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e completamente gratuito, e lo sara sempre...

marzo 2012

...ma se ti va puoi partecipare alle iniziative di autofinanziamento, le trovi sul sito

il periodico informativo di Vanchiglia

www.comitatoquartierevanchiglia.net

Un po’ di chiarezza

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acciamo un po’ di chiarezza. Sappiamo che, in questo periodo, ce n’è molto bisogno. In queste settimane abbiamo visto Tremonti pubblicare un libro nel quale si dichiara no global, abbiamo visto Bersani schierarsi con Marchionne, Berlusconi chiedere l’intervento dello stato contro il libero mercato, Repubblica applaudire agli arresti contro il movimento No TAV ed i sindacati pronti a mercanteggiare sull’articolo 18 e sul loro funerale. Non è facile capire cosa stia succedendo. Ma proviamo ad andare per ordine. Partendo da lontano. Nel 2001 centinaia di migliaia di persone affollavano cortei in ogni parte del mondo denunciando che i poteri economici (ovvero banche, finanza, fondi monetari, lobbies, ecc.) si stavano spartendo il mondo unito dopo la caduta del muro di Berlino. Come in una grande abbuffata dividevano la torta di un mercato gigantesco non più regolato dalla politica, la grande vittima del nuovo secolo. Dividevano profitti e capitali prodotti dalla speculazione e, soprattutto, dal sudore di chi lavora. Prodotto dai nostri stipendi, dalle nostre pensioni, dai nostri mutui, dalla nostra necessità (ben incentivata) di

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spendere. Quel movimento che smascherava questa porcheria è stato ridicolizzato, messo a tacere e massacrato dalle forze dell’ordine, a Genova come a Davos, Praga, Göteborg, Seattle e in molti altri luoghi. Intanto la classe politica, in nome del libero mercato, ha messo in palio il proprio debito pubblico e le proprie risorse, ovvero le nostre risorse. Ha privatizzato e messo sul mercato, nel grande gioco delle borse, i servizi essenziali, il welfare, le case, i risparmi. Si è prodotta una tale mole di soldi virtuali che ha superato di gran lunga quelli veri. Qualcuno si è arricchito a dismisura mentre le società sono diventate schiave delle banche. Le agenzie di finanza decidono quanto dobbiamo pagare, a che punto siamo, qual è il nostro spread. Improvvisamente il gioco è finito, la bolla di speculazione si è trasformata in crisi ed ora i debiti vanno risarciti. A chi? Tutti i giorni ci ricordano che noi italiani abbiamo un debito di alcuni miliardi di euro. Nessuno ci ha mai detto a chi dobbiamo questi soldi. Nessuno ci spiega come si è accumulato questo debito. Nessuno ci dice dove vanno gli aiutini stanziati dalla banca centrale europea. Nessuno ci spiega chi decide i nostri tassi di interesse, chi stabilisce questo maledetto spread, chi paga gli stipendi di questi intoccabili oracoli delle agenzie di rating (quelli che mettono i voti, tripla A-ottimo, B-mediocre, C-devi morire...). Sarebbe importante capire e dare un volto a costoro poiché sono coloro i quali governano il mondo, dettandone le regole che non

abbiamo più neanche la facoltà di contestare. Adesso che non c’è più il nano mattacchione al governo, ed abbiamo il serissimo banchiere, professore della Bocconi, uomo di cordialità e cortesia che ha cambiato l’Italia senza fare un beneamato provvedimento (e non veniteci a dire che privatizzare le farmacie ha diminuito lo spread...), la pantomima è finita. Non abbiamo più inetti e giullareschi politici a distrarci e farci sentire in democrazia, adesso abbiamo direttamente loro, i banchieri capitani di economia e finanza a guidarci in questa catastrofe che loro stessi hanno creato e dalla quale vorrebbero salvarsi facendola pagare interamente ai cittadini. Neanche a tutti, per giunta. La fanno pagare solo a quelli salariati, che sono la stragrande maggioranza, fanno massa e fanno numero. E oramai non li difende più nessuno. E visto che la crisi è di sistema facciamo in modo di cambiare il sistema dei diritti conquistati, accelerando senza impedimenti sulla folle strada del libero mercato. Diretti come schegge verso il baratro. Chi si oppone a questa catastrofe dichiarata? Nessuno. La politica è stata mandata in soffitta, annullato il dissenso, si procede all’unanimità, con buona pace della signora democrazia. Nessuna nostalgia del nano mattacchione, sia chiaro, ma un brivido corre dietro la schiena pensando che l’unica ricetta che ci viene propinata per farci uscire dalla crisi è finanziare il sistema delle banche che è già quello che ci

