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ANNO XXXI N° 16 - 4 Maggio 2014 € 1.00

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GIOVANNI XXIII e GIOVANNI PAOLO II ISCRITTI NELL’ALBO DEI SANTI GIOVANNI PAOLO II E LA NOSTRA DIOCESI

LE CANONIZZAZIONI

Per “due uomini coraggiosi” una festa della fede In 800mila, provenienti da ogni angolo del mondo, hanno voluto partecipare alla Messa per la canonizzazione di Giovanni XXIII (il santo della “delicata docilità”) e Giovanni Paolo II (il santo della famiglia). Questa Domenica della Divina Misericordia - ribattezzata il giorno dei quattro Papi - entrerà nella storia per la presenza di Benedetto XVI tra gli 850 cardinali e vescovi concelebranti M. Michela Nicolais

Tre applausi fragorosi della folla e un doppio, fraterno abbraccio da Papa Francesco, all’inizio e alla fine della Messa. Non era mai accaduto, nella storia della Chiesa, che due Papi concelebrassero una cerimonia di canonizzazione nella quale sono stati proclamati Santi altri due Pontefici: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Questa Domenica della Divina Misericordia - ribattezzata ormai dai media come il giorno dei quattro Papi - entrerà nella storia per la scelta di Benedetto XVI di accettare l’invito fattogli dal suo successore: essere presente, tra gli 850 cardinali e vescovi concelebranti, al rito della canonizzazione. L’immagine dei due Papi che si abbracciano, sotto gli arazzi dei due Papi santi che troneggiano sulla facciata della basilica, ha fatto immediatamente il giro del mondo, rimbalzando sui “social” e attirando l’attenzione dei 2.259 giornalisti accreditati a seguire l’evento, diffuso in mondovisione grazie alle immagini realizzate per la prima volta in 3D dal Centro Televisivo Vaticano. Papa Francesco, nell’omelia, ha attualizzato la figura dei due Pontefici definendo Giovanni XXIII il Santo della “delicata docilità” allo Spirito Santo e Giovanni Paolo II il Santo della famiglia, sentinella dal cielo sul prossimo Sinodo. L’annuncio solenne. Alle 10.15, Papa Francesco ha pronunciato, in latino, la formula solenne di canonizzazione: “Dichiariamo e definiamo Santi i Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e li iscriviamo nell’Albo dei Santi”. Con Giovanni Paolo II, diventano 82, in più di duemila anni di storia della Chiesa, i Papi elevati agli onori degli altari. Due Papi che hanno molto amato Roma, e che Roma - divenuta oggi la “capitale del mondo” grazie ai fedeli e pellegrini venuti da tutti i continenti che l’hanno raggiunta con ogni mezzo, anche viaggiando o vegliando nella “notte bianca” organizzata dalla diocesi nelle chiese del centro storico - ha ricambiato con un abbraccio immenso, che sembrava non avere confini, nonostante il tempo freddo e piovoso, insolito per la Capitale in questo periodo: almeno 800mila i fedeli che hanno partecipato alla Messa, formando una sorta di “cordone umano” che senza soluzione di continuità, partendo da piazza san Pietro, si è snodato su via della Conciliazione fino al Tevere, passando oltre Castel Sant’Angelo. E a questo immenso “popolo” Papa Francesco ha reso omaggio al termine della Messa, quando dopo aver salutato sul sagrato le 122 delegazioni ufficiali ha percorso tutto il tragitto citato, prima di rientrare in Vaticano dalla porta del Perugino. Segue a pag. 2

Aggiungere altre parole alle tante scritte in questi giorni sul Santo Padre, Giovanni Paolo II, diventa impresa ardua. Da noi, forse, sono stati alquanto dimenticati i tanti interventi pastorali che hanno interessato la nostra Diocesi. Qualcuno ha ricordato l’udienza accordata alla Samb, la nostra squadra di calcio, ai nostri emigrati in Argentina, non dimenticando, giustamente, il messaggio che il Papa ci inviò, tramite il nostro Vescovo, Mons. Gestori, in occasione del 17° centenario dal martirio del nostro Santo Patrono Benedetto. In esso, con sorprendente conoscenza delle peculiarità della nostra storia, ci invitava a riscoprire “l’indomito ardore apostolico” di San Benedetto Martire e ci spronava “a custodire e valorizzare” le nostre tradizioni religiose. Giovanni Paolo II mostrava di conoscere il nostro passato, irto di difficoltà e di tragedie e come “le carestie, le pestilenze, le malattie, le tensioni civiche” abbiano talora minacciato la sopravvivenza del

Pietro Pompei

nostro Castello. Una lettera che ci ha inorgoglito; in essa non dimenticava i nostri giovani ai quali raccomandava di non aver paura nel “fare scelte impegnative, vincendo la tentazione del conformismo, il fascino delle mere apparenze, la suggestione di libertà promettenti ma illusorie”. Non va dimenticato che Giovanni Paolo II, nella nostra Basilica-Cattedrale, profeticamente, è stato dipinto, unico in Regione, nella parte alta dell’abside, coinvolto nella Trasfigurazione, al posto dei tre discepoli che ebbero il privilegio di seguire Gesù sul monte Tabor. In quel dipinto, eseguito da Ugolino da Belluno, la storia si è aggiornata ricordandoci che fu Giovanni Paolo II ad elevare S.Benedetto del Tronto a Diocesi, nell’aprile del 1983 e che fu sempre questo Papa a decretare l’unione delle due diocesi esistenti facendole confluire, nel settembre del 1986, in un’unica nuova Diocesi di S.Benedetto del Tronto-RipatransoneMontalto, con sede nella nostra città. Segue a pag. 2

MESSAGGI DI PAPA FRANCESCO AI POLACCHI E AI BERGAMASCHI Il Santo Padre Francesco ha inviato un Videomessaggio ai polacchi, connazionali di Giovanni Paolo II ed un Messaggio scritto ai cittadini di Bergamo, nella cui provincia è Sotto il Monte, città natale di Papa Giovanni XXIII. “Sono felice - dice il Papa nel Videomessaggio, trasmesso dalla Televisione (TVP) e dalla Radio Polacca - di essere stato chiamato a proclamare la sua santità (...). Sono grato a Giovanni Paolo II (...) per il suo instancabile servizio, la sua guida spirituale, per aver introdotto la Chiesa nel terzo millennio della fede e per la sua straordinaria testimonianza di santità”. Papa Francesco ricorda le parole che Papa Benedetto XVI pronunciò nel giorno della Beatificazione di Papa Wojtyla, il 1° maggio 2011: “‘Ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante, ‘forza che gli veniva da Dio’, una tendenza che poteva sembrare irreversibile. Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà’”.

Nel Messaggio inviato ai bergamaschi, pubblicato nell’”Eco di Bergamo”. di cui da giovane sacerdote Papa Roncalli fu apprezzato collaboratore, Papa Francesco scrive: “Vi invito a ringraziare il Signore per il grande dono che la sua santità è stata per la Chiesa universale, e vi incoraggio a custodire la memoria del terreno nel quale essa è germinata: un terreno fatto di profonda fede vissuta nel quotidiano, di famiglie povere ma unite dall’amore del Signore, di comunità capaci di condivisione nella semplicità”. “Il rinnovamento voluto dal Concilio Ecumenico Vaticano II - ricorda Papa Francesco - ha aperto la strada, ed è una gioia speciale che la canonizzazione di Papa Roncalli avvenga assieme a quella del beato Giovanni Paolo II, che tale rinnovamento ha portato avanti nel suo lungo pontificato. Sono certo che anche la società civile potrà sempre trovare ispirazione dalla vita del Papa bergamasco e dall’ambiente che lo ha generato, ricercando modalità nuove ed adatte ai tempi per edificare una convivenza basata sui valori perenni della fraternità e della solidarietà”.


