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Periodico dell’Oratorio san Pio V - Milano

Anno 9, Numero 1 - Ottobre 2009

una STORIA da RACCONTARE Ecco è passato, è finito il tempo a disposizione in teatro! Come si dice: “È calato il sipario”. Eppure questa grande emozione per aver creato qualcosa che prima non c’era ci rimane dentro indelebile nel tempo, come una parte di noi che non riusciremo a cancellare! Nata quasi per caso, per soddisfare un bisogno di novità assoluta, questa “storia da raccontare” ci ha via via preso in un vortice di passione per quelle righe che, strappandoci tempo al sonno, apparivano sul video del computer di casa. (conƟnua a pag. 2)

80 8 0a anni nni d dalla alla C Consacrazione onsacra razione della della chiesa chiesa

speciale all’interno L’identità della Parrocchia oggi Don Carlo Gnocchi beato Giornate Eucaristiche PhotoGallery della chiesa Grande festa per la premiazione M. Masiero pag. 7 FruƩo di tanƟ mesi F. Citroni pag. 7

G.A.T.a.L.

E. Bianchi a pag. 8 D. Canari a pag. 8 sr. Cristina a pag. 9 riquadro a pag. 9 Educare senza un Dio

Fil a pag. 12

La bellezza dell’Educare

Andrea Cafiero a pag. 13

per riflettere

Estate 2009

Stage di Danza Oratorio EsƟvo di Giugno Oratorio EsƟvo di SeƩembre Vacanza Elementari Vacanza Medie

P. Tagliabue M. Covini L. Covini F. Novelli G. Conte C. Caroni

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(conƟnua da pag. 1) Un anno fa abbiamo cominciato ad individuare i fatti da raccontare: quarant’anni di vita di quattro ragazzi, dal tempo del liceo all’età matura, poi le canzoni dei Nomadi che ne hanno scandito i momenti storici ed integrato i temi che ci premeva proporre: impegno politico, difesa dell’ambiente, droga e terrorismo, libertà e razzismo. Questi temi sono stati davvero fonte delle nostre discussioni da “Giovani” e la narrazione si è rivelata spesso autobiografica! Ad aprile la prima stesura definitiva era pronta, (ne sono seguite altre tredici con i vari adattamenti!), occorrevano gli attori e la definizione dei ruoli. Se per gli adulti non ci sono stati problemi, loro sono già una compagnia rodata, il casting dei

ragazzi si è rivelato più complesso. Per alcuni ruoli abbiamo avuto risposte immediate ricche di entusiasmo, ma quante richieste: “Vuoi partecipare?” e quante risposte: “Non me la sento”, “No grazie”, “Ho da studiare”; fortunatamente alcuni di loro hanno accettato di rischiare ed il risultato è stato un grande successo! Oltre che autori, siamo anche parte dei musicisti che hanno eseguito le canzoni dal vivo: quanta tensione durante le prove! Quanta paura di aver fatto un passo troppo grande, di non essere capaci di riuscire in questa impresa! Il tempo sempre più corto e le canzoni che non volevano proprio riuscire bene! A settembre l’inizio delle prove nel sottochiesa con gli attori e le prime emozioni: “Stanno recitando quello

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che abbiamo immaginato!”, “Mario sei stato un grande, è proprio così che deve essere interpretata quella frase drammatica”, “Bravi ragazzi avete commosso anche noi, forza, sarà un successo!” E poi sabato 3 ottobre la prima! Alle 8 del mattino il palco ancora vuoto, “Cosa ci avrà portato il nostro sceneggiatore Luigi?”, invece ecco un bancone da bar e perfino una vera macchina da caffè che non sarà poi utilizzata, sedie, tavolo e bottiglie vuote e piene, poi arrivano le pittrici Barbara e Giulia, ed ecco l’insegna del bar e tutte le rifiniture colorate. Nel pomeriggio Luca, Michele, Filippo ed Emanuele si sono sacrificati per darci suoni e luci perfette. Sono le 20,45, buio in sala! Entrano gli attori ed incomincia la nostra avventura. Dal fondo del palco sentiamo il pubblico che ride, che applaude, che si commuove, ci guardiamo in faccia nella penombra e una semplice occhiata ci accomuna nella grande emozione: “Funziona! Abbiamo davvero fatto una cosa fantastica!”. Finisce la commedia e tra gli applausi sono presentati tutti coloro che hanno partecipato, sono più di quaranta persone!! E noi che eravamo partiti da “Quattro ragazzi al bar”. Che ci resta da dire se non ringraziare chi ha condiviso con noi questa “Storia da raccontare” per la disponibilità, l’entusiasmo, l’amicizia e l’enorme impegno profuso per la riuscita della commedia. Ringraziamo anche tutti coloro che si sono complimentati per il divertimento o perché abbiamo toccato temi importanti e tuttora attuali, per quelli che sono andati indietro nel tempo e si sono riconosciuti nelle vicende dei protagonisti e per chi si è meravigliato e ci ha scoperto sotto la veste nuova di autori teatrali (non lo sapevamo neanche noi!). Ed ora alla prossima!!

Daniele Maiocchi e Fulvio Moizo

Il punto di vista dei ragazzi

Rieccoci sul palco

Dal 2009 agli anni ’70, dall’epoca di Internet e di Facebook a quella della contestazione, dai pantaloni strappa e a vita bassa ai cosidde “zampa d’elefante”.

Sono sta ques i cambiamen ai quali si sono dovu abituare i ragazzi che, insieme alla già consolidata compagnia dei “Màgia d’Oli”, hanno messo in scena lo spe acolo “Una storia da raccontare”, commedia che si è proposta di rivivere gli anni ‘70-’80 a raverso le vicende di un gruppo di giovani prima, di adul poi. La più grossa difficoltà alla quale abbiamo dovuto far fronte è stata quella di doverci calare in una realtà che, essendo storicamente datata, nessuno di noi ha effe vamente vissuto: durante le prove abbiamo imparato a conformarci ad un preciso linguaggio, ad immedesimarci nei giovani di allora che tanto si animavano perchè “c’è tu o un movimento che sta cambiando e anche noi possiamo e dobbiamo fare qualcosa!!!”. Per il superamento dei problemi iniziali sono sta determinan gli incitamen degli autori della commedia e l’approvazione sempre più entusiasta degli a ori adul coinvol . Anzi, credo proprio che, al di là del meritato successo e dei complimen ricevu , questa esperienza ci abbia dato la preziosa opportunità di confrontarci con persone di età diversa dalla nostra. Grazie quindi a voi, per l’a enzione e la disponibilità che ci avete dimostrato e sopra u o per averci spesso ricordato che la cosa importante era diver rsi!!!! Grazie infine a tu i miei giovani colleghi: nonostante sia entrata a far parte della compagnia all’ul mo minuto, mi sono sen ta subito accolta e apprezzata come a rice anche se ho recitato un ruolo di gran lunga esiguo rispe o alle par dei ragazzi protagonis . Sara Servino


SPINTI DAL DESIDERIO “Immaginate che per terra vi sia un cerchio, una linea circolare tracciata con un compasso dal punto centrale. Si chiama centro il punto che sta proprio in mezzo al cerchio. Immaginate che questo cerchio sia il mondo, il punto centrale del cerchio sia Dio, e i raggi che dalla circonferenza vanno al centro siano i modi di vivere degli uomini. Poiché dunque i santi, spinti dal desiderio di avvicinarsi a Dio, avanzano verso l’interno, quanto più avanzano, tanto più si avvicinano a Dio e si avvicinano gli uni agli altri”. (Doroteo di Gaza) Di famiglia agiata, molto colto, appassionato della lettura al punto da portare con sé la sua biblioteca in monastero, Doroteo entra giovane in un villaggio di eremiti presso Gaza, in Palestina. Sotto la guida spirituale dei “grandi vegliardi”, modera il suo desiderio assoluto di contemplazione e accetta la proposta di costruire un ospedale per i monaci malati o anziani. Questa esperienza lo porta a poco a poco a sbarazzarsi delle sue proprietà, i suoi libri, i suoi ricchi vestiti. Diventa monaco e infermiere capo dell’ospedale costruito a spese sue e della sua famiglia. Nasceranno così in lui una grande attrazione per la vita comune e la certezza che la preghiera degli altri può sostenere una vocazione per tutta una vita. Tutto questo avviene nel VI secolo. Eppure le sue parole le sentiamo subito molto vicine! Tante volte le ho ascoltate, a san Pio, facendole diventare familiari anche a molti di voi. Non trovo altro per esprimere le attese di questo nuovo anno di Oratorio. Riscopriamo ancora una volta Gesù, il centro della vita nostra e di chi ci sta accanto. Convergiamo verso di Lui. Lasciamoci spingere da questo desiderio! Controlliamo la direzione delle nostre giornate, perché così sono gli uomini: hanno bisogno di riascoltare tante volte la stessa vecchia storia prima di capirla veramente. Non illudiamoci: non diventiamo vicini solo condividendo luoghi, cammini o esperienze. Ci scopriamo in comunione, profonda, solo se non smettiamo di cercarLo. Quante volte sentiamo che amicizie, affetti e amori non sono immuni dal rischio della dispersione, della centrifuga. Ciascuno di noi non smetta la propria ricerca di Dio! Ridoniamoci l’un l’altro quella nostalgia di Dio che è preghiera, perché così sono gli uomini: tanto più si avvicinano a Dio… tanto più si avvicinano gli uni agli altri. Certo, i raggi, i modi di vivere degli uomini sono diversi, anche nella nostra comunità. Eppure tutti conosciamo lo stupore di riscoprirci viandanti di sentieri che spesso si incontrano, sentieri che sanno di Vangelo, di Messa, di Confessione, di Incarnazione. Così sono gli uomini: nella loro umanità scoprono Dio come loro fratello.

