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NUMERO

29 - ANNO 4 - APRILE 2009

POKER SPORTIVO - La guida italiana ai tornei internazionali di poker sportivo


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SOMMARIO

n28_anno4 marzo2009

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Editoriale A carte scoperte

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Questione di Questore Coin Flip That’s Pokah

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Ogni mano rivelata: nella mente di Gus Hansen Tornei

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Malta La storia di un Jack alla Notte degli Assi... di Jack Bonora Reportage

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PCA Bahamas World Cup of Poker 2009 EPT Deauville Benelli a un passo dal podio Parigi European Poker Awards Intervista esclusiva

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Max Pescatori Main Pot

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Circoli nel Far West di Rudy Gaddo

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Il guru italiano del poker online si racconta per la prima volta

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Il poker terrestre nella Repubblica delle banane

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News

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Parola a Paulfish... di Paolo Antonacci Luck Tournament Index di Marco Trevix Giocate per i soldi, non per i piatti di David Apostolico La puntata sul river nel Texas Hold'em No Limit cash game - concetti di base di Alessandro Impronti Poker da Campione di Carlo Rusconi Omaha: Playing the player di Marco Wegher

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No Limit Hold’em cash game di Paolo Antonacci

Personaggi

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Dura Lex Sed Lex

Poker Sportivo +EV

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Quiz Side Pot

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Vudaje di Federico Ziberna Allena la mente / Libri Poker Sportivo -EV / Luoghi / Flush draw La posta... in gioco

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Ranking

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Calendario

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REPORTAGE dai nostri inviati Rudy Gaddo e Matteo Viola

Candio stella del poker italiano SANREMO, IL CAMPIONATO PRO RIPARTE DI SLANCIO CON POKERSTARS.IT. PAGANO ORGANIZZA, GLI ALTRI TOP PLAYER AL TAVOLO A CONTENDERSI LA PRIMA TAPPA. VINCE IL GIOVANE SARDO, MA PESCATORI, NUOVO TESTIMONIAL DI GIOCO DIGITALE, È GRANDE PROTAGONISTA.

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campionato italiano Pro SANREMO – Un successone: non potrebbe essere definita altrimenti la prima tappa del Campionato Italiano Pro 2009 andata in scena a Sanremo a fine gennaio con la sponsorizzazione di Pokerstars.it. A dirlo sono in primo luogo i numeri, che con 281 iscritti e oltre mezzo milione di euro di montepremi per il solo Main Event sono stati assai diversi dagli anemici dati fatti registrare dall’ultima tappa dell’edizione 2008, ma anche l’attenzione mediatica riservata alla manifestazione, che sarà trasmessa dagli schermi di Italia Uno nei prossimi mesi, e non ultimo il livello tecnico dell’evento, con praticamente tutti i migliori giocatori del Belpaese presenti al via. Luca Pagano, di fatto unico top player azzurro assente al tavolo perché impegnato in prima persona a organizzare l’evento, si è spinto addirittura oltre nelle valutazioni, arrivando a descrivere questo torneo come “uno dei momenti chiave per la svolta del poker italiano”. Qualora Luca, oggettivamente di parte nella circostanza, dovesse aver esagerato e la prima trasmissione televisiva in chiaro di un torneo nazionale non dovesse avere simile impatto sul movimento, un fondo di verità nelle sue parole sarebbe comunque nascosto. Perché un momento di svolta questo torneo l’ha comunque rappresentato: almeno per Filippo “Drive On” Candio, 24 anni di Cagliari, che dopo aver trionfato nei mesi scorsi alla Notte degli Assi di Milano e nel side event da 300 euro di Sharm el Sheik, vincendo la prima tappa del campionato professionisti ha messo in tasca in un sol colpo 140mila euro, la considerazione dovuta a chi ha saputo sfruttare la buona sorte per mettere in riga il meglio del lotto, e anche una piccola sponsorizzazione da Pokerstars.it, che si aggiunge allo sponsor personale su cui già contava. Nella storia che ha portato Candio a vestire davanti alle telecamere un cappellino griffato con la celebre picca rossa, si cela una delle chiavi di lettura di questo torneo. A sfidarsi in mezzo ai trenta tavoli che per tre giorni hanno riempito il privè del Casinò di Sanremo non c’erano infatti solamente i migliori giocatori italiani. Sotto l’occhio attento delle telecamere di Poker Uno Mania di fatto è partita la volata finale tra i colossi del poker online, in corsa per la

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REPORTAGE dai nostri inviati Federico Righi e Matteo Viola

EPT Copenhagen - Season 5 17-22 Febbraio 2009

COPENHAGEN ZERO! I TALIANI CONGELATI NELLA TAPPA DANESE VINCE UN FREDDO FINLANDESE

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Copenhagen si dimostra selettiva e ardua per i colori azzurri. A febbraio Copenhagen è una città gelida e molto assomiglia al giovane vincitore finlandese Kyllonen, apparentemente privo di emotività. Andrea Benelli è l’unico azzurro a centrare i premi, per lui il 4° ITM stagionale e il plauso di tutti.


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EPT cronaca di Matteo Viola

Copenhagen zero. Zero gli italiani al tavolo finale, zero le tutele per la stampa da parte di alcuni addetti ai lavori, zero i gradi che spalancano il cielo alla neve che invade la città per tutta la settimana. Ma Copenhagen è anche sottozero. Copenhagen ore 13 di giovedì. La temperatura dà i numeri, o i numeri dicono che la temperatura è a -4 nell’ora di maggior calore. Non mi capacito, probabilmente l’aria gelida mi sta bloccando i polmoni e iperossigenando il cervello. Non ne sono abituato e mi ci vuole qualche secondo prima di indicare la via del Casinò al tassista. Federico, il mio collega, ha già espletato in albergo tutti i possibili riti voodoo contro la sorte avversa. Il Day2 è alle porte e le speranze di centrare i premi sono affidate ancora a 11 italiani dei 27 partenti, su 462 giocatori totali. I primi due giorni hanno già fatto selezione e decretato i cartellini rossi per i più sfortunati. Nel Day1A De Montis arriva tutto felice per la sua prima qualificazione EPT, saluta la stampa pregandola di immortalarlo con la sua macchina fotografica, ma non fa nemmeno in tempo ad ambientarsi che rimane prosciugato di chip ed entusiasmo con set contro overset al flop proprio contro un altro azzurro, Marcucci. Nel Day1B Dario Minieri,come suo

