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Rubrica

I RACCONTI DELL’Anima Alessandra, la bambina speciale Maria Curatolo

A

lessandra giocava, giocava... più il tempo le scorreva dentro, più lei si accaniva con quella cesta ricolma di peluche, perfino parenti fra loro. In giro per i negozi, riusciva sempre ad individuare il fratellino di un peluche lasciato a casa. Era una lotta tra lei e la madre, e lei riportava a casa con la sua vittoria il peluche di turno. Quando a Natale, partendo dalla sua casa sul lago Maggiore, arrivava in Calabria a trascorrere le vacanze dai nonni, correva subito a cercare in un singolare borsone, che tanto somigliava a quello di Mary Poppins, le bambole appartenute alla mamma, e in quel suo tempo di eterna bambina ci dialogava. Era così che piaceva alla nonna, la quale rivedeva in lei tutto quello che avrebbe voluto essere da piccola. Non aveva avuto peluche, sua nonna, né bambole della madre. Lei, in quel suo mondo di bambina, era circondata da una grande distesa di mare, pietre e sabbia e spesso era con il fratello maggiore che condivideva i giochi. Lui, divertendosi a fare l’architetto, le consigliava la composizione delle stanze, che arredava con sabbia bagnata e pietre, sotto l’occhio vigile

di un mare blu cobalto. Alessandra cresceva con una singolare personalità. Frequentava la scuola di teatro, si divertiva a comporre e raccontare fiabe. Abituata sin dalla tenera età a addormentarsi nel lettuccio con la voce calma e suadente del suo papà a leggere i racconti preferiti. Si portava dentro la passione di interpretare teatralmente i personaggi che accompagnavano il suo sonno. La forza vitale di Alessandra coinvolgeva chiunque le stesse accanto, ecco perché, dopo i compiti, era sempre circondata da bambini che correvano a casa sua per condividere i giochi, e Peggy, la cagnolina di casa, scodinzolava con loro. A dieci anni si ritrovò ad affrontare la sua condizione di bambina speciale. Con grande forza e coraggio capì subito che non aveva alternativa, il suo cibo era particolare, era il “cibo di Alessandra”. Viveva di un amore incondizionato verso la sorella, solo di un anno più grande di lei, e sapientemente ne attingeva virtù. A volte, al telefono con la nonna, faceva la gara delle clementine... vinceva chi avrebbe finito di mangiare per prima tutti gli spicchi. Vinceva lei. Nel cuor suo la nonna le augurava di vincere la grande sfida della vita, affinché navigasse sicura e approdasse nelle braccia della sua FELICITÀ.

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05/2018 - Mondiversi set-dic 18  

Bimestrale di informazione socio-culturale

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