don Simone Il tuo sorriso è un raggio di Sole che illumina i nostri volti. La tua voce, una brezza leggera che rasserena i nostri cuori. Il tuo affetto, così profondo e sincero ora ci giunge da molto lontano. Ma dietro ogni angolo del nostro Domani potremo sempre scorgere l' azzurro infinito dei tuoi Occhi.

...ti aspettiamo!

ciao Laura!

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Una bella opportunità Lo scorso giugno io ed Alessia abbiamo partecipato allo stage annuale della Scuola di Danza e Teatro dire a da Monica Cagnani , che si è tenuto a Spiazzi di Gromo. Monica mi ha gen lmente offerto di portare il mio contributo professionale, non solo come assistenza medica, ma anche come "esperta" di nutrizione in età evolu va! Mi

elenco di vitamine, grassi, zuccheri , proteine e quant'altro!!!! Stavo per giocarmi subito il "gradimento dell'audience" con il rischio di non riuscire più a riguadagnarmelo in tempi brevi!! Mi ha salvato una illuminazione subitanea: e se le avessi fa e "pas cciare" un po', sia in senso alimentare che con dei bei disegni? Ho subito pro-

auguro di non avere disa eso alle aspe ave di Monica e comunque è stata per me una esperienza di notevolissimo arricchimento umano e professionale. Ho fa o un bel ripasso sui conce di alimentazione e nutrizione nell'infanzia e nella prima adolescenza, e ho arricchito anche di molto il mio bagaglio culturale, mirando la ricerca alla nutrizione in situazioni di allenamento e prestazione fisica par colari, come in effe sono l'atle ca e la danza: ho scoperto e le o tante cose nuove, mentre mi preparavo, ma la sfida più difficile è stata quella di riuscire a trasme erle alle bambine e alle ragazze che erano su con noi, senza annoiarle o stressarle troppo!! Mi sono riscoperta ai tempi dell'Università, mi sen vo importante, una docente !! Ma ho fa cato parecchio a reggere quegli sguardi un po' increduli e sce ci (soprattu o delle più piccole, accipicchia!) che mi fissavano con aperta "sufficienza" quando, armata di tu o il mio cipiglio "docens" mi sono messa a fare, il primo giorno di lezione su un bel prato verde, un noiosissimo

posto loro di immaginare una cosa che a loro piacesse tan ssimo e di qualsiasi po fosse e subito dopo di "gustarsela" in bocca come se davvero la stessero mangiando. Hanno incominciato a disegnare quello che veniva loro in mente, me lo hanno descri o e io ho cercato di analizzare con loro i cos tuen "semplici" proprio di quegli alimen , infilandoci, ogni tanto qualche piccolo consiglio per evitarne un loro eventuale abuso... Pfui!! Credo di essermi salvata per un pelo! L'esperienza mi è servita per capire che ogni pubblico deve avere il suo "messaggio" breve, chiaro e comprensibile, se si vuole comunicare qualcosa e, devo dire, che la professione dell'insegnamento è senza dubbio una delle più difficili che esistano, ma forse dico ovvietà... Notevolissimo arricchimento è stato conoscere la Psicopedagogista Do .ssa Pantanin, donna di al ssimo livello spirituale e umano, non ul mo considerata la forza con la quale ha saputo dare un senso alla sua professione e alla sua vita, pur se se-

Oratorio Estivo 2009

Giugno

l’esperienza di una bambina

Come tutti sapete il tema dell'oratorio di quest' anno è stato NASINSU . Oltre ai giorni trascorsi in oratorio dove si alternavano balli, musica e giochi, siamo stati in piscina e abbiamo trascorso un'intera giornata a giocare con l'acqua. All'oratorio si provano sensazioni che non si provano da nessun’ altra parte. Dobbiamo ringraziare soprattutto don Simone e gli educatori, che hanno avuto tanta pazienza insieme alle mamme che ci hanno preparato da mangiare.

Marta Covini

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gnata da un handicap piu osto importante. Infine stare con amiche super-simpa che come Giovanna e Patrizia (collaboratrici di Monica alla scuola ), chiacchierare con suor Cris na (e scoprire che è nata nel paese dove Mio Padre ha iniziato la sua carriera di dirigente in campo amministra vo tananni fa!) e assistere (un po' a singhiozzo, per la verità, visto che ogni tanto capitava qualche infortunio sul campo e dovevo intervenire!) alle lezioni di tu e queste allieve di ogni età e delle loro sempre meravigliose insegnan , mi ha ridato un po' di vita e di relax: ci voleva proprio! Alessia ha partecipato con la sua solita esuberanza sfrenata, ma anche con sensibile soddisfazione e divermento, alle lezioni di classico, moderno e teatrali: ha dimostrato interesse e impegno, nonostante la mia presenza e questo mi ha dato serenità. Nota malinconica: abbiamo salutato con una mega festa la nostra Morena Ruiu che lasciava l'insegnamento della danza moderna per dedicarsi alla sua futura professione nel campo della giurisprudenza e sono sta consuma parecchi fazzole di carta per asciugare le lacrime di commozione generale che questo comportava! Grazie Morena per quello che hai trasmesso alle nostre piccole e per la bella persona che sei! Grazie sopra u o a Monica, alla sua con nua disponibilità e al suo senso professionale ed educa vo: grazie per me, per l'amicizia che mi ha dimostrato, e grazie penso da parte di tu coloro che ne conoscono l'umanità e la simpa a. Davvero una bella opportunità! Patrizia Tagliabue

Settembre

l’esperienza di un’educatrice L’oratorio es vo di se embre. La mia prima esperienza da educatrice. Panico? Un po’, ma si è subito trasformato in allegria e voglia di agire, voglia di far giocare quei bambini che guardano come se fossi onnipotente... All’ inizio mi sono trovata seriamente in imbarazzo, mi chiedevano il permesso per qualsiasi cosa, qualcuno

è addiri ura arrivato a chiamarmi “maestra” o “signorina”, per poi diventare rosso peperone quando gli ho chiesto di chiamarmi Lucia e basta. Già il secondo giorno ero in grado di riconoscere tu i componen della mia “squadra” (i cuccioli blu) e il terzo ho cominciato a partecipare a vamente ai laboratori, alla preparazione dei giochi e dei gioconi... tu o sommato, un’esperienza bellissima e indimen cabile, che ripeterò l’anno prossimo... anche se non sarà sicuramente la stessa cosa, non mi annoierò di certo!!! Lucia Covini


