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febbraio 2010

il periodico informativo di Vanchiglia

www.comitatoquartierevanchiglia.net

dizona@comitatoquartierevanchiglia.net

AVATAR - NO TAV

I

n questi giorni è nelle sale, già campione d’incassi, il nuovo colossal americano in 3D, Avatar. Il filmone, dagli effetti speciali strabilianti, racconta di un’azienda che scopre su un pianeta lontano un giacimento di pietre preziose e decide di colonizzarlo. Poco importa se questo lussureggiante mondo naturale sia abitato da indigeni pacifici molto legati alla loro terra. L’azienda multinazionale prova a convincere questo popolo ad andare via, promettendogli ricchezze, privilegi e stili di vita sontuosi, e non si capacita del fatto che tali promesse non smuovano questi strani ominidi blu dalla loro terra. Così, stanchi di attendere, gli uomini mettono in campo l’esercito e decidono di “convincerli” con bombe e mitragliatori. Il finale non oso raccontarlo, sarebbe un delitto per chi non avuto ancora il piacere di vedere questo bel film. Posso solo dirvi che, durante il discorso del capo indigeno che chiedeva al suo popolo di resistere ai devastatori, in sala qualcuno ha gridato: a sarà dura! Il film, probabilmente scritto per ricordare la resistenza degli indiani d’America, delle civiltà pre-colombiane, o forse dei popoli mediorientali, vittime delle invasioni democratiche degli eserciti occidentali, proiettato in terra piemontese non può non farci pensare alla Valle di Susa ed alla lotta contro la TAV. Anche qui, politici e tecnici hanno provato a convincere gli indigeni della valsusa della bontà di ammirare

merci che corrono a 300 km all’ora verso Kiev; dell’importanza di bucare montagne, di evacuare paesi, di deforestare pezzi di valle per avere una terza linea di scambio (mentre le due esistenti sono già sotto utilizzate). Ci hanno provato, ma questa gente cocciuta non ha proprio alcuna intenzione di essere colonizzata da trivelle, polizia, cantieri infiniti; non ci sta a subire una così grande opera (la più grande della storia d’Italia) che, neanche ad occhio attento e tecnico, riesce ad apparire utile, se non per i fiumi di denaro che entreranno nelle tasche delle aziende appaltatrici. Non è una questione di poca affezione al trasporto ferroviario. Le ferrovie sono importanti. Lo sa chi ha la sfortuna di essere pendolare e vive tra le angherie di treni in perenne ritardo, sporchi e pochi. Lo sanno gli emigrati meridionali, privati del diretto Torino-Lecce, che serviva quasi centomila persone. Lo sanno tutti coloro i quali devono spostarsi con i treni regionali, divenuti

più irregolari dei bus partenopei. Ma, nonostante a gran voce questo popolo di passeggeri chieda servizi indispensabili ai propri spostamenti, ferrovie e governo tagliano sui trasporti popolari e puntano sui costosissimi Freccia Rossa, sugli Eurostar e sulla famigerata TAV, che non trasporterà neppure passeggeri, ma solo merci. Non crediamo che la gente della valsusa ed il popolo No TAV sia contro lo sviluppo, come troppo spesso vengono dipinti dai giornali, né tantomeno che vogliano arrogarsi il diritto di fermare il progresso nazionale ed internazionale. Probabilmente pensano, come noi del resto, che progresso non voglia dire sfruttamento, devastazione ed arricchimento di pochi, ma miglioramento delle condizioni di vita di tutti. E che, quei 900 milioni di euro che il governo italiano vorrebbe stanziare per un’opera tanto faraonica quanto inutile, debba essere utilizzato per potenziare quei servizi che dovrebbero essere diritti. Come il popolo di Avatar, quei cocciuti indigeni della valle ci insegnano che, nonostante contro di loro ci sia un esercito di politicanti, affaristi e tecnici prezzolati, che hanno riempito la valle di militari e forze di polizia, loro sono pronti a resistere, per difendere la nostra terra, per difendere un ideale di libertà, democrazia e progresso vero, per affermare il diritto a partecipare e decidere del proprio futuro e di quello dei nostri figli. Ringraziamo sentitamente il regista James Cameron per averci fatto gridare, ancora una volta, a sarà dura!

