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XIII - n° 1

MEZZOGIORNO IN FAMIGLIA SBARCA SULL’ISOLA PEDONALE

diogenemoderno@yahoo.it gennaio-febbraio 2009

ARSENICO, VECCHI MERLETTI E PROSPETTIVE di GIOVANNI CELICO La evocazione, almeno il solo titolo, del “targato” (1944) film di Frank Capra, serve, ad un modesto cronista, di provincia, per qualificare, in maniera suggestiva, il tempo presente, con riferimento alle calabre vicende, politiche e amministrative, che poco o molto si discostano da quelle nazionali. Un dato di partenza: il 6 e il 7 giugno prossimi, l’italico popolo dovrà eleggere, con l’ancora valido sistema proporzionale, incluse le preferenze, ma con sbarramento al 4%, i propri rappresentanti nel parlamento europeo, scegliendoli tra alcuni (ridotti ormai… per legge) partiti, incluso “Il partito dei senza partito”, nato dall’immaginazione di Camilleri, l’in-

in seconda...

SPUNTI, SPINTI E SPENTI di GIAN ENRICO ZAMPROTTA Questo giornale, al quale mi onoro di collaborare, ha scelto come missione di informare i lettori su tutto quanto avviene nella nostra cittadina, nel bene e nel male. E, nel corso degli anni, ha sottoposto all’attenzione ed al giudizio, spesso severo, dei lettori, della cittadinanza e delle autorità, una lunga serie di spunti di riflessione. Spunti dettati da situazioni che si verificano in questa città che vanta bellezze non indifferenti, forti ambizioni turistiche, e vorrebbe essere additata come esempio per il circondario. Per ogni situazione non ci si è limitati a riportare aridamente la notizia, facendo solamente un servizio di cronaca, bensì da ogni spunto traspare la passione di chi ha redatto l’articolo, letteralmente trasuda la volontà di comunicare per risolvere. Tutti i servizi sono stati spinti da vari articoli, a firma di numerosi collaboratori e, in parecchi casi anche da lettere di attenti lettori, i quali hanno ritenuto con i loro scritti di ribadire il pensiero e la linea del giornale ed in qualche caso, segnalare particolari che, apparentemente, potevano essere momentaneamente sfuggiti. Le spinte sono andate avanti nel tempo e nei casi più eclatanti sono stati, anche, reiterati gli spunti. Di proposito, qui, non si vuole fare una disamina di quanto è stato fornito fino ad oggi come spunto, ma un piccolo esempio è doveroso: nel numero di chiusura dell’anno 2008, l’editore ha ritenuto opportuno pubblicare, sotto il titolo “Errori ed incompiute degli ultimi 50 anni...”, ben quindici documenti fotografici, corredati ognuno di un commento, quasi a voler dare un’ulteriore spinta a spunti già pubblicati nel tempo. Tutto ciò, però, diventa molto simile ad una fatica di Sisifo ed è amaro constatare che dopo un iniziale fuoco di paglia, provocato da quanto si è scritto e pubblicato, tutto o quasi ricade nel dimenticatoio, spegnendosi per opera di quel grande estintore che è rappresentato dall’indifferenza. Ognuno, compresi coloro che dovrebbero essere preposti alla soluzione dei problemi, quando questi vengono a loro conoscenza, si sente in diritto di ritenere che la cosa non lo tocchi da vicino, oppure, che al momento esistono altre priorità che travalicano il nuovo problema proposto. L’amarezza, però, è momentanea; la molla che spinge il Diogene è sempre carica e, subito, collaboratori ed editore sono pronti ad affrontare un’altra battaglia nell’intima convinzione che se anche soltanto uno degli spunti, che sono stati spinti, non viene spento, ma raggiunge il suo scopo, allora il giornale avrà svolto la sua funzione di organo al servizio della comunità che lo ospita. q

NON NASCONDERTI! DIVENTA VISIBILE AGLI OCCHI DEL MONDO CON

www.scalea.it

Dal Sindaco Giuseppe Spinelli al Sindaco Mario Russo

AMMINISTRAZIONE COMUNALE

60 ANNI TRA LUCI ED OMBRE di ERCOLE SERRA Quando ormai manca circa un anno e mezzo alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, ritengo opportuno analizzare, in sintesi, l’attività svolta dalle amministrazioni comunali di Scalea che si sono succedute in sessant’anni (1947/2007) nella gestione del nostro Comune e capeggiate, in ordine di tempo, da sette sindaci: Giuseppe Spinelli, Valeriano de Bonis, Dario Bergamo, Francesco Zito, Sandro Bergamo, Francesco Pezzotti e Mario Russo. Quest’ultimo, nel 2010, dopo due mandati consecutivi, per legge, non potrà candidarsi a sindaco e ora si pone il problema, da parte delle forze politiche locali, di individuare come sindaco della nostra città, una nuova personalità carismatica e di spicco che sappia raccogliere, intorno alla sua figura, la maggioranza dei consensi dell’elettorato. La scelta non è facile, specialmente per lo schieramento di centro destra, che deve preoccuparsi di confermare i risultati schiaccianti di due tornate elettorali, comunali e provinciali, conseguiti proprio in virtù della candidatura di Mario Russo, medico specialista. Egli, invero e sin da ragazzo, possiede innate strategiche capacità politiche e comunicative (di scuola democristiana) che, negli anni, gli hanno consentito di occupare le cariche di Sindaco e di Consigliere Provinciale e, quasi certamente, nel 2010 quella di Consigliere Regionale. Dopo la caduta del fascismo, il Popolo italiano con il referendum del 1946 abrogò la monarchia, sicché, nello stesso anno, furono eletti i primi sindaci della Repubblica appena nata. A Scalea fu chiamato alla carica di primo sindaco il compianto Giuseppe Spinelli, industriale e titolare di una rinomata falegnameria del posto, socialista e persegui-

tato politico durante il fascismo, insieme ad altri socialisti e comunisti di Scalea (per citarne alcuni: Muzio Graziani, Giuseppe Altieri, Gennaro Ferraro). La sua amministrazione si trovò ad affrontare il periodo nero del dopoguerra, quando innanzitutto si doveva pensare a come potere sfamare la stragrande maggioranza della popolazione, ridotta alla miseria ed alla disperazione a causa della guerra perduta (era in vigore la tessera annonaria ed il cibo scarseggiava). Il sindaco Spinelli dovette, infatti, affrontare e risolvere anche altri problemi sociali ed economici per rendere meno difficile la qualità della vita ai cittadini attraverso, anche, la realizzazione di cantieri di lavori pubblici per occupare più capi famiglia possibili. L’amministrazione Spinelli durò solo qualche anno: nel 1948 furono indette le elezioni comunali e si candidò a sindaco il compianto Valeriano de Bonis, possidente terriero ben voluto dal in terza...

La posta di Nando Manco: diogenemoderno@yahoo.it

GLI SCALEOTI NON AMANO INCONTRARSI! - Un lettore sostiene che giorno o sera, Scalea è sempre un deserto, tranne ovviamente d’estate e nel periodo pasquale. - Un altro segnala, in luoghi isolati, coppiette in pericolo e per niente scoraggiate da quello che giornalmente riportano le cronache nazionali su fatti agghiaccianti a sfondo sessuale. - Un ex assessore comunale lancia la sua proposta sulla creazione di posti di lavoro per quei giovani avanti negli anni che gravano ancora sul bilancio familiare. - E poi, il nostro valido e attento studioso Moliterni ci comunica che il Diogene è stato citato in due articoli della prestigiosa rivista storico-scientifica “Archivio Storico per la Calabria e la Lucania”». nelle lettere...


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Primo Piano ...dalla prima

ARSENICO, VECCHI MERLETTI E PROSPETTIVE di GIOVANNI CELICO ventore del commissario Montalbano, e i cosentini indicheranno anche i “nuovi”consiglieri provinciali, ivi compreso “il presidente”. Una premessa: circa quaranta anni fa, Ugo La Malfa propose di abolire, in concomitanza con la nascita delle regioni, per contenere la spesa pubblica, le province, paragonate a carrozzoni, che servivano, secondo la vulgata, a sistemare la parte della famelica dirigenza che non trovava, nelle ricorrenti tornate elettorali, posto nelle più qualificate assemblee nazionali. Alla proposta del rigoroso leader repubblicano molti consensi, ma come accade sempre, quando si tratta di “ridurre le greppie”, nel famelico stivale, “passata la festa…” si…“gabbò pure il santo”! Varate le regioni, le province restarono e gli “eletti”, così, si moltiplicarono, tra la incontenibile gioia del ceto politico e la frustrazione di un popolo che ha mostrato e mostra, sempre più, di avere memoria corta. Negli anni ‘90, poi, una “rivoluzione di carta”, così detta tangentopoli, atteso che il terzo o il quarto stato non avrebbero, per urna, mai “visto la luce del potere”, portò all’eclissi forzata di alcuni storici partiti della prima repubblica. Eppure gran parte di quella dirigenza aveva contribuito, ad esempio, a ricostruire l’Italia nel dopoguerra, portato la lira ad essere una delle più forti monete del mondo, difeso la democrazia dal terrorismo, ecc., ma non si era collocata, disciplinatamente e per tempo, imperdonabile errore, dalla parte…giusta! Un possibile cambio della guardia a palazzo (non quello d’inverno) incominciò perciò a delinearsi con il favore di una dea che, tenendo una bilancia fuori asse, comunque e per diversi mesi scaldò i cuori trepidanti dei nostrani, immarcescibili (si sarebbe detto… allora) seguaci di Torquemada. L’irrompere, imprevisto, in campo e l’affermarsi, con una formazione di fatto virtuale, Forza Italia, di Berlusconi, sconvolse, nel 1994, irrimediabilmente i piani di coloro che ormai vedevano a portata di mano l’avvento di un bel partitone unico (magari…di sovietica impronta). Da allora, il sole dell’avvenire è tramontato così tante volte su questo sogno “sinistro”, dopo aver solcato un cielo sempre più plumbeo, che, ora, sulla prateria che, man mano, ha lasciato deserta la sinistra in rotta, nel cui ambito si contano addirittura ben nove sigle di movimenti che si richiamano al “comunismo storico”, pascola indisturbato persino il più retrivo giustizialismo. Ma il comprensorio dell’alto Tirreno cosentino cosa può aspettarsi dal voto di giugno: azzardiamo un minimo di riflessione a beneficio dei nostri affezionati lettori (non elettori). Marginale e lontana dai centri decisionali, l’area che si identifica con il collegio provinciale Scalea-Praia, comprese le cittadine di Tortora, Aieta e S. Nicola Arcella, ha, fino ad ora, contato nulla, pur avendo eletto, negli ultimi cinquanta anni, all’assise cosentina, rappresentanti di diversa estrazione. Infatti e ad esempio, la crisi economica, che ha toccato adesso ogni parte del pianeta, qui è “partita” più di dieci anni fa ed è palpabile a Praia dove è naufragato uno dei più grandi sogni industriali del mezzogiorno, nel tessile, e affanna persino il settore turistico, nè vi sono proposte all’orizzonte che possano far sperare in una inversione di tendenza. Il panorama politico che, almeno in queste ore, sta configurandosi riconduce, pur con il beneficio della cautela, sostanzialmente, ad una rinnovata sfida tra il centro-destra, incarnato dal sindaco di Scalea, Mario Russo, consigliere provinciale uscente, e il centro-sinistra, rappresentato

dall’altro consigliere provinciale uscente, Antonio Praticò, capogruppo di opposizione al comune di Praia. Il resto, con buona pace delle decine di “liste” in cantiere, per cui non basterà l’elenco telefonico dal quale ricavare i nomi per coprire tutte le varie ed eventuali caselle, sarà solo contorno e non ce ne vogliano, per questo giudizio, aspro ma vero, i tanti, volenterosi partecipanti che si agitano ai nastri di partenza. Vi è da registrare che il centro-destra, al momento, ha posizioni più convergenti e omogenee mentre il centro-sinistra, versante PD, è lacerato da contrapposizioni profonde e antiche: a Praia l’elezione del responsabile del partito, con un intervento persino delle forze dell’ordine, ha sancito questo stato dell’arte. Al di là dei rapporti di forza, che saranno certificati all’apertura delle urne il 7 giugno, tra i due più forti concorrenti, forse nelle viscere profonde della popolazione del territorio il desiderio di contare qualcosa esiste ed aspetta solo di essere evidenziato ed interpretato. Ebbene, semplificando, le “stanze” dove si può veramente “operare per la collettività” sono quelle regionali e comunali ed il “passaggio provinciale” intanto diventa utile in quanto non rimane fine a se stesso ma “prepara” un comprensorio, disegnando schemi e mettendo in luce vitalità utili per un domani, che, nel rispetto di ruoli e appartenenze, potrebbe e dovrebbe, comunque, essere condiviso. Archiviate le provinciali, si potrebbe incominciare a pensare, per il rinnovo del consiglio regionale, ad esempio, di far emergere una eventuale candidatura, da qualcuna delle cittadine del collegio, che possa trovare il più ampio favore possibile e che possa, anche, favorire l’affacciarsi di ceti dirigenti, preparati, da proporre, poi e di volta in volta, alla guida delle amministrazioni comunali locali, in un confronto, tra formazioni, movimenti e partiti concorrenti, reso nel tempo sereno e costruttivo. È lo sforzo che ci si aspetta da una dirigenza al passo con i tempi, soprattutto per far uscire queste comunità, avvilite da una crisi senza fine, da contrapposizioni sterili, antiche e inutili. Altrimenti, l’8 giugno vi saranno, probabilmente, due consiglieri provinciali (auguriamo anche tre o quattro) eletti nel collegio, ma le antiche e mai sopite fibrillazioni, talune artificiosamente costruite, continueranno a scaricarsi, ciclicamente, sui comuni creando solo ulteriore sfilacciamento nel già fragilissimo tessuto morale-economico-sociale di una popolazione che avrebbe bisogno invece di vedere punti di forza saldi e certi, non “nemici”, per poter avviarsi su una qualche via di riscatto. Se competitori e supporter delle formazioni in campo, oltre le chiacchiere, hanno anche a cuore l’affermarsi di una pace sociale e del bene comune lo si constaterà, a modesto avviso, da come raccoglieranno prima e affronteranno poi questa sfida, altrimenti si continuerà, diabolicamente, a “versare arsenico” sui sogni di tanti conterranei o a correre, inutilmente, dietro ai “vecchi merletti” cioè a perseguire schemi vetusti e superati di far politica! q

Gennaio-Febbraio 2009

COMUNE DI SCALEA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

AVVISA LA CITTADINANZA È attivo presso questa Casa Comunale il servizio convenzionato per l’assistenza e/o consulenza fiscale, per le seguenti prestazioni: 1. distribuzione e compilazione modulistica per la richiesta del bonus sociale per le forniture di energia elettrica alle famiglie in condizioni di disagio economico e fisico; 2. distribuzione e compilazione modulistica per la richiesta del bonus straordinario alle famiglie a basso reddito; 3. distribuzione e compilazione modulistica per il contributo affitto 1a abitazione in locazione. Gli interessati potranno rivolgersi presso la Sede Comunale: martedì, dalle ore 16.30 alle ore 18.00 venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 12.00. Muniti di: copia documento di riconoscimento; copia di ogni dichiarazione utile alla rilevazione dei redditi del nucleo familiare (UNICO, CUD, 730); copia del codice fiscale dei componenti dell’intero nucleo familiare; copia dell’ultima bolletta ENEL.

IL SINDACO DR. MARIO RUSSO

SCALEA PARTECIPA ALLA BORSA INTERNAZIONALE DEL TURISMO Il Comune di Scalea è stato presente alla Bit di Milano, la più importante vetrina internazionale dedicata agli operatori del turismo. È stata una ulteriore occasione per mettere in primo piano la cittadina che vive essenzialmente di turismo. Soddisfazione hanno espresso l’assessore al Turismo, Giuseppe Forestieri, e il consigliere con delega alla Cultura, Marcello D’Amico. «È stata l’ennesima occasione - hanno affermato Forestieri e D’Amico per partecipare ad una vetrina internazionale di chiara importanza strategica per la nostra cittadina che vive essenzialmente di turismo e che deve lavorare ancora di più per incrementare le presenze. La Bit milanese è anche un ottimo aggancio con il turismo proveniente dai Paesi del Nord, oltre che una realtà consolidata per l’Italia. I numeri che annualmente si registrano attorno alla Borsa milanese danno l’idea dell’importanza dell’evento al quale la nostra cittadina non poteva mancare. È stata, quindi, una ulteriore occasione - hanno sottolineato ancora Forestieri e D’Amico - per far conoscere, attraverso immagini video e fotografiche, le nostre zone, il territorio marino di Scalea e le bellezze del fiume Lao. Inoltre, novità vera, che ha trovato un plausibile riscontro, è stata quella di proporre ai tanti curiosi visitatori, la bontà dei nostri squisiti prodotti tipici». Per l’importante occasione, l’amministrazione comunale di Scalea e, in particolare, l’assessore Giuseppe Forestieri ed il consigliere comunale Marcello D’Amico hanno coinvolto l’associazione degli albergatori e degli operatori balneari. q

(M.C.)