Vacanza elementari

CON DON SIMONE... A SAN SIMONE! Quest’anno, per la prima volta, in occasione dell’arrivo di don Simone, abbiamo trascorso la nostra splendida vacanza es va a San Simone, ridente località immersa nel verde delle valli bergamasche. Il primo turno delle elementari (dal 29 giugno al 4 luglio) ha avuto come tema il racconto de: “La spada nella roccia” per cui, durante i giochi e le gite, i bambini sono sta accompagna da Semola e Merlino che li hanno aiuta nelle loro avventure a superare vari ostacoli e nemici. Oltre a questo abbiamo organizzato due diverten giochi no urni: uno mercoledì nel bosco e una caccia al tesoro giovedì. Per me questa è stata la prima esperienza di vacanza in montagna, come educatrice, ma non solo: è stata in assoluto la prima volta che ho trascorso una vacanza in montagna… Ho così avuto modo di imparare insieme ai bambini le tecniche per percorrere i sen eri e arrivare all’agognata ve a in tranquillità e sicurezza; inoltre ho avuto l’occasione di conoscere nuovi bambini e con alcuni di essi ho instaurato un bel rapporto che con nua tu ora. Il clima tra noi educatori è stato sereno ed insieme abbiamo collaborato per la buona riuscita di tu a la vacanza: a fine giornata eravamo stravol , ma conten di aver reso felici i bambini. Per me è stata una bellissima esperienza e non vedo l’ora di ripeterla l’anno prossimo. Francesca Novelli

VACANZA MEDIE: l’educatore Anche quest’anno, come di consueto, la se mana di vacanza con le Medie è stata davvero divertente. Anche se la località era cambiata, non più Claviere, bensì San Simone, era la prima vacanza con il nostro mi co don Simone e anche se alla partenza da Milano eravamo soltanto cinque educatori (!), tu o è andato per il migliore dei modi. Arriva a San Simone abbiamo potuto contare, infa , sul prezioso aiuto di alcuni educatori del turno elementari che, sebbene fossero strema , hanno saputo affrontare posi vamente l’impa o con i “terribili” ragazzi delle Medie. Anima così dalla storia di Jumanji abbiamo viaggiato verso mete del tu o inedite e meravigliose... del resto come si possono dimen care le imprese per arrivare all’irraggiungibile croce sul cucuzzolo di una montagna vicina e quella piacevole e breve scampagnata di “sole” tre-qua ro ore per arrivare ad un paesaggio così roman co come

VACANZA MEDIE: “l’educato”

quello dei laghi Porcile? Beh ragazzi, dovete amme ere che quei tre laghi erano davvero spe acolari! Ciò che di più bello mi rimane di questa esperienza è sicuramente l’intesa che tu abbiamo avuto con don Simone che ha saputo condurre nel migliore dei modi questa vacanza, intervenendo nei momen più difficili con voce sicura (abbiamo dovuto, infa , rinunciare a numerosi giochi no urni a causa della pioggia e di conseguenza prepararne altri da fare al chiuso all’ul mo minuto) e allo stesso modo complimentarsi nei momen migliori. Non mi resta che ringraziare tu i miei compagni di viaggio che hanno saputo me ersi in gioco contribuendo con i propri dife e le proprie qualità alla buona riuscita finale… e infine, ringrazio anche tu i ragazzi che hanno partecipato facendoci arrabbiare, diver re, sorridere e rifle ere chiedendoci un consiglio… ma sopra u o perché senza di voi non avremmo potuto fare gli educatori. Siamo davvero tu speciali! Giorgio Conte corso le sponde. Infine la terza gita è stata la più corta. Abbiamo mangiato i panini su grandi rocce e anche questa volta si è messo a piovere. L’ul ma sera c’è stato il falò e visto che faceva molto freddo per coprirci avevamo portato le coperte dalla camera. Al posto di consegnarci gli Oscar ci hanno dato un dado come simbolo del tema, cioè Jumanji, e un biglie no di carta con una frase: un invito a me ersi in gioco nella vita.

Quest’anno ho partecipato alla vacanza medie a san Simone. Ci siamo stabili in una casa abbastanza isolata. Davan all’albergo c’era un grande prato con l’erba molto alta, mentre sul retro della casa c’era una salita dove spesso andavamo a giocare. La cosa che non mi piaceva tanto é che ogni volta che andavamo sulla salita per giocaCamilla Caroni re bisognava correre verso l’alto e si faceva un sacco di www.planetarioviaggi.it fa ca. Inoltre una volta stavamo facendo una staffe a e stavo tornando in discesa: non aƉŽĚaŶŶŽ  ŶŽ riuscivo più a fermarmi, infa sono riuscita a farlo solo partenza 30/12 p partenza p a 29/12 /12 dopo l’arrivo. Le gite sono state belle ma ĚaΦϱϵϵ Ě ϵ ĚaΦϮϴϱ ϱ fa cose. Alla prima siamo DĞƌĐĂƟŶŝĚŝ D anda alla croce che c’è in Natale e cima al monte di s. Simone e per arrivare abbiamo dovuĚaΦϭϳϳ Ě a Φ ϳϳ to percorrere un sen erino molto piccolo e abbastanza esposto. Al ritorno si è pure ŽƐta͗'ƌeĐŝa͕͕ messo a piovere e quando sono tornata in camera ero fradicia. Nella seconda gita siamo anda al Lago Porcile. Appena arriva mol hanno messo KNK>dKhZ^D/>NKW/>K/ c/o Centro Commerciale Piazza Lodi - v.le Umbria, 4 - 20135 Milano (MI) i piedi nel lago e altri, dopo Tel: 02.5469699 - Email: piazzalodi@planetario-viaggi.it aver mangiato, hanno per-

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RUBRICA: RICETTA DEL MESE

Frutto di tanti mesi

“Uno spettacolo realizzato con grande passione, entusiasmo e coivolgimento di un numeroso gruppo di adulti, giovani e ragazzi, esempio di un valido lavoro educativo.”

ARROSTO FANTASIA Ingredienti (dosi per 4 persone) - 1 grossa bistecca di 6 etti di vitello - 1 etto di prosciutto cotto - 4 etti di cuori di sedano - Un po’ di farina - 2 uova - 1 bicchierino di Marsala - Sale e pepe

Preparazione Lessare il cuore di sedano, passarlo nel cuore dell’uovo sbattuto, stendere la fetta di carne (magari sbattendola un po’) e ricoprirla con fette di prosciutto cotto; mettere in mezzo i cuori di sedano, arrotolarlo e legarlo con uno spago. Mettere il burro in una pentola abbastanza grossa e farlo rosolare con il polpettone. Aggiungere delle erbe aromatiche; portare a cottura bagnandolo con un po’ di brodo e ogni tanto spruzzarlo con il marsala. Farlo raffreddare, tagliarlo a fette e nel piatto di portata coprirlo con il suo sughetto. Può essere accompagnato da un buon vino rosso. Cesare Tosi

Coriamo insieme Cari ragazzi, vi invitiamo ad entrare a far parte del coro delle 9.30. E’ un’esperienza divertente, è un servizio,, ed è anche un modo più partecipe di vivere la Messa. È importante pa partecipare alle prove nelle quali, in compagnia di nuovi amici, si trascorre qualche ora divertendosi all’insegna della musica e del canto. Ci piacerebbe trovare nuove voci, quindi vi aspettiamo numerosi! Per informazioni venite dopo Messa nel coro, dietro all’altare.

Come ho già de o nel tolo, il premio ricevuto la se mana scorsa dal G.A.T.a.L. è fru o di tan mesi, passa a provare e riprovare le scene del nostro spe acolo. Il nostro percorso è iniziato molto tempo fa, quasi un anno, quando una persona si è messa davan al computer ed ha iniziato a scrivere: ispirandosi alle “Cronache di Narnia”, gli venivano in mente mol momen lega alla sua vita o alla ormai ex II^ media. Il copione del nostro spe acolo è arrivato poi nelle nostre mani; ricordo anche le parole del don che ci disse: “Il teatro è un’occasione per crescere…”. Noi ci siamo diver molto, abbiamo provato e riprovato, cercando anche di trasme ere i nostri sen men , pensieri ed emozioni…

Infine, siamo arriva allo spe acolo, dopo molte ore passate insieme a provare le scene, ce l’abbiamo messa tu a, questo è stato il massimo che abbiamo potuto fare. Domenica scorsa, siamo anda al G.A.T.a.L., ma non ci saremmo mai aspe a di prendere il 2° premio di primo grado: è stato il nostro fru o; frutto col vato con tanta pazienza, seminato per la prima volta da quella persona che si è messa a scrivere… Infine, volevo fare un augurio alla nuova Seconda Media perché, ne sono convinto, possano arrivare fino a dove siamo arriva noi. A loro il compito di portare avan la tradizione del teatro, magari anche vincendo il primo premio di primo grado. Per me, e per mol altri, il G.A.T.a.L. non è solo una coppa o un diploma con una bella mo vazione, ma rappresenta un’esperienza, un’esperienza che ci ha permesso di crescere, tu insieme. Federico Citroni

Grande festa per la premiazione Domenica 11 o obre, noi ragazzi di Terza Media, le nostre allenatrici, don Simone e alcuni genitori siamo anda al teatro Orione a ri rare il premio dello spe acolo (Il Viaggio di Edward) messo in scena da noi ragazzi lo scorso febbraio al teatro Oscar. Alla premiazione erano presen varie compagnie di bambini, ragazzi e adolescen di scuole e parrocchie di Milano.

