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Periodico dell’Oratorio san Pio V - Milano

Lunedì 7 dicembre 2009 , in occasione della solenne cerimonia di premiazione, il sindaco di Milano Letizia Moratti, ha conferito l’Attestato di Benemerenza Civica “Ambrogino d’Oro” alla Scuola di Danza del Teatro Oscar. Il raggiungimento di questo inaspettato e perciò ancora più emozionante risultato è il coronamento di un cammino iniziato dieci anni fa che si è potuto sviluppare e migliorare nel tempo soltanto in virtù della condivisione corale al progetto educativo che sta alla base della nostra scuola. (continua a pag. 3)

Anno 9, Numero 2 - Natale 2009

le a i ec

sp

speciale all’interno Social Network La Coscienza di Facebook Costruire un sito parrocchiale Animale Sociale Prima di giudicare gli altri impara a giudicare te stesso

Adolescenti in Ritiro L. Covini pag. 4 Ritiro: la riflessione V. Doronzo pag. 4 Lo vide e ne ebbe compassione A. Cafiero pag. 5

Ritiro ado

F. Ranni a pag. 11 A. Distefano a pag. 12 D. Visocchi a pag. 13 Fil a pag. 13 S. Cafiero a pag. 11

Sport Musica e Film Pellegrinaggio in Terra Santa Rubrica Libri “Paura di...”

pagg 15 e 16 pagg 9 e 10 pag 19 pag 22 pag 21

In questo numero

Si fa capanna la nostra chiesa. Nel suo ottantesimo, ci accoglie tutti col calore di una comunità di antica fratellanza, col desiderio immutato di darci nuova speranza celebrando, oggi come allora, il Natale di Gesù


Non il solito presepe Giugno riempiva l’aria di olezzanti effluvi e dolcissimi zefiri facevano presagire che di lì a poco l’estate sarebbe esplosa con tutta la sua dilagante calura. Improvvisamente, mentre penso alla mia voglia di mare, squilla il telefono. Rispondere al telefono è un po’ come pescare: non sai che pesce ha abboccato e quanto è grande. La sorpresa dura poco. Il pesce che ha abboccato alla mia cornetta è una specie di tonno pelagico sempre attorniato da piccoli pesci pilota che si danno il cambio: è don Giorgio. Perché don Giorgio? A giugno! A freddo, si fa per dire, mi ordina: “Puoi venire un attimo che ho un’idea interessante per il presepio di quest’anno?”. Vado di malavoglia perché giugno non è mese per pensare a

presepi. Il colloquio si è svolto più o meno così: d.G. — “Dovresti pensare qualcosa per l’ottantesimo della nostra chiesa da mettere nel presepio”. Io. — “Adesso?” d.G. —¬ “Vedi tu”. Ma come si fa a costruire un’idea di presepio sulla base di un anniversario sia pure di una chiesa! Naturalmente lascio passare l’estate. Ai primi di settembre ho già i primi momenti di riflessione. L’idea non viene. A metà settembre ho le prime avvisaglie del cimurro: bava alla bocca, allucinazioni notturne e comincio anche a parlare da solo. Ma a fine settembre, prima che il cimurro abbia prodotto danni irreparabili l’idea arriva: perché la nostra chiesa non torna ad essere capanna mi sono detto, un punto di vera fratellanza, di quell’unione che ci fa stare tutti in

pace in questa foresta umana, e perché non rimettiamo Gesù al posto che merita, su di un piedistallo marmoreo, un ciborio appunto? C’è molto bisogno in questo momento di ritrovare un luogo che ci faccia riscoprire una pace sicura che non viene dal benessere, una pace interiore che non ha bisogno di grandi mezzi ma può nascere solo da una grande speranza che diventa gioia se vissuta a contatto con gli altri fratelli. Provate ad immaginare di essere in questa nostra chiesa, in occasione del santo Natale, come in una capanna, in un rifugio per ritrovare negli occhi del vicino la luce che viene dal Messia. Il nostro presepio vi aiuterà a comprendere meglio questo messaggio, ma, solo se la vostra anima si lascerà guidare alla fratellanza più sincera la gioia, di questo Natale vi accompagnerà sul vostro cammino.

maestro A. Galasso

Danza per il sociale

Lo scorso Novembre la compagnia di Danza del Teatro Oscar ha messo in atto uno spettacolo presso il Teatro Silvestrianum. L’intero incasso dello spettacolo è stato devoluto all'Associazione Luisa Berardi alla quale è stato. L'opera è stata ricreata sullo stesso modello del saggio di fine anno che aveva come tema il musical de "Il Mago di Oz" e sul palco si sono esibiti alcuni gruppi che hanno dato il meglio di loro, "bucando" la scena e arrivando dritti al cuore degli spettatori. Il successo è stato sicuramente la ricompensa più gratificante, dopo il lungo lavoro che insegnanti e alunni hanno affrontato con determinazione e impegno costante; la disciplina infatti è la parola chiave della danza che non rappresenta soltanto uno sfogo e un passatempo ma bensì ricopre appieno il ruolo di un'"arte". Speriamo quindi vivamente che il pubblico a noi fedele continui a sostenerci calorosamente in questa esperienza che il nostro quartiere fortunatamente fornisce. Saluti dalle ballerine. Silvia Cereda & Elisa Vespucci

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Collaborazione tra Associazioni Sabato 21 novembre il mio gruppo ed io di danza abbiamo partecipato ad una rappresentazione ispirata a "Peter Pan" al teatro s.Andrea. Lo spettacolo è stato messo in scena da bambini di età diverse che nel tempo hanno frequentato l'asilo nido "L'isola che non c'è" per festeggiare il suo quindicesimo anniversario. Siamo entrate in scena verso l'inizio e dopo abbiamo potuto assistere allo spettacolo. Di solito ci perdiamo tutto perché siamo nei camerini! Andare in scena è sempre molto emozionante ma la cosa più divertente è il "dietro le quinte" con le amiche. Spero che quest'anno venga organizzato qualche altro spettacolo. Camilla Caroni


ANDIAMO A BETLEMME “Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera. Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte, e illuminato di stelle. E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza”. (don Tonino Bello)

I vangeli del Natale sono fondamentalmente racconti di viaggio. Sorprendono tanti spostamenti in un tempo in cui non era facile muoversi e in una stagione, quella del mettere al mondo un figlio, in cui era assai pericoloso. Eppure, dal grande viaggio dell’Angelo verso Nazaret sembrano nascere e scatenarsi una serie di cammini successivi. Maria, Giuseppe, i pastori, i Magi… partenze e arrivi, fughe e cambi di rotta… tutti si mettono in viaggio. Queste pagine raccontano di un andare e venire che dice il cammino di ogni uomo, la ricerca delle risposte alle domande più grandi della vita, un cammino verso la soglia del mistero che affascina e suscita terrore. Dentro questi viaggi si scopre il farsi vicino di Dio all’umanità intera.

I vangeli del Natale sono poi racconti di vita quotidiana. Vicende di piccoli villaggi e di povera gente, fatti ordinari come il nascere e il morire, l’incontrarsi e il lavorare. Momenti di feste e di riti accanto ad altri di paura e di fuga. Attese colme di speranza e minacce cariche di violenze. Ma dentro questa quotidianità si va a incastonare lo straordinario evento che mai la storia aveva conosciuto: il Verbo che si fa carne e viene ad abitare nel mondo. In questo mistero si può dunque entrare solo con uno spirito di contemplazione, carico di stupore e di lode. Non possiamo restare indifferenti. La parola si è fatta carne ed è entrata come luce nel mistero delle nostre tenebre e di quelle del mondo. Ma si è fatta carne ed è entrata anche nei nostri sogni più veri e nelle nostre attese più lungimiranti. Come è vicina Betlemme! Ciascuno ha bisogno di trovare il proprio posto nel mondo e di rinvenire in quel posto la presenza di Dio. Questo non è impossibile. La buona notizia del Natale può essere racchiusa in questa rivelazione: Betlemme, il luogo storico del farsi carne del Verbo di Dio, è vicina. Per tutti. Raggiungerla significa spalancare gli occhi su Dio, che ancora non si è stancato di questa umanità e che, addirittura, si ostina nuovamente a scommettere sulla bontà dell’uomo. Vuol dire ritrovare fiducia in noi stessi: Dio non si è stancato della mia umanità. Betlemme, forse, è in ogni uomo che dobbiamo imparare a guardare come il luogo dell’incarnazione di Dio. Questa Betlemme ci sta accanto, anche se ha il volto di un fratello lontano, povero, diverso. (continua da pag. 1)

Grazie di cuore allora a don Giorgio ed ai sacerdoti perché ci hanno sempre guidato e consigliato, alle insegnanti che si sono succedute

nel corso degli anni perché hanno capito di prestare la loro opera in un contesto “speciale”, alle allieve ed alle loro famiglie perché hanno avuto pazienza e comprensione anche durante i nostri momenti di difficoltà, a tutti i volontari e agli operatori che rendono possibile lo svolgimento quotidiano delle attività, ed infine alla comunità intera che ha saputo accet-

don Simone tare l’idea innovativa di quella che all’inizio poteva sembrare non molto più di una scommessa! Questo riconoscimento è il più bel regalo per tutti noi ed il migliore auspicio per continuare con rinnovato impegno ed entusiasmo e per preparare una bella festa per il decennale del 2010. Buon Natale!

Monica Cagnani 3


Adolescenti in ritiro E’ sabato 12 dicembre. Quando arrivo in oratorio, di corsa, non c’è ancora nessuno, ma dopo dieci minuti mi trovo circondata dai miei amici, con i quali sto per andare al ritiro degli adolescenti a Rota Imagna. Quando arriviamo, verso le 16:45 dopo un’ora e mezza di viaggio, è quasi buio, fa un freddo terribile, ma la casa è accogliente: dopo esserci sistemati ci riuniamo per due ore e mezza di incontro, suddiviso in tre

turni di quarantacinque minuti l’uno, a rotazione. Il tema è la compassione, la pietà, ma anche l’indifferenza, la paura, l’alibi. A guidarci durante i due giorni è la parabola del buon Samaritano e una canzone dei Negrita: “Ma come fanno”. Dopo cena un film e una manche di nascondino in giro per il paese a coppie sotto la neve. Domenica sveglia alle 8:30 e alle 10 un incontro tutti in-

Il nostro ritiro: Riflessioni in vista del Natale

Noi ragazzi di prima, seconda e terza superiore siamo stati chiamati ad un ritiro spirituale con i nostri educatori. Verso le 17 siamo arrivati a Rota Imagna, ridente località delle prealpi bergamasche; non appena arrivati abbiamo iniziato subito un incontro di due ore che, ad un primo impatto, sarebbe potuto sembrare straziante, ma poi il tempo è passato velocissimo e ci siamo divertiti un sacco. La sera ha nevicato e una bella giocata a nascondino ci stava proprio. La mattina dopo abbiamo celebrato la s. Messa e nel pomeriggio si è tenuto l’incontro conclusivo, quello che mi ha colpito di più: infatti ho avuto la possibilità di esprimermi, di stare

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un pochino da sola con me stessa e di mettere bene a fuoco le persone che mi sono state vicine nell’ultimo periodo. Dopo questi due giorni possiamo dire di esserci divertiti molto e abbiamo avuto l’occasione di conoscere persone nuove all’interno di un enorme gruppo. Per questo ritiro ringraziamo don Simone, suor Cristina e tutti gli educatori. Valeria Doronzo

sieme, il penultimo del ritiro. Dopo la Messa tempo per i compiti, pranzo e l’ultimo incontro, quello conclusivo, il momento di raccogliere tutti i frutti che questo ritiro ci ha dato. Per non dimenticare questa esperienza (comunque indimenticabile) un moschettone colorato, con la frase “Lo vide e ne ebbe compassione” per potersi aggrappare a qualcosa. Qualcosa che regge di sicuro. Lucia Covini


“Lo vide e ne ebbe compassione...” ... "E chi è il mio prossimo?". Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato Lc 10, 25-37 nei briganti?". Quegli rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Và e anche tu fà lo stesso".

