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diogenemoderno@yahoo.it Ospedale di Praia

LA LENTA AGONIA DI UNA STRUTTURA E DI UN TERRITORIO! di GIOVANNI CELICO

Lenta, inarrestabile, irreversibile, in un assordante “silenzio generale”, al di là delle lodevoli prese di posizione, singole o collettive, tutte degne di plauso, ma sostanzialmente circoscritte alla “zona”, e quindi ininfluenti, che stanno dipanandosi in questi primi mesi dell’anno di grazia 2012, per lo “scarso peso politico” che il territorio esprime, a livello regionale (per poche decine di voti non è stato eletto, nell’ultima tornata,un consigliere regionale del PDL, l’ex sindaco di Scalea, Mario Russo) e nazionale, sta consumandosi l’agonia della struttura ospedaliera di Praia a Mare, ormai, a quanto riportato dalla e sulla stampa, giunta al capolinea: ridimensionata, è stata sostanzialmente addirittura “chiusa”, ma auguriamoci di no, per come si paventa!

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PIT STOP... SPERANDO DI RIPARTIRE di NANDO MANCO

La gente, già da un pezzo, ha perso definitivamente il sorriso ed ogni forma di ottimismo. Nessuno più crede al sistema Italia per i continui aumenti dei carburanti, del gas, della luce e di tutte quelle cose che servono a far muovere una nazione evoluta, come la nostra, mentre altre stangate vengono preannunciate. I telegiornali sono diventati tormentoni odiosi (le orecchie non ce la fanno più a sentire la sigla del Tg1), che ogni mezzora, a palla e a ciclo continuo, parlano solo di pressione fiscale, di sacrifici e di rinunce, di controlli su località turistiche rinomate, non ultimo quelli avvenuti sulle “bancarelle dell’oro” di Ponte Vecchio a Firenze, prese di mira dalla Guardia di Finanza (magari quest’estate succederà la stessa cosa anche in po-

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RANDAGI IN BRANCO, UNA PIAGA DA RISOLVERE! di GIAN ENRICO ZAMPROTTA Esistono leggi che regolamentano gli interventi possibili, per ovviare al problema ma il tutto ha un costo e per le casse in affanno delle varie amministrazioni, sovente, può essere conveniente fare finta di non vedere. Così i canili vengono considerati lager, l’accalappiamento un atto disumano, la soppressione, poi, addirittura un crimine. Non penso ad una soluzione come quella adottata dall’Ucraina la quale, per prepararsi ad accogliere un importante evento sportivo, macella i randagi, dopo averli uccisi a centinaia per le strade a colpi di pistola e bastone, o ancora alle “perreras” spagnole, dove ogni anno vengono abbattuti 30.000 cani randagi, però, qualche provvedimento, anche da noi va preso, non possiamo continuare a vedere visi stravolti di bimbi terrorizzati o di signore spaventate da un attacco in massa di randagi.

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Stazione ferroviaria di Scalea

RITORNA FUNZIONANTE LA BIGLIETTERIA di VIRGILIO MINNITI

Dopo circa quattro mesi, ritorna in funzione lo sportello della biglietteria cittadina tirrenica, che era stato chiuso definitivamente lo scorso mese di ottobre in seguito ad una verifica degli ispettori del lavoro che riscontrarono nell’edificio, una serie di inefficienze e pericoli. Rimane purtroppo cronico il problema dei bagni chiusi, ma questo servizio, come è ormai noto, è stato disposto essere funzionante solo per la stagione estiva. Scelta che sicuramente penalizza i pendolari che si recano a prendere il treno tutto l’anno ma che, allo stesso modo evita incresciosi e nascosti pericoli che, in particolar modo nella tarda serata, dopo il calar del sole si annidano nell’ambiente circostante la stazione.

Nella foto Renè Candia, impiegato FF. SS. e delegato della FILT-CGIL, comprensorio ScaleaCastrovillari, che si è interessato fattivamente e con grande impegno per l’apertura della biglietteria

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Anno XVI - n° 2

Marzo-Aprile 2012

sti di mare come Scalea, così, quel poco di turismo, già tanto misero e breve, finirà e sparirà nel nulla). E per finire, torna fuori la storia delle macchinone e delle barche. Ma veramente si vuol far credere di poter risolvere i problemi economici e i rincari asfissianti con questi ridicoli palliativi? Cosa ha fatto e cosa sta facendo di reale questo governo per la decantata crescita economica, quella vera, che salverebbe tutti? Niente! Mentre la paura, sempre più in aumento, di non farcela è tanta e preoccupante. Per il ceto medio, ora ceto basso e povero, ogni speranza di sopravvivenza è ridotta al lumicino. Solo salassi da infarto. Possibile che ad essere colpiti siano sempre gli stessi? Queste “belle” e “nuove” persone che continuano a tartassarci e a strangolarci, possibile che sappiano solo parlare di tasse ed aumenti? È risaputo che il “sazio non ha mai creduto al digiuno!”. Dai loro salotti dorati, circondati, ad ogni passo, da un codazzo di uomini di scorta e lacchè vari, forti dei loro stipendi faraonici, questi privilegiati, che rappresentano la “strana maggioranza”, non hanno dovuto

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“L’APPLAUSOMETRO” DICE SI A PORTO TALAO di MATTEO CAVA

Un consiglio informativo aperto per discutere sul Porto turistico Marina di Talao. Un modo per confrontarsi su un’infrastruttura che raccoglie consensi e dissensi. Le questioni poste sul piatto della bilancia sono tante. C’è chi sostiene che si sia giunti ad una protesta tardiva contro l’opera perché l’iter per presentare un altro progetto sarebbe infinitamente lungo. Ma nel corso della seduta, che ha avuto una sua schematicità ben precisa e definita in altra sede, c’è anche chi, come il consigliere di opposizione Gennaro Licursi, ha chiesto tempo per riflettere meglio sul progetto e sull’opera in se stessa. Oppure, il consigliere d’opposizione Mauro Campilongo che, il porto lo ha voluto con la precedente amministrazione, sostiene la tesi del referendum per avere il polso della situazione sulla volontà della cittadinanza. Una mozione con questioni ben precise l’hanno presentata Palmiro Manco e Alessandro Bergamo. Anche questi ultimi hanno sollevato perplessità. Poi, il Consiglio comunale è stato aperto agli interventi, già predisposti degli “esterni” alla politica. Il Comitato Scalea 2020 che da tempo ha sollevato problemi sulla realizzazione dell’opera in quel sito ha confermato la propria tesi. Carmelina Cotrone, originaria di Scalea, funzionaria alla Re-

gione Campania, vuole difendere, assieme al Comitato, a denti stretti, la qualità del mare, la linea di costa e la Torre Talao. Remo De Lorenzo, presidente della Lega Navale, ha chiesto di evitare le lungaggini: «È necessario che il porto si faccia, al di là del sito, al più presto». Poi Romano Chemi e Giuseppe Mingrone, in rappresentanza del Comitato Pro Porto, hanno consegnato al sindaco Basile più di 1.500 adesioni. In maniera provocatoria anche il consigliere Licursi ha dato il suo assenso all’iniziativa.

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Primo Piano

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Ospedale di Praia

RANDAGI IN BRANCO, UNA PIAGA DA RISOLVERE!

di GIOVANNI CELICO

di GIAN ENRICO ZAMPROTTA

LA LENTA AGONIA DI UNA STRUTTURA E DI UN TERRITORIO! È dunque interessante, adesso, come pro-memoria e a futura memoria, ripercorrere, virtualmente, le “tappe” di una cronaca di sviluppo, con riferimento appunto e anche alla nascita di un nosocomio, tra i più qualificati, nell’ambito territoriale dell’alto Tirreno cosentino, qual è stato ed è quello praiese, che alcune generazioni “passate” hanno “conquistato”, “combattendo una buona battaglia”! Le comunità di Tortora, Aieta, Praia, San Nicola e Scalea, per circoscrivere il tema in un ambito ben definibile, hanno conosciuto e patito, dalla fine dell’ottocento e fino a dopo la seconda guerra mondiale, un consistente fenomeno migratorio: Aieta e Tortora, dal 1945 al 1955, hanno perso la più parte della popolazione attiva e giovanile che, insieme a quella praiese, scaleota e sannicolese, “ha arricchito” gli insediamenti, soprattutto d’oltre oceano, particolarmente quelli dell’America del Sud. In verità, a Praia a Mare, con la nascita e l’affermarsi della piccola industria della lavorazione del crine vegetale “alfa” e con l’incremento della “iniziativa Viscido”, settore legname e derivati, la incidenza del numero di emigranti fu un po’ più contenuta (l’economia locale si basava anche su un numero consistente di addetti alle FF.SS., di carabinieri, finanzieri, ecc.). Il fenomeno migratorio, in tutta la conca del Noce e fino al Lao, “rallentò” o si “fermò” a partire dal 1954, grazie alla apertura, in quell’anno, delle fabbriche laniere a Maratea e a Praia a Mare, avviate per iniziativa dell’industriale biellese Rivetti: Praia che nel 1951 contava 1.919 abitanti salì a 3.029 nel 1961 e a 3.487 nel 1965! Sei anni dopo, nel 1961, fu costruito ed aperto in contrada Falconara lo stabilimento tessile Lini & Lane ed entrarono in funzione, alla foce del Noce, la PA.MA.FI. e lo Stabilimento Elettromeccanico Calabro: altri nuovi posti di lavoro ed altra ricchezza, diretta ed indotta, per l’intero comprensorio. Non si può tacere, per onestà di cronaca, l’opera “politica”, attenta e lungimirante, portata avanti e con caparbietà, in quegli anni, da tutti i “partiti” allora esistenti. Si ricordano, come esempi esemplificativi, sul versante dell’impegno “sindacale”, gli “addetti” Giovanni Sacco della CGIL e Pio Arini della CISL, e, sulla sponda dell’“intervento”concreto, l’opera incisivadi Giuseppe Serio, allora segretario della D.C. locale, e di Agostino Fortunato, segretario di zona dello stesso partito, che “giocarono”, pietra miliare resta un “documento” stampato all’uopo, un ruolo importantissimo proprio in relazione alla “localizzazione” dell’ospedale di e a Praia, in ciò coadiuvati e sostenuti dal compianto sen. avv. Giuseppe Mario Militerni di Cetraro e dall’indimenticato sen. avv. Gennaro Cassiani di Spezzano Albanese. Un richiamo è d’obbligo anche per Aldo Nicodemo, del P.S.I., per Franco Fortunato, del P.C.I., per Italo Massara, del PLI, per Giuseppe Guida, all’epoca sindaco, per quanto fatto nello specifico. Alla fine degli anni sessanta, l’apertura di scuole di secondo grado (Liceo Scientifico a Scalea e Liceo Classico e sezione staccata dell’Alberghiero a Praia) migliorò, sicuramente, il livello delle popolazioni giovanili, gravitanti intorno a questi centri. Il primo giugno 1971, la popolazione praiese residente di 4.327 abitanti, entrò in funzione l’ospedale civile generale di zona di Praia a Mare che colmò una grave lacuna di assistenza ospedaliera pubblica che, purtroppo, registrava l’alta costa tirrenica calabrese (unica eccezione le “private” di Belvedere). L’Opera costò oltre 700 milioni di vecchie lire e fu a totale carico della Cassa per il Mezzogiorno, il progetto esecutivo, approvato con delibera del 30.9.1966, fu impegno degli ingegneri Leonardo e Luigi Musumeci di Roma: i lavori furono eseguiti dall’Impresa Valpadana Costruzioni S.p.A. di Piacenza. L’edificio sorse al cospetto del golfo, “sulla collina della Laccata, ad una altitudine di 150 metri sul livello del mare, vicino al centro abitato e isolato nello stesso tempo, in una zona lontana dai rumori della ferrovia, della strada nazionale n. 18 e della costruenda superstrada tirrenica, a diretto contatto con gli uliveti della zona”. L’ospedale occupava un’area di circa 30.000 metri quadri, con una capacità di 180 posti letto, così suddivisi: 60 per medicina; 60 per chirurgia; 30 per ostetricia; 30 per pediatria, con annessi servizi di anestesia, rianimazione, radiologia, analisi e pronto soccorso e attrezzature, tra le più moderne, monitoraggio cardiaco per terapia intensiva, respiratori automatici per rianimazione, ventilatore elettrico per anestesia, elettrobisturi, diagnostica batteriologica, ecc. Interessanti, per l’azione curativa, seppur riflessa, gli impianti di segnalazione acustico-luminosa, radioaudizione,

televisione, richiesta d’udienza, ricerca persone, nonché, tecnicamente avanzati, quelli telefonici, di riscaldamento, degli ascensori, dei parafulmini, ecc. Era stato previsto anche un reparto di ortopedia e un padiglione, completamente isolato, per una sezione “infettivi”, con 14 posti letto. Quel “servizio” sanitario che, vide la luce in “quel lontano 1971”, risolse il problema, sino allora drammatico, della sicurezza sociale e fu tanto più valido ed apprezzato in quanto sorse in uno dei pochi centri industrializzati della regione Calabria, oltre che importante polo turistico: Praia a Mare. La distanza esistente tra Praia e Lagonegro, 34 chilometri, così come quella tra Praia e Lauria, 22 chilometri, e tra Praia e Napoli o Salerno, 160-220 chilometri, non fu più, sul versante della “sanità pubblica”, un “problema”: l’assistenza, qualificata, si ebbe in loco da medici molto bravi e, fra gli altri e per tutti, ricordiamo Nino Contini, Marcello Florio, Serafino Molinari, Aldo Greco, ecc. Naturalmente, in questo ambito, vanno ovviamente annoverati e “conteggiati” tutti gli specialisti, il personale paramedico, ecc., oggi in servizio e, per tutti, il direttore sanitario attuale dr. Vincenzo Cesareo. Ora, dunque, proprio per l’ospedale di Praia, peraltro ridimensionato pesantemente, nei mesi scorsi, si è difronte ad un’altra drammatica evenienza: la chiusura! La si può evitare? Varranno le “iniziative” circoscritte messe in campo da pochi “volenterosi”, di tutti i colori, come quella di “restituire” i certificati elettorali? Oppure… tutto è concluso e tutto… è stato consumato? Si speri… si continui a sperare contro ogni speranza… e, soprattutto, si mantenga alto il livello di attenzione nei confronti di un problema così e tanto serio a fronte di una classe dirigente regionale, l’attuale, distante e distinta dal popolo, specie quello cosentino e dell’alto Tirreno in particolare! Una Giunta e un Consiglio Regionali, con interessi “convergenti” soprattutto su Reggio e provincia, che, comunque e qualunque sarà il risultato, relativamente all’Ospedale di Praia, debbono essere posti difronte a responsabilità, presenti e future, gravi, pesanti e precise, da una popolazione che è stanca di essere “presa per i fondelli”: è tempo dunque di svegliare tutti e di svegliarsi, di impegnare tutti e impegnarsi, di agire insomma tutti concordemente… per il bene comune!

Sempre più frequentemente, succede di sentire che molti cittadini fanno ricorso a medici e farmacie per ottenere la prescrizione ed effettuare l’acquisto di farmaci antirabbici. Il motivo: essere stati morsi da cani randagi che, in branco, si aggirano per le strade di Scalea, spinti dalla fame. Vediamo, così, cani randagi, spesso imbrancati con un “capo” che li guida, tenendo alta la coda in segno di comando, che percorrono le nostre strade, ringhiosi e minacciosi con la capacità di sentire chi li teme. Non si fanno scrupolo di avventarsi, magari tutti insieme, contro donne, bambini ed anziani, non per cattiveria, ma esclusivamente, per affermare la loro supremazia sul territorio scelto, come detta il loro istinto, considerando i passanti come invasori e possibili rivali nell’accaparramento del cibo che potrebbero trovare. Nel periodo del “calore”, poi, questi branchi sono ancora più aggressivi, perché si incontrano numerosi maschi che vanno al seguito di una femmina per essere scelti a perpetuare la specie, il che li rende, se possibile, ancora più pericolosi. Segreti di madre natura che ha infuso loro la necessità periodica della riproduzione. Alle associazioni animaliste tutto ciò appare un naturale decorso del ciclo “nascita, vita, morte” e contrastarlo viene considerato addirittura un atto di inciviltà. In un paese civile, però, diventa insostenibile reggere e sopportare simili situazioni ed un rimedio si impone. Esistono leggi che regolamentano gli interventi possibili, per ovviare al problema ma, il tutto ha un costo e per le casse in affanno delle varie amministrazioni, sovente, può essere conveniente fare finta di non vedere. Così i canili vengono considerati lager, l’accalappiamento un atto disumano, la soppressione, poi, addirittura un crimine. Non penso ad una soluzione come quella adottata dall’Ucraina, la quale, per prepararsi ad accogliere un importante evento sportivo, macella i randagi, dopo averli uccisi a centinaia per le strade a colpi di pistola e bastone, caricando le carcasse, a mucchi, su camion per portali in qualche luogo ad imputridire o, ancora, alle “perreras”, i canili spagnoli dove ogni anno vengono abbattuti 30.000 cani randagi a completamento dell’orrendo quadro rappresentato dal perdurare della tradizione sanguinaria della corrida di Spagna. Qualche provvedimento, però, anche da noi va preso, non possiamo continuare a vedere visi stravolti di bimbi terrorizzati o di signore spaventate da un attacco in massa di randagi, anziani che, non riuscendo ad allontanarsi, subiscono dolorosi morsi, senza conoscere le eventuali successive conseguenze, oltre al dolore provocato dall’evento, per non parlare poi dei danni provocati agli automezzi che hanno la disgrazia di investirne uno e del successivo orrido maciullamento della carcassa per i successivi arrotamenti. Una soluzione potrebbe essere rappresentata dalla cattura incruenta degli animali, con la collaborazione dei veterinari del circondario, per procedere alla sterilizzazione dei capi maschi: ciò inibirebbe la riproduzione e, successivamente, gli animali potrebbero essere rimessi in libertà, in breve tempo, e, mancando i nuovi cuccioli, il numero dei randagi potrebbe notevolmente diminuire. I randagi, proprio per il tipo di vita che conducono, soggetta a numerosi rischi, non sono molto longevi. Allo scopo potrebbe essere messo in uso il fucile narcotizzante, di cui il nostro comune è dotato, portando immediatamente, da veterinari convenzionati, gli animali catturati. Questo sistema ridurrebbe di molto il costo della raccolta e del mantenimento presso strutture create ad hoc che, purtroppo, per la loro natura, per poter essere efficienti, necessitano di fondi consistenti. Ci si appresta a ricevere un gran numero di cittadini-turisti, prepariamo loro una cittadina più pulita, anche da questo punto di vista, e ce ne saranno riconoscenti.