I premi venivano distribui durante lo svolgimento della recita della favola di Pinocchio, interpretata dagli a ori del teatro che ci ha ospitato. A noi è stato assegnato il secondo premio di primo grado. La giuria ci ha premiato per l’impegno del nostro lavoro di gruppo che ha coinvolto anche genitori e allenatori. Ma sopra u o il riconoscimento è stato per lo spirito che ha mo vato fortemente tu quan sono sta coinvol . Per noi ragazzi è stato bello rirare il premio, ma la cosa più bella è stato lavorare insieme in uno spe acolo che ci ha fatto conoscere meglio. Consiglio vivamente a tu i ragazzi di seconda media di quest’anno a prenderne parte perché è anche un’esperienza bellissima che aiuta a crescere. Marina Masiero

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L’identità della Parrocchia Oggi La parrocchia è la chiesa che vive tra la gente: una cellula della chiesa locale edificata dai cristiani che dimorano in un determinato territorio e la manifestazione della chiesa intera davanti al mondo e tra gli uomini, il sito in cui è individuabile e presente la chiesa che i cristiani confessano “una e cattolica”. Sì, la scelta di un territorio in cui mettere le radici è ciò che permette la visibilità, ma anche la prossimità, la vicinanza con la gente e, dunque, può essere condizione di solidarietà con la popolazione locale, di affetto per quell’ambiente vitale e per i suoi abitanti. La territorialità è il principio che elimina subito ogni esclusione e mostra che “la chiesa è stata fatta non per separare quelli che si radunano, ma per unire quelli che sono divisi, perché questo è il significato della chiesa-assemblea”. La parrocchia ha un necessario rapporto con il territorio, perché la Parola e i sacramenti “accadono” in un luogo e in un tempo determinato e così originano e accrescono la chiesa. Le parrocchie organizzate localmente “rappresentano in un certo modo la chiesa visibile stabilita su tutta la terra” (SC 42), ne deriva che in esse sono compresenti tutti gli elementi fondamentali che costituiscono l’ekklesía - la predi-

cazione del vangelo, la celebrazione eucaristica, la condivisione dei carismi, l’unità costituita sotto la presidenza di un ministro ordinato - ed esse appaiono pertanto come una sorta di “microcosmo ecclesiale”, la più piccola cellula umana in cui sono visibili tutti gli elementi che rendono tale la chiesa. Sì, la parrocchia è il grembo in cui si è generati alla fede, è uno spazio per credere, è il luogo dove si diventa cristiani - cristiani, infatti, non si nasce!- è un modo di vivere il vangelo, anzi il modo più comune e quotidiano. In un certo senso la parrocchia è la chiesa del Dio vivente nelle case dei credenti e a ridosso delle case dei non cristiani. Certo, i confini delle realtà della parrocchia non sono – ed è una grazia! – facilmente delineabili: appartengono ad essa tutti i battezzati, pur nella consapevolezza che solo una parte di questi si manifesta come comunità eucaristica nel giorno del Signore. Tuttavia, chi può giudicare, chi può discernere in questo gregge quanti restano credenti in Cristo e cercano una vita coerente al cristianesimo e quanti non hanno più nessuna fede, nessun riferimento al Signore? La comunità cristiana è ontologicamente eucaristica e va restituita alla parrocchia quella figura di chiesa eucaristica

che ne svela la natura di mistero di comunione; ma se è vero che l’Eucarestia è il centro della vita ecclesiale, è altrettanto vero che l’irradiamento delle sue energie non conosce confini, neppure quelli della comunità credente: le energie eucaristiche di salvezza raggiungono tutta l’umanità e addirittura il cosmo intero. Non si dimentichi che la parrocchia vive una sua dimensione strutturale, presieduta da un presbitero nominato e inviato dal vescovo. Il parroco non solo è colui che presiede la comunità ma, proprio in virtù della sua comunione con il presbiterio della chiesa locale e con il vescovo, preserva la parrocchia dall’autosufficienza e dall’isolamento, e garantisce la traditio apostolica, la comunione con la chiesa cattolica, universale. Infine, la dimensione spaziale della chiesa, localizzata nella parrocchia, è completata in modo intrinseco dalla dimensione temporale del giorno del Signore, la domenica: parrocchia e giorno del Signore insieme permettono l’epifania della chiesa, perché non ci può essere domenica senza parrocchia, né parrocchia senza domenica.

Enzo Bianchi, La Parrocchia Qiqajon, 2004

la testimonianza di mons. Barbareschi

don Carlo Gnocchi beato Venerdì 9 ottobre presso il salone di via Lattanzio 58 si è svolto un incontro sul profilo umano e spirituale di don Carlo Gnocchi, che la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente come sacerdote autentico, conferendogli il titolo di Beato il prossimo 25 ottobre. Ospite molto gradito, Mons. Barbareschi si è presentato come grande amico di don Carlo, avendo avuto la fortuna di essergli stato accanto negli ultimi due mesi di vita trascorsi in ospedale. Parlando in modo spontaneo e incisivo ha comunicato all’assemblea

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frammenti di vita di don Carlo, alcune sue battute argute, i sentimenti che ambedue i sacerdoti hanno condiviso. Dal racconto è trapelata la grande fede di don Gnocchi trasmessagli dalla madre durante l’infanzia, la saggezza della vita acquisita nel sacrificio, il desiderio profondo di fare del bene al prossimo alleviando le sofferenze dei piccoli e degli umili. Sono stati ricordati i funerali di don Carlo celebrati nel Duomo di Milano il 1°marzo 1956 con la partecipa-

zione di tanta gente che fu la prima attestazione della santità popolare del “papà dei mutilatini”. Durante le esequie, un mutilatino ha preso la parola salutandolo così: “Prima ti dicevo: Ciao don Carlo. Oggi ti dico: Ciao san Carlo.” A fine serata, dopo aver ascoltato Mons. Barbareschi visibilmente commosso ma pienamente soddisfatto per aver comunicato l’eredità raccolta da un amico sincero, nei nostri cuori è scesa una serenità particolare per aver conosciuto un pochino di più la vita di “Carlo” e sarà bello, un domani, dopo aver fatto sedimentare questa testimonianza, conservarla come un tesoro prezioso. Daniele Canari


Dall’Eucarestia il modo di essere comunità cristiana La nostra comunità parrocchiale, all’inizio di un nuovo anno pastorale, si è trattenuta in preghiera davanti a Gesù presente nel Santissimo Sacramento, per lasciarsi orientare, plasmare, riconciliare da Colui che dà senso al camminare insieme nella medesima direzione. Il Signore convoca il suo popolo, che siamo noi, e ci fa percorrere un cammino “intelligente”, tracciato dalla grazia che chiede disponibilità interiore e apre a una vita senza fine, il volto di Dio in ciascuno di noi, come un’acqua viva che mormora il proprio nome proveniente dalle sorgenti pure dell’essere. Il volto dell’uomo ha in sé i tratti del suo creatore. La preghiera di adorazione consente di vedere con occhi luminosi il volto di Dio nei fratelli e nelle sorelle e si dilata nell’esperienza della fraternità. L’Eucarestia celebrata e adorata rafforza i legami tra i fedeli e accresce il senso di appartenenza alla comunità cristiana. L’ottantesimo di consacrazione dell’attuale Chiesa parrocchiale e il recarsi processionalmente sul luogo dove è stata edificata, nel lontano Cinquecento, la Chiesa di santa Maria di Calvairate hanno voluto essere segno del desiderio di Dio che si è incarnato per abitare in mezzo agli uomini. In quell’edificio consacrato generazioni di credenti sono stati generati alla fede, hanno pregato e ringraziato, hanno chiesto perdono dei propri peccati e nel silenzio della preghiera si sono lasciati incontrare dalla presenza di Cristo. Ogni giornata eucaristica è terminata con una riflessione sulla Parola guidata da Padre Eugenio Brambilla, barnabita, che ha sviluppato il tema della presenza di Dio che visita e guida il suo popolo, instaurando sempre con esso una particolare relazione. Infatti già nell’Antico Testamento l’offerta e il sacrificio fatti a Dio in segno di riconoscenza, domanda, riparazione rappresentano il contesto preparatorio remoto dell’ultima Cena. Oggi l’Eucarestia ci spinge a realizzare una fraternità che non può essere rinchiusa nell’ambito ristretto dei nostri interessi, anche se legittimi, ma allarga gli orizzonti del nostro agire. Padre Eugenio ha ricordato che è dall’Eucarestia che scaturisce il dono della carità e della solidarietà, perché il sacramento dell’altare non si può scindere dal comandamento nuovo dell’amore scambievole. L’Eucarestia è la forza che ci trasforma e ci rafforza nelle virtù. Essa dà impulso al nostro cammino storico, ponendo un seme di vivace speranza nella quotidiana dedizione di ciascuno ai propri compiti nella famiglia, nel lavoro, nelle realtà ecclesiali, nell’impegno politico. suor Cristina

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Si ricomincia con sƟle! Dopo aver seguito con trepidazione i movimenƟ di mercato esƟvi dei grandi Club italiani ed europei è ora di tornare a parlare dei campioncini e dei campioni che militano tra le squadre del nostro oratorio e dei loro risultaƟ sui campi da calcio.

