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STOP AD UNA POLITICA CHE DA 40 ANNI PRODUCE SOLO DANNI di NANDO MANCO

IL DECLINO di GIOVANNI CELICO “Da circa dieci anni l’ansia della rincorsa non basta più quale propulsore della società italiana. Abbiamo rallentato la capacità di produrre e troppi si aggrappano alla rendita. Se non interviene un mutamento profondo, l’Italia tornerà ad essere un paese povero. Poche le nascite, poche le persone che partecipano alla forza lavoro, pochi investimenti, poca ricerca in sempre meno numerose grandi imprese, poche invenzioni, pochi brevetti italiani, poca flessibilità del lavoro nell’impiego pubblico e in quello privato. La differenza stessa tra produzione e rendita spesso ci sfugge. È rendita quella del giovane imprenditore che sta consumando l’impresa di famiglia. O quella del titolare di cattedra che da anni non fa ricerca, non pubblica e non c’è mai per gli studenti. O quella dell’impiegato pubblico che non può essere trasferito mentre nessuno controlla se va o no al lavoro…”. Queste, sintetizzate, espressioni non sono state utilizzate da un “oppositore” del nuovo e miracoloso corso, inaugurato da Romano Prodi e compagni, per dare una “picconata” alla gestione politica intrapresa con l’avvento del centrosinistra ma da un autorevole, forse il più autorevole, componente del governo, il ministro dell’economia Tommaso Padoa-Schioppa, in un intervento pubblicato su in seconda...

GOVERNO CITTADINO

Russo perde un pezzo della sua Maggioranza SI DIMETTE IL CONSIGLIERE MAURIZIO D’ALESSANDRO Un segno premonitore o un incidente di percorso? «Con rammarico devo comunicare le mie dimissioni irrevocabili da Consigliere Comunale - dichiara Maurizio D’Alessandro - In questo periodo ho avuto modo di scorgere, a mio modo di vedere, che in seno alla Maggioranza non è presente un sufficiente confronto e dialogo che sono prerogative irrinunciabili per svolgere un’ottimale attività amministrativa. Pertanto - conclude - è venuto meno l’entusiasmo che mi ha accompagnato in campagna elettorale ed in parte nella mia attività da amministratore». Al posto del dimissionario D’Alessandro subentra Marcello D’Amico, primo dei non eletti. q

PUNTI DI VISTA

L’ARTE DEL BELLO: CONIUGARE “PIANO” CON “RENZO”

BREVE ELEGIA DELL’INSIEME E DI CHI LO DISPONE: L’ARCHITETTO RENZO PIANO di GIANFRANCO SILVESTRI Costruire. Edificare. Erigere… Quanti sinonimi ci sono per giustificare il “mal della pietra” che spesso sovviene agli uomini di potere, almeno quelli grandi, nella storia dell’umanità? Ecco, ingenuamente si potrebbe dire: cos’è il mal della pietra? Una calcolosi renale o epatica? No. Si tratta, semplicemente, di quel suadente ricordo di sé che si intende lasciare in un luogo amato, o perlomeno ritenuto “il in terza...

Piazza Caloprese, solo uno specchietto per le allodole, un paravento. Un progetto discutibile, la palma a rischio da salvare, la pavimentazione con pietre naturali di colore grigio, i marciapiedi in travertino, l’impianto nuovo di pubblica illuminazione, la tanta discussa fontana. Avviandoci al settimo anno di governo Russo, senza scomodare le grandi opere, potremmo parlare, invece, della spaventosa penuria di decoro e la scarsa attenzione generale verso la Città. L’esagerato lassismo e l’assoluta mancanza di motivazioni a ben amministrare, da parte dell’intera maggioranza, con a capo un sindaco troppo distratto, troppo assente e con la testa altrove (i problemi reali di Scalea giacciono immobili sul tappeto, ormai, da quasi sette anni), hanno indotto alcuni a definire Scalea una città alla deriva, un paese decaduto. Un “non modello” da non prendere assolutamente in considerazione. Dopo decenni di incontrollate devastazioni cementizie (seguite da un breve periodo di tregua e costruzioni normali ed intelligenti che esaltano ed impreziosiscono l’intero territorio), rispunta lo spettro degli speculatori e faccendieri, portatori delle grandi colate di cemento che hanno segnato negativamente lontani decenni. Ora che tanto si parla di nuovo piano strutturale (ex piano regolatore generale) che dovrebbe dare una svolta nel campo delle costruzioni nel rispetto più assoluto dell’ambiente e della trasparenza, ecco spuntare un progetto mirato, pare, a fini turistico-commerciali, su una vasta area verde (ex zona agricola) che dovrebbe occupare l’appezzamento di terreno con una enorme colata di cemento. Un inaspettato, discutibile e brusco passo indietro per chi aspramente condannò, alle amministrative del 2000, scellerati palazzinari privi di qualsiasi sensibilità e scrupolo, che “artatamente” avevano dato a Scalea il colpo di grazia definitivo. Zone, come il Monticello, ove si era riuscito a salvare una fetta di collina verde, in questi ultimi anni sono state prese di mira dai soliti noti costruttori che, in pochissimo

tempo, hanno distrutto il poco di verde scampato alla “lava” cementizia degli anni ’80. Molti si chiedono, (noi in questi sette anni lo abbiamo scritto e sottolineato infinite volte), ora come ora, quanto valgono nella nostra Scalea, le regole e le leggi, vitali, per un vivere civile sereno (per qualcuno ormai merce rara), in sintonia con l’ambiente circostante. Se pensiamo che in piazza Cimalonga dall’ormai lontano agosto del 2002 fa bella mostra di sé una baracca-ripostiglio in alluminio e che da in seconda...

Inizio anni 60 Peschereccio in balìa delle onde s’infrange ai piedi di Torre Talao

Specchietto retrovisore

LA FEBBRE DEL VILLAGGIO TURISTICO OVVERO MOSTRI ED ECOMOSTRI Quaranta anni fa a Scalea un’illusione collettiva rivelatasi poi un autentico miraggio

di ERCOLE SERRA (di cui egli era rappresentante), la proprietà di un Quaranta anni fa a Scalea apparve un personaggio grossa estensione di territorio pari a circa dieci etche propose all’Amministrazione comunale del tari al prezzo simbolico di lire mille ed il pagamentempo la realizzazione di un grande villaggio turistito di lire 50 giornaliere al Comune per ogni turista: co in una vasta area pianeggiante di proprietà cocioè direi quasi gratis. A Scalea iniziò a serpeggiare munale compresa fra il cimitero ed il campo sportila “febbre” del villaggio turistico, tanto che una vo. In sostanza, questa persona (che per le strade grossa parte della popolazione si illuse fortemente cittadine mi pare ostentasse una grossa decappottabile rossa con a bordo una bella donna bionda) in quarta... voleva che fosse ceduta, ad una ipotetica società

La Scalea che dava pace e serenità...


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IL DECLINO di GIOVANNI CELICO uno dei più quotati quotidiani nazionali il 7 gennaio di quest’anno. Contemporaneamente, l’Istat assicurava che il 14,7% delle italiche famiglie era, stabilmente, entrato nel cono d’ombra dell’indigenza: forse non una, generalizzata, miseria, brutale e degradante, ma, certamente e in moltissimi casi, in una “dignitosa povertà”, come si usa dire. Coloro che fanno fatica, questa si, a mettere insieme il pranzo con la cena, crescono di numero ogni anno che passa, e non sono soltanto quelli che non hanno un lavoro ma anche molti che, pur fruendo di un sussidio persino stabile, specie nelle grandi città, non riescono più a far fronte agli impegni che una società di consumi, inutilmente sfrenati, mostra sempre più come possibili, quasi appetibili di fatto, specie attraverso la televisione. Che l’Italia sia sull’orlo di un declino forse irreversibile, i più avveduti, tra gli intellettuali, i politici, i dirigenti, ecc., lo affermano, ormai da tempo, ma è altrettanto vero che nessuno, sul versante di quelli che ne hanno responsabilità, mette mano ad iniziative che, forse, potrebbero arginare, se non far uscire, dalle attuali secche il bel paese. Ad esempio, si potrebbe affrontare, da subito, come si fa con le tasse, che aumentano dalla sera alla mattina, il nodo, scandaloso, del “costo della politica”: la spesa per mantenere l’esercito, enorme e assicurato, degli amministratori, locali, provinciali, regionali, ivi compresi gli enti affini, nonché dei parlamentari e conseguenti, a quanto ammonta annualmente? Si può, ed in un paese serio dovrebbe essere agevole, avere una cifra, seppur approssimativa per difetto, che indichi quanto gravano, ogni anno, sulle spalle di tutti, le schiere degli “eletti”, a partire dai comuni per finire al Parlamento? Se, per come si immagina, il quantum è enorme (in Calabria circa 50 milioni di euro!) e allora perché non si vara una norma che, almeno per dieci anni, onde distribuire i sacrifici equamente, ogni carica elettiva, a partire dai centri fino a centomila abitanti, non comporterà l’automatico incasso di alcunché, la paghetta per intenderci, se non un premio di produttività, per i più attivi, mentre, per gli altri incarichi, tutto si dimezza? In questo modo, l’impegno, a favore della collettività, come avveniva nell’Italia dell’immediato dopo guerra, diventerà, in massima parte, una gratuita e volenterosa “dedizione” al bene comune! Questo discorso, semplice e trasparente, sicuramente non incontrerà il favore dei soliti parolai che, subito, chioseranno: “Quello degli eletti è un lavoro e perciò deve essere remunerato. Si vuol forse tornare al rischio... tangenti?”. A costoro bisognerebbe, pacatamente, domandare se “vedono” nel quotidiano i loro, per adesso, ben remunerati amministratori, se si accorgono, per un bisogno singolo o collettivo, di avere al proprio fianco i “votati”, oppure, passata … la festa elettorale … gabbat(i) ‘u sant(i), ognuno è solo, sempre più solo, di fronte ai drammatici bisogni? Se non è forse vero che, nonostante il “corrispettivo” legalmente e graziosamente versato, ogni mese, dalla comunità ai propri rappresentanti, la corruzione, stando ai dati forniti da autorevolissimi osservatori, è aumentata vertiginosamente? Dunque non è un problema di soldi… ma di etica: se quest’ultima è venuta meno o è diventata evanescente e, allora, veramente il rischio è grande ed il futuro sempre più incerto per questa nostra… povera e ancora bella Italia. q

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STOP AD UNA POLITICA CHE DA 40 ANNI PRODUCE SOLO DANNI di NANDO MANCO

un po’ di mesi, sempre nel centro storico, a pochi metri dal cancello d’entrata della monumentale chiesa di San Nicola in Plateis sono state montate due orrende porte in compensato di colore giallo vivo, si può immaginare l’immobilismo che regna sovrano a Scalea. Ecco che spesso, la tanto invocata parola turismo si mescola e confonde con favori e compromessi che portano ad un turismo deprecabile e di accattonaggio. A Scalea, abbiamo la sensazione di non essere capaci nemmeno di sapere abbellire un marciapiede (come nel breve tratto di via Campanella), una piccola scaletta (vedi quella del Lauro), un piccolo parcheggio per utilità pubblica (area alle spalle di piazza Caloprese), la rampa trafficatissima di via Cupìdo, la fatiscente piazzetta di Ortopizzillo (una sorta di piccola Beirut, con costruzioni diroccate ed altre al limite della decenza e del decoro) senza asfalto e con buche enormi, colline squarciate, aree pubbliche occupate e baraccopoli sparse. Parlavamo di decoro. A proposito, negli ultimi tempi è scoppiata, lungo le strade a colabrodo di Scalea, la guerra dei giganteschi tabelloni pubblicitari (una vera barbara invasione), la corsa allo spazio migliore da occupare ed accaparrare. In alcune zone di Scalea lo spazio appetibile viene conteso contemporaneamente da 4-5 ditte diverse (in via Lauro, un enorme pannello pubblicitario, installato davanti ad una finestra delle case popolari, ne ostruisce la vista agli occupanti). E pensare che in città come Roma, in centro, con una secca ordinanza comunale sono stati vietati e rimossi (dove esistenti) i 6x3. Bisogna intervenire e regolamentare al più presto questa sfrenata barbarie ambientale che con l’aggiunta dei grossolani gabbiotti in metallo del metano (nella vicina Praia a Mare ed in altri comuni sono stati interrati, a Scalea quando certe nuove “leggi” non si dovrebbero applicare, stranamente si applicano), già trattati nel numero scorso del Diogene, creano un impatto a tratti allucinante. A questa lunga elencazione, dobbiamo aggiungere il grido d’allarme sollevato, in primis, dagli abitanti delle località Santa Barbara e Piano dell’Acqua, riguardante la terza buca che dovrebbe servire per una nuova discarica di rifiuti solidi urbani. Non sappiamo cosa guadagna, poi, il comune di Scalea, a far scaricare nel suo territorio ben 14 comuni dell’Alto Tirreno Cosentino. Sarebbe opportuno fare chiarezza su questa enorme vasca-parcheggio che, certamente, non potrà risolvere il problema spazzatura. Come più volte da noi suggerito, sarebbe bene sedersi al tavolo delle concertazioni con i sindaci dei comuni interessati per cercare di risolvere seriamente e definitivamente il problema rifiuti partendo dalla raccolta differenziata con impianti tecnologicamente ben concepiti per un possibile e plausibile riciclo. I palliativi ben sappiamo che a poco servono. Non dimentichiamo che, per lunghi anni, la spazzatura è stata fatta incoscientemente bruciare e che tutti abbiamo respirato quel fumo malsano. I numerosi casi di tumore e le tante morti provocate hanno lasciato segni profondi e strascichi in tutta la nostra comunità. Inoltre, fa discutere la scelta di avere affidato e ceduto a società private, di altre regioni, i servizi pubblici più importanti, senza aver risolto o migliorato i problemi atavici che tanti cittadini giustamente lamentano. Dell’estate pensiamo di aver detto e scritto in tutte le salse. Bisogna migliorarsi ed ancora migliorarsi, anno dopo anno e non dormire mai sugli allori. Tutto ciò, con la prospettiva di richiamare sempre più qualificate presenze, distribuite nell’arco di almeno 6 mesi (Pasqua e Natale compresi, come accade in tutte le località turistiche rinomate) al fine di avere un conseguente allungamento della cosiddetta stagione calda, senza mai dimenticare quel turismo culturale che va però incentivato e ri-

valutato. Logicamente, mantenendo e unendovi l’ottima qualità del mare che rimane la nostra principale risorsa, controllando e monitorando fin da ora gli scarichi abusivi del territorio nonché dei corsi d’acqua provenienti dai comuni montani che si riversano a valle e nel fiume Lao. Il miraggio del turismo si sta dissolvendo a seguito di una mancanza assoluta di programmazione e progettazione. Incapacità e disamore, disinteresse ed incompetenza. Infine, qualcuno parla, già da tempo, di una macchina comunale farraginosa, satura, poco organizzata, che cammina all’insegna del “tiram[i] a campà”. Tutti sappiamo che dopo l’attuata autogestione e i tagli verso i comuni dei vari governi, micidiale l’ultima finanziaria, l’Ente locale, mai come adesso, dovrà funzionare come una vera e propria azienda. L’abbondante personale (anche troppo) presente a Palazzo di Città ha le potenzialità e le capacità per mettersi in carreggiata: logicamente va ben impostato, guidato, coordinato e principalmente motivato. Solo così si potrà parlare di Ente efficiente, al passo coi tempi. Da questa visione di macerie e di abbandono, il problema più tangibile ed immediato che ne deriva è lo stato di coma dell’economia locale, di una comunità travolta da cartelle esattoriali, più o meno pazze, ed angosciata da oscuri presagi di angustie, di cittadini con le tasche sempre più vuote. Ri-

tornando al sindaco e all’intera maggioranza, teniamo a precisare che il mandato loro assegnato, dal popolo di Scalea, non è in scadenza, anzi, mancano ancora più o meno 40 mesi alle amministrative del 2010 e che quindi non è ancora tempo di “sedersi” ma di lavorare alacremente per la città. La maggioranza dovrebbe trovare il coraggio e la forza per incontrarsi, guardarsi in faccia e parlarsi per fare il punto sulla assurda e immotivata situazione di stallo che continua a coinvolgere persone che hanno riportato una valanga di consensi alle ultime elezioni comunali. A questo punto serve ridare dignità e rispetto a questa, più volte, mortificata e inebetita Scalea (spesso lasciata al di fuori delle scelte importanti della vita amministrativa) che non merita una classe dirigente così distaccata e assente. Individuate le cause e fatto un mea culpa, bisognerà scrollarsi di dosso questa apatia e questo disamore verso la cosa pubblica per dar forza alle idee e tramutarle in una azione concreta. L’uscita di scena volontaria del consigliere D’Alessandro, persona seria e scrupolosa, in tempi in cui nessuno si distacca dalla poltrona, deve far pensare e riflettere ulteriormente. Ritornare a fare gruppo per ritrovare gli obiettivi da perseguire per far rinascere Scalea. Se malauguratamente non si ritrovano stimoli e voglia di riscatto, sarà opportuno rimettere il mandato nelle mani del popolo. q