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Primo Piano

Gennaio-Febbraio 2009

...dalla prima

Dal Sindaco Giuseppe Spinelli al Sindaco Mario Russo

IN UN’OTTICA COMPRENSORIALE SCALEA DOVRÀ FARE DA TRAGHETTATRICE di ERCOLE SERRA popolo ed appartenente ad una antica famiglia notabile scaleota. La sua lista civica “SPIGHE”, priva di collegamenti partitici, superò la competizione e iniziò così l’epoca amministrativa di De Bonis il quale, dopo aver vinto le elezioni del 1952 e del 1956, finì il mandato nel 1960, quando la lista “SPIGHE” perse la competizione in favore della lista DC. Sotto la guida di De Bonis, Scalea raggiunse vari obiettivi e realizzò alcuni importanti progetti di lavori pubblici: rete idrica e fognante, case popolari, edificio scuola elementare, pavimentazione del centro storico e cantieri di rimboschimento. Forse, si verificarono anche alcune scelte negative, ma fino agli inizi degli anni sessanta Scalea rimase immune dalla disastrosa speculazione edilizia che, invece, prese il sopravvento negli anni successivi. Nel mese di novembre 1960 la svolta: la lista democristiana capeggiata dal compianto dr. Dario Bergamo vinse le elezioni. Sulla nomina del Sindaco, pare, ci furono dei contrasti forse scaturenti da presunti preventivi accordi sul nome di un altro consigliere comunale eletto (pare si trattasse del compianto avv. Giovanni Caputo, allora presidente del Consorzio di Bonifica “Valle del Lao”). In conclusione, il nuovo Consiglio Comunale, a maggioranza, votò sindaco di Scalea Dario Bergamo. Una figura stimata, proveniente da una antica famiglia di professionisti nel campo sanitario, tant’è che egli stesso, a Scalea, esercitava da anni la professione di medico dentista. L’amministrazione Bergamo iniziò a farsi sentire con l’adozione di provvedimenti in favore della tutela paesaggistica (vedi vincolo costiero dalla zona “Ajnella”, fino alla zona del campo sportivo). Durante i vent’anni di gestione amministrativa democristiana furono realizzate anche tante opere pubbliche (qualcuna ancora oggi incompiuta come l’ospedale), ma il periodo, ritengo, più proficuo, fu quello dei primi anni quando s’insediarono a Scalea anche piccole e medie industrie manifatturiere, come la camiceria (I.C.M.) e quella per la lavorazione del marmo (Vitanza) che dettero lavoro a parecchie famiglie. Forse, successivamente, si adottarono scelte negative, con errori (voluti o non), che sfociarono nella nefasta era della speculazione edilizia iniziata prima in sordina, per poi esplodere negli anni ’70, in modo invasivo. Per certi versi, si dovette assistere anche ad alcuni discutibili comportamenti individuali e ad intolleranze (quasi persecutorie) nei confronti di coloro i quali, legittimamente, esercitavano il ruolo di oppositori proprio contro quelle scelte negative i cui effetti, dopo tanti anni, rimangono ancora visibili ed incancellabili nel nostro territorio, uno dei più belli ed ubertosi d’Italia. Mi si consenta esternare questa generica riflessione: “spesso le scelte ed i comportamenti individuali e sociali non provengono da una sola volontà, anzi, al contrario, da quelle di più incisivi ed esigenti centri di potere, per cui ogni giudizio va lasciato alla storia.” La ventennale epoca del sindaco Bergamo finì nel 1980, quando Egli, alle elezioni comunali, non si candidò, uscendo così dalla scena politica con umiltà e in punta di piedi. Ecco, allora, l’epoca di Francesco ZITO (DC), il quale con la lista civica “La CAMPANA”, formata da candidati di estrazione dei Partiti DC, PCI, PSI e PRI, vinse le elezioni sulla lista della DC. Franco Zito non si era mai cimentato direttamente in competizioni elettorali, preferendo, probabilmente, pensare ad occuparsi della sua attività commerciale. Lo fece nel 1980, fra l’altro, quando suo padre, il compianto amico Antonio Zito, un gentiluomo, lasciò, dopo oltre vent’anni, la politica attiva che lo aveva visto occupare anche la carica di vicesindaco nella amministrazione Bergamo. Eravamo in un periodo florido dell’attività politico-amministrativa, quando, cioè, grazie all’incisivo interessamento dei Parlamentari cosentini ed in particolare dell’On. Riccardo Misasi (DC) e dell’On. Giacomo Mancini (PSI), in Calabria, arrivavano maggiori fondi pubblici per le infrastrutture e la realizzazione di progetti comunali. A Scalea, quindi, Franco Zito e la sua amministrazione, politicamente eterogenea, riuscirono a fare giungere i fondi necessari per la realizzazione di opere primarie e secondarie, come nuove reti fognanti, potenziamento della rete idrica, nuove strade, rifacimento di Piazza Caloprese, la costruzione del nuovo palazzo di Città, il restauro della “crocevia” (purtroppo, per certi interventi azzardati, alquanto discutibile) e di altre antiche gradinate del

Centro storico. Il Comune acquistò il secolare Palazzo dei Principi che fu, a suo tempo, oggetto di apprezzabili lavori di restauro strutturale e conservativo rimasti purtroppo, ancora oggi, incompiuti. Durante “l’epopea del sindaco Zito, (specialmente nel secondo quinquennio con la lista DC) emersero alcune scelte ed errori a danno di alcuni siti del nostro patrimonio ambientale e storico, come l’accerchiamento del Convento Francescano (sec. XIV) con alcuni mastodontici edifici, la cementificazione intensiva della collinetta del “Monticello”, la mancata adozione del piano di recupero del Centro storico ecc. Anche in questi casi giudicheranno i posteri. La gestione Zito ebbe termine (dopo aver vinto anche le elezioni del 1985) nel 1990, quando con il sistema proporzionale furono eletti anche rappresentanti di alcuni altri Partiti. Benché la lista DC conseguì una maggioranza solida, il Consiglio comunale, a causa di una cordata di alcuni consiglieri di maggioranza con altri delle minoranze, sorprendentemente, invece di eleggere Franco Zito (il più votato), elesse Sandro Bergamo a sindaco di Scalea. Quindi, fine del decennio di Zito ed inizio del più breve periodo di Alessandro BERGAMO, medico chirurgo, figlio dell’ex sindaco Dario Bergamo, che nel 1994, divenne deputato di “Forza Italia”. Questa gestione fu caratterizzata da spinte in favore della cultura (patrocinio del convegno nazionale filosofico sul Caloprese e della giornata di studi dedicata al compianto parroco Don Giuseppe Rimoli, organizzati dal Centro Studi e Ricerche “Attilio Pepe”). Fu posta più attenzione al nostro patrimonio ambientale e storico e si idearono progetti propositivi per una migliore gestione del territorio. Propositi, però, non potuti realizzare in toto perché l’amministrazione Bergamo ultimò, anticipatamente, il suo mandato nel 1992. Al ritorno alle urne, apparve sulla scena politica di Scalea Franco Pezzotti (scaleota residente a Roma), generale della Guardia di Finanza in pensione. Pare che Pezzotti fosse stato sollecitato a candidarsi a sindaco di Scalea dallo stesso schieramento facente capo a Sandro Bergamo allo scopo, probabilmente, di battere la potente lista DC di Franco Zito, il quale, a sua volta, fra gli altri obiettivi, forse voleva prendersi la rivincita sullo stesso Bergamo. L’amministrazione Pezzotti che vinse le elezioni per una manciata di voti con la lista civica “Rinnovamento”, nei primi tempi diede uno scossone ai tanti superati e, talvolta, stucchevoli metodi di gestione del passato. Con raziocinio, si cominciò a mettere più ordine nell’apparato burocratico degli uffici comunali e ad eliminare certe presumibili forme di indolenza e di lassismo che prima aleggiavano negli stessi ambienti politici scaleoti. In sostanza, la cultura e la professionalità del dottor Pezzotti emergevano con sempre maggiore determinazione specialmente quando si dovevano adottare le decisioni più importanti in favore della nostra Città. Si cominciò a discutere di aeroporto e porto (in questi ultimi tempi si è accesa una querelle sulla possibilità, o meno, di realizzare questa opera nel sito archeologico, naturalistico ed ambientale della Torre Talao). Non mancarono nuove opere pubbliche e di manutenzione, nonchè provvedimenti, anche clamorosi, come quello della deviazione dei mezzi pesanti dalla variante Superstrada 18 per motivi di sicurezza stradale. Purtroppo, l’inizio positivo dell’amministrazione Pezzotti, andò scemando, forse, anche a causa di incomprensioni nella stessa maggioranza fino al punto che fu sciolto il Consiglio comunale. Nel 1996, dopo un periodo di commissariamento, il generale si ripresentò e

rivinse a sorpresa le amministrative contro l’onorevole Sandro Bergamo. Seguirono quattro anni turbolenti e diversi nella conduzione. Negli ultimi mesi del suo mandato successe di tutto ed iniziò il fuggi fuggi di alcuni assessori dalla maggioranza. Con le nuove elezioni, nel 2000, si ritornò a respirare una ventata di aria nuova. Ad emergere fu la figura politica del dr. Mario Russo (Forza Italia) che si candidò a sindaco con la lista civica “La Margherita”, vincendo le elezioni con un risultato strepitoso (pare che la “lista” fosse sostenuta dal gruppo politico di Sandro Bergamo). Siamo, ormai, nell’“epopea” politica ed amministrativa di uno schieramento (direi di centrodestra) che nel 2005 ha vinto per la seconda volta le elezioni con un’altra lista civica “Lista Russo - Il Cuore” e che, come all’inizio dicevo, concluderà il suo mandato nel prossimo 2010. Sulla gestione Russo abbiamo avuto e stiamo avendo alti e bassi, scelte certamente accettabili ed anche alcune, invece, alquanto discutibili che forse potrebbero lasciare segni in futuro. Direi che un’analisi più approfondita e particolareggiata, sulla decennale amministrazione del sindaco Russo, dovrà essere fatta opportunamente nella campagna elettorale del 2010, quando l’elettorato ne dovrà giudicare il rendiconto con obiettività e ponderatezza. Comunque, l’operato dei sette Sindaci su cui mi sono soffermato, fra un anno e mezzo, sarà definitivamente “storia passata” e, quindi, consegnata al giudizio dei posteri. Dovrà iniziare, per la verità, una nuova fase proiettata verso metodi di gestione innovativi per volare più in alto. Non interessa chi e come sarà il nuovo sindaco di Scalea, interessa invece che, ad amministrare la nostra Città, sia una compagine professionalmente preparata, con una mentalità aperta. Le norme del T.U. sulle autonomie locali del 2000, affidano ai sindaci una importante funzione istituzionale-manageriale, per cui non devono essere considerati come i podestà, di infelice memoria, da cui tutto deve dipendere. I tempi attuali, ormai, non solo impongono la capacità di ascoltare le opinioni dei cittadini, ma anche quella di progettare e realizzare, nonché la teoria consolidata del dialogo. Per quanto riguarda Scalea, ritengo che ormai bisogna parlare di comprensorio e di unione dei comuni, istituendo lo storico “SINUS LAUS” verso cui la nostra Città dovrà fare da traghettatrice. Quindi la nuova figura del sindaco dovrà essere vista in tale contesto. Qualche riferimento già esiste ma, per proporlo, è bene aspettare tempi e luoghi opportuni. q


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Primo Piano

TRA IL SERIO ED IL FACETO... IL GIOCO DEI SE… -Se divento sindaco cercherò di ultimare e migliorare piazza Caloprese (illuminazione fontana e sistemazione in modo definitivo delle entrate a nord e a sud, in perenne disordine, con l’installazione di indispensabili e pratici dissuasori a scomparsa). -Se divento sindaco toglierò quelle orrende catenelle lungo la passeggiata più bella di Scalea (via Bianchi) dissuasori compresi (troppo moderni e troppo fragili per i violenti balordi notturni). Al loro posto piazzerò dei dissuasori meno moderni e più massicci e al posto delle catenelle attuali, dei tubi d’acciaio perimetrali con due barre diagonali in tubolare con al centro un rosone in ferro battuto zincato, di colore grigio antico. -Se divento sindaco sostituirò il lastricato della gradinata di piazza Rimoli (già scheggiato e rotto), con materiali più resistenti e adatti. Se divento sindaco farò diventare la villa comunale, una piccola “Villa Borghese”, viva e frequentata. -Se divento sindaco con determinazione e convinzione avvierò una pratica di esproprio per quei fabbricati fuori luogo e fuori ogni norma estetica che si trovano ai piedi di Torre Talao e farò diventare quell’area un’isola verde. Se divento sindaco smantellerò immediatamente l’inutilizzata pista di pattinaggio, diventata un “mausoleo” obsoleto ed inguardabile. -Se divento sindaco con un progetto all’avanguardia cercherò di mettere in pratica un adeguato piano di riqualificazione degno del lungomare di Scalea che attiri gente durante tutto l’anno.

-Se divento sindaco, con un progetto appropriato, recinterò la villa comunale esponendo alle due entrate cartelli di orari di apertura e chiusura e le modalità comportamentali da osservare all’interno dell’area verde, come succede in tutti i parchi e le ville del mondo. Contro vandali e balordi, le telecamere non bastano e alla fine, sono solo spese inutili. -Se divento sindaco completerò il maestoso Palazzo dei Principi e darò impulso affinché i meravigliosi affreschi, che si trovano sul cielo della sala grande, siano restaurati. -Se divento sindaco, una volta ultimato (manca di recinzione e di cancelli di ingresso) darò una rinfrescata al cosiddetto “Museo del Bambino” per realizzare, un “Museo delle Culture”. -Se divento sindaco vedrò il da farsi per far funzionare meglio l’aeroporto di località Fiume Lao. -Se divento sindaco, realizzerò al di là del posto, il porto che tutti vogliono ed aspettano. -Se divento sindaco, non so ancora come, ma ridarò luce al faro della “Petrosa”. -Se divento sindaco rimetterò in piedi il dismesso ponte in ferro della ferrovia per farlo ammirare a quanti fin’ora hanno avuto modo di farlo solo attraverso sbiadite foto in bianco e nero. -Se divento sindaco ultimerò i lavori di pavimentazione mancanti tra le centralissime via Lido (sostituzione delle brutte piastrelle rosse) e corso Mediterraneo (di fronte alla Torre, rimozione del volgarissimo massetto in cemento). (Continua)

Non passa il ricorso contro la bretella di via Neghelli

DISCO VERDE PER L’ISOLA PEDONALE Il TAR non blocca l’iniziativa del Comune Prosegue il viaggio burocratico avviato dall’amministrazione comunale di Scalea per ampliare l’isola pedonale di Piazza Gregorio Caloprese. Un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Catanzaro aveva cercato di frenare l’iter per la realizzazione della cosiddetta bretella di via Neghelli. Alle spalle dell’isola pedonale ci sono dei terreni che l’amministrazione sta espropriando per completare l’area con una serie di parcheggi, spazi verdi e una strada che possa collegare il centro al borgo antico, la bretella di via Neghelli. Il Tribunale Amministrativo, con una ordinanza dei giorni scorsi, ha respinto il ricorso intentato contro il Comune di Scalea. Un cittadino, rappresentato e difeso dall’avvocato Francesco Giardino, aveva avviato la causa contro il Comune di Scalea in persona del sindaco Mario Russo, rappresentato e difeso dall’avvocato Orazio Abbamonte. Si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della delibera del consiglio comunale di Scalea del 27 ottobre, avente ad oggetto: “Approvazione progetto preliminare lavori di bretella stradale tra piazza Caloprese e via Neghelli con annesso parcheggio pubblico”. La decisione del Tar lascia,

quindi, ancora spazio libero, all’amministrazione comunale che proseguirà nel progetto di allargamento dell’isola pedonale. La realizzazione della bretella servirà a garantire un collegamento più veloce fra due aree della cittadina che restavano, invece, strozzate dalla presenza dell’isola pedonale. Fra l’altro, l’opera, come è noto, è stata anche finanziata dalla Regione Calabria per 480mila euro. Il parcheggio costruito sul lato a monte della piazza servirà a garantire una maggiore fruizione dell’isola pedonale. Sempre nel centro di Scalea è stato avviato anche un successivo progetto, a nord dell’isola pedonale. Si pensa ad un ulteriore ampliamento dell’area dedicata ai pedoni con il trasferimento lungo la Statale 18 della pompa di benzina. L’area pedonale sarà molto ampia e il borgo antico avrà un ulteriore collegamento con la piazza sottostante. L’iniziativa mira a cambiare il volto della cittadina turistica. Più volte è stato ribadito che si vorrebbe realizzare nel centro di Scalea un vero e proprio salotto eventualmente collegato, in una fase successiva, all’area del porto turistico che dovrebbe essere realizzato attorno alla Torre Talao di Scalea. (M.C.)

Gennaio-Febbraio 2009

OSPEDALI RIUNITI: PROPOSTA DEL FORUM DEL MEDITERRANEO Da tempo è in atto nella zona altotirrenica una iniziativa per la realizzazione degli ospedali riuniti Praia a Mare-Scalea. L’obiettivo è quello di fornire ai cittadini di questa’area un servizio completo nel settore della Sanità, evitando spostamenti lunghi verso altri ospedali. L’assessore al Comune di Scalea, Giuseppe Forestieri, che è anche coordinatore di Alleanza Nazionale dell’Alto Tirreno Cosentino, ha manifestato la sua adesione alla proposta lanciata dall’associazione Forum del Mediterraneo per la riorganizzazione del territorio della ex Asl n. 1 in materia sanitaria. «Credo che la proposta avanzata dal presidente Ettore Biondi - ha affermato Giuseppe Forestieri - sia valida e quindi meritevole di attenzione o, quanto meno, di un’analisi approfondita. Il territorio non può essere trascurato, soprattutto nel settore della Sanità. Anziani, bambini, fasce deboli subiscono maggiormente lo sbilanciamento verso Sud delle strutture. Ogni possibile scelta, per come sinora avanzata, sicuramente andrà contro le esigenze e i diritti dei cittadini dell’Alto Tirreno Cosentino. La realizzazione degli Ospedali Riuniti Praia a Mare-Scalea, sicuramente consentirà di ottimizzare i servizi da rendere ai cittadini e darà la possibilità, nello stesso tempo, di ottenere un considerevole risparmio di costi di gestione e di energie. Mi attiverò presso gli organi di partito, ad ogni livello, provinciale, regionale e nazionale - ha aggiunto Giuseppe Forestieri - affinché questo territorio non venga ulteriormente umiliato. L’occasione mi permette anche di spronare l’associazione Forum del Mediterraneo, e tutte le altre associazioni sensibili alla tematica della salute pubblica, a continuare con attenzione su questa strada per una battaglia di civiltà. Si vuole aiutare un territorio che ancora oggi lamenta una notevole carenza, non solo nella Sanità, ma anche in altre strutture, fattore quest’ultimo che contribuisce ad acuire il problema delle distanze da quegli ospedali individuati come futuro punto di riferimento per le esigenze mediche. Da non sottovalutare, infine, l’incremento estivo dei cittadini che gravitano nella fascia altotirrenica. La presenza di numerosi villeggianti, nei mesi estivi, potrebbe ingolfare un sistema che, alla luce delle ultime indicazioni, sembra evidenziare notevoli carenze». q

NUOVE NORME PER LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI INGOMBRANTI Il sindaco invita ad attenersi alle indicazioni per evitare l’arresto Iniziativa di sensibilizzazione in tema di smaltimento di rifiuti ingombranti del sindaco di Scalea, Mario Russo. La diffusione della nota del primo cittadino è stata avviata a seguito dell’entrata in vigore del nuovo regime sanzionatorio esteso, oltre che alla Campania, anche ai comuni della Regione Calabria. L’abbandono di rifiuti pericolosi, speciali, ingombranti, domestici e non, in modo incontrollato o presso siti non autorizzati è punito, in caso di reato in flagranza, con la reclusione fino a tre anni e sei mesi. Una situazione che incide sulla libertà personale. Per questo motivo, il sindaco Russo, ha diffuso un invito rivolto alla cittadinanza per il corretto smaltimento e conferimento dei rifiuti ingombranti domestici e non. «Chi deve liberarsi dei rifiuti ingombranti - ricordano gli uffici comunali - può avvalersi del servizio espletato dalla Società Alto Tirreno che prevede anche il ritiro a domicilio previa richiesta telefonica al numero verde 800 750 771 o all’utenza telefonica 0985/272096, dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle ore 17.00 e il sabato, dalle ore 09.00 alle ore 13.00. Con l’occasione - dal Comune si ricorda ai cittadini - di adempiere all’obbligo della differenziazione dei rifiuti, al fine di evitare aumenti tariffari del servizio di smaltimento e di contribuire alla riduzione dell’inquinamento ambientale». q

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Primo Piano

Gennaio-Febbraio 2009

S.S.18 THANATOS ROAD Non a caso si è scelto di ribattezzare la superstrada che collega Tortora a Lametia Terme, “strada della morte”. In particolare, il tratto che collega la città di Scalea con Paola, è ad altissima pericolosità. Frequentissimi innesti, con strade secondarie che consentono l’accesso a vari paesi, un fondo stradale, spesso dissestato e pieno di buche, numerosissimi e continui segnali di limite di velocità, la rendono pressoché impercorribile. A nulla sono valsi, incontri con la dirigenza ANAS, con i sindaci dei vari comuni interessati, con le competenti autorità, nessun provvedimento è stato preso per aumentare la sicurezza di percorrenza su questa importante arteria. In questa stagione, poi, è sufficiente qualche nevicata sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria, per dirottare anche tutto il traffico pesante su questa malandata strada. Ne consegue che, umidità, pioggia (micidiale quella di fine gennaio 2009 che ha provocato veri e propri crateri) e peso di autoarticolati carichi, vanno a peggiorare lo stato già precario del fondo, con aumento esponenziale di buche e dissesto della sede stradale in una sorte di campo minato. Ma, l’aspetto più atroce di questi disagi non è rappresentato soltanto dagli eventuali fastidi nella guida di un automezzo, bensì dalle continue notizie di incidenti mortali che avvengono su questa strada. Sicuramente l’errore umano è determinante nella causa di simili eventi, ma se l’ente proprietario della strada curasse di più il manto d’asfalto, razionalizzasse gli innesti e le uscite dalla superstrada, se le amministrazioni comunali avessero meno attenzione al recupero di multe per infrazioni e operassero di più nel senso della prevenzione molti incidenti non avrebbero luogo. Gli improvvisi rallentamenti causati da un segnale collocato a bella posta per poter mettere nei pressi un autovelox che, come un predatore, sta seminascosto in attesa della sua vittima, gli sbandamenti provocati da buche che sarebbe più giusto chiamare voragini, le quali in caso di pioggia diventano invisibili, sono tutte concause al verificarsi di eventi luttuosi. Tutto quanto sopra, però, rappresenta solamente una elencazione di “se”, i fatti restano, e così, per accennare soltanto ai casi più recenti che hanno interessato Scalea, i genitori di Mimmo e di Chiara subiscono, soffrendo, il vuoto lasciato nelle loro case, una bimba di 12 anni piange il suo fratellone Checco che non c’è più e molti altri restano prostrati in un dolore che non può essere misurato, diminuito o consolato. La domanda è: “È proprio indispensabile che si continui a fare un elenco delle perdite, tipo bollettino di guerra, oppure è auspicabile che qualcuno si faccia carico delle responsabilità e decida di prendere seri provvedimenti?”

