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NOINSIEME Dicembre 2008 N° 12

Periodico del Gruppo Ospedaliero ARS MEDICA

MEDICINA PREVENTIVA

La prevenzione delle malattie cancerogene - pag. 6 Il centro di senologia della Clinica Sant’Anna - pag. 9 Checkup, un must sopra i 50? - pag. 12 La diagnostica per immagini - pag. 15 Il passaporto genetico - pag. 20

FOCUS ON

Dieta e salute - pag. 24 L’attività fisica - pag. 29

NEWS

Il Congresso di Ortopedia Pratica - pag. 32 Senologia: campagna di prevenzione 2008 - pag. 33 Il vescovo in visita alla Clinica Sant’Anna - pag. 34


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EDITORIALE

I

l mondo della medicina è senza dubbio tra i più importanti beneficiari degli spettacolari progressi della scienza del ventesimo secolo. Dalla chirurgia, con l’avvento di tecniche sempre meno invasive, alla chemioterapia, con lo sviluppo di farmaci sempre più efficaci, l’arsenale terapeutico di cui oggi dispongono i medici del mondo occidentale ha permesso un sensibile aumento della speranza di vita negli ultimi 50 anni, rendendo possibile la lotta anche contro le malattie più aggressive. È cosa nota che alle nostre latitudini - dove abbiamo la fortuna di disporre dei mezzi per combattere le malattie infettive - le più frequenti cause di decesso sono legate alle patologie cardio-vascolari ed oncologiche: patologie la cui diffusione viene aggravata dall’incessante sviluppo di alcune malattie croniche, strettamente legate allo stile di vita dei nostri giorni. Prendendo il semplice esempio della cattiva alimentazione, che favorisce lo sviluppo dell’obesità e può condurre al diabete, a sua volta terreno fertile per le malattie vascolari, capiamo subito la complessità della nostra lotta per una salute migliore. Conosciamo ormai bene il valore della diagnosi precoce, che aumenta notevolmente la probabilità di successo terapeutico anche grazie al fondamentale aiuto della tecnologia, come nel campo della diagnostica per immagini. Ma sappiamo anche, come ricorda il proverbiale detto “prevenire è meglio che curare”, che in taluni casi si dovrebbe agire anche prima della fase precoce, prima dell’insorgere della patologia. È ciò è possibile grazie all’identificazione dei fattori di rischio, siano essi legati a fattori genetici o, come avviene più spesso, allo stile di vita condotto.

Ermanno Sarra Amministratore Delegato del Gruppo Ospedaliero Ars Medica

La promozione della salute, a cui cerchiamo di contribuire con la redazione della nostra rivista, è quindi essenziale. Il progresso della medicina nel ventunesimo secolo poggerà sicuramente su un ruolo maggiore assunto dalla prevenzione, con un utilizzo sempre più efficiente degli strumenti a disposizione, dalla diagnostica per immagini, alla biologia e alla genetica, in un contesto pluri-disciplinare. In questo numero abbiamo chiesto la collaborazione di alcuni nostri specialisti per proporvi interessanti spunti di riflessione su questo tema, perché - come la nostra missione afferma - il Gruppo Ospedaliero Ars Medica vuole affiancare i suoi pazienti nella gestione della loro salute. Vi auguro quindi buona lettura, e un 2009 in piena forma! Ermanno Sarra NOINSIEME 3


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NOINSIEME

SOMMARIO

Dicembre 2008 N° 12

Editore GRUPPO OSPEDALIERO ARS MEDICA

MEDICINA PREVENTIVA

Direttore responsabile JEROME PUGINIER

Il centro di senologia della Clinica Sant’Anna e la prevenzione del carcinoma mammario pag. 9

Coordinatrice e Responsabile di redazione LOREDANA NANO Progetto grafico REZZONICO DESIGN Fotografie MAURO FERMARIELLO www.fermariello.eu Contributi redazionali di: PAMELA BELTRAMETTI, ROMINA BRIOSCHI TAMI, ANTONELLO CALDERONI, SARA COLOMBO, GERT KAMPMANN, THOMAS F. LÜSCHER, DANY MERCAN, MARCO VARINI Pubblicità GRUPPO OSPEDALIERO ARS MEDICA jerome.puginier@arsmedica.ch

La prevenzione delle malattie cancerogene

Checkup preventivi, un must sopra i 50?

pag. 6

pag. 12

Il ruolo della diagnostica per immagini nella medicina preventiva pag. 15 Un passaporto genetico per una medicina personalizzata pag. 20 FOCUS ON

Dieta e salute

pag. 24

L’attività fisica

pag. 29

NEWS

Il Congresso di Ortopedia Pratica

pag. 32

Senologia: la campagna di prevenzione 2008

pag. 33

Il vescovo di Lugano Monsignor Grampa in visita pastorale alla Clinica Sant’Anna pag. 34

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MEDICINA PREVENTIVA

La prevenzione

delle malattie cancerogene La battaglia contro il cancro rappresenta sicuramente una delle sfide fondamentali della medicina di oggi. Ma se la strada per sconfiggere definitivamente questo male è ancora lunga, ognuno di noi dovrebbe prendere coscienza di come e di quanto le nostre abitudini e il nostro stile di vita possono renderci più o meno protetti contro il rischio cancerogeno. di Antonello Calderoni specialista FMH oncologia ed ematologia

L

e proiezioni statistiche per l’anno 2020 prevedono una popolazione mondiale di 7,5 miliardi di persone, con all’incirca 15 milioni di nuovi casi di cancro diagnosticati e 12 milioni di decessi causati da questa terribile malattia. Mentre il tasso di mortalità delle malattie cardiovascolari ha riportato negli ultimi anni una costante tendenza alla diminuzione, quello del cancro ha continuato a mantenersi invece relativamente stabile, così da divenire superiore al primo nelle persone al di sotto degli 85 anni. Allo stato della conoscenza odierna in merito al genoma umano, si è potuto stimare che solo il 5-10% dei casi di cancro è legato a fattori genetici, mentre il restante 90-95% è dovuto a fattori ambientali, in particolare quelli riconducibili allo stile di vita. Questi dati sono stati confermati durante gli scorsi anni anche grazie a studi effettuati su gemelli monozigoti, dimostrando come solo una piccola parte dei carcinomi oggetto di ricerca erano sorti indipendentemente dallo stile di vita dei gemelli; per contro, oltre il 90% dei casi di cancro era legato a fattori quali il luogo di residenza, l’esposizione a sostanze nocive, la dieta, il consumo di alcol, il tabagismo e l’esposizione a infezioni, come appare chiaramente dal grafico in seguito riportato (pag.8). Questo primo dato di partenza permette di affermare che la prevenzione del cancro deve rivolgersi sostanzialmente ai fattori di rischio ambientali più che ai fattori di rischio genetici. Di seguito sono elencati gli aspetti comportamentali a cui tutti dovremmo dedicare particolare attenzione:

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MEDICINA PREVENTIVA

Il Tabacco Il consumo di tabacco aumenta il rischio di sviluppo di almeno 14 tipi di cancro (polmone, vescica, faringe, laringe, ano, rene, stomaco, utero, vulva, cervice, pancreas, ecc). Il tabacco è responsabile di circa il 25-30% dei decessi in generale e dell’87% dei decessi da carcinoma del polmone. Dopo un’iniziale diminuzione della percentuale di fumatori nei paesi occidentali, si denota ora una nuova tendenza all’aumento soprattutto tra i giovani e nel sesso femminile in particolare. L’Alcol Se un bicchiere di vino rosso al giorno può avere degli effetti benefici sulla salute, come ampiamente dimostrato da diversi studi epidemiologici, un eccesso di alcol, in special modo di superalcolici, causa un enorme aumento del rischio di carcinoma della faringe, dell’ipofaringe, della laringe, dell’esofago, come pure del fegato, del pancreas, del cavo orale e del seno. La Dieta La dieta gioca un ruolo particolarmente importante nello sviluppo e nella carcinogenesi di tumori del tratto gastrointestinale e, secondo alcuni studi epidemiologici, anche della prostata e della vescica. Particolarmente nocivo è l’eccessivo consumo di carne, come lo sono anche l’uso di una cottura con carbone o l’affumicatura, in quanto producono parzialmente composti, quali ad esempio i pirolisati di aminoacidi, dal noto effetto cancerogeno.

Il tabacco è responsabile di circa

Per contro, numerose ricerche scientifiche hanno stabilito che diverse sostanze assunte attraverso l’alimentazione possono avere un effetto anti-cancerogeno, ovvero chemopreventivo. Tra queste si citano di seguito le più note:

il 25-30% dei decessi in generale

I carotenoidi, di cui il licopene è uno dei più importanti, è presente in vari frutti, come ad esempio il cocomero, le albicocche, il pompelmo e i pomodori.

carcinoma del polmone.

e dell’87% dei decessi da

La quercetina fa parte della famiglia dei flavonoidi e si ritrova in diversi frutti vegetali e bibite come il tè e il vino. Vi sono studi che affermano che l’assunzione di cipolle e mele ha un effetto benefico sulla prevenzione di carcinomi squamo cellulari. Il sulforafano, ovvero un isotiocianato, si trova nei vegetali del tipo broccoli, che secondo diversi studi clinici hanno un effetto chemopreventivo nella carcinogenesi. Anche dei tè e delle spezie hanno mostrato presenza di sostanze ritrovate ad esempio nel tè verde, nell’aglio, nel timo, nella capsaicina (peperoncino rosso), nello zenzero, nel fieno greco, nel frumento, avena, chiodi di garofano, miglio, orzo, mais, uva, banane, mirtilli, ciliegie, arance, limone e un infinità di altri vegetali o spezie. Il ruolo delle vitamine rimane controverso ai nostri giorni; fondamentalmente, eccetto che per la vitamina D, la maggior parte delle vitamine sono ritrovabili nei frutti e nella verdura.

L’obesità è stata associata all’aumento di mortalità di diversi tipi di carcinoma.

