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ANNO XXXI N° 21 - 15 Giugno 2014 € 1.00

Abbonamento annuo ordinario € 30,00 - sostenitore € 50,00 - Taxe parcue - Tassa riscossa Ufficio di AP - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - DL 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 commerciale business Ascoli Piceno

Un saluto caloroso ai Colleghi giornalisti che avremo modo di ospitare, dal 12 al 14 giugno, nella nostra Diocesi, per partecipare al 1°Meeting dei giornali cattolici cartacei e online. Il Meeting si svolgerà a Grottammare ed ha come argomento “Cattolici «pellegrini nel cyberspazio»”. Lo si è organizzato per venire incontro alla richiesta del Santo Padre che nel suo messaggio per le Giornata delle comunicazioni Sociali (1 giugno) ha esortato a non avere timore di diventare cittadini dell’ambiente digitale perché «anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare «fino ai confini della terra» (At 1,8)». Per Papa Francesco la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione «è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio». Collaborano alla riuscita il nostro settimanale cartaceo e online, la Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc), il Servizio Informazioni religiose (Sir), l’Ordine dei Giornalisti delle Marche e Zenit. Su IncrociNews di Milano così viene presentato: “L’obiettivo non è solo quello di conoscere e utilizzare al meglio le nuove tecnologie, ma anche di cogliere l’occasione per rinnovare e sviluppare un progetto editoriale cattolico, in grado di poter arrivare in ogni luogo dove esiste la Rete con grande efficacia ed entusiasmo. Il Meeting è anche un’opportunità per condividere dubbi e difficoltà e trovare soluzioni comuni per poter portare le ragioni del

nostro credere anche nella galassia del Web”. In un’intervista sul settimanale “l’Azione” di Vittorio Veneto che compie cento anni, al quale ci uniamo con la Preghiera e gli Auguri, il cardinale Ravasi, alla domanda di come conciliare il mondo giovanile e quello degli adulti sul problema dei nuovi mezzi di comunicazione, ha così risposto: “È fuori di dubbio che c’è l’esigenza di accettare e utilizzare i nuovi mezzi. Non è un’opzione, per cui uno può farlo perché ritiene di essere aggiornato, di essere più aperto al progresso della comunicazione. In realtà ciò è un’esigenza strutturale, perché sta mutando completamente il modello comunicativo”. La nostra iniziativa si inserisce in questa “esigenza” e vuole essere un primo contributo perché si possa portare un po’ di alimento alla “nuova fiammella” che ci deve aiutare a portare il Vangelo più facilmente ai confini del mondo. Un fraterno abbraccio a tutti e buona permanenza Il Direttore

ANALISI DEL VOTO

“Fa malinconia il silenzio dei cattolici del Pd’’

La Veglia di Pentecoste dalla Cattedrale alla Periferia della città Il vescovo Carlo nell’omelia: “Una Chiesa diocesana in missione non può che parlare la stessa lingua in tutte le parrocchie e in tutte le sue articolazioni...Ma non basta parlare la stessa lingua per comprendersi e crescere nell’unità. Si può parlare la stessa lingua e non comprendersi, arroccandosi ognuno nelle proprie idee e nei propri progetti...Dietro le parole possiamo perfino nascondere la nostra inerzia e la nostra paura di agire, assumendo le responsabilità che il momento storico ci richiede”. Iniziata sul sacrato della cattedrale davanti ad una piazza che si andava sempre più riempiendo di fedeli, la Veglia di Pentecoste, guidata dal vescovo Carlo con al lato il vescovo emerito Gervasio , si è inerpicata sotto il Torrione, sornione custode da sei secoli, per raggiungere piazza Sacconi, il belvedere della città, dove ha fatto la seconda sosta, tra canti e meditazioni proposte dai vari movimenti e gruppi ecclesiali. Intanto la processione diventava una vera e propria folla che a fatica raggiungeva il bivio che dal cimitero porta a via Manara, attraverso via Mons. Francesco Traini, il curato della carità, il curato dei poveri. Qui è stata pensata una terza sosta ed abbiamo avuto la sensazione di un aumento di partecipazione con tutti i nostri cari defunti che sicuramente erano presenti con noi nell’invocazione dello Spirito Santo. La quarta tappa ha avuto come luogo il Parco Manara ad indicare la periferia della città, che nella nostra storia ha sempre indicato la parte più povera, perché sorta sulla scia delle case popolari. Qui la Veglia ha avuto il momento più solenne con la celebrazione dell’Eucarestia. Di fronte ad una vera e propria folla di fedeli il vescovo Carlo ha pronunciato un’omelia che ci piace riportare per intero, perché sia motivo di ulteriore meditazione per i nostri lettori “Ci troviamo qui come gli apostoli nel cenacolo che con Maria, un po’ timorosi di fronte al mondo che aveva messo in croce Gesù, erano in attesa di quel Consolatore che il Signore aveva loro promesso una volta salito al Padre. Segue a pag. 3

UN GIORNO NELLA STORIA

Luigi Crimella

A distanza dal voto, consolidati i risultati delle elezioni europee, ci si chiede cosa sarà dell’Italia di Renzi, uscita a sorpresa quasi tutta “rossa”, con un Pd che ha vinto pressoché dovunque, lasciandosi a diverse lunghezze dietro le spalle il M5S di Grillo e Forza Italia di Berlusconi. Sul tema il Sir ha intervistato un sociologo dei processi culturali, Ulderico Bernardi, che insegna all’università Ca’ Foscari di Venezia. Segue a pag. 2

AVVISO PROCESSIONE CORPUS DOMINI NELLA NOSTRA DIOCESI QUEST’ANNO SI SVOLGERà GIOVEDì 19 GIUGNO ALLE ORE 21 PARTENDO DALLA CATTEDRALE S. MARIA DELLA MARINA

Uomini coraggiosi invocano la pace per il Medio Oriente Sullo sfondo di San Pietro, Papa Francesco, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, pregano per un futuro di pacificazione per i propri popoli e per tutta l’area. Con loro il Patriarca Bartolomeo. Ognuno ha pregato nella propria lingua seguendo l’ordine cronologico delle religioni, ebrei per primi, cristiani e musulmani. Poi hanno piantato un ulivo a sancire il comune desiderio di pace di israeliani e palestinesi Daniele Rocchi

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ANALISI DEL VOTO

“Fa malinconia il silenzio dei cattolici del Pd’’ Dopo la vittoria alle Europee, i commenti su Renzi si sprecano: viene definito “post-comunista” riformista e moderato, “diga” anti-grillini, antagonista di “sinistra-centro” per Berlusconi. È cattolico quel tanto che basta per avere i voti dei residui “orfani della Dc”. Ma chi è veramente, secondo lei, Matteo Renzi? “Renzi è soprattutto colui che ha liquidato definitivamente il Pci e le sue polverose radici storiche, compromesse da eventi che conosciamo bene. Credo che ciò sia chiaro a tutti i militanti di quello che fu il partito comunista. Che poi sia portatore di una ideologia, resta tutto da vedere perché non si capisce nel complesso quale sia la sua visione del mondo. Di certo non è più quella del totalitarismo plumbeo dei vari Togliatti, Longo e Berlinguer. Proprio questa vaghezza nella sua visione politica gli ha reso possibile attrarre consensi da ogni parte. Ha avuto voti anche dagli ‘antichi’ e ultimi comunisti del Pd, speranzosi di assurgere in forma stabile al governo. Ma la sua è pur sempre vaghezza e si definirà nel tempo. Trattandosi di un fenomeno repentino, va osservato e valutato nel consolidamento futuro”. In larghi settori del Pd, fino a pochi giorni fa rimanevano grossi dubbi su Renzi, considerato una sorta di “figlio di Berlusconi”, una specie di sottoprodotto del Berlusconismo in salsa comunista. Oggi i critici interni tacciono, anche loro travolti dal successo indiscutibile del Pd. Che ne sarà di loro? Si allineeranno al vincitore? “Proprio coloro che oggi tacciono sono stati e forse rimangono i più decisamente antirenziani. Adesso hanno una diversa considerazione, perché interessa il risultato del voto, ma non perché condividono lo stile. Rimangono nostalgici di una certa idea del partito con la ‘P’ maiuscola. Quello che fa malinconia è il silenzio di tanti, soprattutto cattolici, che sono finiti nel Pd e dopo questi dati non hanno aperto bocca. Penso a figure come la Bindi, che con Renzi ha avuto questo rapporto non proprio chiaro. Per ora costoro portano a casa il bottino, poi si vedrà e Renzi dovrà stare attento a come interagire con questa componente interna”.