Boris Becker

Copenhagen

“ ”

solito, ci entusiasma con un gioco spuBobo Vieri segna sempre! meggiante atto a Andrea Benelli dopo aver mostrato dominare il tavolo. il secondo bluff di giornata con 3–2 L’inizio promettente, offsuited però, si guarda allo specchio con la dura verità dei livelli a venire. Un paio di “put” troppo veeflop con A-Q contro A-J, Cortese menti e perdiamo il talentuoso romano dimezza lo stack al tavolo con i temibiche va a raggiungere in panchina i colli Ryan “The Dry” e Sahamies “zigleghi Cristiano Blanco e Riccardo mund”, Cantonati non riesce a fare Lacchinelli, anch’essi in “bogey” e vitti- azione, Falco è braccato dall’esiguo me del primo taglio dal giorno prima. stack. Meno male che l’esperienza di Per fortuna Andrea Benelli, complice Pagano e la leadership di Benelli assieanche un colpo fortunato contro Theo me alla vivacità di Trebbi, Marcucci e Jorgensen, ci fa sognare con la leaderFratello ci danno le giuste energie posiship finale. Pure i protagonisti WSOP tive. Proprio Matteo Fratello ci fa sor2009, Peter Eastgate e Ivan Demidov, ridere e concede degli spunti con la sua assieme allo svogliato idolo di casa Gus esasperante aggressività al tavolo. Hansen trovano la strada sbarrata. Perfino Annette Obrestad, due posti dopo del nostro amico, inizia a soffrire Il Day2 è il classico giorno dolce e dichiara: “Mi stai facendo uscire amaro di ogni EPT. Alla fine delle fatipazza con questi continui rilanci!”. La che quotidiane i superstiti (i primi 40) mia personale traduzione invece riporandranno a premio e al Day3, per gli terebbe: “Mi stai facendo innamorare altri non ci sarà né gloria né moneta. col tuo gran bel gioco!”, ma si sa, è La giornata lancia il primo monito questione di punti di vista. negativo con la repentina uscita dello E la vista non ci manca per assistere short Dosi che incappa con scala nuts all’ecatombe azzurra. La Dea bendata in un poker del rivale. Fratello e non ci vede, inciampa e frana addosso Lepore raddoppiano il loro stack e le ai nostri. “Togliere una volta tanto la nostre aspettative, ma è solo una mera benda no, eh?”. illusione. Lepore perde il coin flip Prima Roberto Falco con Kn Kp ha la chiave con 10-10 contro A-Q e saluta chance di un triple–up contro due poco dopo, Pengue esce in all-in prerivali con Ap Km e Am Qn. Il board

Annette Obrestad

Dario Minieri

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MAIN POT di Guillermo Gonzales guillermo.gonzales@pokersportivo.eu

SITUAZIONE LEGALE NEGLI USA

Il futuro dell’UIGEA Da poche settimane l’Unlawful Internet Gambling Regulation and Enforcement Act (meglio nota come UIGEA), cioè la legge che ha a tutti gli effetti proibito il gioco online negli Stati Uniti, ha compiuto due anni. La legge aveva preso forma sotto l’amministrazione Bush, verso la fine del 2006. Quando l’UIGEA passò al Congresso e fu conseguentemente approvata come legge, il suo principale detrattore era stato il deputato Barney Frank, democratico del Congresso del Massachussetts, che l’aveva apertamente bollata come un decreto invasivo e surreale e aveva iniziato una decisa battaglia contro la sua messa in atto. Andando a rileggere il testo del decreto, è facile trovarsi d’accordo con Frank, visto che l’UIGEA, in breve, prevede il blocco di tutte le transazioni finanziarie da e verso i siti di gioco online, poker compreso, con le interessanti eccezioni delle lotterie statali, delle scommesse sui cavalli e dei fantasy sport (capiremo più avanti il perché di questa apparente anomalia). L’UIGEA è passata al Senato americano il 30 settembre 2006 ed è stata firmata come legge da Bush il 13 ottobre dello stesso anno. I procedimenti tecnici con cui applicare la legge nella pra-

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tica, che secondo il testo sarebbero dovuti essere allegati alla legge entro 270 giorni, non sono mai stati chiariti dai promulgatori, né hanno fornito indicazioni in merito il Ministero del Tesoro o la Federal Reserve. Comunque, da quella data, gli operatori di gioco online si sono trovati di fronte a una scelta difficile: adeguarsi alla legge e uscire dal mercato americano o sfidarla apertamente. L’UIGEA, è oggi un dato di fatto, si è rivelata una legge del tutto inadeguata, sia nella tutela dei consumatori sia nell’assicurare nuove entrate allo stato, per non parlare dei forti dubbi espressi da numerose istituzioni finanziarie, che hanno definito l’UIGEA “di ambigua applicazione” e “difficilmente in grado di impedire agli americani di giocare online”. La conseguenza principale è che ben pochi siti di gioco online o istituti finanziari hanno potuto e/o voluto conformare il proprio operato ai dettami dell’UIGEA. Parlando di poker, in questi due anni, nessuna poker room online è stata perseguita in alcun modo dallo stato e solo uno dei grandi network (Party Poker) ha deciso di ritirarsi dal mercato americano. Non solo. Il proibizionismo senza regolamentazione ha provocato anche un notevole sviluppo


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poker USA di siti che operano in condizioni al limite della legalità, sfruttando le falle tecniche del decreto. Jeffrey Sandman, portavoce della Safe and Secure Internet Gambling Initiative (associazione che rappresenta la principale spinta propulsiva verso la promozione negli USA di un panorama di gioco online che tuteli i consumatori e assicuri l’integrità delle transazioni finanziarie), ha affermato: “L’UIGEA ha condotto gli americani in un ambiente deregolamentato dove sono vulnerabili a truffe e a operatori offshore senza scrupoli che hanno imparato molto bene ad approfittare delle incrinature procedurali della legge”. La verità è che milioni di americani giocano a poker online nonostante l’UIGEA, e lo fanno in una struttura che non è sotto il controllo governativo e non produce alcun introito per le casse dello stato. Il proibizionismo del poker negli USA si è rivelato un totale insuccesso, un po’ come il proibizionismo dell’alcool negli anni ’20. L’amministrazione Bush ha bellamente ignorato le molte istanze presentate da Barney Frank, le opinioni negative espresse dalle entità finanziarie e da molte altre parti, nonché la realtà dei fatti degli ultimi due anni, che ha dimostrato palesemente l’inattuabilità della legge, ed è andata avanti per la sua strada, pubblicando (finalmente!) i dettagli tecnici relativi all’applicazione dell’UIGEA a partire dal 19 gennaio 2009 (guarda caso, l’ultimo giorno effettivo di governo Bush!) e informando le banche della loro obbligatoria condiscendenza a partire dal dicembre 2009. Oltre all’evidente beffa insita in questa nuova disposizione (cosa dovrebbe dire chi è uscito dal mercato già da due anni?), c’è un dettaglio meno palese ma non meno interessante da prendere in considerazione: questa messa in atto “last minute” dell’UIGEA è stata orchestrata in uno scenario di pieno conflitto di interessi, tanto per cambiare. Come spie-

gavo all’inizio di questo articolo, l’UIGEA prevede il blocco delle transazioni da e verso i siti di gioco online, con alcune singolari eccezioni. Considerando che il promotore del “colpo di coda” del 19 gennaio è stato William Wichterman, un collaboratore di Bush che fino all’anno scorso lavorava nel pool di avvocati della NFL, che negli ultimi anni ha notoriamente investito milioni di dollari nel tentativo di impedire una regolamentazione del gioco online negli USA, ecco che quelle eccezioni ci appaiono molto meno bizzarre. Parlando di gaming online negli Stati Uniti, è importante tenere a mente che si tratta di un mercato dalle misure stratosferiche. Uno studio condotto quest’anno da Price Waterhouse Coopers ha stimato in 52 bilioni di dollari l’indotto globale del gaming online nei prossimi dieci anni, rispetto a una proiezione di “soli” 42,8 bilioni di dollari risalente al gennaio 2008, con un incremento del 22%. Questa stima riflette un’evidente intensificazione delle attività di gaming online negli USA, nonostante l’UIGEA, e mostra come il governo americano stia letteralmente perdendo bilioni di dollari a causa dell’inadeguatezza di questa legge, in un momento storico in cui la crisi economica mondiale lo sta costringendo a trovare risorse dovunque sia possibile. Eccetto Party Poker – che nel 2007 ha visto un collasso degli introiti di 50 milioni di dollari a causa della sua scelta di adeguarsi all’UIGEA – gli altri grandi network come PokerStars, Full Tilt Poker e Cereus (nato dall’unione di Absolute Poker e Ultimate Bet) non solo hanno continuato ad accettare i clienti americani, ma anche a realizzare costose e pesanti campagne pubblicitarie sui principali media televisivi, addirittura sulla ESPN (che è di proprietà della Disney). Pubblicità di siti di poker online sono appar-

