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Editoriale La sfida evangelica dell’Associazione “I Discepoli di Maria” Michele Iula

All’interno della Rivista Dio chiama ancora i suoi figli? fra Giovanni Pio Maria

Pagina vocazionale dei Discepoli di Maria fra Giovanni Pio Maria

Facebook, un vero pericolo spirituale Mario Loforte

Paura per la "fine del mondo" Michele Iula

L’effetto Facebook Don Michele Padano

Lettera di fra Giovanni Pio Maria fra Giovanni Pio Maria

Copertina di: Vincenzo Faretra

1 Rivista Cattolica Nazionale dei “Discepoli di Maria”

Approfondimenti Avvicinatevi a Dio UNICO GANCIO DI SALVEZZA Don Michele Padano

Lettere “Sii contenta di diventare sua sposa” Direttore Responsabile Dr. Michele Iula

fra Giovanni Pio Maria

Lettere “Una scelta edificante” fra Giovanni Pio Maria

Editore Associazione “Discepoli di Maria” Caporedattore Rita Gallo

Benedetto XVI: l'unità è il "biglietto da visita" della Chiesa Luigi Schiavone

Il Saluto dei Discepoli di Maria a Papa Benedetto fra Giovanni Pio Maria

Un Ragazzo di grande fede Direzione e Redazione Cappella Santissima Vergine di Borgo Incoronata Borgo Incoronata (FG) Tel. 0885890237 Cell. 3207857608 Email: fragiovannimaria@gmail.com

a cura di Rita Gallo

Il movimento “I Seguaci di Maria” fondato da Sal Marchese Noemi Roccaforte

L'ubbidienza di Maria: "Ecce ancilla Domini" Rocco Sarcinelli

La testimonianza di Rosa “Maria ha cambiato la mia vita” Lauro Paoletto

Autorizzazione Tribunale di Foggia n. 1895 del 12/01/2013 IMMAGINANDO MARIA

Preghiamo sempre – libri allegati alla rivista Preparazione alla Pasqua del Signore Gesù fra Giovanni Pio Maria

Quaresima “momento di riflessione cristiana” Don Michele Padano

Semi di speranza Molte persone ci scrivono per chiederci dei pareri su come “rivolgersi a Dio”. La domanda “con quale preghiere dobbiamo rivolgerci a Dio?” ecco la risposta: Per potersi rivolgere all’Onnipotente e confidargli i più intimi pensieri è un privilegio inestimabile. Molti però s’interrogano su come pregare mentre altri vorrebbero rendere più significative le loro preghiere. Evidentemente anche tra i primi seguaci di Gesù Cristo c’era chi si chiedeva qual era il modo migliore di pregare. Infatti uno di loro gli fece questa domanda “Signore, insegnaci a pregare”. (Luca 11:1) Gesù rispose fornendo una preghiera modello, comunemente conosciuta come il “Padre Nostro”. Questa bella e significativa preghiera non dolo ci aiuta a rivolgerci a Dio in modo a lui gradito, ma ci permette di capire meglio il principale messaggio contenuto nella Bibbia.


III

Il fenomeno della “Nuova Evangelizzazione” resta uno dei compiti più critici della nostra Chiesa. Se fino a ieri eravamo giunti ad una presenza significativa delle cosiddette “comunità evangeliche” in tutto il mondo, oggi non si capisce ancora bene il motivo “tendono alla diminuzione”. Tuttavia su questo fronte stanno tanno nascendo qua e la delle comunità carismatiche, che si vogliono impegnare per volere di Dio, ad a una profonda evangelizzazione dei popoli. Molte volte queste comunità sono ostacolate da Parroci e Vescovi che non credono profondamente nella “Nuova Evangelizzazione” delle Comunità Carismatiche, quello che sta succedendo a noi. Nella storia della cristianità crist brillano luminosi esempi di comunità che, ispirati ai dettami del Vangelo e legati agli insegnamenti del Figlio di Dio, hanno ridato, nel corso dei secoli, nuovo impulso all’azione dello Spirito Santo. L’Associazione “I Discepoli di Maria” è segno ttangibile angibile di una testimonianza di ricerca sulle orme del fedele discepolo (Don Bosco) del Figlio di Dio, per riattualizzare gli incomparabili esempi di un giovane predicatore che, percorrendo strade difficili, raggiunse mete importantissime. L’associazione fondata ndata da fra Giovanni Pio Maria, uomo consacrato e custode della stessa comunità, che con la propria testimonianza vuole animare e guidare i gruppi che si formeranno con il tempo nell’Associazione “Discepoli di Maria”. Il frate da moltissimo tempo è affiancato ancato da Sal Marchese e da moltissimi altri amici, nella ne sua missione evangelizzante. Nell’Associazione “Discepoli di Maria” i membri attraverso un itinerario di fede scoprono, giorno per giorno, di essere amati da Dio immensamente e gratuitamente e che questo uesto “Amore” non va vissuto egoisticamente ma condiviso con gli altri in una dimensione comunitaria che nasce dalla negazione del proprio “IO” e dalla donazione onazione di sé senza riserve come San Giovanni Bosco Bosco,, sull’esempio di d Cristo. Con Cristo noi siamo inviati ati nel mondo ad annunziare la Buona Novella. Sull’esempio del nostro santo protettore, saremo attenti ai bisogni dei giovani che sono nella necessità.

