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contenuti 6 / Giugno 2013 Direttore responsabile Sirio Marcianò 3 6 8 9 12

Messaggio del Presidente Internazionale

Un mondo di service

Un mondo di service di Wayne A. Madden Riempiamo il vuoto di Sirio Marcianò Dagli aiuti umanitari alla conoscenza di Wayne A. Madden Il coraggio di sognare di Gabriele Sabatosanti Scarpelli Cittadini del mondo di Ermanno Bocchini

mondolions 13 Amburgo ci attende di Wayne A. Madden 14 Due proposte in votazione 15 Sight First salva la vista nell’Europa Orientale di Allie Stryker

congresso nazionale 17 Dal presente al futuro di Sirio Marcianò 19 Il congresso di Taormina… in 60 righe 20 Vi invito a sognare e a dare concretezza ai vostri sogni di Gabriele Sabatosanti Scarpelli 21 Più visibilità, migliore strutturazione di Alessandro Emiliani 24 I Lions per l’Expo Milano 2015 di Cesara Pasini 26 Analisi dell’evento di Antonio Pogliese 28 Il lionismo italiano: quale futuro? di Luciano Aldo Ferrari 29 Le 11 relazioni al workshop di Taormina 37 In memoria di Giovanni Rigone

5 milioni di euro 43 Tutti uniti… sarebbe ora di Sirio Marcianò

multidistretto 47 Il Presidente Internazionale in Italia - Madden a Roma 48 Madden al 50° del Lions Club Enna

Di Wayne A. Madden

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l Premio Nobel per la Pace Albert Schweitzer un giorno venne interrogato da un giovane che desiderava ricevere suoi consigli sulla vita. Egli rispose: “Non so quale sarà il vostro destino, ma una cosa la so... saranno davvero felici solo coloro che hanno cercato e trovato il modo di servire”. Noi Lions lo sappiamo. Nei mie viaggi per il mondo quest’anno ho incontrato Lions di tutte le età, professioni e status socio-economico. Eppure noi condividiamo una certa soddisfasegue a pagina 8

I 10 numeri di questa annata

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“Lion” accoglie i contributi dei lettori

colophon Lion - Edizione italiana ● Mensile a cura dell’Associazione Internazionale dei Lions Clubs, Multidistretto 108 Italy ● Giugno 2013 ● Numero 6 ● Anno LV ● Annata lionistica 2012/2013 Direttore responsabile Sirio Marcianò ● Vice direttore Bartolomeo Lingua Redazione: Vito Cilmi, Alessandro Emiliani, Giuseppe Innocenti, Domenico Laruffa, Antonio Laurenzano, Antonio Marino, Marcello Paris, Elisa Prato (Leo club), Franco Rasi, Umberto Rodda, Carlo Alberto Tregua, Ernesto Zeppa. Comitato della rivista: Pasquale D’Innella Capano, Domenico Messina (presidente), Alfonso Giambelli. Direttore Amministrativo Pietro Trevisi.

Gli articoli proposti per la pubbli pubblicazione su “Lion” devono essere inviati per e-mail all’indirizzo rivistathelion@libero.it entro il 18 del mese, per rispettare la tempistica di pubblicazione del mensile. La redazione si riserva il diritto di eseguire sui testi pervenuti interventi formali, anche di riduzione, per migliorarne la leggibilità, e di stabilire se, quando e in quale spazio della rivista pubblicare l’articolo (molte notizie sono più adatte alle riviste distrettuali o interdistrettuali). Il testo degli articoli deve essere il più conciso possibile e comunque deve avere una lunghezza massima di 3.800 caratteri spazi inclusi, non deve avere sottolineature, né grassetti e neppure parole in maiuscolo. I termini stranieri seguono la grammatica italiana, e perciò non hanno la “s” al plurale. La lunghezza degli scritti è anche legata al posizionamento dell’articolo nella rivista. Nel “Mondolions”dovrà essere limitata a 2.800 battute; nel “Multidistretto a 3.800 battute (2.000 nella rubrica dedicata agli aggiornamenti sui “Service di rilevanza nazionale”); nel “Magazine” 3.800; nei “Distretti e dintorni” 2.500 battute (1.000 per lo spazio dedicato al “cartellone”). L’immagine deve identificare e completare il testo. Le foto devono essere nitide, con buon livello di contrasto e con soggetti identificabili. Inoltre, devono essere accompagnati da brevi didascalie.

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Collaboratori: Giulietta Bascioni Brattini, Ginetta Bergodi, Ferdinando Maria Brami, Giorgio De Regibus, Massimo Fabio, Monica Guidi, Angelo Iacovazzi, Chiara Irene Lamanna, Achille Melchionda, Carlo Padula, Giuseppe Pajardi, Immacolata (Titti) Parisi, Maria Pia Pascazio Carabba, Paolo Piccolo, Massimo Ridolfi, Francesco Giuseppe Romeo, Mario Santini, Angelo Scialpi, Maria Solimene Serio, Lucio Vacirca. Art director: Amelia Casnici Marcianò

Executive Officer

● Presidente: Wayne A. Madden, Indiana, USA

● Immediato Past Presidente: Wing-Kun Tam, Hong Kong, Cina ● Primo Vice President: Barry J. Palmer, Berowra, Australia ● Secondo Vice President: Joe Preston, Dewey, Arizona

We Serve

International Office: 300, 22nd Street, Oak Brook - Illinois - 8842 – USA International Headquarters Personnel - Managing Editor: Patrick F. Cannon - Senior Editor: Robert Kleinfelder - Associate Editor: Pamela Mohr - Assistance Editor: Lee Anne Guetler Graphics Menager: Connie Schuler - Production and advertising Manager: Mary Kay Rietz - Circulation Manager: Robert Hass - Advertising Sales Chicago: Mary Kay Rietz

Direttori internazionali 2012-2013

Benedict Ancar, Bucarest, Romania • Joaquin Cardoso Borralho, Portugal • Jaime Garcia Cepeda, Bogotà, Colombia • Marvin Chambers, Fillmore, Saskatchewan, Canada • Jui-Tai Chang, Taiwan • Bob Corlew, Tennessee USA • Claudette Cornet, Pau, France • Kalle Elster, Tallinn, Estonia • Stephen Michael Glass, Bridgeport, West Virginia, USA • Jagdish Gulati, Allahabad, India • Dave Hajny, Ennis, Montana, USA • Judith Hankom, Hampton, Iowa, USA • John A. Harper, Cheyenne, Wyoming, USA • Tsugumichi Hata, Sendai, Miyagi, Japan • Mark Hintzmann, Watertown, Wisconsin, USA • Sangeeta Jatia, Kolkata, West Bengal, India • Sheryl May Jensen, Rotorua, New Zealand • Stacey W. Jones, Miami Gardens, Florida, USA • Pongsak “PK” Kedsawadevong, Muang District, Thailand • Tae-Young Kim, Incheon, Korea • Donal W. Knipp, Auxvasse, Missouri, USA • Sunil Kumar R., Secunderabad, India • Carolyn A. Messier, Windsor Locks, Connecticut, USA • Kenneth Persson, Vellinge, Sweden • Joe Al Picone, Brenham, Texas USA • Alan Theodore “Ted” Reiver, Wilmington, Delaware, USA • Brian E. Sheehan, Bird Island, Minnesota, USA • Junichi Takata, Toyama, Japan • Ichiro Takehisa, Tokushima, Japan • Klaus Tang, Neustadt, Wied, Germany • Carlos A. Valencia, Miranda, Venezuela • Sunil Watawala, Sri Lanka • H. Hauser Weiler, Kilmarnock, Virginia, USA • Harvey F. Whitley, Monroe, North Carolina, USA • La rivista “Lion” è una pubblicazione ufficiale del Lions Clubs International e viene pubblicata, su autorizzazione del Consiglio d’Amministrazione Internationale, in 20 lingue: inglese, spagnolo, giapponese, francese, svedese, italiano, tedesco, finlandese, fiammingo-francese, coreano, portoghese, olandese, danese, cinese, islandese, greco, norvegese, turco, tailandese ed hindi. Redazione: The Lion - via Gramsci 5 - 25086 Rezzato - e-mail: rivistathelion@libero .it Organizzazione redazionale, stampa e distribuzione a cura della Magalini Editrice Due - Rezzato (Brescia). Stampa: Tiber S.p.A. - Brescia - Via Volta 179. Redazione Internet www.rivistathelion.it Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 45/2000 del 23 agosto 2000. Gli articoli pubblicati rispecchiano il pensiero degli autori e non necessariamente quello della redazione.


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Madden a Limbiate di Sirio Marcianò Madden a Milano Il futuro dei lions di Gian Andrea Chiavegatti Troppi giovani muoiono sulle strade di Giovanni Lo Presti Fight 4 Energy a “Kinshasa” di Gianfranco Lucchi e Gianfranco Ferradini Acqua bene primario di Piero Manuelli Un pranzo in più… di Giuseppe Innocenti I lions sono cambiati di Paolo Piccolo Noi ragazzi del ‘99 di Franco De Toffol Impariamo dai Leo di Ernesto Zeppa Parliamoci di Giorgio Amadio Sveglia! E’ ora di muoversi di Alberto Castellani

magazine

63 Europa… andare oltre la crisi! di Antonio Laurenzano 66 L’Italia ha bisogno di una terapia d’urto di Giulietta Bascioni Brattini 67 Cause ed effetti di Achille Melchionda 70 Pensieri in libertà di Franco Rasi 70 Menzogna e calunnia mali da combattere di Carlo Alberto Tregua

distretti e dintorni 71 72 73 74 75

Donne & Lions di Bruno Ferraro Da Taipei a Selargius Cosa possiamo fare noi lions… di Maria Franzetta Violenza e… femminicidi di Giuseppe Franchini Educhiamo i giovani al rispetto di Ernesto Zeppa

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Parliamo ai giovani di prevenzione di Annalisa Stigliano La carità è amare di Eugenio Emilio Potortì Un senso al tempo che si è fermato di Nino Leone Etica e politica di Ines Vassallo Premi Taormina per le arti e le scienze

rubriche 11 39 40 59 60 62 65

Posta celere di Pino Grimaldi Lettere Visti da dentro di Sergio Maggi I numeri… dei Lions di Vito Cilmi Mondoleo Libri Lions di Umberto Rodda Parole al vento di Pasquale d’Innella Capano

I lions... e l’economia

Intervista di Antonio Laurenzano all’economista Alberto Quadrio Curzio su “Europa... andare oltre la crisi” e intervista di Giulietta Bascioni Brattini al Presidente della Confindustria Giorgio Squinzi su “L’Italia ha bisogno di una terapia d’urto”. Alle pagine 63-67. AVVISO Per dare il giusto risalto agli avvenimenti di rilevanza nazionale ed internazionale, non sono stati inseriti in questo numero della rivista numerosi articoli riguardanti lo spazio dedicato al “Magazine”, ai “Distretti” e, in parte, delle “Lettere”.

Madden in Italia La cronaca della visita in Italia del Presidente Internazionale Wayne Madden è alle pagine 47-49. In questo spazio l’incontro di Madden con il Presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo e con il Vice Sindaco di Roma Sveva Belviso.

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Il nostro mondo

Editoriale

Riempiamo il vuoto Di Sirio Marcianò

I

n un’altra pagina della rivista c’è qualcuno che ci invita a sognare. E lo fa con l’entusiasmo di chi ci crede e di chi conosce la vera forza della nostra associazione. Anch’io credo nei sogni e ci credo da anni, perché sognare fa parte del nostro mondo e può portare a risultati entusiasmanti. Provate ad immaginare che cosa succederebbe se tutti i lions e i leo del nostro multidistretto decidessero di portare avanti in Italia un solo progetto importante: verrebbe raggiunto un obiettivo di gran conto e rilievo a favore dei nostri connazionali più bisognosi, e tutti gli altri service non subirebbero danni, perché per raggiungere quell’obiettivo basterebbe una piccola parte di quanto noi lions italiani gestiamo annualmente con le sole nostre quote sociali. E che dire della nostra immagine? Attualmente intorno a noi c’è il vuoto. Raggiungere un obiettivo di rilievo ogni tanto darebbe la giusta immagine là fuori, e con l’immagine aumenterebbero il senso di appartenenza, la motivazione e l’entusiasmo dei soci. Vogliamo continuare ad essere il bancomat delle altre associazioni? Vogliamo spargere in migliaia di rivoli le nostre risorse? Vogliamo un futuro da sottostimati, informe, dispersivo? Vogliamo vedere assottigliarsi sempre di più le nostre fila? Bene! Continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto... Desideriamo, invece, un futuro da protagonisti? Desideriamo realizzare progetti tutti nostri e in grado di

affrontare problematiche complesse? Bene! Proviamo a sognare... Ma per farlo abbiamo bisogno di uomini, donne e giovani che abbiano il coraggio di rischiare per realizzare un qualcosa degno della prima associazione di servizio del mondo. Così come abbiamo bisogno di partecipazione, di motivazione, di stimoli, di concentrazione delle forze e di fiducia in noi stessi. Solo così potremo riempire il vuoto che ci circonda... Perché la gente continua a non conoscerci e la colpa è soltanto nostra! In 62 anni in Italia, non abbiamo ancora fatto sapere a chi ci sta attorno chi siamo realmente e che cosa facciamo. Prima o poi anche gli altri dovranno sapere che ci siamo e ci siamo non per andare a cena, ma per combattere le sofferenze di milioni di persone. E lo facciamo con i nostri sogni, che altro non sono che le nostre idee, le nostre professionalità e la forza dei nostri numeri. Idee, strategie e numeri che ci possono far raggiungere obiettivi impensabili. Giovanni Rigone… saluto un amico Desidero ricordare con affetto un vero amico, un lion stimato da tutti per il suo carattere aperto; un amico sempre pronto a dare tutto se stesso a chi gli chiedesse un consiglio o un suggerimento. Lascia un gran vuoto nel suo club, il Pavia Host, nel suo distretto, l’Ib1, nel nostro multidistretto e in tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di frequentarlo in tante occasioni e per parecchi lustri. (S.M.)

Aron Bengio eletto alla guida dell’Osservatorio della Solidarietà Mediterranea

L

a Conferenza del Mediterraneo si tiene ogni anno a rotazione in uno dei 17 Multidistretti, Distretti, Zone che compongono l’Osservatorio della Solidarietà Mediterranea. Questo Ente Lions sovrintende all’organizzazione della Conferenza ed è retto da un Consiglio Direttivo che elegge nel suo seno il proprio Coordinatore ogni due anni. Nel corso della recente Conferenza svoltasi a Lubiana a marzo 2013 è stato eletto il PDG Aron Bengio - già nominato dal nostro C.d.G. rappresentante del MD 108 Italy - per il biennio 2013/15. Aron Bengio aveva già fatto parte del Comitato di Coordinamento nel perido 2006-2011. L’elezione è avvenuta a scrutinio segreto ed è stata favorita dal voto di tutti i paesi della riva sud, dal Marocco all’Egitto, Libano, Turchia. 6

Il MD Italia, già geograficamente bene collocato al centro del Mediterraneo e ben proteso verso il Nord Africa e già molto attivo nella collaborazione lionistica mediterranea grazie all’operato dei Distretti Ab e Y, avrà senz’altro così la simpatia di quelle aree dove più è necessaria la nostra dedizione al servizio, tenendo anche presente che sono aree francofone, ove anche il PDG Aron Bengio, MJF della Francia, può contare con un grande spirito di collaborazione. Speriamo così di avere tutti i numeri per dare all’Osservatorio le migliori possibilità per rispondere ai suoi obiettivi statutari. Da notare infine che la prossima Conferenza del Mediterraneo si terrà a Tangeri, città natale di Aron Bengio, a marzo 2014. Un augurio affinché “le coeur et la raison” vadano insieme al meglio.


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Il nostro mondo

Messaggio del Presidente Internazionale

Un mondo di service Di Wayne A. Madden zione interiore. Troviamo uno scopo e un significato nell’aiutare gli altri. Avete mai sentito nominare lo “sballo del corridore”? Si tratta di una sensazione di euforia provocata dal naturale rilascio di endorfine durante l’attività fisica. Beh, essere Lions provoca “lo sballo del volontario”. Fare volontariato è un’attività positiva e spesso gioiosa. Perdonate il mio debole tentativo di umorismo, ma abbiamo fatto tanto volontariato e senza dubbio sperimentato così tanto “sballo del volontario” che non vorremmo che la Direzione Centrale Antidroga ci tenesse d’occhio. I club hanno abbracciato il “Programma d’Azione per la Lettura”. I numeri non sono definitivi, ma già 14.608 club hanno segnalato 64.507 attività, più di 2,3 milioni di ore di servizio e 6,3 milioni di persone servite. Molti Lions hanno preso parte anche alle campagne di servizio mondiali incentrate sui giovani, sulla vista, sulla fame e sull’ambiente. Finora, abbiamo servito 6,4 milioni di persone ed offerte 1,9 milioni di ore di servizio

(segue da pagina 3)

in questi ambiti. Aggiungete tutte le altre attività di servizio che abbiamo svolto e vedrete che abbiamo ruggito in maniera eccezionale nel 2012-13. Linda ed io siamo profondamente grati per l’ospitalità e il calore dei Lions che abbiamo incontrato. Siamo straordinariamente impressionati dalla dedizione e dalla passione dei Lions. So che i Lions sono orgogliosi di quanto portato a compimento nei rispettivi club. Ma Linda ed io abbiamo avuto la possibilità di addentrarci un po’ più approfonditamente nella foresta ed è incredibile quanto facciamo. Il Presidente degli Stati Uniti Teddy Roosevelt una volta disse: “Fai quello che puoi, con quello che hai, dove sei”. I Lions fanno proprio questo. Ma aggiungiamo gli sforzi che i club fanno insieme ed è sconcertante quanto i Lions realizzano in un “Mondo di Service”. Siate orgogliosi di essere Lions, continuate a servire come Lions e a rendere il mondo un posto migliore.

Dagli aiuti umanitari alla conoscenza on il mio motto “In un mondo di servizio” ho chiamato tutti Campus di Cittadinanza Umanitaria consistente C i Lions del mondo a espandere i nostri service per accet- in una scuola, una infermeria e una fattoria tare le nuove sfide. destinate ad insegnare ai giovani africani del Una delle sfide più grandi delle nostre comunità è il problema dell’analfabetismo e degli ostacoli all’educazione: troppe persone combattono con l’alfabetismo. Noi non possiamo ignorare più a lungo questo problema. Dobbiamo costruire, nella nostra storia, nuove scuole che aiutino gli analfabeti a leggere e che siano in grado di insegnare alle scolaresche, cambiando la vita dei nostri giovani, attraverso programmi come il programma Lions Quest. Io sono convinto che noi siamo pronti a lavorare sempre in modo più impegnato per combattere l’analfabetismo e promuovere nuove opportunità, attraverso l’educazione dei giovani. Il nostro motto We serve non è stato mai tanto appropriato come al giorno d’oggi. Noi dobbiamo continuare a tessere la nostra storia e la nostra visione con tutti coloro che possono diventare nostri soci creando, così, una nuova generazione di Lions. Per questa ragione è per me un gran piacere presentare questa nuova Rivista, “Cittadinanza umanitaria”, curata dal “Centro Internazionale di Ricerche per lo sviluppo e la pace fra i popoli” del Distretto 108 Ya. Sono stato particolarmente impressionato dal metodo che la Rivista ha adottato, nel perseguire la sua missione, che consiste nel promuovere la ricerca scientifica e, al tempo stesso, lanciare progetti pilota per l’applicazione pratica dei risultati delle ricerche. Il metodo della ricerca è, oggi, tradotto in pratica nella Repubblica del Mali, dove il Centro Ricerche, dopo aver svolto tutte le ricerche opportune, sta costruendo un vero e proprio

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Mali come possono aiutare se stessi costruendo conserve di pomodoro, utilizzando i pomodori copiosi della loro terra. Questo Progetto illustra in modo eccellente come la strada degli aiuti umanitari possa essere convertita in un progetto di investimenti umanitari per creare non più dipendenza dalla carità, ma uno sviluppo autonomo delle comunità locali, attraverso una combinazione di etica ed efficienza e, cioè, donazioni e azioni, orientare allo sviluppo. Io desidero ringraziare il prof. Ermanno Bocchini, Past Direttore internazionale, e il Preside della facoltà di Scienze politiche dell’Università Luiss di Roma, prof, Sebastiano Maffettone, per la borsa di studio in favore del giovane studente maliano, Yacouba Sabere Mounkoro, che prenderà la laurea specialistica in Relazioni Internazionali presso l’Università Luiss di Roma e avrà l’opportunità di utilizzare la laurea, dirigendo la costruzione del nuovo Campus che il Centro ricerche sta costruendo nel Mali. Questo Progetto è, in sostanza, un esempio molto convincente di investimenti in capitale umano e, cioè, nella conoscenza, idonea a creare un autonomo sviluppo dei maliani. Formulo gli auguri più sinceri per i vostri programmi futuri. Wayne Madden Lions Clubs International President


Il nostro mondo

La nota del CC

Il coraggio di sognare Di Gabriele Sabatosanti Scarpelli * Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni (Paulo Coelho).

C

are amiche ed amici Lions, permettemi di rendere noto il senso di soddisfazione che ho raccolto nel corso di quest’anno lionistico da parte di molti soci con i quali ho condiviso idee, progetti e punti di vista. Stiamo attraversando un momento di trasformazione, come è emerso nel corso del recente Congresso Nazionale di Taormina durante il quale si è spesso sentito parlare in modo diverso dal solito. Ed è proprio in questo momento, in cui molte sono le incertezze e cominciano a vacillare i punti di riferimento di sempre, che ho percepito uno spirito proficuo e la voglia di valorizzare i nostri principi sulla base di percorsi differenti. Vi ho detto questo, perché ho sentito molti Lions desiderosi di uscire dal guscio per mettersi in gioco, per mescolarsi in mezzo alla gente, per trasmettere i nostri valori, per offrire il loro fattivo contributo di idee ed azioni, per creare un mondo migliore, attraverso l’operare insieme al servizio dei nostri obiettivi. Comincia ad emergere uno spirito diverso, che è quello della speranza di riuscire a farcela, della voglia di costruire di chi intensamente ci crede, di chi vuol vivere sulle ali dell’entusiasmo che dà il “fare del bene”. Insomma... Sento intorno a me nascere un popolo di sognatori. E questo è incoraggiante perché il sogno rappresenta un segno di speranza, il desiderio di raggiungere mete ambiziose, la voglia di realizzare qualcosa di importante. Sognando si guarda il cielo e il sogno si colora di azzurro. Sognando si guarda con fiducia al raggiungimento del bene, al desiderio di trascendere le aspirazioni quotidiane per cercare la pace, per cercare il

benessere interiore, per ritrovare un’intima felicità. L’uomo ha sempre guardato in alto per vedere il futuro, per cogliere nel firmamento i messaggi soprannaturali di un mondo migliore e quasi sempre, guardando il cielo, ha avuto la sensazione della immensità dell’universo e della grandezza trascendentale di ciò che ci circonda. Ed allora invitiamo i lions a sognare, ma con il coraggio e la volontà di dare concretezza ai propri sogni. E bisogna farlo con lo stato d’animo di chi è leale e sincero e con la determinazione e la convinzione che si riesca a trasformare i sogni in realtà, attraverso il proprio impegno, la propria dedizione e la propria capacità. Detto questo, permettetemi di lanciarvi una proposta: cominciamo a costruirlo questo popolo di sognatori, cominciamo a dire “io ci credo, io ci sto”, inviando un messaggio alla nostra rivista, indicando nome cognome, club di appartenenza ed email. Chi lo farà entrerà a far parte di un gruppo di persone che sono disponibili a mettersi in gioco, a metterci la faccia, ad affrontare la realtà con coraggio e con la voglia di sognare un mondo migliore. Quel mondo che, concretamente, saprà offrire a molte persone, meno fortunate di noi, la possibilità di tornare a sorridere. Una volta creato il gruppo, cominceremo a scriverci, a scambiarci le nostre idee, ad individuare i percorsi migliori per valorizzare quello spirito lionistico costruttivo nel quale fermamente crediamo e per soffiare sulla fiamma della speranza di chi, come noi, crede sia necessario accendere il cuore di tutti per aiutare i più deboli. Un forte abbraccio. Invia la tua adesione “io ci credo, io ci sto” a rivistathelion@libero.it *Presidente del Consiglio dei Governatori.

I 20 “fiori all’occhiello” A Limbiate sono stati presentati al Presidente Internazionale Wayne Madden i 20 “fiori all’occhiello” del lionismo italiano. Ecco i 20 titoli e il nome di chi li ha presentati ufficialmente... Campagna internazionale contro l’analfabetismo (DG Enrico Pons). Per la prevenzione della vista e l’aiuto ai non vedenti: Servizio Nazionale Cani Guida dei Lions (Gianni Fossati), Libro Parlato Lions (Giulio Gasaparini), Centro italiano Lions per la Raccolta degli Occhiali usati (Enrico Baitone), Fondazione Banca degli Occhi Melvin Jones (Gianni Caruana). Per i paesi nel bisogno: Acqua per la Vita (Piero Alberto Manuelli), Tutti a scuola in Burkina Faso (Gabriella Gastaldi), I Lions italiani contro le Malattie Killer dei bambini (Giovanni Spaliviero), Solidarietà Sanitaria Lions - So.

San. (Salvatore Trigona). Per la scuola: Lions Quest Italia (Maria Cristina Palma Biasin), Progetto Martina (Cosimo Di Maggio), AIDD, Associazione Italiana contro la Diffusione delle Dipendenze (Walter Migliore). Per i giovani: Scambi giovanili (Simone Roba), Campo Italia (Giovanna Bronzini), Campo Italia Disabili (Ivan Guarducci), Service nazionale “I giovani e la sicurezza stradale” (Luca Dal Prato). Per l’aiuto ai malati e la prevenzione delle malattie: Progetto Sordità (Rosario Marretta), Associazione Italiana Lions per il Diabete – AILD (Paolo Brunetti), Aidweb.org – Insieme ai Lions contro le Malattie Rare (Gianfranco Ferradini). Tema di studio nazionale: Dall’abuso sui minori alla violenza sulle donne: combattiamo il silenzio (DG Norberto Gualteroni).

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“Una macchina può fare il lavoro di cinquanta uomini comuni. Nessuna macchina può fare il lavoro di un uomo eccezionale.” Elbert Green Hubbard (1856-1915), scrittore e tipografo americano.

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Il nostro mondo

Posta celere

Fund raiser, vote raiser Pino Grimaldi *

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Taormina tutto sarebbe stato perfetto (quasi) se il Congresso non fosse stato funestato dal doloroso, impensabile accaduto al nostro carissimo Giovanni Rigone, accasciatosi privo di sensi - e non più ripresosi - sabato pomeriggio alla fine di un alto, vibrante, osannato discorso. Fino a quel momento un numero record di Delegati avevano dato vita ad un congresso ottimamente organizzato che andava liscio ad onta della votazione per il candidato direttore internazionale con otto Lions - sette gentiluomini ed una gentildonna - compostamente aggirarsi in sala e per vicoli a strappare anche l’ultimo consenso (abbracci, baci, strette di mano da fratture carpali!) come si conviene in una competizione tra persone per bene: ammirevole. Uno l’eletto: Roberto Fresia - auguri e complimenti! - 59,6% al ballottaggio con Anselmi, sei rimasti fuori alcuni con muso lungo, comprensibile, altri con nonchalance. Tutto bene. Ma non altrettanto per i fans. Nel mondo anglosassone esistono i raccoglitori di fondi, fund raiser, e quelli di voti, vote raiser. Di norma i primi sono abili nel raccogliere denaro per una iniziativa nobile, basti pensare a quanti e con successo in Italia - ma dappertutto - hanno lavorato raccogliendo fondi per Sight First. I secondi sono invece veri “speedy gonzales” nel raccattare voti per qualcuno o qualcosa, ed in genere - in politica ma anche da noi - non chiedono danaro ma fanno promesse a futura memoria, magnificando il loro

prodotto o candidato. Ciò avviene ogni qualvolta vi sia una elezione. Ed è interessante notare le modalità dell’approccio che vanno dal disinvolto al cospirativo, dal sornione al cardinalizio, con gestualità ammiccante o assentiva, senza giungere comunque a quanto avviene in parlamento dove i capo gruppi utilizzano il pollice verso o meno - in inglese “thumb up or down” per indicare il voto ai parlamentari. Ma ancor più interessante, da noi, dove sono i “vote raiser” ad essere maestri giungendo - penso alle elezioni per i vice governatori o altro - a creare gruppi che loro, capo bastoni, muovono a volte nella ignavia dei loro seguaci, ad libitum senza che vi sia ribellione perché ad ogni voto… corrisponde una promessa già fatta od in fieri. Sono persone che lavorano sempre, super presenzialisti, a volte con esperienze di “governo” e dunque con qualche credibilità: non sempre nell’interesse collettivo, più spesso “pro domo propria atque amico”. Ne conosciamo tutti alcuni; e penso vorremmo che oltre ai voti fossero abili nel raccogliere fondi per chi soffre perché in quel caso sarebbero ottimi Lions: non dunque da criticare, ma ammirare ed emulare. Ci si faccia un pensierino. In fondo non è mai troppo tardi. Arrivederci ad Amburgo: terza Convention in Europa, dopo Nizza (1962) e Birmingham (1998). *Presidente Internazionale Emerito.

E’ accaduto...

I

l Governatore Olivi, prima di iniziare i lavori del Congresso, ha dato la parola al presidente del club di Trieste Runti, il quale si è detto lieto di portare il saluto del Club dell’italianissima Trieste ai Lions convenuti da tutta Italia. Lo ha ringraziato il Governatore Olivi ricambiando il saluto del lionismo italiano alla città che è tanto cara al cuore di tutti gli italiani, simbolo vivente dell’amor patrio, e ha quindi dato lettura dei due telegrammi pervenuti dalla Presidenza della Repubblica a nome del Presidente Segni, Presidente onorario del Congresso, e dal Presidente Leone. Tali telegrammi sono stati accolti da applausi ed è stato deliberato inviare ai due insigni Lions il saluto di tutti

i Congressisti. Il Governatore Olivi ha quindi ricordato i 66 Lions deceduti durante l’anno e l’Assemblea ha osservato in piedi un minuto di commosso raccoglimento. Rilevato come il numero dei club italiani sia salito nel 1962-63 di 11 club e come vi sia stato un incremento effettivo del lionismo italiano di 827 nuove unità, il Governatore Olivi ha messo in rilievo come l’Italia si trovi in posto eminente tra i Distretti Europei con una media di 48 soci per club. (Cerimonia d’apertura all’11° Congresso Nazionale presieduto dal Governatore Oliviero Olivi. Il Congresso dei Lions Italiani si è svolto a Trieste dal 24 al 26 maggio 1963). 11


LION / LABORATORIO INTERNAZIONALE

Cittadini del mondo La mia è una voce sola. Ma io sento le vostre voci: parlano tutte la stessa lingua, che è la lingua della comprensione e dell’amore tra tutti i popoli del mondo. Di Ermanno Bocchini *

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obbiamo trovare parole nuove per poter parlare al cuore di tutti gli uomini della terra. A ciò fummo fondati. La nostra Missione altro non è: la comprensione tra tutti i popoli del mondo fondata sulla giustizia sociale internazionale e sulla buona cittadinanza umanitaria. Meritano comprensione e rispetto coloro che vedono nel club una comitiva di amici importanti che scambiano tra loro idee e pensieri e, poi, qua e là pongono in essere un atto di carità. Ma l’umanità ci chiede altro. La mia persona conta meno di niente. La mia è una voce sola. Ma io sento le vostre voci: parlano tutte la stessa lingua, che è la lingua della comprensione e dell’amore tra tutti i popoli del mondo. Non può usare il potere per ridurre gli spazi di libertà altrui. L’Associazione deve essere accanto a chi ha perduto la speranza, la fiducia e la fede. Dobbiamo ascoltare il grido che si leva dai bambini innocenti e che chiedono di poter giocare nel giardino della vita di domani. A cosa serve la nostra Associazione se non a portare una luce, una voce, una speranza a tutti i popoli del mondo? Altra Missione non abbiamo. Ma dall’umile lion del Mali al più potente Presidente dell’Associazione dobbiamo essere costruttori di pace e di sviluppo umano. Siamo tutti pellegrini su questa terra, come i padri dell’America che s’imbarcarono verso il nuovo mondo sul Meyflower, come ci ricorda, con tanta saggezza, Sergio Maggi. Quando una Associazione internazionale grande come la nostra, presente in quasi tutti i paesi del mondo, entra in crisi, ciò vuol dire che l’umanità bussa alle nostre porte e noi non sappiamo aprire, non vogliamo capire. Sono momenti questi nei quali lampi e schianti gettano lo sgomento nell’animo di tanti soci, tanti buoni lions di

ieri, di oggi, di domani, che vogliono servire l’umanità sofferente, ma che vogliono organizzare la speranza di una società internazionale più giusta e più sicura. Non so se in questi momenti la cultura, come voce dell’umanità, può essere di utilità. So soltanto che il potere senza cultura diventa arrogante, delirante, a tratti fuori dalla realtà. Se una democrazia sbatte la porta in faccia ai saggi vuol dire che abbandona la ragionevolezza e diventa una macchina di potere. Il rogo della cultura nella storia della Germania segnò il momento della fine della democrazia. Noi siamo la nostra storia. Siamo la storia quando inermi assistiamo senza protestare ad atti di arroganza del potere. Siamo la storia quando ci sentiamo tutti separati dal mondo reale che è fuori. Siamo la storia quando confondiamo la nostra tranquillitas con la libertas, che è tutta un’altra cosa (Tacito). Siamo la storia quando scriviamo pagine nuove di democrazia partecipativa, fondata su una nuova cittadinanza attiva umanitaria. Siamo la storia quando diamo un senso alla nostra vita che un senso, lontano dall’umanità, non ce l’ha. Pensiamo di essere “potenti”, perché abbiamo il “potere” di fare la “carità” a chi muore di fame, senza chiederci: Why poverty? L’Associazione sta soffrendo perché la ferita perde il sangue vitale dei soci. Il sistema a tratti la tiene in vita senza un sussulto e senza una lacrima per un corpo sofferente, sul piano storico. Questa è la mia opinione libera. Dalla libertà tutto può venire, tutto può avvenire. E piaccia o meno ai potenti non è possibile fermare il tempo perché domani è un altro giorno. *Direttore Internazionale 2007-2009 e Rappresentante del Lions International presso il Consiglio d’Europa.

96ª Convention Internazionale - Amburgo, Germania - dal 5 al 9 luglio 2013. 12


mondolions Convocazione ufficiale

Amburgo ci attende S

econdo quanto stabilito dall’Articolo VI, Sezione 2 dello Statuto e Regolamento Internazionale, con la presente comunicazione convoco ufficialmente per la Convention Internazionale per l’anno 2013. La nostra 96ª Convention Internazionale si svolgerà ad Amburgo, in Germania. Avrà inizio alle ore 10 del giorno 5 luglio e terminerà il 9 luglio. Lo scopo della Convention è quello di eleggere un presidente, un primo vice presidente, un secondo vice presidente e 17 membri del Consiglio d’Amministrazione Internazionale e trattare altre eventuali questioni. Amburgo è una splendida ed elegante città internazionale dove è possibile gustare una deliziosa cucina immersi nell’atmosfera culturale del vecchio continente. Seconda città tedesca, Amburgo ricopre un ruolo fondamentale nello scenario commerciale, culturale, sportivo e turistico mondiale. I Lions vivranno certamente una splendida esperienza in questa vibrante città. La settimana della Convention sarà un’esperienza indimenticabile all’insegna della condivisione, del divertimento e dell’arricchimento. Come da tradizione, i Lions avranno modo di assistere a molte delle nostre

ricorrenti manifestazioni, come l’emozionante cerimonia delle bandiere, la festosa parata internazionale e il vivace e multiculturale spettacolo internazionale. Le sessioni plenarie vedono la straordinaria partecipazione di Laura Bush, moglie dell’ex presidente degli Stati Uniti, la consegna del Premio Umanitario al leggendario cantante italiano Andrea Bocelli, che ci allieterà con una sua esibizione canora, e l’insediamento del presidente internazionale e dei governatori distrettuali del 2013-2014. I Lions tedeschi stanno lavorando instancabilmente per rendere questa Convention un evento di grande successo. La loro encomiabile efficienza e gentile ospitalità garantirà ai Lions il massimo divertimento. In un mondo di Service la nostra Convention è l’esperienza di punta attraverso la quale i Lions possono vivere direttamente l’entusiasmo della loro missione di servizio. Vi invito calorosamente a unirvi agli oltre 20.000 Lions che si raduneranno ad Amburgo per un’indimenticabile Convention. Wayne A. Madden Presidente Lions Clubs International

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Convention Internazionale

96ª Convention Internazionale - Avviso Ufficiale

Due proposte... in votazione D

i seguito sono riportate le proposte di emendamento allo Statuto e Regolamento Internazionale che saranno sottoposte al voto dei delegati alla Convention Internazionale del 2013, che si svolgerà ad Amburgo, in Germania, dal 5 al 9 luglio. Proposta 1. Al fine di distinguere i titoli e le responsabilità degli officer amministrativi dai titoli e dalle responsabilità dei direttori internazionali, la presente delibera intende ripristinare il titolo di “amministratore esecutivo” e aggiungere il titolo di “amministratore esecutivo senior” per gli officer amministrativi. (Per l’approvazione di tale emendamento allo statuto e regolamento internazionale sono necessari due terzi dei voti in favore della delibera). Se si approvasse la seguente delibera... Sia deliberato che l’Articolo V, Sezione 1 dello Statuto Internazionale sia emendato con la cancellazione della frase “direttore esecutivo, tesoriere, segretario (il direttore esecutivo, il tesoriere e il segretario saranno gli officer amministrativi)” e l’inserimento della dicitura “officer amministrativi”.

Sia inoltre deliberato che l’Articolo V, Sezione 8 dello Statuto Internazionale sia emendato con la cancellazione della frase “direttore esecutivo, tesoriere, segretario (il direttore esecutivo, il tesoriere e il segretario saranno gli officer amministrativi)” e l’inserimento della dicitura “officer amministrativi”. Sia infine deliberato che l’Articolo III, Sezione 3 del Regolamento Internazionale sia emendato con la cancellazione della dicitura “direttore esecutivo”, e l’inserimento della dicitura “amministratore esecutivo senior e/o amministratore esecutivo”. Proposta 2. Delibera per l’aumento della quota una tantum per i soci a vita a 650 dollari. (Per l’approvazione di tale emendamento al regolamento internazionale è necessaria la maggioranza dei voti in favore della delibera). Se venisse approvata la seguente delibera... Sia stabilito che l’Articolo XI, Sezione 7 del Regolamento Internazionale sia modificato, cancellando interamente il testo “500 dollari USA” come appare in tale sezione, sostituendolo con “650 dollari USA”.

I candidati alla carica di 2° Vice Presidente Pubblichiamo un sintetico profilo dei 6 candidati. L’elezione avverrà il 9 luglio alla 96ª Convention Internazionale, ad Amburgo. Il vincitore servirà come presidente internazionale nel 2015-16. Naresh Aggarwal - Il PID Naresh Aggarwal di Delhi, India, è stato eletto componente del consiglio di amministrazione internazionale durante la 81ª Convention Internazionale, nel 1998. Imprenditore con numerose aziende commerciali, è membro del Batala Smile Lions Club dal 1974. Oltre ad aver servito come leader d’area costituzionale GLT, è un MJFP e ha ricevuto molti riconoscimenti in ambito professionale e lionistico. Salim Moussan - Il PID Salim Moussan di Beirut, Libano, è membro del Beirut San Gabriele Lions Club dal 1988 e ha fatto parte del Consiglio d’Amministrazione Internazionale nel biennio 1997-1999. Due volte board appointee e group leader, è attualmente Leader d’Area GMT. E’ stato presidente di diversi forum e conferenze nella regione e ha partecipato a 25 Convention internazionali e a più di 50 forum d’area in tutto il mondo. Phil Nathan - Il PID Phil Nathan di Braintree, Inghilterra, è Lion dal 1982 ed è socio fondatore del Sud Woodham Ferrers Lions Club. Ha fatto parte del Consiglio d’Amministrazione Internazionale nel biennio 1999-2001. Agente di cambio e amministratore di una società, Nathan è stato presidente del Forum Europeo 2006 ed è stato riconosciuto da Sua Maestà la Regina Elisabetta II con un MBE, Membro

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dell’Impero Britannico, per i suoi successi di servizio. Steven D. Sherer - Il PID Steven D. Sherer di New Philadelphia, Ohio, è socio del Dover Lions Club dal 1980. E’ revisore iscritto all’albo e direttore finanziario/CFO delle Scuole di New Philadelphia. Direttore internazionale 2006-08, ha anche lavorato come coordinatore di area GMT 2008-2012, è un MJFP e ha ricevuto numerosi premi Lions, nonché riconoscimenti professionali. Eugene M. Spiess - Il PID Eugene M. Spiess di Moore, Carolina del Sud, è un amministratore universitario in pensione e istruttore. Socio del Lions Club di Spartanburg dal 1981, è stato eletto per un mandato di due anni nel consiglio di amministrazione alla 93ª convention internazionale dell’associazione nel 2010. Insignito di numerosi premi Lions e riconoscimenti professionali, è anche MJFP. Jitsuhiro Yamada - Il Past Direttore Internazionale Dr. Jitsuhiro Yamada di Minokamo-shi, Gifu-ken, Giappone, è socio del Minokamo Lions Club dal 1985. Direttore di un ospedale e neurochirurgo, è stato eletto per il mandato biennale nel Consiglio d’Amministrazione Internazionale nel 2005. MJF, è attivo in molte comunità e organizzazioni professionali ed è stato consigliere del governatore della Prefettura di Gifu.


Per saperne di più …

Sight First salva la vista nell’Europa Orientale Quando è caduto il comunismo in Europa Orientale e in Russia, i sistemi sanitari di quei paesi sono collassati. Specializzarsi nella cura degli occhi è diventato per i loro medici problematico. I Lions e Sight First sono intervenuti per coprire il vuoto assistenziale... Di Allie Stryker

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ascosto in un angolo del campus del Dipartimento di Formazione Oftalmica dell’Ospedale di Vinohrady, alla Charles University di Praga, il Lions Ophthalmology Educational Center (LOEC) ha permesso l’inserimento di oftalmologi nell’assistenza sanitaria pubblica nell’Europa Centrale ed Orientale, così come nella ex Unione Sovietica. Il LOEC è stato costruito ed equipaggiato con una sovvenzione Sight First assegnata ai Lions locali nel 1998. Gli oculisti che frequentano i programmi di insegnamento presso il LOEC affrontano le cause di disabilità visiva e cecità evitabile. Dal 2002, 1.120 oculisti provenienti da 20 paesi sono stati formati da specialisti nella cura degli occhi, che spesso offrono volontariamente il loro tempo. “Il Centro Lions è un brillante esempio di una riuscita collaborazione continuativa tra Lions locali e Dipartimento di Formazione Oftalmica dell’Ospedale di Vinohrady”, sostiene Ivo Kocur dell’OMS. “Numerose persone si sono dedicate allo sviluppo di questo istituto. Il risultato di questa collaborazione è stato uno dei più imponenti esempi del contributo dei Lions a favore

della comunità della zona europea”. Programma della Fondazione Lions Clubs International (LCIF), Sight First opera per salvare la vista e prevenire la cecità. Questo centro è un progetto unico per la LCIF: è solo uno dei quattro istituti indipendenti di formazione per la cura della vista costruiti da Sight First. Gli altri tre si trovano a Barbados, in India e in Paraguay. La struttura LOEC è stata finanziata in collaborazione con fondi provenienti dalla Charles University e dalla Christoffel Blindnen Mission (CBM), un’organizzazione tedesca per la cura degli occhi. Nella Repubblica Moldava la riabilitazione visiva rappresenta una nuova frontiera. Quando l’oculista Tatiana Ghidirimschi ha avuto l’opportunità di frequentare corsi di ipovisione alla LOEC, ha faticato a capacitarsene. “Sono molto fortunata per aver avuto l’occasione di frequentare questi corsi”, ha affermato. “Le conoscenze acquisite sono di grande importanza nella cura pratica e, soprattutto, posso aiutare meglio i nostri pazienti che hanno perso la speranza”. La dottoressa Ghidirimschi ritiene che le conoscenze acquisite attraverso i corsi del LOEC abbiano perfe-

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Per saperne di più … zionato le metodologie di effettuazione degli esami nei pazienti con problemi di vista e di prescrizione di ausili per ipovedenti, oltre a migliorare lo scambio di informazioni sul posto di lavoro. “Frequentare questi corsi ci permette di incontrare colleghi provenienti da diverse parti del mondo e di discutere di argomenti interessanti. Vorrei esprimere la mia più profonda gratitudine ai Lions per il loro impegno in questo centro e per averci dato la possibilità di frequentare i corsi del LOEC”, aggiunge Titiana Ghidirimschi. “Vorrei raccomandare questo centro ad altri, e vorrei anche esprimere la mia gratitudine per gli specialisti che ci hanno presentato informazioni molto utili”. Per l’oculista bosniaca Amra Nadarevic, visitare Praga significava seguire le orme di altri medici bosniaci che avevano frequentato le lezioni presso la LOEC. Nel mese di dicembre insieme ad un collega ha frequentato un corso sulle malattie infiammatorie dell’occhio. “Ho apprezzato il fatto che per due giorni abbiamo potuto fare qualsiasi domanda sulle malattie infiammatorie oculari”, ha detto la dottoressa Nadarevic. “Gli esperti hanno avuto grande pazienza nel rispondere a tutte le nostre domande. La conoscenza che ci hanno trasmesso è molto preziosa: ci hanno parlato della loro esperienza e di ciò che conta davvero”. Per Amra Nadarevic, l’esperienza al LOEC ha avuto un valore inestimabile. “Il dottor Kocur mi ha ispirato e mi ha dato molto da pensare quando sono tornata in Bosnia. Se c’è la volontà, possiamo fare molto per prevenire la cecità nel nostro paese. Sono molto grata per aver avuto questa opportunità”. Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza i Lions. Dal 1996, il Lions Club Praga Hartig è stato il principale collaboratore della Charles University. Il club ha contribuito a sviluppare la proposta originaria del progetto LOEC, a costruire la struttura e a predisporre i programmi. I soci del club hanno anche lavorato a stretto contatto con il LOEC per promuovere l’attività dei Lions club tra i partecipanti e dare consigli su possibili progetti. Insieme, sono stati capaci di colmare un grande bisogno. “Dovete tenere ben presente che il centro è nato in un periodo della storia europea di complessa transizione politica per i paesi dell’Europa orientale e dell’ex Unione Sovietica”, ricorda il dottor R. Pararajasegaram, un ex consulente oftalmico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e membro del Comitato Consultivo Sight First. “La transizione ha colpito anche l’educazione medica, compreso il ramo dell’oftalmologia”. Da quando è stato fondato, i finanziamenti per i corsi di formazione sono stati garantiti dalla CBM, e gli studenti sono stati sostenuti dalle università o da aziende. Ora, Sight First assisterà il centro attraverso una sovvenzione che finanzierà corsi di oftalmologia pediatrica, ipovisione, errori di rifrazione non corretti e retinopatia diabetica. Questa estate, 27 studenti potranno benefi16

ciare di questi corsi. La LCIF sta attualmente collaborando con il LOEC e i Lions per sviluppare un sistema nel quale i Lions di tutta la regione facciano formalmente parte del processo di formazione. “Il Centro Lions ha promosso il concetto di un nuovo approccio della sanità pubblica nella pianificazione e attuazione della cura degli occhi”, sostiene il Dott. Kocur. “E’ stato uno strumento fondamentale per affrontare le principali cause di disabilità visiva evitabile. Ha creato una piattaforma senza precedenti per lo scambio di esperienze e la creazione di una rete per un’intera generazione di giovani professionisti della cura degli occhi”. L’oculista Lucia Gogorova, al secondo anno della Facoltà all’Ospedale Vinohrady di Praga, ha frequentato tre corsi presso il LOEC e auspica di partecipare ancora. “Anche se ho la possibilità di lavorare con medici davvero competenti, a volte non sono in grado di consultarmi con loro su alcuni casi perché sono molto occupati. D’altra parte, ho bisogno di imparare in fretta, per poter prendere autonomamente decisioni importanti”, dice. “Il LOEC mi ha enormemente aiutato in questo. I corsi organizzati dal LOEC sono la migliore occasione per discutere, confrontarsi e migliorare le proprie capacità. Ho la possibilità di comunicare con altri giovani che hanno domande, obiettivi e atteggiamenti simili ai miei”. Quanti hanno partecipato ai corsi di formazione presso il LOEC concordano sul fatto che l’esperienza sia inestimabile ed unica. “Posso dire che il LOEC mi sta aiutando a diventare un buon medico e a fare del mio meglio”, dice la dottoressa Gogorova. “Sono grata per questo a tutti coloro che partecipano a questo progetto e che sostengono i giovani medici”.