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UN PROGETTO CHE POTREBBE ALLARGARSI Il Comune di Praia a Mare e la cooperativa Athena hanno realizzato il progetto “Praia… non solo mare”, teso alla valorizzazione del turismo scolastico. La cooperativa Monocultura Athena, in seguito alle esperienze maturate nell’ambito turistico e culturale esprime, infatti, l’esigenza di coinvolgere maggiormente le scuole delle regioni limitrofe per poter meglio promuovere e far apprezzare il patrimonio artistico-culturale di Praia a Mare. Agendo nel contesto mussale, la cooperativa Athena e l’assessorato alla cultura, turismo e spettacolo, si sono resi conto dell’importanza del contatto con le scuole, che ben hanno risposto agli inviti fino ad ora, ma che lo farebbero in numero maggiore e con maggiore motivazione se invogliati da una proposta completa e vantaggiosa come quella che vuole proporre il progetto “Praia… non solo mare”. L’idea è quella di invitare gli alunni dell’ultimo anno delle scuole medie e tutti gli alunni degli istituti superiori di Calabria, Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia. Una proposta di viaggio-soggiorno di due giorni e una notte in quegli alberghi che, sotto l’invito della cooperativa, hanno aderito all’iniziativa. “Il vantaggio per le scuole - spiegano gli organizzatori - è avere una pensione completa e una visita al millenario Santuario della Grotta, al museo comunale, al centro storico, al Viale della Libertà, senza trascurare, logicamente un giro in barca intorno alla stupenda isola di Dino con relativa escursione al suo interno, il tutto ad un prezzo vantaggioso e competitivo che stimoli scolaresche a partecipare numerose”. Tale visita sarà organizzata e coordinata dal personale specializzato della cooperativa in collaborazione con l’Amministrazione comunale. I mesi proposti sono marzo, aprile e maggio del 2009, periodo poco animato dai normali flussi che garantirà una maggiore attenzione agli “ospiti” e una maggiore animazione dei principali luoghi della cittadina. «Gli obiettivi - spiega il vicesindaco Pietro De Paola - sono quelli di valorizzare con tutte le forme turistiche possibili le bellezze storico-artistico-culturali della nostra cittadina; incrementare il turismo scolastico e dare la possibilità a tutte le scuole interpellate interessate di conoscere i nostri siti archeologici e godere delle bellezze naturali che si sviluppano intorno al Parco Marino dell’Isola Dino; dare l’opportunità di far conoscere uno dei musei d’arte contemporanea più importante del

Meridione, sia per la collezione che preserva che per la sezione dedicata alle conchiglie, oramai, diventate pezzi introvabili e di valore inestimabile del nostro mare. Ma, soprattutto, dare l’opportunità alle attività commerciali di Praia a Mare di poter lavorare in maniera dignitosa anche nei periodi cosiddetti morti. il mio pensiero, però - ha continuato De Paola - è quello di allargare gli orizzonti coinvolgendo (logicamente allungando il soggiorno) le amministrazioni comunali del comprensorio che come noi hanno un potenziale economico ad elevata vocazione turistica che non si regge solo sul mare ma che abbraccia millenni di storia con chiese ed affreschi di grande pregio, monumenti, castelli, rocche arrampicate sulle nostre bellissime colline e vallate che accompagnano fiumi meravigliosi come il Noce ed il Lao (già da un po’ di anni alla ribalta non solo per i suoi scorci e le sue stupende gole ma per il rafting praticato da appassionati e non, di tutte le età, durante tutto l’arco dell’anno). Sicuramente, almeno una volta nella vita bisognerebbe tentare questa fantastica avventura per sentire sulla pelle, le emozioni che si provano scendendo in gommone tra queste cristalline e variegate acque. In un periodo di congiuntura economica tremenda - ha spiegato l’assessore De Paola - le attività ricettive stanno facendo sforzi davvero sovrumani per riuscire a portare flussi turistici in bassa stagione. Alla luce di quanto affermato, però, anche i singoli cittadini hanno il dovere di seguire questi parametri ed abbassare le quote di affitto proposte nei mesi estivi, al fine di poter avere una più elevata utenza mettendo in pratica le direttive e le modalità di fitto delle abitazioni, affinché oltre al numero delle presenze, si possa garantire qualità del turismo. Il mio assessorato - ha concluso De Paola - mettendo in atto un “Osservatorio sul Turismo”, sta progettando una stagione primaverile innovativa e di successo che punta a catturare l’attenzione anche del più distratto turista-viaggiatore, nell’intento di esaudire al meglio ogni richiesta. Logicamente, saremo presenti alla Bit di Milano, per proporre anche un turismo che attiri e coinvolga gli anziani e le parrocchie. Mai come in questo momento, c’è bisogno di tutti per operare con i fatti ed elaborare proposte e idee che portino a raggiungere un ruolino di marcia costante e redditizio non circoscritto ai soli mesi estivi, diventati ormai stretti per tutti». q

GIAN ENRICO ZAMPROTTA

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Salute & Benessere

PREGI ED UTILITÀ DEL MIELE I Romani lo ritenevano un vero elisir... di DEMETRIO ALAMPI Lo sforzo eccessivo al quale viene sottoposto l’organismo umano, nei tempi attuali, richiama alla necessità di un corrispondente nutrimento per poter meglio affrontare le conseguenze deleterie del logorio delle energie umane. Si è, perciò, corsi alla ricerca ed all’uso di varie esotiche novità chimiche, manipolate ed industrialmente artefatte che non sempre raggiungono il fine, quando non producono effetti contrari, inutili o, peggio, dannosi, indebolendo o, addirittura, danneggiando con croniche conseguenze l’apparato digerente o altro. Dopo l’ultimo conflitto, con l’importazione e l’invasione degli elaborati esteri e con le varie manie del cambiamento degli usi e dei gusti del pubblico, dovuto in gran parte al continuo ossessionante martellamento dell’interessata propaganda commerciale, spesso causa di imbecillimento e di schiavizzazione dell’opinione, si son persi di vista i prodotti più genuini e vitali dell’alimentazione umana. Tra gli altri prodotti scelti, l’eletto per eccellenza è il delizioso prodotto dell’operosa ed infaticabile mellifera ape. Che sia così, basti pensare alla provenienza del miele: il fiore del fiore. Così che gli antichi Greci lo consideravano il divino cibo degli dei e i Romani lo ritenevano un vero elisir di lunga vita e di eterna giovinezza, tanto che l’usavano per ungersi il corpo onde conservare a lungo la freschezza. Purtroppo, lo zucchero assestò un grave deleterio colpo al miele, facendolo cadere in dimenticanza e togliere quasi totalmente dall’uso quotidiano sulla mensa. Ciò è stato dovuto, soprattutto, al fatto d’ignorare quegli straordinari pregi e innumerevoli usi che ha il miele. II colore varia assai, dal paglierino chiaro, al marrone e al

verdastro, e dipende dalla specie del raccolto. L’aroma pure varia. Il miele piu bianco è quello di sulla, il più dolce quello di rosmarino, di arancio e di lavanda, che ha pure grandissimo aroma, il miele di assenzio è amaro, ma non disgustoso; quello di robinia è molto apprezzato; così quello di prato spontaneo. Le conifere danno miele verdastro, che rimane quasi sempre liquido. Il miele è uno dei più completi alimenti, propulsori del cuore, perchè parzialmente predigerito dall’ape che lo elabora nel suo corpo; privo di sostanze tossiche, non richiede alcuna elaborazione nel corpo umano, non lascia residui nell’intestino ed è assimilato ed assorbito direttamente dal sangue. Perciò conviene soprattutto alle persone deboli, convalescenti, esaurite da malattie, emorragie, eccessivo affaticamento, a coloro che non possono tollerare l’ingestione di altro cibo e medicamento. Per il notevole contenuto di idrati di carbonio è impareggiabile produttore di calorie, di energie lavorative e regolatore del fegato. È battericida in tutte le affezioni suppurative, ottimo detergente per le mucose infette ed infiammate ed è usato nelle laringiti, tonsilliti, stomatiti, sotto forma di cataplasma su flemmoni, paterecci, infiammazioni in genere. Giova al malato di reni, al cardiopatico, all’insonne, nonché al poppante allevato con latte artificiale, perchè, mescolato al latte di mucca, impedisce la putrefazione delle albumine diverse da quelle del latte di donna e stimola la peristalsi. Il miele risparmia all’organismo il normale consumo di grassi e ne apporta esso stesso. È anche un sicuro e stimolante nervino. Conviene, perciò, in massimo grado agli sportivi, ai lavoratori, a chi è esposto a forte con-

Gennaio-Febbraio 2009 sumo di calorie, ai vecchi, ai bambini. Per le sue qualità lassative e diuretiche è prezioso, unito a burro, nella stitichezza e nelle malattie intestinali, per cui è consigliato anche dai medici. Ha pure utile impiego per confezionare dentifrici, creme contro le rughe della pelle, per le mani ruvide. Si ricava sapone al miele per pelli delicate, acqua di Venere, utile anche contro l’eritema solare. Da indagini sperimentali risulta che 1 kg di miele, calorie 3264, equivale a circa kg 3 di carne di manzo, o a 50 uova, oppure a 5,5 litri di latte, a circa 3.5 kg di pesce di fiume, a più di 1 kg di prosciutto, a 6 kg di arance, a più di 3 kg di banane. È quindi adatto a tutte le età e a tutte le diete. Attenzione, però, circa la purezza del miele, se non ha colorazione uniforme e se, con l’uso, si trasforma in un liquido torbido è sicuramente adulterato. Le sostanze eterogenee che si usano per adulterare il miele sono: farina, amido, gesso, sabbia, destrina, glucosio, zucchero, melassa, grassi. q

Salv Salvatore Mandato ato rFotografo e Ma nda t

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Prevenzione

I GIOVANI E L’USO DI DROGHE I giovani che fanno uso di droghe sono solo semplici ragazzi poco aiutati e soprattutto poco informati. Qualsiasi siano le cause per le quali un giovane si avvicina alle droghe, probabilmente un preliminare approfondimento conoscitivo dei reali effetti che esse producono lo renderebbe, se non altro, più prudente. Gli adolescenti non sono abituati a crescere in un mondo senza droghe, ma in un ambiente caratterizzato anche dall’assunzione legale di sostanze (farmaci, tabacco, alcol) e ciò induce alla convinzione di una “non pericolosità” delle stesse. Frasi come: la droga fa male, uccide, non hanno più neppure un suono per le orecchie dei ragazzi; le informazioni DEVONO essere più dettagliate. Prevenire vuol dire mostrare le conseguenze di ordine patologico che le sostanze psicoattive comportano: coma tossico, embolie polmonari, compromissioni delle funzioni motorie e così via; far sapere come agiscono queste sostanze dal punto di vista biologico. Gli effetti nocivi sono molto variabili e vanno dalle gravi reazioni tossiche alle temporanee compromissioni funzionali e allo sviluppo di una condizione di dipendenza, condizione per cui un individuo deve continuamente assumere la sostanza per sentirsi bene e per evitare di sentirsi male. Anche le droghe cosiddette ”leggere” possono comportare danni devastanti. Gli effetti delle sostanze psicoattive, lo dice la parola stessa, possono essere sia fisici che psicologici. L’alcol e i cannabinoidi, ad esempio, danno effetti psicologici fortemente negativi: alterazioni dell’umore, diminuzione della capacità di concen-

trazione e di giudizio, diminuzione delle funzioni intellettive, distorsioni sensoriali, riduzione dell’attenzione con conseguente calo del rendimento scolastico. Altri disturbi possono colpire l’area delle funzioni mentali come intensa agitazione, manie di persecuzione e allucinazioni. I danni, in genere compaiono dopo un uso prolungato, mentre gli effetti piacevoli e ricercati si manifestano immediatamente. La pasticca di ecstasy, per esempio, si presenta come un farmaco a leggera azione rispetto alle sostanze allucinogene e, solitamente viene percepita come droga facilmente combinabile con altre, di breve durata ed azione, integrabile, pertanto in un ritmo normale di vita con uno spazio d’uso essenzialmente ricreativo. Essa agisce provocando alterazioni biochimiche al cervello, lasciando un segno indelebile e condizionando il comportamento che finisce per orientarsi sempre più verso la ricerca del piacere chimicamente indotto che solo la droga può dare perché i centri del piacere di un individuo non potranno più essere stimolati dal compimento di prestazioni fisiche o intellettuali: leggere un libro, fare sport, ballare, ecc.., non daranno mai più lo stesso piacere. Psicologi, medici ed educatori potrebbero condurre un programma preventivo; non si può entrare in tutte le case, ma in tutte le scuole SI! Il problema educativo è al centro dell’argomento in questione proprio perché i giovani hanno un estremo bisogno di capire meglio! Per informazioni o consulenze gratuite: dott.ssa Giuseppina Provenzano cell. 338/2391983.

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Nella Nostra Città

Gennaio-Febbraio 2009

*Nozze d’Oro*

*Lauree*

Giorno 11 gennaio 2009, Giuseppe Francesco Sangineto e la consorte Rosina Lentisco, circondati dal calore e dall’affetto dei familiari, hanno festeggiato con i 50 anni di matrimonio, le loro Nozze d’Oro. Peppino, conosciuto un po’ da tutti a Scalea, è un personaggio originale ed un artista ruspante, cineamatore, da sempre appassionato di cinema e documentari, in molti lo ricordano attore all’inizio degli anni ’70 con i fratelli Michele, Tonino ed Alfredo Alampi in “Re Cazzilatumpolo” ed altri lavori come regista e protagonista de “Il Miracolo” girato pochi anni fa. Nel 1975 a Scalea ha ricevuto dalle mani del famoso regista Tony De Bonis, la coppa per il film “La trappola”. Nel 1979 a Napoli gli è stato consegnato il “Diploma di Merito” per il cortometraggio “La passeggiata di un bimbo”. Nel 1980 al festival del cinema di Frosinone si è aggiudicato il Primo Premio per il lungometraggio “L’arrotino”. Nel 1992 è stato premiato dalla “fatina della TV” Maria Giovanna Elmi, conduttrice de “I critici del deserto”, per il documentario “I fusilli”. Ultimamente, il Centro Studi “Don Ciccio Salvino” di Mendicino (Cs), in occasione del III Festival Internazionale del Cortometraggio, tenutosi dal 28 dicembre 2008 al 5 gennaio 2009, Ciak di Calabria, ha consegnato, al nostro Peppino Sangineto, l’ambito Premio alla Carriera. Un riconoscimento strameritato che ha coronato anni di lavoro e sacrifici che l’artista scaleota ha dedicato a questa meravigliosa passione. Ritornando alle sue fortunate nozze, ricordiamo che Peppino Sangineto coronò il suo sogno d’amore con la signora Rosina Lentisco nell’ormai lontano 1959, avvenute nella monumentale chiesa di Santa Maria D’Episcopio che si trova nel bellissimo Centro storico, al quale è tanto legato. La cerimonia religiosa fu celebrata da un giovanissimo don Tolentino Laino. Cinquant’anni volati in armonia familiare tra figli, nuore e nipoti che riempiono di affetto e felicità i nonni Peppino e Rosina. Auguri affettuosi da tutta la Redazione.

Giorno 28 novembre 2008, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, si è laureata Luisa Garraffo, discutendo, in Diritto Ecclesiastico Comparato, la tesi dal titolo “La famiglia oggi”. La Redazione del Diogene porge i più sentiti auguri alla neodottoressa Luisa Garraffo, figlia dei nostri soci Pino e Maria Teresa Pinnola, per una brillante e luminosa carriera densa di soddisfazioni. ******* Presso l’Università degli Studi di Padova, giorno 18 dicembre 2008, Chiara Serra si è brillantemente laureata in Scienze e Tecnologie per i Beni Archeologici ed Artistici. Alla giovanissima, dolce e brava Chiara, figlia del nostro amico fraterno, socio e collaboratore della prima ora Gennaro Serra, vanno gli auguri più sinceri e grandi per una luminosa e gratificante carriera professionale.

*Nozze* Gianfranco e Fernanda hanno coronato il loro sogno d’amore. Lo scorso 6 dicembre 2008, si sono uniti in matrimonio il nostro socio e valido collaboratore Gianfranco Silvestri e Fernanda Cirimele. Il matrimonio è stato celebrato nella chiesa di San Giuseppe Lavoratore da don Michele Oliva. Dopo la bella cerimonia religiosa, Gianfranco e Fernanda sono stati felici di salutare e intrattenere parenti ed amici in un noto ristorante cittadino. Il Direttore e la Redazione del Diogene porgono all’amico Gianfranco e alla moglie Fernanda i più sentiti auguri costellati da tanta felicità, serenità e luminosa carriera.