UIGEA Nome completo

Unlawful Internet Gambling Enforcement Act Voto al Senato

30 settembre 2006 Ratifica in legge

16 ottobre 2006 Pubblicazione delle procedure tecniche di applicazione

19 gennaio 2009 Obbligo di condiscendenza delle banche alla legge

1 dicembre 2009

IL MERCATO USA DEL GAMING ONLINE Indotto stimato per i 10 anni successivi

2008 – 42,8 bilioni di dollari 2009 – 52 bilioni di dollari (+22%) Fonte: Price Waterhouse Coopers

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STRATEGIA di Tommy Angelo

TEXAS HOLD’EM

Reciprocità

la ragione del profitto nel Poker Prima che esista un flusso, deve esistere un dislivello. Tra differenti altezze, scorre l’acqua. Tra differenti pressioni, passa l’aria. Tra differenti giocatori di poker, passano di mano i soldi. Nel mondo della reciprocità, quello che importa non è quello che fate, e nemmeno cosa fanno i vostri avversari. L’insieme di entrambe le cose è l’unica cosa che davvero conta. La reciprocità è qualsiasi differenza esista tra il vostro comportamento e quello dei vostri avversari ed è ciò che va a influire sul risultato finale. La reciprocità insegna che quando voi e i vostri avversari vi comportate nello stesso modo in una specifica situazione, i soldi restano fermi, mentre quando vi comportate in maniera diversa, i soldi passano di mano. Ovunque, nell’universo del poker, è possibile scovare le miniere d’oro della reciprocità. Prendete un argomento, uno qualsiasi. Può essere un tema generico come “selezione del cibo” o specifico come “A–K sul big blind nel Limit Hold’em”. La ricerca del “filone aureo” della reciprocità va fatta individuando qualsiasi piccolo dettaglio che potreste cambiare nel vostro futuro, dettagli che possono creare o

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incrementare vantaggiose differenze tra voi e i vostri avversari, realizzando di conseguenza un passaggio di denaro teorico da loro a voi. Il denaro teorico non si può spendere, è vero, ma può ispirare. Ricordo ancora la prima volta in cui lo incontrai, nella

La reciprocità insegna che quando voi e i vostri avversari vi comportate nello stesso modo in una specifica situazione, i soldi restano fermi, mentre quando vi comportate in maniera diversa, i soldi passano di mano.


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Poker Sportivo forma chiamata “Expected Value”. Ho imparato che ogni puntata può avere due risultati. C’è il risultato atteso, basato sull’analisi, e il risultato effettivo, basato sugli eventi. Da quel momento, sono diventato letteralmente, e a ragione, ossessionato dal denaro teorico. Tutto quello che mi interessava sapere era il mio “punteggio” teorico, subito dopo la mano, così, a caldo. Ma non avevo nemmeno idea di come calcolare l’effettivo expected value di una puntata, figuriamoci di una mano intera. Quasi senza rendermene conto, così, ho preso in prestito dalla mia precedente esperienza di giocatore da torneo di Bridge – in cui il proprio risultato dipende esclusivamente dal risultato degli altri – un sistema per analizzare una mano di poker che soddisfacesse i miei bisogni. Appena una mano è conclusa, mi metto nei panni del mio avversario. Gli do in mano le mie carte e lo metto nella mia posizione, quindi procedo con un’analisi reciproca della mano. Cerco di immaginare come sarebbe andata la mano in questo scenario inverso. Dopodiché, prendo il risultato immaginario della mia analisi e lo confronto con quanto è realmente accaduto. In questo modo, riesco a rendermi conto di chi davvero ha vinto la mano, in teoria. A volte non riesco a fare questo confronto con troppa accuratezza. Ma altre volte sì, specialmente se la mano aveva poche varianti possibili, e se l’ho giocata contro avversari che conosco bene. Per esempio, ipotizziamo che un giorno io abbia in mano K–K e Joe abbia A–A. Giochiamo la mano e Joe vince da me 100$. Immediatamente, parto con l’analisi reciproca e mi metto in mano A–A, lasciando a Joe K–K. Gioco mentalmente tutta la mano, valutandone gli sviluppi più probabili, quindi prendo il risultato più plausibile e ci metto un numero sopra. Nel nostro esempio, diciamo che sono giunto a determinare che se avessi avuto io A–A, avrei vinto a Joe 80$. L’equazione è presto fatta. Nella realtà Joe ha vinto 100$. Nell’analisi reciproca inversa io ho vinto 80$. Quindi il mio risultato finale nella mano è -20$. Potete applicare questo metodo d’analisi a uno specifico turno di puntata, a un gruppo di puntate o a una mano intera. Ora, partendo da questi presupposti, diamo un’occhiata alle starting hand dell’Hold’em. Nella realtà, come tutti sappia-

mo, la mano meno proficua è 7–2, mentre la più potente è A–A. Nel mondo della reciprocità, la mano meno proficua è sempre 7–2, ma non perché 7–2 sia, effettivamente, la mano peggiore. 7–2 è la mano meno proficua perché è la mano che, più di ogni altra, tutti tendono a giocare nello stesso modo. E qual è allora la mano più forte, dal punto di vista della reciprocità? È sempre A–A? Assolutamente no. La mano che ha il maggior potenziale reciproco deve per forza essere una mano che venga costantemente giocata in modi molto diversi. Deve trovarsi da qualche parte fra le mano che raramente vengono passate preflop e quelle che raramente vengono giocate. Quasi nessuno [tranne il nostro Paulfish!, ndr] folda gli Assi prima del flop, quindi siamo sicuri che non possano essere la mano più proficua anche nel mondo della reciprocità. Sarebbe davvero bizzarro se la mano più proficua fosse esattamente la stessa per tutti, in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo: la verità è che la risposta varia a seconda del giocatore. E questo significa anche che qualsiasi risposta diamo alla domanda, si tratta pur sempre di un’approssimazione teorica. E chi se ne importa? Mi butto io per primo. La mano di Hold’em che credo abbia avuto per me il maggior profitto reciproco nel corso degli anni è Q–10. Questa è la mano che credo di aver giocato più spesso in modo più diverso dai miei avversari. Fin qui, ci siamo limitati a rispondere alla domanda: “Cos’è la reciprocità?”. Nel resto dell’articolo, risponderò anche alle domande “Dove la possiamo trovare?” e “Come ne possiamo trarre profitto?”. Farò questo esaminando la reciprocità applicata a concetti come informazione, posizione, bankroll, abbandonare il tavolo, andare in tilt e puntare. La reciprocità d’informazione è la sezione più lunga e la completeremo in questo numero. Il mese prossimo, nella seconda parte dell’articolo, continueremo con gli altri tipi di reciprocità. Portatevi piccone e setaccio. Si parte alla ricerca dell’oro!