Nella parabola del buon samaritano troviamo la tematica della durezza del cuore. Un sacerdote e un levita, che percorrono la strada da Gerusalemme a Gerico, passano oltre, senza prestare soccorso. La loro durezza è l’immagine della nostra. I bisogni delle persone che ci circondano spesso ci mettono in difficoltà e così rimaniamo chiusi in noi stessi e scarichiamo sugli altri le responsabilità. Grazie all’aiuto di uno scritto del grande cardinale Carlo Maria Martini, abbiamo messo in luce tre aspetti che causano le difficoltà che oggi incontriamo nell’esercizio della carità e che possiamo scorgere nel comportamento del sacerdote e del levita: l’indifferenza, la paura, la ricerca di un alibi. Questi tre aspetti sono stati oggetto di riflessione prima di tutto di noi educatori, che nel preparare gli incontri per i ragazzi abbiamo cercato di comprendere con maggior chiarezza. Ogni volta è sorprendente, ma il Vangelo si intuisce solo predicandolo agli altri… Io, in particolare, mi sono concentrato sulla tematica della paura e ho concluso che spesso fare del bene non è il nostro bene. Ci sono alcune situazioni in cui l’aiutare l’altro crea danno a me stesso, implica che io in qualche modo ci rimetta. Da qui nasce la nostra fatica nell’esercizio della carità. Un’altra tematica forte del brano è la compassione: essa designa l’intensa commozione e pietà da cui fu afferrato il samaritano, che è toccato improvvisamente nel suo cuore in modo così straordinario che per qualche istante prova proprio la misericordia di Dio. Un qualcosa di talmente grande e scioccante che sentiamo molto lontano da noi e che è assolutamente inaccettabile, crea quasi scandalo per il nostro modo di pensare e vedere le cose. “Cos’è la compassione?”: questa è stata la domanda di uno dei nostri ragazzi. Reazione: panico. Ho

pensato subito “Bella domanda…” perché è un concetto talmente difficile da capire anche per me. Poi è stato il mio cuore a parlare. Se pensiamo di poter cogliere la compassione nella sua accezione più pura falliremo miseramente. Quello sgorgare di amore libero e disinteressato dal cuore è divino, qualcosa cui l’uomo può attingere ma non pretendere di raggiungere. Ma la compassione è insita nel cuore di ognuno, è un piccolo germoglio che va amato e curato affinché possa crescere sano e forte e donarci il profumo dei fiori e la bontà dei frutti. È una storia infinita, un viaggio che non si potrà mai narrare, il tentativo di percorrere quell’erta strada che conduce alla scoperta del nostro cuore e di quello di chi ci sta accanto. Il perfetto samaritano non esiste e mai esisterà! Ma egli può rivivere nell’umano partecipare al dolore di qualcun altro, nel portare il peso delle sue fatiche e delle sue angosce, nello stare vicino. È il prendersi per mano, il guardarsi negli occhi sapendo che non potremo mai comprendere appieno, ma che possiamo solo camminare insieme. L’uno accanto all’altro. Chi pensa di poter farsi carico dei problemi degli altri e soprattutto di poterli risolvere è un illuso. Neanche Gesù l’ha fatto. Egli non ci ha donato la bacchetta magica, ma una magia molto più grande e speciale: la compassione. Fratello, guardami: il tuo fardello è pesante, ma se lo portiamo a turno faremo meno fatica. E so che quando sarò io a incespicare sotto il peso dei miei peccati tu accorrerai a sorreggermi. Fratello, ascoltami: non posso prometterti nulla, eppure sono qui e ti sto accanto. Per soffrire quando soffri, per sbagliare quando sbagli, per cadere quando cadi. Fratello, fidati: ci proveremo, e quel che è importante è che lo faremo insieme. È questa la vera compassione, che non può

e non deve tramutarsi in pena. Questa non è nient’altro che uno sciocco sentimento rivolto da un piano superiore, dettato da chi si culla nella superbia di essere infallibile e si arroga il diritto di puntare il dito guardando dall’alto con una smorfia di scherno. La parabola del buon samaritano è molto più vicina a noi di quanto pensiamo. Ancora una volta ci si rende conto che il Vangelo e più in generale la Bibbia parlano anche di noi. Sempre Martini ha scritto: “Prendi in mano il Vangelo ed impara a leggerlo per conto tuo! Stai attento a cosa dice perché lì è descritta anche la tua storia”. Assolutamente vero, se si va un po’ in profondità. Ancora una volta preparare questo ritiro è stato faticoso, ma ancora una volta, ora, si possono raccogliere i frutti. Li colgo nella soddisfazione dei ragazzi, nei loro sorrisi, nei loro nick su facebook e su messenger, nei feedback dei genitori, negli sms di ringraziamento. Io stesso sono tornato a casa con il sorriso negli occhi e la pace nel cuore. Quasi un po’ triste, perché era finito tutto e quando le cose belle finiscono c’è subito un po’ di nostalgia. Si vorrebbe riviverle. Grazie a tutti per questi giorni fantastici, per lo stare insieme, per le risate e le lacrime, per i dubbi e le certezze, per le fatiche e le gioie. Grazie a tutti, cari ragazzi, perché ancora una volta mi avete dato tanto e sono tornato più arricchito. Ciò testimonia che non si può crescere da soli. Il cammino della vita è faticoso: camminare insieme è più facile e fa crescere entrambi, noi e voi. Noi educatori senza ragazzi siamo come un attore senza un pubblico. L’attore può essere anche bravissimo, ma senza l’appoggio e l’entusiasmo del suo pubblico non è niente. A tutti voi auguro buon Natale, con tutto l’amore che posso.

Andrea Cafiero

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3a elementare

Le domeniche della Buona Notizia

Domenica 8 novembre è iniziato il primo incontro di catechesi per la terza elementare. Noi bambini eravamo particolarmente emozionati in quanto iniziava una nuova esperienza, ma, la presenza dei nostri genitori, che ci hanno affiancato in questo percorso, ci ha aiutato a vivere con grande serenità questi momenti. Gli incontri si sono tenuti nella sala grande dell’oratorio della parrocchia S. Pio V dove gli educatori hanno rappresentato alcuni episodi del Vangelo. La prima domenica abbiamo ascoltato il racconto della “Pesca Miracolosa”, la seconda domenica le “Nozze di Cana”, la terza i “Dieci lebbrosi” ed, infine, Zaccheo, che salì su un sicomoro per riuscire a vedere Gesù che attraversava la cittadina di Gerico circondato dalla folla. Al termine di ciascuna scena, suor Cristina e don Simone ci aiutavano a comprendere il significato delle

rappresentazioni facendoci tante domande; noi cercavamo con molta attenzione di rispondere correttamente. Abbiamo capito che il Vangelo è la Buona Notizia che interessa la nostra vita e che i personaggi incontrati si sono lasciati interpellare da Gesù e dalla sua missione di portare la salvezza a tutti gli uomini. Terminato questo importante momento, noi bambini andavamo a giocare con gli educatori, mentre don Simone intratteneva i nostri genitori con degli approfondimenti. Devo dire che questa nuova esperienza è stata molto bella; oltre ad avvicinarmi a Gesù, mi ha permesso di capire meglio la sua Parola, di conoscere direttamente le compagne e i compagni che insieme a me scopriranno tante cose nuove. Giorgia Monfredini

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4a elementare

Verso la prima Confessione

Quest'anno i bambini di quarta elementare faranno la prima Confessione. Per prepararli a questo sacramento, che si terrà sabato 16 gennaio, abbiamo analizzato i tre momenti della Confessione: Confessio laudis, Confessio vitae e Confessio fidei. In questi incontri abbiamo accompagnato i bambini con drammatizzazioni e canti, uno per ogni confessio: “Laudato sii”, “Il Signore è la mia salvezza” ed “E gli corse incontro”. Per preparare i bambini alla Confessio laudis, abbiamo dato loro un pe-

sce di cartoncino nel quale dovevano scrivere i loro doni; per prepararli alla Confessio vitae, abbiamo distribuito un cuore di pietra e, nelle aulette, abbiamo invitato loro a scrivere i doni che usano male. Infine, per la Confessio fidei, li abbiamo sollecitati a pensare un proposito, dopo aver trasformato il loro cuore in un cuore di carne. Li abbiamo così accompagnati verso un ulteriore passo del loro cammino di crescita nella fede. Francesca Novelli

5a elementare

La Novena di Natale

I ragazzi di quinta elementare nei giorni dal 17 al 23 dicembre (escluso il week-end) hanno animato la novena natalizia. I protagonisti della novena erano due elementi fondamentali del presepio anche se non sempre degnamente ricordati: l’asino e il bue. Questi due animali volevano vedere come gli uomini vivono il ricordo del Natale. Sul cammino troveranno molti personaggi: un bambino buono, una mamma, una nonna , i babbi natali… e ci sarà un grande finale, secondo

me, molto commovente. Il messaggio che abbiamo colto è che il vero senso del Natale non sono le luci, il panettone o i regali, ma la nascita di Gesù. Mi è piaciuto recitare in questa novena e spero che il messaggio sia arrivato al cuore di tutti. Andrea Galeffi


5a elementare

... Troppo Natale

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Caro Gesù ti scrivo per chi non ti scrive mai per chi ha il cuore sordo bruciato dalla vanità... Abbiamo cantato, recitato, colorato…ci siamo divertiti! La Novena è un momento da vivere insieme e con gioia, non è solo un piccolo spettacolo in chiesa, ma anche la preparazione al Natale. Il Natale non sono solo regali, ma è un momento da dedicare a Gesù. La Novena è una specie di laboratorio dove si uniscono le capacità di ognuno e soprattutto si collabora con grande felicità. "L'asino e il bue scendono sulla terra e scoprono il senso del Natale ai nostri giorni. Un'avventura che li lascia perplessi: c'è chi è preso per gli ultimi regali ed in mezzo ad una gran confusione sembra che si sia perso il vero senso del Natale... sarà la lettera di un bambino buono a far ritrovare il significato del Natale. L'asino e il bue tornati in paradiso riuniscono tutti gli animali e insieme tornano sulla terra a contemplare il cuore del Natale: la nascità di Gesù Bambino". Grazie a questa storia ho capito che il Natale va vissuto come lo hanno vissuto i personaggi del presepe, poveri e semplici ma con tanta armonia nel cuore. Valeria Magni

1a media

Impariamo ad osservare dove Dio agisce nella nostra vita Con i ragazzi della prima media stiamo preparandoci alla s. Cresima e abbiamo intrapreso un cammino strutturato per aiutarli a seguire la via dello Spirito Santo. L’idea-guida di questi primi incontri di catechismo, infatti, è che c’è una voce dentro ognuno di noi, la voce dello Spirito di Dio, che ha diverse manifestazioni ed è ciò che ci fa vivere bene, in armonia con il creato. Ascoltandola scopriamo con meraviglia che siamo capaci di fare cose grandi - o anche solo diverse da ciò che pensavamo - e di metterle al servizio degli altri. Ecco quindi che con ognuno dei nostri ragazzi abbiamo creato “l’albero dei doni e delle qualità personali”, e li abbiamo aiutati, anche attraverso l’analisi di alcune parabole, a riconoscere i loro talenti. Al fine, poi, di rendere ancora più concrete queste loro potenzialità abbiamo realizzato dei laboratori nei quali si sono cimentati nei campi a loro più congeniali, scegliendo fra quello sportivo, quello di danza, di cucina o di creatività. In particolare, i dolci preparati sono stati poi condivisi e offerti a tutti i partecipanti dei diversi gruppi. Con i vostri e i nostri figli abbiamo, infine, cominciato ad affrontare la figura del “discepolo”. Anche in questo caso il cammino sarà articolato e al momento stiamo analizzando alcune pagine del Vangelo e lavorando in gruppi per individuare le diverse caratteristiche del discepolo e, soprattutto, far scoprire il “discepolo che è in loro”. Le mamme allenatrici