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«IL TEMPO DELLE TRATTATIVE È FINITO: ORA BISOGNA LAVORARE PER PRAIA» di NANDO MANCO e EGIDIO LORITO

Cinque anni di consiliatura nell’amministrazione Lomonaco, con il ruolo di Vice-Sindaco e di assessore alla Cultura, Turismo e Spettacolo. Cinque anni passati ad ascoltare i cittadini che numerosi gli si sono rivolti, fiduciosi, ricevendone in cambio disponibilità, apertura, ascolto. Mai sopra le righe, consapevole di come “amministrare significhi porsi al servizio della collettività”. Cinque anni circondato da professionisti e tecnici che lo hanno coadiuvato nell’organizzazione del proprio incarico assessorile ed i frutti si sono visti se De Paola può oggi vantare, orgoglioso, alcune iniziative culturali che hanno lasciato il segno. Ma anche momenti di scontro con alcuni compagni di ventura, addirittura con lo stesso Sindaco Lomonaco che, qualche settimana addietro, era giunto perfino a revocargli le deleghe per una questione tecnica: molti hanno visto, in quell’episodio, l’emergere di vecchie incomprensioni mai del tutto chiarite. Intanto oggi Pietro De Paola, classe 1961, imprenditore turistico-alberghiero, può ben essere felice di aver raggiunto un primo risultato politico: essere a capo di una lista che si contenderà, i prossimi 6 e 7 maggio, la carica di Sindaco del Comune alto-tirrenico, sfidando Antonio Praticò, Gino D. Spolitu e Giacomo Bello. Soddisfatto delle tante presenze alla presentazione della lista? Dire soddisfatto è poco. Sono felicissimo e ringrazio i presenti che, dopo il notevole consenso accordatomi alle primarie, ancora una volta mi hanno fatto sentire la loro vicinanza, il loro affetto e la grande stima che nutrono nei miei confronti. Ancora grazie a tutti! In tutta sincerità, quella presentata, è stata la lista che aveva in mente? La composizione di una lista non è mai una cosa facile, però, alla luce dei giochi perversi e a tratti puerili creatisi prima e dopo le primarie, direi proprio di si. Aver presentato una lista giovane, ma allo stesso tempo preparata, motivata e con tanta voglia di fare, mi lascia tranquillo e fiducioso. Tengo a precisare che il più giovane ha solo 28 anni mentre quello più anziano ne ha 52. Contento anche per la presenza in lista, un nonplusultra, di tre validissime, volitive e preparate donne che non nascondono, con il loro grande entusiasmo, la loro tenacia, le loro velleità, la voglia di voler dare una vigorosa spinta verso traguardi ambiti ad una comunità, come quella praiese, che altro non aspetta e merita. Non è sfuggita l’età media della lista 38 anni, una lista giovane, che porterà nuova linfa e nuove idee nella gestione della cosa pubblica, con grinta e determinazione: i miei stessi candidati hanno proposto programmi concreti e fattibili, non opere faraoniche, non libri dei sogni ma soluzioni reali che poggiano sulle problematiche rilevate. Ci siamo proposti di iniziare a trasformare Praia in una città serena, nella quale i giovani abbiano le giuste opportunità e non siano costretti a lasciar la terra che amano per cercar lavoro altrove. Lei ha insistito sul concetto di sindaco-coordinatore. È il ruolo che mi sono prefissato di svolgere. Un Sindaco deve limitarsi a dettare le linee-guida del mandato amministrativo, lasciando ampia discrezionalità ai propri assessori nello svolgimento del rispettivo mandato. In questo,

credo di avere le idee già chiare su come riorganizzare l’azione amministrativa in caso di vittoria, facendo emergere le specificità e le qualità dei singoli candidati che, a loro volta, usciranno eletti. Per questo ho cercato di costruire una lista che comprendesse varie figure professionali, quelle su cui costruire, in sostanza, la squadra di governo.

graziato i consiglieri comunali uscenti Giunti, Ariete e Antonio Marsiglia, mentre applausi ha suscitato l’intervento del professor Giuseppe Serio che ha riassunto al meglio il significato dell’impegno di Uniti RilanciAmo Praia: serenità e voglia di fare, desiderio di impegnarsi attivamente al servizio della collettività, con serietà e dedizione.

Tutti gli interventi hanno fatto ben comprendere le motivazioni di ogni singola candidatura. Il comune denominatore è stata la piena stima che i miei dieci compagni di avventura (Campanella Danilo, De Luca Giancarlo, Depresbiteris Anna Maria, Forte Andrea, Garreffa Francesco, Limongi Pino, Marsiglia Francesco, Oliva Gianpiero, Palladino Antonella e Sansoni Francesca) - De Paola ha evidenziato - hanno nel mio recente operato di amministratore locale. In queste settimane di incontri, ho sempre dimostrato di dare ai miei collaboratori, di cui ho voluto evidenziare le peculiarità in occasione della presentazione della lista, con i fatti e non a parole, fiducia e rispetto delle competenze, anche perché proprio da questo aspetto nasce l’importanza di fare gruppo, di fare squadra. Un approccio fiduciario basato sui principi di lealtà, correttezza, libertà di pensiero, dignità e coerenza. Devo potermi fidare dei miei collaboratori che - a loro volta - devono potersi fidare dell’operato del proprio leader.

UN NUOVO MODO DI FARE, UN NUOVO MODO DI PENSARE, UN NUOVO MODO DI ESSERE Lista n. 2

In caso di vittoria, il primo obiettivo per Praia? Tanti e che andremo ad affrontare e valutare con impegno e professionalità e con l’amore innato che nutriamo verso la città. Detto ciò, il mio pensiero va a chi soffre, a quanti si trovano in difficoltà, ai più bisognosi. In un periodo di integrazione sociale, di apertura totale delle frontiere e agli extracomunitari, ormai integrati perfettamente nel nostro sistema politico nazionale, abbiamo e sentiamo l’obbligo di pensare ai nostri concittadini più sfortunati e in crisi. E la dedica? Alla mia famiglia, in particolar modo a mia moglie che mi ha sopportato e supportato, con grande pazienza ed affetto, senza mai intralciare il mio cammino e questa grande passione che mi porto addosso. Sarà una corsa a due quella per la poltrona di primo cittadino? Non so se sarà una corsa a due, o a tre… e poco mi interessa. Quello che a me preme sono le sorti di Praia. Io già da settembre, quando annunciai la mia candidatura con largo anticipo, e come dimostrato alle primarie, farò corsa puntando solo su me stesso. I rapporti con la Provincia e, soprattutto, con la Regione? Nessuna preclusione fra i due importanti Enti. Premetto che nel nostro programma abbiamo posto l’accento sulla cultura, sul sociale e sul terziario, che va risollevato ma, soprattutto, sul turismo e su tutto quello che vi gira intorno. Praia come ogni comune d’Italia, ha bisogno anche di questi riferimenti e noi facendo turismo abbiamo bisogno del loro sostegno. Quindi ogni discorso rimane aperto. Alla presentazione della lista era presente il sindaco Carlo Lomonaco che, nonostante quanto perpetrato ai suoi danni, a pochi giorni dal voto, ha voluto ringraziare pubblicamente. Questo suo gesto di grande umanità e di grande umiltà (una grande forza) ha spiazzato ed è stato molto apprezzato un po’ da tutti. Un cambio di rotta importante ed epocale, dopo gli anni bui e tristi e gli ultimi cinque anni di amministrazione insieme che non si possono cancellare con un gesto. E l’uomo Lomonaco, nonostante quanto accaduto, resta, per me, una persona perbene, onesta e seria che stimo profondamente. Al suo fianco, da Vice-Sindaco, ho avuto modo di crescere e di dare un senso alla mia carica e al mio assessorato cercando di ascoltare le istanze di tutti, con l’intento di avvicinare la gente alla cosa pubblica, al di là delle appartenenze. Rimanere senza deleghe, senza stanza e senza l’apparato della macchina comunale potrebbe far pensare ad una macchinazione e ad un disegno politico per svantaggiarmi e indebolirmi in vista del rush finale per la conquista di Praia, ma io non mi fermo di fronte a nulla. Superate le primarie, ora dobbiamo lavorare per vincere le elezioni comunali, in modo da garantire all’intera città una continuità nel cammino di libertà avviato in questo quinquennio che resta, comunque, un’esperienza importante ed un grande primo passo per la costruzione di una città aperta, moderna e al passo coi tempi. Congedandosi dalla folta platea intervenuta, De Paola, oltre al sindaco presente in sala, ha anche rin-

SPAZIO AUTOGESTITO

DE PAOLA E PRATICÒ, PARTONO “IN POLE” A ridosso Bello e Spolitu promettono battaglia Con la presentazione di simboli, programmi e candidati, viaggia ufficialmente, a tutta velocità, la campagna elettorale per le amministrative di Praia a Mare. Gli elettori dovranno scegliere i propri rappresentanti al consiglio comunale e, come ogni tornata, i candidati a sindaco si stanno sfidando a suon di programmi e proclami. Le liste, presentate nella cittadina dell’Isola “Dino”, per la competizione del 6 e 7 maggio 2012, sono quattro: “Uniti RilanciAmo Praia” che fa capo a Pietro De Paola; “Amare Praia” ad Antonio Praticò; “L’Alternativa” a Giacomo Bello e “Futuro Praia” a Gino Spolitu. A contendersi fortemente la “cadrega”, senza nulla togliere agli altri, dovrebbe essere la lista dell’ex vice sindaco Pietro De Paola, contrapposta a quella del già sindaco Antonio Praticò. Sarà sicuramente una campagna elettorale che si svolgerà “faccia a faccia”, in un confronto serrato e senza esclusione di colpi, tra tutti e quattro i contendenti alla poltrona di sindaco che hanno, comunque, le carte in regola per governare la città. (E.O.)

Diretto da Nando Manco Direttore responsabile, Giovanni Celico Direttore editoriale, Nando Manco Impaginazione elettronica, La Poligrafica srl Collaborazione Tecnica, City Walk Segr. di redazione, Maria Cirimele - Biagio Moliterni Foto, Archivio Diogene - Daniele Arieta - Foto Time Registrazione Tribunale di Paola n° 55 del 21/07/90 Mutamenti annotati il 24/02/97 Il presente numero viene chiuso in tipografia alle ore 23,30 del 14/04/2012 I testi e le foto inviati alla redazione non si restituiscono


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PIT STOP... SPERANDO DI RIPARTIRE di NANDO MANCO

nemmeno guadagnarsi un consenso per trovarsi ai posti di comando e si divertono a vedere la gente soffrire e piangere per la loro disperata, e senza ormai sbocco, condizione economica e sociale. Ma che vita è la nostra? In queste condizioni, qual è il nostro scopo di vivere? Una volta si facevano i progetti per il futuro e si mettevano da parte i soldi per affrontare la quotidianità, le spese extra e gli imprevisti. Oggi cosa possiamo dire alle nuove generazioni? E se l’antipolitica avanza sempre più, le colpe sono da attribuire all’intero sistema che non è riuscito a trovare un ruolino di marcia plausibile per questa povera Italia. Il resto è stato artatamente portato avanti con questo “colpo di stato all’arma bianca”. Un fallimento e un’imposizione che stanno flagellando, come non mai, l’intero popolo italico. Dobbiamo riprenderci l’Italia! Qualcuno dovrà pur piangere l’esercito dei morti (veri suicidi di Stato) che, ogni giorno, (negozianti, lavoratori autonomi, professionisti, artigiani) a causa e per colpa di questo infernale sistema capestro, decidono di farla finita pur di non vivere più nell’incubo di “Equitalia”, dalla quale non si salvano nemmeno i poveri anziani pensionati con quattro soldi. E qui non è il caso di parlare di vigliaccheria o di codardia. Queste persone, perseguitate ed esasperate da scadenze ed impegni insostenibili, crollano e vacillano di fronte a difficoltà ogni ora sempre più grandi da affrontare. Pur stringendo la cinghia al massimo, spesso non si riesce a sbarcare il lunario, pur nella più selettiva e ordinaria amministrazione della propria esistenza. Logicamente, sulla scorta di quanto affermato, anche i comuni vivono momenti tristi e senza prospettive. L’autogestione, in atto già da lungo tempo, aveva dato segni di difficoltà e i tributi comunali non sono sufficienti a garantire, con una certa regolarità, gli stipendi dei dipendenti. In questa situazione non si riescono a rattoppare neppure pochi metri di strada cittadina, importante e trafficata. Aspettiamo solo di vedere cosa succederà con la tassa più “paurosa” ai danni dei già tartassati e vessati poveri contribuenti: l’IMU. Il comune di Scalea boccheggia e non trova soluzioni per garantire quel minimo di decoro, indispensabile in una società civile. L’arredo urbano del centro e della periferia è mummificato. In questa situazione, non si vede un barlume di iniziativa, un cambio di rotta, una iniziativa che possa ammaliare i potenziali turisti. I lavori del Palazzo dei Principi si sono fermati e non sappiamo quando e se riprenderanno. Piazza Caloprese, senza le bretelle e l’allungamento, più che una piazza, sembra un atollo. Mentre assistiamo, all’imbocco dell’ex mercato vecchio, al movimento di auto che entrano ed escono indisturbate. Nessun correttivo è stato apportato alla viabilità che, nei pressi dell’isola pedonalizzata citata, vede “baciarsi”, ad imbuto, due arterie importanti come via Campanella e via Lauro, incanalandosi in senso di obbligo per l’angusta via Oberdan. Mentre il lungomare giace nel suo squallore e nella sua malinconica che si ravvivano solo nelle ore diurne grazie a quei pochi e coraggiosi gestori, di ristoranti e bar che resistono. Calato il sipario, dopo le otto di sera, tutto diventa un deserto spettrale. Le novità di Pasqua, anticamera dell’estate, sono state un mini-boulevard dotato di panchine che si affacciano sulla scogliera ed il mare dell’Ajnella (da un’idea e da un’iniziativa privata), una lavata di faccia, finalmente, e un’aggiustatina alla importante e spesso, a torto, trascurata ed ignorata colonna romana del I secolo d.C., sormontata da una croce moderna e trasformata in un Calvario. Stesso discorso vale per l’architettoni-

ca “edicola sacra”, che si trova nell’ex via Ponte, di fronte al Palazzo dei Principi, e per alcuni muretti e marciapiedi pubblici. In ultimo, la piscina comunale, che si trova a sud di Scalea, data in affidamento, per ultimare i lavori, ad una associazione che, pare essere arrivata a buon punto per la sospirata attivazione ed apertura. Detto ciò, pensiamo di aver segnalato tutte le “novità” di rilievo. E poi, i fiumi d’inchiostro spesi sul sito del porto di Torre Talao, (il primo plastico fu presentato circa 15 anni fa dall’amministrazione Pezzotti) con i comitati e le fazioni del si e del no a darsi battaglia (mentre il medico studia il malato muore…!). (I treni passano e noi li guardiamo passare per altri lidi!). E la polemica incombe, inarrestabile, sul centro sociale diventato una storia infinita con tante verità… In ultimo, la querela presentata dalla “consigliera” ai servizi sociali Angela Ricetti, contro Mauro Campilongo e compagni, rei di averla diffamata su una vicenda riguardante una sua parente. In questo deserto, forse, far cadere l’attenzione su fatti e cose che poco beneficio portano in concreto alla nostra stanca e immobile Scalea, serve a distrarre la gente dai reali problemi e dalle sabbie mobili nelle quali ormai siamo prigionieri e vittime.

L’effetto Monti: roghi umani

Lo chiamano «effetto Monti» per definire una sorta di nuovo miracolo italiano. Che esiste solo nella fantasia di giornali sdraiati a zerbino ai piedi del governo dei tecnici. Anzi, lo spread risale, la Borsa riscende e purtroppo cresce la disperazione di molta gente.

Lavoratori sempre più strozzati dal fisco

Qualche giorno fa un altro rogo umano, il secondo in due giorni: un operaio disoccupato si è dato fuoco a Verona. La paura di disturbare il manovratore, tutto preso in banchetti con potenti nostrani e internazionali, rende questi disperati soli anche nella disperazione. Non un membro del governo che se ne faccia carico, neppure qualcuno di destra, centro o sinistra che li strumentalizzi mettendoli sul conto del governo o di chicchessia. Semplicemente non esistono, sfigati fino alla fine come direbbe un noto sottosegretario. Molti di questi disoccupati, artigiani e piccoli imprenditori sull’orlo dell’abisso ci stanno scrivendo, chi per sfogarsi e chi per chiedere aiuto. Quando si arriva a confessarsi a un giornale significa che nessuno di chi avrebbe dovuto ha saputo o voluto ascoltarti. E chi, se non la politica, i sindacati, le associazioni di categoria dovrebbero farlo? Già, ma la politica ci ha convinto che non è più degna di esistere (Monti è stato messo a capo del Governo tecnico dai politici per lavarsi le coscienze), i sindacati ci vogliono fare credere che il problema per la gente sia l’articolo 18, le associazioni di categoria non hanno il coraggio di portare allo scoperto, se è il caso in piazza i loro iscritti, cioè quella maggioranza silenziosa che ha sempre mandato avanti il Paese e che adesso non ce la fa più. Riforme subito, meno tasse e crescita economica. Questo serve, tanto lo spread, come ormai ampiamente dimostrato, non legge il Corriere della Sera o La Repubblica: va per gli affari suoi e colpisce quando vuole. Corrado Passera in questi giorni ha messo le mani avanti: sarà recessione tutto l’anno. Non è certo colpa sua, ma da un ministro del suo peso non ci si aspetta l’oroscopo, si esigono soluzioni. E forse anche qualche gesto o parola di incoraggiamento, perché la solitudine è davvero una brutta malattia, e pure contagiosa. (Alessandro Sallusti Il Giornale del 30 marzo 2012).