fra Giovanni anni Pio Maria Per Giovanni Paolo II il problema delle vocazioni è “il prob problema lema fondamentale della Chiesa”. Chiesa”. Esso infatti “riguar “riguarda da la vita stessa della Chiesa”, Chiesa”, perché “mancanza di clero vuol dire mancanza di coloro oro che celebrano l’Eucaristia” l’Eucaristia”. Noi stessi siamo testimoni del fatto che i credenti sentono la mancanza dei sacerdoti che li assistano. Conosciamo sacerdoti che hanno più di 20 parrocchie a cui attendere! Ti sei mai chiesto il perché di questa realtà? Forse Dio si è dimenticato di assistere le nec necessità essità spirituali del nostro tempo e non chiama più? Senz’altro non è così. Dio chiama ancora oggi con la stessa forza con cui chiamava duemila anni fa. Inoltre il Papa dice diceva: “Sono convinto che – malgrado tutte le circostanze che fanno parte della crisi spirituale esistente in tutta la civiltà contemporanea – lo Spirito Santo non smette di agire nelle anime. Anzi, agisce ancora con maggiore intensità” intensità”. È falso credere che non ci siano delle vocazioni; tutto il contrario, ce ne sono molte:“la vocazione è in in germe nel cuore della maggioranza dei cristiani”; Dio “semina a mani piene mediante la grazia i germi della vocazione”. Il motivo della mancanza delle vocazioni sia nel fato che pochi seguono questo invito del Signore a lasciare tutto per seguirlo. Egli chiama, ma sono pochi coloro che rispondono a questa chiamata. Questo vuol essere un aiuto e una spinta per tutti coloro che sentono nel loro cuore il santo desiderio di offrire la vita per l’ide l’ideale più grande che ci possa essere:essere un altro Cristo! Pe Perr incoraggiare i chiamati affinché non abbiano paura di aprire, anzi, di spalancare le porte a Cristo! (Giovani Paolo II) “Siate pienamente convinti:Cristo nulla toglie di quanto avete in voi di bello e di grande, ma porta tutto a perfezione per lla a gloria di Dio, la felicità degli uomini, la salvezza del mondo”7. (Papa Benedetto XVI)


IV

Figlio, se vuoi servire il Signore, prepara la tua anima alla prova (Sir 2,1) Uno dei più grandi santi della storia “Sant’Alfonso” affermava: “Chi entra nella vita religiosa entra al servizio del re del cielo , il quale di solito cerca di provare la fedeltà di coloro ch’egli accetta per suoi colle croci e colle tentazioni, con cui permette per che l'inferno li combatta”. ”. E’ necessario che colui che è stato chiamato a lasciare lasci tutto e seguire Cristo (Mt Mt 19,21), trovi delle difficoltà. Sant’Alfonso spiega anche la causa di queste difficoltà e tentazioni: “Sì, perché rché un consacrato, se persevera ed è fedele a Dio, Dio gli toglierà migliaia di peccatori,, che per suo mezzo si salveranno. E perciò il nemico cercherà di guadagnarlo in tutti i modi,, e metterà in campo tutte le astuzie per ingannarlo”. ingannarlo Cercherà dunque d’ingannare nnare a chi si trovi davanti al quel desiderio angelico di abbracciare lo stato religioso. E lo farà presentando delle false obiezioni sulla legittimità della chiamata, le quali possono venire da diversi ambiti, persone, da noi stessi. In quest’articolo ’articolo elenco el i principali inganni con cui il diavolo solitamente tenta di scoraggiare le anime che Dio ha scelto per il suo servizio, e la risposta a queste obiezioni che hanno dato alcuni santi della Chiesa, particolarmente Sant’Alfonso Maria de Liguori, San Giov Giovanni anni Bosco e San Tommaso, insieme ad altri. La tentazione più grande è di chiedere consiglio a molti e lasciar passare molto tempo. Molti consigliano di ritardare la decisione di concretizzare la vocazione, come se il mero fatto di differire e ritardare il tempo potesse risolvere il problema: “Se i problemi si risolvessero soltanto col lasciar passar del tempo, non ci vorrebbero i governanti”. San Giovanni Bosco afferma: “Chi trova una scusa ogni volta per ritardare la vocazione, quasi sicuramente non la concretizzerà oncretizzerà mai per perché ché troverà sempre nuove scuse” . Alcuni argomentano con la frase di San Giovanni Apostolo che dice non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio (1 Gv 4, 1), vol volendo endo mostrare che è conveniente dilatare la riflessione fino all’infinito, pretendendo di avere una certezza metafisica della vocazione. Infatti San Tommaso d’Aquino affermava: bisogna sempre esaminare e mettere alla prova tutto quello che è necessario, cioè ci le questioni dubitabili. Ma le cose che sono buone con certezza, non hanno bisogno di essere discusse. Dice lo stesso santo: “chi chiede l’ingresso nella vita religiosa non può dubitare che il proposito di entrare in religione viene dallo Spirito di Dio, Dio a cui è riservato il compito di guidare l’uomo sulla retta sstrada (Sal 142, 10)” . Perciò ill Dottore Angelico nella Somma quando si chiede se sia lodevole l'entrare in religione senza il consiglio di molti e senza lunga deliberazione risponde che sì, giacché g si tratta di seguire qualcosa consigliata Gesù medesimo nel Vangelo. Sant’Alfonso dice “II lumi di Dio sono passeggeri , non permanenti … Gran cosa! – continua il santo - gli uomini del secolo , quando si tratta che uno voglia entrare in religione a fare vita più perfetta e più sicura dai pericoli del mondo, dicono che per tali risoluzioni vi bisogna molto tempo a deliberare e metterle in esecuzione , per accertarsi che la vocazione venga veramente da Dio e non dal demonio . Ma non dicono così poi, quando qu si tratta di accettare dei (benefici mondani od onorifici) dove vi sono tanti pericoli di perdersi . Allora non dicono che vi bisognano molte prove per accertarsi se quella è vera vocazione di Dio”. Per questa ragione San Tommaso afferma chiaramente che c le vocazioni divine a vita più perfetta debbono eseguirsi quanto citius (“ (“al al più presto”) – continua dicendo - Chi vuole ubbidire alla vocazione divina bisogna che non solo si risolva ad eseguirla , ma ad eseguirla subito e quanto più presto può, se non vuol porsi ad evidente rischio di perderla ”. Di questo ci diedero esempio gli Apostoli: San Pietro e Sant’Andrea, i quali, davanti alla chiamata di Gesù, immediatamente lasciate le reti lo seguirono (Mt 4,20); e san Paolo raccontando la sua vocazione dic dice e in che modo ha risposto ad essa: Quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché io lo annunciassi… subito, senza chiedere consiglio a nessuno… mi recai in Arabia e poi oi ritornai a Damasco (Gal 1,16) 1,16).