Per il mondo cattolico con queste elezioni è finita l’era della rappresentanza politica fondata sugli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa? “Questa è stata la grande delusione. Il mondo cattolico in prospettiva europea aveva a disposizione lo strumento del Ppe, che vede tra l’altro importanti presenze in Austria, Germania e nella stessa Francia, e purtroppo non ha saputo trovare una sua via di unità. Non si può essere soddisfatti del 4% di Alfano e ci chiediamo quale forma di distorsione abbia avuto il voto cattolico confluito nel Pd di Renzi e in parte residuale andato a Forza Italia. Di fronte a questo sconsolante abbandono del mondo cattolico, bisogna dire che anche la Chiesa ha le sue responsabilità. Abbiamo assistito tutti alle forti parole del Papa in Terra Santa. Ma sul piano politico interno siamo alla desolazione e questo sconcerta la stessa rete di parroci, che un tempo erano una struttura formidabile di motivazione alla testimonianza dei cattolici sul piano pubblico. Quindi è lecito attendersi parole della Chiesa in questa direzione, perché non dobbiamo dimenticare che eravamo una nazione a forte impronta cattolica e quindi anche da parte del magistero dovrebbe esserci una maggiore attenzione”. Come spiega il voto per Renzi anche del profondo Nord? “Il Nord ha votato in termini utilitaristici. Le partite Iva hanno creduto più a Renzi che agli altri. La produzione sta ripartendo, riprende l’occupazione, il Pil regionale a differenza che altrove è positivo. Renzi non dovrà commettere l’errore di impostare un ‘neo-centralismo’, perché allora perderebbe buona parte del consenso avuto in queste aree. Specie nelle regioni del nord-est c’è grande volontà di ripartire. Il capitalismo popolare è ancora forte come impronta sociale, ma se il suo desiderio di giusta ‘autonomia’ sarà deluso, allora saranno guai per Renzi”. Che dire infine della “deideologizzazione” di cui Renzi è in parte un esempio? “Che rappresenta un fenomeno piuttosto universale oltre che un grande punto di domanda. Pensiamo ai risultati della Le Pen in Francia o di Farage in Gran Bretagna: sono una reazione alla astrattezza dell’ ‘universalismo globale, che spaventa perché solleva paure ataviche di essere sradicati e negati nella propria tipicità storica. Oggi i popoli desiderano contare di più, avere e mantenere la propria anima. E allora ci si stringe attorno al proprio ‘clan’. Deideologizzazione e globalizzazione viaggiano in parallelo e andranno studiate a fondo, perché gli esiti potrebbero essere molto pericolosi”.

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Uomini coraggiosi invocano la pace per il Medio Oriente

Un’oasi di pace e di incontro dove “il fratello custodisce l’altro”: questo è stato, per poco più di un’ora, il giardino triangolare, tra i Musei Vaticani e la Casina Pio IV, protetto dal caldo e dal sole da due alte siepi, dove i presidenti di Israele e Palestina, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, si sono ritrovati per l’ “Invocazione per la pace” in Terra Santa promossa da Papa Francesco, in presenza del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Sullo sfondo, ben visibile, la Cupola di san Pietro. Ai rumori e al chiasso dei pellegrini e turisti, che ieri pomeriggio sciamavano in piazza San Pietro, hanno fatto da contrappunto le melodie che hanno scandito l’incontro aperto con le parole lette dallo speaker, “Il Signore vi conceda la pace!”. Poco prima, in un clima di grande cordialità, Papa Francesco aveva ricevuto i due presidenti, uno a poca distanza dall’altro, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, all’ingresso della Domus Santa Marta, intrattenendosi per un breve colloquio. Una cerimonia intensa in cui i rappresentanti di ogni fede, ebraica, cristiana e musulmana, hanno pregato in momenti distinti ma tutti secondo il medesimo schema composto da tre parti: un’espressione di lode a Dio per il dono della creazione, e per aver creato uomini e donne membri di una sola famiglia umana; una richiesta di perdono per i peccati contro Dio e contro il prossimo; un’invocazione a Dio affinché conceda il dono della pace in Terra Santa e renda tutti capaci di essere costruttori di pace. Ogni momento è stato scandito da un breve intermezzo musicale. Lungo i lati del triangolo verde, rabbini, imam, vescovi e cardinali, rappresentanti delle diverse delegazioni, hanno ascoltato in silenzio. Ognuno nella propria lingua seguendo l’ordine cronologico delle religioni, ebrei per primi, cristiani e musulmani. Sono risuonati così versi dei Salmi, la preghiera del Kippur, il “Sabato dei sabati”, e di Nahman di Breslavia, “Signore della pace… sia tua volontà porre fine alla guerra e allo spargimento di sangue nel mondo…”. Il Libro di Isaia, a scandire il momento cristiano dell’invocazione, con l’immagine del lupo e l’agnello che pascoleranno insieme, una preghiera di san Giovanni Paolo II letta in italiano e, alla fine in lingua araba, quella dei Cristiani di Terra Santa, la preghiera di san Francesco, “Signore fa di me uno strumento della tua pace”. Dalla comunità musulmana è giunta la richiesta a Dio di “suscitare il desiderio di dire la verità, di compiere il bene per il bene di tutti, di tutte le genti, rimuovendo l’ingiustizia degli oppressi in questa terra, nutri il tuo popolo che ha fame, e proteggilo dalla paura, tienilo lontano dal male e da coloro che commettono il male, dagli aggressori iniqui”. Il silenzio dei presenti ha accompagnato le letture mentre cresceva l’attesa per le parole di Papa Francesco e dei due presidenti. “Questo incontro sia l’inizio di un cammino nuovo alla ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide”: è stato l’esordio del Papa che non cambierà una parola del suo discorso, letto in italiano. “Il mondo - ha affermato il Pontefice - è un’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, ma è anche un prestito dei nostri figli: figli che sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l’alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell’inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l’amore e l’amicizia trionfino”. Ma per fare la pace ci vuole coraggio, “molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo”. “La spirale dell’odio e della violenza” si spezza con una sola parola “fratello”. Il presidente Peres riprende subito le parole di Francesco: “israeliani e palestinesi desiderano ancora ardentemente la pace. Le lacrime delle madri sui loro figli sono ancora incise nei nostri cuori. Noi dobbiamo mettere fine alle grida, alla violenza, al conflitto. Noi tutti abbiamo bisogno di pace. Pace fra eguali”. Ma la pace “non viene facilmente. Noi dobbiamo adoperarci con tutte le nostre forze per raggiungerla. Per raggiungerla presto. Anche se ciò richiede sacrifici o compromessi. Dobbiamo perseguirla per renderla più vicina. È in nostro potere portare la pace ai nostri figli. Questo è il nostro dovere, la missione santa dei genitori”. Poi è la volta di Abbas. Forte la sua richiesta di “una pace comprensiva e giusta al nostro Paese e alla regione cosicché il nostro popolo e i popoli del Medio Oriente e il mondo intero possano godere il frutto della pace, della stabilità e della coesistenza… Ti supplico, o Signore, di rendere il futuro del nostro popolo prospero e promettente, con libertà in uno stato sovrano e indipendente. Noi desideriamo la pace per noi e i nostri vicini e cerchiamo la prosperità e pensieri di pace”. Un ulivo, piantato a poca distanza dai tre, sancisce il comune desiderio di pace di israeliani e palestinesi. È il momento delle strette di mano cui seguono abbracci e baci tra Peres e Abbas, Francesco e Bartolomeo I. Gesti di pace immortalati dai flash e dalle telecamere di tutto il mondo. I quattro lasciano il giardino ed entrano nella Casina Pio IV per un ultimo momento privato, durato poco più di venti minuti. Risuonano forti le parole del Papa nella sua preghiera per la pace: “Ora Signore aiutaci tu! Donaci tu la pace! Guidaci tu verso la pace!”. Sperare nel processo di pace, da oggi è un po’ più facile.