L’Obesità L’obesità è stata associata dalla Società Americana di Cancerologia all’aumento di mortalità da carcinoma del colon e del seno, dell’endometrio, del rene, dell’esofago, del pancreas, della prostata, dello stomaco, del fegato e della colecisti. Le cause sono sicuramente molteplici e non del tutto chiarite. Un ruolo importante viene giocato probabilmente da ormoni come l’insulina, gli steroidi sessuali, gli stati infiammatori, i fattori di crescita insulino-simili. A questo bisogna aggiungere che l’inattività fisica, sovente presente in individui obesi, sembra avere un effetto negativo non solo per quanto riguarda le malattie cardiovascolari ma anche per le malattie oncologiche.

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MEDICINA PREVENTIVA

Cause di cancro di origine non genetica Altro 9%

Solo il 5-10% dei casi di cancro è

Alcol 5%

Infezioni 14%

legato a fattori

Dieta 27%

genetici, mentre il restante 90-95% è dovuto a fattori ambientali, in

Obesità 18%

particolare quelli riconducibili allo stile di vita.

Tabacco 27% L’Inquinamento ambientale Non vi è dubbio che l’inquinamento ambientale abbia un ruolo non trascurabile nella carcinogenesi, a causa di numerosi fattori quali la produzione di idrocarburi policiclici aromatici, formaldeidi, benzeni, nitriti, pesticidi, diossina e di molte altre sostanze derivate da scorie industriali o da uso casalingo quotidiano. Le Radiazioni Le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, le prime dovute a sostanze radioattive e le seconde, formalmente, ai raggi ultravioletti, sono anch’esse causa della formazione di carcinomi. Esempi ben conosciuti sono l’aumento di incidenza di malignità in Svezia dopo l’incidente di Chernobyl, oppure la conosciuta esposizione al radon e ai suoi prodotti di decadimento radioattivi presente soprattutto nelle miniere. L’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti è causa dello sviluppo di melanomi e altri tumori della pelle.

Cosa posso fare io per prevenire lo sviluppo di un cancro? Riassumendo i dati scientifici a nostra disposizione e volendo rispondere in maniera pratica a questa domanda fondamentale, è indispensabile fare le seguenti raccomandazioni:

1. Non fumare.

2. Moderare il consumo di alcolici (non superare 1-2 bicchieri di vino rosso al giorno).

3. Evitare l’obesità e aumentare l’esercizio fisico.

4. Seguire una dieta equilibrata.

A quest’ultimo proposito, le parole chiave sono sicuramente dieta mediterranea: una meta-analisi che riassume i dati di 12 studi e oltre 1’500’000 partecipanti complessivamente mostra che i partecipanti che più si attenevano ad una dieta mediterranea, ricca di frutti, vegetali, oli polinsaturi, cereali, pesci e una limitata assunzione di carne, denotavano non solo una diminuzione dell’incidenza delle malattie cardiovascolari ma anche una diminuzione del rischio di cancro e delle malattie di Parkinson e di Alzheimer. Una persona che si attiene a queste semplici regole alimentari e di vita non necessita di ulteriori aggiuntivi nutritivi o chimici come i preparati polivitaminici, le miscele di ricostituenti o altri intrugli che vengono regolarmente propinati sul mercato.

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Il centro di senologia della

Clinica Sant’Anna

e la prevenzione del carcinoma mammario N

egli ultimi vent’anni, negli ultimi dieci in particolare, la mortalità dovuta al carcinoma mammario è diminuita significativamente in tutti i paesi occidentali, Svizzera e Ticino compresi, malgrado sia moderatamente aumentato il numero di casi diagnosticati. Ciò dimostra che le cure sono diventate più efficaci e si riesce ad ottenere un maggior numero di guarigioni: rispetto al passato, una donna che si ammala oggi ha molte più probabilità di guarire. Come si è riusciti a diminuire la mortalità di questo tumore?

di Marco Varini specialista FMH oncologia ed ematologia

In primo luogo migliorando la diagnosi precoce con una maggior efficienza della diagnosi mammografica, grazie ad apparecchiature più sofisticate. Con una diagnosi precoce tempestiva si affronta la malattia a uno stadio in cui sovente non c’è ancora stata una diffusione delle cellule malate nell’organismo, per cui l’intervento chirurgico conservativo associato a una radioterapia può contribuire in modo determinante a ottenere la guarigione. D’altro canto, negli ultimi dieci anni sono entrati nella pratica clinica una serie di nuovi farmaci che hanno sensibilmente aumentato il tasso di guarigione quando chirurgia e radioterapia non risultano da sole sufficienti. L’impegno della Clinica Sant’Anna per la senologia La Clinica Sant’Anna si è dotata tre anni or sono di apparecchiature all’avanguardia in ambito senologico; è stata la prima struttura ospedaliera nel cantone a dotarsi di un mammografo digitale, che consente l’effettuazione di indagini più accurate e dettagliate. Parallelamente è stata introdotta la possibilità della biopsia stereotattica, permettendo di evitare inutili biopsie in sala operatoria e migliorando la precisione dell’esame. Nessun miglioramento tecnologico può comunque considerarsi sufficiente a migliorare la qualità della diagnostica se non è associato a un’alta competenza professionale del team medico.

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MEDICINA PREVENTIVA

Per questo motivo la clinica ha stipulato un contratto di collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, grazie al quale possiamo avvalerci della partecipazione regolare alle nostre attività cliniche e scientifiche del dottor Gianfranco Scaperotta, un esperto di fama internazionale che ha fortemente contribuito a raggiungere l’alto standard diagnostico che possiamo vantare oggi. Questo non sarebbe stato possibile senza le altre importanti collaborazioni, in particolare quella dell’Istituto Cantonale di Patologia e quelle dei reparti di Radioterapia e di Medicina Nucleare dello IOSI, con cui teniamo ogni quindici giorni delle conferenze interdisciplinari denominate “Tumor board”, nel cui ambito vengono discussi tutti i nuovi casi di tumore. La mammografia per una diagnosi precoce La prevenzione nel vero senso della parola, cioè la cosiddetta prevenzione primaria che rimuove le cause della malattia, è praticabile solo in una piccola minoranza di casi. Per questo motivo si utilizza la mammografia quale principale strumento di diagnosi precoce (prevenzione secondaria), alla quale si possono associare sia la sonografia che la risonanza magnetica se necessario. Nel Canton Ticino non esiste un programma di screening mammografico organizzato, ci si affida invece ai medici ginecologi o generici che consigliano individualmente le pazienti a sottoporsi a questi esami. In quest’ambito la mammografia è particolarmente utile tra i 50 e 70 anni e se ne consiglia l’esecuzione ogni due anni. Al di fuori di queste fasce d’età l’esame può essere utile specialmente per categorie a maggior rischio, per le quali l’intervallo di tempo fra gli esami e gli eventuali altri esami complementari viene determinato dal medico.

Evoluzione della mortalità da carcinoma mammario in Gran Bretagna e in USA tra il 1950 e il 2004 nelle donne dai 35 ai 69 anni

Source: WHO mortality & UN population estimates NOINSIEME 10


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Difficoltà e ostacoli alla prevenzione Gli ostacoli principali ad una prevenzione efficace sono l’ignoranza e la paura. Paura di affrontare i problemi, nutrita da ignoranza o mancanza d’informazione derivante da credenze sorpassate. Benché una donna su nove debba confrontarsi con questa diagnosi nel corso della sua vita, la maggior parte di esse guarisce con le cure appropriate. È perciò indispensabile imparare a guardare al carcinoma mammario come a una malattia di cui si guarisce e contro la quale ci si può e ci si deve premunire.

La Clinica Sant’Anna è stata la prima struttura ospedaliera nel cantone a dotarsi di un mammografo digitale, che consente l’effettuazione di indagini più accurate e dettagliate.

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Checkup preventivi,

un must sopra i 50?

Gli enormi progressi della medicina, la conquista del paziente “trasparente” grazie agli esami di laboratorio e di imaging diagnostico, rendono quanto mai prima attuale la tradizionale regola secondo cui “prevenire è meglio che curare”: ma cosa è realistico e sensato fare davvero per prevenire?

N

ell’antichità l’inesorabilità apparente della vita veniva semplicemente accettata; ciò che era predestinato, non poteva essere cambiato – l’eroe di quei tempi era il paziente Giobbe. Dall’illuminismo in poi la tendenza è stata quella di prendere in mano la propria vita e plasmarla. Tuttavia, mentre questo era possibile nel pensiero e nell’azione, nella sfera della salute non lo è stato per lungo tempo: allora l’arte dei medici si limitava a intrattenere i pazienti, mentre la natura faceva il suo corso. I grandi di allora – da Dante e Chopin a Schubert e Mahler, fino a Kafka – sono tutti morti all’improvviso di malaria, di tubercolosi, di tifo o di endocardite. Certamente contro tali sventure si è sempre potuto fare ben poco fino al passato più recente e non era possibile opporsi all’ineluttabilità degli eventi. Oggi le cose sono diverse: sappiamo di più sul nostro corpo, ne conosciamo i punti deboli e siamo consapevoli di cosa lo danneggia e di cosa lo rinforza. Grazie agli straordinari progressi della medicina ci siamo ormai lasciati alle spalle epidemie e infezioni – quello che oggi ci colpisce sono le malattie croniche, che si sviluppano lentamente e in modo inarrestabile nel nostro organismo. Le malattie del secolo sono l’infarto e l‘ictus, l’osteoporosi e la demenza, che crescono in modo impercettibile all’interno degli organi e che, senza la necessaria prevenzione, diventano visibili troppo tardi.

