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ANNO XXXI N° 19 - 25 Maggio 2014 € 1.00

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Il voto, i cattolici, e «la coda del diavolo» L’importanza di questa tornata elettorale ci spinge al voto e richiede la preghiera di Pietro Pompei

È da un po’ di tempo che è iniziata la gazzarra delle parole e delle promesse che sta invadendo tutta l’Italia, non trattenute neppure dal vento gelido di questi giorni. Una caccia spietata al voto che, stando così le cose, speriamo non ci porti ad una situazione politica peggiore. E, come sempre, la selvaggina più appetibile si trova tra i cattolici. Qui subentra «la coda del diavolo» che fin dall’origine tramandata nei detti popolari, continua a far danni, specie là dove trova un ambiente ostico per lui. Sta mettendo in atto il sistema del “doce doce”, presentando in primo piano il problema delle coppie di fatto, dell’omofobia, dell’aborto. Ha accorciato il divorzio, ma non si è preoccupato della famiglia e dalla sua «pentola scoperchiata» si è saputo che tra i maggiori giocatori d’azzardo ci sono ragazzi dai 7 ai 12 anni. Sta cercando, con la sua intuizione fulminea, di far apparire la Chiesa come un partito, nonostante i propri peccati interni, preoccupato solo di questi problemi. Essendo queste votazioni principalmente Europee, vuol far dimenticare l’esproprio fatto al Cristianesimo nella Costituzione. Le crisi materiali sono anche la conseguenza di valori ignorati e dimenticati. Alcuni partiti vorrebbero spaventarci anche con il problema dell’immigrazione a getto continuo. Ma torniamo alla “coda” e ai suoi disastri, ricordiamoci che il diavolo è senza cervello e quindi arriva prima allo scopo. Bisogna evitare

che questa campagna elettorale faccia vedere che i cattolici sono poco interessati ai problemi contingenti che assillano la nostra quotidianità, come la mancanza di lavoro. Noi abbiamo una “dottrina sociale” che è partita da una situazione di crisi e che quindi, senza ideologismi, è preoccupata a che nel mondo si operi secondo giustizia. Attenzione a non disertare le urne. Incoraggiamo anche altri ad andare a votare! Va, tuttavia ricordato che l’impegno nel mondo, se è una necessità della fede, non esaurisce la fede. È necessaria grande oculatezza per evitare di cadere nell’ambiguità interpretativa del fenomeno della secolarizzazione, scivolando nel secolarismo. Una volta, quando nelle votazioni, c’era il rischio della libertà, nelle nostre chiese si pregava, oggi una proposta di questo genere potrebbe apparire ridicola. Eppure il cattolico sa quanto importate, anche oggi, è la nostra scelta per il nostro futuro e quanto altrettanto importante è la preghiera nelle nostre scelte. Forse un po’ di secolarismo è entrato in mezzo a noi operando una regressione verso un rovesciamento dei valori che hanno come idoli il consumo, il profitto, il neo-naturismo, la patente subito, le vacanze ad ogni costo. Un po’ di New Age ci spinge a guardare il mondo della politica dal punto di vista di chi vi vuol trovare solo una egoistica ed edonistica tranquillità di vivere.

Le votazioni Amministrative nei 10 Comuni della nostra Diocesi Nei Comuni della Diocesi in cui si andrà a votare anche per il rinnovo delle Amministrazioni, i cittadini è bene che sappiano, attraverso i programmi, le priorità che debbono ruotare prevalentemente intorno alla persona. Il futuro Sindaco si deve far carico degli autentici problemi del cittadino che va difeso anche nei confronti di altri Organismi che spesso trattano le persone come oggetti. Il disagio di tanti ambienti, le incertezze di tante famiglie, le tragedie che silenziosamente si consumano, meritano più attenzione di un parcheggio o di un monumento. Il sommerso dei nostri paesi non è tanto il lavoro non denunciato, quanto i disagi spesso creati da forme di sopraffazioni contro le quali il cittadino trova spesso un muro di omertà e non ha i mezzi per contrapporsi. Amministrare è gratificante solo in una società non di sudditi tenuti a bada con “panem et circenses”, ma di cittadini che sanno di avere dei doveri, ma altresì di avere spazio per i propri diritti. Il cattolico deve far appello a tutta la sua spiritualità, che va intesa, come è stato scritto, ”in un concetto più ampio e interessante; spiritualità come modo personale e interiore di vivere l’esperienza religiosa e comunque l’esperienza del mondo dei valori”. In passato il coinvolgimento delle masse popolari era stato favorito dalla forte dimensione interiore dei protagonisti. Ci si augura che su questa strada i nominativi che si andranno a scegliere riportino un particolare interesse verso la politica, specie tra i cattolici. P.P.

Il credo di Maria Non c’è bisogno di parlare molto per dire qualcosa di grande su Maria. Dio, che non è chiacchierone, pronunciò solo poche parole su questa donna. I vangeli raccolsero amorevolmente i detti ispirati dall’Alto e la Chiesa li ha conservati come un testamento ripetuto da tutte le generazioni che proclamano Maria beata. Sono come un «credo». Paolo VI lo formulò in questo modo: «Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo, e che, a motivo di questa singolare elezione, ella, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente, preservata da ogni macchia di peccato originale e colmata del dono della grazia più

che tutte le altre creature. Associata ai misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile, la Vergine Santissima, l’Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti». «Crediamo che la Madre santissima di Dio, nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti». Nient’altro. E a che scopo qualcosa d’altro. Teniamole sempre nella nostra memoria. Custodiamole nel cuore. Ripetiamole sovente nella nostra vita. E che questa magnitudine storica che è Maria nella storia della nostra salvezza accompagni il nostro cammino, faccia splendere il suo volto su di noi e ci faccia già intravedere in questo mondo la Terra promessa. (da «Parole semplici su Maria» di P.Garcia Barriuso).

MEETING DELLA FISC

Alla ricerca di senso nel cyberspazio

Dal 12 al 14 giugno a Grottammare (Marche) primo incontro dei giornali cattolici on line. L’iniziativa è proposta dal settimanale diocesano “L’Ancora” in collaborazione con la Federazione italiana settimanali cattolici, le agenzie Zenit e Sir e l’Ordine dei Giornalisti delle Marche. Filo conduttore: la trasformazione multimediale della notizia, della professione giornalistica e del lavoro redazionale. Fare squadra tra quanti vivono la rete e quanti ci stanno entrando. È l’obiettivo del primo meeting dei giornali cattolici e on line “Pellegrini nel cyberspazio”, che si terrà dal 12 al 14 giugno a Grottammare, nelle Marche: un’occasione per permettere ai giornalisti cattolici del web e del cartaceo di conoscersi ed essere protagonisti di un dibattito sul loro lavoro. L’iniziativa, proposta dal settimanale diocesano “L’Ancora” in collaborazione con la Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), l’agenzia internazionale Zenit, l’agenzia Sir e l’Ordine dei Giornalisti delle Marche, prevede tre giorni in cui si ascolteranno esperienze, si affronteranno le problematiche con relazioni e workshop e si conosceranno le potenzialità del web. Filo conduttore sarà la trasformazione multimediale della notizia, della professione giornalistica e del lavoro redazionale. Gli organizzatori hanno cercato di offrire una proposta economica accessibile per tutti, che permetterà anche di ospitare le famiglie: durante il convegno gli accompagnatori potranno visitare il territorio e avranno un ombrellone con lettino e sdraio compresi nella quota d’iscrizione (€75 ciascuno per due notti, pensione completa). Tutte le informazioni per l’iscrizione, che scadrà lunedì 26 maggio, sono reperibili sul sito www.fisc.it. Tanti incontri e un concorso. “Saranno tre giorni ricchi d’incontri - spiega Simone Incicco, caporedattore del settimanale ‘L’Ancora’ e responsabile organizzativo del Meeting - con illustri relatori tra cui il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, il caporedattore del ‘Sole 24

Ore’, Daniele Bellasio, e tanti altri. Cercheremo di fare squadra tra quanti vivono il mondo della comunicazione cattolica. Ringrazio i nostri sponsor ‘Shalom’ e ‘Go Asia’ per aver permesso di avere un costo contenuto d’iscrizione e l’intera comunità di Grottammare”. Collegato al meeting ci sarà il concorso giornalistico nazionale “Shalom - Go Asia”, al quale “sono ammesse a partecipare gratuitamente - precisa Beatrice Testadiferro, presidente della giuria - tutte le testate on line cattoliche e che si occupino della comunità cristiana senza tralasciare la cronaca o i fatti del territorio di riferimento. Saranno assegnati cinque premi: per la sezione giornalistica al giornalista che abbia sottolineato un aspetto o un evento di rilevanza sociale, culturale o religiosa della diocesi; per la grafica al sito che abbia la migliore fruibilità dei contenuti; per la fotografia alla miglior foto di accompagnamento a un articolo; per la sezione video al miglior video realizzato a corollario di un articolo e il premio della giuria popolare che verrà assegnato dai giornalisti stessi durante il Meeting”. Segue a pag. 2


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ELEZIONI DEL 25 MAGGIO

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MEETING DELLA FISC

Alla ricerca di senso nel cyberspazio La Rete luogo di prossimità. “Troviamo provvidenziale la decisione di promuovere il primo Meeting dei giornali cattolici diocesani e on line su un tema, ‘Pellegrini del cyberspazio’, che esprime compiutamente la nostra esperienza di cercatori di senso nella Rete”, commenta il direttore dell’Agenzia Sir, Domenico Delle Foglie, ricordando che nelle tre giornate “non mancherà il contributo della nostra riflessione e della nostra piccola esperienza nella Rete. Innanzitutto come luogo di prossimità”. Per il direttore di Zenit, Antonio Gaspari, l’appuntamento marchigiano guarda a “un giornalismo che cerchi verità, giustizia e bellezza, che lavori raccontando le storie eroiche quotidiane delle persone che

combattono il male facendo il bene”. Affinché, “invece della ‘cattiva notizia è la buona notizia’, si torni a raccontare la buona notizia”. Lo vede “come occasione di formazione e di crescita professionale per quanti parteciperanno” il presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche, Dario Gattafoni. Mentre Carlo Cammoranesi, coordinatore cultura della Fisc, richiama il voler fornire “una metodologia di lavoro più che una risposta esauriente per sancire il senso di un cammino sempre meno facile: si può convivere con il cartaceo sotto la spinta forte del web, anzi interagendo e creando i giusti equilibri per far crescere in modo costante l’intera testata nel territorio”.