61º Congresso Nazionale

Dal presente al futuro Quasi mille e cinquecento delegati provenienti da tutta Italia hanno partecipato ai lavori del 61° Congresso Nazionale. L’importante appuntamento annuale dei lions italiani si è svolto a Taormina dal 24 al 26 maggio. Di Sirio Marcianò

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lle 17,20 di venerdì 24 maggio il cerimoniere Pino Santangelo ha aperto ufficialmente il 61° congresso nazionale del nostro multidistretto. Durante la cerimonia inaugurale si sono succeduti al microfono per un saluto il Sindaco di Catania Raffaele Stancanelli, il Presidente dell’Assemblea Regionale Giovanni Ardizzone, l’Assessore Regionale al Turismo Michela Stancheris, il Direttore Generale del Credito Siciliano Saverio Cottinella, il Presidente del LC Taormina Francesco Attinà, il PDG Rosario Pellegrino, presidente del Comitato organizzatore, il DG Antonio Pogliese, Governatore delegato al congresso, e il PDG Barbara Goetz, in rappresentanza del MD 111 Germania. Hanno chiuso la cerimonia d’apertura il Presidente Internazionale Emerito Pino Grimaldi (“ha riassunto quanto

abbiamo fatto, fin dal 1943, con le Nazioni Unite, ha ricordato l’opera instancabile a favore degli altri della nostra Fondazione Internazionale e la nostra lotta al morbillo, alla cecità, alle dipendenze, all’analfabetismo, alla fame e alla sete”) e il Presidente del Consiglio dei Governatori Gabriele Sabatosanti Scarpelli (la sua relazione sull’attività del MD è pubblicata in questo speciale dedicato al congresso). La seconda giornata congressuale si è aperta con la presentazione degli 8 candidati alla carica di Direttore Internazionale per il biennio 2013-2015. Al microfono, per sorteggio, si sono avvicendati nell’ordine Aron Bengio, Domenico Laruffa, Stefano Camurri Piloni, Roberto Fresia, Naldo Anselmi, Antonio Galliano, Carlo d’Angelo e Flora Lombardo Altamura. Due di questi, Roberto Fresia

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Congresso Nazionale

(424 voti) e Naldo Anselmi (281), sono andati al ballottaggio vinto dal primo con 590 voti. Sono seguite le risultanze dei seminari svoltisi il giorno precedente sul “Tema di studio nazionale” (DG Norberto Gualteroni) e sul “Service nazionale” (DG Giuseppe Rossi) e gli interventi del Presidente del MD Leo Dario Zunino (ha riassunto la splendida attività dei nostri Leo in questa annata lionistica), del PDG Cesare Diazzi (ha presentato il nostro candidato, il giovane Federico Banchini, al premio “Lions Young Ambassador”, che - all’interno del Forum Europeo - riconosce, incoraggia e supporta i giovani coinvolti in progetti di benessere rivolti alla comunità), del DG Enrico Pons e del VDG Cesara Pasini (hanno ottenuto dai delegati il nullaosta alla partecipazione dei Lions a Milano Expo 2015... Il progetto per la vita coinvolgerà i lions italiani e metterà in luce le attività che noi facciamo per combattere la fame, la sete e le malattie). Ha chiuso la mattinata la dotta relazione di Giacomo Pignataro, Rettore dell’Università di Catania, su “Sussidiarietà e solidarietà: profili economici e sociali”, con la quale ha sancito l’importanza della partecipazione dei cittadini ad azioni civiche e solidali, che arricchiscono la collettività e contribuiscono al miglioramento della nostra società. In questo ambito il Distretto 108 Yb ha provveduto alla stesura di due disegni di legge, uno sulla cultura della prevenzione antisismica, l’altro sulla sussidiarietà e sulle sue norme di attuazione. Approvate, praticamente all’unanimità, le relazioni del sottoscritto (rivista nazionale Lion, rendiconto 2012-2013 e relazione programmatica 2013-2014), dell’IPDG Francesco Ferraretti (Rendiconto finanziario del MD 2011-2012), del Revisore dei Conti Mario Casini, del DG Gianfranco Sava (situazione economico-finanziaria 2012-2013 al 30 aprile) e la quota multidistrettuale 2013-2014, ferma a 11 euro a socio. Ha ricevuto l’ok dai delegati presenti (soltanto 21 i no e 9

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gli astenuti) la proposta “Campagna raccolta fondi nazionale” presentata dal DG Antonio Pogliese. Ne consegue che dal 26 maggio, grazie alla sensibilità dei delegati presenti al congresso di Taormina, si farà sul serio per arrivare ad un service de “I Lions italiani per gli italiani” da 5 milioni. Ovviamente, non ci sarà nessun obbligo di aderire per i club e verrà presentato ai delegati del prossimo congresso nazionale uno o più obiettivi da votare e poi da raggiungere. Non sono state sottoposte a votazione, per mancanza del quorum necessario, le proposte di modifiche allo statuto e regolamento multidistrettuali. Messi in luce i risultati dei service di rilevanza nazionale (DG Antonio Bolognesi) e approfondita la situazione del “Libro Parlato Lions” (verrà studiata un’ipotesi di fusione delle tre sedi, per ottenere una struttura con più valenza nazionale. Ovviamente, il Libro Parlato si occuperà, come fa da sempre, degli ipovedenti, dei non vedenti e dei dislessici), e del “Progetto Italia” (verrà completato il gruppo delle onlus, le quali passeranno da 4 a 5, al fine di ottimizzare i nostri interventi nei paesi bisognosi). Approvate le proposte (PID Massimo Fabio) di emendamento alla normativa al Forum Europeo (i Comitati ospitanti, su richiesta di un membro, potranno organizzare gruppi di lavoro in altre lingue ufficiali per attirare un pubblico più eterogeneo di Lions, che rispecchi la multiculturalità dell’Area Costituzionale Europea, evitando, pertanto, in ogni caso, gruppi di lavoro formati da lions provenienti da un solo paese) e la mozione (PDG Gianfranco Ferradini) per la costituzione di un Comitato Europeo sulle malattie rare. Approvate anche la proposta del PID Giovanni Rigone di destinare il fondo residuo del contributo alla 2ª Vice Presidenza Internazionale alla LCIF quale contributo di tutti i club italiani, suddividendolo in base a quanto hanno versato i club stessi, e l’aumento di un euro alla struttura


Congresso Nazionale MD per le Pubbliche Relazioni (da 0,80 a 1,80) per comunicare agli altri, con più mezzi a disposizione, tutto quello che facciamo e per dare identità e immagine alla nostra associazione. Sono seguiti gli interventi, tutti approvati, sugli Scambi giovanili (Simone Roba), sul Campo Italia 2012 (Fiorenzo Smalzi), sul Campo Italia 2013 (DG Gian Andrea Chiavegatti), e sul Campo Italia Disabili (Ivan Guarducci, nominato dall’assemblea direttore del campo). Scelti, infine, dai delegati presenti il tema di studio multidistrettuale, “Dall’associazionismo al disegno della nuova società civile, dalle analisi alle proposte: le nuove povertà”, e il service nazionale “Abuso sui minori: una mano per prevenire e aiutare attraverso l’informazione e la sensibilizzazione”. Fin qui la cronaca, necessariamente stringata, dei tre giorni intensi congressuali, ma è giusto segnalare ai lettori che a Taormina ci sono state 3 sessioni parallele (sabato mattina, sabato pomeriggio e domenica mattina), durante le quali tutti i responsabili delle strutture multidistrettuali, sia organizzative che di servizio, hanno potuto raccontare il loro impegno di un anno, e un affascinante, a mio parere, Open Workshop su “Il lionismo italiano: quale futuro”, moderato dal PCC Luciano Aldo Ferrari (in altro spazio gli interventi più salienti). Il 61° Congresso Nazionale si è chiuso domenica 26 maggio alle ore 13,40 con la presentazione dei 17 governatori neo-eletti e di Enrico Pons, eletto dai DGE Presidente del Consiglio dei Governatori 20132014.

Il comitato organizzatore

Presidente Saro Pellegrino, Segretario Tonino Sardo, Tesoriere Nunzio Pucci, Cerimoniere Pino Santangelo, Direttore della rivista “Lion” Sirio Marcianò, Direttore della rivista “Lion Sicilia” Carlo Alberto Tregua, Delegato stampa e PP.RR. Franco Rasi, Addetto manifestazioni collaterali Citty Maugeri Grasso. Accoglienza Barbara Galletti, Verifica Poteri Claudio Vetrano, Coordinatore votazioni PDG Carlo Forcina, Assistente coordinatore Nino Monaco Crea, Comunicazioni e sponsorizzazioni Nuccy Piro.

Il congresso di Taormina… in 60 righe Tema di Studio Nazionale 2013/2014. “Dall’associazionismo al disegno della nuova società civile; dalle analisi alle proposte: le nuove povertà”. Service Nazionale 2013/2014. “Abuso sui minori: una mano per prevenire e aiutare attraverso l’informazione e la sensibilizzazione”. Service di rilevanza nazionale. “I giovani e la sicurezza stradale”, “Il progetto Martina” e la “Banca degli Occhi Melvin Jones” sono stati votati a maggioranza “service di rilevanza nazionale”. Elezione del candidato alla carica di direttore internazionale 2013-2015. Votanti 1.418. Hanno ottenuto voti: Fresia 424, Anselmi 281, Lombardo Altamuara 256, Laruffa 221, D’Angelo 82, Bengio 57, Camurri 51, Galliano 41. Schede bianche 3, schede nulle 2. Esito del ballottaggio: votanti 1.010. Fresia 590, Anselmi 407, schede bianche 2, schede nulle 11. Eletto il PDG Roberto Fresia del distretto Ia3. L’assemblea ha approvato per acclamazione... La relazione del CC Gabriele Sabatosanti Scarpelli, le relazione sul Tema di Studio Nazionale (DG Norberto Gualteroni) e sul Service Nazionale (DG Giuseppe Rossi), le relazioni morali e finanziarie degli Scambi Giovanili (Simone Roba), del Campo Italia 2012 (Fiorenzo Smalzi) e del Campo Italia 2013 (DG Chiavegatti), la relazione programmatica del Campo Italia per Disabili (Ivan Guarducci, nominato dai delegati Direttore del Campo, in sostituzione del dimissionario Giuseppe Garzillo). Rivista Nazionale “Lion”. Il rendiconto 2012/2013 e la relazione programmatica 2013/2014, presentati dal Direttore Sirio Marcianò, sono stati approvati con nessun contrario ed 1 solo astenuto. La quota per il 2013/2014 resta ferma a 5 euro per socio. Il Rendiconto consuntivo 2011/2012 è stato approvato a larga maggioranza (2 contrari e 7 astenuti). Situazione economico-finanziaria 2012/2013. L’Assemblea ha preso atto per acclamazione della situazione di cassa al 30 aprile. Quota multidistrettuale 2013-2014. E’ stata confermata (2 contrari e 1 astenuto) a 11 euro a socio. Le partite di giro. La quota per la realizzazione dell’Annuario su CD resta ferma a 1,50 euro a socio. La quota destinata agli Scambi giovanili a 0,70 euro a socio. A maggioranza (63 contrari e 7 astenuti) l’assemblea ha deliberato l’aumento di 1 euro a socio della quota destinata alla Struttura MD per le Pubbliche Relazioni, che salirà a euro 1,80 a socio. Il residuo del contributo per la candidatura del PID Giovanni Rigone alla carica di 2° Vice Presidente Internazionale (successivamente ritirata) verrà destinato alla Fondazione Internazionale (LCIF) quale contributo di tutti i club italiani, suddividendolo in base a quanto hanno versato i club stessi. Decisioni prese a maggioranza dall’assemblea. Reiterata la candidatura della città di Milano quale sede della Convention Internazionale per il 2019 alle medesime condizioni dello scorso anno (nel caso fosse accolta dal Board Internazionale, sarà dovuta una quota annuale di euro 15 a socio per 5 anni). L’assemblea ha deliberato l’avvio di una “Campagna fondi nazionale” demandando al CdG 2013/2014 di vagliare le ipotesi di destinazione dei fondi raccolti su base volontaria per poi proporre, al prossimo Congresso nazionale, più service tra i quali l’assemblea individuerà la destinazione finale della raccolta. Ha deliberato, inoltre, di inviare al Comitato di Supervisione del Forum Europeo una proposta di emendamento all’ultimo capoverso dell’art. VI comma 6.7 della normativa del Forum stesso, e una mozione volta alla costituzione di un Comitato Europeo sulle Malattie Rare. Congresso Nazionale 2014 - Il 62° Congresso Nazionale si svolgerà a Vicenza dal 30 maggio all’1 giugno 2014. La quota sarà di 4,50 euro per socio (delibera del Congresso di Genova). Congresso Nazionale 2015 Il 63° Congresso Nazionale (maggio 2015) si svolgerà a Bologna (la quota sarà di 4.50 euro per socio). Enrico Pons è stato eletto Presidente del Consiglio dei Governatori per l’anno sociale 2013/2014. Delegati presenti al 61° congresso nazionale: 1.475 (compresi 131 Past Governatori).

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Congresso Nazionale

Vi invito a sognare e a dare concretezza ai vostri sogni Relazione del Presidente del Consiglio dei Governatori Gabriele Sabatosanti Scarpelli.

miche ed amici lions, desidero iniziare il mio interA vento esprimendo a tutti voi il mio più sincero ringraziamento per l’affetto che fino ad oggi mi avete offerto e per

il profondo calore umano con cui molti di voi mi sono stati vicini. Ma soprattutto vi ringrazio per tutto ciò che avete realizzato e che realizzerete, a nome del lions Clubs International, ed a nome di tutti coloro che grazie a voi hanno migliorato il loro modo di vivere. Viviamo in un momento non facile per la nostra società, è un momento in cui, dopo molte generazioni, vediamo per i nostri figli un futuro meno roseo del nostro, molto più incerto, dove quei valori cui noi e i nostri padri si sono ancorati, iniziano a vacillare, dove temiamo che quei parametri di equità, giustizia sociale, condivisione di un bene comune non siano più garantiti. Siamo in una fase in cui la povertà cresce, il lavoro non è più una certezza, dove la globalizzazione ci sta assorbendo e, allora in questi contesti gli uomini più capaci, più consapevoli dei propri valori e delle proprie certezze reagiscono. Prendono coscienza della situazione, escono allo scoperto, si allontanano dalle consuetudini per ricercare i percorsi migliori per conseguire i propri ideali, si danno degli obiettivi, cominciano a pianificare, a programmare e ad agire. Noi lions apparteniamo a queste categorie di persone. Siamo uomini e donne concrete, che abbiamo un compito

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precipuo: essere al servizio della comunità, dei più deboli, trasmettere agli altri quello spirito di solidarietà che ci pervade. Non siamo soldati, che eseguono degli ordini, che si adeguano alle disposizioni per senso del dovere, ma siamo persone intelligenti, capaci, che hanno raggiunto significativi successi all’interno delle strutture sociali, nei propri ambiti lavorativi e, quindi, come tali, hanno la capacità di comprendere e di agire in maniera intelligente, impegnandosi in prima persona, mettendoci del proprio, comprendendo che è attraverso il confronto delle idee, è attraverso la dinamica della discussione, che si cresce, che si individuano le strade migliori per raggiungere i propri obiettivi. Siamo una struttura organizzata, costituita da professionisti che mettono a disposizione il proprio know how, le proprie conoscenze, le proprie esperienze professionali per raggiungere i nostri obiettivi, per entrare nel tessuto sociale, per far scaturire negli altri quello spirito di solidarietà che ci anima. Ho voluto fare questa premessa per chiarire qual è il nostro scopo: servire. Tutto il resto, l’armonia nel club, il benessere dei nostri soci, la magnificenza dei nostri meeting, l’elevata qualità dei nostri relatori sono elementi importanti, ma non possono essere fini a se stessi, debbono rappresentare solo un mezzo di sensibilizzazione, di motivazione, di diffu-


Congresso Nazionale sione, per raggiungere l’obiettivo principale. Sempre più spesso lo stato, le amministrazioni pubbliche, le strutture private, ci stanno coinvolgendo, chiedono la nostra collaborazione, ma non come enti di beneficenza, ma come una espressione di cittadinanza attiva, di uomini e donne liberi, non condizionati, determinati a fornire il nostro contributo per il bene comune. Siamo chiamati ad assumere un ruolo diverso: dobbiamo essere pronti a farlo. Ed è sulla falsariga di questi principi che tutte le strutture del multidistretto hanno concordemente agito. Dalle strutture GMT e GLT, che si sono brillantemente prodigate per gestire un capillare intervento presso i distretti e presso i nostri club per sviluppare la membership e l’accrescimento culturale dei nostri soci. Per continuare con le commissioni multidistrettuali, con le strutture di supporto alle attività di servizio e soprattutto con il contributo del Consiglio dei Governatori, che hanno agito in maniera coesa, pianificando gli interventi, cercando di affrontare le problematiche con un taglio imprenditoriale, avendo ben chiaro che il loro ruolo principale era quello di manager e non di giudici, di persone al servizio dei club con il precipuo compito di trasmettere i nostri valori e di stimolare i soci al raggiungimento dei nostri obiettivi. Permettetemi pertanto di fare una disamina di quelli che sono stati alcuni dei parametri operativi che ci hanno coinvolto nella nostra attività e degli impegni che abbiamo assunto in quest’anno lionistico. Dobbiamo guardare al futuro e pertanto nei nostri piani di sviluppo associativo i giovani debbano essere al primo posto. Molti di noi sono entrati nel mondo lionistico in giovane età ed hanno consolidato i propri comportamenti, le proprie aspirazioni, il proprio modo di vivere alla luce della propria cultura e delle proprie abitudini. Oggi l’età media dei nostri soci è di 61 anni, molto più alta di quella di quindici anni fa. Lo spirito di solidarietà è un sentimento comune, ma se è vero che oltre ad esprimerlo lo dobbiamo trasmettere, i giovani si interfacciano con il mondo esterno utilizzando un linguaggio e un approccio relazionale diverso dal nostro, molto spesso più efficace. Dobbiamo impegnarci per ricomporre all’interno dei nostri club quell’equilibrio tra le tre generazioni, bisogna ricostituire quell’ampia fascia di persone tra i trenta e i cinquant’anni, che sono poco più del 20 per cento, per essere efficaci. ➤

Più visibilità, migliore strutturazione Ecco alcune risultanze dei seminari in seduta parallela ai lavori congressuali. Fra esse, i seminari su ristrutturazione del Multidistretto Italy, comunicazione esterna e gli interventi straordinari. Di Alessandro Emiliani La revisione della nostra struttura multidistrettuale... ... esposta ed analizzata dal Presidente del Consiglio dei Governatori Gabriele Sabatosanti Scarpelli. “Negli ultimi cinque anni abbiamo perso il 10% dei soci: colpa di tanti fattori, fra questi, la rotazione annuale delle cariche, che non aiuta certo la continuità operativa, ostacolata anche da un profondo frazionamento della nostra struttura. Abbiamo infatti distretti, molti dei quali non coincidenti affatto con i confini regionali, assai diversi fra loro, con statuti ed autonomie economiche ben differenti, con rapporti fra loro unicamente a livelli di vertice e solo su alcune tematiche. Crediamo di essere uniti, in realtà non lo siamo affatto. Difficilmente cerchiamo di ottimizzare funzioni operative con distretti confinanti, nei confronti dei quali le sinergie sono ridotte all’osso. Per ovviare a tutto ciò, la commissione preposta ha segnalato alcune strade prioritarie. Innanzitutto, riorganizzando i distretti su base regionale, riducendone la dimensione media intorno ai duemila soci (mentre oggi ci sono distretti molto, molto più numerosi, ndr), e poi, eventualmente, creando più multidistretti. Quindi, creando una struttura nazionale che, oltre a rimanere in carica più anni, sia anche più autonoma, sia dal punto di vista decisionale, sia da quello economico. Infine, dando maggior riconoscimento giuridico ai Governatori, cioè una maggiore forma civile al loro ruolo”. Le risultanze del lavoro sulla comunicazione esterna... ... illustrate dal PDG Franco Rasi, e dai DG Enrico Pons e Fernando D’Angelo. “Tutto ciò che facciamo è necessario sia fatto conoscere alla gente, deve cioè assolutamente essere comunicato. I Lions italiani, per esempio, con il loro service sugli occhiali usati, i cani guida per non vedenti (ogni anno ne vengono forniti una cinquantina), il libro parlato, aiutano moltissimi i non vedenti nella loro quotidianità. E, in totale, realizziamo service per circa quaranta milioni di euro all’anno. Eppure, ancora tanta gente non conosce questi nostri importanti risultati. Per farci conoscere, dobbiamo ampliare la nostra azione comunicativa anche con campagne pubblicitarie sui media nazionali più importanti. Attualmente, per sostenere la nostra struttura multidistrettuale di Pubbliche Relazioni, ad ogni socio vengono chiesti 0,80 centesimi. Un’inezia, soprattutto paragonandola a quanto le altre importanti associazione di volontariato, nel mondo, spendono, cioè sette o otto volte tanto”. Per questo l’assemblea ha votato un aumento di un euro (da 0,80 a 1.80) per socio a favore, appunto, della comunicazione. Riprogettato infine il nostro storico sito internet, cercando di mettere insieme comunicazione interna ed esterna. “Il tutto per dare una voce unica, nostra, all’esterno”. Gli eventi straordinari, illustrati dal DG Antonio Bolognesi e dal PDG Antonio Suzzi. Gli interventi per il Terremoto dell’Emilia Romagna... “Per il terremoto in Emilia Romagna, dal Distretto 108 Tb sono stati raccolti 22.900 euro, ai quali, inizialmente, se ne sono aggiunti 20.000, arrivati dalla LCIF. Con il contributo degli altri distretti siamo arrivato quasi a 60.000 euro, destinati alla ricostruzione della biblioteca (che verrà intitolata al Lions International) delle scuole secondarie di Finale Emilia. Il costo finale di questa operazione è stato di centotrentamila euro, frutto di un secondo intervento della LCIF e di alcuni altri contributi tecnici. Ma la nostra associazione è andata in soccorso delle popolazioni emiliano-romagnole con tanti altri interventi, per un ammontare totale di oltre seicentomila euro”. ...E quelli per il Terremoto de L’Aquila. “Il 6 aprile 2009 in Abruzzo, fra gli altri, è andato distrutto il presidio socio sanitario di Navelli, un paese a trentacinque chilometri da L’Aquila. Il Multidistretto Italy ha individuato proprio nella ricostruzione di quella struttura (che conterrà il 118, la guardia medica, il servizio di pediatria, e altri servizi sanitari) il suo intervento principale, al quale hanno dato un prezioso contributo quasi tutti i Distretti (15 su 17). Essendo riusciti, nell’annata 2009-2010, a raccogliere tutta la somma necessaria, non abbiamo chiesto nessun contributo alla LCIF, che si è così potuta dedicare ad altri disastri, come appunto quelli dell’Emilia Romagna”.

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Congresso Nazionale Abbiamo parlato con i giovani, ne abbiamo dibattuto al convegno nazionale di Firenze e ciò che emerge in maniera evidente è che se davvero vogliamo incrementare la loro presenza, dobbiamo cambiare atteggiamento comportamentale. Il lionismo non ha solo bisogno di persone altolocate, ma soprattutto di individui intelligenti e disposti a lavorare e tra i giovani ce ne sono tanti, anche se purtroppo hanno qualche problema economico in più di noi. E allora è necessario rivedere la dinamica delle nostre quote sociali, dobbiamo rivedere le modalità e le tipologie dei nostri meeting, sarà sempre più difficile fare service con i residui delle quote di chi non partecipa. Se ci crediamo davvero, dobbiamo avere il coraggio di cambiare approccio: non sono sempre i giovani che si debbono adattare a noi, ma sempre più spesso siamo noi che ci dobbiamo adattare a loro. Siamo stati accanto ai Leo, ne abbiamo apprezzato l’efficienza, la determinazione e l’entusiasmo, ovviamente mancano di maturità ed esperienza. Sono un decimo di noi, non pagano quote sociali, ma riescono ad ottenere risultati eccezionali in termini di attività di service.Lavoriamo con loro, stiamogli accanto, ma non affinché siano il nostro futuro, ma perché servendo insieme, si creano sinergie, confronti e armonie operative che saranno da un lato educative e dall’altro permarranno nel tempo. Un’altra tematica che abbiamo approfondito nel corso dell’anno è quella della presenza femminile nella nostra associazione. Rispetto agli ultimi venti anni, la nostra attività di servizio è migliorata, siamo sicuramente molto più concreti ed efficienti, e non è casuale che questa crescita coincida, come deliberato nella Convention di Taipei, con l’inserimento delle signore nella nostra associazione, per il prezioso contributo che con la loro sensibilità, con la loro concretezza, con la loro operosità hanno saputo offrire. E’ dal confronto delle idee tra uomini e donne, uniti da un unico ideale, con i loro diversi approcci comportamentali, che sono scaturiti i nostri successi. Tuttavia la presenza femminile nella nostra associazione è solo del 21%, ben al di sotto delle percentuali di altre associazioni di servizio decisamente produttive ed efficienti. Se intendiamo anteporre il benessere del nostro prossimo a quello dei nostri soci non possiamo rinunciare al contributo delle donne: è una scelta anacronistica che comporterà un progressivo impoverimento culturale e operativo. Per le nuove generazioni, e i Leo ce lo dimostrano, una scelta di associazionismo in cui uno dei due sessi fosse escluso è impensabile. Mie care signore Lions questo è un compito soprattutto vostro, impegnatevi, con quella grinta e determinazione che vi distingue, per incrementare la vostra presenza. Il Consiglio dei Governatori è dalla vostra parte, e spero che lo sia anche in futuro, ha costituito una struttura operativa per valorizzare la figura femminile nella nostra realtà, che ha capillarmente diffuso il messaggio ed ha organizzato incontri e convegni, come quello nazionale di Napoli, per dibattere sulla tematica, per sensibilizzare, per individuare concreti percorsi operativi. Un altro argomento su cui dobbiamo porre l’accento è quello della comunicazione. Mi riferisco innanzitutto alla comunicazione interna, a quella che porta a ciascun socio i messaggi della nostra attività, dei nostri programmi, dei nostri valori. E’ una componente essenziale per il coinvolgimento della nostra base associativa, per far sentire il senso di appartenenza, la sensazione di far parte di una squadra.

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I distretti ed il multidistretto si sono particolarmente impegnati in questo contesto. Accanto ai tradizionali mezzi di comunicazione, sono stati spediti a livello nazionale quasi due milioni di email, abbiamo realizzato “Lionsnotizie”, è stato revisionato il sito nazionale, questo congresso è trasmesso in streaming affinché possano seguirci tutti i lions italiani. So che i secondi vice governatori si sono organizzati per collegarsi in video conferenza. Sono tutti segnali positivi, che dobbiamo sviluppare, per permettere che le notizie circolino, affinché i soci siano informati, per offrire il proprio contributo partecipativo, perché è dal confronto delle idee che si fanno le scelte migliori. Servire non significa solo fare raccolta fondi, non implica realizzare solo attività assistenzialistica, servire comporta anche diffondere cultura, trasmettere valori, ed è a questo fine che diventa essenziale una capillare comunicazione verso l’esterno. La comunicazione deve essere però fatta nel modo giusto, altrimenti diventa inefficace. Non si può più improvvisare, la comunicazione, si basa sempre di più su logiche tecniche professionali e non estemporanee. Dobbiamo migliorare i nostri sistemi comunicativi, cercando di essere meno autoreferenziali, prendendo coscienza che la nostra migliore pubblicità sono i nostri service ed evitando, per cortesia, di presentarci al mondo esterno nei modi più difformi, una volta come distretti, una volta come club, una volta come governatori: la gente non ci capisce. Identifichiamoci sempre con un’unica voce: “Lions”. Cerchiamo di uniformare i nostri messaggi facendo in maniera tale che, ove possibile, siano sempre gli stessi, in tutta Italia, perché costruiti in modo professionale, utilizzando la nostra struttura multidistrettuale che ha proprio il compito precipuo di assolvere questa funzione e che quest’anno ha distribuito, sia sulla carta stampata sia sulle Tv, immagini e filmati per risaltare la nostra attività a favore dei non


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vedenti o per la prevenzione della cecità. Ma comunicare significa anche organizzare manifestazioni ed eventi a elevato impatto sociale. Puntiamo sul ruolo di strutture affidabili e concrete in grado di realizzare progetti e incontri ai cui progressivamente i mezzi di informazione ed altre realtà fanno sempre più riferimento. Creiamo alleanze con strutture consolidate, senza alcun timore reverenziale, ma senza neanche la presunzione di voler avere sempre estrema visibilità, ciò che conta è entrare in certi ambienti con l’immagine di gente operativa e concreta. Lo abbiamo fatto con l’AIRC, con l’Unesco, con le varie Associazioni di servizio: Rotary, Soroptimist, Fidapa, ecc. Ma comunicare significa soprattutto uscire allo scoperto, sempre meno chiusi nelle nostre cene conviviali per mescolarci in mezzo alla gente. Dobbiamo stare tra la gente, perché è tra la gente che si scoprono le esigenze, perché è la gente che ha bisogno di noi, perché solo stando tra la gente possiamo trasmettere efficacemente il nostro messaggio, e possiamo trovare tante persone disponibili a seguirci ed a condividere i nostri ideali. Il lionismo privato, il lionismo chiuso all’interno delle nostre sale, non è più in linea con l’evoluzione dei tempi. Usciamo dal guscio, come facciamo ai lions day, con i nostri gazebi, con i nostri vessilli, mostrando agli altri le splendide realizzazione che portiamo avanti, dove facciamo vedere a tutti, in bella mostra, con molto orgoglio, la ricchezza delle nostre attività. Permettetemi ora di fare alcune considerazioni su quella che è l’attività precipua per cui noi esistiamo: i service. Premesso che i club hanno un’assoluta autonomia nello scegliere i propri service e quindi come tali di stabilire come destinare il risultato delle proprie attività di servizio. Vorrei distinguere fra i cosiddetti “service locali”, per i quali ritengo assolutamente importante che i nostri club, presidiando un territorio, colgano l’opportunità di dare

una significativa testimonianza della loro presenza nella comunità che li circonda, intervenendo con service “dedicati” alla propria realtà locale, e i service di respiro nazionale e internazionale. Mi preme rilevare che il lionismo italiano sta portando avanti una serie di iniziative di servizio che sono tanti fiori all’occhiello della nostra realtà associativa e che già coprono un’ampia gamma di attività nel settore della prevenzione della vista e aiuto ai non vedenti, del sostegno ai paesi più poveri, nel settore della scuola, a favore dei giovani e dei disabili, nell’aiuto ai malati e nella prevenzione delle malattie ed in tanti altri ambiti sociali. Esse sono stelle del nostro firmamento e, prima di accenderne altre, sarebbe meglio impegnarci affinché queste non si spengano. Ne consegue che prima di progettare nuovi service, dovremmo impegnarci per mantenere efficienti e far crescere quelli che fanno già parte della nostra tradizione, della nostra storia e della splendida realtà di servizio che tutti noi rappresentiamo. I service non devono essere solo un’espressione caritatevole ma devono essere soprattutto uno stimolo per far nascere negli altri quella scintilla che accende il desiderio di aiutare gli altri. Sicuramente fare, ma non in silenzio, per trasmettere quella cultura della solidarietà che è alla base dello spirito lionistico. Per fare ciò è tuttavia importante che queste realtà siano inserite in un disegno comune, in un contesto operativo strutturato, evitando spinte autonomiste e concorrenziali, affinché si dia un’immagine del lionismo italiano con le caratteristiche di un complesso armonico ed organizzato. Sono convinto che sempre più spesso dobbiamo lavorare per obiettivi, indipendentemente dalle ciclicità degli incarichi. Ogni volta che ci siamo dati degli obiettivi chiari e ci siamo presi l’impegno di raggiungerli li abbiamo sempre ottenuti e spesso superati. Dobbiamo pianificare le nostre attività, senza lasciarsi tra-

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Congresso Nazionale scinare dagli eventi, ma anzi controllandoli e seguendone lo sviluppo, individuando le opportune responsabilità, condividendo i successi, costituendo gli opportuni gruppi di lavoro, inserendo i soci nei progetti, perché solo chi è coinvolto si sente appartenente al gruppo. Dobbiamo vincere le resistenze, che sono le vere isteresi al cambiamento, di chi dice “ma abbiamo sempre fatto così”. Il mondo sta cambiando e nessuno lo ferma. Non possiamo più ancorarci a quelli che erano i parametri di riferimento di vent’anni fa perché questa realtà è in permanente evoluzione. La storia ci insegna che non si può tornare indietro, che nel momento in cui le condizioni al contorno e l’ambiente muta, dobbiamo adattarci, rinnovandoci e sfruttando l’evoluzione per trasmettere quelli che sono i nostri valori. Perché i nostri valori, i valori del lionismo, i valori del servire, sono sempre gli stessi, e permarranno tali in futuro, perché non discendono dall’evoluzione tecnologica, dall’influenza dei mass media, ma discendono dal cuore, da quella parte di noi che trascura i propri egoismi per esprimere il desiderio di creare un mondo in cui anche gli altri, i più deboli, possono avere l’opportunità di vivere dignitosamente. Ma, pur rimanendo inalterati i valori in cui crediamo, se continuiamo a trasmetterli sempre nello stesso modo, gli altri, le nuove generazioni, non ci capiscono. Se continuiamo a fare le stesse cose, se vogliamo mantenere uno status quo senza adattarsi alla nuova realtà, una realtà in cui sono cambiate le classi sociali, in cui sono cambiati i rapporti tra i sessi, in cui si sono dilatate le divergenze generazionali, in altre parole senza aprirsi ad un modo diverso, siamo destinati a predicare in un deserto, nel quale sempre meno sono coloro in grado di ascoltarci. Ed allora credo sia assolutamente importante rivedere i nostri approcci organizzativi. E’ innegabile che all’interno della nostra realtà esistano moltissime persone che hanno

voglia di fare, di mettersi in gioco, che credono fortemente nei sentimenti di solidarietà. La domanda che dobbiamo porci è se le utilizziamo al meglio, se offriamo loro la possibilità di esprimere il loro desiderio di fare. Al termine di ciascun ciclo annuale, coloro che hanno assunto funzioni di responsabilità, rientrano nei ranghi e il bagaglio culturale che hanno acquisito è progressivamente disperso. E questo vale a tutti i livelli. A cominciare dai Past Governatori che sono la chiave per garantire quella continuità operativa di cui abbiamo tanta necessità. Non possiamo più permetterci di trascurare chi ha maturato una rilevante esperienza, chi è stato coinvolto in un intenso processo formativo, che ha sviluppato un’elevata capacità di leadership. Chi meglio di chi è stato ai massimi livelli della nostra associazione può offrire un contributo determinante. Non sprechiamo quanto è stato faticosamente costruito. Qualcuno dice che i PDG non vogliono scendere da cavallo, e quindi è meglio lasciarli a riposo per evitare che

I Lions per Expo Milano 2015

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Lions avranno la possibilità partecipare all’Esposizione Universale di Milano con un programma di eventi sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Importante vetrina per mostrare al pubblico le iniziative dell’Associazione, Expo 2015 sarà un’occasione per accendere il dibattito su argomenti chiave per il futuro dell’umanità: la lotta alla fame e alla sete, la sicurezza e l’educazione alimentare, lo sviluppo sostenibile, le innovazioni nella catena agro-alimentare, la biodiversità, la cultura della nutrizione e, non da ultimo, la lotta contro gli sprechi di cibo e di acqua. Gli eventi Lions sul tema di Expo 2015 formeranno un programma di 30 giorni che si svilupperà direttamente nel sito espositivo in allestimento alle porte di Milano. Per il Lions che vorranno partecipare, si tratterà di organizzare conferenze, seminari, tavole rotonde, mostre, dimostrazioni che possano richiamare l’attenzione del pubblico sulle molteplici attività di servizio umanitario e comunitario dei Lions nell’ambito della nutrizione. La partecipazione al programma, ad oggi allo studio con Expo 2015 SpA, è rivolta ai distretti italiani e stranieri, a gruppi di club, anche gemellati, alle associazioni o ai comitati Lions che operano a livello nazionale o internazionale, con particolare riferimento ai paesi in via di sviluppo. Milano è stata sede dell’Esposizione Universale del 1906 e il

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tema scelto fu quello dei trasporti. Con l’occasione, fu inaugurato il traforo ferroviario del Sempione che consentì di collegare l’Italia al resto dell’Europa, conferendo al nostro Paese un respiro internazionale. L’auspicio, per Expo 2015, è che si instauri una collaborazione sinergica tra i Lions provenienti da varie parti del mondo per confrontarsi sul tema della nutrizione, energia per la vita. Cesara Pasini


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possano rappresentare un ostacolo nello sviluppo dei programmi distrettuali. I veri leader non hanno paura di confrontarsi, non temono di sminuire il proprio livello di autorità, ma anzi utilizzano soprattutto i migliori, e non solo non li fanno scendere, ma li fanno montare in sella e li fanno galoppare il più veloce-

Posto medico di primo soccorso So.San.

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l 61° Congresso Nazionale di Taormina i Lions Italiani hanno avuto una piacevole sorpresa e una gradita novità: la presenza, per la prima volta, di un “posto medico di primo soccorso” organizzato dalla So.San, l’Associazione di Solidarietà Sanitaria dei Lions. Durante i 3 giorni del congresso è stata sempre presente un’ambulanza, completa di personale infermieristico e dotata di attrezzature medicali per la rianimazione, fornita dell’Organizzazione di volontariato “Fraternità di Misericordia Santa Maria di Ognina” di Catania. Da venerdì a domenica sono stati eseguiti 15 interventi, prevalentemente traumatici, e uno, in sede congressuale, di rianimazione cardio-polmonare. La nostra presenza, a richiesta, nei Congressi della nostra associazione, è motivata dall’alto numero di Lions, dalla loro età media, e dà sicurezza e tranquillità ai congressisti. (Salvatore Trigona)

mente possibile. Nei momenti difficili si fa squadra, non ci si può permettere dei lussi, dobbiamo ottimizzare l’utilizzo delle nostre risorse e i migliori non devono rientrare nei ranghi, ma anzi debbono essere sempre più coinvolti nelle nostre attività di sviluppo. La nostra è una struttura tradizionalmente verticistica, dove normalmente la catena delle responsabilità è accentrata su poche persone. Normalmente i programmi e le decisioni sono definite e comunque vagliate dal Governatore o dal Presidente di Club. Dobbiamo sviluppare la funzione della delega, evitando di accentrare le decisioni, ma individuando più strutture parallele in cui convergono persone preparate e autonome sia in termini di responsabilità che di operatività. In tali strutture dovranno confluire soci che hanno voglia di fare, il desiderio di impegnarsi su progetti concreti avendo ben presente che tali incarichi non sono sono onorifici ma soprattutto operativi. Al fine di garantire adeguata continuità, tali strutture dovranno operare per un periodo più lungo. Ben vengano le strutture come il GMT e il GLT, che stanno in carica tre anni, dove sono state definite le loro responsabilità, le loro autonomie, i loro obiettivi, che hanno un tempo adeguato per operare, ben vengano le strutture di service, come quelle della LCIF, che sono adeguatamente strutturate sui periodi operativi più lunghi. Ovviamente in tali strutture vi dovranno essere gli opportuni avvicendamenti annuali, prevedendo per esempio incarichi triennali sfalsati nel tempo, ma l’operatività e gli obiettivi devono essere di ampio respiro temporale. Cominciamo a ragionare pensando che gli organigrammi distrettuali raccolgono la classe dirigente del distretto e non sono la squadra del Governatore, il quale ovviamente provvederà, insieme al DG Team, a nominarli. Non ci possiamo più permettere le corti, la rivoluzione francese è finita da tempo, abbiamo bisogno di strutture dirigenziali snelle, efficienti e soprattutto misurabili nel loro operato, dove chi lavora bene, merita e chi non fa nulla, esce. Non si può ogni anno ricominciare da capo. Ma permettetemi ora di parlarvi di un’altra componente importante per il nostro sviluppo: la formazione. Sono stati fatti efficaci passi avanti grazie al prezioso contributo delle strutture GLT e GMT che hanno inciso significativamente sul nostro tessuto associativo. Senza formazione non si cresce. Ogni associazione che intende perseguire degli obiettivi, e noi siamo fra questi, ha la necessità di formazione. Abbiamo bisogno di leader, ma leader non si nasce, leader si diventa, e non basta ormai l’esperienza per diventarlo, soprattutto per le nuove generazioni e per i nuovi lions. Non possiamo permetterci di avere soci solo per far numero. Ed anche chi ha o dovrà assumere ruoli importanti, quali gli officier di club e distrettuali, hanno in genere necessità di un aggiornamento formativo, per sviluppare le tecniche di management per approfondire le modalità con cui si deve comunicare, come rendere efficaci i comportamenti e le relazioni, su come motivare gli altri, su come sviluppare i progetti, su come gestire gli incontri e le riunioni e quant’altro. Un altro aspetto su cui intendo soffermare la nostra attenzione è la nostra funzione a livello nazionale. Credo che tutti noi proviamo una immensa emozione quando vediamo ➤ sventolare il tricolore o cantiamo l’inno di Mameli.

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Sulla strada del lionismo i lions Amodeo si incontrano

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Lions Amodeo si sono incontrati in occasione del congresso nazionale di Taormina. Sono i past Governatori Girolamo (Mimmo) Amodeo del Lions Club Piove di Sacco, Governatore nell’anno 2004-05 del Distretto 108 Ta3, Franco Amodeo del Lions Club Termini Imerese Host, Governatore del Distretto 108 Yb Sicilia nell’anno 2008-09, e il past Presidente Paolo Amodeo del Lions Club Crotone, Presidente nell’anno 2008-09. Tre Lions siciliani che operano da tanti anni rispettivamente nel Veneto (Mimmo), in Calabria (Paolo) e in Sicilia (Franco). Nella luminosa strada del servizio capita che i parenti, legati anche dal credo lionistico, si rincontrano.

Nasce in tutti noi un profondo senso di entusiasmo e di gioia che deriva da quel senso di appartenenza che ci coinvolge, che ci fa sentire vicini, che proviene da quell’orgoglio di mettere in prima luce la nostra Italia, di quella terra di cui tutti ci sentiamo figli e dalla quale scaturisce quello spirito patriottico che ci pervade. Lo spirito nazionale lo esterniamo sistematicamente nelle nostre manifestazioni, ponendolo al centrale dei nostri cerimoniali. Ma la domanda è: è sufficiente solennizzare il senso patriottico tra di noi o è necessario consolidare il nostro ruolo a livello nazionale? Sul piano strutturale siamo fortemente divisi, organizzati

Analisi dell’evento Nel continuo divenire della nostra associazione l’annuale congresso nazionale segna un momento importante che deve essere oggetto di valutazioni allo scopo di sistematizzarne i singoli aspetti, promuovendone le eccellenze e rettificandone le criticità. Di Antonio Pogliese * L’indispensabile rinnovamento dell’associazione passa anche da una nuova metodica di gestione che rimuova l’estemporaneità del volontarismo per lasciare spazio alla programmata razionalità gestionale.