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2a media

Giovani attori crescono Andiamo per ordine, la verità è che la prima frase che viene detta è questa: IO NON RECITO PROPRIO. NON SE NE PARLA NEANCHE! E in quella fase noi allenatrici veniamo prese da una tremenda depressione. E cerchiamo di spiegare loro che non c’è nulla di più bello che mettersi in gioco. Nulla di più esaltante e allo stesso tempo tremendamente DA PAURA, che provare a salire su quel palco, davanti a tutta quella gente ed essere semplicemente se stessi. Sì perché questo è quello che si deve fare: essere sé stessi , nel profondo e nello stesso tempo indossare la maschera di un personaggio che non siamo noi, ma che noi dobbiamo far diventare nostro con quel qualcosa in più di personale che solo noi possiamo aggiungere. Beh, non so se mi sono proprio spiegata. Vedete quanto è difficile essere allenatrici? La verità è che tutti i giorni noi ci mettiamo in gioco ancora più di loro e, ogni volta, ci domandiamo: ma noi che siamo qui per insegnare, che cosa insegniamo se siamo i primi noi a dover imparare? E’ proprio così la nostra vita, come quella dei nostri ragazzi, è una continua domanda e l’unico che può darci risposte è Gesù. Il senso delle cose che facciamo, per noi e per gli altri, ci viene dal suo insegnamento. Allora ancora una volta chiediamo a Lui la forza per affrontare questo piccolo ostacolo, chiediamo la pazienza per capire e aiutare una volta di più i nostri ragazzi, per dare loro la carica giusta per superare il loro nuovo ostacolo, perché anche se a tutti sembra ROBA DA POCO, per loro è una difficoltà enorme, è una prova gigantesca che supereranno solo con l’aiuto di tutte le persone che hanno vicino. E allora, mi raccomando, NON PRENDETE IMPEGNI, vi aspettiamo tutti il 20 e 21 Febbraio 2010. Ricordate che l’incasso sarà devoluto per la ristrutturazione del Nuovo Oratorio (il debito è sempre lì). Grazie di cuore! Isabella Molari

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Effatà 2009/2010

3a Media

Antiochia 2009/2010

Quest'anno in terza media noi ragazzi stiamo facendo degli incontri diversi da quelli degli anni scorsi: i primi quattro incontri, divisi a gruppi, abbiamo costruito delle stanze di una casa. Vinceva il gruppo che lavorava meglio collaborando insieme. Dopo la premiazione, i nostri educatori hanno unito le stanze e sopra la casa hanno messo un tetto fatto da loro.... Ciò sta a significare che loro ci saranno sempre per noi e ci guideranno durante il nostro cammino. Durante uno di questi incontri abbiamo cenato insieme con kebab e pizza e successivamente abbiamo guardato un film sul baseball. Venerdì scorso, invece, insieme a Chiara (una ragazza giovane, amica di don Simone) abbiamo parlato del nostro gruppo: ognuno di noi ha scelto una foto (di vario tipo) che secondo lui/ lei rappresentava il nostro gruppo e ha spiegato il perchè della sua scelta. Infine,ci hanno consegnato delle schede anonime che dovevamo compilare, nelle quali ci era richiesto di esprimere il nostro parere circa la composizione e i difetti del nostro gruppo. Sono incontri per imparare a conoscerci meglio e sono molto belli! Marina Masiero

Partire a mani vuote, senza sapere cosa aspettarsi da un cammino che ci è stato proposto senza scendere nei dettagli. Portarsi solo l’essenziale, fidarsi di chi ti ha detto “vieni”. È l’inizio del cammino di Antiochia, l’esperienza che viene proposta ogni anno ai 18/19enni della diocesi. Io sono partito, mi sono fidato, e ora posso dire che ne è valsa la pena. Ho vissuto solo il primo dei tre weekend di ritiro che compongono il percorso, e sono sicuro di aver portato a casa qualcosa. Cosa? Ecco, questa è una bella domanda. Risposte, no di certo. Non ho incontrato un Maestro che ti chiama e ti dice di fidarti per poi farti trovare il piatto già pronto, le risposte da catechismo pronte per essere recitate. Domande sì, e tante. Il Maestro della Galilea si mostra solo a metà, si svela senza farsi conoscere… ti chiama senza dirti perché. Un’ora di treno, un sacco a pelo, qualche domanda mai sopita e un pizzico di fiducia: basta così poco per rimettersi in discussione.

Il nuovo percorso A tu per tu Un padre col Maestro aveva due figli Effatà, termine che dall’ebraico significa “apriti”: così si chiama il percorso spirituale che ho deciso di intraprendere quest’anno, anche se, a dire il vero, all’inizio non sapevo bene cosa mi si prospettava, ma, ascoltando i commenti positivi di chi aveva fatto questo cammino l’anno scorso ho deciso di fidarmi e di concedermi un week-end (il ponte dell’Immacolata) per approfondire il mio rapporto con la Parola di Dio. Già, perché molto spesso ci capita di essere travolti dalla routine della nostra quotidianità senza avere la possibilità di soffermarsi sul perché delle nostre decisioni, o sui nostri atteggiamenti e sensazioni. Durante questi tre

giorni abbiamo affrontato in modo peculiare la parabola del Padre Misericordioso: già altre volte mi era capitato di riflettere su quel passo di Vangelo, ma, riproposto ora, anche grazie al metodo della drammatizzazione, ho avuto la possibilità di mettermi in gioco e di pormi delle domande su aspetti che in passato ritenevo scontati. Inoltre sono stato molto contento di avere incontrato altri giovani provenienti da varie località del nord-Italia: insieme abbiamo potuto confrontarci e mettere in discussione i nostri punti di vista. Il cammino è ancora lungo (tre weekend) e spero che gli altri incontri siano coinvolgenti come questo. Tommaso Bertolesi

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Filippo Rossi

Un Natale speciale

Come ormai da tanti anni, anche quest’anno si fa, nella sede del Comitato Inquilini in via degli Etruschi 1, il pranzo di Natale per persone sole. Il pranzo è il frutto della collaborazione tra le parrocchie di s. Pio V, s. Eugenio e il Comitato Inquilini. Questo pranzo è stato ideato dalla signora Franca Caffa e da don Paolo Steffano proprio per stare insieme il giorno di Natale in modo gioioso con le persone che sono rimaste sole. Tutti possono partecipare, senza distinzioni di nazionalità o religione. È una bella iniziativa e colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che l’hanno resa possibile aiutandoci economicamente o donando oggetti vari per la preparazione. “Siate pazienti con gli anziani e gli ammalati e generosi con i poveri perché essi vi accolgono un giorno lontano nel Regno dei Cieli”. Con riconoscenza da parte di chi beneficerà e di Cesare, vi auguriamo un sereno Natale.

Cesare Tosi


a cura di Lorenzo Giampietro e Filippo Rossi

Crazy Love

Salvami

OrchestraEVoce

Questo è sicuramente un album di maturazione per il cantante Italo-Canadese, con il quale ricalca le sue radici swing con dodici cover di alto livello riarrangiate alla perfezione, e inoltre si butta un po’ sul pop (quello fatto bene) con i suoi inediti coi fiocchi: Crazy Love e Haven’t Met You Yet. Purtroppo, ciò che è passato in radio sono stati due pezzi poco descrittivi, i quali non hanno evidenziato la qualità del prodotto, che al contrario vi consiglio per la grande intensità e professionalità. A parte l’affermazione di Michael, che pecca un po’ di presunzione: “Io sono Il nuovo Frank Sinatra, ma so fare anche Rock”, facciamo dei grandi complimenti all’artista.

Fra i tanti che sentiamo per le radio in questi giorni, questo duetto è forse il pezzo italiano-commerciale che più merita sia come testo che come musicalità. Con le parole di Pacifico scritte assieme a Gianna, e con la voce fantastica di Giorgia, che al contrario delle sue abitudini resta lineare senza troppi inutili vocalizzi, questo pezzo spiega bene la complicità tra donne, della quale il nostro mondo sente molto la mancanza. Cioè: “Cos’è un amico?” Un amico è quello che sa stare dalla tua parte anche quando hai torto, perché starci quando hai ragione, lo sanno fare tutti. Ecco, ascoltando questa canzone, ho pensato a questo, che è quello che ci manca… Quante finte amicizie e quante inutili ripicche. Finalmente arriva la Giorgia che probabilmente tutti aspettavamo con musiche decenti e testi con un senso logico, colgo l’occasione, infatti, per suggerirvi di ascoltare il pezzo interpretato da Giorgia “Ora lo so” con testo di Michele Placido e musiche di Nicola Piovani, per la colonna sonora del film “Il grande sogno” di Michele Placido.

Passiamo con dolore a presentarvi l’ultima opera di un genio incompreso, talmente incompreso che forse genio non è: Orchestra E Voce di Francesco Renga. Con quest’album (se così può essere definito) che il titolo molto originale spiega da sé, Renga butta nel WC tutto il lavoro fatto dai grandi autori italiani degli anni ’60 interpretando pezzi come Io che non vivo senza te o La voce del silenzio in modo profano e deludente, per non parlare poi della voce che va di giorno in giorno sempre peggiorando, tanto che sembra abbia inghiottito un’intera bombola di elio… deprimente 2007: Ferro e cartone. 2009: Orchestra e voce e nel 2010 cosa? Padelle e cotone?

L. G.

Valutazione: ♦♦♦♢♢

Vedder&co. sfornano un ottimo disco, che recupera sonorità che sembrano appena uscite dalla Seattle degli anni ‘90, coniugandole a una maturità che nel gruppo c’è, e si sente. Ispirato dal recente lavoro solista “Music for the Motion Pictures: Into the Wild”, Vedder porta nel nuovo disco del gruppo delle ballate rock molto musicali e calme rispetto alla media dei Pearl Jam, coronando il tutto con una voce meno cupa e cavernosa del solito. Da comprare. Valutazione: ♦♦♦♦♢ F. R.

L. G.

Valutazione: ♦♢♢♢♢

a sognare

Valutazione: ♦♦♦♦♢

Ho imparato

Backspacer

L. G.

Ho imparato a sognare. E meno male, se no mi toccava ascoltare te che violentavi un capolavoro dei Negrita. Fiorella M’Annoia. Ma chi te l’ha fatto fare? Ho sentito solo il singolo, e mi basta. Valutazione: ♦♢♢♢♢ F. R.

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a cura di Lorenzo Giampietro

Gli Abbracci Spezzati Passionale. Intenso. Drammatico. Tre aggettivi per descrivere un film brillante e pieno di particolari. Il regista spagnolo, Pedro Almodòvar, dà sfogo a tutta la sua creatività sintetizzando in poco più di due ore la vita di un regista, Mateo Blanco (Lluis Homar), il quale s’innamora sul set di Lena (Penèlope Cruz), l’attrice che doveva essere la protagonista della sua commedia “Ragazze e valigie”. Lena è (in)felicemente sposata con il forte imprenditore Ernesto Martèl, che non le dà un attimo di tregua, e anche se il suo matrimonio è in evidente discesa, cercherà in tutti i modi possibili di ostacolare il nuovo rapporto della moglie. Il suo odio per Mateo lo porterà infine all’uccisione indiretta e involontaria della moglie stessa ormai sfuggitagli dalle mani. Come ho detto, questo è un film passionale, e se vogliamo, anche al limite del possibile, ma è forse questo il modo migliore per esprimere l’amore: assimilarlo ad una favola.

Valutazione: ♦♦♦♦♦

L’Uomo Nero Sergio Rubini dà il meglio di sé, descrivendo la vita del capostazione Ernesto Rossetti e della sua famiglia, nella vecchia Puglia degli anni ’60. Quando un bella amica di Ernesto lo spinge ad aprire una mostra per esporre i quadri che lui nel tempo libero si dilettava a dipingere, tutto il resto passa in secondo piano, provocando la gelosia della moglie che da sola dovrà pensare ad ogni cosa. Ernesto viene però criticato pesantemente dagli esperti d’arte, e questo lo porterà al rifacimento delle proprie opere fino alla pazzia. Una volta cresciuto, il figlio Gabriele, che ha fatto di tutto per non diventare come il padre, ci porterà all’epilogo svelandoci il segreto che il padre si era portato nella tomba. La colonna sonora di Nicola Piovani è immancabile e cade a pennello, sotto i primi piani con cui il regista si diverte a riempire le scene più commoventi. La falla più evidente sta nella scelta del cast che mette Anna Falchi nelle vesti di una romagnola, che non le riesce per niente bene e che a volte si fa fatica a sentire recitare. Ernesto in treno, passando davanti al paesaggio pugliese dice a suo figlio:“Il mondo è pieno di colori, ma spesso la gente non se ne accorge” e questa è sicuramente la frase madre di tutta la commedia, che lascia molti spunti di riflessione personale.