47 un quartiere in movimento... un movimento di quartiere


Una settimana di trivellazioni, tanti altri soldi pubblici buttati

QUANTO COSTA LA CAROTA NELLA MONTAGNA? La Valle di Susa: territorio militarizzato contro la volontà di sindaci e popolazione

B

ene, proviamo a fare i conti della scudi, caschi, spray urticanti impedendo serva. Prendete la calcolatrice e qualunque turbativa. Immaginiamo che verificate con noi questo tentativo la paga oraria media di un cosiddetto di far quadrare i conti di queste celerino si aggiri intorno ai 15 € l’ora, senza settimane di carotaggi per la TAV. contare straordinari, indennità o trasferte. Abbiamo fatto una veloce indagine di Calcoliamo un cambio turno ogni 6 ore, mercato (cercate su google preventivi ed avremo un costo giornaliero di 144 000 trivelle di perforazione): l’azienda più euro che, per 10 giorni fa 1 milione 440 economica in provincia di Torino chiede mila €uro. Come vedete non abbiamo 3000 € al giorno per l’affitto calcolato l’uso dei mezzi, Ci vorranno due benzina, pagamento dei della strumentazione. A generazioni per dirigenti, dotazioni… A voi questo aggiungiamo una saldare il debito il giudizio sull’utilizzo dei paga oraria di almeno contratto. nostri soldi pubblici. 10 € l’ora per un minimo E chissà quante I 15 miliardi di euro di 5 operai specializzati. per rimarginare del preventivo iniziale Sappiamo che hanno il danno dell’opera sono già diventati lavorato 6 trivelle per più ambientale. 32 e ancora la TAV non è di 10 giorni. Mantenendoci ben al di sotto del minimo cominciata; tutti a carico dei costi, calcolatrice alla mano, paghiamo nostro che la stiamo pagando con le tasse questi carotaggi circa 280 000 €uro, senza indebitandoci per decenni. Ci vorranno calcolare spese di spostamento e costi due generazioni per saldare il debito d’appalto. contratto. E chissà quante per rimarginare Giornali, Tv, Radio parlano di un’opera il danno ambientale. ampiamente condivisa, accettata dalla Ma ci confortano parlandoci di un’opera popolazione, applaudita dai cittadini indispensabile che ha convinto la (al massimo vengono citate frange maggioranza dei cittadini.Ma siamo estreme di poche decine di antagonisti); proprio convinti che i 23 sindaci della Chiamparino, Bresso e Saitta organizzano comunità montana ed i 40 000 che hanno camper divulgativi e una manifestazione manifestato qualche giorno fa siano solo per celebrare la bontà dell’opera. Di loro, una minoranza sovversiva? però, non si fidano neppure prefetto Intanto la Comunità Europea ha e questore che conoscono bene la denunciato il governo italiano perché non situazione e militarizzano la valle di Susa sta tenendo fede al trattato europeo che neanche fosse l’Afghanistan: 1500 uomini impedisce qualunque opera pubblica in dei reparti antisommossa di polizia, assenza di consenso delle istituzioni locali carabinieri e guardia di finanza che, per e della popolazione. Se ne sono accorti a 10 giorni, si sono piazzati attorno alle Bruxelles, speriamo che, prima o poi, se ne trivelle armati di pistole, manganelli, accorgano anche qui da noi, cominciando

T

ad utilizzare il nostro denaro per ciò che serve davvero alla gente: case, scuole, ospedali, trasporti pubblici. In presenza di cotanta mala informazione sul tema, vi invitiamo ad utilizzare le molte testimonianze dirette che trovate in rete:

www.notav.info www.infoaut.org www.spintadalbass.org www.ambientevalsusa.it E se non vi fidate di chi ha già preso posizione, vi consigliamo la trasmissione Presadiretta del 04/10/2009 dal titolo “La Stangata”, scaricabile sul sito della Rai, in cui il noto giornalista Alessandro Sortino ha svelato la lunga catena degli appalti e dei subappalti della TAV per cercare le ragioni di questa vera e propria stangata per i conti pubblici. A tutto vantaggio della lobby dell’edilizia e delle mafie del cemento.

