisce l’immediatezza comunicativa quando si riesce finalmente ad entrare in contatto con un nome. Dall’altro, ha analizzato la difficoltà dell’emergente di presentarsi ai manager, a causa di tutte le intermediazioni che troppo spesso decidono le sorti di un professionista, a discapito del talento come fattore davvero distintivo. Lo scopo alla base di Spoome, invece, è che la personalità sportiva e tutte le sue migliori qualità affiorino immediatamente. “Questa risorsa infatti non si limita ad essere un social network dedicato allo sport in senso vago, ma è un prodotto esclusivo, studiato da professionisti che confrontano le domande di mercato, a volte rimaste anche latenti, con tutta l’offerta disponibile e i canali tecnologici capaci di rispondere concretamente. Questo per noi significa non lasciare mai l’utente da solo, perché non solo arriviamo a lui con la nostra infrastruttura, ma li affianchiamo con una strategia comunicativa efficace, così ognuno può scegliere se usufruire in autonomia dei canali messi a disposizione da Spoome o se

essere guidato dalle proposte interattive studiate ad hoc. Spoome è la dove c’è sempre stato un vuoto”. Ma la Vision di questa startup sembra suggerire valori che vanno ben oltre il mercato. Non a caso esiste un collegamento tra il valore educativo dello sport, che Spoome trova al centro di molti curriculum scolastici internazionali, e i classici luoghi in cui spesso si fatica ad incoraggiare ciò che spesso è visto solo come un hobby. “Lo sport è per molti un lavoro, per altri una passione, ma resterà per tutti una metafora di vita. Sarà sempre un modello sano di competizione e collaborazione, capace di educare intere generazioni nonostante tutti i cambiamenti che la società subisce di continuo. E’ per questo che deve essere accessibile a tutti, ad ogni livello. Spoome ha tutto il potere di essere una social innovation perché punta innanzitutto a essere accessibile per tutti. Siamo consapevoli che sognare autonomamente non porta da nessuna parte. Dobbiamo essere in molti a volere la stessa cosa perché il sogno si avveri”. La Mission di Spoome perciò è crescere insieme alla rete, con l’obiettivo di diventare leader di mercato. fonte: ninjamarketing.it

Ricaricare il telefonino camminando Avere la possibilità di ricaricare il cellulare dovunque ci si trovi è un problema sempre più sentito. In Kenya l’imprenditore Anthony Mutua ha ideato un piccolo chip da inserire nella suola di una scarpa e in grado di generare elettricità sfruttando il movimento che si fa camminando (o correndo). Il segreto sta nell’utilizzo di alcuni cristalli piezoelettrici ovvero dotati di una caratteristica tale che, se premuti, producono elettricità: inseriti nelle scarpe trasformano la compressione generata dai passi in energia utilizzabile, per esempio per ricaricare il telefonino. Un cavo che va dalla scarpa alla tasca si occupa di portare l’energia al cellulare; «in alternativa» - spiega Mutua - «si può ricaricare il telefonino immediatamente dopo una camminata, perché i cristalli hanno la capacità di conservare l’energia elettrica». Il chip può inoltre essere inserito in qualunque tipo di scarpa, e asportato quando è necessario cambiare calzatura. DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

La tecnologia è così interessante da aver attirato l’attenzione del National Council of Science and Technology del Kenya, il quale si è incaricato di finanziare la realizzazione del prototipo e la messa in produzione del prodotto definitivo. Attualmente Mutua chiede 3.800 scellini kenioti (circa 35 euro) per ogni installazione del chip, ma il prezzo potrà scendere se l’invenzione sul mercato avrà successo.

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MONDO STREET ART

Street art a tutto volume: Sound Graffiti a Manhattan

La più grande campagna di subvertising prende vita nel Regno Unito per combattere l’industria pubblicitaria. Il progetto Brandalism è la più grande campagna di subvertising della storia del Regno Unito, la cui ambizione è quella di dar vita a un dibattito riguardo la pubblicità consumistica e i falsi bisogni da essa diffusi. In pieno stile guerrilla e con rimandi dadaisti, i brandalisti hanno un solo obiettivo: affrontare l’industria pubblicitaria ed eliminare l’inquinamento visivo da essa generato, sottraendovi gli spazi pubblici esterni per adoperarli come tele per comunicare messaggi contro il consumismo. 25 artisti di street art da tutto il mondo hanno aderito al progetto, “bonificando” i cartelloni pubblicitari britannici tra Manchester, Birmingham, Leeds, Bristol e Londra.