Valutazione: ♦♦♦♦♢

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Social network tra rischi e potenzialità I social network sono strumenti sempre più utilizzati dagli utenti del Web e in particolare dai ragazzi. Ma sono ambienti non privi di pericoli e infatti resta aperto il dibattito tra coloro che esaltano le straordinarie possibilità di comunicazione di Facebook, MySpace, Netlog e Co. e chi ne vede solo gli effetti collaterali. In generale genitori e ragazzi conoscono i pericoli che si possono incontrare su Internet, tuttavia spesso li sottovalutano e i dati di percezione del rischio raccolti da importanti ricerche preoccupano. I social network sono terreno fertile per i cyberbulli che scattano e trasferiscono in rete fotografie imbarazzanti, creando situazioni a volte anche tragiche. Molti non lo sanno ma nelle condizioni di utilizzo di Facebook, ad esempio, è indicata l'età minima per potervi accedere, che per il nostro Paese è di 13 anni. Tuttavia la limitazione è facilmente aggirabile, si può mentire sulla propria data di nascita e non ci sono particolari controlli, quindi non è raro che ragazzi anche più giovani utilizzino uno strumento pensato per gli adulti e su cui circola materiale prevalentemente

adatto ad un pubblico adulto. Il falso senso di intimità, piccola comunità, che si respira solitamente nei social network può indurre a rivelare molte informazioni personali, condividere immagini di vita privata, violare la privacy altrui senza pensarci troppo su. Inoltre c'è il pericolo dei falsi profili, di persone cioè che si spacciano per altre: è importante che si abbia sempre la certezza di sapere con chi ci si sta relazionando. Ma le nuove tecnologie hanno straordinarie potenzialità e non si devono demonizzare, occorre piuttosto mettere in condizione i giovani di poterle usare in tutta sicurezza. Da qui la proposta dell'Associazione Davide.it di creare la rete di relazioni su Internet CiaoNet, uno spazio protetto in cui conoscersi e comunicare, perché crediamo che un uso consapevole e positivo delle nuove tecnologie sia non solo auspicabile ma possibile. CiaoNet è uno strumento dedicato in particolare ai giovani e alle famiglie; l'accesso al servizio è libero, ma gli utenti devono rispettarne lo spirito e le regole. Ha tutte le caratteristiche classiche per "incontrarsi" e fare

amicizia, proprie dei comuni social network, ma è oggetto di controlli sui contenuti immessi, il linguaggio utilizzato e gli argomenti trattati. Volontari e collaboratori cercano di garantire il sereno svolgimento delle attività quotidiane. E' indispensabile che da parte di genitori, educatori e insegnanti ci sia uno sforzo nella tutela dei diritti dei ragazzi. Occorre mettere a disposi-

zione strumenti tali da consentire che l'utenza più giovane possa prendere confidenza con le nuove tecnologie in maniera sicura. CiaoNet vuole essere un passo in questa direzione. Questa è anche la filosofia che sta alla base del sistema di prevenzione Davide.it, in primis del servizio di filtro che protegge l'utente dalla visione di siti inadatti ai minori e secondariamente di tutte le attività portate avanti dall'Associazione Davide.it Onlus, che da oltre dieci anni si occupa di tutela dei minori online. Francesca Ranni Responsabile area comunicazione Associazione Davide.it Onlus

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La coscienza di Facebook Non sono tra quelli che demonizzano Facebook, lo strumento di "rete sociale" che consente a chiunque abbia una connessione Internet di entrare in contatto e condividere contenuti con milioni di persone nel mondo. Non sono neanche tra quelli che lo adorano: non riesco infatti a farmi coinvolgere da quella smania di condividere tutto con tutti che talvolta vedo dilagare tra i miei contatti. Ho però sempre considerato una delle caratteristiche più interessanti di Facebook il fatto di iniziare chiedendoti il tuo vero nome e cognome, per poi proporti subito di metterti in contatto con altri nomi e cognomi (si suppone altrettanto veri) che probabilmente conosci per aver frequentato la stessa scuola o per avere degli amici in comune. In questo modo Facebook ha segnato la differenza rispetto a quel concetto di "comunità" prima imperante su Internet in cui dominava il "nickname", cioè il soprannome, con il quale si era portati a celarsi dietro un personaggio, spesso molto diverso dalla persona reale. Facebook è dunque una comunità di persone vere, dove si può essere se stessi e restare in contatto con gli amici? Purtroppo non è sempre così, a causa di alcuni ordini di problemi che qui mi limito solo ad accennare e di cui è meglio essere consapevoli. - Legalità. Facebook non è solo uno strumento di accesso pubblico con ottime funzionalità di socializzazione. Non si dimentichi che Facebook è anche l'azienda omonima che fornisce quello strumento, alla quale state consegnando tutti i materiali (foto, video, commenti...) che pubblicate. Che cosa farà quell'azienda di quelle informazioni, magari tra qualche anno, non è ancora chiaro. Ma già adesso sono stati sollevati molti dubbi: ad esempio, che cosa succede dei propri dati quando uno decide di cancellare il proprio profilo Facebook? Vengono effettivamente cancellati o rimangono su qualche server dell'azienda? - Criminalità.

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Purtroppo, non tutti i frequentatori di Facebook sono animati dalle migliori intenzioni. Per quanto sia un problema comune a tutto Internet (e anche questo non va demonizzato), il fatto di esporsi con i propri dati personali rende Facebook particolarmente attraente per i malintenzionati. Diverse tecniche anche semplici consentono di aggirare l'ostacolo dei contenuti accessibili solo agli amici e ci sono ormai molti casi di persone derubate grazie a Facebook, e non solo della propria identità. Siate quindi molto restrittivi nelle vostre impostazioni di privacy e occhio a verificare il più possibile che le persone con le quali entrate in contatto siano proprio chi dicono di essere. - Personalità. La falsa percezione di essere in contatto con una cerchia di amici con-

trollata da voi e anche l'entusiasmo di certi momenti non porta a valutare con la necessaria attenzione che certe foto, video o dichiarazioni rimarranno sempre lì a perenne memoria (o almeno fino a quando lo deciderà l'azienda Facebook). Quando pubblicate una foto, pensate all'effetto che potrebbe fare se fosse inserita nel curriculum con il quale, magari dopo qualche anno, vi presentate al vostro colloquio di lavoro... Vi sembra un'esagerazione? Sappiate che molte aziende usano già Facebook e altri sistemi di social networking per approfondire la conoscenza dei candidati: basta l'amico di un amico o un tag di troppo per svelare all'esterno le vostre foto o video più imbarazzanti. - Eticità. E' forse l'aspetto che meriterebbe più approfondimento, anche perché è quello meno dibattuto, ma per le persone di una comunità cristiana come la nostra credo che sia rilevante. Se, tendenzialmente, su Facebook si tende a essere se stessi, il fatto di essere mediati da uno strumento software

introduce comunque un elemento di "spersonalizzazione" che fa spesso dire e mostrare cose che, probabilmente, in un vero incontro tra amici non fareste o direste mai. E tutto quello che anche solo si "approva", oppure le pagine alle quali ci si iscrive, comunicano alla nostra cerchia di contatti un'immagine di noi che potrebbe non essere quella che vorremmo comunicare, ad esempio, ai bambini che seguiamo come educatori o agli altri membri del gruppo di cui facciamo parte in Parrocchia. C'è poi un aspetto ancora più subdolo: anche la comunicazione su temi apparentemente "etici", per esempio la condivisione del dolore per la perdita di una persona cara, viene comunque deformata dallo strumento utilizzato e rischia di trasformarsi in qualcos'altro, magari stucchevole, esagerato o manieristico. Non è possibile esaurire qui un argomento così delicato, anche perché ognuno potrebbe portare la sua testimonianza. Mi sento di dare solo un consiglio: prima di pubblicare qualsiasi cosa su un tema delicato, pensate se direste o fareste la stessa cosa nel caso foste di fronte alla persona con la quale state comunicando, oppure (meglio ancora) nel caso foste in una piazza piena di gente che vi conosce. Se la risposta è no, forse Facebook sta deformando il vostro messaggio, per quanto pieno di buone intenzioni. Nonostante questa serie di considerazioni negative, ma non sto mirando a dissuadere qualcuno dall'usare Facebook. Tutt'altro: nutro solo la speranza che, usando questo strumento con un po' più di coscienza e consapevolezza, si possa vivere un'esperienza di comunicazione più vera e autentica. Papa Benedetto XVI, a proposito dei nuovi media offerti da Internet, ha affermato che "è importante considerare non solo la loro indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone, ma anche la qualità dei contenuti che esse sono chiamate a mettere in circolazione". Contattiamoci pure su Facebook, quindi, ma con coscienza. Alfredo Distefano


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Come costruire un sito parrocchiale

La Curia di Milano ha organizzato, nello scorso mese di novembre, una serie di incontri per la costruzione o rifacimento dei siti parrocchiali. San Pio V ha partecipato agli incontri con impegno e continuità al fine di riorganizzare il sito non solo da un punto di vista grafico, ma soprattutto per garantire gli aggiornamenti indispensabili con continuità e competenza. Grazie alla rete internet, ormai alla portata di tutte le famiglie, il modo di comunicare è cambiato radicalmente. La comunicazione per via informatica ha avuto sui due aspetti legati alla vita umana, il TEMPO e lo SPAZIO, un azzeramento istantaneo, portando ad una enorme amplificazione del livello comunicativo. Anche il messaggio evangelico lanciato via web tramite i siti parrocchiali e i portali dedicati raggiunge ormai una notevole amplificazione, avvicinandolo sempre di più alla mentalità e alla cultura del 3° millennio. In questo linguaggio siamo tutti immersi e nessuno può più sfuggire. A lungo ci hanno intrattenuto sulla figura dell’ “animatore digitale”, sulla importanza di riempire di CONTENUTI il sito evitando di “illuminarlo” con luci e

attrazioni che lo farebbero assomigliare a una discoteca o a un bazar all’ingrosso. Occorre STILE: chi comunica su internet deve conoscere prima di tutto la sua identità, deve esprimere argomenti conosciuti, conoscere la storia, che cosa è la Chiesa e calarla nel territorio parrocchiale, fare emergere gli argomenti consolidati dalla cultura, occorre in una parola, la CREDIBILITA’, che è essenziale per essere ascoltati. Dimostrare infine RILEVANZA dicendo cose che interessano gli altri, trovare negli argomenti la “scintilla” che fa nascere l’interesse dell’altro, la semplice locuzio non porta all’interessamento dell’altro e risulta una semplice cronaca. Il sito deve poter incarnare la realtà della Chiesa di oggi in una cultura parrocchiale, e i suggerimenti per realizzare un buon sito sono: 1) Avere iniziativa, capacità di essere creativi, non rassegnarsi a quello che c’è già. 2) Lavorare per progetti facendo parlare le cose. 3) Mantenere il fuoco sull’obbiettivo secondo il motto “chi la dura la vince”. 4) Curare le relazioni. Ci invitano poi a visionare il sito di AVVENIRE come modello di concretezza e rispondenza alle aspettative. Il successo di un sito sta nel far capire a chi legge che dietro c’è una presenza concreta ed è una presenza autorevole e molto concreta, fatta di comunicazioni PERSUASIVE, convincenti, con mol-

“L’uomo è animale sociale”, scriveva Aristotele nel V sec a. C. E ciò che primariamente contraddistingue l’uomo dal resto degli animali è l’impressionante quantità di tempo che passa a comunicare. Le forme della comunicazione si sono evolute nei secoli: dapprima la fondamentale invenzione di un linguaggio convenzionale, poi mano a mano la scrittura, la posta, il telegrafo, il telefono, internet… Andiamo verso un mondo sempre più interconnesso, ma in cui non è più chiaro cosa voglia dire comunicare. SMS, email, messaggi su facebook, instant messengers, comunicazioni

più o meno importanti ci perseguitano dovunque. E di questi, paradossal-

Animale sociale

mente, solo una minima parte portano informazioni utili; tutto il resto ha una sola funzione, è un grido disperato, un ricordare all’altro “esisto anche io”. Provate a pensarci: quanti tra l’infinità di messaggi che ricevete

to approfondimento, chi entra nel sito deve sentirsi come a casa sua. Tener conto che normalmente le persone che si conoscono in internet sono senza volto, ma in parrocchia NO. Ci conosciamo, abbiamo dei nomi e dei volti, su questo bisogna far leva. Proporsi con immagini chiare e nitide, primo impatto GRADEVOLE agevolmente leggibile, che sappia incuriosire. La FAMILIARITA’ è un primo aspetto importante, proporre argomenti che siano lo specchio della comunità, immagine completa e attendibile della comunità. Attenzione però ai protagonismi, internet è un trampolino di lancio formidabile. Aspetto SOBRIO ED ELEGANTE non deve dare un’impressione di un magazzino con merce accatastata. Mettersi sempre dal punto di vista di chi legge, mettendo in risalto qualche cosa di accattivante e simpatico. Un ultimo aspetto è poi la TEMPESTIVITA’.

