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diogenemoderno@yahoo.it LA LETTERA di ALESSANDRO BERGAMO

TUTTO FERMO AL PUNTO DI PARTENZA…

XV - n° 2 www.radio1one.it www.scalea.it - Aprile 2011 Marzo www.wscalea.it www.calnews.it

Le prime 10 del 2011 SAN VITO LO CAPO MIGLIORE SPIAGGIA D’ITALIA E SCALEA E LA CALABRIA?

La scarsa sensibilità nei rapporti pubblici e istituzionali di Basile ricadono negativamente sulla nostra Scalea attraversata da un preoccupante declino economico e sociale. Un uomo solo in mezzo ad un mare in in seconda... tempesta…

di NANDO MANCO

LA POLEMICA di ENNIO TENUTA

BINARIO MORTO A proposito di viabilità: non è trasformando larghi tratti di strada in sensi unici, come quello di via fiume Lao, o introducendo in doppio senso in ristretti tratti di strada (come quello di via dello Stadio) che si migliora la percorribilità e la sicurezza di una rete stradale... in terza...

L’ACCUSA di GIAN ENRICO ZAMPROTTA

È UNA VERGOGNA Cultura e politica che delusione!!! Soloni prevenuti e pieni di boria UN PROFONDO DISPREZZO PER CHI NON LA PENSA COME LORO Questa sinistra superba, saccente e odiata che non si smentisce mai... in terza...

CROLLO ANNUNCIATO

1. SAN VITO LO CAPO, TRAPANI (SICILIA) Incorniciata tra le coste della Sicilia settentrionale, San Vito lo Capo è una piccola cittadina di mare, che affascina e conquista anche con le sue leggende e tradizioni religiose. Tra le sue spiagge più rinomate figurano Macari e le Spiagge degli Zingari, che ammaliano i turisti con le loro acque turchesi e la sabbia bianca. San Vito lo Capo attrae, inoltre, molti visitatori per il suo Cous Cous Festival, classificato come prima attrazione su TripAdvisor.it, e per la sua riserva naturale degli zingari. «Il tour in battello è sicuramente il modo migliore per ammirare dal mare la riserva naturale degli zingari, prima di esplorarla con una visita guidata», suggerisce un

viaggiatore di TripAdvisor. 2. VILLASIMIUS, CAGLIARI (SARDEGNA) Le spiagge di Silias, di Cala Pira di Castiadas, di Punta Molentis e della Canna sono soltanto alcuni dei meravigliosi scorci di mare che orlano le coste di Villasimius, con le loro acque verdi e turchesi e gli arenili bianchi e rosati. «Non lasciate Villasimius senza prima aver vissuto la magica esperienza del tour del Fiore di maggio: si tratta di un’opportunità unica per vedere l’isola dei Cavoli e Cala Pira con le sue acque ricche di colori e l’enorme varietà di pesci», suggerisce un viaggiatore su TripAdvisor.it.

in nona...

IN CERCA DELLA CITTÀ PERDUTA di MONICA DE CARLO

A proposito di frane e alluvioni, a più riprese, sul nostro giornale abbiamo segnalato (senza fare troppo allarmismo) il rischio che corre Scalea. Già nel 1998, a pochi giorni della sciagura di Sarno e di altri comuni coinvolti nell’alluvione, segnalammo che anche a Scalea sussiste un tale pericolo. A causa della scellerata costruzione di palazzacci “arrampicati” sul “Monticello” e su altre zone collinari della nostra città, sono stati ostruiti, imprudentemente, canaloni ed altri importanti corsi d’acqua indispensabili per il deflusso delle acque verso il mare, in caso di copiose e torrenziali piogge. Prevedibilmente, purtroppo, il 19 aprile 2011 è venuta giù, spaventosamente, una vasta ala di un’imponente costruzione (“Condominio Castiello”) situata in cima ad una collina del “Monticello” in via Oliva, (nella foto). Era nell’aria già da tempo e, quindi, questo crollo non meraviglia più di tanto; allo stesso tempo, però, preoccupa per il futuro in quanto ve ne sono stati altri abbastanza gravi in questi ultimi anni, in varie zone cittadine. Sempre ai piedi del “Monticello”, nei pressi di via Campanella avevamo assistito, qualche tempo fa, ad un notevole crollo di un muro di contenimento: primo campanello d’allarme da non sottovalutare e da tenere in considerazione con un giusto monitoraggio delle zone soggette a questo rischio. ❑

Il momento storico in cui viviamo è certamente difficile. È ormai diventato un luogo comune evocare la crisi economica, come lo è il ritornello, tanto ripetuto quanto vuoto di significato, del “largo ai giovani”, “combattiamo per un futuro migliore”, “bisogna cambiare”, etc, etc. Scalea non fa eccezione, anzi. Personalmente capisco il generale disincanto e soprattutto la diffusa convinzione che si tratti solo di slogan o propaganda. La costante, immutata e “immutevole”, condotta dei vari governanti di non mantenere le promesse ha generato e radicato nella mentalità della gente la convinzione (rectius la consapevolezza) che tanto non si migliora né si cambia. Dicevo: capisco, ma non condivido. Per poter cambiare, migliorare e crescere ci vuole di sicuro un po’ di ottimismo. Vedere sempre tutto nero e negativo non ci consente di inquadrare con lucidità i problemi e, conseguentemente, di individuare le varie soluzioni. Il punto è che guardiamo sempre troppo lontano senza renderci conto che si cambia e si cresce un passo alla volta.

DOPPIO APPUNTAMENTO DA NON PERDERE 20-22 MAGGIO 2011

DIVERTIMENTO PER TUTTI MOTORADUNO INTERNAZIONALE “CITTÀ DI SCALEA” ED EVENTO PEOPLE (Santa Caterina-Village)

Futuro è la parola chiave. Futuro migliore deve essere l’obiettivo. Ebbene, il nostro futuro sono i bambini, i nostri figli e i figli dei nostri vicini. È alle nuove generazioni che dobbiamo pensare quando prendiamo delle decisioni o quando non ne prenin quarta...

Seminario del guSto

SUCCESSO DEL PEPERONCINO IN CUCINA


2 ❏ LA LETTERA di ALESSANDRO BERGAMO

Primo Piano ...dalla

Marzo/Aprile 2011 prima

TUTTO FERMO AL PUNTO DI PARTENZA… Gentile Direttore de “Il Diogene Moderno”, è già trascorso un anno da quando si è insediata la nuova Amministrazione con a capo il Sindaco Pasquale Basile ed è perciò il momento di tracciare un primo bilancio della sua azione di governo della nostra città. In realtà, tanto nuova, questa Amministrazione, non lo è. È, infatti, evidente la stessa configurazione di quella precedente, con la presenza predominante di assessori che, per la debolezza del Sindaco e dei colleghi di Giunta, hanno in sostanza assunto il pieno potere sulla cittadinanza. Tutto ciò è molto chiaro a chi legge gli atti dell’Amministrazione, in cui sono molto visibili le preferenze verso amici, imprese e professionisti in genere. Queste cose sono chiare anche ai cittadini che ogni mattina, passando accanto ad alcune note postazioni politicizzate, assistono ai movimenti delle solite figure, prodighe nel proporre e nel cercare affari e incarichi comunali. Sin dall’insediamento, il gruppo Scalea Libera aveva offerto, alla nuova Amministrazione, un’apertura di credito, perché eravamo consapevoli del gravoso lascito di quella precedente (che poi, in buona parte, è la stessa!). Perciò ci eravamo imposti, con Palmiro Manco e Luigi De Luca, di non polemizzare e non criticare, almeno fino a dopo l’estate. E così abbiamo fatto, nella speranza che Basile fosse una persona illuminata e non condizionabile e che avesse bisogno di tempo e fiducia per affrontare le enormi problematiche di Scalea. A parte la caduta di stile, verificatasi nel corso della prima seduta anche nei confronti di Campilongo, imputabile all’inesperienza del Sindaco, è lo stesso metodo adottato nell’affrontare i diversi problemi che non ci ha convinto: una “full immersion” in ogni tematica locale (debito pubblico, aeroporto, spazzatura, porto, depurazione, commercio, turismo, ecc.) per cercare di trovare il bandolo della matassa. Il risultato è che quasi mai si riesce ad avviare un problema a soluzione, come invece avverrebbe con più facilità se il Sindaco fosse stato “armato” di un programma. Ma nonostante questo non condivisibile sistema operativo, l’opposizione lo ha “fatto lavorare”. Diversi incontri con lui ci hanno fatto notare il suo isolamento, la sua estraneità rispetto al contesto politico e amministrativo in cui naviga, senza avere una meta né prospettive. Abbandonato dal benefattore che gli ha regalato la sedia di Sindaco, stretto in angolo, costretto a subire le pressioni delle lobby interne e dei processi affaristici esterni, il Sindaco sembra non avere conoscenza piena e soprattutto diretta del tessuto sociale ed economico di Scalea, se non quella di un pezzo di corso Mediterraneo. Dopo aver diffuso notizie più che allarmanti (ricordate le decine di milioni di debiti? la minaccia del dissesto?), a settembre egli ci ha certificato che nelle casse comunali c’era addirittura un avanzo di 52 mila euro. E allora era un bluff? Abbiamo scherzato? Il disegno di Basile si limitava forse a screditare Mario Russo? A segare legami e impegni assunti? Possibile? Può darsi. È un fatto che, alla fine, l’ex Sindaco ha convocato

una conferenza stampa con la precisa intenzione di prendere le distanze non solo da Basile ma anche dai suoi ex assessori. Fin qui la politica. Passiamo ora ai fatti. Poche le decisioni assunte, fra cui brilla decisamente la nuova gestione della pulizia, la manutenzione delle strade cittadine e la maggiore attenzione verso il decoro pubblico, a parte qualche scelta di gusto (alcuni marciapiedi e muretti). Per il resto non è cambiato nulla: l’aeroporto continua ad autodeteriorarsi e il progetto del porto alla Torre Talao (da noi avversato per la sua estensione) sembra aver perso il finanziamento regionale di 3 milioni e 900 mila euro, danni enormi continuano a perpetrarsi al paesaggio, per l’assenza di controlli e di programmazione. Pensiamo ad alcune case del centro storico, pitturate secondo gusti moscoviti, e al più bel pezzo del nostro lungomare, sempre più abbandonato a se stesso (arredo urbano penoso e quasi inesistente, parcheggio-baraccopoli ridotto ad un lurido immondezzaio degno della peggiore bidonville). Quanto alla nuova viabilità, andrà certamente valutata in seguito. Forse, però, sarebbe stato il caso di varare il nuovo piano a febbraio, per far abituare noi scaleoti residenti a questa ampia e pericolosa trasformazione di sensi unici, e non introdurlo per le feste di Pasqua. La piscina comunale è abbandonata, ma intanto se ne è parlato su “Striscia la notizia”, esponendo il nostro paese ad una pessima figura sul piano nazionale. La questione sociale è affidata ad una consigliera delegata che, dopo essersi circondata di un’ampia corte di consulenti, in perfetta linea all’ideologia sinistrorsa, si attorciglia sui continui annunci, convegni e parate tanto costose quanto inutili, senza alcuna percezione delle cose concrete che occorrono alle famiglie bisognose. Il novello Tremonti, la mosca bianca della politica europea, il delegato al Bilancio che si è lasciato convincere dagli assessori volponi a non avere un posto in Giunta, continua nella sua opera di girare la testa dall’altro lato quando vengono spesi inutilmente soldi pubblici, invece di onorare le rate da pagare alla Sorical, che intanto ha pignorato il Comune, col rischio di farci rimanere senz’acqua nella prossima estate. Né il Sindaco ci coinvolge, anzi ha manifestato continue mancanze di rispetto nei confronti dell’opposizione, violando leggi e regolamenti ogni qualvolta gli si è chiesto di discutere i problemi del paese in Consiglio Comunale. La nostra Scalea ha avuto una parentesi di 10 anni in cui l’Amministrazione era eccessivamente politicizzata, in quanto il Sindaco era proiettato costantemente verso le elezioni (comunali, provinciali, regionali, nazionali) e quindi era sempre alla esasperata ricerca del consenso. Tuttavia, questa sua debolezza, dobbiamo convenirne, era al tempo stesso la sua forza perché tutto ciò spingeva Mario Russo ad attivarsi con prepotenza e tenacia alla ricerca di finanziamenti per opere pubbliche, progetti, ecc. Russo faceva da solo e non faceva contare i suoi assessori, Basile è solo e non può contare sui suoi assessori (che si limitano a scrivere le letterine alla Regione

per cercare di far ricordare che Scalea esiste). Basile è sicuramente una persona colta, ma finora non ha dimostrato di avere le qualità che occorrono alla nostra città: troppe sono le difficoltà ed è costretto a negoziare continuamente con i suoi. Egli infatti non è un leader e nemmeno la sua squadra è stata scelta e assemblata da lui. Sono troppo pressanti le sollecitazioni esterne e i compromessi a cui deve piegarsi per sopravvivere politicamente. Il Sindaco non sa muoversi nel terrificante mondo politico provinciale e regionale, non ha sensibilità nella gestione dei rapporti pubblici e istituzionali, e questa sua difficoltà ricade negativamente sul tessuto imprenditoriale, commerciale, turistico e sociale della nostra comunità. La solitudine e l’assenza di considerazione generano in lui malessere e, a volte, un irragionevole rancore, spingendolo a dichiarazioni assurde. Ne abbiamo avuto un esempio di recente, quando il giornalista de Il Sole 24 Ore, Roberto Galullo, ha descritto il nostro territorio e in particolare Scalea come «…miserevole poltiglia di scansafatiche e malaffare, di ‘ndrangheta e massoneria deviata…». Di fronte alle proteste delle opposizioni e alla loro richiesta di convocare un Consiglio comunale per discutere dell’accaduto, il Sindaco Basile, rispondendo a un giornalista di Rete 3 Tv di Praia a Mare che gli chiedeva se avrebbe invitato il signor Galullo, ha testualmente affermato: «Certamente, così si potrà difendere dalle accuse dell’opposizione!». Il silenzio è l’unico commento possibile a queste sue parole. Ma Pasquale Basile ha ancora la possibilità di far uscire il nostro paese dalla crisi, anche con il nostro sostegno, se lo vorrà e se si dimostrerà capace di essere finalmente libero, se rinnoverà la Giunta con figure nuove della sua stessa maggioranza, che portino una ventata di aria fresca e giovane per governare Scalea che sta purtroppo assistendo al suo declino. ❑

...anche gomme seminuove delle migliori marche a prezzi sbalorditivi


Primo Piano

Marzo/Aprile 2011

LA POLEMICA di ENNIO TENUTA

...dalla

❏3 prima

Cambia la viabilità cittadina Dal 14 aprile 2011, la segnaletica delle strade principali di Scalea è in fase di sperimentazione e il confronto con i cittadini, per trovare la soluzione più condivisa possibile, è già iniziato da tempo. Inoltre, prima di partire con la nuova segnaletica, gli assessori alla Viabilità e al Commercio, Antonio Stummo e Franco Galiano, hanno incontrato i commercianti scaleoti per raccogliere i commenti e per informarli sul periodo di sperimentazione. «I motivi che ci hanno spinto ad una rivisitazione totale della viabilità cittadina - ha commentato l’assessore Stummo - sono chiari a chiunque. Le criticità che si evidenziano in differenti e numerosi punti del territorio, vanno a creare delle situazioni che una città come la nostra non può permettersi. Gli svantaggi, con l’attuale piano della viabilità, sono tanti: dai tempi che si raddoppiano nel percorrere distanze brevi, alle situazioni di traffico ed incolonnamenti che anche nel periodo invernale sono sempre più frequenti. Oltre al danno ambientale e alla salute, causato dallo smog, anche le nostre attività commerciali risultano svantaggiate, per la difficoltà che incontrano i clienti nel raggiungerle. Scalea non può più essere considerata come un “semplice paese con poco più di diecimila abitanti”, perché lo sviluppo commerciale e sociale ci impone di dare una visione completamente diversa, diretta verso una interpretazione cosmopolita che meglio si addice alla nostra città. Confidiamo nel buon senso e nella responsabilità dei nostri concittadini affinché la sperimentazione del progetto possa avvenire nel miglior modo possibile, sia sotto l’aspetto della sicurezza stradale, che nell’attenzione a segnalarci le eventuali modifiche da apportare. Ringrazio sin da ora il corpo della Polizia municipale di Scalea che ha lavorato con attenzione al progetto. Ritengo che insieme potremo raggiungere l’obiettivo di una migliore vivibilità della nostra città».