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LE CANONIZZAZIONI

Per “due uomini coraggiosi” una festa della fede Altro momento toccante del rito, la collocazione, accanto all’altare, delle reliquie dei due nuovi Santi: il reliquiario di San Giovanni Paolo II è stato portato dalla miracolata Floribeth Mora Diaz, accompagnata dalla sua famiglia, mentre quello di San Giovanni XXIII dai quattro nipoti, dal sindaco di Sotto il Monte e dal presidente della Fondazione dedicata a Papa Roncalli. “Sono stati uomini coraggiosi”. È la definizione che Papa Francesco ha dato dei suoi due predecessori, in una omelia intensa, durata 10 minuti e accolta dalla folla di fedeli in completo raccoglimento, in armonia con la sobrietà, l’essenzialità e il silenzio a tratti quasi irreale che ha caratterizzato l’intera liturgia. “Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II - ha esordito il Santo Padre - hanno avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù. Sono stati due uomini coraggiosi, pieni della parresia dello Spirito Santo, e hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia”. “Sono stati sacerdoti, vescovi e Papi del XX secolo”, ha proseguito il Papa: “Ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria”. Perché “sono i Santi che mandano avanti e fanno crescere la Chiesa”. “Speranza” e “gioia”: questi i doni ricevuti che i due Papi hanno ricevuto dal Signore, e che “a loro volta hanno donato in abbondanza al Popolo di Dio, ricevendone eterna riconoscenza”. Giovanni XXIII, per Francesco, è stato per la Chiesa “un pastore, una guida-guidata”: in una

parola, “il Papa della delicata docilità allo Spirito”. Giovanni Paolo II, invece, è stato “il Papa della famiglia”: “Così lui stesso, una volta, disse che avrebbe voluto essere ricordato. Mi piace sottolinearlo mentre stiamo vivendo un cammino sinodale sulla famiglia e con le famiglie, un cammino che sicuramente dal Cielo lui accompagna e sostiene”. Una “festa della fede”: il Papa ha definito questa giornata storica. Recitando, al termine della Messa, il Regina Coeli ha espresso la sua riconoscenza alle delegazioni ufficiali, alle autorità italiane e al Comune di Roma, alla folla di fedeli presenti e a “tutti coloro che con grande generosità hanno preparato queste giornate memorabili”: le forze dell’ordine, con imponenti misure di sicurezza, i 2mila volontari, ma anche gli operatori dei media “che hanno dato a tante persone la possibilità di partecipare” attraverso la radio e la tv. Un saluto speciale ai fedeli delle diocesi di Bergamo e di Cracovia, ai malati e agli anziani. Poi la preghiera alla Vergine Maria, “che san Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo II hanno amato come suoi veri figli”. Questa sera, fino alle 22, i fedeli e i pellegrini che lo vorranno potranno pregare sulle tombe dei due nuovi Santi. Continua così, in basilica, la “festa della fede”: in attesa, forse, che nel 2015 il primo Papa contemporaneo che non ha partecipato al Concilio Vaticano II canonizzi Paolo VI. Il “padre” - colui che ha convocato l’assise - e il “figlio” - colui che ne ha interpretato le direttive principali - oggi lo hanno preceduto.

Anche a San Benedetto si celebra la figura del Santo K. Wojtyla Una targa commemorativa posta nell’area verde di Viale De Gasperi che porta il suo nome Domenica 27 Aprile sarà celebrata a Roma la canonizzazione del Papa Karol Wojtyla. Per tale occasione anche a San Benedetto del Tronto verrà festeggiata la proclamazione a Santo del Pontefice Giovanni Paolo II a cui è intestata l’area Verde che comunemente è nota a tutti con la semplice denominazione di “Parco Sant’Antonio”, come riferimento geografico di appartenenza alla Parrocchia ed all’omonimo quartiere. In realtà il toponimo corretto, ufficialmente adottato con la delibera di Giunta Municipale n° 113 del 23 Aprile 2009, è quello di “Parco Karol Wojtyla” con cui l’Amministrazione Comunale volle ricordare il Santo Padre, figura di grande rilevanza storica della nostra epoca. Pertanto il Parroco della Parrocchia Sant’Antonio di Padova, padre Gabriele Lupi, ha pensato bene di proporre la posa di una targa commemorativa per l’avvenimento, idea prontamente accolta con favore dall’Amministrazione Comunale, dal Comitato di Quartiere Sant’Antonio e dall’Associazione Antoniana Eventi che gestisce e cura il Parco di viale De Gasperi in convenzione con il Comune e che si è proposta di fornire la targa. La cerimonia ufficiale di posa della targa avrà luogo proprio nel giorno della proclamazione a Santo, Domenica 27 Aprile alle ore 11,15. La targa sarà posta all’ingresso principale del Parco di Viale De Gasperi e scoperta alla presenza delle autorità civili e religiose con una semplice cerimonia e la “benedizione” di rito, alla presenza dei residenti, invitati tutti a condividere questo momento di festa. La figura di Papa Giovanni Paolo II, durante i 27 anni del suo pontificato dal 16/10/1978, ha raccolto moltissimi ammiratori e devoti per una figura umana e semplice che ha toccato molti cuori, e per questo il suo ricordo sarà gradito a molti sambenedettesi. Da evidenziare che la realizzazione della targa è stata curata gratuitamente dal tipografo Gigi Pignati della ditta “Copyright”, uno dei tanti devoti alla figura del Santo Padre. Per il Comitato di Quartiere Sant’Antonio, Giorgio Fede

GIOVANNI PAOLO II E LA NOSTRA DIOCESI Anche se non ha potuto esaudire il suo desiderio, in più occasioni espresso, di portarsi fisicamente presso le nostre comunità, il Santo Padre conosceva la nostra realtà e ne ha seguito momenti importanti sia dal punto di vista religioso che culturale e sociale. Nel 1985 si interessò al “Simposio internazionale sulla Bibbia Vulgata” tenuto a Grottammare nell’ambito del IV centenario Sistino. In una lettera inviata al Vescovo, Mons. Chiaretti, mise in rilievo la “stretta connessione tra la Chiesa e la Bibbia”. Vi si può leggere, ora, tutta la sua azione pastorale postuma, seguendo “i legami che uniscono indissolubilmente la Sacra Scrittura alla tradizione della Chiesa”. Va ricordato, ancora, che fu questo Papa a dichiarare, il 9 giugno 1983, Venerabile, il nostro Giacomo Bruni, Padre Giovanni dello Spirito Santo. Anche il centro sociale “Biancazzurro” è legato al ricordo di Giovanni Paolo II che, in una memorabile udienza, il 29 novembre 1988, benedì la prima pietra. Ascoltò il misterioso e suggestivo rumore del nostro mare nella “Conchiglia” che gli studenti del nostro Liceo Scientifico gli donarono nel-

l’udienza del marzo del 1994. Il Santo Padre conosceva bene, anche, la vita e l’opera del nostro grande San Giacomo della Marca; nel VI centenario della nascita con una lettera apostolica, esortava “i fedeli della Diocesi e di tutta la Regione Marche, a riscoprire il messaggio di S.Giacomo così attuale e la sua opera di cui anche oggi c’è tanto bisogno”. Lo spazio non mi permette di andare oltre. Restano tanti segni e testimonianze a rinverdire la memoria di un Pastore che tanto bene ha saputo elargire, anche lungo le nostre contrade.

I Papi nella storia di ognuno di noi I miei otto Papi

L’occasione di domenica 27 aprile 2014 con la canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II è stata veramente propizia non solo per far festa per un dono così grande che il Signore ha concesso alla Chiesa, ma anche per meditare sull’apporto che la figura del Papa ha nella storia personale. In un momento come l’attuale in cui l’entusiasmo ci catalizza intorno alla figura e all’atteggiamento spesso imprevedibile, di papa Francesco, certamente non corrispondenti a quei canoni cui siamo stati educati dal passato, ebbene ripercorrere la storia a ritroso, per evitare giudizi e conclusioni affrettate non rispondenti alla verità; usare discernimento e riflettere sulla specificità tra Chiesa e Gerarchia e qual è l’importanza di questa nella religione cattolica. Non vi può essere momento più opportuno di questo nell’elevazione agli onori degli altari due Papi che, in parte, hanno fatto la nostra storia. La mia storia incomincia con Pio XI anche se per alcuni anni. Ne sentivo parlare di riflesso per alcune decisioni davvero straordinarie per favorire la pace specialmente nella nostra nazione. Interessato al progresso scientifico incentivò la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione. Pio XII, invece, è stato il papa della mia infanzia e giovinezza. Un papa discusso, ma nei nostri ricordi resta una figura stupenda per intelligenza e per pietà. Ci ha formati all’impegno non solo religioso, ma anche civile. La sua figura ascetica ci entusiasmava e ci catalizzava in un momento in cui altri personaggi cercavano di avviarci verso valori opposti. Furono i momenti fiorenti dell’Azione Cattolica

che uscì dalle sacrestie, per la difesa della libertà, prima e dopo il disorientamento portato dalla guerra. I suoi discorsi, le sue encicliche erano studiate e di grande valore educativo. Il suo fu uno dei pontificati più lunghi, l’anno santo del 1950 fu un’esperienza che incise nella nostra vita. L’elezione di Giovanni XXIII che potei seguire a casa di un amico attraverso una delle rare televisioni del tempo, ricordo, fu una vera delusione, abituati come eravamo alla figura fisica di Pio XII e alla sua voce inconfondibile; ma bastò sentirlo parlare, conoscere i primi gesti del suo pontificato, per apprezzarne subito lo spessore sia culturale sia religioso. Entusiasmò, come papa Francesco, per i suoi modi semplici, per quel suo parlare al cuore. In un periodo in cui il lavoro mi portò ad interessarmi della pesca, la sua immagine la trovavo sui motopescherecci ed altri ambienti di lavoro. Non va dimenticato poi che fu il Papa del Concilio. La sua “specialissima” benedizione mi giunse come dono inestimabile il giorno del mio matrimonio. La figura di Paolo VI porta con sé un sentimento di tenerezza per le sofferenze subite anche in ambito ecclesiastico. Portò a compimento il Concilio Vaticano II, rimpolpando una partecipazione, specie di noi laici, che certe liturgie avevano scarnificato. Il suo è stato il pontificato in cui furono messi in discussione tutti i valori in seguito ad una incontrollata crisi