Papa: i conflitti nella Chiesa si risolvono “discutendo e pregando” e “non con le chiacchiere, le invidie, le gelosie” “I problemi non si risolvono facendo finta che non esistano”. Gli apostoli scelsero coloro che dovevano provvedere alla carità non “perché esperti in affari, ma in quanto uomini onesti e di buona reputazione, pieni di Spirito Santo”. I conflitti che pure esistono nella Chiesa si risolvono “discutendo, esaminando, pregando”, “non con le chiacchiere, le invidie, le gelosie”. Papa Francesco ha commentato in questi termini, prima della recita del Regina Caeli, il passo degli Atti degli apostoli delle letture di oggi che riferisce “delle prime tensioni e i primi dissensi” emersi nella Chiesa, evidenziando che “i problemi non si risolvono facendo finta che non esistano!”, ma nel confronto e nel dialogo, perché “nella vita, i conflitti ci sono, il problema è come si affrontano”.Alle 80mila persone presenti in piazza san Pietro per la recita della preghiera mariana, il Papa ha infatti indicato quanto accadde quando la originaria comunità cristiana “favorita dall’appartenenza ad un’unica etnia e cultura, quella giudaica”, “si apre all’ambito culturale greco” e “viene a mancare questa omogeneità e sorgono le prime difficoltà. Serpeggia il malcontento, ci sono lamentele, corrono voci di favoritismi e disparità di trattamento. Pure questo succede nelle nostre parrocchie. L’aiuto della comunità alle persone disagiate - vedove, orfani e poveri in genere -, sembra privilegiare i cristiani di estrazione ebraica rispetto agli altri”. “Allora davanti a questo conflitto, gli Apostoli prendono in mano la situazione: convocano una riunione allargata anche ai discepoli, discutono insieme la questione. Tutti. I problemi infatti non si risolvono facendo finta che non esistano! Ed è bello questo confronto schietto tra i pastori e gli altri fedeli. Si arriva dunque ad una suddivisione di compiti. Gli Apostoli fanno una proposta che viene accolta da tutti: loro si dedicheranno alla preghiera e al ministero della Parola, mentre sette uomini, i diaconi, provvederanno al servizio delle mense per i poveri. Questi sette non vengono scelti perché esperti in affari, ma in quanto uomini onesti e di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di sapienza; e sono costituiti nel loro servizio mediante l’imposizione delle mani da parte degli Apostoli.

E così da quel malcontento, da quei favoritismi si arriva a una soluzione. I problemi nella Chiesa si risolvono confrontandoci, discutendo e pregando, con la certezza che le chiacchiere, le invidie e le gelosie non potranno mai portarci alla concordia e alla pace. Quando lasciamo allo Spirito santo la guida lui ci porta all’armonia. Niente chiacchiere, niente invidie e niente gelosie. Avete capito bene?”. “La Vergine Maria - ha concluso - ci aiuti ad essere docili allo Spirito Santo, perché sappiamo stimarci a vicenda e convergere sempre più profondamente nella fede e nella carità, tenendo il cuore aperto alle necessità dei fratelli”. Dopo la recita del Regina Caeli, papa Francesco ha ricordato che “ieri a Iaşi, in Romania, è stato proclamato beato il vescovo Anton Durcovici, martire della fede. Pastore zelante e coraggioso, fu perseguitato dal regime comunista rumeno e morì in carcere nel 1951. Morì di fame e di sete. Insieme con i fedeli di Iaşi e di tutta la Romania, rendiamo grazie a Dio!”.Il Papa ha anche chiesto di pregare per “i fratelli e sorelle” che stanno spffrendo per le “gravi inondazioni hanno devastato vaste zone dei Balcani, soprattutto in Serbia e in Bosnia”. (AsiaNews) -

Solidarietà a Meriam dal Forum delle Famiglie (e da tutti noi) Nuova adesione alla campagna di “Avvenire” per salvare la giovane mamma sudanese Il Consiglio direttivo del Forum delle Associazioni Familiari, riunito a Roma, ha aderito alla campagna lanciata da Avvenire a sostegno di Meriam, la giovane donna sudanese, di religione cristiana ortodossa, condannata all’impiccagione da un tribunale islamico il 15 maggio perché sposata a un cristiano. Meriam ha 27 anni, un figlio di 20 mesi, che si trova con lei in carcere, e un altro in grembo che nascerà a giugno.Il Forum invita anche tutte le associazioni aderenti a fare altrettanto scrivendo su Twitter con l’hashtag #meriamdevevivere o all’indirizzo meriamdevevivere@avvenire.it.

Votare si deve Nonostante tutto Più facile recarsi alle urne per le amministrative. Più complicato trovare le motivazioni giuste per il rinnovo del Parlamento europeo. Abbiamo una moneta comune, ma dobbiamo ancora gettare le basi per una politica comune. Accadrà questa volta, pur in presenza di una forte spinta nazionalista e populista? Difficile dirlo Francesco Bonini

Magari sarà più facile trovare le motivazioni nei 4.095 Comuni, o nelle due Regioni, che il 25 maggio sono chiamati al voto: una buona amministrazione fa la differenza competitiva e della qualità della vita, in tempi di risorse decrescenti, per cui non si può delegare a nessuno la scelta dei propri più diretti rappresentanti. Eppure, anche nella restante metà d’Italia, in cui i cittadini voteranno solo per il Parlamento europeo, votare si deve, nonostante tutto. Votare si deve nonostante l’Unione europea faccia fatica e facciano fatica i cittadini a riconoscersi nelle dodici stelle gialle in cerchio in campo blu, anche se ormai non ne possono fare a meno. Così come dell’euro. Basta guardarsi nel borsellino: nessuno ormai può più trovare solo monete del proprio Stato: siamo tutti connessi e interdipendenti. Anche se ci sentiamo sempre più lontani. L’Unione è una realtà, che ha fatto del suo profilo, idealmente alto ma politicamente modesto, la propria identità: salvo scoprire, in anni recenti, dopo una serie di allargamenti che ora arrivano a 28, come questa apparente contraddizione generi problemi inediti, che questa tornata elettorale sembra amplificare. Votare dunque si deve, proprio per accompagnare questo processo di adeguamento dell’idea al fatto, a livello di istituzioni dell’Unione. È un processo necessariamente lungo, ulteriormente complicato in questo momento di crisi. E qui c’è il secondo punto. Votare si deve nonostante

il clima di crisi della politica e della partecipazione, con il proporzionale sviluppo della protesta, che percorre tutti i 28 elettorati dell’Unione. Ci sono cinque candidati per la guida della Commissione, espressione delle cinque famiglie politiche “ufficiali”: popolari, socialisti, liberal-democratici, verdi e sinistra. I partiti e i movimenti euroscettici tradizionali non si sono curati di presentare alcun candidato, così come i nuovi movimenti, non collegati a livello europeo, ma ciascuno espressione di singoli, diversi malesseri nei ventotto Stati dell’Unione. Anche questo significa pure qualcosa. Votare dunque si deve, nonostante tutto, anche per scegliere l’indirizzo politico. Necessariamente, infatti, il futuro dell’Europa passa per la costruzione di un sistema politico europeo. E per la sua coerenza con i principi di fondo, per cui in particolare proprio i cattolici, come ribadito in un bel documento dell’episcopato europeo dello scorso mese di marzo, devono impegnarsi, prima di tutto con la partecipazione. In quel documento si sottolineava anche la cruciale questione della partecipazione dei giovani, che tutti i sondaggi segnalano tentati dalla protesta fine a se stessa. In effetti c’è oggi una grande questione sull’identità, che, se non ha risposte di alto profilo, rischia di essere risolta facendo ricorso a surrogati purchessia. E questo forse è il vero punto culturale e politico di questa tornata elettorale. Per l’Europa e anche per l’Italia.