a cura di Brokerz

L’agenzia creativa CNNCTD+ ha etichettato la Grande Mela con i primi incredibili murales interattivi situati in posizioni centrali della città, dalla 39th al Fashion District. Sono tutti disponibili tramite playbuttons, basta attaccare la spina dei propri auricolari nel graffito e il playbuttons prende vita. Musica, dialoghi o reading, non manca proprio nulla all’appello. Questo progetto - senza data di scadenza - che fonde fashion, musica, street art e cultura giovane si chiama CNNCTD+100, proprio come i 100 personaggi coinvolti, da Cindy Sherman a James Franco passando per Santigold, Paz de la Huerta, Nicola Formichetti e Mr Mickey.

Brandalism: street art in stile guerrilla contro il consumismo

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MONDO

In collaborazione con www.LosingMind.it

IMMAGIN*ANDO

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OLCE VITA: D A O T N E M A ABBON MERI) 1 ANNO (6 NU RO A SOLI 15 EU

NUOVA CAMPAGNA ABBONAMENTI

Dopo un periodo di pausa (dovuto alla nostra volontà di migliorare il servizio) è ora di nuovo possibile abbonarsi a Dolce Vita e quindi ricevere la rivista direttamente a casa ogni 2 mesi. Ci siamo impegnati per riuscire ad offrire ai nostri lettori un servizio migliore e più efficiente di prima ad un prezzo più basso! (15 euro invece che 20). Abbonarsi a Dolce Vita è il modo migliore per supportare una realtà editoriale indipendente, non-filtrata e alternativa come la nostra!

COME ABBONARSI
 METODO 2

METODO 1

E’ possibile abbonarsi on-line su www.dolcevitaonline.it/abbonamenti (potrete scegliere se pagare con bollettino postale, bonifico bancario o carta di credito)

E’ possibile abbonarsi anche effettuando direttamente il pagamento e comunicando i propri dati: - con bollettino postale: c/c n.76450048 intestato a “Reds rete europea distribuzione”
 indicando nella causale oltre ai dati di spedizione la dicitura “Abbonamento Dolce Vita”.

 - con bonifico bancario: iban IT20 V031 2403 2100 0000 0202 614
intestato a “Reds rete europea distribuzione”
 indicando nella causale oltre ai dati di spedizione la dicitura“Abbonamento Dolce Vita”.

 In entrambi i casi va inviato un fax (06.39762130) o un’email (abbonamenti@redscoop.it)
con la copia del versamento.

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L’abbonamento a Dolce Vita è un regalo economico e originale! E’ sufficiente effettuare il pagamento come sopra descritto, indicando nei dati di spedizione l’indirizzo della persona alla quale si vuole regalare l’abbonamento. E’ inoltre possibile, scaricare e stampare un coupon da consegnare al destinatario del regalo (su www.dolcevitaonline.it/abbonamenti).

ABBONAMENTI ESTERO



E’ possibile ricevere Dolce Vita anche all’estero. La procedura per abbonarsi è la stessa descritta sopra, ma il prezzo cambia (avendo dei costi di spedizione nettamente più alti) ed è di 25 euro l’anno (6 numeri).

ATTENZIONE


Le spedizioni vengono effettuate sempre in buste bianche o colorate (non trasparenti). Massima discrezione. Con riferimento alla legge 675/96 sulla tutela della privacy, il trattamento dei dati personali è finalizzato unicamente alla gestione degli ordini. Tali dati non saranno divulgati a terzi.