“ ” Il mio segreto è che non rivelo i miei segreti Tommy Angelo

Reciprocità d’informazione

Quando gioco a poker ho bisogno di conoscere informazioni. Ho bisogno di sapere cosa stanno pensando i miei avversari. Ho bisogno di sapere quali emozioni provano. E ho bisogno di sapere che carte hanno in mano. L’altro lato della medaglia è che ho bisogno che gli avversari abbiamo meno informazioni possibile su di me. Io chiamo questo rapporto la guerra dell’informazione.

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LEGGE dell’Avvocato Massimiliano Rosa maxrosa@pokersportivo.eu L’Avv. Rosa esercita nella città di Udine ed è specializzato in problematiche legali, di natura penale, civile ed amministrativa, legate al “gaming” in generale, e al poker in particolare. È stato consulente legale della FIGP e attualmente conferisce assistenza legale a diversi operatori del settore, quali poker room online, associazioni e privati. È da sempre impegnato nel tentativo di legittimare il poker quale gioco di abilità, nell’ottica di una sua definitiva regolamentazione, attività che ha esercitato con diverse interrogazioni ministeriali e che si appresta a sostenere nel corso di vari procedimenti penali e amministrativi, attualmente pendenti in diverse parti d’Italia. Avv. Massimiliano Rosa Tel. 0432-505058/Fax 0432-511968 email. dott.rosa@email.it

La giungla selvaggia del Poker online Analisi introduttiva

Gentili lettori, con il presente articolo vado ad affrontare per la prima volta un argomento a voi certamente molto caro: il Poker Online. In questo numero e in quelli successivi, darò corso a una serie di analisi che toccheranno gli aspetti più salienti di questa spinosa materia, passando in rassegna lo stato attuale della normativa vigente nel nostro Paese, le sue possibili evoluzioni future e i sensibili elementi di frizione nel rapporto con il mercato europeo ed internazionale. Cerchiamo innanzitutto di fare un quadro della situazione: con Regolamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze dd. 17 settembre 2007, in attuazione del DL n. 223 del 2006, sono stati disciplinati i così detti giochi di abilità a distanza con vincita in denaro, tra i quali, il poker sportivo. Dopo un anno esatto di attesa, dal mese di settembre 2008, in Italia è possibile giocare a poker online per soldi veri, su piattaforme di gioco collegate a un sistema statale di controllo e operanti secondo le regole e i parametri dettati dalla nuova normativa.

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Quali sono questi parametri? Innanzitutto è possibile partecipare solo a competizioni in forma di torneo e/o sit & go, dove la quota di partecipazione può assumere valori compresi tra gli importi multipli di 0,50?, fino all’importo massimo di 100,00?; è anche possibile partecipare a tornei con rebuy, purché non venga oltrepassata la soglia globale dei 100 euro. Delle somme raccolte da ciascuna competizione, una quota minima dell’80% deve essere distribuita ai partecipanti quale montepremi, una quota del 3% va versata allo Stato quale imposta unica erariale, mentre il restante 17% costituisce il guadagno dall’operatore il quale, generalmente, tende a versarne buona parte in montepremi per rendere la propria offerta più accattivante per gli utenti. Per poter erogare in Italia questo servizio di intrattenimento commerciale, bisogna essere costituiti in forma di Società di capitali ed essere detentori di una concessione per i giochi di abilità a distanza, del modico costo di 300.000€; a questa bisogna aggiungere una discreta fideiussione bancaria (100.000€), nonché la cosidetta autorizzazione per il


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dura lex sed lex gioco a distanza che, con il service providing e accessori vari, porta la stima dei costi abbondantemente oltre il mezzo milione. Inoltre, per poter essere detentori di una concessione, bisogna possedere vari requisiti, tra i quali quello di essere già un operatore di gioco, con un fatturato complessivo dell’ultimo biennio non inferiore a 1.500.000€. Ciò premesso, quale diretto corollario di quanto su esposto, in base alla normativa vigente in materia, oggi in Italia: 1) Non è permesso erogare alcun servizio di gioco telematico da parte di operatori che non siano muniti delle concessioni / autorizzazioni summenzionate. 2) Non è permesso “giocare” su siti di operatori, sprovvisti delle concessioni / autorizzazioni summenzionate. 3) Non è permesso fare attività di promozione e/o intermediazione, sia diretta che indiretta, a operatori sprovvisti delle concessioni / autorizzazioni summenzionate. Tali divieti, del resto, al di là di tutte le considerazioni di merito e giuridiche che si possono fare, e che farò, appaiono del tutto comprensibili e, in buona sostanza, giustificabili. Non sto affermando che sono d’accordo con questa normativa, non lo sono per nulla, ma semplicemente che è perfettamente logico, a fronte di simili prescrizioni regolamentari, prevedere nel contempo determinate sanzioni per la loro inosservanza. Nel corso della lunga trattazione che intendo affrontare su queste tematiche, avrò modo di analizzare dettagliatamente tutte le possibili condotte vietate e le varie sanzioni di carattere penale, amministrativo e tributario, previste dalla normativa vigente. Da queste sommarie considerazioni potete subito comprendere come la materia sia veramente spinosa, e come le condotte astrattamente sanzionabili siano le più disparate. Pensiamo a tutti coloro che giocano abitualmente su siti “proibiti” e che incassano denaro detassato dai siti medesimi; pensiamo a coloro che svolgono attività promozionali (manager, rappresentanti, etc.); pensiamo a tutte le innumerevoli attività di pubblicità o di sponsorizzazione, su portali di informazione, su riviste di settore o semplicemente sui tavoli del circolo sotto casa; pensiamo a un giocatore, di qualsiasi nazionalità esso sia, che in territorio italiano svolge il ruolo di testimonial per una poker room priva di concessione. Tutte le condotte elencate costituiscono potenziali ipotesi di reato ex art. 4 Legge 13 Dicembre 1989 n. 401 (“Esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa”) e, da quanto probabile, lo saranno in maniera ancor più esplicita e tassativa se verrà approvato il Disegno di Legge n. 1.078, attualmente al vaglio del Senato (“Adeguamento comunitario di disposizioni tributarie”). Nonostante le presunte condotte illecite siano numerosissime e alla luce del sole, personalmente, a oggi, non ho notizia di procedimenti penali aventi a oggetto simili ipotesi “criminose”.