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L’ARTE

DEL BELLO:

posto” del proprio cuore, avendone mezzi e disponibilità, quando se ne ha la possibilità. Così, se oggi da noi è una fontana, in passato, magari, era una stele, un obelisco, o una piramide. Che male c’è? Nessuno. Anzi. Sono gli artefici del nostro passato, ad averci trasmesso questo desiderio, nobilissimo, che chiamo “mal della pietra”. Ma questo desiderio è relativo a un passato in cui l’organicità era ignota, in cui la sistemazione era solo quella delle panche al mercato, e in cui la programmazione organica era, forse, solo quella degli organi a canne medioevali… a mulino, magari. Oggi, nel mondo moderno, l’organicità è tutto, la programmazione indispensabile, e il contesto irrinunciabile. Per dirla con un poeta: “mostrare una bella donna nuda in pubblico, ha senso solo se le vesti sono orrende”. Sennò è esibizione. Per cui, vorrei parlarvi di un certo signore, che dell’organicità e del senso del bello ha fatto una missione, e l’ha resa, lui magari per primo, e tanti altri a rimorchio, un qualcosa di simile alla poesia: un insieme di versi in pietra ed acciaio. Questo signore è l’Architetto. Il fine dicitore del Marmo e dell’Acciaio: Renzo Piano. Le sue opere? In primis: la meravigliosa Chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo (1991-2004), inaugurata il 1° luglio del 2004. Ricostruzione di Potsdamer Platz, Berlino (Germania), dal 1992, Ponte di Ushibuka, Kumamoto, Giappone, 1996. L’Auditorium Parco della Musica di Roma, inaugurato il 21 aprile 2002… Ma a fare un elenco delle opere di questo signore, non basterebbe un’edizione a parte del Diogene. Si potrebbe dire: perché ne parlo? Perché questo signore ha fondato da solo, praticamente, il concetto moderno di organicità, e di bellezza, nell’inserimento dell’opera nel contesto. E ha, anche, creato il precedente del concetto di cui

CONIUGARE “PIANO” di GIANFRANCO SILVESTRI vi parlo. L’Arredo Urbano Moderno. Ossia, l’arte del sistemare insieme più cose, in modo da creare una visione di insieme, in cui al centro risalti, fulgida, la Grande Opera. In pratica: è opinione di chi scrive, che l’organicità di un’opera non possa essere separata da dove essa è posta: mettere mano, ad esempio, a una statua colossale in mezzo al deserto del Sahara, avrebbe senso solo per offrire un’appollaiatoio agli sparuti avvoltoi ivi circolanti. E mi pare, questa, una cosa comprensibile. Quindi: quando si parla di “riorganizzazione” di un punto, o di una parte, di una città, bisognerebbe esaminare in che contesto questo si sinserisce, e come e quando questo contesto ha, o non ha, senso nell’insieme. Quindi, va bene abbellire qualcosa e renderlo particolarmente attraente, o forse no, con l’utilizzo di un meraviglioso marmoreo complesso, brillante a specchio alla luce del sole, ma va ancora meglio inserire questo complesso, meraviglioso, (o forse no), in un insieme di opere destinate a dar lustro a un luogo. Il concetto di arredo urbano è, quindi, assai semplice. Se voglio creare il salotto buono, dovrò pure prevedere un corridoio per arrivarci. E se per creare questo salotto il corridoio deve sparire, è poi difficile riuscire a sedersi sul sofà. Mi pare evidente. A meno di passare attraverso i muri: cosa che mi pare sia negata ai viventi, almeno finora. Il lettore potrebbe a questo punto chiedersi: Questo “arredo urbano” di cui stai scrivendo, è similare allo spostamento di mobili che ogni tanto attanaglia la mia vita coniugale? In effetti, si, con la differenza che, se del caso, il colpo della strega non vi verrebbe. La sua realizzazione prevede, infatti, che si metta mano a un piano organico di riorganizzazione della viabilità, in primis, e a un ridisegno estetico dell’insieme degli spazi

TESI DI LAUREA COL MANUALE DEL DIOGENE La simpatica e graziosa Graziella Sgamba di Scalea, giorno 21 dicembre 2006, presso l’Università della Calabria, facoltà di Economia, si è laureata in Scienze turistiche, imperniando la sua tesi sul turismo della sua città. Nel rinnovarle gli auguri per una luminosa carriera nel complicato campo turistico, siamo felici ed orgogliosi, in quanto la neo laureata, per stilare il suo lavoro finale, si è gentilmente rivolta alla nostra redazione per scavare notizie e dati contenuti nel Diogene, in dieci anni di raccolte continuate e puntuali. Il regalo più bello che possiamo fare a Graziella, per la sua laurea, pensiamo sia quello di pubblicare alcuni passaggi della sua tesi. Nell’introduzione parla di quanto ha cercato di mettere a frutto grazie ai corsi universitari di Scienze Turistiche e, nello specifico, analizza l’impatto del turismo di massa a Scalea. «Dagli anni ’70 in poi, le condizioni di vita degli abitanti scaleoti, nel periodo estivo sono peggiorate; la popolazione cresce da 10.000 a 100.000 abitanti, le strade si riempiono di automobili e di altri mezzi a motore, il traffico paralizza la cittadina, lo smaltimento della spazzatura salta ed il resto dei rifiuti si accumula nelle strade e sui marciapiedi, aumentano i furti. Insomma, il caos. I tratti di spiaggia libera sono invasi da centinaia e centinaia di famiglie che iniziano la giornata con abbuffate di cornetti, per proseguire con maccheroni e panini spaziali per la merenda della sera, quando poi, finalmente, lasciano le spiagge ormai ricoperte da rifiuti che lasciano poco spazio alla sabbia ed al mare. I cassonetti dell’immondizia predisposti dal comune, già dai primi giorni d’agosto sono puntualmente modificati dai vacanzieri che lanciano direttamente il sacchetto della spazzatura dalla propria auto in corsa. Come se non bastasse i marciapiedi sono utilizzati come vere e proprie discariche dove poter depositare letti, materassi, televisori, lavatrici, insomma un grande magazzino di materiale da rottamare. Auto parcheggiate in doppia fila, clacson sempre in funzione, autoradio che trasmettono musica a qualsiasi ora del giorno e della notte. I malcapitati pedoni, a causa del caotico e indisciplinato traffico, sono costretti a camminare tra le auto avventurandosi in zig zag davvero pericolosi. Quello che fa più impressione è che

in mezzo a questo trambusto continuo, il bagnante napoletano sguazza tranquillamente come se fosse a casa propria, mentre il cittadino del posto, vaga in questa situazione terrorizzato e allibito. Logicamente, esistono per fortuna, le eccezioni. Però senza fare razzismo, noto molta differenza tra il napoletano di città e quello dei paesi dell’interland napoletano. Sono rimasta, a dir poco, sorpresa nel vedere il “popolo dei signori napoletani” prendere le distanze da certi corregionali e a non mischiarsi nella folla e a vergognarsi di molti napoletani che non reputano alla loro altezza. Spero che l’atteggiamento di “questi signori napoletani” sia preso in considerazione anche dai miei concittadini scaleoti ed ovviamente dall’intera amministrazione comunale, attraverso dibattiti, discussioni e manifestazioni al fine di trovare le chiavi per proporre, finalmente, un turismo migliore e di qualità che ci porti ad uscire da questo empasse». Certo, la nostra Graziella, non è andata per il sottile e non ha usato mezzi termini. Ha dimostrato un bel coraggio, insieme a tanta voglia di cambiare per alzare il livello sociale e di vita, nell’interesse generale della collettività. Dopo queste sue coraggiose esposizioni, si candida a pieni voti come collaboratrice del nostro giornale. Per motivi di spazio, ci siamo limitati a pubblicare, dalla tesi, solo alcuni passaggi tratti da “Il caso scaleota”. Sarebbe stato interessante trarre altri spunti salienti, anche dai vari “Processi decisionali in Calabria”; “Scalea tra passato, presente e futuro”; “Dove porta il porto”; “L’aeroporto di Scalea”; “Abusi edilizi”. Alle prossime pubblicazioni del Diogene con la combattiva Graziella Sgamba. Bibliografie: Nuovo Diogene Moderno diretto da Nando Manco; “Proposte per uno sviluppo integrato”; “Scalea tra passato presente e futuro”; “Il porto”; Storia dei latifondisti di Scalea”; “L’aeroporto di Scalea pronto al decollo”. q

CON

“RENZO”

esistenti, in modo da ottimizzarne gli spazi. Facciamo un esempio pratico e facilmente comprensibile: la “passeggiata” di Praia a Mare. Quello spazio ove, oggi, si riversano numerose famiglie anche scaleote, era, in origine, utilizzabile in due semplici modi: -il primo: allargando, o rimanendo più larga, la sede stradale, in modo che macchine sfreccianti potessero deliziare con il rombo del motore il centro della cittadina: insomma una via Lauro; -il secondo: come è stato, poi, effettivamente usato, senso unico, e strada ristretta. Ma spazio, spazio, Spazio! Spazio per muoversi e comunicare, per stare lontani dal selciato, e vicini agli altri. Spazio per incontrarsi. Spazio per pensare! …Un lungo, lunghissimo salotto. Ora, io vi chiedo: Che forse, Scalea, non potrebbe avere qualcosa di simile? Una soluzione non potrebbe trovarsi? Debbo confessarvi che non lo so: non sono mica Renzo Piano, io. Meno che meno un architetto. Ma un esteta, si. Con un certo senso del bello… Magari, si potrebbe cominciare a parlare delle fondamenta prima che del superattico, destinare un po’ di tempo e le (poche) risorse necessarie a una commissione di esperti cui faccia parte se non quel signore, qualcuno che ne sia almeno una buona eco, e decidere. Perché, magari, il salotto buono diverrebbe davvero buono. Da mostrare agli amici, senza girarci intorno, e da far risaltare come una medaglia sul petto. Che, permettetemelo, per essere tale, medaglia, deve anche essere vista. E raggiungibile. Che rivaluti l’antico e il nuovo, recuperi quanto smarrito fra fontane e basamenti, e rispetti l’esistente. Senza rivali. Passatemi la battuta: Abbiamo bisogno, innanzitutto, di un buon “Piano”. q


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Specchietto retrovisore

LA FEBBRE DEL VILLAGGIO TURISTICO OVVERO MOSTRI ED ECOMOSTRI di ERCOLE SERRA politicamente mi sostennero il compianto Angelo sulla realizzazione di questo fantomatico villaggio Schettini, allora segretario della sezione del P.C.I. che avrebbe potuto dare lavoro e benessere insieed altri numerosi amici e simpatizzanti i quali non me, pare, ad un’altrettanta fantomatica fabbrica di avevano “bevuto” la favola del villaggio turistico che fucili da caccia. Per quasi un anno nella Cittadina tirsi rivelò un bluff, a cui, invece e purtroppo, avevarenica -patria del grande filosofo Gregorio Calopreno creduto anche alcuni personaggi della cultura e se- non si parlava d’altro che dello “svedese” (semdelle professioni. Quando nel 1970 mi candidai nelbra che costui fosse residente in Svezia) e del la lista civica “Torre Talao” speravo che l’elettorato “villaggio turistico”. Gli strombazzatori di turno, per scaleota si sarebbe ricordato che, con la mia lotta, le strade e nei vari luoghi pubblici, gridavano: “Voavevo salvato dieci ettari di territorio comunale. Ingliamo pane e svedese,” cioè il “villaggio turistico” vece, la lista “Torre Talao” non solo perse le elezioche ormai era divenuto, nel frattempo, come un ni ma io non fui eletto per pochi voti, neanche per raggiungibile miraggio. In quel periodo rivestivo l’infare parte della minoranza. In sostanza la maggiocarico di consigliere comunale (amministrazione ranza degli Scaleoti, ancora una volta, affidò la ge1964-1969); quando la vicenda venne a mia conostione del Comune alla lista D.C., cioè a quella comscenza, non nascondo che all’inizio fui allettato dalpagine che nel 1966 fu fautrice della vicenda del l’idea che, finalmente, a Scalea si realizzasse un’infantomatico villaggio turistico. Lo stesso trattamenfrastruttura che potesse dare lavoro e sviluppo al to elettorale subii nelle elezioni comunali del 1975 turismo. Nel contempo, però, mi sorsero i primi e del 1985 quando, sempre per pochi voti, non fui dubbi sull’intera operazione, per cui attesi che la eletto. A questo punto devo fare una riflessione: il domanda depositata negli Uffici comunali dal precomportamento elettorale della popolazione scadetto rappresentante della Società “Investimenti leota, riferito soltanto ai fatti raccontati, (pur meriMeridionali Corp” (intesa ad ottenere in vendita il tando, esso, ogni rispetto in ossequio ai principi di terreno dal Comune), approdasse in Consiglio codemocrazia e libertà), all’epoca forse andava sotmunale per la trattazione. E adesso viene il bello: toposto ad analisi sociologica per poter scrutare proprio quando si riunì il Civico Consesso, il 18 nol’animo della maggioranza degli Elettori, nel movembre 1966 (quaranta anni fa), nel corso del dimento in cui essa, paradossalmente, ritenne di non battito cominciai a capire certi ingranaggi che non scegliere con il voto quei candidati che avevano mi convincevano e chiesi, infatti, al Sindaco prolottato democraticamente per tutelare i pubblici intempore, quale presidente della seduta, di inforteressi. Con questo mio discorso non intendo assomare i Consiglieri sull’esistenza di questa Società e lutamente esaltarmi, né celebrare il quarantennale mostrarne l’atto pubblico costitutivo regolarmente di questo mio comportamento pubblico (peraltro registrato negli Uffici competenti. Purtroppo questa dovuto quale consigliere comunale all’epoca dei domanda non ebbe risposta, per cui iniziai, con gli fatti riferiti) e né essere glorificato. Invece, intendo altri consiglieri dell’opposizione (Calabria e Naccasoltanto ed esclusivamente trasmettere un significarato), una battaglia per impedire che oltre centotivo messaggio ai giovani di oggi, i quali nel 1966 mila metri quadrati di territorio appartenente al Conon erano ancora nati o erano bambini ed a tutti gli mune e, quindi, a tutto il Popolo scaleota, venisse immigrati che quaranta anni fa non erano cittadini in pratica regalato ad una Società che a prima vista di Scalea. Un messaggio, cioè, schietto, proiettato appariva inesistente, così come successivamente verso un avvenire radioso e privo di qualsiasi odio venne a galla, insieme alla conseguente ipotesi di e recriminazione, che deve fare riflettere sulle scelun autentico inganno. Nella stessa seduta consiliare te future per evitare che gli errori, le illusioni ed i feci verbalizzare le mie osservazioni, sperando che paradossi del passato siano evitati e che vicende, esse venissero prese in considerazione, almeno per come quella riferita del villaggio turistico, non si riprocedere con tutte le dovute cautele. Purtroppo petano più. In questa malaugurata ipotesi, si torneil Consiglio comunale, a maggioranza, approvò la rebbe molto indietro, cioè ai tempi del feudalesimo concessione in vendita del terreno. Successivamene delle baronie quando la libertà di pensare e di te, per tentare di sanare l’inesistenza della Società scegliere era soffocata dall’arroganza, dalla prepoInvestimenti meridionali Corp., fu costituita (20 aprile 1967), per rogito di un Notaio di Cosenza, una Società nel cui collegio dei Sindaci faceva parte anche un amministratore del comune di Scalea il quale, se non ricordo male, era anche progettista del fantomatico villaggio turistico. Nelle successive sedute consiliari la mia opposizione andò avanti, estendendola anche alla Stampa nazionale e locale e mediante ricorsi amministrativi all’Organo di controllo degli Enti locali che, allora, si chiamava G.P.A. ed alla A.G. Si arrivò, addirittura, ad organizzare una specie di protesta nei miei confronti e di mio fratello Gennaro, con grida e minacce, da alcuni scalmanati in via Roma e nell’allora piazza del Mercato sotto la mia abitazione. Il tutto fu inutile perché, senza lasciarmi vincere dal panico per quelle sceneggiate, continuai nelle mie coraggiose opposizioni convinto di quello che facevo. Infatti, furono avviate inchieste amministrative e giudiziarie, per cui gli Organi tutori provinciali non approvarono le delibere e, conseguentemente, fu sventata la vicenda del fantomatico villaggio turistico e dell’“Italo-svedese”. Il comune di Scalea, grazie proprio alla mia giusta ed obiettiva battaglia, non rischiò di perdere dieci ettari di terreno di sua proprietà (di un valore attuale di decine milioni di euro) ove, oggi, sorgono diverse strutture pubbliche, compreso il nuovo Palazzo municipale di via Plinio il Vecchio. Non posso fare a meno di essere grato, ancora oggi, a tutti coloro i quali mi appoggiarono nella lotta intrapresa per difendere esclusivamente gli interessi pubblici e, quindi, del nostro Comune. In primis, il compianto mio padre, mio fratello Gennaro ed il compianto avv. Muzio Graziani -mio maestro di socialismo e legale di famiglia- il quale mi assisteva anche nella redazione dei miei ricorsi amministrativi contro le delibere relative alla vicenda del cosiddetto villaggio turistico. Inoltre, in Consiglio fui sostenuto dai compianti consiglieri prof. Pasquale Calabria e signor Carmelo Naccarato, mentre

tenza e dall’inganno dei cosiddetti “galantuomini” a danno dei più deboli, dei più bisognosi e, comunque, dell’intera collettività.