La tentazione di dilazione è l’inganno più comune e anche il più pericoloso. San Giovanni Crisostomo afferma che quando il demonio non può distogliere qualcuno dalla risoluzione di consacrarsi a Dio, almeno cerca di fa fargliene differire l’esecuzione, e stima allora di far gran guadagno, se ottiene la dilazione di un giorno, di un’ora: Perché dopo quel giorno o quella ora, succedendo altra occasione, gli sarà meno difficile poi di ottenere più tempo: intanto che il chiama chiamato, to, trovandosi più debole e meno assistito dalla grazia, ceda affatto ed abbandoni la vocazione. Con tali proroghe… “oh! - si lamenta sant’Alfonso - con quanti chiamati è riuscito al nemico di far loro perdere la vocazione!”. E perciò San Girolamo consigli consigliaa a chi è chiamato ad uscire dal mondo, così: “Presto, ti prego, taglia la corda invece di scioglierla”. E Sant’Alfonso spiega questa frase: “Vuol dire il santo, che siccome chi si trovasse legato in una barca la quale sta per sommergersi, cercherebbe di ttagliar agliar la fune più che di scioglierla; così chi si trova in mezzo al mondo deve cercare di svincolarsi quanto più presto può, per liberarsi tanto più presto dal pericolo di perdersi, che nel mondo è così facile”.


V

Quello che postate su “facebook” crea un’immagine di voi che è difficile cancellare. Molti sembrano del tutto ignari del potenziale pericolo spirituale. “A volte sembra che chi va su un social network perda l’uso della ragione” e molte volte possono inciampare su u pericoli spirituali a sfondo “demoniaco”. “Si dicono cose che normalmente non si direbbero. Alcuni non si rendono conto che basta inserire un post di cattivo gusto per rovinarsi la reputazione”. Danneggiare la propria immagine su facebook può avere strascichi scichi a lungo termine. Un famoso esorcista disse “la storia è piena di casi di persone che hanno perso il lavoro o non sono state assunte a causa dell’attività su facebook. Molte sono addirittura possedute a causa di materiale “demoniaco” presente oggi su i social network”. Bisogna stare bene attenti a come si usano certi mezzi.

Proverbi 13:20 Va' con i saggi e saggio diventerai, chi pratica gli stolti ne subirà danno.

Moltissime volte accettiamo “amicizie” da chi conosciamo appena oppure da perfetti sconosciuti. Roberto Dimalio, ragazzo a suo tempo posseduto, dimostra con i fatti gli effetti devastanti dei social network netw come “facebook” di cui egli stesso ne fu vittima. Erano belle le giornate passate su FACEBOOK – dice Roberto – ma non mi rendevo conto che si stava azionando un meccanismo diabolico dentro di me. Ero abituato ad accettare tutte le amicizie che mi arrivavano arrivavano “indistintamente” se conoscevo scevo o meno quella persona. Tra queste persone era presente una buona parte di persone ATEE, ANTICLERICALI, ANTICRISTIANI E DIABOLICI. Proprio queste persone mi tirarono dentro ad una cosa più grande di me, le messe nere. Io non capivo cosa fossero quei riti fatti in un luogo solitario e abbandonato,, molte volte nei cimiteri. Uno di loro mi disse VUOI DIVENTARE RICCO? FAMOSO? E POTENTE? Devi affidarti a “satana”. A chi non farebbe gola essere ricchi e potenti, essendo che non credevo alla presenza diabolica dissi SI. Dopo quel SI, non riuscivo ad essere tranquillo con me stesso, non dormivo e non riuscivo ad essere gentile. gentile Ecco, qui mi vennero dei dubbi, che mi spinsero a rivolgermi a persone competenti in materia, un frate minore inore rinnovato “fra Benigno”. Già dalle prime sedute si percepiva la presenza del “demonio” e dopo varie sedute sono ritornato come prima, anzi meglio di prima, perché oggi non mi interessa più il potere e la ricchezza, ma solo l’amore l’ di Dio”.

Questa storia ci deve far riflettere riflettere sugli enormi pericoli che si celano su “facebook” e moltissimi altri socia sociall network. Non si possono accettare amicizie di persone che non conosci, perché tra questi si possono nascondere “malintenzionati”.

Una domanda che sorge spontanea “come ti ha lasciato il 21 dicembre 2012?”. Questa data fino a poco tempo fa era molto famosa, un giorno su cui hanno scritto molteplici libri, prodotto film e seminato panico in base a congetture sul calendario “maya” che avrebbe dovuto segnare un cambiamento mondiale. A secondo di quello che vi aspettavate, forse avete tirato un sospiro di sollievo, siete rimasti delusi oppure la cosa vi ha lasciato del tutto indifferenti. Si è trattato solo di un’altra perdizion perdizione inesatta circa la fine del mondo. Che dire della “fine del mondo” di cui ne parla molte volte la Bibbia?. Alcuni temono che la terra sarà ridotta in cenere. Altri sono affascinati da scenari apocalittici. Molti sono semplicemente stancati di sentirsi dire ch che la fine è vicina. Molti devono capire che tutto quello che viene detto su sulla lla fine del monto non è realtà, ma frutto della fantasia umana. La Bibbia non solo fornisce dei motivi per attendere la fine del mondo con tanta impazienza, ma riconosce anche che ci si può sentire frustrati se pare che questa tardi a venire. Dio non vuole la distruzione del mondo, anzi vuole che esso progredisca nella pace e nella letizia. Le scritture parlano della fine e ne parlano così ““Isaia Isaia 45:18 Poiché così dice il Signore, che che ha creato i cieli; egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra e l'ha resa stabile e l'ha creata non come orrida regione, ma l'ha plasmata per perché fosse abitata” quindi, Dio fece la terra per per essere abitata fino alla fine.