*Nozze*

Nella magnifica e monumentale chiesa di San Pantaleo e San Giuseppe Calasanzio, in Roma, in una celestiale atmosfera, si sono uniti in matrimonio Gabriele Sorrentino e Marialuigia D’Alessandro, amata figlia del nostro socio, cordialissimo e affettuoso, Alberto D’Alessandro e della signora Bruna Vidiri, nonché premurosa e affettuosa sorella del nostro simpaticissimo caro e fraterno amico Salvatore. Dopo la bella cerimonia religiosa, gli sposi si sono intrattenuti con parenti ed amici nella splendida e sognante “Villa Calandra” dove è stata servita una favolosa cena nuziale. Agli sposi Gabriele e Marialuigia e alle rispettive famiglie Sorrentino e D’Alessandro vanno gli auguri più sinceri e sentiti, da parte del Direttore e della Redazione del Diogene.

*Fiocchi Rosa* Beatrice Serra ed il marito Carlo Meloni, giorno 18 ottobre 2008, in Roma, sono diventati, rispettivamente, mamma e papà di una bellissima bimba al quale è stato dato il nome di Eleonora. A Beatrice, figlia del nostro carissimo amico, collaboratore e socio Gennaro Serra e della signora Giuseppina, al consorte Carlo e alle rispettive famiglie, vanno i più sentiti e sinceri auguri del Direttore e della Redazione del Diogene. Giorno 19 gennaio 2009, è nata Ilenia, figlia del nostro Valentino Manco e della moglie Luana Ruggiero. A Valentino, a Luana e alle rispettive famiglie, vanno i più sinceri auguri da parte della Redazione.

*Fiocchi Azzurri* Alessandro Luongo, affezionato nipote del nostro Direttore, il 28 dicembre 2008, è diventato per la prima volta papà. La moglie Erika, assistita amorevolmente durante la lieta attesa dal marito Alessandro, ha dato alla luce a Cuorgnè (To), un bel maschietto al quale è stato dato il nome Matteo. Ai neogenitori raggianti di felicità Alessandro ed Erika, ai nonni Pasquale ed Elena, nonché ai nonni Carlo ed Elia vanno i più sentiti e cari auguri della Redazione. Giorno, 4 gennaio 2009, per la gioia di mamma Rossella Sfara e di papà Duccio Maltese è nato Matteo. Ai neo genitori, ai nonni materni, Vanda ed Eldo Sfara, nonché ai nonni paterni, Tina e Mimmo Maltese, nostro socio e amico, raggianti di felicità per la nascita del loro primo nipotino, vanno gli auguri più grandi e sinceri del Direttore e della Redazione del Diogene. Giorno 25 gennaio 2009, per la gioia di mamma Tiziana e papà Mauro è nato Joseph. Alla solare Tiziana Pascarella, al nostro socio sempre affabile e disponibile Mauro Campilongo, stimato avvocato e vicesindaco del nostro comune, nonché ai raggianti nonni vanno i più affettuosi e sentiti auguri da parte del Direttore e della Redazione del Diogene.


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Nella Nostra Città

Gennaio-Febbraio 2009

ANCHE A SCALEA UN’AMAZZONE MEZZOGIORNO IN FAMIGLIA SBARCA SULL’ISOLA PEDONALE Anche Scalea ha la sua amazzone. Si tratta di Monica Cardamone, 28 anni, caporal maggiore degli Alpini a Kabul. Buon sangue non mente: infatti è cresciuta tra militari. Padre e fratello carabinieri. Il genitore, Pio Giuseppe Cardamone, brigadiere nella tenenza dei carabinieri di Scalea e il fratello a Catania. Monica Cardamone, per scelta, si è arruolata nel 2006. q

Seduta sul gozzo la bella e brava conduttrice Chiara Giallonardo

ASSICURAZIONI

Per tutti i nuovi clienti sconto del 25% Marcellina - Via degli Scavi, 8 Telefax 0985 42649 La mattina di giovedì 29 gennaio, sull’isola pedonale di piazza Caloprese, è stata registrata la puntata di “Mezzogiorno in Famiglia” trasmessa, poi, nel corso della diretta di sabato 31 gennaio e di domenica 1 febbraio su Rai Due. L’appuntamento con la popolare trasmissione televisiva è stato realizzato grazie al supporto dell’amministrazione comunale di Scalea, assessorato al Commercio, in collaborazione con l’associazione “Amici del Panuozzo”. Le telecamere, presenti sull’agorà pedonale di Piazza Caloprese, hanno effettuato anche bellissime e suggestive riprese del Centro storico, della scogliera dell’Ajnella, di Torre Talao (simbolo della Città) e di una fortissima e spettacolare mareggiata che, in quei giorni, imperversava sul mare di Scalea. Sicuramente, un’ottima trovata pubblicitaria per Scalea, un intelligente messaggio per quelle persone (speriamo poche) che ancora non la conoscono e che, attraverso mamma RAI e la seguitissima “Mezzogiorno in Famiglia”, hanno avuto modo di apprezzarne le bellezze ed il calore della gente. Il consigliere delegato al commercio, Franco Galiano, ha espresso viva soddisfazione, con queste parole: «Ringrazio l’associazione “Amici del

panuozzo” che si è data un gran da fare per far sì che la manifestazione riuscisse alla grande e che la città di Scalea, con i suoi concorrenti, uscisse protagonista della popolare trasmissione di Rai Due. Naturalmente - ha aggiunto Galiano - non posso non sottolineare l’importanza di tale evento. Una vera e propria vetrina che ha portato Scalea alla ribalta del pubblico nazionale ed internazionale, visto che il segnale di Rai Due viene trasmesso anche via satellite. Ringrazio tutti i cittadini di Scalea per la collaborazione fornita e la pazienza avuta affinché la registrazione avvenisse in allegria e in assoluta serenità. Sono contentissimo - ha concluso Galiano - per la bellissima opportunità che la nostra ridente cittadina turistica ha saputo cogliere, tenendo puntate su di sé le telecamere della Tv nazionale». Attenzione! Se a qualcuno dei responsabili fosse sfuggito, ci teniamo, per dovere di cronaca, a segnalare che, probabilmente, nell’allestire le scenografie, forse inavvertitamente, nel trasportare all’interno della piazza il barcone o altro, sono state danneggiate alcune piastrelle della pavimentazione. Speriamo che si provveda al più presto a sostituirle! q

Patronato Ital

Centro Servizi Ital Caf Uil

Unione Italiana Mezzadri e Coltivatori Diretti Associazione Olivicole e Pratiche Agricole

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Scalea - Via Rendano, 29/31 Tel. e Fax 0985 90060 - Cell. 347 8661619

PROPOSTO UN CINE-TEATRO NEL PALAZZO DEI PRINCIPI non attrae il grande pubblico, come, invece, succede con le manifestazioni per elezioni di miss, gare canore e simili. Questo dato certamente non scoraggia gli appassionati del teatro, per cui a Scalea, per iniziativa del presidente del Comitato “Cimalonga” Ercole Serra, fra qualche mese, sarà promosso un incontro delle Associazioni e persone interessate, allo scopo di esaminare la possibilità di costituire la COMPAGNIA DEL TEATRO DIALETTALE “‘A SCALIA”. A conclusione della rappresentazione della farsa “‘A vrascera du’ mis(i) i Natal(i)”, lo stesso Serra ha auspicato che, nella nostra Città, sia realizzata una sala polifunzionale nel Palazzo dei Principi da utilizzare per spettacoli teatrali e proiezioni di film, e venga istituita anche una scuola di recitazione e di regia. Nello spettacolo del 3 gennaio, fra il pubblico, abbiamo notato il nostro direttore Nando Manco, il quale ha avuto parole di elogio per la bravura dimostrata dagli attori dilettanti che hanno saputo ben interpretare la parte loro assegnata ed il testo del copione. Apprezzamenti ed applausi di tutti gli spettatori sono andati agli attori Maria Teresa, Sonia, Ercole, Andrea, Damiano, Carmelo e Maria Rosa (che il presidente del Comitato ha ringraziato particolarmente per essere venuta da Mugnano (NA) nonostante l’inclemenza del tempo). q

Nell’ambito del programma natalizio 2008/2009, coordinato dall’Amministrazione comunale ed, in particolare, dal delegato allo spettacolo Silvio Longobucco, si sono tenute tre curate rappresentazioni di teatro dialettale. La prima, a cura della Compagnia “Salvino” di Franco Barca di Mendicino, il 20 dicembre, dal titolo “’A casa da ciutia”; la seconda, a cura dell’Associazione “Carnem Levare”, il 26 dicembre, con il titolo ”Stanott(i) pass(i) ‘u bommino” e la terza, a cura del Comitato “Cimalonga”, il 3 gennaio, con il titolo “‘A vrascera d’u mis(i) i Natal(i)” scritta da Ercole Serra. Le tre farse hanno riscosso interesse, apprezzamenti e successo di critica, anche se, nel Polifunzionale Via Lauro, 179-181 - 87029 SCALEA (Cs) del Comune, non si è verificato il pienone che, comunque, Tel. 0985.271221/90604 - Fax 90710 è stato compensato dalla qualificata presenza di spettawww.romanomoto.it tori amatori del teatro dialetc.romanomoto@tiscalinet.it - romanomoto@tin.it tale. È evidente che il teatro

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Nella Nostra Città

Gennaio-Febbraio 2009

Ciao Francesco! L’AMICO DI TUTTI È VOLATO IN CIELO La sera del 28 gennaio 2009, a soli 29 anni, Francesco Alfano, improvvisamente e tragicamente, ha perso la vita in un incidente stradale sulla maledetta S.S. 18, nel tratto tra Belvedere e Diamante. Francesco era l’amicone di tutti, sempre gentile, generoso, sorridente e premuroso, mai triste e sempre ottimista, un grande amante della vita. Ragazzo scherzoso che sapeva, però, affrontare anche discorsi impegnativi, profondi e di serena riflessione. Francesco gestiva, con grande professionalità e conoscenza del mestiere, il suo negozio “Amici miei”. In pochissimo tempo, si era fatto apprezzare per la sua bravura e disponibilità, un po’ dappertutto. Aveva clienti provenienti anche dalla vicina Basilicata e poi, in estate, c’era la folla dei villeggianti provenienti da tutt’Italia. Per chi, come me, ha avuto la fortuna ed il piacere di conoscerlo profondamente, definirlo solo un bravo ragazzo è davvero poco. Francesco nella sua semplicità era un grande, sì un grande, perché essere grandi non significa solo raggiungere i traguardi nello sport, nella scienza, nell’arte, nella tecnologia ed altro, ma avere il dono della disponibilità e della gentilezza e, principalmente, della educazione, merce davvero rara e sconosciuta al tempo d’oggi: per questo era un grande della vita. Ecco questo ed altro era lo sfortunato Francesco. Lo ricordo ragazzino, simpaticamente grassottello, poi più grande, fino all’apertura della sua attività, attaccata porta a porta, con la nostra redazione di via Tommaso Campanella. La mattina, pure se ero distratto e con la testa occupata da mille pensieri, sentivo la voce di Francesco che, affettuosamente e con la massima educazione, mi salutava. Quando mi assentavo (succede spessissimo), se mi cercavano o se lasciavano qualcosa per me, era felice di mettersi a disposizione, dicendo che, solitamente, mi assento per poco e, quindi, bisognava aspettare. Se tardavo, riferiva il mio numero di cellulare e, se non ero raggiungibile, con un sorriso e una candida discrezione, face-

LUTTO CITTADINO In concomitanza con i funerali (seguiti da una folla interminabile di persone piangenti e addolorate) che si sono svolti sabato 31 gennaio 2009, il sindaco di Scalea ha proclamato una giornata di lutto cittadino. «Sono davvero scosso» ha commentato dispiaciuto Mario Russo. «La strada statale 18 continua a mietere vittime e noi perdiamo il fior fiore dei nostri concittadini. Anche Francesco Alfano, come tanti altri, era giovane, pieno di speranze e di aspettative. Conoscevo lui e conosco la sua famiglia. Sono vicino e soffro insieme a tutti gli scaleoti per questa ennesima tragedia che ci coinvolge e ci travolge». Giorno 31 gennaio è venuta a mancare, all’affetto dei suoi cari, la signora Maria Cammarano, adorata mamma del nostro attento ed affezionato socio Carmelo Araugio. Donna dedita alla famiglia, alla casa ed al lavoro, è stata per quanti hanno avuto modo di conoscerla, un esempio da imitare e seguire, una di quelle donne che, ormai, non esistono e non nascono più. Bellissimo il messaggio fatto stampare sul necrologio di annuncio: «Se potessi vi ringrazierei tutti per l’affetto dimostratomi, ma sono stanca, vado a riposare!». All’affabilissimo e caro amico Carmelo e alla famiglia Araugio, giungano le più sentite condoglianze da parte del Direttore e della Redazione del Diogene. ********** A chiusura di giornale, abbiamo appreso la notizia della prematura dipartita dello sfortunato Andrea Oliva, da qualche tempo sofferente a causa di una brutta malattia. Andrea, ragazzo serio, intelligente ed attaccato al lavoro, si è sempre distinto per la sua schiettezza. Era una persona assennata e responsabile che ha da sempre dedicato il suo tempo e la sua esistenza ai suoi cari che tanto amava. Alla moglie, ai figli, alla mamma, alle sorelle, alla famiglia tutta ed in particolar modo al fratello Antonio, nostro sincero e caro amico, nonchè socio del nostro giornale, vanno le più sentite e forti condoglianze da parte del Direttore e della Redazione del Diogene.

va intendere, a chi mi cercava, che se voleva poteva riferire a lui che avrebbe fatto da portavoce. Quando era un po’ più su di giri, alzava il volume della radio e cantava senza inibizioni a perdifiato, i brani che più gli piacevano. Che forte, che simpatia e quante risate! Trasmetteva allegria e buonumore a tutto il vicinato. Che animo buono, che bella persona, che ragazzo premuroso! Era un instancabile lavoratore che amava il lavoro che si era creato. Però, giustamente, quando aveva la possibilità di godersi un po’ di meritato riposo, non badava a spese, si sfrenava nel divertimento. Se dovevo caricare in auto qualcosa di pesante, si precipitava verso di me sussurrandomi che avrebbe provveduto da solo, non voleva che lo aiutassi. La sua giornata era un susseguirsi, oltre che di clienti, di tantissimi amici che, a ripetizione, si alternavano, fino all’ora della chiusura e, poi… gli sfottò di calcio. Francesco grande tifoso ed appassionato del Napoli, non vedeva altro; io grande innamorato della Juve controbattevo alle sue scatenate disamine. Lascio a voi immaginare i simpatici e agguerriti battibecchi che finivano spesso da Francesco Cavaliere (altro juventino doc) al bar di fronte. Francesco, affezionato lettore del Corriere dello Sport e da un po’ di anni del Diogene, che tanto apprezzava e che non vedeva l’ora di leggere e di commentare con me (i suoi tanti amici mi hanno telefonato per chiedermi una copia da mettergli accanto per sempre, nell’ultimo suo viaggio verso il cielo perché il Diogene faceva parte integrante dei suoi cimeli). Altra passione di Francesco era la pesca con la canna. La domenica, lo incontravo, spesso, al porto di Maratea. Logicamente, in quei frangenti, parlavamo di pesca e del pescato e di quanto fosse bello godersi la pace e la tranquillità adagiati sugli scogli del porto. Nel suo piccolo, era un bravo artista, aveva buona fantasia e lo vedevo, infatti, spesso cimentarsi in modo ingegnoso, con dei lavoretti. Ad ogni Natale, come tradizione, allestiva con fantasia le due sue vetrine con luci e addobbi che ogni anno rinnovava ed arricchiva sempre più. Francesco lascia nella disperazione i genitori, anch’essi commercianti, un fratello e due sorelle più piccole. L’ultima di 9 anni, Sofia, era particolarmente legata al fratello più grande e stravedeva per il suo Checco, così amava chiamare Francesco. Parlare di Francesco al passato, mi sembra strano, non riesco a farmene una ragione, gli volevo un gran bene. Non vederlo e sentirlo più durante la giornata, dà un senso di vuoto enorme unito ad una tristezza indescrivibile. Un’assenza pesante ed ingombrante che non avverto soltanto io, ma tutto il rione di via Campanella che non smetterà mai di rimpiangerlo e di ricordarlo. Ciao Francesco! (N.M.)

SCOMPARSA REPENTINA Ad inizio del nuovo anno, da voci fuorvianti, abbiamo appreso con sorpresa e stupore che, “Costantino il barbiere”, così era conosciuto a Scalea, stava male. Sarà una notizia allarmante vera o le solite voci di paese? Ecco cosa si chiedevano, in quei momenti conditi di strane voci, gli amici e le persone che conoscevano Costantino. Giorno 26 gennaio, i tabelloni per le affissioni comunali ed alcuni muri della città, tramite manifesti funebri annunciavano la scomparsa dello sfortunato Costantino D’Ingianni, strappato improvvisamente, in pochissimi giorni alla vita, a soli 54 anni d’età. Una notizia che ha lasciato Scalea senza parole. Fino a qualche giorno fa, Costantino stazionava, come faceva ormai da anni nei pressi del suo salone sito in via Oberdan. Non sembra ancora vero come si possa passare in modo scioccante e repentino dalla vita alla morte. A suo modo, Costantino era una persona originale e schiva. Negli ultimi anni, forse, si era un po’ chiuso in se stesso, era diventato più taciturno e introverso del solito, ma tutto sommato, ciò faceva parte del suo carattere e del suo essere. Come tutti gli artisti, aveva una personalità decisa e fuori dai soliti stereotipi, a modo suo si era cucito addosso un’etichetta che ne faceva in qualche modo un personaggio. Questo era Costantino, una persona che “viaggiava” per la sua strada e che non invadeva mai il campo altrui. Sicuramente un carattere difficile e silenzioso, ma, chi avrà avuto modo di conoscerlo, ora più di prima, ne apprezzerà le qualità umane e la sua grande discrezione e riservatezza. q

o9 CI MANCHI TANTO! Ciao Checco, la nostra, non vuole essere la solita lettera che tutti scrivono, in casi tragici e tristi come questi. Questa è un po’ particolare, è un saluto che noi non avremmo mai voluto farti. A quanti ti conoscevano come noi, crediamo abbia lasciato un immenso vuoto, difficilmente colmabile. Eri un ragazzo pieno di grinta, solare, simpatico e chiacchierone, con tanta voglia di vivere ma, purtroppo, un destino crudele e ignobile ha voluto che all’età di soli 29 anni lasciassi questo mondo per raggiungere il più alto dei cieli, accanto al nostro Signore. Non riusciamo ancora a crederci “mister patanaro” che tu non sia più fra noi, ma il tuo ricordo è vivo in mezzo a noi, è vivo e non morrà. La mattina che cominciava a circolare la tragica notizia, abbiamo sperato che fossero solo voci fuorvianti, prive di fondatezza. Aspettavamo trepidanti e ansiosi che quella serranda venisse aperta, ma purtroppo non è stato così. Ora, ogni volta che squilla il telefono pensiamo sempre che sia tu che vuoi i caffé, così tanti che di rimando tra il serio e il faceto rispondevamo: «Patanà, madonna come scocci tu e “sti” caffé». E tu, a supplicarci dolcemente e simpaticamente: «Per piacere me li potete portare, non posso muovermi ho da lavorare e non posso mandarvi nessuno». Adesso, invece, è così enormemente triste e brutto, non vederti e non sentirti più. Ci manchi tanto! Conoscerti è stato facile e bello, dimenticarti sarà difficile e impossibile. Con immutato affetto e stima, lo staff della pasticceria “Mary Loù”. q Il “Jakpot Casinò”, giovedi 12 febbraio c.a., ha organizzato il I Torneo di Poker Texano “Memorial Francesco Alfano”, per gli amici “Patanaro”. A tutti gli iscritti partecipanti, Roberto (titolare del Casinò e grande amico dello sfortunato Francesco) ha offerto in omaggio la birra preferita del “Patanaro”, la «Henningher» (Heineken). Al Torneo, oltre ai tantissimi amici di Francesco, hanno partecipato, tanti iscritti e conoscenti. Il vincitore della riuscitissima Manifestazione è stato Rocco Miraglia, uno degli amici fraterni di Francesco. Al fratello Sebastiano Alfano è stata consegnata una bellissima targa-ricordo con su incisa una significativa frase in memoria dell’indimenticato Francesco. A fine serata un grande applauso ha salutato l’amico di tutti, il buon Francesco.