Dante Visocchi

ogni giorno portano informazioni oggettivamente utili? E la colpa di questo è che strumenti potentissimi e utilissimi, dallo short messaging system ai social network hanno aumentatoo esponenzialmente la qualità delle nostre comunicazioni, ma stroncandone totalmente la qualità. Un sms è anche solo lontanamente paragonabile a una frase detta faccia a faccia, guardandosi negli occhi? Un poke su facebook ricorda anche solo lontanamente un abbraccio? No. Comunicare è l’attività principale dell’uomo, non degli strumenti che ha inventato. Cerchiamo di non dimenticarcene. Fil

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le a i ec

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Prima di giudicare gli altri impara a giudicare te stesso Il Vangelo, in un passo assai noto, cita: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Eppure, se ti guardi intorno, di pietre ne vedi volare talmente tante che inevitabilmente sorge una questione: o siamo tutti santi o siamo tutti ipocriti. La verità è che quella del giudizio è un punto assai delicato. Le malelingue ci sono ovunque, ma il problema è un altro: è che prima o poi ci caschiamo tutti. Completamente. Stupidamente. Inevitabilmente. Perché? Perché è naturale, perché è facile, perché a tratti è persino divertente. Uno dopo l’altro i nostri commenti scivolano e si conficcano come spine nei cuori di chi ci sta intorno. Perché? Perché è una difesa, perché dà un senso di potere, perché “in fondo che male c’è”. Finchè, ovviamente, non capita a te. Perché allora, a quel punto, ti reputi vittima di un mondo crudele che si scaglia contro di te e ha la pretesa di afferrare tra le sue mani la tua vita e di giudicarla. La tua vita: quello che sei, quello che fai, quello che vuoi, quello che insegui. La trama del giudizio è una rete pericolosa che ti avviluppa così strettamente che a volte è difficile uscirne. Un giudizio, un commento, uno sguardo sdegnoso, una risatina malcelata, tutto in un circolo senza uscita che pare rinnovarsi perennemente. “È scandaloso che questi ragazzi d’oggi passino il loro tempo tra facebook e messenger, sempre a far sfoggio della loro vita, dei loro sentimenti e dei loro amori”. Scandaloso? E perché? Cosa c’è di scandaloso nell’amore? Una volta si gridava al mondo, oggi si scrive sul nick di facebook. Ma anche se nascosto dietro uno schermo il sentimento e l’emozione sono sempre gli stessi, la loro intensità rimane sempre uguale. C’è poi chi è

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più timido e più riservato, ma ciò non autorizza a puntare il dito verso l’altro che è diverso da te. Quante cose, ben più gravi e intime, vengono oggi strumentalizzate e schiaffate su internet! “Hai visto con chi si è messo quella? Che spreco. Lui è orribile!”. Ma cosa te ne importa? “Si lasceranno, non sono fatti l’uno per l’altra”. Ma ognuno ha diritto di vivere la sua storia, di bere la linfa della vita finchè non è sazio, di assaporare tutti i momenti, di vivere ogni giorno. Ha diritto ad amare, ad essere felice e ad essere triste, a gioire e a soffrire, a correre e fermarsi, a cadere e rialzarsi. Il futuro poi non lo conosce nessuno, neanche chi ha la boria di salire sul piedistallo e di trarre conclusioni. “È proprio un sfigato!”. Ma, per quanto ne so io, non hanno ancora inventato un metro per misurare a che livello di sfigato corrispondi. E poi chi l’ha detto che ciò che è diverso è sbagliato? Di esempi ce ne sono tanti e tanti altri. Forse troppi. La sostanza del discorso però rimane sempre la stessa: è troppo facile giudicare gli altri, quanto è dannatamente difficile giudicare se stessi. Il fatto è che bisognerebbe aver il coraggio di abbandonare qualche volta la veste da giudice e di indossare quella da giudicato. Bisognerebbe avere l’umiltà di smettere di cercare difetti nelle persone che ci circondano e di scendere in noi stessi per capirci, per conoscerci, per scoprirci sbagliati e per non averne paura. Se ognuno si presentasse

agli altri con in mano il fardello della propria debolezza e dei propri errori, potremmo finalmente venirci incontro e vivere, vivere di confronto, vivere di critiche costruttive, vivere per correggere e per essere corretti, vivere per capire e per essere capiti. Puntare il dito non fa che nascondere la paura di ritrovare in noi stessi ciò che beffeggiamo negli altri. Guardare con spocchiosa superiorità non fa che dimostrare l’insicurezza che coviamo dentro di noi. Criticare e ricadere nei medesimi errori non è altro che indice di un immane perbenismo. Solo così, quando nel percorso della nostra vita vedremo qualcuno cadere, non ne rideremo facendoci un baffo delle sue disgrazie, ma gli tenderemo una mano. E stiamo sicuri che quando sarà il nostro turno di incespicare ci saranno altrettante mani pronte ad afferrarci. Max Pezzali cantava: “Tu continui a vivere la vita degli altri perché una tua non ce l’hai”. E per quanto portata all’estrema conseguenza, ben racchiude in sé il concetto fondamentale. Un detto popolare dice: “vivi e lascia vivere”. E forse sarebbe sufficiente questo per essere un po’ migliori. Silvia Cafiero


Lo sai che a san Pio V c’è il mini-basket? Tutti i mercoledì dalle ore 18.15 alle 19.30 presso la Palestra del Liceo Einstein di Via Einstein, san Pio V organizza un corso di minibasket per tutti i bambini e le bambine nate negli anni 97 - 98 - 99 2000 - 2001. Chiamaci per informazioni al 339/4576251 (Alberto) o vieni a trovarci in Oratorio presso la Segreteria Sportiva, il mercoledì dalle 17:30 alle 18:30. Un progetto Sportivo Parrocchiale si distingue perché NON GARANTIAMO VITTORIE A TUTTI I COSTI ma GARANTIAMO: - Un cammino educativo nello sport; - Forte attenzione alla crescita e al rispetto della persona e dell’avversario; - Ambiente, Dirigenti ed Allenatori accoglienti, autorevoli e competenti; - Possibilità di partecipazione a Tornei e Campionati.

IN ORATORIO C’E’ IL CAMPO DA BASKET NUOVO CON I NUOVI CANESTRI! VIENI A SAN PIO! UNISCITI AL NOSTRO PROGETTO! Basket femminile, in collaborazione con la Polisportiva san Pio V e con il Patrocinio dell’Assessorato allo Sport della Provincia di Milano promuove l’iniziativa: 2 ANNI DI BASKET GRATIS PER RAGAZZE NATE NEGLI ANNI: 1998-1999-2000-2001

Per le ragazze impossibilitate a frequentare il mercoledì con la Polisportiva s. Pio V presso il Liceo Einstein sono disponibili sempre gratuitamente altri giorni ed orari presso la Palestra Istituto Verri di Via Lattanzio 38 e dell’Istituto Zaccaria di Via Della Commenda.

Ciao a tutti, volevo informarvi che da Ottobre, ogni sabato dalle 10.00 alle 12.00, presso le aule della palazzina nuova dell’Oratorio, si svolge il laboratorio di CREA-ATTIVITA’, un’iniziativa rivolta a tutti i bambini dai 5 ai 10 anni, che hanno uno “spirito artistico” e voglia di conoscere nuovi amici. Il laboratorio consiste in una serie di incontri in cui sarà data la possibilità ai bambini di poter imparare varie tecniche “artistiche”, attraverso le quali possono esprimere la loro creatività e fantasia creando oggetti, costumi, quadri e altro ancora. Si utilizzano palloncini, carta, colori, materiale riciclato e tutto quello che può essere utile per creare opere d’arte

per i giovani artisti! I lavoretti sono semplici e i bambini, facilmente, possono rifarli a casa con fratelli e amici. Con questo laboratorio vogliamo dare la possibilità di divertirsi, giocare, imparare cose nuove e conoscere nuovi amici. Nello stesso tempo vogliamo dare una mano ai genitori che il sabato mattina sono occupati a svolgere i lavori di casa. Gli incontri sono tenuti da Roberta Gherardi, studentessa del terzo anno dell’Accademia di Brera e capo

Esperienza all’ass. Luisa Berardi

Un pomeriggio alternativo

Quest’anno a noi adolescenti è stato proposto di offrire un servizio al di fuori dell’oratorio: la partecipazione al doposcuola dell’Associazione Luisa Berardi: si tratta di aiutare bambini e ragazzi stranieri a fare i loro compiti. Ho accettato questo tipo di impegno con perplessità perché il mio tempo libero è proprio poco e temevo di non farcela; infatti, la prima volta che mi è stato assegnato il turno, ho dovuto disdirlo perché dovevo preparami per tre verifiche! Quando sono riuscita ad andare, mi hanno presentato la ragazza di 1^ media che avrei dovuto seguire quel pomeriggio. Superato l’imbarazzo iniziale, l’ho aiutata a studiare storia cercando di usare parole semplici, a lei comprensibili. E’ stata un’esperienza nuova per me, abituata a seguire bambini più piccoli, in un contesto ben diverso da quello del catechismo e quello dei giochi dell’oratorio estivo. Francesca Buffone

scout, con l’aiuto Laura Sironi direttore sportivo dell’A.S.D. San Pio V. CHE ASPETTATE, VENITE A PROVARE! Per info contatta 3408360478

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Pit-stop per ripartire con grinta E’ arrivato Natale e le nostre squadre si preparano ad una meritata pausa natalizia: hanno dimostrato grande carattere, ma sfortuanatamente non per tutte le categorie i risultati sono all’altezza delle aspettative. Forza ragazzi! Riposatevi e ripartite!

BABY GFA GSU

DR

PUNTI

GI

VI

PA

SC

Kolbe

10

5

5

0

0

41

10

31

Giovanni XIII

10

5

5

0

0

19

6

13

Vittoria Red

9

7

4

1

2

23

22

1

Turchino

8

5

4

0

1

16

6

10

Usof Feltre

7

4

3

1

0

16

5

11

S.Pio V

7

6

3

1

2

16

19

-3

Santo Spirito

5

6

2

1

3

14

18

-4

S.Carlo Casoretto

3

6

1

1

4

12

23

-11

Gan

2

7

1

0

6

20

38

-18

Oscar Milano

1

5

0

1

4

20

31

-11

Vittoria White

0

6

0

0

6

7

26

-19

Buon inizio di stagione per i baby che si trovano a metà classifica e il distacco dalla prima è di solo tre punti. I nostri pulcini hanno dimostrato grande carattere e tanta voglia di giocare. La stagione è ancora lunga e c’è ancora tanto tempo prima dei paly-off.

Non un bell’inizio per san Pio azzurro che non ha conquistato neanche un punto, sicuramente i nostri ragazzi devono ancora ambientarsi nel clima agonistico. Sono già passate sette giornate, ma la strada è ancora lunga e ci sarà sicuramente il primaverile per riscattarsi! Forza! Siamo tutti con voi!

GIOVANISSIMI - ROSSO PUNTI

GI

VI

PA

SC

GFA

GFS

DR

Anni Vedi 98/A

21

7

7

0

0

51

8

43

Turchino

18

7

6

0

1

35

12

23

S:Carlo Casoretto

12

7

4

0

3

27

20

7

La Traccia Blu

12

7

4

0

3

25

18

7

Virtus MI 99

9

6

3

0

3

20

35

-15

S. Pio V Rosso

3

7

1

0

6

18

36

-18

Centro Schuster/A

3

5

1

0

4

8

34

-26

COC/bianco

0

6

0

0

6

15

36

-21

GIOVANISSIMI - AZZURRO PUNTI

GI

VI

PA

SC

GFA

GFS

DR

Precotto/B

21

7

7

0

0

32

7

25

Vittoria Red

16

7

5

0

2

41

28

13

Gorla

12

7

4

0

3

21

14

7

GSO Teramo/verde

10

7

3

0

4

17

19

-2

S.Carlo MI/B

9

7

3

0

4

23

28

-5

Fortes in Fide

7

6

3

0

3

18

21

-3

Gan 98

6

6

2

0

4

13

18

-5

S.Pio V Azzurro

0

7

0

0

7

12

42

-30

Nella foto, gli allenatori di tutte le squadre si divertono nella festadi Natale

Non un bell’inizio anche per i rossi, terz’ultimi con tre punti e un gran distacco dal Virtus, che si trova a 6 punti di distanza dai nostri ragazzi. Noi continuiamo a crederci e comunque speriamo in un meritato riscatto nel primaverile.