Prof. Dr. med. Thomas F. Lüscher specialista FMH cardiologia, Zurigo

Nonostante queste malattie colpiscano la maggior parte delle persone in modo inaspettato – nessuno crede che possa toccare proprio noi – il loro inizio o il fattore scatenante risale molto più addietro. I primi cambiamenti dei vasi sanguigni, un aumento iniziale della pressione arteriosa o del colesterolo si verificano per lo più anni, addirittura decenni prima dell’evento decisivo: non si tratta mai di eventi sorprendenti. Ciò che inizia lentamente, può essere anche riconosciuto e persino prevenuto. Certo, oggi è altresì possibile valutare anzitempo il rischio di infarto, di morte per arresto cardiaco, di ictus o di demenza come una predisposizione alla cecità, al diabete o i primi sintomi di un tumore maligno. Grazie agli esami del sangue e alla diagnostica per immagini, la vita interna del corpo e dei suoi organi è diventata visibile – il paziente trasparente è una conquista. La medicina moderna è in grado di individuare già i primi segni di una malattia; tuttavia non tutti conoscono o vogliono conoscere il proprio corpo. Alcuni credono di essere addirittura invulnerabili; ogni medico fa nel corso della propria attività la seguente esperienza: ad esempio di notte alle tre, quando un bancario di 52 anni leggermente in sovrappeso e con la passione per i sigari, che finora sembrava sano, ti chiama d’urgenza con i sudori freddi e dolorante. Non può credere alla diagnosi di infarto; certo, il colesterolo era al massimo, la pressione arteriosa non era nei limiti, tuttavia non preoccupante, come gli era sempre stato assicurato – e ora questo. In altri casi, la glicemia un po’ alta è stata a lungo minimizzata o i primi disturbi alla vista non sono stati presi sul serio. Prevenire è meglio che curare: questo detto popolare lo conoscono tutti, le assicurazioni

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MEDICINA PREVENTIVA

lo sfruttano, tuttavia è la minoranza a prenderlo seriamente. Praevenire in latino significa previsione, dove ne vale la pena. Ma chi conosce la propria pressione sanguigna, il proprio valore del colesterolo, la glicemia, chi conosce le prestazioni del proprio corpo, la facoltà uditiva, la facoltà visiva e la pressione oculare? Un checkup basato sulla medicina scientifica, la cosiddetta medicina basata sull’evidenza, ha lo scopo di fornire una previsione che valga la pena fare, un’accortezza che evita sorprese. Tuttavia, solo ciò che è necessario è sensato, come le prestazioni fornite da un centro accademico che dispone della competenza necessaria. Double Check – Swiss Academic Center for Checkups and Second Opinions è un centro che collabora a stretto contatto con l‘UniversitätsSpital di Zurigo e combina atmosfera privata con le conoscenze di oltre venti professori dell’Università di Zurigo.

Un elettrocardiogramma

Cosa ha realmente senso? Tutti dovrebbero fare un’indagine fisica approfondita, un esame del sangue è d’obbligo, ognuno conoscerebbe già i valori decisivi: pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, funzionalità dei reni e molto altro ancora. Un elettrocardiogramma rappresenta un referto iniziale utile, una prova da sforzo su una bicicletta o su un tapis roulant rivela il proprio rendimento, sicuramente un referto prognostico non irrilevante: il principio “survival of the fittest” vale soprattutto in quest’ambito. Il controllo degli organi sensoriali, della facoltà visiva e della pressione oculare, nonché della facoltà auditiva dovrebbe rientrare nei controlli standard. Se necessario, è possibile effettuare altri controlli: una rappresentazione dei vasi coronarici mediante computertomografia o un’angiografia coronarica in caso di referti sospetti, un’ecografia degli organi interni o una risonanza magnetica di cervello, cuore o reni. Una scopia dell’intestino è consigliata per tutti coloro al di sopra dei 50 anni o in caso di anamnesi familiare di tumori all‘intestino. Fare il necessario ed evitare il superfluo deve essere il principio alla base di un checkup

sicuramente un referto

rappresenta un referto iniziale utile, una prova da sforzo su una bicicletta o su un tapis roulant rivela il proprio rendimento, prognostico non irrilevante.

Elettrocardiogramma eseguito presso la Clinica Sant’Anna dal Dr. med. Paolo Lago

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Double Check – Swiss Academic Center for Checkups and Second Opinions è un centro che collabora a stretto contatto con l‘UniversitätsSpital di Zurigo e combina atmosfera privata con le conoscenze di oltre venti professori dell’Università di Zurigo. accurato da parte di medici esperti. Ciò che vale per molte cose nella vita, vale anche qui: il troppo stroppia. Non tutte le prestazioni create da un mercato incontrollato sono buone. Una sovraofferta di indagini può anche causare danni, fornire referti che portano a inutili spiegazioni aggiuntive, che comportano altre indagini che invece di dare risposte sollevano altre domande. Un approccio competente con quanto disponibile è pertanto decisivo; il sano che fa domande e il malato alla ricerca di consigli non hanno bisogno di venditori, ma di un medico competente e con un pensiero interdisciplinare, di una rete di esperti disponibili al momento del bisogno. Quello di cui hanno bisogno sono centri con un approccio accademico consapevoli dei limiti e non di un negozio con un‘offerta illimitata. A meno che non la si attui già, la prevenzione non ha senso senza consulenza. Il superamento dello stress fino alla profilassi del burn-out, la corretta alimentazione, lo stop al fumo, il controllo del peso e il movimento fisico, spesso, non sono sufficienti senza un aiuto concreto. Una consulenza sullo stile di vita fino al Genetic Counseling fanno parte di ogni controllo; senza un aiuto professionale non è possibile mettere in pratica la prevenzione. Se lo stile di vita da solo non basta, potrebbe essere necessario ricorrere ai farmaci, ma solo a quelli strettamente necessari – anche in questo caso la base per prescrivere medicinali efficaci e tollerabili è il know-how e l’esperienza. Quando invece la malattia si è già instaurata, il trattamento ottimale diventa fondamentale. Ma qual è il trattamento ideale? Negli USA è ormai consolidata da tempo la consuetudine di richiedere un secondo parere in caso di decisioni difficili – e ciò per validi motivi: non solo per motivi di costi, è interesse di ogni paziente avere un metro di paragone corretto. Di quante diagnosi aggiuntive si ha bisogno, sono sufficienti due occhi o quattro sono meglio? In molti centri, in primis gli istituti accademici, la diagnosi di un cancro viene rilasciata solo se due esperti con lunga esperienza sono concordi. E poi: qual è la migliore terapia? Un trattamento con catetere o un‘operazione, la radioterapia o la chemioterapia? Anche qui un secondo parere sui referti è decisivo: You better double check – un secondo parere da parte di una persona competente, meglio se da un terzo centro competente, è quello che ognuno di noi vorrebbe. Ma non è solo il punto di vista del paziente che porta a questa esigenza. Anche per chi sostiene i costi, lo stato, l’assicurazione sanitaria o il paziente stesso, un secondo parere è senz’altro utile, in quanto solo così è possibile evidenziare una mancanza di trattamento o un eccesso di diagnosi e terapie nella medicina basata sulle evidenze. Anche dopo una malattia, la prevenzione ritorna in primo piano: in questa fase è importante soprattutto evitare altri eventi, sia tramite accurati controlli della pressione arteriosa, una decisiva riduzione del colesterolo, un programma di movimento fisico e altro ancora: la prevenzione non è mai abbastanza. E ritorna anche qui l’esigenza di un consulto professionale per procedere nel modo più efficace e non perdere tempo con quanto inutile. Gouverner, c’est prévenir: ciò che vale negli affari e in politica dovrebbe essere al primo posto nella gestione della propria salute.

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La diagnostica per immagini

nella medicina preventiva

Gli esami radiologici come strumento di prevenzione: indicazioni per l’esecuzione, affidabilità, valutazione.

S

oprattutto per i soggetti sani, e a maggior ragione in tempi in cui la sostenibilità delle spese sanitarie è ormai divenuto tema d’obbligo, la medicina preventiva rappresenta un completamento ideale alla medicina classica curativa. È possibile identificare tre diversi livelli di prevenzione, in corrispondenza dei quali un diverso ruolo viene assunto dalla diagnostica per immagini: La prevenzione primaria, che ha per scopo la prevenzione dell’insorgere di una malattia. La strategia fondamentale è quella di evitare completamente, o almeno il più possibile, i fattori di rischio dello sviluppo di determinate patologie, legati soprattutto a fattori ambientali e alle abitudini comportamentali.

di Gert Kampmann specialista FMH radiologia

La prevenzione secondaria, volta alla diagnosi precoce di una malattia in un soggetto asintomatico. La prevenzione terziaria, il cui obiettivo è invece quello di evitare una recidiva o eventuali complicanze nella progressione di una malattia che si è già manifestata. Per quanto riguarda la prevenzione primaria, la radiologia si occupa della radioprotezione e garantisce la massima competenza nell’individuazione degli esami diagnostici appropriati e nella loro esecuzione, così come nell’esecuzione di terapie che applicano raggi ionizzanti. La prevenzione secondaria, che si avvale naturalmente anche di esami clinici e di laboratorio, è il livello in cui la diagnostica per immagini ha la maggior importanza, essendo la diagnosi precoce della patologia l’obiettivo principale. L’esame radiologico di prevenzione classico e più eseguito nel mondo è la mammografia. Oltre agli esami convenzionali con raggi X (quale è appunto la mammografia), i metodi più usati sono la TAC, l’ecografia e la risonanza magnetica. Vediamone le principali caratteristiche:

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Oltre agli esami convenzionali con raggi X (quale è ad esempio la mammografia), i metodi più usati sono la TAC, l’ecografia e la risonanza magnetica.

TAC: Il grande vantaggio della TAC è la velocità con cui viene effettuato l’esame. L’alta risoluzione delle immagini rende possibile l’individuazione di strutture anche minuscole, quali ad esempio i polipi intestinali, nonché l’identificazione, con un alto indice di affidabilità, di calcificazioni vascolari anche delle arterie coronarie. D’altra parte, la TAC comporta inevitabilmente l’applicazione di una dose di raggi. Ecografia: Non vi sono effetti collaterali conosciuti degli ultrasuoni applicati in medicina e, grazie alle apparecchiature moderne, è possibile ottenere un’alta qualità delle immagini delle strutture superficiali, come ad esempio i vasi del corpo. L’esame richiede però molto tempo e produce risultati spesso poco oggettivi. Vi sono inoltre dei limiti all’affidabilità dell’esame, dovuti ad esempio al meteorismo e all’obesità, problemi sempre più diffusi nella popolazione. RM: Non comportando l’esposizione ai raggi, la risonanza magnetica è un esame privo di effetti collaterali, dai risultati oggettivi (le immagini del tessuto molle sono ad alta risoluzione) e, come nel caso della TAC, con la possibilità di rilettura degli esami in qualsiasi momento. 