generazionale. Soffrì anche nei affetti dell’amicizia come l’uccisione di Aldo Moro. Fornito di grande cultura i suoi insegnamenti restano ancora di grande attualità. Preghiamo perché il Signore ci conceda di annoverarlo quanto prima tra i Santi. Giovanni Paolo I è stato una meteora che ci ha sbalorditi e spaventati, quando incominciavamo ad apprezzare la dolcezza e la bontà. Che dire di Giovanni Paolo II da quel “corriggerete” a tutti gli eventi che hanno costellato il suo pontificato fra i più lunghi della storia della Chiesa? È entrato nella nostra con una carica umana che ha portato a riconciliare l’uomo con se stesso. Ha riportato l’entusiasmo che si andava affievolendo e seguendo l’esempio di Paolo VI, ha portato il Vangelo in tutto il mondo. Uomo di pace e di riconciliazione ha segnato la storia più di tante rivoluzioni. Basta leggere quanto si è scritto in questi giorni. Di papa Benedetto XVI siamo rimasti all’umile atto della rinuncia, portando dietro l’ammirazione per come ha saputo rendere comprensibili le cose difficili, conciliando la fede con la ragione. A lui va ancora il nostro grazie e il nostro affetto. Papa Francesco si presenta da solo e per il bene che gli vogliamo non vorrei ricordarne altri. P.P.


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LO STORICO DI GIOVANNI XXIII Chiamiamolo“San Giovanni del Concilio” Proposta di Alberto Melloni, ordinario di storia del cristianesimo all’Università di Modena e Reggio e direttore della Fondazione Giovanni XXIII: “È questa la cifra di Papa Roncalli”. Professore, cominciamo con la doppia canonizzazione di due Papi. Un evento senza precedenti, nella storia della Chiesa? “In verità un precedente per la doppia canonizzazione esiste, e risale al 19 marzo 1965, quando Paolo VI rifiutò le richieste fatte da alcuni vescovi, della Polonia in particolare, di una canonizzazione conciliare di Roncalli e rifiutò nel contempo la minaccia di altri vescovi di reagire tramite una canonizzazione a furor di popolo di Pio XII. Paolo VI optò per due processi ordinari, uno per Pio XII e uno per Roncalli. Quando nel 1993 Papa Wojtyla sbloccò la causa di Roncalli, scelse di vincolarla a quella di Pio XII e fissò la beatificazione di Papa Roncalli insieme alla canonizzazione di Pio XII. La stessa cosa, ma alla rovescia, l’ha fatta Papa Francesco: davanti alle pressioni per una canonizzazione super-rapida di Giovanni Paolo II, ha ripreso l’iter della beatificazione di Roncalli e lo ha fatto procedere in via straordinaria, saltando le ulteriori fasi del processo di canonizzazione. Hanno denominato questa procedura ‘pro gratia’, ma in realtà si tratta di una pratica antica come il mondo: fa parte delle prerogative del Papa e della sua infallibilità scegliere i candidati alla canonizzazione e indicarli al culto della Chiesa universale. E può farlo anche saltando i passaggi intermedi”. Se dovesse indicare la cifra e l’eredità di Giovanni XXIII, da dove partirebbe? “Giovanni XXIII è stato il Papa del Concilio: come c’è stato un san Giovanni della Croce, c’è stato un ‘san Giovanni del Concilio’. Sarebbe bello che Papa Francesco scegliesse questo nome per il nuovo Santo... È questa la cifra di Papa Roncalli a cui fare riferimento, come ha riconosciuto Giovanni Paolo II quando ha parlato del Concilio come ‘la grande grazia del secolo ventesimo’. Una grazia che è passata dalla santa obbedienza di Giovanni XXIII. Roncalli ha sempre rifiutato, per la Chiesa, l’idea della ‘cultura del progetto’: l’immagine, cioè, della riforma della Chiesa come corrispondente a un disegno architettonico che va rispettato modulandosi ad esso piano piano. Giovanni XXIII ha accettato la condizione peregrinante della Chiesa, e ha voluto rimettere l’umanità su quella lunghezza d’onda”. Ha senso oggi parlare di Concilio Vaticano II, quando c’è chi a più riprese chiede un “Vaticano III”? “Nel 1909, quando Roncalli era prete da soli cinque anni, l’enciclopedia cattolica più in voga all’epoca, ‘Catholicisme’, alla fine sentenziava che non ci sarebbe stato più bisogno di Concili nella Chiesa, perché il Papa aveva ormai acquisito l’infallibilità e la giurisdizione universale. Poco dopo, nello stesso anno, Bonomelli chiese il Concilio.

Ai tempi del Concilio Vaticano II, c’era l’idea che avrebbe dovuto risolvere molto presto i problemi, mentre l’idea del Concilio Vaticano III è nata grazie a chi - come il cardinale Martini nel 1999 - sosteneva che c’era bisogno di un altro Concilio per andare oltre. Bisogna considerare il Concilio non tanto come ‘exploit’, ma come espressione della sinodalità nella vita della Chiesa. Il Concilio non è una macchina che prende decisioni: paradossalmente, il Vaticano II ha funzionato proprio perché la sua impostazione è fallita”. Quale “lezione” ha voluto dare Giovanni XXIII convocando il Concilio? “Ha voluto far vivere alla Chiesa l’esperienza della collegialità: una lezione attuale ancora oggi. Il nuovo Concilio dovrà porsi di più il tema del rapporto con le altre Chiese. Nel 2016 è stato convocato il Concilio panortodosso: è la risposta a una seminagione, e paradossalmente dalle viene Chiese orientali. È stato il cattolicesimo romano a insegnare loro a trovare la fiducia nella ‘conciliarità’. Papa Francesco sta già percorrendo questa strada: il Consiglio degli otto, ad esempio, non è un organo consultivo ma una realtà collegiale che risponde all’idea di una Chiesa non come democrazia, ma come pneumatologia. L’unità tra le Chiese, il primato della liturgia, il profondissimo radicamento nella tradizione: questi altri tratti caratteristici del Concilio. Per Roncalli la tradizione non era la ‘valigia della nostalgia’, ma il lunghissimo fluire della Chiesa nel tempo, che insegna a gioire del presente come occasione e non come minaccia”. Cosa risponde a chi tende ad accostare Giovanni XXIII e Francesco, nel loro tratto pastorale? “Ci abbiamo messo 50 anni a liberarci dalla vulgata di Roncalli come ‘il Papa buono’! L’eloquenza del papato è solo l’eloquenza del Vangelo: tutto il resto sono trappole da leader di partito. Di Giovanni XXIII come di Francesco, la gente apprezza l’autenticità, la coerenza tra ciò che dice e ciò che vive. Parafrasando Paolo VI, possiamo dire che il nostro tempo ha bisogno di maestri che siano anche testimoni. Per aiutarci a scoprire e leggere, da cristiani, i segni dei tempi”. M. MICHEla NIColaIS