Lettera ad Alberto

i scrivo per tenerti informato. Te l’avevo detto che non ti saresti liberato di noi. Domenica 10 gennaio. Valle di Susa. S.Antonino di Susa. Gli amici No Tav organizzano una Befana “a bassa velocità”. Da Torino partiamo un gruppo. C’è anche la gente del Comitato Vanchiglia con bambini, bravi, allegri e disponibili. Bussoleno. La Credenza per un veloce pasto. Maurizio mette un cd con canzoni partigiane cantate da un certo Alberto Cesa. Conosci? Commozione montanara. A S.Antonino corteo, bandiere, risate, musica “muscolare” per scaldarsi. E chi ti incontro? Un gruppo di amici della Val Varaita, qualcuno del vecchio gruppo delle Estorio drolo, con bambini e con la “fata” del Chanto viol. C’è neve da loro ma sono qua e vengono fino al presidio di Susa, all’auto-porto. Sembra una sosta di nomadi di montagna. C’è una baracca in lamiera, fuochi,

mele valsusine, vin brulé e tanta gente: vecchi, giovani, uomini, donne, bambini, che si incontrano, si abbracciano, parlano piemontese… a sarà dura! Nicoletta è presente, lei c’è sempre. Con gli occhi lucidi come Franca. “Ma Alberto è qui, con noi. Non può mancare. La lotta qui è per tutti, mica solo per i valsusini… Berto è di parola”, spiego, anche perché le lacrime gelano. Siamo in buona compagnia. Una ragazza insegna ad un gruppo di persone come ballare un ballet, c’è un organetto e poi arriva Marcolino con il trombone… e la sera cala, dalle cime verso il presidio. E a coi ca l’han cantà deje da beive… ma solo a quelli che hanno cantato, che hanno agito, che non sono dei vili e degli opportunisti. L’ho detto che c’eri anche tu. La Val Susa ti vuol bene… Hasta luego, Alberto. Gioanin tò amis


grande concorso di idee...

NO-TAVVERO!!!

COSA FARESTI CON I 32 MILIARDI DI EURO DELLA T.A.V.?

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Mandaci i tuoi pensieri, disegni, proposte, progetti sull’ultilizzo che faresti del finanziamento previsto per la TAV. Scrivici a dizona@comitatoquartierevanchiglia.net oppure imbuca al centro sociale Askatasuna, corso Regina 47. Le idee migliori verranno premiate durante la Festa di Primavera e portate sul tavolo del sindaco. A sarà dura!

Energia, il cambiamento che ci aspetta colloquio con Enzo Ferrara RICERCATORE, DA TEMPO SEGUE COME STUDIOSO E DIVULGATORE GLI ASPETTI SCIENTIFICI LEGATI AI TEMI DELL’AMBIENTE, DELLA SALUTE E DELL’INQUINAMENTO. COLLABORA CON LE RIVISTE “LO STRANIERO” E “UNA CITTÀ” ED HA MODERATO L’INCONTRO APERTO SULL’ENERGIA CHE HA AVUTO LUOGO IL 23 GENNAIO PRESSO IL CSOA ASKATASUNA Quanta energia consumiamo? Se consideriamo un valore medio, ogni essere umano utilizza una potenza (che è l’energia per ogni secondo) di 1,6 kW, per un totale di circa 10 miliardi di kW utilizzati in ogni istante a livello planetario. Il consumo per abitante è però molto diverso nei vari stati del mondo: la potenza utilizzata da ciascun abitante negli USA è di 10 kW, 4 kW nei Paesi dell’Unione Europea, 1,2 kW in Cina, 0,7 kW in India, da 0,1 a 0,5 kW nei paesi poveri. Sono consumi realmente necessari? Il totale dei consumi energetici è suddiviso in modo circa equivalente tra tre principali categorie: riscaldamento, produzione di energia elettrica, trasporti. Per rispondere alla domanda occorre considerare le modalità del consumo in ciascuna di queste categorie. Per il riscaldamento degli ambienti domestici, le case passive tedesche – edifici con caratteristiche particolari che costituiscono il settore trainante dell’edilizia in Germania – consumano circa 15 kWh all’anno per ogni metro quadro di superficie abitata. In Italia, con un clima molto più mite, si calcola (ma nessuno ha dati precisi) che si raggiungano in media 150 - 200