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La Veglia di Pentecoste dalla Cattedrale alla Periferia della città

Non siamo chiusi nel cenacolo, ma siamo partiti da quel cenacolo che è la nostra chiesa madre, la cattedrale di S. Maria della Marina, per venire in questa periferia della città così da manifestare anche visivamente un nostro intenso desiderio: quello di portare Gesù nelle periferie non solo geografiche, ma anche esistenziali del nostro mondo. Siamo consapevoli di aver bisogno della luce e del coraggio dello Spirito santo, così come ne hanno avuto bisogno gli apostoli per superare tutti i timori che li bloccavano e li tenevano chiusi nell’apparente sicurezza del cenacolo. Non della Chiesa nascente erano preoccupati, ma di se stessi. Siamo consapevoli che senza i doni dello Spirito e senza le sette virtù ad essi collegate, la nostra missione di Chiesa, quella di andare in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo a tutti gli uomini, non potrà essere compiuta, almeno non come Gesù la chiede a noi. Per questo siamo qui tutti insieme, sacerdoti e laici, a pregare Colui che è datore di ogni dono. Siamo consapevoli che senza il dono dello Spirito saremmo una Chiesa timorosa, di fatto impaurita dal mondo odierno e chiusa nei propri cenacoli. Gli Atti degli Apostoli ci hanno appena ricordato quale è stato uno degli effetti immediati dell’effusione dello Spirito: il superamento della confusione delle lingue e della incomprensione tra esseri umani che essa comporta. Quando non si è in grado di comprendersi, non si può creare unità, ma solo divisione e lotta. Se la diversità può essere ricchezza, e quindi dono di Dio, la divisione è invece sempre opera del Maligno. Quando la diversità non porta ad arricchimento reciproco, ma a contrapposizione, allora lo Spirito di Cristo, che è spirito di unità, lì non è ancora giunto. Lì esiste ancora la paura gli uni degli altri e l’impossibilità dell’incontro fraterno. Una Chiesa diocesana in missione non può che parlare la stessa lingua in tutte le parrocchie e in tutte le sue articolazioni. Chiediamoci: che immagine ho della Chiesa, della mia comunità ecclesiale? Me ne sento figlio? So ringraziare Dio per lei o ne colgo soprattutto i ritardi, i difetti e le mancanze? Quanto sono disposto a soffrire per lei? O penso che spetti solo agli altri e non a me? Ma non basta parlare la stessa lingua per comprendersi e crescere nell’unità. Si può parlare la stessa lingua e non comprendersi, arroccandosi ognuno nelle proprie idee e nei propri progetti.

Si può usare la stessa lingua per mormorare gli uni degli altri (spesso bisbigliando sottovoce, ma gli effetti negativi sono gli stessi), si può usare la stessa lingua per chiacchiere inutili quando non lesive della dignità e dell’onore altrui, per mezze verità che diventano bugie, per sollevare gratuitamente sospetti di chissà quali intenzioni negative, per non mantenere un segreto che protegge la stima altrui, per arrivare addirittura denigraalla zione reciproca. Possiamo così rendere vano il dono dello Spirito di Cristo! Dietro le parole possiamo perfino nascondere la nostra inerzia e la nostra paura di agire, assumendo le responsabilità che il momento storico ci richiede. L’astrattezza delle grandi idee che non prendono mai corpo nel piccolo che ci è dato di costruire giorno per giorno, non è l’ispirazione dello Spirito che conduce Gesù nel deserto e lo guida giorno per giorno sulle strade della Palestina, senza aver pietra sopra cui posare il capo. Meglio poche parole che costruiscono unità piuttosto che lunghi discorsi inconcludenti o che creano solo divisione. Il dono della lingua, se non guidato dallo Spirito di Cristo, può essere pervertito in causa di divisioni e discordie, facendoci male gli uni gli altri con le nostre stesse mani, meglio con le nostre lingue. Ricordiamoci il detto: “fa più male la lingua che la spada”: saggezza del nostro popolo. Colui che ha accolto il dono della Spirito parla una lingua che porta all’unione, e allora fa un’esperienza analoga a quella che hanno fatto gli apostoli nel giorno di Pentecoste. Essi hanno fatto l’esperienza dei “fiumi di acqua viva” promessi da Gesù, come abbiamo sentito nel Vangelo. Non possiamo andare alle periferie esistenziali, già segnate da tante ferite umane e da tante divisioni, se non facendo tesoro del dono dello Spirito che è dono di unità. Dobbiamo portare in queste periferie umane i fiumi di acqua viva che solo lo Spirito può far sgorgare per ristorare i cuori affranti e feriti. Per questo con ardore, e tanta umiltà, vogliamo questa sera invocare lo Spirito per noi, per la nostra Chiesa diocesana e per tutta la Chiesa universale. Ci doni Egli il dono della comprensione e della misericordia reciproca, affinché sappiamo poi essere misericordiosi verso quelle periferie esistenziali che attendono la nostra testimonianza di una Chiesa abitata dall’amore reciproco. Papa Francesco e il patriarca ortodosso, uniti nella preghiera, ci hanno dato un luminoso esempio: prima di chiedere la riconciliazione di due popoli da molto tempo in guerra, hanno voluto testimoniare il grande desiderio di unità nella Chiesa. Come gli apostoli, anche noi siamo chiamati ad uscire dalle mura apparentemente sicure dei

nostri cenacoli per incontrare con amore il nostro mondo, quello che oggi tu ci dai. Sappiamo di non avere molti mezzi e sappiamo bene che non dobbiamo contare sui mezzi umani, comunque sempre insufficienti, siamo consapevoli dei molti limiti di ciascuno di noi. Noi confidiamo invece sulla tua Parola e sull’opera del tuo Spirito che agisce nel cuore degli uomini e sa sostituire un cuore di carne a una cuore di pietra. Abbiamo bisogno del coraggio che solo il tuo Spirito può dare; abbiamo bisogno di sapienza e di intelletto, di consiglio e di fortezza, di scienza e di pietà e di tanto timor di Dio. Questo coraggio gli apostoli, confidenti nella forza ricevuta dallo Spirito, hanno saputo averlo. Questo coraggio anche noi dobbiamo averlo. Quanto è mirabile anche oggi l’opera dello Spirito! Carissimi sappiamo vederla con gli occhi della nostra fede? Oppure la durezza del nostro cuore (la sclerocardia di Mt 19, 8) ci fa ripiegare talmente su noi stessi da non sapere più vedere Dio all’opera nella nostra Chiesa truentina? Se non sappiamo vedere l’opera di Dio nel mondo di oggi, non solo il nostro cielo è vuoto, ma lo è anche il nostro cuore. Quando fosse così, non abbiamo più nulla da dire e da dare al mondo, se non le nostre pietose lamentele che non scaldano nessun entusiasmo e fanno fuggire tutti. Signore, tu hai detto “chi ha sete, venga a me e beva” e parlavi dello Spirito che ci avresti mandato. Signore, noi abbiamo sete e veniamo a te questa sera per ricevere l’acqua fresca del tuo Spirito che ristora e dona la vita in abbondanza. Come gli apostoli, in preghiera con Maria, la madre che tu ci hai affidato dalla croce, noi invochiamo: Vieni santo Spirito... Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. AMEN Vieni santo Spirito... Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. AMEN


