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Bimensile multilingue di informazione culturale - n. 2 di marzo 2010 - supplemento al n. 99 del mensile La Provincia di Arezzo. Direttore Responsabile: Gianluca Baccani; Direttore Editoriale: Roberto Vasai

Quale cittadinanza? Prefettura di Arezzo Foto: Tito Anisuzzaman/Coordinamento Diversi Uguali©

PRIMO PIANO Quale cittadinanza? PIAZZA GRANDE Diritti umani - Testimonianze 2G Integrazione - Amicizia È SUCCESSO InterCorto - Festa della Lingua POPOLI NEWS CONSIGLIA Festa dei popoli - Letture DIRITTI E DOVERI Cittadinanza VALLATE ARETINE Casentino

A proposito di cittadinanza di Aurel Rrapaj

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a cittadinanza italiana per gli stranieri residenti in Italia è un tema che negli ultimi tempi è alla ribalta della cronaca nazionale e discussa anche a livello Politico. La Cittadinanza è argomento assai complesso che va inquadrato non solo dal punto di vista dei requisiti di legge oggettivi (possiamo discutere se siano giusti o meno i 10 anni di

residenza richiesti dalla legge attuale), ma anche dal punto di vista delle motivazioni politiche. Credo che la cittadinanza sia un diritto e non una concessione, un diritto che si acquisisce per il merito di rispettare la Costituzione Italiana, la cultura, il territorio, lo stesso rispetto che noi immigrati giustamente chiediamo a chi ci tratta, nella migliore degli ipotesi, come ospiti.

La legge sull’immigrazione va cambiata per almeno due motivi principali, il primo perché l’Italia si è fortemente trasformata nel corso degli anni e la legge del ‘92 non rispecchia più i cambiamenti avvenuti nel Paese in questi 18 anni, il secondo perché in questi anni molti minori sono nati in Italia (circa 800 mila), i quali dovrebbero avere un canale differente di accesso alla cittadinanza.


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Popoli News

Primo piano | quale cittadinaza? segue dalla prima pagina ☞ A mio avviso, gli immigrati che vogliono la cittadinanza italiana, devono conoscere e rispettare, questo Paese, il giuramento alla Repubblica Italiana non deve essere una formula letta ma condivisa, e d’altro canto questo paese deve fare dei grandi passi avanti per conoscere e rispettare questi suoi nuovi cittadini, deve fare norme e leggi di inclusione sociale deve rispettarli come persone che contribuiscono all’economia e al welfare. Per quanto riguarda i tempi di riconoscimento della cittadinanza pochi sanno che durano almeno 36 mesi, un eternità, tutte le verifiche sul richiedente sono effettuate nei primi 6 mesi, poi tutto si ferma a Roma dove i documenti rimangono depositati per altri 30 mesi, dicono, per altre indagini. Ci sono stati casi in cui la cittadinanza è stata data a persone che vivevano in un altro Paese, e questo ritengo non dovrebbe succedere. Le proposte dai nostri parlamentari degli ultimi tempi sono contrastanti e di solito rispecchiano le opinioni di partito, a volte addirittura non sono condivise neppure dai parlamentari della stessa coalizione o dello stesso partito politico. La scarsa coerenza e chiarezza dei nostri parlamentari sul tema del riconoscimento della cittadinanza ai cittadini extracomunitari provoca confusione anche nell’opinione pubblica. Discutere di questi temi con logiche costruttive e di inclusione sociale, è il primo passo per un futuro migliore per questo Paese. n

Popoli News Responsabile della Redazione: Tito Anisuzzaman Comitato di redazione: Aurelia Ceoromila, Julio Garden Regalado, Carmen Tassitano Redazione: Kimberly Cruz, Fatjon Hiskay, Doris Ceoromila, Aurel Rrapaj, Mariana Chirita, Paola Miraglia, Lara Rossi Collaborazione esterna: Stefania Teoni, Michela De Corso Altri collaboratori: Jacopo Pellegrini, Gloria Cavero Carrasco, Cora Cruz Per l’articolo “Lingua e cittadinanza” si ringrazia la prof.Monica Barni dell’Università per Stranieri di Siena. Traduzioni: Gordon Childs, Enrico Dabao, Naeem Iqbal, Shamima Nasreen, Slimane Sorour, Correzione bozze: Paola Miraglia, Lara Rossi Responsabile del progetto: Marco Mascalchi Segretaria: Lara Marino Impostazione editoriale: Demostenes Uscamayta Ayvar Progetto Grafico: Demostenes Uscamayta Ayvar Impaginazione: Patricia de Araujo Soares, Gerarda Lo Russo, Lorena Pedulli, Demostenes Uscamayta Ayvar Stampa: LitografEditor - Citta di Castello (PG) Tiratura: 5.000 copie È consentita la riproduzione dei soli articoli, purchè venga citata la fonte. Sfoglia la nostra rivista su: www.provincia.arezzo.it http://sites.google.com/site/diversiuguali vuoi partecipare a Popoli News? scrivi a: popolinews@gmail.com