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Ma quali sono le patologie per le quali è consigliabile fare dei controlli preventivi? Sostanzialmente, le malattie che è opportuno monitorare nel loro eventuale insorgere sono quelle che hanno un’incidenza elevata (5-10% della popolazione), che sono riconoscibili in fase preclinica e per le quali esistono opzioni terapiche riconosciute. Di seguito si elencano le patologie principali che presentano le suddette caratteristiche e il relativo campo d’azione della radiologia nella diagnosi precoce: Il tumore della mammella: in assenza di mammografia, le morti per carcinoma mammario ammonterebbero a 6 su 1.000 nell’arco di 10 anni. Grazie alla mammografia di screening, che aiuta a diagnosticare il tumore mammario in fase precoce, il tasso di mortalità nello stesso arco di tempo si riduce del 30% (da 6 a 4 casi su 1.000). Si consiglia di eseguire una mammografia ogni due anni a tutte le donne tra i 50 e i 70 anni. In alcuni cantoni svizzeri, soprattutto quelli della Svizzera romanda, esiste un programma di screening organizzato direttamente dalle autorità cantonali. Il tumore del colon: è uno dei tumori più diffusi al mondo, con circa 57.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. Il rischio dell’insorgenza di questa malattia aumenta dopo il superamento dei 50 anni. Oltre il 90% dei tumori maligni si sviluppano a partire da polipi benigni (sono benigni il 95% dei polipi < 10 mm), e la degenerazione da polipo a cancro avviene su un lasso di tempo che va dai 5 ai 10 anni circa. Fino a poco tempo fa, l’endoscopia era l’unico esame raccomandato per la diagnosi precoce del tumore del colon. Con i progressi tecnici ottenuti negli anni più recenti, la colonoscopia virtuale è diventata un’alternativa realistica. The Journal of the National Cancer Institute ha recentemente definito la colonoscopia virtuale un valido screening test primario per il cancro del colon. La cosiddetta endoscopia virtuale può essere eseguita potenzialmente sia con la RM che con la TAC, sebbene solo l’endoscopia virtuale TAC è attualmente riconosciuta come esame preventivo. Dopo specifica preparazione del paziente, viene eseguita una TAC addominale secondo protocolli ben definiti. Oltre alle solite immagini da taglio, il computer è in grado di fornire anche immagini simili ad un’endoscopia convenzionale. The American College of Radiology, nelle sue linee guida, definisce le seguenti indicazioni per l’esecuzione della colonoscopia TAC: • Esame screening per pazienti a medio o alto rischio e pazienti con famigliarità per neoplasie colo-rettali • Esame di sorveglianza in pazienti con pregressa neoplasia colo-rettale benigna o maligna • Esame diagnostico in pazienti con conosciuta o pregressa neoplasia maligna e in pazienti sintomatici con dolori addominali, costipazione, diarrea, emorragia, anemia, ostruzione intestinale e perdita di peso • Dopo l’endoscopia convenzionale incompleta • In caso di controindicazioni per l’endoscopia convenzionale Endoscopia virtuale che rivela la presenza di un piccolo polipo

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MEDICINA PREVENTIVA

Il tumore dei polmoni è, dopo il tumore del colon e il tumore mammario, il terzo tumore a maggiore incidenza nella popolazione mondiale, con circa 37.000 nuovi casi ogni anno. Il fattore di rischio più importante è senza dubbio il fumo, il che rende l’astensione dal tabagismo la prevenzione primaria fondamentale. Ultimamente vengono discussi anche esami di prevenzione secondaria come la TAC dei polmoni. I risultati non hanno ancora portato a delle raccomandazioni per l’esecuzione di esami radiologici per la diagnosi precoce. Nei pazienti a rischio, rappresentati sostanzialmente dai fumatori, è comunque consigliabile prendere in considerazione l’esecuzione regolare di una TAC polmonare. Le malattie cardiovascolari rappresentano la causa più frequente di morte nei paesi industrializzati. Il tabagismo, un’alimentazione sbagliata e ricca di grassi, la mancanza di attività fisica e lo stress sono tutti fattori di rischio per l’arteriosclerosi, una patologia che ben si presta alla prevenzione sia primaria che secondaria. L’infarto cardiaco o cerebrale e l’occlusione delle arterie periferiche, per esempio dei reni e degli arti inferiori, sono esempi di manifestazione dell’arteriosclerosi. L’angio-risonanza magnetica delle arterie del corpo permette la valutazione delle arterie del collo e del cervello, dei reni e degli arti inferiori. Le arterie coronarie saranno presto valutabili in maniera altrettanto affidabile con esami radiologici quali l’angio-risonanza magnetica e l’angio-TAC. L’ecografia mirata e l’eco-doppler dei vasi del collo permettono addirittura di misurare lo spessore della parete dell’arteria carotide e di scoprire l’arteriosclerosi in fase molto precoce, valutando le caratteristiche di una placca. L’osteoporosi è una patologia molto frequente, soprattutto dopo i cinquant’anni di età, e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità rappresenta la malattia più sottovalutata e più trascurata dei nostri tempi. Per osteoporosi s’intendono le malattie scheletriche, che comportano un disturbo d’equilibrio della rigenerazione ossea. Manifestazioni cliniche tipiche sono le fratture dei corpi vertebrali e del collo femorale. La cura dell’osteoporosi ha fatto grandi progressi negli ultimi anni e dovrebbe essere intrapresa già in fase asintomatica: a tal fine, l’osteo-densitometria è l’esame più sicuro e oggettivo per la diagnosi precoce. 

L’angio-risonanza magnetica delle arterie del corpo permette la valutazione delle arterie del collo e del cervello, dei reni e degli arti inferiori.

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MEDICINA PREVENTIVA

Per prevenzione terziaria s’intendono tutte le misure volte ad evitare la progressione di una malattia oppure l’insorgenza di complicanze. In tale contesto la radiologia ha un campo d’azione molto limitato, se non nei protocolli utili alla sorveglianza dei pazienti oncologici. Non è da sottovalutare la frequenza con cui gli esami radiologici a scopo preventivo portano alla luce tumori o altre malattie addominali e del torace in fase ancora asintomatica. Rimane poi doveroso sottolineare come, nella medicina preventiva, è di fondamentale importanza il contesto inter-disciplinare, contesto in cui la diagnostica per immagini è naturalmente d’obbligo: non a caso, a livello nazionale ed internazionale vi sono già esempi di centri di prevenzione dove esiste una stretta collaborazione tra radiologia, medicina interna (cardiologia ed endocrinologia), medicina generale, dermatologia (melanoma), ginecologia, urologia, ortopedia, dietetica e stress management.

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MEDICINA PREVENTIVA

Un passaporto genetico

per una medicina

personalizzata

Il passaporto genetico permette di gestire in modo personalizzato e proattivo la propria salute, grazie all’analisi delle predisposizioni genetiche: scopriamo come con Gene Predictis.

di Sara Colombo Pharm. Ph.D. Business & scientific development Gene Predictis

U

n’alimentazione sana ed equilibrata, una minima esposizione al tabacco, una consumazione moderata d’alcol e dell’esercizio fisico regolare sono presupposti ottimi per preservare una buona forma e restare in salute con l’avanzare dell’étà! La malattia, tuttavia, può incombere su ciascuno di noi inaspettatamente. E non siamo tutti uguali rispetto alla malattia. Grazie ai recenti progressi realizzati nella decodificazione del Genoma Umano, la medicina predittiva permette, via l’analisi di marcatori genetici specifici, di stabilire il nostro passaporto genetico. Due benefici maggiori sono da evidenziare: una migliore prevenzione delle malattie e una migliore efficacia dei trattamenti farmacologici. Che cos’è la medicina predittiva personalizzata? Sebbene simili, ogni essere umano ha un corredo genetico specifico, diverso da ogni altro: un materiale genetico (DNA) unico e irripetibile, il cui codice rivela il perché dell’unicità di ogni individuo. Infatti, delle variazioni genetiche minori possono condurre a modificazioni sostanziali a livello delle regolazioni del corpo umano. L’interesse per la componente genetica della suscettibilità a malattie complesse sta assumendo sempre più importanza nella medicina moderna, in quanto si sta mettendo in evidenza il ruolo di alcune varianti genetiche relativamente comuni, che se associate tra loro e combinate con specifiche componenti ambientali possono elevare notevolmente il rischio di sviluppare svariate patologie. La medicina predittiva si basa sulle informazioni genetiche di un individuo al fine di valutare il rischio di quest’ultimo di sviluppare una determinata patologia durante il corso della vita. Per definizione, la medicina predittiva si rivolge agli individui sani, o apparentemente sani, nei quali si ricercano i difetti genetici che conferiscono loro una certa predisposizione a sviluppare una determinata malattia.