Il Punto di vista di Ennio Tenuta

BINARIO MORTO A proposito di viabilità, non è trasformando larghi tratti di strada in sensi unici, come quello di via Fiume Lao, o introducendo in doppio senso in ristret-

ti tratti di strada (come quello di via dello Stadio) che si migliora la percorribilità e la sicurezza di una rete stradale. Prima di sperimentare questo nuovo piano, perché di un esperimento credo si tratti, andava aperta al traffico la rampa di strada che collega viale della Repubblica con via Ruffillo (la strada che da via T. Campanella porta alla stazione ferroviaria, manca solo un po’ di asfalto per renderla agibile). Così facendo, si sarebbe vivacizzata e valorizzata una zona di Scalea che, con la stazione ferroviaria vicina, al momento dà l’impressione di essere un “binario morto” e un’area dismessa. Come ex amministratore comunale, devo ricordare a chi ci governa che questa rampa è costata circa trentamila euro alle casse del comune di Scalea, per cui non ci può essere alcuna giustificazione nel lasciarla incompiuta e alla mercè della ”pulicara” (pianta infestante). I palazzinari, nel costruire i cubi in cemento armato, in passato hanno sfruttato al massimo gl’indici edificatori, per cui molte abitazioni si sono ritrovate senza parcheggio e senza cortile. Oggi viene il sospetto che ci sia qualche condomino che non gradisca affatto il traffico sotto casa, atteggiamento che spiegherebbe il motivo per il quale la rampa è lasciata in un così grave stato di abbandono. La viabilità si migliora soprattutto recuperando gli spazi pubblici. La recinzione delle proprietà deve essere fatta a due metri di distanza dal ciglio della strada, per consentire la realizzazione dei marciapiedi (pare che questa norma sia stata un po’ dimenticata in questi ultimi anni). Non realizzando il progetto del parcheggio costato circa 20.000.000 di lire, alle spalle della Banca Popolare di Bari, e della bretella che doveva congiungere piazza Caloprese con via Neghelli, la chiusura della piazza non ha più motivo di essere. È altresì importante l’assidua manutenzione e il rispetto del codice della strada. Gli interventi sulla viabilità vanno fatti tenendo conto delle esigenze di tutti (pedoni, automobilisti, esercenti condomini, ecc.). In democrazia, le scelte vanno sempre fatte a favore di una comunità quanto più ampia possibile e non di una sparuta minoranza. ❑

L’ACCUSA di GIAN ENRICO ZAMPROTTA

...dalla

prima

È UNA VERGOGNA Con grande entusiasmo, appena venuto a conoscenza della nascita di un’associazione dedicata all’apprendimento, ho ritenuto opportuno, o meglio, necessario aderire e parteciparvi attivamente. La molla che più mi ha spinto ad iscrivermi è stata la lettura dello statuto e degli scopi sociali che sottolineavano la totale assenza di appartenenza o militanza nei partiti politici. Il desiderio di aumentare, perfezionare ed arricchire le mie conoscenze, ha fatto il resto. Devo riconoscere che i corsi e le lezioni-conversazione, tenuti dai professori Enrico Esposito e Ciro Cosenza, sono stati pregevoli e, per quanto possibile, esaustive sugli argomenti trattati, tanto che il mio impegno personale è via via aumentato fino a spingermi a farne dei sunti che sono stati pubblicati sul sito dell’associazione ed apprezzati dai docenti. Sono anche andato oltre, e ho cercato di mettere le mie competenze professionali a disposizione degli altri, organizzando e tenendo un corso di florovivaismo nell’anno accademico 2009/2010. La L.U.A.P. (Libera Università per l’Apprendimento Permanente) Corrado Alvaro è così diventata per me un punto di riferimento. Ho cercato di accrescere il mio personale impegno fino ad essere cooptato tra i membri del consiglio direttivo. Non ho badato al fatto che la totalità dei componenti (“nuovi acquisti compresi”) e buona parte degli iscritti fosse di tendenza politica diametralmente opposta alla mia, anche perchè è scritto nelle regoli sociali che la politica non entra per nulla nella vita associativa. Così come non ho badato al fatto che in ogni lezione, fra le righe, venivano dedicati spazi all’apologia di intellettuali di sinistra e si trovavano motivazioni per quella parte politica anche in autori del passato, descritti come loro precursori. Ciò per me, però, non costituiva un problema e ho accettato di buon grado i lumi dei docenti che tuttora rispetto. Il grosso neo che ha ingenerato in me il senso della delusione è stato scoprire il reale pensiero di alcuni componenti e simpatizzanti della L.U.A.P. Penso che sia abbastanza noto a chi è solito leggere i miei scritti sul Diogene che tutto posso essere, meno che un aderente alla sinistra politica. Vi lascio dunque immaginare la mia reazione che ho avuto nel leggere su un noto social network in rete che: «Coloro che hanno votato per l’attuale governo, andrebbero evirati, i loro beni confiscati, ecc.», per non parlare della conclusione con un pregevo-

lissimo e chiosato: «V.F.C.» (se pensate che siamo oltre dodici milioni, si prospetta un superlavoro per chirurghi e confiscatori in caso di vittoria elettorale della sinistra!). Non ho nemmeno gradito quanto ho sentito affermare nel corso di una lezione, ovvero che è sbagliato intitolare vie a ex rappresentanti del disciolto partito fascista (via Michele Bianchi) o del M.S.I. (via Giorgio Almirante), mentre sarebbe giusto farlo in onore degli ex politici di altre estrazioni politiche (meno male che in Italia non si possono intitolare le vie a personaggi ancora in vita, altrimenti avremmo anche, con grande piacere dei membri L.U.A.P., via D’alema, via Bersani, via Fassino, ecc.). Ma il colmo della delusione è giunto quando mi sono sentito dire: “Evidentemente non stai bene in mezzo a noi”. In quel momento, l’entusiasmo, il desiderio di imparare e l’ammirazione per l’enciclopedica cultura dei docenti, hanno ceduto il posto all’amarezza ed è venuto meno lo stimolo a frequentare un ambiente in cui percepivo chiaramente di non essere più tollerato. Allora ho capito che forse, in questi anni, sono stato usato come alibi, affinché si potesse dire che la nostra era un’associazione pluralista, mentre, in realtà, nell’intimo di molti soci non c’era alcuna stima e amicizia, ma solo un profondo disprezzo, per chi, come me, non la pensa come loro. Ancora una volta ho avuto la dimostrazione che la politica divide e non vive in funzione dell’interesse globale, ma cerca solo il proselitismo. Alla luce della mia esperienza, sia pur con amarezza, devo perciò mettere in guardia quanti desiderano avvicinarsi ad associazioni culturali “mascherate”, poiché, dietro una facciata limpida, esse possono celare l’insidia della discriminazione. ❑

CONSIGLIO SHOCK-FARSA DEL 20 APRILE 2011 Toni aspri, lungaggini e poco costrutto, mancanza di rispetto verso la popolazione e accuse reciproche tra maggioranza e minoranza, a solo un anno dal nuovo insediamento della squadra capeggiata da Basile, hanno finito per stancare l'uditorio che sempre più deserta le adunate consiliari. L'opposizione, disgustata per la conduzione arrogante e presuntuosa di Basile, prima abbandona l'aula e, poi, ritorna e bacchetta un sindaco sempre più sfrontato, irritante, intrattabile e, a dire del gruppo di minoranza, sempre più distante dalle problematiche cittadine. Nonostante il muro insormontabile creatosi tra le due fazioni, Bergamo, Manco, Bono, Campilongo e l'incisivo, concreto e veterano Gennaro Licursi ('a cantati 'a pampani, ha gridato in faccia al Sindaco, senza peli sulla lingua e mezze misure, tutto quello che c'era da dire), a turno e in modo diretto, tengono testa a Basile e ai suoi, che si difendono con qualche scaramuccia e, soprattutto, con l'automatica arma della risaputa superiorità numerica dell'alzata di mano. Basile però, con la sua riconosciuta prosopopea, non tiene conto del fatto che l'attuale gruppo di minoranza - formato da Alessandro Bergamo, Luigi De Luca, Palmiro Manco, Mauro Campilongo, Mimmo Introini, Pino Bono e Gennaro Licursi - rappresenta circa il 63% della popolazione scaleota, avendo ottenuto 4.325 voti. L'opposizione meriterebbe perciò ben altra considerazione e rispetto da parte della maggioranza (2.597 preferenze pari al 37,51%), che invece, infischiandosene, va avanti ad oltranza, sfacciatamente e con prepotenza.(C.B.)


Primo Piano

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MALA POLITICA O POLITICA MALATA? di GIOVANNI CELICO Leggendo i resoconti giornalistici o seguendo le fasi degli avvenimenti in televisione, quelli per intenderci legati ai più recenti, convulsi momenti vissuti nell’aula di Montecitorio dai componenti la Camera dei Deputati, in relazione alle votazioni sul “processo breve”, si ha netta la sensazione, o almeno è quanto si riesce epidermicamente ad avvertire, che, probabilmente, il Paese è ad un crocevia per di più senza ritorno o senza sbocco positivo. Il 16.7.1899 i cronisti dell’epoca riportarono, con grande rilievo, sui giornali del tempo, l’avvenuto scontro, violento, a suon di pugni reali e altro, tra deputati di opposte fazioni: invettive volgari, alcuni si scontrarono fisicamente con altri, stracciandone gli abiti, vi furono scambi di ceffoni, qualcuno restò, tra i malcapitati…eletti, addirittura ferito, si rovesciarono le urne delle votazioni, poste al centro dell’emiciclo, e si scagliarono contro la presidenza pro-tempore, ecc. I resocontisti più accorti parlarono di crisi irreversibile del “sistema” che, comunque, dal 1861 in poi, aveva assicurato, con l’unità, anche un certo cammino per la nuova Italia: quattordici anni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale e, subito dopo, l’avvento del fascismo cambiarono di colpo tutto lo scenario nazionale. Il 29.3.1953, durante la seduta in Senato per l’approvazione di una legge elettorale maggioritaria, fortemente voluta da De Gasperi, bollata come “legge truffa” (e oggi non lo è più?) dalla sinistra e dalla destra del tempo, un calamaio scagliato, con precisione, colpì il presidente pro-tempore e rese indispensabile la sospensione della seduta! Quella legge, sulla quale ai tempi odierni hanno felicemente costruito la loro presenza parlamentare e destra e sinistra, senza scandalo alcuno, non “passò”, ma dieci anni dopo si registrò la svolta di “centro-sinistra” che portò…al potere i socialisti e aprì la strada alla stagione dei governi di “larghe intese” concretizzatasi quindici anni dopo: il giorno del rapimento di Aldo Moro il Parlamento era stato convocato per votare la fiducia ad un governo Andreotti che nasceva con la sostanziale “approvazio-

ne” della sinistra (il PCI per intenderci). Lo scenario odierno, con le sue molte e fosche ombre, dovrebbe far riflettere: una maggioranza che non riesce ad attuare un suo programma di governo, non parliamo di grandi riforme perché non si vedono all’orizzonte, e una opposizione che non è in grado di dare la “spallata” finale e comunque non prospetta un cambiamento concreto e reale! L’Italia dei 150 anni, quella delle celebrazioni, dell’inno cantato anche negli asili nido, delle bandierine e dei discorsi roboanti, è in un pantano: questa è la verità nuda e cruda che nessuno dice e che molti, o tutti, avvertono, non sapendo indicare una qualche percorribile soluzione concreta che porti questo martoriato Paese fuori dalle sabbie mobili nelle quali sta sprofondando. Ai nostri affezionati lettori, poiché siamo perfettamente convinti dell’assunto, vorremmo invece tentare di sottoporre una idea reale alla quale aggrapparci per tentare di attraversare una uscita di sicurezza: perché non si cambia questa scellerata legge elettorale sottraendo ai tre o quattro capipartito il potere di “eleggere” (perché così avviene ora senza scandalo) i deputati e i senatori e non si restituisce al popolo sovrano (che questa prerogativa aveva e che se ne è lasciato scippare) la facoltà di scegliersi i propri rappresentanti al Parlamento nazionale? Invece di blaterare di democrazia a vuoto perché non si conferisce il potere elettivo, tutto quanto, senza limitazioni, magari collegio per collegio, se non si vuole ritornare al proporzionale puro, ai cittadini? Con questi due interrogativi, le cui risposte per noi sono scontate ma che sicuramente non troveranno alcun riscontro positivo tra gli attuali “unti”, cioè senatori e deputati, abbiamo soltanto voluto lanciare un sasso nella “morta gora”, con la speranza che tanti, tantissimi si interroghino seriamente e che decidano di far fronte comune per un ritorno alla democrazia normale, quella partecipata, oppure, in assenza, di disertare in massa le urne! ❑

Quali sono i risultati prodotti dall’attuale Maggioranza ad un anno e più dal nuovo insediamento?

CITTÀ FERMA E AMMINISTRAZIONE CHIUSA A “RICCIO” di ERCOLE SERRA È trascorso più di un anno dal 28 marzo 2010, da quando, cioè, è stata eletta con maggioranza relativa la nuova Amministrazione comunale di Scalea con a capo il sindaco Pasquale Basile. Una compagine in cui primeggia un importante numero di ex assessori (alcuni riconfermati) e qualche ex consigliere rieletto, i quali hanno fatto parte della passata Amministrazione capeggiata, per dieci anni, dall’ex sindaco Mario Russo. Oggi, riteniamo che qualsiasi cittadino di Scalea voglia sapere quali e quanti siano i risultati conseguiti dalla nuova Amministrazione in questo primo anno di gestione. Sappiamo che le obbiettive difficoltà iniziali, in particolare quelle di carattere economico e finanziario, hanno rallentato l’avvio del programma della lista vincente “Scalea nel Cuore”, ma tuttora, in alcuni settori, pare che persista una impasse nella macchina amministrativa. Vorremmo perciò conoscere, anche con l’ausilio di una conferenza stampa, quali siano i progetti avviati e conclusi, quelli avviati e non ancora conclusi e quelli mai avviati. Parliamo delle opere pubbliche e dei procedimenti gestionali per la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale e per una proficua politica economica legata alle nostre maggiori risorse: il turismo, l’agricoltura, il commercio, l’artigianato (mentre l’allevamento e la pesca, una volta molto fiorenti, andrebbero incentivati), nonché i beni archeologi-

ci, storici e naturalistici che, tutti insieme, rappresentano, in qualche modo, un punto fermo per la nostra economia. In questi ultimi giorni si parla tanto della conclusione dei lavori dell’avio-pista (aeroporto), dell’avvio dei lavori del porto turistico e dell’avvio dei lavori della superstrada Scalea-Mormanno, nel tratto fino a Santa Domenica Talao. Opere che, se realizzate, sarebbero certamente di grande aiuto per il decollo della nostra Città verso un sicuro progresso. Non sappiamo, comunque, se i comportamenti ed atteggiamenti del passato, spesso stucchevoli, aleggino tuttora nel presente. Abbiamo la sensazione, però, che, ancora oggi, a volte non vengano tollerate proposte, critiche proficue e suggerimenti provenienti dalla pubblica opinione. Ci auguriamo che queste nostre impressioni non corrispondano alla realtà perché, in tal caso, saremmo molto lontani dalle teorie innovative che, nella vita sociale e politica contemporanea, prediliggono la comunicazione con i cittadini, servendosi della loro collaborazione e del loro coinvolgimento in tutte quelle scelte e progettazioni che possono portare benessere alla comunità. Chiudersi, eventualmente, “a riccio” non conviene a nessuno perché, con tante idee, si possono raggiungere maggiori obbiettivi e proficui risultati.❑

Marzo/Aprile 2011 ...dalla

prima

IN CERCA DELLA CITTÀ PERDUTA di MONICA DE CARLO diamo affatto. I bambini sono la gioia inaspettata, l’emozione che stupisce, capaci di farci scordare le giornate più brutte, di strapparci un sorriso vero e profondo anche quando non avremmo mai creduto di poter sorridere. È da loro che dobbiamo ripartire se vogliamo davvero ricominciare. In questa ottica si inserisce la battaglia dell’associazione culturale “W Scalea” di cui mi onoro di fare parte. È da oltre un anno che “W Scalea” denunzia la carenza dei servizi minimi per le famiglie e, in particolare, per i bambini. È certamente giusto investire e prestare attenzione alle grandi opere e ai grossi investimenti, tuttavia c’è poca attenzione per i bambini e per le famiglie. Non dimentichiamo che la famiglia è la radice di una sana comunità. Ebbene, a Scalea manca l’essenziale, il minimo sindacale che consenta alle famiglie di socializzare e di vivere la cittadina in modo pieno e gratificante. Le carenze sono enormi, ma io mi riferisco alle cose più semplici, quelle per cui i capitali non servono. Quelle per cui è sufficiente avere solo sensibilità e un minimo di attenzione. Nonostante Scalea abbia un vasto territorio, non esiste una sola area giochi pubblica (seppur modesta) presso cui poter portare i nostri figli e incontrare altre famiglie. L’unico spazio una volta esistente, quello della villetta Kennedy (in pieno centro), è stato fagocitato dal cemento e, d’estate, dalle giostrine a pagamento. Durante il periodo primaverile, quando ancora Scalea non è invasa dal turismo caotico, quando ancora le giostre a pagamento non ci sono, la villetta Kennedy appare un luogo sporco e pericoloso. Spazzatura disseminata per terra, vetri e pericoli ovunque. Le quattro giostrine pubbliche (non elettrificate) rimaste sono abbandonate al loro triste destino, lo stesso discorso vale per la piccola area verde situata all’inizio di via Michele Bianchi (di fronte al Corsaro). Mentre l’ingombrante, inutile e inadeguato lastrone rialzato, in cemento armato, della “pista di pattinaggio”, fuori ogni norma di sicurezza, occupa spazio che potrebbe essere “sfruttato” per verde pubblico attrezzato. Una città senza un minimo di spazio pubblico gratuito dedicato ai bambini non è degna di questo nome. Inutili i protocolli ufficiali, inutili gli appelli via radio, inutili le denuncie sul sito www.wscalea.it. Da che mondo è mondo e da che Calabria è Calabria, è col cemento che si fanno i soldi e non certo col verde pubblico. Insomma, senza nulla togliere alle giostre a pagamento, perché non si crea un’area verde, con giostre piccole, sicure, modeste ma gratuite? Possibile che se vogliamo portare a spasso i nostri figli dobbiamo essere “costretti” a pagare sempre e per forza? E perché una famiglia dovrebbe venire in vacanza a Scalea? Cosa offriamo ai bambini oltre ai marciapiedi (in larga parte impraticabili e invasi da mercanzie) per i passeggini? Il verde pubblico, i parchi pubblici rientrano nell’ABC dei servizi che una città deve offrire. Può sembrare una battaglia da poco ma chi conosce i rudimenti del vivere civile e della sociologia comprende bene come in realtà la questione è molto più importante di quel che può apparire ad un occhio superficiale. Stiamo parlando di un’operazione semplice e a bassissimo costo ma estremamente utile. Prima di correre bisogna imparare a camminare. Una città a misura di bambino è una città a misura di tutti. Una città che non si prende cura dei propri bambini, nega il proprio futuro. ❑


Primo Piano

Marzo/Aprile 2011

Il diavolo è brutto ma non lo si può descrivere più brutto di quello che realmente è!

CHIARIFICAZIONE SUL LIBRO DI MINERVINO di NANDO MANCO

Gentile redazione del Diogene, scarrellando sulla rete ho potuto rintracciare e leggere il pezzo uscito sul numero di gennaio-febbraio 2011 del vostro periodico locale. Il testo non segnalato nella rassegna stampa nazionale dell’editore, mi era ignoto. Colgo dunque l’occasione e ringrazio voi per l’attenzione, e non avendo altro modo, indirettamente e per il vostro tramite, il sig. Ercole Serra, autore dell’articolo-recensione del mio libro Statale 18, per il suo attento e pregevole scritto che, peraltro, mi trova concorde con le sue civili e precocupate analisi. Se il mio libro susciterà, come spero, ulteriore interesse tra i vostri lettori, vi chiedo la cortesia di mettermene al corrente. Inoltre mi farebbe piacere partecipare ad un incontro pubblico per presentare e con l’occasione discutere più approfonditamente con voi e con altri cittadini eventualmente interessati a conoscere il mio libro, che sta intanto riscuotendo ampio successo di pubblico e di critica in tutta Italia. Cordiali saluti e buon lavoro.