kWh per metro quadro, quindi dieci volte l’energia che sarebbe veramente necessaria per riscaldare gli ambienti. Nel campo dei trasporti, consideriamo che un SUV percorre appena 6 km con un litro di benzina, mentre un’auto normale percorre almeno il doppio della

strada con la stessa quantità di carburante. In generale, per i trasporti, spostare una persona per un chilometro richiede 1 kWh se si usa l’auto, 0.6 kWh in autobus o in treno, 0.1 kWh a piedi e solo 0.02 kWh in bicicletta. C’è quindi un problema di spreco, di consumi inutili? Sì. Si aggiunga che l’efficienza nell’utilizzo dell’energia nel nostro paese è molto scarsa: quasi il doppio dell’energia resa disponibile si disperde sotto forma di calore e non viene quindi utilizzata. Per esempio, il rendimento medio delle nostre centrali termoelettriche è indicativamente attorno al 38%, il che significa che ben più della metà dell’energia prodotta (il 62%) è persa nei processi di trasformazione e trasporto. Nonostante questo, la richiesta continua a crescere. C’è relazione col miglioramento della qualità della vita? Storicamente, la domanda di energia e risorse è sempre aumentata, anche nei paesi sovrassaturi di ricchezze e kilowatt. Nei paesi poveri, l’aumento dei consumi energetici è funzionale al raggiungimento di condizioni di vita accettabili.


Sono proprio questi paesi che possono e de- nel sole, non andrebbe nemmeno prospetvono slegare il loro sviluppo da modelli di tata fra le opzioni realistiche. I bilanci ecocorto respiro, basati su prospettive scienti- nomici delle centrali nucleari sono sempre fiche e sociali approssimate e incompatibili stati discutibili: in genere non si includono i col mantenimento della biosfera. Ai paesi cospicui sussidi legati al settore militare né i ricchi, invece, per una migliore qualità della costi per lo smaltimento degli impianti e la vita, converrebbe ripensare a fondo i modi custodia plurimillenaria delle scorie radiodi produzione, diattive. stribuzione e uso Vanno sottolineate la ridell’energia e del- levanza del potenziale di Quali gli effetti sulla le ricchezze di cui risparmio energetico e salute delle persone? ancora abbonda- l’importanza dei concetti È difficile stabilire, no, prima che sia il di autonomia energetica e nel complesso, il licollasso dei delicati responsabilizzazione nelle vello di rischio per equilibri ambien- scelte dei modelli econo- la salute associato tali a costringerli a mici, sintetizzabili nel con- alla produzione e al scelte imprevedibili cetto di “sufficienza”, che consumo di enere difficilmente con- punta a un equilibrio fra ef- gia. Consideriamo trollabili. ficienza energetica e limiti alcuni esempi. Un del pianeta. impianto di rigassiLe riserve di petrolio ficazione, che consi stanno esaurendo. Che scenari ci attendo- tiene mediamente 25 000 metri cubi di gas no per il futuro? liquefatto, in caso di incendio rilascerebbe Se si vuole andare oltre i modelli astratti e in cinque minuti energia pari a 10 volte la considerare il problema attraverso un’anali- bomba di Hiroshima. Ci sono poi gli incisi più attenta dei possibili scenari reali, ci si denti agli impianti petroliferi, gli incendi trova a fare i conti con la complessità e le delle raffinerie, i naufragi delle petroliere, i peculiarità dei flussi di energia, assieme agli problemi delle dighe degli impianti idroeesiti, non sempre immediatamente evidenti, lettrici. Gli impianti di generazione nucleare che i processi di produzione di energia che appaiono come i più pericolosi, ma gli effetnon usano il petrolio dovrebbero affrontare ti legati alle emissioni inquinanti degli imse applicati su scala globale e protratta nel pianti a combustione, per quanto variabili, tempo. Potremmo per esempio immaginare non sembrano meno preoccupanti, essenattese di ore nei distributori di corrente per le auto elettriche, rialzo dei costi del silicio e di altri materiali necessari per produrre i pannelli solari, pale eoliche che cambiano l’habitat terrestre o marino, campi di mais e canna da zucchero per produrre bio-carburanti anche in Vaticano. Attualmente, fra le opzioni alternative ai combustibili fossili, solo l’energia solare ha accesso a un flusso naturale in grado di sostenere ogni prospettiva di fabbisogno. Del restante gruppo di scelte possibili, nucleare, eolico, geotermico, bio-carburanti ecc... poche sembrano reggere un serio approfondimento delle potenzialità. doci stime che contano sul lungo termine migliaia di vittime. I sostenitori del nucleare dicono che quella è la scelta economicamente più vantaggiosa... Quali premesse dobbiamo considerare per Fra tutte, quella della fissione nucleare ri- immaginare il futuro che vorremmo? mane la scelta con i bilanci maggiormente Ci sono alcune evidenze che non possiamo fallimentari e a incertezza più elevata. Ne- ignorare: le previsioni dei cambiamenti fugli ultimi trent’anni in questo settore non si turi sono sovente erronee perché rappresensono viste novità e la fusione nucleare, basa- tano lo specchio dei nostri desideri e delle ta su reazioni simili a quelle che avvengono nostre ignoranze, anziché l’incarnazione