(segue a pag. 6)

47 un quartiere in movimento... un movimento di quartiere


LAVORARE STANCA Dal diritto al lavoro... alla demolizione dei diritti dei lavoratori

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a rivoluzione industriale ha reso il lavoro salariato il cardine della società moderna. Nessuno, in primo luogo proprio i salariati, obietta il fatto che il lavoro sia, prima ancora che dovere, un diritto, e che nel campo del diritto sia giusta la lotta che lo rende esigibile e concreto. Mancavano regole che trasformassero il lavoro salariato da sfruttamento a consapevole contributo e gli anni tra i ’60 ed i ’70 del secolo passato, nel nostro paese investito tardivamente dalla vera rivoluzione industriale, quelle regole sono state conquistate attraverso la lotta dei lavoratori, fissate, incomplete, talvolta zoppicanti, ma esigibili. Negli anni seguenti non si è negato il diritto ma è stato lentamente distrutto il terreno dentro cui praticarlo. Le terziarizzazioni, che comportano a lavoratori inseriti nello stesso processo produttivo di avere contratti e salari diversi, la parcellizzazione della produzione, che riduce gli spazi anche fisicamente comuni, la flessibilità estrema delle tipologie di contratti individuali, tutto questo ha ritrasformato i lavoratori, che costituivano un soggetto forte e capace di rivendicare diritti e dignità, in una moltitudine senza identità. Il governo Monti non è certo stato il primo ad attaccare i diritti dei lavoratori, essendo già stati duramente colpiti e smantellati

pezzo per pezzo in precedenza. Eppure proprio questo ci deve insospettire se, nonostante lo scenario apocalittico di crisi e povertà, le priorità del nuovo governo “ispirato” dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, siano concentrate nel definitivo smantellamento dei diritti del lavoro.

L’attacco all’articolo 18 e lo smantellamento dei diritti dei lavoratori è un atto grave non solo per l’effetto diretto che produce nella vita lavorativa di tutti noi, ma anche e soprattutto per l’idea di società che sottende In fondo le discussioni sulla rigidità dell’articolo 18, ossia la garanzia della non licenziabilità senza giusta causa, sembrano uno specchietto per le allodole: la logica sottostante è quella del “divide et impera”. Perché un precario, un co.co.pro, un finto apprendista, un’associata in partecipazione che divide con il padrone le perdite e mai gli utili, un lavoratore a chiamata o un interinale, perché dovrebbero difendere l’articolo 18?

È importante, per Monti & Co., che costoro, per primi, si schierino palesemente dalla parte del “riformatore” e rivendichino la fine del privilegio della non licenziabilità discriminatoria del proprio compagno. Mal comune mezzo gaudio, si direbbe. Ma non è altro che una magistrale inversione del tema. Stiamo assistendo alla demolizione dei residui diritti dei lavoratori, incentivo alla precarietà ed alla parcellizzazione per evitare qualunque forma di coesione sociale che faccia classe e possa creare ostacoli al nuovo ordine sociale mondiale: ciascuno competitore dell’altro in una irreale società dell’opportunità dove spogliarsi di diritti equivale a mettersi al ciglio della strada, imbellettarsi e rendersi più appetibili per il cliente di turno. Homo homini lupus. L’attacco all’articolo 18 e lo smantellamento dei diritti dei lavoratori è un atto grave non solo per l’effetto diretto che produce nella vita lavorativa di tutti noi, ma anche e soprattutto per l’idea di società che sottende. Un società di schiavi, ricattati e ricattabili, alla mercé di un’economia del massimo profitto e del minimo costo. E i lavoratori sono solo un costo per costoro. La mancanza di differenze tra destra e sinistra nella volontà di demolizione dei diritti dei lavoratori, non ci lascia altra strada che quella della difesa.