PROF. MAURO FRANCESCO MINERVINO Intanto La ringraziamo per l’invito ricevuto in occasione della presentazione a Roma del suo libro-denuncia Statale 18. Sicuramente ci adopereremo per organizzare un incontro a Scalea, per farla conoscere di persona ai nostri concittadini e confrontarci con lei. Noi del Diogene, in 16 anni di ininterrotte uscite, spesso abbiamo puntato il dito, in modo diretto e senza giri di parola, verso gli autori del “sacco Scalea” denunciando a chiare lettere gli autori dello sfregio perpetrato a danno di una delle più belle città dell’intera Calabria. «…La SS 18 è una delle strade più battute dalla storia del sud. Quella che fu la strada per le Calabrie, dai Borboni al Risorgimento, è poi la stessa che ha cambiato la storia e il paesaggio di chi ci vive dal secondo dopoguerra fino a oggi». «…Fino agli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento questo pezzo di Calabria di fronte al mare di Odisseo era un paesaggio ameno e ordinato, circoscritto alla geografia minore ma pur sempre vitale che nel lungo periodo segnava I luoghi con un campanile, un castello, un borgo antico e la bella campagna intorno coltivata con cura. Ma c’è altro che gli interessi edilizi e il saccheggio del territorio compiuto in mezzo secolo lungo tutto il percorso della Statale 18 significano da queste parti. Il sacrificio non ha ricevuto contropartite felici. C’è un’ineludibile moralità delle cose quando si parla di terra, di uomini e di natura». «…Sicuramente la strada più “vissuta”, più affollata e importante della Calabria. Più importante della stessa autostrada A3». «Ed è anche una delle strade più importanti ed estese del sud Italia, dato che percorre per più di 600 km la costa tirrenica da Napoli a Reggio Calabria, collegando due regioni problematiche come la Campania e la Calabria». «…In soli 15 anni (fra il 1990 e il 2005) in Calabria sono stati edificati 269.560 ettari, pari al 26,13 per cento dell’intero territorio regionale (dati ISTAT e SVIMEZ). Una percentuale mostruosa che colloca la Calabria ai vertici della graduatoria nazionale per l’occupazione dei suoli. Una percentuale folle, che fa impallidire persino l’intensa attività edilizia registrata nelle grandi aree metropolitane e industriali delle regioni del nord-est più sviluppato, dalla Lombardia al Veneto». Brevi e significativi passaggi tratti da Statale 18. Mentre a Scalea, una situazione analoga, anzi, certamente più intensa e devastante, l’abbiamo subita in più di 20 tumultuosi anni, dal 1969 all’inizio del

1990. (N.d.R.) La nostra testata, come affermato dallo scrittore Nicolino Longo, qualche anno fa, sulle colonne di un’autorevole e seguita rivista calabrese, ha una linea editoriale decisamente e impavidamente battagliera e si attesta su percorsi d’assalto e d’obiettività, che hanno a cuore, come proprio tratto distintivo e peculiare, il futuro e il progresso della città di Scalea. Tornando alla sua ultima fatica letteraria, non meno interessante della precedente La Calabria brucia del 1998, per dovere ed onestà di cronaca dobbiamo, in qualche modo, contraddirLa e rettificare alcune Sue affermazioni. Nessuna marcia indietro da parte nostra. Però, al momento della pubblicazione dell’articolo di prima pagina, apparso nel precedente numero del Diogene, a firma del nostro valente articolista Ercole Serra, ancora non avevo letto il volume in questione e il pezzo estrapolato e propostomi, l’ho trovato in quel momento, estremamente interessante ed in sintonia con la nostra linea editoriale. Col senno del poi, leggendo attentamente la parte riguardante la nostra città, mi sono reso conto che qualcosa non calzava a pennello nel “puzzle Scalea”. Il premio letterario citato nel suo libro, ideato e voluto caparbiamente dalla brava e capace signora Enrica Marelli, ora molto malata e anziana, non si svolge da circa 10 anni. Idem succede per il “Premio Scalea”. Gli abitanti sono più o meno 11.000 e non meno di 10.000. Il depuratore è stato potenziato già da qualche anno e funziona più o meno bene. Certi angoli cittadini scaleoti, per quanto brutti, sono ben lontani dal sobborgo di Pripyat, la cittadina degli alloggi di servizio per forzati sovietici impiegati alla centrale Ucraina. Reminiscenze comuniste, fortunatamente lontane. (N.d.R.). È pur vero, che, in certi periodi dell’anno, la libecciata e la tramontana che soffiano forte sulla costa, d’inverno diventano un’alternanza di venti feroci e opposti che spostano, a volte, le auto e i mezzi pesanti ma raramente riescono a trascinarli. La bora che viene giù come una bomba d’aria gelata dalle scarpate del Pollino, vicino al valico di San Nicola Arcella, anche se fortissima, sicuramente, non è paragonabile a quella di Trieste. Anche il parallelo con il polo artico dove, dopo la breve esplosione dell’estate si è costretti al letargo, trova pochi riscontri. D’accordo che si sonnecchia e si vivacchia, però, non tutto si ferma. È esagerato paragonare i nostri luoghi ad una Cornovaglia del sud dove tutto si riduce ad un punto zero di abitudini, vegetali che sfiorano la morte civile. Già in autunno, riprendono le attività ludicodidattiche, riprendono le attività sportive, si programma il Natale, il Carnevale, la Pasqua, si organizzano gite fuori porta ed eventi culturali, convegni e dibattiti. Nei fine settimana ci si ritrova nei locali per trascorrere serate a tema, socializzare, ascoltare musica dal vivo partecipando a balli di gruppo deliziate con cene a prezzi davvero contenuti. «In agosto si parla il dialetto vanaglorioso dei signori decaduti dei “quartieri spagnoli” e dei mezzi camorristi delle “vele di Scampia”…». Gli scaleoti, certamente, tra loro parleranno lo scaleota, così come tanti campani di livello superiore, non parleranno il dialetto sprezzante e fangoso dei borgatari descritti

❏5 nel libro ma parleranno un italiano con moderato accento della propria terra. E non è neanche vero che il tratto di costa che va da Praia ad Amantea è tra i più piovosi posti d’Italia. Per rendersi conto che non è così, in certi periodi dell’anno bisognerebbe trasferirsi per un pò di tempo nelle zone del comasco o parlare di questo argomento con gli abitanti di quei posti. Quello che infastidisce, come sopra citato, è il vento che con le sue raffiche, a volte diventa una furia insopportabile, ma con l’arrivo delle stagioni miti, abbiamo davanti lunghi mesi stupendi che si protraggono, a volte, fino all’estate di San Martino facendoci dimenticare il tempaccio di certi giorni invernali. Tornando al cielo e ai nuvoloni neri, bisogna aprire una parentesi sulle famose “trupìe” d’agosto che con tuoni e lampi di grande intensità, sembrano squarciare il cielo. Ma la natura, come riportato in SS 18 è un tiranno, un regolatore naturale. Questi fortissimi temporali che indubbiamente hanno il loro fascino, pur nella loro devastante forza, caratterizzano i giorni afosi di fine agosto e con la loro irruenza puliscono e purificano l’aria dal caldo e da qualsiasi forma di inquinamento provocato dalle eccessive presenze umane. Non è affatto vero nemmeno che sono pochi i paesi che hanno una storia di mare sul Tirreno. «Da nord a sud, Praia, Cetraro, Paola, Amantea, Pizzo, Scilla sono le uniche eccezioni, dove la gente sapeva nuotare e aveva un poco di confidenza con il mare e i suoi commerci». (Da SS 18). A Scalea da sempre c’è stata una forte rivalità tra la gente di mare e quella di terra. A testimonianza, giochi tradizionali e storici come il “Pizzicantò”, “U’ Pann(i) i Santa Lucia”, una sorte di palio a premi dove i marinai, si davano grande battaglia con i contadini. Quindi se Scalea era un paese a prevalenza agricola, allo stesso modo lo era in quella marinara. In proposito, gli scaleoti, da sempre hanno curato egregiamente gli scambi commerciali marini, in particolar modo, con il popolo della costiera amalfitana. Infatti, molte di queste famiglie, si sono integrate nel tessuto sociale e lavorativo di Scalea mischiando le “razze” con molteplici matrimoni misti avvenuti tra calabresi e campani. «…L’inverno trasformava in braccianti a giornata e uomini dall’incerta fatica. Il resto degli abitanti sparsi a mezzocosta erano granfie abitate da contadini malarici capaci benissimo di affogare cadendo nella “gebbia” del podere, la vasca per irrigare l’orto. È stato così fino ai mitici anni Cinquanta -Sessanta, prima che la Calabria del grande boom (solo edilizio) scambiasse lo sviluppo vero con i vizi della modernizzazione all’ingrosso». (Da SS 18). Ma la malaria, non era già scomparsa poco prima della Seconda Guerra mondiale con le bonifiche di Mussolini? L’autore di SS 18, nel suo lungo excursus su Scalea, si sofferma con un pò di confusione e approssimazione, anche sulla stazione ferroviaria cittadina che a dire il vero, non si raggiunge solo da una traversa della statale… «Manca tutto, da poco hanno rimesso a posto un sottopassaggio pedonale male illuminato che serve soltanto ai turisti ad attraversare la Statale 18 nel casino dell’estate». Minervino, sicuramente, nella sua disamina, voleva fare riferimento al sottopasso inutilizzato e sciagurato di via Lido che attraversa la 18 e porta sul lungomare. «La stazione ha un bar-cornetteria di fianco. È chiuso, con la saracinesca lucchettata e piena di bozzi, segni di calci o martellate. Credo riapra solo d’estate». Sbagliato, resta aperto tutto l’anno e non ci risulta che sia stato (recentemente) preso d’assalto da vandali e balordi. Aggiungiamo, inoltre, che il bar ha ben poco di cornetteria e che andrebbe meglio fornito e reso più accogliente e civettuolo (vedi bar della stazione della vicina Praia). Ci fermiamo qui nella speranza di potere avere presto a Scalea il professore Mauro Francesco Minervino per dimostragli che il diavolo è brutto, ma non si può dipingerlo più brutto di quello che realmente è. ❑


Primo Piano

6 ❏ Ricorrenza dell’Unità d’Italia

SCALEA MERITA DI ESSERE ANNOVERATA TRA I “LUOGHI DELLA MEMORIA” di VITTORIO SERSE

Anche nella nostra Città, lo scorso 17 marzo si è celebrata solennemente la ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. La manifestazione intitolata: “Il Risorgimento una sfida per il futuro”, si è tenuta nella biblioteca civica in Piazza “Maggiore de Palma”, con la partecipazione delle Autorità civili e militari, nonché di rappresentanti di Associazioni e di un cospicuo numero di cittadini che hanno affollato il salone degli affreschi seicenteschi. Prima dell’inizio del convegno risorgimentale, è partito il corteo dal Palazzo di Città, con la partecipazione del Sindaco, Amministratori comunali, altre Auto-

rità, nonché di numerosi Cittadini, preceduto dal gonfalone del Comune di Scalea, la bandiera tricolore e la locale Banda Musicale. Il corteo ha fatto tappa nella piazzetta dell’ex palazzo municipale per rendere omaggio ai caduti della prima Guerra mondiale e si è fermato in Piazza De Palma ove la Banda ha eseguito i brani patriottici e l’Inno di Mameli nella suggestiva contigua “Crucivia” dedicata al martire del Risorgimento Cesare de Bonis. Il convegno è stato introdotto e coordinato da Giacomo Perrotta, componente la Consulta comunale Cultura, la quale, insieme al Centro Studi “Attilio Pepe” ed al consigliere delegato alla Cultura Fabio Ferrara, ha organizzato l’evento. Dopo i saluti e gli interessanti interventi del sindaco di Scalea Pasquale Basile e del consigliere Ferrara, si è discusso sugli aspetti storici, sociologici ed antropologici del nostro Risorgimento, anche proiettati nel futuro. Il Centro studi “Attilio Pepe”, rappresentato da Giovanni Manco, è intervenuto nel dibattito con il coordinatore della Commissione cultura, Ercole Serra, il quale, dopo aver ricordato i giovani scaleoti ed il martire Cesare de Bonis insorti nei moti del 1848, ha sottolineato che Scalea merita di essere annoverata nell’anagrafe dei “Luoghi della memoria” calabresi legati al Risorgimento, per tutti gli avvenimenti che sono stati documentati nelle accurate ricerche di Carmine Manco pubblicate, postume, nella Rivista Storica Calabrese 1989-1990 e quelle particolareggiate del prof. Attilio Pepe raccolte nell’opuscolo “La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri”. ❑

PRESENTAZIONE UFFICIALE DELLO SPORTELLO PER L’ACCOGLIENZA IMMIGRATI A Scalea lo sportello per l’accoglienza degli immigrati è una realtà. L’iniziativa, fortemente voluta dall’assessorato ai Servizi sociali e dal consigliere con delega al ramo, Angela Riccetti, è stata presentata nel corso del convegno “Tante culture, una società”, tenutosi ad inizio aprile nella sala polifunzionale del Comune. Il grande e ricco manifesto che annunciava l’incontro prevedeva i saluti del sindaco Pasquale Basile e del Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro, e gli interventi di Sandro Pirillo, assistente sociale specialista e responsabile dell’iniziativa, di Francesco Carrozzino, responsabile dei progetti dell’Oasi Federico, di Gianluca Gallo, consigliere regionali alle Attività sociali, di Giuseppe Nardi, dirigente del settore Politiche sociali della Regione Calabria, di Davide Gravina, commissario del Consorzio di bonifica Valle del Lao. Prevista anche la partecipazione del presidente della Consulta immigrati, Gaetana Senise, del presidente dell’associazione Luap, Pio Giovanni Sangiovanni, del responsabile del centro di ascolto, don Giacomo Benvenuto, del responsabile dello staff Servizi sociali, Francesco Pezzetti, di Pasquale Didona, della Consulta Solidarietà sociale e anziani, e di numerosi rappresentanti delle associazioni cittadine. L’introduzione e la presentazione del progetto, logicamente, erano affidate ad Angela Riccetti, mentre le per conclusioni era previsto l’intervento all’assessore provinciale alle Politiche sociali, Maria Francesca Corigliano. «In questi ultimi decenni - ha commentato il consigliere Riccetti - il fenomeno dell’immigrazione ha assunto progressivamente dimensioni sempre più rilevanti, fino a rappresentare uno dei maggiori problemi che oggi si trova ad affrontare il mondo europeo. Ogni città, per qualificarsi e per dare un segnale della maturità raggiunta nella solidarietà e nell’accoglienza degli immigrati, deve dotarsi di uno sportello che sappia comprendere le esigenze di chi viene da lontano. Le problematiche sono molteplici sia sul piano sociale e culturale sia su quello politico ed economico, e la nostra cittadina deve saperle affrontare nel modo più giusto». L’attività verrà svolta nella struttura del Centro di accoglienza per anziani e gli stranieri potranno avere tutte le informazioni sui servizi. Come nel caso del permesso di soggiorno, sulle possibilità di ricongiungimento con i familiari. Notizie sulle scuole, sui servizi sanitari, sul mondo del lavoro. Inoltre, c’è la possibilità di poter apprendere l’italiano attraverso dei corsi, per favorire una piena integrazione nel territorio. Il progetto è stato detto, al momento, viene fatto in forma sperimentale. Se ci saranno risultati positivi verrà

protratto negli anni. Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto della situazione. Gli immigrati regolari presenti sul territorio di Scalea, a fine 2010, sono circa seicento. In gran parte provengono dai paesi africani, arabi; molti altri sono giunti da Ucraina, Albania, Russia e in generale dai paesi dell’Est.

Nota della Redazione Dicevamo, tantissimi i nomi altisonanti intorno al tavolo della discussione-dibattito, tante belle parole e tantissimi gli argomenti trattati in proposito. Però ci duole constatare la scarsissima partecipazione di pubblico (una quasi assenza) forse lontano e poco sensibile a queste problematiche ed in continua lotta con i problemi che attanagliano con grandi preoccupazioni la giornata di buona parte delle famiglie italiane. Il continuo sbarco di migranti in Sicilia, nella martoriata Lampedusa, i problemi legati ai centri di prima accoglienza, lo smistamento verso altre località italiane, i possibili rimpatri e tutto ciò che ne segue complicano ulteriormente, la vita di noi gente del Sud. Come a dire: “piove sul bagnato”. La Francia che ha colonizzato in passato tanti di questi popoli, con il loro riconosciuto sciovinismo (grandi nazionalisti) hanno bloccato ogni via d’accesso. Ma in tanto buonismo italiano, quanto c’è di vero? Tornando alla manifestazione vogliamo sottolineare che mentre era in corso il dibattito, di fronte al Municipio, a pochi passi dalla sala consiliare, paradossalmente, in un rudimentale campo di pallavolo, più di 20 extracomunitari giocavano e scherzavano tra di loro, infischiandosene della discussione riguardante i loro problemi. ❑

Marzo/Aprile 2011


Marzo/Aprile 2011

Nella Nostra Città

IL NOSTRO CARO BENIAMINO CI HA LASCIATO L’immatura scomparsa del caro amico e socio del nostro giornale Beniamino de Bonis ci ha rattristato non poco perché Scalea ha perduto la figura di un concittadino che lascia un profondo vuoto. Beniamino, figlio dell’indimenticato don Emanuele de Bonis e discendente del martire risorgimentale Cesare de Bonis, ha sempre offerto alla nostra Scalea la propria collaborazione disinteressata, ostentando il suo inconfondibile sorriso, la sua partecipazione e la sua schiettezza. Sebbene colpito da un infinito dolore familiare, soffriva in silenzio e non si sottraeva al proprio dovere di manifestare le sue doti, sia nel campo artistico sia in quello professionale. Non possiamo dimenticare il giovanissi-

mo nostro cantante che si esibiva, sin da ragazzino, nelle piazze e nei locali con la sua inconfondibile voce. Quante belle serate scaleote abbiamo trascorso insieme a Beniamino che chiamavamo il nostro “Gianni Morandi”! Personalmente conservo un nastro con registrate le sue esibizioni canore anni ‘60 e ‘70 e la struggente e nostalgica canzone di Gianni Turchetti: “Primavera di Scalea”, da lui interpretata con il suo particolare timbro vocale: quando lo ascolto mi viene “la pelle d’oca”. Beniamino de Bonis, negli ultimi anni era anche impegnato nel volontariato nell’AGESCI, nella PROCIV e nel progetto “mielina”. Lo vedevamo spesso nelle pubbliche manifestazioni, impegnato nel servizio d’ordine e di soccorso, e nelle calamità naturali. Nelle elezioni comunali del 1975, Beniamino si candidò a consigliere comunale in una lista civica, conseguendo un lusinghiero successo, ma non fu eletto per pochissimi voti. Alle sue esequie, nella chiesa di San Giuseppe Lavoratore, stracolma, ha partecipato, commossa, un folla di cittadini. Alla moglie Anna, ai figli Emanuele ed Eros, ai fratelli, alle sorelle e ai parenti tutti, la Redazione del Diogene porge le più sentite condoglianze. (E.S.)

