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giugno 2009

il periodico informativo di Vanchiglia

http://comitatoquartierevanchiglia.blogspot.com

comitatoquartierevanchiglia@gmail.com

EDIZIONE SPECIALE per la FESTA DIZONA 2009 - 11,12,13 GIUGNO Un luogo, il comitato

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on so come succede, ma a volte funziona. E’ primavera, siamo in piena città eppure una neve di petali bianchi si posa su di noi che parliamo. Un grosso ciliegio ci protegge da un sole già caldo e tra urla di bambini che giocano le idee si susseguono veloci. Il Comitato di Quartiere Vanchiglia si sta formando adesso e, come tutti i neonati, è fragile ma ha dentro la forza della vita. Ci sono genitori di bambini delle scuole della zona, abitanti del quartiere e anche frequentanti a vario titolo del Centro Sociale Occupato Autogestito Askatasuna. Trovarsi intorno ad un giardino. E’ un luogo particolare questo. E’ il giardino dell’Askatasuna, che da anni lo cede all’Asilo Nido durante la settimana, per poi utilizzarlo per le attività rivolte al quartiere la sera e nei fine settimana: in questo modo torna ad essere di tutti, perché un giardino in pieno centro deve essere di tutti. Venite dunque al Centro Sociale Askatasuna: se vorrete vi faremo vedere dove ci sarà una biblioteca, dove una sala teatro, dove teniamo le riunioni il giovedì se il tempo è brutto. Vi faremo entrare nella terra del LU.PO, la Ludoteca Popolare che è già pronta per accogliere genitori e bambini perché “per fare crescere un bambino

ci vuole un intero villaggio”. Adesso stiamo imbastendo. Le cuciture verranno presto, per assemblare i pezzi, perchè i progetti sono già tanti. Il DIZONA è uno di questi. Un giornale con frequenza mensile, autoprodotto e distribuito gratuitamente. A breve sarà attivo un GAP, un Gruppo di Acquisto Popolare, una rete di cittadini interessati all’acquisto di prodotti alimentari direttamente dai produttori per coniugare qualità del cibo, prezzi più bassi, occasioni di socialità. E così siamo arrivati a questa festa... ma cosa avremo mai da festeggiare? Festeggiamo i nostri “non compleanno”. Festeggiamo perché attraverso la festa, che è scambiare, donare, inventare, mangiare bene e divertirsi, ci si conosce. Ci si avvicina agli altri. Si è meno individui e più cittadini. Ci si mette in gioco senza prendersi troppo sul serio. Il Comitato, che ha una storia più antica di quella breve che vi stiamo raccontando, da molto tempo dà forza a questa forma di socializzazione in vari modi. Il Carnevale di Vanchiglia per esempio, che il prossimo anno sarà alla sua 14° edizione, o la Festa di Primavera del mese scorso. E poi questa festa, alla sua seconda edizione, che da quest’anno si chiama FESTA DIZONA e che più che una “festa in quartiere” è un “quartiere in festa”. Dopotutto, questo è un quartiere in movimento e noi siamo un movimento di quartiere.

47 un quartiere in movimento... un movimento di quartiere


dalla parte della cicala Chiedo scusa alla favola antica, se non mi piace l’avara formica. Io sto dalla parte della cicala che il più bel canto non vende, regala.