L’integrazione linguistica di Lara Rossi

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l requisito dell’integrazione linguistica per chi richiede l’acquisto della cittadinanza italiana è oggetto di quasi tutte le proposte di modifica presentate in Parlamento nelle ultime legislature, fino alla Legge 94/2009 (Pacchetto Sicurezza), che esige il superamento di un test di lingua italiana per il rilascio del permesso di soggiorno CE per lungo periodo. È quel che avviene anche in Europa, dove la certificazione della competenza linguistica è richiesta in almeno 11 paesi per l’ottenimento della cittadinanza e in 7 paesi anche per il semplice accesso. Varia da paese a paese il livello da certificare, ma tutti sembrano attenersi ai 6 descritti dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per

le lingue. Un paradosso, se pensiamo che il QCER ha come obiettivo la promozione del plurilinguismo, ma viene utilizzato dagli stati a sostegno del monolinguismo. I migranti, che hanno una mentalità transnazionale e competenze multilinguistiche (molti arrivano in Europa conoscendo già almeno due lingue), potrebbero essere considerati un modello per lo sviluppo dell’identità di cittadini europei che si vogliano capaci di muoversi e mediare tra più paesi, lingue e culture. Le politiche linguistiche per l’immigrazione continuano invece a puntare il dito sulle “mancanze”, rivelando così l’intento di esclusione spesso celato dietro quello dichiarato di integrazione. Il rapporto tra

lingua e immigrazione non può essere risolto sancendo il dovere del migrante di dimostrare la conoscenza della lingua ufficiale del paese ospitante, ma dovrebbe comprendere anche il suo diritto a ricevere un’istruzione gratuita e accessibile in quella lingua e la possibilità di integrarla con l’istruzione nella propria lingua madre (come avviene ad esempio in Svezia). Nel “patto per l’integrazione”, quindi, anche lo Stato Italiano deve fare la sua parte, non solo mettendo il migrante nelle condizioni di apprendere, ma anche ripensando la lingua ufficiale, quella usata nella comunicazione sociale, che è da secoli incomprensile e ostile anche alla maggior parte degli stessi italiani. n

“Cittadinanza” Intervista al Presidente della Provincia di Arezzo Roberto Vasai di Paola Miraglia

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eggendo il Suo programma elettorale, un’intera sezione è riservata al nuovo modello di welfare universale per rispondere alle esigenze di tutta la popolazione che vive e lavora nella Provincia di Arezzo, compresi i cittadini stranieri. Quali iniziative sono già inserite nella sua agenda per dar avvio alla realizzazione del programma? Nell’ambito del progetto “Le città Plurali”, cofinanziato dal Ministero dell’Interno, di cui la Provincia è capofila sono previste varie azioni. La prima è quella che ci consentirà di facilitare l’accesso alle informazioni e ai servizi da parte della popolazione straniera consolidando la rete dei vari attori, istituzionali e non, che erogano servizi, con il coinvolgimento attivo delle associazioni straniere attraverso strumenti quali il Consiglio territoriale dell’Immigrazione. Lavoreremo poi per il miglioramento degli strumenti di comunicazione, promuovendone di specifici come il periodico “Popoli News” , il portale web “Le città Plurali” che sarà presto attivo, i vademecum sui servizi presenti in ogni vallata tradotti in varie lingue. Intendiamo poi definire percorsi semplificati di accoglienza per i nuovi arrivati nel territorio aretino, migliorando l’offerta di corsi di lingua italiana in tutto il territorio e per vari livelli di conoscenza attraverso un sistema a rete. Infine promuoveremo momenti e occasioni di conoscenza reciproca, confronto e informazione quali feste dei popoli e momenti di confronto sul tema dell’integrazione. In questa sezione dedicata al welfare, si è parlato di “rafforzamento delle iniziative per l’integrazione razziale,

in modo da favorire la nascita di una società sempre più multietnica e capace di assorbire le contraddizioni insite nel modello di sviluppo “globalizzato”. Ci può spiegare cosa intende con il termine “integrazione razziale”? Quali iniziative ritiene prioritarie in questo senso? E’ per me fondamentale valorizzare il ruolo delle associazioni dei cittadini stranieri e associazioni multiculturali come attori strategici per l’ascolto dei bisogni, la comunicazione su interventi e risorse messe in campo dalla Provincia, il monitoraggio su questi interventi e la condivisione della progettazione per nuove iniziative e il miglioramento di quelle già in essere. Ritengo importantissimo poi sostenere momenti di discussione fra gli attori locali, istituzionali e non, sul tema dell’integrazione, ad esempio con incontri realizzati in ogni zona nell’ambito del progetto “Le Città Plurali”. Di recente l’apertura, ad Arezzo, da parte della comunità musulmana bengalese, di un altro luogo adibito per attività culturali e di culto, ha sollevato non poche questioni e critiche. Anche in questa occasione, si è visto una destra che, a gran voce, ha urlato – con toni spesso sprezzanti – “No alla moschea a Saione!”, mentre la sinistra ha, ancora una volta, taciuto, e, in ogni caso, non ha né preso una posizione netta né ha espresso la seria intenzione di ricercare soluzioni sostenibili. Durante la sua campagna elettorale, Lei, al contrario, ha espresso una chiara posizione in favore della costruzione di una moschea che fosse adeguata alle esigenze dei numerosi cittadini musulmani