ALLIEVI PUNTI

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2

2

0

0

10

1

9

Ambrosiana/C

6

2

2

0

0

11

3

8

Atlas

3

1

1

0

0

3

1

2

Padre Monti

3

2

1

0

1

5

5

0

Alfa Gamma

3

2

1

0

1

7

14

-7

Virtus Mi 95

0

1

0

0

1

2

3

-1

San Pio V

0

2

0

0

2

3

7

-4

S.Luigi S.Giuliano

0

2

0

0

2

2

9

-7

Santo Spirito

0

2

0

0

2

1

14

-13

O ma partenza per la squadra dei top junior che dopo due par te si trova in testa alla classifica viste le vi orie contro la Dinamo Victor e contro l’oro giallo. Non accadeva da molto tempo che questo gruppo infilasse due vi orie in altre ante gare all’inizio del campionato, dato che il segno della prima giornata sembrava essere diventato un’incancellabile X. La qualità espressa nelle due gare e la bravura dei componen della squadra fanno sperare per un o mo proseguo del campionato. Speriamo che i ragazzi, viste le due vi orie iniziali, non si adagino sugli allori e con nuino su questa strada e regalino ai loro fosi altre grandi vi orie.

OPEN FEMMINILE GI

VI

PA

SC

USSB

6

2

2

0

0

12

5

7

S. Luigi Lazzate

3

1

1

0

0

5

1

4

Dinamo Victor

3

2

1

0

1

6

3

3

San Pio V

3

1

1

0

0

3

1

2

Oro Giallo

3

1

1

0

0

2

1

1

Volantes

3

2

1

0

1

3

3

0

Cesatese/B

3

2

1

0

1

4

7

-3

Sulbiatese

0

1

0

0

1

1

2

-1

Ussa Rozzano

0

2

0

0

2

2

8

-6

Nord Ovest/A

0

2

0

0

2

5

12

-7

10

GFA GSU

DR

PUNTI

Purtroppo la pausa es va non ha fa o bene ai nostri allievi che dopo due giornate dall’inizio del campionato si trovano a zero puncon all’a vo solo tre gol segna e se e subi . Dobbiamo però ricordare che i nostri ragazzi sono torna sui campi avendo nelle gambe un solo allenamento, chiaramente insufficiente per poter ritrovare la condizione fisica e i ritmi necessari per affrontare un campionato che ogni anno diventa sempre più compe vo. Speriamo che con il passare del tempo, l’intensificarsi degli allenamen e il consolidarsi dei movimen di gioco e dei rappor tra i giocatori possa riportare la squadra nella parte alta della classifica, posizione che merita e alla quale può sicuramente ambire.

TOP JUNIOR GFA GSU

DR

PUNTI

GI

VI

PA

SC

USSB

6

2

2

0

0

12

5

7

S. Luigi Lazzate

3

1

1

0

0

5

1

4

Dinamo Victor

3

2

1

0

1

6

3

3

San Pio V

3

1

1

0

0

3

1

2

Oro Giallo

3

1

1

0

0

2

1

1

Volantes

3

2

1

0

1

3

3

0

Cesatese/B

3

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1

0

1

4

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Sulbiatese

0

1

0

0

1

1

2

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Ussa Rozzano

0

2

0

0

2

2

8

-6

Nord Ovest/A

0

2

0

0

2

5

12

-7

Dopo una par ta di coppa, vinta facilmente, le nostre ragazze hanno esordito in campionato riportando un sofferto ma in fondo meritato pareggio. La voglia di far bene e di risca are l’anno precedente che le ha viste ba ute in tu e le par te del torneo primaverile è tanta; speriamo quindi che la squadra, spronata anche da questa mo vazione riesca a regalare ai suoi numerosissimi fosi importan pun e altre ante vi orie per cui festeggiare. Davide Servino & MaƩeo Guarnieri


Un’esperienza oltre i nostri limiti

Nella nostra quo dianità e nella trama di relazioni che viviamo ogni giorno spesso incontriamo persone apparentemente diverse da noi, i disabili, che tra amo in modo differente rispe o alle persone “normali”. Tra queste ci sono anche le persone che soffrono della sindrome di down. Bisogna però riuscire ad andare oltre l’aspe o esteriore. L’esperienza dell’AGPD mi ha insegnato a non giudicare e sopra u o mi ha fa o capire che interiormente siamo tu uguali, che tu abbiamo dei pun deboli e dei muri da abba ere. L’AGPD è un laboratorio teatrale,

Corso di formazione

Quattro incontri, un solo obiettivo: trasmettere la Parola

Da metà se embre a metà o obre si sono svol qua ro appuntamen serali dedica alle allenatrici e agli allenatori dell’iniziazione cris ana di san Pio V. Si è tra ato di una proposta nuova ed interessante, accolta con viva partecipazione, e tesa ad aiutare chi, come noi, svolge il servizio di educazione alla fede dei più piccoli. E’ stato un momento di formazione che ci ha aiutato a connuare e a migliorare il cammino che percorriamo tu insieme, nel segno della comunione, della collaborazione e della corresponsabilità. Uno solo l’obie vo: aiutarci a trasmettere e tes moniare la Parola, verso i bambini e verso la comunità. Qua ro gli appuntamen , diversissimi per taglio e per contenu e proprio per questo molto s molan : dall’effervescenza del prof. Meloni che ha introdo o il

tema della conoscenza di sé e degli altri che apre alla Trascendenza; all’operavità espressa dalla catechista Frugoni che ha illustrato gli strumen per raccontare la Parola e il linguaggio simbolico; dal dialogo aperto e conviviale con don Cazzulani che ha presentato la stru ura dell’annuncio, la pedagogia della fede e gli s li della comunicazione; alla coinvolgente “performance” di suor Anna Megli con la quale abbiamo approfondito la fisionomia spirituale dell’educatore alla fede. Sono certa che ognuno di noi ha ricevuto una grande quan tà di s moli a fronte di un piccolo impegno, tenuto anche conto che non abbiamo nemmeno dovuto uscire dal nostro oratorio, perché tu o è stato organizzato nelle sale e della palazzina nuova. Silvia Novelli

Rubrica “poesia”

Autunno is coming

proposto agli adolescen e ai ragazzi down, un’esperienza di vita. Mi ha insegnato molto perché oltre ad aiutarmi nel confronto con gli altri ragazzi down, mi ha insegnato a vivere a pieno le mie emozioni ed esprimere i miei sen men , che siano paura, odio, felicità, amore! Sono riuscita pian piano, anche a raverso la fantasia, a comba ere le mie paure. In compagnia di Ulisse abbiamo viaggiato per il mondo scoprendo le nostre do nascoste. È vero, a volte mi sono sen ta un po’ “stupida”, ma non sono mai stata giudicata e, anzi, mi hanno incoraggiata a far meglio! Consiglio l’esperienza dell’AGPD perché è unica e divertente, aiuta a essere for e a guardare tu o con occhi diversi. Vi lascio con questa frase che ci ha sempre accompagnato durante il viaggio: “Così scenderemo verso il mare, nel modo più dolce del mondo...” Romina Verde