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’erano una volta tre porcellini, il primo girava le campagne cantando, il secondo raccontando storie, il terzo aveva un’impresa di costruzioni ed aveva avviato lottizzazioni per cementificare la fattoria e tutta la valle. Stava progettando anche un paio di viadotti ed un treno velocissimo per collegare la porcilaia alla stalla delle vacche. I suoi due fratelli provavano a farlo desistere dall’impresa ma lui rispondeva che bisognava lavorare affinché il lupo non intralciasse i suoi piani. Raccontò ai suoi fratelli di quanto il lupo fosse cattivo, infingardo e violento, e non vedesse l’ora di mangiarseli tutti. Il lupo, intanto, raccoglieva violette nella valle, passeggiava tranquillo nei boschi quando incontrò una bimba con il cappuccetto rosso che, non appena lo vide, fece partire un razzo di avvertimento al principe azzurro ed alle sue guardie. In un attimo la valle fu circondata e partì una battuta di caccia guidata dal famoso bambino che gridava «Al lupo! Al lupo!» Il lupo trovò rifugio nella vecchia casina di marzapane, dove si rifugiava la vecchia strega intenta a preparare dolcini, ma il nascondiglio durò ben poco poiché i sette fratelli di Pollicino, ben più grandi ed ingordi di lui, se la papparono in poco più di 15 minuti. Il lupo fu catturato qualche metro più in là, grazie ad un tranello di Biancaneve che lo colpì con un nano da giardino. Davanti al suocero di Cenerentola (il re del regno), il lupo dovette subire il processo in fragranza di reato. -- Lupo, tu sei universalmente noto come il cattivo, l’antagonista di tutte le storie… -- Mi scusi se interrompo, sua maestà, non è che io sia cattivo, io vivrei tranquillo nella mia valle se porcellini, caprette, pecore, cacciatori, non venissero tutti i giorni a togliermi ciò che mi fa vivere. Prima è arrivata la pecora e mi ha tolto il ruscello, poi la famiglia di capretti mi ha cacciato dal bosco, il porcellino vuo-

le costruire sul prato nel quale vivo, quella bambina col cappello rosso poi, ha pure chiamato le guardie… -- Taci lupo! Nulla è tuo, tu sei solo un intralcio nelle dolci storie a lieto fine che tanto piacciono ai bambini. Adesso, per il potere conferitomi da Walt Disney, io ti condanno… A quel punto un brusio si alzò dalla platea, un bambino si era alzato dalla seggiola e rideva forte, gridando «Guardate, guardate, il Re è nudo! Il Re è nudo! Non ha i vestiti, non ha la corona, non ha lo scettro, porta i tacchi ed ha il trapianto dei capelli… non è un Re, è un buffone!» A quelle parole seguì una baraonda infernale che solo un pugile potrebbe raccontare: gli orchi cominciarono a strappare i capelli (finti) dei principi azzurri, le streghe saettavano sui costosissimi vestiti delle

principesse, i 40 ladroni cominciarono a distribuire i tesori rubati al re lanciando oro e monete verso sudditi, contadini e servitori. Insomma, una cagnara da far impallidire Peter Pan, Uncino e tutti i bimbi sperduti. La fine della storia non è molto nota e, a dir la verità, tutta questa fiaba non è tra le più popolari nei libri per piccini. L’abbiamo scovata tra i manoscritti più segreti, per presentare la nostra festa di quartiere, il nostro mondo alla rovescia dove i più piccoli sono giganti, gli orchi sono principi e le streghe sono splendide principesse che fanno lavare i piatti ai loro mariti. Se, come Shakespeare, viviamo per calpestare i re, come Rodari siamo dalla parte della cicala.


GIANNI RODARI UNO DI NOI Dice un proverbio dei tempi andati Meglio soli che male accompagnati Io ne so uno più bello assai In compagnia lontano vai Dice un proverbio, chissà perché: Chi fa da sé fa per tre

Da quest’orecchio io non ci sento: Chi ha cento amici fa per cento Dice un proverbio con la muffa: Chi sta solo non fa baruffa Questa, io dico, è una bugia: Se siamo in tanti, si fa allegria

DECALOGO IRRIVERENTE SULLE BUONE PRATICHE DELLA SCUOLA

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E’ dell’insegnante imparare. Colui che non sa, o sa poco e male, sa sempre qualcosa. Scolarizzare le idee invece di reprimere i comportamenti. Valorizzare i deficit e tralasciare i limiti. Trascrivere le passioni senza dettare le soluzioni. Promuovere le intuizioni e bocciare le paure. La scuola dell’obbligo troppo spesso è una scuola che non ha l’obbligo di comprendere. Comprendere e non solo attendere risposte corrette.

Cominciamo ad apprendere che non c’è sempre bisogno di predisporre ad ogni costo le cose da imparare, perché è preferibile aver fiducia nei partecipanti al processo di insegnamento/apprendimento, perché sono loro i protagonisti della fabbricazione e della costruzione della storia dei loro saperi e delle loro conoscenze.

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La comunicazione resta l’obiettivo primario. La necessità inprescindibile visto che tra l’apprendimento e la socializzazione in mezzo si colloca la ricerca di una comunicazione, il collegamento che permette una connessione vera e reale tra insegnamento e apprendimento.