“Non è una riforma, è una demolizione”. Madrid, 19 febbraio 2012. Manifestazione contro la riforma del lavoro voluta dal governo di destra di Mariano Rajoy in Spagna. (disegno di Enrique Flores - www.4ojos.com)


Come si dice rivoluzione in islandese?

Búsáhaldabyltingin Búsáhaldabyltingin significa letteralmente “rivoluzione delle pentole”, E VIENE dAll’uso “protestatario” che di questo strumento hanno fatto gli islandesi durante le molte manifestazioni che hanno dato vita alla loro rivoluzione. “Punire la popolazione per salvare banchieri incapaci è persino peggiore di un crimine; è un errore.” (Paul Krugman, premio Nobel per l’economia 2008) …e a dirlo non è certo uno che sta dalla nostra parte!

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a classe politica del nostro paese vuole farci credere che siamo noi, cittadini e cittadine, ad essere i responsabili dell’accumulazione di questo famigerato debito di cui tanto si parla, perché negli ultimi decenni, (secondo lorsignori) avremmo vissuto oltre le nostre possibilità, pretendendo diritti sui posto di lavoro e servizi sociali pubblici. In realtà all’origine del debito italiano non ci sono le spese per lo stato sociale, ma le poche tasse fatte pagare ai ricchi e una precisa scelta delle politiche degli ultimi decenni all’insegna del neoliberismo. Sono infatti le politiche liberiste e il mondo della finanza ad aver aumentato il debito, producendo al contempo una drastica riduzione dei salari, dello stato sociale e una generalizzazione delle privatizzazioni. Quando i debiti sono diventati troppo alti, è sopraggiunta la crisi e i debiti privati delle banche e delle grandi finanziarie sono stati trasportati nel debito pubblico, facendolo pagare a tutte/i noi. Con lo scoppio della crisi, le banche si sono preoccupate di mettere al riparo solo loro stesse. Potendo ricorrere direttamente al potere legislativo dei parlamenti europei, (da decenni dirigenti bancari, assicuratori e uomini politici sono troppo spesso le stesse persone) hanno trasferito i loro debiti, ormai fuori controllo, nei debiti pubblici degli Stati, che di conseguenza sono esplosi. Ora si vogliono applicare misure di austerità per ridurre un debito pubblico che si è formato per aumentare i profitti e gli interessi privati, non di espropriazione del patrimonio ambientale, della democrazia e dei dicerto per migliorare le nostre condizioni di vita. Rifiutarsi di pagare ritti della gente. questo debito, pretendere di annullarne la parte illegittima, non è solo A questo punto il popolo ha cominciato a ribellarsi, perché in effetti non giusto, ma possibile. Persino secondo il diritto internazionale non esiste erano stati i/le cittadini/e ad accumulare quell’enorme debito, ma i banl’obbligo assoluto di rimborsare i debiti: per gli stati viene prima il dovere chieri privati che intanto, dopo essersi arricchiti truffando i clienti, erano di proteggere i diritti umani, economici, sociali e fuggiti all’estero per non farsi arrestare. Ora si vogliono culturali delle loro popolazioni. La popolazione islandese ha dunque deciso di L’Ecuador ha effettuato un’analisi del suo debito e far pagare alle banche responsabili i loro debiti, applicare misure di ha poi deciso di pagarne soltanto una parte, risparausterità per ridurre indicendo un referendum popolare. In questo miando 7 miliardi di dollari usati poi per aumenmodo le banche hanno dovuto dichiarare falun debito pubblico tare le spese di sanità, educazione, sussidi sociali. limento, ma senza trascinare l’intera nazione che si è formato L’Argentina ha rinegoziato il suo debito al 45% del con sé. Il fallimento delle banche ha rivitalizper aumentare i zato l’economia nazionale e le imprese hanno suo valore. profitti e gli interessi potuto finalmente accedere al capitale privato e Cambiamo tutto, facciamo una rivoluzione! Impossibile, direte voi, eppure esiste un paese in Eu- privati, non certo per a quello dello Stato, trovando nuove risorse per migliorare le nostre riorganizzarsi e ripartire. ropa, là, in mezzo al mare, che dalla crisi del 2008 condizioni di vita Fatto cadere e dimettere il governo in carica attraha tratto un’importante lezione e ha iniziato una verso le proteste popolari, i/le cittadini/e hanno vera e propria rivoluzione di cui in pochi hanno eletto una nuova assemblea costituente incaricata di riscrivere la costituparlato. Quando è iniziata la bolla speculativa dei subprime americani, l’Islanda zione. La popolazione ha poi imposto al nuovo governo un referendum si è trovata all’improvviso sul bordo del baratro perché le sue banche non per impedire che lo stato pagasse i debiti di una banca islandese. Una avevano più soldi per pagare i correntisti inglesi e olandesi ed è proprio maggioranza del 93% si è espressa a sfavore del rimborso e nel novembre in questo momento che con un tempismo da sciacallo è spuntato dal nul- 2010 è nata la Nuova Assemblea Costituente dell’Islanda. la il Fondo Monetario Internazionale che ha proposto all’Islanda un pre- Le linee guida della nuova costituzione? Nazionalizzazione delle risorse stito di 3 miliardi di euro, da rimborsare con un programma pluriennale naturali; separazione netta tra Stato e Chiesa; chiara divisione tra poteri di sacrifici e tagli alle tasche del popolo islandese e un piano progressivo esecutivo e legislativo. Incredibile, no?