Info: 06.39745482 - abbonamenti@redscoop.it DOLCE VITA | Settembre - Ottobre 2012

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EXTRA

Nebula by Paradise Seeds

DOLCI FOTO

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PUBBLIREDAZIONALE NEWS E PRODOTTI

SUGAR ROYAL DI PLAGRON

Sugar Royal di Plagron è il più potente stimolatore biologico della fioritura. La Plagron ha una vasta offerta di additivi. Questi prodotti universali li puoi utilizzare su tutti i substrati e li puoi combinare con tutti i fertilizzanti della Plagron. Sugar Royal è uno di questi additivi unici. Sugar Royal, in precedenza ‘Repro Forte’, è un potente stimolatore biologico della fioritura. Stimola la produzione di clorofilla e quindi la formazione di zucchero e di resina. Sugar Royal è costituito da una miscela complessa di vitamine e microelementi. Garantisce una resa più alta ed è quindi un prodotto ideale per il coltivatore. Uso: Agitare bene prima dell’uso. Diluire al massimo 2 ml di Sugar Royal in 1 litro d’acqua (1:500). Innaffiare questa soluzione nutritiva settimanalmente nei pressi della pianta a partire dalla seconda settimana della fase di crescita fino alla terza settimana della fase di fioritura. Sugar Royal è ottenibile in confezioni da 100ml, 250ml, 500ml e 1 litro. Pass it on! Visita il nuovo sito web Plagron nel quale troverai tutte le informazioni necessarie sia sui prodotti che sulle tecniche di coltivazione più avanzate. Troverai in maniera semplice ed intuitiva tutte le informazioni riguardanti un singolo prodotto e quelle ad esso correlate, utili consigli e le immancabili FAQ. Il sito interattivo permette a ciascun coltivatore di incontrare gli altri e scambiare le proprie esperienze ed opinioni sui prodotti Plagron. Esattamente in accordo al significato dello slogan ‘pass it on’. Tieni d’occhio il sito per essere sempre aggiornato sulle ultime notizie e sviluppi dei nostri prodotti e sul giardinaggio in generale. Non dimenticare di controllare anche la nostra pagina Facebook per ulteriori trucchi e consigli. (facebook.com/ plagron). Ovviamente puoi contattare anche il nostro servizio clienti al seguente indirizzo email: servicedesk@ plagron.com. Sugar Royal lo puoi trovare presso tutti i growshop e distributori nazionali.

HUMUS DI LOMBRICO ORGANIK

ORGANIK POTENZIATORE DI FIORITURA

Organik è una nuova linea di prodotti per la fertirrigazione disponibile dalla Spagna. Come dice il nome sono tutti prodotti di derivazione organica, adatti perciò alla coltivazione biologica delle piante. Organik Potenziatore di Fioritura incrementa in modo sorprendente la produzione dei fiori tanto in ambienti interni come esterni, grazie alla sua formulazione con fosforo, potassio, boro e molibdeno. Gli antiossidanti e le fitoalessine naturali in esso contenute aumentano inoltre le difese naturali. Modo d’uso: Agitare bene prima dell’uso come tutti i fertilizzanti biologici. Diluire dai 2 ai 3 ml di prodotto per ogni litro d’acqua, e annaffiare con la soluzione due volte alla settimana nel periodo della fioritura. Per via fogliare: 1,5 ml per ogni litro d’acqua. Assicurarsi sempre che la soluzione abbia un PH compreso fra 5.5 e 6.5 per questo può essere necessario l’utilizzo di un buffer o di un regolatore di pH. I prodotti Organik si trovano in tutti i growshop.

L’estratto di lombricompost di Organik è un estratto naturale di prima scelta a base di humus di lombrichi rossi californiani, che aumenta l’attività microbica e lo scambio di nutrienti, riducendo di conseguenza il rischio di malattie della pianta. Modo d’uso: Agitare bene prima dell’uso in quanto organico e diluire fino a 3ml di prodotto in acqua e distribuire due volte la settimana. Diluire dai 2 ai 3 ml di prodotto per ogni litro d’acqua, e annaffiare con la soluzione una o due volte alla settimana mentre per via fogliare bastano 2ml a litro. Assicurarsi sempre che la soluzione abbia un PH compreso fra 6 e 6.5 per ottenere i migliori risultati. L’humus di lombrico è disponibile presso tutti i growshop e distributori della penisola.