LO STORICO DI GIOVANNI PAOLO II Ha fatto dei cristiani un popolo che non ha paura Andrea Riccardi ha appena pubblicato un libro “Giovanni Paolo II santo. La biografia”, in cui emerge che “ha cambiato la storia del suo tempo, la storia dei credenti, dei cattolici, facendoli uscire dalla paura... perché sapeva che Dio è con gli uomini. Questo è il cuore della sua santità. Anche in momenti durissimi come quelli sotto il comunismo”. Infine “guardava lontano, era un uomo di visione” “Santo subito”, gridò la piazza nel 2005 al momento della sua morte. Fu dunque il popolo ad acclamare “santo” Giovanni Paolo II. E Papa Ratzinger sentì la voce di quella piazza e avviò immediatamente il processo per la sua canonizzazione. Giovanni Paolo II: non basteranno i libri di storia per afferrarne tutte le dimensioni. Troppo ampia la sua azione, troppo complesso il tempo in cui ha vissuto. Per questo uno storico del calibro di Andrea Riccardi ha deciso di accettare la sfida e scrivere un libro “Giovanni Paolo II santo. La biografia” (edito da San Paolo). Perché professore? “Ho conosciuto Giovanni Paolo II, ho vissuto il suo pontificato ma mi sono posto il problema di capire il suo ruolo storico e la sua complessità. Mi sono messo a studiarlo e ho scritto un libro che ora è uscito. È una ricostruzione storica della sua figura. Perché? Perché Giovanni Paolo II ha cambiato la storia del suo tempo, la storia dei credenti, dei cattolici, facendoli uscire dalla paura. Ha aiutato a realizzare una rivoluzione senza spargimento di sangue nel 1989. Ha dilatato la Chiesa sulla dimensione globale. Quest’uomo spirituale è stato anche un grande personaggio storico. Quella di Giovanni Paolo II è stata una personalità dalle molte dimensioni”. Quando un personaggio della storia diventa Santo? “La figura di Giovanni Paolo II è impastata della dimensione della santità, della dimensione pastorale e religiosa, del senso storico e politico, del senso del popolo, della dimensione mistica. Giovanni Paolo II è un uomo dalle molte dimensioni ma è stato soprattutto un uomo di Dio. Questo è il cuore della sua figura. Quando lo abbiamo visto spogliato di tutte le sue capacità umane, alla fine della vita, l’abbiamo visto uomo di Dio”. Era quindi necessario renderlo pubblicamente Santo? Non bastava questa testimonianza per ricordarlo nella storia? “È una scelta che è stata fatta con altri Papi. È stata fatta con Pio X, con Giovanni XXIII. È stato soprattutto il popolo di Dio nel 2005 al momento della sua morte, a sentirlo Santo.

La gente percepiva che era morto un Santo. Non che era morto un politico. Era morto un Santo. E Papa Ratzinger volle immediatamente dare seguito a questo senso del popolo di Dio”. È un fatto inedito nella storia questa acclamazione di popolo? “Nei tempi contemporanei è un fatto inedito. Ma è rivelatore di un altro aspetto: Giovanni Paolo II ha convocato i cristiani come popolo e ne ha fatto un popolo. In una condizione un po’ di dispersione dei cristiani qual era, ne ha fatto un popolo in mezzo ai popoli del mondo”. Ci sono state critiche a questa canonizzazione. Alcuni ritengono che il pontificato di Giovanni Paolo II abbia valorizzato troppo i movimenti. Altri che abbia trascurato le Chiese locali. Da storico, le letture critiche sulla storia di un personaggio cosa indicano? “Sono state fatte queste critiche ma anche critiche peggiori rispetto a quelle adesso elencate. È ovvio che siano state fatte delle critiche. In un pontificato lunghissimo come quello di Giovanni Paolo II, durato 28 anni, pieno di problemi, è chiaro che quest’uomo possa aver fatto degli errori. Non è che il suo sia stato un pontificato senza errori o senza omissioni. Ma lo storico guarda la realtà complessiva e da questo punto di vista non può che emergere un grande pontificato”. Che tipo di santità, allora, ha vissuto Giovanni Paolo II? “Era un uomo che non aveva paura perché sapeva che Dio è con gli uomini. Questo, mi sembra, è il cuore della sua santità, vissuta anche in momenti di abbandono come quelli della sua giovinezza, in momenti durissimi come quelli della sua vita polacca sotto il comunismo. In questo senso è un uomo che ha riscoperto il valore del martirio. Lui stesso ha rischiato di essere martire esponendosi dopo il suo attentato. La storia del suo attentato è una storia molto importante perché questo uomo andò a Istanbul nel 1979 nonostante le minacce. E quando dopo l’attentato, volevano prendere maggiori misure di sicurezza, lui disse: no, continuiamo come prima”. Cosa lascia in eredità agli uomini del nostro tempo? “Lascia per sempre il messaggio: ‘Non abbiate paura e confidate in Gesù’. E lo lascia in un tempo di grigiore, in cui si fa fatica a guardare lontano. Ecco un’altra caratteristica di Giovanni Paolo II: era un uomo che guardava lontano, un uomo di visione. Non per nulla in un verso di poesia scritto negli anni di Cracovia diceva: l’uomo soffre soprattutto per mancanza di visione”. Maria Chiara Biagioni

IL SENSO DI UNA CONTINUITÀ Francesco al fianco dei giganti della pace “Agirà con la parola, intervenendo ogni volta che la pace è minacciata”, parola di Segretario di Stato. “Senza curarsi del rischio di venire strumentalizzato, e soprattutto indicando le cause della violenza e delle guerre”. Il cardinale Parolin parla di Papa Francesco, del suo impegno per la pace, ribadito nel messaggio Urbi et Orbi il giorno di Pasqua. “Lo farà - prosegue - testimoniando l’amore alla pace anche con la sua eventuale presenza, magari improvvisata, sui luoghi dei conflitti”. Già, perché il Papa ci ha abituato alle sorprese, in nome della coerenza della testimonianza del Vangelo. “Papa Francesco - prosegue il Segretario di Stato - seguirà la propria sensibilità e troverà anche in questo campo i gesti più efficaci e forse sorprendenti, per far sentire la sua presenza e la sua sollecitudine per la pace”. Parla di Francesco, il cardinale Parolin, della sua azione, che lo ha portato immediatamente a giocare un ruolochiave, superando le incertezze e le contraddizioni delle cancellerie su alcuni dossier delicatissimi, a partire da quello siriano, su cui ha agito con la forza antichissima ma sempre nuova ed efficace della preghiera, che “di fatto, ha scosso anche i potenti della terra e

Francesco Bonini

coloro che non credono”. Ma parlando di Francesco, dell’oggi e del prossimo futuro, traccia anche una precisa linea di continuità con i due grandi Papi Santi e più in generale con l’azione della santa Sede nel tormentato e drammatico ventesimo secolo. In effetti, ciascuno con il proprio stile, nel quadro di situazioni storiche diverse, tanto Giovanni XXIII che Giovanni Paolo II sono stati due giganti della pace. Ne hanno interpretato, in particolare in due fasi della guerra fredda, due strade, diverse e convergenti. Quella di Giovanni XXIII apparentemente è stata più testimoniale, con l’inerme forza della parola, del convincimento, del magistero, dell’invito al dialogo, così in particolare da impedire che la guerra fredda diventasse cruenta. Quella di Giovanni Paolo II è stata più atletica, con lo storico risultato di determinare pacificamente la fine di un conflitto, la guerra fredda appunto e l’oppressione comunista, che durava da quasi cinquant’anni. Di più: il suo pellegrinare nel mondo - riprendendo il testimone di un altro grande Papa del secolo scorso, Paolo VI, primo pellegrino a Gerusalemme - è diventato segno concreto di vicinanza a tutti

i popoli, per la pace, per l’affermazione di quella che chiamava la “soggettività” dei popoli e delle nazioni in una grande famiglia umana. Con i suoi modi propri, “il linguaggio diretto e, diciamo “popolare” che ha sinora riscosso tanto successo” c’è qui il senso di una continuità che Francesco appunto traguarda verso i complessi orizzonti di un mondo globale, con le nuove insidie alla pace, la tratta, lo sfruttamento, le grandi ingiustizie sociali ed economiche. E così sempre “la Chiesa non si muove per tutelare i propri diritti o invocare privilegi per se, ma per difendere i diritti di ogni uomo e di ogni donna”.


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Un sondaggio in attesa dell’incontro della Scuola con Papa Francesco il 10 maggio a Roma Umiliata e offesa, così potremmo definire l’attuale status della scuola italiana che appare sempre più la Cenerentola delle nostre politiche, vittima di continue e a volte inutili riforme e sempre al centro di pagine e pagine di saggi, indagini, leggi, circolari. Ma chi crede nelle sue potenzialità, chi ci lavora sa che la scuola è ben altro o meglio potrebbe essere ben altro se tutti capissero la sua importanza e se chi ne fa parte, insegnanti studenti e genitori, si unissero per chiedere a gran voce di ri-affidarle il ruolo che merita. La manifestazione del 10 maggio a Roma ‘La Chiesa per la Scuola” alla presenza di Papa Francesco invita tutti cattolici, laici, operatori di scuole pubbliche e paritarie. Uniti e senza divisioni perché chi lavora con quel prezioso materiale umano che sono i nostri ragazzi deve stringere alleanze educative e dialogare. E quando si parla di investimento nella scuola non si fa riferimento solo a una necessità economica e materiale ma soprattutto alla necessità di riconoscerle il suo ruolo di grande risorsa per la vita civile e sociale.

Le parole chiave che guidano questo progetto sono famiglia, educazione, alleanza, umanesimo, comunità, insegnanti e autonomia. Insieme formano una rete di discussione e di incontro. Una riflessione in cui tutti sono chiamati a partecipare e a dire la loro, anche partecipando al sondaggio di Famiglia Cristiana, organizzato in collaborazione con il C1SF (Centro Internazionale Studi Famiglia), un’occasione preziosa per riflettere e per dare il proprio contributo a restituire alla scuola la posizione che merita nella società.