No alla svendita del demanio pubblico

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artedì 7 febbraio associazioni e singoli contadini si sono ritrovati davanti a Montecitorio per un sit-in di protesta contro l’alienazione dei terreni agricoli demaniali decisa lo scorso novembre dal governo Monti tramite l’articolo 4 quater del maxi-emendamento alla Legge di Stabilità. Una vera e propria svendita di tutto il patrimonio agricolo pubblico, un affare da 6,22 miliardi di euro, un bene comune da oltre 1 milione di ettari che ha visto colpevolmente, nel mostrare il fianco al governo, tra i principali attori la Coldiretti. (1) Ecco quindi affacciarsi anche sui nostri territori il fenomeno del Land grabbing ovvero l’accaparramento di fette di territorio e risorse da parte di nazioni, oligopoli, fondi d’investimento e multinazionali, fenomeno che da qualche anno sta gettando sul lastrico intere popolazioni di piccoli contadini in Africa e Sud America, derubati del loro unico mezzo di sussistenza: la terra. In questo scenario, tra gli stati coinvolti, la fa da padrone la Cina che dal 1995 ha acquisito 3 milioni di ettari di terreno per la sola coltivazione del riso un po’ in tutta l’Africa oltre che in Messico, Cuba, Laos e Russia. (2) I fondi d’investimento italiani (Intesa S.Paolo e Unicredit su tutti) non sono stati da meno, con centinaia di ettari sottratti alle popolazioni locali per finanziare progetti legati ai bio-carburanti. (3) Il nostro paese vanta tipicità uniche invidiate in tutto il mondo e terreni dove nascono eccellenze alimentari, caratteristiche che fan-