ANTONIO LA BADESSA UN COMPAGNO D’INFANZIA UN AMICO DA SEMPRE È passato dal mio studio e, come al solito, si è intrattenuto parlando del più e del meno. Alla fine, dopo circa un’ora, mi ha detto che l’indomani sarebbe partito per Milano per sottoporsi a un intervento di sostituzione di due valvole cardiache, in quanto dalla coronarografia fatta a Belvedere Marittimo è emerso che quelle già sostituite dieci anni prima non erano più idonee. Stavolta ho notato in lui una forte preoccupazione ed apprensione, ma nello stesso tempo la consapevolezza della bravura sia del chirurgo, che già conosceva dal precedente intervento, sia del cognato e della nipote, che lavorano nella struttura ospedaliera. Purtroppo non ce l’ha fatta! Antonio, per noi tutti “Totonno”, è stato sin dall’infanzia il mio più caro amico, non ricordo che tra noi ci sia stato un qualsiasi momento d’incomprensione o di screzio. Ricordo quando entrambi, bambini di sei anni, eravamo discepoli della sartoria Bloise per imparare l’arte e condividevamo anche i giochi e le mance che i clienti ci davano durante le consegne degli abiti. Avevamo un comune salvadanaio in legno che aprivamo due volte all’anno: il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, ed a Natale, dividendoci la somma accumulata e spendendola nelle bancarelle per l’acquisto di piccole cose oggetto dei nostri desideri: filo di nailon ed ami per la pesca. Poi le vicende della vita ci hanno divisi: io proseguii negli studi e lui si trasferì a Milano, dove ha svolto diversi lavori con grande versatilità e capacità. A Milano imparò a lavorare la vetroresina, divenendo un grande esperto nella costruzione di barche e motoscafi, carrozzerie automobilistiche e quant’altro la nuova tecnica consentiva di realizzare. Per un periodo è stato anche in America, a Santo Domingo ed a Boston, dove, mettendo a frutto anche l’arte del sarto, lavorò in un laboratorio di confezioni; ma la nostalgia per il suo paese, lo fece ritornare a Milano e quindi a Scalea, dove aprì un laboratorio artigiano per la lavorazione della vetroresina. Aveva una grande versatilità per la musica, suonava la chitarra, cantava e, nelle sere d’estate, spesso allietava gli ospiti degli stabilimenti balneari insieme con altri amici musicisti. La sua passione per la musica lo ha spinto a costruire chitarre, che realizzava con grande maestria e capacità. I suoi pregi erano l’attaccamento alla famiglia, l’onestà, la laboriosità e la disponibilità verso tutti. Spesso la sua disponibilità e la sua buonafede verso la gente gli si ritorceva contro: lavorava per mesi interi e impegnava anche i suoi risparmi per l’acquisto dei materiali, pur di accontentare i clienti, i quali finivano per accumulare crediti che poi non venivano pagati. Il suo ricordo mi porta a pensare tante cose: alla nostra fanciullezza, alla miseria del dopoguerra, all’amicizia forte e sincera che ci ac-

comunava, ai giochi poveri e semplici che si facevano a Cimalonga (u pizzico e a botta, u scarica cavallina, ammucciarella, a mazza ed a crichicia), alle sfide tra i vari quartieri (lui era del rione da Chiesa i Supa ed io di quello di Cimalonga) a come ci divertivamo con poco, alla sua bonomia e soprattutto al suo sorriso bonario, sincero e rassicurante. Spesso, quando mi vedeva preso dalle incombenze di lavoro, mi diceva: “Zuccarè, non ti sta a preoccupà, tant’ o nu juorn prima o nu juorn dopo a gent po’ aspittà”. La sua frequentazione nel mio studio era sempre gradita, per la sua discrezione e per l’amicizia che dimostrava in ogni occasione. Così lo voglio ricordare e raccontare, come un amico sincero, un amico di sempre, un amico di tutti.

❏7 RIPRISTINARE LA LINEA AUTOBUS PER L’AEROPORTO DI LAMEZIA TERME E RITORNO L’Assessore al Turismo punta ad una maggior possibilità di mobilità dei visitatori e dei cittadini L’Assessore al Turismo di Scalea, Giuseppe Forestieri, ha scritto all’assessorato ai Trasporti della regione Calabria per chiedere l’istituzione di una corsa di autobus per il collegamento fra Scalea e l’aeroporto di Lamezia Terme, come accadeva fino a qualche anno fa. L’iniziativa arriva dopo le sollecitazioni di numerosi cittadini dell’area dell’alto Tirreno cosentino e degli operatori turistici incontrati proprio in questi giorni, per i quali non è facile raggiungere in assoluta tranquillità l’aeroporto lametino. La richiesta dell’assessore Giuseppe Forestieri riguarda tutti i passeggeri, anche quelli che scelgono come meta turistica la cittadina di Scalea e non sempre ha buone possibilità di collegamento. «L’alto Tirreno cosentino - scrive Forestieri all’assessorato regionale ai trasporti - è meta di numerosissimi turisti che fin dal mese di maggio scelgono le località di questa zona per trascorrere le loro vacanze. Il turismo rappresenta per le nostre popolazioni la maggiore fonte di reddito e pertanto ritengo che gli attori dello sviluppo locale debbano mettere in campo ogni azione rivolta alla crescita di questo settore. Una leva importantissima è rappresentata sicuramente dai trasporti, un buon sistema di collegamento favorisce la mobilità del turista e quindi crea un indotto di sviluppo economico. Da qui la richiesta di istituire un servizio di trasporto che colleghi l’alto Tirreno cosentino con l’aeroporto di Lamezia Terme e viceversa. Tale linea permetterà una maggiore fruibilità del territorio favorendo un incremento delle presenze turistiche e quindi conclude Forestieri - un conseguente miglioramento della condizione economica». ❑

GAETANO ZUCCARELLO

NECROLOGI A metà marzo, il nostro socio Giancarlo Cesareo ha perso l’amato genitore Mario, ammalato da tempo. Il Direttore e la Redazione del Diogene si associano al dolore dell’amico Giancarlo e della sua famiglia. ❑

28/4/2011

L’avv. ANNA MANCO RISPONDE matrimonialista e specializzata in diritto di famiglia

STUPISCONO LE AFFERMAZIONI DI MONSIGNOR BERTOLDO SU “CERTI COMPORTAMENTI” DELLE DONNE Mi ha colpito molto l’esternazione di Monsignor Bertoldo in merito agli stupri che continuamente vengono perpetrati sulle donne. Il prelato, infatti, sostiene che in alcuni casi ci sarebbe anche una certa responsabilità delle donne stesse, le quali peccherebbero di imprudenza nel vestirsi e mostrarsi. Lei come la pensa in proposito? Anch’io, come lei sono rimasta basita dalle affermazioni di Monsignor Arduino Bertoldo, il quale testualmente afferma: «premesso che la giustizia in casi del genere deve fare il suo corso e condannare il colpevole, va detto che alcune volte esiste una mancanza di prudenza anche da parte delle vittime… certamente esiste una libertà incoercibile a vestirsi come si vuole nel limite della decenza e questa libertà di scelta va rispettata e tutelata dalla legge e dall’educazione. Ma per altro verso, esiste una sana logica di buon senso… io non camminerei mai in un quartiere noto per le rapine con un collier di diamanti alle tre del mattino, salvo assumermi responsabilmente il rischio della rapina. Allo stesso modo chi accetta di correre questa evenienza... merita pietà se subisce violenza, ma in un certo senso ha peccato di prudenza. Ricordo, poi, che esistono delle attenuanti etiche… non mi riferisco a quelle del codice penale, ma a quelle della coscienza. Se una donna cammina in modo particolarmente sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell’evento la ha e voglio dire che dal punto di vista teologico anche tentare é peccato. Dunque, anche una donna che camminando o vestendosi in modo procace suscita reazioni eccessive o violente, pecca in tentazione». Anche Sant’Agostino non è da meno: «Le donne non dovranno essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà essere segregate

poiché sono loro la causa di orrende e involontarie erezioni di uomini santi!». Ed ancora un altro esempio di pura misoginia tratto dalla Bibbia: «Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo». Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi perchè possiamo abusarne!», Lot uscì verso di loro e dopo aver chiuso il battente dietro di sé, disse: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo, lasciate che ve le porti fuori e fate loro quello che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perchè sono entrati nell’ombra del mio tetto». (Genesi 19,4-7). Ebbene, che dire? Quel che affermano Sant’Agostino e Lot, sebbene datato, è davvero scandaloso, poiché mostra ancora una volta la gretta misoginia della Chiesa e di tutto il suo apparato. Le affermazioni di Monsignor Bertoldo, nel 2011, poi ci fanno precipitare nel buio dei secoli passati perchè vorrebbero spazzare via tutto il lungo cammino dell’emancipazione che noi donne abbiamo faticosamente percorso in questi lunghi e faticosi anni. La Chiesa dovrebbe rinnovarsi ma soprattutto fare un mea culpa per tutti i casi di abusi sulle donne e sui minori, perpetrati in questi lustri da prelati di ogni ordine e grado, come spesso apprendiamo purtroppo dalle cronache. ❑

Per le vostre lettere diogenemoderno@yahoo.it


Nella Nostra Città

8 ❏ ...in breve... IL GRUPPO “AMICI DI SCALEA” NUOVAMENTE IN AZIONE Dopo i meritati apprezzamenti per avere allestito un mastodontico e artistico presepe a misura d’uomo nel chiostro e all’interno del Palazzo dei Principi, il “gruppo” è nuovamente in azione per racimolare una piccola somma di denaro da destinare al restauro del campanile del monumentale santuario di Santa Maria D’Episcopio, in cima al Centro storico di Scalea, rigato e annerito dalle scolatine dell’acqua piovana e dalle intemperie del tempo, al punto che le sue mura sembrano piangere a dirotto. Anche il suo bell’orologio è fermo da tempo alla stessa ora. Gli “Amici di Scalea”, capeggiati dall’instancabile Salvatore Monachello, vorrebbero riuscire nell’intento prima della data storica del 16 luglio di quest’anno, giorno della festa patronale in onore della Beata Vergine del Carmelo. Tramite il loro portavoce, questi baldi e attivi giovani, fanno sapere che la somma preventivata per riportare agli antichi splendori il campanile, è stata quasi del tutto reperita e che, quindi, anche grazie all’aiuto di apprezzabili mecenati del posto, subito dopo il periodo pasquale, i sospirati ed importanti lavori potrebbero, finalmente partire. ❑

SUCCESSO DELL’XI EDIZIONE DELLA MANIFESTAZIONE DI MODA “SWEET DREAM” Grande ed entusiastica partecipazione popolare, domenica 10 aprile 2011, nella sala polifunzionale del comune di Scalea, dove si è svolta l’XI edizione “Sweet Dream”, una sfilata di moda e di acconciature ed estetica, presentata da Maria Teresa Manco. Ospiti della serata sono state le cantanti Anna Maria Battaglia e Sofia Alfano, nonché, Giovanni Sovastano, vincitore della Corrida “Città di Scalea”. Acconciature unisex di Salvatore Monachello. Abiti di “Freesby abbigliamento” di Pino Manco. ❑

AUGURI... DOTTORE Il 6 aprile 2011, presso l’Università di Perugia, si è brillantemente laureato in “Scienze motorie sportive”, il nostro concittadino Giovanni Guglielmi, figlio del nostro caro e premuroso socio Antonio Guglielmi. Al neo dottore Giovanni, al sempre affettuoso e disponibile Antonio e all’intera famiglia vanno i più sentiti e sinceri auguri da parte del Direttore e della Redazione del Diogene, affinché il giovane Giovanni possa avere una luminosa, prestigiosa e lunga carriera costellata da gratificazioni e soddisfazioni. ❑

PER LA GIOIA DI MAMMA E PAPÀ Giorno 13 aprile 2011, per la gioia di mamma Cristina Chindemi e papà Roberto Perugino, a Cetraro è nato il piccolo Andrea. Ai giovani coniugi Cristina e Roberto, nostro affezionato sostenitore e alle rispettive famiglie giungano le più sentite felicitazioni da parte del Direttore e della Redazione del Diogene. ❑

Marzo/Aprile 2011

EVENTO INSOLITO ED INTERESSANTE Sinceri auguri di lunga felicità a Clementina e Mario Il 30 aprile 2011, presso la Biblioteca Comunale di Scalea, si sono sposati con rito civile i signori Clementina Grisolia e Mario Di Lauro, ai quali vanno i nostri più sentiti auguri. Ad unirli in matrimonio è stato l’avvocato Anna Manco, in qualità di Ufficiale di Stato Civile Delegato. È la prima volta, e ciò ci sembra davvero curioso ed interessante, che, nella nostra cittadina, una donna celebri un matrimonio. Abbiamo, pertanto, chiesto alla officiante in base a quale legge un cittadino, che non sia il Sindaco, possa celebrare le nozze. «Una vecchia dimenticata norma del 1939 - risponde l’avv. Manco - prescrive che il titolare della funzione può delegare le proprie competenze a uno o più consiglieri o ad altra persona che abbia i requisiti per la nomina a consigliere comunale. Il DPR n. 396 del 3 novembre 2000 ha mantenuto questa possibilità. Se ne deduce, quindi, che qualunque cittadino eleggibile possa celebrare un matrimonio civile, se appositamente delegato. Nel mio caso, è accaduto che i nubendi, a cui sono molto vicina per amicizia, mi abbiano fortemente ed affettivamente voluta per officiare il loro matrimonio con rito civile e, pertanto, io ho aderito con gioia alla loro richiesta, anche perché penso che il rito così strutturato possa essere molto più intimo ed esclusivo». «E poi che dire? - conclude l’avv. Anna Manco Non è bello che finalmente io possa unire due persone in matrimonio, anziché, ahimè, separarli nell’esercizio della mia professione di avvocato?».

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LA REDAZIONE

NO AL POLIGONO DI TIRO ALLA FOCE DEL FIUME LAO Il 29 marzo scorso, ancora una volta, la Capitaneria di porto di Maratea ha autorizzato esercitazioni militari alla foce del Lao. Questo vuol dire che ancora una volta, così come avviene da anni, il piombo di migliaia di proiettili entrerà nel ciclo alimentare dei pesci e giungerà sulla nostra tavola. Le esercitazioni sono già avvenute il 15, il 17, il 23 ed il 29 marzo, con relativa chiusura dell’ area dalle ore 8 alle ore 17. Riteniamo che l’area scelta non sia idonea e che questo tipo di esercitazioni possa benissimo avvenire in altri luoghi predisposti.