“La sofferenza non è un valore in se stessa ma una realtà che Gesù ci insegna a vivere con l’atteggiamento giusto”. Lo ha detto il Papa, che ricevendo in udienza, in Aula Paolo VI, le Associazioni del Beato Luigi Novarese, ha osservato che “ci sono modi giusti e modi sbagliati di vivere il dolore e la sofferenza”: “Un atteggiamento sbagliato - ha spiegato - è quello di vivere il dolore in maniera passiva, lasciandosi andare con inerzia e rassegnandosi. Anche la reazione della ribellione e del rifiuto non è un atteggiamento giusto”. Gesù, invece, “ci insegna a vivere il dolore accettando la realtà della vita con fiducia e speranza, mettendo l’amore di Dio e del prossimo anche nella sofferenza: e l’amore trasforma ogni cosa”. “C’è chi piange perché non ha salute, chi piange perché è solo o incompreso”, ha detto il Papa: “I motivi della sofferenza sono tanti. Gesù ha sperimentato in questo mondo l’afflizione e l’umiliazione. Ha raccolto le sofferenze umane, le ha assunte nella sua carne, le ha vissute fino in fondo una per una. Ha conosciuto ogni tipo di afflizione, quelle morali e quelle fisiche: ha provato la fame e la fatica, l’amarezza dell’incomprensione, è stato tradito e abbandonato, flagellato e crocifisso”. Ma dicendo “beati quelli che sono nel pianto”, Gesù “non intende dichiarare felice una condizione sfavorevole e gravosa della vita”. “Proprio questo vi ha insegnato il beato Luigi Novarese ha esclamato il Papa - educando i malati e i disabili a valorizzare le loro sofferenze all’interno di un’azione apostolica portata avanti con fede e amore per gli altri”. “Gli ammalati devono sentirsi gli autori del proprio apostolato”. “Una persona ammalata, disabile, può diventare sostegno e luce per altri sofferenti, trasformando così l’ambiente in cui vive”, ha affermato il Papa citando una frase del beato: “Gli ammalati devono sentirsi gli autori del proprio apostolato”. “Con questo carisma voi siete un dono per la Chiesa”, ha detto Francesco rivolgendosi ai presenti: “Le vostre sofferenze, come le piaghe di Gesù, da una parte sono scandalo per la fede, ma dall’altra sono verifica della fede, segno che Dio è Amore, è fedele, è misericordioso, è consolatore. Uniti a Cristo risorto voi siete soggetti attivi dell’opera di salvezza ed evangelizzazione”. Di qui l’invito ad “essere vicini ai sofferenti delle vostre parrocchie, come testimoni della Risurrezione”. “Così voi arricchite la Chiesa e collaborate con la missione dei pastori, pregando e offrendo le vostre sofferenze anche per loro”, ha assicurato il Papa: “Vi ringrazio tanto di questo!”. All’inizio del suo discorso, il Papa ha definito il beato Luigi Novarese “sacerdote innamorato di Cristo e della Chiesa e zelante apostolo dei malati”.


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SE IL PIL NON DICE TUTTO

AI BorDI DELLA CronACA

In fondo, la notte è rimasta

I giovani: addio discoteche. Ora abitano i luoghi della rete Paolo Bustaffa

“L’unica certezza è che, in fondo, la notte è rimasta”. È il commento di un esperto alla crisi delle discoteche che hanno per lungo tempo rappresentato un luogo e un tempo che molti giovani attendevano durante la settimana. Oggi, con l’irruzione dei social-network, lasciano i locali chiusi e scelgono d’incontrarsi, spesso all’aperto, su temi e per eventi. Su questo cambiamento di rotta da parte delle nuove generazioni se ne sta scrivendo e parlando anche in questi giorni. La cronaca riferisce spesso di adunate che durano una notte o poco più. Fiammate impreviste che si consumano in poche ore per accendersi più in là nel tempo e nello spazio. Come tanti imprevedibili falò non solo nel nostro Paese sono lo sfogo di una comunicazione ravvicinata, sono l’appuntamento spontaneo di comunità virtuali, sono piazze in cui si ritrova il popolo immenso dei social network. Non c’è più bisogno di luoghi per ritrovarsi e riconoscersi. Non servono più grandi spazi organizzati con tanti e diversi effetti

speciali. Ma se non servono più le cattedrali del divertimento servono ancora le cattedrali dello spirito? La domanda è spontanea e, con le debite distinzioni, va a toccare il tema del vivere e del credere dei giovani di oggi, tema dibattuto e approfondito alla luce del rapporto tra nuovi e antichi media, tra comunicazione tra volti e comunicazione tra video, tra connessioni e relazioni.“L’unica certezza è che, in fondo, la notte è rimasta”, scrive l’esperto, e i giovani intendono continuare a vivere le ore notturne a modo loro perché è questo, secondo il loro pensiero, l’unico tempo rimasto di libertà. Il giorno resta, infatti, saldamente nelle mani degli adulti che lo modellano secondo le proprie regole, i propri obiettivi, i propri interessi. Ai giovani rimane una corsa, tra l’oscurità e i lampi artificiali, che si conclude alle prime luci dell’alba. Ma in questa corsa, ieri come oggi, c’è un messaggio che non può avere come risposta il solo sostare con i giovani, ieri nelle discoteche e oggi nei luoghi del digitale. Gli eventi e i temi attorno ai quali i giovani si ritrovano su convocazione della rete dicono che non si è mai spento in loro il loro desiderio dell’incontro, la voglia di un guardarsi negli occhi, l’attesa di parlarsi e di ascoltarsi senza maschere. Chissà se gli adulti si rendono conto di quanto sta avvenendo, chissà se prendono nota che con lo spegnersi delle luci delle discoteche non si spegne, nei loro confronti, la provocazione dei giovani che spesso prende il sapore della trasgressione. Non si spegne nelle nuove generazioni la ricerca di felicità e di libertà. “L’unica certezza è che, in fondo, la notte è rimasta” e potrebbe rientrare in quelle periferie esistenziali sulle quali Papa Francesco continua a chiedere un supplemento di riflessione, di testimonianza e di progetto? Ai bordi della cronaca, che racconta di tanti giovani che dalle discoteche passano a nuovi luoghi d’incontro e di divertimento, ci si accorge che la risposta non può essere che quella di un dialogo educativo permanente tra generazioni. Il cambiamento provocato dai social network offre, in questa prospettiva, l’opportunità di rileggere la notte come momento di crescita e non di sciupio. Se è vero che “l’unica certezza è che, in fondo, la notte è rimasta” è altrettanto vero che la notte non sempre è buio, nulla, fuga. È altrettanto vero che la notte di molti giovani non appartiene alla cronaca nera.

Daniele e Giovanna hanno celebrato i 25 anni di matrimonio presso la Parrocchia San Pio V di Grottammare, tanti auguri dalle figlie e da tutti gli amici!

Italia, niente male per viverci (a lungo) Cala il Pil, ma si vive più a lungo. Infatti l’economia e i soldi non sono tutto. La vituperata Italia (più amata all’estero che dagli stessi italiani, perché “nemo propheta in patria”) si colloca al terzo posto al mondo per aspettativa di vita, bruciata sul filo di lana solo da Svizzera e Singapore. Nel Belpaese - attesta il World Health Statistics 2014 dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) - si può sperare di arrivare fino a 82,60 anni; nella vicina Confederazione elvetica il dato è a 82,90, nel Paese asiatico a 82,65. La medaglia di bronzo assegnata all’italian way of life comprende un mix di ricette, non sempre segnalate dalle statistiche, che vanno dalla dieta mediterranea all’ancora diffusa e proverbiale “serenità” tricolore, compreso un discreto sistema sanitario che non lascia nessuno, o quasi, senza l’assistenza necessaria (elemento tutt’altro che scontato in altri Paesi, Stati Uniti in primis). Non va nemmeno trascurata, per il caso-Italia, la distribuzione della popolazione in una miriade di comuni e centri minori, talvolta tipici dell’ambiente rurale, altre volte arrampicati sulle pendici di qualche bella collina, che rendono l’esistenza meno tesa, più “slow”, un poco più al riparo dalle grandi cause di morte che colpiscono oggi l’umanità,

specie le nazioni con il Prodotto interno lordo più elevato: malattie cardiache, infezioni respiratorie, ictus. Insomma, vivere bene fa vivere più a lungo, salvo, ovviamente, fare i conti con gravi patologie impreviste, incidenti o altre disgrazie che purtroppo non mancano. Per l’Oms una bambina che nasce oggi in Italia può addirittura sperare di cam-

40 AnnI fA IL DIvorzIo

continuano a vivere insieme per tutta la vita”. È possibile parlare di “cambiamento antropologico” avviato, in un certo senso, con la legge sul divorzio? “La legge non ha fatto altro che ufficializzare uno stato di cose. viviamo in un’epoca di temperie culturale pesantemente orientata alla frammentazione. È come se fossimo sul ponte di una nave sferzata dal vento: è difficile tenere insieme tutti i rapporti, compresi quelli tra coniugi. Non dimentichiamo che tutti i Paesi occidentali hanno legiferato in questa direzione: bisogna quindi interrogarsi sulle dinamiche retrostanti, lavorando semmai sulle spinte culturali che sono alla base”. Da dove partire per intervenire su queste “spinte culturali”? “Quello che è successo 40 anni fa costituisce un passaggio problematico rispetto a una tradizione affermatasi in Occidente, che aveva fatto coincidere matrimonio sacramentale e civile. Dobbiamo prendere atto di questa trasformazione, capirne le cause e poi riflettere su come conservare e, anzi, rilanciare il valore del matrimonio”. Ancora oggi il matrimonio religioso “coincide” con quello civile… “Da parte della Chiesa vedo un grande spazio per qualificare il matrimonio sacramentale guadagnando autonomia rispetto alla sua dimensione civile. Vanno recuperate entrambe le dimensioni del matrimonio: come contratto civile e come sacramento. Per far questo bisogna

pare fino a 85 anni, mentre i coetanei maschi si attestano attorno agli 80 anni (non è un caso - lo dicono le statistiche - se le vedove sopravanzano di gran lunga i vedovi). Sempre stando ai numeri, si vive a lungo anche in Islanda, Australia, Nuova Zelanda e Spagna. Ma nessuno, proprio nessuno, batte le donne giapponesi che addirittura si prenotano fino all’87° compleanno. Se le tabelle Oms inducono a qualche segnale di speranza e di legittimo orgo-