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La Chiesa Marchigiana Il percorso dei futuri sacerdoti nel Pontificio Seminario Regionale La chiesa marchigiana ha vissuto un momento di gioia e festa per il conferimento ad alcuni seminaristi dei ministeri, tappe fondamentali nel cammino verso il presbiterato. Nel pomeriggio di Lunedì 26 Maggio, memoria di San Filippo Neri, nel Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Ancona il Vescovo Carlo Bresciani ha presieduto la solenne concelebrazione Eucaristica nella quale due ragazzi del terzo anno (Valerio Rastelletti di Pesaro e Filippo Vici di Senigallia) hanno ricevuto il Lettorato, mentre altri sette (Emanuele Piazzai ed Andrea Falcinelli di Senigallia, Giacomo Pompei di Macerata, Giuseppe Leone di Pesaro, Massimiliano Scafi di Ancona, Rodolfo De Santis di Ascoli Piceno e Pino Raio della nostra diocesi) l’Accolitato. Nell’omelia il Vescovo Carlo si è soffermato sull’importanza dei ministeri ricevuti da non lasciar scadere in semplici “prestazioni”, ma da rendere efficaci per portare la Parola e il Corpo di Cristo là dove ce ne è più necessità, raggiungendo le persone più lontane, specialmente i giovani. Ai lettori infatti viene affidata la Parola di Dio perché la testimonino con gioia e ne facciano il centro ed il punto di partenza per tutta la loro vita e missione di evangelizzazione.Gli accoliti invece sono i “custodi” del grande dono dell’Eucarestia, con il compito di portarla a coloro che ne hanno più bisogno. Il Rettore, Don Luciano Paolucci Bedini, ha poi ringraziato il nostro nuovo pastore che visitava per la prima volta la realtà del Seminario Regionale, ed i familiari presenti, augurando ai nuovi accoliti e lettori di proseguire il loro cammino sull’esempio di San Filippo Neri, i cui carismi furono la gioia, l’umiltà e l’attenzione ai giovani. Auguriamo a tutti di affrontare la via verso il sacerdozio con fiducia e disponibilità verso la Chiesa che è madre e guida dei nostri passi, mentre un abbraccio affettuoso per il prosieguo del suo cammino va in modo particolare al nostro condiocesano Pino Raio. (Articolo dei Seminaristi della diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto)

Due giovani vite consegnate per un soffio di libertà dal Diario di un’insegnante Iqbal Masih, appartenente alla minoranza cristiana in Pakistan, di famiglia poverissima, a soli quattro anni viene venduto dal padre ad un fabbricante di tappeti in cambio di 16 miseri dollari. Costretto a lavorare come schiavo dall’alba al tramonto, incatenato al telaio, in condizioni disumane come milioni di altri bambini nei paesi più poveri del mondo, Iqbal troverà la forza di ribellarsi. Un giorno del 1992 esce di nascosto dalla fabbrica di tappeti per assistere alla celebrazione della Giornata della Libertà organizzata dal Fronte di Liberazione del Lavoro Schiavizzato. Spontaneamente Iqbal racconta la sua storia rifiutandosi di tornare in fabbrica. Con l’aiuto degli esponenti del BLLF comincia a denunciare lo sfruttamento minorile sui teleschermi di tutto il mondo diventando simbolo e portavoce del dramma dei bambini lavoratori. Ma la storia della sua libertà è breve, dura un soffio. Il 16 aprile 1995, a 13 anni, gli sparano a bruciapelo mentre corre in bicicletta. A scuola ho affrontato questi argomenti relativi ai diritti fondamentali dell’uomo e oltre a Iqbal ho presentato ai miei alunni di terza la storia di Edimar, un meniño de rua cioè un ragazzo di strada delle favelas brasiliane. A Samambaia, città-satellite di Brasilia, Edimar conosce Tiào, temuto capo di una banda di narcotrafficanti ed entra nei giri della droga. Tutto però cambia quando, sul finire del 1992, Edimar incontra Gloria e Sêmea, due insegnanti che riusciranno a

cambiare la sua vita facendogli incontrare il Senso. Affinché i ragazzi di Samambaia non si coinvolgano in nulla di grave, Sêmea arriva a stare con loro fino a notte fonda. Insieme a Gloria propone agli studenti di frequentare la scuola anche il sabato e i ragazzi accettano volentieri, soprattutto perché dopo la lezione esse offrono la merenda poi i ragazzi possono giocare a calcio nel campetto, ascoltare musica. Questo meniño de rua grazie alle sue insegnanti e ad altri amici comincia a percepire un altro modo di trattarsi e di vivere. E per questo Edimar consegna la sua vita. Muore ucciso nell’estate del 1994 da Tiào che gli spara per essersi rifiutato di uccidere un ragazzo di una banda rivale. “Io non ammazzerò più nessuno” risponde Edimar a Tiào, perché negli occhi della professoressa, negli amici, egli ha visto la possibile Speranza. Per mantenere sempre viva la nostra attenzione ai fratelli delle diverse regioni del mondo in cui non c’è democrazia e libertà, ho pensato di documentare la tragica condizione in cui vivono attraverso la storia di questi due bambini. Per me che sono un’insegnante, è una felice provocazione la testimonianza di chi, come Gloria, spende la sua vita per Cristo nell’ambito della scuola. Nel 2005, inoltre, ho avuto la grazia di conoscerla al Convegno Fides Vita, intervenuta proprio per riportare la sua testimonianza di Edimar, frutto del suo amore a Cristo in un ambiente disperato come quello delle favelas brasiliane. Moina Maroni

Festa conclusiva ACR:

gioia e non noia, l’incontro vero con Gesù Lunedì due giugno festa della Repubblica e festa dell’ACR a Ripatransone.

In quest’ultimo periodo l’Equipe ACR si è accorciata le maniche dandosi da fare per organizzare la festa conclusiva del cammino diocesano, chiamando tutti, nessuno escluso, a raccolta in quel di Ripatransone, dove le antiche vie del borgo hanno fatto da cornice ai giochi e alla gioia festosa dei bambini. Gioia, e non noia. L’invito alla gioia è stato il messaggio che gli organizzatori hanno lanciato ai bambini e lo hanno voluto fare rendendoli protagonisti di una storia fantascientifica “La Sagra della gioia!” che ha avuto come protagonista il cattivissimo Pyros, capo della corporazione aliena delle Lune-di-Marte, che vuole impadronirsi di tutti quei luoghi di vita comune, per renderli a pagamento e far una montagna di soldi! Pyros ha, quindi, organizzato la Sagra della Noia, per utilizzare questa energia negativa al fine di portare a termine il suo progetto. La missione dei bambini è stata quella di combattere per trasformare la noia in gioia e indebolire, così, Pyros, usando come armi il loro impegno, la loro felicità e le loro risa nei giochi: tiro alla fune sofisticato, disegna e indovina, Gim-Kana, Indovina la frase e La corsa con i sacchi, il tutto muovendosi da una via all’altra sempre uniti per difendersi dall’alieno Pyros che si aggirava furtivamente per attaccare. Una volta terminati i giochi i bambini si sono recati nel giardino del centro di aggregazione giovanile, per pranzare e riposarsi un po’. Quindi di nuovo in piazza con il Mago Andrei, che potrebbe essere l’antagonista di Pyros, che ha entusiasmato con i suoi sketch non solo i piccoli, seduti in cerchio intorno a lui, ma anche gli adulti! Dopo lo spettacolo è arrivato il Vescovo che è salito sul palco con il sindaco Bruni per il momento dei saluti. Il sindaco ha preso per primo la parola: “Benvenuto al Vescovo e grazie a voi ragazzi che avete portato il sole a Ripatransone; abbiamo avuto settimane di cattivo tempo, con voi invece oggi assaporiamo la gioia di una giornata splendida, messa a disposizione per la vostra felicità e i vostri gio-