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venerdì 12/06 ore 17:00 L’EDUCAZIONE OLTRE LA GELMINI Prospettive educative al tempo della crisi

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uesta stagione di lotte nelle la compresenza ed il tempo pieno, se l’obiettivo scuole e nelle università ci didattico è la mera trasmissione delle nozioni ha insegnato a non pensare fondamentali? Sono inutili le gite d’istruzione, le al mondo della scuola come ricerche storiche, gli apprendimenti orizzontali, la ad una astrazione avulsa relazione pedagogica… dal contesto sociale. Proporre un Per noi la scuola non deve formare lavoratori. La cambiamento nella scuola non può scuola deve formare cittadini. essere un atto intellettuale stilato La scuola non forma tuttologi. La scuola deve sull’Aventino; non può nascere in dare gli strumenti per capire il presente. un laboratorio sterilizzato. La scuola La scuola non indottrina. La scuola educa. è innervata nella società, la società Nella sua accezione più vera, “ex ducere”, cresce grazie alla scuola. porta fuori, accompagna e guida un processo E’ un problema di prospettiva. di apprendimento che costruisce la “cassetta Nel film animato degli attrezzi”, gli strumenti Per noi la scuola Disney Ratatouille per essere cittadini critici non deve formare e consapevoli. La scuola un noto critico lavoratori. gastronomico entra è comunità all’interno di La scuola deve in un ristorante, una comunità, luogo di formare cittadini. riflessione e confronto, dove si siede e dice al cameriere «Mi porti tutti (compresi i più piccini) della prospettiva». Il cameriere, già in portano un vissuto di esperienze dalle quali difficoltà per la presenza del critico, partire. Biografie di interessi ed attitudini da rimane immobile. sviluppare, in costante contatto con la realtà «Mi scusi?» circostante. «Mi porti della prospettiva… voglio L’esperimento vero sta nella comunAzione dei della prospettiva!» soggetti: insegnanti, genitori, studenti, bimbi, «Ehm, veramente noi qui abbiamo in una comunità educante che ha, come primo tagliolini alla salsa di noci, zuppa…» obiettivo, la costruzione di una società diversa, «Io ho chiesto della prospettiva!» libera e creativa. ribadisce contrariato il critico e conclude «mi porti quello che vuole, la Ecco la nostra prospettiva! prospettiva ce la metto io!» Negli ultimi anni il mondo della scuola è stato costretto a servire zuppa riscaldata, condita da un’infinità di norme, regolamenti e riforme che l’hanno resa indigesta a tutti i commensali: insegnanti, studenti, genitori, presidi… La “prospettiva” ce l’hanno messa “loro”. «Le 3 I: internet, impresa e informatica... la scuola deve formare una buona classe di lavoratori...», un lavoratore pagato per produrre, non per pensare. Effettivamente, a cosa servono i laboratori interdisciplinari nelle scuole elementari? A cosa servono

Contribuiranno alla riflessione: »» »» »» »» »» »»

la “nostra” maestra Margherita Marengo, della scuola elementare Leone Fontana Rita Vittori, coordinatrice dell’area educativa del centro Sereno Regis e formatrice CEM (Centro di Educazione alla Mondialità) Francesco Vietti, laureato in lingue straniere, si occupa di progetti di valorizzazione delle “culture della migrazione” e tiene laboratori di alfabetizzazione per studenti stranieri Gianni Milano, pedagogista del MLI (Movimento di Liberazione dell’Infanzia) studenti universitari dell’Onda Anomala, movimento di lotta studentesco insegnanti, genitori, alunni...


sabato 13/06 ore 17:00 RACCONTI METROPOLITANI

Parole, immagini e musiche per r-esistere

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Le parole resistenti hanno caratteri insistenti rinascono incessantemente ritornano prepotenti riecheggiano nelle menti

e 1000 declinazioni delle parole: parole accoglienti/parole respingenti, parole prive di sintassi/parole dalla grammatica potente, parole taglienti/parole avvolgenti, parole di strada/parole da salotto, parole geometriche/parole asimmetriche, parole in equilibrio/parole sconnesse…