Matrimonio, per ora ha vinto l’Italia della rarefazione Era il 13 maggio 1974 quando vinsero i “No”. No all’abrogazione della legge che, quattro anni prima, aveva introdotto il divorzio nell’ordinamento italiano. Il referendum, che si svolse il 12 e 13 maggio, era stato promosso dalla Democrazia cristiana: votò a favore dell’abrogazione della legge il 40,7% dei votanti, contro il 59,2%. A quarant’anni da quel voto, ripercorriamo i cambiamenti del Paese con il sociologo Mauro Magatti, docente all’Università Cattolica di Milano. In questi 40 anni quanto è cambiata la società italiana? “Il tempo storico che ci separa da quei giorni ha segnato profondamente la cultura, la società e l’economia. Il processo di secolarizzazione è avanzato e alcuni problemi si sono approfonditi. Detto ciò, nella società italiana ci sono anche caratteri di lungo periodo che permangono e sono vitali: penso, ad esempio, alla radice cattolica”. Quali conseguenze, a suo avviso, hanno portato la legge e il referendum sul divorzio? “Da una parte la strada aperta con il divorzio si è radicalizzata con una rarefazione dell’idea di matrimonio, l’aumento delle convivenze, la richiesta di un riconoscimento per altre forme di unione. Dall’altra parte credo abbia portato a sfide probabilmente meno forti ma non meno rilevanti circa una maggiore consapevolezza del significato della famiglia e di un matrimonio stabile. In una cultura rarefatta, che fa di tutto per predicare l’instabilità delle relazioni affettive, non dimentichiamo le coppie di coniugi che

glio italiano, richiamano però a non trascurare il fatto che nella parte povera del pianeta - che va dai Paesi sottosviluppati alle periferie delle megalopoli del mondo ricco, Europa compresa - si muore ancora di fame, per mancanza di cure mediche o per malattie trasmissibili (Aids in testa). Lo ribadisce Margaret Chan, direttore generale Oms, che sottolinea: “A livello globale i valori medi circa l’aspettativa di vita sono 73 anni per le donne e 68 per gli uomini”; ma se un bebè nato in un Paese occidentale può attendersi di raggiungere i 76 anni, uno che nasce in una nazione povera quasi certamente non supererà i 60. Con una ulteriore specificazione: “L’aumento della vita media mondiale si deve fra l’altro al fatto che sempre meno bambini muoiono prima dei cinque anni. Ma ci sono ancora differenze troppo grandi fra i Paesi ricchi e quelli a basso reddito”. Dunque in Italia, Svizzera e Singapore occorre ormai fare i conti con un esercito di anziani che, necessariamente, richiederanno attenzioni, affetto e cure crescenti; in Eritrea, Zimbabwe, Niger o Malawi, ma anche in India o Brasile, rimane invece la necessità di assicurare un’esistenza dignitosa a milioni di bambini. Perché la speranza di (una bella) vita sostituisca definitivamente il Pil nella misurazione della felicità globale. evidenziare la natura contrattuale della dimensione civile, mentre per quanto riguarda il sacramento ci vuole la consapevolezza che vi si attribuisce una profondità non riconducibile a un mero contratto”. Proprio in questi giorni si sta parlando di un’ulteriore riduzione del tempo necessario per il divorzio: negli anni settanta servivano 5 anni, poi ridotti nel 1987 - a 3, e ora potrebbe diventare un solo anno…

“Mentre nelle intenzioni iniziali il tempo necessario era il riconoscimento che si trattava di qualcosa d’importante, il progressivo accorciamento è segno di una sempre minore importanza attribuita al ‘contratto’ matrimoniale”. I cattolici - come parte della società e della cultura del nostro Paese - in che modo possono riproporre, oggi, il valore del matrimonio e della famiglia? “Non ci si può opporre a queste spinte culturali alzando delle barricate, ma presentando la bellezza della famiglia, con esempi concreti che mostrino come la famiglia sia migliore di un individualismo e un occasionalismo che non producono senso. Parafrasando quanto detto sabato scorso da Papa Francesco al mondo della scuola, non siamo ‘contro’ qualcuno, ma ‘per’. Per il matrimonio e la famiglia”. Francesco Rossi


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DIOCESI S. BENEDETTO DEL TRONTO-RIPATRANSONE-MONTALTO

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RIDUZIONE FIGLI IN CAMERA 3°° e 4° LETTO: 0 - 2 anni (non compiuti) GRATIS 2 - 8 anni (non compiuti) 50% % (in tripla) 2 - 12 anni (non compiuti) 50% (in (in quadrupla) 3° letto e 4° letto adulti sconto onto 20% LETTO: SPECIALE QUINTO LETT TO: 3° e 4° figlio dal quinto letto in poi, al più piccolo (max 12 anni n.c.) c.) verrà applicata una riduzione uzione dell' 80%. L'iniziativa è valida da ove disponibile la camera quintupla. tupla. GENITORI SINGLE: Un U figlio fino a 18 anni n.c. in camera ra con un genitore sconto del 15%. %.

4 Aspettiamo lle vostre prenotazioni entro il 2 GIUGNO 2014 Al momento della a prenotazione, si dovrà versare la a quota di euro 200,00 a famiglia PRE ENOTAZIONI RIVOLGERSI A: Marco e Anelide 347 8255179 PER PRENOTAZIONI

UFFICIO DIOCESANO DELLA PASTORALE FAMILIARE

Carissimi Parroci e Carissime Famiglie, dopo avervi proposto momenti di formazione-riflessione e di preghiera insieme, vogliamo proporvi una VACANZA PER FAMIGLIE E SACERDOTI della nostra Diocesi. Abbiamo trovato un’occasione di un hotel **** a Borca di Cadore (una località delle Dolomiti) per una settimana di riposo 13-20 LUGLIO 2014 (7 notti, pensione completa, vino incluso). La località, che vi proponiamo per questa tempo di relax, è a un’altezza di 950 m, quindi adatta anche a tutti i bambini ed è vicina ad altre mete meravigliose come Cortina d’Ampezzo (14 Km). Il prezzo ad adulto è di 320 euro INTERO SOGGIORNO; per quanto riguarda i figli le tariffe sono le seguenti: RIDUZIONI IN CAMERA 3° e 4° LETTO: 0 – 2 anni (non compiuti) GRATIS 2 – 8 anni (non compiuti) 50% (in tripla) 2 – 12 anni (non compiuti) 50% (in quadrupla) 3° letto e 4° letto adulti sconto 20% SPECIALE QUINTO LETTO: 3° e 4° figlio dal quinto letto in poi, al più piccolo (max 12 anni n.c.) verrà applicata una riduzione dell’ 80%. L’ iniziativa è valida ove disponibile la camera quintupla. GENITORI SINGLE: Un figlio fino a 18 anni n.c. in camera con un genitore sconto del 15%. Aspettiamo le vostre prenotazioni entro il 31-05-2014. Al momento della prenotazione, si dovrà versare la quota di euro 200,00 a famiglia da inviare all’associazione che gestisce l’hotel. Per chi può, è un’occasione da non perdere. Un abbraccio fraterno L’Equipe dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare PER PRENOTAZIONI RIVOLGERSI A: Marco e Anelide 347 8255179

Ufficio Diocesano della Pastorale Familiare

“BEATA LA FAMIGLIA CHE CREDE” Siamo Nicola e Clara, sposati da trentasette anni, abbiamo tre figlie e due splendidi nipoti. Circa quarant’anni fa abbiamo conosciuto la Spiritualità dell’unità (Movimento dei Focolari) e da quel giorno la nostra vita personale prima e di coppia dopo è cambiata radicalmente. L’incontro con la persona di Gesù nel Vangelo ci ha fatto riscoprire un Dio pieno di amore verso ognuno di noi, amore personale, esclusivo, totalitario. Insieme, con la Grazia del Sacramento del matrimonio, abbiamo deciso di rispondere a questo Suo Amore con il nostro amore di giovani sposi, seppure piccolo e fragile. Ci siamo lasciati guidare da Dio e, sostenuti dalla Sua Presenza, abbiamo cercato di mettere in pratica, nella nostra vita quotidiana, le parole di Gesù soprattutto quelle che ci ricordavano l’amore. Abbiamo scoperto che l’amore che Gesù ci proponeva era come un’arte che si poteva sintetizzare in alcuni punti fondamentali: “Amare per primi” (Gesù ci ha amato per primi anche se peccatori) senza aspettare che sia l’altro ad amare, prendere l’iniziativa di amare, cominciare subito e ogni giorno; “amare sempre “anche quando non si ha voglia (momenti di stanchezza, un’incomprensione, un’idea diversa…..); “amare tutti “non solo il marito, la moglie, i figli, ma ogni prossimo che si incontra nel quotidiano, dal collega di lavoro al barista, dal giornalaio

al negoziante….non solo quello della mia parrocchia, del mio quartiere, della mia patria… non solo il ricco, il simpatico…ma tutti tutti; “saper vedere sempre la persona di Gesù in ogni prossimo che ci passa accanto nell’attimo presente della vita “sia esso il coniuge, un figlio, la suocera o altra persona…Ci siamo subito accorti, però, che seguire Gesù era molto difficile ed impegnativo. Il nostro amore era fragile e incostante… il nostro carattere, le nostre diversità, il nostro egoismo, l’orgoglio personale costituivano spesso un grande ostacolo nel nostro rapporto di coppia e ne oscuravano la bellezza. Nonostante ciò, non ci siamo mai scoraggiati. Ogni volta, singolarmente e insieme, ci riaffidavamo con umiltà a Dio attraverso la preghiera e l’Eucarestia. La Sua risposta giungeva immediata…..sentivamo il desiderio di ricominciare subito a volerci bene, ad accoglierci l’un l’altro così come eravamo con i rispettivi limiti e difetti, cercando di cancellare anche pregiudizi e rancori; ciò che interessava era credere nel nostro amore e far di tutto perché non si affievolisse. Un valore importante che scaturisce dall’amore e che ci ha aiutato a costruire un rapporto più solido è ed è stato, nella nostra vita di coppia, il perdono. Esso ci ha consentito di superare i

nostri limiti, di non fermarci di fronte agli errori commessi e di ricominciare sempre con un amore rinnovato.Il perdono ci ha anche resi coscienti di appartenere alla Chiesa che è la comunità dei perdonati (rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori); questa consapevolezza ci ha spinto ad uscire dal nostro egoismo individuale e di coppia per aprirci ai bisogni della comunità. A conclusione di questa nostra piccola e semplice testimonianza, vogliamo lasciare agli sposi un pensiero donatoci da una famiglia esperta nelle tematiche di coppia, che può essere di aiuto a tutti noi: Il “primo figlio “di una coppia è il loro amore e, proprio come un neonato, va nutrito, cullato, accarezzato, protetto. Non dimentichiamo mai di donare il sorriso dell’alba e del tramonto, d’essere sinceri e autentici anche quando fa male e non smettiamo di pronunciare parole d’amore.