Nel prossimo numero troverete anche le classifiche della squadra blu dei Ragazzi 16


TOP JUNIOR GFA GSU

DR

PUNTI

GI

VI

PA

SC

Dinamo Victor

22

9

7

1

1

37

10

27

Casatese/B

21

9

7

0

2

38

24

14

USSB

21

11

6

3

2

37

25

12

San Pio V

17

9

5

2

2

35

21

14

S.Luigi Lazzate

17

9

5

2

2

29

25

4

Sulbiatese

11

10

3

2

5

28

30

-2

Nord Ovest/A

9

11

2

3

6

30

40

-10

Volantes

9

9

3

0

6

24

38

-14

Oro Giallo

5

9

1

2

6

14

43

-29

Ussa Rozzano

4

10

1

1

8

18

34

-16

Purtroppo neanche un punto conquistato per gli allievi con tantissimi goal subiti. E’ evidente che qualcosa non va e i nostri ragazzi dovranno sicuramente rivedere le loro tattiche di gioco per il futuro. In ogni caso i loro due allenatori (nella foto) sono stati confermati per tutta la stagione. Speriamo che questa pausa natalizia permetta a tutti di riprendersi e di ripartire con grinta togliendosi di dosso quell’ultima posizione che proprio non meritano. Forza ragazzi, siamo tutti con voi!

RAGAZZI - GIALLO

Gioca bene la squadra dei Top Junior, 17 punti e a soli quattro dalla prima, la Dinamo Victor. I ragazzi sono molto carichi e hanno grandi potenzialità; il Natale servirà loro per riprendere fiato e concentrarsi per non perdere la lucidità per il girone di ritorno. A tutti loro va un grande in bocca al lupo! Continuate così!

ALLIEVI PUNTI

GI

VI

PA

SC

GFA

GFS

DR

Gan

30

10

10

0

S. Leone Magno

27

11

9

0

0

66

22

44

2

48

19

29

Ambrosiana/C

22

10

7

1

2

45

15

30

S.Luigi S.Giuliano

15

10

4

3

3

17

18

-1

Virtus MI 95

13

9

4

1

4

28

33

-5

Atlas

11

9

3

2

4

27

30

-3

Padre Monti Alfa Gamma

11

9

3

2

4

16

20

-4

7

10

2

1

7

23

53

-30

Santo Spirito

5

11

1

2

8

18

47

-29

S.Pio V

0

9

0

0

9

17

48

-31

CALCIO FEMMINILE PUNTI

GI

VI

PA

SC

GFA

GFS

DR

S.G..Bosco Vignate

27

11

8

3

0

46

13

33

PUNTI

GI

VI

PA

SC

DR

Milan A.C.F.D.

24

11

7

3

1

20

10

10

S.Enrico

15

5

5

0

0

47

7

40

Geas Artemisia

20

10

6

2

2

24

11

13

Certosa

15

7

5

0

2

40

12

28

S.Enrico

15

8

5

0

3

25

16

9

S. Pio V Giallo

15

7

5

0

2

33

20

12

S.Nicolao Forlanini

9

10

2

3

5

15

20

-5

S. Ilario

9

5

3

0

2

12

14

-2

S. Giorgio Liscate

9

10

2

3

5

15

20

-5

Aspis Fuoco

9

6

3

0

3

17

31

-14

OSBG Gessate Z/Z

9

9

2

3

4

11

26

-15

Santa Cecilia

6

4

2

0

2

8

11

-3

S. Pio V

8

10

2

2

6

14

24

-10

USSB

3

6

1

0

5

5

46

-41

COC

7

10

1

4

5

12

23

-11

S.Pietro Apostolo

-1

7

0

0

7

6

26

-20

Virtus MI

6

9

1

3

5

14

26

-12

GFA GSU

Grande inizio per i ragazzi gialli primi a pari merito a 15 punti con San Enrico e Certosa; nulla da eccepire, tranne una cosa: non montiamoci la testa! Il campionato è ancora lungo e il girone di ritorno potrebbe essere insidioso, stiamo sempre all’erta! Le nostre ragazze sono avanti poiché domenica 13 dicembre hanno già cominciato il girone di ritorno, battendo 3 - 1 la Virtus. Nonostante la loro inesperienza non si scoraggiano di fronte alle numerose difficoltà che incontrano durante le partite. Da poco si sono aggiunte anche alcune new entries che si sono già integrate a pieno nel gruppo; hanno inoltre acquisito un nuovo allenatore, Welo, che, “inconsapevolmente”, ha accettato di portare avanti la loro avventura. Venerdì 18 dicembre la squadra ha terminato di allenarsi per riprendere poi alla fine delle vacanze invernali. Vi chiediamo di partecipare sempre numerosi alle loro partite che offrono sempre forti emozioni. I. Frampi, D. Panzani e M. Guarnieri

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La redazione risponde all’articolo “EDUCARE SENZA UN DIO” pubblicato nel numero di ottobre Caro Fil, ho letto con attenzione ed interesse la tua riflessione a voce alta “Educare senza un Dio”apparsa sull’ultima edizione dell’Orafoglio e ho pensato subito di non lasciare cadere nel vuoto le tue parole, ma di raccoglierle come frammenti luminosi per esplorare le zone d’ombra che tutti abbiamo. Ho apprezzato il coraggio di esporti e, ancora di più, di non mollare gli impegni che hai assunto, rimanendo al tuo posto, in Oratorio. La tua costante presenza e il tuo servizio non sono scontati: per questo ti ringrazio. Per fare l’educatore o svolgere gratuitamente un’attività non è necessario essere o sentirsi cristiani, avere una fede al top e comportarsi in modo adeguato al proprio credo: è vero! Tanti giovani come te non negano di stare bene anche senza Dio, di avere una vita piena e grintosa senza andare a Messa, di trovare soddisfazione e valori in molte espressioni dell’umanità, nell’arte, nella musica, nello sport, nell’amicizia, di fare profonde esperienze di dono e di amore anche indipendentemente da Cristo e dalla Chiesa. Gesù Cristo, infatti, non si è mai imposto sui fallimenti umani e non si è mai proposto come alternativa obbligata: “Se vuoi...”; non è un vetro da rompere in caso di incendio o un rimedio per i nostri guai. Credere non si identifica neppure con lo sforzo dell’intelligenza o con la volontà di compiere gesti buoni… E’ Dio che cerca l’uomo e pazientemente aspetta l’adesione libera di un cuore che lo accolga. Il Verbo porta in sé la vita: Parola che respira, che cresce, fiorisce, opera, genera qualcosa di vivo e solido che si può toccare, non solo leggere o ascoltare. E toccare la vita di qualcuno, essere toccati dalla vita di qualcuno si rivela come un’esperienza sacra. Senza andare molto lontano: negli archivi della nostra memoria c’è la storia della grazia che Dio ci ha dato. La storia dei segni d’amore che ci sono stati rivolti. E’ una grazia e una storia che dobbiamo difendere ad ogni costo. La vita abita lì, il segreto del vivere ce l’ha soltanto Dio…è vero che possiamo divertirci, lavorare, studiare, educare, pensare, volere bene, regalare del tempo agli altri anche senza Dio…ma con il rischio di soffocarci dentro le nostre azioni, restringendo gli orizzonti, delimitando le opportunità, vivendo un po’ alla giornata senza progettualità. Dio invece si inscrive nella nostra vita come una finestra di eternità, apre una speranza che non delude, si fa certezza di vita piena, ci configura al durare per sempre. suor Cristina

Scuola Media

Lettura della Parola

Le medie: un traguardo che sembrava irraggiungibile, che ti faceva paura ma allo stesso tempo ti incuriosiva. Ti senti più grande ma anche fragile, hai più paura delle opinioni altrui, i ragazzi sono pieni di pregiudizi e le opinioni taglienti non esitano a fioccare sulle loro labbra. La cosa che più ti tormenta è essere come gli altri e le cose che tanto ti piacevano fare sono ormai ammucchiate in un cassetto. Tutto cambia, tutto si ribalta e nessuno può comprenderti più se non la scuola. Le persone a cui avevi detto "ti voglio bene... non ti lascerò mai..." sono adesso solo persone che a braccetto di altri ti sfiorano con un solo cenno di mano continuando a camminare. Sei cambiato e non puoi negarlo. Io, personalmente, passo tutto il giorno china su un libro o un quaderno ma le parole e le formule scivolano via come acqua e ti importa solo ciò che succederà domani. Le verifiche e i compiti sono solo relative alle avventure che puoi vivere, anche in un solo giorno. Potreste avere avuto idee diverse su come avrei potuto scrivere questo articolo ma io credo che in fondo quello che cambia non è la scuola, i compiti o altro, ma sei tu. Per concludere vorrei scrivere una frase che quest'anno ho scritto in un tema: "In fondo non dovete preoccuparvi perché non si può tornare indietro e le medie ti aiuteranno ad andare avanti...". Silvia Cesa-Bianchi

E’ questo quello che ho provato trovandomi insieme a Don Simone ed altri genitori per sei mercoledì durante il periodo dell’Avvento a leggere e meditare sui Vangeli che sarebbero stati proposti ogni do-

Pronti a ripartire!

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Pace e gioia nel cuore

menica. Non vi nascondo che la mia idea iniziale era quella di fare una specie di “fioretto” per prepararmi il cuore alla venuta del Natale. Ricordo la prima volta: eravamo circa una ventina e Don Simone ci lesse un brano del Vangelo di Matteo molto “duro” e di difficile comprensione. Molte furono le riflessioni; io mi sentivo come “bloccata” incapace

di tirare fuori qualcosa dal mio animo. Non nego di aver pensato: “Magari mercoledì prossimo sto a casa a vedere una puntata di quella fiction che mi piace tanto...”, ma poi mi sono sorpresa ad aspettare con trepidazione l’incontro successivo... e poi gli altri ancora. Le ultime volte mi sono molto sciolta: leggevo i versi degli evangelisti e riuscivo a vedere al di là delle parole, provavo dei sentimenti, il mio cuore era libero... Ho capito che l’importante era esserci, dire le proprie riflessioni ad alta voce, condividendo con gli altri senza preoccuparsi troppo di pensare se ciò che stavo dicendo era abbastanza profondo. Nell’attesa, spero non vana, di riuscire, almeno ogni tanto, ad applicare il Vangelo nella mia vita di ogni giorno. Federica Perricone


E tu Betlemme, terra di Giudea...