Ragazzi che sognano ancora

Non si arrendono mai: sono i ventenni della generazione fiducia. Hanno tra i 18 e i 30 anni, trovano lavoro con internet, vanno all’estero e tornano in Italia, si aiutano a vicenda scambiandosi informazioni. Sono i giovani che considerano il cambiamento un’opportunità.

Il rovescio della medaglia. «L’importante è seguire il flusso»

Come Alice Avallone, che ha 27 anni, è di Asti ed è tornata a casa da New York lo scorso giugno, anche se sta progettando di trasferirsi in Australia entro la fine dell’anno. Alice ha inventato Nuok, un sito internet diventato punto di riferimento per gli italiani all’estero perché racconta le loro città: all’inizio la Grande Mela, ora altri 45 centri. Ha studiato allo Ied di Torino, s’è spostata a Milano per lavoro, anche se la sua vita è cambiata solo nel 2009, quand’è partita per l’America. «Ho trovato un appartamento provvisorio via web là ho traslocato dopo qualche mese leggendo il cartello di un privato per strada». A New York si è messa a fare la freelance per una web agency (lavoro che fa tuttora), quindi ha lanciato Nuok, il suo blog perso-

nale, in cui raccontava dove mangiava, cosa vedeva, chi incontrava. Così ha conosciuto artisti, illustratori e fotografi italiani e li ha coinvolti nel progetto, che ha cominciato a evolvere. Adesso i nuokers (i suoi collaboratori) sono un neologismo per la Treccani e Nuok, diventato sito, ha vinto premi prestigiosi come l’Econtent, per il miglior contenuto digitale italiano. «La morale della mia storia è seguire il flusso. Ho sempre assecondato ciò che si presentava senza forzare le situazioni». Racconta. «Mi lamentavo della facoltà, ma oggi devo ammettere che mi ha fatto aprire la mente al mondo». Lapo Tanzj, fiorentino ha 28 anni. Cinque anni fa, mentre studia Economia dello sviluppo e della cooperazione internazionale, crea con due compagni di università la cooperativa Lama per lavorare nel settore no-profit. Cercano stage mandando, a tappeto, email alle Ong. «Alla fine, una di Torino ci ha detto sì». In Mali e in India, nel Tamil Nadu, i primi passi. «L’esperienza all’estero è stata decisiva. È così che abbiamo imparato a relazionarci con gli altri, a coordinare i progetti, a gestire. Oggi facciamo consulenza nel settore sanitario, abbiamo aperto anche in Cina, da aprile mandiamo una ragazza dall’Italia nell’ufficio di Pechino». I soci sono diventati 8 - «Tutti sotto i 30 anni», il fatturato ha raggiunto nel 2011 i 410mila euro: «Ritagliato lo stipendio, abbiamo sempre reinvestito tutto nella nostra formazione: corsi di ogni genere, viaggi». Aprire la mente. Dovrebbe essere il cuore dell’insegnamento. Così c’è un ateneo che tre studenti, scelti tra 1.300, ha deciso di mandarli fisicamente in giro per l’Italia alla ricerca della parte migliore del Paese. È la Luiss di Roma. Ha dato a Carlotta Maraschi, romana 22 anni, Relazioni Internazionali, Marco Pizza, avellinese, Economia e management, e Andrea Bramante, ultimo anno di Legge, uno smartphone e la mission di postare su Fecebook, Twitter e YouTube i loro incontri. «Ci ha colpito la voglia di farcela che c’è ovunque, soprattutto fra gli imprenditori locali», si accende Carlotta. «Come Danilo Smaldone. Brillante e giovane, ha deciso di restare in Basilicata per creare un’impresa di telecomunicazioni e ora dà lavoro ai giovani di Potenza». Un modello, insomma.

Tech, design e libri per bambini

Elena Favilli, toscana, ha creato il primo magazine per bambini su Ipad. È nella Top 5 delle Apps educative più scaricate.

Sognando fino alla luna

Marco Tantardini è riuscito ad arrivare con un suo progetto alla Nasa.

Ostinate e vincenti

Claudia Aragno, cuneese, laureata in medicina, si è sempre vista pediatra. Ora si sta specializzando in un ospedale di Losanna. Veronica Diaferia, varesina, gira spot a New York: ha aperto una sua casa di produzione.

Maxi stipendi d’Italia

Nel settore pubblico, anche per la mancanza di una banca dati che verifichi cumuli, si superano facilmente 1.294 mila euro del tetto previsto per legge. Nel privato, invece, è tutta un’altra storia. Inchiesta sui superburocrati che neppure lo Stato sa di pagare tanto Un pianto vivo… E noi poveri comuni mortali? Lottiamo per arrivare con dignità a fine settimana… Nei casi più fortunati a fine mese…


Marzo-Aprile 2012

Primo Piano

5 ...dalla prima

“L’APPLAUSOMETRO” DICE SI AL PORTO DI TORRE TALAO di MATTEO CAVA

Ma per il gruppo, formato da diversi commercianti e imprenditori, c’è necessità che si sollevi il livello qualitativo dell’offerta turistica per risollevare le sorti economiche scaleote che appaiono già segnate al ribasso. Presenti anche i tecnici della Cem, la società che dovrebbe realizzare la struttura, ormai orfana del finanziamento pubblico. Più volte è stato sottolineato l’aspetto economico. La società è pronta ad investire, ma deve rispondere a precisi canoni che supportino il Project financing. L’opera, altrimenti, rischia di essere improduttiva e questo significherebbe il fallimento. Durante il Consiglio Comunale si è anche parlato della struttura archeologica. La società ha confermato la volontà di valorizzare il sito e di garantire per la Torre Talao. Il nodo della questione sollevato dall’opposizione è nato sulla durata della concessione e sul numero dei posti barca. Sono questi due aspetti che vengono posti in evidenza. La durata della concessione è passata da trentennale a novantennale. Per Bergamo non si poteva modificare con un atto di Giunta una decisione presa all’unanimità dal Consiglio. La durata della concessione è stata invece inserita nel bando di gara secondo quanto confermato dagli uffici comunali. E su questo ha relazionato l’architetto Barbarello, responsabile del procedimento. Sul nodo dei posti barca, a giudizio dei tecnici della Cem, sono molte le questioni che vanno messe sul tavolo, compresa la lunghezza delle imbarcazioni.

Contestato Palmiro Manco La maggioranza si scaglia contro Scalea Libera: una magra figura!

Ai tre quarti dei presenti in sala consiliare non sono affatto piaciuti gli interventi e i toni usati dal consigliere Palmiro Manco, più volte massicciamente contestato. A fine dibattito, all’uscita, sfiorata la rissa. Un certo comportamento, deplorevole da parte di alcuni politici locali, è un’offesa che colpisce, principalmente, l’uditorio al quale andrebbero risparmiati interventi a catena, fuori luogo e plateali. Se poi, a tutto ciò, si aggiungono gli interventi, facinorosi e nevrotici, di alcuni supporter, il quadro si completa come peggio non si poteva fare. La maggioranza ha tuonato contro l’atteggiamento “poco ortodosso” tenuto dal gruppo consiliare Scalea Libera, nelle persone dei consiglieri Bergamo e Manco. «Crediamo fermamente che sia inaccettabile un comportamento come quello perpetuato da una certa minoranza e, in particolare, vogliamo sottolineare come sia scorretto e poco signorile apostrofare il sindaco con parole che non rispecchiano assolutamente la professionalità dell’uomo Pasquale Basile, attaccato personalmente senza la più ben minima cognizione di causa. Intendiamo sostenere all’unanimità e senza mezzi termini - continua la nota - la realizzazione del porto di Torre Talao come già esposto dal nostro sindaco, il quale gode della nostra profonda stima per l’impegno e la competenza che sta mettendo al servizio di Scalea. Di contro, invece, vogliamo condannare assolutamente gli atteggiamenti per certi versi inqualificabili del gruppo Scalea Libera che ha dimostrato, con i fatti, il limite culturale che possiedono gli elementi che lo compongono, facendo peraltro magra figura con tutti i presenti e perpetrando ancora tali atteggiamenti successivamente con l’intervista del consigliere Bergamo, il quale ha continuato sulla strada delle menzogne sfiorando il limite della diffamazione nei confronti del primo cittadino. Per quanto concerne la bugia eclatante secondo la quale il sindaco sarebbe andato nelle case per spingere le persone a firmare per il comitato pro-porto preferiamo consigliare allo stesso Bergamo di fare una passeggiata tra la gente per capire se c’era bisogno di cercare le firme nelle case dei cittadini».

L’intervento del sindaco Basile

Il sindaco, Pasquale Basile, nelle conclusioni, ha contestato la “cultura del sospetto”, più volte emersa durante la seduta consiliare. «È da quando sono qui - ha detto Basile - che ho chiesto pause di riflessione per il porto. Questo porto è un elemento, come tanti altri, strategico della Regione Calabria. Sarebbe bene indagare e comprendere perché non c’è più l’acqua che circondava la Torre. I bene informati sanno che lì c’è materiale di riporto eliminato per la costruzione della galleria Scalea-San Nicola e la Statale 18». Più volte è emerso lo spettro del boom edilizio deturpante degli anni Ottanta. Ma il porto, per l’amministrazione guidata da Basile, è un’opera necessaria. «Se pensiamo di utilizzare il porto come parcheggio per le barchette, allora non possiamo parlare di turismo. Se pensiamo ad un porto come attrattore dobbiamo entrare nelle rotte turistiche marittime. Un porto in cui, chi viene da fuori possa ormeggiare la barca e passeggiare per Scalea. Stiamo parlando di altro turismo». Poi, lo stes-

so sindaco, ha fatto scorrere una serie di diapositive di porti con 400, 500 posti barca, simbolo di rinomate località turistiche e una schematica serie di considerazioni a favore dell’opera.

Le anomalie della politica

Angela Riccetti, influente e determinata consigliere comunale del gruppo Basile, sostenuta alle ultime amministrative dal PD scaleota, prima dell’entrata in consiglio, era, come la stragrande maggioranza del suo partito, contro il Porto di Torre Talao. Oggi, che siede sui banchi della maggioranza, sostiene a viva voce il progetto presentato recentemente, per capirci quello dei ventilati 510 posti barca. Ora il suo partito, una volta schierato con l’altra frangia più radicale della sinistra, in gruppo con l’agguerrito movimento No-Porto, al momento pare appisolato su taciti accordi di non belligeranza, per garantire e non stracciare quanto faticosamente costruito al loro interno, anche se non sappiamo, da un momento all’altro, cosa potrà scoppiare tra loro, è ciò va messo in preventivo. La domanda, che molti si fanno, è quella che, alla luce di quanto emerso, il PD locale continui a restare sulle proprie coerenti posizioni e che prenda le distanze dalla sua rappresentante in seno al consiglio comunale. L’altra possibilità sarebbe quella di una fortissima e lacerante spaccatura tra i militanti schierati e fermi sulle posizioni della Ricetti e gli altri che non vogliono stare al gioco perverso della poltrona. Non trovando un ruolino di marcia comune, la guerra sarebbe già in atto e, per un sempre più spaccato PD, non si preannunciano giorni felici e, tantomeno, stabilità governativa.

potrebbe restare incompiuto perché pare che questo approdo sia quasi irrealizzabile in questa dimensione. C’è un altro dato, cinque concessionari di stabilimenti balneari da domani smetteranno di lavorare se dovessero cominciare i lavori. Non abbiamo bisogno di opere incompiute. Mi auguro che da parte dell’azienda ci sia la capacità economica. La domanda è: il progetto definitivo rispecchia quello previsto da De Girolamo?».

L’intervento di Mauro Campilongo di Scalea Adesso

«Nel 2003, quando ero nella precedente amministrazione, assieme al Consiglio si decide di dare il via ad un progetto preliminare. Forti di una relazione del professore De Girolamo, uno dei luminari in questo settore. Quel progetto era stato supportato da un finanziamento a fondo perduto. L’iter fu bloccato da questioni giudiziarie che lo tennero fermo per diversi anni. Un’opera, una volta approvata, e trovati i finanziamenti anche privati va completata. Era ed è un’opera a costo zero per il comune. Non vorrei che una volta che siano intervenute le ruspe ci sia un blocco dovuto ad un carteggio non proprio conforme ai vari pareri. Sono a favore del porto, ho fatto parte di

L’intervento di Palmiro Manco di Scalea Libera

«Tutto nasce con il primo affidamento di uno studio che dava all’ufficio tecnico il compito di redigere un progetto preliminare. È stato proposto nel corso del consiglio un progetto per un porto da 320 posti barca e la durata della concessione doveva essere stabilita in sede di gara senza eccedere i trent’anni. In quel consiglio del 2003 sono stati dati dei limiti di controllo. Dopo il consiglio ci sono state tre conferenze dei servizi con parere favorevole con prescrizioni serie fatte da professori e geologi. La contestazione ufficiale: il 9 settembre del 2008 c’è stato un atto superficiale, furbesco e grave. In quell’atto - ha detto Manco - ci sono stati tanti amministratori che non hanno condiviso la decisione. Si fa la gara, partecipano tredici ditte, tre vengono riconosciute non idonee. Dieci vengono invitate e, guarda caso, alla fine arriva solo una ditta. Per noi il contratto è nullo. Con questo contratto si vende Scalea, la nostra dignità, perché non rispetta niente di ciò che è stato deciso nel consiglio del 2003. Anziché per 40 anni, consegniamo il territorio, gratuitamente, ad una ditta per novant’anni. E il progetto viene stravolto con 510 posti barca. Significa 210 posti in più. Calcolando un posto barca a cinquemila euro all’anno, per cinquant’anni sono cinquanta milioni di euro che regaliamo. Cosa direte ai vostri figli? Direte che non vi siete ribellati. Chi è andato a cambiare la cartellina alla Regione ne pagherà le conseguenze».

L’intervento di Gennaro Licursi di Scalealiberamente

«Se c’è qualcuno che ha dei dubbi sul mio pensiero io sgombero il campo e dico subito “porto sì”. La domanda è questa: basta andare su internet per vedere quanti porti sono rimasti opere incompiute. Il porto di Torre Talao

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Marzo-Aprile 2012 un’amministrazione che ha deciso di realizzare l’opera in quel sito. Sono dell’idea che sia necessario un referendum. Ci rendiamo conto che il paese non va dilaniato dalla domanda “porto sì, porto no”. Sono convinto della necessità di un referendum che possa coinvolgere la cittadina».

L’intervento di Carmela Cotrone di Scalea 2020

«Sono una figlia di Scalea prestata alla Regione Campania. Ho molto a cuore il paese d’origine dove vivono i miei genitori e dove intendo tornare il più presto possibile. Gli elementi che noi abbiamo a disposizione fanno parte di un ricorso alla Regione Calabria, contro il parere favorevole espresso sulla fattività del porto. Al di là delle questioni di legittimità, che sono discutibili, c’è un problema che riguarda la fattibilità tecnica del porto. La trasformazione che ha avuto nel tempo, da un progetto di 320 posti barca con una forma contenuta e ad uovo, come previsto dal professor De Girolamo, ad una forma diversa. Il professore De Girolamo sostiene che qualsiasi altra forma, diversa da quella che lui indica, è perniciosa per la morfologia e la dinamica della fascia costiera. Da questo punto di vista ho una prima osservazione. Perché un porto nato rotondo, a un certo punto, diventa più grande, quadrato e da 320 a 510, posti barca cambiando forma e prendendo una forma che il primo progettista definisce perniciosa? Sul piano giuridico amministrativo, il fatto che un progetto preliminare si trasformi da 320 a 520 da una forma all’altra è una cosa che non è contemplata nel codice degli appalti. Se vogliamo un porto che funzioni, deve essere un porto che non si insabbia, in cui le barche riescono ad arrivare senza scarrocciare».

L’intervento di Remo Di Lorenzo della Lega Navale

«Oggi sono rimasto un po’ deluso perché mi aspettavo una notizia diversa. Intanto Paola ha firmato il contratto per fare il porto. Noi siamo ancora lontani dalla meta. La lega navale è a favore dei porti, qualsiasi essi siano. Non c’è dubbio che tutte le osservazioni fatte vanno tenute in considerazione per i progetti. Il porto deve essere realizzato. E ricordo che da quindici anni si è stabilito il posto in cui costruire il porto. Si è scelto nel tempo questo posto e nessuno ha detto o fatto percorsi contrari. Come Lega navale siamo a favore e, per quanto riguarda la Torre, siamo in grado di avere i finanziamenti per poter fare in modo che la Torre Talao diventi un museo del mare e un acquario con l’eventuale ristrutturazione della casa Armentano per poter diventare eventualmente sede della Lega navale».

L’intervento di Giuseppe Mingrone del Comitato a favore del Porto

«Abbiamo raccolto 1.500 firme che consegno al sindaco. Noi volevamo dialogare con l’amministrazione perché ci presentiamo come persone che potremmo essere vicine a qualsiasi società. Vogliamo che il porto si faccia, che ci vengano detti i tempi e i modi. L’iniziativa del porto rappresenta sicuramente una crescita per Scalea che ha bisogno di tali infrastrutture».

L’intervento dei tecnici della CEM

«Il progetto preliminare inizia l’iter con ipotesi diverse. Chi ha progettato inizialmente sapeva che doveva essere una struttura realizzata con finanza pubblica, con le tasse dei cittadini. Al momento della gara si faceva presente che c’era un finanziamento pubblico. Nel periodo di tempo è caduto il finanziamento pubblico e tutto si doveva giocare sulle spalle dell’azienda appaltatrice. Il progetto iniziale è passato da 315 a 285 posti barca, riducendo la possibilità di finanziamento da parte della ditta che avrebbe intrapreso l’attività. Noi siamo dell’idea di dare maggior risalto alla rocca e speriamo che vengano trovati reperti che diano importanza al sito. Il progetto preliminare sul quale ci siamo basati potrebbe subire all’atto della realizzazione una ulteriore riduzione. Al momento in cui viene a mancare il finanziamento pubblico si ricade però nella logica imprenditoriale del project financing. Un porto turistico per avere una validità di gestione deve avere un limite di almeno 400 posti barca. Questo numero viene ripreso da studi di altre facoltà universitarie. In un project financing il numero minimo di 400 è indispensabile perché le opere principali devono essere ripartite su un numero di barche maggiori. Non potendo recuperare spazio a terra, l’unica operazione è quella di fare spazio a mare. Un’operazione che non può avvenire se non portando al di là di una certa batimetrica il limite dell’imboccatura. Il professor De Girolamo nel suo studio analizza le varie ipotesi e fa una valutazione di carattere soggettivo. Nel momento in cui il porto sarà realizzato, avremo l’interesse affinché si concludano presto i lavori e ci siano gli utenti per avere il rimborso del capitale. In questi mesi abbiamo deciso di dar corso ad un ulteriore modello matematico bidimensionale che possa tener conto del reale trasporto solido da cella a cella».