Le parole sono strumenti potenti nelle nostre mani, spiegano le nostre ragioni, anzi le evocano e celano, sottendono la cultura che le ha generate. Rappresentano il mezzo di comunicazione per eccellenza, servono a raccontare e a descrivere i propri paradisi interiori, i desideri inespressi, le angosce inascoltate. Le parole creano consenso, convincono, illudono, spingono a decidere, riescono a imporre scelte, orientano i giudizi. Una pioggia di parole invade la nostra vita costruendo nuovi alfabeti “dettati dall’alto”, distinguendo ciò che è buono da ciò che è cattivo, ciò che è compatibile da ciò che è inaccettabile. Esiste, oggi, un plotone di parole che rappresentano il potere. Esistono, poi, parole che resistono ad altre parole. Parole Resistenti che pongono quesiti, piuttosto che fornire risposte, che denunciano, invece che occultare; parole che raccontano storie della società metropolitana, che altrimenti sarebbero taciute. Parole scritte, filmate, cantate, disegnate o recitate che si chiedono se, oggi, è ancora possibile dire Parole Contro.

A raccontare attraverso linguaggi diversi le proprie r-esistenze ci saranno: » » » »

Michele Francabandiera, scrittore, autore della raccolta di racconti “Da un angolo di strada” i ragazzi del dormitorio comunale di via Marsigli, protagonisti di un laboratorio di scrittura creativa “di bassa soglia” Giuliano Contardo, cantautore che insegna nelle scuole elementari e medie canti popolari e della Resistenza Lorena Canottiere, illustratrice e fumettista, autrice del blog http://capousse.blogspot.com

I due dibattiti, aperti a chiunque volesse intervenire, si svolgono nell’area pedonale di via Balbo


Orti di città...? Da più parti arrivano inviti agli abitanti delle città affinché diano sfogo al loro animo contadino e trasformino in orto terrazzi e balconi. Articoli su vari periodici e quotidiani dedicano spazio all’argomento e danno consigli per ottenere, a loro dire, verdure di ottima qualità con poca spesa. L’impressione che si ricava da questi articoli è tuttavia quella che l’orto cittadino sia più un vezzo modaiolo invece che un’azione concreta per opporsi ai meccanismi impazziti della filiera alimentare: le fotografie che accompagnano i testi mostrano terrazzi da sogno, probabilmente associati ad attici di pari livello. C’è da interrogarsi sull’effettiva qualità degli ortaggi da balcone: la polvere di città contiene numerosi inquinanti pericolosi ed è notevolmente più difficile da rimuovere rispetto alla polvere di campo; per una accurata pulizia non è infatti sufficiente il lavaggio con acqua corrente, ma occorre sfregare insistentemente i prodotti del raccolto cittadino, meglio se con l’aiuto di appositi saponi; dobbiamo poi rassegnarci al fatto che alcuni inquinanti saranno stati comunque assorbiti dalle piante. I cittadini del resto sono costretti ad inalare queste polveri ad ogni respiro ed è pertanto ragionevole ritenere che il consumo delle verdure coltivate sul balcone non modifichi sostanzialmente il quadro delle quantità di inquinanti assunte dall’organismo. Tuttavia l’insalata coltivata con cura in campagna sarà sicuramente di migliore qualità rispetto a quella coltivata in pieno centro. Chi fosse comunque tentato dalla coltivazione in città dovrebbe evitare i luoghi direttamente esposti al traffico, rinnovare le piante almeno una volta l’anno e sfregare con cura ogni foglia prima del consumo. Forse la via migliore sarebbe però quella di riservare balconi e terrazzi urbani a piante verdi e fiori, da guardare e odorare, lasciando gli orti alla campagna. Qui si potrebbero organizzare gruppi di “contadini della domenica” che dedichino a turno i fine settimana alla coltivazione; Il salmorejo, crema fredda meglio poi includere nel gruppo qualche tipica dell’Andalusia “esperto” locale, che abbia il piacere di condividere le sue conoscenze e sia Per 4-6 persone: 6 pomodori tondi, grandi e ben maturi, 200 gr. di disponibile a curare le piante mentre i pane avanzato dal giorno prima, 1 piccolo spicchio cittadini sono al lavoro, costretti a respirare d’aglio, olio extravergine d’oliva, aceto, sale; per la loro dose settimanale di aria spesso poco guarnire 2 o 3 uova sode e prosciutto crudo a adatta ad essere respirata. cubetti. Mettere in un recipiente il pane a pezzetti, l’aglio tagliuzzato, i pomodori senza buccia (viene via facilmente con un coltello, a freddo) e un po’ d’olio. Frullare con un frullino a immersione (o un pestello...) fino ad ottenere una crema densa, alla quale aggiungere altro olio, sale e aceto secondo i gusti. Lasciare raffreddare in frigorifero per un’oretta e, al momento di servirlo in coppette, guarnire in superficie con le uova sode triturate, il prosciutto crudo a cubetti e un filo d’olio. Si mangia col cucchiaio!