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su 17 distretti notevolmente autonomi, con statuti diversi, i cui contatti avvengono solo a livello di vertice, attraverso il Consiglio dei Governatori, che ogni anno cambia e solo una volta l’anno, in occasione del Congresso nazionale si ha l’opportunità di incontrarci. Ed è in questa logica che stiamo affrontando la revisione del multidistretto, non per dividere, lo siamo già, ma per unire, per essere più efficienti, per essere meglio organizzati, per ampliare il nostro raggio d’azione, per operare su tematiche e su servizi di ampio respiro. E’ l’azione comune che ci permetterà di uscire dai localismi per proiettarci in un contesto nazionale in cui il nostro contributo diventi davvero efficace. Siamo prima di tutto lions italiani, e proviamo gioia quando Papa Francesco parla i noi, quando scendiamo in piazza in tutta Italia contemporaneamente nei nostri Lions Day. Impegniamoci in questa direzione, ben vengano i sempre più frequenti momenti di incontro in ambito pubblico, la formulazione di proposte di legge per migliorare il benessere sociale. Puntiamo sul nostro orgoglio nazionale, come ben sapete, la nostra candidatura per la Convention dei Lions a Milano per il 2018 non è stata accettata ed è stata preferita la citta di Las Vegas. Sono convinto che abbiamo proposto soluzioni di elevato contenuto culturale e artistico, ricercando soluzioni innovative e particolarmente affascinanti, in grado di offrire un prodotto di assoluta eccellenza che sarebbe stato particolarmente apprezzato dai Lions di tutto il mondo. Poco importa se la scelta è andata in un’altra direzione, se i parametri valutativi sono stati altri, noi italiani siamo fatti così, il nostro buon gusto, il nostro stile, la nostra eleganza sono una caratteristica che ci contraddistingue in tutto il mondo e di cui siamo tutti particolarmente fieri ed orgogliosi. E proprio perché siamo italiani e ci crediamo davvero, ritengo che non si possa perdere l’opportunità di riproporre la nostra candidatura per il 2019. Perché nonostante tutto, siamo coriacei, siamo convinti e siamo orgogliosi di essere italiani e desideriamo farlo vedere al mondo. Abbiamo voglia di sognare. Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni. Ed allora vi invito a sognare, ma con il coraggio e la volontà di dare concretezza ai vostri sogni. Con lo stato d’animo di chi è leale e sincero, ma con la convinzione che con il proprio impegno, la propria dedizione e le proprie capacità, riesca a trasformare i sogni in realtà. Per quanto astrattamente mi trovi in conflitto d’interesse quale Governatore delegato all’organizzazione di tale evento, ritengo di essere in grado di valutarlo con assoluta obiettività e di utilizzare l’esperienza accumulata nella fase preparatoria e nell’attuazione in cui ogni scelta è stata ponderata col massimo impegno. Fin qui la premessa. Il congresso è stato, purtroppo, funestato dal malore di Giovanni Rigone, che qualche giorno dopo è stato la causa del suo decesso. Giovanni Rigone, per la sua storia professionale ed associativa, era una delle figure apicali più importante nell’ambito del Lions nazionale ed internazionale. La scomparsa di Giovanni Rigone lascia un vuoto incolmabile anche nella nostra associazione. È ovvio che tale funesto evento non può essere considerato ai fini delle valutazioni sul 61° congresso nazionale.


Congresso Nazionale

Per la valutazione del congresso è necessario tenere presente i relativi “numeri” che sono: 1500 delegati accreditati e votanti, 2500 partecipanti, 8 candidati alla carica di Direttore Internazionale, la prima e la seconda votazione per la scelta dei candidati alla carica di direttore internazionale i cui “spogli” sono stati contenuti in meno di 2 ore, punta massima delle presenze in sala plenaria di circa 1600 persone e presenze in media intorno a 1000 persone. Tenuto conto di quanto sopra evidenziato mettiamo in evidenza le eccellenze dei singoli aspetti del congresso: 1ª Eccellenza - Il messaggio culturale. Nell’ambito del distretto Sicilia l’anno sociale 2012/2013 è stato caratterizzato dall’approfondimento e sistematizzazione dei fondamentali del lionismo, o più esattamente, dell’associazionismo nel ruolo sociale. Tale attività è stata svolta dagli intellettuali dell’associazione, dagli accademici di 10 università italiane, da autorevoli rappresentanti della Chiesa cattolica, della Magistratura dello Stato, dal mondo delle professioni e dell’associazionismo. A conclusione di tale fase prodromica la Santangelo Editore ha pubblicato il testo dal titolo: “Associazionismo, sussidiarietà ed etica”. Tale attività prodromica ha generato il successivo approfondimento della società civile di oggi, del ruolo della sussidiarietà e del valore etico, quale valore assoluto di riferimento atteso che i cittadini siciliani, ma è possibile dire italiani, non sono più appagati dal rispetto formale della legalità che il legislatore regola per modelli e non per principi. Nel mese di aprile il distretto lions, con gli altri club service ed associazioni di varia natura del territorio e gli Ordini Professionali, ha presentato alla delegazione di Parlamentari dell’Assemblea Regionale i seguenti due disegni di legge, peraltro già incardinati dopo la firma di 32 deputati sui 90 dell’assemblea: “Il regolamento della sussidiarietà nell’ambito della Regione Sicilia” e “La cultura della prevenzione: il rischio sismico in Sicilia”. Tale importante messaggio culturale ha caratterizzato il 61° Congresso nazionale. Infatti, nel programma del congresso è stata prevista la “lectio magistralis” del Rettore dell’Università di Catania, prof. Giacomo Pignataro sul tema “Sus-

sidiarietà e solidarietà: aspetti sociali ed economici”. 2ª Eccellenza - La partecipazione delle rappresentanze delle Istituzioni. Il Governo centrale, per gli impegni improvvisi del V. Presidente del Consiglio e Ministro dell’interno On.le Angelino Alfano, era rappresentato dal sottosegretario On.le Giuseppe Castiglione. Il Governo regionale era rappresentato, su delega del Presidente Crocetta, dall’Assessore al Turismo Michela Stancheris, l’Assemblea Regionale era rappresentata dal Presidente On.le Giovanni Ardizzone, la Città di Catania era rappresentata dal Sindaco Sen. Raffaele Stancanelli, il mondo produttivo era rappresentato da Saverio Continella, direttore Generale del Credito Siciliano. I rappresentanti delle istituzioni, nei loro interventi, hanno apprezzato il ruolo e le iniziative socio - politiche e di solidarietà dei lions ed il presidente Ardizzone ha preso l’impegno di accelerare l’“iter” di approvazione in legge della Regione Sicilia dei due disegni, peraltro presentati dai deputati (n. 32) di tutti i gruppi parlamentari presenti nell’assemblea. 3ª Eccellenza - La comunicazione. Il congresso è stato preceduto ed accompagnato nelle tre giornate di svolgimento dalla massiccia copertura dei mass media, della carta stampata e delle televisioni, con la divulgazione non soltanto dei lavori congressuali ma, principalmente, degli innovativi messaggi culturali specie sulla sussidiarietà e sull’etica. In merito alla comunicazione va messo in evidenza che l’oggetto della stessa non è stato il marchio “Lions”, bensì le attività espletate e le relative potenzialità. Tale positiva esperienza va tenuta presente specie nel nuovo Consiglio dei Governatori nelle previste iniziative di comunicazione. 4ª Eccellenza - La scelta del tema di studio. È stato scelto il tema di studio: “Dall’associazionismo al disegno di una società civile; dalle analisi alle proposte: le nuove povertà”. Senza nulla togliere agli altri temi, la citata scelta è da condividere per la coerenza del tema col processo di contestualizzazione della politica associativa in atto nonché in quanto trattasi di un contenitore vuoto da riempire con le problematiche politico - sociali attuali. Anche gli eventi collaterali, lo spettacolo di Jannuzzo, Buzzurro e Milici, la logistica congressuale, la cena di gala, il cocktail di benvenuto ai giardini pubblici, sono stati altrettanto eccellenti. I risultati eccellenti del 61° Congresso Nazionale è ovvio che appartengono al lionismo italiano e devono costituire il riferimento a partire dal prossimo congresso di Vicenza, in cui l’obiettivo deve essere di continuare ad esternare cultura e confermare il riconoscimento del ruolo sociale al nostro grande Multidistretto con la partecipazione del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Presidente della Camera dei Deputati (a quella data). Questo deve essere l’obiettivo del Presidente del Multidistretto e degli organizzatori del 62° congresso di Vicenza per non vanificare le eccellenze del Congresso di Taormina. Buon lavoro ad Enrico Pons ed ai lions di Vicenza. *Governatore del Distretto 108 Yb Sicilia e Delegato all’organizzazione del 61° Congresso Nazionale. Nelle foto di queste pagine, nell’ordine: i delegati presenti al 61° Congresso Nazionale; il saluto alla nostra bandiera durante la cerimonia d’apertura del congresso; Il Presidente del Consiglio dei Governatori Gabriele Sabatosanti Scarpelli; il Presidente Internazionale Emerito Pino Grimaldi; il palco della Presidenza con i 17 Governatori del nostro multidistretto; il Direttore Internazionale Eletto a Taormina Roberto Fresia; il CC 2013-2014 Enrico Pons; il Governatore con delega all’organizzazione del 61° Congresso nazionale Antonio Pogliese.

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Congresso Nazionale

Il lionismo italiano: quale futuro? Venerdì 24 maggio 2013, dalle 14.30 alle 16.30, c’è stato l’”Open workshop” sul futuro del lionismo italiano, coordinato dal Past Presidente del Consiglio dei Governatori Luciano Aldo Ferrari. Al microfono, in quelle due ore, si sono succeduti undici relatori e alla rivista è affidato il piacevole compito di divulgare il loro interessante pensiero... nche quest’anno, in occasione del 61° Congresso Nazionale Lions in Taormina, il Consiglio dei Governatori ha voluto A mantenere viva la tradizione, iniziata felicemente a Genova, di promuovere un incontro fra Lions, in particolare Presidenti di club, per parlare di tematiche afferenti l’associazione, la sua conduzione, la sua organizzazione ed il suo futuro. Il significato che deve attribuirsi all’evento deve ricercarsi nella presa d’atto che urge consolidare la profonda e vasta riflessione, già in campo nel corpo associativo nazionale, tesa ad individuare quei filoni di servizio virtuosi per promuovere una sempre più sentita collaborazione fra soci, istituzioni lionistiche e collettività sociale, così da mantenere sempre al massimo livello la qualità del servizio offerto in relazione alla sempre più composita domanda che ci perviene dal mondo circostante. Così i temi proposti dai Presidenti e Lions che sono intervenuti ai lavori affrontano le più svariate tematiche sviluppandole da punti di vista differenti, comunque declinandone le risultanze nel segno dell’agire lionistico e della sua prestigiosa presenza, della composizione associativa, dei rapporti fra Leo e Lions e delle difficoltà di incremento numerico. Tutti temi caldi, di sicuro interesse ad ogni livello, trattati con dovizia di argomenti, acume interpretativo e speculazione del futuro. Il successo ottenuto e l’interesse sviluppato nei partecipanti, tanto fra i relatori quanto fra coloro che vi hanno assistito e, per quanto possibile, partecipato al dibattito, fanno pensare per la realizzazione di un forum che, partendo da quanto fin qui fatto, possa proseguire dando spazio a tutti di esprimere il proprio pensiero, le proprie opinioni, consigli ed osservazioni, con il dichiarato fine di accrescere l’interesse, la partecipazione e l’attività di servizio. Il Presidente del Consiglio dei Governatori, Gabriele Sabatosanti Scarpelli, ha aperto e chiuso i lavori offrendo dapprima gli elementi argomentativi di base su cui sviluppare ulteriormente le proposte di riflessione predisposte dai relatori e, poi, al termine ha tratto le somme rimarcando i contenuti e l’amore che ognuno ha manifestato oltre alla sincera partecipazione ed alla proposizione del proprio pensiero. Un successo che la rivista nazionale non può sottacere ed alla quale, in particolare all’amico Sirio Marcianò, affido il compito di divulgare il contenuto dei lavori con l’auspicio che, lavorando e contribuendo tutti insieme, si possa giungere alla condivisione di comuni riflessioni, direttive, decisioni oltre ad una rinnovata e mirata attività di servizio alla collettività nella piena e più sentita applicazione dei nobili scopi che sono i fondamentali della nostra vita associativa. Ringrazio tutti per i contributi prestati con l’auspicio che tutto non finisca qui. Luciano Aldo Ferrari

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Congresso Nazionale Il lionismo italiano quale futuro

Di Tiberia Boccardo, Presidente del Lions Club Genova Porto Antico, Distretto 108 Ia2 Quando ho saputo di dover intervenire come relatrice al workshop inserito nel programma del Congresso Nazionale di Taormina mi sono sorti parecchi dubbi a causa della mia “limitata” esperienza lionistica. Soprattutto se rapportata a quella di soci Lions che tanto mi hanno insegnato e che tanto ancora hanno da insegnarmi. Ne consegue che ho dovuto mettermi a... pensare. La fondazione del lionismo risale al 1917. Allora, la nostra associazione ammetteva esclusivamente soci di sesso maschile, ma - nel tempo - c’è stata una progressiva evoluzione che ha consentito, dopo la Convention di Taipei del 1987, l’apertura alle donne nei nostri club. Da parecchi anni la nostra associazione partecipa alle riunioni dell’ONU, come maggiore ONG del mondo, e al Consiglio d’Europa e da molto tempo noi soci portiamo avanti grandi progetti per combattere la cecità, la sete, la fame l’analfabetismo e le malattie… Insomma, siamo grandi! Il mio club, Genova Porto Antico, ha il “100% di Melvin Jones Fellow”, e questo rappresenta per noi un motivo di orgoglio, che non deve essere un punto d’arrivo, bensì un impegno per migliorare il nostro We Serve. Così come ci insegna il nostro Presidente del Consiglio dei Governatori Gabriele Sabatosanti Scarpelli quando scrive “dobbiamo avere il coraggio di guardare indietro, esaltare il senso d’appartenenza e lo spirito di servizio affinché ogni socio ritrovi nel proprio club un rifugio, un luogo in cui si affianca a persone che sono in grado di offrirgli quel calore umano che gli permette di sentirsi in famiglia”. A questo proposito non posso non soffermarmi, provocatoriamente, sulla mancanza di partecipazione di una parte dei soci alle attività del club e dei service. Questa parte dei soci predilige partecipare alle cene, preferibilmente se sono di gala. E allora perché non diminuiamo le cene e aumentiamo i service? Il futuro deve essere nella partecipazione attiva di tutti i soci del club. E, in questo contesto, risulta fondamentale il rispetto delle tradizioni, che è uno dei valori fondamentali della vita, come ha scritto il mio governatore Fernando D’Angelo: “rispetto verso tutte le persone e le cose che ci circondano, rispetto per la società e le regole del vivere civile, soprattutto il rispetto per noi stessi, per le nostre potenzialità intellettive, per il nostro essere, per il nostro sapere e saper fare”. Prima di chiudere, desidero parlare delle donne e del loro ruolo determinante nel mondo lionistico. Nella mia introduzione avevo evidenziato che i club lions erano sorti con soci di solo sesso maschile. Le donne, allora, erano la “mia signora”, non attribuendo loro, di fatto, una propria individualità. Progressivamente la donna è entrata a far pare del mondo dei Lions alla pari degli uomini, diventando, a tutti gli effetti, socia effettiva di club tradizionalmente maschili. Purtroppo, però, ci sono ancora club che non accettano la “quota rosa” (nella mia città ce ne sono cinque). Ma io mi auguro che questo malcostume finisca al più presto. Concludo con una frase scritta da Gabriele Sabatosanti che a me piace molto: “Non siamo Lions per essere, ma Lions per fare”.

Lionismo: il filo conduttore tra passato, presente e futuro

Di Elia Bolandrini, Lions Club Bormio, Presidente della Zona B della 4ª Circoscrizione, Distretto Ib1

Le radici del lionismo nascono dalla felice intuizione del nostro fondatore Melvin Jones, che il club, tipico istituto anglosassone essenzialmente finalizzato ad offrire vantaggi e privilegi ai propri soci, potesse invece diventare un’unità operativa, organicamente costituita per agire a favore della comunità, con attività rivolte all’esterno e a vantaggio dei membri delle comunità stesse, in stato di necessità o comunque bisognosi di aiuto. Questo è stato il punto di partenza di una vera e propria rivoluzione culturale, che ha imposto ed impone una totale revisione ed un profondo ripensamento dei rapporti tra le persone e gli organi sociali (Carlo Martinenghi in “Lionismo e società italiana). Da quanto sopra esposto emerge il valore di fondo degli ideali del lionismo e cioè la solidarietà verso gli altri ed in particolare verso i più deboli e più bisognosi. Oggi noi ci troviamo a vivere il nostro lionismo nel presente, come? Come è stato fatto in passato e cioè con concretezza. A mio avviso non può esistere il lionismo senza concretezza di intenti, senza sensibilità, generosità, senza umanità verso noi e verso gli altri. Mi piace sottolineare e ricordare che gli altri siamo noi. Purtroppo oggi più che mai anche noi stiamo vivendo un periodo difficile sotto tanti punti di vista e la solidarietà sempre più spesso viene rivolta anche a molti nostri soci lions, lions che sono cittadini del mondo, vittime anch’esse della contingenza. Cosa succederà nel futuro al lionismo? Come cambiare il lionismo? Cosa modificare del lionismo? Io mi pongo un’altra domanda: perché cambiare il lionismo? Perché modificare il lionismo? In tutta risposta, da persona ottimista e tenace, credo che non lo si debba cambiare perché il futuro continuerà a regalarci le soddisfazioni che quotidianamente riceviamo dal nostro costante impegno, nello svolgere il lavoro in equipe, in squadra. Noi crediamo al lionismo ed è proprio questo a motivarci, a spingerci verso una solidarietà altruistica che altro non è che lionismo. Se anche i nostri successori continueranno a seguire i principi che il nostro maestro Melvin Jones ci ha lasciato, allora credo proprio che non avremo nulla da temere per il futuro del lionismo. Madre Teresa Di Calcutta ha scritto: “La vita è la vita: difendila”. Io credo che noi, applicando il lionismo difendiamo la vita. Concludo osservando che il nostro motto, We Serve, rappresenta con sole due parole tutta l’essenza del lionismo del passato, del presente e mi auguro anche del futuro.

Club, Distretti e Multidistretto: il cambiamento parte da qui

Di Alberto Soci, Presidente Lions Club Bergamo Città dei Mille, Distretto Ib 2 Forse inizierei questo mio breve intervento peccando immediatamente di ipocrisia se non dicessi che non è la prima volta che mi trovo a trattar di questi argomenti negli anni che ho vissuto ed ancora vivo all’interno di questa nostra associazione; allo stesso tempo non scommetterei nulla sul fatto che ancora se ne parlerà ed ancora mi troverò a tentar di dar ragione di una situazione che certamente rosea non è. Ci chiediamo spesso perché perdiamo soci, perché vi è poco appeal della nostra associazione verso i giovani, perché sembra spesso esserci scarso interesse verso ruoli attivi nei

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Congresso Nazionale club, nei Distretti e comunque nelle iniziative che con tanta fatica mettiamo in campo. E’ troppo semplice, riduttivo e spesso anche un poco fastidioso sentir dire che le difficoltà della nostra associazione nascono da problematiche interne ai club e che una migliore gestione di questi in termini di leadership, recruitment e retenction risolverebbe tutti i mali… non è così! O meglio, non possiamo chiudere gli occhi e non voler vedere ciò che ormai non è più celabile. Einaudi diceva che “il solo fondamento della verità è la possibilità di negarla”, proviamo questa volta a raccontarcela e a fare un enorme passo avanti che ci aiuti a meglio vivere la nostra associazione. E’ vero, spesso vi è grande leggerezza nell’introduzione di soci nei nostri club, ma valutiamo anche il fatto che spesso i club, come tutti i gruppi di persone associate, fondano il loro essere su dei rapporti interni di amicizia e convivialità (qui espressa non in termini banchettistici), alla fine era questo il leitmotiv del concetto di clubbing e negare che prima del servire, spesso, ciò che lega i club è “lo stare bene”, il “sentirsi a casa tra amici”, è dal mio punto di vista un errore. Tutto questo lo stiamo perdendo, i nostri soci sono costantemente bombardati di richieste di fondi, di finanziamenti di strutture che non sanno neanche esistere e coinvolti in questioni interne alla nostra associazione che certamente non la fanno differire da ciò che oggi al di fuori di qui rifuggono con forza. Se i nostri club dessero la possibilità ai soci di vivere al meglio l’appartenenza, io credo che il problema della perdita incontrollata potrebbe essere superato e allo stesso tempo si potrebbe rilanciare la ben più impegnativa fase del servizio. Abbiamo bisogno di consolidare la base della nostra associazione e sulla base di questo, rilanciare il servizio. Un socio fiero dell’appartenenza è certamente un uomo o una donna che sentendosi parte di una squadra parteciperà con piacere alle iniziative di servizio e cercherà per sua volontà di conoscere di più (formazione ed informazione). E’ certo che se ai nostri soci, le nozioni base dell’associazione, debbano essere inculcate quasi a forza o spesso si debba dar vita a forme di precetto per la presenza agli incontri formativi, qualche domanda ce la dobbiamo pur porre… In questo contesto, è chiaro che il rischio di avere quadri direttivi dell’associazione figli di agreement o di logiche “altre” rispetto all’orgogliosa e consapevole appartenenza (ovviamente condita da una buona dose di leadership) diventa alto e fortemente deletereo a ricaduta sull’intera struttura sottostante. Heinstein diceva “non cercare di diventare uomo di successo, ma piuttosto uomo di valore”. In questo momento la nostra associazione ha bisogno di uomini e donne di valore piuttosto che di successo; che credano profondamente nella mission che ci guida e che ci aiutino a traghettare in una nuova fase associativa il lionismo. Da un lato, certamente, i club hanno bisogno di tornare a vivere, condividere e a pulsare di linfa propositiva con soci che non si debbano sentire a disagio per le innumerevoli richieste economiche, ma che al contrario riscoprano la possibilità di servire attraverso l’azione; dall’altra però una “headline” che non veda i club ed i soci come un istituto di credito per migliaia di interventi che si disperdono nell’oceano del volontariato nazionale. L’orgoglio della base, dei nostri soci passa necessariamente attraverso le scelte, le politiche strategiche e le scommesse ambiziose che a livello nazionale si fanno.

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Perché non lanciare un unico grande service nazionale ove tutti i club siano coinvolti direttamente e dove i risultati siano tanto eclatanti da non lasciare un solo italiano indifferente… lo possiamo fare… siamo 50.000, non conosco altre associazioni capaci di mobilitare una quantità (e qualità) così importante di persone. Perché non sollecitare i nostri soci, attraverso service di rilevanza indiscutibile, ad essere orgogliosi dell’appartenenza ai Lions Italiani, a sentirsi parte di qualcosa di talmente grande che non può che essere urlato… e non come sempre più spesso accade sussurrato. Qui tutti devono fare la loro parte: i club nel ritrovare la loro dimensione ed il loro equilibrio, i Distretti ad aiutare, favorire la comunicazione e a garantire un maggior dinamismo nel servizio e nell’indispensabile rapporto con il Multidistretto… ed infine il Multidistretto a passare da una fase amministrativa ad una propositiva di guida dell’associazione, abbandonando logiche disgregative e facendosi carico di quel ruolo che troppo spesso è stato demandato. E’ vero, il Lions Club ha le sue regole, la sua tradizione e la sua struttura, chiunque non creda in questa dovrebbe spiegarci perché ne fa parte; allo stesso tempo però nessuno ci vieta, nel rispetto di quanto detto, di dare vita ad una nuova fase che leghi la tradizione all’innovazione, la nostra consolidata struttura a nuove e mutate esigenze. E’ certo che ogni cambiamento consta di timori, perplessità ed inevitabili patemi, ma la nuova mutata realtà ce lo chiede, i soci dei nostri club hanno bisogno di sentire loro questa associazione e cercare di spiegargli che noi facciamo tanto, ma non sempre si vede, è difficile… specialmente ai più giovani. Infine, mi chiedo spesso perché siamo noi a correre verso le istituzioni, le amministrazioni offrendo - spesso implorando - di dare un aiuto e non come sarebbe più logico il contrario. Non posso che ripetermi: dobbiamo essere più associazione e come tale agire insieme. Se vogliamo essere davvero utili al prossimo, non possiamo più vivere di campanilismi tra club o distretti, dobbiamo lavorare insieme prendendoci per mano. Io credo fortemente in questa associazione e con essa nel suo operato, ma dobbiamo dargli tutti insieme la forza necessaria per rinnovarsi, rilanciarsi e perché no… ritrovarsi.

Dall’autoreferenzialità agli scopi, dalla competizione alla sinergia, consolidamento della motivazione e dell’impegno, valorizzazione delle risorse umane, selezione dei soci e rapporti con le istituzioni, l’amicizia.

Di Luana Stripparo Vandelli Presidente Lions Club Pavese dei Longobardi, Distretto 108 Ib3 La crisi dell’associazionismo Lions è internazionale e rispecchia la crisi della nostra società. La forte pulsione filantropica che aveva caratterizzato il lionismo delle origini oggi si è affievolita nel mondo occidentale. La società e i problemi che dobbiamo affrontare non sono più solo quelli primari della sopravvivenza, della malattia, dell’indigenza, della scolarizzazione ma sono più complessi e diversificati, come testimonia il lungo elenco delle aree tematiche di intervento e dei corrispondenti officer Distrettuali. Autoreferenzialità e scopi. Riportare al centro del club gli


Congresso Nazionale “scopi” e non l’autoreferenzialità è il primo passo per ritrovare lo spirito autentico, puro e disinteressato dell’associazionismo lionistico. Un momento abituale di autoreferenzialità è certamente rappresentato dalla lettura del codice lionistico, un mantra spesso disatteso. La lettura degli scopi del lionismo rinforza invece il senso di appartenenza al club e ci ricorda le motivazioni del nostro essere lion. Inoltre, ci unisce, ci presenta agli ospiti e ai rappresentanti delle istituzioni con grande forza e caratterizzazione. Competizione e sinergia e valorizzazione delle risorse umane. La competizione fra i campioni dell’attivismo nel club è certamente deleteria se ha come scopo di impedire che l’altro cresca per non oscurare la propria visibilità. Sostenere la varietà degli interventi condivisi del club è un elemento di forza e di ricchezza, favorisce il coinvolgimento di un numero maggiore di soci potenziando la motivazione all’impegno attivo anche negli anni in cui non rivestono un ruolo nel consiglio e contribuisce alla valorizzazione delle risorse umane. Selezione dei soci. Importante per il successo di un club è indubbiamente la selezione dei soci che deve tenere conto non solo delle eccellenze nel campo professionale e dell’integrità morale, ma anche della propensione a “prendere attivo interesse al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità” e della disponibilità a impegnare gratuitamente parte del tempo residuo dagli impegni familiari e professionali. Rapporto con le istituzioni. E’ fondamentale che il club partecipi, in collaborazione con le istituzioni, a migliorare la comunità in ogni ambito senza fine di lucro o interesse personale o politico. Il rapporto con le istituzioni può aiutare il club a conoscere quali sono le priorità, le urgenze, le necessità della comunità, rendendo più efficace e utile la propria attività, ma anche a fare conoscere quale straordinaria risorsa può rappresentare un Lions Club per la comunità. L’amicizia. L’amicizia fra i soci e fra i club è una grande fonte di energia, alimentata dalla gioia di fare insieme qualcosa di utile agli altri senza chiedere niente in cambio, contribuendo, di fatto, a realizzare grandi progetti anche con piccole cifre individuali perché è l’unione che fa la forza. Dovunque andiamo nel nostro paese o nel mondo sappiamo di potere trovare un Lions Club e un amico Lion con cui sentirci a casa.

Le donne e i giovani: come coinvolgerli nel Lionismo di oggi

Di Daniela Brambilla, Past President Lions Club Milano Host, Distretto 108 Ib4 Sono ormai molti anni che il lionismo italiano - e non solo - lamenta una progressiva emorragia di soci che ne sta impoverendo la struttura e, conseguentemente, la rilevanza e l’efficacia a livello di service. Sicuramente, rispetto ai primi anni della nostra associazione in Italia molte altre organizzazioni e associazioni sono nate con intenti simili ai nostri e il “volontariato” offre attualmente un ventaglio di possibilità di azione più che ampio, in grado di soddisfare le esigenze di gradimento e di disponibilità di tutti coloro che al servizio vogliono dedicare una parte del loro tempo. In particolare, pensando ai giovani e alle donne, due “realtà” ancora non così adeguatamente presenti nella

nostra associazione, viene spontaneo chiedersi se le nostre modalità associative (incontri serali, molti appuntamenti nel week end, disponibilità a viaggi e spostamenti, ecc.) siano le più corrette per interessare e coinvolgere questi due “pubblici” molto spesso pressati, oltre che da problemi di un lavoro sempre più competitivo, anche da realtà famigliari che richiedono una presenza qualificata e costante. Uno degli spunti che andrebbero, per questi brevi accenni, considerati è il ripensare alle nostre modalità associative, cercando di renderle, gradatamente, più in linea con le aspettative di un target, che al giorno d’oggi predilige sicuramente “interventi” diretti di volontariato, piuttosto che cene e incontri a volte troppo lontani dai veri problemi che la nostra associazione dovrebbe aiutare ad affrontare, se non a risolvere.

Il Lionismo italiano in prospettiva futura: proposta sulla struttura direttiva del singolo club Di Roberto Limitone, Presidente del Lions Club Camposampiero, Distretto 108 Ta3

La situazione di mutamento economico, finanziario e sociale in atto induce a ritenere che il lionismo italiano, fermi i principi fondamentali, sempre attualissimi, debba indirizzarsi verso un’attenta revisione del proprio modus operandi, a partire dal singolo club. Uno degli aspetti sui quali appare consigliabile intervenire è quello relativo alla struttura direttiva del club, rendendola più snella e maggiormente adeguata alla realtà del proprio territorio, attraverso un sistema di deleghe che consentano una maggiore aderenza del sodalizio lionistico alle istituzioni locali (Comune, ULSS, Forze dell’Ordine, associazioni etc…). Il consiglio direttivo del club potrebbe quindi essere costituito da un numero non elevato di consiglieri (non più di 11-13 a seconda delle dimensioni del club), ciascuno dei quali abbia una specifica delega su un settore di attività: sanità, cultura, scuola, sociale, sport, comunicazione, formazione etc … Possibilmente la delega andrebbe conferita in ragione della competenza professionale e dell’attitudine del singolo consigliere. Ogni Consigliere, in forza di detta delega, interloquirà direttamente con gli assessori del proprio Comune o con i funzionari delle altre istituzioni locali che hanno la corrispondente competenza, in modo da perseguire un costante contatto e dibattito tra questi e, quindi, in ultima analisi, una scelta più attenta delle nostre attività di servizio sul territorio e del modo con il quale promuoverle ed eseguirle. Questo sistema di deleghe dovrebbe poi consentire una maggiore specializzazione, quantomeno per settori, della nostra attività di servizio e, quindi, una maggiore efficienza ed efficacia nella gestione dei service sia dal punto di vista dei costi sia per quanto riguarda le modalità di esecuzione degli stessi. Ogni consigliere delegato dovrà gestire e coordinare un “Comitato” designato dall’”Assemblea dei Soci” per ogni specifico settore di attività, facendo in modo che detta designazione avvenga possibilmente su base volontaria, ossia su scelta spontanea di ogni singolo socio fondata sulle proprie attitudini e competenze. All’inizio dell’anno sociale ogni singolo comitato, convocato e coordinato dal consigliere delegato, si riunirà per discutere e scegliere uno o più service del proprio settore di competenza da eseguire durante l’anno, service che

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Congresso Nazionale saranno poi sottoposti al vaglio definitivo del Consiglio direttivo e dell’Assemblea. Il suddetto meccanismo dovrebbe anche agevolare una maggiore e migliore partecipazione dei soci alle attività del club, essendo essi stessi a individuare le attività di servizio che andranno a svolgere e le relative modalità di azione, evitando così imposizioni dall’alto notoriamente disincentivanti. Quindi: - l’Assemblea elegge il Presidente e i Consiglieri proposti dallo stesso Presidente, il quale già nella sua proposta indica le deleghe da conferire ai singoli Consiglieri, cercando di condividere previamente questa scelta con gli stessi Consiglieri prescelti; - successivamente, subito all’inizio dell’anno sociale, l’Assemblea nomina i Comitati - dedicati ciascuno ad un determinato settore di attività - su proposta del Consiglio Direttivo, cercando di scegliere i singoli componenti dei Comitati su base volontaria e tenendo strettamente conto di attitudini e competenze; - i singoli Comitati - coordinati dal Consigliere delegato riuniti immediatamente dopo la loro nomina, valutano e individuano i service da attuare; - infine, i service così individuati vengono subito sottoposti al vaglio definitivo di Direttivo e Assemblea e, una volta approvati, sono posti in esecuzione. In definitiva, un’organizzazione come quella sopra descritta potrebbe consentire una maggiore adeguatezza dell’azione del club rispetto alla realtà locale (ma anche distrettuale e/o multidistrettuale, a seconda del respiro dei service prescelti), una maggiore attenzione alla qualità dei service, e una superiore partecipazione dei singoli soci alle attività di servizio; aspetti questi che, tra gli altri, dovrebbero a loro volta rendere possibilmente più attrattivo il club per nuovi soci, giovani e non, di spessore lionistico.

Per un lionismo attuale e legato al territorio

Di Franco Sami, Lions Club Forlì Host, 2° Vice Governatore del Distretto 108 A Oggi, nella terribile crisi del mondo occidentale, i nostri principi sono ancora più attuali e rendono l’attività di noi Lions indispensabile. In questa realtà, noi dobbiamo essere umili e autorevoli, e i due termini non sono in contraddizione, e questa sobrietà nei comportamenti deve essere ancora più praticata da chi ha cariche e responsabilità. Come dobbiamo essere mi pare semplice comprenderlo, dobbiamo essere la parte migliore di questa società, la più attiva e partecipe ai temi dell’attualità, in particolare del proprio territorio, oggi così bisognoso di noi, non è un caso che portiamo il nome della città o del territorio dove resiediamo. Da che parte stare: dalla parte di coloro che hanno necessità sociali, che hanno subito offese, violenze contro la loro dignità, come la perdita del lavoro, la disperazione di vivere in solitudine. Dobbiamo unire al nostro motto “We Serve”, il “Ai Care”, noi dobbiamo servire ma anche occuparci, interessarci, rimboccarci le maniche contro il male peggiore: l’indifferenza, il vivere senza voler vedere i tanti problemi che vivono i nostri simili, anche vicino a noi; non c’è futuro senza solidarietà e impegno civile, ma dobbiamo esserci con la bontà del cuore e la fermezza dell’animo. Non possiamo pensare di cambiare il mondo se prima non abbiamo cambiato noi stessi, e per cambiare dobbiamo vincere ogni contrasto anche contro i nostri interessi.

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Essere Lions è come oltrepassare una porta stretta che si apre al mondo dell’amicizia, della solidarietà, non è per tutti, non stupiamoci di qualche abbandono, usciamo dal chiuso dei club per immergerci nella società, il lionismo è partecipazione, è ascolto, è presenza attiva nella società, vicina e lontana da noi; dobbiamo comprendere che ciò che conta è vivere per una persona che ha bisogno di noi, vivere per tante buone cause, tante volte il service è tanto vicino a noi, basta volerlo vedere. Vorrei anche dedicare questa riflessione, sull’attualità del lionismo, ai tanti soci che lavorano sodo, che ci sono sempre, su cui sempre nei club contiamo e che non chiedono nulla, né incarichi, né riconoscimenti, a loro un profondo grazie. E per terminare... qui dal mare di Taormina, desidero ricordare, da Antoine de Saint Exupery (autore del Piccolo Principe): “Se vuoi costruire una nave non devi dare ordini, ma devi insegnare a sognare il mare aperto sconfinato, libero”; ecco la nave del lionismo che solca i mari e supera i problemi dell’egoismo, del personalismo, delle povertà, della pochezza di ideali con la bontà e la fermezza d’animo. Buona navigazione lions.

Il lionismo oltre la crisi, nel club e nel Distretto

Di Patrizia Marini Novarina, Lions Club Roma Augustus, Distretto 108 L (…) I lions si troveranno a un passo da una svolta storica ed epocale e presto saranno chiamati a compiere delle scelte radicali di vita, nel pieno recupero delle vere vie dell’etica. Attraverso un’azione oculata di pedagogia della condivisione, il lionismo deve porsi come obiettivo quello di cooperare ad educare la mente, il corpo e il cuore di tutti, prendendosi cura di tutte le dimensioni della persona in un’ottica integrale e armonica, non solo sul piano cognitivo, ma anche su quello emotivo e relazionale. Un lion attento si deve prefiggere l’obiettivo della massima collaborazione e della promozione di un clima positivo sia all’interno del club in cui opera, sia in tutto il Distretto. Il socio del club deve fare il possibile per attivare quelle risorse interne del club in grado di gestire al meglio le situazioni di disagio e di demotivazione che possono inficiare un clima di scarso attaccamento o mancata motivazione. Il lion deve porre al centro della sua azione il rispetto e l’etica per ciò che fa e per i soci del club, trova in ogni socio del club un elemento meritevole di stima, rispetto e attenzione e, nel riconoscimento della diversità di ciascuno, ne deve valorizzare al meglio le capacità personali. In tale contesto il timone del club deve essere posto in mani salde e sicure, perché fare il presidente di club è un impegno serio e non solo onorifico. L’azione di un buon club spesso dipende dall’efficacia ed efficienza di un presidente e il suo ruolo quindi non può essere ricoperto a caso. La figura del vicepresidente è fondamentale nell’essere la sua ombra, deve operare insieme a lui per tutto l’anno, per conoscere meglio il club e tutte le risorse umane interne. Inoltre sarebbe auspicabile che i service di club di grande rilevanza, fossero pluriennali per consentire che gli stessi possano lasciare traccia nel territorio e nella società. La filosofia della condivisione lionistica parte dal presupposto secondo cui «nessuno vive per se stesso» e che in ogni essere umano vi sarebbe un desiderio innato di altruismo ed equità. Soltanto chi si pone lealmente, con spirito di servizio e voglia di crescita personale, a disposizione della


Congresso Nazionale collettività dell’associazione, può far trionfare la democraticità della medesima. Attualmente, purtroppo, moltissimi club sono in crisi a causa di un grave deficit di democraticità interna di cui soffrono. Spesso, infatti, nell’ambito delle molteplici dinamiche di gruppo, nascono qua e là casi diversi, di varia e spesso erronea ispirazione, che colpiscono parte dei soci, forse per antipatia o forse per timore di eventuali dissensi, e lo privano del diritto di partecipazione alle scelte della programmazione di club o degli eletti. Dal difetto di democraticità interna, alla estromissione dalle iniziative del club della rappresentativa degli aspiranti al “potere”, il passo è breve. Pertanto molti lion, invero, rifuggono il confronto e, nel caso di eventuale elezione, non incarnano quella funzione né rivestono quel ruolo di garanzia dell’unione di intenti e di tutela delle soggettività di tutti i propri soci. Ne risulta il disinteresse di parecchi, che, non arrivando ad abbandonare la speranza di un futuro migliore, navigano in una sorta di limbo di ignavia e inattività prodromico alla perenzione sostanziale dell’associazione. Col risultato del sacrificio, assurdo e intollerabile, della meritocrazia: non tutti i meritevoli sono messi nelle condizioni di accedere agli alti step associativi. Il rimedio esiste e non è di ardua praticabilità: si chiama democraticità interna, che si ripercuoterà sul benessere civico, culturale, morale e sociale. Il tutto produrrà un nesso di positive reciprocità continue tra club, territorio e società, che condurrà ad una etica di reciprocità o regola aurea, in cui nell’ambito di un valore forte, ciascuna delle parti ha diritti e doveri e complementarmente i diritti dell’uno sono i doveri dell’altro! Alla base di una convivenza pacifica esiste l’etica della reciprocità, le cui bandiere sono uguaglianza e libertà. E’ democratica un’associazione che consente a tutti i propri componenti di partecipare ed accedere agli organi esecutivi non già per ragioni di reciproco compiacimento (talvolta stupidamente ed insensatamente adulatorio), ma in virtù e alla luce delle effettive capacità di reggere il timone con sagacia e competenza. Gli individui sono sempre relazionati fra loro, nessun uomo è un’isola (monade), occorre quindi percorrere strade nuove e facendo ricorso anche a buone pratiche. Dai vari interventi è emerso che i Lions dovranno adeguarsi alle nuove istanze, operando in sinergia con le istituzioni e le altre associazioni, portando avanti progetti innovativi, condivisi e di grande rilevanza sociale. Questa la ricetta per superare gli attuali momenti di complessi mutamenti sociali, politici e culturali, alla base di una crisi del sistema e dell’associazionismo in genere, a cui i Lions non fanno eccezione, al fine di cogliere nuove opportunità. Bisogna convenire cari amici che quel lionismo elitario ed ingessato, che i soci più anziani ricordano con una punta di nostalgia, fatto di pochi e scelti amici in rapporto reciproco di familiarità e di affari, immerso in un’atmosfera ovattata nella quale ci si muoveva rigorosamente in smoking e lungo per signore, la cui attività oscillava fra conversazione e beneficenza, non esiste più. L’impressione generale che si ha è quella di essere di fronte ad una regressione dell’associazionismo, ma anche ad una sua eccessiva frammentazione e parcellizzazione. Dall’analisi fatta emergono dei “vulnera” che cercherò brevemente di descrivere: - elefantiasi degli organigrammi, che finisce per sovrapporre competenze e produrre inefficienza; - disinteresse di molti soci, passivi ed assenti nei momenti cruciali della vita di club; - mancanza di un vero dibattito, che emerge drammatica-

mente dalla lettura dell’ordine del giorno congressuale, passerella per i big, ma barriera insormontabile per i delegati. - assenza di un serio ed efficace progetto di comunicazione interno ed esterno per la corretta e puntuale conoscenza di cosa è il lionismo e dove vorrebbe e potrebbe arrivare. In una società mediatica l’informazione è imprescindibile e deve essere gestita con criteri professionali. - Ingiustificata e inattuale preclusione all’ingresso delle donne in molti club. Quali le cause generali di disaffezione associativa... - La difficile comunicazione ed informazione tra distretto e club (in alcuni distretti). - L’inadeguatezza di taluni officer territoriali, che vengono scelti con criteri clientelari o di rappresentanza territoriale. Questi criteri “politicamente” potrebbero anche essere giustificati se gli officer svolgessero il loro compito con efficacia ed entusiasmo, risulterebbe un migliore collegamento tra i club ed il distretto. Purtroppo, ciò non sempre accade e quindi la catena di comunicazione si interrompe in modo disastroso. - Gli assurdi metodi di rotazioni per la scelta di Presidenti di Zona e di Circoscrizione, che a volte lasciano a “casa” i meritevoli. Ovviamente per contrastare quanto esposto abbiamo strumenti atti per recuperare la seduttività associativa tra i quali vorrei citare... - L’esigenza inderogabile di formare seriamente gli officer di club e di Distretto, attraverso officer di indubbie capacità di comunicazione. Oltre a fornire ai predetti Lions informazioni e consigli, bisogna trasmettere loro l’orgoglio di appartenenza e l’esperienza delle azioni svolte che dovrebbe ridurre il margine di errore nell’operare. Essi dovranno essere resi consapevoli dei compiti che andranno a svolgere. Soprattutto i presidenti di club devono capire che il loro ruolo è fondamentale perché senza il loro successo non vi può essere successo associativo. Inoltre, essi devono recepire che l’autonomia dei club, che sono una parte di un insieme, deve, istituzionalmente, essere coniugata con gli obiettivi di ampio respiro del Lions Clubs International. Quindi, non potranno essere giustificate politiche gestionali campanilistiche e/o separatiste non più in linea con l’attuale cultura globalizzante. - L’approfondimento formativo volontario e coinvolgente per la creazione di una classe dirigente conoscitrice del lionismo secondo le varie sfaccettature storiche, etiche, sociali e soprattutto attraverso le criticità del sistema associativo. Ciò potrebbe essere realizzato aprendo un dibattito ed un costruttivo confronto nel contesto delle Accademie e/o delle scuole di Lionismo Distrettuali. In queste sedi dovrebbero essere analizzate le criticità e proporre adeguate soluzioni delle stesse. Il gruppo di lavoro che parteciperebbe a questo progetto, potrebbe essere il nucleo sperimentale che dovrebbe fare da volano alla crescita ed alla stabilizzazione associativa attraverso una politica di incremento del coinvolgimento. - L’urgenza dell’innovazione è una realtà inderogabile che deve necessariamente consistere in programmi a breve e lungo termine come: a) la trasformazione del modo di servire (passare da solidarietà passiva a solidarietà attiva), contribuire all’affermazione dei diritti dell’uomo; b) l’ottimizzazione delle risorse economiche soprattutto per il particolare momento recessivo che attraversa il nostro Paese; c) l’inoltro degli sforzi verso progetti di service di ampia portata.

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Congresso Nazionale Infine, un’annotazione su un fenomeno che, in alcune circostanze negli ultimi tempi, è largamente dibattuto. Faccio riferimento alle difficoltà dei soci ad onorare l’impegno economico associativo e quindi alla conseguente esigenza da parte di alcuni ad uscire dal lionismo oppure nel caso di probabili soci individuati, a non entrare nei club. Sicuramente tale situazione è da analizzare e da tener in debito conto, con opportuni interventi nei processi di conservazione ed estensione del patrimonio umano associativo, però non può rappresentare un alibi per giustificare arretramenti di posizioni che hanno cause più remote e diverse. Alcune di esse potrebbero essere: 1) l’individuazione non corretta dei nuovi soci basata su esigenze elitarie o su interessi di rappresentanza sociale; 2) personalismi di alcuni soci che viziano profondamente la selezione e l’approvazione degli aspiranti soci; 3) la mancata presenza delle donne ancora in troppi club; 4) la cultura della stagnazione nei club; 5) la conservazione di situazioni di inefficienza e di cattivo esempio nei club; 6) i programmi di service rivolti essenzialmente al territorio di competenza; 7) la mancanza di continuità nell’azione gestionale distrettuale; 8) lo scarso approfondimento dei valori etici. L’argomento trattato ci spinge quindi a credere fortemente che ogni lion nel corso della propria esistenza, può adottare due modi di agire: costruire o piantare. Come è noto i costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì nel ricordo di quanto fatto. Quando la costruzione è finita, infatti la vita associativa perde di significato. Quelli invece che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del lion giardiniere, e tutto questo accresce il valore etico della sua azione.