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MEDICINA PREVENTIVA

Quest’approccio implica quindi la determinazione di quei geni che aumentano o diminuiscono la possibilità di contrarre le cosiddette malattie poligeniche, dovute a un “gioco di geni” che può favorire la predisposizione o la resistenza ad alcune patologie diffuse nella società industriale, quali l’ipertensione, le malattie coronariche, le malattie metaboliche o le malattie degli occhi. Una delle caratteristiche della medicina predittiva è che consente di misurare il rischio e, contrariamente alla medicina preventiva (spesso globale e di massa come, per esempio, con le vaccinazioni) è individuale e personalizzata. E molto importante sottolineare che la presenza di un rischio non significa che la malattia si manifesterà, indica solo una debolezza innata rispetto ad alcune malattie. La medicina predittiva rappresenta uno dei mezzi più importanti per conoscere i fattori di rischio e prevenire gli effetti indesiderati dati dai farmaci. Grazie alla determinazione del profilo genetico è possibile realizzare interventi preventivi adeguati e selezionare la terapia più appropriata. La farmacogenetica La farmacogenetica nasce intorno agli anni cinquanta, quando i ricercatori cominciarono a pensare che anche la risposta ai farmaci potesse essere regolata, almeno in parte, dai geni e che la variabilità di reazione a un certo principio attivo da parte di individui diversi non fosse altro che il riflesso delle differenze genetiche. La farmacogenetica studia le variazioni inter-individuali nella sequenza del DNA in relazione alla risposta ai farmaci. L’applicazione pratica di queste conoscenze consiste nella possibilità di predire la risposta di un individuo ad un certo farmaco sulla base di un test genetico, per arrivare a un’individualizzazione della terapia, “il farmaco giusto al paziente giusto”. Questo passaporto genetico specifico per i farmaci (il CYPASS®) dovrebbero possederlo tutti e i medici possono utilizzarlo per decidere la terapia ottimale e per personalizzare il dosaggio. I benefici consistono in una ridotta incidenza di reazioni avverse, in migliori esiti clinici e in costi ridotti. Questo è particolarmente valido per i trattamenti di lunga durata e con un ristretto margine di sicurezza, come i farmaci per curare i tumori, per evitare i rigetti dei trapianti, per curare la depressione o un colesterolo elevato. Per esempio, un individuo con un metabolismo rapido può necessitare dosi più elevate e più frequenti per raggiungere le concentrazioni terapeutiche; al contrario, un paziente con un metabolismo lento può avere bisogno di dosi più basse e meno frequenti per evitare la tossicità. Le reazioni avverse dovute ai farmaci sono un problema non indifferente. Qualsiasi farmaco può esserne causa e, in alcuni casi, tali reazioni possono portare addirittura alla morte. Una stima dell’incidenza delle reazioni avverse dovute ai farmaci, secondo studi eseguiti negli Stati Uniti, mette in evidenza che il 30% dei farmaci utilizzati durante un ricovero provoca una tale reazione, e che il 15% di tutti i ricoveri ospedalieri ne è provocato. Le reazioni avverse gravi rappresentavano fino a poco tempo fa la quarta causa di morte negli Stati Uniti. I test di farmacogenetica mettono quindi il medico nelle condizioni di sapere a priori se un dato medicinale sarà tollerato bene, e quale dei diversi principi attivi a disposizione per curare una certa patologia avrà l’effetto migliore sul paziente. In altri termini, la farmacogenetica permette una personalizzazione dei trattamenti a secondo dello specifico patrimonio genetico dell’individuo.

Grazie alla determinazione del profilo genetico è possibile realizzare interventi preventivi adeguati e selezionare la terapia più appropriata.

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Con l’aumento della speranza di vita, la salvaguardia della qualità della vita e del benessere assumono un’importanza fondamentale. In questo contesto, una medicina ed una gestione dell’invecchiamento di qualità sono imprescindibili e l’analisi genetica presenta a tal fine un potenziale enorme.

L’approcio anti-ageing Con l’aumento della speranza di vita, la salvaguardia della qualità della vita e del benessere assumono un’importanza fondamentale. In questo contesto, una medicina ed una gestione dell’invecchiamento di qualità sono imprescindibili e l’analisi genetica presenta a tal fine un potenziale enorme. Infatti, un’identificazione precoce delle predisposizioni individuali alle malattie e alle reazioni nefaste a fattori esterni (stress, farmaci, ...) permette una prevenzione proattiva e personalizzata. Il passaporto genetico BETTER AGEING analizza le varianti genetiche associate alle malattie cardiovascolari, all’ipertensione, al metabolismo dei lipidi, alle trombosi, all’osteoporosi e al metabolismo ormonale. Inoltre, sono analizzati i geni responsabili dell’eliminazione dei farmaci (CYPASS®) e di varie molecole tossiche (radicali liberi e nitrosamine del fumo della sigaretta) che giocano un ruolo non trascurabile nei processi d’invecchiamento e nello sviluppo di tumori. Prendiamo l’esempio dell’osteoporosi, che rappresenta la più frequente malattia metabolica dello scheletro e si caratterizza da una riduzione della massa ossea e da un’alterazione della microarchitettura cui consegue un aumento della fragilità e della suscettibilità alle fratture. Già da parecchio tempo è stata verificata una familiarità per l’osteoporosi, tuttavia solo negli ultimi anni sono iniziati studi volti a identificare e caratterizzare le componenti genetiche di tale malattia. Il picco di massa ossea che si osserva tra i 20 e 30 anni di età è determinato in gran parte da fattori genetici, come pure la velocità con cui si riduce la massa ossea in seguito alla menopausa o all’invecchiamento. Inoltre durante la vita si possono accumulare fattori di rischio ambientali che possono risultare determinanti per l’insorgere della malattia. Dunque la patogenesi dell’osteoporosi è il risultato di complesse interazioni fra predisposizione genetica e fattori di rischio ambientali. I fattori ambientali comprendono abitudini alimentari (introito di calcio e vitamina D), consumo di alcol, tabacco e caffè, e attività fisica. I fattori genetici giocano un ruolo molto importante e sono rappresentati da un pool di geni che contribuiscono alla patogenesi dell’osteoporosi e sono responsabili del 75-85% della variabilità interindividuale della densità minerale ossea. Un’analisi specifica dei marcatori genetici legati all’osteoporosi permetterebbe di identificare precocemente gli individui suscettibili di sviluppare la malattia. In questo modo si potrebbe attivare una prevenzione mirata con terapie specifiche e modifiche allo stile di vita, tali da ridurre al massimo il rischio ambientale negli individui geneticamente predisposti a sviluppare la malattia.

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MEDICINA PREVENTIVA

Come viene fatto il test genetico? La selezione dei test genetici viene effettuata durante la visita medica, sulla base di un’anamnesi (storia famigliare) dettagliata. Diversi profili genetici sono proposti, come per esempio l’analisi dei geni responsabili della predisposizione alle malattie cardiovascolari, all’osteoporosi, alle malattie oculari, all’infertilità, ai problemi gastrointestinali, alle trombosi, all’invecchiamento e agli effetti indesiderati dei farmaci. Il test è completamente indolore, basta un leggero striscio all’interno della cavità orale effettuato grazie ad un bastoncino ovattato. Il materiale genetico sarà in seguito analizzato a partire dalle cellule raccolte. I risultati sono resi dal medico tramite un rapporto dettagliato che evidenzierà particolari suscettibilità a tali malattie multifattoriali suggerendo controlli e comportamenti di vita e di alimentazione che permettono di modificare il rischio individuato. Il test individuerà inoltre indicazioni di farmacogenetica per orientare la scelta di farmaci con maggiore attività terapeutica e minori effetti collaterali, fornendo inoltre consigli di dieta, in modo da prevenire già a tavola i rischi di patologie multifattoriali.

Qualche definizione utile: Anamnesi: raccolta a scopo diagnostico di

tutte le notizie riguardanti i precedenti fisiologici e patologici, personali ed ereditari, di un individuo.

DNA (acido desoxiribonucleico): è il nostro

materiale genetico.

Gene: l’elemento dell’eredità trasmesso dai genitori alla loro discendenza, é una sequenza di nucleotidi sulla molecola di DNA. Predisposizione genetica: aumentata suscettibilità, dipendente dai geni, a sviluppare una specifica malattia o reazione nefasta. Perché questa si manifesti è spesso necessario anche il concorso di fattori ambientali.

Il test è rimborsato dalle casse malati solo in casi particolari (ad esempio per aiutare l’assicurato nella scelta di un farmaco quando la malattia è già presente), tuttavia il prezzo è ragionevole. Per di più, poiché il materiale genetico è lo stesso per tutta la vita, il test è un investimento valido per tutta l’esistenza. Chi può trarre beneficio dall’analisi genetica? Ogni persona che desidera investire nella propria salute! Idealmente durante il primo check-up, tra i 20 e i 30 anni. La persona, che è in piena forma e che desidera restarlo il più a lungo possibile, potrà sapere rispetto a quali malattie è più fragile e potrà dunque adattare il suo modo di vita per preservare il suo stato di salute. I medici che dovranno prescrivere delle cure potranno ottimizzare le diverse terapie farmacologiche. E questo con validità a vita, poiché il codice genetico è immutabile. Medici e farmacisti sapranno leggere e interpretare correttamente il mio passaporto genetico ? Purtroppo solo alcuni medici e farmacisti sono attualmente in grado di leggere correttamente questi dati. Questo poiché la formazione universitaria con questo approccio innovativo è molto recente. La nuova generazione è invece perfettamente in grado di utilizzare al meglio queste informazioni genetiche. Dove vengono analizzati i geni e come sono trattate le informazioni? Le diverse analisi genetiche e la loro interpretazione sono effettuate nel laboratorio di Gene Predicits® nel Canton Friburgo, pionieri in quest’ambito in Svizzera. I diversi passaporti genetici proposti permettono di migliorare la gestione della propria salute grazie ad un approccio personalizzato. L’obiettivo principale è di predire per prevenire, offrendo un complemento molto interessante alla medicina tradizionale. Le analisi sono effettuate secondo i più alti standard di qualità e con tecnologie d’avanguardia. I risultati sono conservati in maniera anonima e tenuti strettamente confidenziali.

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FOCUS ON

di Pamela Beltrametti e Romina Brioschi Tami dietiste presso la Clinica Sant’Anna

Dieta e Salute

La prevenzione attraverso l’alimentazione in dieci punti

I

l legame tra ciò che si mangia e lo sviluppo di malattie, come tumori, diabete, patologie cardiovascolari, obesità, è oramai noto.