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Turismo

Marzo/Aprile 2011

❏9 ...dalla

prima

Le prime 10 del 2011... E SCALEA E LA CALABRIA? di NANDO MANCO 3. LAMPEDUSA,

Agrigento (Sicilia)

Posizionata nel mare blu della Sicilia, a metà strada fra Malta e la Tunisia, Lampedusa è geograficamente collocata in territorio africano, dal quale sembra aver ereditato la sua natura selvaggia e le sue fantastiche spiagge, come la Spiaggia dei Conigli. Classificato come prima attrazione dai viaggiatori di TripAdvisor, questo litorale può vantare sabbia bianca e finissima. Inoltre, la spiaggia è vicinissima all’isola dei Conigli, un piccolo paradiso incontaminato, abitato anche dalle tartarughe Caretta Caretta che ogni anno vi depongono le uova. «Semplicemente fantastico. La Spiaggia dei Conigli è la meta ideale per i viaggiatori che desiderano vivere una vacanza a tutto mare», ha commentato entusiasta un viaggiatore su TripAdvisor.it. 4. VIESTE, Foggia (Puglia) Impreziosita da un centro storico elegante e ben tenuto, che si erge sopra una roccia a picco sul mare e che ospita anche un castello e una cattedrale di forte richiamo, Vieste sembra essere ancora avvolta nell’atmosfera del 1400. Incorniciata da pittoresche insenature e da coste rocciose, la città è famosa anche per le sue meravigliose spiagge, come Pizzomunno, la Baia dei campi e la Baia della Pergola, tutte rigorosamente con sabbia bianca e mare blu cristallino. «Spiagge fantastiche. Da non perdere anche per le immersioni», riporta soddisfatto un viaggiatore sul forum TripAdvisor.it. 5. ALGHERO, Sassari (Sardegna) Burantin, la spiaggia rinomata per la sua forma di cuore, e Speranza, il litorale più selvaggio, situato in una zona leggermente distaccata, sono solo due dei preziosi gioielli marini che punteggiano la Riviera del Corallo di Alghero con il loro mare cristallino e le suggestive insenature. Ma tra le attrazioni naturalistiche di Alghero non vanno dimenticate anche la bellissima Grotta di Nettuno, la chiesa di San Francesco, il sito archeologico delle Nuraghe Palmavera, rispettivamente classificate al terzo, sesto e settimo posto su TripAdvisor.it. «Le spiagge di Alghero sono tutte grandi. L’acqua del mare è piuttosto fredda, ma i paesaggi sono incantevoli», commenta un viaggiatore di TripAdvisor sul forum. 6. POSITANO, Salerno (Campania) Collocata su una zona rocciosa, a picco sulla costa, Positano è attraversata da piccoli vicoli e da scalinate caratteristiche ed offre un connubio perfetto fra opportunità di intrattenimento, eventi e attrazioni religiose, come quelle più votate dai viaggiatori di TripAdvisor: Music on the Rocks (ottava), Il Positano Ballet (nona), e la cattedrale di Santa Maria Assunta (Decima). Ma le vere trionfatrici nel cuore dei turisti sono le spiagge di Positano, come il litorale di Fornillo, Arienzo e Spiaggia Grande. «Spiaggia Fornillo e Spiaggia Arienzo offrono vedute mozzafiato, ma sono sassose. Quindi non dimenticate di portare con voi ciabattine da spiaggia o infradito per proteggere i vostri piedi», consiglia saggiamente un viaggiatore sul Forum di TripAdvisor.it. 7. SAN TEODORO, Olbia-Tempio (Sardegna) Adagiata nelle vicinanze dei Monte Nieddu, San Teodoro è una piccola cittadina rurale, ricca di tradizione e di storia. Scogliere e macchia mediterraea incorniciano le sue spiagge più rinomate, come La Cinta, Cala D’Ambra e l’Insuledda, litorali che conquistano i turisti di tutto il mondo con le loro coste bianche e sabbiose e le loro acque verde smeraldo. «Le spiagge di San Teodoro sono mozzafiato. Non lasciate la zona senza aver visto quelle di Lu Impostu, La Cinta, e Coda di Cavallo», raccomanda entusiasta un utente su TripAdvisor.it. 8. MONTEROSSO AL MARE, La Spezia (Liguria)

Collocata proprio al centro di un ampio golfo naturale, Monterosso al Mare è nota per le sue spiagge di ciottoli e per le sue scogliere a picco sul mare. Questa ridente cittadina appartiene alle Cinque Terre, uno dei percorsi turistici più amati in tutto il mondo che comprende anche Vernazza, Riomaggiore, Manarola e Corniglia. «Monterosso e Le Cinque Terre hanno spiagge davvero suggestive e facili da raggiungere in treno», ricorda un viaggiatore

sul Forum di TripAdvisor.it. 9. OTRANTO, LECCE (PUGLIA) Il mosaico della sua cattedrale é uno dei più grandi d’Europa e la sua storia sposa sia tracce della cultura romana, sia testimonianze del periodo bizantino: ecco perché Otranto è amata anche per i suoi tesori d’arte e di cultura, oltre che per le sue magnifiche spiagge, come l’Approdo di Enea, citato anche da Virgilio nell’Eneide, il litorale di Orte e la spiaggia di Torre dell’Orso. Sabbia dorata, acque cristalline e fondali ideali per lo Snorkeling fanno di questi lidi la destinazione ideale per gli amanti del mare. «Le spiagge di Otranto sono davvero da non perdere e offrono ottime infrastrutture anche per chi ha bambini», suggerisce un utente sul Forum di TripAdvisor.it.

10. S.TA TERESA DI GALLURA, Olbia-Tempio (Sardegna) Capo Testa, Cala Grande, La Marmorata… Sono solo alcune delle gemme di Santa Teresa di Gallura, che può vantare alcune delle punte di diamante dei litorali sardi, intervallati da meravigliose calette e insenature, con tratti variegati e suggestivi anche molto diversi da zona a zona. «Molti angoli di queste spiagge sono perfetti per Scuba Diving e snorkeling», commenta un viaggiatore su TripAdvisor.it. “Non lasciate Santa Teresa senza aver fatto un bagno a Capo Testa e nel golfo dei due mari. Vi dimenticherete i Caraibi!”, assicura un viaggiatore nel Forum di TripAdvisor.it. Per approfondire l’articolo, vai su TripAdvisor.

E SCALEA? Scalea, dopo essere stata depredata dai peggiori palazzinari d’Italia, è oggi depredata “a turno”, se tale termine si può usare, dai cronisti di passaggio, avventurieri che, appunto, a turno scaricano le “bombe” sulla già tanto martoriata Scalea e poi scappano via. Noi e, ancora prima, quanti ci hanno preceduto in questa impari lotta, cerchiamo da sempre di salvare il salvabile, per promuovere e tentare di recuperare, per abbellire il brutto e renderlo quantomeno vivibile e accettabile. Per rendere l’idea di quante forze abbiamo profuso in difesa di Scalea e del suo territorio in 15 (quindici) anni di ininterrotte pubblicazioni, basterebbe consultare le raccolte, minuziosamente rilegate, del nostro Diogene. Gianni Cerasuolo, corrispondente del Quotidiano - Cosenza e Provincia, da qualche settimana e a più riprese si sta occupando, in chiaro scuro, di Scalea e del suo circondario con titoli a tutta pagina e ad effetto: «Mare chiama monti: la Costa Azzurra è qui», «Come alle Cinque Terre o sul litorale francese, si può fare anche da noi un turismo diverso». Il titolo della prima uscita, «Benvenuti a Scalea la novella Babele», può essere interpretato in vari modi. Babele, infatti, fa pensare a tanta confusione e a tanto marasma, ma anche alla mescolanza di razze presente negli ultimi tempi sul nostro territorio, che tutto sommato ci dà un po’ di respiro e tiene leggermente a distanza la tanto conclamata crisi. In un articolo dal titolo: «Dopo la colata di cemento degli anni passati e la crisi dell’industria vacanziera, Scalea tenta un rilancio attraverso un turismo più selezionato e più cosmopolita», Cerasuolo scrive che: «Se la Torre Talao potesse parlare guardando il sacco tutto attorno (…). Lei che vide i turchi alla marina e resistette, ha dovuto alzare bandiera bianca all’avanzare delle gru (…). Tutte le torri un giorno si riuniranno in corteo e marceranno per protesta lungo la statale 18 e si vedrà uno striscione in testa che reciterà così: «Il Padreterno ci aveva dato tutto. Scalea è una Torre di Babele, oggi. Una babele di palazzine, linguaggi, desideri. Perché qui si vive d’estate e di vacanze, c’è poco da fare. Il boom è passato, ha fatto sfracelli ma si deve guardare avanti. Così il vento dell’Est è il nuovo (…)». Non solo slavi, però. Tedeschi, inglesi, irlandesi e, non ultimi, olandesi, da circa otto anni stanno comprando casa a Scalea, anche se, in questo momento, l’ondata più grande verso il nostro mercato immobiliare è rappresentata dai russi, che continuano senza

soste la loro marcia inarrestabile, attratti dall’incanto dei luoghi, dal bel clima e, perché no, dal cibo. I russi stanno diventando i nuovi napoletani, con la differenza che per loro l’estate inizia a marzo e si estende fino a novembre. Se tale “fenomeno” prende piede e si stabilizza sarà un bel guadagno per tutti. Fin che dura, va tutto bene. I cartelli con la scritta “vendesi” ormai non preoccupano e non spaventano più nessuno. Come succede nelle grandi città, piene di palazzi e alloggi, c’è chi vende e c’è chi compra. La storia si ripete, alla faccia di Camilla Cederna che definì “canili” queste case. Gianni Cerasuolo, nella sua dettagliata e un po’ confusa disamina su Scalea, si sofferma sui fitti estivi, sul prezzo dei lidi, sul calo del 50% della presenza turistica rispetto agli anni ’90, e riporta le dichiarazioni di un bagnino impegnato a pitturare la staccionata del suo lido: «Tra Scalea e Santa Maria del Cedro ci sono cinque chilometri, dieci anni fa ci mettevi un’ora per farli in auto, adesso te la cavi con poco». Cerasuolo si interroga sul depuratore insufficiente, sui rifiuti e anche sulla schiuma bianca del mare, un po’ “zozzetto”, dove è possibile imbattersi in pomodori, piume di gallina, cartacce e frutta, che tanto turbano i bagnanti. Quindi salta sul balconcino del grand hotel De Rose, che definisce la meta dei signori di una volta, e descrive la bella sensazione che si prova scrutando con lo sguardo la lingua di sabbia infinita fino a Cirella che, nonostante tutto, mette voglia di provarci ancora. Poi sconfina nel pane e frittata e negli ombrelloni e sdraio, trascinati fino allo sfinimento, e infine torna sulle costruzioni eccessive ed eleganti della Petrosa da dove, «abbassando la testa, scorgi la Statale 18 (…) che squarcia la Riviera dei Cedri». Il cronista si sposta con la mente sulla struttura ospedaliera, mai partita, e sul rischio che corre quella esistente e funzionante in parte a Praia a Mare, volge quindi lo sguardo sull’aviosuperficie, fantasticando sulla spinta che potrebbe dare a quel tanto invocato turismo selettivo ed elitario, se diventasse scalo di terza categoria. Gianni Cerasuolo conclude parlando della scuola privata di lingua inglese, presente già dagli anni ‘80 nella nostra città, la “English School”, diretta da Elizabeth Foote, canadese di Ottawa, che appare oggi delusa, nonostante il buon lavoro fatto e gli alunni deliziosi: «Questo territorio poteva rappresentare un patrimonio per il futuro. Si sono costruiti i palazzi ma non si conosce la parola manutenzione. Si lascia che tutto vada in malora. Che peccato…». Secondo Cerasuolo, per l’amore che dimostra verso questa nostra terra, la Foote potrebbe guidare la contestazione delle Torri. Quest’ultima considerazione, che potrebbe risultare eccessiva a molti scaleoti doc, richiama alla mente un’analoga frase pronunciata dalla scrittrice austriaca (ma romana d’adozione) Ingeborg Bachmann, che definì l’Eur di Roma come “un vuoto e macabro complesso di edifici”. Oggi, a distanza di oltre 70 anni da quando quelle parole furono pronunciate, l’Eur, con la sua dichiarata impronta metafisica, è stato rivalutato e inglobato nell’architettura dell’Urbe, al punto che a moltissimi visitatori piace e tanto, a partire dal cosiddetto “Colosseo quadrato”, quel cubo in travertino diventato l’icona dell’intero quartiere e utilizzato talvolta come “logo” dell’architettura italiana. Potrà essere così anche per Scalea? Lo speriamo di tutto cuore, scusandoci per l’eccessiva irriverenza verso la capitale (ma certi esempi si possono prendere solo dalla Città Eterna). I segnali ci sono. Negli ultimi dieci anni, nella nostra città è iniziata un’opera di ristrutturazione e di restauro che sta cambiando il volto a molti dei palazzi costruiti più o meno quarant’anni anni fa nei tumultuosi anni della speculazione edilizia selvaggia. Speriamo che questa importante e accurata opera di recupero e abbellimento prosegua anche in futuro e che si riesca a integrare la Scalea moderna con la sua parte più antica. ❑


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Turismo

GITANDO.ALL: UN GRANDE EVENTO DEDICATO AL TURISMO PER TUTTI COME FATTORE INNOVATIVO E DI SVILUPPO DEL SISTEMA TURISTICO A Vicenza nel corso dell’unica fiera dedicata al turismo accessibile, ricco calendario di eventi dedicati al mercato, all’informazione, alle opportunità di occupazione. Presenti, tra gli altri, Matteo Marzotto e il nostro Giancarlo Formica (insieme nella foto), e Antonio Tafani. Testimonial Alex Zanardi, Andrea Stella, Antonella Ferrari e Luca Agoletto. È ormai un appuntamento tradizionale che si sta facendo strada non solo tra gli addetti ai lavori del turismo per tutti, ma anche nel sistema turistico tradizionale. Gitando.all, la fiera del turismo accessibile organizzata da Fiera di Vicenza e Village for all con il sostegno della Regione Veneto, giunge alla sua terza edizione con grandi ambizioni giustificate da un calendario di iniziative di eccezione. L’evento si è svolto a Vicenza, in contemporanea come sempre con Gitando, la fiera del Plein Air che da 47 anni è uno dei fiori all’occhiello del polo fieristico vicentino. L’obiettivo ambizioso era quello di superare i lusinghieri risultati delle scorse edizioni, incrementando il numero dei visitatori e degli espositori, ma soprattutto quello di confermare Gitando.all come un appuntamento in grado di offrire non solo una vetrina alle aziende e agli enti espositori ma anche un’opportunità di sviluppo per il mercato e una possibilità di valorizzazione

di risorse per il sistema. Gitando.all ha affrontato le tematiche del turismo per tutti da tutte le angolazioni, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento ove discutere e individuare spunti propulsivi per il futuro.

TURISMO, LAVORO E DISABILITÀ L’integrazione lavorativa è legge dal 1969, anno in cui entrò in vigore la legge 68 per l’obbligatorietà dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Eppure, a oltre quarant’anni da una legge che è una pietra miliare nel processo di integrazione delle persone disabili e che paradossalmente è studiata e ammirata da mezzo mondo, l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità è più che altro una prospettiva dipinta sulla carta. Gitando.all prova, per la prima volta nel settore turistico, a dare una soluzione pratica e a fornire strumenti reali per superare la discrasia tra domanda e offerta, tra qualità percepita dalle aziende e reali potenzialità di persone che vorrebbero lavorare ma non riescono.

LA FIERA I potenziali visitatori, hanno potuto accedere gratuitamente ai padiglioni. L’evento si è svolto nei Padiglioni fieristici, che hanno una superficie espositiva di 21mila metri quadrati.

PERSONAGGI E TESTIMONIAL Ancora più che nelle passate edizioni personaggi del mondo della politica, dello spettacolo e della cultura non hanno voluto fare mancare il loro appoggio a Gitando.all. Primo tra tutti, il presidente della Repubblica, che come già lo scorso anno ha tributato a Gitando.all l’onore del Premio di Rappresentanza, sigillo che viene attribuito a eventi o manifestazioni considerate particolarmente meritorie.❑

Presentato ufficialmente a Maratea il progetto “Porta del Golfo”

NASCE IL MENU MEDITERRANEO DEL GOLFO DI POLICASTRO I rappresentanti istituzionali di Calabria e Basilicata insieme alle Pro Loco hanno espresso grande interesse a favore dell’iniziativa Grande interesse è stato espresso dai rappresentanti istituzionali della Calabria e della Basilicata a favore del progetto “Porta del Golfo”, presentato ufficialmente di recente, presso il Grand Hotel Pianeta Maratea. Le cariche istituzionali presenti hanno elogiato l’iniziativa e si sono impegnate ad appoggiarla nei futuri sviluppi. Il consigliere della Regione Calabria Gianpaolo Chiappetta ha richiesto gli atti del convegno per portare a conoscenza del Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, le iniziative proposte dalle Pro Loco. Un’iniziativa che vede protagoniste otto Pro Loco del territorio del Golfo di Policastro, quattro della Calabria (Praia a Mare, Tortora, Aieta e San Nicola Arcella) e quattro della Basilicata (Nemoli, Maratea, Rivello, Lagonegro). La “Porta del Golfo” diventerà uno strumento in grado di garantire uno scambio d’informazioni tra gli otto enti locali, con una capillare distribuzione di materiale promozionale. Sono stati coinvolti nel processo di realizzazione anche gli imprenditori del golfo di Policastro che potranno investire nella promozione delle loro attività su una vasta area semplicemente iscrivendosi al progetto tramite le associazioni Pro Loco di riferimento. Nel corso dell’incontro è stato presentato da Filomena Pandolfi, presidente della Pro Loco di San Nicola Arcella, il progetto “Dieta Mediterranea”. Un’iniziativa che diventa ulteriore punto di congiunzione tra le otto Pro Loco del Golfo di Policastro con un menu di piatti tipici legati alla storia ed alla cultura dei territori di appartenenza delle Pro Loco. Un’idea per coniugare un corretto stile

Leggete e diffondete il nuovo Diogene Moderno per le vostre lettere diogenemoderno@yahoo.it

di vita, dettato dalla Dieta Mediterranea, con il consumo di pietanze offerte dalla tradizione. Da tale progetto è stato generato un marchio d’area eno-gastronomico denominato “Menu Mediterraneo del Golfo di Policastro” che, oltre ad identificare territorialmente le pietanze proposte, garantisce al turista la tracciabilità del prodotto. Il progetto rende possibile il completamento del quadro d’azione sulla Dieta Mediterranea che ha già visto il suo avvio in Basilicata attraverso studi e ricerche proposte a Rivello, su iniziativa del Sindaco Antonio Manfredelli che, nell’occasione, si è reso disponibile alla realizzazione del progetto. UFFICIO STAMPA: VALENTINA BRUNO

Cell. 339.31.11.154 - e.mail bruno.valentina@virgilio.it Nota della Redazione Ci dispiace che a tale iniziativa non fossero presenti la Pro Loco di Scalea, faro del Golfo di Policastro, da sempre attiva sul territorio con il suo valido presidente Giovanni Le Rose, e l’onnipresente Antonello Grosso La Valle, sensibile e capace presidente delle Pro Loco dell’Alto Tirreno Calabrese. Non vorremmo che tale progetto sia partito già sul nascere con polemiche e incomprensioni. Se è vero che l’unione fa la forza, per il bene comune, sarà il caso di trovare ulteriori punti di incontri per spazzare qualsiasi ombra di polemiche e coinvolgere e compattare quanti, gioco-forza, sono rimasti alla finestra. ❑

Marzo/Aprile 2011


Gusto e Salute

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Seminario del gusto

SAPORI DI SCALEA A VERONA

SUCCESSO DEL PEPERONCINO IN CUCINA

Il nostro Enzo Grisolia al Vinitaly

L’Accademia italiana del peperoncino Onlus, grazie all’impegno di Enzo Grisolia ed Enzo Monaco, ha organizzato a Scalea, dal 15 al 19 marzo 2011, il riuscitissimo convegno: “Peperoncino in cucina”, finanziato da FEASR nell’ambito della misura 111. Programma di sviluppo rurale Calabria 2007/2013. Il seminario ha voluto ripercorrere ottomila anni di tradizioni piccanti. Con dieci lezioni teorico-pratiche, i partecipanti hanno sperimentato l’utilizzazione del peperoncino nella cucina del Mediterraneo come protagonista indiscusso di splendidi piatti tipici regionali. I docenti sono stati: Graziano Masotti, strettissimo collaboratore di Fabio Campoli, Vincenzo Grisolia, Enzo Monaco e la sorprendente Francesca Russo (foto 1a pag.), vera outsider della quattro giornate. Organizzatori e iscritti si sono dati appuntamento dal martedì al venerdì al Ristorante Vigrì di Scalea, dalle ore 17,00 alle 19,00. Il sabato sera, come da programma, alle ore 21 si è tenuta un’ottima e originale cena piccante, nel corso della quale sono stati consegnati ai divertiti, entusiasti e soddisfatti corsisti, i diplomi-pergamena di partecipazione. Ricordiamo che il seminario era a numero chiuso, con obbligo di presenza. Sono stati ammessi i primi 44 richiedenti. Le lezioni teorico-pratiche, tenute nel corso delle quattro giornate, hanno riguardato òa preparazione dei seguenti gustosi piatti: Tagliata di pesce spada con peperoncino aji, Bavette piccanti alle alici fresche marinate, origano e pomodoro, Olio piccante santo, Crostata di fichi al peperoncino piccante.