ORGANIK SAPONE POTASSICO

Oleato di potassio derivato da oli essenziali vegetali con proprietà fitofortificanti, utile per pulire la melassa e il grassetto (sostanza viscida nera che rilascia la mosca bianca quando attacca la pianta). Il Sapone Potassico ha inoltre un alto potere come agente umidificante nelle nebulizzazioni, e migliora l’efficacia degli altri fortificanti con i quali viene combinato. Modo d’uso: diluire 5ml di prodotto per ogni litro d’acqua. Spruzzare con un applicatore la soluzione su tutta la pianta, avendo particolare cura di bagnare sia la superficie superiore che quella inferiore delle foglie. Lasciare asciugare. Ripetere il trattamento dopo 7/10 giorni. Trattandosi di un prodotto fotodegradabile, se ne raccomanda l’uso nelle fasce orarie con una minore incidenza solare (preferibilmente al tramonto). Come tutti i prodotti Organik è da ora disponibile, richiedili al tuo negoziante!

VUOI PROMUOVERE IL TUO NEGOZIO O COMUNICARE LE NOVITÀ DELLA TUA DITTA? QUESTO SPAZIO É GRATUITO ED A DISPOSIZIONE DEI NEGOZIANTI CONTATTACI PER MAGGIORI INFORMAZIONI: info@dolcevitaonlie.it

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DOLCE VITA INTERNATIONAL IS BACK

L’edizione in lingua inglese di Dolce Vita ritorna dopo un periodo di pausa solo sul web (per ora). Un nuovo sito aggiornato e dinamico per promuovere e divulgare gli alternative life style nel mondo. Collegati a: www.dolcevitaonline.net

ORGANIK FUNGI

Estratto vegetale con elicitori fungini che promuovono le difese naturali della pianta contro le affezioni delle radici (phytophtora) e dello stelo (Fusarium) mediante l’attivazione del sistema vascolare. Modo d’uso: irrigazione, diluire 5ml di prodotto in ogni litro d’acqua. Nebulizzazione fogliare: diluire 3ml di prodotto per ogni litro d’acqua e spruzzare la soluzione sulla pianta, cercando di bagnare sia la superficie superiore delle foglie che quella inferiore. Lasciar asciugare prima della riaccensione delle luci o del sorgere del sole. Se usato come cura, se ne consiglia l’uso una o due volte alla settimana. Applicare invece ogni 15 giorni per un uso preventivo. Organik Fungi è in vendita in tutti i negozi e distributori del settore.

STAR RYDER BY DUTCH PASSION

StarRyder è il risultato di un progetto davvero pregevole tra DP e JD. La collaborazione ha richiesto alcuni anni per sortire questa eccellente varietà autofiorente femminizzata. Un eccezionale clone ISIS - una Sativa di primissimo piano con un high davvero eccezionale - è stata attentamente incrociata da JD con una delle sue migliori automatiche a prevalenza Indica, ottenendo questa potentissima autofemminizata. La prima parte del nome si riferisce alle incredibili qualità e prestazioni, da vera star, mentre la seconda parte è evidentemente un riferimento a JD, il pioniere delle automatiche creatore della Lowryder originale. La StarRyder cresce come un compatto albero di Natale, producendo grosse cime resinose, sviluppandosi fino a circa mezzo metro di altezza e rendendo 45-100 gr di prodotto finito con le cure di un grower medio. Un esperto di automatiche con le corrette tecniche può superare agevolmente questo limite, mentre con le tecniche fuori suolo si ottengono anche oltre 200gr da esemplari che sotto cure di mani esperte possono arrivare ad 1m di altezza. Il contenuto di THC è tra il 15 ed il 19% davvero notevole per una automatica. L’effetto è riferito come potente e immediato, unito ad un aroma morbido e dolce.
Star Ryder è importato da NPK srl e si trova in tutti i growshop d’Italia.

MINIGRIP SCISSORS

Le nuove forbici Minigrip sono il desiderio nascosto del coltivatore professionista. Il loro corpo in plastica, appositamente riprogettato ergonomicamente, non necessita di molle per il ritorno in posizione aperta rendendo questo attrezzo un concentrato di tecnologia a basso costo. L’impugnatura è stata rivista, ricollocando l’anello in modo che l’attrezzo venga impugnato con maggiore sicurezza e funzionalità rispetto ai modelli precedenti. Precisa e veloce, il complemento necessario per la finitura e la potatura leggera. Sono uno strumento tagliente perciò vanno usate con cautela, una volta terminato l’utilizzo si consiglia di rimuovere i residui vegetali dalle lame con alcool ed un panno affinché si preservino nella miglior condizione operativa. Le Minigrip Scissors sono in vendita in tutti i growshop e su www.vu-du.biz a cura di C.B.G.