È per questo che, seguendo un’alimentazione sana e facendo particolare attenzione ad alcuni aspetti, è possibile adottare un’ottima prevenzione anche a livello alimentare. Cerchiamo in breve di individualizzare dieci punti su cui tutti possiamo porre attenzione. Il calcio L’osteoporosi è una malattia cronico degenerativa che colpisce maggiormente le donne ed è provocata da una progressiva riduzione del calcio presente nelle ossa, che diventano di conseguenza più fragili e soggette a rottura (es: frattura del femore). Per prevenire questa patologia è importante seguire una corretta alimentazione e un buon grado di attività fisica. Per un adulto è consigliabile un apporto di calcio pari a 1000 mg, che può essere coperto con il consumo di 3 porzioni di latte e derivati: 2 dl di latte (240 mg calcio), 1 yogurt da 180 g (225 mg calcio), 50 g di parmigiano o grana (580 mg calcio). Alimenti che contengono maggiormente calcio, otre al latte e i suoi derivati, sono la frutta secca (soprattutto mandorle, ma anche nocciole, noci e pistacchi), soia e legumi in genere, ortaggi (rucola, prezzemolo, radicchio verde, cardi, agretti, cicoria, menta, basilico, ecc.). Anche l’acqua può avere un ruolo importante; esistono acque minerali che apportano oltre 300 mg di calcio al litro (es: Aprox, Contrex, Valser, Eptinger,…), mentre è trascurabile la quantità di calcio apportata dalle acque oligominerali. La carne, invece, è povera di calcio, mentre il pesce, pur non essendone anch’esso particolarmente ricco, ne contiene comunque almeno il doppio. I grassi TRANS Gli acidi grassi trans, sebbene siano presenti in natura in piccola percentuale soprattutto nei latticini e nelle carni grasse, hanno effetti negativi sulla salute. L’assunzione di un’elevata quantità di acidi grassi trans fa diminuire il rapporto tra colesterolo buono (HDL) e quello cattivo (LDL); in pratica si abbassa quello buono e aumenta quello cattivo, aumentando il rischio cardiovascolare.

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FOCUS ON

Alcuni processi industriali, come quello dell’idrogenazione degli oli, possono aumentare notevolmente la quantità di questi grassi trans negli alimenti. Gli acidi grassi insaturi contenuti negli oli sono particolarmente instabili e irrancidiscono rapidamente. Il processo di idrogenazione consente (aggiungendo atomi di idrogeno) di creare un grasso più stabile e meno soggetto a irrancidimento, cosa molto gradita dalle industrie alimentari che possono conservare più a lungo i loro prodotti. È consigliabile quindi eliminare o quantomeno ridurre al il consumo di grassi idrogenati. Per farlo, è sufficiente attentamente gli ingredienti e prestare attenzione ai contenenti margarina e grassi/oli idrogenati, soprattutto dolci, merendine, gelati, prodotti di pasticceria, snacks, surgelati e liofilizzati.

minimo leggere prodotti biscotti, prodotti

Gli omega 3 (w3) Gli acidi grassi omega 3, che oggi vediamo apparire su molte confezioni alimentari, non sono nient’altro che grassi polinsaturi con un’eccezionale funzione: quella di ridurre il colesterolo cattivo e alzare quello buono, e quindi avere un effetto protettore sul sistema cardiovascolare, diminuendo il rischio di cardiopatie coronariche. Troviamo gli acidi grassi w3 nelle verdure e insalate a foglia verde (spinaci, coste, lattuga, crescione, rucola,…), nel pesce (salmone, aringa, sgombro), nelle alghe, noci, olio di colza, olio di soia, olio di lino. Ricordiamo che l’olio di oliva non contiene quantità importanti di omega 3. Le fibre La fibra alimentare, pur non costituendo una sostanza “nutriente”, rappresenta comunque un componente indispensabile della nostra alimentazione.

Seguendo un’alimentazione sana e facendo particolare attenzione ad alcuni aspetti, è possibile adottare un’ottima prevenzione anche a livello alimentare.

La fibra transita integra nell’intestino senza venire digerita e assorbita, producendo numerosi effetti benefici. Ecco i principali: 1. Le fibre aumentano la massa fecale, migliorando il transito intestinale e prevenendo la stipsi. Questo effetto è però possibile solo se l’assunzione di fibre è accompagnata da un adeguato consumo d’acqua. Migliorando la funzione intestinale, le fibre possono anche ridurre il rischio di malattie quali la diverticolosi o le emorroidi, e possono avere un effetto protettivo sul tumore intestinale. 2. Le fibre possono rallentare l’assorbimento dei carboidrati e quindi ridurre il picco glicemico postprandiale e la risposta insulinica. Questo può aiutare i soggetti diabetici a migliorare il controllo del livello di glucosio nel sangue. 3. Le fibre possono ridurre anche i livelli di colesterolo totale e quelli di colesterolo cattivo (LDL), proteggendo dall’ arterosclerosi. Sebbene la prevenzione della stipsi, il miglioramento dei livelli di glucosio e dei lipidi nel sangue sono gli effetti predominanti di una dieta ricca di fibre, non bisogna dimenticare che un consumo elevato di fibre può essere d’aiuto anche nel controllo del peso; infatti le fibre aumentano la massa di cibo nello stomaco senza aggiungere calorie, aumentando la sazietà e diminuendo l’appetito. L’acqua L’acqua è di primaria importanza per l’organismo poiché svolge delle funzioni fondamentali per la sopravvivenza: è la base strutturale di tutte le cellule dell’organismo, distribuisce in tutto il corpo i nutrimenti assunti ed elimina le sostanze di scarto; inoltre grazie alla sudorazione, riesce a mantenere costante la temperatura corporea. Nel corso delle sue funzioni vitali, come urinare, defecare, sudare e respirare, l’organismo perde quotidianamente una quantità d’acqua NOINSIEME 25


FOCUS ON

I cuochi della Clinica Sant’Anna all’opera: da sinistra, Marco Megliola, Guido Zanchetta e Fabio Melli

non indifferente, pari a circa 2,5 litri. Queste perdite, quindi, devono essere ricompensate da un apporto idrico corrispondente, attraverso le bevande e l’acqua contenuta negli alimenti ( soprattutto verdura e frutta). Un deficit d’acqua (a dipendenza della durata e della quantità) può avere gravi conseguenze: una perdita pari al 4-6 % provoca mal di testa e difficoltà di concentrazione; se il deficit raggiunge il 6-8 % possiamo avere sintomi di nausea, vomito, stanchezza, tachicardia fino a stati confusionali; perdite superiori al 15-20% possono determinare anche la morte. La qualità delle proteine L’OMS considera un apporto giornaliero di 0,8 g di proteine per chilo di peso corporeo come sufficiente per assicurare l’equilibrio del bilancio azotato. Quindi, per un individuo di 70 chilogrammi sono necessari circa 56 g di proteine al giorno, facilmente coperti. Basti pensare che 150 g di pollo apportano circa 30 g di proteine, 100 g di lenticchie secche ne apportano circa 23 g e 100 g di pasta secca ne apportano circa 11 g. Bisogna ricordare, tuttavia, che non tutti gli alimenti contengono proteine di buona qualità; infatti, il valore nutrizionale di un alimento proteico dipende dalla sua capacità di fornire particolari aminoacidi, detti essenziali. Quest’ultimi sono così chiamati poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e devono, quindi, essere introdotti con l’alimentazione. Le proteine contenute negli alimenti di origine animale sono di ottima qualità, poiché contengono tutti gli aminoacidi essenziali. Al contrario, le proteine contenute negli alimenti di origine vegetale non sono così complete. Ciò nonostante è possibile ottenere un buon apporto di proteine anche combinando differenti alimenti d’origine vegetale, per esempio associando un cereale con una leguminosa (pasta e fagioli, riso e piselli, orzo e ceci,…). Il sale Un eccessivo consumo di sale rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari. Il rapporto della Commissione federale per l’alimentazione del 2004 giunge alla conclusione che l’apporto eccessivo di sale aumenta la pressione sanguignea, soprattutto per i soggetti a rischio: anziani, obesi, ipertesi, sensibili al sale (circa il 10% della popolazione). L’OMS consiglia un consumo di sale (sale da cucina aggiunto alle pietanze) inferiore a 5 g al giorno. L’assunzione di sale in Svizzera è valutata intorno a 8-10 g al giorno, valore di gran lunga superiore ai parametri fissati dalle raccomandazioni; pertanto è necessario adottare dei provvedimenti per ridurne il consumo, ad esempio sostituendolo quando possibile con delle spezie o delle erbette fresche.

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FOCUS ON

La Vitamina B9 La vitamina B9 viene comunemente chiamata acido folico (folato). Non viene prodotta dall’organismo, sebbene una piccola quantità sia sintetizzata dalla flora batterica intestinale, e deve, quindi, essere assunta con l’alimentazione. Il fabbisogno quotidiano in condizioni normali è di circa 0,2 mg. Negli ultimi decenni, l’acido folico è stato riconosciuto come essenziale nella prevenzione delle malformazioni neonatali, particolarmente di quelle a carico del tubo neurale (spina bifida), che si possono originare nelle prime fasi dello sviluppo embrionale. Durante la gravidanza, quindi, il fabbisogno di folato si raddoppia a 0,4 mg perché il feto utilizza le riserve materne. L’acido folico si trova in abbondanza in alcuni alimenti come le verdure a foglia verde (spinaci, broccoli, asparagi, lattuga), le arance (e il succo di arancia dal concentrato), i legumi, i cereali, frutta come limoni, kiwi e fragole, e nel fegato. Il processo di cottura però distrugge la grande maggioranza di folato presente nei cibi. Considerata la sua importanza, in commercio esistono alimenti fortificati come la farina, il pane, il riso e altri prodotti a base di cereali, succhi di frutta e un latte speciale UHT. I dolcificanti non calorici Nei prodotti light, lo zucchero viene spesso sostituito con sostanze ad alto potere dolcificante ma con valori calorici quasi nulli. Tali sostanze sono state spesso oggetto di dubbi, riguardo a possibili effetti nefasti sulla salute. Di seguito i dolcificanti più noti in commercio. Aspartame (E951): L’aspartame può provocare reazioni di intolleranza, come pure ciclamato e saccarina. Il gruppo di esperti scientifici in materia di additivi AFC ha portato a termine un nuovo studio sulla cancerogenicità dell’aspartame, giungendo alla conclusione che non vi è necessità di rivalutare la sicurezza né la dose giornaliera accettabile pari a 40 mg per chilo di peso corporeo, valore quasi impossibile da superare. Saccarina (E954) e ciclamato (E952): Per questi due edulcoranti è invece più facile superare la dose giornaliera ammissibile, ma solo in caso di consumo veramente eccessivo. La FAO raccomanda di non superare la dose giornaliera di 11 mg di ciclamato per chilo di peso corporeo e di 2,5 mg di saccarina per chilo di peso corporeo. Nella pratica, una persona di 60 chili non dovrebbe consumare più di 25 pastigliette di Assurgin® (1 contiene: 24 mg di ciclamato e 6 mg di saccarina, dosi comunque abbastanza elevate).