Ripatransone, Cento Storie e Piccoli Passi: nidi aperti alla città da Janet Chiappini

L’Amministrazione comunale di Ripatransone e la Cooperativa Koinema promuovono l’iniziativa “Nidi aperti alla città” grazie alla quale sarà possibile, ai genitori interessati ad usufruire del servizio, visitare le strutture e conoscere il personale. La visita non comporta alcun impegno ma è un’occasione utile per rivolgere quesiti, esprimere dubbi, chiedere informazioni, conoscere le educatrici il cui obiettivo è promuovere il benessere psico-fisico dei piccoli ospiti. I giorni di visita sono i seguenti:

NIDO INFANZIA CENTO STORIE (CENTRO STORICO) via Uno Gera-Ripatransone venerdi 23 maggio 2014 ore 16 giovedi 12 giugno 2014 ore 16

NIDO INFANZIA PICCOLI PASSI (VALTESINO) via del Tricolore 12-Borgo Res. “La Vigna” lunedi 19 maggio 2014 ore 16 venerdi 13 giugno 2014 ore 16 Per prenotare la visita contattare i numeri: Nido infanzia Cento Storie 0735.97121 Nido Infanzia Piccoli Passi 0735.90383 Le iscrizioni sono aperte fino al 30 giugno 2014 Per informazioni e per ritirare i modelli di domanda: Ufficio Servizi Sociali - Tel. 0735-917317 I modelli sono disponibili anche presso le strutture interessate

Nicola e Clara

Da Monteprandone

Gli echi dell’incontro della Scuola con il papa Se per educare un figlio ci vuole un villaggio, ben l’hanno cominciato a mettere in atto la scuola dell’ISC di Monteprandone. Per la festa della scuola del 10 maggio, perché tale è stata una festa “per” e non un incontro “contro” ha detto Papa Francesco, sono partiti insieme i bambini con i propri genitori e le insegnanti, della 3 B della Scuola Primaria Borgo da Monte, di Monteprandone. “Finalmente la scuola dal papa” racconta di aver pensato Samantha, madre di uno degli alunni della classe terza, “dopo aver ricevuto la risposta positiva da parte degli altri genitori, alla proposta di andare insieme come classe, e delle insegnati, ci siamo preparati a un incontro che sapevamo sarebbe rimasto nei nostri cuori”. E così è stato per tutti, bambini e adulti, “è indescrivibile, l’emozione del Santo Padre che passa tra la folla e la sete di ricevere quel suo sguardo di benevolenza e di dolcezza che parla dell’amore di Dio” Hanno atteso sotto il meraviglioso sole in piazza di incontrare, non semplicemente il papa, ma migliaia di bambini, ragazzi, giovani, insegnanti, genitori, educatori… Lo hanno percepito chiaramente i bambini il senso profondo della giornata vissuta a Roma. “È stato bellissimo perché aspettando il Papa abbiamo giocato e cantato insieme a delle bambini cinesi. Anche se il Papa con la papa mobile non è passato vicino a noi, ma non fa niente, mi sono divertita moltissimo ed è stata una giornata bellissima.” Le parole di Greta ci

restituiscono la bellezza dell’incontro, anche Irene gli fa eco “È stato bello cantare insieme e passarci le bottigliette di acqua, perché faceva un caldo da morire. La cosa triste è stato che il Papa non è passato dove stavo io. Però ho provato lo stesso felicità e tantissima fiducia.” La meraviglia di essere stati tra “amici e sconosciuti, più di 300000” dice Rita. Un vero popolo in festa, “è stato bellissimo” ne sono convinte Elisa e Miriam felici di aver vissuto questa esperienza “con la mia famiglia e le maestre” e di aver potuto ascoltare il Papa che “come sempre ha detto cose bellissime e dolci”. È la festa e la gioia la cifra condivisa di questa giornata come ci racconta anche la loro maestra grata a Papa Francesco che “con un sorriso disarmante ci ha accolti e proiettati in un futuro carico di speranza. Grazie a papa Francesco siamo certi di farcela e andare lontano”. Ma anche le parole del papa, come sottolinea Samantha come genitore, “chiare, concrete, incisive, che hanno ribadito l’importante obiettivo che deve avere l’insegnamento scolastico, che deve mirare alla crescita intera di mente, cuore e mani dell’individuo, perché solo quando il sapere è collegato al saper essere, e al saper fare

risulta vincente e efficace allo sviluppo della persona.” Parole attraverso le quali ”ognuno di noi, ha ricevuto la ricchezza di una grande speranza nel cuore”. Parole di incoraggiamento e di esortazione che richiamano anche a una grande responsabilità condivisa, a ritrovare come intera comunità un progetto condiviso per la scuola, come un bene comune fondamentale perché “per educare un bambino ci vuole un intero Monica Vallorani villaggio”.


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Parola del Signore SESTA DI PASQUA A

Dal VANGELO secondo GIOVANNI Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui. (VANGELO DI GIOVANNI CAP. 14 VERSETTI 15-21)

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Voglio provare a fare una piccola considerazione su questa affermazione di Gesù per cercare di capire meglio cosa ci vuole dire il Signore. Domandiamoci prima quali sono i suoi comandamenti. La prima risposta che viene in mente è la sua frase che dice: VI DO UN COMANDAMENTO NUOVO, CHE VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI COME IO HO AMATO VOI. Allora se partiamo da questa frase potremmo trasformare la frase iniziale di Gesù in questo modo: SE MI AMATE, VI AMERETE. Non è possibile amare Gesù se non si amano i fratelli. Infatti l’evangelista Giovanni scrive nella sua prima lettera: Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da Lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello. Tutto questo discorso di Giovanni è ancora più vero se consideriamo che l’amore a Dio e al suo Cristo lo possiamo concretizzare solo amando i fratelli; infatti Gesù nel discorso sulla fine del mondo ci dice: ogni cosa avrete fatto a uno di questi piccoli l’avrete fatta a me. Se non riusciamo a vedere nel fratello che ci è vicino Gesù il Cristo, non riusciremo mai a diventare cristiani, cioè seguaci di Cristo. Infatti solo i cristiani, i fedeli di Cristo, coloro che lo amano e quindi amano i fratelli, riceveranno il Consolatore, lo Spirito Santo, lo Spirito di Verità, lo Spirito d’Amore. Perché i cristiani conoscono questo Spirito, lo Spirito dell’Amore perché essi amano, e sono animati da questo Spirito ad amare sempre di più. La parola Consolatore significa: “colui che sta insieme a”; quindi possiamo dire che lo Spirito continua la missione di Gesù, per stare con noi per sempre, per starci vicino nel momento del bisogno, per intercedere per noi, per aiutarci a capire la volontà di Dio su di noi, per spiegarci la verità tutta intera, per aiutarci ad amare i fratelli, per pregare con noi e in noi, per farci partecipare della vita d’amore della Santissima Trinità, poiché Dio è amore, e chiunque ama partecipa della vita di Dio ora e sempre. Chiediamo al Signore Gesù di aiutarci ad essere sempre più innamorati di Lui, e di poterlo dimostrare con l’amore ai fratelli: marito, moglie, figli, genitori, nonni e nonne, suoceri e suocere, amici e tutti quelli che il Signore pone sulla nostra strada, sul cammino della nostra vita. RICCARDO

PILLOLE DI SAGGEZZA: MANTENENDO TRA LORO UN’AMICIZIA CRISTIANA I FEDELI SI OFFRONO MUTUO SOSTEGNO IN OGNI NECESSITA’. (Vat. II) CHI SI ESPONE ALL’AVVENTURA DELL’AMORE INCONDIZIONATO PER IL PROSSIMO TROVA DIO (Karl Rahner)