delle nostre conoscenze; le transizioni energetiche sono questioni che si protraggono per tempi molto lunghi e coinvolgono necessariamente più generazioni; i successi vantati con impianti sperimentali su piccola scala non reggono quasi mai il confronto con la distribuzione su grande scala, la manutenzione e l’approvvigionamento nel mondo reale. Soprattutto, le innovazioni e i rimedi tecnologici non possono fornire soluzioni sostenibili per sempre. E dunque? ... Per un discorso più completo sui temi della transizione energetica occorre considerare non tanto le tecnologie impiegabili per la produzione di energia quanto i criteri che dovrebbero guidare le scelte di politica energetica. La strategia di efficienza, che punta alla riduzione dell’uso di materiali ed energia in ogni merce o prestazione grazie a riciclaggio, ottimizzazione e organizzazione, rappresenta un buon viatico, ma mostra i propri limiti quando l’aumento del volume di merci e di energia supera quel che si risparmia. Nell’illustrazione dei possibili scenari futuri occorre inserire anche considerazioni sulle questioni ambientali, economiche e sanitarie e sulle loro criticità. All’efficienza si affianca quindi il concetto di compatibilità, che rappresenta il connubio tra natura e tecnologia. Il principio della compatibilità prevede che i “metabolismi” industriali non debbano danneggiare quelli della natura; inoltre dovrebbe valere la regola per cui in un sistema efficiente e compatibile non esistono rifiuti, ma solo prodotti. Ma anche la strategia della compatibilità non è un rimedio universale. Le tecnologie informatiche, per esempio, non hanno portato a un minore consumo di materia ed energia. Vanno sottolineate, quindi, anche la rilevanza del potenziale di risparmio energetico e l’importanza dei concetti di autonomia energetica e responsabilizzazione nelle scelte dei modelli economici, sintetizzabili nel concetto di “sufficienza”, che punta a un equilibrio fra efficienza energetica e limiti del pianeta. La sufficienza ci interroga su quanto sia abbastanza, su cosa possano tollerare realmente l’ecosistema e gli esseri viventi: mentre efficienza significa fare le cose nel modo giusto per trarre il massimo dall’utilizzo delle risorse, sufficienza equivale a fare le cose giuste. E’ pertanto questo il criterio che dovrà guidare le scelte nel campo delle politiche energetiche in questa lunga fase di transizione.