Ciò fa veramente sorridere e rappresenta solo uno dei tanti aspetti contradditori del nostro Paese, forse il peggiore del mondo nel produrre leggi, per poi non applicarle. Tuttavia, e me ne dolgo per i vari amici e conoscenti coinvolti a vario titolo in questo settore, temo che la “pacchia” stia per finire e che all’orizzonte si prospettino tempi veramente molto duri per chi non rispetterà le prescrizioni imposte. Del resto, mi chiedo, se io fossi un concessionario dello Stato, dopo aver fatto ingenti investimenti per poter liberamente operare all’interno del mercato italiano, potrei tollerare la concorrenza di aziende che erogano servizi senza concessione, senza limitazioni e senza pagare le tasse? La risposta naturalmente è no, ed è anche per tale motivo che la musica sta per cambiare (nel prossimo numero incomincerò a parlare delle sanzioni, di cosa si può rischiare in concreto). Pur essendo solidale con i concessionari, qualora fossi stato troppo inquietante nelle mie asserzioni, mi preme anticiparvi come il mio giudizio a proposito della normativa italiana sul gioco online, soprattutto sotto l’aspetto sanzionatorio, sia assolutamente negativo: essa si appalesa sconnessa, disorganica e piena di falle, appare violativa del diritto internazionale, è destinata a rimanere in gran parte inapplicata e, di conseguenza, costituisce un’autentica “libidine” per gli avvocati difensori. Un cordiale saluto a tutti, Avv. Massimiliano Rosa  

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SIDE POT di Federico Ziberna federico.ziberna@pokersportivo.eu

STORIE

Vudaje

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Domandone finale: c’è più coca cola nel bicchiere di rum o rum in quello di coca? Questo è uno degli esempi che viene portato dal premio Nobel per l’economia 2005 Thomas C. Schelling per far capire come la gente, tutti noi, appena abbiamo a che fare con problemi la cui soluzione sembra tortuosa e non direttamente evidente iniziamo ad annaspare. La risposta è: sono uguali (ovvio). OK. Bravo bravo. E a noi, però, non ce ne può fregare di meno, tanto più che di solito ordiniamo direttamente un bicchiere con rum e coca già miscelati. Lo faccio anch’io, non preoccupatevi. Non sono astemio e pure fumo, però oggi parleremo del “vudaje”, espressione con cui si indica il contrario del “dejavu”, ovvero: come si possano considerare le stesse cose (le cose già viste milioni di volte) con occhi diversi, per affrontarle da prospettive nuove, talvolta assurde, talvolta illuminanti. Schelling, per esempio, quello della ricetta di prima, è uno furbo. Ganzo. Molti conoscono Nash, altro premio Nobel per l’economia, in virtù del noto film A beautiful mind. Nash, dopo aver studiato a lungo i problemi legati ai giochi ed essere arrivato fin da giovane a conclusioni

Ricetta: • prendete un bicchiere di rum; • prendete un bicchiere di coca cola; • siccome siete amanti dei mix prendete un bel cucchiaio; • infilatelo nel bicchiere di rum e travasatene una cucchiaiata in quello di coca; • ora che avete versato un cucchiaio di rum nel bicchiere di coca, dal bicchiere di coca versate una cucchiaiata del mix in quello di rum.

e teorie che lo avrebbero reso famoso (fra i quali il celebre “equilibrio di Nash”) andò in confusione, per così dire, vedendo e parlando con persone che non esistevano. Lo faccio anch’io di tanto in tanto, ma purtroppo non vincerò alcun Nobel. La risposta è: non siamo uguali (ovvio). Ma cos’è l’equilibrio di Nash? Ora vi rinfresco la memoria citando da Wikipedia: “La prima formulazione di questo teorema, che costituisce la nozione di equilibrio più famosa della teoria dei giochi per quel che riguarda i “giochi non cooperativi”, appare in un brevissimo articolo del 1949 dove John Nash, ancora studente a Princeton, spiega la sua idea di fondere intimamente due concetti apparentemente assai lontani: quella di un punto fisso in una trasformazione di coordinate, e quella della strategia più razionale che un giocatore può adottare, quando compete con un avversario anch’esso razionale, estendendo la teoria dei giochi a un numero arbitrario di partecipanti, o agenti, e dimostrando che, sotto certe condizioni, esiste sempre una situazione di equilibrio, che si ottiene quando ciascun individuo che partecipa a un dato gioco sceglie la sua mossa strategica in modo da massimizzare la sua funzione di retribuzione, sotto la congettura che il comportamento dei rivali non varierà a motivo della sua scelta (vuol dire che anche conoscendo la mossa dell’avversario, il giocatore non farebbe una mossa diversa da quella che ha deciso).” Non ho mai capito perché scrivere tanto se poi la parentesi finale ti spiega tutto in maniera molto più breve; credo che il redattore di questa voce di Wikipedia abbia il mio medesimo problema: riempire righe a pagamento. Schelling è molto meno famoso di Nash (nessuno si sognerà mai di fare un film sulla vita di uno che se lo vedi in foto sembra il classico settantenne americano, capelli bianchi e sorriso pacifico) ma si è


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storie occupato anche lui di teoria dei giochi, limitandosi però a quelli “cooperativi”. Voi a questo punto cosa direste, che il poker è un gioco cooperativo o no? Io sostengo che si tratta di un gioco cooperativo. Anzi, prendo la palla al balzo e vi invito a buttare a mare tutta la teoria dei libri che leggete o avete letto e fare un buon esercizio di “vudaje”. Iniziate a riconsiderare tutto quello che sapete sul poker e a metterlo in discussione. Tutte quelle cose sulle odds, ecc., etc. Metà o più sono cazzate. L’altra metà anche. La risposta è: le due metà sono uguali (ovvio: sono la metà). Quando sulle cose si spruzza un po’ di matematica sembra sempre che si parli di tartufo e tutti si inginocchiano piegandosi a novanta. Invece è come la questione del rum e della coca. Non si capisce mai bene di cosa stiamo parlando. E ce la diamo a bere da soli. Almeno, a me capita così. Ecco dunque l’antefatto della mia strabiliante scoperta di quanto sia difficile abbandonare le antiche abitudini. Un paio di settimane fa sono capitato in un club a Milano: il Cagliero. Ve lo consiglio. Se cercate un ambiente simpatico dove giocare, a Milano, lo avete trovato. Al Cagliero si tira spesso l’alba del giorno dopo e qualche volta ho visto (intravisto a dire il vero, perché i miei occhi si socchiudevano dalla stanchezza) le undici di mattina. “A batter carte”, come diceva mio nonno, riposi in pace. A notte fonda si susseguono al tavolo i tassisti. Gente in gamba che quando gli altri dormono fra due guanciali smonta dal turno e non disdegna di far riposare le mani al tavolo. Li riconosci dal fatto che tengono le carte alle 10 e 10, proprio come impugnano il volante. E ci sono pure i giocatori di backgammon che provano il poker, dato che il Cagliero è il loro regno. E sapete una cosa? Sono tosti nel calcolo (ho così scoperto che il backgammon ha poco da invidiare ai giochi di carte, in quanto a matematica applicata). Insomma: se ci venite probabilmente mi trovate, posto che ci entriate dopo le due di notte. Il proprietario è uno simpaticissimo, ma quando fa il mazziere è un terrorista: non escono mai combinazioni che non si prestino a ogni interpretazione e che non siano favorevoli a tutti quelli che partecipano alla mano. Ma insomma, tornando a bomba: perché dovreste buttare tutta la teoria che avete faticosamente raccolto leggendo e studiando, tutte quelle