che vivono sul nostro territorio. Quali sono i primi passi che ha in programma di compiere per mantenere la promessa fatta? Lavorare per la realizzazione di una vera integrazione significa non soltanto attuare le iniziative dirette alle comunità straniere delle quali abbiamo parlato fino ad ora, ma anche organizzare analoghe iniziative rivolte ai cittadini aretini per far meglio comprendere l’importanza di questa integrazione. Per quanto riguarda la questione della moschea, la Costituzione della repubblica italiana sancisce la libertà di culto e quindi riaffermo di essere favorevole alla costruzione di una moschea nel nostro territorio. Sono infatti convinto che la libertà religiosa e di pensiero vadano rispettate e fatte rispettare in tutto il mondo. Troppi sono ancora i luoghi dove ancora questa libertà viene negata, ed è quindi giusto affermare anche che i Cristiani e tutte le altre confessioni religiose hanno diritto ad avere spazi di culto ovunque. Sicuramente la comunità musulmana è tra le più consistenti sul territorio della nostra Provincia; tuttavia, vi sono altre numerose confessioni religiose. Quali sono i rapporti tra la Provincia e queste minoranze? Proprio per l’affermazione del principio espresso precedentemente, e cioè quello sulla libertà di culto, devo dire che non catalogo i cittadini per convinzioni religiose e non sono quindi abituato a rapportarmi in questo modo. La Provincia ha rapporti istituzionali corretti e costruttivi con tutte le organizzazioni che vi si rapportano e che siano basate su valori di democrazia e civile convivenza. n

Realizzazione del progetto affidata alla Associazione Migrantes Onlus di Arezzo, in collaborazione al Coordinamento Diversi Uguali

Popoli News è stampata su carta ecologica certificata

Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar/Coordinamento Diversi Uguali©


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Piazza grande

“The Terminal”: quando la realtà supera la fantasia di De Corso Michela – Resp. Immigrazione ARCI Arezzo

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icordate il film dove Tom Hanks rimaneva bloccato per giorni in aeroporto a causa di un passaporto? Bene, dovete sapere che anche nella nostra città è accaduto qualcosa di molto simile. Tutto è cominciato una mattina di settembre, quando negli uffici ARCI si è presentata una famiglia serba composta da due genitori e tre bambini, chiedendoci informazioni per il rimpatrio volontario. La famiglia non era in possesso di nessun documento: i loro passaporti, infatti, erano in possesso delle autorità ungheresi, in quanto era là che la famiglia aveva fatto richiesta di asilo, abbandonando poi l’Ungheria per cercare fortuna in Italia. Il nostro Bel Paese non ha concesso loro la fortuna desiderata e quindi non rimaneva altra scelta che il rimpatrio. Ma le cose non sono così semplici: la famiglia non era in possesso di passaporto (ricordate l’Ungheria ?) e quindi partire in

aereo con i tre minori risultava impossibile. Ci siamo informati quindi presso le autolinee internazionali, ma anche qui, a causa del “Decreto sicurezza”, le compagnie si rifiutano di trasportare “Clandestini”, anche se in uscita dal nostro Paese. E’ stato solo grazie all’enorme collaborazione di Prefettura e Questura, che hanno fatto pressione sul l Consolato di riferimento (contattato da noi senza risultati), se la famiglia è riuscita finalmente a tornare in Serbia: tramite il Console la famiglia è riuscita ad avere gli attestati di nascita dei figli. Grazie poi al prezioso contributo economico di Arci, Donne Insieme e Coordinamento Diversi Uguali la nostra ormai eroica famigliola è riuscita a salire sul pullman che l’avrebbe portata a casa, con un ricordo non certamente attraente del nostro complicato Paese. Da questa storia abbiamo imparato che l’Italia non solo ostacola in tutti i modi la permanenza dei migranti nel suo territorio ma, tanto per complicare, le cose ne ostacola anche l’uscita. Imbarazzante. n

Foto: Gerarda Lo Russo/Coordinamento Diversi Uguali©

Impotenza: parola chiave nelle società moderne di Carmen Tassitano

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enofobia, omofobia, discriminazione: questa complessa terminologia così imbarazzante e particolarmente confusa racchiude in sé ogni tipo di pregiudizio che si traduce in impotenza attraverso l’attacco mediatico di chi non è in grado di gestire con

un pizzico di logica, prudenza e tolleranza, il rapporto con chi pensa o vive diversamente. Il diverso esiste: nel colore della pelle, nella religione, nei costumi. E rappresenta una sfida ai ristretti confini in cui viviamo e che ci impediscono di sollecitare la nostra fantasia

e la curiosità verso nuovi mondi. Per fortuna ognuno di noi, al di là dei fattori antropologico, culturale e geografico, possiede un cervello con cui gestisce le attività motorie, le emozioni e il modo di comunicare. Mi auguro che da questa città dove abitiamo parta un messaggio

forte capace di produrre un cambiamento nel modo di pensare comune, un cambiamento che cancelli le parole con cui inizia l’articolo e le sostituisca con altre che richiamano il rispetto della vita in ogni espressione possibile. n