VASI TEXPOT

Texpot è un particolare vaso da coltivazione, simile alle fitocelle, realizzato in Geotextile, un tessuto resistente e riutilizzabile, cucito a mano, con rifiniture di elevata qualità. Le versioni di maggiore capacità hanno 2 pratiche maniglie in cordura per facilitare la movimentazione del contenitore una volta in uso. I vantaggi di utilizzare vasi pieghevoli in tessuto sono numerosi: dapprima sono utilizzabili in ogni ambiente, anche in pieno sole in quanto sono bianchi e non si scaldano, poi sono leggeri e facili da stoccare dato che occupano circa 1/10 dello spazio rispetto ai vasi tradizionali, inoltre sono riutilizzabili e a basso impatto ambientale ma la cosa più stupefacente per il coltivatore è l’alta velocità di formazione delle radici in un substrato così fortemente areato come lo è in un vaso Texpot. Insomma Texpot è la risposta moderna alle esigenze dei nuovi coltivatori, in termini di praticità e di rispetto dell’ambiente.
I vasi Texpot si trovano presso tutti i growshop e distributori del settore.

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EXTRA LOGOUT

Lo spirito critico è sicuramente una qualità, ma sarebbe preferibile che certe persone imparassero a misurare l’estensione dei danni provocati dalla loro abitudine di porre sempre l’accento sul lato negativo di esseri e cose.
 Quante amicizie e relazioni si rompono a causa di questa tendenza!
 Sempre più, le persone si osservano tra loro unicamente per scoprire i difetti, vedono solo ciò che non va nel mondo, sottolineano e commentano soltanto fallimenti e catastrofi.
 Contrariamente a ciò che taluni credono, questo non è l’atteggiamento del saggio. Naturalmente, il saggio non è cieco, vede il male, non si lascia ingannare, ma considera che l’essenziale nella vita e negli esseri sia il bene. Sa quindi che il male esiste, ma non se ne occupa più di tanto.
 Fissa piuttosto la sua attenzione sul bene, e grazie a questo atteggiamento attira le forze del bene e le amplifica in se stesso, negli altri e nel mondo. Omraam Mikhaël Aïvanhov

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DISTRIBUZIONE: SIETE UN NEGOZIO, UN CENTRO

SOCIALE, UN’ASSOCIAZIONE O SEMPLICEMENTE UN GRUPPO DI AMICI E VOLETE DISTRIBUIRE DOLCE VITA? CONTATTATECI E VI FORNIREMO I DETTAGLI. SPEDIZIONE A CARICO NOSTRO. ORDINE MINIMO 25 COPIE.

PROSSIME USCITE: N.43 (15 Novembre 2012) N.44 (15 Gennaio 2013) N.45 (15 Marzo 2013)

Infoline per DISTRIBUZIONE e ARRETRATI Email: distribuzione@dolcevitaonline.it

INFO ABBONAMENTI: www.dolcevitaonline.it/abbonamenti • Abbiamo mantenuto un prezzo ridotto, perchè il nostro obbiettivo è quello di far girare la rivista il più possibile; con queste cifre, un negozio può anche utilizzarla come OMAGGIO per i suoi clienti nel caso di qualche acquisto. Sarà un pensiero apprezzato e contribuirete a divulgare la rivista. • Dolce Vita NON è un progetto riservato ad un pubblico di nicchia; puntiamo infatti a NORMALIZZARE determinati argomenti che ad oggi, nel mondo e soprattutto in Italia, sono ingiustamente considerati “scomodi” e “pericolosi”. Invitiamo quindi a distribuire la rivista in QUALSIASI negozio o luogo (edicole, negozi di sport, di musica, di vestiti, associazioni, eventi, ecc). • Divulgare Dolce Vita signifi ca SUPPORTARE l’antiproibizionismo, la contro-informazione, la cultura della canapa, la libertà in tutte le sue forme (di parola, pensiero, espressione, comunicazione, stili di vita, ecc) e in generale, qualsiasi realtà italiana del settore. • E’ ora possibile distribuire Dolce Vita anche nelle edicole. Invita il tuo edicolante di fi ducia a contattarci per richiedere la distribuzione della nostra rivista.