La nascita di Gesù a Betlemme

11. MArIA PArTorÌ GESÙ, Lo fASCIÒ, Lo PoSE nELLA MAnGIAToIA Leggiamo Lc 2,1-7 riguardante nascita di Gesù nella sua sconcertante umiltà. 1. Tre rilievi su Luca capitolo 2. Primo. Le fonti. Luca ci fa intravvedere che una testimone privilegiata di quanto egli scrive fu precisamente Maria, la Madre di Gesù. In due testi del capitolo 2 egli lo dice quasi esplicitamente. Mentre quelli che udivano i pastori «si stupirono», «Maria, da parte sua, custodiva synetérei, tutte queste cose, tà rémata, meditandole, symbállousa, nel suo cuore» (2,19); quindi un memorizzare, confrontare – sym-bállô – e interiorizzare il tutto nel profondo della sua persona, «nel suo cuore». Lo ripete dopo l’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio: Gesù «scese con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva dietérei, conservava a lungo – tutte queste cose nel suo cuore» (1,51). Qui, oltre che all’episodio concreto, Luca vuole riferirsi a quanto ha raccontato partendo da 2,19, il testo riportato sopra. Notiamo che tà rémata indica «le cose», «i fatti», «le circostanze». In più, Luca si è servito anche di altre fonti, compresa la fede quale era vissuta nella sua chiesa, per la quale egli direttamente scriveva il suo Vangelo. Secondo. Luca non collega redazionalmente il capitolo secondo con il capitolo primo. Per cui colpisce la mancanza di un raccordo tra il racconto dell’annunciazione (1,26-38) e quello della natività (2,1-7). Per cui, in Lc c. 2, Giuseppe e Maria sono i «genitori» di Gesù (2,27.41.43); Maria dice a Gesù: «Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» (2,48), quasi dimenticando la concezione verginale di Gesù (1,35). Ciò è dovuto al fatto che Luca vuole sottolineare la discendenza di Gesù da Davide, e tale discendenza viene a Gesù proprio mediante Giuseppe. Inoltre, Luca fa anche affidamento alla memoria del lettore; poi gliela rinforza: «Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, hôs enomízeto, di Giuseppe...» (3,23). Cioè, padre putativo. Terzo. La personalità di Maria. Risulta di prim’ordine e in vari testi che la richiamiamo. In 2,7, è Maria che presta tutte le cure al suo neonato. In 2,16, è Maria che viene menzionata al primo posto. In 1,19 e 51, è Maria che conservava e meditava quanto riguardava Gesù. In 2,34, si parla della spada che le trafigge l’anima, rendendola partecipa delle sofferenze salvifiche del Figlio. Luca aggiunge Atti 1,14 dove Maria è in preghiera con la prima comunità. In breve,

Luca mette in forte rilievo Maria come Madre unita al Figlio, partecipe delle sofferenze del Figlio, credente e orante nella chiesa apostolica. 2. L’ambientazione storica. «In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta» (Lc 2,1-6). Augusto fu imperatore dal 29 a.C. al 14 d.C. Quirinio fu governatore del del Vicno Oriente dal 12 a. C. al 14 d. C. Si conosce un censimento fatto da lui, però il 6 d.C. 3. La nascita di Gesù. «Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,6-7). Qui Luca rileva il compimento della promessa. Rimanda al brano successivo la presentazione della personalità del Bambino (2,820). Qui lo qualifica come «primogenito» nel senso paolino di «il primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29). Dice che Maria è la sola che si prende cura del proprio bambimo. Gli ha preparato le «fasce» che erano segno di grande cura e venivano usate dai re: «Fui allevato in fasce e circondato di cure» (Sap 7,4). Dice che lo pone dolcemente nella «mangiatoia», fátne, termine che usa tre volte (2,7.12.16). «Perché per loro non c’era posto», per la situazione di Maria gestante che coinvolgeva anche Giuseppe, «nell’alloggio», katályma. Altrove Luca usa katályma per indicare la sala dell’ultima Cena (22,11). L’«albergo» del buon samaritano è chiamato pandokéion (10,34). Che concludere? Dato che – alla nascita di Gesù – i pastori «pernottavano all’aperto», agrauloùntes (2,8), non si era in inverno. Ebbene, in una delle grotte frequentate da loro d’inverno e al presente vuota, Maria partori e depose il suo divin Figlio. La tadizione, risalente a Giustino martire (+167), ha conservato la memoria di quel luogo indicandolo in quella che è la Grotta della Natività a Betlemme, sulla quale Costantino fece costruire la bailica che ancora sussiste e che conosciamo. Conclusione. Gesù, per amore, «si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo».Vergine Santa,prendi con te Gesù Bambino, portalo nelle nostre case perché santifichi il nostro “terribile quotidiano”, deponilo poi nel nostro cuore e tu resta vicino a noi! Crocettigiuseppe@yahho.it

Impegni Pastorali del Vescovo DAL

25 MAGGIO AL 1 GIuGNO 2014

Domenica 25 maggio Ore 10.30 Grottammare Parrocchia Madonna della Speranza: Cresime Lunedì 26 maggio Ancona Seminario Regionale “Pio XI”: Conferimento ministeri Mercoledì 27 maggio Ore 10.15 S. Benedetto Tr. Incontro con gli alunni della scuola Marchegiani Giovedì 29 maggio Ore 18.00 S. Benedetto Tr. - Concezioniste: presentazione di un libro di mons. Marcucci

venerdì 30 maggio Ore 21.00 Centobuchi Parrocchia Sacro Cuore: processione e S. Messa a conclusione del mese di maggio Sabato 31 maggio Ore 10.00 Porto d’Ascoli - Parr. Cristo Re: S. Messa per il gruppo interparrocchiale dell’UNITALSI Ore 19.00 S. Benedetto Tr. Parrocchia S. Filippo Neri: S. Messa del Donatore (AIDO) Domenica 1 giugno Ore 9.00 Cupra Marittima Parrocchia S. Basso: Cresime Ore 11.30 Porto d’Ascoli Parr. SS. Annunziata: Cresime


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Paolo VI sarà beato il prossimo 19 ottobre Papa Francesco ha firmato il decreto di miracolo per Montini nel pomeriggio di venerdì 9 maggio

Il sogno di Papa Montini Paolo VI sarà proclamato Beato il 19 ottobre prossimo. La notizia, circolata nei primi giorni di maggio, è divenuta ufficiale con la firma apposta, venerdì 9 maggio, da Papa Francesco sul decreto di un miracolo avvenuto tramite l’intercessione di Papa Montini e comunicata dalla sala stampa della Santa Sede. Aggiungendo: Papa Francesco ha ricevuto in udienza privata il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti tra gli altri il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini), Sommo Pontefice, nato il 26 settembre 1897 a Concesio e morto il 6 agosto 1978 a Castelgandolfo. Montini è stato arcivescovo di Milano dal 1955 al 1963 quando è stato eletto Papa. «Nella medesima Udienza - conclude la nota il Santo Padre ha autorizzato il Dicastero a comunicare che il rito della beatificazione del Ven. Servo di Dio Paolo VI avrà luogo, in Vaticano, il 19 ottobre 2014».

dal cinema di Delannoy, da Dio ha bisogno degli uomini e dal Diario di un curato di campagna. Gente insospettabile, gesuiti come padre Lombardi, vecchi preti tradizionali come don Calabria, cardinali come Schuster e Lercaro discutevano in quegli anni, a bassa voce, della necessità di dare uno scossone alla stasi della Chiesa pacelliana. di varare una riforma del clero, di reagire al connubio incipiente tra la Chiesa e il nuovo potere consumistico, alla secolarizzazione sotto specie democristiana, convocando un nuovo Concilio Ecumenico, aprendo una grande stagione di evangelizzazione, abbandonando il falso delle sicurezze della «cristianità» sociologica. Questi temi non correvano più solo nei circoli cattolici progressisti... C’erano anonime monache in sperduti carmeli toscani che invocavano una riforma in lettere ai reverendi padri gesuiti. c’erano ragazzi sepolti nei molto austeri Seminari veneti che consigliavano agli amici fuori di bere il cristianesimo di Charles De Foucauld, la via del deserto di Come loro di padre Voillaume, di lavorare per un cristianesimo senza potere politico, per una Chiesa di missione nelle città, con sempre meno battesimi, dell’Occidente.

Alla gioia della notizia i ricordi sono andati alla recente lettura di una pagina di un libro del giornalista Giancarlo Zizola che riguardava l’esperienza di un gruppo universitario ad Assisi in un periodo, anni cinquanta-sessanta, di grande fermento tra i cristiani e che mi fece esclamare: “Papa Francesco realizza il sogno di Papa Montini”. Così è scritto:” Cosa cercavano allora per i vicoli di Assisi questi ragazzi e Aldo Carpi, “Paolo VI sulla riva del lago di Tiberiade” - 1977 ragazze coi berretti colorati delle Facoltà sulle teste? ... Abitavano per tre giorni in camere d’affitto, un letto, un tavo- Persino Montini, lassù, l’uomo più vicino al lino, un armadio, il catino e la brocca d’acqua. trono supremo, si era lasciato scappare una il crocifisso di Cimabue in copia alla parete, volta un sogno proibito, quello di un papa passavano San Silvestro senza troppo baccano, che «abbandoni il Vaticano e vada a vivere, cantando cori di montagna o canzoni napole- almeno alcuni periodi, in San Giovanni in tane in bivacchi tra gli olivi su per il Subasio.. Laterano, a vivere col suo popolo, con un Forse era una generazione in attesa, nella quale altro rituale nuovo e inizi il nuovo governo fermentavano le letture dell’Avventura cristiana della Chiesa come il povero Pietro» (con una di Emmanuel Mounier, dei Cimiteri sotto la nota: Zizola: Il microfono di Dio,Pio XII, Padre luna di Georges Bernanos, il sogno di un’altra Lombardi e i cattolici italiani- Milano 1991 forma cristiana, d’una riforma della Chiesa p.232)Rubando un’espressione nota, con Papa come postulato della riforma sociale disegnata Francesco: “Oggi si sta avverando!” P.P.