Lions del fare: passaggio dalla fase contemplativa alla fase attiva

Di Giusi Condorelli, Lions Club Livorno Host, Cerimoniere del Distretto 108 La - Toscana Quando mi è stato chiesto di parlare di futuro del lionismo ho avuto delle perplessità perché, per parlare di futuro, bisogna avere una buona conoscenza del passato e altrettanta buona conoscenza del presente. Essendo un lion giovane, non solo anagraficamente ma anche per appartenenza all’associazione e nonostante i 10 anni trascorsi nel Leo Club, devo confessare di non conoscere perfettamente il passato lionistico. Il presente, invece, sento di conoscerlo un po’ di più perché quest’anno ho avuto il privilegio di affiancare, in qualità di Cerimoniere Distrettuale, il Governatore del Distretto 108 La Toscana Marcello Murziani e ho, quindi, potuto osservare e studiare attentamente le differenti realtà dei 92 club toscani e creare alcune valutazioni personali in merito. Desidero cominciare la mia riflessione ricordando una frase degli Scopi del Lionsimo: “Prendere attivo interesse al bene civico, sociale e morale della comunità” e sottolineando l’aggettivo attivo che ha ispirato il titolo del mio intervento odierno. Il Goveratore Murziani ne ha già anticipato e spiegato indirettamente il significato e lo ringrazio per aver anche

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fornito dettagli. Io mi limiterò a ribadire il concetto di attivismo che auspico per il futuro della nostra associazione e che risolverebbe anche il problema della visibilità. Io sostengo fortemente il “Lionismo del fare”, quello che ci vede impegnati a rimboccarci le maniche. Ricordiamoci che se facciamo, si vede. Ritengo, però, che l’attivismo vada indirizzato adeguatamente ed ecco perché esso non può prescindere da un’analisi dei bisogni reali del nostro territorio e dall’ascolto degli stessi. Oggi si parla di povertà, vecchia o nuova che sia, e non possiamo non rendercene conto e dirottare la nostra attività verso altro. Non è il momento, quindi, del restauro del monumento (cosa che abbiamo fatto benissimo e che mi auguro faremo ancora meglio in futuro). Chiaramente l’intervento mirato deve essere sostenuto e attuato con la stretta collaborazione delle istituzioni. A tal riguardo, a differenza di altri amici Lions, io sono molto ottimista perché l’esempio toscano parla chiaro e fa ben sperare. Pensate che in Toscana il Sindaco di Pontassieve, su richiesta del Governatore Murziani, ha già deliberato di intitolare una piazza del Comune alla “Cittadinanza Umanitaria Attiva”. La Giunta Comunale di Cecina, ha chiesto la consulenza dei Lions per affrontare il tema della violenza sulle donne. Questi esempi mi inducono a pensare positivamente e a continuare a lavorare con le stesse fruttuose modalità. Un altro punto che vorrei trattare e quello sui giovani, dei quali si parla molto, portandovi la mia esperienza all’interno del Lions Club Livorno Host. Per molti anni, i giovani (che sono un gruppo nutrito) sono stati messi in disparte fino a quando un presidente del club ha deciso di creare un “comitato giovani” al quale è stata affidata in maniera autonoma l’organizzazione di alcuni service. In questo modo i giovani hanno avuto la loro voce e si sono fatti apprezzare al punto che i prossimi due anni avremo come presidenti due membri del comitato. Questa potrebbe sembrare una bella conquista ed in parte lo è. Ma è qui che intravedo un rischio. Se i giovani non agiscono con il buon senso, rischiamo di capovolgere il piatto della bilancia e di mettere in disparte quelli meno giovani. Quindi, porgo un invito ai giovani invitandoli al buon senso. Infine, concludo con una parola: continuità. Se tutto quello che abbiamo fatto, se tutto quello che abbiamo detto anche oggi non verrà portato avanti dai nostri successori, se non altro sotto forma di pensiero o di idee, avremo ottenuto un lavoro incompleto. Vi saluto con una frase non mia ma che ha insito il concetto di attivismo citato nel titolo della mia relazione: “Se vogliamo arrivare dove gli altri non arrivano, dobbiamo fare ciò che gli altri non fanno”.

Il lionismo come tutela del bene comune: costruiamo un ponte verso le istituzioni e le generazioni future

Di Titta Parisi, Lions Club Napoli Virgiliano, Distretto 108 Ya Il nostro coordinatore Luciano Ferrari ci ha dato delle indicazioni da seguire che ci hanno permesso di avere dei punti in comune da confrontare in questa discussione. Così partirò dalla tradizione: gli scopi e l’etica, indicazioni preziose sia rispetto alla filosofia lionistica che all’oggetto dei service. Mi riferisco, in particolare, a promuovere i principi di buon governo e buona cittadinanza, prendere interesse


Congresso Nazionale attivo al benessere civico, culturale, sociale e morale della comunità, incoraggiare le persone a servire la loro comunità, avere presente i doveri di cittadino verso la patria, lo stato, la comunità, indicazioni che già sembrano lanciare un ponte verso le istituzioni. Perché, se prendiamo in esame il principio di sussidiarietà orizzontale non in generale ed astrattamente, bensì per come esso è definito e disciplinato nell’art. 118, u.c. Cost., leggiamo che: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale,sulla base del principio di sussidiarietà, e, se interpretiamo il Service Lions come una attività che ha per oggetto il bene comune, che non può che essere di interesse generale, possiamo pensare alla nostra associazione come uno strumento e una struttura che riesce a saldare quella incomunicabilità, tra il settore pubblico e il settore privato, la cui atavica separazione ha costruito la ben nota logica dello “scarichiamo le spese su ciò che è pubblico per avere profitti su ciò che è privato”, o l’altra, ancora più pericolosa, dei “vizi privati e delle pubbliche virtù”. La Costituzione, soprattutto nella sua modifica recente del 2000, può fornirci una chiave per uscire da questa filosofia, proprio perché investe quella dimensione che è sempre stata oggetto di cura dei Lions, ossia tutta la dimensione che non è né pubblica né privata, costituita dalla gente, dall’impresa sociale, dalle associazioni, come la nostra, che con entusiasmo, intendono costruire una nuova cittadinanza. In tanti anni di pratica lionistica, si è fatta strada la consapevolezza - grazie per esempio alla valorizzazione delle tematiche dell’ambiente - che i beni, indipendentemente dal fatto che ci appartengano, siano di un privato o dello Stato, hanno un valore per tutti: un bosco, un panorama, un’opera d’arte - chiunque ne sia il proprietario - è un bene di tutti e tutti devono poterlo utilizzare. Dunque, da sempre, per il lionismo - e prima ancora che altre agenzie sociali e culturali se ne occupassero, come sta accadendo attualmente nelle maggiori università italiane bene comune ha voluto dire coltivare una visione lungimirante, investire sul futuro, preoccuparsi della comunità, dei cittadini e prima di tutto dei giovani. Questo tema, nella storia italiana, è molto antico. Risale a molto prima che l’Italia unita si formasse. Negli statuti dei comuni medioevali si chiamava bonum comune, individuando con esso quello che fa bene alla società, ritenendolo più importante di ciò che fa bene solo al singolo cittadino, a scapito della comunità a cui appartiene. Nelle leggi pontificie, che, per secoli, regolarono la vita di Roma, si chiamava Publica utilitas, l’utilità pubblica, che in quanto tale era ritenuta superiore al bene e al profitto del privato. Quindi, quello del bene comune rappresenta un tema giuridico, etico e civile che ha una lunga storia dietro le spalle, ma anche grandi potenzialità per il futuro. Oggi, con gli strumenti messi a disposizione dal legislatore sembra arrivato, per la nostra Associazione, il momento storico di incarnare nella realtà il principio di sussidiarietà orizzontale, che, in questo modo, manifesta tutta la sua carica innovativa, anche perché la disposizione di cui all’art.118, u.c. non è “orfana”, non è una norma priva di riferimenti nella società, emanata solo per soddisfare esigenze ideologiche o politiche; al contrario, essa rappresenta per migliaia di cittadini e per le loro organizzazioni, come la nostra, il riconoscimento costituzionale dell’attività che essi già svolgono da decenni, spesso nel disinteresse, quando non addirittura

nell’ostilità delle amministrazioni pubbliche. Diventa nostro compito, allora, aiutare le istituzioni ad interpretare la sussidiarietà orizzontale come principio eminentemente relazionale, in quanto disciplina i rapporti fra soggetti tutti dotati di autonomia: i cittadini, singoli o associati, le pubbliche amministrazioni. Così, in ciascuno degli oltre ottomila comuni italiani, i cittadini e le loro formazioni sociali possono assumere iniziative autonome nell’interesse generale, ma attualmente nessuno è in grado di prevedere, in questo momento, come ciascuna di queste diverse iniziative sarà “favorita” dalle rispettive amministrazioni comunali e quali saranno i risultati di tale collaborazione. Potremmo provare, allora, ponendoci ancora una volta come avanguardia, a rispondere ad alcune domande, ad esempio... Quali sono, se vi sono, gli effetti dell’applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale sull’organizzazione, sulle procedure e sui mezzi delle amministrazioni pubbliche? Allo stesso modo, dal lato dell’associazione, quali possono essere i vincoli da applicare a tale attività, considerato che essa è pur sempre svolta nell’interesse generale? E’ possibile ipotizzare di applicare anche a questo nuovo modo di amministrare i princìpi costituzionali di imparzialità e di buon andamento, nonché i princìpi di pubblicità, tempestività, efficienza ed efficacia? E, qualora la risposta fosse positiva, con quali modalità potrebbero le amministrazioni, che “favoriscono” una determinata iniziativa dei cittadini, accertare da parte di costoro il rispetto di tali princìpi? Come deve essere disciplinato, in questi casi, la questione delle responsabilità? E’possibile ipotizzare, applicando, anche in questo ambito, la legge sul procedimento, la figura del responsabile del procedimento “sussidiato”? Se, come da più parti viene indicato, il futuro del rapporto tra associazioni di cittadini e pubblica amministrazione deve necessariamente passare attraverso la sussidiarietà orizzontale, diventa importante almeno provare a rispondere insieme, alle domande appena poste. Nel distretto 108 Ya, ad esempio, attraverso le due leggi regionali del 2011 per la Campania e del 2012 per la Basilicata, abbiamo provato, attraverso i concetti di service progettuale (quello in cui l’interesse generale viene, fin dall’inizio, individuato insieme all’amministrazione pubblica) e di service operativo (quello in cui i Lions indicano all’amministrazione pubblica l’area di intervento), a verificare la possibilità di attualizzare, con un progetto sui beni culturali, la sussidiarietà orizzontale. Stiamo avendo buoni risultati, soprattutto sul piano del riconoscimento da parte delle istituzioni, ma la strada è ancora lunga e sarebbe importante il contributo di tutti.

Il futuro del lionismo fra tutela delle tradizioni e bisogno di cambiamento

Di Antonella Pantaleo, Presidente del Lions Club Marsala, Distretto 108 Yb Esattamente un anno fa, con l’avvicinarsi del mio anno di presidenza continuavo a chiedermi: molti soci si dimettono, ma perché spesso lo fanno concluso il loro anno di presidenza? Avrei saputo affrontare al meglio il compito assegnatomi? Alla seconda domanda qualcuno rispose: “ma di che ti preoccupi, un anno passa presto, basta organizzare bene le tre cene importanti, una gitarella e uno, massimo due, convegni su… Che ne so?… tu sei medico…Per esempio di medi-

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Congresso Nazionale cina e hai fatto tutto!”. Quando replicai che mi sembrava troppo riduttivo, che avrei voluto fare qualcosa di più incisivo, che magari avesse un ritorno sul territorio mi fu detto: “…ma chi te lo fa fare!…”. Ci rimasi malissimo. Il grigiore e l’anonimato più assoluto mi attendevano! Ed improvvisamente ebbi la risposta anche alla prima domanda. Si, perché mi dissi che, se essere Lions significava questo, finito il mio anno di presidenza, anch’io mi sarei dimessa. Poi per fortuna, a breve, ci fu la riunione delle cariche e lì il nostro governatore Antonio Pogliese ci presentò le indicazioni programmatiche e di lavoro che, secondo me, lì per lì, capimmo solo in parte. Era un linguaggio talmente diverso da quello solito, da risultare spiazzante. Qualcosa di talmente lontano dalla “blabologia” come dice il nostro PIP Grimaldi da infastidire molti. Parlo del nuovo volto dei Lions, con il suo ruolo di sussidiarietà, un contenuto fondamentale, fortemente sottolineato, in questo anno sociale. Parlo dell’eticità che deve prevalere sulla legalità. Parlo dell’invito ad evitare le inutili spese, a dimenticare il parlare arzigogolato ed i discorsi chilometrici che spesso nascondono il vuoto pneumatico, ad evitare convegni in cui disquisire del sesso degli angeli. Parlo della lungimiranza nel comprendere che un’azione efficace non può essere conclusa nel breve volgere di un anno (in realtà circa 10 mesi effettivi) da qui la condivisione programmatica con il primo e secondo vice. E così è stato, di attività ne abbiamo fatte tante, tutte hanno avuto grande risalto e partecipazione. Abbiamo fatto parlare di noi! E’ passato il mio anno di presidenza e non ho nessuna voglia di dimettermi, tutt’altro, le mie energie sono cresciute così come la mia voglia di lavorare all’interno della grande famiglia lionistica. Per inciso, il passaggio del testimone all’ormai eletto governatore Gianfranco Amenta rappresenterà, ne sono certa, una sfida altrettanto impegnativa, perché nelle 3 parole “partecipare, cooperare e crescere” presenti nel suo motto c’è dentro tutta la volontà di chiedere e pretendere il massimo impegno da tutti. Ma riprendiamo il discorso “fuga dal lionismo”. Chi ha l’abitudine di leggere le riviste che puntualmente il lionismo ci invia, avrà notato che mese dopo mese, anno dopo anno, si parla costantemente della crisi che investe l’associazionismo e del preoccupante numero di soci che si dimettono, per arrivare alla conclusione, in una perpetua riscoperta dell’acqua calda, che “E’ arrivato il momento di fare qualcosa!”. Mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione e, non avendo la presunzione di essere in grado di proporre una soluzione, mi limiterò a riportare le mie modeste considerazioni personali. 1) La prima riguarda la partecipazione. Nel suo editoriale di marzo, Sirio Marcianò sottolinea che “per avere successo devi sapere cosa stai facendo, amare quello che stai facendo e credere in quello che stai facendo”. Nulla di più vero, mi sono sentita un vero Lions quando sono uscita dal ristretto ambito del club per conoscere la realtà distrettuale, nazionale ed internazionale. Diciamocelo chiaro, non puoi sentirti orgoglioso di appartenere ad una realtà che organizza 3 cene e due convegni, ma non puoi fare a meno di esserlo per aver contribuito a salvare la vista a 50 milioni di persone, fornire 88 milioni di dollari in soccorsi e tanto altro ancora. Peccato però che solo una sparuta minoranza di soci partecipa attivamente alla vita fuori dal proprio club.

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E questo non dipende solo e sempre dalla cattiva volontà. Partecipare costa e non solo in termini di tempo. In momenti di crisi come quelli che stiamo attraversando, ci vuole davvero una grande motivazione. Bisogna attenzionare questo punto e capire se sia possibile ridurre, almeno in parte, i costi di partecipazione. 2) La seconda considerazione riguarda la visibilità: chi sono i Lions? Noi siamo qui, accomunati da un comune ideale e pensiamo che tutti sappiano chi siamo e cosa facciamo, ma non è così ed il giudizio che viene dato su di noi spesso è tutt’altro che lusinghiero. Dobbiamo lavorare sulla visibilità e sulla comunicazione. Per avere visibilità, è vero, bisogna partecipare attivamente alla realtà del territorio, bisogna mettersi al servizio delle istituzioni, ma occorre anche promuovere sempre più il rapporto con i media. Spesso si spendono ingenti somme per azioni di scarsa utilità ed a visibilità zero, anche in questo senso occorre razionalizzare. 3) La terza considerazione riguarda la formazione: il past direttore internazionale Domenico Messina, qualche giorno fa a Santa Flavia, parlando appunto della crisi del lionismo, da buon medico individuava due ceppi virali che potevano essere alla base della epidemia che colpisce i nostri club e più precisamente il ceppo 3a ed il ceppo 3t: il 3a, diceva, colpisce gli astenici, apatici ed assenti, il 3t i tiepidi, timidi e timorosi. Aggiungerei un terzo ceppo che ritengo ancora più virulento e letale, il ceppo 3s: sono i saccenti, supponenti e sospettosi. Sono quelli che, se provi a parlare di formazione, ti guarderanno stizziti e ti diranno: “ formazione, a me? Caso mai sono io che ho da insegnare agli altri!”. Molti guardano alla formazione con sospetto, la vivono come un’assoluta perdita di tempo. Sappiamo che non è così, in una società in continua evoluzione è fondamentale essere sempre informati e formati. La partecipazione attiva richiede una formazione continua. 4) La quarta ed ultima considerazione riguarda il cambiamento. Il cambiamento è condizione essenziale per la sopravvivenza, altrimenti non ci spiegheremmo perché i dinosauri si sono estinti mentre le formiche ancora vivono. Inutile ricordare qui la storia del lionismo internazionale e del suo arrivo in Italia, la conosciamo tutti. Certo è che da allora ad oggi tutto è cambiato. Negli anni ‘50 e nei decenni a seguire, essere Lions era un riconoscimento sociale, l’opportunità di far parte di una ristretta elite di persone importanti. Oggi, in quell’ottica di sussidiarietà di cui si diceva, e che non mi stancherò mai di ripetere può fare la differenza tra una realtà viva, contestualizzata nel territorio ed un’idea ormai obsoleta che, lasciatemelo dire, costituisce il vero punto di criticità del nostro associazionismo, ci vengono chieste azioni efficaci, caratterizzanti ed identificabili. Cambiare non significa stravolgere o negare quelli che sono i cardini posti alla base della nostra associazione, che vanno considerati sacri ed inviolabili. Significa fare in modo che ad un certo punto i dinosauri capiscano che, se vogliono sopravvivere, devono fare un piccolo passo indietro, accontentarsi di spazi più piccoli, nutrirsi di quello che trovano e non solo dei cibi più pregiati, ridimensionarsi, diventare più piccoli anche se forse questo renderà loro più difficile guardare tutti dall’alto verso il basso. Concludo con le parole di Einstein: “dal disordine e dalla confusione cercate di tirare fuori la semplicità”. Semplicità nei modi, grandezza nelle imprese.


In memoria di Giovanni Rigone Grazie, grazie, grazie… ripetuto tante volte a risposta di un lungo e caloroso applauso che l’assemblea dei delegati al Congresso di Taormina gli tributava per un discorso letto con voce chiara e forte, ricco di fatti e di proposte per l’Associazione, rendendo conto perché si fosse mai ritirato dalla corsa alla Vice Presidenza, lo scorso anno a Busan. Ultime parole udite ed apprezzate di un gentiluomo che per quaranta anni è stato sulla cresta dell’onda d’ammirazione e considerazione dei Lions del mondo. Poi il silenzio. Di chi ha fatto a pieno il proprio dovere sempre in maniera impeccabile e si chiude in se e tace, purtroppo senza più vita: per sempre. Ne ho colto l’ultimo sorriso tra il sornione e il contento rivoltomi prima di chiudere la partita quasi a suggellare i ricordi di una comunanza di intenti iniziata nel 1974 in un Seminario a San Gimignano e conclusasi in un tardo pomeriggio di primavera in Sicilia, terra non sua ma da lui amata. Difficile elaborare il lutto per un amico con il quale si è intes- suta una vita in una Associazione desiderata sempre migliore e magari scontrandosi e divergendo ma sempre per giungere a convenire di giocare con un’organizzazione amata e ritenuta utile al benessere altrui. Nel suo Club, il Pavia Host, ha ricoperto tutte le cariche e nel Distretto e poi nel Multidistretto sempre Leader eletto e rispettato; e poi l’esperienza internazionale da Direttore vivendo i giorni in cui si decideva di aiutare i ciechi e poi ancora con la presidenza italiana a cercare di aggiustare gambe storte del vivere associativo riuscendoci anche se solo in parte. Il Forum Europeo è stato per lui un modo per far marciare bene una struttura nata dal niente a portata a livelli di efficienza, con inflessibilità a volte non compresa ma sempre e ovunque con onestà di intenti d’altri tempi e volontà di affermare il giusto e il buono anche rischiando di inimicarsi alcuno. Nel Consiglio di Europa portò un vento nuovo e fu capace di far riconoscere l’Associazione (e le altre a seguire) indispensabile macchina per il lavoro del Consiglio avendone apprezzamento e stima pari a quella che nella vita professionale aveva raccolto in Italia e non solo, lavorando da mani a sera, ché per lui il lavoro era essenza di vita e non fonte di speculazione mera. Chiamato tante volte a formare Governatori eletti ne ha forgiato generazioni, ed ora a presiedere il gruppo che tenta di arginare la crisi della membership nel mondo, preso come impegno da parallelizzare a quell’altro, Sight first, ove raggiunse traguardi di raccolta e coinvolgimento in Italia mai pensato. Uomo di grande cultura umanistica che teneva come gioiello da mostrare a chi potesse apprezzarlo e di memoria precisa e dettagliata pur non essendo per tutte le stagioni, era capace ovunque d’essere e sempre il “dottore ingegner” della Pavia dotta, donando anche in politica ciò che i suoi antenati da sempre profondono nel mondo: la saggezza e la dottrina. Marito e padre esemplare, severo con se stesso, meno con gli altri dei quali ne capiva i limiti senza infierire, sempre al suo posto, mai un passo avanti, lui che poteva consentirsi metri in avanti dei tanti che incontrava. Io prego a ché il Signore, che lo aveva inviato a testimoniare il giusto e il buono, riavendolo con se l’abbia abbracciato e benedetto, e con lui la sua amata Vittoria ed i nobili figli Paolo e Giorgio e la famiglia tutta oggi in lutto. E noi, i Lions, tutti con loro in un ricordo sofferto ed indelebile a dirgli grazie e grazie ancora per tutto ciò che ci ha sempre donato. A ben rivederci Giovanni. Non so quando, ma arrivederci per riprendere un dialogo interrotto. Pino Grimaldi Caro Giovanni, è dal profondo del cuore che desidero esprimerti la mia affettuosa gratitudine ed il sentimento di infinita stima che ho nei Tuoi confronti. Grazie per i tuoi insegnamenti e per come ci hai sempre saputo motivare indicandoci il percorso migliore per crescere. Grazie perché ci sei sempre stato vicino, dimostrando affetto e profondo senso di amicizia, correggendoci quando necessario e incoraggiandoci nei momenti opportuni. Grazie per tutto ciò che hai fatto per la nostra associazione, la tua seconda famiglia, per l’impegno, per il profondo senso del dovere che hai sempre evidenziato e per l’attaccamento ai nostri valori. Grazie per come ti rivolgevi a noi, moderando i toni e ricercando costantemente il modo migliore affinché ci sentissimo orgogliosi di essere lions. Grazie per quel sentimento di bontà che hai sempre saputo trasmettere, per quell’immagine che hai lasciato in noi di una persona che ha fatto dell’amore per il prossimo lo scopo della propria vita.

Grazie, per il Tuo esempio quotidiano d’uomo leale, onesto ed altruista, sempre disposto a fare qualcosa per gli altri. Ti sei sempre dimostrato schietto con il coraggio di dire ciò che pensi. Sei stato un grande amico ed un costante punto di riferimento. Caro Giovanni, rimani accanto a noi, affinché si possa continuare a camminare lungo quello splendido percorso che ci hai indicato e che è stato tracciato quasi cento anni fa da Melvin Jones. Gabriele Sabatosanti Scarpelli Siamo senza parole, sgomenti, nel ricordare Giovanni Rigone, che non è più tra noi. Un solo pensiero assorbe ogni parola. La coerenza, la fedeltà e la lealtà sono la forza della nostra Associazione. Giovanni possedeva tutte queste qualità in misura eccellente. I “giochi di potere” non lo sfioravano perché non appartenevano al “suo mondo”.

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Il saluto dell’associazione Ho il grande privilegio di porgere a nome della Associazione Internazionale dei Lions Clubs i sensi del più profondo cordoglio per la scomparsa di Giovanni Rigone alla signora Vittoria ed ai figli Paolo e Giorgio. Il Presidente Internazionale ed il FIP Pino Grimaldi, impedito ad essere presente per una indisposizione, esprimono, mio tramite, sentite condoglianze nella vicinanza all’indicibile dolore di Vittoria, Paolo, Giorgio e di tutti i familiari. Io sono qui per ricordare e salutare un amico vero e sincero con il quale ho attraversato tanti anni di lionismo denso di impegni, incontri, eventi e vicende che insieme abbiamo vissuto; una amicizia profonda che ha accomunato le nostre famiglie da oltre trenta anni. Non è un compito facile perché impegna non tanto i ricordi ma soprattutto i sentimenti. Non elencherò le infinite azioni ed opere che Giovanni ha realizzato, perché queste ognuno può facilmente leggerle nel suo nutritissimo curriculum professionale, civile e lionistico. Parlerò di Giovanni. Una personalità complessa di una persona semplice e lineare, dal tratto signorile, gentile nei modi, riservata, ferma nei propositi e sempre rispettosa degli altri. Uno spiccato senso dell’impegno e del dovere accompagnato da uno straordinario spirito razionale nella grande generosità e da un pensiero sempre positivo anche nei momenti più difficili. Giovanni soprattutto è stato e rimane un grande costruttore. Insieme a Vittoria ha costruito una splendida ed esemplare famiglia, con i figli Paolo e Giorgio con le loro mogli e gli adorati nipoti, una famiglia saldamente unita con incrollabili affetti. Ha costruito uno studio professionale prestigioso ed affermato non solo per la capacità tecnica ma per la correttezza e la trasparenza da tutti riconosciuta ed apprezzata. Giovanni praticava la coerenza anche se con sacrificio personale. La fedeltà nasceva dalla profonda serietà della sua spiritualità. Praticava la lealtà nei confronti degli amici e dell’associazione. Non ha mai nascosto nulla agli amici che a lui si rivolgevano anche quando si trattava di “informazioni sensibili”. Ma soffriva la sostanziale inadeguatezza dell’Associazione al suo modo di vivere. Caro Giovanni, ci manchi tanto. Ermanno Bocchini Il rientro da Taormina e poi da Pavia è stato mesto, triste, angosciato. Giovanni ci ha lasciato increduli, storditi, smarriti, soli. Era un Uomo speciale; sono certo che chiunque lo abbia conosciuto e frequentato converrà che primeggiava su tutti, in tutto: laborioso, impegnato nel Lionismo e suo conoscitore come nessuno, onesto, leale, generoso. Disdegnava le vie traverse, le “vie parallele”, ma prediligeva la retta via, selciata di virtù rare. Era alieno dalla critica, interveniva sempre a proposito con idee giuste e produttive. Era chiaro, preciso, fedele. Lo ricordo in numerosi casi critici, quando ha saputo proporre sempre la soluzione più giusta, nel rispetto della libertà e dei diritti di ciascuno. Ricorrevi a Lui per un parere, e Lui ti ascoltava con atten-

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Ed ha costruito tanta parte del nostro lionismo a cui ha dedicato una enorme energia, con misurata passione e forte determinazione. Mentore di generazioni di Governatori ha infuso l’autentico spirito su cui è fondata l’Associazione, aggiornato e adeguato all’evolversi del tempo, sempre attento a rafforzare i principi etici che rappresentano l’anima più nobile di un modo di essere lion. Giovanni è stato e rimane un esempio luminoso non soltanto per i lions, professando senza mai deflettere una lealtà ed una amicizia profusa e dimostrata anche nel dissenso e nel contrasto. Un esempio di vita, indelebile riferimento per tutti noi. Non si contano i riconoscimenti, le affermazioni, i successi che Giovanni ha conseguito nella professione, troppo lungo sarebbe elencare quante giuste soddisfazioni ha avuto nel suo lungo percorso lionistico senza dimenticare anche le amarezze sofferte. Amarezza non per traguardi non raggiunti, che sapeva accettare con consapevole compostezza, ma amarezza nel vedere di non essere capito. Un affettuoso abbraccio a Vittoria, a Paolo, a Giorgio ed una carezza ai cari nipoti, perché siate consolati nel ricordo di una persona eccezionale che riscuote tanta ammirazione ed affetto da una infinita schiera di amici. Per noi lions, resta il suo insegnamento ed il suo esempio. Con il suo ultimo discorso a Taormina Giovanni ha lasciato a noi il suo testamento, indicando la via da seguire per continuare a costruire il vero lionismo. Non possiamo dimenticarlo, perchè Giovanni credeva fermamente nel messaggio umano e civile del lionismo, così come anche io credo fermamente. Dunque l’augurio che Giovanni mi invita ad esprimere a tutti i lions del mondo è che riescano a credere anch’essi fermamente nel valore umano e civile dei nostri principi . Grazie Giovanni Massimo Fabio zione, chiedeva, voleva capire e subito ti dava l’indicazione corretta e opportuna; con semplicità, con quella umiltà che ha in sé la forza dell’affetto, del senso dell’altruità, posseduta dagli uomini veramente saggi. Uvunque si recasse, in qualsiasi parte del mondo, era conosciuto e apprezzato per la lucidità delle sue idee e proposte, espressioni di un Lionismo permeato di italianità. E’ molto difficile, se non impossibile, conoscere cosa attraversa la mente ed il cuore degli altri, ciò che deve indurci alla massima cautela nel parlare e nell’agire, al massimo rispetto. Questa norma non scritta è sempre stata per Lui un dogma ineludibile. Era giusto, amava l’equità. Era così Giovanni. E’ stato un Maestro, anche di vita. Di Lui ci rimane un grande rimpianto, ma anche una via indicata, che dovremo seguire con ogni forza, nell’interesse del Lionismo, non solo italiano. Penso con infinita tenerezza alla Sua amata Vittoria, ai diletti figli e nipoti: stringiamoci attorno a loro in un abbraccio fraterno e solidale! Paolo Bernardi Addio Giovanni! Non ci sei più, ma nessuno muore veramente fino a quando è ancora nei ricordi dei sopravvissuti. Addio Giovanni. Ora puoi guardare dentro ciascuno di noi e leggere cosa è stata per gli amici, per l’associazione, per il mondo della cultura e del servizio, la Tua scomparsa. Addio Giovanni! Achille Melchionda


Lettere

Piccolo è bello ma… A proposito di “piccolo è bello... ma in certi casi pericoloso” pubblicato su “Lion” di aprile a firma dell’amico Franco De Toffol, formulo alcune considerazioni che intendono costituire un suggerimento atto a fornire una soluzione a quanto rilevato nonché alla riduzione di soci, problema a noi tutti ben noto. E’ ovvio che i nuovi soci, comunque ammessi, devono possedere le qualità per essere Lions a pieno titolo e passare attraverso il normale iter di chiamata. E’ doveroso precisare che quanto di seguito esposto con i termini di seguito usati quali “coniuge” o “compagno” vanno intesi sia al maschile che al femminile. Ritengo che tutti siamo coscienti che, nella convivenza, i coniugi ed i compagni molto spesso influenzano ed hanno influenzato il rispettivo coniuge o compagno nelle decisioni riguardanti la vita del club. E’ un fatto che ritengo estremamente positivo in quanto costituisce un arricchimento del socio e comunque un contributo di idee. Si può pertanto concludere che i coniugi e i compagni molte volte partecipano indirettamente alla vita del club. Noto infine che in molti club, alle cene “canoniche” quali, cena degli auguri, charter, “Cambio del Martello” , visita del Governatore ecc. i soci partecipano con i coniugi/compagni. Il costo di tale partecipazione o viene incluso nella quota annuale oppure viene pagata di volta in volta. Quanto sopra considerato ritengo che l’incremento di soci in genere possa essere attuato con l’immissione dei coniugi/ compagni quali Lions a pieno titolo. Non tutti i chiamati risponderanno in senso positivo, ma certamente alcuni, particolarmente interessati ad una vita di “servizio”, potranno aderire alla proposta. In relazione alla quota annua, i nuovi ammessi potranno usufruire delle riduzioni quale “membro di famiglia” o comunque pagare una somma ridotta rispetto alla normale annualità in quanto le cene canoniche sopra citate sono già state coperte dal rispettivo coniuge/compagno. Sono infine convinto che l’immissione di donne costituisca un arricchimento del club per l’apporto che certamente sanno dare alla vita lionistica. Va precisato che attualmente le donne, per la loro competenza, umanità e capacità di creare e gestire al meglio i rapporti personali, stanno conquistando, in vari settori, spazi e responsabilità sempre più ampi. Anche loro, come gli uomini, sono affascinate dal potere, ma dimostrano quasi sempre di saperlo gestire con minore conflittualità dando più spazio alla mediazione. Nella determinazione della quota annuale per i coniugi o compagni (e per i soci in genere) va considerato anche la possibile riduzione del costo delle cene, sostituendole con altre modalità o, come succede in Austria e talvolta in Slovenia, porre il costo a carico di ogni partecipante. Questa ultima soluzione potrebbe comportare la riduzione delle presenze alle conviviali, compensata da una partecipazione più responsabile. Guido Repetti 2° Vice Governatore del Distretto 108 Ta2

A proposito di costi Caro direttore, parlando di medie vale sempre il noto assunto: se un individuo mangia un pollo ed un altro nessuno, entrambi mangiano mezzo pollo a testa. Questo è il concetto fondamenta-

le delle medie, ma perché il dato medio sia valido, devono essere omogenei i dati di partenza sui quali le medie sono calcolate. Fatte queste premesse esaminiamo i dati forniti nel numero di aprile di “Lion” dal presidente del consiglio dei governatori Gabriele Sabatosanti Scarpelli. Nella sua nota egli giustamente invita tutti i club ed i soci Lion a dare maggiore importanza ai service rispetto alle riunioni conviviali, dedicando ai service maggiori risorse. Secondo i dati forniti, i club italiani spenderebbero per i service solo il 17% delle loro risorse, contro il 72% per le conviviali e verserebbero ai distretti il 6% ed alla sede centrale il 2,7%, più altre spese minori (Sede centrale 2,7%, meeting 72%, service 17%, distretto 6%, altre 2,3%). Abbiamo provato a fare una verifica nel nostro club (Bra Host), prendendo in esame le ultime sei annualità, da quella del 2007/2008 a quella attuale del 2012/2013, questa già agli sgoccioli ma con dati ormai consolidati. Orbene i nostri dati differiscono notevolmente dalla media nazionale. La quota media destinata ai service è del 42,64% dei bilanci del nostro club, mentre al distretto abbiamo versato il 18% ed alla sede centrale il 5%. Multidistretto, rivista, congresso nazionale ed altro il 4%. Per le conviviali, il cui costo è compreso nella quota che ciascun socio versa al club, resta meno del 31%. Questi dati differiscono, come ben si vede, da quelli indicati nella nota e, di primo acchito, porterebbero a pensare che esistono club che praticamente non fanno service, tanto da abbattere la nostra media dal 42 al 17%. E se dei club non fanno service, a che servono? Dovrebbero essere sciolti. La seconda discrepanza riguarda le somme versate ai distretti. Come è possibile passare da una media del 6% ad una del 18%, dato che le cifre versate ai distretti sono uguali per tutti? Lo stesso discorso vale per le spese per la sede centrale. Certamente il nostro club è orgoglioso del proprio operato, quale emerge dai dati esposti, sorge però il dubbio che nel calcolo delle medie nazionali vi siano dati di partenza non omogenei, sui quali è stata calcolata la media dei costi. Il nostro è un club “normale”, nella media come numero di soci, per scendere dal 42 al 17% e dal 18 al 6% altra ipotesi è che vi siano club nei quali si muovono cifre notevoli ma non utilizzate per i service. Il consiglio dei governatori dovrebbe approfondire l’argomento, per correggere e sanzionare, per mezzo dei governatori dei distretti, il comportamento di quei club che non si attengono al nostro dettato “We serve”. Le visite dei governatori dovrebbero essere meno di routine, più critiche e fiscali adottando di conseguenza provvedimenti anche drastici, se necessario. Gianni Carnevale e Valter Manzone

A proposito di costi/2 Caro direttore, ti ringrazio per aver pubblicato la mia lettera e per il commento lucido e sereno con il quale hai voluto chiosarla. Commento che mi spinge ad aggiungere qualcos’altro sul tema sollevato dal CC Gabriele Sabatosanti Scarpelli. Partiamo dalla somma ipotizzata di 1200 euro che il socio verserebbe al club di tasca propria e dalla quale verrebbero attinte quelle poche centinaia di euro (duecentocinquantatrecento) da destinare ai vari contributi centrali e periferici e alle spese per il funzionamento del club. I rimanenti ottonovecento come verrebbero impiegati? A qualcuno verrebbe la voglia di recuperarli in qualche modo, anche ricorrendo, in

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Lettere tutto o in parte, a “magnate”: ecco che allora si verificherebbe l’incredibile comportamento denunciato dal nostro CC. E questo vale anche se la quota complessiva richiesta è inferiore al massimo ipotizzato: ci sarebbero meno “magnate”, però le assurde percentuali resterebbero invariate! Se invece il residuo venisse, in tutto o in parte, destinato a service, le percentuali di cui si parla potrebbero invertirsi; però ci si libererebbe dal fastidio delle raccolte di fondi, sempre più complicate da realizzare, considerata la forte concorrenza di una infinità di associazioni benefiche, o presunte tali, che ricevono facile ospitalità su molti media, anche a carattere nazionale. Non latitano però altre due considerazioni: la prima, se il nostro impegno nel sociale consistesse unicamente nell’aprire il portafoglio e sentirsi così con la coscienza a posto, cosa potremmo rispondere alla contestazione che la nostra azione nient’altro è che elemosina o, un po’ di più, beneficienza? E la seconda, siamo sicuri che l’ipotizzata somma, pari alla normale paga mensile di un operaio (che abbia la fortuna di lavorare!), possa essere agevolmente affrontata da tutto il popolo lionistico? Nelle nostre fila annoveriamo anche persone molto anziane, con reddito congelato da anni e con copertura sociale sempre più ridotta. Ne resterebbe un’altra, ma la ritengo una indebita ingerenza negli affari altrui: accanto al comportamento ineccepibile del socio (versamento della quota annuale congrua e partecipazione ad iniziative destinate alla raccolta di fondi, compresi “caminetti familiari”), potrebbe esserci un notevole numero di meeting, sostenuti direttamente e di volta in volta dal socio stesso. Questo esborso, però, non potrebbe essere considerato impegno finanziario del club e, quindi, negativamente sul piano comportamentale del club stesso rispetto ai service. Certamente problemi di immagine ne pone. In definitiva avrebbe ragione la dietologa di mia moglie: la quale dietologa, ad alcune affermazioni di mia moglie circa le nostre difficoltà a seguire una rigorosa dieta alimentare (siamo due coniugi ultraottantenni), in quanto talvolta siamo tenuti a partecipare a conviviali organizzate dal nostro club lions con menù prestabiliti, così commentava: “Ah! Conosco: siete quelli che state sempre a mangiare!”. Abbiamo deciso, per ritorsione, di cambiare dietologa. L’argomento “utilizzazione della quota” diventa molto più antipatico qualora la sempre ipotizzata somma iniziale raccolta dal club, 1200 o 600 euro poco importa, fosse la risultante di un contributo strettamente ragguagliato alle esigenze funzionali del club stesso (contributi e amministrazione) e di quant’altro raccolto attraverso raccolte di fondi, comprese donazioni di eventuali benefattori. Per quanto mi sforzi, non riesco a pensare che a qualcuno, socio lion, possa venire in mente di proporre di impiegare, - in tutto o in parte, 72% o 17% che sia - la seconda parte della somma versata al club in meeting e che ciò avvenga! Se ciò dovesse accadere, dovrei amaramente constatare che ho sbagliato qualcosa in questi miei trentacinque anni di appartenenza ai Lion. Enzo Maggi

A proposito di costi/3 Caro direttore, voglio fare un po’ la voce fuori dal coro, a seguito del bell’articolo del Presidente del consiglio dei Governatori “a proposito di costi”. In sostanza la proposta dell’amico Sabatosanti Scarpelli è quella di diminuire i costi delle conviviali, creando altri tipi

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di occasioni di incontro e coinvolgimento nella vita del club e nelle attività sociali cui questo si dedica. Lo scopo, oltre a promuovere un più diretto impegno nelle attività del club, è quello di liberare risorse per i service. Mi viene a mente la proposta che circolava sulla nostra rivista tempo fa, che suonava “facciamo una cena in meno” e dedichiamo ai service del club il risparmio. Io sono un po’ stanco di sentirmi colpevolizzato per le belle conviviali tra gli amici lions: siamo innanzi tutto un club di amici e l’amicizia è un grande valore nella società. Gli amici non sono come i parenti, che ce li manda il buon Dio, gli amici ce li scegliamo e, pertanto, con loro ci sentiamo bene, siamo felici di celebrare la nostra amicizia. Il tema dell’amicizia ricorre sia negli scopi del lionismo che nel codice dell’etica lionistica! E da quando l’uomo ha cominciato a scrivere la sua storia, in tutti i paesi e in tutte le culture, ha celebrato tutte le ricorrenze principali e il piacere di stare assieme con gli amici, attorno ad una tavola imbandita. C’è qualcosa di male? Facciamo male a qualcuno? Dobbiamo vergognarcene? Assolutamente no, facciamo, anzi girare l’economia! Occorrono maggiori risorse da dedicare ai service? Aumentiamo le quote sociali, paghiamoci le cene dei “caminetti”! Ma perché una cena in meno? Io, anche fuori del mio club, faccio molta beneficenza. Non siamo Lions per censo, ma è chiaro che, se vogliamo aiutare gli altri, siamo stati capaci, prima, di aiutare noi stessi, conquistando quel prestigio personale, quella solidità economica, che ci facilita il compito di aiutare gli altri. Non abbiamo certo problemi a tirare fuori del denaro in più, a fronte di un bel service che, nel nostro club, ci prefiggessimo, per realizzarlo! Sono da poco giunto al Livorno Host perché da poco sono venuto a Livorno, ma ricordo simpaticissime cene, nei miei club precedenti, in cui abbiamo, ovviamente, invitato i ragazzi e i loro genitori, in cui abbiamo consegnato delle belle borse di studio; ricordo piacevoli cene, senza ascoltare dotte relazioni, in cui abbiamo finanziato dei missionari, ascoltando da loro le loro storie! Purtroppo, quando si parla di risparmiare sulle conviviali, lo facciamo perché sappiamo che nei nostri club molti sono quelli che vi sono entrati non per reale adesione ai bellissimi scopi del lionismo, ma per esibire il prestigioso stemma dei Lions: ed è chiaro che, una volta acquisito l’oggetto del desiderio, questi cerchino di spendere il meno possibile. Poco male, siamo uomini: la Chiesa stessa, portatrice del più grande messaggio che si possa immaginare, per il fatto di essere composta di uomini, deboli, non dà sempre quello spettacolo di dedizione, altruismo e austerità che vorrebbe. Ho molto apprezzato la forza e l’entusiasmo di Papa Francesco, il primo che ha avuto il coraggio di imporsi il nome di quel gigante. E’ un nome impegnativo e gli faccio i miei auguri più affettuosi e prego per lui. E’ chiaro che quando penso a San Francesco (ne ho appena letto le biografie scritte da San Bonaventura da Bagnoregio e quella di Fra Tomaso da Celano), mi vergogno un po’ del mio apprezzare una cena con gli amici, ma sono un uomo, uno che ci prova ad essere migliore ma accetta di non essere capace di essere santo! Giordano Cottini

Consapevolezza e partecipazione Caro direttore, siamo due socie Lions, da sempre convinte che, al fine di poter interagire pienamente, occorra attuare i principi cardine


Lettere della trasparenza e della conoscenza. In forza di ciò, vorremmo chiarimenti in ordine ad alcune poste di bilancio e, precisamente, ai carichi per pagamenti di lavoratori subordinati. Gradiremmo conoscere, dunque, se i Lions abbiano dipendenti, la qualifica degli stessi, i criteri di assunzione e le somme corrisposte a titolo di stipendi e contributi. Occorrerebbe impegnarsi affinché tutti i club prestino attenzione ai bilanci, in modo da rendersi effettivamente conto e da verificare gli interventi effettuati sia su scala nazionale che mondiale. In particolare, è necessaria, a nostro parere, un’analisi delle attività poste in essere e dei relativi costi e, soprattutto, degli obiettivi raggiunti, con un’elementare operazione di pareggio tra investimento ed attuazione. Ciò contribuirebbe a far sì che il singolo socio possa crescere in consapevolezza, sviluppando una partecipazione attiva al sodalizio e motivando la sua appartenenza. È così che si realizza il passaggio da mera sudditanza a partecipazione attiva, tante volte propugnata. Sarebbe interessante se la questione fosse portata all’attenzione di tutti i soci, mediante pubblicazione in rivista. Annamaria Armenante e Lucia Mancusi I bilanci del nostro multidistretto, con tutte le voci di entrata ed uscita, vengono pubblicati tutti gli anni, ad aprile, sulla nostra rivista nazionale. Inoltre, vengono messi a disposizione dei delegati, per la loro approvazione o meno, ai congressi nazionali.