Bentorna Cari Amici Le ori! Come avrete potuto notare, o meglio, senre, in ques giorni il freddo sta penetrando nelle nostre case e col suo respiro ghiacciato congela nel tempo i ricordi dell'estate. Eh sì, ormai l'autunno è alle porte e per dargli il benvenuto, ecco dedicatagli una poesia scri a da Vincenzo Cardarelli:

ni, la sua malinconia e la sua piena consapevolezza del tempo che scorre veloce ed inesorabile. Egli traduce in note musicali le sensazioni suscitate nel suo animo. La poesia è abbastanza triste ma noi non lasciamoci prendere dalla malinconia e accogliamo l'autunno con serenità d'animo! Alessandra Busacca

AUTUNNO Autunno. Già lo senƟmmo venire nel vento d’agosto, nelle pioggie di seƩembre torrenziali e piangenƟ, e un brivido percorse la terra che ora, nuda e triste, accoglie un sole smarrito. Ora passa e declina, in quest’autunno che incede con lentezza indicibile, il miglior tempo della nostra vita e lungamente ci dice addio. Leggendo questa bellissima poesia di Vincenzo Cardarelli mi ha colpito par colarmente come il poeta sia riuscito a trasme ermi le sue emozio-

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Educare senza un Dio Mi capita, a volte, che anche in mezzo al casino dei mille impegni che mi afferrano ogni volta che me o piede in Oratorio, di trovare qualche spunto di riflessione su cui vale la pena fermarsi un a mo e ragionare. Un esempio di questo è una domanda che non credo abbia sfiorato solo me: “Perchè faccio l’educatore?”. Sembra banale, quasi scontata. Ma non lo è per nulla. Ci sono risposte che spuntano ovvie: qualche genitore risponderebbe “perchè sei cris ano, e por avan i valori in cui credi”, qualche adolescente si fermerebbe a un banale, ma non troppo, “perchè i miei amici lo fanno”. Beh, io non mi sento cris ano, non più, e non credo che con nuerei a farmi il mazzo che mi faccio, solo per la compagnia. La domanda si fa dunque più complessa. “Cosa ci faccio io, Fil, ateo, in un Oratorio, a fare da educatore e riferimento a dei ragazzi?”

Musica

La prima reazione a questa domanda è assolutamente scontata: prendo e me ne vado. In tan l’hanno fa o, anche senza porsi le stesse domande. Beh, io mi dico che ho avuto la fortuna di non farlo, e spero che i ragazzi che mi conoscono, chi più chi meno, come figura educa va, possano dire di me lo stesso. Per insegnare dei valori diversi da quelli che propinano i mass media, non serve credere in Dio. Per condividere un cammino di crescita con dei ragazzi, per vivere bene un cammino educa vo o un servizio u le alla comunità non c’è bisogno di riconoscersi parte di una Chiesa in cui ci si sente stre . Non è necessario confidare in Gesù nemmeno per arrivare ogni domenica a Messa mezz’ora prima che inizi, rare fuori il mixer, i microfoni, la chitarra e vivere con il coro il momento della celebrazione. Non è necessario credere nemmeno per pregare.

Fare l’educatore va oltre la fede. Fare l’educatore rompe qualsiasi schema. E chi se n’è andato, crede di aver fa o la scelta controcorrente, di essersi scrollato di dosso la figura “impacche ata” del bravo educatore dell’Oratorio, senza accorgersi quanto sia banale la scelta che ha fa o, e quanto sia alterna va e provocatrice la scelta di chi resta qui. Dedicare gratuitamente il tuo tempo alla crescita dei ragazzi che sono sta affida non è una scelta scontata, nè facile, nè tantomeno banale. E di valori laici ne ho trova mol di più nel mio cammino qui in Oratorio, in una vacanza in montagna con 150 bambini, che alla TV o nel mondo poli co. Allora resisto qui, con i miei valori e i miei ideali. Con nuando a crescere io, educatore, come e più dei miei ragazzi. Fil L’articolo offre spunti di riflessione. Il discorso continuerà sul prossimo numero (N.d.R.)

a cura di Lorenzo Giampietro e Filippo Rossi

Ad ogni Costo

E’ il tolo del nuovo singolo di Vasco Rossi che segna l’inizio di un tour di cui non si è ancora stabilita la fine. Ciò che è certo è che toccherà, oltre a quelle italiane, le maggiori ci à europee, tra cui Berlino, Barcellona e Londra, e che si svolgerà esclusivamente in luoghi chiusi, il che richiede, per ques oni di spazio, la replica dello show fino a o o volte, come nel caso di Milano. Tornando al singolo, esso arriva a distanza di un anno e mezzo dal precedente album “Il Mondo Che Vorrei” e an cipa un altro singolo che uscirà tra breve. Il testo, scri o da Vasco, non è dei migliori ed è costruito sulla musica (invece fantas ca) della canzone “Creep” dei Radiohead. Ad ogni costo racconta di quanta costanza e impegno ci voglia nella vita di coppia …voglio restare insieme a te / ad ogni costo..., e di quanto poi ce ne voglia nella vita quo diana in generale, per raggiungere qualsiasi obbie vo o traguardo. Vasco però non è originale e torna sul tema del tradimento e della non sincerità, sostenendo che pur subendo ques tor da parte della compagna (Laura Schmidt) lui le resterà a fianco, bisognerà poi accertarsi che questo accada davvero.

Valutazione: ♦♦♦♢♢

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This is It E’ il nuovo singolo di Micheal Jackson, che viene pubblicato incredibilmente dopo la sua morte (25/06/09) e precede l’uscita dell’omonimo cofane o, che vedremo nei negozi il 27 o obre, in cui saranno presen altri pezzi inedi . In questa canzone ritroviamo il vecchio Michael, con una base sofis cata e concisa, come quelle dei tempi d’oro degli anni ’80. Infa il pezzo risale al 1983 ed è stato scri o a qua ro mani con Paul Anka per un due o. Il cantante Canadese racconta che questo però non accadde mai perché Jacko portò via i nastri. Anka sporse denuncia e dopo una lunga lo a nei tribunali, nel ’91 si decise di dare il pezzo a un certo Safire che la pubblicò col nome originale: “I never heard”. Ora il buon vecchio Paul accusa Jackson di plagio ma ciò che Micheal aveva intenzione di fare pubblicando questo singolo era semplicemente riprendere un suo pezzo ada andolo al suo s le con una musica più leggera… Bravo Michael

Valutazione: ♦♦♦♦♢

Helldorado (2008)

A tre anni dalla rivoluzione reggaeggiante di “L’uomo sogna di volare”, sen amo in radio i singoli tra da HellDorado, che vede la band are na dei Negrita con più forza e più consapevolezza. Bene

Valutazione: ♦♦♦♦♢

Gattini

(2009)

In uscita il 30 o obre, torna l’irriverenza di Elio e le Storie Tese, che portano i loro classici in versione orchestrale. Intanto godiamoci il singolo “Storia di un bellimbusto” che, già da solo, merita.

Valutazione: NON USCITO

Pink Moon

(1972)

Solo voce e chitarra per il capolavoro di un ar sta spesso ingiustamente trascurato. La malinconia di Nick Drake le dà ancora a tu , insegnando come si fa musica e come si toccano sei corde.

Valutazione: ♦♦♦♦♦


La bellezza dell’educare

“Esci! C’è Qualcuno che Ɵ chiama, per giocare la parƟta della vita con te. Quamicigioco… questa squadra ha bisogno di te… è la grande avventura che c’è con te…”