NOTA DELLA REDAZIONE È risaputo universalmente che alla base dei mali ambientali ed economici che affliggono la nostra dolente patria c’è l’enorme colata di calcestruzzo che è stata riversata in questo angolo di paradiso replicato dal buon Dio. Purtroppo, dopo il 1966, tanti ecomostri (vedi villaggio sulla scogliera del Carpino e simili), sono venuti alla luce. Tanti terreni comunali sono stati regalati ai furbi ed approfittatori dell’epoca. Dopo tanti brogli amministrativi e speculazioni edilizie, ancora si torna a proporre di cementificare un’area verde pianeggiante, una delle poche rimaste. Che non si tratti dell’ennesimo inganno addolcito dalla risaputa favoletta di fantomatici posti di lavoro? Certo dopo il tanto e male costruito nella martoriata Scalea, se così fosse, non ci dovrebbe essere un solo disoccupato. A tal proposito, se si tratta di un’operazione per favorire l’occupazione: di quanti posti di lavoro si tratterebbe? Di che tipo di lavoro? Che retribuzione? Questi parametri dovrebbero essere sottoposti al vaglio del Consiglio Comunale, e, se favorevoli, inseriti in un’apposita convenzione preliminare alla richiesta di Variante al P.R.G. Nel consiglio comunale svoltosi giorno 23 dicembre 2006, all’antivigilia di Natale, mentre gli scaleoti erano intenti ai preparativi delle feste e pensavano già al cenone, in concomitanza del fermo di sei giorni dei quotidiani, la Maggioranza, capeggiata dal Sindaco, e parte della Minoranza hanno dato voto favorevole alla richiesta di variante al P.R.G. per consentire la realizzazione di una mega struttura alberghiero-commerciale, all’estremo sud di via Lauro, una volta contrada Mussorici. Ricordiamo ai nostri lettori che, l’indice di costruzione attuale del terreno sopra menzionato è di 0,60 m3/m2, per un’altezza massima di m 7,50. Nella richiesta di variante l’indice diventa 1,49 m3/m2, cioè 2,5 volte l’indice vigente, e l’altezza di m 10,50 (+ 3,00 m). Considerando gli eventuali piani (interrato e sottotetto), l’indice all’incirca raddoppia ancora, ed aumenta pure l’altezza di circa altri m 3,00. Ma se già c’è un nuovo Piano Strutturale Comunale in itinere che andrà a sostituire l’attuale P.R.G., perché, stranamente, è stata richiesta (e concessa) una precipitosa variante prima della Variante? Perché? Se la cementificazione è un errore riconosciuto da tutti come tale, se quella dell’occupazione è una fola a cui credono quelli che guardano gli asini volare, qual è la motivazione reale? La risposta la lasciamo ai lettori. q


Gennaio-Febbraio 2007

Nella Nostra Città

RITORNA LA “COMPAGNIA DELL’ARANCIATA” Dopo un periodo di grave crisi (vedi articolo sul numero scorso del Diogene), l’Associazione Culturale “Compagnia dell’Aranciata” torna di nuovo al lavoro. Come già era stato scritto proprio su questo giornale, l’Associazione rischiava di chiudere i battenti per la cronica mancanza di una sede dove poter provare gli spettacoli. Grazie però alla tenacia ed alla volontà di alcuni genitori, ed alla disponibilità di tutti i soci, è stata trovata una sede adatta ad ospitare questo gruppo di ragazzi che con caparbietà continua a voler dilettare il popolo scaleota con i suoi musical. La nuova sede, il cui affitto, è bene sottolinearlo, è completamente a carico dei soci, si trova in via Tommaso Campanella, al secondo piano di uno stabile signorile e molto tranquillo. L’Associazione, che ha inaugurato la

nuova sede entro sabato 27 gennaio, ha pensato di aprire una vera e propria “scuola di musical”, dove, sullo stile del programma televisivo “Amici”, i ragazzi (ma, perché no? anche gli adulti!) possano imparare a diventare ottimi attori, cantanti, o persino scenografi! I corsi si avvarranno di insegnanti altamente qualificati e dovrebbero partire entro il mese di febbraio, accompagnati da una adeguata pubblicità. Con questi corsi l’Associazione vuole allargare il suo raggio d’azione, non più soltanto mettendo in scena musical, ma anche offrendo una adeguata formazione; inoltre spera in questo modo di raccogliere fondi per la realizzazione di spettacoli sempre più belli e divertenti.

ANNA SPIZZIRRI PRESIDENTE ASSOCIAZIONE “COMPAGNIA DELL’ARANCIATA”

MAGISTRALE CONCERTO DI CAPODANNO L’A.C.A.M. (Associazione Amici della Musica di Scalea), con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, ha presentato un magistrale “Concerto di Capodanno” nella monumentale chiesa di Santa Maria d’Episcopio, alla presenza di un pubblico interessato. Il concerto si è snodato in due parti. Logicamente, non potevano mancare, nel vasto repertorio eseguito, brani natalizi che hanno creato un’atmosfera veramente magica e celestiale, all’interno della navata addobbata in tema pastorale dall’ottimo Parroco Don Giacomo. Hanno partecipato al concerto: Andrea Biondo, clarinetto; Pietro Perrone, violino; Niccolò Manco, clarinetto; Romeo Lombardi, pianoforte. Si è positivamente distinto il nostro Niccolò Manco che ha eseguito due brani impegnativi, mostrando, oltre

a le indiscusse capacità tecniche, un grande virtuosismo in un coinvolgente assolo che ha strappato lunghi applausi ai presenti intervenuti. Bravi e da elogiare anche gli altri componenti la band. Una nota particolare ed un elogio deve andare al coro polifonico “Arteinsieme”, composto da oltre 40 elementi provenienti dai nostri comuni vicini rivieraschi. Il coro di voci bianche vanta la partecipazione a numerosi musical con personaggi affermati come Gianluca Guidi, Benedicta Boccoli e Andy Luotto. Ha collaborato, inoltre, con il teatro “Rendano” di Cosenza, a diverse stagioni teatrali e canori. Complimenti, dunque, al bravo e sempre efficiente ed energico Niccolò, che ha avuto l’ottima intuizione di portare a Scalea ragazzi così bravi, brillanti, motivati e promettenti. q

GIOVANI RISUCCHIATI NEL VORTICE DEL NULLA Quasi in chiusura del giornale apprendiamo della retata (operazione “Card”) di numerose persone, tra cui tanti giovanissimi di Scalea coinvolti nel traffico di droga. Senza voler stabilire dei rapporti di causa-effetto per un argomento così difficile da inquadrare e da correlare, riportiamo questo episodio che ci ha rattristato tanto perché si inserisce con pieno merito nel quadro attuale di Scalea delineato nelle pagine precedenti del giornale. Quadro sociale-politico-economico: un paesaggio da day after. A nostro modesto giudi-

zio, per uscire da questo momento oscuro, di mancanza di motivazioni, di idee e di speranze bisogna investire in attività culturali-formative, per ottenere risultati in tempi medio-lunghi. Mancando di mecenati, solo l’Amministrazione comunale, con l’aiuto di Provincia e Regione, potrebbe promuovere iniziative e progetti al fine di recuperare e destinare risorse alle suddette attività. Questi progetti potrebbero rivelarsi utili e indispensabili per evitare che altri giovani siano risucchiati nei vortici del nulla. q

Comunicato stampa Il Circolo di AN di Scalea ricorda la tragedia delle Foibe

10 FEBBRAIO: GIORNATA DEL RICORDO Nell’ultimo incontro del Circolo di AN di Scalea, gli iscritti e i simpatizzanti hanno ricordato gli italiani morti nelle Foibe. Dopo aver giustamente ricordato gli orrori dell’Olocausto abbiamo ritenuto opportuno e doveroso ricordare anche quelli delle Foibe e la tragedia dell’esodo drammatico e silenzioso delle decine di migliaia di profughi istriani, friulani e cittadini di Zara. Tra il ’43 ed il ’54, più di 350.000 cittadini italiani furono costretti a lasciare le proprie case, i propri affetti, la propria terra e la propria cultura per sfuggire alle persecuzioni jugoslave e alla feroce “pulizia etnica” perpetrata dai partigiani serbo-croati, i quali uccisero, gettandole nelle Foibe, più di 12.000 persone. Questi luoghi

cunicolari, spesso inaccessibili e coperti da sterpi, vengono ancora oggi ignorati, quasi fossero una vergogna da tacere ed occultare e i miseri resti di coloro che giacciono da oltre mezzo secolo in quei freddi e squallidi sepolcri di pietra, non hanno mai avuto il conforto, purtroppo, né di una croce, né di un fiore. Al contrario, in alcune città al Maresciallo Tito (osannato, paradossalmente, da gran parte dei media fino alla fine dei suoi giorni), principale artefice di questi orrori, è stata persino intitolata una via. Ricordare anche “questa pagina della nostra storia” è doveroso. Martedi 10 febbraio, il Circolo di AN di Scalea, invita tutti ad un minuto di silenzio in ricordo di tutti quegli uomini, quelle donne e bambini massacrati con l’unica colpa di essere italiani. Ciò potrà contribuire a rompere il vergognoso muro di silenzio che da sempre regna sulla vicenda. Si sceglie il 10 febbraio (giorno in cui a Parigi nel 1947, venne firmato il Trattato di Pace) quale giornata della memoria, per ricordare i martiri delle Foibe e le atrocità compiute dai partigiani di Tito.

GIUSEPPE FORESTIERI - COMMISSARIO AN DI SCALEA

o5 Quinta edizione “Alla scoperta dei talenti”

VINCONO GLI SCOUT L’associazione Libero Forum anche quest’anno ha organizzato, per la serata del 27 dicembre, la manifestazione “Alla scoperta dei talenti”, conosciuta anche come la “Corrida dei cedri”, che è arrivata alla quinta edizione. Quest’anno l’associazione ha inserito tanti momenti interessanti, da quelli più seri a quelli più esilaranti. Ha voluto sposare un intervento promosso dall’Unicef che riguarda la raccolta di fondi attraverso l’invio dell’sms solidale al 48589 per finanziare la lotta all’aids e per la tutela dei bambini affetti. La serata patrocinata dagli Assessorati allo Spettacolo e al Turismo è stata condotta da Maria Teresa Manco e da Rino D’Amante. Tra i presenti anche il gruppo Scout di Scalea (vincitore della manifestazione) e alcuni elementi della Banda Musicale oltre a tanti grandi e piccoli talenti sia scaleoti che provenienti dai paesi vicini. L’associazione ha organizzato insieme alla squadra giovanile FC Centro Storico anche il primo Torneo della solidarietà tra squadre di giovanissimi. Anche in questa occasione sono state promosse i progetti Unicef e nel particolare l’sms solidale per la lotta all’aids. L’assessore Giuseppe Forestieri esprime i suoi complimenti all’associazione «per essere stata ancora una volta un punto di riferimento del “Vivi il Natale a Scalea” e per essere riuscita a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la risoluzione di problemi seri di cui l’Unicef si fa portatore. Un ringraziamento particolare anche all’Unicef Calabria e al presidente Paola Bianchi, per essersi mostrata attenta verso l’idea proposta dal libero Forum e dalla squadra giovanile FC Centro Storico. A questi ultimi e ai dirigenti, con particolare nota di merito a Romano Lombardo, il mio personale ringraziamento per l’impegno profuso nelle attività educative e sportive nel Centro storico di Scalea» q


Nella Nostra Città

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NASCE PRO-EMANUELE E DISABILI Il 16 dicembre 2006, con il patrocinio del comune di Scalea e dell’assessorato ai servizi sociali della provincia di Cosenza, è stata presentata una nuova associazione per i diritti di tutti i diversamente abili denominata “pro-Emanuele e disabili”. La nuova compagine sociale, operativa da più di un anno, viene presentata solo adesso per ragioni burocratiche vantando, nel frattempo, una serie di interventi operativi in favore di numerosi disabili del territorio di Scalea e paesi limitrofi. L’associazione nasce per garantire, promuovere, sensibilizzare la cultura della diversità intesa come valore da condividere ed integrare in una società sempre più complessa dove l’indifferenza e il personalismo dilagano, originando valori negativi che si ripercuotono giorno per giorno sulle fasce più deboli. Sempre di più, infatti, in questi ultimi tempi, il problema della disabilità diventa motivo di discussione poiché la sordità e l’insensibilità al grido di chi è solo e non ce la fa più aumenta vertiginosamente. Non a caso, la nostra compagine sociale di tipo A-partitica, Aconfessionale racchiude nel suo nucleo un insieme di vissuti che interagiscono giorno per giorno con la pura sofferenza dibattendosi in problematiche sempre più complesse e differenziate. Unica nel suo genere, la nostra associazione è composta da persone che rappresentano i vari ceti sociali dove culture e religioni diverse si intrecciano per un bene comune capace di generare amore e solidarietà, obiettivo che accomuna tutti i cristiani veri e presunti… mi sembra, a questo punto, doveroso elencare alcuni nomi che compongono la rosa del nostro direttivo come don Giacomo Benvenuto, parroco della chiesa di San Nicola in Plateis; Salvatore Mancuso, missionario e pastore delle chiese evangeliche di Tortora e Scalea; Ugo Manco sempre pronto ed attivo per la tutela dei diritti civili; il dottor Alessandro Bergamo ex deputato dotato di un consistente spessore politico; per non dimenticare l’assistente sociale Laura Calvano amatissima rappresentante dell’Agesci di Scalea, nonché Anna De Bonis madre esemplare di Emanuele, ed Eros suo fratello; l’architetto Sergio Bloise e due ragazzi

rappresentanti la fascia giovanile della società scaleota; Maria Sarubbo la quale insieme alla sua famiglia ha dovuto fare i conti con la disabilità del padre e Gianfranco Tirone, un giovane attivo con spiccate attitudini verso il campo del sociale, nonché, tuttora, volontario della chiesa Evangelica di Scalea. E naturalmente ci sono io, Emilia Mezzatesta, a rappresentare questa nuova associazione per volere dei membri del direttivo, nata e cresciuta dal nulla con all’attivo un’esperienza di vita nell’istituto Papa Giovanni XXIII di Serra D’Aiello, dove ho vissuto, negli anni ‘70, la promiscuità e la ghettizzazione del disabile insieme ad alcuni bambini che senza essere disabili vivevano lì la stigma dei “senza famiglia”; ma grazie a Dio, perché da tanta sofferenza ho imparato ad essere determinata, ad esigere rispetto per me stessa e per gli altri, e a dire un secco “NO” ad ogni sorta di prevaricazione e compromesso. Tutti questi elementi hanno coniato la nostra “mission” fatta di condivisione e solidarietà, fattori capaci di determinare azioni progettuali in rete con le diverse istituzioni ed enti locali, creando così un’interazione civile e lineare. L’associazione vuole essere dunque uno stimolo ed un supporto per le istituzioni ma non può e non vuole sostituirsi ad esse, consapevole dei propri limiti cerca persone di buona volontà che siano sensibili ed abbiano ancora qualcosa su cui puntare dove il fine non è personale, ma super individuale, se pensate di avere tali doti... contattateci… e insieme forse aiuteremo qualcuno che è stanco di combattere da solo. Ciò che ci unisce non può prescindere da quello che si è nella vita come persone, se senti di identificarti con noi e non ti dichiari immune dalla sofferenza fai già parte di noi ti serve soltanto contattarci, ricorda che oggi più che mai “disabili” ci si diventa e sempre meno ci si nasce per cui ti aspettiamo al di là del tuo credo, del tuo status sociale, dare agli altri significa guadagnare se stesso, ricordalo sempre. Un augurio di cuore dall’associazione “Pro-Emanuele e disabili”!