chi. Spero che porterete il ricordo di questa bella giornata con voi in futuro, una giornata passata in una città che vi ha accolto nel migliore dei modi. Ringrazio don Gianluca, un bravissimo vice parroco, la nostra guida spirituale: nonostante la giovane età ha tanta saggezza e tanta sapienza, e gli auguro, il prima possibile, di dirigere una parrocchia!”. Al sindaco, il vice ragazzi, Lorenzo Felici, ha fatto dono, da parte di tutta l’ACR, dello yo-yo, regalato a tutti i bimbi, e di una spilletta dell’AC. Poi è stata la volta del Vescovo Carlo che ha parlato ai bambini in modo schietto e deciso:”Ciao a tutti! Oggi vi siete divertiti e avete imparato come è bello stare insieme e soprattutto come è bello fare ACR, perché si sta insieme, ci si diverte, si impara ad essere buoni e a stare insieme al Signore”. Il vescovo ha invitato tutti i ragazzi non solo a continuare con i gruppi di ACR, ma anche a dire ai loro amici che è bello stare insieme e giocare nell’ACR. Al Vescovo i ragazzi hanno fatto dono della maglietta dell’ACR e di un libro di favole scritto dal grottammarese Andrea Persiani. Infine, insieme al Vescovo e al sindaco, i ragazzi hanno aperto quello che è stato il tesoro che i bambini, dopo una mattinata trascorsa tra grida, divertimento e sorrisi, avevano trovato: un forziere contenente un messaggio importante, e cioè sette candele di colori diversi a simboleggiare i sette doni dello Spirito Santo, i magnifici sette. Una volta entrati in chiesa, dopo la lettura del brano del Vangelo dei discepoli di Emmaus e l’ascolto del commento del Vescovo, i ragazzi hanno portato uno alla volta, all’altare, le candele e le hanno accese, perché i doni dello Spirito Santo siano la luce che accompagna il loro cammino.Il Vescovo, commentando le parole del Vangelo, ha detto ai ragazzi che come i discepoli di Emmaus hanno incontrato Gesù, hanno parlato con Lui, sono stati istruiti da Lui prima che spezzasse il pane per loro,

anche noi, se vogliamo stare insieme a Lui, dobbiamo prima incontrarlo per ascoltare la sua Parola, istruirci per poi nutrirci di Lui. I discepoli Gli chiedono di restare con loro, Lui spezza il pane e se ne va; non sembra, ma Gesù ha esaudito la loro preghiera, ha lasciato un segno, una presenza, l’eucaristia. Gesù si dona a noi nell’eucaristia per rimanere con noi come amico e noi, se non prendiamo mai Gesù, che amici siamo? La strada per il nostro cammino è quella dove davvero si costruisce l’amicizia, dove si impara ad ascoltare, dove si impara a giocare con Gesù per poi fare come i discepoli che non riescono a trattenere la gioia dell’incontro con Lui e lo gridano agli altri. Una bellissima giornata sotto ogni aspetto, terminata con un generoso buffet di dolci e pizza. Si ringrazia Dio per il cielo sereno e luminoso, il sindaco Remo Bruni e l’assessore Roberto Pasquali per la disponibilità e l’accoglienza e infine l’equipe, guidata da don Gianluca, che nell’ultimo periodo ha dedicato le sue forze e il suo tempo ai Ragazzi! Chiappini Janet


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Parola del Signore

SANTISSIMA TRINITA’

La Presentazione di Gesù e il Cantico di Simeone

13. LASCIA, O SIGNORE, CHE IL TUO SERVO VADA IN PACE

ANNO A

Dal VANGELO secondo GIOVANNI In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. (GIOVANNI CAP. 3 VERSETTI 16-18) La solennità che oggi celebriamo è legata alla festa della Santissima Trinità, questa è la festa del mistero di DIO uno e trino. Tre persone e un solo Dio, tre persone e un’unica realtà divina. Mistero dei Misteri. Mistero inteso nel senso di qualcosa di così profondo, così grande che la mente umana non può, non è in grado di afferrare, se non in minuscola parte. Tutti i teologi cristiani, i dottori della Chiesa, i Padri, si sono cimentati a guardare, a riflettere, a cercare di spiegare questa realtà, ma ovviamente nessuno di essi si è mai potuto e si potrà mai avvicinare alla vera realtà di questo mistero. L’unica cosa di cui siamo certi è che Dio, l’Amore assoluto, realizza in questo suo essere “comunità-comunione”, tutto il suo essere amante, tutta la sua capacità di amare. Nonostante realizzi l’amore nella comunità divina, si potrebbe quasi dire che non è sufficiente, ha bisogno che questo suo amore si espanda all’infinito. Tale espansione la realizza nella creazione di tutte le creature, del cielo e della terra, e soprattutto dell’uomo. Per l’uomo crea l’universo, il mondo, la natura, gli animali, ce li dona e ce li affida. Egli nel corso dei secoli si manifesta, ci parla, manda i suoi messaggeri affinché noi potessimo conoscerlo come Dio e riconoscerlo come Padre. Non solo, per farci comprendere meglio questo suo amore per noi, Egli viene in mezzo noi, si incarna, perché finalmente potessimo vederlo, toccarlo, ascoltarlo. Addirittura, si pone nelle nostre luride mani, si fa inchiodare al legno della Croce per poterci attirare a Lui, per darci un segno ineffabile, inarrivabile del suo essere Amore. Dopo questo, Egli arriva a lasciarsi mangiare da noi, nella Eucarestia, per essere completamente per noi, con noi, in noi, per potersi unire a noi, per fare comune unione con noi, e farci finalmente gridare: ABBA, PADRE. Egli è il Padre buono, sempre pronto a perdonarci, sempre sulla torre ad aspettare il ritorno di noi figli ingrati e lontani, sempre innamorato di noi che purtroppo siamo così presuntuosi da pensare di poter fare a meno di Lui, noi che siamo sempre amici e colleghi di Giuda. Quando impareremo a rispettarlo, amarlo, onorarlo? Quando impareremo a ricambiare il suo amore infinito per noi? In questa solennità della Santissima Trinità riflettiamo anche su questo: cosa significa quel gesto che tutti i nostri genitori ci hanno insegnato e che viene chiamato SEGNO DI CROCE e al quale spesso ma non sempre uniamo le parole NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO? Lo sappiamo? ce lo siamo mai chiesto? ci abbiamo mai riflettuto? o lo facciamo senza sapere, senza coscienza del suo significato? Quel gesto e quelle parole hanno un significato molto profondo, che racchiude, sintesi delle sintesi, praticamente tutto il cristianesimo; IL GESTO: Io credo in Gesù Cristo che è morto sulla Croce per me, è risorto e mi ha redento; LE PAROLE: Credo nella Santissima Trinità Padre e Figlio e Spirito Santo, un Dio solo in tre Persone. Quanta teologia in quelle parole e in quel gesto, ma soprattutto quanto amore donato. Oh Signore, non stufarti di aspettarci, allarga il nostro cuore, aumenta la nostra capacità di amare affinché possiamo essere meno indegni del tuo amore e di essere tuoi figli. RICCARDO

PILLOLE DI SAGGEZZA DIO CI HA AMATI PER PRIMO…. (PRIMA LETTERA DI GIOVANNI) UNA SOLA E’ LA GIOIA DI DIO: COMUNICARE….. UNA SOLA E’ LA SUA PASSIONE: AMARE E VOLER ESSERE AMATO (Kierkegaard)

Impegni Pastorali del Vescovo DALL’8 AL 22 GIuGNO 2014 Domenica 8 giugno Ore 11.00 S. Benedetto del Tronto Cattedrale: Cresime Mercoledì 11 giugno Loreto CEM Giovedì 12 giugno Ore 8.30 ColonnellaS. Cipriano: partenza del pellegrinaggio diocesano dei giovani Ore 15.30 Grottammare Sala Kursaal: saluto al Meeting dei giornali cattolici Ore 19.30 S. Benedetto del Tronto Cattedrale: incontro con le comunità neocatecumenali

Venerdì 13 giugno Ore 8.30 S. Benedetto del Tronto Parrocchia S. Antonio: S. Messa per gli edili Ore 16.00 S. Benedetto del Tronto Cattedrale: Confessioni Sabato 14 giugno Ore 9.00 Grottammare S. Giovanni Battista: S. Messa per il Meeting dei giornali cattolici Ore 17.00 Monteprandone Parrocchia S. Niccolò: Cresime Domenica 15 giugno Ore 11.00 Montalto Marche Parrocchia S. Maria Assunta: Cresime

