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e completamente gratuito, e lo sara sempre... febbraio 2013

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il periodico informativo di Vanchiglia

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I ragazzi di Vanchiglia non meritano una bella scuola? All’inizio dell’anno, l’istituto comprensivo via Ricasoli (formato dalle scuole Rodari, Muratori, Fontana, Rosselli) è stato informato del fatto che l’ufficio tecnico dell’assessora alle politiche educative Mariagrazia Pellerino (area SEL) ha disposto il trasferimento degli studenti della scuola media Rosselli nei locali della scuola elementare Muratori, per lasciare l’edificio Rosselli alla scuola media dell’istituto europeo Spinelli, attualmente senza sede. Per ora è una “determinazione dirigenziale”, che attende delibera dalla Giunta comunale. Una scelta del genere sarebbe incomprensibile per la gravità delle ricadute sulle scuole dell’istituto comprensivo via Ricasoli e sul territorio di Vanchiglia. Il corpo docente della scuola Rosselli, unitamente alle famiglie degli alunni e delle alunne, ha faticosamente lavorato in questi anni per divenire un punto di riferimento per un quartiere con elevato tasso di immigrazione e, in generale, di famiglie economicamente e socialmente svantaggiate. La scuola si è riscattata dalla “cattiva fama”, che aveva allontanato parte dell’utenza di zona, riqualificando la didattica

e i locali attraverso un cospicuo investimento di risorse dell’istituto e al fattivo contributo dei genitori i quali, ad esempio, hanno dipinto alcune aule, gestiscono la biblioteca scolastica e sono riusciti a fungere da polo di attrazione nei confronti di altre famiglie del quartiere. I locali della Rosselli sono attualmente il punto di riferimento di tutto l’istituto comprensivo per laboratori, spettacoli teatrali, attività “ponte”, per cui la loro perdita penalizzerebbe anche l’offerta formativa delle due scuole elementari. Rinunciare all’edificio attuale, che si presenta finalmente accogliente e funzionale nelle strutture e vivo e vitale nell’utenza, significherebbe perdere l’identità faticosamente costruita della scuola media Rosselli, con una implicita condanna all’estinzione (come avviene per tutte le scuole trasferite in locali meno idonei) o alla ghettizzazione delle famiglie più svantaggiate. Spostare la scuola dalla sua sede attuale sarebbe anche un pessimo segnale politico: chiunque conosca la realtà del quartiere e la storia dell’istituto comprensivo leggerebbe il trasferimento come la sottrazione ai ragazzi e alle ragazze del quartiere della possibilità di godere dei frutti del lavoro finora svolto, poiché il cammino verso un ulteriore innalzamento della qualità della loro scuola verrebbe inevitabilmente e bruscamente interrotto dal “trasloco”, così come la possibilità di garantire a tutta la potenziale

utenza di zona un’offerta didattica almeno pari a quella attuale. Il trasferimento degli studenti e delle studentesse della media Rosselli nella scuola Muratori implicherebbe inoltre lo smantellamento e il trasferimento dei laboratori comunali di ITER (Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile), che verrebbero sottratti come servizio agli abitanti del quartiere. La possibilità di utilizzare i locali dei laboratori ITER come ulteriori spazi da destinare alla didattica presso la scuola Muratori sarebbe assolutamente im-

(segue nell’ultima pagina)

47 un quartiere in movimento... un movimento di quartiere


Il campus universitario Einaudi

UNA SINFONIA DI NOTE DOLENTI Da oltre un anno il Comitato di Quartiere Vanchiglia ed il nostro DiZona si occupano dell’annosa vicenda del nuovo campus universitario di lungo Dora. Non ne abbiamo mai contestato il senso né la volontà di un investimento nel settore della formazione. Ma, al contempo, ne abbiamo sottolineato subito i punti critici che ci apparivano già chiari, a partire dall’enorme gettito di quattrini, tanti dei quali utilizzati più per supportare architetture “creative”, archistar e imprese edili, che per garantire un reale diritto allo studio. Già nell’assemblea pubblica di quest’estate emergevano timori e stonature. Adesso, come temevamo, emerge un’intera sinfonia di note stonate… Prima nota dolente: la sicurezza

Terza nota dolente, anzi dolentissima:

Mancano le piantine con indicate le vie di fuga e i segnali per indicare, in caso di emergenza, i percorsi da seguire nei piani e alcune porte di sicurezza sono inagibili perché chiuse con un catenaccio. Gli estintori non sono numerati né presentano il cartellino che ne certifica il collaudo inoltre, ampie zone a cui hanno accesso gli studenti sono ancora sotto cantiere: vi sono scale che ostruiscono il passaggio e operai ancora al lavoro. Le nuove scaffalature automatizzate della biblioteca, potenzialmente molto comode, hanno un funzionamento complesso e la stessa ditta che le ha installate ha consigliato ai dipendenti non farle maneggiare ad estranei. Tuttavia non c’è nessun addetto con questo compito e in generale il personale non è sufficiente per la gestione, per cui gli studenti continuano ad utilizzare le attrezzature anche se non possiedono competenze di base per prevenire incidenti o mal funzionamenti.