Discontinuità e organizzazione Caro direttore, sono un “nuovo” iscritto ai Lions, nel senso che ne faccio parte dagli inizi dell’anno 2013. Nella mia città il Lions Club opera da 43 anni, nel corso dei quali molto spesso mi è capitato di partecipare ai suoi convegni e conferenze ed ho percepito, come molti, la convinzione che si trattasse di una associazione di personalità facoltose finanziariamente, che si mettevano a disposizione con le loro finanze. Per questo, mi dicevo, si chiamano Lions. La mia percezione diventava convinzione quando mi confrontavo con gli altri e quando registravo una chiusura del Club Lions, quasi fosse una setta. Un giorno ho deciso di farne parte e ne ho chiesto l’iscrizione. Il confronto nelle assemblee, ma soprattutto la vorace lettura delle riviste Lions, in cui mi sono immerso, mi hanno permesso di capire la vera fisionomia e le vere finalità del lionismo. Dico subito che sono un neo pensionato, che ha del tempo libero in più da dedicare all’associazionismo. “We serve” è il motto che mi ha colpito. Diventare un Lions significa, dunque, mettersi al servizio della comunità. Poichè l’associazione è globale si può rispondere alle sfide oltre i confini e poiché è anche locale si possono servire i bisogni specifici delle comunità in cui viviamo. Con quali mezzi? Non certamente con le sole personali risorse finanziarie! Essere Lions, leggiamo nei comunicati, vuol dire essere socio attivo di un gruppo di uomini e donne che operano in 207 Paesi del mondo, significa essere uno dei 46.000 lions italiani che appartengono a questo meraviglioso e concreto fenomeno associativo e che partecipano a progetti finalizzati all’obiettivo del “We serve”, mettendo a disposizione la propria professionalità e la propria passione operativa. Non, e

comunque non soltanto, vorrei aggiungere, le proprie disponibilità finanziarie. Per venire incontro a questi soci attivi è innanzitutto necessario abbassare la quota di iscrizione, troppo esosa in questo tempo di crisi. Perché i club devono aprirsi di più a nuove adesioni se vogliono non solo favorire i ricambi di gestione, ma soprattutto continuare a perseguire gli obiettivi di una associazione di servizio e presentarsi come un organismo dal profondo senso di altruismo, che risulta essere alla base delle relazioni sociali. In questo senso vanno banditi personalismi e conflitti di parte che oggi caratterizzano molti club e che contrastano fortemente con lo spirito lionistico. Capisco che, come ogni organismo che si rispetti, il club ha bisogno di un capo e di altri elementi costitutivi, che sono il presidente e il consiglio direttivo, a cui ne viene assegnata la gestione. Ma più importante, secondo me, è che il club ha bisogno di un programma che non sia il programma del presidente della durata di un anno, ma piuttosto il programma del club, espresso dai soci, possibilmente di durata pluriennale che i presidenti di anno in anno sono tenuti a realizzare. Confesso di avere delle difficoltà a capire norme organizzative come quelle della discontinuità gestionale, dovuta alla annualità delle cariche. Anche gli statuti possono essere rivisti e adattati a nuove esigenze. Alberico Balestra Certo, i club devono avere programmi e obiettivi da raggiungere. E li devono raggiungere con il coordinamento del presidente e del consiglio direttivo. La quota sociale più bassa diventa necessaria, visti i tempi. Diventa ancora più necessaria se vogliamo accogliere i nostri giovani che – per la loro età – difficilmente dispongono di grandi risorse. (S.M.)

I Lions, in agosto, a Limone Piemonte I Lions del Distretto 108 Ia3 ed anche di altri distretti, in vacanza a Limone Piemonte, da 10 anni si incontrano nel mese di agosto nella ridente località del cuneese per trascorrere una serata in allegria e per rinsaldare l’amicizia. Quest’anno contrariamente alle abitudini l’appuntamento è fissato per domenica 11 agosto alle ore 12,30 presso il ristorante Ange Blanc a a Limonetto, bellissimo locale che offre cibi del territorio rivisitati con maestria. Nel pomeriggio potremo fare una passeggiata all’Alpe di Papa Giovanni, luogo ricco di spiritualità, oppure, i più pigri, potranno giocare a burraco. Desidero informare tutti i partecipanti che l’anno scorso sono stati donati 750 euro, raccolti con una simpatica lotteria, alle Suore Calasanziane di Roma che ospitano nella colonia Valbusa di Limone i bambini con gravi problematiche familiari. Sono stati utilizzati per l’acquisto di scarpe e biancheria personale. E’ un modo per dimostrare che anche in vacanza noi lions non ci dimentichiamo la solidarietà verso chi ha bisogno. Vi aspetto numerosi! We Serve Per informazioni ed iscrizioni (anche di amici non lions) contattare entro il 31 luglio M. Grazia Tacchi (graziagal2004@libero.it) oppure entro l’8 agosto (tel. 328 4885091).

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Visti da dentro

I principi ispiratori del lionismo Di Sergio Maggi * Quinta parte Storia della filantropia americana - L’evoluzione sociopolitica che caratterizzò il periodo compreso tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 influenzò anche la concezione della filantropia negli USA. Io non affronterò l’argomento riguardante la differenza tra la filantropia, l’idea cristiana della Caritas e quella ebraica della Zedakà, ma mi limiterò a parlare del mutamento concettuale ed operativo della filantropia proprio negli Stati Uniti, seguendo il filo degli eventi storici. In Inghilterra alla fine del 16° secolo, la regina Elisabetta I, promulgò le “Poor Laws”, le leggi in favore dei poveri; l’idea della carità e della filantropia rientravano in quella concezione più ampia di una ordinamento giuridico della giustizia sociale. Gli Inglesi, quindi, andando a fondare le colonie in America, portarono con loro questa cultura della giustizia sociale. Infatti, come già detto in precedenza, il paradigma fondativo degli Stati Uniti trova la sua genesi storica in quel gruppo di puritani che, fuggendo dall’Inghilterra, in seguito alle persecuzioni religiose, approdarono sulle coste del Nord America. Il ”Model of Christian Charity”, è tratto da una frase di un famoso sermone di John Winthrop, leader dei puritani della seconda ondata migratoria del 1630, in cui sfidava i suoi compagni puritani a costruire un modello di comunità ideale fondata sulla fratellanza e sulla solidarietà che sarebbe dovuta servire da esempio per il resto del mondo, che avrebbe dovuto ordinare la propria esistenza su questi principi da cui doveva nascere la nuova società evangelica. Inoltre, il sermone di Winthrop costituisce, ancora oggi, il fondamento ideologico dell’“Eccezionalismo” americano che ha dominato e domina, tutt’oggi, la storia e la cultura americana. Ma questa è tutt’altra storia! La concezione stessa della filantropia subì l’influenza del mutamento sociale: inizialmente essa si identificò nella solidarietà diretta, la cosiddetta solidarietà di frontiera che riguardava la relazione tra vicini che si aiutavano tra loro. Ognuno si prendeva cura dei bisogni dell’altro, come ad esempio aiutare a costruire una stalla o un fienile bruciato o aiutare a seminare il terreno quando l’agricoltore possidente era ammalato. Con la crescita economica ed industriale le cose cambiarono; si creò un associazionismo costituito da “businessmen club”, che, conservando la tradizione britannica, era caratterizzato da una forte impronta massonica. Nel XIX secolo in America, quando un uomo cercava

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amicizia e voleva acquisire un ruolo sociale all’interno della propria comunità, entrava in una delle logge della fratellanza. In quel periodo, milioni di uomini della classe media americana confluirono in queste organizzazioni che affermavano, attraverso un rituale segreto, una fratellanza simbolica. Queste organizzazioni definite Massoniche, o simil-massoniche come gli Odd-Fellows, i Cavalieri di Pizia, i Redmen, i Macabee, i Mystic Workers, e i Noble Woodmen, si riunivano indossando insegne esotiche, utilizzando solennemente frasi criptiche. In questi club venivano trattati prevalentemente affari, mentre la beneficenza diventava una fatto residuale. Contemporaneamente si verificò un altro fenomeno! Poiché le donne non erano ammesse in questi club, dal 1850 si costituirono numerosi club femminili con notevole caratteristica culturale. Questi club contrastarono i club maschili ritenendo che quei principi della fratellanza e della segretezza erano antitetici ai principi etici del cristianesimo. Con il passare del tempo, i club femminili si resero conto che l’aiuto ed il sostegno al singolo non erano sufficienti a risolvere il problema della povertà e del bisogno. La beneficenza nell’ottica della crescita dell’intera comunità non era produttiva. Per cui, l’attenzione si spostò dalla beneficenza nei confronti dei bisognosi alla promozione del benessere della comunità in generale. Secondo quanto riportato da Jeffrey Charles nel suo libro ”I club service nella Società americana” , l’idea del service (sintesi del termine Social service) fu proposta nel 1899 durante la prima Convention nazionale, da alcuni club femminili (Club Sorosis) ed in seguito da loro attuata. I club Rotary, Kiwanis e Lions adottarono questa idea alcuni anni dopo, ed in seguito, grazie a questa idea vincente, si espansero notevolmente e si adoperarono attivamente per il miglioramento della comunità. Sempre secondo Jeffrey Charles, l’attività dei club service si rilevò come una risposta progressista agli avvenimenti del XX secolo ed i soci condivisero molti principi progressisti, promuovendo progetti che garantivano l’ordine in nome della giustizia sociale. Nel suo libro “La filantropia in America. Una Storia”, Olivier Zunz definì popolare o di massa questo tipo di filantropia in confronto alla cosiddetta filantropia della big money che veniva promossa da industriali e benestanti americani. Il maggior promotore fu Andrew Carnegie che insieme ad altri grandi industriali quali Rockefeller, Ford, Sage ed altri ancora, contribuirono alla realizzazione di un grande progetto filantropico che portò alla costituzione di importanti fondazioni attraverso le quali fu possibile finanziare e realizzare teatri, scuole, università, ospedali. La loro innovazione fu di concepire i fondi filantropici come investimenti finanziari e di considerare la filantropia americana una impresa capitalistica tesa al miglioramento sociale. Questo tipo di filantropia, definita anche scientifica, è ancora oggi molto diffusa negli Stati Uniti; basti pensare alla fondazione di Bill e Melinda Gates con la quale abbiamo collaborato per la vaccinazione contro il morbillo. *Direttore Internazionale 2004-2006.


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I Lions italiani gli italiani Tutti uniti… sarebbe ora Ora si fa sul serio! Questo non vuol dire che fino ad oggi abbiamo scherzato, ma vuol dire che dal 25 maggio abbiamo l’ok dei delegati di un congresso nazionale. E non è poco! E quell’ok ci spinge a credere che il sogno da 5 milioni di euro si possa realizzare e ci vedrà uniti in un unico progetto: 50.000 soci lions e leo per la prima volta “veramente” uniti per fare qualcosa di significativo a favore dei nostri connazionali. Ma perché “veramente” uniti? Perché, checché se ne dica, noi lions uniti non lo siamo mai stati e non abbiamo fatto nulla in sessantadue anni per esserlo. Così come non abbiamo fatto nulla assieme per una grande iniziativa tutta italiana. E non averlo fatto ci ha reso famosi (sic!) “per quelli che vanno a cena” e ci ha creato un “vuoto” mediatico che nessun’altra associazione italiana, anche la più modesta, può “vantare”. Sessantadue anni in Italia e siamo ancora quelli che “ogni tanto fanno beneficenza”. Sessantadue anni in Italia e siamo ancora quelli che girano milioni di euro a 9.000 associazioni, che intascano i nostri soldi e non sempre ci dicono grazie. Riduciamo il “bancomat” per gli altri e progettiamo qualcosa di nostro che valga la pena di essere raccontato, che faccia veramente “boom” e porti un po’ di tranquillità a tante persone che vivono tra di noi e si aspettano un gesto concreto da chi ha la possibilità di farlo. E’ vero, potremmo fare un “buco nell’acqua” perché i club non hanno nessun obbligo di aderire, è stato stabilito al congresso di Taormina, ma io sono certo che i club aderiranno (lo hanno fatto già 64 club). E lo faranno a costo zero, perché è sui risparmi che dovremo operare per la raccolta dei fondi. Per i progetti da 5 milioni di euro ci daremo da fare tutti: Consiglio dei Governatori, rivista nazionale e chi ha una buona idea. Ne riparleremo... Sirio Marcianò rivistathelion@libero.it

Una storia tutta italiana

milioni di euro… Un sogno dei Lions italiani

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“I Lions italiani

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gli italiani”… i club aderenti al 20 maggio

Arona Stresa

Belluno San Martino

Bergamo Città dei Mille

Bergamo Colleoni

Bergamo Le Mura

Bergamo San Marco

Bobbio

Bollate

Bologna Casalecchio G. Marconi

Brennero Europabrücke

Brescia Cidneo

Brescia Host

Brescia Leonessa X Giornate

Brusca e Valli

Carpi Alberto Pio

Casale Litta Valli Insubriche

Casteggio Oltrepo Pavese

Castelfranco Emilia Nonantola

Castel San Pietro Terme

Castiglione dei Pepoli Valle Sitta

Ceparana

Cernusco sul Naviglio

Chiari Le Quadre

Chiese Mantovano

Clisis Brixia

Codogno Casalpusterlengo

Collebeato

Cologno Monzese Medio L.

Erba

Gallarate Insubria

Garda Occidentale

Garda Valtenesi

Gubbio Piazza Grande

Mantova A. Mantegna

Mantova Barbara Gonzaga

Massafra Mottola Le Cripte

Mestre Castelvecchio

Milano alla Scala

Milano Galleria

Milano Madonnina

Milano Parco Nord

Montefiascone Falisco - Vulsineo

Montorfano Franciacorta

Napoli Castel Sant’Elmo

Napoli Mediterraneo

Napoli Megaride

Orzinuovi Rocca S. Giorgio

Parabiago Giuseppe Maggiolini

Pavia Le Torri

Piacenza Gotico

Piacenza Sant’Antonino

Quartù Sant’Elena

Rezzato G. Zanardelli

Rivalta Valli Trebbia e Luretta

Roma Tyrrenium

Ronciglione Sutri Monti Cimini

Saronno del Teatro

Segrate Milano P. Orientale

Soresina

Termini Himera Cerere

Un appello... ai presidenti e ai soci Termini Imerese Host

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Valtrompia

Varese Europa

Venezia Host

Ai presidenti l’invito a parlarne all’interno dei loro club per decidere sì o no al progetto dei 5 milioni di euro. Ai soci favorevoli all’iniziativa l’invito a dare la loro adesione personale. Scrivete un semplice sì o no a rivistathelionlibero.it


“I Lions italiani

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5 milioni di euro... la lettera del mese Carissimo direttore, ho seguito l’evolversi del tuo “progetto” dei “5 milioni di euro... un sogno dei Lions italiani”. Un’idea analoga, nel piccolo del nostro distretto 108 Tb, ci era venuta nel 2011, governatore Roberto Olivi Mocenigo: avevamo individuato l’oggetto, la ricerca scientifica e farmacologica per le malattie rare - che interessano marginalmente la ricerca ufficiale e ancor meno marginalmente le case farmaceutiche - e lo strumento di gestione, una Fondazione ad hoc sul modello LCIF. Quando abbiamo cercato di mettere a fuoco il progetto e il percorso di condivisione e gestione abbiamo trovato alcune difficoltà che tenderei a definire oggettive e “strutturali”: • prima di tutto le caratteristiche dell’organizzazione lionistica e, precisamente, l’autonomia dei club - unici soggetti che possono assumere decisioni e impegni in merito ai service e alle loro caratteristiche - e l’alternanza annuale delle cariche. Queste due caratteristiche da una parte rendevano complessi e lunghi i processi di condivisione del progetto e delle modalità di gestione e dall’altra non ci permettevano di poter contare sulla continuità nel tempo delle risorse finanziarie se non riferendoci ad un impegno personale del singolo socio, condizione che, invece che ridurre, andava ad aumentare la difficoltà della condivisione e l’incertezza di continuità nel tempo. • l’altra difficoltà è stata quella di individuare una proposta facilmente e immediatamente percettibile e condivisibile che portasse i club a integrarla con la visione territoriale che caratterizza il loro impegno di servizio. • non ultima la difficoltà di individuare, in alternativa, un “oggetto” che potesse vedere direttamente impegnati i soci Lions e assicurare così la massima visibilità sia all’attività che al risultato del progetto, oltre che alla sua tenuta nel tempo. È chiaro che prima di poter promuovere una effettiva raccolta di fondi è indispensabile individuare e sottoporre all’attenzione e alla condivisione dei club e/o dei singoli soci: - un progetto dettagliatamente definito nelle risorse, nei tempi e nei costi almeno di breve e medio periodo; - una forma gestionale che assicuri il presidio dei processi decisionali e di quelli di gestione e controllo e che salvaguardi i principi di trasparenza, indipendenza e terzietà; - infine le modalità per la raccolta dei fondi sia diretti - dai club e/o soggetti privati che condividono e aderiscono al progetto - che indiretti - cinque per mille e/o altre forme di apporto patrimoniale e/o finanziario. Le tue riflessioni sull’ultimo numero di “Lion” (maggio 2013) sull’interpretazione - peraltro molto soggettiva - della “voglia di fare” e del suo identificarsi in alcuni soci con l’autonomia del club quale soggetto della “non voglia di fare”, mi lascia alquanto perplesso e mi sollecita, ancora una volta, a richiamare l’attenzione su due punti: - come già detto sopra, una delle principali caratteristiche della nostra associazione è la centralità dei club, la loro territorialità per rispettarne e valorizzarne le specificità culturali, sociali e storiche, la loro autonomia ad evitare manipolazioni e condizionamenti esterni nell’attuazione degli scopi e del codice dell’etica e, soprattutto, nella concretizzazione della loro “vocazione al servizio”; - quanto alla “visibilità”, all’“immagine” e, aggiungo, alla “comunicazione esterna” della nostra Associazione, la risposta la fornisce alcune pagine dopo Pino Grimaldi che ricorda - con giusto e meritato orgoglio - il riconoscimento di Papa Francesco ai Lions nel giorno del Lions Day e questo riconoscimento, certamente molto autorevole e significativo per i club e i soci, credo derivi da quanto i Lions fanno attraverso la LCIF a livello mondiale e attraverso i club e i soci a livello locale. Per fornire un dato significativo: nell’anno lionistico 2009-2010 i club (92) del distretto 108 Tb (da La Spezia a Ferrara e il club di Santa Maria Maddalena) hanno sviluppato service per una cifra complessiva pari a un milione e trecentomila (1.300.000) euro. Ti assicuro che la “visibilità”

gli italiani”

e l’”immagine” del Lionismo e dei club a livello territoriale è molto alta: siamo conosciuti e apprezzati e, in alcuni casi, anche invidiati benevolmente dalle altre associazioni di servizio e volontariato. Vedi, caro Sirio, al di là delle buone intenzioni e dei buoni propositi, non è che ancora una volta abbiamo iniziato col parlarci addosso e ad entusiasmarci dell’idea del “fare” e del “grande progetto”? E su che cosa ci vogliamo dividere questa volta, su chi si schiera sulla “grande utopia” e su chi resta perplesso e, avendo visto passare tante utopie sotto i ponti, aspetta il momento della “concretezza” e “tangibilità” di un progetto preciso, strutturato e gestibile con risorse e strumenti adeguati e con la prospettiva di affidabilità e durata nel tempo? Cominciamo seriamente a costruire un vero e concreto progetto, cerchiamo, nel costruirlo, di far sì che i lions che lo vogliano possano parteciparvi attivamente, costruiamo e condividiamo un concreto start-up e poi presentiamolo ai club e ai soci per l’opportuna condivisione: toccherai anche tu con mano la capacità di partecipazione dei soci e dei club, siine certo! E le parole, lasciamole alle parole, perché altro non sanno generare! E, per non essere tacciato di demagogia, superficialità e ovvietà, una proposta concreta la prendo da pagina 25 dello stesso numero di “Lion”. A Taormina proponi che, invece della sola biblioteca, a Finale Emilia i Lions costruiscono l’intero edificio scolastico; il costo si aggira fra i 3,5 e i 4 milioni di euro! Possiamo essere anche più “bravi” se riusciremo a fare “rete” e a coinvolgere le imprese dei nostri soci Lions a mettere a disposizioni competenze professionali, materiali, prodotti e manodopera e realizzare così l’intera progetto. Chi ha progettato l’opera è l’amico PDG Albert Ortner e, se contattato, non credo farà mancare il suo contributo organizzativo e, assieme ad altri amici lions, direttivo e di coordinamento. Questo sarebbe il massimo! Sempre a Finale Emilia un progetto analogo è già stato realizzato dall’Associazione di categoria Federlegnoarredo nella ricostruzione dell’Asilo Sacro Cuore. Vediamo se i Lions sono in grado di passare dalle parole ai fatti e, soprattutto, se dopo tanti anni di lionismo, possiamo imparare concretamente a fare “rete”, a saperci cioè unire in un progetto concreto che vada al di là del “campanile”. Il Sindaco di Finale e il Presidente della Regione EmiliaRomagna per la loro parte, il Presidente del Consiglio dei Governatori e il Governatore del 108 Tb dall’altra, converranno sulle azioni per assicurare la massima “visibilità” e “immagine” alla realizzazione. Un carissimo “in bocca al lupo” e un mio anticipato assenso al progetto per Finale Emilia e a qualsiasi altro progetto che presenti le stesse caratteristiche di concretezza, fattibilità e utilità. Giuseppe Silvestri Lions Club Bondeno Caro Giuseppe, la tua lettera è perfetta. Io spero che la leggano in tanti, perché è l’A, B, C, del lionismo. Grazie. (S.M.) Carissimo direttore, non credi che dopo tre anni di campagna e centinaia di pagine della rivista dedicate, visti i risultati sin qui ottenuti, il numero dei club aderenti sono solo 54 su 1300, sia arrivato il momento di eliminare almeno il sottotitolo che dall’inizio della campagna l’accompagna… Un sogno dei Lions Italiani. Evidentemente questo è un sogno che i Lions italiani non fanno nonostante tu con grande impegno e dedizione continui a proporre e se di sogno bisogna parlare riconoscere che un sogno che fanno in pochi. Mi piacerebbe anche conoscere se e quanto la rivista pensa di chiudere la campagna o se “l’editore” ha dato benestare e mandato al Direttore di perseverare nel tempo. Michele Spadaccini Lions Club Vasto Host

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“I Lions italiani Caro Michele, hai “sparato” numeri alti. Gli anni sono meno di due e le pagine “soltanto” 70 (che però hanno coinvolto, nel bene e nel male, quasi 3.000 soci). Io insisto con la provocazione perché ci credo, tant’è che un primo risultato è stato ottenuto al recente congresso nazionale, durante il quale è stato deliberato di iniziare una raccolta fondi nazionale. Sul “Manual policy (la bibbia del lionismo) c’è scritto che “uno degli obiettivi del direttore di una rivista ufficiale dell’associazione è quello di motivare i lions ad un più elevato livello di servizio”. Che vuol dire fare quello che sto facendo, con convinzione e con l’appoggio del CdG, da quasi 2 anni. Per quanto riguarda lo spazio sprecato, stanne certo non è quello che uso per “I lions Italiani per gli Italiani”. (S.M.) “Mi sbaglio? Forse!” Si, caro Sirio, sbagli ma non per colpa dei Lion (senza la S finale). Non dare la colpa a noi Lion come hai scritto nella risposta a Danilo Guerrini Rocco “…ma i Lions hanno coraggio e determinazione?”. Il problema di fondo è che la nostra è una struttura acefala, senza un vertice che agisca, che prenda decisioni, che dia direttive cogenti. Senza un vertice attivo, che funzioni, non sarà mai possibile svolgere una attività come quella che tu hai proposto o attività simili, anche se tutti i singoli Lion fossero d’accordo. Noi abbiamo bisogno di una Fondazione Italiana Lions Onlus (chiamala come vuoi, anche diversamente, il concetto non cambia) che si preoccupi della raccolta dei fondi e della gestione dei progetti (Service) di ampio respiro a livello nazionale. E in questa anche di uomini di buona volontà che lavorino e che non pensino solo (senza voler offendere nessuno) a cene, congressi e cariche nell’associazione, servendoci sempre la solita aria fritta e rifritta. Senza un vertice funzionante, senza una fondazione nazionale, continueremo solo a pestare acqua nel mortaio e non per 5 ma per 55 milioni di anni. Pensi che a Taormina se ne parlerà e si deciderà qualcosa? Questo è il pensiero non solo mio ma del mio club nel quale abbiamo a lungo discusso dell’argomento. E’ inutile dire: aderisco, non aderisco, allo stato attuale delle cose serve a nulla. Gianni Carnevale Lions Club Bra Host Hai ragione! Ma se i club aderissero ci sarebbe più “potere” per fare quello che dici tu: fondazione, progetto, chi cura il progetto, chi dà direttive. Diamo un segnale forte: aderiamo in massa all’iniziativa. Non ti piace il progetto? Ti ritiri. A proposito, a Taormina se n’è parlato e i delegati hanno detto sì ad una raccolta fondi nazionale. (S.M.) Sì del Castel San Pietro Terme Caro direttore, ho il piacere di comunicarti che l’assemblea dei soci del Lions Club Castel San Pietro Terme, ha deciso all’unaminità di aderire alla tua idea del service da 5.000.000 di euro. Maurizio Rescalli Segretario del Lions Club Castel San Pietro Terme Sì del Busca e Valli Carissimo direttore, sono lieto di comunicarti che il Lions Club Busca e Valli, del Distretto 108 Ia3, ha aderito al progetto, “I lions italiani per gli italiani”. Abbiamo deciso che il service dovrebbe essere perpetuo e quindi portato avanti ogni anno da ogni nuovo presidente. Volevo anche ribadire che siamo con te nella campagna di sensibilizzazione che stai conducendo nei club, però stiamo constatando che da parte dei Governatori non c’è un grande entusiasmo, anzi c’è molta freddezza. Mi auguro che in futuro, la proposta sia più reclamizzata, non dico più spinta, ma “spinta” dai Governatori, comunque non arrenderti, continua ad insistere e se non sarà quest’anno, sarà il prossimo,

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gli italiani”

ma si deve andare avanti con la grande proposta. Nasi Fabrizio Presidente Lions Club Busca e Valli Sì del Mantova Barbara Gonzaga Il lions Club Mantova Barbara Gonzaga aderisce al progetto “I lions italiani per gli italiani” per la raccolta dei 5 milioni di euro. Patrizia Geremia Presidente Lions Club Mantova Barbara Gonzaga Sì del Brennero Europabrücke Caro direttore, è da ormai due anni che leggo i tuoi appelli e le risposte, spesso critiche, ma anche le crescenti adesioni alla tua splendida iniziativa. Ebbene il nostro piccolo club, fra l’altro il più a Nord d’Italia, trilingue (italiano, tedesco e ladino) con soci anche nella vicina Austria, ha aderito alla tua lodevole iniziativa, privilegiando il progetto “microcredito”. Josef Trebo Presidente Lions Club Brennero Europabrücke Sì del Napoli Megaride Sono felice di dare la disponibilità da parte del mio club Napoli Megaride all’iniziativa dei 5 milioni. Raffaella Scaperrotta Letizia Lions Club Napoli Megaride Sì del Pavia Le Torri Caro direttore, a nome della presidente Loredana Tacchi e delle socie tutte del Lions Club Pavia Le Torri, che fin dall’iniziativa da te lanciata nel febbraio 2011 vi ha aderito, ora, auspicando che possa andare a buon fine, ho il piacere di confermare l’adesione del mio club a questo service nazionale che potrebbe aprire uno spiraglio di solidarietà, in un momento in cui la nostra società sembra quasi vivere nell’indifferenza sopraffatta com’è da notizie purtroppo negative su ogni fronte. Virginia Zaliani Lions Club Pavia Le Torri Aderiscono personalmente Aderisco all’iniziativa del Lions Italiani per gli Italiani e nella prossima riunione operativa di martedì 21 maggio conto di avere l’appoggio di tutti gli iscritti al Lions Club Valle Brembana che temporaneamente rappresento. Giorgio Della Chiesa Lions Club Valle Brembana Caro direttore, nella piena condivisione dell’iniziativa per il “Progetto da 5 milioni di euro”, invio la mia adesione personale. Simone Gambacorta Lions Club Teramo Non hanno aderito Canonica Lambro (Ib1) • Castello di Serravalle Bononia (Tb) • Piombino (L). Hanno aderito personalmente Noemi Arnoldi, Giulietta Bascioni Brattini (IPDG), Vincenzo Benza, Ermanno Bocchini (PID), Franca Bortolamasi, Ciro Burattino (PDG), Ada Carabba, Amelia Casnici (IPDG), Mario Castellaneta (VDG), Giorgio Della Chiesa, Eleonora d’Incicco, Carla Di Stefano (PDG), Bruno Fogliatto (PDG), Serenella Fonsato, Simone Gambacorta, Giovanni Gambino, Cecilia Gattullo, Ada Girolamini, Carmine Grimaldi, Danilo Guerini Rocco (IPDG), Antonio Laurenzano, Francesco Libretti, Camilla Mangiarotti, Sirio Marcianò (DRTL), Gianfranco Nassisi, Antonio Pagani, Giuseppe Pajardi (PCC), Maria Pia Pascazio Carabba, Vito Percoco, Roberto Perino, Bruno Peruffo, Mariapia Saggese, Enrico Scarano, Mario Tesio, Ermanno Turletti (PDG).


multidistretto

Il Presidente Internazionale in Italia Madden a Roma

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ayne e Linda Madden sono giunti a Roma il 7 maggio. Nella capitale sono stati accolti dai componenti del Consiglio dei Governatori e dai nostri officer internazionali. Durante il loro soggiorno romano, i coniugi Madden sono stati ricevuti dal Presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo e dal Vice Sindaco di Roma Sveva Belviso e hanno fatto visita al Santo Padre Francesco in Vaticano. Sono stati incontri significativi, durante i quali il Presidente ha raccontato l’importante azione compiuta con continuità dai lions di tutto il mondo e l’impegno profuso dai lions italiani a livello nazionale e mondiale. A suggello dell’incontro romano, il Presidente Madden ha conferito alcuni riconoscimenti a Lions che si sono distinti durante questa annata lionistica... Al PDG Lucio Vacirca ha conferito la Good Will Ambassador;

al CC Gabriele Sabatosanti Scarpelli, al PID Giovanni Rigone, al PID Ermanno Bocchini, al PDG Amedeo Tullio e al Lion Angelo Alerci ha assegnato la Presidential Award; al PDG Anna Maria Lanza Ranzani e ai Lions Sandro Plumari, Patrizia Marini, Immacolata Parisi e Cristina Grasso Naddei la Leadership Award; a Elisabetta Cesarotti, Eugenio Ficorilli e Guendalina Pulieri il Certificato di Apprezzamento del Presidente. Altri Certificati di Apprezzamento sono stati consegnati dal Presidente Madden durante la visita ufficiale al MD che si è svolta a Enna. Sono stati consegnati a Alfonso Garofalo, Rosario Pellegrino, Enrico Borghese e Andrea D’affronto. Altri ancora sono stati consegnati dal CC Gabriele Sabatosanti Scarpelli al Congresso Nazionale di Taormina a Antonio Sardo, Giuseppe Santangelo, Gabriella Gastaldi Ponchia e Domenico Lalli.

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In primo piano

Madden al 50° del Lions Club di Enna

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l centro dell’Isola arroccata a 1000 metri sugli Erei, Enna ha avuto l’onore di celebrare il primo mezzo secolo al servizio della comunità del suo Lions Club alla presenza del Presidente di Lions International Wayne Madden e Signora Linda, scortato per l’occasione dai Past Direttori Internazionali Italiani e da tutto il Consiglio dei Governatori che, guidati dal Presidente Sabatosanti, ha tenuto la annuale riunione col Presidente che, peraltro, rendeva quel giorno, il 9 maggio, la visita ufficiale al Multidistretto 108 Italy. Accolti dal Presidente del Club Alerci e dal Governatore del Distretto siciliano Pogliese gli ospiti - circa 350 provenienti da ogni parte d’Italia - hanno potuto assistere ad una serata eccezionale alla presenza delle Autorità civili, che hanno rimarcato l’orgoglio di partecipare ad un convivio-serata di gala in alta uniforme - di tipo internazionale - per la prima volta nel sud Italia, che nel volgere di tre ore, grazie ad una perfetta organizzazione, ha esaurito ogni adempimento in maniera encomiabile. Il Presidente Madden ha rivolto un alto discorso, sot-

tolineando quanto l’Associazione fa per combattere la ignoranza e la povertà che, in uno alla campagna per ridare la vista e la vaccinazione contro il morbillo, pongono la organizzazione al top delle Associazioni di Servizio nel mondo con i suoi 45 mila Clubs in 208 Nazioni o aree geografiche e si è congratulato con il Club per avere dato al mondo l’unico Presidente Internazionale Italiano della storia di Lions International: Pino Grimaldi. Con lo scambio di doni - notevole quello del Club a Madden, una riproduzione in bronzo del ratto di Proserpina del Bernini - e la presentazione di riconoscimenti a Lions meritevoli - primi fra tutti Presidente Alerci e Presidente Sabatosanti insigniti della Presidential Medal - si è conclusa la serata che aveva visto il Sindaco Garofalo offrire una raffigurazione della città ed il Consiglio omaggiare con un set molto gradito della “Ferrari” il Presidente che l’indomani ha visitato la Villa del Casale di Piazza Armerina, ripartendo per Milano ultima tappa del suo viaggio in Italia.

Madden a Limbiate Il Presidente Internazionale al Servizio Cani Guida dei Lions per la presentazione dei service del Multidistretto. Ad un cucciolo del servizio gli è stato dato il nome di “Wayne”. “Un mondo di service” ha detto Wayne Madden dopo aver ascoltato i 20 “fiori all’occhiello del lionismo italiano”. Di Sirio Marcianò

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ravamo numerosi a Limbiate sabato 11 maggio. Eravamo all’accogliente Centro Addestramento del Servizio Cani Guida dei Lions (quale sede potrebbe essere più adatta per presentare il meglio del lionismo di casa nostra?) ed eravamo lì per presentare al nostro 48

Presidente Internazionale Wayne A. Madden i “fiori all’occhiello dei Lions italiani”. “E’ significativo - ha detto Gianni Fossati, Presidente del Servizio Cani Guida dei Lions - avervi tutti in un luogo che testimonia come la capacità di sognare del nostro indimenticabile Fondatore Melvin Jones abbia reso reale la nostra attività umanitaria, che da oltre cinquant’anni offre autonomia di movimento e una vita migliore a chi non vede”. “Vi devo confessare - ha proseguito - di aver provato un’intensa commozione nel vedere le immagini di Papa Francesco che accarezza un cane guida. Il riconoscimento del nuovo pontefice


In primo piano valorizza l’importante ruolo del cane guida come accompagnatore di un cieco e questo riconoscimento penso possa essere rivolto a tutti noi ed esprima un’unione spirituale con le nostre 20 storie di oggi, tutte in prima linea nei diversi settori dell’aiuto al prossimo”. Subito dopo, il CC Gabriele Sabatosanti Scarpelli ha reso noto che “l’incontro è nato per mostrare al nostro Presidente Internazionale quanto noi siamo in grado di fare per le persone più deboli e quanto l’immagine di ciò che noi facciamo sia significativa e motivo di stimolo per migliorarci sempre di più”. “E’ stato scelto Limbiate - ha detto ancora il CC - perché è un punto di riferimento per tutti i lions italiani e, quindi, il luogo ideale per raccontare la storia dei nostri service e per dimostrare quanto sia importante lavorare insieme”. Il Presidente Madden, dopo aver ascoltato con attenzione la descrizione dei 20 service più rappresentativi del nostro multidistretto, ha sottolineato che tutti i nostri progetti sono interessanti e che lui ci apprezza per l’aiuto che stiamo dando a migliaia di persone anche attraverso il sostegno della nostra Fondazione

Internazionale, la numero uno tra le organizzazioni mondiali. “Grazie a voi - ha concluso - il mio motto presidenziale un mondo di service è una bella realtà”. Alla fine dell’incontro, e prima di visitare la parte nuova del “centro”, realizzata dal Servizio Cani Guida dei Lions per addestrare anche d’inverno le nostre guide, Gianni Fossati ha consegnato una targa ricordo al Presidente Internazionale e, virtualmente, uno splendido cucciolo battezzato “Wayne”.

Madden a Milano

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a sera del 10 maggio si è tenuto al Circolo della Stampa l’incontro tra il Presidente Madden e 100 soci Leo provenienti da tutto il Multidistretto 108 Italy. I Leo hanno potuto far conoscere lo spirito di coesione e le attività della realtà associativa. E’ stato consegnato al presidente Madden un panphlet che illustra i principali service di ogni Distretto Leo italiano. Alla serata molto festosa, nata da una idea del CC Sabatosanti, hanno preso parte, il Governatore Delegato ai Leo, Antonio Bobbio (Ia2), il Chairman multidistrettuale Elisabetta Cesarotti e i governatori Norberto Gualteroni (Ib1) ed Enrico Pons (Ib4). Breve discorso di saluto di Madden, e poi del presidente del MD Leo, Dario Zunino, e del Presidente Leo Ib4 Antonio Sarni, che diventeranno entrambi soci Lions in luglio. Foto di gruppo sulla scalinata, stampata, incorniciata, e data in ricordo a Madden “in tempo reale”. 49


In primo piano

Il futuro dei lions L’azione pubblica dei Lions, per conseguire risultati apprezzabili, deve essere necessariamente proiettata al di fuori della sfera associativa... Di Gian Andrea Chiavegatti *

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ilioni di italiani attendono con ansia crescente un rinnovamento materiale e morale”; “molte coscienze inquiete sono oggi in crisi, in una crisi dolorosa”. Come non riconoscersi oggi in queste affermazioni, che tuttavia risalgono al 1959 (Adriano Olivetti, Il cammino delle Comunità). Evidentemente non molto è cambiato nei rapporti sociali, le cui tensioni sono aggravate dalla crisi economica ultraquinquennale che ci attanaglia e dalla perdita di ruolo del mondo occidentale, in particolare dell’Italia. Crisi economica e perdita di ruolo, che si sono tradotti in crisi esistenziale degli individui, aggravata dalle nuove povertà e sfociante spesso nel suicidio, fenomeno in crescita impressionante. Allora interroghiamoci sul nostro ruolo di Lions nella società odierna. Principio ispiratore della nostra azione deve essere, a mio avviso, la giustizia e non la carità, perché “chi opera secondo giustizia opera bene e apre la strada al progresso. Chi opera secondo carità segue l’impulso del cuore e fa altrettanto bene, ma non elimina le cause del male che trovano luogo nell’umana ingiustizia”. In questa utopica visione la “nuova” società è “imperniata sulla libertà dell’uomo, sull’autonomia della persona, sulla dignità della vita umana” e “ciascun uomo saprà di essere parte di un corpo più 50

grande di lui” (A. Olivetti, op. cit.). L’obiettivo è chiaro: “una vita in cui la lotta non sia per il denaro o il potere, ma in uno sforzo per il bene della Comunità, per la vita e l’affermazione dei suoi figli migliori, nella costruzione di un’autentica civiltà”, con al centro “le cose della scienza, le cose dell’arte, le cose della cultura, gli ideali di Giustizia” (A: Olivetti, op. cit.). A proposito della cultura, che non corrisponde alla sola istruzione e alfabetizzazione, bensì ad un’educazione che insegni la bellezza e il pensiero critico, le dottrine umanistiche sono fondamentali per la democrazia e la crescita. I saperi vanno riformati per promuovere umanesimo, logica e alti studi, senza demonizzare il profitto, che arriverà di conseguenza. Invece, nel mondo di oggi assistiamo alla diffusione dell’analfabetismo funzionale, che affligge persone istruite ma disabituate a linguaggi strutturati o disadattate dell’era digitale e che, per tale ragione, si trovano nelle stesse condizioni di chi non ha avuto istruzione, problema con il quale il Lions Clubs International si confronterà prioritariamente per i prossimi dieci anni. Ma cosa c’entrano i Lions con questi fenomeni di massa e, soprattutto, cosa possono fare per collaborare alla costruzione della “Città di Dio”, cioè alla realizzazione di una società giusta?


Per saperne di più … La nostra costituzione, all’art. 118, afferma che Stato ed enti locali favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività d’interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale. Varie leggi ordinarie dello Stato hanno poi ribadito tale principio e ne hanno disciplinato particolari attuazioni. Ora, molti Distretti italiani stanno proponendo leggi regionali, che consacrino ed attuino la sussidiarietà orizzontale. Vi ricordate il triangolo magico con il quale vi ho annoiato durante le mie visite? (ai club del Distretto 108 Ta1, ndr). Ebbene, non si tratta più di sussidiarietà solo orizzontale, come ipotizzata nel 1948 in una società quasi pre-industriale e comunque assai più semplice di quella attuale, bensì di sussidiarietà circolare tra istituzioni, business community e no profit, che sola può contribuire alla costruzione della società giusta in un contesto assai più complesso. A prescindere dalle norme (di leggi in Italia ne abbiamo anche troppe e per me basta l’affermazione della Costituzione), ritengo che i Lions, portata in secondo piano la beneficienza e la carità, in quanto associazione fondata sull’etica e motivata dal bene della comunità debbano operare attivamente in essa, rendersi promotori di azioni di proposta e pressione sulle istituzioni e sulla business community, fare rete, essendo essi stessi rete, con le altre organizzazioni similari, mettere a disposizione le competenze e professionalità dei propri soci, divenire uno strumento di democrazia partecipata per una società giusta. L’azione pubblica dei Lions deve avvenire in un ambito che non può essere interno all’associazione; essa, per conseguire risultati apprezzabili, deve essere necessariamente proiettata al di fuori della sfera associativa impiegando tutte le metodologie opportune, messe a disposizione dai moderni mezzi di comunicazione. Una delle strade percorribili è quella delle Fondazioni di Comunità, che “sono enti non profit di diritto privato che perseguono la missione di migliorare la qualità della vita delle comunità locali e di promuovere la cultura del dono al fine di incoraggiare erogazioni a favore di progetti d’utilità sociale rimuovendo gli ostacoli di natura fiscale e legale che spesso frenano lo sviluppo del bene comune” (Federico Perali, Tempo di Lions, p.15). Ricordate: “Non si può andare lontano finché non si fa qualcosa per qualcun altro” (Melvin Jones). Da ultimo voglio ricordare che, come ci insegna Amartya Sen, noi apparteniamo a varie comunità, dalla più piccola, la famiglia, alla più grande, l’umanità intera, e che di tutte ci dobbiamo preoccupare, anche per onorare i nostri scopi, quale quella della comprensione tra i popoli.

Troppi giovani muoiono sulle strade Anche la musica e il teatro dei giovani contro le stragi del sabato sera. Il “package”del service è già pronto ed è a disposizione dei club che desiderino fare una concreta iniziativa per i giovani della propria città. Di Giovanni Lo Presti

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ono circa 13.500 ogni anno i nostri giovani tra i 15 e i 24 anni che perdono la vita (i più fortunati!) o rimangono invalidi per sempre, condannati in un letto o su una sedia a rotelle a seguito di incidenti stradali! E sono ben 27.000 ogni anno le persone per le quali la vita finisce: i loro genitori! In 10 anni abbiamo perduto un numero di giovani che è come se fossero state cancellati tutti gli abitanti di intere città capoluogo del nostro paese da Ancona a Cagliari, da Foggia a Rimini. E da ultimo anche una considerazione di natura economica, non certo prioritaria rispetto alla vita umana... 35 miliardi di euro all’anno è il costo per l’Italia degli incidenti stradali, inclusi tutti i costi indiretti. Se riuscissimo a dimezzare gli incidenti in un quinquennio, come hanno fatto altri Paesi, si potrebbe contribuire al risanamento delle finanze nazionali non solo con manovre finanziarie “lacrime e sangue”. E dovremmo farlo con seri provvedimenti di sicurezza stradale, che evitino lacrime (vere!) e sangue (vero!). Davanti alla entità di questa vera e propria strage nazionale, noi lions ci siamo messi in gioco e non siamo rimasti solo a guardare! Ecco perché abbiamo votato come Service Nazionale 2012-2013 “I giovani e la sicurezza stradale”. In tutta Italia, dalla Lombardia alla Puglia, dalla Liguria alla Sicilia, i Lions stanno portando avanti questo service che è una vera e propria battaglia contro un gravissimo problema sociale! Ma come fare per farsi ascoltare anche dai giovani? Lo abbiamo chiesto a loro, perché il messaggio che i ragazzi sono disposti ad ascoltare deve essere trasmesso da giovani, così come giovani sono i destinatari; e deve

*Governatore del Distretto 108 Ta1 e delegato dal Consiglio dei Governatori alle Relazioni Internazionali e agli Affari Interni. 51


Per saperne di più … usare un linguaggio adatto e facilmente comprensibile e cioè il messaggio “musicale” e “teatrale“. Sulla base di queste indicazioni abbiamo dato vita ad un progetto che potesse parlare ai ragazzi con buone probabilità di essere ascoltato. Così, prima abbiamo bandito un concorso nazionale che individuasse le migliori canzoni composte sul tema dei giovani e delle stragi del sabato sera. Hanno partecipato giovani autori e band musicali di varie regioni di Italia Abbiamo poi prodotto e distribuito il CD con le cinque canzoni vincitrici, che porta il logo Lions ed ha un titolo provocatorio “Se non bevo non guido”. Al CD ha fatto seguito un lavoro teatrale, dal titolo “TG Crash”, scritto e interpretato da giovani studenti del Liceo Classico di Ravenna (oggi tutti universitari). Il lavoro, scritto da loro e sotto la regia di Eugenio Sìderi, ha raggiunto un “taglio” veramente professionale. Con questi elementi abbiamo quindi messo a punto lo spettacolo, dove le band vincenti suonano dal vivo i loro pezzi e gli studenti-attori recitano il loro lavoro “TG Crash”; negli intervalli vengono proiettati brevi filmati di incidenti stradali, visti dall’interno dell’abitacolo, che hanno per protagonisti giovani usciti dalle discoteche: sono filmati molto efficaci e calibrati, che hanno fatto parte di campagne di sensibilizzazione dei giovani in vari paesi. Campagne che, insieme alla mobilitazione generale dei soggetti istituzionali interessati, hanno prodotto, in un quinquennio, una riduzione del 50% degli incidenti fra i giovani. Lo spettacolo TG Crash i giovani lo ascoltano e nelle città dove è stato finora presentato ha riscosso molto successo e ha fatto concentrare sui Club Lions che lo hanno messo in scena l’interesse dei media e delle TV. I 312 Leo Club del MD 108 Italy inoltre hanno messo in atto la prova del tasso alcoolico per tutti i giovani in uscita dalle discoteche in tutto il territorio nazionale: un atto che, compiuto da giovani nei riguardi di altri giovani, risulta certamente efficace. Il più grande dei service! La Sicurezza stradale dei giovani è un grave problema nazionale che non avrà fine il 30 giugno prossimo. Infatti, al Congresso Nazionale di Taormina la proposta di far diventare “La sicurezza stradale dei giovani” un service di rilevanza nazionale è stata accolta, il che comporta che sarà pluriennale, come purtroppo lo è il problema sociale che stiamo affrontando.