L’acido folico si trova in alimenti come le verdure a foglia verde, le arance, i legumi, i cereali, frutta come limoni, kiwi e fragole, e nel fegato.

Stevia: Oltre agli edulcoranti artificiali menzionati sopra, esistono dolcificanti naturali acalorici, come la stevia, arbusto originario del Sud America, le cui foglie hanno sapore molto dolce. Pur essendo naturale, il suo consumo non è libero. È possibile trovarla come ingrediente del the alle erbe, ma soltanto in quantità del 1-2%. Oppure la si trova sotto forma concentrata al 95% di glucosidi steviolici; è stato stabilito un livello tollerabile pari al massimo 4 mg per chilo di peso corporeo. L’alcol Gli inviti alla cautela e alla moderazione sono sempre doverosi quando si parla dell’uso di bevande alcoliche. È giusto però anche ricordare che, a quanto risulta da numerose ricerche, sembra che le persone abituate ad un regolare e moderato consumo di bevande a bassa gradazione alcolica (vino e birra) tendano a vivere più a lungo e a presentare una minore incidenza di alcune malattie croniche (cardiopatie) rispetto a chi non beve o a chi lo fa in maniera eccessiva. A questo proposito, secondo alcuni studi, le diverse bevande alcoliche sembrano avere effetti diversificati, a parità di alcol ingerito: il vino sembra esercitare un ruolo protettivo maggiore di quello della birra, che a sua volta avrebbe un effetto protettivo superiore a quello degli altri alcolici. Queste proprietà sono state messe in relazione alle sostanze polifenoliche e antiossidanti, presenti soprattutto nel vino e in misura minore nella birra. Tali sostanze sono invece assenti, o comunque meno rappresentate, nei superalcolici. Secondo altri studi, invece, il ruolo principale nella protezione dalle malattie cardiovascolari sarebbe da attribuire all’alcol stesso. È opportuno sottolineare ancora che tutto quanto detto sopra vale soltanto per consumi moderati, e che non appena l’assunzione abituale di alcol supera i confini della moderazione, aumentano anche, con grande rapidità, i rischi connessi.

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Informazioni scientifiche: Profilo degli acidi grassi Generalità

Dall’avvento dell’era industriale, l’alimentazione umana ha conosciuto degli sconvolgimenti profondi legati allo stile di vita occidentale. La quantità e soprattutto la natura degli acidi grassi da noi consumati si sono evolute in modo sfavorevole. Gli acidi grassi svolgono numerosi ruoli fondamentali: struttura e funzione delle membrane cellulari, azione di messaggeri intracellulari, regolazione dell’espressione di geni, fonte di energia per ossidazione e ruolo di precursori delle prostaglandine, tromboxani e leucotrieni. Gli apporti alimentari squilibrati di acidi grassi sono all’origine di disturbi metabolici multipli che rigurdano particolarmente il sistema cardiovascolare.

Presentazione

Gli acidi grassi si compongono di un gruppo carbossilico e di una catena di atomi di carbonio che può essere satura o insatura. Nel caso di una catena insatura, si distinguono gli acidi a seconda del numero, dell’orientamento e della disposizione dei doppi legami. I monoinsaturi (MUFA) sono quindi ripartiti in acidi cis- e trans-insaturi. I polinsaturi (PUFA) sono principalmente composti di acidi detti omega-6 e di altri detti omega-3, a seconda della disposizione spaziale delle insaturazioni. Nell’organismo, gli acidi grassi sono scarsi allo stato libero. Essi sono generalmente legati sotto forma di esteri, in particolare con il colesterolo o con il glicerolo (trigliceridi e fosfolipidi).

Fisiologia e nutrizione

Solo due acidi grassi non possono essere sintetizzati dall’essere umano: l’acido linoleico (omega-6) e l’acido -linolenico (omega-3). La conversione degli acidi grassi essenziali in altri acidi grassi è raramente sufficiente per soddisfare le esigenze dell’organismo. Gli apporti alimentari equilibrati sono quindi indispensabili per un effetto ottimale sulla salute. In generale, noi consumiamo troppi acidi grassi: troppi acidi saturi e troppi acidi transMUFA mentre consumiamo una quantità insufficiente di omega-3. Gli acidi grassi saturi provengono dalla carne e dai lattacini. I trans-MUFA compaiono durante l’idrogenazione degli oli vegetali; li si ritrova nelle margarine o nelle “viennoiseries”. I PUFA omega-6 provengono principalmente dalle piante, gli omega-3 da alcune piante e dai pesci dei mari freddi.

Fisiopatologia

Numerosi lavori hanno mostrato l’importanza di un apporto equilibrato di acidi grassi nell’alimentazione(1,4). Il profilo degli acidi grassi dei fosfolipidi è un apprezzato marcatore delle pratiche alimentari e della loro interazione con il metabolismo(5) Uno squilibrio con eccesso di acidi grassi saturi è associato ad un aumento del colesterolo LDL, ad un calo dell’HDL(6) ed interviene verosimilmente nelle genesi di determinate forme tumorali. L’alterazione del metabolismo degli acidi grassi nei muscoli provoca un aumento della concentrazione cellulare, provocando una resistenza periferica all’insulina. Inoltre, gli acidi grassi saturi alterano l’insulinosecrezione; questa associazione tra resistenza e secrezione ridotta favorisce l’evoluzione verso il diabete di tipo 2. Gli acidi trans-MUFA sono noti per i loro effetti particolarmente nefasti sul profilo lipidico e il sistema cardiovascolare. I PUFA omega-3 e 6 sono importantissimi per lo sviluppo, la crescita, la struttura e il funzionamento del sistema nervoso centrale, cosa che spiega il fabbisogno specifico dei neonati, ma anche le ripercussioni sul supporto alimentare dei disturbi depressivi. I PUFA omega-3 inibiscono la produzione di linfociti T helper 1 e sono i precursori di prostaglandine antinfiammatorie, mentre gli omega-6 generano delle prostaglandine che favoriscono l’infiammazione. Per queste ragioni, il rapporto omega-6/3 presenta un interesse rilevante nell’ambito delle malattie infiammatorie e cardiovascolari.

Indicazioni

•Rischio cardiovascolare: stabilire l’origine nutrizionale o endogena di un problema lipidico per scegliere una dieta appropriata ed assicurane il controllo. •Infarto del miocardio: assicurare il controllo nutrizionale come prevenzione secondaria. •Obesità: oggettivare gli squilibri alimentari per mettere a punto una dieta adatta ed assicurare il controllo. •Consigli nutrizionali, stato pro-infiammatorio: verificare il tasso di acidi essenziali e il rapporto degli acidi essenziali e il rapporto omega-6/3, guidare la scelta di un olio per ottenere un apporto complementare di acidi grassi. •Depressione: determinare i fattori nutrizionali associati ad una carenza di omega-3. •Prematuri: controllare lo stato di acidi grassi (è realizzabile una versione “microvolume”).

Risultati

Il profilo degli acidi grassi selezionato riflette lo stato nutrizionale delle ultime quattro - sei settimane. Esso non è influenzato dai pasti recenti. I risultati, espressi in µmol/l, sono classificati in 6 famiglie funzionali (per es. omega-3, omega-6, …) che raggruppano 18 acidi grassi. Con questa suddivisione è piu semplice interpretare il profilo degli acidi grassi. E’ calcolato il valore del rapporto omega-6/3.

In breve

Il profilo degli acidi grassi riflette l’interazione dell’alimentazione e del metabolismo dell’individuo. L’analisi del profilo permette di rilevare le carenze e gli eccessi nutrizionali, di proporre una dieta personalizzata ed oggettivarne il controllo. E’ opportuno attribuire un’importanza particolare al rapporto omega-6/omega-3.

Dany Mercan, Dr med. Dr sc. med. Responsable du Département de Chimie spéciale, Unilabs, Coppet www.unilabs.ch

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FOCUS ON

Sta ad ognuno di noi ricordare che l’esercizio fisico è una condizione di primaria importanza per il mantenimento della nostra salute

L’attività fisica

Un’abitudine imprescindibile

per il mantenimento della nostra salute

L

o sport d’élite, tema a cui ampio spazio è stato dedicato già nel precedente numero di NOINSIEME, costituisce una dimensione interessante non solo per la spettacolarità che lo caratterizza, ma soprattutto se inteso come formidabile veicolo di promozione dell’attività fisica praticata a livello amatoriale, a scopo agonistico o puramente ricreativo. È ampiamente dimostrato che la pratica regolare di un’attività fisica si traduce in un inestimabile beneficio per la salute sia fisica che psichica. Dal punto di vista della prevenzione, si può anche affermare che la mancanza di movimento costituisce un considerevole fattore di rischio nello sviluppo di numerose patologie, tra le quali ad esempio l’obesità e alcune malattie cardiovascolari. Secondo uno studio realizzato nel 2001, la sedentarietà è in Svizzera la causa diretta di almeno 2’000 decessi ogni anno, riconducibile ad oltre un milione di patologie e con un costo diretto di 1,6 miliardi di franchi. Basti pensare che le conseguenze nefaste della mancanza di attività fisica vengono equiparate a quelle del tabagismo e considerate addirittura superiori a quelle del sovrappeso. Coadiuvato da altre buone abitudini comportamentali, lo sport rappresenta dunque una ricca fonte di soluzioni a tanti degli attuali problemi in materia di sanità pubblica. Una fonte sfruttata però solo dalla metà della popolazione svizzera, e da meno di un terzo su base regolare: secondo l’Ufficio Federale di Statistica, solo il 23.8% delle donne e il 30.7% degli uomini svolge un’attività fisica intensa almeno tre volte alla settimana. Mentre gli indicatori assegnano al Canton Zugo, e più generalmente ai Cantoni della Svizzera Tedesca, la palma di Cantone più dedito allo sport, il Canton Ticino detiene la poco entusiasmante posizione di ultimo in classifica, almeno secondo l’ultima valutazione del 2002. Pur potendo addurre come attenuante l’elevata età media della popolazione ticinese, si tratta comunque di una situazione poco entusiasmante, ed é difficilmente pensabile che essa sia imputabile all’assenza di tentativi di promozione dell’attività fisica ad opera delle