EMILIA MEZZATESTA

II CANTO DELLE BALENE II canto delle balene consiste in una serie di suoni prodotti per poter comunicare. La parola “canzone” è usata in particolare per descrivere il campione di suoni prevedibili e ripetibili prodotti da determinate specie di balene (specialmente la balena gobbuta) in un modo che ai cetologi ricorda il canto umano. II processo biologico usato per produrre suono varia da una famiglia di Cetacei all’altra. Tutti i Cetacei, comunque, (balene, delfini e focene), sono molto più dipendenti dal suono per la comunicazione e i sensi rispetto ai loro cugini terrestri perché l’assorbimento della luce da parte delle acque rende la visione difficile e perché il movimento lento dell’acqua relativamente all’aria diminuisce l’efficacia del senso dell’olfatto. L’incremento del rumore ambientale nel mondo oceanico causato dalla navigazione è alla base delle lamentele degli ambientalisti sul fatto che gli umani stiano distruggendo questa importante caratteristica dell’habitat marino. Sebbene alcuni osservatori suggeriscano che la fascinazione posta nel canto delle balene sia dovuta semplicemente al fatto che gli animali siano sotto la superficie del mare, la magINFORMAZIONE

RICORSO... PER LE AREE EDIFICABILI? La Coldiretti di Scalea, esaminando le esose richieste del concessionario tributi del Comune di Scalea (le cosiddette cartelle pazze), ha analizzato le istanze di molti suoi associati definendo un ricorso per le aree edificabili. Chiunque risulta essere coltivatore diretto o imprenditore agricolo, se effettivamente usa quel terreno, oggetto di contenzioso tributario per l’esercizio delle proprie attività agricole, è da considerarsi a tutti gli effetti terreno agricolo. Evidenziando nelle istanze di annullamento, un dettagliato riferimento normativo, il ricorso ICI è facilmente gestibile.

IVAN DE LUCA

Associati anche tu per dare lunga vita al Diogene Cell. 328.6888279

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gior parte degli scienziati dei mammiferi marini crede che i suoni svolgano una funzione particolarmente vitale nello sviluppo e benessere dei Cetacei. Potrebbe essere obiettato che i contrari alla caccia alle balene hanno antropomorfizzato questo comportamento per avvalorare le loro richieste. Dalla parte opposta, le nazioni favorevoli alla caccia alle balene sono forse disposte a minimizzare il significato dei suoni, facendo notare per esempio che vi sia poco significato da interpretare nel muggito dei bovini. I ricercatori utilizzano idrofoni (spesso adattati dai loro prototipi di origine militare, per tenere traccia dei sottomarini), per accertare la locazione esatta dell’origine dei rumori. I loro metodi permettono anche di rilevare quanto lontano un suono viaggi attraverso l’oceano. Una ricerca del dr. Christopher Dark della Cornell University, condotta utilizzando trenta anni di dati militari, ha mostrato che i suoni delle balene viaggiano fino a 3.000 chilometri. Oltre che a fornire informazioni sulla produzione dei canti, i dati permettono ai ricercatori di seguire i percorsi migratori durante la stagione “canora” (dell’accoppiamento). Prima dell’introduzione dei suoni di origine umana, Dark afferma che i rumori potevano viaggiare direttamente da una sponda all’altra dell’Oceano. La sua ricerca indica che il rumore ambientale delle imbarcazioni raddoppia ogni decade. Questo ha l’effetto di dimezzare la portata dei rumori delle balene. Coloro che credono che i canti delle balene siano significativi per un continuato benessere delle popolazioni sono particolarmente preoccupati per questo aumento del rumore ambientale. Altre ricerche hanno mostrato che l’aumentato traffico di imbarcazioni, ad esempio nelle acque a largo di Vancouver, ha fatto sì che alcune orche abbiano cambiato la frequenza e aumentato il volume dei loro suoni, apparentemente nel tentativo di continuare a poter essere ascoltate. Gli ambientalisti temono che le attività delle imbarcazioni stiano sottoponendo gli animali a stress eccessivi e anche che ne ostacolino la ricerca di un partner per l’accoppiamento. Tutto ciò ci deve far riflettere, onde evitare che animali così intelligenti e superiori, a causa della nostra indifferenza, possano scomparire dal nostro pianeta: questo significherebbe una grande sconfitta per tutti noi.

D.SSA ANNA SPIZZIRRI - MEDICO VETERINARIO

Gennaio-Febbraio 2007

UNA VISITA AL CIMITERO Il 21 novembre scorso, nell’ottavo anniversario della morte di mia madre, mi sono recato al Cimitero per pregare sulla sua tomba. Ho voluto, poi, fare un giro per visitare le tombe di altri defunti e, nella parte nuova del Camposanto, mi sono soffermato in una cappella di fronte ad una fotografia la cui immagine non m’era nuova. Era quella della compianta Laura Barbarello che morì nel fiore della gioventù, lasciando nella profonda costernazione e tristezza quattro figli in tenera età ed il marito, il compianto Ernesto Luongo. Ebbene, leggendo sulla lapide l’anno del decesso, 1956, ho fatto immediatamente questa riflessione: sono trascorsi cinquanta anni e mi è venuto in mente il dolce viso di Laura quando lei era in vita. Commosso, contemplavo nella bara quel volto, ormai senza vita (allora avevo 15 anni), attraverso una finestra che dava nella camera ardente al piano terra dell’appartamento della famiglia Luongo. Quella immagine serena, era di una esemplare e religiosa madre di famiglia, riservata nei modi di comportarsi e di vivere che aveva dedicato, con immenso amore filiale, la sua breve esistenza ai giovani figli: Anna, Silvana, Ugo, Brunella e Rita, nonché al proprio sposo Ernesto instancabile operatore economico nel settore dei trasporti, successivamente deceduto. Questa nota non è un ricordo funebre, come potrebbe apparire, ma vuole essere un messaggio per indicare significative icone di donne ormai scomparse, le quali, soprattutto oggi, sono di esempio per le loro rare virtù, dolcezza, pazienza ed immenso attaccamento alla propria famiglia, per la quale, hanno sacrificato spesso le loro aspirazioni spirituali. A questo tipo di donne appartenevano Laura e Rosina (mia madre), e tante altre mamme scomparse e vissute in un’epoca dove emergevano soltanto gli alti valori morali e non il materialismo contemporaneo e l’edonismo. ERCOLE SERRA

CONDOGLIANZE Nell’apprendere la scomparsa dell’amico Amerigo Valente, avvenuta il 21 novembre scorso, oltre che a formulare le nostre vive condoglianze alla moglie, ai figli e in particolar modo al figlio Antonio nostro attento socio, non possiamo fare a meno di ricordare questo autentico scaleota, amico di tutti, il quale, nella sua lunga vita, si è sempre distinto come onesto lavoratore ed esemplare padre di famiglia. Con Amerigo Valente scompare una figura nota a Scalea e soprattutto nel nostro Centro storico dove egli per diversi anni svolse la sua attività artigianale in un laboratorio ubicato accanto alla Chiesa della Madonna del Carmelo di cui era devoto. Questo locale, ove il lavoro non mancava, era anche un punto di incontro di tanti amici che discutevano sui fatti locali, anche politici. Si, Amerigo s’interessava di politica, partecipando agli eventi del Paese e fu componente dell’E.C.A del nostro Comune. Siamo convinti di aver perduto un’altra icona di una Scalea d’altri tempi, ormai non più esistente, quando prevalevano la lealtà, la sincerità, la solidarietà ed il rispetto reciproco nei rapporti della vita comunitaria e di amicizia: sentimenti, questi, che appartenevano certamente al nostro amico Amerigo.

ERCOLE SERRA Nell’apprendere la scomparsa della Signora Teresina Crusco, il Diogene porge le più sentite condoglianze ai figli e parenti tutti, ricordando la figura di una donna gentile e premurosa la quale è stata sempre disponibile con tutti ed affettuosa con coloro che le hanno voluto bene. Improvvisamente, è venuto a mancare all’età di 70 anni, il nostro socio ed amico Francesco Caputo. Ciccio, persona gentile, attenta e premurosa, era un appassionato e tifoso di calcio. Dirigente di molte squadre di calcio, tra cui la Goldvirtus e, già da alcuni anni, della Talao del presidente Oliva. Una grave perdita, oltre che per la famiglia, per quanti hanno avuto modo di conoscerlo ed apprezzarlo. LA REDAZIONE La Redazione del Diogene porge le più sentite condoglianze all’amico e socio Nino Cardillo che, giorno 24 gennaio 2007, ha perduto l’adorata mamma, signora Anna De Stefano.

Anniversario di morte Ad un anno dalla scomparsa della giovane e sfortunata Anna Maria De Santis avvenuta il 3 febbraio 2006, a soli 34 anni, la ricordano con vivo e immutato affetto il marito Tonino Palma ed i figlioletti Luca, Sergio e Sara.


Nella Nostra Città

Gennaio-Febbraio 2007

*ANNUNCI* Giorno 9 dicembre 2006 si sono uniti in matrimonio, nella stupenda e monumentale chiesa di San Nicola in Plateis, Mauro Campilongo, stimatissimo avvocato, nonché vicesindaco del comune di Scalea e la bella e solare Tiziana Pascarella. Circondati dall’affetto di parenti ed amici, hanno proseguito l’indimenticabile giornata in un noto ristorante della zona. Alla splendida Tiziana ed al sempre disponibile amico e socio del Diogene, Mauro, vanno i più sinceri auguri di tutta la Redazione.

FOTO D’EPOCA: UNO SPOSALIZIO DI SETTANTA ANNI FA

Questa foto d’epoca immortala uno sposalizio d’altri tempi, quando il corteo nuziale, dopo la celebrazione, usciva dalla Chiesa e si snodava a piedi nel Borgo antico fra cannellini e riso gettati sugli sposi quali voti augurali. Nella foto, gli sposi sono i compianti Andrea Serra e Rosina De Vito (genitori del nostri collaboratori Gennaro ed Ercole Serra) i quali celebrarono il loro matrimonio nel lontano 16 dicembre 1936, settanta anni fa, in San Nicola Arcella nella Chiesa matrice di San Nicola da Tolentino, Patrono della ridente cittadina tirrenica.

‘U PANNU di SANTA LUCIA II 13 dicembre scorso, nell’ambito del programma “Vivi il Natale a Scalea”, si è svolta la tradizionale manifestazione: “‘U Pannu di Santa Lucia” che ha conseguito un notevole successo di pubblico. Nella suggestiva Piazza “Cimalonga” una squadra di autentici giovani scaleoti del Centro storico ha partecipato agli antichi giochi popolari che risalgono al primo medioevo, quando i signorotti del tempo si divertivano con i cittadini più bisognosi appartenenti agli strati popolari del paese, i quali dovevano meritare i premi, quasi sempre in cibarie, vincendo in gare impegnative e dure (vedi l’albero della cuccagna). Ebbene, l’edizione 2006 ha rispecchiato fedelmente l’ambiente festaiolo medievale con le gare: ‘a pasta asciutta, ‘a frissura, il tiro alla fune, ‘a pignata, ‘u cavudar(i), ed, infine, l’albero della cuccagna con attaccati in cima i premi, come la tradizionale “scilla” i baccalà e “nu stuozz(i) i sazizza”. Dopo due anni (nel 2005 la manifestazio-

Fiocco rosa Il giorno di Natale, 25 dicembre 2006, per la gioia di mamma e papà e dei nonni, è nata una bellissima bambina che hanno chiamato Manila. Alla mammina Alessia, figlia della nostra carissima ed affezionata socia Antonella Picardi e di Silvio Tenuta, ed al paoà, Vincenzo Verbicaro, vanno i più sentiti e sinceri auguri del Direttore e della Redazione. q

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ne non si è tenuta nel Largo Marina) finalmente ‘U Pannu si è celebrato nell’antico Largo Nazionale ove esso ebbe origine per festeggiare Santa Lucia che si venera, sin dagli albori del secondo millennio, sia nella chiesa di Santa Maria d’Episcopio e sia in quella di San Nicola in Plateis. II Comitato “Cimalonga” (che da oltre dieci anni organizza l’antica manifestazione nel cuore del Centro storico grazie anche al patrocinio dell’Amministrazione comunale), nell’edizione 2006 è stato affiancato dalla neonata Associazione “Scalea per Voi”, per cui i giochi popolari sono stati organizzati dai rispettivi presidenti Ercole Serra e Salvatore Monachello. Per gli anni futuri necessita che ‘U Pannu di Santa Lucia venga mantenuto, rivalutato e pubblicizzato oltre i confini di Scalea, per farlo meglio conoscere, essendo l’unica manifestazione delle antiche tradizioni popolari che si tiene nell’alto Tirreno cosentino e, forse, in tutto il territorio provinciale: quindi una risorsa che non va assolutamente dispersa soprattutto dal punto di vista culturale e turistico. q

FINALMENTE L’ATTESO SERVIZIO DI TRASPORTO URBANO

Finalmente il comune di Scalea si è dotato di un importantissimo servizio di navetta utile a tutti i cittadini. Insieme all’assessore De Rosa e all’assessore Cantisani abbiamo seguito, sin dal nascere, l’iter non certamente facile di avvio del servizio. In questa fase stiamo cercando di settare la fruibilità della navetta al fine di renderla il più funzionale possibile alle esigenze del cittadino. Si è pensato, in primis, all’esigenza di connettere con il centro le periferie ed in particolare il liceo scientifico e l’A.S. Il servizio, che in questa fase consentirà anche di raccogliere e verificare i dati sull’utenza, prevede abbonamenti settimanali e mensili oltre ai biglietti corsa singola. Si stanno studiando formule di maggiore vantaggio per categorie deboli e per gli studenti. Il servizio consentirà di snellire il traffico sulle arterie urbane a tutto vantaggio della viabilità cittadina. Sono stati collegati i principali punti nevralgici della città: scuole medie ed elementari, uffici postali, stazione ferroviaria, comune, tribunale, mercato settimanale, banche e piazza Aldo Moro nella quale si possono prendere tutti gli altri pullman per raggiungere i comuni vicini. Il servizio sarà potenziato nel periodo estivo con ulteriori corse e consentirà di collegare la cittadina dalle estreme periferie al mare. q

GIUSEPPE FORESTIERI - ASS. PUBBLICA ISTRUZIONE

Leggete e diffondete il nuovo Diogene Moderno


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Parola ai Lettori

LA VERITÀ È CHE PIAZZA CALOPRESE, NON È PIÙ LA STESSA Intervengo nel dibattito sul rifacimento di Piazza Caloprese in quanto autore dell’opera e senza spirito di polemica alcuno, ma con la sola volontà di precisare diverse inesattezze riscontrate nell’articolo “Piazza Caloprese: vietato sbagliare” inerente la suddetta piazza pubblicato sul numero settembre/ottobre 2006 di Diogene. Innanzitutto, voglio precisare, per amore di verità, che non ho mai insegnato al Liceo Scientifico di Scalea, ma all’epoca del conferimento dell’incarico per il rifacimento di Piazza Caloprese ero già titolare della cattedra di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e dall’ormai lontano 1989 insegno scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Premesso ciò, mi preme, altresì, sottolineare che parlare di “moderno mescolato all’antico” è assolutamente improprio in riferimento al mio stile ed a quanto realizzato, atteso che trattasi di opera di arte contemporanea astratta (Scalea in Espansione) che condivide la scena con un’opera moderna (perché tale è tecnicamente definibile, quanto meno per datazione, 1911, il busto del Caloprese). Per quanto concerne l’analisi puramente stilistica dell’opera da me realizzata, la stessa non può non dirsi astratta, il busto bronzeo di Caloprese si rifà alle forme classiche. Se vogliamo poi incasellare entrambi temporalmente, il linguaggio tecnico di un critico d’arte non può che definire contemporanea la mia opera (l’artista e ancora vivente!) e moderno il busto di Caloprese poiché risalente, come già detto, al 1911. Ancora, nulla di “mescolato” può ravvisarsi in Piazza Caloprese dal punto di vista artistico. Ho, in realtà, volutamente creato uno spazio dove le due opere, ognuna espressione del proprio tempo, potessero convivere l’una nel rispetto dell’altra, ognuna con una collocazione ben precisa a cui corrisponde una motivazione altrettanto puntuale. Se, infatti, ci si pone dinanzi alla piazza in modo tale da ottenere un quadro prospettico in cui la figura di Caloprese si inscrive perfettamente nel cerchio presente al centro della mia scultura, il significato complessivo sotteso alla piazza diventa più evidente: è attraverso quanto di nuovo e contemporaneo (rappresentato in quel contesto dalla mia opera Scalea in Espansione) che rileggiamo tutto ciò che è preesistente, ma al contempo, sono proprio la tradizione, le radici, il passato, in una parola la storia (ivi rappresentata dal busto di Caloprese) che ci consegnano solide basi per creare il nuovo, ed è attraverso l’analisi della tracce lasciate da chi ci ha preceduto che siamo in grado di accedere alla comprensione del quotidiano. Questa è dunque, la spiegazione della posizione delle opere: l’opera storica visibile attraverso quella contemporanea, indica da un lato quanto la storia sia un percorso, un continuum unico all’interno del quale non ci sono distinzioni di sorta, e dall’altro va a sottolineare quanto sia fondamentale il passato per la costruzione del nostro presente. Pertanto, nell’analisi artistica dell’opera, non può prescindersi da una valutazione unitaria e complessiva della stessa e, più in generale, di Piazza Caloprese nella sua interezza. Mi rendo ben conto che l’arte contemporanea, quando non è figurativa, è di più difficile approccio poiché prevede una inevitabile attribuzione di senso da parte di chi guarda, non essendo per forza plateale l’intento dell’artista. Per quanto concerne il fatto che dopo il mio intervento la piazza sia diventata una semplice “biforchivia” trattasi ancora di affermazione inesatta. Negli anni ‘80 era già uno spartitraffico, senza possibilità alcuna di sedersi comodamente su accoglienti panchine (come ottenute a seguito del mio progetto) e con una superficie adibita a verde infinitamente minore di quella da me prevista. Lo spazio sfruttabile era all’epoca solo quello che ho potuto utilizzare, il “fascino lineare antico e caratteristico” di cui parla l’illustre redattore semplicemente non c’era già quando fui scelto per realizzare la piazza. La mia opera doveva assolutamente attenersi alla forma esistente al momento del conferimento dell’incarico ed alle linee guida dettate dal mandato ricevuto (per esempio l’impossibilità di intervenire su alberi secolari che non potevano essere ne spostati, ne in alcun modo danneggiati). Dirò di più: per rinfoltire il verde preesistente introdussi all’epoca, l’acero canadese, ricercatezza probabilmente non pienamente apprezzata, dato che è stato lasciato seccare miseramente. Non mi risulta, ancora, che la piazza sia mai stata oggetto di dispute tra opposte fazioni ma, sono state numerosissime le espressioni di consenso manifesto. Per non tacere che numerosi ed importanti addetti ai lavori hanno trovato l’opera di assoluto rilievo artistico. Anzi proprio questa piazza, che oggi si vuole distruggere, ha portato gran lustro al nome di Scalea, essendo apparsa su prestigiose riviste internazionali, l’ultima in ordine di tempo è Sculptural Pursuit N° winter 2006 pag. 41-