VI

Cari fratelli e sorelle in Cristo, durante i miei viaggi incontro moltissima gente che mi chiede “fra Giovanni, cos’è la Fede?”. LLa risposta a questa domanda può essere avvolte complessa, ma molte volte così semplice da farsi capire da sola. Secondo la Bibbia, la “fede” è credere fermamente in qualcosa che non si vede “il Cristo” che comunque ha prove solide della sua esistenza. Inso Insomma, mma, chi ha fede in Dio è sicuro che questi adempirà a tutte le Sue promesse, questo è avere fede. Un grande esempio di fede fu “Mosè” che mise la sua vita al centro delle promesse di Dio. Mosè poteva vivere nel lusso, ma per amor di Dio rinunciò, “sceglie “scegliendo ndo di sere maltrattato con il popolo prediletto di Dio e non avere un godimento momentaneo del peccato”. Questo esempio illuminante di fede tramandato da Mosè, vive ancora oggi in molti cristiani religiosissimi. Come questo grande profeta, moltissima gent gentee rinuncia al vivere nell’agio, per dedicarsi totalmente al Signore. Conosco moltissimi ragazzi, che come me hanno rinunciato alla propria vita, per la salvezza delle anime, tra queste permettetemi di citare un mio caro fratello di fede “Salvatore Marchese Marchese”” (detto Sal). Un grande esempio vive in Sal Marchese, inoltre, una grande fiducia nelle promesse del Signore Gesù. Infatti, Sal Marchese vive come se vedesse il Dio vivente e trasforma la sua vita in una missione eterna. In questi periodi bui come l’epoca di Mosè, non bisogna spegnere la fede, anzi come lui dobbiamo cercare di rafforzarci donando fede ad altri. Mosè, crebbe fin dal principio in Dio e non esitò un solo istante a seguirlo, anche se in lui c’era un po’ di timore, ma da li a poco, Mosè capì la grande potenza del Signore quando divise il Mar Rosso, aprendo la via di fuga agli israeliti. Infatti, Mosè straripava di fede in Dio ed esorto il suo popolo “Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gglili Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli Esodo 14, 13 – 14”. Proprio con queste parole, che Mosè riuscì a rendere il popolo più forte e più sicura che Dio era con loro. La Bibbia dic dicee che “per fede attraversarono il Mare Rosso come fosse terra asciutta Ebrei 11:29”. La fede ci può essere solo di beneficio non solo per noi ma per tutti coloro che, grazie ad essa, imparano a riporre fede in Dio. Noi tutti possiamo imitare Mosè incentrando incentran la nostra vita sulle promesse di Dio. Per farvi un esempio, Dio promette di soddisfare le nostre necessità materiali se mettiamo la Sua volontà al primo posto della nostra vita (Matteo 6:33). Prendiamo esempio sia da Mosè e da moltissimi uomini di fede di questi giorni come: Fra Benigno, Padre Cipriano, Don Ciotti, Benedetto XVI, Don Emanuele Casola, Sal Marchese, Fra Giosuè e moltissimi altri, che si sforzano di aiutare altri ad accrescere la propria fede in Dio.

MOLTI che dicono di credere in Dio non non sono in grado di fornire le motivazioni della loro fede. Né riescono a spiegare perché la religione eserciti spesso un’influenza negativa o perché Dio permetta le sofferenze. Nella migliore delle ipotesi pregano un Dio che non comprendono. Voi, però, p potete otete avvicinarvi di più a Dio. Potete fondare la vostra fede su una conoscenza di Dio che ve lo farà amare e apprezzare. La vera fede si basa su prove. (Ebrei 11:1) Se apprendete la verità riguardo a Dio, potete conoscerlo meglio e parlargli come a un ami amico. co. Considerate le esperienze avute da alcuni che pregavano pur nutrendo dei dubbi sull’esistenza di Dio. Roberto, un ragazzo di 25 anni che iniziò un cammino di fede con Fra Giovanni Pio Maria, ci dice: “Un giorno ero con una decina di amici quando si ini iniziò ziò a parlare di religione. Avevo detto loro che una volta ero uscito di casa per non assistere a una conversazione tra mio padre, che era ateo, e un frate mariano che aveva bussato alla porta. Forse i questo frate ha ragione, disse uno dei miei amici. “Pe “Perché non andiamo a una dei suoi incontri per scoprirlo?”, disse una ragazza del gruppo. Fu proprio quello che facemmo. Nonostante lo scetticismo, alcuni di noi continuarono ad andare a quegli incontri semplicemente perché il frate era molto amichevole. “Una “Una domenica, comunque, sentii qualcosa che mi fece cambiare atteggiamento. Il frate spiegò perché si soffre. Non sapevo che l’uomo in origine era stato creato perfetto e che il peccato e la morte avevano avuto inizio con un solo uomo per poi trasmettersi a tutto il genere umano. Il frate spiegò inoltre perché la morte di Gesù era necessaria per ridare all’umanità quello che il primo uomo aveva perso. (Romani 5:12, 18, 19) Improvvisamente mi fu tutto chiaro. “C’è davvero un Dio che ci ama!, pensai. Continuai a frequentare questo cammino spirituale e di là a poco, per la prima volta nella mia vita, mi resi conto che potevo pregare qualcuno che esiste veramente e che mi ama intensamente”. Sono tante le testimonianze di conversione avvenute dopo aver ascoltato llee parole di fra Giovanni Pio Maria, che dire “forse “forse è un frate venuto dal cielo?”


VII

Caro fra Giovanni, sono un attimino emozionata a scriverti... ma, dopo aver letto le risposte che hai dato alle altre ee-mail, mi sono decisa a farlo, anche perché sento davvero il bisogno di parlare con qualcuno. Il mio rapporto con la fede è sempre stato molto vacillante perché mi sono spesso lasciata portare altrove dalla vita. Da bambina in verità volevo diventare suora,, sentivo il mio rapporto con Gesù fortissimo, lo amavo dal profondo e mi sentivo amata ancora di più: ero una bambina solare, sorridente, attiva. Poi, durante la mia adolescenza, qualcosa è cambiato: la mia vita ha cominciato ad andare a rotoli, per vari problemi, ed io mi sono lasciata andare diventando una persona triste e scontrosa. Tuttora la mia vita non brilla certo per socialità... e mi sento molto sola. Ho cercato la mia strada in lungo e in largo, le ho provate tutte... ho persino pensato di convertirmi rtirmi ad altre fedi, e me ne pento davvero vero dal profondo del cuore cuore. Ora so che il cammino è ancora lungo, dato che io ho solamente 18 anni, ma è da un po' che penso che la vita di clausura farebbe per me. Una vita nella contemplazione, nell'amore di Dio, nello ello studio, lontano dalle distrazioni del mondo. Solo che non so come affrontare questa cosa, che non è certo una cosa di poca importanza. Quali sono i tuoi consigli per me?