Primo Piano Porto di Scalea

MENTRE IL MARE SI RITIRAVA IL CEMENTO AVANZAVA... di ERCOLE SERRA

In questo periodo, a Scalea, emerge con toni sempre più accentuati l’ennesima querelle sull’ipotetico porto di Torre Talao. In merito, sono sorti due comitati cittadini: l’uno, “Scalea 2020”, è favorevole alla realizzazione di un porto lungo la costa scaleota, ma è contrario alla realizzazione nel pregevole sito naturalistico, archeologico, paleontologico ed ambientale di Torre Talao (XV secolo); l’altro, invece, è favorevole affinché la costruzione avvenga intorno all’ex isolotto, dove il mare non c’è più. Ricordiamo che, su questo bellissimo scoglio, fra le altre peculiaretà autoctone, esistono interessanti grotte del paleolitico medio (20 mila-120 mila anni), i cui reperti sono custoditi nel museo della Magna Grecia di Reggio Calabria ed alcuni nell’Antiquarium di Cimalonga. C’è chi afferma e diffonde la tesi che l’approdo porterebbe benessere economico senza, però, dimostrare come e su quali comprovati presupposti, mentre c’è chi ribadisce che questo benessere è come una “chimera” e per questo, non bisogna rischiare eventuali e conseguenti danni ambientali, naturalistici e geologici, perché un’opera di tale portata, lascia tante perplessità che, ipoteticamente, potrebbero determinare uno sconvolgimento paesaggistico al sito simbolo di Scalea, inserito fra i più suggestivi e scenografici d’Italia. Insomma, attualmente, su questa opera, si contrappongono opinioni che si vorrebbero fare apparire come “tifoserie calcistiche”. In verità i problemi sono di ben altro e consistente peso e richiedono molta riflessione prima di iniziare il “pauroso scavo” perché l’uomo non può andare contro la natura, cioè contro il bradisismo. Proprio su questo essenziale ed ineluttabile fenomeno, ritengo riproporre ai gentili lettori un mio articolo, ancora attuale, pubblicato sul settimanale “Il Giornale del Mezzogiorno” di Roma nel lontano 1975 (27 ago/4 sett.) dal titolo “IL MARE ABBANDONA SCALEA”. Ecco il testo: «Da molti anni il mare si allontana inesorabilmente da Scalea. Questo strano fenomeno, come un terribile male, ha trasformato completamente il paesaggio del noto centro balneare dell’alto Tirreno calabrese. Per comprendere la vastità del danno che la natura ha voluto arrecare alla Patria del grande Ruggiero de Loria, bisogna riportarsi al tempo in cui il mare lambiva gli scogli di San Nicola nei pressi della Chiesa omonima, ormai quasi del tutto scomparsi. Scalea aveva le stesse caratteristiche geografiche di Amalfi con il suo nucleo di case, pieno di angiporti e viuzze, sovrastante sul mare, spiaggette e scogliere meravigliose con l’agglomerato storico, racchiuso tra il castello normanno e la marina. Con il trascorrere degli anni, il mare si è sempre più allontanato dall’antico borgo marinaro, lasciandosi dietro una vasta spiaggia ed il roccione di “Torre Talao” una volta isola. Sono scomparsi, come inghiottiti da un vortice grotte caratteristiche come quella del “pallino” c.d., così intitolata per la ghiaia a forme di palline e meravigliosi scogli come “’u carusiell(i)” a forma di salvadanaio, situato sotto il roccione detto “’a turr(i) ‘i mar(i)’; mentre gli scogli ancora rimasti, stanno insabbiandosi e, dov’era il mare, si è formata una spiaggia oggi coperta in parte da materiale argilloso; e ancora, la collina sovrastante, fino a poco tempo addietro ricca di vegetazione mediterranea, purtroppo, è invasa dal cemento. Perchè il mare si allontana da Scalea? Come può essere definito questo fenomeno? C’è chi sostiene che trattasi di bradismo negativo e chi, invece, attribuisce il fenomeno alle correnti marine, provenienti dal sud, che trasportano verso la spiaggia di Scalea l’abbondante materiale dei fiumi Lao ed Abatemarco. Per stabilire la vera causa bisognerebbe promuovere studi geologici e cercare i rimedi necessari affinchè il mare non abbandoni definitivamente Scalea, la quale rischia, conseguentemente, di perdere le sue ultime bellezze naturali rimaste intatte e continuamente prese di mira dalla speculazione edilizia. È ora che chi amministra la cosa pubblica cominci ad interessarsi di questo grave problema che affligge Scalea e che riguarda tutta la Calabria». Questo appello di oltre trentacinque anni fa, purtroppo è rimasto inascoltato e così, mentre il mare si è sempre più ritirato, il cemento è sempre più avanzato. Il fenomeno nel sito “Ajnella” è in fase recessiva, tant’è che lo scoglio detto “’u dillorgio” (l’orologio), a fasi alterne, viene invaso dall’acqua o lasciato quasi al secco.

6 Stazione ferroviaria di Scalea

RITORNA FUNZIONANTE LA BIGLIETTERIA di VIRGILIO MINNITI

La stazione di Scalea si riappropria della biglietteria. Ebbene si, questa è una notizia. Dopo circa quattro mesi, è ritornato in funzione lo sportello della cittadina tirrenica che era stato chiuso definitivamente lo scorso mese di ottobre in seguito ad una verifica degli ispettori del lavoro avvenuto a fine agosto i quali riscontrarono delle inefficienze e, nello specifico, anomalie dell’impianto elettrico, macchie di umidità, porta di ingresso da ripristinare, disconnessioni del pavimento, presenza all’interno dei locali del tubo di scarico del condizionatore con conseguente scolo del liquido di condensa sul pavimento. Un bel verbale che portò alla successiva chiusura della biglietteria che non possedeva i requisiti in materia di sicurezza del lavoro. Già dallo scorso mese di settembre, quindi, i pendolari, e sono stati davvero tanti, hanno visto volatilizzarsi alcuni servizi di primaria importanza quali il servizio delle informazioni, dell’emissione dei biglietti, dei bonus per eventuali ritardi dei treni e i rimborsi in genere che possono essere effettuati solo presso le biglietterie. Per un periodo quindi la biglietteria è stata spostata nella vicina Praia a Mare. Allo stato dei fatti, quindi, sono state solo due le biglietterie nella fascia tirrenica: Praia a Mare e Paola. I lavori di ristrutturazione dell’importante scalo ferroviario sono ripresi già da tempo e questa nuova situazione ha fatto sì che venissero rimosse le inefficienze dei locali che ospitano la biglietteria con il conseguente ripristino della stesa avvenuta da qualche settimana; si sta procedendo anche alla rimozione dei vecchi infissi posti all’ingresso della stazione, sostituiti con altri nuovi, sicuramente di materiale più avanzato e che hanno anche un impatto visivo diverso. Rimane purtroppo cronico il problema dei bagni chiusi, ma questo servizio, come è ormai noto, è stato disposto essere funzionante solo per la stagione estiva. Scelta che sicuramente penalizza i pendolari che si recano a prendere il treno tutto l’anno ma che, allo stesso modo evita incresciosi e nascosti pericoli che, in particolar modo nella tarda serata, dopo il calar del sole si annidano nell’ambiente circostante la stazione.

DUE ISOLE ECOLOGICHE PER IL MATERIALE INGOMBRANTE Saranno aperte dal lunedì al sabato le due isole ecologiche attivate dall’amministrazione comunale di Scalea. Serviranno al conferimento diretto, da parte dei cittadini, di materiale ingombrante. L’isola ecologica di Piano Grande, nei pressi dell’ex discarica di Piano Dell’Acqua, resterà aperta dalle ore 6 del mattino fino alle 18.00; l’isola ecologica di località La Bruca, nei pressi della Ecofer, sarà aperta dalle ore 6.00 alle ore 12.00 e dalle 13.00 alle 18.00. In tutte e due le isole sarà presente il personale ad accogliere i cittadini utenti che per scaricare il materiale dovranno essere muniti di un valido documento di riconoscimento. Il conferimento è gratuito e riguarda materiali ingombranti come: mobili, elettrodomestici, cartone, carta, multimateriale. Nell’isola ecologica di località La Bruca è possibile depositare materiale proveniente da potatura e sfalciatura. L’amministrazione comunale avvisa che per chi deposita il materiale in strada o in altri luoghi, diversi dalle due isole ecologiche indicate, sono previste sanzioni pesanti che in alcuni casi arrivano persino all’arresto delle persone identificate. Per garantire il corretto deposito dei materiali ingombranti sono stati predisposti servizi di pattugliamento da parte della polizia municipale. L’uso delle Isole ecologiche è un valido contributo ad avviare il servizio di raccolta differenziata sul territorio comunale. I cittadini che dovranno scaricare materiale ingombrante potranno utilizzare anche il numero verde 800681688. (M.C.)


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IN CAMMINO VERSO LE ROVINE DI SCALEA BENVENUTI IN VIA B.V. DEL CARMELO Via B.V. del Carmelo, importantissimo snodo viario, sulla strada, nei pressi della statua di Padre Pio, che porta al Centro storico, lungo il vallone attraversato dal “Canale Basso”, dopo pochi metri, presenta subito, a destra e a sinistra, 1) discariche a cielo aperto multicolori, e proseguendo la passeggiata, 2) quattro grossi massi di cemento che ostruiscono la carreggiata tanto utile e tanto importante, in particolar modo nel periodo estivo, che congiunge via M. Bianchi con il Centro storico e che prosegue per via “Santa Catrina”, snodandosi a monte verso Santa Domenica Talao e verso il mare a San Nicola Arcella. Si incontrano, in proposito, continui 3) restringimenti dell’arteria, mancanza di guardrail e caduta massi nei punti più pericolosi che si affacciano sul Canale. Ad inizio della salita, sulla sinistra, si trova il sito delle 4) “nove croci”, una recente invenzione metropolitana che, nel periodo estivo, porta tanti vacanzieri a sostare per ore davanti all’inferriata che impedisce l’entrata a quello che altro non è che uno sfiatatoio posto alla parete del condotto collegato alla galleria ferrovia, nel tratto San Nicola Arcella-Scalea, convinti di ascoltare sospiri di fantasmi. In sostanza, questi buchi, per puro caso a forma di croce, servono per far uscire l’aria movimentata dal passaggio di numerosi treni che attraversano le viscere del Centro storico. Nei pressi, incastonata nella roccia friabile, è possibile notare una piccola 5) costruzione fatiscente abbandonata che completa il quadro di questa area massacrata. Chiusa, per adesso, la parentesi “nove croci”, continuando il nostro cammino, si scorge l’area sottostante il Castello, dove, più di 60 anni fa, si trovava ed era attivo un caratteristico mulino ad acqua, pare di epoca medioevale, che andrebbe riscoperto e valorizzato, si nota una 6) vastissima colata di calcinacci e fetenzie varie che arrivano a toccare le acque del 7) “Canale Basso”, dominato da un superbo e spettacolare 8) sperone roccioso, e poco più avanti, si sorvola il prezioso 9) arco-ponte romano, coperto interamente da una selva di arbusti e rovi che andrebbe, come più volte da noi segnalato, riportato alla luce e reso visitabile e fotografabile, dopo un accurato intervento della Soprintendenza ai Beni Culturali che dovrebbe attivarsi per installare, nei pressi, una tabella in materiale appropriato con una dettagliata spiegazione per agevolare la curiosità o la ricerca del visitatore. Questa “cavalcata fantastica” tra la storia, nonostante l’attuale e perdurante situazione di degrado ed abbandono, è bellissima e suggestiva, di primo mattino, a metà giornata e al tramonto, per i mutamenti dei colori e le atmosfere che si creano ad ogni passaggio della giornata. Salendo si arriva sulla strada del Centro storico (con lo sguardo è possibile scrutare l’ampia pianura con le molteplici costruzioni degli ultimi 40 anni, fino ad arrivare con lo sguardo all’isola di Cirella), nei pressi di Via Castello, da dove si può ridiscendere o risalire, attraverso la strada, oppure optare per entrare nel cuore della città vecchia tra suggestivi anfratti e viuzze (prima tappa). Nel prossimo numero: In cammino verso l’ospedale mai partito.

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IL TAR BOCCIA IL RICORSO DELLA SORICAL

ACQUA ASSICURATA PER CITTADINI E VILLEGGIANTI Il Comune di Scalea mette a segno un punto a proprio favore nei confronti della Sorical nell’infinita questione dell’acqua. La decisione del Tribunale amministrativo regionale mette ordine in una questione che rischiava di creare disagi alla cittadinanza. Ed è in questo senso che il Tar ha motivato la propria sentenza. Il sindaco di Scalea, Pasquale Basile, esprime soddisfazione e precisa: «Fermi restando i debiti verso la società, che sarà comunque necessario saldare, la decisione del Tar garantisce ai cittadini di Scalea e ai futuri ospiti l’erogazione di un servizio pubblico necessario. È necessario, però, riflettere con serenità ponendo nuovamente sul tavolo le regole. Va effettuata - ha aggiunto il sindaco Pasquale Basile - una verifica sulle modalità di pagamento del debito che per l’ente sono un vero cappio al collo per l’effettivo ammontare della cifra. In ogni caso, così come sostiene anche il Tar nella sentenza ed il difensore del Comune, Giuseppe Sangiovanni, bisogna fare attenzione evitando che a pagare il prezzo più caro siano i cittadini costretti, in caso di decisioni estreme da parte della Sorical, a non poter utilizzare l’acqua, bene di primaria necessità». La Sorical, come è noto, con ricorso al Tar della Calabria, ha impugnato l’ordinanza n. 4 del 15.02.2012 del sindaco del comune di Scalea. Il primo cittadino ordinava, alla stessa Sorical s.p.a., di desistere dalla minacciata interruzione della fornitura idrica. L’ordinanza era stata emessa dal sindaco Basile al fine di salvaguardare la collettività e di garantire ai cittadini diritti costituzionalmente tutelati. Nell’atto il sindaco intimava alla Sorical di assicurare la fornitura idrica alla popolazione. «Una vittoria - fanno notare dal Comune - quella ottenuta dall’avvocatura civica, che apre nuovi scenari nel contenzioso che diversi comuni calabresi hanno in corso con la Sorical».

“LA PRIMULA BIANCA”

LUCA STABILITO NUOVO PRESIDENTE KERMESSE RIUSCITA PER LA PARTITA DELLA SOLIDARIETÀ

Cambio al vertice nell’Associazione di Promozione Culturale “La Primula Bianca” di Scalea. Luca Stabilito è il nuovo giovane presidente del gruppo che andrà a coprire il ruolo del socio fondatore, Fabio Possidente. «L’avvicendamento deciso dal gruppo dirigente dell’associazione che opera nella comunità scaleota - ha dichiarato l’ex presidente del sodalizio Possidente - rientra nella normale prassi adottata dal gruppo in sede di costituzione ed è finalizzato a stimolare l’attività sociale dell’associazione stessa che fonda i suoi principi costitutivi, sulla massima partecipazione degli aderenti. Luca Stabilito, ha proseguito Possidente, è tra i fondatori della nostra associazione e si è distinto sempre per la disponibilità e l’impegno dimostrato nelle attività culturali svolte e a lui va il mio augurio di buon lavoro». Grande soddisfazione è stata espressa dallo stesso neo presidente dell’associazione, Luca Stabilito, che si è detto onorato di portare avanti i principi solidali del gruppo. «Insieme a me collaboreranno il vicepresidente Giuseppe Lentini, il tesoriere Michele Russo e il segretario Antonio Pappaterra, con i soci fondatori Fabio Possidente e Carmelo Mazzotta. Il programma in vista della stagione estiva prevede vari appuntamenti protesi, principalmente, nell’aiuto delle famiglie più bisognose di Scalea». Molto apprezzata, nei giorni scorsi, la kermesse calcistica che ha coinvolto le rappresentative calcistiche dell’U.S. Scalea under 18, dell’Inter Club di Scalea e della stessa associazione Primula Bianca. La manifestazione organizzata dall’associazione Primula Bianca e patrocinata dall’amministrazione comunale di Scalea era rappresentata a bordo campo dall’assessore Raffaele D’Anna, e dal consigliere Gianfranco Pellegrino che ha disputato il torneo per la rappresentativa dell’Inter Club, è stata sponsorizzata dal Vespa Club Scalea, coadiuvata dal supporto logistico per la sicurezza dai volontari della Croce Rossa di Scalea. I fondi raccolti dall’organizzazione della manifestazione sono stati completamente devoluti al sodalizio che sostiene la famiglia di Emanuele De Bonis, affetto dalla sindrome della Leuco-distrofia muscolare da oltre 20 anni.