FINE DELLE SOFFERENZE Sabato 17 gennaio, una folla enorme, ha partecipato commossa, al corteo funebre della sfortunata Angela Maria Bloise in Belcastro che dopo lunghe sofferenze, all’età di 53 anni, ha cessato di vivere. La funzione religiosa è stata celebrata nella capiente chiesa della Santissima Trinità da don Antonio Niger, da don Giacomo Benvenuto e da don Ezio Saporito. Tanta gente accorsa per dare un ultimo saluto a questa giovane donna che con pazienza e sopportazione ha lottato a lungo contro un tremendo e crudele male. Una testimonianza di affetto e di stima, ulteriore, per il premuroso e paziente marito Michelangelo Belcastro, apprezzato e conosciuto titolare di una azienda di vivai e piante tra le più grandi e migliori della zona che consente a tante persone di occupare un ottimo posto di lavoro. Dopo anni trascorsi in Francia e accumulata tanta esperienza nel campo del giardinaggio, in genere, Michele decise di ritornare nella sua Calabria e di mettere tende a Scalea, dove rilevò un piccolissimo vivaio che, dopo poco tempo, ingrandì e migliorò portandolo ad altissimi livelli. Michele, oltre che per le sue doti umane, si è sempre distinto per essere una persona prodiga verso gli altri e verso iniziative sociali. Gli attestati di affetto e di stima, anche in circostanze tristi e luttuose come queste, non piovono mai dal cielo. Michele, uomo forte e determinato, siamo certi che, anche dopo questo episodio, che in qualche modo ha liberato da questo insopportabile martirio la sventurata moglie Angela Maria ed i suoi cari, riuscirà, con l’amore dei figli e di tutta la famiglia, a trovare gli stimoli per risollevarsi ed andare avanti nella vita e nel lavoro, come ha sempre fatto, sin da ragazzo. In questi momenti tristi il Direttore del Diogene e la Redazione tutta si stringono intorno a Michele per un abbraccio affettuoso, caloroso e forte. q Giorno 12 febbraio 2008, assistito dai suoi cari, all’età di 78 anni, si è spento Francesco Magurno, nonno del nostro caro amico e socio Francesco del “Social Pub Clandestino”. Il Direttore e la Redazione del Diogene esprimono le più sentite condoglianze a Francesco e alla sua famiglia.


10 o BOCCIATI IN INTERNET Ricordate i manifesti elettorali del Cavaliere nella campagna elettorale del 2001? Il futuro luminoso era concentrato sulle tre “i”: inglese, internet, impresa. Vinte le elezioni, la sinistra rilanciava: il governo avrebbe puntato sulla cultura, sulla scuola, sulla innovazione tecnologica. E tutti a strombazzare: «Un computer per ogni banco!». Promesse in libertà. Quasi otto anni dopo quei primi impegni berlusconiani ripresi e rilanciati da Prodi, è uscita una classifica di Eurostat da gelare il sangue: l’Italia è l’unico (unico!) Paese di tutta l’Europa allargata dove la diffusione di Internet nelle famiglie non solo non cresce ma cala. Vale a dire che ormai l’Europa si sta sempre più allontanando e ha su di noi quasi venti punti di vantaggio. Abbiamo dietro di noi, dicono crudeli le cifre, solo tre Paesi: la Grecia (che comunque ha riguadagnato otto punti) e la coppia Romania e Bulgaria, che ancora non si sono riprese dallo scotto di essere rimaste decenni sotto il tallone comunista. Tutti gli altri stanno davanti. Anche i Paesi dell’ex Patto di Varsavia come la Polonia, la Lituania, la Slovacchia… la Spagna, che fino al 2006 ci stava alle spalle, in due anni ci ha sorpassato di otto punti. Gli altri ci umiliano: la Francia (fino al 2006 eravamo alla pari) sta sopra di 20 punti, la Germania di 33, la Danimarca di 40, la Svezia di 42, l’Olanda addirittura di 44 punti: 86 contro 42. Che senso ha chiedere agli investitori stranieri di venire qui, come fece il Cavaliere in America, perché «oltre al bel tempo e alla bellezza dell’Italia abbiamo anche bellissime segretarie», se poi nella «on line» siamo in coda e ci sono ancora hotel che fanno pagare 25 euro al giorno la connessione a Internet come se ci offrissero non una cosa ovvia e scontata quanto l’acqua corrente ma un lussuoso extra alla pari del massaggio shatzu?

GIAN ANTONIO STELLA (PASSAGGI TRATTI DA MAGAZINE CORRIERE DELLA SERA)

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Via Lauro, 306 SCALEA

Tecnologia Gennaio-Febbraio 2009 INTERNET, QUESTA SCONOSCIUTA di GIANFRANCO SILVESTRI

UNA BREVE STORIA DELL’ORIGINE DEL WORLD WIDE WEB E I SUOI ATTUALI SVILUPPI Il sempre valido avv. Gianfranco Silvestri, mette come al solito a disposizione di tutti le sue conoscenze in materia di diritto della tecnologia. Una rarità in un luogo ove ancora oggi alcuni discutono dell’opportunità dello sviluppo e della cultura. Tra i tanti strumenti messi a disposizione della voglia di esplorazione degli utenti Internet, quello che si è definitivamente affermato da ormai quasi 15 anni è il World Wide Web. La “ragnatela che copre tutto il mondo”, questa la traduzione di WWW, può essere pensata come un gigantesco documento ipertestuale e multimediale, le cui pagine risiedono su miliardi di computer sparsi nei cinque continenti. WWW nasce in origine da un’idea degli scienziati del CERN, il laboratorio europeo di fisica delle particelle, dove Tim Bemers Lee sviluppa un sistema che consente ai ricercatori di consultare in modo nuovo le enormi masse di dati, pubblicazioni scientifiche, articoli e materiale didattico prodotte a livello mondiale. L’idea di base, che portò all’invenzione del sistema, fu questa: invece di utilizzare una forma quale la base di dati, in cui l’utente fà una richiesta (per esempio “materiale musicale codificato”) e il sistema gli risponde con un elenco dei materiali disponibili tra cui scegliere. WWW utilizza un sistema diverso: nella ricerca, così come in realtà in ogni campo, i documenti sono collegati tra loro, contengono citazioni da altri documenti e autori, hanno bisogno di essere illustrati da grafici e immagini, devono poter fare riferimento a dati aggiornati in tempo reale, e soprattutto sono diffusi in migliaia di luoghi, di cui nessuno oggi è in grado di tenere un elenco centralizzato cui rivolgersi, cioè ‘’tutta internet in un solo computer’’. Quindi si arriva a questa soluzione: all’interno dei singoli documenti, composti da file di puro testo, vengono inseriti dei “marcatori”, delle “stramberie” in codice, che puntano ad altri documenti, oppure a immagini video, suoni, animazioni, qualsiasi cosa l’autore del documento ritenga interessante per il proprio lettore. Quando il documento viene visualizzato, l’utente può scegliere di passare alla visualizzazione di uno qualsiasi dei documenti “puntati” dai marcatori, i quali probabilmente conterranno a loro volta altri puntatori da cui spingersi ancora più in là nell’investigazione del sapere umano. E se ci accorgiamo di esserci allontanati troppo dal nostro interesse originale, magari spinti da una curiosità momentanea per una citazione abbiamo voluto vedere il documento da cui proviene, possiamo sempre tornare indietro con un solo comando. L’avrete ormai capito, sto facendo riferimento all’acronimo più usato degli ultimi anni: il link, nella sua essenza più “pura” e forse più nota, in quell’indice generale che è, oggi, Google. Un’architettura del genere aveva tutti i numeri per diffondersi a macchia d’olio: è semplice, consente di integrare fonti di informazioni di tipo e natura diversa, può spaziare in tutto il mondo senza dipendere da una struttura di controllo centralizzata, e soprattutto il software che la implementa (cioè che ne fa una realtà, non un progetto) viene messo gratuitamente a disposizione di chiunque lo voglia utilizzare. Tornando a noi, comunque, si può dire che WWW sia probabilmente il trionfo del modo di agire cooperativo che sta alla base di Internet: se si fosse tenuta nascosta la tecnologia che ne sta alla base, se ne fossero proposte le implementazioni come prodotti commerciali, probabilmente oggi sarebbe ancora un giochetto ristretto alle Università che fanno ricerca, e ai militari, che magari avrebbero trovato altri degnissimi motivi per renderne difficile l’accesso a quella parte del mondo che, sempre e a qualunque latitudine, è definita “l’altra parte”. Al massimo sarebbe divenuta una curiosità su cui scrivere una tesi di laurea o un articolo di giornale tipo “le meraviglie dell’ informatica”. Ma inutile, per tutti. Invece, l’aver messo a disposizione di tutti i programmi e la possibilità di modificarli, di renderli migliori, più ricchi di funzionalità ha portato alla situazione attuale, in cui World Wide Web sta cambiando il panorama della distribuzione stessa delle informazioni e del merchandise a livello mondiale, trascinando nella sua corsa a perdifiato l’industria editoriale, gli specialisti del marketing, i creativi delle agenzie pubblicitarie, i funzionari pubblici che desiderano portare le istituzioni più vicine ai cittadini, gli industriali che vogliono interagire con clienti e fornitori, i bibliotecari che vogliono i propri volumi consultabili da tutto il mondo, senza sottacere l’impatto che una realtà come l’eCommerce (Ebay) o l’eGovernement (certificati online, carta d’identità elettronica) hanno, ormai, nel nostro vivere quotidiano, anche nell’investire il nostro danaro (Conto

Arancio, Bancoposta). Con uno degli sforzi collettivi più larghi della storia dell’informatica, secondo solo a quello della realizzazione di Linux, migliaia di programmatori da ogni luogo hanno preso il codice che descrive il funzionamento dei programmi alla base di WWW e lo ha modificato, arricchito, lo ha fatto funzionare sui modelli di computer più diversi. A fianco di tutta questa “materia nobile” si è altresì inserita una parte della delinquenza che un sistema come questo, sia chiaro, non poteva non portare con sé. Le truffe e i ‘’furti di identità’’ sono diventati fatti così gravi e comuni, da rendere, spesso, necessarie costose contromisure (pensate a quando usate username e password per accedere, ad esempio, al vostro conto e vederne il saldo) atte ad evitare che ladri ‘’virtuali’’ possano fare danni ben più che reali. Ora, qualsiasi sia l’uso che si voglia fare delle informazioni che si vogliono far circolare, il sistema ha bisogno fondamentalmente di due componenti: il server e i vari tipi di client. II server é il programma che gestisce l’invio degli ipertesti agli utenti che li richiedono: in pratica gira in un computer collegato a Internet e aspetta che qualcuno si colleghi, ne verifica l’identità, stabilisce a quali servizi ha diritto (per esempio quali documenti può visualizzare e quali no), e in base alle “conclusioni” che trae invia il documento richiesto. Ma attenzione, quando si parla di documenti in WWW si intende anche una serie di cose inesistenti, o “virtuali”; con l’unica eccezione della bolletta, che, quella sì, si paga solo in modalità ‘reale’. Il lavoro vero e proprio lo fa la parte client del sistema, cioè il programma che gira sul computer dell’utente, l’interfaccia che viene utilizzata per accedere al servizio, che in WWW si chiama “browser” (sfogliatore). Ma con i client WWW non ci si limita a collegarsi ai server WWW per visualizzarne gli ipertesti. La collaborazione dei migliori programmatori del mondo, e di chi non era poi così bravo ma aveva voglia di darsi da fare lo stesso, ha portato alla realizzazione di un software realmente multiuso, una specie di coltellino svizzero con 100 utensili. Uno dei servizi più utilizzati in Internet è l’Ftp, il File Transfer Protocol. Con questo nome viene chiamata la possibilità di collegarsi a un computer remoto, per esempio a Singapore o nelle Filippine, vedere l’elenco dei file che contiene e decidere quali file vogliamo siano trasportati sul nostro hard disk. Le altre interfacce comprese nei client WWW comprendevano Gopher, un sistema di interrogazione delle risorse di Internet molto utile per esempio per recuperare indirizzi di posta elettronica cui intendiamo scrivere, e che, sia detto subito, é stato alla base di tutti gli sniffer di spam presenti a livello mondiale; la posta elettronica stessa, le News, il sistema di bulletin board utilizzato da decine di milioni di persone è WAIS, (il nonno dei motori di ricerca) database distribuito lungo tutto il cyberspazio, in grado di rispondere a “qualsiasi” domanda. L’unione di tutte queste risorse in un unico programma, è nota più o meno a tutti. Internet Explorer, Mozilla, Safari, per dirne solo i più noti o, in una parola, il “Browser Internet’’. II fatto che tutte queste risorse siano state sin dall’origine unificate da un’unica interfaccia utente, grafica, a portata di clic, e ora pure gratuita, ha dato un impulso notevole allo sviluppo di Internet, all’espansione dei suoi utenti, e all’interesse delle aziende ad esservi presenti con i loro servizi. Se vi capita di non capire bene come funzioni il meccanismo, non vi preoccupate. Da 5 centri di calcolo originari siamo passati ad oltre 25 milioni, da browser che sfruttavano linee a 9800bps grossi quanto un secondo di attuale connessione ADSL (256 Kb) siamo passati a installazioni da oltre un Gigabyte. La mente umana fugge da simili vastità. In conclusione: lo sviluppo di Internet e della sua interfaccia più nota, il Browser, ha rivoluzionato il modo di intendere la comunicazione. Sempre più persone usano la Rete per informarsi, accedere a Video come su Youtube, e, in senso lato, gestire i propri affari e la propria vita di relazione. La cosa più importante, adesso, è avere la possibilità di fare tutto questo anche in movimento tramite l’uso, e la fusione, di queste tecnologie con la telefonia mobile. Da questo punto di vista, vivere in una cittadina che, fra le prime, si sta muovendo in tal senso (abbiamo ottime connessioni HDSPA, o 3G ad alta velocità, un ottimo servizio ADSL e, presto, una buona copertura di Rete WiMax o ‘’Internet mobile’’ come si suole dire) ci offrirà una grande occasione di sviluppo nel campo dei servizi. Coglierla, e saperla far cogliere, spetterà anche alle istituzioni, gestendo i piani di realizzazione con saggezza e misura. q


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Parola ai Lettori

Gennaio-Febbraio 2009

GLI SCALEOTI NON AMANO INCONTRARSI! Durante le feste, i miei figli, e quelli di tante altre mamme, tornano all’ovile per vivere quel clima natalizio fatto di dolci profumi di casa, di parenti ritrovati, di tombolate e di “ciucci” vicino al caldo tepore del caminetto e, soprattutto di passeggiate in paese per rivedere gli amici che tornano dalle città, ove studiano o lavorano e quelli che sono rimasti a Scalea. Ma sia che escano di giorno o di sera, trovano sempre il deserto. Ciò succede in tutti i periodi dell’anno, tranne ovviamente d’estate e nelle feste pasquali. Da quando, poi, esiste l’isola pedonale, la situazione, da questo punto di vista, sembra essere ancor più peggiorata, poiché sono ancora meno le persone che circolano in piazza e per strada. Analizziamo ed anatomizziamo, allora, quali possano essere le cause che stanno all’origine di questa apatia: lo scaleota non esce, non ama uscire e quando lo fa, è solo per necessità? Lo scaleota non ha ricchezza comunicativa? Lo scaleota non partecipa alla vita civile ed anche sociale e poilitica? Lo scaleota ha tendenza all’isolamento? Lo scaleota non se ne frega niente di un eventuale mondo che sta fuori e magari attende proprio la sua presenza? Lo scaleota ritiene che i luoghi in cui poter passeggiare, relazionarsi con altri, bere un drink non siano a lui adeguati? Questi interrogativi, badate bene, provengono da una che è nata a Scalea, che ha deciso di viverci e lavorarci e che ha il coraggio di continuare a rimanerci; non da una persona che per tutto l’anno vive fuori e quando ritorna, giù critiche distruttive per tutto e per tutti. Mi chiedo, come cittadina di Scalea: è un costume di questo luogo o è una prassi diffusa e consolidata un po’ dappertutto? Diamo uno sguardo ai nostri paesi vicini e ci accorgiamo che le cose invece stanno diversamente. A Diamante per esempio, il lungomare registra sempre ed in qualsiasi stagione un discreto numero di presenze. Così più o meno, succede nelle altre piazze del litorale (come il viale di Praia) e del circondario (come la sempre frequentata Verbicaro). Allora, è la persona di questi luoghi che è diversa dallo scaleota o sono i luoghi che questa frequenta che sono più adatti per le “uscite”? Forse un po’ e un po’? Senza aver pretese di psicanalizzare i miei concittadini ed oggettivamente parlando, posso tranquillamente affermare che l’isola, così com’è strutturata, (al di là della sua discutibile bellezza) fa paura sia di giorno che di sera per la drammaticità dell’assenza di persone. I nostri amministratori, penso che ormai se ne siano resi conto, ma forse non hanno orecchie per sentire le lamentele che provengono dai più! Beh, allora spero abbiano occhi per leggere, perché io (e tanti altri) un’idea l’avrei per tentare un cambiamento! Perché non lasciare la nostra piazzetta accessibile solo agli automezzi e motocicli in alcuni determinati orari e chiusa in altri, aprendo quantomeno un varco a senso unico (lato banca Popolare)? Così come sono strutturate altre “isole” della nostra bella Italia? In tal modo si creerebbe un certo movimento (non solo di mezzi a motore) ed anche il commercio se ne gioverebbe.