Fight 4 Energy a “Kinshasa” Ora è fatta: circa 800 lampade solari sono state consegnate, la gioia dei destinatari è stata grande, molti i ringraziamenti ricevuti. Al via un secondo progetto. Di Gianfranco Lucchi e Gianfranco Ferradini 52

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uardando la lunga fila di congolesi verso il villaggio di destinazione delle lampade solari nel video che ci hanno inviato, non possiamo non ricordare il lungo cammino che anche noi abbiamo percorso per questo progetto. Sono passati quasi tre anni da quando nacque l’idea della collaborazione dei Lions con Expo per lo sviluppo di uno dei suoi temi (Energia per la vita) attraverso un progetto pilota che assicurasse un accesso all’energia ai paesi in via di sviluppo (quasi 2 miliardi di persone ne sono prive!). Prima la ricerca di una immagine/logo del progetto, sviluppata da un amico disegnatore di Urania, poi un sottotitolo, caro alle nostre letture fantascientifiche giovanili, “The Mightiest Machine”, la macchina più potente, il Sole (John W. Campbell jr, USA 1934). La prima applicazione su cui ci siamo concentrati è stata una lampada solare a Led presentata dai Lions olandesi alla Conferenza Euro-Africa, successivamente sviluppata in un prodotto più completo, per consentire anche la ricarica delle batterie dei cellulari, unico mezzo di comunicazione nei paesi cui il nostro progetto è rivolto (solo nell’Africa sub-sahariana si contano 700 milioni di telefonini). Una giornata al sole del prodotto consente di illuminare dalle 9 alle 45 ore, con tre diverse intensità di luce. La ‘rete’ dei Lions (1.350.000 volontari in 206 paesi) ci ha consentito di trovare non solo questa prima applicazione ma ci ha fornito anche, attraverso la Fondazione LCIF, la modalità di azione: il Programma di Assistenza Internazionale (IAG). Esso prevede interventi nel sud del mondo attraverso la collaborazione di Lions Sponsor e quelli del Paese di destinazione. Il costo di un progetto se approvato può esser coperto sino al 50% dalla Fondazione. Avevamo fatto dei test sulla soluzione proposta sia in Burkina sia in Congo, e il primo a rispondere, entusiasta è stato il Club Kinshasa Lipopo (bellissimo il video TV della consegna dei primi 18 pezzi, postato anche su Facebook, due anni fa). Hanno risposto con entusiasmo a questa richiesta i club Milano Borromeo, Adda Milanese, Cernusco S/N e il


Per saperne di più … Tedesco Melsungen con 6700 dollari per un progetto di 20.000 dollari. Abbiamo previsto da subito un piccolo contributo economico anche ai diretti destinatari (“La Carità che Uccide”, è il titolo emblematico di un libro sui comportamenti degli Europei nei confronti dell’Africa). Superate le elezioni in Congo e i tumulti che per mesi ne sono derivati, si è cercata la migliore soluzione logistica (le lampade provenivano dal Sudafrica), ottenendo anche facilitazioni doganali con la collaborazione del Sovrano Ordine di Malta. Ora è fatta: circa 800 lampade solari sono state consegnate, la gioia dei destinatari è stata grande, molti i ringraziamenti ricevuti, compresa una commovente lettera. Ci hanno chiesto di farne un altro, di importo più rilevante: qualche club si vuole impegnare? La nostra esperienza è a disposizione di tutti. Ritorniamo dunque col pensiero al cammino d’inizio, ed a distanza di quasi due anni dall’evento Expo ricerchiamo nuove applicazioni, con la considerazione che il tempo speso per questa prima esperienza è stato moltissimo; un po’ proprio perché è stata la prima e un po’ per la mancanza di un aiuto da parte di tanti che avrebbero potuto darcelo, invece che, come è in qualche caso successo, “remare contro”. Ma, come diceva Schopenhauer, ogni idea nuova passa attraverso tre fasi di sviluppo: nella prima viene derisa, nella seconda contrastata, per divenire ovvia nella terza ed è in quest’ultima che noi confidiamo.

Acqua bene primario “Acqua Bene Primario: l’ABC da imparare a memoria”. Questo è lo slogan presentato dalla studentessa Ilaria Santolin del liceo Grazia Deledda di Genova che ha vinto il primo premio riservato agli slogan, nell’ambito del concorso annuale indetto tra tutti i licei della provincia di Genova su “La tutela dell’ambiente e sviluppo sostenibile: una sfida epocale per la salvaguardia del nostro pianeta”. Di Piero Manuelli

di progetti pilota per la tutela della potabilità dell’acqua e la la ricerca di nuove risorse idriche con l’uso di metodologie tecniche di geofisica applicata che permettano una drastica riduzione degli insuccessi nelle perforazioni di pozzi underground in Africa ed in area ACP. Quindi noi non finanziamo solo pozzi, affidando a terzi operatori tutte le nostre risorse economiche; chiunque lions o non, seduto comodamente in poltrona può fare questo dalla propria dimora e non occorre né professionalità, né faticosa operatività in campo o competenze specifiche di genere. Operando così niente si crea, niente si lascia in insegnamento creativo, e la nostra agognata eccellenza nelle opere rimarrebbe solo appesa al nostro trionfalismo. E’ questo che abbiamo voluto raccontare al nostro Presidente Internazionale Wayne A. Madden a Limbiate, richiamando più volte la sua attenzione sul merito della nostra relazione: noi di “Acqua per la Vita” non vogliamo dichiararci i più bravi nel settore acqua, ma almeno ci proviamo da anni ed i fatti, se mai è possibile isolarli dalle tante parole, dovrebbero dimostrare la verità. Caro Presidente Madden, gli abbiamo detto, prendiamo come esempio il paese Burkina Faso dove si concentrano la maggior parte degli aiuti lions italiani; il paese ha bisogno urgente di almeno 1500-2000 pozzi di acqua potabile all’anno per migliaia e migliaia di villaggi sparsi nelle aree rurali. Caro Presidente, lo sa qual è la percentuale media regionale delle perforazioni negative in Burkina Faso? E’ del 37%, ciò significa che su 1000 perforazioni localizzate, almeno 370 sono negative o per una scarsa portata di acqua (inferiore a 1000 litri/ora) o per l’assenza assoluta di acqua. Negli ultimi due anni abbiamo effettuati studi continui di geofisica applicata utilizzando strumentazione geofisica innovativa ed adatta alla geologia del territorio e ci siamo impegnati con il Ministero delle cave e delle miniere e Bumigem, di mettere a disposizione il nostro protocollo tecnico, ormai definito per ridurre dal 37% a meno del 10% questi maledetti risultati negativi.

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a ricordato che il Lions Clubs International ha promosso in tutto il mondo, in aprile, la Campagna di servizio globale “Proteggere l’ambiente” alla quale ha prontamente risposto la nostra “Lions Acqua per la Vita MD108 Onlus” con la celebrazione in tutta Italia della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo) e la giornata mondiale della Terra o Earth Day (22 aprile) giunta alla sua 43ª edizione e celebrata anch’essa in tutto il mondo. Va detto e ripetuto che la nostra “Lions Acqua per la Vita” ha come obiettivo statutario la sensibilizzazione della pubblica opinione per la tutela del patrimonio ambientale, con particolare riguardo al bene comune acqua, lo sviluppo, l’organizzazione e la realizzazione 53


Per saperne di più … Finora su un campione di circa 20 località indicate dalle autorità governative o da missioni cattoliche, risultate non produttive di acqua potabile, i risultati sono stati tutti positivi ed in taluni casi addirittura miracolosi. Proprio in questo momento in Burkina Faso, prima della stagione acuta delle pioggie, stiamo preparando la costruzione di 10 pozzi e li abbiamo scelti là dove mai prima era stata trovata l’acqua. Saranno collaudati e consegnati in occasione della prossima missione operativa in Burkina Faso, 3-15 novembre, insieme a tutti gli amici del Progetto Italia per i paesi nel bisogno. Dal 6 al 16 giugno saremo in Tanzania, nella ragione di Tanga, per collaudare e consegnare 4 pozzi dei quali uno rappresenta il primo progetto integrato in terra Masai con pozzo profondo 160 mt, una portata di oltre 8 mc/ora, pompa elettrica sommersa, pannelli solari e serbatoi di riserva per la coltivazione del mais.

Un pranzo in più... Un’iniziativa per raccogliere un contributo per le due Onlus “Acqua per la Vita” e “I Lions italiani contro le malattie killer dei bambini”. Di Giuseppe Innocenti

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l 5 maggio 2013 presso la “Fattoria Paradiso” di Bertinoro si è svolta una simpatica manifestazione organizzata dagli officer delle due Onlus e dai Leo, per riunire attorno ad una tavola imbandita, con un classico menù campagnolo (pasta e fagioli, grigliata e dolci della tradizione romagnola) tanti amici e famiglie di soci lions e non che hanno superato i 150 partecipanti (esclusi i bambini).

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Lo scopo era raccogliere un contributo per le due Onlus “Acqua per la Vita” e “I Lions italiani contro le malattie killer dei bambini”. Il costo per partecipante era fissato in 25 euro e si è raggiunto un incasso totale di 3.620 euro che, al netto delle spese, è stato distribuito in parti uguali alle due Onlus, per un totale di 1.001,50 euro cadauna. Ora è opportuno ricordare cosa MK Onlus potrebbe realizzare in Burkina Faso con i 1.001,50 euro: • uno stage annuale in Italia ad un pediatra burkinabé; • n. 20 sostegni a distanza; • n. 5 sostegni al neonato; • Screening per i tumori del collo dell’utero per 100 donne; • n. 100 kit per screening HIV; • n. 100 kit per parto; • la semina di 4 ettari di terreno agricolo. Ovviamente rimangono ancora altre possibilità per spendere bene i 1.001,50 euro raccolti. Ma a questo punto, avendo ben presente quanto ha scritto il CC Gabriele Sabatosanti Scarpelli (Lion di maggio a pagina 9), integrato da un chiaro grafico a torta, che può essere così riassunto: “La raccolta annua dei club lions (quote e service) vale in totale circa 50 milioni di euro mentre a service sono destinati solo 8,5 milioni. Si deduce quindi che il 72% delle uscite dei club vanno ad attività ludiche (spendiamo per noi 4 volte di più di quanto diamo agli altri) mentre solo il 17% viene impegnato in attività benefiche”. Sono orgoglioso di fare parte di MK Onlus che investe in service il 94/95% di quanto raccoglie e colgo l’occasione per ringraziare tutti gli amici che il 5 maggio hanno sfidato il maltempo per poter partecipare ad un incontro organizzato, questo, con vero spirito lionistico nella logica di una cena in meno, ma organizzando un “pranzo in più”.


A parer mio

I lions sono cambiati Ci servono sogni basati non su quello che c’è già, ma su quello che potrebbe esserci. Non bisogna aver paura del fallimento, anzi occorre avere il “gusto” del fallimento fino a trovare l’idea giusta. Di Paolo Piccolo

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a società è in crisi, le associazioni sono in crisi e l’unico modo per uscire da questa crisi è quello di essere guidati da coloro che sono capaci di sognare, di insegnare ciò che non si trova, il nuovo. La nozione che le associazioni “importanti” siano la Croce Rossa, la Caritas, Emergency ecc. ha portato a una complessa visione del mondo del volontariato e dell’assistenza. Dare assistenza, solidarietà e carità era importante come la lettura, la scrittura e l’aritmetica. Fondendo la solidarietà (una cosa buona) con l’innovazione (una cosa importante per l’era moderna) ci siamo, forse, confusi. Abbiamo costruito l’associazione come un modello di una vera e propria fabbrica. I club sono nati in una logica di espansione dell’associazione perché c’erano risorse da utilizzare, per cercare di proporre attività e risorse. Un’associazione che è bloccata, che perde soci ha bisogno di più emozioni, di leader e di passione. Perché queste sono le cose che aprono le porte agli altri. Ecco allora il moltiplicarsi di iniziative e di convegni che sono spesso ripetitivi e di sovente mere autocelebrazioni, invece della creatività, della genialità che hanno distinto il passato. Tutto ciò ha portato a una leggenda che dice: “I lions sono quelli delle cene esclusive”. La competenza è nemica del cambiamento, infatti le persone competenti combattono il cambiamento. Perché? Perché il cambiamento le minaccia, creano il rischio di farle diventare meno competenti. E alle persone competenti piace sentirsi competenti. E l’altra faccia di questa paura e conformità è che la passione deve essere distrutta. Non c’è spazio per qualcuno che voglia andare più veloce, o per qualcuno che voglia fare qualcos’altro, o per qualcuno che sia interessato a una particolare cosa. L’unica cosa davvero importante è quella che ti consente di ottenere maggiori consensi tra i soci. I club sono concentrati sui bisogni passati. I sognatori nei club sono pericolosi. I sognatori possono essere impazienti, riluttanti a diventare “tuttologi” e, più di tutto, difficili da collocare nei sistemi esistenti. Ci servono sogni basati non su quello che c’è già, ma su quello che potrebbe esserci. Allora la proposta è di pensare a modalità di formazione dei soci che siano diverse come riunioni di sera, accesso a qualsiasi attività always on e in qualsiasi parte del mondo, obiettivi precisi e condivisi invece di service generalizzati e per la massa. Ci sarà una “libreria” (Digital Library) gratuita e uni-

versale delle attività fatte online, accessibile a tutti quelli che hanno una connessione internet. Tutti i contributi di riflessione, costantemente migliorati, su qualsiasi argomento immaginabile. Questo significa che i soci potranno trovare l’attività che provochi in essi emozioni e voglia di partecipazione in maniera trasversale. Dobbiamo smettere di pensare che il service dell’altro club non ci debba interessare se non per vedere chi ci sta o cosa è sbagliato nella sua realizzazione. Il sintomo più visibile della morte delle individualità sarà il sorgere di attività online. Non solo online, ma specifiche su ogni tematica. Si lavorerà più sulla cooperazione che sull’isolamento, individualismo. Il leader che lavora sulle emozioni, che sa motivare, ispirare, diventerà un “animatore” di iniziative. Occorrerà una trasformazione del ruolo del leader in animatore multi-mediale. Il lionismo sarà per tutta la vita. Serve un’associazione “fuori dagli schemi” per far crescere quello che hanno anche i soci più lenti, e non club che si appianano verso il basso. Un’associazione che sappia risolvere problemi nuovi che ieri non esistevano, quelli legati alla nuova economia delle connessioni, che sappia inoltre attivare una passione per un gruppo di interesse che dura tutta una vita. Non bisogna aver paura del fallimento, anzi occorre avere il “gusto” del fallimento e del fallimento ancora, fino a trovare l’idea giusta. Il futuro si basa sul dubbio, su logiche confuse, su errori, e sul testare le cose. Serve allenare il cervello a particolari situazioni, magari nuove e inaspettate, e farlo sperimentare, sperimentare sull’arte, sul saper vendere, sul saper presentare idee, creare idee, sull’inventare e sviluppare prodotti, sulla leadership. Reinvertarsi i lions, questa è una rivoluzione.

Noi ragazzi del ‘99 L’età media dei Lions italiani è quasi sessantacinque anni e, da quanto riusciamo a combinare, possiamo dire che non li dimostriamo. Bisogna però portare linfa nuova nei nostri club, ma per farlo bisognerà sviluppare delle precise strategie. Di Franco De Toffol

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na sera, per scherzo, ho voluto verificare se, come Lions, sono giovane o vecchio. Presi i dati del mio distretto, ho aperto un foglio elettronico, quattro calcoli e …piacevole scoperta, almeno per me, appartengo alla fascia d’età più numerosa. Come spesso accade, lo scherzo si fa serio e ho cominciato a cercare altri dati e, grazie a Mario Castellaneta, DGE dell’Ib4, e Roberto Settimi, VDG dell’Ib3, ho avuto tra le mani anche il frutto di indagini condotte nei loro Distretti. In questo modo ho ottenuto un campione assai significativo di 3.400 soci che, oltre a com55


A parer mio prendere circa l’8% dei soci italiani, verteva su tre aree alquanto differenti sia dal punto di vista geografico che per la loro storia lionistica. I dati parlano da soli, basta guardare il diagramma pubblicato e si evince che l’età media è collocabile vicino ai sessantacinque anni e la fascia d’età più presente è quella dei sessantenni. Fa pensare però il fatto che i soci con più di settant’anni siano quasi il doppio di quelli che ne hanno meno di cinquanta. In pratica siamo un “Gruppo di anziani”, ma è altrettanto vero che siamo una associazione vitale che produce una notevole mole di iniziative, spesso veramente importanti, e si potrebbe pensare che questa distribuzione dell’età sia ottimale. Infatti, esperienza e disponibilità di tempo sono armi importanti che abbondano nell’età avanzata e che possono ampiamente sopperire alla minor dinamicità: con sufficiente tempo disponibile si può fare molta più strada di uno che corre ben più forte di te, ma che tempo non ne ha. Comunque dobbiamo pensare al futuro della nostra associazione e questo presuppone l’inserimento di nuovi soci e soprattutto di giovani affinché essa non invecchi e fossilizzi.

Ma non sembra essere così semplice, visto che i soci quarantenni sono meno di uno su dieci ed i trentenni uno ogni venticinque. Gli scogli che un nuovo socio giovane incontra nell’entrare nei Lions cominciano dal fatto che non è ancora “affermato” nella società come richiesto dalla massa dei club, c’è poi una minor disponibilità finanziaria per poter pagare certe quote associative, ed ancora un maggior impegno nella sua attività (soprattutto se vuol diventare “affermato”), ma incide forse ancora di più il fatto che, come abbiamo visto, sarebbe costretto ad entrare in un club in cui l’età media dei soci è spesso trent’anni più elevata ed in misura ancora maggiore c’è da considerare la difficoltà di adattamento dei consorti, cui la partecipazione alla vita del club viene, in un certo modo, imposta. Ma anche da parte dei soci “anziani” non c’è una disponibilità completa verso i giovani; esistono infatti delle barriere culturali e comportamentali: ad esempio, su una rivista distrettuale si leggeva un articolo “… alcuni giovani, da poco entrati nella nostra associazione, non sono 56

confacenti al desiderio della maggioranza… perché abituati dalla società o dalla famiglia…” (a parte che se non erano UFO, erano stati abituati dalla nostra società che anche noi Lions abbiamo contribuito a forgiare, ma questa è un’altra storia) e due pagine dopo un altro articolo si scagliava sull’evoluzione, o meglio, l’involuzione della lingua italiana in cui passato remoto, congiuntivo e futuro stanno scomparendo “… soprattutto a causa delle moderne tecnologie (sms, twitter ecc.)…” utilizzate dai giovani. Una speranza in ogni caso c’è: se consideriamo la situazione reale, con molti club che hanno un’età media attorno ai 70 anni, l’inserimento anche di soli soci “giovani” cinquantenni, comporterebbe un sensibile ringiovanimento delle loro fila e ciò sarebbe senz’altro più facile da attuare. Per qualche club, comunque, sembra che la differenza d’età non sia un problema: il Trento Host, con 56 anni di storia lionistica alle spalle, negli ultimi cinque anni ha inserito ben 18 nuovi soci con un’età media di 44 anni. Ce ne sono altri sia pur con dati meno eclatanti; in ogni caso, questi rappresentano pur sempre una esigua minoranza e se da un lato dimostrano che si può fare, dall’altro dicono in modo altrettanto chiaro che è tutt’altro che semplice in quanto il successo dipende dalla presenza di particolari condizioni sia interne sia esterne ai club. Club service formati completamente da giovani (vedi Round Table, ma anche Leo e Rotarat) ci sono a dimostrare che non occorre arrivare alla terza età per avere voglia e tempo per dedicarsi agli altri. E forse potrebbe essere questa la strada per l’inserimento di soci più giovani: avere ambiti idonei tramite l’aggregazione in nuovi club di giovani, magari dei Cyber Lions Club approfittando della loro maggior dimestichezza con le moderne tecnologie. Sempre comunque attenti a non creare dei ghetti. La cosa essenziale è di tenere ben presente la reale situazione della nostra associazione, in cui i dati ci possono aiutare ad individuare strategie consone al suo rafforzamento. Ma non strategie generiche, bensì calate su problematiche concrete e basate su studi specifici.

Impariamo dai Leo Da più parti ci viene sempre più spesso ricordato che la nostra associazione sta perdendo soci. Negli ultimi cinque anni, secondo le statistiche, se ne sono dimessi, in Italia, circa 5 mila. Sarebbe auspicabile una seria indagine per capire e valutare le motivazioni di questi abbandoni e cercare concreti risultati. Di Ernesto Zeppa

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el settembre 2012, nel corso del Forum europeo di Bruxelles, è stata presentata una ricerca su tali problematiche, ma le soluzioni adottate non sono riuscite ad arginare “l’emorragia di soci”. Leggendo i dati


A parer mio emersi, si deduce che molti lions lasciano per contrasti interni, alcuni per non essere coinvolti nella programmazione del club, altri per problemi personali e lavorativi ed altri ancora perché delusi, ed insoddisfatti per mancanza di trasparenza, di apertura ai bisogni del territorio e di entusiasmo alle novità suggerite. Le strutture GMT e GLT, là dove funzionano, cercano di tener sotto controllo l’esodo, tentano di invitare i club ad un confronto e di rinvigorire la motivazione delle scelte, ma, spesso, sono inascoltate. Tutto questo ci dovrebbe far riflettere soprattutto se vogliano rinnovare i nostri club con l’inserimento di giovani, giovani che, in occasione del convegno nazionale “I giovani, i Leo, i Lions” tenutosi a Firenze la scorso mese di marzo, hanno ribadito la disponibilità e l’entusiasmo di far parte della nostra associazione, ma, d’altro canto, hanno sottolineato la necessità di rinnovare il lionismo rendendolo più operativo ed impegnato nel sociale. Cambiare “usi, costumi e tradizioni” non è certo facile, ma, in una società in continua evoluzione, non si può restare arroccati a schemi comportamentali superati ed avulsi dalla realtà. Dobbiamo aprirci al territorio senza considerarci dei privilegiati, dei “prescelti”, il “buono della comunità”. Non lo doveva essere prima e, tanto meno, lo può essere ora. “We serve - noi serviamo” ce lo dovremmo ricordare più spesso. Cerchiamo, quindi, di vivere a contatto con i più deboli, dimostriamoci capaci di condividere i loro bisogni mettendoci a loro disposizione senza pretendere nulla in cambio. Potremmo così avvicinare e far sentire parte attiva della comunità i giovani sempre

disponibili ad aiutare il prossimo se adeguatamente stimolati dall’esempio degli anziani. La nostra è la più grande organizzazione no profit del mondo e abbiamo, quindi, un primato da difendere nei confronti delle altre associazioni di volontariato, per cui teniamo fede ai nostri principi e sempre rispettosi di quegli ideali che hanno permesso a Melvin Jones di dar vita al LCI. Facciamoci, inoltre, vedere “più in campo che in panchina”: lavoriamo insieme agli altri mettendo a disposizione le nostre competenze. I giovani chiedono un lionismo diverso, più coinvolgente, più attivo, più propositivo e con maggiori attività di servizio. Non è più sostenibile spendere il 72% del nostro introito totale in meeting, in incontri conviviali con cene raffinate e solo il 17% in service. In quest’ambito dobbiamo imparare dai leo che, nel loro impegno, privilegiano, come è giusto, la attività di servizio e di organizzazione. “Dobbiamo - ci suggerisce il CC Gabriele Sabatosanti Scarpelli - trovare momenti d’incontro in contesti diversi, alternando incontri di tipologie differenti, talvolta a cena, altre volte dopo cena, alla domenica con le famiglie, in ambienti pubblici… Sia ben chiaro, questa è una scelta che deve essere fatta dai soci del club… una scelta coraggiosa… una scelta responsabile…”. E’ necessario, dunque, modificare le nostre “vecchie e care” abitudini e porre al centro del nostro interesse l’altruismo ed il bene comune senza scandalizzarci se ci saranno, soprattutto da parte dei giovani, proposte di service che, oltre ad impegnarci nell’organizzazione, ci porteranno in piazza e nei mercatini a promuovere la nostra associazione.

La foto del mese

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traordinaria operazione di… marketing sociale a Como! Il Lionismo, con i suoi principi fondanti di fratellanza e solidarietà, ha trovato in riva al Lago un testimonial d’eccezione: il Vescovo della Città Mons. Diego Coletti, “immortalato” nella foto, in piazza Duomo, con il socio del Como Host Carlo Bertani, grande animatore del lionismo lariano, in occasione della Sesta MostraConcorso “Un Poster per la pace 2013”. Una risposta efficace, in termini di visibilità, alla recente campagna pubblicitaria “E’ sempre tempo di Lions” lanciata sui quotidiani e periodici nazionali dalla struttura per le pubbliche relazioni del Multidistretto. Un Prelato, sguardo pacioso e sorriso accattivante, con un palloncino Lions tenuto in mano con fanciullesca leggiadria è l’immagine della universalità del messaggio di Melvin Jones che incrocia quello ecumenico della Chiesa di Papa Francesco, in una società sempre più votata alle divisioni e alle contrapposizioni. Una simbolica rappresentazione dell’ansia di pace fra i popoli della terra! Da Como è in partenza una “cartolina” con un appello per un mondo migliore. Destinatari: tutti gli Uomini di buona volontà! Firmata dai Lions del Distretto 108 Ib1. (lau)

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A parer mio

Parliamoci Dobbiamo parlare per migliorarci nel nostro essere Lions e modificarci come la società si modifica nelle sue esigenze. Di Giorgio Amadio

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uppongo che tutte le associazioni, e parlo in questo caso di quelle senza scopi di lucro, tendano alla conservazione dei propri soci e il nostro Lions non può essere da meno. Gli scopi di queste associazioni sono molteplici, ma in modo prioritario è l’aiuto, inteso in modo più ampio possibile, a coloro che di questo aiuto hanno estremo bisogno. Tale premessa, sia pure breve ed incompleta, porta di conseguenza a capire la costituzione, la formazione ed il mantenimento di queste associazioni fra le quali spicca il Lions Internazionale con i suoi migliaia di club sparsi in tutto il mondo. Costituito un club Lions pare del tutto ovvio che chi ne entra a far parte sappia esattamente le primarie finalità di questa associazione che si compendiano nei service, sia internazionali, che evidenziano globalmente il nome “Lions”, che nell’ambito sociale in cui il club è nato. Tanti sono i club, tante idee nascono, tanti service vengono proposti, molti effettuati, per cui è opportuna se non necessaria l’informazione del singolo club, della sua attività all’insieme degli altri club e quindi per poter capire e meglio orientare eventuali proposizioni, suggerimenti, con l’obiettivo finale di raccogliere il tutto nella grande organizzazione lionistica. Ogni Distretto dovrebbe farsi parte attiva alla divulgazione di tutto ciò anche via mail con una periodicità costante. E’ necessario saper capire l’importanza di questa informazione, ma non tutti la recepiscono o forse solo a parole senza alcuna conseguenza attiva. Ecco che ogni club dovrebbe avere un referente che colleghi il suo club con l’insieme di altri, ma non solo per raccontare delle attività che vengono svolte, ma anche e direi specialmente per raccogliere tutte quelle informazioni e suggerimenti dai rappresentanti di altri club. Però non viviamo in un mondo idilliaco in cui tutti si ritrovano di tanto in tanto in una comunione di idee per le quali e in seno al club tutti operano quasi all’unisono. Sorge quindi il problema all’interno di un club di tendere quanto più possibile ad unire tutti i soci verso un unico ideale (anche se questo nome sa di patetico) ma vorrei con questo intendere un legame associativo che tende in fin dei conti all’ideazione, programmazione ed effettuazione di service da tutti condivisi e partecipati da un intero club, ovviamente coordinato da un presidente al quale spettano le decisioni ultime. Dicevo che i sogni non sono la realtà quotidiana e la defezione dei soci dal club di appartenenza è un problema che viene seriamente studiato e valutato sin dalle più alte dirigenze del Lions Club. Vari sono i

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motivi di queste defezioni e molte volte sono dichiarate con motivazioni non vere e a nulla valgono eventuali lettere di desistenza da parte di un presidente di club. Ma veniamo ancora a noi puntualizzando il nostro attuale modo di essere osservando quanto disse recentemente il nostro Presidente Madden in occasione della sua visita nel nostro Multidistretto. Dobbiamo cercare di imparare prendendo coscienza del passato, dobbiamo ascoltare cosa ci suggerisce il presente, per prepararci meglio all’immediato futuro, dobbiamo parlare per migliorarci nel nostro essere Lions, modificarci come la società si modifica nelle sue esigenze, nelle sue aspettative e per questo dando più attenzione ai nostri Leo, così probabilmente conoscendo meglio gli attuali problemi sociali, poiché questo è un problema continuo e assillante. Usiamo ancora la parola e lo scritto per comunicare il nostro pensiero.

Sveglia! E’ ora di muoversi Eravamo 50.000 in Italia, in pochi anni siamo scesi a 45.000 ed il trend è ancora in calo, l’età media dei soci aumenta, la partecipazione diminuisce! Continuiamo a parlarne, cosa aspettiamo a muoverci d’avvero? O vogliamo morire nelle nostri torri d’avorio, orgogliosi e contenti, ma morire? Di Alberto Castellani

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enza mezzi termini, forse in modi un po’ bruschi, questa secondo me è la nostra situazione, questo è oggi il lionismo in Italia. Il mondo in 63 anni è cambiato, i Lions non sono stati in grado di tenere il passo del mondo e quando i tempi si sono fatti più difficili, come altre associazioni ma questo mi consola poco, sono andati in crisi. E, purtroppo, nonostante l’evidenza, continuano a camminare lungo una strada e ad un ritmo assolutamente inadeguati. E questo nonostante facciamo tante belle cose. Nelle grandi calamità che negli ultimi anni hanno colpito l’Italia, dal terremoto dell’Aquila alle alluvioni in Liguria sino al terremoto del maggio 2012 gli interventi dei Lions per la ricostruzione sono stati ben fatti, molto significativi, certamente tra i più concreti. Diamo aiuti ad una miriade di realtà locali che senza di noi non riuscirebbero ad operare o opererebbero molto meno. Interveniamo direttamente in paesi in grandi difficoltà, scavando pozzi, costruendo scuole, portando aiuti sanitari. Finanziamo (dovremmo farlo di più in verità ma comunque qualcosa facciamo) la LCIF, il nostro grande braccio operativo, artefice delle grandi campagne internazionali (ricordo Sigh First I e II) ma operante anche nelle grandi calamità e che più volte ha sostenuto importanti azioni anche in Italia. Ebbene


A parer mio nonostante facciamo tutte queste cose e tante altre che non cito perché non posso riempire la rivista i soci se ne vanno scontenti e stentiamo a rimpiazzarli. Certo non era così in passato. Il mondo è cambiato, dicevo, e noi non ci siamo adeguati. 63 anni fa, quando è nato il lionismo in Italia, bastava poco. Eravamo usciti da una dittatura che osteggiava associazioni come la nostra, ci muovevamo ancora a fatica tra le macerie della guerra, io stesso ricordo, e sono vecchio si ma posso ancora venire accompagnato dai genitori, interi quartieri di Genova, poi ricostruiti, come ammassi di macerie, c’era grande voglia di ripartire, di fare, c’era un PIL che aumentava ed entrare nei Lions, come nei Rotary o in altre associazioni era un modo di emergere, di distinguersi, di divertirsi anche, oltre che di fare qualcosa di buono, e per questo si era disposti a spendere, anche cifre in termini reali superiori a quelle che spendiamo oggi, ma avevamo la speranza e vivevamo nella certezza che l’anno successivo saremmo stati meglio dell’anno precedente. Oggi non è così, oggi le fabbriche che allora aprivano chiudono, oggi la maggioranza di noi pensa che il prossimo anno avrà disponibilità minori di quello passato. Di questo dobbiamo tenere conto. Ma non nascondiamoci dietro il paravento della crisi economica; questa è solo un aspetto ma non il più importante; la maggioranza dei soci che esce non lo fa per la quota sociale. Non piacciamo ai giovani ed abbiamo scontentato i non più giovani. Questa è la realtà che, a mio parere, dobbiamo affrontare. Serate noiose e poco coinvolgenti, grandi cene che non interessano più, assemblee in cui si discute pochissimo, in cui si preferisce delegare, congressi stucchevoli, trasformati in ritrovi di vecchi amici che chiacchierano dei fatti loro, in cui ci sono “Appreciations” per tutti, anche per quelli che non hanno fatto nulla, e così via. Basta! La celebrazione ci vuole, chi ha fatto qualcosa di buono deve essere riconosciuto ma in modo corretto, sobrio, che occupi un tempo ragionevole. Ed anche qui direi basta ad ibride “cene di gala” che di gala non sono, spesso troppo lunghe, a volte pesanti dal punti di vista dietetico, senza alcun rapporto giustificato qualità prezzo. I delegati le fuggono, restano i soliti noti, spesso costretti a pagare con ingiustificati aumenti dei costi le cene più del loro valore per offrirle a IP, ID, PIP, PID e ad altre strane sigle, per i non addetti ai lavori spesso incomprensibili. Costoro hanno diritto a dei privilegi? Certo, ed allora si finanzino queste spese in modo trasparente, non si accollino in modo improprio a quei poveretti che pagano, perché appena lo capiscono vanno a cena altrove. E infine l’organizzazione. L’autonomia del club è sacra ma i club debbono dimostrare di meritarla. I distretti vanno ridisegnati in modo da renderli più omogenei e più aderenti alle realtà geografiche, amministrative, economiche e culturali. E l’organizzazione distrettuale deve essere meno pletorica, adeguata ai compiti effet-

I numeri… dei lions 61° Congresso Nazionale - Taormina A Taormina si sono svolti tre Congressi Nazionali. Il primo, il 13°, nel 1965, il secondo, il 23°, nel 1975, e il terzo, il 61°, recentemente nei giorni 24, 25 e 26 maggio 2013 sempre registrando un significativo e consistente numero di partecipanti. Qui di seguito si riportano i numeri dei club e dei soci alla data del 30 aprile 2013 (suddivisi per distretto) messi a confronto con quelli, tra parentesi, del precedente anno 2004. Il confronto evidenzia che, a fronte del costante aumento del numero di club (+13), si verifica un sensibile decremento del numero dei soci (-4.671). I delegati certificati sono stati 1.475 compresi i Past Governatori distrettuali delegati di diritto. Distretti

Club

Soci

Ia1

73 - (70)

2.462 – (2.601)

Ia2

62 - (60)

2.027 – (2.066)

Ia3

61 - (51)

2.204 – (2.273)

Ib1

73 - (69)

2.477 – (2.545)

Ib2

55 - (51)

1.906 – (2.064)

Ib3

68 - (65)

2.211 – (2.491)

Ib4

45 - (46)

1.299 – (1.516)

Ta1

50 - (50)

1.993 – (2.025)

Ta2

54 - (54)

1.752 – (1.920)

Ta3

49 - (49)

1.713 – (1.895)

Tb

89 - (92)

3.074 – (3.383)

A

84 - (84)

3.547 – (3.928)

Ab L

90 - (94)

2.832 – (3.432)

130 - (128)

3.934 – (4.071)

La

90 - (86)

3.514 – (3.712)

Ya

138 - (151)

3.836 – (4.718)

Yb Totale

107 - (105)

4.256 – (5.070)

1318-(1305)

45.037-(49.708)

Le deliberazioni assunte dall’Assemblea sono state molte, qui di seguito se ne riportano alcune tutte approvate per acclamazione: - la relazione del Presidente del Consiglio dei Governatori, Gabriele Sabatosanti Scarpelli; - il rendiconto sull’attività 20122013 e la relazione programmatica 2013 - 2014 della rivista nazionale LION. La quota per il 2013 - 2014 rimane invariata (€ 5,00 per socio); - il rendiconto del Multidistretto relativo all’anno 2011-2012 e la situazione economico-finanziaria 2012-2013 al 30 aprile 2013; - il rendiconto consuntivo 2011 – 2012; - il 63° Congresso Nazionale (maggio del 2015) si svolgerà nella città di Bologna; - il Forum europeo si svolgerà ad Istambul nei giorni dal 31 ottobre al 2 novembre 2013; - la Conferenza del Mediterraneo si svolgerà a Tangeri (Marocco) nei giorni dal 21 al 23 marzo 2014. Tutte le delibere sono riportate, in dettaglio, in altro spazio della rivista.

I DGE hanno eletto Presidente del Consiglio dei Governatori per l’anno sociale 2013-2014 Giovanni Battista Enrico Pons. E’ stato designato Direttore Internazionale per il biennio 20132015 Roberto Fresia. Vito Cilmi

tivi che il Distretto ha secondo statuti e regolamenti. Ed il Distretto Multiplo deve costare meno, deve organizzare meglio i suoi lavori, deve usare meglio l’istituto della delega, deve ridurre le adunate dei 18, peggio se con l’aggiunta di PIP, PID ecc. che devono comunque avere la possibilità di far sentire la loro voce anche senza la presenza fisica. Sobrietà, efficienza, trasparenza assoluta nei conti, attività condivise ed effettivamente utili, serate snelle ed interessanti, migliore organizzazione dei Distretti e nel Distretto Multiplo. Così possiamo sperare di sopravvivere, diversamente moriremo. 59


Mondoleo

Perché vale la pena essere Leo?

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abato 18 maggio, a conclusione del mio intervento alla Conferenza Nazionale Leo di Sircusa, ho recitato le parole scritte da un caro amico del Leo club del Pinerolese, Andrea Soldani, quando nel 2004, all’approssimarsi del dover lasciare l’associazione per motivi di età, raccontò dalle pagine del nostro giornale distrettuale a noi soci dell’Ia3 perché valesse la pena di diventare Leo, con tutto ciò che comporta. Un socio che come tanti non ha avuto il tempo e la possibilità di ricoprire gli incarichi apicali, ma che nel servizio ha messo il cuore: sono la nostra spina dorsale. Quelle parole ironiche e profonde descrivono ancora oggi l’essenza del MD Leo 108 Italy, nel nostro impegno, nella goliardia e nell’orgoglio dell’appartenenza: “Perché ne vale la pena?” spiega perché andar fieri di essere Leo e di quello che facciamo. A nome di tutto il Multidistretto Leo, grazie ai Lions italiani per darci questa unica opportunità, che attraverso il servizio noi rendiamo esperienza. Dario Zunino Presidente del Multidistretto

Perché ne vale la pena?

Per l’amicizia, senza la quale non ci sarebbe stato niente, il più grande regalo del Leo. Per la fortuna di esserci stato ed averci provato. Per gli altri meno fortunati, per quel poco che posso aver fatto per aiutarli. Per le feste, spina dorsale di ogni Club che si rispetti. Per le notti insonni a parlare sulle scale di un albergo. Per le mattine con la testa che scoppia. Per le riunioni fiume a discutere senza arrivare a nulla. Per i bilanci dai mille problemi. Per un’esperienza di servizio che senza il Leo, forse, non avrei mai fatto. Per le cariche, agognate, offerte, orgogliosamente accettate. Per i cerimoniali, che ci fanno sentire tutti un po’ più seri. Per gli inni, cantati tutti insieme senza remore o stupidi stereotipi. Per le serate di gala, che fanno sembrare tutti cavalieri e dame. Per la musica che continua a suonare per noi anche quando il dj se n’é andato. Per mio padre e mia madre, che hanno permesso, sopportato e sostenuto. Per chi non la pensa come noi e per il piacere di far loro cambiare idea. Per le distrettuali al mare. Per le distrettuali in montagna. Per i nazionali e tutti gli amici da ogni parte d’Italia. Per l’orgoglio di vedere tante persone che credono nelle stesse cose senza vantarsene. Per le delusioni, che ci hanno fortificato quando sembrava potessero distruggerci. Per la soddisfazione di raggiungere obiettivi che sembravano irraggiungibili. Per i discorsi in pubblico ed il balbettio delle prime volte. Per se stessi e per la presunzione di sentirsi “speciali”. Per i chilometri infiniti, sopratutto di notte. Per i colpi di sonno e per gli angeli che hanno vegliato. Per i soldi buttati, ma che han dato interessi più preziosi di mille azioni. Per le domeniche in piazza, al freddo e al gelo ad un banchetto deserto. Per le visite del PD, un amico che ti viene a trovare. Per i ricordi, che nessuno mai mi porterà via...

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Insieme... combattiamo il silenzio!

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uest’anno i Leo e Lions Italiani hanno lavorato sinergicamente per il Tema di studio nazionale “Combattiamo il Silenzio: dall’abuso sui minori alla violenza sulle donne”. Le cronache quotidiane ci confermano, purtroppo, che si tratta di un tema di grande attualità; infatti la violenza contro le donne esiste, è diffusa e non appare affatto in diminuzione. In italia ogni tre giorni una donnna viene uccisa da un marito, da un ex fidanzato o da un convivente e la domanda a cui non riusciamo a dare risposta è “come si fa ad ammazzare una ragazza per un litigio?”. I Leo e Lions hanno cercato insieme di trovare una risposta dando vita a numerose conferenze, molte delle quali nelle scuole, che hano visto la partecipazione, come relatori, di avvocati, psicologi, forze dell’ordine e associazioni impegnate da sempre a combattere la violenza sulle donne. Come non ricordare poi lo spettacolo tratrale “Rompiamo il Silenzio” che ha visto cimentarsi nelle vesti di attori i Leo e Lions del Distretto Ib4 o la serata di difesa personale organizzata dal Distretto Leo 108 Ib3. La creazione della pagina facebook “Combattiamo il Silenzio” ha contribuito inoltre a pubblicizzare gli eventi e le iniziative di tutti i Leo Club Italiani impegnati su questo fronte ed è divenuta in poco tempo uno spazio di sensibilizzazione virtuale con video, articoli di giornali e libri inerenti al tema. Forse neanche le migliori leggi, pur necessarie, basteranno a fermare quello che è un vero e proprio femminicidio. Eppure parlarne, scriverne, discuterne, donne e uomini assieme, è un passo importante per capire che la violenza sulle donne non ha colore, non ha confini, non ha religione ma soprattuto non ha tempo. Sotto tutti i soli e sotto tutti i cieli è un crimine contro l’umanità. Francesca Gianola Antonio Maria Borello Lucia De Santis


Mondoleo

Madden incontra i Leo

I

l 10 maggio 2013, una rappresentanza di un centinaio di Leo italiani hanno avuto l’onore di ricevere il Presidente Internazionale Wayne Madden al Circolo della Stampa di Milano: grazie all’iniziativa del Presidente del Consiglio dei Governatori Gabriele Sabatosanti Scarpelli e del Presidente Multidistrettuale Dario Libero Zunino e con l’efficiente organizzazione del Distretto Leo 108 Ib4, per la prima volta durante la visita al Multidistretto Lions 108 Italy, un IP ha dedicato una serata ai Leo.

Il “Ballo delle debuttanti” tra solidarietà e magia d’altri tempi

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l Distretto Leo 108 Ib2 ha avuto l’onore di organizzare il “Ballo delle Debuttanti” a Bergamo presso il Foyer del Teatro Donizetti il 14 aprile, con la collaborazione dell’Accademia della Guardia di Finanza, la scuola di Ballo Ottocentesco di Bergamo, l’Orchestra Civica di Chiari, la scuola di Trucco di Bergamo e l’Atelié Vanessa Steel. Gli organizzatori, il sottoscritto e Ilaria Esposito, hanno accolto i 140 ospiti che si sono fermati per una elegante “Cena di Gala”; le debuttanti, 8 ragazze bergamasche, si sono esibite con altrettanti cadetti nella loro presentazione e in 3 valzer. La serata oltre ad aver regalato un sogno alle ragazze e un bellissimo ricordo a tutti i partecipanti ha raccolto fondi per il progetto Distrettuale “Restauro della Sala delle 4 colonne” del Palazzo Ducale Mantova e per il service del Multidistretto Leo “1000 orti in Africa”. Fabio Alebardi Presidente del Distretto Leo 108 Ib2

Introdotto dal CC Sabatosanti, sempre presente e vicino ai Leo come in questa occasione, Madden si è intrattenuto per 3 ore in cui non si è limitato a cenare assieme ai Leo, ma li ha anche conosciuti chiacchierando disponibile con tutti, intervenendo poi in merito alla sua esperienza di servizio ed alla realtà Leo statunitense, molto diversa da quella italiana, in quanto solo il 95% dei club statunitensi è composto da minorenni, mentre in Italia il 7% dei soci lo è. Quello con il Multidistretto Leo 108 Italy è uno dei pochi casi che ha avuto modo di incontrare Leo stranieri, permettendogli di constatare come il leoismo possa essere declinato diversamente in base alla realtà in cui è radicato: più scoutistica negli Stati Uniti, più matura (da “giovani Lions”, per usare parole sue) in Europa. Ha apprezzato lo spirito e la dedizione al servizio, ammirando le molteplici attività di cui gli è stato parlato e che ha avuto modo di approfondire nell’Activities Report, pamphlet di 60 pagine che raccoglie i principali temi e service multidistrettuali e dei singoli distretti.

Emozione generale per i presenti quando il Presidente del Consiglio dei Governatori ha invitato il Presidente Internazionale Madden a dare il benvenuto nei Lions al PMD Dario Zunino, ufficializzando la votazione del Lions Club Albenga Host della sera precedente. L’IP Madden ha appuntato alla giacca del PMD il distintivo che fu di suo nonno Dario.