VIVI LA PASQUA ... IN CARCERE In uno dei discorsi incentrati sull’aspetto missionario della chiesa , Papa Francesco ribadiva «l’importanza di uscire per andare incontro all’altro, nelle periferie, che sono luoghi, ma sono soprattutto persone, situazioni di vita. Quali sono le vostre periferie? - chiede Bergoglio - Certamente, in un primo senso, sono le zone che rischiano di essere ai margini, fuori dai fasci di luce dei riflettori. Ma sono anche persone, realtà umane di fatto emarginate, disprezzate; non abbiate paura di uscire e andare incontro a queste persone». In un altro intervento, alla messa di Pentecoste, il Papa rivolgendosi ai movimenti ed aggregazioni laicali, suggeriva di “non chiudersi per paura alle ‘sorprese di Dio’, difendendoci, chiusi in strutture che hanno perso la capacità di accoglienza”...“Lo Spirito Santo... ci salva dal pericolo di una Chiesa gnostica e di una Chiesa autoreferenziale, chiusa nel suo recinto” e “ci spinge fino alle periferie esistenziali per annunciare la vita di Gesù Cristo”. Queste frasi meditate in un incontro del nostro «gruppo con chi vuoi» del Movimento dei Corsi di Cristianità, ci avevano indotto ad una rilettura del nostro Post- Cursillos basato sul tre piedi: “Pietà, Studio ed Azione”. Con l’inserimento nel gruppo di Don Luca , Vice Parroco della Parrocchia della Marina, l’idea di attuare una qualche iniziativa cadde sulla “6ª opera di misericordia corporale” “visitare i carcerati”. Come? Perché? Forse una lontana reminiscenza della visita di Bonin ai carcerati? Non lo sappiamo. Fatto sta che, se pur con qualche titubanza, decidemmo di provare prendendo i primi contatti con le persone che potevano istradarci. Padre Pietro, Cappellano del carcere circondariale di Ascoli Piceno, ci suggerì di parlare con Don Tommaso, Parroco di S. Egidio alla Vibrata, (rivelatosi poi vero Padre Spirituale del gruppo) il quale conosceva molti agenti di polizia penitenziaria, suoi parrocchiani. Infatti

proprio alcuni di loro ci misero in contatto con la Direttrice Lucia. Persona squisita, (tra l’altro quasi sempre presente agli incontri), si dimostrò entusiasta dell’iniziativa e del programma appositamente studiato per delle persone speciali quali i detenuti. Con le Educatrici furono stabilite le date che coincisero con i venerdì di Quaresima titolando poi, il mini corso, “Vivi la Pasqua”. Alla fine pieni di entusiasmo

siamo partiti, accompagnati dalle preghiere dei fratelli, delle sorelle e di…alcune Suore. Il programma si è basato episodi del Vangelo quali ad esempio «il buon ladrone», «la resurrezione di Lazzaro», «figliol prodigo»; il tutto accompagnato dalle testimonianze di noi laici, sul dolore, sulla sofferenza, sulla conversione, ecc.. Al termine di ogni incontro è stato aperto con i detenuti un dialogo durante il quale sono state poste delle domande, ad alcune delle quali sinceramente è stato molto difficile rispondere. Le più sentite nonché le più insistenti sono state: “Ma quando usciremo, cosa faremo? Cosa ci aspetta?”. Altri invece hanno preferito non fare domande ma approfittare dell’occasione per sfogarsi con soliloqui quasi per anestetizzare il loro stato. Abbiamo sempre ribadito che il Signore ci ama così come siamo, basta aprirgli il cuore e cercare di non più

offenderlo…, il resto lasciarlo fare a Lui, perché a Lui nulla è impossibile. Abbiamo poi sempre ripetuto, a loro conforto, che il Signore non è venuto per i sani ma per gli ammalati,... per i poveri, ...per i peccatori,... per i sofferenti e quindi anche per loro. Essendo divisi in gruppi, alcuni di questi sono stati più numerosi altri meno, ma alla fine anche del numero dei partecipanti siamo stati più che soddisfatti, tenuto conto della libertà di partecipazione, della presenza di numerose altre religioni e della coincidenza degli incontri con l’ora d’aria. L’attenzione è stata massima, e non si sono avuti atti di intemperanza o di insofferenza, anzi si è serenamente colloquiato e fraternizzato come vecchi amici, pur nelle difficoltà per la loro condizione. Nella Messa conclusiva, come ai Corsi di Cristianità, si è avuto il massimo della fraternizzazione,...nella preghiera dei fedeli e nello scambio della pace. Al termine dell’Eucarestia, oltre alla lettura della preghiera del detenuto, ai saluti, agli auguri e ai ringraziamenti vicendevoli, è stato consegnato a tutti i presenti, «il tao», a ricordo del’evento, che, come hanno detto sia la Direttrice che il Cappellano, ci si augura possa ripetersi. Tutto ciò lo si deve solo al Signore a lode e gloria del Suo Nome. Noi non sapremo mai quali benefici o quali effetti, questi incontri hanno avuto su queste persone, ma di una cosa siamo certi, l’iniziativa ha contribuito a cementare l’amicizia del nostro «gruppo con chi vuoi» Un’azione iniziata a Natale con il dono di “panettoni”, è terminata a Pasqua con un volo di “colombe a colori”. Ilario, Vinicio, Claudio e Clesirio


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Impegni Pastorali del Vescovo DAL 4 ALL’ 11 mAGGiO 2014 Domenica 4 maggio Ore 9.00 Castignano Parrocchia S. Paolo Apostolo: Cresime Ore 11.00 Rotella - Parrocchia S. Lorenzo: Cresime Ore 18.00 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Concelebrazione e processione a conclusione della Settimana Eucaristica

Giovedì 8 maggio Ore 10.00 S. Benedetto Tr. - Curia vescovile: Consiglio Presbiterale Venerdì 9 maggio Ore 10.30 S. Egidio alla Vibrata S. Messa

ITI:

Lunedì 5 maggio Ore 21.00 S. Benedetto Tr. Riunione Uffici di Curia

Sabato 10 maggio Ore 9.00 S. Benedetto Tr. - Curia vescovile: Consiglio Diocesano per gli Affari Economici Ore 17.00 S. Benedetto Tr. Parrocchia S. Giuseppe: Cresime

Mercoledì 7 maggio Ore 17.00 Loreto - Basilica: S. Messa per l’ITC Capriotti

Domenica 11 maggio Ore 11.15 Ripatransone Parrocchia S. Savino: Cresime

COMUNICATO DELLA CURIA Il Vescovo S.E. Mons. Carlo Bresciani con Decreto n. 14/2014 del 15 aprile 2014

ha costituito il nuovo Consiglio Presbiterale Diocesano in carica per il prossimo quinquennio: - Membri di Diritto: S. E. R. Mons. Carlo Bresciani, Presidente Mons. Romualdo Scarponi Don Patrizio Spina Don Marco di Giosia Don Dino Straccia Don Giorgio Carini Padre Gabriele Lupi - Membri eletti dal Clero: Don Claudio Marchetti Don Gian Luca Rosati Don Giovanni Croci Don Pierluigi Bartolomei Don Armando Moriconi Padre Silvano Nicoli Padre Marco Buccolini - Membri nominati dal Vescovo: Mons. Vincenzo Catani Don Gian Luca Pelliccioni