Foto: Lorena Pedulli/Coordinamento Diversi Uguali©

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2G

Vedo Oltre di Hyskaj Fatjon Appena terminati gli esami di maturità per un semplice diploma professionale, decisi di entrare nel “mondo del lavoro”, qualsiasi tipo di lavoro, senza distinzioni. I miei genitori invece la pensavano diversamente, volevano che io continuassi gli studi. Decisi infine che avrei accontentato sia i miei genitori che me stesso, lavorando per un anno e poi mi sarei iscritto all’università. Fu così che mi recai in una piccola impresa, dove mi aveva indirizzato un amico, per ottenere informazioni. Mi ricevette il titolare. All’apparenza non davo l’idea di un “diverso”, non italiano, ma di un diciannovenne aretino disoccupato; gli feci un’ottima impressione, al punto che, il giorno seguente, portai la documentazione per poter essere assunto, inizialmente in prova, poi, con un contratto a termine. Non mi aspettavo che prendessero una decisione immediata. Il giorno seguente mi presentai in ufficio e mi accolse una signora che si presentò come la moglie del titolare, responsabile per l’assunzione del personale. Quando le presentai la documentazione, vide che c’era anche il permesso di soggiorno; sul

momento rimase un po’ disorientata perché aveva pensato che fossi italiano, poi, i toni e il modo di porsi verso di me, cambiarono e divennero moderati, in maniera abbastanza evidente. Vagliata la documentazione, la signora mi guardò e, con un’espressione scettica, mi chiese di che nazionalità fossi. Dopo un breve colloquio abbastanza “freddo”, con la scusa che aveva dei lavori urgenti da concludere, mi disse che mi avrebbero richiamato se fosse stato opportuno. Da quel giorno non li ho mai più sentiti. Capii che “l’essere italiano” era un fattore determinante per poter essere assunto in quella azienda. Posso solo dire che vivo in Italia da almeno sedici anni, mi sono ben integrato, i miei migliori amici sono italiani e sicuramente non sarà questo episodio a farmi cambiare idea sulla gente italiana. Alle volte i mass media invece di condannare un gesto inopportuno, evidenziano la nazionalità di chi lo ha compiuto, ed è forse per questo che molte persone hanno dei pregiudizi nei nostri confronti. Vorrei che le persone valutassero di più altri elementi invece di costruire barriere senza conoscere chi si ha di fronte. n

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Foto: Gerarda Lo Russo/Coordinamento Diversi Uguali©

L’amico è… di Kimberly Cruz

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enso che l’amicizia sia una delle cose più belle che si possa avere nella vita, ma ci sono due tipi di amicizia: quella vera e quella falsa. Una persona ti può essere amico perché hai qualcosa che gli serve, c’è l’amico che ti sfrutta per la tua intelligenza a scuola e nel lavoro, c’è l’amico che ti porta via la/il ragazza/o, c’è quello che sparla alle tue spalle, c’è l’amicizia usa e getta. Qualcuno mi ha detto che non bisogna mai fidarsi troppo delle persone e che bisogna avere una visione a 360° in tutti i campi. La vera amicizia è rara, quindi meglio averne pochi e sinceri che tanti

I veri amici si vedono nel momento del bisogno e falsi. I veri amici si vedono nel momento del bisogno, perché è facile stare accanto ad una persona quando sta bene, ma quando sta male non è semplice. Piegarsi alle altre persone e mettersi nei panni degli altri semplifica molto

le cose. Personalmente posso dire che se sei una persona sincera, rispettando tutti, sai dare consigli e nel bene e nel male ci sei, diventando una persona che merita rispetto. Mi hanno preso in giro molte volte per al mia eccessiva bontà d’animo nei confronti degli amici, ma di contro non bisogna essere neanche troppo egoisti, perché il mondo non gira intorno ad un’unica persona. E poi, se non ci fosse l’amicizia non ci sarebbe l’amore, quel tocco in più che ti fa vivere la vita molto più felicemente. Costruire qualcosa di serio non vuol dire chiudersi in una campana di vetro, costruire un sentimento stabile e serio vuol dire essere più felici perché è importante avere dei sentimenti per essere persone valide, riscopriamoli prima che sia troppo tardi. Se avete dei veria mici ringraziateli ogni giorno per tutto. n

se non ci fosse l’amicizia non ci sarebbe l’amore

Foto: Gerarda Lo Russo/InterCorto©


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È successo

InterCorto - Festival del Cortometraggio Interculturale di Demostenes Uscamayta Ayvar