NELLE PRINCIPALI EDICOLE DI ANCONA, AVELLINO, BARI, BELLUNO, BERGAMO, BOLOGNA, BOLZANO, BRESCIA, BRINDISI, CAGLIARI, CATANIA, COMO, COSENZA, FIRENZE, FOGGIA, FORLI’, GENOVA, GORIZIA, LA SPEZIA, LECCE, LIVORNO, MACERATA, MANTOVA, MILANO, MODENA, NAPOLI, NOVARA, PADOVA, PALERMO, PARMA, PAVIA, PERUGIA, PESARO, PESCARA, PIACENZA, PISA, RAVENNA, REGGIO EMILIA, ROMA, SALERNO, SASSARI, TARANTO, TERNI, TORINO, TRENTO, TREVISO, TRIESTE, UDINE, VARESE, VENEZIA, MESTRE, VERONA, VICENZA.

DISTRIBUTORI UNDERGROUND ► FRIULI VENEZIA GIULIA • CITY JUNGLE, VIA 30 OTTOBRE 11, 33100, UDINE ► TRENTINO ALTO ADIGE • CHACRUNA, CORSO 3 NOVEMBRE 72/2, 38100, TRENTO ► VENETO • BOOMALEK, VIA EUGANEA 78, 35141, PADOVA • IL GIARDINO IDROPONICO, VIA TRESIEVOLI 63, 30034 BORBIAGO (VE) • GRACE, VIA SALVORE 3-5, 30170, MESTRE (VE) • HEMPORIUM, S.S. 11 PADANA SUPERIORE 279, 36100, VICENZA • NUOVA DIMENSIONE, VIA ROMA 13, 36045, LONIGO (VI) • STRAIN.IT, VIA CRISTOFORO MORO 41/BIS, 35141, PADOVA ► LOMBARDIA • ROOTS TEAM SNC, VIA BAIONI 5/E, 24122, BERGAMO • CAMPACAVALLO, VIA UMBERTO I° 142, VAREDO (MB) • GHIRIGORI FAMILY, VIA VALERIANA 155, 23015, DUBINO (SO) • GHIRIGORI FAMILY, PIAZZA GARIBALDI 7, 23848, OGGIONO (LC) • KARKADE’, VIA MONTE CENGIO 17, 25128, BRESCIA • LA BOTTEGA DELL’IGNOTO, VIA REZIA 26, 27100, PAVIA • MY GREEN HOUSE, VIA SAN PAOLO 27 ANGOLO VIA FERRINI, 27100, PAVIA • MY GRASS, VIA TORRICELLI 26, 20136, MILANO • NON SOLO ERBA, VIA MAGENTA 26, 23900, LECCO • LA BOTTEGA DEL ROSSO, OGNI SABATO FIERA DI SINIGAGLIA, 20150, MILANO • SHIVA ART’S TATOO, VIA STAZIONE 66/68, 26013, CREMA • STONED AGE, VIA GALENO 4, 20126, MILANO • VIRGOZ’ STUDIO, VIA VOLVINIO 31, 20141, MILANO • VU-DU SHOP BRESCIA, VIA PIETRO DEL MONTE 22, 25123, BRESCIA ► PIEMONTE • ALTER ECO, VIA OZANAM 10, 10153, TORINO • CRAZIEST’09, VIA CORTE D’APPELLO 7 BIS, 10122, TORINO • INDOORLINE, REGIONE ARTIGIANALE CONTI 15, 10060, GARZIGLIANA (TO) • NEW BIOGROUP, VIA SOLERO ANG. VIA GORIZIA, 15100, ALESSANDRIA ► EMILIA ROMAGNA • BOTTEGA DEL VERDE, VIA DI ROMA 82, 48121, RAVENNA • BOTTEGA DELLA CANAPA, VIA MARSALA 31/A, 40126, BOLOGNA • BOTTEGA DELLA CANAPA, VIA CERVESE 1303, 4752, CESENA • CANAPA E CANAPA, VIA GALLO MARCUCCI, 48018, FAENZA (RA) • CANAPAJO’, VIA PASCOLI 60, 47841, CATTOLICA • CANAPERIA, VIALE DELL’APPENNINO 117, 47121, FORLI’ • DELTA 9, VIA PARENTI 53,41013, CASTELFRANCO EMILIA (BO) • FOGLIE D’ERBA, VIA DE MARCHI 29/A, 40123, BOLOGNA • HIERBA DEL DIABLO, VIA DELL’ABBADESSA 4, 42100, REGGIO EMILIA • ORA LEGALE, VIA MARCHE 2/E, 40139, BOLOGNA • SECRET GARDEN, VIA MATTEOTTI 61, 41049, SASSUOLO (MO) • GROWSHOP REGGIO, VIA JACOPO DA MANDRA 30/A, 42120, REGGIO EMILIA ► LIGURIA • FRONTE DEL PORTO, VIALE SAN BORTOLOMEO 323, 19124, LA SPEZIA