Cara sorella Rossana “Pace e Bene a te” te”, sono molto contento di sapere che stai riflettendo sullo stato di vita da eleggere, e che guardi con interesse alla vita religiosa. Spero tanto che tu sia stata prescelta da Gesù buono per divenire sua sposa, sarebbe una grazia immensa. Ogni persona su questa terra è alla ricerca della felicità: i mondani la ricercano nelle ricchezze, nei divertimenti sfrenati, nei piaceri carnali, nel successo, e in altre cose di questo genere; invece i santi la ricercano in Dio, bene infinito. Il mondo promette di far felici i suoi seguaci, ma li inganna, poiché i beni materiali non possono saziare il cuore umano. I santi, al contrario, pur essendo poveri, perseguitati e sofferenti, in realtà hanno una grande gioia nel loro cuore, e ancor più felici diventano dopo la morte, perché le le loro anime vanno a godere la visione beatifica di Dio nella Patria Celeste. Se abbraccerai la vita religiosa in un buon monastero, sarà facile per te vivere più unita a Dio, pensare tutto il giorno al tuo Sposo con amore, vivere in maniera più perfetta iill cristianesimo, sfuggire ai pericoli spirituali presenti nel mondo, salvarti l'anima, salvare le anime di altre persone con la preghiera, ed essere più felice già su questa terra durante il pellegrinaggio verso l'eternità. Che fare? Ti incoraggio a continuare continuare il discernimento vocazionale per comprendere la volontà di Dio su di te. Accenditi nella devozione alla Madonna, prega a lungo ogni giorno, impara a fare “l'orazione mentale”, leggi gli scritti spirituali dei santi (ad esempio quelli di Santa Teresa d'Avila, d'Avila, Santa Teresa di Lisieux, Sant'Alfonso Maria de Liguori, San Giovanni Bosco, San Francesco di Sales, ecc.), cerca di evitare i luoghi di dissipazione come le discoteche, non interessarti di argomenti mondani come le sfilate di moda e i gossip dei pe personaggi rsonaggi del mondo dello spettacolo, cerca di fare una vita raccolta e devota. Insomma, incomincia a vivere “come una suora” a casa tua. Spero tanto di esserti stato di qualche utilità. Coraggio, combatti con ardore la buona battaglia della fede, e non dim dimenticarti enticarti mai quel che diceva San Francesco: “Tanto è quel che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”. Prego la Regina del Cielo di darti la forza di restare fedele a Gesù buono fino alla morte. Così sia. Pace e Bene, Bene, fra Giovanni Pio Maria di Madonna Pov Povertà

Grazie mille, Rossana

Caro fra Giovanni, le riscrivo dopo aver letto l'articolo pubblicato sul primo numero della rivista ed intitolato "Vocazione religiosa di militari", che di fatto mi tocca in prima persona. Ho ventinove anni e dopo aver trascorso tre anni nell'Eser nell'Esercito cito Italiano mi trovo ad essere da cinque un Carabiniere. Ma da sempre, sin dall'infanzia, nel mio cuore alberga un desiderio profondo: DIVENTARE SACERDOTE! Ed al solo pensiero il mio cuore, come quello di un fanciullo, si ridesta come da un sonno profond profondo o e si rallegra sorridente a questa grande chiamata. Ma la cosa più bella e più sublime sta nel fatto che nonostante le mie numerosissime infedeltà, il Buon Dio non molla la presa. Ad oggi sono fidanzato con una ragazza magnifica, che mi ama all'inverosimi all'inverosimile stravedendo in tutto per me. me Ma è inevitabile considerare anche le situazioni terrene, le conseguenze per gli altri di una scelta così radicale. Ho paura, non sfiducia in Dio, ma paura perché so che questa scelta che prima o poi dovrò compiere, porterà molto dolore, molto smarrimento nelle persone a me vicine. Ricordo alcune righe di Sant'Alfonso quando parla "dell'uccellino legato ad una zampetta con un filo....", mai un esempio così appropriato poteva rappresentare meglio me questa mia situazione. Onestamente ente sento che una vita coniugale, per quanto magnifica e spiritualmente regale, non mi completerebbe affatto, ma mi relegherebbe per sempre ad una perpetua insoddisfazione. Ed allora voglio cogliere questa opportunità per rivolgermi a Lei e ai suoi lettorii per chiedere una preghiera particolare per la mia situazione, sperando che la Vergine Maria possa sapientemente e delicatamente sciogliere quel nodo e possa permettere a questo suo piccolo ed inutile uccellino di volare verso quel Sole che lo attira come una calamita il metallo. In attesa di una Sua gentile risposta e vicinanza nella preghiera, in Cristo la saluto.

Vi cchiedo hiedo di pregare per un bambino bambin

Carissimo fratello mio, è davvero edificante sapere che un ragazzo con un lavoro sicuro e una fidanzata affettuosissima, sia disposto a ad d abbandonare tutto per abbracciare il sacerdozio cattolico. Lo spero con tutto il cuore che sia fatta la volontà di Dio, qualunque essa sia. Può darsi che la tua sia vera vocazione, ma a volte capita che ci siano persone che si sentono chiamate a donarsi a Dio, ma in realtà il Signore vuole qualcosa di diverso. Una cosa del genere capitò ai beati Zelia Guérin e Luigi Martin, i quali tentarono di abbracciare la vita religiosa, ma vennero respinti dai superiori. Rimasti nel mondo, si conobbero e si sposarono sposarono.. Dalla loro santa unione nacquero nove figli, dei quali quattro volarono in Cielo in tenera età, e le altre cinque figlie (tra le quali Santa Teresa di Lisieux) abbracciarono la vita religiosa. Adesso per te è giunta l'ora delle scelte cruciali della vita vita,, ed è di fondamentale importanza fare la scelta giusta, ossia quello che vuole Sua Maestà il Re dell'Universo. Come fare a capirlo? Io ti consiglio vivamente di fare un ritiro spirituale in qualche monastero di stretta osservanza. Immerso nel silenzio e n nella ella preghiera, ti sarà facile raccoglierti interiormente e ascoltare quel che Dio le sussurra nel cuore. Una volta deliberato lo stato di vita, eleggilo senza esitazioni, e vai avanti senza tornare più sulla scelta presa. Quando il comandante della caserm caserma a dà un ordine, i soldati devono obbedire immediatamente e senza fiatare. Allo stesso modo, quando Dio manifesta la propria volontà, bisogna obbedirgli prontamente come dei militi. La Chiesa Cattolica che è il Corpo Mistico di Cristo, ha urgentemente bisog bisogno di numerosi e santi sacerdoti che zelino il bene delle anime per la maggior gloria di Dio. Se il Signore ti chiama allo stato sacerdotale, ti chiedo di fare attenzione a scegliere un istituto che ti garantisca una buona preparazione dottrinale e ascetic ascetica. a. Pregherò volentieri per te la Virgo Fidelis e chiedo ai lettori di fare altrettanto. La incoraggio ad effettuare il discernimento vocazionale e ti saluto in Corde Matris. Pace e Bene, fra Giovanni Pio Maria