L’inno di lode di Maria

08. L’ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE Leggiamo Lc 1,46-56 che contiene il Magnificat. Nel suo primo movimento (1,45-50) Maria si apre alla più pura lode riconoscente per quanto Dio ha fatto per lei. Vi predomina il pronome di prima persona: «il mio spirito esulta..., mi chiameranno beata...». Nel secondo movimento (1,51-55) Maria coinvolge nella sua gioia messianica il popolo eletto perché il progetto divino, che in lei sta prendendo carne, è già in atto: Dio «ha soccorso Israele», in forza «della sua misericordia» e della promessa fatta «ad Abramo e alla sua discendenza» (1,54-55). Luca, che scrive negli anni 70, ci invita a cantare con lui questo inno di gioia che proviene dall’opera di Gesù e della Trinità mediante Maria (1,35) e raggiunge noi in quanto battezzati «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). 1. Gioia e gratitudine per il dono ricevuto. «Allora maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore / 47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, // 48perché ha guardato l’umiltà della sua serva. / D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”» (Lc 1,46-48). «L’anima mia» e «il mio spirito», cioè io, Maria, nella totalità del mio essere: «ha sete di te l’anima mia, / desidera te la mia carne» (Sal 63,2). Però invece di «carne» Luca mette «il mio spirito» che è lo spirito umano di Maria associato allo Spirito Santo che era sceso su di lei nell’annunciazione e che Maria lo aveva già comunicato a Elisabetta salutandola (Lc 1,41). Ne segue lo Spirito Santo «contestimonia» (symmartyréi: Rm 8,18) quanto Maria sta per dire. «Magnifica», cioè dice che Dio è grande perché mi ha resa piena di grazia e Madre di Dio. «Esulta», egallíasen. Maria gioisce di quella gioia che nasce in lei per il suo «sì» all’angelo e che ha dato inizio alla gioia del Nuovo Testamento. «Mio salvatore». Ha salvato me creandomi immacolata; colui che nascerà da me è la salvezza «la salvezza». sôtérion, destinata a tutti i popoli (2,30). Il motivo di tutto ciò è pura grazia: «perché ha guardato l’umiltà, tapéinôsin, della sua serva». La tapéinôsis, non è la semplice umiltà, ma è la ‘anāwāh (Sofonia 2,3) che consiste in un insieme di virtù tra le quali la docilità al volere di Dio, la fiducia in lui, il distacco dai beni terreni, l’amore. Nella puntata 17 su Matteo dicemmo che è la spiritualità degli‘anāwîm presente in molti Salmi e che ora viene portata al vertice da Maria nel suo inno. Ella si sente la doúle, la «serva del Signore» (1,38). «D’ora in poi», apò toù nýn, da questo

istante in cui parlo con Elisabetta, che mi ha già chiamata beata¸ e poi in seguito: «tutte le generazioni mi chiameranno beata» (1,48). Testimonianza superba della devozione a Maria, da parte della prima comunità cristiana, fatta propria da Luca! 2. La misericordia di Dio. «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente / e Santo è il suo nome; // 50 di generazione in generazione la sua misericordia / per quelli che lo temono» (Lc 1,49-50). Maria richiama per l’ultima volta la sua situazione personale: Grandi cose ha fatto «in me» rendendomi Madre del suo divin Figlio. Poi, dice che l’attenzione misericordiosa di Dio raggiunge tutte le generazioni che temono Dio, l’umanità tutta. La situazione in cui Maria si trova è singolare e unica; ma non esclusiva, in quanto tutti gli altri, con ruoli diversi, sono oggetto dalla misericordia divina. 3. L’amore di Dio per gli umili, affamati, deboli, poveri. «Ha spiegato la potenza del suo braccio, / ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; // 52ha rovesciato i potenti dai troni, / ha innalzato gli umili; // 53ha ricolmato di beni gli affamati, / ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,51-53). I sei verbi di questi versetti sono all’aoristo. I profeti, per indicare la certa realizzazione di quanto dicono, usano il verbo al passato. «Il popolo che camminava nelle tenebre vide un grande luce», cioè vedrà (Is 9,1). Quindi, il rovesciamento è del tutto certo; è già iniziato con la concezione di Gesù in Maria. 4. E per israele suo popolo. «Ha soccorso Israele, suo servo, / ricordandosi della sua misericordia, // 55come aveva detto ai nostri padri, / per Abramo e la sua discendenza, per sempre» (Lc 1,54-55). Il «ricordarsi» indica la fedeltà di Dio che sta realizzandosi sia per la discendenza d’Israele che per tutta l’umanità benedetta in Abramo (Gen 12,1-3). Il Magnificat si chiude annunciando la gioia della salvezza universale di Dio, mediante Cristo nato da Maria. E’ il Canto di esultanza dei redenti. 5. il ritorno a Nazaret. «Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua» (Lc 1.56). Conclusione. «Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio» (Sant’Ambrogio, Expositio in Lucam, 2,26-27). Crocettigiuseppe@yahoo.it

Parola del Signore TERZA DI RESURREZIONE A

Dal VANGELO secondo LUCA I DISCEPOLI DI EMMAUS (VANGELO DI LUCA CAP. 24 VERSETTI 13-35) Sciocchi e tardi di cuore. I discepoli di Emmaus hanno le stesse nostre caratteristiche, sciocchi e tardi di cuore nel credere. Loro la domenica stessa, dopo essere stati nascosti per due giorni (dal venerdì sera alla domenica) pensano che l’avventura che avevano vissuto con quel profeta potente in opere e parole fosse finita. Essi pensano e dicono: “Quel profeta che doveva liberarci dai Romani, che doveva restaurare il Regno d’Israele, è finito male, si è vero alcune nostre donne hanno detto di avere avuto delle visioni, ma chi ci crede a quello che dicono le donne! “ Questo è lo stato d’animo dei due discepoli, che come noi, se ne vanno per la strada, tristi e sconsolati perché Dio non agisce

secondo i loro (e i nostri) pensieri. Ecco, allora che Gesù si mette accanto a loro, (e a noi, come sempre ) e spiega nuovamente tutto. Ai discepoli comincia ad ardere il cuore, cominciano a ritrovare un po’ di forza, la speranza piano piano si riaffaccia, e infine dopo la catechesi di Gesù il Risorto, sono pronti, perché di fronte allo “spezzare del pane” essi lo riconoscono. Riprendono vigore, coraggio, speranza e fiducia. A partire dall’Eucaristia ecco la trasformazione, da discepoli affranti diventano annunciatori entusiasti.

“Partono senza indugio”. E noi? Riconosciamo il Signore allo spezzare del pane eucaristico domenicale? Traiamo dalla sua parola ascoltata ogni domenica nella Messa la forza, la speranza e la fiducia per annunciarlo, o continuiamo ad essere sciocchi e tardi di cuore, perché il Signore non fa quello che vorremmo. Chiediamo al Signore di aumentare la sua pazienza verso di noi, e di aumentare la nostra fede e la nostra capacità di comprensione della sua volontà. RICCARDO

PILLOLE DI SAGGEZZA: NON E’ DIO CHE ABBANDONA L’UOMO. E’ L’UOMO CHE ABBANDONA DIO. (H. LACORDAIRE)


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Da Ripatransone

Posta una targa-dedica per il suo scopritore sul Vicolo più stretto d’Italia In concomitanza dei festeggiamenti dell’Ottava di Pasqua, che porta tanti turisti a Ripatransone sia per la venerazione dell’antica Madonna di San Giovanni, patrona della diocesi e per la curiosità di vedere il famoso Cavallo di Fuoco, dal 2011 riconosciuto “Patrimonio d’Italia per la Tradizione”, la sezione locale dell’Archeoclub d’Italia in associazione all’amministrazione comunale, ha posto, in sostituzione della vecchia targa segnaletica indicante il Vicolo più stretto d’Italia, un’analoga segnaletica con la dedica al Cav. Prof. Antonio Giannetti che “identificò, studiò e valorizzò il Vicolo, individuandone anche la funzione che svolge nel particolare comparto urbano della Città”. Nonostante il cattivo tempo, il sindaco Remo Bruni, il consigliere delegato alla cultura Paolo Polidori, la presidente dell’Archeoclub Donatella Donati Sarti in as-

sociazione dei numerosi amici e collaboratori del “Professore” hanno voluto presenziare alla manifestazione evidenziando l’importanza per la Città del grande lavoro di ricerca storica e urbanistica locale effettuato dallo stesso. Commosso il fratello Mariano presente alla cerimonia, ha ringraziato sentitamente a nome del fratello scomparso. N.D.R.«Noi de “l’Ancora” plaudiamo e ci associamo alla lodevole iniziativa, nella convinzione che questo sia l’inizio di tanti altri riconoscimenti che Antonio merita, per quanto ha fatto per Ripatransone. Noi siamo rimasti vedovi e ce ne rammarichiamo anche perché è difficile sostituirlo per il suo modo puntiglioso di cercare notizie particolari che hanno fatto apprezzare il nostro settimanale a Ripatransone».

Grande festa a Ripatransone, nell’Ottava di Pasqua, in onore della Madonna di S.Giovanni, Patrona della Diocesi. Due sono stati sempre i momenti forti delle celebrazioni religiose il giorno dell’Ottava in onore della Madonna di S.Giovanni: il pontificale del mattino celebrato dal Vescovo con la partecipazione della corale “Madonna di S. Giovanni” e la processione della sera attraverso le suggestive vie della città. Peccato che l’inclemenza del tempo abbia impedito questa seconda manifestazione sostituita da una funzione religiosa svoltasi nell’interno del Duomo. Al mattino, al termine della S. Messa, il programma religioso e quello civile si sono incontrati, possiamo dire, con la benedizione, da parte del Vescovo, sulla piazza antistante il Duomo del «cavallo di fuoco», singolare attrattiva che richiama molto

pubblico e molti turisti . Lo spettacolo è finanziato dalla Banca di Ripatransone Credito Cooperativo mentre l’organizzazione spetta da sempre alla Confraternita Madonna di San Giovanni, tra le più antiche presenti a Ripatransone nonché eletta nel 1991, Personalità giuridica ecclesiastica. La realizzazione tecnica spetta alla ditta Alessi Events Srl azienda leader in Italia nella fabbricazione, progettazione e realizzazione di spettacoli pirotecnici che garantisce prodotti di elevata sicurezza con effetti speciali di assoluta originalità.