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• HEMPATIA IT GROW, VIA SAN DONATO 32-34/R, 16123, GENOVA • INDOORLINE STORE, VIA SANT’AGNESE 12/R, 16126, GENOVA • IRIE VISION, VIA FOSSATELLO 25/R, 16124, GENOVA ► TOSCANA • ALTRA CAMPAGNA, VIA CARLO PIAGGIA 29/D, 55012, TASSIGNANO (LU) • BIOLOGIKA, VIA POMERIA 11, 59100, PRATO • CAMPO DI CANAPA, VIA LEOPARDI 4/R, 50121, FIRENZE • FIORI DI CAMPO, VIA SALVAGNOLI 81, 50053, EMPOLI ► MARCHE • ZONAUFO, VIA PASSERI 155, 61121, PERSARO ► UMBRIA • MYSTICANZA, VIA SAN FRANCESCO 9, 06100, PERUGIA • EVERGREEN, VIA UMBERTO RANIERI 2/A, 06019, UMBERTIDE (PG) ► LAZIO • AMSTERDAM SHOP GROWHEMP, VIALE MANZONI 25, 00040, POMEZIA • AREA 51, VIA CORRADO GRECO 32, 00121, OSTIA • BOOMBASTIK, VIALE CADUTI PER LA RESISTENZA 815/A, 00128, ROMA • EXODUS, VIA CLELIA 42 , 00181 ROMA • FILO D’ERBA, VIA R. GRAZIOLI LANTE 46, 00195, ROMA • HEMPLINE, VIA RAFFAELE DE COSA 9, 00122, OSTIA LIDO • HEMPORIUM, VIA DEI CAMPANI 33/35, 00185, ROMA • I-GROW, VIA ODERISI DA GUBBIO 234, 00146, ROMA • I-GROW, VIA TOR SAN GIOVANNI 140, 00139, ROMA • I-GROW, VIA TERENZIO 19, 00193, ROMA ► CAMPANIA • FUMERO’, VIA SEDILE DEL PORTO 60, 80134, NAPOLI ► PUGLIA • ASSOCIAZIONE CULTURALE CANAPUGLIA, VIA ADUA 33, 70014, CONVERSANO (BA) • SMART DRUGS AND NUTRIENTS, VIA MONTE GRAPPA 135, 70011, ALBEROBELLO (BA) ► SICILIA • HEMPATIA, VIA LASCARIS 381n.8, 98100, MESSINA • IL CANAPAIO, VIA TORREARSA 6, 91100, TRAPANI • KALI’, VIA CAVOUR 31, 90133, PALERMO • SKUNKATANIA, VIA VITTORIO EMANUELE 229, 95124, CATANIA • SUPER NATURAL, VIA CROCIFERI 68, 95120, CATANIA • THE OTHER PLANT, VIA FRANCESCO BATTIATO 13, 95124, CATANIA • VUDU PALERMO, VIA PIGNATELLI ARAGONA 15, 90141, PALERMO ► SARDEGNA • ANTONIO GALTEA, VIA MONTEGRAPPA 7/E ,07100, SASSARI • DREAM PLANET, VIA BELLINI 9/B, 09128, CAGLIARI • ORTO BIOLOGICO SHOP, VIA TIGELLIO 60, 09123, CAGLIARI

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Delahaze Delahaze è una varietà superba. E’ estremamente potente, produce raccolti abbondanti e termina presto in circa 9 settimane. Per apprezzarla pienamente falla fiorire una settimana extra, il che produrrà eccellenti fiori “sativaish/haze” che riempiranno la tua stanza di coltivazione con un buon aroma contenente accenni di mango e agrumi.

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