(A.C.M.) LETTERA FIRMATA Forse, si potrebbe parlare di male comune. L’altra sera, mi sono intrattenuto qualche ora (più o meno dalle 16,00 alle 19,00) nella piazzetta principale di San Nicola Arcella e per poco non andavo in depressione: c’era da spararsi. Una piazza deserta, un posto evacuato. Siamo entrati, con alcuni amici in un bar per consumare qualcosa, ma il barista non c’era, parlava sconsolato appoggiato al muro d’entrata del salone con il barbiere di fronte. In quasi tre ore di sosta, saranno passate non più di otto auto. Questo il quadro desolante delle nostre cittadine nel lungo periodo invernale. Quindi, deduciamo che questo fenomeno è allargato a macchia d’olio. La vicina Diamante, per certi aspetti non fa testo. Diamante è famosa da oltre 50 anni per il passeggio. Il suo lungomare è una attrattiva per tutti, anche se, in certe giornate, i vuoti si vedono e si sentono anche lì. Gli scaleoti, forse, è vero, non amano incontrarsi, preferiscono altro. Bisognerebbe sondare, in effetti, come socializzano. A proposito di piazza, spesso, sul nostro giornale abbiamo affrontato questo discorso. Scalea, in un certo senso soffre delle molteplici etnie esistenti nel nostro tessuto sociale. Come piazza, o cuore pulsante della città, non ne prevale una in particolare, su un’altra. Un male o un bene? Sicuramente un male. Tutte le città del mondo vantano la propria agorà, il punto d’incontro per scambiare opinioni, parlare di politica e di argomenti di cultura generale o commentare la notizia del giorno. Certo, internet, in qualche maniera ha dato la mazzata finale a questa apatia, a questo non incontrarsi, a questo non socializzare. Forse è una non cultura di noi rivieraschi. Nelle cit-

tadine dell’interno, come Verbicaro, da Lei menzionata, al contrario, amano incontrarsi. Se poi, ci spostiamo ancora più all’interno, tanto per fare dei nomi, verso Mormanno o ancora verso le lucane Maratea (paese), Lauria e Lagonegro ci renderemo conto che, nemmeno il freddo riesce a tenere i suoi abitanti chiusi in casa. Andando a spulciare più a fondo, sulla nostra chiacchierata isola pedonale, per alcuni il male di tutti i mali, concordiamo con Lei (dalle colonne del Diogene, l’abbiamo più volte scritto) che, in attesa delle bretelle di via Neghelli e di via B.V. del Carmelo, si potrebbe aprire un varco delimitato con dissuasori appropriati che non superino i 2,5 metri di larghezza, con transito consentito solo alle autovetture e ai mezzi a due ruote. Però, ora che la gente si sta abituando all’isola pedonale, con i suoi pro ed i suoi contro, sarebbe “pericoloso” indurre nuovi cambiamenti. È da dire che, protraendosi oltre il previsto il periodo per la realizzazione di dette bretelle, qualcosa in proposito potrebbe essere tentata. q

ALBERI A CASACCIO E MURA DI PASTA FROLLA Egregio direttore, le chiedo il permesso di utilizzare il suo giornale per portare a conoscenza dell’Amministrazione comunale, alcuni aspetti della nostra città che mi stanno particolarmente a cuore. Il primo riguarda il verde pubblico, o meglio la scelta optata per la messa a dimora degli alberi che si trovano sopra o a ridosso dei marciapiedi. Vorrei conoscere con quale criterio sono state scelte le varietà di piante collocate. A mio modesto avviso tale scelta è totalmente sbagliata ed inadatta. Noto, girando per Scalea, parecchie piante di origine tropicale o di altra origine, comunque non mediterranea, con climi ed habitat completamente diversi dal nostro. Non occorre essere esperti agronomi per capire che non si possono piantare alberi a casaccio, per il solo gusto di farlo. In un ambiente diverso da quello naturale, crescono male restano rachitici ed i loro colori sono smorti. In questo modo soffre la pianta e si danneggia il paesaggio. Un ulteriore danno, poi, è portato da alberi con un apparato radicale molto sviluppato: la crescita di queste radici, inarrestabile per motivi naturali, rompe tutto ciò che incontra come ostacolo: marciapiedi, pavimentazioni stradali, tubazioni in genere, fili dell’elettricità e del telefono e quant’altro. Un altro punto che voglio segnalare, riguarda i muri di contenimento costruiti sugli argini del fiume, a protezione del nascente aeroporto. Secondo me sono troppo deboli, letteralmente di pasta frolla; è mai possibile che, ogni piena del Lao, indipendentemente dall’entità, porti via un bel pezzo di muraglione? Stiamo parlando del Lao, non del Po, dell’Arno o del Tevere. Allora mi chiedo e Vi domando: quale progettista ha effettuato i calcoli del cemento armato? Alla luce di quanto accaduto con le recenti piogge di fine gennaio le ipotesi sono due: - Se i calcoli non erano sbagliati, il muro non può crollare puntualmente ad ogni forte escursione - La seconda è che forse la ditta realizzatrice dei lavori abbia effettuato risparmi sui materiali, cemento, ferro, ecc.. A Voi la risposta. Infine, concludendo, sempre a proposito del fiume, vorrei dare ai nostri amministratori un altro suggerimento: non credete sia il caso, per come più volte scritto sulle pagine del Diogene, di bonificare il nostro bellissimo Lao e sulle rive, a proposito di alberi ad alto fusto, dare il via ad un appropriato piano di rimboschimento? Questo tipo di intervento, oltre a migliorare l’aspetto estetico dell’ambiente, potrebbe essere efficace contro frane e smottamenti, in questo caso le radici degli alberi fungerebbero da freno e da rinforzo per gli argini proteggendo, così, anche i fatiscenti muri dell’aeroporto.

COPPIETTE IN PERICOLO Dopo l’invasione barbarica del popolo campano, ho scelto e deciso (anzi sono stato costretto) di andare al mare, in cerca di quella pace e tranquillità che un tempo trovavo nelle tre spiagge più rinomate di Scalea: spiaggia grande, spiaggia dietro la torre (lato sud) e spiaggia dell’Ajnella. Dopo il primo forte arrivo dei villeggianti, sul finire degli anni ’60 e ai primi degli anni ’70, “emigrai” nella zona del “fosso del mulino”, per spostarmi ancora più a sud, in direzione dell’industria marmi “Vitanza”, da qualche anno dimessa. Agli inizi degli anni ’80, mi spostai, definitivamente (a parte qualche eccezione saltuaria), nella spiaggetta del “Carpino”. Fin quando avrò la forza e lo spirito, continuerò a scendere e a salire quelle centinaia di scalini che separano l’irta collina dalla dolce insenatura del “Carpino”. Parlavo di varianti nell’andare in spiaggia, per l’appunto qualche volta, per tempo e per scarsa volontà, ritorno all’antica scendendo a mare, in direzione della mia abitazione, direzione “Moby Dick” (succede prevalentemente ad inizio e a fine stagione quando i lidi ancora non hanno messo tende e quando, finalmente, liberano l’accesso sugli arenili, per andare al mare). Lo faccio, principalmente per portare all’aria aperta il mio cagnolino che non aspetta altro. Chiuso il preambolo, voglio parlare di un fatto che mi sta particolarmente a cuore e, parlo di spiacevoli e a volte drammatici episodi di violenza sessuale. Le cronache, ultimamente non parlano d’altro. La televisione, non c’è momento che non dedichi spazio a lunghi dibattiti su argomenti agghiaccianti a sfondo sessuale. La mia meraviglia è quella di vedere, accompagnando il mio cagnolino al mare, in questi luoghi deserti di periferia (in estate affollatissimi) tante coppiette (evidentemente, per niente scoraggiate da quello che giornalmente riportano le cronache nazionali) appartate incoscientemente, all’interno delle proprie auto, a ridosso dell’amena spiaggia. Tutti siamo stati ragazzi e forse abbiamo fatto peggio, ma i tempi, purtroppo, sono maledettamente cambiati. Alla luce, di sconcertanti episodi di violenza sessuale, bisognerebbe evitare di isolarsi, onde evitare fatti spiacevoli che possono lasciare segni profondi, anche qui a Scalea.

G.E.M. (LETTERA FIRMATA) Uomo avvisato… mezzo salvato!

BELLA SODDISFAZIONE Caro Nando, ti informo, con orgoglio, che il Diogene è stato citato in ben due articoli nell’ultimo numero, appena uscito, della prestigiosa rivista scientifica “Archivio Storico per la Calabria e la Lucania”, in riferimento a due miei lavori pubblicati tempo addietro sul tuo giornale. La rivista è curata dalla grande studiosa Vera von Falkenhausen e ha, nel comitato di redazione, altri importanti professori. Voglio sottolineare, che l’apprezzata rivista pubblica esclusivamente articoli di riconosciuto carattere scientifico-storico. Le due citazioni del Diogene sono state fatte: da me (nell’articolo “Laos: fiume e città nella Geografia di Strabone”) e da Marco Buonocore, Direttore della Sezione Archivi della Biblioteca Vaticana (nell’articolo “Sull’iscrizione di Blanda Julia CIL, X, 457 = ICI,V,51”). È certamente una bella soddisfazione sia per me che per te! Ciao, a presto. BIAGIO MOLITERNI

ANTONIO GUGLIELMI

14/02/2009


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Parola ai Lettori

L’avv. ANNA MANCO RISPONDE matrimonialista e specializzata in diritto di famiglia Ho saputo solo da pochi giorni che mio figlio, di 14 anni, ha fatto numerose assenze a scuola. Io non ne sapevo nulla. Mi hanno detto che rischio di essere condannato per inosservanza dei doveri genitoriali. È vero? Si, è vero. La Corte di Cassazione, con sentenza del 4 settembre 2007, n. 33847, accogliendo il ricorso presentato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, ha annullato senza rinvio, la sentenza di assoluzione pronunciata da un Giudice di Pace calabrese, che aveva assolto dei genitori dall’accusa di inosservanza degli obblighi di educazione nei confronti dei figli minori, ritenendo che il fatto non costituisse reato e precisando che i genitori devono accompagnare sempre di persona i figli minori a scuola, altrimenti possono rischiare addirittura una condanna penale. Si trattava, in questo caso, di due ragazzini che avevano marinato più volte la scuola, senza che i loro genitori (ignari) fossero stati informati dalla scuola stessa. Il Giudice di Pace, presso il quale la causa era radicata, ritenendo che mancasse la prova dell’effettiva conoscenza delle assenze da parte dei genitori, aveva pronunciato l’assoluzione dal reato contestato. Senonchè, il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Reggio Calabria aveva proposto ricorso in Cassazione, chiedendo l’annullamento della pronuncia assolutoria, poiché riteneva sussistente in concreto il pericolo che i minori (appartenenti ad etnia rom), potessero essere sfruttati per l’accattonaggio. Ebbene, la Corte di Cassazione, come ho già detto, ha annullato la sentenza di assoluzione, rilevando che è del tutto irrilevante che i genitori non abbiano ricevuto comunicazione della assenza dei figli da parte della scuola, poiché hanno sempre e comunque l’obbligo di “vigilare e controllare il minore per assicurarsi che questi si rechi realmente a scuola per ricevere l’istruzione”. Per questo devono accompagnare personalmente i figli minori a scuola, in quanto, specialmente di fronte a lunghe ingiustificate assenze, “la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato non può essere esclusa dalla mancata prova della conoscenza delle comunicazioni inviate dalle autorità scolastiche, atteso che la colpa, sufficiente per la configurabilità della contravvenzione in esame, è riscontrabile già dall’avere, senza giustificato motivo, omesso di adempiere il proprio dovere di sorveglianza e di vigilanza sul minore”. q

TANTO AMORE PER UNA CAREZZA!

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Ciao, mi chiamo “Biondino” e sono un cane randagio vivo per strada e faccio gruppo con altri cagnolini tra cui “Orsetto” e “Nerina”, la mia preferita. Siamo in tanti e sempre affamati e infreddoliti e perciò, quasi “Guinzaglio” d’acciaio sempre, andiamo nel parco dove abita Ivan che ci accoglie e ci assiste amorevolmente sotto casa sua. Proprio in una giornata di queste e, precisamente, il giorno primo dell’anno, sono stato investito da un auto, nei pressi dell’abitazione di Ivan, e sto veramente tanto male, con la schiena rotta a metà. Adesso è l’amico Giulio che mi ospita a casa sua, e mi assiste. Ma così, non si può andare avanti. Vogliamo un bel canile, che ci possa ospitare per stare, così, tra di noi e vivere una vita sì da randagi ma con dignità. In modo da evitare che alcune persone senza scrupoli e spietate ci maltrattino e si divertano con noi facendocene di tutti i colori. Questi malvagi sono arrivati al punto di tenderci delle trappole infernali con cavi d’acciaio, sfregiandoci brutalmente e irrimediabilmente. Alcuni cani come “Nerina”, alla quale tutto il parco era affezionata, è scomparsa dall’oggi al domani, lei che non si muoveva mai dal recinto, o “Orsetto”, anch’egli sparito improvvisamente. Speriamo che questo mio accorato appello arrivi a persone attente e sensibili a questa problematica che pur attraverso le molteplici campagne di sensibilizzazione, ancora oggi, non vede, almeno a Scalea, una risoluzione. Chiedo inoltre un minor disprezzo verso noi animali, definiti i migliori amici dell’uomo, i più fedeli, quelli che mai tradirebbero. Non so quante persone non tradiscono, almeno una volta nella vita, noi, specie canina, no! Viviamo per l’uomo ed in cambio di una carezza diamo tanta fedeltà e tanto amore. IVAN BASSO

Gennaio-Febbraio 2009

UN RICORDO VERO: ULDERICO BLOISE

Voglio ricordare mio padre, tramite il Diogene, del direttore Manco, che mi dà questa opportunità. Mio padre Ulderico (nella foto il primo a sinistra, in divisa bianca) era uno scaleota verace, un figlio di Scalea, di antiche origini e generazioni, non solo per un fatto anagrafico ma anche perchè teneva moltissimo al suo paese natio ed è per questo che ho pensato di ricordarlo su un giornale sensibile a queste tematiche e del quale sono orgoglioso di essere socio e puntuale lettore. Mio padre era un dipendente del comune di Scalea: svolgeva il suo lavoro di Guardia Municipale, all’epoca si chiamavano così gli attuali Vigili Urbani. Lui era in servizio con molte mansioni, essendo l’unica guardia, mentre gli altri quattro impiegati comunali, erano i signori Francesco Di Gioia, Giuseppe Vivona, Biagio Rotondaro e Gino Cosentino. Oltre a svolgere il ruolo di Guardia Municipale, aveva l’incarico di messo, operatore di vigilanza sanitaria, ordine pubblico, accertamento animali utilizzati nell’agricoltura, nonché il controllo dei cani randagi, feste patronali, pulizia delle strade etc. etc. Da solo, faceva tutto questo con grande devozione e capacità, mentre riguardo al traffico di mezzi a motore, dirigeva ben poco perché nel passato, le automobili erano merce rara. Verso gli ultimi anni della sua vita, poco prima che ci lasciasse dopo una lunga malattia, gli assegnarono il fischietto, quello di metallo nichelato con dentro un seme di ceci indurito, in commercio all’epoca (che custodisco ancora) e con il quale dirigeva quel poco di traffico che incominciava a circolare all’incrocio, presso l’ex cir-

SOLIDALE GESTO

colo cittadino, di fronte all’attuale Banca Carime. Mio padre, purtroppo, è morto prematuramente nel 1960, all’età di quarant’anni, ma nonostante la giovane età, aveva saputo conquistarsi la stima e l’amicizia vera dei suoi concittadini, indipendentemente dal ceto sociale a cui appartenessero. È stata la prima Guardia Municipale della Repubblica assunta nel Comune di Scalea: lo voglio ricordare soprattutto per questo, perché fa parte della storia della nostra città un po’ dimenticata. Lui stesso, purtroppo, è stato dimenticato dalle varie amministrazioni che si sono susseguite negli anni dopo la sua scomparsa, così come dalla Polizia Locale Municipale, nonostante sia stato il capostipite degli attuali Vigili Urbani, dal dopoguerra ad oggi. Svolgeva il suo lavoro con umanità e intransigenza per l’attaccamento alla propria cittadina, oltre ad essere naturalmente un padre ed un marito esemplare e ideale. Nel 1946 fu il primo ad indossare una divisa da Guardia Municipale, con la nascente Repubblica Italiana. Ancora oggi, quando incontro i concittadini più anziani, ma anche i miei coetanei, che lo ricordano con affetto dopo tanti anni, con grande gioia naturalmente da parte mia, richiamano non solo la sua dedizione al lavoro ma anche l’atteggiamento comprensivo che aveva verso i suoi concittadini. Ha prestato servizio dal 1946 al 1960, prendendo il posto lasciato vacante da Carmelo De Bonis, in servizio nel periodo fascista e con questo voglio cogliere l’occasione per correggere una notizia non esatta, pubblicata su un giornale dove fu scritto che, all’incoronazione della Madonna del Carmelo, avvenuta nel 1955, in occasione del suo centenario, a prestare servizio alla manifestazione c’erano sia il De Bonis che mio padre Ulderico. Questa notizia è errata in quanto, già nel 1946, il De Bonis era in pensione. Chiusa questa parentesi, per dovere e precisione di cronaca, spero di aver delineato un ricordo obiettivo e sincero di un compaesano che tanto abbiamo amato e che aveva Scalea nel cuore. Grazie a tutti!

CRISTOFORO BLOISE Oggi il ministro Brunetta, con dipendenti pubblici, esemplari sotto tutti gli aspetti, come Suo padre, avrebbe ben poco da combattere. I tantissimi fannulloni, nel mirino del ministro, avendo un minimo di coscienza, di onestà e di sensibilità verso questa Italia che crolla sempre più, dovrebbero fare tesoro del Suo scritto e prenderlo come esempio. Ma avranno mai, questi “signori”, un barlume di coscienza? q

Egregio Direttore del Diogene, è doveroso congratularmi con il Comune di Verbicaro che è riuscito ad avere, in dono, un ecografo da far utilizzare a tre medici specialisti a beneficio dei loro utenti. Il solidale gesto non è stato fatto dalle banche del territorio, ma da una banca locale che non ha mai lesinato la sua solidarietà. Infatti, anche il volontariato, che è ubicato in Scalea, di cui faccio parte, ha ricevuto solidarietà da questa banca, che si chiama BCC di Verbicaro e che ringrazio pubblicamente. Lei sa quanto mi stia a cuore la prevenzione delle malattie e questo è un ottimo strumento per fare prevenzione e per evitare estenuanti liste d’attesa presso l’unico ecografo ospedaliero di Praia. La ringrazio per l’opportunità.