belle pippate sulle odds, su cosa fare e quando fare e che fare e perché fare? Lo dovete fare perché io ero seduto alle spalle di un ragazzo che gioca a backgammon ma si è avvicinato al Texas e lo dovete fare perché sempre il medesimo ragazzo si era gentilmente prestato a mostrarmi le carte mentre “sviluppava il suo gioco”. Lo avevo informato che scrivevo per questa rivista, credendo fosse un passepartout internazionale per garantirmi ai suoi occhi come un “vero giocatore di classe A”, ma lui mi ha solo risposto, laconicamente: “Interessante. Si trova in edicola?”. A me stava comunque simpatico, per cui ho incassato il colpo, ingoiato il rospo, camminato sui carboni, ecc. e mi sono messo silenziosamente in coda a guardare il suo gioco. Spilla un A-7. Fold-fold-fold. Arriva il suo turno, non è in posizione e passa. Alcune mani dopo, stessa procedura: foldfold-fold; lui spilla un A-10, non è in posizione e passa. È uno di quelli che a ogni mano conta le chip sul tavolo, e calcola e calcola. La mia faccia rimane impassibile come quella di Callaghan mentre dentro di me qualcosa sta esplodendo come la sua magnum. Alla fine della partita punto il faro sulla sua faccia e lo interrogo. Visto che nel frattempo abbiamo fatto amicizia mi risponde di buon grado, senza che io sia costretto a spappolargli la faccia con una gragnuola di pugni. Gli chiedo quindi gentilmente: “Ma scusa, hai foldato A–7. E poi A–10?”. Lui mi guarda perplesso. Capisco che sono improvvisamente caduto di credibilità ai suoi occhi. Lui tace. Sta aspettando che io giustifichi la mia domanda, che a lui pare del tutto irrazionale. Io decido di aspettare che si spieghi lui. E così si instaura la classica bastarda situazione del cazzo: non c’è nulla di più imbarazzante al mondo di due persone che credono entrambe che le proprie argomentazioni siano ovvie, così ovvie che non occorra spiegarle, la stessa situazione in cui uno dei due ha fatto pure all’altro una domanda che l’altro crede tonta. Tipo quando l’uomo domanda “Ti è piaciuto?” alla propria donna. Insomma, sapete che mi risponde? “A-10 si passa fuori posi-

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SIDE POT zione, sempre, così dicono i libri”. “Tutti”, aggiunge. “Tutti” contiene tante “t” da sembrare una mitragliata alle mie gambe. E aspetta. Capisco che devo dire qualcosa, dato che il silenzio si sta facendo ammorbante. “Eh, sì”, mormoro indeciso. “Sei d’accordo, no?”. “Credo di sì” (persisto nel dubbio). “Dicono tutti i libri: A-10 fuori posizione si folda, sempre”. “Tutti”. Altra mitragliata alle mie gambe. “Già”. “Si folda”. “Si folda”, mi limito a ripetere, senza intonazione. E aggiungo “Be’, credo tu abbia ragione, ma io gioco un po’ diversamente”. E così mi sono sotterrato. Ma vi racconto perché ho ragione e perché odio la pseudomatematica e statistica che gira con troppa semplicità e tranquillità fra i nostri tavoli, senza che nessuno si fermi un attimo a riflettere e la metta in discussione. Vudaje è il mio urlo. Credetemi, è pazzesco, ma proprio nel “nostro mondo”, intendo dire quello che dovrebbe essere composto principalmente di persone che non dovrebbero “credere” a nulla se non a ciò che provano direttamente e di cui c’è evidenza, “Il re è nudo” non lo dice nessuno. Ora vi racconto come stanno le cose. Ricetta per capire quanto valgono le vostre prime due carte. Prendete un mazzo di carte da Hold’em. Senza considerare i semi, che non valgono per definire quale mano è vincente con due sole carte, sapete quante accoppiate diverse possono esistere? 13+12+11+10+9+8+7+6+5+4+3+2+1. Insomma: Asso con tutte le altre 13 (Asso compreso), Re con tutte le altre 12

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(Re compreso, escluso l’Asso che l’abbiamo già contato), e così via. Circa una novantina di combinazioni. Odio le calcolatrici, ma all’incirca direi che sono novanta combinazioni. Sapete quante combinazioni di queste battono A-10? Ve lo dico subito: 13 coppie + A-K, A-Q, A-J. 16 combinazioni in tutto. Quindi, se volete sapere come state dal punto di vista statistico con in mano A-10, sappiate che ci sono 16 mani possibili su 90 che vi possono battere, data una distribuzione qualsiasi. Che vuol dire circa 1 su 6. Questo vuol dire che su un tavolo da otto giocatori, se avete A-10 e se voleste attenervi ai puri numeri, solo un giocatore possiede, in media, una mano potenzialmente superiore. Probabilmente uno, poco probabilmente due, probabilmente nessuno. In che misura i grandi matematici ci dicono che “non posso fare call”? Il ragazzo che gioca a backgammon mi guarda perplesso. Poi commenta: “In effetti, considerando la cosa da questo punto di vista...”. Ma se dovessi immaginare quanti punti di sospensione ci sono dopo la sua frase vagamente accondiscendente non ne conterei più di due e perciò non mi sembra che la sua frase sia proprio da considerare come una sorta di “accordo”. L’ho convinto? Aggiunge: “Ma i libri dicono di foldare A-10”. Aggiunge: “Tutti”. Sapete quanti divorziati maschi ci sono nel mondo? Quanti le divorziate femmine. Se si continua di questo passo, però, non andremo lontano. Vudaje!!!


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allena la mente / libri ALLENA LA MENTE

Quel giorno al casinò... Un giorno mi trovavo al Casinò di Venezia dove avevo appuntamento con due amici e, visto che erano in ritardo, nell’attesa giocai un gettone alla roulette elettronica. Scelsi tre numeri; uno dei tre uscì: con la vincita avrei offerto l’aperitivo agli amici in arrivo! Alessandro, uno dei due, quando seppe la storia, volle sapere i numeri: “Li ricordo bene - risposi - perché erano i tre giorni del mese scorso in cui suonai dal vivo. Prova ad indovinarli se ti dico che uno solo dei tre era dispari e non era 1; poi sappi che il Sudoku Vocale secondo giocato era multiplo del primo e il terzo multiplo del secondo, Si risolve come un normale sudoku, ma al posto dei numeri ci sono le 5 lettere che formano la parola che nessuno dei tre era multiplo di 4 né è stato giocato il 6”. CHIPS: in ogni riga, colonna e settore non può ripeterQuali numeri giocai quel giorno al Casinò?

si la stessa lettera.