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Libri Lions

33 giorni Sono molti i libri che affrontano con tematiche diverse le crisi del nostro tempo. In Italia le istituzioni sono indebolite dai comportamenti anomali di rappresentanti della classe politica mentre nell’area euro la causa prima è economica. Nell’Africa mediterranea e nel Medio Oriente sono invece esplosi i sistemi politici e i fondamenti delle strutture sociali. Ne consegue che i valori che dovrebbero caratterizzare i modi di essere sono messi in discussione e l’orizzonte è diventato più cupo. Paolo Faustini e Filippo Manelli, già noti a questa rubrica, con l’agile volume “33 giorni”, tratto dal libro “l’esempio sempre” degli stessi Autori, indicano sei passi concettuali “per un nuovo sistema sociale ed economico”. Giungono a definizioni imperative per la coscienza di ciascuno e, partendo dalla rappresentazione di comuni episodi domestici o quotidiani, dimostrano da un lato particolari sensibilità sociali e dall’altro come le situazioni di crisi siano ricerche di trasformazioni, che diventano evoluzione se conducono al miglioramento. Nell’eventualità contraria abbiamo sotto gli occhi fenomeni non isolati di esplosione sociale. Gli Autori sottolineano che “i sei passi per cambiare il sistema socio - economico, alla fine, non sono altro che i passaggi necessari per fare evolvere il sistema globale a un livello spirituale superiore rispetto a quello attuale”. Il miglioramento sociale è il risultato di un’evoluzione che, dalla riflessione interiore diretta al massimo bene di tutti, tende a superare il miope egoismo valorizzando la ragione e la logica comportamentale. “La Logica è la parte razionale dell’uomo, ma ciò che lo rende evoluto è la coscienza, il saper giungere al Principio e all’essenza delle cose, al loro significato, al loro senso e valore”. Il testo ha oggi validità concreta e induce alla riflessione. Gli Autori hanno svolto l’accurato studio pubblicando una collana di cinque volumi e questo è il primo a essere presentato. Umberto Rodda Paolo Faustini, Filippo Manelli 33 giorni Pfm libri, Brescia (www.pfmlibri.it)

Lions Club Città di Dalmine... Questo saggio presenta il Lions Club Città di Dalmine. Descrive la sua costituzione, elenca i suoi soci fondatori e aderenti con le rispettive fotografie e recapiti, traccia l’evoluzione storica del lionismo in Italia e nel Mondo. Espone una sintesi della città di Dalmine con la storia dalle sue origini ai giorni nostri, con le immagini dei luoghi simbolo e un ampio riepilogo dei principali indicatori nel contesto della provincia, quali il reddito pro-capite, l’evoluzione e la composizione della popolazione, alcuni indicatori demografici non l’evoluzione e le previsioni, l’occupazione e alcuni importanti indicatori finalizzati alla conoscenza dei problemi

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del territorio. Inoltre, presenta un elenco di temi, col loro spessore quantitativo, che costituiscono un punto di riferimento da cui trarre spunto per futuri progetti sia del club e sia in concerto coi club delle circoscrizioni territoriali limitrofe. Oltre che essere un compendio del Club Città di Dalmine, può costituire una guida per gli altri Lions Club. Gli autori sono soci fondatori del Lions Club Città di Dalmine. Il libro non è in vendita e non è una pubblicazione a diffusione su cataloghi ma è riservato ai membri dei Lions Club. Chiunque ne venga in possesso a vario titolo, è tenuto a non divulgare i dati ivi contenuti a chicchessia ai sensi della Legge n. 675 e successive modificazioni. Copia dell’opera può essere richiesta agli autori che la invieranno in formato PDF all’indirizzo mail del socio Lion richiedente il quale avrà cura di indicare gli estremi di appartenenza al suo club. Lions Club Città di Dalmine Gli uomini e la loro missione Il territorio e la sua popolazione

Euro delusione o speranza? Un vademecum dell’Euro, tra storia, appunti e considerazioni attuali per meglio comprendere come la realtà Euro si sia formata in principio e continui a tormentare le economie europee euro-aderenti. Quanto precede è il frutto delle numerose conferenze pubbliche su temi europei tenute nella Riviera del Garda bresciano e non solo ove i partecipanti - giudicando attendibili le considerazioni sviluppate sul tema - hanno auspicato di compendiarle nel presente testo, peraltro, anche a loro dedicato. E’ auspicabile che, in tema di moneta unica, considerati i festeggiamenti iniziali non si debba dare ragione all’adagio popolare che così recita: “solo allo sciogliersi della neve emergono sassi e buche che la neve copiosa ha coperto facendo di un paesaggio scialbo, un luogo idilliaco. L’Euro rappresenta un’assoluta opportunità del sistema Europeo ma è necessario che gli Europei recuperino l’etica normale di protagonisti e non solo spettatori di una svolta epocale. C’è da chiedersi se l’esperienza Euro possa divenire, finalmente, la soluzione congrua e definitiva viste le non smalianti precedenti vicissitudini monetarie europee succedutesi dal 1972 sino all’avvento dell’Euro. Tuttavia, le euro-considerazioni e gli euro-pensieri erano e sono di estrema attualità e lo saranno per diverso tempo. E qui l’appello a formulare scenari e soluzioni che, tenendo conto anche del realismo economico mondiale ed in un’ottica di servizio, predispongano verso la realizzazione del Bene Comune, in cui la centralità della persona, intesa nella sua più alta espressione sia sempre presente in modo decisivo per contribuire, sia pur con fatica e nel medio-lungo periodo, a rendere migliore la qualità della vita - soprattutto delle persone “ultime” - non solo nell’Europa dell’Euro ma anche nel resto del Mondo. Euro delusione o speranza? Giuseppe Avantaggiati Marco Serra Tarantola Editore - Brescia


magazine Intervista all’economista Alberto Quadrio Curzio

Europa... andare oltre la crisi La politica economica e monetaria dell’Unione europea. L’euro e le speculazioni dei mercati. Rigore e… recessione. La road map per il futuro: stabilità finanziaria, investimenti, occupazione. Di Antonio Laurenzano Europa, questa Europa non fa più sognare! Il L’ “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Un modello che ali-

menta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi d’identità nazionali. L’Europa della malinconia! Alle radici del disagio c’è in sostanza l’impotenza della politica economica dell’Unione, la mancanza cioè di una reale governance economica e monetaria. L’Unione Europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme sia un autentico collante. Emerge chiara l’incapacità delle istituzioni europee nell’affrontare i problemi economici, sociali e politici di dimensione europea e globale. Ne parliamo con l’economista Alberto Quadrio Curzio, Professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica di Milano, socio dell’Accademia dei Lincei, edi-

torialista de “Il Sole 24 Ore”. Lei, professore, analizza regolarmente l’evoluzione della situazione economica internazionale, europea ed italiana dalle colonne de Il Sole 24 Ore ed ha pubblicato molti volumi su questi argomenti. Ritiene perciò che nelle successive domande e risposte potremmo seguire il filo dei suo ragionamento che ha grande continuità? E’ quanto gradisco maggiormente con riferimento sia ai miei articoli su Il Sole 24 Ore sia al volume-intervista “Economia oltre la Crisi” (editrice la Scuola), sia alla raccolta di articoli con Marco Fortis nel volume “debito e crescita” (Il Mulino) ai quali farò spesso riferimento nel seguito anche per facilitare il lettore che volesse approfondire. L’attuale crisi finanziaria ed economica ha messo in evidenza le anomalie della governance istituzionale della UEM. Una pericolosa asimmetria fra politica monetaria e politica economica. Quale scenario è auspicabile affinché l’euro non collassi? La BCE si è trovata in una situazione molto difficile che l’ha costretta a svolgere delle funzioni di supplenza non previste dai suoi statuti e tuttavia necessarie per l’emergenza. Tuttavia, riprendendo quanto Carlo Azeglio Ciampi disse in occasione delle celebrazioni dei dieci anni dei attività della BCE, “è necessario procedere oltre. La costruzione istituzionale dell’Unione europea deve arrivare a disporre dell’intera panoplia degli strumenti di Governo dell’economia: di bilancio, dei redditi, delle strutture materiali e immateriali. Una moneta solida e una politica monetaria efficace, anche perché attuata da una banca centrale autonoma nel perseguire una missione precisa, danno stabilità; prevengono e dissipano incertezze. Lo stiamo sperimentando. Non assicurano con la stabilità, né lo potrebbero, le ulteriori condizioni necessarie alla crescita economica”. La recessione economica in atto con la caduta dei livelli occupazionali sta causando in Europa un crescente antieuropeismo. L’euro e l’Europa rischiano di diventare la bandiera dei risentimenti, dei disagi sociali, del populismo, della facile demagogia. Quando si esce da questa crisi? E’ auspicabile nel breve termine un riallineamento dell’euro rispetto al dollaro per dare ossigeno alle imprese? Una situazione di crisi che si avvia al sesto anno configura di gran lunga la peggiore crisi del dopoguerra che, nata nella finanza americana, si è poi traslata in quella europea (sui titoli di stato) diventando anche crisi economica ed infine sociale. Le istituzioni europee che funzionavano bene in condizioni di normalità hanno cominciato a traballare ed i mass media invece di assumere un atteggiamento costruttivo e propositivo hanno alimentato i risentimenti. Così i paesi del nord hanno accusato quelli del sud di

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Magazine malagestio e quelli del sud hanno ribattuto accusando quelli del nord di egoismo. Il tutto ha fatto crescere l’euroscetticismo e addirittura l’anti europeismo. In particolare, come risponde a chi, anche in Italia, auspica l’uscita dall’euro e un ritorno alla sovranità monetaria? Quale prezzo pagheremmo con il ritorno alle sovranità nazionali? L’uscita dell’Italia (come di qualsiasi altro Paese dell’UEM) dall’euro sarebbe molto dannosa. Sebbene i costi si potrebbero stimare solo dopo che l’evento si è verificato, i danni sarebbero altissimi in quanto si bloccherebbero tutte le relazioni commerciali, industriali e finanziarie del nostro Paese con il resto dell’Europa e questo inevitabilmente avrebbe ripercussioni sull’economia reale: crescita minore, aumento della disoccupazione e via discorrendo. Il tutto condito di controlli sui movimenti dei capitali e alla fine anche di protezionismo. L’illusione di recuperare sovranità e con questa gradi di libertà porterebbe esattamente all’opposto con minore libertà economica ed anche con minore benessere per tutti. E’ sempre più diffuso in Europa un sentimento antitedesco. La Germania con il rigore e l’austerità imposta ai suoi partner con il fiscal compact è ritenuta la causa della crisi economica in atto. Il bilancio europeo 20042014 con i tagli agli impegni di spesa è un mix di austerità e miopia economica. Nel mondo per superare la crisi e incentivare la crescita si investe, in Europa si taglia! Qual è il suo giudizio? L’esperienza ci dice che dalle recessioni profonde si esce non tanto o non solo con le liberalizzazioni, quanto con la spesa pubblica orientata soprattutto a investimenti infrastrutturali e ambientali nonché in ricerca e sviluppo che migliorano la qualità di processi e prodotti. La mia impressione è che se non riusciremo ad andare in questa direzione, potremmo dover convivere con la recessione ancora per molti anni. Il “Quadro finanziario poliennale 2014-2020” della Ue, non ancora approvato, è stato ridotto dal consiglio europeo di 50 miliardi rispetto alle proposte della commissione europea e così si è scesi sotto l’1% del Pil della Ue. Vedremo se il parlamento europeo riuscirà a riconquistare qualche miliardo, ma il segnale è preoccupante perché da quel quadro finanziario viene tutta la spesa comunitaria per realizzare i grandi obiettivi fino al 2020. Il fiscal compact senza un growth compact è un rischio gravissimo. La Germania per ora si sta avvantaggiando della crisi in termini di tassi di interesse sempre più bassi sui suoi titoli di Stato, ma se la recessione degli altri Paesi continua, crolleranno le sue esportazioni. Secondo l’ex Cancelliere Schmidt “la Grande Germania sta perdendo il senso della storia, del suo riscatto europeo e della solidarietà con i partner”. Gli ha fatto eco il Premio Nobel Stiglitz: “Basta austerity, per l’Europa è come i salassi medievali!”. E’ lecito chiedersi quale Europa per il futuro: quella equilibrata e solidale delle origini o quella germanizzata di oggi? C’è del vero in tutte queste osservazioni, ma bisogna distinguere due questioni: la posizione della Germania, senza il cui beneplacito nella Uem e nella Ue non si fa nulla (il che è comprensibile visto che si tratta di un Paese con un pil e una popolazione che pesano tra il 27% e il 28% del totale di Eurolandia); e la situazione delle istituzioni in atto e in potenza dell’Europa. La Germania è stata lenta durante la crisi e ciò ha attirato parecchie critiche al cancelliere Merkel ma alla fine ha sempre preso delle decisioni europeiste. Certo che la Merkel non è Kohl e il suo atteggiamento potrebbe causare danni enormi per i ritardi nelle decisioni mentre i contagi si estendono molto più velocemente. E’ necessario dunque procedere sempre attraverso una logica solidale e con maggiore rapidità.

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Europa: un’opera incompiuta! Più Europa, più Unione per vincere la sfida della globalizzazione. Il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi ha auspicato il recupero dello spirito originario dei Padri fondatori, i valori ispiratori della comune casa europea: pace, crescita e solidarietà attraverso l’affermazione di una coscienza europea intesa come condivisione dei valori spirituali e culturali della millenaria civiltà europea. Condivide questa lettura della realtà europea? Concordo pienamente. Rimangono infatti per me sempre valide le riflessione che ho elaborato in un articolo sul Project Syndacate (The value of European values, marzo 2004) dopo l’esperienza che ho vissuto come membro del «Gruppo di riflessione sulla dimensione spirituale e culturale dell’Europa», creato da Romano Prodi nel 2002. In esso rilevavo i due grandi principi – e cioè quelli di sussidiarietà e solidarietà – su cui la Costruzione europea è cresciuta negli Ideali, nelle Istituzioni, nella Società, nella Economia. Ho avuto modo di constatare come valori e ideali da un lato e, dall’altro, ragione e realismo, saggezza e pragmatismo possano cooperare in persone che, pur avendo diversi riferimenti valoriali, intendono promuovere nella ragionevolezza un rinnovato umanesimo tipico della civiltà europea. In questa esperienza ho visto condividere con reciproco beneficio i valori e gli ideali giudaicocristiani, della civiltà greco-romana, dell’umanesimo, del rinascimento, dell’illuminismo, dell’Eurodemocrazia come unione di Popoli e di Stati, in quelle compatibilità che storicamente caratterizzano l’identità e la civiltà europea tesa a coniugare libertà e responsabilità per promuovere la persona e il bene comune. In attesa degli Eurobond ancora osteggiati da Berlino, Il 2012 è stato caratterizzato dal decisivo intervento della BCE sul mercato secondario dei titoli di Stato, divenendo di fatto “agente” del Fondo salva Stati per


Magazine l’acquisto di bond dei Paesi a rischio. Uno scudo antisperad contestato dai “falchi del Nord”, in primis l’Olanda e la Finlandia. Le chiedo: perché, per stabilizzare il debito pubblico e neutralizzare la speculazione, tardano a essere varati gli Eub, gli EuroUnion-Bond, garantiti da beni reali, che lei, con Romano Prodi, ha da tempo proposto? Qualcuno vuole ancora lucrare sulle disgrazie altrui? Di Eurobond scrivo dal 2004. Riprendendola brevemente: gli EuroUnionBond (eub) verrebbero emessi sulla base di un capitale reale fornito dai singoli Paesi all’ente emittente che noi abbiamo chiamato Ente finanziario europeo. Il capitale fornito dagli Stati consisterebbe in riserve auree e delle azioni di reti di telecomunicazione e trasporti. Le reti dei trasporti includono le reti energetiche e ferroviarie. Sulla base dei conti da noi fatti, l’Italia dovrebbe apportare circa 200 miliardi di euro (se la dotazione del fondo fosse di 1000 miliardi) e questi 200 miliardi sarebbero 100 miliardi di risorse auree e 100 miliardi di azioni di reti. Lo scopo del fondo è in parte rilevare titoli di debito pubblico e in parte finanziare investimenti. L’Italia potrebbe farsi rilevare dal fondo il 25% del debito pubblico e scendere a un debito su pil al 95%. Ovviamente l’Italia rimarrebbe debitrice del 25% verso il fondo (il debito pubblico non scompare) ma il fondo non sarebbe un operatore opportunista o speculativo ma un operatore paziente che garantisce stabilità. I vantaggi sarebbero importanti. Ne citiamo solo tre. Il primo è che il fondo finanziario europeo (ffe) non sarebbe opportunistico, ma stabilizzante nella gestione dei titoli di Stato nazionali da detenere su lunghe durate fino alla scadenza (rendendo così molto difficile anche la speculazione). Il secondo vantaggio sarebbe un mercato degli eub di grandi dimensioni e una raccolta a interessi in media più bassi rispetto ai titoli nazionali di quasi tutti i Paesi Uem. Data anche la natura del ffe e degli eub, che hanno garanzie reali, diverrebbe realistico attrarre investitori molto liquidi come i Fondi sovrani che si stima abbiano oggi un patrimonio superiore a 3.000 miliardi di euro, che nessuna emissione di titoli di Stato della Uem può servire se non in parte. In tal modo gli eub possono davvero diventare competitivi rispetto ai titoli del Tesoro USA dei quali la Cina vuole alleggerirsi. Il terzo sarebbe l’unificazione delle reti europee che favorirebbe economie di scala e concorrenza delle società operative sulle reti per la produzione di beni e servizi. A proposito della crisi di Cipro, lei sulle colonne del Sole 24 Ore ha scritto che “La bancarotta di Cipro e la sua uscita dall’euro, con imprevedibili conseguenze per l’Eurozona, è stata fortunatamente evitata, ma abbiamo corso seri rischi”. Il salvataggio di Cipro con un prelievo forzoso sui depositi bancari voluto dalle autorità monetarie di Francoforte l’ha convinta? Non potrebbe aver creato un pericoloso precedente … esportabile in altri Paesi? La bancarotta di Cipro e la sua uscita dall’euro, con imprevedibili conseguenze per l’Eurozona (Uem), è stata fortunatamente evitata. Si è attuata la ricapitalizzazione dell’intero sistema finanziario con la chiusura della banca più disastrata (Laiki) gravando le perdite sugli azionisti, sugli obbligazionisti e sui depositanti per importi superiori ai 100mila euro. È questa una nuova forma di “bail in” che rappresenta per la Uem una novità assoluta che non convince in quanto decisioni di questa natura dovrebbero essere adottate in contesti giuridico-istituzionali meno improvvisati. Sono state inoltre stringenti misure di antiriciclaggio. E’ buona cosa che tuttavia non cancella un quesito: se è vero che a Cipro ci sono capitali di provenienza illegale, come mai questo Paese è stato ammesso alla Eurozona il 1° gennaio 2008?

Come riassumerebbe la “ricetta” per azzerare lo spread in Italia e rilanciare il progetto europeo? Per l’Europa si tratta di associare alla stabilità finanziaria il rilancio dell’economia reale da cui dipendono la crescita e l’occupazione. Per me senza investimenti europei in green growth infrastrutturale l’Europa rischia molto essendo ormai a 25 milioni di disoccupati. Ma l’Italia rischia ancora di più perché dal 2008 al 2012 ha visto crescere il tasso di disoccupazione di 5 punti percentuali ed oggi è al 12%. La base produttiva si sta deteriorando con il fallimento di molte imprese. Il rilancio senza un spinta europea è difficile. Per questo io ho sostenuto che nel secondo semestre del 2012 il Governo Monti doveva chiedere come ha fatto la Spagna un prestito al fondo europeo o l’apertura dell’ombrello BCE con le OMTs per gli interventi sui titoli di Stato a scadenza triennale. Al proprio interno le ricette per l’Italia sono note ma tra queste darei priorità alla riduzione del carico fiscale su imprese e lavoro. Messaggio chiaro e forte! E’ tempo di decisioni responsabili per “tornare all’economia reale, quell’economia che crea lavoro e distribuisce la ricchezza prodotta, che non si lascia soffocare dalla grande finanza e dai suoi pericolosi intrecci speculativi”. Ovvero: non è tempo di nani e ballerine!...

● Parole al vento

Parole, parole, parole Di Pasquale D’Innella Capano Così una bellissima canzone di Mina canta la fine di una illusione, di un cambiamento che non arriva, di un futuro che si dice sempre migliore e mai arriva. Eppure ci sono tante parole che lo descrivono, che lo anticipano, che lo annunciano. “Parole, parole, parole, non cambi mai, caramelle non ne voglio più, ... mentre io voglio dormire e sognare”. Questa canzone, mai dimenticata, rappresenta bene lo stato d’animo di chi vuole il cambiamento ma non lo ottiene. Di chi vuole riposare sognando. Analogie con qualcosa che riguarda il lionismo? (ah quanto vorrei che questa mia associazione cambiasse!). Forse si, occorre rimboccarsi le maniche e rendersi diversi, cambiare modo di pensare e di agire. Dalla critica piena di tante parole e vuota di fatti occorre passare all’azione, occorre dirsi senza remore, ma anche senza amarezze, cosa si vuole cambiare e perché. Stiamo nella fase dei cambiamenti al vertice dei club e dei distretti Lions. E’ il momento giusto per rivedere i programmi e adeguarli alle aspettative degli associati. Nella comunicazione troviamo la chiave per condividere quanto ci accomuna ed evidenziare ciò che ci separa. La comunicazione è come un bel pianoforte lasciato in un angolo della sala. Le sue corde generano grandi armonie ma servono mani capaci e tanto studio per esercitarle ai ritmi che se ne vogliono estrarre. Serve studio ed esercizio, se vogliamo superare lo sconforto della delusione. Ascoltare, analizzare, separare ciò che ci convince da ciò in cui non crediamo. Sperimentare e condividere, accettare le ragioni degli altri. Rafforzare le proprie opinioni ascoltando e rispettando quelle degli altri. Usare gli strumenti adatti, scrivere, parlare e testimoniare, chiedere ed offrire alternative, dare supporto e far conoscere cosa serve, quanto serve, dove serve. C’è sempre chi raccoglie la sfida e condivide il nostro percorso cambiando il mondo come vorremmo che fosse. E’ la comunicazione che genera confluenze ed alleanze. Altrimenti, e con un pizzico di rabbia in più, non resteremo a dirci… parole, parole, parole.

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Magazine

2/Intervista al Presidente della Confindustria Giorgio Squinzi

L’Italia ha bisogno di una terapia d’urto Ad analizzare con noi la situazione economica, politica e sociale del nostro Paese è Giorgio Squinzi, un uomo, un imprenditore di grande valore, che ci parla da un osservatorio privilegiato in quanto ricopre, dal maggio 2012, il ruolo di Presidente di Confindustria. Di Giulietta Bascioni Brattini ilanese, ma nato a Cisano Bergamasco, è coniuM gato e ha 2 figli. E’ laureato in Chimica Industriale all’Università degli Studi di Milano. E’ cofondatore col

padre, nel 1970, della Mapei S.n.c. della quale, dal 1984 è Amministratore Unico. Numerosi i ruoli ricoperti in importanti istituzioni: Presidente di Federchimica, Federazione Nazionale dell’Industria Chimica, Vicepresidente del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, Presidente del CEFIC, l’Associazione dell’Industria Chimica Europea, cui aderiscono 29.000 aziende che rappresentano un quarto della produzione chimica mondiale, Componente il Consiglio Superiore della Banca d’Italia. Altrettanto numerosi ed importanti i riconoscimenti che gli sono stati conferiti, dalla nomina a Cavaliere del Lavoro a Cavaliere di S. Gregorio Magno in Vaticano, da “Commandeur de l’Ordre de la Couronne” belga alla laurea ad honorem in Ingegneria Chimica conferitagli dal Politecnico di Milano. Ha ricevuto dal Sindaco di Milano l’”Ambrogino d’oro”, per il suo impegno quale imprenditore e sportivo a favore della città di Milano, ed ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il prestigioso Premio “Leonardo Qualità Italia” e nel 2007 il Premio “Barocco” per la categoria “Industriali”. Papa Francesco ha detto “La fonte della nostra dignità è il lavoro”. In che modo la priorità “Lavoro” deve essere affrontata dal nuovo Governo, con quella che tutti noi auspichiamo sia l’azione congiunta di “Politica buona” e attenta al bene comune? Sono in sintonia assoluta con il Santo Padre. Nella mia visione la mancanza del lavoro è la madre di ogni male sociale. Per questa ragione fin dallo scorso febbraio Confindustria ha presentato una serie di proposte per una politica economica che abbia l’obiettivo della crescita come ragione fondante. E per tornare a produrre benessere bisogna fare leva sulla risorsa più importante del nostro Paese: la sua vocazione manifatturiera. Il manifatturiero è il motore del nostro sistema, l’unico in grado di riattivare il resto dell’economia, per la semplice ragione che acquista beni e servizi prodotti dagli altri settori. Le nostre misure non sono a costo zero, ma a saldo zero. La differenza sta nel coraggio di applicarle. Cioè di dare vita a una vera politica di qualità del bilancio pubblico, di ricomposizione delle entrate e delle uscite, in modo da promuovere la crescita senza intaccare la solidità del bilancio stesso, anzi rafforzandola proprio in virtù della crescita stessa. Questa, dal nostro angolo visuale, è “buona politica” perché le sue conseguenze contribuiscono al “Bene Comune” di una società equilibrata. Se questo sarà il Governo del lavoro e della crescita, azioni che sono fortemente interconnesse, noi lo sosterremo con forza. Il documento di Confindustria prevede “una terapia d’urto da realizzare nei primi 90 giorni di governo e contemporaneamente l’avvio delle riforme strutturali per modificare le condizioni di contesto”. Che cosa prevede

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la terapia d’urto proposta e quali le principali riforme strutturali individuate? Il nostro è un progetto complesso, con proposte serie e obiettivi chiari, fatto di azioni per il rilancio economico e sociale del Paese. Tutte le misure si legano tra loro in modo coerente e perciò va realizzato in toto, senza prendere ciò che più piace e trascurare quello che fa comodo. L’Italia ha bisogno di una vera e propria terapia d’urto, che deve produrre effetti economici immediati. Le nostre imprese vanno rese nuovamente competitive attraverso le seguenti azioni: - Dare ossigeno alle imprese onorando i debiti accumulati dalla Pubblica amministrazione. Subito almeno 48 miliardi di euro che consentirebbero di ovviare alla crisi di liquidità che sta opprimendo il sistema produttivo. - Tagliare almeno dell’ 8% il costo del lavoro e cancellare per tutti i settori l‘IRAP che grava sull’occupazione in modo assurdo. - Lavorare 40 ore in più all’anno, pagate il doppio perché detassate e decontribuite. - Ridurre l’IRPEF sui redditi più bassi e aumentare i trasferimenti agli incapienti. - Aumentare del 50% gli investimenti in infrastrutture. - Sostenere gli investimenti in ricerca e nuove tecnologie. - Abbassare il costo dell’energia. Tutto questo si può fare rendendo più efficiente la burocrazia, razionalizzando e tagliando la spesa pubblica, dismettendo in modo intelligente una parte del patrimonio pubblico, armonizzando gli oneri sociali, riordinando gli incentivi alle imprese, aumentando gli incassi con una vera lotta all’evasione fiscale, armonizzando le aliquote ridotte IVA. A questa terapia si deve necessariamente accompagnare un processo di riforme, da avviare contestualmente, perché mi sembra giunto il momento di cambiare il volto del nostro Paese. Abbiamo bisogno di uno Stato che arretri il suo perimetro, lasci spazio ad una sana concorrenza e per primo applichi le leggi, rispettando i diritti dei cittadini e delle imprese. Il cammino politico intrapreso, quello da lei da tempo suggerito come quello più percorribile per evitare il peggioramento della situzione economica italiana caratterizzata da una pericolissima tendenza recessiva, quali possibilità di successo ha? Sul fronte della politica sembra siglata una tregua. Non quella solida di cui l’Italia avrebbe estremo bisogno, quasi una necessità assoluta per affrontare i processi di modernizzazione che porterebbero il Paese fuori dalla crisi. Ma considerato l’esito elettorale e la stagione di conflitti che abbiamo attraversato, considero il Governo in carica un buon risultato. Quindi: auguri di buon lavoro per il bene di tutti noi. Non abbiamo la capacità di prevedere il futuro ma quali potrebbero essere i tempi per invertire la tendenza? Confermo la difficoltà di prevedere il futuro. Troppi fattori e troppe incognite si mescolano nella composizione del nuovo modello economico globalizzato. Incognite che vanno dalle scelte di politica estera alla evoluzione nella domanda di materie prime fino alle conseguenze imprevedibili che potrebbero dare inizia-


Magazine tive populiste, nazionaliste e di confronto religioso in ampie aree del pianeta. Allora, se è difficile ipotizzare il futuro lavoriamo sugli strumenti che sono a nostra disposizione. Domanda e competitività sono le due strade maestre. Le ricette ci sono, basta applicarle in via strutturale e con equilibrio. La crescita e l’occupazione passano dal rilancio degli investimenti, soprattutto in ricerca e innovazione. Servono misure automatiche di detrazione. Vanno fatti ripartire gli investimenti in infrastrutture, aumentando le poste a questo destinate, incentivando gli enti locali alla realizzazione delle opere pubbliche. Le regole del patto di stabilità interno va assolutamente modificato. Non si può più rinviare il piano contro il dissesto idrogeologico. Bisogna intervenire sul nostro costo dell’energia, superiore di circa il 30% a quello dei nostri concorrenti europei. Potrei continuare a lungo ma non farei altro che ripercorrere l’assenza di scelte di politica economica degli ultimi trent’anni. Sono assolutamente fiducioso sul futuro, alla sola condizione che finalmente si scelga, si decida, si operi una seria politica economica. Le imprese sono pronte a metterci tutta la loro volontà e voglia di fare e l’Italia vivrà una nuova stagione di benessere e crescita. In questo scenario quale rapporto dovremmo prefigurare con l’Europa, per una maggiore equità di opportunità, diritti e una maggiore forza nella solidarietà che è il fondamento della vera solidarietà? Attribuisco una importanza fondamentale al progetto politico europeo, fino a sognare gli Stati Uniti d’Europa. Alcuni sono scettici su questa mia visione, ma dimenticano che l’euro ci ha dato riduzione della volatilità monetaria e stabilità della nostra economia. All’euro e alla Unione incompiuta possiamo dare molte colpe, ma non quella di avere danneggiato la nostra competitività, per la cui fragilità possiamo solo recitare il mea culpa. Oggi gran parte delle leve della crescita si trovano proprio in Europa, nella sua volontà di costruire un vero mercato unico, nella sua capacità di rilanciare gli investimenti e di dotarsi di una politica industriale innovativa e di base comune. Questo transita attraverso una nuova stagione politica, fatta di coraggio e responsabilità, di visione e ferrea volontà di perseguirla, di condivisione di parti del potere nazionale e della riscoperta dei valori che hanno fatto grande l’Occidente: libertà, diritti, solidarietà declinati nella democrazia. Dottor Squinzi, quali sono i risultati più significativi raggiunti nella sua carriera imprenditoriale? Uno dei risultati più significativi raggiunti nella mia carriera imprenditoriale è quello di non avere mai effettuato licenziamenti per riduzione di organici e di non aver mai chiesto trattamenti di cassa integrazione. Ogni giorno mi impegno a vivere da buon cristiano. Senza par-

ticolari ostentazioni ma rispettando sempre le Regole ed i Valori. Per questa ragione la mia famiglia è alfa ed omega del mio essere uomo ed imprenditore ed alla mia famiglia non potrei mai venir meno.

Cause ed effetti Di Achille Melchionda Queste note sono scaturite da una singolare curiosità: ho voluto rivedere il titolo di dieci anni di temi di studio e service nazionali e del mio Distretto (dal 2001-2002 al 2009-2010) per la curiosità di constatare se e quali contributi benefici la nostra associazione è stata (ed è tuttora) capace di apportare al benessere morale e materiale del consorzio sociale destinatario delle premure di noi Lions. Ecco la lista del decennio multidistrettuale: Temi di studio: Sorella acqua: conoscerla per salvarla (2000/01 e 2001/02) - Cellule staminali, trapianti o clonazione?... ecc. (2002/03) - Il disagio giovanile e i diritti dei minori (2003/04) - La malattia di Alzheimer… ecc. ) (2004/05) - Sordità, una disabilità superabile (2005/06) - La mobilità delle persone in

ossigenoterapia e lungo termine (2006/07) - Dignità e diritti nel mondo dei minori… ecc. (2007/2008) - L’ambiente e la ricerca di energie alternative (2008/09) - Cambiamenti sociali e nuove forme di violenza… ecc. (2009/10). Service: Progetto infanzia serena… ecc. (2000/01) Trauma cranico: prevenzione e aiuto al ritorno alla vita (2001/02) - Insieme contro le malattie rare (2002/03) Informatizzazione e nuove tecnologie (progetto per i disabili) (2003/04) - I Lions e il mondo dei giovani - Young First (2004/05) - Libro parlato Lions (2005-06) - Mai più bambini sordi (2006/07) - Acqua per la vita - Obiettivo Africa (2007-08) - I Lions contro la fame nel mondo…ecc. (2008/09 e 2009/10).

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I COLLEGI DI PAVIA Un campus universitario di merito e internazionale Quattro Collegi specializzati nella valorizzazione dei talenti, un’Università antica e prestigiosa e l’Istituto Universitario di Studi Superiori - IUSS.

Dall’alto: studentesse da tutto il mondo al Collegio Nuovo; raduno giornata ex-alunne del S. Caterina; il giardino del Nuovo. A destra: il palazzo con i giardini e una camera del Borromeo; l’ingresso del Ghislieri. Pagina seguente: allievi del S. Caterina e del Ghislieri.

Pavia è una città universitaria davvero unica nel panorama nazionale: richiama i migliori studenti italiani e stranieri in un campus dove ci si forma e si cresce in senso interdisciplinare e internazionale. L’Università di Pavia, antica e prestigiosa, ha tutti i numeri per continuare e rinnovare la sua tradizione: 87 corsi di studio, di cui 6 in lingua inglese (Medicine and Surgery – primo Ateneo in Italia a promuoverlo, International Business and Economics, Molecular Biology and Genetics, World Politics and International Relations, Electronic Engineering e Computer Engineering, oltre al curriculum italo-cinese in Ingegneria Edile-Architettura, 16 collegi universitari, 1.240 borse di studio, 444 programmi di scambio con una cinquantina di Paesi esteri, 3.300 stage e ancora, per il post lauream, 26 corsi di Dottorato di ricerca, 50 Scuole di Specializzazione, svariati Master e Corsi di perfezionamento. Anche attraverso Double and Joint Degrees, partecipa a progetti internazionali, promuove ricerca in ambito interdisciplinare, dialoga con le imprese. E con una Scuola superiore, l’Istituto Universitario di Studi Superiori (IUSS), che nel 2005, con il riconoscimento del MIUR, si è affiancata alla Scuola Normale Superiore e alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, offrendo agli allievi un ulteriore percorso formativo di eccellenza che potenzia quello universitario. Ma è proprio la presenza dei Collegi a caratterizzare la vita della città: sono istituzioni antiche (con oltre quattro secoli di storia) e più recenti, con strutture e servizi all’avanguardia, che integrano la formazione dell’Ateneo e propongono uno stile di vita in linea coi modelli dei college inglesi e americani. Quattro di questi Collegi sono davvero speciali. Quali sono questi Collegi così speciali? Ai due storici, Borromeo (1561) e Ghislieri (1567), si sono affiancati più di recente i femminili Santa Caterina da Siena (1973), Nuovo - Fondazione Sandra e Enea Mattei (1978) e le sezioni femminili del Ghislieri (1965) e del Borromeo (2009): sono collegi di merito riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca quali “Enti di alta qualificazione culturale”e “Centri di eccellenza per il diritto allo studio”. Perché questo riconoscimento? I Collegi promuovono la formazione di giovani motivati, capaci, intenzionati a laurearsi in tempi rapidi per inserirsi con successo nel mondo accademico e del lavoro. Lo dicono anche i lusinghieri risultati di un’indagine sulle carriere lavorative dei più giovani: laureati praticamente tutti con lode, all’80% hanno trovato lavoro entro sei mesi dalla laurea, senza dimenticare che molti proseguono ancora in studi superiori.

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Come e a quali condizioni si entra? Per essere ammessi, occorre superare le selezioni (una prova scritta e due orali, nel mese di settembre) e dimostrare capacità ed entusiasmo. I Collegi favoriscono il talento: ai migliori, in condizioni economiche svantaggiate, sono riservati posti gratuiti, mentre, grazie al sostegno dei Collegi stessi e del MIUR, nonché grazie a convenzioni con altri enti come Inps ex-Inpdap, a tutti sono garantiti posti economicamente agevolati che prevedono contributi comunque inferiori (anche dell’80%) ai costi di mantenimento. Una volta entrati, si vive un’esperienza davvero unica e irripetibile. Nei Collegi si organizzano corsi integrativi e interdisciplinari (riconosciuti e accreditati dall’Università); si svolgono le attività dello IUSS, a cui i primi


classificati nei concorsi possono accedere in posti riservati; incontri con personalità di spicco del mondo professionale e culturale, anche internazionale. E poi ancora, tornei sportivi e feste, in una comunità ricca di stimoli e di progetti, in cui studiare significa crescere e confrontarsi con gli altri. La vita in collegio favorisce poi la nascita di amicizie che spesso durano una vita e segna quel periodo decisivo della crescita in cui si acquisisce autonomia e si esce dalla famiglia d’origine. Vivere in collegio significa scambio di esperienze, abitudine al confronto con gli altri, libertà di organizzazione del proprio tempo, perseguimento di obiettivi a medio e lungo termine. Non mancano inoltre opportunità per entrare in contatto con aziende e centri di ricerca internazionali o di trascorrere un periodo all’estero (prima e dopo la laurea): si promuovono infatti scambi con istituzioni universitarie in Europa (dalle antiche Università di Mainz e Heidelberg fino ai College di Oxford e Cambridge) e in tutto il mondo. Come si vive nei collegi di merito a Pavia? Con la sicurezza di condizioni privilegiate di vita e di studio, basate sul merito, in un ambiente stimolante, attento ai bisogni formativi e al benessere degli alunni. I collegi, infatti, offrono strutture residenziali confortevoli e attrezzature didattiche all’avanguardia; gli alunni, ospitati in stanze singole con servizi e accesso gratuito a internet, hanno a disposizione un’accurata mensa interna loro riservata, biblioteca, sale computer, sale musica e televisione, spazi comuni, campi sportivi e palestre, giardini e ampi spazi verdi. I tutor guidano gli alunni nel momento di avvio degli studi, gli ospiti stranieri tengono corsi di lingua, i capitani delle squadre coinvolgono i nuovi arrivati nei tornei intercollegiali. Per far crescere in tutti anche il senso di appartenenza a delle comunità di prestigio che sono anche il primo nucleo di importanti network professionali. Non a caso dai collegi di Pavia sono uscite e continuano a uscire persone che nei rispettivi ambiti professionali danno lustro al nostro Paese. I concorsi per l’assegnazione dei posti nei collegi di merito di Pavia si tengono ogni anno in settembre. Le selezioni consistono in una prova scritta unica organizzata dallo IUSS (martedì 10 settembre 2013, ore 9.30, Aula G1, Palazzo San Tommaso, Piazza del Lino 1, Università degli Studi di Pavia) e in un colloquio orale su due discipline scelte dal candidato, a seconda del Corso di laurea di iscrizione. Le prove orali si tengono presso i singoli collegi. I posti, un centinaio in totale nei Collegi (di cui 66 anche allo IUSS), vengono assegnati in base al merito e sono tutti gratuiti o semigratuiti in relazione alle condizioni economiche del nucleo familiare. Con modalità diverse di ammissione, sono disponibili anche posti per alunni di anni successivo al primo (compresi gli iscritti per laurea magistrale di secondo livello).

Almo Collegio Borromeo

Collegio ghiSlieri

Fondato nel 1561 da S. Carlo Borromeo, ospita nel palazzo storico e nella recente sezione femminile circa 150 studenti e venti laureati impegnati in attività di perfezionamento. Concorso per l’a.a. 2013/2014: 17 posti di alunno e 5 posti di alunna, che si iscrivono al primo o al secondo anno di una laurea triennale o magistrale a ciclo unico. Requisiti per l’ammissione: votazione all’Esame di Stato non inferiore a 80/100 (per i candidati per posti ad anni successivi al primo media dei voti di tutti gli esami del piano di studi non inferiore a 27/30). Domande di ammissione on.line da presentare entro lunedì 9 settembre 2013.

Fondato nel 1567 da papa Pio V Ghislieri, ha come alto patrono il Presidente della Repubblica. La sezione maschile e quella femminile ospitano un totale di 200 studenti e laureati. Concorso per l’anno accademico 2013/2014: 16 posti di alunno e 16 posti di alunna. Requisiti per l’ammissione: votazione all’Esame di Stato non inferiore a 80/100. Presentazione delle domande di ammissione entro le ore 12 di lunedì 9 settembre 2013.

Piazza Borromeo, 9 - 27100 Pavia Tel. 0382 3951, fax 0382 395343 concorso@collegioborromeo.it - www.collegioborromeo.it

Piazza Ghislieri, 5 - 27100 Pavia Tel. 0382 3786217, fax 0382 23752 concorso@ghislieri.it - www.ghislieri.it

Collegio SAntA CAterinA dA SienA

Collegio nuovo - FondAzione SAndrA e eneA mAttei

Fondato nel 1973 per espresso desiderio di Papa Paolo VI, si trova nel centro storico di Pavia, nei pressi dell’Università. Ospita 75 alunne italiane e straniere e 6 perfezionande post lauream. Concorso per l’anno accademico 2013/2014: almeno 16 posti di alunna Requisiti per l’ammissione: votazione all’Esame di Stato non inferiore a 80/100. Presentazione delle domande di ammissione entro le ore 12 di lunedì 9 settembre 2013. La Residenza Biomedica, che ospita 50 alunni/e, mette a concorso 15 posti di alunno/a. Presentazione delle domande entro le ore 12 di venerdì 21 giugno 2013.

Fondato dall’imprenditrice Sandra Bruni Mattei, il Collegio investe dal 1978 sul “fattore D”, offrendo alle proprie alunne un’intensa attività formativa e occasioni di studio presso partner in tutto il mondo, come il Barnard College/ Columbia University di New York o la Ochanomizu University di Tokio. Ospita 115 alunne italiane e straniere e 50 neolaureate/i Concorso per l’a.a. 2013/2014: 27 posti di Alunna, di cui 2 per studentesse di anni successivi al primo. Requisiti per l’ammissione: votazione all’Esame di Stato, o esame straniero equipollente, non inferiore a 80/100; media del 27/30 per studentesse di anni successivi al primo, media del 28/30 per studentesse del primo anno di laurea magistrale di secondo livello. Presentazione delle domande di ammissione entro le ore 12,30 di lunedì 9 settembre 2013.

Via San Martino 17/A – 27100 Pavia Tel. 0382 33423 - 375099, fax 0382 24108 collscat@unipv.it - santacaterina.unipv.it

Via Abbiategrasso, 404 - 27100 Pavia Tel. 0382 5471, 0382 526372, fax 0382 423235 concorso.collegionuovo@unipv.it - colnuovo.unipv.it

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Magazine ● Religiosità e religione

Pensieri in libertà Dalla esigenza dell’uomo di fare riferimento ad una entità che ci trascende nascono le religioni con le loro regole, strutture, dogmi, leggi e divieti. Di Franco Rasi

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e religioni nascono dunque da un bisogno dell’uomo, ma finiscono poi con i loro vincoli per incapsularlo, condizionarlo. “Ogni vincolo, in quanto vincolo, è un male” scriveva John Stuart Mill nel suo saggio “Sulla libertà”.

La religiosità è religione allo stato nascente, come appare. Ma potremmo forse considerarla anche come esigenza dell’uomo che aspira al divino, ma vuole sottrarsi a regole e dogmi? Perché la religiosità rientra nel patrimonio genetico dell’uomo, sia esso abitatore delle fredde terre artiche o dei roventi territori equatoriali o delle foreste pluviali sudamericane, come pure è anche patrimonio di noi evoluti uomini che popoliamo territori che sono definiti altamente civilizzati. Potremmo forse negare che un pigmeo dell’Oceania o un montanaro dell’acrocoro tibetano o un qualunque nero dell’Africa equatoriale non vivano nel loro intimo quelle pulsioni ineffabili, quei sentimenti esistenziali che noi, ricchi di cultura e di angosce, manifestiamo in ogni momento? L’umanità tutta possiede, per un misterioso istinto ereditato nel tempo, una ineffabile sensibilità: l’intuizione di ciò che è stato e che sarà. Questo patrimonio intuitivo è inconscio, stupefacente nel suo manifestarsi. Nella necessità di volerlo definire, induce la maggioranza dell’umanità a costruire una struttura che, attraverso un sistema di regole, riti e dogmi la appaghi e la rassicuri. E’ una evidente delega della propria libertà, una rinuncia a una ricerca, se pur sofferta, ad indagare sui grandi misteri della vita e della morte. Si può sostenere che la religiosità è causa primaria delle religioni? Che, cioè, ciò che è innato e intuito, ma irrisolto, nell’uomo ha di fatto gettato le basi per la costruzione di un sistema, chiamato religione, sia essa cristiana, piuttosto che induista o scintoista o qualunque altro aggettivo si voglia pensare? Non so, ma il problema sfugge a questa breve riflessione.