45. Sul fatto che la piazza necessiti di cura e manutenzione nel suo complesso concordo assolutamente. Tuttavia, non conoscendo la natura e la portata degli interventi che si intendono realizzare in loco, al di là di mere riproduzioni al computer che per Scalea sembrano essere diventate ormai una costante, mi permetto di suggerire che gli stessi non siano tali da snaturare e svilire l’essenza stessa dell’opera, ma dovranno interessare il mantenimento, la conservazione e, ove possibile la valorizzazione ulteriore della stessa soprattutto attraverso una maggior cura anche del verde circostante. Se è possibile, prego voler pubblicare integralmente e senza modifica alcuna questa mia, ringraziando per l’ospitalità accordatami.

PROF. VITTORIO FUMASI

Come da Lei richiesto, la sua è stata integralmente pubblicata. Al di là delle eventuali inesattezze, esiste una sola verità e cioè che piazza Caloprese, dopo lo smantellamento subito quasi 50 anni fa, ha perso quelle sembianze e quel fascino antico e semplice che, ancora oggi, tante piazze e piazzette famose d’Italia e del mondo conservano e custodiscono con fermezza, tenacia ed orgoglio. A Scalea, purtroppo, complice anche l’avvento scellerato ed egoistico di certi palazzinari e dell’abusivismo edilizio, sono stati cancellati per sempre oltre a colline, pianure, tratti di spiaggia, scogliere e grotte, anche pezzi di storia come il pozzo di Santa Lucia, l’architettonico e spettacolare ponte ferroviario della Marina, insieme ad altre tracce e radici di storia. In tutto questo marasma non è stato possibile salvare nemmeno uno dei simboli del secolo scorso e cioè la piazza che rappresenta, nel bene e nel male, il cuore pulsante della città: piazza Caloprese. Tutte le parole, i commenti e le polemiche, in questo specifico caso, servono a poco e lasciano spazio ai fatti e alla realtà ben visibile a quanti hanno occhi per vedere e giudicare. q

APPASSIONATO DEI CENTRI STORICI DELLA CALABRIA Egregio Signor Direttore, vorrei sapere che cosa ne pensano gli ambientalisti locali dei terrazzini che stanno sorgendo, come funghi, sugli antichi tetti di diversi fabbricati del Centro storico. Mi sono accorto di questo strano fenomeno durante una mia recente visita a Scalea da dove mancavo da diversi anni. Non riesco a capire come si possano tollerare queste deturpazioni che certamente stravolgono il meraviglioso paesaggio del vostro Centro storico. A Scalea esistono le sezioni di Italia Nostra e del W.W.F.? In caso affermativo, come mai queste Associazioni non prendono una ferma posizione per contrastare tale forma di abusivismo? L’Ufficio tecnico comunale e la Soprintendenza competente effettuano gli urgenti ed opportuni sopralluoghi preventivi ed in corso d’opera nel restauro degli antichi edifici? In una piazza del Centro storico, che ha di fronte una bellissima scalinata, esiste vicino ad una porta con la scritta “biblioteca comunale” ed attaccato ad un antico palazzo medievale, un corpo avanzato di un obbrobrioso manufatto sul cui tetto si nota un terrazzino che sembra di recente costruzione. Anche se non sono nativo di Scalea, non posso fare a meno, quale appassionato dei Centri storici della Calabria, di chiedermi come mai si tollerano (o forse si autorizzano) queste macroscopiche deturpazioni. Sono del parere che quel fabbricato aderente ad un monumento storico secolare andrebbe interamente demolito ed, invece, sul tetto viene realizzato addirittura anche un terrazzino. Ho notato tante altre brutture nel vostro, ancora meraviglioso, Centro storico, come quella di mastodontici gazebo di colore rosso attaccati in parte ad una Chiesa antica imbiancata indicatami come la Cattedrale di San Nicola. Sono ripartito da Scalea amareggiato, ma intendo tornarci al più presto e spero di trovarvi più rispetto e tutela alle antiche testimonianze delle vostre diverse civiltà storiche e preistoriche. Nel complimentarmi del Suo interessante periodico, La ringrazio per l’ospitalità e La saluto cordialmente.

ADALBERTO VANNUCCI - ESPERTO D’ARTE MEDIEVALE

Gennaio-Febbraio 2007

CITTADINI DISCRIMINATI L’Amministrazione Comunale di Scalea continua a sbagliare e a discriminare i suoi cittadini. Con un manifesto pubblico invitava nella sala consiliare, per la serata di lunedì 18 dicembre, ad assistere allo spettacolo gratuito con Franco Neri. La popolazione è accorsa numerosa, nonostante la pioggia battente, per ascoltare il popolare artista calabrese. Ma ha trovato, a sorpresa, sulla porta d’ingresso, dei vigili urbani a sbarrare la strada perché si poteva entrare solo su invito. Si è formata una coda consistente che ha costretto la gente fuori, ad inzupparsi d’acqua, mentre l’interno della sala rimaneva quasi vuota. Si sono levate numerose proteste. Diversa gente sbalordita, indignata e offesa per essere stata trattata male, è andata via mentre una parte più consistente ha forzato l’entrata riparandosi all’interno della sala consiliare, formando una calca che, solo per mera fortuna, non ha avuto conseguenze spiacevoli. Il Sindaco che era presente, tempestato di fischi, non ha avuto neppure l’accortezza di scusarsi dell’accaduto. Tutto si è svolto all’insegna dell’improvvisazione, della disorganizzazione, della leggerezza e della sottovalutazione. Non si è provveduto neppure ad organizzare le basilari norme di sicurezza e nemmeno ad un efficiente servizio con le forze dell’ordine. E pensare che lo spettacolo era il seguito di un convegno mattutino dove si discuteva dei principi di solidarietà, responsabilità e giustizia e del ruolo dei giovani, che in serata, invece, si sono trovati di fronte a ingiustizia e discriminazione, perché la sala era per metà riservata ad invitati senza capire quali siano stati i criteri di scelta. Per fortuna, a rallegrare la serata, c’è stato il bravo Neri che, nonostante avesse un microfono malfunzionante e una scarsa e fastidiosa illuminazione, ha offerto un ottimo spettacolo. Neppure lui ha risparmiato qualche bordata nei confronti degli organizzatori. Reputo grave questo episodio, biasimo il comportamento dell’amministrazione comunale e mi auguro che dopo questo brutto esempio di malgoverno, episodi del genere non abbiano più a ripetersi nella nostra città.

ANTONIO FORESTIERI


Gennaio-Febbraio 2007

Parola ai Lettori

IMPORTANTE SCOPERTA E RITROVAMENTO Seguendo con viva attenzione e trasporto la vicenda e tutta l’appassionante storia di piazza Caloprese sul vostro interessante e mai scontato giornale, a fine anno, trovandomi con alcuni miei colleghi in via Napoli, per effettuare dei lavori in alcune abitazioni, proprio in una di queste, ho avuto la ventura di notare all’interno di un balcone che si affaccia sulla citata via, un pezzo (la parte finale) della famosa e graziosa fontanina, come da voi riportato, scomparsa intorno agli anni ’60. Devo dire che quella visione, per un attimo mi ha quasi stordito dandomi l’impressione di sognare. Ripresomi, si fa per dire, dallo stato confusionale iniziale, non ho avuto nessun dubbio: mi trovavo davanti ad un pezzo di storia cittadina. Ho pensato di informarvi, in quanto, voi del Diogene avete scritto con tanta nostalgia e rimpianto di quella fontana che, circa 47 anni fa, fu frettolosamente e incautamente accantonata nei pressi dell’attuale mercatino della frutta. Sperando che la mia lettera possa servire a qualcosa, porgo a tutta la Redazione del Diogene, i più cordiali saluti augurandovi buon lavoro. Un vostro fedele e assiduo lettore. LETTERA FIRMATA F.C.

Ci fa piacere apprendere dell’esistenza, seppur di una sola parte, della famosa fontanina di piazza Caloprese, alla quale tantissimi scaleoti erano affezionati. È sempre un reperto di alto valore storico, nonché una tangibile e concreta testimonianza. Il nostro po-

polo, in effetti, nel corso della sua recente storia ha registrato un discutibile fenomeno di modernariato che tanti danni ha provocato e tanti importanti segni del tempo ha irrimediabilmente cancellato. Dicevamo, appunto, nel numero precedente del Diogene che, in tutto questo marasma è stata coinvolta anche la famosa fontanina e non per fare spazio ad un’altra più bella ma solo per qualcosa di assurdo che a tutt’oggi non trova risposta plausibile. Una persona ha raccolto questo frammento che, poi, è una delle parti più importanti, quella, appunto, dove sono visibili le pròtomi leonine della fontana in oggetto. Questo signore (scomparso già da un po’ di anni) che raccolse questo pezzo di fontana, se fosse ancora in vita, dovrebbe essere in qualche modo ringraziato per averne salvato almeno una parte. Noi, una volta informati, abbiamo raccontato i fatti ad uno dei figli, che tra l’altro è un nostro affezionatissimo e sensibile socio, che, tra la meraviglia e lo stupore, con un candido sorriso, oltre a mostrarsi felice per questa strana scoperta, ci ha detto di non essersi mai accorto che lo zampillo della sua casa fosse sostenuto da una base in marmo e cemento appartenuto, fino al 1960, alla fontana della piazza più importante della città. Noi della Redazione, non potendo logicamente ringraziare chi raccolse questa parte di Scalea, abbiamo, a nome di Scalea, ringraziato il possessore, oltretutto, persona gentile, affabile e sempre disponibile, come del resto lo era il caro genitore. Logicamente, il nostro amico e socio, ha mostrato la massima disponibilità per eventuali foto o rilievi che potrebbero dar vita nuovamente alla scultura “che fu”, oggi visibile in parte, grazie alla scoperta recente e non soltanto attraverso vecchie foto sbiadite. q

SCUOLA PRIMARIA E DELL’INFANZIA AL PASSO COI TEMPI Da sempre le problematiche della scuola pubblica hanno visto protagonista, in negativo, le istituzioni locali con il conseguente abbandono delle strutture che ha determinato degrado condizionando anche lo svolgimento dell’attività didattica ed, in taluni casi, il benessere stesso dei bambini. Da qualche anno a questa parte, all’interno della scuola infantile, si è

costituito un gruppo di lavoro che grazie all’impegno quotidiano dei rappresentanti di classe, degli insegnanti, dei dirigenti che si sono succeduti nel tempo e l’attenzione posta ai vari problemi, puntualmente rappresentati, dei genitori, ha permesso di raggiungere un livello di funzionalità soddisfacente favorendo l’attività didattica. Con tale impegno si è riusciti a portare all’attenzione del Comune di Scalea, nel corso degli ultimi anni, le problematiche che interessavano lo stabile della scuola dell’infanzia, riuscendo a far si che all’interno venissero effettuati lavori di ristrutturazione alle aule, con la sostituzione della vecchia pavimentazione, delle porte e delle tapparelle favorendo l’avvio dei lavori di ristrutturazione all’intero edificio, ancora in corso, da poco restituito, nuovamente, alla scuola dell’infanzia dopo lo spostamento degli uffici dell’A.S.L. Altri importanti lavori sono stati, di recente, portati a termine anche nello stabile della scuola primaria con la sistemazione del tetto della struttura e l’installazione di pannelli solari per il risparmio energetico, la nuova realizzazione dell’impianto di riscaldamento oltre alla rimozione di alcuni vecchi giochi, non più conformi alle norme, dal giardino con l’impegno di sistemare la pavimentazione e organizzare gli spazi aperti installando nuovi giochi che favoriscono le attività ricreative esterne dei bambini. Pur se qualcuno riterrà poco quanto fatto, bisogna dire che questo, in relazione al particolare momento storico e alle ristrettezze dei fondi disponibili rappresenta un ragguardevole risultato, se si considera che è stato realizzato in poco più di due anni e, per tale tempestività, va elogiato l’impegno del gruppo-lavoro costituito e dei genitori, con il personale contributo delle rappresentanti di classe: Antonella S. della III B, Maria S. della IV B, Barbara M. della II C, Teresa P. della III A, Rosetta M. della IV C, i quali hanno trovato nel persone del Sindaco dr. Mario Russo, un punto di riferimento per la veloce risoluzione delle problematiche rappresentate, dimostrando impegno e sensibilità e nel geom. Forastieri un solerte collaboratore che ha manifestato sempre attenzione e, soprattutto, pazienza. q

LE RAPPRESENTANTI DI CLASSE

o9 LETTERA AL DIOGENE Caro Direttore, quale affezionato lettore del Suo sempre più interessante periodico (ormai rimasto l’unica voce preziosa della stampa scaleota) desidero che vengano pubblicate sul Diogene queste mie considerazioni su quanto accade nel Palazzo di Città. Mi riferisco, in particolare, alla notizia apparsa su “La Provincia Cosentina” del 1° dicembre in merito alla “nuova toponomastica nel Centro storico”. In sostanza, la Giunta comunale con apposita delibera ha inteso intitolare tratti della storica via Vittorio Emanuele III a tre personaggi scaleoti di recente scomparsi. Il Diogene qualche anno fa trattò in un articolo molto circostanziato questo argomento, raccomandando all’Amministrazione, a seguito della smisurata intitolazione di strade cittadine da parte delle Amministrazioni passate, di procedere in questo settore con passi di piombo e, comunque, istituendo la commissione comunale per la toponomastica così come è previsto da precise norme di legge, regolamenti e circolari ministeriali vigenti che risalgono anche agli anni ‘30. Ebbene, la raccomandazione del Diogene non è valsa a nulla, sicché la Giunta ha deciso di intitolare alcuni segmenti di via Vittorio Emanuele III ai compianti Monsignor Antonio Didona e prof. Aldo Scoppetta, mentre via Ponte al compianto Gen. Dottor Vespasiano Oliva. Nulla da dire ed obiettare sulle figure integerrime di queste personalità scomparse, ma l’Amministrazione comunale, forse per la frégola di intitolare le vie cittadine, non ha tenuto conto che, spezzettando via Vittorio Emanuele III, si viene a sconvolgere la storicità di questa importante arteria cittadina che parte appena dopo l’inizio di via Roma e finisce nei pressi del castello normanno. Del resto, avendola intitolata, a suo tempo, al penultimo Re d’Italia, significa che la storia, anche nel futuro, deve ricordare questo sovrano che ha regnato, nel bene e nel male, per circa quarant’anni. Lo stesso discorso vale per via Ponte che ormai è intitolata, come piazza, al principe di Scalea Francesco Spinelli, eroe nella battaglia contro i turcheschi del 20 agosto 1600. Allora proporrei queste soluzioni, da sottoporre al vaglio scrupoloso della commissione per la toponomastica che va subito istituita: al prof. Aldo Scoppetta, figura di alta cultura ed insigne docente, di cui ricordo la modestia e cortesia, intitolerei il largo che è di fronte all’ex caserma dei Carabinieri ed al Palazzo Pezzotti. A Mons. Antonio Didona, personalità religiosa, di infinita cultura teologica, che a Scalea ha dato tanto (basta citare la fondazione della Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore e la costruzione della relativa Chiesa), intitolerei il viale che parte dalla stessa Chiesa ed arriva all’imbocco di via Attilio Pepe. Infine, al Gen. dottor Vespasiano Oliva, alta figura di fedele servitore dello Stato, un signore di vecchio stampo che si è sempre prodigato per gli altri, intitolerei il tratto di strada che parte dal portale del Palazzo dei Principi fino all’incrocio con la stessa via Vittorio Emanuele III. In ogni caso Scalea ha tanti suoi figli scomparsi da moltissimi anni che si sono distinti in modo esemplare nella loro attività lavorativa e nella loro vita in tanti settori, lasciando segni positivi indelebili nella comunità cittadina. Costoro non devono cadere nell’oblio e, quindi, meritano certamente avere intitolata una via di Scalea senza, comunque, assolutamente sconvolgere e alterare la toponomastica storica. Caro Direttore, forse il discorso è divenuto lungo, ma voglio concludere affermando che chi amministra la Cosa pubblica mai deve trascurare l’opinione dei cittadini i quali, in determinate scelte essenziali per il Paese, hanno diritto di essere consultati anche attraverso le Associazioni portatrici di interessi diffusi. La ringrazio per l’ospitalità sul Suo pregevole giornale e Le porgo cordiali saluti.