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L’ARMA DI MONTI…

Più concorrenza meno monopolio è l’arma segreta del governo Monti per rilanciare la crescita e la cosiddetta “fase due”. Più concorrenza, meno monopolio e così si riducono anche i prezzi, il che non guasta, anzi, secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, il guadagno a famiglia sarà di 900 euro l’anno. I risparmi si vedranno su benzina, farmacie, professioni, taxi, ferrovie, autostrade, servizi pubblici, treni, negozi. Una ricaduta totale pari a 21,6 miliardi, un punto e mezzo di prodotto lordo, come ha confermato l’antitrust. Un dato addirittura sottostimato, secondo gli esperti, che avvertono che i risparmi potrebbero essere anche più generosi per i benefici in termini di qualità dei servizi offerti. Carburanti: i benzinai potranno acquistare benzina, gasolio o gpl in modo libero e dunque da grossisti e rivenditori diversi dal marchio dell’impianto, oltre alla possibilità di trasformare l’impianto in self service e vendere giornali, tabacchi, caramelle e altri beni. Risparmio: almeno 18-19 centesimi di euro al litro, 216 euro l’anno. Farmacie: maggiore capillarità sul territorio: una farmacia ogni 3mila abitanti, secondo la bozza di decreto, contro i 4mila massimi di ora. Roma avrà 198 sedi in più, 49 in più a Palermo, 20 a Verona, Milano 11, Napoli 10, Firenze 5, Bologna e Genova, invece, 0. Commercio: saldi liberi tutto l’anno, senza limiti di tempo, durata o ampiezza degli sconti praticati e senza chiedere preventive autorizzazioni al comune. Oltre ad una maggiore scelta, questo consentirebbe ai consumatori un risparmio totale di 8 miliardi di euro l’anno. Professionisti: l’abolizione delle tariffe professionali, unita all’obbligo per il professionista di produrre un preventivo, prima di ricevere il mandato, nel quale indicare sia la tariffa offerta secondo un “criterio di equità” sia l’esistenza di un’associazione per eventuali danni provocati al cliente. Secondo “Altroconsumo” il risparmio generale dovrebbe essere del 30%.

I danni della politica italiana. Il professore che studia da grande per diventare politico a vita…

Le tensioni di fine marzo di un sempre più irritante Monti

Riferito ai partiti:

«Noi abbiamo il consenso, loro no» Le risposte dei politici

Bersani, segretario del PD è stato il più brusco a replicare al presidente della “strana maggioranza”: «O politici e tecnici convincono insieme il Paese, o sotto la pelle del Paese, ammaccato e profondamente segnato dalla crisi e dagli effetti delle politiche di risanamento, ce ne è abbastanza per prendere a cazzotti politici e tecnici». Cesa (UDC): «L’esperienza del governo tecnico non ha esaurito lo spazio della politica. Non c’è iniziativa del governo tecnico che non passi dal Parlamento. La stessa nascita di questo esecutivo è frutto della scelta dei partiti, che hanno voluto essere protagonisti del cambiamento». Italo Bocchino del Terzo polo non esita, invece, a definire “sprezzante” la sortita di Monti che è stata “una oggettiva caduta di stile, forse l’ennesima alla faccia della sbandierata sobrietà. Bocchino gli ricorda che: «Se i partiti non appaiono un granchè, ancora nessuno ha trovato alternative migliori per tenere in piedi la democrazia». Guido Corsetto (PdL) ricorre a un registro sarcastico: «Monti chi? Mi pare vittima di una ipertrofia dell’ego. È diventato un Tre-Monti…». Un altro esponente del PdL, Osvaldo Napoli, ricorda al premier pro-tempore come è nato il governo che ora lui guida. «Nato, rimarca, da un passo indietro di Silvio Berlusconi lodato ancora in questi giorni a Tokio dal senatore Monti che a proposito di consensi sbandierati dovrebbe ringraziare la prova di maturità fin qui data dalle forze politiche». Ecco perché Napoli esorta Monti «a essere meno tranchant sui partiti». «È vero che i partiti “non hanno consenso”», scrive l’ex ministro Giorgia Meloni (PdL) su Twitter, ricordando a Monti che: «l’esecutivo non è stato scelto con il voto dei cittadini e che l’unico consenso certificato che ha lui è quello che gli hanno dato le forze politiche». Molto indispettito anche il leader politico di SEL, Nichi Vendola: «Toh, un altro che più che occuparsi dei problemi della gente si occupa di sondaggi», sbotta. E poi scandisce con sarcasmo: «Pensavamo di essere passati da Apicella ai tecnici. Se poi Monti è un patito di sondaggi, gli consiglio di leggere quelli che riguardano il gradimento della sua cosiddetta riforma del mercato del lavoro». (Lorenzo Fuccaro Corriere della Sera del 29 marzo 2012)

GINO FISH

Pesce sempre fresco del nostro mare

Tel. 348 5185129 Area Despar Scalea


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Focus

INTERVISTA AD ANTONIO ALBERTO MUNAFÒ CONSULENTE PER LA FASE “STAR UP” DE “I PIANI DELLA BRUCA” erba naturale dimensione FIFA, la scuola di free climbing e la scuola dell’arco istintivo o da campagna. Con la kermesse di apertura, abbiamo notato che è partita una splendida manifestazione ciò che riguarda il settore ippico. Solo una prima tappa? Più che altro, è stato il primo stage organizzato dalla Regione Calabria con l’istruttore di secondo livello e con la graditissima e professionale presenza della Campionessa Italiana dressage Maria Lilla, per l’area lavoro in piano e dressage. Erano presenti alla interessante due giorni, pony e cavalli e cavalieri provenienti da tutto il territorio regionale. Come è “arrivato” ai “Piani della Bruca”? Sono consulente del prof. Fazio, proprietario de “I Piani della Bruca” dal 2000, e ho contribuito alla progettazione della struttura esistente. Una volta costruita l’abbiamo data in gestione e, scaduto il contratto, abbiamo reperito sul mercato un nuovo soggetto. La nuova gestione è una società di Roma, denominata “Sun Five”, che a sua volta mi ha voluto come consulente per la fase start up dell’avviamento. Ecco perché sono qui oggi. Nella serata inaugurale dell’8 marzo, dove hanno giganteggiato organizzazione e stile, per un attimo abbiamo pensato ai grandi eventi datati del Santa Venere Hotel di Maratea e del Castello di Sangineto. Un grandissimo plauso va anche alla cucina, di altissimo livello, con i suoi sapori mediterranei ben definiti e la grande qualità emersa, tra una portata e l’altra. Condivide? Ringrazio per il giudizio positivo e condivido l’analisi espressa. Mi avvalgo di ottimi collaboratori e prestigiose partnership che ci consentono di offrire un prodotto esclusivo e di elevata qualità a prezzi molto competitivi. La direzione artistica di Valerio Merola ci ha consentito di avere come ospiti tanti artisti importanti venuti in Calabria con tanto spirito di amicizia. Anche se, balza agli occhi la mano del professionista, ancora qualcosa va sistemata al fine di raggiungere l’optimum. Quanto tempo pensa occorra per far diventare perfetta la macchina dei “Piani”? A proposito, cosa ha lasciato la gestione precedente? Premesso che abbiamo soltanto inaugurato il ristorante “Il Granaio”, ci prefiggiamo nei prossimi mesi di aprire le restanti parti del complesso che formano il “Luxury resort” “I Piani della Bruca”. Infatti, durante il ponte del 1° Maggio, andremo a inaugurare il Centro Sportivo “Gianni Rivera”, alla presenza del grande campione, che comprende il circolo del tennis “La Bruca - Lello Bocchetti”; il circolo ippico “La Bruca - Mariano Fazio”, il campetto di calcio a 5 in

DECENNALE DELLA CANONIZZAZIONE DI SANT’UMILE DA BISIGNANO Il prossimo 19 maggio ricorre il primo decennale della canonizzazione di Sant’Umile da Bisignano e, per questo importante evento, l’Amministrazione comunale della Città presilana ha proposto ai Sindaci dei Comuni calabresi di intitolare una via o piazza del proprio territorio a questo Frate, proclamato SANTO dal compianto beato PAPA GIOVANNI PAOLO II, in seguito al riconoscimento del secondo miracolo della guarigione di Francesco Mauro compiuto il 2 aprile del 1885. Scalea è legata al culto di Sant’Umile per un episodio prodigioso che, intorno al 1630, Egli compì nella nostra secolare Città, accolto dal Principe Spinelli e da tutto il Popolo, elevavandosi da terra in estasi. Il presidente del Comitato “Cimalonga” Ercole Serra ha ritenuto, quindi, proporre al Sindaco di Scalea ed al Consigliere delegato alla Cultura di intitolare a questa Figura Religiosa, elevata agli onori degli altari, lo slargo di via Roma antistante l’ex convento francescano del 1220 (già palazzo municipale). Questo monastero ospitò anche il Frate di Bisignano e fu un prestigioso centro di studi filosofici e teologici fino alla metà del 1800. Secondo alcune fonti storiche, vi sostò Sant’Antonio da Padova durante un viaggio nel Nord Africa. (Vedi pala d’altare costodita nella Chiesa monumentale di San Nicola in Plateis). Con l’occasione ricordiamo che l’intero sito conventuale, attualmente in stato di grave abbandono, va necessariamente recuperato e valorizzato e restituito all’utilizzazione culturale e sociale dei cittadini di Scalea, dei turisti e degli studiosi.

Infine come pensa di fare turismo di qualità in un periodo economico e di recessione così drammatico? Le soluzioni? “I Piani della Bruca” è un complesso aperto tutto l’anno che rivolge la maggior parte dei propri servizi alla popolazione residente.Ciò non toglie che abbiamo un’offerta turistica particolarmente competitiva che già da subito ci assicura la piena occupazione da giugno a settembre, grazie ai nostri storici rapporti consolidati con operatori del settore nazionali e internazionali. Tornando alla bellissima favola del Santa Venere, anche se quelli erano tempi di ricostruzione e di grande rinascita economica, ha per caso pensato di creare un campo da golf che andrebbe a chiudere un cerchio di svaghi per “I Piani della Bruca” davvero di grandissima eccellenza? Sicuramente, la mente ha toccato sogni e desideri di questo tipo che abbiamo abbinato anche allo sviluppo della aviosuperficie e al nuovo porto già progettato. Ma per noi il futuro prossimo più vicino e certo rimane l’ampliamento del progetto già esistente che è stato già approvato e finanziato dalla Regione Calabria e che prevede la costruzione di una nuova ricettività dotata di centro benessere antiage e il passaggio di classificazione da 4 a 5 stelle.

Per le vostre lettere per i vostri suggerimenti e le vostre segnalazioni

9 UNA POLITICA SENZA SCRUPOLI CHE PREMIA SEMPRE PIÙ LA NON POLITICA! PER CONTARE DI PIÙ E NON PER ESSERE CONTATI QUANDO FA COMODO

«La vicenda dell’Ospedale di Praia a Mare conferma il grado di attenzione della regione Calabria nei confronti del territorio dell’Alto Tirreno cosentino. Senza riprendere la questione di cui si conoscono aspetti anche minuziosi, mi preme ricordare ai cittadini residenti dei comuni dell’alto tirreno che il Governo regionale ci ha snobbato per l’ennesima volta dimostrando di remare contro la nostra crescita e di non rispettare i cittadini privandoci degli stadi elementari dei diritti primari. Ne è testimonianza l’avversione negli anni scorsi verso l’aviosuperficie, grande incompiuta, che ha sollevato illusioni divenute in pochi anni cocenti delusioni, e la chiusura dell’Ospedale di Praia, ultimo atto di una politica senza scrupoli. Perché fare finta di nulla, lamentarsi nelle piazze e poi puntualmente fare il sorrisino ai politici della Calabria? O meglio, di parte della Calabria. Si, perché a Scalea, Praia, Diamante, Santa Maria, Grisolia, Orsomarso e paesi limitrofi è vero che i politici regionali si vedono spesso, ma il loro interesse verso il territorio è quasi pari allo zero. E quando c’è da contenere le spese, o per usare un termine caro ai politici ‘tagliare’, siamo i primi ad essere penalizzati e a pagare dazio. Ma la colpa è soprattutto nostra. Si, perché quando i politici vengono a fare campagna elettorale o parate pubblicitarie sempre atte a riscuotere consensi elettorali, trovano i rappresentanti locali che gli stendono il tappetino rosso anziché battere i pugni sul tavolo e far valere le ragioni di un territorio che continua ad essere mortificato e sfruttato solo sotto le elezioni. Ma ricordo a questi signori che più che salvaguardare poltrone e ruoli, bisognerebbe prendere a cuore le reali problematiche delle nostre popolazioni. Allora, oltre a sfiduciare i politici regionali (e spero che quando sarà tempo di elezioni sapremo rispondere con la stessa moneta senza guardare in faccia nessuno), una tiratina d’orecchie la facciamo ai rappresentanti dei partiti sul territorio. Perché la chiusura dell’ospedale di Praia a Mare è anche il frutto della non politica di chi rappresenta questo governo regionale. È ora di cambiare, ma sul serio. Ma se continuiamo con questa apatia e con questi modi soft, saremo costretti a continuare a subire queste scelte penalizzanti e non potremo prendercela con nessuno se non con noi stessi. Pertanto, prima che sia troppo tardi attiviamoci e iniziamo a capire cosa sta succedendo. Questa Calabria non ci vuole. Ma siamo sicuri che noi vogliamo ancora fare parte di questa Calabria? Vogliamo contare, non essere contati quando fa comodo». Parte ufficialmente l’avventura del Movimento Alto Tirreno Calabria Autonoma (M.A.T.C.A.). «Accogliamo tutti coloro i quali non si rivedono in questo modo di fare politica che ci mortifica ogni giorno di più. Siamo già in tanti ma vogliamo diventare ancora di più per contare e mai più per essere contati». Il Responsabile M.A.T.C.A.

Virgilio Minniti


Lettere/Segnalazioni

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AJNELLA: MA SCALEA FA PARTE DELL’ITALIA?

LA BRUCA: UN LAVORO DA RIFARE AL PIÙ PRESTO!

Visto che l’Ente comunale continua a dormire, interviene, logicamente indisturbato, il privato. Protagonista di quanto stiamo raccontando è, ancora una volta, la scogliera dell’Ajnella, più precisamente sono gli scogli che si affacciano a picco sul mare smeraldo della zona più bella e suggestiva della marina scaleota. Da quanto si evince dalla tabella installata ai piedi delle scalette che congiungono la strada della rotatoria, via Ruggiero di Lauria, con il belvedere antistante rialzato, è stata installata una freccia raffigurante un pesce con su scritto: “Sentiero bellavista Opera di volontariato”, mentre su di una tabella “ottagonale”, posizionata più sotto della freccia indicativa, sempre nello stesso palo, si leggono scritte in lingua inglese come: “To welcome to…”. Qualcuno, impunemente e con molta approssimazione, ha pensato di mettere una sorta di ringhiera protettiva lungo il mini-boulevard che costeggia, a strapiombo, il mare dell’Ajnella, con l’aggiunta di qualche panchina in legno per far godere la brezza marina ed il panorama a quanti volessero fare una capatina in questo straordinario incanto della natura. Logicamente, questo privato, agendo a sua discrezione e in modo avventuristico, sicuramente ha fatto bene a creare questo cordolo di protezione, però ha usato materiali e colori a casaccio che poco si addicono ad un posto sottoposto a vincolo naturalistico e paesaggistico. I pali sono stati pitturati con colore bianco, mentre i passamano con un accecante color ruggine. Un vero pugno nell’occhio, non tanto il bianco ma questo inopportuno rosso ruggine che spicca tra il grigio degli scogli. Encomiabile l’iniziativa, però non si può esagerare improvvisandosi “architetto di Saint Germain”, come se si stesse agendo all’interno del proprio giardino, in prossimità di proprietà demaniali e comunali. Chi deve intervenire e correggere simili approssimativi boulevard? Solo a Scalea, terra di nessuno, da 50 anni, assistiamo ad azioni e iniziative che non salvaguardano il già tanto mortificato e incontrollato ambiente e il patrimonio. Ancora una volta siamo esterrefatti. Ma Scalea fa parte dell’Italia?

Solo qualche mese fa avevamo esclamato la parola “finalmente” vedendo, dopo tante imprecazioni e suppliche, asfaltato il tratto di strada che dalla “Menestalla”, all’altezza del resort “Piani della Bruca”, porta all’aviosuperficie e alla zona cosiddetta Industriale (PIP). Però, subito dopo l’estate scorsa, dopo poche settimane, completato il manto d’asfalto, sono apparse le prime crepe lungo quel tratto di strada e, cosa ancora più grave e pericolosa è stato constatare, nel periodo pasquale, la mancanza dei coperchi in cinque profondi tombini. Ora, in prossimità dell’estate, questa lingua d’asfalto sta stranamente scoppiando un po’ dappertutto e, se non si corre ai ripari, da un momento all’altro, diventerà impercorribile più di prima. Logicamente, trattandosi di strada comunale, anche il tratto che passa davanti al “resort”, abitato anche da tante famiglie, va immediatamente sistemato perché ogni metro è spaccato e pieno di crateri. Non è giusto nei confronti degli abitanti della Bruca e, soprattutto, verso quelle aziende che hanno investito tanto denaro e creduto nella zona PIP che a causa di questa grave défaillance perdono lavoro, soldi e clienti perché operano non su quella che dovrebbe essere la zona industriale ma su un “atollo” pieno di insidie e quasi irraggiungibile, al punto che i mezzi a motori e specie quelli pesanto come i TIR per percorrere questi pochi metri sono costretti ad effettuare una vera e propria gimcana, nel tentativo di dribblare le grosse e lunghe buche.

10 ASP SCALEA: UN VARCO PER EVITARE INGORGHI PAUROSI In molti ci chiedono vivamente e accoratamente da tempo (più volte, infatti, l’abbiamo segnalato dalle colonne del nostro giornale) di mettere in evidenza, in modo da sensibilizzare, quanti preposti a risolvere l’annoso problema dell’intasamento del traffico riguardante l’unica strada, per giunta a doppio senso, che si trova all’interno della struttura ospedaliera. Per risolvere il problema, basterebbe attivarsi per asfaltare il breve tratto posto sul retro dell’edificio che porta all’uscita ed aprire un varco per consentire agli automezzi (su tutti l’autobus comunale che porta tanti utenti, anziani e persone non provviste di mezzi a motore) di immettersi sulla ex S.S.18 (strada della Petrosa) evitando ingorghi paurosi e spiacevoli nel tornare indietro.