In questo tempo di Natale il pensiero va a Betlemme, che è stata la “culla” del Bambino Gesù, e alla Terra Santa. Chi ha avuto occasione di visitarla non se la dimentica più. E’ così di sicuro per gli ottanta pellegrini che l’ottobre scorso ci sono andati, accompagnati da don Giorgio e dal diacono Francesco: 6 giorni in Terra Santa più 2 in Giordania, con due guide ben preparate, come Luigi e Sandro, a cui si sono aggiunti due accompagnatori giordani. Un viaggio che davvero vale la pena e che si è svolto senza pericolo alcuno, grazie all’attenzione e all’aiuto reciproco. Sono stati otto giorni belli ed emozionanti per tanti motivi. Cominciamo col dire che l’alto numero dei partecipanti non si è rivelato un ostacolo, anzi ci ha fatto sperimentare la possibilità di solidarizzare tra noi, di condividere tutte le esperienze che questi luoghi ci offrivano, di superare con pazienza e buonumore i molteplici controlli e le ispezioni nei vari passaggi doganali. Chi tra noi era un esperto viaggiatore si è messo al fianco di chi

per la prima volta affrontava un viaggio così lungo in cui i luoghi da vedere erano molti e il tempo a disposizione limitato. Neppure la presenza tra noi di persone in età ha costituito un problema: erano le

più puntuali agli appuntamenti e spesso più capaci di altre di muoversi da sole e in piccoli gruppi. Certamente la preghiera e la Messa quotidiana ci hanno resi consapevoli che non era solo un viaggio turisti-

co, ma di più, un pellegrinaggio alle radici della nostra fede e nei luoghi santi perché ancora oggi toccati dalla Sua presenza. Senza dare per scontato la magia e il fascino di Gerasa e Petra, vorremmo ricordare il Mar Morto, con i paesaggi ammirati dall’alto di Masada e l’esperienza insolita di bagnarsi nelle sue acque salate e argillose. Credo che molti di noi siano rimasti colpiti anche dalla bellezza di Nazareth e di Gerusalemme viste di notte. Betlemme circondata dal muro ci ha stretto il cuore ma nel cuore ci è rimasto anche l’incontro con un bel gruppo di giovani cristiani di Nazareth reso possibile dai missionari Salesiani. Sarebbe bello che l’opportunità che abbiamo avuto noi di conoscerli e di capire come si vive in Terra Santa si traducesse in una possibilità di scambio epistolare e non solo con i giovani di San Pio V. In conclusione credo a nome di tutti di poter dire che il viaggio in Terra Santa è davvero un’esperienza da fare. Vilma Venturoli

Stanchi MORTI sul mar MORTO

Quando don Paolo ci ha proposto di fare un pellegrinaggio in povertà in Terra Santa durante l’estate abbiamo pensato “Seeee, figuriamoci se andiamo a morire di caldo e di stanchezza in Israele”. Dopo varie peripezie, umori alterni ed entusiasmi seguiti da mille dubbi, alla fine abbiamo prenotato! L’ansia cresceva tanto più si avvicinava la data della partenza: come farà Davide (i suoi educatori possono confermare!!) a reggere 18 giorni di meditazioni? E soprattutto... come farà Stefania (chi l’ha vista anche solo salire agilmente sul motorino capirà!!) a scalare montagne sotto il sole del deserto? Finalmente si parte, ma tutte le ansie e le perplessità invece che sparire trovano subito conferma! I primi due giorni sono stati… diciamo… al massacro!! Una camminata dalle 12 alle 3 del pomeriggio col sole a picco (45 gradi!) nel deserto, un’escursione notturna di 5 ore alle 3 del mattino per vedere l’alba, preti e gesuiti scatenati con quel librone grosso grosso e scritto fitto fitto senza figure. Insomma peggio di così non poteva iniziare! Dopo questi due giorni impegnativi siamo finalmente arrivati sul mar Rosso e abbiamo meditato sul riposo… E’ stato allora che abbiamo iniziato a capire

che il riposo, dopo aver vissuto intensamente, ha davvero un altro sapore, che se vuoi seguire il Maestro non devi infliggerti fatica e penitenze… basta solo iniziare a mettersi in cammino, che per fare un pellegrinaggio in Terra Santa non devi essere un santo, un cristiano perfetto con tutte le risposte in tasca: il motivo per cui ci vai è proprio per stanare e fare tue quelle risposte alle tue mille domande! Tutte le ansie e le fatiche si sono dunque sciolte sotto il caldo sole del Mar Rosso. Il pellegrinaggio ha iniziato ad avere un senso nuovo, abbiamo iniziato a gustare i posti che visitavamo e le meditazioni che ci venivano proposte, ci siamo scandalizzati assieme ai discepoli sul lago di Galilea per l’incomprensibilità di un Gesù che ragiona in modo così diverso da noi; abbiamo pregato nella chiesa dell’Annunciazione di Nazareth perché, come Maria, diventassimo capaci di accettare la spesso scomoda e dirompente volontà di Dio su di noi; ci siamo commossi con Matteo, l’esattore che si è venduto ai Romani pensando solo al suo tornaconto, quando Gesù ci ha detto che siamo speciali per lui nonostante tutte le nostre schifezze che ci teniamo dentro, nascoste al mondo e che vorrem-

mo tener nascoste anche a lui… ma che lui conosce e inizia ad amarci proprio da lì. Infine siamo arrivati a Gerusalemme e lì siamo proprio rimasti senza parole, non solo perché è una delle città più belle mai viste, ma soprattutto perché ogni angolo di questa città racconta la sua storia… antica, travagliata e troppo spesso, purtroppo, insanguinata. Quando ci chiedono qualcosa sul nostro viaggio in Israele viene subito in mente proprio l’immagine di Gerusalemme con la sua cupola d’oro, col suk dai mille profumi e colori, col suo tramonto sui tetti bianchi ma anche con tutte le sue contraddizioni, con le sue mura antiche e purtroppo con quelle di nuova costruzione, con i suoi metal detector e con i suoi soldati, diciottenni, armati fino ai denti… ma soprattutto con tutti i suoi… e i nostri… luoghi santi! Una volta tornati, distrutti fuori ma un po’ ricostruiti dentro, abbiamo capito perché quel librone grande grande e fitto fitto non ha neanche una figura… perché ancora una volta viene chiesto a ciascuno di noi di riempirlo con le immagini e le persone della nostra vita, accorgendoci giorno dopo giorno che, se lo leggiamo col cuore, lì è scritta la nostra storia.

Davide & Stefania

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Il magico abete In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l'oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta nevicata. Il ragazzo si sentì assalire dall'angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare. Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco e l'albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in

modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino. La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la pianta aveva piegato fino a terra. Aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile. Il profumo dell’abete annuncia momenti speciali… ci pare di sentire davvero un leggero battito d’ali. Romina Verde

E’ un fatto ormai noto che voi bambini siete superimpegnati. Tra studio, sport ed altri interessi non vi rimane spazio per altro. Ma cosa potrebbe essere “altro”? Per “altro” vi propongo un giornalino o meglio qualche momento per divertirsi leggendo. Essendo certo che vorrete sicuramente divertirvi, chiedete allora subito a mamma o papà o ai nonni o agli zii o agli amici, insomma a qualcuno, di comprarvi una copia di BABY per i più piccini o de Il Giornalino per i più grandicelli. Sono certo che queste due pubblicazioni vi appassioneranno. Il Giornalino specialmente, con la sua semplicità, risulta comunque avvincente con simpatiche storie che vi faranno attendere con ansia l’uscita settimanale. E’ poi ricco di rubriche che parlano di temi attuali sportivi e musicali con uno spazio infine per giochi di enigmistica ed abilità. Vi ricordo che BABY è un mensile per i più piccini e Il Giornalino un settimanale per i più grandicelli e che li potete anche trovare la Domenica in fondo alla chiesa presso il banco libri. Proponendovi queste letture non voglio togliere nulla alla quantità di giornalini che troviamo in edicola ma è mio intendimento aumentare le proposte. E voi genitori, nonni, parenti ed amici che non conoscete ancora queste pubblicazioni provate a sfogliarle e certamente sarete i primi a proporre ai vostri piccoli cari di trovare uno spazio per divertirsi leggendo.

C’è una promessa che ci sorregge: la promessa di Quel Bambino che anche questo anno è venuto in mezzo a noi e si fa scorgere nei volti degli amici, nei loro occhi e in tutti i nostri cuori. “È Domenica, una di quelle Domeniche che precedono il Natale, si pensa già ai regali, alle feste e agli auguri… Mi sono fermata un attimo a pensare, a pensare il senso di ciò che accade intorno a me. Mi rendo conto che non riesco a trovare un significato migliore a quello che gli do tutti gli anni. Mi accorgo che anche quest’ anno penso di dover correre di qua e di là per prendere regali dell’ultimo minuto, per inviare sms di auguri... D’ altro canto: cos’ è il Natale ora? Vedo questa foto e leggo questi versi, scopro che al di là di tutto quello che mi circonda materialmente, c’è un Bambino in una man-

giatoia che mi sta ancora aspettando, senza esitazioni, per illuminarmi il cammino: una luce fioca e debole, sembra sorgere e poi crescere… Penso che forse ne vale la pena: prendere in mano quella luce e provare per una volta ad accorgersi dei bisogni degli altri. Un sorriso, un abbraccio, una parola… Camminare e scoprire che non si è mai da soli, ma qualcuno è sempre lì per proteggerci e custodirci, perché tutti: abbiamo paura del buio e della solitudine.” “È la Notte di Natale, sono con i miei amici, stiamo scaldando la voce per cantare alla Messa, sento un caldo familiare, ricco d’amore e di spensieratezza, come un barlume nella notte, come un fiocco rosso nella cenere… è quel caldo che unisce tutti, anche chi è diviso, anche chi quel fiocco lo vede solo in poche occasioni. Cosa è successo? Perché improvvisamente si respira aria di gioia?? Forse il cuore di ognuno di noi è diventato carne, forse ci siamo presi per mano e abbiamo deciso di lasciare andare alla deriva il rancore, la sofferenza, l’egoismo, la gelosia… almeno per una notte, quando la luce di una stella ne vale per milioni.” Proviamo ad accendere tutti una fiammella, anche piccola che sia, se ci proviamo e ci guardiamo intorno, ci rendiamo conto che non siamo da soli. La notte non è più notte. Romina Verde

C’è una promessa che ci sorregge...

Possa una stella risplendere su di te. Possa quando l’ oscurità scende il tuo cuore essere puro. Percorri un sentiero solitario oh, quanto sei lontano da casa. È arrivata la notte abbi fede e troverai la tua strada. È calata la notte c'è una promessa che ti sorregge. Possa il richiamo delle ombre volarsene lontano. Possa il tuo viaggio continuare alla luce del giorno. Quando la notte sarà sconfitta potrai alzarti per trovare il sole. È arrivata la notte abbi fede e troverai la tua strada. È calata la notte c'è una promessa che ti sorregge. (Enya)

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A Natale regala BABY o “Il Giornalino”


Paura di... Che tipo di articolo scrivere in questo numero? Mi sono balzate alla mente tante idee, tanti temi interessanti sui quali soffermarsi. Alla fine ho scelto il tema della paura, forse perché lo sento molto vicino e forse, in un modo o nell’altro, tocca il cuore di tutti. Cos’è la paura? Sull’enciclopedia c’è scritto che è un’emozione sgradevole, di intensità variabile, dovuta a una situazione di pericolo, reale e presente, oppure futuro o anche immaginario. In psicologia è uno stato di preoccupazione, di apprensione derivata da considerazioni ragionate o da un motivo esterno immediato. È un timore, una preoccupazione, si manifesta quando si ha il presentimento, la sensazione che una cosa spiacevole per sé o per altri debba accadere. Spaventa, crea panico, dà desiderio di fuga alla ricerca di un nido nel quale nascondersi, dove ci si sente protetti. La paura in psicologia può essere innata, come la paura del buio, la paura dei serpenti, la paura del sangue, o appresa, che si trasforma in condizionamento. Difficile da definire, ma soprattutto da capire, immenso da trattare in tutti i suoi gradi e le sue sfaccettature. Ma a me questo non interessa: sono capaci tutti ad andare a leggere sull’enciclopedia e sulle dispense le teorie e le discussioni a proposito. Un’altra questione, sicuramente più vicina a noi, è la letteratura della paura. Si trovano tante frasi, tanti pensieri, tanti aforismi anche di persone famose a proposito, a testimoniare che questo tema è all’ordine del giorno e caratteristico di tutto il genere umano. Esse mettono in luce verità che sicuramente sono reali ma, come si suole dire, tutto è più facile a dirsi che a farsi. Mi hanno colpito in particolare due di queste riflessioni: “La paura è fatta di tutto e di niente” (Proverbio popolare), che dà forza e fa intuire che la paura è un muro che sembra invalicabile (il “firewall” in ambito informatico) ma che in realtà, osando un po’ e avendo un po’ di coraggio, viene fa-

cilmente superato; “Non ha imparato la lezione della vita chi non vince una paura ogni giorno” (R. W. Emerson), altro aforisma che fa meditare. Il punto sul quale riflettere e fare introspezione su noi stessi è al di là di tutto questo. È l’andare oltre e soffermarsi su noi stessi: non c’è libro o trattato che possa descrivere le emozioni e i sentimenti che ognuno di noi prova, che sono unici e irripetibili e che spesso non sono chiari neanche a noi stessi. Chiudere gli occhi, dare un’immagine a un concetto astratto è un esercizio che faccio spesso, così come quello di dare un nome alle emozioni che proviamo ogni giorno. E spesso in questa marea di emozioni c’è anche la paura. Pochi giorni fa ho trovato su Internet questo pensiero, tratto dal blog di un adolescente: Ho paura. Ho paura di quello che sono. Ho paura di quello che diventerò. Ho paura di morire. Ho paura di vivere. Ho paura degli altri. Ho paura del male. Ho paura di non farcela, di non realizzarmi, di essere un fallito. Ho paura di avere paura. Ho paura di rimanere solo. Ho paura di non avere una donna che sia la mia, un giorno. Ho paura di non riuscire ad amare. Ho paura di non essere amato e capito. Ho paura di non avere amici. Ho paura dei sogni. Ho paura di ritornare a casa e di ritrovarmi da solo. Ho paura di perdere i miei cari. Ho paura di tutto quello che non conosco. Ho paura di morire senza neanche accorgermene. Ho paura.