ANTONIO CAROPRESE


Parola ai lettori

10 o

GLI AMICI NON DIMENTICANO SALVATORE L’11 ottobre 2001 si è sparsa la notizia, per Scalea, del mancato rientro a casa di Salvatore Arcuri. Un ragazzo conosciuto come una persona solare, disponibile e soprattutto buono… Il suo ritrovamento è stato, a dir poco, sconvolgente per tutti… È difficile dirlo, ma dopo oltre cinque anni, ancora, non si sa niente e si vive giorno dopo giorno con la speranza che per chi di dovere il caso non sia chiuso. Per noi che vivevamo con Salvatore è stato davvero emozionante leggere la scritta lasciata da qualche suo amico su dei muri cittadini. Commossi dal vostro straordinario gesto, volevamo dirvi grazie per avere ancora nel vostro cuore il nostro Salvatore. Grazie perché, come noi, non potete accettare quello che gli è stato fatto e soprattutto, questo silenzio, questa mancata giustizia che tarda ad arrivare. Grazie di cuore.

DONATELLA

LA CORSA ALLA VISIBILITÀ Era prevedibile che, per piazza Caloprese, così come è accaduto per l’antenna della telefonia mobile sulla Torre Talao, anche questa volta iniziasse (invero già partita) la corsa alla visibilità, cioè ad una forma di esibizionismo cui, forse, non frega niente delle possibili deturpazioni architettoniche ed ambientali in questa Piazza, se vi verranno eseguiti gli interventi di restauro che stanno suscitando tanti “vespai”. Questa riflessione è sostenuta dal fatto che oggi tanti “paladini” improvvisamente assurti a difensori della piazza dedicata al nostro filosofo cartesiano Gregorio Caloprese, dovrebbero pur comprovare se si siano, qualche volta, mobilitati quando la più importante agorà cittadina negli anni passati perdeva, a causa di interventi edilizi avventati ed irresponsabili, l’originaria struttura architettonica ed urbanistica novecentesca. E gli stessi “paladini” (compresi alcuni “ambientalisti” che tali

non appaiono), ci dovrebbero pur dire quali e quante battaglie hanno affrontato per evitare tantissime deturpazioni, purtroppo ancora oggi in corso d’opera, in danno del nostro Centro storico e dell’ambiente naturale? A volte, per fare rumore, ci si muove come elefanti in mezzo ai vasi di cristallo con tutte le conseguenze immaginabili. Allora, che si metta da parte la politica “alla paesana” (perché in caso contrario avrebbe ragione il sindaco Russo) e si avviino, invece, le adeguate legittime azioni concludenti e risolutive dei problemi, non solo per tutelare Piazza Caloprese, ma anche e soprattutto l’intero nostro patrimonio preistorico, storico, artistico ed ambientale, evitando l’inutile canto della cicala che inizia e si spegne in una breve stagione senza lasciare alcuna traccia della sua naturale performance estiva. IL PUNGIGLIONE

L’avv. ANNA MANCO matrimonialista e specializzata in diritto di famiglia RISPONDE

Sono separata da qualche anno e con un figlio maggiorenne che abita con me. II Tribunale, in sede di separazione, aveva stabilito che mio marito versasse a questo figlio un assegno di mantenimento pari ad euro 500,00, considerando il suo stato di disoccupazione. Sennonchè, il mio ex coniuge non gli vuole più passare tale somma mensile, asserendo che lo stesso ha ormai iniziato a lavorare. Ho cercato di fargli capire che si tratta solo di un apprendistato e che nulla di certo v’è ancora, ma lui insiste. Chi ha ragione? L’obbligo dei genitori di concorrere tra loro, secondo le regole dell’ articolo 148 c.c., al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma perdura immutato finché il genitore obbligato non provi che il figlio ha raggiunto I’indipendenza economica (o

abbia avviato attività lavorativa con concreta prospettiva di indipendenza economica), ovvero finché non sia provato che il figlio stesso, pur avendo delle concrete condizioni per poter diventare autosufficiente, non ne abbia tratto profitto per sua esclusiva colpa. Con la sentenza n. 407 dell’11 gennaio 2007 la Corte di Cassazione si è nuovamente pronunciata in tema di revisione dell’ assegno di mantenimento del figlio maggiorenne, confermando l’orientamento già consolidato in materia: “l’esistenza del contratto di lavoro di apprendista e, quindi, il comprovato svolgimento di attività remunerata non possono, di per sé solamente, costituire prova della “raggiunta autosufficienza economica del figlio maggiorenne”. Alla luce, quindi, di quanto detto, suo marito dovrà, per forza di cose, continuare a mantenere vostro figlio, in quanto la prestazione di lavoro da apprendista, pur dovendo essere remunerata, si differenzia sotto vari profili, anche retributivi, da quella di lavoro dipendente. Aggiungo, comunque, che la valutazione della raggiunta autosufficienza economica, di cui è onerato il padre di suo figlio, non potrà prescindere dalla verifica e dalla prova dei caratteri del rapporto di lavoro, con riferimento in particolare alla entità del trattamento economico, nonché alla sua durata, passata e futura. q

Gennaio-Febbraio 2007

UNA STAZIONE ABBANDONATA A SE STESSA Dopo le feste, ad inizio gennaio, ho accompagnato verso le 21,00, alla stazione ferroviaria di Scalea, degli amici che dovevano partire per Torino. Tra questi c’erano anche delle donne che ad un certo punto (visto che il treno in arrivo ritardava parecchio) dovevano andare in bagno, cose normalissime, bisogni fisiologici. La stazione a quell’ora era semibuia, inoltre le amiche non erano pratiche del posto e quindi alla loro richiesta ho indicato la direzione dei bagni pubblici. Dopo un attimo sono ritornate stupite perché i servizi igienici della stazione erano sbarrati. Il bar all’interno dello stabile altrettanto. Increduli ci siamo recati, in una penombra degna di un cimitero da film su Dracula, insieme agli altri amici per verificare quanto da loro riferitoci. Purtroppo era tutto vero. Ci siamo accorti dopo che un cartello affisso nella sala d’attesa dell’edificio ferroviario avvisava che non era possibile accedere ai bagni con queste testuali parole: “Servizi WC chiusi al pubblico fino al 30 maggio 2007”. Quella sera in perlustrazione c’era, con un suo attendente, l’attento e scrupoloso maresciallo della locale stazione dei carabinieri che ha notato tutta una situazione poco piacevole in una stazione fatiscente, semibuia e abbandonata a se stessa. Paese turistico o del terzo mondo? Questo l’interrogativo che ci siamo posti con gli amici in partenza. Logicamente, la stazione pullulava di gente in partenza, molti dei quali avevano bisogno di recarsi nei bagni e che per il motivo sopra esposto, vi hanno dovuto rinunciare. I commenti negativi su Scalea e l’Italia per tanti disagi e disservizi non si contavano più. Così l’attesa del treno è stata meno noiosa. PIERO ESPOSITO

Spesso, abbiamo denunciato disservizi, sudiciume e abbandono, a proposito della nostra stazione ferroviaria, un tempo fiore all’occhiello dell’intera città. Quelli che hanno 50 anni ricorderanno bene e con grande nostalgia gli splendidi giardinetti con annesso orto botanico, l’elegante sala d’attesa e tutto il resto, insieme all’ordine e alla pulizia, tutto era altamente efficiente. I tempi sono cambiati e, specie per Scalea, in negativo. Tante cose belle abbiamo perduto, tante cose abbiamo cambiato in peggio, una vera maledizione. L’attuale stazione è sotto gli occhi di tutti, inoltre rischia, come altre, la chiusura per la famosa legge moderna sulle concentrazioni. Anche se, Scalea da questo punto di vista non dovrebbe avere problemi in quanto, in particolar modo in estate, le partenze e gli arrivi sono infiniti. Ma parlavamo di una atavica maledizione su Scalea, quindi aspettiamoci di tutto. Poco tempo fa avevamo segnalato l’immensa area (ex scalo merci) adiacente la stazione, ormai in disuso, da utilizzare quale parcheggio e/o area verde. L’amministrazione comunale doveva attivarsi presso la direzione del compartimento ferrovie dello stato di Reggio Calabria, ma a tutt’oggi, nulla è stato mosso. Stesso discorso vale per il gabbiotto dismesso che si trova in via V. Emanuele, nel Centro storico, che il Comune potrebbe sfruttare in estate come posto di informazione turistico. Ricordiamo come, ai primi degli anni ’80, il famoso ponte ferroviario della Marina, che arricchiva tutta la zona con le sue pregevoli linee architettoniche, in disuso, venne smantellato dalla ferrovia senza che alcuno alzasse un dito per fermare tale inutile scempio. Ora, lo sbarramento dei servizi igienici, fuori uso fino al 30 maggio 2007. Dopo i tanti disastri perpetrati, qualcuno potrebbe dire che questo disservizio è niente rispetto a quanto abbiamo sopraelencato. Però, anche i bagni hanno la loro importanza, e non si può sorvolare sull’increscioso guasto, in osservanza al contesto civile e della salute pubblica. Sindaco, Direzione amministrativa di Trenitalia, Gruppo ferrovie dello stato, Capo compartimento ferrovie di Reggio Calabria e quanti di dovere, devono immediatamente allertarsi per rendere questo importante servizio attivo ed efficiente. In una stazione importante, nonostante tutto, come quella di Scalea, i servizi igienici non possono rimanere chiusi nemmeno per un giorno. q


Dati e Curiosità

Gennaio-Febbraio 2007

I GIORNALI DELL’AMORE di MARIAROSA ROSI Intramontabili: le riviste del cuore si aggiornano. Viaggio nell’universo di testate storiche come Grand Hotel, Intimità, Confidenze cui si sono, negli ultimi anni, affiancate Telebolero, Love Story, Confessioni Donna: tre editori per sei testate che, complessivamente, tirano due milioni e mezzo di copie al mese e che spesso sono prenotate dalle fedelissime (tra cui ci sono sempre più immigrate). Sono una manciata di riviste poco appariscenti (da 64 a 104 pagine), contengono soprattutto “storie vere” (e cioè racconti di vita vissuta), poca attualità, pochissima pubblicità e si rivolgono ad un pubblico femminile over 50. Sembra una realtà marginale e un po’ dimessa, ma i numeri sono interessanti. Tre editori e sei testate (quattro settimanali, un quindicinale, un mensile) garantiscono circa 2.500.000 copie al mese. Spesso, mi dicono gli edicolanti, le copie sono prenotate. Si, perché una delle caratteristiche di queste lettrici è la fedeltà. Questa garantisce al mercato un sostanziale equilibrio che si rinnova con ritmi tutti suoi, più che trentennali.

TESTATE STORICHE Parlano di amore e di sentimenti, ma anche dei problemi di tutti i giorni. A portarle in Italia, dagli Stati Uniti, con una felice intuizione, è stato un editore lungimirante, Cino Del Duca, nei primi anni cinquanta. “Intimità” si chiamava la testata e così si chiama anche oggi che ha cambiato editore (Editrice Quadratum, 283.000 copie a settimana). Pochi anni dopo (nel ’55) è nato “Confidenze” di Mondadori (oggi 190.000 copie) e per alcuni anni le due riviste si sono contese il mercato con tirature record. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 sono comparse altre testate “Telebolero” delle Edizioni Mimosa, una sorta di house organ delle telenovellas, che vende circa 25.000 copie e “Love Story” della Quadratum,“Confessioni donna”, sempre delle Edizioni Mimosa, è addirittura del 2002, esce in edizione quindicinale (15.000 copie) e mensile (32.000). Ma come mai le storie non erano

scritte direttamente in Italia? Negli Stati Uniti quel tipo di letteratura era consolidata. Non bisogna dimenticare che l’America e il suo stile di vita erano per noi, in quegli anni, l’esempio per eccellenza. Per molte donne rappresentavano la realtà alla quale ispirarsi per risolvere molti problemi quotidiani. In quegli anni, negli Stati Uniti, la donna lavorava e aveva già incontrato i relativi problemi, come crescere i figli, conciliare carriera e famiglia. Da noi si era agli inizi. Anche i rapporti tra marito e moglie erano già complessi e regolati giuridicamente. In Italia il divorzio è del 1974 e il diritto di famiglia, oggi molto avanzato, è passato attraverso molte battaglie civili. Insomma queste storie parlavano di donne americane, ma anche di noi perché erano adattate alla nostra realtà. Ci facevano presagire il futuro. Aiutavano la donna a capire meglio la realtà e a scegliere i modi per affrontarla anche quando era difficile. I temi si sono fortemente attualizzati. Compaiono i fidanzati e fidanzate di mamma e papà, padri separati alle prese con indomiti rampolli, ma anche argomenti una volta tabù come la pazzia di un familiare, la droga che distrugge un figlio, l’omosessualità e l’aids. C’è anche posto per gli eterni vizi maschili (il marito che non si accorge più della moglie o che fa il cascamorto con le altre donne), i problemi economici, la perdita del lavoro, il mutuo da pagare. La donna affronta con lucidità la situazione e, con l’aiuto del sentimento e qualche volta della fantasia e di qualche piccola trasgressione, arriva alla soluzione.

PROFILI COMMERCIALI Le lettrici hanno dai 40 anni in su. Sono poche quelle giovani. Il livello sociale è medio-basso. Da scuola media. Quando alla distribuzione dove è capillare è in tutt’Italia, altrimenti principalmente al nord e in provincia. Le vendite sono interessanti ma molto inferiore agli anni Sessanta e Settanta. Siamo passati dalle 700.000 copie di Intimità degli anni Sessanta alle attuali 280.000. Colpa della TV?

o 11 La TV ha in qualche caso preso il posto di questi giornali, in qualche altro ne ha fatto nascere di nuovi e alimentato le rubriche. Indubbiamente, insieme con il minor tempo a disposizione delle donne e alla vita frenetica, ha ridimensionato le vendite. Non si può chiudere questa rassegna senza accennare a Grand Hotel delle Edizioni Del Duca (213.000 copie settimanali, secondo l’ultima certificazione Ads). È il più longevo dei giornali popolari italiani, reso mitico dai suoi fotoromanzi e dai suoi celeberrimi illustratori. Anche oggi, mantiene una sua formula che lo rende unico, praticamente senza concorrenti. Ad imparentarlo con gli altri giornali del settore è la formula narrativa, ma sono più le differenze che le somiglianze. A renderlo celebre fin dagli esordi, nel lontano 1946, sono stati effettivamente i fotoromanzi disegnati, fino alla metà degli anni Cinquanta, dai grandi nomi dell’illustrazione italiana, da Walter Molino a Bertarelli a Uggeri, il continuatore di Molino al Corriere della Sera. A quell’epoca Grand Hotel è stato l’interprete ideale dei grandi feuilleton popolari, inclusi i testi sacri di questo genere di letteratura, dai Miserabili ai Promessi sposi, al Conte di Montecristo. In seguito, solo una parte continuerà ad essere disegnata finché, negli anni Sessanta, il fotogramma sostituirà completamente il disegno mutando i temi e le immagini dai primi sceneggiati TV importati dall’America e dal grande teatro. In quegli anni il giornale sfiorava il milione e 300.000 copie e serviva in molti casi da veicolo alla cultura. Oggi Grand Hotel mantiene la sua formula e in questo senso non ha concorrenti. Donne sopra i 50 anni, ma una ricerca, anche se non proprio recente, ha evidenziato un 30% di uomini. L’ultimo restyling risale a circa 8 anni fa. È stato dato più respiro all’attualità e alla cronaca mantenendo molte pagine (circa 50) per il fotoromanzo. Sembra, infatti, che Grand Hotel sia letto anche da molti extracomunitari. Pensiamo che il futile abbia una nobile ragione di vita in una vita difficile. I giornali popolari, nella loro migliore tradizione, hanno spesso una funzione educativa.