Franco Celano

Gli Imprenditori Dell’ Area Industriale

Cristina, Via Email

RINGRAZIAMENTO ALL’ASSESSORE GALIANO

N.d.R. Con le direttive giuste, questo primo passo verso, il tante volte, imprecato e invocato mini-boulevard, si potrebbe allungare fino agli scogli che scendono a strapiombo sulla spiaggetta del “Trasi e Jesci”. Un’altra puntualizzazione riguarda i soliti incivili e maleducati, probabilmente alcuni proprietari delle ville dell’abusivismo edilizio degli anni ’70, che, tra l’altro, costò, per lo sparo di mine per lo sbancamento, il crollo della grotta più bella e unica della costa, quella del “Trasi e Jesci”, che nel pulire e potare i propri giardini hanno impunemente buttato a ridosso del boulevard e delle panchine erbacce e rami secchi. Su questa scia, qualche altro mecenate, “armato di buona volontà”, potrebbe attivarsi per asfaltare, o quantomeno rattoppare, quei tratti di strada più “inguaiati” della nostra “bella Scalea…”.

L’avv. ANNA MANCO RISPONDE matrimonialista e specializzata in diritto di famiglia Sono separata e senza lavoro. Fruisco di un assegno di mantenimento. Mio marito, tuttavia, ha chiesto che mi venga diminuito il rateo, poiché, a suo dire, il suo stipendio mensile si è notevolmente ridotto ed io avrei la possibilità di sfruttare il mio vecchio diploma per fini lavorativi. Il giudice potrebbe davvero disporre tale riduzione? La mia risposta è affermativa. L’ex coniuge casalinga può vedersi ridotto l’assegno di mantenimento se ha una potenziale capacità lavorativa. Quando, infatti, la beneficiaria è dotata di una specifica qualifica professionale e il soggetto obbligato ha avuto una diminuzione patrimoniale, è perfettamente legittima la richiesta dell’ex marito di “risparmiare” sul mantenimento.Lo ha affermato la prima sezione civile della Cassazione con la sentenza 4571/2012 che ha respinto il ricorso di una donna che si era vista ridurre l’assegno perché, pur essendo impossidente e priva di alcuna fonte di reddito, aveva la qualifica di insegnante. Secondo i giudici di merito questa professionalità potenziale le avrebbe consentito di dare lezioni private o collaborare con scuole pubbliche o provate e di non gravare per intero sull’ex coniuge. La Cassazione ha confermato la decisione sostenendo che la donna, sebbene priva di mezzi economici, non si doveva considerare pure priva, per ragioni oggettive, di qualsiasi residua capacità lavorativa lucrativa, essendo anche dotata di specifica qualifica professionale.

Leggete e Diffondete Diogene Moderno

Dopo tanto tempo e tante suppliche, finalmente la frequentata e centralissima via Lauro ha visto realizzati i marciapiedi tanti invocati. I commercianti di questa lunga e trafficata via cittadina, in particolare il proprietario di una nota macelleria, ringraziano vivamente e di cuore l’assessore Franco Galiano, sempre vicino e pronto ad ascoltare e quando possibile accontentare, come nel caso specifico, le istanze degli abitanti di Scalea. Qualcuno magari dice che si poteva fare meglio evitando certi errori tecnici, però, va bene lo stesso, l’importante era pavimentare e rendere più agevole e belli questi “scaloni” e marciapiedi lasciati per anni a cemento grezzo. La critica, forse l’unica è scaturita in un tratto dove per cause tecniche non sono state adottate le pendenze previste dalla legge. Però, nella parte più alta della rampa, con l’ausilio di un’appropriata ringhiera protettiva lunga tre-quattro metri, si può riparare all’errore evitando, così, con pochi sforzi, spiacevoli incidenti a persone o cose ed evitare qualsiasi critica.

Fabrizio Caroprese


Marzo-Aprile 2012

*Nozze d’oro*

Il 7 gennaio del 2012, Michele Orrico e Francesca Bruno sono stati calorosamente festeggiati dai figli, dai nipoti e dall’intera famiglia, nella ricorrenza delle loro Nozze d’Oro. Il matrimonio, celebrato da mons. Don Tolentino Laino, avvenne nel lontano 7 gennaio 1962, al Santuario della Madonna del Lauro. Dopo la benedizione delle fedi, la famiglia Orrico ha voluto ricordare il lieto evento, coinciso con i 50 anni di matrimonio, al ristorante San Giorgio. Agli “sposi d’Oro”, alle rispettive famiglie ed in particolar modo al nostro caro e sempre disponibile collega e collaboratore Eugenio Orrico, vanno gli auguri più sinceri da parte del Direttore e della Redazione del Diogene.

*Laurea per la nostra Alessandra Capozza* Giorno 5 marzo 2012, presso l’Accademia Belle Arti di Bologna - Corso di Fumetto ed Illustrazione - Tesi teorica sul tema della Letteratura per l’Infanzia - Tesi pratica in illustrazione per l’Editoria, che ha per titolo “Una bimba di nome Iris”, si è laureata Alessandra Capozza, figlia dei nostri cari soci Francesco Capozza e Carmelina Impieri. Alessandra, bravissima fumettista e vignettista, dalle mani d’oro, come dimostrato in occasione di una bellissima vignetta creata per la prima pagina del nostro giornale e pubblicata qualche numero fa, siamo sicuri che avrà un grande avvenire professionale ricco di grandi soddisfazioni. Alla neo dottoressa, agli amici Franco e Carmelina e alla famiglia tutta vanno i più sentiti auguri per una luminosa e gratificante carriera artistica da parte del direttore e della redazione del Diogene.

*Nascita*

Circondata dall’affetto di papà Gianni, di mamma Angela e della sorellina Chiara Pia, il 2 febbraio 2012, è venuta alla luce, la piccola Francesca Pappaterra, nipote del nostro carissimo amico e socio Tonino Maradei e della signora Maria Dora Taddio. Ai genitori della neonata, ai premurosi ed affettuosi nonni e alle rispettive famiglie, vanno gli auguri più sentiti e sinceri del Direttore del Diogene e della Redazione. Ad inizio del 2012, nei giorni 10 e 14 febbraio, a distanza di soli quattro giorni, sono venuti alla luce, per l’immensa gioia dei loro cari, i cuginetti Silvio Tenuta e Aldo Verbicaro, figli rispettivamente dei coniugi Michele Tenuta e Soleica Cicero e di Vincenzo Verbicaro e Alessia Tenuta. A Michele e Soleica, a Vincenzo e Alessia e ai nonni Silvio, Antonella (nostra carissima, affezionata e affabile socia della prima ora) e Angela e alle intere famiglie, vanno i più sentiti e sinceri auguri da parte del direttore e della redazione del Diogene. Con l’arrivo gioioso e festoso di Silvio jr. e di Aldo jr., continua l’albero genealogico della famiglia Tenuta.

Nella Nostra Città UN AMICO BUONO E AFFETTUOSO DI ANTICA DATA La sera di venerdi 16 marzo 2012, a causa di un improvviso malore, è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari, a 57 anni d’età, Antonio Vecchio. Affettuoso e simpatico, amico di vecchia data, compagno di scuola, aveva suonato con me dal 1971 al 1973. Anni spensierati e allegri, in piena era beat: erano i tempi dei favolosi gruppi musicali storici! Da poco era finito il Sessantotto ma ancora qualcosa doveva arrivare e tanti avvenimenti stavano per accadere. Le lotte politiche incombevano e le brigate rosse erano alle porte, però, noi ragazzi, non ancora diciottenni, avvertivamo, con un certo distacco, perché presi dal divertimento e dalla musica, queste mutevoli fasi storiche. Nel nostro gruppo, in quei due anni, suonavano, oltre allo sfortunato Antonio, anche Riccardo Benvenuto e Gianfranco Cioni, tutti e tre provenienti dalla vicina Maierà, e completavono il gruppo, Antonio Scarfone di Scalea, amico di vecchia data che molti ricorderanno e che vive e lavora a Padova. Due anni, dunque, di “avanti e indietro” da Maierà a Scalea! Per loro Scalea era diventata una seconda casa, stesso discorso valeva per noi quando ci trovavamo a Maierà. In tutto questo trambusto, però, il vero handicap era rappresentato spesso dal fattore “mezzi a motore” perché nessuno di noi era maggiorenne e di conseguenza patentato e, quindi, per spostarci, quasi ogni giorno, per le prove, era spesso un problema che si ripeteva anche quando dovevamo esibirci. Non erano i tempi di oggi, con la disponibilità totale dei genitori, sempre al servizio dei figli. Però, tutto sommato, per due anni siamo riusciti a portare avanti la nostra bella favola. Antonio era simpatico e colorito nelle sue espressioni, un amicone buono come il pane. Un giorno, a scuola (era un gran burlone) davanti a tutti si mise a gridare “w l’anarchia”, tra i sorrisi di noi ragazzi divertiti e del corpo docente incredulo. Quante risate! Era anche un buon musicista che seguiva alla lettera le mie disposizioni da capogruppo. Finita la parentesi musicale, l’amicizia rimase sempre forte, come anche quella con Riccardo e Gianfranco. Anche se ci vedevamo dopo 10 anni, era sempre una gioia e un tuffo nei ricordi!. Un abbraccio di pochi attimi bastava a colmare la lontananza, non c’era bisogno di parole. L’affetto e la stima era immutato. Alle esequie c’era tutto il paese e tanta gente proveniente dalle località vicine, dove Antonio era conosciuto. La messa funebre è stata celebrata, all’aperto, in piazza per consentire a tutti di partecipare all’ultimo saluto, perché l’interno della chiesa non avrebbe potuto contenere centinaia e centinaia di amici. Ciao, Nando!

11 PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO Il cav. Italo Serio di Praia a Mare, rappresentante di commercio dal 1958, molto conosciuto, stimato e apprezzato anche a Scalea, dopo essere risultato vincitore, primo premio, già nel lontano 1974, dello stesso riconoscimento, è stato insignito, nel febbraio di quest’anno, nell’ambito della Fieragricola 2012, che si tiene, da oltre mezzo secolo, il 2 febbraio, in concomitanza con i festeggiamenti di San Biagio, a Lamezia Terme, nel quartiere Cafaldo, dalla Giuria del “Premio Fedeltà 2012”, appunto del “Premio Fedeltà”, con una particolare e singolare indicazione, trascritta in targa, “ricordando che la fedeltà non si pesa”, con allusione all’attività di venditore di bilance dello stesso premiato. A consegnare l’ambito riconoscimento il sindaco di Lamezia prof. Gianni Speranza, coadiuvato dall’assessore comunale Crimi, dal presidente dell’ente Fiera Sirianni e dai consiglieri di amministrazione dello stesso ente Eugenio Carnevale e Deborah Chirico. Il cav. Serio, persona assai conosciuta nel circondario, è nel settore commerciale da svariate decine di anni, riscuotendo apprezzamenti e stima in ogni parte della provincia e della regione e anche fuori del territorio calabrese. Marito e padre esemplare ha saputo coniugare impegno lavorativo e rapporti umani e l’eco di questo riconoscimento ha subito “fatto il giro” della comunità locale: tantissime le telefonate di congratulazioni ricevute dal cav. Serio, che si è dichiarato commosso per tanto benevolo apprezzamento. “Ad maiora” anche da parte del nostro giornale, direttore e redazione compresi.


Marzo-Aprile 2012

Le Vie del Gusto

DUE CHEF CALABRESI ALLO SPECCHIO

Continua il nostro viaggio attraverso “le vie del gusto”. Stavolta a rispondere alle nostre domande sono Graziella Fargnoli (nella foto con l’attore Ninni Bruschetta) che, con il marito Walter Vestaro, porta avanti l’affermato ristorante Tarì, ubicato nella magica e suggestiva Piazza De Palma, ai piedi della favolosa e fotografata “Crucivia” del Centro storico, e Paolo Di Martino (nella foto a destra), ormai decano dei cuochi cittadini che in Corso Mediterraneo, con il figlio Gianluca che si occupa del reparto pizzeria, è lo chef indiscusso del ristorante “Il Corsaro”, affacciato sulla verde e amena villa comunale del lungomare, da dove è possibile scorgere “Torre Talao”, scoglio ricco di storia e leggende.

ECCO LE DOMANDE CON LE RELATIVE RISPOSTE

Quale sarà la novità del 2012? Fargnoli: Mantenere, in questo continuo e massacrante aumento, il prezzo di un pasto inalterato. Di Martino: Per il ristorante, una sorpresa che non vogliamo anticipare. Invece, per gli amanti della pizza, più che una novità parlerei di una divagazione, una specialità da non perdere: pizza con salsiccia calabrese, “friarielli” e fior di latte e, senza essere scontati, un ricco calzone ripieno di ricotta e prosciutto cotto. Il suo ingrediente preferito? Fargnoli: Prezzemolo, cipolla, aglio e “pachino”. Di Martino: Se ingrediente può definirsi: la freschezza. Il suo maestro? Fargnoli: Vittorio Tinto. Di Martino: Il primo chef dell’hotel “Baia Lloyd” di Salerno che mi ha insegnato davvero molto. Definisca la sua cucina. Fargnoli: Semplice e gustosa, con sapori decisi e definiti, senza fronzoli. Di Martino: Classica/tradizionale. Cosa pensa della cucina calabrese? Fargnoli: Ottima e da scoprire ogni giorno sempre di più. Di Martino: Genuina e semplice, ricca di sapori antichi unici. Uno chef che stima particolarmente? Fargnoli: Tanti, in particolare quelli che insegnano qualcosa senza fare dell’esibizionismo e protagonismo a tutti i costi. Di Martino: Ducchasse, Carnacini e Gualtiero Marchesi. Il suo vino preferito? E quello calabrese? Fargnoli: Pecorino d’Abruzzo, Timpa del Principe e Gravello Librandi. Di Martino: Greco di Tufo e Cirò.

Di Martino: La pasta in genere preparata con ingredienti semplici e genuini, nel rispetto della stagionalità. Il cliente più importante per il quale ha cucinato? Fargnoli: Bruno Vespa, Fabrizio Frizzi, Maria Grazia Cucinotta, Vittorio Sgarbi ed Emanuele Filiberto, quelli che al momento mi tornano in mente. Di Martino: Elencarli tutti, in tanti anni di attività continuativa , sarebbe impossibile. In questo momento, mi tornano in mente attori famosi come Placido, la Cucinotta, la Laurito. Scrittori come Bevilacqua e Umberto Eco ed infine giornalisti come Giacoia e il “nostro” Vincenzo Mollica, habituè di lunga data, ospite sempre gradito e di casa al “Corsaro”. Un gentiluomo e un grande amico di famiglia.

Se non avesse fatto lo chef cosa avrebbe fatto? Fargnoli: Il medico. Di Martino: Non saprei davvero cosa rispondere. La ristorazione ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando avevo 12 anni. Cosa pensa delle guide e quanto sono attendibili? Fargnoli: Quelle gratuite sicuramente molto più attendibili di quelle a pagamento. Di Martino: Su questo argomento ho molti dubbi in quanto tanti locali, che meriterebbero una visita, non sono stati mai testati Il suo piatto preferito? Fargnoli: Gnocchi di patate con pesce spada affumicato, pinoli, fiori di zucca e provola.

Dolce preferito? Fargnoli: Tiramisù. Di Martino: Pastiera di grano.

Quale ingrediente non userà mai nella sua cucina? Fargnoli: Insaporitori (brodi). Di Martino: Additivi chimici che spesso si annidano tra gli ingredienti, se tali possiamo definirli.

12 SUCCESSO DEL PRIMO SEMINARIO SULL’OLIO EXTRAVERGINE Si è svolto un interessante Seminario: sull’Olio extra vergine di oliva “alimento principe della sana e corretta alimentazione”. La location era quella del frantoio dei F.lli Pugliese, a confine tra il comune di Santa Domenica Talao e quello di Scalea. L’azienda, pur essendo giovane, ha alle spalle un marchio che riflette una solida tradizione olearia tramandata da padre in figlio e che ancora oggi lavora le olive coltivate lungo la Valle del Fiume Lao, territorio ricco di acque e con un particolare microclima che esalta le qualità di questo prezioso frutto. L’attesa manifestazione, organizzata magnificamente dall’Associazione culinaria “Scalea nel Piatto” e dal frantoio oleario F.lli Pugliese, ha visto una notevole affluenza di persone giunte un po’ da tutto il circondario per assistere all’interessante dibattito condotto dal nostro direttore Nando Manco che ha presentato, a turno, Sergio Maradei, nutrizionista scientifico dell’olio di oliva, Alfonso Ruffo, studioso dei processi dell’olio extravergine, Enzo Monaco, gastronomo di indubbia fama internazionale, e lo chef di “Scalea nel Piatto” Vincenzo Grisolia che, insieme agli altri conferenzieri, si è sottoposto alle “stuzzicanti” e seguite domande del nostro direttore. Ha aperto la bella serata la presidentessa della nascente associazione scaleota Francesca Russo che ha illustrato brevemente il motivo dell’incontro e, in conclusione, è intervenuto il cultore del cedro Franco Galiano che, nel suo ottimo escursus, ha parlato di cedro e olio. Poi, spazio alle domande del pubblico all’indirizzo dei relatori. Infine ha chiuso il giro degli interventi, il sempre poliedrico presidente dell’”Accademia del Peperoncino” Enzo Monaco che ha avuto, a sorpresa, parole di elogio per il nostro Diogene che da sedici ininterrotti anni, pun-

La più grande soddisfazione professionale provata finora? Fargnoli: L’incremento della clientela e gli apprezzamenti. Di Martino: Vedere i miei clienti ritornare sempre, probabilmente per la bontà del cibo e la gentilezza. Che olio usa per friggere? Fargnoli: Friol. Per il resto solo ed esclusivamente extravergine di alta qualità. Di Martino: Speciali per frittura. Il crudo di mare è un piatto o è solo materia prima accomodata in un piatto? Fargnoli: Dipende dai punti di vista. Di Martino: Lo vedo sia come piatto che come materia prima, dipende molto dalla ispirazione del momento.