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Evviva la frutta estiva! Ci eravamo lasciati con un po’ di frutta a colazione: infatti per seguire il prezioso consiglio di consumare frutta 3 volte al giorno, iniziare con una bella porzione già di buon mattino è una splendida idea. Se in inverno abbondano arance, pompelmi e mandarini per ottime spremute fresche, tutta la stagione estiva, da giugno a settembre, ci regala una grande varietà di frutta dai colori splendidi. I frutti giallo-arancione come albicocche, meloni e nespole sono particolarmente ricchi di carotenoidi, antiossidanti utilissimi per prevenire i fenomeni di invecchiamento delle nostre cellule e le malattie tumorali e cardiovascolari. I carotenoidi vengono inoltre trasformati dal nostro fegato in vitamina A, fondamentale per la vista e per la salute delle mucose (che sono il rivestimento interno di tutti i nostri organi) e della pelle, che in estate è particolarmente “aggredita” dal sole! Altri ottimi antiossidanti (come licopene, flavonoidi, polifenoli e antociani) si trovano concentrati nei frutti di colore rosso e blu-violetto come ciliegie, fragole, frutti di bosco, prugne, angurie, ma anche

nelle pesche e nell’uva. La maggior parte dei frutti rossi e violetti contiene anche vitamina C, che oltre all’azione antiossidante ci difende dalle infezioni e aiuta a mantenerci in forma. Il gusto acidulo della frutta è dovuto invece ad alcuni acidi organici, importanti per il nostro benessere, di cui è particolarmente ricca. Nella frutta estiva troviamo poi preziosi minerali (potassio, magnesio, calcio, ferro e fosforo) e tanta acqua (fino al 90% nell’anguria) – importantissimi in questa stagione di grandi sudate! –, ma anche un po’ di vitamine del gruppo B, acido foliA cura della dott.ssa Bruna, co e vitamina E. Le prugne, i fichi, i fichi pediatra e nutrizionista dell’ospedale d’india e le pere sono una buona fonte di infantile Regina Margherita fibre alimentari, che aiutano chi ha qualche problemino di c…a! Il contenuto di zucchero della frutta è infine abbastanza basso e di conseguenza anche le calorie non sono eccessive: se consumata senza esagerare la frutta non fa ingrassare e possiamo approfittare di tutti i suoi sapori per spuntini, merende con un po’ di pane o gelato e per dissetarci, magari al posto delle terribili bibite gasate! Scrivete i vostri “dubbi alimentari” alla dott.ssa Bruna a comitatoquartierevanchiglia@gmail.com

Chi è muto non parla chi non parla non si fa sentire chi non si fa sentire non ha diritto di lamentarsi quindi... BOTTA E RISPOSTA a cura del pedagogista Gianni Milano