FRANCO CELANO Siamo lieti di pubblicare questo Suo breve ma tanto importante e significativo messaggio, ringraziamenti compresi. q

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Parola ai Lettori

Gennaio-Febbraio 2009

VICENDA “SPOSTAMENTO DELL’AGIP” Caro Direttore, sto seguendo, attraverso il Diogene ed altri Organi di stampa, la vicenda dello smantellamento della stazione di rifornimento AGIP con eventuale spostamento per motivi, si dice, di sicurezza pubblica (questo scopo è da me pienamente condiviso). Il Consiglio comunale a maggioranza ha già dato, in questi giorni, il proprio assenso. In merito, vorrei esternare la mia modesta opinione. Non conosco il progetto di questi lavori, ma è bene rappresentare che tutto il sito, dominato dal secolare imponente Palazzo dei Principi (i cui interventi di ricostruzione e restauro, da circa vent'anni, sono rimasti inspiegabilmente incompiuti) ha un interesse storico, ambientale e forse archeologico. A tal riguardo, mi riporto ad un articolo dell'esimio don Luigi Caselli, studioso di archeologia, pubblicato nell'attento ed obiettivo Diogene (n. 6 di ottobre 1999) dove egli ha informato che ”il grande locale, fino al 1886 adibito a cimitero, nelle strutture murarie a pianterreno della Chiesa di San Nicola in Plateis, a giudizio dell'arch. dott. D'Agostino, risalirebbe al periodo romano ed avrebbe avuto la funzione di magazzino portuale”. Ebbene, se con opportuni scavi, si riuscissero a scoprire questi tesori archeologici (ipotesi da non scartare), allora, sin da ora, si dovrebbe pensare ad un progetto di ampio respiro per la valorizzazione storica, archeologica ed ambientale dell'intero sito (dove potrebbero esserci ruderi dell'antico porto romano) con il conseguente sgombero, non soltanto della stazione AGIP, ma anche di quei fabbricati che insistono proprio nella zona sottoposta a vincolo storico ed ambientale. Non si sognino, quindi, i soliti progetti di scalinate, gallerie e via di seguito, perché ci troviamo in una zona storicamente ed architettonicamente delicata che, già nel passato, ha dovuto subire gravi deturpazioni. Scalea non ha bisogno di “salotti artificiali”, perché il suo Centro storico è già un salotto naturale. In questi giorni corrono alcune voci, speriamo non veritiere e, quindi, da verificare, e cioè che si eliminerebbero soltanto le cisterne e le pompe dei carburanti AGIP, ma rimarrebbero al loro posto ed in bella mostra gli altri edifici, addirittura, uno di questi, (forse previo restauro autorizzato) dovrebbe fare da collegamento con due “archi-gallerie” per accedere all'utopistica gradinata che dovrebbe portare in piazza de Palma. In merito a tutto ciò, vorremmo conoscere qual è l'opinione della Soprintendenza ai Beni A.A.A.A.S. della Calabria, la Provincia di Cosenza e la Regione Calabria e se esse si siano già pronunciate sul progetto, eventualmente depositato nei loro Uffici Tecnici. Le innovazioni sono necessarie, quando sono convenienti e non si tramutano in opere sconvolgenti. Quindi, al fine di realizzare un'area di pregio ambientale, naturalistico e storico, nei siti dei secolari Palazzi dei Principi, “del Bono” e “Palamolla”, occorre preventivamente sgomberare gli stessi siti dai “moderni” edifici e manufatti esistenti, compresi quelli adiacenti alla stessa Chiesa di San Nicola. Così facendo, si potrebbe procedere a realizzare tutta questa plausibile progettazione (che deve abbracciare un ampio piano di recupero dell'intero Centro stori-

co) anche mediante legittimi bonari accordi con i proprietari per convenire il corrispettivo adeguato all'equo valore di mercato peritato, degli immobili da occupare (terreni) e da abbattere (fabbricati). In ultimo, contro le eventuali legittime opposizioni dei proprietari, il Comune potrà procedere con atti di esproprio per pubblica utilità, previo un progetto che contenga questo requisito nell'interesse della collettività (es. scavi archeologici). Ovviamente, per realizzare il complessivo progetto occorrono consistenti fondi: il Comune sta già, in ogni caso, provvedendo a come e dove reperirli?

ADALBERTO VANNUCCI Esperto di storia e cultura ambientale Penso che quanto trattato, in questo periodo, non siano solo fantasiosi progetti salottieri. Si tratta di un punto importante, di partenza, che può fare da apripista ad altri interventi. La più volte ventilata scalinata, che dovrebbe ricongiungersi con quella di Piazza de Palma, non mi pare un'opera impossibile. La Soprintendenza, tante volte invocata ad intervenire su Scalea, per ripetuti soprusi e danni perpetrati contro il patrimonio pubblico, non ha mai fatto sentire in modo tangibile la sua presenza, mostrando, anzi, scarsa determinazione e tempestività nei suoi interventi. Provincia e Regione, spesso, fanno da ponte trovandosi, anzi, in sintonia con i programmi portati avanti dalle varie amministrazioni comunali. Forse bisognerebbe vedere le cose in modo meno catastrofico. Per Scalea, dopo 50 anni di abusivismo dilagante, si potrebbe parlare di riscatto verso l'ambiente e la politica del bello, in risposta a quella parte di Scalea che non ha risparmiato nulla e che ha permesso a gente arrogante, prepotente e senza scrupoli di appropriarsi e costruire nei siti archeologici e naturalistici. Però, voler fermare sul nascere certe idee, che dovrebbero migliorare sotto tutti gli aspetti la nostra cittadina, mi sembra assurdo ed eccessivo. Come assurdo e incomprensibile mi sembra esagerare con l'immobilismo e la mummificazione del territorio e trovare un cavillo per ogni proposta. Se viviamo l'era della modernità, qualcosa va migliorata e valorizzata. Certe innovazioni sono necessarie e vanno condivise senza preconcetti. Abbiamo esempi di grandi città storiche italiane (Napoli è la città delle funicolari, il mezzo di collegamento più comodo e veloce) e del mondo, veri patrimoni dell'umanità che all'antico hanno bene abbinato delle novità che si sono poi, rilevate azzeccate e indispensabili. Questa che sta tentando l'amministrazione comunale, è solo un primo passo, un inizio che va sostenuto da quanti come Lei, amano Scalea. Lei chiede lo sgombero nella zona sottostante i palazzi storici che si affacciano in via Michele Bianchi ponendosi, però, il quesito dei fondi da reperire per effettuare simili espropri. Conoscendo le attuali condizioni finanziarie dei comuni italiani, accontentiamoci, momentaneamente, di realizzare i progetti che sono alla portata economica dell'attuale amministrazione riservandoci di esaminare il recupero dell'intera area, in tempi, economicamente più proficui e dare inizio a queste importanti fasi che potrebbero migliorare e dare, finalmente, nuovo impulso a Scalea. q

o 13 LA VOGLIA DI CREARE Egr. Direttore, penso che nella nostra Scalea, tutto sommato, si potrebbero creare posti di lavori per quei giovani avanti negli anni e che gravano sul bilancio familiare senza avere la possibilità di mettere su casa. A mio modesto avviso, ci sono tante possibilità occupazionali. Prendiamo in esame l’area adiacente il tribunale, utilizzata molto male, attualmente, e solo nel periodo estivo dai giostrai. L’area in Franco Misiano questione potrebbe essere utilizzata, una volta resa agibile, sia per gli elicotteri dei vigili del fuoco, che per quelli del Pronto soccorso e dei Carabinieri. Con poco, si potrebbe rendere un utilissimo servizio per la collettività. Logicamente, andrebbe attrezzata con un piccolo chiosco ristoro che potrebbe tornare utile anche per il mercato settimanale del lunedi, anche se in merito, penso sarebbe opportuno spostarlo nella capiente piazza Aldo Moro, in modo di evitare disagi di traffico per quanti sono diretti al tribunale, al Comune o al comando Polizia Municipale e dei Carabinieri. Un altro argomento, che mi sta a cuore, è quello di cui oggi tutti parlano e cioè il porto di Torre Talao. Sarei dell’avviso di non andare contro natura e di sfruttare il sito naturale della Baia del Carpino di Scalea. Così facendo, si creerebbero, come avviene nella vicina Maratea, cooperative e posti di lavoro. Altro argomento dolente ed irrisolto, è legato alla spazzatura, che al momento viene depositata nella “famosa” terza buca di Costapisola senza però essere smaltita. Cosa aspettiamo a trovare soluzioni risolutive magari con l’ausilio di inceneritori o termovalorizzatori? Personalmente, ho avuto modo di vederne funzionare magnificamente uno a Firenze ed un altro a Genova. Mi chiedo, perché tali progetti non si provano a realizzare anche a Scalea? Oltre allo smaltimento definitivo e al relativo reimpiego del materiale differenziato, realizzando un’opera simile, uscirebbero tanti posti di lavoro. Nel porgere i saluti, auguro buon lavoro alla redazione del Diogene e continuità nella pubblicazione dello storico giornale tanto seguito ed apprezzato. Un vanto per Scalea poter avere una voce puntuale che illumina il cammino della crescita culturale e sociale della nostra comunità.

FRANCO MISIANO (Assessore allo sport, spettacolo e turismo del Comune di Scalea dal 1985 al 1990) Dei giostrai si è detto e scritto di tutto. L’amministrazione Pezzotti, dopo tante lotte e schermaglie, riuscì a vincere la battaglia e, con sollievo di tanti cittadini, a mandarli via da quell’area. Da un po’ di anni, però, sono ritornati in quello spazio che ancora oggi non trova un’adeguata sistemazione d’uso. Per quanto riguarda la Sua proposta, come piattaforma per gli elicotteri da soccorso, pare che ce ne sia una in funzione nel capiente largo del plesso scolastico, senza dimenticare l’immensa aviosuperficie a ridosso del Fiume Lao. Il chioschetto bar-ristoro, da Lei proposto, potrebbe essere preso in considerazione solo nell’eventualità che il Comune decidesse per una destinazione d’uso che abbracci quanto da Lei proposto. Il ventilato spostamento del mercato, verso la periferia della città, forse non fu capito. Portarlo come Lei propone in piazza Aldo Moro sarebbe ancor più disagevole ed oltretutto piccolo, per poter contenere la mole di un mercato così imponente. Riguardo l’argomento Porto di Torre Talao, con la conferenza dei servizi del prossimo maggio, probabilmente si passerà dal progetto (compresa tutta la burocrazia) alla realizzazione. Lo spostamento del sito, oltre a buttare una nave di denaro, vedrebbe allontanare definitivamente la possibilità di un porto a Scalea. Bisognava pensarci prima. Così facendo, passerebbero almeno altri 20 anni e si potrebbe dare l’addio definitivo al porto che a Scalea serve, eccome. I posti di lavoro, una volta realizzato e funzionante, usciranno anche dal sito della Torre più famosa di Scalea. Dello smaltimento della spazzatura e dei vari sistemi di smaltimento abbiamo detto e scritto tanto e a chiare lettere di abbandonare i palliativi e cercare di trovare soluzioni definitive e redditizie. q


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Storia e Cultura

Gennaio-Febbraio 2009

A TU PER TU CON… Antonio Massari “CLEMENTINA FORLEO, UN GIUDICE CONTRO” di EGIDIO LORITO «Italia. Ottobre 2007. Mentre imperversa il “caso” De Magistris -il pubblico ministero che, indagando sugli intrecci tra politica e malaffare, ha inquisito diversi magistrati ed è stato poi trasferito dal Csm- Clementina Forleo decide di difenderlo pubblicamente. Dinanzi a milioni di italiani parla di “poteri forti” e “solitudine del giudice”. Punta il dito contro il potere giudiziario. Pochi mesi prima aveva indicato nei vertici dei Ds -Massimo D’Alema, Piero Fassino, Nicola Latorre- i “complici” della scalata Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro: a luglio la Forleo chiede al Parlamento di poter utilizzare le loro intercettazioni, che saranno poi pubblicate dai giornali e creeranno parecchi problemi al nascente Partito Democratico. Alla fine del 2007, suo malgrado, Clementina Forleo è diventata il Gip più famoso d’Italia. Clementina è un “giudice contro” è non è iscritta a nessuna corrente giudiziaria. Dal giorno in cui appare per la prima volta in televisione -il 4 ottobre 2007, ospite della trasmissione Annozero, condotta da Michele Santorola sua situazione inevitabilmente precipita, fino al trasferimento, da Milano a Cremona, per “incompatibilità ambientale incolpevole”. In questo libro, il primo a ricostruire una vicenda che finora abbiamo letto solo sui quotidiani, Antonio Massari prova a comprendere chi sia il Giudice Clementina Forleo e a inquadrare un periodo controverso della storia recente: il biennio 2005-2007 rivela un’importante trasformazione, sia nell’universo politico del centrosinistra, sia nell’organismo giudiziario che, con l’arrivo del governo Prodi e della “pax mastelliana” è molto meno reattivo, rispetto al governo Berlusconi. Massari segue la Forleo nelle sue vicissitudini, legge i verbali, gli atti, le sentenze che la riguardano, ricostruisce la sua vicenda umana e giudiziaria. E la intervista a lungo, sui punti cruciali della sua storia. Da quando, passeggiando per strada, in Via Durini a Milano, protesta contro i poliziotti che con modalità brutali hanno fermato un immigrato che viaggiava sull’autobus senza biglietto; a quando riceve terribili lettere di minaccia che le anticipano la morte dei suoi genitori, insieme a buste che contengono proiettili, inviati a lei nello stesso identico giorno in cui arrivano a De Magistris. Da quando, -dopo gli attentati terroristici di Londra, nel pieno della crisi internazionaledistinguendo tra “guerriglia” e “terrorismo”, assolve l’indagato Mohammed Daki, sospettato di essere vicino ad Al Qaeda e a Osama Bin Laden; a quando, negli ultimi due anni, trasmette al Parlamento le trascrizioni delle intercettazioni sulle scalate di Antonveneta, Bnl e Rcs, scontrandosi irrimediabilmente con tutti i “poteri forti”. Per la prima volta possiamo ascoltare la voce di tutti i protagonisti del “caso Forleo”, grazie ad una dettagliata disamina delle posizioni opposte: accusa da una parte, difesa dall’altra. Ogni lettore, alla fine di questa storia, potrà farsi un’idea di quanto è accaduto, a partire dall’ottobre del 2007, non solo alla Forleo, ma al nostro Paese. Perché, in fondo, tutto ruota intorno a un concetto complesso e intrigante: il dire la verità. “Quando il re è nudo, quando si ha il coraggio di denudarlo…” ha

detto la Forleo in televisione. Ma ha trovato intorno a lei troppi re -o aspiranti regnanti- e troppi potenti: la politica, la finanza, l’amministrazione della giustizia. La verità della Forleo li ha toccati tutti». Quando ho contattato per la prima volta Antonio Massari, di lui sapevo poco o nulla: barese, quarantenne, giornalista professionista, inviato per “La Stampa”, già collaboratore per “Diario”, “Il Manifesto” e “Micromega”: poi l’incontro personale e professionale, un anno fa esatto, grazie agli ottimi rapporti che ho intessuto nel tempo con l’affettuosa Laura Marras, addetto stampa della “Aliberti Editore” di Reggio Emilia, la sua casa editrice. E così, nel 2008, questo coraggioso cronista pubblica due libri - “Il caso De Magistris” e “Clementina Forleo, un giudice contro”- che ho già definito uno spaccato drammatico, allarmante, paralizzante, inquietante e attuale di un’Italia che non è più quella della Milano tutta lustrini e paillettes degli anni ’80: quest’Italia, ora, punta dritta al cuore della Calabria e della Basilicata, ovvero di due Regioni che un tempo quasi tutti credevano molto più distanti della loro effettiva contiguità geografica. Al primo titolo sono affettuosamente legato, per averlo presentato, il 12 agosto 2008, all’interno della rassegna -“Praia, a mare con…”- da me ideata e condotta, quando l’acclamatissimo giudice pugliese intervenendo al dibattito, con naturalezza impressionante aveva fatto nomi e cognomi di personaggi che da tempo -credo troppo- popolano la vita politica italiana e calabrese, da uno schieramento politico all’altro. Solo così si spiega il successo umano che la Forleo -e con lei il giudice di Cassazione Romano De Grazia, l’avvocato penalista Caterina Malavenda ed il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Basilicata Oreste Lo Pomo- ha ottenuto in quel di Praia, dove almeno tremila persone le hanno tributato l’ovazione più importante che un rappresentante di uno dei tre Poteri costituzionali possa ricevere: ovvero l’affetto e la riconoscenza del Popolo come corpo elettorale. Il secondo titolo è più recente, due mesi fa appena: con la prefazione di Marco Travaglio, un intervento del Giudice Luigi De Magistris ed un’intervista esclusiva al “neo” Gip di Cremona -Clementina Forleo, appunto- Massari snoda lungo 409 pagine la storia più recente e controversa del nostro Bel Paese, tra “l’indimenticabile 1994”, una “Clementina contro tutti”, “Le vite degli altri”, “Parole, parole, parole”, buoni e cattivi che appaiono e scompaiono in questo grande teatro mediatico-giudiziario che sembra essere diventato il nostro Paese.

Allora, Antonio, siamo all’assurdo politico-giudiziario? «È il 4 ottobre 2007 quando il Giudice di Milano, Clementina Forleo, buca i teleschermi parlando di “poteri forti” e della solitudine del giudice dinanzi a milioni di italiani. In televisione si parla del “caso” De Magistris, il Pubblico Ministero che a Catanzaro sta indagando sugli intrecci tra politica e malaffare e ha inquisito parecchi magistrati. Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella ha appena chiesto il suo trasferimento: l’Associzione Nazionale Magistrati non si sta certo stracciando le vesti e pochissimi magistrati reagiscono. Tra questi, c’è Clementina Forleo, appunto e sarà trasferita da Milano a Cremona per incompatibilità ambientale “incolpevole”! Cioè, non ne ha colpa, ma viene trasferita ugualmente, perché il Consiglio Superiore della Magistratura, dopo la sua istruttoria, è arrivato alla certezza che la Forleo è carente di “indipendenza” ed “imparzialità”. Non solo: ha anche “una notevole propensione al vittimismo”». Un bel coraggio, sia Tuo che della Dott.ssa Forleo…«Mentre scrivevo queste pagine, un fatto diveniva sempre più chiaro, cioè che il vero protagonista di questa storia non è Clementina Forleo, ma il “potere” nelle sue manifestazioni, nel suo linguaggio, nelle sue singole “postazioni”: il potere politico, il potere economico e, soprattutto, il potere giudiziario. E ognuno di questi “sistemi” usa i propri strumenti per rappresentare la propria verità. E si arriva all’assurdo che la Forleo -prima definita dagli stessi giudici, un ottimo magistrato- ora è “carente” di “equilibrio” e “indipendenza”, mostrando anche una “notevole predisposizione al vittimismo”. E queste sono le parole che i giudici hanno utilizzato per giudicare il giudice Forleo, fino a chiedersi se tale carenza sia “strutturale”!». Cosa resterà di questa storia, al limite dell’assurdo? «Intanto la Forleo ha preso il suo posto a Cremona e sta tentando il ribaltare il giudizio del Csm con un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, nel quale i suoi difensori mettono, nero su bianco, che il Csm ha perseguito un “intento punitivo”, ha “sparato nel mucchio” rivelando un chiaro “intento persecutorio”. È un ricorso di circa cento pagine nelle quali il Csm viene costantemente accusato di “eccesso di potere”: che è un’espressione intrigante, al di là del suo preciso significato giuridico, soprattutto se torniamo alle dichiarazione del Gip in televisione: “il Giudice è solo. Questa è una solitudine indescrivibile, proprio perché non viene dall’esterno, ma viene anche dall’interno”». q

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“A SUD DI EBOLI”

Un libro interessante e di facile lettura Alla presenza di un folto e qualificato pubblico, nei saloni del ristorante K3 dell’hotel Bellavista in Maierà, è stato presentato l’interessante libro di Gianfranco Cioni “A sud di Eboli”. Presentazione di + p. GianCarlo Bregantini, Vescovo. Questa pubblicazione vuole essere una reale quanto sofferta estremizzazione delle problematiche in cui si è costretti e, purtroppo molto spesso, anche abituati a vivere nella nostra cara ed amata Calabria. “A sud di Eboli” è un libro appassionante che si fa facilmente leggere. Si compone di 7 capitoli, volutamente scollegati e apparentemente sconnessi ma con episodi fortemente legati e collegati da quello che è il filo conduttore, messaggio del libro: il rispetto, l’amicizia, la collaborazione… Gianfranco Cioni, dal 1983 al 2005 è stato impegnato politicamente ricoprendo, nella sua Maierà (Cs), le cariche di consigliere, assessore e sindaco. Dal 2000 al 2005 è stato coinvolto in un progetto, di sua invenzione, denominato: “Impianto differenziato per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani”, brevettato nel 2006 al Ministero delle Attività Produttive, al n. CS 2006A000004. q


Storia e Cultura AVERE AL MASSIMO 2 ALLIEVI IN UN’ORA, NON 25!