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na grande affluenza di pubblico ha caratterizzato la prima edizione del festival di cortometraggi interculturali promosso dal Coordinamento Diversi Uguali per contribuire a diffondere il dialogo e la conoscenza tra persone di origine e culture diverse. Sabato 6 febbraio 2010 presso il teatro la Bicchierata di Arezzo, oltre 180 persone la sera, e 150 studenti delle scuole

aretine la mattina, hanno assistito alla proiezione dei 12 cortometraggi in concorso pervenuti e selezionati dagli organizzatori. Con la conduzione di Massimo Ghirelli, giornalista radio-televisivo esperto di intercultura, la proiezione dei cortometraggi ha coinvolto il pubblico in un susseguirsi di emozioni, immagini, colori fino al termine della serata, quando la giuria, condotta da

Andrea Merendelli, direttore del Teatro di Anghiari, insieme a Kimberly Cruz, Federico Micali, Roberto Donati,Clementina Fornasari e Francesco Petrelli, ha nominato i vincitori. Nell’ordine, dal primo al terzo: Arezzo Citty di Marianna Ferrato, Basta Guardarmi di Andrea Magnani e Incubi di Salvatore Travascio. Il coinvolgimento attivo di tutta la cittadinanza aretina è stato fondamentale per la riuscita

Foto: Gerarda Lo Russo/InterCorto©

del festival: dai volontari italiani e stranieri, ai giurati, agli sponsor, i partner e le istituzioni, fino a tutti gli autori e al pubblico. Una partecipazione che stimola gli organizzatori a cominciare da subito a lavorare alla prossima edizione di Intercorto. n per vedere tutti i video vai su: http://sites.google.com/site/intercorto

Foto: Daniela Giglio/InterCorto©

Giornata Internazionale della Lingua Madre di Simone Sani

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a Giornata Internazionale della Lingua Madre sta diventando un appuntamento ricorrente per Arezzo, siamo arrivati alla 4° edizione! Domenica 28 Febbraio presso l’auditorium Montetini di Arezzo si è celebrata la festa conclusiva. Com’è nata questa festa nel mondo? In occasione della XXIX Conferenza Generale dell’Unesco nel 1999, il 21 febbraio fu proclamato “Giornata Internazionale della Lingua Madre”, su proposta del Bangladesh e con il sostegno degli altri 28 Paesi partecipanti. Il 21 febbraio 1952 ricorda la sollevazione avvenuta nell’allora Pakistan orientale in difesa

del bangla, madre lingua di quella parte del Paese, in quel giorno molti studenti bengalesi vennero uccisi nell’attuale capitale Dhaka, mentre manifestavano per ottenere il diritto a parlare la propria madre lingua. Auspicando la creazione di una politica linguistica mondiale basata sul multilinguismo per tutti, l’Unesco propone di celebrare ogni anno la lingua come strumento di conservazione del patrimonio culturale di ogni popolo. Chi ha portato questa festa ad Arezzo? Dal 2007 l’Associazione Culturale del Bangladesh di Arezzo ha adottato questa festa

Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar/Coordinamento Diversi Uguali©

nella nostra città con il contributo e il patrocinio fin da subito della Provincia e del Comune di Arezzo e della Circoscrizione “3” Saione. Ogni anno (quest anno è tornata in piazza G. Monaco) viene esposta al pubblico per una settimana una riproduzione del “Monumento ai Martiri della Lingua” posto a Dhaka, Bangladesh. Quest anno si sono avuti due momenti di festa: uno il 20 febbraio presso il sottochiesa della parrocchia di piazza Giotto e la festa conclusiva all’auditorium Montetini, hanno organizzato insieme l’evento l’Associazione Culturale del Bangladesh e il Coordinamento Diversi Uguali

di Arezzo, hanno collaborato alla realizzazione: Migrantes Onlus, Officina della Cultura, Arci Arezzo, Centro di Documentazione, Associazione D.O.G., Associazione italo-rumena “Dacii”, Associazione dei Dominicani. Ad Arezzo questo evento fatto da interventi, spettacoli, video, magari in futuro veri e propri dibattiti può divenire un appuntamento permanente importante, se si riuscirà a farlo conoscere e avvicinare a tutti, per riflettere su come vivono in questa città cittadini italiani e cittadini di altre nazionalità e sullo stato della conoscenza, comprensione e relazioni fra culture diverse. n

Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar/Coordinamento Diversi Uguali©


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Un sito web per l’integrazione di Francesco Rodolfi - Servizio Politiche Sociali, Provincia di Arezzo

Un sito web dedicato alla popolazione straniera per promuovere l’integrazione nel territorio della provincia di Arezzo.