● Etica & Valori

Menzogna e calunnia mali da combattere Calunnia e menzogna sono due mali che affliggono l’umanità da quando essa è nata, cui si affiancano invidia e gelosia. Di Carlo Alberto Tregua

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onica Lewinsky fu accusata di aver fatto sesso orale con il Presidente in carica degli Stati Uniti,

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Bill Clinton. Lo stesso Presidente, accusato di questo comportamento tenuto anche nella sala Ovale, negò con vigore la circostanza. Ma la pressione dell’opinione pubblica, attraverso giornali e televisioni, aumentò di giorno in giorno perché il popolo aveva capito che Clinton mentiva e lo voleva costringere a dire la verità. A questo punto intervennero i servizi segreti i quali cominciarono a fare circolare la voce che il Presidente aveva fatto quello che aveva fatto per l’interesse nazionale, quasi costretto a chiudere la bocca della stagista per evitare che propagasse informazioni altamente riservate. Ma anche questa tesi fu contrastata dall’opinione pubblica e dai media che misero alle corde Clinton. A questo punto, di fronte all’ipotesi dell’impeachment, così come era accaduto per Richard Nixon all’epoca del Watergate, davanti alle telecamere, in lacrime, il Presidente confessò la verità. Fu perdonato dal popolo americano perché finalmente la menzogna era stata scoperta e la verità rivelata. Lo stesso popolo non ce l’aveva con Clinton per quello che aveva fatto, ma perché aveva mentito. La menzogna per gli statunitensi è il peggior male che possa esistere e costituisce reato politico, sociale, morale e religioso. Nel perdono svolse un ruolo attivo la moglie, Hillary Rodham, forse anche per la sua strategia che la vide successivamente nominata da Barack Obama segretario di Stato (Ministro degli Esteri), e che la vede probabile candidata alla presidenza per il partito democratico nelle prossime elezioni che si svolgeranno il secondo martedì del mese di novembre del 2016, stessa data da centinaia di anni. La menzogna non è dei nostri tempi. Ricordiamo Giulio Raimondo Mazzarino (1602-1661), più volte citato nei miei editoriali, cardinale e non prete, primo ministro di Luigi XIV, il Re Sole, di cui fu pubblicato, nel 1684, a Colonia, un volumetto intitolato Breviario dei politici. Nello stesso, Mazzarino incitava i politici a mentire, mentire, mentire perché tanto la gente non si sarebbe ricordata delle menzogne. (...) C’è chi mente per abitudine, c’è chi mente per gioco, c’è chi non vive se non mente. Costoro, ignorano che, invece, la verità aiuta a vivere meglio, perché non c’è bisogno di lambiccarsi il cervello per ricordare quello che si è detto, in modo da non auto smentirsi. La verità è una grande compagna perché è facile e semplice da ricordare e perché è spesso inoppugnabile, anche se la verità non è assoluta come accade nei processi ove spesso è contraddetta dalla verità giudiziaria. Calunnia e menzogna sono due mali che affliggono l’umanità da quando essa è nata, cui si affiancano invidia e gelosia. Vi è una parte della gente che ripudia questi valori negativi, ma un’altra parte che li usa per il proprio tornaconto. E’ la solita linea di demarcazione fra bene e male. Bisogna che ognuno la conosca per evitare di cadere nel burrone dell’ignoranza che fa più danni del cancro. Sapere è essenziale. Ma per sapere bisogna volerlo fortemente, diversamente si rimane nella morsa della non conoscenza che è una sorta di menzogna virtuale.


distretti e dintorni Donne & Lions Nel nome di Helen Keller un’interessante iniziativa del Distretto 108 L per celebrare i venticinque anni di apertura alle donne. Di Bruno Ferraro *

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l Distretto 108 L, come noto, è stato antesigniano nel lionismo italiano con la creazione del primo Centro Studi. Si trattò di una felicissima intuizione del PID Giuseppe Taranto, scomparso all’inizio di questo secolo ed alla cui memoria il Centro Studi risulta essere intitolato. Numerose le iniziative e le attività svolte ai più diversi livelli, non ultima la pubblicazione di un testo, a cura dello scrivente, per illustrare la “storia attività e prospettive” nei primi 35 anni di vita dell’organismo. D’intesa con il Governatore Mario Paolini, il Centro Studi ha voluto dedicare una specifica attenzione ad un evento che ha profondamente inciso sulla storia e sull’evoluzione del lionismo, non solo distrettuale ma nazionale e (perché no?) internazionale. L’evento in questione è quello dell’apertura alle donne, nonché della qualità ed entità dell’attuale presenza femminile all’interno del lionismo nazionale. Curiosamente, mentre il Consiglio dei Governatori dedicava uno specifico rilievo al problema costituendo anche una commissione ad hoc, di tale problema non esisteva apprezzabile traccia nelle riflessioni che su questa rivista hanno compiuto, nella rubrica “se io fossi Wayne Madden”, moltissimi lions, di ogni categoria professionale e di variegata esperienza associativa, sulla situazione in cui versa l’Associazione Lions Italiana nel particolare difficile momento storico. Per dare una risposta, non dall’alto ma per bocca di quanti interessati al fenomeno, è sembrato opportuno indire con un regolare bando un concorso letterario, al fine di dare la possibilità a tutti (uomini e donne, lions e leo) di esprimere un’opinione in proposito, inquadrando l’apertura alle donne come un evento destinato a potenziare la presenza e l’immagine del lionismo nel contesto sociale. Gli elaborati sono pervenuti in buon numero; è stata costituita una commissione giudicatrice;

si è proceduto alla scelta dei due elaborati migliori; si è provveduto di poi all’apertura delle buste con i nomi degli estensori; si è svolta una cerimonia suggestiva di premiazione nell’ambito del Congresso Distrettuale di Alghero, alla presenza di autorevolissimi rappresentanti del lionismo non solo distrettuale, il tutto alla presenza del PID Domenico Messina che ha magistralmente seguito i lavori congressuali in rappresentanza della Sede Internazionale. Ritengo di preciso interesse per il lettore conoscere la motivazione dei due riconoscimenti. Per il primo premio, assegnato ad una lions del club di Marsciano, estensore dell’elaborato “Salviamo le spose bambine per il diritto all’istruzione e alla libertà” la motivazione è stata la seguente: “l’estensore, attraverso il racconto, fa risaltare da una parte la condi-

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Service zione sottomessa della donna, dall’altra la determinazione di un’altra donna che ha il coraggio e la capacità di radunare, intorno a sé, forze sane e libere, finalizzate alla ricerca della soluzione ed alla liberazione della condizione femminile in un Paese arretrato. (...) Per un secondo elaborato, senza titolo, di cui è risultata estensore una leo del club di Velletri, la motivazione è stata così concepita: “Analisi pulita e corretta della situazione femminile interna ai lions. L’elaborato è scorrevole e i concetti sono esposti con misura e cognizione. Qualche piccola sbavatura sintassica e ripetizioni di vocaboli non tolgono nulla all’interessante relazione, esposta con garbo ed intelligenza. La figura della donna viene giustamente esaltata ma non a discapito di quella dell’uomo: i due ruoli sono diversi ma tendono ad un unico obiettivo. Viene fatto perciò un preciso richiamo alla parità di diritti e doveri tra tutti i soci lions, sia uomini che donne, nello spirito della decisione assunta nel 1987 a Taipei”. Ma perché intitolare il premio ad Helen Keller? La ragione è presto detta ed è un doveroso omaggio ad una donna coraggiosa, nata cieca e sorda, che contribuì a sfatare il mito dell’incapacità dei non vedenti in un periodo storico in cui i bambini non vedenti venivano confinati in scuole-convitti di impostazione militaresca. Con grande coraggio e determinazione, si fece apprezzare universalmente per la sua intelligenza, dignità e serenità. Con un discorso di sole 500 parole ed in appena 10 minuti, cambiò il corso della storia dei lions, prendendo la parola nella Convention del 1925 per invitare i lions “che hanno la vista e l’udito, che sono forti, bravi e buoni, a diventare i Cavalieri dei ciechi nella crociata contro le tenebre”. In tal modo indicò all’associazione un sentiero che i lions hanno di poi ininterrottamente percorso con le più varie iniziative fino alla straordinaria doppia campagna del Sight First. Dal discorso del 1925 alla Convention di Taipei del 1987, che ha loro conferito un rango ed un ruolo paritario con gli uomini, le donne hanno dato un grande contributo all’azione dei lions. Intitolare quindi il Premio ad una donna simbolo è sembrato non solo opportuno ma addirittura doveroso. *Delegato Presidenza Centro Studi “Giuseppe Taranto”, Distretto 108L.

Da Taipei a Selargius

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rano i primi giorni di luglio del 1987, Giulio Solinas compiva un lungo viaggio che da Taipei lo riportava in Italia e rifletteva sulla grande novità della Convention appena conclusa, la piccola grande rivoluzione apportata allo statuto internazionale, dove l’aggettivo “maschile” era sparito per sempre dalla qualifica del socio. Significava che la nostra associazione non era più di esclusiva maschile, ma era aperta anche alle donne. 72

Il nostro amico da tempo aveva in mente l’idea di portare il lionismo anche nel vicino centro di Selargius dove aveva diversi amici non solo uomini, ma anche donne con le giuste caratteristiche di dedizione al servizio e capacità operative. Pensava a tanti di noi, l’amico Giulio e capiva che l’occasione era ghiotta: portare, per primo, le donne nel distretto 108 L. Fu così che nacque nella mente e nel cuore di Giulio, nostro futuro Lions Guida, il Lions Club di Selargius, un club nato fra le stelle. Il 23 Febbraio 1988 il club era già una realtà: era il primo club nato misto del distretto 108 L e, forse, d’Italia; una realtà fatta di uomini e di donne, giovani, entusiasti e desiderosi di mettersi alla prova. Il club nasceva con una forte vocazione internazionale, infatti, sin dal primo anno i soci erano presenti alle convention internazionali ed ai forum dove portavano il proprio contributo di pensiero. Da allora, in tutti questi 25 anni il club si è edicato agli gli scambi giovanili, alla partecipazione attiva al Sight First, alle donazioni alla LCIF, ai gemellaggi internazionali tra club e tra scuole ed ai service in favore del terzo mondo. La presenza nel territorio è diventata sempre più forte con service di grande risonanza. Basta ricordare la Piazza in onore di Melvin Jones, la prima al mondo dedicata al nostro fondatore inaugurata alla presenza di Pino Grimaldi, allora vice Presidente internazionale. (…) (Emilia Testa)

Napoli Megaride nella Valle d’Itria Il Lions Club Napoli Megaride, dal 25 al 28 aprile, in visita alla Valle d’Itria, per ammirare le bellezze artistiche e paesaggistiche e gustare le bontà gastronomiche delle splendide ed uniche Martina Franca, Locorotondo, Alberobello, Cisternino e Ostuni, ha incontrato, il 25 sera, il presidente del club Martina Franca Host, Donatello Olivieri, ed il Past Governatore Luigi Desiati, con le rispettive consorti. Oltre a gustare un’ottima cena c’è stato lo scambio di guidoncini, di pensierini e l’informazione reciproca dei vari service svolti, instaurando un rapporto di cordialità umana e lionistica. Il 26 aprile, la presidente ed i soci del club Megaride con altri amici partecipanti al viaggio, hanno incontrato presso “La Braceria Rosso di Sera” la presidente del Taranto Poseidon, club con il quale Napoli Megaride è gemellato, Maria Elisabetta Torraco con otto soci Tarantini. Dopo la squisita e particolare cena ci siamo tutti trasferiti nell’hotel “Villa Rosa”, per lo scambio dei guidoncini, informazioni sulle attività svolte e da svolgere e ricordi di precedenti incontri. E’ superfluo dire che entrambi gli incontri sono stati piacevolissimi e all’insegna dell’amicizia, della cordialità e della reciproca ospitalità, che caratterizza noi eredi della Magna Grecia. (Raffaella Scaperrotta Letizia)


Service

Cosa possiamo fare noi lions... Tanto c’è ancora da dire su quello che è stato il tema di studio nazionale 2012/2013. In un periodo in cui si assiste ad una recrudescenza dei fenomeni di abuso sui minori e di violenza sulle donne non basta mai parlarne perché solo parlandone si può cercare di arginare un fenomeno che è in continua ascesa. Di Maria Franzetta *

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di questi giorni la notizia di quel ragazzo di 17 anni che non riuscendo ad ottenere dalla ragazza di 16 anni un rapporto sessuale l’ha accoltellata con 20 fendenti e le ha dato fuoco quando la poveretta era ancora viva. Non possiamo assistere inermi ad episodi di questo genere. Dobbiamo innanzitutto chiederci il perché di tanta efferatezza ad un rifiuto di carattere sessuale in un ragazzo non ancora maggiorenne. Secondo alcuni neuropsichiatri la radice di una reazione così abnorme potrebbe essere ricercata in vissuti simili in ambiente familiare, infatti il bambino che assiste alla violenza nei confronti della madre potrebbe o ritenersi in un qualche modo responsabile di tale violenza ovvero ritenere che la stessa sia normale e, quindi, sia portato a perpetrarla a sua volta trovandosi in condizioni simili. Questo è quanto è emerso, tra l’altro, nel corso di un convegno organizzato a Torino dal Comitato per il Tema di Studio Nazionale del Distretto 108 Ia1. Illustri relatori, rappresentati da magistrati, neuropsichiatri e dalla Dirigente del Compartimento del Piemonte e della Valle d’Aosta della Polizia Postale, hanno evidenziato come gli episodi di cronaca di cui veniamo a conoscenza non siano altro che la punta dell’iceberg di un fenomeno molto diffuso e che presenta differenti sfaccettature. L’abuso sessuale e la violenza fisica non sono che un aspetto di un fenomeno più ampio che comprende anche la violenza psicologica, quella telematica e, per i minori, il grooming e la violenza assistita cioè la violenza non rivolta al bambino ma cui questi ha assistito. Dal 2009 è entrato a far parte del nostro codice penale il reato di “atti persecutori” meglio noto col nome inglese di stolking. Le moderne tecnologie hanno dotato questo reato e quello di violenza e abuso sui minori di una nuova modalità di esecuzione: si perseguita la propria vittima per il tramite della rete internet nascondendosi dietro false identità per adescare la vittima sia adulta che minore. Per quanto attiene ai minorenni, la ratifica in Italia della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale, adottata dal Consiglio d’Europa il 12 luglio 2007, ha portato all’introduzione nel codice penale italiano dell’art. 609 undecies che punisce quell’attività

che è comunemente nota col nome di “grooming”, vale a dire quei comportamenti seduttivi, perpetrati anche tramite mezzi di comunicazione a distanza, mediante i quali un soggetto intenzionato ad abusare o sfruttare sessualmente il minore medesimo mira a superarne la diffidenza e ad ottenerne la fiducia, al fine di realizzare più facilmente le proprie mire. In questo modo si indebolisce la volontà del minore per ottenerne il controllo. Il metodo può essere diverso come ad esempio attraverso una subdola opera di convincimento attraverso una chat eventualmente con la trasmissione di immagini che tendono a convincere la vittima della normalità dei rapporti sessuali tra adulti e minori. L’adescamento avviene in modo amichevole ed utilizza Nella foto l’immagine apparsa su “La Repubblica” che ha caratterizzato la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, svoltasi in tutta Italia il 25 novembre scorso. Ogni anno le cifre di questo fenomeno sono semplicemente agghiaccianti e danno un drammatico significato al tema di studio nazionale portato avanti dalla nostra associazione durante tutta l’annata lionistica.

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Service internet, le chat o gli sms. Come si vede, se ci si addentra solo un poco nell’esaminare quello che è stato il Tema di Studio Nazionale 2012/13 ci si accorge come l’argomento sia molto più ampio e sfaccettato di quanto si immagini, la violenza non è solo quella che si vede o di cui si sente parlare, ma è molto più articolata e quella che fa più male è sicuramente quella che non si vede e che si insinua nella vita delle donne o dei minori cambiandola in modo violento e radicale. Cosa possiamo fare, quindi, noi Lions per porre rimedio a questa piaga e cercare di prevenire l’opera di quelle persone vili che cancellano l’ingenuità dei bambini e tolgono il sorriso alle donne? Parlarne, parlarne e parlarne! Parlare con le donne attraverso convegni, tavole rotonde, interventi nelle varie associazioni a tutela delle stesse; parlarne con i minori andando nelle scuole, iniziando dalle materne, per insegnare ai nostri figli e nipoti come riconoscere ed evitare le manovre di grooming, vigilare sui programmi televisivi cui assistono, mettere il filtro famiglia nei computer in modo che quando non possiamo essere presenti quando i nostri bambini accedono ad internet non incappino in siti pericolosi; insieme ai minori dobbiamo formare, quindi, anche gli adulti perché sappiano vigilare sui propri figli e nipoti. *Componente Comitato per il Tema di Studio Nazionale, Distretto 108 Ia1.

Violenze e... femminicidi Quasi giornalmente si leggono nella cronaca nera casi di violenza nei confronti delle donne. I numeri dimostrano che sono sempre di più gli uomini che perseguitano in maniera ossessiva le donne che dicono di amare, con minacce ed intimidazioni. Di Giuseppe Franchini

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a coscienza della gravità del fenomeno ha dato vita anche a Fano ad un incontro-dibattito, seguito da un pubblico, interessato e partecipe, attratto anche dal manifesto-messaggio dell’iniziativa, in cui un paio di scarpette rosse annunciava il tema: “Stalking, violenza sulle donne” . Un tempo, le scarpette rosse erano il segno distintivo di una donna di malaffare e che voleva farsi notare; dal 2009 è diventato il simbolo del riscatto femminile, soprattutto contro la violenza degli uomini. Lo è stato grazie ad un’artista messicana che ha realizzato una performance, ponendo su una strada e su una piazza una fila ininterrotta di scarpe rosse, a simboleggiare le centinaia di donne cadute vittima dei narcotrafficanti a 74

Ciudad Juarez. Relatrici dell’incontro, svoltosi il 23 marzo nella sala di rappresentanza della Fondazione Carifano, sono state il sostituto procuratore presso la Procura di Pesaro Silvia Cecchi e l’avvocato Lions Franca Cagli, le quali hanno dibattuto gli argomenti della violenza, partendo dalle semplici molestie fino a giungere al femminicidio ed anche quello della paura di denunciare gli abusi, per mancanza di garanzia e tutela giuridica, fino al paradosso spesso sconvolgente di passare da parte offesa a colpevole, per il semplice motivo di essere donna. Di particolare rilievo è risultata l’esposizione dei profili giuridici del reato di stalking e dei relativi mezzi di tutela, per concludere con l’analisi dei diritti della vittima, il cui vissuto viene inevitabilmente compromesso dall’abuso subito. Il convegno, per la sua importanza e il suo contenuto tecnico, è stato accreditato dall’Ordine degli avvocati di Pesaro ai fini della formazione permanente di avvocati e praticanti, ma ha avuto anche significativi momenti di confronto con il pubblico, specie sui temi della prevenzione, dell’educazione alla legalità e di una cultura che superi gli stereotipi di genere. L’iniziativa, organizzata ed introdotta dai presidenti rispettivamente del Lions Club di Fano Nello Maiorano e del Soroptimist Donatella Moci, ha inteso riflettere sui reati di violenza sessuale che nelle Marche, secondo quanto relazionato dal presidente della Corte di Appello all’apertura dell’anno giudiziario, sono in calo. Ma questo dato non compensa l’aumento dei reati di stalking, probabilmente sempre esistenti, ma ora giunti alla scoperto; e per stalking si intendono tutti quegli atteggiamenti, reiterati nel tempo, tenuti da un individuo verso un’altra persona che generano ansia e paura, tanto da non riuscire più a condurre un’esistenza normale. Pertanto è quanto mai necessario creare un circuito virtuoso fra istituzioni, scuola e associazionismo per diffondere un sistema educativo e di tutela, sensibilizzando l’opinione pubblica verso i valori della dignità e del rispetto della persona.


Service

Educhiamo i giovani al rispetto Un convegno sul tema di studio nazionale “Dall’abuso sui minori alla violenza sulle donne: combattiamo il silenzio”. Relatori il procuratore Carlo Nordio, l’officer distrettuale Flavia Lombardi e la psicologa Noemi Zannerini. Di Ernesto Zeppa

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a diverso tempo, - esordisce Roberto Scoccia, presidente del L.C. Feltre Castello di Alboino - il nostro club, formato principalmente da socie, aveva in animo di proporre un momento di riflessione e confronto su un tema così importante come la violenza sui minori e sulle donne, ma non è stato semplice mettere insieme le diverse esigenze e la tempistica dei relatori invitati per cui si è sempre rinviato questo appuntamento. Finalmente, a metà del mese di maggio, presso la Sala Grande del Museo diocesano della nostra Città, la cosa si è concretizzata e siamo riusciti a dar vita a questo convegno che ha registrato la partecipazione del procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Venezia, Carlo Nordio, della coordinatrice “area salute” del distretto 108 Ta2, Flavia Lombardi, e della psicologa e psicoterapeuta, Noemi Zannerini”. Partendo da una frase di Kofi Annan, segretario generale ONU fino al dicembre 2006, “La violenza contro le donne è, forse, la violazione dei diritti umani più vergognosi”, si è sviluppato un dibattito che ha evidenziato come, purtroppo, la situazione non è assolutamente cambiata anzi, in quest’ultimo periodo, si è ulteriormente aggravata. Basti pensare alle 124 donne uccise e 47 ferite gravemente nello scorso anno. Si parla di “femminicidio”, un fenomeno che, ogni giorno, trova, purtroppo, spazio nella cronaca nera dei nostri quotidiani e telegiornali. Da che cosa scaturisce tutta questa violenza? Le moti-

vazioni possono essere diverse; la dottoressa Zannerini ne ravvisa le cause principali nell’insicurezza, nella rabbia, nell’incapacità di gestire le emozioni di un uomo che si sente minacciato da una presenza femminile tenace e sicura delle proprie capacità e che tende a vincere il suo senso di impotenza attraverso la forza e la prepotenza. Certo la violenza fisica è quella più appariscente, quella che colpisce maggiormente l’opinione pubblica, ma non da meno è la violenza psicologica, più sottile, ma ben più aggressiva, che mina, limita la libertà personale, la dignità umana e il vivere sociale di colei che subisce e alla quale vengono, spesso, a mancare la voglia e la forza per reagire e, per questo, si emargina. La donna minacciata si chiude in se stessa, si isola nella convinzione che il tutto dipenda da un suo comportamento sbagliato, si vergogna per cui tende a sottomettersi. Non è semplice chiedere aiuto in queste condizioni. Negli scorsi anni, la Comunità europea, per far fronte a questa emergenza, ha progettato e realizzato dei corsi di Formazione per persone che hanno la possibilità di poter incontrare queste donne - medici, psicologi, terapeuti, assistenti sociali - dando loro quegli strumenti idonei per ascoltarle e per far loro recuperare, passo dopo passo, l’integrità e la dignità. E’ necessario far loro capire che hanno bisogno di protezione e, soprattutto, di dialogare ed aprirsi con qualcuno che le potrà aiutare a riconquistare quella sicurezza e fiducia in se stesse che l’aggressività e le violenze subite hanno ridotto e compromesso. “La violenza sia fisica che psicologica non si combatte con altrettante angherie e vessazioni - sottolinea il procuratore della Repubblica, Carlo Nordio -. Dal punto di vista legislativo, il nostro Paese è pronto ad affrontare qualsiasi tipo di sopruso e non è vero che leggi più severe possono limitare l’insorgere di questo deplorevole fenomeno. I politici sostengono quest’ultima ipotesi, ma io, dalla mia esperienza di più di trent’anni in ambito giudiziario, posso dire che l’inasprimento delle pene non sono un valido ed efficace deterrente per arginare questa piaga sociale. Sono altre le soluzioni che propongo come, ad esempio, un più serio impegno civico degli adulti e una capillare sensibilizzazione dei giovani a queste particolari problematiche attraverso una valida ed adeguata educazione alla legalità che deve essere impartita dai genitori e dalla scuola. Fin da piccolo, soprattutto in famiglia, il bambino deve apprendere lo intrinseco signiticato del rispetto umano: nessuna legge o coercizione potrà mai insegnargli questo. Cerchiamo, quindi, di educare i nostri giovani al rispetto dei principi fondamentali del vivere sociale, ad acquisire autostima e fiducia in se stessi senza voler trovare, nella violenza sulle donne e sui minori, il riconoscimento e la certezza della loro superiorità e virilità”. 75


Service

Parliamo ai giovani di prevenzione Si è svolto il 10 e l’11 maggio, nell’area urbana cosentina, un’interessante convegno organizzato dal Lions Club Cosenza “Rovito Sila Grande” sul tema “Parliamo ai Giovani di Prevenzione”, collegato al Progetto Martina, service pluriennale di rilevanza nazionale del Multidistretto. Di Annalisa Stigliano

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n progetto - come ha sottolineato il presidente del club, Nadia Sarpi, nei suoi interventi - nato e voluto per i giovani, per far capire loro l’importanza dell’educazione alla salute, per alimentare la cultura della conoscenza, per far comprendere quanto sia importante prendersi cura del proprio corpo, facendo sì che i giovani acquisiscano la consapevolezza necessaria per condurre un corretto stile di vita, offrendo loro gli strumenti per conoscere l’importanza della prevenzione. Il primo dei due eventi programmati si è svolto nel prestigioso Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza ed ha avuto come momento significativo la presentazione del Libro “Lo Sport del Doping”, al cospetto del suo autore, il prof. Alessandro Donati, ex tecnico FIDAL della velocità, Dirigente CONI del settore ricerche e teoria dell’allenamento e consulente della VADA (World Anti Doping Agency). La presentazione del libro è stata l’occasione per discutere di sport, sostanze dopanti e prevenzione. Il prof. Michelangelo Giampietro, medico dello sport, nutrizionista e docente universitario, ha poi offerto alcune sue dotte specifiche riflessioni sugli effetti negativi, degeneranti che conseguono all’assunzione di sostanze dopanti, come l’insorgenza di gravi malattie anche tumorali, e ciò a fronte di un fuggente, momentaneo e illusorio miglioramento delle condizioni fisiche del proprio corpo. Infine, il prof. Pietro Lecce, Assessore allo Sport della Provincia di Cosenza e, soprattutto, Mimmo Praticò, Presidente Regionale del CONI, con i loro interventi hanno evidenziato, ciascuno nel proprio campo di azione, l’impegno profuso nei riguardi dei giovani che si affacciano all’attività sportiva, cercando di inculcare loro la cultura di una sana pratica sportiva che gli consenta di affrontare con lealtà e gioia le competizioni prima con se stessi e poi con gli altri. La seconda e conclusiva giornata del Convegno, ospitata presso la Sala Conferenze della BCC Mediocrati di Rende, ha visto come protagonisti i giovani, con la partecipazione numerosa, oltre duecento, degli studenti del Liceo Classico “Gioacchino da Fiore” e del Liceo Scientifico “Pitagora” di Rende, accompagnati da dirigenti scolastici e professoresse. Il tema specifico trattato è stato “L’importanza di un adeguato stile di

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vita”. Relatori ed interlocutori dell’incontro con i giovani studenti sono stati gli stessi professori Alessandro Donati e Michelangelo Giampietro nonché il responsabile settore sport dell’Associazione Libera, Salvatore Colosimi, e l’Ispettore della Polizia di Stato, Luciano Lupo. Il Prof. Donati ha illustrato agli studenti le negatività ed i rischi alla salute derivanti dall’assunzione di sostanze dopanti e anabolizzanti, esortando i giovani a prendersi una sana cura del proprio corpo ed a fuggire da atti emulativi cui possono essere indotti da alcune rappresentazioni cinematografiche e propagandistiche di artificiosi corpi muscolosi ed armoniosi, facendo rilevare, e riflettere, che l’apparenza di un breve e illusorio miglioramento del proprio corpo, effetto dell’assunzione di quelle sostanze, nasconde realtà ben diverse e negative, con conseguenze a lungo andare degenerative che possono causare l’insorgenza di malattie gravi anche tumorali. L’Arch. Colosimi e l’Ispettore Lupo hanno affrontato il tema della giornata illustrando rispettivamente l’importanza della pratica di uno sport sano anche come fonte di legalità e la prevenzione dei danni da abusi voluttuari, come l’alcool e le droghe. Il Prof. Giampietro, in un dibattito aperto e diretto con i giovani, fatto di uno scambio reciproco di domande e risposte, ha cercato di alimentare loro la cultura alla salute ed a far acquisire il messaggio che attraverso una corretta alimentazione, in particolare seguendo la dieta mediterranea, come adeguato stile di vita, sia possibile percorrere la via per una sana cura del proprio corpo e soprattutto prevenire gravi malattie e tra queste quelle tumorali. Il Presidente del Club ha poi donato alle scuole intervenute una copia del libro del Prof. Donati ed ha consegnato agli studenti dei questionari da compilare ed i cui dati verranno trasmessi al Coordinatore Nazionale del Progetto Martina, ed elaborati in funzione di successivi incontri più specifici. Ha concluso i lavori Antonio Nino, Coordinatore Regionale Lions Area Sanità, il quale ha esposto le finalità e le prospettive future del Progetto Martina.


Service

La carità è amore L’amore per il prossimo, ecco quello che attiva i Lions di ”Stelle in strada” ogni giovedì, quando si recano alla stazione di Napoli per distribuire pasti caldi, indumenti e coperte ai senza tetto. Ma andare alla stazione il giovedì significa per i Lions anche altro... Di Eugenio Emilio Potortì

O

re 19 di un giovedì, come tanti, alla stazione di Napoli. Nel parcheggio delle auto, in un angolo buio, si intravede una figura femminile minuta, con abiti laceri, seduta a terra, raggomitolata su se stessa, il capo chino, piange, sommessamente si lamenta. Si avvicinano a lei due sorelle, sono Lions. “Buonasera”, le dicono, “ci chiamiamo G e F... Possiamo esserti di aiuto?” La ragazza, piegata su se stessa, non risponde e continua nel suo sommesso ed incomprensibile lamento. “Abbiamo qui per te del cibo caldo, lo gradisci?”. Non alza il capo, ma lo scuote in senso di diniego. A poca distanza, un uomo alto e magro, mal vestito, dallo sguardo duro, non la perde di vista e le rivolge frasi minacciose. G e F non desistono e con dolcezza tentano un dialogo con la donna piangente. La testa si solleva, appare il volto sporco ed emaciato di una ragazza, segnato da numerosi graffi. Avrà vent’anni, il suo sguardo esprime dolore e disperazione, le esili e sporche braccia portano i segni inconfondibili lasciati dall’ago delle siringhe di chi si droga. Trascorrono le settimane con tanti incontri, la ragazza inizia ad accettare il cibo. Quando riesce ad allontanarsi dallo stretto controllo dell’uomo, comincia a pronunciare qualche frase, prima con timore, poi, via via, si confida con quelle che, ormai, chiama ”le mie due amiche”. Ha 23 anni, racconta, e due figli, una bambina di 4 anni e un bimbo di 18 mesi. Confessa che le hanno tolto i figli a causa della vita che conduce: si droga e “quello lì”, dice con rabbia, la costringe a prostituirsi e

la tratta peggio di una bestia. Trascorrono i mesi, G. e F. continuano con assiduità ad incontrare la ragazza e un giorno, dopo la pausa estiva del ferragosto, la ragazza manda un messaggio: ”Dite alle mie due amiche che io ho mantenuto la promessa”. Un giovedì sera G. e F., mentre sono intente a distribuire i pasti, vedono una ragazza attraversare la strada e, correndo, dirigersi verso di loro. È una bella ragazza vestita con abiti lindi e sorride. È proprio lei, abbraccia e ringrazia le due sue amiche. Si è disintossicata, racconta, ha fatto i controlli medici richiesti, è “a posto”! Ha trovato un modesto ma onesto lavoro, si è riunita alla sua famiglia di origine e le è stato concesso di riprendere con sé i due piccoli figli. Ora, davanti al cancello del parcheggio delle auto della stazione, sono in tre a piangere, la ragazza e le due sue amiche, ma, questa volta, tutte e tre commosse, piangono di gioia. Ove c’è carità c’è amore. L’amore per il prossimo, ecco quello che attiva i Lions di ”Stelle in strada” ogni giovedì, quando si recano, come di consueto, alla stazione di Napoli per distribuire i pasti caldi, indumenti e coperte ai senza tetto. Non si tratta di semplici gesti meccanici, di fredde calcolate azioni. No, non si tratta di questo, i Lions non si limitano a distribuire i pasti. Andare alla stazione il giovedì significa per i Lions anche altro. Significa incrociare sguardi, tristi, disperati, rassegnati, a volte adirati e carichi di rancore, di persone che si trovano a vivere una vita difficile. Alcuni di questi sconosciuti non li incontreremo più. Altri, uomini e donne che vivono nei luoghi limitrofi alla stazione e che frequentano gli spazi all’interno di essa diventano i nostri amici, quelli da avvicinare e ascoltare ogni volta, quelli dei quali impari a conoscere la storia, o quelli dei quali, invece, puoi solo intuire il dramma di una vita vissuta, talvolta, ai margini dell’impossibile. Tutti questi sono i nostri amici, anche quelli (capita a volte) che rispondono alle nostre attenzioni con sgarbo e insofferenza, sono proprio questi i più bisognosi di aiuto e amicizia. C’è chi ha sperimentato la frustrazione delle proprie aspirazioni, il venir meno degli affetti, lo sfaldamento di quanto costruito nell’ambito del lavoro e della famiglia. È necessario allora - riconoscendo negli altri la propria fragilità - essere capaci di condividere il dolore che fallimenti, sofferenze e solitudine portano con loro. È necessario trasmettere il messaggio che chi vive una vita segnata dalla sofferenza, dalla solitudine, dal disagio fisico e morale, nonostante tutto, non è solo. Durante questi “incontri” alla stazione, si vivono storie che sembrano guidate dalla mano misteriosa di qualcuno che vede “oltre il visibile”. Ed è così che si sono verificati avvenimenti eccezionali come quelli che si riferiscono alla ragazza di cui ho detto all’inizio. È questa la storia che ho voluto raccontare per lanciare un messaggio ed un invito ai giovani. La cronaca recente ci porta notizie tristi ed allarmanti che ci inducono a ribadire quanto oggi, più che mai, praticare la carità sia indispensabile. È noto ormai a tutti l’episodio dolorosissimo di 77


Service un clochard trovato morto, a terra, avvolto nella sua coperta, nel centro di Napoli. Tutto ciò probabilmente è accaduto non nell’indifferenza, ma piuttosto nell’inconsapevolezza dei passanti e di alcune persone, ignare, sedute ai tavoli di un vicino caffè. Purtroppo, come sempre, solo una tragedia riesce a farci vedere questi “invisibili”! La carità deve ispirare la nostra vita, renderci capaci di rivolgere uno sguardo sempre attento verso il prossimo e saperne comprendere necessità e difficoltà. È importante che i giovani di oggi imparino a riflettere sulle difficoltà e sofferenze in cui si vengono a trovare tante persone, persone sconosciute, persone amiche, persone che incontriamo per caso, persone che incrociamo sul nostro cammino sia pure per un solo istante e che, probabilmente, non incontreremo mai più.

Un senso al tempo che si è fermato Il recupero sociale nel percorso dell’esecuzione penale… durante e dopo”. Protocollo d’intesa presentato dal Lions Club Taranto San Cataldo. Di Nino Leone

“E’

un’idea di welfare, un’idea di comunità che stimola la costruzione di relazioni fiduciarie, la condivisione, la reciprocità che sviluppa la crescita di pratiche di solidarietà della cittadinanza attiva. E’ un messaggio forte che vogliamo dare proprio nel momento in cui siamo alle prese con tante criticità che coinvolgono tanti settori della nostra comunità. Con questo progetto intendiamo sostenere e valorizzare le reti di solidarietà territoriali, le forme di auto - organizzazione dei cittadini, il valore aggiunto che le forme di impegno civile offrono alla rete dei servizi. Ma è anche una sfida culturale che proponiamo al mondo dei servizi, perché produrre socialità oggi vuol dire anche essere in grado di coinvolgere le imprese, le istituzioni,

le categorie commerciali, l’associazionismo, le famiglie, nella ricerca di risposte nuove alla trasformazione della nostra società”. Con queste parole è stato presentato in conferenza stampa il 16 maggio, nella sede della ConfCommercio di Taranto, il progetto che il LC Taranto San Cataldo, d’intesa con il Tribunale di Sorveglianza, la Cooperativa Penitenziaria Noi e Voi e la stessa Confcommercio, ha voluto presentare alla cittadinanza, rivolto ai detenuti della Casa Circondariale di Taranto, alle persone in libertà vigilata, agli arresti domiciliari e/o in affidamento presso strutture di recupero sociale. L’iniziativa, portata avanti dal club, vuol dare l’opportunità “di restituire un senso al tempo che si è fermato per scontare la propria pena, e questo tempo deve essere occasione per ridare qualità alla vita che i detenuti vivono”. Si tratta quindi di offrire loro la possibilità di apprendere, forse per la prima volta delle loro vita, le primarie condizioni per poter svolgere un’attività lavorativa, mediante la partecipazione a corsi di qualifica e stage del tutto gratuiti, esclusivamente per loro, al termine dei quali ai partecipanti verrà rilasciato idonea attestazione di partecipazione ai corsi e idonea qualifica di apprendistato dell’attività scelta. Ed al termine di questo percorso, che durerà due anni, i

Cittadinanza attiva... Un viale a Santa Maria Capua Vetere

I

l Lions Club Santa Maria Capua Vetere ha celebrato il 15 maggio l’intitolazione del viale principale della locale Villa Comunale alla Cittadinanza Attiva Umanitaria. Ciò grazie al fattivo impegno del presidente del club Enrico Santillo e del socio Antonio Pasquariello che hanno ottenuto dalla Giunta Comunale, presieduta dal Sindaco Biagio Di Muro, la delibera di autorizzazione alla intitolazione. “La Cittadinanza Attiva Umanitaria - ha ricordato Ermanno Bocchini - è un progetto Lions, che promuove, sulla scorta della sussidiarietà, la partecipazione della società civile ai processi decisionali pubblici. Essa è, infatti, intrisa dei più incisivi temi etici, economici, politici e sociali e, rapportandosi ai concetti della libertà, dell’eguaglianza e della giustizia sociale, 78

informa del modo con cui i Lions si adoperano per far sì che questi nobili concetti diventino concrete tangibili realtà”. (Andrea Tartaglione)


Service primi sei partecipanti potranno aprire una attività commerciale e, reinserirsi nella società. Ma il nostro intento di Lions non si conclude con la firma di questo protocollo d’intesa: infatti, volutamente, lo stesso ha validità di due anni, in quanto desideriamo che altri, tanti altri, in questo momento della loro esistenza, abbiano le stesse opportunità, il loro giusto recupero.

Etica e politica I presenti ricorderanno a lungo la serata del 9 aprile scorso, organizzata dal LC Genova Alta Val Polcevera e dedicata all’intervento del Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI. Di Ines Vassallo

I

l Cardinale, pur mantenendo di proposito il suo argomentare ad un livello il più colloquiale possibile, evitando le tecnicalità specifiche, ha fornito dimostrazione della vastità e profondità delle conoscenze teologiche e filosofiche in merito ad un tema, “Etica e Politica”, oggi ampiamente dibattuto in tutti gli ambiti culturali. La sensibilità degli organizzatori ha voluto offrire una opportunità di approfondimento grazie all’apporto prezioso dell’Arcivescovo che, lungi dal rivestire il ruolo di relatore ex cathedra, si è proposto di avvicinare gli uditori alle tesi sostenute dalla Chiesa attraverso la rappresentazione di un affresco composto da diversi contributi, laici e non, della cultura contemporanea. E’ necessario intendere in via preventiva che il problema non è intellettuale-accademico ma ha, con tutta evidenza, risvolti pratici sui comportamenti e sulle azioni delle persone concepite soprattutto come soggetti dotati di prerogative relazionali: quindi il problema non è teorico, ma concreto per i singoli e per la società nel suo insieme. Qui sta la prossimità dei Lions che da sempre hanno voluto finalizzare la propria missione, in sintesi tra la gente per la gente, nel rispetto di

dettami etici tramandati da generazioni di Lions. Sarebbe temerario e presuntuoso voler sintetizzare in poche righe gli argomenti trattati con maestria dal Cardinale che ha saputo suscitare forte interesse ed innescare fondamentali interrogativi su ciò che significa oggi la Politica in relazione all’Etica. Parole cui l’Arcivescovo ha saputo ridare dignità e senso proprio in un momento in cui esse hanno subito una evidente volgarizzazione a causa del relativismo troppo avallato. A fronte della riconferma dei valori fondamentali cui l’uomo deve riferirsi secondo il concetto della legge naturale che legittima a priori i diritti fondamentali di ogni uomo in termini di dignità libertà ed uguaglianza. Con questo convincimento, che il dato di natura è immutabile nel tempo e costituisce un riferimento necessario per l’uomo nelle sue istanze fondamentali relative sia alla sua corporeità che al suo essere spirituale, ben oltre quindi rispetto al dato culturale che può contingentemente indirizzare l’uomo a seconda dei tempi e dei luoghi, il Cardinal Bagnasco ha voluto ricordare l’adesione della Chiesa alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo risalente al 1948 perché ispirata, sia pure in modo non completo, alla legge naturale che riconosce l’innata dignità di tutti gli uomini che nascono liberi ed uguali a prescindere dalle circostanze storico-culturali.

L’ “Amo dell’amore”

E’

una onlus nata nel 1998 dalla felice intuizione del Lion Roberto Palagi, di cui oggi porta il nome, e dalla volontà dei sei club della zona G del Distretto

108 L (Antiche Valli Lucchesi, Garfagnana, Lucca Host, Lucca Le Mura, Pescia, Pietrasanta Versilia Storica) con lo scopo di raccogliere fondi per creare strutture per la “Pesca Sportiva per Disabili”, oltre alla raccolta fondi per i service promossi e realizzati dai singoli club promotori della Onlus. Dalla “Onlus Amo dell’Amore Robero Palagi sono state realizzate opere importanti e raccolti fondi per molti service dei Lions Club. Attualmente ne è Presidente il Lions Pasqualino Fenili del club Antiche Valli Lucchesi e ne fanno parte, come soci, con vari incarichi, Lions dei sei club aderenti. Ogni anno si svolge la gara di pesca sportiva disabili “Memorial Roberto Palagi” e quest’anno siamo giunti alla 9ª edizione. 79


Service

Premi Taormina per le arti e le scienze Nell’elegante San Domenico Palace Hotel di Taormina, il 23 giugno si svolgerà la cerimonia della 26ª edizione. Un appuntamento di prestigio che vede riunite tante personalità del mondo dell’arte, dell’imprenditoria, delle istituzioni e dello spettacolo.

I

premi sono stati istituiti dal Lions Club Taormina, con il Patrocinio della Regione Siciliana, del Comune e dell’azienda autonoma di soggiorno e turismo della città di Taormina, e vengono assegnati ogni due anni a personalità che con la loro elevata e non comune attività si rendono benemerite in qualsiasi campo della vita sociale e contribuiscono a valorizzare con iniziative ed opere di rilevante importanza il nome di Taormina e della Sicilia in tutto il mondo. I premi sono un riconoscimento tangibile da offrire ad illustri personaggi dell’arte e della scienza. Negli anni sono già stati premiati personaggi di rilievo come il cantante Franco Battiato, il conduttore televisivo Pippo Baudo, l’attrice Maria Grazia Cucinotta, l’attore di teatro Turi Ferro, il prof. Antonino Zichichi, l’industriale Emilio Averna, il giornalista Giuseppe Corona, l’imprenditore Vittorio Barbera, il direttore d’orchestra Giuseppe Sinopoli, la giornalista e regista Giovanna Buongiorno. I premi sono attributi grazie ad una commissione preposta del Consiglio Direttivo presieduta dal Presidente del Lions di Taormina prof. Francesco Attinà. Ai premiati verranno consegnate delle targhe in bronzo con relativa dedica, ed in rilievo un minotauro, simbolo della cittadina di Taormina. Quest’anno le personalità premiate saranno: Michele

Ainis, Costituzionalista, docente universitario in Sicilia ed a Roma; Roberto Andò, regista cinematografico, teatrale, sceneggiatore e scrittore italiano; Marcello Giordani, tenore, è stato acclamato dalla critica internazionale come uno dei più importanti tenori dei nostri giorni; Mario Pupella, attore teatro, cinema e televisione. Ha vinto da poco al Festival di Cannes 2013; Giuseppe Zappalà, imprenditore edile siciliano che lavora in tutto il mondo. Le conclusioni saranno riservate al Governatore del distretto Antonio Pogliese.

Livorno e Pisa gemellati

L’

ultimo numero del famoso periodico livornese “il Vernacoliere” titolava la locandina alle edicole Letta: Arfano mi tratta da Pisano, a conferma dell’odio da sempre intercorso fra Livorno e Pisa. Potranno mai diventar amiche queste due città? Beh i Lions ci si stanno avvicinando visto che, dopo i recenti litigi per la paventata fusione delle due provincie, quello che potrebbe essere un titolo da scoop ha registrato un primo passo con la firma di un “Patto di Solidarietà” fra i due Lions Club più vecchi delle due città (Livorno Host e Pisa Host). All’evento, come ricordato dal Lions labronico Pancrazi, conduttore dell’apposito comitato incaricato della stesura del relativo testo, si era arrivati dopo che, superate le prime fragorose risate all’idea e visto che di gemellaggio non si poteva parlare perché non permesso dallo statuto Lions per entità appartenenti allo stesso distretto, allorché i due club si son ricordati d’aver già collaborato anni addietro per tentar di commemorare assieme le ricerche di Marconi a Coltano. Approvato all’unanimità dalle due assemblee appositamente riunite, il testo del documento ha ricevuto la storica firma alla presenza del vescovo di Livorno.

Slalom solidale a Madonna di Campiglio Sport e solidarietà: il binomio vincente si ripete a Madonna di Campiglio in occasione della 32ª edizione dei campionati italiani Lions Open, organizzati dal LC Trento Host. Soddisfatto il presidente del comitato organizzatore Severino Sartori per i risultati raggiunti dalla manifestazione, sia per la numerosa partecipazione di Lions sciatori da tutta Italia, sia per i contributi degli sponsor, che, con la loro solidale partecipazione, hanno permesso di raccogliere i fondi necessari per finanziare i service in programma per l’edizione 2013. Le gare si sono svolte nello storico Canalone Miramonti e sulle piste di Campo Carlo Magno nella spettacolare cornice di uno dei luoghi montani più belli d’Italia. La cerimonia di apertura e di premiazione si sono tenute nel Salone Hofer, sede delle vacanze e delle feste reali degli Asburgo. Un commovente ricordo, in occasione della serata di apertura, è stato dedicato ad Alessandro Bleggi, membro per anni del comitato nazionale permanente per l’organizzazione dei Campionati Sci Lions, socio del Lion Club Trento Host e figura di prestigio di Madonna di Campiglio.

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Lion giugno 2013  
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