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di PIETRO BLUMETTI

(REFERENTE DEL CODIM – COMITATO DOCENTI DELL’INDIRIZZO MUSICALE) Tanti docenti di musica meriterebbero di poter insegnare questa affascinante materia nel modo in cui loro l’hanno studiata: contatto diretto con allievo ed il loro strumento musicale! La Repubblica italiana dovrebbe sia “promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” che tutelare “il patrimonio storico e artistico della Nazione” (Costituzione, art. 9). In realtà è a tutti evidente come i nostri politici, da sempre, sembrano non dare molta importanza a quanto chiaramente enunciato da quella che è la “prima” nostra norma giuridica. Riguardo poi alla promozione dello sviluppo della cultura musicale ed alla tutela del patrimonio storico ed artistico espresso attraverso la musica, il mancato rispetto di quanto disposto da tale norma è stato, in sostanza, assoluto. In Italia non è mai esistita la possibilità di imparare a suonare uno strumento musicale durante il normale percorso di studi della scuola dell’obbligo e solo nella scuola media è presente l’Ed. Musicale (due ore settimanali per una intera classe), ma per insegnare a suonare il “proprio strumento musicale” il docente dovrebbe avere al massimo 2 allievi in un’ora, non 25! Infatti, visto che nessuno si sognerebbe di insegnare a nuotare senza entrare direttamente in acqua e, parimenti, nessuno imparerebbe a giocare a calcio senza avere tra i piedi il pallone e praticarlo realmente, non si capisce secondo quali criteri si possa pensare di riuscire ad insegnare musica senza farla suonare e cantare ai ragazzi; limitandosi a parlare di Storia della musica o impartendo aride nozioni di teoria e solfeggio ad una classe di ragazzini. In realtà tutti i musicisti sanno benissimo che le uniche possibili attività veramente educative e formative da svolgere con una intera classe sono esclusivamente le attività di musica d’insieme (corali o orchestrali). Ma la realtà continua ad essere questa: una sola ora per una classe intera! L’ora di musica non può che divenire quindi spesso un’ora quasi “ricreativa”, in cui il docente, anche se professionalmente preparato, in rari casi, e con estrema fatica, riuscirà a svolgere veramente il proprio compito di educatore. Quando riuscirà, con coraggio, a non limitarsi alla solita Storia della musica e all’arido Solfeggio, sarà costretto ad un lavoro di musica d’insieme di livello veramente troppo elementare; un lavoro che oltre a tradire completamente le fondamentali istanze educative dei ragazzi, finirà per svilire gravemente anche la propria professionalità.

ARIA DI TRUPIA

Una cronaca che può e deve diventare storia Piero Di Giuseppe, (nella foto) architetto, animatore ed editore dell’“Atelier du faux semblant”, che ha regalato a Praia, sua patria adottiva, negli ultimi venti anni, alcune delle immagini più belle di questo tratto di costa calabra, nel dicembre del 2008, per i tipi della tipografia Zaccaro di Lagonegro, ha dato alle stampe il suo ultimo, in ordine di tempo, lavoro letterario “Aria di trupia”, che ha ufficialmente presentato al pubblico nel corso di un incontro, domenica 8 febbraio 2009, presso la libreria “Victoria”. Il libretto, una rievocazione, in chiave storica, di avvenimenti legati a personaggi reali della vita locale, vissuti nell’altro secolo, è piacevole e di facile lettura: affascina e intriga e porta il lettore, specie se praiese e di una certa età, sui sentieri difficili del ricordo e della rievocazione. Alla libreria “Victoria” un pubblico di grandi occasioni, numeroso ed attento, con molti giovani e giovanissimi, ad ascoltare i relatori-rievocatori, tra cui lo stesso titolare Pasquale Lanzillotti, l’arch. Virgilio Viscido, il prof. Giovanni Celico e lo stesso autore, che ha ringraziato tutti gli intervenuti. Praia non ha una lunga storia, non è una comunità “antica”, è comune autonomo dal 1938, e i lavori, come questo di Piero Di Giuseppe, servono a stratificare una cronaca che può e deve diventare storia. Gli auguri migliori de Il Diogene Moderno all’autore con l’invito ad insistere a scavare nei ricordi di un popolo che altrimenti rischia di… restare senza memoria! q

Naturalmente vi sono anche situazioni positive (frutto del fortunato incontro tra un particolare docente ed un particolare gruppo di ragazzi) ma si tratta delle classiche eccezioni che confermano la regola. In tale quadro è perfettamente logico che i nostri figli continuino ad uscire dalla scuola media sostanzialmente analfabeti riguardo alla musica. Recentemente perfino i giornalisti della Rai (“Speciale TG1”del 30 novembre 2008) si sono accorti del grave problema della mancanza di cultura musicale nel nostro paese; forse perchè è ormai completamente collassato anche qualsiasi mercato collegato alla musica (non “tirano” più neppure i vincitori di Sanremo). Per reclutare allievi, con un “urgente”decreto legge, è stato anche declassato il tradizionale decennale Diploma del vecchio ordinamento, facendo sì che musicisti già diplomati tornassero a studiare da docenti che avevano il loro stesso diploma (declassato al rango di Laurea di primo livello). Cosa però ulteriormente grave è l’idea del ministro Gelmini di voler creare i “Licei musicali e coreutici”! Gli unici dove si potrà studiare musica (secondo il modello proposto dalla Moratti). Cosa grave perchè in tale veste il Liceo musicale finirà per sferrare il colpo di grazia alla cultura e agli studi musicali nel nostro paese. La “vera” cultura musicale, che è frutto di una conoscenza quanto mai complessa ed articolata del linguaggio musicale, scomparirà totalmente anche dalla memoria delle nuove generazioni. Infatti, non serviranno proprio a nulla tali Licei musicali in quanto, all’interno del generale quadro educativo offerto dalla scuola secondaria, si configureranno come istituti “professionali”; dei “nuovi vecchi” piccoli conservatori, destinati a chi (a soli 14 anni) avrà deciso di intraprendere da grande la professione del musicista. Un ragazzo potrà allora imparare a suonare lo strumento musicale che vorrà senza precludersi la possibilità di scegliere poi una professione diversa da quella del musicista. Naturalmente come per la scuola media, sempre per garantire lo sviluppo e la tutela della cultura musicale del nostro paese, sarebbe indispensabile istituire obbligatoriamente almeno un liceo ad indirizzo musicale ogni due o tre distretti. Crediamo sia arrivato il momento di far conoscere le nostre proposte, per cambiare radicalmente la situazione! q

Centro sociale

“VERSO IL CIELO” Successo del 1° Premio di poesia Giorno 4 gennaio 2009, alla biblioteca comunale in piazza De Palma, si è svolta la prima edizione del Premio di poesia “Verso il Cielo”. Alla presenza di un pubblico numeroso, ha preso la parola il presidente del Centro sociale dott. Antonio Nappa che ha ringraziato tutti i partecipanti ed in particolar modo l’assessore Cantisani ed il consigliere D’Amico, presenti in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, per il loro interessamento ed impegno per la riuscita della bella serata. Nappa ha avuto, poi, parole di elogio per il socio e poeta Gianfranco Brienza per aver profuso un grande lavoro al fine di un’ottima riuscita della serata e per le personalità, nel campo della poesia, che è riuscito a portare a Scalea, partendo dal poeta-scrittore e critico Gianni Manuale e, a seguire, Vincenzo Russo, Alberto Moccia e Piero Giulivo. Il primo premio è stato assegnato allo scaleota Angelo Console che ha presentato versi in vernacolo intitolati: “ ‘U Mangiun(i)”, mentre il primo premio di poesia in italiano è andato a Ferdinando Cirillo con “Il mio cielo”, e, infine, il primo premio sezione C., ad Elena Mossuto con “Ho visto il tempo di andare”. A conclusione della bella e appassionante manifestazione, il vulcanico presidente Antonio Nappa ha ringraziato tutti i presenti dando appuntamento per la prossima edizione che, sicuramente, visto il successo della prima, si svolgerà in estate per dare la possibilità ai numerosi villeggianti iscritti al Centro di assistere e partecipare a questa originale e interessantissima iniziativa, anche se, visto i tanti intervenuti, occorrerà, per ospitare tutti, una sala molto più capiente. q

Liceo Scientifico “Pietro Metastasio” - Scalea Offerta Formativa Corso PNI - Corso Ordinario - Corso Linguistico “Brocca” Il Liceo è sede di attuazione di Progetti PON Il Liceo è scuola Presidio ISS Insegnare Scienze Sperimentali Il Liceo è sede di Progetti POR

SANT’AGATA E SANTA CATERINA: Una tradizione antica a Tortora di BIAGIO MOLITERNI Fino a qualche decennio addietro, in occasione della festa dell’Ascensione, i pastori delle frazioni montane di Tortora erano soliti recarsi in paese e, al termine della processione della statua del Risorto, offrire a ogni famiglia una ciotola del latte munto in mattinata, che, anziché venire utilizzato per la produzione di formaggi e ricotte, in quel giorno serviva per condire le “lagane” al posto del tradizionale sugo con la carne di capra. Era un gesto rituale di buon auspicio che poneva termine alle celebrazioni pasquali e, al tempo stesso, apriva ufficialmente la bella stagione. In quel giorno infatti, tempo permettendo, era consuetudine riporre negli armadi i vestiti invernali e indossare quelli più leggeri: “Lu jùornu di la Scinzijùni si leva lu màndu e si piglia lu bastùni”. Il bianco nettare come simbolo di purificazione e del rinnovarsi della vita e della natura, dunque, ma anche quale alimento indispensabile per lo svezzamento di ogni bambino. Ed è proprio in questa seconda accezione che il rituale conteneva anche un richiamo al latte materno e alla stessa umanità di Cristo, vero Dio e vero uomo, o, per dirla con l’invocazione che un tempo si recitava prima di accostarsi alla comunione: “Ostia pia, sangu e latti di Maria”. A rendere plasticamente questo concetto è l’immagine della Madonna del latte, la Virgo lattens, effigiata con il Figlio attaccato al seno e invocata soprattutto dalle partorienti e dalle puerpere, specie nei tempi in cui le gravidanze erano a rischio e la mortalità infantile elevatissima. È per questo motivo che la sacra icona è nota anche come Madonna delle Grazie. A proteggere il seno femminile è invece Sant’Agata di Catania (5 febbraio), mentre Santa Caterina d’Alessandria (25 novembre) è la patrona delle balie e delle nutrici. Secondo una pia tradizione, le due vergini, consacratesi a Cristo e per questo fatte martirizzare dai loro pretendenti non corrisposti, morirono rispettivamente nel 251 e nel 305, la prima dopo aver subito l’amputazione delle mammelle e la seconda per il taglio della testa, dalla quale sarebbe uscito del latte invece che del sangue. Entrambe compaiono in una tela seicentesca di autore ignoto, restaurata di recente, che si conserva nel primo altare di destra della chiesa del convento dell’Annunziata di Tortora. Le due sante reggono la palma del martirio con la mano sinistra, mentre con l’altra impugnano rispettivamente un piatto contenente i seni recisi e la spada della decapitazione. In mezzo a loro, alcune anime del purgatorio si dissetano con le gocce di latte stillanti dal seno della Virgo lattens, la quale, circondata da uno stuolo di angeli, domina la parte superiore del quadro. q In basso e a sinistra della tela, il ritratto dell’ignoto committente dell’opera stessa.


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Sport

Campionato di Eccellenza

Curiosità

SCALEA A SPRAZZI E PUBBLICO IN NETTO CALO Una pioggia ininterrotta e un campo di giuoco di sabbia ridotto a “risaia”, non portano bene ad uno Scalea in grande emergenza per le forzate assenze di ben cinque pedine importanti, Ferraro e Viterbo (mastini della difesa) compresi che, a meno di 5 minuti dal 90’, si vede scavalcare dal Praia, su una deviazione aerea difettosa e imprecisa di un difensore biancostellato. Un vero peccato per gli sforzi profusi, fino a quel momento da Daniele Serra e compagni soccombere dopo la reazione avuta al vantaggio dei praiesi nel primo tempo, con la risposta di Reda a metà del secondo tempo, bravo a pareggiare con un tiro forte e tagliato. Un derby quello fra Praia e Scalea che se fosse finito in parità, non sarebbe certo stato uno scandalo. L’immeritata sconfitta dei volenterosi ragazzi di Torre Talao, non pregiudica, in ogni modo, il cammino prefissato dalla società che punta ad un campionato tranquillo e di tutto rispetto. Quindi, finora, programmi più o meno rispettati e torneo più che dignitoso, specie, dopo le preoccupazioni di inizio stagione, con i quadri dirigenziali da formare ed il conseguente ritardo della campagna acquisti e della preparazione fisico-atletica, tutti fattori che potevano costare caro al sodalizio biancostellato. Anche se le difficoltà possono sempre annidarsi dietro l’angolo (ma con questi chiari di luna chi non ha difficoltà è un marziano), lo Scalea sta por-

tando avanti, tutto sommato, il suo modesto campionato (peccato per lo scivolone interno con la Melitese all’ultimo minuto di recupero). L’unico neo, la carenza ed il calo di pubblico che, domenicalmente, presenta paurosi vuoti in tribuna con la sola presenza di quei pochi fedelissimi paganti. Colpa dell’ormai risaputa crisi economica? Del tempaccio invernale che sta imperversando da mesi? Delle dirette TV a pagamento? Della presenza di tante società sportive locali (davvero troppe in un periodo di così grave congiuntura economica) che partecipano a campionati minori? Un motivo ci sarà! Però, questi temerari che si sono caricati la squadra sulle spalle, in queste condizioni, andrebbero sostenuti e incoraggiati, con una presenza più massiccia e calorosa in tribuna, troppo spesso semivuota. Trend a parte, le immagini video di incontri di calcio, alle quali spesso assistiamo, dove è possibile scrutare tribune deserte (Serie A e Nazionale compresi), anche se è difficile, non devono appartenere allo Scalea che deve cercare di ribaltare questa brutta “moda” e ritrovare il suo grande pubblico, quello che fino a qualche anno fa rappresentava il dodicesimo uomo in campo. Quei tempi non lontani, di grande attaccamento ai colori sociali della più antica e blasonata squadra cittadina, potrebbero ritornare. Sperare e crederci non costa nulla! q

Ciclocross

IL PROMETTENTE LATELLA CONTINUA A MIETERE SUCCESSI Domenica 7 Dicembre 2008 si è disputato a Luzzi (Cs) il Campionato Regionale Calabro della disciplina Ciclocross valevole per la stagione 2008-2009, aperto alle categorie agonistiche, esordienti, allievi e juniores ed agli amatori. Gli atleti si sono misurati su di un percorso tracciato secondo i dettami del regolamento tecnico che si snodava su prati ed asfalto. Il percorso si presentava, particolarmente difficoltoso, considerate le avverse condizioni meteorologiche. Fango e avallamenti del terreno hanno segnato i 40 minuti di gara; gli atleti hanno dovuto affrontare anche piccole salite impervie e scivolose e ostacoli che imponevano ai ciclisti di

Gennaio-Febbraio 2009

camminare a piedi con la bicicletta in spalla, classica immagine del ciclocross. Anche in questa particolare disciplina, si è distinto il giovane ciclista scaleota Giovanni Latella, del team sportivo Latella Sport. La giovane promessa del ciclismo calabrese ha conquistato la maglia di Campione Regionale della Calabria di ciclocross per la categoria esordienti 2° anno che va ad aggiungersi al titolo di Campione Regionale su strada conseguito lo scorso mese di settembre. Ricordiamo ai nostri lettori che Giovanni Latella nell’ultima stagione ciclistica ha conquistato ottimi piazzamenti ed è salito più volte sul gradino più alto del podio. q

LE DONNE ARBITRO AMANO SCALEA La bella e solare Antonella Carrera (nella foto), dopo la lunga pausa natalizia, non porta bene allo Scalea che pareggia in casa contro il Roccella con uno scialbo risultato ad occhiali. La simpatica Antonella, inusuale arbitro dell’incontro, ha però mostrato di saperci fare con il fischietto dirigendo la gara con oculatezza e autorità. Vista la sua giovanissima età, speriamo di vederla presto arbitrare partite quantomeno tra i semiprofessionisti. Le qualità non mancano e con un po’ di buona fortuna, indispensabile nel calcio come nella vita, pensiamo che potrà farcela. È andata invece meglio nella fredda prima domenica di febbraio con la pimpante ed esuberante Valentina Garoffolo che, nonostante i 5 cartellini gialli ed un rosso sbandierati in faccia ai calciatori biancostellati, in piena “zona Cesarini”, ha dovuto fischiare la palla al centro dopo l’ormai insperato vantaggio della squadra di casa, ad opera del ritrovato e sgusciante Andrea Forte. Un arbitraggio quello della energica vibonese, forse eccessivo ed un tantino discutibile, severo e senza sconti per i biancostellati che, nonostante tutto, alla fine, sono riusciti a fare bottino pieno. Quindi, l’antico detto “è bene quel che finisce bene” alla fine, ha premiato meritatamente l’umiltà e la tenacia di Longo e compagni che nonostante l’inferiorità numerica, non si sono mai demoralizzati. In ogni caso, da evitare, censurare e condannare, in modo assoluto, certe brutte frasi espresse all’indirizzo della giovane Valentina Garoffolo che qualcuno del pubblico ha beccato senza mezzi termini, in modo sboccato e becero. Se capiterà ancora di ospitare un fischietto al femminile, speriamo che questi maleducati non si ripetano e che la società, tramite un comunicato faccia presente a questi “tifosi” che se devono assumere comportamenti simili, nei confronti della probabile designata, faranno meglio a restarsene a casa. Alla fine, si tratta pur sempre soltanto di una partita di calcio. q

2009 gennaio febbraio  
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