Centobuchi - Parrocchia S. Cuore in festa per la Cresima di 39 ragazzi Grande festa venerdì 25 aprile presso la Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Centobuchi per la Cresima di 39 ragazzi. Una doppia festa poiché è coincisa con la prima volta del vescovo Carlo come Pastore e ministro del Sacramento della Confermazione. A concelebrare il Parroco don Alfonso, il vice don Matteo, il parroco emerito nonché cittadino onorario di Monteprandone e nonno onorario della Comunità Parrocchiale don Remo. Diretta ed emozionante l’omelia durante la quale il Vescovo, in sintonia con Papa Francesco, ha richiamato alla condivisione all’interno della Chiesa come comunità di Battezzati, senza lasciarsi deviare dalle tante proposte “stravaganti” della società ma rimanendo insieme legati a Cristo, collaborando nell’ambito parrocchiale mettendo a frutto i doni che il Signore continua ad elargire a ciascuno, considerando la parrocchia un punto di riferimento importante per la propria vita. “Con la Cresima- ha detto il vescovo- si è abilitati a dare testimonianza concreta della propria esperienza di fede; si è protagonisti. Collaborare e mettersi a servizio, è l’occasione per sentirsi realizzati nella vita umana e cristiana in questa società dalle mille facce, che ci fa perdere di vista l’essenziale. Un augurio a vivere nella gioia questa nuova effusione dello Spirito per una più proficua testimonianza di vita nell’entusiasmo della Fede nel Risorto. In gruppo i Cresimati sono un portento qualora desiderano impegnarsi per costruire la nuova società fondata sull’Amore” (foto Studio Campanelli fotografo)

Torna a splendere la chiesa del Sacro Cuore di Centobuchi Torna a splendere la chiesa del Sacro Cuore di Centobuchi, la chiesa storica della frazione ampliata nel 1943 finita nel 1957 e consacrata il 20/03/1960 poiché la popolazione cresceva di anno in anno. Dopo alcuni ritocchi all’esterno effettuati nel mese di luglio, a fine febbraio è iniziato il restyling dell’interno. Lavori mirati effettuati grazie alla collaborazione di tanti volontari che ne hanno completamente mutato l’aspetto, migliorandola sia sotto il profilo estetico che funzionale dal punto di vista liturgico. Spostate la fonte battesimale e la sede riposizionate rispettivamente davanti e dietro l’altare. Restituito alla comunità anche il vecchio tabernacolo in marmo ed onice del 1957 ritrovato all’interno della torre campanaria che testimonia il gusto artistico di quegli anni che va a sostituire la realizzazione del 1972 e diventa il cuore pulsante della comunità parrocchiale. Dunque la comunità del Sacro Cuore ha di nuovo la sua chiesa storica poco utilizzata dopo la costruzione della sala Giovanni Paolo II che seppur pur capiente è, e resta sempre una sala. Colpisce la sua semplicità, l’essenzialità dell’arredo. Diverse persone si sono commosse giovedì

(Molte altre notizie avrebbe aggiunto l’indimenticabile nostro collaborato Antonio Giannetti che sulla storia del Santuario della Madonna di S. Giovanni ha pubblicato più di una ricerca ndr.)

Montedinove: sesto appuntamento con la Parola di Dio Il sesto incontro de “La Scuola della Parola”, che si tiene a Montedinove mensilmente ormai da mesi presso il Convento di S. Tommaso, ha avuto luogo il 10 Aprile c.a. Tema centrale della Lectio Divina che P. Giancarlo Corsini, Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, ha svolto, sono stati i versetti del cap. 21, 1822 del Vangelo di S. Matteo, in cui viene messa in risalto l’immagine del “fico senza frutto”. Il relatore si é soffermato sull’umanità di Gesù che è affamato e pensa di saziarsi con i frutti del fico, ma che rimane deluso perché non trova

altro che fogliame: l’albero è ricco di rami frondosi, ma non porta alcun frutto. Il parallelismo diventa intuibile: sono i cristiani ligi a tutte le devozioni, elargitori di carità, fedeli ai precetti della Chiesa, ma senza essere animati dal cuore, che è il vero bene della Chiesa; essi sono simili agli alberi infruttuosi, che è bene vadano seccati, come fece Gesù con “l’albero senza frutto”, destando lo stupore dei discepoli, sorpresi dall’improvvisa infruttuosità. A questo punto il relatore ha fatto un breve riferimento al passo del Vangelo di Matteo (cap. 21, 12-14) dove si legge del fico maledetto da Gesù, perché senza frutti e non per la stagione non propizia, ma in quanto a tutti coloro che sono incapaci di praticare con vera fede le devozioni, si chiede di farlo manifestando invece un cuore umile, mite e riconoscente. E P. Corsini insiste

e sostiene che il cuore è veramente la sede di tutti i pensieri, le parole e le azioni di ogni cristiano e il suo vero valore di cuore credente si verifica nel più profondo di esso, come afferma l’evangelista S. Luca (cap. 6, 43-46) “l’uomo buono dalla sua bocca esprime sempre ciò che dal cuore sovrabbonda”. Il relatore ha, infine,

santo quando il parroco Don Alfonso Rosati ed il vice Don Matteo Calvaresi hanno riaperto i battenti poiché quella chiesa custodisce gelosamente i ricordi di tanti. “Abbiamo riconsegnato alla comunità di Centobuchi ed in particolare alla comunità parrocchiale del S. Cuore- afferma Don Alfonso- la sua chiesa- valorizzando al meglio tutto ciò che c’era e recuperando pezzi abbandonati qua e là nel corso degli anni. Abbiamo ridato lustro alle ‘suppellettili’ già esistenti rimettendole in luce, restituendo loro valore e significato. Sono pezzi che pur avendo i loro anni, hanno acquisito nel tempo la loro importanza e sono diventati anche di riferimento per tanti. C’erano lavori che andavano fatti anche per evitare successivamente spese di gran lunga superiori. Un grazie ai tanti parrocchiani che hanno regalato parecchie ore del loro tempo , ed alla generosità di diverse ditte che hanno donato i vari materiali. Durante la posa del tabernacolo si è visto poi l’entusiasmo, l’orgoglio ed il senso di appartenenza come in una grande famiglia. È stato veramente uno dei momenti più belli ed emozionanti” completato la sua Lectio commentando il passo del Vangelo di Giovanni (cap. 15, 1-17) sull’immagine de “la vite e i tralci”: ogni tralcio che non porta frutto il vignaiolo lo taglia, ma quello che porta frutto, perché porti più frutti e rimanga attaccato alla vite, lo pota. È il compito di ogni cristiano, perché il suo esempio moltiplichi gli operai animati a coltivare la vite della vigna del Signore. L’immagine della vite ci ha portato a Gesù, fonte della vita e nutrimento dell’umanità, con il riferimento eucaristico. Entusiasti dell’insegnamento mensile, che ci viene impartito da P. Giancarlo Corsini, abbiamo concluso, meditando il Salmo 65, e, ringraziando il Signore della “buona Parola” ricevuta, ci siamo dati appuntamento per il prossimo ed ultimo incontro, che si terrà l’8 Maggio p.v. Silvia S.


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8xmille alla Chiesa cattolica

LA TUA FIRMA CONTRO L’INDIVIDUALISMO AL SERVIZIO DELLA SOLIDARIETÀ n una campagna di comunicazione fondata sulla trasparenza, come Chiediloaloro, è doveroso presentare storie vere. Le persone coinvolte sono autentiche e hanno realmente trovato risposte concrete ai propri bisogni nelle strutture realizzate con i fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica. Il volontario, il sacerdote o la religiosa è ben consapevole che ogni atto di solidarietà che offre, l’ascolto, un pasto caldo, il sostegno spirituale, non rappresenta solo un servizio sociale, ma rende visibile l’amore di Dio e la tenerezza della Chiesa verso quel “prossimo” che bisogna amare come se stessi. Coloro che testimoniano con i propri volti questo sostegno non sono, dunque, dei “personaggi pubblicitari” ma sono quel “mio prossimo” al cui servizio la Chiesa deve potersi mettere con amore. E quei visi ora possono esprimere serenità e gratitudine. Le risorse che provengono dall’8xmille concorrono a raggiungere questo obiettivo grazie ad un gesto semplice ma importante. Tutto si gioca sulla motivazione. Chi firma ogni anno in modo consapevole non fa l’elemosina, ma provvede corresponsabilmente ad attuare una solidarietà vera, permanente ed efficace. Destinare l’8xmille è un appuntamento con l’altruismo e contro l’individualismo. Non deve essere mancato perché renderà più dignitosa la vita di tante persone. Anche questo può essere un modo, certo non l’unico, per “prenderci cura dei più fragili della Terra” (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n.209).