Tu che disboschi l’Amazzonia intera e in auto non ti allacci la cintura.

versi

versi

La fiamma rossa è il mattino, la viola il mezzogiorno la gialla il tramonto e dopo è il nulla. Ma a sera infinite scintille rivelano la vastità bruciata il territorio d’argento non ancora distrutto.

Tu che col cane, se nessuno vede, lasci la sua cacca sul marciapiede. Tu che butti la carta del gelato e dici a me che son maleducato. Tu che le regole le rispetta il fesso e che consumi tutto il mondo adesso.

Emily Dickinson

Tu che abbandoni il gatto a ferragosto per andare in vacanza ad ogni costo. Ti senti forte grande furbo e sveglio ma io da uomo sarò molto meglio perchè anche se comandi e sai parlare io da te non ho niente da imparare. “niente da imparare” Janna Carioli

Catherine Stern LO SVILUPPO ECOSOSTENIBILE A PICCOLI PASSI illustrazioni di Pénélope Paicheler Motta Junior Editore, pp. 96, € 9,50 er molto tempo gli uomini hanno vissuto sulla terra senza curarsi del

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suo equilibrio. Le risorse naturali si stanno esaurendo, le specie animali e vegetali si estinguono, una persona su cinque non ha di che sfamarsi e una su sei non ha a disposizione l’acqua potabile. Oggi abbiamo la possibilità, attraverso piccole scelte quotidiane, di far nascere una cultura nuova da questo punto di vista. Agire per uno sviluppo ecosostenibile significa intervenire insieme per condividere le risorse, ridurre le ineguaglianze e tutelare l’ambiente. Questo libro, pensato per i ragazzi, può essere uno stimolo molto importante anche per i grandi, che troppo spesso si trovano impreparati di fronte alle scelte quotidiane che davvero potrebbero rendere il mondo un luogo di condivisione e rispetto reciproco. Con un linguaggio semplice, ricco d’illustrazioni e di esempi concreti, ed anche con ironia, mette in discussione vecchie abitudini di comportamento e propone nuovi stili di vita alla portata di tutti. Non si può modificare la realtà e non ha senso lottare per grandi ideali, se prima non avviene un cambiamento nella vita quotidiana di ognuno di noi. Che possa essere questo un vero tentativo di rivoluzione? Michele Berghelli – Libreria Linea 451 – Via S.Giulia 40/a


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e società moderne agiscono come se la crescita economica e la disponibilità di beni fossero in se stessi obiettivi e non invece mezzi per raggiungere una migliore qualità della vita. Le persone vengono in ogni modo indotte a dimenticare che l’idea di benessere riassume in sé il soddisfacimento dei bisogni primari, ma anche lo sviluppo e la gratificazione legata all’affettività, alle relazioni sociali, alle attività intellettuali. Questa confusione fra il fine e i mezzi porta a rincorrere continuamente e con grandi sforzi una ipotetica

migliore qualità della vita. Si finisce intrappolati in una spirale di consumi e fatiche che non hanno affatto a che fare con il benessere, ma portano a disagio o a vere e proprie patologie legate allo stress di vivere una vita iperdinamica e tecnologizzata. Insomma, la corsa verso lo stare meglio diventa il principale ostacolo allo stare bene. E se provassimo a smettere di correre? Cambiare prospettiva, riappropriarci del presente per avere, in futuro, un passato di cui essere soddisfatti.