VIII

Ciao Papa Benedetto XVI, per me sei stato un faro nella notte e a te voglio rivolgere un saluto sommesso, ora che ti allontani, ora che ci eravamo affezionati a quella Tua presenza di umile servo della “Vigna “Vigna del Signore”. Una figura che per otto anni ci ha tenuto compagnia per otto lunghi e stupendi anni. Quando, neonato al Soglio, ci comparisti in alto sulla Piazza di Pietro, non ci hai sorpreso con l’imponenza fisica ma col sorriso della modestia, colorata colorata da quegli occhi che hanno le tinte della fanciullezza. Fu un impatto iniziale non segnato dalla forte emozionalità di gesti verbali, quelli che la folla della piazza si aspetta per ondeggiare in preda al misticismo popolare. Ora, invece, in questa Tua decisione di salutarci per sempre, hai saputo scatenare urbis et orbis un turbinio di emozioni, l’evento del Secolo. Avevamo imparato ad amarti, come accade in quegli amori non partoriti dal “colpo di fulmine”. E ce ne accorgiamo ora che ci lasci, dubbiosii e perplessi, fedeli e non fedeli, credenti e agnostici, pascolo di un gregge allo sbando per uno stile di vita ispirato a quelle filosofie relativistiche, da sempre osteggiate nelle tue profonde analisi teologiche e sociali. La Tua decisione ci restituisce restituisce l’emozionalità di quel “colpo di fulmine” che non fu. Siamo rimasti sconvolti nell’ora del Tuo “rifiuto”, rivelandoci , dietro l’uomo di pensiero, al di là dell’immagine angelicata, la forza di una tempra germanica, il coraggio umile e responsabile di consegnare consegnare ad altri un peso troppo grave per la Tua ingravescente aetate, scossa da quel difficile intreccio di situazioni che da tempo agita le acque all’interno delle Mura, dentro quella Città per molti quasi “ invisibile”. La rinuncia deve essere stata frutto rutto di una sofferta riflessione, maturata per porre di fronte alle proprie responsabilità divine tutti coloro che se ne sono allontanati. E’ un “no” che si inserisce in analoghe ma storicamente diverse “negazioni”, un atto che ha sapore di rivoluzione nelle lle moderne parabole del Tempio di Roma, una sorta di “schiaffo” che non subisce Benedetto XVI ma quella popolazione poco attenta ai valori e alla fede. Un Papa è anche uomo, con le sue angosce e le sue limitazioni fisiche. Ma il popolo di Roma vuole sperare sperare che il Papa dallo sguardo azzurro ancora per molto tempo ci tenga compagnia in quel suo “nascondimento”, forse designato dall’Alto per il bene della Chiesa. E nella speranza che i suoi occhi, pur se stanchi, possano attendere ancora per anni ai suoi amati ati studi teologici. In questa fase di anomalo interregno, dove un Papa ancora vivente viene sostituito da un altro, tutti si chiedono quale sia la formula per appellarti. Noi, in questi pochi giorni che ci separano dal Tuo saluto formale di fine febbraio, ci siamo rivolti a Te col nome che ci segna da otto anni, Papa Benedetto. Il fulmine, stavolta reale, che si è abbattuto durante un recente temporale sul pinnacolo michelangiolesco proprio il giorno dell’annuncio delle Tue dimissioni , appare il singolare avverarsi di profezie bibliche. Hai detto:”Non mi vedrete mai più!” Una frase lapidaria, un “mai” quasi… punitivo. Ma non per noi, noi che speriamo di rivederti in un prossimo futuro, perché Dio ci farà riabbracciare quel Papa che sia per me e per molti altri ltri è stato un “faro nella notte” Arrivederci, Papa Benedetto, e non addio!

“Il centro di una vita felice, di una vita vera, è l’amicizia con Gesù”. Questo insegnamento di Benedetto XVI appare particolarmente in sintonia con il momento che vive la Chiesa, alla vigilia di un nuovo Conclave. Dal magistero del Papa emerito arriva l’invito all’unità più piena, quella che è dono dello Spirito Santo, perché è quella che trasforma i cuori e dona la gioia, che è segno segn della presenza di Dio nella Chiesa. Riascoltiamo le parole di Benedetto XVI nel servizio di Alessandro De Carolis: Duemila anni di esperienza di comunione nella Chiesa non hanno mai eliminato il pericolo della divisione. Per via della debolezza umana, cche he non risparmia nessun cristiano, allo stabat coraggioso sul Calvario c’è il rischio di preferire una più esaltante ascesa sulla torre di Babele. Da entrambi le sommità si vede il cielo, ma solo in un caso si tocca Dio. E solo in un caso, in presenza di una na precisa caratteristica che è dono di Dio, si può parlare dell’esistenza della Chiesa, come molte volte affermato da Benedetto XVI:“L’unità; perciò l’unità è il segno di riconoscimento, il ‘biglietto da visita’ della Chiesa nel corso della sua storia uni universale”. versale”. (Omelia di Pentecoste, 23 maggio 2010) Una unità, ha detto in un’altra occasione, che non livella nessuno, né gli individui né il corpo nel suo insieme: “Al contrario, questo è piuttosto il modello di Babele, cioè l’imposizione di una cultura dell’unità ll’unità che potremmo definire ‘tecnica’. La Bibbia, infatti, ci dice che a Babele tutti parlavano una sola lingua. A Pentecoste, invece, gli Apostoli parlano lingue diverse in modo che ciascuno comprenda il messaggio nel proprio idioma. L’unità dello Spirito Spir si manifesta nella pluralità della comprensione”. (Omeli (Omeliaa di Pentecoste, 23 maggio 2010) La differenza tra la Chiesa - comunione e la Babele della disunità sta tutta nel verificarsi di un incontro, quello con Cristo. Un incontro che, ha ripetuto ad ol oltranza tranza Benedetto XVI, avviene con una “Persona viva non un’idea": “L’incontro con Cristo rinnova i nostri rapporti umani, orientandoli, di giorno in giorno, a maggiore solidarietà e fraternità, fraternità nella logica dell’amore è un cambiamento che coinvolge la vita vita,, tutto noi stessi: sentimento, cuore, intelligenza, volontà, corporeità, emozioni, relazioni umane”. (Udienza generale, 17 ottobre 2012) Il fatto è che oggi sentimento, cuore, intelligenza, volontà, corporeità ed emozioni sono diversamente intesi da quel quella la società che vive come se Dio non esistesse. Sono doti molto spesso orientate alla vetta di Babele e questo spinge il corpo cristiano, pastori in testa, a testimoniare sempre e di nuovo quale sia la giusta strada che porta al cielo, rispetto all’altra inutile utile e distruttiva scorciatoia: “La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal d deserto, eserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza (...) Non è il potere che redime, ma l’amore (...) Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore (...) Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mo mondo ndo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini”. (Messa ssa di inizio del Ministero petrino, 24 aprile 2005)