ricordiamo padre Pietro Luzi Ci ha rattristato la notizia della morte di padre Pietro Luzi pervenutaci dall’Oasi di Grottammare, il 15 maggio 2014. Apprezzato autore di tante pubblicazioni, è stato un profondo studioso della Bibbia. Frate minore, nato nel 1925 in provincia di Ancona, ha studiato teologia dogmatica all’Ateneo Antoniano di Roma, patristica nell’Istituto Apostolico di Grottaferrata e ascetica e mistica all’Angelicum di Roma. Tra le sue opere ricordiamo: Quando un prete nasce uomo, Gribaudi 1968; Camilla Battista da Varano, Gribaudi 1990; Francesco d’Assisi: guida spirituale di comportamento con la natura, Gribaudi 1990;La passione del Nome di Dio nella storia della salvezza, LDC 1991; Vogliamo vedere Gesù: l’Uomo del vangelo dagli evangeli LDC1992. Nel volume La Passione ha inteso collegare i due Testamenti in un punto cruciale, quello della «kénosis» divina a partire dall’evento biblico dell’esilio per giungere fino a Cristo e alla sua Chiesa. L’A. prende in esame la condizione di «debolezza e ignominia» entro cui Yahvè opera negli avvenimenti mediante il suo «Nome», lasciandosi guidare dalla testimonianza della parola dei Profeti, fatta oggetto non tanto di esegesi quanto di riflessione. Per molti versi si tratta di libro unico nel suo genere: una autentica e fondamentale (se non unica) chiave di lettura dell’intera Bibbia. Un tema non toccato, finora, dagli studiosi, tanto che non ha fonti bibliografiche specifiche. L’assenza di note, il

Prima e seconda comunione per i bambini della Parrocchia del S. Cuore di Gesù L’incontro con Gesù nell’Eucaristia è un momento fondamentale del cammino di fede di ogni cristiano; questi bambini che hanno ricevuto questo dono, possono sperimentare, con l’aiuto dei loro genitori e dell’intera comunità, la certezza di poter contare su un amico che non li tradirà mai: Gesù, che anzi li aiuterà nelle difficoltà della vita, rendentoli più forti e consapevoli del grande amore di Dio per loro. Domenica 11 Maggio, la comunità della parrocchia Sacro Cuore di Centobuchi, ha fatto festa insieme a 31 bambini che per la prima volta si sono accostati al Banchetto Eucaristico, dove Gesù si è donato loro nelle sembianze del Pane e del Vino. La celebrazione,presieduta dal parroco don Alfonso, è stata interamente animata dagli stessi bambini e dai loro genitori, con spirito di partecipazione e di festa. Una canzone dedicata alle proprie mamme, è stata la sorpresa finale. Un modo originale per festeggiare la Festa della Mamma. Lunedì 12 maggio, i genitori hanno accompagnato i propri figli per la seconda comunione a Lanciano, nella Chieisa di San Legonziano che conserva da oltre 12 secoli il primo e il più grande Miracolo Eucaristico della Chiesa Cattolica. “Un’esperienza indimenticabile per tutti noiriferiscono i genitori- che rafforza sicuramente la consapevolezza dei bambini sull’importanza del Sacramnento dell’Eucarestia. La giornata è proseguita poi con la visita nella Casa Famiglia Casa Manuela a Vasto. “Qui, si è percepita ancor di più la presenza di Gesù, soprattutto nel cuore di due persone,

linguaggio chiaro e preciso, l’interesse che il tema suscita, rendono il volume consigliabile soprattutto ai sacerdoti e ai laici studiosi di Bibbia, ma anche ai catechisti e agli operatori pastorali che vogliono migliorare la loro conoscenza della Sacra Scrittura nel suo complesso. Anche perché, pur affrontando il tema con serietà e precisione, il discorso è estremamente affascinante e carico di suggestione. Particolarmente interessante è il libro Quando fiorisce il Mandorlo, Àncora 1992 (titolo preso dal Qoelet,12, 5 ndr.). Si tratta di un libro nuovo su un antico argomento, scritto da un autore che, diceva Ibsen, nel convito della vita è al formaggio, trovandolo peraltro eccellente. Lo stile brillante e il taglio garibaldino non invitano a quei pensieri desolati ai quali ci ha abituato, in materia, l ‘eutanasia letteraria degli ultimi decenni, sia sotto l’aspetto sociologico che pastorale. Il discorso, alieno da ogni pietismo di maniera, viene condotto realisticamente sulla linea laico-esistenziale dell’anzianità verso la visione spirituale dell’intera vita. Tra le ultime opere c’è un libro di poesie dal titolo “Radiografie allo specchio” Edizioni Segno 2003 che viene introdotto con un detto di Varrone: “Saepe ridentes vera dicimus” (Spesso, pur ridendo, diciamo cose vere).

Claudia e Gioachino, che rinunciando a tutti i loro privilegi e vivendo di provvidenza si dedicano completamente alla cura di bambini non voluti e molto malati come se fossero propri. La visita alla Casa Famiglia Manuela ha sicuramente dato modo a tutti ibambini di sperimentare la presenza di Gesù e di come si può vivere la vita nel suo nome donandosi gratuitamente al prossimo”.

Pubblichiamo: Santità Il cristianesimo è religione / che esclude la disparità: la divina Grazia, che innalza l’umile e s’incammina al travagliato incontro per le vie dell’esistenza, è la sola che non faccia differenza, perché regina resta / sia quand’è sul trono sia quando per la strada / tacitamente va. Ricordiamo p.Pietro con stima,affetto e simpatia: sentimenti non P.P. disgiunti dalla preghiera di suffragio.


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Don Luigi - Napoli

Insieme. Insieme ai poveri. Insieme ai dimenticati. Insieme alle vittime della camorra. Insieme ai detenuti. Insieme ai malati. Insieme agli anziani soli.

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CEI Conferenza Episcopale Italiana Chiesa Cattolica

Il direttivo del Comitato del Quartiere Porto d’Ascoli Centro lancia un grido di allarme sull’aumento di forme Tumorali e leucemie nella zona di Porto d’Ascoli e chiede alle autorità competenti di avviare un’indagine statistica. La forte preoccupazione espressa dal comitato di quartiere di Porto d’Ascoli Centro ci richiama a una grande responsabilità. Quello che sembra un vero e proprio grido di allarme non può rimanere inascoltato da parte di tutta la comunità. Il comitato di Quartiere raccoglie una crescente preoccupazione degli abitanti della zona nel constatare il numero sempre maggiore di familiari, amici, conoscenti giovani, anziani che si ammalano, anche giovanissimi. La richiesta forte del Comitato è verso le istituzioni perché indaghino e avviino un’approfondita ricerca.

Anche la comunità ecclesiale non può esimersi dal raccogliere tale appello. Il papa ci ricorda continuamente il valore della solidarietà e la necessità come cristiani di immischiarci nella realtà che viviamo, ce lo ribadisce la Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) richiamando alla responsabilità di tutti per il bene comune. Il diritto alla salute parte dal rispetto della dignità umana, perché “l’ordine sociale e il suo progresso devono sempre far prevalere il bene delle persone” (Compendio DSC n. 132). Ancora al n.166 si riafferma che le esigenze

del bene comune sono legate al rispetto e alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali, tra cui il diritto alla salute appunto, che non prescinde anche dall’attenzione all’ambiente, come bene collettivo, da salvaguardare. La responsabilità di conseguire il bene comune è delle singole persone e delle diverse istituzioni perché nessuno da solo può raggiungerlo. Emerge quindi come non si può sottacere una tale richiesta di trasparenza, di impegno e di attenzione concreta da parte delle autorità, alle quali competono specifiche professionalità e impegni, le quali dovrebbero “avviare tutti gli strumenti scientifici e tecnologici atti ad effettuare una statistica di tale epidemiologia e a indagarne le eventuali casualità connesse”, così come si legge nel comunicato stampa del Comitato di Quartiere. Il problema sollevato tocca davvero tante, troppe famiglie, della zona in questione, e sta facendo emergere domande sempre più pressanti da parte dei cittadini, che devono essere raccolte e adeguatamente convogliate in un azione efficace, perché non restino inascoltate come echi di dolori personali. Il grido di dolore e sofferenza di queste persone, che muove solidarietà e vicinanza, deve anche rispondere alla responsabilità di tutti per un territorio che torni a essere vivibile, rispettoso, sano e sicuro. È una responsabilità che le generazioni presenti hanno nei confronti anche di quelle future. Monica Vallorani

Da S. Benedetto del Tr.

Fantastica festa della Scuola d’Infanzia Paritaria Merlini Domenica 11 maggio, presso il Teatro concordia di Grottammare di San Benedetto del Tronto si è svolto lo spettacolo tutto dedicato alle mamme, dal titolo “C’era una volta…” Da anni infatti, tutti i bambini della scuola D’Infanzia Paritaria Merlini, di San Benedetto del Tronto, precisamente le sezioni di 2, 3, 5 anni, curati e diretti dalla coordinatrice Suor Graziana e da tutte le insegnanti, regalano un momento di festa davvero unico ed originale. Significativi i temi trattati e magistralmente interpretati: dall’amicizia che nasce sin dai primi giorni di scuola materna, alle numerose esperienze didattiche e ludiche. Il tutto coronato da una splendida coreografia, canti dedicati dalle mamme, balletti movimento i quali: Blues Brothers, Lorella Cuccarini (Vola), Heather Parisi (Disco Bambina), ed ancora Happy….! Insomma uno show da prima serata! Ma, la novità assoluta di quest’anno è stata: “…. Scete fenite de svernecchia? Che la Zaotta se da spesà …!” Una simpaticissima scenetta in dialetto Sambenedettese per rivivere un momento storico “Laboratorio del Piceno” presente ancora oggi in un’ala della struttura scolastica. Rappresenta esattamente uno dei mattoni della centenaria fondazione Teresa e Pietro Merlini che a giorni festeggerà i 150 anni! A tal proposito i bambini dell’ultimo anno, hanno vestito i panni dei scolaretti di un tempo che vestiti sui banchetti dell’epoca, ascoltavano la lezione di Suor Maddalena. Quest’ultima era una delle suore della Carità che tanti anni or sono, gestiva l’asilo accogliendo i bambini sambenedettesi. Che dire ancora? Quasi due ore di spettacolo, emozioni e sensazioni davvero belle! Gremita la sala del teatro, in platea ed in galleria genitori, nonni ed amici, non hanno smesso un attimo di applaudire i piccoli attori protagonisti. Congratulazioni e ringraziamenti all’intero staff - insegnanti del Merlini! Prossimo appuntamento? Il 13 maggio 2015! Simone Incicco