BAVETTE PICCANTI ALLE ALICI FRESCHE MARINATE, ORIGANO E POMODORO Ingredienti: 500 g di bavette o linguine 400 g di alici fresche 100 g di olive nere del tipo infornate 100 g di pomodoro san marzano 200 ml di olio extravergine di oliva 50 ml di olio santo 1 peperoncino secco 1 manciata di origano secco Preparazione Portare ad ebollizione dell’acqua salata e cuocervi la pasta. Nel frattempo, diliscare le alici e marinarle con olio piccante, spezzettarvi il peperoncino secco e versare il tutto in una padella antiaderente, aggiungendovi le olive intere. Quindi far rosolare e versare la salsa di pomodoro facendo cuocere per circa quattro minuti. A cottura ultimata, scolare la pasta, saltare e cospargerla di origano secco.

Al piatto Adagiare la rucola, il pesce spada, il cavolo rosso, i peperoncini rosolati ed il sale al lato, mettere lo zenzero e finire con dell’olio e del prezzemolo.

CROSTATA DI FICHI AL PEPERONCINO Ingredienti 200g di burro 600 g di farina 3 uova 250 g di zucchero 1 limone una bustina di lievito per dolci un barattolo di confettura di fichi da 250 g una confettira di peperoncino da 50 g un pizzico di sale. Preparazione Far ammorbidire il burro, tagliarlo a pezzi piccoli e versarlo in un recipiente, aggiungere lo zucchero, la farina, le uova, il sale, la buccia grattugiata del limone e, infine, il lievito. Lavorare con le mani energicamente e ricavare un panetto. Su un tavoliere, stendere la pasta con un matterello e formare delle striscioline che serviranno per coprire la crostata. Burrare ed infarinare una teglia per crostate, stendervi la pasta, mischiare le due confetture e coprire con le striscioline. Cuocere in forno caldo per 25 minuti a 180°.

OLIO PICCANTE SANTO Ingredienti Una collana di peperoncini secchi calabresi 1 litro di olio extravergine di oliva un pizzico di sale Preparazione Togliere il gambo dai peperoncini e tagliarli a pezzetti, versarli in un frullatore, macinarli non troppo finemente e metterli in un contenitore di vetro a chiusura ermetica con l’olio. Lasciare riposare per una settimana. Una volta pronti , filtrare l’olio, versarlo in una bottiglia e, quindi, utilizzare a piacere (Ottimo per condire bruschette, pasta con le alici, paste fresche e per marinature di vario tipo). ❑

IL MENU PRESENTATO A VINITALY IL 10 APRILE (PIATTO UNICO) - Pecorino del cosentino, soppressata di Calabria DOP, fave, confetture di cipolle di Tropea e peperoncino - Fileja tropeiani con tonno e nduja - Salsiccia calabrese DOP e caciocavallo, arrostiti con cicoriette selvatiche piccanti - Gelato alla vaniglia del Madagascar, Grom con fico rosa di Pisticci, miele e peperolio Con i vini della Cantina Spadafora di Mangone (Cs) Il carrello dei vini dei vignaioli dell’Accademia delle 5T (Testi tratti dalla rivista “Vinitaly e non solo” distribuita ad aprile 2011)

La gaffe: il ministro preferisce la Coca Cola al vino Gaffe del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Arrivata al Vinitaly di Verona per firmare un protocollo sulla promozione del turismo enogastronimico, il Ministro ha sorseggiato durante la conferenza stampa una Coca Cola, in barba a fior di viticoltori presenti. Forse accortasi della brutta figura, la Brambilla ha cercato di rimediare unendosi poi a un brindisi ufficiale. ❑

I “RASCKATIELL(I) PACC(I)” SCELTO COME PIATTO TIPICO SCALEOTA

TAGLIATA DI PESCE SPADA CON PEPERONCINO AJI Ingredienti 500 g di pesce spada 2 peperoncini aji (mediamente piccanti) 100 g di rucola 100 g di cavolo rosso 10 cl di olio extravergine di oliva 50 g di zenzero caramellato 1 manciata di prezzemolo secco sale grosso q.b. Preparazione Lavare il pesce spada e ricavarne dei pezzi di 120 g ciascuno. Lavare la rucola e il cavolo e tagliarli finemente con un’affettatrice per ricavarne dei gomitoli. Eliminare i semi dal peperoncino e tagliare a pezzetti. In una padella antiaderente versare l’olio e cuocere il pesce spada prima da un lato e poi dall’altro e, in un angolo della padella, far rosolare il peperoncino. Togliere il pesce dalla padella e poggiare su di un tagliere per ricavarne delle fette spesse circa un centimetro.

I SAPORI DI CALABRIA CON L’ACCADEMIA DEL PEPERONCINO E L’OLIO EXTRA VERGINE BRUZIO Il peperoncino di Calabria crediamo tutti di conoscerlo, ma non è vero: ce n’è davvero poco, così, sul mercato, l’origine calabrese è millantata: polverine che sono solo rosse e brucianti, ma hanno il profumo persistente di quello vero. L’Accademia del Peperoncino, che raccoglie migliaia di appassionati che si riuniscono ogni anno a Diamante per il Festival del Peperoncino, ci conduce alla scoperta dei prodotti e dei piatti che sanno esaltare questo piccolo frutto importante, stimolante e pure portafortuna. A interpretarlo ai fornelli, lo scaleota Enzo Grisolia del Vigrì, uno chef che l’ha già portato in giro per il mondo e ovunque ha raccolto complimenti ed applausi.

Di recente si sono tenuti tre importanti incontri tra i ristoratori per decidere quale piatto tipico scaleota promuovere e valorizzare con un’adeguata azione di marketing turistico. Nel corso delle prime due riunioni - tenutesi rispettivamente in Comune, alla presenza degli assessori Giuseppe Forestieri e Franco Galiano, e presso il ristorante Vigrì - si è formulato un preciso disciplinare per individuare rigorosamente gli ingredienti della ricetta e le sue modalità di preparazione, i canali di comunicazione di cui servirsi, il logo e il marchio da utilizzare. Il terzo incontro, conclusivo, ha avuto luogo nel Centro storico, negli splendidi locali del Tarì in piazza De

Palma, ed è servito a scegliere definitivamente il prodotto da promuovere e pubblicizzare. Dopo gli assaggi di rito, un comitato tecnico costituito dagli stessi operatori, ha scelto, all’unanimità, un piatto della tradizione locale proiettato verso il moderno, quale sintesi ideale delle varie esperienze professionali nel settore gastronomico, che è stato denominato “Rasckatiell(i) pacc(i)”: un primo piatto gustosissimo e nello stesso tempo delicato e accattivante. Si tratta, in buona sostanza, dei “rasckatiell(i) scaliut(i)”, realizzati con un impasto e una forma di lavorazione tramandati da secoli. L’aggiunta del nome “pacc(i)” è dovuta, invece, ai nuovi ingredienti, non contemplati dalla tradizione, vale a dire peperoncino, acciughe e cedro. La ricetta sarà divulgata in occasione della presentazione ufficiale del piatto che avrà luogo entro il prossimo mese di giugno presso il ristorante “Il Metastasio”, alla presenza della stampa e dell’Amministrazione comunale che metterà ufficialmente agli atti il piatto scaleota riconosciuto: “I Rasckatiell(i) pacc(i)”. ❑


Gusto e Salute

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All’insegna dell’allegria e del buon bere si è svolta la seconda edizione

FOSFORO DOVE SEI?

“IL VINO DEL CONTADINO” TIENE BANCO A SANTA DOMENICA TALAO

Il filosofo dissidente Ludwg Feuerbach, un po’ ateo e un po’ pre-comunista, scrisse un celeberrimo libro dal titolo Siamo quel che mangiamo. Applicando oggi questa massima, e guardando le nostre tavole e lo stato di salute del pianeta, sembra che il mondo si nutra di spazzatura. Soprattutto in Occidente, Stati Uniti in testa. Si mangia male e, di conseguenza, si pensa male. Se poi non bastasse, ci si ammala pure. E continuando sulla strada del peggio, mangiando male (e troppo) si lascia digiuna la parte restante del pianeta, la più povera. Complimenti! Abbiamo davvero fatto a meno del fosforo. Ma il tempo per cambiare c’è. Una nuova consapevolezza - contro gli sprechi, a favore dell’eco-compatibile - avanza nell’Ovest del mondo, soprattutto in Europa. È da qui che può partire una rivoluzione logica prima ancora che alimentare: rispettando la natura, rispettando i nostri corpi e sfruttando le tecnologie potremo dare una risposta a chi, guardandoci dalla sua Africa o dalla sua Asia, non ha neanche la forza di avere l’acquolina in bocca.

Per il secondo anno consecutivo, la Pro Loco di Santa Domenica Talao, presieduta dal valido Bernardo Fasanaro, nei saloni di Piazza Italia, ha organizzato ottimamente la manifestazione “Il Vino del Contadino”, volta a riscoprire e valorizzare il vino prodotto nella zona di Santa Domenica Talao. “Andarono a piantar delle vigne con ficare, e senza sapere, che amar le viti ornar l’aperti colli, vollero avvignar tutte le valli… vigneti così folti che a dir dei vecchi pareano in vicinanza e di pochi altri una sola e continuata vigna”. Dopo “l’ubriacatura” per i tantissimi assaggi da parte dei giudicanti, è seguito un interessante convegno-dibattito tra il tavolo della presidenza ed il nutrito pubblico. Ad aggiudicarsi il primo premio è stato Antonio Papa, al secondo posto si è registrato un ex aequo tra Antonio Battaglia e Luigi La Greca, al terzo posto analoga situazione di punteggio tra Marcello Sirufo e Antonio Ricetti. La giuria era formata dall’enologa Francesca Russo, dal direttore del Diogene Nando Manco, dallo chef Enzo Grisolia, dall’esperto in prodotti tipici Gianni Marsiglia e dall’assessore comunale alla cultura. Dopo la premiazione e le foto di rito, è seguito un delizioso buffet casereccio, annaffiato, logicamente, con l’eccellente vino di casa santadomenicaro ed un beneaugurante brindisi all’anno prossimo per la terza edizione 2012. I CONSIGLI DEGLI ESPERTI (vino di casa e stampa cinese…) La CANTINA deve essere: aerata, buia e fresca. La cantina inoltre deve essere silenziosa, un luogo discreto dove, attraverso la ripetizione di gesti millenari, l’uva diventa dapprima mosto e poi vino. Deve anche essere esente da odori contaminati: salumi, trecce di cipolle e aglio e casse di mele, formaggi, sono tutte cose che danno fascino, ma nulla hanno da spartire con i vini. Gli alimenti e le sostanze che producono odori forti devono essere tenuti in un apposito locale, lontano dal vino. Vanno inoltre evitati carte e cartoni, pneumatici e

attrezzi non inerenti al lavoro di cantina. Il vino, essendo materia viva, in continua evoluzione, è sensibile alle vibrazioni e non ama la vicinanza di apparecchi che le producono, come per esempio gli elettrodomestici. È bene che la cantina sia interrata, con poche aperture e possibilmente rivolte a nord e a est. Nella zona di conservazione - che deve essere buia - è auspicabile che la temperatura della cantina sia costante, sui 15 °C; attorno ai 1012 °C per i vini bianchi, massimo 14 °C per i vini rossi. Gli sbalzi, sia in alto sia in basso, fanno solo male. Il caldo accelera l’invecchiamento, mentre il freddo fa precipitare l’acido tartarico. LE BOTTI DI LEGNO: sono i contenitori ideali per l’affinamento del vino perché permettono un certo contatto con l’esterno con una serie di positive conseguenze, sono affascinanti e arredano la cantina, ma si devono mantenere efficienti con una serie di cure. La manutenzione delle botti nuove, ideali per vini bianchi o rossi di pregio, prevede di lavarle con acqua bollente e soluzione di soda al 5%, quindi si risciacqua bene, si asciuga e si disinfetta bruciando all’interno un dischetto di zolfo. Per quanto concerne il recupero di botti usate va precisato un importantissimo concetto: se le botti appartengono al patrimonio di casa vostra vanno benissimo, se acquistate in altri territori il discorso si complica. In caso di botti malsane, perché attaccate da muffe o perché hanno contenuto vino inacidito, dopo la pulizia, procedete a disinfettarle con delle solforazioni, bruciando, (come succede per le nuove) cioè all’interno, micce o dischetti di zolfo. Ricordiamo che una conservazione troppo protratta all’interno della botte può far perdere al vino la freschezza. Quindi, per evitare vini “stanchi”, una parte della maturazione è prevista in bottiglia. La curiosità editoriale. Le fonti pubblicate sono state estratte dal libro “Vino di casa” - Tecniche di vinificazione e conservazione - RL Gruppo Editoriale srl - Il volume è stato stampato in Cina nel 2009. Quindi sarà il caso di dire: «Vino di casa e stampa cinese…». ❑

gdipiazza@rcs.it

CONVEGNO DIBATTITO SU ALIMENTAZIONE E BENESSERE Il Comune di Scalea, in collaborazione con il Lion’s Club dell’alto Tirreno e con l’Unità ospedaliera di Medicina interna dell’Ospedale di Praia a Mare, sabato 26 marzo ha organizzato, nella sala Polifunzionale del Comune di Scalea un Convegno-dibattito sul tema: “Alimentazione e benessere”. Il programma dei lavori prevedeva il saluto del presidente del Lion’s Club Diamante Alto Tirreno, Giovanni Malomo, e del sindaco di Scalea, Pasquale Basile. Il vicesindaco Maurizio Ciancio, che è anche medico di medicina generale, ha presentato l’atteso incontro. Fra le relazioni, il dr. Gianluca De Morelli, dirigente medico dell’Unità ospedaliera di Medicina interna all’ospedale di Praia a Mare, ha parlato de “Il diabete mellito di tipo 2: la cogestione medico-paziente per la prevenzione delle complicanze”. Sul tema: “Mission della U.O.C. di Medicina Interna del Presidio ospedaliero di Praia a Mare nella prevenzione e trattamento del paziente con obesità e disturbi del comportamento alimentare” è intervenuto il dr. Carmelo Di Perna, dirigente medico di medicina Interna di Praia a Mare. Il dr. Lu-

ciano Tramontano, direttore medico di Medicina Interna all’ospedale di Praia a Mare e presidente della società Dietologia e nutrizione della regione Calabria, è intervenuto su: “L’alimentazione tra cultura, salute e malattia: le nuove sfide del III Millennio”. Terminati i lavori si è dato il via al dibattito. Il vicesindaco Maurizio Ciancio ha voluto sottolineare che «Nel corso del convegno si è cercato di affrontare i temi nel modo più semplice possibile proprio per dare la possibilità a tutti di comprendere al massimo la problematica. Per l’organizzazione di tale evento - ha aggiunto Ciancio - ci siamo avvalsi dell’intervento di tre ottimi professionisti, tra i quali il dirigente medico del reparto di medicina interna dell’ospedale di Praia a Mare, Luciano Tramontano. Sono soddisfatto perché abbiamo trattato un argomento di grande attualità come quello dell’alimentazione. È bene ricordare come recentemente lo stesso professor Veronesi ha citato proprio la cattiva alimentazione quale maggiore causa scatenante di tumori. Le relazioni erano dirette a tutti i cittadini per facilitare la comprensione della problematica». ❑

È SEMPRE MEGLIO SCEGLIERE FRUTTA, ASPARAGI, FAVE, PORRI E PISELLI DI STAGIONE di ELVIRA NASELLI Con l’arrivo del primo caldo, torna puntuale il calendario della frutta e verdura di stagione. Le temperature cominciano a salire, le giornate ad allungarsi e gli ortaggi, che di più calore hanno bisogno, a crescere. Anche se, considerata la lunghezza del nostro paese, dal Nord al Sud c’è una variabilità non indifferente di temperatura, che si ripercuote ovviamente sulla comparsa di frutta e ortaggi sui banchi del mercato. Una variabilità che si traduce in uno scarto di circa un mese. Questa variabilità fa sì che alcune varietà di frutta comincino al Nord quando al Sud stanno quasi per finire: a maggio, per esempio, è ancora presto per le albicocche emiliane mentre ci sono già qui da noi. Già da un po’, sulle bancarelle della frutta e ortaggi, si possono trovare le fave perché coltivate su terreni sabbiosi vicino alla costa, molto caldi, per anticipare la raccolta. Il consiglio resta, però, quello di sempre: scegliere prodotti nella loro fase naturale di vita e maturazione. E non avere fretta di mangiare zucchine o ciliegie. I prodotti coltivati in periodi che non sono quelli naturali sono sottoposti a forzature. In genere vengono coltivati in ambien-

ti artificiali, fissi o mobili, in cui si può controllare la temperatura, ma proprio la maggiore temperatura e l’aumento di umidità creano condizioni favorevoli allo sviluppo di insetti dannosi per le piante, cosa che costringe a un numero di trattamenti chimici superiore rispetto al campo aperto. Inoltre, nelle strutture fisse c’è un sovrasfruttamento del suolo e l’agricoltore è costretto a intervenire con fertilizzanti, in genere a base di azoto, che hanno ripercussioni sul prodotto riducendo la percentuale di sali minerali. Una strada nuova, che comincia ad essere percorsa da molti, è quella del recupero di antiche varietà che, nel corso dei decenni, erano state selezionate dagli agricoltori rivelandosi più adatte per un certo tipo di terreno, clima o temperatura. Una strada antitetica rispetto a quella più commerciale delle poche varietà e uniformi per tutto il territorio. In molte regioni si sta cercando di recuperare vecchie varietà quasi scomparse, anche con l’istituzione dei contadini custodi. Però, se non ci muoviamo in questo senso, sarà troppo tardi. ❑