no gola ad investitori stranieri ma non solo. La svendita massiccia di terre pubbliche, proposta dal Governo in un momento di crisi economica gravissima che colpisce tutti i settori economici, non ultimo quello agricolo (che per altro è ulteriormente penalizzato a causa di una scarsa capacità di accesso al credito), darebbe un’occasione unica alle immense disponibilità di liquidità gestite dalla malavita organizzata di appropriarsi a prezzi di favore di una parte ingente del patrimonio messo in vendita, facilitando così il riciclaggio dei proventi illeciti. Inoltre l’affare si ingrossa se si considera che il decreto governativo stabilisce la non edificabilità e il mantenimento della vocazione agricola soltanto per il primi 20 anni. In un paese dove i legami fra edilizia, riciclaggio e mafia sono diventati prassi. Una delle motivazioni che hanno spinto il governo a questo scempio è, citando il presidente di Coldiretti, “combattere il costo della terra, principale ostacolo all’ingresso dei giovani in agricoltura”. Ma ci chiediamo: quale agricoltore potrebbe competere in sede d’asta pubblica con un fondo d’investimento (considerando che poi per lavorare la terra servono macchinari, tasse per far partire le imprese agricole ecc.)? Quale piccolo agricoltore si potrebbe permettere un appezzamento di terreno in una nazione dove l’1% delle aziende agricole controlla il 30% delle terre? Tutto ciò considerando il crollo, negli ultimi 10 anni, del numero delle aziende con una taglia sotto i 20 ettari, colonna portante dell’agricoltura italiana (il caso dell’agricoltura sarda, strozzata da Equitalia, è emblematico). Se la Coldiretti e il governo ci tengono tanto a ringiovanire il comparto agricolo e a creare nuova occupazione, perché non si pensa a dare in comodato d’uso gratuito o in affitto ad equo canone i terreni demaniali? Un’azione che genererebbe un volano occupazionale ed economico non indifferente, nonché favorirebbe la protezione e gestione del territorio (pensiamo alle ultime alluvioni alle Cinque Terre, all’isola d’Elba e a Messina, territori soffocati dalla cementificazione e dall’incuria). Ma forse sono proprio quei 6 miliardi a fare gola. Una goccia nel mare del debito pubblico italiano che ammonta a 2mila miliardi, ma giusti per coprire ad esempio il costo della cosiddetta tratta internazionale del TAV Torino-Lione (il tunnel di base di 57 km più altri 23 km di rotaie)(4), ritenuta “strategica” anche da questo governo in perfetta continuità con i loro predecessori. Insomma, al di là delle dichiarazioni di rito, l’interesse di questo governo non sono né l’occupazione né la difesa dei propri cittadini, e men che meno i beni comuni, ma la svendita incontrollata di tutto il patrimonio pubblico sotto le bacchettate del FMI, della Banca Mondiale e della BCE. Una strategia ampiamente rigettata da paesi del sud America (emblematici i casi di Argentina ed Ecuador) portati al collasso dalle stesse ricette economiche che vogliono imporci. 1. Si veda il comunicato del presidente di Coldiretti dal forum di Cernobbio: http://bit.ly/zfPz24 2. http://bit.ly/wy4yQO 3. A tal proposito l’ottimo servizio di Report sul fenomeno del Land grabbing e le implicazioni italiane: http://bit.ly/vb6LTh 4. Studio del prof. Angelo Tartaglia: http://bit.ly/yOU5eh


La valle non si arresta! Il ComitatoQuartiereVanchiglia, assieme al popolo No TAV, ha trovato la dignità, la determinazione, il coraggio di opporsi non solo ad un’opera assurda, ma anche a tutto quel sistema di politica ed economia che mortifica e sfrutta l’uomo ed il territorio per garantire profitti e guadagni a pochi privilegiati. Eravamo lì, all’alba del 27 giugno, a resistere allo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena. C’eravamo il 3 luglio, l’8 dicembre. Abbiamo visto i caschi (...ma quanti sono!?) e i blindati all’alba di quel 27 giugno. Ci siamo aggrappati alle barricate, ci siamo comprati le maschere antigas per sopportare i lacrimogeni, abbiamo violato la zona rossa. Abbiamo fatto tutto quello che tutto il movimento No TAV ha fatto in questi mesi e questi anni. Tutto quello che Giorgio, Luca, Jacopo e gli altri arrestati hanno fatto insieme a noi. Siamo quindi tutti colpevoli, signor Caselli. Noi, i nostri figli, i nostri genitori, un’intera valle, decine di migliaia di cittadini che hanno partecipato attivamente alla lotta No TAV. Siamo colpevoli di oltraggio. Perché in ogni luogo ed in ogni occasione ripetiamo nomi e cognomi di quelli che vogliono arricchirsi con il TAV; gli stessi che, da sempre, devastano i nostri territori ed umiliano la nostra dignità. Siamo colpevoli di insubordinazione. Perché non ci beviamo le menzogne raccontate dalla stampa.