IX

Non è un mistico. Non ha mai avuto doni speciali o visioni come dicono di avere molti di oggi che raccontano di vedere o di sentire entire l’aldilà. Neppure ha fatto cose singolari. Ma da subito, Sal Marchese, si dimostra semplice e buono e sarà da subito “un ragazzo di fede”. I suoi sforzi sono quelli di educare i giovani alla preghiera, alla Messa festiva, a osservare tutti e dieci i comandamenti di Dio, a amare Gesù e Maria e a combattere una guerra quotidiana contro le insidie del maligno. Salvatore qualche volta va in montagna in un monastero per pregare e ritirarsi. Gli piace anche il mare, ma detesta il “disordine” della fede che vive in molta gente, lui così limpido, dentro e fuori. A speso molti anni a comporre delle canzoni, tra cui spicca il cd “Grazie Dio”, una sorta di ringraziamento al Padre Celeste. L’incontro di Sal con il Signore, era diventato per lui un fulmine a ciel sereno, un fulmine che sconvolge la vita di questo giovane cantautore. Un giorno mi rivelarono un segreto, dice fra Giovanni “il segreto della felicità: se c’è Gesù, se si tende a mettere veramente in pratica i suoi insegnamenti, la cristiana letizia è assicurata. icurata. Se Gesù è con noi, chi sarà contro di noi! Ma se alla pace e alla serenità della Grazia di Gesù, noi potremo aggiungere la nostra linda, ariosa e assolata casetta dove i nostri bimbi cresceranno vispi e sani, sotto le cure amorose della Mamma Cele Celeste, ste, quanta dovrà essere la nostra gratitudine al Signore che con noi è così largo dei suoi Doni”. Ecco, sembra che questo semplice ragazzo sta percorrendo si una strada stretta, che poi sarebbe quella che consiglia il Signore, e lui la percorre volentieri rinunciando addirittura alla sua “giovinezza” per dedicare la sua missione alla gioventù smarrita in questo mondo poco attento ai valori della cristianità tramandati dalla Santa Chiesa Cattolica Apostolica e Romana da oltre 2000 anni. Purtroppo, per coloro o che si schierano con Maria e con Gesù, le prove non mancano. Infatti, il clero locale della Diocesi di Agrigento deve essere un po’ più elastico e vedere il “Sal Marchese” una sorta di strada aperta per moltissimi giovani siciliani. L’augurio nostro e di fra Giovanni sarà sempre “che tutte le persecuzioni che oggi subisci in questo mondo, ti siano ripagate un giorno in santità da Signore Gesù”.

www.iseguacidimaria.it Il Movimento Cattolico Giovanile “I Seg Seguaci uaci di Maria” nasce il 17 Settembre 2011 con la presentazione ufficiale al pubblico, avvenuta nel corso di un convegno dal titolo: “Gesù e il giovane” svoltosi presso il Teatro “Don Bosco” – oratorio salesiano di Canicattì (AG). Nato inizialmente come “co “comitato mitato di paese”, oggi si presenta come Movimento Cattolico Mariano che ambisce ad arrivare a tutti i giovani d’Italia. Esso nasce sull’esempio di San Giovanni Bosco e dalla profonda devozione mariana del suo fondatore, devozione maturata nel corso degli anni, anni, fin dalla fanciullezza. Il Movimento fa parte della famiglia salesiana di Sicilia. Il Movimento nasce fondamentalmente per “arrivare ai giovani” ma è aperto a tutti coloro che seguono i Valori insegnati da Gesù Cristo attraverso una particolare devozi devozione one alla Figura di Maria. Mari Gli obiettivi specifici del movimento sono: 1. Riportare e/o ricordare i/ai giovani i Valori eterni ed immutabili del Cristianesimo tramite incontri testimonianza e concerti di musica tenuti dal suo fondatore, presso Parrocchie, Or Oratori, atori, Teatri, e Scuole pubbliche e/o private in tutta Italia. Questo al fine di allontanarli dai numerosi rischi legati all’età della crescita: devianza sociale (delinquenza minorile), vizi e dipendenze (droga e alcooI) e dalla solitudine (depressione gio giovanile). 2. Far conoscere e diffondere la recita della Preghiera del Rosario, la più potente "arma" che la Madre di Cristo ha dato agli uomini contro i vizi umani e le tentazioni del demonio. 3. Incoraggiare i giovani, sull'esempio di San Giovanni Bosco, ad espr esprimere imere il proprio talento artistico, la propria "creatività" attraverso premi e/o concorsi di poesia, festival di musica, ed altro ancora. 4. Incoraggiare i giovani al volontariato: visitare gli ammalati, visitare i carcerati. Fare volontariato in tutte le sue forme. 5. Informare sui simboli anticristiani contenuti in alcuni tatuaggi, su collanine, bracciali ed anelli, e sui messaggi subliminali diffusi in certa musica e pubblicità. 6. Organizzare incontri di preghiera comunitari, momenti di aggregazione giovanile, cconvegni onvegni e ritiri spirituali.

“Se fai il bene, diranno che lo fai per secondi fini egoistici; non importa: fai il bene…” (Madre Teresa di Calcutta)

Contatti diretti Fondatore e Presidente - Sal Marchese Cell. 347.6649045 (Wind) - Info@iseguacidimaria.it