Se diciamo “cucina molecolare” lei cosa pensa? Fargnoli: No comment. Ognuno cerchi di farsi una propria idea. Di Martino: Un’esasperazione nel tentativo di innovare. Quanto vale la pena di spendere, al massimo, per una cena completa (vini inclusi)? Fargnoli: Euro 40,00, a base di pesce fresco. Di Martino: Di qualità ovviamente, con il vino giusto in accompagnamento, tenendo in considerazione i d.o.c. presenti in cantina, dai 30 ai 50 euro.

tualmente a cadenza fissa, informa in modo impeccabile ed esaustivo la comunità scaleota e quella dell’intero comprensorio. Dopo gli scroscianti applausi, terminati gli interventi del tavolo della presidenza, Pasquale ed Enzo di “Scalea nel Piatto” hanno dato il via alla presentazione dimostrativa del piatto scaleota “I Rasckatiell(i) pacc(i)”. Breve cronistoria dei “trappiti”

A Scalea 40 anni fa erano magnificamente in funzione 4 frantoi (trappeti). Con l’arrivo dell’energia elettrica, intorno al 1912, entrarono in funzione i primi frantoi. Oggi, a Scalea “patria” di attrezzati “trappiti”, la storia dei tempi, non ha avuto in ciò un seguito (davano lavoro a decine e decine di persone) e, purtroppo non esiste nessun frantoio in attività. Stranamente e inspiegabilmente, sono stati tutti dismessi, già da un bel po’ di anni mettendo fine a questa bella tradizione.


Le Vie del Gusto

Marzo-Aprile 2012

BASTANO 10 EURO PER GARANTIRSI UN OTTIMO PASTO E RIMANERE SODDISFATTI? di SARA SILVESTRI

Come nangiare bene con 10 euro? Non ci sono trucchi e misteri: con 10 euro, anche se a molti sembrerà strano, si può mangiare bene e di gusto, usando prodotti di stagione, sprecando niente e comprando a buon mercato… Ogni scetticismo in merito può essere smentito. La filosofia dei 10 euro, poi, non l’ho inventata io e infatti, già da tempo, anche grandi chef del nord, del centro e del sud, stanno applicando con successo questa formula. C’è poco da storcere il naso... Perfino l’opulenta Emilia Romagna, dove esiste una elevata cultura della ristorazione, nel tratto eno-gastronomico più famoso, laborioso ed esportato nel mondo (si produce il parmigiano reggiano, il cotto, il Parma, il culatello, la rinomata mortadella di Bologna, il lambrusco ed il balsamico di Modena, tanto per rendere l’idea), quello che va da Bologna a Piacenza, Modena, Reggio Emilia e Parma (racchiuse in meno di 100 chilometri e che, intorno a Maranello, patria della Ferrari, nell’arco di 30 chilometri si trovano anche le case automobilistiche Lamborghini, Maserati e non ultima quella motociclistica della Ducati), pratica menu a 10 euro. Chiusa la parentesi, nessun disonore, quindi, per la buona cucina e la ristorazione in generale, anzi una grande soddisfazione vedere sedute, al tavolo, persone che, prima di questa trovata del “Work menu”, non si potevano permettere il lusso di andare al ristorante con frequenza e mangiare prevalentemente a base di pesce con la modica spesa di 10 euro. Senza addentrarmi in discorsi sociali (non faccio politica) o essere frainteso (non sono un benefattore e tantomeno un responsabile della Caritas), per me, un locale che “serve” le più svariate fasce sociali, oltre che un merito, diventa motivo di grande soddisfazione. In questo campo, nessuno deve sentirsi defraudato. Dopo i mugugni, ora anche altri colleghi scaleoti, ognuno con le loro differenziazioni, stanno pubblicizzando questo nuovo modo di mangiare spendendo poco. Però ricordiamoci che, 10 euro, hanno pur sempre, in particolar modo con questa crisi e con questi chiari di luna, per tanta gente, un certo valore perché corrispondono alle vecchie 20 mila lire. Infine, i più esigenti possono aggiungere al menu a prezzo fisso, a parte, formaggi, i nostri buonissimi dolci, il famoso fico rosa di Pisticci con gelato alla vaniglia, una macedonia di frutta, un vino doc pregiato, il caffè, un liquore… senza mettere limiti alla provvidenza.

ghi che fanno tutt’altra politica commerciale; è giusto che sia così in un mercato libero, dove la diversificazione diventa però, come nelle più svariate attività e merceologie, l’elemento cardine che completa e garantisce il fruitore. Ognuno è libero di applicare i propri metodi e i propri sistemi di lavoro, come ognuno è libero di scegliere come mangiare e quanto spendere. Nell’era della globalizzazione e della liberalizzazione, bisogna differenziarsi in modo da offrire un ventaglio sempre più ampio all’utenza nel rapporto qualità-prezzo. Ricordiamo che in questo quadro non svilisce affatto la figura dello chef, tutt’altro… Guai a confondere il tutto con scorrettezza commerciale. Se parliamo così, non dovremmo parlare nemmeno di grande distribuzione e di prodotti discount. Come si abbinano cibo e location? In uno dei posti più belli di Scalea, a pochi passi dalla scogliera più frequentata e ammirata, quella dell’Ajnella, sul lungomare di Scalea nasce Vigrì, un locale che unisce spazi adatti alla socialità ad una cucina “bistronomica“ (1) con menu combinato a prezzo fisso (piatti espressi dalla cucina da scegliere tra due possibilità di primi e di secondi, contorno, ¼ di vino e un’acqua minerale, evviva…!) che segue fino all’impossibile il “km zero” aggiungendo alle materie prime della campagna scaleota e del suo mare, se il caso lo richiede, spezie ed ingredienti d’altrove. L’ambiente minimalista e per certi aspetti vintage che richiama al modernariato, è dotato di un bel cortile immerso nel verde e di un garden pieno di fiori autoctoni che, in estate si popola per l’aperitivo. I tavoli migliori sono quelli “in vetrina” che si affacciano sul lungomare, per vedere chi passa, senza tuttavia essere identificati dall’esterno. La sala interna, però, accogliente e intima, non è da meno. Il plus è rappresentato da una passeggiata a scelta, a ridosso o in riva al mare per cogliere suggestive emozioni e una veduta mozzafiato dal mini boulevard che si trova a pochi metri dal ristorante che spazia dall’ajnella allo scoglio di Torre Talao, fino all’isola di Cirella. I clienti più esigenti, con un po’ di fortuna possono usufruire anche di qualche bici vintage parcheggiata in cortile per un mini “bike tour”. Nel periodo invernale siamo aperti solo a pranzo. Sempre aperto d’estate.

Da circa 3 anni il Vigrì sta portando avanti questa politica commerciale: i clienti finito il pasto si alzano soddisfatti? La gente, terminato il pranzo, viene a ringraziarmi e a salutarmi sorridendo, quindi penso di si, anche se, per saperne di più, bisognerebbe chiedere a loro. Però passando da noi due-tre volte a settimana, a ritmo di habitué, fa capire che è più che soddisfatta e, poi, il segno più tangibile è il constatare che i piatti dalla sala ritornano in cucina completamente vuoti. In altri posti, ricordiamoci, con 10 euro non si mangia nemmeno una pizza… Questo optimum ed equilibrio raggiunti, vanno tenuti in grandissima considerazione e sono motivo di orgogliosa soddisfazione oltre che per me, per mia moglie Angela che si occupa della sala con la massima gentilezza e disponibilità con il sorriso sempre pronto verso i clienti e per tutto il personale, che mi segue alla lettera e che ringrazio di vero cuore attraverso il vostro seguitissimo e prezioso Diogene, che non è mai scontato. Quale sarà la novità dell’estate 2012? Aggiungere più verdure e pesce del nostro pescato, dalle alici ai cefali, ai totani, ai tonni, alle ricciole, ai sauri, allo sciabola, al castagna, alla “nunnata” e tutto quello che il nostro mare può dare. Logicamente puntiamo principalmente sulla pasta, sui nostri ormai rinomati primi piatti che spaziano dai paccheri alla Ruggiero, ai fusilli con tonno e n’duja, ai classici vermicelli allo scoglio. Per il dolce e il dessert, useremo tanta frutta guardando sempre alla salute e alla linea dei nostri clienti, il fattore calorico è importante. Però, come fare a meno della vaniglia, del cioccolato e del fico rosa caramellato di Pisticci che custodiamo e conserviamo gelosamente, più di una reliquia? L’autorevole “Corriere della Sera”, in proposito, nei giorni scorsi ha dato ampio risalto a questi famosi fichi che si producono al confine con la Basilicata. Nonostante l’aumento continuo dei prezzi, riuscirà Vigrì a mantenere stabile il prezzo di 10 euro? Per tutta l’estate prossima stringeremo i denti cercando di non aumentare il pasto di un centesimo garantendo sempre la massima qualità e professionalità, in cucina come in sala. Certo, se si pensa al costo e all’aumento continuo del carburante, del gas e di tutto quello che ne consegue e vi ruota intorno, gabelle e tasse comprese, c’è davvero da impallidire al solo pensiero di aprire, ogni mattina, i battenti di un’attività. Infine voglio aggiungere che rispetto ampiamente i colle-

(1) Un locale a metà fra bistrot - locale informale e veloce - e gastronomia, intesa come “alta cucina” ma anche come piccolo spaccio di qualità dove acquistare cibi, oli, etichette selezionate ed altre prelibatezze da portare a casa, un luogo in cui “concretizzare filosofia ed etica gastronomica”.

NOVITA’ - Scuola di Cucina per formare futuri chef e ristoratori.

13 UN ROTOLO DI CARTA DA FORNO PRANZI VELOCI A ZERO GRASSI di ANGELA FRENDA

È l’avamposto della “rivoluzione della semplicità” che sta investendo il mondo della cucina. Perché sono in molti a non poterne più di impastatrici supertecnologiche, frullatori digitali, termostati a infrarossi… Il cartoccio invece è la prova che serve poco, pochissimo, per produrre qualcosa di eccelso dal punto di vista gastronomico. Basta un rotolo di carta da forno e il gioco è fatto. Certo, ci vogliono anche le idee. Ma per quelle è uscito da poco, ad esempio, Il Cartoccio (guido Tommasi editore). Lo ha scritto Sandra Mahut, food stylist francese, nota anche per il suo atelier di cucina a Parigi. Il suo motto? “Semplicità e generosità in cucina”. Corredato dalle fotografie nitide e appetitose di Nathalie Carnet, insegna passo dopo passo, come avventurarsi nel mondo del cartoccio. Perché questo tipo di cottura è a “circuito chiuso”, come in una piccola cocotte. Una specie di cottura al vapore veloce… adatta a tutti gli alimenti. Il vantaggio sta in un metodo rapido e divertente. Si scarta il cartoccio e si è avvolti dal profumo di un alimento già pronto da mangiare. Per avere un’idea della sua semplicità e della sua bontà, pensate al mondo universitario, di chi studia lontano da casa. Io, con qualche riserva, l’ho sperimentata la prima volta a Roma, a casa di studenti maschi che in pochissimo tempo e, con una spesa irrisoria hanno preparato delle cosce di pollo alle erbe liquide e un filo di olio, davvero eccezionale per gusto e cottura. Consigli e trucchi Da sconsigliare il cartoccio in alluminio perché ancora non è stato provato che questo materiale non sia nocivo. L’ideale è la carta da forno. Ne esistono di diversi colori, anche in fogli tondi già tagliati per fare cartocci a fagottino. Infine, da poco è nata anche una carta speciale dall’uso semplicissimo “a busta” che si chiama carta fata, trasparente e resistente ad oltre 230 gradi. Piegatura e cottura È molto importante imparare a piegare correttemente il cartoccio. Perché qualunque sia la forma, l’involucro deve essere assolutamente ermetico, visto che il segreto della riuscita della cottura è che non deve uscire l’aria. La piegatura più facile? Quella a pacchetto regalo: basta un rettangolo di carta adatto al cibo da cuocere, 5 o 6 cm più grande su ogni lato, in modo da ripiegarlo. Il vero trucco però è ricordarsi di aggiungere sempre qualcosa di liquido (vino, succo o brodo), per creare del vapore all’interno. Le ricette Il cartoccio si sposa perfettamente con tutti i tipi di pesce: grazie al circuito di aria calda e di vapore formato nel cartoccio il pesce conserva tutta la sua morbidezza e non si secca. Per chi amasse invece la carne, senza distruggere le proprietà nutritive, il pollo ed altri tipi di carne, le polpette, le verdure, la peperonata.


Cultura e Spettacolo

Marzo-Aprile 2012

DA CASALE DI SCALEA A COMUNE AUTONOMO… PER UN ATTO D’AMORE! di BARBARA MELE e GIOVANNI CELICO

Per poter delineare, con precisione, gli sviluppi, attraverso i quali la “frazione” di o del “Casaletto” e/o “S. Nicola Arcella”, un tempo e per lunga pezza “parte” del territorio di Scalea, relativamente all’ultimo scorcio del XIX secolo, quando incominciò a “sognare” un’autonomia amministrativa e, poi, all’alba del XX, quando “centrò” quell’obiettivo, vi è da fare una breve premessa di ordine storico, a beneficio dei lettori. I vincoli secolari formatisi e stabilitisi con Scalea, appunto, furono “segnati” dagli stessi “signori” che ebbero in potere quella terra che, dal confine con Aieta a nord, si estendeva fino al Lao, a sud, senza contare che, ad est, la medesima famiglia ebbe anche Morano e Papasidero: ci si riferisce agli Spinelli, la cui vicenda terrena finale si intrecciò, per vincoli matrimoniali intervenuti, con quella dei siciliani Lanza Branciforte, come si cercherà di precisare. Tra i rappresentanti “maschili” di quella stirpe, che più ebbero “influenza” nella cronaca del Casale di S. Nicola Arcella, sicuramente un posto preminente lo occupa Antonio Spinelli, VIII° principe di Scalea, marito di Giovanna De Cardenas, marchesa di Laino, morto a Napoli il 15.3.1787, che, avendo ottenuta reintegra, dopo lunga causa, nell’esazione di un “corpo” di fiscali di Castrovillari, con “quel ricavato”, completò, in S. Nicola Arcella, probabilmente ampliando un’antica grancia o un preesistente frantoio (un condotto era stato “steso” fino al porto), la costruzione del Palazzo di due piani, oggi recuperato, un tempo utilizzato come deposito al primo e residenza al secondo, con accesso attraverso una bella scala a tenaglia, ove spesso i “nobili ospiti” si recavano, in primavera, per la caccia ai “volatili d’entrata” o ad “estivare”… oziando! Una, forse non tanto leggendaria, tradizione riporta che, proprio in quel Palazzo, durante i mesi che precedettero il Congresso di Vienna, si sarebbero “incontrati”, per mettere a fuoco e a punto alcuni “preliminari”, un plenipotenziario del re di Napoli e un ambasciatore inglese. Da Vincenzo M. Spinelli, figlio di Antonio, IX Principe di Scalea, ultima intestazione 23.9.1793, e da Eleonora Ruffo di Bagnara, nacque Francesco Girolamo, sposato con Maddalena Caracciolo dei duchi di Bagnara, morto il 27.4.1813, che lasciò l’intero patrimonio ed i titoli di famiglia in testa alla sorella Eleonora, la quale, maritata a Pietro Lanza Branciforte, classe 1807, Ministro a Palermo nel 1848 e morto nel 1855, “portò il tutto” nella nuova famiglia. Pietro Lanza era figlio di Giuseppe e Stefania Branciforte: così i Lanza o Lancia, dopo sei secoli, da quando appunto era stata in testa a Riccardo de Loria e ad Isabella Lancia prima e poi a Ruggiero de Loria e a Margherita Lancia, “ritornavano” ad essere signori della terra di Scalea! Da Pietro e da Eleonora discesero Giuseppe Lanza Spinelli, che così fu l’XI principe di Scalea, e il secondogenito Francesco Girolamo, il quale subentrò, alla prematura morte del fratello, come XII principe di Scalea e fu il marito di Rosa Mastrogiovanni Tasca dei conti di Almerita. Successivamente, titoli e feudi, quel che restava di questi ultimi, “passarono” in testa a Pietro LanzaBranciforte, XIII principe di Scalea, scrittore, deputato e senatore del Regno d’Italia, al quale fu concesso il “diritto di assumere e trasmettere titoli e predicati provenientigli dalla Casa Spinelli di Scalea” e che portò all’altare, il 6.12.1885, Giulia Florio, e, poi ed infine, al fratello Ottavio, con il quale si concluse questo “ramo” dei Lanza o Lancia. Intanto l’unità d’Italia era “cosa fatta” e, alla “vecchia nobiltà”, seppur con fatica, incominciarono a sostituirsi nuove classi dirigenti che non restarono, del tutto, insensibili ai bisogni, alle richieste e alle aspirazioni dei “ceti emergenti”: tra i soggetti che intrapresero “a gestire il potere” nella società del XIX secolo, per esempio nel meridione molti furono gli ex garibaldini, sono sicuramente da annoverare i “deputati” rappresentanti, nel Parlamento nazionale, collegi ristretti, nel cui ambito i “bisogni” erano tantissimi.