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Anno XXXI 25 Maggio 2014

PAG

Un viaggio nei luoghi vissuti dal venerabile Marcucci: un’esperienza da coltivare e ripetere

“Nell’ambito dell’VIII Concorso Marcucciano dal tema Francesco Antonio Marcucci evangelizzatore si inserisce il viaggio-premio che la giuria, coordinata da suor Maria Paola Giobbi, ha voluto offrire alle due classi quinte della nostra scuola Maria Immacolata di San Benedetto del Tronto. Coronare il ciclo dell’istruzione primaria con la visita ai luoghi legati alla vita e alla missione del nostro Fondatore è per me, suora ed insegnante, una bella opportunità. Gli alunni hanno potuto conoscere le sorgenti del carisma mariano educativo della nostra famiglia religiosa che essi fin dall’infanzia hanno percepito negli ambienti della scuola ed appreso dalla comunità educante. A Force, nella casa dove è nato il nostro Francesco Antonio, il 27 novembre 1717, e nella chiesa di San Paolo ove è stato battezzato lo stesso giorno ci è sembrato di rivivere i suoi primi anni di vita; nella Cattedrale di Montalto, invece, ci siamo accostati alla sua figura di Vescovo e pastore della nostra diocesi dal 1770 al 1789. I ragazzi hanno compreso meglio la testimonianza di vita santa e colta del venerabile Marcucci che spero continui ad illuminare la loro esistenza. Lascio raccontare ad alcuni partecipanti l’esperienza vissuta” (Suor Maria Clelia, insegnante della V A) “Sabato 10 Maggio è stata una giornata alla scoperta dei primi istanti d’infanzia del Venerabile F. A. Marcucci. Un’opportunità unica per noi genitori e per i nostri figli. Sarebbe bello che tutti i ragazzi che frequentano le sue scuole facessero questo viaggio per godere di luoghi così ricchi di storia, spiritualità e bellezze naturalistiche uniche” (Stefania Rossi). “Quando sono entrato nella casa dove il Fondatore delle nostre suore è nato, il mio cuore si è colmato di gioia e mi sono affezionato a quella bellissima e antichissima costruzione che risale al 1600. Ancora più bello è stato vedere la stanza dove Francesco Antonio Marcucci nacque: mi sono sentito felicissimo di essere lì; sono onorato di frequentare questa bellissima scuola che mi ha permesso di farmi vivere tale esperienza” (Leonardo Nico V A). “Durante i cinque anni della scuola Primaria a san Benedetto, noi genitori ed alunni abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare la figura del fondatore mons. Francesco Antonio Marcucci, grazie a tante iniziative promosse dalle nostre suore.

Ricorderò il viaggio dello scorso sabato 10 Maggio per gli affascinanti panorami della campagna marchigiana nel pieno del suo splendore primaverile che fanno da sfondo alla casa natale del Marcucci, alla chiesa dove è stato battezzato nel paesino di Force, alla cattedrale di Montalto dove Francesco Antonio è stato poi vescovo. Questa visita ha permesso a me e ai bambini di avvicinarci spiritualmente ancor di più al nostro fondatore; vedere i luoghi dove è nato e cresciuto lo ha reso ancor più caro e vivo nel nostro cuore. Un grazie vivissimo a Suor Paola che ci ha regalato questa esperienza e ci ha accompagnato con dolcezza e fervore” (Silvia). “Il viaggio a Force, mi ha regalato una bellissima ed emozionante esperienza. Ho visitato i luoghi del Marcucci che mi hanno accolto come mi avrebbe accolto lui, nella sua casa e come avrebbe accolto tutti noi. Insieme al Signor Francesco Servili, proprietario attuale della casa e a sua moglie Fausta, abbiamo pregato nella stanza dove il Marcucci è nato. Questo luogo mi è piaciuto davvero tanto. Il paesaggio è spettacolare, quasi da far venire le lacrime. Il piano terra della casa è occupato dalla cantina e da un atrio d’ingresso. Salendo le scale, al secondo piano, ci sono varie stanze e la cucina dove purtroppo mancano gli utensili, sfortunatamente rubati, come pure varie porte originarie”. “E’ da non credere che tra le piccole viuzze silenziose del piccolo paese di Force vissero una santa, Maria Assunta Pallotta e il nostro Venerabile Francesco Antonio Marcucci. E’ stato un vero piacere osservare il bellissimo edificio dove nacque il Marcucci. Anche se con diverse rotture, crepe derivanti dal terremoto e il pavimento un po’ affossato in alcune stanze, la casa natale del Fondatore trasmette ancora il sapere di un ricco casato. Un’atmosfera emozionante si è creata quando sono entrato proprio nella stanza dove, sabato del 27 novembre 1717, nacque il fondatore, grazie anche alla fantastica spiegazione di suor Paola Giobbi! (Capriotti Alessandro, V A). “Vedere quella casa immersa nel bosco, pensare che lì era nato e vissuto un bambino di nome Francesco Antonio Marcucci che sarebbe diventato poi il fondatore della mia amata scuola, mi ha emozionata e riempito il cuore di gioia” (Sonia Biagini, V A).

vALTESIno AMorE MIo: GrASSE rISATE nEL SALonE PArroCCHIALE di Giorgia Mori e Gessica Fares

Una serata all’insegna della risata quella che si è svolta sabato 17 maggio nel nuovissimo Salone Parrocchiale Don Ubaldo Grossi della Parrocchia Madonna di Fatima. Noi giovani della Parrocchia, infatti, abbiamo inaugurato il bellissimo palcoscenico appena rinnovato con una recita dedicata alla comicità, alla gioia e alla risata di cuore! Ci siamo ispirati ai grandi della comicità e abbiamo provato a riproporre alcuni loro sketch più famosi. Nonostante il breve tempo disponibile, tra impegni scolastici o lavorativi, grazie all’ impegno e all’aiuto reciproco siamo riusciti a ricreare in Valtesino un cabaret tutto nostro. Lo spettacolo si componeva di cinque scenette. La prima comica scenetta, tratta da “La signora delle camelie” di Gigi Proietti, ha divertito un mondo il pubblico grazie agli esilaranti malintesi del Conte Simone Duval e alla bravura degli attori Michela, Martina, Francesca, Lorenzo e Alessandro!

La seconda era tratta da “Anplagghed” di Aldo, Giovanni e Giacomo, in cui il fantastico trio nostrano (Marco, Matteo e Andrea) si è ritrovato “Al museo di arte moderna” tra gaff artistiche d’intenditori d’arte e non. Poi sono comparsi sulla scena i famosissimi porcellini dall’accento marchigiano: risate a crepapelle con Peppa lu Porcu Roberto ed i suoi genitori (Adamo e Anna) alle prese con la malattia del fratellino Giorg (Maria Rita) curato da un “improbabile” dottore (Ester). Per la scenetta “I cessi intasati”, tratta dallo sketch de La Premiata Ditta, il pubblico ha assistito all’ “intervista canora” di tre “bisognosi” in fila per il bagno!

Al termine del tg è seguita la spassosa reclame della “Zappa 2.0” provvista di tutti i confort per il contadino. Cast: Remigio, Giada, Giorgia, Tania. Infine è stata inscenato ancora uno sketch tratto da “Anplagghed” di Aldo, Giovanni e Giacomo, “La benedizione di Padre Alfredo”, con noi diventato un esilarante Padre Luca che insieme al neo – Cardinale Samuele tentano di truffare la nonnina Silvia! Certo, gli inconvenienti non sono mancati ma alla fine lo spettacolo si è rivelato ben riuscito! Tutto ciò grazie al regista Emidio Mora, i tecnici audio Samuele Mori, Loris Bonanno e Maurizio Bonanno e ovviamente grazie all’aiuto di tutti i catechisti dei Gruppi Giovani e Post Cresima. Ovviamente tra risate e divertimento, il pensiero era rivolto al nostro Luca che, insieme a noi ragazzi, ha recitato più volte sul palco. Come ricordava Alessio in un recente articolo de “L’Ancora”, chi può dimenticare la scena di Luca nelle vesti di un ubriaco che con la sua bravura ci ha fatto divertire tutti come non mai? Il modo migliore per ricordare il nostro angelo è sicuramente questo: ridere, divertire, infondere gioia e spensieratezza! Perché, come la nostra presentatrice Gessica ha detto prima di dare inizio alla recita, <<Ridere è stare bene insieme, essere felici, rilassarsi, vedere il bicchiere mezzo pieno. Lo scopo di questa serata è proprio quello di farvi divertire, come il nostro amico Luca faceva con noi facendoci battute a volte “idiote” ma sempre con lo scopo di strapparci un sorriso!>>.

S. Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima sono BANDIERA BLU Il riconoscimento è stato assegnato a tutti i tre i comuni facenti parte della Riviera delle Palme: a ritirarlo l’assessore all’ambiente del comune di San Benedetto Paolo Canducci, il sindaco Enrico Piergallini e l’assessore Daniele Mariani per Grottammare, dal sindaco Domenico D’Annibali e l’assessore Marco Malaigia per Cupra Marittima.

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

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Anno xxxi n 19 25 maggio 2014