Questa volta leggiamo Lc 2,22-32 riguardante la Presentazione di Gesù e le parole di Simeone. 1. La presentazione di Gesù al Tempio. «Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore» (Lc 2,22-24). Per una donna che partoriva la legge prevedeva due adempimenti: la «purificazione» della puerpera – per il sangue che aveva perso partorendo – che avveniva dopo 40 giorni se aveva partorito un maschio e dopo 80 giorni se aveva avuto una femmina (Lv 12,1-8); il riscatto del primogenito: «Riscatterai ogni primogenito dell’uomo tra i tuoi discendenti» (Es 13,13; 34,19.20). Nel nostro brano Luca, che vuole presentare Maria e Gesù come obbedienti alla Legge, si comporta in tre modi particolari che convengono alla realtà spirituale di Maria e di Gesù. Primo. Luca non è interessato alla «purificazione» in quanto tale, per cui vi fa appena un accenno. Invece, ha a cuore di dire che il sacrificio per la purificazione era quello compiuto dai poveri e ne riporta il testo: «Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi» (Lv 12,8). Secondo. Tace del tutto sul fatto e sul prezzo del «riscatto» del primogenito (Es 13.13), che era di «cinque sicli d’argento» (Num 18,16). Terzo. Luca mette in risalto la presentazione di Gesù: «per presentarlo al Signore», parastésai tô Kyríô. Nessuna legge comandava che il primogenito fosse presentato al Tempio. Luca pensa forse al gesto che compiono da Elcanà e Anna quando portarono al Tempio il piccolo Samuele (1Sam 1,11.24-28). Aggiungiamo che, nel Vangelo di Luca, ha grande importanza il fatto che Gesù venga portato a Gerusalemme. Infatti, per Luca, Gerusalemme è la meta verso la quale Gesù cammina generosamente per compiere il suo sacrificio: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto [passione e risurrezione], egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme» (Lc 9,51). Poi, Gerusalemme sarà il luogo di partenza e il centro della chiesa nascente: «Di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la

Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). 2. La persona e i gesti di Simeone. «Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27 Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28 anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:...» (Lc 2,25-28). Simeone è un uomo pio che aspettava «la consolazione» d’Israele, cioè la venuta della salvezza messianica. Lo Spirito Santo, nominato per tre volte, lo rende profeta, per cui può spiegare il significato profondo della nascita di Gesù (2,6-7) e della sua presentazione al Tempio. Si noti che il tutto avviene mentre Gesù veniva portato al Tempio. Prendendolo «tra le braccia» e «benedicendo Dio» Simeone compie un gesto di offerta e di sacrificio; il cantico vi aggiungerà la portata salvifica universale. In questo modo rende chiaro il messaggio fondamentale della Presentazione, che è offertoriale e sacrificale. 3. Il Nunc dimittis. «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo / vada in pace, secondo la tua parola, / 30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / 31preparata da te davanti a tutti i popoli: / 32luce per rivelarti alle genti / e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,29-32). Il cantico, pronunciato sotto l’azione dello Spirito Santo, si compone di tre distici e spiega la missione futura del Bambino, che è quella salvifica e universale. Simeone la vede in quel Bambino che ha in braccio: «i miei occhi hanno visto la tua salvezza, sôtérion..». Con sôtérion Luca contrassegna il suo Vangelo (Lc 2,30; 3,6) e gli Atti (At 28,28). Salvezza che universale: preparata per tutti i popoli. Nello stesso tempo quel Bambino è «gloria... d’Israele», il popolo dal quale egli proviene. Conclusione. Alla Presentazione, dal contenuto sacrificale e salvifico di Gesù, deve seguire la nostra presentazione, l’offerta di noi stessi: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1).

Ore 17.00

Giovedì 19 giugno Ore 10.00 S. Benedetto del Tronto Curia vescovile: Consiglio Presbiterale

Ore 18.30

S. Benedetto del Tronto Cattedrale: conclusione del pellegrinaggio diocesano dei giovani S. Benedetto del Tronto Parrocchia S. Pio X: Cresime

Lunedì 16 giungo Ore 10.00 S. Benedetto del Tronto Curia vescovile: Consiglio dei Vicari Ore 17.30 Castignano Giornata formativa Oratori diocesani Ore 18.30 S. Messa

Crocettigiuseppe@yahoo.it

Ore 21.00

S. Benedetto del Tronto Cattedrale: Processione del Corpus Domini

Venerdì 20-Domenica 22 giugno Ripatransone Esercizi Spirituali per i diaconi


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“I Movimenti sono parte della Chiesa in uscita che ci indica Francesco” Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo: “Il Magistero ci accomuna e non vi è dubbio che questi vincoli di comunione e di reciprocità tra i movimenti sono tutti da rafforzare. Una stagione di comunione cominciata nel 1998 con Giovanni Paolo II... Vedo una crescita della comunione e della consapevolezza che i singoli movimenti hanno del bisogno di aprirsi agli altri” Daniele Rocchi

Si è conclusa allo stadio Olimpico di Roma, la 37esima convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo che ha visto ieri la presenza di Papa Francesco che ha parlato ai 52mila fedeli, giunti nella capitale da ogni parte di Italia. Nel suo discorso il Pontefice ha indicato loro la strada da seguire: “Evangelizzazione, ecumenismo spirituale, cura dei poveri e dei bisognosi e accoglienza degli emarginati. E tutto questo sulla base dell’adorazione”. Il Papa ha chiesto anche di “rimanere uniti nell’amore che il Signore Gesù chiede a noi per tutti gli uomini e nella preghiera allo Spirito Santo per arrivare a questa unità”. “Il Rinnovamento queste parole le vive e le gusta. Esse ricorrono nel pontificato di Francesco sin dagli esordi - spiega Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo - e le ritroviamo nella sua Esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’. Il Pontefice rilancia l’importanza di questo impegno missionario che deve trovare, nell’unità del movimento e nella grazia che deve prevalere su ogni funzione e organizzazione, la sua verità più profonda”. Il Pontefice vi ha messo anche in guardia dai pericoli dell’eccessiva organizzazione e dal diventare “controllori della grazia di Dio”... “È evidente, come accade in ogni realtà, che ci siano situazioni nelle quali lo Spirito viene ingabbiato. Mi pare, tuttavia, di poter dire che il Rinnovamento arriva, alla scadenza dei suoi 50 anni, vivo e rilanciato da questa grande esperienza e con un proposito di unità crescente ancora più forte. La parola unità non significa che siamo divisi. Il Rinnovamento per sua stessa

natura è diviso al suo interno, perché non essendoci un fondatore, si è diffuso in varie esperienze che si sono concretizzate nella storia e ognuna vive indipendentemente dall’altra. Ciò non significa non sentirsi fraternamente uniti, bisognosi di questa unità. Il Papa ci parlava dell’unità in questo senso, consapevole del grande dono che il Rinnovamento rappresenta per la Chiesa”. Le parole del Papa possono essere considerate un passaggio importante nella prospettiva del rapporto tra Papa Francesco e i movimenti? Una sorta di “road map” per tutti i movimenti e le aggregazioni laicali e non solo per il Rinnovamento? “Direi di sì. Il Magistero ci accomuna e non vi è dubbio che questi vincoli di comunione e di reciprocità tra i movimenti sono tutti da rafforzare. Una stagione di comunione cominciata nel 1998 con Giovanni Paolo II, e oggi cresciuta anche con esiti importanti. Non c’è più l’ignoranza l’uno dell’altro. Le occasioni sono state tante, ecclesiali e sociali, per incontrarci, sostenerci e dare corso ad alcune opere. Il cammino è in atto e vedo una crescita della comunione e della consapevolezza che i singoli movimenti hanno del bisogno di aprirsi agli altri”. Papa Francesco sul conto dei caris-

DALLA PARROCCHIA DI SAN GIUSEPPE

Comunanza dà “l’arrivederci” a Don Cyprian, che dopo alcune settimane di permanenza nella cittadina ritorna in Uganda. Dopo la cittadinanza onoraria, un bel momento vissuto in comunità arriva il saluto. Saluto avvenuto domenica 25 maggio, nella chiesa di Santa Caterina dove la comunità tutta ha voluto salutare il prelato Ugandese ormai cittadino comunanzese. Alla fine della celebrazione ci sono state due testimonianze di ragazzi che hanno vissuto per alcune settimane nel villaggio dove Don Cyprian opera, e dalla voce rotta dall’emozione, si evinceva chiaramente la ricchezza che, chi non ha nulla da dare dona se stesso attraverso anche un semplice sorriso. Il tono di voce molto basso di Don Cyprian, i ripetuti “grazie” ed i suoi occhi, che proiettavano immagini impresse nella sua mente non riuscendo a trasmetterle con le parole, hanno trasmesso tutta la sua gratitudine al popolo di Comunanza. Un plauso particolare lo facciamo all’associazione “Casa della speranza” per il suo costante impegno attraverso progetti,