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’ disponibile a partire dalla fine del mese di marzo un nuovo portale web contenente un ricco repertorio di notizie utili su scuola, casa, lavoro, salute e su molti altri servizi presenti sul territorio, oltre alla documentazione utile relativa alla condizione di straniero in Italia e notizie su eventi interculturali, attività ed iniziative delle associazioni. Il sito web si rivolge in primo luogo

ai cittadini stranieri e si propone come strumento d’informazione e di aiuto nell’accesso ai servizi, illustrando gli aspetti essenziali della vita in Italia e indicando le procedure fondamentali ad essi collegati. Si tratta di una iniziativa che coinvolge la Provincia, la Prefettura, il Comune di Arezzo e tutti i Comuni della provincia attraverso le Conferenze Zonali dei Sindaci e realizzata nell’ambito del Progetto Le Città

Plurali cofinanziato dal Ministero dell’Interno – Fondo UNNRA. L’obiettivo principale è il miglioramento dell’accesso alle informazioni e ai servizi da parte della popolazione straniera, ma insieme l’intento è quello di promuovere l’integrazione culturale nel nostro territorio. http://lecittaplurali.provincia.arezzo.it

Popoli News consiglia

Festa dei Popoli 2010 di Marco Mascalchi

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a Festa dei Popoli è un evento che offre a tutta la comunità cittadina un messaggio positivo sulla convivenza e sulle opportunità dell’accoglienza e coinvolge tutti quei settori della società civile che si adoperano per la causa dell’accoglienza e dell’integrazione. L’ Associazione Migrantes Onlus organizza dal 2003 ad Arezzo, per conto della Migrantes diocesana, la “Festa dei Popoli”. Il 16/05/2010 le varie comunità nazionali o etniche allestiranno in Piazza Giotto dei gazebo dove mettere in mostra oggetti ed immagini che raccontano del proprio paese e della propria cultura di origine e realizzeranno un spettacolo folkloristico. Inoltre verrà offerto al pubblico un assaggio di prodotti gastronomici tipici dei vari paesi. Foto: Andrea Laurenzi©

Letture a cura di Gerarda Lo Russo

La vita davanti a sé

Creatura di sabbia

Roman Gary

Tahar Ben Jelloun

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l colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente

inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes , vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d’Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt conLa vita davanti a sé, l’inventore di un gergo da banlieu e da emigrazione,

il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary. A trent’anni di distanza dalla sua prima edizione, la Biblioteca Neri Pozza pubblica questo capolavoro della letteratura francese contemporanea. «Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa» (Stenio Solinas).

È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l’esistenza è vista e raccontata con l’innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono «gente che si difende con il proprio culo», e «gli incubi sogni quando invecchiano».

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n un paese senza età, che è anche il Marocco di oggi, nasce dopo sette sorelle Mohamed Ahmed. Nasce femmina, ma per volere del padre, che non vuole

disperdere il patrimonio accumulato, crescerà maschio a dispetto del suo corpo, e dovrà reggere la casa e la servitú, essendo riconosciuta da tutti come nuovo capofamiglia. Il romanzo è la storia di un’identità inventata, di una metamorfosi coatta, dei turbamenti, delle ossessioni, delle violenze e dei paradossi che ne derivano. Ed è anche una finestra aperta sul mondo arabo, sulle sue tradizioni e sui suoi tabú, che ancora oggi stentiamo a capire.


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Diritti e doveri | Cittadinanza

Cittadinanza:

istruzioni per la richiesta di Paola Miraglia Il cittadino straniero può presentare domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana presso la Prefettura della città dove è residente: 1) dopo 10 anni di residenza legale (quindi iscrizione anagrafica) continuativa sul territorio italiano; 2) dopo 3 anni di matrimonio con un cittadino italiano (se il cittadino straniero è residente all’estero); 3) dopo 2 anni di matrimonio con un cittadino italiano (se il cittadino straniero è residente in Italia); 4) dopo 1 anno di matrimonio con un cittadino italiano in presenza di figli, anche adottivi; E’ da sottolineare che il rapporto matrimoniale

deve sussistere almeno fino all’adozione del provvedimento di riconoscimento della cittadinanza da parte del Ministero dell’interno; 5) di diritto, all’età di 18 anni, (la richiesta deve esser tassativamente fatta entro un anno!), se nato in Italia da genitori stranieri, a condizione che sia iscritto all’anagrafe del Comune, senza interruzioni, fin dalla nascita. Queste nuove regole per richiedere la cittadinanza italiana sono state introdotte con legge 94 dell’8 agosto 2009 e sono valide anche per le domande presentate prima dell’8 agosto 2009 da non oltre due anni. Si ricorda inoltre che è stato introdotto il pagamento di un contributo di 200 euro per tutte le domande che verranno presentate. n