Tempo pieno, tempo lungo… Soppressioni di cattedre…Meno ore dei bambini a scuola… Non ci capisco più niente. Io vengo da una scuola del mattino e basta, delle ripetizioni cento volte per castigo, dalla paura dei voti… Una madre incerta Il Tempo Pieno nacque a Torino agli inizi degli anni ’70. Già prima, però, alcuni insegnanti facenti parte del Movimento Cooperazione Educativa (M.C.E) avevano, di fatto, iniziato a lavorare a scuola, anche al pomeriggio, seguendo un metodo cooperativistico e di mutuo aiuto incentrato sul rapporto solidale bambino-adulto. Il Tempo Pieno, dunque, fu preceduto da una sperimentazione didattica (leggere in Internet la voce ‘Freinet’) e non mirò a svolgere una funzione analoga a quella del ‘doposcuola’. Non si trattava, dunque, di allungare il tempo di assistenza ai bambini nella scuola, svolgendo un’attività di carattere assistenziale analoga a quella svolta dal Patronato scolastico. La domanda che ci si poneva già allora era «Tempo Pieno sì, ma di che cosa?». Nei primi anni due erano gli insegnanti per classe, che potevano scegliersi in base agli interessi e capacità, e lavoravano complessivamente otto ore al giorno con il sabato libero. Il Tempo Pieno era nato per fare, non tanto paradossalmente, ‘meno scuola’ e più ricerca, attività, gioco. Tale tipo di sperimentazione si accompagnò all’ ‘animazione’ di cui benemerito artefice fu Franco Passatore assieme ad insegnanti e non. Dopo un po’ di anni, però, il Tempo Pieno fu burocratizzato. Le cattedre e non gli insegnanti rappresentarono questo tipo di didattica, per cui poté capitare che insegnanti di opinioni diverse ed anche divergenti fossero costretti a lavorare insieme! Ritornarono le ‘materie’ ed i bambini furono nuovamente giudicati ‘a scacchi’, suddivisi in settori, non più come unità individuale fisica e psichica…. La strada alla restaurazione era nuovamente aperta con l’alibi dell’uniformizzazione della scuola sul territorio nazionale. Ahimè!... (continua)


PROGRAMMA della FESTA DIZONA 2009 11-12-13 giugno Giovedì 11 FINE DELLA SCUOLA! (...?)

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A partire dalle 15:30 e per tutto il pomeriggio: grande festa di fine anno scolastico per le alunne e gli alunni di Vanchiglia e Vanchiglietta, con giochi, musica, spettacoli di clown e giocolieri, ed un sacco di torte...

Venerdì 12 LA SCUOLA CHE VORREMMO!

Pomeriggio per i più piccoli: laboratori ludici per bambine e bambini ispirati all’opera di Gianni Rodari 15:30 - «scuola tra sogni e realtà», realizzazione di un grande dipinto collettivo sul mondo della scuola 16:30 - «pasticci e pasticcini... tutti con le mani in pasta», laboratorio di manipolazione per la realizzazione di fantastici dolci con la pasta di sale 17:30 - «una città colorata», laboratorio di pittura tridimensionale ... e alle 18:30 - drammatizzazione comunitaria del racconto di Rodari “Le avventure di Tonino l’invisibile”

Occasioni di socialità per i più grandi: 17:00 - grande dibattito pubblico «La scuola oltre la Gelmini. Prospettive educative al tempo della crisi» con Margherita Marengo insegnante scuola Fontana, Rita Vittori formatrice centro Sereno Regis, Francesco Vietti operatore ed educatore interculturale, Gianni Milano pedagogista, studenti del movimento universitario Onda Anomala 19:00 - apericena popolare con musica dal vivo

Sabato 13 LE FORME DEL DISSENSO OGGI E DOMANI

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A partire dalle 15:30 e per tutto il pomeriggio: la tenda del LU.PO (Ludoteca Popolare) accoglierà grandi e piccini per giocare insieme...

Occasioni di socialità per i più grandi: 17:00 - grande dibattito pubblico «Racconti metropolitani. Parole, musiche, immagini per r-esistere» con Michele Francabandiera scrittore, Giuliano Contardo cantautore, Lorena Canottiere illustratrice e fumettista, operatori e ospiti del dormitorio di via Marsigli 19:30 - antipasto in musica con la chitarra e la fisarmonica dei fratelli Contardo Serata finale: 20:30 - cena popolare in giardino 22:00 - la compagnia Arte dei Ricci presenta il reading musical-teatrale “MUSCIARIESTA”, tratto da un testo originale di Raffaella Perrone, con Arianna Granata (1^ voce narrante), Raffaella Perrone (2^ voce narrante), alle chitarre Giuseppe Berardi e Rocco Di Bisceglie, regia di Cinzia Ferrara ... e infine... a partire dalle 23:00 e fino a quando ce n’è: notte di musica per ballare come pazzi sui suoni reggafrofunkarabalkanlatinbeat dei djs caravanserrai


dizona_giugno2009