PILATO

(rappresentazione scenica in tre atti di Claudia Luzi)

come il sostegno allo studio, sviluppo dell’agricoltura, scuola materna, l’acqua è vita oltre alla realizzazione di un centro medico. Per chi volesse approfondire le attività dell’associazione può visitare il sito (www.casadellasperanza.org). Gli arrivederci sono sempre commoventi, ma un invito rivolto soprattutto ai giovani che volessero fare un esperienza in Uganda, devono sapere che c’è un omone grosso pronto ad accoglierli a braccia aperte. Cerfoglio

Parte il Progetto diocesano oratori 2014 “Vietato escludere” DIOCESI - Finalità: “E venne ad abitare in mezzo a noi” è la frase evangelica che darà il tenore a tutta un’estate in oratorio, in continuità con il percorso dell’Oratorio estivo degli ultimi due anni, in cui il confronto diretto fra la Parola di Dio e l’esperienza umana ha messo al centro prima le parole umane (PassParTu), poi il corpo (Every-Body) e tutte le sue connessioni e ora l’abitare come immagine di una trasformazione che è possibile dentro e fuori di noi. Metodologia: La priorità di scegliere metodi attivi ed esperienziali, nasce dall’intendo di voler permettere ad ogni educatore ed animatore di fare un’esperienza personale e soggettiva del proprio apprendimento, in vista di un insegnamento autentico e competente per i ragazzi. Luogo: oratorio “Donatella Sciamanna” Parrocchia San Pietro Apostolo Castignano Data: 16 Giugno 2014 dalle ore 9,00 alle ore 20,00 Per il Programma rivolgersi alla propria Parrocchia

matici ha ammesso di essersi sbagliato, dopo avervi definito “una scuola di samba”... “Già al ritorno da Rio de Janeiro, il Papa aveva espresso parole di apprezzamento per il Rinnovamento. Si era detto addirittura pentito guardando al bene che faceva. L’esteriorità, la gestualità, gli avevano fatto credere che la liturgia si fosse trasformata in una scuola di samba. E questo può succedere nella vita di ogni movimento. Successivamente la vicinanza ai gruppi del Rinnovamento gli ha fatto maturare un convincimento più profondo anche in considerazione delle opere che il Rinnovamento compieva fino a diventarne referente episcopale. I gesuiti, poi, hanno sempre avuto una particolare sensibilità verso i gruppi del Rinnovamento”. C’è un messaggio particolare che emerge da questa convocazione?  “Papa Francesco chiede una Chiesa in uscita, missionaria. Usciamo insieme dove la parola ‘insieme’ ci dice di essere uniti per conseguire le opere del Regno. Ma sarebbe un modo di dire generico se non testimoniamo che la Pentecoste indica le grandi opere di Dio. Uscire insieme perché ci attendono le grandi opere del Signore. La Chiesa in uscita non si dà confini e con la fantasia dello Spirito Santo si rinnova e progredisce. Ho incoraggiato gli animatori a riscoprire l’ansia per l’unità per l’evangelizzazione. È un auspicio che desidero estendere anche alle altre realtà ecclesiali e movimenti. Non basta essere uniti all’interno. L’unità deve riverberarsi anche nelle Chiese locali”.

Sarà messo a disposizione un  pullman che partirà lunedì 16 giugno alle ore 8.00 dal piazzale davanti alla chiesa Regina Pacis di Centobuchi per poi fare delle soste davanti alla parrocchia SS.Annunziata ore 8,10, ore 8.20  P.zza Nardone, 8.25 San Filippo Neri, ore 8.30 Madonna della Speranza e ore 8.35  Madonna di Fatima.

Con la Pentecoste, il tempo pasquale ha fine, ma la consapevolezza dei dilemmi e dei quesiti riguardanti l’essenza dell’ultimo percorso della vita terrena di Gesù – passione, morte e risurrezionepermane, affascina, penetra e induce a meditare i significatì, i messaggi, il misteri contenuti nella Parola. La Parola è simile a diamante sgrezzato che emette lampi di luce da ogni sua sfaccettatura, perciò si srotola sempre nuova ed emozionante. Per questo la lettura del prezioso scritto di Claudia Luzi, “ Pilato”, che interpreta in modo verosimile i turbamenti, le sconfitte e le angosce di colui che condannò ingiustamente il Cristo, colpisce e coinvolge. Claudia Luzi è una giovane artista sambenedettese, della parrocchia di San Giuseppe. E’ violinista e scrittrice: valente professore d’orchestra presso il Teatro Lirico di Spoleto e finissima scrittrice di poesia e di racconti per l’infanzia. Si avvale di una significativa sicurezza espressiva e lessicale; il suo pensiero, esposto in modo chiaro e penetrante, conduce garbatamente all’osservazione degli ambienti e all’ascolto dei personaggi di cui mette in evidenza l’interiorità e la complessità dei sentimenti. Il “Pilato “ di Claudia Luzi è una rappresentazione scenica in tre atti, un gioiello di introspezione che svela il tormento del personaggio, l’angoscia derivante dalla consapevolezza del peccato, o meglio,dall’incapacità di far valere ciò che dentro di sé ritiene giusto: il Cristo giusto, ma condannato favorendo la prepotenza aggressiva e sopraffatrice del sinedrio e del popolo istigato da esso. L’angoscia di Pilato aleggia nell’atmosfera ovattata del suo palazzo; nel volto e nei gesti tormentati di chi non troverà mai pace perchè non concepisce il perdono per sé; nel suo conversare con Plinio, l’emissario di Roma; con la moglie Claudia che già segue Gesù, avendo trovato in lui la Via e la Verità; con il servo Teobulo, serio e fedele, a cui confida rimorsi e sofferenze che hanno risvegliato la sua coscienza; con Giuseppe d’Arimatea che gli svela il perchè della nostalgia incolmabile che l’assenza del Cristo lascia in coloro che lo hanno conosciuto: “ma a molti non è stato necessario conoscerlo di persona per avvertirne la mancanza”; “gli uomini, leggendo di Cristo,sperimenteranno attraverso i secoli questa nostalgia”. Nostalgia per il Dio- Uomo che non giudica e che ama, che si fa presente a Pilato come servo, che lo invita a bere della sua acqua viva. Pilato piange, chiede perdono. Gesù non lo condanna, ma lo invita a trovare in sé un posto per la sua parola... Così l’autrice lascia un barlume di speranza nello spettatore che segue la vicenda con il fiato sospeso, quasi volesse, nella commozione che lo avvolge, persuadere Pilato a immergersi nell’infinita misericordia di Colui che ama e che perdona; a non fuggire da Lui... Lui è la via, la verità, la vita. Solo in Lui è la salvezza. Nazzarena Prosperi