Quando entro in un supermercato i miei bambini di 7 e 10 anni mi fanno ammattire con le loro insaziabili richieste di giocattoli... Una madre allarmata Mi colpisce questa lettera come una radiografia d’una patologìa diffusa: la perdita di speranza, fantasia e solidarietà. La firma, intanto. Chi scrive è una ‘madre’. Una ragazza-madre? Come si diceva una volta? Non credo. Dov’è allora il padre dei bambini?, il compagno della madre? Assente. Virtuale. Solamente anagrafico. Ed allora comprendo l’uso del verbo ‘ammattire’. Una madre, sola nel frangente, con due bambini e al supermercato… Sufficiente per lanciare un urlo di richiesta d’aiuto. Il danno è strutturale. Questo gruppo umano è monco. E’ uno pseudo-gruppo nel quale ognuno cerca di sopravvivere, specialmente in un periodo di crisi, quando tutti parlano di famiglia ma nessuno si attiva per rimuovere le cause della sofferenza e del disagio. L’assenza della figura maschile, atavica purtroppo!, ricordata e sanzionata da sempre, formalizzata come valore (!) dal fascismo (la donna come custode del focolare) crea un sovraccarico di impegni, di ansie e di cattivo esempio, gestiti come si può e come si è capaci dalla donna-madre. I figli assorbono, come diceva Maria Montessori. Assorbono la nevrosi, i rancori, i desideri insoddisfatti e diventano spugne egoistiche di richieste sempre più abbondanti, accelerate, in rotta di collisione, indifferenti alla realtà economica, affettiva e lavorativa dei genitori. Ma quando i genitori hanno condiviso con i figli uno sguardo solidale sulla realtà? Quando i bambini hanno compreso di non essere

principi ranocchi ai quali basta un bacio d’una bella principessa per tornare ad uno splendore impossibile? La solidarietà intergenerazionale assente, essi sono stati lasciati in balìa di loro stessi, delle loro paure, delle loro aggressività sterili. Il mondo che li circonda, con le sue guerre, miserie, ingiustizie, è diventato ‘altro’, una cosa che non li riguarda mentre sono attratti dal possesso, sovente anche distruttivo, di surrogati, oggetti inanimati, freddi, nei quali si accendono lampadine a comando, sui quali si può usare violenza e controllo. Sintomi, le richieste ‘insaziabili’ dei bambini, sintomi d’una grave forma di anemìa affettiva e sociale. Manca poi negli adulti la capacità di giocare, di inventare, di costruire: storie, oggetti, situazioni. I giocattoli sostituiscono i giochi e quest’ultimi sono pre-strutturati dai venditori di giocattoli. Chi compra è assorbito inevitabilmente dall’aura e dalla logica del giocattolo acquistato. Siamo di fronte ad un grave deficit di libertà e di creatività. La bulimia al supermercato è il contrapposto dell’anoressìa affettiva e relazionale in famiglia e a scuola. Problema di non semplice soluzione ma che va affrontato su ampia scala, evitando che ogni singolo nucleo famigliare si ‘arrangi’ come può…. Ne parleremo, ne parleremo. Intanto ‘madre allarmata’, stacchi l’allarme e rida di più con i figli, faccia loro scorgere il lato buffo, grottesco e vile, a volte, dell’onnipotenza. Usi le mani più che il portafoglio, mostri fiducia nelle capacità ‘tecniche’ dei bambini, pretenda la presenza dell’adulto (se tale è!) maschile e ci stia vicino. E’ in previsione un corso sul ‘gioco’, che non è ‘infantile’ ma è ‘gioco’, espressione ludica, estetica e sociale di molte creature sul pianeta Terra. Auguri. Gianni Milano


SALSA DI NOCI AL ROSMARINO E PARMIGIANO 250 g. gherigli di noci, 80 g. parmigiano grattugiato, 1 bicchiere di olio extravergine, aglio a piacere, foglie di rosmarino (un rametto), sale e pepe q.b. Tuffate i gherigli in acqua bollente, scolateli, spellateli e asciugateli bene con un telo (in alternativa, passarli in forno ventilato a non più di 100°C, con lo sportello socchiuso). Tritare nel mixer tutti gli ingredienti aggiungendo l’olio poco alla volta, fino a ottenere la consistenza adeguata (non troppo fluida). La salsa si mantiene in un vasetto ben chiuso, al fresco e al buio per circa 10 giorni.