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FOCUS ON

Esiste una varietà quasi infinita di attività possibili, che vanno dalle più classiche e semplici passeggiate al più innovativo e recente “Nordic Walking”.

autorità o di altri soggetti coinvolti. A livello istituzionale, questa promozione si appoggia principalmente sulle sinergie esistenti tra l’Ufficio Federale della Sanità Pubblica (UFSP), l’Ufficio federale dello sport (UFSPO), e la legge federale 415.0 del 1972, che regolamenta la promozione della ginnastica e dello sport nelle scuole. I Cantoni hanno poi sviluppato delle campagne mirate, guidate in Ticino dall’Ufficio per la Promozione e la Valutazione Sanitaria (UPVS), con diversi progetti nel campo dell’alimentazione e del movimento (http:// www.ti.ch/DSS/DSP/SezS/UffPVS/progetti/Alimentazione_Movimento/default.htm). Tra gli altri promotori, possiamo citare altre associazioni, quale ad esempio Promozione Salute Svizzera (http://www.promotionsante.ch/i/), e le assicurazioni sanitarie, naturalmente interessate al tema. Esclusa la possibilità che l’assenza di comunicazione possa essere la causa dell’impopolarità dell’attività fisica nel nostro Cantone, si deve invece prendere atto dell’apparente mancanza di coordinamento tra i vari soggetti che di questa comunicazione sono incaricati. La pluralità dei messaggi trasmessi e la mancanza di sforzi congiunti potrebbe infatti essere all’origine di un indebolimento dei messaggi stessi e, in ultima analisi, dell’efficacia delle attività di promozione della pratica sportiva. In realtà, sono due le domande essenziali a cui questi messaggi dovrebbero rispondere: l’attività fisica è importante per la salute di tutti? E cosa s’intende con attività fisica? A rispondere in modo molto chiaro a queste domande sono le raccomandazioni pubblicate dall’UFSPO, in particolare per quanto riguarda intensità e frequenza del movimento: “Uomini e donne di tutte le età dovrebbero praticare un’attività fisica d’intensità media tutti i giorni per almeno mezz’ora” •

• “Un’attività è considerata d’intensità media quando ci lascia leggermente a corto di fiato”

Un altro problema, sicuramente più complesso, è rappresentato dal tipo di attività fisica che si sceglie di praticare, quesito la cui risposta non può essere che personalizzata, determinata cioè sulle caratteristiche di ognuno di noi. Essa dipende innanzitutto dalle nostre possibilità fisiche, che a loro volta sono determinate dalla nostra salute e dalla nostra età, dall’ambiente in cui viviamo e, aspetto non meno importante, dalle nostre

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FOCUS ON

Le raccomandazioni pubblicate dall’UFSPO: •

“Uomini e donne di tutte

le età dovrebbero praticare un’attività fisica d’intensità media tutti i giorni per almeno mezz’ora” •

“Un’attività è considerata

d’intensità media quando ci lascia leggermente a corto di fiato”.

preferenze e dalla nostra disponibilità. Idealmente, l’attività fisica dovrebbe poter costituire uno dei piaceri della vita; è vero che noi potenziali sportivi siamo tutti diversi gli uni dagli altri, ma è altrettanto vero che a questa diversità corrisponde una varietà quasi infinita di attività possibili, che vanno dalle più classiche e semplici passeggiate al più innovativo e recente “Nordic Walking”, solo per rimanere nelle attività che coinvolgono la camminata. E chi non trova la soluzione adatta a sé, dovrebbe poter beneficiare dell’aiuto degli altri, non solo da parte di famigliari e amici ma anche del medico e delle strutture sanitarie. L’importanza dell’attività fisica per la propria salute dovrebbe incitare e incoraggiare lo sviluppo, ad esempio nel quadro della medicina preventiva, di consulenze mirate alla determinazione di programmi personalizzati per l’inizio o la ripresa dell’esercizio fisico. In questo processo è coinvolta la maggior parte delle specializzazioni mediche, ed in particolare l’ortopedia e la fisioterapia, campi di particolare interesse per il nostro Gruppo. Frequenti sono i casi in cui, per un motivo strettamente medico come una patologia osteoarticolare, si è costretti a una riduzione, se non a una rinuncia totale, dell’attività fisica solitamente praticata. Riprenderne la pratica dopo un intervento o scoprirne un’altra, più adatta alle nuove condizioni fisiche, è sicuramente uno degli obbiettivi essenziali anche nel lavoro fisioterapico. Infine, rimane il problema della mancanza di tempo, molto attuale nella società odierna. Gli impegni lavorativi e famigliari, i tempi di spostamento sempre più lunghi, l’utilizzo intensivo dell’automobile (tutte problematiche che riguardano, per molteplici ragioni, il nostro Cantone in particolare) non agevolano le possibili soluzioni. Sta quindi soprattutto ad ognuno di noi ricordare che l’esercizio fisico è una condizione di primaria importanza per il mantenimento della nostra salute, e che dedicare mezz’ora della nostra giornata ad un’attività di nostro gradimento è un modo semplice e di sicuro effetto per aiutarci nel perseguimento di questo fondamentale obiettivo.

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NEWS

Il Congresso di

Ortopedia Pratica L

o scorso 6 novembre si è tenuto a Mendrisio il Congresso di Ortopedia Pratica, quest’anno alla sua quinta edizione, con lo scopo di aggiornare e dare interessanti spunti di approfondimento ai medici specialisti in ortopedia e ai professionisti della riabilitazione. Un programma ricco e variegato che ha visto affiancarsi argomenti di ampio respiro a temi più specifici, vedendo avvicendarsi armonicamente diagnostica, clinica, terapia e riabilitazione. Nel consueto spirito del congresso, gli aspetti scientifici delle argomentazioni si sono coniugati con la pratica quotidiana della scienza medica, secondo un eccellente lavoro di sintesi, concretezza ed equilibrio, sicuramente uno dei punti di forza maggiori di questa preziosa offerta di aggiornamento e formazione. Tra i conferenzieri invitati ad intervenire erano presenti anche alcuni specialisti del Gruppo Ospedaliero Ars Medica: il Dr. med. Hans Rudolf Bloch, con la protesica della spalla, il Dr. med. Paolo Gaffurini, intervenuto a proposito dell’anca, il Dr. med. Stefano Lafranchi, con la protesica, il Dr. med. Gianni Rigoni, con la traumatologia del polso, e il Dr. med. Danilo Togninalli, con il ginocchio legamentare e la sua riabilitazione.

Gli aspetti scientifici delle argomentazioni si sono coniugati con la pratica quotidiana della scienza medica, secondo un eccellente lavoro di sintesi, concretezza ed equilibrio: sicuramente uno dei punti di forza maggiori di questa preziosa offerta di aggiornamento e formazione. NOINSIEME 32


NEWS

Senologia:

conclusa con successo la campagna

di sensibilizzazione 2008

Anche quest’anno la Clinica Sant’Anna ha aperto le sue porte alla campagna di sensibilizzazione alla prevenzione del carcinoma mammario.

A

nche quest’anno la Clinica Sant’Anna ha aperto le sue porte alla campagna di sensibilizzazione alla prevenzione del carcinoma mammario promossa dalla Lega Ticinese contro il Cancro. Due sono state le iniziative fondamentali offerte alle partecipanti: la visita guidata al Centro di Senologia e la possibilità di avere un consulto da parte di un ginecologo. La partecipazione è stata molto alta, segnando il successo della campagna, ormai nata qualche anno or sono con lo scopo di sensibilizzare la popolazione femminile a recarsi regolarmente ai controlli ginecologici e ad imparare l’autopalpazione del seno, avvertendo il proprio medico in merito ad ogni piccolo dubbio, al fine di ottenere una diagnosi sempre più precoce per questo male ancora diffuso ma oggi curabile se diagnosticato in tempo. NOINSIEME 33


NEWS

Il vescovo di Lugano in visita pastorale

alla Clinica Sant’Anna

da sinistra verso destra: Don Luigi, Suor Hildegard, Suor Margherite, Sua Eminenza Monsignor Grampa, Suor Valeria, Suor Anna e Don Sala

L

a Clinica Sant’Anna ha accolto con grande gioia la visita pastorale di Sua Eminenza Monsignor Grampa, avvenuta nella giornata di lunedì 13 ottobre. A dare il benvenuto al Vescovo sono stati non solo la direzione e i collaboratori della Clinica, ma anche una delegazione di Suore giunte dalla Gemeinschaft der St. Anna Schwestern di Lucerna: Suor Anna Rigoleth, Suor Margherite Schurtenberger, Suor Hildegard Geissmann e Suor Valeria Konlarickal sono apparse emozionate e felicissime di fare ritorno nella Clinica di cui con orgoglio rappresentano le origini e la storia. Momenti di grande emozione sono stati anche la visita che il Vescovo ha fatto ai neonati nella nursery della clinica, così come le visite ad alcuni pazienti del reparto di oncologia, che Monsignor Grampa ha incontrato personalmente nelle loro camere. A raccogliersi in preghiera insieme al Vescovo nella cappella della Clinica Sant’Anna sono stati le Suore di Lucerna, il parroco di Sorengo Don Sala, il cappellano della Clinica Don Luigi, la direzione e i collaboratori. Un pranzo di commiato ha poi concluso questa giornata speciale alla Clinica Sant’Anna, che il vescovo, come ha poi scritto nella lettera di ringraziamento inviata alla direzione, ha trovato “accogliente, professionale e ben organizzata”. Monsignor Grampa ha anche espresso la propria gratitudine per aver fatto in modo che anche le Suore di Sant’Anna fossero presenti e ha fatto i suoi migliori auguri per l’impegno e la futura attività della clinica.

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Noi Insieme N° 12