Siamo colpevoli di resistenza. Perché non abbiamo alcuna intenzione di mollare un solo metro della lotta che stiamo animando. Siamo colpevoli di associazione. Perché non ci sentiamo singoli individui: con storie e mestieri diversi ci sentiamo una comunità che, unita e compatta, resiste e si batte. Siamo sovversivi. Perché non abbiamo interessi privati da difendere e vogliamo cambiare, dal basso, questo stato di cose; vogliamo essere il vento che vi spazzerà via e ripartire per costruire una società nuova. Siamo irriducibili. Irriducibili al silenzio. Ci avete mandato contro ingegneri e professori, a sostenere l’insostenibile ragione di un’opera assurda e li abbiamo smontati punto su punto, calcolo su calcolo, progetto su progetto. Ci avete mandato contro politicanti rampanti. Li abbiamo sbugiardati pubblicamente. Ci avete mandato polizia da mezza Italia, blindati, elicotteri, bulldozer, jeep. Ci avete gasato, perquisito, fermato, controllato, sorvegliato, fotografato, registrato. Avete costruito recinzioni, strade, muri, torrette, caserme, fortini. E nonostante tutto questo non siete riusciti a farci arretrare di un metro. I nostri zaini sono pronti. Come ci disse un giorno uno splendido vecchietto della Valsusa “da qui non sono riusciti a passare i tedeschi, …figuriamoci se passano questi qui!”.

SE L’ISTRUZIONE È UN COSTO... L’IGNORANZA PRESENTERÀ IL CONTO! Il ComitatoQuartiereVanchiglia in visita alla Verdi 15 occupata

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anchiglia sta diventando sempre più un quartiere universitario ed è quindi facile avere notizie di prima mano sulle ultime novità che riguardano gli studenti. Così, quando abbiamo saputo che la residenza universitaria di via Verdi 15 era stata “occupata”, abbiamo deciso di fare due passi e andare a chiedere direttamente agli occupanti cosa stava succedendo. Nel pomeriggio del 21 gennaio, quindi, un gruppetto di rumorosi bambini e genitori si è presentato alla residenza. Gli studenti, un po’ sorpresi, ci hanno accolto con molta simpatia e disponibilità, improvvisando una merenda collettiva. Mentre i bambini scorrazzavano nel cortile, noi genitori siamo stati invitati a visitare i locali della residenza, che si è rivelata accogliente e pulita... E dire che l’EDISU (l’ente regionale per il diritto allo studio) ha deciso di chiuderla con il pretesto della necessità di una ristrutturazione, lasciando circa 250 studenti senza alloggio! Abbiamo poi ricevuto altre informazioni sul trattamento che gli studenti hanno ricevuto quest’anno dalla nostra Regione. Per favorire il diritto allo studio, ma soprattutto per attirare studenti nelle università piemontesi, l’EDISU ottiene ogni anno i fondi per bandire borse di studio che ven-

gono assegnate a tutti coloro che risultano idonei in base a criteri di reddito e di merito. Quest’anno, a causa dei pesanti tagli ai fondi EDISU decisi dalla giunta Cota, solo il 20% degli idonei ha effettivamente ricevuto il denaro. Beffardamente la decisione di concedere la borsa solo a una piccola percentuale degli idonei è stata comunicata a metà dell’anno accademico, quando gli studenti avevano già sostenuto le spese di iscrizione, per non parlare delle conseguenze per i borsisti fuorisede, esclusi dalle residenze universitarie, privati in questo modo di un fondamentale supporto economico per l’affitto degli alloggi. Studenti che si stavano preparando al de-

licato impegno di iniziare o completare il proprio percorso di studi si sono invece trovati nella necessità di affrontare inattesi e difficili problemi di sussistenza economica! Se eravamo un po’ disorientati nel ritrovarci in una struttura perfettamente funzionante, ma tenuta inattiva, siamo rimasti senza parole di fronte al resto. Invitiamo tutti ad aderire alla petizione presentata dagli studenti a favore del diritto allo studio e contro i tagli all’EDISU. Si trova online all’indirizzo:

www.petitiononline.com/ petitions/1234dsu/signatures


Sebben che siamo donne Femminismo e lotta sindacale nella crisi

I

Quaderni Viola Edizioni Alegre 160 pp. 5 euro

l nostro tempo offre uno scenario per certi versi inedito, per l’asprezza con cui le contraddizioni legate alla crisi del sistema capitalistico stanno esplodendo. Cosa hanno da dire le donne di diverse generazioni e posizioni nella società rispetto alla crisi finanziaria scatenata dalle oligarchie che dominano i destini di miliardi di esseri umani? Questa è la domanda che fa da sfondo all’agile libretto dei Quaderni Viola*, il 4° della seconda serie, “Sebben che siamo donne. Femminismo e lotta sindacale nella crisi”. Il Quaderno Viola 4 offre un’analisi della crisi, del debito, racconta le battaglie sindacali che le donne fuori e dentro i sindacati hanno realizzato e infine propone una piattaforma sindacale per donne e uomini che tenga conto del genere. Brevi articoli, schede tematiche, bibliografie e sitografie offrono una sorta di “cassetta degli attrezzi” per avvicinare il numero maggiore di persone alla problematica femminile che all’interno dei sindacati, dei partiti, dei movimenti (anche tra quelli che hanno maggiori meriti), è stata per lungo tempo sottovalutata. Problematica che le donne non possono pretendere venga rivalutata per cortesia dal sesso maschile, e che può essere valutata e compresa solo da gruppi di donne che insieme analizzino, riflettano ed elaborino, di nuovo, proposte sociali e politiche collettive. *I Quaderni Viola sono fascicoli di una collana di testi monotematici, che si propone da una parte di mettere a disposizione strumenti agili di intervento e indicazioni per successivi approfondimenti dei temi trattati, dall’altra di dare voce al lavoro femminista delle nuove generazioni.

(segue dalla prima pagina) ricatta, imponendoci di spremere quel poco che ci è rimasto, con la prospettiva di stare sempre peggio. Se devo tirarmi il sangue lo faccio per salvare una vita, stringo la cinghia per far campare mio figlio, faccio sacrifici per poi stare meglio. Non per dare da mangiare caviale e champagne ai banchieri, vivere in un mondo sempre più ingiusto, sempre più nelle mani di pochi speculatori, sempre più ricattabile, con sempre meno diritti, sempre meno libero. Non farò il volontario per scavarmi la fossa da solo. Tantomeno con il sorriso sulle labbra e un santino di Monti e la Merkel nel taschino.

SONORIZZAZIONI SOCIALI Ci sono persone a noi care che sono in carcere per un condiviso senso di giustizia sociale e politica. In primo luogo, quindi, a loro tutti un mio personale abbraccio. Siamo tutti prigionieri delle logiche di potere e sopraffazione, indipendentemente dalle sbarre alle finestre. »» Il carcere di Torino, tanto per farsi un’idea: Carcere Le Nuove di Torino - Turin’s historic prison, caricato da Cultorweb. Perché ci sono posti che possiamo fingere di ignorare, ma... “you can run but you can’t hide”... puoi scappare ma non puoi fuggire. »» Pensate che sia difficile essere arrestati dalla polizia italiana? Siete proprio sicuri? Cosa pensate che vi protegga, il lavoro che fate? L’età? Avere dei figli? Pagare le tasse? Abuso di potere Polizia violenta ACAB.avi, caricato da 77dbw e guardate che cosa succede durante una manifestazione di solidarietà a dei lavoratori migranti saliti su una gru per protesta. Brescia, Italia anno 2010: perché ACAB non è un titolo di un film. »» “Posso avere torto o posso avere ragione, ma non avrò nessuna crescita in una cella”, Johnny Rotten. PIL - Rise, caricato da PatyDifusa. Perché comunque la pensiate, lo Stato è la legalizzazione della violenza. »» Death Penalty Pena capitale, caricata da grillamenteKika. Perché puoi pure strofinartele per mesi ma le tue mani restano sporche come le coscienze di chi ancora ti sostiene. »» Leonard Peltier è un nativo americano attivista per i diritti civili, accusato dell’omicidio di due agenti dell’FBI. Nonostante la difesa abbia procurato prove schiaccianti della sua innocenza, la GIUSTIZIA americana si rifiuta di riaprire il caso. rage against the machine - freedom, caricato da haroldplapla perché come dice lo stesso Peltier nel ritornello della canzone, “anger is a gift”, la rabbia è un dono. »» Ma se proprio volete, potete sempre idiotizzarvi credendo alle bugie, abbassando la testa sotto la bandiera, andando a votare i prossimi aguzzini, e sentirvi Elvis Jail House Rock, caricato da Etnies Tyler, perché... everybody let’s rock... Tutti i suggerimenti sono visibili su You Tube, cercate con precisione non solo il titolo, ma anche la firma di chi ha caricato il video. Pratica il copyleft, ricorda, meglio un passato di verdura che un futuro di merda, mangia meno carne e quando puoi... drop the bomb. Columnist since 1917