Scalea 10 maggio 2011 CONVEGNO IL PEPERONCINO DI CALABRIA tradizione, novità, commercializzazione

RISTORANTE VIGRÌ


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IL MESSAGGERO E SETTE DEL CORRIERE DELLA SERA SI SONO INTERESSATI DI DUE GRANDI CALABRESI. SCALEA HA DEGNAMENTE DEDICATO DUE TRA LE PIÙ IMPORTANTI VIE CITTADINE A BIANCHI E CAMPANELLA MICHELE BIANCHI: ASTRO NASCENTE DELLA POLITICA DALLA VITA BREVE MA INTENSA di ALBERTO CUNTO Figlio di un medico, Michelino, così lo chiamavano, durante gli studi nel collegio italo-albanese “Sant’Adriano” di San Demetrio Corone e, poi, nel liceo classico “Bernardino Telesio” di Cosenza, si accorse di avere vocazioni socialiste. Fu questa, probabilmente, la molla che lo spinse ad entrare in politica. Terminati gli studi superiori, nel 1903 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma, optando infine per la carriera giornalistica. Bianchi fu segretario della Borsa del Lavoro che si trovava nel convento San Lorenzo e frequentò la redazione della “Propaganda”, accostandosi ogni giorno di più a Mussolini, di cui pubblicò, nel 1909, un articolo sulla “Comune di Parigi”. Fu assunto come redattore al quotidiano socialista “Avanti!” e, successivamente, in giornali minori d’ispirazione proletaria. Sindacalista “impegnato” per svariati anni, entrò in rotta di collisione col potere nel corso della guerra in Libia, a causa di un articolo non condiviso. Il 16 giugno 1912 commentò sulla “Scintilla” ferrarese il discorso “elevatissimo” tenuto al congresso della federazione socialista di Forlì dal “valoroso ed intelligente campione del socialismo romagnolo”. Fu questo l’incontro fatale con Benito Mussolini, di cui divenne amico. Transitato al giornale “Il Popolo d’Italia”, al termine della Grande Guerra (era partito come volontario e dalla fanteria passò all’artiglieria, fino ad arrivare tra i gruppi scelti degli arditi) convinse Mussolini a inserire gli arditi nel fascio primigenio, diventando uno dei fondatori del “Fascismo”. Fu il principale ispiratore della “Marcia su Roma” (1), che preparò nei minimi dettagli, senza alcuna improvvisazione. Per questo gli storici sono concordi nel ritenerlo come il più dotato di senso di responsabilità, d’intelligenza politica e di preparazione culturale tra i Quadrunviri che presero parte alla famosa Marcia. Ciononostante, tra i quattro, era il meno appariscente. Michele Bianchi tornò nella sua terra, osannato dalla folla e “coperto di celebrità”. finendo per essere identificato come il Richelieu del regime e il Duce della Calabria. Al primo Congresso nazionale dei Fasci dichiarò: «Io non riesco, io non sono capace di concepire il Fascismo se non come un superamento di tutte le forme tradizionalistiche. In tanto mi sento fascista in quanto mi sento un uomo nuovo; nel grado di mutamento è il mio rinnovamento». Il suo motto divenne: «Tutto per la Nazione, alla quale si è dato tutto e non si è dato abbastanza. La Nazione è sopra gli individui, le categorie e le classi». Fu il primo segretario del Partito fascista, fino al 1923. Con una marea di consensi, nel 1924 fu eletto deputato per la circoscrizione calabro-lucana. È risaputo che Mussolini non volle o non seppe essergli riconoscente e, dopo la presa del potere, il primo incarico che gli affidò fu di Segretario Generale al Ministero dell’Interno. Lo venne a sapere dai

giornali, così come dagli organi d’informazione apprese pure che l’assegnazione al nuovo incarico faceva decadere quello, a cui teneva di più, di segretario politico del Partito fascista. Nell’autunno del 1925 Bianchi venne designato Sottosegretario al Ministero del Lavori Pubblici e, ottenuto l’incarico, ne approfittò per dedicare gran parte della propria attività al potenziamento dell’economia della sua regione. Ogni anno in estate tornava immancabilmente nell’amata Calabria a fare i bagni nella “sua” spiaggia. In veste di Sottosegretario si adoperò per accelerare i lavori di alcune importanti opere infrastrutturali, prima fra tutte l’ultimazione del tratto Sapri-Praia della strada 118 (diventata in seguito la S.S. 18 “Tirrena Inferiore”), mentre il tronco PraiaScalea, comprendente ben tre viadotti ritenuti all’epoca molto arditi, fu inaugurato il 28 ottobre 1930 (sull’arcata centrale del vecchio ponte sul Noce, incise sul travertino, si possono tuttora leggere le date 1928-1930). Il 12 settembre 1929 ottenne la carica di Ministro dello stesso dicastero, succedendo al neo eletto Presidente della Camera Giuriati, funzione che, per motivi di salute, poté ricoprire per soli cinque mesi. Occorre comunque sottolineare che Michele Bianchi non si arricchì col Fascismo, pur avendone avuto la possibilità (la seconda moglie ereditò poco più di 250 lire, alcuni debiti e una casa popolare dell’INCIS), e questo lo colloca senz’altro in una diversa dimensione storica. Devastato dalla tubercolosi e dalla nefrite, il fascista della prima ora, definito il Quadrumviro col “frustino”, cessò di vivere a Roma il 3 febbraio 1930: aveva compiuto da sei mesi i 47 anni. Terminò così la sua attività politica prima che il regime seguisse le “tragiche sorti” della parabola discendente. In seguito alla sua scomparsa, la quasi totalità dei comuni, le istituzioni e i semplici cittadini, fecero a gara per dotare la sua Belmonte di un monumento funebre degno del personaggio e molte opere pubbliche gli vennero dedicate. Nella ricorrenza del primo anniversario della morte, presente il Presidente della Camera Giuriati e altre eminenti autorità, si gettarono le basi dell’erigendo mausoleo, il cui progetto era opera della matita del grande e discusso architetto romano Marcello Piacentini. Al momento della posa della prima pietra fu murata una pergamena recante la seguente dicitura: “A Michele Bianchi, volontario di guerra, Quadrumviro della Rivoluzione, Ministro Fascita, il Partito che è l’Italia, per volontà del Duce Benito Mussolini, dedica inaugurando oggi, anniversario della morte, e alla presenza di G. Giuriati, il principio dell’Opera”. Nel mausoleo di Belmonte Calabro, da qualche anno ristrutturato, sul cancello si legge: “Michele Bianchi, Soldato della Patria e della Rivoluzione Fascista vive nelle Opere, nell’Esempio, nel Cuore del Popolo italiano”. Il monumento si trova sul colle “Bastia”, che deve la sua denominazione ad un antico bastione. La colonna fatta costruire è alta trentacinque metri e nel suo interno corre una scala a chiocciola che porta ad una loggetta-belvedere, dalla quale si gode un vasto e meraviglioso panorama. Via Michele Bianchi è il tratto della ex strada nazionale che da nord Scalea conduce in piazza Caloprese (figlio di Scalea e della storia italiana), arteria primaria del sistema viario locale la cui tradizionale congiungente è via Tommaso Campanella. Sopraelevata per un buon tratto – per consentire lo scavalcamento del torrente e il conseguente deflusso delle acque meteoriche e perché all’epoca della costruzione veniva lambita dai marosi, come si può vedere dalle foto ingiallite –, è stata da sempre, ol-

tre che strada di transito, il viale del passeggio cittadino per antonomasia. Ora, specie dopo lo smantellamento dei famosi e caratteristici muretti avvenuto circa 11 anni fa, la via Michele Bianchi non è più la stessa. Uffici, studi professionali, una farmacia, dei bar, una rivendita di tabacchi, una storica banca, una friggitoria, una macelleria e ricercati e civettuoli negozi vi si affacciano dandole un tocco di modernità e di sobria eleganza e fronteggiando il tranquillo passeggio di quella parte trasformata in area pedonale dall’ex amministrazione Russo. 1) Qualche settimana fa, Il Messaggero di Roma, a firma di Matteo Lo Presti, ha dedicato una pagina a Mussolini e al quadrunviro Michele Bianchi, polemizzando e ridicolizzando oltremisura “La Marcia su Roma”, definita una crudele farsa. «Quando Mussolini citava la “rivoluzione fascista” aveva come riferimento la data del 28 ottobre 1922, quando 25mila camicie nere calarono verso Roma aizzate e sostenute da agrari, industriali, uomini delle istituzioni, e pensava certo ai giorni dello spettacolo “operistico” che lo avevano proiettato definitivamente sul palcoscenico parlamentare. Farsa d’annunziana, colpo di stato, rivoluzione?» Al termine della prima guerra mondiale, il terrore del bolscevismo russo fomentato dalla sciagurata decisione dei sindacati di occupare le fabbriche (1920), le ricchezze che gli industriali avevano accumulato, le vittorie elettorali del Partito Socialista e la sordità reciproca tra le masse cattoliche e socialiste per costruire un’Italia nuova e più democratica, furono i fattori scatenanti dello sbocco autoritario. Nel 1921 fu fondato a Livorno il Pci nel mito della rivoluzione leninista e, come sempre accade, la scissione dal Partito Socialista indebolì la sinistra e rafforzò le forze reazionarie, invogliando agrari e industriali ad appoggiare il nascente movimento fascista. Giolitti si dimise nel 1921 e Mussolini ne approfittò per trasformare il movimento in Partito. Nell’estate del ’22 uno sciopero generale si trasformò in una tragica sconfitta per il sindacato. Il 28 ottobre i quadrunviri Michele Bianchi, Emilio De Bono, Italo Balbo e Cesare M. De Vecchi marciarono verso Roma. Il presidente del consiglio Luigi Facta di Pinerolo trascorse la notte del 27 nel cercare di convincere il re a dichiarare lo stato d’assedio. Il re “Spadoletta” non ascoltò i suoi ministri che alle 6 del mattino avevano deciso di dare voce alle armi. Si affidò alle opinioni dei militari, soprattutto a quelle di Armando Diaz (scelto subito dal Duce come Ministro della guerra) e del solito Badoglio. Obbediente al re, Facta si dimise. Mussolini, tremebondo, fu convocato a Roma con un telegramma. I fascisti a Roma erano diventati 70mila. “Vi porto, Maestà, l’Italia di Vittorio Veneto”’ disse Mussolini al re. All’imbrunire il governo era formato.

GIÀ IN QUEI TEMPI TOMMASO CAMPANELLA (1568-1639) PROPONEVA UN’ORGANIZZAZIONE SOCIALE E POLITICA PIUTTOSTO ORIGINALE E NON PRIVA DI FASCINO La città del sole, a distanza di secoli, illumina ancora oggi il mondo Nuccio Ordine ha presentato splendidamente, su Sette del Corriere della Sera, il capolavoro del grande filosofo calabrese. «Essi confessano che nel mondo ci sia gran corrutela, e che gli uomini si reggono follemente e non con ragione; e che i buoni pateno e i tristi reggono»: attraverso il duro giudizio dei Solari, Tommaso Campanella critica i falsi valori della società del suo tempo in cui si pensa che gli ignoranti, solo perché «son nati signori o eletti da fazione potente», siano in grado di governare più dei sapienti. La città del sole, infatti, vuole ripristinare un ordine perduto, vuole riallacciare gli antichi rapporti tra natura e ragione, tra religione e politica, tra conoscenza e vita civile. In una realtà storica dominata dal teatro delle apparenze («mostrarsi quel che non si è, cioè d’essere re, d’essere buono, di essere savio e non essere in verità») è normale che i saggi vengono perseguitati da principi malvagi. Ecco perché il filosofo calabrese propone un nuovo modello in cui la sovranità non si fonda sui privilegi ereditati o sulle ricchezze, ma esclusivamente sulla virtù del sapere. La città del sole (1602) viene concepita nelle carin quattordicesima...


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IL MESSAGGERO E SETTE DEL CORRIERE DELLA SERA SI SONO INTERESSATI DI DUE GRANDI CALABRESI. SCALEA HA DEGNAMENTE DEDICATO DUE TRA LE PIÙ IMPORTANTI VIE CITTADINE A BIANCHI E CAMPANELLA ceri napoletane, dove Campanella passerà ventisette anni della sua vita. Arrestato a Stilo nel 1599, con l’accusa di aver tentato di realizzare una repubblica destinata a riscattare le masse oppresse dalla povertà e dallo sfruttamento, il filosofo si finge pazzo per sfuggire alla condanna a morte. Tra le mura malsane della prigione, prende forma la città ideale collocata nella lontana isola di Taprobana, un “nonluogo” immaginario da identificarsi geograficamente con l’odierna Ceylon… Tutte le componenti della città, concepita come un grande organismo vivente, sono al servizio esclusivo del bene comune. Dal metafisico (l’uomo più sapiente) ai singoli cittadini, ogni Solare annulla i suoi interessi personali per difendere il bene pubblico. Un modello ideale che fa della finzione una feroce critica del presente. Non ci può essere cambiamento se innanzitutto non si sradica l’ignoranza che opprime l’umanità: «Prima si svelle e monda», scrive Campanella, «poi s’edifica e pianta». Nuccio Ordine (Diamante 1958) attualmente è considerato uno dei maggiori studiosi del filosofo Giordano Bruno e del Rinascimento[1]. Professore ordinario di Letteratura italiana presso l’Università della Calabria, fellow dell’Harvard University Center for Italian Renaissance Studies e della Alexander von Humboldt Stiftung, è stato invitato in qualità di Visiting Professor in diversi istituti di ricerca e università negli Stati Uniti (Yale, New York University) e in Europa (EHESS , Ecole Normale Supérieure Paris, Paris-IV Sorbonne, Paris-III Sorbonne-Nouvelle, CESR di Tours, Institut Universitaire de France , Paris-VIII , Warburg Institute , Università di Eichstätt). I suoi libri sono stati tradotti in varie lingue, tra cui cinese, giapponese e russo. In Francia, in collaborazione con Yves Hersant, dirige tre collane di classici presso Les Belles Lettres («Les Œuvres complètes de Giordano Bruno», «Le corps éloquent» e «Bibliothè-

que italienne») e, con Alain Segonds, la collana «Theatrum sapientiae» (Les Belles Lettres - Nino Aragno Editore). In Italia, dirige le collane «Sileni» e «Umbrae idearum» (Liguori), «Classici del pensiero europeo» (Nino Aragno Editore), «Classici della letteratura europea» (Bompiani). - Membro del comitato scientifico di «Albertiana» e del «Journal de la Renaissance». - Segretario generale del Centro Internazionale di Studi Bruniani e membro del consiglio scientifico dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Collabora alle pagine culturali del Corriere della Sera e di Sette. Il grande scrittore e filosofo francese Pierre Hadot ha scritto nella prefazione a La soglia dell’ombra: «Nuccio Ordine, ben noto ai lettori per i suoi eccellenti lavori su Giordano Bruno, è anche uno dei migliori conoscitori attuali del milieu sociale, artistico, letterario e spirituale dell’età del Rinascimento e degli inizi dell’Età moderna». Ricordiamo che Nuccio Ordine negli anni ’70 ha frequentato il Liceo Scientifico “Metastasio” di Scalea, dove già in quegli anni era molto apprezzato e stimato, per il suo impegno scolastico e la sua straordinaria intelligenza, da docenti e compagni di classe che, tuttora, conservano di Nuccio un affettuoso ricordo e tanta nostalgia per quei meravigliosi spensierati anni, pieni di fascino e aspettative. A Scalea, Nuccio Ordine ha lasciato tanti fraterni amici che nel periodo liceale hanno condiviso con lui bellissime giornate e tanti momenti indelebili che, a distanza di tanti anni, sono rimasti sempre vivi nel cuore e nella mente dell’affiatato gruppo del “Metastasio”. Qualche giorno fa, l’Università della Calabria ha ricordato l’ultimo dei tanti, prestigiosi riconoscimenti conferiti a uno dei suoi più illustri docenti, Nuccio Ordine. Il 26 novembre scorso Giorgio Napolitano aveva infatti insignito il professore del titolo di commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il neo-commendatore ha voluto che la cerimonia fosse un momento per ricordare il momento di sofferenza del nostro mondo accademico e delle scienze umanistiche più che l’occasione per celebrare i suoi successi personali. ❑