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Bagong pamantayan sa citizenship ( pumunta ay alamin sa office ng Prefettura 1) Pagkatapos ng 10 taon paninirahan na legal (nakarihisto sa comune anagrafy kasalukuyan naninirahan par in sa Itala). 2)Pagkatapos ng tatlong taon kasal sa isang Italiano(kung ang asawa ay nasa ibang bansa) 3) Pagkatapos ng dalawang taon ikinasal sa isang Italiano.(kailangan ang 2 paninirahan sa territorio ng Itala pagkatapos ng kasal).. 4)Pagkatapos ng isang taon ng ikinsal sa isang Italiano na may anak o ampon. (ang pananatiling kasal hanggang sa maaprubahan ang gran-entitlement for citizenship.Kung sa panahon na pinagaaralan ang aplikasyon,ang

mag-asawa ay naghiwalay o mawalan ng bisa ang kasal.ang dayuhan asawa ay mawawalan ng karapatang mag-acquire ng Italain citizenship at ang application ay mari-reject. 5)Ang karapatan ng isang 18 years old.(kailangan mag-apply bago magtapos ang isang taon.)kung sa Italya ipinanganak,kahit ang mga magulang ay istranghero,dapat nakarihistro sa commune anagrafy simula ng pinanganak. Ito ang bagong regolasyon ng pag-apply ng italian citizenship.Sa batas no.94 na ipinatupad noong ika-8 ng agosto ng 2009. Ipinapaala ang bayad ay 200 euro.para sa pagaapply. n

A foreign national can request Italian Citizenship at the Prefettura of his city of residence: 1) after 10 years of continuous legal residency (recorded by the anagrafe/Births, Deaths and Marriages Office); 2) after 3 years of marriage to an Italian citizen (if the foreign national resides overseas); 3) after 2 years of marriage to an Italian citizen (if the foreign national resides in Italy); 4) after 1 year of marriage to an Italian citizen with the presence of children, even if they’re adopted; It must be emphasised that the marriage must last at least until the adoption of the “provvedimento di riconoscimento della

cittadinanza” by the Ministero dell’interno; 5) by right, at the age of 18, (the request must absolutely be made within one year of your birthday), if you were born in Italy to nonItalian parents, if you have been registered continuously at the Anagrafe of your Comune without interruptions since your birth. These new rules for requesting Italian Citizenship were introduced with Law 94 of the 8th of August, 2009 and are valid for requests made up two years before its introduction. You are also reminded that a payment of 200 euros was introduced for all citizenship requests. n

Shtetasi i huaj mund të paraqisë kërkes për njohjen e nënshtetësisë italiane në Prefekturën e qytetit ku banon: 1) pas 10 vjet rezidencë të ligjshme (i regjistruar në gjendjenë civile) pa ndërprerje në shtetin Italian; 2) pas 3 vjet martesë me një qytetar italian (nëse shtetasi i huaj është rezident jashte shtetit); 3) pas 2 vjet martesë me një qytetar italian (nëse shtetasi i huaj është rezident në Itali); 4) pas 1 viti nga martesa me një qytetar italian në prani të fëmijëve, duke përfshirë edhe fëmijët e adoptuar; është për të theksuar se martesa duhet të egzistoj të paktën deri në miratimin e masës

së njohjes së shtetësisë nga Ministria e Brendshme; 5) me ligj, në moshën 18 vjeç, (kërkesa duhet të bëhet në mënyrë rigoroze brenda një viti!), nëse i lindur në Itali nga prindër të huaj, me kusht që është i regjistruar në gjendjen civile e Comunës, pa ndërprerje, që nga lindja. Këto rregulla të reja për të paraqitur kërkesën për nënshtetësinë italiane kanë hyrë me ligjin 94 e 8 gusht-it 2009 dhe janë të vlefshme edhe për kërkesat të paraqitura para 8 gusht-it 2009 nga jo më shumë se dy vjet më parë. Gjithashtu kujtohet se është përfshirë pagesa e një kontributi prej 200 euro për të gjitha kërkesat që do të paraqiten. n


Popoli News

Vallate aretine | Casentino

Integrazione in Casentino - work in progress di Stefania Teoni – Centro per l’Integrazione Casentino Il Centro per l’Integrazione del Casentino è stato inaugurato nel 2005 in collaborazione con l’associazione “La Casa”, che offre un servizio di inserimento abitativo per gli immigrati e, dal 2006, anche di cittadini italiani in stato di disagio socio-economico, con un servizio di informazione, orientamento e intermediazione per garantire l’accesso all’alloggio. L’agenzia, infatti, mette a disposizione un contributo finalizzato al pagamento dell’anticipo della caparra, nei casi in cui gli stranieri non siano in grado di provvedervi direttamente, contributo che il beneficiario si impegna a restituire. Nel corso del tempo si è osservato che le problematiche che spingono gli stranieri a rivolgersi al Centro per l’Integrazione sono legate, anche qui in Casentino, alla sicurezza– ricerca lavoro, alla documentazione per le pratiche di soggiorno e al dover far fronte economicamente alla permanenza sul territorio,

motivo per cui molti immigrati, come forma di risparmio e sopravvivenza, sono tornati alla coabitazione tra famiglie andando in contro a diversi problemi burocratici. Dal 2009 il Centro si occupa del progetto “Minicredito”, rivolto a soggetti in difficoltà economiche, i cosiddetti “non bancabili”, per i quali il Centro è tramite per l’accesso all’incontro con i funzionari de il Monte

dei Paschi di Siena. Attualmente i beneficiari risultano in maggioranza cittadini italiani. Sempre nel 2009 la Comunità Montana del Casentino ha aderito al progetto “Resisto” che prevede il passaggio definitivo di competenze riguardo i permessi di soggiorno dalle Questure ai Comuni. Con la compilazione della modulistica di Richiesta e rinnovo del permesso

di soggiorno, documenti per il ricongiungimento familiare ecc. Il Centro per l’Integrazione è ancora giovane, e i numeri, per quanto esigui rispetto alla città di Arezzo sono abbastanza consistenti 4.500 utenti, in 4 anni, supportati ed aiutati nel disbrigo pratiche e gli altri servizi visti fin qui. Parlare di integrazione è difficile, ma non impossibile, work in progress. n