La ricetta popolare

“in cerca di lavoro” Ti senti una socialdemocratica viziata... Mimì metallurgico ferito nell’onore (di Lina Wertmuller, 1972)

Zuppa con quello che si butta dei carciofi 1 kg. di carciofi (meglio se quelli senza spine); 2 patate medie; 1 porro grande; 3 cipolle; 1 spicchio d’aglio; 1 bicchiere di vino bianco; olio d’oliva; sale Pulire i carciofi togliendo le punte (se i carciofi hanno le spine, buttarle), i gambi e le foglie esterne. Mettere da parte i cuori per altre ricette (in acqua e limone perché non si ossidino). Coprire d’acqua gli “scarti”, salare, e bollire per 15-20 minuti. Lasciare raffreddare, quindi in un frullatore tritare gli “scarti” con il loro brodo (o tritarli con la mezzaluna togliendoli dal brodo e poi riunire), intiepidire e infine filtrare con un colino fitto. Soffriggere in una pentola a parte le cipolle, l’aglio, il porro a rondelle e le patate a cubetti. Sfumare con il vino bianco, incorporare il brodo e cuocere fino a quando si disfano le patate. Servire con cubetti di prosciutto crudo (opzionale)

Benvenuto al nord... Tre fratelli (di Francesco Rosi, 1981) Perchè chi non lavora non fa l’amore... I lunedì al sole (di Fernando León de Aranoa, 2002) Ti senti trascurato dal tuo datore di lavoro... Mobbing. Mi piace lavorare (di Francesca Comenciani, 2003) Smetti di sentirti un laureato sfigato perché hai... Tutta la vita davanti (di Paolo Virzì, 2008) Ami flessibilità e precarietà e trovi monotono il posto fisso... Piovono pietre (di Ken Loach, 1993) Dove vai? Porto cipolle Le nevi del Kilimangiaro (di Robert Guédiguian, 2011) A mali estremi... Louise-Michel (di Gustave de Kervern, 2008) Smetti di pensare che si stava meglio quando si stava peggio... Ladri di biciclette (di Vittorio De Sica, 1948) Il gioco si fa duro... Cacciatore di teste (di Costantin Costa-Gavras, 2005) Per te che non esistono più gli operai di una volta... La classe operaia va in paradiso (di Elio Petri, 1971)

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Non ti arrabbiare e pensa alla salute... Morire di lavoro (di Daniele Segre, 2008)


appuntamenti Dove trovo il DiZona in giro per Vanchiglia? Infoshop SenzaPazienza (via Artisti 13a), Libreria Linea 451 (via S.Giulia 40), Frutta e Verdura Bordone (il sabato al mercato), Negozio Leggero (via Napione 37), Ciclofficina (via Tarino 11e), Bar Barricata (via Giulia di Barolo 48), Il Frutto Permesso (via Napione 24), Fiori La Vie en Rose (via Napione 30), Copisteria Kromocopie (c.so S.Maurizio 53), Piola di Alfredo (via S.Ottavio 44), Usato per bambini Masnà (piazza S.Giulia 2a), Bar Margò (via Buniva 9a), Stampe Antiche Ai tre Torchi (largo Montebello 38), Ufficio Postale (via Montebello 23), Grissini Orazio (piazza S.Giulia), Edicola (via Montebello 40), Bar Mai dire No (largo Montebello 40), Pastificio (corso Regina Margherita 37c)

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