Ars-ka presenta: Piero Gilardi ARTISTA ATTIVO DAI PRIMI ANNI ‘60, VICINO ALLE TENDENZE DELL’ARTE POVERA, LAND ART, ANTIFORM ART; A PARTIRE DAL ‘68 ALLA SUA ATTIVITÀ ARTISTICA AFFIANCA LA MILITANZA POLITICA, ABBRACCIANDO I MOVIMENTI ARTISTICI DELLA CREATIVITÀ COLLETTIVA E SPONTANEA E OPERANDO IN VARI AMBITI SOCIALI, DOVE OFFRE IL SUO CONTRIBUTO NELL’ANIMAZIONE CULTURALE DI BASE.

Venerdì 22 gennaio si è aperta una mostra del mio lavoro artistico nelle sale al primo piano del Centro Sociale Askatasuna. Si tratta di una serie di 12 sculture che io chiamo “tappetinatura” perché evocano una porzione orizzontale di paesaggio, e di alcuni “attrezzi” per fare animazione teatrale in piazza, ad esempio un mascherone caricaturale di quel ministro che passerà alla storia per aver introdotto nella legislazione italiana il reato di clandestinità, in spregio ai Diritti universali dell’uomo. Durante l’inaugurazione, molto affollata e calorosa, si è parlato delle motivazioni che hanno dato luogo al programma ARS-KA, e cioè l’intenzione di allargare anche alle arti figurative il ventaglio delle iniziative sociali e comunitarie del Centro Sociale Askatasuna.

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n effetti l’espressione artistica costituisce una esperienza umana e relazionale che rafforza la socialità, nel senso che integra i bisogni espressivi personali al godimento estetico collettivo. Il linguaggio estetico ha la funzione di dare un “corpo simbolico” alle nostre aspirazioni di cambiamento e miglioramento della vita comunitaria.

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Queste aspirazioni nascono nel profondo di ciascuno di noi, ma nell’odierna società neoliberista il loro manifestarsi viene manipolato dalla comunicazione sociale che le depista verso il consumismo. Quindi ogni atto creativo, piccolo o grande, individuale o collettivo, sottrae energia all’alienazione consumistica e libera possibilità di conoscenza, solidarietà e progettualità sociale per tutti noi.

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o aderito quindi con entusiasmo all’invito di ARS-KA a collaborare alle attività del Centro Sociale Askatasuma e del ComitatoQuartiereVanchiglia che da molto tempo sono ben radicati nel quartiere e che svolgono una volenterosa attività di aggregazione giovanile e di iniziativa politico-sociale “di base”. Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno collaborato all’allestimento della mostra, a partire da Ennio Bertrand e Donato Prosdocimo, che mi pare ben riuscita e spero che molti altri artisti partecipino in futuro al programma ARSKA.” Piero Gilardi


CARNEVALE inVANCHIGLIA 2010 sabato20febbraio dalle 15:00 nell’isola pedonale di via Balbo e per le vie del borgo

appuntamenti

tutti sull’isola che non c’è... 13 febbraio: STATI GENERALI DEL GAP - 1° incontro alle ore 17,00 alla libreria Linea 451, via S. Giulia 40 un momento per conoscerci e condividere alcune riflessioni sul percorso del GAP i lunedì 8 e 15 febbraio: LABORATORIO MASCHERE alle 16,30 nell’aula musica della scuola Fonatana costruiamo insieme costumi e addobbi per il Carnevale! 20 febbraio: CARNEVALE IN VANCHIGLIA 2010 a partire dalle 15,00 e per tutto il pomeriggio e inoltre... tutti i lunedì e tutti i venerdì dalle 14,00 alle 16,00: Corso di italiano per donne arabe (gratuito) presso la Piccola Biblioteca Popolare dell’Aska e poi, come sempre... tutti i giovedì alle 16,30: siete tutti invitati alla RIUNIONE settimanale del ComitatoQuartiereVanchiglia, all’Aska


dizona_febbraio2010