X

Per l'amore che portava alla virtù dell'ubbidienza, quando l'arcangelo Gabriele le annunziò la nascita di Gesù, M Maria aria non volle chiamarsi con altro nome che quello di serva: « Ecco la serva del Signore ». «Vera ancella, dice san Tommaso da Villanova, che né con le parole, né con le opere, né con il pensiero si oppose mai all'Altissimo ma, spogliandosi di ogni volontà propria visse sempre e in tutto ubbidiente alla divina volontà ». Ella stessa dichiarò che Dio si era compiaciuto di questa sua ubbidienza: « Ha gua guardato l'umiltà della sua serva » (Lc 1,48). Questa è l'umiltà propria di una serva: essere sempre pronta a ubbidire. Sant'Agostino dice che la divina Madre con la sua ubbidienza rimediò al danno che avevano fatto i progenitori. ... L'ubbidienza di Maria fu mol molto più perfetta di quella di tutti gli altri santi. Inclini al male per il peccato originale, gli uomini uomini provano difficoltà nel bene operare; ma non così la beata Vergine. San Bernardino scrive: esente dal peccato originale, «Maria non aveva impedimenti nell'ubbidire a Dio, ma fu come una ruota che si muoveva prontamente ad ogni ispirazione dello Spirito SSanto». Lo stesso santo aggiunge: «La Vergine tenne sempre gli occhi fissi su ciò che piace a Dio e lo eseguì con fervido consenso». Di lei fu detto: «L'anima mia si è liquefatta, quando (il mio diletto) ha parlato » (Ct 5,6). Riccardo di san Lorenzo commen commenta: « L'anima della Vergine era come un metallo liquefatto per un incendio d'amore, pronta a prendere tutte le forme della divina volontà». Maria dimostrò quanto era pronta all'ubbidienza in primo luogo quando per piacere a Dio volle ubbidire anche all'imperatore peratore romano facendo alla volta di Betlemme un viaggio di novanta miglia, in pieno inverno, incinta e povera, tanto che fu costretta a partorire in una stalla. Fu ugualmente pronta quando, avvertita da san Giuseppe, si mise subito in cammino la notte st stessa essa per il lungo e penoso viaggio verso l'Egitto. Perché, si domanda il Silveira, la rivelazione di fuggire in Egitto fu fatta a san Giuseppe e non alla beata Vergine che più doveva sentirne la fatica? E risponde: «Perché non le fosse tolta l'occasione di esercitare un atto di ubbidienza alla quale era prontissima». Ma soprattutto Maria dimostrò la sua eroica ubbidienza quando, per ubbidire alla divina volontà, offrì alla morte il Figlio suo con tanta fermezza che, come dice sant'Ildefonso, sarebbe stata pronta pronta a crocifiggere il Figlio, se fossero mancati i carnefici. Quando la donna del Vangelo esclamò: «Beato il ventre che ti ha portato!», Gesù rispose: «Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 11,27-28). 11,27 Commentando ando queste parole, il venerabile Beda scrive che Maria fu più felice per l'ubbidienza alla volontà divina che per essere stata costituita Madre di Dio stesso. Quindi sono molto graditi alla Vergine quelli che amano l'ubbidienza. Una volta ella apparve nella nella sua cella a un religioso francescano, chiamato Accorso. Ma questi, chiamato ad andare a confessare un infermo, si allontanò come gli ordinava l'ubbidienza. Ritornato, trovò Maria che lo stava aspettando e che lodò molto la sua ubbidienza. Al contrario, la Vergine rimproverò vivamente un altro religioso che, quando suonò la campanella del refettorio, si trattenne a terminare le sue devozioni. Parlando a sant santaa Brigida della sicurezza che vi è nell'ubbidire al padre spirituale, Maria le disse: «L'ubbidienza conduce tutti alla gloria». San Filippo Neri affermava che Dio non chiede conto delle cose fatte per ubbidienza, poiché egli stesso ha detto: « Chi ascolta voi ascolta me me.. Chi disprezza voi disprezza me » (Lc 10,16). La Madre di Dio rivelò poi a santa Brigida Brigida che per merito della sua ubbidienza ha ottenuto dal Signore che tutti i peccatori che ricorrono a lei pentiti, per quanto gravi siano le loro colpe, saranno perdonati. Regina e madre nostra, prega Gesù per noi, ottenendoci per merito della tua ubbidie ubbidienza nza di essere fedeli nell'ubbidire alla sua volontà e agli ordini dei padri spirituali. Amen.

Vimodrone, frazione di Milano,, ma ho passato la maggior parte della mia vita in Puglia, Puglia Sono nata a Vimodrone nella provincia di Foggia Foggia. Il mio paese, situato in una zona montuosa e verdeggiante, è una cittadina tranquilla quando mi ci trasferii e di rado si vedeva gente in giro dopo il tramonto. Ora però per è diventata una città grande e popolosa popolosa,, anche per la presenza di un Santo dei nostri tempi “P. Pio”. Pio” Qualche tempo dopo opo essere andata ad abitare a San Giovanni Rotondo conobbi un frate di nome fra Giovanni, ora conosciuto per la sua opera evangelizzatrice e per i Discepoli di Maria Maria. La vita coniugale per me si rivelò più difficile del previsto. Nel tentativo di sottrarmi sottrarm ai problemi iniziai a bere. Sviluppai un brutto carattere e il modo in cui trattavo mio marito e i miei figli non faceva che confermarlo. Perdevo spesso la pazienza con loro e non mostravo rispetto a mio marito. Inutile a dirsi, la nostra vita familiare non era delle più piacevoli. MARIA HA CAMBIATO LA MIA VITA: Mia cognata Eliana,, che è molto vicina al frate, incoraggi incoraggiò me e mio marito a partecipare agli incontri di preghiera di fra Giovanni. Giovanni Nella speranza che questo ci aiutasse ad avere una vita familiare familia più felice, accettammo il suggerimento. Dal primo incontro con il frate apprendemmo cose molto belle. Mi toccarono specialmente il suo amore profondo verso la Madre di Cristo e della Chiesa, ma non solo. Nei suoi discorsi parlava anche dell’Apocalisse 21:4. 1:4. Riferendosi a coloro che vivranno nel paradiso sotto il Regno di Dio, il versetto dice: ““E E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. passate Volevo ricevere anch’io quelle benedizioni. Mi resi conto di dover fare grossi cambiamenti sia nel mio atteggiamento che nelle mie abitudini. Non sono cambiata dall’oggi al domani, ma alla fine sono riuscita a liberarmi dal vizio del bere. I meriti vanno a fra Giovanni che con un Sacerdote mi seguiva in ogni mio passo, ma i meriti più grandi vanno alla Madre Santissima che mi ricopre con le sue innumerevoli benedizioni. Infatti, ssono anche diventata più buona e paziente con i miei familiari. Inoltre ho imparato a rispettare mio marito e a sostenere re le decisioni che prende come capo famiglia.


Rivista Mater Dei - Marzo 2013  

Carissimi Fratelli e Sorelle, vi invio la seconda uscita della rivista "Mater Dei" di Marzo 2013. La rivista "Mater Dei" e stampata in 500...

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