Questo pensiero, solo nella lettura, crea proprio paura, crea angoscia. Ognuno di noi sicuramente è curioso e preoccupato, si fa mille domande. Chi sarà, perché, cosa è successo? L’anafora che caratterizza ogni verso sottolinea il concetto, sempre di più, in un crescendo che sembra soffocarci e non darci tregua. Leggendo ho trovato, soprattutto in alcuni versi, anche me stesso. Ogni giorno ognuno di noi vive di paure e si fa dentro di sé tante domande. Cosa succederà se agisco in questo modo? Deluderò qualcuno? Spesso non troviamo risposte, forse abbiamo sì paura, ma di deludere noi stessi. La mia paura, la vostra paura, c’è sempre. Ognuno la sente in modo differente, chi più, chi meno. A ogni età: quando si è bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani. Paure sicuramente diverse, ma tutte simili, tutte preoccupazioni ed ansie che condividono una radice comune. Spesso non si sa nemmeno esattamente quale sia l’oggetto dei nostri timori. Di cosa ho paura? Non ho la presunzione di trovare una soluzione, non posso trovarla e forse mai riuscirò a farlo. È solo una riflessione: ma il coraggio di alzare il capo e di guardare la paura negli occhi, di prendere il cuore in mano e di non temere di guardarci dentro, di vagare per i suoi sentieri più profondi senza remore e soggezioni è il primo, grande passo in quella strada che ci permette – se non di sconfiggerla – di affrontarla. Di non avere davvero più paura della paura. È un qualcosa di unico, di personale, che dipende dal proprio vissuto emotivo, dalla propria storia. Il grande Giovanni Paolo II parlando ai giovani ha detto: “Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate, le porte a Cristo”. Fa riflettere, davvero. Vale per ogni età, non solo per i giovani. Affidiamo le nostre paure al Signore e facciamoci prendere per mano, per superare quel firewall che spesso pone freno al nostro istinto e alla nostra vita. Andrea Cafiero

21


Pina Varriale “Ragazzi di camorra” Questo libro parla di Antonio, un ragazzo di dodici anni che, per problemi familiari, è costretto ad andare a vivere a Scampia con la sorella Letizia e suo marito Bruno. Bruno però, non è il bravo ragazzo che sembra. Infatti,userà Antonio e i suoi amici per farli entrare nella camorra. Ma se a Scampia questo è normale, Antonio, invece, spera ancora in un'altra vita. E, proprio quando si sta guadagnando la fiducia del boss, conosce Arturo, un insegnante che tenta di diffondere la cultura della legalità nel quartiere. Iniziando a frequentare il suo "rifugio", Antonio scopre quell'infanzia che gli era stata rubata. Per la camorra, però, questo non va bene e il clan decide di dare fuoco al rifugio... Vi consiglio di leggere questo libro perchè rispecchia alcuni aspetti della realtà e, soprattutto, fa capire che c'è sempre una speranza, anche nei momenti più bui e difficili della nostra vita. Riccardo Novelli

Elisa Puricelli Guerra “Principesse a Manhattan”

Carolyn Keene “Nancy Drew e la maledizione di Fenley Place” E’ un libro che mi è molto piaciuto. Devo dire che mi interessano sempre le storie di avventure e di misteri da risolvere, soprattutto se la protagonista è una ragazza giovane, molto curiosa e coraggiosa. Anche in questo racconto Nancy è aiutata dagli amici di sempre: Gorge, Bess e Ned. Il libro parla di una vecchia villa dove accadono strani fatti, casualmente proprio nei giorni in cui si gira un film dell’orrore in cui recita anche Bess, la migliore amica di Nancy. Una nuvola rosso sangue esce dal camino, un fantasma compare alla finestra e il cane di casa viene narcotizzato, terrorizzando i proprietari della vecchia villa: sono solo alcuni esempi delle stranezze che Nancy dovrà affrontare per risolvere il mistero di questa villa di cui si narrano vecchie e paurose leggende.

Cristiana Novelli

Chaim Potok “Il mio nome è Asher Lev”

Cari lettori, l’estate scorsa in occasione del mio compleanno ho ricevuto in regalo questo libro. Le illustrazioni sono di Sara Not. Questo genere di lettura si addice maggiormente alle ragazze. In modo sintetico posso dire che la trama è avventurosa e colma di sorprese: una bambina è alla ricerca del dono fattole dalla sua madrina. Sfortunatamente quest’ultima si era dimenticata in che cosa consisteva il dono. Al termine delle vicende il dono si rivela come una banalità. Spero che quanto ho detto vi incuriosisca e la lettura possa essere di vostro gradimento. Approfitto per augurarvi un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo… Attenzione al cenone!

Il libro che desidero consigliare non è un libro semplice ma di grande intensità. Narra la storia di un bambino ebreo che scopre di avere il dono della pittura, ma viene ostacolato in tutti i modi dal padre, un rabbino, che vede nell’arte pittorica una perdita di tempo, sottratto allo studio della Bibbia. Il bambino cresce e nonostante le difficoltà continua a dipingere; dipinge anche figure umane lontanissime dalla sensibilità ebraica, eppure è come se ne sentisse il bisogno. E’ un libro che ci mette in contatto con il mondo ebraico, ma anche narra una grande passione contro la quale a nulla valgono le leggi, i precetti, la tradizione familiare.

Alessia Tesio

Cristina Amadori

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Quando mi hanno chiesto di scrivere un articolo sugli scout, il mio primo pensiero è stato: “rifiuta Alice”. Il perché? Non ne ho idea. Forse per il semplice fatto che sono pigra, o forse perché non credo che un semplice articolo possa esprimere davvero il nostro essere scout. Alla fine, però, è evidente che ho accettato. Raccontare del reparto (degli scout in generale) è un po’ come descrivere una tempesta, un fiume in piena e, fidatevi, è difficile. Per quanto uno si sforzi, mancherà sempre qualche piccolo, fondamentale dettaglio. Eppure, tentar non nuoce. Sono la prima a dire che questi scout sono pazzi, ma sono anche la prima ad

Caro lettore, se diciamo "ROM" qual è la prima cosa che ti viene in mente? Bimbi che chiedono l'elemosina o ragazzotti che rubano sugli autobus? O ancora: uomini e donne che al semaforo ti lavano i vetri che tu lo voglia o meno? Sporcizia? Beh, forse non è tutto così nero come sembra, magari è sbagliato fare di tutta l'erba un fascio. Forse sarebbe meglio conoscere prima di giudicare. Probabilmente dirai: “Tu sei troppo ottimista, io giudico la realtà dai fatti”; ma sei sicuro di conoscere così a fondo questi fatti? Anche noi abbiamo dovuto lasciarci alle spalle pregiudizi e luoghi comuni: prima di incontrarli abbiamo scelto di informarci organizzando un percorso per scoprire la cultura Rom, le loro tradizioni e abitudini. Siamo andati alla Casa della Carità dove abbiamo incontrato Mario, un educatore che coordina il campo Rom di via Triboniano, e in seguito abbiamo avuto un momento di confronto con alcuni capi famiglia della comunità del campo. Infine, anche noi siamo stati a Triboniano; lì abbiamo trascorso un pomeriggio con i bambini, coinvolgendoli in giochi e piccoli laboratori. All’inizio anche noi abbiamo provato cosa significhi sentirsi estranei e non accol-

ammettere che quella loro follia mi è entrata e non credo di essere ad uno stadio ormai irrecuperabile. Proprio perché sono – siamo – pazzi, perché non passare il ponte di Sant’Ambrogio tra i monti liguri? Perché non fare quaranta chilometri in quattro giorni con quelli del terzo e quarto anno (Alta Squadriglia)? Perché sono – siamo pazzi. E, mentre camminavamo, eravamo esattamente il prototipo dello scout che anima le menti della gente: in pantaloncini corti, in inverno, a camminare tutto il giorno e, ovviamente, cantando. Ma dietro a tutto ciò, c’è qualcosa di ben più profondo e tutto quello che

ti, soprattutto dai più grandi, perché i bambini, con la loro semplicità, ci sono subito corsi incontro. Quest’esperienza ci ha dato l’opportunità di capire quali possano essere le conseguenze di un giudizio, un giudizio che troppo spesso è solamente parziale, superficiale e distaccato e che ha reso evidente in noi la necessità di un cambiamento nella mentalità di tutti, Italiani, Rom, Sinti. Ora, grazie a questa nostra esperienza, possiamo affermare con certezza che quello che sentiamo dai mass-media non è sempre del tutto reale e fondato. Non vogliamo avere la presunzione di dirti che i Rom sono tutti innocenti, ma di farti notare che lo stesso discorso, “buoni e cattivi”, vale anche per noi italiani e per tutto il resto delle persone, a prescindere dalla nazionalità, dalla religione e dalle tradizioni. Quello che possiamo però fare è darti un consiglio: conosci ciò che ti circonda prima di giudicare, impara ad essere umile, a capire che spesso non c’è solo un punto di vista e a scoprire che le diversità arricchiscono. Forse resterai della tua stessa opinione, oppure no, come è capitato a qualcuno di noi. Noi ci schieriamo a favore di un riconoscimento dei diritti dei Rom, in quanto uomini come noi, sebbene riconosciamo l’esistenza di alcuni problemi sociali legati ai loro diversi usi e costumi. Cosa ci piacerebbe che tu facessi, dunque, dopo aver letto questa lettera? Niente. Ti chiediamo solo di riflettere

facciamo ha lo scopo di farci crescere. Crescere insieme. Dopo sette anni di scoutismo, sono fiera di poter dire: “Non mollo”. Alla mia veneranda età di quattordici anni, posso riconoscere che, probabilmente, sono quella che sono ora perché “non ho mollato.” Sicuramente, quando mi trovo in pieno inverno a montare la tenda, e magari piove, e magari è buio, e magari gli scarponi sono fradici, mi chiedo che cosa ci faccio ancora lì. E ogni volta, inequivocabilmente, mi ricordo che qualcuno crede in me, che mollare tutto è la strada più semplice, che alcune esperienze posso farle solo lì, che mi diverto come non so cosa con loro, che cresco, che imparo, che vivo. Mi ricordo che gli scout sono – siamo – pazzi. Alice Lambicchi sulla testimonianza di 20 ragazzi che hanno dedicato parte del loro tempo ad approfondire una tematica così vicina a tutti noi. Ora la scelta sta a te: puoi credere a ciò che dice la televisione, a quello che c’è scritto sul giornale, a quello che ti abbiamo detto noi, oppure puoi decidere di “scendere in strada” e confrontarti con la realtà che ti circonda, partendo senza pregiudizi.

A Natale... yak per tutti!

Mercoledì mattina, passo in edicola e compro Tu style, sfoglio il giornale mentre salgo le scale e mi colpisce un titolo: Vuoi davvero far felice la suocera? Regala uno yak a un bambino! Così mi sono incuriosita e ho letto il trafiletto sottostante. Scopro che sul sito di Save the Children c’è una vasta gamma di regali, regali inusuali o meglio… regali virtuali-solidali! Si passa dai regali meno costosi da 15 euro come un vaccino, uno yak peloso a 36 euro a un kit di pronto soccorso un po’ più caro a 92 euro... e molti altri! Può essere un’idea per una persona a cui non si sa mai cosa regalare: piuttosto che comprare il solito soprammobile che verrà accantonato in un angolo sperduto della casa, trovo che far felice un bambino e, in certi casi, un’intera famiglia, per Natale sia la cosa più bella! Buon Natale a tutti! Elena Zuccatelli

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L'Orafoglio - 09 02  

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