(TRATTO DA “GIORNALISTI” SETTEMBRE-OTTOBRE 2006)

Comunicazione religiosa

ANCHE L’INFORMAZIONE DI ISPIRAZIONE CATTOLICA HA LA SUA IMPORTANTE FETTA DI LETTORI di PAOLO BAFILE In Italia la comunicazione religiosa, senza essere invadente, si presenta ricca e articolata. C’è da dire che quasi tutti i grandi giornali di informazione hanno, fra i redattori, un “vaticanista”, un giornalista specializzato che si occupa di informazione religiosa. Si sta parlando, ovviamente di religione cattolica, non senza contare che anche i quotidiani di tendenza laica o “laicista” hanno il loro “esperto” e, dunque, utilizzando un contributo qualificato, fanno anch’essi informazione religiosa. Tutto questo, a quanto risulta, non avviene in altri paesi, anche a prevalente religione cattolica. PUNTO DI FORZA: LE TIRATURE Accanto ai grandi giornali di informazione c’è il quotidiano “Avvenire”, con le sue centomila copie di tiratura, dichiaratamente ispirato ai valori cristiani e all’insegnamento della Chiesa cattolica, legato in particolare all’Episcopato italiano. Non mancano altre testate a diffusione prevalentemente locale, altrettanto vicine alla Chiesa: fra queste spiccano, per il loro rapporto diretto con le rispettive Diocesi, “L’Eco di Bergamo” e “Il Cittadino” di Lodi. La stampa cattolica, in Italia, si presenta rigogliosa

nel settore dei settimanali. Oltre al fenomeno nazionale di “Famiglia Cristiana”, forte di circa un milione di copie, non si può, non citare “Il Messaggero di S. Antonio”, assai diffuso, non solo sul territorio nazionale, ma anche presso numerose comunità italiane all’estero. A questi “colossi” si aggiunge un numero sorprendente (oltre 150) di settimanali cattolici locali (spesso di ottimo livello) che raggiungono, insieme, la ragguardevole tiratura di circa novecentomila copie e una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale. E bisogna riconoscere che la comunicazione religiosa trova, proprio nel numero e nelle tirature dei suoi periodici (facenti capo alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici), il suo maggiore punto di forza. A parte i settimanali locali, molti dei quali emanazione (più o meno diretta) delle rispettive Diocesi, merita una citazione a parte la casa editrice S. Paolo-Periodici alla quale fanno capo, oltre a “Famiglia Cristiana” e i settimanali “Jesus” e “Vita pastorale” (dedicato prevalentemente ai parroci). Per restare ancora nell’ambito della carta stampa-

ta, c’è il S.I.R. (Servizio Informazione Religiose) – la sede è a Roma – che opera come una vera e propria agenzia di notizie di carattere religioso per tutta la stampa – cattolica e non – sia in Italia che in molti paesi europei. A questo punto, è d’obbligo ricordare “L’Osservatore Romano”, organo di stampa ufficiale della Santa Sede.

(TRATTO DA “GIORNALISTI” DI GENNAIO-FEBBRAIO 2007)

UNA NUOVA RUBRICA Una pagina del Diogene sarà dedicata ad un breve racconto inviato dai lettori. Episodi realmente accaduti o elaborati dalla speranza, riferimenti puramente casuali e volutamente non, accadimenti ai confini del razionale, amori metafisici, platonici, passionali, straripanti, repressi, furtivi, contrastati, sogni proibiti, piaceri, ansie e gioie, paure, testimonianze dell’al di là, amicizie particolari, rapporti multivalenti, turbamenti, sentimenti tempestosi o alimentati nel silenzio; rosa, giallo, noir. I temi questi, o altri. L’autore potrà scegliere l’anonimato.


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Storia e Cultura

Gennaio-Febbraio 2007

Successo editoriale e di pubblico per l’ultimo libro di Giovanni Celico sui Notabili

RITORNANO GLI INCONTRI D’AUTORE CHE LASCIANO IL SEGNO Con il concorso di numeroso e qualificato pubblico (sono tornate alla mente le magiche serate d’autore di quest’estate con Beha e la Sciarelli), una stima per difetto ha stabilito una presenza di oltre trecento persone, di molte autorità della zona, i sindaci di Tortora, Aieta, Buonvicino, il vicesindaco di Santa Maria del Cedro, del Presidente dell’Accademia del Peperoncino, prof. Enzo Monaco, dei Presidenti dei Rotary Club di Lauria e Scalea, di diversi giornalisti e pubblicisti, come il prof. Armando Nesi di Fuscaldo, il prof. Pasquale Luongo di Praia, il prof. Biagio Ferrari di Rivello, dello storico Giuseppe Mensitiere di Trecchina, del preside e ricercatore prof. Josè Cernicchiaro di Maratea, dell’architetto Tommaso Pietropaolo di Delianuova, dell’architetto Antonello Lucchesi di Santa Domenica Talao, durante una manifestazione svoltasi sabato 13 gennaio, presso la biblioteca comunale di Scalea, palazzo dei Prin-

cipi, nel centro storico, è stato presentato l’ultimo, decimo in ordine di tempo, libro di Giovanni Celico “Famiglie notabili di Scalea e di Santa Domenica Talao nei secoli XVIII e XIX”, edito da “I libri del Diogene”. La serata ha visto impegnati, come relatori, dopo l’apertura dei lavori affidata all’on.le prof. ing. Aurelio Misiti e i saluti dei sindaci di Scalea, dott. Mario Russo, e di Santa Domenica Talao, dott. Salvatore Paolino, il dott. Santo Gioffrè di Palmi e il prof. Franco Galiano di Santa Maria del Cedro, presidente dell’Accademia del Cedro, mentre sono intervenuti, con contributi apprezzati, il prof. Angelo Pagliaro di Paola, studioso dei movimenti popolari, e il dott. Domenico De Presbiteris ricercatore presso la cattedra di Archeologia Cristiana dell’Unical di Cosenza: le conclusioni le ha articolate lo stesso autore che ha richiamato l’attenzione dei presenti sull’importanza di scoprire le radici storiche comuni, anche attraverso le famiglie che la storia hanno, nel passato, scritto, nelle diverse comunità e a Scalea in particolare, per poter guardare al domani con rinnovata fiducia. Il volume, “Famiglie notabili…”, racchiude la cronaca, con particolare riguardo al periodo che va dal 1799 al 1861, di cinque nuclei, tre di Scalea, i Cu-

I LIBRI DELLA COLLANA DEL DIOGENE

pido, i De Bonis e i Pepe, e due di Santa Domenica, i Campagna e i Perrone, che hanno inciso, notevolmente, nella vita locale, per tantissimi aspetti, non ultimo quello culturale, annoverando, nei diversi ambiti, personalità e scienziati di livello altissimo, come il dottor chimico Vincenzo Pepe, cattedratico napoletano, che, agli inizi del 1800, con il dottor fisico Gaetano Cupido, contribuì a combattere il colera, o storici, come Oreste Dito e Attilio Pepe, che tanto lustro hanno dato e danno a Scalea e a Santa Domenica, alla Calabria e all’Italia. Molti i discendenti delle diverse stirpi, richiamate nel libro, che hanno voluto prendere parte all’ evento e, tra gli altri, la signora Graziella Pepe in Fabiano, l’avv. Rosy Pepe, l’ing. Alessandro Pepe, la signora Angelina Oliva, il rag. Faustino De Bonis, il dott. Gaetano Cupido, l’assessore al comune di Scalea avv. Tiziana De Bonis, ecc. La serata si è conclusa con un ricchissimo buffet, offerto dalla Pasticceria Mary Loù, accompagnato da bevande, messe a disposizione dal ristorante tipico “La Rondinella”. A quanti fossero interessati, ricordiamo che il pregevole volume è in distribuzione nelle cartolibrerie di Scalea e presso la Direzione Editoriale de “Il nuovo Diogene Moderno”. q

IN LIBRERIA FAMIGLIE NOTABILI di GIOVANNI CELICO

LADRO DI STORIE di FRANCESCO CIRILLO

CATTURARE UNA STELLA di PASQUALE LUONGO

SAN DEMETRIO di DEMETRIO ALAMPI

PRESTO UNA ASSOCIAZIONE DI SCRITTORI L’esperienza acquisita in tanti anni di attività tipografica ed editoriale, ci porta oggi a considerare l’impegno per profondere la cultura con estrema serietà per raggiungere un livello sempre più alto. Le pubblicazioni che hanno finora visto la luce sono il frutto di un paziente lavoro per far emergere le enormi capacità di autori locali attenti alla storia e alle vicende del nostro territorio. L’intento per questo 2007 sarà quello di continuare sulla falsari-

ga di un progetto che di volta in volta assolve a tutte quelle conoscenze che sono oggetto della storia ancora poco conosciuta della nostra realtà quotidiana. È nostra volontà creare in quest’anno, con l’ausilio delle istituzioni locali, una associazione di scrittori dell’Alto Tirreno Calabrese capace di avvicinare, in special modo, i giovani alla scrittura e per la diffusione di quei valori di cui il nostro comprensorio è portatore da sempre. Nel frattempo, possiamo riferire che il nostro lavoro editoriale continua in maniera solerte, atteso che sono in via di pubblicazione altri testi, tant’è che dalle pagine di questa edizione del nostro giornale, cogliamo l’occasione per invitare anche coloro che non hanno mai avuto la possibilità di cimentarsi con una pubblicazione, di rivolgersi fiduciosi verso le nostre iniziative editoriali. Pensiamo che tutto ciò sia un ulteriore motivo di crescita culturale per la nostra città, non sottacendo le difficoltà che tali iniziative comportano. q

RISVEGLIO CULTURALE DEL TERRITORIO Le nostre iniziative culturali sono presenti in tutte o quasi le librerie del territorio ed è nostra intenzione promuovere la presentazione dei nostri libri nei centri e nei luoghi dove se ne potrà cogliere l’occasione. Abbiamo posto in essere una serie di contatti in tutta Italia con Associazioni ed Enti che si sono mostrati disponibili verso le nostre iniziative ospitandoci per la conoscenza dei nostri libri, in luoghi carichi di storia e di cultura. Pensiamo dunque di avere imboccato la strada giusta anche alla luce di un risveglio culturale che nell’ambito del nostro territorio, negli ultimi dieci anni, vede sempre più un maggiore impegno di autori vecchi e nuovi capaci di proporci storie e vicende che sono appartenute e appartengono alle collettività dei nostri luoghi. Forse questo risultato prende le mosse dalla rifondazione del Diogene che dopo oltre trenta anni, rivedeva la luce nel dicembre del 1996 con una nuova veste tipografica rinnovata nelle tecniche e nella impaginazione, considerato che il Giornale di Scalea fa ormai parte di diritto delle abitudini della stragrande maggioranza degli Scaleoti. È con viva soddisfazione che registriamo questo grande fenomeno che, nel tempo, ci permetterà di continuare per rendere sempre meglio un servizio informativo e di pensiero a tutta la collettività. q


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Storia e Cultura

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L’EMIGRAZIONE CALABRO-LUCANA NEL NORD EST DEL BRASILE di GIOVANNI CELICO Una breve e comunque generica premessa è necessaria per poter introdurre il complesso fenomeno, naturalmente assai più vasto e articolato della emigrazione dall’Italia e, in particolare, dal meridione, verso il Nuovo Mondo, che si registrò sin dalla scoperta di quelle terre e che, specie tra il XIX ed il XX secolo, assunse, per cause ormai quasi del tutto note, proporzioni rilevantissime. Narrano le cronache che, tra il 1510 ed il 1514, Francesco e Pietro Corso, genovesi, si insediarono per primi sulle sponde atlantiche dell’America del Sud, precisamente in quello che è, oggi, ormai conosciuto come “nord est brasiliano”, e che sarebbe stato proprio Sebastiano Caboto ad avviare, in quelle plaghe, precisamente in Pernambuco, la lavorazione della canna e la produzione di zucchero. Quasi contemporaneamente, approdarono in Brasile anche Alfonso di Napoli, Pasquale del Negro e Gerolamo Genovese, seguiti dal nobile Filippo Cavalcanti di Firenze, figlio di Giovanni, intorno al 1558, fuggito dalla Toscana a causa della fallita congiura contro Cosimo dei Medici. Filippo Cavalcanti portò all’altare, subito dopo, donna Caterina de Albuquerque, rappresentante di una famiglia che avrebbe dominato la politica “pernambucana” per più di tre secoli, e subì, nel 1593, un processo da parte del Santo Uffizio. I nuclei familiari italiani, divenuti più in vista, appunto, nel nord est brasiliano, in quei decenni, si chiamavano, a memoria, Toscano, Cadena, Fardola, Mertola, Nizza, Parvi, Lobato, Zagalli, Rotta, Pitta, Vespucci, ecc. Mentre, sicuramente, svolsero ruoli importanti i fratelli, genovesi, Giuseppe, Francesco e Paolo Adorno, con i Girali, i Romero, ecc. Ma è, comunque, dal 1800 in poi che si potrà parlare di “fenomeno migratorio” che, con fasi alterne e comunque crescenti, dall’unità divenne più marcato, verso quelle sponde, esaurendo la sua spinta solo negli anni ’60 del secolo scorso. Nel 1812, in Poiana, viveva, stabilmente, il medico italiano, meridionale di origine, Giovanni Sebastiano Perretti che sposò donna Maria Joaquina de Castro e da loro nacque Anselmo Francesco Perretti, figura poi preminente nella magistratura e nella politica di quello stato. I fratelli Anselmo e Giovanni Perretti furono, anche, abili banchieri e il secondo, appunto Giovanni, divenne altissimo funzionario del Ministero del Tesoro. A Recife, in quei primi anni del 1800, già si registrava la presenza stabile di un ristorante italiano, di proprietà di Giuseppe Cino, forse di lontane origini di Scalea, mentre sorgeva, intanto, addirittura un centro commerciale, intestato a Rotondano & Niella, che fu poi rilevato da Vincenzo Grillo. Tra i primi italiani “divenuti noti per capacità imprenditoriali”, insediatisi nel nord est del Brasile, vi fu Giuseppe Facchinetti, giunto nel 1834, mentre Padre Aquilio Rossini, oriundo della provincia di Salerno, ivi giunto per catechizzare, vi “richiamava” molte famiglie, come quella dei Coni, dei Monaco, dei Domini, dei Masso, degli Ambrosi, dei Rossini, dei Pellegrino, dei Dantuani, degli Angelo, degli Alegro, ecc., e alcuni epigoni proprio di quei nuclei divennero, di lì a poco, abili e quasi subito affermati commercianti di caffè. Non mancarono di “accorrere là dove c’era speranza di guadagno” compositori e cantanti, come Giuseppe Facchinetti che si fermò a Bahia nel 1834, mentre Toselli, tenore, raggiungeva una certa notorietà e Giuseppe Deperini con la moglie Margherita impiantavano un teatro d’opera proprio a Recife, ancora nel 1879 si registrava la presenza incisiva dell’impresario italiano Tommaso Passini e della compagnia lirica Galetti e Ricco, e religiosi, come padre Celestino da Pedavoli, padre Cassiano di Comacchio, padre Damiano

da Bolzano, padre Fernando Rossi, ecc., mentre persino qualche sognatore, quasi “capitano di ventura”, come Vincenzo De Paola, forse di Aieta, compiva “memorabili azioni”. Nel 1836 Vincenzo Savi, di Spoleto, partì, insieme ad altri 67 coloni, con la nave “Madonna delle Grazie”, stabilendosi alla fine a Bahia. Per la costruzione della ferrovia, verso l’interno di quel vastissimo paese, molti furono i piemontesi che, nel 1856, emigrarono sempre a Bahia. Tanti, pure, quelli che da Trecchina, in provincia di Potenza, e dalle limitrofe contrade lucane e calabresi, giunsero, appunto in quelle zone, con “le prime ondate migratorie”, e si chiamavano: Marotta, Pignatari, Lomanto, Limongi, Schettini, Andrea, Grisi, Orrico, Maimone, Caricchio, Barilotti, ecc. Gli emigrati italiani avviarono, in ogni comunità, società di mutuo soccorso, le “Società Italiana de Recreio e Beneficencia”, che, tra le altre finalità, avevano il compito di tenere in vita il legame con la madre patria. Proprio nella fascia del nord-est approdò Francesca Marsiglia, con il figlio Michele e con la sorella Maria, intorno al 1884, proveniente dalle zone di confine calabro-lucane. A cavallo dei due secoli, diversi gli scrittori d’origine italiana che incominciarono a pubblicare, come F. Branco, “Il paese dell’avvenire”, L. Galvani, “La terra incantata” e “Nuova terra promessa”, ecc. Nel nord est del Brasile, consistente il numero di italiani, originari di Trecchina, che vi si stabilirono raggiungendo posizioni economiche ragguardevoli, come Vincenzo Grillo, commerciante, i fratelli Francesco e Giuseppe Vita, quest’ultimo architetto, prima impegnati nel settore delle macchine per uso domestico e, dopo, nell’“acqua gassata” o “gasosas”, Domenico Grisi, anche produttore di vino. Egizio Pacifico, raggiunse una buona posizione nel settore calzaturiero, come Raffaele Arenante, Nicola Falcone, agiato negoziante di profumi, Raffaele Romano e Oreste Novellino, proprietari di bar, Francesco Conte imprenditore nel ramo della metallurgia, Antonio Chiappetta, commerciante, Andrea Dall’Olio, Clodomiro Pandolfi, Gaetano Ricci, nel settore delle calzature, Giuseppe Alfano, gli Scaldaferri importatori ed esportatori di diversi prodotti, i Iannotti proprietari di una fabbrica di alimentari, Umberto Savastano, i Lomanto, gli Orrico, i Grassi, ecc. Raggiunsero, ben presto, posizioni di rilievo Francesco Angelo, commerciante di scarpe, Angelo Rattacaso, rappresentante di case automobilistiche, di Tortora, Antonio Russo e Giuseppe Garofano. Antonio e Vincenzo Gerbasi e Raffaele Perrelli si affermarono nel ramo delle calzature, profumi, liquori, vini, ecc., mentre Francesco Maimone, Ruggero Gazzaneo e Antonio Marsiglia, soprattutto nel calzaturiero e Giuseppe Ponzi, tortorese, nella produzione di manufatti in rame. Le cronache riportano i nomi di altri lucani, calabresi o campani che, in quel lasso di tempo, raggiunsero buone posizioni economiche come Matteo Zaccara, Biagio Cantisani, Vincenzo Cozza, Ermenelgildo Di Lascio, un geniale architetto, Giovanni Gioia, Luigi Lanza, proprietario di negozi di ottica, Vincenzo Finizola, industriale, Guglielmo Lettieri, importatore ed esportatore di diversi prodotti, Michele Barra, un attento negoziante, Tommaso Babini, un musicista di talento,