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MARIA GRAZIA BAMBINO

L

a Conferenza Episcopale Italiana è impegnata da anni in un grande progetto di trasparenza: la mappa 8xmille attraverso la quale si possono localizzare e visionare le opere sostenute da questi fondi nelle diocesi italiane. Unica e innovativa, in continuo

aggiornamento, essa permette di consultare migliaia d’interventi anche attraverso un’app gratuita su iPhone, iPad, iPod Touch e su sistema Android e scoprire cosa è stato realizzato lontano o proprio vicino a noi (www.8xmille.it).

NELLA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE TELEVISIVA 2014 CHIEDILOALORO SONO STATE RACCONTATE ALCUNE DI QUESTE OPERE.

IN ITALIA A Lamezia Terme don Giacomo Panizza, uno dei 36 mila sacerdoti diocesani, da anni s’impegna in progetti per l’integrazione di disabili, immigrati e donne in difficoltà utilizzando per le sue attività beni confiscati alle mafie.

Nel quartiere Archi, nella periferia di Reggio Calabria, un gruppo di suore cerca di riscattare i giovani attraverso l’animazione di strada. Sport, giochi e sostegno scolastico per educare e dare nuove prospettive ai ragazzi.

A Bologna l’Associazione L’Albero di Cirene, di don Mario Zacchini, tra le tante attività gestisce il progetto Non sei sola. Operatori e volontari entrano, attraverso l’unità di strada, in contatto con donne vittime della tratta per liberarle dalla schiavitù.

A Bari la Fondazione antiusura lotta contro il gioco d’azzardo che, con la crisi economica, coinvolge sempre più persone. Operatori e volontari sostengono non solo finanziariamente ma soprattutto psicologicamente “i giocatori” che spesso, finendo nelle mani degli usurai, perdono tutto.

A Matera La Tenda ospita il centro ascolto della Caritas diocesana ed è una casa aperta per le famiglie in difficoltà, ex-detenuti con percorsi di integrazione, immigrati e senza fissa dimora.

Ad Alessandria la Caritas tiene aperta tutti i giorni una mensa, distribuisce vestiti e gestisce due dormitori. È punto di riferimento per i nuovi poveri.

A Trieste il centro La Madre della Caritas diocesana prevede l’accoglienza di donne, gestanti, mamme e bambini. Qui hanno la possibilità di rimanere fino ad un anno ritrovando le forze necessarie per una nuova vita.

Nelle Filippine, a Roxas, nell’isola di Panay colpita dal tifone Hayan, la Caritas italiana in collaborazione con la Caritas locale, dopo aver distribuito aiuti di prima e seconda necessità, è in prima linea per la ricostruzione.

ALL’ESTERO In Etiopia, ad Addis Abeba, le suore della Consolata gestiscono una scuola per bambini in un quartiere estremamente disagiato nella zona dei malati di lebbra. Più di 200 fanciulli hanno potuto seguire percorsi formativi gratuitamente.

8XMILLE: ISTRUZIONI PER L’USO ANCHE QUEST’ANNO PER DESTINARE L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA SI PUÒ USARE: • la scheda 8xmille allegata al modello CUD che può essere consegnata entro il 30 settembre ad un intermediario fiscale, agli operatori degli uffici postali in busta chiusa oppure trasmessa direttamente via internet. Anche chi non è più obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi, in prevalenza pensionati e lavoratori dipendenti senza altri redditi né oneri deducibili, può comunque destinare l’8xmille attraverso la scheda allegata al CUD oppure con quella allegata alle istruzioni del modello Unico (fascicolo 1); • il modello Unico da inviare entro il 30 settembre tramite internet oppure l’intermediario fiscale. Dal 2 maggio al 30 giugno invece, per chi non è obbligato all’invio telematico, può usufruire degli uffici postali; • il modello 730-1 allegato al modello 730 da presentare fino al 31 maggio per chi si rivolge ai Centri di Assistenza Fiscale (CAF).


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90a Giornata per l’Università Cattolica

         



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Fai parte anche tu dei nostri progetti con un versamento intestato all’Istituto Toniolo  - --'-'-'-''-'-''''-  - '' ##-)"+*%&-(- '

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CATTOLICA DEL SACRO CUORE

4 Maggio - 90ª Giornata per l’Università Cattolica

“Con i giovani, protagonisti del futuro�

Ăˆ il tema della Giornata per l’UniversitĂ Cattolica del Sacro Cuore (www.giornatauniversitacattolica.it), domenica 4 maggio, promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Ateneo, quest’anno giunta alla novantesima edizione. Fondata a Milano nel 1921, l’UniversitĂ  Cattolica vanta una presenza capillare sul territorio nazionale con le sue quattro sedi: Milano, Brescia, Piacenza-Cremona e Roma, dove ha sede anche il Policlinico universitario “A. Gemelliâ€?. Furono proprio i fondatori, in primo luogo Padre Agostino Gemelli, a volere che l’Ateneo nascesse da un solido legame con il territorio e da una vasta adesione di popolo. Per questo motivo fondarono l’Associazione Amici, che oggi conta circa 15 mila iscritti, e lanciarono la Giornata nazionale per l’UniversitĂ  Cattolica. Un evento che, dal 1924, si ripete negli anni, ma che non smette di offrire la possibilitĂ  di riflettere su alcuni percorsi fondamentali del cattolicesimo in Italia, sulla natura dell’UniversitĂ  stessa, sull’essere, cioè, l’espressione del valore culturale della fede. La Giornata universitaria pone l’attenzione sui giovani. Per il suo rapporto con l’UniversitĂ , l’Istituto Toniolo ha un interesse particolare per il mondo giovanile, sul quale oggi si riversano

molte contraddizioni, alla ribalta piÚ come segnale delle preoccupazioni del futuro che come oggetto di scelte politiche, sociali, imprenditoriali, professionali che diano loro effettivamente un futuro e che permettano alla società di acquisire le loro risorse di cultura, di preparazione, di sensibilità, che consentano di accogliere in loro le novità del tempo. E’ costante, invece, grazie anche ai fondi raccolti in occasione della Giornata universitaria, l’impegno dell’Istituto Toniolo a favore delle nuove generazioni. Nel 2013 ha sostenuto oltre 1300 studenti con borse di studio, scambi con università straniere, progetti di solidarietà internazionale, corsi di lingue e alta formazione. Fare qualcosa per i giovani significa offrire loro un contesto interessante, utile a comprendere il mondo in cui vivono. Spesso i giovani sono considerati sulla base di una conoscenza approssimativa e sfuocata. Da qui è nata l’idea di una ricerca rigorosa, il Rapporto Giovani (www.rapportogiovani.it), che, con la collabora-

zione dell’Università Cattolica e il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, il Toniolo ha avviato nel 2012, della durata di cinque anni, aperta a continui aggiornamenti, per una lettura dinamica del mondo giovanile. Lo scopo fondamentale del Rapporto è quello, dunque, di conoscere il mondo giovanile a partire dalla consapevolezza che i cambiamenti cosÏ rapidi che sono in corso bruciano velocemente la conoscenza delle nuove generazioni. Il Rapporto Giovani, che vede l’appassionato e paziente lavoro di un gruppo di docenti e ricercatori, è un’esperienza di ricerca condotta con lo spirito di chi sta in ascolto, per conoscere le loro attese sulla vita e sulla società e per contribuire insieme a loro a preparare il futuro. E’ uno strumento per tutti coloro – istituzioni, realtà sociali, economiche, ecclesiali - che sono interessati ai giovani, uno strumento per scelte piÚ rispondenti a ciò che i giovani effettivamente oggi sono e alle risorse che essi hanno da offrire per il bene comune.

VenerdĂŹ 25 Aprile 2014, Maria Vulpiani e Vittorio Albertini hanno festeggiano 50 anni di matrimonio. I figli: Roberto, Marco, Alessandro e Lorella, le nuore Ida, Romina e Monica, il genero Claudio e tutti i nipoti, e una folta schiera di parenti ed amici hanno partecipato alla Santa Messa celebrata da Mons. Romualdo Scarponi presso la Chiesa San Benedetto Martire.

ProprietĂ : “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Mortoâ€?

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Anno xxxi n 16 4 maggio 2014  

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