Che cos’è? Cosa significa? È il ritornello di uno dei can dell’oratorio es vo 2001, “Quamicigioco”. Queste parole apparentemente insignifican sono l’inizio, l’inizio della mia storia. Sono passa più di o o anni. Una matna di giugno accompagnai mia sorella all’oratorio es vo. Avevo da poco finito la scuola, non sapevo cosa fare. Un giorno il mio migliore amico ed il don insiste ero e mi invitarono a fermarmi lì a guardare, ad osservare i bambini più piccoli che giocavano e a vedere i miei coetanei che li facevano giocare. Ricordo i par colari di quel momento come se fosse ora. Mi sen vo piccolo e spaesato in un mondo che non era mio, dove non avevo un ruolo. Da una parte l’invito a fermarmi mi faceva piacere, dall’altra avevo un po’ di paura. Dopo la Cresima, infa , in oratorio non mi ero più fa o vedere. Non so bene di che cosa avessi paura, forse di essere rimproverato, di essere giudicato. Quel giorno tornai a casa felice e incuriosito: la paura che avevo la ma na pian piano durante il giorno era scomparsa. Il giorno dopo tornai e il giorno dopo ancora. E a se embre, trascinato dal mio miglior amico, entrai, sempre con un po’ di midezza e non sapendo dove sarei finito, nel gruppo adolescen . Ed eccomi qui oggi. Da quel giorno sono successe molte cose, ma quella calda giornata di giugno rimarrà sempre l’inizio di una nuova vita, di una vita diversa. Perché ho voluto fare l’educatore è una domanda difficile. Mi rendo conto che è un po’ come chiedermi di raccontarvi la mia vita. Ho iniziato a fare l’educatore senza un mo vo preciso, semplicemente ho avuto il coraggio di acce are una sfida, di mettermi in gioco. E che sforzo da parte mia, dato il mio cara ere e la mia midezza! Chissà cosa mi ha spinto veramente a provare. Non ero preparato, non avevo esperienze di vita di gruppo. Quante sere mi sono chiesto e mi chiedo tu ora se sono

un buon educatore, se ho fa o qualcosa di buono, se ho trasmesso qualcuno dei valori in cui credo. Spesso mi rendo conto di fare anche degli errori, qualche volta sento che ho fallito. Certa è una cosa: non mi sono mai posto l’obie vo di “fare” l’educatore, ma ho sempre cercato di “essere” un educatore. In ques anni ho capito che l’educatore è prima di tu o una persona, con i suoi limi e dife , ma che deve cercare di essere una buona persona. L’essere educatore è un cammino, una via che si percorre spesso inciampando e cadendo, ma cercando sempre di andare avan , nessuno è perfe o, ma l’importante è cercare di migliorarsi. In ques anni mi sono sta affida tan ragazzi; se provassi a elencarli tu , qualcuno mi sfuggirebbe di certo. Mol di loro li incontro ancora in oratorio, per alcuni non sono più, o forse non lo sono mai stato, un educatore, sono semplicemente un amico; altri li ho delusi e mi rivolgono appena la parola, altri ancora non mi salutano affa o. Li ringrazio tu perché mi hanno dato, ognuno a modo suo, più di quanto mi aspe assi, più di quanto avessi seminato; ringrazio il Signore perché mi ha dato la possibilità di incontrarli. Ho sempre cercato di dare il massimo, di me ere tu o me stesso, ma a volte ho sbagliato, forse fin troppo. Troppe volte non ho saputo fare la cosa giusta al momento giusto, cogliere le occasioni, troppe volte forse per a eggiamen sbaglia o per debolezze cara eriali mi sono giocato il mio ruolo, ho perso la fiducia che qualcuno aveva in me. Ed è difficile riacquistare la fiducia persa. Devo dire che la costanza e l’impegno hanno dato e stanno dando comunque i loro fru . L’a enzione alle piccole cose, ai par colari è importante per guadagnarsi la fiducia dei propri “educa ”. Basta un pensiero, ricordarsi del compleanno, del compito in classe, chiedere semplicemente come va, chiamarli per nome. Forse è bru o da dire, ma la gra ficazione a volte

fa bene al cuore. Nei momen in cui si è più giù trasme e nuovo entusiasmo, dà nuova linfa e voglia di vivere. A volte forse mi sono ingarbugliato e scontrato con la mia eccessiva rigidità morale. Come deve essere un educatore, cosa deve fare, cosa non deve fare, quali sono le regole. Ho sempre cercato di seguire il manuale del perfe o educatore e ho quasi sempre fallito. Ho capito che il punto non è come bisognerebbe essere, l’importante è me ere il proprio impegno e il proprio entusiasmo, facendo conoscere senza paura la propria persona, mostrando il proprio cara ere e i propri sen men , piangendo quando ho voglia di piangere, ridendo quando ho voglia di ridere, senza paura. Certo, la distanza educa va bisognerebbe mantenerla ma è inevitabile che a volte ci si lasci un po’ andare, si vada oltre il limite. Ma non bisogna esagerare. L’importante è tornare al proprio posto. Bisognerebbe poi non avere preferenze tra i ragazzi, ma anche questo è inevitabile. Sono un essere umano e compa bilmente con il mio carattere e con il cara ere delle persone che incontro stringo più facilmente relazioni con alcune di esse. Mi sono sempre diver to a fare l’educatore e ogni volta che qualcuno desidera parlarmi, fare qualche chiacchiera, mi sento bene e nel mio piccolo realizzato. Mi sento un buon educatore e di aver fa o qualcosa di buono. Ma cosa dire, cosa rispondere ad un ragazzo in difficoltà, che vuole risposte, sapere cosa deve fare? A volte forse anche noi vorremmo risposte, anche noi cerchiamo tu ora la risposta ad alcune domande. Mi sono reso conto negli anni che la paura del non sapere cosa rispondere viene facilmente superata perché in quei momen è dire amente il cuore a parlare. Mi sono reso conto negli anni che il parlare, il consigliare, l’ascoltare gli altri servono per capire se stessi, che la chiacchiera, il consiglio, l’abbraccio non hanno un tempo. Nei momen di confronto con gli altri si riesce, inconsciamente, ad estraniarsi dal mondo esterno, non guardando l’orologio e l’agenda e dedicandosi totalmente a quello che si sta facendo. Alla fine ci si accorge di aver parlato a lungo non rendendosene conto. Auguro a tutvoi di poter vedere il fru o del vostro lavoro ma, anche se non lo vedrete, non preoccupatevi; non a tu è data la grazia di raccogliere, a tu è data la possibilità di seminare e l’educatore è principalmente un seminatore. Vogliate bene ai vostri ragazzi, abbracciateli per consolarli ma fatevi anche abbracciare per essere consola . La bellezza del Vangelo è proprio questa: amatevi l’un l’altro come Dio ha amato voi. A questo cerco di ispirarmi, di rare fuori tu o l’amore che c’è dentro di me. Semplicemente. Andrea Caϐiero

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Voglio parlarvi di un libro che speravo non finisse mai. Il suo nome è “La mia famiglia e altri animali”. Una storia emozionante in cui Gerald Durrell si sbizzarrisce raccontando l'infanzia di Jerry: un ragazzo che parte con la sua famiglia per Corfù, isola della Grecia. Egli ha una vera e propria passione per animali di ogni po che presenta ai suoi numerosi familiari: le cosidde e ''Meravigliose bes oline '' si dimostrano però, nella maggior parte dei casi, vere e proprie BESTIE, capaci di distruggere un'intera casa. Jerry vive affiancato da: la ''mamma'', gen le, che vive sommersa da libri di cucina; Larry, un grande intelle uale, ''le parole sono più for della spada ''; Margo con la sua passione per le diete; Leslie che ogni giorno riporta a casa sanguinolen corpi di selvaggina e poi tu a un'altra serie di personaggi che non voglio an ciparvi. Insomma, nessuno può immaginare che dietro a una normalissima coper na è nascosto un mondo di storie che non aspe ano altro d'essere scoperte. Non voglio dirvi altro perchè sarei capace di raccontarvelo parola per parola. Spero di poter scrivere ancora e farvi scoprire nuovi mondi, ma ora tocca a voi scoprire il mio. Silvia Cesa-Bianchi