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CUPRA MARITTIMA

MISERICORDIA GROTTAMMARE

TIPI LOSCHI


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PAPA FRANCESCO: AL CSI, LE TRE STRADE DI “EDUCAZIONE, SPORT E LAVORO” Educazione, sport e lavoro: sono le tre “strade educatrici” per i giovani e i ragazzi indicate, sabato 7 giugno, da Papa Francesco a sportivi e dirigenti, e ai responsabili della politica. Aprendo una parentesi a braccio nel discorso ai 50mila partecipanti al grande incontro promosso in piazza San Pietro dal Centro sportivo italiano nel 70° di fondazione, il Pontefice ha auspicato che “ci siano posti di lavoro all’inizio della vita giovanile”. Se ci sono “queste tre strade, io vi assicuro che non si saranno le addiction, niente droga, niente alcol”. “Non dimenticate questo”, ha insistito: “educazione, sport e posti di lavoro”. “Ho sentito prima che mi avete nominato vostro capitano, e vi ringrazio”, ha aggiunto riferendosi allo slogan dell’evento, richiamato nel saluto di Massimo Achini, presidente del Csi, “Il nostro capitano è Papa Francesco”. “Da capitano - l’esortazione del Papa - vi sprono a non chiudervi in difesa, ma a venire in attacco, a giocare insieme la nostra partita, che è quella del Vangelo”. “Lo sport rimanga un gioco!”, il monito del Santo Padre che ha quindi invitato i ragazzi a mettersi in gioco, nella vita come nello sport “con coraggio ed entusiasmo”; mettersi in gioco “con gli altri e con Dio”; “non accontentarsi di queste vite tiepide - ha aggiunto ancora a braccio - mediocremente pareggiate, andare avanti cercando la vittoria sempre”. Ad allenatori e dirigenti l’invito ad “essere accoglienti” con tutti. Il Papa ha poi incoraggiato i ragazzi a comportarsi “da veri atleti”, a meritare ogni giorno la maglietta ricevuta. Forti il “no” all’individuali-

«#UnCuorePienoDiCoraggio» a Grottammare

smo e la sottolineatura della bellezza del gioco di squadra, “molto importante per la vita”. “No a fare il gioco per se stesso”, a mangiarsi “il pallone per se stesso”, ha ammonito ancora a braccio utilizzando un detto della sua terra. Un pensiero quindi ai tanti educatori, preti e suore “partiti anche dallo sport”, in particolare alla “bella figura” di padre Lorenzo Massa, fondatore della squadra del San Lorenzo de Almagro a Buenos Aires. Per il Papa “è bello quando in parrocchia c’è il gruppo sportivo, se non c’è manca qualcosa”, ma, ha avvertito, “dev’essere impostato bene, in modo coerente con la comunità cristiana, se no è meglio che non ci sia! Lo sport nella comunità può essere un ottimo strumento missionario”. Infine la raccomandazione che tutti giochino, “non solo i più bravi, ma tutti, con i pregi e i limiti che ognuno ha, anzi, privilegiando i più svantaggiati, come faceva Gesù”, e l’incoraggiamento a portare avanti l’impegno attraverso lo sport con i ragazzi delle periferie delle città: “insieme con i palloni per giocare potete dare anche ragioni di speranza e di fiducia”. A conclusione, ancora l’insistenza, a braccio, sul trinomio “scuola, sport e posti di lavoro” e il monito: “Cercare sempre questo”.

“#uncuorepienodicoraggio” è stato l’ hastag che ha circolato frequentemente nell’ultima settimana nelle bacheche Facebook dei Grottammaresi: non un inutile espressione coniata da noi Rover e Scolte del Clan Jonathan del gruppo scout Grottammare 1, bensì un invito a prendere parte ad un evento originale, che non si era forse mai visto dalle nostre parti. Gran parte delle nostre attività invernali quest’anno si sono concentrate sul tema del “Coraggio di amare”, come d’altronde hanno fatto tutti i clan d’Italia che dal 1° al 10 agosto 2014 parteciperanno insieme a noi alla straordinaria Route Nazionale a San Rossore in Toscana. Tutte le attività e proposte di riflessione infatti, sono finalizzate ad infonderci il sentimento del coraggio che, obiettivamente, trova difficilmente spazio nella vita dei giovani d’oggi, impregnata dallo sconforto per la varie crisi e per la perdita di certi valori. Tra tutte le forme di coraggio che ci sono state proposte, abbiamo scelto quella di cui occorre armarsi in amore: in seguito ad indagini, interviste e testimonianze di esperti, abbiamo potuto osservare come effettivamente, pur essendo cambiati i tempi e le usanze, ci sono molti aspetti delle relazioni sentimentali che richiedono attenzione e salvaguardia come quella che avevano, ad esempio, i nostri nonni nel passato. Il capitolo (è così che chiamiamo la tematica da affrontare) sul coraggio di amare avrebbe dovuto concludersi con un’ “azione di coraggio” che potesse coinvolgere il più possibile la cittadinanza: lo scopo era, più che una disposizione dai capi nazionali, un’occasione per mostrare a chi non conosce quali attività ci impegnano il sabato pomeriggio e condividere la gioia di amare forte che nasce dall’avere un cuore coraggioso! Da qui l’idea di formare un cuore con tutte le persone che fossimo riusciti a portare in piazza Kursaal la mattina di lunedì 2 giugno 2014, magari indossando tutti magliette rosse e bianche, in modo, appunto, da poter dare “concretezza” a un aspetto dell’amore che sembra irraggiungibile e, forse per questo, superfluo. Dopo giorni di volantinaggio, proselitismo su Facebook e realizzazione di quanti più cuori potete immaginarvi, armati di magliette rosse e un’inconfondibile allegria, siamo scesi in piazza Kursaal e abbiamo preparato il terreno per la nostra azione coraggiosa. Di certo non siamo riusciti a coinvolgere la popolazione grottammarese per intero, ma molti “estranei” allo scoutismo hanno preso parte ad un’iniziativa del genere, obiettivamente insolita, e hanno prestato parte del loro tempo per realizzare una stupenda foto dall’alto, in ricordo di questo gesto: soprattutto alla luce di questo, siamo molto soddisfatti del nostro lavoro, e molto felici di aver lasciato un segno, seppur piccolo, nel cuore di molti! Giulia  - Clan Jonathan - Gruppo Scout  Grottammare 1

Comune di Ripatransone

GIUGNO 2014: Eventi Religiosi Lunedì 2 - Festa dell’Azione Cattolica (Piazza XX Settembre) Domenica 22 ·Solenne Processione Corpus Domini (h 17.00 cattedrale) E Tanti Eventi per GuStare Ripa ... Domenica 1 • Festa frazione San Savino (h 20.00 - 24.00) Lunedì 2 • Festa frazione San Savino (h 20.00 - 24.00) • Rassegna cinofila presso campo Sportivo Petrella (h 10.00 - 18.00) Martedì 3 • Spettacolo dei ragazzi della Scuola Media ISC Ripatransone (Teatro Mercantlni, h 21,00) Mercoledi 4 • spettacolo dei ragazzi della Scuota Primaria ISC Ripatransone (Teatro Mercantini h 20,30) Sabato 7 • Celebrazione 50° Anniversario fondazione Polisportiva AVIS (h 21.15 Teatro Mercantini) Domenica 8 • Celebrazione 50° Anniversario fondazione Polisportiva AVIS (h 16.00 campo sportivo Petrella)

S. MESSA e distribuzione del pane dei poveri

Sabato 14 - Inaugurazione mostra disegni e sculture “Segni” di Franco Tambornino (h 18.00 sala Ascanio Condivi) - Concerto Jazz, Di Gimapici Quartet, Bottega del Vino & Bar Sammagno (h 21:30 Loggione Palazzo del Podestà) Mondiali di Calcio, Brasìle 2014, Inghilterra vs Italia (h 24:00 Giardino Bar Sammagno-Bottega del Vino)

Giovedì 19 -1944- 2014: 70 anni dalla Liberazione di Ripa: lo c’ero ... (Sala Rossa del Municipio, h 18.30) Venerdi 20 ·Mondiali di calcio, Brasile 2014, Italia vs. Costarica (h 18:00 Giardino Bar Sammagno-Bottega del Vino) Sabato 21 - Cena Raggio Verde e/o Bottega del Vino (h 20.30) Venerdi 27 - Domenica 29 ·Sagra della Scottona in Spada, Borgo La Vigna - Valtesino di Ripatransone (h 20.00-24.00) Sabato 28 ·Cena Raggio Verde e/o Bottega del Vino (h 20.30) ·Saggio di DanzArte Academy c/o Anfiteatro Fonti ( h 21.15) Domenica 29 La Vevetella merenda in campagna a cura del Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana (h 17.00) • Opera lirica “Elisir d’Amore”, Teatro Mercantini (h 18.30) Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

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Anno xxxi n 21 15 giugno 2014