Giovanni Fulco, ramo delle tintorie e delle lavanderie, Giovanni Farmaco, settore dell’ottica, ecc. Vi fu Nicola Mandarino, ricco commerciante, importatore ed esportatore, console onorario d’Italia, in Sergipe, fino al 1942, che, con Francesco Maiorana, Ruggero Gazzaneo e Antonio Marsiglia, questi ultimi nel settore delle scarpe, costruì un consistente patrimonio, così come pure Antonio e Vincenzo Cerbasi. Il pittore Luigi Dovera, con padre Vittorino da Cassino, illustrò chiese e case religiose che intanto andavano sorgendo, come i collegi dei Salesiani. Il calabrese Pasquale Magnavita avviò uno studio di agrimensore, mentre si andavano affermando le “tinturie” di Marino & Cunto e Angelo Rattacaso assunse la rappresentanza per la vendita di automobili. Giuseppe Rotondaro fondò la città di Jequiè e Giuseppe Alfano, salernitano, avviò per primo la produzione di latticini, mentre si andava sempre più affermando la Scaldaferri & Irmaos, soci di Trecchina, per la importazione e la esportazione. Francesco Conte di Trecchina fondò, nel 1922, la IPAN una grande industria metallurgica e Domenico Antonio Regina raggiunse, nel settore metallurgico di Recife, negli anni ’20, un posto di rilievo, dando vita alla Industria Metallurgica Regina, che ha funzionato fino al 1978. Nel 1925 si avviò la importante catena delle Sartorie Perrelli, fratelli originari di Trecchina, il primo era emigrato in Brasile dal 1919, mentre si registrava la presenza di un Melazzi e dei fratelli Vita, di origine di Trecchina, Francesco, Giuseppe, Domenico e Angelo: Domenico nel 1880 si trasferì in Argentina. La famiglia De Francesco, con lontane origini in Tortora, si affermò, sempre più, nel commercio di scarpe e il dott. Francesco Angelo De Francesco, nato in Brasile, divenne vice-console italiano in Cearà, mentre erano già presenti, sul suolo brasiliano, un Francesco de Francesco di Angelo e sua madre, Rosina De Francesco, emigrata quest’ultima nel 1894, tutti tortoresi. Mario Giuseppe Cunto di Tortora, che divenne poi impresario di successo, emigrò a 10 anni nel 1937, fu ospitato in casa di uno zio a Fortaleza e, studiando, di sera, nella Scuola Tecnica e di giorno lavorando come rappresentante, ben presto incominciò ad installare lavanderie, importando dall’Italia il macchinario per lavare a secco: fu agente consolare italiano nel 1957 e fino al 1978. Della famiglia Toselli, Giovanni Battista si affermò come importatore di manufatti e di prodotti vari mentre Reginaldo sfruttò le saline. Si distinsero anche, ai primi del 1900, Pietro Imbelloni, Mario Faraco, Matteo Zaccara e Michele Grisi, discendenti dei primi emigrati e portanti gli stessi nomi. Vincenzo Ielpo, di Lauria, dal 1907 avviò una officina per prodotti in ferro e, con lui, lavorava in società un La Banca, e un posto di rilievo, nel settore commerciale, meritarono Nicola Mandarino e i Papaleo. Erano tanti gli emigrati da Trecchina che durante la visita di Umberto di Savoia nel 1929 in Brasile il principe si informò, appunto, dove si trovava, in Italia, Trecchina: in alcune realtà locali del Brasile vi sono ancora strade intitolate, appunto, a Trecchina. Quegli emigrati, con grande lungimiranza, fondarono le “Case d’Italia” e le “Dante Alighieri”dando vita ai Centri Culturali Italo-Brasiliani, che ancora oggi svolgono un ruolo importante. q


L’Osservatorio

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RACCOGLIAMO, IN QUESTA PAGINA, FOTO DI LAVORI IN CORSO 14 oD’OPERA, Primo Piano Febbraio/Marzo 2004 DI PROPOSTE, DI PROTESTE E DI DENUNCE CHE I CITTADINI RIVOLGONO ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE, ATTRAVERSO IL DIOGENE Una profonda e pericolosa voragine si è aperta nello spiazzo che si trova nei pressi della struttura ospedaliera in località Petrosa, dove attualmente ha sede l’Azienda Sanitaria. Urge correre al più presto ai ripari. Ricordiamo, inoltre, che gli scarichi del villaggio adiacente la struttura continuano a passare, attraverso enormi tubi; l’acqua che si riversa all’interno del piazzale-parcheggio, specie in presenza di copiose piogge, crea ulteriori danni.

Ortopizzillo, largo nei pressi di Piazza Caloprese, non può essere lasciato in questo stato. Privato o pubblico che sia.

Sfilza di tabelloni tra via Lauro e viale Europa. Uno di questi, di enormi proporzioni, è stato installato addirittura davanti alla finestra di un’abitazione.

In via T. Campanella, di fronte viale Ruffillo, è stato spostato arbitrariamente un importante tabellone comunale, in posizione ottimale per i passanti, per far posto ad un pannello pubblicitario privato. Veramente troppo...

Vandali e balordi in azione nella villa comunale, la sera del 21/01/07 danno fuoco ad una bellissima pianta di papiro, tra l’incredulità dei presenti.

Finalmente sono partiti i lavori di recupero di Palazzo Pallamolla. Speriamo che l’operazione sia all’altezza di questo prezioso manufatto.

Un’idea... aprire Torre di Giuda (da troppo tempo incancellata) a quanti la vogliono visitare e fotografare!

Parcheggi non regolamentati intorno al palazzo che si trova tra via Lido e piazza Aldo Moro.


L’Osservatorio

Gennaio-Febbraio 2007

La trafficatissima via Del Mare versa in condizioni pietose a causa delle profonde e grosse buche che creano grave disagio e pericolo.

Pali spezzati della pubblica illuminazione lungo Corso Mediterraneo. Brutti a vedersi e pericolosi perchè “fasciati” con del semplice nastro adesivo.

Davvero encomiabile e da elogiare il bellissimo ed enorme presepe che l’artista scaleota, Carmelo Cavaliere, realizza ogni anno nella parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, con scenografie sempre nuove. Per la raffigurazione della Natività ha impiegato pastori di oltre 80 anni fa. Per non deludere le aspettative dei tanti visitatori, l’artista ha già cominciato ad allestire il presepe per il Natale prossimo. Visto che a Scalea sono in tanti ad avere questa passione sarebbe il caso di ripristinare il concorso a premi “Il presepe più bello”.

Piazzale della Struttura Ospedaliera

STRUTTURA OSPEDALIERA-AZIENDA SANITARIA Basterebbe asfaltare questo breve tratto di strada posto sul retro dell’edificio per consentire l’accesso all’ex S.S. 18, evitando così ingorghi nel tornare indietro.

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I ruderi del castello normanno da troppi anni sono lasciati al buio. I faretti che di notte inducevano anche il passante più distratto a volgere lo sguardo verso questi straordinari pezzi di storia, una volta fuori uso, non sono stati più riparati. In 50 anni di costruzione selvaggia, Scalea ha perso gran parte dei canali di scolo che dalla collina scendevano a valle. Un rischio enorme se si pensa che l’acqua non trovando il suo naturale letto di sfogo con la sua forza può creare qualsiasi varco e portare con sé quanto trova. In questa zona qualcuno ha avuto l’infelice idea, pensando di poter risolvere il tutto, con grossi tubi di plastica rinviando il problema alla struttura sottostante.

Nel tratto di via Lauro che va dal civico 320 (incrocio con via Almirante), fino alle cosiddette “quattro strade”, i mezzi a motore viaggiano anche oltre i 140 km/h. Un pericolo per gli abitanti e per i pedoni che vedono sfrecciare questi bolidi come se si trovassero all’autodromo di Monza. Urge regolamentare questo trafficato tratto prima che succeda l’irreparabile.


Sport

16 o Campionato di Eccellenza

LO SCALEA ANNASPA: ADDIO SOGNI DI GLORIA? di SARA SILVESTRI Al vecchio comunale, dopo un mese di astinenza da calcio, c’era grandissima attesa per vedere all’opera l’U.S. Scalea, mai rimasta così lontana dal proprio terreno di giuoco, causa la formulazione del calendario, la lunga sosta natalizia ed una squalifica del proprio campo sentenziata in seguito al lancio di un petardo scagliato incautamente dal solito imbecille e finito vicino ai piedi di un guardalinee, durante un incontro in trasferta in quel di Bagaladi. Dopo un avvio di campionato che ha visto i biancostellati comandare la classifica di Eccellenza calabrese per un periodo medio-lungo, la compagine allenata dall’esperto Bagnato ha avuto un inaspettato appannaggio (in casa non vince dallo scorso 29 ottobre) che ha portato Serra e compagni a qualche lunghezza dalla vetta del torneo. Un vero peccato ed un’occasione che raramente si ripeterà, in quanto, mai come in questa stagione, stiamo assistendo ad un campionato sottotono, con 4-5 squadre di medio livello che giocano al gatto col topo. Dopo un avvio tambureggiante, in tutta onestà, ci aspettavamo un proseguo del girone d’andata in crescendo, con conseguente accumulo di punti (sulla scorta dello score iniziale potevano essere almeno 12 in più) che avrebbe fatto affrontare il ritorno con una certa dose di tranquillità e serenità. Così, purtroppo, non è stato: una forma di pareggite acuta ha afflitto i biancostellati che hanno accumulato su quattro gare interne tre miseri pareggi. Il primo campanello d’allarme per lo Scalea è suonato nell’ultima partita interna del 2006 contro un non trascendentale Acri. La squadra, domenica dopo domenica, sta dimostrando grossi limiti in fase d’impostazione e realizzazione, mancanza di idee, ripartenze e cambi di passo, schemi validi e veloci che possano portare quanti si propongono in area avversaria, con tre passaggi al tiro. Se, a tutto ciò, uniamo una condizione fisico-atletica discutibile capiamo tanti perché. La squadra, vista finora all’opera tra le mura amiche, non ha mai incantato ed entusiasmato, anche in

vantaggio e con il risultato ormai acquisito, ha sempre sofferto fino all’ultimo minuto, consentendo, come da copione, il ritorno pericoloso dell’avversario con un crescendo negli ultimi venti-trenta minuti. La squadra dell’allenatore Bagnato non si è mai sbarazzata degli avversari con rotondi risultati, come succede o dovrebbe succedere alle squadre d’alta classifica. Questa disamina, però, bisogna renderla concreta e applicarla sul campo. Certo, nella partita del riscatto contro un modesto Hinterreggio, il numerosissimo pubblico accorso al “Longobucco” si aspettava una grande partita (gli ospiti, specie nella seconda parte della gara, erano sempre in superiorità numerica a centrocampo) ed un grosso risultato e non uno striminzito e stitico risultato ad occhiali. Ennesima delusione, quindi, per la paziente ed accomodante tifoseria biancostellata e per la dirigenza che tanti sforzi ha fatto per consegnare nelle mani di Carmelo Bagnato un gruppo, almeno sulla carta, di ottima caratura tecnica e con alle spalle tantissima esperienza. Bisogna, però, trovare e scovare i rimedi giusti per uscire al più presto da questo empasse che ha colpito gli atleti di Torre Talao ed il suo staff tecnico per garantirsi al più presto quella fluidità di giuoco e quella amalgama che renda i reparti uniti ed omoUna genei tra loro. Giocatori fortissimi come Foderaro, che possono cambiare in qualsiasi momento l’andamento di una gara e che tanto corrono e danno durante l’arco dei 90 minuti, devono trovare quella coralità e quella concretezza che li porti a finalizzare. Le manovre contorte e farraginose giocano sempre a favore degli avversari, che invece non devono avere la possibilità e la forza di poter ragionare e difendersi. Inoltre, non si può contare sempre sulle geometrie e sui tiri da fuori dell’inossidabile e sempre valido capitano Granito che, alla sua veneranda età, non può tirare da solo la carretta. Proprio nella delicata e importante gara casalinga con l’Hinterreggio, la sua assenza è stata determinante più del previsto. Inoltre, il giovane Coppola, più volte osannato onestamente, non sembra dare quello che effettivamente potrebbe e che molti sportivi si aspettavano. Alla luce dei fatti, insomma, qualcosa bisognerà pur escogitare per ritornare a far parlare in positivo dello Scalea. Il campionato ancora è lun-

Gennaio-Febbraio 2007 ghissimo e nonostante tanti intoppi e risultati poco lusinghieri, i biancostellati sono distanziati dalla cima della vetta di pochissimo. E qui avvaloriamo quanto sopra detto, e cioè che mai come in questo campionato si può fare il sospirato salto di categoria e lo Scalea ha la possibilità e le potenzialità per riprendersi e di riprendere a macinare bel gioco e risultati ma, ripetiamo, l’attuale registro va totalmente cambiato. Bagnato, da uomo ed ex calciatore navigato, nonché allenatore professionista, dopo aver trovato un po’ d’umiltà che in questi casi non guasta mai, può trovare la chiave di volta risolutiva. Il Praia, solo poche settimane fa, arrancava, infatti, era parecchio sotto (5 punti) rispetto ai biancostellati, al momento, però, ha raggiunto e superato gli atleti cari al presidente Pasquale Dido-

formazione dell’U.S. Scalea 2006/2007 na. Speriamo che lo stesso miglioramento si verifichi per gli atleti scaleoti che dopo la trasferta vittoriosa di Marina di Gioiosa sono attesi domenica prossima da un disperato e mai domo Corigliano. Lo stop imposto dalla Lega dilettanti, dopo i tragici fatti di Luzzi avvenuti sabato 27 gennaio 2007, dove ha perso la vita il dirigente della Sammartinese, Ermanno Licursi di 43 anni, che nell’intento di sedare una rissa, al termine della gara del campionato di terza categoria tra la Cancellese e la Sammartinese, colpito violentemente al naso ha cercato di raggiungere gli spogliatoi dove si è accasciato a terra spirando. Per questo gravissimo episodio, i campionati calabresi, domenica 28 gennaio 2007, non hanno avuto luogo. I biancostellati hanno dovuto, così, saltare l’atteso derby casalingo, con gli odiati cugini praiesi. La partita che si dovrà recuperare a breve potrebbe mettere una seria ipoteca per l’aggiudicazione del traguardo finale, anche se il campionato può riservare, ancora, altre sorprese. All’andata, ebbe la meglio la squadra dell’ex tecnico Infantini ma nonostante ciò lo Scalea subito dopo infilò una serie di partite favorevoli, che lo consolidarono capolista solitario. Ora le cose non vanno tanto per il verso giusto, ma nel calcio, come nella vita, le impennate d’orgoglio possono essere dietro l’angolo a sancire un passo ritrovato insieme ai sogni di gloria un po’ svaniti. q


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