C’erano, pertanto, da curare gli “interessi” elettorali (gli “elettori” erano un numero limitatissimo e le donne erano escluse da questo diritto) dei candidati nelle diverse zone, anche perché, proprio all’indomani dell’unità, forte e aspra era la contrapposizione tra appartenenti a schieramenti diversi (liberali, destra, socialisti, ecc.). Nel collegio di Verbicaro, che comprendeva tra gli altri centri anche Scalea, fu eletto deputato, per la XVIII legislatura (1892-1895), Fedele De Novellis di Belvedere, nato il 15.12.1854, laureato in legge e diplomatico di carriera che non venne riconfermato nella successiva, la XIX, perché “superato”, ad un primo conteggio dei voti, dall’avv. Angelantonio Carlomagno di Verbicaro, già Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro. Ma il 19.4.1896, sopravvenuti i risultati di “una suppletiva” tornata elettorale, resasi necessaria a seguito di una “invalidità” del primo risultato, tenutasi il 18 marzo, e di un riconteggio più giusto delle preferenze, fu proclamato eletto Fedele De Novellis che, da quel momento, fu riconfermato per altre quattro legislature, dimettendosi nel 1912 perché nominato Ambasciatore a Cristiana e, in sua vece, subentrò l’avv. Stanislao Amato (due anni dopo Fedele De Novellis fu nominato Senatore del Regno). Durante la sua permanenza alla Camera dei Deputati, Fedele De Novellis, propose e fece approvare la legge in virtù della quale il 6.7.1912 veniva costituito il Comune autonomo di S. Nicola Arcella (il De Novellis morì a Roma il 21.5.1929). S. Nicola Arcella, dunque, e i suoi abitanti, tutti i cittadini residenti e non, nati o trasferitisi sullo splendido pianoro a picco sul mare, che “guarda” l’intero golfo di Policastro, hanno un “motivo” per esternare “gratitudine”, sempre, all’on.le avv. Fedele De Novellis che tanto amò questo borgo, al tempo, piccolissimo, “due case, un ponticello e un forno”, da “presentare” e “far approvare” un apposito disegno di legge mirante a sancirne la autonomia dalla blasonata Scalea! E il “miracolo” si compì: che cosa lo determinò, inducendo un personaggio, peraltro originario di Belvedere, quasi al termine del suo mandato parlamentare (si sarebbe dimesso di lì a poco per raggiungere, con il grado più alto, la sede diplomatica assegnatagli), è da scoprire in parte o in tutto, anche se gli indizi non mancano e, con le dovute cautele, qualcuno, uno soprattutto, lo avanzeremo. Si “narra” che il De Novellis, da anni, durante la stagione buona, si trasferiva a S. Nicola, sia per godere della limpidezza del suo mare e sia, forse e soprattutto, per “coltivare” un’appassionante storia d’amore che lo aveva “legato”, e continuava a irretirlo, ad una bellissima, stupenda “paesana” del posto. All’atto, non conosciamo il nome della “sannicolese” che tanta parte, probabilmente, ebbe nelle “vicende” storicoamministrative di questo centro: ma anche a lei un memore, grato ricordo bisogna indirizzarlo perché, se la storia fosse vera, seppe, probabilmente, inconsciamente o coscientemente, fare in qualche modo e misura… “gli interessi della sua gente”! Ma non potremmo “chiudere” questa modesta digressione senza ricordare anche i “sindaci”, cioè i primi cittadini, che, appunto dalla costituzione del Comune, hanno retto le sorti della collettività di S. Nicola, meritando, comunque, un deferente pensiero. Sono stati e sono: Commissario Prefettizio dott. Luigi Pisanò (1912-1914), avv. Michele Tenuta (1914-1917), Biagio Lomonaco (1917-1925), la parentesi fascista fu occupata da Benigno La Greca e Adolfo Miraglia, Alessandro Mancuso (1946-1948), Antonio Miraglia (1948-1952), Brigantino Guerrise (1952-1956), Francesco Cuomo (1956-1962), Commissario Prefettizio dott. Marino (1962-1964), geom. Fernando Errigo (1964-1970), ins. Raffaele Cerbello (19701972), Raffaele Lomonaco (1972-1976), Marcello De Luca (1976-1978), geom. Fernando Errigo (1978-1979), rag. Biagio Aragona (1979-1988), Biagio Ariete (1988-1991), Giuseppe Russo (1991-1993), Domenico Donadio (19932001), Adelmo Leone (2001-2006), Domenico Donadio (2006-2010), Commissario Prefettizio (2010-2011), Barbara Mele che, eletta nel 2011, è in carica. (Nella foto, la Chiesa Madre di San Nicola Arcella)

14 UN PO’ DELLA NOSTRA CALABRIA A SANREMO

La splendida location di “Casa Sanremo” e il suo patron Vincenzo Russolillo, dal 14 al 18 febbraio 2012, hanno ospitato, oltre ad artisti e sponsors d’eccezione, anche l’artigianato, la cultura e i sapori della nostra Calabria. Sono stati giorni convulsi e adrenalinici vissuti all’interno di una manifestazione indimenticabile fra artisti e addetti ai lavori desiderosi di dare il meglio! Fra questi talenti ospiti di “Casa Sanremo” anche Roberta Manco, arredatrice, decoratrice e creative artist di Scalea, che con la sua originalità e fantasia ha portato un po’ della nostra Calabria laboriosa nella splendida e ospitale città ligure. L’artista scaleota nel contest di Casa Sanremo ha mostrato una Calabria in veste positiva, fatta di operosità e produttività: qualità fondamentali per favorire il cambiamento di un Sud che stenta a trovare la via dello sviluppo. Con i suoi accessori particolari, le sue proposte e complementi d’arredo e i suoi bijoux creati a mano con tecniche innovative, ha “illuminato” e dato un tocco di creatività ad un “angolo”di Casa Sanremo, incantando con le sue creazioni i tanti artisti presenti. Si è raccontato, così,a chi con occhi attenti guarda a Sanremo come simbolo dello spettacolo, un pezzo di Calabria, nel tentativo di dare un modestissimo contributo ad una terra che deve riprendere in mano la sua identità e i suoi punti di forza per ripartire e rilanciarsi!

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Marzo-Aprile 2012

Sport a cura di Virgilio Minniti

ADDIO SOGNI DI GLORIA…? Nemmeno la cura Bellinvia è riuscita a far superare allo Scalea, il mal di trasferta. Dopo le altisonanti e rincuoranti vittorie interne con squadre di vertice come la capolista Montalto, eccezion fatta per il suicidio collettivo contro il Rende (in vantaggio di una rete, i biancostellati, a pochissimi minuti dalla fine, quando i tre punti sembravano incamerati in cassaforte, hanno buttato al vento i tre punti che potevano valere la salvezza) per la trasferta di Soverato, compagine che peraltro, naviga nelle acque tranquille di centro classifica, si attendeva fiduciosi, dalla compagine del neo presidente Sandro Bergamo, una prova maiuscola e di carattere che doveva e poteva mettere la parola fine a questo antipatico e deleterio trend. Da questa, almeno sulla carta, trasferta tutta la tifoseria e gli sportivi scaleoti aspettavano ottimisti, di poter mettere “fieno” in cascina, utile per l’immaginabile e infuocato rush finale, ma purtroppo, i ragazzi scaleoti, non sono stati capaci di ribaltare, o quantomeno pareggiare la rete incassata al terzo minuto del primo tempo. 87 minuti di gioco regolamentare più recupero, non sono stati sufficienti per mettere il pallone dentro, davvero inspiegabile ed assurdo. Sicuramente, qualcosa lontano dal vecchio comunale, è il caso di dire, non funziona come dovrebbe. Paura, poco carattere, determinazione e convinzione nei propri mezzi farebbero pensare ad una squadra lontana da casa abulica e scarsamente motivata, una formazione double-face. Ormai pensare che qualcosa cambi fino alla fine diventa idea sempre più remota. La preoccupazione, alla luce di quanto emerso nel corso di questo altalenante campionato, è quella legata ai play out che tutti scongiuriamo ma che però, dobbiamo mettere al momento in preventivo. Con questa mentalità timorosa (chiamiamola così) poco aggressiva e spavalda in trasferta, in questo drammatico caso, potrebbe finire male. La palla ora passa a Bellinvia che dovrà tentare, in particolar modo, dopo l’inaspettato tonfo casalingo contro il Rende, di tentare il tutto per tutto in pochi giorni, altrimenti... addio sogni di gloria!

L’UNDER 18 DI POSSIDENTE VINCE IL CAMPIONATO JUNIORES GIRONE “B” Si apre nel migliore dei modi l’anno del Centenario per l’U.S. Scalea 1912. La bella notizia giunge dall’under 18 che ha vinto con pieno merito il girone “B” del campionato juniores superando al fotofinish l’Amantea. Una cavalcata straordinaria per i ragazzi di mister Sandro Possidente che ha inanellato 12 successi e due sole sconfitte. Il girone di ritorno, poi, è stato da record con tutti successi. Cinquantuno gol fatti e soli diciassette subiti, i numeri da copertina della Possidente band. Sugli scudi Pugliese, classe ’92, autore di 18 gol e Osso, classe ’94, che di gol ne ha realizzati 17. Adesso per i ragazzi dello Scalea, superata la doppia sfida con la Luzzese, seconda classificata nel girone “A”, con la gara di andata disputata a Luzzi che si è chiusa sul risultato di 2–2 e quella interna con un sonante 4-0, una volta superati i due triangolari, si profila e spera, di arrivare alla finalissima in programma il primo maggio. L’appetito vien mangiando e adesso «Cercheremo di arrivare il più in alto possibile» questo il commento del bravo tecnico Sandro Possidente che ha bissato il successo ottenuto qualche stagione addietro con il Belvedere, confermandosi timoniere affidabile, competente che ha un grande ascendente sui ragazzi. Soddisfazione dal responsabile dell’under 18 Giampiero Biondi e dal presidente della prima squadra Alessandro Bergamo, che da qualche settimana ricopre la massima carica dirigenziale. «La società ed io in prima persona - dichiara Alessandro Bergamo - esprime grande soddisfazione per questo successo che ci riempie di orgoglio. Seguiamo da vicino l’under 18 e gli altri tornei giovanili perché è da queste basi che si trae la linfa vitale per la prima squadra. Dal prossimo anno potenzieremo il settore giovanile - ancora Bergamo - e tutti i ragazzi che vorranno praticare questo sport lo potranno fare in maniera gratuita. Noi come società, infatti, ci impegneremo a coprire tutte le spese da sostenere per affrontare i campionati, senza gravare sulle famiglie con la retta mensile che solitamente si sostiene». L’auspicio è di ripetere le gesta dello Scalea, campione nazionale juniores del lontano 1971…

LA CEDRO FISHING DI SANTA MARIA DEL CEDRO PARTECIPERÀ AI MONDIALI DI PESCA SPORTIVA CON GIANBATTISTA MAULICINO Una zona attraente e pescosa come quella dell’alto Tirreno cosentino non poteva non esprimere un’associazione di pesca sportiva, l’A.P.S.D. Cedro Fishing che ha sede a Santa Maria del Cedro. Nata nel 2009 per volontà di un gruppo di amici uniti dalla passione per la pesca, la Cedro Fishing ha come obiettivo principale la tutela del patrimonio ittico e la difesa delle splendide bellezze naturali del territorio. Affiliata alla F.I.P.S.A.S. (Federazione Italiana di Pesca Sportiva ed Attività Subacquee), l’attività sportiva degli associati è intensa e numerose sono state le competizioni a cui il gruppo di Santa Maria ha partecipato con profitto. E la notizia della partecipazione ai prossimi campionati mondiali di pesca sportiva è la punta di diamante di un percorso straordinario che erge la Cedro Fishing a centro di riferimento degli amanti della pesca di tutto il comprensorio della Riviera dei Cedri. L’atleta Gianbattista Maulicino, in seguito ai risultati ottenuti al recente campionato italiano svoltosi a Reggio Calabria che lo ha incoronato vice campione d’Italia della categoria under 21, è stato convocato nella nazionale italiana (detentrice del titolo) e parteciperà ai campionati mondiali di pesca sportiva, disciplina Surf – Casting, che si terranno a Budva, la perla del Montenegro, in programma dal 23 al 28 di aprile. Il giovane tesserato della Cedro Fishing sarà impegnato nelle fasi finali del mondiale per nazioni, in una competizione che si svolgerà in tre prove. La società di appartenenza nel congratularsi con Maulicino formula un grande in bocca al lupo al collega per l’importante appuntamento in programma. Nel contempo sono stati diramati i calendari delle prove provinciali; l’associazione Cedro Fishing ha organizzato due grandi appuntamenti che si svolgeranno a Santa Maria del Cedro, uno riguardante il campionato Surfcasting il 19 maggio e l’altro il 6 maggio valido come prova della specialità Canna da natante.

15 CentroVacanze

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No ità v o BALLANDO CON LA PIZZA vit

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Nei week-end datevi appuntamento al SANTA CATERINA per gustare un'ottima pizza. Il SABATO serata eccezionale all'insegna della spensieratezza e dell'allegria con balli e musica dal vivo. La DOMENICA è dedicata agli amanti dello sport.

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Strategie militari simulate

QUANDO IL PASSATO TORNA DI MODA... Strategie e azioni militari simulate. È la nuova idea di svago e divertimento concretizzata da un gruppo di giovani di Scalea e del comprensorio che hanno deciso di fondare il team “Armageddon”, associazione sportiva dilettantistica. Presidente di questa originale pratica ludica è stato nominato Claudio Placonà, vice presidente Roberto Perugino, segretario Fabio Perugino, mentre Andrea Fazio espleterà la funzione di tesoriere. Tutto ruoterà attorno ad una attività ludico-ricreativa di squadra che si baserà sulla simulazione di tattiche militari che si svolgeranno, nelle zone boschive limitrofe al territorio di Scalea. Ovviamente parlando di un gioco è superfluo sottolineare che le armi, anzi meglio definirli strumenti, sono finti. Quello scelto dai quattordici membri dell’associazione è sicuramente un modo originale di divertirsi, che riporta indietro negli anni, quando magari non si badava all’attrezzatura formando squadre e truppe che si davano “battaglia” all’aria aperta nei giardini o nei parch. Quando il passato torna di moda...

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Marzo-Aprile 2012

ECCO COSA PROVOCA IL COLPO DELLA STREGA Scoperta da ricercatori italiani una molecola che ha un ruolo chiave nel classico “colpo della strega”, la lombalgia e anche in altri dolori acuti (come la cervicalgia) tutti dovuti al fisiologico invecchiamento della colonna vertebrale. I ricercatori dell’Università Cattolica-Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma hanno scovato una molecola, “NF-kB”, responsabile della degenerazione dei dischi intervertebrali, che inizia già a 30 anni, soprattutto se si adotta uno stile di vita sedentario. Quando NF-kB diventa iperattiva all’interno delle cellule dei dischi intervertebrali, innesca una serie di reazioni deleterie che finiscono per alterare la struttura fisiologica della colonna. Ma non è tutto. I ricercatori hanno visto che “spegnendo” NF-kB con un farmaco sperimentale, è possibile rallentare la degenerazione dei dischi intervertebrali.

DALLA SCHIENA IN GIÙ: COME CURARSI? SAPEVI CHE… Il dolore inizia dalla schiena e scende fino al piede. È la sciatica, ben nota soprattutto ai 30-40enni e quasi sempre sintomo della compressione del nervo interessato da parte di un’ernia. Una revisione degli studi sul tema, pubblicata sul British Medical Journal, ammette che le certezze sono ancora scarse circa l’efficacia e la sicurezza dei farmaci e che almeno un paziente su sei va incontro ad effetti collaterali. Come curarsi allora? «Il primo tentativo prevede sempre antinfiammatori per una settimana; se non basta, si prosegue per un’altra settimana di cortisonici: nel 70 per cento dei casi, il dolore scompare», spiega Pier Vittorio Nardi, direttore della Divisione di Neurochirurgia al Policlinico Casilino di Roma. «In caso contrario, è indispensabile una risonanza magnetica o una Tac per accertarsi che non stiano instaurando danni neurologi». Una volta esclusa la necessità dell’intervento per eliminare l’ernia, si prosegue con paracetamolo associato a oppiacei di nuova generazione: questa combinazione, nell’arco di uno-due mesi, risolve anche le situazioni più compromesse. «Purtroppo molti arrivano dal neurochirurgo prostrati dai dolori e dai farmaci inutili: se il disturbo non passa dopo i primi 15 giorni, una diagnosi precisa e fondamentale per indirizzare il trattamento, che può prevedere anche fisioterapia o manipolazioni osteopatiche».

SCOPERTE E PREFERENZE Belle scoperte e gioia di vivere Nicoletta Romanoff, 33 anni, bella, simpatica ed affermata attrice, compagna dell’attore Giorgio Pasotti, tre figli, ci svela una sua scoperta e come si può essere felici. Il prodotto per il make up? Ho scoperto per caso (sono una grande appassionata di cucina, ma la mia specialità sono le torte, quelle super colorate, con la glassa) che il colorante rosso per la glassa delle torte è un rossetto con un effetto bello e naturale. Ne basta pochissimo e non va più via: meglio dei cosmetici. Il libro preferito? L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, perché racconta bene come ognuno possa costruire la propria felicità.

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DI TUTTO IL MATERIALE CHE INTASA LE MEMORIE DEI PC RIPESCHIAMO SOLO IL 20 PER CENTO di BEPPE SEVERGNINI

Un tempo, si capiva dagli armadi. Si apriva un’anta a casa di amici, e si rischiava d’essere travolti da una slavina di dischi, musicassette, videocassette, scatole di diapositive, buste di fotografie, giornali, libri, fumetti, diari scolastici, corsi d’inglese (cianfrusaglie comprese) abbandonati come vecchi amanti, dopo una breve infatuazione. Ora l’accumulo è diventato digitale: meno ingombrante fisicamente, ma forse più rischioso. Gli americani hanno trovato un nome per questa nuova figura, che si nasconde - neppure tanto - dentro tutti noi: “digital hoarder”, l’accumulatore digitale. Ammassa email, messaggi di testo, foto, giochi, documentari, brani musicali, video familiari e altri scaricati dal web. Di tutto questo materiale rivedrà/riascolterà, al massimo, il 20%.

PERCHÉ NON BUTTATE LE VECCHIE EMAIL?

LE OTTO DOMANDE PER SCOPRIRLO 1) Conservate tutte le email spedite e ricevute? Le prime risalgono al governo Dini? 2) Il numero dei vostri contatti Skype, sommato a quello degli amici su Facebook e dei follow su Twitter è pari agli abitanti del Molise? 3) Cancellare documenti vi provoca piccoli disturbi psicosomatici? 4) Le vostre fotografie sono distribuite su quattro piattaforme (telefono, iPad, portatile, computer fisso)? 5) Lo schermo del vostro computer, affollato di microscopiche icone, sembra un cimitero di guerra in cui non sapete trovare la lapide? 6) In ogni tasca, cassetto o borsa tenete almeno una chiavetta Usb? E non avete idea di cosa ci sia dentro? 7) Impiegate più tempo a cercare un documento che a riscriverlo di nuovo? 8) Copiate tutte le foto su dozzine di Cd, e li numerate usando il pennarello indelebile? Se tre o più risposte sono affermative, cominciate a preoccuparvi. Per familiari, parenti, amici e colleghi, ovviamente. Perché è chiaro: strambi, in Italia, sono sempre gli altri.

I SUGGERIMENTI

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Ridurre l’archivio della vita digitale Sfoltire l’email, ridurre il numero dei contatti digitali, cancellare documenti e foto superflui, ridurre le icone sul desktop. Niente “file pesanti” meglio usare i link Cancellati dalle newsletter che non ti servono, non scaricare i documenti se ti bastano i link, controllare la mail a intervalli fissi.

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2012 marzo aprile