Marco è un disabile che studia giurisprudenza al Campus Luigi Einaudi di Torino. Come tanti altri studenti o lavoratori che si trovano nella sua situazione, incontra quotidianamente delle difficoltà per accedere alla struttura. La rampa che porta all’entrata del Campus è certamente stata concepita con un qualche gusto artistico, arrotolata a spirale su se stessa. Peccato non sia funzionale, né tantomeno a norma dato che la regolamentazione prevede che le rampe per disabili interpongano ripiani orizzontali di riposo in caso di percorsi particolarmente lunghi. I binari su cui scorre il cancello dell’entrata, inoltre, sono sopraelevati e il ragazzo rischia di ribaltarsi con la carrozzella ogni volta che li attraversa. La questione diventa ancora più imbarazzante quando Marco deve andare in bagno. L’entrata ai servizi è troppo stretta per chi è costretto su sedia a rotelle, e anche riuscendo ad accedervi, all’interno non vi è spazio per “fare manovra”. Indi per cui risultano inutilizzabili. Una cosa è certa: lo studio dell’archistar Foster e le imprese che hanno allestito il ben noto tetto in vetroresina hanno rimpinguato le loro casse. La premiata coppia Chiamparino/Fassino ha potuto sorridere in pompa magna all’inaugurazione. Chi ha ottenuto vantaggi e prebende da questa faraonica opera, balla felice al ritmo della solita solfa di appalti, spartizioni, interessi e clientele. Marco, gli studenti e chi lavora nel campus, invece, gioiscono meno... le stonature di questo spartito, come sempre, sono tutte per loro.

Seconda nota dolente: la garanzia dei servizi I tagli ai fondi destinati dal ministero dell’istruzione per il funzionamento d’ateneo sono stati tali quest’anno da non garantire nemmeno la copertura totale degli stipendi del personale e solo grazie agli avanzi di bilancio dello scorso anno sarà possibile garantire la busta paga ai lavoratori, ma nel caso in cui questi tagli vengano confermati anche per il prossimo anno la situazione si farà pericolosa. La carenza di denaro da parte dell’ateneo impedisce, tra le altre cose, l’assunzione di nuovi addetti necessari per il funzionamento dell’enorme biblioteca intitolata al filosofo Norberto Bobbio. Questo ha portato a una riduzione dei servizi erogati, tradotti nell’immediato in una diminuzione delle ore di apertura settimanali del complesso, passate da 65 a 45.


Gradenigo in pericolo Il Presidio Sanitario Gradenigo è una struttura a gestione privata che svolge a tutti gli effetti un servizio di sanità pubblica e per le sue caratteristiche serve un ampio bacino di utenza al pari delle strutture sanitarie pubbliche. 45.000 passaggi di pronto soccorso riconosciuto come Dea di I livello (servizio ospedaliero d’eccellenza), terzo polo oncologico nella rete regionale. I lavoratori del Presidio, pur mantenendo alti gli standard assistenziali, da mesi vivono nell’incertezza sul futuro economico ed occupazionale. Già a partire dal 2011 la struttura dichiarò una profonda difficoltà economica che si è tradotta in termini pratici in una riduzione salariale (abolizione di tutta la contrattazione integrativa) dal 2012. Dopo un anno le cose non solo non sono migliorate, ma oggi non c’è più certezza sull’erogazione degli stipendi. La tredicesima è stata erogata per metà a dicembre e saldata per l’altra metà a fine gennaio e ad oggi questa difficoltà viene giustificata dalle Direzioni principalmente con la mancata erogazione dei finanziamenti da parte della Regione Piemonte. Come si traduce tutto ciò in termini pratici? Cosa si devono aspettare i lavoratori per far fronte a questa crisi? Licenziamenti (già “minacciati” mesi fa)? Ulteriore riduzione dei salari? E la cittadinanza come ne risentirà in termini di servizio di sanità pubblica se questa amministrazione e le istituzioni di competenza non troveranno delle soluzioni economico/ gestionali che mettano i lavoratori in condizione di prestare il proprio servizio in “tranquillità” per sé e per i pazienti? I lavoratori continueranno ad operare con la massima professionalità, ma non saranno più disposti a fare passi indietro rispetto al riconoscimento dei propri diritti, ed insieme ai cittadini intendono rilanciare una sanità sganciata dai vincoli di bilancio, da una gestione subalterna alla logica del mercato e ripensare un servizio che parta dalle competenze e dai bisogni del territorio, mettendo insieme i saperi di chi lavora e le esigenze dei cittadini. La sanità ed i presidi sanitari territoriali sono una risorsa e soprattutto un diritto per i cittadini. Non sono né merce di scambio né possono essere assoggettati a logiche di mercato e profitto. La salute non è in vendita. E il Gradenigo, per i cittadini di Vanchiglia, è un bene comune, primario, indispensabile. Da difendere con le unghie e con i denti (se necessario). Non assisteremo, qui in zona, ad un altro Valdese...