Pochi libri sono riusci a stregarmi al tal punto da non riuscire a staccare la testa dall’ul ma parola, è fra ques vi è sicuramente “L’ombra del vento”. Un libro magne co e magico che trascina all’interno della sua storia e non lascia più andare fino alla sua fine. Ha un sapore an co e trascina ai tempi della Barcellona del secolo scorso dove l’intera storia è ambientata. Tu o la storia gira a orno ad un libro (che non a caso si chiama “L’ombra del vento”) scri o da uno strano personaggio di Julian Carax, un uomo presente dall'inizio della storia, ma invisibile e sfuggente che si rivelerà con un vor ce di colpi di scena. La voce narrante è Daniel, che conosciamo bambino e seguiamo fino alla vita adulta: un ragazzino curioso e appassionato che non può fare a meno di lasciarsi coinvolgere nella vita e nel des no di un altro uomo a cui lui si sente stranamente troppo legato (lo stesso Carax) fino a pagarne le estreme conseguenze. Il nodo centrale della storia è un complesso gioco di coincidenze e misteri inquietan , di personalità nascoste e di amori tragici, nonché una assor ta scelta di personaggi secondari geniali e costrui con eleganza e maestria (Fermìn Romero de Torres). Alla fine, troviamo uno struggente confronto fra Julian e Daniel, i due personaggi principali. Un libro che parla dell’importanza della parola scri a e di come essa possa vivere oltre nella memoria dell’autore anche in quella dei le ori. Concludo con la citazione che mi ha colpito di più e riassume in pieno quello che ho provato leggendo questo libro: “Ignoravo il piacere che può dare la parola scriƩa, il piacere di penetrare i segreƟ dell’anima, di abbandonarsi all’immaginazione, alla Alessandra Faroldi bellezza e al mistero dell’invenzione leƩeraria” Questo mese voglio consigliarvi la le ura di “La bastarda di Istanbul” di Elif Shafak. Le vite dei componen di due famiglie, una turca ed una armena della diaspora, si intrecciano nel passato e nel presente dando vita ad una storia affascinante che ha la sua origine e la sua conclusione ad Istanbul, ci à dove tradizione e modernità convivono pacificamente e dove le etnie più disparate viaggiano nel caos della vita quo diana. Due giovani ragazze: una di padre armeno e madre americana (Armanoush), che vive negli Sta Uni , e l’alra turca (Asya), che vive ad Istanbul. Incontrandosi per uno strano gioco del des no, e diventando amiche, fonderanno passato e presente in una unica, straordinaria storia. Armanoush alla ricerca delle sue radici armene riesce, all’insaputa della madre, ad arrivare in Turchia ospitata dalla famiglia di Asya che è in qualche modo imparentata con lei e comincia a frequentare i vari amici di Asya, diciannovenne senza padre, figlia di una madre che si fa chiamare zia, in una strana famiglia di tu e donne ed alla ricerca di un qualcosa che dia un senso alla sua giovane vita. Insieme scopriranno i segre e gli odi che legano le loro famiglie e tramite loro, la speranza di un mondo senza rancori tornerà ad affacciarsi sul futuro. All’inizio un po’ strano ed apparentemente sconclusionato, il racconto si dipanerà man mano nel susseguirsi di capitoli che come tolo hanno, e non a caso, il curioso nome degli ingredien di un tradizionale dessert turco. In questo libro la storia degli Armeni e del popolo Turco viene affrontata in modo assolutamente leggero ed avvincente da questa giovane scri rice Elif Shafak, nata a Strasburgo da genitori turchi, che vive tra Istanbul e Tucson Arizona dove insegna. Per ciò che ha scri o in questo libro e per come ha affrontato la ques one Armena è stata processata in Turchia e poi assolta nel settembre 2006. Molto interessante è, secondo me, anche il libro pubblicato successivamente, “Il palazzo delle pulci”, sempre ambientato a Istanbul (che ora vorrei tanto visitare!). Nuccia Tomiroƫ

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Route EsƟva Clan MI 5-92

A scuola di legalità

Forse non tu sapete che tra il 2 e l’8 agosto 2009 il nostro clan (invece che andarsene al mare!!!) è stato nei pressi di Castel Volturno, nella località di Centore, a lavorare sulle terre di “Don Peppe Diana”. Lo scopo di quei giorni è stato infa quello di fare un’esperienza di lavoro sui ter-

Campo Branco MI-92

reni confisca alla mafia, ges dalla coopera va “Libera terra”, e di provare a capire, finalmente in maniera soddisfacente, dove si è spinta fino ad oggi la mafia e quale sia in questo momento la situazione reale. Siamo riusci a raggiungere questo obie vo lavorando, chi in mezzo ai campi e chi risistemando i beni confisca, e raccogliendo importan informazioni sulle tema che della lo a alla mafia, grazie a tes monianze e all’incontro con il territorio. Sui campi di lavoro ci è stato impresso un gran senso di legalità, che si è contrapposto con efficacia alla violenza e a tu o ciò che cara erizza la mafia, e che finalmente ha toccato noi ragazzi che, vivendo al nord, sembriamo apparentemente lonta-

ni da questa situazione. Insieme a mol altri volontari, scout e non, abbiamo capito che con l’impegno di tu , che potrebbe iniziare semplicemente dall’informarsi, sarebbe veramente possibile trovare una alterna va, avendo a disposizione pun di riferimento come Don Peppe Diana, un uomo che si espose tan ssimo sul fronte della lo a an mafia, assassinato dalla camorra nel 1994, e ispirandoci all’impegno sia civile che religioso che lui ebbe contro la mafia. Viola Stefanizzi

Una vacanza con gli Incas

A metà luglio mentre ero beatamente in vacanza al mare ricevo una strana email: Villac Umu mi invitava a presentarmi il 25 luglio per raggiungere la fortezza Sacsahyuaman. Incuriosito mi sono recato all’appuntamento e ritrovo i miei amici lupe pron

a iniziare una nuova avventura. Carichi di zaini, borracce, gave e, sacchi a pelo e avendo ben rifornito la cambusa par amo. La fortezza si trovava in Valtellina, a Campello (Sondrio) e prima di essere conquistata dal nostro branco era una casa degli alpini… dalle Alpi alle Ande! Per una se mana abbiamo giocato, costruito, camminato, scherzato ma sempre ricordando l’invito Incas: difendersi dai conquistadores, che volevano rubare

il nostro oro. Il branco diviso in ses glie (bianchi, bruni, grigi, pezza , fulvi) ha movimentato il luogo tranquillo e i bruni hanno meritato la vi oria. Ogni sera intorno al bivacco si cantava e si innalzava una preghiera a Colui che tu protegge e ama. La bella avventura è finita il primo di agosto e stanchi ma felici siamo torna alle nostre tane…ops…case. Andrea Gale

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Route EsƟva Clan MI 5-92

A scuola di legalità

Forse non tu sapete che tra il 2 e l’8 agosto 2009 il nostro clan (invece che andarsene al mare!!!) è stato nei pressi di Castel Volturno, nella località di Centore, a lavorare sulle terre di “Don Peppe Diana”. Lo scopo di quei giorni è stato infa quello di fare un’esperienza di lavoro sui ter-

Campo Branco MI-92

reni confisca alla mafia, ges dalla coopera va “Libera terra”, e di provare a capire, finalmente in maniera soddisfacente, dove si è spinta fino ad oggi la mafia e quale sia in questo momento la situazione reale. Siamo riusci a raggiungere questo obie vo lavorando, chi in mezzo ai campi e chi risistemando i beni confisca, e raccogliendo importan informazioni sulle tema che della lo a alla mafia, grazie a tes monianze e all’incontro con il territorio. Sui campi di lavoro ci è stato impresso un gran senso di legalità, che si è contrapposto con efficacia alla violenza e a tu o ciò che cara erizza la mafia, e che finalmente ha toccato noi ragazzi che, vivendo al nord, sembriamo apparentemente lonta-

ni da questa situazione. Insieme a mol altri volontari, scout e non, abbiamo capito che con l’impegno di tu , che potrebbe iniziare semplicemente dall’informarsi, sarebbe veramente possibile trovare una alterna va, avendo a disposizione pun di riferimento come Don Peppe Diana, un uomo che si espose tan ssimo sul fronte della lo a an mafia, assassinato dalla camorra nel 1994, e ispirandoci all’impegno sia civile che religioso che lui ebbe contro la mafia. Viola Stefanizzi

Una vacanza con gli Incas

A metà luglio mentre ero beatamente in vacanza al mare ricevo una strana email: Villac Umu mi invitava a presentarmi il 25 luglio per raggiungere la fortezza Sacsahyuaman. Incuriosito mi sono recato all’appuntamento e ritrovo i miei amici lupe pron

a iniziare una nuova avventura. Carichi di zaini, borracce, gave e, sacchi a pelo e avendo ben rifornito la cambusa par amo. La fortezza si trovava in Valtellina, a Campello (Sondrio) e prima di essere conquistata dal nostro branco era una casa degli alpini… dalle Alpi alle Ande! Per una se mana abbiamo giocato, costruito, camminato, scherzato ma sempre ricordando l’invito Incas: difendersi dai conquistadores, che volevano rubare

il nostro oro. Il branco diviso in ses glie (bianchi, bruni, grigi, pezza , fulvi) ha movimentato il luogo tranquillo e i bruni hanno meritato la vi oria. Ogni sera intorno al bivacco si cantava e si innalzava una preghiera a Colui che tu protegge e ama. La bella avventura è finita il primo di agosto e stanchi ma felici siamo torna alle nostre tane…ops…case. Andrea Galeffi (Pik)

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NOVEMBRE: 08 16

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Prima Domenica di intr. alla Buona Notizia

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Giovani

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Ado

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2a e 3a

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Novena di Natale

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OTTICA

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Vacchini

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don Simone

12 e 13


L'Orafoglio - Anno 9 Numero 1