Museo del Presente di Rende

I GORGONI DEL NOSTRO ANTICO BORGO, LOGO DEL “CENTRO d’ARTE E CULTURA 26” Di CASTROVILLARI di ERCOLE SERRA Nello speciale a colori Natale 2010 del Diogene Moderno, rubrica “Da visitare e salvaguardare” di Sara Silvestri, vengono segnalati tre antichi Gorgoni dalla testa anguicrinita, in bassorilievo, posti sotto le soglie di tre vedute di un seicentesco palazzo gentilizio in via Vico 3° Gravina nel nostro centro storico, subito dopo piazza “Cimalonga”. La parola “gorgone” potrebbe derivare dal grego “gorgùs”, cioè spaventoso ed, invero, queste maschere rappresentavano mostri infernali. La testa del Gorgone spesso ha anche un funzione apotropaica contro il malocchio ed è per questo che essi si trovano su porte e cancelli per scacciare, appunto, gli spiriti maligni. Nell’antica Grecia la rappresentazione della testa del Gorgone fu per un lungo periodo motivo decorativo in frontoni e antefisse dei templi. Si trattava di figure scolpite in pietra o terracotta con volto circolare, grandi occhi, bocca aperta e lingua pendente. Quelle dei nostri Gorgoni hanno queste sembianze e risalgono, verosimilmente, alle costumanze e credenze della Magna Grecia e, quindi, dell’antica città scomparsa di Laos, sub colonia di Sibarys, nei pressi della contrada “Sant’Angelo” dell’odierna Scalea. Ho fatto questa doverosa sintetica premessa perché, il 19 marzo scorso, nel Museo del Presente di Rende, l’Associazione “Centro d’Arte e Cultura” di Castrovillari ha tenuto un convegno per la premiazione del “Concorso di Poesia in dialetto di Calabria e Lingue Minoritarie” a cui ho partecipato; relatori: Maria Zanoni, presidente dell’associazione organizzatrice, Donatella Laudadio, docente di Italiano e Latino nei licei ed

il prof. John Trumper, Ordinario di Glottologia e Linguistica Generale dell’UNICAL. Ebbene, nelle locandine e nei pieghevoli pubblicitari di questo convegno appare sorprendentemente l’immagine proprio di uno dei Gorgoni di Scalea, scolpito in pietra, con la bocca aperta e lingua pendente. Mi sono congratulato con il gentile Presidente del “Centro Arte e Cultura” per aver adottato, quale logos, una rara testimonianza del patrimonio artistico e storico di Scalea che, mi auguro, venga rivalutata e tutelata per evitare eventuali manomissioni che potrebbero essere sempre in agguato, così come accadde, qualche anno addietro, quando in un antico terraneo di via San Nicola fu manomesso un secolare portale tufaceo di stile dorico (forse un reperto di Laos). Le testimonianze del nostro patrimonio culturale, spesso, vengono maggiormente apprezzate da coloro che ingiustamente vengono definiti ”forestieri” e, purtroppo, non da tanti scaleoti che, quasi sempre, le ignorano del tutto. Mi si consenta questo aforisma: «Per amare Scalea, non occorre esserci nati, ma, avvertirne, con fede e cuore, la filiale appartenenza che va sempre manifestata senza remore e con fatti concreti». ❑

Leggete e diffondete il nuovo Diogene Moderno


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PER I BIANCOSTELLATI 10 GLI ANNI CONSECUTIVI DI CAMPIONATO DI ECCELLENZA DISPUTATI DEGNAMENTE LO SCALEA TENTA PER LA QUINTA VOLTA DI SUPERARE LO SCOGLIO PLAY OFF di ENZO GRECO Si è concluso, domenica 10 aprile, il 10° campionato consecutivo dell’ “U.S. Scalea 1912” nel massimo torneo regionale d’Eccellenza. La classifica finale vede i biancostellati al 3° posto (eguagliato il miglior piazzamento in Eccellenza risalente al campionato 2007/2008) con 51 punti (eguagliato il record del campionato 2000/2001), 14 in meno rispetto alla degna vincitrice del torneo, l’Acri degli ex Gallo, Perrelli e Leone. La compagine acrese, lo scorso anno perse proprio contro lo Scalea la finale play-off, che consentì ai biancostellati di disputare gli spareggi nazionali per la serie D, poi persi con il decaduto ma sempre blasonato Trani.

Rafting tra canyon, gole e scenari di straordinaria bellezza

IL LAO UNA MAGIA DA VIVERE Una risorsa ambientale e turistica da proteggere e sfruttare

Il fiume Lao, un corso d’acqua che scende dalla Basilicata fino al mare di Scalea, in Calabria. Primo Galiano è una guida esperta e conosciuta dell’Alto Tirreno e del Parco Nazionale del Pollino. Si è nutrito della cultura montanara e pastorale, osservando, sgomento, la selvaggia urbanizzazione della costa, e si è inventato l’attività del rafting lungo il fiume Lao, 53 chilometri da Viggianello in Basilicata fino a Scalea. Ci sono tre percorsi con imbarco a Laino. Uno per principianti e bambini, uno più impegnativo ma ugualmente facile e uno per esperti. I gommoni portano dalle quattro alle sei persone e transitano lungo scenari magici, come la Grotta del Romito, un bellissimo canyon, gole fantastiche ed altri stupendi e selvaggi scorci naturali. Galiano lamenta sia la scarsa informazione che si ha del territorio, «C’è gente che mi chiede se ci sono, nel Parco, animali feroci», sia il pericolo di inquinamento ambientale, «la Centrale del Mercure, una volta a carbone, è stata trasformata ma c’è l’incognita della biomassa e degli scarti dei rifiuti di combustibile che vanno a modificare anche i parametri dell’acqua». Il successo di questa sua emozionante e adrenalinica iniziativa sportiva fluviale dura ormai da molti anni: sono ormai tantissimi gli italiani, i tedeschi, gli olandesi e fiotti di turisti provenienti da mezzo mondo, che si danno appuntamento, durante tutto l’anno e non solo in estate, per fare rafting lungo uno dei corsi d’acqua più belli d’Italia. ❑

Punti vendita: SCALEA - Via Lauro, 240/264b Fabrizio 328.7514238 Matteo 328.1284855

La squadra biancostellata è partita per il ritiro di Casole Bruzio il 3 Agosto 2010, largamente in anticipo rispetto alle avversarie, per trovare forma fisica e valide soluzioni di gioco, per un inizio a sorpresa e mozzafiato. Ma nonostante la messa in atto di tutti i propositi estivi, per la vittoria finale, nei programmi di Rovito & Viola qualcosa non ha funzionato. Sicuramente la 3a posizione, conseguita pochi giorni fa, consente alla squadra scaleota di percorrere la via dei play off (per la 5a volta nei dieci campionati disputati) col vantaggio di una grande esperienza, ma è chiaro a tutti il rammarico per quello che doveva essere e non è stato… la vittoria del campionato per la sospirata serie D, soprattutto alla luce del grande entusiasmo creatosi nella tifoseria e dello sforzo economico “societario” profuso. A incidere, e non poco, sul negativo passo in campionato è stata la prestigiosa vittoria della Coppa Italia regione Calabria che, specie nella fase degli affascinanti spareggi nazionali, ha però portato via tanta energia e concentrazione per il campionato (dopo la fase iniziale che ha visto coinvolte tutte le squadre, lo Scalea ha disputato 10 partite in più rispetto alle altre, contro Acri, Montalto, Isola Capo Rizzuto a.+r., Soverato doppia finale, Vittoria a.+r. e Monopoli a.+r.). Forse, dopo la vittoria della finale di Lamezia Terme del 23 Dicembre 2010, si doveva scegliere con maggiore ponderatezza la strada da seguire, visto anche il risicato organico che il presidente Rovito era riuscito comunque a mantenere. Puntare su entrambi i traguardi (come fortemente voluto da Rovito nei programmi estivi), senza aggiungere pedine nell’organico, è stato un mezzo suicidio. Non

a caso, a Gennaio del 2011, lo Scalea era riuscito a rimontare punti su punti in classifica, fino ad arrivare a due punti dalla capolista, ma le enormi fatiche in terra siciliana e in terra pugliese (ottavi e quarti di Coppa Italia Nazionale) hanno fatto pagare dazio, perché non è semplice giocare due volte a settimana con gli stessi uomini. Certo è che, anche in tempi non sospetti, gli uomini di Franco Viola, soprattutto tra le mura amiche, non hanno mai brillato, mostrando difficoltà negli schemi offensivi e di centrocampo, anche se sono stati capaci di esprimersi ottimamente fuori casa. Troppi i punti persi al vecchio comunale e sono dunque riemerse le stesse problematiche del campionato scorso, dove era evidente la mancanza di centrocampisti di spiccate qualità tecniche. Le lacune nella zona nevralgica del campo si accentuavano maggiormente quando l’unico giocatore capace di saltare l’avversario e creare imprevedibili assist, ovvero Foderaro, era squalificato o infortunato, mentre l’altro vero fuori classe della categoria, il mai domo De Miglio, imprendibile sulla fascia sinistra e capace di effettuare cross da urlo per esaltare le caratteristiche del bomber Fabio Longo, per scelte tattiche, non ha fatto parte degli 11 giocatori iniziali per buona del torneo. Completare l’organico per sopperire alle carenze messe a nudo lo scorso anno non sembrava cosa difficile, eppure tutto è stato sbagliato, dai discutibili acquisti estivi, a dir poco fallimentari, di Balsamo, Guastella, Leone, Basuino e Scarlato, al non essere riusciti a trovare una seconda punta (alla Miceli) da affiancare a Longo. Ora, sotto con i play off!. ❑

VIGLIACCHERIA INAUDITA

Il giorno della vigilia delle Palme, nottetempo, otto gommoni utilizzati per la discesa sul fiume Lao sono stati irrimediabilmente squartati, vigliaccamente, da gente senza scrupoli. I natanti si trovavano in località “Buonicose” di Orsomarso, al “Laoraft”, nella base logistica di Francesca Galiano, figlia di Primo Galiano, l’ “inventore” di questo adrenalinico e affascinante sport fluviale che attira turisti, appassionati, amanti della natura e curiosi di ogni età. Al “Laoraft”, che ha sede in Scalea in via Lauro 10/12, sono stati inoltre tagliate e messe fuori uso tutte e quattro le ruote del furgone utilizzato per il trasporto dei clienti-passeggeri. Il danno economico, a detta di Primo, si aggira intorno ai 20mila euro, ai quali vanno aggiunti i mancati i guadagni che sarebbero stati dai vari gruppi, provenienti da tutt’Italia, che si erano prenotati per l’intera settimana di Pasqua. A Primo Galiano, sempre in movimento per l’Italia (nonostante soffra di un rilevante handicap fisico che lo ha colpito qualche anno fa) e per le fiere turistiche, va tutta la nostra solidarietà. Il suo è infatti un lavoro senza soste, prezioso e minuzioso, che ha delle ricadute economiche positive su tutti gli operatori del settore turistico di Scalea.

MASSIMA SOLIDARIETÀ A “PRIMUCCIO” Il commento di Anna Manco Premetto che esprimo massima solidarietà nei confronti di “Primuccio” e anche verso chi è stato vittima in precedenza di tali bassi e vandalici atti. Sia-

mo tutti a conoscenza della crisi in cui versa la giustizia e comprendo anche che vi siano dei reati più gravi di questi commessi, che vengono definiti di microcriminalità o di “scarsa offensività”, ma è pur vero che resta alta l’esigenza di investigare ai fini di scoprire i colpevoli. Quello che preoccupa è che la maggior parte di questi reati sembra non avere mai un condannato, nè un’indagine: probabilmente resterà negli archivi delle forze dell’ordine e della Procura più a scopi statistici che a scopi investigativi. Eppure i reati minori sono, in fondo in fondo, quelli maggiormente percepiti dai cittadini e che minano non solo la credibilità dello Stato ma lo stesso rapporto fra il popolo, la Magistratura e le Forze dell’Ordine. Non riuscire ad assicurare ai cittadini un’adeguata “protezione” per scippi, furti d’auto e di appartamento, truffe, violenze domestiche (e non), ecc., è un segnale inquietante che pone interrogativi pressanti. Da qui l’allarme di alcuni procuratori che addirittura vorrebbero stilare un elenco delle priorità investigative, visto il numero eccessivo dei fascicoli che gravano sui P.M. Ma come stabilire tali priorità dal momento che i criteri dovrebbero poi essere modificabili a seconda delle singole realtà territoriali. Napoli, per esempio, non ha gli stessi problemi di Bolzano. Potrebbe essere il Parlamento a fissarle annualmente! Resta, comunque, difficile da accettare una tale situazione in una Nazione che si definisce evoluta, democratica e attenta al benessere sociale (e non) dei propri cittadini. ❑

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Non solo... Sport

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A TU PER TU CON… Pavel Nedved, La mia vita normale DI CORSA TRA RIVOLUZIONE, EUROPA E PALLONE D’ORO di EGIDIO LORITO «Quel giorno ho fatto piangere un sacco di uomini adulti. Grandi e grossi, stretti ai loro figli o alle mogli piangevano tutti per me e vi giuro che vederli è stato curioso e bellissimo. Quel giorno era il 31 maggio del 2009 e io smettevo di giocare a calcio da professionista dopo quasi vent’anni. C’erano migliaia di persone commosse intorno a me, ricordo i cori e il diluvio di flash delle macchine fotografiche, roba da mettere i brividi. Tutti pensano che l’ultima partita sia molto simile alla morte di un giocatore, la fine di una vita e forse l’inizio di un’altra molto diversa, meno bella, meno colorata (…). Quel giorno ho fatto piangere un sacco di uomini ma non ho pianto io, perché ero felice. Spero che questo racconto possa essere di aiuto a qualcuno, a chi anche per un solo secondo pensa di non farcela. Io non l’ho mai fatto, non mi sono mai arreso. Non è facile ma ci si può riuscire e ve lo dice uno che alla partita di addio c’è arrivato partendo da lontano, da lontanissimo, da Cheb…». Pavel Nedved non è uno scrittore di professione, né, tantomeno, un giornalista, un sociologo, un filosofo. Pavel Nedved è stato un calciatore che alla sua avvincente professione ha dedicato un arco temporale così intenso da realizzare il sogno di un uomo che quei calci al pallone ha iniziato a darli praticamente da bambino: un bambino dall’inconfondibile caschetto biondo, dagli occhi azzurri, dal fisico asciutto, perfetto esempio di moto perpetuo per quanto correva dalla mattina alla sera, senza mai fermarsi, divenendo una vera e propria disperazione per i propri genitori. Una storia che inizia in un lontano 30 agosto 1972. In questo contesto inizia a dipanarsi il racconto di Pavel Nedved, stella di prima grandezza del calcio mondiale non soltanto per essersi aggiudicato, nel 2003, il Pallone d’Oro -ovvero il massimo riconoscimento per un calciatore in attività- quanto per aver impersonato un modello di sportivo e di uomo destinato a rimanere indelebile nella storia di questo sport che, nonostante tutto, continua ad appassionare milioni di persone ai quattro angoli del Pianeta. Cheb è una cittadina della Repubblica Ceca che oggi conta circa 35 mila abitanti: «(…) io sono stato un bambino felice. So che forse è difficile da credere, ma la mia infanzia a Skalnà, dove sono cresciuto, è stata bella e senza problemi, di tutto quello che succedeva intorno non mi sono mai accorto ed è stato grazie ai miei genitori e soprattutto ai miei nonni (…). Ecco, io non posso dire che gli anni del comunismo siano stati così brutti e violenti, ma vivere al confine era duro, vedere le torrette di guardia e sapere che ogni tanto qualcuno spariva senza sapere il perché era una cosa difficile da accettare per un bambino (…)».

Già, la Cecoslovacchia di fine anni ’80: «(…) ti abitui a credere che il regime non possa mai sbagliare, che ogni singola scelta sia fatta per il bene comune e che il partito sia sempre in buona fede. Certo, devi fare i conti con molte restrizioni della libertà ma pensi che lo stiano facendo per proteggerti, e noi eravamo tutti così, tanto gli adulti come i ragazzini, ingenui e disposti a credere nelle decisioni del regime, come se non si potesse fare diversamente (…). Si cominciava a parlare di manifestazioni di protesta e quando arrivò il 1989, ormai tutto andava troppo veloce perché si potesse fermarlo. Il 1989 fu l’anno della nostra Sametonova revoluce, la Rivoluzione di Velluto che mise fine al regime comunista senza gi spargimenti di sangue che invece ci furono in altri Paesi. La protesta era cresciuta per tutto l’anno. A gennaio, nel corso di una commemorazione di Jan Palach (lo studente patriota che era ormai diventato il simbolo della resistenza antisovietica, e che morì nel gennaio di vent’anni prima dopo essersi dato fuoco in Piazza San Venceslao), era stato arrestato anche Vaclav Havel, che a fine dicembre sarebbe diventato presidente della Cecoslovacchia unita e il primo presidente della Repubblica Ceca (…)». Colpisce, nelle pagine di Nedved, il costante riferimento alla vita quotidiana: d’altronde, come non guardare costantemente a quella “Rivoluzione” che non fu soltanto un accadimento politico, ma anche -e soprattutto- umano. Poi arrivarono l’Italia e …la Juve: per otto lunghi anni, tra le gioie dei primi quattro e i “dolori” dei secondi, questo ragazzo venuto dall’Est lascia una traccia indelebile della sua permanenza nella solo apparente fredda e distaccata Torino, città che -invece- sa bene come accoglierti: il resto lo avrebbe fatto il calore di quella sterminata schiera di sostenitori per i quali Nedved sarebbe diventato un beniamino, uno di quegli esempi da imitare oltre che uno di quei calciatori da collocare -di diritto- in una sorta di “Hall of Fame”, di “Pantheon” della contemporanea arte calcistica. Ed ecco la gioia incontenibile provata alla fine di un altro irripetibile pomeriggio -«(…) Vincere sarebbe stato bellissimo e il 5 maggio 2002 la fortuna, la nostra determinazione e la follia dell’Inter ci regalarono lo scudetto meno atteso di sempre (…)»-, come la rabbia per una finale di Champions League sudata a suon di vittorie e mai giocata -«(…) Feci un fallo su McManamann e mi resi conto subito che mi sarebbe costato carissimo (…) Ero disperato, piangevo e non volevo darmi pace (…)»-. «E poi ancora dolori, questa volta da condividere con tutta la squadra, con la società, con almeno 15 milioni di tifosi, disperati come non mai la sera di quel 14 luglio 2006, all’esito della velocissima sentenza di “calciopoli”». «Scrivere questo libro è stato divertente, bello. Da poco sono entrato nel Cda della Juventus, lo ha voluto Andrea e gliene sono grato (…)». Andrea Agnelli, figlio di Umberto il “Dottore”, è approdato alla guida della società il 28 maggio del 2010. Un “Agnelli” nuovamente sul ponte di comando della “Vecchia Signora”, fa notizia, riporta alla memoria i fasti di un tempo, dritto dritto a quei 113 anni di gloriosa storia. «(…) Pavel è proprio

Marzo/Aprile 2011 questo: l’ho visto correre, soffrire, gioire, piangere e ridere. Siamo diventati amici e abbiamo corso, sofferto, gioito, pianto e riso insieme. In questi giorni ha accettato di accompagnarmi in un’impresa, quella di riportare la Juventus dove le compete. Ha accettato di essere un amministratore della Juventus perché ha mantenuto viva la fiamma di una passione che anche in me non ha mai smesso di ardere. (…)». ❑

2011 marzo aprile  
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