Pagliacci si nasce... non si diventa! Un uomo per tutte le stagioni... Aprile (di Nanni Moretti, 1998) Per te che aspetti ancora baffone... Goodbye Lenin (di Wolfgang Becker, 2003) Quale sarà il quinto? Quarto potere (di Orson Welles, 1941) Per te che credi alla bomba intelligente... Il dottor Stranamore (di Stanley Kubrik, 1964) Non ne fare sempre una questione di stato... Il caso Mattei (di Francesco Rosi, 1972) Il potere logora chi non ce l’ha... Il Divo (di Paolo Sorrentino, 2008) Per chi confonde l’utopia col sogno Il dittatore dello stato libero di Bananas (di Woody Allen, 1971) La situazione è difficile, ma è peggiorata nel... 1984 (di Michael Radford, 1984)

All’appello... Tutti gli uomini del presidente (di Alan J. Pakula, 1976) Per te l’ufficio reclami è al seguente indirizzo... Fahrenheit 451 (di François Truffaut, 1966) Negare sempre... anche di fronte all’evidenza dei fatti. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (di Elio Petri, 1970) Non rimanere fermo all’abc della politica... Z - L’orgia del potere (di Constantin Costa-Gavras, 1969)


(segue dalla prima pagina) praticabile. Nessuno contesta il diritto della scuola europea Spinelli a disporre di locali adeguati, ma è innegabile che tale istituto non ha, a differenza dell’istituto comprensivo via Ricasoli, una vocazione territoriale. La scuola europea Spinelli è unicamente vincolata al progetto didattico (linguistico e interculturale) e pertanto seleziona gli iscritti attraverso test di ingresso, che fatalmente escludono i ragazzi e le ragazze con inabilità o problemi di apprendimento; prevede inoltre il pagamento di una quota annua indipendente dall’ISEE, che seleziona ulteriormente gli utenti escludendo le famiglie in difficoltà economica. La scuola Spinelli, recentemente sprovvista di sede, ha certamente bisogno di uno spazio idoneo dove svolgere le proprie attività. Ci chiediamo, però, quali alternative per la collocazione della scuola Spinelli siano state realmente analizzate e discusse, e secondo quali criteri. Noi sappiamo che a Torino esistono centinaia di stabili pubblici inutilizzati ed adeguati ad ospitare una scuola. Perché, allora, “sfrattare” la Rosselli? Perché proprio Vanchiglia? Questa scelta non sarà forse frutto di quel famoso (e da noi già ampiamente denunciato) percorso di gentrification che punta a farne una zona borghese, d’elite, appannaggio dei ceti medio-alti, azzerando progressivamente i servizi per le

fasce popolari (scuola compresa)? Sia chiaro, non peroriamo nessuna competizione tra scuole, nessun campanilismo di quartiere, nè tantomeno vogliamo denigrare una cosiddetta scuola di eccellenza. Ma crediamo che l’eccellenza debba essere fruibile a tutti, debba essere un diritto per tutti i cittadini, debba essere uno standard a cui puntare per tutte le scuole del territorio. Ad occhio esterno e sempliciotto, sembrerebbe quasi che la scuola dei “poveri” si possa sfrattare, accorpare a quella elementare, pigiare nelle vecchie strutture un po’ cadenti, spostare senza troppi patemi... per far spazio all’istituto d’elite, a numero chiuso, a retta fissa, ad accesso discrezionale. Sembrerebbe quasi la storia della vecchia locomotiva di Guccini... Ma il laboratorio che il quartiere Vanchiglia rappresenta da alcuni anni, con il protagonismo dei genitori della Ricasoli e del Comitato di Quartiere, è un percorso irreversibile che ci impedisce di tacere di fronte a queste situazioni e pretende soluzioni condivise, eque, che tutelino la comunità e non devolvano privilegi di parte. L’abbiamo già dimostrato con le tante lotte fatte... la scuola pubblica non si tocca. (Almeno nel nostro quartiere...)

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Dove trovo il DiZona in giro per Vanchiglia? Infoshop SenzaPazienza (via Artisti 13a), Libreria Linea 451 (via S.Giulia 40), Frutta e Verdura Bordone (il sabato al mercato), Negozio Leggero (via Napione 37), Ciclofficina (via Tarino 11e), Bar Barricata (via Giulia di Barolo 48), Il Frutto Permesso (via Napione 24), Copisteria Kromocopie (c.so S.Maurizio 53), Piola di Alfredo (via S.Ottavio 44), Usato per bambini Masnà (piazza S.Giulia 2a), Grissini Orazio (piazza S.Giulia), Edicola (via Montebello 40), Bar Mai dire No (largo Montebello 40), Pastificio (corso Regina Margherita 37c)

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Di zona febbraio 2013