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LIBRI di Carmine Ferro

The Poker Mindset di Ian Taylor e Matthew Hilger Essere un giocatore di poker vincente comporta necessariamente saper fare scelte corrette, ovvero con valore atteso positivo, in tutte le fasi della nostra esperienza ai tavoli (sia live che online). La bibliografia riguardante le varie tecniche del poker è molto vasta, spaziando da corsi per principianti fino a testi che sezionano minuziosamente ogni tipologia e situazione di gioco. Il problema nasce però nell’affrontare fattori e cause che inconsciamente ci impediscono di mettere in pratica le nozioni apprese. The Poker Mindset non vi insegnerà nulla riguardante la pura strategia, ma vi aiuterà a mettere in pratica la stessa, fornendovi un differente approccio al gioco del poker. Taylor e Hilger, attraverso questo libro innovativo, affrontano i vari aspetti cruciali per acquisire una robustezza psicologia essenziale per fare del poker una professione. Scorrendo le pagine troverete consigli su come assorbire psicologicamente le bad beat e affrontare gli inevitabili “downswing”, passando poi a un’accurata sezione riguardante il “bankroll management” e l’identificazione, la gestione e l’accettazione dei vari tipi di “tilt”. Infine, tra le altre cose, questo libro vi fornirà utili suggerimenti su come rapportare la vostra attività di giocatore, portatrice di forti emozioni e di distacco dal valore del denaro, con la vita reale di tutti i giorni. In definitiva, The Poker Mindset è un libro rivolto a una platea di livello intermedio, fondamentale per inquadrare il poker in un’ottica sana e profittevole.

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SIDE POT POKER SPORTIVO -EV

Poker, un gioco da falegnami! Non ce ne vogliano i nostri colleghi ma dopo molta autocritica ci permettiamo un bonario commento su un articolo apparso il mese scorso su una rivista “concorrente”. In un bell’articolo a firma di Ed Miller, tradotto in italiano dalla redazione, si ragiona sull’opportunità di effettuare una seconda continuation bet anche al turn. A un certo punto leggiamo, con non poco stupore, il seguente passaggio: “Due chiavi per farlo sono identificare il range di mani del vostro avversario ed esaminare la superficie del tavolo”. Ebbene... Che il poker sia un gioco difficile che richieda un buon mix di conoscenze matematiche e capacità psicologiche è assodato, che saper “leggere il board” (in inglese “to read the texture of the board”) sia una capacità che necessita di anni di esercizio anche questo lo sapevamo, ma che un giocatore debba anche esaminare la superficie del tavolo ove gioca ci sembra francamente maniacale!

LUOGHI

Aspettando Copenhagen...a di Laura Tortora

Copenhagen, capitale della Danimarca, sarà la città ospitante della settima tappa della quinta stagione dell’European Poker Tour, dal 17 al 21 febbraio. Città a misura d’uomo, Copenhagen stupisce per le “modeste” dimensioni che la rendono vivibile come una piccola cittadina senza però negarle l’importanza culturale di una grande metropoli. Caos e stress diventano un vago ricordo quando si cammina per le strade del centro, avvolti dall’armonia e dalla gentilezza che regnano sovrane, con il benestare della Regina Margrethe. Assistere al cambio della guardia all’Amalienborg Royal Palace, visitare l’Opera House o la Torre cittadina, passeggiare tra il verde dei Giardini di Tivoli o godere lo spettacolo della città nel suo insieme percorrendone i canali, sono solo alcune delle possibilità che Copenhagen offre ai suoi visitato86 | POKER SPORTIVO FEBBRAIO 2009

ri. Chi si reca nelle città delle fiabe non può infine esimersi dal far visita, presso il porto, alla famosa Sirenetta (protagonista di una delle più celebri favole di Hans Christian Andersen), meta inflazionata dai turisti anche se poco amata dai danesi. Tra palazzi storici e guglie sacre fa però capolino l’anima moderna della città: parliamo dei cosiddetti “arte-hotel”, ovvero alberghi che racchiudono le opere di grandi artisti e designer contemporanei, diventando così delle vere e proprie opere d’arte, autentici templi del design. Se in precedenza si è sottolineato come la città sia vivibile e armoniosa, ciò non significa di certo che sia noiosa. Copenhagen offre infatti numerosi locali e caffè, come quelli situati nella zona di Nyhavn, il vecchio porto: case colorate dai tetti spioventi da un lato e antichi velieri e imbarcazioni d’epoca ancorati nel canale sono lo sfondo per chi si ferma in uno dei tanti ristorantini.


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-EV / luoghi / flush draw FLUSH DRAW di Federico Righi

Il calamitato. Nel variegato e in continua evoluzione mondo del Texas Hold’em c’è una figura destinata a proliferare e a non passare mai di moda, a causa della natura stessa di questo gioco. “Il Calamitato”. Sguardo vago e continue flessioni del capo ne sono le prime avvisaglie. Lamentio continuo e incessante reportage delle ultime bad beat della settimana sono il secondo indizio. Frasi ormai celebri come “Non vinco un coin flip dal ‘74” o “Non escono mai le mie!” ci danno la conferma che abbiamo al tavolo un reduce da un periodo nerissimo. L’approccio è in genere rassegnato e mesto. Seguono scene allucinanti a cui purtroppo tutti abbiamo assistito. Nel momento dello showdown con A-A “il Calamitato” è comunque tesissimo e ripete ossessivamente “Tanto lo so che perdo”, sfociando poi in ululati agghiaccianti nell’eventualità dello scoppio clamoroso seguito dal canonico: “Lo sapevo! In questo periodo ho la peste bubbonica nelle mani, se tocco le carte prendono fuoco!”. Inutile mentire sul fatto che c’è un po’ di ognuno di noi in queste frasi e in questi atteggiamenti. A tutti è capitato il periodo infausto, in cui ogni situazione sembrava andare di traverso. Attenzione però: diffidate dall’esemplare “Finto Calamitato”. Quest’ultima variante è una sottospecie della razza principale, particolarmente invisa agli altri player, in quanto utilizza l’arma fastidiosa e perniciosa del “Lamento Preventivo” per ingraziarsi la fortuna nonostante stia vincendo ogni mano. Ma torniamo al nostro eroe, cordiale e sportivo nei periodi di vacche grasse quanto mesto e bofonchiante a ogni minima avversità quando non gliene va una giusta. I giocatori più attenti lo attaccano proprio per questa predisposizione mentale che lo porta, a sua insaputa, a lasciarsi sopraffare dagli eventi e a non esprimere al meglio il proprio gioco. A Bologna si chiamano anche “Purgati” e nella costante trottola della Dea Bendata prima o poi è toccato a tutti recitare questa infausta parte. Ecco, forse nel tecnico e complicato mondo del poker la vera varianza è questa: quella di essere, prima o poi, tutti un po’ dei veri “Purgati”. In tutta la città sono comunque dislocati importanti locali (almeno 11 sono citati della famosa Guida Michelin) dove poter gustare i piatti tipici della cucina danese, ma soprattutto dove poter sorseggiare buon vino rosso o birra, rigorosamente Carlsberg o Tuborg. Per i cultori della “materia” o i semplici appassionati si consiglia la visita alla Birreria Carlsberg e Jacobsen, fondata nel 1847. Un’attenzione particolare merita poi Christiania, nota anche come Città Libera di Christiania, centralissimo quartiere par-

Danimarca Capitale: Copenhagen Lingua: Danese/Inglese Moneta: Corona Danese (1KR=0.135Euro)

Top Hotel: Hotel Fox (61 camere, tutte diverse tra loro) Top Ristorante: Noma (Nordisk Madhus), 15° miglior ristorante al mondo Top Locale: Busstop Bar (nei pressi del Casinò)

zialmente autogovernato dall’ultima comunità Hippy d’Europa. Varcare una delle due porte che ne segnano i confini significa essere catapultati direttamente negli anni Settanta. Parlando di giocatori professionisti è impossibile non citare Gus Hansen, nato proprio nella capitale danese e idolo di tutti i giocatori loose–aggresive. Se volete ripercorrere le sue gesta, il Casinò Copenhagen, oltre al Main Event dell’EPT e ai numerosi side event, durante tutto l’arco della settimana metterà a disposizione tavoli cash game e sit and go per ogni esigenza di bankroll. Una dritta infine per le accompagnatrici annoiate o per i player in cerca di un bel cadeau: Strøget e Købmagergade sono le due zone principali dove poter trovare i grandi nomi della moda internazionale, affiancati dai tipici e intimi atelier danesi, ma anche gioiellerie, negozi di ceramiche e di oggetti in vetro.