Foto: Marco Mascalchi/Coordinamento Diversi Uguali©

Integrazione: a che punto siamo? di Lorenzo Luatti - Ucodep e Francesca Rodolfi - Servizio Politiche Sociali, Provincia di Arezzo Difficile trovare una parola più abusata, ambigua e controversa di “integrazione”. Ognuno la intende con i propri parametri interpretativi, con le proprie ideologie; chi la evita, preferisce parlare di interazione, convivenza interculturale, inclusione… E’ utile riconsiderare i significati dell’integrazione alla luce delle pratiche e delle politiche realizzate nei territori. È quanto ha fatto una ricerca realizzata a fine 2009 sull’intero territorio provinciale, promossa dal Progetto “Le Città Plurali” (capofila Provincia di Arezzo). Attraverso una decina di incontri, complessivamente un centinaio di persone tra esperti, amministratori locali, migranti, operatori dei servizi e delle associazioni sono stati chiamati a discutere questioni al contempo semplici e complesse: qual è lo stato dei rapporti tra servizi pubblici e cittadini stranieri? e tra questi e la popolazione autoctona? Quali bisogni e quali criticità? e soprattutto: quali azioni sono necessarie per migliorare la convivenza sul territorio e la qualità dei servizi per tutti? Ecco, in “pillole”, alcuni dei punti emersi (l’intero Rapporto di ricerca sarà presto disponibile sul sito della Provincia di Arezzo). Nell’analisi delle criticità è stato osservato, anche nella nostra provincia è mancata una riflessione collettiva su significati, sviluppi e conseguenze dell’immigrazione e pertanto non sono state messe a punto delle politiche di integrazione strutturate, condivise, che considerassero e tenessero assieme le molteplici variabili e dimensioni che entrano in gioco. La difficoltà della messa in rete dei vari servizi che hanno a che fare con l’immigrazione, è stata espressa in tutti gli incontri. Altre criticità rilevate attengono alla presenza di spazi urbani non inclusivi; alla tendenza dei giovani figli di migranti all’isolamento o all’aggregazione su base nazionale; alla difficoltà istituzionale a

comunicare con i migranti, visto anche il numero ridotto di associazioni di migranti formalizzate; alla scarsità delle risorse economiche che le istituzioni possono dedicare a progetti di inclusione sociale. E’ emersa, con forza, la questione centrale relativa alla scarsa conoscenza della lingua italiana, che rende più difficile l’interazione con i servizi e con la popolazione autoctona, e che riguarda in particolare la popolazione femminile immigrata più spesso in condizione di marginalità, “segregazione”, invisibilità. E poi, con la grave crisi economica globale, è tornata alla ribalta la “questione lavoro”, Per i migranti si sta evidenziando una spirale del tipo: perdita del lavoro, ritorno alla coabitazione e conseguenti problemi di sovraffollamento, conflitti con i vicini, depressione (alcolismo…), caduta nell’illegalità, rientro nel paese di origine dell’intera famiglia e di alcuni componenti. Nella parte propositiva, sono state condivise come strategie facilitanti la valorizzazione dell’extrascuola come laboratori di intercultura, il coinvolgimento delle associazioni di volontariato nei processi di integrazione (sport, linguaggi artistici…), la strutturazione dei percorsi di inclusione ad hoc (donne, i bambini o gli adulti in via di formazione lavorativa..); la creazione e rigenerazione di luoghi/spazi urbani dedicati all’incontro, lo scambio, la conoscenza, il riconoscimento reciproco tra autoctoni e migranti. Infine negli incontri ha sempre aleggiato una consapevolezza tra i partecipanti: solo quando riusciremo a comprendere meglio e ad “assimilare” le trasformazioni profonde prodottesi in questi anni, quando impareremo a considerare aretini a tutti gli effetti anche questi nuovi cittadini – con tratti somatici, colore della pelle, accenti differenti –, allora potremo

dire che un grande passo in avanti sulla via dell’integrazione è stato fatto. In definitiva, ad “integrarsi” in questo scenario di crescente

pluralismo culturale ed etnico della popolazione, è la società aretina nel suo complesso e non solo i migranti. A vantaggio di tutti. n

Foto: Demostenes Uscamayta Ayvar/Coordinamento Diversi Uguali©

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Popoli News - 2 - Aprile 2010