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la posta... in gioco su www.pokerinitalia.com. Le date dei tornei di maggio saranno messe online su www. pokerinitalia.com entro 20 giorni, in base agli accordi con i casinò. Per le iscrizioni sarà possibile mandare il bonifico direttamente al casinò, in modo da riservare la prenotazione.

Gentili signori, continuo a trovare difficoltà nel reperire Poker Sportivo in edicola. Le edicole del mio paese lo ricevono nel numero esatto di copie già prenotate da altri lettori. Possibile che non possano arrivare più copie per edicola? Grazie, Gaetano

scrivete a redazione@pokersportivo.eu Spettabile redazione di Poker Sportivo, vi contatto per conto della C.I.P. (Caleca Italian Poker), associazione operante in Abruzzo nelle province di Chieti e Pescara per la quale faccio il dealer. Abbiamo intenzione di organizzare dei satelliti per mettere in palio un posto per un main event di una tappa del campionato FITH o di quello di King Solomon, nei mesi di aprile o maggio. A tal riguardo volevo chiedervi, innanzitutto, dove è possibile reperire un elenco completo delle tappe dei due circuiti (visto che su internet non sono riuscito a trovarlo) e come dobbiamo organizzarci per mettere in atto l’iscrizione: dobbiamo acquistare noi il ticket prima del torneo? È necessario andare di persona per l’acquisto oppure è possibile prenotare tramite internet? Insomma, vorrei dei chiarimenti su queste problematiche di natura organizzativa. Grazie per l’aiuto. Cordialmente, Mauro Rocchia Risponde Andrea Ferrari, dello staff organizzatore dell’EPT di Sanremo. Buongiorno, per aprile in programma c’è solamente l’EPT di Sanremo, con i vari side event annessi. Il programma completo è disponibile

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Caro Gaetano, ci auguriamo tutti che presto potranno arrivare diverse copie in tutte le edicole italiane (che son circa 35.000). In attesa che la fame di cultura pokeristica ci porti a vendere più di settimanali come Panorama e L’Espresso (accadrà, è solo questione di tempo), e ad aumentare di conseguenza la tiratura, le consigliamo di richiedere al suo edicolante di fiducia di farsi riservare una copia in più dal suo distributore locale. Ciascun distributore locale mantiene presso la propria sede un certo numero di copie di scorta per evadere ulteriori richieste. Un caro saluto da tutta la redazione. Alessandro Impronti

Salve, vorrei proporre, a voi come testata giornalistica, ma soprattutto come amanti del poker sportivo, di promuovere una campagna informativa sull’etica e sull’educazione mentre si gioca ai tavoli delle poker room italiane. Mi spiego: mai come nelle nostrane sale da poker online (ne cito una come esempio: Gioco Digitale) si vedono giocatori che usano la chat solo per offendere, nascosti dal nickname, senza nessun freno? Sono giocatori scarsi, ma sono tanti. Capisco i motivi economici che spingono la dirigenza di queste aziende a non far nulla (i soldini sono soldini...) ma non ho mai visto, e compro la rivista Poker Sportivo fin dal primo numero, un articolo, una citazione, nulla, su questo argomento. Possibile che non ve ne siate mai accorti? Beh, mi pare molto strano. Eppure basterebbe dettare regole precise, mettere popup informativi, minacciare l’esclusione definitiva dalla chat almeno, o comunque promuovere una campagna di sensibilizzazione.


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la posta... in gioco Nei siti internazionali questi fenomeni ci sono, ma sono rari. Anche chi perde un all-in con A-A esce in silenzio. I pochi commenti sono sempre italiani... Bella figura ci facciamo. Non dico di insegnare l’educazione, dico di fare qualcosa. Di idee mi sembra che ne abbiate sempre tante. Mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero in merito. Grazie. Curiosamente, mentre il buon Alessandro mi inoltrava questa email, stavo seguendo la diretta streaming del final table del campionato pro di Sanremo (io sono chiaramente uscito il primo giorno con A-A all-in preflop, come consuetudine da 15 mesi a questa parte). Affiancato alla telecronaca dallo sfortunatissimo “LuisGallo” (appena eliminato dopo una terrificante scoppiata dell’avversario), “GrandeAlba” e il suo ospite discutevano (concordando) su come mentre il livello tecnico del poker in Italia sia notevolmente cresciuto negli ultimi mesi, mentre la condotta ai tavolo lasci in più di un’occasione molto

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a desiderare. La chat online, da questo punto di vista, può diventare ancora più “incresciosa”, visto che l’omertà di non doverci nemmeno mettere la faccia, ma solo un nickname, dà libero sfogo agli istinti più indicibili e repressi del malcostume italiota. Personalmente, credo che uno dei punti di forza del poker americano, contrapposto al nostro cinque carte, sia proprio il dialogo al tavolo, e questo contempla l’esultanza giubilante, lo sfottò o qualche inevitabile imprecazione in caso di scoppio, a patto però che i toni non degenerino nella rissa o nelle offese personali. Nelle chat di poker online, in presenza di giocatori italiani, spesso e sempre più spesso il tono e il livello delle offese personali (famigliari inclusi) hanno davvero dell’imbarazzante. Alcune poker room, in questi casi, inibiscono la chat ai giocatori che non rispettano le più basilari regole di civile convivenza, e ritengo che questa sia la soluzione più logica e inevitabile da applicare in simili casi. Max Reynaud

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MANCA!

arretrati@pokersportivo.eu SOLUZIONI ALLENA LA MENTE

Quel giorno al casinò... Sudoku Vocale Quel giorno giocai 5, 10 e 30. Se il numero più basso fosse pari, anche il secondo e il terzo, multipli del primo, sarebbero pari, dunque il numero più basso è dispari; per trovare il secondo numero, si deve moltiplicare il primo per un numero pari non multiplo di 4; per trovare il terzo, si deve moltiplicare il secondo per un numero dispari (se fosse anche questo pari risulterebbe infatti multiplo di 4). Pertanto al minimo il terzo è il sestuplo del primo: ne consegue che il primo è 3 o 5 (in caso contrario il terzo risulterebbe maggiore di 31). Se fosse 3, il secondo, non potendo essere 2x3=6, risulterebbe 6x3=18 o più ma in questo caso il terzo non sarebbe compatibile perché superiore a 50: il primo è dunque 5, il secondo allora 2x5=10 e il terzo 3x10=30.

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